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LA LINGUA ITALIANA

r i v i s ta a n n ua l e d i r e t ta d a m a r i a l u i s a a lt i e r i b i a g i m au r i z i o d a r d a n o pietro trifone g i a n luc a f r e n g u e l l i c o m i tat o d i r e d a z i o n e e l i s a d e ro b e rto g i a n luc a co l e l la c o m i tat o s c i e n t i f i c o z y g m u n t b a r an ski gerald bernhard gaston gross christopher kleinhenz a d a m l e d g e wa y aldo menichetti franz rainer lorenzo tomasin *
La lingua italiana. Storia, struttura, testi is a Peer Reviewed Journal.

LA LINGUA ITALIANA
sto ria, st ruttu r e, testi
r i v i sta i n t er na z ionale

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SOMMARIO
Maurizio Dardano, Modelli siciliani e altri modelli Luigi Spagnolo, Sui testi della scuola siciliana Roberta Cella, Prestiti nei testi mercantili toscani redatti di l dalle Alpi. Saggio di glossario fino al 1350 Claudio Giovanardi, Sulla lingua delle commedie ridicolose romane del Seicento Mirko Volpi, Sua maest una pornografia ! . La scrittura della protesta nelle lettere al re durante la Grande Guerra Salvatore Claudio Sgroi, Sosia da unigenere ad ambigenere : (linguisticamente e lessicograficamente) in Italia e in Europa Federica Venier, Semplificazione dellitaliano come lingua del Mediterraneo

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osservatorio linguistico Intervista a Michele Metzeltin su Diskurs. Text. Sprache recensioni Maurizio Vitale, Lofficina linguistica del Tasso epico. La Gerusalemme Liberata (Maurizio Dardano) Luca Serianni, La lingua poetica italiana. Grammatica e testi (Elisa De Roberto) Crescenzo Del Monte, Sonetti giudaico-romaneschi. Sonetti romaneschi. Prose e versioni, a cura di Micaela Procaccia e Marcello Teodonio (Andrea Tobia Zevi) Angelo Fabi, Vicende di parole. Contributi di lessicografia italiana, a cura di Benedetta Heinemann Campana. Premessa di Alfredo Stussi (Gianluca Colella) Storia della punteggiatura in Europa, a cura di Bice Mortara Garavelli (Lucia Raffaelli) Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani (Silvia Capotosto) 185 191 197 200 204 211 179

SULLA LINGUA DELLE COMMEDIE RIDICOLOSE ROMANE DEL SEICENTO Claudio Giovanardi
l Grande Dizionario della Lingua italiana, alla voce ridicoloso, associa tale aggettivo allo stile comico al punto 5, facendo precedere la definizione dalla marca Disus.. 1 Un vocabolo disusato, dunque, nellaccezione teatrale e, aggiungerei, poco frequentato anche negli studi e nella considerazione degli storici del teatro, dei critici e, a fortiori, dei linguisti. Si deve alla benemerita acribia di Luciano Mariti, laver richiamato lattenzione degli studiosi sul fenomeno della commedia ridicolosa, grazie a un poderoso volume che ospita una significativa silloge di testi appartenenti a tale filone comico. 2 Sono passati per pi di trentanni dal saggio del Mariti e mi sembra di poter dire che non vi sia stato un ragguardevole incremento di dati e un ulteriore approfondimento delle circostanze culturali e linguistiche che hanno visto nascere e prosperare tale ramo della commediografia nella prima met del xvii secolo. 3 Eppure lesperienza della commedia ridicolosa, sebbene certamente non abbia prodotto capolavori memorabili, occupa tuttavia un posto non secondario nella storia del teatro italiano per un insieme di motivi. 4 Tra quelli messi in luce, mi pare ne emergano almeno due : la grande fortuna editoriale che arrise alle ridicolose, dette anche commedie nuove ; la capacit di far presa e di attrarre un pubblico medio-basso, piuttosto popolare, che sino ad allora era rimasto tagliato fuori dalla meravigliosa macchina teatrale. In effetti nel primo quarto del xvii secolo si ha una fioritura di titoli a stampa prodotti da tipografie diffuse nella provincia romana, in particolare a Viterbo, Ronciglione, Bracciano, Velletri e altre localit. 5 I volumetti, in formato tascabile e con veste editoriale modesta, andavano a ruba, sino a toccare la quota di tremila copie vendute, tanto da invogliare, nella seconda met del secolo, editori pi importanti di tuttItalia a ripubblicare opere cos in sintonia con i gusti del pubblico. Un pubblico diverso da quello della commedia tradizionale, meno elitario e ben disposto alla risata grassoccia ; non a caso le commedie ridicolose erano in gran voga durante le celebrazioni del carnevale a Roma. Se, dunque, gli esordi della commedia rinascimentale sono intimamente legati

1 Cfr. GDLI, vol. xvi, da cui si ricava, tra laltro, che la prima attestazione in ambito teatrale dellaggettivo ridicoloso risale al Piccolomini e non, come normalmente si crede, alla commedia di Marin Negro La pace del 1561 (testo peraltro citato dal GDLI). 2 Si veda Mariti (1978), ancor oggi punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi alla commedia ridicolosa. 3 Non sono molti, in effetti, gli interventi dedicati alla commedia ridicolosa, e comunque essi appaiono allinterno di studi pi generali. Ricorder Angelini (1986, pp. 103-105) ; Ferrone (1997, pp. 1091-1093) ; Trifone (2000, pp. 50-54) ; Trifone (2008, pp. 63-66). Utile anche il breve ma documentato excursus comparso nel sito della Biblioteca Casanatense di Roma, per cui si veda la nota 5. 4 Lostilit nei confronti della commedia ridicolosa ha attraversato i secoli e riguardato personaggi assai diversi tra loro. Ricorder solo i casi di Goldoni e di Benedetto Croce (cfr. Mariti, 1978, pp. xxv-xxix). 5 Si veda Mariti (1978, p. xlii). Un elenco dettagliato delle tipografie interessate alla pubblicazione di commedie ridicolose si pu leggere nelleditoriale Le comedie vogliono essere ridicolose. Le Commedie ridicolose della Biblioteca Casanatense nel sito della Biblioteca Casanatense di Roma : http ://www.casanatense.it/jsp/ chi_siamo/editoriali/editoriale_38-2.jsp.

102 claudio giovanardi allistituzione della festa come spettacolo finemente elaborato nelle Corti del tempo, 1 la ridicolosa rappresenta la proiezione dal basso dellidea di festa : una festa popolare, carnale, nella quale la riconoscibilit dei personaggi e delle maschere, coi loro buffi parlari, un forte elemento identitario per i palati grossolani del pubblico da strada. A mio parere, tuttavia, i motivi di interesse della commedia ridicolosa sono anche altri. Limpronta romana di tale genere teatrale rappresenta un ideale elemento di collegamento con le commedie cinquecentesche ambientate a Roma, anche se non scritte da autori romani, tra le quali vorrei ricordare almeno la Cortigiana dellAretino, la Calandra del Bibbiena, il Pedante del Belo (egli s romano) e gli Straccioni di Annibal Caro. 2 La consonanza tra le opere appena nominate e quelli dei principali autori della ridicolosa come Virgilio Verucci, Giovanni Briccio, Francesco Guerrini, Basilio Locatelli, non si limita certo allambientazione nella capitale pontificia, ma investe in una certa misura anche la veste linguistica. La Roma della ridicolosa per uno scenario assai pi vago e indistinto rispetto alle puntuali citazioni di luoghi e monumenti che spesseggiavano nei precedenti cinquecenteschi. Dal punto di vista della lingua, nelle commedie rinascimentali siamo ben lontani dal marcato plurilinguismo che uno degli stigmi della commedia ridicolosa ; eppure, come ho avuto modo di mostrare in altra occasione, le commedie cinquecentesche romane presentano una lingua ricca di screziature cortigiane e anti-letterarie, che ne fanno un modello in qualche misura alternativo al toscano classicista codificato dal Bembo. A ci si aggiunga che il genere ridicoloso uno dei non frequenti casi in cui Roma si rende protagonista nel campo della produzione teatrale comica. Spigolando, senza alcuna pretesa di completezza documentaria, nei secoli a venire, tra i momenti pi significativi del teatro romano (non necessariamente romanesco) potremmo annoverare la commedia settecentesca anonima Le lavandare, 3 e poi i lavori, non certo memorabili, di autori ottocenteschi come Giovanni Giraud, Alessandro Barbosi, Luigi Randanini ; 4 per concludere con lacuto novecentesco rappresentato dal genio irregolare di Ettore Petrolini. 5 Un ulteriore motivo di interesse per la ridicolosa costituito dal fatto che essa rappresenta in una certa misura un anello di congiunzione tra la commedia tradizionale di stampo rinascimentale (sia pur tenendo conto della torsione linguistica che tale genere aveva subito nella seconda met del secolo per opera di autori quali il Calmo e il Giancarli) 6 e la Commedia dellArte che occupa la scena seicentesca.7 Rispetto a questultima la ridicolosa riesce a mantenere salda la tradizione del testo scritto come riferimento per la messinscena, ma ne condivide sia luso delle maschere, sia laffezione

Sulla relazione tra la commedia e la festa a Roma, si veda Cruciani (1983). Per unanalisi della facies culturale e linguistica di queste ed altre commedie romane, mi sia consentito di rinviare a Giovanardi (2009). A questo saggio rinvio anche per due fenomeni cui accenno qui di seguito: il significato della microtoponomastica romana nelle commedie cinquecentesche e i tratti cortigiani (e quindi antibembeschi) che affiorano qua e l nelle commedie romane di quel secolo. 3 Si veda Lucignano Marchegiani (1996). 4 Per una prima conoscenza di tali autori sono molto utili le indicazioni e le scelte antologiche di Teodonio (2004, pp. 220-255). Una breve storia della produzione teatrale romana si pu leggere nellancora utile Bonanni (1989). 5 Unedizione di testi petroliniani inediti romaneschi ora leggibile in Giovanardi/Consales (2010), cui si rinvia anche per i saggi introduttivi e il commento storico-linguistico. 6 Sulla commedia del Cinquecento, per un rapido ma efficace panorama dinsieme, rinvio a Trifone (2000, pp. 38-49). 7 Per una veloce rassegna dei generi teatrali seicenteschi si veda Mariti (1978, p. xix). Una buona sintesi complessiva relativa al teatro seicentesco si pu leggere in Ferrone (1997).
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sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento 103 per il modello plurilingue. 1 Il Mariti ha sostenuto che alla base della commedia ridicolosa c il modello rappresentato da Gli Intrichi damore del Tasso. 2 In realt questa affermazione appare un po troppo assertiva, tale e tanta la distanza che separa la commedia tassiana dalle ridicolose ; una distanza che investe tanto il piano dellintreccio, laddove linsistito gioco di travestimenti e di agnizioni degli Intrichi risponde a un fine disegno di teatro nel teatro, quanto quello dello stile e della lingua. 3 Stilisticamente, infatti, negli Intrichi si assiste a un dispiegamento di accorgimenti e di soluzioni di una tale vastit ed eleganza da rendere impietoso il confronto ; per la lingua, vero che nella commedia del Tasso sono presenti, oltre al toscano, il napoletano, lo spagnolo e il latino pedantesco, ma si tratta pur sempre di qualcosa di diverso rispetto al plurilinguismo sfrenato delle ridicolose. Tra laltro il personaggio napoletano, Gialaise, appartiene alle classi sociali elevate e il suo modo di esprimersi nulla ha a che vedere con il dialetto dei servi. Quanto al latino di Alessandro, esso serve per caratterizzare la figura del pedante, assai diffusa nella commedia del Cinquecento ; 4 lo spagnolo, infine, appare in versione maccheronica in alcune battute pronunciate da Flaminio travestito da Capitano spagnolo. Va inoltre aggiunto che probabilmente la conoscenza della tradizione da parte dei comici della ridicolosa fu pi approfondita di quanto si sia stati disposti ad ammettere sinora ; basta leggere i nomi citati dal Briccio nella lettera dedicatoria de La Tartarea : Ariosto, Parabosco, Ruzante, Calmo, Oddi, Castelletti, Pino, Guarnello, il Dolce, Piccolomini, Cecchini, Marzi, Intronati, Sicino, Guarino, Tasso, Porta, Negri, Nobili e altri che arrivano al numero di quasi trecento . 5 Pu darsi che questo elenco, cui sono da aggiungere Plauto e Terenzio, sia in parte pre-digerito, ma resta pur sempre una chiara identificazione delle fonti della commedia volgare.

1. La situazione editoriale Un aspetto non secondario riguarda la situazione editoriale delle commedie ridicolose. Come pi volte ribadito, la sola edizione moderna di cui disponiamo quella del Mariti. Ho condotto una ricognizione per due dei testi ospitati nel volume di Mariti, ovvero LOstaria di Velletri del Briccio e Li diversi linguaggi del Verucci. 6 Per quanto concerne LOstaria di Velletri, ledizione Mariti si basa su due esemplari a stampa tardo-seicenteschi della Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele di Roma. 7 Dei due esemplari (che chiameremo A e B), in realt A risulta irreperibile, in quanto smarrito a partire dal 1961. 8 In compenso se ne rinvenuto un terzo (che chiameremo C), sfuggito al Mariti, con la collocazione 69.9.B.42, 9 che presenta un testo assolutamente conforme a B, a partire dal frontespizio che riporto di seguito :

1 Meno rilevante, perch non sempre verificabile, mi pare il richiamo al dilettantismo degli attori della ridicolosa rispetto al professionismo dei comici dellarte (Mariti, 1978, p. xv). 2 Cfr. Mariti (1978, p. lxxviii). 3 Si veda la commedia del Tasso nelledizione Malato (1976), che si raccomanda anche per lampia introduzione e il copioso commento. 4 Mi sia consentito di rinviare a Giovanardi (1989). Si veda inoltre, per la figura del pedante nel teatro 5 cinquecentesco, Stuble (1991). Cfr. Mariti (1978, p. 3). 6 Preciso che il confronto tra le stampe della commedia di Verucci e il testo delledizione Mariti oggetto di una tesi di laurea magistrale, in corso di elaborazione, della mia allieva Micaela Inderst. 7 Queste le collocazioni indicate dal Mariti : 34.1.D.17/4 e 34.1.F.37/5. 8 Si tratta dellesemplare con collocazione 34.1.D.17/4. 9 Lesemplare C perfettamente conforme a B. Un altro esemplare della medesima edizione conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, fondo Ferraioli V 8040, n 9 ; ricavo la notizia da Lionnet (1991, p. 287).

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claudio giovanardi

LOSTARIA | DI VELLETRI | Overo | LA ZITELLA MALENCONICA, | Comedia nova, e ridicolosa | Di Alcorannio Tomasini. | [giglio] | In Ronciglione. | Con licenza de Superiori. | Si vendono in Piazza Madama da | Francesco Leoni libraro.

Il frontespizio reca dunque il nome di Alcorannio Tomasini quale autore della commedia, ma il Mariti prima e il Franchi dopo hanno affermato con buoni argomenti che il vero autore Giovanni Briccio 1 e che la data di composizione va individuata non prima del 19 dicembre 1613 . 2 Il confronto tra le stampe B e C e il testo Mariti ha evidenziato alcune divergenze, sulle quali sar opportuno soffermarsi nella tabella che segue :

Ed. Leoni Atto Primo, Scena II p. 10 Mo. Torta de Pizzicarolo si fa con le robbe della sua bottegha, come oua, cascio parmigiano, butiro, e ricotta p. 13 Os. O queste sara belle fascende ; le patrone deuentar sculare delle garzone. Ma doue diable hai apprhandute tante dottrine ? Atto Primo, Scena iii p. 15 Or. Sappi Zanni chio ho pensato la pi bella stratagemma, la pi sottile inuentione, che di si possa : e se tu voi aiutarmi, riuscir cos bene, che meglio non si potria desiderare, che dici, ti basta lanimo di far quanto voglio ?

Ed. Mariti p. 73 Monello Torta de pizzicarolo si fa con le robbe della sua bottega, come [] cascio parmigiano, butiro e ricotta. p. 74 Oste O, queste sar belle fascende ! Le patrone deventar sculare delle garzone. Ma dove diable hai aprandute tante dottrine ?

Atto Primo, Scena viii p. 22 Oste, Monello, Zanni, e Oratio. p. 24 Ost. Io le voglie, e le dar salarie che daue a te, dalli le tu sinal, e le [] curteliere. p. 24 Mo. T Padellino : mettitelo bene, Atto Primo, Scena ix p. 25 Or. Monelle ha pigliate license, andate vie, e ha lasciate quest otre garsone in sue loche. Padelline vin qu, queste la padrone de sciase.

p. 76 Orazio Sappi, Zanni, chio ho pensato la pi bella strattagemma, la pi sottile invenzione che dir si possa ; e se tu vuoi aiutarmi, riuscir cos bene che meglio non si potria desiderare. Che dici, ti basta lanimo di far quanto voglio ?

p. 80 Oste, Monello, Zanni, [] Orazio p. 81 Oste Ie le voglie, e le dar le salarie che dave a te. Dalli le tu sinal e le tu curteliere. p. 81 Monello To, Padellino, mettilo bene. pp. 81-82 Oste Monelle ha pigliate license, andate vie e ha lasciate quest otre garsone in sue loche. Padelline, vien qua : queste le padrone de sciase.

1 Cfr. Mariti (1978, pp. clxxxiii-clxxxiv) e Franchi (1988, p. 772). Riportiamo gli argomenti di questultimo : Si tratta di unopera di Giovanni Briccio, come per primo afferm il Mandosio (I 307) : Gli otto forastieri. Comedia. At haec ablata fuit Briccio et sub alieno nomine impressa deformata tamen, cum titulo Lostaria di Velletri overo la Zitella Malenconica. La notizia fu probabilmente data dal figlio di Briccio, Basilio, a Carlo Cartari, prefetto degli archivi di Castel SantAngelo, che aiutava il Mandosio nella compilazione della Bibliotheca Romana. Alcorannio Tomasini daltronde uno pseudonimo usato dal falso autore, che si pu identificare con Marco Antonio Salini, letterato definito dalleditore Leone lo splendore delle conversazioni (v. p. 433). Ledizione, tenendo conto degli elenchi di opere pubblicate da Leone, databile agli anni 1670-1674. La commedia fu scritta circa mezzo secolo prima ed stata giudicata dal Sanesi superiore a tutte le altre composizioni del Briccio . 2 Cfr. Mariti (1978, p. clxxxiv) per i motivi di tale proposta di datazione.

sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento


Ed. Leoni p. 25 Za. Dauira : questa la padronzina ? [] pp. 25-26 Di. Hora Padellino mio, fa che tu sia diligente, e obbediente, non solo a quanto te comandar mio marito, ma ancora a quanto ti dir io ; sai come si suol dire, chi vuol stare in pace in vna casa bisogna farsi ben voler dalle donne.

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Atto Primo, Scena xi p. 27 Za. Monel l and via in bordell, sont chilo mi, se voli manza ditol a mi, ghe carn aless, e arost, formai, e menestra de cauol trosut, a ghe tutt sort de vin bianch, negr, ross, verd, e turchin.

Ed. Mariti p. 82 Zanni Da vira questa la padronzina ? [] p. 82 Dianora Ora, Padellino mio, fa che tu sia diligenete e obediente, non solo a quanto [] comandar mio marito, ma ancora a quanto ti dir io. Sai come si suol dire ? Chi vuol star in pace in una casa, bisogna farsi ben volere dalle donne.

Atto Primo, Scena xiii p. 31 p. 85 Di. Che cosa ha fatto ? []e adesso se vuol Dianora Che cosa ha fatto ? []e adesso se mangiare quel piatto de maccharoni, che hau- vuol mangiare quel piatto de maccaroni che euo fatto per la mia nipote. avevo fatto per [] mia nipote. Atto Secondo, Scena viii p. 97 p. 51 Or. Non dubitate vita di questalma, speme di Orazio Non dubitate, vita di questalma, speme di questo core questo cuore Atto Terzo, Scena vi e ultima p. 105 p. 64 Or. Sia ringratiato il Cielo [] e per con lor Orazio Sia ringraziato il Cielo [] E per, con loro bona licenzia bona licenza

p. 83 Zanni Monel l and via in bordell, sont chil mi. Se vol manz, ditol a mi : gh carn aless e arost, formai e menestra de cavol torsut e gh tutt sort de vin bianc, negr, ross [] e turchin.

A parte alcune omissioni del testo Mariti, come nel caso di come ova o di verd, e alcune oscillazioni (mettitelo/mettilo, la padrone/le padrone, le curteliere/le tu curteliere, per la mia nipote/per mia nipote), troviamo esempi di diversa segmentazione delle parole (voglio contro voglio, davira contro da vira), di diversa resa grafica che per in taluni casi pu avere valore fonetico (apprhandute contro aprandute, obbediente contro obediente) ; interessante, per lindividuazione di una forma italiana del vocalismo tonico, loscillazione cuore/core. Per quanto riguarda il Verucci, ledizione Mariti si fonda su tre stampe del 1627. 1 Ledizione reca il seguente frontespizio :

LI DIVERSI | LINGUAGGI | COMEDIA | DEL SIG. VERGILIO | Verucci Gentilhuomo | Romano Dottor | di Legge. | Detto lUniversale nellAcademia | dellIntrigati di Roma. | Con licenzia de Superiori, e Privilegio. 2 | VENETIA, per il Spineda. 1627.

Tuttavia, com noto, Li diversi linguaggi fu pubblicata una prima volta nel 1609 presso leditore veneziano Alessandro Vecchi. La consultazione del censimento delle edizioni veneziane del Seicento 3 ha consentito di individuare undici esemplari delledizione Vec1 Gli esemplari sono i seguenti : Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma, 34.1.D.51 ; Biblioteca Apostolica Vaticana, Dramm. 683.3 ; Biblioteca Estense di Modena, 83.A.10/3 2 Segue unincisione raffigurante la marca del tipografo, ovvero un leone ed un uomo che sorregge la scritta humilitati. In cornice la scritta sic omnia cedunt. 3 Cfr. Griffante (2006) alla voce Verucci, Virgilio.

106 claudio giovanardi chi 1609 e di aggiungerne cinque ai tre censiti dal Mariti per ledizione Spineda del 1627. 1 Questultima perfettamente corrispondente alla princeps, salvo per due elementi : in essa mancano i quattro sonetti encomiastici iniziali presenti nelledizione Vecchi ; per di pi nella V scena del II atto appaiono (ovviamente) modificate le date in uno scambio di battute tra Pantalone e Zanni :

Edizione Vecchi 1609 (p. 26) Pant. Aspetta che adesso ghe guardo. Horsuso adi 25 de Marzo 1608. Silvio da Bologna & cetera no se questo horsuso adi 25 de Auril del 1607. Mastro Aristotile da Sizilia, questo se el pedante. Zan. O via affronteghe una volta potta de mi guard inanzi, che mi ghe son vegnut prima de tutt costor chhavi letti. Pant. Pian un puogo : ah ti hai rason mi non me ne ricordavo. eccolo qua da cao. Horsuso Zuan Frittella Battocchio da Valpelosa vigne a star in casa mia dellanno 1606 del mese dAgosto adi 14 che f el Mercord a mattina. Zan. O quest ess, de mod che l do anni, e quattro mesi, e cinque settimane, e tre d con hozzi []

Edizione Spineda 1627 (p. 26) Pant. Aspetta che adesso ghe guardo. Horsuso adi 25 de Marzo 1627. Siluio da Bologna, & cetera, no se questo, horsuso adi 25 de Auril del 1626. Mastro Aristotile da Sizilia, questo se el Pedante. Zan. O via affronteghe vna volta potta de mi guard inanzi, che mi ghe son vegnut prima de tutt costor chhaui letti. Pant. Pian vn puogo :ah ti hai rason mi non me ne ricordavo. eccolo qu da cao. Horsuso Zuan Frittella Battocchio da Valpelosa vigne a star in casa mia dellanno 1625 del mese dAgosto adi 14 che f el Mercord a mattina. Zan. O quest ess, de mod che l do anni, e quattro mesi, e cinque settimane, e tre d con hozzi []

2. Il corpus Veniamo al corpus sul quale ho basato lanalisi della lingua delle commedie ridicolose. La gran parte proviene ovviamente dalla raccolta del Mariti : La Tartarea (sigla : TA) di Giovanni Briccio, 2 che narra una vicenda piuttosto sgangherata ma non priva di tocchi di grazia. Vi si distinguono due filoni narrativi molto lontani : la reminiscenza del mito di Orfeo ed Euridice da un lato, la fame atavica dei servi dallaltro. LOstaria di Velletri (sigla : OV) sempre del Briccio, per cui si veda sopra, una commedia in tre atti allinsegna degli equivoci e dei fraintendimenti, ricca di proverbi e di modi di dire. 3 Li diversi linguaggi (sigla : DL) di Virgilio Verucci, per cui si veda sopra, una commedia in cinque atti che rappresenta il trionfo del plurilinguismo, con le dieci diverse lingue messe in scena. 4 Il Pantalone impazzito (sigla : PI) del mantovano Francesco Righelli, una commedia in cinque atti ambientata a Roma, nella quale si incrociano pericolosamente amori e situazioni, con gli inevitabili travestimenti e gli equivoci che ne derivano, sino al lieto fine per il quale tutte le caselle delle coppie vanno al posto giusto. 5 Il Tesoro (sigla : TE) di Giovan Battista Salvati una commedia tarda in tre atti, pubblicata nel 1676, 6 nella quale si narra di una caccia collettiva a un tesoro nascosto con un morto presunto che ad un certo punto risuscita e con qualche spiritello posto a guardia del tesoro ; il lieto fine anche in questo caso assicurato. Al corpus del Mariti ho aggiunto la commedia

In realt in Griffante (2006) manca lindicazione degli esemplari dellEstense e della Vaticana. Pubblicata a Viterbo, presso Girolamo Discepolo, 1614 (in Mariti, 1978, pp. 3-65). Cfr. Mariti (1978, pp. 71-105). 4 Cfr. Mariti (1978, pp. 109-206). Sulla commedia del Verucci mi permetto di rinviare a Giovanardi (2009). 5 La commedia fu pubblicata a Viterbo, presso Girolamo Discepolo, nel 1613 (la si legga in Mariti, 1978, pp. 211-271). 6 A Roma presso Francesco Tizzoni. Cfr. Mariti (1978, pp. 276-315).
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sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento 107 Fontana di Trevi (sigla : FT) di Gian Lorenzo Bernini composta nel 1644. 1 Tale commedia stata segnalata da Franca Angelini per la sua originalit allinterno del filone ridicoloso. 2 Vi si narrano le vicende di Graziano, un costruttore di macchine teatrali, il quale subisce un doppio inganno da Coviello, servo del cortigiano Cinzio, innamorato di sua figlia Angelica ; primo, di ricevere una falsa ordinazione di un soggetto comico da parte del principe, mentre questo solo un pretesto dellinnamorato per introdursi in casa ; secondo, di accettare nel suo atelier e dunque di scoprire i suoi segreti inventivi ad Alidoro, pittore e attore dilettante, che riuscito a corrompere col denaro Coviello e poi lo stesso servo di Graziano Zanni, detto anche Traffichino . 3 Ma laspetto pi interessante del Bernini indubbiamente lartificio della finzione nella finzione, ovvero del teatro nel teatro, secondo la migliore tradizione barocca.

3. Il plurilinguismo In un memorabile saggio di alcuni anni or sono Gianfranco Folena individu nellarea veneta la culla del plurilinguismo teatrale. 4 Basti pensare agli esperimenti del Ruzante, anche se in alcune opere seriori che possiamo apprezzare lesplosione del vezzo plurilingue. Solo per fare un esempio, ne La Spagnolas (1549) del Calmo, 5 troviamo tra le lingue straniere il tedesco, il grechesco e il dalmatico, in unione con vari dialetti italiani, mentre ne La Zingana (1545) del veneto Gigio Artemio Giancarli compaiono addirittura alcune battute in una sorta di pidgin arabo di tipo mercantile . 6 Anche per le commedie ridicolose lo stigma pi evidente rappresentato dal marcato plurilinguismo (o forse, per meglio dire, pluridialettalit) dei personaggi. Potremmo dunque affiancare al polo veneto un polo romano, seppure questultimo rappresenta un plurilinguismo straccione, come vedremo fra poco. importante per richiamare subito le parole che Verucci fa pronunciare al romano Giorgetto nel Prologo de Li diversi linguaggi :

Ma non vi immaginate per di aver a sentire un Francese, un Veneziano, un Bergamasco, un Napolitano o un parlar fiorentino o matricciano o ceciliano o perugino o bolognese, giusto giusto come il parlare della loro patria, perch, oltre che difficilmente sarebbe inteso dalli ascoltanti per esser lingue scabrose e difficili, con tutto questo, mentre uno di questi tali che sia delli sopradetti paesi si trova fuori della sua patria, si sforza di pigliare il parlar commune e pi usitato di tutti gli altri e insomma il pi bello e dilettevole come questo romano, ben vero che sempre ritengono li accenti e le pronunzie dei paesi loro. 7
1 La commedia in realt conservata anepigrafa in un manoscritto che giace presso la Bibliothque Nationale di Parigi (n 2084 mss. Italiens). Il titolo stato proposto da Cesare DOnofrio, che ne ha curato ledizione : DOnofrio (1963). La medesima commedia stata poi ripubblicata col titolo Limpresario da Ciavolella (1992), e ancor pi recentemente con un titolo ancora diverso : La Verit discoperta dal Tempo da Perrini (2007). Tuttavia, n ledizione Ciavolella n quella Perrini paiono esenti da mende anche gravi (per cui si veda DOnghia, 2009, pp. 35-36), ragion per cui ho preferito citare il testo dalledizione DOnofrio, anche se tale edizione non esente da errori, come mostrato con unesemplificazione limitata ma assolutamente convincente da Cartago (1981/2005, p. 255). 2 Si veda Angelini (1986, pp. 102-105). Alcune considerazioni linguistiche sulla commedia del Bernini si 3 trovano in Cartago (1981/2005, pp. 250-259). Cfr. Angelini (1986, p. 103). 4 Si veda Folena (1991). Resta di grande interesse anche il saggio di Paccagnella (1983). Di sicura utilit anche la sintesi dedicata alla letteratura dialettale seicentesca da Vignuzzi/Bertini Malgarini (1997). 5 La si pu leggere in Lazzerini (1979). Un profilo complessivo del plurilinguismo calmiano, unito a una ricca e aggiornata bibliografia, si pu ora leggere in DOnghia (2009). 6 Cfr. Trifone (2000, p. 52), cui si rinvia anche per altri esempi di plurilinguismo cinquecentesco. Per ledi7 zione delle commedie del Giancarli : Lazzerini (1991). Cfr. Mariti (1978, p. 110).

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claudio giovanardi

Non potrebbe darsi migliore definizione del processo di stilizzazione che tocca sempre al parlato teatrale, comunque lo si voglia configurare. Le varie lingue sono rappresentate in modo edulcorato sia perch risulterebbero altrimenti incomprensibili, sia per un naturale effetto di conguaglio che induce un forestiero a parlare la lingua comune, da Verucci identificata con il romano (non con il toscano). 1 Si pu aggiungere che il pubblico ormai abituato a sentire quelle lingue, a riconoscerne la musicalit, a identificarle insieme al personaggio che le interpreta. In ogni caso vediamo pi nel dettaglio quali sono le lingue usate nelle commedie che abbiamo analizzato. Litaliano ovviamente sempre presente, ma con diverse articolazioni diafasiche e diatopiche. Si va dallitaliano aulico, che per lo pi appartiene ai giovani innamorati, a un italiano che potremmo definire con qualche forzatura regionale. In OV Dianora si esprime in un italiano in cui affiorano qua e l elementi romani ; la lingua di Giorgetto, ragazzo romano, in DL, una lingua sostanzialmente media con alcuni tratti non toscani ; e la serva Franceschina in PI usa un italiano di marca romana ma fortemente sbilanciato verso il dialetto : una sorta di italiano popolare molto mal masticato. Tra le lingue straniere trionfa il francese, o per dir meglio un italiano pronunciato alla francese, come immortalato dalla battuta iniziale di DL, pronunciata da Claudio : Sia ringrasiate le Sciele che se sgi accordate queste benedette lite per mse di queste matrimonie : scio che ie piliar le vostre filiole per mie lesgitime spose e voi ve piliarete le mie . (p. 112). Sulla medesima falsariga si colloca la parlata delloste Sciabone in OV e del servo Iacobillo in PI. Va notato che rispetto agli illustri precedenti cinquecenteschi si verifica una sorta di provincializzazione nel plurilinguismo delle ridicolose. Di fronte a tanta ricchezza e sfoggio di lingue straniere del Calmo, del Giancarli e di altri, il clima culturale delle commedie ridicolose sembra pi propizio ad un ripiegamento entro i patri confini, probabilmente in considerazione del modesto livello culturale del pubblico di riferimento. Decisamente in regresso, invece, il latino, tanto nella versione pedantesca quanto in quella maccheronica. Di questultima variet si trova un reperto interessante in TA, laddove il servo napoletano Pasquarello immagina unepigrafe da porre su un tempio dedicato a Marte : 2

deo marti optimo sordato smargiassorum protector Ob victoriam contra diavolorum ottenutam, qui truccidati fuerunt alla porta dellInfierno, ubi una magna pars morti fuerunt, alli vero feruti multus malamente. Pascariellus Sagitta Partenapoletanensis bravorum atque nec non smargiassorum Princeps, hanc Moscheam, a fondamientis estructam et ex cornibus supradictorum diavolorum frabecata, dat, donat, dicat et dedicat (p. 23).

E veniamo ai dialetti. Due di essi rappresentano un vero e proprio marchio di fabbrica della commedia ridicolosa, ovvero il napoletano e il bergamasco, sempre presenti nei nostri testi. Per lo pi tali parlate caratterizzano i servi (Zanni il servo bergamasco per eccellenza), 3 quindi si collocano in basso in una virtuale scala sociostilistica ; tuttavia talvolta le carte vengono mischiate e possiamo trovare il bergamasco e il napoletano

1 Ho affrontato il tema della lingua teatrale delle commedie cinquecentesche di ambientazione romana in Giovanardi (2009), cui mi permetto di nuovo di rinviare. 2 Diversi inserti di latino pedantesco si trovano anche nel personaggio del Pedante, che parla il siciliano, nella commedia Li diversi linguaggi. 3 Sul bergamasco nella letteratura e nel teatro, si veda Ciociola (1986).

sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento 109 usati da personaggi che appartengono agli strati alti della societ : il caso di Graziano e Cola in TE, commedia nella quale per i due dialetti compaiono anche sulle tradizionali bocche dei servi Zanni e Pulcinella, con un interessante gioco di specchi. 1 Anche in DL il napoletano caratterizza il Capitano, non certo lultimo degli ultimi pur con la sua fanfaronaggine. Il veneziano unesclusiva del vecchio Pantalone, spesso alle prese con le proprie voglie senili, mentre il romanesco (o comunque una variet romaneschizzata dellitaliano) si conf a personaggi umili ma non infimi, come il gi ricordato Giorgetto di DL, il Monello di OV, Rosetta, scaltra e avveduta, di FT, o ancora il bullo Iacaccia. 2 Poche citazioni per il bolognese (Graziano protagonista di FT e il servo Silvio in DL) e qualche sporadica apparizione, come il siciliano del Pedante in DL, lumbro castellano di Sepio in FT, il perugino di Aurelia in DL, lamatriciano matricciano della serva Franceschina ancora in DL e il giudeo-romanesco del Giudeo in FT. Quali caratteri linguistici presentano le variet dialettali parlate sulla scena dai comici della ridicolosa ? Cerchiamo di tratteggiare qualche aspetto tra quelli che servono ai commediografi per rendere immediatamente riconoscibile ciascun dialetto. 3 Il bergamasco dello Zanni di turno si qualifica, nel campo della fonologia, soprattutto per il gran numero di terminazioni consonantiche e la conseguente caduta delle vocali finali diverse da -a : 4 combattiment, intrigh, 5 voraf vorrebbe, 6 curarav curerei, schiav, vecc vecchio ; 7 la terminazione -one convertita in - grazie alla caduta di -n residuale e alla chiusura della o in u : 8 conclusi, descrizi discrezione, Pantal, padr ; vi una generale tendenza alla sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche : serviduri (si noti anche la metafonesi da -i), fadighe, poghettin ; non vi traccia, almeno nella grafia, delle cosiddette vocali turbate che caratterizzano i dialetti dellarea gallo-italica. 9 Nel campo della morfologia troviamo larticolo determinativo maschile ol, 10 usato anche come pronome personale atono di terza persona e nella preposizione articolata dol ; scontato anche luso in funzione di

1 Anche DOnghia (2009) richiama lattenzione sul diverso modo di rappresentare i dialetti (nella fattispecie il bergamasco) da autore ad autore e, talvolta, anche da parte del medesimo autore. Nella diversa resa del dialetto entrano per di pi fattori legati alla provenienza degli autori e al lavoro di livellamento operato nelle tipografie. DOnghia (2009, p. 21) cita proprio il caso del nostro Righelli e del suo Pantalone impazzito : Cosa sar successo, per esempio, al testo bergamasco di un comico dellarte mantovano messo in forma da un compositore probabilmente laziale ? . 2 Sulla figura del bullo nella commedia romana seicentesca, di cui Iacaccia (o Jacaccia) il massimo interprete, rinvio alla rassegna di DAchille (2002, p. 542). Per quanto riguarda la parola bullo, non di origine romana, sebbene rilanciata dal romanesco, si veda Albano Leoni (2006). 3 Preciso che per questa breve rassegna indicher i fenomeni senza attribuirli ai vari autori, in quanto si tratta di stereotipi linguistici sostanzialmente intercambiabili. In ogni caso la capacit di resa dei vari dialetti condizionata dal luogo di origine degli autori ; per tale motivo si dar inevitabilmente maggiore attenzione al modo in cui viene rappresentata la lingua dei personaggi romani. 4 Sul bergamasco usato da Ruzante : Paccagnella (1988) ; invece sul bergamasco in una commedia del Calmo, Il Saltuzza, si veda DOnghia (2006, pp. 207-211). Sempre DOnghia (2009, pp. 35-36) analizza il bergamasco dello Zanni di FT. 5 In questo caso non chiaro se il -gh finale sia da intendere come una velare sonora o, pi probabilmente unaffricata palatale sorda : cfr. DOnghia (2006, p. 210). 6 Si tratta in questo caso di un assordimento della consonante sonora -v risultante dalla caduta della vocale finale. Tale fenomeno non si presenta nella forma curarav che mantiene la consonante sonora finale. 7 ovvio che la grafia vecc indica il suono intenso dellaffricata palatale sorda. 8 Si veda anche DOnghia (2006, p. 209). 9 Sui dialetti lombardi si veda Lurati (2002). Sulle caratteristiche dialettali dellarea gallo-italica si veda Loporcaro (2009, pp. 82-91). 10 Sulla genesi e la storia dellarticolo e pronome ol si veda laccurato saggio di Bertoletti (2004), il quale ricorda la particolare diffusione della forma ol nel bergamasco antico. In bergamasco moderno la forma ul : cfr. Loporcaro (2009, p. 87).

110 claudio giovanardi soggetto delle forme pronominali oblique mi, ti. Nella morfologia verbale da notare la desinenza -i per la prima persona singolare in voi voglio, possi posso, me ne staghi me ne stia. Tra gli indeclinabili ricorder almeno il locativo chil qui e negotta niente. Anche il napoletano si caratterizza per alcuni tratti ricorrenti ben rilevati : per il consonantismo ricordiamo il betacismo 1 in bogliovoglio, bortate vltati e veveraggio beveraggio ; lassimilazione del nesso -nd- in -nn- : fonnata, rentennere, annannomene ; la semiconsonante iniziale iod, di diversificata produzione, in iorno, ientelommo, ienocchio ; la resa con velare sorda della labiovelare qu- : chello, chesto, chillo, chella ; la sibilante sorda intensa in posizione intervocalica in lassa ; la velarizzaione di l preconsonantica : autro, cauce calcio. Per il vocalismo spicca la metafonesi per dittongo delle medio-aperte (piezzo, celevriello cervello, avvierbio, puoco, comprennuoteco comprendonio, iuorno) e per innalzamento delle medio-chiuse (chillo, viro, brunzo bronzo, liune leoni) ; 2 rappresentata anche la vocale finale indistinta resa con <e> : uomene valoruse uomini valorosi, urse orsi. Per la morfologia nominale sono da segnalare le forme del possessivo meio mio, meia, toia, soie, soio, e anche la forma posposta in enclisi figliema. Per la morfologia verbale si segnala la desinenza -aggio per il futuro : faraggio, sarraggio, staraggio, lassaraggio, metteraggio, porteraggio. Al presente indicativo interessante la polimorfia songo, suongo, sonco sono ; altre forme interessanti alla prima persona singolare : aggio ho, saccio so, pozzo posso e le forme metafonetiche crido, vido, aspietto, promietto ; alla seconda persona singolare : avierti avverti, siente e sienti, vieste vesti, miette metti, pienze pensi, haie. Per il congiuntivo ricordo le forme singa sia, songano siano. Per il condizionale prevale nettamente il tipo in -a : havarria, saria e sarria, vorria, potriano. Da segnalare anche le forme participiali in -uto : partuto, storduto, feruto. 3 Il veneziano di Pantalone si caratterizza per alcuni tratti pi vistosi e insistiti. 4 Nel consonantismo sistematicamente rappresentato il fenomeno della resa delle affricate palatali sorde e sonore dellitaliano con le corrispondenti dentali : ziel, zerte, zittae citt ; Zorzetto, zubilo. 5 Sono ampiamente rappresentati i casi di dileguo delle consonanti intervocaliche, in particolare nei continuatori del latino -atum : parentao, dao, mandao ; il nesso latino -tr- perde lelemento dentale in pare padre, mare madre. Assai ben attestata anche la sonorizzazione delle consonanti sorde intervocaliche, sia dentali (allevada, mentida), sia velari (mestiganza, poghettin). Un caso particolare rappresentato dallesito pi per il latino plus, ignoto al veneziano antico. 6 Da notare anche le forme con nasale palatalizzata da -nj- : vegnuo, vegnir ; la resa del nesso -lj- con iod : fioli, moier, voia ; lesito con affricata dentale intensa da -j- in pezzo peggio (e qui anche viazzar) ; la resa della fricativa palatale sorda davanti a vocale palatale come sibilante sorda intensa : patisse patisce. Registro solo un caso di scempiamento della nasale intensa intervocalica : nono nonno Per il vocalismo sono notevoli le forme dittongate allieva alleva, aliegro allegro, nieva nuova e puogo poco ; 7 tipico del veneziano lesito -i- da -u- : liogo,

Si veda la descrizione del fenomeno, anche in chiave storica, in Loporcaro (2009, p. 125). Per la metafonesi nei dialetti campani rinvio a De Blasi/Fanciullo (2002, pp. 633-634). 3 Tali fenomeni fonetici e morfologici del napoletano sono ora affrontati in modo ampio nellimponente monografia di Ledgeway (2009). 4 La descrizione dei tratti di questo veneziano da commedia pu essere confrontata con quella fatta d DOnghia (2006, pp. 200-206) a proposito del Saltuzza del Calmo, tenendo ovviamente presente che in quel caso lautore di madrelingua veneziana. 5 Naturalmente nel veneto moderno le affricate dentali si sono evolute in sibilanti sorde e sonore : cfr. Loporcaro (2009, p. 84). 6 Si veda al riguardo DOnghia (2006, p. 204) e la bibliografia ivi indicata. 7 La copiosa presenza di dittonghi ie di varia origine continua una tendenza manifestatasi (anche per influsso toscano) gi dopo la met del Trecento : cos DOnghia (2006, p. 200) a proposito del veneziano nel
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sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento 111 niova, tiolto, mentre non dittongano bon e cor. In protonia (anche in fonetica sintattica) e in postonia si segnala la tendenza a rendere con e la i dellitaliano : besogna, en spasso, anemo, aseni. Lapocope vocalica assai diffusa ; in particolare essa riguarda la caduta di -e dopo liquida soprattutto negli infiniti verbali (parer, aver, comprar, dar ; e bucal) e di -o dopo nasale (fantolin, lamentan, saltamartin) o dopo dentale (saput). Nella morfologia nominale notiamo luso dei pronomi soggetto di prima persona mi, ti ; la forma pronominale ghe per gli, anche in enclisi come in sentirghe sentirci ; luso dei possessivi m mio, s loro ; interessante il plurale flesso colori coloro. Larticolo e pronome maschile singolare reso con el. Nella morfologia verbale notevole il condizionale in -ave : vorave vorrei, sarave sarebbe. 1 Riscontro anche le forme di ii persona plurale dellimperativo and, chiam, slegh. La forma x per la terza persona singolare di essere in qualche modo attesa. 2 Nel campo della sintassi notiamo la posposizione del soggetto pronominale al verbo nelle frasi interrogative : che dis tu ?, che cosa hastu ?, che vastu borbottando ?. Segnalo infine due venetismi sintattici : non semo pi boni da gnente (DL, 114), con la reggenza da al posto della canonica a ; a che cosa serve i fioli ? (OV, 98) con il soggetto plurale posposto e il verbo al singolare. Lambientazione prevalentemente romana delle commedie e il fatto che alcuni autori siano originari di Roma fanno s che nella resa della parlata dei personaggi romani vi sia una notevole attenzione alle possibili variazioni interne al repertorio. Gi in questo periodo, peraltro, la consapevolezza della vicinanza al toscano del cosiddetto romanesco di seconda fase 3 determina una minore caratterizzazione in senso localistico della lingua di Roma rispetto agli altri dialetti. 4 Limportanza del teatro, e pi in generale della letteratura, del Seicento ai fini di una restituzione del romanesco toscanizzato dunque un fenomeno da non sottovalutare. 5 Cerco di definire qui di sguito alcuni tratti salienti di questo romanesco da commedia. Per quanto riguarda la fonologia, richiamo alcuni tratti salienti : 1) mancato dittongamento delle vocali aperte in sillaba tonica (pi frequente, come ovvio, per la vocale velare) : vi, dol duole, v vuole (con apocope) ; 2) conservazione della e protonica : me, se, te, centorino cinturino, resolviti, sofesticarie sofisticherie ; 3) mancanza di anaforesi : ordegno, onto ; 4) diversi fenomeni relativi al consonantismo quali : passaggio da ks latino a ss (lassamo), assimilazione (da rl a ll : vedello, fallo ; da nd a nn : manni, monno), palatalizzazione del nesso latino ssj (roscia), affricazione della sibilante dopo nasale (penza, penz, conziglio), rafforzamento delle consonanti intervocaliche (raggionamenti, robba, robbe, rubbare), resa dellocclusiva velare sorda davanti a iod come palatale sorda (occi, occio, ciaro, ciamer), 6 possibile resa grafica <sc> per la sibilante palatale sorda (cascio). Passiamo ora ai tratti pi vistosi della morfologia : 1) conservazione di -ar- sia nei

Saltuzza del Calmo. Marcato (2002, p. 301) segnala queste forme residuali dittongate nei dialetti di Chioggia e Pellestrina. 1 Il tipo in -ave, ormai uscito dalluso moderno, continua il tipo latino infinito + habui, anzich infinito + habebam : DOnghia (2006, p. 205). 2 In genere, con la vistosa eccezione del condizionale, lintera morfologia verbale appare aderente ai modelli descritti nelle trattazioni correnti. 3 Per una storia delle tormentate vicende linguistiche del romanesco indispensabile il rinvio a Trifone (1992) e, con importanti aggiornamenti, a Trifone (2008). Da vedere anche lottima sintesi di DAchille (2002) ; infine, sul romanesco contemporaneo, mi sia consentito il rinvio a DAchille/Giovanardi (2001). 4 Ho affrontato questo tema in Giovanardi (2009) a proposito della commedia rinascimentale. 5 Vi aveva fatto cenno Costa (1997), proprio a proposito di DL del Verucci. Si vedano anche Serianni (1996, p. 245) e DAchille (2002, pp. 542-544). 6 Si tratta di un fenomeno che si sviluppato nel romanesco tra il Quattro e il Seicento : cfr. Trifone (1992, p. 31).

112 claudio giovanardi nomi sia nel futuro e nel condizionale della I classe : zuccaro, aspettarete, avviar, giovar, scontar, tagliaremo, havaria ; 1 2) presenza dellarticolo plurale li ; 3) desinenze etimologiche nella 4a persona dellindicativo presente : ce voltamo, avemo, facemo ; 2 4) le desinenze -i, -ino nel presente congiuntivo in possi, abbino, voglino. 3 Non rintraccio esempi della desinenza -e nei congiuntivi presente e imperfetto della I classe, ma le anomalie desinenziali del congiuntivo non sono poche. Per il congiuntivo imperfetto ricordo le uscite in -vo della 5a persona : saperissivo sapeste, sentiressivo sentiste. Per il condizionale sono frequenti le forme in -ia : averia, farria, havaria, sarria. Notevoli le forme epitetiche tanto verbali quanto nominali e pronominali : dine dire, fane fare, pregane pregare, vorrane vorr, mene, chine chi, sorema mia sorella, soreta tua sorella. Ben attestati gli infiniti apocopati : pigli, f, sbuc e anche la forma so sono. Soprattutto in Verucci compaiono altri tratti della morfologia verbale che, uniti a quelli or ora ricordati, appaiono marcati in senso localistico : temi verbali har-, poss-, ser- ; forma sonno sono ; presenza di vibrante geminata in forme come griderrei, ritroverr, sarria ; desinenza -ssemo nella 4a persona del passato remoto : remissemo rimettemmo. 4 Per la morfologia derivativa vorrei segnalare due affissi destinati ad avere larga fortuna nel romanesco anche contemporaneo : il prefisso a(d)- in abasta, addimanna ; il suffisso -arolo in pizzicarolo, erbaroli, fruttaroli. Un altro punto significativo rappresentato dal tipo e dalla terminazione di alcuni avverbi : dereto, forsi, mo. Insomma, buona parte della patina linguistica cortigiana si ritrova, con diversa intensit, nei nostri commediografi romani o romanocentrici. Per quanto riguarda il lessico, in attesa di indagini pi approfondite, si possono segnalare alcune voci connotate da un sentore municipale, o, comunque, substandard. 5 Da FT ricavo : ciospo vecchio, 6 giottone birbante, 7 scimentito scimunito. Da DL : callamaro calamaio, ferraiolo mantello, pennarolo astuccio portapenne, saccoccia tasca, schina schiena, sfiondatore vantone, 8 tagliacantone bravaccio. Da OV : calcagnanti viandanti, 9 gonzo sciocco, pizzicarolo pizzicagnolo, rasa inganno, 10 schina schiena, tiella tegame, 11 tozzola bussa alla porta. 12 Da PI : sacciuta saccente, 13 senaro e senero sedano, zinna mammella. Del tutto particolare il tipo lessicale di alcuni giovani romani che parlano una sorta di gergo furbesco, come per esempio Iacaccia in FT e Monello in OV. Il primo usa i seguenti vocaboli, alcuni dei quali in realt ascrivibili alla variet giudeo-romanesca :

Per latteggiamento dei grammatici seicenteschi su tali forme, cfr. Colombo (2007, pp. 87-88). Nonostante la condanna bembiana, le desinenze etimologiche per la 4 persona dellindicativo presente continuano ad essere tollerate da diversi grammatici cinquecenteschi (Scavuzzo, 1996, pp. 16-17 ; Giovanardi, 1998, pp. 123-124), ma non sono del tutto escluse nemmeno da alcuni grammatici seicenteschi (Colombo, 2007, pp. 82-83). 3 I grammatici seicenteschi tendono a censurare tali forme, ma esse sono ancora piuttosto diffuse nel corso del secolo xvii : Colombo (2007, pp. 94-95). 4 Per tale desinenza nelle grammatiche seicentesche : Colombo (2007, p. 89). 5 Al riguardo sono di grande utilit i glossari posti in fondo a Mariti (1978) e soprattutto a Ugolini (1939) relativamente al lessico romanesco seicentesco. 6 Cfr. Ugolini (1939, p. 364) alla voce ciospa. 7 Si veda Chiappini (1992, s. v. jotto-a). 8 Cfr. Ugolini (1939, p. 431) alla voce sfionnature. 9 Da collegare al verbo scalcagnare camminare : Ugolini (1939, p. 421). 10 11 Si tratta di una voce della lingua zerga : ivi, p. 410, alla voce rascia. Ivi, p. 447. 12 Si tratta di una voce di origine napoletana : cfr. ibidem. 13 Cfr. Ugolini (1939, p. 416).
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sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento 113 ciampanelle bagattelle, 1 citta ragazza, de mon di fiducia, 2 de tavarre da nulla, 3 (sto) fusto questo giovane prestante, 4 gavagna testa, giuramacone lo giuro, 5 parasecolo ; 6 quaut qua, 7 rasciammi uomini furbi, 8 strasecol trasecolare, 9 tavarimme chiacchiere. 10 Il Monello di OV prorompe a un certo punto in una battuta in gergo furbesco :

Lassa pur far tempone a me con le fogliose e con le landra ; voglio coglier viole e truccare 13 e batter il taccone 14 alla bella del N. dove non mancano ghivaldi, 15 farfogli, pistolfi, 16 carconatori 17 e altri dragoni che intendono il mio contrapunto. Ora lassame entr a far fagotto e tor licenza dalla mercuria se li posso con il mio canzonare levarli di mano una lima o un par di tirante (OV, p. 78).

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In FT il personaggio del Giudeo dice pochissime battute che si caratterizzano per la terminazione -i estesa anche ai nomi femminili plurali ; 18 un esempio : Scuseti li nostri ignoranzi (FT 39). Molto interessante anche la sottolineatura della parlata amatriciana della serva Franceschina in DL. Vediamone alcuni tratti : 19 presenza della metafonesi da -u e da -i sia per le vocali medio-chiuse che medio-aperte : quigliu quello, viru, quisti. conusci conosci, contientu contento, 20 tiempu tempo, tuortu torto ; esito -u per il maschile : quigliu, tiempu, statu ; palatalizzazione della laterale intensa : quigliu ; palatalizzazione della sibilante pi iod : scite siete, sci sei, cusc cos, fantascia fantasia ; dileguo delle consonanti intervocaliche : doe dove, poeri poveri, viutu veduto, veere vedere, de razia di grazia; sincope vocalica: rvenisti rivenisti, rvenuto, rivenuto mantenimento in taluni casi delle consonanti sorde intervocaliche : scuti (ma anche scudu) ; articolo

Cfr. ivi, p. 363. Su questa espressione si veda Debenedetti (1970, p. 89), la quale ricorda che la voce non che una corruzione, o una cattiva lettura di emun , voce ebraica che vale appunto fede, fiducia. 3 Voce del giudeo-romanesco citata da Ugolini (1939, p. 446). Si deve a Debenedetti (1970, pp. 87-88) una ricostruzione dei luoghi in cui tale vocabolo citato allinterno delle commedie vernacolari seicentesche. 4 Cfr. Ugolini (1939, p. 376). 5 Questa voce gergale sembra richiamare giuradicoli giuraddio presente nella commedia I torti vendicati di Alessandro Benetti (cfr. ivi, p. 379). 6 In Onofri (1963) questa voce glossata come quinta, fondale. 7 Cfr. Ugolini (1939, p. 407) per unattestazione dalla commedia Li falsi mori del Pianelli.. 8 No li conosce sti rasciammi. Si veda la voce rasciamme in Ugolini (1939, p. 410). Il vocabolo riportato anche nel Vocabolario romanesco del Chiappini. Per altre attestazioni si rinvia a Debenedetti (1970, p. 88). 9 Luso di s- intensiva ben attestato da Ugolini (1939, p. 442) in vocaboli come stramutare, strapassare, strasformazioni. 10 Te ncomenzano a d tavarimme. Si tratta di una voce del giudeo-romanesco : cfr. ivi, p. 445. 11 Sta per vanitose, altere : cfr. Ugolini (1939, p. 374) alla voce foioso. 12 Landra ragazza (cfr. ivi, p. 390). 13 Forse da ricollegare a trucchiar via fuggire (cfr. ivi, p. 448). 14 Lespressione battere il taccone pu voler dire inseguire o fuggire : cfr. ivi, p. 445, alla voce taccone. 15 Da ricollegare a ghinaldo furbacchione : cfr. ivi, p. 378. 16 Sta per servitore : cfr. ivi, p. 405. 17 Forse da ricollegare a carcosa strada o scarpa : cfr. ivi, p. 359, alla voce calcosa. 18 Cfr. Del Monte (2006, pp. 23-24). 19 Siamo di fronte a tratti genericamente riconducibili alle parlate dellItalia mediana, con alcune eccezioni, cos come descritte a pi riprese da Vignuzzi (1984) e (1994) per il periodo medievale e rinascimentale, e Vignuzzi (1988) per quello moderno. Una rassegna dettagliata degli studi dedicati alla varie aree del Lazio, in epoca antica e moderna, si trova in DAchille (2002, pp. 519-524). 20 In realt la forma dittongata contientu (come pure tiempu e tuortu) non propria della metafonesi cosiddetta sabina. Appare come una forma di compromesso tra la metafonesi di tipo napoletano e la terminazione vocalica mediana. Ci a riprova dellineliminabile grado di estemporaneit del parlato teatrale, anche laddove si vogliano riprodurre parlate assai particolari. Sui vari tipi di metafonesi rinvio a Loporcaro (2009, pp. 122-123) e DAchille (2002, p. 522).
2

114 claudio giovanardi e preposizioni articolate con rotacizzazione : arru allo, ru lu, de rru munnu ; mantenimento di iod iniziale : ienocchia. 1 La morfologia verbale presenta le forme con sibilante palatale nel verbo essere : sci sei, scia sia, scite siete ; al futuro troviamo la desinenza -aio 2 per la prima persona singolare : farraiio, meritaraiio, ma farraiiu faranno ; il futuro della I classe mantiene lesito etimologico -ar- : meritaraiio, mancar, tornar, arrivaranno, bisognaranno ; il condizionale ha la desinenza in -a : farria, vorria ; il participio passato termina quasi sempre in -u : dittu, fattu, parutu, viutu veduto, ma rvenuto rivenuto ; esempi di infinito apocopato : chiam, pigli, rentr. Al termine di questa sia pur rapida rassegna dei principali dialetti impiegati dai comici ridicolosi possiamo constatare che il caleidoscopio linguistico, bench lontano da una fedele rappresentazione delle parlate reali, possiede tuttavia una notevole grazia mimetica. I personaggi, nonostante il ricorrere di situazioni e schemi narrativi in via di cristallizzazione, mantengono una buona dose di freschezza e di spontaneit che, al tempo stesso, alimenta la e si alimenta della vivace interazione tra codici diversi e spesso lontani. Ognuno accetta, senza batter ciglio, le parlate degli altri ; ognuno insinua la propria parlata in quelle altrui ; ognuno raggiunge effetti pragmatici di vario tipo senza venir meno ai suoni e alle parole della propria lingua ; in una sorta di encomiabile democrazia linguistica grandi lingue di cultura e poveri idiomi di paese convivono con pari dignit nello sforzo comune di muovere al riso gli spettatori e i lettori.

4. Altri aspetti linguistici Certamente, per, la compagine linguistica delle commedie ridicolose presenta altri elementi di interesse al di fuori dellimpianto plurilingue dei testi. Oltre al polo basso, incarnato dai dialettofoni, rappresentato il polo alto, quello dei giovani innamorati che amano esprimersi in italiano aulico. Ma leffetto comico pi convincente dato dal contrasto tra la strumentazione retorica dei personaggi magniloquenti e la pratica saggezza degli interlocutori. In TA (p. 27) il giovane Domizio si dilunga in una serie di elogi a Mercurio, scanditi dallinsistita anafora del pronome tu :

Tu inventore fusti di tutte le arti e per questo fusti figurato in forma quadrata, avendo trovato oltra la palestra la Musica, la Geometria e le Lettere, overo Leggi. Tu sei venerato da mercanti e chiamato Dio de guadagni. Tu portasti lerbe ad Ulisse, acci si difendesse dagli incanti di Circe. [] Tu sei la cura de Pastori. [] Tu vedi che sto qua perso tra queste caverne, tra questi laberinti di grotte, tra queste due porte ; e per se tu sei quello che con tre teste figurato sei messo sopra li trivii, dove tenevi scritto ciascuna strada come tirava, cos insegna a me in questo fosco speco qual miglior partito fia il mio.

Poco dopo linvocato Mercurio risponde per le rime allardimentoso giovane con un giudizio particolarmente tranchant : Domizio mio, tu sei un gran chiacchiarone . Al lirismo amoroso fa spesso da contrappunto la greve concretezza del servo. Esemplare, a tal riguardo, sempre in TA (pp. 55-56) il cortocircuito innescato dai versi ispirati, che Pantalone dedica alla giovane Albina per conto dellinnamorato Domizio, e la parodia dal basso del servo Zanni che si avventura a sua volta nel seguente sonetto fitto di similitudini dissacranti :

Albina, bianca ass pl dun pizz Coi occhi negri come l cavial Larga de spalle pl che n un stival
1 Per una descrizione dei tratti salienti dei dialetti mediani, oltre agli studi indicati alla nota 19 di p. 113, 2 rinvio anche a Loporcaro (2009, pp. 120-142). In DL la resa grafica -aiio con doppia i.

sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento


E damur calda pl che i maccar. Ti si preziusa ass pl dun capp Retonda e lustra comun orinal Grassa come un porcel de Carneval Stretta in cintura come i salcicci. Il crin par de butir e de cannella Le tette provature marzoline E l fiat odur suaf de mortadella. Pi de i tortel le man son molesine E l ciglio tinto par alla padella La bocca come l cul de le galline.

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Linsensibilit del servo verso le pene damore del padrone ribadita nel seguente scambio tra Orazio e Zanni in OV (p. 76), laddove il servo si aggancia alla serie verbale del padrone ribadendola con verbi assai pi operativi :

Orazio [] E, Zanni ! Se nel tuo petto sentissi una sola scintilla di amore, non diresti cos ; ma mi daresti animo e diresti : camina, seguita, curri, sollecita, cercala, trovala ! Zanni Pigela, strinzella, afferela, ciappela e poi daghe del nas de dr ! [].

Talvolta ci troviamo di fronte a veri e propri pezzi di bravura che dovevano esaltare le doti recitative degli attori. In PI (pp. 235-236) Righelli fa pronunciare allinnamorato Lelio una lunga battuta in cui albergano figure retoriche come lelenco e il paradosso, il tutto assecondato da una sintassi fortemente ipotattica in cui non mancano inversioni (verbo-soggetto e aggettivo-nome) e altri artifici stilistici (per esempio le due dittologie desordio scolpita e amata e da vero e non da finto) ; la prolungata ellissi del verbo in il sole i raggi, le piante i rami, il mare londe e lacque i suoi lidi ; la citazione di luoghi letterari come Orsa, Cariddi, Scilla, Gange, Istro) :

Ahi, lo sa il Cielo se sempre vi ho portata scolpita e amata da vero e non da finto amante ! E di pi lassicuro che mentre aver stelle il cielo, il sole i raggi, le piante i rami, il mare londe e lacque i suoi lidi, sempre sar nel mio cuore leffigie di Vostra Signoria, anima mia, con bellissimi caratteri scolpita. E prima chio lassi damarla si tuffer la celestiale Orsa in Oceano e la rapace onda della siciliana Cariddi star ferma e taceranno i cani di Scilla, e nel Ionio mare sorgeranno le mature biade e la oscura notte dar nelle tenebre luce e lacque con le fiamme e la morte con la vita e il mare con i venti saranno concordi con somma fede ; anzi, mentre che Gange durer tepido e Istro freddo e li monti porteranno le querce e i campi i morbidi paschi, finalmente cessaranno piuttosto le arate terre di germogliar i soliti frutti, chio lassi mai damarla.

Anche i personaggi femminili si lasciano a volte andare a tirate di chiaro stampo retorico, come nel caso di Lavinia in DL (pp. 121-122) :

Oh infelice Lavinia, da quanti contrari venti sei trasportata ! Lamor mi spinge, lonest mi raffrena e l timor mi chiude ogni passo. Onde, standomene cos dubbiosa, non so a che partito mi appigliare, poich se da una parte riguardo la fedelt del mio Silvio, sarrei bene ingrata a non amarlo ; dallaltra banda poi, se considero la gelosia grande di mio padre e il poco pensiero che si piglia di darmi ormai marito, mi veggo tronco il filo di ogni mia speranza di poter condurre a buon fine quello di che io e Silvio abbiamo raggionato insieme pi volte.

Nel passo or ora riportato Verucci immagina che la ragazza esordisca con uninterrogativa retorica, nella quale si noti lanteposizione dellaggettivo al nome in contrari venti ; 1 prosegua con una struttura ternaria in climax discendente ; articoli il discorso in una

1 A proposito di anteposizione dellaggettivo, si veda questa serie in tricolon in PI (p. 214) : vivo in continui tormenti, in amari pianti, in dirotti sospiri .

116 claudio giovanardi studiata bipartizione correlativa, se da una partedallaltra banda, che poggia su una doppia struttura ipotetica. Tra il basso dei dialetti sempre pi irrigiditi nella fissit delle maschere e lalto dellitaliano smanceroso intriso di reminiscenze letterarie possibile individuare un registro espressivo medio che funga da tessuto di collegamento verso i due poli estremi della comunicazione ? Possiamo dire che vi sono alcuni espedienti espressivi che vanno nella direzione di restituire freschezza e spontaneit al parlato dei personaggi. Uno di questi rappresentato dalluso di proverbi e modi di dire sentenziosi, veri e propri blasoni popolari, la cui allusivit, secondo la grande lezione machiavelliana, riporta la comunicazione nella cornice di un contesto familiare e consueto, siano essi espressi in italiano o in dialetto. 1 Ne riporto una sintetica rassegna partendo dai motti proverbiali in rima : chi non arrobba non h robba, e chi non have niente se po bello spizzol li diente (FT, p. 40), ove si noti anche il gioco di parole arrobba/h robba ; se no voi ire sruocciolone, fuie loccasione (OV, p. 72) ; una rima estemporanea anche in OV, p. 84) : guardate dal foco di Mongibello e dalla collera di Monello . 2 Ed ecco alcuni modi di dire sentenziosi, che molto spesso ripropongono inveterati luoghi comuni antifemminili : le femmine [] hanno le trecce longhe e lo celevriello corto (OV, 72) ; 3 Ma non basta tovaglia bianca in tavola, ci voglion de denari (OV, p. 90) ; cosa fatta consiglio non bale (TA, p. 64) ; Talch sar cascato dalla padella nella bragie (TA, p. 64) ; le gambe me fa Iacomo Iacom, el cul Nicol Nicol (DL, p.181). 4 Non manca qualche virtuosismo come il seguente poliptoto inserito in un contesto ingiurioso : V l in barca, pettegola piangiona, e l piangi. Troverai ancora quelli che piangono per te, vacca sfondata ? (TA, p. 33) ; una sottile scomposizione del toponimo Grottaferrata consente a Pulcinella in TE, p. 289 di replicare a Graziano : Graziano Saran fazilmente andad a Frascad a spass. Pulcinella E io tengo pi presto che stia a Grotta-ferrata , con allusione al cellaro cantina in cui Fidauro sospettato di essersi rifugiato. Ma, nonostante questi esempi, si deve riconoscere che gli artifici ascrivibili al comico del significante 5 sono poco praticati nelle commedie ridicolose. I malapropismi, ovvero gli sfondoni linguistici che caratterizzano i personaggi subalterni e ignoranti, appaiono di rado ; ci potrebbe forse essere spiegato col fatto che il pubblico delle ridicolose non possiede un palato raffinato, tale da consentirgli di cogliere leffetto comico di un errore di lingua. Se ne trova un esempio in TA con le storpiature dei nomi di divinit e di luoghi mitologici per opera del servo Zanni : la dea Menalerba per Minerba (p. 16), Coccio ritto per Cocito (p. 48), Fregalonto per Flegetonte (p. 48). In OV, p. 72, avverbio sta per proverbio, mentre in TE, p. 281 Metasmorfie reinterpreta loscuro Metamorfosi. Sempre in OV assai divertente un duetto tra Monello e Zanni, in cui il primo parla in gergo furbesco, 6 e laltro risponde fischi per fiaschi :

1 Marazzini (1993, p. 72) ricorda il caso del commediografo fiorentino cinquecentesco Giovan Maria Cecchi, il quale fu solito farcire le proprie commedie di proverbi e motti popolari toscani. 2 Una rima oscena si trova in PI, p. 218 : Io non posso, che sto su una seggia e per tal segnale tiro una correggia : puh ! . 3 A proposito dei luoghi comuni sulle donne, riporto la battuta di Pantalone in PI, p. 212, nella quale compare il tradizionale catalogo delle qualit muliebri : la qual, se ti la vedessi, so certo che te diressi che ha i cavei doro, glocchi del sol, le guance dellaurora, le labra de corallo, la gola de avorio, el petto de latte, e l corpo, col qual per t mezo me vorave incorporar, dalabastro 4 Altra attestazione : altrament i gamb scomenciaven a fa iacom iacom (PI, p. 229). Sul modo di dire giacomo giacomo, in chiave di puntigliosa ricostruzione storica, si veda Pollidori Castellani (2002/2004). 5 Secondo loramai classica definizione di Altieri Biagi (1971/1980). 6 Il gergo furbesco sar utilizzato anche nella Commedia dellArte : cfr. Marazzini (1993, p. 75) a proposito della commedia Lo Schiavetto di Giovan Battista Andreini.

sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento


Monello Di che rasa vi dilettate voi ? Della rasa del trabocco ? Zanni Non me curo n de rassa n de velluto, mi. Monello Mangiate voi di quel che sputo ? Sapete rebeccare la serpentina ? Zanni Mi non poss esser becc, perch non ho moier. Che diavol de zanzum quest ? Monello Questo parlar caldeo ; e, per dirtela, io son Negromante. Zanni L Negrofant. O, quest bella ! E che fat ti negrofantat ? (pp. 98-99).

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Poco oltre il dialogo tra i due si risolve in un puro gioco fonico, anche se nel suo tentativo di imitazione lo Zanni tende a pronunciare parole fornite di senso compiuto :

Zanni Ecc messo ol cappell. Com ho da dir ? Monello Giracarambrambuffe. Zanni Zan che caga bara buffe. Monello Adesso metto la spada e dico : taracoffebiribicco. Zanni Anca mi metter la spada ; e com ho da dir ? Monello Taracoffebiribicco. Zanni Taia cost barba beco. (p. 99).

Nelle intricate e spesso tumultuose vicende delle commedie ridicolose i momenti pi concitati danno luogo a scambi di insulti e di contumelie, che certamente avranno costituito dei picchi di ilarit presso il pubblico. Nei nostri testi vi un discreto campionario di ingiurie, di cui interessante soprattutto la modalit linguistica con cui si realizzano. In PI leggiamo : Accostate, accostate forfantonaccio (p. 226) dove compare lalterato con doppio suffisso forfantonaccio in chiara funzione espressiva ; 1 il medesimo vocabolo compare anche in OV (p. 87) : Ah ! Forfantonaccio, lupaccio ingordo ! . Ma la fantasia in questo campo decisamente sbrigliata. In FT il bullo Iacaccia impreca in un romanesco ancor oggi comprensibilissimo : E non me st a rompea lann fa ancora 2 (p. 85) ; in TA troviamo una serie di insulti di cui fatta oggetto la povera Passercula : puttana (p. 31), Passercula meretrice (p. 32), vacca sfondata (p. 32), poltronaccia vigliacca (p. 33) ; in OV (p. 93) Pasquarello si lascia andare a questa serie di delizie : Cornuto caparrone sbreguognato mariuolo fetente ! ; in DL (p. 135) il ragazzo inveisce contro il Capitano : Te ne menti per la gola, sfiondatore 3 briccone furfante che sei ! ; e concludiamo con le parole non propriamente affettuose che Coviello rivolge a Franceschina in PI (p. 225) : Ah, vaiassa cornuta sfonnolata ! . La sintassi delle nostre commedie presenta aspetti non convenzionali sui quali opportuno soffermare lattenzione. Se nei lunghi monologhi degli innamorati o di altri personaggi superiori, di cui si data esemplificazione sopra, prevale il modello fondato sulla subordinazione e sul ricorso a inversioni e altri artifici della scrittura elaborata, non mancano, in particolare nelle battute dei servi e dei popolani, alcune aperture di credito a una sintassi pi mossa e non sorda alle suggestioni del parlato. Faccio seguire una breve rassegna dei fenomeni sintattici irregolari pi interessanti. In FT la serva romana Rosetta solita duplicare gli aggettivi in funzione di superlativo : V. S. dice che voleva fane chen tun celo ciaro ciaro cie scomparisse una nugola stretta, stretta, e che a poco a poco se sdelargasse, se sdelargasse e se facesse granne granne (p. 64) ; 4 Questa non una cosa stretta, stretta. A f cosinto 5 non diventa una

1 Ebbi modo diversi anni or sono di notare la fondamentale funzione della formazione delle parole nellmbito dellingiuria teatrale cinquecentesca : cfr. Giovanardi (1989). 2 In questo caso si tratta di un eufemismo per il pi corposo ann a f n culo. 3 Sfiondatore colui che usa la fionda ed quindi sinonimo di persona non da bene. 4 In questo esempio anche il verbo se sdelargasse viene reiterato, quasi a voler garantire un ritmo particolare allintera battuta. 5 Cosinto cos attestato come forma arcaica in Ravaro (1994) che, oltre allesempio del Bernini, riporta unattestazione del Castelletti e una del Peresio.

118 claudio giovanardi cosa larga larga (p. 64) ; Hi hi hi Quanno star a vede sta Commedia e che la sentir mentovare, me far roscia roscia de vergogna (p. 65). Questultima battuta interessa, oltre che per literazione dellaggettivo roscia, per la presenza di una delle pochissime onomatopee dellintero corpus 1 e per il costrutto star a vede, tipico del romanesco ancora oggi. 2 Ancora in FT degno di nota il periodo ipotetico dellirrealt costruito con il doppio imperfetto in una battuta dellitalofona Angelica : Se io parlavo ruvinavo ogni cosa (p. 50) ; mentre di nuovo a Rosetta risale un bellesempio di struttura foderata, o epanalessi : (lh dimannato a tanti, lh dimannato) . 3 Il Briccio forse lautore pi attento a misurare il respiro della sintassi sulla bocca dei suoi personaggi. Tanto in TA quanto in OV egli in grado di trascorrere da sequenze fittamente ipotattiche ad altre pi decisamente oralizzanti. Per il primo tipo riporto una parte di una lunga battuta del giovane Domizio, nella quale, oltre alla serie di incisi e di incastri proposizionali, spicca la sequenza di gerundi, con diverso soggetto, affaticandosi, seguitando, vincendo :

Ma volse il mio cattivo destino che un giovane di me pi potente, detto Massenzio, procurasse anchegli, ardendo fieramente, di averla al suo desiderio, e per meglio ci fare, come quello chamando non era amato, procurava operare con negromanzia lamor suo, come mi ha riferto listesso Mago che lo favoriva, trovato da me legato in queste grotte, chiamato Pantalone, che, per esser contrario a una Fata che favoriva Albina, da me non conosciuta, fu da i demonii portato e legato, come tho detto, in queste caverne. Ora dunque, affaticandosi Massenzio nella sua diligenzia e io seguitando la mia, vincendo tante persecuzioni, lacci e trappole che mi faceva, la ottenni al fine per sposa (TA, pp. 12-13).

Per il secondo tipo di fenomeni linventario piuttosto diversificato. Partiamo da un caso di duplicazione dellaggettivo del romano Monello in OV (p. 93) : Padron mio, queste cose si fanno a sangue caldo, calde calde : non sfugga la contiguit tra la polirematica a sangue caldo e il doppio aggettivo calde calde. Non sono rari i casi in cui compaiono strutture frasali con un che usato in funzione di giuntore generico (si noti anche luso di qua in funzione di deittico locale nel primo esempio) : dimmi come e quando sei qua giunto, che veder se dalle conietture posso sodisfarti (TA, p. 12) ; Cercate il vostro patrone che lui vi dar al solita provisione (TA, p. 17) : si noti luso di lui in funzione di soggetto della frase secondaria ; Andate che vi aspetto (OV, p. 84) ; Andiamo, che so io dove ho da trovarlo (OV, p. 84) ; ed ecco un caso di ca generico in una battuta in napoletano di Pasquarello : e vene co mico, ca voglio ca tu accida uno a nome mio (OV, p. 84). Merita di essere riportata anche la battuta del rude Caronte che risponde per le rime a Massenzio, nella quale troviamo una sequenza di che con diversa funzione sintattica : Che s che se alzo questo remo che ti do del gentiluomo che vai cercando ! (TA, p. 29). Registro la seguente occorrenza dellaccusativo preposizionale : Zanni e Pasquarello [] tiravano sassi senza per alcun giudizio o riguardo : li quali molte volte furono per cogliere a me (TA, p. 13). Il doppio dativo nei pronomi personali ricorre due volte : E chi te porta da manciare a te lo iuorno ? (TA, p. 18) ; Non me bastano ste belle parole, a me (OV, p.104) : in entrambi casi si tratta di un personaggio napoletano. Si trovano esempi di frasi marcate per dislocazione a destra : e mo lo bu dare ad altre lo catamero ! (TA, p.19) ; di anacoluti : Il tesoro che sta qua sono in tutto quattrocentomila scudi (OV, p. 99) ; 4 di frasi scisse : Chid chillo che ave parlato ? (TA, p. 18).

Anche lepanalessi un tratto tipicamente attribuito al romanesco ; se ne veda la ricostruzione storica in DAchille (2005, pp. 241-244). 4 Si noti il deittico spaziale qua. In un altro caso troviamo un esempio di deissi realizzata col dimostrativo questo : Dateme luno e laltro : questo lo terr alla cintura e la spada sotto il braccio (OV, p. 84).

1 Riporto due esempi di onomatopee tratti da TA: Tof tof tof tof (p. 24) e Tu tu ru tu, tu tu tu tu 2 Su tale costrutto mi permetto di rinviare a DAchille/Giovanardi (2001, pp. 43-65). 3

(p. 46).

sulla lingua delle commedie ridicolose romane del seicento 119 Anche in PI di Francesco Righelli la sintassi irregolare ben rappresentata. Partiamo da un esempio di che relativo indeclinato : Il cardo troppo frigido per la vostra natura che gli gusta il frutto calido (p. 215) ; proseguiamo con un che connettivo generico con valore causale : Non ci andar Zanne, che ci sono i spiriti infernali (p. 256). Nel campo delle frasi marcate troviamo una sequenza in cui, dopo la dislocazione a destra del complemento indiretto, segue una subordinata introdotta da un che generico : So che gli piacer alla mia padrona, che alla coda dritta si conosce che fresco (p. 222). 1 Non mancano altri costrutti decisamente orientati verso una sintassi del parlato. Lanacoluto : Quelli maledetti e sciagurati erbaroli insieme con i pizzicaroli e fruttaroli, che non pu capitare niuno in quei contorni che a tutti non gli vogliono dare la sua (p. 221) ; il doppio dativo : A me mi ci entr tardi (p. 215) ; il che pleonastico introduttore di domanda : E che sei matto ? (p. 262) ; il ci presentativo : E che colpa ci ho io che meriti la morte ? (p. 269). In un altro contesto espressivo la dotta Livia usa un interessante sequenza cataforica : n ti scordar di dir questo a Lelio : che [] fugga il padre suo rivale pi che la istessa morte (p. 215). Se, dunque, la babele linguistica rappresenta laspetto pi eclatante delle commedie ridicolose romane, questa breve analisi ha mostrato (almeno in votis) che un altro motivo saliente rappresentato di certo dalla forte e volutamente marcata escursione attraverso i registri con unoscillazione stilistica che vira dal polo alto della lingua aulica sino al polo basso dei dialetti. Al centro di tale percorso si colloca (ed forse questo il rilievo pi interessante) un addensamento di tratti che potremmo ascrivere al tentativo di riprodurre una lingua media, colloquiale, collusa a volte col dialetto, ma non risolta interamente allinterno di esso. probabile, inoltre, che una rilettura attenta e arricchita delle fonti a stampa condurrebbe ad una migliore definizione dellassetto testuale attraverso edizioni filologicamente (e linguisticamente) agguerrite, cos come avvenuto in anni recenti per altre aree ed altri protagonisti della produzione teatrale tra Cinque e Seicento. 2

Bibliografia
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1 Un altro caso di dislocazione a destra del complemento indiretto il seguente : Non credo che li verr pi voglia dinnamorarsi a quel vecchio matto (p. 251). 2 Come auspicio per le future imprese vorrei ricordare un esempio per tutti : si annuncia ormai prossimo, presso leditore Salerno di Roma, il primo volume delledizione nazionale del teatro aretiniano, quanto mai bisognoso di unattenta rilettura della tradizione testimoniale.

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claudio giovanardi

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co mp osto in ca r atte re dant e monotype dalla fa b rizio se rr a e ditore, pisa roma. sta m pato e ril e gato nella t i po g r a fia di ag na n o, agnano pisano (pisa). *
Dicembre 2010
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