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CRONACA DI NAPOLI I 3

GdN domenica 22 gennaio 2006

UGO DE LUCIA REPLICA ALL’INTERVISTA DI MICHELE VERDE, IL PADRE DELLA 22ENNE BRUTALMENTE MASSACRATA NELLA FAIDA DI SCAMPIA

«Io, innocente, chiedo collaborazione dalla famiglia di Mina»

innocente, chiedo collaborazione dalla famiglia di Mina» UGO DE LUCIA. PRESUNTO KILLER DI MINA VERDE Si

UGO DE LUCIA. PRESUNTO KILLER DI MINA VERDE

Si proclama innocente e chiede di replicare all’intervista resa da Michele Verde, il padre della ragazza che lui stesso avrebbe torturato, ucciso e carbonizzato. Ugo De Lucia prende carta e penna e scrive al “Roma”, per manifestare in modo civile e diretto il proprio dissenso dalle accuse di essere il “mostro” del delitto commesso nel corso della faida tra dilauriani e scissionisti a Scampia. «Sono detenuto a Rebibbia e voglio ribadire la mia innocenza. Chi di dovere è all’oscuro dei maltrattamenti subiti dalla povera Gelsomina da parte di Pietro Esposito». Ugo De Lucia rimanda al mittente le accuse che lo vedono imputato, rispondendo alle dichiarazioni sostenute dal primo collaboratore di giustizia della faida scoppiata per la conquista del traffico di droga tra Scampia e Secondigliano.

«Esposito era un geloso e possessivo nei confronti di Mina, al punto tale che oggi mi trovo in veste gratuita di capro espiatorio». Poi, Ugo De Lucia torna a rivolgersi a Michele Verde, con toni e argomenti che vengono pubblicati su questo giornale solo perché rispettosi del dramma toccato ai genitori della ragazza seviziata per non aver rivelato il nascondiglio dei fratelli Notturno, passati a loro volta sul fronte scissionista. «Ho scelto di essere giudicato con il rito abbreviato solo perché sono innocente», spiega rispondendo all’indignazione provata da Michele Verde. «Voglio ribadire questo concetto, anche perché il rito abbreviato non comporta alcuno sconto di pena, ma un più rapido accertamento dei fatti. Sono consapevole del dolore che la famiglia Verde patisce. In maniera diversa, in effetti, anche

la mia famiglia, ed io in testa, soffre per la

mia attuale situazione. Pietro Esposito, lo ribadisco, ha raccontato solo tante bugie, sono vittima delle sue bugie e chiedo alla stessa famiglia Verde di parlare con chiarezza, affinché aiuti la giustizia a prevalere, dal momento che in questo momento, nessuno più di me ha sete di giustizia». Una lettera che ripropone all’attenzione

della cronaca la dolorosa pagina della faida

di Scampia, che ha prodotto in pochi mesi

più di quaranta omicidi, con la contrapposizione armata tra i fedelissimi di Paolo Di Lauro e i cosiddetti “spagnoli”, ex alleati di Ciruzzo ’o milionario in rotta di collisione con le nuove regole imposte da Cosimo Di Lauro, il figlio dell’ex primula rossa della camorra napoletana.

MANDATO DI CATTURA IN CARCERE PER MICHELE MAZZARELLA. IL FIGLIO DEL BOSS ENTRO MERCOLEDÌ DAL GIP

«Dava ordini dal carcere»

Arresto bis: per la Dda è lui l’aspirante padrino della camorra

Entro mercoledì l’interrogatorio di garanzia. Recluso nel penitenziario di Velletri, il presunto killer sta scontando una condanna per l’omicidio di Giusep- pe Ginosa: oggi è in cella sottoposto al regime di 41bis.

LEANDRO DEL GAUDIO

Per la Dda di Napoli non ha mai inter- rotto i propri rapporti con il clan di ap- partenenza. Anzi: in alcuni casi avreb- be addirittura imposto veri e propri or- dini ai suoi uomini più fidati, preten- dendo una fetta di sovranità nell’orga- nizzazione guidata dal padre. Sono le motivazioni che hanno spin- to l’anticamorra a spaccare venerdì mattina un nuovo ordine di custodia cautelare a carico di Michele Mazza- rella, già detenuto in cella a scontare una condanna per omicidio. Questa volta, il figlio del presunto padrino Vin- cenzo Mazzarella (nella foto), viene for- malmente accusato di associazione ca- morristica. Il mandato di cattura gli è stato noti- ficato venerdì scorso dai carabinieri nel penitenziario di Velletri, dove Miche- le Mazzarella è recluso sotto regime di 41 bis, il famigerato carcere duro im-

posto a chi ha carisma e influenza sul proprio retroterra malavitoso. Il nuovo documento restrittivo porta la firma della prima sezione gip, presidente Ciampa, e punta a fare terra bruciata at- torno all’unico personaggio in grado di succedere al padre, in sella ad uno scacchiere che abbraccia parte del cen- tro storico e una lunga striscia di terri- torio nella periferia orientale. Entro mercoledì prossimo, per roga- toria, Michele Mazzarella dovrà ri- spondere alle accuse che gli vengono contestate. Il punto nodale del nuovo atto restrittivo riguarda una serie di contatti accertati dalla Dda di Napoli tra il 2001 e il 2003, vale a dire prima che Mazzarella venisse trasferito al

41bis.

Un arco di tempo in cui Michele Mazzarella avrebbe dettato le proprie regole ai suoi più stretti collaboratori, in tema di estorsioni, di traffici illega- li - droga in primis - e di equilibri in-

traffici illega- li - droga in primis - e di equilibri in- terni alla propria presunta

terni alla propria presunta organizza- zione. A finire sotto la lente dei magi- strati della Dda di Napoli anche le let- tere indirizzate ad amici e presunti al- leati, dalle quali emerge uno spaccato criminale radicato tra Forcella e piaz- za Mercato riconducibile in modo ab- bastanza nitido alla famiglia Mazza- rella. Saranno ovviamente i magistrati, nel corso del prosieguo delle indagini, a stabilire eventuali conferme investi-

gative sul presunto esponente di spic-

co della casbah napoletana.

Figlio di Vincenzo Mazzarella, Mi- chele ha sposato Marianna Giuliano, a

sua volta figlia di Luigi Giuliano, ex re

di Forcella e attuale collaboratore di

giustizia, e Carmela Marzano, attiva te-

stimone di giustizia nel corso delle più delicate inchieste condotte nel corso degli ultimi tre anni e mezzo dalla Dda

di Napoli nel centro napoletano.

PARLA LA MADRE DI SALVATORE “’O RUSSO”. COSÌ SI VIVE A FORCELLA, IGNORATI DALLE ISTITUZIONI

«Scuola e lavoro vietati ai Giuliano»

«Io, mamma di quattro figli, e l’incubo di attentati». «Troppe bugie su mio figlio. Il dolore per Annalisa è im- menso, ma i fatti sono andati molto diversamente».

«Vorrei parlare a qualche rappresen- tante dello Stato, vorrei raccontargli che cosa si prova a nascere e vivere portandosi addosso un marchio che nessuno cancellerà mai». Parla Carmela De Rosa, madre di Salvatore Giuliano (nella foto), il gio- vane imputato per l’omicidio di An- nalisa Durante. Con fermezza e civiltà, si affida a verità forti, proprio alla lu- ce della recente esperienza giudizia- ria, proprio nei giorni seguenti al lun- go interrogatorio reso dal figlio Sal- vatore il rosso dinanzi alla quarta cor- te di assise. Punto primo: «Quella toc- cata ai Durante è una sciagura, una

tragedia, che da madre non posso non condividere. Sono stanca però di leg- gere ingiustizie, inesattezze, falsità sul nostro conto: non è vero che i Duran- te non hanno mai avuto rapporti con i miei figli o con il mio nucleo fami- liare. È una falsità, che nulla aggiun- ge e nulla toglie all’accertamento dei fatti, un compito che spetta solo ai giudici».

LA DIFFICOLTÀ DI UN INSERIMENTO SO- CIALE, QUANDO NASCI A FORCELLA, QUAN- DO TI CHIAMI GIULIANO.

«Lo ha detto mio figlio. Lo ha spie- gato davanti a tutti. Trovare un lavo- ro, quando ti chiami Giuliano è quasi

impossibile. Anche andare a scuola è difficile. Faccio riferimento alla mia esperienza: mio figlio Antonio è stato iscritto per un anno all’alberghiero, poi ha lasciato: i soldi dell’iscrizione, della divisa, dei libri, la difficoltà di inserirsi quando ti chiamo Giuliano e vieni da Forcella».

LINCUBO DI UN NUOVO ATTENTATO CON- TRO LA PROPRIA FAMIGLIA.

«Ho quattro figli, uno dei quali in prigione dopo essere stato vittima di un attentato. Ho quattro figli e tanta paura. Ogni volta che escono di casa, temo che possa accadere di tutto, che possa ripetersi l’incubo di un attenta-

to. Per ognuno di loro, si ripete la stes- sa persecuzione, a tutti toccano le stesse domande: “tu sei il figlio di, il

nipote di, il cugino di”

fatti da altri, ricadono sulle spalle del-

la mia famiglia».

e così errori

ricadono sulle spalle del- la mia famiglia». e così errori Molesta una bimba nel “R2”: in
ricadono sulle spalle del- la mia famiglia». e così errori Molesta una bimba nel “R2”: in

Molesta una bimba nel “R2”: in manette

È successo ieri in pieno centro cittadi- no. Un extracomunitario ha tentato di molestare con atti di libidine violenta una bambina di appena dieci anni sul- la affollata Linea R2 del trasporto ur- bano alle ore 18.30 circa, sul centralis- simo corso Umberto I. Il depravato è stato fermato dalle sue losche inten- zioni grazie all’intervento della mamma della piccola che accortasi di quanto stava accadendo con le sue urla ha ri- chiamato l’attenzione dei presenti. Il conducente dell’autobus dell’Anm ha

provveduto a bloccare il mezzo e tem- pestivamente sono sopraggiunti gli agenti dell’Ufficio di Prevenzione Ge- nerale della Questura, in servizio in zo- na per la prevenzione e repressione dei reati, che sono riusciti ad acciuffare il maniaco che nel frattempo aveva ten- tato di darsi alla fuga confondendosi tra la folla. Ma ormai non aveva scampo. La gio- vane madre, che aveva con il suo cellu- lare allertato anche il “113”, ha indica- to con precisione alla polizia il fuggiti-

vo che è stato acciuffato nell’immedia- tezza del fatto per essere consegnato al- la giustizia. È ora al carcere di Poggio- reale. Dice di essere di nazionalità egi- ziana,il 33enne E. A., ma non è stato tro- vato in possesso di documenti di rico- noscimento. Sono pertanto in corso le indagini dirette ad accertare la sua rea- le identità. Lo squallido episodio con- ferma il clima di degrado sociale della città in cui troppe volte avvengono epi- sodi di violenza contro minori indifesi.

SILVIA PETRELLA

LE LETTERE FINITE SOTTO INCHIESTA

«Via i vermi dal rione, ecco la mia gerarchia»

È una lettera al funambolico “fuggitivo”, probabil-

mente il nome-ombra di Ciro Monacella, ad evi- denziare i contatti tra Michele Mazzarella e i suoi presunti affiliati, secondo quanto emerge dalle in-

dagini in corso: «Fratello, voglio raccomandarti due cose fondamentali: non fare mai il mio nome

in posti a rischio, mentre i telefoni non li usare

neppure per i saluti». Un ammonimento che a giu- dizio della Dda evidenzia la calatura di Michele

Mazzarella, che nel corso della sua lettera datata

2003 sarebbe addirittura in grado di amministrare

la sua presunta gang: «Fuggitivo, devi mantenere

sempre gli impegni mensili. Poi ti dirò anche degli impegni dei soldi che dovrai mandare a Gennaro quando procederà. Abbi un occhio per Gennaro

perché può sempre fare il furbo».

Fuggitivo, riguardo al campo delle sigarette fai in- teressare Sasà, metti a posto questo binario, anche

se non ti devi mettere in malocchio con i nostri

amici, devi pensare che fai ciò per la nostra causa

e perché te l’ho detto io». Più criptiche le parole

che seguono nella stessa missiva: «Ho riflettuto che per come stanno le cose nel tuo campo entre- rebbero 55 al mese. A settembre troveremo il mo- do di trovare ottime telecamere e qualcosa la dob-

biamo aggiungere per le spese. Fratello noi adesso

ci dobbiamo stringere un po’ la cinta perché le

spese ci sono e perciò ti dico che a settembre, nel tuo campo ci dobbiamo organizzare meglio». A questo punto la conversazione si fossilizza sul ruolo di “Edi”, che secondo gli inquirenti è il no- mignolo assegnato a Eduardo Bove, fino al 2003 reggente del malaffare di Forcella. Ma c’è dell’al-

tro. Si fa infatti riferimento all’interno di una del-

le sei lettere depositate agli atti dell’inchiesta con-

dotta dal pm Raffaele Marino, anche alla sostitu- zione di tale “via reggia”, che dovrebbe essere

l’appellativo affibbiato a Salvatore Lausi, detto “Pirulino”, pregiudicato ucciso il 6 ottobre del

2000 nel rione Sanità, nel cuore di via Vergini.

«Ciro mi ha fatto presente della possibilità di so- stituire “via reggia” - si legge -. Io ho fiducia in voi

e so che nel sostituire “via reggia” farete raddop- piare i profitti. Anche queste ultime sembrano

avere un profilo sinistro, risultando durissime per

la particolare strategia messa a segno contro la

vecchia guardia dei Giuliano, che avrebbe tradito

i “forcellesi”, dandosi alla collaborazione con la

giustizia. «Un’altra cosa che so che farete è pizzi- care le persone che vogliono fare i furbi e con la vostra scaltrezza nel campo e nel vostro sapere delle cose non riusciranno a farcela. Comunque io ho fiducia in voi e so che pensare in un domani che la famiglia G. potrebbe prenderla sull’occhio, perché prima siete voi che li dovete prendere sugli occhi perché hanno fatto sempre cose sbagliate e

altre cose che è inutile parlare perché lo sapete meglio di me. Comunque il punto è questo sia voi

che altri abitanti di Forcella non dovete temere quei vermi, le cattiverie che hanno fatto sono mol-

te e bisogna ribellarsi. Comunque, io sono sicuro

che oltre alle persone che già si sono stancate di

quei vermi ce ne saranno ancora altri. Noi ci dare- mo il nostro appoggio e con noi possono solo ave-

re buone azioni, noi dobbiamo fare la nuova ge-

rarchia a Forcella, che tra l’altro già esiste e che è

costituita da noi. Però la dobbiamo alzare di più e fare in modo che diventa temuta come era una volta. Gennaro non mi pronuncio più di tanto per- ché con la vostra intelligenza avete capito già quello che intendo. Poi, per quanto agli abitanti di Forcella che si rivolgono e frequentano persone fuori quartiere, quando sarà il momento se ne an- dranno dal quartiere ad abitare. È la stessa cosa succederà alle persone che frequentano ancora a quei vermi. Gennaro adesso non mi resta che in- viarti tanti saluti».