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Triennale Design Museum

I lavori per il Triennale Design Museum inizia-

no nel 2004 con la realizzazione della Biblio- teca del Progetto, Archivio Storico e Centro

di Documentazione, proseguono con il restauro

degli spazi destinati al museo e si concludono

il 6 dicembre 2007 con la sua apertura al pub-

blico, nel pieno rispetto dei tempi programmati

e senza interrompere neanche per un giorno

l’attività culturale ed espositiva della Triennale

Antonio Capuano

La luce dello spirito.

Lampade, raggi, realtà immateriali, dal Barocco a oggi;

Pappi Corsicato

Il super-comfort.

Elaborazione problematica

di comodità popolare;

di

Milano.

Il

progetto architettonico di restauro del

Davide Ferrario

Palazzo e di sistemazione e adeguamento del museo è di Michele De Lucchi. Tutti gli spazi espositivi della Triennale sono stati adeguati

agli standard museali internazionali, compresa

La dinamicità dai Futuristi.

Alla ricerca di instabilità, velocità, provvisorietà moderna;

la

climatizzazione del Salone d’Onore.

Daniele Luchetti

In

particolare l’elemento architettonico inno-

La

democrazia impilabile.

vativo di Triennale Design Museum è il suo ingresso attraverso un ponte che permette al museo di essere al contempo all’interno della Triennale e corpo autonomo e visibile nella sua funzione. Per il Triennale Design Museum

Alla ricerca di serialità, impilabilità, lavabilità;

Mario Martone

Il teatro animista.

Da Pompei agli oggetti di scena

la

Triennale si è avvalsa della cura scientifica

contemporanei;

di

Andrea Branzi. Triennale Design Museum

ha l’ambizione di essere fortemente innovativo.

Ermanno Olmi

In genere nei musei ci si va una o due volte

nella vita. Il programma, la sfida di Triennale è quella di far tornare il visitatore due volte

all’anno.

Da qui l’idea di un museo non cristallizzato

e statico, ma un museo dinamico.

Capace di rinnovarsi e di offrirsi sempre con visioni rinnovate. Un museo con un ordina- mento scientifico, ma anche con un approccio emozionale, che propone al visitatore

un’esperienza coinvolgente e tale da innescare

il desiderio di ripeterla altre volte.

Da una parte si sviluppa in un’ampia ricerca

scientifica che racconti e rappresenti la storia del design italiano attraverso diverse chiavi

di lettura, storie, prospettive, approcci e che

affronta per la prima edizione del museo il tema “Che cosa è il design italiano?”, da un idea di Italo Rota con Silvana Annicchiarico

e Andrea Branzi.

La storia del Design Italiano sarà presentata

non solo attraverso un paesaggio domestico

di oggetti ma anche attraverso un contributo

filmico–architettonico di Peter Greenaway (Ouverture. Fiato alle trombe! 2000 anni di creatività italiana) e di registi italiani che inter- preteranno le ossessioni del design Italiano:

I grandi semplici.

Dai Paleocristiani all’attuale ricerca

di archetipi;

Silvio Soldini

I grandi borghesi e la sacralità del lusso.

Come primo fondamento del consenso sociale attorno al Design italiano e alla sua

memoria del lusso sacro dei Bizantini.

Al percorso si aggiunge un Teatro Agorà, uno

spazio interamente realizzato in legno dove

si svolgono dibattiti, convegni, presentazioni, eventi e performance artistiche. Un luogo fisico permanente, ma dai contenuti

L’Europeo ha realizzato un numero speciale monografico, di 360 pagine, progettato per la nascita di Triennale Design Museum.

Il percorso dello sviluppo del design italiano

sarà raccontato dalle grandi firme dell’Europeo

in

continua trasformazione, dove arcaicità

e

da storici e designer nel contesto della storia

e

tecnologia si combinano all’interno con

legno ottenuto da cedri del Libano, all’esterno con un gioco di specchiature di alluminio

e

39 monitor.

un sistema di illuminazione composto da

dell’Italia nel Novecento. Grazie alla Banca Popolare di Milano, al prezzo di 11 euro insieme al biglietto di ingresso, al

Il

nuovo logo e la grafica istituzionale di Trien-

visitatore verrà consegnato il numero speciale dell’Europeo.

Triennale Design Museum si distingue anche per la presenza di un Laboratorio di Restauro. Un centro dedicato alla “memoria della mo- dernità”, ma anche alla sperimentazione di

nale Design Museum sono stati progettati da Pierluigi Cerri. Per festeggiare il museo sarà data in omaggio

nuove tecnologie, con l’ambizione di diventare un punto di riferimento internazionale per

la complessa questione del recupero e della

conservazione degli oggetti e dei materiali contemporanei. Triennale Design Museum

è

il centro della rete dei giacimenti del design

di

cui il nostro paese, e in particolare la

Lombardia, è ricco e rappresenta un’autentica ricchezza diffusa, ma spesso sconosciuta che

sono i musei d’impresa, le collezioni pubbli- che e private.

Il Museo è pertanto anche l’occasione per

mettere in rete questo vasto patrimonio e renderlo visibile nei suoi contenuti.

A dirigere Triennale Design Museum è stata

chiamata Silvana Annicchiarico che da 9 anni

è il Conservatore della Collezione Permanente

del Design Italiano della Triennale di Milano

e che da 6 anni è responsabile del Settore Design della Triennale.

a tutti i visitatori la scultura da viaggio di

Munari realizzata in occasione del centenario della sua nascita (ed. Corraini), grazie al supporto di MINI.

Silvana Annicchiarico

Un museo mutante

Se n’è parlato per più di mezzo secolo. Le polemiche, i dibattiti, i convegni, le discus- sioni, le provocazioni non si contano. Ma, fino all’altrieri, nessuna proposta si era

Da qui la necessità di eleggere un luogo centrale capace di rappresentare e valorizzare questa somma di espressioni in un progetto museale coordinato.

ancora concretizzata, nessuna idea aveva

Di

fondare insomma una rete, che metta

saputo uscire dall’alveo della pur necessaria riflessione teorica per dar vita a un progetto

sistema il tutto e gli fornisca un’adeguata rappresentazione.

a

concreto.

In

questo quadro, diventa centrale, strategico

Perché? Per quale motivo un museo del

e

decisivo il ruolo di Milano. Perché Milano

design in Italia finora non c’è mai stato,

non è solo la capitale del design, ma è anche

nonostante un percorso lastricato di buone

la capitale del sistema produttivo del Paese.

intenzioni?

Le risposte, come è ovvio, sono molte. Tralasciando le pur evidenti ragioni politiche,

o la cronica difficoltà di reperire i fondi neces-

sari, mi sembra che due siano le questioni principali. In primo luogo, progettare e realiz- zare un museo del design è cosa ben diversa dal progettare o realizzare un museo archeo- logico o un museo di arte contemporanea. I prodotti di design sono per lo più di serie, non sono pezzi unici. Quindi non hanno l’au-

ra dell’unicità, dell’irripetibilità, dell’irriprodu- cibilità. Inoltre, sono realizzati prima di tutto per l’uso, non tanto e non solo per una frui- zione estetico-contemplativa. Ciò pone pro- blemi complessi di ordinamento e di allesti- mento, e suggerisce comunque di non adat- tare meccanicamente un progetto di museo del design ai modelli consolidati dei musei delle arti figurative o dei musei scientifici.

A questo problema teorico concettuale si

aggiungono poi problemi specifici, relativi alle peculiarità del territorio.

Il design italiano è costituito da una moltepli-

cità di soggetti che rendono difficile la defini- zione di un sistema uniforme, centralizzato

e organizzato. Esistono infatti numerosi giaci-

menti del design italiano dispersi sul territo- rio, di proprietà di aziende o enti che, agendo alla periferia del sistema, hanno spontanea-

mente creato luoghi di conservazione e valo- rizzazione delle “proprie opere”.

In certa misura il museo del design esiste già,

ma resta nascosto al pubblico perché esploso all’esterno di un classico involucro architetto- nico, frammentato e disaggregato sul territo- rio, talvolta addirittura disperso. Lontano dalle rotte principali del turismo e della cultura, giace cioè un patrimonio diffuso

di gioielli unici al mondo: collezioni eteroge-

nee, musei aziendali, “magazzini pieni di design”sconosciuti al pubblico perché difficil-

mente raggiungibili.

È la città dove hanno sede i più importanti

studi di design, le principali aziende, le più importanti scuole, le riviste.

È il luogo in cui nascono e da cui si diffondo-

no le nuove idee sul design e i linguaggi più

innovativi. L’intero sistema produttivo regio- nale e nazionale è sostenuto da una rete di supporto, promozione e assistenza che trova

a Milano la sua sede naturale, e che fa della

città ambrosiana la sede – per così dire – naturale (sia pure di una naturalità nutrita di

storia e di cultura…) di un museo del design italiano.

Rispetto alla maggior parte dei musei del design diffusi nel mondo, quello della Trien- nale di Milano presenta una prima significativa differenza, che è poi anche un segno della sua specifica identità: non si basa su un’enor- me collezione di proprietà, archiviata nei de- positi e nei magazzini, ed esposta parzialmen-

te nello spazio museale vero e proprio, ma

punta a valorizzare proprio la “rete di giaci- menti” di cui si diceva poc’anzi. Anche se in questi ultimi anni la Triennale ha fatto un la- voro sistematico di valorizzazione della sua collezione, incrementandola dal punto di vista

quantitativo, trasformando molti prestiti in donazioni e favorendo la sua visibilità attra- verso una serie di mostre tematiche e altre itineranti nelle più prestigiose capitali europee

e mondiali, la scelta finale è stata quella di

non replicare collezioni o parti di collezioni già esistenti, inseguendo un’impostazione ob-

soleta che fa dipendere l’esistenza stessa del museo dalla proprietà privata degli oggetti che lo costituiscono.

Se è vero che l’intero territorio nazionale è

un grande archivio, si è scelto di puntare fino in fondo su questo serbatoio, e di valo- rizzare il più possibile l’idea di un museo che attinga al territorio e che sappia darne un’adeguata rappresentazione attraverso una fitta rete di scambi e di relazioni incrociate.

In questa prospettiva, l’inserimento nel nostro

museo di pezzi-simbolo provenienti da altri musei risulterà non soltanto utile al nostro “racconto”, ma funzionerà come rimando, o

come “staffetta culturale” capace di invoglia-

re il visitatore a spostarsi e muoversi nel terri-

torio.

Ma il Museo del Design italiano della Trienna-

le di Milano ha l’ambizione di essere forte-

mente innovativo anche da un altro punto

di vista. In genere, nello stesso museo ci si va

una o due volte nella vita. Magari si torna più volte a vedere la Gioconda, ma è improbabile che si torni a rivedere oggetti d’uso quotidia- no, che pure sono classici e icone del design, come la Vespa o la Moka Bialetti, con cui ci

si prepara il caffè ogni mattina. Ebbene: la

nostra ambizione, per non dire la nostra sfida,

consiste nel tentativo di far tornare il visitato-

re almeno ogni anno, se non addirittura più

volte l’anno. Per questo abbiamo immaginato un museo dinamico, non statico, non cristal-

lizzato in se stesso e nelle proprie granitiche certezze. Un museo, cioè, capace di rinnovar-

si continuamente, e di offrire al visitatore

sguardi, punti di vista e percorsi di volta in volta nuovi e diversificati. Un museo scientifico e rigoroso, certo, ma anche emozionale e coinvolgente: tanto coin- volgente da innescare nel visitatore il deside- rio di ripetere in tempi brevi l’esperienza.

Il design, del resto, è una disciplina ancora viva, la sua storia non è stata ancora scritta in maniera definitiva, per cui è possibile pensare

a più storie, a più prospettive, a più approcci che consentano ogni volta di riattraversare il medesimo territorio secondo una mappa diversa, o di eseguire in modo differente la stessa partitura. Per questo anche l’ordina- mento cercherà di essere fortemente innova- tivo: ci saranno – questa almeno è la nostra

intenzione – continui cortocircuiti fra il mo- dernissimo e l’antichissimo, fra il futuro e il passato, fra il design e gli altri linguaggi espressivi della contemporaneità. Più che a definire un ordinamento classificatorio tradi- zionale, abbiamo lavorato per mettere a pun-

to una vera e propria “rappresentazione” in

cui gli oggetti e le icone del design saranno i protagonisti, ma non gli unici ed esclusivi per-

sonaggi.

E tutto questo cambierà a cadenza periodica:

ogni volta, a distanza di 12-18 mesi, cambie-

ranno il tema-chiave, l’ordinamento scientifi-

co e l’allestimento. Con l’intento, appunto, di

fare del museo un organismo vivo e mutante,

capace di mettere in discussione se stesso,

di smentirsi e di interrogarsi: di essere cioè

un’istituzione votata alla ricerca oltre che alla conservazione, all’apertura di nuove doman- de più che alla difesa di un dogma disciplina-

re indiscutibile e stabilito a priori una volta

per tutte.

La prima edizione, dedicata al tema Che cosa

è il design italiano?, sarà curata da Andrea

Branzi, avrà come progettista dell’allestimento Italo Rota e si avvarrà della collaborazione

di importanti registi cinematografici come

l’inglese Peter Greenaway e gli italiani Ermanno Olmi, Antonio Capuano, Pappi Corsicato, Davide Ferrario, Daniele Luchetti, Mario Martone, Silvio Soldini. Accanto al laboratorio di restauro, che ha l’ambizione di diventare un punto di riferi- mento per la complessa questione del recu- pero e della conservazione degli artefatti

e dei materiali contemporanei, questi spazi

“satellite” andranno ad arricchire l’insieme

di offerte e di servizi garantiti dal museo al

primo piano del Palazzo dell’Arte restaurato

da Michele De Lucchi. Un restauro che non solo ha dotato lo spazio espositivo dei necessari requisiti museografici internazionali e ha creato un magazzino fun- zionale interno, ma che soprattutto ha imma- ginato un museo a cui si accede attraverso un ponte sospeso.

Se è vero che i luoghi parlano già a partire

dalle soglie che li separano e collegano con

il mondo, il Museo del Design italiano della

Triennale parla fin da subito due idiomi:

quello della relazione e quello della vertigine.

Testo introduttivo all’Europeo Numero speciale per Triennale Design Museum

Andrea Branzi

Un Museo diverso

In

generale i Musei di Design consistono

Potremmo dire paradossalmente che è il

in

una lunga successione di oggetti e di stili;

Design a illuminare spesso molti aspetti della

ma le motivazioni profonde che sono all’origine

nostra storia nazionale; e non viceversa.

di

quegli oggetti e di quegli stili, rimangono

Sono gli oggetti domestici e il loro modo di

sempre in secondo piano rispetto alle vicende dell’Arte e dell’Architettura.

essere concepiti, che forniscono informazioni preziose su vicende più ampie e più alte,

Al

design, si continua a attribuire una storia

mettendone in luce aspetti profondi non

secondaria, molto breve (due secoli) e limitata

facilmente rintracciabili nelle storie ufficiali.

a

vicende che riguarderebbero soltanto

La cultura quotidiana non è mai stata il risul-

il

variare del gusto, delle banali necessità

tato automatico delle vicende tecnologiche

quotidiane o delle tecniche di costruzione.

Questo Museo vuole invece affermare che

quella del design è una storia per molti versi autonoma e alternativa a quella dell’Arte

e dell’Architettura; e che proprio per la sua natura particolare, apparentemente legata

alla quotidianità domestica, fornisce informa- zioni culturali e antropologiche preziose per capire la storia profonda del nostro paese.

In altre parole la storia del Design Italiano

non è mai stata soltanto una storia di oggetti, ma piuttosto una storia fatta anche di pensieri,

di religioni, di politica e anche di uomini

(come diceva Giorgio Vasari quando scriveva

le “Vite di uomini illustri” per raccontare il

Rinascimento italiano). Questo principio vale

in generale per tutta la storia della cultura,

ma in modo particolare per il Design Italiano,

le cui vicende sono strettamente legate alla

storia complessiva del nostro paese, di cui forniscono un livello di conoscenza originale

e significativo.

o industriali, ma è un fenomeno complesso la

cui origine (soprattutto in Italia) non coincide con l’inizio della Rivoluzione Industriale, ma molto prima, nelle fasi iniziali di formazione del paese, negli oggetti e negli strumenti in cui l’Italia si è sempre rispecchiata. Tenendo dunque separate le due storie,

quella del design (come se fosse una vicenda interna a una disciplina minore) e quella com- plessiva del paese, non si fa un buon servizio né all’uno né all’altro; perché in Italia gli oggetti hanno avuto un ruolo del tutto particolare nelle vicende della religione, della filosofia

e dell’economia, in misura del tutto diversa

da ciò che è successo in altri paesi europei.

A loro volta la religione, la filosofia e l’econo-

mia, hanno influenzato profondamente la storia dei nostri oggetti.

Italo Rota e Peter Greenaway

Come fare un museo del design in Italia?

Riuscite a immaginare un film su Chicago senza una pistola, un telefono o un’automobile? Riuscite a immaginare un dramma di Shakespeare senza un teschio, un fioretto

Al Museo del Design della Triennale di Milano del 2007 vogliamo presentare gli oggetti più carichi di senso del design italiano del XX secolo nel contesto della storia e della cultura italiana.

e

un arazzo? Si può rappresentare l’Otello di

Un museo che parla di oggetti senza molti og-

Shakespeare senza il fazzoletto di Desdemona? Otello è ambientato a Venezia. Shakespeare ha ambientato i suoi drammi più belli in Italia. E si sa da dove venivano i gangster di Chicago. L’oggetto di scena, il materiale da rappresenta-

getti, poiché il contesto dell’oggetto è rilevante tanto quanto l’oggetto stesso. Possiamo realizzare tutto questo oggigiorno con massima economia di mezzi rispetto al passato, tramite le potenzialità dei nuovissimi strumenti tecnologici che sono essi stessi una

zione teatrale, l’artefatto, l’oggetto significante. L’oggetto che crea azione, contesto, senso, scambio, stimolo immaginativo, desiderio, simbolo, metamorfosi.

straordinaria evocativa testimonianza e rappre- sentano la pratica quotidiana della nostra visual information age. Vogliamo proporvi quindi un museo / installazione dell’era dell’informazione

E

negli ultimi cinquant’anni la maggior parte

visiva. Il nostro obbiettivo è quello di creare

di

questi oggetti, prodotti materiali, artefatti

un’esposizione auto-riflessiva che faccia vedere

che creano senso, sensazioni e desiderio sono arrivati dall’Italia.

Si potrebbe obiettare: perché parliamo solo

degli ultimi cinquant’anni? Perché non gli ultimi duemila anni? Bene, se dicessimo così,

faremmo ingelosire tutto il resto del mondo,

e l’invidia, come diceva Livio, è un’emozione

distruttiva e corrosiva. Mettiamo insieme un oggetto e un nome del design italiano e la scena si fa più chiara – Olivetti, Lambretta, Vespa… Tali oggetti di design significano stili di vita desiderabili, standard di eccellenza nella qualità di vita

e contesti molto speciali.

il significato degli oggetti del design nell’am- biente originale della loro stessa orgogliosa progettazione; gli oggetti dovranno mostrare

la fierezza della loro esistenza – dato che la

mente umana richiede e insiste sempre sulla novità – ma anche quella di appartenere al ce- lebrato club degli altri oggetti di design, poiché

questo significa solidarietà, rispetto e continuità con il passato. Vogliamo fare questo con eleganza, ma anche giubilo ed esuberanza – ben sapendo che queste caratteristiche spesso gridate con enfasi

e autocompiacimento – e perché no?

“Non nascondere la tua luce dietro un muc-

Nessun oggetto o artefatto è un’isola, po-

chio”– Esodo. “Squilli una tromba per ogni

tremmo parafrasare John Donne dicendo

vittoria ben conquistata”– Ettore. “Sii valoroso

e

fai squillare la tua tromba” – Garibaldi.

“Nessun uomo è un’isola”. Nessun oggetto è un’isola. Né nella storia né nella geografia. Quindi tanti di questi oggetti hanno antenati

“Mulini, vele, trombe e ambizioni hanno biso- gno del vento favorevole” – Beaumarchais. Dunque un museo di oggetti che non sia una

e

una certa provenienza, esistevano sedie

semplice esposizione di oggetti, creata con

e

tavoli e letti e bikini nella Roma Imperiale.

Esistevano lampade e carri con ruote a Pompei, c’erano vasi e vetri a Venezia. C’erano pure sedie e sgabelli nella Divina Commedia di Dante a Firenze nel 1300; c’erano sedie nella Cena ad Emmaus di Caravaggio, c’erano sedie nella Dolce Vita di Fellini nel 1959, ci sono sedie negli uffici della Fiat a Torino nel 2007. Oggetti che creano senso in letteratura e nella pittura, nel cinema e nel mondo del business. Tali oggetti possiedono un significato nel con- testo di celebri accadimenti storici quanto in

strumenti moderni, poiché il contesto dell’og- getto parla più forte dell’oggetto. Cento oggetti significativi dell’Italia contempo- ranea offerti a voi in modo tale che l’oggetto numero centouno sia il museo stesso.

celebri finzioni artistiche. Pensiamo all’enigma degli oggetti in Carpaccio e in Crevalcore, in Caravaggio, in Crivelli, in Canaletto, in Cellini

e in De Chirico, in Carracci e Correggio – solo

per citare i celebri artisti italiani il cui cognome

inizia con la lettera C.

Peter Greenaway

Fiato alle Trombe!

2000 anni di creatività italiana

Gli Schermi

Il corpo impone il design. Le persone si siedono, mentono, volano, muoiono, nuotano, annegano, dormono e sognano in un mondo elaborato dal design.

Cinque sensi – vista, suono, gusto, udito, tatto.

Questo basta a coprire ogni aspetto nel design, e gli italiani continuano a progettare da duemila anni. Gli Etruschi, i Romani dell’età repubblicana, i Pompeiani, i Romani dell’età imperiale, i cristiani, il Medioevo,

E

E

quattro elementi - fuoco, acqua, aria, terra.

vi daremmo così cinque paesaggi - la cornice

il

Rinascimento, il Manierismo, il Barocco,

Questi sono i dati di fatto.

il

Rococò e così via…

Potremmo aggiungere la gravità, la tempera- tura, la velocità e il testo.

Pensiamo solo all’enigma degli oggetti disegnati in Carpaccio, in Crevalcore, Caravaggio, Crivelli, Canaletto, Cellini,

più celebri il cui cognome inizia con la

(vi diamo in realtà tre cornici in cui mettere ogni cosa al mondo), la torre che aspira verso l’alto (per raggiungere il Cielo), l’arco di trionfo

de Chirico – per citare solo gli artisti italiani

lettera C.

(per celebrare le nostre vittorie), l’ampio ed esteso orizzonte (per soddisfare il nostro

Bisogna proprio festeggiare.

bisogno di esplorare), e un segmento della sfera terrestre (per essere sicuri di sapere sempre dove siamo).

Squillino le trombe rosse del design italiano.

A gran voce!

sicuri di sapere sempre dove siamo). Squillino le trombe rosse del design italiano. A gran voce!

© Giovanni Chiaramonte

© Giovanni Chiaramonte

© Giovanni Chiaramonte

Andrea Branzi

Museo del Design Italiano alla Triennale di Milano

Che cosa è il Design Italiano?

Il nuovo Museo del Design Italiano della

Triennale si propone di rispondere a questa domanda attraverso una serie di contributi

tematici, ciascuno dei quali avrà la durata

di circa un anno, e che indagheranno alcuni

dei molteplici aspetti della complessa natura

Queste isole sono:

Il Teatro Animista Da Pompei agli oggetti di scena contemporanei

I Grandi Borghesi e la Sacralità del Lusso

di

questa attività nel nostro paese.

Come primo fondamento del consenso

Il

Design Italiano infatti non può essere spie-

sociale attorno al Design italiano e alla

gato soltanto come una disciplina professio- nale o una pratica imprenditoriale, ma è parte

sua memoria del lusso sacro dei Bizantini

integrante della storia del nostro paese, di cui fornisce preziose informazioni di natura culturale e tecnologica, ma anche filosofica,

nel tempo e che si avvale della collaborazione

Il Super-Comfort Elaborazione problematica di comodità popolare

economica o domestica. Si tratta dunque di una formula museale nuova, che si sviluppa

La Dinamicità Dai Futuristi alla ricerca di instabilità, velocità,

di

intellettuali e di creativi, che interpretano

provvisorietà moderna

le

vicende del Design Italiano in termini non

accademici ma come una realtà vivente

e dinamica.

Le sette ossessioni del Design Italiano

In generale i Musei di Design fanno risalire

l’origine di questa attività all’inizio della

Rivoluzione Industriale nel XVIII secolo, quando cioè iniziò la produzione di serie e l’uso di tecnologie industriali, da cui sarebbe nato l’industrial design. Questa tradizione storiografica esclude quindi

La democrazia impilabile Alla ricerca di serialità, impilabilità, lavabilità

La Luce dello spirito Lampade, raggi, realtà immateriali, dal Barocco a oggi

I Grandi Semplici

Dai Paleocristiani all’attuale ricerca di archetipi

di

indagare l’origine più antica e profonda

di

questa cultura oggettuale; perché la consi-

dera frutto dall’artigianato che segue logiche lontane del funzionalismo e dalla Ragione della modernità. Ma così facendo si divide in due parti la storia materiale di una società, considerando l’anti- chità ininfluente e lontana, e la contempora-

neità incomprensibile perché priva di radici. Per capire il Design Italiano occorre invece accostare queste due storie, cercando di in- terpretare le sue antiche radici latine, cristiane

o rinascimentali, come parti di un’unica vicenda che serve a spiegare la complessa realtà con- temporanea; che non è riconoscibile da uno

stile (ma da tanti stili) o da una strategia indu- striale (che cambia continuamente nel tempo).

Si tratta invece di una storia caratterizzata

dal permanere di alcune “ossessioni” di natura intellettuale o politica, spesso molto antica; ma che rendono del tutto particolari le vicende del Design Italiano rispetto a quelle di altri paesi. Questo primo allestimento del Museo è dunque organizzato attorno a sette “isole ossessive”

a cui fanno riferimento circa 400 oggetti con- temporanei selezionati e anche testimonianze più antiche, presenti nella mostra.

Il Teatro Animista da Pompei agli oggetti di scena contemporanei

Animista da Pompei agli oggetti di scena contemporanei Carlton Ettore Sottsass Memphis progetto e produzione 1981

Carlton Ettore Sottsass Memphis progetto e produzione 1981

Gilet Giacomo Balla progetto e produzione 1924-1925

A partire dalla Domus latina fino ai nostri

giorni è presente l’idea della casa come luogo teatrale, cioè un luogo scenografico, dove gli oggetti sono attori che interloquiscono con

gli abitanti (come nell’Antologia Palatina),

e

come degli “animali domestici” proteggono

la

casa dai pericoli del Fato e dai male

intenzionati.

L’idea di uno spazio scenico e non soltanto funzionale, nasce dalla filosofia secondo

la quale ogni uomo aveva una parte nella

commedia della vita, a cui solo la morte po-

neva fine restituendo a ciascuno la sua vera identità. Dunque la storia era vista come un passaggio, una finzione che non permetteva

di avere modelli certi, ma soltanto delle

“messe in scena”; questa attitudine a rappre- sentare la “commedia della vita” è assente nell’Europa (protestante) e presente nell’Italia (cattolica). Questa antica radice influenza ancora una parte del Design Italiano quando usa gli oggetti come “servi di scena” per una rappresentazione dello spazio come il palco- scenico della modernità, più che come luogo tecnologico e specializzato.

modernità, più che come luogo tecnologico e specializzato. © Giovanni Chiaramonte Il Teatro sommerso di Mario

© Giovanni Chiaramonte

luogo tecnologico e specializzato. © Giovanni Chiaramonte Il Teatro sommerso di Mario Martone Se la Grecia

Il Teatro sommerso

di

Mario Martone

Se

la Grecia ha inventato il teatro occidentale,

sono state le città della penisola italica (quelle

della Magna Grecia e dell’Etruria, e poi Roma)

a dare forma visiva, con innumerevoli testi- monianze artistiche, alla “vita teatrale”. Non solo le scene del mito, dunque, ma lo

spettacolo in senso concreto: vasi, mosaici

e terrecotte sono infatti piene di palchi,

tendaggi, scale, maschere, tutti oggetti che formano la scena insieme ad attori, mimi, musicisti, acrobati, ballerini. Sottratto alla rigidità del calendario liturgico greco, il teatro (soprattutto i generi “poveri” come il mimo drammatico e l’atellana) pervade la vita quotidiana delle popolazioni italiche e si infila addirittura nei corredi funebri, come nella necropoli di Lipari e in tante tombe etrusche

e romane.

I grandi borghesi e la sacralità del lusso di Silvio Soldini Tuffo nel cinema italiano

I grandi borghesi e la sacralità del lusso di Silvio Soldini

Tuffo nel cinema italiano alla ricerca di fram- menti che possano raccontare la nostra borghesia nel suo concetto di casa, arredo, lusso. Un breve film di montaggio che inventa una nuova musica prendendo a prestito alcune immagini dai grandi autori del cinema italiano.

Martingala Marco Zanuso Arflex progetto e produzione 1954

Incisa Vico Magistretti De Padova progetto e produzione 1951

I Grandi borghesi e la Sacralità del Lusso Come primo fondamento del consenso sociale attorno al Design italiano e alla sua memoria del lusso sacro dei Bizantini

italiano e alla sua memoria del lusso sacro dei Bizantini Il Design Italiano è l’unico in

Il Design Italiano è l’unico in Europa ad avere avuto origine non solo dalle Avanguardie ma soprattutto dai “club illuministi” della borghesia (milanese in particolare) che hanno ricercato nello stile moderno uno strumento che le fornisse sicurezza e identità. Tra le due guerre l’alta borghesia e gli intellet- tuali di opposizione hanno usato l’arredamento moderno anche come espressione della loro profonda inquietudine, come ricerca di una modernità letteraria, benpensante ma anche torbida (come nel caso di Carlo Mollino). Negli spazi interni delle ville e delle grandi magioni borghesi si è formata una realtà culturale inquieta, che ha caratterizzato anche il Design Italiano contemporaneo, sempre incerto tra lusso, buon gusto e rigore calvinista. Dall’antica tradizione bizantina e paleocristiana il Design Italiano ha inoltre ereditato la ten- denza a attribuire ai gioielli e agli oggetti preziosi, ai fragili vetri, un alto valore simbolico, quasi sacro, come testimonianze di valori spirituali. I gioielli e gli oggetti preziosi erano considerati oggetti transizionali, che trasferivano cioè le qualità organolettiche dei materiali e delle pietre preziose in virtù civili, esaltando la nobiltà e la fertilità di chi li indossava o li possedeva.

© Giovanni Chiaramonte

in virtù civili, esaltando la nobiltà e la fertilità di chi li indossava o li possedeva.

Il Super-Comfort Elaborazione problematica di comodità popolare

Tra le ossessioni del Design Italiano vi è sicura- mente quella degli imbottiti, dei super-imbottiti, dei cuscini destrutturati, come ricerca di un be- nessere fisico misurabile sui centimetri di schiu- me morbide.

L’industria dell’imbottito italiana è stata la prima

a “rappresentare” la comodità come un valore

più complesso, costituito dai materiali del rive- stimento e dal loro profumo, dalla consistenza

invitante dell’imbottitura, dalla forma suadente della seduta, che devono complessivamente creare l’”effetto” psicologico di comfort. Erede della grande tradizione Barocca il super- comfort del Design Italiano ha quindi un fondamento problematico, tra “formale”

e “informale”, tra “prodotto” e “sistema infini- to” fino a diventare spesso un oggetto più teorico che reale.

Il concetto di “comfort” ha avuto origine negli

USA dopo la grande crisi degli anni ’30, nello spirito del “New Deal” e non appartiene alla nostra tradizione più severa e problematica, che ha sempre cercato di combinare insieme valori fisici con valori metafisici…

Tube Chair

Joe Colombo

Flexform, Vitra

progetto 1969

produzione 1970

Il Super-Comfort di Pappi Corsicato
Il Super-Comfort
di Pappi Corsicato

Un corpo o parti del corpo entrano in contatto con materiali e forme che di fatto stabiliscono quello che noi definiamo genericamente “comfort”. Siano essi piume, legno, schiume, chiodi, lattice o altro. Ho cercato di suggerire o evocare con le immagini un concetto tanto definito ma al tempo stesso indefinibile. Con l’augurio che rimanga un mistero.

concetto tanto definito ma al tempo stesso indefinibile. Con l’augurio che rimanga un mistero. © Giovanni

© Giovanni Chiaramonte

Parentesi Achille Castiglioni, Pio Manzù Flos progetto 1970 produzione 1971 La Dinamicità Dai Futuristi alla

Parentesi Achille Castiglioni, Pio Manzù Flos progetto 1970 produzione 1971

La Dinamicità Dai Futuristi alla ricerca di instabilità, velocità, provvisorietà moderna

Il Design Italiano ha ereditato dal Futurismo

l’idea di una Modernità che si esprime come produttrice di vortici, di accelerazioni, di con- tinui cambiamenti. Dunque una modernità

dinamica, che non realizza “nuove Cattedrali”, ma innovazione perenne.

La Dinamicità

di Davide Ferrario

Futurismo!

“Noi canteremo le locomotive dall’ampio

petto, il volo scivolante degli areoplani.

A

differenza dunque delle grandi industrie

È

dall’Italia che lanciamo questo manifesto

metalmeccaniche internazionali, in Italia si

di

violenza travolgente e incendiaria col quale

è realizzata una collaborazione anche tra

designer e piccole industrie innovative, che hanno sviluppato ricerche spesso geniali

su nuovi mezzi di trasporto. Questa idea di una modernità indossabile,

trasportabile, trasformabile, ha influenza-

to anche la progettazione di molti oggetti

domestici che sono stati pensati, anche da

Grandi Maestri, per spazi abitabili continua- mente in evoluzione. Come in nessun altro paese dunque l’abitare

è visto come un territorio sperimentale, dove

si svolge una incessante ricerca di un assetto definitivo che non si realizza mai.

fondiamo oggi il Futurismo” (F.T. Marinetti, 1909)

La velocità irrompe nell’arte e nella vita quoti-

diana. Nel corso del secolo tutto diventerà mobile, portabile, scomponibile, flessibile. Dal punto di vista del design gli oggetti si fanno

(aero)dinamici, plastici, leggeri, trasportabili e indossabili. Irrompono sul mercato automobili

e scooter per un pubblico di massa che cam-

biano la vita dell’Italia contemporanea. Sarebbe stato contento Marinetti delle 500

con cui i suoi connazionali si riversano sulle spiagge nelle domeniche d’agosto degli anni

sessanta?

Futurismo o futurismo?

Da questo paradosso ecco l’idea di un piano sequenza in una location insieme avveniristica

e

nostalgica (il vecchio stabilimento della FIAT

al

Lingotto di Torino) che metta in scena una

sorta di corto circuito tra Topolino e bici Laser,

tra vecchio modernismo e modernità che guarda indietro. Una steadycam che non si

ferma mai, alla ricerca di oggetti creati con l’ossessione di essere nuovi, facili da usare, per tutti. Dove va il design? E dove stiamo andando noi?

Le

risposte sono solo opinioni.

La

passerella olimpica che dal Lingotto si av-

ventura nel vuoto è una metafora rivelatrice.

La passerella olimpica che dal Lingotto si av- ventura nel vuoto è una metafora rivelatrice. ©

© Giovanni Chiaramonte

© Giovanni Chiaramonte

© Giovanni Chiaramonte Plia Giancarlo Piretti Anonima Castelli progetto 1968 produzione 1969 Cono Ambrogio Pozzi

Plia

Giancarlo Piretti

Anonima Castelli

progetto 1968

produzione 1969

Cono Ambrogio Pozzi Environnement Pierre Cardin progetto e produzione 1969 – 1970

La Democrazia Impilabile Alla ricerca di serialità, impilabilità, lavabilità

Alla ricerca di serialità, impilabilità, lavabilità Il Design Italiano ha interpretato la democrazia moderna

Il Design Italiano ha interpretato la democrazia moderna come occasione per realizzare sistemi

di oggetti in plastica, leggeri, colorati, impilabili,

lavabili e spesso di basso costo. Queste nuove tipologie di oggetti domestici non rispondeva-

no soltanto a esigenze funzionali, ma piuttosto

a una grande metafora sociale, quasi a una

ossessione politica di una modernità semplice

e popolare.

La diffusione di questo tipo di oggetti costituì

durante gli anni ’50 e ’60, un grande successo

favorì la diffusione dell’idea che il design fosse in grado, insieme ai nuovi materiali,

e

La Democrazia Impilabile di Daniele Luchetti

Quanto è possibile impilare oggetti impilabili prima che perdano di senso e diventino un altro oggetto, impilabile a sua volta?

È possibile immaginare una città formata

da oggetti impilati? E una volta formata, una città del genere sarebbe definitiva,

o rischierebbe di essere a sua volta soppiantata da altri gusti e da altri oggetti, impilabili

a loro volta?

di realizzare un modo radicalmente nuovo (e economico) di abitare e lavorare. Il Moplen inventato
di realizzare un modo radicalmente nuovo
(e economico) di abitare e lavorare.
Il Moplen inventato dal Premio Nobel Giulio
Natta, fu il primo di una lunga serie di materiali
plastici che si integrarono progressivamente nei
nostri scenari domestici, rinnovandoli
e favorendo comportamenti più evoluti.

La Luce dello Spirito Lampade, raggi, realtà immateriali, dal Barocco a oggi

Il design italiano ha sempre visto il tema

dell’illuminazione non come un semplice problema illuminotecnico, ma come l’occasione per realizzare segni immateriali; vicino

alla grande tradizione della pittura e della

spiritualità italiana, il nostro light design

ha

sempre visto la lampada come produttrice

di

luce ma anche di ombre, di penombre

e

di tenebre.

A

differenza di altre culture nazionali il design

A differenza di altre culture nazionali il design italiano ha saputo interpretare la luce come una

italiano ha saputo interpretare la luce come una presenza vitale e misteriosa, come gioco della tecnologia e come parte di una festa ambientale. A partire da Gio Ponti fino ai fra- telli Castiglioni il design italiano e le industrie del settore hanno occupato una leadership internazionale che deriva proprio da questo approccio problematico e spesso ironico alla luce. Raramente infatti i prodotti del light design italiano sono lussuosi, ma molto più spesso sono presenze amiche che giocano dentro l’ambiente il ruolo di folletti domestici che illuminano la nostra notte.

ruolo di folletti domestici che illuminano la nostra notte. © Giovanni Chiaramonte Eclisse Vico Magistretti Artemide

© Giovanni Chiaramonte

Eclisse Vico Magistretti Artemide progetto e produzione 1965

Taraxacum 88 Achille Castiglioni Flos progetto e produzione 1988

88 Achille Castiglioni Flos progetto e produzione 1988 La Luce dello Spirito di Antonio Capuano Buio

La Luce dello Spirito

di Antonio Capuano

Buio assoluto. Luce improvvisa, a scatti. Una scritta neon bianca illumina un passaggio sotterraneo della metro. La scritta è un verso di Dante.

Una donna giovane, in nero aderente, tacchi, sale la scala mobile, proprio sotto la scritta. Tiene con tutt’e due le mani, una bellissima lampada chiara. La scala la porta verso di noi. Quando ci passa accanto, le notiamo il collo esile, le labbra rosse, gli occhi sfuggenti. Strada città. Esterno sera. Un ragazzo, giacca e cravatta, scarpe lucide, cammina rasente una strada piena di traffico. Porta con atten- zione una grande lampada bianca.

La lampada tenuta molto accostata alla faccia

gli illumina il volto pallido. Mare. Porto. Esterno sera. Due ragazzi portano a spalla

un grande arabesco al neon.

La

banchina è grigia e deserta. I ragazzi hanno

le

facce serie di chi sta facendo un lavoro

necessario. Di giovani che portano lampade accese, ne vedremo, forse 20. Poi un grandissimo ambiente. Bianco. Interno sera. I ragazzi uno alla volta, entrano con le lampade. Le poggiano ai piedi della parete lunga, che diventa via via più chiara. Due ragazzi sospendono l’arabesco. Il grande neon oscilla, fluttua nel vuoto e comincia lentamente a salire verso l’alto. Città. Esterno

alba. La luce sale da Est, dietro i palazzi bui. Lentissimamente, l’arabesco spunta dalle cime dei palazzi e si arrampica in cielo illuminando tutta la città.

I Grandi Semplici Dai Paleocristiani all’attuale ricerca di archetipi

C’è una parte importante deI Design Italiano che ha fondato il suo lavoro sulla ricerca

della“semplicità” più che della “razionalità”.

A differenza di molte altre culture del progetto,

europee o internazionali, essa ha conservato

le sue radici con la cultura popolare e con-

tadina, elaborando prototipi semplici, che interpretano la modernità come la nascita un nuovo alfabeto elementare, che permette

di riscoprire valori spirituali e ideali.

La semplicità dunque non è il risultato di un processo ingenuo, ma al contrario è il risultato di procedimento molto sofisticato, che seleziona le forme e le tecnologie per

ottenere il massimo risultato espressivo con

il minimo sforzo formale.

I “grandi semplici” costituiscono dunque

una categoria caratteristica del Design Italiano, lontana dalla classicità e dal razionalismo,

e più attenta alle tradizioni “povere” della cultura latina e italica.

Semplici Semplici

di Ermanno Olmi

I Grandi Semplici si confrontano con i Semplici

Semplici. Sono, costoro, gli anonimi artigiani:

umili artefici, che fin dalla lontananza dei secoli provvedono agli utensili necessari

al compimento dei vari lavori e al sostegno

del nostro vivere quotidiano. Dall’opera delle loro mani sono nati ogni sorta di arnesi. Così che questi utili oggetti accompagnano da sempre la storia di tutte le genti e da essi, ogni popolo, ne trae la propria immagine.

Falkland

Bruno Munari

Danese

progetto 1964

produzione 1964

Poltrona Seggiovia Franco Albini ricostruito a cura del Cosmit, 1988, Salone del Mobile di Milano progetto e produzione 1940

Albini ricostruito a cura del Cosmit, 1988, Salone del Mobile di Milano progetto e produzione 1940
Albini ricostruito a cura del Cosmit, 1988, Salone del Mobile di Milano progetto e produzione 1940
Albini ricostruito a cura del Cosmit, 1988, Salone del Mobile di Milano progetto e produzione 1940

© Giovanni Chiaramonte

© Giovanni Chiaramonte

© Giovanni Chiaramonte

La collana di libri di Triennale Design Museum

Con la pubblicazione in aprile dei primi quattro volumi nasce la collana di Triennale Design Museum, edita da Electa.

la collana di Triennale Design Museum, edita da Electa. Triennale Design Museum Triennale Design Museum Il
la collana di Triennale Design Museum, edita da Electa. Triennale Design Museum Triennale Design Museum Il

Triennale Design Museum

Triennale Design Museum

Il Design Italiano 1964-2000

Che cosa è il design italiano? Le sette ossessioni del design italiano

a

cura di Andrea Branzi

a

cura di Silvana Annicchiarico

e

Andrea Branzi

Il

libro è la ristampa del repertorio di

 

Andrea Branzi Il Design Italiano 64-90 con

Il

libro è dedicato alla prima edizione di

Triennale Design Museum e ne documenta l’ordinamento, suddiviso in sette Ossessioni, l’allestimento di Italo Rota, i contributi filmici

un aggiornamento sulla progettazione e la produzione dell’ultima decade del secolo scorso.

di Peter Greenaway, Ermanno Olmi, Antonio

Capuano, Pappi Corsicato, Davide Ferrario,

Daniele Luchetti, Mario Martone,

Silvio Soldini, con un percorso fotografico

di Giovanni Chiaramonte.

con un percorso fotografico di Giovanni Chiaramonte. Triennale Design Museum Triennale Design Museum Il
con un percorso fotografico di Giovanni Chiaramonte. Triennale Design Museum Triennale Design Museum Il

Triennale Design Museum

Triennale Design Museum

Il Museo del Design e la nuova Triennale

Pink Pavilion

a

cura di Silvana Annicchiarico

Gaetano Pesce

 

a

cura di Silvana Annicchiarico

Il

secondo libro è dedicato ai lavori di

Michele De Lucchi che ha restaurato gli spazi

Il

libro documenta la costruzione di un

di servizio del Palazzo della Triennale (atrio,

libreria, caffetteria), e creato nuove funzioni

come la Biblioteca del Progetto

e il Museo con il nuovo ponte di accesso.

Inoltre un percorso storico per raccontare come gli spazi di servizio si sono trasformati nelle varie edizioni e come il contenitore sia capace di mutazioni e trasformazioni adattandosi di volta in volta alle diverse necessità espositive.

padiglione sperimentale negli spazi adiacenti

a Triennale Bovisa ad opera di Gaetano Pesce.

Il Pink Pavilion vuole essere un progetto-pilota per testare l’utilizzabilità di un materiale come il poliuretano per la costruzione di habitat di emergenza.

Il progetto si inserisce nella lontana tradi-

zione di Triennale che fin dal 1930 con la Casa Elettrica di Figini e Pollini o il quartiere QT8 negli anni Quaranta ha dato spazio alla sperimentazione e alla ricerca, promuovendo la realizzazione di insediamenti residenziali

o progetti-pilota pensati o realizzati con

l’utilizzo di tecnologie o materiali innovativi.

Biografie

Biografie Silvana Annicchiarico Direttore di Triennale Design Museum Architetto, svolge attività di ricerca, critica,
Biografie Silvana Annicchiarico Direttore di Triennale Design Museum Architetto, svolge attività di ricerca, critica,

Silvana Annicchiarico

Direttore di Triennale Design Museum

Architetto, svolge attività di ricerca, critica, didattica e professionale. Dal 2007 è il Direttore del Triennale Design Museum della Triennale di Milano. Dal 1998 al 2007 è stata Conservatore della Collezione Permanente del Design Italiano della Triennale di Milano, dal 2002 è membro del Comitato Scientifico per l’area design, dal 98 al 2004 ha insegnato come Professore

Andrea Branzi

Curatore Scientifico

Andrea Branzi, architetto e designer, nato a Firenze nel 1938, dove si è laureato nel 1966, vive e lavora a Milano dal 1973. Dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom Associati, primo gruppo di avanguardia noto in campo internazionale, i cui progetti sono oggi conservati presso il Centro Studi e Archivio della Comunicazione

dell’Università di Parma; la sua tesi di laurea

a

contratto presso il Corso di Laurea di

e

numerosi progetti sono conservati presso

Disegno industriale del Politecnico di Milano.

il

Centro Georges Pompidou di Parigi.

Dal 1998 al 2001 vicedirettore del mensile di design “Modo, attualmente collabora con

varie testate giornalistiche e radiofoniche,

è curatrice di mostre e di libri in Italia e all’estero.

Co-fondatore di Domus Academy, prima scuola internazionale post-laurea di design. Autore di numerosi libri sulla storia e la teoria del design, ha curato numerose mostre di questo settore in Italia e all’estero. Nel 1987 ha ricevuto il Compasso d’Oro alla carriera.

È Professore Ordinario e Presidente del Corso di Laurea alla Facoltà di Interni e Design

al Politecnico di Milano.

Italo Rota Museum Exhibition Design Visioni in Movimento Che cosa è il Design Italiano? I

Italo Rota

Museum Exhibition Design Visioni in Movimento Che cosa è il Design Italiano?

I lavori dello studio Rota spaziano per soggetto,

scala e tipologia ma resta evidente la specializ-

zazione acquisita attraverso gli anni nei progetti

di allestimento, eventi, scene e strutture

temporanee.

Nel 2006 realizza i progetti per le mostre Good N.E.W.S. Triennale di Milano; Fashion DNA presso Rijksmuseum, Amsterdam;

Padiglione DARC (X Biennale di Architettura

di Venezia, Venezia) e mostra “Città-Porto”, X

Biennale di Architettura, Venezia – Palermo.

Progetto in corso è il riassetto del palazzo Forcella De Seta a Palermo-Kalsa, intervento

su un fabbricato dalla complessa sedimentazio-

ne storica condotto con intento non-invasivo e con tecnologie di avanguardia nel campo

del risparmio energetico.

Il lavoro è stato preceduto da allestimenti

temporanei durante l’estate del 2005, occasione in cui il palazzo è stato riportato così allo stato di episodio urbano.

Il Museo del Novecento è il progetto di

conversione del palazzo dell’Arengario di Milano in museo delle arti di avanguardia. Sempre a Milano è in progetto un complesso

Nel 2004 si inaugura la nuova mediateca presso S. Sisto a Perugia.

Nel 2002 progetta e realizza per il Comune

di Jesi, Ancona, nel Complesso S. Floriano

Mestica, il Nuovo Museo archeologico di Jesi

e il nuovo auditorium civico.

Nel 2001 per la municipalità di Lugano, sviluppa il progetto di immagine globale e allestimenti interni del nuovo casinò Kursaal della città. Realizzazione fine 2002. Nel 2000 progetta e realizza la chiesa di Santa

Margherita Maria Alacocque in Tor Vergata

(Roma), come chiusura del Grande Giubileo;

in questo stesso anno viene attuato e realizzato

il suo progetto per l’illuminazione delle rive della Senna a Parigi. Nel 1998 elabora il Progetto di restauro e

allestimento della Rocca Paolina di Perugia

destinata ad ufficio d’accoglienza turistica

e museo della città di Perugia; realizzazione

1999-2003.

Nel 1998 vince il concorso per la Nuova mediateca di Anzola dell’Emilia, Bologna, progetto realizzato dal 1999 al 2002. Nel 1998 vince il concorso per la nuova sede

centrale per l’Europa del Sud della Deutsche Bank (per 2200 impiegati) ultimata nel 2005

con teatro, museo, centro commerciale e parco

e

dal 1999 cura il progetto e la realizzazione

pubblico in area in via di riurbanizzazione.

di

2 linee di metropolitana leggera a alta

India sono in fase di realizzazione i progetti

della risistemazione ambientale del grande complesso siderurgico di Dolvi, una residenza

In

mobilità (L.A.M.) per la città di Brescia. Dal 1981 lavora in Francia dove vince vari concorsi ed è incaricato dei progetti per le Sale

privata a Mumbai (Navdisha Palace), un tempio

di

Pittura Francese nella Cour Carré del Louvre

Indu (sempre a Dolvi).

e

per la ristrutturazione del centro di Nantes;

Lo studio Rota ha firmato le Boutiques Just

Cavalli di Milano, Shangai, Mosca Hong Kong, Dubai e altre sono in fase di realizzazione (Mexico City, Londra, Parigi, Las Vegas, Beirut). Per la recente Olimpiade Invernale di Torino 2006 è stato realizzato il progetto per la Medal Plaza di piazza Castello, comprensiva di palco, platea scene servizi per stampa e pubblico, comunicazione ed apparati tecnici - logistici.

nel 1990 inizia il progetto per il centro di studi avanzati della Columbia University a New York, realizzato nel 1996. Nel 1980 firma con Gae Aulenti i progetti per il Musée D’Orsay e per il nuovo allestimento del Centre Pompidou a Parigi. Dal 1976 al 1981 é redattore della rivista Lotus International, cura alcune edizioni d’architettura tra cui: Mario Botta Milano 1979 e Vittorio Gregotti Milano 1979.

Peter Greenaway Ouverture Fiato alle Trombe! 2000 anni di creatività italiana Peter Greenaway nasce a

Peter Greenaway

Ouverture Fiato alle Trombe! 2000 anni di creatività italiana

Peter Greenaway nasce a Newport in Inghilterra nel 1942.

Il suo primo film The draughtman’s Contract

Parallelamente alla sua carrierac inematografica Greenaway ha continuato a produrre dipinti,

Con l’idea di diventare pittore studia alla

testi, mostre e installazioni in sedi prestigiose

Walthamstow School of Arts affascinato

in

tutto il mondo tra cui Palazzo Fortuny

dal Tiepolo, Veronese e Bronzino e in

a

Venezia, la galleria Joan Miro di Barcellona,

generale da tutto il Barocco e il Manierismo.

il

Boymans-van Beuningen di Rotterdam,

Nel 1964 tiene alla Lord’s Gallery la sua prima

il

Louvre a Parigi, il Groninger Museum,

mostra dal titolo Ejzenstejn at Winter Palace.

la

Hayward Gallery in London, il Rijksmuseum

Nel 1965, dopo una breve parentesi come

di

Amsterdam, e in musei e gallerie a Valencia,

critico cinematografico inizia a lavorare come tecnico del montaggio al Central Office Information, un organismo governativo con cui collaborerà per una decina d’anni.

(I misteri del giardino di Compton House), che ultimerà nel 1982, ottiene un enorme

Malmo, Budapest, Edimburgo, Parma, Milano, Vienna, Ljubljana, Anversa e Atene. I suoi film hanno ricevuto nomination a Cannes, Venezia e Berlino e da oltre venti anni partecipano a Festival internazionali ricevendo riconoscimenti e premi. Ha pubblicato sceneggiature, cataloghi,

romanzi e racconti brevi. Ha scritto testi per

successo di critica e lo rivela a livello internazionale, accreditandolo come uno

teatro e libretti d’opera. Nel 1994 firma la sua prima regia lirica Rosa, A Horse Drama,

il

dei registi più originali e importanti della

di

cui è anche librettista.

nostra epoca.

Nel 1997 inventa la prop-opera 100 Objects to Represent the World, rappresentata in diverse

Tra i suoi film successivi: The belly of an architect (Il ventre dell’architetto, 1987); Drowning by numbers (Giochi nell’acqua, 1988); The cook the thief his wife & her lover (Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, 1989); Prospero’s Books (1991) e The pillow book (I racconti del cuscino, 1995) e Eight and a half Woman (Otto donne e mezza, 1999). Il suo recente Nightwatching è stato presentato alla Biennale di Venezia 2007.

nazioni europee ed americane e nel 1999 mette in scena l’opera Writing to Vermeer ad Amsterdam. Recentemente ha ideato la mostra Children of Uranium (Genova, 2005) ed è previsto nel dicembre 2007 il debutto

dello spettacolo teatrale Rembrandt’s mirror

a Rotterdam.

Tiene corsi di arte e cinema ed ha ricevuto

la laurea ad honorem dalle Università di

Edimburgo, di Utrecht e dello Staffordshire.

Michele De Lucchi Progettista architettonico del restauro del Palazzo della Triennale Michele De Lucchi è

Michele De Lucchi

Progettista architettonico del restauro del Palazzo della Triennale

Michele De Lucchi è nato nel 1951 a Ferrara

Attualmente sta lavorando alla Fondazione

si è laureato in architettura a Firenze. Negli anni dell’architettura radicale

e

Cini di Venezia, al rinnovamento dei musei del Castello Sforzesco di Milano, alla

e

sperimentale è stato tra i protagonisti

ristrutturazione del Teatro Franco Parenti di

di

movimenti come Cavart, Alchymia e

Milano e ad alcuni progetti di riqualificazione

Memphis. Ha disegnato lampade ed elementi d’arredo per le più conosciute

di

aree e quartieri urbani in Italia e all’estero.

aziende italiane ed europee. È stato

Lo

studio aMDL S.r.l. ha sede a Milano

responsabile del Design Olivetti dal 1992

al 2002 ed ha elaborato varie teorie personali

sull’evoluzione dell’ambiente di lavoro. Ha sviluppato progetti sperimentali per Compaq Computers, Philips, Siemens, Vitra.

Ha progettato e ristrutturato edifici per uffici in Giappone per NTT, in Germania per Deutsche Bank, in Svizzera per Novartis

e in Italia per Enel, Olivetti, Piaggio, Poste

Italiane, Telecom Italia. Dal 1999 è stato incaricato della riqualificazione di alcune Centrali elettriche di Enel. Per Deutsche Bank, Deutsche Bundesbahn, Enel, Poste Italiane, Telecom Italia, Banca Popolare di Lodi, Banca 121, Banca Intesa e altri Istituti italiani ed esteri ha collaborato all’evoluzione dell’immagine introducendo innovazione tecnica ed estetica.

e Roma. Una selezione dei suoi oggetti

è esposta nei più importanti musei d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone: nel 2003

il Centre Georges Pompidou di Parigi ha

acquisito un rilevante numero dei suoi lavori, poi esposti per un anno in due sale della collezione permanente. Numerosi i riconoscimenti internazionali. Nel 2000 è stato insignito della onorificenza

di Ufficiale della Repubblica Italiana dal

Presidente Ciampi per meriti nel campo del design e dell’architettura. Nel 2001 è stato nominato Professore Ordinario per chiara fama presso la Facoltà di Design e Arti dell’Istituto Universitario di Architettura

a Venezia. Nel 2006 ha ricevuto la Laurea

ad Honorem dalla Kingstone University, per il suo contributo alla “qualità della vita”.

Ha curato molti allestimenti di mostre d’arte

e design e progettato edifici e allestimenti

espositivi per musei come il Museo Diocesano

ad

Ivrea, la Triennale di Milano, la permanente

di

Milano, Palazzo delle Esposizioni di Roma,

il

Neues Museum di Berlino. Il lavoro

professionale è stato sempre accompagnato dalla ricerca personale sui temi del progetto, del disegno, della tecnologia e dell’artigianato.

Nel 1990 ha creato Produzione Privata, una piccola impresa nel cui ambito Michele De Lucchi disegna prodotti che, senza committenza, vengono realizzati impiegando tecniche e mestieri artigianali.

Fotogrammi tratti dal film: La luce dello spirito Antonio Capuano Antonio Capuano (Napoli, 1945) Pittore
Fotogrammi tratti dal film: La luce dello spirito Antonio Capuano Antonio Capuano (Napoli, 1945) Pittore

Fotogrammi tratti dal film:

La luce dello spirito Antonio Capuano

Antonio Capuano

(Napoli, 1945)

Pittore e scenografo, esordisce nel lungome- traggio nel 1991 con Vito e gli altri, uno spietato e disperato racconto sulla vita di alcuni adolescenti napoletani, fra prosti- tuzione, droga e malavita. Del 1996 è Pianese Nunzio14 anni a maggio, storia di pedofilia che coinvolge un prete in un quartiere degradato di Napoli, città che

è ancora protagonista di Polvere di Napoli

(1998), uno sguardo incantato su un microco- smo attraversato da squarci surreali e da un

tono onirico, che segnano una svolta nel suo linguaggio.

Con Luna rossa (2001) tenta invece di trasferire Shakespeare e la tragedia greca nel mondo kitsch e iperrealista della camorra napoletana, attraverso una vicenda di faide e incesti auto- distruttivi che ambisce a tracciare un’ironica

e amara antropologia del potere.

una vicenda di faide e incesti auto- distruttivi che ambisce a tracciare un’ironica e amara antropologia
una vicenda di faide e incesti auto- distruttivi che ambisce a tracciare un’ironica e amara antropologia
Pappi Corsicato (Napoli, 1960) Pappi Corsicato, nato a Napoli il 12 giugno 1960. Ha studiato

Pappi Corsicato

(Napoli, 1960)

Pappi Corsicato, nato a Napoli il 12 giugno 1960. Ha studiato Architettura. Nel 1980 si trasferisce a New York e studia danza e coreografia all’Alvin Alley Dance School, recitazione all’Accademia di Arte Drammatica, poi con Geraldine Barone

membro dell’Actor Studio. Nel 1987 compone musica per spettacoli teatrali diretti da: Luca De Filippo, Enzo Moscato, Gruppo della Rocca, Armando Pugliese, ecc. Lavora nel ‘88 come assistente

Dal 1997 ad oggi realizza in Europa e in America 33 video sull’arte per artisti come:

Richard Serra, Jannis Kounellis, Mimmo Paladino, Gilbert and George, Sol Lewitt, Ettore Spalletti e molti altri. Viene invitato in molti musei Nazionali e Internazionali come Modern Tate Museum, Il Centre Pompidou e altri. Vince un premio come miglior documentario sull’arte al Festival sull’Arte di Montreal per Around, video su un’installazione di Richard Serra

per Elvio Porta sul film “Se lo scopre

in

piazza del Pebliscito.

Gargiulo” nel ’89 con Pedro Almodovar sul film “Legami”. Nel ’90 gira il suo primo cortometraggio Libera, poi nel ’92 Carmela e Aurora, e

Realizza anche documentary-ritratti su Marco Ferreri, Dario Argento e John Turturro. Video Clip per gli Almamegretta per il brano “Nun’t scurdà”, e per Nino D’Angelo per

compone così il suo primo film “Libera” film ad episodi che partecipa nel ’93 al Festival

il brano “Brava Gente”.

Dal 2003 al 2005 cura la direzione artistica

di

Berlino, dove riscuote un grande successo

della Fondazione Luchino Visconti

di

critica nazionale ed internazionale e di

“La Colombaia” di Ischia. Nel 2007 ha messo

pubblico. Partecipa a svariati Festival e viene

in

scena l’opera lirica prodotta dal Festival

venduto in quasi tutto il mondo.

di

Ravello “La voce umana“ dal libretto

Vince la Grolla d’oro, il Globo d’oro della

di

Jean Cocteau e musicata da F. Poulenc.

Stampa Estera, il Nastro d’Argento e il Ciak d’oro. Nel ’95 il suo secondo film I Buchi Neri partecipa al Festival di Venezia nella sezione Notti Veneziane e viene invitato in molti altri festival internazionali Nel ’97 partecipa al film collettivo con Martone, Capuano, Incerti e De Lillo, I Vesuviani (la stirpe di Iana) che viene

Nella stagione teatrale 2008 metterà in scena Eva Peron di Copì spettacolo prodotto dal Teatro Stabile Mercadante di Napoli.

selezionato in concorso al Festival di Venezia. Nel 2000 mette in scena al San Carlo

di Napoli l’opera lirica “Carmen”.

Nel 2001 gira Chimera selezionato per il concorso al Montreal Film Festival. Grolla d’oro per miglior fotografia.

Film Festival. Grolla d’oro per miglior fotografia. Fotogrammi tratti dal film: Il Super-Comfort Pappi Corsicato

Fotogrammi tratti dal film:

Il Super-Comfort

Pappi Corsicato

Film Festival. Grolla d’oro per miglior fotografia. Fotogrammi tratti dal film: Il Super-Comfort Pappi Corsicato
Davide Ferrario (Casalmaggiore, 1956) Nato nel 1956 a Casalmaggiore, si laurea in letteratura americana all’Università

Davide Ferrario

(Casalmaggiore, 1956)

Nato nel 1956 a Casalmaggiore, si laurea in

letteratura americana all’Università di Milano. Vive a Torino. Inizia a lavorare nel campo del cinema negli anni ‘70 come critico cinematografico e saggista, avviando al contempo una piccola società di distribuzione

a cui si deve la circuitazione in Italia di

Fassbinder, Wenders, Wajda e di altri registi.

Lavora, in seguito, in qualità di agente italiano per alcuni registi americani i si, da Berlino al Sundance, a Venezia, Toronto, Locarno. Tra gli altri: Tutti giù per terra, Figli di Annibale,

Guardami e i lavori realizzati con Marco Paolini. Ferrario occupa un posto singolare all’interno della scena italiana. Rigorosamente indipendente, non è solo regista ma guida,

al contempo, e con notevoli risultati la propria

casa di produzione. Dopo mezzanotte, realizzato con un budget molto ridotto,

ha ottenuto un grande successo in Italia, ed è stato venduto in tutto il mondo.

È anche autore di romanzi (il suo Dissolvenza al nero è stato tradotto in molte lingue

e adattato per lo schermo da Oliver Parker);

è collaboratore di testate giornalistiche e radiofoniche; e, recentemente, fotografo.

giornalistiche e radiofoniche; e, recentemente, fotografo. Fotogrammi tratti dal film: La Dinamicità Davide Ferrario

Fotogrammi tratti dal film:

La Dinamicità

Davide Ferrario

giornalistiche e radiofoniche; e, recentemente, fotografo. Fotogrammi tratti dal film: La Dinamicità Davide Ferrario
Fotogrammi tratti dal film: La democrazia impilabile Daniele Lucchetti Daniele Luchetti (Roma, 1960) Dei seguenti
Fotogrammi tratti dal film: La democrazia impilabile Daniele Lucchetti Daniele Luchetti (Roma, 1960) Dei seguenti

Fotogrammi tratti dal film:

La democrazia impilabile Daniele Lucchetti

Daniele Luchetti

(Roma, 1960)

Dei seguenti film è, oltre che regista, anche co-sceneggiatore.

1988

Domani Accadrà Prodotto dalla Sacher Film Interpreti: Paolo Hendel, Giovanni Guidelli, Ciccio Ingrassia, Nanni Moretti, Margherita Buy, Angela Finocchiaro.

Partecipa tra gli altri, al Festival di Cannes ,

di Monreal, di Bruxelles, di Rio de Janeiro,

Tokio, New York ecc. Menzione Camèra d’Or al Festival di Cannes -David di Donatello per il miglior esordio. Globo d’oro Miglior commedia al festival di Vevey

1990

La settimana della Sfinge

1995

Premio Sergio Leone, Festival di Annecy

1995

La scuola Produzione Cecchi Gori Interpreti: Silvio Orlando, Anna Galiena, Fabrizio Bentivoglio. David di Donatello, miglior fi lm del’anno. Festival di Valencia, premio per la migliore sceneggiatura Campione di incasso dell’anno.

1998

I Piccoli Maestri Produzione Cecchi Gori Interpreti: Stefano Accorsi, Stefania Montorsi, Giorgio Pasotti, Marco Paolini. Festival di Venezia, in competizione.

Prodotto da Angelo Rizzoli

2000

Interpreti: Margherita Buy, Paolo Hendel. Festival di San Sebastian (premio migliore interpretazione a Margherita Buy)

12 Pomeriggi Documentario-performance con dodici artisti contemporanei:

1991

Felice Levini, Andrea Fogli, H.H. Lim, Giuseppe Gallo, Vettor Pisani, Adrian

2003

Il Portaborse Prodotto dalla Sacher Film Interpreti: Nanni Moretti, Silvio Orlando Festival di Cannes , in competizione. David di Donatello miglior sceneggiatura, miglior produttore, miglior interprete, migliore attrice non protagonista ecc Ciak d’oro : miglior film , miglior regia,

1992

Tranquilli, Luigi Ontani, Marco Bagnoli, Bizihan Bassiri, Giovanni Albanese, Giuseppe Salvatori, Alfredo Pirri. Proiettato al Festival di Torino Giovani ed in numerosi musei e gallerie di arte contemporanea.

miglior sceneggiatura ecc…

Dillo con parole mie Prodotto da Urania Studio Canal + Interpreti: Stefania Montorsi, Martina Merlino, Giampaolo Morelli

Regia teatrale:

Sottobanco, di Domenico Starnone

1993

2007

Interpreti: Angela Finocchiaro, Silvio Orlando.

Mio fratello è figlio unico Prodotto da Cattleya Con Elio Germano, Riccardo Scamarcio,

Arriva la bufera Produzione Cecchi Gori Interpreti: Diego Abatantuono, Silvio Orlando, Margerita Buy, Stefania Montorsi, Marina Confalone. Premio della satira politica, Forte dei Marmi

Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio, Luca Zingaretti, Anna Bonaiuto, Ascanio Celestini. Festival di Cannes 2007, Selezione ufficiale, Un certain regard. David di Donatello miglior sceneggiatura,

1994

attore, montaggio, suono, attrice non protagonista. Globo d’oro della stampa

L’unico paese al mondo (film collettivo) Regia di Daniele Luchetti, Nanni Moretti, Mario Martone, Marco Risi, Francesca Archibugi, Marco Tullio Giordana, Carlo Mazzacurati ecc…

estera.

Fotogrammi tratti dal film: Teatro Sommerso Mario Martone Mario Martone (Napoli, 1959) Nato a Napoli
Fotogrammi tratti dal film: Teatro Sommerso Mario Martone Mario Martone (Napoli, 1959) Nato a Napoli

Fotogrammi tratti dal film:

Teatro Sommerso

Mario Martone

Mario Martone

(Napoli, 1959)

Nato a Napoli nel 1959, ha cominciato a

oltre a continuare il suo teatro, ha realizzato

in

Italia e all’estero, tra cui due David

lavorare nel 1977, nel clima delle avanguardie

di

Donatello e un Nastro d’argento.

teatrali di quel periodo, fondando il gruppo “Falso Movimento” e realizzando spettacoli

Tra i suoi spettacoli in teatro spiccano gli allestimenti di tragedie greche (da Filottete

che incrociavano il teatro col cinema come

ai

Persiani a Edipo re) e, negli ultimi anni,

Tango glaciale (’82) e Ritorno ad Alphaville

di

opere liriche tra cui l’intera trilogia di

(’86). Dieci anni dopo, coinvolgendo altri artisti napoletani, ha immaginato e dato vita alla cooperativa “Teatri Uniti”, con cui,

Mozart e Da Ponte. Tra il 1999 e il 2000 è stato direttore del Teatro di Roma, dove ha compiuto un lavoro di radicale cambiamento della programmazione, aprendo alle altre

i lungometraggi: Morte di un matematico

napoletano (Gran Premio della Giuria a Venezia nel ’92), Rasoi (1993, dall’omonimo spettacolo realizzato con Enzo Moscato e Toni Servillo), L’amore molesto (1995), Teatro di guerra (1998). Numerosi sono i suoi lavori in altri formati: cortometraggi, documentari, film di montaggio, tra cui Lucio Amelio/ Terraemotus, Antonio Mastronunzio pittore

sannita, La salita (episodio del film collettivo

I vesuviani), Una storia saharawi, Un posto

al mondo (coregista Jacopo Quadri). Nella Napoli di Luca Giordano, Caravaggio l’ultimo tempo (questi ultimi entrambi vincitori del premio Asolo per i film d’arte, nel 2004 e nel 2006). Per il suo lavoro cinematografico ha ricevuto numerosi premi

arti e al nuovo teatro.

A Roma ha creato un nuovo spazio teatrale,

il Teatro India, dove ha allestito nel 2004 l’Edipo a Colono di Sofocle. Ha contribuito nel 2003 alla nascita del Teatro Mercadante Stabile di Napoli, del quale è stato consulente fino all’anno scorso e dove ha curato il progetto Petrolio che ha coinvolto decine di artisti italiani sui temi dell’omonimo romanzo di Pier Paolo Pasolini. E da un romanzo di Goffredo Parise, anch’esso degli anni settanta, ha tratto nel 2004 il suo ultimo film L’odore del sangue.

romanzo di Goffredo Parise, anch’esso degli anni settanta, ha tratto nel 2004 il suo ultimo film
Ermanno Olmi (Treviglio, Bergamo, 1931) Nato in una famiglia contadina del bergama- In questa pellicola,

Ermanno Olmi

(Treviglio, Bergamo, 1931)

Nato in una famiglia contadina del bergama-

In

questa pellicola, a ragione indicata come

sco, dopo la morte del padre si trasferisce

il

suo capolavoro per l’attenzione affettuosa

a Milano dove studia all’Accademia di arte

alle psicologie elementari e ai rituali arcaici

drammatica e viene assunto alla Edison Volta.

di

un mondo ormai scomparso, confluiscono

Per la sezione cinema dell’azienda, da lui me-

la

fede cattolica di Olmi e le sue origini

desimo fondata, intraprende un’intensa attività di documentarista (1953-61), mostrando gli ambienti del lavoro tecnico-industriale senza retorica (La diga sul ghiaccio, 1953; Tre fili fino a Milano, 1958).

biografiche. Il tono fiabesco ritorna nell’alle- goria di Cammina cammina (1983), sull’epi- sodio evangelico dei Re Magi, e poi – dopo una malattia che lo allontana dalla regia (ma non dal cinema: fonda la scuola di Ipotesi

L’attenzione per la poesia dei gesti e dei volti della gente comune gli fornisce l’ispirazione per l’esordio del lungometraggio di finzione,

Il tempo si è fermato (1959), scabra cronaca

delle monotone giornate dei due guardiani invernali di una diga, un anziano operaio e

un giovane studente, girato in presa diretta

e con attori non professionisti, non a caso

iniziato come documentario. Il successivo

ll posto (1961, premio della critica a Venezia)

Cinema a Bassano del Grappa) – anche nelle

opere della maturità, dà Lunga vita alla signora! (1987), racconto di formazione di un altro giovane alle prese con le insidie della vita, a

La leggenda del santo bevitore (1988, Leone

d’oro a Venezia), rielaborazione dell’omonimo

romanzo di J. Roth che ne accentua il mistici- smo raccontando l’avventura di un barbone (R. Hauer) che riceve da un misterioso bene- fattore la somma di 200 franchi, a patto che

racconta le prime esperienze di un giovane

li

restituisca alla chiesa dedicata a Santa Teresa

della provincia milanese nel mondo del lavoro,

di

Lisieux. Seguono Il segreto del bosco vec-

lavoro, di Lisieux. Seguono Il segreto del bosco vec- Fotogrammi tratti dal film: Semplici Semplici Ermanno

Fotogrammi tratti dal film:

Semplici Semplici

Ermanno Olmi

adottando uno stile diretto e immediato, con

la macchina a mano (è operatore in quasi

chio, 1993 e Genesi. La creazione e il diluvio, 1994. Con Il mestiere delle armi (2001) rico-

tutti i suoi film), come pure I fidanzati (1963), amaro ritratto della solitudine di un operaio del Nord trasferitosi per lavoro al Sud. Mentre si cimenta brevemente nella produ- zione – con la società XXII Dicembre finanzia alcuni esordienti, come L. Wertmüller ed E. Visconti – continua come regista a raccontare piccoli mondi. Con la parziale eccezione di

struzione degli ultimi giorni di vita del condot- tiero mercenario del Cinquecento Giovanni delle Bande Nere, il regista ritrova in pieno l’equilibrio tra studio delle psicologie e atten- zione all’ambiente delle opere migliori, firmando un capolavoro che riassume e sinte- tizza la sua poetica umanista e la sua idea di cinema antropocentrico sia sul piano figurativo

E

venne un uomo (1965), rievocazione

che sul piano morale.

biografica della vita e dell’apostolato di papa

Giovanni XXIII, attenta all’uomo più che al pontefice, anche nei film realizzati per la tele-

Anche il successivo Cantando dietro i para- venti (2003), delicata parabola pacifista am- bientata in una Cina ottocentesca, favolistica

visione di stato (I recuperanti, 1969; Durante

e

lontana, conferma il ritrovato stato di grazia

l’estate, 1971; La circostanza, 1973), il suo

di

un autore che vive con piena consapevolezza

cinema guarda con occhio compassionevole

la

propria maturità artistica e umana.

e sincero a un’umanità colta nella umile labo- riosità quotidiana.

Si dedica poi a L’albero degli zoccoli (1978,

Palma d’oro a Cannes), minuziosa ricostruzione della vita di una cascina bergamasca della fine del secolo scorso, nel quale tenta un am- bizioso affresco della civiltà contadina, consi- derata come scaturigine della società italiana moderna.

Nel 2005 dirige C. Delle Piane in uno strug- gente episodio del film collettivo Tickets,

diretto insieme a K. Loach e A. Kiarostami.

Silvio Soldini (Milano, 1958) Nel 1983 gira il suo primo mediometraggio in 16mm “Paesaggio con

Silvio Soldini

(Milano, 1958)

Nel 1983 gira il suo primo mediometraggio

in 16mm “Paesaggio con figure” che,

E’ infatti stato venduto in tutto il mondo -

dal Giappone all’Australia – ottenendo

insieme a “Giulia in Ottobre”, ottiene

enorme successo in Svizzera (secondo incasso

riconoscimenti a vari Festival nazionali

di

tutti i tempi nella cinematografia svizzera),

e

internazionali.

in

Germania, in Argentina, in Brasile e negli

Nel 1984 costituisce con i suoi più stretti

collaboratori la società di produzione Monogatari. Dal 1985 con “Voci Celate” inizia la sua attività anche in campo documentaristico

e nel 1989 gira il suo primo lungometraggio

Stati Uniti. Il film ha vinto 9 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, 9 Ciak d’oro, il Premio Flaiano e ha ottenuto 3 nomination agli European Academy Awards. Del 2002 è “Brucio nel vento” tratto dal

romanzo “Ieri” di Agota Kristof, girato tra

“L’Aria serena dell’ovest”, che registra un significativo successo di pubblico.

la

Presentato in concorso al Festival di Berlino,

Svizzera Francese e la Repubblica Ceca.

Il

film, presentato in concorso al Festival

il film ha ottenuto otto nomination al David

di

Locarno, vince la Grolla d’Oro per la

di

Donatello e ha vinto il premio per il miglior

sceneggiatura a Saint-Vincent, il Grand-Prix del Festival di Annecy, il premio migliore attrice a Patrizia Piccinini a La Boule ed è invitato a numerosi festival internazionali (Montreal, Rotterdam, “New Directors New Films” al Moma di New York). Del 1993 è “Un’anima divisa in due”, Grolla d’oro per la migliore regia a Saint-Vincent e

presentato in concorso al Festival di Venezia, dove Fabrizio Bentivoglio è premiato come migliore attore protagonista. Nel 1997 realizza “Le Acrobate”, selezionato

in concorso al Festival di Locarno e al San

Francisco International Film Festival, premiato

ai Rencontres Internationales de Cinéma di

Parigi e a Saint-Vincent con la Grolla d’Oro all’attrice Valeria Golino.

Nel 2000 realizza “Pane e Tulipani”, film che

film all’International Festival Film by the Sea

di Vlissingen, Olanda.

Nel 2004 realizza “Agata e la tempesta” con Licia Maglietta e Giuseppe Battiston, dopo “Pane e Tulipani” un ritorno alla

commedia con tanti personaggi, tanti colori,

in un clima meno fiabesco e più surreale.

lo

consacra grazie all’ampio successo di critica

e

di pubblico, anche a livello internazionale.

e di pubblico, anche a livello internazionale. Fotogrammi tratti dal film: I grandi borghesi e la

Fotogrammi tratti dal film:

I grandi borghesi e la scacralità del lusso Silvio Soldini

anche a livello internazionale. Fotogrammi tratti dal film: I grandi borghesi e la scacralità del lusso
Scheda riassuntiva lavori Triennale Design Museum e aree connesse Soggetti firmatari dell’Accordo di Programma con

Scheda riassuntiva lavori Triennale Design Museum e aree connesse

Soggetti firmatari dell’Accordo di Programma con La Triennale di Milano Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano, Camera di Commercio di Milano, Assolombarda, Fondazione Fiera Milano, Politecnico di Milano, Fondazione ADI, Università IULM, Anfia, Cosmit.

Soggetti che hanno contribuito al finanziamento di Triennale Design Museum Arcus, Fondazione Cariplo

Partner fondatore Banca Popolare di Milano

Il coinvolgimento di personalità artistiche per i progetti di allestimento è reso possibile anche grazie al supporto di MINI.

Imprese che hanno contribuito ai lavori architettonici in qualità di Sponsor tecnici di Triennale Design Museum e aree connesse Abet Laminati, ArchLegno,Artemide, BTicino, Bose, Donati Group, iGuzzini, Meritalia, Mivar, Orsogril, Riva, Sèleco, Unifor, Viabizzuno, Vitra

Media Partner ATM, Corriere della Sera, Maxima

Importo Accordo di Programma 12.710.000,00 euro

Superficie Triennale Design Museum

1900 mq

Superficie Salone d’Onore 350 mq

Superficie “Cubo”

1500 mq

Superficie Curva Piano Terra

1300 mq

Impresa costruttrice

S.A.C.A.I.M.

d’Onore 350 mq Superficie “Cubo” 1500 mq Superficie Curva Piano Terra 1300 mq Impresa costruttrice S.A.C.A.I.M.
d’Onore 350 mq Superficie “Cubo” 1500 mq Superficie Curva Piano Terra 1300 mq Impresa costruttrice S.A.C.A.I.M.
d’Onore 350 mq Superficie “Cubo” 1500 mq Superficie Curva Piano Terra 1300 mq Impresa costruttrice S.A.C.A.I.M.
d’Onore 350 mq Superficie “Cubo” 1500 mq Superficie Curva Piano Terra 1300 mq Impresa costruttrice S.A.C.A.I.M.

Protocollo di intesa per la collaborazione tra i giacimenti del design italiano e la Triennale di Milano

La

Triennale di Milano, sulla base dell’Accordo

Il Museo del Design si pone quindi l’obiettivo

di

Programma sottoscritto il 15/12/06 con

di

far emergere e rappresentare questa realtà,

il

Ministero per i Beni e le Attività Culturali,

che costituisce il valore principale del sistema

la

Regione Lombardia, la Provincia di Milano,

italiano del design, oltre che diffonderne le

il

Comune di Milano, l’ANFIA (Associazione

iniziative.

Nazionale Filiera Industria Automobilistica), l’Assolombarda, la Camera di Commercio,

Industria, Artigianato e Agricoltura di Milano,

il COSMIT, la Fondazione ADI per il Design

Italiano, la Fondazione Fiera di Milano, lo

IULM (Libera Università di Lingue e Comuni-

cazione) e il Politecnico di Milano, ha iniziato

la realizzazione del Museo del Design.

Tale Museo occuperà uno spazio della Trien- nale di Milano, con ingresso autonomo e rico- noscibile, reso agibile secondo gli standard museali internazionali per sicurezza e climatiz- zazione da un progetto architettonico di Michele De Lucchi.

Scopo del Museo del Design è quello di realiz- zare un istituto culturale di livello internazionale finalizzato a promuovere e diffondere la cono-

La ricchezza di questo patrimonio permette

anche di connettere i “Giacimenti del Design” con il Museo, per migliorarne la capacità di rappresentazione (in funzione della rotazione degli items e con riferimento alla contestua- lizzazione – tematica, produttiva, territoriale, creativa, etc.– specifica) e di ampliarne l’offerta

culturale.

La Triennale di Milano, nella persona del

Presidente Davide Rampello, e il giacimento interessato si costituiscono, insieme agli altri soggetti aderenti all’iniziativa, nella “Rete

dei Giacimenti del Design Italiano”; La Triennale

di Milano si impegna a presentare in modo

permanente la “Rete dei Giacimenti del Design Italiano” nell’ambito del Museo del Design e a

promuoverne, con mezzi reali e virtuali, l’attività;

La

Triennale di Milano, in collaborazione con i

scenza del design italiano, anche nelle sue inte- razioni con gli altri settori del sapere, con riferi-

soggetti aderenti all’iniziativa, intende dare vita

ad una comunità “in rete” che condivida

il progetto di valorizzazione dei Giacimenti

mento alla dinamica storica della tecnica, della

tecnologia e alle prospettive contemporanee

e

future.

Museo del Design avrà il compito di svilup-

pare progetti e realizzare studi, ricerche e inizia- tive di rilievo internazionale, anche attraverso

Il

del Design Italiano anche attraverso la realizza- zione di un “portale” internet capace di dare identità e di essere un sistema di comunicazione

la

partecipazione a programmi europei,

tra i soggetti e con l’ampio pubblico dei possibili interlocutori del sistema del Design Italiano;

in

collaborazione con altri eventuali soggetti

Il soggetto firmatario del Protocollo si impegna

pubblici e privati impegnati nello studio e nella valorizzazione del design, nella formazione degli addetti, ovvero proprietari di significative raccolte di oggetti di design.

Il design italiano è costituito da personalità,

strutture e imprese diverse e diffuse in maniera

frammentata su tutto il territorio nazionale

in rapporto anche alla struttura del sistema

economico dei distretti industriali. Ciò ha fatto emergere una serie di “Giacimenti del Design” che rappresentano la volontà di conservare e promuovere ciò che il sistema pro-

a prestare temporaneamente oggetti, items,

documenti, delle proprie Collezioni al Museo del Design per l’esposizione, in modo gratuito, fatte salve le spese, in condizioni di sicurezza

secondo gli standard internazionali e compati- bilmente con la disponibilità degli stessi; Analogo impegno viene assunto dalla Triennale

di Milano, per gli oggetti che non sono esposti

nel Museo o in mostre temporanee, a favore della rete dei musei del design italiano;

La Triennale di Milano e il soggetto firmatario

del Protocollo si impegnano a condividere un percorso di schedatura degli oggetti e degli

duttivo, culturale e sociale ha generato in vaste aree dell’Italia. La forza di questa presenza sul

items di reciproca disponibilità; Questo accordo è libero all’adesione di altri

territorio è attualmente vanificata dalla mancata

soggetti che nel tempo manifestino la volontà

conoscenza da parte del pubblico di questa

di

collaborare agli obiettivi sopra indicati;

ricchezza. La distribuzione “casuale” di questi

Si

stabilisce la possibilità di recedere dall’accordo,

giacimenti è fortemente funzionale al concetto

senza oneri, con preavviso di cinque mesi.

di

“Museo a rete” che punta all’integrazione

La

costituenda Fondazione Museo del Design

e

alla collaborazione dei diversi nuclei.

subentrerà alla Triennale di Milano negli impe- gni previsti dal Protocollo.

Rete dei giacimenti del Design italiano

Abet Laminati

Archivio - Galleria (Virtuale / Reale) delle Aziende Guzzini

Archivio Storico Barilla

Archivio Storico delle Industrie Pirelli

Archivio Storico FIAT

Associazione Archivio Storico Olivetti

Bonacina Pierantonio

Candy Elettrodomestici

Cassina

Clac

Collezione Freyrie

Collezione Pininfarina

Collezione privata d’Armi Beretta

Collezione Storica Busnelli

CUP Collezione Umberto Panini

Museo Studio del Tessuto della Fondazione Antonio Ratti

Fondazione Franco Albini

Fondazione Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea – ISEC

Fondazione Museo Agusta

Fondazione Museo Arti

e Industria di Omegna

Fondazione Museo dello Scarpone

e della Calzatura Sportiva

Galleria Ferrari

Galleria Guglielmo Tabacchi - Sàfilo Group

Illycaffè

Kartell Museo

Lanificio Leo

Musei, biblioteche e istituti culturali della Direzione Centrale Cultura del Comune di Milano

Museimpresa

Museo aziendale Mario Buccellati

Museo del Cappello Borsalino

Museo del rubinetto e della sua tecnologia

Museo dell’Arte Vetraria Altarese – I.S.V.A.V.

Museo della Raccolta Storica I Santi

Museo della radio e della televisione RAI

Museo dello Scooter e della Lambretta

Museo Didattico della Seta

Museo Ferruccio Lamborghini

Museo Fisogni della stazione di servizio

Museo Flaminio Bertoni

Museo Internazionale Design Ceramico Civica Raccolta di Terraglia

Museo Moto Guzzi

Museo Nazionale della Scienza

e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”

Museo Nazionale Trasporti

Museo Nicolis

Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia

Museo Salvatore Ferragamo

Museo Storico Nazareno Gabrielli

Museo Zucchi Collection

Savinelli

Spazio Museo Sagsa

Venini

Vittorio Bonacina & C.

Vortice Elettrosociali

Wolfsoniana

World Museum

La Triennale di Milano ha altresì sottoscritto un documento di collaborazione con l’Associazione Museimpresa, associazione dei Musei di Impresa promossa da Confindustria che si propone di promuovere la politica culturale dell’impresa attraverso la valorizza- zione del museo e dell’archivio di impresa.

La Triennale di Milano ha inoltre siglato un accordo speciale con Comune di Milano,

Castello Sforzesco e Civiche Raccolte d’Arte

e con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano.

Il

progetto architettonico

e

della luce

Il Palazzo della Triennale è stato progettato da

Muzio con grande attenzione alla distribuzione della luce naturale, all’essenzialità degli ambienti, al delicato rapporto tra spazi interni

ed esterni.

Nel 2002, Michele De Lucchi è stato incaricato

Michele De Lucchi Progetto Architettonico e Direzione Artistica del restauro e del ponte di accesso

Emmanuele Villani Progetto esecutivo del restauro

di

ridare pieno splendore alle forme originarie,

e

con il Museo del Design ha idealmente

Alessandro Pedron – Studio

completato il ciclo dei lavori. L’intervento ha infatti comportato da un lato la revisione degli impianti elettrici e meccanici, la

realizzazione della Biblioteca del Progetto

e di un magazzino per le opere della

Collezione, l’allargamento dello spazio utile del pavimento e il recupero delle finestrature originali; dall’altro ha portato alla costruzione

di un’entrata caratterizzata da un grande

portale in acciaio e vetro che si raggiunge dopo aver percorso una passerella sospesa, con una luce libera di circa 14 metri. Questo ponte costituisce un forte elemento

di attrazione visiva ed è stato realizzato in

lamellare di bambù.

Direzione Lavori del restauro e del ponte

di accesso

Andrea Cocco, Silvia Figini, Marco Franz Vaccara, Emmanuele Villani Collaboratori al ponte di accesso

Maurizio Milan - Favero & Milan Ingegneria Progetto Strutturale del ponte di accesso

Michele Santoro Progettista impianti e direzione lavori

Archlegno Impresa esecutrice del ponte di accesso

I numeri del ponte Lunghezza: 14 metri

Mario Nanni

Larghezza: 160 centimetri estradosso,

Consulente luce

120 centimetri intradosso Altezza: 64 centimetri Altezza da terra: 6,50 metri

Il progetto luce per il museo del design italiano

Peso: 5 tonnellate

Il

progetto della luce realizzato per il museo

Materiali Ponte in lamellare di bambù Parapetti in cristallo Corrimano in tubolare di acciaio verniciato grigio

del design italiano inserisce alcuni concetti completamente innovativi nell’ambito dell’illuminazione museale. Gli oggetti vivono

e dialogano tra loro nello spazio, in una

composizione globale dove tagli di luce segnano lo spazio, evidenziandone i dettagli.

La luce dei film coinvolge oggetti e visitatori

nella grande storia del design italiano.

Consulente della luce: Mario Nanni Mario Nanni è un progettista; un progettista per il design; lavora nei suoi studi di Milano, Londra e Barcellona ed è il responsabile del pensiero progettuale di Viabizzuno.

L’interesse e la curiosità per la materia luce e

il rapporto con architetti e designer di fama

internazionale lo conducono da oltre 30 anni

alla sperimentazione e alla progettazione

di corpi illuminanti in sfi de sempre nuove.

È docente alla facoltà di architettura di

Ferrara e interviene in corsi, seminari e workshop. inoltre è autore del “libro Form”, un libro sulla luce, per progettisti; uno strumento che affronta la progettazione come lavoro su misura attraverso infinite

regole di luce naturale e le sue otto regole

di luce artificiale.

L’Europeo

Il numero che la Triennale di Milano ha pro- posto a L’Europeo è stata, per questa testata, l’occasione per una full immersion nella storia del Novecento italiano e quella del design.

La rivista propone al lettore, oltre alle icone

del Triennale Design Museum, firme di grande prestigio come quelle di Giorgio Bocca, Luciano Bianciardi, Gianni Roghi, Oreste del Buono, Marco Nozza, Enzo Biagi, Roberto Leydi, Giampiero Mughini e altri ancora. Ma questo numero, dal titolo “Il miglior design della nostra vita – Uomini e storie del made in Italy” si avvale anche della narrazione di Gillo Dorfles, Renato De Fusco, Manolo de Giorgi, Vanni Pasca, Alessandro Mendini oltre che dei protagonisti della creazione di questo museo, Silvana Annicchiarico e Andrea Branzi. Non manca un repertorio iconografico realizzato da grandi fotografi come Evaristo Fusar, Gianfranco Moroldo, Mario Dondero, Ugo Mulas.

Il Sommario

Il miglior design di Daniele Protti p.25

Presentazioni Triennale Design Museum

p.27

Un museo mutante

di Silvana Annicchiarico p.37

Le 7 ossessioni del design italiano

di Andrea Branzi p.45

1923-1943 di Gillo Dorfles p.57 Gio Ponti p.62, Fortunato Depero p.64, Marcello Nizzoli p.66, Carlo Mollino p.68

1943-1957 di Renato De Fusco p.71 Bruno Munari p.76, Piero Fornasetti p.78, Fratelli Castiglioni p.80, Franco Albini p.82, Marco Zanuso p.84, Giovanni Pintori p.86

1957-1969 di Man olo De Giorgi p.89 Roberto Sambonet p.94, Enzo Mari p.96, Vico Magistretti p.98, Bbpr p.100

1969-1980 di Vanni Pasca p.103 Joe Colombo p.108, Archizoom p.110, Gaetano Pesce p.112, Mario Bellini p.114, Alessandro Mendini p.116

1980-1990 di Alessandro Mendini p.119 Gae Aulenti p.124, Ettore Sottsass p.126, Michele De Lucchi p.128, Cini Boeri p.130, Aldo Rossi p.132

Siamo tutti futuristi (forse)

di Marco Nozza p.146

Cemento audere sempre

di Michele Dzieduszycki p.154

Otto milioni di baionette e picconi

di Giampiero Mughini,

foto di Armando Bruni p.160

L’Italia della Rinascente p.168

L’inventore del weekend

di Gianni Roghi p.176

Il pittore dei buchi di Oreste Del Buono, foto di Gianfranco Moroldo p.186

Un metrò per chi ha fretta

di Giorgio Bocca p.192

I milanesi di Luciano Bianciardi, foto di Ugo Mulas p.198

Il disco volante in soli tre esemplari p.207

Dobbiamo parlarci di Enzo Biagi, Guido Gerosa, Franco Pierini p.216

Il catino con la firma di Roberto Leydi, foto di Evaristo Fusar p.224

Tentatore di professione di Gianni Roghi, foto di Mario Pondero p.234

Star system e design p.241

Il signor fuoriserie di Gian Maria Dossena, foto di Evaristo Fusar p.250

Sotto il segno della mente di Gianni Roghi, foto di Evaristo Fusar p.258

Scandalo a Venezia di Roberto Leydi, foto di Evaristo Fusar p.264

Quando la fabbrica entrò nel museo

p.273

Plastica d’autore di Enrico Regazzoni, foto di Ugo Mulas p.282

Con testa, gomito e sapone

di Giuliano Ferrieri e Libero Montesi p.290.

Una casettina in periferia p.299

La crisi è mobile di Antonello Mosca, foto di Mauro Calligani p.306

Divisi da un tratto di matita

di Enrico Regazzoni p.312

La ricetta di una buona cucina

di

Giovanna Camardo p.318

E

il secolo ha perso tutti i suoi confini

di

Andrea Branzi p.325

Contributors p.337

Per conservare l’arte di ogni giorno p.341

Stasera al salone o fuori?

di Lorenzo Franculli p.347

Libri p.353

Triennale Design Museum

Triennale Design Museum

Fondazione La Triennale di Milano

Consiglio d’Amministrazione Davide Rampello, Presidente Gianluca Bocchi Mario Boselli Paolo Caputo Silvia Corinaldi Rusconi Clerici Maria Antonietta Crippa

Collegio dei Revisori dei conti

Settore Iniziative Laura Agnesi Roberta Sommariva Elena Gipponi Carla Morogallo Maria Eugenia Notarbartolo Violante Spinelli Barrile

Arturo Dell’Acqua Bellavitis Carla Di Francesco Carlo Edoardo Valli

Salvatore Percuoco, Presidente Maria Rosa Festari Andrea Vestita

Settore Servizi Tecnici Amministrativi Marina Gerosa Nick Bellora Pierantonio Ramaioli Anna Maria D’Ignoti Giuseppina Di Vito Isabella Micieli

Direttore Generale

Paola Monti Franco Olivucci

Andrea Cancellato

Alessandro Cammarata Xhezair Pulaj

Comitato scientifico Silvana Annicchiarico, design, moda Aldo Bonomi, industria, artigianato, società Fausto Colombo, arti decorative e visive, nuovi media, comunicazione e tecnologia Fulvio Irace, architettura e territorio

Ufficio Marketing e Comunicazione Laura Benelli Valentina Barzaghi Maria Chiara Piccioli Olivia Ponzanelli

Settore Affari Generali Annunciata Marinella Alberghina Elena Cecchi Franco Romeo

Ufficio Stampa Antonella La Seta Catamancio Damiano Gullì Marco Martello

Settore Biblioteca, Documentazione, Archivio Tommaso Tofanetti Michela Benelli Elisa Brivio Claudia Di Martino Marco Mereghetti Cristina Perillo Elvia Redaelli

Triennale Design Museum

Direttore Triennale Design Museum Silvana Annicchiarico

Curatore Scientifico Andrea Branzi, Politecnico di Milano

Un particolare ringraziamento

a Marina Gerosa e alla Biblioteca

del Progetto della Triennale di Milano

Si ringraziano vivamente i prestatori:

Assistenza all’organizzazione generale, ricerche storiche e iconografiche Giorgio Galleani Roberto Giusti

Accademia di Brera, Archivio Industriale Bitossi, Arflex Seven Salotti, Artemide, Marco Albini, Alessi, Marco Arosio, Atelier, B&B

Comitato di consulenza Aldo Bonomi Fulvio Carmagnola Fausto Colombo Arturo Dell’Acqua Bellavitis Gillo Dorfles Franco Laera Massimo Negri Alessandro Pedretti

Italia, Giorgio Baggi Sisini, Baleri Italia, BD Barcelona Design, Carlo Bellini, Beretta, Laura Biagiotti, Bialetti Industrie Spa, Lapo Binazzi, Cinzia Bitossi, Guido Bitossi, Andrea Branzi, Mario Bonacina, Pierantonio Bonacina, Federico Bonomelli, Angelo e Silvia Calmarini, Cap Design, Cassina, Graziano Checchetto, Christofle, Colle Cristalleria, Ivio Codardi, COSMIT, Beatrice Cozzi Parodi, Riccardo Dalisi, Danese, Michele De Lucchi, Design

Coordinamento per i prestiti e le assicurazioni Carla Morogallo

Gallery Milano, Fabio Dodesini, Domodinamica by Modular, Comune di Milano – C.A.S.V.A. – Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, Driade, e DePadova, Edra,

Ufficio Stampa Antonella La Seta Damiano Gullì Marco Martello

Elio Pinottini Galleria Narciso Fantacci Arredamenti, Carlo Ferrari, Fulvio Ferrari, Flexform, Flos, Fondazione Giovanni Michelucci onlus, Fondazione Vodoz Danese, FontanaArte, Barnaba Fornasetti, Galerie

Web designer Cristina Chiappini www.triennaledesignmuseum.it

Bruno Bischofberger, Galleria Clio Calvi Rudy Volpi, Galleria Toselli, Giuseppe Genazzini, Gruppo spa - Divisione Cinelli, Gufram, Heller, Illycaffè, Ugo La Pietra, Kartell, KPM

Restauratrice

Königliche Porzellan-Manufaktur, Franco Laera, Famiglia Londi, Luceplan, Magis,

Roberta Verteramo

Angelo Mangiarotti, Roberto Mango, Enzo

Testi didascalie

Mari, Ferruccio Marosi, MART, Sergio Mazza, MEMPHIS, Alessandro Mendini, Molteni&C,

Luca Masia

Walter Mondavilli, Moroso, Lucia Morozzi e

Collaboratore

Dario Bartolini, Museo Alessi, Museo Borsalino, Museo Nicolis, Museo Piaggio

Daniele Macchi

Giovanni Alberto Agnelli, Alessandro Pedretti,

Logistica

Claudio Pellegrini, Michelangelo Pistoletto, Plank Collezioni srl, Poggi snc, Poltrona Frau,

Beppe Utano

Ambrogio Pozzi, Progetti srl, Robots, Italo

Trasporti

Rota, Luca Schieppati, Sandra Severi Sarfatti, Nanni Strada, Studio Museo Achille

Borghi

Castiglioni, Vittorio Tessera, Luca Tomìo,

Assicurazioni

Ufficio Cultura Comune di Alessandria, Giancorrado Ulrich, Venini spa, Viabizzuno,

Allianz S.p.a.

Nanda Vigo, Wolfsoniana, Zanotta.

Il progetto architettonico

Progetto Architettonico

e Direzione Artistica

del restauro

e del ponte di accesso

Visioni in movimento

Museum Exhibition Design Visioni in Movimento Che cosa è il Design Italiano? Italo Rota

Fiato alle trombe!

2000 anni di creatività italiana Ouverture Peter Greenaway

Michele De Lucchi

Collaboratori

Musica Marco Robino / Architorti

Progetto esecutivo

Thijs Pulles

del restauro

Andrea Bolla

Montaggio filmico

Emmanuele Villani

Stefano Conforti

Irma de Vries e Joris Fabel

Andrea Maestri

con la collaborazione di Jasper Aapkes

Direzione Lavori

con

del restauro

Andrea Bianchi

Direzione della fotografia

e

del ponte di accesso

Matteo Massocco

Reinier van Brummelen

Alessandro Pedron – Studio PLT

Collaboratori

Luci per il museo Mario Nanni

Programmazione video Josep Hey con Felix Kleisen

al ponte di accesso Andrea Cocco, Silvia Figini,

Sound consultants

Progetto suono

Marco Franz Vaccara,

Danio Catanuto

Huibert Boon

Emmanuele Villani

Stefano Scarani

 

Luci

Progetto Strutturale

Elaborazioni video

Joep Vermeulen

del ponte di accesso

Show Biz

Maurizio Milan

Valeria Schiavoni

Foto

Favero & Milan Ingegneria

Matteo Costantini

Luciano Romano e Archivio Scala

Lorenzo Todeschini

Progettista impianti

Carlo Tosi

Coordinamento artistico

e

direzione lavori

Georgia Tulli

v-factory/change performing arts

Michele Santoro

Studio Convertino

produttore esecutivo Franco Laera

Consulente luce

Video didattici

Immagini filmiche

Produzione tecnica

Coregrafo

Mario Nanni

3d Produzioni, Milano

realizzate ad Amsterdam

Impresa esecutrice del ponte di accesso Archlegno

realizzazione grafica Marco Di Noia Giovanni Mascherpa Mescalito Sangiovanni Sara Ravagnani

il 4, 5 e 6, 2007

Eva Haak Wegmann/Stereomatrix direttore di produzione

Grafica Istituzionale Studio Cerri & Associati

Didascalie video

Saskia van der Tas assistente direttore di produzione

Video Winter

Lennart Barewijk

Pierluigi Cerri Alessandro Colombo architetti con Roberto Libanori

Ditte allestitrici Arianese / ricostruzione “Sei persone per 72 mc” di Achille Castiglioni per la XVII Triennale Bodino / scenotecnica Bose / Audio Eletech / videoproiezioni ESM Impianti / cablaggi Eurostands / schermi Marzoratimpianti / impianto elettrico Meritalia / divani Viabizzuno / Luci Volume / Luci Ouverture

assistente del regista Marita De Ruyter primo assistente alla regia Thomas Rhode operatore alla camera Nina da Costa capo elettricista Marius Speller

Hans Beenhakker con gli attori/danzatori Jim Barnard, Jan Barta, Andrea Beugger, Marcela Giesche, Rikke Mechlenborg Rasmussen, Sasker Polman, Marta Sponzilli, Eva Susova

Le Ossessioni del Design italiano

Il teatro Animista

I grandi borghesi e la sacralità del lusso

La Dinamicità

La

casa come teatro

Una borghesia inquieta,

Segno dell’ansia del Paese

e

gli oggetti come attori

tra lusso e sacrilegio

di

non arrivare in tempo

Teatro Sommerso

di

Silvio Soldini

di

Davide Ferrario

di Mario Martone

 

Ideazione Mario Martone testi di Emanuele Trevi

voci Eleonora Danco, Maddalena Piazzo, Cristina Spina, Emanuele Trevi sequenze in pellicola da ROMA di Federico Fellini, produzione Ultra Film (Roma), Les Productions Artistes Associeés (Paris), 1972, distribuzione Istituto Luce

a

cura di Claudia Di Giacomo

ideazione Silvio Soldini, Bruno Oliviero montaggio Carlotta Cristiani assistente al montaggio Francesca Vassallo consulenza musicale Giovanni Venosta musiche di Alfred Schnittke, Peer Raben, Toru Takemitsu Postproduzione video Start - Milano Postproduzione audio Mixal - Milano

Idea e montaggio di Davide Ferrario scenografia Francesca Bocca, Valentina Ferroni sound design Vito Martinelli suono in presa diretta Mirko Guerra operatore steadycam Luca Dell’Oro fotografia Martino Pellion di Persano musica Officine Schwartz direttore di produzione Federico Mazzola

fotografia Gian Enrico Bianchi

si

ringraziano

assistenti di produzione

montaggio Ilaria de Laurentiis operatore Maurizio Lorenzetti una produzione PAV s.n.c.

Gianni Canova, Domenico Cuscino, Alessandra De Luca, Valerio Gandolfi, Piergiorgio Gay, Paolo Mereghetti, Luca Mosso, Alberto Pezzotta, Alessio Viola

Andrea Cremaschi, Antonella Grieco attrezzista Paolo Villata aiuto attrezzista Luca Briganti trucco Fiorella Novarino

e

Roberta Scaglione

e Lumière & Co.

con (in ordine di apparizione) Zoe Tavarelli, Mia Bruno, Ladislao Zanini, Ilario Rosso,

si

ringraziano

Alice Barbero, Nicola Colajanni, Fiore Bocca,

Nicola Savarese, curatore della mostra

 

Paolo Nomis Di Pollone e Valfenera,

In

scaena, la Soprintendenza Archeologica

Alice Caudero, Andrea Bocca,

di

Roma, Electa Roma;

Giulia Bruno, Francesca Rol

Michele Iodice e la Soprintendenza per

 

telecamera Lumiq

i Beni Archeologici della Provincia di Napoli

materiale tecnico

e

Caserta;

Palmira di Armando Madaffari

la

Soprintendenza per i Beni Archeologici

studi di montaggio

della Lombardia; il Museo Archeologico Nazionale di Taranto;

 

Tomato di Alessandra Finalino color correction Laboratorio dell’Immagine

il Museo Archeologico Regionale Eoliano

“Bernabò Brea”; e il Musée du Louvre durata: 8’30’’ riprese effettuate in HD VARICAM PANASONIC a Napoli presso il Museo Nazionale Archeologico di Napoli, e a Roma presso la mostra In scaena al Colosseo, nel novembre 2007

si ringraziano

Salvatore Cubani, Alessandro Renolfi, Duilio Nano, Marco Valente, Beppe Gianolio e Tommaso Macrì, IPI spa e Fabrizio Settime,

Società Polaris

La democrazia impilabile

Il Super-Comfort

La Rete

Una modernità componibile,

La

comodità italiana è una utopia

video

ripiegabile, lavabile

più che un servizio

 

Ferragamo

di

Daniele Luchetti

di

Pappi Corsicato

motion graphics by Lorenzo Ceccotti coding by Mauro Staci production by Frame By Frame

ideazione Pappi Corsicato direttore della fotografia e operatore Arnaldo Catinari trucco e effetti Silvia Persica e Grazia Colombini organizzatore di produzione Giuseppe di Gangi

I Grandi Semplici

video ideato, girato e montato da Angelo Albertini e Simone Scafidi www.leclip.it/

Kartell Ideato da Alessio Girella e Simone Maffioletti Riprese Andrea Rovelli e Chiara Morcelli (sotto la supervisione di Alessio Girella e Simone Maffioletti) Montaggio Andrea Rovelli

La luce dello spirito Una luce che crea ombre e penombre;

La

ricerca della semplicità come razionalità

sorprende e vibra

spontanea

Fimag

Semplici Semplici

Video realizzato da: Stefano Borgo, Fabio Ceruti, Nicole Re

di Antonio Capuano

di Ermanno Olmi

aiuto regista Pina Iervolino consulenza musicale Francesca Balzano compositing Armando Lombardo supervisione effetti Guido Pappadà montaggio Simona Infante fotografia Antonio Capuano organizzatore Gennaro Fasolino collezione lampade Salvatore Ferrari di Galleria Ferrari Mario Nanni per Viabizzuno post produzione studi Sirenae

produzione esecutiva Ipotesicinema s.r.l collaboratori Paolo Cottignola, Federica Ravera, Gilles Barberis, Ludovico Bettarello, Céline Pozzi, Chelu Deiana, Davide Pozzi, Marianna De Sanctis, Elena Tammaccaro, Adriana Novello, Laura Pavone, Fiorenza

Bagnariol

Post produzione l’immagine ritrovata film restoration & conservation

Mostre in corso

Triennale Design Museum

Triennale Bovisa

Gino Sarfatti dicembre 2008 – febbraio 2009

Junkbuilding 9 – 25 maggio 2008

Filo-sophia novembre 2008 – gennaio 2009

Valentina / Crepax 20 settembre - gennaio

Triennale di Milano

Freestyle 8 maggio – 6 luglio 2008

Casa per Tutti

16 maggio – 14 settembre 2008

Nuda Via

16 maggio – 7 settembre 2008

Premio Mies van der Rohe 2007 Premio per l’architettura contemporanea dell’Unione Europea giugno – agosto

Alberto Burri

15 ottobre 2008 – marzo 2009

Il mercato delle storie A cura di Muba e Mondadori dicembre 2008 – marzo 2009

Triennale Design Museum

Con il contributo speciale di

Direttore

Antonio Capuano

Silvana Annicchiarico

La luce dello spirito

Progettista del restauro

Pappi Corsicato

architettonico

Il

super comfort

del Palazzo della Triennale Michele De Lucchi

Davide Ferrario

La dinamicità

Curatore scientifico

Andrea Branzi

Daniele Luchetti La democrazia impilabile

Museum Exhibition Design Italo Rota

Mario Martone

Visioni in Movimento Che cosa è il Design Italiano?

Il

teatro animista

Ouverture Peter Greenaway Fiato alle trombe! 2000 anni di creatività italiana

Ermanno Olmi

I grandi semplici

Silvio Soldini

I grandi borghesi

e la sacralità del lusso

Inaugurazione 6 dicembre 2007

Triennale di Milano

Biglietto:

museo + l’Europeo 11 euro

Ufficio stampa

responsabile

Antonella La Seta Catamancio Damiano Gullì Marco Martello

Tutte le immagini e i testi sono scaricabili dal sito www.triennale.it/press

Foto di copertina:

© Giovanni Chiaramonte.

Particolare

Foto di copertina: © Giovanni Chiaramonte. Particolare Triennale Design Museum La Triennale di Milano Viale

Triennale Design Museum La Triennale di Milano Viale Alemagna, 6 20121 Milano

T. +39 02 72.43.41

www.triennaledesignmuseum.it

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