Sei sulla pagina 1di 17

INTERO METAFISICO E PROBLEMATICIT

PURA

1. Metafisica e senso dell'essere


Se con la metafisica ci si propone di svelare l'autentico senso dell'essere, quest'ultimo resta in ogni caso celato ad ogni negazione della metafisica o atteggiamento filosofico che pretenda di fare a meno della metafisica, o atteggiamento
metafisico che assuma come modello di indagine l'oggettiva disponibilit
della cosa che propria delle scienze, o atteggiamento pratico per il quale l'essere, concettualmente formulato, sia gi tutto scontato nel carattere meramente
operativo dei nostri concetti.
Ogni sfasamento ed ogni alterazione della metafisica sono dunque per se
stessi alterazione e quindi dimenticanza del senso dell'essere o decadimento dell'essere ad un senso che per non esser il suo , piuttosto, un non-senso; altra giustificazione non ha infatti la metafisica se non l'autenticit del senso in cui essa
considerazione dell'essere, autenticit che poi l'essere stesso nel suo porsi,
perch svelare l'essere significa almeno lasciare che esso sia ci che , semplicemente, indipendentemente da qualsiasi intervento su di esso.
Questo discorso importa evidentemente che la metafisica e l'essere di cui
si parla siano, rispettivamente, l'autentica consapevolezza dell'essere e l'autentica posizione "della medesimezza tra pensiero ed essere; se l'essere autenticamente consaputo, ci significa che la presenza onde lo si pu sapere non
solo < luogo logico, per cos dire, del suo manifestarsi, ma la radicale impossibilit che della stessa presenza non si predichi l'essere; per cui la presenza a quel livello in cui si dice che anch'essa non pu venire equivocata con la presenza al livello in cui si dice che qualcosa per essa si manifesta, e la presenza va quindi purificata dalla dimensione gnoseologica ed oggettivale per ritrovare nel suo senso la radicale valenza metafisica vera e propria, quella che faceva dire a Parmenide: T yp auro voev orlv -re xal tlvai.
L'approfondimento del rapporto tra l'autentica consapevolezza dell'essere,
che la metafisica, e l'essere stesso nella sua autentica posizione porta a cogliere
l'intrinseco limite di un tale rapporto, proprio nella considerazione del fatto
che un rapporto vero e proprio con l'essere convertirebbe inevitabilmente l'essere in un ente, a quell'ente estraneo al rapporto onde sia consentito un riferirsi conoscitivo ad esso '.
In effetti, la particolare situazione che si viene a creare nel rapportarsi conoscitivo all'essere indicativa di un momento dialettico operante nella duplice
impossibilit di dire l'essere senza riferirsi ad esso come ad un ente e di considerare l'essere come uno degli enti per i quali esso si dice, duplice impossibilit
di negare il rapporto nell'identit tra pensare ed essere e di affermare l'alterit
dell'essere al pensiero: proprio questa duplice impossibilit si presenta come li-

G. R. BACCHIN, SU l'autentico

nel filosofare, Roma 1963, p. 21.

306

G. R. Bacchin

mite di un discorso sull'essere e domanda che si chiariscano, insieme e non uno


dopo l'altro, il senso in cui la metafisica metafisica e il senso in cui l'essere
essere.
Ogni discorso sull'essere, o che pretenda tradizionalmente l'essere come termine di un discorso da qualificarsi metafisico o che chiarisca che l'essere intorno al quale si potesse istituire un discorso non sarebbe mai veramente essere , rivela in effetti una interna dialetticit che nel necessario toglimento del
modo inautentico di parlare dell'essere, modo inautentico che va tolto, ma di
cui si abbisogna appunto per negarlo affermando autenticamente il suo opposto 2 ; questa dialettica gi, in nuce, l'atto per il quale possibile che si sveli
il senso dell'essere in quanto impossibile un essere che celi il proprio senso, dialettica che se vale a rilevare l'essere, non per questo vale a costituirlo e per la
quale il rapporto tra positivo e negativo che insieme la materia e la muove non
il senso dell'essere se non come senso in cui l'essere manifesta gli enti senza
esaurirsi in ciascuno di essi e nel loro insieme.
Questa dialetticit inerente al discorso sull'essere va considerata dunque essenziale alla metafisica e per questo non possibile premettere un'impostazione
del problema metafisico che valga a stabilire il senso in cui l'essere deve venire
considerato senza anche involvere quell'autentica posizione dell'essere che giustifichi in uno la impossibilit di un discorso sull'essere e la intrinseca contraddittoriet della negazione dell'essere: dove si chiarisca che negare l'essere equivale ad affermare che sarebbe l'essere a negare se stesso, resta anche chiarito che
affermare l'essere piuttosto lasciare che l'essere affermi se stesso. Questa posizione autentica dell'essere da parte dell'essere, questa inalterata posizione dell'essere, che essere anche come posizione, appare allora il senso stesso della
metafisica.
2. // tramonto del senso dell'essere
da chiedersi in quale senso si possa dire che il senso dell'essere potuto
venire offuscato, o alterato, o perduto, che senso abbia cio parlare di tramonto
del senso dell'essere 3 . La questione, per superflua che possa sembrare, e determinante, invece, dell'intera problematicit metafisica, perch scaturisce direttamente dalla questione del significato della parola senso e della parola essere , questione che pu dirsi, appunto, della semantizzazione dell'essere \
La questione fondamentale che investe l'essere , infatti, quella di stabilire
se l'essere abbia un suo senso, donde la possibilit di riferirsi intenzionalmente
all'essere, anche quando, come gi accaduto, se ne sia smarrito il senso, o non
piuttosto sia esso il senso in cui possano dirsi le singole determinazioni, gli enti,
ciascun essente. Se l'essere avesse un suo senso, come qualcosa che dell'essere
si predichi, la negazione teoretica di tale senso (negazione implicita in ogni dimenticanza o tramonto ) lascerebbe inalterato l'essere e resterebbe incontrad2

G. R. BACCHIN, L'originario come implesso esperienza-discorso, Roma 1963, cap. III.


E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, in Rivista di Filosofia ncosc. , 1964, II,
137, 175.
4
E. SEVERINO, La Struttura originaria, Brescia 1958.
3

pp.

Intero metafisico e problematicit pura

307

dittoria e cio sempre possibile , sempre aperta alla determinazione di sensi


diversi, nessuno dei quali in grado di fondarsi togliendo l'altro come impossibile. D'altro canto, se l'essere fosse il proprio senso, indisgiungibilmente identico
ad esso, non potrebbe aver posto alcun problema intorno al senso dell'essere, essendo l'essere assolutamente innegabile, ossia fuori problema.
Avere un senso od essere il proprio senso sono dunque i limiti entro i quali
si pone il problema del senso dell'essere e tali da pregiudicare totalmente, con
la possibilit del problema, la possibilit di riferirsi all'essere in modo autentico
o non autentico, in modo, cio, che l'essere resti presente in ogni caso o sia,
piuttosto, divelto dalla sua stessa presenza, non solo non visto , ma neanche
mai intenzionato , non tanto perduto quanto piuttosto mai veramente
* posseduto .
Ma non da dire che i due limiti prospettati con il problema, avere un senso
ed essere il proprio senso, godano, se pur inizialmente, di una qualche parit di
diritti, per cui si possa indifferentemente teorizzare le conseguenze logiche dell'uno o dell'altro, ma non si possa stabilire se l'uno o l'altro siano il vero caso
dell'essere: non parit di diritti essi possono vantare, ma facile confusione e difficile svincolamento dell'uno dall'altro, che, in effetti, nel nostro discorso, essi
sembrano rincorrersi ed anzi riprodursi di volta in volta l'uno nell'altro.
Se si dice che l'essere ha un suo senso, ci si autorizza a parlare dell'essere
come di un predicato , ci si autorizza, cio, a costruire proposizioni su di esso
e con esso, onde stabilire, rispettivamente, quali siano le sue propriet e di quali
soggetti esso possa venire detto; ma anche in tal caso, la proposizione l'essere
sar vera non solo se lo pu venire detto dell'essere, ma anche se lo
non pu venire negato all'essere, se cio la negazione dell'essere risulta contraddittoria; lo stesso avere l'essere da parte dell'essere si convertirebbe, cos, nell'essere, semplicemente. D'altro canto, se si dice che l'essere il suo stesso senso,
si suppone che il senso dell'essere sia la propriet fondamentale dell'essere, ma
ancora qualcosa che all'essere in qualche modo accede e si riproporrebbe cos, all'interno dell'essere, la dicotomia ' essere ' - ' senso dell'essere '.
In realt, non appena si intenziona l'essere, o per dire che esso ha un suo
senso e si va in cerca di quale senso sia veramente suo, o per dire che esso il
proprio senso, ci che si assume diventa per ci stesso qualcosa di cui si
dice, una cosa che pu essere anche il manifestarsi delle cose in essa, l'orizzonte della manifestazione dell'essere, il Ttepiyov, l'intero, ma ancora detto come
tale, fuori riferimento, tematizzato in una qualche immediatezza , immediatezza tutta pretesa, ma che pur delineata e sostenuta quando si dice, ad esempio, che l'essere immediatamente presente perch la sua negazione autocontraddittoria s.
Perch l'essere non decada ad ente , perch si eviti effettivamente il naturalismo e il fisicismo in metafisica, bisogna, dunque, che si eviti anche di
assumere l'essere come identico immediatamente al suo senso, pretendendo che
il senso dell'essere sia dato come identico all'essere, per una constatazione
5

E. SEVERINO, La Struttura

ecc., cit.

308

G. R. Bacchin

fenomenologica che lo oggetti vi zzi a se stessa: se l'essere, come tale, colto


nel coglimento degli tenti che tali sono in virt di esso, non ci chiederemo
quale sia il senso dell'essere, ma diremo che l'essere il senso degli enti, perch
gli enti, divelti dall'essere, non hanno senso , non sono che un non-senso; e non
l'essere verr intenzionato immediatamente, ma gli enti che sono in virt di
esso.
In tal modo, l'essere detto per l'impossibilit di dire gli enti senza di esso
e questa impossibilit la radicale contraddizione dell'assunzione dell'essere
come di qualcosa che e di cui ci si possa chiedere che cosa sia o
quale senso abbia, radicale contraddizione che si costruisce appunto facendo
dell'essere un semantema, sia pure come quello che condiziona tutti gli altri.
E si vede, cos, che il senso dell'essere non tramontato solo per coloro
che ne fanno una totalit a se stante (che questa l'operazione implicita in
ogni tematizzazione dell'essere come cosa ), ma anche per coloro che ne
fanno la totalit delle differenze, l'area al di fuori della quale non resta nulla,
ossia non resta alcunch di cui si possa dire che non un nulla 6, come l'intero
del positivo 7 se non si precisa il modo in cui possibile dire l'intero senza
assolutizzare in esso il nostro dire e senza dissolvere l'intero nella indefinitivit aporetica del suo venir detto : il senso dell'essere resta oscurato, finch
resti oscuro il modo in cui lo si dice.
3. Senso in cui va recuperato il senso dell'essere
Il recupero del senso dell'essere dunque tutto condizionato al senso in
cui di esso vi pu essere tramonto >, condizionato, cio, ai limiti entro i quali
l'essere pu perdere senso senza cessare di essere: in realt, la perdita del senso
dell'essere ha per suo estremo limite il modo in cui l'essere pu venire colto come
tale, che se l'essere fosse immediatamente dato, non avrebbe posto alcun problema tra noi ed esso e gli enti non lo < domanderebbero come loro senso, come
loro intima consistenza.
Se si procede mettendo in risalto i singoli momenti del coglimento dell'essere si pu osservare che solo per l'insufficienza di ciascun ente a se stesso e,
quindi, dell'insieme di tutti gli enti al tutto si dice che l'essere irriducibile
agli enti che in esso e per esso si danno, insufficienza che la contraddittoriet di
un'assolutizzazione per la quale sia possibile porsi davanti all'essere , per un
possesso che consenta di concludere dicendo l'ultima parola, quella definitiva.
Si vedr pi avanti che il ritorno a Parmenide non pu assumere in ogni caso
il significato di un ritrovare la parola definitiva che era andata perduta, proprio perch se qualcosa impediva a Parmenide di dare consistenza effettiva al
suo discorso proprio la contraddittoria definitivit del suo chiudersi in esso,
definitivit di un pensiero che esce da se stesso per dirsi definitivo: non si tratta,
comunque, di ritrovare l'ultima parola che era stata gi detta e che poi venne
6
7
8

E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 145.


E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., ibidem.
G. R. BACCHIN, Originariet e Mediazione nel discorso metafisico,

Roma 1963, p. 40.

Intero metafisico e problematicit pura

309

dimenticata, ma di ritrovare il senso in cui fu possibile dimenticarla, proprio


perch non era l'ultima che pretendeva di essere. Basti sottolineare, per ora, il
fatto che l'essere come tale, lo 8v f Bv, detto solo con l'insufficienza di ciascun
ente a se stesso, la quale rende contraddittoria una considerazione dell'ente come
assoluto ed anzi si rivela tale rivelando questa contraddizione.
Il coglimento dell'essere , dunque, in realt, coglimento degli enti che tali
sono in virt di esso; il recupero del senso dell'essere, pertanto, coincide con il
recupero del modo con cui l'essere come tale pu venire detto. Con che resta
stabilito che il recupero pu ottenersi solo mediante un toglimento dell'alterazione da noi apportata all'essere e che l'essere non tollera : tramonto del senso dell'essere, diciamo, per dire che si operato qualcosa sull'essere, qualcosa di fittizio, per il quale si fatto entrare l'essere in un insieme costituito almeno di
esso e della nostra operazione su di esso, operazione che, d'altra parte, non infirmava l'essere ma il nostro coglimento di esso, cosicch perdere il senso dell'essere importava perdere il senso di noi stessi, l'autenticit umana; un discorso sull'autenticit dell'essere uomo coincide, infatti, con un discorso sull'autenticit nel
filosofare, per il quale l'essere autenticamente tale nello stesso senso in cui l'uomo, perdendo il senso dell'essere, coinvolto in questa sua perdita'.
D'altra parte, l'essere ci che anche se noi ne perdiamo il senso, se questa perdita deriva, come deriva, da un'arbitraria o fittizia operazione su di esso
e, quindi, ritrovare il senso dell'essere , in ultima analisi, lasciare che l'essere
sia ci che , togliendo non qualcosa dall'essere, ma i nostri interventi che tendono ad alterarlo. Si capisce, cos, cosa significhi parlare di comprensione inautentica dell'essere , che dare all'essere un senso che esso non tollera e che
quello delle nostre esperienze oggettivali che noi assumiamo, tendenzialmente,
come la totalit stessa dell'esperienza 10.
La comprensione inautentica dell'essere , cos, di fatto, l'attribuzione all'essere di un senso mondano o cosmologico o temporale , per il quale
anche l'essere, come le singole esperienze, compaia e svanisca in una collocazione
di parti entro un tutto cangiante ed anche l'essere divenga e cessi talvolta di essere; e questa attribuzione pur sempre una proiezione di noi stessi sull'essere,
quali pretendiamo di porci, cultura anzich filosofia vera e propria, prolungamento della situazione dell'uomo nel mondo anzich fondazione o
giustificazione totale della totalit .
All'interno di questa comprensione inautentica dell'essere tuttavia ci si
muove sempre, anche quando si abbia coscienza della sua inautenticit ed giusto dire con E. Severino che gli sviluppi e le conquiste pi preziose si muovono
all'interno di una comprensione inautentica dell'essere 12, che si procede recuperando l'autentico mediante un toglimento, che dialettico, elenchico, confutatorio, dell'inautentico, ma in modo tale che il senso dell'essere non sia inizialmente dato e poi offuscato, ma sia pur presente ed operante nella ricerca in
' G.
G.
G.
u
E.
10
11

R. BACCHIN, SU l'autentico ecc., cit., p. 13.


R. BACCHIN, L'originario ecc., cit., p. 83.
R. BACCHIN, SU l'autentico ecc., cit., pp. 24-27.
SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 137.

310

G. R. Bacchin

tutta la sua ampiezza, coestensivo ad essa, quale suo senso : il senso dell'essere non ci sta davanti, n possibile voltare le spalle ad esso se non vi pu
essere un momento in cui lo si abbia di fronte. L'essere non risulta, dunque, dal
toglimento dell'inautentico, se non gi presente nella necessit di operare il toglimento (ed questa la sua presenza operante) e non si d immediatamente
in nessun momento della ricerca: non all'inizio se esso per l'insufficienza degli
enti che per esso si danno, non alla fine se la ricerca, concernendo direttamente
gli enti, non pu pervenire all'essere come al suo fine >, concludendosi in esso.
Stranamente, ma poi non tanto, per chi pretenda una immediata notizia
dell'essere e poi esiga un rigore alla sua posizione nell'intero svolgimento, altro
approdo non consentito che il pervenire all'essere come conclusione >, e l'ultima parola della filosofia non pu non coincidere con quella che si diceva l'ultima, e Parmenide non pu non apparire, prima o poi, come l'unica possibilit di
dire l'essere. Chi, dopo avere preteso l'immediata notizia dell'essere, come gli
Scolastici e i Neoscolastici, si arresta al di qua della conclusivit parmenidea,
opera in effetti sull'essere come su di un termine, un termine appunto da cui
passare per una dimostrazione a partire da esso. Chi, come Severino, pretenda
pur sempre, in qualche modo, la notizia dell'essere, ma si renda conto della
inautentica comprensione dell'essere che questa notizia importa, non pu logicamente arrestarsi al di qua di Parmenide e l'unico senso teoretico del filosofare non pu non apparirgli la solida consistenza dell'essere che tutto e sempre ci che .
Do piena ragione a Severino nel dire che la metafisica occidentale
una fisica e che vi dimenticanza del senso dell'essere in ogni tentativo di
" dimostrazione " dell'Essere Necessario > '4, ma non so vedere fino a che punto
non sia una fisica anche la conclusione parmenidea, se vi si pretende di dire
l'intero senza la negazione che nell'intero non ha posto e che emerge quindi, in
qualche modo, sull'intero senza ridursi al nulla, se vi si pretende di dire l'intero
negando, cos, le differenze del molteplice nell'area dell'essere e se poi si pretende, come appunto Severino, di poter accogliere l'irruzione delle differenze 15
dopo aver detto l'essere come tale.
Per me, come per Severino, la posizione di Parmenide va del resto rigorizzata 16 e vedremo pi avanti come ci possa avvenire ed anche come la rigorizzazione che il Severino propone non mi sembri sufficiente; ma sono d'accordo
con Severino nel dire che in ogni tentativo di dimostrare l'Essere Necessario
a partire dall'essere come da un termine v' dimenticanza del senso dell'essere
e che v' almeno un senso in cui a Parmenide bisogna ritornare. Ci che ora
posso anticipare che il senso in cui si pu tornare a Parmenide anche quello
in cui dovremmo riportare Parmenide a se stesso, rigorizzando il suo stesso discorso e questa rigorizzazione di Parmenide fino in fondo potr anche portare a

13
14
15
46

E.
E.
E.
G.

SEVERINO, Ritornare a Parmenide,


SEVERINO, Ritornare a Parmenide,
SEVERINO, Ritornare a Parmenide,
R. BACCHIN, SU l'autentico ecc., cit.,

cit.,
cit.,
cit.,
pp.

p. 141.
p. 150.
p. 144.
31-32.

Intero metafisico e problematicit pura

311

dissolvere Parmenide con Parmenide, dialetticamente, nella raggiunta insufficienza della sua posizione.
Ci che in tale processo ci conduce , in ogni caso, la consapevolezza che il
tenso dell'essere non immediatamente dato, proprio perch l'essere non ci sta
mai di fronte e che questa pretesa immediatezza c' nella metafisica occidentale
(ma esiste una metafisica orientale?) che ha smarrito il senso dell'essere, ma anche in Parmenide se egli pretende di dire che l'essere assoluto, perch di esso
va detto che ouXov, YwjTov, -rXeffTov, ed anche in Severino che a Parmenide vuole ritornare perch non vede come da Parmenide si sia potuti uscire,
una volta che l'essere sia stato saputo come ci che e che non pu ammettere in
se un tempo in cui non sia.
4. Il recupero del senso dell'essere
La formulazione dell'essere si presenta per se stessa come la pi radicale
aporia in cui si muova o si irrigidisca la metafisica: se l'essere ci in virt di
cui ci che >, non possibile dire che l'essere , che se esso fosse,
l'implicazione di esso da parte di ci-che-, dell'essente, aprirebbe un processo
indefinito, un processo per il quale l'essere, essendo, domanderebbe se stesso, ossia non domanderebbe e sarebbe assoluto; o domanderebbe qualcosa che gli
inevitabilmente estraneo e sarebbe domanda senza risposta possibile, ancora domanda nulla. Il quale discorso pu valere anche a partire dall'essere come assoluto o come estraneo all'assoluto: se assoluto deve pur essere come un ente
dagli altri diviso 1!, se estraneo all'assoluto non pu mai essere veramente, consistentemente.
Ritengo che questa situazione aporetica meriti un approfondimento, che
proprio essa presente anche se non sempre lucidamente saputa in qualsiasi
metafisica e ne segna, appunto, i limiti teoretici rigorosi. Dunque, se l'essere
un ente (e tale deve poter essere se di esso si d formulazione), esso implica
se stesso indefinitamente e si vanifica in tale implicazione impossibile, che una
implicazione di se stesso , infatti, implicazione nulla.
L'implicazione implicazione di altro " e l'essere, se qualcosa implicasse,
implicando l'altro da s, implicherebbe il nulla: l'esito della concezione analitica o non dialettica dell'essere precisamente l'implicazione del nulla o assunzione del negativo in funzione positiva, quale costitutivo dell'essere; paradossalmente, la pretesa di formulare l'essere si risolve cos in dialettismo, come nell'affermazione che il negativo essenziale al positivo, affermazione per la quale
il negativo cessa di essere veramente tale.
L'altro dall'essere sarebbe, infatti, il nulla; ma il nulla non pu non risolversi in opposizione all'essere e perci in opposizione nulla, che per essere altro dall'essere non mai veramente oltre l'essere : il nulla un altro
17

G. R. BACCHIN, SU l'autentico ecc., cit., p. 45.


G. R. BACCHIN, Originartela e Mediazione ecc., cit., pp. 44-45.
19
G. R. BACCHIN, Sulle implicazioni
teoretiche della struttura formale,
pp. 128-130.
18

Roma 1963,

312

G. R. Bacchiti

che non riesce ad essere tale perch sarebbe solo se non fosse (l'altro , infatti,
altro nell'essere, non mai altro dall'essere20: l'altro dall'essere semplicemente
non ).
Ora, se per formulare > l'essere, per dire l'essere nella sua opposizione all'altro da esso, v' bisogno del suo opposto, v' bisogno del nulla: la formulazione dell'essere cos produzione del nulla; ossia l'essere non dicibile o il
nulla qualcosa, qualcosa di opposto all'essere, senza che il suo opporsi sia
nullo. Si introduce qui, inevitabilmente, il discorso sul nulla, proprio per poter
istituire un discorso rap TO 6VTO; che si strutturi, come ogni altro discorso,
dell'altro di cui si dice, intorno a cui si dice: porsi intorno all'essere, poich oltre l'essere nulla v', porsi nel nulla, donde l'aporia della formulazione dell'essere. Il che significa che se si potesse formulare l'essere in un concetto, si potrebbe dare anche il concetto del nulla; senonche, si sa, il concetto del nulla ,
piuttosto, la negazione del concetto, di modo che quanto non risulta concettualizzabile appunto nulla > e dire che l'ente intelligibile (questo il senso del concetto) dire che il non intelligibile non pu essere. Paradossalmente, il discorso sul nulla appare qui meno aporetico di un discorso sull'essere, se per dire l'essere occorre il nulla, cio l'impossibile, e per dire il nulla
invece sufficiente trovarsi nell'essere e mantenersi in esso.
Ma proprio qui facile cadere nella tentazione di eludere l'aporia del
nulla, di oscurare con un gioco della fantasia la sua importanza; il ricorso alla determinazione del nulla come nozione convenzionale , come
parola cui nulla corrisponde di vero. Mi pare che la segreta preoccupazione di
Severino sia non tanto la incombente presenza del nulla quanto la facile acquiescenza della metafisica tradizionale che non sa vedere l'aporia e vi rimane
perci tutta impigliata; ma anche Severino, che pur vede l'aporia, non sembra
vedere che essa gi dissolta nel suo venire saputa, che cio non si pu sapere
che essa costruita senza disporre in questa consapevolezza dell'atto che la
supera come aporia21. vero, comunque, che considerare la nozione del nulla
come una mera convenzione linguistica significa dire che la parola nulla non
ha significato, che un semantema vuoto; ma con ci si pretende di significare costruendo un significato che abbia la peculiare caratteristica di non
essere ( la costruzione della proposizione del linguaggio comune : questa
cosa non ) B , mentre in questione proprio la possibilit di significare e, se
il nulla non , significare il nulla non significare.
Rigorizzando questo discorso si pu dire che il nulla tale solo in quanto,
per non-essere, cade tutto nell'essere di cui negazione, cade nell'essere e vi si
annulla, cosicch non l'essere passibile di negazione ma il nulla, proprio perch il nulla annullamento: in termini di negazione e di negato si pu dire che
il nulla si prospetta come la negazione di ogni determinazione, ma la negazione
si attua inevitabilmente all'interno dell'innegabile23 e la stessa negazione di
20
21
22
23

G.
G.
E.
E.

R. BACCHIN, Originalit e Mediazione ecc., cit., p. 42.


R. BACCHIN, Originariet e Mediazione ecc., ibid.
SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 140.
SEVERINO, La Struttura originaria, cit., cap. I.

Intero metafisico e problematicit pura

313

tutte le determinazioni sarebbe una determinazione o non sarebbe 24 , il che significa che impossibile negare ogni determinazione come esigerebbe la posizione del nulla: cos, la negazione del nulla , in se stessa, affermazione
dell'essere come posizione dell'innegabile
entro cui avrebbe posto la stessa
negazione
dell'essere.
questo il senso in cui si pu dire che l'affermazione dell'essere dialettica
e non immediata , poich in tanto si pone in quanto si nega di non potersi
porre: non v' negazione possibile se non v' negazione della possibilit di negare ogni possibile; necessario, cio, pensare l'essere perch non possibile pensare il n u l l a B , ossia impossibile non pensare perch il pensiero sempre pensiero di qualcosa essendo sempre qualcosa come pensiero: se pensare il nulla
non pensare, l'impossibilit di non pensare per se stessa l'impossibilit di pensare il nulla, l'intrinseca nullit del nulla; non si dice, cio, che il nulla non , n
che il nulla qualcosa di contraddittorio, bens che esso la sua stessa contraddizione, il contraddirsi in atto, che in esso la negazione non restituisce qualcosa,
ma si toglie senza attuarsi come negazione vera e propria 26.
Allora, se si approfondisce questa consapevolezza della fhtiziet della negazione propria del nulla, si pu pervenire a stabilire una differenza, che diremmo
ontologica, tra negazione e contraddizione, differenza essenziale ad un discorso
sulla posizione dell'essere come esclusione del nulla. ' Contraddittorio ' diciamo
ci che posto e che tolto: in esso l'atto che pone lo stesso atto che toglie,
un atto, cio, che non pone n toglie, semplicemente non ; il n e g a t o , invece,
posto per venire tolto: in esso l'atto che pone non lo stesso atto che toglie,
gli atti sono due ed entrambi sono reali, ma solo u n o dei due vero, perch se
vero l'atto che pone non pu non essere falso l'atto che toglie, e viceversa.
Il contraddittorio esce cos da qualsiasi considerazione teoretica: esso del
tutto ateoretico 27 , poich il nulla non , la sua pretesa nozione ha radice pragmatica, operativa: il nulla annullamento, dicevamo; tuttavia, se il contraddittorio il non-essere, esso in quanto detto come tale, ma in quanto negato come essere e, perci, dire il contraddittorio significa negare che esso sia.
N e segue che la considerazione teoretica del nulla riduzione del contraddittorio al n e g a t o , non viceversa: dire il contraddittorio non contraddirsi,
se l'atto che lo pone come tale non lo stesso atto che lo toglie, dire il contraddittorio significa dire che in esso porre e togliere non sono tali; ma non sono tali
appunto in esso: significa costruire la contraddizione, non trovarla davanti, non
pensarla come qualcosa di cui ci si debba chiedere ragione.
Il mostrare l'assurdo si articola proprio come un procedere positivo (dimostrare) che perviene a conclusioni opposte alle premesse e che, per questa opposizione, esso stesso assurdo : non un mostrare che qualcosa assurdo,
proprio perch non si pu mostrare che qualcosa non (sarebbe mostrare
24

G. R. BACCHIN, Originariet ecc., cit., p. 45; E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide,


cit., p. 169.
23
26
27

G. R. BACCHIN, 5K l'autentico ecc., cit., p. 50.


G. R. BACCHIN, Originariet ecc., cit, p. 37.
G. R. BACCHIN, Originariet ecc., cit., p. 118.

314

G. R. Bacchin

niente), bens possibile fare qualcosa di assurdo (costruire il contraddittorio, usando positivamente, come per una dimostrazione, di termini dei quali uno
, appunto per costruzione o ipotesi , l'opposto dell'altro, con l'altro incompossibile). Mostrare la contraddizione semplicemente contraddirsi ed contraddicendosi che appare l'impossibilit della contraddizione2*.
La contraddizione, dunque, una volta posta anche tolta e quindi non ha
bisogno di < venire negata : ci che pu venire negato , invece, posto per venire tolto; poich gli atti del porre e del togliere sono reali entrambi, ma uno
solo dei due vero, resta rigorosamente fondata, mi pare, anche la differenza
tra e reale e vero , differenza ontologica che si rileva in qualsiasi negazione :
per dire che qualcosa non ( = non vero), bisogna che lo si prenda in considerazione e questa considerazione non pu non essere reale , non pu non esserci; tuttavia, questa considerazione non pu non esserci solo rispetto al suo venire negata e, perci, non pu pretendere veramente all'essere. Cos, la stessa differenza ontologica tra reale e vero rivela il suo carattere dialettico: se essa fosse
analiticamente fondabile, bisognerebbe postulare un genere entro cui porla, riproponendo all'infinito una identit astratta tra reale e vero (entro cui abbia
posto quella differenza), o far cadere la differenza contraddittoriamente, nell'uno
o nell'altro, nel reale o nel < vero e la differenza dovrebbe poter essere, indifferentemente, reale e vera.
Ma che la differenza tra reale e vero abbia carattere dialettico risulta dal carattere dialettico della differenza tra negazione vera e propria e contraddizione,
differenza che consente di strutturare la negazione della contraddizione, che
gi posizione dell'essere : la posizione dell'essere essendo dialettica, il recupero del
senso dell'essere la negazione del toglmento tentato dell'essere, negazione che
si fonda sul rilevamento del e fatto che il toglimento dell'essere solo un
tentativo, un conato, una costruzione che abbisogna del suo opposto e si vanifica in questo suo bisogno M.

5. / limiti del recupero del senso dell'essere


Il recupero dell'autentico senso dell'essere dunque toglimento del senso
inautentico con cui l'essere da noi utilizzato nelle nostre operazioni su di
esso ed anzi proprio questo operare sull'essere che f costruisce l'inautentico,
componendolo al senso autentico che vi rimane nascosto, nascosto ma pur sempre presente epper operante, cosicch si pu dire che l'essere nella sua autenticit a farsi strada nelle incomprensioni che di esso si tentano e si moltiplicano.
Sembrerebbe che questo farsi strada dell'essere sia da intendere come
un processo per il quale l'essere compia la negazione del nulla e sia responsabile
appunto di questa opposizione al nulla e, dove l'essere sia, il nulla non possa essere; questo modo di dire l'essere autentico per solo fino a che si presupponga l'essere come opposizione al nulla; fino a che si pensi in qualche modo il
28
29

G. R. BACCHIN, Originariet ecc., cit., p. 114.


G. R. BACCHIN, L'originario ecc., cit., p. 83.

Intero metafisico e problematicit pura

315

nulla. Non appena si chiarisca che il nulla non nemmeno come ci cui l'essere si opponga, risulta impossibile pensare l'essere come opposizione al nulla:
opporsi al nulla sarebbe, infatti, non opporsi; dovremmo dire, piuttosto, che all'essere nulla si oppone perch qualsiasi opposizione o cade nell'essere o nulla.
Questa osservazione deve ora venire presa in esame attento, proprio perch
in essa giace la possibilit di stabilire fino a che punto il negativo sia < essenziale > al positivo che vi si oppone. E cominciamo questo riesame a partire dalla
negativit, la quale tale finche non assoluta e non abbisogna di una negazione assoluta per fondarsi come relativa, per cui essa tale, cio relativa, non
per il non-essere ma per l'essere, relativa all'essere. (Positivizzare, in qualche
modo, il negativo equivale, come si sa, a relativizzare il negativo al nulla, epper ad assolutizzare il nulla come suo principio ).
Il negativo, che si presenta in ogni nostra negazione epper come la stessa
distinzione onde l'c altro altro , si distingue in ogni caso dal nulla, che se
fosse nulla non vi sarebbero distinzioni e nemmeno la possibilit di negare le distinzioni (ed quest'ultima possibilit che Parmenide trascura mentre usa nella
sua negazione di tutte le distinzioni 30 ); ma se il nulla non , ci si dovr chiedere
come il negativo si distingua dal nulla, non essendo possibile distinguersi da y
alcunch se questo non ; d'altro canto, non possibile che il negativo si identifichi con il nulla se esso, come negativo, qualcosa. Con ci il caso del nulla si
rivela l'impossibilit duplice di distinguersi da esso e di identificarsi con esso,
impossibilit che la contraddizione, anzi, come s' visto, il contraddirsi, il togliersi, il quale contraddittorio anche come togliersi, perch per togliersi bisogna pur essere e per essere bisogna almeno non togliersi.
Ci significa che il contraddittorio si toglie nel senso radicale che non lo si
pu considerare nemmeno per poterlo togliere, esso contraddice anche alla sua
assunzione, assumere il contraddittorio non assumere; tuttavia del contraddittorio si parla almeno implicitamente, allorch si dice che qualcosa pu essere :
se dico che una cosa pu essere , dico implicitamente che contraddittorio
pensare che essa non possa essere , ossia il contraddittorio ' sempre enunciato
non appena si enuncia qualcosa; ma non appena ci si pone ad esplicitare la contraddizione si cade nella contraddizione, perch la si considera come essente .
La contraddizione non implicitamente presente , ma solo implicitamente
detta , nel senso che la si dice solo indirettamente, dicendo la possibilit di
qualcosa, che l'impossibilit che questa cosa non sia possibile: l'impossibilit
che contraddizione la possibilit di contraddirsi. Il che pu venire detto anche
cos: la contraddizione si rivela nella sua possibilit di venire evitata, la quale
per se stessa la possibilit che non la si eviti; la necessit di evitare la contraddizione , per se stessa, la possibilit che non la si et/iti, la possibilit di contraddirsi. Quella nullit teoretica che la contraddizione dunque teoreticamente
indicata, indicata perci incontraddittoriamente; se la contraddizione il nulla
e questo nulla viene teoreticamente indicato come contraddizione, il nulla
posto dalla indicazione di esso, tutto nella sua indicazione, senza residuo. E il
30

G. R. BACCHIN, SU l'autentico ecc., cit., pp. 31-32.

316

G. R. Bacchin

nulla, totalmente presente nella indicazione che lo pone, non rende nulla questa indicazione, che, se la rendesse nulla, affatto impossibile sarebbe riconoscerlo
e dirlo: il contraddittorio contraddice anche la sua assunzione se questa si prospetta come diretto coglimento, non la rende nulla se essa si chiarisce come
negazione di un simile coglimento. N o n possibile, del resto, veramente annullare qualcosa, bens possibile riconoscerla nulla, togliere, cio, la sua pretesa di
essere: un atto che annulli qualcosa suppone, in ogni caso, che vi sia la cosa da
annullare, la quale, se , rende nullo l'annullamento che di essa si pretende.
Dire che qualcosa non equivale, dunque, a dire che essa qualcos'altro;
e con ci la negazione assoluta si rivela impossibile, ossia il nulla non e l'altro dall'essere ancora essere come altro, , al pi, altro nell'essere. E sembrerebbe cos di poter dire che il nulla contraddittorio perch toglie se stesso,
perch autonegazione; senonch, la negazione di se stessa non negazione
vera e propria, perch in essa non v e nulla da negare e non v e nulla che neghi
e che si mantenga come negante: il nulla, dicevamo, non abbisogna di venire
negato dall'essere, perch, non essendo, si toglie da solo e si pu dire che si
tolga solo rispetto ad un atto che tuttavia lo ponga, il quale atto, invece, come
tale, non pu venire tolto, non pu non restare ed il pensare la cui intrinseca intelligibilit l'c essere , suo autentico senso .
6. // senso in cui si pensa il nulla

negando

M a a questo punto che s'incontra la questione della possibilit di istituire


un discorso su che cosa veramente si pensi quando si pensa la contraddizione, la
quale non , nulla. Perch un pensiero che si contraddice, si annulla , dice
Bontadini 3 1 : d'altra parte, pensare la contraddizione pensare qualcosa, pensare anche se un pensare aberrante, osserva Severino 3 2 . E cos pare che le due
posizioni si contraddicano, perch la contraddizione,
anche pensata, resta contraddizione, ma non contraddizione
se non pensata. Il nucleo teoretico del
dire la contraddizione rintracciabile, mi pare, proprio nella contrapposizione di queste due asserzioni e non in questa o in quella, separatamente prese;
ma per rintracciare tale nucleo teoretico bisogna riapprofondire il senso in cui
l'affermazione dell'essere possibile solo come negazione del nulla, il senso cio
della dialetticit della metafisica, lo iXeyxo? nella sua portata e nei suoi limiti 3 3 .
Severino ritiene che il pensiero vive anche quando si contraddice: quando
si contraddice non si annulla * ; e questo per la ragione che * il contraddirsi non
un pensare nulla, ma pensare il nulla 35. Questa perentoria asserzione pu
considerarsi, a mio parere, il cuore stesso della densa, penetrante nonch stimolante critica che il Severino muove alla tradizionale concezione metafisica che
parla dell'essere ed ha invece davanti il nulla, che si trova a tu per tu con il
31

G. BONTADINI, La filosofia contemporanea in Italia, pp. 123-124, cit. da SEVERINO


in Ritornare a Parmenide, cit., p. 171.
3Z
E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 171.
35
G. R. BACCHIN, L'originario ecc., cit., pp. 77-96; 107-108; 155-158.
34
E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 172.
35
E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, ibid.

Intero metafsico e problematicit pura

317

nulla e non lo riconosce, che ritiene di dover dimostrare ci che, dimostrando,


si suppone o che si preoccupa di compiere un passaggio che in realt ha gi
compiuto nel momento stesso in cui ne vedeva la necessit. Ma, come accade
sempre per le asserzioni determinanti, anche questa asserzione dell'inevitabile
pensiero del nulla rivela, insieme alla energica rottura della sonnolenza metafisica, anche i limiti del punto in cui ci si pone a vedere l'intero itinerario metafisico. Dovrei dire, anzi, di pi, dovrei dire che essa p u segnare veramente
la sostanziale insignificanza di una critica che non emerga e non si attui, sostanziandosi di problematicit, dalla consapevolezza piena che ragione ed esperienza
non si problematizzano mai 3 6 , ne all'inizio ne durante la ricerca del fondamento,
che tale ricerca nasce e si svolge nella totalit, la quale gi la presenza della
ragione, epper non pu mai risolversi in discussione della totalit 37 , ossia del
modo in cui si possa razionalizzare l'esperienza. Infatti, in tanto si pu dire
che ci si trova inevitabilmente a pensare il nulla, in quanto si preteso di disporre dell'essere come della totalit e si posto, almeno implicitamente, il problema del rapporto tra l'essere e gli enti, tra il tutto e ci che solo in esso si p o n e :
problema fittizio se il tutto l'essere stesso e se l'ente tale per l'essere che il
tutto dell'ente 3 8 senza risolversi in esso; cos non possibile problematizzare il
divenire in rapporto all'essere se esso tale nell'essere e se l'essere non sta di
contro al divenire; cos non possibile che si dia un pensiero del nulla se non
si d un pensiero dell'essere che invece anche come pensiero ed , quindi, ontologicamente convertibile nell'essere di cui pensiero.
Pensare qualcosa pensando il nulla sarebbe possibile, cio, solo se il pensiero non fosse ontologicamente convertibile nell'essere, come sua intelligibilit,
solo se, radicalmente ossia metafisicamente, vi fosse un pensiero privo di intelligibilit, un pensiero divelto dall'essere o un essere inconvertibile in essere
pensabile , ossia intelligibile . M a se un tale pensiero potesse sussistere, o
la psicologia sarebbe metafisica o non vi sarebbe posto per la metafisica. Ma forse
Severino stato tratto in inganno proprio dal suo modo di intendere lo
Xeyx?, dai gravi pesi che il suo modo di intendere la dialetticit della metafisica trascina seco: la positivit del negativo come vera opposizione al negativo;
con parole di Severino l'identit degli opposti (come il nulla medesimo), in
quanto pensata, un positivo, e come positivo non negativo w .
E questa formulazione della dialettica rivela che agisce in Severino, suo
malgrado, l'eredit attualistica della identificazione di livello, od univocazione,
del negativo e del positivo, nella comune positivit del pensare, per la quale il
negativo stesso viene rivestito di positivit : in quanto il nulla si lascia guardare, indossa la veste del positivo , ossia l'atto del pensare positivo sempre
36

M. GENTILE, Filosofia e Umanesimo, Brescia 194*


G. R. BACCHIN, Originarict ecc., cit., pp. 17 ss. (Indicazione della portata teoretica
della problematicit; dove intendo svolgere le preziose indicazioni teoretiche di M. Gentile
a proposito di < problematicit pura , dalle quali dipendono, come svolgimento o verifica,
le mie riflessioni).
37

39
40

G. R. BACCHIN, SU l'autentico ecc., cit., pp. 45 ss.

E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 172.


E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, ibid.

318

G. R. Bacchin

e conferisce perci positivit a quanto esso pensa, cosicch, pensando il nulla


lo rivestirebbe di se, lo farebbe essere. L'apporto del Severino dovrebbe consistere, mi pare, nel dire che per svelare il senso dell'essere bisogna togliere al nulla
l'essere di cui s' rivestito; ma questo autentico apporto meriterebbe di venire
svolto fino in fondo con la domanda di come si possa rivestire di essere il nulla
se il nulla non . Se si perviene chiaramente a questa domanda ci si mette in condizione di vedere, in uno, quale sia il senso in cui il pensiero sempre positivo ed in quale senso il nulla possa venire guardato : dire che guardare il
nulla significa farlo essere equivale a dire che il nulla, non essendo, non pu
venire guardato.
Ci che Severino qui suppone, cosa da cui il suo Maestro si tiene ben lontano, che il pensiero costituisca un identico livello di valore (positivit),
in cui il pensato, qualunque esso sia (ed anche, incomprensibilmente, non sia,
come per il nulla), valga appunto per il pensiero che lo pensa; egli suppone, insomma, che il pensiero attualmente sia, anche nel caso del proprio limite, che
la contraddizione o impossibilit dell'essere e del pensare, di modo che esso sopporti anche la propria contraddizione, ossia che la sua stessa contraddizione si
inscriva in esso lasciandolo inalterato. Dove evidente che questo in esso spazializza il pensiero e quindi lo altera con una immagine che induce rappresentazioni del tutto empiriche e perci inadeguate, quasi per una localizzazione
all'interno del pensiero, il quale avrebbe, in tal modo, qualcosa di suo (interno)
da contrapporre a ci che in esso si colloca (esterno).
Per chi conosca tutto l'arco del pensiero di Severino, come lo scrivente si
sforzato di fare, questo esito dell'analisi della perentoria (forse pi polemica
che dialettica) asserzione di Severino intorno alla resistenza del pensiero come
pensiero del nulla apparir oltremodo paradossale; ma sar solo per un pi rigoroso modo di concepire lo ^Xe^X0? c n e S1 potr rilevare l'insufficienza di un
pensiero non ancora purificato da valenze gnoseologistiche, quelle stesse valenze
che accreditavano fin dall'inizio la coerenza interna dell'attualismo, per il quale
il pensiero non si convertiva tutto nell'essere, ma risolveva l'essere in s, equivocando tra l'attivit processuale del pensiero con l'attualit che fa essere il pensiero nello stesso senso in cui costituisce l'essere come pensabile , ossia intelligibile41.
Se per pensiero si intende quell'attivit, che trova l'equivalente espressivo nel prender atto , nell' avvertire , nell't aver presente , si pu ben dire
con Severino che il pensiero non si annulla pensando il nulla, senonch questo
pensiero , che sempre lo stesso, sempre univocamente presente per qualsiasi
pensato, in realt teoreticamente irrilevante alla posizione dei suoi pensamenti
e non perch questi siano estranei ad esso, come il realismo ingenuo sempre pretende, ma perch esso, nella sua univocit, anche univocizzante e quindi riducente la molteplicit e le differenze che in esso e per esso si danno e delle quali
bisogna tuttavia dare ragione. Il pensiero che rivestisse di s il nulla sarebbe ancora questo residuo ateoretico che aveva abbacinato Fichte e Spaventa e Gio41

G. R. BACCHIN, L'originario

ecc., cit-, pp. 12-13.

Intero metafisico e problematicit pura

319"

vanni Gentile, e aveva, coerentemente, fatto essere il negativo negandolo come


tale nella propria innegabile positivit.
Questo pensiero appunto univocizzato, perch univoco, e quindi riducente,
ma nel senso che a tutti i molti che in esso si danno esso si estende quasi a coprirli, a rivestirli di s, e perci a conservarli, invece, tali e quali in se stesso,
senza mai risolvere gli eventuali problemi che essi gli pongano : sapere il problema non ancora risolverlo e problema solo saputo ancora e sempre solo
problema*3. Codesto pensiero univoco fa dire, appunto, che contraddirsi non
un non pensare nulla, ma un pensare il nulla , proprio perch la sostantivazione del nulla, come del resto la cosalizzazione mondana dell'essere opera
solo sua: all'interno di esso che si compie quella duplice mistificazione del
senso dell'essere e del pensare che , dicevamo, piuttosto un nascondere per
operazioni indebite, l'autentico senso dell'essere e possiamo dire che la radice di
questa mistificazione, dalla quale Severino consapevolmente, ma non solo lui,
intende liberare la filosofia e la metafisica, sia precisamente questo assumere il
pensiero come univoco od identico livello di obbiettivazione . In questo senso,
ci che Severino combatte sarebbe proprio ci di cui egli si serve come strumento per combatterlo e perci il suo combattimento sarebbe altrettanto giusto
quanto vano.
In ogni caso, la posizione teoretica di Severino riesce intelligentemente ad
evitare l'alterazione dell'essere che la considerazione di esso come termine di
una dimostrazione del Necessario e questo suo esito potrebbe venir ulteriormente rigorizzato, dove il Severino evitasse, mantenendosi all'interno della problematicit radicale (esperienza nella sua integralit), di formulare l'essere direttamente, che la stessa esclusione dialettica della pretesa dimostrazione del Necessario a partire dall'essere affonda in realt la sua radice nella impossibilit
che l'essere valga a spiegare il passaggio da esso : passare dall'essere a qualcos'altro passare al nulla, cio passare nullo, od essere anche come passare e
non pu effettivamente passare ad altro; di qui l'insignificanza teoretica della
pretesa dimostrazione del Necessario : se posso ipotetizzare incontraddittoriamente che il Necessario non sia, non vi pu essere mai dimostrazione che sia
in grado di provare che contraddittorio dire che Esso non sia. Ma se l'essere
non pu valere come momento (che non ve un momento in cui esso non
sia) , nemmeno pu valere come immediato su cui poggiare la dialettica del
togliere la sua negazione.
E suo malgrado, Severino mantiene questa pretesa se in grado di dire
che Dio non si dimostra, non gi nel senso che, ne dia immediata esperienza,
ossia appartenga al contenuto originariamente manifesto, ma nel senso che
l'affermazione che l'essere costituisce l'immediatezza, l'originariet del logo 45.
Ci che Severino riesce ad evitare la dimostrazione di Dio , non per come
42

G. R. BACCHIN, Originariet ecc., cit., p. 82.


G. R. BACCHIN, L'originario ecc., cit., p. 102 : ... se reale l'antinomia, vano il
suo spostarsi all'infinito: l'antinomia sempre riproposta non spiega perch si continui
a riproporla .
44
E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit.
45
E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., pp. 137-146.
43

320

G. R. Bacchiti

di Dio non si dia immediata esperienza, una volta che di Lui si dice che
l'essere che e non p u essere e che dell'essere si dice che immediatezza ,
l'immediatezza del logo. N o n che si possa pretendere l'affermazione immediata
di Dio, negandone la dimostrazione , ne che il Severino la pretenda, ma
come evitarla se Dio l'essere nella sua immutabile pienezza ? *. Il senso in
cui Severino dice che a Dio non si arriva che Esso l'essere che l'intero,
la cui formulazione l'affermazione originaria l'essere 47 .
Questa affermazione, essendo in realt la negazione di una negazione, non
consente per di dire che l'essere immediatamente tale per il pensiero, come,
ad altro livello, immediatamente tali sono i divenienti in Esso precontenuti
ed anche da Esso trascesi nella loro divenienza 4 8 : sarebbe pur sempre un parlare dell'essere e degli enti, tanto che Severino costretto a ripiegare sul duplice
significato dello 5v fj 6v, il significato dell'essere nella sua assoluta pienezza
ed intensit 4 9 ed il significato in cui ci che trasceso non nulla; anch'esso
essere, positivit >s>; duplice significato che resta duplice solo perch lo si
posto come tale, non perch se ne sia provato qui l'irriducibilit. Proprio questa prova di come lo Sv -fa Sv valga per un duplice significato senza contraddirsi ci aspettavamo, dopo la radicale affermazione che l'essere, tutto l'essere,
visto come ci che e non pu non essere, Dio ,
Ora, se l'affermazione l'essere possibile solo come negazione della negazione dell'essere (la quale negazione dell'essere sia il tentativo rivelatosi contraddittorio di ridurre l'essere in quanto essere agli enti dei quali si ha esperienza), essa
importa, in se stessa, l'impossibilit di assolutizzare l'essere, che , per se stessa,
la necessit che D i o sia oltre gli enti, cio semplicemente che non sia un ente
fra gli enti, n l'essere che si dice negando che gli enti lo possano esaurire;
impossibilit e necessit che valgono a salvare il t r a s c e n d e n t a l e ,
come
l'intero metafisico di cui non si d oggettivazione senza contraddizione.
Si sa che se fosse possibile pensare la contraddizione (pensare il nulla),
si potrebbe, anzi si dovrebbe, oggettivare il trascendentale o intero metafisico
od essere in quanto essere, con la conseguenza che esso sarebbe detto in riferimento al suo opposto, ossia al nulla ed il nulla sarebbe. Chiunque n o n raggiunga veramente (e vi si mantenga) il livello trascendentale della metafisica,
anche Parmenide, anche Severino, dovr pervenire al nulla, od almeno alle
oscurit che aumentano attorno all'essere le possibilit di smarrirne il senso.
Ma vale la pena di insistere nella analisi dei presupposti ateoretici (i presupposti sono sempre ateoretici!) della affermazione che il contraddirsi non
pensare nulla, ma un pensare il nulla , perch in essa nascosta, a mio parere,
la radice della duplice perdita del trascendentale e della problematicit radicale
del nostro esperire ! 2 . Quell'affermazione deve supporre, ovviamente, una qual46

E.
E.
E.
49
E.
,
E.
51
E.
47

48

52

SEVERINO,
SEVERINO,
SEVERINO,
SEVERINO,
SEVERINO,
SEVERINO,

Ritornare
Ritornare
Ritornare
Ritornare
Ritornare
Ritornare

a Parmenide, cit., p. 173.


a Parmenide, cit., ibid.
a Parmenide, cit., ibid.
a Parmenidde, cit., ibid.
a Parmenide, cit., p. 174.
a Parmenide, cit., p. 173.

G. R. BACCHIN, Originariet ecc., cit., cap. I.

Intero metafisico e problematicit pura

321

che differenza tra l'immpossibilit come non attivit del nostro pensiero e l'impossibilit-impensabilit come nullit intrinseca del pensato; e questa differenza
pu, d'altra parte, venire posta in virt deN attivit del pensiero, ma vi rimane,
come questo, teoreticamente nulla: pensare il nulla cosa diversa dal non pensare, solo se il nulla qualcosa, ma se il nulla non , pensare il nulla non-pensare. Ossia, il valore teoretico della differenza (differenza o diversit qui lo
stesso) deriverebbe dalla distinzione tra il pensiero e il nulla, distinzione che
impossibile, ma nel senso che impossibile anche l'identificazione (il nulla, essendo contraddittorio, distinguersi e non-distinguersi).
E allora Bontadini aveva visto giusto : U n pensiero che si contraddice si
a n n u l l a ; si annulla, ma nel senso che non , non nel senso che cessa di esser;.',
che cessare di pensare non possibile veramente, se non per il pensiero di questo cessare. E quindi quel pensiero che tiene a s presente questa impossibilit
di pensare il nulla non tiene presente il nulla, come vuole Severino, ma se
stesso nel suo limite. N o n mi pare, pertanto, che Severino abbia fatto un passo
avanti, qui, rispetto al suo Maestro; anzi mi pare che egli abbia svelato qui
quanto restava ancora implicito di gnoseologismo nell' implesso originario di
formulazione bontadiniana, per quella parte appunto in cui quell'c implesso
non era originario. Si sa che quel gnoseologismo che Bontadini espelleva dalla
propedeutica al momento metafisico del filosofare esigeva coerentemente che
si cancellasse anche la propedeutica alla metafisica, ed merito di Severino avere
operato rigorosamente questa cancellazione, che la consapevolezza raggiunta
del trovarsi originario nell'essere; ma Severino resta suo malgrado gnoseologista
quando non vede come si possa dire l'originario senza che l'accertamento del
valore dell'originario sia un momento dell'originario , che quanto dire che la
negazione operante il coglimento dialettico dell'essere intrinseca all'essere stesso,
ossia che il pensiero che toglie la negazione dell'essere non l'essere, semplicemente, ma l' essere della negazione, il positivo del negativo.
Per questa che solo una pretesa il Severino si preoccupa del negativo, fino
al punto di lamentare che i difensori della metafisica tradizionale non abbiano
avvertito la gravit del richiamo heideggeriano che il nulla costituisce uno dei
pi formidabili ostacoli al pensiero dell'essere 5*, perch il pensiero dovrebbe,
secondo Severino, guardare il nulla se vuol contrapporre l'essere al nulla; dove
anche evidente, per, che se questo contrapporre , per la nullit del nulla, contrapporre nullo, il nulla non costituisce ostacolo al pensiero dell'essere, bens
rappresenta il modo in cui il pensiero pensa l'essere, negando la possibilit
di negarlo.
In altre parole, il negativo non accredita il comodo rifiuto heideggeriano
della logica e della non contraddizione, ma neanche il macchinoso dialettismo
per il quale la contraddittoriet costituirebbe lo stesso positivo significare del
nulla 55 .
GIOVANNI ROMANO BACCHIN
53
54
55

E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 172.


E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 172.
E. SEVERINO, Ritornare a Parmenide, cit., p. 167.