Sei sulla pagina 1di 1

Ma perché si parte?

E verso dove partite tutte con l’assillo degli impegni solo apparentemente
importanti. Il tempo di conoscervi libere e siete già sulla porta. Un pomeriggio per imprimere con le
mani il vostro essere che vive lungo le forme del corpo e poi subito via, sconfitti dal senso pratico
di persone in cerca di una vita, in un mondo ostile, difficile, bizzoso. Goloso del vostro tempo di cui
non conosce il valore.
Incapaci di comunicarsi ci si ritrova soli, ancora una volta. Fermi, non esattamente in attesa, con lo
spettro della rassegnazione che seduce mascherata di raziocinio, la cosa migliore o la meno peggio.
Comodo per chi ha paura, facile per chi è senza mezzi; la resa. E non il cuore. Quello non ha confini
senza riuscire però mai a diventare relazione, compagnia. Lo spirito libero del proprio universo
incondivisibile e quindi di dubbia esistenza. Muore lentamente chi non ce l’ha e di morte violenta o
stupefatta chi non vi rinuncia. Va il libero spirito gravido dell’ammirazione degli spettatori cauti,
sicuri in compagnie deludenti.
Eroi rivoluzionari lavorando tra gli scaffali di un supermercato, capaci di slancio generoso verso
coloro che guardano Pindaro in volo ed applaudono sempre più forte, fino allo schianto di cui
avevano certezza sin dal decollo. E poi di nuovo a testa bassa andare, camminare, lavorare. E mai
sperare, se non quei sogni mediocri, con il benestare dei padroni.
La libertà e la gioia che danno invidia e gettano in confusione; più gufatori che emulatori. Una
società che tira per la camicia chi è sulla scala, verso il basso. O scendi o cadi. Visto? La ragione di
chi ce l’ha per consolare le proprie sconfitte.

a.ritroso