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SCRITTORI CRISTIANI ANTICHI N

FRAMMENTI GMiSTIGI
a cta di

ERNESTO BUONAIUTI

ROMA

LIBRERIA DI CULTURA

J923

2"

MIGLIAIO

FRAMMENTI GNOSTICI
Introd2one,

ttadazione
a cura di

commento

ERNESTO BUONAIUTI
Professore di Storia del Cristianesimo nella

R, Universit

di

Roma

2'

MIGLIAIO

ROMA

LIBRERIA DI CULTURA

J923

s>

%^

Con approvazione

ecclesia-si ica

PEOPKIET LETTERAKIA

^X^-^

1013222

INTRODUZIONE

Tutto voi conosciate

nessuno voi conoscii

Lo

gnostico Basiliclo.

OMutique

si

ponga a esplorare

ie

dottrine

degli gnostici, dei valentiniani, degli ofti, si trova in un'atmosfera di eccitamento febbrile o

crede d'essere capitato in una casa di salute, in

mezzo ad una schiera


contemplare,
idee
smarriti,

di
il

allucinati, intenti a

formicolio delle loro


nel

evanescenti e a

fissare

vuoto
et

le loro

pupille sovreccitate
polito
p. 292).

. Cosi scrisse

una volta Ipdliistoire,

Taine

{Essais

de

cnt%q;ue

domandarci se questo mudo sbrigativo di giudicare il grande fenomeno gno"

Potremmo
non

forse

stico

derivi dal malvezzo, pi o

meno

con-

sapevole, di proiettare sul passato le nostre con-

suetudini di pensiero e i nostri metodi di ricerca. Nell^poca del metodo sperimentale, la cosmologia e la psicologia dello gnosticismo debbono ne-

cessariamente apparire come

il

parto di fantasie

com' dovere di studiosi, ci trasferiamo nell'epoca in cui lo gnosticismo fior


se noi,

malate;

ma


e riflettiamo

la
i

che

l'

immaginazione fu allora
nello

pi seguita facolt

sforzo

di spiegare

problemi

dell'

universo, ci dovremo convincere

che la speculazione gnostica rappresent uno dei tentativi pi singolari di sistemazione delle idee
filosofiche e religiose nell'et imperiale.

Purtroppo non agevole


dall'oblio le

compito

evocare

anime di questi sognatori, ohe conil

sumarono

miraggio di conciliare la rivelazione cristiana con una loro aristocratica cultura d'eccezione. Degli scritti gnostici originali d'altro canto solo scarsi frammenti sono pervenuti fino a noi. Negli scriptoria medievali l'operoso amanuense aveva ben altro da fare che ricopiare le opere, su cui era caduta,
la loro vita dietro

condanna ecclesiastica. Di pi, gli gnostici erano una categoria di gente che odiava cordialmente il profanum vulgua e non era per niente ansiosa di dare ampia circolazione alle,
inesorabile, la

proprie idee.
Gi-li

scrittori ecclesiastici per

quali durante

due
sero

secoli,

pu

dirsi, lo

gnosticismo fu l'incubo

pi assillante e pi minaccioso, non sempre espo-

completamente i sistemi che volevano confutare, e pi di una volta furono indotti dallo spirito polemico ad insistere sui lati teorici di avversari tanto temuti. Infine la critica moderna, se ha indagato con acume fecondo il problema delle fonti per la storia dello gnosticismo, ha anche reso con le sue ipotesi, pi compii
,

cato e imbarazzante
il

problema della genesi o della essenza del movimento gnostico. Mentre alcuni infatti vedono in questo la manifestazione pi tipica, paradossale pu dirsi, del processo di ellenizzazione a cui soggiacque la propa.

ganda cristiana tra


altri,

il

secondo e

il

quarto secolo,
il

e sono oggi nel

campo

critico

numero, scorgono nello gnosticismo


stazione saliente di

la

maggior manife-

un processo
il

di orientaliz-

zazione

>,

subito dalla cultura greco-romana da


cristianesimo, che nel giro

prima che apparisse

dei primi tre secoli ebbe con la propaganda cri-

stiana contatti e interferenze notevoli.


Il

vocabolo yvcocTixc;

si

trova raramente negli


il

antichi autori greci e


gli

mai ha

significato che
cri-

fu assegnato posteriormente, nell' epoca


:

stiana

semplicemente dotato di facolt conoscitiva^ e non designa mai n una setta n un individuo il quale pretenda di possedere una scienza superiore. Molto pi frequente
significa infatti
invece
il

vocabolo

yvcocjD^

nel significato genenel valore tecnico

rico di conoscenza.
lui Pitagora,

Ma

gi Platone, e prima di
yvcocrii;

intendono

di contemplazione e di studio dell'Infinito e dell'Eterno. Pitagora, che distingue cos nettamente


(^7)

stvat Trp*; Trvrac;

tzcumtol pY)[jLaTa)

fra

esoterica ed

una scienza

essoterica

una scienza chiamava la

parte speculativa e trascendentale della filosofia


7ri(TT7)(J!,7)

o yvwcTK; Tcov ovTCov (Diog. Laer. YIII) e


Yvc5(7t<;

Platone la chiama pi esplicitamente

l7ri(iir7]{jL7)-

6 --

Tcov XvjOwv xal

6vtw<; ovtcov
le

(Rep. YI).

Ora

si

sa che per

Platone

realt vere sono

le idee, sul

modello delle quali sono state fogdel

giate le realt fenomeniche.


stici la

conoscenza

Anche per gli gnomondo soprasensibile

la

pi alta aspirazione della vita umana, la ma-

niera di affrancare lo spirito dal servaggio mortificante del corpo (acojxa-a^oc), la via per giun-

gere

tornare

in

quel

x6G}j.oq, vo-qxc,

da cui
fallo

emigrammo, per un
iniziale.

fatale

misterioso

Nella terminologia
sofiche

delle

religioni misterio-

il vocabolo yvoGic, assume un significato anche reli'^iosamente tecnico. TvSGiq, senza spe-

cificativo, la

yvcocTL:;"

Osou, quella gnosi

che

af-

franca dalla azione malefica del destino


(jLvT)),

{elixv.p-

che

fa

dell'uomo

un

-essere

super-ilico

(uXt]

materia) e super-psichico, puramente e in(kvzuixv.tixqc,).

tegralmente spirituale

Gnostico

di-

viene cosi un appellativo di scuola e di setta,


e adoperato al principio per indicare

un
1),

deter-

minato gruppo
ben presto

di pensatri cristiani del secondo

secolo (Ireneo, Adversus Saereses, I" 11,


(gi nello

pass

stesso Ireneo di Lione) a

indicare, nel sostantivato gnosticismo, quasi per

antonomasia,

quella

corrente di pensiero

filo-

sofico-religioso,
secolo, attigendo

che

fra il secondo e il quarto elementi dalla coltura cosmo-

logica ed astrologica del tempo,


trine religiose

come

dalle dot-

orientali e misteriosofiche, cerc

_
stiana.,

medemondo

di arricchire e interpretare la predicazione cri-

sforzandosi cosi di soddisfare nel


le

simo tempo
colto,

tendenze sincretisticke del


il

come

la necessit per

cristianesimo di

raggiungere una pi alta ed organica sistemazione teoretica e rituale


.

Pchi problemi di storia del cristianesimo rivelano come il problema gnostico la trasformazione operata nel modo di risolverlo dall' analisi minuta e coscienziosa delle fonti, secondo i metodi critici. Si pu dire che per lunghissimi secoli lo gnosticismo stato considerato dalla tradizione cristiana quel che l'aveva dipinto, attingendo dagli eresiologi anteriori, Teodoreto di Ciro a mezzo il secolo V, niella sua Alpzrixriq x(/.xQ[LM(x.q Ittltojxiq (compendio delle favole ereticali) una mostruosa aberrazione cio, suscitata
: :

demonio per insidiare la vita e la purit della chiesa. Lenain de Tillemont (.1637-1698) nel IP volume delle sue Mmoires pour servir
dal

Vhistoire ecclsiastiq^u, riproduce i giudizi di Ireneo e di Epifanio, senza alcuna seria valu-, tazione. Allo stesso eruditissimo Beausobre (Histoire de

Maniche
al

et

du maniciisme, Amsterdam,
rebus

1739)
ante

come

Mosheim De

cristianorum

Gostantinum

Magnum
dello

capita di parlare

commentarii, (1753), gnosticismo con scarso

discernimento del valore delle fonti. L' insigne studioso Jacques Matter, pubblicando a Parigi nel 1828 la sua Histoire critigue du gnosticisme


et

8 -seotes

de son influence

sur
sisc

les

religieuses

et

pMlosopMques des
eJirtienne

premiers

sicles de

re

tentava la riabilitazione degli gnostici

ma

la critica delle fonti gli faceva ancora,

pu

dirsi, difetto. Il

ritrovamento del testo pressoch completo dei Philosophumena di Ippoli'.o nel 1851, provocava veramente l' indagine critica intorno al materiale di studio per la conoscenza dello gnosticismo, in cui si sono esercitati nell'ultimo cinquantennio pressoch tutti gli studiosi delle origini cristiane. Possiamo distinguere le fonti per la conoscenza dello gnosticismo in due categorie a) fonti gnostiche auten:

tiche o presunte, ed apocrife


stiche.
.

h)

fonti antigno-

A) FOiNTI
I.

GNOSTICHE

Gnostici della leggenda (v. A. Harnack, Galtchristlichen Litteratur T, 148-201;


;

schicMe der

n,

1,

289-311

533-541

2,

193-196).

Possono

chiamarsi una volta per sempre gnostici della leggenda un gruppo di eretici , che vissuti ne-l periodo che prepar la genesi della vera
gnosi, si staccarono
della

dal pensiero e dalla prassi

comunit

cristiana,

offrendo

il

modo ad

eretici posteriori
e opere di cui
responsabili.

di attribuire ad essi idee certamente non furono affatto

Sono

Simone

Mago,

Llenandro,


dio.

Oerinto, Nicola, Clauscrittori ec-

Oleobio, Tebuti, Dositeo,

Ad

essi

vengono assegnate da

clesiastici

posteriori alcune opere di cui posse-

diamo qualche frammento in forma di citazione, ma che indubbiamente non appartengono agli autori di cui recano il nome. A Simone Mago, Ippolito (Phil. (1) VI, 7-20;
X, 12; IV. 5) attribuisce, riportandone dei tratti,

una

'A/Tcpadi? jxsyXTj

un grande annuncio
il

che

avrebbe rappresentato dei simoniani. Ma che un tale scritto, lungi dal rappresentare una composizione autentica del Simone a noi noto attraverso gli Atti degli Atesto sacro

della setta

n pure una produzione gnostica del secondo secolo, appare dal fatto che cosi lo pseudo-Clementine, come Ireneo ne ignorano l'esistenza.
postoli,

non

sia

Di Dositeo attesta incidentalmente


ca Fozio che
contraffece
e

il

patriar-

adulter

in mille

modi
ai

1'

Ottateuco mosaico,

lasciando in eredit

suoi seguaci libri pieni di fatuit e di stoltezze (Bibliotheca cod. 230: [Aupiat^ Ss xal ttoixiK<x,ic,

Aaic; voOsiai*; ttjv Mcocra'ixTiv 'Cktoctsu^^ov xa-

TaxipS7)X\!)ca(;
xy-l

xal sTsp' Tiva cruYYpa(i.jxaTa ^cop ts


...

XXxoTa.

auvTSTaya)? ToTq

7Ci0o[j(,voi(;

xa-

l'opera

Con questa abbreviazione sar sempre indicata Kar Tcaarwv alporetv ^Xeyxo?: nota comunemente sotto il titolo di Phllosophumena (Ed. Wendland,
(1)

nei

Griechischen christlischen Schriftsteller der drei ersten lahrhunderte ).

10

TsXiTcsv.)
(1)

Di Cerinto, Ireneo
1)

di

III 11,

conosce dei BiBXia


xy.i

Lione (Adv. Haer. uTup to\j xar

'Icovv'jQV

uavysXLou

Tzoxcik^lfzoc,,

Infine da Filastrio (33) e da Epifanio (h. 2526)

sono attribuiti

ai Nicolaiti e al
kE,

fondatore
;

loro Nicola 1) BipXia


2)

ov[xaTO<;

tou 'laXSaPawO

un

'E\}a-YyzXio\f

TsksiGzcoq]

3) visioni e pro;

fezie di
il
il

un immaginario Barcobba 4) libri nome di una mitica Noria e tradizioni nome di Mattia.
II.

sotto sotto

Grandi maestri della gnosi. In questa categoria possono essere compresi i veri capiscuola del movimento gnostico, e i loro immediati discepoli, vissuti tutti fra gli

inizi

del

secondo
il

se-

colo e gli ultimi suoi decenni. rSono Basilide e


il

suo figliolo Isidoro, Carpocrate e


i

figlio

Ein-

pifane, Valentino e

suoi scolari Eracleone, To-

lomeo, Marco, Teodoto, Alessandro, Teotimo,


fine

Bardesane, Cordone e Marcione,


per

il

cui in-

segnamento
parte.

va collocato in una zona a

gene, in Lue.

Di Basilide sono ricordati un vangelo (OriI), molto probabilmente un cen-

tone ricavato dai vangeli canonici e ventiquattro

(1)

neo
oeco?

di

Cos citeremo sempre la grande opera di IreLione "EXsYXOg -/.al vaTpo-v] x'qc, <j>uvSov[Ji,ou yv^il

nota sotto

titolo

delH antichissima

versine

latina,

adcersS Haereses.

Il
libri

esegetici- ('E^7)Y7)T(.x) sullo

stesso

(citati

negli Aeta Areheai, -55). Isidoro compose trattati etici e antropologici Clemente Alessandrino
:

conservato frammenti degli 'H6ix (^/romateis, (1) III, 1. 1), dei suoi 'E^YiY'/jTix tou Tupoci
lia
cpYlTOu

Hapxcap

(Ib.

VI,

6, 53) e

del suo scritto

^^ux% (Ib. II, 20, 113^ La letteratura dei carpocraziani comprende i Euyyptx(jiaTa e gli incantesimi della setta, che Ireneo
ITspL 7rpo<j9uo<;

{Adv Haer
Guv"/]?

I,

25)

ha conosciuto,
il

e il lizpl Sixaiodi Carpocrate,

di Epifane,

precoce

figlio

Clemente Alessandrino (Strom. III, 2. 5-10) riporta dei frammenti. Di tutti gli gnostici del secondo secolo Valentino fu, senza dubbio, il pi grande e il pi significativo." L sua attivit letteraria deve essere stata quanto- mai intensa. Ippolito ci ha tramandato un brano di un suo salmo, e tutte le cos dette Odi di Salomone, solo da pochi anni tornate alla luce in una versione siriaca, rinvenuta dal Rendei Harris, potrebbero ritenersi, con probabilit, una sua squisita composizione poetica. Clemente Alessandrino ci ha poi conservato preziosi frammenti di lettere ed
del quale

Avverto una volta per sempre che nelle citaStremata di Clemente Alessandrino, adopero l'edizione di Otto Sthlin nella raccolta Berlinese Die griecliischen christlichen SchriCtsteller dar ersten drei lhihunjerte .
(l)

zioni degli

12
omelie valentiniane
i8ir.
;

II,

8,

36

una

lotteria ad Agatopodo IV, 13, un'omelia sull'amicizia). Ireneo (adv. Haer III, 11, 9) nomina un JEvangelium Veritatis in uso

brano di 89 brano di

presso

valentiniani.

Infine

Tertulliano {Adv.

Vdlentinianos 2) una Sophia Valentini che potrebbe essere il titolo di uno scritto dello gnostico, e

che Carlo Schmidt credo di aver


So<pioc 'Ir^aou XpicTToU

ritro-

vato nella
Reinhardt,

del papiro copto

acquistato

nel

1896 dal museo di


furono
legione,

Berlino e proveniente da Achmin.


I discepoli
di Valentino

parecchi di
ripartiscono

essi

spiegarono

una rimarchevole
ecclesiastici li

attivit letteraria. Gli

scrittori

due scuole, che chiamano Itaprima appartengono Secondo, Tolomeo, Eracleone, Teotimo, Alessandro, Marco ed altri minori alla seconda Teodoto, Bardesane, Fiorino, Armonio, Ambroin
lica l'una. Orientale l'altra. Alla
;

gio ecc.

Epifanio

(Havpiov,

haeresis

33, 3-7) ci

ha

conservato nel suo testo integrale una interessantissima lettera di Tolomeo alla
<E>Xct>pa,

SsXcpyj xaX-y)

sul valore della legge mosaica nello svi-

religiosa.
ci

luppo storico dell'esperienza e della legislazione Nel suo commento giovanneo Origene

ha conservato copiosi frammenti degli *T7uo|iv7][xaTa di Eracleone sul medesimo vangelo spirituale,
il

pi

antico

saggio

forse

di esegsi

neotestamentaria.

Nel Be Carne

Ghristi (17 e

ISSO) Tertulliano

accenna di volo a uno scritto


(4)

dello gnostico Alessandro, dal titolo Syllogismi.

nelVadversus Valentinianos

ricorda

un

la-

voro di Teotimo circa imagines legis . Della produzione teologica del ramo orientale della
scuola
scriptis

valentiniana
Theodoti
(ex

sussistono gli Excerpta


tcIv

esc

0oStou xal t^? va-

i:o>vt% xaXoi)(jisv7]^ SiSa<TxaXia<;

xax

to<;

OuaXsvTilibro

vou xpvou<;

s7TtT0(jiat)

conservati

come ottavo

degli Stromati di

Clemente Alessandrino e alcuni scritti di. Bardesane, il padre della letteratura cristiana siriaca. Poeta squisito, egli compose numerosi inni, alcuni dei quali si sono
conservati
ispir
il

negli

atti

apocrifi

di

Tommaso,

contenuto di un dialogo Trspl st[xap[jivv}?, che compilato dal suo discepolo Filippo, possediamo in siriaco sotto il titolo libro delle
leggi dei paesi.

Marcione, terzo grande e indipendente rappresentante del movimento gnostico nel secondo
secolo, si

foggi

un suo
:

speciale

Nuovo Testamento

EuayYsXiov (Il Luca, opportunamente manipolato) 'AtcoctoXixv


(10 lettere di Paolo, con
del proprio testo canonico,
1'

canone del vangelo di

esclusione delle

Pa-

storali e di quella agli Ebrei).

E a giustificazione

compose un grande sag-

gio 'AvTiSasi?, id est - spiega Tertulliano a cui

dobbiamo tutte queste informazioni - contrariae oppositiones, quae conantur discordiam evangelii

oum

lego

committere, ut ex diversitate

-usenteiitiarum
cionem,
utriusqu'e

instrument

diversita-

tem quoque argumententnr deorum

{Adv.

Mar-

19).

Uno

scolaro di Marcione, Apelle,


e,

volle rincarare la dose,

secondo una testimo-

nianza di Sant'Ambrogio {De Paradiso Y, 28), compil uno scritto SuXXoyicy^xoi per dimostrare

che

libri

mosaici, per le

falsit

che conten-

gono, non possono pretendere un'origine divina.

Secondo una sarcastica allusione

di Tertulliano

(De praescriptione liaereticorum, 30) Apelle, suggestionato a E-oma da una presunta veggente
di

nome Filomena, avrebbe

registrato in

uno

scritto speciale le sue manifestazioni

(Oocvs-

III. Gii epigoni dello gnosticismo

Con questo

appellativo vogliamo indicare gli gnostici della


terza e della quarta generazione, che continua-

rono fra

il

tramonto del secondo secolo

primi

decenni del terzo, la tradizione dottrinale


dei grandi maestri. Figure di

e rituale

secondaria imporspeciali

raggruppamenti ereticali, che vengono assumendo sempre pi nettamente una posizione di ostilit alla comunit ortodossa, non sempre riuscirono
tanza, confuse nel novero di

a conservare inalterati

caratteri del primitivo


la trasmissione

insegnamento gnostico. Attraverso


tare della speculazione
liturgia,
la.

dai maestri ai discepoli, nel pullulare e fermen-

come

nello sviluppo della tardi rampolli


di

gnosi di questi

15

Valentino e di Basiiide si complica e si meche i pascola a elementi derivati e avventizi, volentieri dri polemisti scambiarono spesso e
per postulati essenziali della tradizione -da essi

combattuta.

Analizzando

specialmente

docu-

menti superstiti della gnosi nel terzo secolo^ necessario ""con grande cautela sceverare i vari
strati di riflessione teologica e di organ^izzazione

rituale clie in essi

hanno

lasciato

la

loro

mal

dissimulata traccia. Come una fungaia in un terreno acquitrinoso,


si
'

sviluppata la letteratura

gnostica in seno

innumerevoli conventicole rampollate dal ceppo delle grandi scuole gnostiche del secondo
alle

secolo.

Per amor

di

chiarezza, noi

riormente ripartire la
dello .gnosticismo in

possiamo ulteletteratura degli epigoni


triplice categoria a) o-

una

pere gnostiche da cui gere alcune parti


tro la

attinse

Ireneo nel redi

della sua grande opera conmentita gnosi l) scritti gnostici utilizzati per la prima, volta da Ippolito romano nei PMlosophumena, e) scritti gnostici del III secolo, pervenuti fino a noi in versione copta del Y
;

{Pistis SopJhia e libri di leu).


a)

reses

Tra i capi 29-31 del 1" libro VAdv. Eaedipende da fonti autentiche gnostiche, ve-

nerate dal gruppo dei Barbeliani . Ora il sistema gnostico ivi descritto offre sintomatici
parallelismi
eoi

contenuto di uno scritto ^no-

16
stico,
l'

EavYeXiov

xaT

MapiyL

'A7uxpu90v

'Iwvvou che insieme ad


e

una So9ta

*l7]crou

XpiaTOu

una IIp^K; IlTpou stato ritrovato recentemente in una versione copta, nel papiro Beinhardt, gi menzionato. Di questo papiro non
il

stato ancora pubblicato

testo completo. Solo

una parziale illustrazione e alcuni specimina per il confronto appunto con Ireneo, utili ne ha dato Carlo Schmidt nei Sitzungsberichte

der

preussische

Akademie

dar

wis-

senschaften del 1896. L'edizione completa del


testo

deve occupare
raccolta

il

secondo volume dei Kop-

tisch-gnostische Schriften che cura lo

Schmidt
.

nella

dei

Griechischen christlichen
fonti
:

Schriftsteller der drei ersten Jahrhunderte


&)

Nove
il

principali

gnostiche

sono

adoperate dai PMlosopJiumena


1

trattato degli gnostici

naasseni (V,

6;1;X,
2
offre

9):
il

trattato in cui registrato l'insegna-

mento

dello
col

gnostico

arabo Monoimo,.
singolari

il

quale

precedente
;

rassomiglianze

(Vni, 12-15
3
il

X, 17)

trattato usato dai Perati (V, 12-18

X, 10);
4:

La parafrasi' di Seth, libro canonico dei Sethiani {V, 19:22; X, 11) 5 libro intitolato da Baruch, in cui lo
;

il

gnostico Giustino ha consegnato


(V, 23-27
;

il

suo' pensiero

X, 16)

17

di

L'

'ATucpacLi;

fxeyXT]

Simone Mago
(VI,

(VI, 9-20; X, 12);


7
,X,

un

trattato

valentiniano

29-37

un trattato ^basilidiano (VII, X, 14); 9 ^n trattato doceta (Vili, 8-11


8
;

13);

20-27

X,

16).

e)

Un

codice

copto, clie

il

Museo

Britannegli

nico (Add. 5114) acquist dal Dr. Asher


pia opera gnostica,

ultimi anni del secolo XVIII, contiene un'amdal titolo Pistis SopJiia, la
fra
i

quale. espone in forma di dialoghi vatore risorto e


l'eone
i

il

Saldel-

suoi

discepoli,

casi

SopMa,

e la

genesi

dell'universo
0.

sensi-

bile dal

mondo soprannaturale.

G.
del

Woide
codice

diede per primo contezza sommaria


nella sua

Appendix ad editionem N.

T. graeci

1799). Nel 1748 Maurizio Schwartze ne iniziava una ricognizione critica e preparava una versione latina del testo. La morte gli impedi di pubblicare il lavoro, che vide

(Oxonii,

per la luce nel 1857, per cura di J. Petermann, Pistis SopMa, opus gnosticum Valentino adjudicatum, Berolini 1851.
'

Un
sore,
altri
il

codice: papiraceo

copto della Bodleiana


del suo

di Oxford, noto dal

nome

primo

posses-

viaggiatore

G-iacomo
che,

Bruce,

contiene

dop affrettate illustrazioni dell'Amlinau, hanno trovato in Carlo Schmidt nn critico accurato e un traduttore

frammenti gnostici

18 ~
fedele {GnosUsche SeJiriften in Koptiscier Spracie,

nella raccolta dei Texte

und Untersuchungeil
insieme

VI,

2,

e poi

in

traduzione, completa

alla Pistis Spliia, nel J^

volnme

della gi

men-

zionata raccolta di Koptisch-gnostiseie Sehriften). "Sul tempo di redazione e sul' luogo di ori-

gine della Pistis Sophia A. Harnaok ha fissato alcuni dati, clie controllati e. accolti anche dallo

Schmidt, possono ritenersi definitivi. L'opera


stata redatta in

tempo
in

di

persecuzioni

(p.

277

quindi prima della pace" costantiniana. D'altro canto i quattro vangeli e le lettere paoline rappresentano di gi,
del testo

copto

Schwartze),

per lo scrittore,

scritti

Testamento
del

da

lui

Vecchio considerato come uno stacanonici


e
il

dio preparatorio,

ma

autentico, alla piena luce

Nuovo. Uno gnosticismo cosi accomodante non pu essere anteriore al principio del terzo
confeimata dalla circostanza che la Pistis Sophia considera come testo canonico le odi di Salomone, delle quali ne riporta cinque, commentandole, vale a dire
secolo. Tale

datazione

viene

una composizione gnostica

del secondo secolo, che deve quindi aver traversato parecchi decenni prima di assurgere ad una dignit cosi elevata.

Possiamo circoscrivere l'epoca


pi strettamente.
dice a Maria in

di origine

anche
se

p.

311

il

Salvatore

(gtcotyjp)
:

mezzo

ai discepoli

([;,a0-/]TaL)

oggi un

re,

che un

uomo

del

mondo, d un

omicidi
{(poveZc,)

19

dono agli uomini suoi pari

perdona anche agli

e ai pederasti e rimette le altre

o-ravissime colpe meritevoli di morte, se


stat lecito a lui
,

dunque

che pure

uomo

di questo

mondo, far ci, quanto pi possiedono l'Ineffabile e il primo Mistero, Signori di tutte le cose,
il

potere di intervenire
di
.

in

tutte le cose,

come

loro piaccia, e

perdonare a chiunque abbia


Tale inciso rivela l'esistenza

ricevuto
di leggi
i

misteri

vizi contro natura, e l'uso


ai

miare

gravissime emanate, fra l'altro, contro sovrano di risparil rei supremo supplizio. Ora noi sapCaes. 28) che l'Im-

piamo da Aurelio Vittore {De


lis scorti

peratore Filippo l'Arabo (224-249)


e

usum

viri-

removendum honestissime consultavit da Lampridio (AZ. Sev. 24-39) che Alessandro Severo (221-235) aveva gi progettato una legge di questo genere.
Nessun dubbio quindi pu cadere suU' assegnazione della Pistis Sophia alla seconda met
del

IIP

secolo. Circa poi

il

luogo di provenienza,

la stessa

conservazione della versione copta, il calendario adoperato, le immagini e le allusioni,

fanno concordemente pensare all'Egitto, dove la propaganda gnostica ha trovato sempre il terreno pi fertile, Laparte eminente che nella Pistis

Sophia ha Maria con le sue interrogazioni, rendono oltremodo probabile l'ipotesi che noi ab-

biamo qui quel libro gnostico

intitolato pie-

-. 20
cole questioni di

pcoTscrst^

Maria
(h.

Mapiac

(xi-

xpaL

ohe Epifanio
scritto

26-8)

dice

usate

dagli

Gnostici per antonomasia.

Lo

del

papiro

Bruciano, di

natura

composita;, suddiviso dallo Schmidt, che vi ri-

conosce due mutili codici diversi, in molteplici documenti. Il grosso del testo costituito dal
libro del

grande

xa.T jxucjT-^piov Xyoc,

che

lo

Schmidt, in base principalmente


terni, identifica

a criteri in-

con

due

libri

di Jeu, che la

Pistis Sophia ricorda ripetutamente (245 e 354),


,

assegnandone la data presso a poco al medesimo periodo. La seconda opera gnostica conte-

nuta nel medesimo codice

papiraceo,

si

rivela

come uno
sane,

scritto

ufficiale del

dei sethiani-arcontici.

Vi

si

gruppo gnostico parla infatti di Marricorda

ohe Epifanio (h 40,


arcontico
;

7)

come un

profeta
.

di Nicoteo,

che Porfirio,

nella vita di Plotino (16) attesta essere stato

un

personaggio eminente nel gruppo degli gnostici sethiani di Roma, che Plotino combatt nella sua permanenza col. (Gf. Tlpbq to<; yvcooTtxoi;,
nelle Enneadi, il, 9, ). Per quanto riguarda la data di questa seconda opera, lo Schmidt, dopo

avere indicato nel 1892


II secolo, inclina

_ gli

oggi

ad
i

ultimi decenni del assegnare la prima

met del III


che
la

secolo, per

rapporti specialmente
del papiro berlinese.

gnosi di questo scritto rivela con la gnosi

pi antica dei documenti

--21

B)

FONTI ANTIGNOSTICHE
secoli, il

Per due
stato
1

li e

il

IIIj lo gnosticismo
scrittori

il

vero incubo

degli

ecclesia-

stici.

Si

comprende
altre

quindi come

le sue confu-

tazioni fossero all'ordine del giorno.


tardi,

Anche pi
un

quando
l'

polemiche

teologiche assor-

birono

interesse della
si

societ

credente e

nuovo compito
todossia,
i

imponeva
1'

ai difensori dell' or-

polemisti ecclesiastici

non

tralascia-

I
'

rono di ricordare
futarla, sulle

eresia gnostica, e di con-

orme dei

loro predecessori.

In quel prezioso archivio della chiesa precostantiniana che la sua storia ecclesiastica, Eusebio di Cesarea non si lascia sfuggire un'occasione
)

di

ricordare, con

le

dovute

parole di

lode,

nomi

degli espugnatori

della gnosi dia-

blica.

E per parecchi

di questi questa la sola

menzione superstite del loro lavoro. Sono cosi perduti gli scritti di. Agrippa Castore, di Egesippo, di Eodone, di Filippo, di Modesto, di Eraclito, di Massimo, che studi a lungo il problema pi agitato dagli eretici donde il male
:

e quale la genesi e la natura, creata o increata,

della materia?

Tcspl

tou ttGsv
TY)V

y\

xaxia xal

TTspi

TOU

YV7)T7)V

UTup^SW

uXvjV

{H. E. V. 2 Sgg.).

Ma

le

opere dei grandi rappresentanti della

tradizione ecclesiastica contro la falsa gnosi sono

22
pervenute pressoch
sti

al

completo fino a noi. Que:

rappresentanti
Teodoreto.

sono

Ireneo,

Tertulliano e

lo

pseudo Tertulliano, Ippolito, Epifanio, FilaIreneo,

strio,

lO in Asia Minore, emigr nella Gallia meridionale con una di ([uelle colonie che frequenti si trasferivano nel secondo secolo dall' ik.natolia sulle sponde del
vei'so il

nato

liodano.
il

Fu
il

prete

nella chiesa

di

Lione

e tra

178 venne a E-oma a perorare^ presso Papa Eleuterio (Eus. H. E. V, 4, 2) la causa dei niontanisti. Successe a Fotino nella cattedra vescovile lionese e mori forse martire (lo attesta
177 e
S.

Girolamo,
lo

Gom. in
Il

Is.

6^!:,

4) agli albori

del

terzo secolo.

principale

scritto
e

di Ireneo

appunto
Sovu^ou

smascheramento

confutazione
lriq

della falsa gnosi zh.zyyoc, xal varpoTrT]


yvcasco^

i|;u-

[Ad^versus Haereses)

in 5 libri,

giuntici integralmente solo in


tina,

una versione lasenza dubbio antichissima, e solo a fram-

menti nell'originale greco, attraverso le citazioni (li Ippolito, di Eusebio e di Epifanio (Edd. Massuet in Migne, P. G. YII; Stieren; Harvey). Il prete cartaginese Tertulliano, nato verso
la

met del II secolo

di

cui

fertar vixisse
ini.

usque ad decrepitam aetatem


53) esercit a pi riprese
il

(Grir. de vir.

suo pungente e in-

stancabile ardore polemico contro le scuole gnostiche. Scrisse cosi

Adversu MarGohem, uno Adversus Valentinianos, combatt in


cinque
libri

23
un' opera che

non possediamo pi

seguaci di

Apelle.
;

adoperando argomenti originali, clie divennero poi fondamentali nella tradizione eccontro
col
il

clesiastica,, sollev

pensiero gnostico una

netta pregiudiziale,

suo

De

Praescriptione

haereticorum. tavole stabiliva che chiunque avesse tenuto per un biennio l'uso di un fondo^ o per un anno
l'uso di

Come

noto, la legge delle dodici

un

qualsiasi altro, oggetto, ne diveniva,


stesso,

per questo

legittimo
si

proprietario. Tale
i^scap2o ed era

maniera d'acquisto
autorizzare

chiamava

riservata ai cittadini romani.

Fu

poi necessario

un procedimento affine per i fondi i quali non vigeva il diritto quiritario, e i peregrini che non erano capaci di dominium- Fu perci permesso a chiunque avesse preso regolare possesso di un fondo provinciale e lo occupasse da un decennio, di reprovinciali, per

spingere in linea pregiudiziale qualsiasi reclamo dell' antico proprietario, in virt della longae
possessionis praescfiptio
.

Con mossa

geniale,

Tertulliano

applica nel dominio teologico questo espediente procedurale agli eretici che mossi

dall'

evangelico quaerite

et

invenietis

son
il

partiti alla ricerca di

una pi

alta elaborazione

intellettuale dell'annuncio cristiano, e contesta


diritto

che la

deformare la dottrina tradizionale, comunit ortodossa ha ormai da tempo


di

in suo diretto e incontestato possesso. lecito cercare, finch non si sia trovato ma quando
;

24
si
l'

giunti

al

possesso

della

regula

Mei

invito

evangelico
'

alla ricerca

non

pi ap-

plicabile
saluti
:

cedat
Si

curiositas fdei, cedat gloria

adversus regulam, nikil scire. omnia


lascino

soire est (14).


filosofi e le loro

dunque da parte
;

vane speculazioni nulla di comune Vangelo e l'Accademia. Ipsae haereses a philosophia subornantur. Inde aeones, et foj'mae nescio quae, et trinitas hominis apud Valentinum platonicus fuerat. Inde Marcionis deus melor de tranquilli tate a stoicis venerat. Et ut anima interire dicatur, ab epicureis observatur. Et ut carnis restitutio negetur, de una
fra
il
:

omnium
materia
est
;

pbilosopliorum schola sumitur

cum Deo

aequatur,

et ubi Zenonis disciplina


;

et ubi aliquid de igneo

Deo

allegatur, Hera-

clitus intervenit.

Eadem

materia apud baereticos

et pbiiosophos volitatur,

idem retractatus implicantur. Unde malum et quare ? et unde homo et quomodo ? et quod proxime Valentinus proposuit, unde Deus? Scilicet de enthymesi et ectromate. Miserum Aristotelem qui illis dia!

lecticam instituit, arfcificem struendi et destru-

coactam in conjecturis, duram in argumentis, operariam contentionum, molestam etiam sibi ipsi, omnia retractantem, ne quid omnino tractaverit Quid ergo Athenis et Hierosolymis ? Quid academiae et ecclesiae? quid baereticis et christianis ? Nostra institutio de porticu Salomonis est, qui et
endi, versipellem in sententiis,
.
. .

25
ipse tradiderat (Sap.
oitate cordis esse
I,

1)

dominum
:

in simpli-

quaerendum
et

viderint qui stoi-

cum

et

platonicum

dialecticum ehristianis-

Nobis curiositate opus non mum est, post Ghristum lesum, nec inquisitione, post Evangelitim. Oum credimus, nihil desideramus
protulerunt.
ultra credere.

Hoc enim

prius credimus,
(7,. 8).

non

esse

quod ultra credere debeamus


pendice
al

I codici tertuUianei recano di solito in

De

Praescriptione Tiaereticorum

apuno
che

schematico

libellus adversus

omnes

Jiaereses,

espone^ in succinto le opinioni ereticali, da Dositeo a Prassea.

torto sotto

il

da Vittorino

Lo scritto va indubbiamente a nome di Tertulliano. Redatto forse di Pettau agli inizi del IV secolo,
alla

ha servito di base
ricostruzione di
lito.

critica

moderna per

la

un

trattatello-^perduto di Ippo-

(Edd, P. L. l-II nuova


di

edizione promessa
'

nel Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum lati-

norum

Vienna).

Ippolito

Romano,

il

pi insigne scrittore

cri-

stiano precostantiniauo dopo Origene, il terzo grande rappresentante della campagna antignostica. La sua statua, ritrovata nel 1851, mutila,

nei cimitero della Tiburtina, e attualmente conservata al Museo Lateranense, reca, sui fianchi della cattedra, un elenco, incompleto, dei suoi

numerosi

scritti. Il

ritrovamento dei PUlosophui

mena

ci

ha ridato

materiali

necessari

per la

fissazione della sua

non agevole

biografa.

Vis-

suto a
e
i

Roma

fra

il

tramonto del secondo secolo


si

primi decenni del terzo,

lev contro

Papa

Callisto (217-222) e s pose a capo di

un

partito

scismatico,

quando

Callisto attenu la l'igidezza

dell'etica pubblica cristiana,

riammettendo
i

alla

comunione

ecclesiastica
i

rei

di fornicazione;

autorizzando
todosse

matrimoni
;

fra

cristiani di difile

verso rango sociale


i

riaccogliendo nelle

or-

traviati dall'eresia. Ippolito inoltre rim-

proverava a Callisto di patrocinare una dottrina del Logos che non poneva una suJSiciente distinzione tra Padre e Verbo, si da' finire con
l'attribuire tutta l'opera' redentrice, la

passione

compresa, al primo anzich al secondo. Nel 235 Ippolito era esiliato in Sardegna insieme al Vescovo Ponziano, secondo successore di Callisto.

Entrambi morirono
rate

col e le loro

salme vene'

furono
le

trasportate

E,oma

nell'

agosto

del 237.

Fra
zione

opere
il

di

Origene
libro

tradito

in molti,

manoscritti

primo

di

una

confutaaipascov

di tutte le eresie

y.y.T.

Tcacrcav

da s contro simile attribuzione, non potendo essere il dottissimo prete Alessandrino autore di uno scritto, nella'
sXsYX^?! ^^ testimonia

cui prefazione lo scrivente

si

attribuisce la

di-

gnit vescovile (p^ispaTsioc). Nel 184:2 Minoide

Mnas riportava dal monte Athos a Parigi un


codice del secolo

XIV, contenente

della medesima, confutazione,

IV-X E poich come ha


i

libri


sagacemente
forse.nel
mosfcrato
libr,o

27

D'Als, noi

il

abbiamo

IV

grossa

opera, noi

anche il II -e -il III della possiamo ritenere ormai di

possedere -integralmente lo scritto teologicamente pi importante del prete romano, che capitan
lo s^cisma

contro Callisto. Il testo completo fa pubblicato dal Miller nel 1851, ancora sotto il

nome di Origene. Ma i Yolkmar dimostrarono


che
il

lavori del

Dollinger e

in

autore dell' quel Xa^u1' opera precisamente che mano pivO-o? che Fozio conobbe (Bibliotlieca, cd. 48). Poich nel corso della esposizione Ippolito ac-

vero

maniera perentoria IXsyx^ Ippolito Ro-

cenna
toq

ai

primi

quattro

libri

con

le parole v

(f)iko(jo(f>QX>[Lvoic,

(sottinteso

Syfxacrt,

XT,.

nelPenunciazione cio delle dottrine


si

filosojS.che),

applicato
il

molto impropriamente a tutto


generico
di
<I>iXo(yo.cpo(Xva.

lo

scritto

titolo

In

realt

il

piano del lavoro ardito e grandioso.

Ippolito

si propone di confutare gli eretici provando che essi hanno ricevuto le loro strane dottrine, non dalla Sacra Scrittura o dalla tradizione, bens dalla sapienza dei pagani (ex tyic, 'EXXtjvcov GO(pi(x,c,). Per questo i primi quattro li, bri tracciano un quadro della sapienza classicamentre gli ultimi sei espongono e confutano i sistemi ereticali (Edd., oltre quella del Migne, fra le opere di Origene, vanno ricordate quella Dunker-Schneidewin, Gottingae, 1856 abbiamo gi citato la nuova edizione del Wendland).
;


I PMlosopTiumena

28

non furono l'unica opera

con cui Ippolito

contribu alla polemica anti-

gnostica. Se questi furono la manifestazione della

sua maturit teologica,


zione grandiosa
della

giunta
suoi

ad

una conceuno

gnosi e ad una valutapresupposti,

zione
tato

sistematica

dei

aveva gi in brevi tratti tenuna esposizione ed una confutazione stringata dei principali sistemi ereticali. A un tale scritto alludo lo stesso Ippolito nel proemio dei
scritto giovanile

suoi

Philosophumena,
nella

ricordando

di

aver

gi

mostrato, con prudenza ed accortezza, di conoscere l'eresia,


fiduciosa illusione che, ti-

morosi di pi aperto svergognamento, gli atei gnostici abbandonassero il loro sbagliato sentiero e desistessero dal loro insano proposito.

Eusebio di Cesarea accenna forse a questo secondo trattato ippoltiano, menzionando. (H. E.
VI,
22), fra le

opere del prete romano un

npoc,

ad ogni modo ci at(X.lpsaei(;. Fozio maniera indubbia di aver conosciuto nn opuscolo contro 32 eresie, da Dositeo a Noeto, che Ippolito avrebbe composto utilizzando gli insegnamenti di Ireneo vzyvoaQri
nLGOLc, lLc;

testa in

(3L(3>.iSpLov

*Itc7-oXtou'

[icSri'vriQ

Se

EtpsvaLou

'ItctcXuto(;.

~Hv

to

crvTayjjLa

xolt.

aipaecov

A^'

pyJ]V TTOIOJJLSVOV AoGlQsy.VOC, XOCI ^S)^pL... NOTQSiaXa[jL(3vov

Ttavcov

(Bibl.

121).

La mole

e la

trama

dei

PMlosophumena non consentono di

29

noi quindi

ravvisarli in q^uesto (^L^AtSpiov, clie

dobbiamo considerare come perduto. Dopo Ippolito la polemica antignostica perde d'intensit e quando essa viene ripresa al tramonto del IV secolo, ha un. valore pi retro'

spettivo, che di attualit.

Epifanio vescovo di Salamina nell' Isola di Cipro, era, come si sa, un implacabile cacciatore di eresie. In giovent, visitando l' Egitto
per istruirsi, ebbe occasione d'incontrarsi, oltre

che con dei monaci insigni, con dei tardi ma ostinati rampolli della gnosi valentiniana. E quando varso il 374 si accinse a racchiudere
nella sua oassettina per
la confutazione di

medicine, Havpiov,

80 efesie (simboleggiate dalle 80 concubine del Cantico dei cantici VI, 7), non manc di attingere alle opere degli eresiologi
cristiani,

per confutare, oltre 20 sistemi preanche le molteplici scuole gnostiche, pur avendo particolarmente di mira gli errori pi in voga al suo tempo, che egli riassume sotto l'etichetta dell'origenismo. L'opera di Epianteriori,

fanio, preziosissima come raccolta di fonti, rivela la sconfinata credulit dell'autore (Migne,

P.

G-.

XLI-XLII
K.

ed Dindorf,

oggi

Holl ha iniziato

1860 di Panarion una


Lipsiae
;

nuova edizione nella raccolta berlinese degli


scrittori cristiani dei

primi tre
le

secoli).

dieci anni di distanza

da Epifanio,

utiliz-

zando probabilmente

medesime

fonti

che

questi

30

Pilastrio

aveva adoperato,

vescovo

di

Brescia offriva alla chiesa latina

nn equivalente

molto ridotto del Panarion. Il suo Diversarum liaereseon liber enumera e confuta 156 eresie, 28 anteriri al cristianesimo, 128 cristiane (Migne, P. L. XII, e poi ed. del Marx nel Corpus SS. Eccll. Latt. 38, Vindobonae, 1898). Infire il dottissimo Teodoreto di Ciro, nato verso il 386 ad Antiochia, morto verso il 458, componeva dopo il Concilio Calcedonese del 451 una octpsTLXTJ^; xaxo[jiu0La(; zrcixoyA] compendio delle favole ereticali in 4 libri tessendo una concisa storia delle eresie, a partire da

Simon Mago (Migne P. Q. LXXXIII). Di queste fonti antignostiche la critica moderna ha cercato di
voli e di stabilire
il

fissare

rapporti scambie-

valore.

Come

nella

solu-

zione di

un problema matematico,

la critica

ha

cercato di utilizzare queste opere superstiti della

polemica ecclesiastica
struzione
delle

antignostica per la ricoperdute,


e

fonti
il

precisamente
il

per rintracciare

crvrayaa di Ippolito e

trat-

tato contro. l'eresie che Giustino confessa di aver

redatto fin dai suoi tempi. Nella prima apologia


:

infatti che questi


ai suoi
figli

diresse

adottivi
il

ad Antonino Pio ed Marco Aurelio e Lucio


26,

Vero, verso
il

150, al

e.

dopo aver ricordato


ortodossi e ai dissi-

diverso trattamento fatto dalle autorit poli-

tiche
denti,

romane

ai
:

cristiani
sctl Ss

detto

tj^jiIv

xal atSvTayfxa xaT


TcacTcov
zi

31

di
:

Tcov YyV'/)M.VCOV

aLpcrsQV (juvTSTaYjj-vov,

SouXsaOs uTU}(tv, Sccro^sv posto un trattato contro tutte le eresie esistenti,

noi abbiamo com-

e se Yoi vorrete leggerlo,


tare.

ve

lo

faremo recapidarebbe
degli

Come

il

pi^XtSpiov di Ippolito questo cuv-

Tavuia di Giustino

non

ci

pervenuto,
dagli

per caso possibile- ricavarlo


eresiologi posteriori ?

scritti

Le indagini storico-letterarie della critica moderna intorno alle fonti di cui disponiamo
per la conoscenza dello gnosticismo, dall' opera
classica del Lipsius del

1855,

attraverso

nu-

merosi

saggi

di

A. Harnack,
gnostica

cbe
le

sul terreno

della letteratura

faceva

sue

prime

armi, e le
e J.

antitetiche

analisi di P. Hilgenfeld

Kunze, fino agli studi riassuntivi del De Faye, hanno prevalentemente mirato alla risoluzione di questo problema.
Si

pu fare
:

il

bilancio di questo
fissando
le

mezzo seconcluFiri:

colo di ricerche,

seguenti

sioni

1 lastrio,
ci

Lo

pseudo-Tertulliano,

Epifanio,

forniscono elementi sicuri per le costruzione del perduto crvray^xa di Ippolito


2 -

impresa impossibile risalire da Ireneo da Ippolito al perduto c>uvTaY(jLa di Giustino; 3 - La tradizione ecclesiastica relativa allo gnosticismo non risale al di l del decennio 170-180 verso questo tempo Ippolito stato
e
:

uditore di Ireneo e ha raccolto dati e impressioni

che costituiranno
pLov antignostico
;

32

del suo ^i^XiS-

il

materiale

4 - Ireneo e Ippolito esprimono cos quel che si sapeva e si pensava della gnosi nei circoli ortodossi verso il 180, 50 anni cio dopo
il

fiorire dei

grandi gnostici 5 In questo lasso di tempo le correnti


;

gnostiche
contatti

hanno avuto agio


scambievoli
e di

di

alterarsi

nei

deformarsi

sotto lo

stimolo di fattori avventizi. Gli scrittori ecclesiastici,

preoccupati
della
il

lagare

gnosi

un argine al didissolvitrice, non badano


di

porre

tanto per

sottile a fare la cernita, nello gno-

sticismo che fiorisce

intorno a loro, tra quello


1'

insegnamento autentico dei corifei e quel che deformazione e adattamento dei discepoli. Mediante il controllo sui frammenti superstiti di scritti gnostici originali, noi dobbiamo riportare la testimonianza patristica al suo genuino valore e al suo reale signiessere
stato
ficato.

che pu

g)

LA NATURA DELLO GNOSTICISMO

ben pi rimarchevoli per ampiezza di materiali indagati, per importanza di conclusioni assodate, le ricerche compiute negli ultimi
decenni
intorno,
alle

Ma

dottrine

centrali

della

gnosi, ai loro precedenti, ai loro centri di pr-

33
venienza, ai loro caratteri teorici, alle loro interferenze pratiche. Dal tempo del Mosheim

non

si

mancato Neander

di parlare del carattere orientalistico della gnosi.


Il

Matter,

come

il

G-ieseler,

come

il

avevano studiato l'apparizione e lo sviluppo del fenomeno gnostico ponendosi dall'angolo visuale
della sua. derivazione dalla mistica popolare orien-

1835 Cristiano Baur raccoglieva un materiale imponente dalla storia comparata


tale.

Verso

il

delle religioni, in servizio di

una illustrazione

esauriente della gnosi. Pi tardi la valutazione


della critica

sembr sensibilmente spostare. Nel


sosteneva

1880

lo Joel

che

le

idee

essenziali

della speculazione gnostica si ritrovavano tutte

nella filosofa greca, e particolarmente

in

Pla-

tone. Il

Weingarten sembrava aderire a simile pregiudiziale, non trascurando per di segnalare


gli

apporti

considerevoli

che

allo

stato

d'animo e agli orientamenti concettuali soggiacenti al

movimento

gnostico, doveva aver arre-

cato la misteriosofia

ellenistica. Infine Adolfo Harnack, pur riconoscendo la disseminazione di un complesso sincretismo a tinte orientali-

stiche nell'ambiente in cui fior

la

gnosi,

non

ha mai cessato di scorgere in essa* prevalentemente un processo di < ellenizzazione acuta del
cristianesimo
.

Le

ricerche di questi ultimi anni

hanno portato a un

rifiorire gagliardo delle primitive ipotesi. I lavori del Kessler, del Brandt,

^34
deirAnz, dopo aver mirato a porre
capitale della gnosi
delle
la dottrina

nella

visione

della

salita

anime dalla servit dell'universo cosmico


la serie
al

attraverso

degli

eoni

ostili

(Arconti,

spiriti planetari)

inalterabile libert del Pleroma,

Dio altissimo, all'eterna e ne ricercavano


babilonesi

nelle concezioni oosmico-astrologiche


i

presupposti e la derivazione.
Carlo Sohmidt,
il

benemerito editore dei documenti gnostici copti, in un saggio dove rievocava i rapporti di Plotino e della sua scuola con lo gnosticismo, attestati dalle Enneadi e dalla biografa plotmiana redatta da Porfirio, il neoplatosentenziava in forma sintetica nismo presuppone la filosofia greca, lo gnosticismo presuppone lo spirito la mitologia orientali, il cristianesismo presuppone lo spirito del giudaismo. Panteismo, dualismo e monoteismo sono le ultime radici di questi tre sistemi i
:

quali escludono

alla

loro

base

ogni
.

compro-

messo ed ogni reciproco livellamento

Ma

il

pi

serio, il

pi ricco

tentativo cbe
sincre-

sia stato

compiuto per rintracciare nel


i

tismo orientale e specialmente nel


religiosit babilonese

mondo

della
di

filoni di tradizione e

pensiero da cui rampollarono la bizzarra teodi-

eea e

la

fantastica

antropologia
il

gnostica,
sui

quello di

W.

Bousset,
dello

cui

volume

pro-

blemi capitali
1907, segnava

gnosticismo,

apparso

nel

innegabilmente una pietra mi-

35
liare nello

sviluppo di queste

ricerclie, e

poteva

essere considerato come il massimo sforzo realizzato per porre fuori discussione la dipendenza della gnosi,

non gi

dalle correnti mistiche della

speculazione ellenistica, applicate all'esperienza


escatologica cristiana, bens dalle tendenze

del

sincretismo orientalistico. Il Bousset affermava

con particolare insistenza e imponente copia di parallelismi il fondamentale dualismo della gnosi
e

cercava laboriosamente di circoscrivere la dotdei

trina soteriologioa gnostica, alla luce delle con-

cezioni affini

sistemi

orientali,

che

della
e

gnosi

si

rivelano

come verosimili propulsori


ultimi
ann,i
si

probabili propaggini.

Le indagini
tutte,

di questi

sono
fi.no

pi

meno, svolte sul solco tracciato


il

dagli Hauptprohleme der Gnosis del Bousset,


alle

recentissime ipotesi del E.eitzenstein,


lo

quale

prendendo direttapaente
capitolo,

spunto dal loro sesto


figura
del

consacrato

alla

salvatore

gnostico,
i

dopo avere con tanto acume segnalato


e
le

punti di contatto, fra gli usi idiomatici

immagini familiari

della primitiva mistica crisi

stiana con le concezioni della misteriosofia,

accinto test, merc la testimonianza problematica delle

fonti

sincretistiche

pervenuteci

dai

lontani ritrovamenti di Turfan, a stabilire, con


analisi eccezionalmente avventurosa, la esistenza

di

un mito

soteriologico iranico, che


dei

penetrato
a

nelle concezioni religiose

popoli venuti

86 ~
contatto con Plran, aiuterebbe a spiegare,

non

solamente la soteriologia gnostica,


tutta la
cristologia
della
iniziale

ma

in genere

propaganda

evangelica.

Ma

smarritasi nella segnalazione di riavvilabili e

cinamenti

di

parallelismi

ingannevoli,
nella

la critica corre rischio cosi di

porsi
i

imfun-

possibilit assoluta di cogliere


ziali dello

tratti

differen-

gnosticismo e di intenderne la
cristianesimo
antico.

zione specifica nel

la

maniera pi salda ed

efficace di ricondurla alla

consapevolezza delle sue reali capacit e del suo


logico compito quella di risalire alle fonti ge-

nuine della propaganda gnostica, di riesumare


i

frammenti

superstiti, in cui

pi insigni suoi
capisaldi
essi

rappresentanti

consegnarono

della

loro dottrina, e di ricavare

da

la

fisiono-

mia originaria

del Ipro contrastato insegnamento.

37

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
A) Cfitica
Gli

delle Fonti.

avanzi della copiosa letteratura gnostica"

si

pos-

sono ritrovare nel loro lesto originale nella edizione di Ireneo curata dallo Stieren (I, 901-971) e nella ^e^^ergeschichte des Urehristentums di A. Hilgenfeld (Leipzig, 1884).

vati in copto,

Dei documenti pi tardivi dello gnosticismo conserdopo r edizione dello Schwartze e del
1851),

Pelermann (Gotha,
christliciien

occorre

quella dello Schmidt, nella raccolta

oggi consultare Die griechischen

derte
1905).

Schriftsteller der ersten drei Jahrhun(Koftisch-gnostsche Schrfen, B. I. Berlin,

Sulla letteratura gnostica, in generale, v. A.

Har-

nack,

Geschicie def Eusebius, I, 143-201.


II,

altchrisUichen Litteratur bis

Sulla critica delle fonti della polemica antignostica


nei padri del

del

III

IV

secolo, v. G.

Volkmar,

Die Quellen der Ketzergesehiehte bis zum, Nicnum, Leipzig, 1855; R. A. Lipsius, Zur Quellenkritik des Epiphanios, Wien, 1865 R. A. Lipsius, Die QueVen der ltesten Ketzergesehiehte, Leipzig, 1875 A. H^nack, Zur Qaellenkritik des Gnostieismus, Leipzig, 1873 H. Sthelin^ Die Gnostisehen Quellen Hippolyts, Leipzig, 1890 ; J. Kunze, De historiae gnosticismi fon^ tibus novae questiones criticae, Lipsiae, 1894 ; E. De Faye, Introduction l* elude du gnostieisme, nella Revue de l'histoire des Religons, 1903, nn. 45 e 46;
; ;
;

E. Buonaiuli,

Lo gnosticismo, Roma,

1907.

38 B) Intorno all'essenza della gnosi


J. L. von Mosheim, De rebus Chrisiianorum ante Constantinum Magnumcommentarii, Helmstadt, 1758; A. Neander, Genetische Entwiekelng der vornehmsten

gnostischen Sysieme, Berlin, 1818; J. M&iiQry Histoir Gritique du gnostielsmey Paris, 1828 F. G. Baur, Die christliehe Gnosis oder die christUehe ReligionsphiLosophie in ihres geschichtlichen Entwiekelng, Tbingen, 1835 W. Moller, Gesehichte der Kosmologie in der griechischen Kirche bit auf Origenes, Halle, 1860; T. Mansel, The gnostic Haeresies, Ed. Lightfoot, London, 1875 A. Harnack, Lehrbuch der DogmengeschiH. Weingarten, Die chte, 1^ Freiburg, 1894, 211-271 Umwandlung der ursprlnglichen christliehen Gemeindeorganisation zur Icatholischen Kirche, nella Historiche Zeitschrift, 1880, 441-67; M. Joe, Blieke in die Religionsgeschichte zu Anfang des zweiten christlichen Jahrhundert, Breslau,1880; Gr. Koffmann, Die Gnosis naeh ihrer Tendenx und Organisation, Breslau, 1881; K, Kessler, Ueber Gnosis und altbabylonische Religion, nelle Abhandlungen des fnften Orientalischen Kongresses , Berlin, 1882, 288-305; W. Brandt, Die Mandische Religion, Leipzig, 1889 A. Dieterich Abrassas. Studien zur Religionsgeschichte des ppteren Altertums, Leipzig, 1891; G. Anrich, Das aniike MyHerienwesen in senem ElnJluss auf das Christentum, Gttingen, 1894; G. "Webbermin, Religionsgesehiehtliche Studien zur Frage der Beeinfiussung des Urchrist^ntums durch das ardike
;
;

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; ;

M. Friedlnder, Der vorchristUehe


smM5, Gttingen, 1898
;

j'iidische Gnosticii)e

E.

H. Schmitt,

Gnosis

39 ~
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;

Plotin's

C. Schmidt, Die Stellung-zum Gnosticismus und lrchlichen Christentums, Leipzig, 1900; K. Liechtenhan, Die Offerbarung im Gnosticismus, Gltingen, 1901 R. Reitzenstein, Poimandres, Leipzig, 1904; Die hellenistif.

d.

class.

Alt.

F.

1,

1503-1533

che Mysterienreligionen,

2, Leipzig, 1920; E. De Faye, Gnostiques et Gnosticisme. Elude critigue des documents dii gnosticisme chrtin aux II et III sicles, Paris, 1913; R. Reitzenstein, Die Gtin Psyche in der hellenistischen und frhchrstlichen Literaiur, nei Sitzungsberichte der heidelberger Akademie der Wissenschaften del 1917 ; Das man^ische Bach der Herrn der Grosse und die EoangelieniXberUeferung negli stessi atti accademici del 1919 ; Das

iranische Erisungsmysterium. Religongeschichtliclie

Unlersuchungen, Bonn, 1921 (un riassunto delle concluquesto saggio dato dal Reitzenstein medesimo nella Zeitschrift fiir die neutestamentliche Wissensioni di

schaft

del 1921).

TESTI ORIGINALI GNOSTICI


I

grandi maestri della gnosi


la

Pieno sempre dell'idea ohe


Chiesa
il

storia

della
il

campo

della lotta

incessante fra

Logos e il demonio, Eusebio osserva al e. 7. del L. IIP della sua storia ecclesiastica che, risplendendo ormai dovunque, come altrettanti astri, le comunit cristiane, il nemico irreconciliabile
della verit e della salvezza degli tomini, pens
di affliggerle, oltre
riori,

che con

le

persecuzioni este-

anche con i come a due teste e a due lingue, due discepoli di Menandro, Saturnino Antiocheno e Basilide Alessandrino, che costituirono l'uno in Siria, l'altro in Egitto, due perniciose scuole di eretici. E soggiunge che molti difesero allora la verit, tra cui va segnalato Agrippa Castore, il quale pose in luce meridiana le aberrazioni di
dissensi interni e suscit

un serpente

Basii ide, che, simile a Pitagora, prescriveva fra


l'altro ai suoi

seguaci

un

silenzio quinquennale.

Quando dopo le vittorie di Costantino su Massenzio e di Licinio su Massimino, che a lui apparivano come il trionfo definitivo del cristianesimo sul paganesimo, Eusebio raccoglieva

42
nella sua grande opera la biblioteca apologetica
della

societ

cristiana nei primi

tre secoli, lo

gnosticismo, definitivamente oltrepassato da altre


controversie e da
giche, aveva gi smarrito, nella
raria del cristianesimo
colto,
i

nuove preoccupazioni memoria


suoi
si affidi,"

teololettee

precisi

genuini connotati. Ohi

per ricostruirne

la genesi e lo sviluppo, alle

pure testimonianze

dei polemisti ecclesiastici, si espne fatalmente


al rischio dei

pi grossolani equivoci e delle pi

aperte deformazioni.

Lo gnosticismo

dell'eiJ

sua

aurea, del secondo secolo, cio, occorre studiarlo

unicamente sui frammenti sporadici dei suoi pi


insigni rappresentanti, Baslde ed Isidoro, Qar-

pocrate ed Epifane,

Valentino,

Eracleone,

To-

lomeo, Marco, Teodoto, Marcione.

BASILIDE ED ISIDORO
Per assegnare il limite cronologico all'attivit di questi due insigni rappresentanti del pensiero gnostico, noi non possediamo dato pi attendibile che quello fornitoci da Clemente Alessandrino, il quale nel L. VII dei suoi Stromata (17-106), dopo aver rapidamente accennato alla predicazione cristiana
continua:
sotto Nerone,

tempi dell'imperatore Adriano (117-128) apparvero coloro che


tardi, verso
i

Pi
-i

escogitarono

sistemi ereticali e vissero fino al-

48
l'epoca di
silide .

Antonino seniore

(138-161),

come Bacollofiglio

Verso questa seconda data deve carsi anche Fattivit letteraria di Isidoro,
e scolaro di Basilide.

I passi di Basilide e

di

Isidoro,

superstiti

nelle citazioni degli scrittori di chiesa, sono re-

Jativamente numerosi. Li ha conservati quasi tutti Clemente Alessandrino, il dottissimo successore di Panteno nella Direzione del SiSaaxa.Xsiov cristiano di Alessandria,
il

quale,

mirando
i

fra gli ultimi anni del secondo secolo e

primi

una piena e stabile armonia del sapere profano e della credenza religiosa, riprendeva in esame il programma degli
dei terzo a raggiungere

gnostici di

cinquant'anni

prima,
j

registrava
diretto

nei suoi

eruditissimi

Tappeti

l'eco

dalle loro teorie.

Non meno
di

di

dodici

sono

passi di Basilide e

Isidoro
o nel

conservatici
loro

da

Clemente o

alla'

lettera

contenuto,
26.163;

riassunto (Stromata,

IL

3.10; 6.27; 8.36; 20.11:^;

IPL;iy.

12.81;

12.86;

24.153;

Y.

1.3; 11.75; YI. 6.55): ad essi possiamo aggiungerne qualche altro, ricavato dalle citazioni di

Origene e degli Acta Archlai. Li registreremo e li esamineremo qui secondo una disposizione logica che ci consenta di raffigurarci la fisionomia autentica del sistema basilidiano, senza
chiedere che informazioni supplementari agli apprezzamenti che troviamo negli scrittori ecclesiastici.

44 ~
E
poich a base
religiosa
di
sta

ogni pratica e di ogni


il

dottrina

fatto

fondamentale
riferimenti
di

della fede,

vediamo come Basilide concepiva

l'atto di fede.

Abbiamo quattro

Clemente che ci illuminano su questo punto. Il primo racchiude una vera definizione della fede, consona perfettamente a quella della lettera agli Ebrei (XI. 1): i seguaci dunque di Basilide
definiscono la fede

come

l'adesione

dell'anima

ad una di quelle realt che non colpiscono le facolt sensibili, non essendo presenti (IL 6-27). Il secondo accenna alla natura della elezione

come ad un dono soprannaturale Basilide concep l'elezione come straniera al mondo, per:

ch di natura supercosmica (IV. 26.163). Il terzo racchiude tutta un'argomentazione ad hominem di Clemente, la quale ci fa intendere come i Basilidiani facevano della fede una reale
entit^ deposta nel nostro spirito dal volere be-

nevolo del Padre, in virt della quale noi siamo capaci di assurgere naturalmente alla comprensione del

mondo divino

in realt, se

con-

sentito di toccare

intellettualmente

Iddio
il

per

virt di natura,
sostiene che la

come opina

Basilide,

quale

forma pi alta di conoscenza la fede, il regno, la capacit appunto costituisce creativa della bellezza, e quindi una sostanza degna e congiunta del Creatore, allora converr che si definisca, la fede, come una essenza, e non gi una capacit, una natura, un' ipostasi,

45

splendore illimitato di una creatura impareggiabile, non pi ragionevole-adesione di un'anima


libera
(1).

Divengono

cosi sterili e

vani

pre-

Vecchio come del Nuovo Testa mento, attuandosi naturalmente la salvezza di cbi destinato a salvarsi, come vuole Valentino, e .si credenti ed eletti pure per virt di
cetti tanto del

natura,
sibile,

come

ritiene Basilide.

Era dunque pos-

indipendentemente dalla venuta del Salvatore, che col tempo, in un momento determinato, potesse giungere la natura al meriggio del suo splendore. Ma se costoro diranno necessaria la presenza al

mondo

del Signore, svani-

scono senz'altro dalle loro mani


tesi,

tutte

le

pre-

tese propriet della natura: poich in tale ipo-

non per virt di natura, bens per merito


si

della dottrina, della parificazione interiore, della

rettitudine delle opere,


l'elezione (V.. 1. 3).

compie
questo

e si

realizza

Da

tratto,

che
inci'si

reso difficile dalla presenza indubbia


basilidiani che

di

Clemente tenta

di porre in conla

tradizione l'uno contro l'altro, appare

con-

cezione che Basilide proponeva della fede

come

una

reale entit, vivente nello spirito degli eletti

Come gli uomini recano, secondo Basilide, dal loro viaggio ultra-mondano,
e dei predestinati.
Interpreto

(1)

il

passo, di ardua restituzione paleo-

gcaftca,

secondo

le plausibili

congetture del Potter e

dello Sthlin.

46
gli spiriti concreti

delle passioni, recano anche,

dal dominio beato del Padre, la creatura sovrana


della fede. Il

quarto riferimento di
Basilide

Clemente
fede
ci

alla dottrina di

intorno

alla
:

conferma in questa interpretazione

I seguaci

di Basilide ritengono naturale la fede, in quanto


la collocano nell'atto stesso della elezione,

cavirt

pace di percepire

le realt conoscibili in

di una intuizione mentale, indipendentemente da ogni dimostrazione. Dicono inoltre i seguaci

di Basilide ohe la elezione e la fede sono


nesse, secondo ciascun intervallo
(3.),

con-

e che d'altra

parte la fede cosmica di tutta la natura sorta

per conseguenza della divina elezione, e a cia-

scuno conferito il dono della fede, in proporzione della sua speranza (II 3. 10.) (2). Ma in quale sfera di credenze, secondo Basilide, si esercita la fede, che gli eletti portano

(1)

PoicJi

astrologhi

ed indica

noi dobbiamo

vocabolo usitatissimo dagli periodi dei movimenti siderei pensare che il destino dell'eletto e del
Stdaxvjiia
i

credente fosse, secndo Basilide, posto in armonia con particolari circostanze astrali.
(2)

Clemente Alessandrino combatte

la

concezione

Basilidiaha della fede, come quella che distrugge ogni sua spontaneit e quindi ogni suo merito. Ma non

annulla per questo il colore gnoseologico dell'atto centrale della vita religiosa. Nel quinto libro degli S tramata (3, 13) riprende per suo conto 1* argomento

osservando

Colui che spera,

come

colui che crede,

47
anima in virt di un infallibile decreto del Padre non generato ? La risposta al problema non agevole. Parecchi critici di vanella loro
lore,

quali

il

Bousset e
il

il

Hilgenfeld,

sostenaltri

gono che pi marcatamente di tutti


sistemi gnostici,
lista,

gli

sistema Basilidiano fu dua-

fu anzi una vera anticipazione del sistema

manicheo, coordinando gi nei primi decenni del secondo secolo quelle correnti dualistiche
persiane che dovevano trovare in
secolo

Mani

il

loro

espositore pi organico e sediicente, pi di

un

Per procedere con la maggiore chiarezza possibile vediamo di farci un'idea del processo logico, che ha. guidato la formazione del pensiero basilidiano. Il problma che colpisce pi profondamente Basilide, come gli altri gnostici, sembra essere stato il problema del male e del dolore. Quale rapporto intercede fra
dopo.
. .

scorge,

con

l'intelligenza,

le

realt

conoscibili e gli
giustizia,
del-

eventi futuri.

Quando parliamo
le

della

l'onest, della verit stessa, parliamo di cose

che mai

vedemmo con
la

nostra

nostre pupille, bens solamente con intelligenza. E il Verbo di Dio ha detto:

Io

sono la verit (G-iov. XIV. 6). Con l'intelligenza dunque da contemplarsi il Verbo. Ma quali mai
chiamerai
Quelli
tu
autentici,
si

domanda Platone? indugiano volentieri nella contemplazione della verit. Ora il medesimo Platone nei Fedro si spieg, asserendo che la verit l'idea e la riflessione di Dio. U che barbari espressero con
filosofi

(Rep. V.)

che

le parole:

Il

Verbo

Dio

_ 48
etica?

la sofferenza fisica e psichica e la responsabilit

problema Basilide scorge una esemplificazione pi tormentosa nel martirio. Come mai i virtuosi per eccellenza, gli eletti,

Di

tale

possono essere esposti, nonostante la loro altezza


morale, alle rappresaglie decretate dal potere co-

Clemente Alessandrino ci conserva, per fortuna in una citazione testuale, la risposta di Nel vigesimo terzo libro dei suoi Basilide
stituito ?
:

Esegetici, egli cosi parla dei puniti col martirio

Io dico che quanti son colpiti da quelle che son

chiamate

tribolazioni,

effettivamente
.

rei

non

sospetti di altre cadute, sono condotti a questo

bene, per bont di colui che conduce, tratti fal-

samente in causa per altre ragioni, (1) onde non soffrano come cpndannati per male fatte patenti, n ricoperti di vituperio, come (potrebbero esserlo) l'adultero o l'omicida, bens

come
li

cristiani

ritrovati

naturalmente

tali, il

che

sollever
il

in

modo da non
se alcuno

far quasi sentir loro

dolore.

sia tratto al

completamente immune di colpa patire, caso veramente raro, n pur

(l) Il lesto

di

difficile

interpretazione.
:

codici

recano concordemente

la

lezione

x?'^^'^^'^'^'^^ '^^^ Trepi-

aY<SvTo? tXXa ^ cXXwv 6vT<q yxaXofjisvo?.

Lo Schwartz

correggere I'Svtok; in o^ SsvTt?; lo Stahlin, pi verosimiimente, di cambiarlo in l^suic, e in tal modo il passo corrisponde convenientemente alla concezione basilidiana della metempsicosi e dei cicli andi

propone

teriori della vita e delle azioni

umane.

-.49
questi soffrir a
tere costituito,

come
solita soffrire

norma

del divisamento del po-

ma

soffrir

l'et infantile, clie

pur sembrava non aver mai


dice
:

peccato.

poco dopo nuovamente

Come

dunque
alt

la et infantile, che.

mai pecc in anuna diuturna ereal

tecedenza, che nulla di peccaminoso ha in re-

commesso,

ma ha

in se

dit di

peccato,

quando soggiaccia
nulla

dolore,

ne ricava vantaggio, lucrando molti ardui beni,


cosi,

se gl'iniziato, in

attualmente
soffri,

colpe-

vole, patisca

abbia patito,

non diver-

samente dal fanciullo, avendo in


di peccare,

s la capacit

ma non cogliendo l'occasione del non pecc egli ma non da tenerglisi conto, se non pecc. Poich come chi vuole commettere adulterio, adultero, pur se non raggiunge il suo intento, e chi vuol commettere omicidio, omicida, pur non "potendo ucpeccato,
;

'

cidere, cosi colui, che dico


lo

immune'

di colpa, se
sia

veda

soffrire,

pur se di nulla che

male
per la

possa ritenersi autore, lo dir malvagio,

volont di mal fare. Perch tutto mi farete dire

fuorch che la Provvidenza sia cattiva.

poco

dopo dice apertamente anche del Signore come di semplice uomo: Se poi, lasciati da parte tutti questi discorsi, ti proporrai di confondermi, ricordando determinati individui, come ad esempio dicendo: il tale dunque pecc, perch il tale
soffr,

se permetterai, risponder:

non

pecc,
se

ma

era simile al fanciullo ohe soffre.

ancora

50
tu voglia- stringere di pi
il

tuo

discorso,

ri-

qualunque uomo tu voglia nominare uomo, e giusto (soltanto) Iddio. Nessuno


sponder
infatti,
:

come

disse

un

tale

(Giobbe
e

mondo
si

dal sudiciume (IV. 12-81

XIV) ss.). Come


:

vede,

Clemente

scorge

nelle ultime parole


al

di

Basilide

un'allusione

Cristo,

che

era

lontanissima forse dalla


stico. Il

intenzione

dello' gno-

Cristo troppo in alto nella


gnosi,

specula-

zione mistica della

per poter

supporre

cbe Basilide attribuisca anche alla sua passione

un

significato espiatorio di colpe o di attitudini

alla colpa, personali. (1)

Clemente
delle

inoltre

cir-

coscrive di troppo

la

portata

considera-

zioni basilidiane, supponendo che esse siano suggerite


e

unicamente dallo spettacolo del martirio,


tosto dallo spettacolo
dell'infinito
e

non pi

innumerevole dolore che nel mondo. Il dotto contrappone alla desolata conclusione dello gnostico un argomento ad hominem: se il martirio fosse unicamente l'espiazione di antecedenti pene, si dovrebbe dire che anche la fede e l'insegnamento religioso
scrittore Alessandrino

sono cooperatori

strumenti

del

dolore.

Cle-

(1) Tutti gli gnostici sono doceti e quindi non ammettono la realt delle passioni. Nel caso nostro, noi sappiamo da Clemente (Str. I* 21, 146) che basilidani celebravano il battesimo di Ges {mcpd'^s'.a) con una speciale solennit, trascorrendo tutta la notte ani

tecedente in pie letture.

51

mente non risolve cosi la formidabile difficolt contro la Provvidenza che Basilide si era proposto. Come anche interpreta alquanto arbitrariamente il pensiero basilidiano, quando afferma che ammettendo un male e un peccato che svolgono fatalmente il loro predominio e meritano la pena, Basilide ha inito col divinizzare Appare in(O-sL^cov tv SLa^oXov). il demonio fine verosimile che l'accusa mossa ai basilidiani
di togliere merito iis

qui

usque ad mortem

certant pr veritate, ut confteantur coram ho-

minibus Jesum (Origene, Comm. in Mt. 38) sia nata dall'aver frainteso e deformato l'opinione secondo la quale ogni dolore, martirio
compreso, l'espiazione
Indiscutibile appare
basilidiana
di-

colpe

peronali

re-

mote, o della semplice inclinazione a

peccare.

pi

tosto

la

credenza

nella

metempsicosi.
dice
(il

Commentando

Rom. VII, Origene


come tutto

testo si conserva solo

nella versione latina di Rufino):

N^n

rilevando

ci dovesse essere inteso della legge

naturale, Basilide stravolse la parola apostolica


a significare stolide ed

empie

favole,

preci-

samente

alla

credenza

pitagorica,

secondo la

quale le anime passano di corpo in corpo. Tale

credenza egli si sforza di ricavare dalla sentenza dell'apostolo, con queste parole l'apostolo
:

disse
dire,

io

vivevo un tempo senza legge,

vale a

prima di scendere in questo corpo, vissi in quella foggia di organismo che non era sot-

52
toposta a legge, e precisamente nella forma di

un quadrupede o di un uccello . Che cosa pensare infine del dualismo


Jidiano?
tori
Il

basiasser-

passo pi invocato
negli

dai

suoi

contenuto
episcopi

Ada

disputationis

Ar-

chelai

siarcJiae (1), e

Mesopotamiae et Manetis heresuona cos (e. 55): Ci fu tra i


tal predicatore di

persiani

(2)

un

nome

Basilide

pi antico (di Mani), vissuto non molto tempo pi tardi dei nostri apostoli, il quale, essendo
inesauribile in risorse e avendo constatato

che

a quel tempo

tutte

le

possibili

ipotesi

erano

state escogitate, volle

proclamare il medesimo dualismo caro a Sciziano (3). Ma nulla essendo in grado di dire che fosse originale, si sforz

(1) Quest'opera, conservata solameiile in una versione latina della fine del quarto secolo, fu scritta, probabilmente in greco, da Egemonio, nella prima met del medesimo secolo, e fa il resoconto di una

immaginaria disputa tra Archelao vescovo di Career nella Mesopoiamia e Mani. Il testo fu edito la prima
volta dallo Zaccagni, nel 1698 (Cjllectanea

Monumen.

veterum). Di recente il Traube venne in possesso di un codice pi completo dell'opera, che affid allo studio del Beeson, il quale ha potuto cos dare un'edizione molto migliore del prezioso scritto, nella raccolta berlinese degli scrittori greci dei primi tre secoli.
(2)

Si noti subito la inesattezza dello scrittore. Ba-

silide

non fu mai propagandista in Persia. (3) Il presunto maestro di Memi.

53 di

cambiare

la

terminologia

si clie

suoi libri

rigurgitano di oscurit inafferrabili.


perstite

Esiste su-

un decimo
:

terzo libro dei suoi trattati,

di cui ecco l'inizio


il

in

procinto di

stendere
la

decimoterzo libro dei nostri trattati,

pae

rola salutare soccorre offrendoci

un opportuno
parabola
esso

profittevole spunto.

Mediante

la

del

ricco e del povero, (Le.


le

XYI,

20),

addita

scaturigini della natura priva di radice e di

collocazione spaziale, che sopravviene sulle cose.

poco dopo, interposte un cinquecento parole,


torna
sull'argomento,

Basilide

esclamando:

Usciamo dunque da simile stolta e curiosa incostanza Indaghiamo pi tosto quel che anche i barbari specularono intorno al bene e al male
!

a quali conclusioni pervennero sull'argomento.


i

Alcuni di loro sostennero che due sono


cipi della realt, e

pri)i-

all'uno
il

e
e

all'altro
il

riporta-

rono rispettivamente

bene

male, asserendo

che essi

[n-on

avevano principio, non avevano


aventi in

generazione, che in altri termini esisterono agli


inizi delle cose la luce e le tenebre,
s la ragione della propria esistenza.
realt, dotate della

Queste due

propria sussistenza, trascor

revano ciascuna la propria vita, la vita prescelta


e appropriata.

ciascuno infatti

caro

quel

che proprio, e nulla appare a se stesso, male.

che l'una e noscenza reciproca, e


visto la luce,

Ma dopo

l'altra

le

tenebre

pervennero alla coebbero intrastimolo


dell'avida

come

sotto lo

54

concupiscenza del meglio, cominciarono ad inseguirla e ad ardere dalla

brama
(1).

di

accoppiarsi

ad

essa, di

parteciparne

Tale inquietudine
invece,
in-

colpi solamente le tenebre, la luce

capace di ricavare alcunch dalle tenebre, non

mossa da alcuna vaghezza di esse, ma solamente sub la libidine della contemplazione. E riguard nelle tenebre, come attraverso uno specchio. Sicch pervenne alle tenebre unicamente un'indicazione e precisamente il colore della luce, mentre la luce, per proprio conto, non fece che guardare e ritrarsi, senza assorera
bire alcun elemento dalle

tenebre.

Le tenebre
una vista
materia,

dal canto loro ricavarono dalla luce


fugace, l'indicazione e
il

colore

della

nel quale erano apparse ad essa

antitetiche.

poich

inferiori

per

natura

dalla natura superiore

avevano ricavato non gi una vera luce,

un'apparenza e un' indicazione pure solamente un'apparenza e un'indicazione del bene riuscirono ad attirare, mediante una appropriazione indebita. Per questo non esiste la compiuta bont in questo mondo, e il bene che vi si ritrova in quantit miserevolmente esigua, perch scarso fu pure il contingente di bont, che inizialmente fu incordella luce,
cos,

ma

solamente

(1)

Qui finiva
Il

la

citazione nel codice utilizzato dallo citazione pi

Zaccagni. ampia.

endice del Traube ha una

55
pur tuttavia mediante questo sottile elemento di luce, diciamo meglio, in virt di questa tal quale apparenza di luce, le creature furono in grado di generare una somiglia^nza aspirante a quel connubio che avevano realizzato con la luce .
porato.

innegabile che sorprendenti

affinit

cor-

rono fra questo mito cosmogonico

esposto

dal

frammento basilidiano, e la cosmogonia dualistica manichea (1). Ma prima di definire peren-

P. Alfaric

in base ai testi ricuperati, di cui ha fatto une raccolta cosi diligente [Les "crltures mante hennes, Paris, 1918), e F. Gumont una analisi cos sagace {Recherehes sur le faniehisme,
(1)

La possiamo,

Bruxelles, 1908), tratteggiare a questo modo: Priche l'universo visibile avesse origine sussistevano due supremi principi: l'uno buono, l'altro perverso. La dimora del primo, del Padre della Grandezza, era nella regione della Luce. Egli si moltiplicava in cinque ipostasi: intelligenza, la ragione, il pensiero, la riflessione, la volont. La dimora del sovrano delle tenebre era invece nella terra oscura e le sue ipostasi erano il fumo, il fuoco, il vento, l' acqua, l' abisso. Il sovrano delle tenebre concep vap^hezza della terra luminosa. Le cinque ipostasi celestiali tremarono al1

ma

l'

imminenza
:

dell'assalto.

Il

Padre

della

G-randezza

pens

dei miei cinque mondi, fatti per la gioia e per

la pace, nessuno mander alla guerra. Io stesso affronter Tavversario. Evoc allora la Madre della Vita

e questa a sua volta l'etereo Uomo primordiale. Il quale si copri da prima con la soave brezza mattutina; si avvilupp di luce come in un mantello scin-


noi dobbiamo tenere

56
il

~
sistema
debito
di

toriamente per dualista

Basilide,

nel

conto

alcune
diritto

circostanze. Innanzi tutto

non abbiamo

di escludere dalla citazione degli

qualsiasi intenzionale

Aeta Archelai deformazione. Egemonio


visibile

dominato in maniera pazione di mostrare che

dalla

preoccu-

la predicazione di

Mani

non

nuova. Non difficile che questa preoccupazione l'abbia tratto ad adattare il fram-

tillante; gett sulla luce la

fluidit delie acque; imfuoco come una lencia; e si precipito dall'alto della regione luminosa, alla ditesa della sua minacciata frontiera. Lo precedeva un angelo, recante nella destra la corona della vittoria. L*uomo primordiale proiettava dinanzi a s la sua luce e, scorgendola, il sovrano delie tenebre pens: Ec^o, quel -che andavo cercando lontano, lo trover presso di me. Si arm anch'egli dei suoi cinque elementi e affront l'uomo primordiale. In procinto- di essere sopraffatto questi, simile a cIj volendo sopprimere un nemico gli dona un dolce avvelenato, pens di darsi con i suoi cinque figli, in pasto al vincitore. Ma male glie ne incolse. Quando i figli delle Tenebre ne ebbero assaporato, i cinque dei luminosi che avevano combattuto con l'uomo primordiale smarrirono l'intelligenza. L'uomo primordiale per ricuper presto la ragione e per sette volte lev al Padre della Grandezza un'accorata preghiera. Mosso a piet, il Padre evoca lo Spirito Vivente e questi vola ad anrancare il prigioniero della Tenebre. Lo chiama a nome, lo trae con. la destra fuori della sua prigione, e si accinge poi a riscattare tutti gli elementi di luce che la vittoria del sovrano

pugn

il

delle

Tenebre aveva trascinato, nell'abisso.

tal

fine

57

mento basilidiano in modo da renderlo pi vicino all'insegnamento manicheo. In secondo


luogo, a pensarci bene, l'affinit tra la cosmogonogia basilidiana e quella manichea appare pi formale che sostanziale. Le immagini sono concordi, il contenuto diverso. Per Mani, luce
e

tenebre sono due poteri equipollenti

essi lot-

tano ad armi pari, tanto varo che la luce ha


la

peggio nel duello con

le tenebre.

Per Basi-

Io Spirito

Vivente comanda a tre dei suoi jBglL che


figli

l'uno uccida, l'altro scuoi gli arconti


il

delie tenebre,

terzo

conduca

alla
il

Madre

della

Vita.
le

La Madre

della Vita distende


fa dodici cieli.

firmamento con

loro pelli, ne

dimora

delle tenebre, ne

Sono poi gettate le loro carcasse sulla nascono otto terre. Non era
le

cosi esaurita la quantit di luce che gli arconti tene-

vano ancora avvinta. Manifestando loro


raggianli, lo Spirito Vivente
l

sue forme

costringe a restituirne una nuo-va poFzione, per formare due vascelli luminosi, il sole e la luna, destinati a traghettare la luce adagio adagio affrancata dai vincoli del sovrano tenebroso, e tutte le stelle. Dopo ci un terzo essere redentore, il Messaggero, imprime a tutta la macchina cosmica, cos formata, il suo ritmico movimento e il silenzioso proces.so di reintegrazione della luce ha

principio.

Quando il sovrano delle tenebre vide l'immenso piano concepito ed attuato per strappargli gli elementi di luce che la vittoria sull' Uomo primordiale ed i cinque suoi elementi, gli aveva procacciato, concep profondi sentimenti d irritazione e di gelosia, quali gli suggerirono di foggiare corpi umani e in essile forme dei due sessi, la maschile e la femminile, onde
i

58
lide le tenebre sono inesorabilmente inferiori, e

mondo, esprime lo sforzo che esse Hanno compiuto per emulare l'apparizione momentanea della luce, che ha per
il

po'

di

bene

clie

nel

un attimo
e cupidi.

brillato dinanzi ai loro occhi attor, iti

Nessuno contesta il fatto che la speculazione gnostica abbia cercato elementi anche
fra
i

barbari e che quindi anche infiltrazioni


fatto

persiane dualistiche abbiano

apparizione

nei tentativi sincretistici della gnosi basilidiana.


contraffare
il

due grandi vascelli luminosi, che sono come questi in un processo di riscatto cosmico in cui tutta la ragione dell'universo, servono al trasporto della luce affrancata verso la sua primitiva sede, cosi i sess/, vascelli nefandi di
i

sole e la luna. Affinch,

oscurit, servissero a

tenere indefinittmente prigioniera la luce e a farla senza posa trasmigrare attra-

verso l'esistenza del male

un

gioielliere, ritraendo la

l'incide

su

di

del dolore. Come quando forma di un elefante bianco un cammeo, cos il sovrano delle tenebre
"e

ricapitol nell'organismo

umano

le fattezze del

cosmo

Imprigion

l'etere

puro nella

citt

delle ossa, suscit

il pensiero oscuro e vi piant un albero di morteImprigion poi il vento mirabile nella citt dei nervi suscit il sentimento oscuro e vi piant un albero di morte. Imprigion l'acqua monda nella citt della carne, suscit rmlelli ganza oscura e vi piant un albero di morte. Imprigion il fuoco celeste nella citt della pelle, suscit il ragionamento oscuro e vi piant

un albero

di

morte.

cinque alberi mortiferi piantali dal

sovrano delle tenebre

si espandono nel misero organismo dell'uomo. L'albero del pensiero oscuro preme
il

dentro la citt delle vene;

suo frutto

l'odio. L'ai-

59

Nell'immenso sforzo ohe la coltura orientale compie nei primi secoli d-ell'im.pero per soggiogare l'Occidente, qualcuno pot essere in dubbio per qualche momento su chi era destinato al successo, la Palestina o la Persia. Ma quel che

non lecito sostenere, che Basilide sia stato un dualista rigido e consapevole come Mani, Tanto pi che noi non dobbiamo dimenticare
che l'aver posto degli esseri intermediari fra il Padre ingenerato e la materia, esseri forniti di
bere del sentimento oscuro spinge dentro la citt dei nervi : il suo frutto l'iracondia. L'albero della riflessione oscura stimola dentro la citt delle vene; il suo frutto la lussuria. L'albero dell'intelletto oscuro cresce nella citt della carne: il suo frutto la collera. L'albero dei ragionamento oscuro sospinge la citt della pelle; il suo frutto la fatuit. L'uomo cosi come stretto in un cesto, intessuio di serpenti, che con la testa verso di lui emettono il loro alito velenoso. Per questo la Madre della Vita, 1' Uomo primordiale, lo Spirito Vivente, il Messaggero, vollero, continuando la loro opera misericordiosa, invocare per lui un nuovo salvatore. E questo fu Ges. Ges il luminoso e il
sapiente dest l'inconsapevole
lungo, martirio della luce nel
tigli delle

Adamo,

gli

addit

il

mondo, esposta

agli ar-

belve e ai denti dei ghiottoni, mescolata a quanto esste, chiusa nel lezzo delle tenebre. Illuminato dalla grande rivelazione. Adamo si guarda intorno e scoppia in singhiozzi. Leva come fiera ruggente la sua voce, si strappa i capelli e grida maledizione a colui che ha formalo il mio corpo, che ha cos fatto schiava la mia anima di luce, agli arconti tenebrosi che l'hanno trascinata in ceppi .
:

60
attivit e poteri autonomi,

errore gli scrittori

pu aver indotto in ecclesiastici e pu aver fatto

loro pensare che gli gnostici, o alcuni fra essi,

negavano l'unit

di Dio.

E
mento mente

tipico a questo proposito


basilidiano,
(Str.

IL

8.

framda Olesempre conservatoci 36) a commento dei motto


altro
cp^oc,

un

sapienziale: p^"^
della Sapienza
di Basilide
il

GO(picx.c,,

xupiou, principio
:

timor del Signore

I seguaci

il motto, dicono che supremo, lo avendo percepito (1) la voce dello spirito serviente, fu colto da stupore all'improvviso udire e vedere, avendo l'annuncio della buona novella superato ogni aspet-

commentando

stesso Arconte

tativa, e tale stupore fu detto timore, inizio di

ogni sapienza, cosi di quella


affinit,

che riconosce
ripartito

le

come

di quella

che perfeziona, come di

quella che reintegra.


il

Avendo

non

solo

mondo,

ma

anche

l'elezione, alla

fine Colui,

che sopra tutto, invia .. Basilide evidentemente non concepisce l'universo come il terreno
testimonianza di Ireneo, (Arfo. Haer. sostenevano che gli angeli i quali sostengono (Teodoreto intende abitano ) il cielo ultinno, quello precisamente che da noi veduto, foggiarono quanto nel cosmo e si ripartirono il dominio di quanto sulla terra. Arconte di tutti loro quegli il quale figura come Dio degli Ebrei. E poich esso volle sottoporre alla razza prediletta, agli ebrei, tutte
(l)

Secondo

la

I.

23)

basilidiani

le altre genti, gli altri

angeli

si

coalizzarono

contro

di lui .

61
della lotta di

due avversari

di pari energia.

Lo

concepisce pi tosto

come un poema di una maniinferiori.

festazione divina, contro cui rileva impotente la

emulazione e l'invidia di esseri

Ma

quel parlare di un arconte supremo che prova stupore alle opere del Padre, doveva far pensare e dire ad avversari non imparziali che egli era

un
X,

dualista.
7,

Clemente

4)

stesso assevera (Str, VII nuovamente Mos, non permetsi

tendo che altari e delubri


luoghi,

costruissero in molti

ma un

solo

annunci mnogenito
silide,

il

tempio innalzando a Dio, mondo, come pur dice Ba-

e -l'uno solo Dio,

come non pare per

Basilide .

Mentre

lo

stesso

Clemente registra

altrove (IV. 12. 86)

un

tratto basilidiano di sa-

pore monoteistico, in quanto accenna all'unit fondamentale della provvindenza suprema, pure
attraverso la variet delle

sue manifestazioni:

Come

dic~e lo

stesso Basilide,

abbiamo concevolere
di

pito

una parte

del

cos
il

detto
tutto,

Dio,

come quella che ama


l'altra

onde tutto con;

servi la ragione, l'ordine, la proporzione nel tutto

parte data

dal

desiderio

di nulla,

la

terza dalla incapacit di odiare.

Di straordinario

interesse, tali

da porci d'un
tutto
il

colpo in grado di intuire la base della specula-

zione gnostica, la scaturigine forse di


sistema basilidiano e
cui esso mirava, sono
il
i

programma

sincretistico
basili-

frammenti dei

diani relativi alle concezioni antropologiche.

62

(II,

Informa sempre Clemente

20,

112)

seguaci di Basilide sono soliti chiamare


sioni appendici , ritenendoli
spiriti

le pas-

per

esdi

senza, aggiunti all'anima razionale a

causa

un turbamento
Simile
dei
basilidiani,

di

antropologia

una confusione iniziali , non retaggio esclusivo


primi

l'applicazione alla psicologia

della concezione cosmica accreditata nei

secoli del cristianesimo fra le persone colte. Bi-

sogna portarci per comprenderla, fuori del nostro

modo

abituale di concepire
il

il

mondo
sono

fisico

ed

astronomico, secondo

sistema copernicano. Gli

uomini lomeo

colti nel

secondo secolo

imbevuti

dalle idee di Ipparco {160-125 av. Or.) e di To(II sec. d. Or.).

Suppongono

cio

che

la

terra
il

circondata

dalla volta celeste, costituisca


bile dell'universo. Sette astri

centro

immo-

vaganti le si muovono intorno. L'anima dell'uomo scesa dalla sfera suprema, ma percorrendo il cammino degli astri, ha sorbito qualit impure, che costituiscono nel loro insieme come un vTijjLifxov Tiveupia, uno spirito contraffatto, che grava sul nostro
essere spirituale e

ne debilita

le capacit.

An:

cora agli inizi del secolo lY,


nel nostro precipitare verso

Arnobio scriveva
i

corpi e nel l'avsi

vicinarci al

mondo umano, accade che


prepotentemente

ap-

prendano a noi degli


per
cui

influssi dai cerchi cosmici,


al

incliniamo
le

male,

spendiamo

nostre energie in

mal

fare, ribol-

63 liamo nelle cupidigie e nell'ira, ci avvoltoliamo, miserabili, nei connubi della pubblica prostituzione {Adv. Gentes
Virgilio,
II).

Servio, lo

scoliaste di

al v. 714 del tramonto del medesimo i filosofi, insegnano cbe l'anima, scensecolo dendo nei mondi inferiori, perda qualcosa nei singoli cerchi astrali. Per cui anche gli astrologi suppongono che cosi l'anima nostra come collegati il nostro corpo siano misteriosamente alla potenza dei singoli numi. Onde appare che

commentando l'Eneide
il

L. VI, scrive, verso


:

attraverso

il

loro viaggio di
la

discesa

le

anime
Ve-

contraggono

molle inerzia di Saturno, la fo-

cosa iracondia di Marte, la lussuria acre di


di Giove, qualit coteste che suscitano

nere, la famelica avidit di Mercurio," l'ambizione


il

perturba-

mento nell'anima,

e le

impediscono di usare del


.

vigore e delle forze proprie

Ma

l'esposizione

pi precisa di questa teoria


crobio,
il
il

si

ritrova

in

Ma-

neoplatonico del quarto secolo cadente,


nell'

quale

ci

In Somnium Scpionis (P Ite 12) d una descrizione del viaggio dell' anima
serve
di

dalla sfera fssa alla terra, che

esau:

riente

commento
di quelli

all'antropologia

basilidiana
l'universo

Vi son
parti,

che

dividono

in

due
tra,

sfera

ponendo nell'una il cielo, che si chiama immobile e fssa (7rXav% CTCpatpa); nell'alla
terra,

interposta fra essa e

la

terra

stessa compresa, le sette sfere


cjTspe?).

mobili (rcXav^Tat

Secondo costoro, che sembran di tanto

64immuni da occupano il cielo. Ma quella di loro che sia presa da vaghezza del corpo e, riguardando da quella altissima e indefettibile luce, sia mossa dal latente desiderio di quella che quaggi vita chiamiamo,
pi vicini al vero, le anime beate,
qualsiasi

un

contagio

col

corpo,

adagio adagio, tratta del gravame


riori.

della

stessa

riflessione terrena, scende verso le regioni infe-

In ciascuna delle sfere

che

soggiacciono

al cielo si riveste di un'eterea

circonvoluzione,

onde possa progressivamente acconciarsi al contatto di questo argilloso indumento. Sotto la


pressione di

un

tal

gravame l'anima scesa


si

dallo

zodiaco e dalla via lattea alle sottostanti sfere,


in ciascuna di esse non solamente
nella virt del luminoso corpo,

ravvolge
in
nell'a-

ma

contrae

moti che svolger zione: nella sfera di Saturno contrae la


pari
i

tempo

singoli

capadi

cit raziocinativa e l'intelligenza, in quella

Giove

la forza dell'attivit, in quella di

Marte
na-

l'ardore del coraggio, in quella del Sole la

tura senziente e cogitante, in quella di Venere


l'istinto del desiderio, in quella di

Mercurio
della
.

la

capacit dell'espressione, in quella


l'attitudine allo sviluppo corporeo
la

Luna Avvenuta
di

morte,

1'

anima

intraprende

il

viaggio

ritorno verso la sfera fssa da cui parti


e

un giorno
at-

percorrendo in senso inverso la traiettoria


i

traverso

mondi

planetari, rilascia quelle apl'in-

pendici spirituali, che avevavo costituito

65
gombrante fardello della sua cosi detta vita nel mondo. Allora, com' detto nel Poimandres (2)
la passione e la cupidigia si

tura irragionevole.

cosi

perdono nella na"quanto rimane del-

l'uomo si precipita in alto, attraverso l'armonico collegamento del tutto. Alla prima zona
(Luna) lascia la capacit di crescere e di decrescere; alla

male, divenuta impotente


l'effimera vanit del

seconda (Mercurio) l'industre arie del Venere) alla terza


;

la stolida illusione dei desideri

alla quarta (Sole)

comando,

alla quinta (Marte)

l'empia audacia e la
sesta
titore
la.

petulante
alla

temerit

alla

(Griove) alle

l'isterilito
;

ricchezze

attaccamento perversettima (Saturno)


di
co-

insidiosa
le

menzogna.

tutte

opere

Denudata allora contratte dalla armonia


(l'anima)

smica,

perviene

nell'ottava

natura,
e.

ricca solo della sua energia primigenia


al.

unita

coro dei presenti, scioglie

un inno
.
(1)

di lode e

di

ringraziamento

al

Padre

I basilidiani

(1)

sono

distinti
il

Nei capi 111 e 131-133 della Pistis Sopliia i vari elementi dell'uGmo, la virt divina,
corpo, lo spirito imitato,
di
rvTtti.i{ji.ov

l'anima,

xvsufxa.

La formazione
con
la

quest'ultimo ha dei punti di con latto


Basilide
:

dottrina delle appendici in


i

me-

cinque grandi arconti della grande s[jiap|jisvY] la feccia, la dividono, e ne fanno diverse anime, affinch ciascuno degli arconti degli coni, ciascuno di essi, la sua parte nell'anima ponga... E i cinque- grandi arconti della grande sEiaapiavyj e l'arconte

scolano insieme

non
si

66

dissimulavano la difficolt che dalla dottrina delle appendici spirituali poteva elevarsi
contro la libert dell'umana azione. Isidoro, figlio
di Basilide,

aveva

scritto

intorno

all'anima

concresciuta
libro, in cui

strare

(Trepl Trpoacpuou? >^X^^) ^^ intiero sembra si fosse sforzato di dimocome anche avendo acquisito durante la

calata nel

mondo

perversi ospiti, l'anima

umana

del disco solare e l'arconte del disco


in

lunare soffiano mezzo, dentro ad ogni anima, e sorge fuori da essa una parte della virt . Non va forse trascurala, a proposito di questa antropologia cosmico-astrale, la concezione psicologica e pedagogica di Porfirio (De Abstin. 1 31): dobbiamo spogliarci di molte tuniche: di questa visibile e carnale, di quelle poi delle quali fummo internamente rivestili, e seguono immediatamente alle tuniche cutanee e carnee, affinch cos liberi e nudi possiamo entrare nello stadio, per concorrere alle olimpiadi dell'anima. La prima cosa che dobbiamo fare lo spogliarci altrimenti non sar possibile il combattere. E poich delle vesti che ci ricoprono altre ci sono state sovrapposte esternamente,
:

altre interiormente,

dovremo
Il

far ricorso a
atti

una duplice

foggia di spogliarci, mediante cio


diante
atti
il

esterni e

menon

segreti.

non mangiare

infatti

il

danaro offerto cosa manifesta: cosa segreta mente


ricevere
soffocare
gli appetiti .

visibile ed

esterior-

invece e invisibile

antropologica che ritroviamo nel sistema basilidiano, la pi ampia ed erudita indagine quella di W. Bousset Die Himmlsreise der Seele, in Archiv fr Religionswissenschaft > IV (1901) p. 160. e ss.
:

Sulle varie specificazioni della concezione

-. 67

dell'e-

conservava l'egemonia nella esplicazione


misfatti.
{8tr.

nergie vitali e fosse quindi responsabile dei suoi

Clemente ne riporta un frammento


20. 113):

IL

Lo

stesso Isidoro, figlio di

Basilide, nel suo

libro dell'anima concresciuta,

trattando di questa

dottrina,

quasi
:

rimprovein
realt

rando

s stesso, scrive

testualmente

se avrai lasciato

da alcuno supporre che l'anima

non

semplice,

ma

in forza delle appendici didegli es-

viene una cosa stessa con le passioni

seri* inferiori^ tutti gli scellerati fra gli

uomini

avranno buon pretesto per proclamare: fui conolente compii l'azione, non volendo operai, mentre pur ciascuno domina le proprie malvagie cupidigie ed ( reo) di non
stretto, fui trascinato,

aver lottato contro la violenza delle appendici.

Occorre che noi, innalzati a pi alto livello in virt della capacit raziocinativa, appariamo
trionfatori della

natura inferiore,
tre

giacente

in

noi

(1) .

Abbiamo
ba'silidiani

lasciati per ultimi


ci

frammeati

mostrano sul vivo come nella tradizione patristica non appaiono in tutta la
che
loro luce alcuni speciali caratteri delle dottrine

gnostiche.

Il

primo riguarda

celibato e ci fa

matrimonio e il vedere come, completando quel


il

(1)

E Clemente

postilla;

pone
(Gf.

in noi l'esistenza di

Cos anche Isidoro supdue anime, come Pitagora . I.

Teodoreto, Haer Fab.

4).

-esche risulta in qualche


clesiastici, Basii ide

modo
Isidoro
stesse

dagli scrittori ec-

hanno predicato,
ascetiche

in

armonia
di

con

le
l'

correnti

dei primi
tratta

secoli,

ideale

della

continenza. Si

un commento isidoriano al e. XIX (10 e ss.) del Vangelo di Matteo ed conservato da Clemente in quel libro terzo (1. 1 - 3) degli Stremati, che appunto consacrato tutto al matrimonio cristiano
se
:

I seguaci di Basilide la

dicono

che avendo gli apostoli formulato

domanda
il

non
:

fosse stato meglio

non

sposare,
di

Signore
nascita

rispose

non

tutti

son

capaci

comprendere
dalla

questo discorso. Vi sono eunuchi


e vi la

sono eunuchi per necessit. E spiegano cosi sentenza alcuni provano fin dalla nascita
:

avversione per la donna


di simile

quali,

approfittando

temperamento naturale, fanno bene a non prender moglie. Questi, dicono, sono eunuchi per natura. Eunuchi per necessit son
quegli esercitatori da circo
i

quali

si

vincono,

per accappararsi gloria,


siasi causa.

(1)

mutilati

per

qual-

Ma

chi eunuco per necessit,


si

non
eu-

lo per convinzione. Coloro che

fanno

ri)

Giovenale, Sat XI. 156:

Suspirat longo

non visam tempore matrem, et ca-

ingenui vultus notos tristis desiderat haedos, quales esse decet, quos arpep agenuique pudoris, nec pupillares defer in balnea dens purpura vestii; testicolos, nec vellendas iam praebuit alas raucus crassa nec apposito pavidus tegit inguina gullo .
et

sulam

69

nuchi in vista del Regno eterno, adottano costoro ed osservano simile divisamento a causa di tutto ci che consegue al matrimonio, spaventati dalla preoccupazione per l'acquisto di tutto ci che necessario. E il motto meglio sposare che ardere (intendono) come se l'apostolo

(P

Cor.

lasciare la

YII 9) avesse voluto dire non tua anima nel fuoco, notte e giorno
:

resistendo,

perennemente assillato dal timore ^d precipitare gi dal tuo stato di continente poich consumata nella lotta, l'anima finisce col disperarsi. Astieniti dunque (1), dice testualmente Isidoro nella sua Morale (passando all'esortazione), dalla donna esuberante, onde tu non sia divelto dalla grazia di Dio, e, avendo espulso da te il fuoco della passione, prega in
:'

serena coscienza.

Quando
si

per, continua, la tua


e

azione di grazia

tramuti in preghiera,

tu

(1)

Veramente

il

codice laurenziano di Glemeiite ha

vxxoi>,

lezione. accettata dallo Sllilin, e con simile

imperativo il significato del passo precisamente il ccatrario a quello da noi aio: tieniti per riparo anzich astieniti. Ma ja noi sembra che tutto il contesto e il commento con cui l'accompagna Clemente esigano che si corregga, non gi in vxou (sopporta), come ha Epifanio {Pan. h. 22, 4) in una citazione del passo, bens in Ttxou. L'vrxou appare come una variazione di amanuense, suggerita dal proposito di parodiare la dottrina di Isidoro, o provocata dalla presenza di v-cxwv e di vTxstv pochi incisi prima. La correzione in dKc^ou accettata dal Hilgenfeld.

70 implori ormai non gi di scendere,


bensi semse si tratta

plicemente di non
di

cadere, sposa.

Ohe

un povero, o di un giovane, o di uno fortements incline ai piaceri sensuali, che non vuole
sposare, secondo l'aspirazione della ragione, costui

non
:

si

allontani

mai dal
patire.

fratello;

vada

ri-

petendo

sono penetrato nella sfera delle realt

sante, nulla pi posso

qualora nutra

sospetto e timore dica:

Fratello,

imponimi
e

la

mano

(1),

affiach

io

aiuto, cos spirituale

non come

pecchi,

attinger

sensibile.

Ohe voglia

soltanto compiere ir bene, e vi riuscir. Noi di-

ciamo talora con


care,

le

labbra: non vogliamo pec-

ma

il

nostro pensiero tuffato nella colpa.

Chi in queste condizioni, (solo) per timore non compie quel che vorrebbe, onde non gli sia addebitata la punizione. La natura umana ha alcune propriet naturali strettamente necessarie ha bie ne ha altre semplicemente naturali sogno necessario e naturale (ad esempio) di vestirsi; l'appagamento dell'istinto sessuale naturale, ma non necessario >.
:

(I) Non crediamo sia artificioso, segnalare la coincidenza per cui Isidoro parla di imposizione delle mani fraterne a questo puato, precisamente come nel Van-

gelo di Matteo, alla spiegazione di Ges sugli eunuchi

Regno, segue l'imposizione, senza dubbio inmani sul capo dei fanciulli accorrenti. E non va dimenticata neppure la prescrizione analoga della lettera di Giacomo, V. 14 e ss.
per
il

tenzionale, delie sue

La
strata da

71

castigatezza dell'etica basilidiana dimo-

un altro frammento, citato liberamente Basilide dice Clemente {8tr. TV, 24, 153). da che non tutte le colpe, ohib, sono perdonate, ma solamente le involontarie e quelle commesse
per ignoranza
Infine
(1).

come gravemente

sia

stato

frainteso

l'insegnamento originale dei maestri gnostici da

qualche confutatore, appare da un passo di Isidoro,


intorno al valore della tradizione israelitica. Mentre secondo

Epifanio e Filastrio, Basilide e

suoi

seguaci giudicavano le profezie

come

espressioni

della scienza inferiore degli arconti, questo fram-

mento isdoriano afferma esplicitamente quel che


sostenuto dagli apologisti dei primi secoli, che
cio la stessa

sapienza

profana costituisce
e

un

plagio
{Str.

non confessato
6. 53).

delle dottrine profetiche:

VI,

Isidoro, figlio
libro delle

discepolo di

Basilide, nel
al

primo

sue

spiegazioni

profeta Parcor scrive anche lui (precede


:

una
di-

sentenza affine di Valentino) testualmente

cono

gli Attici

che alcune verit furono rivelate


;

a Socrate seguendolo allato


e Aristotele dice

demoni:

un divino ispiratore che tutti gli uomini usano di quali li seguono durante il loro mi-

(1) Onde Clemente ne lo rimprovera, osservando che simile limitazione implica un'adeguazione della misericordia di Dio alle consuetudini umane.

72
grare ne] corpo
(1).

Cos egli accoglie una dotnei

trina profetica e la trapianta

propri

libri,

non confessando per


tinto simile sentenza.

la fnte

donde aveva

at-

nel secondo libro della

un di presso scrive: Ne pensi alcuno che quanto diciamo come proprio degli eletti sia stato predetto da alcuni j&losof. Non infatti un loro ritrovato, ma avendolo

medesima opera

cosi a

attinto dai profeti, lo attribuirono a chi conce-

pirono come sapiente

desimo libro
si

nuovamente nel meme sembra che coloro i quali


(2).

atteggiano a

filosofi.. dovrebbero

sapere che cosa

la quercia alata e su di essa


tello,

il

variopinto

man.

tutte cose

che Eerecide

allegoricamente

teologizz, attingendole dalla profezia di

Cam

Registrati e collocati cosi secondo


di svolgimento logico
i

un piano

passi superstiti di Basi-

li) Apuleio nel De deo Socratis (e, 20, ed. Goldbacher, p. 23.6) accenna: credo plerosque vestrum

hoc quod commodo


pendio mirari
si quis

dsc cunctanctius

credere et imvisitatam: at
solitos,

formam daemoids Socra li unquam


vidisse

enim (secundum) Pythagoricos mirari oppido


se negaret

daemonem

satis ut

reor idoneus auctor est Aristoteles, quod si cuivis potest evenire facultas contemplandi divinam efflgiem, cur non adprime potuerit Socrali attingere . Il Rose riproduce il testo al n. 193 negli Aristolelis qui fe-

rebaniur librorum fragmnta. (Lipsiae,


e
s.).
{ji-Jj

1886,

p. 156

ha t^ jrdcpxovTi xar' aTo? (2) II cod. laur. C099. Lo Slhliu propone ragionevolmente' di soppri-

mere

il

11:^.

73
lide e di

Isidoro,

vediamo rapidamente quale

descrizione facciano del loro sistema gli scrittori


ecclesiastici.

prescindere dalla esposizione dei


situazione del
terzo
secolo

PfiUosophumena, che utilizzando una fonte propria


testimoniano
pensiero

unicamente
all'

sulla

basilidiano

alba

del

(VII, 20-27), noi

dobbiamo ricordare qui quanto


(1.

dicono intorno a Basilide Ireneo


Filastrio (32,
la
cf.

24, 3-7), e

24). Innanzi tutto colpisce prevalenza degli elementi cosmogonici nella

Epif

descrizione di Ireneo,

a .preferenza
il

degli
testo

ele-

menti

etici.

Secondo Ireneo,

cui

origi-

nale greco conservato solo a brevissimi incisi

da Tenderete (Haer. Fai. I. 4) Basilide insegnava che l'universo era sorto in virt di una deca-

denza progressiva dalla purissima spiritualit


verso la materia
sensibile, attraverso

categorie
inferiori

dialettiche prima, e l'opera


poi
:

di

angeli

Dal padre ingenerato eman innanzi tutto il Verbo, dal Verbo il Sentimento, dal Sentimento la Sapienza e la Forza, dalla Forza e la Sapienza le virt, i sovrani, gli angeli. Da questi zampill il primo cielo, e da angeli nati dalla loro coniugazione,

l'Intelletto, dall'Intelletto

fu fatto

un

altro cielo simile al

precedente,

da
poi

altri angeli, a loro

voka

nati

quasi

loro

contrapposizione, fu foggiato

un

terzo cielodonde

un quarto
>.

un quinto,

alla stessa

maniera,
i

fino a trecento sessantacinque,

quanti

giorni

dell'anno

74
Spiegata cosi la genesi del cosmo, Basilide, secondo la testimonianza di Ireneo, spiegava l'opera della Redenzione come un, piano di
fra
rista-

bilimento della pace e della libert, nell'ordine, i sovrani dei singoli mondi e fra i popoli

rispettivi,

messi in scompiglio dalla prepotenza del principe astrale che ha nel suo dominio il

popolo di Israele. Il Padre ingenerato ed ineffabile, assistendo


alla

rovina dei principi astrali e dei loro popoli


il
il

provocato dalla loro cruenta rivalit, invi suo primogenito, l'Intelletto, che quegli
quale vien chiamato Cristo, onde
affrancasse

credenti dalla potest dei fabbricatori del mondo.

Esso
sione,

prese fra

gli

uomini

sembianze umane
subi
la

e spieg la sua potenza.

Ma non

pas-

Ohe un
un

tal

Simone

di Cirene

fu

acciuf-

fato a portar la croce in sua vece:

ed esso

fu

in virt di

errore e di ignoranza, crocifisso,

essendo stato trasfigurato nell'apparenza di Ges.


Il quale, presa

l'apparenza di Simone, pot

irri-

Mentre egli era una virt incorporea. Intelletto del Padre innato e se ne torn al Padre. Chi sappia tutto ci affrancato
dere
i

crocefissori.

dai fabbricatori del

mondo

Cosi il Basilide iranaico sembra ridurre la redenzione a un fatto puramente noetico. La conoscenza del meccanismo che muove il mondo
e la storia, assicura allo spirito la pienezza della

vita e la salvezza.

75

CARPOGRATE ED EPIFANE
I dati di cui disponiamo per determinare
il

tempo nel quale


sono scarsi e
25, 4) ci

si

svolse la propaganda scoiale

e religiosa di Carpocrate e di suo figlio

Epfane

mal

sicuri.

Ireneo [adv. Haer.

informa vagamente che una tal venuta a foma ai tempi di Aniceto, seguace delle dottrine d Carpocrate, provoc la rovina di molti . Il vescovo di Lione deve aver
cellina,

P. Mar-

raccolto la notizia a

Boma

stessa,

quando

vi si
:

rec sotto il pontificato di Eleuterio (176-177) possiamo quindi accettarla con una certa fiducia. Poich il Pontificato di Aniceto, in base alle

fra

Homa, pu collocarsi ne pu dedurre che l'azione di Carpocrate, maestro di Marcellina, il quale non sembra uscito dall'Egitto, si svolse fra il 130 e il 150. Di suo figlio Epifane sappiamo qualcosa di pi, merc i particolari che Clemente Alessandrino registra a proposito di
antiche liste vescovili di
il

160 e

il

155, se

lui

a principio del terzo

libro

degli

Stromai.
stessa

Scrivendo a
dal

meno
il

di

cinquant'anni di distanza
e nella citt

tempo dei due gnostici


teatro

che era stata

della

loro

propaganda,
la

inerita sufficiente fede. Ci dice

dunque che

Epifane era nativa dell'isola di Cefalonia (Ks9aXX7)vta); che egli aveva vissuto solo
di

madre

76 dieciassette anni; clie dotato d'intelligenza pre-

cocissima, era stato educato dal padre nella


losofa platonica
;

fi-

e clie

il

ricordo della sua mente

prodigiosa e della sua fine immatura aveva so-

provvissuto vivissimo, specialmente a Sama, citt


principale di Oefalonia dove ad ogni
i

novilunio
si

carpocraziani, seguaci della gnosi monadica,

raccoglievano a sciogliere inni in suo onore (1). La fama del giovane eccezionale era in particolare affidata ad un'opera
SixaL0(jiiv7)(;)

La

giustizia (Tcspl

Clemente conserva {Str. 111 2, 6 - 9) un ampio frammento. Lo riporfiamo per intiero Dice dunque costui nella
di cui lo stesso
:

sua opera

La

giustizia che

la

giustizia

divina un tal comunismo

nella

uguaglianza.
ri-

Un

cielo

uguale

infatti, d'ogni

parte esteso,
tutte
il

cinge in giro la terra intera


giorno e
il

le

stelle

accende in pari tempo la notte, e

Signore del

Padre della

luce,

il

Sole,

Dio rivers

dall'albo sulla terra, a gioia

di

quanti posseg-

gono occhi per vedere. E tutti in comune vedono, poich (Dio; non fa distinzione di ricco
e di povero, di popolo e di sovrano,

di

saggio

di ignorante, di

bero

maschio o di femmina, di lidi schiavo. Ne opera diversamente con i

zione

V. su simile consuetudine della conimemoraSchiirer mensile Rodhe, Psyche 1 234 e s. Zeitschrift f. d. neutest. Wissenschaft 1907 p. 48
(l)
;

e ss.

Wissowa

in

Hermes

1902, p. 157 e ss.

77-bruti.

tutti

dolo dall'alto in

ugualmente i viventi riversancomune, compie a vantaggio di

buoni e di cattivi la giustizia, nessuno potendo averne di pi, e nessuno riuscendo a defraudarne
il

prossimo, per accaparrarsi della sua luce una


Il sole

porzione doppia.

per tutti

viventi

fa

germogliare
a tutti

il nutrimento comune, con giustizia ugualmente amministrata. Ed ecco che

di fronte alla

occorre al sostentamento della vita,


in condizioni analoghe
le

somministrazione di tutto ci che si trovano


specie

animali-

La

giustizia per esse

il
i

norma
condo

di
il

comunismo

comunismo. Poich (1) a germi sono seminati se-

genere rispettivo e un comune nutri-

mento germoglia dalla terra a pascolo uguale


di tutti gli animali, in'

modo che nessuna

legge

ne limiti il beneficio, zione di Colui che fa

ma
il

per generosa elargimagnifico dono, armotutti.

nicamente
n pure
i

il

giusto sia a portata di


relativi
alla

Ma
son

fatti

generazione

vincolati da

una legge

scritta. Grli esseri viventi

stizia

generano in ugual modo, derivando dalla giuun innato comunismo. Come in egual

modo

il

creatore e padre di tutti, a tutti diede,


l'unica

con la sua giustizia impartendo


occhio per vedere, non facendo

legge,

distinzione fra

maschio e femmina, fra ragionevole ed irragionevole, di nessuno da nessuno, per dir tutto
in

(l)

Lo

Sthlin corregge Veneixoi del codice in

stcsi^iq.

78
una riassuntiva
a tutti
elarg
la

parola.
vista,

Con un

solo

ordine
co-

nell'uguaglianza

misura ripartendola. Ma le leggi umane, impotenti a soppiantare l'ignoranza degli uomini, insegnarono a, sovvertire
fra
tutti

mune

in

pari

la vera legge.

Son
di

le leggi infatti clie si assun-

sero

il

compito

rompere

e corrodere

il

comu-

Mostri cosi, postilla nismo della legge divina. Clemente, di non comprendere il detto dell'ape,
stolo:- attraverso

la

legge

conobbi

il

peccato

(Romani, YII. 7). Siccb, continua Clemente, secondo Epifane^ il mio e il tuo s'insinu attraverso le leggi, in modo che non siano pi goduti in comune ne la terra n i suoi beni, n Ecco: (Dio) il matrimonio. E ribadisce Epifane
:

fece la vita
e in pari

tavano
rarono

al

comune a tutti, ed essa, e il grane modo tutti gli altri frutti non si rifiupassero e al ladro. Ma il comunismo
gene-

e le leggi sacre dell'uguaglianza, violati,


il

ladro di animali, e di frutti.

Avendo
;

Dio dunque fatto tutto in comune per l'uomo avendo unito in comune l'uomo e la donna tutti i viventi similmente avendo conglutinato mo;

str a chiare note che la giustizia sta nell'ugua-

glianza comunistica.

Ma

generati

questo
pree

modo rinnegarono
individuarono
fatti
il

il

comunismo che aveva


mentre natura
gli
altri
li

sieduto alla loro generazione, e circoscrissero


possesso,
tutti

aveva
dopo:

capaci,

come

viventi, del

possesso

comune.

soggiunge

poco

79

Una vigorosa e inquieta concupiscenza instill


nei masoHi per la

permanenza

dei

generi,

che

n la legge, n pu soffocare
;

il

costume, n alcun altro mezzo

alla fine si

il decreto di Dio... Ma di quanto oppongono a Dio Carpocrate ed E-

pifane appare da queste altre parole del trattato


di questi sulla giustizia
:

Per cui, come chi ab:

bia detto cosa risibile, deve apprendersi la parola del Legislatore


:

le pi risibile quel Quegli stesso che infuse -la concuprossimo.

Non desidererai, Anche cose del tuo che segue


l'istinto

piscenza, in cui

della

generazione,

ordina di sopprimerla, mentre in vivo l sopprime. Quanto poi alla


la

nessun

esser

clausola

donna del tuo prossimo mirante a costringere nella propriet il comunismo universale, la enunci invece come
la cosa

pi ridicola di que-

sto mondo. Cos Epifane, nel cui insegnamento

evidentemente, la predicazione paolina contro i giudaizzanti divenuta l'annuncio dell'affranca-

mento

assoluto,

non pi da una determinata

legge positiva, bens da tutte le leggi esistenti,

manifestazione invida della volont malefica di


esseri inferiori, gelosi della sconfinata libert di

cui

godono
i

figli di

Dio.

Ma

carpocrazjoni

non erano semplicemente

dei teorici socialisti.

La

discussione che Ireneo

fa del loro sistema, ci fa constatare

come questo
TJ Ae.

rientra nel ciclo nel

pensiero

gnostico.

versus Haereses parla dei carpocraziani al

25

80 del 1
Phil.
1.

(il

testo greco conservato in Ippolito,

VII 32.) e ci riassume innanzi tutto in poche parole la loro dottrina cosmogonica. Poi l'esposizione di Ireneo tocca subito della cristologia carpocraziana. Sostiene inoltre

Oarpocrate che
ed
essendo
altri

G-es

fu

generato da Griuseppe,

(originaria-

mente) simile a tutti gli venne pi giusto, perch

uomini,

ne

di-

anima^ assurta alla forza e alla purit, ricord pi abbondantemente quanto aveva visto durante la sua cirla sua

colazione col padre ingenerato, onde questi gli

mand una

virt particolare, che lo rese capace

di sfuggire al

predominio

dei

fabbricatori
i

del

cosmo. Sicch, trasvolando attraverso- tutti

do-

mini

dell'essere, e
:

sali a lui

il

completemente affrancato risimile accadr per ogni anima che

si attenga alla medesima linea di condotta. Dicono inoltre costoro che l'anima di Ges, fatta

l'esperienza delle istituzioni giudaiche, fin col


sentire di averle superate, e per questo fu

degna

di accogliere quelle virt dall'alto, che lo abili-

tarono ad annullare le passioni, innestate nell'uomo per punizione . Di fronte al problema

tremendo che

affatica e affaticher la coscienza

cristiana dei primi secoli

intorno

al

modo
i

di
car-

conciliare nel Cristo

il

divino e l'umano,

pocraziani adottano una singolare soluzione, ap-

plicando la teoria platonica della reminiscenza.

Esponendo nel Fedone, nel Fedro, nel Teeteto,

-rsi

una dottrina gnoseologica che riuscisse sottrarsi al dilemma dei sofisti - nessuna ricerca in:

tellettuale possibile, perch o si conosce quel

che

si

cerca ed inutile ogni ulteriore indagine,


si

non

conosce, e
il

non

si

pu quindi avere
;

neppure
della

desiderio di conoscere

e che in pari
la

tempo venisse ad armonizzare con


preesistenza
e

dottrina

dell'immortalit;

Platone

viene in sostanza a sostenere che l'uomo

come
ar-

uno strument musicale, carico monie. Perch queste sgorghino


l'aria,

di

latenti

e risuonino nelcol-

occorre che la tastiera dei sensi sia

pita dal fatto esteriore.


plice
vfAv/jorL*;

La
si

v7](tl<;

una

semdi-

di

quanto
si

svolto durante la
allo, TcvsujJia

Tcspicpop delle

anime in grembo
opera

vino, e
della

il

passaggio

sotto

lo

stimolo

al'(T07](yt^.

Tale

parallelamente la dottrina

gnoselogica che soggiace alla cristologia dei carpocraziani. Cristo


altri,

se

riore lo

non fu uomo diverso dagli non in quanto la sua ricchezza inteport ad una pi abbondante reminidelle

scenza delle verit e


astrale e divino. Si

realt

contemplate

nel periodo della preesistenza beata nel


simile presupposto

mondo

comprende come in base a


i

oarpocraziani.non ponessero
il

delle barriere insuperabili fra

Cristo e

suoi se-

guaci ed imitatori. Ireneo soggiunge che costoro

giunsero a un grado tale di superbia da asseverare che v'erano degli uguali, che alcuni anzi

sono pi potenti di Lui, superiori anche

ai suoi

82
discepoli; quali Pietro, Paolo
stoli .
i

gli
il

altri

apovive-

Ireneo (25-3) continua con

riferire clie

carpocraziani erano dediti alla magia e

vano in una licenza di costumi che comprometteva il buon nome di tutta la societ cristiana, sola humana opinione negofcia mala et bona dicentes . Evidentemente noi abbiamo qui un'eco impressione che aveva dodella ripugnante
vuto fere
la predicazione carpooraziana sulla liil

bert della giustizia divina e

carattere
della

conla

tingente delle fondamentali

leggi

convi-

venza

civile. I carpocraziani,
(n.

sempre secondo

testimonianza di Ireneo

4),

sostenevano che

l'anima era destinata a una penosa

matosi
finch

metensotrasmigrazione cio di corpo in corpo,

non avesse compiuto tutto il esperienze peccaminose, non avesse


l'affronto di tutti
al
i

ciclo

delle

cio

subito
:

fabbricatori del

mondo

solo

termine di tanto umiliante odissea, l'anima era degna di risalire al padre, che domina sopra angeli. Nel n. 5, di cui il testo greco gli conservato da Teodoreto (al x 5), Ireneo
. .

mostra un po' esitante nel raccogliere tutte le voci malediche che corrono sul conto dei carpocraziani, ma soggiunge che i loro principi inducono a elevare i pi ragionevoli timori che
si

vi

sia

una

certa base

di

verit
i

in

esse,

dal

momento che sostengono


gli

carpocraziani
virt
della

che
e

uomini

si

salvano
il

in

fede

dell'amore, e tutto

resto indifferente. Il bene

83
e
il

male poggiano esclusivamente


.

sulla

valu-

tazione degli uomini, perch nulla

per

natura
i

male

Infine

(n.

6)

Ireneo attesta che


posteriore
del

car-

pocraziani, per riconoscersi a vicenda,

usavano
lobo
del-

cauterizzare

la

parte
si

l'orecchia destra,
cellenza,
e,

chiamavano gnostici per ecimportantissimo, Imadepictas,

particolare

gines

quasdam quidem

quasdam autem

et de reliqua

materia fabricatas habent... et has coronant, et proponunt eas cum imaginibus mundi philosophorum, videlicet cum imagine
et
reli-

Pythagorae, et Platonis, et Aristotelis,

quam

observationem, circa eos similiter ut genI carpooraziani

mostrano cosi di scorgere nell'annuncio cristiano null'altro che una manifestazione dell'umano pensiero, che
te faciunt .

cerca di affrancarsi dalla stoltezza e dalla ignoranza, in cui versa la grande massa
degli

uo-

mini. Mentre
store,

il

tipo

preferito
il

di

Cristo

nella

pi antica arte cristiana


questi
gnostici

tipo del

buon Pa-

Cristo in atteggiamento di maestro.

amano rappresentare il La statuna


cristiana
la finezza

del giovane docente, che nella sala

del

Museo

delle

Terme, e che per

con

cui eseguita ci fa risalire ai primi secoli dell'impero,

non sarebbe per caso un avanzo di art carpocraziana e non sarebbe uno dei primi siggi
di rappresentazione del Cristo maestro,

ohe fu
dell'arte

pi

tardi

uno dei motivi

prediletti

cristiana ?

85

VALENTINO
Fra
la
le

moltepliei scuole in cui

si

ramifi-

cata nel secondo secolo la speculazione gnostica,

valentiniana quella che ha raccolto maggior


di
proseliti,

numero

ampiezza di
ripercussioni;

diffusione,

ha raggiunto pi larga ha esercitato nell'ampi


vive
il-

bito stesso della tradizione ortodossa

una pleiade di

scolari,

molti

Tolomeo, Eracleone, Oolarbaso, Teotimo, Alessandro, Marco, Ossionico, Teodoto Fiorino, Bardesane, Armonio, Ambrogio, Candido, Valente, Droserio) ha continuato per delustri (Secondo,

cenni l'opera di propaganda del maestro, di cui


gli stessi avversari

lodano

il

singolarissimo

in-

gegno. Girolamo, attingendo indubbiamente da


Origene, scrive nel suo comjnento ad Osea (IP
10): Haereticorum terra foecunda
est,

qui

Deo acumen sensus

et ingenii. percipientes,

ut

bona naturae iu Dei cui bum verterent, fecerunt sibi ex eis Idola. Nulius enim potest haeresim
struere, nisi

qui

ardens

ingenii
artifce

est

et

habet
doc-

dona naturae, quae a deo


tissimos legimus, talis

sunt creata.

Talis fuit Valentinus, talis Marcion,

quos

Bardesanes, cuius etiam


.

philosophi admirantur ingenium

Non disponiamo

di molti e attendibili

dati

sulla vita e la operosit di Valentino.

Olemente

sedi Alessandria (Str. VII. 17.106 e


ss.)

pone Yafra

lentino fra coloro che propagarono


il

l'eresia

tempo dell'imperatore Adriano e quello di Antonino, aggiungendo che una tradizione lo fa discepolo di un tal Teoda, amico e scolaro a sua volta di Paolo- La notizia ha piuttosto sa])ore di

anacronismo. Tertulliano nel Gontra Va(4)

lentinianos

dice

vagamente

speraverat epi-

sGopatum Valentinus, quia et ingenio poterat et eloquio. Sed alium ex martyrii praerogativa loci potitum indignatus, de Ecclesia authenticae regulae abrupit
.

L'unico che ci fornisce punti di riferimento di una certa determinatezza Ireneo. Dopo aver stabilito un confronto fra Valentino e Policarpo
di

Smime, morto ner'165, condo per un 6iE,iQ7ziGT6xzpo<;

aver definito

il

se-

dcXvjSstai;

[lpTU^ (Adv.

Haer. ITI, B. 4); dopo aver dichiarato (IV pref) di essere in grado di combattere il sistema vaIcntiniano con pi competenza di altri, per avere
di persona conosciuto parecchi suoi

rappresenlui

tanti; assevera

e la notizia fu

da

forse

appresa a

Roma quando

vi, and sotto il vesco-

vato di Eleuterio

che Valentino venne a Roma al tempo di Igino (vescovo fra il 135 e il 140), raggiunse il suo meriggio a tempo di
Pio (vescovo fra
il

140 e

il

IBO), visse fino

al

tempo di Aniceto , sotto il cui vescovato, come abbiamo visto, anche Marcellina fece a Roma propaganda di idee Oarpocraziane. Tertulliano


(De Praescr.
30),

87

aggiunge die tanto Valentino

come Marcione, ob inqaietam semper eorum curiositatem, qua fratres quoque vitiabant^ semel et iterum eieoti sunt . Ed Epifanio (h. 31,2)
sa che Valentino

predic

metodo
niana

l'efficacia

anche a Cipro. Sul della propaganda valentifrequentissi-

ci

d ironici ragguagli Tertulliano (Adv.


:

Val. a principio)

Valentiniani,

mum

plurimum ex

coUegium, Inter haereticos, quia apostatis veritatis, et ad fabulas facile est, et disciplina non terretur, nihil magis curant, quam occultare quod praedicant: si tamen praedicant, qui occultant... Eleusinia Vapiane
fecerunt
lenooinia,

lentiniani

sancJa

silentio

magno,
altum

sola taciturnitate coelestia. Si

bona
per

fi-

de quaeras, concreto vultu, suspenso supercilio,


est,

aiunt. Si

subtiliter

tentes,

amagno-

biguitates bilingues
scunt. Si cominus

communem fidem

affirmant.

Si scire te subostendas, negant quidquid


cerfces,

tuam simplicitatem sua caede dispergunt. Ne discipulis quidem propriis ante committunt, quam suos fecerint. Habent
artifcium quo prius persuadeant,

quam

edoceant.

Veritas autem docendo persuadet, non suadendo

docet

Registriamo qui i frammenti superstiti del maestro, a cui crediamo debba rivendicarsi una composizione poetica che ci sembra riveli in maniera indubbia
flato della
i

tratti del suo pensiero

l'af-

sua esperienza religiosa. I frammenti

88
certamente di Valentino, conservatici tutti da Clemente nei suoi Stromata, sono sei II. 8.36
:

20.114; Iir

7.

59;

IV

13.89; 13.90;

VI

6.52.

Li riportiamo nell'ordine logico degli argomenti trattati nell'ordine cio che ci sembra pi atto
;

a rivelarci

lineamenti del pensiero del maestro,

passando successivamente dai dati cosmogonici, a quelli antropologici e soteriologici. Dopo aver cercato di confutare le opinioni di
Basilide circa le cause che giustificano- le soffe-

renze dei giusti nel mondo, Clemente


a ribattere, nel
e.

si

svolge

XIII

del quarto libro dei suoi

Stromati, l'opinione di Valentino che, anch'egli,

pensa scevdere ed esistere al mondo una razza di uomini, naturalmente destinati alla salvezza. Anche Valentino, non diversamente da Basilide, suppone un genere che naturalmente si salva, e sostiene che questo diverso genere scende
qui a noi dall'alto per effettuare la soppressione della morte. Suppone inoltre che la genesi e la
scaturigine della morte, sia da ricercarsi in chi

ha formato il mondo. Per cui interpreta la Scritdove dice Nessuno vedr la faccia del quasi alluda Dio e vivr (Es. XXXII, 20)
tura, l

alla causa della morte.

Intorno

questo

Dio,

Valentino
inferiore

scrive oscuramente cosi:


il

Di quanto
altret-

ritratto alla persona viva,


si

tanto

il

cosmo

differenzia dall'eone
si

vivente.
la

Per quale ragione


della persona che

fa

un

ritratto ?

Per

maest

ha

offerto l'ispirazione all'ar-

-- 89

dal

tista,

affinch

il

ritratto tragga lustro

suo

forma non fu troiata autenticolm la lacuna dell'opera. Coopera alla fede dell'effettuato, anche l'invisibile di Dio. (Valentino) disse con ci che il Demiurgo, chiamato Dio e Padre, immagine

nome. Poich
cata,
il

la

nome

(dell'Eone)

e profeta del vero Dio,


di cui
~

il

pittore la Sapienza,

ria dell'invisibile.

opera l'immagine, compiuta per la gloPerch tutto ci che rampolla

dalla coppia (divina), appartiene alla pienezza,

quanto invece scaturisce dall'uno, non che immagine e riflesso. Poich quanto appare di esso non l'anima che sorge dalla met (necessaria), sopraggiunge il genere diverso, vale a dire il soffio dello pneuma diversifcatore, che immagine dello spirito. Insomma quanto si dice del Demiurgo, fatto secondo l'immagine, tutto ci dicono profetizzato a modo di simbolo sensibile nel Genesi in rapporto alla formazione dell'uomo. Ohe anzi trasportano la somiglianza a se stessi, asseverando che l'infusione
dello
spirito diversifcatore

fu ignota al

Demiurgo.

Ma

se la

razza diversa

viene quag-

gi per annullare la morte, allora bisogna con-

non riusc ad annullarla da solo, a meno che non si dica che egli una cosa sola con costoro. Che se invece si penser che per questo appunto annull la morte, onde la morte non colpisse gli appartenenti alla razza diversa, non sono dnque questi emuli del Defessare che Cristo

90
miurgo ohe annullano
magine,
la vita

la morte,

quali instil-

lano nell'anima che viene dalla met, loro imcettazione della loro dottrina,

che viene dall'alto, secondo l'acper quanto vosi

gliono dire che ci


dre. (Str.
^11

verifica attraverso la

ma-

TV. 13.89 e Stahlin p. 287 e. s.). tratto di Valentino senza dubbio oscuro,
co^^mmento di Clemente Alessandrino, at-

ma

il

tribuendo la formazione del cosmo a Sofa anzich al Demiurgo, e facendo quindi del mondo

l'immagine dell'immagine di Dio, invece di chiarirlo, ha finito col renderlo indecifrabile.


Interpretando
il

periodo dello gnostico nel suo

senso pi naturale^, ricavando dalle stesse allusioni di Clemente, che

aveva dinanzi

se

il

testo completo dell'omelia valentiniana,

diluci-

noi possiamo ricostrucosmogonica del maestro cosi ire la teoria il mondo simile ad un quadro, in cui un pittore maldestro, il Demiurgo, ha cercato di ritrarre le fattezze dell'eone vivente. Ma come, secondo il
;

dazioni complementari

precetto aristotelico

(Top.

VI.

2)^

si

sogliono
sui

apporre

nomi

delle persone

ritratte
il

quadi

dri dei pittori, cosi occorre T^a

nome

dell'eone,

perch
secondo
portare

il

cosmo ricevesse lustro dalla maest

colui di cui r^ca la sbiadita fisonomia.


il

come,
a

racconto
nel

del

Genesi,

un

principio

femminile agli albori della


l'ordine

creazione
della

viene

caos

materia

teste

uscita dal nulla, cosi lo spirito

differenziatore.

glun principio femminile, introduce nel mondo umano la schiatta degli eletti, onde sia
ebe
vinta l'ignoranza che la

morte,

deposta

nel
in

mondo

stesso dal

Demiurgo incapace. Solo


spirituale,

virt di questa coniugazione


sar reso atto

l'uomo
della
tro-

ad ascendere nel pleroma

beatitudine infinita.

ncora una volta noi


speculazione
innestati

viamo, alla radice della


la

gnostica,
sul-

genesi e

il

destino dell'uomo,
del cosmo.

l'immenso
visibile di

dramma
Dio

L'inciso di Valentino sul rapporto


e la fede di ci

fra

l'in-

che

fatto, po-

trebbe forse essere

una reminiscenza, non com-

piutamente fedele, di Rom.


7.710

20

paTa tou

xriGzcc; xcjfJLOu toic,- TcoLYJfJiacLV

xaOopocTai.

In relazione all'anima ricavata dalla met non forse fuor di luogo ricordare che secondo i manichei (Agostino, Centra Faustum XX. 2):
:

Spiritus Sancti. qui est maiestas tertia,

aeris
.

hic
fine

omnis ambitus sedes


merita
speciale

est et

diversorium

In-

considerazione

Tappella-

Dio supremo: atcav. Dalla radice sanscrita ayu, che vale vita e specialmente lunga vita, l'atcov greco (secondo Aristotivo qui attribuito al
tele,

De

coelo,

1.11-

alv-si cSv) dal

significato

originario di periodo della vita

umana,

pasdel

sato a significare in Platone, la perpetuit

tempo (Timeo).
teriore al

Il

Nuovo Testamento, facendo


il

eco alla distinzione giudaica fra

periodo an-

Messia e quello posteriore al Messia,

92
distingue Talwv qxoq dall'awv
l'avvenire. L'idea temporale
(i,XXa)v

i figli

del-

l'una e dell'altra et, di questo


si

mondo
Per
o

del-

trasforma

si

immedesima con quella


gli eoni in

spaziale.

gli gnostici

seno

alla

divinit

subordinatatra
e

niente ad essa, sono entit


fisiche e

soprannaturali,

metafisiche,

cronologiche

insieme

riempiono l'abisso silenzioso fra Dio e l'universo, che, simili alle idee platoniche ed ai XyoL stoici servono di modello alle realt
spaziali, che

cosmiche, e presiedono tutt'ora

ai destini

fisici

e morali degli esseri. Gli eoni, si potrebbe dire,

rappresentano

cicli in cui si

scompone

l'evola
riil

luzione dell'universo, nella sua discesa verso


materia, nella sua
lenta

peregrinazione

di

torno verso

domini dell'empireo.
di
di

Durante

medesimo torno si compiacevano

tempo in cui
chiamare
il

Valentiniani

Dio inconosci-

bile la vivente eternit , altri scrittori scor-

gevano nella perenne esistenza immutabile il tratto saliente del divino. Ai tempi di Augusto gi Manilio (Astronomicon I" 500 e ss.) aveva cantato che mentre
:

Omnia
.....

mortali mutantur lege creata,

manet incolumis mundus, suaque omnia


idem semper

servat,

....

.... deus est,

quoniam semper fuit idem, qui una mutatur in aevo


erit,
:

.... altius nihil

est.

L93
Un' epigrafe del
Eleusi, e
Inscr.
1

secolo,

trovata

presso

pubblicata dal Dittenberger

(Sylloge

Graec. 757) dedicato alla divinit Acv, che


xal ^v xal MaTat,
[LZTd^o'Kric;
[i,-

(dsi (pucrst'Osiai (jivov, noloc, eotti


px'/iv, {JLScT/jTa,

tekoq ox

'^X^'^

TO^o?, Qeiaq <p{)GZ(q pyTT)? alcVLOu.

Pi
nici,

tardi,
il

anche in alcuni

circoli

neoplato-

cdv

preferito appellativo per la divi-

nit (1).

procediamo nell'esumazione dei superstiti frammenti Valentiniani. Dopo aver ricordato al 1. II e. 8 la dottrina di Basilide sullo stupore del grande Arconte dinanzi alle opere dello Spirito, Clemente Alessandrino soggiunge Sembra che anche Valentino, in una lettera, abbia avuto qualcosa di simile nella mente. Scrive infatti e una specie di timor panico colse gli angeli alla presenza di quell'organismo, quando questo articol audacemente suoni ben superiori, in virt di colui che aveva occultamente deposto nel suo grembo una sementa di natura superiore
: :

Ma

alle
(2).

supposte

capacit della

sua

costituzione

Non diversamente
uomini cosmici,

nel ciclo delle generazioni


le

degli

opere delle loro mani


la beatitudine

(1)

Nel quarto vangelo,


Zto-Jj

la

parte-

cipazione alla
(2)

alvio? di Dio.

3 ha xal 7ta^^>jcta5<S(xscorrezione da noi introdotta nel testo in 7ia^^y](3ca^|jisvos gi suggerita dal Wilamowitz, sembra
vov

Veramente il cod. Laur. V.


la

ma

dargli

senso pi scorrevole.

94
divennero causa di
terrore

per coloro

che

le

avevano foggiate; quali statue, immagini, quanto insomma le mani degli uomini compiono nel nome di Dio. In realt, foggiato in nome dell'uomo, Adamo suscit il terrore di quell'Uomo
preesistente che era appiattato in lai.
angeli, ricolmi di stupore,
si

Onde

gli

affrettarono a

de-

turpare e deformare l'opera delle loro mani.

Ma
mo.

essendo unica la causa del tutto,

come

si

strer poi, coster faranno l'impressione di porre

insieme
(Str.
II.

fantasmagorie
8.36
Sthl.
p.

musicali e portentose

di lettera valentiniana,

132). Questo squarcio mentre rivela l'impor-

tanza che

lo gnostico

assegnava all'apparizione
il-

dello spirito e quindi della parola, nell'uomo,

lumina di rimbalzo
del

il

precedente frammento.

All'insaputa degli angeli formatori del

mondo e corpo umano, un elemento dell'ideale uomo


(1) si

che nel Pleroma


spirito
(sfxcpcrTjfjia),

insinua, per virt dello

nell'organismo. Gli angeli stuinattese


e,

pefatti lo sentono articolare parle


(1)

Sulla genesi di questa concezione di un

uomo

primordiale, tipo e causa della salvezza


il

dell'umanit,

Retzenstein, riprendendo ampliando e sottilizzando


in cui,

ipotesi del Bousset,

stema

ha di recente formulato un sisostenendone una derivazione iranica^

troverebbero una spiegazione plausibile tutte le idee similari che si riscontrano nelle dottrine soteriologiche dei popoli venati a contatto con l'Iran: Das iranische Erlsungsmysterium. Religionsgeschichtliche Untersuchungen. Bonn, Marcus u. Weber, 1921.

95
sgomenti,
si

danno senza indugio a scompagi-

nare un essere che minaccia di divenire pi nobile di loro.

Abbiamo

qui,

in

embrione,

dottrina sull'origine del dolore e


darsi.

una male del ? Pu


sotto
si-

Ad

ogni

modo non va

passata

lenzio l'analogia evidente fra la nozione valen.

tiniana dell'eone XJoino,

un elemento
umano,

del quale

giacente nell'organismo

e la

nozione

manichea dell'Uomo primordiale, che


prigionieri
figli
(1).

vinto

dal sovrano delle tenebre, e lascia nelle sue

mani

elementi

di

s e

dei

suoi

cinque

Ed
in

forse questo sforzo diabolico per scom-

paginare e vincolare in eterno l'essere che reca

grembo

una

fa.mmella

dell'

inestinguibile

fuoco divino, che richiama l'opera della redenzione. dei

Dopo aver

esposto

la

teoria

basilidiana

TzpoG(x.pvf\\xc(.v(x,

e aver osservato che ci equi,

vale ad ammettere,

come

pitagorici,

due anime
11
20.

nell'uomo, Clemente Alessandrino (Str.


114, Stah. p. 174) continua:

Ma anche Valentino, scrivendo ad alcuni, esprime allo stesso modo a proposito delle appendici Un solo buono, (Mt. XIX 17) la cui presenza (2) la manifestazione, attraverso il
si
:

(1)
(2)

V.
Il

JP.

Gumont, La cosmogonie manichenne


7Z7.ppyiQi(x.i,

etc.

cod. LauPi ha
Io credo

che

lo Sthlin

corregge

in la

7Z(x.ppy\QLix..

che

il

contesto

imponga invece

correzione in noepouota.

96
figlio,

e in virt del quale soltanto

pu

il

cuore

divenire puro, espulso in antecedenza dal cuore

ogni spirito malvagio. Poich i molti spiriti che naturalmente vi dimorano, non gli consentono
di essere puro,

compiendo ciascuno di

essi

le

proprie gesta e attossicandolo tutti, nei pi vari

modi, con

le

pi sconvenienti cupidigie. Pare a

me veramente

che

il

cuore

umano

sia esposto a

subire la sorte di

un

albergo. Questo

sforac-

chiato, devastato, spesso fin imbrattato

di

lor-

dure, qjualora vi facciano dimora dissoluta

uopre-

mini che non ne hanno alcuna cura,

col

testo che si tratta di propriet altrui. Allo stesso

modo

il

cuore: finch non sia oggetto di cura,


miserevole albergo di innumerevoli

immondo,
demoni.
sguardo
il

Ma non

appena vi abbia
il

spinto

lo

solo buono,

Padre,

gi

santifi-

Veramente beato chi possiede un tal cuore, poich vedr Dio . Questo frammento di lettera troppo chiaro
cato, brilla nella luce.

nel suo significato etico e

soteriologico

perch

Valentino scrive evidentemente a corrispondenti cristiani il frammento della sua lettera si apre con una reminiscenza neotestamentaria, e si chiude con uno dei macarismi del discorso del Monte, secondo la versione di Matteo (v. 8); Non stato pi
abbia bisogno di spiegazione.
:

abbiamo anche, in questo frammento valntiniano, una reminiscenza di Filone Alessandrino, che sembra debba
tosto segnalato
il

fatto che noi

97 ~
imporre perentoriamente una interpretazione morale del passo, anzioli antropogonica, come sembrerebbe, voler suggerire invece lo Stahlin con
il

lasciare Tuappvjcia a principio

del

frammento
framtou
(IIspl
(ed.

con

il

rimandare
slvai.

al 7uapp'/](7t.a^[Xvo<; del

mento precedente. Nel suo De Somniis


0O7U{J!,7CTOU(;

xbuq

vsLpoui;),

23
:

Wenchiaro
si

dland, 149) Filone osserva ed esorta

che un ben grande numero di sgraditi ospiti

deve sloggiare, affinch l'unico buono faccia il suo ingresso. Sforzati dunque, o anima, di diventare la casa di Dio
Se,
.

nel pensiero

di

Valentino,
si

la

manife-

stazione dell'unico buono


il

effettua
al

attraverso

figlio,

non poteva mancare

suo sistema una

cristologia adeguata.

Ne rimane un brevissimo

frammento, sufficiente a farci constatare come anche nella scuola di Valentino la preoccupazione di isolare il Salvatore dalla mescolanza impura con la materia, conducesse a forme pi meno pronunciate di docetismo. Invocando nel terzo libro dei suoi Stromata .la continenza e (7.B9, St. p. il dominio di se stessi. Clemente Nella lettera ad Agatopodo, scrive Va223) lentino dice tutto avendo tollerato, era padrone di se stesso: veramente a modo divino operava Ges. Mangiava e beveva in maniera partico: :

larissima,

non restituendo

gli alimenti. Cosi in-

signe forza di continenza era in


il

cibo

si

lui, che n pure corrompeva nel suo organismo, poich

98 in realt

non

v'era

in

lui

capacit

di

corru-

zione

i]

tratto purtroppo cosi succinto che


il

a noi non possibile assegnare


ciso che

rapporto pree l'yxp-

Valentino poneva fra

l'uTrofjiov-^

Tsia in Gres.

Ma non

forse

arrischiato

penla

sare che

un

certo

parallelismo

correva
fatto

fra

cristologia valentiniana e le

cristologia
il

carpo-

craziana, sopra esposta. Sta

che,

non

diversamente dai carpocraziani, Valentino faceva balenare dinanzi allo sguardo ansioso dei
suoi seguaci la possibilit di raggiungere, merc
la sua iniziazione, straordinari poteri spirituali.

Ricorda Clemente scrive testualmente

Voi

In un'omelia, Valentino siete immortali e figli


che la
e

della vita eterna fin dall'inizio. Voleste

morte fosse ripartita fra voi, onde dissiparla dissolverla, onde' la morte morisse in voi
per voi.

Poich, in realt, quando scomponete il mondo, senza lasciarvi voi scompaginare, siete
i

dominatori del creato, siete i superatori di qualsiasi corrompimento. In virt degli elenell'eletto,
Il

menti divini giacenti


turalmente immortale.
corda naturalmente
e
il

questi

nari-

passo valentiniano
16 della

canto di trionfo sulla morte,


e.

che Paolo scioglie nel


mai,

ai Corinzi,

l'ammonimento del Poimandres

(28):

Come

uomini, potete rituffarvi nella morte, voi,

capaci d'immortalit ?
Infine

un ultimo passo

di Valentino ci

mo-

99 rstra la concezione sinoretistica della verit


re-

ligiosa che era- adottata dalla sua scuola, come,

pu
quel

dirsi, in tutta la

tradizione gnostica. Anclie

questo riportalo da.


tratto

Clemente Alessandrino in

VI dei suoi Stromata che mira a dimostrare come la buona novella ha affratellato in un solo popolo, eletti israeliti e
del
1.

gentili,
p,

ugualmente credenti in Cristo (6.52 .Stah.


:

458)

Gri quegli

che tra gli assertori del


il

comunismo
lentino,
(1)

(intellettuale)

capo rispettato, Va-

ha

scritto nella sua


:

testualmente cosi
si

omelia Gli amici Molte di quelle verit


libri dei popoli si

che

trovano enunciate nei


registrate

ritrovano
cuore;

nella

chiesa

di

Dio.

Si

tratta delle parole universali che sgorgano


si

dal

tratta della legge

scolpita

nel

cuore

(dell'umanit).
diletto
:

Ecco

il

popolo che appartiene al

popolo che amato e che lo ama Cosi (Valentino) chiamar do libri pubblici cosi
il

le scritture

giudaiche come

le

opere dei

filosofi,

mette in comune (in mezzo al genere umano), la verit . Pare evidente in questo passo valentiniano la reminiscenza di Rom. II. 14-15, del tratto cio in cui Paolo accenna alla voce
della coscienza che. fa eseguire, anche
ai

gen-

Il breve frammento ci induce a pensare che amici di cui paria Valentino son quelli che da vicino e da lontano, consapevoli o no l'uno dell'altro, hanno partecipato, attraverso il tempo e lo spazio,

(1)

gli

alla

medesima luce

spirituale.

100
tili,

estranei alla legge mosaica, le

opere della
al

legge.

Saremmo

tentati,

derogando una volta tanto

nostro proposito che quello di ckiedere le prime


indicazioni sul pensiero dei singoli gnostici ai soli
loro

frammenti superstiti, di cercar supplemento di informazione circa

subito
il

un

pensiero

bene illuminato da questi sei framinenti, in Epifanio. Il quale nella lunga trattazione consacrata nel suo Panarion ai Valentiniani (h. XXXI) inserisce frammento cristologico che ha tutta (7) un l'aria di essere ricavato da un'opera originale del maestro, ed presentato appunto con le parole Xiyzi oLxbq. Sta di fatto che il passo combacia sostanzialmente con le opinioni espresse nei frammenti originali e' sembra, quindi, controllarne l'attendibilit. Innanzi tutto si afferma l'origine
di Valentino, che esce sufficientemente
:

celestiale del corpo

apportato su
post

questa terra
Il

dal Salvatore e la Verginit immacolata di Maria


ante partum,
in
fini

partu,

partum.

tratto

spiega poi

dell'apparizione del Cristo nel

mondo

sono, principalmente, riassunti nel piano

mirante alla salvezza della superiore rcvzza degli pneumatici. Perch, secondo quanto viene qui detto in sostanziale armonia con quanto gi conosciamo del pensiero valentiniano, il genere umano va ripartito in tre categorie: vi l'esercito degli ilici o carnali (Tayfjia aocpxixcov, uXixciv,
Y'/)ixcov),

la schiera degli psichici (Tyji,a t};uxixcov)

lolsono destiche x^pet assioma nati alla perdizione perch


la casta degli TcvsuiAaTixoC.

I primi

xocCTTyj oucTLa

npc, zoq LStouc; auT^;; 7zpo^o}a.c,.

I se-

condi possono salvarsi a patto di sforzarsi per


la salvezza
(xa|i,TCj)

xcd StxaLOTrpaYia).
il

privi-

legiati basta per

raggiungere
nel

destino beato la

yvGiq e gli Tripp-yjfxaTa tc5v auTcSv [xucjTTjpiwv.

Dei (XI Y), porr a base [della sua contemplazione della storia, una distinzione nella massa dannata che il genere umano, fra gli eletti di Dio, la civitas Dei, e i servi del male e del pecCivitate

Anche Sant'Agostino,

De

cato (civitas diaboli).

d'uno scritto autentico, di Valentino, che se non straordinariamente utile per la conoscenza completa del suo pensiero teologico trattandosi di un'opera poetica, interessantissimo

Ma

per per la valutazione del


zionale, siamo noi
sesso,

suo

ingegno ecceposcosi dette

forse

oggi tornati in

con

il

ritrovamento delle
(1).

Odi

di

Salomone

Che Valentino

fosse poeta oltre

che oraileta ed epistolografo risulta da due passi


di Tertulliano {De

Game

Cristi^

17 sed remisso
:

Alexandro cum

quos in argumentationibus torquet, etiam cum psalmis Valentini quos quasi idonei alicuius auctoris
suis sillogismis,
,

(1)

in

G.

Kittel,

V. una ricchissima bibliografia sull'argomento Die Oden Salomos. Leipzig, Hinrichs,

1914.


nterserit
ecc.

102

ad hanc spe,

20:

nobis quoque
et

ciem,

psalmi

patrocinabuntur

non

quidem

apostatae et haeretici

platonici

Valentini,

ecc.) e dalle linee finali del

canone muratoriano,
>

che ripudia
tinus (et

psalmorum quem Valen. Marcion) conscripserunt. Ohe cosa soil

liber

pravvive di questa produzione poetica che deve avere figurato ben notevolmente nello sviluppo
della

antica letteratura cristiana?


nei suoi

Ippolito

ci

Philosophumena (VI 37) un breve frammento di inno Valentiniano ma al solito, noi cadremmo in un anacronismo attrifondatore della scuola, questo strano buendo
conserva
:

.'il

complicato squarcio poetico, che tradisce la

posteriore elaborazione del sistema.

Dobbiamo seguire
gnalato
il

altra pista. Intanto va se-

fatto che nei circoli gnostici

valen-

tiniani del terzo secolo, da cui

emanata l'opera
di Pistis So-

mistica conosciuta sotto

il

nome

phia
riose

godevano un grande

credito certe miste-

Odi di Salomone, che gli iniziati citano col medesimo rispetto che i salmi davidici. L'impostazione della scena nella Pistis Sophia uniforme del principio alla fine. Il Salvatore risorto espone ai .suoi fedeli le vicende di Sofia,
simbolo dell'anima redenta, nel suo ritorno tesoro di luce. Ogni suo passaggio attraverso
sfere astrali
al
le

accompagnato da
Signore ripete,

recitazioni

di

formule, che

il

spiegazione ai

chiedendone la suoi ascoltatori. E questi si fanno


avanti l'un

103

interpretando
le

dopo

l'altro,

for-

mule rituali

mediante citazioni bibliche. In mezzo ai salmi di David sono citate cinque odi, attribuite a Salomone, che Sae taumaturgiclie,

lome, Maria, Pietro,

rispettivamente. Si conoscevano da

Tommaso, Matteo, recitano un pezzo 18

salmi di Salomone,
in Palestina
ai

apocrifo giudaico composto

tempi di Pompeo e della sua compagna in Oriente. Ma delle odi di Salomone non c'erano rimaste, oltre le cinque citazioni della Pistis Sophia, che una breve menzione di Lattanzio e qualche indicazione schematica
nelle antiche sticometrie
stitutiones

bibliche.

Nelle Inscrive
: :

(IV 12.3) Salomon in ode undevicesima


divinae

quegli
ita dicit

Infr-

matus

est uterus virginis et accepit

flium,

et

gravata est et facta est in

multa miseratione,
sanctae

mater virgo

La Synopsis
i

Scripturae

dello pseudo-Atanasio

nericamente fra
St)

(VI secolo) annovera gelibri sacri anche ^j;aX[j,ol xal


il

SoXofxcovTo? (per Sat) e la sticometri a di Nititolo:

ceforo (IX secolo) registra anch'essa


^/aXfxol

xal Sal SoXo(jLcovto^.

NuU'altro

circa la

tradizione letteraria del documento.

Nel 1906 un critico inglese, J. Rendei Harris riportava da una delle sue esplorazioni in Oriente
dalle vicinanze del Tigri alcuni manoscritti
siriaci,

uno dei quali

attese

prima

di essere preso in particolare

compratore. Si trattava di

tempo esame dal un manoscritto muparecchio

104
tilo al principio e alla fine, del secolo

XVI,

carfa-

taceo, di 56 fogli^ contenente

60 inni.

Fu

cile al Rendei Harris riconoscere che i salmi numerati nella sua raccolta con i num. 43-60 erano i gi noti 18 salmi di Salomone. Il confronto delle Odi numerate con i numeri 3-42 (le prime due mancano) con la citazione di Lattanzio e della Pistis Sophia offri subito l'argomento inoppugnabile clie noi avevamo finalmente le cosi dette Odi di Salomone. Noi non dobbiamo arrestarci qui a porre in
.

rilievo la squisita bellezza in questi inni religiosi;

dobbiamo semplicemente accennare

alle

ragioni che c'inducono a riconoscere in questa speciale manifestazione di misticismo cristiano


l'esperienza
e

l'ingegno

di Valentino.

Le
:

di-

scussioni su questo, suggestivo


state laboriosissime in

documento sono
ultimi

questi

anni

la

bibliografa redatta dal Kittel nel 1914 contava

gi

non meno

di 165 numeri.
il

Un
:

risultato ac-

quisito che

testo siriaco rivenuto oggi alla

luce una traduzione dal

greco

il

Gonnolly
peaf-

specialmente ha dimostrato ci in maniera


rentoria.

Ma

l'accordo

non

si

raggiunto
al

fatto per quanto concerae


tere delle odi.

le origini e il carat-

Le
.

ipotesi

possibili

riguardo

sono state tutte, pu dirsi, proposte e vagliate. Esse sono state infatti giudicate come giudeocristiane; come inizialmente giudaiche, rifuse e
trasformate in senso cristiano
;

come

allenistico-

105
come animate da spirito doceta o montanistico; come canti mistico-liturgici decristiane;
stinati alla celebrazione

del

rito

battesimale

come

scaturite dall'ambiente teologico


si

alessan-

drino. L'ipotesi che


stico quella

un innario gnoche ha avuto minor numero di


tratti di

patrocinatori (Gunkel, Preuschen).


ci nonostante la

Noi
;

la

cre-

ridiamo teniamo anzi che le Odi di Salomone siano appunto i salmi del platonico Valentino > che Ter-

pi attendibile

noi

tulliano

dileggiava

Alessandro inseriva
di

nei

suoi scritti,
sostanza,
la

come canti

autore
di

ispirato.

In

considerazione

alcune

appari-

scenti circostanze avrebbe dovuto subito accre-

ditare simile conclusione


dalle

le

odi sono adoperate


della
Pistis

conventicole

valentiniane
costante

Sophia

era cura
di

degli
le

immaginosi
loro

scrittori gnostici

avvalorare

elucu-

brazioni coi pi insigni

nomi

del Vecchio e del

Odi nell'antica letteratura cristiana provano che le comunit ordodosse ne diffidarono infine il misticismo delle odi singolarmente dipendente dal misticismo del IV Vangelo, il preferito fra i discepoli di Valentino. Ma simili^ circostanze, che rappresentavano, altrettanti argomenti in favore
le scarse tracce delle
;

Nuovo Testamento;

dell'origine gnostica delle Odi,

non hanno
il

spie-

gato agli occhi dei critici tutto


probativo, perch
si

loro

valore

dimenticato; 1) che lo gno-

sticismo

innanzi tutto

uno

stato

d'animo e

106
un atteggiamento
bisogna
cercare
religioso, e

per

riconoscere

composizione letterarie
enunciazioni teoriche
bili
2)

che

gli

espressioni
;

mistiche

appartengono, pi che
possi-

che la letteratura gnoi

stica superstite scarsissima, e quindi

termini di confronto sono


;

necessariamente

che le Odi sono un'opera di poesia e non di speculazione teologica; 4) che ci sono
pochi
3)

giunte in una versione, in cui naturalmente

scomparso quel lessico che avrebbe potuto intuitivamente darci il senso dell'ispirazione gnostica dell'originale.

Prima

di procedere all'esame degli argomenti


restituire

interni che inducono a

Valentino
alta

questa che deve essere

stata

la

pi

sua

composizione religiosa, una breve osservazione


sulle ragioni che possono spiegarne l'attribuzione

a Salomone.

vecchio concetto religioso che le


si

rivelazioni divine

compiono attraverso

so-

vrani. Tale concetto ti-aspare nella credenza dei

popoli primitivi

nella letteratura classica,

supposto dalla stessa sentenza evangelica, che lo rinnega, Le. x, 23 (jLaxpioL oi 99aXfjLol ot ^X;

KQVxzq a pXTcsTs. Xyco yp jjilv oti ttoXXol TrpocpyjTai xal f^aikzic, Tj'^'sXvjaav Ssiv a \)iizXq (^XTTSTs xal

ox slSav. Salomone poi ha goduto nella estimazione della tradizione giudaica e del cristianesimo primitivo tale eccezionale favore, che le odi, recitate insieme ai salmi davidici, devono

107

essere state sollecitamente attribuite ai re saggio

aver cosi acquistato

autorit ufficiale

(1).

problema della paternit dell'innario salomonico, noi dobbiamo osservare che essendoci noi, attraverso i Frammenti di Valen-

Tornando

al

tino, superstiti, negli Stronfiata^ formati

un con-

cetto del suo sistema tale da farci ritenere che

in esso gli elementi soteriologici e antropologici

erano strettamente associati, se non prevalenti,


agli elementi cosmogonici, e

che

la

gnosi va-

lentiniana

innanzi tutto
di

teggiamento
quale
in
le

visuali

un aberrante atqualche gruppo cristiano, nel cristiane non sono collocate


nel-

una prossima parusia del Signore, bensi


effettuazione
del riscatto e nella
alla

l'attuale

im-

mediata

partecipazione

paaiXeia

che la

stessa fede,

come abbiamo
.

visto aff'ermato espli-

citamente da Basilide, noi non cercheremo, per


(1) ^gW Astronomicon, Manilio (I. 45) dice che nel processo della manifestazione di s al mondo, Dio

Naluraeque dedit

gales anmos
ger\ts

primum

vires, se quae ipsa reclusit, redignata movere, proxime tan-

rerum

fastigia coelo,... tura qui

coluerimt

omne per aevum,

Tale

tempia sacris apprezzamento


dallo

del resto in

armonia con l'assioma, affermato

stesso Manilio, che per conoscere Dio, occorre avere


affinit

possit, nisi coeli munere nosse, et reperire Deum, misi qui pars ipse deorum est ? - con l'asserzione del frammento hermetico che {iaaiXsc;
Ttov
]xz'^

Quis

con lui: caelum

XXcV 6c5v cTtv

'ayjxzoc,,

Tipwxos

v9pc7vtov.


affermiare di avere

108

orme valenti-

riconosciuto

niane, nette e categoriche formulazioni metaf-

semplicemente espresproclamante l'avvenuto affrancamento dell'individuo pneumatico. Ireneo ci descrive in un passo saturo di pungente ironia (Adv. Haer. Ili, 15, 2) che gli gnostici se ne andavano tronfi dei loro presunti doni carismatici e guardavano con ostentato sussiego i profani : ritenevano ormai di essere a contatto con la vita stessa eterna del Pleroma. Sappiamo inoltre che lo gnostico perfetto si riteneva 6[xosiche,
e

ma puramente

sioni di alto misticismo,

oc7io^ col

Cristo salvatore.

Dopo

ci,

noi dobsolo

biamo
gnit

aspettarci da un cantore gnostico


colui che

accenti di illimitato orgoglio


a
cui
innalzato

sulla speciale di-

appartiene

al yvoi; (piiast cw^fjisvov, e

che ormai non ha bidella yvcoaic; e degli

sogno d'altro per l'esplicazione della sua innata


vita soprannaturale, se

non

TTippTjaaTa Tcav (XUGTyjpicov.

Nelle odi
tutto
l'

di

Salomone

evidente innanzi
alla

importanza eccezionale assegnata


:

gnosi nell'opera del riscatto pneumatico


la

Come

mano

scorre sull'arpa e le corde"" parlano, cosi

parla attraverso le
Signore, e io parlo

mie membra
sotto
l'

lo Spirito del

impulso del suo amore. Poich esso sopprime ogni elemento estraneo ed ogni sostanza inferiore cosi fu fin dal principio e cosi sar fino alla fine, che nessuno
:

pu atteggiarsi a suo avversario

nulla pu

es-

199
sere levato contro di
j)licato la
liii.

Il
;

Signore ha mltila lode del

conoscenza di s

suo noil

me

affid a

me

nostri spiriti lodano tutti

sud santo Spirito. Poich, ecco, scatur una corrente di acqua viva e divenne un fiume ampio
e impetuoso
:

esso afflu e sopraffece ogni cosa.

Port acqua al tempio. E i ripari dei figli de" gli uomini non furono sufficienti a trattenerlo.
Tutti
sete
i

sitibondi

della

terra

poterono bere, la
dal-

universale

fu

cos

appagata, poich

l'Altissimo la bevanda era stata elargita. Benedetti


i

ministri di

questa

bevanda^ ai quali
:

affidata

V acqua

dell'Altissimo

essi

hanno

re-

frigerato le labbra aride:


stinto vitale affievolito
;

hanno rianimato l'ianime vicine a spegnersi hanno ricondotto alla piena vita le anime paralizzate hanno rinvigorito tutti si sono riconole
;
;

Signore e sono stati salvati nell'acqua j del 'eterna vita (Ved.odi 10, 15 e 20). Il framsciuti nel

mento
3^:

di Valentino sul Xa? (piXo{)[Kzvoq

xat, c^ikiv

(0v) trova

un

significativo riscontro nell'ode

Il Signore mi ama:- io non avrei saputo amare il Signore, se egli stesso non mi avesse amato. Ohi pu intendere 1' amore, se non chi

ama ?

Io

amo
...

il

diletto

dov'

il

suo riposo,
{[ioo{)Gioq),

ivi io sono

Io sono confuso con lui


1'

poich l'amante ha raggiunto amore. Io


figlio.

oggetto del suo


diventer

amo

il

figlio

ed

io stesso

Colui che aderisce all'immortale vivente,

immortale diviene. Colui che trae gioia dalla

novit, sar

vivente

La

concezione gnostica della

xXoy-y) uTCpxqi,iO(;,

della predestinazione alla sal-

vezza e all'immortalit, in virt degli elementi divini deposti -n;' px^Q i^ fondo all'anima del
Bi(k(popov

yvo?

campeggia in tutto

l'innario sai

lomonico. Particolarmente eloquenti


clie le
si

parallelismi
_

possono riscontrare

nelle

odi

7,

15. e 17.

Eccone alcuni versetti Il Padre della Sapienza il Verbo della Sapienza. Egli mi ha creato prima ch'io fossi egli sapeva quel che io avrei fatto, venuto all' esistenza. Per questo ha avuto di me piet nella sua sconfinata misericordia, mi ha concesso di pregarlo, di eredi:
:

tare dal suo sacrificio, egli che incorruttibile

pleroma degli eoni

loro padre.

L'altissimo
il

sar conosciuto nei suoi santi, onde arrecare

lieto messaggio a coloro ohe chiudono in cuore del Signore, che sciogliei cantici per la lode

ranno inni
corde, lungo

di
il

gloria,

sulla

cetra

dalle mille
i

suo cammino.
si

Che

veggenti

escano ad incontrarlo, che


cospetto, che lodino
l'odio
il

presentino al suo
:

Signore presente. Ecco


terra
:

scomparir dalla

sar

sommerso

insieme all'invidia. L'ignoranza ormai, la gnosi deL Signore. L'ode

svanita, regna,

XI

tradisce

la^

dottrina

valentiniana
6
|jL-

dell' [X9U(77)(i,a

tou

Sia^ppovTOf;

TuvefjiaTO?

Una

incisione stata operata nel

mio cuore,


e
il

Ili

^a

suo
:

fiore

apparso

grazia y spun-

ha suscitato frutti per il Signore. L'altissimo mi ha ferito col suo santo Spirito, ha
tata

posto a nudo

miei reni dinanzi


di

ai .suoi occhi,

mi ha ricolmato divenuta la mia


i

amore.

La

sua

incisione

salvezza, io ho corso cosi lungo

sentieri della pace e della verit. Io


la

ho rice-

vuto

sua gnosi e

mi sono

drizzato sulla rocnelle, odi gli


:

cia della verit .

Non mancano

echi riconoscibili della cosmogonia valentiniana

Egli mi ha

riempito di parole di verit, per:

ch

io le parli

la

bocca del Signore


ai suoi coni,

il

verbo
l'altis-

(X^oq) vero e la porta della sua luce.

simo

(u^'tcTTOf;)

l'ha dato

interpreti

della sua bellezza, narratori della sua lode, confessori del suo consiglio, araldi del suo pensiero
('vvoia)

purificatori dei suoi servj.


ineffabile.

La

sottigliezza

la sua

del

Verbo

Senza confini

Quale l'azione sua, tale il suo conpoicn esso luce, lo sfolgoramento del pensiero. Per lui gli eoni si son parlati l'un l'altro ed esisterono per virt del Verbo quei che erano nel silenzio (aiyT)). Da lui procedetcorsa.
fine (opoc,)
:

tero l'amore e

l'armonia.
leva
le

degna

di rilievo

infine la duplice allusione (odi 21 e 42) al gesto dell' orante che

braccia in atto di

preghiera, simbolo

che
si

si

ritrova anche in mo-

numenti funerari
diante gli gnostici

extra-cristiani, e che forse

me-

introdotto nel cristianesila croce redentrice*

mo, ponendolo in rapporto con

112
Olii

tenga nel dovuto

conto

la circoafcanza

che

le odi di

poetica, che

Salomone sono una composizione non mira ad una schematica e mi-

nuta esposizioi^e di teorie, bens all'espressione di un irrompente senso mistico, trover che fra questa composizione e le immaginose frasi valentiniane che Clemente ci ha conservate, corrono indubbie affinit. Informazioni pi ampie sulle concezioni cosmologiche di Valentino, noi le troviamo, secondo il solito, negli scrittori ecclesiastici. Il cruvTaY(xa di Ippolito
zia,

aveva in proposito una

noti-

bilit ci

che lo pseudo Tertulliano con tutta probaha conservato nella maniera pi fedele,
fra l'altro la traslitterazione dei
(n.

come dimostra
termini tecnici
L'eretico

19, cf. Filastrio 38)

Valentino divulga un ampio tessuto di favole, di cui dar uno schematico rias-

un pleroma e trenta eoni che distribuisce a coppie. Al primo posto pone l'abisso e il silenzio (1) da cui procede un germe,
sunto. Presuppone cio
;

l'intelletto

(^2)

e la verit,

donde

la parola (3) e
;

la vita

di qui l'uomo e la chiesa

da cui do-

dici eoni,

mentre dalla parola e dalla vita ne


dieci.

procedono
ripartiti

in

dunque i trenta eoni una ogdoade, in una decade e in


ecco

Ed

(1) St-fvj

(2)
(3)

femminile. Ireneo (P 11) ha

Tra-cpa

invece

di voiJv,

mentemi.

Il X-fos.

di scoprire
il

113

una dodecade. L'ultimo eone concep vaghezza


primo, l'abisso, e per questo tent
inferiori di risalire dalle

regioni del Pleroma.

Ma

le

sue forze non furono da tanto. Onde, insulla

capace di levar lo sguardo


se

sua stupenda
suo
essere, il

grandezza, corse rischio di disciogliersi nel nulla,

non

lo avesse

assicurato

nel

termine del mondo pleromatico, pronunciando la parola Tao. Ma Peone decaduto, Sofia, preSo
nel vortice dei suoi desideri malsani, diede origine, nel torbido fermentare delle sue passioni,

forme della materia Dalla trepidazione nacquero le tenebre dal timore e dall' ignoranza scaturirono la subdola
alle
.

e dall'inquietudine

malignit e la perversione, dalla tristezza e dal pianto, le fonti d' acqua e i mari. Il Cristo fu

mandato dal primo padre,


folle
'

inviolabile

nel suo

spezzato dal sogno di Sofa . Questa esposizione dello pseudo -Tertulliano, che concorda sostanzialmente con quella di Ireneo (I, J.l, 1), sebbene sembri ricavare anche qualche elemento, non comprendendolo, da quel
mistero, a ripristinare l'equilibrio

che Ireneo dice dei Valentiniani del suo tempo nulla che sia in aperto (I, 1-8), non contiene i dati del pensiero valentiniano, con contrasto

che desumiamo dai frammenti del maestro. Il Pleroma un insieme di ipostasi divine, distribuite a coppia.
delle passioni
L' universo la solidificazione

amarissime

di

un essere divino.


mite
fissato

114

il
li-

colpevole nella sua volont di oltrepassare


alle

sue

potenzialit.

Non appare

chiaro chi opera con questa materia, sorta dalle

angoscie di

un eone
allude. al

ribello (Sofa),

ma

eviden-

temente
forse

si

Demiurgo, che non per


puro.

un concetto valentiniano
viene

L'ordine

turbato nel Pleroma


il
-il

ristabilito

da Oros,
:

quale pronuncia una taumaturgica parola

lao,

nome

cio di lahv, com'era pronunciato dai

greci,

che

diviene

il

vocabolo

preferito

nelle

formole- incantatorie

dello gnosticismo valenti-

niano e gi rappresentava, in alcune correnti del sincretismo greco-romano, 1' appellativo misterioso della divinit suprema. Nei suoi significativi sforzi per ridurre
il

politeismo

romano

un monoteismo
I,

solare,

Macrobio registra, ad

esempio, (Sat.

Apollo

Ciarlo',

uno pseudo oracolo di commentato da Cornelio Labeone,


18-19)
:

cosi concepito

Grli iniziati

debbono tener celate

le sacre

una volta conosciutele. Ma se proprio e debole mente lo esigano, sappi che di tutti gli dei il supremo lao
verit,

scarso

intelletto

obbedirai d'inverno

Plutone, di primavera a
d'

Giove, d'estate a Sole,


giante lao
.

autunno,

al

lussureg-

115
ERACLEONE
Esponendo nel
opera contro
polito ci d
libro sesto della
il

sua grande

l'eresie

sistema valentiniano, Ipdi fatto (35) clie pos.:

un ragguaglio

siamo accogliere per giusto proposito della natura del


Gres nella sua
e
i

ci dice cio

che a

corpo,

assunto
i

da

(pavpcocji^

nel

mondo,
si

discepoli

continuatori di Valentino
:

erano divisi in

due correnti alcuni, <\ i valentiniani d' Italia, tra cui Eraoleone e Tolomeo, dicevano clie il corpo di Ges fu psioliico, e clie per questo nell'istante del battesimo lo spirito discese in forma di colomba, vale a dire il Verbo della Madre suprema, Sofia, si pos sullo psichico e lo ridest dai morti. Per questo detto Colui che ridest Cristo dai morti, dar vita anche ai vstri corpi mortali, e psichici. In quanto alla terra essa soggiacque alla maledizione. Poich scrtto Terra
:

sei e in terra ritornerai. Gli orientali invece, quali

Assionico e

Bardesane, dicevano

che

il

crpo

del Salvatore fu spirituale. Poich lo Spirito Santo

discese in Maria, vale a dire Sofa, e (con esso)

potenza dell'Altissimo, che la tecnica demiurgica, affinch fosse plasmato quel che era stato
la

infuso dallo Spirito

.
i

Eracleone, fra
tino,
il

seguaci italici
:

di Valen-

pi eminente

t^? OuaXsvTivou oycikriq


Soxt.[jicTaTO(;,

116

{Str.

lo dice

Clemente Alessandrino
le

IV,

9).

Molto scarse sono

informazioni patrie
al

stiche intorno

alla sua vita

suo insegnatestimo-

mento, se

prescindiamo, come
strana
e

dobbiamo pre-

scindere, dalla

inesplicabile

nianza del cosi detto Praedestinatus (1), il quale pone nientemeno in rapporto la propaganda di
Eracleone col vescovato romano
(tra
il

di

Alessandro
in
Sicilia.

110 e

il

120) e la

localizza

Origene premette alla sua prima citazione tou OaXevrtvou Xy(Xdi Eracleone le parole voQ slvai yvcapifioi;. Ireneo accenna a lui molto Filastrio (41) e lo pseudo-Tertulfugacemente liano gli dedicano brevissime notizie. L' opera di Eracleone va quindi collocata fra il 160 e il 180. Clemente Alessandrino lo cita scrivendo al tramonto del secondo secolo e quando Origene scrive verso il 228 il suo commento al Vangelo di S. G-iovanni, tiene dinanzi agli occhi il com:
:

mento

di

Eracleone, che

cinquantanni prima

(i) E'

nota sotto questo titolo un'opera anonima,

Sirmond pubblicava nel 1633, distribuita in tre parti: la prima consacrata all'esposizione e alla confutazione di 90 eresie, da Simone Mago ai Predesliche
il

nazani; la seconda e la terza consacrate invece alla confutazione del predestinagianismo, presentato come dottrina agostiniana. Secondo l'opinione oggi prevaiente, ne sarebbe autore un monaco che visse a Roma verso la met del V secolo, e parteggi per le idee pelagiane, Arnobio detto il giovane, per distinguerlo

da Arnobio

di Sicca.

117
aveva, con gli altri gnostici,
gesi neotestamentaria.

inaugurato

l'ese-

Se le testimonianze patristiche intorno ad Eracleone sono pi scarse e pi malsicure del solito, i frammenti superstiti dei suoi scritti sono, in cambio, abbastanza numerosi e per quanto brevi, sono sufficienti a darci un' idea approssimata delle sue opinioni filosofico-religiose. Abbiamo innanzi tutto un tratto di Eracleone, di
9,

commento
il

al

passo di

Luca XII,

8,
di.

in cui

figliuolo
al

dell'uomo garantisce

dar testimonianza
fessato al cospetto

cospetto degli angeli in

favore di colui che lo abbia in antecedenza condegli

uomini.

Eracleone

e-

spone intorno
gli gnostici

al

martirio

un apprezzamento che

deve aver contribuito ad accreditare l'idea che rinnegavano il dovere di confessare pubblicamente la fede cristiana. Il tratto negli Stromata di Clemente Alessandrino, il .quale non esita a sottoscrivervi, fatta qualche riserva
e limitazione (lY, 9, nello Stahlin p. 280) Nell'interpretare
:

questo

passo,

Eracleone
la

dice testualmente che vi

una confessione
la

quale

si

esplica nella fede e nella vita, e ve n'

un'altra che si

afferma
si

con

viva voce.

La

confessione orale
tuiti e molti,

fa

innanzi ai poteri costi-

non rettamente, proclamano che


che
meriti questo
ipocriti

essa sia la sola' confessione

nome. In realt anche degli


confessare a questa maniera.

possono

del resto

un

si-

mile

118

non pu applicarsi universalmente poich non tutti i salvatisi furono chiamati a confessare di viva voce prima di morire, tra cui Matteo, Filippo, Tommaso, Levi ed altri molti. La confessione verbale non la confessione integrale, ma solamente una
di pensare

modo

confessione parziale.

La

confessione integrale di
si

uui parla (G-es) in questo passo, quella che

attua nelle opere e negli atti che sgorgano dalla


fede in Lui. In questa

confessione
si

integrale
fa
al co-

implicita l'altra, la

parziale, che

spetto dei poteri costituiti, qualora sia necessario e la ragione lo prescriva.

Ohi abbia in ante-

cedenza offerto
la

la

sua professione nella rettituSal-

dine della condotta, questi emetter agevolmente


professione verbale. Opportunamente
(il

vatore) applic a quelli che confessano, la clausola in


plice

me

e a quelli

pronome

me

che negano, il 'semPoich chi lo confessa a

parole, lo rinnega

di fatto, se

non

lo

confessa

con le opere. Son ehe vivono nella confessione e nella condotta h'Egli ha prescritto. Su essi anch'Egli pronunzia
soli a confessare in lui coloro
(

avendo preso possesso^ dei loro spiriti ed essendo da questi tenuto. Poich egli non pu giammai rinnegare s stesso, menre in realt lo rinnegano coloro che non vivono in Lui. Nessuno pu negarlo vivendo in Lui. Infine la clausola al cospetto degli uomini comprende parimenti gli eletti e gli etnici dila

sua confessione,


nanzi
realt
ai

119

la

primi

si

svolge

confessione

della

vita pubblica, dinanzi agli altri quella orale.' In

non possono in alcun modo negarlo negano invece quanti non vivono in Lui .

lo

Questo passo, di schiettissimo sapore paolino^ sembra voler colpire 1' ostentazione di qualche cristiano, che credeva di aver compiuto tutto il dovere della sua professione religiosa, procla-

mandola a
politiche, e

parole, quasi

a sfida

delle
di

autorit

non preoccupandosi
all'

uniformare

l'esistenza quotidiana

ideale etico cristiano.

abbondante messe di incisi e riferimenti eracleonici ci fornita da Origene, il quale, per non meno di 48 volte, registra, quasi sempre per approvarle, nelle parti- pervenuteci del suo commento a Grio vanni, sentenze che Eracleone aveva scritto, negli *T7rofxv7)[xaTa da lui compilati sul vangelo spirituale. Il Brooke ne ha curato un' edizione correttissima, utilizzando un numero di codici sensibilmente magla pi

Ma

giore di quello cui

non avessero

fatto ricorso
il

migliori editori di Origene, quali


il

Belarne e
utilizzare

Lommatzsch. Noi cercheremo

di

questi frammenti, raggruppandoli in


ci

modo che

diano un' idea delle varie parti del sistema gnostico, insegnato da Eracleone teodicea e co;

smologia, antropologia,
gia
(1).

soteriologia,

ecclesiolo-

(1) A.. E. Brooke, The Fragmeuls of Heracleon. Cambridge, 1891 (Te:?ts and studies; contrbutions tp

120

Eracleone definisce Dio in maniera spiritualistica


(D'aiq,
:

cx,-)(^pGOJT0Q

xal xaOocp xal paTOc;

y]

sLa

egli dice

(fr. 24).

Nell'abisso ineffabile della

vita divina, egli

sembra distinguere, come il suo maestro Valentino, una quadruplice molteeterne e


i

plicit di ipostasi

perfette. Interpre-

tando infatti misticamente

46 anni che Saloall'organismo sen6, e

mone impieg

nella costruzione del tempio (Griov.

II, 20), vi scorge un'allusione

sibile del Cristo,

simboleggiato dal numero


divini
(fr.

insieme agli elementi


giati dal

in

lui,

simboleg-

numero 40

16).

Ammette ad

ogni

modo

in

terni della divinit,

maniera indubbia che nei misteri eantecedentemente all'esisi sia

stenza dell'universo sensibile, e all'origine delle


categorie di spazio e di tempo,

compiuta
cui

una moltiplicazione
estranea
fatti
i

di

realt

astratte,

fu
in-

l'opera

del

Verbo.

Commentando

primi versetti del Vangelo Gi-iovanneo, e di ci Origene lo rimprovera, Eracleone esclude dal novero delle realt, attuate mediante il Verbo., le divine ipostasi, che popolano l'eterno vivente Tutto fu fatto, me Esponendo le parole
:

diante
e

il

Verbo

interpret nel Tutto,

il

mondo

quanto in esso si contiene, eccettuando dal Tutto, a quanto implicito nella sua asserzione.
biblical

and

patristic literature
i

I,

-i).

numeri con

cui

indiciiiamo

frammenti sono quegli


li

stessi usati dal

Brooke, che

desume
citati

dall'ordine

progressivo,

nel

quale vengono

da Origene.

121
tutto ci che distinto
e alle sue realt. Dice
scitati in virt del

superiore al
:

mondo

infatti

non furono suquanto in


al
lui

Verbo

l'eterno e

esso vive,

tutto

ritenuto

da

anteriore

Verbo (fr. 1); evidente, invece,


la parte spiegata dal

nel pensiero di Eracleone

Verbo

nella formazione del

cosmo

Dice che fu

il

Verbo a

offrire al

Demiurgo
con cui o
.

l'occasione della genesi del cosmo, e che quindi la

clausola che gli

conviene, non era


del

da

cui

bens

in virt

quale

Poich

il

Verbo non oper sotto lo stimolo altrui, si che in questa maniera debba intendersi l' inciso
:

mediante

il

Verbo^

ma

al contrario, sotto lo sti-

molo di Questi,
zione cosmica
.

altri

compi l'opera

della forma-

L'azione che nella esposizione


al

irenaica del sistema valentiniano attribuita a


Sofia, qui attribuita

Logos, e

secondo frammento valentiniano gli brano essere i foggiatori dell'universo sensibile e delle varie categorie di organismi corporei, il filosofo ed esegeta modifica la dottrina del maestro, assegnando ad un unico essere superiore, il Demiurgo, una funzione eminente nella disposizione del cosmo e nel dominio degli spiriti un ^Demiurgo questo un po' diverso da quello di Marcione, perch pi sottoposto al Dio supremo. Il TV Vangelo, dopo il mirabile prologo in cui illustrata la funzione del Verbo nel movi:

mentre nel YyeXoj. sem-


mento
della

122

la
(jiap-

macchina cosmica, registra


intorno
all'

opera del Cristo. Nelle sue umili parole di soggezione alla rivelazione

TUpta del Battista

messianica,

Eracleone vede raffigurato

l'atteggiamento del Demiurgo dinanzi al LogosCristo


:

Molto pi semplicemente lia interpretato Eracleone le parole non son degno di sciogliere il laccio dei suoi calzari, (Giov. I, 27), come se
:

il

Battista
il

stare

proclami con ci indegno di prepi basso servizio al Cristo. Dopo quesi

sta spiegazione,

non inverosimilmente
per

lia

ag-

giunto

non. son da tanto, che

causa

mia

discenda
calzare,

dalla

grandezza, ed assuma,, a mo' di

una carne di cui non son capace di dar ragione, n di spiegare, ne dominare, si da sciogliere l'economia.

Ma

troppo recisamente e au-

dacemente avendo Eracleone intravisto nel calzare il cosmo, tratto, abbastanza empiamente,
a sostenere tutto ci doversi interpretare detto
della

persona

raffigurata

in

G-io vanni.

cio che l'artefice del mondo o sendo inferiore al Cristo, riconosca

Vuole Demiurgo, esci

attra-

verso queste frasi


si

e asserzione
(fr. 1).

pi empia non

non era questa l'unica immagine del Demiurgo che, Eracleone scorgeva nel Vangelo giovanneo. Negli
potrebbe immaginare
ultimi versetti del
rio di corbe che,
e.

Ma

IV

narrato del dignitapre^.

avendo avuto notizia della

senza di Ges a Cana in Galilea, sale a lui da

123

Cafarnao, per chiedere la guarigione del figliolo

malato ora Eracleone sembra ravvisare nel personaggio di corte, il Demiurgo, perch anche lui aveva signoria sui suoi soggetti, ma poich il suo reame era piccolo e temporaneo, fu detto personaggio di corte, quasi reuccio costituito dal sovrano cattolico, su un modesto principato (fr. 40). chiude col Demiurgo la serie delle figure ipercosmiche immaginate da Eracleone. A proposito di Giov. IV, 21. Origene giudica: Non fa un'osservazione assurda Eracleone, quando dice che con l'immagine del monte raffigurato il diavolo oppure il suo mondo, dal momento che il diavolo non che una parte di tutta la materia crassa e il mondo la vetta dell'universale malvagit, uno squallido ospizio di belve, a cui si prostrano quanti vissero prima della legge e quanti etnici furono in vita per Gerusalemme invece deve intendersi la creazione o il creatore, venerato dai Giudei . Sulla natura del diavolo, Eracleone ha occasione di spiesi
:

Ma

non

garsi nel
tro
i

commento
(Giov.

all'

invettiva di Ges cone


ss.)

Earisei-

YIII 40

sua natura non sgorga

Poich la dalla verit, ma da ci

che agli antipodi della verit, l'errore oio e


l'ignoranza. Per cui n pot risiedere nella verit

n avere la verit in s, saturo della menzogna che rampolla dalla sua natura, sostanzialmente incapace di pronunciar giammai parola


di verit. Osserva

124

che

inoltre

non

solo esso

menaognero, ma lo anche il padre suo, intendendo a modo suo per padre, la sua natura,
sorta dall'inganno e dall'errore
(fr.

47).

L'antropologia di Eracleone rispecchia fedel-

mente la sua concezione del mondo soprasensibile. Al Padre della verit, natura immacolata
e inviabile, fanno riscontro gli individui pneu-

matici, che sono

una cosa

sola con

il

Logos, che

conferi loro la configurazione

iniziale,

impo-

nendo
(fr.

e rivelando la fisionomia, la

lucentezza,
se Qiinato

l'entit propria in
2).

quanto

altri

aveva

Costoro essendo della medesima natura

col Padre potrebbero dirsi e Origene si mostra scandalizzato di simile conclusione consustanziali alla natura ingenerata (fr. 24).

Il

dagli psichici,
PaoriXixf;

dominio del Demiurgo costituito invece i quali, come il figlio malato del
(Giov.

TV,

46-54)

sono

costituiti

nella

ignoranza e nella colpa

La

loro anima,

se3ondo Eracleone^ non immortale,


gos appunto
il

ma ha
Il

semLo-

plicemente la capacit di essere salvata.


Salvatore, disceso
ferno, che guarisce dal

fino all' in-

male, affranca cio dai


40).
ilici,

peccati, e vivifica

(fr.

I figli del dievolo invece sono gli


i

per

quali nessuna speranza v' di

riscatto.

Come

potrebbero mai individui


ruttibilit ?
(fr.

tuffati nell'ignoranza,

nell'incredulit, nella colpa, assurgere all'incor41)

Poich la materia univer-

125
alla gaosi

sale

appare

come

1'

ipostatizzaz ione

della tristezza di un'essere divino decaduto, gli

individui umani, che partecipano soltanto della

materia e lasciano imputridire nella materialit


l'infusione
dello
;

Spirito,

non possono aspirare

all'immortalit

andranno, alla loro morte, a perdersi nella materia cosmica, la quale a sua
volta svanir completamente
tristezza di Sofa
il

ma

giorno in cui la

non avr pi ragione di essere, per il compiuto riassorbimento del divino, che passato nel mondo, in seno al pleroma
indefettibile.

Perch appunto, secondo Eracleone, sono figli del diavolo non solamente i -/^oixoi, ma anche gli psichici che si lasciano andare,
minoso, ad un livello etico inferiore.

sulla china dell'ignoranza e dell'egoismo pecca-

Le
da

parole di rimbrotto
ostinati

di

condanna del
Vili. 44) sono
agli

Cristo ai giudei
lui applicate,

(Gio'v.

reni, figli

uomini terdel diavolo per natura, ma anche

non solamente

agli psichici,, divenuti per la loro condotta figli

del

diavolo,
,di

qualit
figli di

mntre potevano assurgere dalla figli del Demiurgo, alla dignit di

Dio.

spiega

il

suo concetto osservando


:

che vi sono tre generi di figliolanza naturale, volontaria, di convenienza o metaforica, secondo che si figli per generazione, o per virt di adesione- della

volont a un individuo che


si

si

sceglie

per padre, o per comunanza nascente dalla qualit delle

opere che

compiono iu armonia con


un modello ed un
sono
figli

126

ispiratore,

detto nel Vangelo (Mt.

come appunto XXIII. 16) di molti che


del

della geenna, delle .tenebre,


vipere.

pec-

cato, dei serpenti, delle

Ohi
stesso
tutti,
:

cade

in

tanta

abbiezione,

incolpi

se

la possibilit del riscatto


il

concessa

poich

Logos, che
lo

il

Salvatore,
(fr.

(fr. 5)

presente

dovunque

lo si desideri

7).

G-io-

vanni (Giov. I 29)

addita

ai

giudei,

chiail

mandolo

(Lvo<; Tov5

0ou,

quegli

che annulla

peccato del mondo.


cato riposto che
le parole

Le

parole anzi del Battista


di

posseggono agli occhi

Eracleone un
trascurato.

signifi-

non va

deiragnello va riferita al corpo del

L'immagine Cristo, mentre


alla
di-

che seguono^ con l'allusione

struzione del peccato, vanno riferite a ci che di


misterioso e di soprannaturale si celava e operava nel corpo dei Cristo. A differenza da altri maestri gnostici, Era-

cleone

(fr.

12)

sembra attribuire una piena realt

alla passione del Cristo, di cui scorge

un sim

bolo nella celebrazione e nel sacrificio pasquale.

Ma
e

afferma che l'opera

della

salvezza
degli

com-

piuta da lui mediante l'illuminazione

interiore

mediante
che,

il

ricuperamento
dal

elementi
nel
della

divini

effusi

Padre,
Il

giacciono

grembo

degli

pneumatici.

racconto
il

Samaritana appare ad Eracleone come

vero

poema

del riscatto interiore

(fr.

17 e

fr. 18).

La

Samaritana, immagine dell'individuo pneumatico

127

(Giov. IV, 6 e

ss.)

si

reca al pozzo ad attingere


della

acqua:

si

tratta di

un simbolo
servi

vita cole

smica, tanto vero che


invece, sx tou

ad
tt]?

abbeverare
il

greggi di Giacobbe. L'acqua che d


TTVsjxaTOi;

Salvatore
auTou

xal

Suv(jL0)(;

la vita eterna, incorrotta e incorruttibile, per-

manente e inesauribile. Destinata all'elezione come pneumatica, per quanto piombata nell'abbiezione, la Samaritana risponde pronta

alPap-

pello del

Salvatore.

Lo sposo

ch'essa

ha nel

Piero ma (^v yp auT^? v7)p sv tw oticovi, fr. 18). partecipe e cooperatore del suo affrancamento

L'anfora ch'essa lascia

presso

il

Salvatore, per

correre ad annunciare ai suoi concittadini l'av-

vento della

salveziZia spirituale, il

simbolo della

capacit universale, etica e logica, di accogliere

riempie con la sua acqua pura, mentre la Samaritana che apla vita superiore. Il Salvatore la

partiene alla sxXoYiQ annuncia

alla

xX^aiq, agli

psichici cio, che la parusia del Cristo si com-

piuta

(fr.

27).

Lo

pneuniatico,
del

che rassodato
Padre,
nella precipitato

nello Spirito si fa strumento

ricerca di ci che suo, e che

nel

baratro della materia, non l'adora pi, (fr. 23), ha del resto una funzione limitata, poich l'a-

condotta al Salvatore in virt dello Spirito e dallo Spirito (fr. 27). Gli uomini che im

nima

uomini a conoscere il Salvatore, non a pena vengono a contatto con le sue parole, credono, non ^i a ragione della testimoparano da
altri


diretta della verit,

128

nianza umana, bens in virt della suggestione


(fr.

38) Grli angeli servi del di


si-

Demiurgo
Giov.
gnore,
tore- la

raffigurati dai servi del pacriXixi;


50,

IV.

che

annunciano
l'apparizione

al

loro

come

dopo

del

Salvain

vita degli uomini abbia guadagnato

robustezza spirituale e in sincerit


gli

(fr. 40), non annunciano cosa sgradita, perch zu-kkjtqi; A7](j,ioupY(; scTTLv e nulla meglio desidera, che

l'ampliamento della signoria

dello

Spirito

nel

mondo,
versale.

e la

consumazione della salvezza uni-

Cosi

il

concetto eracleonico del

Demiurgo

si

rivela ben diverso dal concetto, quasi dualistico,


di Marcione. Nella scuola di

Valentino

la sal-

compie pacificamente senza rinnegamenti. Il Demiurgo, signore della creazione, non frappone ostacoli, bens si compiace che i suoi figli passino nel dominio assoluto del Logos e
vezza
si

del Padre.

Ancora una
monianze degli
si

volta, colta nei

frammenti
la

ori-

ginali dei maestri gnostici, oltre che nelle testiscrittori


ecclesiastici,

gnosi

rivela

anche

come contemplazione mistica

della salvezza interiore, pi che fastidiosa siste-

mazione di teoremi cosmogonici.

129

TOLOMEO
Nell'insegnamento di Tolomeo e dei suoi seguaci sembr rifiorire l'insegnamento di Va

lentino dice Ireneo

(1

1-3) .

Bd

egli stesso

ci

espne con larghezza di particolari, nei primi libro dell' Adversus Haereses, il 8 capi del pensiero tolemaico, che dice di avere attinto direttamente dai commentari del maestro (u7ro{;.v^con i suoi [xaira) e dalle conversazioni dirette

seguaci.

Siamo completamente
di Tolomeo.

al

buio sulla biografa


egli

Ma

l'essere

stato

scolaro

di-

retto di Valentino,' l'avere avuto scolari che

I-

reneo ha conosciuto a
il

Roma
fra

in

G-allia

dopo

177;

ci

autorizza a supporre che la sua atti-

vit si svolta a

Roma

il

140 e
di

il

170.

A. Harnarck

(1)

ha tentato
cristiano

di identificarlo

con quel

StSocaxaXo^;

cui

Griustino

parla nel preambolo della sua seconda apologia,

come martirizzato a Roma,


fetto Urbico, tra
il

al

tempo
:

del
si

Pretratta

150 e

il

152

ma

di

una congettura che nessun argomento posi-

tivo suffraga, fuori dell'identit del nome.

(1)

Analecta zar altesten Geschlehe des Christenin

iums

Rom.

Leipzig, 1905.

130
Descrizioni del suo sistema
si

trovano,

ma

molto sommarie, in Filastrio (32) e nelle pseudo Tertulliano, Ampiamente invece ne parlano Ireneo nel passo indicato, PMlosopJiumena (FI) ed Epifanio (h. 33), il quale ha, una volta tanto, la
felice idea di trascriverci

una

intiera lettera dello

gnostico a una
a questo

dama

cristiana di E-oma, Flora, ins.).

torno al valore della legge mosaica (33-3

documento originale che dobbiamo domandare una indicazione del sistema di Tolomeo di (1). La lettera un modello di chiarezza e
ordine, in cui l'esposizione e la risoluzione
del

problema sono prospettate con ottima distribuzione delle parti, e con un senso vivissimo del
l'originalit

della

rivelazione

cristiana,

nello

sviluppo della vita religiosa.

Lo
vano

scrittore entra subito in medias

res

con

riferimento alle divergenti opinioni che


al

corre-

suo tempo intorno al valore e alla gesorella Flora

nesi della legge mosaica:

Mia buona

Come

molti

ab-

biano accolto la legge di Mos alla cieca, non co noscendo bene n chi l'ha emanata ne le prescri-

vi)

La

lettera, olire a trovarsi in tutte le

edizioni

di

Epifanio, stata pubblicata in un

testo

ottimo da

A. Harnack, con l'assistenza del Wilamowitz, con opportune correzioni alla lezione dei due principali codici -di Epifanio, il genovese e quello di Breslavia ' P.tolomaeus Brief an die Flora 2* Ed. Bonn, 1912 (Kleine Texte ecc.).

chiaro,

131

die
ti

zioni ch'essa contiene,

penso

apparir

non appena tu abbia conosciuto le divrgenti opinioni in proposito. Alcuni infatti


bandita dal Dio padre;
altri,

la. proclamano
stisi

po-

per via diversa, la ritengono imposta dal il. malefico diavolo, a cui parimente emulo, suo riportano la fabbricazione del mondo, e che definiscono Padre e Fattore. In realt gli uni e gli altri sono degli allucinati. Questa legge non
n l'emanazione del Dio Padre, perch evidentemente imperfetta, n del suo avversario, perch

a ci contradicono esplicite

testimonianze

del

Salvatore.. Io ti dir da qual legislatore sia stata

sancita la legge mosaica; nulla per giudicando,


se

non potr appoggiare


sua guida
il

le

mie

asserzioni
di

alle

parole del Maestro. Poich solo a patto

seil

guire la

lecito

intraprendere

viaggio verso

possesso della verit.

Innanzi tutto da osservarsi ohe tutta la legislazione mosaica racchiusa nel Pentateuco mosaico non emana da un unico legislatore, cio da Dio solo. AI contrario vi sono alcune delle prescrizioni che sono state emanate dagli uomini. Anzi le parole del Salvatore ci insegnano
a suddividerla in tre parti. L'una va attribuita
a Dio stesso e reca la sua sanzione; la seconda va assegnata a Mos (non per ci che Dio prescrisse per suo mezzo, ma per ci che Mos prescrisse partendo dalla propria iniziativa)
;

la terza

infine agli anziani del popolo, dei quali

appunto

132
risulta che

emanarono inizialmente disposizioni

proprie.

sua volta, quella parte che abbiamo detto

essere la legge che

emana da Dio

stesso,

va

di-

stribuita in tre parti minori,

nella

parte

cio

completamente pura, monda da ogni infiltrazione di male, che merita di essere chiamata propriamente legge e che il Salvatore non venne a dissolvere, bens a compiere, non essendo incompacon la sua natura; nella parte mescolata ad elementi inferiori di ingiustizia etica, che il Salvatore abrog, come indegna della sua natura;
tibile

nella parte infine tipica e simbolica,

emanata a
realt

dare un'immagine preventiva

di

future

pneumatiche superiori. Quest'ultima parte fu dal


Salvatore trapiantata dalla sfera sensibile e
fe-

nomenica in quella dell'invisibile e dell'eterno. La prima parte costituita dal Decalogo la seconda,
;

ad esempio, della legge del taglione


data dalle prescrizioni legali dei
circoncisione, del digiuno,

la terza

sacrifci,

della

della

Pasqua,

degli

azzimi.

Avendo

tutto ci puro valore di

imma^

gine e di simbolo, fu trasformato allo sfolgorare


della verit.

Nei loro elementi

sensibili, nel loro

contenuto materiale, simili prescrizioni furono


soppresse; nei loro elementi pneumatici

furono

mantenute e integrate, sicch, salvi restando i nomi, ne fosse trasformata la sostanza. Ed ecco che anche a noi il Salvatore comand di offrire sacrifci, ma non pi di animali irragionevoli e

133
di effluvi materiali, di

ma

di pure lodi

spirituali,

monde
il

azioni di esaltazione e

di ringrazia-

mento, di caritatevole fratellanza e beneficenza


,

per

prossimo.

vuole anclie che ci circonci-

diamo, ma non nel prepuzio corporeo, bens nel preE vuole che rispettiamo il sabato, intendendo con ci .che ci astepuzio metaforico del cuore.
dalle opere

niamo
rituale,

malvage

che digiuniamo, non

gi col digiuno corporale, bens con quello spi-

da ogni stoltezza. Peraltro praticato dai nostri anche il digiuno simbolico, in quanto giovevole all'anima, se praticato con discernimento, non fatto, cio, per imitare altrui, per semplice forza di consuetucon l'astensione,
cio,

dine, per ossequio a determinati giorni,

come

se

questi fossero proprio a ci indicati


tutto ad

ma

sopra-

memoria del vero e autentico digiuno, onde coloro che non sono ane a

ammonimento

cora in grado d'intendere questo, ne concepiscano


l'ida attraverso

digiuno sensibile. Infine che la Pasqua e gli azzimi avessero puramente vail
(1

lore di simbolo, risulta dalle parole dell'apostolo

Paolo, l dove disse


stra

Cor. Y, 7 e

ss.)

La no

siate
la

Pasqua fu immolata. Cristo: affinch, dice,, azzimijimmuni da lievito chiama lievito presente malvagit e siate una nuova pasta

Distinti cos

vari filoni e

vari strati
;

so-

una cernita fra le stesse prescrizioni che emanano dal Dio, cui prest ossequio Mos Tolomeo pu
vrappostisi nella legislazione mosaica
fatta
;

!34

procedere senz'altro alla

identificazione

alla

descrizione di questo Dio, cui va riportata,

come

a naturale Signore, l'economia del Vecchio Te-

stamento. Tolomeo distingue


fetto, TXsLo?. dal StpoXoc:
il S'/jjjLioupy;;
y.at,

il

fra loro

Dio Padre perdue colloca


la

xal

ttoiyjtt]^ toj

Ss toj noLvrhc; xc^xou,

ToSv v auTco,

a cui appunto va riportata

legislazione mosaica, nelle sue parti divine.


tratta di

Si

90apf7La e
e GXTO?,

un Dio generato, la cui natura non cpcQ come nel Padre, ma n pure pOop come nel diavolo: la sua natura

[xeGTYiroc, 6vo[iy..

media, e giustamente a lui attribuito t. t'^<; Sebbene non sia essenzialmente yaG;;. non- ne pure xax<; o ol^ixoq. Pu essere
Sixatoc;.

ragionamento di Tolomeo non molto coerente. Se tutto quel cbe v' di divino nella legislazione. mosaica va attribuito a un Dio medio, come pu esservi in quella
detto
il

Qui

legislazione

una

parte,

il

decalogo,

perfetta

in
la

se stessa, e. destinata a durare

anche quando

economia del demiurgo


allo stesso

sia superata?

Ma

v'

un

altra difficolt, tanto pi grave, che

Tolomeo,

il

quale vi

ultimi periodi della sua lettera.


l'essere ingenerato, e tutto

non sfugge accenna negli Poich uno solo

ha principio da lui, Demiurgo e il diavolo essere derivati dal Padre? Tolomeo capisce che Flora

come possono

il

sar ormai ansiosa di saperlo e promette di dare

a parte

le

necessarie

spiegazioni

al

riguardo,

135
sempre attingendo all'insegnamento del Salvatore.

Possiamo sperare

di trovarle nella esposizione


se-

che fa Ireneo del sistema dei Valentiniani

guaci di Tolomeo? Bene o male, 'la lettera a Flora ci fa intravedere l'ossatura del sistema
tolemaico: Tolomeo immagina
al
il

Dio supremo
sensibile.

di fuori di ogni contatto col

mondo

In posizione subordinata, con dichiarazioni che ricordano da vicino le idee di Eracleone, colloca il demiurgo, e pi in basso ancora, il Signore della materia, il diavolo. Come si effettua questa decadenza e involuzione progressiva verso il cosmo sensibile? Dicevano dunque i seguaci di Tolomeo attesta Ireneo (1) che nell'invisibili e inef-

fabili altezze del

mondo soprannaturale

sta

un

Eterno perfetto, preesistente ad ogni realt formata lo chiamavano primo principio, primo padre, abisso. Esso incomprensibile e invisibile, eterno ed ingenerato, onde viveva in una
:

sconfinata e imperturbabile solitudine, attraverso


i

secoli

siero,

immensi. Con lui e in lui era il penche chiamano anche Grazia e Silenzio. Al

Padre e del Silenzio si scompongono per fenomeno di scissiparit dialettica, altre tre
di sotto del

(1)

Il

lesto

questa
h. 31.

parte

greco deWAcloersus Haereses per conservato nel Panarion di Epifanio,

"136
coppie di
eoiii,

(vou?)

che formano cosi con

l'ogdoade suprema: Intelletto

Verbo

Vita

Uomo

la

prima
Verit;
caratnella

Chiesa.

Il

tere astratto di

questi esseri concettuali,

speculazione gnostica, mostrato dall'inciso in cui Ireneo assevera che ogni eone un divino ermafrodito. Dalle due ultime coppie dell'og-

doade rampollano la decade e la dodecade che formano i 30 coni del Pleroma. Ma la serenit
impertubabile del Pleroma sconvolta dal
siderio

de-

incomposto dell'ultimo eone, Sofia, di compiere un Suvarov npoi^lK/.. Il Padre supremo secondo la gnosi tolemaica, noto all'unico g nerato direttamente da lui, l'Intelletto: per tutti
incomprensibile.

gli altri eoni invisibile e

l'Intelletto si

beava

di

questa

contemplazione

privilegiata, e nel senso di effusione che

accomdi

pagna

la bont, si

struggeva

dal

desiderio

partecipare ai compagni del Pleroma la visione


della grandezza paterna. Il Silenzio, per volere

del Padre, gli vieta di compiere

il

suo progetto,
eoni vivela
ra-

bramando che
di conoscere
il

gli eoni riposassero nel desiderio

Padre.
della

infatti

gli

vano nel desiderio silenzioso


dice increata
loro

di scoprire

essenza.

Ma

l'ultimo

eone. Sofa, tenta, ci nonostante, di uscire dai

suo stato di desiderio e

di

effettuare

all'insa-

puta dell'eone gemello, il Voluto, la sublime ascensione verso la conoscenza diretta del Padre. Ma male gliene incoglie piombata in una gelida
:

~
agonia, correrebbe
6X7]v

137

riscliio di dissolversi slq Ty]v

oatav, senza,

pi personalit, se non accoril

resse in suo aiuto


(JLysQo^,

termine sacro

dell' ppTjTO^

"Opo^;,
i

il

quale riduce a proporzioni ra-

gionevoli

suoi smodati desideri e la riconferma

nell'essere suo.

Ma un

turbamento

cosi profondo,

provocato nella serenit del Pleroma dal sogno

ambizioso della Sapienza, non pu essere riparato cos agevolmente. Occorre da una parte impedire che altri eoni seguano l'esempio funesto
di Sofia
:

e d'altra parte gli esseri

ohe usciranno

dal desiderio malsano di Sofa (nel

Pleroma tutto

ipostatizzato) seguiranno una loro traiettoria, che esiger un lungo ciclo di secoli, prima che

l'armonia del
vere

mondo divino una

volta spezzata,

possa essere integralmente ristabilita. Per assolil

primo compito,
secondo

l'Intelletto,
il

dicono
e

co-

storo, suscit,

piano

provvidenziale
Spirito

del Padre,

una nuova coppia, Cristo

Santo (concepito, alla semitica, come femminile), onde gli eoni fossero ben confermati nella consapevolezza delle loro capacit
stino
e

del

loro

de-

(IP 5). I due nuovi eoni compiono rapidamente quest'opera di istruzione e di consolidamento morale del Pleroma, e allora il coro completo degli eoni, per mostrare in maniera
tangibile la propria riconoscenza al Padre,
stilla

di-

da
e

se

il

meglio
propria

della

propria
e

spiri

ritualit

della

grandezza,

fon-

dendo

insieme

questa

quintessenza

della so-

138
stanza pleromatica, come un frutto e
mirabile,

un

fiore

come

l'astro
:

del

Pleroma,

l'offre

in

gloria all'Abisso

ed

Ges,

chiamato

anche

Salvatore, Cristo, Verbo, Tutto,

Frattanto l'ideale

peccaminoso vagheggiato

dalla Sapienza, di assurgere alla diretta e intui-

tiva conoscenza dell'Abisso, col corteggio di passioni che

hanno accompagnato
il

il

suo

concepiexTrXyj^ic;,

mento
(p^oq)

suo fallimento
al

(Xtct),

yvoia,

d origine

mondo

extra-pleromatico.

Anch'essa, l'EJ|'imesi, espulsa come

un aborto

dal Pleroma, invasa dal desiderio accorato delle


realt superiori, sedotta da quel profluvio di im-

mortalit, che

il

Cristo e

lo

Spirito

hanno

lasciato per viatico all'uscire

Santo le dal Pleroma.


possibile di-

Di^ nuovo, Oros deve arrestare

il

sfacimento di
:

Acamoth

in seguito al suo insano

desiderio e deve confermarla nel suo essere, .pronunciando il misterioso vocabolo divino, lao. E di nuovo le passioni e i perturbamenti psichici

che accompagnano
gli

il

fallimento delle aspirazioni


costituiscono
le realt inferiori.

conoscitive dell'infelice Acamoth,

elementi onde son tratte

nato

Questa volta, merc l'opera del Demiurgo, emaper primo da esse, giungiamo alla ma-

teria sensibile.

La

quale per

non rappresenta

una formazione uniforme. Nel mondo sottoposto alla nostra osservazione occorre distinguere una
triplice categoria di realt: la

realt

naturale,

scaturita dalle passioni (oltre le

quattro

men-

139
da cui oxgol (pcTsivT)) la realt psichica, che pu immaginarsi derivata dairatteggiamento di
il

ziouate ricordato anche


;

riso, yXo)?,

deriva la

Acamoth

verso le realt superiori infine la realt


,

pneumatica, che rappresenta


razione generativa
di

il

frutto dell'epe
ci che essa

Acamoth, in
i

ha
al

di pi alto e di pi puro,

residui cio della

rivelazione a lei fatta dal Cristo. Sono

dunque
terreni
;

mondo elementi

divini ed elementi

elementi destinati alla perdizione


destinati alla trasfigurazione.

ed

elementi

Lo

stesso nel ge-

nere umano. Il Demiurgo che foggia l'universo,

uno strumento inconsapevole degli esseri superiori che guidano la sua opera. Grli uomini

che partecipano a quasta infusione soprannaturale, gli

pneumatici, sono predestinati alla


5^01x01
ilici

sal-

vezza,'attraverso la rivelazione portata dal Cristo


sulla terra;
i

(da

y^ouc,^

terra, fango)

sono

irrimediabilmente
nelle loro azioni
essi
il

perduti;

gli

psichici
di
cia-

hanno

loro destino;

scuno di

potr dirsi faber suae fortunae


est ipse . Il Salvatore,

unusquisque
tico,

che fa un
il

corpo psichico, in cai ospit il*Cristo pleroma-

ha manifestato in simboli tutto

mistero
dello

delle universali realt.


-^

La
lo

salvezza sta nel ricongiungimento


nascosto
nelle

spirito

anime degli pneumatici


che
attende
tutto
il
il

con

sposo

celestiale

suo

ri-

torno nel Pleroma.

seme divino Quando sparso nel mondo abbia raggiunto la consuma-

uo zione
le

della

perfezione, allora

Acamoth

stessa

rientrer trionfante nel Pleroma, e consumer

sue nozze misticlie col Salvatore, sul talamo


1)
.

pleromatico (VII

Gli psichici dal canto loro

passeranno nella

regione

mediana,

mentre

il

fuoco chi nelle viscere della terra, improvvi-

samente ardendo, consumer rapidamente l'universa materia e sparir. Cosi si compier il ciclo
dell'universale esistenza.

Per quanto
volta

la prolissa esposizione di

Ireneo

possa contenere elementi


ampliati;

avventizi

qualche

per quanto sia necessario dipii di

stinguere in questa esposizione della cosmogonia

valentiniano -tolemaica

una

stratificazione
;

successiva di speculazione religiosa

non

arduo

intravedere le linee fondamentali

dell'insegna-

mento valentiniano, circa l'origine dell'universo e il Fuo destino. Con ricca fantasia, Tolomeo
propone dei miti per dare
nesi del
la ragione della

ge-

mondo

materiale. Il senso dell'inademil

piuto spinge Sofia verso

Padre. Il

desiderio

superbo determina un'iniziale decadenza verso la decadenza continua nella regione la materia
:

mediana,
mini.
tici

si attua

definitivamente nel cosmo. Il

processo del riscatto tutta la storia degli uo-

La

reintegrazione degli elementi, pneumail

nel Pleroma
il

fine della redenzione.

An-

che

sistema di Mani concepir la storia degli


di reintegrazione e di

uomini come un processo

ritorno della luce alla sua patria, ma,

diffe-


renza del
pensiero

141

questo
occorre

gnostico, e

ben ripetere contro il Bousset, concepir la genesi del mondo, non come una decadenza progressiva del divino, bens come una reale sconal potere fitta del bene e della luce, di fronte
delle tenebre e del male.

143

TEODOTO
Teodoto appartenne al ramo orientale della scuola valentiniana. Nulla conosciamo della vita e dell'attivit spiegata da lui. In compenso, il
cod- Laur. V. 3 degli Stromati di Clemente Alessandrino porfca, dopo il libro YIII, una serie di

frammenti

gnostici,

intercalati
i

accompanoi
al-

gnati da osservazioni ortodosse,


sentati

quali sono pre-

appunto come
86

tratti di opere a

trimenti ignote di Teodoto.

Questi
ex

sono in numero di

sono

citati

frammenti comuneTheodoto.

mente

sotto

il

titolo di

Excerpta

Si molto disputato sul carattere di questi frammenti e sul loro rapporto con l'opera di Clemente e specialmente col suo ottavo libro, che appare incompiuto. Secondo il von Arnim,

che ha. dedicato all'ottavo libro

degli

Stromati

una speciale dissertazione, noi avremmo in questi frammenti dei semplici appunti e degli affrettati schemi per una nuova opera che Clemente non riusci mai pi a scrivere. Forse tale ipotesi non necessaria. Poich noi troviamo il frammento .82 di Teodoto riprodotto alla lettera da Clemente nella interpretazione del .frammento cosmogonico di Valentino (Str. IV 13 p. 287 dello Sch.), noi siamo indotti a pensare pi tosto che gli excerpta conservati dal Laurenziano in

144 ~
appendice agli Stremata^ rappresentano appunti presi da Clemente e utilizzati, nella redazione stessa degli Stromata, specialmente come guida
e sussidio alla intelligenza delle dottrine

gno-

stiche impugnate.

Passando ora brevemente in rassegna i principali di questi frammenti, ripartiti secondo il


nostro consueto

modo

di intendere
ette

toccati dalla gnosi,

vedremo

problemi Teodoto non si


i

discosta in sostanza dalla tradizione del maestro,


se

non per un pi acuto senso

dell'esigenze

ri-

tuali della vita religiosa e per

un profondo
al

va-

lore assegnato al concetto del destino.

La
della

dottrina

teodoziana

intorno

mondo

pienezza divina non diversa da quella che Ireneo descrive a principio oiVAdversus
inconoscibile,
il

Haereses come professata dai Tolemaici. Essendo

Padre volle essere conosciuto

dagli

coni,

e attraverso la propria cognizione,

di s perfettamente consapevole, spirito di quella

scienza

clie

nella scienza, gener l'Unigenito

Anche secondo Teodoto l'unigenito ISTus bramoso di comunicare al mondo pleromatico la


perfetta esperienza del Padre
Pu0?, Styv], lo vieta
(fr.
:

ma

la aii^uyo^ di

29).

Anche

negli excerpta cogliamo la distinzione


il

nettissima fra

mondo pleromatico
o

il

mondo

subpleromatico

regione

media, divisi da un
42)
e

tesmine
bolo e

(opo^) di cui la croce (craup^) il sim-

la

riproduzione

(fr.

troviamo la


coppie.

145

consueta distribuzione degli eoni pleromatici in

Nella sfera delle


gli estratti

concezioni

antropologiche
i

di

Teodoto
gnosi

tradiscono

medesimi
anzi,

postulati della

valentiniana,

pos-

siamo

dire, della

gnosi genericamente

intesa.

Al

di sopra della materia e della sostanza psichica,


nascosto in una parte del genere umano un seme divino, uno Tuveufxa, scintilla del mondo

pleromatico, destinato all'immancabile salvezza,


(fr.

56;

cf.

framm.

le, 1, 2, 9, 21, 24).

Se gli pneumatici sono naturalmente destinati alla salvezza, che cosa rappresenta la Re-

denzione del Cristo nel ciclo dell'esistenza umana? Per Teodoto, essa porta il destarsi dell'anima addormentata, il riaccendersi della scintilla nascosta (fr. 3). Grli estratti sembrano confermare il dato di Epifanio sulla divergenza fra valentiniani italici e valentiniani orientali, circa
la

Secondo Teodoto, questo corpo puramente pneumatico, diretta, immediata ed esclusiva opera dello Spirito nel corpo della Vergine (fr. 60). Ma la soteriologia di Teodoto assume un colorito particolare a causa della preoccupazione da cui dominata del fato e della sua efficacia nel processo della salvezza. Gi-li estratti ce ne danno innanzi tutto una vera definizione metanatura del
corpo
di Cristo.
fsica.

Il destino
10

non

altro

ohe

lo

scontro di


culte,

146

ocastri,

molteplici e opposte potenze, invisibili ed

che
a

preposte al movimento degli

mediante
che
di

questi,

reggono
degli

l'universo.
astri

Secondo
in
sorte

ciascuno
a
i

tocc

essere

trascinato

del

cosmo,

nell'immenso movimento ciascuno fu riservato il domisecondo


la

nio su tutti

nati

iettoria, quasi su altrettanti figli.

medesima traTratte dunque


*

dalle stelle fisse e dai pianeti, le invisibili virt

dispongono e sorvegliano il ciclo delle generazioni. Non che gli astri possano nulla al riguardo, ma stanno a rivelare
che ad
essi presiedono,
l'efiicacia delle virt

dominatrici,

mente

dal volo degli uccelli, che

non diversanon operadodici

tivo, bens dimostrativo.

Sicch

segni

i sette pianeti che li traversano, procedendo d' accordo, ora attraversantisi il cammino, spuntando (e tramontan-do).... questi, mossi per azione della virt, rivelano l'orientamento della sostanza universa nei riguardi del nascimento dei viventi e nel rivolgimento delle circostanze. Poich non sono uguali le stelle o le virt, ma alcune benefiche, altre malefiche,

dello zodiaco e

ora

ie

une

destre, le altre sinistre.

(fr.

69-71). Preso

irrimediabilmente nella lotta degli aToi^sta toC


x(T[xou.

lo spirito
il

umano non
consiste

troverebbe via di
in

salvezza, se
corso.

ScoTTjp

non venisse

suo

soc-

La redenzione

appunto

nell'af-

francamento dagli spiriti elementari del cosmo,


nella cui sudditanza fatale

l'uomo

viveva

(fr.

147
72).

Ormai
che

spunt

una nuova, straordinaria


delle

stella,

rompe l'incantesimo
di

vecchie
luce,

posizioni

astrali e sfolgorando

nuova
le

ben diversa dalla luce cosmica, addita


vie salutari, da poi che
il

nuove

guid, degli uomini, disceso in terra

Signore in persona, onde trasferire i credenti in Cristo dai ceppi del fato alla libert della sua Provvidenza (fr. 74). I ministri della "redenzione sono gli angeli buoni
del Salvatore, chiamati a neutralizzare l'azione

nefasta della virt astrali

malefiche.

L'angelo

pu definirsi, secondo Teodoto, la parola che annuncia i misteri dell'essere {Xyoc, TTayvsXiav 'iyjv Tou ovToc,, fr. 25). Ciascuno di noi ha un angelo che prega per lui, anche perch gli angeli han bisogno di noi per consumare le nozze
mistiche nel Plerona
(f.

22 e

35).

L'affrancamento dal fato compiuto nell'atto


dell'iniziazione battesimale
(fr.

78),

che

porta

l'inondazione della luce nello Spirito, l'infusione


dello Spirito

divino,

che
(fr.

soffoca
81).

spegne

il

fuoco della malvagit

149

GNOSTICI E NEOPLATONICI

La polemica clie si svolge a Roma nella seconda met del terzo secolo fra neoplatonici
e gnostici, offre

un eccezionale
agli

interesse, se con-

siderata dal punto di vista dello sviluppo della


cultura.

Nato a Licopoli

albori

del

terzo

ad Alessandria alla scuola di Ammonio Sacca insieme ad Origene, Plotino giungeva a Roma per aprirvi scuola ai tempi
del cristianeggiante imperatore, Filippo l'arabo.

secolo, educato

{24A 248). Grli scolari si affollarono ben presto numerosi intorno a questo suggestivo interprete della tradizione pagana, che si sforzava di spiritualizzare e di trasformare in un panteismo mistico il paganesimo. Egli insegnava a Roma da circa un ventennio, quando vide giungere da Atene, dove era stato scolaro di Longino, un giovane siro, Pqrfirio. Questi aveva gi avuto

agio in Oriente
(Eus. H. E.

di

conoscere

il

cristianesimo

TI
e

191), contro cui

doveva scrivere
(il

una grande
aTLavcov) in

virulenta
cui

opera
si

KaTa Xptdi

15

libri, di

conservano soltanto
prediletto

frammenti. Egli fu
Plotino,
il

il

discepolo

suo continuatore nella scuola dopo la

150

il

morte del maestro, l'editore delle sue opere,


suo biografo
(i).

Per intendere il conflitto clie doveva dividere neoplatonismo e cristianesimo (non escluso che Porfirio abbia pesato con l'efficacia del suo
credito filosofico

nella

decisione della persecu-

zione dioclezianea), tra cui pure esistevano tanti

punti di contatto
occorre ricordare
i

dal

punto

di

vista
dell'

morale,
atteggiae della

tratti salienti

mento

filosofico

religioso di Plotino

sua scuola. L'insegnamento neoplatonico infor-

mato a principi
platonis-mo a

ascetici.
I^Loc;

Come

detto a prin-

cipio del nXcoTivou

l'organizzatore del neo-

Roma

vivere

nello

aveva tale preoccupazione di spirito, soggiogando il corpo, da


:

vergognarsi di questo
zi'f\.

aL(7)^uv[jLV0(; oti. v

crcaua.TL

La

lettera di Porfirio alla moglie Marcella

lia
il

suggerimenti di cos alta spiritualit, che caso di domandarsi seriamente se non sono

l'espressione di tenaci, per

quanto inconsapevoli
i

reminiscenze cristiane.
teria e spirito
nell'

Ma

presupposti di que-

sta cosi affine valutazione dei rapporti fra

mauomo erano profondamente


del

difformi.

La concezione

mondo

e della vita

in Plotino satura di

intellettualismo ed di

(1) V. F. Bidez, Vie de Porp/if/re, le pliilosophe noplatonicien, avec les t'ragmenls des traits Ttspl yaX-

[x<xx<ve[ch regressa

animae. G-and,
1901,

1913, G.

Schmid!,

PlotirCs Stelliiiig

zam Gnosticlmus und

Tcirc/ilehen

Chrisieniams. Leipzig

151
uno sconfinato ottimismo. Egli concepisce l'universo popolato di esseri divini, pure ponendo
a base della sua teologia, l'affermazione dell' sv
e deli'yaGv

come principio
dal buo^io

effettivo delle realt.

Dall'uno
fatale- di

sdoppiamento
^x^x'h

emana, per un processo dialettico il vou*;, e da

^^ anima il cosmo. L' uomo per Plotino la sintesi meravigliosa di tutto ci


questo la

che di divino nel mondo. MTTeoe Dio, e per


questo fui fatto perfetto fra tutti
ficiente a
i

viventi, suf-

nie

stesso,

padrone

di

me, di nulla

bisognoso, poich tutto in me, piante, animali,


e la
dei,

natura di tutte

le realt

generate e molti

turbe di demoni, ed anime buone e uomini

felici nella virt. Infatti

la terra soltanto

adorna di tutte

le

piante e di
si

animali di ogni
e
il

genere, n fino al -mare


l'anima, n tutta
1'

distese la virt del1'

aria e

etere

cielo,

Ma anche l tutte le anime buone danno vita agli astri e all'ordinato, etern ciclo del cielo, con la circolazione impressa ad imitazione della mente, con sapienza, sempre intorno allo stesso. Poich nulla, cerca al di fuori. Quanto in me si protende verso il bene, ma lo raggiunge ciascun elemento secondo la propria capacit. Tutto il cielo dipende da quello e tutta la mia anima e gli dei che
privo di anima.

sono nelle mie membra^ e gli animali e le piante e quanto in me pare inanimato. Alcune realt

sembrano partecipare soltanto

dell'essere, altre

152
del vivere, altre in pi del sentire, alcune pos-

seggono la ragione,

alfere

tutta la vita.

Non

si

pu chiedere

la stessa alla

cosa
vita
il

realt

inuguali.

Non
occhi

appartiene
:

vedere.,

bens agli

altra la funzione

della vita, essere cio


.

vita ed avere quel

che spetta a tale natura


del

Con questa concezione


nel mondo, con questo

mondo

e dell'uomo

che

atteggiamento mentale risolveva in un panteismo psichico il posi

liteismo volgare,

capisce

come

neoplatonici
fedelt

intendessero

il

dovere

religioso

come

alle tradizioni del passato.

La pi

insigne malet-

nifestazione della piet, dice Porfirio nella


tera alla moglie Marcella (18), onorare
il

divino
ycapizhc;

secondo le
z\}Gz^zic(.c,^

tiradizioni

avite

[xyiGxoc;

Tijxocv

t Ostov xocT r Turpia.


fra

si

ca-

neoplatonismo da una parte e gnosticismo e molto pi cristianesimo dall'alpisce pure


tra, il

come

dissidio
stesso

fosse

insanabile

fosse quel

dissidio

che nasce* perennemente

nella

storia spirituale degli

uomini

fra coloro che pon-

gono valore assoluto


stiani e

il vou<;

e quelli
yaTcv).

che pongono

valore assoluto la perfetta

Anche

cri-

anche gli gnostici erano degli ottimisti. Ma il loro ottimismo non nasceva dal presupposto che tutto fosse divino e radioso nel mondo e che bastasse affidarsi alia guida di quel frammento di anima universale che in noi, per attuare la propria perfezione, bensi dalla fede in

un gran mistero

di

Redenzione, ohe avev^i

af-

^
francato
gli

153

uomini dal male tremendo del mondo e aveva garentito, con un atto d'amore, la salvezza, inaugurando una nuova economia stoi'ica. Lo CTTTOuSaloi;, l'uomo probo descritto ed esaltato da Plotino, pu avere i medesimi connotati dello
aTixc, di
7rvU[xaTLX(;

gnostico, e

dello yvco-

Clemente Alessandrino e di Origene, ma la genesi della loro vita morale completamente diversa. Per questo non giusta l'asserzione dello Schmid t che il neoplatonismo si
gnosticismo
tale,
il

riannoda esclusivamente alla filosofia greca, lo al dualismo della mitologia oriencristianesimo al monoteismo giudaico, e
presupposti, sia
la

che in questi vari

ragione

delle loro divergenze

Si deve dire piuttosto che

fra neoplatonismo e cristianesimo (lo gnosticismo

non

che

c' la

deformazione filosofica di questo) differenza che data dal diverso modo di


la
nell' altro.

concepire la salvezza, intellettualistico nell'uno,

Per Plotino, nessuna redenzione necessaria a chi ha in se le perfette possibilit del vero e" del bene per il cristianesimo, questo secolo il male e la perfezione nel riscatto operato da Cristo.
mistico
;

Un

giorno fece irruzione nella scuola di Plo-

tino una schiera di gnostici

che

cominciarono

a proporre le loro

dif&colt e

a prospettare le

loro idee. Plotino volle

conoscere la loro letteil

ratura e afiid ai migliori dei suoi scolari


pito di confutare
i

com-

principali

scritti.

Poi egli

154

stesso dedic

zione delle

un trattato speciale alla confutaloro principali idee. Al capo IG della


di

sua

biografa

Plotino,

Porfirio ci

dice ap-

punto V'erano nel medesimo tempo (a Roma) numerosi cristiani ed altri molti eretici, transfughi dell' antica
filosofia,
i

quali

si

raccoglie-

vano intorno ad un
i

tale Adelfo e

ad Aquilino.

Costoro possedevano una letteratura copiosa sotto

nomi
i

di Alessandro

il

libico,

Filocomo, Demorivelazioni

strato, Lido, e

mandavano

in "giro

sotto

nomi

di Zoroastro, Zostriano, Nicoteo, i^l-

logen, Meso, e altri. Cosi essi stessi illusi, molti

traevano in inganno, asseverando

cir

Platone

non era giunto a penetrare

le

profondit del
costretto a de-

mondo

intelligibile. Plotino

fu

dicare molte delle sue discussioni alla loro con-

futazione.

Scrisse inoltre
il

un

libro, cui

noi ap-

Per il rimanente, affid a noi il compito di demolire gli avversari cos Amelio compose non meno di 40 libri contro l'opera di Zostriano. Io, Porfirio, dimostrai con numerose prove che l'opera da essi millantata come scritto di Zoroastro, spuria e recente, compilata per amor di setta onde far credere, che le loro conclusioni vadano attribuite all'antico Zoroastro . Non possediamo pi i frammenti di letteratura gnostica qui indicati da Porfirio, n le confutazioni di Amelio di Porfirio stesso. In cambio abbiamo lo scritto
titolo
:

ponemmo

contro

gli gnostici.

plotinico

contro

gli

gnostici, conservato

come

155
(1),

ed esso
alta
offre

1.

9 della II

Enneade
la

un

sin-

golare interesse, in quanto ci d l'eco vivo della

polemica che
tro quelle

forma pi

della specula-

zione pagana credeva di dover ingaggiare con-

che

sembravano

le

conclusioni pi

originali dello

gnosticismo: e possiam dire, at-

traverso a questo, del cristianesimo. Plotino co-

mincia col riassumere in poche parole la sua dottrina del divino Dio per lui l'uno e il il bene, assoluto e ineffabile, sempre presupposto che quando diciamo 1' uno e il bene, noi non facciamo che sforzarci, con mezzi inadeguatissimi, di rappresentarci in qualche maniera l'unica realt divina, immobile ed eterna in s stessa, che si rinfrange in due ipostasi divine,
:

il

vouq e la

^i>yji.

E
di

ridicolo
.

introdurre nel die

vino
di sibile

una discinzione
e

di

potenza
il

di

atto,

immobilit
il

movimento.

posil

distinguere nel divino

conoscente e

conosciuto,
sato.

soggetto pensante e l'oggetto pen-

Nel pensiero divino e umano, che sono, in medesima imperitura realt, il dualismo della conoscenza superato nell' ineffabile
fondo, la

mistero della scambievole, perfetta interferenza.

Questa misteriosa realt divina, autocosciente ed essenzialmente buona, riversa perennemente e inesauribilmente da s l'esistenza particolare.
(1)

Plotini

Plotini Enneades, praemisso Porphyrii de vita deque ordine librorum eius libello. Ed. R.
1883.

Volkmann, Leipzig, Teubner


stazsioni,

156

L'universo con tutte le sae multiformi manife-

nuova
Stolto

non che la estrinsecazione sempre sempre eterna del divino nel tempo.
ricercare l'origine del
fatto in

dunque mondo non fu

mondo

il

un istante determinato
in

ma

era
:

fatto

ah aeterno e fino
si

eterno sar

fatto

n mai
ci

dissolver
si

e sar preda della

corruzione, poich

dissolve e corrompe sola-

mente

che ha elementi pi semplici in cui


:

decomporsi
YVY)CTTat,

ou

tolvuv
ysvrjT
eiq

syvsTO, XX 'syveTO xal

''

ocra

XsysTaf oS

'

<p0apY](7TaL,
eie,

aAA

ri

ocra

}^i

a
alto

fX'/]

z'/zi

o,

oue

cp6apY)(7Tai.

punto di vista filosofica, Plotino intuisce nettamente il caposaldo fondamentale della speculazione religiosa gnostica. Il

Ponendosi da un

mondo

per la gnosi

il

risultato di

caduta iniziale pleromatica ed saturo di solo la salvezza operata da una realt ugual:

una male
della

mente pleromatica pu compiere il progressiva decadenza del mondo,

ciclo
e

riportare

alla sua fonte l'anima dolorante nel cosmo.

Per
il

mostrare la vanit della fede in una salvezza


soprannaturale, Plotino deve dimostrare che

malvagit sostanziale che tutto in esso rivela pi tosto l'orma meravigliosa del Bene; che la provvidi
:

mondo non

rivela alcuna traccia

dente assistenza del Buono investe il cosmo intiero; che tutto intorno a noi animato; che

l'uomo non superiore per costituzione

spiri-


tuale ad

157

sfera
celeste,

un

astro qualsiasi della

e. che quindi, in conclusione, l'uomo,

pur tro-

vandosi a disagio nel corpo, non deve bistrattare chi il corpo ha fatto, perch i disagi materiali

non hanno valore per l'uomo probo, ed

egli
rias-

sa benissimo tollerarli, nell'attesa del suo

sorbimento nell'anima universale. Questi appunto Noi i motivi che Plotino svolge nel suo libro. dobbiamo, egli dice, cercare la genesi delle differenze delle anime nelle passioni o nella natura, e non dobbiamo vilipendere gli uomini ispirati
dal

divino:

al

contrario,
essi
ci

accogliendo favore-

volmente quel che


col prestigio

dell' antichit,

hanno tramandato dobbiamo ritenere

quel che hanno insegnato di meglio, e precisa-

mente l'immortalit dell'anima, il mondo conoscibile, il primo Dio, il dovere che l'anima sfugga
il

contatto del corpo, la convinzione che

il

di-

stacco da questo
ciclo

non

altro che

il

transito dal
se-

penoso delle generazioni, alla immobile


si

renit della sostanza. Questi gl'insegnamenti da inculcare agli uomini; nulla ad essi
trarre, nulla si

deve de-

deve aggiungere. delittuoso dar troppo risalto alle differenze nel mondo per quanto riguarda la distribuzione delle ricchezze
e della felicit: l'uomo probo non cura l'uguaglianza in queste cose, n ritiene che colui il quale dispone di maggiori beni di fortuna possegga in realt pi di chi ne ha meno, e colui

che costituito in autorit apprezza pi di un

158
privato
:

egli lascia

tranquillamente queste cose


pericoloso deprimere^
il

a chi le desidera.

Ed

mondo
umano,

fisico

per

innalzare
al

troppo

il

mondo
ca-

e per

annunziare

primo sciocco che

piti ch'esso figlio di Dio,

che non affatto divino


a
ieri,

quello e quegli che egli ha imparato dai padria ve-

nerare e ha venerato fino

che

egli,

senza sforzo, ha in s
bile superiorit al

le

ragioni di

una mira-

mondo
tutto

astrale stesso.
l'edifcio

questo

modo

si

sgretola
si

della

morale
in-

corrente e

lascia libero sfogo all'egoismo

dividuale; la fine dello Stato e della societ.

Non

istruttivo a questo proposito l'esempio di

Epicuro? Avendo rinnegato la provvidenza, Epicuro fini fatalmente cod l'inculcare il soddisfacimento del piacere, unica cosa rimasta. Ma l'insegnamento di costoro, (gli gnostici), anche pi temerario, bistrattando la signoria della provvidenza stessa, e spogliando di ogni valore tutte le leggi esistenti e le virt che secoli di esperienza hanno corroborato, e stimando cosa ridicola la razionale temperanza, onde nulla di buono appaia sopravvanzare fra noi, sopprme necessariamente la temperanza e quella giustizia
che, insita nelle consuetudini etiche, si sviluppa

attraverso l'esercizio della ragione e l'ascesi,

conduce l'uomo alla non rimane altro che ascoltare la voce seducente del piacere, e curare egoisticamente il proprio interesse, prescindendo
che
probit. Sicch a costoro

mediante tutto quel

159
completamente dal bene comune degli uomini, a meno che non soccorra una natura migliore dei presupposti; poich per costoro il bene non quel che noi riteniamo tale, ma un altro. Plotino non si dissimula come gli gnostici possano ritorcere contro lui l'argomento, o possano
dire che, invece, solo
il

loro

insegnamento

ca-

pace di condurre gli uomini alla elevata e perfetta vita spirituale:

Ma

forse diranno

che

in virtii dei loro discorsi che

si pu sfuggire, al commercio del corpo e lo si pu apertamente odiare, mentre i nostri postulati inducono pi

tosto a trattenere l'anima nel corpo.

Tutt.o

ci
in-

mi

fa pensare che noi

due siamo come due

dividui dimoranti nella

medesima

bella casa.

Ma

l'uno sta dicendo male della struttura e

dall'ar-

chitetto che l'ha costruita, pur restando a dimorarvi. L'altro

non mormora,

al

contrario

rico-

nosce che l'artista ha edificato meravigliosamente,

ma
di

questo non gli impedisce, mentre vi dimora,


attendere ansiosamente
il

momento

di dipar-

dove non vi sia pi bisogno di domicilio. Il primo apparir forse pi saggio e pi disposto alla partenza solo perch giunto a dire che la casa stata costruita con pietre inanimate e legname, e che essa molto lontana dalla vera casa? In verit costui non sa quanta differenza corra fra il tollerare e il non tollerare le realt necessarie... Il nostro dovere di retirsene, e di essere col
stare, corporei, in queste case fabbricate

per noi


dalla

160

come
co-

buona anima

sorella, ricca di cosi inesausta

capat ita di fabbricare senza sforzo.


storo osano chiamar fratelli
i

pi

stolti fra gli

uomini

e ricusano di attribuire simile appella-

tivo al sole e a quanto nel cielo, e con bocca

blasfema

perfino l'anima del

mondo escludono

non possiamo congiungere col cielo, in una medesima essenza ed origine, malvagi, possiamo ben ricongiungere ad esso quanti non siano pi corpi, ma anime in corpi, legati a quella specie di dimora
dal loro consorzio?

In

realt, se

nell'involucro sensibile che pi ricorda da vicino


la

dimora dell'anima del ganismo dell'universo .

tutto, nel
.

grande or-

Con questa contrapposizione


teistico

del senso

umadi

nitario cristiano e gnostico e del misticismo pan-

neoplatonico,

si

chiude

il

trattato

Plotino contro la gnosi. Alla vigilia del supremo


tentativo cruento del paganesimo per
soffocare

ed estirpare la nuova fede,


cercava di dipingere
alle

il

neoplatonismo, rav-

volto nel paludamento della sua etica statolatra,


i

cristiani

come

dei ribelli
del-

pi

Jiobili e alle

pi

sane

tradizioni

l'etica e dell'esperienza religiosa.

:6i

-=

UN CANTO GNOSTICO
Non si
la

esagera dicendo che, per quattro quinti,


il

produzione leggendaria che va sotto

nome

di letteratura apocrifa di schietta ispirazione

gnostica
ziose

(1).

La gnosi

incorporata nei suoi rac-

conti stravaganti e nelle sue rivelazioni tenden-

non

quella delle

prime generazioni di
delle

maestri e risente prevalentemente

elabo-

razioni che l'insegnamento di questi sub attra-

verso la vita asHOciata dei gruppi di iniziati, fra

tramonto del secondo secolo e il corso del terzo. Per questo non ci permettiamo di ricavarue tratti da inserire nella nostra collana, miil

rante sopra tutto a una rievocazione

delle

ge-

nuine

e pi antiche

espressioni

mistiche dello

gnosticismo.
Solo a conclusione della nostra raccolta, riportiamo qui un inno attribuito a Cristo, che Leu ci Carino ha intercalato nel suo romanzo intorno ai viaggi di S. Giovanni.

ments

V. L'art. Apochryphen des Neuoen Testanella Reale ne yMopddie fur protestanttsce Theologie und Kirche I p. 653 e ss. e le aggiunte nel
(1)

volume

delle

Ergnzungen,

162

L'apostolo ed evangelista narra e registra

(1).

Pi volte camminando con lui, io ebbi vaghezza di osservare se la sua orma appariva sulla terra, lo vedevo infatti sollevarsi d

terra

|_

mai

la scorsi.

Questo, o fratelli, vi riferisco ad incoraggia-

mento

della vostra fede in lui.


il

Che per ora

ocin-

corre fare

silenzio intorno alle sue opere

signi e meravigliose, realt ineffabili,

che non

soffrono, quasi, d'essere narrate, ed ascoltate.

prima ch'egli fosse catturato degli empi giudei, dopo averci tutti raccolti, parl cosi
:

Ma

Prima che

io

sia

consegnato

loro,

sciogliamo
al

inni al Padre, e andiamo cosi incontro

de-

stino. Ordinatoci pertanto di disporci in giro, l'uno

tenendo strette 'le mani degli altri, postosi egli Rispondete Amen. stesso nel- mezzo, disse E quindi inizi il canto dicendo
:

"Grloria a te o Padre.!

E
Amen.
zia.

noi

girando

attorno

rispondemmo

Gloria a

te,

o Verbo; gloria a te, o Gra-

Amen.
Gloria a
te,

Santo Spirito; Gloria

alla

tua

Gloria.

Amen.

Su Lucio Carino v. le testimonianze raccolte Ada Joannrs, Erlangen, 1880, pp. 195-218. Zahn, da T. lesto dato da M. Rhodes James, in Apoil Seguiamo chrypJia Anecdota, II Series, Cambridge^ 1897, p. IQ
(1)

e ss.

^ 163
Te lodiamo, o Padre, te ringraziamo, luce immune da ogni tenebra. Amen. Mentre noi ringraziamo egli dice:
Yoglio essere
salvato
e

voglio

salvare.

Amen.
Yoglio essere sciolto
e "^glio

sciogliere.

Amen.
Voglio essere triturato e voglio triturare.

Amen.
Voglio nascere e voglio partorire.

Amen.

Voglio mangiare e voglio essere mangiato

Amen.
Voglio ascoltare
e voglio essere ascoltato.

Amen.
Voglio essere compreso,
dendo.
tutto

compren-

Amen.
Voglio essere lavato e voglio lavare. Amen. La grazia danza, voglio suonare danzate
;

o voi tutti.

Amen.
lamienfcarmi,

Voglio
tutti.

battetevi

il

petto,

Amen.
Un'ogdoade canta con voi. Amen. Il numero dodici danza [in alto. Amen. E tutto che pu danzgtre, danza. Amen. Ohi non. danza, ignora l'imminente evento.

Amen.
Voglio fuggire, e voglio restare. Amen. Voglio adorare, ed essere adorato. Amen. Voglio essere unito, e voglio unire. Amen.

Non ho

case, e case posseggo,

Amen,

164

Non Ilo sedi, e sedi posseggo. Amen. Non lio tempio, e templi posseggo. Amen. Lampada sono per te che mi contempli.
Amen.
Speccliio sono per te clie m'intendi.

Porta

so|io

per te che picchi.

Amen. Amen.

Strada sono per te viandante. Rispondi alla mia danza. Scopri te stesso in me che parlo, e veduto quel che faccio, sigilla nel silenzio i miei misteri. tu che danzi, intendi il mio operato tua questa passione dell'umanit che debbo
:

affrontare.

Tu non

avresti

in

alcun

modo potuto
non
fossi
.

comprendere quel che tu


stato inviato a te,

soffri, se io

come parola

del Padre.
io
soffro,

Tu che
mi hai
visto

hai visto quel che

tu

come

sofferente, e al vedere,

non
pre-

rimanesti impassibile,

ma

ne

fosti fino ai

cordi commosso, mosso a sapere.

Mi

hai

come un

letto

adagiati su di me.

Ohi sono io? Lo saprai quando


sar andato.

me ne

Quel che ora appaio, non sono quel che realmente sono, lo vedrai quando verrai. Se tu avessi conosciuto il soffrire, avresti
;

avuto

la capacit di

non

soffrire.

Conosci
soffrire.

il

soffrire e sarai in

grado di non

<

Quel che tu non

fai,

io t'insegner.

~ 165
Io sono
il

tuo Dio, non del tradito.


le

Voglio vibrare ad un ritmo con tutte

anime sante.
In
Di'

me

conosci la parola

della

sapienza.

nuovamente con me: Gloria a te, o Padre; Gloria a te, o Verbo Gloria a te, o Santo Spirito.
;

quanto concerne me, se tu vuoi sapere quel che io era. Oon una parola, con tutto mi comportai una volta come un fanciullo, ma in nessuna maora, per

Ed

niera

ne vergognai. Saltai: tu ormai conosci tutti; e avendo conosciuto, di' Gloria a te, o Padre. Amen. Ed ecco, fratelli, che dopo aver cosriianzato con me, il Signore usci. E noi come trasognati ci disperdemmo per tutte le vie. N pure io che l'avevo visto, rimasi presente alla sua Passione, mentre egli soffriva, ma me ne fuggii al monte degli Ulivi, piangendo sull'accaduto. E quando egli fu appeso sul legno della croce, alla
:

me

sesta ora del giorno, tenebre

tutta la terra.

piombarono sopra nostro Signore, ritto in mezzo


:

alla caverna, illuminandola, disse

Giovanni,

per la moltitudine che in basso a Gerusalemme,


io sono crocifsso, traftto con lancie e canne, e con aceto e fiele sono dissetato. Ma a te parlo e quel che dico, ascolta: Io ti ho suggerito di salire in questa montagna, onde tu apprendessi qul che un discepolo degno deve imparare dal suo Maestro, e un uomo deve apprendere da Dio .

INDICE
Introduzione a) Fonti gnostiche. b) Fonti antignostiche e) Natura dello gnosticismo
. .
,

Pag

3 8

21

32

Indicazioni bibliografiche
a) Critica delle fonti
b)
1

37 38

Intorno all'essenza della gnosi

...

testi originali gnostici.

r grandi. maestri

della gnosi
.

41

Basilide ed Isidoro

42
75
85
115 129

Carpocrate ed Epifane
Valentino

Eracleone

Tolomeo
Teodoto

.
,

143
149
161

Gnostici e neoplatonici. Un canto gnostico

^p''

'V
^^^.

COOP. TIPOGRAFICA EGERIA


Via
S.

GacomOj

1;6.

(Gi via Degli Incurabili).

Libreria di Cultural

Roma

SCRITTORI CRISTIANI ANTICHI


"^1.

Lettera a Diogneto. Testo, introduzione, traduzione e note a cura di E. Buon aiuti L. Edizione col solo testo

1,60

2.

La passione
Bardesane,

delle Sante Perpetua e Felicita. Testo, intr. trad. e note a cura di G. Sola

3 3

3.

Il dialogo delle leggi dei paesi. Intr. trad. e note di G. Levi della. Vida

j>

4. 5.

Frammenti

gnostici, a

cura di E. Buon aiuti

Il Pastore di Erma, a cura di M. Monachesi (in corso di stampa)

6.

S. Ireneo,

apostolica a cura di U. di stampa).

Dimostrazione della predicazione Faldati (in corso

Usciranno in seguito
l

discorso di Taziano, a cura d

M. Fermi.

Tertalliano, Op. minori, a cura di M. Zappala.


Spicilegio di scrittori armeni, a cura di U. Fal-

dati.

COLLEZIONE TPA^H
Testi e Ricerche di storia e letteratura religiose a cura di A. Biamonti ed A. Pincherle.
1.

Gli oracoli Sibillini giudaici. Intr. traduz. e . commento a cura di A. Pincherle.


.

32

2.

Le origini della chiesa in Roma, di Giougio LA Piana {in corso di stampa).


Cristiane (in corso

Ernesto Buon aiuti. Voci


di stampa).

Lenzi Furio.
Salona

S.

Domnio vescovo

e martire di
caratteri-

Levi della Vida Giorgio. Per una


stica dei Semiti

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Z^Zi^.-^.e_^.

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UNIVERSITY OF CHICAGO

23 937 317

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