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L'illuminazione ed errori simili - Parte 2 (Karl Renz)

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L'illuminazione ed errori simili - Parte 2 (Karl Renz)


(A cura di Isabella di Soragna)

Spontaneamente, naturalmente, senza un pensiero. Conosci quello stato: dal sonno profondo, pam!, eccoti nello stato consapevole. Proprio allo stesso modo emerso tutto quanto lEssere. Prima non cera n idea n desiderio di risveglio. Da questo primo risveglio sorto il Big Bang. Non era la decisione di nessuno. Non c mai stata nessuna decisione.

D.: LIo prende pure delle decisioni in quanto allattenzione o per lorientamento dellattenzione. K.: Anche questa non una decisione. Si tratta tuttal pi della grazia. Quando la consapevolezza diventa consapevole di se stessa, non condizionata da un Io che decide di stare un po pi attento. Puoi sederti per mille anni e deciderti ad essere consapevole ma non succede niente. Forse questo lhai gi superato.

D.: Lo spero. K.: Oppure ancora da farsi. In ogni modo non lhai in pugno. Niente dipende da te, da un Io che crede di decidere. Ogni idea unidea spontanea. Ogni apparente decisione viene dal nulla. Dal blu dipinto di blu. Out of the blue into the great wide open(Improvvisamente appare nello spazio innito) Non ha direzione. Niente ha una direzione.

D.: Questo ha sapore di disperazione. K.: Non n disperazione n speranza. Entrambi implicherebbero qualcuno che possa avere o aver bisogno di speranza. Ci saranno sia un disperato che uno speranzoso nch lidea ti sembrer reale. Soltanto per questo sorgono

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simili domande. La radice lidea, che tu esisti come Io. E poi vorresti avviarti nel silenzio dove queste idee svaniscono.

D.: Si, lo vorrei questo. Per questo ho preso la decisione. K.: Hai mai contribuito a qualcosa in una qualunque maniera? D.: Questo si, lammetto. K.: Devi soltanto ammettere che successo sempre da solo. Ha sempre funzionato da solo e non ha mai avuto bisogno della tua decisione. La paura che non potesse succedere senza la tua decisione solo unidea.

D.: E la paura che a causa di una mia decisone errata io non esista pi? K.: Questa langoscia di morire. Appare quando vedi che non hai libero arbitrio e nessun controllo. Allora lIo si difende perch pensa che possa perdere qualcosa.. Non solo le sue decisioni, ma anche la sua vita. Certo ci sar questa paura. Appartiene allistinto di sopravvivenza di una funzione. Il pallone continua a rotolare e teme di restar fermo. Rotola, non ha controllo, ma ha paura. Pu anche succedere che quando cessa il rotolare, esso non sia pi un pallone.

D.: Ma quando cessa il rotolare, ci sono ancora io? K.: Quando il ruolo esaurito, lIo cessa. Lio costruito dalla nostra storia personale. La paura si risveglia se questa storia potesse aver ne.

D.: Cosa succede se la storia si ferma? K.: Continua tale quale come prima, ma senza la tua idea di azione. Senza lidea di desiderio, di volont, di controllo, di libert e di potere decisionale. Senza il pensiero di una storia personale.

D.:Continua senza la mia persona? K.: Si, proprio come adesso. Adesso c forse una storia? Guarda quello che succede! Osserva solo se qualcosa cambia grazie alla tua decisione. Se in fondo prendi veramente una qualsiasi decisione o hai la capacit di convertire un qualunque desiderio. O se mai qualcosa dipeso dal tuo controllo.
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D.: Voglio alzare la mano, per favore, alzo la mano. K.: Un nervo viene stimolato, la mano si alza e presto arriva lIo che afferma: Questo lho deciso io! osservalo nei tuoi pensieri: lIo viene sempre dopo. Ogni azione avviene spontaneamente, ogni idea appare da sola, ogni pensiero. Ma poi avanza una superidea che si chiama Io, che trasforma ogni avvenimento in storia personale. Questo tutto. Non c altro. Un pensiero che si chiama Io arriva un po pi tardi, spiega la faccenda in termini di propriet personale ed esprime la propria opinione: La mia volont, il mio errore, il mio corpo, la mia vita, la mia morte.

D.: E possibile che cominci a capire. K.: Capisci? Allora osserva la tua comprensione! Guarda quando si fa sentire questo mio.

D.: La mia decisione non la mia decisione, il mio desiderio non il mio desiderio? K.: Sii solo consapevole. Guarda da dove proviene il tuo desiderio. Puoi tu desiderare di desiderare? Oppure il desiderio viene da s come energia, che si apre come un ore, che orisce senza ragione n senso? Il desiderio viene e scompare da s.

D: Certamente, in ogni modo quando viene esaudito. K.: Non perch viene soddisfatto. Il desiderio originario, il desiderio che sta a monte di tutti i desideri quello della conoscenza di s. E questo desiderio non sar mai esaudito.

D.: Allora devo dimenticare anche quello? K.: Non esiste alcuna speranza che tu ti possa mai conoscere. Il desiderio di conoscere se stessi sorge per ultimo, quando tutti gli altri desideri sono venuti e poi andati senza che tu potessi mai guadagnarci qualcosa. Allora sorge il desiderio della conoscenza di s, poich sei giunto allidea che tu possa nalmente trovare la felicit e la pace nel trovare il S.

D.: E sbagliato?
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K.: Non c semplicemente niente da trovare. Niente da riconoscere. Il desiderio della conoscenza di s emerge e deve sparire rinunciando alla ricerca. Ma quando smette la ricerca si quieta.

D.: Allora devo semplicemente smettere di cercare. K.: Certo, quando non c nientaltro! Tuttavia non puoi deciderlo tu. E nemmeno puoi opporti. E il bello che non hai bisogno di prender decisioni. Non hai nemmeno bisogno di desiderarlo. La ricerca, il desiderio non pu sparire per mezzo di un desiderio. Lultimo desiderio pu solo sparire quando lassenza di desideri si accorge di se stessa. Tu desideri, vuoi, decidi in apparenza, controlli i tuoi progressi, ti sforzi e dun tratto pfft! o peng! cessa la presa, qualunque incidente abbia potuto provocarlo.

D.: Cessa la presa e io non ci sono pi? K.: Si, quasi un peccato! Perch avevi costruito un rapporto cos interessante con te stesso.

Benvenuto nel mare di luce

D.: Cosa possibile o raggiungibile per un uomo? K.: Per luomo nulla possibile. Luomo unidea. E per unidea nulla possibile. Ma per quello che sei in realt, per lEssere non c nessuna frontiera.

D.: Va bene per lEssere. Io sono un piccolo uomo. K.: Finch ti denisci come uomo e vivi nelle frontiere di un uomo, nulla possibile. Retrocedi prima delluomo. In questo Io sono. Non dico nella

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coscienza individuale. Nella coscienza cosmica, nellunit. E poi ancora prima della coscienza, nellIo puro. Il puro Io scompare nellessere, senza idea di Io. Questo succede al pi tardi alla morte. Alla morte muoiono tutte le idee del tipo Io sono un uomo. Rimane solo puro Essere.

D.: Allora posso veramente rallegrarmene! K.: Rallegrati. Lessere non perde la sua totalit, se si mostra come Io, come Io sono o Io sono un uomo. In questa tridimensionalit c totalit. LEssere completo anche come uomo. Ma limitarsi a questultimo anello della catena una follia. Come se avessi dimenticato che sei la totalit. Come se dovessi tornare indietro. Sei sempre stato questa totalit in s! Tu lo sei! Non sei mai stato lidea Io o Io sono o Io sono un uomo. Non lo sei mai stato, non lo sei, sono solo idee e nientaltro.

D.: Luomo cerca da millenni lultima verit e non la trova. K.: Non fatto per quello. Egli uno strumento per mezzo del quale lEssere fa lesperienza di un uomo. Ma quello che sperimenta se stesso eternamente, sempre lEssere. Quando si sperimenta come uomo, si sperimenta solo come variazione di se stesso. Come riesso. Come puro Essere non pu farlo perch l non esiste esperienza. E quindi ci vuole uno sperimentatore, un Io. Te.

D.: Allora io sono solo un mezzo per far divertire lEssere? Tu stesso ti diverti! Tu stesso sei la totale esperienza di s nella manifestazione dellEssere. Non sei nulla di meno. C solo una manifestazione della totalit. Qualunque idea dimperfezione solo unidea.

D.: Ma visibilmente mi attacco a questidea. Oppure non posso saperlo. K.: Anche il non sapere una manifestazione perfetta del sapere. Una manifestazione di quello che sei. Apparentemente esiste uno che sa e apparentemente uno che non sa. Ma entrambe sono apparenze. Il sapere in s non conosce n uno che sa, n uno che non sa. Tutto questo sorge con lidea del tempo. Con lidea della separazione. Al momento sperimenti un Essere separato.

D.: Gi, e dov lunit?

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K.: Qui. Quello che sembra una separazione in fondo una storia che ti racconti. Tu sperimenti quello che credi. Cosa c qui? Un luminoso mare di vibrazioni. Ma dallesperienza del passato componi un quadro. Dallesperienza di sedia, di umanit, di spazio, componi una scena. Quando eri un beb avevi esperienze di luce e di vibrazioni nello spazio. Non quella di una sedia o della mamma. Quello venuto dopo. Questo momento di spazio e tempo prende vita dal tuo condizionamento. Dalla storia, dai tuoi genitori e dal tuo ambiente che ti hanno detto: cos stanno le cose, caro mio. E una costruzione mentale. A te sembra reale perch te lo ripeti quotidianamente.

D.: Allora lo creo dal passato e quando esso sparisce, c solo ladesso, questo momento. K.: Allora non affermi pi: Questo un pavimento, questa una coperta, questa una sedia. Questa la morte.

D.: Ma esistono pure queste differenze K.: Non ci sono! Non nelladesso. Lesperienza ha bisogno di tempo.

K.: Tu vedi pure questa sedia o no? K.: Qui c un vedere.

D.: Vedrai pure le differenze che ci sono tra gli uomini. K.: Vedo differenze, ma non uomini differenti.

D.: Oh! Ma allora vedi delle differenze? K.: Che c di sbagliato? Vedo le differenze e riconosco che le differenze sono solo nel tempo. Sono conseguenti alla condizione di separazione. Sono dipendenti dallEssere. E lunica cosa essenziale che qui ed ora, lEssere. Tutto il resto nzione. Tu sei lEssere, che in ogni adesso, in questo eterno ora, osservandosi si sperimenta. Questa la tua verit. Conoscenza di s. Lessenza di tutto si riconosce in tutto. Le forme contenute in essa sono solo ombre fuggevoli.

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D.: Si questo posso percepirlo. Cerco solo K.: Lo so vuoi farne unesperienza.

D.: Sentire completamente questo momento, non va bene? K.: Chi fa la domanda ora? Una domanda nel tempo. Leterno ora non ha domande. Allora chi le fa? LEssere o qualunque altro oggetto nello spaziotempo?

D.: Diciamo cos: una domanda semplicemente arrivata.

K.: Ottima risposta. Non c ostacolo alla tua illuminazione.

4.Progressi sulla via

Sto evolvendo?

D.: Ho visto alla TV dei bambini uccisi dal napalm. Prima non avrei potuto vederlo. Questa volta sono rimasto tranquillo e ne sono rimasto meravigliato. K.: Vuoi dire che hai fatto progressi?

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D.: Si, insomma K.: Hai ottenuto un vantaggio rispetto a prima?

D.: Solo non mi sono sentito cos coinvolto come prima. K.: Pu essersi manifestato un testimone cosciente che non era pi coinvolto in una conseguenza di eventi.

D.: Appunto. M immagino che se succede a me qualcosa di spiacevole eppure rimango tranquillo K.: Allora sei salvo?

D.: Allora non soffro se per modo di dire rimango fuori. K.: Chi rimane dove? Qual la differenza se rimani qui o l? Se sei coinvolto o fuori? Chi ha il vantaggio se non coinvolto? Che cosa sei tu?

D.: Sono colei che sta seduta qui. K.: E che cos il vantaggio se ci sei tu? Questo uno svantaggio assoluto. Fintanto che ci sei tu, come persona che vorrebbe manipolare per ottenere un vantaggio, allora il vantaggio personale uno svantaggio assoluto.

D.: Per me una questione di essere libera dal dolore. K.: Quello che libert non ha bisogno di libert. Ma lidea che ci sei tu e che potresti avere un vantaggio se questo o questaltro avvenimento si manifestasse nel quale comportarti in questo o in altro modo, per evitare una sofferenza solo questo crea un sofferente.

D.: E una sofferenza il desiderio di voler essere felice? K.: Naturalmente. Anche colui che felice deve battersi per la sua felicit. Linfelicit sempre possibile. Allora anche la felicit si trasforma in infelicit. Finch c qualcuno che felice, c anche un infelice. Sono insieme in un unica persona. Finch c qualcuno che libero dalla sofferenza, lui medesimo il sofferente. Da questo cerchio non sfugge

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nessuno. Lunica possibilit il cosiddetto divino incidente: quellAha!, la realizzazione che non vi mai stato nessuno che sia esistito nel tempo. Che il tempo non mai esistito. E che quello che sei, prima di qualunque idea di tempo e di spazio. Prima di qualunque idea che possa esistere.

D.: E non posso farci niente? K.: Non devi farci niente! Tutto quello che succede nello spazio-tempo non pu toccarlo. Tutto quello che fai nello spazio-tempo non pu renderti come gi sei. E ancora pi semplice. Quello che sei riconosce semplicemente che non pu essere qualcosa che possa riconoscere. In te, nella tua percezione appaiono lo spazio-tempo e il mondo. Ma tu stesso non ne fai parte.

La collana di perle della storia personale

D.: Allimprovviso mi sono liberato da una grande tensione. Tempo addietro avevo intrapreso molte tecniche per liberarmene, eppure rimaneva. Ora non facevo nulla ed sparita. Perch? Perch ho lasciato andare? Perch prima mi sono dato tanto da fare? K.: Tutto quello che stato trattenuto o lasciato andare, quello che stato intrapreso o non intrapreso, ti ha portato a questo. Ogni passo il passo giusto per raggiungere questo preciso punto. Ma tu non hai mai preso una decisione per luna o laltra questione. E stata uninnita relazione reciproca. Luno condizionava laltro. Ogni momento una perla in un mucchio innito di perle, che si condizionano lun laltra.

D.: O una collana di perle. K.: La collana rappresenterebbe una storia personale. Ma forse il passato la condizione del futuro? O solo una relazione reciproca e tutto esiste qui allo stesso tempo, senza andare n venire? Una collana una catena individuale, per la quale si scelgono particolari perle, le si annodano luna allaltra come momenti personali. Un tale se la mette al collo e dice: la mia collana. La mia storia. Il mio passato, il mio futuro, la mia vita. In questo modo la collana pesante da portare. Molto pesante. Per lIo quasi insopportabile. Per questo cerca di manipolarla per renderla pi bella o
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sottile, brillante o discreta e meno vistosa.

D.:Finch lIo nalmente la getta via. K.: Per lIo impossibile gettare la collana. Non pu separarsene. Perch la collana c in quanto c lIo. E lIo c in quanto c la collana. Inseparabili. Si condizionano lun laltro.

D.: Allora vi ununica possibilit: che spariscano insieme allo stesso tempo! K.: Vi ununica possibilit: quella di riconoscere che non ci sono mai state. N lIo n la collana.

D.: Vuoi dire che non esiste storia personale? Nessun susseguirsi di momenti? K.: Quello che sei non ha conseguenze n condizionamenti. Non pu essere spezzettato in momenti. Non parte di qualsiasi cosa. E sempre prima di tutto.

D.: Non nemmeno il mucchio di perle? K.: E prima del mucchio di perle. E si rallegra se tu ci scivoli sopra!

Il satsang pu favorire lo sviluppo?

D.: Il satsang pu favorire lo sviluppo? K.: Quello che si sviluppa non pu essere quello che sei. Esiste uno

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sviluppo personale come esperienza. E c uno sviluppo umano come evoluzione. Esiste, certo, come gioco mentale. Ha forse un signicato afnch tu possa riconoscere quello che sei?

D.:Probabilmente no. K.: L puoi riconoscere quello che n o n sei. A quello serve: riconoscere che non puoi essere quello che riconosci. Non per altro. Puoi goderti questo fatto.

D.: Ho per la sensazione che mi sono sviluppato. Dieci anni fa non avevo il collegamento con lEssere. In ogni modo questa era la mia esperienza. K.: Non puoi mai avere un collegamento con lEssere. NellEssere non c collegamento, poich non c separazione.

D.: Voglio dire che allora non avevo il contatto con Quello. K.: Per essere non ci vuole contatto. Se no ce ne vorrebbero due. Ma non esiste il mio Essere ed il tuo Essere. Possiamo per parlarne del fatto possibile che tu sperimenti uno sviluppo da uno stato di coscienza individuale ad uno stato di coscienza cosmico.

D.: E quello che voglio dire. K.: Allora si parla di satori, di risveglio e di illuminazione.

D.: Certo. quello che voglio dire. E non succedono dei satori in certi momenti dello sviluppo? K.: Arrivano e partono spontaneamente. Tutto quello che si sveglia pu ancora riaddormentarsi. E ogni Io che se ne va pu ritornare, ce n n troppi di ego return(ritorni dellego). Questo non un vantaggio.

D.:Ramesh Balsekar dice: Sali una scala e lultimo scalino succede. Dice chiaramente: c un processo. K.: Si, un processo che hanno fatto a te!

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D.: Anche tu hai avuto un processo e uno sviluppo! K.: Il processo stato fatto anche a Carletto. Egli era seduto sulla sedia degli imputati e doveva dimostrare di esistere. Lui non ce lha fatta Limpotenza di Carletto di dimostrare che esisteva, lo ha annullato.

D.: Come ci si arriva a questo giudizio? K.: Dipende dal giudice.

D.: E chi il giudice? K.: Il S Quello che non lascia passare altro che se stesso. LIo deve dimostrare di esistere. Ma non esiste. E forse nel suo disperato bisogno di provare la propria esistenza, gira a vuoto per la prima volta. Questo lo si chiama Giudizio universale o Ultimo Giudizio poich in quel momento non c pi tempo. Qui c solo linizio. Ma anche lultimo giorno, dove c solo la Sorgente e dove ci pu essere solo la Sorgente. Tutto quello che non Sorgente viene annullato. Ecco il Giudizio Universale della Bibbia, ove non si accetta pi nulla di quello che pu essere nel tempo.

D.: E hai partecipato anche tu a questo processo? K.: Hanno processato Carletto che fu giustiziato.

D.: Vuoi dire che questa rinuncia dellIo legato al dolore? K.: Lesecuzione capitale eseguita con una spada smussata. Salvo che avvenga dopo lenta impiccagione.

D.: Spiacevole in ogni modo. K.: Non c regola. Sei impiccato, ma non sai quanto devi starci e nch sei dissanguato - cio nch ogni desiderio ed ogni intenzione sia sparita. Sei sospeso ad un gancio. Ti attaccano al gancio.

D.:Si appesi ad una fune e nessuno la taglia? K.: In un qualunque momento pu avvenire il taglio. Questa la

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liberazione. Ad un tratto quello che penzolava, sparisce. E tu sei quello a cui tutto si attacca.

Non hai bisogno di cambiare nulla

D.:Ho la sensazione che comincio poco a poco a svegliarmi, pi o meno. K.: No. In questo eterno ora esiste solo pura esperienza di s. E non ci sono misure di pi o di meno. O pi o meno vicino, o corto o progredito o non progredito, o qualunque altra cosa. Non ci sono illuminati o non illuminati l. Ogni idea di risveglio svanita. Non ci sono pi n addormentati n risvegliati. Tutta questi giochi di magia del tipo L devi ancora arrivare e quando sarai l dove io sonoe altre scemenze del genere. Dove io sono, non ci pu essere nessuno. L non c essere risvegliato o addormentato. Poich quello che non ha mai dormito e quindi non potr mai risvegliarsi. Ogni risveglio di una persona una barzelletta. Un peto nel vento. Una persona non pu mai risvegliarsi. Il S sempre sveglio.

D.: Tu hai detto che una stupidaggine che qualcuno dica che ora realizzato o illuminato. K.: La sola cosa che egli possa raggiungere o raccontare il fatto che non esiste pi una storia personale. La storia che prima era presa per reale scomparsa. Ma una persona non pu mai dire: Sono illuminato. Tutto quello che succede nel tempo non pu farti diventare quello che gi sei. Non dipende dalla persona il fatto di diventare consapevole di se stesso. Quando succede, succede spontaneamente. Non a causa di qualche circostanza precedente.

D.:Rimane ancora la persona? K.: Si. Ramana dice per esempio: Quando c Ramana c una persona assoluta. Luomo vero. Ges diceva esattamente lo stesso. Il S non si perde nella relativit. Quello che vive nelluomo Essere assoluto.

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D.: E io ne sono un aspetto. K.: Un aspetto qualcosa di fuggevole. Puoi vedere se sei qualcosa di fuggevole o qualcosa che . Un aspetto signica una variazione. Un riesso di quello che sei.. Tu sei lAssoluto che si riette come uomo, come luna, come sole, come universo. Tu sei la verit in s. Se ti realizzi come uomo o come sasso o come albero sei tu la Realt, la Verit.

D.: Allora non ho bisogno di agognare lilluminazione. K.: Agognare lilluminazione signica: quello che solo un oggetto pensa che potrebbe intraprendere qualcosa per ottenere quello che Essere assoluto. Pensa che potrebbe modicare qualcosa che Assoluto. In modo che quello che gi perfetto diventi un po pi perfetto. Quando Ramana dice:Sii quello che sei signica: sii questesistenza assoluta. E lascia le varianti alle varianti.

D.: Ma per arrivare a questo momento Sii quello che sei ci vuole in apparenza uno sviluppo. K.: Si. Nisargadatta diceva: Ci fu un tempo in cui io ero e con questo ho popolato il mondo. Ci fu un tempo in cui cero io e cerano uomini. Ma dal momento che costui non c pi, non c pi popolazione. Da allora il mondo vuoto. C stato in apparenza un tempo in cui egli viveva lidea folle di essere separato, in mezzo a persone separate. Lo credeva. E fossanche stato un sogno pareva realt. Se unidea percepita come vera, appunto vera. Solo nel riconoscerla come falsa, esplode lillusione. Ed in questo momento della chiarezza non c mai stato un prima n un dopo. E fuori dal tempo. Quello che sei fuori dal tempo.

D.: Che cosa mi arreca questo nel quotidiano? K.: Vedi soltanto che non mai esistito uno che abbia potuto cambiare una cosa qualsiasi. Se tu riconosci nel quotidiano la perfezione - cio te stesso allora anche il quotidiano non pi il quotidiano, ma eterno ora senza andare n venire, e tu guardi solo in te stesso. Questa la visione di Dio. Come diceva Meister Eckart: Locchio di Dio che guarda nellocchio di Dio.

D.:Si Meister Eckart. Ma io non ho avuto questa comprensione.

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K.: Tu non hai mai avuto niente e non avrai mai niente. Ma allistante di questa comprensione capisci che sempre stato cos. Allora non esiste n prima n dopo. E questo succede senza sforzo. A questo scopo non serve aver fatto qualcosa o aver cambiato qualcosa. Per questo nulla deve andarsene e nulla deve venire. Non c nemmeno da capirlo.

D.: Allora mi sento tranquillo. K.: Ed io per primo!

Non c nulla da abbandonare

D.: E necessario aver costruito una certa qualit di Io? K.: Si pu gonarlo sofandoci dentro. Lo si fa a volte. Ma raro che scoppi.

D.: Non volevo dire questo. K.: Lego un pallone di aria calda. Ogni pensiero lo gona un po di pi.

D.: Voglio dire: c una certa forza o salute necessaria per sopportare il risveglio? K.: No. Lego non pu essere sano. Ci pu essere una certa salute psicologica; un ego che si sappia adattare a diverse circostanze e a vivere in armonia con il mondo circostante. Su questo si pu discutere. Ma in questo momento non ha signicato. Nessun ego pu essere abbastanza sano o forte da sopportare lassenza di un Io.

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D.: Ma lego pu conoscere le ragioni degli impedimenti. K.: Lego non ha mai conosciuto niente. Esso fa parte del conosciuto. Non ha mai capito nulla. Solo il tutto, il S capisce. Non esiste nessun ego che abbia mai capito qualcosa.

D.: Tuttavia posso riconoscere lorigine del dolore per esempio. Posso analizzarlo. O tollerarlo e vedere che non sono il dolore. K.: Qualunque cosa tu ne faccia sempre una manipolazione. Il tuo maneggio sempre il tentativo di controllare. Che tu sopporti imperturbabile il dolore o che tu voglia entrarvi completamente dentro: ogni tecnica ti porta alla condizione di poter controllare il dolore. Il dolore e insieme lessere in s. Vorresti che il S ti toccasse solo quel tanto che gli permetti. E come coronamento dovrebbe risvegliarsi in te quellAvatar che controlla come il mondo debba essere.

D.: La mia esperienza che laccettazione del dolore come un abbandono, come una preghiera. K.: Finch pensi che hai un vantaggio nellaccettare o nellabbandonarti o nella preghiera, rimane in vita lIo, il controllore. E nch in vita il controllore, tutto dolore. E il dolore della separazione. In questo dolore della separazione sta la nostalgia di quello che sei: assenza di Io, assenza di limiti, libert. Ma qualunque idea che tu debba controllare qualcosa per la tua libert, mantiene in vita il piccolo Io separato. Anche se ti sacrichi. Poich anche con la tua rinuncia vuoi controllare. Con labbandono pensi di ottenere cose. Con labbandono tutto dovrebbe diventare pi bello. Ma si tratta della rinuncia alla rinuncia, come diceva Ramana. Riconosci che non c nulla da sacricare, poich nulla ti appartiene. D.: Non posso controllare per esempio se mi nutro in modo sano? K.: Lidea che tu abbia il controllo su qualcosa, sorge sempre dopo che successo il fatto. Quello che succede, avviene da s. In seguito credi che sei tu ad averlo fatto. Ma non avvenuto attraverso di te. Esolo unidea che tu sia lagente o di poter tener in pugno una situazione. Appartiene allidea di mio, o che ci sia qualcosa che ti appartenga. Unazione, lintelletto, il corpo. Tu credi di essere il possessore e il possessore vorrebbe poter controllare quello che possiede. Ma nulla gli appartiene. Lui non possiede niente. Non esiste nemmeno!

D.: Se capisco bene - questo assurdo. Cosa succede qui in fondo?

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K.: Tutto diventa ancora pi confuso e caotico.

D.: Posso solo dire: qualcosa lascia andare K.: Si pu dire che qualcosa si scioglie, si libera dagli oggetti. Questa lidea di salvezza di Ges. Egli il salvatore che ti libera dagli oggetti del mondo e ti porta verso lassenza di oggetti. Quello che sei, si libera da tutto quello che percepibile e conoscibile, e diventa Mistero. Il Mistero signica: completa ignoranza senza un oggetto, ovvero un secondo che possa essere conosciuto. Questo tuttavia non pu essere n raggiunto, n perso, n lasciato andare.

Semplicemente succede

D.: Un anno fa seppi allimprovviso: non c niente da fare. Era chiaro come il sole. Ma solo per pochi giorni. Poi questa chiarezza scomparve. Ora mi sforzo di non fare nulla. E con questo faccio ancora qualcosa. Allora come devo capire questo cosiddetto fare nel non-fare? K.: Chi fa qualcosa?

D.: E quello che ti chiedo. K.: Chi fa tutto quanto?

D.: Una volta si diceva: Dio. K.: E mai successo qualcosa?

D.: Ne ho come limpressione, si!

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K.: Succede qualcosa ora?

D.: Direi di si. K.: E c bisogno di qualcuno che lo sperimenti come avvenimento?

D.: Se me lo chiedi in questo modo, certamente no. Intellettualmente so che non c agente. Ma questo non mi serve affatto. K.: Il sapere non porta a soluzioni. Il sapere relativo, che un Io pu avere non ti porter mai la salvezza dallidea della separazione. Perch necessita sempre un qualcuno che abbia questo sapere. Finch c uno che sa, c separazione. Pu anche essere il sapere pi eccelso dellesperienza pi sublime non porta la liberazione. Poich c sempre un Io che sa. Sempre ed ancora separazione. Nellassoluto sapere non c pi nessuno che sa.

D.: Ma ognuno di noi vuole la coscienza cosmica. K.: Che si tratti di coscienza individuale o cosmica c sempre ancora qualcosa che spia il ritorno di questassoluta beatitudine di puro Essere. La coscienza individuale si sforza di arrivare in quella cosmica, cio prende unaltra forma. Ma la coscienza cosmica pu sempre ricadere in quella individuale. Si tratta di quello che prima della coscienza. Dellappercezione in s, dove non c pi nessuno che possa percepire. Dove lappercezione sola. Lappercezione viene prima della coscienza e del sapere relativo.

D.:Quando sperimento questo? Come succede? K.: E un avvenimento spontaneo che non succede.

D.: Arriva da solo? K.: Con o senza sforzo. Succede malgrado, non a causa degli sforzi.

D.: E quando? In un qualunque momento? Quando mi pare e piace? K.:Non ha niente a che fare col tempo. Si tratta di comprendere di esserci prima del tempo. Comprendere che il tempo si sveglia in te e non sei tu a

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svegliarti nel tempo. E come un campo magnetico che si capovolge. Ad un tratto il tempo in te e tu non sei pi nel tempo. Il tempo solo un riesso di quello che sei. L non c pi il senso dellagire. C solo un semplice Aha! C solo il riconoscere che quello che sei sempre stato. Mentre quello che si trova nel tempo fatto solo di ombre fuggevoli di esperienze.

D.: L non c pi azione, ma solo comprensione? K.: Non c nemmeno pi la comprensione. In quel momento chi comprende, la comprensione e quello che compreso sono ununica cosa. Non c separazione.

D.: Allora sei solo un testimone di tutto, nella veglia, nel sogno e nel sonno profondo? K.: Un testimone differenzia ancora. Io parlo di quello che non fa pi differenze. Per il quale non ci sono pi distinzioni. Che sempre , quello che . In qualunque condizione si trovi, rimane sempre quello che . Non n questo n quello. Non in nessuna coscienza di un testimone. Non un osservatore. Non pi un individuo. Tutti questi stati appaiono in quello che lui . Anche lo stato di testimone ancora un avvenimento. Qualcosa che succede e poi ancora non succede. Parlo di quello che non avviene e che non si pu denire. E per questo non possiamo fare nulla. Nemmeno dobbiamo fare nulla.

D.: Questa linfamia. Non possiamo n aspettare n sperare, n qualunque altra possibilit. K.: Al contrario tu puoi tutto.

D.: Siamo seduti qui, detto tra noi, afnch questo succeda. E se possibile al pi presto. K.: Il fatto che tu sieda qui, non lo promuove. Ma non lo impedisce. Non c causalit. Non succede per un qualsiasi motivo. Quando deve succedere, succede. Puoi fare o lasciare quello che vuoi, non puoi impedirlo. Ma non puoi nemmeno accrescere la possibilit che accada prima.

D.: Ma succeder? K.: Qui c la tua garanzia ufciale. E inevitabile che succeda.

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D.: Ancora in questa vita? K.: In quale vita non ha importanza. Per questo non-avvenimento non c vita.

D.: Come prego? K.: Non conosce la vita. Non necessario il tempo perch il S realizzi se stesso e sia pura conoscenza di s. E la sua natura. Ed essa non mai nascosta. Non niente di nuovo. Non c nessun risveglio.

D.: Non c risveglio? K.: Tutto quello che pu risvegliarsi nella coscienza. La coscienza individuale pu risvegliarsi in quella cosmica. E poi riaddormentarsi. Ma il S in essenza, non dorme mai e non si sveglia mai. Non conosce n sonno n veglia. E sempre quello che . Non conosce stati.

D.: Ma tu personalmente? Conosci ancora degli stati? K.: Non parlo di quello che sono. Non potr mai denirmi. Non potr mai riconoscermi. Non sapr mai quello che sono. Ma pure io so al cento per cento che sono. E che tutto quello che va e viene, che accade in quanto stato, apparizione, informazione, esiste perch io sono. Io non sono qui perch qualcosa appare. Io sono lo stato primordiale che condiziona tutto. Lorigine primitiva che soprattutto permette che qualcosa possa accadere.

D.: E un sentimento il fatto di essere la Sorgente di tutto? K.: Non sono la Sorgente. Anche la Sorgente uno stato.

D.: O una sorta di dio creatore.? K.: Sono prima del creatore. Sono prima di Dio. Quello che sono come essenza prima di tutto. Quando Ges dice nella Bibbia: Io ed il Padre mio siamo una sola cosa, ma io non sono il Padre allora vuol dire: il Padre creatore, io come persona Ges, e lo Spirito Santo siamo uniti in ununica essenza. A dire il vero diversi nella forma. Ossia il dio creatore ancora diverso dallessenza. Anche Brama diverso dallessenza. Gli indiani lo

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chiamano Parabrahman para signica prima di Dio. Non lo si designa mai come qualcosa che sia possibile denire. Eppure se ne pu parlare allinnito. Non si potr mai afferrarlo. Non ci sono denizioni. Non si pu oggettivarlo. E incomprensibile. Inafferrabile.

D.:Occasionalmente sei lo stesso identicato con un pensiero o un sentimento? K.: Che io sia identicato o non identicato, non ha importanza. Entrambi appaiono come sensazioni fuggevoli. La coscienza identicata e la coscienza cosmica sono solo miei aspetti. Io sono prima di entrambi. Sono il causale in s. Il noumeno, cio quello che prima di tutto quello che si possa denire. E prima di qualunque identicazione o non identicazione.

D.: E uno stato naturale come quello in cui ci troviamo noi? K.: Tutti gli stati sono stati naturali. Non c uno stato pi o meno naturale o pi o meno limpido. In questo sta questo piccoloAha!: che lessenza di qualunque origine, prima della nascita, in tutti i tempi e nel futuro, non sono n saranno mai offuscati. Non sar mai toccata da ci che nel tempo.

D.:Non lessenza ma io si! Oppure qui non ci sono n corpo n mondo? K.: Il corpo e il mondo appaiono con il pensiero dellIo. Dalla pura consapevolezza Io sono si innalza come un grande albero lintera totalit della manifestazione. Tutto appare a partire da quell io sono. Ma prima dell Io sno c ancora quell Io-Io. E questo c sempre. Non offuscato da questo Io sono questo o da Io sono costui e questo il mondo.

D.: Ma allora perch sono progioniro in questa ssazione di Io e il mondo? K.: Non ha signicato questo. La ssazione non pu fare nulla a quello che sei. E altrettanto buona quanto la coscienza cosmica. Non c differenza qualitativa. La coscienza personale di essere nel corpo altrettanto buona quanto quella di essere nella coscienza cosmica. Quello che sei non fa nessuna differenza. Non fa distinzioni fra il modo di vedere di una coscienza personale o cosmica.

D.: Preferirei il modo di vedere cosmico.

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K.: Ogni pensiero che vi possa essere qualcosaltro che te, e quello che sei, rappresenta una separazione. Tutta la cosiddetta non-dualit dellAdvaita Vedanta ha lo scopo di mostrare che esiste solo il S e nientaltro che il S.

D.: Gi pu essere, ma io non lo sperimento! K.: Ogni esperienza pura esperienza di s. Il S conosce solo se s tesso. Anche lesperienza personale pura esperienza di s. C solo il S. Questo il fondamento. Il S quello che . Anche quando si mostra come mondo. Qualunque cosa si manifesti il S. Mai turbato da qualsiasi cosa. Sempre puro essere.

5. Amore e relazione

Sono innamorato

D.: Sono innamorato in questo momento. Amo qualcuno. Non il S o lEssere, ma unaltra persona. E permesso questo? K.: No, assolutamente proibito.

D.: Voglio dire se tollerato in quanto amore? E poi amore dopo tutto? K.: Esistono numerosi libri e detti che descrivono che cos lamore. Troverai una diversa denizione dellamore per ogni abitante della terra.

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D.: Ma tu non ne hai. K.: So solo una cosa: dove c una denizione di amore, non c amore.

D.: Come prego? K.: Solo nellassenza di una rappresentazione dellamore possibile lamore. Finch hai una rappresentazione dellamore lo imprigioni. Lo denisci e denire signica letteralmente: porre dei conni. Non appena vorresti lamore in questo o quellaltro modo, il tuo amore. Un amore che hai a disposizione e che ha un possessore. E limitato, imprigionato, e certamente non quellamore innito a cui tutti anelano.

D.: Ma esiste un amore che non sia imprigionato? K.: Esiste. C dove non esiste colui che possiede quellamore. Lamore libert. Solo questo amore. Amore signica assenza di una persona che fa delle differenze e dice: questo amore e questo non lo . Lassenza di qualcuno che discrimina amore.

D.: Dunque quello che descirivi non ha niente a che fare con il mio innamoramento? K.: Non esiste il tuo amore. Lamore non conosce un possessore. Dove cessa il mio ed il tuo, l comincia lamore.

D.: Allora lamore non pu essere un sentimento. K.: Lamore tutti i sentimenti perch la sorgente e lessenza di tutto.

D.: Ma secondo te rimane qualcosa per lamore personale? Per un amore che sorge spontaneo e che dirigo verso una determinata persona? K.: Se tu ti riconosci nellaltro perfettamente e se non esiste separazione tra te e laltro, allora c amore.

D.: Ehi! Allora c dunque. K.: Allora lamore rima con Conoscenza di s. Riconosci che quello che sei

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quello che laltro. Dove non c pi n tu n laltro allora rimane solo amore. E ditro questo amore c ognun di noi. Questo il vero senso della relazione

D.: E lamore accade dunque anche nelle relazioni. K.: Accade e svanisce di nuovo. Questo gusto dellamore temporaneo. Ecco la fatalit. Lamore in questa forma fuggevole e la fugacit fa male. Se questo amore esiste, sai tuttavia che scomparir un giorno perch sottomesso al tempo.

D.: Sempre? K.: Senza eccezioni. Tutto quello che avviene nel tempo se ne va col tempo. Ma la sorgente dellamore relativo, lamore in s, c sempre.

D.: Ma se una relazione che tu chiami amore relativo, costruito sullamore K.: allora possiamo lavorarci sopra afnch duri in eterno o almeno no alla morte? Basta che stiamo veramente attenti! Si, lavoraci su e sta attento. La domanda : c qualcuno che ha bisogno di questo amore relativo? Che ha bisogno di questo sentimento, questa sicurezza o dedizione per esistere ed essere felice?

D.: Si, c ed seduto qui. K.: Se lamore ha il sapore di bisogno allora vuole aggrapparsi al possesso.

D.: Ma se invece non cos in una relazione? K.: Allora non c relazione. Allora la relazione cessa.

D.: Se io sono amore, allora non mi pongo pi in relazione a qualcun altro? K.:Esatto. Allora non ci sono pi due persone, tu e laltro e allora la relazione cessa. C solo un sentimento di compassione, ma nessuno che abbia questo sentimento.

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D.: Ha un sapore di solitudine. K.: Lamore solitudine. Non c pi un secondo. Sei luno senza secondo. In quel momento tutto quello che nel tempo deve morire, e tu come persona separata che non pu esistere in quella solitudine.

D.: Ma mi sembra orrendo! K.: E quanto di pi spaventoso possa esistere sopratutto per una persona. Si ucciderebbe piuttosto che lasciar succedere una simile cosa.

D.: Ma esiste pure un sentimento che si chiama amore. K.: Forse lo si chiama in questo modo, ma non amore. Tutto quello che puoi nominare non lo . Pu essere un bel sentimento, che va e viene, come un buon sapore di cibo o di armonia. Il sapore nisce. E un amore fuggevole. Non ne sarai mai soddisfatto.

D.: Per questo vogliamo amore eterno. K.: Eterno? Per trovarci completamente dalla parte sicura?

D.: Afnch il sentimento non nisca mai. K.: C amore quando cade lidea di qualcuno che vuole o necessita qualcosa. Quello che sei ha gi in s leternit e non ha bisogno n di qualcosa di eterno n di sentimento. Lamore non un sentimento.

D.: E questo il genere di dichiarazione che la tua compagna ascolta da te? K.: Se tu glielo chiedessi, lei direbbe che non ne ha mai ascoltato una. Non il paradiso in una relazione. Eppure sono tutte dimostrazioni damore.

D.: Secondo il motto: qualunque cosa io faccia sono amore? K.: Per me lamore un nome come tanti. Se vuoi usare il concetto allora quello che sono quello che amore. Io non sono lamore. Io sono quello che amore. E questo quello che sempre. Leterno mistero dellesistenza.

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D.: Allora lo chiunque. K.: Naturalmente.

D.:Ma conosci anche tu qualcosa che sia un bisogno damore? K.: Questo si chiama essere una persona. Conosco lesperienza.

D.: Ma non ti tocca perch sei radicato nellEssere? K.: Quello che sono veramente in essenza, non era mai radicato, n senza radici. Non conosce nessuna di queste denizioni. E quello che non si mai preoccupato di niente. D.: Allora lessenza, lamore non si preoccupa di niente? K.: Non ha alcuna preoccupazione. La preoccupazione si preoccupa.

D.:Non lavrei mai pensato a proposito dellamore. K.:Ecco la preoccupazione.

Meglio non avere nessuna relazione?

D.:Ges pare abbia detto: ama il prossimo come te stesso. E possibile questo? K.: Cos soltanto. Non funziona altrimenti. C amore se ti riconosci in tutto. Allora non c pi dualit. E poi non hai bisogno di sforzarti di amare qualcuno che in fondo non trovi cos eccezionale. Allora lamore levidenza della realt. Infatti riconosci te stesso nellaltro. Non il fatto di pensare che lessenza di quel tizio nel metro dovrebbe essere la stessa essenza della mia, e allora esclami: Ehi! Tu l in fondo! No, invece lo

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riconosci direttamente. E quello che sei. Per questo la conoscenza di s e lamore sono la stessa cosa. Invece che Conosci te stesso ci potrebbe essere scritto sul portale del tempio a Delfo: Ama te stesso. Questo forse non piaceva troppo ai preti.

D.: E Riconosci te stesso esprime anche meglio il percorso. Bisogna prima trovare laccesso. K.: Non c nessun accesso. Non c semplicemente nessuna uscita. Non puoi diventare quello che sei. Non c n un arrivare n un divenire. E altrettanto unallucinazione il fatto che tu ti creda separato da te stesso quanto da qualcun altro. Ma se lo credi, costruisci una relazione con te stesso. Una relazione sulla quale puoi lavorare in modo meraviglioso. Sicuramente puoi migliorarla allinnito. Come se ci fossero due s: prima te e poi te stesso. La separazione non esiste. Ma se credi ad una relazione e se credi che hai una relazione con qualcuno, allora credi al pensiero della separazione.

D.: Allora meglio non avere alcuna relazione? K.: Meglio se dici che non c nessuno che possa averne una.

D.: Appunto, io ne ho una. Ma verosimilmente non posso chiamarla amore. Mi riesce difcile dire ad una donna: ti amo. E mancanza d amore questo? Oppure una vaga percezione che in queste due parole si prospetta una relazione che impedisce il vero amore? K.: Piuttosto c langoscia di lasciarti coinvolgere e che potresti soffrire.

D.: Appunto una mancanza damore. K.: C la paura che da questo possa nascere la mancanza damore. Per questo non vorresti affatto essere coinvolto. Se ti concedi interamente ti perdi interamente nellaltro.

D.: Allora oso fare il salto e dico:ti amo? K.: Non pu succedere a parole. Le parole ne sono unespressione. Se ci sono, ci sono. La rinuncia di s succede quando succede. La devozione, la bhakti, o la comprensione succedono quando devono succedere. Non si possono provocare.

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D.: Anche nei momenti di grande dedizione non dico maiti amo. K.: Temi di essere preso in parola. Noi tedeschi abbiamo pi difcolt di altri. Gli inglesi e gli americani dicono a chiunque I love you .E una frase retorica. Se un tedesco lo dice, deve mantenere la promessa. Ti amo qualcosa di sacro per un tedesco. E sacro signica che pu essere pronunciato in senso sacro. Se veramente sacro. Ci sono quindi motivi nobili e spirituali per avere simili scrupoli.

D.: E quello che volevo dire. K.: Ma se questa dichiarazione ti appare difcile, c dietro langoscia di perderti.

D.: Questa una risposta chiara. K.: Alla n ne c sempre la stessa ragione in questo bisogno di difendersi: la paura di perdersi. Per questo costruiamo un riparo intorno a noi. Tutto quello che pu essere perso quanto considero un mio possesso. La mia vita, il mio corpo, il mio mondo, la mia rappresentazione personale dellamore. Lidea che posseggo qualcosa - sapere, corpo, vita mi costringe a proteggermi e a difendermi. Il possesso ha bisogno di controllo e di porte chiuse. Un ti amo apre la porta.

D.: E per questo tremo. K.: Si, forse non rimane nulla di te. Niente di quanto ritenevi fosse la tua identit.

D.: Ma una volta espresso innitamente rilassante. K.: E rilassante quando non devi pi conservare nulla, n identit, n storie, n futuro. Quando sei semplicemente quello che sei. Allora non ci sono pi tensioni. In quel momento non esiste nemmeno unaltra persona n alcuna relazione.

D.: Pi nessuna tensione? K.: Non tende, tira o opprime alcunch.

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D.:Nessuna frizione, nessuna scintilla, allora niente sesso? Sarebbe un problema per me. K.: Il problema ce lhai adesso. Te lo stai costruendo in questistante. Questa la tua onnipotenza. Se consideri reale questo Io, allora reale in questo momento. Se consideri questo problema e questo corpo come reali, sono reali.

D.: Devo dunque restare sul mio argomento: che realt ha il sesso? K.: Come vuoi.

D.: Meno male. K.: Ogni attivit sessuale masturbazione. E sempre per portare allassenza di un Io. A questo orgiastico sentimento di assenza di un Io.

D.: In tutti i casi la relazione una buona cosa! K.: Tutto quello che fai masturbazione - no ad arrivare allorgasmo cosmico che chiamano illuminazione. L scoppi. Tutto diretto verso questo Big Bang cosmico, dove non c inizio e dove niente esiste pi.

D.:Proprio cos! Lo spiegher in questi termini alla mia ragazza. K.: Puoi anche provare a dirle: Ti amo.

Ricerca e nostalgia

D.: Sono pieno di nostalgia. Una nostalgia senza ragione precisa.

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K.: La nostalgia emerge quando pensi di aver perso qualcosa. Per esempio la vitalit della tua infanzia. Oppure se ti piacerebbe andare altrove. Per esempio in un altro ambiente. La nostalgia appare quando ti rappresenti delle condizioni nelle quali timmagini di sentirti meglio. Una relazione armoniosa, un buon lavoro, una sicurezza nanziaria, una famiglia, una buona salute. Quindi uno stato che non possiedi o che credi di non avere. Allora hai nostalgia. Allora cerchi qualcosa che sembra mancarti o che hai perso.

D.: Si, per esempio la felicit. Questa la ricerca fondamentale. E si direbbe che essa sia programmata nel profondo delle cellule. K.: Tutto quello che nel tempo ha nostalgia dellatemporalit. Tutto quello che diviso vuol ritornare allindiviso. Tornare alla sorgente. Lidea della dualit coincide con la nostalgia dellunit.

D.: No, la mia nostalgia non unidea, ma un profondo sentimento. K.: Proviene da unillusione. Dallillusione dellimperfezione. Dallidea dellIo. Non appena appare lIo, subito si crea la pretesa dellassenza dellIo. Della felicit dovuta allassenza di desideri. Ed ecco la nostalgia di non aver pi nostalgia. Quello che diviso deve riunirsi. Da due ritornare ad uno.

D.: Naturalmente! Assenza di desideri, atemporalit, cio vivere totalmente soddisfatti nellattimo presente: questa appunto felicit. C qualcosa di sbagliato nel cercare di perseguirla? Tu mi presenti la cosa come se fosse un errore! Oppure c qualcosa di slegato nel mio discorso? K.: Io vengo da una famiglia di contadini. Quando uno di noi chiedeva : che cos tutta questagitazione? cera ununica risposta: si agita ci che non tenuto a freno. Non chiarisce la faccenda, ma una risposta logica. E la domanda non a proposito di quello che si agita o si frena, ma piuttosto: c innanzitutto qualcosa che possa essere tenuto a freno?

D.: Erano queste le vostre conversazioni alla fattoria? K.: Per questo ci siamo giocati le sovvenzioni agricole della comunit europea. Ci siamo chiesti: esiste qualcosa che possa essere tenuto a freno da qualcosa

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di separato? Sono veramente due? Qualcosa che trattiene qualcosaltro? Che possa riunirsi ad esso o che sia separato da qualcosaltro?

D.: Ha tutta laria di agricoltura ecologica. A che risultato siete giunti? K.: Entrambe sono illusioni. Lessere riunito come lessere separato. Perch non c nulla che possa esser rimosso da qualcosaltro. Perch non c mai stato qualcosa che fosse collegato a qualcosaltro.

D.: Questo si chiama economia agricola. K.: Questa conoscenza di s.

D.: Io la chiamerai soppressione di nostalgia. K.: Finch vi unidea di legame e di separazione, c la nostalgia o il desiderio di cambiare questo stato. La nostalgia di trovare questunit. Tornare alla sorgente, al S. A causa di questa nostalgia sei un cosiddetto cercatore. O meglio hai lo stesso desiderio morboso di un tossicomane. Cerchi il S. Un drogato del S.Ogni cercatore un drogato di se stesso.

D.:Ottimo, ti domando soltanto questo: come si pu soddisfare questa bramosia oppure farla sparire? K.: La nostalgia non deve n essere soddisfatta n deve sparire.

D.: Al contrario, perch io possa vivere in pace.

K.: Tu sei quello che sta prima di qualunque concordia o discordia. Ci che sta prima di ogni sensazione, percezione o rappresentazione. Tu sei quello in cui tutto questo sorge e poi scompare. Anche la nostalgia e la ricerca fanno parte di queste rappresentazioni. Non hai bisogno della soddisfazione di una qualsiasi ricerca per essere quello che sei. Tu stesso sei lesaudimento.

D.: Non ho questimpressione. K.: Tu sei perfetto con o senza nostalgia. Con la ricerca o senza la ricerca

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sei assolutamente quello che eternamente perfetto in se stesso. Per esserlo non c bisogno di cambiare nulla. Niente deve succedere n devessere evitato per essere quello che sei. Niente deve venire, niente deve andarsene per esserlo.

D.: Si, ma questa comprensione vorrei averla io stesso. O se preferisci, ritrovarla. K.: Il desiderio di ritrovarla proviene dalla folle idea che lavevi perduta. Che ci fosse stato un solo momento in cui essa non fosse stata presente. Da questo errore proviene tutta la falsit della ricerca. Non c nulla da raggiungere o da ritrovare. E qui. Questo perfetto essere qui lorigine fondamentale per qualunque apparizione. Per ogni domanda e per ogni risposta. Non bisogna fare nulla per questo.

D.: Solo essere qui presenti. K.: Solo essere qui presenti. Essere lassoluto silenzio. Riconoscere che non mai esistito qualcosa che avesse unesigenza qualunque. Che quello che sei non mai stato disturbato da qualcosa che va e viene. Da nessuna domanda e da nessuna risposta. Non c niente che possa commuoverlo. Niente che possa nasconderlo o svelarlo. in se stesso sempre assolutamente chiaro e puro.

D.: Wow! K.: Niente legato, niente slegato.

D.: Come da voi in campagna. K.: Come in una fattoria con le sovvenzioni agricole.

La felicit nella coppia

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D.: Ho sentito affermare che non esiste affatto una relazione vera e propria. E anche una tua esperienza? K.: Per quello che sei non ci sono relazioni. Ma nel regno del sogno ci sono tante variet di relazioni. Essenzialmente non c nessuno che ne abbia una. Ci sono relazioni tra due oggetti. Finch consideri realt il mondo delloggettivit, sei in una relazione. In assoluto non esistono relazioni.

D.: La compagna di un maestro del satsang non vive con lui una relazione? K.: Lidea che vi sia un altro col quale potresti avere una relazione proviene dallidea che esisti come essere separato. Quando questa viene a mancare, esiste lidea di una relazione ancora in quanto idea, ma non pi come realt. Unidea che balla per unidea. Essa viene a mancare.

D.: Una volta la si sarebbe chiamata Amore. E anche questa unidea? K.: Se anche ci fosse, potrebbe essere solo amore per s stesso. Poich esiste unicamente il S. Lamore sarebbe allora solo amore del S per s stesso se ci fossero due S. Dunque anche lamore per s stessi unidea che proviene dalla dualit.

D.: Forse non esiste nemmeno lamore? Robert Adams ha detto:tutto vuoto eppure c tanto amore. K.: Signica che c lassenza di qualcuno che accetta o che non accetta. Nel vuoto c un sentimento di totale accettazione che paragonabile allamore. Quando non c nulla da accettare, quello che dovrebbe accettare sparito. Questo lo si potrebbe denire amore. Ma chi ha bisogno di una denizione? Se questo lo si denisce amore allora c qualcosaltro che non amore. Ecco che si crea ancora un contrario. Lessenza dellamore non ha bisogno di amore per esserlo.

D.: Colui che accetta sparisce e allo stesso tempo colui che vorrebbe essere accettato? K.: Entrambi spariscono. Se tu sei quello che sei, sparisce la nostalgia. Allora non c pi desiderio daccettazione o darmonia. Qui c pace perch non ci sei pi. C pace solo se manca colui che necessita la pace. Finch c qualcuno che ha bisogno di pace, sei in guerra. Sino a quel

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momento porti la guerra per amore della pace.

D.:Hai detto che la nostalgia sparisce K.: Quello che sei c con o senza nostalgia e non ha bisogno che la nostalgia se ne vada. Una variet di nostalgia potr ancora rimanere, ma non qualcuno che ha nostalgia.

D.: Che cos la nostalgia senza qualcuno che ce lha? K.: Una vibrazione di energia che si pu nominare nostalgia, ma che non signica pi niente. D.: Ma la nostalgia pu servire a aprirsi una strada verso la verit? K.: Questa la sua origine. Dal momento in cui nasce in te lidea di un Io, si delinea la nostalgia di quello che sei prima dellidea dellIo.La nostalgia il seme che ti spinge a tornare indietro per ritrovare quello che sei. Solo quando sei quello che sei, cessa la nostalgia. Tutto quello che fai proviene dal senso di esistere e di essere cosciente ed la ricerca di quello che c prima della coscienza. Ogni scienza e religione scaturisce da questa nostalgia.

D.: Va bene, la nostalgia mi spinge. Quando trover quello che cerco? K.: Mai. La nostalgia verso te stesso non trover mai soddisfazione. Non ti troverai mai. La ricerca nostalgica di te stesso non ti porter mai ad un traguardo. Non in programma. Perch non c qualcuno che trova. Nessuno lha mai trovato. La nostalgia cessa semplicemente. Non perch si sia trovato qualcosa, ma soltanto perch il nostalgico si perso.

D.: Cosa pu aiutare a questo scopo? K.: Assolutamente niente. Il nostalgico si scioglie spontaneamente in un qualunque momento. E arrivato spontaneamente e spontaneamente se ne andr. Puoi meditare per mille anni e cercare e non succede niente. E un altro comincia a farlo e peng!eccolo l. Non c regola.

D.: N giustizia. K.: Se fosse possibile raggiungere questo stato con la meditazione, la libert sarebbe controllabile, dunque non sarebbe pi libert. La libert che
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lorigine della tua natura, non controllabile da te e non si pu ottenere. Con la meditazione puoi trovare una certa armonia, che tuttavia rimane temporanea e debole. Non appena oltrepassi un limite di sopportazione, la tua armonia scompare.

D.: E quando larmonia cresce? K.: Tutto quello che si pu rendere armonioso, un giorno o laltro torner in disarmonia. Qui non si tratta di sforzi per ottenere esperienze di felicit temporanee. Non si tratta della felicit delluomo che si compra una nuova Mercedes e che contento per un paio dore o giorni, nch non gli fanno un bel grafo sulla carrozzeria. Non si tratta della felicit della casa dei tuoi sogni dove ti senti bene perch adatta a te. Ci penseranno poi i vicini a mostrarti che non una vera felicit. E se dubiti ancora ti aspetta la morte.

D.: Ma ci sono delle relazioni di coppia felici. K.: In una relazione di coppia ti senti libero per qualche tempo, poi diventa un rapporto serio. Ti coinvolge e ti opprime. In circostanze armoniose pu soddisfarti. Ma questa contentezza labile e rischia di sparire. Non il vero traguardo della tua nostalgia. Qui si tratta della tua vera natura. Ed essa si trova aldil di qualunque relazione. Essa lassenza di sforzo e beatitudine in s.

Tutte le strade portano allamore

D.: Se si illuminati la sofferenza se ne va veramente? K.: Se si illuminati garantito che si ritorna alloscurit. E per questo lamore particolarmente pericoloso. Caspita, mi ero cos ben sistemato nella mia illuminazione, era ormai stabile nch non arrivato quel postino fantastico. O quella mitica vicina che ha traslocato qui da poco!

D.: Sul serio, lilluminazione dovrebbe essere anche il risveglio dalle proprie passioni personali?

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K.: Quello che dovrebbe essere non lo sicuramente. Quando ci si libera dallamore allora anche la passione se ne va.

D.: Quando ci si libera dallamore? K.: Si, la ne dellamore la ne della passione e del dolore.

D.: Vuoi dire la ne dellamore personale? K.: La ne della dualit il luogo dove pu esserci lamore. Dove non c un s che ama qualcosa o non ama qualcosa. Ecco la ne del dolore. Poich la ne di chi soffre. Finch c un Io che si ama o che ama qualcun altro, c dolore e passione. E lamore verso se stessi linizio di questa sofferenza.

D.: Ma bisogna amare se stessi, no? K.: Econ questo che tutto comincia. Lamore per s stessi signica: c un S che si osserva come oggetto damore. Questa gi dualit. Questa separazione. Gi nellamore del S per se stesso vi la radice della sofferenza.

D.: Uno dei tuoi predecessori ha detto: Ama il tuo prossimo come te stesso! K.: Chi mai sar stato?

D.: Voglio dire che signica:quando ci si ama e nellamore si crea n onte verso un altro, allora si scioglie la dualit. K.: Finch c qualcuno che ama qualcosaltro, che deve cio riconoscere quello che ama per amarlo, un amore oggettivo. E nch c un altro c dualit. Se necessario uno sforzo per amare un altro, rimane un concetto e rimane la sofferenza.

D.: Che cosa signica sforzo? In India si dice Namaste Io mi amo in te. K.: Se ti vuoi riconoscere nellaltro per amarlo come te stesso, necessario lo sforzo della distinzione.

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D.: Lamore pu essere totalmente senza sforzo! K.: Non riesco a ricordarmene.

D.: Lamore che avviene spontaneamente. Lamore che si riette nello specchio dellaltroLamore che qui, semplicemente immediato. K.: Se sei quello che amore, non c pi sforzo. Allora non c pi nessuno che ami o non ami. Allora c solo libert. Libert d0amore. E libert dallidea damore. Ovvero amore senza amore. Lamore senza di te. Ma ntanto che c unidea damore, e nch c qualcuno che pensa che deve amarsi attraverso laltro o laltro lui stesso, oppure lamore debba essere un ponte per sciogliere la dualit, o che debba essere spontaneo - no a quel momento ci sar sofferenza. Lamore con una rappresentazione di amore sofferenza. Questo amore che crea sofferenza.

D.: Lamore inteso come fusione dellamante e dellamato felicit. K.: Non appena si fa il primo passo fuori dal paradiso dellassenza di un Io, si presenta la nostalgia di ritrovarla. Quindi farai di tutto per tornare indietro e fonderti di nuovo. E ogni passo giusto. Finch ci sono dei passi, sono passi giusti. Ogni passo porta sul sentiero di Roma. E Roma linversione di Amor. L puoi fare quello che vuoi. Ogni strada porta allAmore.

D.: magnico. Ecco perch luomo ama. K.: Lamore non ha bisogno di amare. Non necessita un oggetto. Non ha bisogno di te. Non le tue rappresentazioni. In qualche momento tu le dimentichi semplicemente. Dimentichi perno lamore. Allora sei quello che amore. Quello che prima della dualit. E un dimenticarsi di s. Ma questo non puoi farlo Ogni desiderio di dimenticarti sarebbe un ricordo di te. Questo pu succedere nellimmediato. E allora non c pi n tempo, n separazione. Allora sei quello che lamore. Qualunque cosa succeda o anche non succeda. E forse non succede niente. Lamore non ha bisogno di amare per essere amore.

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6. Addio alla sofferenza

Dolore e gas esilarante

D.: Esiste la sofferenza senza alcun dubbio. Sar anche un sogno o unillusione ma per chi soffre non lo .

K.: La sofferenza non percepita come tale dal S. Non meno beatitudine dellautorealizzazione in quanto gioia. La sofferenza e la gioia non sono separate.

D.: Se lo spiego razionalmente in questo modo non mi offre niente. K.: Il raziocinio serve a separare. Separa la gioia dal dolore. Una buona esperienza da una cattiva. Ma quello che produce il ragionamento, lessenza della ragione, non separa pi la gioia dal dolore.

D.: Vorrei proprio vedere la persona che ha dei dolori tremendi e che sorride beata. K.: Non c nessuno che sperimenta! Questo lessenziale. Colui che sperimenta, lesperienza e loggetto dellesperienza sorgono insieme. Sono ununica cosa. Finch ti identichi con colui che fa lesperienza sei separato dallo sperimentare e dalloggetto dellesperienza.

D.: La via da seguire dunque non identicarsi con lo sperimentatore? K.: Per questo esistono le esperienze con le droghe. Ti danno la morna perch la coscienza non sidentichi pi con il corpo. Allorch sparisce lidenticazione con il corpo, cessa il dolore. Quando avevo cinque anni mi diedero del gas esilarante dal dentista. Subito sono uscito dal corpo ed ho

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potuto assistere alloperazione dentaria. Nessun dolore. Un incanto totale!. E la coscienza che volteggiava tranquilla nella stanza.

D.: Si, per quando cessa leffetto K.: Allora torna subito il dolore. Non puoi sfuggirlo.

D.: E quel che dico. Non si pu negare il dolore. K.: Se c qualcuno che possa sentire il dolore, allora ne risulta un dolore. D.: Dunque se c un corpo, nasce il dolore? K.: No, il dolore proviene dallidea Io ho un dolore.

D.: O.K. e tu non hai questidea? Se adesso ti pianto un coltello nel braccio K.: Allora c una sensazione di dolore. In quel momento c dolore.

D.: Meno male che lo ammetti. K.: In quel momento c unesperienza totale di dolore. Subito dopo lesperienza sparisce. Non c pi nessuno che accumula unesperienza nel tempo. O che conservi la mia esperienza di cinque minuti fa. O di un anno fa. Ci potr essere un effetto mnemonico, ma non c pi nessuno che dica: era il miodolore.

D.: Adesso lo hai detto. K.: Non io. Il parlare parla da solo. Il parlare parla. Ma non c il mio parlare. Non c io-ho-detto.

D.: E come stai adesso? K.: Come sempre. Anche se mi domandi al punto di morte: come sempre. Quello che sono c sempre. Per cui posso solo dire: sto come sempre.

D.: Con la piccola differenza che non ti prescrivono pi gas esilarante.


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K.: Oh! Ho fatto di tutto per ottenerlo di nuovo. Mia madre mi ammoniva: attento a non mangiar dolciumi se no devi tornare dal dentista! Mentre io ero felice: eccome! Ero lunico nella mia classe che andava volentieri dal dentista. Uno sperimenta linferno in un certo luogo e laltro invece trova che nello stesso posto riesce ad uscire dallinferno. Come colui il cui dolore cos forte che non lo sopporta pi - e quello abbandona il dolore.

D.: Perde coscienza, non ha pi forza e sviene. K.: E perdere la coscienza signica che la coscienza si libera dal corpo. Sei sempre ancora coscienza, ma non sei pi nel corpo. Non sei pi denibile. Quando sorge questonon lo sopporto pi la coscienza si libera. Da sola.

D.: Cade nellincoscienza. E nito. K.: Non nito. Come per il cercatore. Quando la ricerca non pi sopportabile, la coscienza si libera. Non perch qualcuno ha lavorato per ottenerlo, o avrebbe potuto farlo. E semplicemente insopportabile. Allora la coscienza individuale si scioglie in quella cosmica. Perch questinferno della separazione era diventato insopportabile.

D.: E ha dunque un doppio signicato questa liberazione, comprende anche una guarigione? K.: No. Non ha nessun vantaggio. Poich ci che si pu slegare pu di nuovo riallacciarsi in un nuovo legame. Ci sono passato da questo: dallidea della dualit alla coscienza cosmica, in questo nulla che il centro delluniverso, no ad essere la coscienza che penetra in se stessa. E ho visto che non c alcun vantaggio. Quello che ero in essenza era esattamente lo stesso di prima. Che io sia la consapevolezza individuale o la quella cosmica- io non sono la coscienza. La coscienza un aspetto del tempo. E il riesso della mia esistenza. E tutti i dolori e ogni esperienza sono parte della consapevolezza.

Il mio corpo, il mio dolore

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D.: Mentre siamo seduti qui ci sono altre persone nel mondo che vengono ammazzate. Che cosa ne dici tu? Non certo giusto questo. K.: Per chi non giusto?

D.: Per me no. E certamente non per la gente che viene ammazzata! K.: Lo garantisci questo?

D.: No. Questo un principio di vita! Siamo qui per vivere e non per essere uccisi! K.: E la vita stessa che uccide. Che sia sotto la forma di un albero in un viale o di una funzione del corpo - sempre la vita che uccide la vita. Ma la sola cosa che muore unidea. Lessenza rimane. Rimane quello che vero. Soltanto quello che irreale, scompare. Rimane la coscienza. Che recita la parte dellalbero del viale o di unaltra persona, assassino e vittima o qualunque altra cosa possa emergere da essa.

D.: Preferisco morire di morte naturale. K.: Tu non hai paura della morte, solo non vorresti essere presente quando viene. A meno che avvenga per ragioni strettamente biologiche. Non esiste una morte naturale. Poich non muore nulla. Quello che la tua essenza vitale lunica cosa che vive. Ed immortale. Non mai nata e non ha forma che possa morire. Ci che denisci come vita non ha mai vissuto.

D.: E non vive nemmeno adesso? Sono seduto qui come un cadavere? K.: Dovremo indagare su questo fatto. Indaghiamo da dove viene questidea che questo il tuo corpo. Da quale idea possa essere cresciuta la convinzione di un tale che affermi:Questo il mio corpo. Un beb non lo pu ancora dire e non lo percepisce in quel modo. Non se ne preoccupa nemmeno. Ma a circa tre anni comincia a farlo. I genitori gli hanno ripetuto senza tregua: Tu sei Carletto, si si, Carletto, ecco chi sei! Fino a quel momento Carletto non sapeva nemmeno di esistere. Quando aveva cominciato a parlare diceva: Carletto vuol bere, Carletto ha rotto questo, Carletto buono. Usa la terza persona. Lidenticazione di un Io con il corpo non era ancora una realt. Poi nalmente esclama: Sono Io! Questa la mia mano, il mio piedee comincia a sentirsene responsabile.

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D.: Se lidenticazione con il corpo un errore inculcato, me ne posso anche liberare. K.: La domanda : chi deve liberarsene?

D.: Io no? Un altro non pu farlo. K.: E chi questo Io?

D.: Colui che percepisce il corpo. Se qualcuno mi fa del male, mi ferisce. Ferisce me. K.: Allora hai un fenomeno di dolore.

D.: Se vuo,i esprimilo pure in questo modo. A me fa solo male. E non mi va. K.: Ebbene la coscienza ha uninformazione di dolore. E reagisce ad essa. Non c niente di sbagliato. Senza lidea che sia la tua reazione e che sia il tuodolore, semplicemente un gioco di energie.

D.: Non lo chiamerei un gioco. Ho lidea che senzaltro il mio dolore! K.: E la sola cosa che potr farti uscire da questo dilemma riconoscere che quello che sei sta prima di questidea di corporeit.

D.:Va bene, vorrei uscire da questidea di corporeit. Come posso riconoscerla? K.: Puoi comprenderlo quando ti accorgi che sei quello che riconosce e non quello che riconoscibile. Tutto quello che riconosci un oggetto. E tu non puoi esserlo. Anche quello che la mattina salta dal letto o si sveglia come idea in un corpo, non puoi esserlo. Perch anche quello un oggetto di percezione, anche quello qualcosa che puoi riconoscere. Tu per non sei un oggetto di cognizione, ma ci che percepisce.

D.: Si, si, ma proprio questo che non riesco a realizzare! K.: Questa appercezione o realizzazione che sei, esiste semplicemente. E in questa appercezione qualcuno appare e pone una domanda. Ma lui stesso

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solo un oggetto. Non potr mai realizzare quello che sei. E nemmeno lo deve fare. Lappercezione che sei, era sempre presente. Lappercezione in cui tutto sorge questa la realt. Unappercezione pura e chiara. Quella che chiamano locchio di Dio.

D.: Questo suona bene. Ma non lo afferro. Tutto quello che considero vivente ni realt non vive? K.: Appare allinterno della realizzazione. Dunque dipende da una percezione, da qualcuno che lo percepisce. Quindi non vive indipendentemente da essa. Appare, solo unapparizione.

D.: Ed per questo meno reale? K.: Reale la realizzazione. Reale la consapevolezza. Quello che appare in essa appunto napparizione. Bel tempo, tempo cattivo, amante o nemico, vittima o assassino, euforia o solitudine, bancarotta o vincita al lotto, stretta di mano o attacco a mano armata, pace e guerra.

D.:Quando fa brutto tempo mi bagno. Per fare un esempio inoffensivo. K.: Finch pensi di essere nato ed un essere imprigionato nel corpo, un solitario nel mondo separato dagli altri che possono sempre farti qualcosa no a quel momento sei in guerra con questo mondo. Fino a quel momento sei in guerra perno con te stesso. E quindi vivi sempre nellangoscia che possa accaderti qualcosa. E per via di questa paura che possa succederti qualcosa, cerchi sicurezza e vantaggi. Arrivi al punto di far del male agli altri piuttosto. Perno ad uccidere in caso di bisogno. Agisci per paura. Per paura che esista un altro, un ambiente ostile.

D.: Come realizzo che non sono un solitario essere imprigionato nel corpo? K.: Rivolgendo la consapevolezza verso la consapevolezza. Non in direzione di fenomeni che vagabondano come fantasmi davanti ai tuoi occhi esterni ed interni. Non verso quanto appare nella tua coscienza ma verso la coscienza stessa.

D.:O.K. Allora non ti ascolto pi dato che sei anche tu solo unapparizione nella mia consapevolezza. K.: In ogni modo non mi ascolti lo stesso. Tu ascolti in ogni modo te stesso.

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D.:E i dieci euro d ingresso li do a me stesso. K.: Esatto! E diventa pi evidente quando dai venti o cinquanta euro. Provalo Aumentati il prezzo no allilluminazione.

D.: Essa sopraggiunge quando mi sono completamente svuotato. K.: Ma non svuotarti adesso completamente. Sul serio: tu non sei il corpo che prende o concede, non sei la mente che considera sia qualcosa come spiacevole oppure vi annoda aspettative. Tutto questo lo prendi per vero. Ma la consapevolezza era gi presente sempre, prima che apparisse qualcosa in essa. Quello che sei solo consapevolezza, se vuoi, chiamala stato di veglia o attenzione. Questa presenza c gi al mattino, prima che un corpo si svegli e un Io si affacci affermando: Io sono il tal dei tali e devo far questo. E la famosa frase:Chi sono Io si rivolge appunto a quello che sta prima. Prima delloggetto di cui sei consapevole. Prima dellIo. Si dirige verso questa distesa immensa. Verso questo Mistero dellessere che insondabile. Ma questo ci che sei. Ma se in questa distesa appaia una morte naturale oppure articiale, questo non potr toccare quello che sei.

D.: Tu hai detto: al mattino prima che il corpo si svegli o prima che lIo si annuncioccasionalmente si dice che tra il momento del risveglio e la coscienza dellIo sono, si apre una breccia nella quale la verit si affaccia in tutta la sua purezza. K.: Solo nella breccia?

D.:No, naturalmente la verit sempre presente, ma l pi facilmente riconoscibile. K.: Ma non da te. Tuttal pi dalla tua sveglia. Questa la pura verit!pensa - quando ti guarda dormire. Questa illuminazione! poco prima di svegliarti. Ma poi deve suonare, un fremito percorre il tuo corpo e puff! lilluminazione svanita. E invece eccoti qua.

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Compassione ed irritazione

D.: Per essere un illuminato parli un po troppo. K.: Parlo troppo?

D.: In ogni modo confondi le idee. A volte parli ben rilassato e a volte sempre in staccato. Lo trovo irritante. K.: Ottimo se ti irrita. Se lIo irritato, un motivo di far festa. Pi confuso diventa lIo, e pi presto abbandona quello che lo costituisce. Ti liberi dallattrazione. Questo intenzionale.

D.: Eh! Grazie tante. K.: Non parlo alla persona, ma piuttosto a quello che . AllEssere. Al S.

D.: Non parli a me come ad una persona? K.: E questo irrita terribilmente la persona. Questo dovrebbe spingere il pensiero dellIo allinsurrezione a un completo grrrroah!

D.: Vuoi vedermi come una bestia? K.: La nudit stessa vuole che tu sia nudo!

D.: Non lo vuoi? K.: Lassenza di volont stessa lo vuole. Ma quando lei vuole

D.: allora bisogna trovar il modo di allontanarsene. K.:allora non si pu sfuggire. Ma non si pu volerlo. Succede. C semplicemente. Senza intenzioni. E proprio questo che irrita! E la simultaneit dellimperturbabilit e del parlare. Ecco lo staccato che non vuole niente. Questo irrita. Di solito qualcuno vuole sempre qualcosa da te. Vuole che ti alzi, che impari qualcosa, che raggiunga un obbiettivo, che ti

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svegli. Con questo passi il tempo della tua vita. C qualcosa che non va in te, allora fa qualcosa! Ma qui non ascolterai nulla di simile. Perch tu sei gi completamente quello che sei. Non ho bisogno di cambiare nulla.

D.: E cos lirritazione intenzionale. K.: Ci potr essere unintenzione, ma nessuno che ce lha.

D.: Ah! Allora c unintenzioneafnch qualcosa possa essere cambiato tuttavia. K.: No.

D.: Osservi il mondo e nulla che debba essere cambiato? Questa imperturbabilit. Ma la compassione? K.: C solo compassione.

D.: Davvero? K.: C compassione.

D.: Con che conseguenze? K.:Senza conseguenze.

D.: Allora non porta frutti. K.: La compassione non ha intenzioni. La compassione semplicemente compassione.

D.: Tuttavia dalla compassione nasce il desiderio di ridurre la sofferenza! K.: No. Nella compassione non c sofferenza.

D.: E allora perch vengono al mondo degli esseri illuminati? Per esempio i Bodhisattvas con il loro profondo desiderio di liberare tutti gli esseri
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viventi dalla sofferenza? Questo non forse lo spirito che non vede il mondo come separato da s e nondimeno ha lintenzione di liberarli. K.: Per poter liberare qualcosa devi vedere che c qualcosa di imprigionato. Ci che vede la prigione esso stesso sempre imprigionato. Anche lidea del Bodhisattva un concetto.

D.: Per chi soffre un Bodhisattva ben reale e di importanza determinante. K.: Nel Sutra di diamante il Budda dice: Non mai esistito un Budda che abbia calpestato la terra o che la calpester. Ho predicato per quaranta anni e non ho mai detto una sola parola a nessuno. Tutto era come doveva essere e totalmente irrilevante. Senza signicato. Questa la libert, che non abbia alcun signicato. Che la commedia sia rappresentata in questo modo o in un altro, se appare un Bodhisattva o no

D.: per me fa differenza. K.: per quello che sei non fa nessuna differenza, per niente.

D.: Un Bodhisattva mi apre il cuore. K.: Magnico! Ma se lo fa con o senza narcosi non fa alcuna differenza per quello che sei.

La guerra solo con te stesso

D.: Puoi dire qualcosa sulla guerra? K.: La guerra succede per il bisogno di ottenere. Questo linizio della guerra privata ed anche la guerra dei popoli comincia in questo modo. Vuoi ottenere e possedere qualcosa perch credi di essere pi felice per questo.

D.: Diciamo cos: voglio trovare la pace interiore.


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K.:Vuoi sempre metterti in pari con te stesso. Sei sempre alle tue calcagna. Sempre in guerra. Sempre un po prima o un po dopo di te. Per tornare al primo pensiero: il pensiero Io gi una separazione e nella separazione nasce un guerriero. Un guerriero che crede di dover padroneggiare il suo territorio.

D.: Vuoi affermare che chiunque pensaIo un guerriero? K.: Ogni pensiero di Io un pensiero di guerra. Con lidea che c un tuo a cui appartiene lesistenza -la tua vita - c qualcosa che devi difendere. In questo modo nasce la guerra. Dove c il mio esistere c anche il tuo esistere. Al pi tardi al terzo anno di vita il guerriero completamente formato.

D.: Sembra che ci siano delle comunit di indiani americani nelle quali non esiste il pensiero dellIo, ma una comunit con un Io impersonale, un Io-gruppo. Nel gruppo non c n mio n tuoe nessun possedimento. K.: Eppure al di fuori del gruppo ci sono gli altri. Nella societ occidentale individualistica il piccolo Io sempre per s. C la famiglia ma in essa domina la guerra: chi ottiene pi affetto o pi attenzioni. Si parte sempre dallidea che c qualcuno che ha bisogno di qualcosa. Un Io che sidentica con il corpo. Una coscienza che si vede separata dal tutto e che richiede un senso d appartenenza e di sicurezza. Lotta quindi per ottenere qualcosa: propriet, cibo, o attenzione.

D.: Allora anche un animale sempre in guerra, senzalcunidea di Io. K.:Questa solo una funzione che riguarda la fame, la caccia ed il cibo. Non c futuro n pensiero rivolto al passato. Un criceto pu ammassare cibo ma non si fa crucci sulla sopravvivenza. Anche se non sappiamo degli argomenti di cui parla con sua moglie nel covo.

D.: Allora possibile creare la pace con o senza armi? K.: Non ci sar mai pace in questo mondo. Finch ci sar unidea di separazione, nch esisti, non ci sar pace. La sola idea di un te stesso, signica che c qualcosaltro che esiste e con il quale non possibile la pace. Una situazione armonica si trasmuter ad ogni momento in una situazione bellica. Ogni uomo pacico diventer una bestia, quando la soglia della sua tolleranza oltrepassata. Non c un uomo pacico. Ci sono solo diverse soglie di tolleranza e aggressioni pi o meno ltrate.

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D.:E forte voglia di uccidere in modi diversi. K.:Sono cresciuto in una fattoria. Quando si ammazzava un maiale, dovevo tener ferma la codina arrotolata, in modo da ottenere una salsiccia diritta. Macellare! Latmosfera era fenomenale. Era come caricata al massimo di energia. Come se luccicasse. La luce sinnalza dalla materia sica e si espande nello spazio.

D.:Puo la morte avere a che fare con lubriachezz(droga)? K.: Si. Nelle situazioni estreme lIo scompare. Se uccidi qualcuno tu non ci sei pi. In quel momento la coscienza si libera dal corpo. Lalcool e la droga sono mezzi per ottenere quello che qui diventa unesperienza diretta: lassenza dellIo. Questo non deve essere in relazione con luccisione. Ci sono tante situazioni estreme del genere. Quelli che saltano con lelastico, il Bungee-jumper, lo provano. Gli scalatori estremi. I corridori. Anche i piloti di formula uno. Solo se scompare come io pu essere tanto veloce da vincere la gara. Una situazione estrema come una tecnica di meditazione: un mezzo per sciogliere lIo. Ogni sforzo per raggiungere una meta cerca questa dissoluzione. D.: E quando lIo si dissolve? K.: Allora non c pi separazione. C unesperienza di unit. Non ci sei pi. Ed in questassenza di te stesso c libert. E questa la libert di cui hai nostalgia. Ma la momento in cui la vuoi ottenere, essa sparisce. Finch c qualcuno che vuole possederla, come una strada sbarrata.

D.: Libero da me stesso? Libero dal costrutto mentale dellIo? K.: Libero dal pensiero di essere nato e quindi di essere mortale. Sei semplicemente scomparso. La coscienza senza un Io totalmente impersonale. Questo sentimento di unit orgasmico.

D.: In esso appaiono pensieri? K.: Al fatto che ci siano pensieri o meno, non pensa nessuno. Limportante che non ci sia pi un pensatore. Quello che percezione libero e non legato a qualcuno che percepisce. Ges il Redentore che ti redime dallidea di essere nato. Si fa uccidere, risorge e dice: guarda, tu sei quello che io sono e questo immortale, perch non mai nato. La forma muore, loggetto nello spazio-tempo muore, ma tu non sei un oggetto nello spazio-

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tempo. Tu sei prima del tempo e di qualunque idea.

D.: Ma per riconoscere questo necessaria una situazione estrema? K.: Leterno presente si rivela quando non c n un domani n un ieri. E questo accade in una situazione estrema. Spesso in un incidente, quando la coscienza si libera dal corpo materiale e diventa puro osservare. O durante la guerra sotto continua minaccia di morte. Questo quanto vuole signicare il romanzo Essere senza destino di Imre Kertesz che ha preso il premio Nobel. Egli descrive lesperienza di felicit nel campo di concentramento, della pace nel confronto con la morte, della libert dellassenza di un Io. Se esiste un destino, la libert non possibile - dice e Se c libert, non c destino.

D.: Dunque in una situazione estrema ti liberi dal destino e sei libero. E questo il risveglio di cui si parla? K.: No. Tutto quello che si sveglia davanti alla minaccia di morte pu ancora riaddormentarsi. Vorrebbe essere naturalmente sempre sveglio. Ma il desiderio di risveglio fa si che ci si possa ancora riaddormentare. Una volta raggiunto lorgasmo, vuoi sperimentarlo ancora ed ancora perch non rimane. E qualcosa di articiale, prodotto sia da una situazione estrema, sia da una droga, sia da unazione. Quindi non spontanea. Vuoi ritrovarla e devi partire in guerra.

D.: Un orgasmo non naturale? K.: E provocato. Una situazione generata da unazione, non libera ma dipendente. Ora il tuo stato naturale non dipendente da una qualsiasi azione. Lagire rimane nch sembra esserci un Io che debba dissolversi. Il traguardo lassenza di un Io. Ma quello che sei non ha bisogno di un traguardo. Non ha la necessit di arrivare l dove sei gi da tempo. Ogni Io che giunge alla propria assenza, deve anche ritornarvi fuori. Tutto quello che va, torna indietro. E tutto quello che viene di nuovo se ne va. Tutto quello che liberato viene di nuovo imprigionato. Ci che si sveglia si riaddormenta di nuovo.

D.: Ma con unesperienza di risveglio ho pur seminato qualcosa. E se succede in guerra divento pacista e non combatto pi! K.: Forse farai qualcosaltro. La nostalgia dello stato di assenza di un Io rimane. Anche il pacista vorrebbe entrare nellassenza di un Io. Appunto perch un pacista e vuole armonizzare tutto. La nostalgia di questo stato

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beatico, nel quale non c pi un Io, n separazione n frontiera, lhanno in comune sia i soldati che i pacisti. E il loro traguardo guerriero in comune.

D.: Ma ci saranno pur dei colpevoli e delle vittime! K.: Finch ci sei tu, ci sar tutto questo. Cominciamo dalla radice. Se tu non esistessi pi come persona, non ci sarebbe pi n guerra n sacricio, n i sei miliardi di altre persone. Soltanto coscienza invece. Quello che sei. Appunto una coscienza che si manifesta come guerra, come colpevole e come vittima. Ma poich ci sei tu in quanto concetto principale, ci sono anche tutti i concetti di guerra, pace e le varie azioni pro e contro.

D.: Tutto questo dunque colpa mia? K.: Con lidea di un Io nasce il guerriero. Solo grazie a te esiste la guerra.

Non vedo uno che soffre

D.:In qualunque modo tu lo esprima, mi rimane la sofferenza. K.: La sofferenza lesperienza dellessere separato. Ma c qualcuno che soffra di questo? C mai stato uno simile? Oppure anche questa unesperienza che vi sia uno sperimentatore che soffra a causa di unesperienza? Quello che sei ha mai sofferto? Per esempio da parte di chi soffre? La percezione che sei ha mai sofferto da parte di questa persona ttizia? Da parte di questa persona che soffre a causa di una nzione?

D.: Perch ttizia? K.: C uno che soffre?

D.:Naturalmente! Anche se io seduto qui col mio corpo e la mia personalit fossi soltanto una nzione ci sono milioni di esseri umani che sono

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imprigionati in questimmagine di s. Ed io sono uno di quelli. K.: Finch lo dici, ci sei ancora e tutto reale.

D.:Esattamente. E no a quel momento sentir il desiderio di alleviare la sofferenza, per me e per gli altri. K.:Finch questa la tua realt e nch emergono questi desideri, allora sono proprio quelli giusti. E chiunque dica che falso o illusorio egli stesso unillusione.

D.:Un essere risvegliato non ha pi il desiderio di alleviare la sofferenza? K.:Non vede pi sofferenti. Dal momento che egli sparito in quanto sofferente, non ci sono pi altri sofferenti. Quando non ci sei pi non ci sono pi nemmeno sei miliardi di altri. Solo il S stesso e la sua manifestazione. Non c pi una seconda persona. Solo lunico Essere Assoluto.

D.: Allora non si pu avere compassione con le illusioni? K.: Si, una compassione illusoria.

D.:Voglio dire se un illuminato si rende conto che gli uomini soffrono o credono di soffrire nelle loro illusioni - anche in maniera brutale - non gli viene il desiderio di aiutare? K.:Non ne ho idea.

D.:Dov la compassione in quello che stai raccontando? K.: La compassione la sorgente del Tutto.

D.: Ma si dovr pur manifestare. K.: Si manifesta certamente, come pace e come guerra per esempio.

D.:Come guerra?

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K.: Oppure come corpo, come spirito e come tutte le varianti della consapevolezza.

D.:La compassione si manifesta come guerra? Come sofferenza? K.: Non fa differenza tra buono e cattivo.

D.: Allora posso immaginarmi che la sofferenza ha un senso, ma resto fermo su questo: si tratta di liberare gli uomini dalla sofferenza. K.: Puoi liberare qualcuno dalla sofferenza soltanto se gli mostri chi in realt.

D.:Ammesso che abbia la forza e la voglia di ascoltare. K.: Non vuol dire che gli togli il dolore. Lultima medicina per qualunque dolore lindicazione che non esiste qualcuno che soffre.

D.: Ti sar certamente riconoscente per questindicazione colui che non ha niente da metter sotto i denti e si trascina per terra pieno di malattie. K.: Forse proprio per questo quelluomo potr rendersi conto che lamore per lesistenza illusione. Molti uomini hanno ritrovato il loro essere originale sotto loppressione della tirannia, in situazioni estreme, in totale mancanza di amore. Nelle situazioni estreme esso si dissolve. La liberazione la dissoluzione della percezione di ci che la percezione percepisce.

D.:Ci sono n troppe persone che soffrono in punto di morte tra atroci dolori e non ne ricevono alcuna realizzazione. K.: Che cosa ne sai tu?

D.:Forse ne ho solo paura. K.: Adesso?

D.:Si tratta sempre della stessa cosa.

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K.: Adesso, esiste qualcuno che soffre?

D.: Si, ne sono sicuro. Se non qui l fuori. K.: Se necessario, in una prossima vita.

D.:Oppure qui per me. Esisto, io. K.: Si, l Io sono gi linizio della sofferenza. Se l Io sono la tua realt, da esso scaturisce sempre qualcosaltro un concetto di come la realt dovrebbe essere. Allora sei unidea che si manifesta in ulteriori idee. Finch lo sei doloroso. In realt sei libert. Tu non sei questo pensiero dellIo e la sua nostalgia di qualcosa, tu non sei il riesso di ci che sofferenza. Tu sei la Sorgente. Tu sei la completa libert.

D.:E questo vale per gli altri? K.: Quali altri?

7. Meditazione

A cosa giova la meditazione?

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D.: A cosa giova la meditazione? K.: A niente. La meditazione ci che sei. Tu sei il meditante che medita su s stesso mentre riconosce se stesso in ogni momento. Lessere medita su di s. Questo quello che sei: meditazione.

D.:Direi piuttosto qualcosa che faccio.. Quando mi siedo e medito per venti minuti. K.: Questa non meditazione. E unidea di miglioramento. E il tentativo di controllare qualcosa. Lo sforzo di muoversi in armonia per mezzo della meditazione e cos ottenere la conoscenza di s. Il tentativo di condurre allarmonia ci che da sempre completa armonia. Lidea devo armonizzare qualcosa unidea di separazione. E lidea di stare al di fuori e di saperla lunga. L dietro c un Io che come un dio clandestino vorrebbe sdottoreggiare riguardo alla creazione. Un riformatore che vuol migliorare il mondo e che pronuncia un giudizio su di esso che suona pressa poco cos: Malvagio! Potrebbe essere migliore. Dovrebbe essere migliorato, cio da me. Ogni uomo un riformatore del mondo, un dio cos piccolo che sa meglio come dovrebbe essere lesistenza. In questo senso la meditazione appartiene al repertorio delle idee di miglioramento. Finch lidea di un Io vigente, esiste tutta la gamma delle idee di religione, di retta via, le pratiche, le tecniche e la meditazione.

D.:Per me la meditazione ha invece un certo valore. K.: Ogni meditante pensa di fare qualcosa di speciale per se stesso e che fa qualcosa di spirituale e speciale che ha pi valore che bere una tazza di caff. Ma questa medit-azione o medit-tattica una tecnica per controllare qualcosa. Non niente di speciale. Se spalmi il burro sulla fetta di pane controlli che il burro si stenda bene sul pane. E la stessa funzione Tu armonizzi il pane spalmando uniformemente il burro sulla supercie della fetta. Bene, fallo. Ma non preoccuparti per nessunaltra cosa, perch larmonizzazione presente in ogni momento, Lesistenza si armonizza tutto il tempo. Anche se per una volta non losservi o non aiuti a farlo. Si adatta a se stessa in innite variazioni, mentre spalmi il burro e anche quando mediti.

D.: Penso che questa tecnica sia utile! K.: Non d frutti. E labile in s. Continui a curare, ma nulla si risana. Non puoi risanare qualcosa che gi di per s sano assolutamente. Lesistenza non ha mai mancato di nulla.

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D.: Ma se reputo che nella mia vita qualcosa debba essere migliorato? K.: Ti prego solo di osservare: ti denisci come un piccolo povero diavolo, Io? Oppure sei quello che sei? Puoi sempre vedere se lUno ti soddisfa o se il povero diavolo che credi di essere si prende troppo sul serio. E se questa seriet comincia a diventare pesante. Osserva. Sei quello che innita leggerezza ed armonia? O il povero diavolo che crede di dover sopportare il mondo?

D.: Ho una scelta forse? K.: No, ma afferrala!

Preparazione al Risveglio

D.:A volte lascio uire i pensieri come una folla umana. Luno guarda, laltro no. Questa meditazione. Con questo giungo ad uno stato meravigliosamente rilassato. Potrebbe essere questa una preparazione al Risveglio? K.:Ci pu essere solo una preparazione per te stesso. Non appena appari sulla scena del mondo, gi provi nostalgia per te stesso. Finch la tua realt lidea di vita, ti struggi dal desiderio di quello che aldil di essa. Di qualcosa che non sia condizionato dallo spazio-tempo, di una vita che libert Questa nostalgia compare appena apri gli occhi. La nostalgia della beatitudine ha diretto ognuno dei tuoi passi. E ogni passo una preparazione allultimo passo che porta al nulla, nellAbisso, in questo Mistero.

D.:Ma ci sono forse passi che portano in modo pi diretto a quello? K.: Se ci sono vie o passi speciali? No. Ogni passo un passo speciale verso te stesso. Ogni respiro. Finch lultimo. Finch lIo non respira pi, ma respirato. Ci sono passi ma non passi particolari. Conda semplicemente in
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quello che fai poich la nostalgia ti condurr, in un modo o in un altro. Il S sa meglio di qualunque altro maestro o di qualunque altra cosa come trovarsi. E non c via duscita. Non puoi sfuggire a te stesso!

D.: Ma in questo non compreso il fatto che legga certi libri o che venga da te? K.: Non credere che unazione abbia pi valore o ne abbia meno. E solo la parte qualitativa del S che porta a se stessi.

D.:Ma il fatto che legga certi libri o che venga qui avviene a causa del desiderio di ritrovarmi o di ritrovare il S. K.: Il S nella sua aberrazione, nel suo piccolo io, cerca quello che nella sua totalit. Ma non pu far nulla. Poich non si mai perso! Puoi solo trovare quello che hai perso. E puoi solo ricordarti di qualcosa che hai dimenticato. Ma tu non hai perso nulla e per questo non troverai mai niente. E non hai dimenticato nulla e per questo non puoi ricordarti di nulla. Ogni tentativo allinterno del sapere relativo di poter giungere al sapere assoluto rimane un simpatico tentativo. Tutto quello che fai meraviglioso, ma non porta a nulla. Eppure ogni passo compiuto dal S porta inevitabilmente al S! Ad un certo momento so sveglia e vede che non si era mai smarrito. Ecco tutto. Non c questione di trovare qualcosa. E piuttosto solo la constatazione che colui che cerca non trover mai qualcosa, perch egli stesso loggetto della ricerca.

E possibile almeno far qualcosa per rilassarsi?

D.:La tranquillit che sperimento durante la meditazione mi fa bene. Mi spiegherai forse che c qualcosa di sbagliato in questo? K.:Tutti i passi sono giusti. Ognuno ti porta verso te stesso. Non puoi sfuggirti. In qualunque luogo tu vada troverai solo te s tesso. Puoi meditare quanto vuoi, voltar le spalle al tuo maestro, entrare in un ashram, lasciare lashram, seguire un insegnamento di Avatar o rovinare tutto il corso, puoi recitare la parte di Dio o del diavolo - tutto questo non ha n vantaggio n svantaggio. Tutto meraviglioso.
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D.: Allora continuo a meditare. K.: Non direi mai: smetti. Si, continua pure! Qualunque cosa faccia lorganismo corpo-mente, proprio per questo che fatto. Proprio per la necessit di quellesperienza. Per permettere allesperienza di manifestarsi proprio questo che deve accadere. E sempre assolutamente giusta. Anche quando sbagliata. Se lhai fatto per ventanni e ti sei lasciato sfuggire qualcosa, era proprio la cosa giusta.

D.:Naturalmente lo faccio per poter essere pi calmo. K.:Quello che sei non pu diventare pi calmo di quanto lo gi. E quello che sembra diventare tranquillo solo unidea. Un pensiero che simmagina un movimento per poter arrivare alla calma. Ma questo non ha importanza. Sii consapevole di ci per cui niente ha importanza. E che non ha potere in s. Che completa mancanza di potere. Che non ha nessuna sorta dintenzione. Che non ha bisogno di cambiamenti. Tutto ci che ha bisogno di cambiamento un pensiero, unidea, un fantasma.

D.:Vuoi dire che la meditazione non cambia nulla? K.:Un pensiero pu trasformarsi in mille modi diversi. Un fantasma pu svilupparsi nella coscienza no a diventare il pi grande Avatar o dio dalla testa di elefante. Si sente lo stesso solitario e soffre di solitudine e cerca e sospira e ha la sensazione che deve fare qualcosa.

D.:Anche senza tesa di elefante, si pu fare qualcosa per rilassarsi? K.: La tensione valida quanto la distensione. Quello che pu diventare teso non quello che sei. E quello che si rilassa, nemmeno. Tu sei ci che eternamente rilassato. E quello non a niente a che fare n con la tensione relativa n con la distensione.

D.:Dal tuo punto di vista illuminato pu essere valido. Ma dal mio punto di vistaci sono alcune differenza tra tensione e distensione. K.: E semplicemente una variazione di percezione. Chi lo sperimentatore? Come pu ci che egli sperimenta cambiarlo o inuenzarlo? Vuoi dire che io sperimento dal mio punto di vista e tu dal tuo? Entrambi vediamo e siamo una cosa sola. Che cosa vede qui e che cosa

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vede l? Che differenza c? Il S che vede da unapparente punto di vista illuminato vede in modo altrettanto meraviglioso da un punto di vista apparentemente non illuminato. Questo quello che sei. Che differenza c tra noi?

D.: Stimo che tu parli da un punto di vista della verit ed io no. K.: Di quanto ho detto nora niente verit. La verit non pu essere n riconosciuta, n conosciuta n pronunciata. E non ha bisogno di nessuno che la riconosca.

D.: Peccato. Ma allora continuo a meditare nonostante tutto. K.: Non puoi farne a meno. Perch sei la meditazione.

Dalla perturbazione alla catastrofe

D.:Mi chiaro che lIo non pu riconoscere la verit. Ma nella meditazione sparisce lIo. Oppure diventa la verit. K.:No. Un uomo solo un oggetto desperienza. Come pu un oggetto diventare quello che lessenza? Luomo non pu diventare ci da cui proviene, Un ghiacciolo si scioglie. E acqua. Era sempre acqua. Non diventa acqua ma lacqua prende solo unaltra forma. Cos lEssere. Lacqua rimane acqua anche se assume unaltra forma. In quanto ghiacciolo non raggiungi lessenza. In quanto ghiacciolo non puoi ottenere nulla. Ma quello che sei pu raggiungere tutto e assumere tutte le forme. E gi tutto! La falsa percezione sta nellidea della separazione. La pura consapevolezza assume tutte le forme e rimane sempre consapevolezza. Ma la forma non diventer mai quello da cui proviene, cio consapevolezza. Sar per sempre un riesso. Riconosci che sei questo Io sono, questa pura consapevolezza. Poi vai oltre, prima dell Io sono - l c il puro Io. E poi - anche senza lIo pura perfezione. Ma forse meglio un passo dopo laltro: prima nell Io sono!

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D.:Tu ci precedi, noi seguiamo. K.: Puoi restar seduto. Quello che possibile nel mondo relativo di essere ci che sta prima di chi percepisce, del percepire e di ci che percepito. E possibile riconoscere come transitorio ci che viene e va. Tu non sei questo:Neti, neti, neti, non questo non quello, non quellaltro. Quello che viene ed appare, poi scompare. Tu sei quello in cui tutto appare e scompare. Questa meditazione. Per questo non necessario nessuno sforzo. E semplice. Questo non richiede sforzo alcuno. Non c mai da sforzarsi per essere quello che sei. Ti faccio notare che qualunque cosa richieda uno sforzo, non pu essere quello che sei. E nemmeno se per ottenerlo devi fare qualcosa di speciale. Quello che sei gi completamente qui senzalcuno sforzo.

D.:Tuttavia io lavoro e devo sforzarmi per portare a termine qualche cosa K.: Quello che sei non si mai sforzato e non dovr mai sforzarsi. Tutto avviene spontaneamente. Tu non sei ci che si sforza. Questo fa parte dellapparenza. Quello che sei non ha mai fatto n non fatto qualcosa. Tutto si fatto da s. E se realizzi che tutto si fatto da s e spontaneamente viene e va, chi si sforza ancora? Chi deve ancora fare qualcosa?

D.:Io apparentemente no! K.:Il S pu solo liberarsi da solo. Niente di quanto vive nel tempo pu rendere il S com realmente. Dunque solo il S pu risvegliarsi in s stesso. E questo non un risvegliarsi, questo solo essere quello che . Nessunazione e nessuna meditazione pu procurare quello che solo il S pu fare. Ci che nel tempo, non pu agire per volont propria per ottenere qualcosa. Eppure ogni passo che accade nel tempo sempre un passo verso se stessi. Solo che non lo ha mai fatto nessuno. Mai nessuno ha fatto un passo avanti. Fossanche cos, lha solo fatto il S, appunto perch non ha fatto nulla. Procede sempre verso se stesso. E non possibile che sfugga a se stesso. Dunque tutto quello che fa il S porta a se stesso. Non c niente di speciale. Quindi non questo o quel tipo di meditazione che porta a Lui pi in fretta. E nemmeno quella fetta imburrata o quel programma TV che ce ne pu allontanare. Tutto questo esattamente quello che ti porta a te stesso. Per quanto concerne il S non ci sono specialisti. A questo riguardo non ne so pi di chiunque altro. So solo che sono e che c lessere. Tutto il resto speculazione. Non ne so pi di te.

D.:Sono sconvolto.
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K.: Prendilo come piccolo evento perturbatore. Ci sono tanti piccoli eventi perturbanti nch non ha luogo la catastrofe, IL S realizza se stesso e lIo non ha mai esistito. Questa la catastrofe per lIo. Nel realizzarsi si annulla. Una fusione nucleare. Tutte le particelle ridiventano quello che sono in essenza. A quel punto le particelle cessano di esistere. Nel fuoco della consapevolezza scompare tutto il relativo. In questa consapevolezza di s lidea del relativo non pu sussistere. Tutto il relativo brucia e ogni idea di separazione o non-separazione scompare.

D.:Per questo vorrei aspettare ancora un po. K.: Si, ma anche questo non puoi farlo.

Sono la vacuit?

D.:Durante la meditazione approdo ad uno stato di vuoto assoluto. Ed io so: ecco cosa sono! K.: Vorresti esserlo?

D.:Lo sono, oppure no? K.: TI piacerebbe sentirti a casa. E se non in seno alla tua famiglia, in una citt o in un paese o nel mondo, almeno nella vacuit. L troveresti pur sempre una patria. Fossanche il vuoto. Ah! Il vuoto! Acc sto a ccasa mia! ma in qualunque modo tu ti denisca al momento, proprio per il fatto che ti denisci, ti separi da qualcosaltro. Quindi se dici:Sono la vacuit dietro questo grosso cespuglio del vuoto e del niente c ancora qualcosa. L si nasconde qualcosa che pu sempre essere in agguato. E cos sempre, se ti denisci in un qualunque modo.

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D.:Pensavo di dover giungere ad un punto dove sono sempre questa vacuit. Perch lo sono. K.: Pensavi di dover diventare quello che sei? Quello che tenti di essere non puoi esserlo. Se pensi: Questarmonia che sento, cos meravigliosa, cos in unit col Tutto, dovr pur esserlo! oppure Questa vacuit dove nulla pu toccarmi, ecco cosa sono! allora provi nostalgia per uno stato. Ma quello che sei sempre disponibile. Non uno stato, non unesperienza, non un sentimento. Non hai bisogno di provare nostalgia. N hai bisogno di diventarlo. Quello che sei non dipende da una buona condotta o da un buon comportamento. Non dipende da una qualsiasi condizione. Non dal divenire o dal passato, non da un evento nel tempo, non dalla vita, non dalla morte.

D.:E come linnito. Non posso immaginarmelo. K.: Tu non puoi immaginare quello che sei. Perch sei linnito, non puoi immaginare te stesso. E nessunaltro lo pu. Nessuno pu immaginarti.

Il concetto che dissolve tutti gli altri concetti

D.:Qui lidea dellIo si sta riducendo assai. Ma senza di esso non si pu vivere! K.: Quello che sei ha forse bisogno di un pensiero per vivere? Per essere?

D.:Quello che sono K.: Chi ha bisogno dellidea dellIo? Chi? In ogni modo lidea stessa dellIo.

D.: Allora scartiamola. K.: Non hai bisogno di scartare niente. Niente deve andare e niente deve
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venire. Dopo tutto non lo si chiama assassinio del S, ma realizzazione del S. Cos la realizzazione del S?

D.: Ancora unidea, di nuovo solo un concetto. K.: Se vogliamo parlare, dobbiamo trovare un concetto un concetto come soleva dire Ramana che dissolve tutti gli altri concetti. Che cos questo concetto?

D.: Spiegacelo tu. Io non voglio pi pensare. K.: Il pensiero non vuole pi pensare. Tuttavia nch non vuole pi pensare pu rimanere.

D.:Spiegaci per favore che cosa intendeva dire Ramana. K.: E la tecnica di restare nella domanda:Chi sono? Di rimanere nellimpossibilit di una risposta. Nel mistero delleterno punto di domanda. Nella totale nescienza di quello che sei o se sei. In questapertura. Lapertura annulla lidea dellIo e la sua storia. Lagente o possessore scompare nellapertura di questa domanda a cui impossibile rispondere. Come un fuoco brucia la storia personale. Nulla rimane. Niente pu sussistere nellignoranza di quello che sei.

D.:Non potr mai avere la risposta? Il punto di domanda eterno? Questo ha un suono molto doloroso! K.: La sofferenza proviene dal fatto che pensi: se io potessi avere la risposta, il mio dolore potrebbe sparire in futuro. Ti posso solo affermare che la risposta non avr mai luogo e cos il dolore non avr mai ne. La domanda questa: qui ed ora esiste uno che sta soffrendo? O esiste un sofferente solo perch spera che in futuro il dolore possa cessare?

D.:Credo sia cos. K.: Finch c un uomo pieno di speranza che pensa di potersi elevare al culmine della felicit per mezzo della domanda:Chi sono? egli soffrir per il fatto che a questa domanda non potr mai esser data una risposta.

D.: Questo suona tremendo!


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K.: Siamo seduti qui perch io possa ripeterti continuamente: non ci sar mai una risposta a questa domanda. Quello che sei non lo conoscerai mai. Non infatti un oggetto di conoscenza. Che tu possa farti risarcire o meno le cose stanno cos.

D.:Ma allora senza speranza. K.: Lassenza di speranza la tua natura. Nella disperazione non c pi un Io. La rassegnazione liberazione. Tu ti rassegni quando riconosci che lidea di poterti trovare solo unidea. Che quello che sei non potrai mai trovarlo, perch non lhai mai perso. Puoi solo trovare quello che si era allontanato da te.. Ma la tua vera natura completamente qui ora. La domanda Chi sono? solo unindicazione di questo mistero. Unindicazione che devi gi essere completamente quello che sei.

D.: Allora perch non lo sento? K.: Perch non c un secondo S che tu possa sentire. Non un oggetto, non un sentimento, non un pensiero. Per questo non potrai mai sentirlo. Non esiste un contatto con te stesso. Sei in conoscibile, incomprensibile, intoccabile. Tu sei assoluto in te stesso. Mai nato mai mortale.

D.:Non sapr mai chi sono? K.: Noi parliamo di libert. E tu vorresti una risposta che non sia libera. Tu vorresti aggrapparti ad una risposta. Almeno cos sai che esisti e da quel momento puoi prenderne cura. Con la compagnia costante della paura. Poich questo che succeder se hai avuto una profonda intuizione o unesperienza di illuminazione o una visione mistica. Per il resto della tua vita devi occupartene per poterla mantenere. Che sforzo!

D.:Il mio problema di base non stato risolto con questo. K.: Questo non signicativo.

D.:Allora sbagliato volersi conoscere? K.: No. arrogante. Vorresti conoscere Dio. Cosa c di pi arrogante? Questa presunzione. Almeno cos potrai sospirare: Oh com seria e difcile la vita!

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Il virus Chi sono io?

D.:Ramana ha raccomandato di porsi la domanda: Chi sono io? Questo porta ad un risultato? K.:Questa domanda come un trattamento di radice. Quando comincerai a porla ti porter via la radice. Cominci a domandarti: sono io quello che pensa? Sono limmagine che ho di me? Sono i pensieri, le rappresentazioni che ho di me? Sono effettivamente io quello che appare la mattina come idea-io? Oppure sono gi l da prima? Da dove viene questidea dellIo? E in che cosa emerge? A chi appare in n dei conti? Chi la vede? Quello che sono non gi prima di qualunque pensiero o fenomeno fuggitivo? Quello che sono pu forse essere mai impressionato da un qualsiasi evento? D.: Questa solo roba cervellotica. K.: Si, comincia nel cervello. Il S cerca se stesso con lintelletto, con il sentimento, con tutti i mezzi.Comincia dalla testa. Poi il virus si espande.. Sempre con la domanda:Chi sono?. Questa domanda meditazione in s. Ove la meditazione diretta solo verso se stessi e vien messo in questione lo stesso meditante. La consapevolezza si dirige verso se stessa. Non su un mantra o sul respiro o su unimmagine - si dirige verso chi pone la domanda? Chi consapevole di s ora? Nella totale concentrazione su questa domanda si annulla lentamente ma sicuramente la propria storia personale. Perch in questa domanda non pu pi esistere nessuna persona. Questo il bastone che attizza il fuoco della consapevolezza e che, non si sa quando, sar bruciato anchesso. E questa la domanda con la quale lIo stesso si brucia nel fuoco. Ma se e quando succede, nessuno pu deciderlo, impedirlo o accelerarlo. Succede spontaneamente. In quel momento tutte le altre domande svaniscono. Spontaneamente sorge anche la domanda. Che un giorno tu te la ponga e che arrivi il momento in cui essa diventi essenziale succede spontaneamente. In quel momento tute le altre domande svaniscono. Resta solo questunica domanda.. Rimane solo lattenzione totale rivolta a se stessi. Questo non lo decidi tu. Invece in un momento preciso della tua vita sopraggiunge questa domanda. Si presenta in maniera lampante. Tutto si focalizza l. Qui comincia lautoconcentrazione. Legocentricit che si orienta verso il mondo e che riferisce

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tutto a se stessa, convogliata verso di s e lascia fuori il mondo. Lattenzione non si dirige pi verso ci che fuggevole. Diventa cosciente di se stessa, mentre gli oggetti perdono i contorni. Questo lo si chiama fuoco interno della consapevolezza. Quanto a realt rimane solo lappercezione.

D.:Signica che il mondo diventa insignicante? K.: Lappercezione la sorgente. Il resto passeggero. Nella domanda:Chi sono? lattenzione si rivolge a colui che pone la domanda. Chi si orienta? Che cos lattenzione? Awareness in inglese, si dirige verso awareness, la veglia si dirige verso la veglia. E tutto quello che succede in questa veglia riconosciuto come un lm su uno schermo: sono ombre fuggevoli. Ti risulta chiaro che lappercezione, in ogni momento, gi da beb e poi pi tardi in ogni situazione, era gi da sempre quello che . E la cosa pi afdabile che esista. E la sola cosa che tu conosci E senza condizioni. Il resto condizionato. Senza lappercezione e quello che percepisce e che in conoscibile, non ci sarebbero oggetti percepibili. In quanto appercezione sei sempre primario. In seguito avvengono le situazioni e le circostanze. Lappercezione gi presente in modo perfetto nel sonno profondo, anche se non si percepisce nulla. E riconosci che in questappercezione, ha avuto luogo la nascita, in questa apparso il corpo e in essa un giorno sparir. Lappercezione esisteva prima e ci sar dopo. Riconosci che lappercezione non mai nata e che ogni idea di nascita e di morte appare in essa. Essa stessa non mai nata e non morir mai. Tu sei leterno non-nato, limmortale, la Sorgente in s.

D.:Allora siamo dunque solo la medesima appercezione? K.:Lappercezione non selettiva. E uno spazio assoluto nel quale tutto succede. La percezione da un determinato punto di riferimento, ha luogo in questo spazio, visiva, condizionata, relativa. Lappercezione totale un palcoscenico assoluto in cui tutto succede e osserva da ogni sorta distallazioni fotograche. E in quanto coscienza senza forma essa perno prima di questo show. E locchio di Dio, puro senza tempo, senza spazio. E qui in questeternit vi tra molti altri anche questo momento una perla tra innite perle di coscienza.

D.:Allora esiste lunicit! K.: Ogni momento unico. Non esiste un momento che si ripeta due volte, come non esistono due occhi di neve uguali. Lesistenza si esprime sempre in modo unico. Colui che si esprime qui come Carlo, si esprime l come quello che sei. Lespressione innitamente diversa. Ma quello che si

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esprime sempre quello che .

D.: Anche la consapevolezza sempre differenziata. K.: La consapevolezza non conosce luno o il due, il separato dal non-separato. La consapevolezza qui non diversa dalla consapevolezza l. E sempre Dio che guarda allinterno di se stesso. Che si contempla nelle sue innite possibilit di manifestazione da innite variazioni di angoli visivi. E sempre autoconoscenza. La parola S solo unindicazione. Qui nellassenza di un Io non rimane pi un S che possa conoscere un S. Qui c una totale assenza di essere o non-essere.

D.:E tutto questo salta fuori se mi pongo linnocente domandaChi sono io? K.: No. Tutto questo scompare. E soprattutto sparisci tu.

8. Loscura notte dellanima

Nessun interesse verso il mondo

D.:E necessario che prima del cosiddetto risveglio si passi attraverso la notte oscura dellanima?

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K.: Oppure si pu semplicare la cosa?

D.:Beh si, se non ha da essere K.:In primo luogo ti denisci come Io con qualit, storie che chiami la tua identit. Di fronte, sembra esistere un mondo in apparenza indipendente da te. In quello tu cominci a cercare. Cechi oggetti che ti possano procurare appagamento. Circostanze nelle quali sentirti felice. Ti sforzi e cerchi e cerchi ancora, nch non cerchi pi. Poich ad un certo momento la ricerca cessa. Non perch lhai condotta in modo tanto abile. Semplicemente cessa. Ad un certo punto avviene il riconoscimento che non ha senso cercare nel mondo degli oggetti. Vedi che non c nulla da trovare. Allora sorge un vuoto in te, njel mondo e questo lo puoi sperimentare come depressione. In questa depressione nella quale niente pu aiutarti, cambi rotta. Cominci ad osservare quello che prima di questo mondo.

D.: A questo punto avviene lo sfondamento? K.: Tu non hai niente a che fare con questo. Parliamo di coscienza. Allinizio la coscienza cerca se stessa nel regno degli oggetti, nel mondo e riconosci: il mondo, gli oggetti non possono soddisfare quello che sono. Sono virtuali. Realizzi la loro apparenza ttizia. La coscienza si tranquillizza. In questa tranquillit diventa cosciente di se stessa. Questa pura consapevolezza, non c pi un altro. Nessun interesse nel mondo.

D.: Sfortunatamente per provo ancora interesse per il mondo. K.: Non devi fartene un cruccio. Questa totale rassegnazione di fronte agli oggetti e verso ogni ricerca, non pu essere fabbricata. Afnch rimanga solo la consapevolezza, mentre la coscienza si ritira dal mondo e si rivolge verso se stessa: questo non puoi n favorirlo n impedirlo, succede da s.

D.:So in fondo che non c nulla da trovare l fuori. Nella meditazione lo noto sempre: in sostanza non c bisogno di niente. K.:Se tu rinunciassi a tutto non avresti un vantaggio. Non c garanzia che grazie alla meditazione e alla ricerca qualcosa possa succedere. Anche se fai di tutto, non troverai alcun vantaggio. Se riconosci del tutto che non c da ottenere alcun vantaggio sia col fare che con il non-fare, allora va bene.

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D.:Questa s che unindicazione valida per una volta! K.: Mi fa piacere che abbia potuto offrirti questo piccolo vantaggio.

Paura e mancanza di senso

D.:La mia esperienza durante il satsang spesso mistica, celestiale. Ma quando sono da solo, mi rendo conto che non ho potuto portar via niente. Allora ho paura della mancanza di senso. K.: Come lo vivi?

D.:E unenergia sica, durante il satsang sono come ubriaco. E unubriachezza divina. Il resto poi solo angoscia. Come se fossi drogato. K.:Questa la droga del S. Ogni tossicomania una ricerca di se stessi. Con o senza droga. La meta il S. La nostalgia del S la radice. Finch tu non sei totalmente quello che sei, cio nch tu hai ancora unidea di separazione, esiste la necessit di una droga. Durante i dialoghi o il satsang questa si calma momentaneamente, poich energeticamente non c pi separazione per qualche tempo.Tu sperimenti lunit. C una fase di adattamento, una specie di iniziazione per il fatto di essere insieme. Ti dirigi sempre pi da questa parte. Metti il piede in ci che innominabile e dove nessuno pu entrare. Questi dialoghi sono un modo di tener la porta aperta. Qui c solo apertura. I buddisti lo chiamano campo di Budda. Per qualche tempo c la possibilit di essere senza un Io. Lassenza di un Io celestiale, beatica. E questo come una droga. Ma come ci si arriva se ogni desiderio di arrivarci un ostacolo? Come si arriva allassenza di desideri? Come pu un qualunque passo portare allassenza di tempo-spazio?

D.:E quello che mi devi dire! K.: C un completo senso dimpotenza qui e altrettanto l. Non ti posso dare alcuna speranza. Succeder come dovr succedere. Finch si totalmente sciolto da qualsiasi vincolo. Finch lappercezione si totalmente liberata dalloggetto di percezione. E un processo nel quale

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lappercezione che imprigionata nelloggetto, nalmente si svincola. Quando questo succeder lo sa solo lappercezione. Non c possibilit dintercessione della conoscenza. Non ci sono passi. C solo uno sprofondarsi in se stessi.

D.:Fino a quel momento per me uno sprofondare nellorrore. K.: Qui c la possibilit di toccare laccettazione. Laccettazione dellAdesso. Qui possibile sprofondarsi senza lorrore. Senza lotta o resistenza, semplicemente si dissolve. Il controllore si calma per un po e sprofonda in qualcosa dimpensabile.

Devo proprio traversare linferno?

D.: Che valore simbolico ha il viaggio attraverso linferno di Ges, prima della sua resurrezione? K.: Per chi?

D.:In genere. K.: Chiedi sempre che signicato ha per te. Il solo fatto rilevante che tu sei. Non il valore simbolico per gli altri o per la societ o per l umanit intera. Sii totalmente rivolto a te stesso. Non accettare nulla se non quello che sei. Il parere degli altri non determinante, ma il Qui ed Ora, quello che succede a te. Non quante persone ti accettano o condividono il tuo parere. La quantit di consensi totalmente irrilevante. Deve essere indipendente da un consenso esterno. Dipende solo da te.

D.:Allora veniamo ai fatti: per risvegliarmi devo passare dallinferno? K.: Tu non devi far niente, ma invece fai tutto.

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D.:Per essere ancora pi chiaro e breve: vorrei percorrere un sentiero dolce. Non voglio sperimentare linferno. K.: La volont di Dio si realizza sempre. Se sei quello che sei, succede tutto in quanto proviene da te stesso. Ma se ti consideri un Io, allora non accade mai quello che vuoi tu. Allora succede solo quello che vuole la Sorgente e mai quello che vuoi tu. Succede sempre quello che vuoi nella tua essenza, non quello che vuoi tu in quanto Io.

D.:La mia essenza pianica in modo diverso da me allora posso dimenticare la mia volont propria? K.: Si dice: il diavolo ha creato il libero arbitrio per poterti dominare. Poich il libero arbitrio lidea che tu esista come essere separato. Questa unidea diabolica. Solo se esisti in modo separato, c il libero arbitrio, la buona coscienza, la responsabilit, solo allora si presenta tutto lincantesimo infernale.

D. Come ne vengo fuori?: K.: Non puoi sottrarti ad esso. Lintera storia del Mahabharata, la Bibbia degli indiani, nella sua essenza, laccettazione dellinferno. Accettazione totale del dolore. In questa accettazione scompare ogni idea dinferno o di cielo. Ma nch c qualcuno che vorrebbe uscire dallinferno per entrare in cielo, che vuole assolutamente evitare una situazione o migliorarla, no a quel momento lIo reale. E nch lIo reale con le sue idee di salvezza e di volont propria, ci sar linferno.

D.:Ma c pure una salvezza? K.: Finch vuoi essere salvato, sarai in prigione. Voler essere salvato, voler sfuggire, signica: voler evitare se stessi. E questo impossibile. Anche se ti suicidi cento volte, sei ancora qui. Non puoi sottrarti a quello che sei. Nessuno pu farlo. Posso solo mostrarti la completa impossibilit di questo tentativo. E se tu riconosci completamene che non puoi sfuggire, nemmeno al tentativo di sfuggire, allora lascia pur sfuggire chi vuole!

D.:Maledizione! K.E solo un gioco. E tu sei la coscienza che recita ogni ruolo, il ruolo

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minore come quello pi importante ed anche il ruolo principale.

D.:Va bene, allora non posso lamentarmi. K.:Ma certo che puoi!

Prima la forza dinamica, poi la depressione

D.:In passato desideravo ardentemente il Risveglio. Ora ho limpressione che vorrei fare una pausa, ma non sembra funzionare. K.: Se nessunaltra cosa ti pu soddisfare tranne quello che sei, allora si accende una volont incondizionata. Non la tua volont. Non una volont personale. E una dinamica totalmente impersonale che non deriva dalla tua storia personale e di cui non capisci la logica. Non sai pi cosa succede. Una forza pi grande prende il comando. E come un animale infuriato che ha la meglio su di te. Consciousness is a bitch. (La coscienza una megera) Quello che pu succedere di te, non puoi calcolarlo: imprevedibile. Non segue nessuna condizione.

D.:Questo mi sembra poco rassicurante. K.: Tu sei il mistero. Si parla di grazia quando quello che prima pareva addormentato si sveglia. Diventa consapevole di se stesso e non ammette pi nientaltro. Niente pu pi soddisfarti. C solo quello come obbiettivo. Tutto il resto diventa insipido, grigio e senza senso. Che cosa ci faccio ancora qui? Ecco la depressione. Arriva lorrore.

D.: Arriva inevitabilmente la depressione? K.:La depressione signica letteralmente: sopraggiunge una vacuit. Un

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vuoto. Questo inevitabile. La depressione avviene quando emerge il vuoto in una persona. Quando nulla, nessuna forma, nessun essere umano, nessun pensiero pu rendere felice. La vita diventa completamente senza senso. Si, questo appare sempre.

D.:Ed i sentimenti che laccompagnano? K.: I sentimenti sono vibrazioni e pensieri. Puoi chiamarli melanconia, lutto, depressione. Secondo una convenzione sociale si chiamano in tal modo. Ma sono in fondo solo vibrazioni. I sentimenti sono vibrazioni energetiche nel corpo. Energia che prende forma. Non hai bisogno di preoccupartene.

D.:Mi immaginavo il Risveglio come qualcosa di pi piacevole K.:Quando sopraggiunge la grazia, la maggioranza delle persone cerca di scappare. Non se la immaginavano cos. Cos misericordiosa e senza misericordia. Cos inesorabile. Qualcosa che ti prende totalmente. Niente ti viene dato, e tutto ti viene tolto.

D.:E la vita non ha pi senso? K.: La mancanza di senso allo stesso tempo la libert da qualunque idea. Ogni speranza ed ogni signicato che dai al mondo, lo crea e lo rende reale. E gi sei dipendente dalla tua creazione e vorresti mungervi alcune gocce di felicit. Ora la tua creazione ti rilanciata indietro, come lelastico di una onda teso a lungo e che nalmente si libera. La creazione scompare, nessunidea, nessun senso, solo libert.

D.:Mi spiace, ma questo mi terrorizza piuttosto! K.: Quando U.G. Krishnamurti and da Ramana gli chiese: Non puoi darmi quello che sono? Ramana rispose: Subito, ma puoi tu prenderlo? Infatti sempre presente. In nessun momento non c. Ma questa leggerezza, questa insopportabilit dellEssere, puoi sopportarla? Puoi accettare che non dipende da te decidere quello che accettabile o non lo ? Sei pronto ad essere senza diversit? Di non pi differenziare tra ci che piacevole e ci che spiacevole? Puoi accettare linaccettabile: leterno dolore della dualit come un aspetto della tua realizzazione? Puoi sopportare leternit? Essere cos lontano da non poter mai raggiungere? Puoi, cosa che innita dualit, rimanere solitario?

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D.:Aspettiamo e vedremo! K.: Puoi sopportare la solitudine? O tutto quello che fai per evitare la solitudine? Perch hai lidea che non puoi esistere in solitudine ed hai bisogno di un altro, di un secondo per poter vivere? Oppure in questa solitudine non c pi nessun altro, nemmeno tu in quanto unico? Gi, chi pu sopportarlo? Puoi sopportare il pensiero dellassenza di pensieri? Oppure ti fa orrore?

D.:Mi fa orrore. K.: Eppure non ti rimane che accettare tutto. E lo fai anche. Lo sei gi. Sei laccettazione della non-accettazione. Sei lessenza dellaccettazione e della non-accettazione e quindi laccettazione assoluta. Si descrive il risveglio per lo pi come trasformazione da uno stato di identicazione ad uno stato di non-identicazione. Ma in entrambi c ancora qualcuno che si identica, sia pure in uno stato di non-identicazione. Tu per sei il vuoto del vuoto. Il pieno del pieno. Sei in tutte le circostanze quello che sei. Tu non sei n la forma n il senza-forma. Sei prima di una qualsiasi di queste idee. Anche ci che coscienza senza forma non quello che sei. Tu sei quello che la coscienza, ma non sei la coscienza.

D.:Rinuncio. K.:Chi potrebbe rinunciare?

Rassegnazione e incidente divino

D.:Giro in tondo. Ogni volta che penso: ecco nalmente ce lho fatta, sparisce di nuovo. K.:Magnico! E questo il bello: che nessuno possa averlo o capirlo. Tutto

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quello che puoi avere o capire un oggetto e quindi fuggevole. Ma quello che sei, incomprensibile. In questa rassegnazione allidea di poterti mai capire o trovare un senso, ad un tratto c la perfezione. Ma solo se c una rassegnazione totale. Ti sei fatto assegnare il tentativo di trovarti. Nella rassegnazione annulli di nuovo lassegnazione. R-assegnazione. Fai dietrofront dallidea di poterti mai trovare e ritorni allo stato paradisiaco della nescienza. A capotto nella perfezione senza alcun desiderio di conoscerti.

D.:E una rinuncia totale? K.: Risputi la mela che prima avevi ingoiato come idea. La mela della conoscenza signica: Tu vuoi conoscerti. In quel modo ti dividi da te stesso in apparenza. Esci da te stesso per poterti conoscere. Questuscita ti separa da te stesso. Da te. Quindi soffri allidea della separazione nch al momento della rassegnazione torni indietro in te stesso.

D.:E questo dovrebbe essere il paradiso? K.:Il paradiso quello che sei. Cio quello che p a r a (prima) di questo, prima dellapparenza. Tu non sei pi unombra. Tu sei ci che reale. Tu esci dallapparenza della conoscenza dato che tutto quello che puoi conoscere apparente e ritorni a quello che non apparente. Questo quanto avviene nel Tutto. E questo senza saperlo - quello che : completo.

D.:Ma questo non posso raggiungerlo vi inciampo dentro una volta o laltra? K.:Si, in India lo chiamano lincidente divino quando lidea di un o sparisce. Divino, perch sopraggiunge spontaneamente. Non hai nessuninuenza su di esso. Altrimenti dovresti imparare in fretta: come faccio a far accadere un incidente? Tutti gli insegnanti vogliono spiegarti come puoi evitare lincidente: attento! C un albero, passagli accanto. No, no, vacci contro! E crash! La collisione con linnito! Questo lincidente divino. Lego scoppia!

D.:ma questo costa qualcosa tuttavia. K.: Ti costa tutto. Per la maggioranza delle persone troppo. Non sono pronte a pagare il prezzo. Costa te stesso. Lidea che esisti, che sei. Ti costa tutta lesistenza.

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D.:Allora non dovrei pi cercare alcun riconoscimento? K.: Non ci dovrebbe pi esser qualcuno che pretende di essere apprezzato.

D.:Potrebbero sputarmi addosso o denigrarmi. K.: Come? Qui non c pi nessuno Chi se ne preoccupa?

D.:Ah!gi. Ma come sento che non ci sono pi? K.:Dimentica il come ed il perch e il percome. Dimentica il tempo. Tu esisti solo nel tempo. Dove non c pi tempo, non ci sei nemmeno tu.

D.:Questo non posso immaginarmelo. K.: E perch cerchi di immaginartelo che il tempo esiste.

D.:Quando ascolto questo: ti costa tutto, di te non rimane pi nullano, il prezzo troppo alto. K.: Naturalmente! Non saresti mai pronto a pagare quel prezzo. E per questo necessaria la grazia che ti prende come fossi il premio principale. Il S vince alla lotteria e ti prende come primo premio. Allora sei fuori. Tu sei un biglietto della lotteria. Un giorno o laltro ti acchiappa. E allora sei libero da te stesso.

D.: Ma se io K.: No, non hai nessuna probabilit. Il S vince sempre!

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Non mai esistito qualcuno che fosse felice

D.:A volte ho limpressione che c solo infelicit nel mondo. K.: Chi ha questimpressione?

D.:Io. Questo mi afigge. K.:Sii quello che sei e allora ti andr bene. Poich nellassenza di un Io non c nessuno a cui potrebbe andar male. Un uomo felice avr sempre limpulso di diventare infelice. La felicit relativa spinge sempre di nuovo allinfelicit. Si, la felicit relativa del mondo sinonimo dinfelicit. C solo infelicit nel mondo! Hai ragione.

D.:Questo tutto fuorch consolante. K.: Perci Ges non diceva mai: Porto pace a more nel mondo. Ma proprio il contrario: Vi mostro che il mondo non pu rendervi felici. Non c pace in questo mondo. Ci sono solo infelici. Non c mai stata una persona felice in questo mondo.

D.:Smettila. K.:Gli fu sempre chiesto perch quale glio di Dio non avesse potuto regnare e portare eterna felicit, il paradiso sulla terra. Non hai tu il potere divino? La sua risposta era: Lascia che i morti seppelliscano i morti. Il mondo morto. Chi si preoccupa di come esso si presenta? Lascia che i morti si occupino dei morti. IL mondo solo un fenomeno, una tua idea, non pi vivo di un sogno o di un incubo che consideri reale nch qualcuno ti pizzica un dito del piede. Oh! Non era reale dopo tutto, quellassalitore che minseguiva o quellabisso in cui sono appena precipitato! No, non era reale. Non reale. Reale quello che sei. E quello non ha bisogno di un altro sogno per essere felice.

D.:Ma per ora sono un glio del tempo e non posso negare K.: No, tu non sei glio del tempo. Il tempo glio tuo! Tu sei la sorgente del tempo. Ogni mattina quando apri gli occhi crei il mondo. Il corpo si sveglia, non te. La veglia che tu sei gi l da un pezzo e non ha mai dormito. Sii questa veglia. Tu lo sei in ogni modo. Tu sei quello che prima

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dellIo e del mondo. Ma tu credi alla tua mente. Sei affascinato dalla sua proiezione del mondo e subito vuoi migliorarla. Ed eccoti gi infelice. Pu solo migliorare.

D.:Come e quando? K.:Tu hai un appuntamento con te stesso a cui non puoi mancare. Quando? Quando non crei il tempo. Come ? per il fatto che smetti di farlo. La felicit non sta nella proiezione di un mondo, ma molto pi semplicemente in quello che tu stesso sei. Chiamala natura di Budda o di Cristo. E quello che sei. Tustesso seiil non-nato e immortale. La tua natura beatitudine.

9. Immortalit

La dolorosa idea della vita

D.:Quando cominciai a meditare ci fu raccontato di avatar immortali nellHimalaya K.:Si chia^mano anche yeti.

D.:No, no. Non ci sono yoghi che hanno raggiunto limmortalit? K.:Che cosa ci guadagneresti? E chi lavrebbe guadagnato? Ci che si chiama morte soltanto unulteriore esperienza nellinnit delle esperienze. Quando viene e come viene non ha importanza. Chi esperimenta sempre lesistenza. Ed essa non toccata da questa esperienza.

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D.:Bene per lesistenza. Ma io penso piuttosto a me. K.: Tu non esisti come essere separato. C solo unidea di questo.

D.:Trovo lidea piuttosto buona. K.:Lesperienza della morte, lesperienza della nascita e tutto quello che c nellintervallo, sono esperienze proprie in una storia personale. Ma ogni storia personale percepita dal S. In questa storia non c un essere personale che la viva e che l percepisca. Solo la consapevolezza il percipiente in ogni istante. Quello che qui parla e che qui ascolta non separato.

D.:Il mio trisnonno non dunque separato da me, ma qualcosa mi dice che lui morto e che io sono vivo invece. K.: Bene, in questo momento presente il pensiero di vita?

D.:Se vuoi spiegarlo cos. K.: Dov questo pensiero di vita quando sei nel sonno profondo?

D.:Allora non c naturalmente. K.:Questa morte. Lassenza dellidea di vita. Questa morte. Finito. Entrambe sono idee. Solo se c lidea di vita, c anche lidea di morte.

D.:Con questo sistema mi rimarr ancora qualcosa? K.:Rimane quello che sei. E questo rimane anche nel sonno profondo, nellassenza di simili idee. Quello che ti appare tanto reale, in realt labile e fugace. Quello che sei tuttavia non pu andare e venire. C in ogni circostanza. Il sonno profondo uno stato di vacuit nel quale nessuno percepisce pi. Eppure quello che sei altrettanto presente come adesso.

D.: Potrebbe darsi altrettanto bene che io sia morto e che creda

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K.: Si, potrebbe darsi. Posso solo assicurarti che vivere nellidea di un Io la vera morte. Morte per suicidio che signica letteralmente, uccisione di s. Nel pensiero di un Io, nellidea della separazione, quello che sei morto. Nel credere a questo pensiero esci dalla perfezione dellessere, il tuo stato naturale e ti rechi verso uno stato innaturale, nella separazione.

D.:Eppure questidea dellIo mi preziosa e cara. K.:Cara certamente perch ti costa molto. Perch lignoranza della tua vera natura. Solo nel riconoscere che nulla che possa essere separato da qualcosaltro, la sofferenza pu cessare. Perch in questa realizzazione non c pi nessuno che possa soffrire. E nessun malato o qualcuno che possa sperimenti qualcosa. Tu sei prima di colui che sperimenta. Ma nch ti costringi ad essere un riesso, rimani nellesperienza del dolore.

D.:Ho capito bene? nch credo di esserci fa male? K.: Finch ti senti separato dal dolore e lo vuoi evitare. Il solo fato di voler evitare qualcosa dolore. Sii quello che il dolore. Quello che essere. Allora non pi dolore, allora una vibrazione in te, unesperienza di quello che sei. Tu sei lessenza anche del dolore. Tu sei lEssere nel quale emerge questo sentire doloroso. Sii questo e vedi quello che succede: c qualcuno che prova questo dolore? In quel momento il possessore sparito. E tu non ne fai pi una vicenda.

D.:Forse sono attaccato al dolore perch mi d la sensazione che sono Io a vivere. K.:Allora non vivi. La vera morte succede non appena credi che sei tu a vivere. Finch pensi di essere al mondo sei in uno stato di morte apparente.

D.:E perch ci sono sei miliardi di persone che credono di essere vivi e che il mondo esiste? K.: Al contrario: nch tu pensi di esistere ci sono sei miliardi di persone.

D.:A che serve tutto questo? K: Il S ha creato un esperimento scientico: la coscienza che cerca se stessa. E ti ha messo in una provetta.

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D.:Adesso si che ridiamo! K.:Si, perch proprio adesso sta cercando il bruciatore Bunsen.

Come si muore in maniera giusta?

D.:Ha un signicato come si muore? Se incoscienti o in maniera cosciente? K.: No.

D.:Quasi tutte le religioni insegnano che importante come si muore. K.:Ah! Ne sai gi qualcosa?

D.:Non io. Molti illuminati dicono che il punto di morte rilevante. K.:Per questo ci deve essere qualcuno di rilevante, qualcuno che vede un tale vivere e morire.

D.:Il punto di morte, dicono che importante ed anche lo stato dello spirito. K.:Vuoi mettere in questione Dio o lEssere?

D.:Come prego? K.:Vuoi dire che la coscienza stupida e che non sa quello che fa?

D.:Non credo proprio alla stupidit di Dio K.: Dio sa quello che fa?

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D.:Lo presumo, certo. K.:Allora credi che dovremmo preoccuparci se un essere muore in questo o quel modo? O Dio lo sa forse meglio?

D.:Dio lo sa meglio; eppure importante che facciamo qualcosa. K.: Che miglioriamo il mondo?

D.:Lindifferenza non pu essere la risposta. K.:Uno che vuole migliorare il mondo non si pone forse al di fuori del tutto? Quale Dio separato?

D.:Tra un riformatore del mondo ed un uomo che vuole aiutare un altro , c pure una differenza. K.:Forse non tanto grande. Se vuoi aiutare un altro, vuoi cambiare qualcosa che in quel modo. Non dico che sia sbagliato. Ma nch c qualcuno che afferma che sia necessario un miglioramento e nch questo costituir per lui una realt, vivr nella sofferenza. La piet per un altro viene dalla nostra autocommiserazione.

D.:Parlo di compassione. K.:Nessuno pu parlare di compassione. Nella compassione tu non ci sei pi.

D.:Ma gli altri si. K.:Nella compassione non ci sono nemmeno pi gli altri.

D.:Santo cielo! La compassione si manifesta in questo corpo! Ed esso vuol forse far qualcosa! K.: La compassione il tuo essere. La compassione non fa differenza tra fra buone o cattive esperienze.Non partecipa col sentimento ad esperienze

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dolorose o meno. Anche la sofferenza nella compassione un esperienza di autoconoscenza. La sola qualit lappercezione per cui il S conosce se stesso. E questo sempre qui in ogni cosa. C solo compassione. Compassione del S per il fenomenale.

D.:Smettila! Smettila con questo bombardamento di connessioni logiche. Posso solo dirti che il modo in cui riesci a comunicare sta diventando troppo per me. K.: Non voglio comunicare nulla. Deve solo diventare troppo.

D.:Ci sei riuscito con un dannato insieme di concetti intellettuali. K.: Tu hai un concetto della compassione. Il concetto di una piet personale. Io mi attengo a qualcosaltro: il principio del S.

D.:Si, si. Qui non si tratta di un torneo intellettuale! Si tratta anche di essere commossi. Non vuoi commuoverci? K.:Non voglio commuovere nessuno.

D.:Se non sono commosso, mi frulla solo accanto. K.:Deve proprio frullare accanto. Poich allora qualcosaltro che inizia ad ascoltare. Qui parla la consapevolezza e l ascolta la consapevolezza. E quello che pensa, lidea-Io che non ce la fa a seguire, non minteressa.. Non la vedo nemmeno. Non parlo con nessuna persona qui.

D.:Allora buon divertimento! K.:Lunica cosa che pu succedere laccettazione che tu abbia un concetto e che io abbia un concetto. Laccettazione porta tutto alla luce. La compassione, laccettazione di tutta lesistenza cosmica, crea le discussioni e le parole in cui la coscienza qui sta parlando e l sta ascoltando. E un usso di energia. Non importa largomento di cui parliamo. Non importa neanche se si ottenga un risultato o si abbia una realizzazione.

D.: A me importa quanto succede in questo spazio senza parole. E tutto quello che osservo che riempi questo spazio di parole.

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K.:Suona bene.

D.:Parli in fretta ed utilizzi determinati concetti e colleghi tra loro varie rappresentazioni.Devo prima provare un sentimento di quello che vuoi trasmetterci. Il mio intelletto deve prima coincidere con quanto affermi. Non forse importante quello che succede qui? Questa lunica cosa importante. K.: Chi dice ora che cos importante?

D.:Io. K.:Chi Io?

D.:Santo cielo!Volevo solo sapere come si muore e se ci si pu fare qualcosa. K.: Non ti accorgi come si muore?

D.:Osservo solo una demolizione. K.:E puoi farci qualcosa?

D.:Non lo so pi. K.:Bene.

D.:Si, molto bene. K.:Ecco perch mi chiamano Carlo il demolitore(gioco di parole:Kahlschlag in ted.=demolizione)

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Si vive pi a lungo se siamo illuminati?

D.:Puoi descrivere cos lilluminazione? K.:Possiamo solo parlare di quello che accessibile al pensiero e alla lingua parlata. DellAssoluto possiamo solo dare lindicazione che esso aldil di ogni denizione.Il Tao di cui si pu parlare non il Tao. Lultima possibilit che si possa essere consapevoli del proprio essere assoluto. E in questa consapevolezza dellAssoluto non c pi dualit.

D.:E questo il tuo sentimento di vita? K.: Questo il sentimento assoluto della vita, non relativo.

D.:Allora hai questo sentimento assoluto della vita? K.:nessuno pu averlo.

D.:Peccato. K.:E la tua natura. Non hai da far nulla di proposito. Qui ed ora sei perfetto. Solo che lattenzione ora diretta verso qualcosa di fuggevole. Poich tu lo prendi per reale, il transitorio diventa per te reale. Se tu rivolgessi lattenzione alla cosa giusta, che sempre presente, la tua realt sarebbe lAssoluto. Sarebbe lunica cosa vivente. E in fondo lunica cosa che vive! Se rivolgi lattenzione a quello che permanente, riconosci nel mondo quello che sei ma tu non fai pi parte del mondo. Riconosci nel corpo quello che sei ma non sei pi il corpo.

D.:Deve essere una sensazione strana. K.:Il mio corpo non di questo mondo, disse qualcuno circa duemila anni fa. Questo non signica: il regno lass e se agite giustamente ci arriverete pure voi un giorno. Signica invece: il mio regno non ha niente a che fare con rappresentazioni. Non con quello che credi di vedere. LAssoluto la mia natura, in qualunque stato io sembri apparire in questo mondo.

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D.:Qualunque cosa accada. K.:Che io penzoli da una croce o che esca con Maria Maddalena: sono tutte circostanze, apparizioni. Non ha niente a che fare con ci che sono. Ges dice persino: Sono quello che il Padre, ma non sono il Padre. Sono quello che Dio, ma non sono Dio. Signica che lessenza di Dio. Egli quello che il sapere, senza che egli sappia niente. Questo sapere assoluto: essere ci che il sapere senza che ci sia qualcuno che sappia o debba sapere. Non c nessuno che si preoccupi se vivo o morto. Lassenza di qualunque idea che tu esista o meno lindicazione dellessenza.

D.:Mi viene il capogiro. Appartiene a questo mio senso di essere in vita che qualunque cosa ci capiti indifferente? K.: Non rimane pi nessuno a cui capiti qualcosa. Nella fugacit di un mondo di ombre, c una coscienza che si comporta in modo attivo o reattivo. Ma tu non fai parte dellombra, ma sempre prima dellombra, sempre prima dei fenomeni.. In realt nulla si muove, c solo pura tranquillit.

D.:Ma qui ci muoviamo e parliamo. Dopo tutto sembra esserci ancora un Io che prende parte o che fa nta. K.:LIo continua a comportarsi come prima. L non c differenza.

D.:Ma ci che succede gli diventa indifferente? K.: Per il Carletto non indifferente. Carletto ha intenzioni e vuole questo o quello. Lunica cosa una completa accettazione se riesca ad ottenerla o meno. Se dovesse morire lattimo dopo, non ha importanza. Come ogni notte c una simile atmosfera, quando va a dormire: Se per caso non dovessi rivederti, stato bello incontrarti! E ogni mattina verso le otto: Ah! Ancora tu!

D.:E se dovesse capitare qualcosa di spiacevole? K.:Succede solo quello che sei. E se qualcosa ti ammazza, sei solo tu ad ammazzarti. Cos niente ucciso. Se il corpo muore ucciso dalla coscienza che recita il ruolo di questo corpo. Lapparenza di questo corpo pu sparire, ma quello che sei lesistenza immortale non ha perso nulla.

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Immortalit

D.:La morte rappresenta la ne? K.: Si. E la ne del corpo, della mente e dellanima. Soprattutto la ne di quello che hai sempre creduto di possedere. Credevi che questo o quello ti apparteneva e anche se non qualcosa di materiale, per lo meno un tratto di carattere. O almeno una vibrazione dellanima. O lanima stessa. No,non rimane niente di tutto questo. Muore colui che possedeva unauto, una casa, un giardino, dei gli, una famiglia, un corpo, dei sentimenti,uno spirito ed unanima. Muore colui che possedeva esperienze e una storia personale. Finito. Terminal. E poi c qualcosa come il punto zero. E in questo punto zero c libert. E da questa libert guardi dentro in quello che sei. Allora succede quello che succede e tutto va bene come succede. Questa la chiarezza nale che nulla ti appartiene. Questa libert.

D.:E questa liberta sopraggiunge solo in punto di morte? K.:In ogni momento dovresti morire o per lo meno essere in faccia alla morte, in faccia alla tua mortalit. Tutto quello che incontri mortale. Tutto quello che possiedi o sperimenti mortale. Tutto quello che vuoi tenere stretto fuggitivo. Tutto quello che ottieni lo perderai. Anche lidea di te stesso perderai. Lidea di un Io. Davanti alla mortalit sparisce lidea di possesso. Il mio corpo, la mia vita, il mio karma, la mia storia svanito. Davanti alla mortalit sparisce ogni mio. Sparisce il possessore, eppure sei totalmente quello che sei. Sei totalmente qui qualunque cosa tu sia.

D.:Come che cosa?Che cosa di me ancora assolutamente qui? K.:Ci che prima del possessore. Questo sei tu. Tu sei prima dellidea di possessore e di transitoriet. Quello che sei non toccato da cose fugaci. Non toccato dallidea che hai posseduto o possa possedere qualcosa. Questo si rivela essere solo unidea. In realt sei sempre libero. In realt sei sempre nel qui e adesso ove non esiste storia personale. Quindi non c

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L'illuminazione ed errori simili - Parte 2 (Karl Renz)

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nessuno che sia nato e che possa morire. Al pi tardi la morte ti poter questa realizzazione. Ecco perch liberatoria.

D.:Ho sempre sperimentato questo quando qualcuno moriva: un senso di leggerezza. K.: Tutto perde il proprio peso. Non c pi nulla da portare. Non c nessuno che possa potare qualcosa. Lascia morire quello che deve morire e osserva quello che sei. Quando hai gi la tua pietra tombale davanti agli occhi, che cosa pu esserci ancora qui? Se il tuo nome gi sepolto, se la tua forma, il tuo corpo, le tue idee sono gi sotto terra, cosa c ancora? Cosa esiste adesso? E forse possibile che vivi gi al cimitero e pensi di essere ancora vivo? Pu darsi che tutto quello che vedi gi morto? Perch tutto quello che sperimenti muore al momento stesso in cui nato? Tutto ci che va e viene morto. Lunica cosa che viva sei tu.

D.:Questo non mi aiuta. Mio padre sta morendo. Presto svuoteremo lappartamento. I suoi libri, le sue lettere i suoi sogni, butteremo tutto in un container. K.:Tutte le idee connesse alla vita sono sofate via al cospetto del vuoto.

D.:Si, rimane il vuoto ma non una consolazione! K.: Il vuoto signica lessenza di un Io. Eppure c qualcosa di perfettamente presente in questo vuoto. Tu sei quello e tuo padre quello che , perfetto anche nel vuoto. Il vuoto signica assenza di qualcosaltro che non sia tu. Tu sei. Indescrivibile, indenibile, incomprensibile eppure perfettamente qui in questo vuoto. E non inuenzato da questo vuoto! La morte solo una circostanza. Non pu n toccare, n inuenzare, n cambiare quello che sei, quello che tuo padre.

D.:Ero presente al momento della morte di alcune persone, ma non era un passaggio che avveniva nella gioia, cera molta angoscia. K.: E molto naturale. Colui che crede di morire ha paura. Dietro c listinto di sopravvivenza. Non affatto sbagliato. Ma al momento della morte se non c pi lotta, c solo chiarezza. Non c pi lotta, non c pi angoscia. C solo assenza di forma e tutto chiaro. Fino a quel momento cerano tutte le possibilit di lotta, di angoscia e di resistenza. Ma quando c lUltimo, il Finale, non c pi nessuno che possa combattere. C solo vuoto. La consapevolezza ora presente che pareva celata, svuotata da desideri, idee, rappresentazioni. E vuota. Eppure in questo vacuit c

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lessere pieno, totalmente chiaro e completo.

D.:LEssere rimane, ma io sono morto. K.:Che cosa vivo daltronde? La vita forse ci che mortale, assoggettata alla morte? La forma vita? O la forma solo un riesso? Tutto quello che pu morire gi morto prima. Non ha mai vissuto e quindi non pu morire. Al momento della morte non c nulla che possa morire. Quello che sei puro Essere. E qui ed ora, lunica cosa che . E anche in punto di morte lunica cosa che .

D.:Si, lEssere! Ma purtroppo non lo sono! K.: Anche se dici :Non lo sono non fa niente. Non ti diminuisce. Tu sei nonostante questo, completamente quello che sei. Tu sei ci che non ha bisogno di testimonianze. L Io rende sempre necessarie le prove. Cerca in tutti i modi di mantenere attiva la domanda di un senso. Senza la domanda sul senso sarebbe spacciato. E alla ne sar spacciato sul serio: la morte lo rende irrilevante. Nella morte tutte le domande di perch, in che modo e a che scopo, spariscono allistante. Di fronte a questo vuoto e assenza di tempo, tutte le domande diventano superue, lIo diventa superuo.

D.:Si, esatto: quello che mi fa paura. K.:La morte la gran consigliera perch ti mette a confronto con la tua mortalit. Almeno con la mortalit del corpo, della mente e dellanima. Rappresenta la ne di tutto quello che credevi di essere. Davanti alla morte metterai in dubbio il tuo concetto. Il concetto di quello che credi di essere. Ti consiglio di mettere in dubbio adesso questo concetto.

D.:E quello che sto facendo. K.:Se la morte non ti pu toccare, chi muore? E che cosera nato? E se la morte non ti pu toccare quello che sei forse nato?

D.:Finora lo supponevo. K.:Le idee di nascita e di morte sono pensieri fuggevoli nel mondo delle tue esperienze. Tu sei ci che eternamente intoccabile. Che mai avvenuto e mai sparir. Tutto quello che viene e va solo unombra fuggevole di

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"Chi non cerca addormentato, chi cerca un accattone" (Yun Men)

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