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Il Vangelo di Tommaso Apostolo logia da 1 a 10 Vangelo di Tommaso Apostolo: probabilmente l'unico Vangelo che riporta le vere p arole di Ges

Cristo. Incomprensibilmente sconfessato dalla Chiesa Cattolica. Vang elo Apocrifo di San Tommaso. swsaetos Apocalisse e vangeli apocrifi, documento a pocrifo di tommaso. Insegnamento esoterico, da Khenoboskion a Kumran. Luigi Mora ldi, Manoscritti Mar morto, Marcello Craveri, Mario Pincherle. Nag-Hamadi, Elain e Pagels, Stevan Davies. Stigmate, ciocco di legno, pietra angolare. Vangelo di Tommaso, dottrina cattolica chiesa cristianesimo Cristo l'ebreo. Vangeli apocrif i e gnostici, vangelo antico originale. Studi e riflessioni sul Vangelo di Tomma so Apostolo - primi loghia commentati da Aetos. Manoscritti di Nag Hammadi, Inse gnamento esoterico gnostico di Ges Cristo Incipit: Queste sono le parole segrete che Ges il Vivente ha pronunciato e che Did imo Giuda Tommaso ha trascritto -

Appare chiaro sin dall'inizio che Ges dispens almeno due tipi d'insegnamento. Uno pubblico certamente pi "immediato" e di pi agevole comprensione, destinato principa lmente alle masse diciamo cos "impreparate" ed un altro segreto, di carattere mani festamente esoterico, riservato ai pochi in grado di recepirne l'essenza profond a e di farlo proprio. La segretezza e la riservatezza di questo insegnamento cri stiano, i suoi proponimenti di salvazione e la pericolosit implicita della sua di vulgazione, mi riportano alla mente un meraviglioso passo della Bhagavad Gita (c he personalmente condivido) che recita: Se conosci la *verit*, guardati bene dal r ecar turbamento agli animi di coloro che non sono ancora preparati ad afferrarla , giacch l'insegnamento fuori dal tempo potrebbe stornarli dal lavoro ch'essi com piono e far loro vedere delle mezze verit, con loro grave pregiudizio. Aetos Cfr. Apocalisse I 18 ("...io sono il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre. Ho la morte in mio potere, in mio potere il mondo dei morti..." Pi avanti, dice Craveri, Tommaso spiegher la ragione di tale appellativo: Ges contr apposto all'uomo terreno, il cui spirito "sepolto" nella materia. Nel papiro di Ossirinco 654, scritto: Queste sono le parole pronunciate da Ges il Vivente... a Tommaso. Disse loro: "Chiunque ascolter queste parole, la morte non guster". Il termine segreto in questo caso equivale a esoterico. Gli affascinanti insegnamenti di Ges presenti in questo Vangelo erano riservati a una ristretta c erchia di iniziati preparati a penetrarne i contenuti profondi. L'apostolo, probabile autore di questo Vangelo, nei canonici chiamato soltanto " Tommaso" (Marco III 18; Matteo X 3; Luca VI 15; Giovanni XIV 5; Atti I 13). Tommaso in realt una sorta di soprannome (in aramaico Tma (Taum) si traduce con geme llo). Giovanni in tre passi del suo Vangelo (XI 16; XX 24; XXI 2) registra un te rzo nome: Tommaso detto Didimo; ma solo un concetto ripetuto, una tautologia, perc h anche Didimo, proprio come Taum, significa "gemello". Scrive Mario Pincherle: "...Gemello, in aramaico, si dice TAUM, cio Tommaso. Gemel lo, in greco, si dice DDUMOS. Non ci sono dubbi, una duplice conferma che l'autor e del QUINTO VANGELO il gemello spirituale di GES e non il suo fratello gemello c arnale. TAUM dunque il custode delle parole segrete..." Vangelo di Tommaso Apostolo: probabilmente l'unico Vangelo che riporta le vere p arole di Ges Cristo. Vangelo apocrifo di San Tommaso Apostolo: incomprensibilment e sconfessato dalla Chiesa Cattolica. Vecchio e nuovo testamento. Il Vangelo di Tommaso, Agrapha apocalissi apocrifi apocrifo Tommaso apostolo. Atti degli apost oli. Bibbia apocrifa. Primo vangelo, pi antico, originale, vero, reale, vicino a Ges Cristo. Documenti cristiani mistici. Letteratura cristiana biblica ereticale. Biblico, canone neotestamentario. Cristianesimo primitivo prossimo a Cristo. Er a cristiana primitiva. Ebrei epistole. Vangelo eretico di Tommaso. Vangeli ereti ci ed eresia cristiana. Personaggi eretici cristianesimo eretico. Esoterismo gno stico di Gesu' Cristo. Solleva un ciocco di legno e mi troverai solleva una piet

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Una chiara esortazione, quella di Ges, a ricercare l'interpretazione esoterica de lle sue parole. Chiunque riesca a penetrare l'essenza profonda del suo enunciato comprender il significato della vita e della morte. Quando si sar compreso nell'i ntimo che la morte non la fine di tutto, ma solo un continuum, essa non potr esse re "assaporata". In questo loghion Cristo ci esorta a demolire quel velo d'ignor anza che non ci permette di realizzare interiormente questa segreta Verit. Pratic

amente il primo chiaro invito alla Consapevolezza di questo Vangelo. A mio avviso questa serie di detti originali di Ges davvero preziosa, per diversi motivi, fra questi certamente una migliore comprensione di molte affermazioni a noi pervenute per mezzo di altri documenti della letteratura cristiana. Fra que ste cito: "...io vi assicuro che alcuni tra quelli qui presenti non moriranno pr ima di aver visto il Regno di Dio..." (Marco IX,1). Il Regno di Dio menzionato i n Marco ed in altri Vangeli, non da intendersi come luogo fisico, come alcuni err oneamente fanno, bens come una sorta di superiore percezione della coscienza, di individuazione interiore, di cui solo alcuni dei suoi discepoli poterono fare su blime esperienza grazie ai suoi insegnamenti. Del resto questo l'unico significato plausibile, degno della sapienza di Ges, asc rivibile al passo neotestamentario in questione, volerne attribuire altri signif icherebbe condividere il pensiero di quegli eruditi studiosi convinti che Ges ing ann se stesso e i suoi seguaci, e che a tal proposito scrissero: "...la promessa che anche sulla terra giunger il Regno di Dio la buona novella dei Vangeli..." (J akob Taubes); "...Oggi nessuno studioso serio e intellettualmente onesto pone in discussione la saldissima convinzione intorno all imminente venuta del Giudizio e della Fine dei tempi..." (Friedrich Heiler); "...Non necessario spendere molte parole per affermare che Ges s ingann sulla prossima fine del mondo..." (Rudolf Bult mann); "...l'aspettativa dei discepoli stata delusa: bisogna ammetterlo senza re more..." (Adolf von Harnack); "...i discepoli di Ges si attendevano certamente ch e con la sua morte avrebbe coinciso la concreta fine dei tempi. Il fatto che ci n on si sia verificato reca in s la radicale delusione del movimento messianico che si richiamava a Ges..." (H.J. Schoeps). Aetos Confronta: Giovanni VIII 51 (in verit vi dico: chi osserva la mia parola non vedr la morte) Luca IX 27 (In verit vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio") Giovanni V 24 (io vi dichiaro: chi ascolta la mia parola [...] passato dalla mor te alla vita) Marco IX 1 (... e aggiunse: io vi assicuro che alcuni tra quelli qui presenti no n moriranno prima di aver visto il Regno di Dio...) Matteo XVI 28 (...in verit vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morrann o finch non vedranno...)

------------------------------------------------------------------------------- 2 - Ges disse: Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avr trovato e quando trover sar commosso e si stupir, e cos commosso contempler e regner sul Tutto -

Anche in questo passo Ges invita chiaramente alla gnosi, alla ricerca interiore, al "raggiungimento del Regno". La forza che caratterizza questo loghion sta proprio nella ferma esortazione a n on desistere dalla ricerca finch non si sar "trovato". Questo richiamo di Ges pone un chiaro accento sul suggerimento a non cedere, a non farsi scoraggiare dagli i nevitabili ostacoli che il percorso di ricerca riserver ad ognuno che vorr intrapr enderlo. Ne incoraggia per ultimo la iniziazione informandolo sulla grande emozi one che il raggiungimento della meta serber per lui. Cos, una volta raggiunto il n uovo livello di Consapevolezza, commosso dall'amore che esso genera, potr, ora co n visione globale, contemplare e imperare commosso sul "Tutto". Preziosi ed interessanti riscontri sono visibili nella Pistis Sophia, negli Stro mata di Clemente Tito Flavio Alessandrino (filosofo, teologo e Padre della Chies a vissuto fra il 150 ed il 215 d.C.), nei Papiri di Ossirinco, nel Vangelo degli

Ebrei ed in altri frammenti della letteratura cristiana. Aetos alcuni traducono: "...avr un tumulto..." Pistis Sophia 100 : Non cessate di cercare e non fermatevi finch non abbiate trova to i misteri purificatori che vi sublimeranno Stromata V, 14 ...Chi cerca non smetta di cercare fintanto che abbia trovato. Qua ndo avr trovato si stupir, ed essendosi stupito, regner; ed avendo raggiunto il Reg no avr pace... Papiri di Ossirinco, 654 ... Ges dice: colui che cerca non desista [...] fino a qu ando avr trovato; e quando avr trovato si stupir e, stupito, regner e avendo raggiun to il Regno avr pace... Stromata II, 9 ...come sta scritto nel Vangelo secondo gli ebrei: Chi si stupisce regner. E chi regner avr pace... Confronta anche: Matteo VII 7-8 (Chiedete e vi sar dato; cercate e troverete; bussate e vi sar aper to; perch chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sar aperto) Luca XI 9 e 10 (Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sar dato, cercate e troverete, b ussate e vi sar aperto. Perch chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa s ar aperto). Nel passo riportato dall'Apostolo Tommaso si riconosce un ulteriore chiaro invit o alla gnosi che invece in Matteo e Luca pi velato. Scrive Craveri: "L'itinerario gnostico avviene secondo le seguenti tappe: conosc enza del bene, sua accettazione, contemplazione, elevazione mistica, immedesimaz ione con Dio e di conseguenza dominio dell'universo cosmico". Nel Vangelo di Filippo scritto: "...Il Logos ha detto: Se voi conoscerete la ver it, la verit vi far liberi. L'ignoranza uno schiavo, la conoscenza libert. Se noi ri conosceremo la verit, troveremo i frutti della verit in noi stessi. Se ci uniremo con essa, essa produrr il nostro perfezionamento..." Nel Trattato Tripartito 71 inoltre si legge: ...Il Padre Eterno, volendo che essi lo conoscano, si rivela, offrendosi in modo che lo si comprenda cercandolo; ma tiene per s il suo essere primo, come qualcosa di imperscrutabile... ------------------------------------------------------------------------------- 3 - Ges disse: Se coloro che vi guidano vi diranno, 'S, il Regno nei cieli', allora g li uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, ' nei mari', allora i pesci saranno in vantaggio su di voi. Il Regno invece dentro voi e fuori di voi. Quand o conoscerete voi stessi, allora sarete consci, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povert, e sa rete la povert stessa. -

Questo loghion sembra a tratti addirittura ironico. Ges per far capire l'inutilit dei falsi credo e per mettere in guardia da coloro c he ritengono di sapere dov', fisicamente, il "fantomatico regno", costruisce degl i esempi molto efficaci e dal tono vagamente beffardo. Ci si rivela evidentemente necessario: un valido tentativo per far comprendere ch e il Regno non un luogo fisico, che sar raggiunto materialmente nei cieli o nei m ari, bens uno stato di conoscenza interiore, che deve essere generato dentro se s tessi. Il sublime Ges, finalmente diretto e comprensibile, che Didimo ci mostra in tutta la sua sapienza, conclude questo insegnamento ammonendo risolutamente i suoi ud itori e offrendo loro il fulcro su cui tutto ruota: ognuno deve comprendere nel profondo d'essere un "frammento del Vivente", fino a sentirlo chiaramente, solo cos potr liberarsi dell'ignoranza che lo assoggetta all'illusione rendendolo miser o. Avverte infatti che qualora non si comprendesse ci, si "dimorerebbe nella pove rt, essendo la povert stessa". Anche in questo caso le similitudini con gli insegnamenti del Buddha Shakyamuni

sono davvero evidenti: per liberarsi del proprio stato di miseria, dal torpore c he domina i nostri sensi, bisogna contemplare profondamente la vera natura della mente fino a comprendere che pu contenere la Verit assoluta in cui essa stessa di mora. Aetos Un maestro gnostico non ebbe dubbi a riguardo e avvert i suoi discepoli dicendo: L ascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili. Cercalo parte ndo da te stesso... Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell'amore, dell'o dio... Se esamini attentamente tali questioni troverai Dio in te stesso (Ippolito , Refut., VIII, 15, 1-2). Corrispondenze con i canonici: Luca XVII 20-21 "...Interrogato dai farisei: "Quando verr il regno di Dio?", risp ose loro: "Il regno di Dio non viene in modo visibile, n si potr dire: Eccolo qui, oppure: eccolo l. Poich il regno di Dio gi in mezzo a voi!..." Marco XIII 24 "...Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perch molti, vi dic o, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno..." Matteo XXIV 26 "...Se dunque vi diranno: Ecco, nel deserto, non ci andate; o: in casa, non ci credete..." Matteo V 20 "...Perci io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel Regno..." Scrive Marcello Craveri: "L'aggiunta di Tommaso:ed fuori di voi allude al fatto ch e, una volta effettuata la scoperta nella propria interiorit, occorrer estraniarsi dalla materia, uscire dal proprio io terrestre per congiungersi e unificarsi con Dio. [..] Lo Pseudo Ippolito, Philosophumena V 6 ci spiega che, secondo la dottr ina dei naasseni (una delle pi antiche sette gnostiche), la conoscenza dell'uomo l 'inizio della perfezione, l'ignoranza di se stessi quindi imperfezione e tenebre" . E cos Luigi Moraldi: "Questo loghion sottolinea fortemente l'interiorit, l'attuali t e spiritualit del Regno. Notare l'insistenza sulla conoscenza di s che uno dei te mi centrali del Vangelo. Scintille del Padre, soltanto prendendo coscienza del p roprio io, vivono con il Padre che vive; in caso contrario sono povert. In un conte sto identico del Papiro di Ossirinco, 654, chiunque conosce se stesso trover il Re gno... Conoscerete voi stessi e vedrete che siete figli del Padre. Dhammapada 274 Questa la strada: non v' altro sentiero che conduca alla purificazi one del cuore. Seguite questo sentiero! In esso la liberazione da Mra ------------------------------------------------------------------------------- 4 - Ges disse: L'uomo vecchio che non esiter nei suoi giorni a interrogare il neonato di sette giorni riguardo il Luogo della Vita continuer a vivere. Poich ci che era pr ima sar ci che dopo, e diventeranno una cosa sola. . -

Seppur muovendo con prudenza io penso che in questo passo Ges abbia voluto invita re ogni uomo ad interrogarsi (soprattutto al termine della propria esistenza ter rena) su ci che si era prima di nascere e sulla nuova condizione che il domani se rba per noi (di fatto quello che Egli chiama "Luogo della Vita"). Grande interesse suscita peraltro la chiara rivelazione contenuta nella seconda parte del logion (molto prossima alla filosofia buddhista) che ci informa del co ntinuum di trapasso e rinascita al quale tutti siamo soggetti. Aetos Luigi Moraldi vede Ges in questo loghion come "...l'insieme delle scintille di lu ce, che sono appunto gli gnostici. Il vecchio che non esita a interrogare il fan ciullo l'uomo di fronte alla vita, che egli rischia di non raggiungere se non di verr uno solo con essa ritrovando cos l'unit primordiale...".

Scrive Marcello Craveri: "Qui l'affermazione poggia su di una precisa teoria ant ropologica che i Philosophumena V 7 citano con una frase attribuita ad Ippocrate (460/370 a.C.) Il fanciullo di sette anni la met di suo padre, ossia a sette anni il fanciullo ha raggiunto la pienezza dell'uso della ragione come un adulto ... a sette anni quindi nelle condizioni migliori per una vita spirituale, non conta minata. Il Luogo della Vita nello gnosticismo indica la natura divina e la sua sede. Giovanni XVII 20-24 ("...Non prego solo per questi, ma ... perch tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola... e la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perch siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perch siano perfetti nell'unit...") Questo loghion ricorda, ma solo apparentemente: Marco IX 37 ("...chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome..."), Matteo XVIII 3-4 ("...se non ...diventerete come i bambini, non entrerete nel re gno dei cieli.."), Luca IX 48 ("Chi accoglie questo fanciullo nel mio nome, accoglie me; e chi acco glie me, accoglie colui che mi ha mandato. Poich chi il pi piccolo tra tutti voi, questi grande"), Matteo XI 25-27 ("...Ges disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perch hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. S, o Padre, perch cos piaciuto a te. Tutto mi stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il P adre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare...") e Luca X 21 (...Ges disse: "Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della te rra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai pi ccoli. S, Padre, perch cos a te piaciuto. Ogni cosa mi stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi il Figlio se non il Padre, n chi il Padre se non il Figlio e co lui al quale il Figlio lo voglia rivelare...".) che pongono l'accento sulla semp licit (di cui i fanciulli sono il migliore esempio) necessaria per comprendere a fondo chi sia il "Figlio" e chi il "Padre".

------------------------------------------------------------------------------- 5 - Ges disse: Conosci ci che hai davanti e ci che nascosto ti sar rivelato. Giacch no i nulla di nascosto che non venga rivelato. -

Anche in questo loghion Ges fa appello alla Conoscenza. L'uomo deve innanzitutto conoscere (direttamente, non apprendendo di seconda man o) ci che si mostra palesemente ai suoi occhi. Gradualmente inizier a penetrare an che ci che sino a quel momento sembrava occulto, offuscato, nascosto dietro il ve lo dell'ignoranza. E' implicito il riferimento alle intime potenzialit conoscitive insite in ogni uo mo. Ancora una volta Ges ci esorta al risveglio, ma nelle sue parole non troviamo alcuna traccia che raccomandi l'affidamento a terze persone o ad entit tanto aus tere quanto inconoscibili. Per contro affermando "...giacch non vi nulla di nascosto che non si manifester... ", sprona fermamente ogni uomo ad aver fiducia in se stesso. Aetos H. Ch. Puech e Jean Doresse sono incerti se leggervi "ci che" o "colui che". Pinc herle invece traduce: "...conoscerai il tuo futuro...". Corrispondenze con i canonici: Luca XII 1-2 (...Ges disse: "tenetevi lontano dal lievito dei farisei, dalla loro ipocrisia. Poich non c' nulla di nascosto che non sar svelato, n di segreto che non sar conosciuto..." Marco IV 21-23 (...Diceva loro: "Non si accende la lampada per coprirla con un s ecchio o per metterla sotto il letto, ma piuttosto per metterla in alto. Cos tutt o ci che ora nascosto sar portato alla luce e tutto ci che segreto si riveler. Chi h a orecchi per intendere, intenda!".

Matteo X 26-28 ("... Non temete dunque, poich tutto ci che nascosto vedr la luce, t utto ci che segreto sar conosciuto. Ci che vi dico nel buio ditelo alla luce del gi orno, e quello che ascoltate sottovoce gridatelo dalle terrazze..." Luca VIII 16-18 ("...Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pon e sotto un letto; la pone invece in alto, perch chi entra in casa veda la luce. C os tutto ci che nascosto verr portato alla luce, tutto ci che segreto sar conosciuto e apparir in piena luce. Fate bene attenzione dunque a come ascoltate; perch a chi ha molto ricever ancor di pi, ma a chi ha poco sar tolto anche quel poco che crede di avere...". Scrive Luigi Moraldi*: "...Clemente Alessandrino insegnava che il primo grado de lla conoscenza ammirare le cose che abbiamo davanti (Stromata 2, 45) e nelle Kep halaya manichee leggiamo: Il Salvatore ha detto ai suoi discepoli: "Conoscete qua nto si trova davanti alla vostra faccia e vi sar rivelato ci che vi nascosto". Anch e Papiri di Ossirinco riprende il testo nei seguenti termini: Ges dice: "Tutto ci c he non davanti ai tuoi occhi e quanto ti occulto ti sar rivelato. Non c' infatti, cosa celata che non divenga manifesta, n cosa sepolte che non venga risuscitata".. .". (*in "I Vangeli gnostici" Adelphi, pag. 88-89) ------------------------------------------------------------------------------- 6 - I suoi discepoli lo interrogarono e gli chiesero: "Vuoi tu che digiuniamo? In che modo dovremo pregare e fare elemosina? E quali regole dovremo seguire riguar do al cibo?" Ges rispose: Non dite sciocchezze, e non fate ci che non sentite di fa re; giacch tutto si svela davanti alla Verit. Infatti non vi nulla di nascosto che non venga alla luce e nulla di celato che rimanga senza divenire manifesto. -

Anche in questo passo compare un chiaro appello: opporsi all'ipocrisia e alla fu tilit di riti e tradizioni di cui non si comprende il senso*. L'attestazione di G es "non dite sciocchezze" rimarca in modo inequivocabile l'inutilit delle regole, dei precetti e di tutti quelle ripetitive ritualit che obnubilano le coscienze, c he distolgono l'uomo, rendendolo banale, meccanizzato, incapace di procedere cor rettamente e con coerenza verso la profonda presa di coscienza della propria nat ura. Ges cerca di far comprendere che, abbandonandosi ciecamente alle ritualit, al la cosiddetta "spiritualit di routine", ognuno rischia di deviare perniciosamente dal sentiero che conduce alla Conoscenza, e viene invece introdotto in un insid ioso vortice da cui poi quasi impossibile sottrarsi (vedi stordenti, insignifica nti recite di rosari, che a poco a poco divengono vere e proprie droghe per lo s pirito nonch succulento nutrimento per un insensato bigottismo). Questa di Ges si rivela quindi come l'ennesima esortazione alla lealt interiore, u n ulteriore monito a non mentire, tanto meno a se stessi, e a non conformarsi ci ecamente alle tanto ferree quanto inutili disposizioni dottrinali (che alla lung a distorcono la percezione degli eventi, e generano infauste repulsioni inconsce che sovente producono effetti di fatto contrari agli originali proponimenti, sf ociando nell'incontenibile desiderio di trasgressione, e in comportamenti tanto antitetici quanto perversi... "non fate ci che voi stessi odiate, perch tutto mani festo di fronte al Cielo"). Ges vuol porre l'accento infine sul fatto che se anche sembra possibile ingannare se stessi e gli atri, non invece possibile ingannare la "Verit" ultima a cui tut ti, volente o nolente, tendiamo. Anche questo aiuta a comprendere quanto sia opp ortuno procedere sul sentiero che conduce alla Conoscenza con autenticit, senza g ravarsi dell'inutile peso che alcune insignificanti norme cultuali rappresentano per il viandante... (...siate transeunti... dice Ges nel loghion 42 ...) Porre fine ai comportamenti ipocriti dando ascolto alla propria coscienza, entra re e centrarsi nel profondo di s: questo, in sintesi, l'insegnamento di questo lo ghion, per non "perdere se stessi" a cagione di tradizioni e rituali che non han no senso alcuno ai fini della reale Conoscenza dell'umana condizione. * A mio avviso l'amare il prossimo candidamente, sinceramente, il puro desiderio

di condividere con lui ogni bene terreno, conseguenza naturale di una profonda e schietta presa di coscienza, non di un precetto o di un comandamento scritto, nessuna imposizione potr mai generare in un uomo amore sincero. Molti, troppi sono peraltro coloro che fanno elemosine e/o volontariato perch spe rano inconsciamente in una sorta di "premio". Quel tipo di solidariet, falso, per ch non nasce da una percezione consapevole dell'interdipendenza, ma dalla speranz a di essere in qualche modo ricompensati un giorno da una qualche "entit superior e".... Aetos Vedi anche loghia 14 e 104. La condanna dell'ipocrisia e del formalismo religioso presente anche in Matteo V I 1-sgg "...Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini, per ess ere da loro ammirati... Quando fai l'elemosina, non far suonare la tromba davant i a te, come fanno gli ipocriti per essere onorati dagli uomini; in verit vi dico : quello il premio che ne hanno... Affinch la tua giustizia venga fatta in segret o e il Padre tuo veda nel segreto... Quando tu preghi, non essere come gli ipocr iti che amano fare orazione stando in pi nelle sinagoghe e nelle strade, per esse re visti dagli uomini; in verit vi dico che questo il premio che ne hanno. Ma tu entra nella tua cameretta chiudi la porta e rivolgi la tua preghiera nel segreto ... Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani perch ess i pensano di essere ricompensati per la moltitudine delle loro parole. Non fate dunque come loro, perch nel Cielo le cose di cui avete bisogno si sanno gi prima c he le chiediate... e se digiunate, non abbiate aspetto malinconico come gli ipoc riti; poich essi si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano; in verit vi dico: essi hanno gi ricevuto il loro premio..." In Filippo si legge "...entra nella tua camera e chiudi la porta dietro di te e prega tuo Padre che nel segreto, cio che nell'interno di tutte le cose..." Efesini IV 25 "...Perci, messa da parte la menzogna ciascuno dica la verit al suo prossimo perch siamo membra gli uni degli altri..." Colossesi III 9 "...Non mentite gli uni agli altri..." 1Corinzi IV 5 "...metter in luce le cose occulte delle tenebre e manifester i cons igli dei cuori..." Romani II 13-sgg. "...non quelli che ascoltano la legge sono giusti davanti a Di o, ma quelli che l'osservano... infatti quando gli stranieri, che non hanno legg e, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge , sono legge a s stessi, essi dimostrano che quanto la legge comanda scritto nei loro cuori, perch la loro coscienza ne rende testimonianza... Ora, se tu ti chiam i Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti in Dio, conosci la sua volont, e sai di stinguere ci che meglio, essendo istruito dalla legge, e ti persuadi di essere gu ida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, educatore degli insensati , maestro dei fanciulli, perch hai nella legge la formula della conoscenza e dell a verit; come mai dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu c he predichi: Non rubare! rubi? Tu che dici: Non commettere adulterio! commetti adult erio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? Infatti, com' scritto: Il nome di Dio bestemm iato per causa vostra fra gli stranieri..." In Papiri di Ossirinco 654 leggiamo: ...Come dobbiamo digiunare e come pregare? C ome dobbiamo fare elemosina e osservare cose di questo genere? Ges risponde: "Fat e attenzione a non mentire, non fate ci che odiate! Non dite altro all'infuori de lla Verit" ------------------------------------------------------------------------------- 7 - Ges disse: Nel giusto il leone che si nutre dell'uomo: il leone diverr uomo. Sven turato l'uomo mangiato dal leone: l'uomo diverr leone. -

In questo loghion notiamo l'uso di due simboli in contrapposizione. Da una parte il leone (che rappresenta le divoranti passioni, la forza rozza, la cupidigia,

la bramosia, la brutalit, e non ultima l'ignoranza) dall'altra l'uomo (che rappre senta invece la consapevolezza, la lungimiranza, l'intelligenza, la sensibilit, l a meditazione, la sapienza). Questi due inconciliabili aspetti albergano in ognu no di noi, convivendo tumultuosamente finch uno non prevale sull'altro divorandol o. Si potrebbe pertanto sintetizzare scrivendo: "...sventurato l'uomo divorato dai suoi stessi sfrenati appetiti..." Aetos Nel Vangelo di Filippo si legge "...Non temere la carne e non amarla. Se la temi , essa ti dominer, e se l'ami, essa ti divorer e ti inghiottir [...] l'uomo si nutr iva come gli animali, ma ora venuto Cristo, L'Uomo perfetto ed ha portato il pan e dal cielo affinch l'uomo possa nutrirsi con cibo da uomo [...] Questo mondo div oratore di cadaveri: ci che esso divora muore. La Verit divoratrice di vita per qu esto chi si nutre di essa non morir. Ges venuto dal Luogo e da l ha portato nutrime nto e a chi lo desidera ha portato la vita affinch egli non muoia pi..." Marcello Craveri annota: "...beato l'uomo ilico (fisico, leone) se l'uomo spirit uale lo domina e lo annulla; sventurato l'uomo spirituale se si fa dominare dall a sua animalit..." ------------------------------------------------------------------------------- 8 - Egli disse: L'uomo simile ad un saggio pescatore che, gettata la rete in mare, la ritir colma di piccoli pesci. Fra essi il saggio pescatore scorse un bel pesce grosso, allora senza esitazione prese solo quello e gett tutti quelli piccoli in mare. Chi ha orecchi per intendere, intenda. -

Anche qui Ges preferisce esprimersi per metafore. - Il saggio pescatore il sapiente e avveduto ricercatore spirituale. - Il bel pesce grosso rappresenta l'unica valida via da seguire (la ricerca del Regno di se stessi), chiaramente riconoscibile nell'accozzaglia di insignificant i prescrizioni e ben al di sopra sia di tutti i fallaci indottrinamenti istituzi onali che di tutte le distoglienti frivolezze della quotidianit. - La moltitudine di piccoli pesci rappresenta invece l'intralcio, la possibile p erdita di tempo, l'inganno, le abbaglianti illusioni. L'invito sta evidentemente nel saper riconoscere da se stessi la vera Via e nel gettare in mare tutte le sterili chiacchiere, gli inutili precetti, le inconclud enti disquisizioni esegetiche, le pasticciate dissertazioni teologiche, i futili impegni del quotidiano e quant'altro. Un po' una parafrasi del "Rasoio di Occam", "...chi ha orecchi per intendere, in tenda..." Aetos corrispondenze: Matteo XIII 44 "...il regno dei cieli simile ad un tesoro nascosto in un campo, che un uomo, avendolo trovato. nasconde; e, per la gioia che ne ha, va, vende tu tto ci che ha per comperarlo. Ancora, il regno dei cieli simile ad un mercante ch e va in cerca di belle perle, trovatane una di gran valore, va, vende tutto ci ch e ha per comperare quella. Il Regno pure simile ad una rete gettata in mare, che raccoglie ogni sorta di cose; quando piena, il pescatore la tira a riva e, post osi a sedere, raccoglie ci che buono nelle ceste, mentre getta via quello non buo no... ...chi ha orecchi da udire, oda..." ------------------------------------------------------------------------------- 9 - Ges disse: Ecco, il seminatore uscito ha riempito la mano di semi e l'ha sparsi a terra. Alcuni semi, cadendo sulla strada, sono stati beccati dagli uccelli. Al tri, caduti sulla roccia, non hanno messo radici e non hanno innalzato spighe al cielo. Altri ancora, caduti tra rovi di spine, sono marciti e i vermi li hanno divorati. Ma alcuni sono caduti sulla terra buona ed hanno prodotto buon frutto

rendendo sessanta o centoventi per ognuno. -

Un loghion, questo, che non ha certo bisogno di particolari chiarificazioni. Ges perfettamente consapevole che la sua parola non sar correttamente recepita da tut ti (e la storia difatti testimonia egregiamente questo penoso aspetto). L'embrione di Verit contenuto nelle sue parole non produrr sempre frutto, in molti casi si dissiper rapidamente, in altri con maggior lentezza, e solo chi riuscir a recepirlo e fecondarlo nel profondo innalzer al cielo buoni frutti. Un monito dunque contro l'aridit spirituale. Aetos Anche nel Sutta Nipata buddhista troviamo la parabola del seminatore: "...il Bra hmino furioso disse: sarebbe meglio tu andassi a lavorare invece di questuare. Io vango e semino e dopo aver vangato e seminato mangio. Se tu facessi altrettanto avresti anche tu di che mangiare Il Benedetto gli rispose e disse: O Brahmino, an ch'io vango e semino e dopo vangato e seminato mangio ... Fede il seme che sparg o; buon lavoro la pioggia che lo fertilizza; saggezza e modestia sono la vanga; la mia mente son le redini; io sostengo la legge; l'ardore il pungolo che uso e l'esercizio il bue da tiro. Questo arare serve a distruggere le erbacce delle il lusioni. Il raccolto il frutto immortale del Nirvana dove tutte le sofferenze fi niscono Allora il Brahmino vers latte e riso nella ciotola dorata e l'offr al Bened etto dicendo: Lascia che il maestro dell'umanit partecipi al cibo di latte e riso s che il Venerabile Gotama lavori un terreno che dia frutti di immortalit..." Marco IV 3-9 "...Udite: Ecco, il seminatore usc a seminare. Ed avvenne che mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. Ed un'altra cadde in un suolo roccioso ove non avea molta terra; e s ubito spunt, perch non avea terreno profondo; ma quando il sole si lev, fu riarsa; e perch non avea radice, si secc. Ed un'altra cadde fra le spine; e le spine crebb ero e l'affogarono e non fece frutto. Ed altre parti caddero nella buona terra; e portaron frutto che venne su e crebbe, e giunsero a dare qual trenta, qual ses santa e qual cento. Poi disse: Chi ha orecchi da udire oda..." Matteo XIII 3-9 "...Ed egli insegn loro molte cose in parabole, dicendo: Ecco, il seminatore usc a seminare. E mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. E un'altra cadde ne' luoghi roccios i ove non avea molta terra; e subito spunt, perch non avea terreno profondo; ma, l evatosi il sole, fu riarsa; e perch non avea radice, si secc. E un'altra cadde sul le spine; e le spine crebbero e l'affogarono. E un'altra cadde nella buona terra e port frutto, dando qual cento, qual sessanta, qual trenta per uno. Chi ha orec chi da udire oda..." Luca VIII 5-8 "...Il seminatore usc a seminare la sua semenza; e, mentre seminava , una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del ciel o lo mangiarono. Un'altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato secc, perch no n aveva umidit. Un'altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme c on esso, lo soffocarono. Un'altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germ ogliato, produsse il cento per uno. Dicendo queste cose, esclamava: Chi ha orecch i per udire oda!..." 1Corinzi III 9 sgg. "...voi siete il campo di Dio..." In Filippo si legge: "...in questo modo l'intero luogo seminato, sia il buono ch e il cattivo [...] fu seminata dappertutto la Verit, quella che esiste fin da pri ncipio, e molti la videro mentre era seminata, ma pochi sono quelli che la vedon o quando viene raccolta..." Nel Vangelo di Verit leggiamo: "...conosce la sua semenza, perch Egli stesso, l'ha seminata [...] chi non ha radici non ha nemmeno frutto [...] dai frutti si cono sce ci' che vi appartiene..." Giovanni VI 65 "...E diceva: Per questo vi ho detto che nessuno pu venire a me, s e non gli dato dal Padre..." Cfr. anche in Tomaso stesso i logia 20, 43, 45, 57, 73

------------------------------------------------------------------------------- 10 - Ges disse: Ho appiccato il fuoco sul mondo, ed ecco, lo custodisco affinch esso a rda. -

ho gettato fuoco sul mondo... queste parole si riallacciano velatamente al loghion precedente, poich il fuoco c he divampa potrebbe essere accostato in un certo senso al seme che si sviluppa q uando trova terreno fertile, il fuoco ha per aspetti simbolici senza dubbio pi int ensi. Ges consapevole che la sua parola destinata a travolgere le stagnanti consu etudini: da una parte sar la causa scatenante di feroci dissapori dall'altra arde nte volutt per cercatori sinceri. Aetos Luca XII 49 "...sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che foss e gi acceso..." Matteo X 34 "...non pensate che io sia venuto a metter pace sulla terra; non son o venuto a metter pace, ma spada..." Giovanni VII 43 "...vi fu dunque dissenso, tra la gente, a causa sua..." Vedi anche il loghion 16 in questo stesso Vangelo -------------------------------------------------------------------------------<<< indice pagineTommaso Loghia da 11 a 20 >>>

-------------------------------------------------------------------------------* Alcuni frammenti di note relativi ai logia del Vangelo di Tommaso peraltro in parte ispirati o coincidenti con quelli presenti in alcuni eccellenti testi come ad esempio "I Vangeli apocrifi" (Ediz. Einaudi, di Marcello Craveri), "I Vangel i Gnostici" (Ediz. Adelphi, di Luigi Moraldi), la "versione free" di Piero La Mu ra, "I Vangeli gnostici (Ediz. Oscar Saggi Mondadori, di Elaine Pagels) etc. etc . sono stati estrapolati dal lavoro degli amici del Gruppo Agrapha che saluto amm irevolmente. N.B.: Questa libera versione del Vangelo di Tommaso stata pazientemente condotta su un cospicuo numero di traduzioni italiane ed inglesi (fra cui: T1 - T2 - T3 - T4 - T5 - T6 - T7) dell'originale copto. Seppur con estrema prudenza e osserva ndo attentamente la corrispondenza fra le traduzioni ho cercato di destreggiarmi il pi possibile per rendere chiaro lo spirito del testo piuttosto che l'aspetto puramente lessicale dei singoli termini. 11 - Ges disse: Questo Cielo passer e cos anche ci che sopra di esso, i morti non sono v ivi e i vivi non moriranno. Nei giorni in cui vi nutriste di ci che era morto, lo rendeste vivo. Cosa farete quando sarete nella Luce? Un tempo eravate uno e sie te divenuti due, allorch sarete due cosa farete? -

Ci desteremo da questa illusione. Svanir tutto ci che ora crediamo sia "il Cielo", insieme, svanir anche ci che pensiamo sia sopra di esso. Il processo di vita e di morte un artificio, poich tutto esiste, sempre esistito, continuer ad esistere, i ndipendentemente da ci che noi crediamo sia vivo o morto. Nel giorno in cui comin

ciammo a prestar fede ai precetti, alle falsit dottrinali e alle fantasie dell'uo mo, le animammo, infondemmo in loro una vita apparente, allontanandoci rovinosam ente dalla Verit. Dedicando attenzione a cose morte le rendemmo vive. Conformando ci a false credenze diventammo noi stessi schiavi delle nostre stesse creazioni. Cosa faremo quando dissiperemo questo inganno e ci troveremo di fronte alla Rea lt? Un tempo eravamo un frammento del tutto, poi incarnandoci divenimmo due, divi si in corpo e spirito, cos scissi, perdemmo il contatto con la nostra fonte, spro fondando nell'utopia, nell'oblio. E' necessario mutare questa condizione e penet rare a fondo questo aspetto, per non cadere in balia dei nostri abbagli, per non alimentare la menzogna, per non accrescere la nostra scissione, per non increme ntare la nostra distanza dalla realt e per non perdere definitivamente il contatt o con l'origine, cio con quel Tutto che Ges chiama Luce.

Alcuni studiosi segnalano il confronto con questi detti: Marco XIII 31, Matteo XXIV 35 e Luca XXI 33 ("...Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno...") 1Corinzi VII 31 "...e quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perch la figura di questo mondo passa..." Colossesi II 13 "...e voi, che eravate morti..." ma a mio avviso hanno accezioni completamente differenti. Giovanni III 12 "...Se vi ho parlato di cose terrene e non credete, come credere te se vi parlo di cose celesti?..." Ippolito Romano, Refutatio V 8, 32 "...voi che vi siete nutriti di cose morte e ne avete fatto cose viventi, cosa farete quando vi nutrirete di cose viventi?... " Filippo 73 "...quanti affermano che prima si deve morire e poi risuscitare, si i ngannano. Se da vivi non ottengono la risurrezione, quando moriranno non otterra nno nulla..." ------------------------------------------------------------------------------- 12 - I discepoli dissero a Ges: "Sappiamo che ti allontanerai da noi. Dopo di te chi ci far da guida?" Ges rispose loro: Giunti a quel punto andrete da Giacomo, il Giu sto, a cui spettano le cose che riguardano il cielo e la terra -

Questo loghion riaccende diatribe mai sopite. In questo Vangelo vengono messe in grande evidenza figure (lo stesso Tommaso, Gi acomo il Giusto, Giovanni il Battista, Salom etc.) che in altre sfere della lette ratura cristiana passano invece in secondo piano.

Giacomo detto "il Giusto" (figlio di Maria, che come Ges si "spegner nella morte, ma verr trovato vivo") era, a quanto sembra, uno dei fratelli carnali di Ges * Nel Nuovo Testamento troviamo un'Epistola scritta intorno all'anno 60 (ricordo c he Giacomo fu lapidato nel 62, su istigazione del sommo sacerdote Anano II) da m olti attribuita proprio a Giacomo "il Minore" (per distinzione da Giacomo "il Ma ggiore", martirizzato nel 44 sotto Erode Agrippa) fratello del Signore. Questa E pistola si compone di cinque capitoli. In essa rileviamo inizialmente esortazion i alla costanza e alla fede viva accompagnata dalle opere, pi avanti varie tratta zioni sulla vera e falsa sapienza, sulla pace, la concordia e diverse minacce ai ricchi senza cuore. * Giuseppe Flavio 'Antichit Giudaiche' XX, 9, 1 "...convoc una sessione del sinedr io e vi fece comparire quel fratello di Ges, detto Cristo, che si chiamava Giacom o..." L'importanza di Giacomo nell'ambito della chiesa primitiva confermata in Atti XI

I 17 "...riferite questo a Giacomo..." dove Pietro sente il dovere di informare lui per primo della propria scarcerazione. A proposito di Saulo, Pietro e Giacomo, cos si esprimono gli autori de "La Chiave di Hiram", Robert Lomas e Christopher Knight: ...la pretesa avanzata da Paolo di godere del sostegno di Simone Pietro era soltanto una componente dell'impalcatu ra di menzogne che egli andava innalzando, perch fu lo stesso Pietro ad ammonire i discepoli contro l'emergere di un' autorit altra da quella nazorea: "Pertanto s iate assolutamente prudenti verso qualsivoglia maestro, ch solo si deve prestar f ede a chi rechi con s la raccomandazione di Giacomo, fratello del Signore, in Ger usalemme".. ..Le interpretazioni dei manoscritti del Mar Morto attribuite a Robe rt Eisenman soccorrono l'ipotesi dell'identit di Paolo con la "fonte di menzogne" che si scontr con Giacomo, il "Maestro di Giustizia".. ..Il manoscritto intitola to Pesher su Abacuc accenna a un individuo che "fece versare su Israele acque di menzogna" e "allontana i fedeli dalla retta via, conducendoli in un deserto sen za strada", dove il gioco di parole costruito sul termine "strada" allude alla " trasgressione dei termini di confine" della legge. Noi diamo credito all'ipotesi che individua in Paolo il nemico di Giacomo. Paolo il "Menzognero" che pronunci il falso riguardo alla propria educazione fariseista, che invent la missione di C risto, che predic la funzione provvisoria della Legge e autorizz l'accesso alla ch iesa agli individui incirconcisi.... Galati I 19 "...e non vidi nessun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il frat ello del Signore..." Marco VI 2-3 "...si mise ad insegnare nella sinagoga. E molti, udendolo dicevano : non costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo... e le su e sorelle non sono qui fra noi?..." Matteo XIII 55 "...Non questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama M aria e i suoi fratelli, Giacomo ...? E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? ..." 1Corinzi IX 5 "...non abbiamo noi il diritto di condurre attorno una moglie, che sia una sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli, i fratelli del Si gnore e Cefa?..." Matteo XXVII 56 "...fra di loro c'era Maria Maddalena. Maria madre di Giacomo... " Marco XV 40 "...tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria madre di Giaco mo il minore..." Marco XVI 1 "...passato il sabato, Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo..." Luca XXIV 10 "...Or quelle che riferirono queste cose agli apostoli erano Maria Maddalena, Giovanna, Maria madre di Giacomo e le altre donne..." Luigi Moraldi annota: "...da sottolineare il rilievo straordinario dato alla per sona di Giacomo, uno dei fratelli del Signore..." Marcello Craveri scrive: "...il passo ricorda le discussioni tra gli apostoli, s u chi di loro fosse da considerare il pi grande* [...] La tradizione di un primat o di Giacomo, fratello del Signore Ges, o almeno di una sua autorit pari a quella di Pietro, confermata dagli Atti, dalle Lettere Paoline, dal Vangelo degli Ebrei , da Gerolamo (Comm. in Mich. VII 7), da Eusebio (Hist. Eccl. II 3), dai Philoso phumena V 7, e, naturalmente, dai testi gnostici..." * Marco IX 34 "...ed essi tacquero, perch per via avevano discusso intorno a chi fra di loro fosse il pi grande..." Luca IX 46 "...poi cominciarono a discutere su chi di loro fosse il pi grande.... " Luca XXII 24 "...Fra di loro nacque anche una contesa: chi di essi fosse conside rato il pi grande..." Galati II 9 "...Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono considerati i pi autorevoli, r iconobbero che Dio m'aveva dato quest'incarico fu cos deciso che noi saremmo anda ti fra i pagani ed essi fra gli ebrei..." Galati II 11 "...quando Pietro venne ad Antiochia lo rimproverai perch aveva tort o [...] giunsero quelli che stavano dalla parte di Giacomo..." Un primato assoluto di Pietro abbastanza discutibile poich in Marco VIII 33 trovi amo: "...Ma Ges si volt e, guardando i suoi discepoli, rimprover Pietro dicendo: Va ttene via da me, Satana! Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose de

gli uomini..." che Matteo ribadisce in XVI 23 "...egli, voltatosi, disse a Pietr o: Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perch non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini..." ------------------------------------------------------------------------------- 13 - Ges disse ai suoi discepoli: Cercate un paragone e ditemi a chi sono simile. Risp ose Simon Pietro: "Sei simile ad un angelo giusto". Rispose Matteo: "Somigli ad un saggio e retto filosofo". Rispose Tommaso: "Maestro, la mia bocca non idonea per dire a chi sei simile". Ges gli disse: Io non sono pi il tuo Maestro, giacch tu ti sei inebriato bevendo alla copiosa sorgente d'acqua viva che io stesso ho gus tata. Poi lo prese in disparte e gli disse tre parole. Quando Tommaso torn dai suo i compagni questi gli domandarono: "Cosa ti ha detto Ges?" E Tommaso rispose: "Se io vi dicessi una sola delle parole che Lui mi ha detto, voi prendereste delle pietre per lapidarmi ed un fuoco verrebbe fuori dalle pietre e vi brucerebbe". - Approfondimenti

Ges vuole probabilmente investigare sulla condizione dei suoi discepoli, sul loro livello di comprensione e di percezione; chiede allora di citare un termine di paragone con la sua figura. Pietro e Matteo provano a formulare due ipotesi, ma entrambe non possono soddisfare la richiesta di Ges. Tommaso, evidentemente consc io dell'impossibilit di esprimere con parole chi sia Ges, confessa apertamente l'i nidoneit. Questa considerazione permette a Ges di comprendere che il suo discepolo -gemello ha imboccato il giusto sentiero, che si "abbeverato alla sorgente", e c he perci il suo livello di Consapevolezza si espanso. In effetti ogni tentativo d i illustrare con parole chi sia Ges risulterebbe ineluttabilmente improprio, giacc h Egli rappresenta una manifestazione che pu essere compresa soltanto nell'intimo, e ci che risiede nell'intimo non sempre pu essere espresso con parole. In questi casi in effetti emergono palesemente le gravi carenze e la inadeguatezza della p arola. La riconosciuta impossibilit di rivelare a chi Ges possa essere paragonato mi ripo rta alla mente l'accostamento GesBodhisattva a cui dedicai ampie riflessioni nei t empi passati. Ges ben conosce la fonte (a cui ora anche Taum avrebbe attinto), Egl i perci una "Manifestazione di Verit" che opera, consapevolmente, a beneficio dell 'intera umanit, un Bodhisattva appunto.

Marco VIII 27-29 "...cammin facendo domand ai suoi discepoli: Chi dice la gente c h'io sia? Ed essi risposero: Gli uni, Giovanni Battista: altri, Elia; ed altri, uno de' profeti. Ed egli domand loro: E voi, chi dite ch'io sia?..." Matteo XVI 13-15 "...domand ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figli o dell'uomo? Essi risposero: Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; al tri, Geremia o uno dei profeti. Ed egli disse loro: E voi, chi dite che io sia?. .." Luca IX 18-20 "...ed egli domand loro: Chi dice la gente che io sia? Risposero: A lcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia, e altri, uno dei profeti antichi che risuscitato. Ed egli disse loro: E voi, chi dite che io sia?..." Giovanni IV 10-14 "...Ges le rispose: Tu non sai chi che ti ha chiesto da bere e n on sai cosa Dio pu darti per mezzo di lui. Se tu lo sapessi saresti tu a chiederg lielo, ed egli ti darebbe acqua viva. La donna gli disse: Signore, tu non hai nul la per attingere, e il pozzo profondo; da dove avresti dunque quest'acqua viva? [...] Ges le rispose: Chiunque beve di quest'acqua avr sete di nuovo; ma se uno bev e dell'acqua che io gli dar, non avr mai pi sete: l'acqua viva che io gli dar divent er in lui una sorgente per l'eternit..." Giacomo III 11-12 "...la sorgente getta forse dalla medesima apertura il dolce e l'amaro? [...] una sorgente salata non pu dare acqua dolce..." Giovanni VII 37-38 "...Ges si alz in piedi ed esclam dicendo: Se qualcuno ha sete,

venga a me e beva. Chi crede in me, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva..." Apocalisse XXI 6 "...disse ancora: ...a chi ha sete io dar in dono della fonte de ll'acqua della vita..." Geremia XVII 13 "...o Eterno, tutti quelli che t'abbandonano saranno confusi; qu elli che s'allontanano da te saranno iscritti sulla polvere, perch hanno abbandon ato l'Eterno, la sorgente delle acque vive..." Geremia II 12 "...dice l'Eterno - due sono le colpe che il mio popolo ha commess o: ha abbandonato me, sorgente d'acqua fresca e viva, e s' scavato delle cisterne screpolate, incapaci di contenere acqua..." ------------------------------------------------------------------------------- 14 - Ges disse: Se digiunerete commetterete voi stessi l'errore, se pregherete vi sar di condanna, e se farete l'elemosina farete danno al vostro spirito. Se viaggian do andrete in una regione dove qualcuno vi ospita, mangiate ci che vi porgeranno e guarite chi fra loro malato. Giacch non ci che entra nella vostra bocca vi conta mina, bens ci che ne esce. -

Una nuova esortazione a combattere l'ipocrisia, i vani cerimoniali e gli sterili gesti esteriori. Il digiuno vissuto come mera mortificazione fisica, la preghie ra prammatica e la carit formale compromettono gravemente la nostra autenticit, tr asformandoci spesso in fantocci robotizzati ed incoscienti. Inutile fingere, "Dio" conosce le nostre reali intenzioni: questo, in sostanza, il senso della deploratoria. Pi avanti, nel loghion, Ges innesta un invito alla genuinit e alla buona disposizio ne verso il prossimo (era peraltro necessario far comprendere bene ai discepoli che le rigide regole ebraiche sui cibi non avrebbero trovato consensi n simpatie nelle nuove contrade che il destino serbava loro nel cammino e che pertanto, a m aggior ragione, non v'erano validi motivi per osservarle). L'essere insinceri, sofisticati, rigidamente moralisti ed eccessivamente identif icati con il proprio credo un preoccupante segno di ottusit. Il conformarsi a reg ole di cui non si comprende il senso sintomo di grave falsit, di ipocrisia. La ma ncanza di autenticit, associata alla stretta osservanza di precetti fatui, testim onier il vostro incolmabile vuoto di contenuti fondati ("...se non vi conoscerete , dimorerete nella miseria, e sarete la miseria stessa..."), questo in sintesi i l messaggio racchiuso in questo loghion. La tenue pratica dell'elemosina, cos com e viene fatta abitualmente, al tempo stesso comodo rimedio contro i rimorsi di c oscienza legati alla vergognosa sproporzione nella distribuzione delle ricchezze , nonch indolente accettazione della diversit di status, e perci, in quanto tale, d ecisamente ipocrita. Nella parte finale del loghion Ges chiede ai suoi discepoli di "guarire chi fra l oro malato". In quel guariteli io vi leggerei anche: "aiutateli a divenire total i, adoperatevi per risanare sia nel corpo che nello spirito chiunque incroci i v ostri passi, liberateli dall'ottusit, dall'illusione e dall'ipocrisia, assecondat e l'autenticit in tutti coloro che incontrerete nel cammino.." - Vedi anche significative analogie nel loghion 6 - Segnalo una apprezzabile interpretazione di questo passo nel testo: "Il seme d ella ribellione - Commenti al Vangelo di Tommaso" - vol. 1, pp da 104 a 128

Marcello Craveri ne' "I Vangeli Apocrifi" annota: "... qui dichiarata l'inutilit d el digiuno (che un danno per il corpo), della preghiera (richiesta di aiuto dall 'esterno), dell'elemosina (accomodante compromesso alla legge dell'uguaglianza). .." - analogie: Matteo XV 11 "...non quello che entra nella bocca contamina l'uomo; ma quello ch

e esce dalla bocca, che contamina l'uomo!..." Marco VII 15 "...non c' nulla fuori dell'uomo che entrando in lui possa contamina rlo; sono le cose che escono dall'uomo quelle che contaminano l'uomo..." Proverbi IV 24 "...Rimuovi da te la perversit della bocca, e allontana da te la f alsit delle labbra..." Colossesi II 20 sgg "...perch vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel m ondo, quali: Non toccare, non assaggiare, non maneggiare, tutte cose che periscono con l'uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? Queste cose hanno s qualche apparenza di sapienza nella religiosit volontariamente scelta, nella fa lsa umilt e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le i ntemperanze carnali [...] cercate le cose di lass [...] abbiate in mente le cose di lass, non quelle che sono sulla terra..." Luca X 8-9 "...in qualunque citt entriate, se vi ricevono, mangiate di ci che vi s ar messo davanti. E guarite i malati che saranno in essa..." Marco VI 8-10 "...ordin loro che non prendessero nulla per il viaggio, eccetto un bastone soltanto: n sacca n pane n denaro nella cintura; e che fossero calzati di sandali e non indossassero due tuniche. Disse loro ancora: Dovunque entrate in un a casa, fermatevi l, finch non partiate da quel luogo..." Matteo X 8-12 "...Guarite gli infermi [...] gratuitamente avete ricevuto, gratui tamente date. Non fate provvista di oro, n di argento n di denaro nelle vostre cin ture, n di sacca da viaggio, n di due tuniche, n di calzari, n di bastone, perch l'op eraio degno del suo nutrimento. Ora, in qualunque citt o villaggio entrate, infor matevi se vi sia qualcuno degno e l rimanete fino alla vostra partenza, E quando entrate nella casa, datele il vostro saluto..." 1Corinzi X 25-31 "...mangiate di tutto ci che si vende al macello senza fare alcu na domanda per motivo di coscienza [...] Se qualche non credente vi invita e vol ete andarvi, mangiate di tutto ci che vi posto davanti senza fare alcuna domanda per motivo di coscienza. Ma se qualcuno vi dice: Questo fa parte delle cose sacri ficate agli idoli, non ne mangiate [...] Ma se prendo parte alle vivande con grat itudine, perch sarei biasimato per ci di cui rendo grazie? Sia dunque che mangiate , sia che beviate, sia che facciate alcun'altra cosa, fate tutte le cose alla gl oria di Dio..." ------------------------------------------------------------------------------- 15 - Ges disse: Il giorno in cui vedrete Colui che non nato da donna inchinatevi umilm ente, poich Egli il Padre. -

Questo loghion si presta a molteplici interpretazioni. La pi immediata certamente quella che si ispira alla narrazione fra noi maggiorme nte diffusa: la nascita miracolosa... Una storia, purtroppo, tanto antica quanto mitica. Un prodigioso evento, rispolv erato da Matteo e poi ingigantito da Luca. Una chimera che la mitologia ha visto riprodursi con sempre rinnovata creativit, e di cui peraltro Marco, Giovanni, Pa olo, Tommaso ed altri redattori neotestamentari ignorano completamente l'esisten za. Con queste parole Ges, a mio avviso, vuole invece prepararci a qualcosa di ultrat erreno a riconoscere ci che si manifester ai nostri occhi in un "determinato momen to", affinch non siamo colti di sorpresa. Un aiuto insomma per chi "non seppe com prendere che tutto sogno". Sorprendenti analogie possono essere individuate in diversi estratti buddhisti e nello studio approfondito del Bardo Tdl.

1) "non nato da donna", cio che non possiede un corpo fisico. 2) "il Padre", l'Eterno.

Non ho rinvenuto elementi di confronto significativi o di fatto comparabili nei contenuti pi intimi. ------------------------------------------------------------------------------- 16 - Ges disse: Gli uomini probabilmente pensano che io sia venuto a portare la pace nel mondo, e non sanno che io sono venuto a portare divisioni nel mondo: fuoco, spada, guerra. Saranno in cinque in una casa e saranno tre contro due e due cont ro tre, padre contro figlio e figlio contro padre; e saranno soli. -

Ges era ben consapevole dei dissapori che le sue rivelazioni e le sue esortazioni avrebbero generato. Sapeva bene quanto in profondit fossero penetrate tra le mas se le disposizioni della classe sacerdotale, e ben sapeva anche quanto devianti e falsi fossero quegli ammaestramenti rispetto alla Verit Ultima. Ma avvertiva ch iaramente anche l'incommensurabile importanza di un risveglio delle coscienze. R isvegliare quelle coscienze sopite e annichilite dalle aberranti imposture sommi nistrate per secoli dai ministri del culto si rendeva davvero necessario. Un con flitto fra chi avesse tentato di comprendere le sue parole e i rigidi osservanti della "legge dei profeti" si preannunciava come inevitabile. Da una parte le le gge con i suoi precetti, dall'altra la libert che consegue alla conoscenza. Da un lato la conformazione e la massificazione, dall'altro la consapevolezza e l'aut odeterminazione. Le divisioni ed i conflitti non potevano in alcun modo essere e vitati. Nonostante questo doloroso aspetto si riteneva necessario operare un cam biamento profondo, niente era cos importante quanto il procedere verso un livello di conoscenza e consapevolezza superiore. Ges sapeva bene che condurre l'uomo al la Consapevolezza di se stesso e del Tutto obiettivo irrinunciabile, che deve es sere realizzato ad ogni costo, soprattutto in considerazione del fatto che solo un essere consapevole pu porre fine, in maniera concreta e definitiva, alle ingiu stizie, all'inganno e alle disparit. Solo un individuo consapevole pu creare una s ociet cosciente, retta, che comprenda il senso della propria condizione e che len isca, partecipandovi, le sofferenze del mondo e dell'umana condizione. Solo un e ssere consapevole pu creare una societ consapevole.

1) Scrive Marcello Craveri: "...l'espressione non va intesa si troveranno isolati gli uni dagli altri, in lotta e in odio tra di loro, ma: il fermento che le paro le di Ges produrranno tra gli uomini li stimoler a discutere e meditare tra di lor o e li porter a cercare la solitudine (a farsi solitari), condizione necessaria p er intraprendere la via della gnosi..." - "...e saranno soli..." vedi anche logia 49 e 75 confronta: Matteo X 34-36 "...non pensate che io sia venuto a metter pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perch sono venuto a dividere il figlio da su o padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo sa ranno quelli stessi di casa sua..." Luca XII 49 sgg "...Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra [...] pensa te voi che sia venuto a mettere pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divi sione; perch, d'ora in avanti, cinque persone in una casa saranno divise, tre con tro due e due contro tre. Il padre sar diviso contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia e la figlia contro la madre; la suocera con tro la sua nuora e la nuora contro la sua suocera..." ------------------------------------------------------------------------------- 17

- Ges disse: Vi offrir ci che occhio non vide, orecchio non intese, mano non raggiun se e ci che non mai entrato nel cuore dell'uomo. -

Anche in questo passo Ges si pone come Maestro (rabbi) andando oltre le scritture e l'insegnamento degli scribi*. Ges non vuole offrire "una", visione ma "la" visione. I suoi insegnamenti non vog liono rappresentare precetti, regole, o prescrizioni; ci a cui Ges punta la Consap evolezza, la Conoscenza, la verifica, la presa di coscienza di tutto ci che stato scritto, non con parole, bens nel profondo di ognuno di noi*. Essere centrati nella propria natura profonda, questa la speranza di Cristo. I richiami presenti in questo loghion al nuovo modo di vedere, udire e sentire, puntano ad una percezione pi sottile, che trascende sia la parola scritta che il caratteristico insegnamento orale, troppo spesso trasmesso da chi non idoneo a c hi non pronto e, in quanto tale, totalmente sterile. Per vedere, udire e sentire occorre profondit, analisi interiore, acuta osservazione, oculatezza, ponderazio ne, conoscenza di s, cognizione di causa, meditazione; tutte cose ottenibili con sincera autodeterminazione. Quando Ges dice: "Vi offrir ci che occhio non vide", denuncia la superficialit della nostra visione. Quando afferma: "Vi offrir ci che orecchio non ud", fa notare la gigantesca mole di sterili parole a cui stata prestata fin troppa attenzione. Quando asserisce: "Vi offrir ci che mai entr in cuore d'uomo" fa comprendere quanto tutti siano sempre stati lontano dalla Verit. Un velato biasimo pertanto il suo, che boccia la vigente Lgge scritta, e che ad e ssa si oppone, rimarcando la necessit di una maggiore profondit nel discernimento. Una ulteriore esortazione dunque, a diffidare sia delle vuote parole che delle f erree regole, poich entrambi inidonee sia a guidare l'uomo verso il proprio centr o, che la societ verso una reale e concreta trasformazione positiva. Un velato ap pello ad accrescere la disposizione interiore, ad aprirsi alla percezione profon da e non contaminata, per non restare fatalmente arenati nella cieca e massifica nte obbedienza. * "...Ges discusse pi volte la legge mosaica con i dottori di Israele, molti furon o i dibattiti e le controversie con gli scribi ed i farisei. Egli non si limit a commentare ed interpretare la Legge, ma la critic, la corresse e ne critic moltepl ici aspetti. In Marco VII 15 (vedi note loghion 14) Ges respinge esplicitamente t utta la legislazione giudaica sulla purit. In Marco II 27 ("...disse loro: Il saba to fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato...") polemizza decisamente sull'o sservanza del Sabato mettendo in discussione lo stesso valore formale della Legg e. Nelle cosiddette antitesi del discorso della montagna: Avete udito che stato d etto dagli antichi [...]. Ma io vi dico (Matteo V 21-48) prese esplicitamente pos izione contro alcune prescrizioni significative della legge di Mos..." - liberamente estratto da: Il cristianesimo antico - Dalle origini al concilio di Nicea (pp.21-28) Autore: Giorgio Jossa - Carocci Editore * Ges rispose loro: Credete voi forse che la divinit abbia gettato il genere umano nel mondo, l'abbia abbandonato alla natura senza una legge, senza una coscienza del fine ultimo della sua esistenza, senza la possibilit di trovare in se stesso il modo in cui possa divenire gradito alla divinit?* Che sia una questione di for tuna la conoscenza delle leggi morali, che sarebbero state accordate a voi solta nto in questo angolo della terra, non si sa perch, esclusivamente, tra tutte le n azioni della terra? Questo ve lo fa immaginare l'egoistica angustia delle vostre teste. Io mi attengo soltanto all'autentica voce del mio cuore e della coscienz a. Chi l'ascolta attentamente illuminato dalla sua verit. Prestate ascolto a ques ta voce, questo soltanto io vi chiedo. Questa legge interiore una legge di liber t, alla quale l'uomo, come colui che se l' data da se stesso, liberamente si sotto mette. Essa eterna; in essa sta il sentimento dell'immortalit. Per il dovere di f

arla conoscere agli uomini, io sono pronto, come un fedele pastore per il suo gr egge, a donare la vita... Voi siete schiavi, perch siete sotto il giogo di una le gge che vi imposta dall'esterno e perci non ha il potere di strapparvi, attravers o il rispetto di voi stessi, all'autenticit delle vostre inclinazioni [...] Poi Ge s usc in queste parole: Lode e Gloria sia a te, Padre del cielo e della terra, per il fatto che non una propriet della scienza e della conoscenza riconoscere ci che opportuno per ciascuno e per il fatto che ogni cuore non corrotto pu sentire, da se stesso, la differenza tra il bene ed il male. Ahim, fossero gli uomini rimasti fermi a questo e non avessero inventato, oltre ai doveri che la ragione impone, ancora una quantit di compiti, ancora una quantit di compiti pesanti, per torment are la povera umanit: compiti che diventano una fonte di orgoglio ed in cui non s i pu trovare acquietamento alcuno se non a spese della virt. Georg W.F.Hegel (1770-1831) in "Leben Jesu", 1795. cfr. Giov. VIII 12-30; Luca X 21 sgg.; Matteo XI 25 sgg. * scrive Goethe: Ciascuno l'intende, se la fonte della vita scorre pura nel petto

Scrive Luigi Moraldi: "...l'espressione, in forme diverse, ricorre in alcuni tes ti della letteratura cristiana antica, e da A. Resch proposta come agrapha, cio c ome un detto di Ges non scritto nei Vangeli [...] che facesse parte di un'antica tradizione lo dimostra A. Resch, Agrapha aussercanonische Schriftfragmente, pp. 25-29..." - corrispondenze: 1Corinzi II 9 "...Ma com' scritto: Le cose che occhio non vide, e che orecchio non ud, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano..." Luca X 24 "...Poich vi dico che molti profeti e re han bramato di veder le cose c he voi vedete, e non le hanno vedute; e di udir le cose che voi udite, e non le hanno udite..." ------------------------------------------------------------------------------- 18 - I discepoli dissero a Ges, "Dicci, come avr luogo la nostra fine?" Ges rispose: Av ete forse conosciuto il principio, che mi interrogate circa la fine? Invero, dov ' il principio, l sar pure la fine. Beato colui che perverr al principio, poich egli conoscer la fine e non sperimenter le morti. il Krishnamurti pensiero -

Uno dei passi pi significativi e sconcertanti di questo meraviglioso Vangelo. I d iscepoli desiderano avere dal loro Maestro informazioni circa la fine. Ges consap evole di non poter offrire a parole una risposta esaustiva, Egli ben sa che le r isposte possono scaturire e rivelarsi solo nell'intimo di chi perseverer con dete rminazione nel lungo percorso di profonda e sincera ricerca. Perci, rivolgendosi ai suoi discepoli, domanda a sua volta: "Avete forse conosciuto il principio che mi interrogate circa la fine?" Avete forse conosciuto voi stessi, e la fonte ch e vi anima? Cosa sapete dell'inizio? Come potete pensare di poter comprendere la fine senza aver prima conosciuto ci che ha alimentato la vita? A cui aggiunge: " Invero, dov' il principio, l sar la fine". Chi trova il principio realizzer in se st esso che inizio e fine coincidono. L'idea archetipica di inizio e fine prerogati va della mente umana, una sua creazione, una sorta di auto-inganno. Cosa accadr q uando non vi sar pi un io, un osservatore, un pensatore? E cos' la fine? La mente p ortata per sua natura a circoscrivere tutto entro termini spazio-temporali, poic h solo all'interno di ben determinati limiti essa riesce ad elaborare concetti ch e siano per se stessa plausibili. Ci non significa per che le conclusioni a cui la mente approda corrispondano alla realt o che i confini che essa immagina esistan o davvero. La vita non pu essere concepita dalla mente umana senza una fine, una continuazione, o una qualsivoglia mutazione; perci si adopera per circoscriverla, ingegnandosi nelle pi bizzarre, mitiche ed astruse teorie. Dapprima si persuade,

tramite immensi giri di pensiero, della presenza di un qualcosa, e stabilisce i n se stessa un credo farraginoso, dopo di che, restando imprigionata nella sua s tessa trama, ingiunge: "debbo assolutamente raggiungere la mia verit, e nessuno o si disturbarmi!". In realt la mente , e resta, vittima dei propri manifesti limiti , delle proprie auto-restrizioni, nonch dei numerosi e consistenti condizionament i connessi alle influenze del contesto culturale in cui si forgiata. Finch ne res ter intrappolata non sar possibile trascendere questo artificio n penetrare la nost ra essenza pi profonda. Per questo Ges termin dicendo: "beato colui che perverr al p rincipio, poich egli conoscer la fine e non sperimenter le morti..."

Giovanni I 1-2 "...al principio c'era colui che la Parola. Egli era con Dio, Egli era Dio. Egli era al principio con Dio..." Apocalisse I 8 "...Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine, dice il Sign ore..." Apocalisse XXI 6 "...Io son l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine. A chi ha s ete io dar gratuitamente della fonte dell'acqua della vita..." Apocalisse XXII 13 "...Io son l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il principi o e la fine. Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all'albero d ella vita e per entrare per le porte nella citt!..." Matteo XXIV 3 "...i discepoli gli s'accostarono in disparte, dicendo: Dicci: Qua ndo avverranno queste cose, e quale sar il segno della tua venuta e della fine de ll'et presente?..." Marco XIII 4 "...dicci, quando avverranno queste cose?..." Luca XXI 7 "...essi allora lo interrogarono dicendo: Maestro, quando avverranno dunque queste cose e quale sar il segno che queste cose stanno per compiersi?..." Vedi anche logia 22 e 50. Luigi Moraldi scrive: "...la domanda che inquieta i discepoli quale sar la loro f ine escatologica. Il Maestro risponde che per trovare la fine occorre scoprire l 'inizio perch, secondo un principio fondamentale dello gnosticismo, la conoscenza dell'inizio si identifica con quello della fine: colui che possiede la gnosi sa donde viene e dove va..."-{ I Vangeli gnostici - Adelphi - pag. 91}Molteplici concordanze sono rilevabili nel Vangelo di Verit. Cfr. Clemente Alessandrino (in Excerpta ex Theodoto 78, 2) Disse Krishnamurti: "...per poter sperimentare la morte mentre siamo ancora vivi , dobbiamo abbandonare ogni sotterfugio mentale, ovvero tutto ci che ci impedisce un'esperienza diretta.. siamo plasmati dal passato, dalle abitudini, dalla trad izione, dagli schemi di vita; siamo invidia, gioia, angoscia, zelo, godimento, o gnuno di noi questo, ovvero il processo di continuit.. ..ognuno attaccato alle pr oprie opinioni, al proprio modo di pensare, ed ha paura che senza i suoi attacca menti non sarebbe nulla, allora si identifica con la casa, la famiglia, il lavor o, gli ideali... ma quanti sono quelli capaci di porre fine a tale attaccamento e realizzare il distacco? E' necessario comprendere i processi del pensiero e la comprensione del pensiero la cessazione del tempo.. il pensiero, tramite un pro cesso psicologico, crea il tempo, e il tempo poi controlla e configura il nostro pensiero.. ..il senso di continuit stato edificato dalla mente, quella mente che guida se stessa per mezzo di precisi schemi e che ha il potere di creare ogni s orta di illusione, lasciarsi intrappolare mi sembra una scelta tanto inutile qua nto priva di maturit.. ..non sappiamo neppure cos' vivere, come potremo mai sapere cos' la morte? Vivere e morire potrebbero essere la stessa cosa, e il fatto che le abbiamo separate potrebbe essere fonte di grande sofferenza.. abbiamo separat o la morte trattandola come un evento che accadr alla fine della vita, tuttavia s empre presente.. avendo paura di quella cosa che chiamiamo morte l'abbiamo separ ata dalla vita relegandole entrambi in compartimenti stagni separati l'uno dall' altro da spazi immensi.. ..una mente imprigionata in tale processo non riuscir ma i a comprendere, comprendere libert, ma tra noi sono ben pochi coloro che voglion o essere liberi.. ..lasciamo che l'oceano della vita e della morte sia cos com'.. ..l'io che ha goduto, sofferto e conosciuto, potr continuare? L'io esiste solo a causa dell'identificazione con la propriet, con un nome, una famiglia, con succes

si e fallimenti, con tutto ci che siamo stati e vogliamo essere. Siamo ci con cui ci siamo identificati: di questo che siamo fatti, e senza di questo non siamo. V ogliamo che tale identificazione con gli altri, con le cosa e le idee non abbia fine, persino dopo la morte; ma si tratta davvero di qualcosa di vivo? Oppure no n nient'altro che una massa di desideri contraddittori, di progetti, di successi , di frustrazioni, un groviglio in cui il dolore supera la gioia? ..Meglio il co nosciuto che il non conosciuto vero? Eppure il conosciuto talmente piccolo, insi gnificante, limitante; il conosciuto dolore, eppure si desidera che continui.. . .ci affanniamo molto per sapere, quando cessa ogni tentativo di sapere, c' ancora qualcosa che la mente non riuscita ad afferrare e a far quadrare. Il non conosc iuto infinitamente pi grande del conosciuto: il conosciuto non che un'imbarcazion e in mezzo al mare del non conosciuto.. ..lasciamo che tutto scorra naturalmente .. ..la verit assai strana: pi la inseguiamo pi ci sfugge. Non possiamo afferrarla in nessun modo, per efficace e astuto che sia; non possiamo imprigionarla nella rete del nostro pensiero. Comprendetelo a fondo e lasciate andare tutto. Nel cam mino della vita e della morte dobbiamo camminare da soli; un viaggio durante il quale conoscenza, esperienza e memoria non possono offrire alcun conforto. La me nte deve essere ripulita da tutto ci che ha afferrato nel suo bisogno di trovare certezze; i suoi di e le sue virt devono essere restituiti alle societ che li hanno generati. Occorre raggiungere una solitudine completa e incontaminata..." -{da: "On living and dying" - Krishnamurti foundation}------------------------------------------------------------------------------- 19 - Ges disse: Beato colui che era gi prima di venire al mondo. Se diverrete miei dis cepoli e comprenderete queste parole, esse potranno servirvi da fondamento. Poic h avete in Paradiso cinque alberi che non mutano n d'estate n d'inverno e le loro f oglie non cadono. Colui che li conosce non assapora la morte. -

Questo loghion pu sembrare a prima vista un po' criptico, soprattutto, credo, per chi non ha avuto occasione di approssimarsi ad alcune filosofie orientali. A mi o avviso l'incipit di questo passo ...Beato colui che era gi prima di venire al mo ndo... potrebbe essere approssimativamente cos ricostruito: "in colui che gi , prima di divenire, l'ego non prevarr". In sostanza colui che gi prima, sar certamente af francato e non cadr vittima dell'inganno. Pi avanti, nel loghion, Ges aggiunge: "...Se diverrete miei discepoli e comprender ete queste parole, esse potranno servirvi da fondamento...", che sta a significa re: importante che comprendiate bene questo assioma, poich esso dovr costituire il fondamento su cui centrare il vostro orientamento. Infine i cinque alberi immut abili e sempre verdeggianti rappresentano i costanti e sempre prosperi punti di riferimento verso cui ci si deve dirigere per conoscere, questi ultimi corrispon dono in un certo senso agli ultimi cinque jhana della meditazione buddhista. Dhammapada 153-4 "...Ho trasmigrato in pi esistenze, sperimentando la vita quale dolore che si rinnova, cercando invano il costruttore di questa casa. O artefice , ora che ti ho scoperto, non costruirai pi una nuova casa! Tutte le travi sono i nfrante, la volta infine crollata; liberata dal ciclo degli impulsi indisciplina ti, la mente ora ha finalmente estinto ogni attaccamento e riposa nel Nirvana... "

A detta di Luigi Moraldi i cinque alberi sono "il pensiero, il sentimento, la ri flessione, l'intelletto e il ragionamento". Anche in Pistis Sophia troviamo i cinque alberi, nel Trattato Tripartito si parl a invece di tre (albero della vita, della conoscenza e della morte), nello scrit to gnostico Origine del Mondo 110 sg. troviamo scritto: "...Tu sei l'albero dell a gnosi, quello che nel paradiso...".

Secondo Mario Pincherle i cinque alberi rappresentano le "cinque strade infinite che portano a Dio, fatte di vita, spazio e tempo che si percorrono avanti e ind ietro..." in egual misura per trovare stabilit. Secondo Marcello Craveri i "...cinque alberi della Vita rappresentano le cinque en tit superiori primigenie, che in Paradiso hanno le loro radici e di l ramificano e fruttificano: Spirito, Pensiero, Riflessione, Intelletto e Ragione..." ------------------------------------------------------------------------------- 20 - I discepoli gli chiesero: "Dicci a cosa simile il Regno dei Cieli". Egli rispo se loro: E' simile ad un granello di senape, il pi piccolo di tutti i semi, ma qua ndo cade nella terra arata ne nasce un albero maestoso che offre riparo agli ucc elli del cielo. -

Il seme pi piccolo , paradossalmente, quello in grado di generare la pianta pi gran de e robusta. Un'ottima espressione figurata che lascia ben trasparire le implic azioni profonde su cui Ges vuol porre l'accento. Al ricercatore autentico non vie ne richiesto lo studio ossessivo delle scritture altrimenti Ges avrebbe scritto d i proprio pugno i fondamenti del suo magistero bens una profonda analisi interior e con l'obiettivo di riconoscere in se stessi la scintilla divina. Non assolutamente necessario possedere grande sapienza (nell'accezione meramente umana del termine) o conoscenza di questa o quella scrittura*, a tutti, proprio a tutti difatti dato di conoscere (nel senso metafisico del termine). Il piccol o seme che Ges usa in questa metafora rappresenta infatti la semplicit, l'umilt, l' autenticit, che tutti gli esseri hanno in nuce, e che debbono far attenzione a no n "corrompere". Ci che ci viene richiesto, che si rivela necessario fare, arare c orrettamente la propria terra, affinch perduri nella fertilit e sia in grado di fa r germogliare bene questo piccolo-grande seme. perci importante favorirne, per qu anto ci possibile, lo sviluppo, con conduzione paziente e particolare sensibilit, sino a quando non divenga la grande pianta, il grande riparo* sotto cui sar poi possibile elevarsi, prendere coscienza e penetrare profondamente la propria real t in tutte le policrome e affascinanti forme dell'interdipendenza. Ges ci invita a comprendere che tutti abbiamo, in embrione, ci che necessario per generare la gr ande pianta, ma se non si opera correttamente all'interno del proprio s, se non s i sviluppa la vera Consapevolezza, non ci sar possibile produrre alcun buon frutt o. Conoscere direttamente: questo, in sintesi, l'invito di Ges, per non divenire individui di seconda mano. *) Lo studio approfondito delle scritture non conduce affatto ad una elevazione della propria Realt Interiore. Del resto sufficiente guardarsi un po' intorno per accorgersi che ci senza dubbio vero. Poche cose sono rare come il trovare tra co loro che passano l'intera esistenza a sviscerare le tanto osannate scritture (pe rsone travestite spesso da irreprensibili studiosi, ma invece, altrettanto spess o fiancheggiatori occulti di questa o quella istituzione religiosa) individui "a utentici" o veri "portatori di realt". Troviamo invece sovente persone che nell'i ntimo somigliano molto pi a politicanti, demagoghi, ciarlatani, esagitati, imboni tori, fanatici o venditori di fumo. *) I metaforici "uccelli del cielo" sono i cercatori sinceri, coloro che spazian o liberi alla ricerca di ci che , e che potranno prendere rifugio sotto il "maesto so albero" che la loro stessa fertile ricerca ha gradualmente generato. - Segnalo una apprezzabile interpretazione di questo passo nel testo: "Il seme d ella ribellione - Commenti al Vangelo di Tommaso" - vol. 1, pp da 12 a 35

Marco IV 30-32 "...Diceva ancora: A che paragoneremo il regno di Dio, o con quale parabola lo rappresenteremo? Esso simile a un granello di senape, il quale, qua

ndo lo si seminato in terra, il pi piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma quando seminato, cresce e diventa pi grande di tutti i legumi; e fa dei rami t anto grandi, che all'ombra loro possono ripararsi gli uccelli del cielo..." Matteo XIII 31-32 "...Egli propose loro un'altra parabola, dicendo: Il regno dei cieli simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso certamente il pi piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto il pi grande di tutte le erbe e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami..." Luca XIII 18-19 "...Diceva ancora: A che cosa simile il regno di Dio, e a che cos a lo paragoner? simile a un granello di senape che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed cresciuto ed divenuto albero; e gli uccelli del cielo si sono ripa rati sui suoi rami. cfr. anche 1Corinzi 3-6 sgg --------------------------------------------------------------------------------

Il materiale presente su queste pagine NON pu essere diffuso liberamente <<< Loghia da 1 a 10 Loghia da 21 a 30 >>> indice pagine Tommaso Pagine ottimizzate per Internet Explorer 4.x o sup. (risoluz.: 800x600) -------------------------------------------------------------------------------peraltro in * Alcuni frammenti di note relativi ai loghia del Vangelo di Tommaso parte ispirati o coincidenti con quelli presenti in alcuni eccellenti testi com e ad esempio "I Vangeli apocrifi" (Ediz. Einaudi, di Marcello Craveri), "I Vange li Gnostici" (Ediz. Adelphi, di Luigi Moraldi), la "versione free" di Piero La M ura, "I Vangeli gnostici (Ediz. Oscar Saggi Mondadori, di Elaine Pagels) etc. et c. sono stati estrapolati dal lavoro degli amici del Gruppo Agrapha che saluto am mirevolmente. N.B.: Questa libera versione del Vangelo di Tommaso stata pazientemente condotta su un cospicuo numero di traduzioni italiane ed inglesi (fra cui: T1 - T2 - T3 - T4 - T5 - T6 - T7) dell'originale copto. Seppur con estrema prudenza e osserva ndo attentamente la corrispondenza fra le traduzioni ho cercato di destreggiarmi il pi possibile per rendere chiaro lo spirito del testo piuttosto che l'aspetto puramente lessicale dei singoli termini. ------------------------------------------------------------------------------- 21 - Maria domand a Ges: "A chi simile un tuo discepolo?" Egli rispose: Somiglia ad un fanciullo che si intrattiene in un campo che non gli appartiene. Quando verr il proprietario del campo gli dir: "Lascia ci che non tuo!" Ed egli, nel mentre abban doner e restituir il campo, rimarr nudo dinanzi a lui. Per questo io dico che se il padrone di casa sa che verr un ladro, veglier in attesa del suo arrivo e non gli permetter di introdursi nella casa di suo possesso n di asportare i suoi beni. Voi dunque siate vigili al cospetto del mondo e cingete i vostri fianchi di grande potenza, affinch i ladri non abbiano modo di giungere sino a voi; giacch ci che voi proteggete e considerate di vitale importanza essi lo troverebbero. Possa esser e fra voi un uomo avveduto che intenda ci che vi dico. Non appena il frutto matur o egli giunge con in mano la sua falce e lo raccoglie. Chi ha orecchi per intend ere intenda!

Ancora una volta Ges si dimostra un po' amareggiato poich consapevole di non esser e stato correttamente compreso dai suoi discenti. Alla bizzarra domanda di Maria (molto probabilmente la Maddalena) Ges risponde manifestando, con velato turbame nto, la sua convinzione circa la mancanza di avvedutezza dei suoi discepoli che egli appunto considera come "fanciulli che si intrattengono in un campo che non gli appartiene". Probabilmente con questa metafora Egli vuol porre l'accento sul fatto che i suoi discepoli come quasi tutti noi del resto essendosi completamen te identificati con la materia, con quello che un mero veicolo fisico (il corpo il campo) nonch con i fatui ammaestramenti dottrinali, sono divenuti totalmente i ncapaci di trascendere i propri limiti, sia dal punto di vista materiale che men tale. Ges sa bene che a cagione di ci, quando essi dovranno lasciare il corpo, si ritroveranno di fronte alla Verit completamente nudi ed impreparati (si rilevano, anche in questo loghion, sorprendenti analogie con alcune correnti del pensiero buddhista: il samsara ciclo delle rinascite non potr essere in alcun modo interr otto sino a che permarr l'identificazione con l'ego e con la materia). Per evitar e che ci accada Ges esorta ognuno ad essere ben vigile e soprattutto a stare quant o mai attento a non far avvicinare a s nessun ladro (ladri abili marpioni insegna nti ipocriti) poich quest'ultimo "troverebbe" e "sottrarrebbe" le nostre innate r icchezze interiori. Se ci accadesse privati della nostra capacit di discernimento saremmo facili oggetti di plagio e di conseguenza fuorviati, falsati, distolti d all'autentica centralit di noi stessi. Fuor di metafora si osserva che ci accade abitualmente, da sempre, e questo a s capito dell'autenticit delle coscienze. Ogni contesto culturale alberga al propri o interno una miriade di ingannevoli precetti, di grotteschi dogmi e di insegnam enti artefatti che si sostituiscono penosamente a quella naturale disposizione i nteriore che invece rappresenta il fondamento stesso dell'autenticit e della prof onda presa di coscienza delle realt in cui siamo immersi. Gradualmente la capacit di penetrazione, di profondit del pensiero e di lucida analisi delle contingenze, viene meno e diveniamo cos contenitori inconsapevoli di un farraginoso bagaglio di nozioni (enormemente differenti, a seconda del contesto in cui si inseriti) c he nessuno ha mai avuto davvero occasione di sperimentare direttamente, ma al qu ale per si predispone ciecamente, sia a causa dell'inerzia, che di una paura tant o arcana quanto inconscia. Questa mancanza di autenticit , da sempre, alla base di una spaventosa obnubilazione delle coscienze e rappresenta a mio avviso, da sem pre, la vera minaccia sia per l'evoluzione del singolo individuo che per quella dell'intera societ. Al termine del loghion si nota un auspicio configurato in maniera un po' insol ita: Ges si augura con tutto il cuore che "qualcuno possa davvero comprendere" il suo magistero, che possa coglierlo tempestivamente, con piena Consapevolezza e al momento giusto. Chiude con il familiare avviso "...Chi ha orecchi per intendere intenda..." che non abbisogna di alcuna delucidazione... pertanto... ...chi ha orecchi per intendere intenda... Aetos le note e le corrispondenze sono in fase di lavorazione ------------------------------------------------------------------------------- 22 - Ges vide alcuni neonati che succhiavano il latte e disse ai suoi discepoli: Ques ti piccoli che suggono il latte sono simili a coloro che entrano nel Regno. Essi allora domandarono lui: "Se saremo come questi poppanti entreremo nel Regno?". G es rispose loro: Quando farete di due cose un'unit e farete s che l'interno sia come l'esterno e l'esterno come l'interno, e l'alto come il basso, e quando farete d el maschio e della femmina un unico essere sicch non vi sia pi n maschio n femmina, e quando farete di due occhi unit di occhio, e metterete una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede, un'immagine in luogo di un'immagine, allor

a troverete l'entrata del Regno. -

Ho avuto occasione di approssimarmi a diversi tentativi di interpretazione di qu esto loghion e non ho potuto fare a meno di notare il gran numero di difformit ch e li caratterizzavano. Questo loghion difatti, come molti altri del resto, si di stingue per una particolare ermeticit la quale ha dato luogo nel corso degli anni a diversi attriti, sia fra studiosi pi o meno pedanti che fra cultori infervorat i. Non facile districarsi fra le varie interpretazioni, n tantomeno cogliere fra queste quella che pi s'avvicina a ci che Ges intendeva davvero rivelarci, intimamen te intendo, e sorge perci la necessit di eliminare sia le speculazioni ridondanti di sterili congetture che quelle eccessivamente specialistiche, tessute spesso a d hoc per favorire alcune correnti di pensiero, chiaramente a danno dei reali si gnificanti, quelli che Ges appunto intendeva offrire. Ho convinzione che quando s ussistono incongruenze di tal fatta la miglior cosa da fare, per afferrare la re ale essenza dell'insegnamento, sia meditare profondamente sino a liberare la men te da ogni inquinante. In certi casi questa pratica si rivela enormemente prezio sa poich ci affranca quasi completamente dalle "impronte" tipiche del proprio con testo culturale, impronte spesso responsabili del pernicioso "effetto fuorviante " di cui lo stesso Ges fece pi volte menzione. Convinto dell'idoneit di questa prat ica, ho deciso quest'oggi di praticarla con il preciso scopo di permeare l'intim it di questo loghion. Ne emerso un concetto su cui anche Jiddu Krishnamurti, gran de Maestro del nostro secolo, ha sovente insistito. Cercher di enucleare il conce tto. L'elemento su cui si deve puntare l'attenzione, che poi lo stesso che offre a Ges l'occasione di esprimere la sua figurazione, il neonato. Ges pone chiaramente l'accento sui neonati che in quel preciso momento stanno poppando il nettare da l seno materno, la sua esortazione, come si pu facilmente notare, prende spunto p roprio da l. A ben pensarci nel momento in cui un bambino sugge la vitale sostanz a, egli (agli occhi di un qualunque buon osservatore) pare divenire un'unica cos a con il seno stesso (unica indiscussa Fonte di nutrimento), sembra davvero fond ersi in esso. Il neonato non ancora travolto dai devianti condizionamenti che ca ratterizzeranno le sue stereotipate convinzioni di adulto nella sua totale purez za, non ha dubbio alcuno, avverte genuinamente, fortemente, naturalmente, una ed una sola attrazione, con estrema chiarezza. La sua attrazione difatti mira all' unica autentica fonte che per lui rappresenta il Tutto. A questa fonte si affida con totale abbandono, ad essa si unisce, con essa si fonde (atman?). Ma cosa si gnifica ci? Il neonato ancora integro, incontaminato. Nella sua purezza non esist e (ancora) alto, basso, interno, esterno, uomo, donna, n alcun'altra differenza; egli avverte solo La Fonte, l'amore... Per avere accesso alla realt, per entrare nel regno, necessario quindi dimenticar e, tornare puri, proprio come un neonato mentre si abbandona candidamente alla p oppata. Dobbiamo assolutamente far cadere la nostra maschera, affrancarci, trova re la propria autenticit, aprire le porte alla realt incondizionata. Se vogliamo " entrare nel Regno" abbiamo necessit di svincolarci da quell'immenso bagaglio di i nformazioni artefatte, che sono responsabili della gigantesca barriera che s' rov inosamente frammessa fra il nostro neonato e la fonte. Quella barriera deve esse re, per necessit, abbattuta. A causa dell'inautentica percezione della realt, abbi amo completamente stravolto la nostra vera natura, divenendo ipocriti, insensibi li, incapaci di afferrare sia l'essenza intima propria di ogni cosa che i profon di significanti che caratterizzano ogni evento. Probabilmente l'addestramento che ci ha condotti ad accettare come vere le nostr e attuali illusioni ha avuto il suo inizio proprio quando, per placare le nostre urla, ci stato offerto al posto del seno materno il primo ciuccio di gomma. Ric ordo a tal proposito una massima molto eloquente dei nativi americani che recita : L'illusione degli uomini, di trovare spiegazioni nelle religioni artefatte e gi oia nelle cose materiali, somiglia a quella dei bambini che credono di poppare i l latte mentre succhiano un dito. I fallaci indottrinamenti hanno corrotto i nost ri canali percettivi, rendendoci incapaci sia di scorgere che di alimentarci all

a reale fonte. Dobbiamo quindi tornare genuini e per far ci dobbiamo assolutament e dimenticare, liberarci dalle illusioni che ci hanno separato dall'autenticit. I l nostro pensiero eccessivamente condizionato dall'immenso bagaglio di nozioni c he abbiamo inserito in memoria. Sono state istituite in ognuno di noi fedi, idea li, modelli, discipline che ci allontanano sempre pi dalla realt. Le nostre menti sono standardizzate, massificate, permeate da pensieri di seconda mano e da conv inzioni che gradualmente assorbiamo e trasformiamo in assiomi. Molti di noi hann o ceduto l'amministrazione del proprio pensiero preferendo arrendersi di fronte alla seducente tranquillit del credo standardizzato e sposando di conseguenza con cetti come "diversit", "distaccamento", "separazione", "disuguaglianza". L'esorta zione di Ges invece, come anche quella di Krishnamurti del resto, mira appunto a farci tornare, da adulti, ad uno stato di purezza percettiva simile a quello dei neonati. L'ammonimento guarda quindi al totale decondizionamento, fattore impre scindibile per rientrare in armonia con un'essenza di cui abbiamo perduto ogni t raccia. Solo successivamente si potr pensare ad "entrare nel Regno", o meglio a p ermettere alla Fonte di permeare noi. In sintesi Ges ci chiede di superare sia il dualismo che l'identificazione poich e ntrambi intorbidano la percezione autentica delle "essenze". Osservare e percepi re ogni cosa come realmente essa , senza alcun filtro connesso a culture o supers tizioni si rivela necessario per permeare il tessuto della non corruttibilit. Mi auguro di essere riuscito ad esternare compiutamente ed efficacemente il mio pensiero. Aetos le note e le corrispondenze di questo loghion sono in fase di lavorazione ------------------------------------------------------------------------------- 23 - Ges disse: Sceglier fra voi, uno fra mille e due fra diecimila, e si leveranno co me un solo individuo. -

Ges ribadisce nuovamente il concetto di "selezione" per sottolineare la difficolt e l'eccezionalit che sta nel conseguire lo stato di reale consapevolezza. L'esser e altamente consapevoli una condizione che si verifica raramente, una prerogativ a riservata a pochissimi. Questi pochi, avendo trionfato sull'ignoranza, avendo superato i limiti dei propri sensi, essendosi innalzati sino a toccare la propri a essenza che completa, assoluta e incondizionata fusione nello straordinario pr ocesso di interdipendenza, estinguono l'immagine archetipica di separazione (che abitualmente inganna la mente e i sensi) realizzando uno stato di eccezionale a rmonia. Chi raggiunge lo stato di reale Consapevolezza, avendo penetrato l'intera strutt ura di se stesso, guarda a ci che , non a ci che dovrebbe essere, non si lascia sed urre da inverosimili "gabbie culturali", n tenta di liberarsi da esse rifugiandos i in vane ideologie, in astruse teorie, nei culti o in ci che molti chiamano "Dio ". Quei pochi che raggiungono lo stato di reale Consapevolezza rappresentano un'uni ca essenza, come fossero un solo individuo e, come in un coro, intonano la medes ima armoniosa melodia. Aetos le note e le corrispondenze di questo loghion sono in fase di lavorazione ------------------------------------------------------------------------------- 24 - Dissero i suoi discepoli "Mostraci il luogo dove tu sei, poich necessario che n oi lo cerchiamo". Egli rispose loro: Chi ha orecchi intenda! La luce che nell'int imo di un uomo di luce risplende sul mondo intero. Se non risplende sono tenebre.

vano lo sforzo di quell'uomo che cammina sulle orme di coloro che hanno calcato il terreno prima di lui: non giunger mai a nulla di autentico. Vana la ricerca di quei punti di riferimento che altri hanno stabiliti per noi. Non v' autenticit, n conoscenza, n tantomeno Consapevolezza di ci che , ma solo imitazione, obnubilazion e e ottundimento. Stolida si rivela dunque la domanda che i discepoli pongono a Ges. Se la luce fuori di noi resteremo abbagliati e confusi, se briller nel nostro int imo proietter luce viva in ogni dove. Finch confonderemo gli "ingannevoli riflessi " per "luce" vivremo perci nell'abbagliante oscurit. Aetos le note e le corrispondenze di questo loghion sono in fase di lavorazione --------------------------------------------------------------------------------

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