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La stregoneria nel Rinascimento

La credenza nella stregoneria e nelle streghe è antica quanto la stessa civiltà e parallela alla credenza delle
varie religioni che sono sorte in concomitanza con le prime società umane in risposta alle domande che si
affacciavano alle menti che, pur non essendo scaltrite come le nostre del terzo millennio, hanno sentito
comunque il bisogno di crearsi un pantheon per dare una risposta ad alcune domande fondamentali.

E quindi le varie civiltà crearono dei miti che rispondevano a quest’esigenza, e questi pantheon erano
polisettoriali: ossia ciascuno degli dei governava un settore della vita quotidiana, e era venerato e invocato
per determinate situazioni: le divinità femminili presiedevano, ovviamente, alla fertilità della donna e anche
della terra, quelle maschili alla guerra, e così via.

Ma, forse, il risultato del loro intervento non era così immediato come si sperava e si voleva, o non c’era
affatto.

Sorse quindi un’altra categoria di persone, le streghe, che con la loro opera promettevano risultati
immediati e sicuri e che, col tempo, si trovarono in contrasto con la religione, soprattutto con l’ortodossia
cattolica. Essa attecchì soprattutto nelle campagne e si mescolò al paganesimo locale.

Probabilmente, questa è l’origine della stregoneria sulla quale è stato scritto molto..

Tuttavia sarebbe interessante capire perché ci sia stata la caccia alle streghe e come esse siano state
considerate in tutto l’arco di tempo che va dal medioevo all’età moderna.

Attraverso l’istituzione del tribunale dell’Inquisizione, avvenuta nel 1084, la Chiesa cercò di ricondurre

all’ ortodossia i fedeli che deviavano dal dogma, stroncando ogni tipo di eresia.

Ma probabilmente gli atteggiamenti che contrastavano con l’ideologia cattolica sono più antichi, e
dipesero dal disagio delle masse che si espresse in questo modo, perché, secondo alcuni storici, il
cristianesimo aveva fatto nei luoghi urbanizzati, mentre Il fenomeno della stregoneria ha sicuramente
origini pagane : si credeva che le streghe volassero di notte , che compissero sortilegi contro le persone e
che adorassero il demonio. Le prime persecuzioni di cui si ha notizia certa avvennero nell’alto Medioevo in
Danimarca, dove furono accusati uomini e donne che avrebbero, con riti magici, modificato il clima in modo
da danneggiare i raccolti e il bestiame.

A riguardo Gregorio VII (1076 – 1080) scrisse al re danese Harald, chiedendogli di far cessare la
persecuzione. Questo non è il primo documento europeo che parli di stregoneria, perché è successivo al

“ Canon episcopi” risalente al IX secolo e rivolto alle seguaci di Diana, la greca dea della caccia.

Secondo quello che si credeva,, esse sarebbero state capaci di volare per raggiungere nottetempo il luogo
della loro riunione in cui adorare la dea . Nel documento, la cosa viene trattata con un certo distacco,
perché queste donne sono ritenute vittime di un’illusione diabolica. Infatti:

“… chiunque è così stupido e folle da credere a storie tanto fantasiose è da considerarsi un infedele, perché
ciò deriva da un’illusione del demonio.”

Dunque, questi voli erano ritenuti impossibili e illusori, ma potevano realizzarsi con l’immaginazione, e
quindi le streghe erano colpevoli, come se lo avessero fatto nella realtà.
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In realtà il Canon episcopi si prestava a varie interpretazioni. soprattutto perché non è possibile investigare
nell’immaginazione umana, quindi cadde in disuso in favore di altri manuali, come, ad esempio, ll

“Malleus maleficarum” ( il martello delle streghe). 1

Uno dei due autori del libro fu l’inquisitore alsaziano Heinrich RAMER , DETTO ANCHE INSTITORIS.

EGLI ENTRÒ NELL’ORDINE DOMENICANO, PERSEGUITÒ ERETICI, VALDESI E EBREI, E POI FU


NOMINATO INQUISITORE GENERALE PER LA GERMANIA, FIGURA ESISTENTE GIÀ DAL 1084, MA I SUOI
METODI FURONO GIUDICATI EFFERATI DALLE STESSE AUTORITÀ TEDESCHE. FRAMDER ALLORA
CHIESE AIUTO AL PAPA INNOCENZO VIII CHE SCRISSE LA BOLLA “SUMMIS DESIDERANTES
AFFECTIBUS, IN CUI LE STREGHE VRNIVANO CONSIDEAGTE ERETICHE SUCCESSIVMENTE INSTITORIS
INSIEME A SPRENGER SCRISSERO NEL 1487 IL “ MALLEUS MALEFICARUM”,UN MANUALE CHE DAVA
CONSIGLI SU COME ARGINARE LE ERESIE COTRASGARE L’OPERA DEL DEMONIO, CHE EBBE
NOTEVOLE DIFFUSIONE.

La caccia alle streghe fu episodica fino agli inizi del 400, ma dopo questo periodo si diffuse in maniera
esponenziale , parallelamente con la credenza del patto stretto dalle streghe col diavolo durante il sabba.

Il sabba era l’incontro notturno in cui le streghe bestemmiavano, insultavano gli oggetti sacri e avevano
rapporti sessuali col diavolo. Se la partecipazione al sabba veniva dimostrata, anche per mezzo della
tortura, l’inquisito/a passava al braccio secolare, dove veniva eseguita la condanna, consistente in genere in
morte per rogo.

Fu in quel periodo che roghi, con le urla disperate dei condannati, cominciarono a levarsi al cielo da varie
parti dell’ Europa.

In Italia una delle prime streghe che furono bruciate vive fu la quarantenne Matteuccia di Todi, che morì
il 20 marzo 1428, e che era una “ domina herbarum”,ossia conosceva bene le erbe con le quali curava
parecchi mali.

Sappiamo che molte persone provenienti dal contado di Todi, Orvieto e Spoleto si recavano a Ripabianca
per chiedere un consiglio a Matteuccia le cui terapie avevano, penso, un certo successo , dal momento che
il flusso dei malati non diminuiva. Ma giunse la denuncia, giunse la carcerazione, giunse il processo.

Dal testo del processo risultò che Matteuccia, dopo essersi unta con un certo unguento fatto di elementi
che preferisco non specificare, pronunciando la formula magica: “ unguento, unguento, mandame al noce
di Benevento supra acqua e supra a vento et supra ad omne maltempo” si alzava magicamente in volo
verso il noce stregato. Le streghe poi ricevevano gli ordini del diavolo e li eseguivano: si tratta sempre di
ordini orrendi, che spesso riguardavano i bambini. Il noce è quello di Benevento, di cui parleremo in
seguito.

Per il momento diciamo che si trattava di un albero intorno al quale i Longobardi erano soliti compiere un
rito pagano , ma la sacra arbor dei Longobardi non era sicuro che fosse un noce.

Ma, la prima testimonianza della notorietà di Benevento come luogo di raduno di streghe risale
probabilmente a una predica di Bernardino da Siena nel 1427.
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Notare il femminile ( maleficarum) incontestabile. Quindi, uomini malefici non e n’erano. Per questo alcuni studiosi
hanno affermato che le “ streghe” erano femministe. Io non lo credo, perché avevano abbastanza da badare a se
stesse, e a difendersi dalle accuse che potevano essere loro rivolte.
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Nella trascrizione del processo, dopo la formula magica che permette a Matteuccia di volare, si legge:

“ E immediatamente appare davanti a lei un demonio con l’aspetto di un capro e lei stessa trasformata in
gatta, cavalcando sopra lo stesso capro e lei stessa in gatta, cavalcando sopra lo stesso capro e andando
sempre per fossati, va al detto noce sibilando come un fulmine. “

Questa “testimonianza o confessione”, ottenuta con maniere immaginabili, ma che preferisco non
descrivere, , le valse la condanna,e, come detto prima, Matteuccia morì sul rogo.

Ma fu seguita da altre donne nella morte dovuta alla condanna di stregoneria e forse preceduta, in Italia, da
una sola : certa Finicella , a seguito della venuta a Roma di Bernardino da Siena in un periodo in cui c’era a
Roma un’epidemia di peste.
Bernardino riuscì a infiammare i Romani con i suoi discorsi che, io non lo so, ma lo posso immaginare,
affermavano che una causa a tante catastrofi doveva pur esserci. E i Romani in seguito denunciarono
Finicella che fu condannata al rogo come strega.

L’esecusione sarebbe avvenuta l’8 luglio del 1426 e fu considerata dai Romani come una festa popolare,
perché la donna era accusata di avere ucciso una trentina di bambini. Ma Finicella probabilmente era
un’ostetrica e quei bambini uccisi erano altrettanti aborti, non si sa però se spontanei o procurati.
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Ma la strega più famosa dell’epoca, che ci ha lasciato un manoscritto – confessione redatto di suo pugno,
fu sicuramente Bellezze orsini, denominata anche strega della Sabina.

Bellezza Orsini

Si era verso il 1528-30, quindi in piena epoca rinascimentale, ma nella piccola località di Fiano
romano la magnificenza del Rinascimento che illuminò gran parte dell’Italia , non rischiarò
neanche di riflesso, questa plaga della campagna romana in cui si svolge la nostra storia,perché la
vita scorreva più o meno come nei secoli medioevali.

In un giorno festivo del 1527- 28 ( non sappiamo con precisione quale) suonava la campana per
ricordare a tutti che tra poco si sarebbe celebrata la Santa Messa, e infatti alcuni fedeli erano già
riuniti davanti alla porta della piccola chiesa, ma erano intenti a parlare fra loro di un argomento

che , a quanto pareva, interessava tutti.

Si udivano esclamazioni di stupore, frasi dette a metà e non completate, o per disinformazione o
forse anche per paura, perché, come si poteva notare dalle espressioni dei visi, il caso di cui tutti
parlavano era uno di quelli interessanti ma scottanti.

Sì, il caso era interessante perché riguardava una donna nota a tutti, di cui tutti conoscevano la
professione di guaritrice, che era stata inquisita dal tribunale del Sant’Uffizio per stregoneria.

Alcuni che ritenevano di avere ricevuto danni da questa persona erano palesemente contenti che
finalmente la giustizia se ne interessasse, altri invece che la stimavano una buona guaritrice si
domandavano a chi sarebbero ricorsi, in caso di bisogno, dal momento che i medici erano troppo
cari e neanche molto affidabili.

La donna era nativa del luogo ,si chiamava Bellezze Orsini e era di professione ostetrica e
guaritrice, come parecchie altre che abbinavano queste due specializzazioni.

Ma, prima di raccontare la sua storia, dobbiamo parlare dell’epoca in cui visse .

Quando noi studiamo, da un qualunque testo , le caratteristiche di un popolo o di un periodo storico


possiamo notare che di solito grande importanza viene data alla religione di quel popolo e di quel
periodo.

E infatti l’antropomorfismo dei Greci i quali attribuivano ai loro Dei non solo sembianze umane, ma
anche sentimenti umani, perché essi talvolta erano infedeli, capricciosi e vendicativi proprio come
gli uomini, ci fa comprendere come erano in realtà i Greci, che, come Ulisse che ne è il prototipo,
erano duttili, forse un po’ falsi, ma eccellevano in tutto: dai combattimenti alle più elevate
creazioni artistiche.
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Quanto ai Romani, è chiaro che la loro religione era “ instrumentum regni (o reipublicae):lo stato,
monarchico o repubblicano, è stato per loro, almeno fino a un certo punto, sacro, e tutte le
manifestazioni dovevano contribuire a rinforzare quest’idea.

Può sembrare strano, ma durante i secoli bui dell’Alto Medioevo, la stregoneria fu considerata
e perseguitata in tribunali laici solo come forma di superstizione perché non le si dava
un’importanza reale.

Inoltre, ammettere l’esistenza delle streghe era in sé un’eresia, perché significava ammettere
l’esistenza della magia e quindi il trionfo del demonio Quest’idea non attecchì nell’epoca
dell’Alto medioevo . Successivamente, invece, la stregoneria fu assimilata alle pratiche
eretiche, che si erano ormai diffuse in tutta Europa anche a causa dell’esplosione del
luteranesimo, e cominciò a essere processata dall’Inquisizione. Questo rendeva il concetto di
“strega” decisamente più pericoloso, perché ne sottolineava la natura diabolica e non più
semplicemente magica o pagana. Le streghe erano diventate un pericolo pubblico e reale, in
grado di minare le fondamenta della Chiesa, esattamente come le eresie che andavano
combattute perché costituivano un’offesa a Dio e perché mettevano in discussione l’autorità
papale.

Fu in questo periodo che si creò una vera e propria psicosi per la presenza delle streghe e si
intensificò la loro sistematica persecuzione

Ci sono diverse cause che spiegano questo cambiamento di prospettiva. La prima è la


pubblicazione di due importanti testi, la lettera di papa Innocenzo VIII Summis Desiderantes
Affectibus (Desiderando con supremo ardore) del 1484, in cui la massima autorità cristiana
ammetteva l’esistenza delle streghe, e due anni più tardi fu pubblicato il Malleus
Maleficarum (Il martello delle streghe), scritto dai predicatori domenicani Heinrich Institor
Kramer e Jacob Sprenger. Il libro è un lunghissimo trattato che spiega come riconoscere una
strega, come processarla e come metterla a morte. A onor del vero, nel Malleus Maleficarum si
parla anche di stregoni, ma la loro esistenza viene spiegata con l’assunto che siano stati
indottrinati dalle streghe: d’altronde il titolo stesso si riferisce al “ martello delle malefiche”

( ossia le streghe).

La base teorica del trattato è che le donne siano naturalmente malvagie, crudeli, ingannatrici ,
mosse unicamente da istinti animali e per questo molto più soggette alle tentazioni del demonio.
Qualunque donna è una potenziale strega, come se questo fosse , o dovesse essere, il suo
destino.
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Il suo marchio inconfondibile è il suo sesso: come dice la Bibbia nei Proverbi, la bocca
dell’utero non si sazia mai. E non a caso il vero e proprio crimine per cui veniva processata la
strega è il sabba, il rito di unione carnale con il diavolo.

La seconda causa che spiega l’esplosione della caccia alle streghe in tutta Europa è la diffusione
delle religioni protestanti. Secondo le predicazioni di Calvino e Lutero, ognuno di noi ha in sé
una parte demoniaca, e compito dell’uomo di fede è cercare di reprimerla. La conseguenza di
questa predicazione fu l’ipostasi del male in una figura che era già considerata inferiore
al’uomo e e naturalmente malvagia: la donna. I protestanti erano ossessionati dalla presenza di
Satana sulla terra e fomentando la psicosi della stregoneria avevano una prova incontrovertibile
dell’ esistenza dei demoni dai quali era particolarmente fruibile la fragile moralità delle
donne.

Questa è la situazione della Chiesa cattolica dalla quale dobbiamo partire per raccontare la
vicenda della “strega” Bellezze Orsini che visse i suoi primi anni a Fiano romano, località
appartenente alla potente famiglia Orsini.

Questa aveva, come tutte le grandi famiglie, varie diramazioni, per cui la parentela era numerosa,
ma i legami tra i parenti si sa come sono: possono essere stretti oppure , a piacere, talmente larghi
da permettere di dimenticare che esistano.

Era questo il caso di Pier Angelo Orsini che , invece di impegnarsi per fare onore alla famiglia,
aveva preferito dedicarsi ai divertimenti e alle donne, seminando qua e là qualche figlio naturale, e
naturalmente era disdegnato dalla nobile famiglia d’origine.

Questa è appunto l’origine della nascita di Bellezza, ma per lei le cose andarono un po’
diversamente che per gli altri figlioli, dei quali l’Orsini, dopo avere dato loro il nome, si era
letteralmente dimenticato.

Quando Pier Angelo Orsini seppe della nascita della piccolina, appena gli fu possibile, si recò a
vederla.

La neonata dormiva nella sua culletta. Allora il padre la sollevò a sé , prendendola in braccio, e la
portò, per vederla meglio, vicino alla finestra.

Allora la piccola si svegliò, e spalancò due occhi nerissimi che sembrarono scrutare Pier Angelo
quasi con curiosità, e lui, commosso, le disse:

“ Ma tu, piccolina, sei bellissima! e io ti chiamerò Bellezza, perché sono certo che sarai sempre
bella per tutta la vita.!”
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Forse fu per la bellezza, davvero eccezionale, della neonata, o perché essa aveva con forza afferrato
il dito che il padre le porgeva, che Pier Angelo si affezionò straordinariamente a Bellezze che,
crescendo, diventava sempre più bella.

Lui, il padre, cercava di starle vicino molto di più di quanto non avesse fatto con gli altri figlioli che
adesso chissà dov’erano, mentre Bellezze aveva trovato, nella grande casa degli Orsini, una donna
di una certa età che si occupava di lei, nel senso che non le faceva mancare il necessario, e che,
essendo molto religiosa, cercava di insegnarle anche le principali preghiere.

Ma in ciò trovava un forte ostacolo, perché Bellezze, che pure era molto sveglia, non riusciva a
impararle, o , talvolta pensava la donna, forse non voleva, chissà perché, recitarle.

“ Ecco – la donna che si chiamava Mimma le diceva- il pranzo è pronto : recitiamo, dunque, il
Padre Nostro come ringraziamento.”

“Ringraziamento di che?” chiedeva Bellezze, e Mimma rispondeva:

“ Ma come, di che! Tu cosa hai fatto per meritarti questo pranzo? Nulla.

E’ il Signore che te lo dà. Quindi devi ringraziarLo.”

“Non è vero! – rispondeva Bellezze – E’ lo zio Orsini che me lo dà, ma io, anche se me lo vedo
comparire qui, davanti a me, non lo ringrazio, perché mi è antipatico.

E poi lui è ricco, e non gli costa proprio nulla darmi un po’ di minestra, mentre io…”

Queste discussioni tra Mimma e Bellezze avvenivano frequentemente.

Mimma trovava che Bellezze era molto superba, chissà poi perché, e quindi col tempo la lasciò
perdere: d’altra parte, Bellezze mostrava di sapersela cavare da sola.

Quando il padre andava a trovarla, egli invece le raccomandava di essere sempre educata con gli
zii Orsini e, col passare del tempo, trovando che la sua piccola, oltre a essere bella, era anche
intelligente, le chiese se avesse l’opportunità di imparare a leggere e scrivere.

Bellezze rispose che non ci aveva pensato mai, ma che le sarebbe piaciuto imparare.

Allora il padre, dal momento che non poteva pagare un precettore per la figlia,sapendo anche che
nella grande casa i precettori non mancavano, le suggerì di cercare di ascoltare le lezioni che i
maestri davano agli altri, e Bellezze accettò questo consiglio ma non poté metterlo in atto, perché
la mattina, quando i precettori facevano lezione, lei aveva sempre da lavorare.

Sì, Bellezze andava molto d’accordo, nonostante il suo carattere capriccioso, con suo padre,e gli
voleva sinceramente bene, ma venne il giorno in cui Pier Angelo raggiunse la figlia per salutarla
per l’ultima volta: si sentiva male e era sicuro di essere in punto di morte.

Vedendolo, Bellezze scoppiò in pianto, perché lei, col suo intuito, da tempo aveva capito che il
padre non stava bene e che presto l’avrebbe lasciata.

Il padre allora le strinse le mani, le disse che lei era stata la luce per lui, e le chiese di pregare
insieme a lui che stava per lasciare questa terra.
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Ma neanche questa volta Bellezze seppe, o volle, pregare, e Bernardo recitò da solo una preghiera
finché ebbe fiato, poi…tacque e reclinò la testa sulla spalla. Era morto.

Bellezze divenne quindi orfana, ma non senza casa, perché rimase come domestica a servire nella
casa degli Orsini. Ma, certo, il suo ideale di vita non era quello di rimanere in quella casa e stare
sempre a servire quei “ parenti” alcuni dei quali non le badavano affatto, altri invece che

( guarda caso, erano i parenti maschi e giovani) la guardavano in un modo che a lei non piaceva,
perché le sembrava che la spogliassero con gli sguardi.

Bellezze certo non si sarebbe data a uno di quegli Orsini che avevano lasciato morire come un cane
suo padre. Però, si sarebbe data a qualcuno a patto di ottenere qualcosa di utile.

Così ragionava Bellezze cui, era evidente, mancavano le fondamenta della moralità comune.

Del resto, tenendo conto di come era vissuta, è anche comprensibile che lei cercasse per sé tutto
quello che poteva servirle senza pagarlo.

E, pensando a quello che poteva esserle utile, ricordò che il padre, che Bellezze non dimenticava
mai, le aveva caldamente consigliato di acculturarsi il più possibile, e quindi pensò che in questo
caso avrebbe potuto mettersi d’accordo con un istitutore, pagandolo con il solo modo che lei
aveva per pagare: bastava intendersi…

Così Bellezze entrò nell’esiguo mondo delle donne letterate dell’epoca, che sapevano leggere e
scrivere.

La fanciulla, grazie alla sua notevole bellezza, nonostante la ormai dubbia reputazione, ebbe anche
una proposta di matrimonio da un giovane di un paese vicino.

Ella accettò questa proposta che per lei significava soprattutto un modo per liberarsi dall’odiosa
signoria degli Orsini, ma il giovane sposo , qualche tempo dopo il matrimonio, venne a mancare.

Bellezze rimase vedova con figli piccoli e con tanta rabbia in cuore : era già la seconda volta che
la morte le rapiva qualcuno che le era caro, e lei ormai diffidava di quelli che si facevano chiamare
medici , che chiedevano molto denaro in ricompensa delle loro consultazioni ,ma che non erano
capaci di curare nemmeno un raffreddore.

Quindi Bellezze si accostò al mondo dell’ esoteria, al mondo delle guaritrici , che però erano
malviste dalla Chiesa, che le riteneva streghe, o quasi.

Ma Bellezze,che fino adesso si era sempre poco preoccupata della Chiesa, continuò a non
preoccuparsene e invece si immerse con entusiasmo in questa nuova branca di conoscenza
esoterica che, forse inconsciamente, stava cercando da tempo.
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L’occasione per accostarsi all’esoteria le si presentò quando Bellezze, giovane vedova, capì che
doveva darsi da fare per vivere, e ancora una volta le fu prospettato di di lavorare per gli Ursini,
però a Monterotondo, dove gli Ursini avevano una residenza. Colà Bellezze doveva, oltre che
fare i lavori domestici, badare a Monna Jacopa Ursini e una certa Monna Lucia , di professione
guaritrice e strega, che era a esclusivo servizio degli Orsini per allontanare il malocchio se
qualcuno glielo avesse fatto, talmente solida era la credenza in queste cose!

Monna Lucia, appena la conobbe, le propose subito di insegnarle quanto lei sapeva circa la
stregoneria, e Bellezze accettò subito.

Inoltre imparava e anche facilmente, perché l’argomento le sembrava interessante e le si


confaceva.

Una sera, mentre Bellezze,stanca della giornata ( lavorava anche nei campi, per non dare troppo
nell’occhio e perché la gente non si chiedesse come facesse a vivere), stava per andare a letto, si
sentì bussare alla porta . Bellezze si appoggiò uno scialle sulle spalle e andò ad aprire : era il suo
vecchio amico Mario che era stato anche amico del suo povero marito, il quale aveva un’aria
trafelata, come di chi ha fatto la strada di corsa. Bellezze, spaventata, gli chiese :

“ Mario, che è successo? Forse qualcuno è grave?”

“ In un certo senso, sì, – rispose Mario – e la persona grave sei tu.”

“Io? – chiese Bellezze stupefatta - Ma io sto benissimo.”

” Stai bene adesso, ma potresti star male in seguito. Sai tu che cosa pensa il Santo Uffizio di te?”

Sentendo nominare il Sant’Uffizio, Bellezze sentì un brivido scorrerle dietro la schiena.

Tutti coloro che non seguivano i precetti della Chiesa ne avevano paura, perché su di esso si
raccontavano storie tremende.

Ma Bellezza si riprese subito dalla paura iniziale e rispose :

“ Io non ho fatto nulla di male, e quindi non so proprio di cosa dovrei avere paura.

Ma tu sai qualcosa che io non so?”

“ Sono stato all’osteria fino a poco tempo fa col sacrestano - Mario rispose – e l’ho fatto
ubriacare, ma quello, prima di parlare, si è ingollato tutta una bottiglia di quello buono, e poi,
finalmente, ha confermato quello che si vocifera in giro, ossia che per te sta per essere spiccato un
mandato di cattura dal Tribunale della Santa Inquisizione, perché sei accusata di stregoneria. Ma
tu non te l’aspettavi proprio?”

“No, a dirti la verità no – e qui Bellezze cominciava a infervorarsi – perché non ho mai saputo che
guarire le persone con un metodo piuttosto che con un altro che non funziona sia un maleficio.”

Ma ormai l’allerta era stata data, e dopo poche ore Bellezze si trovava a colloquio col capitano di
una nave diretta in Olanda ad Amstedam, che avrebbe salpato il giorno successivo.
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Ella sapeva che il viaggio non sarebbe stato molto lungo, perché il capitano, gentilissimo e
palesemente entusiasta di lei, le aveva spiegato tutto .

Ma a Bellezze interessava soprattutto sapere come la pensassero gli olandesi in fatto di religione e
cose simili.

Essi erano protestanti, lei apprese, ma i protestanti non erano meno rigidi dei cattolici per quanto
riguardava i loro principi. Infatti, sia Lutero che Calvino ritenevano che in ciascun essere umano
stesse, ben rintanata , una parte diabolica che talvolta riusciva a imporsi e a far compiere alla
persona delle azioni disdicevoli, se non propriamente malvagie, e in questi casi la condanna al rogo
era scontata.

Saputo ciò, Bellezze abbandonò l’idea di espatriare, e optò per un cambiamento d’aria, questa
volta nelle vicinanze.

Si recò quindi a Filacciano, località distante pochi km da Fiano, che lei già conosceva e dove era
conosciuta.
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Bellezze a Filacciano

Stabilitasi a Filacciano, Bellezze non ebbe neanche il tempo di guardarsi intorno e ambientarsi nel
nuovo luogo, che subito incominciarono a pioverle richieste di aiuto da parte di alcuni malati che
avevano saputo dell’arrivo di lei e speravano in un miglioramento della loro malattia grazie alle
terapie di Bellezze, né a Bellezze dispiaceva guadagnare denaro.

Quindi riprese a esercitare il suo mestiere che, dai documenti che poi citeremo, le dava abbastanza
di che vivere.

La sua attività continuò, tra Fiano e Filacciano, fino intorno al 1528-29.

Circa in questo periodo giunse voce al vicario di Fiano che molti malefici e stregonerie erano
stati commessi in quella zona, ad opera di Bellezze Orsini2.

Quindi si mandarono a chiamare i testimoni, per sottoporre Bellezze a azione giudiziaria.

L’imputata esercitava l’attività di medichessa e ostetrica : tutti i testimoni che deposero al processo
la conoscevano bene e affermavano di aver subito le sue stregonerie.

Il fatto è che Bellezze era in fama di alleviare un gran numero di sofferenze fisiche, e per questo
motivo godeva un certo prestigio nell’ambito della comunità e veniva spesso richiesta dagli
infermi.

Forse ci si meraviglierà pensando al gran numero di persone che ricorrevano a Bellezze o a altre
fattucchiere, per essere aiutate. Bisogna però considerare bene tutti gli aspetti dell’epoca di cui
stiamo parlando, che non è solo l’epoca del Rinascimento, come abbiamo già detto in precedenza,
ma è un’epoca che fu difficile da vivere per la gente comune.

Essa infatti fu caratterizzata da guerre, pestilenze, carestie, inondazioni e altre calamità davanti alle
quali l’individuo non si sentiva affatto protetto, e quindi, istintivamente, cercava protezione e aiuto
al di fuori delle istituzioni che avrebbero dovuto dargli questa sicurezza, e, per esempio, cercava
sicurezza nelle cosiddette streghe. Sarebbe stato meglio confidare in Dio, ma Dio è un concetto a
cui per i contadini non era facile arrivare mentre le streghe erano persone vive e vere cui ci si
affidava, pagandole.

E la stregoneria ( detta strearia) talvolta riusciva a rassicurare l’individuo e a farlo guarire, almeno
come risulta dai documenti dell’epoca.

Questo a noi può sembrare strano, ma evidentemente si trattava di malesseri psicologici, in cui
era sufficiente riuscire a rassicurare l’individuo.

Questo le streghe lo sapevano benissimo ( non erano del tutto sciocche) , quindi cercavano,di
infondere nel malato fiducia e sicurezza nella loro opera, e in alcuni casi riuscivano.

Quando i malati guarivano, le guaritrici venivano portate alle stelle, da cui, però, cadevano
malamente sulla terra se la terapia non riusciva come talvolta accadeva.

Ma, tornando al problema della stregoneria, essa veniva considerato in due diversi modi.
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Antonella Oderisio” Stregoneria e vita religiosa”, Sociologia, anno XVII,serie 1983
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Le autorità ecclesiastiche la consideravano , a partire dalla bolla di Innocenzo VIII del 1484, come
un delitto di apostasia, mentre le masse popolari la condannavano solo se ne subivano danni ,
soprattutto economici.

Infatti, gli accusatori di Bellezze non mostravano alcun interesse per l’eresia diabolica della strega.

A loro interessava solo che la colpevolezza della strega per i danni subiti fosse riconosciuta e
sancita con una pena.

Invece, l’apparato legale si interessava, più che altro, all’organizzazione dell’oscuro mondo delle
streghe, sperando di riuscire a debellarlo.

Bellezze era accusata di decessi, mancate guarigioni o anche malattie dovute alla sua “ strearia”, al
suo malocchio.

Non vi sono accuse che si riferiscano al bestiame ucciso, o al raccolto danneggiato, o a latte di
mucca avariato , perché queste accuse erano più frequenti nell’Italia del Nord, laddove c’era
un’economia che si basava sul frumento e sui prodotti derivati dal latte .

I poveri abitanti dell’agro romano avevano solo un bene:il bene della vita che in alcuni casi
affidavano a Bellezze o a altre fattucchiere, ma se le cose non funzionavano, la colpa,
automaticamente, si riversava su chi non aveva saputo curare il malato.

La strega quindi diveniva l’ipostasi del male, su cui si scaricavano le tensioni e, anche, le reazioni
dei malati.

Quindi, la credenza nella stregoneria , con relativa attribuzione della responsabilità di una malattia
anche mortale a una strega era una soluzione al problema del male, ossia alla domanda tuttora
angosciante sul motivo per il quale proprio una persona, e non un’altra, sia colpita da una
malattia mortale.

Gli accusatori di Bellezze


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La maggior parte degli accusatori di Bellezze proveniva da Filacciano,

Citiamo qua e là alcuni testimoni, di cui abbiamo notizia dal testo dell’Adorisio: sono Elisabetta
vedova di Battista, che aveva partorito i suoi figli con l’aiuto di Bellezze, e che attribuì a Bellezze
la morte improvvisa del figlio Camillo mentre tutti insieme si recavano a Roma per il
pellegrinaggio pasquale del 1527, e poi anche certo Cecco, che accusò Bellezze di avergli
cagionato un terribile male, perché si era rifiutato di concederle un prestito.

Vorrei spendere due parole sulla morte di Camillo, un giovane che Bellezze aveva condotto con sé
nel pellegrinaggio pasquale 3successivo all’invasione dei Lanzi.

Secondo il testo dell’Oderisio, la madre di Camillo stava esortando il figlio a stare lontano da
Bellezze, di cui diffidava, ma Bellezze udì queste parole e toccò leggermente Camillo sulla spalla.

Subito dopo Camillo si sentì male e nessun medico riuscì a guarirlo.

Il giovane continuava a invocare l’opera di Bellezze che, egli diceva, unica e sola avrebbe potuto
guarirlo, perché era stata lei che lo aveva stregato, ma Bellezze si fece pregare molto prima di
recarsi da Camillo, e quando si decise a andare disse che era ormai troppo tardi.

Infatti Camillo morì poco dopo.

Qualche tempo dopo si seppe che Bellezze aveva stregato Camillo, ritenendolo responsabile del
furto , a suo danno, di alcuni scudi d’argento, ma la cosa non è stata appurata.

Ci fu anche un certo Cecco, portuale, al quale Bellezze chiese, in un’annata particolarmente


difficile, un prestito, asserendo di avere visto numerose monete d’oro nella sua casa, ma Cecco negò
di possederle e non concesse il prestito a Bellezze.

Subito dopo, però, Cecco si sentì male, e dovette stare a letto per quattro meni, durante i quali gli
morì anche, inspiegabilmente, un nipotino.

Allora Cecco si decise a chiamare Bellezze, la quale andò, lo fece collocare col
viso a terra affinché non vedesse quello che lei faceva, poi gli ingiunse di
uscire.
Cecco, in preda a una strana euforia, uscì e si imbatté in un giovane che vendeva grano. Proprio quello che
serve a Bellezze! pensò lui col cervello un po’ intorbidito, e ne acquistò una certa quantità pagandolo più del
suo prezzo.

Il terzo testimone era un prete di Morlupo che, sofferente per disturbi gastrici, aveva consultato Bellezze,
la quale gli aveva fatto ingurgitare un beverone.

3
Iil Sacco di Roma, deve essere stato terribile.
Il Guicciardini , nella sua “ storia d’ Italia” scrive:
“ udivansi per tutto infiniti lamenti di quelli che erano miserabilmente tormentati (…). Tutte le cose sacre, i sacramenti
e le reliquie dei santi, delle quali erano piene tutte le chiese,spogliate dei loro ornamenti,erano gittate per terra…”
Cesare Marchi in “ Grandi peccatori, grandi cattedrali”, Rizzoli 2014, scrive sulle violenze commesse dai Lanzi di
cittadini derubati di ogni avere, preti uccisi o mozzati nel naso, suore vendute come schiave, bambini gettati dalle
finestre e altre atrocità del genere.
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Ma il prete stava sempre peggio. Fu quindi chiamato unaltro prete , più che altro uno stregone che riuscì a
liberarlo dall’intruglio di Bellezze , e così anche il prete Filippo stette meglio, ma era molto maldisposto nei
confronti di Bellezze.

Queste testimonianze, e anche altre di minor peso, indussero il giovane giudice Marco Calisto a spiccare
mandato di cattura contro Bellezze.

Comunque queste “storie” su Bellezza , vere o false che siano, dimostrano che la donna era nota e
conosciuta come strega in tutto il circondario, e, secondo l’Oderisio, si può avere l’impressione
che gli ammalati che ne richiedevano l’intervento volessero ottenere il perdono di Bellezze per
l’animosità che avevano nutrito nei suoi confronti.

Invece gli elementi che ci inducono a fissare la data del processo intorno al 1528 sono abbastanza
precisi. Infatti, durante il procedimento giudiziario si accenna spesso al sacco di Roma come a un
evento recente.

Quanto agli inizi della sua attività, Bellezze afferma di aver cominciato a praticare la stregoneria
prima dell’avvento dei Francesi, alludendo alla discesa di Carlo VIII in Italia e all’occupazione di
Roma, ossia verso la fine del 1494, quando lei era già “ vidua e quasi putta”, quindi
giovanissima, ma, benché i documenti su Bellezze non manchino, non possiamo stabilirne la
data di nascita precisa che comunque va collocata nella seconda metà del secolo X IV.

Il mandato di cattura, a lei presentato dal messo Don Matteo, , non la trovò quasi subito, perché Bellezze,
avendolo saputo, cercò di fuggire. Fu facilmente presa, e giustificò la sua fuga affermando che lei non
esercitava più, da quando aveva indossato l’abito di San Francesco, il suo mestiere, e quindi, se credeva di
essere chiamata per essere consultata, fuggiva.4

Bellezze si riferisce a un periodo scarsamente doicumentato, in cui fu rinchiusa in monastero paolino e si


cercò di redimerla a tratti di corda. Un rignore del luogo intervenne, i tratti di corda finirono e bellezze fu
trattata con grande gentilezza, a suo dire.

Poi si confessò e si comunicò, indossò l’abito delle francescane laiche e da allora si stenne da qualunque
maleficio.

LA DIFESA DI BELLE

DURANTE I PRIMI INTERROGATORI BELLE, MINACCIATA DI TORTURA, FINÌ CON


L’AMMETTERE DI AVERE PROCURATO LA MORTE DI ALCUNE PERSONE,CONFESSÒ

4
Bellezze si riferisce al periodo in cui fu custodita in un monastero, si confessò e si comunicò, e prese l’abto di terzaria
secolare francescana.
15

DI AVERE CURATO ALCUNI INDIVIDUI CONVINTI DI ESSERE STATI COLPITI DA


STREGONERIA E AFFERMÒ CHE LA SUA TERAPIA CONSISTEVA NELL’OLIO FIORITO.

BELLEZZE AFFERMA ALL’INIZIODEL PROCESSO :

“ IO CURO E MEDICO OGNI MALE, OGNI FIRMITÀ.SO GUARIRE DOGLIE FRANCESE,


OSSA ROTTE, CHI FOSSE ADOMBRATO DA QUALCHE OMBRA CATTIVA E MULTE
ALTRE INFIRMITÀ.NON FECI MAI SE NON BENE, E PER FAR MEGLIO ME SONO
VISTITA DE QUESTO ORDINE DE SANCTO FRANCISCO BENEDECTO. 5

TUTTAVIA GLI INTERROGATORI DIVENTAVANO SEMPRE PIÙ PRESSANTI E


MINACCIOSI,DATO CHE I GIUDICI TENDEVANO A FARE COINCIDERE LA FIGURA
DELLA MEDICHESSA CON QUELLA DELLA STREGA, E BELLEZZE SI DECISE A DIRE
QUELLO CHE I GIUDICI VOLEVANO DA LEI SENTIRE O SAPERE.

VI È UNA GRANDE DIFFERENZA TRA I DUE VERBI, PERCHÉ “ SENTITRE” POTEVA


SIGNIFICARE SOLO POTER METTERE A VERBALE LE DICHIARAZIONI
DELL’IMPUTATA CHE QUINDI DIVENTAVA ACCUSABILE, “ SAPERE” SIGNIFICAVA
ESSERE INTIMAMENTE CONVINTI DELLE DICHIARAZIONI DELL’IMPUTATA.

IL FATTO È CHE BELLEZZE, FORSE PER STANCHEZZA, FORSE PECHÈ PRIVA DI


SPERANZE, DICHIARÒ DI ESSERE DISPONIBILE A PARLARE,PERCHÉ:

“IO NON VOGLIO PIÙ MARTORIO,NE HO AVUTO PUR TROPPO….E VOGLIO DIRE OGNI
COSA.”

BELLEZZE, QUINDI, INAUGURA LA STRATEGIA DEL PENTIMENTO :. COME PRESA DA


UN SOPRASSALTO DI SINCERITÀ CONFESSA I PROPRI DELITTI, MIRANDO NON A
UN’MPROBABILE ASSOLUZIONE,MA A UN GIUDIZIO CLEMENTE CHE LE PERMETTA
DI EVITARE ILROGO:

DURANTE QUESTA STRATEGIA DEL PENTIMENTO POSSIAMO DISTINGUERE DUE


FASI:NELLA PRIMA L’IMPUTATA RIVELA ALCUNE COLPE NEGANDO PERÒ GLI
OMICIDI, SUCCESSIVAMENTE, SOTTO LA TORTURA DELLA CORDA,IL SUO
ATTEGGIAMENTO MUTA.

“PONETEME GIÙ , CHE VE VOGLIO DIRE EL VERO! LASSATEME UN POCO


REPUSARE!

DICETE QUELLO CHE VOLETE DA ME. VOLETE LA VERITÀ?. SCIOGLIETEME, E


METTETEME GIÒ, CHE VE VOGLIO DIRE EL VERO DE OGNI COSA,DA CHE IO NACQUI
IN QUA(…)

BELLEZZE FA ANCHE UN’OSSERVAZIONE MOLTO FINE SULLA CONOSCIBILITÀ SOLO


PARZIALE DELLA SUA SCIENZA, PERCHÉ:

“QUANTE COSE CIERCHI DI IMPARARE , CHE PRIMA NEMANCONE TENEVI


SENTIMENTO,E PÙ VAI INNANTI PIÙ VÒ IRE E NON TE NE CUNTENTI, CUSÌ È LA
5
Bellezze era diventa terziaria francescana secolare.
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STREARÌA,,,COMO CHI IMPARA LA LETTERA SE DÀ EL PRINCIPIO DELO LEIERE E


DELOSCRIVERE, E PO’ SE SEQUITA SECUNNO LA INCLINAZIONE DE ONNE
PERSONA.”

E’ INUTILE SOTTOLIEARE L’ACUTEZZA DELL’OSSERVAZIONE E LA SUA


APPLICABILITÀ A OGNI SCIENZA,E LA COSA NON MANCA DI SBALORDIRE.

“ IO HO COMENZATO A SCIOGLIERE EL SACCO BENCHÈ SIAMO VINCOLATE DALLE


NOSTRE PATRONE CHE NON LO ABBIAMO MAI A DIRE, SE NON A CHI ELVOLESSE
IMPARARE , E NOLLO POSSEMMO DIRE, PURE IO VE LO DIRÒ AL PUNTO COME SE FA
E FACEMMO E CHE ME È STATO INSEGNATO E OLO FACTO E IMPARATOLO A ALTRI, E
SE FA CON GRANDE ORDINE E BISOGNA STARE AD OBOEDIENTIA…..

E SO STATA PATRONA PIÙ E PIÙ VOLTE, E SEMPRE SARIA STATA PATRONA, SE NON
CHE ME SON DELECTATA PER GUADAGNO GUARIRE MULTE PERSONE E ALLI
DIAVOLI PURE IO EL FACIVA.”

QUINDI, LA COLPA CHE BELLEZE SI ATTRIBUISCE È QUELLA DI AVERE USATO LE SUE


CONOSCENZE ESOTERICHE PER DENARO ( AURI SACRA FAMES!), MA, PER IL RESTO,
DESCRIVE TUTTO QUELLO CHE LE VIENE CHIESTO : PER ESEMPIO IL SABBA PRESSO
IL NOCE DI BENEVENTO, DICENDO:

“TUTTE HAVEMO IL NOSTRO DIAVOLO E COSÌ FACEMO E SEMO UNA QUANTITÀ


GRANDE, E OGNUNA HA SOTTO DI SÉ DA 20, 26 30 SCOLARE SECONDO LE
PROVINCIE E ORDINATE DALLA REGINA E QUANDO È TEMPO DI PARTIRE ….

QUESTE PATRONE O COMMENDATRICI CE CHIAMANO, E DANNOCENE A MANGIARE


AD TUCTE UN BOCCONE DI CARNE PER UNA, CARNE DI QUILLI MAMMOLI CHE
AMAZAMO”

QUESTA DESCRIZIONE DEL PASTO DEI BAMBINI AMMAZZATI DALLE STESSE


STREGHE È PARTICOLARMENTE RIPUGNANTE, COME QUELLO DEI
DISSOTTERAMENTI DEI BIMBI DAI CIMITERI, CON I CUI RESTI BELLEZZE ERA
SOLITA FABBRICARSI L’UNGUENTO NECESSARIO PER VOLARE AL NOCE DI
BENEVENTO.

POI BELLEZZE RITORNÒ NELLA SUA CELLA, SFINITA ANCHE PER TUTTO QUELLO
CHE AVEVA DOVUTO RACCONTARE PER SAZIARE LA CUROSITÀ DEI GIUDICI ( QUI

L’ODERISIO METTE IN DUBBIO LA VERIDICITÀ DELLA CONFESSIONE DI BELLEZZE,


CHE VERAMENTE AVEVA DETTO COSE ORRENDE, TANTO CHE RIMANE IL DUBBIO
SE FOSSERO COSE VERE O SE ,ALLA FINE, ELLA AVESSE CERCATO DI ASSECONDARE
LA FANTASIA DEI GIUDICI.)

DOPO L’ULTIMA DEPOSIZIONE , BELLEZZE SI CONFICCÒ UN CHIODO NELLA VENA


GIUGULARE E MORÌ DISSANGUATA.

ERA AL SUO TERZO TENTATIVO DI SUICIDIO MA QUESTA VOLTA LE RIUSCÌ BENE:


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BELLEZZE, PER MOTIVI INTUIBILI E RICONDUCIBILI ALLA VIA CONDOTTA FINO


ALLORA, NON SI SENTIVA PIÙ IN ARMONIA CON SE STESSA E COL MONDO, E
PREFERÌ FARLA FINITA.

.LA STORIA DEI PROCESSI CONTRO LA STREGONERIA SI CONCENTRA TRA LA FINE


DEL QUATTROCENTO E LA PRIMA METÀ DEL SEICENTO,.IL PRIMO PERIODO,
COMPRESO TRA IL 1300 E IL 1435, E’ A SUA VOLTA, DISTINGUIBILE IN ALCUNE
PARTI, L’ULTIMA DELLE QUALI VIDE UN AUMENTO DELLE ACCUSE DI ADORAZIONE
DEL DIAVOLO RISPETTO AGLI ALTRI PERIODI.

. IL SECONDO PERIODO, CHE VA DAL 1435 ALLA METÀ DEL XVI SECOLO, È
CARATTERIZZATO DA UN AUMENTO SEGUITO DA UNA DIMINUZIONE DEI PROCESSI,
MENTRE IL TERZO, DAL 1580 E IL 1650, VEDE UN AUMENTO DEI PROCESSI DI
STREGONERIA NEL NORD EUROPA E IN FRANCIA.

UNO DEI PROBLEMI PIÙ DIBATTUTI FU QUELLO DEL VOLO NOTTURNO VERSO IL
SABBA , PERCHÉ MOLTI INQUISITORI ERANO CONVINTI CHE SI POTESSE
AFFERMARE L’ESSENZA DIABOLICA DI UNA DONNA SOLO DIMOSTRANDO CHE
VOLAVA DI NOTTE.

ALCUNI DOTTI SECONDO I QUALI IL VOLO ERA IN REALTÀ UN EFFETTO DI


SOSTANZE ALLUCINOGINE PRESENTI IN ALCUNE ERBE INVECE NON GLI DAVANO
PESO.

L’ANTIFEMMINISMO CHE SI DEDUCE DA QUESTE IDEE È SOLO LA CONCLUSIONE


DI UN PROCESSO DI DEMONIZZAZIONE FEMMINILE INIZIATA PARECCHI SECOLI
PRIMA.

VI FURONO PERÒ DEGLI STUDIOSI CHE SI INTERESSARONO ALLE CONOSCENZE


NATURALISTICHE CHE LE DONNE AVEVANO A PROPOSITO DI ALCUNE ERBE, E
SICURAMENTE QUESTO ERA PER LORO UN MODO DI EMANCIPARSI DALLA
SUDDITANZA AGLI UOMINI CHE DA SEMPRE AVEVANO SUBITO.

QUESTE DONNE VENIVANO MANDATE A MORTE PERCHE’ INSIDIAVANO I POTERI DEI


SACERDOTI ESORCISTI E I ROGHI CONTINUARONO A FIAMMEGGIARE IN EUROPA,
DIMINUENDO SOLO NEL DECENNIO 1530-40, QUANDO SEMBRAVA CHE I CATTOLICI
E I PROTESTANTI SI STESSERO RICOMPONENDO, MA POI RIPRESERO, PIÙ ACCANITI
DI PRIMA, NELLA SECONDA METÀ DEL 500.
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FINALMENTE, VERSO LA FINE DEL 600, QUANDO SI COMPRESE CHE LA DIVISIONE


DEL MONDO CRISTIANO ERA IRREVERSIBILE, CESSARONO LE PERSECUZIONI DI
MASSA.