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E sregolatezza

La Montaña Sagrada di Alejandro Jodorowsky

Parlando di Jodorowski,non si può non citare “Dune” la pellicola che Jodorowsky decise di girare
nel 1975 in seguito ad un’apparizione divina (non aveva ancora letto il libro); il cast doveva
includere Orson Welles, Salvador Dalì, Mick Jagger, Geraldine Chapman ed Alain Delon con i Pink
Floyd come responsabili dell’inedita colonna sonora. Il progetto era d’immensa portata ed i costi in
proporzione; il solo Dalì doveva costare centomila dollari l’ora (per contenere i costi, il regista
aveva pensato di sostituirlo, in alcune scene, con un manichino). Jodorowsky tentava, inoltre, di
allontanare l’autore dell’omonimo romanzo in quanto non riteneva che il film dovesse prestare fede
al libro cui si ispirava.
Alla fine non se ne fece nulla; i costi erano eccessivi e Hollywood mostrava perplessità circa lo
stile, decisamente poco tradizionale della sceneggiatura. Anni dopo, la pellicola fu realizzata da
Lynch ma Jodorowsky la prese sportivamente anzi, dopo aver visto il lungometraggio
dell’americano, si dichiarò ‘contento’ visto che quella di Lynch era, a suo dire, ‘una merda’.
In occasione del primo saggio in lingua inglese trattante la sua filmografia (Anarchy and Alchemy),
Jodorowsky dichiara: ‘La gente mi domanda in continuazione di cosa trattano i miei film. Gli
rispondo “non lo so”. Ho letto questo libro; ora lo so. Se avete domande, esso contiene le risposte.
Ho imparato molto su Jodorowsky’.
Prodotto da John Lennon e Yoko Ono, La Montaña Sagrada (1973) tratta una serie di spaccati
utopici che esasperano i prodotti dell’indottrinamento, la vanità, la violenza istituzionale,
l’isolamento, l’industria bellica e dell’idolatria.
Jodorowsky affonda nelle carni con bocca e genitali indugiando sul pornoalimentare con accenni
zoofilici, necrofilici, pedofilici ed una (mal)sana dose di cannibalismo giungendo così al perverso
ed al pornografico, senza passare per alcuna anticamera di velato erotismo. L’umanità
innaturalmente costretta e concentrata in realtà urbanistico-politico-superstiziose, non prova
appetito né percepisce sensualità in qualità di preludio al sesso od al cibarsi piuttosto s'avventa sulla
carne tutta, ardimentosa di crapula e di gozzoviglio. Dimentica di persone, non vede che corpi.
S'accorge solo carne da divorare, titillare, straziare, penetrare in un delirio che non trascende la
vergogna del corpo nudo, piuttosto l’annega e l’asconde sotto le scorie della stessa; lutulento in
densi strati di sangue, viscere, umori, sudore, sperma ed escrementi.
Nella seconda parte, i massimi artefici dei disastri utopici di cui sopra sono invitati a tentare il
raggiungimento dell’immortalità attraverso un cammino ascettico. L’invitante (un misterioso
alchimista) li esorta all’abbandono dei beni materiali e dell’attaccamento al corpo al fine di condurli
alla conquista del Sacro Monte dove cesseranno d’esistere come meri mortali.
Curiosamente nessuno degli adepti pare veramente credergli e le azioni ed i proclami della
medesima guida spirituale paiono non estranee ad una certa inclinazione parodica.
Ciò non deve stupire dal momento che lo stesso regista si mostra piuttosto incerto in merito a
quanto enarra. Il suo approccio è obliquo, il rispetto per lo spettatore dubbio; non sembra
intenzionato a gratificarne la sensibilità, pare invece burlarlo in continuazione, per poi “punire”
l’eventuale reazione di disappunto ed con costrutti scenografici, improvvisi, ingiustificabili,
nondimeno visionari.
Riesce ad essere tremendamente offensivo e profondamente blasfemo dentro e fuor di metafora;
non lo si può tuttavia accusare d’avere lo scandalo quale fine ultimo giacché non v’è evidenza, nelle
opere di Jodorowsky, di finalità (o messaggio intrinseco) alcuno. Semmai si potrebbe affermare che
lo scandalo si prefigura come metodo. Si potrebbe ma, di fatto, non si può... prove conclusive di un
vero e proprio metodo non sono riscontrabili; è lo stesso regista ad affermare di fare i film ‘con los
cojones’. Si rileva, piuttosto, genio incommensurabile nella proposizione d’immagini
compositivamente suggestive (ragguardevoli pure da un punto di vista strettamente fotografico)
accompagnato a resistenza e disinteresse pressoché totali al momento di strutturarle coerentemente.
Un unicum non solo come regista ma come genere; più che trascendentale, trasceso.

a.ritroso