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Illogica allegria filosofica

“Bad Taste” di Peter Jackson

In un paesino sulla costa neozelandese, l’intera popolazione scompare


misteriosamente. Un manipolo di segregati addestratissimi è chiamato ad investigare.
Esordio classico, Neozelanda e conseguenti accenti divertentissimi a parte.
Se poi aggiungiamo che il film prosegue enarrando lo scontro tra la scelta squadra e
degli improbabili extragalattici zombiformi è chiaro che nessuno sarà colto da raptus
esterrefante. Purtuttavia la sorpresa figura nel mentre, nel come e nel perchè (spesso
insoddisfatto) in quando il regista Peter Jackson tratta questo genero di squisita
classicità prosaica con avvincente originalità. Jackson rende il topico atipico
snaturandolo e deridendolo.
Trovatosi con un budget da B-movie non s’accontenta però, invece d’aspirare ad un
artismo magari minimalista, data la carestia pecuniaria, punta decisamente in basso,
verso un ipotetico C-movie di cui è, quando non inventor, almeno co-autore. Di qui la
marcata sovrattuazione di tutti gli interpreti, l’insistenza nel proporre i topos
pellicolari maggiormente peculiari all’horror fino ad esasperarli con effetto ilare a
puntualmente conseguire. La ricerca dell’inverosimile crudamente reso con l'apporto
di effetti davvero “speciali” vista la loro manifesta e rusticana inadeguatezza.
Improbabile, patetico e ridicolo, senza complessi. E poi sangue, viscere e grauità
gratuite.
Una su tutte, la scena in cui l’eroe con motosega (e come rinunciarvi, del resto?) si
ritaglia un varco ad personam (ovvero sagomato) nella parete retrostante d’un edificio
per potersi confrontare con il capo degli, alla terra, alieni. Succede, com’è naturale in
questi casi, che un suo collega spari un razzo dallo spiazzo di fronte il qual razzo entra
dalla finestra, schiva i due contendenti e fuoriesce dalla sagoma centrando in pieno
un'ignara pecorella. Fantastico!
“Bad Taste” è come quel vostro compagno di classe un po’ strano, sempre oggetto di
motteggio e ludibrio tuttavia capace di determinare un vuoto percepibile con la sua
assenza perchè, suo malgrado, inesaribile fonte di buonumore. Della comicità non è
demiurgo benchè la materia stessa così come “Bad Taste” non impartisce amenità ad
intervalli più o meno regolari ma ne è omogeneamente pervasa; il mero fatto che un
film simile esista è motivo d’allegria.
Storia del cinema, non perchè impeccabile capolavoro ma perchè fa delle sue
deficienze gemme e, diversamente da “Il signore degli anelli” e “King Kong” (i più
noti film di Jackson), rifugge la condivisibilità e la mediocrità con rara decisione. Per
intenderci, “Bad Taste” non è un film da tre stelline ma da una o nessuna; un
monumento alla storia del cinema in quanto fra i peggiori film mai girati se non il più
peggio in assoluto e, proprio per questo, significativo come pochi; uno dei più
maggiormente migliori mai prodotti. Pessimo ovvero eccellente.

a.ritroso