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MICHELE FEDERICO SCIACCA

ATTO trD ESStrRtr


(

II edizone

riveduta )
Poned atencin,

un corazn soltaro no ea un
corazn. (Machado)

Dott. CARLO MARZORATI - Editorc Milano - via privata Borromei, r B/7

INDICE
Premessa Premessa Pag. 9

alla seconda edizione


INtnonuzrowr

Propiet letteraria riservata

il

copyright

1958

by Marzorati - editore, Milano

l. L'autonomia dell'ontologia . 2. La primalit dell'essere e l'<< essere all'ingrosso > . . 3. I-a dialettica dell'implicanza e della compresenza
Caprror.o

pag.
))
))

t3

t9
26

I:

ESSENZA DELL'ESSERE E DIALETTICA

DEI-LE SUE FORME

l. 2. 3. 4. 5. 6.

L'essenza dell'essere e I'atto primo ontologico . L'essere atto per essenza. Dialettica di essere e di atto Potenza di essere ed essere in potenza . L'< atto > dell'essere come < farsi > dell'essere. Il
<

pag.

)48

37

D53 D57 D63


66

fatto > del < reale ) come ( atto )) dell'< esistere > L'essere dialettico in tutte le sue forme Dipendenza e partecipazione ontologica; dialettica della

presenza e dell'assenza Ceprror.o

II:

ESISTENZA E REALTA' E LORO DiA-

LETTICITA'
Stampato in Italia - Printed in Italy
t95E

S.A.G.S.A.

Soc.

Arti Grafiche S. Abbondio -

Como

- via Natta,

16

l. Gli(esistenti>e i<reali> pag.79 2. L'esistente come sintesi delie forme dell'essere. I due sensi dell'esistente e loro dialetticit . )) 85 3. L'esistente come il solo soggetto compiuto; il princi>l 89 pio di persona

fndice
4. 5.

di

<Solidit) e (fragilit) dell'esistenza e suo processo


essenziazione

pag.

92

6.

L'esistente nel mondo: ( vitalit > ed < esistenza r . Il piano dell'essere e il reale come (( segno r> dei

l0l
106 109

valori

7. La triplice alterit e I'essere ( amoroso )) . 8. La < violenza > dell'essere morale e 1o slancio < spie9.
tato > dell'amore Conclusione metafisica

) D

tot,

Quando, cot

il

temqo, laggirA

aita,

,, ll7 > 124

nel ualore che c anisce, esisteremo aacoftt

per approfondirci sempre. Anche senza ciclo e senza teta

lc pietre saranflo scmpre stelle.

ApprNprcr: RIFLESSIONI CRITICI.IE SULL'ATTO DELL'ATTUALISMO


t. Che cos' I'attualismo
Berkeley, Kant, Hegel 3. Platone e l'Idea come oggetto 4. Essere e divenire
2.
.

pag.

l3B
139
155

Indice dei nomi

n ) ) r

168

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PREMESSA
L'interiorit due precedenti oggettiva d L'uomo, questo squilibrato D, - fa parte del corpus che chiamo La filosofia dell'integralit. Quasi la met di esso stata scritta durante un fltio soggiorno (dal 30 set,!mbre al 20 ottobre 1955) al << Sacro Monte Caluario > dei PP. Rosminiani, doue il Rosmini fond l' < lstituto della CaritA>. ll lauoro snto ripreso a Genoua, rielaborato nella ?arte scritra, continuato ed ultimato dall'\ febbraio al 31 rnarzo del 1956. L'<Appendice>>, in'ece, fu scritta a Louanio (dal28 ottobre al9 nouernbre del 1954), durante un mio soggiorno in quella citt perutn corso d.i lezioni dalla < Chaire Cardinal Mercier ,), ora in aolume con il titolo Saint Augustin et le noplatonisme (Louuain, Publications Uniuersitaires,
Questo uolurnetto, con e
((

I-'rllustrazronc opera rle prttore fiorcntrno

l)nno

C<lntr.

La caravclla dlllc r,cle croclrte. chc xttruversa le


Color:ne d'F.rcole, sirnbolcggra I'a\pctto cssenziale

della fiosofia rlcllo Scrlcca: non vi sono ostacoli per rl penrrcro umino, n barnere invalicrbrlr, se
esso comrnrn.

procedc sorretto {lalla fcrlc nell.r vcrrt rlr (lrrsto.

te56).

in Riuiste d'Europa e delle Americhe. Atto ed Essere streltanzente legalo a L'uomo,


<

Molte pagine di questo laaoro sono gi srate pubblicate


questo

squilibrato >r; ennambi rimandano a Filosofia e Metafisica e a L'interorit oggettiva.

M. F.
Genova, Pasqua del 1956.

Scraccn

PREMESSA

ALLA SECONDA EDIZIONE

Questa nuoaa edizione segae a breue distanza di tempo dalla prima ed quasi contentporanea delle edizioni in lingua francese, spagnola e tedesca. Ho limitato la reuisione, qua e l, solo alla forma; se douessi riscriuere il testo, oggi, lo lascerei tale e quale, anche dopo le critiche che m sono state latte, alcune frettolose e superficiali, alfue insulse e qualcuna da punti di uista diuersi dal mio - tanto dotata di buona uolont, quanto distante da un corretto intendimento del pensiero che ui esposto. Ringrazio wgualmente questi studiosi, come pure quelli che, pur tra consensi e dissensi, hanno saputo cogliere il nucleo teoretico del uolumetto.

M. F.
Genova, Pasqua del 1958.

S.

INTRODUZIONE

l. -

L'autonomia dell'ontologia.

La pregiudiziale gnoseologistica ha fortemente pesato, da Cartesio in poi, sull'impostazione e I'approfondimento del problema ontologico-metafisico. Della metafisica ha svisato il concetto, ha diminuito I'interesse. L'Illuminismo prima, il Neokantismo e il Positivismo, dopo, hanno preteso di dare I'ostracismo persino alla stessa parola. Oggi vi addirittura chi sostiene che i termini < essere )), ( essenza >, ecc. siano ( senza senso )). La responsabilit di questo scempio condivisa, anche se non in eguali proporzioni, dalle correnti empirico-positiviste, dal criticismo kantiano e dall'idealismo trascendentale; oltre che da pensatori contemporanei, che pure hanno scritto < ontologie > e < metafisiche >. A questi ultimi per va riconosciuto il merito di aver riproposto, come essenziale al filosofare, il-problema indeclinabile dell'essere, consapevoli che una'fiI;h; laquF perA;-if-efso AIl .o, plobl.*atica essenziale, cessa ii .s... tale. Pitlopp, uomini indubbiamente d'ingegno ma privi di sensibilit filosofica, hanno creduto e credono di servire la filosofia limitando il campo della sua competenza alla soluzione dei soli < problemi particolari u, o subordinandola alle cosiddette ricerche < positive >, convinti che non vi siano problemi < universali )) o (( massimi ) e preoggll?*-li-qhg essa, altrimenti, si perda nell'<( astratto > e negli < ideali > nebulosi e si lasci sfuggire, < disimpegnata >, il t conCreto ,. Deplorevole questa riduzione (o identificazione) dell'u essere i11'<< itratto > e del-

t4

Atto cd

essere

Introduzione

r5

l'<ideale > alla ruerie o al < non pensato)), come I'altra del n concreto r, 4ll'< empirico ',. Al contrario, solo I'u essere, E ,, ."rct.; il p"ro mpiri.o*Fastratio-ed ,, inesistente ,,. Alti pfetnde di farne una scienza rigorosa ed esatta al pari della matemaica, a patto che abbia il coraggio di sopportare il sacrificio della rinuncia alla metafisica, cio di negare se stessa. E' sorprendente come costoro, nel denunziare il u non senso )) o I'u impossibilit > della metafisica, non si accorgano che < senza senso , la loro concezione della filosofia, ridotta a metodologia della cultura o a mutuare dalle scienze positive vr,'esattezza e un rigore che le sono estranei; oppure mortificata ad essere la filosofia dell'u impossibile , filosofia. Lo sviluppo delle scienze dalla fine del secolo XVI ad oggi ha fbftemtritEmftiibito a generare I'illusione che la .onoi."n2a della"hdtura -sia la sola vera perch la sola n verificabile > e il sapere seiendfic-il solo che interessi < positivamente ) I'uomo. Da qui l'illusione immanentistico-fenomenista nella duplice direzione u naturalistica ) e < storicistica > che in definitiva, s'incontrano alla base e convergono al vertice. Come il prevalente interesse < teologico >, fino all'Umanesimo, fece definire la filosofia ancilla fidei (pur nei limiti della sua autonomia), cos il prevalente e quasi unico interesse ( mondano, tende a fare della filosofra l'ancilla scientiae, I'umile interprete dei suoi metodi e dei suoi risultati. Anche itp_1gb!glqzl_{q1."*F.de ha avuto la sua parte nello
snaturamento dell'esigenza
mq.,9;!gen4a. scientifica,
fi

sui legami che la scienza stessa stabilisce tra i fenomeni e attraverso i quali I'uomo attua una forma di u presa sul mondo ), come controllo degli stessi metodi scientifici, la cui autonomia la filosofia ha per il dovere di rispettare, senza sostituirsi al momento scientifico, legittimo ed indipendente dentro i suoi limiti. Ma la filosofia, in nessun caso, pu ridursi alla scienza o dipenderne, sia perch I'esperienza scientifica solo una delle tante che essa interroga, al pari di alre esperienze non meno ricche (l'arte, la religione, ecc.); sia perch la filosofia per se stessa un'esperienza autonoma, che, pur distinta dalle altre, tende alla charifrcazione e alI'approfondimento di tutte nella unit dello spirito che possiede se stesso anche se mai compiutamente, nelle iniziative di cui capace, nelle contemplazioni a cui si eleva, nelle opere che produce. L'esperienza filosofica, come tale, non pu rintrnziare ad esere esperienza integrale e unitaria, anche se sempre bisognosa di ulteriori integrazioni e unificazrom. Ecco perch

losofica, sia perch esso-.natp-,qo...


sia

ancora perch stato posto in maniera acritica cio come problema preliminare, da impostare e da risolvere prima del filosofare ; come se vi potesse !ssere url metodo precostituito alla filosofia e fuori dello stesso filosofare concreto. Per secoli e in pi occasioni si preteso, nuotare) direbbe lo Hegel, prima di entrare nell'acqua. A noi sembra che i rapporti tra filoqofia e scienza vadano impostati diversamente e per I'appunto come assunzione critica, da parte della filosofia, del problema della scienza ); come giudizio sui rapporti o

stato applicato alla filosofia e

"

la filosofia, che poi il filosofare concreto, non pu affatto essere oblio, evasione, rifugio; neppure consolazione. < Obliarsi , nella filosofia, non filosofare : se oblio me nel filosofare... cessa il filosofare stesso. Il cosiddetto obliarsi presenza invincibile e insostituibile di noi a noi stessi, ai vincoli e ai rapporti che ci uniscono agli altri e al mondo, in cui viviamo e in cui siamo sempre immersi. Lo stesso ( stato di oblio, possibile come presenza di me nello stato di oblio. ,, Rifugiarsi u nella filosofia, u rifuggire, da essa, perdersi nell'astratta concettualizzazione, perdendo simultaneamente il concreto che ci alimenta e che c'illudiamo di sostituire con formule nozionali. N posso u evadere , nella filosofia, perch il filosofare non ammette evasioni e fantasticherie, non ha zone di oppio o scie di profumi assorbenti. N, da ultirno, la filosofia ha il compito di consolarmi delle pene della vita e delle esperienze deludenti, perch suo impegno chiarire me a me stesso nel mistero dell'Essere, in cui la chiave dell'enigma del mio essere. La

Atto ed

essere

Introduzione

filosofia non asciuga lacrime n dispensa sorrisi, ma dice la sua parola sulla < verit > delle lacrime e sulla < verit > dei sorrisi, cio sul senso della nostra vita, il cui senso precisamente nell'essere. Essa esige che questo senso sia non solo capito, ma anche accettato e perci volutol e dunque < riconosciuto >, cio amato, attuato, liberamente e per costante iniziativa personale, in ogni atto del nostro sentire, pensare e volere. Alla filosofia importa indagare sulla verit prima delI'essere, che verit interiore e pi intima di noi a noi stessi, interiorit impegnata nel mondo, pur senza essere adeguata dal mondo stesso; dunque le importa la conoscenza de| mondo che nostro e che dobbiamo volere quale lo conosciamo, volendo al tempo stesso noi stessi per quel che siamo e per quel che ci conosciamo.

Abbiamo accennato alla verit prima dell'essere. L'essere I' oggetto proprio dell' Ontologia. L' indagine sull' essere, nella quale, in quanto esistenti, fin dall'inizio siamo impegnati e coinvolti, previa ed indipendente dal problema del (t). Q"i non si cerca un elemento formale a priori, costitutivo della oggettivit del conoscere o del giudicare. La riduzione dell'essere ad una forma o ad una categoria, come si soliti soprattutto da Kant in poi, una snaturazione delI'essere e la negazione dell'ontologia. Contro lo gnoseologismo di empiristi e razionalisti, di illuministi e di Kant, ben se n'accorse il Rosmini, il primo pensatore moderno che abbia restituito il problema dell'ontologia (e, con esso, quello della metafisica) alla sua autenticit, come problema anteriore a quello del conoscere, da esso distinto e di esso fondamento. Il Rosmini, per, sensibile alla nuova esigenza nata dal cogito cartesiano e tutt'altro che dimentico della tradizione platonica, che, nella u interiorit ) agostiniana (ben diversa dal cogito), aveva trovato il suo primo inveramento, Poconoscere

(l) La stessa espressione < indagine sull'essere D, comc vedremo, non esatta; nessuna indagine pu prescindere dall'essere c, comc sc stesse fuori, dirigersi verso I'essere. Non neppure esatto dire < indaginc dell'essere >.

problema ontologico come problema dell'oggetto primale, costitutivo dell'ente spirituale come tale. Ripropone I'ontologia come ( scienza dell'essere,, rnz dell'essere come pu essere presente alla mente, cio come ldea. L'oggetto dell'ontologia I'essere (e non solo I'essere sotto la forma dell'Idea) ma il suo problerna primo, direi iniziale, quello della fondazione dell'ente spirituale, rispetto al quale quello del conoscere ed ogni altro problema ulteriore. Ora evidente che questo problema non quello del < qualcosa di necessario l nella umana conoscenz\ ma del costitutivo del soggetto umano come tale (come sentire. pensare e volere). Ferci il rosminiano intuito originario dell'essere sotto la forma delI'Idea va inteso ed assunto prima nei suo senso e nella sua portata ontologico-metafisica e poi, come n forma ideale > nel suo senso gnoseologico. Rosrnini, da questo punto di vista, malgrado alcune iniziali incertezze, la prima seria e consapevole dichiarazione di guerra allo gnoseologismo, un cartello di sfida in piena regola, in cui implicito il riconoscimento della forza e del valore dell'avversario. Egli riscopre e ripropone I'ontologia come scienza dell'essere e il problema ontologico come ( problema dell'essere-verit prima r>, coincidente, come vedremo, con quelio dell' u interiorit > o dello spirito come atto, contro la risoluzione del problema delI'essere-verit in quello del conoscere, che risolvere la metafisica nella gnoseologia e nella logica, giusto la conclusione dello l-Iegel. Posto l'essere, che I'atto primo, come primo problema dell'ontologia, consegue che la metafisica metafisica dell'uomo e non del reale in quanto reale; perci ancora recupero delia metafisica in senso < spiritualistico > e non ( naturalistico )). Il u reale > non l' < essere )), ma solo una delle forme dell'essere; e, come reale o natura in s, non significa niente . La natura in s non neppure problema filosofico: la filosofia, infatti, rifessione sulla vita spirituale nella sua coLcetezza esistenziale, cio incarnata e vivente nel mondo. Filosofare interrogazione dell'uomo sull'uomo, non su a
2

ne

il

Atto ed

essere

Introduzione

19

che le cose sono, ma su chi io sono, come vivente e pensante e volente in un universo di cose o di reali, da cui certo dipendo, ma che dipende a sua volta da me, da me in quanto sentimento sensitivo, intellettivo e volitivo. La filosofia cos intesa, ancora una volta, non pu essere: identificata con la conoscenza o l'apprensione delle essenze intelligibili, captate dall'intelletto, che cos passa dalla < potenza ) all'< atto >. Questo non ancora problema ontologico n metafisico, che non il problema della conoscenza del reale o del che cosa il reale in quanto reale. N riesce neppure a questo, in quanto I'apprendimento delle essenze intelligibili (tendenza ad identificare I'essere con la pura ( essenza )) inesistente, con ci che I'intelletto pu apprendere del reale) si lascia sfuggire il reale sussistente e si accontenta di una sua pura struttura noetica, dello < spettacolo u delle essenze, al di fuori del travaglio degli enti, della loro vita, delle loro interdipendenze, dei loro sforzi di perfezionamento, del destino di ogni esistente nella sua singolarit e nella solidariet con gli altri enti. Questa ontologia delle essenze si fissa staticamente nella spettacolarit degli inteiligibili ai di fuori dell'ontologia degli esistenti, inseparabili dal movimento dinamico e dalla concletezza della vita universa. Bisogna non cedere alla tentazione del pensiero volgare che riduce l'essere all'empirico e all'immaginativo; ma bisogna anche resistere all'altra tentazione che lo isola e lo mantiene nella pura sfera delle intelligibili essenze. Per questa strada si confonde I'essere con I'astrazione delle asuazioni, si smarrisce il senso della sua sussistenza. Ancora una volta I'ontologia si sfascia nella gnoseologia e perde il dominio che le proprio. L'es, sere non riducibile alla sola idea, n al solo reale o al fenorneno, n alla sola attivit moraie e n ancora a ci che si manifesta e si conosce nella conoscenza discorsiva. L'essere < irriducibil! D, u indomabile l, perch sempre e soltanto ( Persona )).

2. La primalit dell'cssere e I'

<<

essere all'ingrosso>.

L'essere pritno; solo I'essere il primo. Non esatto neppure dire che < prima >, in quanto l'essere principio. L'essere presenza: , si pone da s: niente vi < prima > e ,, dopo r dell'essere. Prima e dopo possiamo immaginare il Nulla, cio l'assenza dell'essere, ma tale immaginazione possibile in quanto I'essere . Il Nulla non annulla l'essere, perch immaginabile per I'essere. Il non-essere non che I'immagine del < contingente ), cio di ci che , ma non l'essere pieno; di ci che in qualche modo , ma avrebbe potuto non essere. Questa immagine possibile in quanto I'essere ed I'essere contingente, cio possibile per la presenza dell'essere, che, non essendo nel contingente presenza

totale, presenza che include un'assenza. Questa assenza, che per la presenza, la chiamiamo non-essere; solo erroneamente

pu chiamarsi nulla. IgtJg g! cle esiste < dialetticp*>: di essere, ma I'assenza ,Q -g_o-qdizi-o-na!a d-allg-ptese*Lza. Risalire o andare u al di l dell'essere >, annuliare T'oggetto verso il quale vogliamo risalire e i mezzi, intuitivi o discorsivi, che adoperiamo. In questo senso I'essere insormontabile, indeducibile. L'essere, infatti, non potrebbe essere dedotto... che dall'essere stesso, ma la deduzione da s sempre l'essere, la sua stessa presenza. L'essere non pu essere posto in discussione, anche se vi discussione intorno ai problemi che I'essere pone. Il Nulla puro e iniziale una pura immagine... illuminata dall'essere. Dire che una cosa non o non esiste, gi ammettere I'essere e il non-essere, I'esistere e il non-esistere. All'essere non si giunge: sarebbe partire da ci che non I'essere, cio dal non-essere o da ci che per I'essere. Si parte dall'essere. E forse non neppure esatto dire cos, in quanto siamo nelI'essere e niente fuori dell'essere. L'essere non al di fuori della ricerca; l'essere nello stesso problema dell'essere, che perci, come essere o primo, non problema. N I'essere un dato, un gi fatto; al contrario, la molla di tutto il nostro
presenza ed assenza

Arto ed

essere

Introduzione

2f

senre e volere, fare e pensare. Siamo nell'essere e pur incessantemente cerchiamo, ciascuno di noi il suo, il nostro proprio essere. Essere e divenire non si escludono. L'essere atto e

l'atto non un dato, farsi. Farsi che non mai compiuto: I'atto che ed sempre alla ricerca, facendosi, del suo essere pieno. Noi non cerchiamo perch ancora non abbiamo trovato (anzi non abbiamo niente da trovare, perch I'essere non qualche cosa di dimenticato o smarritQ, cerchiamo I'essere in cui siamo, non per trovarlo; bens per compierlo, attuarlo, approfondirlo. Cerchiamo perch, se cessassimo di cercare ancora e sempre, ci sfuggirebbe proprio I'essere e) con esso, il nostro stesso ssere ; ..thi"-o if nostro essere nell'Essere e perci ci facciamo all'infinito. Coscienza di s presa di possesso del proprio essere. Non vi una presa di possesso) la pi originaria o la pi riflessiva, che possa esaurire il contenuto di se stessa, cio I'essere in cui e per cui coscienza di s. La coscienza di s, come la prima specificazione intrinseca dell'interiorit, atto inesausto e perci stirnolo infinito all'attuazione, per la presenza di un contenuto che fa dell'interiorit un atto infrnito d'inesauribile ed inesaurita attualit. Ci conferisce alla parola ( essere >, a cui tutti gli uomini danno spontaneamente un significato, un senso di semplice, di originario, di luminoso e, nello stesso tempo, di complesso, enigmatico, denso. Si che la nozione dell'essere non n < ovvia r, tr u oscura ), ma < evidente ) e, come tutte le evidenze, di una chiarezza velata. Vediamo attraverso I'essere, ma con gli occhi immersi nell'essere. Questa evidenza di un'efficacia assoluta. Dubitare dell'essere ammutolire e chi muto muto.: non pu neppure dubitare. La domanda < I'essere l ,, retorica. L'interrogativo pura finzione. C' solo I'affermativa: < I'essere >, in quanto I'essere non pu non essere. L'interrogativa significante la < sospensione > dell'essere dell'essere, un artificio: se sospendo I'essere dell'essere non posso pi formulare la domanda sull'essere, nessuna dornanda: non sospendo il pensiero, I'an-

niento. Perci la filosofia interrogazione su tutto a partire dall'essere dell'essere. Non c' pensiero o parola senza I'essere, fuori dell'essere, al di l dell'essere. L'essere la prima evidenza da cui nascono tutti i problemi e le possibili soluzioni. Si tratta d'indagare che cosa, nell'evidenza dell'essere, fa problema. Del resto, I'uso della parola, malgrado la semplicit e I'evidenza originaria, pu essere equivoco. Noi chiamiamo essere le cose e le persone, Dio e le pietre; usiamo indifferentemente essere e reale, essere ed esistenza, essere e sostanza, ecc. La filosofia ha il dovere di mettere ordine in questo disordine, chiarezza in tanta oscurit. Non bisogna accontentarci di un essere all'ingrosso per un'ontologia alla meno
peggio. Qualcosa . Che cos' I Qualcosa, questo o quel reale. Ma reale non I'essere e I'essere non il reale. Bisogna dunque stare in guardia da quella concezione dell' u essere all'ingrosso r, che il realismo spontaneo, che sembra inevitabile

il

e che, di fatto, non riusciamo ad evitare. I sensi, infatti, in modo immediato ed originario, vanno direttamente al reale, agli < oggetti ) con cui, all'ingrosso appunto, identifichiamo l'essere. Non vero che la scienza ci liberi da questa forma di realismo, anzi vi si fonda e lo convalida. Sulla base di esso stabilisce le sue formulazioni e fa appello alle < esperienze >, come a quelle che < verificano ) le sue costruzioni. Cos essa convaiida I'illusione realistica dei cosiddetti dati immediati e quella logica delle operazioni astrattive che su di essi opera dando lugo ad un realismo < scientifico > o logico. Si fa cos consistere I'ontologia in un accordo di fatti e di formule, alle quali sfugge sia il senso del reale che quello dell'essere, a cui non possono essere applicati, in alcun modo e in alcun caso, i procedimenti d' investi gazione, propri delle ricerche sperimentali. Il ( realismo > della scienza e dello scientismo non <ontologico>. Niente vi fuori e oltre ci che si conosce; I'essere ci che si conosce, anzi il conoscere. Anche questa volta bisogna

Atto ed

essere

Introduzione

23

so, che propria di un idealismo, che sembra evidente ed invincibile, ma essenzialmente illusorio ed intrinsecamente contraddittorio, in quanto la riduzione dell'essere al reale e del reale al conoscere rende impossibile lo stesso conoscere. Infatti, questo idealismo, che fa porre dal soggetto I'oggetto, fa saltare il primo al di l della sua ornbra. N differisce dal realismo, cui abbiamo accennato sopra, almeno nel presupposto, cio nell'identificazione dell'essere e del reale. Infatti, per quel realismo, I'essere il reale quale si manifesta nelI'esperienza immediata o in quella scientifica; per quest'idealismo non vi niente al di l di quel che il soggetto conosce e il soggetto conosce I'oggetto o il reale o la natura. Il primo parte dal reale e ad esso riduce anche il soggetto; il secondo muove dal soggetto e ad esso riduce il reale. Due posizioni antitetiche che, metafisicamente, significano la stessa cosa: riduzione dell'essere al reale o natura. Nell'uno o nell'altro caso, I'ontologia, il cui oggetto I'essere, impossibile. L'antitesi-riduzione del reale al soggetto (idealismo) e del soggetto al reale (realismo), : 11n"q."1.: il soggetto che solo posizton.- o conoscenza del reale una maniera diversa per dire che il soggetto si adegua al reale. Il problerna non quello di optare per I'idealisrno o per il realismo, n di affermare I'uno e negare I'altro, n ancora di arrangiare una conciliazione che lo mascheri senza risolverlo. Il problema ben altro: indagare sulla possibilit di una distinzione, sussistente nel senso dell'unit inscindibile di essere e pensiero. Ma porre cos il problema gi porsi al di l dell'antitesi di idealismo e di realismo, o almeno di certe posizioni idealistiche e realistiche, gr porre un problema che non consente antitesi frttizie, esclusioni astratte, mutilazioni gratuite; porre il problema al di l dell'opposizione soggetto-oggetto; collocarsi di colpo nell'interno <1e1 pensiero vivente nell'essere e dell'essere che vita e luce del pensiero. Qui accenniamo gi a un'ontologia dinarnica, dialettica, alla quale propria ed essenziale una dialettica dell'im-

sorvegliarsi contro quest'altra concezione

di essere all'ingros-

plicanza che, in quanto afferma senza escludere ed oPPone ienza risolvere I'un termine nell'altro ma afferma ed oppone includendo, dotata di tutto il vigore proprio di una dialet-

tica concreta. L'opposizione di soggetto ed oggetto, di io e nonio non irtatto, come si sostenuto, una determinazione iniziale dell'essere, n I'autoporsi dell'essere in un'antitesi dialettica, che egli continuamente suPera per riconquistarsi nella sua unit e lotalit. La determinazione iniziale dell'essere non in termini di opposizione' ma di sintesi primitiva. L'io e il non-io sono due specificazioni dello stesso essere cJre, specificandosi, non perde afrato la sua unit interiore: I'essenza dell'essere, pur non identificandosi con alcuna delle sue sPecificazioni form., tutta in ciascuna delle sue forme. Se I'io e il non-io costituissero una dualit all'interno dell'essere, la dualit sarebbe insormontabile e I'unit dell'essere impossibile. La distinzione o I'opposizione tra I'io e il non-io non iniziale, ma gi un'analisi dell'essere e dunque ulteriore alL'atto iniziale. N l'io ha un prirnato sul non-io, nel senso che il non-io si deduca dall'io, n le cose hanno dei privilegi sul soggetto, nel senso che quest'ultimo sia una loro emerun fenomeno della realt cosiddetta oggettiva. I1 g"n ieale^" oltrepassa ogni parziale specificazione del sogg_etto e il soggetto sormonta tutte le poisibiti specificazioni di cui il r.le capace. L'atto primo, costitutivo del soggetto cgqe tale, non mai tutta I'attualit di se stesso quale che sia la potenzialit del non-io o del reale. Egli la oltrepassa -per I'esiere, che oltrepassa lo stesso soggetto, al quale tuttavia- presente e con il quale costituisce la sintesi primitiva ontologica. L'essere oltrepissa ogni specificazione ed esso che fornisce al soggetto li potenza con la quale cerca di uguagliarlo perch sl attualit compiuta I'atto primo ontologico. Nessun primato, dunque, del soggetto che, come si sostenuto, afierma I'impossibilit di oltrePassare se stesso' Perch tanto I'essere si atiua tutto nel pensiero con il quale coincide: al di l del soggetto Pensante c' il nulla. Questo idea-

.4tto ed

esserc

Inffoduzione

idealistica
mente.

lismo dissolve I'essere nel pensiero e il pensiero nel divenire e non salva- n-- il pensiero n il divenire ,t.rro; infatti, la dis_ soluzione dell'essere implica quella del pensiero e del diuenire,. in quanto il pensiero ..rr" di essere pensiero e il divenire svanisce nella sua inesistenza ed inconcepibilit. Illusione

e illusione realistica si condizitorrro ,..iprol"-

pone il primato del reale sul soggerro, Dreoc_ cupato che, facendo diversamente, il reale perdl"h ru so[_ dit e non sia pi recuperabile in arcun mLdo. L'idearismo, da parte sua, sostiene il primato del soggetto rispetto al reale per la p1:g:."p"?-tone-opporta. I'uno "!r.o..rp"to dell'illu_ sione dell'altro, il realiimo dell'illusion idealistica che solo il prirnato del soggetto pu garantire il principio della sos_ gettivit e I'idealismo dil';[sione realistica cfi. solo il ;;mato de] reale pu garantire il principio dell'oggettivit.'Le due posizioni discendono da due preiupposti, jro comune maternit della quale sono filiazioni tr#i.he: a) I'identi6cazone del reale con I'essere; ) il convincimento .h. l,.rr"r. e.il pensiero si oppongano. I due presupposti sono due idolo theatri, in quanto 'esiere non rldu.ibi. al reale an.h. s. vero che il reale una forma dell'essere, e I'essere e il oensiero non si oppongono e non si escludono. Se si esclu'dessero, il reale negherebbe il principio della soggettivit, facendone una.passivit,-una.pura potenza recettiia] ecc.; e il soggetto_negherebbe il reale, facendone una ,u" prodrrrion."o manifestazione o apparcnza. Ma se un termine nega I'altro, iyso Jacto se stesso, n si salvano in un prereso rapporto 2.eqa dialettico di condizionamento reciproco n.l errso .h"'i',rno ponga I'altro, in quanto la riduzione della loro essenza alla !r9 pura polirion. dialettica, li nega entrambi ugualmente. Cad,uti quei due presupposti, cadonJ le due oppor ilusioni, quella re_alistica che ciee di poter porre ed opporr" il reale, prima ed indipendentemenre al soggetto p.*rrt (come se avesse senso il reale in s, senza il-frincipio deila oggettivit) e quella idealistica che crede di potei porre il ,o!!".,"

Il realismo

il suo opposto, il reale, come termine dialettico da superare e da risolvere. Come vedremo, n I'essere si riduce al reale, n i termini essere, pensiero e reale si oppongono, come se potessero stare ciascuno per proprio conto e I'uno senza l'altro. Naturalmente la posizione che noi cerchiamo pu essere raggiunta attraverso una dialettica d'implicanza dei princip della soggettivit e dell'oggettivit (in una unit dunque che include anche il reale; e tale unit iniziale e concreta appunto I'essere) e si presenta come quella che, tenendo conto delle loro esigenze, si pone al di sopra dell'antitesi artificiosa di idealimo e di realismo, o megiio di quell'idealismo e di quel realisrno ctre sono la teorizzazione di due illusioni opposte, scaturenti da presupposti comuni, cio da un modo astratto di concepire I'essere, il pensiero, il reale ed i loro rapporti. Pensiero ed essere non stanno I'uno di fronte all'altro, divisi da una linea ben robusta, come se il pensiero potesse pensare fuori dell'essere e I'essere starsene in s, muto spettacolo. Il pensiero interiore all'essere, fuori del quale non vi niente; esso si muove nell'essere e dell'essere si nutre e s'imbeve. Solo nell'intimit dell'essere ii pensiero presente a se stesso; d'altra parte, I'essere pensato solo in quanto presente ail'intimit del pensare, seflza che ci significhi che tutto i'essere sia I'essere presente ed intimo al pensiero. N vi reale in s o natura universo pietrificato ed insignificante ma vi il sentimento del reale, il reale sentito da un soggetto senziente, a cui si manifesta ed n appare > : < si rivela > al soggetto che lo < disvela >. Lo < spettacolo > del reale cesserebbe di colpo senza l'< essere ) segreto ed interiore dello spettatore: il reale da solo, senza il soggetto senziente ed intelligente, sarebbe la solitudine del reale, < insussistente >. Altra illusione realistica (e anche materialistica) da dissipare questa di un reale che pu sussistere senza un principio senziente-intelligente. Ci non significa affatto che il reale sia una < impressione ) o una ( parverLza ) soggettiva; in tal caso sarebbe parvenza anche il soggetto, che, in
pensante, che da s produce

26

.4ilo ed

esser.e

Introduzone

eslstenza sarebbe

un mondo < irreale-r,- non potrebbe attuare se stesso, rcalzg sue. possibilit, rinnovarsi, diversificarsi, iy: "or"i"gtr$. .i\9n sr pu separare_ il soggerto intelligente da mondo tn cul n opporsi ad esso, come se lJpotesse contem_ ,vrv5, plare. da. lontano (fuori .del To"_49), n si pu separare il dal soggetto senziente-intelligente p"rn ,-iU" iri ::lq: vare tl tr reale ,, del principio della iu, ,, sistenza ,,. Nit" noi potremmo. esperire e fare separati dal mondo;

are. L'uonto nel mondo: il mondo come la rivelazione di ci che I'uorno esperisce e fa; il rnonrJo nell,uomo: l,umano fare ed esperire d^significato alle cose, le disvela, ill"";; l' < essere , della loro < apparenza,,. L,uomo nel mondo si_ gnifica comunicazione ; i,,ro-o e il reale, ^tti^tii^iioi, sempre rinnovata e sempre. iyggmpiuta, dell'ano spirituale, I'a*o si fa e, nel farsi dell,atio l,universo diruh il ,uo q"t :li significato e I'essere rivela un'artra delle sue forme" o.r.ti^ morale, risultante dalla unione dell'Idea e del reale. Ltd;;, il reale e la loro unione sono in quanto s'inscrivono ner,essere, ciascuna forma distinta e tutte solidari nell'essenza derlessere stesso, che identifica ed intera in ciascuna di esse. la interiorit vivente dell,essere in ogni sua forma.

il

rnondo senza-il nostro esperire e "i*,. il nostro

larsi l'uno nell'altro. All'interno di questa dialettica identit e contraddizione si implicano. L'identit di A a se stesso, lo pone come opposto a B, suo contrario. Non vi identit senza opposizione e viceversa. Ma I'identit di A a se stesso esclude dawero il suo contrariol Se A e B si pongono come due identici ciascuno rispetto a se stesso, si oppongono come due contrari I'uno rispetto all'altro; e, ponendosi come due identici ed opponendosi come due contrari, evidentemente si escludono. Eppure nella vita concreta coesistono, non I'uno di fronte o accanto all'altro, ma I'uno nell'altro, indissolubilmente uniti. Non diciamo che A diviene B e perci si nega, ma che A A e, restandoA, B. N A, che B, A + B (come somma); una sintesi, qualcosa di nuovo. Sintesi che compresenza dei
due contrari, che restano conffari e perci ciascuno identico a se stesso (non l'altro); e, proprio in quanto contrari, non si escludono, n si negano. Infatti, A A (identico a se stesso)

3.

- La dialeuica

dell'implicanza e della compresenza.

Una dialettica non si enuncia e non si definisce, in quanto non prima o fuori del discorso filosofico, ;" il;;_ nente ad esso e da esso indissolubile: la dialetti.", .*.-it rnetodo della ricerca, si coglie e vive nello svorgi-.",o l*1* dello.spirito. Enunciare 1"" dial.tti.",-.h. rit.rriamo Dropria del fiosofare, equivarrebbe ad esporre p., dirt.ro l"t;;i;;; hlosofia. Qui, pertanto. ci lirnititro , dire che riteniamo erronea e sterile sia la dialettica di < esclusione, d.r .oot *i, sia quella della < risoluzione, degli opposri, i" q"""b-liii u":r9, I'opposto e il contrario, n"ella'ion rrt"r" de[a vita spirituale, si implicano senza escludersi e risolversi o
essa ".rrrrrl_

non si tramuta in B cessando di essere A), ma B, il suo contrario ed B come B e non in quanto B si tramuti in A. Non dico che A sia < anche B u, perch in questo caso B sarebbe un accidente esteriore, una ( aggiunta)); no, A-8, essenzialmente I'una cosa e l'altra, una sintesi nuova, dicevo, di due identici a se stessi e tra loro contrari. Dialettica delI'irnplicanza dell'identico e del contrario corne del diverso, senza escludere, annullare o risolvere. Essa, senza negare l' < essere > di una cosa, implica I'essere del suo contrario o del suo diverso in sintesi nuove. E' la dialettica propria di una filosofia dell'integrali. E' propria d.ell'essere non immobile, che e perrnane essenzialmente essere e perci << durare )) e non < divenire o: durare dell'essere e nell'essere, < imrnutabilmente ) essere) ma non < imn'robilrnente ) essere; irnmutabilit che attesta la permanenza dell'essere come essere, e nello stesso tempo la sua vita e perci la sua perenne ricchezza e la sua infinita capacit di arricchimento. < Durare > che non < divenire > dell'essere o essere in divenire, o essere che divenire o ancora essere che, negandosi nel non-

zB

Atto cd

esscre

Introdyz_ione

29

essere, diviene e

non pi n essere n non-essere, secondo

I'il!usione idealistica. D'altra parte, vi una illusione realistica che ci porta ad intendere diversamente identit e contraddizione. 11 caldo esclude il freddo e viceversa: quando I'uno si avvicina, I'altro scappa, dice Platone nel Fedonr. Se la mela acerba non matt"; e, guando matura, non acerba. Anche se una parte acerba e non rnatura, le due parti, come contrarie, si escludono; anche se nello stato di mezza maturazione, cio non ancora fnatura e non pi acerba, questo passaggio da un contrario all'altro, ancora il platonico avvicinarsi dell'uno che il fuggire dell'altro. Dunque, contraddittorio che una cosa sia nello stesso tempo e nelle stesse circostanze quello che e il suo contrario; un contrario esclude I'altro e ogni cosa identica a se stessa (il caldo al caldo e il freddo al freddo; la rnela, oggi acerba e domani matura, la stessa mela, sempre mela). Questo rnodo d'intendere il contrario e I'identico proprio di una concezione del reale come ( cosa >, oggetto dato, u materiale >. Il reale cos concepito quantir. Infatti, se il principio d'identit inteso nel senso che ogni reale (cosa), pur divenendo, resta identico a se stesso, consegue che il carnbiamento e il divenire siano purarnente ( quantitativi >, cio riguardano gli accidenti: vi un'essenza, identica in tutti gli individui della stessa specie; il mutamento concerne solo le variazioni numeriche, cio i molteplici carnbiamenti dell'essenza sernpre identica a se stessa; accidentalit che, fino a quando sono quello che sono e non trapassano ancora in altre, sono anch'esse ciascuna identica a se stessa. Anche la specie umana concepita alla stessa stregua: vi un'essenza dell'uomo (animale razionale) identica in tutti gli uomini, la quale, individuandosi (e I'individuazione data dalla ( quantit di materia r), d luogo alla molteplicit degli individui umani, diversi come individui, identici come essenza. Co si arriva a negare che la persona sia un principio o un'essenza, che ciascun uomo sia un'essenza singolare e

quella. di un'unica Dersonale, affermazioni incompatibili con accldentl' dl una temporanei id.ntic" essenza' che si veste di Conce'indiuid'lazione' quantit materia, principio

certa

del piano " scientifico ' e ;;il;;;"turali,tit".'p'op'i" lorofi.o, ci.propria di quel piano che conil;i;;;llo corne cosa; e' Per cepisce ii reale come cost' e I'uotno stesso le cose, viste su questo piano, non vi sono che estrinseci

di

cambiamenti quantitativi' idenE' la contraddizione che, inserita nei seno stesso delf iden,itl". .." i" !""1. f" sintesi (pur permanendo I'identico angt-re ,io ,. ,,.rr . il contrario ontrio e perci identico dal piano quantlta;; " se stesso), rende possibile elevarci del <reale esistenza> tivo del u fatto-cosa l, a qello qualitatuo d'implidialettica o del u reale-atto,,. ttnt"i tuito ui una accidenti Gli carrz,a e di compr.*t" di essenza-accidente' )) ( non sono )) senza I'essenza e I'essenza < non esiste sen< universale >' ;';ii ^.li.",i- L'essenza non astrattamente essenza che si esistenzia at1o concretamente ' cio questa pi ( -non ;;;;; qriai ^rrid.nti' Cme questa ) essenza' lessenza ma l'essenza dell'uomo (o di altro in irniversale)' (quella p.' tui diciamo che tutti gli,u,o-11i j.T: r;;;. singolare; la quale uomini) di'questo siogolo e perci essenza stessa' come se a se non se ne sta Per suo conto identica un'unit con forrna non la interessassero, trna oli "..id"rti sono degli accirrr i.J.tti .o-o l'.rr.n'a), in .quanto non da questa < a.na qo"f"nque, ma quttti accidenti essenziati ' da questi << essenza, ,o^, qurio J"tn'" esistenzl21a ' 'acci' se stessa-(ogli a identica denti. Per .onr.gui,,"", l'essenza o al di ! del ;;;,-infatti, f t.-lt-)' ma non fuori o al di l del;l;;;i'; d"gl accidenti, h' non sono fuori la distinl'identit cl.ll'.sr.n,"' La loro unit non annulla in ed accidenti sono comPresenti ed implicati

, essenza "ion unit singolare che ogni ente' ouella t--Or",-J .uidenie che questi accidenti, 65s6nziati da .questa e 11 esprimono' essenza, come quelli ce la determinano

;;;;;."ri"ti

"^titrr.""a

sressa

ed insostituibili: avrebbero

Atto ed

cssere

Introduzione

come essenz4 ma nell'altro che si sviluppa, si arricchisce attraverso il divenire; gli accidenti sono: on nel senso che si annullino nell'essenza a si ipostatizzino, ma nell'altro che, come accidenti che traducono I'essenza, si essenzializzano. Ogni ente la sua integralit: ogni atto parte del suo essere e gli essenziale. Cogliere la pura essenza ., intelligibile , astrsendo dagli accidenti una operazione logica, alla quale sfugge I'autentica < intelligibilit > del reale, se intelligibilit significa cogliere il senso < ontologico n del reale stesso. Ora questo senso ontologico la pienezza di un ente, cio l'ente nella sua essenza esistenziata e nei suoi accidenti essenziati. Un ente < ridotto > alla sua pura essenza o ai suoi soli accidenti non pi l'ente su cui operiamo la riduzione: una astrazione e I'astrazione <inesistente>. Non pu neppure dirsi la ( sua )) essenza o i < suoi > accidenti, perch I'essenza, astratta dagli accidenti, non pi la u sua ) essenza, che essenza sua solo nell'unit con i suoi accidenti: accidenti d questa essenza ed essenza di que-

potuto non essere, ma, una volta che sono stati, sono essenziali all'essenza, che questa essenza esistenziata cos e non diversamente. L'essenza non riducibile o risolubile nei suoi accidenti n gli accidenti sono riducibili all'essenza, ma proprio per questa irriducibilit reciproca, per cui I'essenza l'essenza e notl gli accidenti, che sono gli accidenti e non soao I'essenza (identit ed opposizione), formano una unit concreta indissolubile; quell'unit il cui ( essere )) permane nel << divenire >, ma presente ed implicato in esso e il cui divenire diviene nell'essere, lo determina, 1o esprime. L'essenza si fa: non ne[ senso che <si fa> altro da s negandosi

sri

accidenti.

Dal nostro punto di vista, la <contingenzat e la uparticolaritu delI'accidente e la unecessit> e la <universalit> dell'essenza, ciascuno identico a se stesso, si oppongono come due contrari, ma non si negano, n si escludono: e proprio in quanto I'identit non esclude la contrariet e viceversa, il cam'
Questo piano non pi quetlo del reale-cosa.

o di una situabiarnento o I'oltrepassamento di uno stato pi quantitativo, ma..qyali.tativo' manifesta;i;;;;" valore e non pi zione di valori e ,i.t'itat un giudizio di rosso di una rosa un ai- i"".. Dal piano del reale-co"sa, il identica in tutte le accidente dell'essenza della rosa, che non essere o essere rose; un accidente che avrebb: potuto I'essenminimamente ".tr" ili"tco) senza che ci alteratst o rosso di tipo questo tubb. Potuto essere ;;;;ll"';"; ee lntenso; meno un altro quale che sia, pi .il*"to o altre' un rosso *r. it ,ott di questa ,o" t di innumerevoli i1 .fr. i"aitiau* variamente I'unica essenza e la moltiplica quan9indeterminato di rose. Piano Puramente ," da dtll'ttttnza ""*.ro immutabiiit tativo, descrittivo, rr"a"t"iittito: del piano Dal accidenti dall'altro' -"oblfu roso di quella:"tt.: essenziale alla rosa' t""i.:.rir,*na, quel per cui tutte ;i;6;;bii.'dlil'.ur.,'"n '"", che s I'essenza rosa' le rose son rose' ma l'essenza esistenzata d( quella> per esiste rosa poeta la sentono (e quella ii oittor. o il ^"i*i*."'i *na u cos D senza significanza,e .hi"i;";;";., muta) come quella rosa.con quel rosso :,Ptl l"T ::t::t-T:: nte)' Per l"t-":::t: ,iu l" ,or" (esienza) sia rl suo rosso (accide orr.r,"u"laaiessenza-accidenti,cioun'essenza(slngolafe.r) uessenziale ') e quanto pi ta rosa sentita l:;J;;;;r Plu ..r. or'r."rra implicanza di due identit-contrarle' tanto. ui"gol"" e la sua singolarit univer> < ,"t.. Qrr.rro sentimenloiel reale, che da solo materia o o filosofrca, morale o religiosa' se diventa poesia tl "t.,i. Irtu, filotofia o rnorale, si esprime in.un'< .oP:,tl ' " ::1 e ,,, azioner, che singolarissima ed insosturbile' -Percro la rosa nella sua stesso valore universalE' Quel sentimento t"itt"r"lilt, iella unit della sua essenza e dei

ili'r"i*

i.lii

i;t"Hi;;';;iilt;

;;,.gt;ff

suoi accidenti.

bi"ltfll ,t"^l-I Sia ora un giardino di fiori rossi' gialli' ecc'; 1 rossl sono rossi non sono i-gialli e bianchi e vice-versa' o il.grlqno ;;, i bianchi i,o, .tt';.ciascun .fiore rossodei bianchi e il gruppo o .-1."i esclude hott Li""o

32

Atta ed

essere

lntroduzione

viceversa;
rosso.

u fisico >, esteriore, non ina < unit ), corne tanti sconosciuti che, senza saper l'uno dell'altro, si trovino ad aspettare un treno in una sala di stazione. Ma se si vince l'iilsione realistica, spaziale_e materiale, per la quale il giardino una cosa che risulta dall'< insieme >- di tattte .or.'l,una accanto al_ I'altra, e il giardino sentito come ( unit , di colori, esso non pi una cosa esteriore, ma un'esistenza interiore, come il mio sentirnento lo fa esistere : esso, a me che lo sento, rivela l'< essere r, che io disvelo, della sua apparenza. I colori permangono contrari o diversi e ciascuno identico a se stesso, ma non sono pi I'uno accanto all'altro: quel fiore giallo, come giallo, implica quel fiore rosso, come rosso ecc. e l'unit data dalia itessa iversit ed opposizione. Nello < spazo l .spirituale tutti quei fiori sono compresenti e l,uno queilo che in relazione (dialetticamente) ali'altro, che diverso e viceversa. Cos di un'opera di arte, di filosofia ecc. I cosiddetti difetti fanno u unit > con i pregi. Vi del bello e del brutto, ma non sono ciascuno in sl corne due dati, o due cose che si escludono. Sono opposti e il bello ii bello e il brutto ii brutto, ma quel aitto ;" rernzione q,rul.bru.tto, per_ cui il belio il belio di quel brutto e il ." brutto il brutto di quel bello. La loro comprsenza l,unit artistica..di quell'opera, ai punto che, se facessi il bello pi bello e il brutto bello, la rovinerei. Allargando il nostro discorso, I'essere il contrario del non-essere e ciascuno identico a se stesso; ma i due identicicontrari sono compresenti e formano (nell,essere finito) una unit, pur restando I'uno essere e I'altro non-essere. Il nonessere non fuori dell'essere, ma il suo limite essenziale; come l'essere non fuori del non-essere, che gli immanente e fa che I'essere sia tensione alla pienezza diie stesso. rr rnio non-essere dentro di rne, dentro il rnio essere, senza il quale non sarebbe; n sarebbe il mio essere senza il suo lirnite o

In quest'< insieme >, che il giardino, colori contrari e diversi coesistono < spazialrnente ); formano un insieme

il

fiore bianco identico a se stesso e diverso dal

non-essere. Non vi l'essere che esclude il non-essere o I'essere che si nega nel non-essere e, negandosi, diuiene . I1 divenire dato dalla permanenza, nella loro identit, dei due contrari; non perrnanenza statica, i:ens loro unit dinamica: dall'essere il non-essere il lirnite essenziale dell'essere, gi lo essere costituito per sua essenza come essere in farsi, in

tensione all'attuazione del suo essere pieno. Il divenire gi immanente alla sintesi ontologica essere-non essere, cio esserelimite dell'essere; i'essere, che si coglie con il suo lirnite essenziale, diviene, non nel senso che si annulli nel divenire pcr riporsi ancora e annullarsi sernpre, ma nell'altro che, neila compresenza del suo contrario, permanendo essere, teso ad essere tra compiutezza di se stesso: ha l'<, orgoglio > onologico di essere sempre insoddisfatto. Il divenire gi nella stessa compresenza ed implicanza della presenza (essere) e dell'assenza (.non essere), ciascuna ( presente ) come presenza e corne assenza (presenza della presenza-essere nell'assenza e presenza dell'assenza-non essere nella presenza), per cui la presenza tende a riempire di s l'assenza, affinch niente manchi al cornpirnento di se stessa. Solo I'unit dei due contrari nella loro permanente identit spiega il movimento integrale dell'essere e la sua dialetticit concreta di implicanza e non di astratta esclusione o di non meno astratta negazione. Nell'ordine normale della vita non vi presenza
(essere) senza essenza (non-essere), non vi positivit senza negativit e viceversa. Non vi sono il dolore e il piacere, la

tristezza e la gioia, soffuso di piacere e

del suo male. La pienezzz di noi stessi un'esigenza intrinseca al dinamismo interno del nostro spirito, ma non attuabile nell'ordine umano e con le nostre sole forze, pur essendo una nostra permanente ed indistruttibile possibilit. Lo stesso discorso vale per il principio di causalit, la cui azione non unilaterale (la causa produce l'effetto), ma bi3

il bene e il male, ma vi sono il dolore il piacere sposato al dolore, la trrstezza gioiosa e la gioia triste, il male che ha sempre un po' di bene e il bene, ogni bene, che deve ulteriormente liberarsi

ti
Atto ed
essere

laterale e si attua nell'opposizione, che non esclude I'implicarLza ed esige f integrazione. La dialettica dsll'implicanza conferma la validit dei princip d'identit e di contraddizione (e anche di causalit), ma, cogliendoli nella concretezza della vita spirituale, li u:d'lzza in modo diverso dalla dialettica della esclusione dei contrari e da quella della loro negazione o risoluzione, dialettiche del reale-cosa e non del reale-esistenza e delltssere nella sua essenza e nelle sue forme. Cnprror,o I

ESSENZA DELL'ESSERE

DIALETTICA DELLE SUE FORME

l. - L'essenza dell'essere e I'atto primo ontologico. L'atto pi rudimentale della coscienza e la coscienza ori. ginaria sono sempre coscienza della presenza, sia pure oscura,
di un oggetto infinito, sono sernpre presa di possesso di un contenuto inesauribile. Ogni atto di coscienza, il pi compiuto e comprensivo, insieme coscienza di un oggetto interiore che oltrepassa I'atto stesso, lo spinge ad un'attualit
ulteriore, 1o stirnola ad un possesso pi pieno, che poi un dono sempre meno parziale. Questa evrdenza primitiva e costante, chiara ed oscura, immediata o riflessa, coscienza universale, come presenza di un oggetto senza del quale I'uomo non sarebbe sentimento pensiero e volont, niente potrebbe percepire, pensare e farel senza del quale la sua esistenza e quella delle cose sarebbero inconcepibili ed assurde. Questo scrigno o serbatoio del sentire e del pensare, del conoscere, del volere e dell'operare, che l'essenza del l'ente spirituale, per la quale lo spirito spirito, l'essere. E' l'essere nella forma in cui pu essere presente alla mente, cio come ldea, intuizione primitiva, orilinaria, e, corne vedremo, ontologica. Saremmo ancora vittime, da un lato, delI'illusione idealistica, se considerassimo I'essere come Idea una forma della mente, da essa posta o ceatu in quanto attribuiremmo al ( soggetto > ci che dell'< oggetto > o dell'Idea; e, dall'altro, dell'illusione realistica se credessimo, partendo dai dati comuni, forniti dall'esperienza sensibile e prG' cedendo per astsazione, di poterci formare la nozione universalissima dell'essere, come se la percezione dei sensibili e lo stesso processo astrattivo non presupponessero gi l'essere come Idea, senza del quale non vi percezione alcuna

38_

Atto ed

essere

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue forme

e si annullano gli stessi mezzi del procedirnento conoscitivo; e come se dallbrdine empirico si potesse ascendere a quello spirituale. D'altra parte, qui non si fa questione della < no,1o^. , dell'essere,^ rna del senso originario, ontologico dell'essere stesso. Mat, senza I'atto primitivo, dati contingenti o esperienze psicologiche Potrebbero suscitare I'essere come Idea e, p.t ottt.g.,.n"", ['.tset. in una delle altre sue forme' Fariare' inizialmnte di dati sensibili, di fantasmi e fenomeni, di elaborazioni concettuali del reale' precludersi la possibilit cli attingere I'essete, accettare una procedura ch non pu rendere conto della n metafisicit > e del senso autentico dell'essere stesso. Il discorso sul sensibile e sulla sua conoscenza concettuale posteriore al discorso metafisico sull'essere, sull'essere primitivo dell'essere, l'< esplosivo > di ogni conosc enza ed aon , del concetto e del reale' L'essere cme Idea nasconde nelle sue profondit, che sono le profondit stesse dello spirito a cui presente' un dinamisrno interno, che ne fa la inatrice di ogni attivit e di ogni realt, che esso sopravvanza, nei loro asPetti patzialt e nella loro totalit. L'essere la chiave univerJale ; la prima girata l'Idea, quella che apre alla possibilit delle altre' E' I'unica chiave niversale che non sia un grimaldello' Il problema dell'atto primo originario, per cui ogni altro att, problema che nteriore i qu_ello del conoscere e ad ogni ltro, il problerna della metafisica: . porlo .gt po." la"possibilit dina metafisica; e siccome i il-probleml dtl I'eisere come atto oggettivo e costitutivo dell'ente spirituale corne tale, il prim problema dell'ontologia. Cos inteso, l'essere come lda, in questo suo essere oggetto della mente, non ancora considerto come elernento o forma a priori del conoscere: valido per s, come costitutivo ontologico' Gi inizialmente esso pone la sua istanza critica di non po-ter non oltrepassare l'esperienza per sua intrinseca essenza' Non legato alliesperienza,-nel sento dell'apriori del conoscere o della-trascendentalit, esso che pone dei lirniti all'esperienza e, criticamente, in quanto esso, valiclo per s, inadeguabile

dalla conoscenza di esperienza, tutta. Con il suo porsi, pone l'istanza metafisica, la possibilit della rnetafisica stessa; e la pone < criticarnente >, rovesciando la u criticit , del Criticismo, le cui conclusioni negative, attestano semplicemente la sua acrisia rispetto al problema della rnetafisica. Infat, il problema critico della metafisica, da questo nostro punto di vista (per primo intravvisto dal Rosmini), non il non poter prescindere dal lirnite dell'esperienz1 ma il non poter prescindere, intrinsecarnente, dall'oltrepassare il limite dell'esperrenza stessa. E ci possibile in quanto vi un prin'r.um originario, che si costituisce da s, che non forma di un contenuto di esperienza. Qr:esto primurn ontologico I'essenza dell'essere. In questa espressione ( essenz.a dell'essere r, l'essenza la quiddit per la quale il soggetto essere ; e l'essenza delI'essere l'essere stesso. Qui I'essere soggetto ed atto; ma il soggetto esso stesso atto e I'atto esso stesso soggetto. Dunque, il soggetto essere, I'atto di questo soggetto e la sua essenza sono sempre lo stesso essere sotto tre forme diverse, con le quali l'essere s'identifica. L'essenza dell'essere identica in ciascuna di queste tre forrne, che tuttavia sono distinte. Se il soggetto atto e l'atto il soggetto e se l'essenza, per la quale il soggetto essere , sempre l'essere, consegue

che I'essere atto e l'atto essere. Ma l'essenza dell'essere,


come tale, nel suo stesso essere, in relazione con una mente; dunque non vi sarebbe essenza dell'essere se non vi fosse una mente. Se I'essenza dell'essere, come tale, in relazione ad una mente, essa dialetticamente: l'essenza dell'essere non sarebbe senza la mente e la mente non sarebbe mente senza la presenza dell'essere. Tra la mente intuente e l'essenza dell'essere intuito vi un rapporto originario di tensione o di dialetticit. L'essere che atto, come atto, dialettico, cio in relazione alla mente, di cui oggetto interiore; ed dialettica la mente che mente solo in relazione
all'essenza dell'essere. Quest'ultima non la u forma ideale > dall'essere, ma l'essere come ldea, cio come oggetto primo

Atto ed

essere

Cep.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle s4e forme

4r

della mente, ad essa noto per natura e da essa intuito originariamente per il solo fatto che mente. La < forma idealJ> dell'essere questo intito originario, questa ogget.-stesso tivit primitiva (ontologica), considerat rispetto l .onore" cio corne forma della conoscenza del real. In altri termini, I'essenza dell'essere l'essere-Idea come oggetto primo della mente, con la quale costituisce un'unit originaria, che la mente-atto; la stessa Idea forma ideale quando specificata da un contenuto di esperienza esterna; ed forma ggettiva non pi nel senso kantiano di oggettivit (di formi u trascendentale,,), dato che, come oggetto primo in relazione alla mente, I'oggettivit prima, valida ndipendentemente da. qualunque contenuto di esperienza sensibile; u oggettivit > in senso ontologico e non gnoseologico. E ci, come vedremo, a), perch intrinsecamente determinata da un sentimento interiore, con il quale costituisce qu..il1 che chiam_iarno la sintesi primitaa ontologica; b) e perch I'essenza dell'essere, come tale, contiene l altre'foime (dunque anche il reale), che non sarebbero senza di essa in quanto si applica a tutto I'essere, ad ogni forma di essere e ad ogni essere. L'essere come Idea non lo chiamiamo ancora neppure < verit prima , e neanche ,< lume della mente >. Prefe'iarno chiamarlo, con il R.osrnini, uerit ontologica assoluta per se stessa, corne quella che intuizione Jeil,essere (e dunque verit ontologica), che per essere intuito non ha bisogno di nessun terrnine esterno ll'atto stesso con il quale ._intuto (e perci assoluta per se stessa). Dunque altro l'Idea, altro sono i concetti, ai quali essenziale na hmitazione e infatti sono concetti di enti finiti o delle cose reali. La verit ontologica dei reali relativa ai concetti corrispondenti; perci tute le verit onrologiche dei concetti iono relatiae e nessuna assoluta; relative (e partecipate) alla verit ontologica assoluta o all'essenza dell'ssere. xe ii obbiettiche anche I'essenza dell'essere relativa, nel senso che, come essenza, in relazione ad una mente che la intuisce. L< essere-in-relazione >r diverso dall'< essere relativo >; I'essere I'es-

in relazione alla rnente non la fa relativa alla mente stessa. Come oggetto della rnente e verit ontologica assoluta essa che fa relativa la mente. L'essenza dell'essere non sarebbe senza una rnente, ma sarebbe anche senza la mente creata, in quanto oggetto della Mente increata. Ma neppure la mente relativa all'Idea: si tratta di < relazione > mente-Idea o ldea-mente e non di < relativit > dell'Idea alla mente e viceversa. Da ci consegue : a) se i concetti sono di enti finiti e perci aventi una verit ontologica relativa, nessun concetto (n tutti) e perci nessun ente reale (n tutto il reale o natura) possono esaurire la verit ontologica assoluta o I'essenza deil'essere, alla quale relatiua la verit dei concetti, che appunto verit partecipata: la verit del reale per partecipazione dell'essenza dell'essere o dell'Idea. D'altra parte, la verit ontologica I'adempinnento nel reale di ci che sta nell'Idea; ma siccome il reale (finito) non pu esaurire I'essenza dell'essere (infinita), la verit ontologica assoluta o I'Idea non pu mai essere adempiuta dal reale, la cui verit deriva dall'Idea, che tro trascende, neila sua parzialit e nella sua totalit. ) Non esatto per dire che la mente creata Partecipi dell'Idea. Come abbiarno detto, I'idea I'oggetto interno che la cosituisce come mente: essa ha I'intuito fondamentale dell'Idea o della verit ontologica assoluta. Per conseguenza la mente intuisce I'essere nella sua infinit come Idea e non che partecipi dell'essere come trdea, anche se vero che questa verit ontologica assoluta ad essa data (non se la d da s e non pu clarsela) dall'Essere in s e per s. Atraverso I'Iclea la mente partecipa dell'Essere in s, ma I'Idea le data in tutta la sua estensione e I'intuisce in tutta la sua inGnit. c) Ma la rnente rnente di un soggetto finito, il cui concetto ha una verit ontologica relativa come quella di ogni altro ente finito. S, il soggetto o esistente spirituale, finito, ma un esistente finito che intuisce la verit ontosenza dell'essere

Atto ed

essere

C,rp.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue lorrne

logica assoluta, I'essere come Idea. Evidentemente, cos fatto, egli.non pu adempiere nel reale I'infinit del'esser. .fr" gh e presente alla -mente, sia perch, quando avesse conosciuto tuno il reale,.. questa .rroro.rrr non adeguerebbe l'Idea e sia.perch egli, esistente finito, non pu ^ttA;n^n nella sua pienezza ltatto primo ontorogico cire ro costituisce come enre spirituale ed presente in ogni atto del suo spirito. D'altra parte, adeguate I" sua esistza all,Idea fa su" uocazione essenziale, che, pertanto, risulta essere vocazione all'Essere assoluto. Non si^ tratta di un'esigenza *d;;; e psicologic",. T" di un'esigenza ontologic"". m"tafi"ri.", in quanto essa interna ali'eisenza stessa leil'essere che liesistente spirituale intuisce ed costitutiva di rutta la sua attivit, in ogni sua forma e in ogni suo atto. per consegsenza, il soggetto spirituale .ome ion.etto di s una ve_ rit ontologica relativa; ma il concerto di s possibiie (come ogni altro concetro) in quanto intuisce |Idea t verit ontologica assoluta, lggetto intrno della sua mente; dunque nella sua verit ontolgica relativa immane l'Idea .L., "oio. quelia che non esaurita dal concetto di s, immane fta_ scendendo la verit ontologica relativa. L'esistente spirituale dialettico, questa teniion" della sua esistenza ll" ,rr" essenza, che I'atto primo ontologico inattuabile nella sua pienezza. Per consegi-rrnz, a difrlerenza di qualsiasi altro ente finito (che pu adempiere nella realt . condo il suo ordine la sua verit ontolgica relativa, perch non costituito dall'Idea, e la uu" esrenra finita e dunque realizzabile), I'esistente spirituale non pu attuare, neli,ordine del reale e della sua esistenza, tutia la sua verit ontolosica. a Questa presenza implica la presenza di un'assenza. L'essere come ldea prsente, come suo oggetto costi_ tutivo, allo spirito che ne ha l'intito fondameraie: a que_ sto atto p.tiT ontologico noi diarno il nome d,interiorit'og_ gettiua (t). Essa non possibilit di sentire pensare uoler?,
Opere complete,

n sentire, Pensare e volere

u pensare-atto )) e < volere'atto >, ^ogni rire sentire, di ogni corloscenza e volizione' Qui ancora non si fa question ,l.lln conoscenza sensitiva n di quella intellettiva . r.pp,rt. di coscienza di s od autocoscienza, che atto ulteri-oie. L'interiorit oggettiva il sentire-puro, il pensare-puro, il volere-puro, 10 ipirito-atto nell'uni di tutie le sue attivit; l'atto puro e direi purissimo' Dicendo sentire puro abtiamo detto esistenza, che sentirneno. Dunque,^ I'interiorit oggettiva interiorit di un soggetto o di un esistente, che come sentire puro .senti' *rot"7ood'nmentale, che non una sensazione particolarq (questa o quella di questo o di quello), n sentire il mio rpo e il mio spirit come qualCosa di esterno, il sentire originario, lo stisso atto di sistere. Ma col dire che I'esi-

in atto, ma u sentire-atto
condi"jone di

>,

ulte-

_ (l) Cfr. il

nostro voltme L'inteioit oggettiua, Milano, Marzorau,

vol. I.

ediz.

steza sentimento, siccome I'esistente spirituale non solo sentire corporeq si dice che I'esistente unit di sentire corporeo, intellettivo e volitivo, cio sentimento fondamentale- intellettivo e sentimento fondarnentale volitivo; e come nel sentimento fondarnentale corPoreo il soggetto non sente il suo corpo come esterno a s, ma sente jl corPo'suo (il sentimento interiore del suo corpo), cos nel sentimento fondamentale intellettivo e in quefo volitivo non sente l'intelletto e la volont come possibilit .onor.itiva e volitiva, cio in rapporto a qualcosa di esterno, rna li sente come la sua stJs'sa interioiit, .o*. suo intelletto e volont, senza riferimento ad altro. Il sentire fondamentale il principio della soggetriair pura; l'intiito fondamentale dell'essere il prin-. dtil'oggeuiuit pura; la loro unit concreta la sintesi "p"rimitiua. "ffi L'esistenre uomo questa sintesi ontooitologca logica"primitiva di sentire, Pensare e volerel ogni particol"ie sensarione, conoscenzz azionale e volizione sono specifrcazioni ulteriori di quest'atto primo, di questo principio unitario della soggettivii e dell'oggettivit, che, pur distinte, sono indissolubili. tl porre come primum metafisico una soggettivit e un'oggettinit, ittt t. come princip ontologici e

Atto ed

cssere

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e ialettica delle sue lorme

non nella limitata portata dell'uso gnoseologico, ripropone all'interno del dal Rinascimento ad oggi, ,rtt ^pro-pensiero blema che ci fa considerare su un altro pianoi probima critico della conoscenza (e le conseguent ripercusioni su -polemica quello della metafisica), fin dagl inlzi della emziale rispetto alle determinazioni ulteriori che la specificano il u silenzio > originario, gravido della parola, di tutte le parole, senza che nssuna, nell'ordine della natura, possa esaurire la sua infinita pregnaza, significarla nella sua itefezze. evidente che, nell'esistente umano, come quello che sintesi del principio della soggettivit e del principio dell'oggettivit, I'oggettivit deil'idea (che tale riqperto alla ment, cio al sentimento intellettivo) indeterminata rispetto a qualunque esteriore determinazione, ma ha una rui d.terrninazione intrinseca, data dal sentimento fondamentale o dalla soggettivit, di cui oggetro e con la quale forrna la sintesi ontologica primitiva. E siccome la soggettivit sentimento interiore all'oggettivit, che interioie alla soggettivit, l'interiorit oggettiva, cos specificata intrinsecamnte, resta. sempre interiorit pura, interiorit di una soggettivit, che interiore all'oggettivit. Questa sintesi primltiva il nodo ontologico del sentimento fondamentale dell'esistere e deli'intito fondamentale dell'essere come ldea; e tal nodo I'esistente umano nella sua esistenza (soggettivit) e nella sua essenza (oggettivit). Per conseguenza, nessuna deterrninazone necessaria alf intito fondamentale dell'essere, meno una, il soggetto o l'esistente che lo intuisce e con il quale costituisce quella sintesi ontologica originaria, anteriore a qualsiasi altra sintesi e di tutte presupposto. L'indeterminatzza dell'essere intuto implica necessariamente la determinazione, non esteriore n estrinseca, del soggetto o dell'io intuente, cio di un determinato (e, in questo senso, suo < contrario r), pur restando I'Idea distinta da ogni determnazione, anche
e l'attuano sgmprg parzialmente: come pirismo-razionali smo. Questa sintesi ontologica possiamo chiamarla anche ini-

da quella del soggetto, del quale l'oggetto interiore. L'Idea

come oggetto primo della mente non pu dirsi neppure d priori, in quanto non sarebbe pi considerata il costitutivo dell'atto primo ontologico, ma come elemento formale del conoscere e perci gi come lume della ragione e dunque in un atto ulteriore all'atto primo. Non a priori l'essere come Idea, ma a priori la forma ideale, cio I'idea come forma della ragione o elemento di conoscenza, a priori rispetto al contenuto a posteriori. L'Idea non neppure a priori rrspetto all'atto dell'autocoscienza, in quanto questa ancora

atto interiore.
L'essere come Idea, pertanto, non elemento psicologico gnoseologico, n funzione, n forma, n legge del conoscere, ma il fondamento di ogni conosceflza a cominciare dall'autocoscienza; precede, per natura e per tempo, il giudzio; in s come oggetto della mente, cio nell'esistente intelligente, che intelligente per la sua presenza. Perci pu dirsi che I'Idea ha un modo di esistenza che abbraccia, nella sintesi ontologica primitiva, se stessa e I'esistente. Og-

getto intuto, nota per se stessa ed madre di tutti i concetti, cio della possibile conoscenza di tutto il reale. In questo senso la veri di tutte le cose, quella che ne disvela I'essenza e il significato. Essa oggetto ntanifestante della mente e, ulteriormente, come forma ideale, manifestata, cio forma della cognizione o elemento formale-oggettivo di ogni cognizione. La forma ideale < possibilit > di conoscere nel senso che, come forma della conoscenza o < conoscibilit, pu essere realizzata. Per l'essenza dell'essere o I'essere come Idea (e non pi considerato nell'aspetto di forma) essenza vera e non una possibilit, la quale dunque non dell'essere, ma delle sue determinazioni. E come essenza atto, l'atto onto'logico primo, che, come atto dell'intelligenza, ha la possibilit di essere determinato (e, in questo senso, possibilit di conoscere, volere ecc.), senza che alcuna determinazione possa esaurirlo o adeguarlo o fare che esso, atto, sia tutta

rt!'
!9
Atio cd
es-<ere

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e dialenica delle sue forme

I'attualit di se stesso. Perci I'essere oggettivo, non avente di per s alcun limite, sempre in eccedenza rispetto al reale, non attua il suo compirnento neppure nella persona, quantunque questa sia ricca di virtualit infinite. Ma I'essere, che eccede le determinazioni di cui la persona capace, I'essere oggetto del soggetto-persona, quello che la costituisce; per conseguenza f inattuabilit dell'essere nell'attualizzazione di cui ogni uomo capace, incompiutezza delI'uorno, la cui segreta e costante malinconia questa pi,eezza inattuabile. In ogni atto sempre attuale la inattuabile pienezza dell'atto primo ontologico. La prirna presa (rifessa) di possesso della sintesi ontologica primitiva la coscienza cli s o autocoscienza, la quale dunque la sua prima determinazione o atralzzazione. Si tratta ancora di una determinazione interiore all'atto stesso e di una determinazione ontologica e non empirica o psicologica. Autocoscienza significa ( soggetto , che < io >, io come esistente nell'essere, di cui partecipa come esistente senziente, pensante e volente. Il principio della soggettivit, come quello a cui presente I'oggetto o I'essenza dell'essere, non pu definire, nella sua- portata ontologica, ( soggetto .si empirico )) o ( soggetto psicologico )): esso come principio soggettivo, a cui presente I'essere ccrne Idea e perci I'essere in tutta la sua essenza, principio metafisico, il principio stesso della metafisica. L'autocoscieza non dunque coscienza di esser-ci come se essa fosse la determinazione empirica o psicologica di un unico Intelletto universale o di un unico Soggetto trascendentale o dell'autocoscienza trascendentale, ma coscienza di esser-si e di esister-si, cio di esistere a se stessa come soggettivit, e di essere a se stessa come oggettivit, che non I'oggettivit come ( forma universale > dei soggetti conoscenti, ma I'oggettivit dell'Idea, che l'oggetto primo costitutive della soggettivit, ad essa dato, in essa presente e da essa distinto. L'autocoscienza, pertanto, sentir-si, presa di coscienza del sentire fondamentale o dell'esistere e perci sentirsi che esister-si; e corne

intito fonclamentale dell'essere costitutivo dell'attivit spiiituale, esser-si, presa di coscienza dell'atto fondamentale del pensare. Perci l'autocoscienza no l'interiorit oggettiva, n la esauriscel essa si integra in atti ulteriori, fino a quando potr, se le sar consentito, attuarsi tutta in un atto
assoluto, cio come autocoscienza totale, attuante in questo caso I'interiorit oggettiva o I'atto primo. Ma se questa I'aspirazione prirna ed ultima dell'autocoscienza, presente sempre anche irnplicitarnente in ogni suo atto, se la sua possibilit suprema e condizionante tutte le altre, anche la possibilit impossibile ad attuare da se stessa, Quali che siano le sintesi ulteriori (sensitive, razionali, moraii, estetiche, ecc.)

che essa possa attuare. Da quanto abbiamo detto risulta che solo il sentimento fondamentale corporeo e quello intellettivo e volitivo sono potenze < attuali primitive >. La ragione potenza < attuale derivata > dalle altre. Non tragga in inganno I'uso della parola ( potenza >, n sembri contraddittoria la frase n potenze attuali )r. Il sentimento fondamentale nell'unit delle sue tre forme (sensitiva, intellettiva e volitiva) e in ciascuna di esse potenza costituita da un atto primo; cio atto primo suscettibile di esplicitazione o di attuazione; in questo senso, atto avente una potenzialit o, se si preferisce, una potenzalit costituita da un atto primo, che si dice potenza nel senso che ha una capacit ulteriore (e infinita) di esplicazione e di determinazione: atto avente un'infinita possibilit di < attualit >. Anclre la ragione, in questo senso, poteza attuale, ma derivata. I1 suo compito , infatti, di unire la < materia >, o ci che dato dalle sensazioni, alla u forma ideale >, che s I'essere come Idea, ma non pi considerato nella sua interiorit pura di oggetto presente allo spirito (principio ontologico), ma in relazione alla materia delle sensazioni, cio come principio conoscitivo. Il nostro spirito, che, come abbiamo detto, ad un tempo sentimento corPoreo, intellettivo e votritivo, costituito dall'intito fondamentale dell'Idea,

48

Atto ed

essere

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue lorme

49

nel m!ttere in relazione ci che sente col senso (specificazione del sentimento fondamentale corporeo) con ci che
intuisce intellettivamente (l'essere cofie Idea) applica I'essere alle sensazioni. Questa sua attivit la ragione, che appunto la potenza attuale derivata, la quale vede I'essere determinato ad un modo dalle sensazioni, unisce la forma alla materia. L'essere dunque I'oggetto essenziale sia delf intelletto che della ragion, ma esso il costitutivo essenziale di quella che abbiamo chiamato interiorit oggettiva o intelligenza dell'essere e poi, come forma del conosce re razionale, applicato dalla ragione a ci che il soggetto sente per mezzo del senso. Quella razionale non affatto la sola forma di conoscenza del sensibile, ma solo un modo di conoscerlo, n il pi comprensivo e penetrante. L'essere come Idea dunque, il uerbo o la parola interiore che l'ente intelligente pronunzia a se stesso e con la quale acquista coscienza di s (autocoscienza), prima determinazione dell'interiorit oggettiva e coscienza di s come soggetto conoscente, quando la ragione si volge alla materia della sensazione o al reale. Ma siccome I'essere come Idea si estende infinitamente, il soggetto intelligente che ne ha I'intito si estende al di l del reale e della conoscenza del reale. L'autocoscienza tende ad una specificazione che adegui il suo atto all'interiorit oggettiva; ma appunto tale compimento trascende il reale.
2.

L'essere atto per essenza.. Dialettica

di

essere e

di atto.

Come abbiamo dettq l'essere intuto l'essenza dell'essere. Come tale, esso, per natura, oggettiuo, l'oggettiaitA.; perci I'oggetto essenziale dell'intelligenza, anzi del sogtutte le forme della sua attivit. L'essere, getto umano

cos inteso, l'intelligibilit. . anche I'intelligibilit delle cose, non in quanto sono queste o quelle, ma in quanto sono. Esso, dunque, contemporaneamente (e, in questo senso, lo si pu dire) < forma > originaria delf intelligenza, e forma universale del reale, non ripetiamo, di questo o di

in

quel reale, ma del reale in quanto reale; dunque, ( forma della forrna reale dell'essere )). Come tale, I'Idea rL primo atto da cui il reale dipende e senza del quale non sarebbe. D'altra parte, il soggetto inteliigente per la presenza dell'essere; e non nel senso che I'essere oggettivo sia la causa e I'intelligenza I'effetto, bens nell'altro che, senza la presenza dell'essere, I'intelligenza cesserebbe: r'i sarebbe ancora un soggetto, avente magari attezze umane, ma non sarebbe intelligente. Perci abbiamo detto che I'Idea il costitutivo ,ontologico dell'intelligenza, I'oggetto interiore per cui il soggetto umano intelligente. Per, all'Idea essenziale I'esser presente ad una mente; dunque questa presenzialit un carattere costitutivo dell'essenza dell'essere, per cui I'oggettivit dell'Idea un costitutivo essenziale della soggettivit dell'csistente e questa lo di quella. E allora, da un lato, I'intelligenza non senza I'essere intuto e cesserebbe se cessasse I'intito; dall'altro, I'Idea non sarebbe se non fosse presente all'intelligenza, che, d'altra parte, non la causa dell'Idea. Ma < essere presente > all'intelligeza significa intuizione dell'Idea; e I'intuizione I'atto del soggetto intuente" Dunque : se all'Idea essenziale la presenzialit alf intelligeza, cio le essenziale t'alto che l'intuisce, con.segue che vi una dialettica interiore all'atto primo ontologico. Questa: I'essere atto per essenza, ma, in quanto Idea, atto che non pu non essere pr!sente all'intelligenza; tale presenzialit essenziale all'essere; dunque all'essere essenziale I'atto con cui l'intelligenza lo intuisce. Certo, l'atto del soggetto che intuisce l'essere distinto dall'essere intuto, che oggetto per se stesso e non nell'atto che intuto, ma . atto essenziale all'oggetto; e d'altra parte, senza I'Idea, cesserebbe i'intelligenza e ogni suo atto. L'atto primo ontologico originario dell'essere dunque un atto unitario costituito dall'essenza dell'essere e dai soggetto intuente, in cui l'essere, come atto primo di ogni reale e di ogni esistente (duncue anche del soggetto) e come atto per essenza, atto di quell'atto che lo intuisce, che insieme suo costi4

5o

Atto ed

esscre

Cer,.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue lorme

tuente e suo costituito, come quello che atto per I'essenza dell'essere, ma della quale, neilo st.tso temPo' ry9 necessario, come quello la^cui presenza costitutiva della stessa
essenza dell'essere.

primo atto dell'intelligenza s'inscrive nell'essere come Idea, io nell'essere in tuft la sua estensione infinita' Ora proprio questo prirno atto costituisce il soggetto intelligente iotti. t"t; p.. tottt.gtenza, rl sogg-etto' costituzionalmente ed intrinsecrnente, icostituito nell'essere, intuto nella sua infinit. L'atto primo, radice e fondamento di ogni "it9..Ylt: riore, l'intuizfone non di questo o quel reale, ma dell'infinito dell'Idea. L'eccedenza ello spirito sulla natura non un'esigenza, ma una condizione ontolog:1' olig"aria, essenziJle, tanto vero che 1o spirito cesserebbe di_essere spirito senza I'intito fondamentale dell'Idea. D'altra Parte, l'Idea permane distinta dall'atto,primo d'intuzione, che atto di un soggetto finito: n I'Idea si risolve nel soggetto (cesserebbe di"sere oggetto), n il- soggetto nell'Idea (cesseebbe di essere soggettl esisiente). Non risoluzione n esclusione, ma implic-riza; e I'implicanza- d-i due o.Pi termini non significa'affatto u risoluzione " dell'uno nell'altro' Pertanto, I'atto primo intuitivo fmplica la- Presenza dell'Idea senza che l'Iea si risolva nell'atto e l'Idea, come oggetto di una mente, implica la presenza dell'atto che la intuisce, senza che I'atto dl soggetto si risolva in essa' Ma questa dialettica ne implica.un'altra: l'ldea irnplicata .o*. pr.nza nell'atto Pt1T9 dell'intuizione (presenzialit

Il

(finito) si risolva e si assorba nell'Idea (in6nita) suo oggefto interiore: da un lato, come esistente, una specificazione dell'Idea e, dall'altro, I'eccedenza dell'Idea stessa su ogni suo atto attiva il dinamismo della sua attivit inesauribile, cio lo sviluppo di u personalizzazione, del soggetto, che pro cesso di esistenzializzazione dell'essere e di essenzializzazione
dell'esistente, cio

di se stesso. E allora: all'Idea immanente una intrinseca

necessit

che iarattere essenziaie ell'Idea), non risolta neli'atto che l'intuisce e perci eccede quest'atto, lo trascende' corne.eccede tutti gli altri ulteriori,..o*ptgro quello dell'autocoscien-

za. Fer .orrr.grr".r"a, I'intito rigi'aiio dell'essere l'atto pii*o dello si'irito che ha in se siesso una Presenza, che lo t"r."nd. e trscende ogni atto. Ci fa che I'atto primo,. attuale in ogni atto dello-spirito, che. abbia una attualit inesauribile,

qrr"oto tton ni un atto del soggetto che possa atttalizzare I'infinit detrl'Idea. N ci comporta che il soggetto

di presenza; e ci fa che essa sia l'oggetto di un soggetto (che, come soggetto, suo atto), e che il soggetto sia intelligente; I'atto primo del soggetto I'intito dell'essere, quello che lo costittrisce come intelligente; dunque l'intelligenza atto per essenza, ontologicamente I'atto costituito dalla presenza dell'Idea e I'atto costituente nell'Idea il carattere ad essa essenziale della presenza. ln questo senso) I'atto dell'esistente che intuisce I'atto primo di ogni reale. D'altra parte, I'atto d'intuizione del soggetto distinto dall'essere, oggetto. Tale distinzione, voluta dall'implicanza, che non tollera la risoluzione e la esclusione dei termini, genera, nella stessa dialettica dell'implicanza) lrna radicale dialettica della tensione tra I'infinito dell'Idea e l'atto soggettivo che la intuisce e ne costituito. Permane, dunque, sempre aperta e mai risolubile, una dialettica atto-essere, dialetticit dell'atto soggettivo dell'intuizione, che tende ad attuare in un suo atto, comprensivo dell'infinita estensione dell'essere, I'Idea, oggetto del suo intito; e dialetticit dell'essenza dell'essere, atto primo dell'esistente e del reale , che per la sua infinit sfugge alla presa dell'atto spirituale e lo trascende infinitamente, pur inerendo in ogni suo atto, che dell'Idea una parziale attuazione. L'atto primo, che I'essenza dell'essereo non mai I'attualit dell'atto del soggetto intelligente, di nessuno e di tutti insieme e perci il soggetto ha sempre un'attualit ulteriore a qualsiasi forma o grado di sua attualit. Dunque lo spirito che atto per essenza e l'attivit spirituale s'inscrivono nell'essere, o meglio nell'atto primo che l'essere, anch'esso atto per essenza) ma che, come tale,

52

Atto ed

essere

Cap.

I:

E-csenza dell'essere

e dialettica delle sue lorme

I'infinito dell'< essere >, che mai pu essere l'( attuaiit rr di un ( atto ), quale che sia, dello spirito stesso. La tensione del soggetto all'oggetto impegna anche quest'ultimo. L'Idea non pu essere da s e non dalla rneflte finita, di cui il costitutivo. Essa dalla e per la Mente creatrice dell'esistente e dell'Idea stessa che lo fa intelligente,

senza che I'esistente possa !ssere) come esistente, il compimento dell'Idea infinita, il cui essere proprio l'Essere infinito creatore. L'Idea dunque, lume della noente creata, guarda al Lurne creatore. Per sua essenza, I'essenza dell'essere tende all'Essere e non al reale o al mondo. la ragione che la uolge verso le cose o i reali, perch I'uomo vive nel mondo ed creato per vivervi. Per I'esigenza intrinseca dell'essenza dell'essere di essere compiuta; tal compimento non glielo pu dare il reale creato, n I'esistente umano; la sua essenziale esigenza di cornpimento pu essere appagata solo dall'Essere o dall'Esistente assoluto. D'altra parte, l'Idea stata creata afif,nch fosse il mondo e delle creature fossero intelligenti, altrimenti tutto il reale sarebbe stato impossibile e, comunque, senza senso; dunque, dall'atto della creazione, I'Idea e il soggetto intelligente sono ontologicamente uniti. Fertanto I'esigenza di compimento dell'essenza dell'essere anche esigenza dell'esistente, di cui ldea. La duplice tensione dialettica dell'Idea verso l'Essere e dell'esistente verso I'Idea, come tensione di adeguazione della finitezza dell'esi stente all'infinit dell'Idea, suo oggetto interiore, fa che I'Idea, radicata nello spirito, sia come l'intermediario tra la creatura e il Creatore; fa che l'uomo, che pur vve nel mondo, non sia per il mondo. L'Idea 1l logo creato, il media,ore <( naturale > tra Dio e I'uomo; e, per la sua eccedenza sull'esistenza e sulla realt, mediatore che, come costitutivo ontologico dell'uomo stesso, fa che lo stato umano, per essenza, sia di < transnaturalit >. La conoscenza del reale, da finale, si trasforma in strumentale; il fine del soggetto intelligente, attraverso il reale conosciuto per l'Idea, lume della ragione, non il reale stesso, ma I'Essere; cio I'esigenza d

cornpirnento, intrinseca all,essenza dell'essere, anche esi_ genza inrrinseca del soggetto spirituale (qui ii p"a" a .rigenza o.ttlolos:n,. intrinieca all'essenza 'rt.rr" ell,essere e cut e presente corne costitutivo). Cos, da un l:Ilorr;gprrrto tato,/l'esistente volge l'Idea verso il reare, percir egli creato per Vrvere e personalizzarsi nel mondo, ne a ej esiste per lui e. per i suoi fini; e, dall'altro, l.Idea, la cui.rig.rr"'.r_ senziale di cornpimeruo si ap-paga nel'Essere, ;G-f; stente dal mondo all'Essere e^f he la sua .rig.rrr"'ri" *_ che esigenza dell'esistente stesso, sua aspirazi";. *p;;;; suo fine essenziale. La diarettica dell'impiicanza e d.b ;;;presenza chiarisce tutti i nodi_ontologici tra essere come Idea, essere esistenziale e essere realc e qulli irrt.r.orrenti tra qus_ ste altre) forme create dell'esse e I'Essere .r."ior". .(e - -' o]ri"r--" cipio di ogni essere e di ogni forma dell'essere.

3.

Potenza

di essere ed essere in potenza.

di attuarsi

Diciamo cornunernente_ passaggio dalla potenza all,atto passare da uno stato all'artior lit"to ur"rir.-ri ai;;,;;tenzialmente. > implicito nel primo, esistente in esso come rn germe, vrrtualrnente. Lo stato, che in potenza, con_ un principio attivo, che atto. Il prnum, d.rnqu., 1."::: l" I'atto, e sempre che, come afto, ha una potenzialit-da attuare. Pertanto, altro l,u essere in potenza > e altro la K-patenza di essere )) : essere ,:2 potenza I'implicito virtuale che non ancora; potenza di issere I'atto, Lhe. caoace di attualit ulteriori, essere (e, corne essere, atto) ,uinte la qotenza non,di.passare all,atto, corne se fosse ptenza, ma

il

ulteriormente.

Ora, I'essere atto e .non potenza dell'essenza dell,essere ; rna appartiene pure alla stssa essenza dell,essere di esser o-gg_erto di una mente; e I'intuizione atto. L'attualit del_ I'Idea dunque attualit delia mente, originariamente e oer in quanto la mente intito dll'Idea, .io :s_senza: Non vi < intelletto > in potenza; I'intelletto "tto. .o"

"tto

AtNo ed esserc

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e dalettica delle sue lorme

.55

tale ed costituito dall'atto primo (o intito dell'essere), che potenza di attualit, cio, come atto primo, pu ricevere tutte le determinazioni; e perci il fondamento di ogni conoscenza. dunque proprio dell'essenza dell'essere e delI'essenza della mente essere atto. La sintesi primitiva dell'essenza dell'essere e dell'atto spirituale che lo intuisce, ancora l'atto primo ontologico, che poi l'esistente spirituale come tale (come soggetto e come oggetto). E quando diciamo ( mente > o < intelletto ) non intendiamo riferirci soltanto all'attivit intellettiva, ma allo spirito in tutte le sue forme, in quanto il fondamento di ogni sua attivit I'intito dell'essere, I'atto primo che esso, nel corso della sua vicenda terrena e per tutta la vicenda terrena, chiamato ad atttalizzare per sviluppare tutta la potenzialit di cui capace. E siccorne qui si parla dello spirito personale, lo spirito e la sua attivit sono I'esistente; dunque, I'atto primo investe l'uomo nella sua integralit, nell'unione del principio senziente e del principio spirituale. Abbiamo detto che non vi sarebbe alcun atto spirituale senza I'essenza dell'essere, che atto per essenza; dunque questo atto primo atto di ogni atto.Infattt presenza e si unisce alla mente con i suoi termini e con la sua presenza. Egli non riceve, d. la < generosit > essenziale dell'essere: presenza, pone se stesso, d: d lume alla mente e fa che sia intelligente; d legge alla volont e fa che sia buona; pone se stesso e fa che il reale sia e sia concepibile. Per il modo con cui si unisce alla mente diverso da quello con cui si unisce ai suoi termini, in quanto vero che con la sua presenza le d I'intelligenza, ma anche vero che la presenzialit alla mente un suo carattere intrinseco, in quanto non c' ldea che non sia idea di una mente. E ailora egli d alla mente, pone se stesso e, ponendosi, d l'intelligenza, ma non potrebbe porre se stesso senza la mente, a cui d. Per conseguenza, la sua intrinseca unione alla mente di presenza, di dono, di autoposizione, ma anche presenza di dato e di posto tale quale esso , cio

I'Idea, che.perci posta o da"tn dall'atto del;;;;;; k#r;; pseudoidealismo non .if n99tro), ma si dr* ;ffi lTd;;; I'intelligenza al soggeuo, come quella 1f^.:l-t"_:-f _presenza non puo non essere presente ad ,rn soggetto intelliiente, :n.e e rnsreme l'oggetto che pone I'intelligenzi l,ogg.tto ?n. a posto o dato dal soggettb intelligentel il quale ";., ;; nel senso di farla eiere nell'at di p-li, ; ;.l',d";;; porla quale , cio come atto ed atto i ogni atto, compreso -ioir"rr;;lj,;;;t.ili. I'atto con cui il soggetto la intuir.. ", gllti Yl ptoptio,.quesro arto d'inruizione, .h, prr. .; per la presenza dell'Idea ed atto costitutivo di ogni ano anche I'atto dell'intuizione pri_? I ;;;; 1!i:t::ii".f".dunque dl ognl atto); proprio qrls516 atto, essenziale all'Iea, quello c-he. a sua volta, atto che d, pone I'Idea che il dto o il qolp dalla mente per quello ch esra e, Coe ntto, t; il;;; dell'essenza dell'essere essete atto per essenza ed dell,es_ senza dell'intelligenza, costituita dail'essere, il cui intriito 1l srJo atto pnrno, essere atto per essenza. L,essenza dell,essere e dr essere afto; I'essenza del sgggetto, in quanto intelligente, - di essere arto, come quello .t?"a irrt tiigrt p., 1,",.; ;iI'essere oggettivo, che coglie con I'atto d.fl'irrtuluiorr; i;rd"_ mentale dell'essere stessol Il soggetto intelligente .t. ,a.* -s-"d.r;, l'essenza dell'essere;d g9 dT"se sresso, !"ii pE; sere, l'Esistente assolutq Dio. Fertarrto, n l'essere n la mente sono in potenza; -ma I'essere e la mente (e la mente per la p".r"rz dell'esser.j sono atto e' come atto, potenza di esscie. In altri termini, n I'essere n la mente hanno I'essenza di potenza, in quanto la loro essenza I'atto; come atto, harino f" po,.J" ai

e oggetto. Non si fraintenda: qui non si dice che il soggetto intelJ1S9nr., nell'atto .ott .ui coglie l'.rr"rr" drll,Zrrrr, ii,

come afto. L'essere si unisce alla mente con la sua presenza, con il dare s alla mente; ma d anche if sogget-a^.rf oggetto presente assoluto. n,ogfitto';";;, i'r,9,?.id;a, t^t_1._1,. dato, appunto perch il soggetto soggetto e I'Idea :

56

Atto ed

essere

Cep.

I:

Essenza dell'essere

e dalettica delle sue t'orme

determinarsi, cio di dare atto o di attualizzare i termini a cui si uniscono. E il sogf;etto spirituale, determinando l'atto primo che lo costituisce me tale, attualizza se stesso' fa che i'atto si specifichi nell'attualit senza che tale attualit 1o esaurisca, i.t q.r"ttto nessuna sua attuazione pu esaur-ire la infini dell'esere e, con essa, I'infinit dell'atto dell'intuizione prima. Perci I'uomo, come quello alla cui intelligerLza pt.t.ttt. I'essere in tutta la sua infinit, per.questa presenza, permane semPre atto avente una potenza infinita i .ser., una possibilit inesauribile e perci inattuata ed inattuabile da qualunque determinazione che egli sia in grado di darsi, sia pure tutto il reale, che egli trascende. per i" pr.r.nr" in lui dell'essere come Idea, la << verticale > dello spirito, inadeguabile dall'u orrzzonta\e > del reale. Ci sigiifi." anoot che, siccome tutti i valori s'inscrivono nell-'E*.t., valore assoluto e fonte di ogni valore, l'uomo non pu attuare pienamente nessun valore, m1 pu solo esprimerli e tutti iarzialment nei suoi atti di valore, tutti insufficienti di.vista, da_questo di essere, parziali. La sua potenza Pulto diu.tt" dalla potenza di essere dell'essere, che egli mai lo trascende. pu - adeguare, e che una considerazione. Come noto, I'esiDa q,ri "tt.ot" stente (ins; Dasein) indica il < fatto, di essere; l'essere (esse,' Sein) l; < atto > di essere. Ora, evidente che I'esistente spirituale un fatto che un atto, un esser-si, un essere a se stesso, non nel senso che si ponga da s, rna nell'altro th:, posto, coscienza di s, principio autonomo e resPonsabile el suo farsi. Dunque Dasein-Sein, un fatto che non puro prodotto passivo, ma atto e dunque sorgent! di esistenza di attivi^t , tn esse attivo e non un ens, Putro fatto di realt. L'esistente, in questo senso' Per essenza iniziativa, cio libert, ens (fatt) che (esse) e perci sorgente pelenle: mente produttrice, capacit infinita di attuazione, -originalit fondamentale, singolrit che continua attuazione di se stessa, atto originale esPresso dall'esse :urlrito all'enl -M-^, -l'esse "Pnn adeguato dall'ens ed inadepunto perch

guabile, I'esse l'<inquietu{i":],_perenne dell'ens: il Sein non riposa in nessuna attualit del Dasein, non s'immobilizza in un'attuazione quale che sia, essendo tutte invincibilmente paruiali. L'< inquietudine > d,ell'esse l'< inquietudine > dell'ens, stimolo costante, pungolo: immanente all'iniziativa, che sempre sollecitata a riproporre se sressa in iniziative ulteriori, a non chiudersi nella parzialit di una di esse o di tutte, a non scarnbiare qr-rello che sernpre tn abbozzo di pienezza, con I'atto compiuto e definitivo. L'implicanza dialettica dell'esse e dell'ens nella concretezza dell'esistente, rompe ogni prowisorio equilibrio e ripropone la dialettica indo. mabile ad un livello pi alto e sempre irreparabilmente insufficiente. Perci atto primo assolutamente solo Dio; ma, in modo relativo, anche I'esistente atto prirno, come soggetto, che non ha un atto precedente e che, come atto, comincia da se stesso, indipendente, l'atto da cui gli altri dipendono. Atto di ogni atto l'essere, in cui I'atto s'intuisce immediatamente.

4.

L'<(

to

> del

atto> dell'essere coftte <farsi>> dell'essere, Il <fat< reale ,, cofile < atto ), dell'<< esistere >t.

di atto; senza di

L'atto primo o atto dell'essere possiede la piena ragione esso non vi sarebbe alcun atto ulteriore.

Niente si pu, dunque, concepire se non come atto dell'essere. Atto puro I'essenza dell'essere, di cui gli atti ulteriori sono rleterrninazioni. L'atto primo, dunque, si continua nelle sue deterrninazioni; pertanto pu anche chiamarsi atto comlne, in quanto niente si sente, si pensa, si concepisce e si vuole senza I'atto primo dell'essere. Ma, come sappiamo, all'atto primo essenziale essere intuto da una rnente; per conseguenza, anche quando la mente, come nelf intito originario, considera I'atto primo in se stesso (la pura essenza dell'essere senza alcuna determinazione), siccome all'atto dell'intito presente l'atto primo dell'essere e con la sua presenza fa che la mente sia mente, anche nell'intito originario, dicevamo,

58

Atto ed

essere

Car,.

I:

Essenza dell'es.eere

e dialettica delle sue lorme

59

la mente intuisce l'atto prirno dell'essere nell'ente, cio come atto primo presente ad un sogg!tto intelligente. Pertanto, I'intuito dell'atto primo in se stesso s intuito dell'essenza dell'essere privo di deterrninazioni (e dunque non riferito ancora agli ent), ma gi, per il legame ontologico che unisce il soggetto intuente e I'essere intuto, atto prirno delI'essenza dell'essere nell'ente intuente, cio nel soggetto stesso; o, se si vuole, a.tto primo oggetiaa, costitatiuo del soggetto spiriruale nell'interiorit sua. La sua oggettivit inviolabile non esclude, per la presenzialit essenziale ad una mente, che I'atto primo dell'essere sia simultanearnente atto primo neli'ente, cio soggetto. Ora, il soggetto ci che primo in un ente, principio della sua unit, atto primo proprio dell'ente, quello per cui questo ente e non un altro, questo ente diverso da tutti gli altri, ciascun soggetto se stesso e diverso dagli altri soggetti. Certo, I'atto primo proprio di ogni soggetto non I'atto primo dell'essere, che I'atto prirno in se stesso universale e comune a tutti i soggetti, anzi quello che fonda l'atto primo di ogni soggetto, ma anche vero che I'atto primo dell'essere non pu non essere presente ad un soggetto intelligente, cio all'atto primo di ciascun ente spirituale . Ci si ripresenta qui, conferrnata, I'unit indissolubile, f implicanza ontoiogica del principio della soggettivit e di quello dell'oggettivit, forrnanti la sintesi ontologica primitiva. Il soggetto, per, non I'essere, bens una sua deterrninazione ; il soggetto un o reale >. Noi per non lo chia-triarno u reale > (corne rneglio chiarirerno in seguito), riservando questo nolne ( a ci che non sente di esistere e non esiste a se stesso >; chiamiamo il soggetto < esistente >. Perci la sintesi ontologica primitiva risulta sintesi dell'essere (costitutivo della rnente e della sua oggettivit) e della < esistenzialit,> dei singoli soggetti, che, nell'atto d'intuizione delI'atto primo dell'essere, si uniscono all'essenza stessa delI'essere e fanno s che essa, pur restando potenza infinita di essere, sia insieme I'atto primo dell'ente o I'atto prirno

proprio di ciascun esistente. Nell'esistenza concreta I'atto non pu stare senza il soggetto e I'essenza in cui termini; ma il soggetto e I'essenza, a loro volta, sparirebbero senza I'atto. L'atto non la sua < attualit >, n si esaurisce in essa: non vi attualit che non sia dell'atto, ma non vi attualit che sia tr:tta l'attualit dell'atto, in quanto esso sempre unito ad un soggetto, che un ente afiiuo. L'< attualit l dell'atto non riducibile all'< attivit > del soggetto. Questa non vi sarebbe senza I'atto: I'atto che la inforrna e fa che essa sia attivit di un soggetto che attuahzza l'atto, cio ne determina la potenza di essere. L'attivit involge il suo contrario, la passiuit, che propria anch'essa di un soggetto e senza del quale non sarebbe. L'Atto assoluto u attuale, e ron < attivo >, in quanto in Lui s'identificano atto ed attualit; il soggetto atto, rna) come soggetto, non tutta I'attualit dell'atto oggetto del suo intito, e perci I'attualit esige I'attivit, cio il rnovirnento di attualizzazome dell'atto, rnai per tutto attuale; dunque non vi attivit del soggetto senza passivit. Anteriore all'attivit degli enti frniti, che non sono I'essere rna sue deterrninazioni esistenziali (o reali), che esistono per la loro unione con I'essere, ci I'atto primo dell'essere e l'atto primo proprio di ciascuno di essi. Ma, nella concretezza esistenziale, I'attivit e l'attualit, I'atto primo dell'essere e l'atto prirno proprio di ogni soggetto, formano quell'unit dialettica che ogni singolo esistente. Noi riserbiamo il termine atto solarnente all'Essere e ai soggetti spirituali, cio al Soggetto infinito, che I'Essere assoluto, e ai soggetti finiti; o ancora all'Esistente e agli esistenti, fermo restando, che gli esistenti non sono I'essere, ma termini dell'essere, esistono per I'essere di cui sono termini. Dunque, I'essere atto in maniera diversa da come atto I'esistente, quantunque anche ciascun esistente, corne I'essere, abbia un suo atto proprio, il cui antecedente comune l'atto prirno dell'essere. Perci il termine atto si estende all'Esistente, che atto di se stesso (atto ed esistenza, nell'Essere, s'identificano con I'essenza dell'essere) e ai suoi termini, gli

l
6o

Ato ed

essere

Cep.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue forme

6r

esistenti,

in quanto
un

ciascuno con

fondarnento nell'atto primo delltssere (oggettivit) e la cui esistenza (a ciascun esistente singolarmente) data dall'Essere, ch.e esiste di esistenza propria. Agli enti, che non sono soggetti spirituali, diarno il nome di reali, esistenti non per se stessi, rna per chi li sente, cio esistenti per gli esistenti, per ciascun esistente, che, come tale, sentimento senziente-intellettivo'volitivo. Il reale non propriamente atto, ma fatto, cosa, fatto o cosa in movimento e dotato di < attivit ) e non di < attualit r. La cosa o il fatto, come vedrerno, acquista esistenza per chi la sentel e, in quanto sentendola la fa esistere, l'attualizza, fa che l'attivit sia attualit, che poi I'attualit dell'atto dell'esistente. Ma forse non esatto dire che il reale < acquista > I'esistenza, in quanto ii reale o i fatti (le cose) sono per chi li sente; non sentiti, cesserebbero di esistere. Per conseguenza, non pu < e sistere > un fatto o un reale se non come senlita: porre il reale porre un sentito; dunque, per il fatto che le cose ci sono come sentite, esistono in relazione a chi le sente.

esistono ed in qualunque rnodo esistano, atto suo proprio (soggettivit), che ha il suo

Ma di ci in seguito. Ora ci preme precisare meglio il principio di atto. Secondo un concetto empirico e naturalistico, l'atto, che non ancora formato e si sta formando, non ancora atto: fino a quando esso si va forrrrando attraverso un ( rnutamento ) continuo, non ancora tutto ( fatto > e dunque ancora non atto. Una simile concezione confonde l'atto e il suo farsi con il divenire naturale o fenornenico, cio con i < fatti >, che, per mezzo della rnutazione, da uno stato passano alI'altro e solo quando lo stato in cui stanro mutando si formato, allora lo chiama atto. Questa concezione dell'atto non ontologica, fisica ed la negazione dell'atto, ii quale non un fatto nel suo formarsi e nel suo durare come gi formato. L'atto spirituale e solo I'esistente spirituale atto e capace di atti; e non vi atto dove non vi principio esistenziale-intelle ttivo.

Nella natura non vi sono atti, ma fatti che divengono, tramutano, permangono per divenire ancora. La loro esistenzialit, ed attualit data dal sentimento: le cose esistono nelle persone e per le persone e solo la persona atto. La persona e le cose, a loro volta, esistono perch Dio, I'Atto che le trascende, Ie fa esistere. Ora, nell'atto, nel senso ontologico, proprio dell'esistente, la forrmazione dell'atto non si distingue dall'atto stesso. La forrnaztone nell'atto non di' aenire, come nel fatto, ma suiluppo, sviluppo interno allo atto stesso, per cui l'azione con cui I'atto si forma lo stesso atto. Non ha alcun senso ontologico, pertanto, distinguere nell'atto tra il u si fa > ed il < fatto ,: I'atto si fa sempre e sempre fatto; ed sernpre fatto perch sernPre si fa. Infatti, esso il farsi compiutarnente se stesso e perci il suo farsi I'atto stesso, sernpre fatto e sernPre nell'atto di farsi. E siccome I'atto essere e l'essere atto, il farsi dell'atto consiste nell'atto dell'essere, e i due principii dell'essere e del farsi s'identificano, non essendo il farsi che 1o stesso essere cire ; e, perch sempre essere, farsi e perch sempre farsi compiutamente se stesso l'essere stesso (1). Gli eventi o i fatti naturali, transeunti o permanenti, hanno un inizio ed una fine, esauriscono ad un certo punto' realizzata la loro potenzialit, il loro divenire e periscono. Ora, ci che pu perire non atto) non mai stato atto. L'atto immortale: posto come atto, imperituro. L'atto assoluto si autopone, ed I'Eterno; I'atto creato o I'esistente nella sua singolarit posto; contingente, ma una volta posto, immrtale. Il suo inizio non transeunte; posto, intetno all'atto stesso) fa parte della < perrnanenza > dell'atto; la cessazione contraddice al principio stesso di atto. L'essenza pura di atto, come quella che esclude I'inizio e la fine, perrnanenza assoluta; I'essenza dell'atto dunque I'essere, che atto per essenza. Ora, conne abbiamo detto
Rosmini ha visto chiaramente questo senso -ontologico dell'atto-farsiegli non distingue tra il farsi come sviluppo spiritualc e il farsi come divenire fisico o del reale,
essere, anche se

(l) Il

Atto ed

essere

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e d.ialettica delle sue lormc

63

pi volte, l'essenza dell'essere intuta dalla mente come idea; dunque la mente intuisce I'essenza dell'atto, cio l'essere senza limiti, ma, nell'atto d'intuirlo, come mente di un esistente finito o di un soggetto, lo determina proprio con
I'atto con cui l'intuisce. Ma tale intito necessario all'essere come ldea, senza del quale non sarebbe ldea, come la rnente non sarebbe mente. Si ripresenta I'unit dialettica dell'atto del soggetto e dell'essere intuto, la quale, sotto questo aspetto, unit dialettica dell'atto che I'esistente finito, a cui presente come suo costitutivo I'essenza dell'atto che I'essere, che per se stessa esclude ogni limite ed infinita, eterna, La sua presenza fa s che ogni atto di quell'atto che il soggetto sia determinazione dell'essenza dell'atto e perci fa s che il farsi del soggetto sia anch'esso inesauribile, senza una fine. Per la presenza dell'essere l'atto del soggetto essenziato dall'atto dell'essere stesso e, come tale, anch'esso atto perrnanente, inesauribile ed indistruttibile. Il divenire delle cose ha un terrnine e una fine, 1o sviluppo dell'esistente non ha termine n fine, il farsi cornpiutamente il suo atto in una attualit, nella quale sempre fatto e sempre farsi e dunque sempre permanente processo di attualizzazione. Perci irnrnortale, come conviene all'atto ontologico. Non vi < atto > del < reale )), ma ( atto ) dell'< esistente r; vi il u fatto , del reale, che, sentito e come sentito, < esiste > per l'< atto > dell'esistente; e vi l'atto dell'esistente, che, in ogni suo atto) s'inscrive, senza mai adeguarlo, nell'atto dell'essere come Idea, infinito nella sua estensione e la cui presenza allo spirito finito fa che il suo processo di attuazione dell'atto primo sia anch'esso senza termini spaziali e temporali, cio non limitato dai termini di luogo, d'inizio e di fine, che son propri dei fatti o delle cose, di ci che chiamiarno reale. infiniti gli atti del soggetto, ma tutti contenuti nel primo atto che il soggetto irnmortale, che primo ed uno, perrnanente come sintesi ontotrogica originaria di esistenza e di essere, di soggetto e di oggetto.

5.

L'essere dialettco

in tutte le sue forme.

L'trdea, come abbiamo detto, precede ogni esistenza e ogni realt; niente, dunque, si pu concepire come esistente e reaie prescindendo da una rnente che io pensi. Perci solo Dio I'Essere in s, perch solo Dio si concepisce esistente prescindendo da una mente, a lui esterna, che Lo pensi; e in Lui l'esistenza e il pensiero di s s'identificano. Ogni altro essere, che non sia Dio, non in s, ma in relazione: , in
quanto

in relazione a.L'essere, in

questo senso, dialeltico.

Tranne Dio, I'essere, in tutte le sue forme, dialettico. Lo , per essenza, I'essere corne ldea, in quanto non pu essere senza una mente che lo pensi. L'essere Idea nella mente, non nel senso che ne sia il < contenuto ), ma nell'altro, gi detto, che ne I'oggetto o la presenza, la cui essenza partecipa dell'Essere in s, senza essere l'Essere in s. Dunque I'oggetto nella mente, ma non la rnente e la trascende; e, corne quello che nella mente, dialettico, in quanto non pu essere se non in relazione alla mente, di cui oggetto. Ma l'Idea non nella mente come un dato, quasi il contenuto di una rnente recipiente (n la cos detta ( potenza ) di conoscere), rna alla rnente unita-distinta, il lume originario che la fa pensante, cio fa che il soggetto sia intetrligente. Ferci esso, atto, colto dall'atto dell'intito fondarnentale, I'essenza attuale e sernpre attuale. I'atto, che sintesi di soggetto e di oggetto, atto che, come quello che poi si rivela essere il principio di ogni cognizione, la potenzialit di tutto il conoscere; e corre quello, la cui essenza l'oggetto infinito, non mai la piena attualit di se stesso, essendo inadeguabile dal conoscibile. Perci, ripetiamo, I'atto primo ontologico trascende tutte le deterpinazioni, cornpiesa quella della coscienza che il soggetto ha c1i s o autocoscienrra, che la sua prirna ed essenziale deterrninazione, rna non tutto i'atto originario che il soggetto pensante nell'essere o, se si vuole, l'essere che ldea in relazione alla mente e dunquc l'essere nel soggetto pe?2s6?zte . La relazione dialet-

64

Att.o ed

essere

Cap.

I:

Essenza dell'essere

e dalettica delle sue forme

65

tica in duplice senso: dell'Idea che non pu essere se non in relazione alla mente e della rnente che mente solo in relazione alla ldea, I'oggetto di essa costitutivo. Anche sotto la forma esistenziale-i:eale I'essere rlialettico, in qranto I'esistenziale-reale non ha in s il principio del suo esistente ed esiste in relazione al principio" Anche questa volta I'essere dialettico in duplice senso. Non, precisiarno subito, che anche I'Essere in s o Principio sia in relazione necessaria all'esistente : I'Essere in s, per sua essenza, non in relazione ad altro. La dialettica in dtiplice senso in quest'altro modo: ogni ente contingente e finito, esistente o reale che sia, prirna di esistere, pensato clal Frincipio che lo fa esistere e dunque nel Principio; perci dialettico in relazione al Principio che lo fa esistere, esiste in relazione all'Idea, che l'atto primo di cui I'esistente e il reale sono determinazioni. Il reale, poi, in relazione all'trdea, al Principio creante che lo fa. esistere e in relazione agii esistenti che lo sentono e lo concepiscono, cio, neli'ordine della natura, all'uomo. In s, il cosiddetto reale, una cosa, cieca: in s non esiste. Non che le cose non siano cose o che siano sogni, ffia soro corne sentite percepile cotzc!Pit! aolute . {Jna cosa non sentita, non concepita, non voluta, inesistente. E il reale esistente, in quanto sentito da un principio senziente, conosciuto da un principio intellettivo, voluto da un principio volitivo, cio in quanto, sentito, una determinazione deli'essere ideale, che, in questo caso, manifesta I'altro suo aspetto di < forma ideale > del reale. < L'essere che non sente non esiste a se stesso, nna a chi lo sente >, dice giustamente il Rosmini. Dunque il reale esiste in relazione all'Intelligenza divina, che lo ha fatto essere e lo fa essere come ( fatto r, che anche < esistenza r nell'atto della Mente e in relazione al soggetto senziente-intclligente, che sentend.olo, lo fa esistere e, conoscendolo, lo eieva da ,, cosa > a u verit >, da < fatto > ad ( atto ). Noi penetriarno nel reale (natura) e ne clisveliamo la significanza cn un atto personale; in cluest'atto che esso ci si rivela, in rnodi infrniti, quanti sono quelli ghe

lo spirito sa assumere a contatto con esso. In tal modo il reale non solo la possibilit della nostra uita nel mondo, ma anche la possibilit di sviluppo clel nostro spirito e perci del nostro essere. Il sentimento fa che rr esista > il reale, che, illuminato dall'Idea, non pi cieco. Il reale in s, al di fuori di
questa relazone dialettica, non esiste, non dice niente, fatto, cosa, diveraire fisico. Non esperienze. Dialettico dunque l'essere iome ldea; dialettico I'essere sotto la forma esistenziale-reale; dialettico I'essere, come ved-rerno, sotto la forma rnorale. Tutto il creato dialettico, per.ch non I'Essere in s, ma essere in relazione all'Esser in

s; e siccorne il fine della natura I'uomo, l'uomo che dialettico per essenza, in quanto, per essenza, in relazione a tr)io. Il creato ensione al Creatore . Anche I'uorno si chiama cornunemente un reale. organisrno vivente come tanti altri; ma diverso da tutti e non perch abbia u in pi ,, l'intelligenza, come se fosse una somma di corpo e di spirito. Anche quello che ha in comune con gli altri vventi (la vita vegetativi e sensitiva), in quanto questo cosiddetto in comune unito ontologicarnente allo spiiito cornune, ma diverso. Ci fa che ogni reale, che non sia il soggetto intelligente, sia una cosa o un fatto in divenire, che esiste in relazione ad esso, cio la sua ,, realt , anche << esistenza r perch sentita, percepita e voluta, senza che forrni un'unit con il soggetto senziente-inteliettivo. in que, st'ultimo, invece, quel che chiamiarno una (( realt r,, siccorne unita allo spirito, non mai < realt ,,, o cosa, ma per se stessa esistenza e forma un'unit con lo spirito (1). In altri terrnini, ogni reale esiste in relazione al soggetto urnano, il quale il solo reale, la cui realt per se stessa esistenza e dunque il solo che esista in relazione a se stesso. Sentirnento, intelligenza e volont formano un'unit; lo stesso ente il suo sentirnento, la sua intellige nza e \a sua volont : il principio che sente lo stesso di quello che intellige e uuole, cio
(l) Vedi il nostro voltmc L'uomo, IV, Milano, Marzorati, 1958, 2" ediz.
5
questo
<

squlibrato

r,

Opere complete,

68

Atto ed

essere

Cep.

I:

Essenza d.ell'essere

e dialettica delle sue lorme

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loro Sorgente, sarebbero prive del loro alimento e sprofonderebbero nel nulla. Froprio la relazione necessaria (da parte della creatura) e la partecipazione all'Essere, assiere al ienso della nostra invincibile rniseria, ci danno quello della nostra indeclinabile grandezza, che tanto pi se stessa quanto pi riconosce quel vincolo e in esso il suo principio e ii suo fine. L'umilt della nostra radicale dipendenza da Dio, nostro fine ultimo, rende possibile l'< orgoglio ), pur nella coscienza di povere creature nel mondo, della nostra indipendenza dall'universo, che pur ci condiziona. Accettare questo condizionarnento ancora affermare la nostra autonomia da ogni determinazione ontologica della natura. La vocazone fondamentale dell'uomo non di abolire i suoi limiti e d'inghiottire la totalit del reale. Egli consapevole che, anche quando vi riescisse, ci varrebbe a soddisfare una sua meschina ambizione, valevole sempre e solo sul terreno della < vitalit > e non la sua autentica ambizione metafisica, coincidente con la vocazione fondamentale, sernpre attuale e mai attuata, di un compimento che solo I'Essere pu donargli. E tale ambizione metafisica, al di 1 deile ambizioni mediocri e al di dentro di tutte le aspirazioni parziali, si rnanifesta ogni qualvolta I'uorno, invece di considerarsi un reale nella totalit del reale, che nella sua muta e incosciente imrnensit sembra schiacciarlo e alla quale egli resta del tutto estraneo, si considera un soggetto intelligente e libero, cos creato da Chi chiama all'esistenza esseri distinti e personali, ai quali d vita, intelli genza e libert, perch siano gli autori del loro destino, la cui destinazione la stessa Sorgente. Questa dipendenza necessaria e partectpazione ontologica, da un lato, confermano f incompatibilit metafisica tra I'Essere infinito e gli esseri finiti, i quali, pur non essendo per se stessi (sono dall'Essere e ne partecipano), sono con un loro essere indistruttibile e con una loro destinazione; dall'altro, proprio questa dipendenza d loro autonomia e li rende, a loro volta, sorgente di verit e d perfezione, in un mondo che permette di esercitare le loro energie vitali e spirituali, affinch

attuino, per il fine essenziale a cui per essenza sono portati, le loro vocazioni parziali e, con esr., la loro persona[ neila verit e nella libert, cio sempre nell'esser. L,Idea, lume dell'intelligenza e legge della volont, fa s che la creatura spirituale, attraverso il sentimento e le sensazioni secondarie (che sono anch'esse veicolo di spiritualit), chiami e raccolga attorno a s il reale, per sentirlo, modificarlo, conoscerlo"e volgerlo cos al fine per cui stato creato. Perrnane sempre) stimolo e limite, pungolo ad attuazioni t-.Tpl: ulteriori nell'impossibilit dell attuzione integrale e definitiva, I'inadeguazione tra I'arto che soggetto ."I'Id.", tra la mente finita e il lume infinito pet cu- mente, tra l'uomo e il < divino > che in lui (appirtenenza di Dio senza essere Dio), tra il soggetto esistente e l'essenza dell'essere, che lo costituisce come esistente spirituaie. Il primo atto universale dell'essere, per cui l'uomo partecipa dell'Assoluto ed soggetto intelligente, trascende I'atto ch soggetto, pur essendo attuale neli'atto del soggetto. L'Idea e.cede anche sulI'esistente, ma non scindibile da lui; eccede, ma legata alI'esistente: lo trascende, ma v'immane: v'immane peich lo trascende e lo trascende perch v'immane. Perci, l'atto che -.soggeno e l'oggetto che gli presente e per cui partecipa di Dio, non mai tutta l'attualit dell'atio oggettivo, cire pure in relazione necessaria con esso. Quef primo atto universale o l'essere come ldea, per cui l'uom partecipa dall'Assoluto, nel momento che stabilisce questo vinclo ontologico, che fa tutt'uno con quello cli dipendenza dall'atro creativo, distingue nettamente e immensurabilmente Dio dalI'uomo e pone il soggetto intelligente creato corne triplicamente dialettico, cio in relazione all'atto creativo che gli d I'esistenza, all'essere come Idea, che gli d I'intelligenZa e all'Essere assoluto, che, come suo fine ultimo, I'aipirazione di ogni suo pensiero e sua azione e che gli d dunque la perfezione. Il soggetto spirituale, stante nello snms di tnsione all'Essere, con la sua potenza di < aspirazione > che potenza di u inspirazione > dell'Essere stesso, avvolge la to-

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Atto ed

essere

C.rr,.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue forme

7r

talit di

il

s corne esistenza ed essenza, corpo e spirito, e tutto reale, la cui u quantit > corta rnisura rispetto alla < qua-

lit > dell'aspirazione fondarnentale ; avvolge tutta I'attualit di cui capace e che mai esaurisce o compie I'atto. L'atto travalica, trascende verso I'Atto creante (dov' la sua attualit piena), che lo attira e io attrae come al suo cornpirnento. L'inhnit dello spirito queila che allo spirito stesso conferisce I'infinit dell'Idea e fa che esso sia infaticabitre ed inesauribile nella sua attivit di attualizzazone, plurimo ed uno nei suoi momenti tutti distinti e tutti inclusi, presenti ed attuali in ogni momento, che non rnai l'attualit clell'atto prirno, la cui attualit piena aspirazione costante e tensione perenre, ma dono dell'Essere. L'essere creato essere nella rnisura in cui tende ad equazionarsi con il suo atto originario; con la sua potenza di essere e con il suo fine totale. Ogni soggetto spirituale nel suo sentimento fondarnentale di esistere e nel suo intuirsi nell'essere, nella presenza di tutta la sua attualit, ma come trascinato r< altrove ,, verso quell'attualit futura che vista o intravvista come I'attualit piena dell'atto. Ogni creatura urnana anche la pi sventurata ed infima, si sente o s'intravvede oscuramente come aflermazione di s, come qualcosa di fondato, di solido e d'imperituro, un'unit indistruttibile, al punto che, quale che sia il suo stato d'indigenza e di deiezione, vuole persistere e durare nel suo essere e, anche contro se stessa, non cessa di aspi. rare all'Essere, che la inspira. Nello stesso temPo sente oscuramente o ha coscienza riflessa che questo suo solido ed indistruttibile essere, anche ' nello stato di maggior crescita e d'interiore sviluppo, anche al massimo d'attuazione di tutte le sue possibilit, sempre bisogno e desiderio di ulteriore accrescimento, di pit ricevere e di pi donare, di pi intima cornunione con I'Essere. u Tu non mi cercheresti se non mi avessi trovato >. Noi non cercheremmo I'Essere se non Partecipassimo dell'essere come esistenza, tramite I'atto creativo e come Idea, la cui presenza ce ne d I'intuito. Noi non cercheremrno l'Essere se esso non ci fosse dato e non si desse

a noi con la sua sola presenza alla mente, che, soio essendo ( mente nell'essere r, d a noi la coscienza che siamo esseri per l'Essere. Siamo, ma fr,on adeguianro I'essenza per cui
siarno.

'

Infatti, I'uorno non il principio della sua esistenza, che contingente, iirnitata e finita; I'Iclea necessaria, illimitata ed infinita. Nell'uorno essere esistenziale ed essere ideale non si adeguano, non fanno uno (pur essendo un'unit) come in Dio. L'uomo sintesi di finito e d'infinito. Da qui tro squilibrio: I'XCea sopravvanza I'esistenza e la pone corrre tensione all'I.nfinito che la trascende; fa che l'esistente, partecipe di Dio attraverso l'Idea o ii divino, tenda all'Essere assoluto. Da qui l'inquietudine " quell'< essere dialettico r per es'senza che ogni uomo ,r dialettico ,r rispetto al rnondo, ai - suo suoi simili e a Dio il tendere perennernente all'Infinito, che ancora posizione ontologicamente dialettica della mente in relazione all'Idea e dell'esistente in relazione al mondo in cui vive e che conosce come determinazione dell'Idea, e in relazione a Dio, sua aspirazione suprema e fine ultimo. Un uomo che crede di possedere tutto il suo essere e cessa di cercare ancora e di essenziare la sua esistenza ulteriormente, convinto che l'attuazone realizzata sia tutto il suo atto) perde per ci stesso ii senso dell'essere e del suo ,essere" Ii mio essere in ogni momento del mio esistere, ma appunto perch in esso vi tutto nella presenza dell'es, sere, nofl vi tutto e mi sfugge ancora; mi sfugge e rni trascende l'infinito dell'essere ed tale trascendenza che stimola il mio dinamismo intero ed esige intrinsecamente una ulteriore attuazione infinita. In ci che noi siarno e in ci che percepiamo vi dell'essere, anzi in ogni nostro atto vi una presenza totale ed integrale di noi a noi stessi, di noi alle cose e delle cose a noi, ma questa totalit inclusa nell'atto sempre parziale proprio quella che ne denunzia la parzialit. irreparabile. In altri termini, ogni modo di esistenza parziale totale in quanto esso essenziato dall'essere

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Atto ed

essere

C.rp.
-

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue forme

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neila sua infinit e, per questa presenza sempre attuale e mai tutta attuata, realizzato in vista del fine supremo delI'esistenza, quello per cui essa potr essere tutta la totalit di se stessa; ma appunto perch la parzialit del momento attuata nella presenza della totalit, il momento stesso rivela tutta la sua parzialit ed insufficienza di attuare I'infinito dell'essere. Perci esistere un continuo trascendimento dell'essere stesso, perenne essenzializzazione dell'esistenza, che, essenzializzandosi nell'esistenzializzazione di un valore, fa che ogni suo momento esistenziale sia essenziale; cio fa che il momento parziale venga totalizzato senza per che mai I'infinito del valore sia tutto attuato in questo o quel mornento parziale, che pure da quel valore essenziato e fatto totale, non per come ( totale r> ed esaustiva attuazione del valore stesso, ma come esistenziazione del valore, che lo essenzia. E siccome I'Essere in s la sorgente di tutti i valori, possiamo dire che ogni atto dell'esistente, che s'inscrive in un valore e lo esprime parzialmente, sia atto di totalit, non perch attuazione e possesso dell'Essere, ma perch sentito, intelletto e voluto in vista dell'Essere e come dono all'Essere, ma la cui totalit ancora e sempre un'aspirazione e perci ancora e sempre un atto ulteriore. Non si tratta di passare da un momento esistenziale all'altro, che ii modo, superficiale ed inessenziale di esistere, ma di essenzializzarli tutti; non si tratta di sciupare, superficializzae e caducizzare I'esistenza nelia variet dei suoi momenti, ma di profittare, profondizzare e permanenttzzare ogni momento parziale dell'esistenza essenziandolo nel valore attraverso i valori - e nell'Essere e di fare cos di un atto transeunte un atto permanente, come quello che s'inscrive nell'eternit del valore, che lo essenzia. Non si tratta di tessere la superficie della vita, che tessere un velo che nasconde il vuoto, per poi tessere e ritessere ancora, ma di tessere la trarna della vita stessa con i valori, che soli possono darle consistenza e significanza. E tesserla, seguendo I'orientamento dello spirito, che, intrinsecamente, volto all'Essere, guidato da quella bussqla-faro che

la presenza dell'essere in noi, tutto presente nella parzialit di ogni nostro atto e perci contemporaneamente assente nella sua totalit da esso, che pure, ciiscun atto nella essenzialit sua, totale per la totalit che vi presenzia e alla quale aspira, come a quella che ancora issenza, che inquieta e tormenta, muove e stimola, soddisfa senza appagare mai. . Dunque noi esistiamo profondamente in una presenza e in un dono, ma, proprio per questa presenza e per questo dono, esistiamo profondamentJ in un'immensa ittesa- e in una permanente assenza. Ogni esistente e non , non come dilemma (l'amletico ( essere o non essere ,), ma come implicanza e com?resenza dell'essere e del non-essere, della presenza e dell'assenza: io sono presente tutto a me stesso in ogni atto del mio esistere, ma, in ogni atto, assente la presenza totale che voglio essere; e I'essere presente tutto in ogni mio atto che nell'infinit dell'essere i'inscrive, ma l'Essere nella sua totalit e inseit assente da ogni mio atto: I'Assenza che fa che sia quella presenza, I'Assenza che la chiama ad un'ulteriore prsenza, ad una successiva ricerca, ad un futuro sentire, intendere e volere, ad una ulteriorit senza stanchezze e rilasciamenti, ad un dinamismo che si attiva incessantemente nella prese nza e nell'assenza della presenza totale. La coscienza dell'assenza o di ci che manca ancora ci d la sicurezza della presenza dell'essere, anzi non si awertirebbe quella assenrf senza la coscienza di essere nell'essere. Da qui il fatto che l'esistente, pur contingente e finito, sia capace d'iniziative, di responsabilit assolute, di qualificare tutti i suoi atti, di un destino che li trascende tutti. Ma appunto perch l'esistenza integrale di ogni essere, pur nella sua infinit e sempre nuova capacit di arricchirsi, non mai tutta I'essenza dell'essere, ogni suo morner]to sempre incerto, sempre provvisorio nela provvisoriet dei suo essere : la conringeiza nostra e I'inaituabilit totale dell'atto ontologico cancellano il prestigio del mondo e delle nostre opere nei mondo, mortificano la nostra intra-

7!

Atto ed

essere

C"tp.

I:

Essenza dell'essere

e dialettica delle sue lorme

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prendenza e capacit dt realizzazione; rna proprio questa mortificazione che ci conferrna la permane nza sostanziale del nostro esistere nella presenza dell'essere e del nostro essere intero nella partecipazione all'Essere. Coscienza, dunque, di sussistenza e di consistenza ed insierne di precariet e di asselnza; coscienza di attuahzzaziorti ben definite nella loro parzialit e in uno di ricerca e di sviluppo inesauribile. Ma proprio questo squilibrio tra I'esistenza e l'Idea, nel

mente stessa costitutiva non solo forrna della conoscenza del reale (riduzione dell'Idea a forma di un concetto e dunque iniziale gnoseologismo, che rende irnpossibili I'ontologia e la metafisica), rna , innanzi tutto, oggetto ad essa presente

momento stesso che denunzia la finitezza irreparabile delI'esisente, rivela intrinsecarnente la sua eccedenza sulla natura: qru,ella irreparabilit e quest'eccedenza s'implicano reciprocamente. Ci denunzia il sofisrna di quelle forme imrrtanentistiche dell'idealismo moderno (alle quali va per il rnerito di avere approfondito il principio della soggettivit e quello della spiritualit dell'atto, ben rJiverso dall'atto delle ontologie naturalistico-ernpiriche), le quali, posta ia mente umana corne illimitata, argomentano che, potendo conoscere essa tutto il conoscibiie, assoluta. lv{a f illimitatezza di cui parla quest'idealismo non data dall'Idea come presenza delI'essere, bens dail'Idea come forrra o categoria del conoscere' cio dalla trascendentalit, in cui si risolve 1o Spirito neila sua essenza. Consegue che il conoscibile ii reale di esperienza e soltanto questo e che dunque l'actreguazione stabilita tra l'Idea e questo reaie. Ma il reale di esperienza (la natura o il mondo) finito, dunque, se esso adeg,ua la rnente, questa risulta anch'essa finita e limitata: la trascendentalit tutta attuata dal contenuto di esperienza ed forma di e Per questo contenuto. Lo < sconfinato > mondo delI'esperienza o l'u immenso , dell'universo non ha niente a che vedere con l'infinito e I'illimitato nel senso proprio; uno sconfinato e un immenso che sempre un ( confinato, e un mensurabile. L'assolutezza della rnente o la mente detta assoluta, solo perch conosce tutto il conoscibile o il reale, soltanto una metafora, un'espressione impropria. La mente umana s illirnitata, ma perch illimitato ed universaie l'essere che intuisce. Questa presenza illurninante e della

e da essa distinto, ma con la quale forrna un'unit, il primo ontologico. Pertanto, universale ed infinito I'oggetto o I'Idea e non il soggetto nella soggettivit sua; I'oggetto dell'intuizione fondamentale, che I'interiorit costituita dall'Idea e non ii conoscere, che fondato e distinto da questo primo intito. trn breve, da un lato, la conoscenza di tutto il conoscibile non comporta affatto l'assolutezza e I'infinit della mente, in quanto il conoscibile il reale finito e, dall'altro, I'Idea, la cui presenza fa che la rnente sia infinita, non pu essere tutta la sua infinita attualit: permane in s un atto, avente una possibilit di attualit e perci una virtualit, che non pu essere attuata clalf intero reale o dalla totalit del
conoscibile.

Le varie forme immanentistiche d'idealismo moderno credono (ed una delle loro illusioni) di dare all'uorno tutta I'autonomia e I'infinit che gli competono come spirito, assolutizzando il pensiero, riducendo I'assolutezza del pensare alla cosiddetta infinit del mondo e risolvendo I'uno nell'altro affinch il circolo dell'immanenza sia saldamente chiuso. In questa chiusura I'uomo, il grande artefice del mondo, abbassato al livello della natura, la < Grande Cosa > tra infinite cose. A noi sembra che il buon Dio non abbia mai creato un solo uomo n al disopra n al di sotto dell'uomo. Ha creato sempre degli uomini, dando a ciascuno il lume della prima verit, come costitutiva di ogni singolo spirito, infinito nelle sue capacit per questo lume che lo orienta verso un'attualizzazione di s che trascende il reale o il conoscibile. Certo l'uorno non pu diventare un'esistenza tnfinita, in quanto non pu abbracciare con I'Idea I'essere nella infinit dei termini e nella sua pienezza, ma chiamato ad

16

Atto ed

essere

attuare la sua esistenza e la sua essenza nell'infinit dell'Idea per una destinazione che ha come fine ultimo proprio quelI'Essere che egli non pu essere e che lo fa essere. Cos resta fondata I'eccedenza dell'uomo sul mondo e I'eminenza e l'eccellenza dell'Idea sul reale.

Caprrolo II

ESISTENZA

REALT,

E LORO DIALETTICITA

- Gli

< esistenti >t

<<

reali

>t.

La possibilit logica e metafisica del reale nell'essenza Infatti, il reale si conosce con l'Idea, che appunto la conoscibilit di tutte le cose. L'Idea del reale precede la sua attuazione; il reale, cio, prima atto di pensiero e poi, per I'azione creatrice di Dio, realt. Ed esistente in relazione alla Mente che lo ha creato e in relazione ai soggetti intelligenti creati che lo sentono, lo conoscono e lo vogliono. Solo per gli aucI9oveq di cui discorre Platone nel Sofista, il < solido > risiede nel corporeo corne realt in s, nel tronco ( carnoso > della cosiddetta realt, con cui identificano I'ooa. Per costoro, solo le cose densamente corporee sono la realt, addirittura son l'essere e vorrebbero che le idee e lo spirito fossero macigni e querce da scagliare, come capita agli eroi di Omero. Solo un pensare e un conoscere imperfetti ci fanno collocare da un lato il reale e dall'altro l'Idea e ci fanno identificare esistenza e reale, reale ed essere, reale e Idea, dando luogo alle illusioni idealistica, empiristica, realistica, ecc. Per un pensare e un conoscere ontologici il reale e l'Idea non si possono coldell'essere. locare ciascuno per proprio conto, I'esistenza non uguale al reale e l'essenza non uguale all'Idea, in quanto anche I'esistenza ha r.rna sua essenza e anche l'Idea ha una sua esistenza. La legge dell'essere il sintesismo e l'essere sin-

tetico per essenza. < Le cose sono corne le sentiamo ir; < sentiamo le cose come sono >. Due posizioni astratte, e approfondite, senza senso ontologico. Dire che le cose sono corne le sentiamo pu significare : o che le facciamo essere quello che sono nel

Bo

Atto ed

essere

Cap.

II:

Esistenza

e realt e loro dialetticit


penso,

8r

rnornento che le sentiarno; o che hanno nn quid ignoto in s, che a noi sfugge e che per noi sono solo come ci appaiono e relativarnente corne a ciascun senziente appaiono; o ancora che il cosiddetto essere delle cose altro non che il loro apparire con cui s'identifica. Dire che sentiamo le cose come sono attribuire ad esse una realt in s, supporre che sarebbero quello che sono, anche se nessuno le sentisse e le le avesse sentite e pensate ; e che, a contatto pensasse e .mai con noi, si percepiscono come sono. La prima posizione I'illusione empiristica (ed anche, in un certo senso, idealistica), la seconda I'illusione realistica; I'una e I'altra sono I'illusione naturalistica, propria (e trasferita nella filosofia) della posizione scientifica di fronte alla natura, legittirna in sede di scienza, illegittirna se assunta in sede filosofica. Il senso ontologico del reale, cio il concepirlo dall'essere e nelI'essere, le dissolve entrarnbe. Le cose non sono come le sentiarno e le conosciamo, n le sentiamo e le conosciaffo corne sono. Corne abbiarno detto, esse presuppongono un principio senziente-intellettivo-volitivo, cio il sentirnento e l'Idea, presuppongono un soggeito intelligente, senza di cui non esisterebbero. Per conseguenza il reale, per essenza e originariamente, rispetto a, m relazione ai principio senziente-intellettivo che io fa esistere e non pu esistere un solo istante se non rispetto a questo principio. Possiamo dire che nato cos ed il reale perch nato cos e, se cos non fosse stato o non fosse, non sarebbe quello che , ma un'altra cosa. Il principio rispetto a cui , il Soggetto creatore, Sentimento assoluto e Intelligenza assoluta: I'atto creativo pone il reale rispetto a se stesso. suo Principio; mai vi stato reale se non rispetto al principio suo. Dunque, ontologicamente (per suo essere) e metafisicamente (per suo principio) il reale come e perch sentito e conosciuto e non sarebbe stato se non fosse stato sentito e conosciuto e non sarebbe se cessasse di essere sentit e conosciuto, cio se non fosse sempre in relazione al Principio creatore e al soggetto senziente-intellettivo-volitivo.

senziente-intelligente-volitivo, cio col nostro sentire conoio sopprimo uno dei termini della relazione, il < reale ,, il u corpo ), la u cosa ) non <r esiste > pi. Eliminato il principio sensitivo, eliminato il reale o il corpo; e, se riuscissi ad immaginarlo in s, senza il principio sensitivo, immaginerei un qualcosa che non un reale. Certo, se il reale non fosse, non potrei sentirlo, ma il reale come sentito e non sarebbe senza il soggetto che lo sente. Dunque, il reale in s non esiste ? Ma il reale in s, il reale come tale, appunto ci che, in quanto reale, il mondo del sentito: essere come sentito l'essere proprio del reale. Reciso dalla relazione sintetica con il soggetto senziente, non pit\ reale, n in s n in relazione; il suo u in s > e il suo essere reale sono il suo essere in relazione con il soggetto. Tolto il principio senziente, tolto il reale, non c' pir) questa o quella cosa, il cui essere essere in relazione al principio. Questa o quella cosa sono le mie sentirnentazioni. Le cose non hanno, dunque, una loro essenza I S che ce l'hanno, ma la loro essenza I'essenza sentita, le loro qualit sono i sentiti di un soggetto, le sue sentimentazioni. l'illusione empiristica che ci fa credere che le cose siano I'insieme delle nostre impressioni sensibili soggettive; come I'illusione idealistica che ci fa credere che siano prodotte dal movimento dialettico del Soggetto; ed I'illusione realistica che ci fa presupporre o supporre un reaie in s, come se la rosa, la quercia, la tazza o che so io, fossero rosa, quercia e tazza tndipendenternente dal principio senziente e come se non fossero quello che sono solo in relazione a questo principio.
scere e volere. Se
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corpo che ha agito su di me e lo penso nel fatto di questa sua azione, che il mio atto di sentirlo. Il vestigio, il segno, la mernoria, il concetto che io ho di un corpo sensazione o concetto che mi fa conoscere il corpo corne il fatto o la cosa agente che, sentita, non pi fatto, ma I'atto del mio sentirla. Le parole ( corpo ), ( cosa >, u reale >, < fatto > hanno il loro senso nella reiazione sintetica con il soggetto

il

Un corpo un sentito. Quando lo

lo

penso come

Bz

Atto ed

essere

Car.

II:

Esistenze e realt e laro dialetticit

8e

Pertanto tutto ci che non sente e non sa di esistere e non vuole esistere) cio che manca dell'autosentimento, delI'autointellezione e dell'autovolizione in una parola della coscienza di esistere o autocoscienza - reale o cosa, che presuppone come suo principio un esistente, cio un principio senziente-intellettivo-volitivo. Dunque, l'esistenza non riducibile alla realt, n s'identifica con essa; I'esistenza precede la realt e ogni reale, che da essa e che reale in relazione all'esistenza e solo in relazione ad essa. Per conseguenza, la sintesi ontologica primitiva non tra la forma ideale e la forma reale deltr'essere, ma tra la forma ideale e la forrua esistenziale dell'essere stesso. Nell'Essere assoluto, che atto di se stesso, Esistenza ed Essere s'identificano: la sua Esistenza la sua Essenza e la sua Essenza la sua Esistenza. Nell'esistente creato, che non atto di se stesso (pur essendo poi, come creato e a partire dall'atto che lo crea, principio ed atto di se stesso), esistenza o soggettivit ed Idea o oggettivit che gli interiore non s'identificano: I'essere nella sua asso utezza ed infinit gli dato come oggetto e non anche come soggetto; perci egli, come soggetto o esistente, relativo, finito e limitato. L'Essere assoluto Inseit e, come tale, Esistenza ed Essenza assoluta, Sentimento e Intelligenza assoluti. L'essere creato non inseit in questo serlso, e perci in lui sentimento e intelligenza, esistenza ed ldea non s'identificano: pur formando quella sintesi ontologica primitiva che ogni esistente, egli non coglie la forraa esistenziale e la forrna ideale come un unico identifico essere. Egli coglie s la sua unit di esistente, di sentirnento fondarnentale e di intito primo dell'Idea, che la unit del principio senziente ed intellettivo, ma non I'identit di esistenza e di essenza. Ancora. L'esistente finito e corporeo, corne corporeo, non pu esistere senza un mondo o natuf,a, creato in relazione all'ambiente che gli proprio. Egli ontologicamente sentimento e intelligenza; core tale, creato nel mondo, nel reale, che per I'atto creativo di Dio, ed in relazioneo

come sentito e conosciuto, all'esistente. Il reale non una forma dell'essere che si aggiunge a quella esistenziale; ci che non esiste a se stesso e perci esiste per il soggetto che lo sente. L'esistente un reale che ha il senso di s e, in quanto sentimento di s, esistente e non puro reale, il quale in relazione all'esistente e perci mai reale in s. Vi , dunque, sintesisrno di essere ideale, essere esistenziale e reale. La sintesi concreta ontologica : I'esistente spirituale, la persona, nel mondo. La persona la sintesi ontologica dell'essere ideale, dell'essere esistenziale e del reale; la persona il principio e il fine della creazione. L'ontologia dell'essere creato I'ontologia della persona. Direi che I'oggetto di questa ontologia sia senz'altro la persona, perch solo alla persona, tra gli enti finiti, conviene il nome di esserel come quella che sintetizza in s tutte le forrne cf,eate dell'essere. Osserviarno subito che la persona, alla quale conviene il nome di essere, non I'Essere, del quale partecipa, ma dal quale imrnensurabilrnente distinta. Perci in essa il sintesismo delle forme diverso da quello proprio dell'Essere. L'essere come Idea non appartiene, infatti, all'esistente come tale; il sentimento proprio a cui l'Idea appartiene l'Essere infinito, che comunica a noi I'Idea, ma non la sua esistenza; perci tra l'Esistente infinito e I'esistente finito vi partecipazione attraverso l'Idea, ma un interuallo incoirnabitre; I'intervallo che passa tra i'Esistente che atto di se stesso e I'esistente che non lo . Queste forme, per se stesse, non sono tra loro disgiunte, anche se sono l'una dall'atrtra distinte: d'identico hanno l'essere, di cui sono forrne. La loro disgiunzione, come osserva il R.osmini, una limitazione nostra: noi possiamo concepire
reale solo sentendolo, cio attraverso il sentimento e i sensi, e quindi ci sernbra ( l'illusione realistica) che il reale se ne stia da se stesso come cosa compiuta, corne ci sembra che

il

l'Idea, oggetto d'intuizione, sia separata del tutto dal reale. Questa disgiunzione propria della nostra conoscenza imperfetta; nell'orcline ontologico, I'essere esistenziale unito al-

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Ato ed

Cap.
essere

II:

Esistenza

e realt e loro dialctticit

85

I'ideale ed in relazione con il reale, che esiste solo in relaziane all'esistente. Corne pure nel pensare assoluto e perfetto (il Pensiero divino) l'essere colto nell'unit indissolubile delle sue forme. Gli esistenti sentono e si sentono; ogni loro sentire (e qualunque cosa sentano) sempre sentirsi e, in questo senso, il < fatto del sentire >, < atto di sentire >.L reali (gli organismi viventi) sentono in vario grado, ma non si sentono; in questo senso, il loro sentire puro fatto del sentire, che, sentito da un esistente, non pi tale, ma atto di sentire, cio il sentire I'esistente quel fatto (senziente o no) che un reale. Solo gli esistenti hanno essenza di principio, cio di soggetto, in quanto dotati di sentirnento; i reali, invece, non sono princip o soggetti, ma sentiti, cio sono in relazione al principio senziente. Solo nell'esistente il sentito lo stesso principio senziente come sentito, cio il sentimento proprio sia del senziente che del sentito. Solo I'esistente /o. Nei reali il sentito non lo stesso principio senziente, in quanto essi non sentono di esistere a se stessil I'io che li sente, e sentendoli, fa che siano sentiti. Rispetto a se stessi sono dei senzienti che non sentono e perci dei puri senzienti, e) come tali, inesistenti a se stessi. L'esistente esiste in quairto sente e si sente; il reale esiste in quanto sentito. In breve, il reale ci dato per sentimento. Esistente, in senso proprio, c' solo I'uomo, principio senziente-intellettivovolitivo; quel che I'uomo sente e conosce del reale, tutto si riduce al sentimento suo proprio. Non si tratta di negare il reale o la cosiddetta realt del mondo, ma di < dar valorp, al reale stesso, di scoprire il suo vero significato, direi, di penetrarlo affinch disveli quel che nasconde, s'illumini nella luce dell'essere, incarni ed esprima i valori, che pur trascendono ogni nostro sentirnento sensibile o concettuale o volitivo in cui presenziano, oltrepassano l'esistenza totale, che tuttavia essenziano e nella quale parzialmente si esistenzano.

2.

l-'esistente colne sintesi d.elle forme dell'essere. sensi dell'esistente e loro dialetticit.

due

L'esistente necessario all'Idea, che di un soggetto personale (o non ). Non vi logo che non sia logo di un esistente e non vi esistente senza logo. questa la sintesi ontologica primitiva, su cui abbiamo tanto insistito, sintesi dell'< essere D come < Idea > e dell'< essere esistenziale >, rispetto al quale il cosiddetto < reale ,) il ( sentito )) e, come sentito, anch'esso < esistenzialit > e non pi ( cosa )), (( va-

lore> e non pi <fattor. (opinione volgare) o (pregiudizio > I'identificazione di realt ed esistenza e I'af[ermazione che < non c' altro che il reale >. E, invece, non vi solo la natura o le cose; vi I'Idea che Idea di un soggetto, che sentirnento di s per I'Idea che lo fa in-

teiligente e, come sentimento di s, esistenza, che I'atto di tutti i suoi atti, di tutto ci che di attuale pu essere da lui sentito, pensato e voluto; e perci di quanto di < attuale > vi nel reale. In questo < sentimento >, che I'esistente nella unit di tutte le sue forme, che sono le forme dell'essere, consiste l'essenza della vita e il valore del creato. Non esatto dire che tutto ci che esiste fa parte del reale; al contrario, tutto il reale fa parte dell'esistere, che infinitarnente trascende il reale, in quanto l'esistere come forma esistenziale dell'essere, la soggettivit necessaria all'oggettivit della forrna ideale dell'essere stesso, senza che per questo sia I'essere nella sua pienezza. L'uomo un'unit indivisibile ed tutto in ogni sua parte ed ogni sua parte parte del tutto unitario: il soggetto o il sentirnento di ogni sua parte. Al contrario, il reale, che manca di quel centro che il soggetto o la coscienza, tn questo senso, non ha un'unit. L'universo fisico non che un pezzo dell.'uomo e la sua unit in relazione al soggetto, come parte che si riferisce al tutto, che I'uomo; e il tutto del creato esiste perch l'Esistente lo fa esistere. In questo senso vero che io sono 1o spazio e il tempo e il mondo; io, cio ogni uomo nella sua singolarit

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Arto ed

essere

C,qp. II

Esistenza

e realt e loro rlialetticit

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esistenziale, essenziata dall'universalit ed

La realt s'inscrive nell'esistenza, e tramite I'Idea che del-

infinit

dell'essere.

I'esistenza I'essenza, I'una e I'altra s'inscrivono nell'essere, che trascende il reale e I'esistere, in una dialettica perenne di partecipazione e d'intervallo, di presenza e di assenza. TaIe dialettica non una legge del pensiero, un puro processo conoscitivo corne risoluzione del reale nel pensiero stesso o nel logo cosiddetto concreto. E' principio ontologico, costitutivo dell'esistente come tale, il principio stesso dell'esistenza; quel < sentimento >, che I'esistenza. L'esistenza, ogni esistenza, situata in un ambiente che la determina, la pone di fronte ad altre esistenze diverse dalla sua, di fronte alle cose che sente e con le quali viene in contatto. Ma I'esistenza il soggetto di tutte le situazioni in cui viene a trovarsi; un soggetto < coilocato )), ma, come soggetto o coscienza di essere collocato, quello < che colloca > tutte le situazioni e, collocandole, esercita la sua libert, prende un'iniziativa. Limitato sempre ad una situazione, nello stesso tempo le lirnita e le sormonta tutte. Esso stesso, l'esistente, in un certo senso una situazione, uno che si colloca di fronte, si loca\izza, occupa un posto. Come situazione irnpenetrabile, esclusivo degli altri. In questo senso, esistere indica un'esteriorit, un punto spaziale, accanto ad altri punti spaziali, tutti estranei tra di loro e tutti impenetrabili. E' I'esistenza nella sua empiricit pesante e spessa, quasi una teoria di muraglie disposte I'una di contro all'altra, concepibile, in fondo, solo per astrazione. E' I'esistenza <isolata> e <isolante >. Ma dell'impenetrabilir dell'esistenza vi un senso pi profondo di quello del concepirla come localizzazione per,. astrazione. Essa suggerisce ci che sta dentro, il suo segreto inviolabile, il segreto che essa proprio in quanto io e, come io, non riducibile ad altro o all'altro e perci una specie di assoluto, di unit unica, che nessuno pu penetrare interamente, neppure essa stessa., essendo ogni esistenza nesauribile per s e per le altre esistenze. In questo senso, esistenza

significa esclusivit e non esclusione, posizione di se stessa come unica nel suo segreto, nel suo pudore, nella u gelosia > e nella difesa della sua singolari. Ciascuno ha la sua solitudine irrirnediabile e provvidenziale; ciascuno un solitario non isolato. Ma per la sua solitudine, che poi il suo segreto ontologico, I'esistente, nel momento stesso che difende la sua inviolabilit, si porge alla comunicazione, si fa avanti, affinch quel segreto sia rivelato ed offerto agli altri. Farsi avanti, che in pari tempo indietreggiare, ripiegare verso un segreto sempre pi profondo ed insondabile; sempre, in uno, custodito ed offerto, ammesso al disvelamento di s e nascosto in una zona pi riposta. E' la forza difensiva ed insieme attiva dell'esistenza, che indica la sua autonomia corne unit irriducibile di fronte ad altre unit anch'esse irriducibili, riluttanti a diventare i termini di una somma. Ma qui I'autonornia inviolabile, affermazione di libert, rivela, proprio in quanto autonomia, la sua non auto-sufficenza: nel difendere la sua esclusivit ed intirnit concreta, non si chiude nel suo segreto, ma si espande nel dono della sua interiorit all'interiorit altrui. Il clono della mia libert riconoscere, rispettare e potenziare la libert dell'altro, per riproporre il segreto attivo della mia esistenza in un soiidaggio ulteriore, che ancora disvelarnento e nascondimento, riaffermazione della mia autonornia non sospettosa n esclusivista in relazione all'autonornia dell'altro. Il segreto dialettico di due esistenze il segreto della libert, il volere la stessa cosa nell'affermazione della libert dell'una e delI'altra, il darsi sempre pur nell'inviolabile segreto dell'una per I'altra, restare due unit uniche nell'unione indissolubile, partecipante e sempre arricchentesi. Ma I'infinit di questa tendenza, interiore ed espansiva, nofl si giustifica pi con il solo principio di esistenza: il segreto di questa sua espansivit, sernpre penetrato e impenetrabile, il segreto dell'essere, in cui I'esistenza s'inscrive. Essa infinitamente limitata dall'essere, ma infinitamente espansiva proprio per I'essere che la illurnina e la

T
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Ato ed

essere

Cep.

II:

Esistenza

e realt e loro dialetticita

8q

costituisce. Per quanto limitata, I'essere corne Idea fa che ogni esistenza implichi un'infinitezza vefa; e siccome I'Idea g-

getto interiore dell'esistente e da esso indissolubile, una verit concreta e vivente. In quanto l'esistente esiste, ; come esistente spirituale. A questo punto, il termine esistente, pur non potendo essere concepito se non come ( situato )), non pu essere affatto concepito, se non per astrazione, come <<localizzato )); pur definendosi in relazione ad altre esistenze e alla realt tutta, mantiene la sua unit singolare e la sua autonomia; pur essendo finito, manifesta la sua infinit nell'essenza che lo costituisce; e I'essenza, a sua volta, come I'essenza dell'esistente, pur conservando la sua universalit ed infinit, guadagna il senso di una singolarit propria e concreta, sempre comunicata e sempre incomunicabile, sorgente inestinguibile di verit e di vita. Dell'esistenza, inbreve, s proprio I'occupare posto, come qualcosa di realizzato o di visibile, di chiuso nella sua inespugnabilit; ma di essa proprio di non essere un realizzato, ma un soggetto che si esistenzia traendo la orza di attuazione dal (rr) di dentro di s, dalla sua interiorit. In questo suo procedere dall'interno non pi visibile n circoscritta dal di fuori, non riducibile alle sue attuazioni: una singolarit sempre in atto e mai attuata, perch infinita I'Idea che essenzia ogni suo atto esistenziale. Pertanto, solo astrattamente si possono contrapporre essenza ed esistenza, attribuendo alla prima il massimo di perfezione formale e relegando l'alrra nella pura accidentalit inintelligibile, nella materia individualizzata, che moltiplica l'essenza d'imperfezione in imperfezione. Essenza ed esistenza, certamente distinte, formano quella unit o sintesi ontologica che l'esistente, inessente senza I'essenza e perci anche inesistente, l'una e l'altra inconcepibili senza I'essere, che le unisce e le < solidifica >. Se ci si libera delI'abitudine di applicare il termine esistenza a tutto il reale, di associare esistenza e moiteplicit (gli esistenti, proprio, in quanto ciascuno una singolarit, non formano mai una molteplicit), di concepire I'essenza nella sua astratta perfe-

zione formale e l'esistenza nelia sua astratta < materialit >, si coglie il senso concreto dell'esistente) che, perch esistente, non ancora pienamente essere, rna che potr esserlo solo se ogni suo atto e sar attuazione dell'infinit dell'essere, attraverso cui I'esistente stesso essenzia la sua esistenza e la fa vera e l'essenza, esistenziandosi, si singolarizza. Quello clre sul piano del puro esistenziale, contrapposto all'essenza, sembra I'urto o I'interdipendenza di esistenti rnolteplici, relativi l'uno all'altro, sul piano dell'atto esistenziale, che attuazione dell'atto originario ontologico, si rivela come compenetrazione reciproca di esistenti singoli. che, compenetrandosi e promovendosi, personalizzano la loro essenza ed universalizzano la loro persona, irriducibilmente singola.

3.

coffie il solo soggetto colnpiuto; il principio - L'esistene di persona.

Solo I'esiste nte ente-principio, in quanto per essenza il reale non ente-principio, perch non si sente; in questo senso il suo divenire u inerte > e la sua vita ( morta ): esso ha l'attivit e la vita che gli d l'esistente sentendolo, cio attivo e vivo in quanto sentito. I1 reale il terrnine dell'esistente, quel sentito che altro o diverso da lui. L'esistente, in quanto sente se stesso, terrnine di se stesso; egli , insieme, principio senziente e terrnine (sentito) del principio; il reale non principio ed solo sentito ed sentito (esiste) per il principio che lo sente, senza che esso, come reale, s'dentifichi con I'atto del sentire. Solo in quanto sentito, esso esperienza ed esistenzialit. Solo I'esistente vive a se stesso, il reale vive per I'esistente. N il sentirnento di s o quello che I'esistente ha degli altri esistenti e del reale mai diviso dalla rnente; in tal caso cesserebbe di essere esistente e sarebbe niente. Non vi sentimento senza una mente che 1o coglie e, d'altra parte, non vi rnente senza sentimento, cio che non sia mente di un esistente. Dunque vi un sentito, I'esistere di ogni uomo a se stesso, rispetto
sentirnento;

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Ato ed

essere

Cap.

II

Esistenza

e realt e loro dialetticit

9r

camente),

rnultaneo all'atto dell'intuito. Nell'uorno I'atto dell'essere non l'antecedente di s come sentito, rna forma con esso una unit, per cui I'uomo I'atto deil'essere corne Idea e corne esistente, quantunque egli non sia il principio della sua esistenza; e rispetto alle cose, irnpossibiii senza I'inteiligenza, l'atto dell'essere di ogni reale, quantunque non sia il- principio del reale. L'esistente ontologicamente unito allratto dell'essere o ldea, di cui il reale una determinazione.

al quale I'Idea corne oggetro non antecedente (ontologiin quanto non c' Idea senza sentimento intelltvo; per conseguenza, il sentirsi esistere, il sensus sui si,

Solo l'uorno, pertanto, nell'ordine della natura, sogg!ta cornpiuto. Cgni altro ente, infatti, sentito, conosciuto, voluto; soio I'uomo spirito senziente, conoscente e volente. Durrque, ogni altra realt che non sia l'uomo, non esiste a se stessa) rna apparlefienzt dell'uomo. Tutto ci che esiste o persona o appartenenza della persona. Meglio: esistono solo person!, di cui il reale un'appartenenza; ed esso esistenza e non soltanto cosa in quanto appartiene alla persona e nella rnisura in cui la persona lo sente, 1o conosce e lo vuole, cio io attualizza. Da ci consegue ancora che I'altro esistente, proprio in quanto esistente, non 'solo un sentito, un conosciuto, un voluto, na per l'esistente che lo sente e lo conosce e lo vuole un sentito senziente, un conoscente conosciuto, un volente voluto. Qui il rapporto, pi che rapporto, ( vincolo > tra due esistenti, tra due soggetti compiuti e perci I'uorno non rnai appartenerza dell'altro uo-ro, rna ciascuno esiste a se stesso per l'altro, esistente per l'altro esistente, persona per l'altra persona. La persona un principio attivo, suprerno ed incomunicabile; principio sensitivo, in quanto sentimento fondamentale (r), sensitivit pura o sentire atto, di cui ogni ulteriore sentire una attualit; soggetto intellettivo in quanto contiene un principio attivo suprerno ed intelligente; ed
<,

squilibrato

(1) Sul sentimento fondamentale cfr. il nostro vofume L'uomo,

>,

questo

cit-

inizio delle sue azion e perci iniziativa e libert; dunque autonoma. La persona essenzialmente una, cio ogni per' sona un'unit; la rnolteplicit delle cose, non delle persone. Vi sono u pi, cose, non < pi r> persone, in quanto ogni persona se stessa, irrepetibile: le persone non fanno rnassa) le strurnentalizza e le nega corne persone. se non per -chi di ogni persona, come persona, comincia con essa L'esistenza e finisce in se stessa; ogni singolo esistente, in quanto per.sona, senza antenati e senza posteri. Di quest'uno che la persona nella sua singolarit ed essenzialit non vi due: le persone non si rnoltiplicano corne le grarnigne o gli insetti. Certo, ogni altro vivente uno ed individuo, ma non soggetto compiuto, non spirito e dunque non principio ttivo supremo; contenuto nell'uomo, che soggetto sprituale, il solo che sia soggetto in s e non abbia bisogno di altra essenza per essere intero. La persona, che valore, pnersonaltzza tutti i valori che esprime, fa che siano personali. Ogni valore infinito ed universale, ma, in quanto s'incarna nella persona clrc 1o esprirne, valore personalmefflc espresso in quella fmmrllabile ed irrepetibile forrna, in cui la persona lo esprime. Un valore espresso da questa o da quella persona, in quel d9t9rper qesta singolarit induplicabile, minato rnodo personale, non solo non perde la sua infinit ed universalit, ma le esistenzia nell'atto personale che 1o esprirne ed universale ed infinito per questa personalit che lo incarna e che, inesauribile, trascende. E' I'attuazione dell'essere e di ogni valore nella e per la persona, di cui I'essere essenza e in cui ogni valore contenuto. In questo senso, l'< essere > si oppone al < reale >, se reale significa (( cosa > ed essere < att r. Ma tale opposizione esclude la dissociazione ed include la sintesi: I'essere-atto si oppone al reale-cosa' ma corne I'atto che attua la sua essenza attraverso il reale e corne il reale che disvela il suo significato nell'atto, che I'atto di uno spirito che, deterrninandosi, trascende la cosa (e 9g1i cosa) in cui si deterrnina, cio trascende ogni sua attualit.

Atto ed

essere

Cnp.

II:

Esistenza

e realt e loro dialetticit

lubile di esistenza e valore. Ogni esistente ha, dunque, un compito inesauribile, ma proprio il non approdare rnai denunzia la sua fr,nitezza: sempre in un qui che rimanda ad tn altroue; comincia e finisce in s, ma n dialettico >, in rclazione al mondo in cui vive e ad altri esistenti, anch'essi princip attivi supremi, ( dialettici >. La persona, in breve, pur non avendo bisogno d'altra essenza per essere intera e compiuta, sempre in relazione ad altre persone. Ogni persona ( contenente > ed < contenuto >. La duplice relazione simultanea: nel vincolo tra due persone, reciprocamente, l'una il contenente dell'altra che suo contenuto ed il contenuto dell'altra che il suo contenente. Ogni persona tesse una rete di vincoli con le altre persone, che, senza negarla nella sua singolarit indomabile e nella sua .rrtonori-" irriducibile, anzi confermandola com principio che tutto in s ed uno, stabiliscono insieme con essa una cornunicazione per cui ciascuna elemento e alimento delI'altra. Solidit t e < fragilit, dell'esistenza e sao Processo - di essenziazione.
<<

Esistere attualizzazione di valori, che pure infinitamente trascendono ogni loro esistenziazione, sempre parziale, tutti gli atti sensibili, intellettivi e volitivi in cui li incarniamo. L'uorno li attua attraverso il reaie (nel suo esistere nel mondo), che cos manifesta la sua verit nella sintesi indisso-

4.

Solo alla persona, nell'ordine della natura, noi abbiamo riservato la dignit e il privilegio di essere esistentel anzi solo le persone sono propriamente esseri. Un solo uomo pi

di tutta la natura perch ha la coscienza della natura e di ogni sua cosa. Solo a lui appartengono l'ordine del pensiero
neila luce dell'Idea e I'ordine della volont nella legge, la potenza di sentire e conoscere, di conquistare e soggiogare le forze riunite della natura. Gli appartiene la vita (come organismo), ma anche lo spirito. L'uomo e solo I'uomo

Appartiene essenzialmente all'essere il permanere. il durare, resistere alla distruzione e il sussistere immortale. Il perire non dell'essere; solo l'uomo, morendo, non perisce; solo I'uomo essere. Neppure f inferno distrugge il uo essere. Indubbiarnente la sua esistenza nel mondo non pu stare n durare senza le realt materiali ed organiche; ma niente pi solido e consistente della sua esistenza. Ma l'esistente finito. E' un'unit e pure sfugge da tutte le parti, come acqua da un crivello. Non parte di niente, ma i punti spaziali e temporali sembrano moltiplicarlo senza rimedio. La sua unit perrnanente lo reintegra sempre, ma di nuovo sfugge e si disperde come se una forza centrifuga lo strappasse a quel centro indivisibile che egli come persona. FIa un fine fondamentale, una destinazione, la sola essenziale, ma fini rnultipli lo risucchiano verso aspirazioni contrastanti e deludenti. Non appartiene al mondo, ma vuole trattenere tutto il mondo; ad ogni attimo crede di posarsi e riposare in un appagamento esaustivo, ma I'onda di un de-

fatto che esiste, testimonianza e rlelazione dell'essere. La personalit, come sviluppo e crescita della persona nella incarnazione dei valori, valore incomparabile. L'essere irnplica unit; sol.o I'uorno essere, perch solo I'uomo unit; egli ha un centro indivisibile, la persona; tutte le altre cose non sono esseri. Non vi , infatti, un'unit fisica: ogni altra cosa vivente non unit (solo dove vi spirito vi unit), ma una parte o vn pezzo della natura, che una parte o un pezzo dell'uomo. L'unit interiore a se stessa; nessufl.a cosa, tranne I'uorno, interiore a se stessa. La persona usa dell'universo e lo lega a s; I'universo, pur essendo necessario alia vita dell'uomo, non pu usarlo n legarlo a s. Niente pi < espansivo > della persona; ogni cosa chiusa in se stessa: l'uomo che la apre a sensi infiniti. Non vi essere senza iniziativa, che comporta una volont autonoma ed una libert effi.cace. Solo l'uomo iniziatore; gli altri viventi hanno soltanro impulsi spontanei. E se I'iniziativa propria dell'essere, solo I'uomo essere.
per

il

il

Atto ed

cssere

Cep.

II:

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e realt e loro daletticit

siderio nuovo lo strappa verso altri appagamenti; tutte le orme che dice indelebili le cancella ad una ad una. L'uomo come disteso su tutte le cose, in tutte disperso: egli, che tutto lega, a tutto legato; egli che unit, stringe nelle mani un mucchio di frammenti. E' iniziativa e perci libert, ma, nelle decisioni pi impegnative e pi sue, non sa determinare quel che veramente in suo potere e quello che non . Come scrive il Blondel, < in noi, noi non siamo assolutamente in casa nostra >. Immortale, ad ogni attimo sembra naufragare nel nulla; capace di bene, un abisso di male; generoso fino all'annientamento di se stesso, avido di s fino all'annientamento di tutto e di tutti. L'esistente u solido, un essere ( instabile >, che deve sempre conquistare e sviluppare il suo essere per meritare il nome di essere.

mortalit della nostra persona scivolino come i sogni dell'alba e che l'edificio della nostra personalit si dissolva come un castello di polvere. Anche nell'istante del pi pieno ed efficace possesso di noi stessi, della fiducia incrollabile e della speranza pi imperiosa, ci afferra un senso cos acuto e crudele della nostra esistenzialit fragile e momentanea, che se non ci aggrappiarno ad un ricordo senza inizio e ad una sp,eranza senza fine, sprofondiamo in noi stessi come un vulcano succhiato dalla sua stessa potenza. L'esistenza friabile come una montagna di mica ed inghiotte se stessa come

le sabbie rnobili.

Solidit e grandezza dell'uomo non vanno dunque isolate dalla sua fragilit e dalla sua piccolezza e queste da quelle: egli questo principio dinamico. u L'uomo tutto )) e < I'rtomo niente ) sono due astrazioni, tronchi morti della rottura di una unit indissotrubile. L'uomo non n tutto n niente, essere che si fa essere per I'essere che . E il suo farsi essere I'appassionata ed appassionante vicenda dialettica della sua solidit che include la fragilit e della sua fragilit che implica la solidit. Non sarebbe fragile ed irreparabilrnente

fragile se non fosse solido ed invincibilmente solido: la fragilit del suo essere, ma appunto perch del suo essere, I'uomo solido; la solidit del suo essere, ma propria di un essere che si fa essere nel suo sviluppo sempre incom. piuto da se stesso incompibile e perci -fragile. Ma corne la sua partecipazione all'Essere rivela la sua solidit e stabilit e nello stesso tempo il suo intervallo dall'Essere, cos il suo non essere I'Essere e il suo non potere essere da solo il cornpimento dell'essere che , rivelano la sua fragilit per le mille vie in cui si perde e si ritrova, si disperde. e si reintegra, s'immiserisce e si sublima, si danna e si redime. Sembra che in ogni mom!nto la solidit, la grandezza e I'imI

Ma non potrernmo essere neppure sogno e polvere se I'esil nostro essere non perdurasse e sussistesse frammenti e pur nelle nostre illusioni, se noi non fossimo il soggetto o la coscienza del sogno o della polvere che ci sembra essere. Niente pu rendere all'uonno ci che si stacca da lui; niente pu ridargli il sapore di ci che non ama pi o cancellargli I'arnaro dei dolori sofferti o delle delusioni patite; nessuna forza pu fare che non appartengaro a lui tutte le miserie e tutto il male in cui ha affondato la propria persona. Ma non si lamenterebbe di quel che ha perduto e di quel che non ha pi, non soffrirebbe del rnale e del dolore sofferto, se egli non persistesse come queil'essere che , non fosse sempre, quell'r.lnit, quella persona indistruttibile. Anche nel nau{ragio, l'esistente il soggetto o I'essere del naufragio. Perci pu sempre emergere dall'abisso, anche quando meno se l'aspetta, unificare i framrnenti della sua vita, prenderla in mano rnutilata e sanguinante, per costituirsi come persona, sempr! costituita e mai definitivamente fatta, sempre essere, ma mai tutto ii suo essere. Anche quando il mondo gli casca addosso, se il pianto disperato e risentito del dolore sa trasformarsi nel sorriso buono della sofferenza accettata, il fragilissimo uorno, Prorneteo nuovo, sa riaccendere il fuoco dalle ceneri spente e ricostruire con la sua polvere I'edificio di se stesso. In qualunque caso e sotto qualunque aspetto, la divina fragilit del,
sere non fosse e nei nostri stessi

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Auo ed

essere

Cep.

II;

Esistenza

e realt e loro dialetticit

97

I'esistenza sovrasta sulla opaca solidit delle cose in se stesse;

la divina solidit dell'uorno sormonta la caducit di ogni

cosa che non merita morire, perch nata peritura. Muoiono e rneritano morire, senza mai perire, solo quelle cose che,

non pi cose, hanno avuto vita nel cuore e nella mente di un uorno; le altre periscono a mano a mano nel corso della loro vita. Le cose finiscono e come cose non possono non passare e finire. Ma non importa che esse ci lascino, se i sentimenti che in esse si sono incarnati, durano e se dura la nostra fedelt ad essi. La rosa o la ciocca dei capelli di tanti e tanti anni fa sono ancora vive nei miei occhi incantati ed innamorati. Di tutto questo mondo, soltanto quello che un uomo ha veramente sentito ed amato fino all'annientarnento di se stesso, vivo nel momento della sua rrorte, e muore con lui e perch con lui muore, in lui immortale. Solo
I'esistente.rnuore, perch imrnortale ; (( muore > I'essere che non ( perisce ,, perch indistruttibile. Niente scivola e spro-

la sofferenza di compierci, la speranza e la fede di essere cornpiuti. L'esistente diaiettico rispetto all'trdea, che lo rispetto all'esistente nell'unit indissolubile dei due princip; ma questa dialettica sarebbe inessenziale e la vita una fatica inutile, se I'esistente non fosse veglia di partecipazione, attraverso l'Idea, all'Essere, in una dialettica di tensione dono
e
sPeranza.

fonda pi dell'< attimo > esistenziale; niente permane immortale pi dell'< istante > di esistenza essenziata da un valore. E l'esistenza valore, che si essenzia nei valori, senza essere mai fatta del tutto. Diventiamo noi stessi per opera nostra e degli altri; ma saremo interamente noi stessi per opera dell'Altro. La nostra virtualit inconfinabile; perci il compito nostro infinito, corne infinite sono la gioia e

Dunque, altro il ,piano della pura esistenzialit, altro quello della esistenzialit. essenziata: il primo la falsificazione del vero principio di esistenza, che tale solo se attuazione del valore che essa e dei valori che pu esprimere, cio tale se attua I'essenza che implica e nella

quaie implicata. Il prirno del puro esistenziale quello del temporaneo (e non del temporale), del giornaliero (che non fa storia), del caduco, del superficiale, del < variato ,; quello che Kierkegaard chiama (( estetico > o dilettantistico. Si passa da un rnomento esistenziale all'altro senza essenziarne uno soiol da qui il bisogno di < passare > da una cosa ad un'altra, in una ridda di rinvii e sollecitazioni, in cui anche ie persone son cose e i sentirnenti puri stati d'animo, epidermici. Si vive senza che un solo momento della nostra vita faccia storia; si nasce e si rnuore senza storia. Si passa da un momento esistenziale all'altro non per approfondire ulteriorrnente, ma perch il primo, corne una notrzia di cronaca, dura un giorno e passa davvero e per sempre senza che il successivo lo riviva e I'approfondisca. E' passato, svanito come un'increspatura che lascia la superficie liscia. Manca una continuit tra i diversi momenti esistenziali e l'uno non si ritrova a vivere nell'altro, come suo antecedente non passato e presente nella presenza di quello attuale. L'esistenza si franturna: curnulo di framrnenti senza un centro unificatore e vivificante. Il suo tempo quello empirico del calendario, il suo senso quello della temporaneit senza ternporalit, della giornata di ventiquattro ore che nasce e muore dentro il giro delle sfere dell'orologio: si conclude quanrlo il quadrante segna I'ora zero. E' passata e ne cornincia un'altra, cio cornincia un altro rromento esistenziale, che gi privo di senso e di valore fin dal prirno secondo, che gi ora zero. Lo zera accompagna il giro delle lancette per tutto il percorso: ogni secondo pieno solo del vuoto di un'esistenza vuota in tutti i suoi rnomenti. Quante giornate, che noi crediarno piene di cose <irnportanti >, alla fine segnano I'ora zero. Da qui la tristezza,la compagna fedele di questo piano dell'esistenza, istezza anch'essa su'po' di amaro al dolce perficiale, quanto basta per dare un ed insaporirlo. La tristezza del vedere passare tutto, transitare, andarsene. E la stanchezza; e la noia di variare, suscitatrice del bisogno di un approdo non prowisorio.

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II:

Esistenza

e realt e laro dialetticit

Indubbiamente in questo cimitero di esistenze multiple ed inutili qualcosa vive sempre (un palpito, un sorriso, un ricordo); per quanto si possa superficializzare l'esiste nza, non si riesce mai a reciderla dall'essere che la costituisce : se vi si riescisse, s'annullerebbe all'istante. Ma la sua pienezza non fatta di framrnenti privi di unit. Essi valgono solo quanto, si raccolgono, convergono e si unificano in un istante di essenzialit. Esistere non estendersi in superficie, ma concentrarsi nella profondit. Niente pi povero della cosiddetta ricchezza delle esperienze molteplici tutte viventi a fior di pelle: come grattarsi leggeri pruriti senza affondare una sola volta le unghia nelle proprie carni. Questa dolorosa operazione necessaria all'esistenza, anche se a discapito del velluto della sua pelle e se si vuole renderla bella della bellezza d,elle cicatrici, cento mille e pi che mille ogni qualvolta si davvero impegnata ad esprimere un valore, a sacrificarsi intera anche in un solo palpito, perch palpito di valore per il"valore. Certo, pu essre'atr .rirt.nra'peccatrice, ma certamente buona e vera: buona della bont del valore che ha arnato, vera della verit per la quale ha sofferto. Un solo istante di esistenza interamente votata alla essenzialit, questo da solo fa storia, la sua storia, pi valida di tutte le giornate inutilmente molte, ( passate > a dilettarsi di questo. e di quello, nell'indiff eenza e nella noia. Privare I'esistenza della sua essenza, affermare che essa, determinandosi, si d la sua essenza, tante essenze quante sono le sue determinazioni, riernpirla solo del vuoto che I'esistenza priva di essenza, identificare l'essenza con i vari contenuti esistenziali: la n zayof,a, fa <peso) non fa il < pieno >. E' chiamare essenza ci che la negazione dell'essenza, consistente ci che privo di ogni conlistenza, pieno. lo stesso vuoto, tanto vero che questa pseudo-ontologia, che rnoltiplica l'essenza in tante essenze inessenziali (tante quante sono le situazioni in cui l'esistenza si determina), conclude al niente dell'esistente, ( sentinella del Nulla >. Espressione ad effetto, rna senza serso, in quanto se I'esistente fa da sen-

tinella pur qualcosa e allora il l.{ulla non c', appunto perch c' lui che gli fa la guardia ed ha coscienza di fargliela. La coscienza del Nulla non il nulla di coscienza, ma l' < essere > della coscienza del Nulla, che, perch c' I'essere, non pi nulla. L' ( angoscia > di questa pseudo-ontologia non di natura metafisica (metafisicamente ingiustificabile), ma di ordine psicologico: ci si sente in stato di angoscia per motivi contingenti o per situazioni particolari e si metafrsicizza questo stato d'animo, invece di liberarsene attraverso la ricerca metafisica. Tra tutti, il procedimento meno filosofico e il pi sterile, in quanto l'angoscia paraltzza I'esistenza, la priva del dinamismo dell' < inquietudine > feconda che, nascendo dall'inappagamento di ogni sua attuazione positiva di valore, stimolo ad ulteriori e sempre pi essenziali attuazioni. Non la contemplazione della essenza nella sua perfe' zione formale, relegante l'esistenza nella pura contingenza (essenzialisrno), n I'angoscia di un'esistenza svuotata della essenza e perci sernpre inessenziale (esistenzialisrno), ma
l'esistenza corne esistere nell'essenziale. Il piano deli'essenziale astratto o puramente concettuale

quello dell'immobilit senza vita, dell'istante che annulla il tempo, del formale senza il vigore dell'essere; il piano del puro esistenziale quello del temporaneo senza temporalit, del tempo ernpirico senza tempo storico (che traduzione dei valori eterni e perci intransitabile), dell' < attimo > che non mai < istante >,, dell'accadere depauperato dall'essere. Tutti gli atti esistenziali, in tal caso, si equivalgono, l'uno vale l'altro, cio tutti sono senza valore. Il vero atto esistenzrale, che traduce il senso vero dell'esistenza che non senza l'essenza, quello che esprime I'essenza in un processo inesauribile di attuazione, perch inesauribile l'essenza nella quale esso si essenzia. Contingente finito particolare, essenziato, necessario, infinito ed universale per la necessit, l'infrnit e I'universalit dell'essenza che tutta in ogni atto (come vi tutto il valore in quell'atto che lo esprime), senza che la sua totalit sia tutta attuata da questo o quell'atto.

fAtto ed
C.qp.
essere

II:

Esistcnza e reah

c loro dialetticit

singolarizzala, si personalizza nell'atto che parzialmente attua la sua presenza totale, che appunto perch presente come totalit non attuata,

sua volta, I'essenza, esistenziata

stimolo intrinseco all'atto ad oltrepassare se stesso, a ripro porsi in un'attuazione nuova, dove la totalit dell'essere si ripresenta ancora. E' la dialettica delf irnplicanza e della compresenza di esistenza ed essenza, di esistenza e valore, per cui ogni atto esistenziale ha I'essenzialit dell'essenza e I'essenza ha in esso la sua esistenzialit. E' proprio di ogni esisigenza tendere alla piena attuazione di s stessa; attoat" in un atto, essa vuol vivere solo di questa pienezza. Mille conoscenti non appagano e non attuano il valore dell'amicizia; un solo amico le basta: I'esistenza si essenziata in un atto che ogni giorno si rinnova, fedele a se stesso, per approfondirsi senza mai esaurire il valore in cui si approfondisce. Non cento donne, non ( una > donna, bens la donna (< colei che sola, a me par donna >). Questa pienezza non ha luogo, non ha tempo, non ha et: I'uomo giovane soltanto nelI'istante in cui la attua.
appiattimento dell'esistenza nell'orizzontalit dell'esistenziale puro, rna crescita di esso nella verticalit dell'Idea e dei valori, che si appuntano nell'Essere, sorgente di ogni esistente e di ogni valore. Nella dinamica della vita spirituale questa sintesi sempre rinnovata e sernpre rinnovantesi un processo
Esistere processo inesorabile

di trascendenza: non

immortale e l'uomo uomo di valore; I'esistente si sacrifica annientandosi di fronte al valore (ed valore anche I'altro esistente), affinch da questo annientarnento, che sofferenza e purifrcazone, risorga essenziato dal valore per esistenziarsi negli atti essenziali che lo esprimono. L'Alighieri si annienta di fronte al valore della bellezza per essere il Dante della Diuina Commedia; Francesco Bernardone si annienta di fronte al valore della carit, per essere S. Francesco d'Assisi clel Cantico delle creature; Soia, < la peccatrice per amore >, la < martire volontaria di puro amore > si annienta di fronte a Raskolnikof, affinch per entrambi incominci una nuova vita. Chi nella sua vita, almeno una volta, non si sia sentito fino in fondo annientato in un sentimento, in un pensiero, in una volizione di valore, non ha mai amato veramente niente e nessuno. Chi non ha sentito almeno una sola volta il bisogno d'inginocchiarsi (non certo per la sua stupida immensit materiale) al cospetto della natura, o di battere la fronte sulla terra calpestata dai secoli, per adorare la potenza dello Spirito che I'ha creata, non ha mai penetrato la verit del mondo, che per lui resta una cosa solo da utilizzare e da possedere, tutto un'immensa pietra o un mostruoso verme. Chi non ha rinunziato interamente a se stesso almeno una sola volta per un'altra persona, al punto da sentire la vita scaturisce da lei come un dono restituito in silenzio, non ha mai donato, donandosi, niente a nessuno. 5.

attivo ed processo di libert e di amore: da un lato, vi come un'iniziaava del valore che ha in se stesso la spinta vigorosa a donarsi all'esistenza perch se ne riempia ed esistenziandolo lo riveli a se stesso, lo renda visibile e lo faccia entrare nella storia affinch sia storia di valore per i valori non storici che vi si manifestano; dall'aluo, vi l'iniziativa dell'esistente che, attratto dal valore, si dona ad esso con tutto il tormento di esprimerlo nella maniera la meno adeguata, di esistenziarlo in un sentimento, in un pensiero, in una volizione, in un'opera umana. Il valore si sacrifica nella piccolezza del nostro atto esistenziab aflinch esso sia

L'esistente nel mondo:

"uitalit> ed <<esistenza>.

Il reale il mondo di esperienza, dell'umano esperire ; ma I'esperire di un principio senziente-intellettivo, cessato il quale, cessa ogni esperire e con esso il mondo corne mondo di esperienza. Se cessasse I'uomo (e ogni altro possibile esistente): il mondo sprofonderebbe nel nulla, cesserebbe di essere mondo di esperienza ed esisterebbe solo per il Principio primo creante. Se per assurda ipotesi si potesse pensare la inesistenza di Dio (l'ateismo I'ipotesi < proibita >), niente

F
Atto ed
sarebbe, neppure
essere

Cep.

II:

Esistenza

e realt e lora dialetticit

il

cipio senziente-intelligente assurdo, impossibile, inesistente. Prima il principio e poi il reale; prirna esiste il principio che lo sente e poi esiste il reale come sentito; primi l'Idea e poi la cosa, che dell'Idea una determinazione. Ma la Idea, principio della oggettivit, non se non in relazione al soggetto, principio della soggettivit. Il soggetto stesso,
come esistente, senziente e insieme sentito, il senziente che sente se stesso come principio senziente-sentito. Se cos non
fosse, I'Idea resterebbe (vuota e oziosa>. Essa

nulla. Dunque, un reale senza il prin-

di un soggetto spirituale, che principio senziente-intelligente-volente esi, stente nel mondo, cio in relazione ad altri esistenti e al reale, che esistono in relazione a lui. L'esistente non sarebbe n potrebbe < sensibilizzare u il reale senza I'Idea o I'atto delI'essere uno e comune a tutti gli esistenti. Da un lato dipendenza necessaria degli esistenti dall'essere (relazione essenziale, senza la quale cesserebbero di essere), e dall'altro, dipendenza necessaria del reale dagli esistenti, senza dei quali' cesserebbe di esistere. Domandarsi cosa sono i sentiti separati dagli esistenti e cosa sono gli esistenti separati dall'essere formulare una domanda contraddittoria in quanto nel momento stesso che la formulo, anniento gli esistenti e i sentiti, li privo dell'atto, che I'atto dell'atto di ogni esistente e di ogni reale. Non vi esistente senza ldea n ldea senza esistente; non vi reale corne sentito senza I'esistente principio senziente-intelligente-volitivo. D'altra parte, I'uomo non potrebbe aic,ere senza il mondo, non pu aiuere se non nel mondo, sua condizione di vita. Non pu < vivere )) se non nel rnondo, dato che anche corpo e non che non possa < esistere ) se non nel mondo. il suo vivere che richiede necessariarnente il mondo, non il suo esistere. L'esistenza, infatti, sintesi del principio selrsitivo-intellettivo-volitivo; gli elementi che ontologicamente la compongono sono inscindibili. Il mondo, dunque, condiziona la vitalit corporea e le necessario, rna non I'esistenza dell'uomo, che il prrincipio stesso della soggettivit, che

come principio di ( questo > esistente, indistruttibile. La morte cessazione della vitalit non dell'esistenza, che sentimento originario, senso di .< corporeit >, che non vi sarebbe senza il corpo, ma che non identificabile con il corpo, ed unito indissolubilmente non al corpo, ma al principio della spiritualit. Tutti gli organismi hanno soltanto la vita che dura finch dura la loro vitalit; solo I'uomo non soltanto vitalit; esistenza, che anch'essa temporanea come esistere nel mondo, ma non lo come principio di esistenza di uno spirito singolo, corne esistere che forrna un'unit con la sua spiritualit. Soltanto I'uomo, infatti, come abbiamo detto, nell'ordine della natura l'essere che, pur non essendo atto di se stesso, a partire dal suo esistere, atto e principio di se stesso. La vita dunque accidentale rispetto all'esistenza, ma necessaria all'uomo per la sua esistenza nel mondo. Come accidentale non pu essere che contingente e provvisoria, una prova, un transito, che vale solo quel che vale la esistenza. Periscono tutte le cose, ogni cosa; perisce la vita di ogni singolo uomo, ma non perisce la singolarit sua, I'esi.stenza che sua. Pu essere o non essere (e perci anch'essa contingente), m* una volta che (creata) immortale, proprio perch soggettvit spirituale, che tale per I'Idea eterna che le . presente e la costituisce. Questa unit o singolarit non perisce: come singolarit o esistenza ha ia dimensione infinita dell'essere corne ldea. Considerare essenziale e prirnaria la vita e non l'esistenza attribuire pi valore alla vitalit, che mezzo (l'uomo vive per esistere e non viceversa), anzich alla spirituali che fine; al reale, che pur esiste per chi lo sente, anzich all'esistente: vivere senza esistere, mortificare la nostra esistenza, fare di noi delle cose che vivono, anzich dei viventi che esistono e sono soggetti spirituali in quanto esistenti e non in quanto solo dei viventi. Con ci non vogliamo svalutare la vita e il principio della vitalit che un valore ed incarnazione di tutti i valori vitali e cosrnici, finiti e ternporali; ma non infinita n immortale n eterna la vita, bens eterno solo il suo Creatore

Atro ed

essere

Cae.

II:

Esistenza

e realt c loro dialetticit

r05

ed immortale I'uomo (ogni singolo uorno) e lo sono i valori esistenziali-spirituali. Il u vivre, ha ii suo valore e il suo significato nel < sopravvivere ,, cio nel sormontare o andare al di l della vita; e alla vita nel mondo sopravvive l'esistenza al di l di esso. Ma I'esistente fa la ,.r prour, sviluppa la sua personalit unica nella sua individuat irrepetibile artrav!rso la vita che gli propria e senza della quale non potrebbe fare la sua prova,^ svilupparsi, crescere, attuare il < progetto > che . Peri I'uomo impegna nella vita e cerca di viverla nelle condizioni pi favorvoH. La economia e la tecnica nascono da quest bisogno, dall,esi_ g?n? di avere nel mondo una vita che sia il pi possibile vitale (e non comoda o piacevole soltanto), .o* .orrdi"io.r" favorevole, sempre pi propizia e sempre meno ostile ad un migliore esistere. Attraverso il lavoro, ia tecnica e I'economia I'uorno trasforma la natr.rra, ia doma e la domina, ne fa il suo ambiente, la sua dirnora. La natura, ora generosa ed ora avara, ora nernica ed ora amica, rr lavorata > dalla mano intelligente ed industriosa dell'uomo, alirnenta e sostiene la sua vita, quella che gli consente d'esistere nel mondo; l,uomo in cambio, dona esistenza alla natura, cio d alle cose o alla realt, bellezza, verit e bont. Il serne di grano, affondato nella terra, d all'uomo il suo alimento vitale, ma l,uomo cFre aiuta la terra a produrre, ad essere terra vitale e feconda: l'uomo che d al grano, sentendolo, conoscendolo e volendolo, la bellezza del"le rnessi di giugno, la verit di ci che essenziale alla vita, la bont del buon pane quotidiano. Il grato e la terra gli danno vita, egli d loro l'umanit sua, trasformandoli da materia in sentienti poetici, in verit essenziali, in bont fraterne e familiari. L natura d vita all'uomo; egli, senteildola, fa che sia bella; conoscendola, fa che sia vera, amandola fa che sia buona. Egli vive per la natura; la natura esiste per lui, che non esisie p.t uiu.re, m" vive per esistere, per esprimere attraverso le cse del mondo, che lavora e trasforma, la bellezza, la verit e la bont del mondo stesso, che sono la bellezza, la verit, ia bont e

tutti quei valori che egli, esistente spirituale, capace di sentire, conoscere e volere e, sentendoli, conoscendoli e volendoli, esprimere in opere di bellezza, verit e bont. La natura non il reale o il dato bello e fatto, l'opposto dello spirito, ma I'alno dall'esistente, necessario alla sua vita e al suo esistere in vita. Dio ha creato il mondo e l'uomo per vivere nel mondo che gli d vita e nella vita lo fa durare. Ma alla vita necessaria anche I'opera dell'uomo nel
mondo, affinch la natura sia sempre meno ostile, favorevole ed amica al vivere dell'uomo, che, operando su di essa, esprime valori, fa pi vitale la sua vita e, vivendo, attua la sua esistenza, fa il suo essere e, facendo il suo essere nell'esistenziazione dei valori, fa che esista la natura di cui disvela il significato. A Dio l'atto amoroso di creare le cose e I'uorno; all'uorno il compito anch'esso amoroso di fare la propria esistenza nell'essere e di dare esistenza, facendole proprie, alle cose create da Dio. Solo cos si tien conto, simultaneamente, del divenire della natura, che noi sentiamo e sperirnentiamo e delle esigenze deil'essere che il nostro senso ontologico e metafisico c'impone invincibilmente. un'ontologia concreta non riduce l'essere ad una entit astratta (che il contrario dell'essere), ma tiene conto di tutte le sue determinazioni, quali sono esigite da un'esistenza concreta, che esistenza nel mondo. I modi di essere degli esseri non sono rivestimenti superficiali, quasi la u pelle > degli esistentil come esistenziazioni dell'essenza sono rnodi o momenti essenziali dell'esistenza nella sua unit. Vi una interdipender\za ta la vita di ogni singolo, quella di tutti gli uornini e la vita universa. Le cose, la cui essenza comune di essere sentite, sembrano porgersi all'occhio creativo e alla mano costruttiva dell'uomo; l'uomo, a sua volta, le chiama attorno a s, come parte di s, essenziale al suo vivere, al suo conoscere e al suo agire, allo sviluppo della sua personalit. Vi un'u arnicizia > originaria tra I'uomo e 7l swo mondo, che non vale in quanto mondo, ma in quanto suo. L'azione deii'uomo sul mondo non mira

ro6

Atto ed

essere

Cap.

trI:

Esisrenza

e realt e loro dialetticit

o7

ad assimilarselo e quasi a farne un prolungamento o una proiezione di se stesso. Il segno del valore ontologico del rnondo non nell'essere il rnondo riducibile all'uorno, rna nell'essere esso I'altro da lui in relazione a lui. L'uomo non respinge I'alterit, la vuole; vuole scoprirla non ridurla; cogliere la ricchezza del mondo, non dissiparla. Fer quanto la respinge o la depaupera, respinge e depaupera se stesso, si priva delle possibilit stesse della sua vita e della sua esistenza, non ( fa > il suo essere. Il suo rapporto con il mondo di collaborazione e di penetrazione, non di distruzione. Il sintesismo delle forrne dell'essere esige la loro distinzione e unit all'interno dell'essere stesso, non l'annientamento di una di esse. Le cose ci stimolano ad attuare le nostre possibilit; da ostacoli si trasformano in <vier, che favoriscono il nostro cammino verso gli altri esistenti. Il mondo diventa la nostra patria terrestre, la casa di tutti gli uornini che furono, sono e saranno, alla costruzione della quale ciascuno ha portato il suo sasso o la sua cattedrale. Tutte le forme nella sintesi dell'atto rnanifestano la loro consanguineit con I'essere, che tutte le contiene. L'opera dell'uorno nel mondo, pi che di conquista e dorninio, deve essere di trasformazione e trasfigurazione : farne il segno o la testimonianza di un dialogo di valori che si rivelano nella vita cornune attiva e fattiva ciascuno al proprio - con le persone. di noi con noi, con le cosq, la posto risposta unanime che il creato d a Dio, Creatore di ogni esistente, di ogni cosa, di ogni valore, di ogni verit. Dialogo nell'ordine dell'esserel in esso la parola del mondo di essere usato dall'uorno e la parola di ogni uomo di usare del mondo per fruire degli altri uomini, per amore di ogni singola persona nelia dedizione ai valori e al Valore per cui ogni valore .

6.

Abbiamo detto che essenziale ai reali essere sentiti, connsciuti e voluti. In relazione all'Atto creante esistono sem-

- il

piano dell'essere e il reale colne (segno, dei aalori.

pre, in relazione all'uomo esistono quando sono sentiti, co nosciuti e voluti. Le cose sono, dunque, dei possibili, nel senso che ( possono > ess!re sentite, conosciute, volute. Anche in quest'altro: per quanto sentite, conosciute e volute rivelano sempre sensi nuovi, indefinitivanente. Ma la loro possibilit resterebbe sernpr tale (e mai sarebbe attuale) se non fossero sentite, conosciute e volute. L'uomo I'attualit di quel fatto diveniente che il mondo, che. sentito dall'uomo, un elernento essenziale di quell'atto che I'uomo stesso. Il mondo specifica e determina in tanti atti ulteriori I'atto primo e questo fa che esso sia attllale nell'atto (e I'atto sia attualit), cio si scopra per quello che , passi da cosa a verit, da reale ad esistente. In questo senso, non sono le cose che fanno passare I'intelletto dalla potenza all'atto ma lo spirito (che atto per essenza) che le fa passare dal piano della realt a quello dell'esistenza, dal piano del fatto a quello dell'attualit nell'atto per cui sono attuali. I sensi della realt sono i sensi dell'esistenzialit. Ogni cosa pu suscitare valori (e disvalori) infiniti: il senso infinito del reale il senso infinito dello spirito. Chi si chiede ( quanto costa D una rosa, ne scopre il valore economico; chi la contempla nella sua bel1ezza, ne coglie il valore esteticol chi se ne serve per una ricorrenza, ne fa un valore sociale, ecc. La rosa esiste ed rosa (e non una cosa anonirna) solo in dazione a chi la sente come ( segno, di un valore; fuori di questa relazione, segno di niente, si arinulla nel nonvalore del puro fatto u inattuale > e perci < inesistente >. La rosa esiste e < significa , in relazione al valore di cui la fa significante chi la sente, la conosce, la vuole; e se chi la sente non sa farla segno di un valore, se muto al valore, la rosa appassisce anche se fre sca d'alba di primavera. Quando una rosa non ci dice niente, la povera rosa non dice niente: le parole diventano pietre e i valori ne soffrono il peso. La coscienza del rnondo sempre coscienza di me che ho coscienza del rnondo, sempre autocoscienza, che non solo autoconcetto (momento logico), ma anche autosentire,

Atto ed

essere

Cer,.

II:

Esistenza

e realt e loro dialetticit

valori..Il.piano.della realt q,rllo del fatt, che, come puro fatto, inattuale; dunque ii piano delia inattualit o'clell'inesistenza. solo I'illuiione r.alirti." (psicologicamente ineliminabile) c'induce ad immaginare di porci s piano o dal punto di vista della realt. Solo una caduta irreparabile dell'atto nel fatto, dello spirito nella materia, un p.i."t distruttivo del senso dell'uomo e della natura ci pu portare a credere che valgano il.puro famo o la cosa, la qutit, il peso, la misura, ecc. Vi un solo piano da cui prsi ed quello dell'essere nella pluralit ed unit delle sue'forme, che"tutte si ritrovano nell'esistente, centro vitale-sensitivo-intellettivovolitivo, sintesi originaria e singolare di soggettivit e di oggettivit.. quesro piano che la realt significa, si fa -su segno dei valori, passa dal fatto all'attualit, ce sua ed dell'atto,. p:t :"i _ attualit. Le cose esistono secondo gli statas o i piani degli esistenti: nel puro stato empirico soio coJe, e su questo piano cosa anche I'uomo; ir quello vitale sono strumenti, oggetti d'uso, cose valide solo conomicarnente; in quello estetico sono segni della bellezza; in quello gruridico sono oneste e giust (non oflendono); in quello pedagogico, educative; in quello morale, buone; in quello filosofico, vere, ecc. Fuori di questi piani, esprimenti ciascuno il valore che gli proprio, le^cose, ia natrra tutta, inattuale, inesistente, senza senso, impossibile a concepire. Ma I'uomo senza il reale non potrebb vivere nel mono e farsi egli stesso espressione dei valori, costruirsi nel valore ed essere uomo di valore per i valori che scopre ed attua. Il reale esiste e vale nell'atiualit dell'atto dell'sistente, che, d'altra parte, non pu attuare I'atto senza il fatto. Il reale diventa esistenza nel sentirnento vitale-economico, nel sen-

autopnsare e autovolere. In ciascuno di questi momentj, pur .distinti, sono presenti gli altri in una'unit sintetica, che l'unit e I'integralit dello spirito in ciascuno dei suoi momenti. Se l'atto dorme, la natuia russa; se l,atto morisse, questo gran fatto della natura perirebbe all,istante. Se cos, valore solo in quanto segno di valore dei

tirnento estetico (arte, poesia), nel sentimento rnorale (rnorale, diritto, pedagogia), ecc., cio secondo i valori che, attraverso di esso, l'uomo sente ed esprime. L'uomo la rivelazione della natura: nella sua utilit, nella sua bellezza (io riconosco un paesaggio che conosco nel quadro di un pittore, perch, io che I'ho visto, lo vedo ora con gli occhi dell'artista, che rne lo rivela e ne fa un segno della bellezza cafi:,e sua bellezza, per cui esso bello per la bellezza di cui segno); nel suo ordine verificato (scienza), nella sua verit inverificabile (nel senso della scienza), che il valore colto dalla filosofia; nella bont, che l'ordine suo intrinseco (morale) ecc. N uno di questi valori esclude gli dltri. ma anzi I'uno come irnplicato nell'altro per quel sintesisrno delle forme dell'essere e tutti sono implicati nella multipla e una dell'essere st!sso. pienezza

7.

dell'uomo, ci che non esistente. L'uomo esiste in relazione alle cose e agli altri uornini; per mentre le cose sono I'altro dell'uomo, il suo simile l'altro uorno, non cio I'altro real.e o cosa, diverso dall'uomo, ma I'alfto esisente sirnile a lui. L'altra cosa aliquid, I'altro uorno aliqais. L'uomo , s, altro o diverso da Dio (tra Dio, I'uorno e ogni altro essere vi un'incompatibilit metafisica), ma lo in maniera diversa da tutti gli altri enti, in quanto egli Fartecipa di Dio in modo eminente rispetto a quello dei reali, per il < divino > o I'Idea che lume della sua mente e fa che solo a lui competa il nome di essere. Perci I'uotno che vive nel mondo e non pu vivere se non in relazione al mondo, si trova ad essere altro dagli altri enti, che sono altri da lui, ma simile ai suoi simili, che, come abbiamo detto, non sono l'altro dall'uomo, ma gli altri esistenti come lui. Vi , dunque, una duplice alterit: dell'uomo rispetto

( - La triplice al.terit e I'esscre arnoroso )r. Il creato altro da Dio, diverso da Lui; nella natura, l'uorno aLtro o diverso da tutti i reali, che sono I'altro

It
IIO

Atto

ed, essere

Cnp.

II:

Esistenza

c realt e loro

dialetticit

III

o arnare le cose ma arna o vuole gli altri uomini, n gli uomini come le cose. Il diverso modo sostanziale di essere altro, lo obbliga a due atti morali o di riconoscimento diversi, come esige I'ordine stesso dell'essere. evidente che anche il suo atto di amore o di riconoscimento verso Dio dev'essere ancora diverso da quello verso le cose e il suo prossimo; l'atto amoroso verso Dio non pu essere che totale, incondizionato, scelta assoluta. L'alterit si presenta ora triplice : Dio, I'uomo, la natura. E cos i nodi ontologici tra il Creatore e le creature e tra le creature tra loro, secondo il diverso rapporto di alterit, nella forma morale delI'essere, si dispongono secondo un ordine, che ancora I'unione e I'armonia di tutte le forme dell'essere, identico e tutto in ciascuna e pur in tutte distinto. Come dice Bossuet, < le cose sono) perch Dio le vede r>; gli uomini sono perch Dio li ama. All'esistenza delle cose basta I'essere viste, all'esistenza dell'uomo concesso di esser vista con occhio d'amore. All'uomo continuamente rinnovato il dono della creazione, affinch edifichi il suo essere morale nel dono di se stesso all'altro uomo, che il prossirno, in cui ama Dio. Il suo prossimo gli assolutamente necessario: senza I'altro simile, non pu esistere; senza I'altro esistente non pu avere coscienza di s; senza I'altro essere, I'uomo non pu farsi I'essere che . L'alterit da uomo a uomo necessaria all'autocoscienza e, perci, all'esistenza di ogni singolo uomo. Le cose sono necessarie alla mia vitalit, al mio vivere nel mondo, alla mia attualit ed attivit; l'altro esistente necessario alla mia stessa esistenza, al mio sentirmi esistere, come io sono necessario a lui. Non c' coscienza di s senza coscienza non dell'< altro dalla coscienza ), ma dell'< altra coscienza >, ben diversa dall'alteI

renza ontologica, essendo ontologicamente diverso il piano dell'esistente e il piano del reale. Ferci I'attitudine morale deve essere fondarnentalmente diversa: l'uomo non pu volere

alla natura e dell'uomo rispetto all'altro uomo. La diffe-

rit della natura, che appunto I'altro dalla coscienza. Solo l'Esistente assoluto non ha bisogno dell'altro per esistere. Le coscienze sono reciproche; la reciprocit loro essenziale: si alirnentano di e in essa. La chiusura all'altra coscenza la mia sterilit. La reciprocit esigita proprio dalla singolarit della coscienza.Le cose non si compenetrano, non sono (( singole >, I'una non contribuisce al divenire dell'altraDue alberi possono stare per millenni I'uno accanto all'altro senza che si compenetrino o I'uno contribuisca al processo vegetativo dell'altro. Due coscienze no;l'essere reciproche indispensabile al loro esistere; il cornpenetrarsi un'esigenza interiore alla loro stessa singolarit. L'esistente un'unit, la persona centro unificatore, ma non una u unicit >. Ogni uomo un < uno )), di cui non c' due, ma non l'< unico >; un uno in relazione ad un altro; dunque il suo essere include la reciprocit che esclude la unicit. Ogni io io per trn tu., che io per l'io che il suo tu: la singolarit indisgiungibile dall'alterit; la sua unit esige I'altra uni: iI solipsismo, sotto qualunque forma, escluso ed possibile solo a patto che l'io negli ll tu, negando se stesso, cio la sua singolarit una, che non affatto I'unica singolarit. Porre un io gi porlo in relazione e in comunicazione con un altro io. la libert insita nella persona: il non potersi porre se non in relazione all'altra persona, la libera dall'isterilirsi nella compenetrazione di se stessa (narcisismo) e dall'usare del suo simile e le fa acquistare coscienza della sua libert. Infatti, si sente vigore d'iniziativa, slancio di fare qualcosa per I'altro, di riconoscerlo come l'altra persona e di promuoverne la personalit. Reciprocit delle coscienze prornozione di perfezionamento reciproco, aiutarsi a farsi ciascuna essere. L'interdipendenza tra I'esistente e la natura sul piano della vitalit, che oltrepassata solo quando I'esistente la apre a sensi infiniti e ne ascolta la < parola > che egli le d; la reciprocit tra esistenti, ciascuno autonomo e singolo, sul piano della spiritualit, della promozione reciproca. Ogni esistente gi egli una u parola > immensa che

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essere

II:

Esistenza

e realt e loro dialetticita'

rr3

va incontro ad un'altra parola; liber che si fa tanto pir) libera ed autonoma, quanto pi disponibile a promuovere la iibert dell'altro. Ii primo atto di libert d'un esistente queilo di riconoscere la libert dell'altro esistente: la sola ncchezza di essere liberi, i'essenza stessa della libert, I'atto che ci fa awertire il suo pregio, per cui vale la pena di essere liberi. Non posso sentirmi libero se non riconosco la libert clelI'altro: mancherebbero I'iniziativa e la scelta. Io esisto reciprocamente ali'altro; se nego la sua libert mi rifiuto di sceglierio corne I'altro esistente simile a rne e lo scetrgo come ( oggetto d'uso >. Ora negarlo come persona negarlo cofiie singoiarit autonoma e perci libera; ma. se nego la sua libert, gf impectrisco di scegliermi. Nel momento che l'altro non rni sceglie ed io mi isolo, mi atucizzo, cesso di essere Llna persona, non esisto pi. La scelta dell'aluo nni necessaria e perci mi essenziale riconoscere liberamente la sua libert. La reciprocit deile coscienze comporta la scelta reciproca e questa il riconoscimento reciproco della libert. f inizio fondamentale ed essenziale di ogni ulteriore atto di riconoscimento e perci di perfezionarnento reciproco. Nella libera scelta come atto di riconoscimento o di amore secondo I'ordine dell'essere risiede e si manifesta la forma morale dell'essere stesso. Dire essere morale lo stesso che dire ( essere amoroso ). Soio I'uomo essere morale, cio soio a lui cornpete la forma morale dell'essere, che il vincolo tra l'essere esistenziale e l'essere come ldea. Solo I'essere amabile ed amato come esistenzide-reale (essere soggettivo) e come Idea o essere oggettivo. L'Idea non essere amante; ii principio che ama I'essere soggettivo, cio il principio sensitivo-intellettive volitivo, che, amando il suo essere intero, ama I'essere oggettivo o l'Idea, che lo costituisce come intellettivo-voiitivo. L'Idea, principio dell'oggettivit, amata dal soggetto, I'e.csere morale. L'amore congiunge l'essere soggettivo (esistente) e l'essere oggettivo (Idea). Ma esistente ed Idea, come ab-

biamo detto altre volte, formano un'unit; dunque I'esistente nell'intuito dell'Idea ama il proprio essere e con ci attua il vincolo tra il suo essere esistenziale-reale e I'Idea. I'amore naturale che egli ha di s ed il principio di tutta la sua attivit volontaria. L'uomo, dunque, partecipa Per natura della forma morale dell'essere, cio ha una condizione ftro' rale anteriore ad ogni suo atto. Il riconoscimento (amore) del mio essere (di me persona) la mia condizione morale essenziale e il fondamento di ogni ulteriore riconoscimento o atto di amore di ogni Persona e di ogni reale, cio di ogni esistente e di ogni reale nell'ordine dell'amore: < Ama I'essere ovunque I'essere >; la vera virt morale la bont, la sola pei l" quale le altre sono virtir < morali ,' e senza la quale sono soltanto virt < etiche >. E I'amore atto sensitivo-intellettivo-volitivo, il solo atto integrale e compiuto dell'uofiio, intelligenza d'aflrore (t). It breve, l'essere acquista la forma morale quando voluto, cio amato; dungue la volont il principi soggettivo che da essere intuto (dea) e conosciuto lo fa bene morale. Perci I'essere morale include l'essere esistenziale-reale e I'essere oggettivo. L' essere alnoroso la perfetta unione con l'essere ed questo, solo questo I'atto morale. L'Idea la mediatrice, in quanto il soggetto non potrebbe volere o riconoscere o amare niente e nessuno rettri o fuori dell'infinito dell'essere, senza il lume originario di verit. L'atto rnorale o d'amore, atto intellettivo, al pari delI'atto razionale. Come vi una conoscenza d'intuizione, cos vi anche una moralit d'intuizione o < diretta >. L'< intelligenza r, I'attivit corrispondente, da distinguere dalla < ra' git. r. Una morale di pura ragione uni morale di calolo, di dosaggi e misure avare; non morale; ma < etica >. La morale nn esclude la ragione, la ingloba in un atto pi profondo e comprensivo insime, che atto d'< intelligenza morale ), vero atto d'arnore e perci il solo autenticamente
(l) Cfr.
<<

sgailibrato

r,

<

Intelligenza morale cit.

ragione etica

r, nel vol. L'uomo,

questo

,4tto ed

es-tere

Cep.

II:

Esistenza

e realt e loro dialetticit

I15

rnorale (1). L'atto razionale-concettuale < definitorio > e, < distaccato r: mira a cogliere I'essenza o la perfezione formale di un essere senza volere ci che conosce. disindividuale (se si riferisce al reale) ed anche spersonalizzante, se s'jndirizza all'esistente. Mira a formulare il < concetto ), si ferma alla cosiddetta perfezione formale; desistenzia. E perci distaccato ed indifferente: non si pu volere ed amare la pura essenza. L'atto concettuale prescinde dal sentirnento; dunque prescinde dall'esistenza che sentimento; per conseguenza non vi arnore, che sentimento intellettivo. L'atto, concettuale , dunque , non compiuto: non si dona, non penetra tutto I'essere a cui si dirige. Perde l'esistenzialit e la perde senza rimedio, in quanto, nel concetto o essenza di un essere non contenuta necessariamente l'esistenza. <<Concett:oalizzare,r depauperare I'esistenza e la realt... dall'esistenza. indubbiamente una forma valida di conoscenza (se I'uomo non I'avesse si sentirebbe fortemente diminuito), il valore della ragione e di ci che razionale, ma non affatto n la sola conoscenza valida, n la forma di essa compiuta ed ultimata. L'esistenza, che sfugge al concetto, recuperata dall'atto morale al quale essenziale ) senza che esso, per recuperare I'esistenza, perda l'essenza, anzi I'atto di ricono. scimento di ci che la ragione conosce. Io conosco un uomo o una donna (concetto), ma posso amarli solo come questo uomo o questa donna, cio corne sintesi concreta ed inscindibile di esistenza e di essenza cio ancora come esistenti; posso unirmi a loro (e non soltanto conoscerli), in quanto esistenti e non in quanto, prescindendo dal < questo > e dal (( questa ), spersonalizzando la loro essenza, contemplo la pura essenza di uorno in universale. Io non amo l'uomo in universale (la specie), che conoscenza valida nel suo ordine razionale, rna incompiuta. Essa non unisce la forrna esistenziale dell'essere e I'Idea, ma separa l'esistenza dall'Idea,
(l) Per la distinzione (c unit insieme) di n intelligenza )) e ( ragione o rimando, oltre che ai volumi Filosof.a e Metafsica (Brescia, Morcelliana, 1949) e Interiorit oggettiua, Milano, Marzorati, cit. al vol. cit. L'uomo, questo ( squi>
(tui).

libran

specificandola in un concetto. Al contrario, I'atto morale vincolo, unione delle due forme; ed esso e solo esso atto compiuto. L'atto volontario, che intelligenza d'amore, include ed implica l'atto razionale (suo diverso), lo completa, lo compie, lo perfeziona e l'oltrepassa, ha uno slancio interiore inesauribile, che 1o spinge all'altro, che lo fa volente o amante dell'altro. Se I'atto concettuale inultimato ed incompiuto, non basta a conoscere compiutamente esseri ultimati e compiuti; ora gli esistenti sono tali, anzi i soli esseri a cui competa il nome di,essere; dunque I'atto concettuale non basta a conoscere compiutamente gli esistenti. Da ci consegue: a) la sola ragione non l'essenza dell'uomo; b) la sola ragione e tutta la scienza che essa con giusto orgoglio costruisce non bastano a conoscere un solo uomo nella sua compittezza; lo conosce con l'atto di riconoscimento (che include il conoscere razionale ma lo sorpassa in una nuova sintesi) l'intelligenza d'amore o I'intelligenza morale. Infatti, non si pu intendere il sentimento - soprattutto quel sentimento intellettivo che I'amore - se non si sperimenta; e I'amore non pu sperimentarsi se non con un atto intellettivo amoroso. Ma dire sentimento dire esistenza; dunque, I'altro non posso intenderlo, se non faccio I'esperienza di amarlo, se non 1o < esperimento > nell'amore, cio se non lo intendo < moralmente r> come sentimento od esistenzal e posso intenderlo compiutamente (anche come esistenza) solo con l'atto intellettivo amoroso volitivo, che, come tale, atto compiuto, l'atto di riconoscimento, che non c' senza il < conoscimento >, ma che pi del solo <conoscimento > razionale; un <pi >, che non un'aggiunta, ffia un atto di unione e di sintesi e dunque nuovo) originale. Richiede anche un'iniziativa e perci gli indispensabile la libert; atto di libert. Solo I'atto morale fa ad un tempo conoscere ed amarel o meglio: fa che il conoscere sia amare e non pi soltanto formale ed astratto conoscer!, fa che I'amore sia intelligenza e non cieca passione o desiderio animale. Si conoscono vera-

pur

I16

Atto ed

essere

Cap

Esisenza

e realt e loro dialetticit

lJl

rnente solo le persone che si arnano; ma anche vero che si amano ie persone che si conoscono profondamente. Per si conoscono profondarnente solo le persone amate fino in fondo senza pur mai riescire a toccare o ad esaurire il loro fondo. L'arnore s sentimento, trna intellettivo e volitivo, la forma piir concreta e cornpleta di conoscenza, la pi rapida e penetrante: procede per intuizioni dirette a colpi di sonda. Va diritto all'altro con una potenza di dono che non conosce misure, temperarnenti e prudenze. L'intelligenza amorosa non ha altra misura che se stessa, cio l'ordine deil'essere amato, l'infinito dell'essere amato negli esistenti che lo esistenziano. In fondo, si amano solo le persone e non le cose ; si amano le cose in quanto appartenenza delle persone che si amano, cio in quanto personalizzate ed esprimenti valori personali. E amare promuovere I'altrol solo prornuovendo I'altro, perfezioniarno noi stessi. Ciascuno di noi si perfeziona nella misura in cui si dona all'altro e resta fedele al donarsi sempre di pi" Arnare prodwcere, cio < condurre avanti r I'altro, che < condursi avanti )) con l'altro: nella rnisura che < produco r, I'altro, produco me stesso. Perci amare, anche a drstanza infinita, sempre prendersi per mano e camminare insieme, I'uno neil'altro, I'uno amico e fratello dell'altro, I'uno con dentro le pene deil'altro e con dentro l'altro con le sue gioie ; ciascuno con la sua solitudine invincibile e con la sua tristezza indomabile, ma con tanta sernplice felicit nel cuore. Camrninano in silenzio, ma sanno quello che sentono, pensano, vogliono e non vogliono; lo sanno perch sentono, pensano e vogliono in comune, due in uno e uno in due: n lui me, n io sono lui; siamo due unit, eppure siamo uno. L'essere ci distingue inconfondibilrnente in due esistenze; l'essere ci unifica amorevolmente in un solo essere .L'amore ci rende pi singoli io e, al tempo stesso, ci fa noi. Non quella intelligibile o dell'essenzala conoscenza perfetta, come pensavano i Greci, nostri antichi padri. Loro pos. sono affermarlo perch per loro I'esistenza contingente,

quasi un rivestirnento temporaneo dell'unica essenza eterna, che, calandosi nella materia individuale, viene quasi a degradarsi, a perdere la sua purezT,a e perfezione formale, oggetto di contemplazione. La vita degli esseri, per loro, si risolve nel passaggio da imperfezione ad imperfezione, ed imperfezione anche I'arnore. Non possiarno pi dirlo noi dopo il Cristianesirno, che ha scoperto il principio di persona come il solo essere, unit, centro unificante, in relazione al quaie ogni cosa esiste e rivela i suoi sensil che ha scoperto tutta la positivit dell'amore, il solo atto compiuto e perfetto, ii solo che colga l'integralit dell'esistente, nella sua unit concreta ed ontologica di esistenza e di essenza, che unit indissolubile di esistenza e valore; che ha scoperto il vero atto morale come atto d'amore e dunque eminentemente caritativo, atto di dono intero dell'uorno all'uoxno, sintesi nuova (da rinnovare in sempre nuove iniziatle d'amore) tra esistenza e valore, soggetto ed oggetto. &.

La uuiolenza, dell'essere morale e lo slancio - lato r dell'alnore


.

<spie-

L'atto razionale procede escludendo, I'intelligenza amorosa includendo; il prirno avarrza per riduzione fino all'esse\za) I'altro per accrescirnento o ricchezza dell'essenza nella concretezza in cui si determina, nelle accidentalit che la mezzo, e in esso fa consistere la perfeverit nel zione morale, la u virtuosit > dell'essere; f intelligerrza morale cerca gli estremi, in essi si rinvigorisce e s'accende e gli estremi inctrude senza annullarli in una sintesi che tende sempre all'estrerna rnoralit dell'essere. Essa ignora Ia uia rernotionis e scandisce il ritmo dell'esistenza, non sull'equilibrio comodo delle prucienze e del quieto vivere, ma sugli
<<giusto

esistenziano

e che

essa

fa

essenziali.

La ragione cerca la

ostacoli da sormontare implicandoli, sulle contraddizioni che bruciano alla logica potente dell'amore, che non si accontenta

di un'ombra di verit formalizzata in una formula

esangue

r18

Atto ed

essere

Cap. II

Esistenza

e realt e loro dialetticit

I19

e snervata. L'intelligenza d'amore procede per affermazione

alternativa dei contrri (proprio come procede l'esistenza nella sua concretezza ro adolita o ridotta), sicura di attingere dalla contraddizione Pi lacerante, nuoYo incentivo alla < violenza > del suo prcedere per riflessioni contrastanti, per

che, prprio nella lotta e nell'urto, risolvono i conflitti nella pace ine la libert, cementano

volizioni

in conflit

sonne dell'atto morale' L'essere morale < violento ), aPPunto perch il vincolo dell'esistenziale e dell'Idea, del sentimento e dell'essere nella sua infinit. Ftra la poteza vitale e spirituale del sentire e il vigore infinito delf verit stimolante- La sua la violenza ell'amore nella luce della verit e della verit nelI'incandescenza dell'amore ; la sintesi di una sete di dono senza confini e di un valore senza limiti e senza possibilit di essere tutto adeguato ed esPresso. Atto di perfezione sempre perfettibile si nutre della-sua aspirazione infinita-; t"Pl lit rrolrrt" di dono raramente totale; anche quando lo , sempre sormontato dal valore a cui si dona, sia esso una ,ola purrona. Due Persone che reciprocamente si .vogliono nell'oldine dell'esseie e volendosi si promuovono, si trascendono sernpre: ogni loro atto d'arnor non raggiung.e mai la totalit di^una diesse: I'anima d'infinito in cui I'esistenza si radica sormonta sempre ogni slancio dell'anima stessa. Perci I'amore presenza di don e assenza voluta di posseso; slancio violenio dell'< essere, ed infiacchimento deliberato dell'< avere >: l'< essere ) del dono sPazza I'u avere > del Possesso. L'amore spogliazione totale di ogni avere per l'es-a zera di tutto ci che abbiamo, rasasere dell'altro, tagfio tura di ogni avidlt ed insincerit, per.il recuPero dell'essere nostro in"quel che abbiarno donato, nell'assenza gi.oiosa'anche se dura deil possesso, nella purezza del dono, nella comunicazione fecondata e fecondatrice con I'altro, la cui rcchezza nostro dono e il cui dono la nostra sola ricchezza' Come abbiamo accennato' si arnano solo le persone ; gli altri viventi e le cose si amano solo in quanto aPPartengono

alla persona, iluasi depositari dei nostri sentimenti. Di umano la natura ha soitanto quello che I'uomo le d. E I'uomo d sempre qualcosa ad ogni cosa, alle belle e alle orride, alle benefiche e alle nocive, ai sassi e alle stelle. Il cielo stellato non sopra di me (quel che sta sopra una miriade di luccicori senza signifrcanza), ma dentro di me, dov' la legge morale, dov' l'essere lurninoso e la volont libera, <love il sentimento infinito che sentimenta ogni cosa, la fa esistere, la personalizza, la incastra nell'unit della persona e l'immortala. Le stelle son sassi se non sono riconosciute ed amate, se non sono firmamento contemplato come valore estetico o scientifico; e il sasso che I'uomo ama perch legato alla presenza antica e nuova di un sentimento, perch usato da lui o lavorato o scolpito, pi che la steila sopra e fuori di lui. Rispetto alle cose I'atto morale non solo rapporto tra il reaie e l'Idea; questo l'atto razionale o purarnente conoscitivo, nel quale il reale si fa ente conosciuto dall'esistente c, come tale, concetto che sempre autoconcetto o il concetto che I'esistente ha di s come conoscente quel reale. L'atto morale di pi: riconoscimento (e perci include I'atto conoscitivo) del reale conosciuto che, come riconosciuto, non pi solo conosciuto ma anche voluto nell'ordine dell'essere; non pi ( rapporto ), ma < vincolo > volontario, che atto di autovolizione dell'esistente; vincolo d'amore, il quale fa s che il reale dawero sia appartenenza dell'uomo, costt sua e, come sua, anch'essa momento della sua esistenzialit ed esso stesso esistenzialit del valore che I'uorno vi ha impresso < lavorandolo >. La < cosa, dawero non pi < cosa >: una parte inscindibile (e perci non pi parte) dell'unit che I'uomo; la sua realt o cosalit si come sciolta nella esistenzialit, in cui incarnato il valore . La bellezza di una testa non scolpita nella pietra o nel marmo, come la bellezza di un paesaggio non dipinta sulla tela o sul legno. Al contrario, sono la pietra e il marmo cire restano scoipiti nella testa, sono la tela e il legno che restano dipinti nel paesaggio. Non sono pi rnateria? soro ( esistenze >,, di un valore, ( soggetti, della

T
t".o

At o ed

essere

f2I

bellezza. L'uomo usando di questa materia (reale) e trasponendovi uno degli infiniti valori infiniti in cui I'infinit delI'essere si diversifica (restando sempre identica), la esistenzializza: il dono di s alla bellezza fa che l'amore le usi violenza al punto da chiuderla in un pezzo di legno o di marmo. Il valore che vi si cala libera la materia e I'uomo ama intera la sua opera, come materia che non pi materia (il legno. o il marmo che non sono pi legno o marmo, ma dipinto o statua in legno o di marmo) e come forma, un'unit inscindibile, immodificabile, irrepetibile. L'amore ha prodotto non una conoscenza, ma una esistenza nuova. L'amore veramente creativo. L'opera prodotta torna muta e cosa se non sentita, conosciuta e riconosciuta nella sua bellezza artistica, per cui ogni opera d'arte, una ed unica, infinite opere d'arte quanti sono gli esistenti che la sentono e la vedono, ciascuno quello che pu e nessuno mai in maniera totale definitivamente esauriente. L'uomo instaura questo vincolo con ogni cosa ogni qualvolta la vuole, cio la ama; ma non ama la cosa, bens quello. che egli ne fa, cio l'umanit che v'infonde perch diventi quasi depositaria di essa e perci sua apparteneza. L'uomo, non ama la terra come terra, ama in essa il suo lavoro che la modifica, la stimola a produrre come egli vuole. Ama non le cose) ma come egli le fa, il suo fare nelle cose che, come fatte da lui, non sono pi le cose, ma le cose sare. Non ama la foresta vergine, ma i sentimenti di bellezza orrida o disfatta che essa gli suggerisce. Non ama la natura, ma i valori dell'utile e del bello, della conoscenza o del piacevole che gli fa ad essa esprimerel ama non la natura, ma la sua natura e la natura che sua. E non vi niente di. bello, di vero e di buono al mondo che non sia frutto delI'amore : < riescono > solo quelle ( opere , che noi facciamo con amore, cio riesce come opera di valore solo quella a cui noi ci doniamo interamente pur nei limiti di tutte (ma tutte) le nostre possibilit. Perci atto compiuto ed intero solo I'atto morale, che sottost ad ogni nostro atto sensitivo o ra-

zionale, estetico o sociale o economico, ecc. [n quest'azione di amore, in cui il reale si esistenzia e in cui I'esistenza si essenzia e I'essenza si esistenzia; in questo dono di me affinch si attui in sintesi sempre nuove I'unit di esistenza e valore, io promuovo me stesso e contribuisco all'attuazione

del fine della creazione. Per amare le cose debbo fare di esse un'appartenenza della persona; per amare le persone debbo farne il tutto di fronte a cui io sono niente; io amo le cose quando non sono pi cose, ma esistenzialit del valore che la persona disvela al quale le ha come evocate; amo le Persone quanto pi sono persone, sempre pi altre da me, senza esigere niente affinch anch'io sii sempre pi persona. Senza esigere niente, perch non ho niente da esiger: quel che io dono loro la rnia ricchezza; to promuovo me stesso nella misura in cui posso donarmi, spogliarmi del mio avere e del mio essere.

il

Senza rifiutare niente, perch se dono soltanto e non accetto

libero dono dell'altr, gl'impedisco di promuovere la sua persona, lo nego come peisona. Donare ;eza accettare (non in cambio) il ?ono uccidere la libert di dono dell'altro, un modo di ammazzare e di affermare la propria autosufficienza. Il dono di me, in tal caso, quello del gran signore che dona per il gusto di (( mostrare > che gel:: ro"samente prodigo i s. Qr.tto orgoglio' non amore. Vi un orgoglio dell'amore' ma si manifesta con I'umilt di non chidre niente, di non voler niente, ma di accettare tutto, anche quello che per la sua piccolezza come niente. Donarsi vuol dire mettersi al posto dell'altro: io riconosco l'altra persona nel suo essere e nell'ordine deli'essere morale, nella'misura in cui mi metto al suo Posto Per soffrire come mie le sue sofferenze, per accettare come miei i suoi desicleri, per prendermi, se posso, le sue Pene' per dargli le mie gioie. Io anniento tutto ci che mio e me stesso Per ,rr"t lui e quanto pi sono lui tanto pi sono io. Questo esigono l'amore e la 1ua < violenza >: io non posso mai preledere fin dove mi spinge il suo slancio, perch la spinta

!2?

Atto ed

essere

Cap.

II:

Esisteflza e realt e loro dialetticit

f23

infinita come I'essere che I'alimenta. Ma rneno sono io e pi son lui, e pi io sono io e lui lui: nel dono reciproco, che reciproco annientamento, ci costruiamo sempl:e pi persone e sempre pi singole ed inassimilabili. Perci la vigoria del dono spietato, nel saldare al fuoco dell'essere morale il vincolo di due < niente ,,, fa vivida la fiamma del loro essere, di due persone unite e distinte, sempre pi distinte quanto pi unite e sernpre pi unite quanto pi distinte.

duta, l'infedelt, la circostanza sventurata di non mantenere (o di non poter mantenere) I'impegno' Perci Promette sempr. *.no'di quello che d, di poche non oziose Parole . preferisce il silenzio (1)' A-"r. essere buoni fino in fondo, non soltanto virtuosi' e I'amore non ha altra resola che se La virt una regola -p.t.rtJ buono . fino in fono' perch stesso. ""*;ra Ma appunr" del termine,. l'amore intransiJ-t."'; pi

che l'ordine dell'essere morale al punto della giusto norma che lo governa, tutte ie cose si rivelano ciascuna nel suo grado di essere o di valore. L'atto morale, come atto cl'arnore di ogni essere nell'ordine dell'essere, ci d il senso della proporzione delle cose e quello della profondit del nostro spirito. L'amore regolativo dei nostri atti, impone un trirnite alle passioni e ai desideri. Molte cose

In quest'ordine,

;;;;;,

della vita giornaliera, importanti quando la nostra anima vuota e tanti stupicli interessi la occupano, spariscono di colpo se un istante essenziale d'amore, che poporziona ogni cosa alla sua vera importanza, la fa rientrare nel suo essere. Ma siccorne l'amore, a dtfferenza dell'odio, edifica sempre e non distrugge rnai, nel ridurre ogni cosa al'la sua piccolezza, ne svela il grado di essere, ne rivela la profondit e f infinit di senso. Non per niente esso si nutre di piccole cose, che ha il potere di fare grandi nella piccolezza loro; L'amore radririzza le prospettive: le cose ritenute importanti le proporziona alla loro rneschinit e le cose prirna insignificanti le fa grandi. Ma anche le meschine, misurate dall'amore, rivelano la positivit della povert loro, del loro piccolo niente. Tutto e niente nell'arnore ha importanza; l'amore si contenta di niente perch dono assoluto: l'amore si appaga soio del tutto, che non esige mai: vive di speranza inesitante e di fede senza dubbi. Certo le rinunzie accettate e gioiose non eliminano la sofferenza profondamente umana e buona che dell'amore propria, Non gli risparmiata I'inquietudine: l'amore sempre trepido e preoccupato, teme la ca-

ers.suiia, atterra, annient. Non perdona senza L.oo fino alla consumazione; da chi ama esige tutto inesodetta ama chi che chi ama possa esigere niente;-a ."Uif. . ;;;;"' pie la" durissima legge dell'amore' ia cui della oosta l'annientamento di se stessi-fer l'attuaziorre "";;;"""" "ll"tJit. dell'essere' cristo-, l'Amore assoluto' io Soi",",o assoluto, altrimenti non sarebbe stato la Carit ;;t;i;-ii g.r,io diu"o della carit crocifissa e redentrice' fondo; Cristo ha amato ed ha insegnato ad -amare fino in divera oerci ama annientando. cli"struggendo' La carit inesorabiie1te' E' la sua umanit i;;;;";;-Jlbr,.i", ,rrblfi.. Cristo applica a se stesso, la legge. della spogliazione avvilente, deltorale, deil,umilt ssoluta fino all'umiliazione insegnarnento Prola nientificazione integrale. Anche il suo ole sPoqttatlrnantello: togliti.il rnannaia: di cecie a colpi madre; tue ricchezze e dlle ai poveri; lascia il padre e la
.-u-,..

,pi.,",o.

fieno itl.t'i. Pii -spietato, dell'amore : insegue' niente a se stesso

ai spillo' -I"amore procede sfaldar lo ridce' il -i*ptcioliice ,ipi.'a",'r''"ii"-''"t"nioi ..p';-" "otii l'altra valore dclla conouistendo .r. ,p.r^, f iron;" di'ptt'f':'*o" anchc soffercnza' piccolezza, l'ironja dissotHv'e'-'"it;;H;;'' mf, per lmPossl-

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n,no)H^;."'M";'; ;ttri.'.')"'a'ii'""",
dolorc senza contorto ",p,o' bilit di essere buono p''i'

alle cose' lc all'amore anche l'u irona I restituisce proporzionc

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il

-Pcr " esscre' L-'more inquietudine efficace' Jat"Jot" affonde al di i di ogni misura l'ironia angoscia .,.,;rtl "tff'-qu"t'tutto nulla' L'ironia s'arrende di frontc tt t'*ao *;t;;; fondo dell'essere, nel rn*T-9:-l1"rl*-tl' irride.'..perch ttte t"tt"trnt ,fp"tilJJff all'amore vero c lo g l'ironia' Der motrvr dlvcrsr' rp.r"rion. che prpria dcll'ironir' L'amore mortc' la silcnziosa misura della si rooorzionano, a loro';;t;;';i ;;;;ttto della senza parole le parole di raccolgono si a..." af"*' "-fi'ol' ,i.Ki"'ii;;;; tema, cfr' il . nolro volume tutti i sentimenti dell'esisienza gloale. Su questo. Mtrzorati' te57' c";; ';-;i;;; " w"*t;;:"Pele compiete' I' Mil"'o'

1i"-o" volte ceitivo non

cattiveria'

]'t:1t:"i

L2!

Atto ed

essere

Cap.

II:

Esistenza

e realt e loro dialetricit

f25

tagliati la manol strappati l'altro occhio; son venuto a portare guerra e non pace ecc. Via tutto, faccia a terra: d tutto, sentiti niente; sentiti il niente di questo niente; senti la umilt di sentirti niente; umilia I'umilt di sentirti niente; diventa polvere, cenere. A questo punto e solo a questo punto la carit ha compiuto la sua opere-, ha lavorato bene e fino in fondo. Ma appunto per questo l'amore divenrato fiamma viva, nella quale la sofferenza alimentatrice splende di lezia. Il nostro <rniente > scoppia di essere, le nostre ceneri ardono, la nostra polvere edifica corne cernento indistruttibile. Siamo un'incandescenza solo perch abbiamo rinunziato a tutte le escandescenze. Abbiamo costruito la nostra persona in questo amore spietato, che, per essere e farsi sernpre pitr amore, esige la distruzione di tutte le miserie scambiate per rtcchezze; di tutte le rnenzogne messe in circolazione come verit; di tutte le virt mediocri che il nostro egoismo esalta come la morale pi pura; di tutte le convenzioni che la nostra coscienza pigra e falsa custodisce per riposarvi sopra ed ingrassare; di tutti gli scrupoli comodi al nostro narcisismo, che occupato a liberarsi da questo o quello scrupolo, si crogiola nel consumare tutte le tentazioni dentro di s e non ha ternpo o si crede dispensato dall'agire secondo la carit di Cristo, sia pure tra mille cadute. E' questo I'amore che dall'uomo esigono i'altro uomo e il loro Dio comune. Due persone che si arnano verarnente si arnano dalla creazione e fino al sacrificio totale e non da ieri e fino a domani. E' Ia testirnonianza che la norma dell'essere morale esige in nome dell'Essere che I'Amore.

all'esistenza

di Dio gi cominciato con rnaggiore

ampiezza

9.

nella unit-distinzione delle sue forme (ontologia) ha sempre sottinteso I'altro sul Principio di ogni essere o sull'Essere, oggetto primo deila metafisica. Qui ci limitiamo a continuare un discorso intorno

- Conclusione metafisica. Il nostro breve discorso sull'essere

altre volte (1). >: L'uomo ii tisultato ontologicamente -< squilibrato soggetto 6nito. a cui Presente llessenza infinita dell'essere' il"?i;h. ;;rr.rn" d.t rinazione pu mai esaurire.' n.quelio .rlr,.nri"le del soggetto stesso cn cui forma un'unit priiriu", n altre q.r'l .he siano: I'Idea eccede e trascende e tti i contenuti' Ma I'Idea, che essenza' i* ,ogg.ttinit "p"r; essere se non in una rnente e Per una nn, tnt-t: ,^11 men umana) di cui essa I'oggetto primo' hruta' Percne finito I'esistente Pensante; dunque, prima che della rnente J.ll',r"-o, essa gg.rto della Ment infinita' del Soggetto . a.ii'rl.nte assito. D'alrra parre, I'esistente (corne ogni reale), in quanto continge.nte e finito, non ptin"igio,9t,t^' degll elestesso; p.tttto egli non il principio di nessuno eslessere suo ment ntologici il-t. lo costituiscono, n del esiste ,tenriale, n ell'Idea che 1o fa ente spirituale ; dunque ;i-P;;pit assoluto che pensa od.+ temPo l'Idea.o.,l'tt: 11 ta sen"a dll'essere e I'essere esistenziale e, pensandoll, nesso il L'Idea ;;i;. l'uno e I'altro simultaneamente' I'eleche unsce il creato al creatore; il divino nell'uomo, ( > teistico .n,o che fa di lui, ontologicamente' un essere egli tatgU" la via di comuni azione, attraverso la quale vi " ,'i*"rt al di sopra della natura e di se stesso' Non lgica perveniente all'esistenza di Dio chc "rno*.rr,rrione ,t fi"n.' ferrno dell'Idea' la soia che ci sveli ri,p- e sernpre. nascosto' Non si tratta di no nelle forme Droye a Prlorx ne di provc a posteriori' alme o* qu.J,i due tipi di prove hanno avuto; n [;';;'"; apouella che noi alt iv. abbiamo svolt e qui riprendiamo certamente Muove pu dirsi prova ontologica' o'rofonciendola, tari clell^'Idea o del ltrnre di verit, me' Per ontolgico u"tor. ."i"* .q"ivoci, ?iciamo che muove dall'essere' Ed ontoi;g; roio in questo senso preciso: Prova dall'essere nella

;;;i-ilAii

;;;;';'.!ir".

cit. La / ll Cfr. soprattutto il vol. Filosofa e Metafsica' ai .ro' J .d;.t" precisamente all'esistenza di Dio'

Parte centrale

t.z6

Atto ed

essere

Cnp.

II:

Eststenza

c realt e loro dialetticit

f27

sua unit ontologica di soggetto e di oggetto, di esistenza ed Idea, di esistenza e valore; dall'essere in senso ontologico, irclusivo delle tre forme e di tutti i sensi dell'essere stesso. L'uomo percepisce intuitivamente se stesso come esistente nell'intito dell'Idea, ma tale percezione di s esistente non esaurisce I'Idea o I'atto dell'essere, con cui egli ha coscienza di s. L'uomo sente, percepisce, conosce e vuole gli altri esistenti e ogni reale nell'intito dell'Idea, ma nessuno e nesesigenza intrinseca dell'essenza dell'essere. D'altra parte, esigenza intrinseca dell'essenza dell'essere I'essere esaurita completamente, cio essa esige il suo Soggetto adeguato; dunque, esiste I'Essere assoluto, che la pienezza stessa del' l'essere. Solo i'Essere soddisfa I'Idea; solo attraverso l'Idea gli esseri si sentono partecipi dell'Essere e solidali nella comune dipendenza ed insieme eterogeneit rispetto all'Essere stesso. Ltesigenza che intrinseca all'essenza dell'essere, lo anche al soggetto che senziente, Pensante, conoscente' volente nelf intuito dell'Idea, con cui forma un'unit. Pertanto, I'esigenza di compimento dell'essenza dell'essere in uno ed inscindibiimente esigenza dell'esistente, che dall'Idea costituito essere spirituale. L'atto prirno ha intrinseca la esigenz del suo compimento, cio di essere tutta I'attualit di se stesso. Ma esso, come soggettivit, non pu essere il compimento dell'Idea; dunque esiste il Soggetto assoluto che la compie ed , in uno, il compimento a cui ogni esistente aspira. Il termine dell'Idea infinita pu essere solo I'Essere che Esistenza infinita; e siccome I'Idea I'oggetto intrinseco alla mente dell'esistente finito, la verticale del pensiero, il 6ne dell'uomo l'Essere assoluto o Dio. Diciamo anche cos, sulle orme del Rosrnini. L'essenza dell'essere, che si rnanifesta oggettivamente, annuncia che il suo atto I'esistenza, cio che soggettivo e personale e se tale non fosse non sarebbe essere. Dunque nell'essenza stessa dell'essere intuto si vede la necessit che I'essere, perch sia essere, sia sennpre soggettivo e personale; tale necessit propria dell'essenza dell'essere intuto; dunque noi

dire che saooiamo che l'Essere esiste, altrimenti dovremmo


dell'essere

"ii'!tt."r" o.ttiu, e personale. Per non conosciamo quale sia la sog-saPPiamo lenivit e'personalit dell'Essere; L'essere sia' Egli come Per. sappiamo Esiste, m* non

o all'Idea, non necessario essere


dunque

sog-

che l-llo
essenza

non sia essere sossettivo e personale e non ui tttttt che essere sogge dire essere' ,onn?-*iuo, cio esistente: dire solo ldea, non I'essenza dell'essere ;"""";;;""i., i"rq"e L'es'dunqut assoluto' llio, I'Essere nna anche esistenza; ma esiste' che Dio senza dell'essere Pertanto'ci manifesta perla ,ron qnrl" Person egli sia. Noi ignoriayg qo"lt.tia per ana,orraf di Dio; conoi.iamo persoalit finite e solo- cogniqualche forrniamo logia e molto i*p"if.tt"*t'tt ti la raau'Brrere divino. L'Idea d a noi solo ;3;;iloo Dio' g;t ,h" rloUUtig" acl arnmettere l'esistenza dinon t-i,^"-l:: priori;.qui Questa Prova non pu dirsi. a e gnoseologtco' d"lldea di bio, n dell;essere nel senso logico ci risultato Ctre l'essere non Possa essere ch'e- pel.sonale di dicercato pr...d.tti, nelle quali^abbiamo nelie pasin. ti'"tt.t. di nome atto pti t"tn'" e che il

*;;tt.t;;

;;;;;pete

so'lo agli esiitent"i. o ai 'oq$":1 :ll'1T']l; torma.t" tul lnoltre ci 'risultato che l'ldea o i'essere' nella telatwo ao essenza ou esscre presente ad una tnentet pcr menre. Da una la presenziaiit ad 5"1,iJr5'*.r*"ri"le '.orrr.grr., che I'essenza deli;iat", coine quella iit, -1'esistenza' altrimenti non i*u.r., irplica'necessariarnente nel senso che non implica rrt.UU. attJ e ,"r.bbt nientt; e la che non rna nell'altro l'esistenza si possa J"dt"" dail'essenz' b) al' ldea; senza c' Idea ,..tr" .ri,Jt'" t to" c' esistenza esigenza,,tttt"lllti tr:irnenti, in .o"o"JJi'ione con la sua quella a culr e corne c) *anch.iebbe del suo compimento; tt*::-:l' necessario essere Presente ad una mente' :?," P":. lnterlore I'oggetto infatti' trdea di un esistente pensante; d) principio *".,,. dell'uoi, per cui I'uomo spirito' hnlto' sennon soggetto "it" ziente-intellettivo-volitivo; e) ma I'uomo, ;;t. il soggetto adeguato dell'Idea n il comptmento

,;

;;

r28

Atto ed

essere

C.lp.

II:

Esistenza

I e e realt e loro L0r0 dialetticit AIAL!'IZCTIA

lZ9

dell'Essere

f) dunque esiste il Soggetto infinito. che la. cornpie; g) il soggtto finito pu""essere il " h) dunque, esiste il principio principio.della esistenza; .sua assoluto di o_gni esistente o I'Esisrente assolutol i) ma I'Iea appartiene all'uomo, un elemento del suo essere, I'essenza della sua esistenzal j) dunque, I'esigenza di compimento dell'Idea anche esigenza i .o-p"i^ento dell'sistente; k) d.'altra.parte, esistenza-ed Idea forrnano quell'unit ontologica che I'uorno senza che i due elementi si adeguino: l,iea trascende I'esistenza _in ogni suo atto rot-o-t t" ogni sua attualizzazione; l) dunque, non la"sola esistenz' finita (come quella che non principio di se stessa e richiede necessariamente un principio per eistere) n la sola Idea infinita (:*. quetrla che, essendo essere, esige che il suo atro sia l'esistenza ed, essendo infinita, esige per sua essenza il soddisfacimento della sua esigenza di cornpirnento), che, separatamente, a posteriori e a priori, sono la ragione dell'esi_ stenza di Dio, ma quella sintesi originaria ontologica che 9qi esistente come ale e lo in q-uanto esistent, per il solo fatto che esiste; m) gli elementi della sintesi, esistenza ed ldea, vanno presi nel loro significato ontologico: l,essere, che corne essere esistenza ed ldea, soggetro dll'oggetto (suo fgne di verit e per cui persona odlsistente), ie attsta l. {ypre per il solo fatto che egli e ha origine dall'esisrenza
dell'esig-enz.a dell'Idea stessa;
stesso.

posso esistere ed esisto, il Principio di ogni essere esistenziale, che, come esistenza, essere e come essere esistente

sere per

cui io sono un io. Dio, I'Altro grazie al quale io

dunque ha anche un'essenza, che

I'essere

della

sua

!sistenza, rna che, come essenza dell'essere, sormonta per la sua infinit la frnitezza dell'esistenza stessa e la lancia verso

una destinazione infinita e un compimento, esigito dalla stessa essenza dell'essere indissolubilmente unita alla esistenza, che solo I'Esistente infinito, principio di ogni esistenza e oggetto adeguato dell'essenza dell'essere, pu dargli, se lo
vuole. L'interiorit oggettiva trascende la stessa autocoscienza ed ogni determinazione a partire dall'autocoscienza in cerca dell'Essere, sua pace e suo riposo attivamente contemplante; cerca l'Essere che tutta la attui come pienezza di autocoscienza ed autocoscienza piena (t), cer." I'adeguazione compiuta di atto e di attualit dell'atto stesso. Di Dio propriamente non c' concetto (se non per imperfette analogie), n I'essere come ldea Dio; di Dio c' < sentimento > in duplice senso: a) so che esiste e l'esistenza sentimento; b) Dio non si conosce n si pensa in astratto, si sente. Non si dia a questo u sentire )) un senso puramente psicologico ed esistenziale, soggettivo e dunque inoggettivabile. Sentire esistere ed esistono solo i soggetti coscienti, i soli a cui spetta il nome di esseri. Se cos: a) sentire essere; b) sentire aver coscienza di s; c) avere coscienza di s essere autoconsapevoli nell'intito dell'essere in tutta la sua estensione infinita; d) dunque il sentire implica I'oggettivit dell'essere, I'atto primo originario in cui sono implicite e formano un'unit iniziale tutte le forme dell'essere. E Dio si sente con il sentimento, che esistenza; che coscienza di s nell'essenza dell'essere; che I'oggetto interiore dell'esistente spirituale. Il sentire, in questo senso, il principio ontologico, sintesi di esistenza e di essenza. Dunque, ( sentire Dio> sentirlo con tutto me stesso, darrni
(l) Cfr. il cap.
oggettiua.
< L'autocoscienza

L'Idea _-l'oggetto per cui I'esistente spirito nelia ve.rit, ma, nell'atto stesso che con la rua pr.rei"a fonda I'interiorit ogg.ettiva, la oltrepassa. L'trdea l'altro per il quale I'io pensa; il pensiero ltaltro per cui l'Idea 'pensat; iL loro rapporto dialettico necessaiio ed intrinseco. Lo spirito, dunque, non pu essere concepito se non come att infinito senza essere mai nell'atto tuito I'atto ontologico. Dunque esiste I'Atto assoluto o Dio, che I'Essere nella sua pieneiza di Esistenza e di Essenza, di Attualit e di Atto. Tutto il mio sentirer p!Dsar!, esperire e volere non pu adeguare I'Idea; io non posso eguagliare I'infinit dell'eisenza dll'es,

e le

sue forme

u nel vol. cit. Intenoita

r30

Atto ed

essere

C.rp.

II:

Esisenza

e reat e loro dialetticit

ragione della sua esistenza nella interezza


mente
.

di rne, integral-

Ancora. Se sentire esistere, sentire Dio sentirlo esistente: non potrei sentirmi se non esistessi; non potrei sentire Dio se Dio non fosse I'Esistente. In Dio esistenza ed essenza s'identificano: dunque basta sentirlo, per sentirlo intero in tutta la sua Fienezza, senza che ci significhi che lo si conosca nella pienezza sua. Perci sento che tra Lui e me vi una distanza netafisica imntensurabile e, nello stesso tempo, un uincolo radicale. La persona sentimento e come persona per essenza un ( contenente >. La persona r( sente ) l'Idea, ne ha il sentimento intellettivo e perci l'Idea suo ( contenuto >, proprio perch la persona il principio che la sente . D'altra parte, I'Idea la forma dell'essere attraverso la quale essa partecipa dell'Essere. E la persona esistenza e) come esistenza ( sente > I'Essere, che ( contenuto )) rispetto alla persoaa. Sentire Dio < leggerlo, nella nostra interiorit, la partecipazione interiore dell'Assoluto all'esistente relativo. Ma, a sua volta, Dio, il Contenente infinito, contiene l'esistente, suo contenuto. Le due relazioni sono simultanee: la persona sente Dio e Dio la persona. E' il segreto dell'amore divino. Ancora. Abbiamo detto che I'atto concettuale o razionale incompiuto, prescinde dall'esiste nza e non si unisce a ci che conosce. Invece, I'atto morale unisce I'esistenza e I'essenza ed attua il vincolo tra le forme dell'essere. Non so in che modo Dio esista, quale sia la sua soggettivit, n conosco la sua essenzal so solo che esiste, possiedo soltanto la ragione della sua esistenza. Il problerna di Dio per I'uomo solo problerna della esistenza di Dio e non della sua essenza ignota e nota solo per rivelazione di verit che sono oggetto di fede. Perci non esiste propriamente un problema 6losofico di conoscenza concettuale o razionale di Dio: a) perch la sua essenza non pu essere colta dalla ragione, a parte imperfette analogie; b) perch la conoscenza concettuale prescinde proprio dall'esistenza, da cui si distacca e si isola

blema di sentimento. Appr.rnto: Dio si sente. Ma: a) vincoiare I'esistenza all'essenzi proprio dell'atto moralej b) che atto di riconoscimenro de[ coiosciuto; c) ., .o-. tale, atto d'amore, che non amore per la pura essenza desistenziata o spersonalizzata (potrei diie u deientita ), ma per l,esistente nel suo grado di essere, tanto vero che ,i "-"rrc solo le pel:ole o.gli esistenti; d) dunque il problema della esistenza di Dio un problema di sentimenio morale (che non significa esigenza morale), di atto d'arnore, cio di rconoscirnento della sua esistenza, di cui si possiede la ragione. Sentire Dio vincoio tra l'esistente e I'Esistente-- dunque amarlo -e l'arnore atto integrale, sensitivo.intellettivo-volontario. Nel vincolo tra I'uom e Dio I'atto morale, come quello che non prescinde dall'esistenza e la cui finalit di uniria all'essenza, essenziale, in quanto vincolo -nozionale d'amore. Qualsiasi rapporto concettuale o ulteriore ed ha valore solo se incluso nell'atto d'amore. D'ala parte, siccome in Dio esistenza ed essenza s'identificanq il nostro atto conoscitivo (sempre imperfettissimo ed analogico) anche atto rnorale e non h bisogno di recuperare l,esistnza nel riconoscimento volontario. Di Oio c' slo e sempre intelligenza d'amore; nessuna astrazione consentita. ^ Ancora. Sento e so che Dio esiste, non so come esiste, n so niente, per intuizione o per ragione, della sua essenza in s, tranne quel, che pu farmi intrvvedere qualche imperfettissima analogia. E allora l'atto di sentire Dio o I'atto di amore. mr sr presenta come unione tra un sentito noto (esistenza) e un creduto ignoto (la sua essenza), tra un conosciuto e un non-conosciuto. Quel che di Dio conosco I'esistenza e non I'essenza; quel che riconosco (amo) ancora l'esistenza. L'unione tra conosciuto e riconosciuto qui non

I'essenza. Ora il problema filosofico di Dio problema della sua esistenza, cio problerna diverso da qr.rell proprio della conoscenza concettuale, che il problem delii cnoscenza dell'essenza. Ma I'esistenza sentirnento; dunque il problema filosofico di Dio come. problema della sua .rirt.rrr, pro-

92

Afto ed
essenza conosciuta

essere

lr
I
I

C.rp. II

Esistenza

e realt e loro dialetticit

r33

tra

e poi riconosciuta (e perci riunita


i

tenzionati >r), anzi il sentirlo esistente gi atto d'amore ed sentirlo essente; pur non conoscendo la sua essenza. Per conseguenza, lo stesso atto intellettivo insieme atto volitivo, conoscimento che intrinsecamente riconoscimento e riconoscimento che conoscimento. Nell'atto morale tra esistenti, la volont unisce il noto (essenza) all'esistenza e cos compie I'atto conoscitivo; nelI'atto d'amore di Dio il noto o conosciuto (sentito) I'esistenza e l'ignoto I'essenza. Ma l'esistenza ci che si ama; dunque avere la ragione dell'esistenza di Dio amare Dio stesso. Perci il problema metafisico di Dio, che essenzial= mente Amore, si presenta come problema della Sua esistenza, che problema supremo dell'atto intellettivo-volontario integrale che I'atto d'amore. Tale atto vincolo o unione perfetta di noto e di ignoto, cio punto d'incontro e legame indissolubile di una verit metafisica (esistenza di Dio) e di un contenuto ignoto (essenza), che conosciuto per altre vie, cio come verit rivelata e perci verit di fede. Io sento Dio e Lo amo, cio riconosco esistente I'Essere assoluto o

all'esistenza) con I'atto morale, ma tra esistenza conosciuta e riconosciuta o amata come Dio esistente . Certo I'Esistente assoluto Essere assoluto e dunque nel riconoscimento della sua esistenza implicito anche quello della sua essenza (io amo Dio intero ed indivisibile), rna io riconosco un'essenza che non conosco per via razionale o per concetto e la riconosco in quel che so, cio nella sua esistenza, della quale ignoro il modo di esistere. In breve, nell'atto morale tra esistenti, il sentimento d'arnore unisce essenza ed esistenza, cio riconosce I'essere che prima conosciuto; nell'atto di arnore verso Dio io possiedo la ragione (e, in questo senso, la conosco) della sua esistenza senza conoscere il Suo essere; perci il riconoscimento sempre dell'esistenza, I'unione tra esistenza conosciuta ed esistenza voluta. Ma I'esistenza, che sentimento, si sente; e Dio, che I'Essere, non pu sentirsi senza simultaneamente amarlo (almeno senza sentirsi < in-

Principio di ogni esistente e di ogni reale, la cui essenza mi razionalmente ignota (almeno positivamente) e mi solo nota come verit rivelata, che, perch tale, verit di fede. Vi dunque ragione dell'esistenza di Dio, ma siccome I'esi-

di Dio vi incontro ed unione (ancora atto d'amore) di una verit razionalmente nota e di una verit ignota per la ragione, nota per vie non razionali e creduta per fede. L'atto del sentire Dio, appunto perch si sente necessariamente esistente, I'incontro tra la verit metafisica e la verit di fede. L'atto morale o d'amore, che la perfezione dell'esistente, implica il momento religioso, ch di esso la perfezione suprema. Non pi questione di postulare l'Assoluro con I'atto riflessivo, secondo l'idealismo moderno, cio non pi questione della < nozione > di Dio, che problema dibattuto da Cartesio ad Hegel, bens della (( presenza > di Dio nell'uomo intero, non nell'ordine della conoscenza concettuale, ma nelI'ordine ontologico, cio di una presenza che I'essenza stessa della persona. Questo il nuovo (e antico) problema metafisico, da recuperare al di fuori dello psicologismo, sul piano dell'ontologia. Questa presenza interiore all'esistente ed implicita in ogni forma della sua attivit, unificatrice di essa in una direzione univoca: I'Essere. Essa in noi e perci interna alla stessa riflessione, ma non noi; n per se stessa oltrepassamento della sfera riflessiva, che non adegua l'infinito dell'Idea, non ne soddisfa I'esigenza intrinseca di compimento, che anche esigenza interiore dell'esistente. L'Assoluto non intero nella nostra riflessione, che riflessione per la presenza dell' Idea, che dall'lyssoluto, ma che si unisce a Lui in modo diverso da come si unisce a noi. Al contrario di quanto afferma I'idealismo moderno e dall'interno della sua stessa esigenza, se l'Idea dawero Idea, dalla riflessione emerge la trascendenza. L'dea presente allo spirito non immanenza di s a se stessa che si chiude e si cornpie nella conoscenza del reale, ma cendell'esistenza

steriza indisgiungibile dall'essenza che ignota, nella prova

Atto ed

essere

tro di oltrepassamento del reale che non pu adeguarla; ed


esige la pienezza nell'Essere pieno, come la esige il soggetto pensante di cui I'Idea I'oggetto essenziale. Dalla interiorit

centro di

approfondirnento perch

la sua stessa essenza

ggettiva e dalla persona integrale emerge la ragione dell'esistenza di Dio, la quale, nell'ordine ontologico, pi che una conoscenza concettuale, presenza di essere. Solo dicendo falso al vero (volont immorale) si pu negare I'esistenza di Dio. Ma una finzione: Dio I'affermiarno anche quando Lo neghiamo, anche quando ci farebbe comodo che non esistesse. Dio, come dice S. Bonaventura, l'oggetto < fondale >, il solo Oggetto che si costituisca Soggetto, perch Soggettivit perfetta ed assoluta. Invece, nell'uomo I' oggetto non si costituisce soggetto, perch I'uomo non esistenza assoluta. L'uomo non assoluto) n I'Assoluto; aspirazione all'Assoluto, che gli interiore. L'Idea fa che ogni atto spirituale sia aspirazione a Dio; ma vi tale aspirazione, in quanto la presenza del divino < ispirazione,r da Dio. L'uomo non Dio n si pu divinizzarlo senza negarlo. Questa autonegazione, scrive il Rosmini, la u segreta espiazione dei diritti usurpati alla Deit >. La creazione il bacio di Dio sul Nulla: l' Essere ha cos rivelato il suo amore, infinito nel dono dell'esistenza, infinito come dono di s nel sacrificio supremo per il riscatto e la salvezza dell'uomo.

APPE}JIfICE
RIFLESSIONI CRITICHE
SULL'

ATTO DELL'ATTUALISMO

Queste pagine non si propongono di rifare una ennesima esposizione, n esauriente n parziale, dell'attualismo del Gentile: sarebbero inutili e poco rispettose verso il Gentile stesso, quale, se fosse ancora tra noi, ci awertirebbe che non c' l'< attualismo in s u o del Gentile, ma c' il Gentile di chi ripensa o atfisalizza il Gentile. Esse vogliono essere una testimonianza di riconoscenza da parte di chi ha

il

molto avuto dalla meditazione dei suoi scritti. Vogliono an' che essere un atto di fedelt, se fedelt, nel senso migliore del termine, significa non adesione ad una dottrina, ma assumersela nella sua problematica per controllarne criticamente le soluzioni dalle quali, magari, le nuove potranno essere cliverse ed opposte, ma che, appunto perch queste ultime ripropongono quella problematica e la ripensano con tutti i problemi che la dottrina pone senza risolverli, non sono disformi dallo spirito che anima le altren ma ad esso conformi proprio nella misura in cui si oppongono a quelle soluzioni che I'approfondimento interno del sistema impedisce di accettare. Lo stesso Gentile ci ha insegnato che non discepolo chi ripete il maestro, ma colui che, letto un libro di un filosofo, comincia a pensare con la propria testa. Quel pensatore stato dawero un maestro, ha fatto nascere un nuovo
filosofo.

filosofo ha fatto oggetto della sua meditazione (non una monografia critica, neppure un abbozzo di monografia), ma solo alcune paglne significative (quasi sempre della, Riforrna della dialeuica hegeliana'e della Teoria gcnerale dello spirito

il

Debbo ancora precisare che qui non si tengono presenti tutti gli scritti principali del Gentile, n tutti i problemi che

r38

Atto ed

esscre

Appnworcr: Rifessioni critiche sull'atto de\l'attualismo 42

come arto puro (t), riguardanti alcune determinate tesi delI'attualismo e precisarnente quelle < centrali >, da cui s'irradiano le altre (secondarie, rispetto a quelle, anche se importanti), delle quali deliberatamente non ci occupiamo. Da ultimo, dal modo come sono condotte queste pagine, il lettore potr vedere come e fino a che punto il Gentile, maestro di due generazioni di studiosi, abbia influito sulla mia forrnazione intellettuale e quale sia stata, nel volgere di circa venticinque anni, e continui ad essere la mia reazione critica.
Che cos' I'attualisrno. Nella prefazione alla prima edizione della Riforrna Q 1l Gentile designa la sua filosofia come idealisno attuale, poich essa ( considera I'idea, che I'assoluto, come atto ), o cofire spirittralismo assoluto, < poich soltanto in un idealismo, che concepisca I'idea corne atto, tutto spirito>. E'evidente che, se l'idea l'assoluto e questo atto dello spirito (cio I'idea-assoluto lo stesso Atto dello Spirito o lo Spirito come Atto), tutto spirito. Questa dottrina ( move... dalla equazione del divenire hegeliano con I'atto del pensiero, come unica concreta categoria logica r.

(7. g.,1.r.,p.230) il Gentile, u la teoria dello spirito .o-. fto-.he pone il suo oggetto in una molteplicit. {i "qgetti, e insiem risolve la ioi molteplicit e oggettivi neli"nit dello stesso soggetto. Teoria, lh. totttae lo spirito ad di tempo e da ogni considerazione ogni limite di spazio ^pure ogni sua reale moltiplicaimpensabile rende .t.riore; iuo possa dirsi condiziomomerlto un cui zione intern", p.t della storia, non il fa quindinato da momenti anteriori; e prcsupposto, ma la realt e concretezza dell'attualit spiriiuale, londando cos la sua assoluta libert. Essa mette capo
trove a due concetti, che si possono considerare I'uno

l.

il primo prinstessa >. Tali dottrina della termine I'ultimi cioio e I'altro )) autoconcetto come < i[ concetto aJrr.etti, com' noto, sono

Dunque idealismo attuale quello che fa I'idea uguale ali'assoluto e l'idea-assoluto uguale all'atto; all'atto <lel pensare, s'intende, cio all'atto come categoria logica, che equazione del divenire dialettico con I'atto del pensare, che I'assoluto. Il quale pensare tutto lo spirito; e perci se I'idea-assoluto atto del pensare e il pensare lo spirito e non vi niente di concreto e di reale fuori dell'atto (che niente presuppone), consegue ancora che tutto spirito. Lo idealismo attuale dunque identifica I'idea con I'assolutol l'assoluto con I'atto; I'atto con I'atto clel pensare ; questo con la dialetcit (hegeliana) e dunque con I'unica concreta categoria logica; il pensare con lo spirito; lo Spirito con il Reale, che I'atto stesso dello spirito. La nostra dottrina, scrive al(l) Tengo

e 1' u assoluto formalismo ) (cio, ia materia posta e risolta dalla forma). In quesie linee vi tutta 1a tematica dell'attualismo con le sue progrerriu. identificazioni, con tutti i passaggi che, posto il' pfincipio, risultano obbligati, coerenti, inesorabili. h.rt" d" i.d.. se il principio sia stato approfondito fil: " soddisfare la critica pi esigente e rigorosa e se le tdentrhcazioni siano legittime e criticamente giustificate'

di T. g. d.

presente I'edizione Sansoni delle < Opere complete r, (2) Quest'opera sar citata con la sigla R. d. d. h.; la, Teoria con quella
s.

2, Berfteley, Kant, Hegel. -- Il Gentile loda B9rkel9l Der aver nirt .hi"t"orent il concetto della < idealit del i."L r, cio < che la real non pensabile se non in relazione efi'attivit pensante per cui pensabile, e in relazione con la quale non solamente o-ggetto possibile, ma oggetto reale, atuale di conoscenzar>. Noi Pertanto possiamo parlare soltanto di cose che sono percepit e sono qtlindi oggetto di coscienza, idee: I'oggetto, anche se Pensato- !uo1 {'ognt mente, sempre mentil (7. g. 4- t,,yp:3--a)' |Aa Berkeley' secondo il Gtile, conuaddice il principio fondamentale del suo pensiero, quando afferma che la realt non propnamente oggetto e contenuto della mente umana, <t ma I'in,ieme delE raPPresentazioni che cor-rispondono ad una Mente della stessa nnente umana ) oggettiva, assolot",
PresupPosto

,
ApprNorcr: Riflessioni citiche sull'atto dell'attualismo
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qr::upposta dal.pensiero, realt che non riceve irr.r.m.nto svrtulpo del pensiero->. Concepita questa realr, non afl e pru possrbrle concepire il. pensi.ro umaio, u poich una realt che, di fronte ai pensie?o, non cresca, non continui a realizzarsi, una realt ia.quale-non si puJ;""*pd.';;; escludendo la possibilit di ioncepire questa presunta o aDDa_ rente nuova realr, che sarebbe ii peniiero ,'Qri, p. 5). '. B:.f.I.y., dunque, avrebbe perduto il concetto della < idea,. . ilta del reale r e sarebbe caduto nel < naturalismo r per il motivo che ammette un pensiero eterno o una Mente gg.r11v1 @1o), presupposro della mente umana. Evidentemente r uentlte non uene conto: a) del problema interno allo < soi_ ritualismo,> berkeleyalo (.' ad gni rpiri;"lir-");-;5; P,otere spiegalg il pensiero umano ,.n2" il pensie ;iri;;; che, come vide bene Berkeley, la condizione che rende possibile.il pensare dell,uomo;' b) del farto che, l" sterra es_ senza del pensiero e il pensare ,t.rro .o-. t"i., ,ll,irrt.rno del suo movrmento e intrinsecamente, scopre che {un_qye ed pensare da Dio,-e che, proprio f",1r.lr principio e il suo - qrir",o .rro fine in Dio,^ nor, ,deg.rato o :^11 :yg da aoeguabile alcun ogget_to da esso < posto u . p"ri .rro trascende, nella sua ogg_etvit, la natuia; c) e cire, solo in qu:To non adeguato ialla natura e ha it "o .*oi-""r" net tsensrero eterno, si pu parlare di < spiritualismol,, men_ principio di se stesso, hi la s.ra;.g"";-i; ,1.^s: rn se ilp*siero, stesso, rmmanentisticamente e nello svolgimeito di se stesso, nell'ordine della natura, non vi alcrna po"iuiiil di sfuggire al < naturalismo ,r. Certo se la narura li o..rrr* pone al pensiero, in s bella e fatta, non possibile .o'"..oii" il pensiero stesso, che non ha pi-senso; .it; ,ifi?;; - che la natura sia creata o pori" dal pensiero e si risolva nerI'atto del pensare, nt" r.*pli.ement che essa ,igrifi."rt ,

il Gentile, < naturalismo > di {r,. ?d D:rKeley,, rn gy.rntg pensare il pensiero umano come condi_ zonato da quello divino riprodurre per esso la stessa situa_ ztoe' < per cui esso si trova i fronte ll" ,r"tur" ."r.ri"i.-.
.

questo, aggiunge

il

)) e non ( cosa )), per il pensiero che, pensandola nel suo significato e nella sua verit e, in questo senso, la fa essere quello che . Certamente, non dobbiamo dimenticarci < di noi stessi che siamo presenti > all'atto con cui concepiamo ( una realt fuori della mente >, altrimenti il concepire stesso resta fuori dell'atto del concepire e non pi il concepire di un soggetto pensante (anzi non c' pi il concepire); -" da ci non consegue che la presenza di noi all'atto di concepire la realt significhi ceare la realt stessa, farne un momento del processo del pensare, < creatore della realt > Qri, p. 6). Altro rivendicare al pensiero il posto che gli spetta, altro dire che il pensiero < la totalit > o < Realt assoluta >, cio esso stesso Dio. L'indagine critica esige di chiarire e precisare se sia il pensiero ad essere esso la Realt assoluta, o se il pensiero, proprio esso, e I'atto del pensare come tale non contengano in loro gli elementi, che provano I'esistenza dell'Essere assoluto, la cui negazione (o risoluzione nell'atto del pensare) risulta contraddittoria. Gi in questo breve confronto tra le esigenze dell'idealismo-spiritualismo berkeleyano e quelle dell'attualismo gentiliano si delinea la nostra posizione critica rispetto a quest'ultimo.

< verit
la

< scopre >

Se Berkeley ha scoperto (e poi rinnegato, secondo il Genil concetto della < idealit del reale >, Kant andato molto pi oltre con Ia scoperta delia u sintesi a priorir, anirna

tile)

del Criticismo. Platone ed Aristotele la logica for- e tutta male, svoltasi dall'Analitica aristotelica muovono dal pre-supposto gnoseologico dell'assoluta oggettivit della verit, a cui si adegua il pensiero logicamente correttol pertanto < la verit si conquista attraverso la costituzione del pensiero modellantesi sui rapporti del reale o, se si vuole, dell'esperienza >. Indubbiamente la teoria kantiana della sintesi a priori ha < acuito immensamente la coscienza di questa verit >, < dell'assoluta relazione dei concetti >. Ma Kant ha rawisato e ringiovanito proprio il < vecchio )) concetto della relazione, in

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Ato ed

es-tere

AppsNotcr: Riflessioni critiche sull'atto lell'attualismo

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quanto < la relazione: l. non rapporto di concetti, ma conceto essa stessa; 2. non pi carattere oggettivo della verit ra atiita del soggetto che conosce la verit t, (R. d. d. h.,
Pag. 4).

che

E' evidente che il Gentile, in questo discorso, tende ad awicinare e quasi ad identificare posizioni e problemi che vanno invece mantenuti distinti: le platoniche < Idee )), costituenti un sisteffra, non si possono ridurre all'aristotelico discorso apofantico e enunciativo; d'altra parte, vero che l'asscluta oggettivit deila verit tesi schiettamente platonica, ma essa non affatto un ( presupposto gnoseologico >, in quanto la verit oggettiva di cui parla Platone proprio il < sistema delle Idee >, cio la Verit in s - e dunque non un pesupposto gnoseologico, ma il Principio metafisico trascendente -- la conoscenza innata della quale il presup posto per aver noi, attraverso la mirnesi, la conoscenza (per immagini) delle Idee e delle cose, che le imitano e di esse partecipano. Per Platone la Verit in s o le Idee sono il (pensato) e non il <conosciuto): <conosciuto> sono le immagini delle ldee in noi e le cose, in cui le Idee si riflettono; ( pensate )) sono le ldee come oggetto della Mente divina e di quella umana, ma non da questa conosciute (nello stato di caduta dell'anima nel corpo) per intuizione diretta; dunque il pensare, che c' per la visione originaria delle ldee, come velato e dimenticato o depote nziato: da questo fondo primitivo emerge il ricordo, che la conoscenza nostra del ( pensato >, < occasionata )) dal riflesso che dell'Idea nelle cose e che le impressioni sensibili suscitano. N la verit si conquista attraverso la costruzione del pensiero che si modella sui rapporti del reale o dell'esperienzaz la conquista della verit lo sforzo o tensione (Eros) dell'anima alla Verit ed questa tensione, aiutata dalle immagini sensibili, che sveglia il ricordo, < impenna > la mente e le fa scoprire quei rapporti del reale o dell'esperienza. Sono questi raPPorti rnodellati sulla Verit e su quella < costruzi.one del pensiero >, che il sistema dei lyor immagine di queilo Cesli eia. Si

Gentile per oggettivit della verit o per verit Sggtt,iu" 1",."a. soio la"eri come ( oggetto esterno > al pendi siero, come se essa Potesse .,,.' utti senza il-pensiero la che cui verit e corne'se dir questo abbia a significare stesso verit debba identificarsi coi pensiero, essere il pensiero e perci non essere pi oggettiva; come pure. rdentrnt",'," u.iit ogg.ttiva col < reale > sui cui raPPortr vlene a modelfrrui f" 8rtrrrri"". del pensiero, rnentr la verit per Platone ,,id.o,ifi." con l'Idea,'che poi I'Essere, che non ridu.iUif. reale o all'esperienz", io al mondo che chiamiamo Vi una oggetiiuit d.ll" verit che non il cosiddetto ,Lf.. "f :r < oggettivo oeal. ."iotndo. dell'esp erienza e- non esterna esinterio-re'-plrr soggetto al""perrriero umano' anzi ad esso ;nil ; lsro irriducibile e con t'so on identificabile nel senso che il pensiero come tale sia esso la verit' E..o p.rih il Gentile riduce il < sisrerna delle idee> (orincioio'metafisico) alla u assoluta relazione dei concetti > di Kant' considera la tp;ilt; gnor.olog.o) e, sulla scorta il^ri"tt. io* u t"ipoto di concetti ))' ma essa stessa con'.itio carattere oggetti: 9,t11 verit ;;;t iell'inteiletto, non la verit; il che vuol )) conoscente ma n'attivit del soggetto come rapPorto rela;zione dire che non vi sono i concetti e Ia i.orr..t,i, ma vi la relazione che il concetto produttole ciesli altri; e siccome la categoria attivit del soggetto.che .Ji;; il verir, la relazione" non carattere oggettivo della veri, ma lo del soggetto stesso in quanto tale' Ma. quale identifiverit'conosce I'attiviti"del soggetto, in questo caso ogcata con la telazione che concetto e non pi carattere ;;;"" della verit I In altri termini: la relazione concetto verit, ma ad essa irr. i" cui oggettivit non appartiene alla aggiunge. il quale, iJ"rrll., .hE- "ttiuit del^ioggttto,. l1 se Ia verlt conosce' Gentile, conosce la verit; quale verit la stessa relazione .oro. torr."tto che attivit del sogqettoi Se non oggettiva la verit (e se non vi una veri ,"nrJ.ie non s'identifica con il rapporto stesso), 3"i.r*, ".i ,riifo la relazione-concetto, che attivit del soggetto' essa'

il

f+4

.4tio ed

essere

AppamnrcE: Riflessioni critiche sull'atto dell'attualismo

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come attivit soggettiva I'oggettivit e la verit. E allora non si capisce quale sia la verit che essa conosca) una volta che essa stessa I'oggettivit e perci la verit. Qui conoscenza della verit da parte del soggetto significa semplicemente autocoscienza o conosce nza che il soggetto ha di s cortte essente egli la verit. l4a se la verit non ha senso dire che lta conoscenza di s, per il motivo che la verit: nom ha conoscenza di s, in quanto in tal caso la conoscenza di s non un suo avere o una sua ( appartenenza >, ma il suo stesso essere. Non si pu pi parlare neppure di < conoscenza ), ma solo di < pensiero > : il soggetto non ( conosce se stesso u, bens ( pensa se stesso ) corre quello che la verit. La rel,azione cessa d'essere concetto puro o categoria, n essa, com! atto del concepire, la genitrice degli altri concetti, posto che la relazione-concetto nella sua oggettivit la stessa attivit del soggetto. Non pi possibile dialettica, rnediazione logica. Il Gentile aggiunge che la sintesi a priori di Kant categoria, < che non oggetto aiel pensiero: non pensato, n, veramente, un pensabile, perch, corne funzione trascendentale, al di sopra dell'esperienza, i cui tutto il pensabile viene via via pensato in virt della categoria stessa >. Perci concetto, ma un concetto trascendentale, immanente agli altri concetti, che hanno in esso la loro condizione e sono rispetto ad esso a posteriori. < trn guisa che, se gli elementi della sintesi si vogliono dire concetti, tali essi sono in virtr cli un concetto da cui dipendono e senza il quale non si rappresenterebbero in nessun modo innanzi al pensiero; e che perci il concetto originario, il vero concetto, o concetto puro ) (R. d. d. h., pp. 4-5). A parte quanto vi sarebbe da ridire circa questa interpretazione della kantiana sintesi a priori, notiamo subito che ancora una volta il rnornento del < pensare ) e quello del ( conoscere ) sono identificati, n pu essere diversamente una volta che la categoria non oggetto del pensiero, n un pensato, n un pensabile ed solo < funzione trascenden-

>. Negata una verit-oggetto del pensiero, il pensiero stesso senz'altro la categoria o la sua funzionalit trascendentale; dunque non vi pu essere un pensare distinto dal conoscere e fondamento di ogni conoscere, n una oggettivit del pensare nel senso della verit-oggetto del pensiero, ma solo nell'altro della sua attivit trascendentale, ia quale, corne ( funzione ), nor pu apolicarsi ad un contenuto cli
tale

esperienza senza del quale sarebbe vuota. Dunque l'a priori iolo la condizione del conoscere e il pensiero solo ( con.dizione ) e non < principio, del conoscere; < in funzione > del conoscere ( questa funzione) e p:r..se stesso non espe-

rienza, non rappresenta il rnomento della oggettivit prima, delf intuito originario dell'essere come Idea o della verit' suo oggetto d'interiore esperienza. Tale oggetto , s, un ( pensato ), ma non nel senso che sia < in raPporto > al pen' 'siro, come se il pensiero potesse pensare la verit oggettiva prima o fuori del suo oggetto interiore per cui pensare-e ifr. la stessa oggettiva verit, ma nell'altro che non la stessa attivit del soggetto pensante' bens l'oggetto ( Pensato ) come interno al pensare e semPre presente in ogni atto del conoscere, come l'atto primo che costituisce il pensiero

nella sua oggettivit e, come tale, principio di ogni conoscenza, per esso possibile e rispetto ad esso ulteriore. Ora, se Ia categria funzione trascendentale del pensare ridotto al conoscere, consegue che : a) non ha senso dire che essa sia < al di qua dell esperienza >, in cui tutto il pensabile (noi diremm il conoscibile) viene via via pensato in virt della categoria stessa, in quanto quest'ultima' come funzione trascenentale, non n al di qua n al di l dell'esperienza intesa come contenuto o rnolteplicit di oggetti (il conosciCritica della ragi,on pura, bile o quello che Kant chiama ( il molteplice della Logica^trascendentale, p. II, sez. III u.niibilit a priori che I'estetica trascendentale le lalla logica trascendentale] presenta per dare una materia ai concetti puri deil'intelletto ,): come < funzione > trascendentale in Junzione dell'esperienz1 non potendo essere per se stessa
10

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Atto ed

essere

Appr.Norcr: Riflessioni crtiche sull'atto dell'attualismo r47

eslxrienza, dato che stata negata una verit come oggetto del pensare e I'oggettivit la stessa attivit del soggetto Pensante, cio la sua funzionalit trascendentale. Gentile, con Kant, nega, in questo senso, l'esperienza interiore o I'interiorit oggettiva che il pensare stesso nella sua oggettivit (principio di ogni conoscenza) e non pu non negarla una volta che I'Idea ridotta a funzione. Per conseguenza, c' il uconoscere )) - I'attivit trascendentale o funzione in cui tutto il conoscibile via via conosciuto in virt di detta at< tivit -, non c' il pensare ), atto primo o la sintesi originaria ontologica, che il soggetto pensante nella verit o Idea, che il suo oggetto interiore, che lo costituisce come pensante e perci come attivit pensante <in atto t>, in, per e con I'essere, stro oggetto o Idea. b) Posto che il pensare trascendentalit in funzione dell'esperienza nel senso di contenuto o materia, non c' un pensiero che sia esperienza di s (il Gentile sostiene che s, in quanto il concetto sempre autoconcetto); anzi 1l soggeto pensante non mai esperienza d s, ma I'esperienza del conoscibile via via che lo conosce. Dire che l'esperienz:r del conoscibile sempre esperienza del soggetto non rispondere al problema che qui stiamo ponendo, che quello del pensare che, come tale gi esperienza di s e non di altro. L'uautocoscienza> nel Gentile, non pu non essere anch'essa < trascendentale >, < funzione, suprema in funzione del conoscibile, cio del mondo della esperienza o del molteplice della sensibili. Perci l'< Io penso ) , in fondo, ci con cui si conosce e rispetto a cui vi sono conoscibili e conosciuti, funzione pura; in s non n pensare n conoscerel anzi, come in s, non affatto: si risolve tutto, nel suo esistere e nel suo essere, nella sua attivit trascendentale. c) vero che rutti i concetti ulteriori hanno la loro condizione nel concetto trascendentale od originario e che quindi rispetto ad esso sono posteriori, ma anche vero che questo condizionante (che poi il pensiero) esso stesso, non solo condizionato dagli altri concetti, ma, appunto perch il pensiero pura trascendentalit, anche

in funzione degli altri concetti posteriori che, s, ne dipendono (senza di esso non si rappresenterebbero in nessun modo innanzi al pensiero), ma esso ne dipende anche e non
turto
solo
< gnoseologicamente

sogno del conoscibile da conoscere, ma anche u rnetafisicamente >, in quanto tutta la sua capacit e tutto il suo oggetto, quello che lo adegua e lo compie come trascendentalit, il molteplice della esperienza: esso la condizione della conoscenza del rnondo, ma condizionato dal nnondo stesso, al quale si adegua come funzione trascendentale, senza possibilit di conoscere altro, di aspirare a conoscere una realt che non sia quella del mondo. E ci coerente, una volta ridotta I'Idea a concetto, il concetto o la categoria a funzione

> in quanto per

conoscere

ha bi-

dell'intelletto, la oggettivit alla stessa attivit trascendentale del soggetto. Questa cliventa < il concetto originario, il vero concetto o concetto puro ), lo stesso concepire o conceplus (< lo stesso pensiero come atto del pensare, onde si costituisce il pensator) o I'atto del concepire (R. d. d. h., p.5). Il momento del pensare perduto, perch perduta I'Idea o I'essere oggetto del pensiero, che originariamente costituito in questa oggettivit. Infatti, per il Gentle, < il concetto del conoscere > u lo stesso essere )), come se l'essere potesse essere un puro concetto; ! ( il nostro conoscere la stessa esperienza >, la quale non si fonda affatto sul presupposto n di una opposizione tra realt da conoscere e principio conoscitivo >, ma sulla < assoluta immanenza dei due termini al rapporto conoscitivo > (e perci vi adeguazione assoluta tra realt da conoscere e principio conoscitivo) per cui l'attualit del soggefto da un lato e quella dell'oggetto, dall'altro, implicano la loro presenza reciproca in un atto che assoluta cognizione (R. d. d. h., pp. 2ala\. E cos, negato I'essere nel conoscere, negato lo stesso principio di ogni conoscere che I'essere oggetto del pensiero, cio il pensiero nella oggettivit che gli originariamente presente. Lo spirito gi prigioniero del mondo e non c' pi alcuna possibilit n di una metafisica dell'essere n di una metafisica

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Atto ed

esserc

AppnNorcr: Riflessioni critiche sull'atto dell'attualismo e non-essere,

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del pensiero. Infatti, non vi , come stato detto dall'idealism trascendentale, una rnetafisica del pensiero che la < risoluzione , o la u maturit > critica della < vecchia metafisica deli'essere ), per il motivo che di rnetafisica ve ne una, che non del pensiero che esclude (o nega o risolve) I'essere, n dell'essete h. csclude (o nega) il pensiero: la rnetafisica dell'essere che essere o Idea o verit Presente al pensiero ed insieme del pensiero che pensa nell'essere ed pensiro come atto originario o intuito fondamentale dell'essere stesso, suo oggetto nteriore, ma irrisolubile nella soggettivit del pensare ella conoscenza del reale, che in quell'atto ha il suo principio, senza che questo abtria nel conoscere, il cui oggett ii reale, la sua adeguazione e ii suo fine ultimo e
cornpiuto.

di cui parla Hegel, e che genererebbe il concetto di divenire, (7. g. 6. s., p. 55). La deduzione hegeliana di questo concetto viziata dall'errore proprio della dialettica
intesa corne dialettica del pensato anzi che del pensare e ci dimostra, anche a proposito del filosofo di Stoccarda, < l'impossibilit di pensare dialetticamente una realt che ci si proponga di pensare prescindendo dall'atto stesso del pensarla. s" presupposta oresuooosta dall'atto con cui si t come realt in s, 54). )+). pensa ) (lui, p. L'essere. L'essere, L identico al non-essere nel dlldenttco essere, divax, venire, che solo reale, non l'essere che 1o Hegel deEnisce l'assoluto r assoluto lnoetermlnato, indeterminato, ( ma I'essere I essere del del penslero iero cne sogche e getto del definire e, in generale, pensa; ed , come vide Cartesio, in quanto pensa) ossia non essendo (perch se fosse, il pensiero non sarebbe quello che , un atto) e perci ponendosi, divenendo > (lui, p. 56 e Sistema di logica, vol. Il). Altro concepire la realt dialetticarnente (realt pensata o pensa-

Gentile dunque, riduce I'idea a categoria e questa ad atto. Neppure lo Hegel, egli osserva) che chiaro ii concetto dell'assoluta attualit dell'idea come categoria ed indica qui <la causa prima di tutti i difetti rilevati nella struttura dello hegelismo,,. Hegel infatti ebbe un'u intuizione vaga, (non il oncetto) del divenire come unit dell'essere e del non-essere che tutto ii problema della dialettica. Gli sfugg il concetto perch egli invece < di realizzarlo per pensarlo dialetticamente e conforme al principio dell'identit di essere e pensiero r, lo analizza, facendo cos suo il processo analitico i. delia logica aristotelica retta dal principio d'identit; laddove, il vro processo hegeliano quello. della sintesi a priori per cui non si unisce I'identico, rna il diverso> (R. d. d. h., pp. 15-22). Lo Hegel muove dal concetto dell'essere, Puro esire, privo di qualunque determinazione. L'essere come tale nn pensabile, perch lo si pensa come nulla o non-essere o esser che non ; e l'essere che non , diviene ; dunque il divenire identit di essere e di non-essere, poich diviene I'essere che non . < Ma, stato osservato' se I'indeterminatezza assoluta dell'essere 1o ragguaglia davvero al nulla, noi non abbiamo cos quell'unit di essere e non-essere, in cui consiste il divenire; non c' quella contraddizione tra essere

Il

bile), altro definire la realt corne dialettica (realt pen-

sante).

La critica del Gentile allo Hegei, da cui scaturisce I'attualismo, rnerita che ci soffermiamo brevemente su di essa.
Innanzi tutto la formula hegeliana: I'essere assolutamente indeterminato lo si pensa corne ( non-essere )), non identica all'altra: lo si pensa corne (essere che non r. La prima, u l'essere che nulla o non-essere , ha una determinazione quella del nulla o del non-essere, rna essa tale che viene ad identificare I'essere e il nulla rendendo impossibile la generazione del concetto del divenire. La seconda formula, <l'essere che non ) non affatto riducibile all'altra l'< essere non-essere o nulla>, in quanto,.pu significare I'essere non essere, ma divenire. In questo caso) lo Hegel avrebbe posto il divenire all'inizio e solo apparentemente l'avrebbe dedotto dall'essere-non essere; cio il divenire non nasce pi dall'essere che, pensato come assolutamente indeterrninato, nulla o. non-essere, ma posto gi lell'essere che non , cio, che si pensa ( non come essere ) (che diverso dal pensarlo < come non-essere ,), ma come divenire. Perci, al principior pen-

-lir50 __ Itto
ed
esserc

^r\ppsworcr: Riflessioni critiche sull'atto tlell'attualismo r5r

sando l'essere, non si pensa I'essere indeterminato che nulla, ma I'essere che divenire, cio si pensa il divenire, gi inizialmente. Ma, in tal caso, il divenire postulato immedia-

t;

Hegel unisce I'identico, non il diverso, il solo che ne genererebbe il concetto. Si che lo Hegel pensa dialetticamente la real e non la definisce come dialettica: la sua realt ancora pensata e non pensante, ancora l'essere e non il pensiero con cui l'essere s'identifica, cio presupposta come realt in s (oggettivismo) all'atto del pensare e dunque impossibile pensarla dialetticarnente; il suo divenire identit'di essere e di non-essere e non di pensiero ed essere, come 1o per Gentile, che, identificati pensiero ed essere, definisce la realt come dialettica e perci non pi presupposta all'atto del pensare. Accettiamo per un momento la triade che il Gentile sonon-essere stituisce a quella hegeliana: essere del pensiero I'essere del pensiero - divenire. Questo essere del pensiero identico al non-essere nel divenire, che solo reale. E allora: l'essere del pensiero, siccome il pensiero pensiero ed atto, il non-essere del pensiero_.stesso, cio il.pensiero .in quanto pensa, ossia non-essendo Il suo essere l'essere che non , perch i'essere del pensiero, che non essere; e il pensiero che non , diuiene. Solo cos il divenire pensato dialetticamente e conforme al principio d'identit di essere e pensiero.

Secondo il Gentile, lo Hegel concepisce il divenire come unit di essere e di non-essere; ne u analizza > il concetto invece di cio non lo pensa dialetticamente.

tamente e non si genera pi dialetticamente dalla contraddizone. Il Gentile crede che le difficolt dello hegelismo risiedano nel fatto che lo Hegel presuppone ancora una realt al pensiero, che, in tal rnodo, risulta impossibile pensare dialetticamente; a noi sembra che le difficol risiedano proprio nella concezione hegeliana della dialettica come dialettica di opposizione e di risoluzione dei termini, dialetticamente posti, nella sintesi e che tali difficolt permangono identiche nella u riformata > dialettica gentiliana.

ti

t,

"realizzarlor,

non-essere o essere che non e dunque diviene; perci il divenire identit di essere e di non-essere del pensiero. Ma se questa identit, ripetiamo, non c' divenire, perch non c' contraddizione tra essere e non-essere del pensiero. Il divenire come identit tra essere e pensiero divenire come identit tra non-essere dell'essere del pensiero e il pensiero, dove I'essere del pensiero identico al non-essere del pensiero stesso, che non pensabile come essere, perch, se lo fosse, non sarebbe quello che , un atto, ma sarebbe essere, cio non pi pensiero. Nella dialettica < riformata >, si presenta la stessa identica difficolt che in quella di Hegel: il concetto di divenire non nasce e perci non c' dialettica: Flegel si ferma all'Essere, puro essere'Non-essere, nulla; Gentile all'essere del pensiero-non essere dql pensiero. Come nello Flegel I'Essere non neppure risolto nel Non-essere, per il motivo che gi il Nulla, cos in Gentile non c' neppure la risoluzione dell'essere nel pensiero, per il motivo che I'essere del pensiero gi non-essere, cio nulla di essee, dato che il pensiero, per lui, non essendo; e solo ingiustificatarnente si pu dire che, se non essendo, u ponendosi ,, u divenendo >. Non c' affatto divenire: c' I'identit dei due contrari che poi non sono contrari se i'essere puro non-essere o nulla e I'essere del pensiero non-essere o nulla del pensiero: c' solo ii puro immediato < essere che non , o n pensiero che non >. E se ii Gentile dice che il pensiero che u non essere ), perci divenire, osserviarno che anche in lui il divenire non si genera dialetticamente, ma postulato all'inizio, imrnediatarnente. Ma non c' neppure questo immediato o l'essere del pensiero che pensiero che non ; non c' nem-

Ma cos il divenire non affatto giustificato e non si vede come possa nascere : se I'essere I'essere del pensiero che in quanto pensa, cio in quanto non non essendo anche qui l'essere (del pensiero) e il non-essere s'identificano e non vi quella opposizione tra essere e non-essere che genererebbe il divenire. L'essere del pensiero pensabile, in quanto lo si pensa, come essere del pensiero che atto, come

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Atto ed

essere

AprBr.rorcp: Riflessioni oitiche sull'atto d.elllattualisrno

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meno il puro ( porre ) o il pensiero che pone se stesso. Non c' proprio niente, c' il puro vuoto iniziale e finale, il Nulla. Infatti, attraverso Hegel e un ripensamento critico del dialettismo antinomico, qualche pensatore contemporaneo, ha scritto coerentemente la metafisica del Nulla: la negazione dell'essere stata consumata fino in fondo e, con essa quella del divenire.

il

Della critica del Gentile allo Flegel e della conseguente posizione attualistica resta per un contributo che non va perduto: I'essere di pensiero od oggettivo non pu essere pensato prima o fuori del pensiero; non vi pensiero senza I'oggettivit dell'essere che gli interiore e lo costituisce: non vr essere di pensiero che non sia Idea per un pensiero e non vi pensiero che pensi senza I'essere oggettivo. Ma proprio questo vincolo ontologico di essere e pensiero denunzia corne erronea e sterile la dialettica di risoluzione degli opposti e come astratta quella dell'esclusione, propria di un < realismo > dell'essere che oggettivismo naturalistico ed esige quella deli'irnplicanza: n il pensiero si risolve nelI'essere, n I'essere nel pensiero; n I'essere del pensiero si oppone al pensiero come non essere del pensiero con cui poi s'identifica annullando il pensiero stesso e non facendo nascere alcun divenire (dialetticamente o no); ma il pensiero implica I'essere come suo lume od oggetto e I'essere esige il pensiero di cui lume od oggetto. Il pensiero l soggetto dell'essere ilo oggetto, che lo costituisce come soggetto pensante e perci il pensiero sempre atto, in quanto pensa nell'essere ed coscienza di essere soggetto pensante neli'essere (sintesi originaria ontologica). Il Gentile osserva allo Hegel e ad ogni forma di oggettivismo che impossibile pensare una realt prescindendo dall'atto stesso del pensarla o presupponendola ad esso. Esatto: noi, infatti, non stiamo' pensando I'essere prescindendo dall'atto stesso del pensarlo n presupponendolo ad essol 1o stiarno pensando come oggetto interno del pensare, per cui il pensare pensare e non come negato, in quanto oggetto, dall'atto del pensare. Ma

pensiero che pensiero nell'essere oggettivo) non , perch soggetto, I'essere per e in cui pensa e perci diaiene perennemente nell'essere. Il pensiero atto di pensare per I'essere, ma I'essere non I'atto del pensare' ma I'oggetto per cui il pensare atto. Dunque, s\,l'essere del pensiero non I'esser oggettivo, perch il pensiero soggetto che pensa, per pensa nell'oggettivit dell'essere che non esso_ Peniiero perci, pensando nell'essere, diaiene pensiero. I1 pensiero atto che diviene nella verit, ma il suo divenire non il divenire della verit, la quale non diviene, , ma come oggetto del pensiero e non fuori di esso, n fuori dell'atto, p,rt t on essndo I'atto del pensiero ma il lume per cui il pensiero pensa, cio, se si vuole, atto, ma senza essere l'essere del soggetto pensante, bens I'essere oggettivo per cui il soggetto pensante. evidente che questa dialettica dell'irnplicanza di pensieroessere: a) non ammette n opposizione n identit n esclusione tra pensiero ed essere, ma diversit (e il diverso non n opposto, n contraddittorio, n un termine < si risolve > o si nega nell'altro); b) esclude che l'essere, corne lume infinito del pensiero, s'identifichi

con la trascendentali nel senso kantiano-idealistico, che sarebbe identificarlo con la funzione, che in funzione del reale (il molteplice dell'esperienza): I'essere non adeguato dal reale, 1o trascende e perci ogni atto di conoscenza (o tutto il conoscibile) non esaurisce il lurne dell'essere, che trascende il conoscibile stessol dunque l'oggetto supremo del pensiero nell'oggettivit sua non il reale, n vi un atto di conor.enza che esaurisca il pensare, n il pensare, nella sua immanenza dt s a se stesso, pu attualizzare l'essere nella sua totalit, che in ogni suo atto, ma li trascende tutti (e perci il pensiero perenne divenire e specificazione dell'atto primo, la cui compiutezza trascende le sue possibilit); cj da ultimo, la sintsi pensiero-essere (pensiero che nell'essere oggettivo senza essere I'essere per cui pensa e perci pensier che diviene nell'essere) non sintesi conoicitiva ma ontologica, il Pensare o I'atto primo del pen-

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,4tto ed

essere

.LppnNrrtcs: Riflessioni critiche sull'atto

del'l'attualismo l55

sare, principio del conoscere:

il

suo senso metafisico,

il

sarebbe I'immediatezza

di

se stesso,

la pura soggettivit vuota,

mornento metafisico da distinguere da quello gnoseologico; direi, il principio della metafisica (che perci metafisica della verit), fondamento della soluzione dei problemi rnetafisici; d) e perci, da ultimo, la nnetafisica non si risolve nella logica n problerna ctrei reale in quanto reale, n il pensare nel conoscere e nel reale conoscibile. Ci detto, non ci sembra affatto vero che con lo Flegel (e pi ancora con iI Gentile) sia srara < tagliata alla radice ogni trascendenza r, n lo sarebbe, anche se fosse vero che u la realt )) sia stata risoluta ( perfettamente nel soggetto che conosce (R. d. d. h., p.226), in quanto: o, anche con " questa risoluzione, il soggetto pensante nell'essere ogp,ettivo trascende sempre la realt; o si adegua ad essa, e allora anche il soggetto resta risoluto nella reait (il molteplice dell'esperienza) e non c' pi idealismo n spiritualismo, ma naturalismo. il processo del pensiero s < dentro la verit, (notevole la critica del Gentile alla distinzione hegeliana della Fenamenologia dalla Logica), ma, proprio perch denffo la verit che gli interiore, attraverso la verit stessa" anche ( processo alla verit >, che lo trascende. E trascendenza non significa esteriorit, ma ( salire > alla vetta attraverso un processo d'interiorizzazione: la verit trascende 1o spirito, ma nella sba trascendenza, interiore a tutto il processo spirituale. N dire che I'Idea non lo spirito ma suo oggetto significa che sia il u presupposto ) che 1o annulla come spirito Qui, p. 237): I'oggetto presente allo spirito, che lo fa pensiero oggettivo e, come pensiero, atto. N l'Idea cos concepita una realt realizzata o ( natura r, perch, corne oggetto del pensiero e suo lurne, attua il pensiero stesso e si specifica, < si fa, ogni cosa conosciuta senza ( essere ) nessuna di esse, senza essere il reale. Da ultimo, I'Idea non < lo stesso spirito nella sua attivit pura e originaria , (iui, p. 238) perch, se fosse lo spirito (il soggetto spirituale), non sarebbe ldea e perch lo spirito, che fosse esso stesso I'Idea,

non pi

pensiero, anzi impensabile.

3. Platone e l'ldea come oggetto. - La concezione che il Gentile ha della dialettica fa che egli contrapponga la sua a quella platonica e il suo idealismo all'idealismo di Platonei di cui critica a pi riprese l'< oggettivismo > (del resto, per il Gentile, .tm*". a tutto il pensiero greco),-che battezi,a come (naturalismo>. Per Platone, il metodo della filosofia la u dialettica r, la sola cheo sollevandosi dalle cose sensibili alle ldee, ci mette in grado di raggiungere la verit che ci trascencle; la dialettica platonica , dunque, ,< metodo della rascendenza rr. Ma la dialettica oggettiva delle idee (quella loro propria e Per la quale esse si collegano rvrova in una t..ipto., unione - e si unificano), non quella della 61osofia, che processo soggettivo Provocato aila prirna (senza movirnento) e che t'l Simposio concepisce come Eros o aspirazione alla ldea (oogc), delle Idee -"t" .d oggetto della gr).ooogor. Se la dialettica ( difierirebbe non di atto orodursi, realt in {osse procsio, in nulla dalla dialettica del filosofo )' a cui verrebbe a mancare la meta delle sue aspirazioni.

metodo platonico , dunque, via ad una meta; rna Platone ripone ogni valore in qr.re-

Il

st'ultirna e perci la via o il rnetodo,, di qua da-ogni vatrore>. Le Idee sono tutto (la verit, I'essere, I'assoluto), fuori del quale non vi niente ; pertanto il rnetodo clialettico non pu eisere che nulla, quel nulla in cui si risolve la realt del soggetto, ogni qualvolta si concepisce il reale come negativo dl sr.ro pioprib essere (oggettivisticamente), cio ogniqualvolta s'ignora il principio della soggettivit d.el reale' ., .ottt.g,rlnza, 1l rnetodo platonico < si regge sulXa negazione di medesimo, perch un metodo della trascendenza, in quanto si pon di contro alla verit alla cui conquista esso si indr.rzza,, (R. d. d. h., pp' 196-2A2). Tra le de dialettiche vi dunque < un abisso r, quello che divide I'idealismo antico dal moderno, la u dialettica del pensato >

r56

,4ito ed
pensare

essere

ApptNotcE: Riflessioni criticke sull'atto d'ell'attualismo

157

della rnorte > dalla < dialettica della vita ,. Ed, infatti, presupposta la reait o verit ttta ab aeterno determinata, non pi concepibile una deterrninazione attuale di essa: < ogni srta di oggettivismo ristagna in questa morta gora di na realt girlalizzata )r. Invece, la dialettica del pensare non conose rnondo che gi sia, che sarebbe un penato; non suppone realt al di 1 della conoscenza e di cui a qlresta toccherebbe impossessarsi, perch sa che tumo l pensabile (la realt) preJuppone l'atto del pensare che di tutto la radice. lrrtanio ( tutto ci che , in virt del pensare >, che < cos non pi po:!um,a e_vana fatica > che intervenga u quando non c' pi nulla da fare nel mondo))) amzi << la stessa cosmogonia n (iui, pp. 5-7). Il duello tra i due < idealismi > aperto ed irriducibile fino a quando lo si mantenga con questi impostazione. Non si tratta di scegliere per l'uno o per I'altro e perci l'uno contro l'altro, n di mettere insierne un" nccomdata conciliazione eclettica, ma di cogliere ia verit dell'idealismo antico e del moderno; e, nel mornento che si colta la verit deil'uno e dell'altro, non corne due rnet da rnettere assierne rna cotrne quell'unit inscindibile data dalla simultaneit del mornento critico che il primo pone al secondo e questo al!l"lo9, si scoperta una verit nuova. cio si appiofondito I'idealisrno stesso e si segnata una tappa ulteriore del suo sviluppo perenne. L'obbiezione principale mossa dal Gentile alla dialettica platonica ci sembra la seguente: la dialettica, come metodo della filosofia, un processo senza valore, in quanto pura aspirazione soggettiva (eros) ad un assoluto trascendent (le Idee), avente una sua propria dialettica immobile, in cui il filosofo greco ripone tutto il valore; pertanto non ha alcun valore un metodo (la filosofia) che fuori di ci che ha valore (le ldee), sua meta o fine. L'obbiezione colpisce le due dialettiche: da un lato, quella propria delle Ide come dialettica priva di movimento^ e dunque di vita: dall'altroo

dalla < dialettica del

,, la n dialettica

la diaiettica propria della filosofia come priva di valore. Lo oggetto o la-mta detrla filosofia (le ldee o l'Assoluto), che

tutto il valore, perch realt immutabile e realtzzata ab ae' terno, privo df movimento dialettico o, se si vuole, della dialettica-di movimento; il processo del filosofare o la dialettica soggettiva movimento (verso la meta trascendente), rna il niente di valore, perch al di qua del valore. Dunque, l';\ssoluto, corne irnmobile, il niente di movimento e perci la sua dialettica senza valore dialettico; il processo soggettivo rnovimento dialettico, fila senza valore intrinseco, perch tutta la verit e tutto l'essere sono assegnati alla meta o alie ldee, che son u fuori >, e < di contro ) a questo processo. Conclusione: la dialettica oggettiva o delle Idee, come priva di movimento, il niente di dialettica; la dialettica-sogsettiva o del soggetto filosofante, come al di qua del valore, priva di ogni-valore, cio anch'essa niente :^al1'oggetto, ch tutto il valore, manca la dialettica, alla filosofia, che dialettica, manca il valore. La dialettica piatonica il niente di dialettica come ogni dialettica della trascendenza. Non solo: se il pensiero il niente di valore, percir tutto il valore I'oggetto che lo trascende' anche l'oggetto o il pensato niente di valore, come quello che non pu essere oggetto o pensato per il motivo che il pensiero nulla (il Geniiie non-tiene conto della Mente divina o del Derniurgo). La filosofia platonica, se si portano all'estrerna- coerenza le osservazioni del Gentile, filosofia del niente del soggetto (pensiero) e del niente dell'oggetto o dell'essere (Idee). Cos il Gentile riduce a filosofra del nulla l'idealismo antico nella forma che ha in Piatone, suo capostipite, e che possiamo chiamare < idealismo della trascendenza, (dell'Idea come oggetto), come noi dianzi abbiamo ridotto, per altri motivi, pure a filosofia del nuila f idealismo moderno nella forma del Gentile, che 1o sviiuppo di quella che ha il suo capostipite in Kalt e che chiamimo u idealismo della trascendentalit, (della Idea come forma o funzione trascendentale). Ma proprio questa contrapposizione dialettica ci obbliga ad abbandonare

r58

Atto ed

esscre

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la posizione, che il Gentile fa sua, debolmente critica e scopertamente astratta, della opposizione irriducibile dei due idealismi e ad approfondire le due prospettive come due istanze valide di un solo idealismo comprensivo di entrambe in una verit, che non la somma di due verit, ma la verit
nuova che soddisfa le esigenze dell'antico e del moderno idealismo (dell'idealismo senz'altro), non contenuto tutto n nelI'uno n nell'altro e non risultante da un accostamento o

da un'addizione. L'opposizione o il confitto soltanto storico e rappresenta I'approfondimento di due istanze, en-

concetto adeguato della soggettivit come autocoscienza, che scoperta di S. Agostino, ulteriormente elaborata dalla filosofia rnoderna, come manca un concetto adeguato dell'oggettivit dell'essere o dell'Idea, che scoperta che raggiunge una sua prirna maturit critica l'agostinismo, - eattraverso il oensier scolastico (S. Tommaso) quello modeino - con il Rosmini; ma in Platone, oltre alla verit fondamentale sopra accennata, c' l'afrermazione precisa e critica che il pensiero, nella sua soggettivit o come attivit di un pensante, non esso la verit e pertanto ad esso non conven-

trambe indispensabili all'idealismo; ma proprio questa indi, spensabilit della istanza della oggettivit (Idea) e di quella della soggettivit (pensiero), che il confitto storico ha chiarito ed affermato, comporta speculativamente, non l'opposizione che distrugge nella contrapposizione dialettica l'idealismo, ma la unit teoretica delle due istanze, unit che la verit dell'idealismo vero e dell'unico idealismo autentico. Innanzi tutto, Platone ha scoperto una verit fondamentale : I'Idea non ha origine dall'esperienza sensibile. non adeguata dal reale sensibile, non prodotta come quella che oggetto dall'attivit so!lgettiva, n una sua funzione. Ci comporta I'apriorit dell'Idea e la sua trascendenza rispetto al reale e rispetto al pensiero. Platone ha scoperto il valore aprioristico trascendente ed ontologico dell'Idea. Solo a questo patto si pu parlare d'idealismo e di spiritualismo; e solo a questo patto I'essere non vanisce nel nulla e con esso anche il pensiero e il reale. Ma proprio sulla base della scoperta di questa verit comincia I'elaborazione critica della problematica che essa pone; tale elaborazione, a partire da Platone ad ogg, lo sviluppo di approfondimento e di -Platone chiarifrcazione dll'idealismo. Di esso la prima tappa e perci la meno matura e la meno critica; I'elaborazione per dev'essere un approfondimento della verit scoe non la e. per la quale I'idealismo idealismo perta negazione, in sua in quanto tal caso non pi idealismo n antico n moderno. Certo, in Platone manca ancora un

gli attributi della verit stessa (Eros non un Dio; il Divino sono le Idee); che esso, dunque, capace di verit per la verit di cui partecipa, che ^ suo oggetto, ma che, corne tale, lo trascende. La dialettica senza movimento che egli nel Sofista (dialogo della maturit) attribuisce alle Idee la consapevolezza che il filosofo acquist di una difficolt interna al suo modo di concepire I'Intelligibile in s, fuori dell'Intelligenza divina ed un'istanza cri:aca che pone la sua stessa scoperta della trascendenza dell'Idea, sviluppata da Aristotele, Plotino e poi da Agostino. attraverso il Cristianesimo: I'Intelligibile in s, fuori di una Mente, non intelligibile, n un pensato n un pensabile. Lo come contenuto clella Mente divina, con la quale s'identifica; e, come contenuto di un Pensiero,
gono dialettica e movimento, vita e non morte. Dialettica e movimento diversi da quelli della mente umana: dialettica non di passaggio o di approssimazione, di conquista o di superamento o di elevazione ecc., tutti movimenti che comportano trascendenza della verit alla mente, ma dialettica, diciamo cos, di momen, in ciascuno dei quali tutta la Mente e tutta la verit, come eterno essere dell'Atto assoluto in ogni suo essere eternarnente se stesso nell'Atto eterno: e perci Essere < in atto di prodursi )) non nel senso di essere quello che prima non era, ma nell'altro di essere sempre la posizione di s come Essere assoluto: la Vita che eterna Vita eternamente Vita e per il fatto di esser tale non significa

Atto ed

essere

r6r

che sia non-vita o morte o morte eterna - e I'Essere che I'assoluto Essere eternamente Essere in atto, cio in atto di prodursi come I'eterno Essere in atto o come l'Atto puro o I'Atto eternamente in atto; e rnovirnento, non nel senso spaziale o in quello temporale di successione, ma nell'altro di essere Vita eterna ed eternamente Vita; immobile certo, ma non nel senso che vuole il Gentile (e tanti altri con lui), ma nell'altro che niente 1o muove dal di fuori, perch Egli stesso principio del suo movimento, cio del suo essere e perci I'Essere. Proprio il movimento o la vita che principio di se stesso ha il movimento assoluto; e il movimento assoluto I'assoluto Essere, che tutto Vita o Movimerrto, che tutto essere, come la Mente assoluta I'assoluta verit. Il gentiliano atto del pensare, come principio di se stesso, ha in se stesso il principio del suo movimento dialettico (anzi dialetticit per sua essenza); significa che esso sia immobile nel senso in cui il Gentile chiarna immobile I'Essere o I'Assoluto tutto attuatol No certamente, a parte il fatto che il suo mo. vimento come la sua vita siano apparenti e a parte la contraddizione di un atto che, principio di se stesso e perci assoluto, si fa e si produce nel senso di divenire altro da quello che e di accrescersi nel suo perenne divenire. La dialettica come processo soggettivo o via verso la verit (Idee) sua meta non affatto, come obbietta il Gentile, al di qua del valore e perci niente, per il motivo che la mente non vuota, ma segnata dalla presenza della. verit. A parte il rnodo corne Flatone spiega I'origine di tale presenza (la preesistenza delle anime), la verit dal filosofo scoperta (e, scoperta la quale, nascono altri probiemi) preci' samente che la mente parrecipa di una verit prima, suo oggetto o suo lume e madre di ogni verit ulteriore, principio del pensare e del conoscere. Qui non c'interessa neppure l'obbiezione che Flatone abbia arnrnesso troppo d'innato (abbia peccato per eccesso, corne dice il Rosmini); ci interessa che il rnetodo dialettico o il rnovimento del pensiero, pur non essendo esso la verit e pur essendo la verit

in s ad esso trascendente, non al di qua del valore e perci l1e,nt., ma dentro ci che validq in quanto partecipa della verit, in cui Platone ripone tutto il ulor.. Qo.sto principio della partecipazione fondamentale nel|idealismo, in questa oin-quella forlna, n esclude quello, pi propriamente aristotelico, dell'analogra, anzi lo inlude:^la par_ tecipazione esclude che il pensieio sia vuoto di verit . d'utrque al di qua del valore Cd esclude che sia esso tutta la verit (e perci assoluto) e per conseguenza adeguabile ed adeguato dal reale sensibile (altrimenti si ripresArta la trascendenza della verit al pensiero) e dunqu non pi pensiero dell'Idea, ma pensiero che forma di un conteooto di .rp.rienza e come tale esso stesso ( natura r. La dialettica coine metodo dell'immanenza, nel senso dell'idealismo da Kant a Gentile, n9n pu. sfuggire a questo dilemma: se il soggetto esso la verit: o iale verit (la forma conoscente)" adeguata dall'oggelq(il contenuto conosciuro) e allora il soggetto non pi infinito ed assoluto, ma finito e relatiio come il reale ; o il contenuto conosciuto non I'adegua e allora la inadeguabilit del soggetro implica che esso, iella oggettivit che gli propria, trascende il reale o il conoscilto, ma l'oggettivit che gli propria non pi posta dal soggetto, anzi il suo oggetto interiore o I'esseie come Idei. N si dica che il reale conoscibile non mai tutto cone e :cl^utg perci l'attivit del pensiero processo infinito ed infinito lo stesso pensiero, perch il cnoscibile non conosciuto sempre un conoscibile, quel che in seguito sar conosciuto (l'<ignoto, dell'Ardig), cio sempre-al livello dell'<< orizzontale > e non a queilo della u vertiiale > dell'essere. Vi certo una storia dell conoscenza del reale (che processo storico dell'umana conoscenza), ma questo iluo problema da quello dell'essere oggettivo, cio della verit prima per cui il pensare e che principio di ogni conoscere. Certo la conoscenza che del reale abbimo ttoinon I'ebbero gli antichi, come noi oggi non abbiamo quella che avranno i nostri posteri. Perci vero che la conbscibilit indefi11

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Atto ed

essere

,d.pprNorcE: Rifl.essioni critichc sull'atto dell'attualismo

r6g

nitivamente progressiva e che vi una storia perenne della conoscenza, ma tutto ci non ha niente a che vedere con il problema della verit del pensare, che metafisico e con il principio dell'oggettivit o dell'trdea, cio con il problema ih. rti"mo discutndo. Sia nel caso che il pensiero sia vuoto, sia nell'aluo che esso sia I'assoluto, non c' pi idealismo: nel primo perch si negato il soggetto Pensante e -con esso il pensieroi nel secondo ptrch si negata I'Idea o la verit, ch non pu essere il pnsiero stesso' ma non pu non- essere se non come oggtto del pensiero. Invece il principio della partecipazione comPorta una Presenza di verit al pensiero petci, diciamo cos, immette il pensiero -stesso nel valore e'nel mondo del valido, ma siccome la verit di cui il pensiero partecipa non la Verit in s, da un lato, la veiit trau.nde il- pensiero e, dall'altro, essa suo oggetto interiore . per .tri il pensiero oggettivo. Il pensiero non dunque n al di quJ n al di 1 della verit, n vi sono il p.^ri.to e la verit suo oggetto, ma vi il-pensierg.chg e la verit che verit di p.ttt"t. nella verit suo oggetto -vi il soggetto pensante. nella un soggetto pensante, cio veritll'inriorit oggettiua, che soggettivit a cui interiore la verit oggettiva, che oggetto dell'interiorit, suo soggetto. Ma siccoe il soggetto non adegua I'infinito. della ,reiit oggettiva gi la stessa interiorit, gorne plir_rgipio ontologico-Aostitutivo di quell'ente spirituale che l'uomo, per se stessa movimento dialettico, non vuoto o nulla perch della verit per cui il pensiero pensiero, n. partecipa -perch la verit di cui ParteciPa, nella sua infinit pi.tro, inadeguabile dal reale di esperienza, lo stimola a cercare la adeguazione al di l di ogni realt, al di l della. soggettiviti partecipante dell'oggettivit, nella Verit in s trascendent. E questa verit presente al pensiero non pu,essere che I'esser nella forrna in cui pu essere Presente al pensiero, cio corne ldea, che cos risulta oggetto primo, lume della rnente, principio del conoscere; come risulta che il pensiero non pu essere che processo dialettico, soggettivamente

ed oggettivamente; soggettivamente perch aspirazione ad le determinazioni tutte insufficienti, la verit infinita, suo oggetto; ed oggettivamente perch nelI'infinita oggettivit della verit partecipata tende alla Verit in s. Dialettica, che come vuole Platone, via alla meta, ma via segnata dalla verit, che va verso la verit; dunque via, non al di qua della verit, ma via nella veri verso la Verit, che non sta < di contro >, al pensiero; anzi la stessa oggettivit del pensare s'indirizza, attraverso il movimento dialettico dell'implicanza d pensiero e verit, alla Verit in s, sua meta non di conquista ma di dono e di pace nel
adeguare, attraverso

dono e nell'assenso. L'istanza critica che I'idealismo antico pone al moderno quella dell'oggettivit dell'Idea, che poi I'oggettivit dell'essere nella forrna di oggetto o verit del pensiero; d'altra parte, I'istamza critica che l'idealismo moderno pone a quello antico quella deila soggettivit o dell'esistenza del soggetto, che poi quella dell'insopprimibilit del pensiero senza del quale non c' verit. Le due istanze critiche si pongono rispettivamente, la prima contro un idealismo che, spingendo al rnassimo I'esigenza della soggettivit (per esempio, il soggettivisrno empiristico dei sofisti, la cui rivalutazione comincia con lo Hegel), nega I'oggettivi dell'Idea e la identifica con lo stesso porsi del pensare o con il pensiero che pone se stesso come priffium; la seconda contro un idealismo, che estremamente preoccupato dell'esigenza dell'oggettivit e della trascendenza dell'Idea (Platone), rischia di negare la soggettivit o il pensiero e ne fa una specie di specchio in cui si riflette la verit. Le due istanze critiche, isolate e separatamente prese, diventano due posizioni dommatiche di una soggettivit senza Idea e di un'Idea senza soggettivit, cio due forme d'idealismo che negano l'idealismo; prese insieme, cio I'una come istanza critica da far valere per I'esigenza che difende e che soddisfa nei confronti dell'altra, non sono pi due posizioni contrapposte, ma un'unica posizione, che quella dell'idealismo, che afrermazione dell'oggetti-

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Atlo ed

essere

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cyyicne_yfatto dell'attualismo r6s

vit dell'Idea, che ldea di un pensiero e del valore della soggettivit, che pensiero nell'Idea e per I'Idea oggettiva. E non vi pi problema di prima o di dopo, di fuori e di contro, ma soio problerna del pensiero che pensiero nella verit suo oggetto e della verit che oggetto del soggetto pensante: non c' pensiero se non per la verit oggettiva o I'essere nella forma ideale in cui e per cui pensa e non c' verit oggettiva se non per il pensiero, che di essa il soggetto. Ma questo non ancora problema della conoscenza) del concetto e del giudizio, cio problema della conoscenza del reale, ma del principio del conoscere, cio della fondazione del pensare corne presupposto di ogni conoscenza, della sintesi ontologica primitiva, che il soggetto spirituale che

volere, del sentire) e ad ogni grado

di attualit

quale che

sia raggiunto dallo spirito stesso, per cui I'atto che la piena attualit dello spirito o lo spirito tutto in atto (l'Idea pienamente deterrninata) non attuabile da nessun atto spirituale; e trascendenza della verit in s o del Pensiero assoluto, principio di ogni reale e dell'esistente pensante a cui ogni spi-

rito

aspira, come al fine o alla meta che pu attuarlo nella sua pienezza e perci come al ne del suo movimento dia-

pensante (soggettivit) nell'essere di cui partecipa come Idea (oggettivit). Qui il ( pensato )) non il fatto o conosciuto, ma il lume o l'oggetto che attuale nelL'atto del pensare come quello per cui il pensiero pensante; e il pensante non la pura soggettivit che, ponendosi, pone il suo oggetto, rna la soggettivit che pensiero in atto nell'oggettivit; e dunque non vi una dialettica del pensato, fuori del pensiero, n vi una dialettica del pensare, come se il pensare creasse esso stesso I'Idea o potesse essere un pensare senza l'Idea; ma c' la dialettica del pensato o Idea che pensato nel pensare e perci non pi pensato nel senso di oggetto esterno e del pensare che pensare nel pensato e perci non pi pensare come pura soggettivit. il pensare (soggettivit) nel pensato (oggettivit), che sempre attuale nel pensiero pensante e come in esso attuale fa che il pensiero sia oggettivo, ma che in quanto oggettivit non esaurita da nessun atto di pensiero e perci fa che il pensiero sia sempre infinita capacit di pensare; questo pensare, trascendente sempre ogni conosciuto e conoscibile e perci tutto il reale, che porta all'interno della sua dialettica e come un motore del suo dinamisrno perenne, la trascendenza: trascendenza dell'oggetto o dell'Idea o dell'essere nella forma dell'Idea, lume di verit rispetto ad ogni atto dello spirito (del pensare, del

lettico integrale e totale. Una sola dialettica, dunque, che insieme dialettica del pensato e del pensare, perch il pensato nel pensare corne suo oggetto e il pensare nel pensato come suo soggetto; che insieme dialettica della vita e della morte, in quanto vita di ogni atto del pensare l'oggetto che lo fa pensante, rna appunto perch I'Idea ogni atto trascende essa la morte di ogni parziale pensare, affinch I'atto del pensare - Eros perenne rinasca, vivendo e morendo, in un atto comprensivo, in -un'aspirazione rinnovata, in uno slancio pi intenso: ogni atto muore per una vita pi alta e vive per una morte, che lo approssima sempre di pi all'esistenza in cui tutto lo spirito I'attualit piena di se stesso, della verit che sempre stata la sua tensione, la molla del suo movimento dialettico. E questa l'immortalit del soggetto, perch soggetto dell'oggettiva verit, soggetto del divino che in lui, dell'infinito che il suo oggetto interiore, per cui la sua interiorit oggettiva ed immortale come soggetto di quest'oggettivit. Eros amore e follia di ricerca amorosa vita nell'infinita verit, l'Idea, I'Abbondanza di cur figlio, ed morte nell'atto parziale a cui sfugge la verit infinita; e perci figlio anche di Penia, la povert; ma proprio perch muore di scontentez,za, d'inquietudine e di desiderio nell'atto compiuto e sempre incompibile e dunque sempre rinnovantesi nell'atto nuovo, vive nello slancio verso la verit che gli sfugge e che I'attrae; perci Eros, il pensiero inquieto, ricco e povero, dialettico per ansia di pace e per tensione all'Essere, che pur come Idea gli presente e I'illumina di luce infinita, Eros,

Ato ed

esserc

Apprr{orcB: Riflcssoni critiche sull'atto dell'attaalismo

1;6.l

I'io spirituale, che amore di Verit, di Bellezza, di Bene e di Essere, il vinto invincibile, il mortale immortale. E con ci le istanze dei due idealismi sono recuperate nell'unico idealisrno del soggetto di cui I'Idea oggetto e dell'Idea che Idea di un soggetto e fa che esso sia pensante. Noi possiamo concordare con il Gentile nell'afiermazione
che tutto ci che si pu pensare della realt presuppone I'atto stesso del pensare, a patto che si aggiunga che c' atto del pensare per I'essere che suo oggetto e che tale intuito delI'essere il primo atto del pensare, anteriore ad ogni conoscenza. Anche questa dell'oggettivit dell'Idea esigenza essenziale delf idealismo al pari della soggettivit o dell'atto del pensare. Si che il Gentile, come sappiamo, non distingue tra il < pensabile > e il < conoscibile >, tanto che identifica il pensabile con i < concetti dell'esperienza> (R. d. d. lr-, p. 6) e con ci nega I'Idea, che non un concetto. < Il pensabileu o < I'intelligibile > I'Idea o I'essere sotto la forma dell'Idea, che principio dell'intelligibilit del reale (l'uomo compreso nella sua totalit), e perci lume della ragione o del conoscere, cio il principio della conoscibilit o dei concetti di esperienza, altrimenti, I'atto del pensare la trascendentalit, la forma in funzione del contenuto sensibile, cio il conoscere privo del suo principio che I'Idea presente alla mente. E questo gnoseologismo e non idealismo. S, l'atto del pensare < la radice di tutto )), ma lo I'atto del

come morale, il voluto sempre nell'oggettivit dell'atto della volont e del pensare insieme; come Essere assoluto I'oggettivit tutta in atto, il Soggetto assoluto, Dio,l'Ego sum

qux sutlt.

N la trascendenza della verit fa che nel mondo non sia niente da fare e che il pensare sia una postuma e vana fatica. Tutt'altro; proprio perch la verit non posta dal pensiero e perch il pensiero pensa nel lume di veri inadeguabile dal reale, nel mondo per ogni uomo vi molto da fare; anzi ve n' tanto che tutto il da fare nel mondo

vi

pensare nell'oggettivit dell'essere e allora la radice non il pensare (soggettivit), ma I'essere per cui il pensare pensare. Non come, dice ii Gentile, ( tutto ci che , in virt del pensare )), ma cos: tutto ci che conoscibile conosciuto in virt del pensare, che pensiero nell'essere, suo og-

getto interiore, lume del pensiero stesso e perci principio d'intelligibilit del reale. Tutto ci che , in virt dell'essere, anche il pensare (altrimenti, il pensare com' pensare' che pensal), ma, d'altra parte, I'essere, come Idea, I'oggettivit dell'atto del pensare; come reale, il conosciuto nelI'oggettivit dell'atto del pensare, di cui una specificazione;

non esaurisce la capacit dell'attivit spirituale, che trascende il suo da fare e tutto il da fare nel mondo. Ed attraverso questo da. fare che lo spirito realizz.a la sua personalit pur senza mai flesclre ad attuare compiutamente se stesso. Perci, awenturatamente, il pensare non ( la stessa cosmogonia >, proprio psrch trascende tutto il reale; e lo trascende perch pensare nella verticale dell'essere in tutta la sua infinit. Il Gentile, invece, identifica essere e reale e perci il pensare con il suo fare nel mondo e dunque con il mondo: nega il pensare nell'orizzontalit del reale, una volta che I'ha privato dell'essere. Il pensare diventa un principio cosrnogonico come I'dgX dei Presocratici; anzi, nella sua solitudine di principio senza I'essere, come il Caos, che, secondo Esiodo, era in principio; Caos e non pi Logos. N, ancora, vero che, posta una verit trascendente, non vi sia niente da fare nel mondo, perch tanto il fare un rifare male quel che in s ab a.eterno perfettissimo. Certo, il no stro fare (questa o quella verit, questo e quel bene, ecc.) < niente > rispetto all'Essere, che la Verit, il Bene, ecc., ma il niente psicologico, quello del momento mistico, che non nega affatto I'essere o il valore delle verit parziali o dei beni finiti; al contrario riconosce ogni essere nella positivit del suo essere, nna confrontandolo con l'Essere infinito, per I'abisso che divide questo dal finito, dice che il finito niente; niente come ( essere > finito, paragonato all'Essere finito. Il nulla psicologico, implicitamente, riconosce I'essere

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Atto ed

essere

AppENoIcE: Riflessioni critiche sull'atto

dell'attualismo r@

ontologico: la nada di S. Giovanni della Crcce I'aspetto psicologico dell'essere di S. Tommaso; e il rnistico e il filosofo dicono, in fondo, la stessa cosa. 4. Essere e diuenire. Come abbiamo gi visto, per lo Hegel, I'essere muta: l'indeterrninato essere non e, se non , diviene. Per il Gentile, invece, < il solo mutare dell'essere il divenire > ed questa la caratteristica dell'idealismo attuale, per il quale l'Idea atto. Cio: non c' un mutare delI'essere da cui nasce il divenire, ma il mutare dell'essere lo stesso suo divenire. C' l'attualit dell'Idea, che divenire o concetto (pensare). < L'idealismo attuale vede il mutare delI'essere, e quindi l'essere differente e molteplice fuori dell'attualit del pensiero, nel pensato astrattamente considerato, alla maniera platonica (R. d. d. h., p. l2). " alcune equazioni che vanno sagIl Gentile qui stabilisce giate. Anche per lui I'essere Idea (essere : ldea), anz soltanto Idea, ma per lui I'Idea Atto (idea : attQ, atto del pensare che perenne divenire e perci I'atto divenire (atto : divenire); e il divenire che I'atto stesso del pensare non che concetto (divenire : concetto), che, a sua volta, il reale (concetto : reale), che, infine, sempre il divenire (reale : divenire); e siccome essere e reale s'identificano, s'identificano ancora essere e divenire (divenire : essere ed essere : divenire). Perci il nuovo hegelismo (il suo) si dichiara convinto che il solo mutare dell'essere sia il suo divenire e che, pertanto, non v' il mutare dell'essere in divenire, ma c' il divenire deli'essere. Ma c' dawero questo divenire dell'essere e che cos'l Se essere e divenire s'identificano, il < divenire dell'essere > non che il < divenire del divenire >. E allora I'essere non c' affatto. Infatti, il < divenire dell'essere ) non altro che l'<essere del divenire )); ma l'essere del divenire il nonessere del divenire; dunque il divenire non . Invece per I'idealismo, per quello che qui stiamo difendendo, I'essere nella forma in cui pu essere presente al

pensiero l'Idea, ma l'Idea oggetto del pensiero e ne sostanzia ogni atto, senza mai esaurirsi in alcuno; e come oggetto non concetto, ma la matrice di tutti i concetti, che sono le nostre conoscenze del reale o il reale conosciuto e nel grado in cui conosciuto. Ma siccome ogni atto conoscitivo (concetto) non adegua l'Idea o il pensiero che intuisce l'esserp, per consegvenza il reale (anche se fosse tutto e definitivamente conosciutQ non adegua I'essere nella forma dell'Idea. Se non I'adegua, l'Idea lo trascende non per quantit, ma qualitativamente, non orizzontalmente (in quanto possa generare altri concetti o si estenda indefinitivamente quanto il progresso del conoscere), ma verticalmente. L'Idea,

nella sua essenza, dunque, non diviene, ma rnadre del divenire del conoscere ed ha una storia; ed madre del volere e del sentire: diviene, in breve, la vita spirituale nelI'Idea, che e non diviene. N I'Idea un ricettacolo immobile, in quanto costirutiva della vita dello spirito in ogni suo atto spirituale; sempre attuaie, nel dinamismo dello spirito, come I'immutabile Idea o l'immutabile essere nella forma dell'Idea, specificata da ogni mutamento, divenire, sviluppo, produzione e progresso della vita spirituale. Soio in quanto f irnmutabile Idea, vi divenire; solo in quanto l'essere dell'Idea o I'essere come Idea per cui il pensare, nel cui atto, per essa possibile, essa sempre attuale senza essere mai tutta attualizzata dal contenuto sPecificante di un atto, il divenire, che del conoscere, del volere e del sentire nel lume dell'essere, reaie divenire. Non vi il divenire dell'essere, che negazione dell'essere e del divenire, ma divenire nell'essere. Ma il divenire nelI'essere, proprio perch tale, non l'essere, I'attivit spirituale nella verit oggettiva dell'essere, attivit del soggetto che diviene, per adeguarsi all'essere infinito. N si tratta di adeguazione esteriore, come se I'idea oggettiva fosse {uori dell'attivit dello spirito n ancora di locazione del divenire nell'essere, cofile se guesto fosse il < recipiente, o lo u spazio > del divenire stesso; n I'essere che non diviene, ma in

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Atto

ed, essere

cui diviene il divenire, sra. L'essere immutabile, ma non sta, vve, come essere, nel divenire che in lui. E perci Itssere indivenibile, senza stare; e il divenire tale nelI'essere dell'essere, come perenne attivit spirituale nel principio che lo costituisce e la dinamizza. Piuttosto che il platonico v&yxn ocil'tur, meglio dire vciyxl ei-var.

INDICE DEI NOMi


p.
Giovanni della Croce (t.),

Agostino G.), Aristotele,

Ardig R., p. 16l.

158,
159.

159.

p. l4l, p.

p. 167.

Hegel G. G. F., p. 14, 17,


148-154, 163, 167.

133,

Berkeley G.,

Blondel M.,
Bossuet

p. 139-141.
94.

Kant E.,
tt. Omero,
Platone,

Bonaventura (s.),

p.

p.
79.

16, l4l-148,

157,

134.

8., p.

I10.

Kierkegaard S.,

p.

97.

Cartesio R.,

p.

13, 133, 149.

p.

p.28,79, l4l, 142,143,

Dante, p.
Esiodo, p.
Francesco d'Assisi G.), p. l0t.

155,163.

Gentile G.,

p.

137-l8.

p. 159. Rosmini 4., p. ,l, 17, 39, 40, 61, 64, 8], 126, 134, 159, 160. Tommaso (r.), p. 159, 167.
Plotino,