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Trattato dei tre Impostori pagina 1 di 42

TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI


di
A. YVERDON
Anno Domini 1768
Stampato dal prof. DE FELICE
PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE ITALIANA
Curata da Massimo Frattini
La traduzione in Italiano stata effettuata con la miglior diligenza possibile tenendo
conto del fatto che l'originale era in Francese antico (1768) e quindi, con tutte le
riserve del caso.
Si cercato di completare, ove possibile, le notizie contenute nel testo indicando,
come note, le eventuali informazioni storiche che si potevano rintracciare su
Enciclopedie e/o Dizionari disponibili.
Non stato possibile procurarsi una copia del testo originale, stante le difficolt
frapposte, dall'Istituto presso il quale il Trattato stato reperito, alla riproduzione
dello stesso, cosa abbastanza comprensibile, dato il tenore del testo stesso.
Non si dubita che coloro dedicheranno parte del loro tempo alla meditazione del
testo proposto, vi troveranno spunti pi che notevoli per sviluppare la propria visione
del mondo, comunque si voglia ritenere veritiero o meno quanto narrato, dibattuto e
presentato nel corso della dissertazione.
Non resta che augurarne buona e proficua lettura ai volonterosi.

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INDICE DELLE MATERIE TRATTATE NEL
TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI
E NEI BRANI RELATIVI A QUEST'OPERA
Capitolo I
Su Dio.
False idee che si hanno sulla Divinit. Perch invece di consultare il buon senso e la
ragione si cede alla debolezza di credere alle opinioni, alle fantasie, alle visioni di gente
interessata ad ingannare il popolo ed mantenerlo nell'ignoranza e nella superstizione.
Capitolo II
Le ragioni che hanno indotto gli uomini a figurarsi un Essere invisibile chiamato
solitamente Dio.
L'ignoranza delle cause fisiche e la paura provocata dagli avvenimenti naturali, ma
straordinari o terribili, produce l'idea dell'esistenza di qualche Potenza invisibile, idee di cui
la Politica e l'Impostura hanno immediatamente approfittato.
Analisi della natura di Dio.
La teoria delle cause finali rigettata come contraria alla vera Fisica.
Capitolo III
Cosa significa il termine Religione. Come e perch ne sono nate e prosperate tante nel
mondo. Tutte le religioni sono frutto della politica. Come si comport Mos per fondare la
Religione Ebraica. Analisi della nascita di Ges Cristo, della sua politica, della sua morale
e della sua reputazione dopo morto.
Artifici di Maometto per fondare la sua Religione. Maggior successo di quest'Impostore
rispetto a Ges Cristo.
Capitolo IV
Verit tangibili ed evidenti. Idee sull'Essere Universale. Gli attribuiti datigli da tutte le
Religioni sono per lo pi incompatibili colla sua essenza e sono convenienti solo per
l'uomo.
Teoria della vita futura e dell'esistenza degli Spiriti, combattuta e rigettata.
Capitolo V
L'anima. Rifiuto delle teorie degli antichi filosofi sulla natura dell'anima. Rifiuto delle
opinioni di Descartes. Esposizione delle opinioni dell'Autore.
Capitolo VI
Gli Spiriti chiamati Demoni. Origini e falsit della teoria della loro esistenza.
Opinioni sul Trattato sui Tre Impostori .
Estratto di una Lettera e dissertazione di M. de la Monnoye a questo proposito.
Risposta alla Dissertazione di M. de la Monnoye sul Trattato sui Tre Impostori
Copia dell'Articolo XI, Tomo I, Seconda Parte delle Memoires de Literature, stampate a
L'Aja da Henri de Sauzet nel 1706
Note esplicative
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TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI
CAPITOLO I
SU DIO
I
Sebbene tutti gli uomini siano interessati a conoscere la verit, sono pochi quelli che si
avvalgono di questa facolt. Alcuni non sono capaci di svolgere ricerche per proprio conto,
altri non se ne vogliono accollare l'onere. Non ci si deve, perci, stupire se il mondo
pieno di teorie vane o ridicole: niente pi capace di dar loro corso quanto l'ignoranza;
questa l'unica forza delle false idee che si hanno sulla Divinit, sull'Anima, sugli Spiriti e
su quasi tutti gli altri concetti concernenti la Religione. Prevale l'abitudinariet, ci si
contenta dei pregiudizi inculcati fin dalla nascita e ci si rimette, per le cose pi essenziali, a
persone interessate, che ritengono legittimo sostenere arbitrariamente le teorie ricevute,
che non osano distruggere, per paura di distruggere se stessi.
II
Ci che rende irrimediabile il male che, dopo aver stabilito false idee su Dio, non si
trascura alcunch per indurre il popolo a crederle, senza permettergli di esaminarle; anzi,
si aizza l'avversione contro filosofi e veri Saggi, per timore che la Ragione, da loro
insegnata, faccia conoscere al popolo gli errori in cui esso stato piombato. I partigiani di
queste assurdit hanno ottenuto risultati talmente buoni che pericoloso combatterli.
troppo importante, per questi impostori, che il popolo rimanga ignorante, per fargli
sopportare le delusioni. Cos si costretti a celare la verit, o ad offrirsi in olocausto al
furore dei falsi Saggi, o delle anime basse e interessate.
III
Se il popolo potesse comprendere in quali abissi lo getti l'ignoranza, scuoterebbe ben
presto il giogo dei suoi indegni caporioni, perch impossibile lasciar agire la ragione
senza che essa scopra la verit. Questi impostori l'hanno capito cos bene che, per
combattere i buoni effetti che ne deriverebbero infallibilmente, si sono preoccupati di
dipingerla come un mostro, incapaci di ispirare buoni sentimenti, e sebbene biasimino in
generale quelli che sono irragionevoli, essi sarebbero, tuttavia, molto indispettiti dal fatto
che la verit venisse ascoltata. Cos, questi nemici giurati del buon senso li si vede cadere
in continuazione in pesanti contraddizioni, ed difficile sapere cosa pretendano. Se vero
che il buon senso la sola cosa che l'uomo dovrebbe servire e se il popolo non cos
incapace di ragionare su quello di cui si tenta di persuaderlo, occorre che coloro che
cercano di istruirlo si applichino per rettificare i falsi ragionamenti e demolire i pregiudizi;
ne deriver che il giogo si dissolver poco per volta e che il suo spirito si convincer di
questa verit, che Dio non ci che ci si immagina di solito.
IV
Per ottenere questo risultato non necessario ricorrere a grosse speculazioni, n
penetrare a fondo nei segreti della natura. Basta solo un po' di buon senso per capire che
Dio non collerico n geloso, che giustizia e misericordia sono virt attribuitegli
arbitrariamente e che Profeti ed Apostoli non ci hanno detto alcunch sulla Sua natura ed
essenza. Effettivamente, per parlare senza infingimenti e per dire le cose come sono,
basta capire che questi Dottori non erano pi abili n meglio istruiti del resto degli uomini:
e per di pi, che ci che essi dissero di Dio cos grossolano che occorre essere ben
semplicioni per credervi. Bench la cosa sia di per se stessa evidente, possiamo renderla
ancora pi chiara esaminando attentamente una domanda. Esiste forse qualche prova che
i Profeti e gli Apostoli siano stati diversi dagli altri uomini?
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V
Ogni persona d'accordo che per nascita e per qualit naturali della vita vi siano individui
che si distinguono fra gli altri, ma essi sono generati da uomini, nascono da donne e
vivono la loro vita esattamente come noi. Quanto allo spirito occorre che Dio lo abbia
infuso maggiormente in un Profeta pi che negli altri uomini ed in modo del tutto
particolare: ci ritenuto cos buono che, se la cosa fosse stata provata pur senza
considerare che tutti gli uomini si rassomigliano ed hanno avuto tutti la stessa origine, si
pretende che questi uomini siano stati di tempra straordinaria, scelti dalla Divinit per
annunciare i suoi oracoli. Ma, oltre al fatto che essi non avevano pi spirito degli altri n
un'intelligenza maggiore, cosa troviamo nei loro scritti che ci costringa ad accettare una
cos alta opinione di loro stessi? La maggio parte di ci che hanno detto cos oscura che
non ci si capisce niente. Ci che ha generato l'opinione che l'uno abbia concepito l'altro,
la disinvoltura che hanno avuto nel vantarsi di aver saputo direttamente da Dio tutto ci
che annunciavano al popolo; credenza assurda e risibile, poich loro stessi confessavano
che Dio aveva parlato loro soltanto in sogno. Nulla pi naturale per l'uomo che sognare,
perci bisogna che un uomo sia ben sfrontato, ben vanesio e ben insensato per dire che
Dio gli ha parlato per quel tramite ed occorre che colui che gli crede sia altrettanto ingenuo
e sciocco per scambiare dei sogni per oracoli divini. Supponendo, per un momento, che
Dio si faccia sentire da qualcuno per mezzo di un sogno, una visione o in qualunque altro
modo si voglia immaginare, nessuno sar obbligato a credere alle parole di un uomo
soggetto ad errare, cos come alla menzogna ed all'impostura: noi vediamo che nell'antica
Legge non c' stata, per lo pi, per i Profeti altrettanta stima di quanta ce ne sia oggi.
Quando ci si stancati delle loro chiacchiere, che non tendevano spesso che a seminare
la ribellione ed a distogliere il popolo dall'obbedienza dovuta ai suoi Sovrani, li si fatti
tacere con vari supplizi: lo stesso Ges Cristo non sfugg al giusto castigo che aveva
meritato: lui non aveva al proprio seguito un esercito, come Mos, per difendere le proprie
teorie.
1
Aggiungete a ci che i Profeti erano talmente abituati a contraddirsi
reciprocamente, che non se ne trov uno solo veritiero su quattrocento.
2

Per di pi, certo che lo scopo delle loro profezie, cos come quello delle leggi dei pi
celebri legislatori, era quello di eternare la loro memoria, facendo credere ai popoli che
essi parlavano con Dio.
I pi abili politicanti hanno sempre usato sistemi del genere, sebbene quest'astuzia non
sia pi oggi riuscita a coloro che, cercando di imitare Mos, non avevano i mezzi per
provvedere alla propria sicurezza.
Detto questo, esaminiamo un po' l'idea che i Profeti hanno avuto di Dio. Se dobbiamo
credere a loro, Dio un essere puramente fisico: Michea lo vide seduto; Daniele vestito di
bianco e con l'aspetto di un vecchio; Ezechiele lo vide come un fuoco, cos detto nel
Vecchio Testamento. Per quanto riguarda il Nuovo, i Discepoli di Ges Cristo
immaginarono di vederlo sotto l'aspetto di colomba, gli Apostoli sotto quello di fiammelle
(lingue di fuoco), San Paolo, infine come una luce che l'abbaglia e l'acceca. Per quanto
riguarda la contraddizione delle loro opinioni, Samuele
3
crede che non si pentisse mai
delle sue decisioni; per contro, Geremia
4
ci dice che Dio si pente delle sue decisioni,
Gioele
5
ci fa sapere che si pente solo del male che fa agli uomini, Geremia dice che non si
pente per nulla affatto.
La Genesi
6
ci insegna che l'uomo signore del peccato e che spetta solo a Dio fare il
bene, mentre San Paolo
7
assicura che gli uomini non hanno alcun dominio sulla
concupiscenza, senza una grazia affatto speciale da parte di Dio, eccetera.
Tali sono le idee false e contraddittorie che questi sedicenti ispirati si danno di Dio, e che
si vuole che noi accettiamo, senza considerare che queste idee ci presentano la Divinit
come un essere che si pu sentire, materiale e soggetto a tutte le passioni umane.
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Ciononostante, ci si viene a dire che Dio non ha nulla in comune con la materia, che un
essere per noi incomprensibile. Io gradirei davvero sapere come tutto ci pu essere
accaduto, se giusto credere in contraddizioni cos risibili ed irragionevoli, e se ci si
debba, infine, riferire alle testimonianze di uomini cos grossolani da immaginarsi,
nonostante i sermoni di Mos, che un vitello sia il loro Dio! Ma, senza fermarci alle
fantasticherie di un popolo liberato dalla schiavit e dall'assurdit, diciamo che l'ignoranza
ha prodotto la fede cieca in tutte le imposture e gli errori che regnano oggi tra di noi.
CAPITOLO II
LE RAGIONI CHE HANNO INDOTTO GLI UOMINI A FIGURARSI UN
ESSERE INVISIBILE CHIAMATO SOLITAMENTE DIO
I
Coloro che ignorano le cause fisiche hanno una paura naturale e non possono in alcun
modo distinguere i motivi di quei fenomeni per cui diventa impossibile opporsi al volere
divino che proviene dall'inquietudine e dall'incertezza in cui si trovano circa l'esistenza di
un Essere o di una Potenza che pu colpirli o salvaguardarli.
8
Da ci deriva la tendenza a
simulare cause invisibili, che non sono altro che i fantasmi della loro immaginazione, che
vengono implorati nelle avversit e che vengono elogiati nella prosperit Essi se ne fanno
degli Dei, alla fine, e questa chimerica paura delle potenze invisibili la sorgente delle
Religioni che ciascuno si crea a suo modo. Coloro a cui importa che il popolo sia costretto
e frenato da fantasticherie di questo genere hanno coltivato questo inizio di Religione, ne
hanno fatto una legge ed hanno, infine, ridotto i popoli, per timore del futuro, ad obbedire
loro ciecamente.
II
Dopo aver scoperto la sorgente degli Dei, gli uomini hanno creduto che essi fossero simili
a loro e che facessero, come loro, tutte le cose per un qualche fine. Cos essi dissero e
credettero universalmente che Dio avesse creato ogni cosa solo per l'uomo e che,
viceversa, l'uomo fosse fatto solo per Dio. Questo pregiudizio generale ed allorch
riflettiamo sull'influenza che ha dovuto necessariamente avere sui costumi e le opinioni
degli uomini, si vede chiaramente che questa la causa che ha prodotto la crescita delle
idee false sul bene e sul male, sul merito e il demerito, sulla lode e sull'infamia, sull'ordine
e sulla confusione, sulla bellezza e sulla deformit e su altre cose simili.
III
Si deve riconoscere che gli uomini nascono ignoranti e che la sola cosa che sia naturale
per loro la ricerca di ci che per loro utile e proficuo: da ci derivano:
a. l'idea che per esser liberi basti sentire in se stessi di poter volere e desiderare, senza
preoccuparsi minimamente delle cause, perch non sono note;
b. il fatto che gli uomini vivono solo per un fine che preferiscono a tutti gli altri, che essi
non hanno altra mira che conoscere le finalit delle loro azioni, che si immaginano
che dopo questo non avranno pi alcun motivo di dubbio.
Siccome gli uomini trovano in se stessi, o al di fuori, parecchi modi per raggiungere gli
scopi che si propongono, visto che hanno, per esempio, occhi per vedere, orecchie per
sentire, un sole che li illumina, eccetera, essi hanno concluso che tutto ci che esiste in
natura stato fatto per loro e quindi ne possono godere e disporre; ma siccome sanno
anche che non sono stati loro che hanno fatto tutte le cose che esistono, essi hanno
creduto bene di immaginare un essere supremo come creatore del tutto o, in altre parole,
hanno pensato che tutto ci che esiste opera di una o di pi divinit.
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D'altronde, la natura degli Dei, che gli uomini hanno ammesso essere loro sconosciuta,
stata da loro stessi giudicata, immaginando che essi siano preda delle stesse passioni
degli uomini; e poich le inclinazioni degli uomini sono differenti, ognuno ha reso al suo
Dio un culto adeguato al proprio umore, allo scopo di ottimizzare la benedizione e di
asservire, in questo modo, tutta la natura ai propri desideri.
IV
in questo modo che un pregiudizio diventa superstizione; essa si radica in modo tale che
le persone pi grossolane si sono ritenute capaci di comprendere la finalit delle cose,
come se le conoscessero completamente. Cos, invece di mostrare che la natura non fa
niente che sia inutile, essi hanno creduto che Dio e la natura pensino nello stesso modo
degli uomini. Poich l'esperienza insegna che un infinito numero di mali tormenta le
dolcezze della vita, come gli uragani, i terremoti, le malattie, la fame, la sete, eccetera, si
attribuiscono questi mali alla collera celeste, credendo la Divinit adirata per le offese degli
uomini sono pi riusciti a togliersi dalla testa una simile chimera, n a disingannarsi su
quei pregiudizi di fronte ai giornalieri esempi, che provano come bene e male siano pur
sempre comuni sia per i buoni che per i cattivi. Quest'errore sopravvive perch pi facile
convivere con l'ignoranza naturale, piuttosto che cancellare un pregiudizio radicato da tanti
secoli ed accettare qualcosa di verosimile.
V
Questo pregiudizio li ha condotti ad un altro, cio a credere che i giudizi di Dio siano
incomprensibili e che, perci, la conoscenza della verit sia al di sopra delle forze
dell'intelletto umano; errore che sarebbe ancor vivo oggi, se la matematica, la fisica e
qualche altra scienza non l'avesse distrutto.
VI
Non occorrono lunghi discorsi per dimostrare che la natura non si pone alcun fine e che
tutte le finalit non sono altro che invenzioni umane. Basta provare che questa dottrina
toglie a Dio la perfezione che gli viene attribuita: questo che vogliamo dimostrare.
Se Dio agisse per un fine, sia per se stesso, che per qualcun altro, desidererebbe
qualcosa che non possiede e bisognerebbe riconoscere che dal momento che Dio, non
possedendo l'oggetto di cui si parla, ambisce ad ottenerlo; ci ne fa un Dio indigente.
Ma per non trascurare alcunch di ci che pu sostenere il ragionamento di quelli che
sostengono il contrario, supponiamo, per esempio, che una pietra, staccatasi da un
edificio, cada su un uomo e l'ammazzi. necessario, dicono i nostri ignoranti, che questa
pietra sia caduta proprio per uccidere quell'uomo, dunque ci non poteva avvenire se non
per volont di Dio. Se si risponde che stato il vento a provocare la caduta nel momento
in cui quel poveraccio passava, vi domanderanno innanzitutto perch passava proprio nel
momento in cui il vento smuoveva quella pietra. Rispondete che stava andando a pranzo
da un amico che lo aveva invitato ed essi vorranno sapere perch quell'amico l'aveva
invitato proprio in quel momento e non in un altro, e vi faranno, per di pi, un'infinit di
altre domande strane per risalire di causa in causa e farvi ammettere che stata la sola
volont di Dio, asilo degli ignoranti, la causa originaria della caduta di quella pietra.
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Cos pure, allorch vedono la struttura dei corpi umani, essi li ammirano e, poich
ignorano le cause degli effetti che a loro sembrano meravigliosi, concludono che sia un
effetto soprannaturale, nel quale le cause che noi conosciamo non possono avere alcuna
parte. Da ci deriva che colui il quale vuole esaminare a fondo le opere della creazione e
penetrare da vero Saggio le loro cause naturali, senza inchinarsi ai pregiudizi stabiliti
dall'ignoranza, passa per empio o ben presto deplorato dalla malizia di quelli che la
plebe riconosce come interpreti della natura e degli Dei. Queste anime mercenarie sanno
benissimo che l'ignoranza, che tiene il popolo in stato di sbalordimento, ci che li fa
sopravvivere e che mantiene il loro credito.
VII
Siccome gli uomini sono imbevuti della ridicola opinione che tutto ci che vedono sia fatto
per loro, si sono fatti una norma religiosa del fatto di misurare tutto rispetto a se stessi e di
giudicare il valore delle cose in base al profitto che ne traggono. di lass che essi hanno
ideato le nozioni che a loro occorrono per spiegare la natura delle cose, per giudicare il
bene e il male, l'ordine e il disordine, il caldo e il freddo, la bellezza e la bruttezza,
eccetera, che, alla fine, non sono altro che ci che essi s'immaginano: padroni di formare
cos le loro idee, si lusingano di essere liberi, si credono in diritto di decidere sulla lode e
sul biasimo, sul bene e sul male; essi chiamano Bene ci che reca loro profitto e ci che
attiene il culto divino e Male, al contrario, ci che non va a beneficio dell'una o dell'altra
cosa: e poich gli ignoranti non sono capaci di giudicare alcunch ed essi hanno qualche
idea delle cose solo in conseguenza della fantasia che ispira il loro giudizio, essi ci dicono
che non si sa niente della natura e si immaginano un particolare ordine del mondo.
Infine, essi credono che le cose siano ordinate bene o male, a seconda della facilit o
della difficolt che trovano a immaginarle quando i sensi gliele raffigurano; essi si
convincono di essere nel giusto a preferire l'ordine alla confusione, come se l'ordine fosse
tutt'altro che un semplice effetto dell'immaginazione degli uomini. Cos, dire che Dio ha
fatto tutto secondo un ordine, pretendere che tutto sia stato fatto a favore
dell'immaginazione umana, che egli abbia creato il mondo nella maniera pi facile che si
possa concepire: o, ci che in fondo la stessa cosa, che si conoscano con certezza i
rapporti ed i fini di tutto ci che esiste, affermazione tanto assurda da non meritare di
essere contraddetta con seriet.
VIII
Per ci che riguarda altre nozioni, esse sono solamente effetti della stessa
immaginazione, non hanno alcunch di reale e non sono altro che le diverse impressioni o
modalit con cui questa facolt viene recepita: per esempio, quando le sensazioni
suscitate nel sistema nervoso dagli oggetti attraverso gli occhi sono gradevoli per i sensi si
dice che quegli oggetti sono belli. Gli odori sono buoni o cattivi, i sapori ed i suoni
feriscono o commuovono i sensi; per queste idee che si trovano persone che credono
che a Dio piaccia la musica, cos come altri hanno creduto che i moti celesti siano un
concerto armonioso: ci indica perfettamente che ciascuno si convince che le cose siano
come se le immagina, o che il mondo sia puramente immaginario. Non c', quindi, da
stupirsi che si trovino a stento due uomini che abbiano la stessa opinione e che ci siano
parimenti quelli che si gloriano di dubitare di tutto: perch, sebbene gli uomini abbiano
corpi simili ed essi si assomiglino tutti sotto molti aspetti, essi differiscono, ciononostante,
per molti altri; da ci deriva che ci che sembra buono ad uno diventa cattivo per l' altro,
che ci che piace a questo, spiace a quello. Da ci facile concludere che i sentimenti
differiscono solo in relazione all'organizzazione ed alla differenza delle esistenze e che il
ragionamento non vi ha alcuna parte ed infine che la cognizione delle cose del mondo si
basa solamente su un puro effetto della sola immaginazione.
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IX
dunque evidente che tutte le ragioni di cui l'umanit usa servirsi, quando si picca di
spiegare la natura, non sono altro che dei modi di immaginare, che valgono solo per ci
che affermano; a queste idee si danno dei nomi, come se esse esistessero al di fuori di un
cervello prevenuto; si dovrebbero chiamare non degli esseri, ma delle pure fantasie. Per
quanto riguarda gli argomenti fondati su queste nozioni, non c' niente di meglio che
rifiutarli, per esempio: se fosse vero che, come ci vien detto, l'Universo fu uno sviluppo ed
una conseguenza necessaria della natura divina, da dove verrebbero le imperfezioni e i
difetti che vi si notano? Quest'obiezione si confuta senza alcuna fatica. Non si saprebbe
giudicare la perfezione o l'imperfezione di un essere, fintanto che non se ne conoscesse
l'essenza e la natura ed uno strano abuso quello di credere che una cosa sia pi o meno
perfetta secondo che ci piaccia o dispiaccia e che sia utile o inutile per la natura umana.
Per tappare la bocca a coloro che chiedono perch Dio non si sia sognato di creare tutti gli
uomini buoni e felici, basta dire che tutto necessariamente come dev'essere e che in
natura non c' niente di imperfetto perch tutto proviene dalla necessit delle cose stesse.
X
Giunti a questo punto, se si domanda che cosa sia Dio, rispondo che questa parola
identifica l'Essere universale al quale, per parlare come San Paolo, noi dobbiamo la vita, il
movimento, l'esistenza. Questo concetto non ha nulla che sia indegno di Dio perch, se
tutto Dio, tutto proviene necessariamente dalla sua essenza e bisogna assolutamente
che egli sia come ci che lo contiene, poich incomprensibile che esseri tutti materia
siano conservati e contenuti in un essere che non lo per niente. Questa teoria non per
niente nuova. Tertulliano, uno degli uomini pi saggi mai esistiti fra i Cristiani ha detto,
contro Apelle, che ci che non corporeo non esiste, e contro Prassia, che tutto ci che
sostanza ha un corpo.
9
Questa dottrina, tuttavia, non stata condannata dai primi quattro
Concili Ecumenici o generali.
10

XI
Queste idee sono chiare, semplici ed anche le sole che una buona intelligenza possa farsi
di Dio. Tuttavia c' poca gente che si accontenta di una tal semplicit. Il Popolo incolto ed
abituato alle lusinghe dei sensi, reclama un Dio che assomigli ai Re della terra. Il fasto, lo
splendore ed il chiasso che lo circondano lo abbagliano in modo tale da suggerire l'idea di
un Dio all'incirca simile a quei Re, da instillargli la speranza di andare, dopo la morte, ad
ingrossare il numero dei cortigiani celesti, per godere con loro degli stessi piaceri goduti
alla corte dei Re; questo privar l'uomo della sola consolazione che gli impedisce di
perdersi l'anima per le miserie della vita. Si dice che deve esserci un Dio giusto e
vendicatore, che punisce e premia, si esige un Dio sensibile a tutte le passioni umane, gli
si danno piedi, mani, occhi e orecchie, per non si vuole che un Dio fatto in questo modo
abbia qualcosa di materiale. Si dice che l'uomo il suo capolavoro e la sua stessa
immagine, ma poi non si vuole che la copia sia simile all'originale. Infine, il Dio del popolo
attuale raffigurato in forme molto pi numerose di quelle del Giove dei pagani.
E quello che pi strano che pi queste nozioni si contraddicono ed offendono il buon
senso, pi l'ignorante le riverisce, perch crede pervicacemente a ci che hanno detto i
Profeti, quantunque questi visionari non fossero, presso gli Ebrei, che ci che erano gli
auguri e i divinatori presso i pagani.
Si consulta la Bibbia come se Dio e la natura vi fossero spiegati in un modo speciale;
bench questo libro non sia altro che un tessuto di brani confusi, riuniti in diversi capitoli,
raccolti da diverse persone e pubblicati dal consesso dei Rabbini, che hanno deciso, in
base al loro capriccio, ci che doveva essere approvato o respinto, secondo che lo
trovassero conforme o contrario alla legge di Mos.
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Cos grande la malizia e la stupidit degli uomini: essi passano la loro vita a cavillare ed
insistono nel rispettare un libro dove non c pi ordine di quanto ce ne sia nel Corano di
Maometto, un libro, dico io, che nessuno capisce, tanto oscuro e mal concepito, un libro
che non serve ad altro che a fomentare discussioni. Ebrei e Cristiani preferiscono di gran
lunga consultare questo libro di magia piuttosto che ascoltare la Legge naturale che Dio,
cio la natura, principio di tutte le cose, ha scritto nel cuore degli uomini. Tutte le altre leggi
sono soltanto delle finzioni umane e delle pure illusioni, imposte non dai Demoni o dagli
Spiriti malvagi, che non esistono mai se non come fantasie, ma dalla politica dei Principi e
dei Preti. I primi l'hanno voluta per dare maggior peso alla propria autorit e quegli altri
hanno voluto arricchirsi con lo smercio di un'infinit di chimere, che spacciano agli
ignoranti. Tutte le altre leggi successive a quella di Mos, intendo dire le leggi dei Cristiani,
sono basate solo su quella Bibbia, di cui non si trova l'originale, che contiene cose
sovrannaturali o impossibili, che parla di ricompense e di castighi, per le azioni buone o
cattive, che hanno valore solo nell'altra vita, in modo che l'inganno non venga scoperto,
dato che nessuno mai tornato indietro di l. Cos il popolo, che sempre ondeggia fra la
speranza e la paura riportato al suo dovere dall'opinione che ha che Dio non ha fatto gli
uomini che per renderli eternamente felici o infelici. questo ci che ha fatto nascere
un'infinit di Religioni.
CAPITOLO III
COSA SIGNIFICA RELIGIONE. COME E PERCH NE SONO NATE E
PROSPERATE TANTE NEL MONDO.
I
Prima che nel mondo fosse introdotto il termine "Religione", non si era obbligati a seguire
altro che la legge naturale, cio a conformarsi alla sola ragione. Solo questo istinto era il
legame a cui gli uomini erano vincolati e questo legame, cos semplice come , li univa
con tanta forza che le divisioni erano rare. Ma dal momento in cui la paura fece supporre
l'esistenza di Dei e di Potenze invisibili, si elevarono altari a questi esseri immaginari e
scrollando il giogo della natura e della ragione ci si leg a cerimonie inutili e ad un culto
superstizioso a vari fantasmi dell'immaginazione. da questo che deriva la parola
"Religione" che fa tanto rumore nel mondo. Dato che gli uomini avevano accettato delle
Potenze invisibili, che avevano pienezza di poteri su d loro, le adoravano per muoverle a
piet e, per di pi, immaginarono che la matura dovesse essere subordinata a quelle
Potenze. Da allora se la raffigurarono come una massa inerte o come una schiava che
non agiva se non per ordine di quelle Potenze. Dal momento in cui questa falsa idea
avvinse il loro spirito, essi non ebbero pi che disprezzo per la natura e rispetto per quei
pretesi esseri che avevano eletto loro Dei. Da ci derivata l'ignoranza in cui tanti popoli
sono immersi, ignoranza a cui i veri Saggi li potrebbero sottrarre, per quanto profondo sia
l'abisso, se il loro zelo non venisse ostacolato da coloro che guidano questi ciechi e che
vivono soltanto grazie alla loro impostura.
Ma, bench ci sia poca speranza di riuscire in quest'impresa, non si dovrebbe
abbandonare il partito della verit, anche solo in considerazione di coloro che si
preservano dai sintomi di questo male: occorre che un'anima generosa dica le cose cos
come sono. La verit, qualunque sia la sua natura, non potr mai nuocere, mentre l'errore,
per quanto innocente ed utile possa sembrare, deve necessariamente avere alla lunga,
effetti funesti.
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II
La paura che ha generato gli Dei ha creato anche la Religione e dal momento in cui gli
uomini si sono messi in testa che ci siano degli Agenti invisibili, responsabili della loro
buona o cattiva fortuna, essi hanno rinunciato al buon senso ed al ragionamento ed hanno
scambiato le proprie fantasie per altrettante Divinit preoccupate per il loro
comportamento. Dopo essersi forgiati degli Dei, essi vollero quindi sapere quale ne fosse
la natura e si immaginarono che essi dovessero avere la stessa sostanza dell'anima, che
credettero fosse simile ai fantasmi che apparivano nello specchio o nel sonno. essi
credettero che i loro Dei avessero consistenza effettiva, una cos tenue e cos sottile che
per distinguerli dai Corpi li chiamarono Spiriti, bench questi corpi e questi Spiriti non
fossero, in effetti, che le stesse cose e differissero soltanto poco pi o poco meno fra di
loro, dato che essere Spirito o incorporeo cosa incomprensibile.
La ragione che ogni Spirito ha un'immagine che gli propria,
12
e che si stabilisce in
qualche posto, cio che ha dei confini e che, conseguentemente, ha un corpo, bench
sottile quanto si voglia.
13

III
Gli ignoranti, cio la maggioranza degli uomini, dopo aver definito in questo modo il tipo di
sostanza dei loro Dei, si sforzarono altres di comprendere in qual modo questi Agenti
invisibili agissero ma. non potendo venirne a capo, per colpa della loro ignoranza,
alimentarono le loro supposizioni, giudicando ciecamente il futuro sulla base del passato,
come se si potesse ragionevolmente concludere che una cosa avvenuta in maniera
diversa da quella in cui si verificata, o che debba verificarsi costantemente allo stesso
modo, soprattutto quando sono differenti le circostanze e tutte le cause che
necessariamente influiscono sugli avvenimenti e le azioni umane e che ne determinano la
natura e l'attualit. Essi, quindi, esaminarono il passato e ne pronosticarono il bene o il
male per il futuro, a seconda che la medesima impresa avesse avuto risultati buoni o
cattivi la volta precedente. cos che dopo che Formione ebbe sconfitto gli Spartani nella
battaglia di Naupatto, gli Ateniesi, dopo la sua morte, elessero un altro Generale che
aveva lo stesso nome. Dopo che Annibale fu sconfitto dalle armi di Scipione l'Africano, in
considerazione dei suoi successi i Romani inviarono nella stessa provincia contro Cesare
un altro Scipione. La cosa non riusc n agli Ateniesi, n ai Romani. Cos pure molte
nazioni, dopo due o tre esperienze hanno collegato localit ed oggetti al nome delle loro
buone o cattive fortune, altre si servirono di certe parole che definirono incantesimi e le
credettero cos efficaci da immaginare di poter, per mezzo loro, far parlare gli alberi,
creare un uomo o un altro Dio da un tozzo di pane e trasformare tutto ci che avevano
davanti agli occhi.
IV
Dopo aver definito in questo modo l'impero delle Potenze invisibili, gli uomini le
venerarono innanzitutto come loro Sovrani, cio con segni di sottomissione e rispetto,
come regali e preghiere, eccetera; lo dico innanzitutto perch in questo caso la natura non
insegna assolutamente a servirsi di Sacrifici sanguinosi: essi sono stati istituiti per la
sopravvivenza dei Sacrificatori e dei Ministri destinati a servire questi Dei immaginari.
V
Questo seme di Religione (cio la speranza e la paura), fecondato dalle diverse passioni
ed opinioni degli uomini, ha prodotto un gran numero di fedi bizzarre, che sono la causa di
altrettanti mali e rivoluzioni che derivano dagli Stati. Gli onori e le grandi rendite connesse
ai Sacerdoti ed ai Ministri degli Dei hanno lusingato l'ambizione e l'avarizia di quegli uomini
astuti che hanno saputo approfittare della stupidit dei Popoli, i quali si sono infilati nelle
Trattato dei tre Impostori pagina 11 di 42
loro trappole cos bene che si sono insensibilmente abituati ad incensare la menzogna e
ad odiare la verit.
VI
Dopo che fu stabilita la menzogna e che gli ambiziosi furono sedotti dalla dolcezza di
essere elevati al di sopra dei loro simili, questi si sforzarono di incrementare la propria
reputazione affermando di essere amici degli Dei invisibili che soggiogavano la plebe. Per
riuscirci meglio, ognuno li raffigur a modo suo e si prese la libert di moltiplicarli al punto
che se ne trovarono ad ogni passo.
VII
La natura informe del mondo fu chiamata il Dio Caos. Si fecero similmente un Dio del
Cielo, della Terra, del Mare, del Fuoco, del Vento e dei Pianeti. Si attribu lo stesso onore
a uomini e donne, a uccelli, rettili, coccodrilli, vitelli, cani, agnelli, serpenti e maiali, in una
parola, vennero adorati tutti i tipi di animali e di piante. Ogni fiume, ogni sorgente port il
nome di un Dio, ogni casa, ogni uomo ebbe il proprio genio. Alla fine tutto fu pieno, sopra
e sotto la terra, di Dei, Spiriti, Ombre e Demoni. N bast simulare Divinit per tutti i posti
immaginabili: si temette di offendere il tempo, il giorno, la notte, la concordia, l'amore, la
pace, la vittoria, lo sforzo, la vecchiaia, l'onore, la virt, la febbre e la salute, si credette,
ripeto, di oltraggiare tutte quelle Divinit che si ritenevano sempre pronte a gettarsi sulla
testa degli uomini, se non si fossero elevati templi ed altari al loro nome. Poi si decise di
adorare il proprio genio, che qualcuno invoc sotto il nome di Musa; altri, sotto quello di
Fortuna; adorarono la propria ignoranza. Alcuni santificarono il loro libertinaggio sotto il
nome di Cupido, la loro stizza sotto quello di Furie, i loro impulsi naturali sotto quello di
Priapo, in una parola, non vi fu alcunch a cui non venisse dato il nome di un Dio o di un
Demone.
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VIII
Poich i fondatori delle Religioni ben sapevano come la base delle loro imposture fosse
l'ignoranza dei Popoli, si adoperarono per distrarli per mezzo dell'adorazione delle
immagini, insegnando che gli Dei le abitavano, cosa che fece cadere sui Preti una pioggia
d'oro e di Benefici, considerati cose sante, perch furono destinati ad uso dei ministri
consacrati e nessuno ebbe la temerit o l'audacia di nemmeno toccarli. Per meglio
ingannare il Popolo, i Preti si finsero Profeti, Indovini, Ispirati capaci di conoscere
l'avvenire, si vantarono di essere in confidenza con gli Dei e, poich naturale la voglia di
conoscere il proprio destino, questi impostori non si peritarono di servirsi di una
circostanza cos favorevole ai loro scopi. Alcuni si stabilirono a Delo, altri a Delfi e in altri
posti dove, con oracoli ambigui, rispondevano alle domande loro poste; i Romani fecero
ricorso ai Libri Sibillini durante le grandi calamit. I pazzi erano ritenuti degli ispirati. Quelli
che si dicevano in contatto con i morti erano detti Negromanti, altri pretendevano di
conoscere l'avvenire attraverso il volo degli uccelli o le interiora degli animali. Per finire,
occhi, mani, viso, oggetti straordinari, tutto sembrava loro di buono o cattivo augurio, tant'
vero che l'ignoranza raggiunse l'importanza che si vide quando si scopr il segreto per
avvalersene.
15

IX
Gli ambiziosi, che sono sempre stati grandi maestri di inganni, hanno seguito queste
regole, quando emanarono le loro leggi e per obbligare il Popolo a sottomettervisi
volontariamente, lo persuasero da averle ricevute da un Dio o da una Dea. Checch
fossero queste Divinit, coloro che le adoravano, e che vennero detti Pagani, non avevano
alcun sistema Religioso generale. Ogni Repubblica, ogni Stato, ogni Citt e ogni individuo
aveva i propri riti e pensava alla Divinit secondo la propria fantasia.
Trattato dei tre Impostori pagina 12 di 42
Ma ci si complic, per via di legislatori pi astuti dei primi. che impiegarono metodi pi
studiati e sottili emanando proprie leggi, culti, cerimonie, per alimentare il fanatismo che
volevano imporre. Nel gran numero di questi mestatori, l'Asia ne ha visti nascere tre, che
si sono contraddistinti sia per le leggi ed i culti che hanno istituito, sia per l'idea che hanno
dato della Divinit, che per il modo in cui hanno agito per far accettare quest'idea e
rendere sacre le loro leggi. Mos fu il pi antico, poi venne Ges Cristo, che lavor in base
alle sue direttive, conservando i fondamenti delle sue leggi ed abolendo il resto.
Maometto, apparso per ultimo sulla scena, ha preso un po' dall'una e un po' dall'altra
Religione, per comporre la propria e si , alla fine, dichiarato nemico di tutte due. Vediamo
le caratteristiche di questi tre legislatori, esaminiamo la loro condotta, in modo da poter
giudicare chi ha pi ragione, se coloro che li venerano come uomini divini o coloro che li
trattano da falsi e impostori.
X
MOS
Il celebre Mos, figlio di un grande Mago,
16
secondo la relazione di Giustino Martire, ebbe
tutte le opportunit adatte a farlo diventare quello che divent. Tutti sanno che gli Ebrei, di
cui si fece il capo, erano un popolo di pastori, che il Faraone Osiride I accolse nel suo
paese a causa dei servizi ricevuti da uno di loro durante una grande carestia. Egli don
loro delle terre ai margini orientali dell'Egitto, in una zona fertile e ricca di pascoli e perci
adatta a nutrire le loro greggi; in circa duecento anni si moltiplicarono considerevolmente
sia perch, essendo considerati stranieri, non erano soggetti ad obblighi militari, sia
perch, per via dei privilegi che Osiride aveva loro accordato, molti indigeni si aggiunsero
a loro, sia, infine, perch qualche banda di Arabi si aggiunse a loro, come loro fratelli, dato
che erano della stessa razza. Comunque sia, si moltiplicarono talmente che non essendo
pi sufficiente il paese di Gossen, si espansero per tutto l'Egitto e diedero al Faraone
giusto motivo di temere che potessero essere capaci di recar danno all'Egitto, nel caso di
un attacco (cosa che allora avveniva sovente) da parte degli Etiopi, loro eterni nemici.
Cos, la ragion di stato costrinse quel Principe ad abolire i loro privilegi ed a cercare i
mezzi per assorbirli e asservirli.
Il Faraone Orus, soprannominato Busiride per la sua crudelt, che era successo a
Memnone, segu i propri piani relativi agli Ebrei e, volendo eternare la propria memoria
con l'erezione di Piramidi, condann gli Ebrei a produrre mattoni, alla cui fabbricazione
erano adatte le terre del loro paese. Durante questa schiavit nacque il celebre Mos,
nello stesso anno in cui il Re ordinava che fossero gettati nel Nilo tutti i neonati maschi
degli Ebrei, avendo constatato di non aver altra soluzione per far scomparire questa
popolazione straniera. Anche Mos fu abbandonato a morire nelle acque, in un paniere
calafatato con bitume, che sua madre colloc su dei giunchi in riva al fiume. Il caso volle
che Thermutis, figlia del Faraone Orus, venisse a passeggiare da quelle parti e che udisse
gli strilli del bambino; la compassione, cos naturale per il suo sesso, le ispir il desiderio di
salvarlo. Dopo la morte di Orus, gli succedette Thermutis e quando Mos le fu presentato,
gli fece dare un'istruzione quale poteva ricevere il figlio della Regina di una nazione che
era allora la pi colta e la pi civile del mondo. In breve, si pu dire che fu istruito in tutte le
scienze dell'Egitto, il che equivale a presentarci Mos come il maggior politicante, il pi
saggio Naturalista e il pi famoso Mago dei suoi tempi. Inoltre, sembra molto probabile
che fosse stato ammesso nell'ordine dei Sacerdoti, che erano per l'Egitto ci che erano i
Druidi per i Galli.
Coloro che non sanno quale fosse allora il tipo di governo dell'Egitto, saranno meravigliati
nell'apprendere che, essendo finite le sue famose Dinastie e dipendendo tutto il paese da
un solo Sovrano, esso fosse stato allora diviso in numerose Regioni, di limitata
estensione.
Trattato dei tre Impostori pagina 13 di 42
Si definivano Monarchi i Governatori di queste regioni e questi Governatori facevano di
solito parte del potente ordine Sacerdotale, che possedeva all'incirca un terzo dell'Egitto. Il
Re nominava questi Monarchi e, se si deve credere agli Autori che hanno scritto di Mos,
confrontando ci che essi hanno detto con ci che Mos stesso ha scritto, si concluder
ch'egli era il Monarca della regione di Gossen e che doveva la sua elevazione a tale carica
a Thermutis, alla quale doveva anche la vita. Ecco chi fu Mos in Egitto, dove ebbe tutto il
tempo e tutti i mezzi per studiare i costumi degli Egiziani e quelli del suo popolo, le loro
posizioni dominanti, le loro inclinazioni, conoscenze di cui si serv in seguito per suscitare
la rivoluzione di cui fu il motore. Dopo la morte di Thermutis, il suo successore rinnov la
persecuzione contro gli Ebrei e Mos, vedendo diminuire il favore di cui aveva fino allora
goduto, ebbe paura di non poter giustificare certi omicidi che aveva commesso, cos
decise di fuggire e si ritir nell'Arabia Petrea, che confina con l'Egitto e, avendolo il caso
condotto presso un capo trib di quel paese, i servizi ch'egli rese e il talento che il suo
ospite credette di notare in lui gli suscitarono la sua gratitudine ed anche una delle sue
figlie per moglie. appena il caso di rilevare che Mos era un cos cattivo Ebreo, e che
allora conosceva cos poco il temibile Dio che si sarebbe figurato in seguito, che spos
un'idolatra e che non pens neanche a circoncidere i propri figli. Vivendo nel deserto di
quella parte d'Arabia, sorvegliando le greggi di suo suocero e di suo cognato, egli concep
il progetto di vendicarsi per l'ingiustizia fattagli dal Re di Egitto, portando nel cuore dei suoi
Stati l'agitazione e la ribellione. Egli si lusing di poterci riuscire facilmente, sia per il
proprio talento, che per il credito che sapeva di trovare presso il suo popolo, gi irritato
contro il governo per il cattivo trattamento ricevuto.
Dalla storia di questa rivoluzione che egli ha lasciato, o perlomeno che ci ha lasciato
l'autore dei Libri attribuiti a Mos, sembrerebbe che suo suocero Jetro facesse parte del
complotto, cos come suo fratello Aroinne e sua sorella Maria, che erano rimasti in Egitto e
con i quali si era tenuto senza dubbio in corrispondenza. Comunque sia, si vede che egli
aveva concepito un vasto piano politico e che seppe impiegare contro l'Egitto tutta la
scienza che aveva appreso, cio la sua pretesa Magia; campo in cui fu pi astuto ed abile
di tutti coloro che facevano lo stesso mestiere alla Corte del faraone. Per mezzo di questi
pretesi miracoli egli conquist la fiducia del suo popolo che spinse ad insorgere, ed al
quale si unirono gli Egiziani ribelli e malcontenti, gli Etiopi e gli Arabi. Infine, vantando la
potenza di Dio, i suoi frequenti incontri con lui e facendolo intervenire in ogni decisione che
prendeva coi capi della rivolta, persuase questi ultimi cos bene che lo seguirono con
cinquecentomila combattenti, oltre le donne e i bambini, attraverso i deserti dell'Arabia, di
cui egli conosceva tutti i nascondigli. Dopo sei giorni di marcia di una faticosa ritirata,
prescrisse a coloro che lo seguivano di consacrare il settimo giorno a Dio, per un riposo
generale, al fine di far loro credere che Dio lo assecondasse, che approvava la sua
dominazione e perch nessuno avesse l'ardire di contraddirlo. Non c' mai stato alcun
popolo ignorante come gli Ebrei, n, per conseguenza, pi credulone. Per convincersi di
questa profonda ignoranza sufficiente ricordare in quali condizioni questo popolo vivesse
in Egitto, quando Mos lo spinse a ribellarsi: esso era odiato dagli Egiziani a causa della
sua professione di pastore, perseguitato dai Sovrani ed obbligato ai lavori pi umili.
Non fu difficile a Mos far valere il proprio talento in mezzo a questa plebaglia.
Egli li spinse a credere che il suo Dio (che qualche volta chiam semplicemente Angelo), il
Dio dei loro Padri, gli fosse apparso: che era stato per suo ordine che egli s'era preso la
briga di guidarli, che Dio l'aveva scelto per loro capo e che essi sarebbero stati il Popolo
favorito da Dio,
17
purch essi avessero creduto ci che egli diceva in nome suo.
Lo scaltro uso del proprio prestigio e della conoscenza che aveva della natura, corrobor
le sue esortazioni ed egli conferm ci che aveva detto per mezzo di cosiddetti prodigi,
che non mancano mai di impressionare la marmaglia imbecille.
Trattato dei tre Impostori pagina 14 di 42
Si pu soprattutto rilevare che egli credette di aver trovato il modo per tenere gli Ebrei
sottomessi ai suoi ordini, persuadendoli che Dio stesso era la loro guida, di notte sotto
l'aspetto di una colonna di fuoco e di giorno sotto la forma di un Nembo. Ma cos si pu
provare che quella fu la pi grossolana furberia di quell'impostore. Durante il soggiorno in
Arabia egli aveva imparato che, poich il paese era vuoto e disabitato, esisteva l'uso, per
coloro che viaggiavano in carovana, di prendere guide che li conducevano, di notte per
mezzo di un braciere di cui seguivano la fiamma e di giorno per mezzo del fumo dello
stesso braciere, che tutti i membri della Carovana potevano vedere, senza quindi perdersi.
Quest'uso era ancor vivo presso i Medi e gli Assiri: Mos se ne serv e lo fece passare per
un miracolo e per un segno della protezione di Dio.
Non mi si creda pure quando dico che un inganno: per non ci credeva neanche Mos
stesso, che
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prega suo cognato Hobad
19
di andare con gli Israeliti per indicar loro la
strada, dato che conosceva il paese. Questo strano, perch se era Dio che marciava
davanti a Israele notte e giorno, come nembo o colonna di fuoco, qual miglior guida
avrebbero potuto avere? Ciononostante, ecco Mos che esorta il cognato a servirgli da
guida per i motivi pi impellenti: dunque il nembo e la colonna di fuoco non erano Dio se
non per il popolo, non per Mos. I poveri Disgraziati, convintisi di essere stati adottati dal
Signore degli Dei per uscire da una crudele schiavit, applaudirono Mos e giurarono di
obbedirgli ciecamente. Dopo aver ribadito la propria autorit, egli volle renderla perpetua
e, col pretesto specioso di fondare il culto del vero Dio, di cui affermava essere il
luogotenente, nomin d'improvviso il fratello ed i figli capi del Palazzo Reale; cio del
posto dove egli trovava opportuno far emanare gli oracoli, luogo che era situato oltre la
terra dei viventi e della percezione del popolo.
Poi fece ci che si sempre fatto per le nuove istituzioni, esser capace di fare dei prodigi,
dei miracoli dai quali i semplici erano abbagliati, qualcuno sbalordito, ma che facevano
pena a coloro che erano perspicaci, e che vedevano al di la di queste menzogne.
Qualunque fosse l'astuzia di Mos, egli non avrebbe potuto farsi obbedire, se non avesse
goduto della forza. La furberia disarmata raramente ha successo. Nonostante il gran
numero di gonzi che si sottomettevano ciecamente ai voleri di quest'abile legislatore,
cerano degli uomini cos coraggiosi da rinfacciargli la nuova fede, dicendogli che, sotto
l'apparenza di giustizia ed uguaglianza, egli si era impadronito di tutto, che l'autorit
sovrana era legata alla sua famiglia, senza che alcuno avesse diritto di pretendere altro e
che egli era pi il Tiranno del Popolo che non il Padre eletto. Ma, in questa occasione,
Mos, da buon politico, stermin questi Spiriti forti e non risparmi nessuno di coloro che
criticavano il suo governo. con analoghe precauzioni e presentando sempre le
condanne come vendetta divina, che egli regn come despota assoluto e, per finire come
aveva cominciato, cio da astuto impostore, si precipit in un baratro che aveva fatto
scavare in mezzo al deserto, dove si ritirava di tanto in tanto con la scusa di dover parlare
segretamente con Dio, al fine di accattivarsi in tal modo il rispetto e la sottomissione dei
suoi sudditi. Del resto, egli si gett in questo precipizio, preparato da tempo, in modo che il
suo corpo non si trovasse pi e si potesse credere che Dio l'aveva tolto di l per renderlo
simile a se stesso; egli non ignorava che il ricordo dei Patriarchi, che l'avevano preceduto,
era molto venerato, quantunque si fossero trovate le loro tombe, ma ci non bastava a
limitare un'ambizione come la sua: gli occorreva che lo riverissero come un Dio, sul quale
nulla pu la morte.
Ci era quello a cui tendeva, certamente, che aveva detto fin dall'inizio del proprio regno:
che egli era stato mandato da Dio per essere il Dio del Faraone. Come Elia, per esempio,
Romolo, Zamolsxi e tutti coloro che nascosero il momento della propria morte, per essere
creduti immortali, a causa della ferma volont di rendere eterno il proprio nome.
Trattato dei tre Impostori pagina 15 di 42
XI
Tornando ai Legislatori, non c' dubbio alcuno che essi avessero fatto promanare le loro
leggi
20
da qualche Divinit e che avessero tentato di convincere se stessi di essere
qualcosa di pi che semplici mortali. Numa Pompilio, che aveva goduto i piaceri della
solitudine e si doleva a lasciarla, anche se per occupare il trono di Romolo, e bench si
trovasse costretto dalla pubblica acclamazione, approfitt della devozione dei Romani e li
indusse a credere ch'egli parlasse con gli Dei, cosicch, se lo volevano assolutamente
come Re, dovevano decidersi ad obbedirgli ciecamente ed ad osservare religiosamente le
leggi e le Istruzioni divine, che gli venivano comunicate dalla Ninfa Egeria. Alessandro il
Grande non aveva meno vanit; non contento di esser diventato il padrone del mondo,
volle esser creduto figlio di Giove. Perseo pretendeva di essere nato dallo stesso Dio e
dalla vergine Diana. Platone riteneva Apollo suo padre, che lo aveva avuto da una
vergine. Ci furono anche altri personaggi che ebbero la stessa follia: certamente tutti quei
grandi uomini credevano a queste fantasticherie, fondate sull'opinione degli Egiziani, i
quali sostenevano che lo spirito di Dio poteva avere relazioni sessuali con una femmina e
fecondarla.
XII
GES CRISTO
Ges Cristo, che non ignorava i precetti n la scienza degli Egiziani, diede corso a
quest'opinione, ritenendola consona ai propri progetti. Considerando come si era reso
celebre Mos, bench avesse comandato solo un Popolo d'ignoranti, egli cominci a
costruire su quella base e si fece seguire da qualche sciocco, persuadendoli del fatto che
lo Spirito Santo fosse suo Padre, mentre la Madre era una vergine. Quegli sprovveduti,
abituati a nutrirsi di sogni e fantasticherie, accettarono i suoi precetti e credettero tutto ci
ch'egli voleva, tanto pi che una tal nascita non era poi, in realt, troppo meravigliosa per
loro.
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Esser nato da una Vergine per opera dello Spirito Santo non dunque pi straordinario e
miracoloso di ci che raccontano i Tartari del loro Gengis Khan, anche la cui madre fu una
Vergine, i Cinesi dicono che il Dio Fo deve la vita ad una vergine, fecondata dai raggi del
sole. Questo prodigio si verific in un momento in cui gli Ebrei, stanchi del loro Dio com'era
stato tramandato dai loro Giudici,
22
volevano averne uno visibile come le altre nazioni.
Poich il numero degli sciocchi infinito, Ges Cristo trov dunque dei seguaci, ma poich
la sua totale povert era un invincibile ostacolo alla sua elevazione,
23
i Farisei, a volte suoi
ammiratori, a volte invidiosi della sua audacia, lo osteggiavano o l'acclamavano, secondo
l'umore incostante della Plebe. La fama della sua Divinit si sparse, ma poich esso era
privo di un seguito armato, era impossibile che il suo progetto riuscisse.
Qualche ammalato guarito, qualche supposto morto risuscitato, gli diedero fama, ma, non
avendo soldi n armati, non poteva sopravvivere; se avesse avuto questi mezzi avrebbe
ottenuto dei risultati come Mos e Maometto o come tutti coloro che hanno avuto
l'ambizione di primeggiare.
Se egli fu pi sfortunato, non fu per il meno scaltro ed alcuni passi della sua storia
provano che il maggior difetto della sua politica fu quello di non dare abbastanza peso alla
propria sicurezza. D'altronde, non trovo che egli abbia preso misure peggiori degli altri
due; la sua legge, almeno, diventata la regola dei credenti fra i Popoli che si vantano di
essere i pi saggi del mondo.
Trattato dei tre Impostori pagina 16 di 42
XIII
LA POLITICA DI GES CRISTO
Non c' forse qualcosa di pi scaltro della risposta di Ges circa la donna sorpresa mentre
commette adulterio? Gli Ebrei gli avevano chiesto se dovessero lapidarla, ma lui, invece di
rispondere affermativamente, cosa che l'avrebbe fatto cadere nella trappola tesagli dai
suoi nemici, dato che una risposta negativa sarebbe stata contraria alla legge, mentre
quella affermativa avrebbe confermato il suo rigore e la sua crudelt, alienandogli le
simpatie, invece, ripeto,di rispondere come un uomo comune, disse: colui che senza
peccato scagli la prima pietra. Astuta risposta, che mette in bella evidenza la sua
presenza di spirito. Quando un'altra volta gli fu chiesto se era lecito pagare le tasse a
Cesare, vedendo l'immagine del Principe sulla moneta che gli veniva mostrata, eluse la
difficolt rispondendo: si renda a Cesare ci che di Cesare. La difficolt consisteva nel
fatto che si sarebbe reso colpevole di lesa Maest se avesse negato la liceit di pagare,
mentre dicendo che era giusto pagare avrebbe infranto la legge di Mos, cosa ch'egli
aveva affermato di non voler fare mai, quando si credeva indubbiamente troppo debole
per poterlo fare impunemente, perch quando divenne pi famoso, egli la ribalt quasi del
tutto. Egli fece come quei Principi, che promettono sempre di conservare i privilegi dei
propri Sudditi, finch la loro potenza non ancora ben salda, ma che in seguito non si
sentono tenuti a mantenere la loro promessa. Quando i Farisei gli chiesero da chi avesse
ricevuto l'autorit di predicare e di insegnare al popolo, Ges Cristo, prevenendo il loro
disegno tendente ad accusarlo di mendacia, sia se egli avesse risposto che gli derivava da
un'autorit umana, mentre egli non apparteneva al Corpo Sacerdotale, il solo incaricato
dell'istruzione del popolo, sia se si fosse vantato di predicare per esplicito ordine di Dio,
essendo la sua dottrina in opposizione alla Legge di Mos, se la cav mettendoli in
imbarazzo e chiedendo loro in nome di chi Giovanni avesse battezzato. I Farisei, che
s'erano opposti per motivi politici al Battesimo di Giovanni, si erano condannati da soli
proclamando che egli aveva agito in nome di Dio: se essi non l'avessero fatto si sarebbero
esposti alla rabbia della plebe che credeva il contrario. Per uscire da questo mal passo,
risposero che non lo sapevano e cos Ges Cristo rispose di non essere obbligato a dir
loro perch ed in nome di chi predicasse.
XIV
Queste erano le scappatoie del distruttore della vecchia Legge e padre della nuova
Religione, fondata sulle rovine della vecchia, nella quale uno spirito disinteressato non
vedeva niente di pi divino che nelle Religioni precedenti. Il suo fondatore, che non era
affatto un ignorante, vedendo l'estrema corruzione della Repubblica dei Giudei, la giudic
prossima alla fine e credette che un'altra dovesse nascere dalle sue ceneri.
Il timore di essere preceduto da uomini pi scaltri di lui, lo indusse ad affrettarsi ad usare
mezzi opposti a quelli di Mos. Questi cominci col rendersi temibile e potente sugli altri,
Ges Cristo, al contrario, li attir a s colla speranza dei benefici di cui avrebbero goduto
in un'altra vita se, come diceva lui, gli avessero creduto.
Mentre Mos promise solo beni temporali a coloro che erano fedeli alla sua legge, Ges
Cristo fece sperare che nulla sarebbe finito.
Le Leggi del primo riguardavano solo cose esteriori, quelle del secondo guardavano alle
cose interiori, influendo sui pensieri e prendendo in perfetto contropiede la Legge di Mos.
Da ci si deduce che Ges Cristo credette, come Aristotele, che Religione e Stato sono
come tutti gli individui che vengono generati e si corrompono e che, poich non esiste
niente che non si sia mai corrotto, nessuna Legge si arrende ad un'altra che non le sia
totalmente opposta.
Trattato dei tre Impostori pagina 17 di 42
Ora, poich difficile risolversi a passare da una Legge ad un'altra, e poich la
maggioranza delle persone sono difficili da scrollare in materia di Religione, Ges Cristo,
come gli altri impostori, fece ricorso ai miracoli, che sono sempre stati lo scoglio degli
ignoranti e il rifugio degli ambiziosi scaltri.
XV
Avendo fondato in questo modo il Cristianesimo, Ges Cristo pens abilmente di
approfittare degli errori politici di Mos e di rendere eterna la sua nuova Legge, impresa
che gli riusc ben al di la delle sue speranze. I Profeti Ebrei pensavano di onorare Mos,
predicendone un successore che gli sarebbe stato simile, cio un Messia di grande virt,
Potente nel bene e terribile pei suoi nemici; per le loro Profezie produssero un effetto del
tutto contrario: un gran numero di ambiziosi ne prese occasione per farsi passare per il
Messia preannunciato, cosa che provoc delle rivolte, durate fino alla completa distruzione
della vecchia Repubblica Ebraica. Ges Cristo, pi furbo dei Profeti Moseaici, volendo
screditare i suoi possibili futuri avversari, predisse che quest'uomo sarebbe stato il grande
nemico di Dio, il favorito del Demonio, la sentina di tutti i vizi e la desolazione del mondo.
Dopo un ritratto cos bello, sembr che nessuno potesse essere tentato di dirsi l'Anticristo
ed io non credo che si possa mai trovare un ritrovato migliore per rendere eterna una
Legge, bench non ci sia niente di pi fantastico di tutto ci che stato attribuito a questo
preteso Anticristo. San Paolo disse, durante la propria vita, che egli era gi nato e che,
perci, si era alla vigilia del ritorno di Ges Cristo, ciononostante sono passati pi di
milleseicento anni dalla predicazione della nascita di questo formidabile personaggio,
senza che alcuno ne abbia sentito parlare. Mi consta che qualcuno abbia applicato queste
parole a Ebione e Cerinto, due grandi nemici di Ges Cristo, di cui combatterono la
pretesa Divinit, ma si pu anche dire che questa interpretazione conforme a quanto
detto dell'Apostolo, cosa ben poco credibile, queste parole indicano in tutti i secoli una
infinit di Anticristi, non essendoci alcun vero sapiente che creda di offendere la verit
dicendo che la storia di Ges Cristo una leggenda spregevole e, che la sua Legge un
tessuto di bubbole che l'ignoranza ha reso di moda, che son mantenute vive dall'interesse
e protette dalla tirannia.
24

XVI
Ciononostante, si pretende che una Religione fondata su queste basi sia divina e
soprannaturale, come se non si sapesse che non esiste gente pi pronta delle donne e
degli sciocchi a donare il proprio cuore alla speranza pi assurda; non ci si deve perci
stupire che Ges Cristo non abbia avuto dei Saggi fra i suoi seguaci, perch egli ben
sapeva che la sua Legge non poteva andare d'accordo col loro buon senso. Ecco, senza
dubbio, perch egli alz la voce cos spesso contro i Saggi, che egli escluse dal suo
Regno, nel quale ammette solo i poveri di spirito, i semplici e gli imbecilli. Le menti
ragionevoli devono consolarsi con il fatto di non aver niente da spartire con degli insensati.
XVII
Quanto alla morale di Ges Cristo, non vi si vede niente che debba farla preferire agli
scritti degli antichi o, piuttosto, tutto ci che vi si trova dentro derivato e imitato.
Sant'Agostino
25
confessava di aver trovato in alcuni dei loro scritti tutto l'inizio del Vangelo
di San Giovanni; aggiungendo a ci lavvertimento che quell'Apostolo era talmente
abituato a saccheggiare gli altri che non ha avuto la minima esitazione a derubare i Profeti
dei loro enigmi e visioni, per comporre la sua Apocalisse. Da dove deriva, per esempio, la
concordanza fra la dottrina del Vecchio Testamento e gli scritti di Platone se non dal fatto
che i Rabbini, componendo i loro scritti, hanno saccheggiato quel grand'uomo?
Trattato dei tre Impostori pagina 18 di 42
La creazione del mondo molto pi verosimile nel Timeo che nella Genesi; ciononostante
non si pu dire che ci derivi dal fatto che Platone possa aver letto i libri Ebraici durante il
suo viaggio in Egitto perch, secondo quanto riferisce Sant'Agostino,
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il Re Tolomeo non
li aveva ancora fatti tradurre, a quel tempo. La descrizione della Terra, fatta da Socrate a
Simia nel Fedone infinitamente pi attraente di quella del Paradiso Terrestre e la
leggenda degli Androgini
27
senza confronto miglior trovata di tutto ci che ci racconta il
Genesi circa l'estrazione di una delle costole di Adamo per formare la donna, eccetera.
Ancora, c' forse qualcosa di pi simile alla distruzione di Sodoma e Gomorra dei guai
provocati da Fetonte? E in pi, c' nulla di pi simile alla caduta di Lucifero che quella di
Vulcano, o di quella dei Giganti inabissati dai fulmini di Giove? Cosa c' di pi simile fra
loro delle storie di Sansone ed Ercole, di Elia e di Fetonte, di Giuseppe ed Ippolito, di
Nabucodonosor e Licaone, di Tantalo e del ricco malvagio, della Manna degli Israeliti o
dell'Ambrosia degli Dei? Sant'Agostino,
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San Cirillo e Teofilatto paragonano Giona ed
Ercole, soprannominato "Trinozio" perch rimase per tre giorni e tre notti nel ventre della
Balena. Il fiume di Daniele, descritto al Cap. 7 delle sue Profezie una imitazione risibile
del Piriflegetonte
29
di cui si parla nel dialogo sull'immortalit dell'anima. Si fatto derivare il
peccato originale dalla stupidit di Pandora, il sacrificio d'Isacco e di Jefte da quello di
Ifigenia, al cui posto fu sacrificata una cerva. Ci che ci viene detto di Lot e di sua moglie
del tutto identico a quello che la leggenda ci insegna su Bauci e Filemone, la storia di
Bellerofonte la base di quella di San Michele e del Demonio da lui vinto: infine noto
che gli Autori delle Scritture hanno trascritto pressoch parola per parola le opere di
Esiodo e di Omero.
XVIII
Quanto a Ges Cristo, Celso dimostr contro Diogene,
30
che egli aveva tratto le sue pi
belle sentenze da Platone. Tale quella che dice " pi facile che un cammello passi per
la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno di Dio."
31

alla setta dei Farisei, a cui apparteneva, che coloro che credono in lui devono la loro
fede nell'immortalit dell'anima, nella resurrezione, nell inferno e la maggior parte della
sua morale, nella quale non vedo niente che non sia gi in Epitteto, in Epicuro, e in un
mucchio di altri. Quest'ultimo stato citato da San Gerolamo,
32
come uomo la cui virt era
di scorno ai migliori cristiani e la cui vita era cos modesta che il suo miglior pasto era
basato solo su un pezzo di formaggio, pane e acqua. Con una vita cos frugale, questo
filosofo, bench pagano, diceva che era meglio essere sfortunato e assennato, piuttosto
che ricco e opulento senza intelligenza, aggiungendo che la fortuna e la saggezza si
trovano raramente riunite in una stessa persona e che si potrebbe esser felici e vivere
soddisfatti solo fino a quando la nostra felicit accompagnata dalla prudenza, dalla
giustizia e dall'onest, qualit in cui rifulge il vero e solo Piacere.
Per quanto riguarda Epitteto, non credo che mai alcuno uomo, non escluso Ges Cristo,
sia stato pi sicuro, pi austero e pi costante di lui ed abbia avuto una pratica morale pi
sublime della sua. Non dico niente di lui che non mi sia facile provare, se fosse
necessario, ma, per il timore di superare i limiti che mi sono imposti, non ricorder che un
unico esempio fra le belle azioni della sua vita. Egli era schiavo di un liberto, chiamato
Epafrodito, Capitano delle Guardie di Nerone: questo bruto si incapricci di torcergli una
gamba. Epitteto, accorgendosi che lui ne traeva piacere, gli disse sorridendo che vedeva
bene che quel gioco sarebbe finito solo quando la sua gamba si fosse rotta, cosa che
avvenne come aveva previsto. "Ebbene, continu con viso sereno e sorridente, non ve
l'avevo forse detto che mi avreste rotta la gamba?" Ci fu mai una fermezza paragonabile a
quella? Si pu dire che Ges Cristo sia stato alla sua altezza, lui che piangeva e scappava
per la paura, al minimo allarme e che dimostr, di fronte alla morte, una spregevole
pusillanimit, che non si vide nei suoi Martiri?
Trattato dei tre Impostori pagina 19 di 42
Se l'ingiuria del tempo non ci avesse privati del libro che Arriano scrisse sulla vita del
nostro filosofo, io son certo che apprenderemmo ben altri esempi della sua pazienza. Non
dubito che di quest'opera si direbbe ci che i preti dicono della virt dei filosofi, che una
virt basata sulla vanit e che, in effetti, non proprio ci che sembra: ma so bene che
coloro i quali usano questo linguaggio sono persone che dicono dalla cattedra tutto ci
vien loro alla bocca e credono di essersi ben guadagnata la mercede, loro corrisposta per
insegnare al popolo, quando hanno tuonato contro i soli uomini che sapessero cosa la
giusta ragione e la vera virt; tanto vero che nulla al mondo si avvicina di meno ai
costumi dei veri Saggi che le azioni degli uomini superstiziosi, i quali le diffamano.
Questi sembra abbiano studiato soltanto per agguantare un posto che dia loro il pane,
sono vanesi e si applaudono quando l'hanno ottenuto, come se avessero conseguito uno
stato di perfezione, sebbene esso sia, per coloro che l'hanno raggiunto, solo uno stato di
ozio, di orgoglio, di licenziosit, di piacere, in cui la maggior parte segue in minima parte le
regole della Religione professata. Ma lasciamo perdere individui che non hanno alcuna
idea dell'effettiva virt, per esaminare la Divinit del loro Maestro.
XIX
Dopo aver esaminato la politica e la morale del Cristo, dove non si trova niente di cos utile
e cos sublime che non sia gi contenuto negli scritti degli antichi filosofi, vediamo se la
reputazione acquisita dopo la norte una prova della sua Divinit. Il Popolo cos
abituato a sragionare, che io mi stupisco di come si possano trarre conseguenze dal suo
comportamento; l'esperienza ci prova che esso corre sempre dietro ai fantasmi e che non
fa e non dice niente che indichi il suo buon senso. Ciononostante, su parecchie chimere,
da sempre in auge, che fondata la sua fede, bench i Saggi si siano sforzati di opporvisi.
Qualunque affanno essi si siano presi per sradicare le follie dominanti, il Popolo non le ha
abbandonate se non dopo esserne sazio.
Mos ebbe un bel vantarsi d'essere l'interprete di Dio e provare la sua missione e il suo
diritto per mezzo di segni straordinari, ma per poco che si assentasse (cosa che faceva di
tanto in tanto per parlare, diceva lui, con Dio, cosa che fecero egualmente Numa Pompilio
e molti altri legislatori), per poco, dico io, che si assentasse, trov solo, al suo ritorno, le
tracce del culto degli Dei, che gli Ebrei avevano avuto in Egitto. Ebbe un bel tenerli per
quaranta anni nel deserto, per far loro perdere il ricordo degli Dei che avevano lasciato:
essi non li avevano ancora dimenticati, li volevano sempre visibili e marcianti davanti a
loro, li adoravano ostinatamente, qualunque fosse la crudelt che dovevano sopportare.
Solo l'odio verso le altre nazioni, che fu loro ispirato dall'orgoglio, di cui anche i pi stupidi
sono capaci, fece loro perdere insensibilmente il ricordo degli Dei d'Egitto, per dedicarsi a
quello di Mos; l'adorarono per qualche tempo con tutte le particolarit indicate dalla
Legge, lo abbandonarono in seguito, per seguire la legge di Ges Cristo, per via di
quell'incostanza che fa correre dietro alle novit.
XX
I pi ignoranti fra gli Ebrei avevano adottato la Legge di Mos; cos come ce ne furono
parecchi che seguirono Ges e poich il loro numero infinito, ed essi stavano volentieri
l'uno con l'altro, non ci si deve stupire se i nuovi errori si diffusero facilmente. Non che le
novit non siano pericolose per coloro che le abbracciano, ma l'entusiasmo da loro
suscitato diminuisce la paura.
Cos i Discepoli di Ges Cristo, tutti miserabili al suo seguito e tutti morenti di fame (come
si vede dalla necessit in cui si trovarono un giorno di spigolare nei campi per nutrirsi), i
Discepoli di Ges Cristo, dico, incominciarono a scoraggiarsi solo quando videro il loro
Maestro nelle mani dei carnefici ed impotente a dar loro i beni, la potenza e la grandezza
che gli aveva fatto sperare.
Trattato dei tre Impostori pagina 20 di 42
Dopo la sua morte, i suoi discepoli, indispettiti per il fallimento delle loro speranze, fecero
di necessit virt: banditi da tutte le leggi, perseguitati dai Giudei, che volevano trattarli
come il loro Maestro, si sparsero nei paesi circostanti, dove, sulla base del racconto di
alcune donne, accreditarono la sua resurrezione, la sua derivazione Divina ed il resto delle
favole di cui i Vangeli sono ricchi.
Le difficolt che incontravano ad avere successo fra gli Ebrei li spinsero a cercar rifugio
presso i Gentili ed a provare se non fossero, per caso, pi fortunati fra gli stranieri, ma
poich essi abbisognavano di un'istruzione superiore a quella che avevano, perch i
Gentili erano filosofi e, perci, troppo amici della ragione per arrendersi a delle bagattelle, i
Seguaci di Ges guadagnarono alla loro causa un giovane (San Paolo) di spirito ardente
ed attivo, ma un po' pi istruito dei pescatori analfabeti, pi abile di far ascoltare le proprie
storie. Questi, unitosi a loro. per un colpo del Cielo (perch ci voleva un evento
straordinario che avesse del meraviglioso) attir qualche partigiano nella setta nascente,
usando il timore delle pretese paure di un Inferno, ricopiato dalle favole degli antichi Poeti,
e la speranza delle gioie del Paradiso, da cui era stato prelevato, come ebbe l'impudenza
di dire. Quei discepoli, a forza di giochi di prestigio e di menzogne, procurarono al loro
Maestro l'onore di passare per un Dio, onore che Ges, in vita sua, non aveva potuto
raggiungere: la sua sorte non fu migliore di quella di Omero, n altrettanto onorevole
perch per quest'ultimo sei delle Citt che l'avevano scacciato e disprezzato durante la
sua vita, si fecero guerra per stabilire quale dovesse avere l'onore di avergli dato i natali.
XXI
Si pu giudicare, da tutto ci che abbiamo detto, che il Cristianesimo non , come tutte le
altre Religioni, che un'impostura intessuta grossolanamente, il cui successo e
propagazione stupirebbero i suoi stessi inventori, se rinascessero: ma senza impelagarsi
ulteriormente in quel labirinto di errori e grossolane contraddizioni di cui abbiamo gi
parlato abbastanza, diciamo qualcosa su Maometto, che fond una legge su fondamenti
affatto opposti a quelli di Ges Cristo.
XXII
MAOMETTO
Appena i Discepoli di Cristo ebbero demolito la Legge Mosaica, per introdurre la Legge
Cristiana, gli uomini indotti dalla forza e dalla loro ordinaria incostanza, seguirono un
nuovo legislatore, che s'innalz con gli stessi sistemi di Mos, prese come lui il titolo di
Profeta e di Inviato da Dio, fece dei miracoli come lui e seppe mettere a profitto le passioni
popolari. Dapprima, si vide seguito da una plebaglia ignorante, alla quale spieg i nuovi
oracoli del cielo. Quei poveretti, sedotti dalle promesse e dalle favole di questo nuovo
Impostore, diffusero la sua fama e l'esaltarono al punto da eclissare quella dei suoi
predecessori.
Maometto non era un uomo che sembrasse adatto a fondare un Impero, non eccelleva
nella politica, n nella filosofia, non sapeva leggere, n scrivere. Maometto - dice il Conte
di Boulanvilliers - non era colto, ma conosceva certamente tutte quelle nozioni che un gran
viaggiatore pu acquisire con un po' di spirito di osservazione, quando si sforzi di
impiegarlo utilmente. Non era per niente ignorante nella propria lingua, dato che, pur
senza saper leggere, ne aveva assorbito tutta la finezza e la bellezza. Non era ignorante
nell'arte di saper rendere odioso ci che era realmente condannabile e nel dipingere la
realt con colori semplici e vivaci, che permettevano di non misconoscerla. In effetti, tutto
ci che ha detto vero, in rapporto ai dogmi essenziali della Religione, ma egli non ha
detto tutta la verit ed in questo che la nostra Religione differisce dalla sua. Pi avanti
aggiunge: "Maometto non era grossolano n barbaro e che egli ha condotto la sua
impresa con tutta l'arte, la delicatezza, i modi, l'audacia e le ampie vedute di cui anche
Alessandro e Cesare sarebbero stati capaci al posto suo.
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Trattato dei tre Impostori pagina 21 di 42
Era, inoltre, cos poco costante che avrebbe sovente abbandonato ci che aveva
intrapreso se non fosse stato obbligato dall'accortezza di uno dei suoi Seguaci a
sostenere la sfida. Quando cominci ad elevarsi e a diventare celebre, Corais, un
eminente Arabo geloso del fatto che un uomo dappoco avesse l'ardire di raggirare il
popolo, si dichiar suo nemico ed ostacol le sue imprese. Il Popolo, per, convinto che
Maometto avesse colloqui con Dio e gli Angeli fece in modo da farlo prevalere sui suoi
nemici; la famiglia di Corais
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ebbe la peggio e Maometto, che si vide seguito da una folla
imbecille, che lo credeva un uomo divino, credette di non aver pi bisogno del suo
compagno, ma per paura che quello rivelasse i suoi raggiri, volle prevenirlo e per farlo con
maggior sicurezza lo copr di promesse e gli giur di voler diventare grande solo per
dividere il suo potere con lui, che aveva tanto contribuito al suo raggiungimento. "Noi
pensiamo - dice - alla nostra elevazione: siamo usciti da un grande Popolo, che abbiamo
conquistato, si tratta di rendersi sicuri di lui con l'inganno che voi avete cos felicemente
inventato".
E cos lo convinse a nascondersi nella fossa degli Oracoli. Era questo un pozzo da cui egli
parlava, per far credere al Popolo che la voce di Dio parlasse attraverso Maometto, che
era in mezzo ai suoi proseliti. Ingannato dalle promesse di quel perfido, il suo socio and
nella fossa per simulare, su suo comando, l'Oracolo. Mentre Maometto passava alla testa
di una turba di esaltati, si ud una voce che diceva: "Io sono il vostro Dio, dichiaro di aver
scelto Maometto come Profeta di tutte le nazioni, da lui apprenderete la mia vera Legge
che Ebrei e Cristiani hanno guastato". Era da un bel pezzo che quell'uomo interpretava
quel ruolo, ma alla fine ne fu ripagato con la maggiore e la pi nera delle ingratitudini.
Maometto, infatti, udendo la voce che lo proclamava uomo di Dio, voltatosi verso il Popolo,
gli ordin, in nome di questo Dio, di riconoscerlo come loro Profeta e di colmare di pietre il
pozzo, da dove era uscita una cos autentica testimonianza in suo favore, in ricordo delle
pietre che Giacobbe aveva innalzato per indicare il luogo in cui Dio gli era apparso. Cos
mor il miserabile che aveva contribuito all'elevazione di Maometto ed su quel mucchio di
pietre che l'ultimo dei pi celebri impostori fond la sua legge.
Questa base cos solida e stabile che dopo pi di mille anni di regno non si vede ancora
alcun segno che stia per crollare.
XXIII
Cos Maometto si innalz e fu pi fortunato di Ges, poich vide la propagazione della sua
legge durante la sua vita, cosa che non fu possibile al figlio di Maria, a causa della sua
povert. Fu pi fortunato anche di Mos, che affrett la propria fine, per eccesso di
ambizione; Maometto mor in pace ed al colmo dei suoi desideri, ebbe per di pi la
certezza che la sua Dottrina sarebbe sopravvissuta alla sua morte, avendola adattata a
misura dei suoi Seguaci, nati ed allevati nell'ignoranza, cosa che nessun uomo pi abile
sarebbe riuscito a fare.
Ecco, lettore, cosa si pu dire di pi rilevante dei tre celebri legislatori, le cui Religioni
hanno soggiogato gran parte dell'Universo. Essi errano come li abbiamo descritti, sta a voi
esaminare se meritano di essere rispettati e ritenete scusabile farsi condurre da guide, che
ebbero la sola ambizione di primeggiare e dei quali l'ignoranza perpetua il sogno. Per
guarirvi dagli errori con cui vi hanno accecati, seguite coloro che hanno uno spirito libero e
disinteressato e questo sar il mezzo per scoprire la verit.
Trattato dei tre Impostori pagina 22 di 42
CAPITOLO IV
VERIT TANGIBILI ED EVIDENTI
I
Mos, Ges e Maometto sono come li abbiamo appena descritti ed perci evidente che
non si pu assolutamente trovare nei loro scritti una vera idea della Divinit. Le apparizioni
ed i colloqui di Mos e Maometto, cos come l'origine divina di Ges , sono le imposture
maggiori che si siano potute esporre e si deve evitarle, se si ama la verit.
II
Dio, come si visto, non che la natura o, se si vuole, l'insieme di tutti gli esseri, di tutte le
peculiarit e di tutte le energie; necessariamente la causa immanente e non
diversificabile dai suoi effetti; non pu essere definito buono, n cattivo, n giusto, n
misericordioso, n geloso, poich queste sono qualit appartenenti solo all'uomo; Dio non
sapr n punire, n ricompensare: l'idea di punizione e ricompensa pu sedurre solo degli
ignoranti, che non concepiscono l'Essere semplice, detto Dio, se non sotto forma di
un'immagine che non gli si attaglia per niente; coloro che si servono del loro giudizio
senza confondere i propri atti coi prodotti della fantasia e che hanno la forza di disfarsi dei
pregiudizi dell'infanzia sono i soli che se ne facciano un'idea chiara e precisa. Essi lo
riconoscono come la sorgente di tutti gli Esseri, che vengono generati senza differenze, gli
uni pari agli altri, per quanto lo riguarda, ed anche generare l'uomo non gli costa pi che
generare un vermiciattolo o la pi piccola pianta.
III
Non si deve, perci, credere che l'Essere universale, chiamato comunemente Dio, si
occupi pi di un uomo che di una formica, di un leone che di una pietra; per quanto lo
riguarda non c' niente di bello o di brutto, di buono o di cattivo, di perfetto o di difettoso.
Non gli importa essere lodato, pregato, cercato, vezzeggiato, non per nulla intenerito da
ci che fanno o dicono gli uomini, non suscettibile d'amore n di odio, in breve non si
occupa dell'uomo pi che di ogni altra creatura di qualunque tipo sia.
Qualunque distinzione solo l'invenzione di uno spirito gretto, l'ignoranza l'inventa e
l'interesse la fomenta.
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IV
Cos, tutti gli uomini sensati non possono credere agli Dei, n all'Inferno, n agli Spiriti, n
ai Diavoli, nel modo in cui essi sono di solito intesi. Tutte queste grosse parole sono state
inventate per sbalordire o intimidire la plebe. Quindi, coloro che vogliono ancor pi
convincersi di queste verit prestino attenzione a quel che segue e si abituino a non
giudicare se non dopo matura riflessione.
V
L'infinit delle stelle che vediamo sopra di noi, ha fatto concepire altrettanti corpi solidi
dove essi si muovono, fra cui uno destinato alla Corte Celeste, dove Dio si com porta
come un Re in mezzo ai suoi Cortigiani. Questo luogo la dimora dei Beati, luogo in cui si
suppone vadano le anime buone, quando lasciano il corpo. Ma, senza soffermarsi su di
una teoria cos frivola, che nessun uomo di buon senso pu accettare, sicuro che ci
che vien chiamato Cielo non altro che la continuazione dell'aria che ci circonda, un fluido
in cui i Pianeti si muovono senza essere sostenuti da alcun solido, cos come la terra che
noi abitiamo.
Trattato dei tre Impostori pagina 23 di 42
VI
Come ci si immaginato un Cielo, dimora di Dio e di Profeti, o, secondo i Pagani, degli
Dei e delle Dee, ci si poi raffigurato un Inferno, posto sotto terra, in cui si afferma
discendano le anime dei cattivi per esservi tormentate: ma la parola Inferno, nel suo
significato naturale, non significa altro che un posto basso e vuoto, che i Poeti hanno
inventato in contrasto con la dimora degli abitanti celesti, che essi avevano supposto alta
ed eccelsa. Ecco cosa significano veramente le parole Inferno, Inferi dei Latini, o quella
dei Greci,
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cio un luogo oscuro come una tomba o tutti gli altri posti profondi e rinomati
per la loro oscurit. Tutto ci che se ne dice solo effetto della fantasia dei Poeti e
dell'astuzia dei Preti: tutti i discorsi dei primi sono figurati e adatti ad impressionare le
anime deboli, timide e melanconiche ed essi furono trasformati in articoli di fede da coloro
che avevano il massimo interesse a sostenere queste opinioni.
CAPITOLO V
LANIMA
I
L'anima qualcosa di cui pi difficile discutere di quanto non lo siano il Cielo e l'Inferno;
perci, per soddisfare la curiosit del Lettore occorre parlarne pi diffusamente: prima di
definirla, per, bisogna esporre ci che ne hanno pensato i pi celebri filosofi. Lo far in
poche parole cos da renderne pi facile la comprensione.
II
Alcuni hanno preteso che l'anima sia Spirito o sostanza immateriale, altri hanno sostenuto
che faccia parte della Divinit, qualcuno che sia un aere molto sottile, altri dicono che un
accordo di tutte le parti del corpo ed, infine, altri ancora sostengono che la parte pi
sottile del Sangue che si separa nel cervello e si distribuisce attraverso i nervi.
Ci stabilito, la sorgente dell'anima il cuore, dove si genera, quello in cui esercita le
funzioni pi nobili il cervello, visto che l pi depurata delle parti pi grossolane del
sangue. Queste sono le varie teorie che sono state sviluppate sull'anima. Ciononostante,
per sviluppare meglio le supposizioni, dividiamole in due classi. In una ci saranno i filosofi
che l'hanno creduta corporea, nell'altra quelli che l'hanno ritenuta come spirituale.
III
Pitagora e Platone hanno supposto l'anima come immateriale, cio un'entit capace di
sussistere senza l'aiuto del corpo e che pu allontanarsi da lui. Essi pretendono che tutte
le singole anime degli animali siano parti dell'anima universale del mondo, che queste
parti siano incorporee ed immortali, identiche a quella universale, cos come si capisce
bene che cento fiammelle sono identiche al grande fuoco da cui sono prese.
IV
Questi filosofi hanno creduto che l'Universo sia animato da una sostanza immateriale,
immortale ed invisibile, che sa tutto, che opera incessantemente e che la causa di tutti i
movimenti, la fonte di tutte le anime che da essa promanano. Poich queste anime sono
purissime e di natura infinitamente superiore al corpo, esse non si uniscono
immediatamente, ma tramite un corpo sottile come la fiamma o come quel aere sottile ed
esteso che il corpo prende per il Cielo. Poi, esse prendono un corpo ancor meno sottile,
pi un altro in po' pi grossolano e cos via per gradi successivi, finch possono unirsi al
corpo tangibile degli animali, in cui esse discendono come in una cella o in un sepolcro.
Trattato dei tre Impostori pagina 24 di 42
La morte del corpo, secondo loro, la vita dell'anima che vi si trova come seppellita e
dove ella esercita solo debolmente le funzioni pi nobili; cos in seguito alla morte del
corpo, l'anima esce dalla prigione, si sbarazza della materia e si riunisce all'anima del
mondo, di cui era un'emanazione.
Cos, secondo questa teoria, tutte le anime degli animali hanno la stessa natura e la
diversit delle loro funzioni o facolt deriva solo dalla differenza dei corpi in cui sono
entrate. Aristotele
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ipotizza un'intelligenza universale comune a tutti gli esseri, che si
comporta nei confronti delle intelligenze singole, come la luce nei confronti degli occhi.
Come la luce rende visibili gli oggetti, cos l'intelligenza universale li rende intellegibili.
Questo filosofo definisce l'anima ci che fa vivere, sentire, capire e muovere, ma non dice
cosa sia quest'Entit, chi sia la fonte ed il principio delle sue nobili funzioni e, perci, non
nelle sue opere che bisogna cercare il chiarimento dei dubbi che ci sono sulla natura
dell'anima.
V
Dicearco, Asclepiade e Galeno, in parte, credettero anch'essi che l'anima fosse
incorporea, ma in modo diverso, perch dissero che l'anima non altro che l'armonia di
tutte le parti del corpo, cio quello che deriva da un'esatta mescolanza degli elementi e
della disposizione delle parti, degli umori e degli spiriti.
Cos, essi dissero, come la salute non fa parte di colui che sta bene, allo stesso modo,
qualunque cosa sia l'anima dell'animale, essa non per nulla una delle sue parti, ma
l'accordo di tutte quelle che lo compongono.
Si deve notare soprattutto che questi Autori credevano l'anima incorporea sulla base di un
principio totalmente contrario alle loro intenzioni, perch dire che non per nulla affatto un
corpo, ma soltanto qualcosa attaccato inseparabilmente al corpo, equivale a dire che
corporea, poich si definisce corporeo non solo ci che corpo, ma tutto ci che ha forma
o apparenza o ci che non pu essere separato dalla materia.
Ecco qui i filosofi che sostenevano esser l'anima incorporea o immateriale: si constata che
essi non erano d'accordo neanche con se stessi e che, perci, non meritano d'esser
creduti.
Passiamo a quelli che hanno sostenuto che l'anima corporea e materiale.
VI
Diogene credette che l'anima fosse composta d'aria, cosa da cui dedusse la necessit di
respirare. Egli la defin un'aria che passa dalla bocca, attraversa i polmoni, arriva al cuore,
dove si scalda e da dove si distribuisce in tutto il corpo.
Leucippo e Democrito dissero che l'anima fuoco e che, come il fuoco, era composta di
atomi che penetravano facilmente in tutte le parti del corpo, facendolo muovere.
Ippocrate disse che l'anima era composta d'energia e di fuoco, Empedocle dai quattro
elementi. Epicuro credeva, come Democrito, che l'anima fosse composta dal fuoco, ma
aggiungeva che in questa composizione entravano anche l'aria, un vapore e un'altra
sostanza senza alcun nome, che la fonte dei sentimenti; che queste quattro diverse
sostanze generano uno spirito sottilissimo che si espande in tutti i corpi e che perci si
chiama anima.
Cartesio sostiene invece, ma in modo che fa piet, che l'anima affatto immateriale: ho
detto che fa piet, perch mai un filosofo discusse cos malamente questo soggetto come
quel grand'uomo ed ecco in che modo lo si comprende. Dapprima, egli dice che bisogna
dubitare dell'esistenza dei corpi, credere che non ce ne siano, poi ragiona cos: "Non
esistono corpi, tuttavia io esisto, perci io non sono un corpo e, conseguentemente, non
posso essere altro che una sostanza che pensa".
Trattato dei tre Impostori pagina 25 di 42
Sebbene questo bel ragionamento si autodistrugga, ciononostante dir in due parole cosa
ne penso:
1. Il dubbio posto avanti da Cartesio affatto impossibile, poich chiunque pensi
qualcosa non si sogna di pensare che essa abbia un corpo e nondimeno vero che
essa ne ha quando la si pensa;
2. Chiunque crede che non vi siano corpi, deve assicurarsi che non ce ne sia manco
uno, perch nessuno pu dubitare di se stesso, oppure, se ne sicuro, il suo dubbio
inutile;
3. Quand'egli dice che l'anima una sostanza che pensa, non ci insegna niente di
nuovo. Ognuno ne conviene, ma difficile definire cosa sia questa sostanza che
pensa ed questo ci che non la rende pi accettabile di altre cose.
VII
Per non usare scappatoie, come fece lui, e per avere la pi sana idea su ci che possa
formare l'anima degli animali, senza escludere l'uomo, che della stessa natura e che
esercita funzioni differenti solo per la differenza degli organi e degli umori, occorre fare
attenzione a quel che segue.
certo che vi nell'Universo un fluido estremamente sottile o una materia molto
penetrante e sempre in movimento, la cui fonte il sole, ripartita fra gli altri corpi, pi o
meno secondo la loro natura e consistenza.
Ecco cos' l'anima del mondo, ecco cosa la genera e la vivifica e di cui qualche parte
distribuita a tutte le parti che lo compongono.
Quest'anima il fuoco pi puro che ci sia nell'universo. Esso non brucia per se stesso, ma
per i diversi movimenti ch'esso impartisce alle particelle degli altri corpi in cui entra, che
accende ed ai quali fa provare il suo calore. Il fuoco visibile contiene pi di questo
materiale che d'aria, pi dell'acqua e la terra parecchio di meno; le piante ne hanno pi dei
minerali e gli animali ancora di pi. Infine, questo fuoco, racchiuso nei corpi, li rende
capaci di sentimenti ed ci che vien detto anime o spirito animale che si ripartisce fra
tutte le parti del corpo. Ora, certo che quest'anima. essendo della stessa natura per tutti
gli animali, si dissolve alla morte dell'uomo, cos come a quella delle bestie. Ne deriva che
ci che i poeti ed i teologi ci dicono dell'altro mondo una fantasia che essi hanno
partorito e smerciano per ragioni che facile indovinare.
CAPITOLO VI
GLI SPIRITI CHIAMATI DEMONI
I
Abbiamo detto altrove come la nozione di Spirito sia stata introdotta fra gli uomini ed
abbiamo fatto vedere che questi Spiriti non erano altro che fantasmi, inesistenti salvo che
nell'immaginazione degli uomini stessi.
I primi medici del genere umano non erano abbastanza illuminati per spiegare al popolo
cosa fossero questi fantasmi, ma non smisero mai di dirgli cosa ne pensassero. Alcuni,
vedendo che i fantasmi si dissipavano e non avevano alcuna consistenza, li definirono
immateriali, incorporei, forme senza materia, colori e figure, senza non dimeno esser corpi
colorati n personaggi, aggiungendo che potevano vestirsi d'aria come di un abito, quando
volevano rendersi visibili agli occhi degli uomini. Altri dicevano che erano dei corpi animati,
ma che erano fatti d'aria o di altra materia ancor pi sottile, ch'essi ispessivano a loro
piacere, quando volevano comparire.
Trattato dei tre Impostori pagina 26 di 42
II
Se questi due tipi di filosofi erano divisi nell'opinione che avevano dei fantasmi, essi
concordavano sul nome da dar loro, perch tutti li chiamavano Demoni, dato che erano
cos insensati che credevano di vedere in sogno le anime dei defunti e che fosse la loro
anima quella che vedevano quando si guardavano allo specchio e, infine, che credevano
che le stelle che si vedono riflesse nell'acqua siano la anime delle stelle. Seguendo questa
ridicola opinione caddero nell'errore, altrettanto assurdo, di credere che questi fantasmi
avessero un potere illimitato, concetto destituito di fondamento, ma comune agli ignoranti,
i quali immaginano che gli Esseri che non conoscono abbiano una potenza meravigliosa.
III
Non appena questa ridicola opinione fu divulgata, i Legislatori se ne servirono per
estendere la propria autorit. Essi stabilirono la convinzione dell'esistenza degli Spiriti, che
chiamarono Religione, sperando che la paura che il popolo aveva di queste potenze
invisibili, lo riportasse al suo dovere; e, per dare maggior peso a questo dogma, divisero
gli Spiriti o Demoni in buoni e malvagi: gli uni destinati ad incitare gli uomini a rispettare le
loro leggi, gli altri a frenarli e ad impedir loro di infrangerla.
Per sapere cosa sono i Demoni basta leggere i Poeti Greci e le loro Storie, soprattutto ci
che ne dice Esiodo nella Teogonia, dove egli tratta ampiamente della generazione e
dell'origine degli Dei.
IV
I Greci sono i primi ad averli inventati e da loro sono passati, attraverso le loro Colonie, in
Asia, in Egitto e in Italia. l che gli Ebrei, dispersi in Alessandria ed in altri luoghi, ne
ebbero sentore. Essi se ne servirono generosamente, come altri popoli, ma con la
differenza che non chiamarono Demoni, come i Greci, indifferentemente gli Spiriti buoni e
cattivi, ma solo quelli malvagi, riservando al solo buon Demone il nome di Spirito, di Dio e
chiamando Profeti coloro che erano ispirati dallo Spirito buono. Per di pi, considerarono
come effetto dallo Spirito Divino tutto ci che ritenevano un gran bene e come effetti dal
Caio-demone, o Spirito maligno, tutto ci che consideravano un gran male.
V
Questa distinzione fra bene e male li port a definire Demoniaci tutti quelli che noi
chiamiamo Lunatici, Matti, Furiosi, Epilettici, cio coloro che parlano una lingua
sconosciuta. Un uomo deforme o sporco era, a parer loro, posseduto da uno Spirito
immondo, un muto lo era di uno Spirito muto. Finalmente, le parole Spirito e Demone
divennero loro cos familiari che ne parlavano in ogni occasione. quindi chiaro che gli
Ebrei credevano, come i Greci, che gli Spiriti ed i Fantasmi non fossero pure fantasie, n
visioni, ma degli esseri reali indipendenti dall'immaginazione.
VI
Ne deriva che la Bibbia completamente piena di racconti sugli Spiriti, i Diavoli e le
Diavolesse, ma non vi detto in alcun posto come e quando furono creati, cosa che non
perdonabile a Mos, che, si dice, si spinto a parlare della creazione del Cielo e della
Terra. Ges, che parla cos spesso di Angeli e di Spiriti buoni e malvagi non dice se essi
siano materiali o immateriali. Questo dimostra che tutti due non sapevano altro che quello
che i Greci avevano insegnato ai loro antenati. Altrimenti, Ges Cristo non sarebbe meno
biasimabile per i suoi silenzi che per la sua malizia di rifiutare a tutti gli uomini la grazia, la
fede e la piet, che afferma di poter loro dare. Ma, per tornare agli Spiriti, certo che
quelle parole Demone, Satana, Diavolo non sono dei nomi propri di qualche individuo e
che essi non lo furono mai, salvo che per gli ignoranti che vi credettero, tanto fra i Greci,
che li inventarono, quanto fra gli Ebrei, che li adottarono.
Trattato dei tre Impostori pagina 27 di 42
Dopo che questi ultimi furono contagiati da queste idee, appiopparono quei nomi che
significano Nemico, accusatore e sterminatore, tanto alle Potenze invisibili, quanto a
quelle tangibili, cio ai Gentili di cui dicevano abitassero il regno di Satana, non essendoci
altri che loro, a loro giudizio, ad abitare quello di Dio.
VII
Poich Ges Cristo era Ebreo e, conseguentemente, molto imbevuto di queste opinioni,
non ci si deve stupire se si trovano spesso, nei Vangeli e negli scritti dei suoi discepoli, le
parole Diavolo, Satana, Inferno, come se fossero qualcosa di reale ed effettivo.
Ciononostante, evidentissimo, come abbiamo gi fatto notare, che non ci sia niente di
pi chimerico e quand'anche ci che abbiamo detto non bastasse a provarlo, basteranno
solo due parole per convincere gli ostinati. Tutti i Cristiani sono d'accordo che Dio la
fonte di tutte le cose, che egli le ha create, che le conserva e che senza il suo ausilio esse
ricadrebbero nel nulla. Seguendo questo ragionamento certamente lui che ha creato
quel che si chiama Diavolo o Satana. Ora, sia che l'abbia creato buono o cattivo (ci che
qui non ci riguarda) esso incontrovertibilmente opera del primo principio, se esso
sopravvive, maligno come lo si dice, ci non pu succedere che per volont di Dio.
Ora, com' possibile concepire che Dio conservi una creatura, che non solo lo odia
mortalmente, ma che per di pi si sforza di traviare i suoi amici per avere il piacere di
mortificarlo? Com' possibile, dico, che Dio lasci sopravvivere questo Diavolo, lasciandogli
fare tutti i dispetti che pu, per detronizzarlo se ne fosse capace e per stornare dal suo
servizio i suoi Favoriti ed i suoi Eletti. Qual' lo scopo di Dio o, piuttosto, cosa ci si viene a
dire parlando del Diavolo e dell'Inferno? Se Dio pu tutto e se niente possibile fare
senza di lui, di dove viene fuori che il Diavolo lo odia, lo maledice, gli aliena gli amici?
O Dio lo consente o non lo consente. Se lo consente, il Diavolo, maledicendolo, fa soltanto
ci che deve, perch egli pu fare solo ci che Dio vuole, per cui non il Diavolo, ma Dio
stesso che si fa maledire: cosa assurda, se mai ve ne furono! Se Dio non lo consente, non
vero che Egli Onnipotente e, quindi, ci sono due Principii, uno del bene e l'altro del
male, uno che vuole una cosa, l'altro che vuole quella contraria.
Dove ci condurr questo ragionamento? A far ammettere, senza possibilit di obiezione,
che n Dio, n il Diavolo, n il Paradiso, n l'Inferno, n l'Anima sono ci che la Religione
ci presenta e che n i Teologi, n coloro che spacciano delle favole per verit, sono dei
geni della malvagit sia che abusino della credulit del Popolo per gabellare ad essi ci
che a loro piace, come se il volgo fosse affatto indegno di conoscere la verit, sia che
debba essere nutrito solo con illusioni, nelle quali un uomo ragionevole non vede altro che
il vuoto, il nulla e la follia.
da lungo tempo che il mondo infettato da queste assurde teorie, ciononostante in ogni
tempo si trovano intelletti saldi e uomini sinceri che nonostante le persecuzioni sono insorti
contro le assurdit dei loro tempi, come si voluto fare con questo piccolo Trattato.
Coloro che amano la verit vi troveranno certamente qualche consolazione: a loro che
voglio andare a genio, senza curarmi del giudizio di coloro, per i quali i pregiudizi fanno le
veci di infallibili oracoli.
38

FINE DEL TRATTATO
Trattato dei tre Impostori pagina 28 di 42
OPINIONE SUL TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI
L'origine di questo testo controversa quanto antica. La sua versione latina (De Tribus
Impostoribus) stata attribuita, nel corso dei secoli, a:
Averro (1194 - 1250)
Pier delle Vigne (Segretario dell'Imperatore Federico II (1194 - 1250)
Alfonso X (Re di Leon e Castiglia) (1221 - 1284)
Scoto Michele (nel 1235 ?)
Poggio Bracciolini (1380 - 1459)
Bernardo Ochino (nel 1563 ?)
Le prime versioni in lingua francese (Trait des Trois Imposteurs) sarebbero, invece,
dovute a:
Guillaume Postel (nel 1553 ?)
Franois Rabelais (nel 1608 ?)
Anonimo (nel 1706 ?)
Holbach et Naigeon (1783)
Lo scritto scelto per questa occasione quello del 1768, pertanto vecchio di oltre 230
anni; di conseguenza alcuni concetti di natura scientifica, filosofica e storica, alla luce di
pi recenti studi, possono apparire "datati". Questo per non toglie nulla al valore
intrinseco dell'opera.
gi da tempo che si discute se esista veramente un Libro Stampato intitolato "I tre
Impostori". Il Signor De La Monnoye, informato che un Saggio Tedesco (Daniel George
Mothof, morto il 20 Giugno 1691, senza aver mantenuta la promessa) voleva pubblicare
una dissertazione per provare che esisteva davvero un Libro Stampato, "I Tre Impostori",
scrisse ad un amico una Lettera per dimostrare il contrario. La Lettera fu trasmessa dal
Signor Bayle
39
al Signor Basnage de Beauval, che nel Febbraio 1694 gli diede un estratto
della sua Storia delle Opere dei Saggi. In seguito il Signor De La Monnoye fece una pi
ampia dissertazione sull'argomento, in una Lettera inviata da Parigi il 16 Giugno 1712 al
Residente Bouhier, nella quale afferma che si trov in riassunto la Storia pressoch
completa di questo famoso Libro. Egli respinge recisamente l'opinione di coloro che
attribuiscono lo Scritto all'Imperatore Federico I. Questa falsa attribuzione deriva da un
passo di Grozio,
40
citato nella sua appendice al Trattato "L'Anticristo" che qui viene
riportato: "Manca solo che il libro sui tre impostori sia attribuito al Papa od ai nemici del
Papa; gi una volta i nemici dell'Imperatore Federico Barbarossa sparsero la voce che
questo libro fosse stato scritto per suo ordine, ma a quel tempo non lo vide nessuno;
perci credo che sia una leggenda". Colomiez che riporta questa citazione a pag. 28
delle sue Storie Varie. Ci sono per due punti, aggiunge: Non fu Federico I, il Barbarossa,
che scrisse questo libro, ma Federico II, suo nipote, come si desume dalle Lettere di Pier
delle Vigne,
41
suo Segretario e Cancelliere, e di Mathieu Paris, i quali riferiscono che egli
fu accusato di aver detto che Il mondo era stato sedotto da Tre Impostori e non di avere
scritto un Libro con questo titolo.
Questo Imperatore, per, ha recisamente negato di avere mai detto una cosa del genere.
Egli respinge la bestemmia che gli si rimproverava, dichiarando che quella era una
calunnia atroce: cosicch a torto che Lipsius ed altri scrittori l'hanno condannato senza
neanche avere esaminato le sue difese. Averro,
42
circa un secolo prima, si era preso
gioco delle tre Religioni ed aveva detto che
43
La religione Ebrea era una Legge per
bambini, quella Cristiana una Legge per stravaganti e quella Musulmana una Legge per
maiali. In seguito, parecchi hanno scritto abbastanza liberamente sullo stesso oggetto. Si
legge, in Thomas de Cantimpr
44
che un certo Maestro Simone di Tournay diceva che Tre
Seduttori, Mos, Ges e Maometto avevano affascinato il genere umano con le loro
dottrine.
Trattato dei tre Impostori pagina 29 di 42
apparentemente questo il Simone di Churnay di cui Mathieu Paris racconta un'altra
empiet, e lo stesso che Polidoro di Virgile chiama di Turvay, nomi ambedue corrotti.
Fra i manoscritti della Biblioteca dell'Abate Colbert,
45
che il Re aveva acquisito nel 1732,
se ne trova uno col numero 2071 che di Alvaro Plage, francescano spagnolo, vescovo
di Salveda e Algarve,
46
noto per il suo libro "Il pianto della Chiesa" in cui ricorda che un
tizio detto Scoto, francescano e giacobita, chiuso in prigione a Lisbona per numerosi atti di
empiet, aveva accusato di impostura allo stesso modo Mos, Ges Cristo e Maometto,
dicendo che il primo aveva ingannato gli Ebrei, il secondo i Cristiani ed il terzo i Saraceni.
Il buon Gabriele Barletta in una predica su Sant'Andrea fa dire a Porfirio: "ed parimenti
falsa la sentenza di Porfirio, il quale dice che furono tre i chiacchieroni che attrassero a se
tutto il mondo: primo fu Mos nel Popolo Ebreo, secondo Maometto e terzo Cristo. Bella
cronologia che pospone Ges Cristo e Porfirio a Maometto!
I Manoscritti del Vaticano, citati da Odonir Rainaldo
47
Tomo 19 degli Annali Ecclesiastici,
citano un Jeannin de Solcia, Canonico di Bergamo, Laureato in Diritto Civile e Canonico,
detto in Latino, nel Decreto di Pio II, Javinus de Solcia, condannato per aver sostenuto
l'empiet che Mos, Ges Cristo e Maometto avessero governato il mondo a loro piacere,
mundum pro suorum libito voluntatum redisse. Gian Luigi Vivaldo di Mondov, che
scrisse nel 1506 e di cui possediamo fra l'altro un trattato "Le dodici persecuzioni della
chiesa di Dio", dice, nel Capitolo della sesta persecuzione, che c' gente che osa
discutere quale dei tre Legislatori stato il pi seguito, se Ges Cristo, Mos, o Maometto:
qui in hoc mundo majorem gentium aut populorum sequelam habit, an Christus, an
Moyses, an Mahometus.
Herman Ristvik, irlandese, bruciato vivo a L'Aia nel 1512, si fece beffe della Religione
Ebrea e di quella Cristiana; non si dice come parlasse di quella Maomettana, ma un uomo
che trattava Mos e Ges Cristo come impostori, poteva forse aver miglior opinione di
Maometto? Si deve pensare la stessa cosa dell'ignoto Autore di empiet contro Ges
Cristo, trovate nel 1547 a Ginevra fra le carte di un certo Gruet. Un Italiano chiamato
Fausto da Longiano aveva cominciato un'opera intitolata Il tempio della Verit, con la
quale pretendeva nientemeno che distruggere tutte le Religioni. Dice: "Io ho iniziato
un'opera intitolata Il tempio della verit, strano progetto che pu darsi divida in trenta libri;
ne deriver la distruzione di tutte le sette, l'Ebraica, la Cristiana e la Maomettana, e delle
altre Religioni, in modo da riprendere tutto dal principio". Fra le Lettere dell'Aretino a
questo Fausto non se ne trova, per, alcuna in cui quest'opera sia accennata, forse non
mai stata completata, ma quando l'avesse fatto e che cosa avesse preparato, sarebbe
stato diverso da quello di cui si tratta, di cui si pretende esista una traduzione in Germania,
stampata "in folio", di cui esistono ancora degli esemplari nella Biblioteca Tedesca. Claude
Beauregard, in latino Beregardus, professore di filosofia, dapprima a Parigi, poi a Pisa e
infine a Padova, cita o accenna un passaggio del Libro sui Tre Impostori, in cui i miracoli
fatti da Mos in Egitto sono attribuiti alla superiorit del suo demone su quella dei Maghi
del Faraone. Giordano Bruno,
48
arso a Roma il 17 febbraio 1600, stato accusato di aver
proposto qualcosa di consimile. Ma il fatto che Beauregard e Bruno abbiano predicato
molte fantasticherie che si sono giudicate tratte dal Libro sui tre Impostori, questa forse
una prova sicura che il libro l'avessero letto? Essi, senza dubbio, l'avrebbero fatto sapere
meglio e avrebbero detto se era manoscritto o stampato, in che volume ed in quale posto.
Tentzelius, sulla parola di un suo amico, preteso testimone oculare, descrive il libro,
specificando anche il numero delle pagine o quinterni fino ad otto e, volendo provare al
terzo Capitolo che l'ambizione dei legislatori l'unica forza di tutte le Religioni, cita come
esempio Mos, Ges Cristo e Maometto. Struvius, dopo Tentzelius riporta lo stesso
dettaglio e, ritenendo che la fantasia sia perfettamente in grado di inventare certe cose,
non sembra pi disposto a credere nell'esistenza del libro.
Il Giornalista di Lipsia nei suoi Atti degli Eruditi (Acta Eruditorum) del Gennaio 1709, pagg.
36 e 37, pubblica questo sunto di una lettera che dice: "Ho visto in Sassonia il libro sui Tre
Trattato dei tre Impostori pagina 30 di 42
Impostori, nello Studio del signor (...) un volume in 8, in Latino, senza marchio n nome
dello Stampatore, n data di stampa, che a giudicar dai caratteri, sembrerebbe essere
stata effettuata in Germania; ho avuto voglia a tentare tutte le lusinghe possibili per
ottenere il permesso di leggerlo tutto. ma il padrone del Libro, uomo di delicati sentimenti,
non ha voluto consentirlo ed ebbi la stessa fortuna di un celebre professore del
Wuertemberg che gli aveva offerto una grossa somma. Qualche tempo dopo, essendomi
recato a Norimberga, mentre mi intrattenevo con M. Andr Myldorf, uomo rispettabile per
et e cultura, su questo libro, egli mi confess di averlo letto e che glielo aveva imprestato
M. Wlfer Myldorf; egli, nei dovuti modi, mi inform dettagliatamente sulla faccenda, cos
che giudicai si trattasse di un esemplare identico al precedente: da ci conclusi che
certamente il Libro in questione esisteva; ma che non poteva essere in 8, n di stampa
cos antica, perch la cosa era inverosimile". L'Autore di questo Libro avrebbe potuto e
dovuto dare maggiori chiarimenti, perch non basta dire "l'ho visto", ma occorre far vedere
e dimostrare che lo si visto, altrimenti l'informazione non vale pi di un sentito dire, a
questo bisogna ricondurre tutti gli Autori, di cui si fatto cenno in questa discussione. Il
primo che abbia parlato del Libro, dandolo per esistente, nel 1543, Guillaume Postel, nel
suo Trattato sulla somiglianza fra il Corano e le Dottrine dei Luterani o degli Evangelici
chiamati Anevangelisti, che egli tenta di rendere affatto odiosi, volendo far vedere che il
Luteranesimo porta dritti dritti all'Ateismo. Egli cita come prova tre o quattro libri scritti,
secondo lui, da Atei, che egli dice siano stati i primi Seguaci del nuovo Vangelo. "Ci
palesa l'empio trattato del Villanovano sui tre Profeti, cembali del mondo, Pantagruele e
nuova isola, i cui Autori erano predecessori degli anevangelisti".
49

Questo Villanoviano, che Postel dice Autore del Libro Sui Tre Impostori Michele
Servet,
50
figlio di un Notaio, che vivendo nel 1509 a Villanova d'Aragona, prese il nome di
Villanovano nella sua prefazione ad una Bibbia da lui fatta stampare a Lione nel 1542, da
Ugo de la Porte. Egli prese in Francia il nome di Villanova, sotto il quale fu processato per
aver fatto stampare, nel 1553, a Vienne nel Delfinato, nello stesso anno della sua morte, il
libro intitolato Restaurazione del Cristianesimo,divenuto estremamente raro per la
sollecitudine con cui a Ginevra venne ricercato per bruciarlo. In tutti i Cataloghi dei Libri
del Servet, per non si trova traccia del Libro sui tre Impostori. N Calvino,
51
n Beza,
52

n Alessandro Morus, n alcun altro difensore del partito Ugonotto, che hanno scritto
contro Servet e che avevano interesse a giustificare la sua condanna a morte e ad
attribuirgli la composizione di questo Libro, nessuno lo ha mai accusato. Postel, ex
gesuita, il primo che l'ha fatto, anche se senza prove. Florimondo de Rmond,
Consigliere al Parlamento di Bordeaux ha scritto di aver effettivamente visto il Libro
Stampato. Ecco come si esprime: Giacomo Cuzio, nella Cronologia del 1556, dice che il
Palatinato si riempito di un gran numero di beffeggiatori della Religione, detti
Lievanistes, gente che ritiene favole i Libri Sacri, soprattutto quelli del grande Legiferatore
di Dio, Mos; si mai visto un libro, composto in Germania anche se stampato altrove, in
cui l'eresia beffeggi contemporaneamente quel personaggio e semini quella dottrina sotto
il titolo Dei Tre Impostori e che si burla delle tre sole Religioni che riconoscono il vero
Dio, come l'Ebraica, la Cristiana e la Musulmana?
Gi il solo titolo mostra quale era il secolo in cui nacque colui che os comporre un Libro
cos empio. Non oserei parlarne se Osio e Genebrard prima di me, non ne avessero
parlato. Mi ricordo di aver visto, nell'infanzia, un esemplare nel Collegio di Presle nelle
mani di Ramus,
53
uomo notevole per la sua alta ed eccelsa erudizione, che confuse il suo
ingegno in numerose ricerche sui misteri della Religione, che trattava come fosse filosofia.
Questo Libro malvagio veniva fatto passare da mano a mano fra i pi Dotti desiderosi di
vederlo. Oh, cieca curiosit. Tutti conoscono Florimondo de Rmond come Autore senza
seguito, di cui si ricordano generalmente tre cose: Costruiva senza denaro, giudicava
senza coscienza, scriveva senza conoscere.
54

Trattato dei tre Impostori pagina 31 di 42
Si sa anche che sovente prestava il proprio nome a P. Richaume, Gesuita che, poich il
suo nome era odioso per i Protestanti, si celava sotto quello del Consigliere di Bordeaux.
Ma se Osio e Genebrard ne parlassero altrettanto formalmente di Florimondo de Rmond,
ci sarebbe da esitare: ecco cosa dice Grbrard a pag. 39 della Risposta a Lambert
Dassau , stampata in 8 a Parigi nel 1581. N Biandrata,
55
n Alciato,
56
n Ochino
57

spinsero al Maomettanesimo: n i Vallesi spinsero a professioni di ateismo, n indussero
qualcun' altro a diffondere il libello sui tre Impostori, il secondo dei quali sarebbe Ges
Cristo, e gli altri Mos e Maometto.
58

Ma, forse ci sufficiente per definire empio questo Libro? Grbrard dice forse di averlo
visto? Non sarebbe possibile che se ne avesse oggi maggiore e pi sicura conoscenza se
esso fosse veramente esistito? Si sa quante menzogne sono state spacciate in ogni
tempo su un mucchio di libri che non sono mai stati trovati, quantunque esista gente che
assicura di averli visti ed arriva a citare i posti in cui gli era stato detto che erano. Si
voluto dire che il libro Sui Tre Impostori era nella biblioteca di M. Salvius,
Plenipotenziario di Svezia a Munster e che la Regina Cristina
59
non aveva voluto
chiederglielo mentr'egli era in vita, ma appena ebbe notizia della sua morte invi M.
Bourdelot, suo Medico Capo, a pregare la Vedova di soddisfare la sua curiosit. Ella, per,
rispose che l'ammalato, torturato dai rimorsi di coscienza, la vigilia della sua morte aveva
fatto bruciare il Libro nella sua camera. Questo vale pi o meno come l'informazione che
Cristina avesse fatto premurosamente cercare il Colloquium hepta plomeres di Bodin,
60

manoscritto allora assai raro. Dopo lunghe ricerche, infine, lo trov; ma qualsiasi desiderio
avesse avuto di vedere il Libro Sui Tre Impostori, qualunque ricerca avesse fatto svolgere
in tutte le Biblioteche Europee, mor senza averlo potuto scovare. Non se ne pu
concludere che non esistesse? Senza di ci le premure della Regina Cristina avrebbero
certamente trovato quel Libro che Postel annuncia di aver visto pubblicato nel 1543 e
Florimondo de Rmond nel 1558. Altri, in seguito, hanno citato altre epoche. Nel 1654
Gian Battista Morin, celebre Medico e Matematico, scrisse una Lettera sotto il nome di
Vincenzo Panurgo, indirizzandola a se stesso, Vincentii Panurgi epistola de tribus
Impostoribus, ad clarissimum Virum Joan. Bapt. Morinum Medicum. I tre Impostori di cui
si tratta sono Gassendi,
61
Neuze e Berurier
62
che egli volle rendere odiosi, con questo
titolo. Cristiano Kortholt, nel 1680, ha intitolato I Tre Impostori il suo libro contro Hebert,
Hobbes
63
e Spinoza
64
e nella sua prefazione dice di aver visto il vero Trattato Sui Tre
Impostori in mano ad un Libraio di Besle. Tale stato l'abuso fatto di questo titolo contro
gli Avversari in modo da avvalersi della credibilit di coloro che hanno una cultura
superficiale che, senza spirito critico, si lasciano ingannare dall'apparenza. Sarebbe mai
possibile, se questo libro fosse veramente esistito, che non sia mai stato confutato, come
stato per il libro sui Preadamiti di M. de la Peyrere
65
e per gli scritti di Spinoza, o per
l'opera stessa di Bodin? Il Colloquium Heptaplomeres, sebbene solo manoscritto, stato
confutato. Il libro I Tre Impostori meriterebbe forse di meglio? Come mai non stato
messo all'Indice? Come mai non stato bruciato ad opera del boia? I libri contro la morale
qualche volta furono tollerati, ma quelli che attaccarono a fondo la Religione non rimasero
mai impuniti. Florimondo de Rmond, che dice di aver visto il libro, ha pensato bene di
dire che a quel tempo era un bambino, in et pi adatta a scrivere i Racconti delle Fate; il
citato Ramus era morto a trent'anni e non poteva pi essere accusato di mentire; il
suddetto Osio e Grbrard, in termini vaghi e senza specificare l'origine delle loro
informazioni, dicono che lo facevano passare da una mano all'altra, mentre avrebbero
dovuto rinchiuderlo e tenerlo sotto chiave Si pu ancora citare questo brano di Tommaso
Browne, di cui ecco le parole nella parte 1, sez. 19 del suo libro intitolato "Religio
Medici",
66
tradotto dall'Inglese in Latino da Jean Merryweather: "quel mostro d'uomo,
malvagio uscito dai recessi degli dei infernali, autore di quell'empio trattato sui Tre
Impostori, non fu n Ebreo, n Turco, n Cristiano, ma tuttavia non era completamente
ateo.
Trattato dei tre Impostori pagina 32 di 42
Da ci si deduce che era necessario avesse visto il libro, per poterne cos giudicare
l'autore. Ma Browne parla in questo modo solo perch Bernardino Ochino, secondo lui
Autore del Libro, come annotato con un asterisco, era piuttosto Deista che Ateo. Poich
ogni Deista aveva ingegno ed un po' di istruzione capaci di concepire ed eseguire un tal
progetto, Moltkius, in una nota su questo passo di Browne non garantisce, a ragione, che il
libro sia stato scritto da Ochino, perch evidente che il libro stato composto in Latino,
mentre Ochinoha sempre solo scritto in Italiano. Inoltre se egli fosse stato sospettato di
essere stato implicato nella stesura di questo lavoro, i suoi nemici, che tanto chiasso
avevano sollevato per qualcuno dei suoi Dialoghi Concernenti la Trinit e la Poligamia,
non gli avrebbero certo perdonato il Trattato sui Tre Impostori. Come si possono metter
d'accordo, per, Browne e Grbrard, che trattano Ochino da Maomettano e poi dicono
che egli non era seguace n di Mos, n di Ges Cristo, n di Maometto? Che
contraddizione! Naud, per un ridicolo sbaglio, credette che il Trattato sui Tre Impostori
fosse di Arnaldo da Villeneuve, scrittore grossolano e barbaro, mentre Ernstins
67
dichiara
di aver sentito dire a Roma da Campanella
68
che era opera di Muret,
69
scrittore molto
garbato e buon latinista, posteriore di oltre due secoli ad Armando da Villeneuve: bisogna
per che Erstins si inganni e che Campanella non sia d'accordo, perch nella sua
prefazione al suo Atheismus Triumphatus,
70
ed ancora pi esplicitamente nella contesa
de gentilismo non retinando
71
dice che quel libro ha avuto origine in Germania: occorre
quindi supporre che egli avesse avuto solo l'edizione circolante in Germania, ma che la
composizione del lavoro fosse di Muret. Ci sarebbe esattamente il contrario di ci che
Florimondo de Rmond ha detto - vedere pi sopra - circa il fatto che il libro era stato
elaborato in Germania, bench stampato altrove. Muret, inoltre, stato accusato
falsamente e non deve aver bisogno di apologie. I suoi costumi hanno influenzato il
giudizio sulla sua religione. Gli Ugonotti si indispettirono perch, avendo aderito alla loro
dottrina, l'aveva poi abbandonata per sempre e non persero l'occasione: Beza, nella sua
Storia Ecclesiastica gli rimprovera due colpe di cui la seconda l'Ateismo. Giuseppe
Scaligero
72
impermalito con lui
73
per una bazzecola d'erudizione, non stato giusto con
lui: Muret - ha detto maliziosa mente - sarebbe il miglior Cristiano al mondo se credesse
in Dio allo stesso modo in cui convince che occorre credere. Ne derivata la cattiva
nomea di Muret: invece di guardare alla piet esemplare di cui diede edificante prova negli
ultimi anni della sua vita si deciso di diffamarlo cinquant'anni dopo la sua morte, con un
sospetto ignoto ai suoi peggiori nemici, dal quale in vita sua non fu mai colpito. Stupidi
scribacchini, senza alcun senso critico, hanno coinvolto nella stessa accusa la prima
persona che gliene ha offerto il minimo destro: un Etienne Dolet
74
di Orleans, un
Francesco Pucci di Firenze, un Giovanni Milton
75
di Londra, un Merula
76
falso Maomettano
e persino Pietro Aretino
77
senza tener conto che questi era molto ignorante, privo di studio,
illetterato, che conosceva solo la propria lingua, soltanto perch ne avevano sentito
parlare come di uno scrittore audacissimo e licenziosissimo ed avevano pensato di
designarlo autore di quel libro. Per lo stesso motivo sono stati accusati Pogge ed altri; si
risaliti persino a Boccaccio,
78
certamente a causa della terza Novella del suo Decamerone,
dove narrata la novella dei tre anelli identici, in cui fa un pericolosissimo paragone fra
Religione Ebraica, Cristiana e Musulmana, come se volesse insinuare che si pu
indifferentemente abbracciare una delle tre, dato che non si sa a quale dare la preferenza.
N sono stati dimenticati Machiavelli
79
e Rabelais,
80
citati da Decker e l'Olandese che
tradusse in Francese il libro sulla Religione del Medico di Browne, nelle note al Capitolo
20; oltre Machiavelli nominato anche Erasmo.
81
Con minor stravaganza, si possono
coinvolgere Pomponazzi
82
e Cardano.
83

Pomponazzi, Cap. 14 del suo Trattato sulla immortalit dell'anima, ragionando secondo
criteri filosofici e prescindendo dalla fede Cristiana, alla quale dichiara solennemente di
aderire, alla fine dei suoi libri, ha osato dire che la dottrina dell'immortalit dell'anima era
stata introdotta da tutti i fondatori di Religioni, per tenere a bada i Popoli, perch, o tutto il
Trattato dei tre Impostori pagina 33 di 42
mondo o la maggior parte di esso, fosse ingannato; perch, suppongo, dice lui, che ci
siano solo tre Religioni, quella di Ges Cristo, quella di Mos e quella di Maometto e se
tutte tre fossero false ne deriverebbe che tutto il mondo gabbato. Questo ragionamento
scandaloso e, nonostante tutte le precauzioni di Pomponazzi, ha permesso a Jacques
Charpentier di chiedersi cosa si pu pensare di pi pernicioso di questo solo dubbio per la
fede Cristiana? Cardano fece di peggio nell'undicesimo dei suoi libri sulla sottigliezza
paragonando succintamente fra loro le quattro grandi Religioni universali: dopo averle fatte
discutere l'una contro l'altra, senza prendere partito per nessuna, termina bruscamente in
questo modo: a chi spetta il giudizio sulla vittoria?, il che significa ch'egli lascia al caso
ogni decisione sulle dottrine: parole ch'egli stesso modifica nella seconda edizione. Ci
non gli ha evitato di essere severamente ripreso tre anni dopo da Giulio Scaligero, a causa
del terribile significato che esse rinchiudono, e dell'indifferenza da parte di Cardano che
esse indicano, dovendosi la vittoria di una delle parti, qualunque sia, pi alla forza del
ragionamento che alla forza delle armi. Nell'ultimo articolo tratto da Naudeana, che una
sinfonia di cantonate e falsit, c' qualche confusa ricerca sul libro dei tre Impostori. Vi si
dice che Ramus l'attribuiva a Postel, cosa che non si trova in alcun scritto di Ramus,
sebbene Postel abbia dei punti di vista strani e sebbene Henri Etienne
84
testimoni di
avergli sentito dire che delle tre Religioni, l'Ebraica, la Cristiana e la Maomettana se ne
sarebbe potuta ricavare una buona, egli in nessuna delle sue opere ha attaccato la
Missione di Mos, n la Divinit di Ges Cristo e non ha nemmeno osato sostenere
chiaramente che quelle Religiose Ospedaliere Veneziane che prendono nome da Madre
Giovanna fossero le redentrici delle donne, come Ges Cristo era stato il redentore degli
uomini. Soltanto, dopo aver detto che per l'uomo animo la parte mascolina e anima
quella femminile, ha commesso la follia di aggiungere che, poich queste due parti sono
state corrotte dal peccato, Madre Giovanna aveva ristabilito quella femminile, cos come
Ges Cristo aveva restaurato quella maschile. Il Libro in cui egli avalla questa stramberia
fu stampato a Parigi, in 16, nell'anno 1553, sotto il titolo Le tre meravigliose vittorie delle
donne e non diventato cos raro da non potersi ancora trovare con facilit.
Succederebbe la stessa cosa a chi avesse pubblicato I tre Impostori, se l'autore fosse
veramente giunto allo stesso eccesso d'empiet. Ci era cos indifferente che nel 1543
egli dichiar apertamente che quest'opera era dovuta a Michele Servet e non si fece
scrupolo di vendicarsi dei calunniatori Ugonotti, tanto da incolparli, in una lettera scritta a
Masius nel 1653, di averlo fatto stampare a Caen, quell'empia menzogna dei tre impostori
ovvero il libro contro Cristo, Mos e Maometto stato pubblicato dagli stessi figuri che si
sono confessati rigidissimi fautori del Vangelo di Calvino.
Nel medesimo Capitolo di Naudeana si parla di un certo Barnaud in termini cos confusi
che non se ne capisce niente, a meno di possedere un libretto intitolato Lo scimmiotto
Ginevrino, un libro in 8 di 96 pagine, stampato nel 1613, senza indicazioni sul luogo di
pubblicazione. L'autore non figura pi e potrebbe anche essere Henry de Sponde, poi
Vescovo di Pamiers:
85
egli dice che in quel tempo un Medico chiamato Barnaud,
condannato per Arianesimo, fu anche l'autore del Libro sui tre Impostori, che, a questa
stregua, sarebbe recentissimo. La cosa pi ragionevole in quest'ultimo articolo di
Naudeana, ci che si fa dire a Naud la cui esperienza in materia di libri infinita, che
non ha mai visto il Libro sui tre Impostori e che egli non crede sia mai stato stampato,
cos come ritiene una favola tutto ci che se ne dice. Si pu ancora aggiungere a questa
lista il famoso ateo Jules Gesar Vanini
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arso a Tolosa nel 1919 sotto il nome di Lucilio
Vanino, accusato di aver propagandato in Francia questo Libro malvagio, qualche anno
prima della sua esecuzione. Se ci fossero poi degli Scrittori follemente creduli, sprovvisti di
buon senso, che ammettessero queste insolenze e assicurassero che questo libro fu
pubblicamente venduto in diversi paesi Europei, allora gli esemplari non dovrebbero
essere cos rari; uno solo di essi basterebbe per risolvere la questione, ma non se n' visto
alcuno, n di quelli messi in circolazione, n di quelli di cui si detto che sono stati
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stampati, sia da Chrtien Wechel di Parigi, verso la met del 16 secolo, che sotto il nome
di Nachtgal a L'Aja nel 1614 o 1615. Padre Thophile Raynaud ha detto che il primo
ricco che l 'ebbe si ridusse, per punizione divina, in estrema povert. Mullerus
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dice che il
secondo fu cacciato da L'Aja con ignominia. Ma Bayle, nel suo Dizionario, al nome di
Wechel, ha energicamente confutato la favola addebitata a questi Stampatori. Per quanto
riguarda Nachtgal, Spitzelius riporta che quest'uomo di Alcmar fu cacciato non per aver
pubblicato quel Libro sui Tre Impostori, ma per aver proferito qualche particolare
bestemmia. Infine, coloro che hanno letto attentamente ci che dicono Vincent Placcius
nell'edizione "in folio" della sua grande opera Anonimi e Pseudonimi, Chretien Korthold
nel suo libro I Tre Impostori riveduto da suo figlio Sebastiano ed infine Struvius
nell'edizione del 1706 della sua dissertazione I Dotti Impostori non trover nelle loro
ricerche nessuna prova dell'esistenza di questo Libro. stupefacente, inoltre, che,
Struvius il quale, nonostante le prove pi speciose fornite gli da Tentzelius circa l'esistenza
del libro, si sia sempre tenuto sulla negativa, si sia poi indotto a credere all'esistenza del
libro per la pi futile ragione che si possa immaginare. Essendogli venuta fra le mani una
prefazione aneddottica del Atheneum triumphatus, egli trov che l'autore, per discolparsi
del crimine imputatogli di aver composto il libro Sui Tre Impostori, rispose che esso
aveva visto la luce trent'anni prima della sua nascita. Che cosa meravigliosa! Questa
risposta campata in aria sembrata cos convincente a Struvius, che egli smise di
dubitare dell'esistenza del libro concludendo che essa era sicura perch non era pi
possibile ignorare la data della pubblicazione; poich questa aveva preceduto di trent'anni
la nascita di Campanella, avvenuta nel 1568, essa doveva conseguentemente situarsi nel
1538. Partendo di l e spingendosi pi indietro negli anni, si decise ad individuare l'autore
del libro in Boccaccio, ci a causa di una cattiva interpretazione del libro di Campanella
che, nel Capitolo 2, n 6 del libro intitolato Atheismus Triumphatus si esprime in questo
modo: quindi Boccaccio si sforza di provare con empie novelle che impossibile fare
distinzioni fra le leggi di Cristo, Mos e Maometto, poich hanno ciascuna le medesime
caratteristiche, come i tre anelli identici. Ha forse Campanella inteso dire che Boccaccio
fosse l'autore de I Tre Impostori? Neanche per sogno. Rispondendo altrove a questa
obiezione degli Atei, egli dice di essersi preso soddisfazione altrove contro Boccaccio e il
libro sui tre impostori. Struvius, al paragrafo 9 della sua dissertazione I Dotti Impostori
cita lui stesso il passaggio di Ernstins, nel quale detto che il libro era di Muret.
Ma poich Muret era nato nel 1526 ed il libro era stato stampato nel 1538, Muret a
quell'epoca aveva solo 12 anni, et a cui non si potr mai presumere che fosse in grado di
scrivere un libro come quello. Si deve, dunque, concludere che il libro I Tre Impostori,
scritto in Latino e stampato in Germania, non mai esistito. Non c' mai stato libro
stampato, per quanto raro, di cui non esistano notizie pi chiare e circostanziate. Sebbene
non si siano punto viste le opere di Michel Servet, si sempre saputo che erano state
stampate e dove lo erano state. Prima delle due edizioni moderne, fatte dal Cymbalum
Mundi, ad opera di Bonnaventure des Perrines, celato sotto il nome di Thomas du
Clevier, che dice di averle tradotte dal Latino, e di cui erano rimasti due esemplari antichi,
uno nella Biblioteca del Re, l'altro in quella di M. Bigot, di Rouen, si sapeva che erano
state stampate, la data e il nome del Libraio. La stessa cosa si verifica per il libro La
Beatitudine dei Cristiani o La Rovina della Fede, il cui Autore Geoffroi Valc di Orleans fu
impiccato ed arso a Grve il 9 febbraio 1573 dopo aver abiurato i propri errori, un libricino
di 15 pagine, in 8, stampato senza indicazioni di luogo e data, poco chiaro, ma cos raro
che l'esemplare in possesso dell'Abate d'Etres pu dirsi sia unico. Anche quando questi
Libri fossero tutti scomparsi, non dubiteremmo punto della loro esistenza, perch la loro
dottrina altrettanto vera, quanto quella del Libro I Tre Impostoiri falsa..
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RISPOSTA ALLA DISSERTAZIONE DI M. DE LA MONNOYE SUL
TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI
Questa Lettera del Sig. Pierre Frdric Arpe, di Kiel, nell'Holstein, Autore della Apologia
di Venini, stampata a Rotterdam, in 8, nel 1712.
Una specie di dissertazione assai poco convincente, che si trova alla fine della nuova
edizione di Messagiana, appena pubblicata in questo paese, mi offre l'occasione di por
mano alla penna, per dare al Pubblico qualche assicurazione circa un fatto, sul quale
sembra che tutti i Dotti vogliano fare le loro critiche, e nello stesso tempo per discolpare un
grandissimo numero di Personaggi abilissimi, tra cui qualcuno di preclara virt, che si
cercato di far passare per gli Autori del Libro, soggetto di questa dissertazione, che
sembra essere opera di M. de la Monnoye. Non dubito punto che questo nuovo Libro sia
gi stato in vostre mani: vedete che voglio parlare del Trattato De Tribus Impostoribus.
L'autore della Dissertazione sostiene che questo Libro non esiste e cerca di provare la sua
convinzione con delle congetture e senza portare alcuna prova capace di influire su uno
spirito abituato a non sopportare che si cerchi di abbindolarlo.
Non tenter di confutare questa Dissertazione passo per passo, perch in essa non c'
nulla di nuovo rispetto a quel che si trova gi in una Dissertazione in Latino De doctis
Impostoribus di M. Burchard Goettefle Struve, stampato per la seconda volta a Jena,
presso Muller, nel 1706, che l'Autore ha visto, poich ne parla. Ho in mano un mezzo
molto pi sicuro per demolire questa Dissertazione di M. de La Monnoye, comunicandogli
che ho visto con i miei occhi il famoso Trattato De tribus Impostoribus e che l'ho letto nel
mio Studio. Vi informer, Signore e Pubblico, sul modo in cui l'ho scoperto ed in cui l'ho
avuto. Ve ne dar un succinto e fedele estratto.
Mi trovavo a Francoforte sul Meno, nel 1706, e passai un giorno da una Libreria, col
miglior assortimento di libri d'ogni tipo, in compagnia di un Ebreo e d'un amico chiamato
Frecht, allora studente di Teologia. Esaminavamo il catalogo della Libreria, allorch
vedemmo entrare nel negozio una specie di ufficiale Tedesco che si rivolse al Libraio
chiedendogli in Tedesco se voleva concludere il loro affare, oppure avrebbe cercato un
altro Mercante. Frecht, che aveva riconosciuto l'Ufficiale, lo salut e ricord la loro
conoscenza: ci che gli consent di chiedere all'ufficiale, che si chiamava Trausendorff,
cosa avesse da sbrigare con la Libreria.
Trausendorff gli rispose che aveva due manoscritti ed un libro molto vecchio da cui voleva
ricavare una piccola somma per la prossima Campagna e che il Libraio pretendeva
cinquanta Rixdales, dandogli quattrocentocinquanta Rixdales per tutti tre i libri, mentre egli
ne chiedeva cinquecento. Una somma cos grossa per due manoscritti ed un libriccino
eccit la curiosit di Frecht, che chiese al suo amico di vedere i pezzi che voleva vendere
a qual prezzo elevato. Trausendorff tir subito fuori di tasca un pacchetto di pergamene
legato con un nastro di seta, lo apr e ne trasse i tre libri.
Entrammo nel Negozio del Libraio per esaminarli liberamente. Sul primo che Frecht apr
trovammo l'Impressione, che era un titolo in Italiano, scritto a mano al posto del vero titolo,
che era stato strappato. Quel titolo era Spaccio della Bestia Triumphante e la stampa
non sembrava antica: credo sia la stessa di cui Toland
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ha fatto stampare una traduzione
in Inglese qualche anno fa ed i cui esemplari sono stati venduti a carissimo prezzo. Il
secondo, che era un vecchio manoscritto in Latino con caratteri abbastanza difficili, non
aveva alcun titolo, ma sulla prima pagina, in alto, c'era scritto, in caratteri abbastanza
grandi: Othoni illustrissimo amico meo carissimo F.I.S.D.
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.
L'opera cominciava con una lettera, di cui riporto le prime righe: "quod de tribus famosimis
nationum deceptoribus in ordinem iussu meo digessit doctissimus ille vir quorum sermone
de illa re in museo meo habuisti exscribi curavi atque Codicem illum stylo aeque vero ac
puro scriptum ad te quam primum mitto: eccetera.
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Trattato dei tre Impostori pagina 36 di 42
L'altro manoscritto anch'esso in Latino e senza titolo, cominciava con queste parole, che
mi sembrano di Cicerone, dal primo libro "de nautura Deorum". Qui vero deos esse
dixerunt tante sunt in varietate et sissensione constituti, ut eorum molestum sit numerare
Sentenctiasalternum fieri potest profecto, ut eorum nulla: alterum certe non potest, ut
plus mea vera fit.
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Frecht, dopo aver scorso i tre libri con una certa fretta, si sofferm sul
secondo, di cui aveva sentito parlare spesso e sul quale aveva letto parecchie storie
differenti e, senza pi esaminare gli altri due, trasse da parte Trausendorff e gli disse che
avrebbe potuto trovare dovunque dei mercanti disposti ad acquistare quei tre libri. Non si
parl pi molto dei tre libri Italiani e quanto all'altro si convenne, leggendo qualche frase
qua e la, che era un dimostrato sistema d'ateismo. Poich il Libraio teneva ferma la sua
offerta e non voleva accordarci con lufficiale, uscimmo e andammo nell'alloggio di Frecht
che, avendo i suoi scopi, fece portare del vino e preg Trausendorff di farci sapere come
gli fossero caduti fra le mani quei tre libri. Gli facemmo vuotare tanti di quei bicchieri che,
essendosi ottenebrata la sua ragione, Frecht ottenne senza ulteriore fatica che gli
lasciasse il manoscritto dei tre famosissimi imbroglioni, ma bisogn fargli un detestabile
giuramento che non l'avremmo copiato. Sotto questa condizione ci vincolammo a tenerlo
da venerd alle dieci di sera fino a domenica sera, quando Trausendorff sarebbe venuto a
cercarci per vuotare ancora qualche bottiglia di quel vino cos di suo gusto. Poich io
avevo non meno voglia di Frecht di conoscere quel Libro, ci mettemmo subito a sfogliarlo,
ben decisi a non dormire fino a domenica. Il libro era bello grande, chi lo avrebbe detto?,
era un grande in 8, di dieci quintum, oltre la lettera che lo precedeva, ma scritto in
caratteri cos piccoli e carico di cos tante abbreviazioni, senza punti n virgole, che
faticammo ben bene a decifrarne la prima pagina, cosa che ci port via due ore. Dopo la
lettura divenne pi facile, cosa che mi indusse a proporre all'amico Frecht un modo, a mio
parere un po' gesuitico, per avere una copia di quel celebre trattato, senza infrangere il
suo giuramento che era stato fatto ad mentem interrogantis:
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probabile che
Trausendorff, pretendendo che il suo libro non fosse copiato, intendeva che non fosse
trascritto per nulla affatto, cosicch la scappatoia da me proposta fu che ne facessimo una
traduzione. Frecht, con qualche obiezione, acconsent e ci mettemmo al lavoro.
Alla fine ci trovammo padroni del Libro il sabato verso mezzanotte. Ripassai in seguito con
comodo la nostra frettolosa traduzione e ne stampammo una copia a testa, impegnandoci
a non cederla a terzi. Quanto a Trausendorff, ottenne da Libraio i cinquecento Rixdales,
poich questi aveva ricevuto l'incarico da un Principe della Casa di Sassonia, il quale
sapeva che il Manoscritto era stato sottratto dalla Biblioteca di Monaco, quando dopo la
sconfitta dei Franco-Bavaresi a Hochstadt i tedeschi s'impadronirono di quella citt. In
essa Trausendorff, come ci aveva raccontato, aveva vagato da una casa all'altra, fino ad
arrivare alla Biblioteca di S. A. l'Elettore, dove quel pacchetto di pergamene con quel
nastro di seta gialla gli era caduto sotto gli occhi: egli non aveva potuto resistere alla
tentazione di metterselo in tasca, pensando che potesse contenere qualche pezzo strano,
cosa in cui non si era sbagliato.
Restano solo da dire, per completare la storia del ritrovamento di quel trattato, le
congetture che Frecht ed io facemmo sulla sua origine. Ci trovammo d'accordo che
quell'illustrissimo Othonia cui era indirizzato, era Ottone l'Illustre, Duce di Baviera, figlio di
Luigi I e nipote di Ottone il Grande, Conte di Schiven e Wittelpach, a cui l'Imperatore
Federico Barbarossa aveva donato la Baviera per ricompensarne la fedelt, togliendola ad
Enrico il Leoneper per punirne l'ingratitudine. Ora questo Ottone l'Illustre successe a suo
padre Luigi I nel 1230, sotto il regno dell'Imperatore Federico II, nipote di Federico
Barbarossa, al tempo in cui quell'Imperatore entr in completo disaccordo con la Corte di
Roma, al suo ritorno da Gerusalemme. Questo ci fece congetturare che le iniziali F.I.S.D.
poste dopo amico meo carissimo significassero Federicus Imperator Salutem Dicit,
ipotesi da cui concludemmo che il Trattato Sui Tre Impostori era stato composto dopo il
1230, per ordine di quell'imperatore, indispettito contro la Religione a causa del pessimo
Trattato dei tre Impostori pagina 37 di 42
trattamento ricevuto dal Capo di essa, che era allora Gregorio IX,
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il quale l'aveva
scomunicato prima che partisse per il suo viaggio e che l'aveva perseguitato fino in Siria,
dove, con i suoi intrighi, gli aveva rivoltato contro l'esercito. Questo Principe, al suo ritorno,
assedi il Papa a Roma, dopo aver devastato le Province circostanti e infine stipul con lui
una pace di breve durata. Questa fu seguita da un'ostilit cos accesa fra Imperatore e
Papa, che non si estinse fino alla scomparsa di quest'ultimo, morto di dispetto per aver
visto Federico trionfare sui suoi inutili fulmini e smascherare i vizi di San Pietro, nei versi
satirici che fece diffondere in ogni dove, in Germania, in Italia e in Francia. Non potemmo
per scoprire chi fosse quel dottissimo uomo con cui Ottone si era intrattenuto su
quell'argomento nella Biblioteca, apparentemente in compagnia dell'Imperatore Federico,
a meno che non si dica che sia il famoso Pier delle Vigne, Segretario o, come altri
vogliono, Cancelliere dell'Imperatore Federico II. Il suo trattato Il Potere dell'Imperatore e
le sue Lettere ci mostrano quali fossero la sua dedizione e lo zelo ch'egli aveva per gli
interessi del suo Padrone, e l'animosit contro Gregorio IX, i Preti e la Chiesa dei suoi
tempi. vero che, in una delle sue Lettere, fa in modo di discolpare il suo Padrone, che
era accusato da loro di essere l'Autore di quel libro, ma questo potrebbe avvalorare la
supposizione e far credere che sostenesse Federico solo per evitare che gli venisse
accollata una tradizione cos scandalosa. Forse ci avrebbe tolto ogni pretesto di far
supposizioni, confessando la verit, se Federico sospettandolo di aver complottato contro
la sua vita, non l'avesse condannato ad essere accecato e ad essere consegnato ai
Pisantini, suoi acerrimi nemici e se la disperazione non ne avesse anticipato la morte in un
carcere infame, nel quale non poteva farsi ascoltare da nessuno.
Ecco cos demolite tutte false accuse contro Averro, Boccaccio, Dolet, l'Aretino, Servet,
Ochino, Postel, Pomponazzi, Campanella, Poggi, Pulci, Muret, Vanini, Milton e molti altri.
Si scopre cos che il libro stato compilato da un Sapiente di prim'ordine della Corte di
questo Imperatore e per ordine suo. Per quanto riguarda coloro che affermano che fosse
stato stampato, credo di poter avanzare l'ipotesi che non sia molto probabile, perch si
pu immaginare che Federico, circondato da ogni parte da nemici, non avrebbe certo
diffuso questo Libro, che avrebbe offerto ai suoi nemici una bella occasione di render
pubblica la sua mancanza di religione; forse egli ne ebbe solo l'originale e quella copia
inviata a Ottone di Baviera. Ora basta, mi sembra, discutere sulla scoperta di questo libro
e sull'epoca della sua origine. Eccone il contenuto. diviso in sei libri o capitoli, ognuno
dei quali in pi paragrafi: il primo capitolo intitolato "Su Dio" e contiene sei paragrafi, nei
quali l'Autore, volendo dimostrare di esser privo di pregiudizi dovuti sia all'educazione che
alla fazione, dimostra che, sebbene gli uomini abbiano tutto l'interesse a conoscere la
verit, cionondimeno si nutrono di opinioni e fantasie e, trovando della gente interessata a
mantenerli in tale stato, vi restano attaccati, sebbene possano facilmente scuotere il giogo,
facendo un minimo uso della ragione. Illustra poi le idee che si hanno della Divinit e
prova che esse sono oltraggiose e mettono insieme l'Essere pi orrendo ed imperfetto che
si possa immaginare. Se la prende con l'ignoranza del Popolo, o piuttosto con la sua stolta
credulit, che crede alle visioni dei Profeti e degli Apostoli, di cui ci fa un ritratto conforme
all'idea che ne ha gi.
Il secondo Capitolo tratta delle ragioni che hanno indotto gli uomini a figurarsi un Dio:
diviso in undici paragrafi, nei quali prova che dall'ignoranza delle cause Fisiche nato un
timore naturale di fronte alle migliaia di terribili accidenti, che han fatto dubitare esistesse
qualche Potenza invisibile. Dubbi e paure, dice l'Autore, che abili Politici hanno saputo
sfruttare per i propri interessi e che han dato corso alla teoria di quell'esistenza,
confermate da altri che le trovavano utili ai loro particolari interessi e che si radicata per
la sciocchezza del Popolo, sempre pronto ad ammirare ci che straordinario, sublime,
meraviglioso. Esamina poi a fondo la natura di Dio e demolisce l'opinione comune delle
finalit, in quanto contrarie alla sana Fisica.
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Infine, fa vedere che non si formata un'idea di questa o quella Divinit, se non dopo aver
stabilito cosa siano persecuzione, bene, male, virt, vizio, inquadramento fatto dalla
fantasia, spesso pi falso di quanto si possa immaginare, da cui son derivate le idee false
che ci si fatti e si conservano riguardo alla Divinit. Nel decimo, l'Autore spiega a modo
suo che cosa sia Dio e ne da un'idea abbastanza simile a quelle dei Panteisti, dicendo che
la parola Dio ci richiama un Essere Infinito, uno dei cui attributi quello di essere una
sostanza sparsa e, conseguentemente, eterna ed infinita. Nell'undicesimo mette in ridicolo
la credulit popolare, che ha creato un Dio perfettamente simile ai Re della terra e,
passando ai Libri sacri, ne parla in modo molto sfavorevole. Il terzo Capitolo ha per titolo
cosa significhi la parola Religione, come e perch se ne siano introdotte cos tante nel
mondo. Questo Capitolo ha ventiquattro paragrafi. Egli vi esamina di nuovo dapprima
l'origine delle Religioni e conferma, con esempi e ragionamenti, che, anzich essere di
origine Divina, esse sono tutte frutto della Politica. Nel decimo paragrafo pretende di
scoprire l'impostura di Mos, mostrando chi era e come si fosse comportato per fondare la
Religione Ebraica. Nell'undicesimo esamina le imposture di alcuni Politici, come Numa e
Alessandro. Nel dodicesimo si passa a Ges Cristo, di cui si vaglia la nascita. Nel
tredicesimo e seguenti si discute sulla sua Politica. Nel diciassettesimo e seguenti si
esamina la sua morale, che non ritenuta pi corretta di quella di un gran numero di
antichi filosofi. Nel diciannovesimo, si esamina se la riputazione che ebbe dopo la morte
ha avuto qualche peso sulla sua Deificazione ed infine, nel ventiduesimo e ventitreesimo
paragrafo si tratta l'impostura di Maometto, di cui non detto gran che, dato che non
esistono tanti Difensori della sua dottrina come per le altre fedi. Il quarto Capitolo contiene
delle verit sensibili ed evidenti ed ha solo sei paragrafi, nei quali si dimostra cos' Dio e
quali sono i suoi attributi: si respinge la fede in una vita futura e l'esistenza degli Spiriti.
Il quinto Capitolo tratta dell'Anima: ha sette paragrafi nei quali, dopo aver esposto
l'opinione comune, si riporta quella degli antichi filosofi, cos come il pensiero di
Descartes.
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Infine, l'Autore dimostra la natura dell'anima, secondo il suo interesse. Il
sesto ed ultimo Capitolo, diviso in sette paragrafi, tratta degli Spiriti chiamati Demoni, se
ne espone l'origine e la falsit dell'opinione della loro esistenza.
Ecco l'anatomia del famoso libro in questione. L'avrei potuta fare in modo pi diffuso e pi
particolareggiato, ma oltre al fatto che questa Lettera gi troppo lunga, credo di aver
detto abbastanza per farlo conoscere e far constatare che lo possiedo veramente. Mille
altre ragioni, che voi comprenderete bene, mi impediscono di diffondermi quanto avrei
potuto: ma est modus in rebus.
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Cos, bench questo libro possa essere stampato con una Prefazione nella quale ho
tracciato la sua storia ed il modo in cui l'ho scoperto, con qualche congettura sulla sua
origine ed in pi qualche connotazione che potrei mettere alla fine, credo nondimeno che
non vedr mai la luce, oppure sarebbe segno che gli uomini hanno abbandonato
improvvisamente le loro fantasie cos come hanno lasciato cadere le voglie, i canoni e gli
altri modelli. Per quanto mi riguarda, non mi esporr al Pugnale Teologico, che temo
altrettanto quanto Fra Paulo temette la Penna dei Romani, per dare a qualche sapiente il
piacere di leggere questo Trattato, ma non sar neanche cos superstizioso da farlo
gettare nel fuoco, quando sar in punto di morte, come si pretende abbia fatto Solvius,
Plenipotenziario di Svezia a Munster. Quelli che verranno dopo di noi, faranno tutto ci
che a loro piacer, senza che io mi volti nella tomba.
Prima di smettere, mi dichiaro, Signori, il vostro obbligatissimo servo.
J. L. R. L.
Leyda, il 1 Gennaio 1716
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COPIA DELL'ARTICOLO IX DEL TOMO I, SECONDA PARTE DELLE
MEMOIRES DE LITERATURE
STAMPATO A L'AJA, DA HENRI DE SAUZET, NEL 1716.
Non si pu oggi pi dubitare che ci sia stato un Trattato De Tribus Impostoribus, poich
se ne sono trovate parecchie copie manoscritte.
Se M. de la Monnoye l'avesse visto cos aderente al sunto che ne da M. Arpe nella sua
Lettera stampata a Leyda il 1 Gennaio 1716, stessa divisione in sei Capitoli, stesso titolo
e stesse materie trattate, si sarebbe risentito per la supposizione dell'autore di questo libro
che si vorrebbe, a sproposito, attribuire a Pier delle Vigne, Segretario e Cancelliere
dell'Imperatore Federico II. Questo Critico assennato ha gi mostrato la differenza fra lo
stile Gotico usato da Pier delle Vigne nelle sue Lettere e quello della Lettera indirizzata ad
Ottone l'Illustre, inviandogli il libro. Non gli sarebbe sfuggito un appunto ben pi
importante: questo Trattato sui Tre Impostori scritto e commentato secondo i metodi e i
principi della nuova filosofia, che si sviluppata solo verso la met del 17 secolo, dopo
che Descartes, Gassendi, Bernier e qualcun altro si sono spiegati con ragionamenti pi
giusti e pi chiari di quelli dei filosofi antichi, affetti da una misteriosa cecit, perch
volevano riservare agli iniziati i loro segreti.
All'Autore dell'opera pure sfuggita, nel quinto Capitolo, una citazione di M. Descartes e vi
si combatte il pensiero di quel grand'uomo circa l'anima. Ora, n Pier delle Vigne, n altri
che si son voluti far passare per Autori di questo libro, avrebbero potuto ragionare
secondo i principi della nuova filosofia, che sorta solo dopo la loro esistenza. A chi,
dunque, attribuire il libro? Si potrebbe concludere che esso solo dello stesso tempo della
piccola Lettera stampata a Leyda nel 1716. Ma c' una difficolt, Tentzelius, che scrisse
nel 1689 e negli anni successivi, cita anche un estratto di questo libro, basandosi sulla
parola di un suo amico, preteso testimone oculare: cos, senza volerlo fissa l'epoca della
stesura del libro, che si disse scritto in Latino e stampato, al piccolo Trattato Francese
manoscritto, sia che sia stato originariamente scritto solo in questa lingua, sia che fosse
una traduzione dal Latino, cosa difficile da credere, esso non pu essere molto antico.
Ancora, questo non il solo libro composto con questo titolo e per certi argomenti: un
uomo che carattere e professione avrebbero dovuto impegnare in altre questioni pi
adeguate, s' deciso a comporre un'opera grossolana, scritta in Francese con lo stesso
titolo I Tre Impostori. In una prefazione anteposta all'opera, egli dice che da parecchio si
parla del libro sui Tre Impostori, che non si trova da nessuna parte, o perch non
realmente mai esistito, o perch andato perduto. perci ch'egli vuol scrivere sullo
stesso soggetto, per reintegrarlo. La sua opera troppo lunga, noiosissima e molto mal
combinata, senza principi, senza ragionamenti. un ammasso confuso di tutti gli insulti ed
invettive rivolte contro i tre legislatori.
Questo manoscritto era in due volumi in folio spessi, in bella scrittura abbastanza minuta:
il libro diviso in parecchi Capitoli. Un altro manoscritto consimile fu rinvenuto dopo la
morte di un Nobile, cosa che consent di toglier di mezzo quell'Autore che essendo stato
avvisato fece in modo da non far trovare niente fra la sue carte per confermarlo. Dopo di
allora visse in un monastero, dove fece penitenza. Nel 1733 ricuper totalmente la propria
libert ed aggiunse una pensione di trecentocinquanta lire dell'Abbazia di San Liguiare ad
una prima di trecentocinquanta lire che aveva conservato per suo Beneficio. Si chiamava
Guillame, Curato di Fresne-sur-Beray, fratello di un agricoltore dei Paesi
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era stato, in
precedenza, Reggente del Collegio di Montaigu, in giovent era stato arruolato fra i
Dragoni e si era poi fatto frate Cappuccino.
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NOTE
1. Mos fece morire in una sola volta 24.000 uomini che si erano opposti alla sua legge.
2. scritto nel primo libro dei Re, capitolo XXII, versetto 6, che Acab, Re d'Israele consult quattrocento
Profeti, che si dimostrarono tutti falsi, per l'insuccesso delle loro Profezie.
3. Capitolo XV, versetti 2 e 9
4. Capitolo XVIII, versetto 10
5. Capitolo II, versetto 13
6. Capitolo IV, versetto 7
7. Romani, XV IX, versetto 10
8. Lucrezio De Rerum Naturae Libro VI, versetto 49 e seguenti: sappi che i mortali paurosi che
guardano con preoccupazione le cose che avvengono in terra ed in cielo, influenzano gli animi servili
con il timor di Dio e disprezzano gli inferiori, perch l'ignoranza delle cause li costringe a confidare nel
volere degli dei ed a concedere loro il dominio.
9. Tertull Contro Prussia, capitolo 7: "chi potr, d'altronde, negare che Dio abbia un corpo bench Dio sia
Spirito? Anche lo Spirito ha un corpo del suo genere, del suo aspetto".
10. I quattro primi Concili sono:
1 - Nicea nel 325 sotto Costantino e Papa Silvestro;
2 - Costantinopoli del 380, sotto Graziano, Valentiniano, Teodosio e Papa Damaso;
3 - Efeso del 431, sotto Teodosio il giovane, Valentiniano e Papa Celestino;
4 - Calcedonio nel 451, sotto Valentiniano, Marciano e Papa Leone I.
11. Il Talmud riporta che i Rabbini discussero se escludere il libro dei Proverbi, dei Profeti e quello
dell'Ecclesiaste dal numero dei libri Canonici: li lasciarono perch vi si parla elogiativamente di Mos e
della sua legge. Le profezie di Ezechiele avrebbero dovuto essere escluse dal Catalogo sacro, se un
certo Chanoine non si fosse sforzato di conciliarle con la stessa Legge.
12. Vedasi il passaggio di Tertulliano, citato al capitolo II, paragrafo 10, pagina 7 del presente testo
13. Vedasi Hobbes, Il Leviatano dell'uomo (de homine), capitolo XII, pagine 56, 57, 58
14. Vedasi Hobbes, opera citata, capitolo XII, pagina 58
15. Vedasi Hobbes, opera citata, capitolo XII, pagine 58 e 59
16. Non si deve intendere questo termine secondo l'opinione volgare; perch colui che dice Mago con
gente ragionevole, intende un uomo scaltro, un abile Ciarlatano, un astuto Prestigiatore, per il quale
tutta l'arte consiste nella sottigliezza e nella destrezza, senza alcun patto col Diavolo, come invece
crede la plebe.
17. Il Popolo Eletto.
18. Nel X Capitolo di Numeri, versetti da 19 a 34
19. Anche detto Obab.
20. Vedasi Hobbes: Leviatano - dell'uomo - Cap. 1, pagine 59 e 60
21. Una nota a margine riporta sei versi, il cui significato suona:
Qun beau pigeon tire d'aile / Vienne obombrer una Pucelle, / Rien n'est surprenant en cela / L'on
en vit autant en Lydie / Et le beau cygne de Leda / Vaut bien le Pigeon de Marie. Cio Che un bel
Piccione venga a volo / A ingravidare una Pulzella, / Non c' nulla di sorprendente / Si gi verificato
in Lidia / E il bel cigno di Leda / Val bene il Piccione di Maria.
22. Vedasi Quarto Libro di Samuele, cio 1 Re, capitolo VII: Gli israeliti scontenti dei figli di Samuele
chiedono un Re.
23. Ges Cristo apparteneva alla setta dei Farisei, cio dei miserabili, che erano totalmente ostili ai
Sadducei, i quali formavano la setta dei ricchi, eccetera. Vedasi il Talmud.
24. Questo il giudizio che ha dato il papa Leone X, tanto conosciuto quanto audace, espresso in un
secolo nel quale lo spirito filosofico aveva fatto ancora ben pochi progressi: Sappiamo da molto
tempo (disse al Cardinale Bembo) quanto questa favola di Ges Cristo ci abbia reso, sufficiente per
tutti i secoli Quantum nobis nostrisque que ea de Christo fabula profuerit, satis est omnibus seculis
notum.
25. Confessioni - Libro 7, capitolo IX, versetto 26
26. Confessioni, Libro 7, capitolo IX
27. Vedasi il Discorso di Aristofane, nel Convivio di Platone.
28. La citt di Dio, Libro 1, capitolo XIV.
29. Flegetonte, fiume di fuoco.
30. Libro 8, capitolo IV
31. Libro 8, capitolo IV
32. Libro 2, contro Gioviniano, capitolo VIII
33. Vita di Maometto, del Conte di Boulainvilliers, Libro 2, pagine 216, 217 266, 267, 268, Edizione di
Amsterdam, 1731
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34. Si tratta della potente trib dei Coreisciti o Quray, la pi importante della Mecca, dove si occupava di
commercio e della gestione del santuario della Pietra Nera (Caaba). D'essa faceva parte la famiglia
degli Haimiti cui apparteneva Maometto.
35. Lucrezio De Rerum Natura Libro I, versetto 57 e seguenti: Ogni suo aspetto, quindi, occorre sia per
se stesso divino, gode tranquillamente della immortalit, sta discosto e ben separato dalle nostre
cose; giacch esso stesso nella sua opera grandiosa non sente dolore n corre rischi: non ha bisogno
di noi, non si lascia commuovere dai meriti, non soggiace all'ira.
36. Nel testo citata in greco Ades: Ade.
37. Vedasi il Dizionario di Boyle ad Anversa.
38. Virgilio Georgiche, libro 2, versetto 494: "Felice colui che pot conoscere l'origine delle cose e
mettersi sotto i piedi il timore, il destino inesorabile e lo strepito dell'insaziabile Acheronte".
39. Pierre Bayle 1647 - 1706
40. Ugo de Groot 1583 - 1645
41. Pier delle Vigne circa 1194 - 1250
42. Aboul Welid Mouhammed ben Ahmed ben Rochd al Maliki di Cordova 1120 1198 Illustre filosofo,
giurista, medico e cultore di astronomia, conosciuto come Averro, nacque a Cordova dove ricopr a
lungo la carica di giudice, godendo dei favori dei sovrani della dinastia degli Almohdi.
43. Apud Novissimum I, Silvae nupt. 2, n. 121
44. Tommaso di Canterbury, XII sec.?
45. Giovanni Battista Colbert 1619 - 1683
46. Sono due regioni contigue, oggi nel Portogallo meridionale.
47. Oderico Rinaldi 1595 - 1671
48. Giordano Bruno 1548 - 1600
49. Riportato in latino nel testo
50. Michele Serveto 1511 - 1553
51. Giovanni Calvino 1509 - 1564
52. Teodoro Beza 1519 - 1605
53. Pietro Ramus 1509 - 1572
54. In latino, nel testo
55. Giorgio Biandrata 1515 - 1590
56. Andrea Ale 1492 - 1551
57. Bernardo Ochino 1487 - 1564
58. In latino, nel testo.
59. Cristina Vasa o Christina Alexandra di Svezia1626 - 1689
60. Giovanni Bodin 1530 - 1586
61. Pietro Gassendi 1592 - 1655
62. Francesco Berurier 1620 - 1688
63. Tommaso Hobbes 1588 - 1679
64. Benedetto Spinoza 1632 - 1677
65. Isacco la Peyrere circa XVII sec.
66. La religione del medico
67. Probabilmente un Ernst, tedesco
68. Tommaso Campanella1568 - 1639
69. Marco Antonio Muretus 1526 - 1585
70. Trionfo sull'Ateismo
71. Che potrebbe tradursi "razzismo da non conservare"
72. Giuseppe Giusto Scaligero 1484 - 1558
73. Vedere, a questo proposito, il Dizionario di Bayle, sotto Trabea
74. Stefano Dolet 1509 - 1546
75. Giovanni Milton 1608 - 1674
76. Giorgio Merula 1430 - 1494
77. Pietro Aretino 1492 - 1556
78. Giovanni Boccaccio 1313 - 1375
79. Nicol Macchiavelli1469 - 1527
80. Franois Rabelais 1495 - 1553
81. Erasmo da Rotterdam 1467 - 1536
82. Pietro Pomponazzi 1462 - 1525
83. Gerolamo Cardano 1501 - 1576
84. Enrico II Stefano 1538 - 1598
85. Nei pressi di Tolosa
86. Giulio Cesare o Lucilio Vanini 1585 - 1619
87. Forse un Mueller, tedesco
88. Giovanni Toland 1670 - 1722
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89. Ad Ottone, mio carissimo ed illustrissimo amico F.I.S.D.
90. All'incirca: ti mando per primo quel Codice scritto con penna veritiera e pura, di cui quell'uomo
dottissimo prese cura ed espose per mio ordine sui tre famosi ingannatori delle nazioni, sul cui
discorso a proposito di quella cosa dovesti scrivere nella mia biblioteca: perci, ecc.
91. Coloro che dissero che gli Dei esistono sono divisi fra tante variet e divergenze di pareri da rendere
difficile il conteggio delle Opinionil'uno pu ritenere che nessuna di esse sia vera e l'altro che pi di
una lo sia.
92. Secondo quanto richiesto
93. Ugolono dei Conti di Segni 1170 - 1241 divenuto Papa Gregorio IX nel 1227
94. Ren Descartes - Renato Cartesio 1596 - 1650 filosofo
95. C una giusta misura nelle cose
96. Paesi Bassi?