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LOSSERVATORE ROMANO
Il 28 gennaio la Chiesa ricorda san Tommaso dAquino

sabato 28 gennaio 2012

Voglio vedere il suo volto


Ogni vera teologia trova la sua origine nellattrazione appassionata per Dio
di INOS BIFFI Verso il termine della sua vita Tommaso dAquino paragona i suoi scritti alla paglia e comunica al suo carissimo Reginaldo di non riuscire pi a redigere delle opere: la sua attivit di scrittore era giunta alla fine. Non era certamente la svalutazione della teologia o della dedizione alla sapienza, che aveva scelto con chiara determinazione come professione della sua vita, secondo quello che afferma allinizio della Summa contra Gentiles: Sono persuaso che limpegno principale della mia vita sia che ogni mia parola e ogni mio sentimento ad altro non miri che a dire Dio (I, 1). Non era la sconfessione del suo lungo sforzo di intelligenza della fede, con le sottili e laboriose analisi di scuola che essa aveva comportato. Era, al contrario, la percezione viva che la teologia, che adesso elaboriamo, possiede una natura interlocutoria e precaria e uno statuto provvisorio, mentre la sua intenzione quella di oltrepassare le formule per compiersi quando apparir in tutto il suo splendore il volto di Cristo e come afferma Giovanni lo vedremo cos com (1 Giovanni, 3, 2), di l dagli schermi, che ora lo celano al nostro sguardo. Daltronde cos per la stessa fede, che la radice e lanima della teologia. Credere significa vedere in modo indistinto, come in uno specchio, o conoscere in modo imperfetto, in attesa della conoscenza perfetta o della visione faccia a faccia (1 Corinzi, 13, 12). Dice san Tommaso: Il fine della fede la visione di Dio (Super I ad Corinthios, 15, 1, 892); noi aspiriamo a pervenire allintelligenza di quello che crediamo (Super Boetium de Trinitate, 2, 2, 7m). E ripete: La conoscenza della fede non pacifica il sabili e preziosi per delineare gli spazi e le tracce nei quali ritrovare lineffabile mistero rivelato dalla Parola divina e pure sempre nascosto nella sua indissipabile oscurit. Una diffusa critica della teologia a motivo della sua concettualit, in favore dellintuizione, non brilla per lucidit e spesso ha come conseguenza una singolare confusione. Si cita qua e l un passo di Gregorio di Nissa sul concetto che genera lidolo, ma La conoscenza della fede lo si fa in maniera sprovveduta e trascurandone il non pacifica il desiderio preciso contesto. Il conma lo accende ancora di pi cetto costruisce s lidolo, dal momento che tutti desiderano vedere ma quando pretenda di conoscere Dio adeguataquello che credono mente, quindi di possederlo, di renderlo ovvio: desiderio, ma lo accende ancora di un Dio a propria immagine, che pi, dal momento che tutti desidera- spegne ogni stupore. Anche Tommano vedere quello che credono so che si richiama allo Pseudodionigi asserisce che siamo uniti a (Summa contra Gentiles, III, 40). Dio come a uno che non conosciaLa nostra teologia come la mo, a uno ignoto (Summa contra chiamava Scoto non pu per fare Gentiles, III, 49) a meno dei concetti, nei quali si riMa lo stesso san Tommaso a infrange e si fraziona la semplicit di segnare chiaramente che il compiDio, che noi ora possiamo rappre- mento dellatto di fede non sono le sentare soltanto per immagini e idee idee e le loro connessioni (enuntiabimolteplici. Quello che in Dio lia): lapparato dei ragionamenti uno, nel nostro intelletto si moltiplica (Summa Theologiae, II-II, 1, 6, sed contra). I concetti sono indispenstrumentale; esso mira, infatti, alla conoscenza della realt (Summa Theologiae, II-II, 1, 2, 2m). E dichiarava che una realt tanto pi conosciuta quanto pi amata. E allora la conoscenza diventa sapienza: si ha, infatti, la sapienza, quando loperazione dellintelletto trova la sua perfezione e la sua consumazione nella quiete e nella gioia dellaffetto (Super II dd Corinthios reportatio, 13, 3, 539). Non ha nessun fondamento laccusa a Tommaso di essere un arido intellettualista. Lo possiamo risentire: la conoscenza perfetta quando avvenga unassimilazione del soggetto conoscente alla realt conosciuta: la causa della conoscenza esattamente questa assimilazione (De veritate, q. 1, a. 1). Di conseguenza: Dio tanto pi conosciuto quanto pi si subisce la sua attrazione. La fede istituisce questo genere di relazione e la stessa teologia ne partecipa. Luna e laltra sono attraversate dal desiderio della visione di Dio, acceso nellanima dallamore. Precisa Tommaso: dal desiderio della visione del Padre che il fine di tutti i nostri desideri e di tutte le nostre azioni (Super Evangelium Iohannis reportatio, 4, 3, 1.883). Questa passione di vedere Dio, e pi precisamente il volto di Cristo vedendo il quale si vede il Padre che lha mandato (Giovanni, 12, 5) Tommaso lha mirabilmente espressa nellAdoro te devote, definito da Andr Wilmart una di quelle composizioni armoniose e geniali, insieme ricche e semplici, che sono servite, pi di molti libri, a formare la piet cattolica. In queste strofe la dottrina del teologo scolastico, la devozione accesa dellorante e la vena ispirata del poeta si fondono mirabilmente, per diventare alla fine quasi lo spasimo del mistico: Ora, Ges, ti guardo celato sotto i veli; / estingui, ti prego, la mia immensa sete: / fa che io contempli il tuo volto apertamente, / per essere beato nella visione della tua gloria: visione che soddisfaceva lo struggimento di Tommaso e insieme lanelito della sua teologia; anzi di ogni vera teologia, che trova la sua origine pi profonda nella passione e nellaccoPagina di unedizione quattrocentesca della Summa Theologiae ramento di Dio.

Santi di Tito, Visione di san Tommaso (1593)

E per colpa della Summa Rosmini venne bocciato


di ROBERTO CUTAIA Procurate di farvi un metodo tale da poter ogni giorno dare unora allo studio della divina Scrittura, e unaltra a quello della Somma di san Tommaso. Nei giorni poi, in cui non vi possibile avere due ore libere, almeno datene una allo studio di san Tommaso. Ecco il suggerimento dell11 maggio 1837 che Rosmini diede a un suo confratello don Carlo Rusca. Fin da tenera et Rosmini simmerse con passione e dedizione allassimilazione delle opere dellAquinate, naturalmente senza che ci gli risparmiasse qualche guaio gi da piccolo, al punto che dovette ripetere intorno ai dodici anni lanno scolastico, il secondo di latinit, perch distratto dalla Somma: Il calo di profitto a scuola, poich avvenne un giorno, e ne rimase memoria tra i domestici e i coetanei, di cogliere (il sacerdote Francesco Guareschi, custode e pedagogo del piccolo Tonino, cos veniva chiamato Rosmini a casa) tutto intento a leggere la Somma di san Tommaso in un librone in folio. Brusco, brusco glielo tolse di mano e dandoglielo leggermente sul capo, come per rimbrotto: Sono libri per voi cotesti?. Sei secoli separano san Tommaso da Rosmini e questultimo, dopo il diradarsi della folta nebbia dellerrore forse da considerarsi il pi grande allievo di san Tommaso dAquino, il primo neoscolastico come ebbe a dire Michele Federico Sciacca. Mentre era ancora suddiacono, nella sua citt nativa di Rovereto scrisse padre Remo Bessero Belti sulla Rivista Rosminiana (1981) radun dapprima periodicamente e poi giornalmente un gruppo di giovani studenti ecclesiastici, ai quali leggeva e spiegava la Summa teologica. Qualche anno pi tardi fece lo stesso con alcuni sacerdoti sempre a Rovereto, e questa volta, diremmo, in tono maggiore, appunto perch si trattava di sacerdoti. Non fu unaccademia tomistica avant la lettre, ma qualcosa del genere, che Rosmini celiando chiamava la brigata dei tomisti. E a un amico nel maggio 1825 sottolineava: Fra gli studi che pi mi dilettano tiene certamente uno dei primi luoghi quellesercizio, che insieme con alcuni ottimi sacerdoti da gran tempo facciamo quasi ogni giorno, nel quale leggiamo quel portentoso Tommaso, che sopra gli altri comaquila vola. Per ribadire la costante presenza di san Tommaso nella vita di Rosmini ricordiamo che a 22 anni quando il roveretano stese il programma del regolamento e costituire la Societ degli amici allo scopo di lavorare insieme per il bene della societ e della Chiesa costoro avrebbero dovuto attenersi alla: Dottrina che essi dovranno spargere dovr essere sicurissima, monsignor Giuseppe Grasser a uso della formazione del clero. Di quel disegno iniziato nel 1823 intitolato: De Divi Thomae studio apud recentiores theologi instaurando, scriver al Tommaseo nel gennaio 1824: Sono tutto con lanimo negli studi. Ho cominciato lopuA dodici anni scolo sopra san Tommaso dAquino. dovette ripetere lanno scolastico Lo scrivo in latino. perch era troppo distratto Garrisco in sul principio gli italiani dalla lettura del capolavoro teologico perch non conodel Dottore Angelico scono il tesoro che posseggono, e la e studiarla continuamente in santo gloria che trarre a s potrebbero Agostino e in san Tommaso. da questuno ingegno. E sempre in quegli anni RosmiD ellopera rimane la progettani intraprese altre iniziative af- zione, consistente in una prefaziofinch si ripristinasse lo studio di ne e due libri di sei capitoli ciasan Tommaso, la prima riguardava scuno, disponibile oggi c solauno studio sul santo Dottore mente il primo capitolo del primo dAquino richiestogli per la circo- libro, ecco un frammento: Il felistanza dal vescovo di Treviso cissimo cielo dItalia, sotto il quale pure fioriscono grandi menti, e menti celeri, perspicaci, feconde, non credo abbia mai visto una mente cos acuta, cos perspicace, cos grande come quella di Tommaso dAquino. Del resto Rosmini, spinto dallanelito di restaurare la filosofia, pu essere considerato un precursore dellenciclica Aeterni Patris di Leone XIII che rilanci la filosofia tomista. Un documento che si cerc di forzare facendolo passare come anti-rosminiano cosa che invece non fu dal momento che lo stesso Leone XIII ricevendo in udienza il padre rosminiano William Lockhart lo rassicur citiamo da Life of Antonio Rosmini Serbati (London, 1886, volume II, p. 337) con le seguenti parole: Nella mia enciclica Aeterni Patris, in cui non vi parola che io non abbai ben ponderata, non vi nulla che possa in alcun modo riferirsi a Rosmini.

Quarantanni di vita culturale in briciole nelle lettere di Mariano Campo indirizzate al suo migliore amico

Kant per quel prete non aveva segreti


di RAFFAELE ALESSANDRINI Sono stato invece che a Trieste, a Firenze: capirai, con mia riluttanza e timore, obbligatovi dallinsistenza dellAssistente generale Mons. Montini della F.U.C.I. Orecchio toscano, roccaforte di strapaese, zona dinfluenza di Papini, cultura deccezione... Grazie a Dio, me la sono cavata discretamente. Non timmaginare per chiss che cosa, che tempio aperto e beante di curiosit, che viso darmi goliardico... No. Una cappella appartata e opportuna (ma una cappella artistica quella dei Pittori[...]) e un gruppo modesto ma cortese e attento di universitari in gran parte fucini e fucine. Insomma ne sono sollevato con una gran riconoscenza verso il Signore, e con unimpressione cara di ammirazione verso giovani davvero buoni e generosi. Ne ho ricavato per conto mio un maggiore allargamento di vedute e di cuore, uno stimolo a superare quella mia stupida timidit dorgoglio e di leziosit, una volont di guardar meglio attorno a me nel cuore dei giovani e nella realt moderna, e una disposizione pi franca e tonizzata a lavorare ed agire (Lettere a Caldarella a cura di Paolo Grillenzoni, Diocesi di Cefal, Le Madone, 2010, Epistolario pagine 552; Apparato pagine 558, euro 55, parte I, p.124 ). Cos il 9 aprile 1930, scrivendo da Milano, il sacerdote e docente universitario Mariano Campo raccontava allamico Mariano Caldarella (1895-1979), prete anche lui, di aver tenuto una conferenza per i giovani della Federazione Universitaria Cattolica Italiana siamo nel pieno della presidenza di Igino Righetti e della guida spirituale di don Giovanni Battista Montini. La lettera fa parte di un corposo epistolario corso tra i due sacerdoti. Luno cattedratico, studioso di filosofia kantiana, laltro, il Caldarella, ottimo e austero presbitero della chiesa palermitana che per se si eccettuano gli anni giovanili che lo videro soldato nella guerra 19151918 non si spost mai dalla natia Sicilia. Tant vero che il titolo del volume, privo di sottotitoli esplicativi Lettere a Caldarella a tutta prima pu suscitare un poco di sconcerto nel lettore non specialista di storia locale. Limrella pu non dire molto, sono noti il nome e lopera del sacerdote e filosofo siciliano Mariano Campo che nacque a Caltavuturo, in provincia di Palermo, il 23 settembre 1892 e mor a Cefal il 29 gennaio 1976. Un nome legato in modo particolare allUniversit Cattolica del Sacro Cuore e alluniversit di Trieste. Ancora bambino dopo gli studi elementari Campo era entrato nel seminario di Cefal dove gradualmente sarebbe maturata la sua chiamata al sacerdozio unita a una intensa pasUna vocazione filosofica maturata sione letteraria e umanistica, attenta alle correnin uno spirito religioso e versatile ti culturali pi vive del Percettivo e sensibile momento in Italia e in anche sul piano umanistico e letterario Europa. La vocazione agli stualle correnti pi vive del momento di filosofici matur in un secondo momento, pressione subito fugata sfoglian- grazie anche allincontro con una do il libro. Lopera in due parti figura di spicco del clero e della vidistinte, in veste accurata e dotata vace cultura palermitana del primo di un minuzioso apparato scientifi- Novecento: monsignor Onofrio co di taglio storico, critico e crono- Trippodo. Campo si era iscritto nel logico a cura di Paolo Grillenzoni, 1911 alla facolt di Lettere dellunidocente di Storia della Filosofia versit di Palermo e sostenne regopresso la sede piacentina dellUni- larmente gli esami fino al 1913. versit Cattolica del Sacro Cuore. Quindi fu mandato a Roma al Un lavoro che in 469 lettere, con collegio Capranica per conseguivariet di toni e di colori nonch re la licenza in diritto canonico. con ricchezza di allusioni e di in- Nel 1915 fu ordinato sacerdote. Poi contri da Gemelli a Olgiati, da la grande guerra venne a intralciare Franceschini a Vanni Rovighi, da i suoi studi. Il giovane prete ademGuardini a von Hildebrand solo p agli obblighi militari: fu tenente per ricordare qualche nome com- cappellano meritandosi, tra laltro, pendia vivacemente quarantanni di la medaglia di guerra perch ferito vita culturale. Se il nome di Calda- nella sua opera di assistenza e di conforto prestata sul Piave. A guerra finita fu a Cefal come direttore spirituale del seminario. Si laure con Giovanni Alfredo Cesareo nel 1921, discutendo una tesi sullo studio del linguaggio. Nel 1929 il vescovo di Cefal, Giovanni Pulvirenti (proprio quello che in seguito allassassinio di Matteotti, ricorrendo poco dopo il 25 di regno di Vittorio Emanuele III aveva rifiutato di cantare il Te Deum di ringraziamento) consent al giovane Campo di trasferirsi a Milano per perfezionare gli studi presso la Cattolica quindi dalla sede ambrosiana tra il 1929 e il 1939 effettu diversi e ripetuti spostamenti in Germania e in Austria dove dal 1933 e il 1934 interessanti i riflessi epistolari sullascesa al potere del nazismo strinse amicizia con il giurista Salvatore Riccobono e il germanista Nicola Accolti Gil Vitale. Nel 1939 pubblic in due volumi lo studio Cristiano Wolff e il razionalismo precritico (Milano) base delle successive esplorazioni del pensiero di Kant. Insegn filosofia alla Cattolica, al liceo San Carlo. E fu anche libero docente di Storia della filosofia presso la facolt di Lettere nonch lettore presso il Magistero. Dopo la guerra avrebbe pubblicato la Genesi del criticismo kantiano (Varese, 1953). Docente straordinario a Trieste nel 1954, vi oper fino al 1967. Campo ha lasciato una vastissima produzione di saggi, studi e appunti in parte inediti sullesegesi e sulla critica kantiana.

Don Mariano Campo