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Logotipo di PArSJAd

Michela Scibilia dicembre 2012 www.teodolinda.it

Rivivere e
comunicare
il passato
Il contributo della
rievocazione dellevo
antico al marketing
museale e territoriale

Pubblicazione realizzata dallIstituto Beni Culturali


nellambito delliniziativa comunitaria
PArSJAd Parco Archeologico dellAlto Adriatico /
Arheoloki parki severnega Jadrana
Soprintendenza per i beni librari e documentari

Rivivere e comunicare il passato.


Il contributo della rievocazione
dellevo antico almarketing museale
eterritoriale
A cura di Fiamma Lenzi e Simona Parisini
2014

Progetto strategico finanziato


nellambito del Programma per
la Cooperazione Transfrontaliera
Italia-Slovenia 2007-2013, dal
Fondo europeo di sviluppo
regionale e dai fondi nazionali.
Ministero dellEconomia
e delle Finanze

Sofinanciran v okviru Programa


ezmejnega sodelovanja
Slovenija-Italija 2007-2013 iz
sredstev Evropskega sklada za
regionalni razvoj in nacionalnih
sredstev.
REPUBLIKA SLOVENIJA
MINISTRSTVO ZA GOSPODARSKI
RAZVOJ IN TEHNOLOGIJO

Progetto grafico
Monica Chili
Stampato nel mese di Febbraio 2014
dal Centro Stampa Regione Emilia-Romagna
(Bologna)
In copertina
Foto di Camillo Balossini, Chiara Cali

Partners
Regione del Veneto - Unit complessa Progetti Strategici
e Politiche Comunitarie, Lead partner
IBC - Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali
della Regione EmiliaRomagna
Comune di Bagnara di Romagna (RA)
Comune di Russi (RA)
Comune di Voghiera (FE)
Regione Friuli Venezia Giulia - Centro Regionale di Catalogazione
e Restauro dei Beni Culturali
Narodni Muzej Slovenije- Ljubljana (Museo Nazionale Sloveno)
Univerza na Primorskem, Znanstveno-raziskovalno sredie
(Universit del Litorale, Centro di Ricerche Scientifiche)
Zavod za varstvo kulturne dediine Slovenije- Ljubljana
(Istituto per la tutela del patrimonioculturale della Slovenia)
Logotipo di PArSJAd

IBC
Via Galliera, 21 40121 Bologna
Tel. 0039 051 527 6600
Fax 0039 051 23259
www.ibc.regione.emilia-romagna.it
ISBN 9788897281207

http://parsjad.regione.veneto.it

I contenuti di questa pubblicazione sono responsabilit degli autori e


non riflettono in alcun modo le opinioni delle autorit del Programma di
Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia.
Michela Scibilia dicembre 2012 www.teodolinda.it

Logotipo di PArSJAd

Rivivere e
comunicare
il passato
Michela Scibilia dicembre 2012 www.teodolinda.it

Il contributo della rievocazione


dellevo antico
al marketing museale e territoriale

Indice
Presentazione 3
Fiamma Lenzi

Re-enactment, living history: rapporti con larcheologia sperimentale


e i Musei Archeologici allAperto

Lara Comis


Roman reenacting: esperienze italiane nella rievocazione della Romanit
17
Erika Berto

Antiqva Italia. Progetto per un organismo di coordinamento degli enti


e delle associazioni che operano nel campo della rievocazione storica dellantichit

20

Il Museo Archeologico di Bologna rievoca: lesempio di Archeopolis 2011

25

Gli Etruschi rivivono a Marzabotto: esperienze didattiche e festival storico di KAINUA

41

Lalba degli Etruschi. Unesperienza di museum theatre a Castelfranco Emilia

65

Terra di Storia: dalla rievocazione storica alla didattica

71

Quando il presente incontra il passato attraverso la rievocazione:


il Festival del Mondo Antico a Rimini

81

Diciasette anni di ricostruzioni romane a Villadose (RO)


tra archeologia sperimentale e divulgazione

93

Corrado Re

Paola Giovetti, Federica Guidi

Paola Desantis, Rita Filippini, Corrado Re

Diana Neri, Luca Cesari, Corrado Re

Silvia Cipriano

Angela Fontemaggi, Orietta Piolanti

Enrico Maragno

VIsiTA al MUSEO. Esperienza di rievocazione allinterno delle sale


del Museo Archeologico Nazionale di Sarsina

105

Prove di rievocazione in un villaggio dellet del Bronzo

118

Rievocare per scoprire: archeologia sperimentale e didattica sensoriale

127

Monica Miari, Maria Teresa Pellicioni, Monica Ballantini

Ilaria Pulini, Cristiana Zanasi

Annachiara Penzo

di scena la storia: ricostruzione storica dellantichit, rievocazione e patrimonio culturale 139


Corrado Re, Lara Comis

Fuochi preistorici, a Travo tornano gli antichi 153


Gian Battista Fiorani, Claudia Minuta, Maria Maffi, Andrea Moretti

La Fondazione Aquileia per la diffusione della conoscenza

167

Opitergivm Rievocazione storica - Oderzo rievoca le proprie radici

170

La villa marittima di San Simone/Simonov zaliv (Slovenia)

175

Brixellum Romanorum.
Attivit del Gruppo Archeologico Brescellese Marco Salvio Othone

183

Lassociazione culturale Legio XIII Gemina

186

Gianluca Baronchelli

Angelica Giabardo

Ivana Pintari, Tina Kompare

Marino Agosti, Laura Zilocchi

Denis Pasini, Marco Baiocchi

LAssociazione Culturale Terra Taurina e il gruppo di rievocazione storica Touta Taurini 190
Riccardo Graziano

Presentazione
Fiamma Lenzi IBC - Servizio Musei e Beni Culturali

La pubblicazione che presentiamo costituisce il punto


di arrivo di un percorso di ricerca-azione intrapreso
dallIstituto Beni Culturali a partire dal 2011 scegliendo
come focus la rievocazione storica dellevo antico intesa quale strumento attivo di comunicazione del patrimonio museale e di promozione delleredit culturale
del territorio.
In qualsiasi modo li si vogliano definire, accentuandone
maggiormente laspetto ludico-spettacolare oppure lo
spiccato carattere didattico-educativo, historical reenactement, living history, archeologia ricostruttiva
stanno infatti entrando stabilmente a far parte delle
strategie comunicazionali utilizzate nel marketing museale e territoriale per accrescere lattrattivit delle istituzioni che conservano patrimonio, valorizzare risorse e
vocazioni possedute dalle comunit locali, impostare e
qualificare i servizi che fanno leva su tali peculiarit.
Sempre pi spesso, attivit educative e laboratoriali organizzate dai musei, siti open air, parchi tematici, iniziative espositive, manifestazioni del tempo libero, messa in
valore di luoghi dinteresse storico-turistico si associano
a eventi di rievocazione che resuscitano modi e stili di
vita dellantichit, episodi salienti di una storia remota
o solo dellaltro ieri, filologiche o meno fedeli ricostruzioni di vestimenta e attrezzature in uso nelle varie epoche storiche, offrendosi come un corollario conoscitivo
assai apprezzato dal pubblico e particolarmente idoneo
a stimolarne curiosit e desiderio di apprendimento.

Valorizzazione del passato, recupero della memoria


storica, miglioramento dei servizi che i musei, le strutture educative o le diverse forme di turismo didattico e
culturale devono essere in grado di offrire nel campo
della fruizione del patrimonio e delle sue interconnessioni storiche e territoriali non possono oggi pi prescindere da unattenta considerazione delle attese del
pubblico, per far s che ne conseguano risposte adeguate. Risposte che richiedono di essere sorrette da
un solido impalcato di conoscenze tecnico-scientifiche, senza peraltro escludere laccoglimento di quegli
aspetti spettacolari e dintrattenimento educativo che
rappresentano una delle forme pi moderne di comunicazione e trasmissione di contenuti culturali.
Dunque, storia vivente, archeo-rievocazione e, pi in
generale, qualsiasi attivit che faccia capo a questo
filone sono ormai ritenute moltiplicatori dinteresse e
mediatori fra i pi efficaci quando si vogliano proporre
una rivisitazione temporale immersiva o la rinascita di
antiche quotidianit o, ancora, la riappropriazione delle
tradizioni storico-culturali ascrivibili a un periodo, oppure a unarea geografica determinati.
Esse agiscono inoltre da fortissimo stimolo per le comunit locali a riscoprire il proprio retaggio culturale e a
trasfonderlo nel presente, a capire e far capire che il
passato meritevole di essere salvaguardato non solo
in quanto tale, ma perch rappresenta un importante
elemento di riconoscimento e di autorappresentazione,
3

terizzato da unintensa comunicazione commerciale e


culturale, e da sempre snodo cruciale per le relazioni
economiche e sociali tra Occidente e Oriente. Tale ruolo
ha determinato il sedimentarsi di un substrato storico
che ha segnato fisicamente e culturalmente la fascia
alto adriatica, rendendosi perfettamente riconoscibile
in unimportante serie di insediamenti distribuiti lungo
tutta questa vasta zona, ma che non mai stato oggetto di unanalisi congiunta, tale da inserire le evidenze
storiche e archeologiche in un tessuto unitario e consentire una conoscenza pi approfondita del territorio e
un suo godimento pi mirato e razionale.
Nellattuazione del progetto si prevista lelaborazione
di metodologie, sussidi e materiali basati tanto su forme
consolidate di comunicazione, quanto su innovativi,
non tradizionali, modi di presentare e reinterpretare il
passato, come appunto la rievocazione storica e larcheologia ricostruttiva, nella certezza che il loro apporto avrebbe potuto dare un efficace contributo al miglioramento complessivo dellofferta culturale in ambito
storico e archeologico, alla formazione degli operatori,
alla qualificazione di quelli gi attivi e allindividuazione
di professionalit alternative.
Il percorso messo a punto dallIstituto si perci incentrato su una serie diinterventi formativi che - per la
prima volta in Italia - hanno messo sotto la lente dingrandimento e trattato da diverse angolature (semantiche, organizzative, gestionali) la relazione intercorrente
fra reenactement, archeologia ricostruttiva e valorizzazione del patrimonio, cercando di stimolare una riflessione complessiva intorno alle attivit che fanno capo a
questo dominio dazione culturale.
La prima proposta, realizzata in collaborazione con le
associazioni La Parma, ArcheoStorica e De Bello
Italico, si concretata in una serie di incontri formativi

ma soprattutto una formidabile leva di rivalutazione


territoriale, un grande potenziale sociale e produttivo,
moltiplicatore di benefici e ricadute economiche diretti
e indiretti.
Da qui ha preso le mosse lIstituto Beni Culturali che,
nellambito del proprio impegno volto alla salvaguardia
delleredit culturale regionale e alla ricollocazione delle
testimonianze in una pi dinamica visione del passato,
grazie alla quale sia pi agevole a chiunque ricostruire
identit culturali complesse e ristabilirne le connessioni
spazio-temporali, ha ritenuto strategica linclusione
di questi temi nel progetto di cooperazione regionale
transfrontaliera PArSJAd - Parco Archeologico dellAlto
Adriatico.
Ci non sarebbe stato possibile se lIBC non avesse
trovato spunti di riflessione e stimoli operativi, possibilit di dialogo con il mondo della Rievocazione e occasione di avvicinarne i protagonisti e le esperienze, negli incontri di Antiqva Italia. Organizzati (2010 e 2011)
dallassociazione ArcheoStorica e dal progetto De
Bello Italico, con la partecipazione appunto dellIstituto
Beni Culturali e del Comune di S. Lazzaro di Savena,
sono stati dedicati allanalisi dello stato dellarte della
rievocazione e ai suoi rapporti con la divulgazione e la
didattica e con larcheologia sperimentale e la ricerca.
Il fil rouge fra quegli appuntamenti e quanto abbiamo
realizzato in seguito motiva la pubblicazione nel volume
odierno di una parte degli interventi allora presentati alla
discussione.
Tornando al progetto PArSJAd, liniziativa comunitaria
nata dalla volont condivisa di promuovere, sostenere,
rendere pi accessibile, in unottica globale e attraverso
azioni comuni, il patrimonio archeologico nellarea costiera e nellentroterra adriatico fra lEmilia-Romagna e
lIstria slovena: un arco territoriale storicamente carat4

e metodologico e del raggiungimento di una maturit


operativa e organizzativa, ha indotto lIstituto a promuovere un successivo incontro, con la formula del workshop formativo, di cui il presente volume raccoglie i
contributi.
chiaro infatti che, pur con ancora notevoli problemi
di natura metodologica e disciplinare, queste attivit
sono, o saranno nel prossimo futuro, sempre pi largamente impiegate non solo per arricchire e diversificare
lofferta culturale, ma anche per sostenere con strumenti alla portata di tutte le categorie di utenti i difficili
processi di analisi e re-interpretazione del passato, assecondando quello spontaneo interesse che il grande
pubblico nutre nei riguardi dellantichit e delleredit
culturale, pur tuttavia attentamente filtrati attraverso una
trasmissione di contenuti corretta e scientificamente
validata.
Coordinato da ArcheoStorica, e aperto a tutti gli
operatori potenzialmente interessati dai responsabili
museali agli educatori, dagli addetti del comparto del
turismo culturale alle associazioni e gruppi di rievocazione storica, dagli operatori della comunicazione agli
studenti e specializzandi in archeologia il workshop
ha puntato sullillustrazione di una serie di case-history,
relative allapplicazione di questo modello ricostruttivo
del passato, come apertura di un canale informativo
per agevolare unanalisi comparata sulle metodologie,
le procedure e i criteri di tali iniziative, lo studio tipologico dei target cui si rivolgono e la replicabilit delle
esperienze in altri contesti, la diffusione verso una platea vasta di utenti/fruitori/operatori di best practices
nellambito delle diverse forme collaborative.
La presentazione di alcune fra le attivit rievocative pi
consolidate, nelle quali lintegrazione e linterazione
fra operatori culturali e rievocatori ha raggiunto un li-

(tre seminari, due laboratori, un project work) concepiti


come unazione di networking. Miravano a sviluppare
negli operatori del settore esperienze e sensibilit comuni in vista della costituzione di un sistema strutturato
di collegamenti atti favorire il dialogo, la comunicazione,
lo scambio di know-how, lincentivazione di sinergie fra
quanti si occupano o sono interessati a occuparsi del
tema della rivisitazione storica come mezzo di sviluppo
territoriale e di promozione socio-economica. Fra i risultati attesi e veicolabili attraverso questa rete di relazioni, cerano laccrescimento della visibilit dei musei e parchi presenti nellarea di progetto, lemersione
di vocazioni turistico-culturali dei contesti territoriali di
riferimento, la riqualificazione degli eventi esistenti, la
valorizzazione di potenzialit ancora non pienamente
espresse, lindividuazione di nuovi e pi diversificati
scenari crono-culturali per lazione rievocativa, sino ad
oggi eccessivamente concentrata soprattutto su vari
aspetti della Romanit e sulla spettacolarizzazione ricostruttiva di momenti/episodi di vita militare.
Per una descrizione delle modalit di svolgimento e
delle metodologie applicate, unitamente a un bilancio
degli esiti conseguiti, si rinvia ad altra parte di questo
stesso volume. Qui si vuole solo rimarcarne ladozione
di un criterio di partecipazione allargata e lorientamento a favorire lincontro ravvicinato fra esponenti del
mondo della Rievocazione, operatori culturali in genere
e rappresentanti delle istituzioni pubbliche nei settori
della cultura, del turismo, della scuola, dei musei, come
presupposto essenziale per favorire la capitalizzazione
vicendevole di competenze e punti di vista.
La consapevolezza che questi temi sono divenuti di
stringente attualit e pertanto si rendevano ormai improcrastinabili occasioni di confronto pubblico e di bilancio in vista di un definitivo consolidamento scientifico
5

scenze, cominciando a impostare modelli operativi e


metodi di lavoro condivisi, imparando a radiografare i
pubblici, cogliendone le esigenze e corrispondendo alle
loro aspettative, rafforzando ulteriormente e dando stabilit e continuit alla cooperazione fra i musei, i parchi
culturali, il territorio, le amministrazioni che lo governano
e il mondo della Rievocazione.

vello organizzativo-contenutistico molto alto e scientificamente sorvegliato, rappresenta per tutti noi non
solo unopportunit di trasferimento esperienziale e di
stimolo a costruire una cultura della qualit in un settore emergente della comunicazione culturale, ma anche questo il nostro auspicio uno dei modi utili
a portare a sistema un grande patrimonio di cono-

Re-enactment, living history: rapporti con larcheologia


sperimentale e i Musei Archeologici allAperto*
Lara Comis MA Experimental Archaeology; Exarc member
Archeologia Sperimentale

Il re-enactment e la living history sono attivit piuttosto ben avviate nel panorama europeo. Ne beneficiano
soprattutto i siti archeologici, i musei archeologici ma
in particolar modo i musei archeologici allaperto. I rapporti tra queste forme di divulgazione e larcheologia
sperimentale sono stati oggetto di dibattito in ambito
accademico sin dalla presa di posizione di Reynolds
(1999). Anche nellarcheologia sperimentale si spesso
verificata una pesante sovrapposizione di finalit nellutilizzo del termine, che si tentato negli ultimi anni di
chiarire per una delimitazione della disciplina nellambito
della ricerca e soprattutto in relazione alla divulgazione
del patrimonio (Comis 2010). doveroso pertanto chiarire lassioma principale di questo articolo che identifica
la rievocazione storica come risorsa per la divulgazione
del patrimonio archeologico, e per questo ad esso indissolubilmente connessa. Di questa connessione
con il patrimonio verranno poste in luce le prospettive
nellambito della ricerca.
Si tratter pertanto dellarcheologia sperimentale dal
punto di vista delle definizioni e delle applicazioni del
termine, si affronter la tematica dei Musei Archeologici
allAperto come serbatoi privilegiati di divulgazione e ricerca attiva e si passer infine a definire lutilizzo della
rievocazione in senso lato allinterno dei contesti tracciati.
*

Letichetta archeologia sperimentale si trova applicata


a una numerosa serie di attivit. Durante le indagini
svolte sulla metodologia utilizzata nel nord Italia nellambito dellArcheologia Sperimentale (Comis 2003), sono
state individuate le principali tipologie che ricadevano
nelluso pratico del termine. Tra esse si annoveravano:
Repliche di reperti archeologici.
Re-enactment o Living history
Attivit esperienziali o dimostrazioni pratiche di
tecnologie antiche
Simulazione di procedure produttive
Attivit didattiche
Eventi spettacolari
Come mai una tale eterogeneit di attivit ricade sotto
un termine cos apparentemente specifico? Nel caso
delle repliche di manufatti, il frutto della ricerca archeologica viene utilizzato in pratica per rendere pi tangibile e fruibile un determinato reperto. Nel re-enactment
o nella living history, le repliche (che comprendono anche labbigliamento) vengono utilizzate in pratica e
dal vero in attivit che possono anche avere ricadute
divulgative. Nelle attivit esperienziali o nelle dimostrazioni pratiche, un processo produttivo di cui si sono
accertate le modalit nellambito della ricerca archeologica viene utilizzato per coinvolgere ed educare attivamente il pubblico. Anche in alcune attivit didattiche
si ripercorrono gesti recuperati dal passato, ed infine,

Questo testo rispecchia in gran parte, con i necessari aggiornamenti,


lintervento presentato in occasione del primo incontro di Antiqva
Italia (S. Lazzaro di Savena, 2010).
7

negli eventi spettacolari, anche se il pubblico non viene


attivamente coinvolto, la fruizione su aspetti che comunque riguardano il passato.
Per determinare le ragioni di una tale sovrapposizione
di significati, appare utile diversificare inizialmente gli
ambiti dellapplicazione del termine archeologia sperimentale. Se si osservano da questa prospettiva le tipologie sopra descritte, appare chiaro che il termine viene
indistintamente utilizzato in tre ambiti: quello della didattica e della divulgazione, quello del turismo e quello
della ricerca. Nonostante questa distinzione di ambiti
applicativi, palese che tutte le attivit di cui sopra
traggono le proprie fonti dai frutti della ricerca in ambito
archeologico.
Come si situa quindi larcheologia sperimentale
nellambito primario, cio quello della ricerca? Come
si accennava sopra, il dibattito accademico su questo tema vanta anni di esistenza, e una lunga serie di
contributi scientifici sono stati prodotti per la determinazione dellambito di applicazione della disciplina. Non
questa la sede per affrontare una problematica cos
articolata e si rimanda il lettore interessato alla bibliografia di riferimento (si veda per esempio Outram 2008
e relativa bibliografia).
Preme qui principalmente sottolineare che una delle
fondamentali cause di incomprensione dellarcheologia
sperimentale come metodo di ricerca viene ad identificarsi con la sottovalutazione del termine sperimentale
e da tutto ci che esso sottende1. Lesperimento non
1

unattivit casuale: la filosofia della scienza non si


fermata a Galileo, ma ha sviluppato ulteriormente il concetto di sperimentazione. Anche in questo caso non risulta utile entrare nel dettaglio, ma occorre sottolineare
che attualmente la sperimentazione in archeologia si
attua secondo il metodo della falsificazione teorizzato
da Popper. Il filosofo, nella sua rivoluzione scientifica 2,
ha determinato che ogni teoria, per essere scientifica,
deve essere falsificabile: non possono esistere teorie
vere ma solo valide. Le interpretazioni archeologiche
vengono pertanto messe alla prova tramite una sperimentazione che valuta le possibilit di confutazione,
non di affermazione delle stesse 3.
In linea di massima, e per semplificare, il fine dellesperimento in generale, e in questo caso specifico in
archeologia, quello di acquisire conoscenza tramite
un processo dinamico di interrogazione (lesperimento).
Tutte le attivit di Archeologia Sperimentale propriamente detta si occupano di indagare i processi che
danno luogo ad una serie di caratteristiche della fonte
archeologica (dalle modificazioni postdeposizionali, alla
tecnologia di produzione, allutilizzo dei manufatti ed
alle considerazioni derivate sul contesto di riferimento).
Ecco perch risulta molto difficoltoso scattare unimmagine dellArcheologia Sperimentale: perch si tratta
di un processo dinamico. Inoltre, il fine dellArcheologia
Sperimentale quella di affinare gli strumenti di interpretazione del dato archeologico, non quello di costruire repliche di oggetti del passato. In questa prospet-

Non si dimenticano per questo le gravi incomprensioni che offuscano


il termine archeologia nel contesto culturale e mediatico italiano che
hanno le proprie radici nellassenza di riconoscimento e di ricezione
da parte del mondo accademico della rivoluzione metodologica
avvenuta con la New Archaeology e del successivo dibattito teoretico.
Il tema meriterebbe una trattazione a parte.

2
3

Popper, 1959.
the elimination of non-knowledge (Ingersoll and Macdonald
1977, p. xvi).

tiva, le repliche di reperti archeologici sono solo i mezzi


dellArcheologia Sperimentale, mai il fine. Questo concetto incontra grandissima resistenza in tutti gli ambiti
di applicazione, ove spesso anche gli istituti di ricerca
che utilizzano metodi antichi per effettuare repliche finalizzate alla divulgazione credono di trovare una credenziale nellutilizzo del termine archeologia sperimentale,
bench, a meno che i risultati dei processi non vengano
condivisi con la comunit scientifica per avere uneffettiva ricaduta sulla ricerca archeologica, si tratti in realt
di storia della tecnologia in pratica.
Un altro fattore di svalutazione del metodo sperimentale in archeologia la falsa credenza che tutto ci che
archeologia sperimentale debba essere svolto in
modo filologico. Anche se le fasi di valutazione delle
variabili possono avvenire (a seconda dellambito indagato) secondo i crismi di filologicit 4, la parte pi
significativa dellesperimento (quella che effettivamente
restituisce dati sulla falsificazione delle ipotesi), pu
svolgersi tranquillamente in laboratorio utilizzando materiali diversi rispetto agli originali. Questo avviene perch lesperimento deve riuscire a valutare i rapporti tra
le variabili sotto indagine. Se non fosse cos, bisognerebbe inventare di nuovo mille volte lacqua calda.
Le interpretazioni del dato archeologico che vengono
ricostruite tridimensionalmente non sono quindi unaffermazione sul passato, ma rappresentano al contrario una domanda. Nellesempio ormai ben conosciuto
nella letteratura specializzata, la ricostruzione di una ca4

panna realizzata su uninterpretazione del dato archeologico una ipotesi tangibile, e come tale, pu cadere
oppure no5. Ma questa coscienza sembra sia rimasta
unicamente a livello di ricerca specializzata e non viene
mai esplicitato durante la divulgazione. Dal punto di vista scientifico, quindi, un simbolo di qualit di una ricostruzione, potrebbe identificarsi nellapporre un punto
interrogativo ben visibile al pubblico6.
Tutte le considerazioni sopra riportate, e gli ambiti
spesso molto agguerriti di discussione, hanno portato
ad una frattura tangibile tra lambito della ricerca da un
lato e quello della divulgazione e del turismo dallaltro,
con grave detrimento per tutti i soggetti coinvolti.
a questo proposito che i Musei Archeologici allAperto
costituiscono un luogo cruciale per la risoluzione della
frattura. Infatti la maggior parte delle attivit che in essi
hanno luogo ricadono negli ambiti della divulgazione
e del turismo, bench si continui ad utilizzare in modo
improprio il termine archeologia sperimentale. La frattura rischia di creare uno iato tra la divulgazione e turismo da una parte e la ricerca dallaltra, anche perch
questultima reclama, a ragione, lesclusivit dellutilizzo
del termine per salvaguardare il metodo e il conseguente contributo scientifico.
Ma non scoraggiamoci: i termini della frattura non sono
cos netti, e gli ambiti in realt sono sovrapposti e coesistenti, presentando la potenzialit di una risoluzione
positiva (Comis 2010).

Si utilizza questo termine nellaccezione comunemente usata negli


ambiti descritti, pur essendo pienamente consapevoli che lutilizzo di
tale termine improprio per il dato unicamente materiale.
Reynolds aveva tentato di creare un termine apposito per indicare
questi modelli interpretativi tridimensionali, ovvero construct
(Reynolds 1999, p. 159)

Un aspetto decisamente sottovalutato dellArcheologia Sperimentale


quello del coinvolgimento del pubblico nellinterrogazione attiva
del passato. A Lejre (DK) il visitatore pu interagire direttamente
negli esperimenti portati avanti da ricercatori selezionati e pu quindi
attivamente partecipare, e con piena consapevolezza, alla ricerca
attiva ed in ultima analisi alla creazione del proprio universo di
interpretazione.

Fig. 1
Le Muse des Temps Barbares, Marles (FR). Museo Archeologico allAperto con esposizione di reperti archeologici originali
(foto: cortesia di R. P. Pardekooper).

10

Musei Archeologici allAperto

presenta direttamente al pubblico i resti delle antiche


civilt ed illustra visivamente o con lausilio di altri media
il contesto di rinvenimento (fig. 1), il museo archeologico
allaperto rappresenta fisicamente il contesto di rinvenimento secondo interpretazioni ricostruttive appropriate
e si serve di repliche di manufatti originali, dimostrazioni di tecnologia antica e, soprattutto nellEuropa del
Nord, di living history e re-enactment per coinvolgere il
pubblico nellattualit del passato (fig.2). Tramite questi mezzi, i musei archeologici allaperto rappresentano
lultima frontiera della divulgazione del patrimonio archeologico. Nel museo archeologico inteso nel senso
classico del termine, con vetrine ed esposizioni di oggetti del passato, il fruitore si trova a rivestire una posizione passiva, mentre il Museo Archeologico allAperto
mira ad ottenere un coinvolgimento attivo del visitatore
tramite linterazione esperienziale con le interpretazioni
tridimensionali del passato (Comis 2009).
Risulta inoltre utile citare la definizione del Museo Archeologico allAperto elaborata ed adottata dal 2008
dal Network internazionale EXARC 7:
Un Museo Archeologico allAperto unistituzione noprofit permanente con ricostruzioni architettoniche tridimensionali allaperto basate principalmente su fonti
archeologiche. Contiene collezioni di risorse di cultura
immateriale e fornisce uninterpretazione di come le
persone vivevano ed agivano nel passato; questo viene
realizzato tramite valide procedure scientifiche con fini
di educazione, studio e divertimento dei suoi visitatori 8.

Per descrivere in pratica cosa sono i Musei Archeologici allAperto si riporta parte di un testo dedicato allargomento:
I contesti di vita esplorati tramite scavo archeologico
molto spesso restituiscono dati e non monumenti: lo
scavo archeologico, per sua definizione, una distruzione ordinata del sito (Harris 1983, p. 108). In molti
casi, inoltre, le aree soggette ad indagine archeologica
non consentono di poter conservare in situ i reperti a
causa delle finalit oggettive degli interventi di scavo
nel contesto architettonico, urbanistico ed edilizio. Esistono molte opere nelle quali le strutture archeologiche
rinvenute in occasione di interventi edilizi hanno trovato
spazio grazie a modifiche progettuali. Ma sia le strutture
che gli eventuali reperti vengono comunque ancora inquadrati nel contatto diretto con i fruitori delledificio o
dello spazio pubblico. Mancano alla visibilit ed alla vivibilit dellantico proprio tutte quelle informazioni che
provengono dai dati di scavo. Sono infatti i dati di scavo
a costituire il vero contributo allarcheologia ed alla storia di un luogo, bench si tratti di un patrimonio intangibile. La volont di renderlo fruibile non solo agli studiosi
del settore, ma anche ad un pubblico pi ampio, ha trovato una soluzione nella ricerca applicata alla ricostruzione tridimensionale dei siti sottoposti ad analisi stratigrafica e spesso non musealizzabili in senso stretto.
In altri termini, mentre lesposizione museale classica

EXARC un network internazionale affiliato ad ICOM che rappresenta i


musei archeologici allaperto, larcheologia sperimentale, la tecnologia
antica e la live interpretation: http://exarc.net/.

11

La traduzione stata mantenuta il pi letterale possibile, si rimanda


tuttavia al sito di Exarc che contiene ulteriori informazioni in merito.

Per integrare la rievocazione come risorsa


nei Musei Archeologici allAperto

La nascita di questa nuova tipologia museale ha comportato un riconoscimento da parte dellICOM 9, ma


esisteva gi da lungo tempo, sin dallinizio del XX secolo. Sulla scorta dello sviluppo della New Archaeology,
alcuni centri ancora attivi oggi hanno visto le proprie
origini come puri centri di ricerca sperimentale (Butser,
UK; Lejre, DK). Anche in questo caso non verranno approfonditi gli aspetti specifici di queste realt: baster
mettere in evidenza che lo strumento privilegiato di comunicazione con il pubblico (soprattutto nel nord Europa) viene identificato nella cosiddetta live interpretation10.
Se consideriamo la particolare tipologia di questo museo, caratterizzata in primis dallesistenza di strutture
architettoniche, ci troviamo in presenza di una casa
ideale per il rievocatore: un luogo fisico ove si possono
svolgere tutte le attivit connesse con la rievocazione11.
Il rievocatore diviene quindi potenzialmente una risorsa
per i musei archeologici allaperto che pu migliorare
considerevolmente la qualit e la connotazione fisica
del luogo e incentivare la divulgazione attiva con i visitatori. Non dobbiamo infatti dimenticare che i Musei
Archeologici allAperto rivestono grande importanza
culturale e turistica: sono vere e proprie isole del tempo
che emergono dal paesaggio contemporaneo, rendendolo unico ed inimitabile cos come uniche ed inimitabili
sono le culture che lhanno creato e trasformato.

9
10

Come sopra riportato, si volutamente utilizzato il termine live interpretation per connotare le attivit comprese allinterno del Museo Archeologico allAperto. La
scelta stata determinata in base al fatto che la forma
di divulgazione chiamata live interpretation, utilizzata
anche in altri ambiti prettamente storici o museali con
grande efficacia, ha la sua caratteristica principale
nellutilizzo di tecniche specifiche, tra le quali primeggiano le tecniche teatrali12. Il primo impulso per creare
una professionalit adeguata nel contesto dei Musei Archeologici allAperto per il rievocatore data dalla consapevolezza, e dalla conseguente responsabilit, del
contatto con il pubblico. Unadeguata formazione sulle
tecniche di comunicazione quindi fondamentale13.
inoltre necessario per un operatore di live interpretation conoscere il modo con il quale vengono acquisite le informazioni che si divulgano e che ci che si
sta divulgando non VERO, ma solo VALIDO14, soprattutto per quanto concerne la divulgazione in ambito
archeologico.
Al di l della comunicazione con il pubblico, esiste un
ulteriore e notevole potenziale per il rievocatore. Infatti,
se affiancato ad un ricercatore, il rievocatore pu partecipare attivamente nella sperimentazione archeologica
in quelli che vengono chiamati esperimenti di prima

International Council of Museums: http://www.icom-italia.org/.


Questo termine molto ampio comprende tutte le tecniche di
interpretazione dal vivo con finalit divulgative e di conseguenza
anche la rievocazione storica. Si veda IMTAL Europe (International
Museum Theatre Alliance) per alcune definizioni di tecniche
divulgative: http://www.imtal-europe.net.

11

12
13
14

12

Sono moltissimi in Italia i gruppi di rievocazione che da alcuni anni


tentano di costruirsi un proprio spazio stabile ove portare avanti le
proprie attivit.
Si veda Biddulph 2006.
E dovrebbe esserlo anche per tutti coloro che svolgono compiti di
divulgazione allinterno di strutture culturali.
Si veda a tale proposito il dibattito su EuroREA 7/2010 pp. 59-61.

Fig. 2
Le Muse des Temps Barbares, Marles (FR). Luso degli oggetti esposti in vetrina viene dimostrato da un rievocatore
(foto: cortesia di R. P. Pardekooper).

13

comporta una situazione paradossale: i risultati delle


ricerche sperimentali sono spesso utilizzati dai rievocatori; in alcuni casi i rievocatori svolgono inconsciamente
dei veri e propri esperimenti, che tuttavia non vengono
supportati da un adeguata divulgazione o peggio, vengono considerati e divulgati come risolutivi di un problema interpretativo e messi in vendita.
Il problema pertanto dotato di notevole complessit
poich riguarda unarea di sovrapposizione tra molte
istituzioni e molti gruppi di individui di diversa competenza. Tra essi esistono delle relazioni gi consolidate
che non danno per origine a circoli virtuosi (Comis
2010 p. 11 fig. 3). La conseguenza dal punto di vista
educativo per il pubblico e per la comunit, oggetto e
fruitore contemporaneamente di tutte le attivit di cui
sopra, desolante.
In assenza delle caratteristiche che possano sviluppare
appieno le potenzialit della rievocazione, essa riveste esclusivamente carattere ludico e non pu essere
utilizzata per valorizzare, ma solo (e non comunque
poco16) per animare.
Concluderei questo articolo con la considerazione che
il fine dellArcheologia Sperimentale, della live interpretation e dei Musei Archeologici allAperto non quella di
creare una macchina del tempo. Se esistesse la macchina del tempo probabilmente dovremmo buttare al
macero migliaia di tonnellate di studi di antichistica e dibattiti centenari, cosa che arrecherebbe molto disturbo
a non poche persone. Per fortuna la macchina del
tempo non esiste, ed possibile continuare ad avere

generazione, ovvero quelli nei quali vengono valutate


le variabili connesse allindagine (Outram 2008). Questa
potenzialit, cruciale per il mantenimento della dinamica
di interrogazione del passato, incontra molti ostacoli a
causa di due fattori fondamentali:
1. la sperimentazione non tra le finalit reali di un Museo Archeologico allAperto n dei rievocatori;
2. leventuale sperimentazione effettuata non viene
divulgata alla comunit scientifica ma al contrario
viene tesaurizzata secondo logiche di mercato15
che non tengono in giusto conto il valore scientifico,
culturale e sociale;
Per quanto concerne la sperimentazione, lostacolo
determinato a monte da una notevole difficolt di approccio alle fonti archeologiche ed alla frattura con il
mondo accademico che ha come conseguenza un difficile rapporto con gli enti preposti alla tutela dei Beni
Archeologici (aspetto prettamente tipico del nostro paese). Su questa premessa, inoltre, a valle, si tende a
prediligere lafflusso turistico (o il conseguente ritorno
economico immediato) senza considerare le potenzialit culturali e sociali insite nelle dinamiche della rievocazione, n tantomeno lindotto che iniziative simili
hanno sul territorio interessato. Il secondo fattore si
verifica poich non si valutata appieno la struttura
della risorsa attualmente frammentata, e che potrebbe
invece avere un impulso di rinnovamento proprio nel
ruolo della ricerca. Lattuale svalutazione della ricerca

15

Si utilizza volutamente questo termine in accezione dispregiativa per


sottolineare la carenza di unadeguata politica di marketing culturale.

16

14

Le potenzialit di autorappresentazione sociale e identificazione


culturale della rievocazione sono ben note e a volte consapevolmente
utilizzate dai rievocatori stessi, ma non adeguatamente riconosciute
dagli enti.

un dialogo costruttivo con le testimonianze del passato


con reciproco rispetto. Piuttosto, sarebbe pi utile per
larcheologia in generale e indirettamente agli ambiti sopra descritti, realizzare progetti mediatici per scuotere
le coscienze, per esempio Indiana Jones che invece di
andare a caccia di tesori dorati compila un matrix17.

allAperto una notevole risorsa dinamica di rinnovamento continuo tramite la prosecuzione della ricerca
scientifica.
Come potrebbe attuarsi il circolo virtuoso sopra delineato? Sarebbe necessario integrare la rievocazione con
le risorse di cultura immateriale (o intangibile) che caratterizza i Musei Archeologici allAperto, fornire gli strumenti per una collaborazione fruttuosa tra ricercatori e
rievocatori e creare un network di buone pratiche che
possano consolidarsi tra i soggetti e gli enti preposti alla
tutela ed alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Il progetto Antiqva Italia il primo passo in questa direzione. Si cercato di creare una piattaforma di
comunicazione e scambio tra enti e associazioni per la
condivisione di buone pratiche e di fornire una struttura
alla grande risorsa rappresentata dalla Rievocazione
dellEvo Antico in Italia. Il secondo passo mosso in
questa direzione (che per essere considerata dinamica
potrebbe essere assimilata ad una danza) il progetto
di scena la storia, organizzato in collaborazione con
diversi enti sotto la direzione dellIBC dove stato possibile effettuare un vero e proprio corso di formazione
destinato a operatori museali, rievocatori e personale di
enti territoriali o di tutela del patrimonio, portandoli ad
interagire direttamente sui temi trattati.
Ci si augura che anche laspetto della ricerca, per molti
versi il pi tralasciato dagli enti di competenza, venga
presto preso in considerazione perch possa dare il
ritmo ad una danza che ne ha necessit per mantenersi
in vita.

Conclusioni e prospettive
LArcheologia Sperimentale, al di l degli usi impropri
del termine, un metodo di ricerca che ha come finalit il miglioramento delle interpretazioni archeologiche e
lacquisizione di conoscenza in ambito archeologico.
un metodo dinamico di interrogazione del passato, che
parte dallArcheologia e torna allArcheologia. Questo
metodo ha ricadute divulgative di grande impatto che
spesso danno luogo a ricostruzioni tridimensionali, ma
che tuttavia non ne costituiscono le finalit.
I Musei Archeologici allaperto, come luoghi privilegiati
ove esistono ricostruzioni ipotetiche tridimensionali e
che quindi sono strettamente connessi allArcheologia
Sperimentale, sono dei veri e propri serbatoi fisici di
cultura dellantico dal vivo. nei Musei Archeologici
allAperto che la living history e il re-enactment possono
trovare casa come strumento di mediazione culturale
a livello professionale sotto forma di live interpretation,
presupponendo cio unadeguata formazione sulle
tecniche di comunicazione. A livello potenziale, inoltre,
lArcheologia Sperimentale in collaborazione con la rievocazione potrebbe costituire nei Musei Archeologici

17

Se non si conosce il significato della parola matrix in ambito


archeologico, si veda Harris 1983. Il progetto (sarcastico) mediatico
non uno scherzo. stato proposto nel giugno 2013 ad ArcheoUnict

per la realizzazione, dopo la memorabile relazione di Manacorda a


conclusione del V Convegno dei Giovani Archeologi a Catania (maggio
2013).

15

Bibliografia
K. Biddulph 2006, What is re-enactment for?, in EuroREA, 6/2003, pp.
23-24.
L. Comis 2003, Experimental Archaeology in Northern Italy: a survey of
methodologies, tesi finale del Master of Arts in Experimental Archaeology,
University of Exeter, UK, Inedita.
L. Comis 2009, I musei archeologici allaperto in Europa e in Italia, in
Pittini S. (a cura di), Museografia per larcheologia. Progetti per il sito di
Domagnano, Forl, pp. 16-21.
L. Comis 2010, Experimental archaeology. Methodology and new
perspectives in Archaeological Open Air Museums, in EuroREA, 6/2010,
pp. 9-12.
E.C. Harris 1983, Principi di stratigrafia archeologica, Roma, La Nuova Italia
Scientifica.
D. Ingersoll, W. Macdonald 1977, Introduction, in D. Ingersoll, J.E. Yellen,
W.Macdonald (eds.), Experimental Archaeology, New York, Columbia
University Press, pp. XI-XVII.
A.K. Outram 2008, Introduction to Experimental Archaeology, in World
Archaeology, 40/1 (2008), pp. 1-6.
K. Popper 1959, The Logic of Scientific Discovery, London, Hutchinson.
P.J. Reynolds 1999, The Nature of Experiment in Archaeology, in A.F.
Harding (ed.), Experiment and Design. Archaeological Studies in Honour of
John Coles, Oxford, Oxbow, pp.156-162.

16

Roman reenacting: esperienze italiane


nella rievocazione della Romanit*
Erika Berto Dr. Archeologia, autrice de Il Ritorno dei Romani
dallaltro, storici ed archeologi non comprendevano la
portata metodologica delle attivit artigianali connesse
alla rievocazione, cio della sperimentazione pratica,
essenziale invece per la verifica delle conoscenze acquisite, derivanti dai dati emersi dalle ricerche o dallo
studio delle fonti e dei reperti archeologici.
Larcheologia sperimentale un campo di studi finalizzato alla verifica di ipotesi archeologiche mediante il ricorso ad esperimenti replicativi, avvalendosi del metodo
scientifico. Questa disciplina permette di giungere ad
una migliore comprensione di alcuni aspetti del mondo
del passato, nonch di verificare o scartare congetture
ed ipotesi espresse in precedenza sulla semplice base
di dati archeologici, tendendo ad affrontare aspetti particolari dellAntichit e non i grandi eventi storici. Rievocare il passato comporta ricreare oggetti duso, vestiario, arredamento, comportamenti e modi della vita
(politica, militare, religiosa); per cui occorre attingere ad
una serie di fonti, con lintento di ricostruire il pi fedelmente o, meglio, verosimilmente possibile, tutto ci che
si vuole mettere in scena.
La diretta osservazione della realt dinamica della cultura non materiale, cio delle strategie comportamentali delluomo, in situazioni attuali contestualizzate al
passato, allinterno delle rievocazioni dei gruppi storici,
consente di avere a disposizione un vero e proprio la-

Le ricostruzioni storiche dellepoca romana, sia in Italia


che allestero, sono un settore in evoluzione e nel contesto culturale rappresentano una risposta alla ricerca
di percorsi alternativi per la comunicazione. Devono venire lette nei loro corretti ambiti per evitare errori durante
la divulgazione, per mostrare le loro indubbie potenzialit, affrancandole da quella dimensione di mero folklore
nelle quali talvolta vengono ingiustamente relegate.
La riproposizione di spaccati di vita quotidiana del passato, sia civile (come un mercato, un villaggio) che mili,
tare (un accampamento) definita living history mentre
con il termine re-enactment si identifica la realizzazione
di un particolare episodio, proposto in forma di rappresentazione teatrale a cielo aperto, in cui si mescolano spettacolo e veridicit storica. Il termine italiano
rievocazione storica si differenzia dagli altri modi di
rappresentare il passato in quanto risulta pi aderente
al territorio, orientato a costituire un patrimonio per la
comunit.
La diatriba tra la schiera dei rievocatori e quella degli
studiosi di professione, sempre stata palese, comunque ridimensionata negli ultimi anni, per giungere
ad una collaborazione. Inizialmente i re-enactors presentavano limiti allincontro con il mondo accademico:
insufficienti metodi di ricerca scientifica, mancanza di
documentazione storica, bibliografia tematica, mentre,
* Questo testo rispecchia lintervento presentato in occasione del primo
incontro di Antiqva Italia (S. Lazzaro di Savena, 2010).
17

boratorio di antropologia culturale, dove portare avanti


studi etnoarcheologici. In ogni caso, i risultati ottenuti
rimangono sempre e comunque delle ipotesi.
Il fenomeno della spettacolarizzazione di episodi risalenti ad epoche passate, trae le sue origini storiche
proprio durante lImpero Romano, quando i cosiddetti
spectacula era costituiti da numerosi generi (tra cui i
ludi gladiatori, le naumachie, ); la folla non sembrava
mai stanca della violenza e della crudelt degli spettacoli: SantAgostino nelle sue confessioni (et tardo
imperiale) definir questo comportamento inumana
volutt e la locuzione di Giovenale panem et circenses rende lidea dellarena come una sorta di liturgia
popolare finalizzata a risolvere i contrasti dellanima mediante lidentificazione con il sacrificato, divenendo poi
un sistema di controllo.

siti archeologici romani, gruppi archeologici locali e regionali costituiti da tempo, presenza di gruppi avversari
barbari, conformazioni geomorfologica del territorio che
permette re-enactments e sperimentazioni belliche.
La storia romana comprende un arco temporale molto
esteso, complesso e di difficile gestione ed interpretazione ricostruttiva; gran parte delle rievocazioni italiane
assume come riferimento il periodo imperiale, dei primi
due secoli: ci rappresenta un errore nella rievocazione
militare, retaggio del riflesso dei Paesi precursori della
rievocazione. Sono comunque presenti gruppi di rievocazione repubblicana, monarchica, tardo imperiale
nonch ricostruzione di pretoriani. Si privilegia soprattutto la vita militare a causa del prestigio che hanno assunto le legioni nellimmaginario collettivo, quale potentissimo strumento di conquista, di presidio territoriale,
di integrazione con i popoli sottomessi e di mantenimento della pace armata.

In Italia attiva circa una trentina di gruppi storici, di


entit numerica differente, che si occupano esclusivamente di rievocazione romana, civile o militare, con numerose varianti di elaborazione progettuale della loro
attivit. Le principali rievocazioni localizzate nel Nord
Italia e nel Lazio (ovviamente a Roma), con presenze
puntiformi sulla riviera adriatica nelle Marche, in Toscana, in Sardegna ed in Campania. Si evidenzia una
carenza del fenomeno nel Sud, dove invece sarebbe
auspicabile che amministratori e gruppi archeologici
sfruttassero le risorse storiche, in quanto gran parte
delle cittadine hanno origine greca o romana. La presenza di porzioni di territorio dove i gruppi storici romani
sono limitati plausibile con la preponderanza nella cultura locale di un altro periodo storico di identificazione
(Medioevo e Rinascimento).
Al Nord la maggioranza dei gruppi ha sede nella Pianura padana. Molteplici sono le ragioni: abbondanza di

Il fenomeno della rievocazione storica nasce nel Nord


Europa (Inghilterra, Francia, Germania) gi negli anni
70, nonostante la Classicit vi sia arrivata indirettamente e sia stata recepita in modo diverso rispetto allItalia. La fortuna della rievocazione legata al mondo
accademico, che si interessa da subito a tale attivit,
dispensando preziosi consigli in cambio di sperimentazioni pratiche funzionali alla ricerca storica.
Le differenze pi palesi rispetto allItalia riguardano: la
formazione di nuclei, con presenza di donne e bambini, nellottica di un progetto di accoglimento di intere
famiglie, ottenendo un ritratto vivente della vita civile; i
re-enactors anziani rappresentano figure quali consoli,
senatori, imperatori; la rievocazione militare dinamica,
con dimostrazioni basate sui cambiamenti dellequipaggiamento del legionario; molto diffusa la ricostru18

zione delle ultime legioni del tardo impero; si privilegia la


ricostruzione degli ausiliari, come pure dei cavalieri; c
uno stretto legame con il museo; sono presenti manifestazioni a carattere nazionale che riuniscono i gruppi
storici.
In Italia, a causa della mancanza di dialogo tra i gruppi
storici e di forme di rivalit, manca un avvenimento nazionale con lo scopo di valorizzazione il patrimonio archeologico e favorire la collaborazione e lo scambio di
opinioni tra associazioni. Unidea di progetto a struttura
di raduno, temporaneo e ben integrato nellambiente di
realizzazione, con indicazioni per i potenziali fruitori per
identificare facilmente lesatta cronologia di riferimento,
divisione in centri di interesse, in un percorso logico,
dove divertimento e scientificit dovranno accompagnare re-enactors e pubblico.

19

Antiqva Italia. Progetto per un organismo di coordinamento


degli enti e delle associazioni che operano nel campo della
rievocazione storica dellantichit*
Corrado Re Dottore di ricerca in Antropologia
Il progetto Antiqva Italia affronta lipotesi di una forma
di aggregazione atta a favorire il collegamento fra gli
operatori, gli enti, i gruppi di rievocazione e le associazioni che operano nel campo della ricostruzione storica
dellantichit, allo scopo di riunire le forze in vista della
realizzazione di attivit di alto profilo qualitativo e di entit superiore alle possibilit dei singoli gruppi o loro
raggruppamenti. Lobiettivo ultimo quello di garantire
realizzabilit a progetti altrimenti impossibili, stimolare
una collaborazione in grado di portare in luce buone
prassi, incentivare la crescita quali-quantitativa di coloro che sono impegnati in questo dominio dazione.
Una seppure sommaria analisi dello stato dellarte
attuale pone immediatamente in evidenza le potenzialit esistenti: al presente assommano ad oltre una settantina le associazioni attive in Italia, alle quali si pu
calcolare corrisponda almeno un migliaio di rievocatori,
secondo una stima di certo non errata per eccesso. A
fronte di gruppi poco numerosi, infatti, non sono infrequenti realt associative che contano decine e decine
di associati. Numerose associazioni rivelano alti livelli
qualitativi, testimoniati dallassidua frequentazione di
eventi internazionali, dalla collaborazione con i pi importanti media e dalla partecipazione a realizzazioni

documentaristiche e cinematografiche. Alcune possiedono anche unelevata capacit di dialogo con le istituzioni di tutela, valorizzazione e di ricerca.
Con una tale dotazione di prerogative, non mancano
loro i requisiti per realizzare eventi di portata sia nazionale che internazionale. Naturalmente, talune possibilit
risultano ancora inespresse, cos pure la distribuzione
geografica delle attivit e delle forme di associazionismo non appare omogenea, con margini di miglioramento per il Centro e soprattutto il Sud dItalia.
Lattivazione di tutte le energie e le potenzialit racchiuse nella risorsa costituita dagli operatori di rievocazione storica il fine principale del progetto qui presentato, tra le cui ricadute pi immediate vanno senzaltro
annoverate lattuabilit di eventi di portata nazionale ed
europea, la creazione di condizioni per uninterazione
costante e consolidata con i processi di promozione
del territorio, lassunzione di un ruolo attivo nelle nuove
forme di turismo, lenfatizzazione dellapporto culturale
e della capacit di mediazione tra pubblico e patrimonio.
Lespressione e lincremento delle potenzialit descritte
possono essere sostenuti da una serie di azioni interconnesse, a cominciare dalla creazione di un network
di comunicazione permanente, per rendere efficaci,
ad uno stesso tempo, il dialogo con linterno ovvero
tra i diversi gruppi o singoli operatori, con lo scopo di

* Questo testo rispecchia lintervento presentato in occasione del primo


incontro di Antiqva Italia (S. Lazzaro di Savena, 2010).

20

ottimizzare limpiego delle energie, finalizzare sforzi e


ricerche, produrre sinergie, condividere esperienze e
prassi acquisite e la comunicazione verso lesterno,
indispensabile se si vuole rendere riconoscibile la rievocazione della storia antica agli interlocutori a diverso
livello: dalla committenza agli enti istituzionali con i quali
opportuno interagire.
Un ulteriore fondamentale passaggio, necessario a
dare piena espressione e valorizzazione alla rievocazione storica dellantichit, ideare e realizzare progetti comuni a pi realt, in collaborazione e sinergia.
questo un modo, anche se non lunico, attraverso il
quale diviene possibile creare occasioni di condivisione
di esperienze e dindividuazione di percorsi di qualit.
Condividere lesperienza (nel senso di mettere a disposizione di altri la propria esperienza acquisita) consente
di non disperdere quanto di valido ottenuto dagli sforzi
di un gruppo o da un singolo e di renderlo fruibile da
parte di tutti gli interessati al medesimo periodo o argomento per tesaurizzarlo e trasformarlo in patrimonio
collettivo. Individuare percorsi qualitativi significa far
fruttare le esperienze condivise inserendole in un progetto di miglioramento. Non si tratta di fissare dei parametri di qualit, ma dei tragitti che mettano i membri
della rete relazionale nella condizione di ottimizzare lutilizzo delle energie a disposizione per raggiungere gli
obiettivi prefissati.
La realizzazione di questi passaggi richiede verosimilmente la costituzione di un coordinamento operativo
che possa occuparsi in via continuativa di fare comunicazione e promozione, esprimere una capacit progettuale di tipo professionale ed esplorare le modalit
di finanziamento.
Per calare i concetti espressi in una realt quantomeno
progettuale, a titolo esemplificativo si riportano alcune

proposte che vanno nel senso indicato finora. Devono


intendersi come esempi di attivit che il coordinamento
potrebbe svolgere per gli associati, come perseguimento di alcuni degli scopi ipotizzati per il coordinamento stesso.
Il primo relativo a un evento in grado di coniugare le
potenzialit della rievocazione (o ricostruzione storica)
con le procedure della sperimentazione e con la divulgazione.
Antiqua experimenta
Si configura come un progetto, innovativo a scala
nazionale, di archeologia sperimentale sugli eserciti
dellantichit. Levento dedicato alle tecniche di combattimento e tattiche del passato (dallet del Ferro
al III secolo d.C.) e prevede la partecipazione di tutti i
gruppi italiani che si occupano di ricostruzione storica,
archeologia sperimentale o rievocazione, attinenti al
periodo in questione. Parte delliniziativa rivolta anche
al pubblico.
Un comitato scientifico appositamente costituito e lo
staff dellorganizzazione si occupano della redazione
del protocollo di comportamento (vincolante per i partecipanti), del programma del progetto e della conduzione delle attivit.
Obiettivi
Fra gli obiettivi primari v quello di sottoporre al vaglio della sperimentazione le conoscenze attualmente
disponibili sulle tattiche adottate dagli eserciti presenti
nella penisola italiana e aree limitrofe nel periodo approssimativamente compreso tra il III sec. a.C. ed
il I sec. d.C. In questa prospettiva, il fattore maggiormente limitante la disponibilit di un numero minimo
21

sufficiente a tradurre in pratica lunit tattica di base,


che normalmente nessun gruppo autonomo di sperimentatori riesce a metter in campo.
Non meno rilevante lobiettivo di creare un momento
di confronto delle varie esperienze, tale da permettere
un arricchimento del bagaglio sperimentale complessivo e, auspicabilmente, da identificare un iter comune
di sperimentazione secondo un progetto organico e
durevole, orientato a risultati scientificamente significativi.

Ricostruire levo antico: arte e ricerca. Articolato in


tre moduli, volto ad approfondire in particolare due
aspetti della ricostruzione storica: i rapporti con larcheologia sperimentale e i progetti di ricerca, da un lato, e
la spettacolarizzazione della ricostruzione di combattimenti dalaltro.
Per il primo tema si ipotizza una suddivisione in due
moduli, dei quali luno, interattivo e comprendente la realizzazione di un project work su unattivit di sperimentazione archeologica, viene dedicato allinquadramento
teorico dellattivit sperimentale e riguarda la fase di
impostazione della ricerca, i protocolli sperimentali, i
rapporti con le istituzioni, con analisi di esperienze significative e panoramica sulle attivit europee consimili.
Laltro modulo si traduce in un percorso teorico-pratico
sulla ricerca nel combattimento individuale nellantichit
e la ritualit bellica e si sviluppa in quattro laboratori pratici, a loro volta articolati in tre sezioni relative alle tecniche di combattimento antiche, combattimenti rituali e
ritualit del combattimento; alle arti e tecniche marziali
a confronto (con interventi di approfondimento curati da
esperti di specifiche tecniche); alle danze armate nelle
culture mediterranee e indoeuropee, dalla Protostoria al
Rinascimento.
Il terzo e ultimo modulo finalizzato allapprendimento
di tecniche professionali concernenti la sicurezza del
combattimento simulato e la sua spettacolarizzazione.

Iniziative correlate
Sono previste anche iniziative di promozione culturale, destinate al pubblico, allo scopo di promuovere
la conoscenza del tema trattato, il patrimonio storicoarcheologico e il territorio:
Spazi per larcheologia sperimentale non militare del
periodo con attivit didattiche
Ricostruzioni di scene di vita civile del periodo (attivit artigianali, domestiche, rituali ecc.)
Rassegna cortometraggi: presentazione dei materiali documentari realizzati dai gruppi o realizzati con
la collaborazione e la partecipazione dei gruppi sperimentali presenti
Rassegna cinematografica a tema
Visite guidate per studenti
La formazione

A conclusione di questa breve introduzione sullidea di


un coordinamento tra operatori della ricostruzione storica dellevo antico, per conferire ulteriore carattere di
concretezza alla proposta si ritene utile lesame della
possibile forma giuridica di tale coordinamento. A nostro avviso, la pi indicata attualmente sembra essere
lAPS - Associazione di Promozione Sociale, di cui si

Lattivit di formazione ha un ruolo cardinale in ogni


percorso di sviluppo delle potenzialit, pertanto, ai
progetti formativi di base illustrati altrove in questo
stesso volume, si collegano azioni di approfondimento,
pi specifiche, come il corso che abbiamo denominato
22

fornisce una sintetica descrizione, rimandando ad altra


sede ulteriori approfondimenti.

zioni di promozione sociale riconosciuti dalla Regione:


lattuazione dei principi della pace, del pluralismo delle
culture e della solidariet fra i popoli; lo sviluppo della
personalit umana in tutte le sue espressioni e la rimozione degli ostacoli che impediscono lattuazione dei
principi di libert, di uguaglianza, di pari dignit sociale
e di pari opportunit, per favorire lesercizio del diritto
alla salute, alla tutela sociale, allistruzione, alla cultura,
alla formazione nonch alla valorizzazione delle attitudini e delle capacit professionali; la tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico, ambientale e
naturale nonch delle tradizioni locali; la ricerca e promozione culturale, etica e spirituale; la diffusione della
pratica sportiva tesa al miglioramento degli stili di vita,
della condizione fisica e psichica nonch delle relazioni
sociali; lo sviluppo del turismo sociale e la promozione
turistica di interesse locale.
Relativamente alle prestazioni degli associati, le APS
possono assumere, in caso di particolare necessit,
lavoratori dipendenti o prestatori dopera anche ricorrendo ai propri soci. Tale possibilit subordinata al
sussistere di una prevalenza di lavoro prestato a titolo
volontario e gratuito dagli associati.
In materia di imposta sugli intrattenimenti, le quote associative ed i contributi erogati alle APS non concorrono
alla formazione della base imponibile ai fini dellimposta.
Per quanto attiene poi le erogazioni liberali, si segnala
che le donazioni effettuate a beneficio di associazioni di
promozione sociale sono fiscalmente agevolate.
In occasione di particolari eventi o manifestazioni e di
durata limitata il sindaco pu concedere alle APS autorizzazioni temporanee alla somministrazione di alimenti e bevande (in deroga a quanto previsto dallart. 3
comma 4 della L. 287/91), a condizione naturalmente
che vengano rispettate le disposizioni igienico-sanita-

Che cosa unassociazione


di promozione sociale?
Le associazioni di promozione sociale rappresentano
specifiche forme associative, ricomprese tra gli enti
senza finalit lucrative e costituite ai sensi della Legge
383 del 7/12/2000, che perseguono finalit dutilit/promozione sociale svolgendo attivit rivolte a favore degli
associati e/o di terzi. Oltre al provvedimento succitato,
la normativa di riferimento include la Legge Regionale
n. 34/2002. Le APS fanno dunque parte del macro insieme degli enti no profit, che non perseguono finalit
lucrative: ogni forma di stabile organizzazione collettiva
attraverso la quale vengono perseguiti scopi extra-individuali di natura extra-economica.
Il Codice Civile distingue tra forme riconosciute e non
riconosciute, con una differenza che si sostanzia nel
possesso o meno della personalit giuridica. A questultima si collegano alcune prerogative: lautonomia patrimoniale perfetta, per la quale il patrimonio dellassociazione si presenta distinto ed autonomo rispetto agli
associati e amministratori, e la limitazione della responsabilit degli amministratori per le obbligazioni assunte
in nome e per conto dellassociazione.
Ai sensi dellart. 2 della legge nazionale sono da considerarsi associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non, i movimenti, i gruppi e loro coordinamenti o federazioni, costituiti per svolgere, senza
finalit di lucro, attivit di utilit sociale a favore di associati e/o di terzi.
La legge regionale 34/2002, inoltre, elenca in modo sintetico campi di attuazione della finalit delle associa23

rie e laddetto alla somministrazione sia in possesso del


requisito professionale. Lente pubblico, inoltre, per tali
manifestazioni pu concedere in uso non oneroso beni
mobili ed immobili.
La sede delle APS e i locali nei quali si svolgono le relative attivit sono compatibili con tutte le destinazioni
duso omogenee previste dal decreto del Ministro per i
lavori pubblici 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta

Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, indipendentemente


dalla destinazione urbanistica.
Per concludere, si ricorda infine che le associazioni che
operano per la realizzazione o che partecipano a manifestazioni di particolare interesse storico, artistico e
culturale, legate agli usi ed alle tradizioni delle comunit
locali, possono accedere al regime fiscale agevolato.

24

Il Museo Archeologico di Bologna rievoca:


lesempio di Archeopolis 2011
Paola Giovetti, Federica Guidi Museo Civico Archeologico di Bologna
zione con i gruppi di rievocazione e ricostruzione storica n ad una particolare attenzione verso larcheologia
sperimentale.
Gi in molte occasioni, infatti, il Museo ha dimostrato
una particolare sensibilit verso la ricostruzione del
passato attraverso schemi non del tutto convenzionali.
Un esempio, la rassegna Assaggiare lAntico realizzata nel 2008 in collaborazione con il cuoco Claudio
Cavallotti: una serie di incontri sullalimentazione degli
antichi, dagli Egizi allet romana, seguiti da vere e proprie degustazioni che, partendo da una profonda conoscenza delle fonti antiche relative allalimentazione,
hanno deliziato i palati di archeologi e visitatori con piatti
prelibati (fig. 1).
Un analogo interesse verso larcheologia sperimentale
da parte del Museo si concretizzato nel 2011 nella
collaborazione con Vincenzo Pastorelli, artigiano del
ferro, da tempo collaboratore del Museo Fantini di Monterenzio, che ha messo a disposizione del pubblico la
sua esperienza e i suoi manufatti in un incontro legato
alla realizzazione e alluso delle armi lateniane.
Per quanto riguarda nello specifico il rapporto con la rievocazione storica, nel maggio 2010, in occasione dellinaugurazione della nuova Collezione romana, il Museo
aveva contattato i rievocatori di Villadose per avere,
accanto alle nuove vetrine, le sale popolate di antichi
romani. Fin da allora ci era chiaro che non andavamo
cercando dei semplici figuranti, dei manichini viventi,

Nel settembre 2011 si svolta la prima edizione di Archeopolis, festa dellArcheologia, una manifestazione
che ha come obiettivo la divulgazione di temi legati alla
storia antica e alla ricerca archeologica, con particolare
riferimento al patrimonio del Museo Civico Archeologico di Bologna e al territorio.
Loccasione nata dalla volont di celebrare i 2200
anni dalla fondazione della colonia romana di Bononia
e contemporaneamente i 130 anni dallapertura del Museo Civico Archeologico il 25 settembre 1881. Liniziativa ha visto inoltre la compartecipazione di ArteLibro,
festival del Libro dArte, alla sua ottava edizione, dedicata al tema Archeologia/archeologie.
Per tre giorni, dal 23 al 25 settembre, Bologna dunque
diventata la citt dellarcheologia: 18 mostre, 3 spettacoli, 3 convegni, 13 conferenze, 16 laboratori didattici,
7 visite guidate e un grande accampamento romano in
Piazza Maggiore hanno visto protagonisti la storia antica della citt e migliaia di persone.
I numeri della manifestazione sono stati alti e incoraggianti per la pianificazione di eventi futuri: quasi 8000
persone hanno visitato il Museo Archeologico tra il venerd mattina e la domenica pomeriggio e oltre 35.000
le persone che si sono recate nellarco di due giorni (sabato e domenica) al campo romano allestito in Piazza
Maggiore, realizzato in collaborazione con i rievocatori
del gruppo I legio Italica di Villadose.
Il Museo Archeologico non era nuovo n alla collabora25

ma personale qualificato in grado di confrontarsi con le


domande dei visitatori, pronti a dare spiegazioni dettagliate del loro abbigliamento e degli oggetti che portavano addosso (figg. 2- 3).

infatti importante che gli istituti culturali per primi riconoscano ai rievocatori e alle associazioni culturali
di archeologia sperimentale una dignit che va ben
oltre quella di semplici figuranti. Occorre, insomma,

Fig. 1
Assaggiare lAntico al Museo Civico Archeologico, 2008.

26

avere ben chiaro che un rievocatore e un centurione


in scarpe da tennis che staziona davanti agli archi del
Colosseo sono due cose completamente differenti. Se
nei confronti di questi ultimi sono giuste le posizioni
di forte e distaccato rigore assunte, anche di recente,

dalle Soprintendenze, dalle Universit, dai Musei e dalla


comunit scientifica, altres vero che una corretta collaborazione tra Musei e associazioni di ricostruzione e
rievocazione storica vada a reciproco vantaggio.

Fig. 3
A colloquio con un legionario, durante lInaugurazione della Collezione
Romana, 2010.

Fig. 2
Inaugurazione della Collezione Romana, 2010.

27

La comunit scientifica e museale pu ottenere dalla


rievocazione e dalla ricostruzione storica non solo una
maggiore presa sul pubblico, ma anche avere pi chiare
certe dinamiche empiriche e sperimentali che possono
sfuggire quando gli oggetti archeologici giacciono nelle
vetrine, decontestualizzati dal loro uso quotidiano.
Daltro canto le associazioni di rievocazione, avvalendosi della consulenza scientifica degli archeologi e degli
storici, possono evitare di incappare in errori e migliorare le loro conoscenze, poich va tenuto presente che
la maggior parte dei rievocatori composta non da
professionisti, ma da appassionati.
Per Archeopolis 2011 avevamo necessit di un gruppo
che rappresentasse un esercito del I sec d.C. e che
si adattasse alle esigenze di una manifestazione con
scopi didattici, ma anche evocativi e divertenti e che, tra
laltro, doveva tenere desta lattenzione su tutto levento
Archeopolis per due interi giorni, da mattina a sera. A
questo si aggiungeva la difficolt di creare un evento s
allaperto, ma nel cuore della citt, in pieno centro storico e non in uno spazio verde e decentrato; evidente
che limpatto con i cittadini assumeva, nel nostro caso,
grande rilevanza.
Dal punto di vista scientifico, il rischio maggiore era
quello di realizzare uno spettacolo non sufficientemente
supportato dalle fonti antiche: infatti, non si menzionano
battaglie specifiche in contesto urbano per la conquista di Bologna gallica, n vi sono dati sulla presenza di
un accampamento in citt quando la colonia fu dedotta
nel 189 a.C.
Pertanto abbiamo scelto di non presentare un ipotetico
scontro tra popoli alle origini di Bononia, ma di allestire
un accampamento ideale della met del I secolo d.C.,
proprio quando la citt oggetto delle attenzioni del
futuro imperatore Nerone: lo testimonia anche la statua

loricata rinvenuta nel 1513 nellarea dellantico teatro cittadino e oggi conservata al Museo Archeologico che,
proprio nel 2011, stata sottoposta ad un intervento
di restauro in occasione del prestito concesso per la
mostra Nerone, tenutasi a Roma dal 12 aprile 2011 al
15 gennaio 2012.
Il caso ha voluto che il gruppo di rievocazione cui ci
siamo rivolti si ispirasse proprio nel nome, I Legio Italica,
ad una legione nata per volont dellimperatore Nerone,
con lintento di farne una specie di corpo scelto.
Nella realt odierna tale Associazione di rievocazione
ha grande esperienza a livello nazionale e internazionale, con collaborazioni in paesi europei, come ad
esempio la Germania, dove la rievocazione storica
sperimentata da molto tempo.
Fin da subito lAssociazione si dimostrata felice di
aderire alla nostra idea di ricreare in Piazza Maggiore un
accampamento romano e per molti mesi abbiamo lavorato insieme, dando vita ad un progetto comune che
ha potuto avvalersi da un lato delle necessarie competenze storico scientifiche del Museo e dallaltro dellesperienza e del grande entusiasmo dei rievocatori.
Quello di Archeopolis sicuramente un esempio virtuoso non certo isolato, ma ancora abbastanza raro
in Italia di collaborazione tra una realt museale di
consolidata tradizione e un gruppo di rievocazione e
ricostruzione storica, sulla scia di quanto accade da
anni in molti musei di Europa: basti ricordare le colossali
manifestazioni organizzate dal Museo e Parco archeologico di Kalkriese in Germania per celebrare il bimillenario della battaglia di Teutoburgo.
Un Museo di tradizione ottocentesca, ma con una
grande sensibilit e vocazione verso il presente e il futuro, quale il nostro si quindi inserito in uno spazio
che allo stato attuale delle cose vede ancora troppo ra28

ramente i grandi musei agire in prima persona nellorga- legionario, per fotografare la legione anche nel suo
nizzazione di queste manifestazioni.
aspetto in tempo di pace. (fig. 4)
Lesempio di Archeopolis si pu quindi configurare Laccampamento, che ospitava 30-35 legionari, era
come un valido banco di prova per la costruzione di una composto da una tenda praetoria, da una tenda dei
stretta e prolungata collaborazione tra un grande mu- principia e da otto tende destinate alle attivit didattiseo archeologico (che non dimentichiamolo fa parte che e dimostrative: il ruolo degli ufficiali; le insegne della
di una assai pi complessa macchina comunale) e le legione; la medicina; la topografia, lorientamento e laassociazioni di reenacting e archeologia sperimentale. stronomia; armi, armature e tecniche di combattimento;
forse scontato dirlo, ma pi grande il museo e pi il bagaglio del legionario; la musica; la lavorazione del
inserito allinterno di una struttura organizzativa com- ferro, del legno, del cuoio, la creazione dellequipaggiaplessa e articolata, maggiori sono i problemi da affron- mento; la cucina; le macchine da guerra e da assedio
tare, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle (figg. 5-9).
risorse economiche nellambito del sistema dei Musei
Civici di Bologna, oltre che in merito alla complessa organizzazione
e programmazione di una grande
citt quale Bologna. A ci si aggiunga che Piazza Maggiore non
si presentava certamente come
una piazza facile.
Stabilito il rapporto e le reciproche
competenze dei rievocatori e dello
staff del museo, si delineata insieme, punto per punto, lorganizzazione dellaccampamento, che
per i motivi sopra citati doveva
configurarsi come un grande laboratorio didattico a cielo aperto:
ogni tenda doveva avere una sua
attivit specifica, per illustrare al
pubblico non solo le attivit belliFig. 4
che ma anche la vita quotidiana del Lallestimento del campo legionario in Piazza Maggiore.

29

Fig. 5
Laccampamento dallalto.

30

Fig. 6
La tenda dei principia.

31

Fig. 7
Musica e strumenti musicali.

32

Fig. 8
Lopera del sutor.
33

Fig. 9
Dipingere lo scudo.

34

Fig. 10
Laddestramento.

Lattivit didattica davanti alle tende stata a disposizione del pubblico per due giorni interi e ci ha indubbiamente comportato un notevole impegno per tutti i
rievocatori, che hanno generosamente soddisfatto per
ore ed ore le domande del foltissimo pubblico presente
nel campo.
Oltre allattivit didattica, per fornire un momento di
grande spettacolarit, abbiamo ideato due momenti

quotidiani di addestramento, ad orari precisi, uno al


mattino e laltro al pomeriggio, per permettere al pubblico di vedere e quasi toccare con mano la grande
capacit organizzativa della legione romana. Anche in
questo caso i rievocatori non si sono certo risparmiati
e hanno dato vita ad addestramenti minacciosi quanto
coinvolgenti, con tanto di simulazione di combattimenti
e creazione di differenti schemi tattici (figg. 10-12).
35

Fig. 11
Vista dallalto della legione in assalto.

Fig. 12
Il pubblico dei pi giovani durante
laddestramento.

36

Le scelte di comunicazione dellintera manifestazione


Archeopolis sono state oggetto di particolare attenzione e di soluzioni innovative per un museo storico
quale il nostro, che desiderava affiancare ai canali e alle
forme tradizionali di promozione delle proprie iniziative
e nel contatto con il proprio pubblico, nuovi linguaggi.
Oltre ai pi consueti canali di informazione, quali depliant, programmi, informative alla stampa di settore e
ai quotidiani, si scelto di sperimentare, a partire dal
logo (una Gorgone irreverente) (fig. 13) e dalla scelta
dei colori dellimmagine coordinata decisamente poco
classici (il verde acido e il fucsia), altre forme di comunicazione come il guerrilla marketing. Si tratta di una
promozione non convenzionale e a basso costo, otte-

Fig. 13
Il logo di Archeopolis.

Fig. 14
Guerrilla marketing per le vie
di Bologna.
37

Fig. 15
Un esempio di annuncio: AFFITTASI INSULA.

nuta attraverso lutilizzo creativo


di mezzi e strumenti che fanno
leva sullimmaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti
finali. In collaborazione con Studio Talpa, a cui avevamo affidato
la creazione della grafica coordinata di Archeopolis, abbiamo
realizzato una serie di annunci
con funzione di teaser, con i quali
abbiamo tappezzato la citt nei
giorni immediatamente a ridosso
dellevento (figg. 14-16). Limpatto
di tali avvisi stato forte, tanto da
sollevare lattenzione allarmata dei
quotidiani e della Polizia Municipale e ha sicuramente contribuito
ad attirare il pubblico allaccampamento in Piazza Maggiore.

Fig. 16
Un esempio di annuncio: ZTL - Zona a Traffico Legionario.

Fig. 17
I pannelli del campo.

38

Altro elemento di innovazione stata la scelta di realizzare un sito web appositamente dedicato ad Archeo
polis, collegato anche ai social network, consentendoci cos di avere un feedback immediato con il nostro
pubblico, in particolar modo con i pi giovani.

Grande attenzione stata posta per la comunicazione


dellevento principale di Archeopolis, cio laccampamento romano in piazza, sia nellaspetto grafico con
grandi pannelli colorati allingresso e un pieghevole dedicato che nel linguaggio; ad esempio le Frequenter
Petitae Quaestiones attorno alla vita del legionario, sulla
falsa riga delle pi note FAQ (figg. 17-18).

Fig. 18
Le Frequenter Petitae Quaestiones sul pieghevole dellaccampamento.

39

La sperimentazione ha riguardato anche laspetto del


merchandising, con la realizzazione di pin, magliette
e shopper con il logo di Archeopolis, che, luce sulla
base dei risultati di vendita, ha incontrato un grande favore da parte del pubblico (fig. 19).
Alla luce dei dati dei visitatori e dei numerosi commenti
del pubblico, Archeopolis nel suo complesso, e in particolar modo lesperienza della rievocazione, stata un
valido mezzo per traghettare la gente verso il nostro

museo, non solo durante i giorni della manifestazione


ma anche nei mesi successivi. Segno questo che la
cultura archeologica pu raggiungere un vasto pubblico e che formule analoghe di trasmissione di questa
affascinante quanto complessa disciplina sono sicuramente una strada da percorrere anche in futuro.
Archeopolis 2014, dedicata agli Etruschi, ci dir se abbiamo seminato bene.

Fig. 19
Alcuni esempi del merchandising prodotto in occasione di Archeopolis, nella vetrina di Bologna Welcome in piazza Maggiore.

40

Gli Etruschi rivivono a Marzabotto:


esperienze didattiche e festival storico di KAINUA
Paola Desantis Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna
Rita Filippini
Istituto Comprensivo di Marzabotto
Corrado Re
Dottore di ricerca in Antropologia

Problematiche della didattica nei Musei


e nelle aree archeologiche

monianze archeologiche mobili o immobili) nascono


bens da concezioni assai differenti. Nel museo infatti gli
oggetti sono raccolti e contenuti con uno scopo che
prima di ogni altro conservativo, mentre la funzione comunicativa, quella che nel moderno dibattito al centro
dellattenzione, venuta solo in un secondo tempo. Il
parco archeologico ha invece una intrinseca vocazione
didattica ed evocativa. In esso la funzione di mostrare
prevale anche quando evidente che lesposizione a
cielo aperto dei monumenti aumenta di molto i rischi
connessi alla salvaguardia degli stessi. Quanto pi
alto il rischio del degrado, per combattere il quale sar
necessario grande impegno tecnico ed economico,
tanto pi indispensabile che dallesposizione dei resti,
comunque fragili e bisognosi di manutenzioni continue,
si ricavi conoscenza, comprensione e partecipazione
da parte di una fascia di visitatori sempre pi estesa.
Sebbene il sito archeologico e, a maggior ragione, il
parco, presentino aspetti e problematiche di didattica
e comunicazione assai particolari, pur vero che valgono per essi e per lanalisi delle caratteristiche dei loro
visitatori, reali e potenziali, strategie di analisi sostanzialmente analoghe a quelle del museo, anche in considerazione di come i resti monumentali trovino il loro
migliore completamento e spiegazione nella presenza

La citt etrusca di Marzabotto appare luogo ideale per


far rivivere e comunicare il passato. Tale potenzialit
dovuta sia alleccezionale conservazione dellintero impianto urbano, che consente di evocare al meglio percorsi, distanze, luoghi di riferimento, dalle case di abitazione, allAcropoli, alle sue necropoli, sia alla presenza
al suo interno del relativo Museo, che permette unimmediata contestualizzazione dei reperti rinvenuti nelle
varie zone della citt.
Considerato che la rievocazione storica per sua
stessa natura un modo diverso di fare didattica, in questo ultimo decennio la direzione del Museo ha puntato
ad introdurre e a favorire, in modo via via pi diffuso
e coinvolgente, queste forme di sperimentazione, affinch potessero contribuire a fare di museo ed area
archeologica un luogo vivo, dove i visitatori sentissero
attrazione ad entrare, restare e ritornare.
Molti i presupposti teorici alla base di questo progetto
che si possono qui solo brevemente riassumere. In
primis la constatazione che seppure Museo e parco
archeologico sono due realt apparentemente simili
per identit delle componenti (in entrambi i casi testi41

in loco di un antiquarium-museo che raccoglie e offre


alla vista del pubblico i reperti mobili provenienti dallo
stesso sito.
Delle tre funzioni storiche del museo, individuate nella
conservazione delle opere che costituiscono il patrimonio di quel museo, nella catalogazione e conoscenza
delle stesse e nella loro valorizzazione e fruizione,
questultima funzione, di carattere prettamente comunicativo, oggi diventata imperativo categorico. Senza
perdere di vista i primi due fondamentali aspetti citati,
che garantiscono rispettivamente il miglior mantenimento dellessenza materiale delle singole opere e ne
dettagliano la loro identit, nella comunicazione sembra
risiedere la specifica natura del nuovo museo, contrapposto al museo come tempio della cultura per pochi,
dove era prevalente il solo aspetto conservativo.
Conservare la materialit delle cose certo imprescindibile, ma almeno altrettanto prioritaria la necessit di
comunicarne i significati, vale a dire lavorare nellottica
di conservare la capacit di comprendere il significato
delle cose contenute nei musei, capacit che va coltivata come bene prezioso per non rischiare di perdere
per strada i valori che hanno dato senso alla nostra civilt.
Sorge a questo punto, prioritaria, una domanda: come
facilitare la comunicazione dei significati sottesi ad ogni
percorso museale? Ci sono essenzialmente due scuole
di pensiero come due sono essenzialmente i tipi di apprendimento, lapprendimento cognitivo e lapprendimento emotivo.
Lapproccio cognitivo, quello legato allassimilazione
logica e certo il pi elitario, teme il sopravvento delle
emozioni e privilegia lapproccio intellettuale al museo
con un precostituito bagaglio di informazioni. Prevale in
questo approccio la funzione ostensoria del museo, cui

avvicinarsi in modo volontario e consapevole, a corollario e supporto di una cultura gi ben formata.
Lapproccio emotivo cerca invece di utilizzare emozioni,
ricordi personali, sensi, intuito, associazioni di idee, per
tentare di superare di un balzo gli anni luce di dati, informazioni, riflessioni e processi culturali che separano
la massa dei visitatori dalla comprensione di significati e
interazioni proposte dal sistema degli oggetti. Lemozione certo un valore ma non di per s un codice
che ci permetta di riflettere e non si pu sperare di trovare in essa la panacea di ogni lacuna ma solo lattivatore privilegiato di un processo critico, senza il quale
lapprendimento e lintrospezione non hanno la possibilit di procedere. faticoso, talvolta disperante, tentare
di colmare questo divario, ma mettere in atto ogni strategia per riuscirvi appare imperativo categorico del vivere civile, per trascinare un pubblico sempre maggiore
al museo, approfittando delloccasione per catturarlo,
affascinarlo e sedurlo, proponendo valori quali identit
storica, ermeneutica delle immagini, narrazione di una
storia condivisa.
Il motore di questa complessa operazione la consapevolezza di come il patrimonio culturale fornisca al cittadino identit culturale e senso della storia, che sono alla
base dellirrinunciabile senso di appartenenza. In questa ottica il museo ha dunque ricevuto dalla comunit il
mandato di rendere accessibili, fisicamente e culturalmente, le sue opere (che a tale scopo ha conservato,
documentato e studiato). Il sistema degli oggetti che
informa di s un allestimento museale non pu da solo
spiegare s stesso, proprio perch la massima parte
di tali oggetti non sono certo nati in funzione della loro
esposizione. la necessaria deportazione di queste
cose in un museo che ne provoca la decontestualizzazione e la conseguente cosiddetta sottrazione di fatti42

cit. Didascalie, ambientazioni, ricostruzioni, giocati su


tutto quanto pu contribuire a ricreare il contesto originario da cui tali oggetti provengono, la ricetta per
rendere parlante quello specifico sistema degli oggetti
e stimolare il desiderio di approfondirne la conoscenza.
Certamente la contestualizzazione molto facilitata nel
caso in cui il museo sia collocato allinterno dellarea archeologica, come nel caso di Marzabotto.
Lottimizzazione del processo comunicativo senza
dubbio lo scopo primario che si prefigge un allestimento museale, da considerarsi veramente riuscito
solo se alla comprensione si associer anche il ricordo
dei suoi significati, con il conseguente allargamento
della conoscenza per coloro che di quella esperienza si
sono fatti partecipi. La capacit di innescare memoria
si pone dunque come obiettivo da perseguire, impiegando a questo scopo un articolato sistema di strategie
di apprendimento. Recenti studi tendono a dimostrare
come ciascun individuo non abbia un patrimonio peculiare solo per quanto riguarda doti o talenti, ma anche
per quanto riguarda stili di apprendimento preferiti: dal
linguistico al musicale, al logico-matematico, spaziale,
corporeo-cinestetico, interpersonale e intrapersonale. Ai
diversi pubblici possano dunque corrispondere schemi
di apprendimento diversi, ai quali lallestitore dovrebbe
il pi possibile avvicinarsi, costruendo un ventaglio di
opportunit espositive che, tenendo ben presente la sinestesia, non trascuri nessuna delle possibili categorie
di apprendimento le cui componenti fondamentali sono
lapporto cognitivo, legato allassimilazione intellettuale
di una informazione e lapporto emotivo che fa leva su
ricordi, sentimenti ed esperienze passate.
Spesso nel corso di una visita al museo lintegrazione
a lungo termine prende forma in un moto di soddisfazione, designato con lincisiva definizione di fenomeno

aha! che avviene quando, grazie ad un concetto o ad


un oggetto esposto nel museo, mettiamo a fuoco in
un solo momento una serie di nozioni confuse che gi
possedevamo. unindimenticabile illuminazione, che
immediatamente riordina in una serie coerente e significativa una zona nebbiosa della nostra conoscenza.
evidente a questo punto che il massimo successo di
unesposizione, dal punto di vista della comprensione e
della memorizzazione dei contenuti, sar dato proprio
dalla capacit dellordinatore di esercitare sul pubblico
attraverso il percorso scelto una operazione maieutica.
Riportando gli oggetti il pi possibile vicino alla sfera
non solo cognitiva ma soprattutto emotiva dei singoli,
il processo innescato non si svolger pertanto solo sul
piano della conoscenza, ma si sposter su quello ben
pi intimo e personalizzato del vero e proprio riconoscimento, tramite un poderoso alleato quale la memoria, intesa nella sua accezione pi universalistica di memoria umana.
Su questa falsariga va letto il crescente consenso che
si sta creando attorno ad esposizioni che, offrendo una
chiave di lettura dellantico in termini di vissuto quotidiano, consentano ad ogni tipo di pubblico, seppure
con livelli di diversificata profondit, di avvicinarsi con
sufficiente soddisfazione ai contenuti conoscitivi proposti, attraverso adeguate strategie emotive. Se dunque
la presenza di taluni manufatti pu evocare ricordi e
sentimenti lo strato di emozioni che sovrapponiamo
agli oggetti a trasformare questi ultimi in oggetti ricchi
di significato.
Dal passato sono giunti fino a noi resti sporadici sia materiali, come manufatti e testi letterari, che immateriali,
quali idee e atteggiamenti, ed proprio questo modo
di pensare e di agire dei nostri antichi progenitori che
ha improntato di s quanto di materiale si conservato
43

sino a noi. Pertanto la tutela e la conservazione non


possono riguardare solo la materialit degli oggetti o
dei manufatti in genere ma, perch essi mantengano
almeno in parte il loro valore in termini di significato, bisogna puntare a perpetuarne anche la comprensione a
livello ideologico.
Di fronte ad un manufatto antico diversi possono essere i modi della conoscenza, che dipendono strettamente dal punto di vista dellosservatore o dalle diverse
scale di interesse nei confronti delloggetto: si pu dunque andare dalla conoscenza visiva pura e semplice
al tentativo di inserirlo entro un insieme di dati noti per
aumentare il grado di conoscenza complessivo sia di
quelloggetto che del sistema stesso.
Per quanto riguarda nello specifico un parco archeologico, laspettativa primaria di un visitatore generico
di ricevere informazioni chiare e semplici, ben rapportabili allesperienza comune. Non va mai dimenticato
che tutto quanto attiene allantichit assai difficilmente
attingibile in modo diretto dai non specialisti anche
quando dotati di buona cultura media.
Se ci vale per gli oggetti antichi della cultura materiale,
comunque assai di frequente inseribili o almeno avvicinabili a quelli della coeva vita quotidiana, assai meno
diffusa la capacit di ricomporre mentalmente lidea
di un edificio, sia esso pi o meno complesso, da lacerti
di alzati e spezzoni di fondazioni. Ci richiede un esercizio allastrazione che certo non appartiene al vissuto del
visitatore medio di unarea archeologica, che pertanto
va aiutato, con adeguate spiegazioni e supporti didattici, a risalire da una parte al tutto.
Fra le tante definizioni di museo ci pu essere anche
quella di indicarlo come il luogo in cui avviene lincontro
fra osservatore e oggetto. dato di fatto che la comunicazione attraverso gli oggetti possieda infinite possi-

bilit di applicazioni pratiche. Se la conoscenza legata


alla parola scritta imprescindibile da una forma strutturata di pensiero, va per osservato che nessuno degli
oggetti esposti nei musei stato fatto per essere visto
allinterno di essi e che pertanto questa sua sottrazione
di fatticit vale a dire vera e proprio deportazione
dal contesto di provenienza, che potrebbe in qualche
modo contribuire a spiegarlo, rende indispensabile una
mediazione supplementare.
Il museo, situato allinterno di un parco archeologico
sana almeno in parte questa carenza e svolge egregiamente due primarie funzioni: da una parte quella di
offrire alla vista con le indispensabili cautele conservative tutti quei reperti che non possibile mantenere nel
contesto di provenienza, dallaltra ordinare tutto questo
materiale in un percorso espositivo che diventi approccio di lettura coerente e funzionale alla comprensione
del sito.
Daltro canto solo il parco archeologico consente un
approccio veramente diretto alla realt materiale di un
settore del mondo antico nella sua dimensione originale: passeggiare nello spazio definito dai resti monumentali originali, dunque in scala 1:1, conferir senza
dubbio alla visita unefficacia non raggiungibile neppure
attraverso le pi evolute sperimentazioni espositive.
Ecco che allora il filo conduttore scelto per organizzare
il progetto comunicativo del museo, diventa linea guida
fondamentale per la comprensione dellarea archeologica e delle singole emergenze che caratterizzano
il suo percorso. Gli oggetti delle vetrine, criticamente
selezionati ed accompagnati da adeguate spiegazioni,
saranno i punti di riferimento di un sistema esplicativo di
rimandi area archeologica-museo, allo scopo sia di vivificare le rovine con tutto il portato di significati correlato
alla funzione degli oggetti, sia di rendere meno drastica
44

la deportazione dei manufatti dal loro contesto di provenienza.


La proficua interazione fra i monumenti dellarea archeologica e gli oggetti mobili conservati nel museo
pu essere aiutato dalla stessa architettura delledificio museale che, aprendosi il pi possibile sullarea archeologica, faciliti rimandi e suggestioni necessarie a
ricomporre una visione il pi possibile unitaria del sito
archeologico.
Uno dei modi pi coinvolgenti e diretti per animare e
conservare la frequentazione duso di un sito archeologico la rifunzionalizzazione o comunque lutilizzo
di strutture antiche per ambientazione di spettacoli ed
eventi culturali di vario tipo. E si parla non solo di teatri
o anfiteatri antichi, dove loperazione legittimata dalla
identit duso, ma anche di casi in cui le rovine di pi disparata natura sono utilizzate come
fondali unicamente per la carica di
suggestione che da loro si trasmette
alla rappresentazione.
La presa che questa formula appare
avere sul pubblico non pu comunque far dimenticare quanto possa

essere fuorviante lillusione di ricreare una reale continuit ideologica fra questi e quegli antichi spettacoli
cui sottendevano, perfino nei casi di commedie e farse,
aspetti religiosi e cultuali tanto lontani dallapproccio
allo spettacolo che caratterizza il mondo moderno.
Fatta salva questa riserva, nonch le esigenze conservative del monumento, tale tendenza sembra comunque da incoraggiare, sia perch crea loccasione per
catturare lattenzione del grosso pubblico sulle tematiche dellantico e sulla sua possibile interazione con le
esigenze moderne, sia perch rende possibile un approccio autentico e funzionale in scala reale al monumento, non pi visto dallesterno ma vissuto dallinterno.
Paola Desantis

Fig. 1
La citt etrusca di Marzabotto: veduta aerea da
nord.
45

Esperienze didattiche al museo di Marzabotto

tivo, non caus danni sostanziali alle fondazioni dei muri


che infatti si conservano senza soluzione di continuit.
La scoperta sistematica dei resti della citt si sostanzi
solo con i lavori per la realizzazione del parco, voluti dal
1830 in poi dai nuovi proprietari del pianoro, i Conti Aria.
La prestigiosa famiglia assunse su di s lonere delle ricerche in unepoca nella quale ancora questi compiti
non erano competenza dello Stato ma erano lasciati
nelle mani e nelle disponibilit di privati pi o meno illuminati. LAcropoli e le due necropoli furono portate alla
luce con le tecniche di scavo dellepoca e forse, come
legittimo sospettare, avendo anche di mira nella si-

Si gi avuto modo di accennare allunicit del sito archeologico di Marzabotto che, caso fino ad oggi unico
in ambito etrusco, consente di avere per intero la percezione dellestensione di una citt etrusca e della dislocazione delle sue diverse aree funzionali. La vicenda
del sito, che dallepoca dellabbandono della citt (IV
secolo a.C.) non ebbe pi fasi di urbanizzazione, con
il solo episodio di una piccola fattoria romana, lo preserv dalla parcellizzazione e sebbene la coltivazione
del pianoro rimosse i resti emergenti al di sotto dellara-

Fig. 2
La necropoli
settentrionale
ai margini
del laghetto
artificiale di
Villa Aria.

46

stemazione dei resti trovati, un effetto scenografico che


potrebbe avere comportato lo spostamento di alcune
tombe e certamente la modifica del pendio orientale
dellAcropoli. Lungo il percorso del parco, nel quale i
cedri del Libano furono introdotti sulla scia di un diffuso gusto per il giardino romantico allinglese, furono
collocati monumenti che riecheggiavano il gusto etrusco, come i due grandi cippi variamente configurati o
la riproduzione di una sorgente etrusca dellAcropoli.
Amargine della necropoli nord (fig. 2) fu scavato un laghetto su cui si affacciavano le tombe e al centro di
esso fu collocato un enorme ammasso di pietre, a simulare una roccia attraversata da un tunnel percorribile
in barca.
Questi elementi, che ancora oggi caratterizzano il parco
e sostanziano accanto allitinerario archeologico anche
quello storico-artistico e naturalistico, nonch esplicitano il gusto antiquario, tipico dell800, di concepire le
rovine, si prestano a numerosissime chiavi di lettura.
A fronte di una cosi importante e significativa testimonianza, disponibile alle chiavi di lettura interdisciplinari
pi diverse, si voluto impostare un rapporto stabile
con la scuola locale che mantenesse come costante
la possibilit per tutti i ragazzi di avere per una volta
nel loro curriculum scolastico loccasione di incentrare
il piano dellofferta formativa su problematiche inerenti
questa importantissima testimonianza archeologica del
loro territorio, nellintento, condiviso, di avvicinare le giovani generazioni della valle del Reno alle testimonianze
del loro pi antico passato, illustrato dai resti della citt
etrusca che occupano ancora il pianoro di Misano e
dagli oggetti esposti nel museo, che raccontano tempi
e modi della vita di quegli antichi Etruschi.
Nel suo piano di comunicazione il museo ha dunque privilegiato innanzi tutto quella parte del suo pubblico fatta

dalle giovani generazioni locali, che nellantica storia del


loro territorio devono trovare forte identit e consapevolezza di un loro cosi importante passato. La scelta caduta per vari motivi sui ragazzi delle prima media e nel
2003 stata stilata la convenzione di regolamentazione
di questo accordo fra Soprintendenza Archeologica,
Istituto Comprensivo e Comune di Marzabotto battezzata I giovani etruschi di Marzabotto adottano il loro
Museo (cfr. R. Filippini infra) e articolata nelle classiche tappe di lezioni introduttive agli insegnanti, incontri
con i ragazzi e quindi nella realizzazione da parte delle
classi di un prodotto originale e specifico, frutto della
esperienza culturale vissuta. Si subito voluto evitare di
propinare ai ragazzi pillole di carattere generale sugli
Etruschi ma si preferito puntare sui risvolti generativi
che pu avere unesperienza dai confini ben circoscritti
ma che, proprio per questo, induca allapprofondimento
e allappropriazione di concetti e modalit di apprendimento. Lobiettivo che da subito ci siamo dati con gli insegnanti non stato tanto quello che i ragazzi imparassero molte nozioni sugli Etruschi, bens che facessero
uno sforzo metodologicamente assai pi difficile, ma di
ben altra soddisfazione: vale a dire osservare il mondo
da un altro punto di vista ed acquisire con ci maggiori
capacit e senso critico.
Nel corso di un decennio una cinquantina di ragazzi
ogni anno si sono concentrati durante gli anni scolastici
sui temi del mondo etrusco, vestendo i panni ora degli
atleti, ora degli dei, ora della gente comune, che viveva
sul pianoro impegnata nelle varie attivit. Se volevamo
ottenere che la citt etrusca entrasse nel cuore dei
bambini e, per il loro tramite, in quello dei loro genitori,
ci sentiamo di dire che lo scopo stato raggiunto e i
primi veri rievocatori dellantica Kainua sono stati proprio i bambini della scuola locale che, sotto la sapiente
47

regia dei loro insegnanti, hanno vivificato la citt con le


loro rappresentazioni in costume, ricavandone unesperienza di tipo diretto, personale e creativo, che ha
tutte le caratteristiche per riuscire veramente formativa.
Si partiti con unesperienza didattica che prendeva
le mosse dal tema ministeriale Lo sport nellantichit
e dalla specifica mostra curata dalla direzione del museo Lo sport e il gioco nella vita e nel rituale funerario
di Marzabotto. Certo, lesperienza ha insegnato molto
ai ragazzi ma assieme allo sforzo di mettere in atto gli
esercizi ginnici alla maniera degli antichi, da quelli pi
abituali come la corsa fino alluso degli halteres per il
salto in lungo o la difficolt di simulare le acrobazie dei
desultores c stata da parte loro la precisa percezione
delle diversit sostanziale fra le odierne pratiche dello
sport e quelle degli antichi, radicalmente sostanziate di
religiosit. Inoltre i ragazzi sono entrati nelle problematiche della citt antica con il preciso obiettivo di scovare
tutti gli indizi (elementi della citt e oggetti conservati nel
museo) utili a comprendere latteggiamento degli Etruschi di Marzabotto nei confronti dello sport. Lintento di
partire dalla microstoria pi vicina ai ragazzi, e soprattutto parlante tramite testimonianze materiali analizzabili
da vicino nella loro oggettivit, ha senza dubbio ottenuto latteso risultato di consentire unavvicinamento
alla grande storia, quella dei libri di testo, che da questa
esperienza stata vivificata e ha tratto spiegazione.
Il progetto si concluso con un saggio ginnico nel quale
i ragazzi si sono esibiti nelle diverse discipline (corsa,
salto in lungo, lancio del disco, lancio del giavellotto,
acrobazie sulla cavallina alla maniera dei desultores),
accompagnati da un gruppo di auleti che, diretti dallinsegnante di musica, eseguiva musiche di ricostruzione
etrusca.
Il progetto del 2004 stato ispirato al tema della moda

nellantichit e in particolare alla mostra realizzata dal


museo per quellanno Donne devote e Dee: labbigliamento reale e simbolico delle donne etrusche di Marzabotto. Il coinvolgimento sempre crescente delle famiglie degli alunni ha visto il concorso dei parenti per
la realizzazione dei costumi etruschi dei ragazzi, che
alla fine dellanno scolastico sono stati i protagonisti di
una vera e propria drammatizzazione nellarea archeologica. Su sceneggiatura scritta dagli insegnanti con la
consulenza della direzione del museo i ragazzi, vestiti
tutti alletrusca, hanno dato vita ad una vera e propria
sfilata di moda etrusca, presentando le caratteristiche
dei diversi abiti, da quelli da lavoro a quelli di rango. Il
tema ha consentito anche di affrontare le diversit culturali nellabbigliamento oggi in uso al di fuori del contesto europeo. Infatti sono sfilati nei costumi nazionali,
allinsegna della grande apertura degli Etruschi alle diverse culture, anche ragazzi tunisini, marocchini, indiani
e cinesi. Lesperienza stata vissuta dai ragazzi con il
vero e proprio orgoglio delle loro antiche radici e con
lemozione di sapere che, dopo 2500 anni, era quella
la prima volta che quelle fogge di abiti ricorrenti nelle
figurine votive di Marzabotto tornavano a percorrere il
suolo della citt.
Nel 2005 stata la volta dei cibi antichi e quindi sulla
scia della mostra A tavola con gli Etruschi di Marzabotto il tema delle risorse alimentari, della preparazione
dei cibi, dei valori rituali di cibo e bevande, con particolare riguardo al vino e alla sfera di culto di Dioniso, ha
sostanziato una drammatizzazione in varie scene, veri
e propri quadretti di vita agreste, bucolica e artigiana,
mentre nella rappresentazione del banchetto si componevano tutti i segni del lusso e del prestigio della classe
aristocratica, impegnata a celebrare s stessa in veste
di banchettante sia in vita che nellaldil. Lesperienza
48

si arricchita della ricerca su cibi e ricette antiche che


ha portato a realizzare uno specifico men preparato
dalle cuoche della scuola, anche loro incredibilmente
immedesimate nellesperienza didattica, e consumato
con soddisfazione da tutti i ragazzi dellistituto nonch,
alla fine dello spettacolo, da tutto il pubblico della rappresentazione.
Lesperienza del 2006 si incentrata sulla religione etrusca anche in considerazione delle pi recenti scoperte
archeologiche a Marzabotto, che hanno portato in luce
due nuovi luoghi di culto: il grande tempio dedicato a
Tinia (lo Zeus etrusco) e unarea sacra immediatamente
extra-urbana presso il santuario fontile, caratterizzata

da cippi e statuette votive in bronzo, fra le quali una


spicca per eccezionalit di dimensioni e qualit tecnica:
leffige di una donna di rango o di una dea?
Lattivit di laboratorio condotta a scuola ha consentito
la ricerca iconografica e la realizzazione di costumi ed
attributi delle singole divinit, nonch lideazione di una
sceneggiatura che fosse pretesto per presentare le diverse divinit del pantheon etrusco nonch esplicitare
le principali tematiche della religione etrusca.
A questo riguardo va sottolineata la riuscita particolarmente efficace di spiegare con la drammatizzazione uno degli aspetti di maggiore interesse scientifico della citt di Marzabotto, vale a dire la possibilit,
disponendo di un impianto urbano
pressoch completo, di indagare le
applicazioni della etrusca disciplina
in merito alla fondazione delle citt. Se
infatti uno dei temi pi complessi della
religiosit etrusca la divisione dello
spazio celeste e la proiezione del cosiddetto templum celeste sulla sfera
terrena, con regole e segni che sono
alla base dei riti di fondazione delle
citt, la drammatizzazione di questa
cerimonia, (fig. 3) cui i ragazzi hanno
dato vita proprio sul suolo dellantica
citt, ha reso comprensibile con semplicit ad attori e pubblico concetti altrimenti difficilmente attingibili a quanti
non dotati di specifica preparazione.
Fig. 3
Progetto didattico I giovani
Etruschi di Marzabotto adottano il
loro museo: i riti di fondazione.

49

Fig. 4
Gli dei etruschi sullaltare D
dellacropoli.

Fig. 5
Copertine dei CD curati dal Gruppo
Archeologico Bolognese con i video delle
diverse rappresentazioni realizzate dai ragazzi
nellambito del progetto didattico.

50

Dal 2006 i temi scelti per la rappresentazione rievocativa si sono ispirati al tema delle Archeologite bolognesi e dunque sono state interpretate dai ragazzi
sullantico pianoro vicende legate agli dei (Appuntamento con gli dei. Gli Inferi) (fig. 4), allo sport (Colpiti
da un insolito futuro nellassolata piana di Kainua), alla
vita quotidiana (In cucina con gli Etruschi: pane, amore
e archeologia), ma anche alle problematiche degli
antichi commerci.
Consuetudine e ormai consolidata tradizione che ogni
anno la rappresentazione si concluda, con la merenda
alletrusca realizzata dalle cuoche del comune di Marzabotto, che aiuta a costruire un momento di incontro
della comunit che si riappropria cos del proprio passato e del proprio museo. Va infatti sottolineato come
al seguito dei ragazzi siano entrati al museo, spesso
per la prima volta, i genitori che, a loro volta, coinvolti in
unesperienza emotiva di tipo personale, come creatori
dei costumi etruschi destinati ai loro ragazzi (chitoni, tebenne, calcei repandi) non ci hanno pi lasciato.
Oggi possiamo dire che ogni ragazzo di Marzabotto fra
i dieci e i ventanni, ha avuto unesperienza diretta e creativa del suo passato etrusco e non gli mancheranno
neppure gli strumenti per riviverla in quanto, fin dai primi
anni, si aggiunto alla drammatizzazione lesperimento
di una documentazione maggiormente sistematica di
quanto realizzato (fig. 5), grazie alla collaborazione del
Gruppo Archeologico Bolognese, che da anni segue
da vicino le vicende della realt archeologica di Marzabotto ed coinvolto, sulla base di una specifica convenzione con la Soprintendenza, in tutte le attivit di
valorizzazione del museo.
Il prodotto di questo coinvolgimento rappresentato da
filmati con audio che, in alcuni casi, contemplano anche
le fasi di laboratorio e di presentazione dellevento che

bene evidenziano nella pratica tutte le tappe dellavvicinamento didattico ad un problema, rendendo bene
evidente come didattica non sia e non debba essere
banalizzazione dei concetti. Al contrario la didattica, e
forse quella dellarcheologia anche pi di quella di altre discipline, va affrontata circoscrivendo al massimo
il tema di indagine per poter poi, nellapprofondimento,
indurre alla riflessione critica e allapproccio cosiddetto
generativo nei confronti di quanto proposto allattenzione.
Detto questo va da s che anche nella didattica non ci
sono e non ci possono essere schemi precostituiti e
ogni esperienza serve per quanto di metodo e tipo di
approccio possibile sintetizzarne. In ci sta la parte
migliore, quella creativa della didattica che, come per
ogni altra cosa che voglia essere unica e irripetibile, risponde alla regola di associare le cose in modo non
precostituito.
E in questo impegno di rompere gli schemi usuali per
creare senso di sorpresa e indurre quindi ad approcci
alla materia pi coinvolgenti ed interattivi, la materia del
parco archeologico si presta in modo straordinario proprio per leccezionale gamma di temi e interazione fra
gli stessi che pu suggerire. La proficua osmosi fra i
monumenti dellarea archeologica e gli oggetti mobili
conservati nel museo pu essere aiutata dalla stessa
architettura delledificio museale (fig. 6) che si dotato in
questi anni, grazie ad un finanziamento dellUnione Europea e soprattutto della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, di una nuova ala, costruita proprio per
enfatizzare questo rapporto interno-esterno. Il corpo
aggiunto infatti presenta ampie vetrate che sfondano
le pareti e utilizza lalzato per sorreggere unampia terrazza panoramica sullarea archeologica, vero e proprio
balcone sulla storia, che facilita rimandi e suggestioni
51

Fig. 6a-b-c-d
La nuova ala del Museo realizzata con fondi dellUnione Europea
(Progetto Museums) e della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

52

atte a ricomporre una visione il pi possibile unitaria del


sito archeologico, nonch ad apprezzare leccezionale
veduta dei calanchi posti quasi ad anfiteatro rispetto al
pianoro su cui insiste lantica citt. allo studio il progetto di totem multimediale che, sistemato sulla balconata, consentir una visita virtuale della citt nella quale
sar possibile, soffermando lattenzione sui singoli resti,
richiamare le ricostruzioni virtuali degli edifici, delle vie,
nonch visioni panoramiche e di insieme. Sulla balconata si apre anche laula didattica-multimediale, nella
quale potr proseguire ed approfondirsi il discorso virtuale.
Se lesperienza didattica dei ragazzi di Marzabotto sta
contribuendo a creare coscienza e conoscenza dellantico passato e dei suoi resti certo che non va dimenticato che dal 1997, senza soluzione di continuit, larea

archeologica di Marzabotto, e in particolare la sua necropoli orientale ospita, sulla base di una specifica convenzione fra Museo, Comune di Marzabotto e Provincia
di Bologna rappresentazioni teatrali incentrate sul teatro classico che, con ogni evidenza, traggono ulteriore
suggestione dalla loro particolare ambientazione e, nel
contempo, contribuiscono a vivificare con voci, personaggi e temi trattati i monumenti in pietra della necropoli
certo la cornice pi prestigiosa e carica di suggestioni
dellintero territorio.
Tutte le sperimentazioni portate avanti per evocare la
presenza degli antenati etruschi sullantico pianoro e
quindi corredare di figure animate i resti lapidei della
citt, prima proposte a livello grafico (fig. 7), anche solo
con lambientazione dei personaggi pi significativi fra
quelli rappresentati nei reperti del museo, sullo sfondo

Fig. 7
I desultores di Marzabotto
ambientati nella necropoli
orientale (foto Robert Marnika).

53

Fig. 8
La signora di Marzabotto
ambientata nella necropoli
orientale (foto Roberto Macr
- SBAER).

dei resti della citt (fig. 8), o per il tramite di personaggi


delle rappresentazioni teatrali (fig. 9), o dei giovani etruschi di Marzabotto che fanno rivivere momenti di vita
dellantica citt, hanno ricevuto una significativa svolta
con lavvento del Gruppo di rievocazione del Popolo di
Kainua (Methlum Kainual) che, nato e sviluppato in questi ultimi anni, nellambito del Festival di Kainua, (cfr. C.
Re infra) ormai divenuto presenza costante in tutte le
iniziative didattico-culturali sullantico pianoro, accompagnando a latere le visite guidate al museo e alla citt
o comunque collaborando variamente alle diverse iniziative.

Si pu certo dire che litinerario tracciato in questi ultimi


anni dalla strategia comunicativa del Museo e da tutti gli
Enti, Istituzioni e Associazioni che ad esso hanno fatto
riferimento, stato ottimo substrato per la nascita del
Festival di rievocazione etrusca che trova a Marzabotto
particolari possibilit di sviluppo sia per la presenza
della realt oggettiva dellantica citt e del suo museo
sia per la disponibilit, al di fuori dellarea archeologica,
di un bellissimo parco urbano particolarmente adatto
ad ospitare tutte quelle attivit di rievocazione che possono coinvolgere al meglio un pi vasto pubblico alla
maniera dei parchi di ricostruzione e interattivi, ampia54

Fig. 9
Una scena da i Cavalieri di Aristofane,
rappresentata dalla compagnia
Teatro Perch con la regia di Marco
Marchesini, rappresentata nella
necropoli orientale di Marzabotto nel
2009 (foto Maurizio Molinari).

mente sperimentati in primis nei paesi anglosassoni


nonch in Germania e Francia e che cominciano ad
avere anche in Italia una certa diffusione con iniziative
spesso di grande livello.
Si tratta di aree ben distinte dal sito archeologico autentico, nelle quali si puntato a realizzare ricostruzioni filologiche in scala reale di settori di impianti insediativi con
case, completi di arredi e animate da drammatizzazioni
di attivit della vita quotidiana o di eventi particolari,
quali battaglie, gare, feste, nei quali il visitatore pu vivere lesperienza di interagire con lantico, partecipando
alle diverse attivit.
In questo tipo di parchi, che in Inghilterra hanno lincisiva denominazione di reenactment archaeological
areas dove reenactment traducibile alla lettera con
ri-rappresentazione, la sperimentazione didattica pu
giocare tutte le sue carte con il grande vantaggio di non

avere i limiti imposti dalle primarie esigenze di tutela e


conservazione dei contesti e con la possibilit di poter
aggiornare con maggiore libert percorsi e ricostruzioni
sulla scia dei risultati delle nuove scoperte archeologiche condotte nel sito originale o comunque nellambito
del particolare periodo cronologico cui il parco si ispira.
Nella possibilit di tenere legate e strettamente dipendenti area archeologica reale e parco di ricostruzione,
nel quale lo stretto controllo scientifico garantirebbe da
fuorvianti disneyficazioni, va sicuramente visto litinerario di lavoro pi promettente, per illustrare al pubblico
in modo didattico ed esauriente di quale intero i resti
dellarea archeologica siano parte, presentando la ricostruzione al vero di uno spaccato di vita della citt
etrusca, animata, attraverso linterpretazione dei rievocatori, dai personaggi, dagli oggetti e dalle attivit deducibili dai dati di scavo, per una sempre pi adeguata
55

tutela e corretta comunicazione dei parchi archeologici e, pi in generale, del paesaggio storicizzato dalle
opere delluomo.
Questo lo stato delle cose e certo molto rimane ancora da fare. Appare comunque ben chiaro che se conservare la materialit delle cose certo imprescindibile
almeno altrettanto prioritaria la necessit di comunicarne i significati, vale a dire lavorare nellottica di conservare la capacit di comprendere il significato delle
cose contenute nei musei, disciplina che va coltivata
come bene prezioso per non rischiare di perdere per
strada i valori che hanno dato senso alla nostra civilt
e in questa impresa le attivit di rievocazione possono
risultare particolarmente preziose.

I giovani etruschi di Marzabotto


adottano il loro museo
Da ormai dieci anni lantica Kainua rivive a Marzabotto
grazie ai ragazzi della Scuola Secondaria di primo
grado. Il motore di questa iniziativa il progetto I giovani etruschi di Marzabotto adottano il loro Museo,
nato da unidea di Paola Desantis, direttrice del Museo,
che ne ha sempre curato la consulenza scientifica. Il
progetto stato accolto con molto favore dalla Scuola,
nella prospettiva di una didattica proiettata verso lesterno, ma profondamente radicata nel contesto locale.
I Giovani Etruschi, cos, si sono collocati nellambito di
un progetto gi esistente, intitolato Il nostro territorio
come laboratorio di ricerca e volto a valorizzare il patrimonio ambientale in tutti i suoi aspetti.
Fin da subito, dunque, stato chiaro che il primo obiettivo da perseguire era che i ragazzi si rendessero consapevoli dellimportanza del patrimonio archeologico
del loro paese.
Fin da subito, per, ci si resi conto della complessit
del lavoro. Infatti, una serie di sondaggi svolti in maniera
abbastanza sistematica, bench informale, aveva dimostrato che una percentuale piuttosto alta dei ragazzi
e dei loro familiari non era mai entrata nellarea archeologica o non era informata delle iniziative promosse dal
Museo. Ci non deve stupire, se si pensa che lentit
della tragedia storica e umana del recente passato di
Marzabotto , comprensibilmente, cos totalizzante da
oscurare, o comunque relegare in secondo piano, qualsiasi altra circostanza legata a quei luoghi.
Daltra parte proprio la memoria di quella immane tragedia, con le sue numerose commemorazioni, ha indotto
nel paese una certa disposizione a mobilitare le energie

Paola Desantis

56

Figg. 10-13
Istituto Comprensivo di Marzabotto. Laboratorio delle Meraviglie.
Fasi di realizzazione di un kantharos.
57

Fig. 14
Maschera di Tuchulca.

verso un obiettivo comune e questo si rivelato uno dei


punti di forza nella realizzazione pratica del lavoro.
I destinatari e gli attori del progetto sono stati individuati negli alunni delle classi prime della Scuola Secondaria di I grado, perch ritenuti esponenti della fascia
di et pi idonea a fruire e a rendersi protagonista delle
attivit previste.
Curiosit ed entusiasmo in questa fase della vita sono
ancora spontanei e non mediati dalle ritrosie tipiche
delladolescenza, mentre gli interessi a questa et si
fanno pi maturi e consapevoli, tanto che certi incontri possono segnare per sempre: esattamente questo
successo ad alcuni Giovani Etruschi il cui successivo
percorso di studi si orientato verso il mondo antico.
Le fasi operative attraverso le quali viene realizzata lattivit seguono un iter che si consolidato nel tempo.
Una volta scelto largomento da approfondire, viene
predisposta la formazione degli insegnanti, sotto la

guida della dott.ssa Desantis, quindi vengono organizzate alcune visite agli scavi e al Museo da parte degli
alunni.
A seguito di queste attivit propedeutiche, ha inizio il
lavoro in classe di approfondimento su argomenti di
storia e cultura etrusca.
Infine si lavora alla preparazione dellevento conclusivo: una recita a tema da tenersi nellarea archeologica verso il termine dellanno scolastico, nellambito di
una manifestazione a cui partecipa anche il Comune di
Marzabotto.
Questultima una fase importantissima del progetto,
quella in cui i genitori, gli amici e i parenti, nelle vesti di
spettatori, vengono condotti dai ragazzi a ripercorrere il
loro stesso cammino e a familiarizzare con il patrimonio
culturale del luogo in cui vivono.
Si realizza cos un altro obiettivo primario, cio attrarre
la comunit verso il Museo, investendo i ragazzi della
58

Fig. 15
Scena dalla rappresentazione Vestivamo allEtrusca.

59

funzione di trait dunion e di portavoce tanto nelle famiglie, quanto nellintero paese, di ci che hanno conosciuto attraverso la scuola.
Naturalmente, radicandosi nella scuola dellobbligo,
il progetto stato esteso alla totalit degli alunni delle
classi coinvolte, comportando un lavoro complesso,
tanto complesso, quanto gratificante per i risultati raggiunti.
Ma molto di ci che stato fatto sarebbe rimasto solo
sulla carta senza il lavoro del cuore pulsante della
Scuola Media di Marzabotto: il Laboratorio delle meraviglie, organizzato da un gruppo di educatori e dagli
insegnanti di sostegno.
Qui vengono accolti tutti quei ragazzi che hanno bisogno di fare per imparare, quelli che scontano situazioni
difficili e non riescono proprio a reggere il peso di tante
ore seduti in un banco, o, semplicemente, quelli che
hanno talenti non sempre spendibili nelle ore di lezione
tradizionale.
Alloccorrenza, il laboratorio si apre a tutte le classi che
preparano attivit significative, e le sue porte si sono
spalancate, appunto, per i Giovani Etruschi.
Da questa fucina di idee e creativit, attraverso il riciclaggio di ogni sorta di materiale, e rigorosamente a
costo zero, hanno preso corpo gli oggetti di scena pi
svariati: un kantharos, una vera da pozzo, lelmo della
dea Menerva, le maschere degli dei infernali, per citare
solo qualche elemento di una lunga lista che continuamente si arricchisce.
Quanto ai contenuti specifici che sono stati affrontati, la
selezione avvenuta con lo scopo che i ragazzi imparassero a riflettere sul loro presente, attraverso il dialogo
con il passato, e dunque attraverso la scelta di opportuni temi di approfondimento.

Da questo punto di vista sono state colte le opportunit


offerte dalle proposte del Ministero dei Beni Culturali riguardo alle mostre sullantichit, che si sono tenute in
diversi Musei italiani, compreso quello di Marzabotto,
pur percorrendo, quando se ne ravvisava la necessit,
vie autonome.
Dallo sport alla religione, dal cibo alla struttura della
citt antica, i temi toccati sono stati molteplici, e intanto,
di anno in anno, si sono accorciate le distanze tra gli
antichi e gli attuali abitanti di Marzabotto, i quali si sono
riappropriati persino dei nomi dei loro antenati, mentre
i ragazzi, con la loro fantasia, hanno colmato i vuoti lasciati dal tempo.
Cos, dopo qualche incursione nella antica onomastica,
hanno ripreso vita i vari Popluna, Tansina o Laris Kraikalu, il greco, che tanto affascina i Giovani Etruschi perch ai loro occhi evoca mondi lontani, viaggi e avventure.
E intanto, mentre nonne e mamme si sono affaccendate a confezionare tuniche, tebenne e calcei repandi,
il progetto ha raggiunto il decimo anno di vita, ed
tempo di bilanci.
I risultati si possono riassumere in alcuni numeri significativi: al ritmo di una cinquantina di alunni ogni anno,
sono ormai 500 i ragazzi di Marzabotto che hanno rivestito panni etruschi e ognuno di loro ha condiviso lesperienza con genitori, fratelli, nonni e amici. Tutto ci
in una comunit che conta meno di settemila abitanti.
Bilancio positivo, dunque, e dimostrazione pratica che
la scuola media ha una forte capacit di penetrazione
nel contesto sociale e pu veicolare contenuti culturali
anche partendo da piccole cose.
Basta crederci, e a Marzabotto ci abbiamo creduto in
molti.
Rita Filippini
60

Festival storico.
Kainua - Gli Etruschi rivivono a Marzabotto

questo legame indispensabile per la definizione dellidentit dellevento, offre la possibilit di elevare il livello
qualitativo, ne fornisce lo spessore culturale.
Viceversa levento si riferirebbe ad un generico tempo
passato che non trova collocazione geografica, e, talvolta, anche cronologicamente impreciso.
I fattori identitari dellevento sono determinanti per garantire il successo dellevento stesso, ma soprattutto
per la durabilit dellevento, cio permettono una progettazione su medio/lungo termine, per mirare ad effetti
a lungo termine e sopratutto lunga durata sul territorio.
Per quanto riguarda lapporto che il Festival pu dare
alla valorizzazione del patrimonio, ricordiamo semplicemente che lambito dei rievocatori, appassionati o
studiosi di storia, rappresentano uno dei pi importanti
bacini di fruitori.
Ricordiamo anche che tra pubblico della rievocazione e
fruitori del museo, ci sono altri importanti punti di contatto: lattivit rievocativa contempla sempre un aspetto
didattico, rivolto proprio ai pi giovani. In questo aspetto
si pu constatare una precisa convergenza di interessi
che non risulta per di certo in una sovrapposizione o,
peggio, competizione: i ruoli sono assolutamente complementari ed anzi devono essere in sinergia, potenziandosi a vicenda.
Infine senzaltro utile tenere presente che la comunit
locale dovrebbe costituire la principale risorsa per il museo/patrimonio: ne dovrebbe costituire il primo fruitore,
almeno per importanza, ma anche il primo sostenitore.
Il legame tra comunit e territorio passa senzaltro attraverso la consapevolizzazione di una precisa identit, in
cui la storia, anche antica, un tassello fondante. Sia
lente museale che levento storico divulgativo, la rievocazione, sono operatori attivi e determinati in questo
percorso. Uno dei ruoli che la rievocazione pu, e deve,

Il festival storico Kainua - Gli Etruschi rivivono a Marzabotto un evento fortemente caratterizzato dalle
attivit di rievocazione e ricostruzione storica, ma con
valenze culturali e divulgative non secondarie.
Si tratta di una manifestazione che pu essere utilizzata come esempio per analizzare i rapporti tra rievocazione/promozione del territorio e rievocazione/valorizzazione del patrimonio.
La manifestazione nasce da un progetto di promozione
turistica locale, quindi non nasce con lobiettivo primario di comunicare e valorizzare il patrimonio.
Tuttavia la promozione del territorio non pu essere slegata dal patrimonio, in quanto parte del territorio stesso.
Uno dei temi fondamentali della promozione (anche
economica) del territorio senzaltro la creazione di
unimmagine del territorio, unimmagine che ha inevitabilmente anche una componente storica.
La promozione territoriale richiede la definizione di
unimmagine precisa e riconoscibile del territorio
stesso, sulla quale basare la comunicazione. Tale immagine deve essere basata su temi forti, chiaramente
individuabili ed il pi possibile esclusivi, almeno entro
certi limiti, del territorio stesso. La creazione dellimmagine del territorio finalizzata a renderlo un prodotto
identificabile e promuovibile.
Levento in questione ha avuto, nelle sue edizioni, la
possibilit, ed anche il compito, di concorrere a costruire questa immagine. Il riferimento al contesto storico
archeologico stato quindi fondamentale.
Tuttavia il rapporto col patrimonio anche importante
per un reciproco feedback: levento rievocativo stesso
ha una forte necessit del legame col contesto. Infatti
61

Fig. 16
La rappresentazione di un rito aruspicino allinterno del festival rievocativo.

svolgere per esplicitare in pieno le proprie prerogative,


proprio il rafforzamento dellidentit della comunit,
tramite la divulgazione di aspetti fondanti della storia del
territorio e tramite unazione sinergica di esplorazione
cognitiva del patrimonio storico ed archeologico.
Il percorso del festival storico Kainua - Gli Etruschi rivivono a Marzabotto si collocato precisamente in questa direzione, nonostante abbia finora potuto muovere
soltanto i primi passi.

Lente organizzatore, individuando un tema forte per lidentit del territorio nel patrimonio unico della citt etrusca, ha iniziato il percorso di progettazione del festival
con una collaborazione qualificata nellambito storico
archeologico, ricercando una consulenza professionale che potesse fare da ponte tra lambito divulgativoricreativo, il festival, e lambito culturale, il patrimonio
archeologico.
Gi la scelta del nome e del marchio del festival ha co62

stituito una forte dichiarazione didentit e dintenti, evidenziando il rapporto con la citt e la civilt etrusca,
stabilendo un legame con la comunit attuale: la citazione di Marzabotto, volutamente accostata a Kainua,
cio la citt antica e la citt attuale che si ricongiungono.
Non dimenticando nemmeno di citare la storia di questo legame tra le due anime gemelle della comunit:
la cimasa degli sposi da considerare a buon diritto un
simbolo iconico per Marzabotto, essendone uno dei reperti archeologici pi noti, tanto da essere adottato nel
simbolo della Pro Loco, simbolo al tempo stesso anche
del ruolo che la famiglia Aria (tuttora proprietaria legittima della cimasa originale) ha svolto nella ricostruzione
dellidentit della comunit locale. La stessa immagine
quindi entrata anche nel marchio del festival, con il
preciso obiettivo di rimarcare il legami della comunit
col proprio passato.
Il festival ha avuto fin dallinizio lobiettivo di caratterizzarsi il pi specificamente possibile sulla storia del ter-

Fig. 18
Anche il percorso parallelo, di supporto allassociazionismo locale,
ha mirato a sottolineare sempre il legame con il patrimonio storicoarcheologico e lidentit della comunit: nellimmagine linsegna militare
adottata, in cui viene richiamato lantico nome della citt associato
allaquila, probabilmente lanimale simbolo di Tinia, divinit protettrice della
citt stessa.

Fig. 17
Il marchio del festival. Sottolinea i legami tra la comunit e la propria
storia.

63

ritorio, ricercando contemporaneamente la sinergia col


Museo Nazionale Etrusco.
Nella prima edizione si trattato della concertazione di
due percorsi paralleli di eventi, al Museo e nel parco
urbano sede del festival storico rievocativo. La progettazione dei due percorsi paralleli, organizzando gli orari
e la congruenza delle tematiche, ha portato di fatto ad
una unica programmazione, promossa secondo canali
sia propri sia comuni, con lobiettivo di creare una sinergia a beneficio di entrambi i promotori e, ovviamente
enfatizzando leffetto finale sul territorio.
Ledizione successiva ha compiuto un ulteriore passo
verso una collaborazione pi stretta, compiendo effettivamente e praticamente il passaggio ad una programmazione solidale, mantenendo ovviamente le caratteristiche specifiche, in cui la rievocazione stata parte
integrante dellattivit del museo e, viceversa, lattivit
del museo stata parte integrante del programma del
festival.
Un percorso parallelo ha seguito il nascere ed il radicarsi di un associazionismo locale fortemente connotato e legato al tema in modo quasi inscindibile, unassociazione di rievocatori nata sul posto con obiettivi
specifici.

Tale percorso da considerare un obiettivo correlato


al percorso principale, da ritenere imprescindibile per il
perseguimento degli obiettivi citati e per il radicamento
nella comunit.
Si auspica ovviamente che non si interrompa questo
percorso costruttivo, ma che anzi si prosegua nella pratica di una collaborazione che faccia s che il patrimonio
archeologico sia integrato nel territorio come risorsa e
non come onere o, semplicemente, come patrimonio
non produttivo.
Allo stato attuale (primavera 2012) difficolt organizzative e avvicendamenti nellorganizzazione hanno imposto una pausa al festival, ma, fortunatamente non nella
collaborazione tra il volontariato, dedito alla divulgazione ed alla ricostruzione storica, ed il Museo Nazionale Etrusco.
Tra le attivit svolte in forma volontaria per la promozione del patrimonio archeologico, nellambito del
programma di Archeologite stata realizzata (estate
2012) una iniziativa piuttosto innovativa, che ha lambizione di esplorare tecniche di comunicazione moderne,
in particolare lapplicazione di tecniche teatrali al museo; in un evento di animazione notturna del Museo,
in cui i volontari di ArcheoStorica hanno cercato di far
rivivere alcuni dei personaggi chiave dellantica Kainua.
Corrado Re

64

Lalba degli Etruschi.


Unesperienza di museum theatre a Castelfranco Emilia
Diana Neri, Luca Cesari Museo Civico A.C. Simonini - Castelfranco Emilia
Corrado Re Dottore di ricerca in Antropologia
Fin dallepoca della costituzione, avvenuta nel 1999, il
Museo Civico Archeologico di Castelfranco Emilia si
contraddistinto per limpronta divulgativa assicurata
alle proprie iniziative. Partendo dalla constatazione di
essere un museo con una vocazione territoriale, privo
delle collezioni centenarie che possono vantare altre
istituzioni simili, in particolare Modena e Bologna, si
caratterizzato per una ricca produzione di mostre temporanee e pubblicazioni anche rivolte allutenza non
specializzata, in particolare ai bambini delle scuole primarie.
Gli interventi realizzati comprendono lezioni frontali in
classe tenute da archeologi esperti con lo scopo di
aumentare la conoscenza della storia antica e dellarcheologia nel rispetto dei programmi scolastici e con
approfondimenti dedicati al territorio castelfranchese. In
molti casi alle lezioni stata spesso associata la visita al
locale museo o ad altri nelle vicinanze.
Tra le attivit era inserito lo svolgimento di lezioni pratiche allinterno dellaula di archeologia didattica, nel
corso delle quali i bambini hanno potuto sperimentare
la pratica dello scavo stratigrafico allinterno di unapposita vasca, il disegno e il restauro di riproduzioni archeologiche realizzate ad hoc. Fra i momenti divulgativi
di maggiore impegno si ricordano alcune manifestazioni (in particolare Musei da Gustare organizzata in
collaborazione con la Provincia di Modena) in cui con

lassistenza di archeotecnici esperti in archeologia sperimentale sono state affrontate diverse tematiche: dalla
cottura dei cibi allaccensione del fuoco, dalla manipolazione dellargilla alla fusione del bronzo.
Fin dai primi anni di operativit del museo sono state
inoltre organizzate attivit ludico-divulgative, come la
Caccia al tesoro sulla centuriazione in cui le classi di
quinta elementare si sfidavano in un percorso a tempo
che includeva una competizione di orientering sul tratto
di centuriazione romana interno al parco di Villa Sorra,
combinata a domande tematiche sulla rete viaria di
epoca romana.
Allinterno del panorama di attivit si possono enumerare anche diverse pubblicazioni illustrate dedicate
allinfanzia che, prendendo spunto dalle avventure del
personaggio dellArcheotalpa, rendono comprensibili la
pratica dello scavo archeologico e di attivit del passato, come i riti funebri di diverse antiche civilt o la produzione e lo scambio di vasellame in epoca etrusca.
Questo ventaglio di soluzioni, adottate gi da tempo
nel Nord Europa, in particolare nei paesi scandinavi e
nel mondo anglosassone, era ed tuttora ancora poco
messo in pratica nei musei italiani, soprattutto allinterno
delle grandi istituzioni che, a causa dellampiezza del
loro patrimonio archeologico, rivolgono massimamente
il loro impegno pi verso la conservazione e le pubbli-

65

percorso di simulazione e di gioco in cui i bambini erano


chiamati a svolgere in prima persona alcune attivit che
contraddistinguevano la vita quotidiana in epoca etrusca.
Partendo dallanalisi di alcuni materiali archeologici e
con lausilio di illustrazioni a grande scala (fig. 1) il percorso della mostra introduceva alle tematiche della produzione dei manufatti in bronzo, della tessitura, dellalimentazione antica e della cerimonia funebre, intervallato
da diverse stazioni che proponevano la partecipazione
dei bambini a semplici giochi di squadra a tempo e
giochi di ruolo (nel caso della sepoltura dellurna e del
corredo funebre), coinvolgendoli in prima persona alla
soluzione di semplici quesiti e attivit ludiche.
Per fare solo un esempio, una volta illustrati gli oggetti
di corredo delle tombe maschili e femminili ai bambini
divisi in due squadre si chiedeva di posizionare correttamente e nel pi breve tempo possibile alcune riproduzioni calamitate su due figure a grandezza naturale
(fig. 2).
Considerata la natura della mostra, ricca di spunti visivi
e incentrata sullattivit svolta in prima persona dai visitatori, sembrato naturale tentare un approccio diretto
e fortemente coinvolgente anche per il giorno dellinaugurazione.
Levento, svolto nel portico antistante al museo, ha
avuto un duplice scopo: affievolire il senso di cesura tra
linterno e lesterno della struttura, introducendo un elemento di novit anche nello spazio normalmente adibito alle attivit quotidiane e al passaggio, ma suscitare
anche un interesse attraverso un forte impatto visivo
per le tematiche che erano trattate approfonditamente
allinterno del percorso espositivo, creando aspettativa
e coinvolgimento fin dallapproccio iniziale.
Per questo motivo stata scelta unattivit di dramma-

Il cinerario biconico
Il contenitore che accomuna tutte le
sepolture villanoviane il cinerario
biconico (cos chiamato dalla sua forma
che ricorda due coni sovrapposti). La
particolarit di questo contenitore
di avere una sola ansa (ovvero la
maniglia che serve a trasportarlo).
In qualche caso si utilizzava un
normale vaso a due anse, una delle
quali veniva spezzata, ma molto pi
spesso il biconico era prodotto dal
vasaio gi con un solo manico. Questa
caratteristica sottolinea il suo utilizzo a
scopo funebre, infatti alcuni oggetti,
prima di essere deposti nelle tombe erano
defunzionalizzati, ovvero modificati per
Ansa spezzata
impedirne il normale utilizzo. Ad esempio, le armi
deposte nelle tombe etrusche e celtiche spesso venivano
piegate o spezzate per simboleggiare un loro cambio di stato da oggetti per i
vivi a oggetti dedicati ai morti.
Dopo lo spegnimento del rogo, le ossa del defunto erano raccolte in una pratica
chiamata ossilegio e poste allinterno dellurna, a volte insieme ad alcuni
oggetti personali, come le fibule o gli spilloni che erano serviti per fissare i capi
di abbigliamento o il sudario sul corpo. Oltre al fatto di essere deposti
allinterno e non allesterno del cinerario, questi reperti si riconoscono perch
hanno subito lazione diretta del fuoco che li ha deformati.
Il biconico veniva in seguito chiuso con una scodella (chiamata scodella
coperchio per la sua funzione, anchessa con unansa sola) e rivestito da
tessuto, come se fosse il nuovo corpo del defunto.
La deposizione allinterno del pozzetto poteva
essere accompagnata da altri oggetti di
corredo e offerte varie e, una volta richiuso
il tumulo e ricoperto di terra, la posizione
della tomba poteva essere indicata da un
segnacolo: di solito un sasso di fiume di
forma allungata infisso nel terreno.
Molti dei cinerari che si vedono nei musei
sono rotti o incompleti, perch nel corso
dei millenni luomo ha continuato a
vivere negli stessi luoghi, dimenticando
completamente dove fossero collocati
questi antichi cimiteri. I lavori agricoli,
la costruzione di strade e case hanno
inciso
profondamente
il
terreno
distruggendo in parte le tombe che gli
archeologi hanno in segito recuperato,
Pozzetto con rivestimento in
restaurato e studiato.

Cinerario biconico

ciottoli e segnacolo

Fig. 1

cazioni specialistiche che non verso la valorizzazione e


la divulgazione.
In questottica si inserisce lesposizione intitolata
Scuola e Museo: i bambini e larcheologia con cui il
Museo Civico Archeologico di Castelfranco Emilia ha
voluto rendere partecipi le classi e gli insegnanti delle
scuole primarie del territorio (e non solo), attraverso un
66

tizzazione da parte di operatori professionisti, che includesse abiti, utensili e attivit tipiche dellarcheologia
sperimentale e potesse svolgere una funzione attrattiva
e spettacolare nei confronti della materia trattata.

Levento, presentato in occasione dellinaugurazione


dellesposizione didattica: Scuola e Museo: i bambini e
larcheologia, ha coniugato living history, museum theatre, archeologia ricostruttiva e altro in un unico evento,
seppure breve e di limitate dimensioni e risorse.
Come si giunti a scegliere, ideare e realizzare questo
evento?
Lanalisi del percorso seguito potrebbe partire dalla
seguente domanda: se la mission di un museo anche e soprattutto leducazione (culturale, artistica ecc.),
quale strada scegliere per educare in modo efficace e
responsabile? Cio creare la possibilit di un percorso
individuale allapproccio con la cultura? Offrendo lopportunit (e gli strumenti indispensabili) di sviluppare
unesperienza personale e personalizzata che metta in
contatto con un tema culturale, si ottiene senzaltro un
risultato incisivo e duraturo, proprio perch personale e
individuale. Particolarmente nel caso di un pubblico prevalentemente costituito da scolari della scuola primaria,
stato ritenuto utile il metodo costruttivista, in cui lattenzione focalizzata su chi apprende e non sullargomento, e su un percorso di apprendimento informale, in
cui il processo di acquisizione delle conoscenze possa
essere condotto da chi apprende, secondo le proprie
mappe logiche, i propri interessi e curiosit.
Si cercato quindi un metodo adatto a offrire degli stimoli, soprattutto per limmaginazione, atto a suscitare
delle domande che ottenessero poi le proprie risposte
nelle successive o contestuali attivit didattiche/divulgative pi abituali, allinterno dellattivit museale ordinaria.
Lopzione pi efficace stata ritenuta quella offerta dal
teatro, poich il teatro educativo non tenta di trasmettere un sapere, ma di portare lesperienza personale a
diventare strumento di formazione e comunicazione.

Diana Neri, Luca Cesari

Fig. 2

67

Lideazione dellevento stata quindi interpretata attingendo a diverse tecniche ed esperienze:


Il tableau vivant, che offre diversi stimoli soprattutto percettivi, ma da solo non coinvolgente della sfera emotiva. Utilizza le tecniche della living history.
Lo storytelling, che offre ottimi strumenti per il coinvolgimento emotivo, ma non agevolmente applicabile al
tema prescelto (la cultura villanoviana-orientalizzante
padana) con gli obiettivi proposti.
Il museum theatre, adatto ad entrambi gli scopi, ma di
applicazione piuttosto complessa in relazione alle risorse a disposizione.

Alcune di queste tecniche hanno un approccio prevalentemente percettivo, altre prevalentemente emozionale, ma tutte fondamentalmente lasciano la razionalizzazione alla fase successiva, dando modo di realizzare
uno sviluppo personale e consapevolizzato dellapprendimento.
La realizzazione dellevento ha visto quindi la creazione
di un tableau vivant, (dedicato alla ricostruzione di un
ipotetico interno di una dimora principesca del periodo
villanoviano-orientalizzante padano), nel cui ambito si
svolgevano anche attivit di archeologia esperienziale o
ricostruttiva, usualmente utilizzate nella didattica (fig. 3).

Fig. 3

68

Per un reale coinvolgimento emotivo del pubblico attraverso la narrazione di una storia, si ricorsi a brevi
interventi teatrali, attingendo a varie forme teatrali quali
il teatro di narrazione, il teatro dimprovvisazione ed il
teatro tradizionale.
Normalmente nel teatro di narrazione non si interpreta
un personaggio, tuttavia nel contesto specifico stata
ravvisata la necessit di evidenziare il ruolo del narratore/
mediatore comunicativo, presentando un personaggio
che dichiarasse la propria estraneit sia al contesto del
tableau vivant sia al pubblico. La narratrice dellevento

ha vestito i panni di un angelo/demone delloltretomba


etrusco, volutamente affine ma allo stesso tempo estraneo al tableau: laspetto si richiama infatti alliconografia
etrusca successiva non direttamente correlata al contesto ricostruito (fig. 4).
Naturalmente importantissimo il giusto equilibrio tra
rigore scientifico e comunicazione emozionale, cos il
tableau vivant come i brevi interventi teatrali degli interpreti, hanno beneficiato di una competente conoscenza
del patrimonio (fig. 5).

Fig. 4

69

Fig. 5

Infatti Lalba degli Etruschi un evento realizzato grazie ad un lavoro interdisciplinare basato su competenze
complementari: un gruppo di lavoro composto da storici ed archeologi professionisti, rievocatori e attori, ha
permesso di superare fin dallinizio il dilemma del museum theatre: attori formati dagli operatori museali sui
contenuti, o operatori formati nelle tecniche teatrali? Entrambe le opzioni hanno infatti i loro punti deboli.
Le tecniche teatrali applicate alla comunicazione museale sono ancora di limitata diffusione in Italia, soprattutto in relazione al patrimonio archeologico, mentre le
esperienze europee e internazionali vantano ormai una
lunga tradizione.
I risultati di questa esperienza sono tali da auspicare

che il teatro possa svolgere nel futuro pi prossimo un


ruolo pi incisivo nella comunicazione museale, che ne
anche valorizzazione.
Lesperienza de Lalba degli Etruschi ha fatto s che
lAssociazione ArcheoStorica sia stata invitata a realizzare un workshop nellambito del convegno Museum
interpretation and public engagement: challenges and
opportunities, Hllviken (SE), svoltosi nel settembre
2012. Il convegno stato realizzato da EXARC (organizzazione che rappresenta i musei archeologici allaperto
e larcheologia sperimentale allICOM), congiuntamente
con IMTAL (International Museum Theatre Alliance).
Corrado Re
70

Terra di Storia: dalla rievocazione storica alla didattica


Silvia Cipriano Museo della Centuriazione Romana - Borgoricco

Premessa

La realt archeologica di Borgoricco


e il Museo della Centuriazione Romana

Presento in questa sede la manifestazione Terra di


Storia che si tenuta a Borgoricco sotto forma di rievocazione storica dal 2001 al 2009, con cadenza annuale nel terzo fine settimana del mese di maggio. Per
motivi riconducibili alla limitatezza delle risorse economiche disponibili, nel successivo triennio 2010-2012 la
manifestazione stata comunque effettuata, ma non
pi come rievocazione storica, bens nella forma di edizione didattica1.
Preciso che dirigo il Museo della Centuriazione Romana
dalla fine del 2009, anche se lavoro nella realt del Museo dagli anni 90 e ho contribuito agli allestimenti della
prima piccola esposizione e del museo attuale. Non ho
condotto quindi personalmente ci che presento di seguito2.

Il territorio che si trova a nord-est di Padova caratterizzato dalle suddivisione agraria operata in et romana,
tuttora chiaramente riconoscibile nel disegno ortogonale di vie e fossati attuali (fig. 1). Questopera di centuriazione3, realizzata nel I sec. a.C. con moduli regolari di
20 x 20 actus, comprende unarea di 190 km quadrati
circa, che attualmente afferisce a 13 diversi comuni, 10
nella provincia di Padova e 3 in quella di Venezia.
Allinterno di questa realt territoriale si trova il Museo
della Centuriazione Romana4, nato nel 1979 come piccolo antiquarium per esporre i reperti raccolti nei campi
dagli appassionati locali, e reso fruibile al pubblico solo
nel 1999 con una modesta esposizione ospitata in
due salette della sede municipale di Borgoricco (fig.2).

Le diverse edizioni di Terra di Storia che si sono succedute negli


anni hanno beneficiato di contributi economici da parte della Regione
Veneto, sempre molto attenta a questo tipo di promozione culturale;
alcuni contributi sono poi stati erogati anche dalla Provincia di Padova
e dalla Banca di Credito Cooperativo dellAlta Padovana.
La persona che si occupata dellorganizzazione e della gestione
delle manifestazioni nelle sue diverse edizioni Vanna Agostini,

71

responsabile del Servizio Cultura del Comune di Borgoricco,


mentre il progetto scientifico e il coordinamento sono stati curati
dallAssociazione Culturale Arc.A.Dia.
Sulla centuriazione si veda il recentissimo volume Antico e sempre
nuovo. Lagro centuriato a nord-est di Padova dalle origini allet
contemporanea, a cura di C. Mengotti e S. Bortolami, Verona 2012.
Si veda il sito web www.museodellacenturiazioneromana.it.

Fig. 1
Ortofoto dellagro centuriato a nord-est di
Padova.

Fig. 2
Borgoricco (PD). Lesposizione
museale allestita nelle salette
del Municipio (1999-2008).

72

molto ricca, con lofferta di visite guidate associate


a laboratori di diverso tipo e a lezioni frontali in classe,
modulate in base alle richieste degli insegnanti e sulle
necessit specifiche degli alunni. Il Museo propone dal
2010 un ricco calendario annuale di eventi ed attivit,
diretti a bambini e adulti, a famiglie, al pubblico specialista e non, potendo contare anche sugli ampi spazi del
Centro Civico, in cui sono inserite quattro grandi sale
utilizzate per le mostre temporanee e per tutte le attivit didattiche e non, e sul teatro Aldo Rossi, che pu
ospitare fino a 300 persone.

Dal 2009 il museo si trasferito allinterno del Centro


Civico progettato da Aldo Rossi con un nuovo allestimento (fig. 3); si tratta di quattro sale, in cui vengono
affrontati i temi della centuriazione, dellagricoltura e
dellallevamento, della casa e delle attivit economiche
e commerciali. Lesposizione dei materiali rinvenuti nel
territorio centuriato, che quindi testimoniano la vita quotidiana romana in ambito rurale, corredata da pannelli
colorati dal contenuto molto immediato ed arricchita
da ricostruzioni didattiche; ogni sala dotata di schede
mobili contenenti le traduzioni in lingua inglese di tutti i
pannelli. La proposta alle scuole di ogni ordine e grado

Fig. 3
Borgoricco (PD). Il Centro Civico di Aldo Rossi che ospita la nuova esposizione del Museo della Centuriazione Romana.

73

La manifestazione Terra di Storia (2001-2009)

gevano allinterno della villa rustica, come la macinatura


dei cereali, la tessitura, la produzione ceramica, laratura e la semina; era previsto poi un approfondimento
sullattivit agrimensoria e sullutilizzo della groma
(fig.5). Levento era poi allietato da spettacoli di danza e
musica antica. Gi dalla prima edizione stato notevole
il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni locali
(fig. 6).
Alla base della manifestazione c stato un attento studio delle fonti archeologiche e letterarie relative alla tematica in oggetto; in secondo luogo stato effettuato
il contatto e il coinvolgimento di gruppi che operavano
in ambiti centuriali simili a quello di Borgoricco5; stata
inoltre attivata la collaborazione con un gruppo di ri-

La manifestazione Terra di Storia dunque si inseriva


in una realt museale piuttosto modesta, priva di una
sede specificamente destinata ad essa, dove per si
svolgevano visite guidate alle scolaresche e attivit di
laboratori didattici con lobiettivo di far conoscere ad un
vasto pubblico la realt centuriale e la raccolta di materiali archeologici.
Nel 2001 si tenuta la prima edizione della manifestazione, dedicata alla vita quotidiana nellambito rurale romano e strutturata con visite guidate, laboratori didattici
per le scolaresche e ricostruzioni degli ambienti, come
ad esempio la cucina (fig. 4), e delle attivit che si svol-

Fig. 4
Borgoricco (PD).
La ricostruzione della
cucina.

74

In particolare si trattava del Gruppo Archeologico Villadose e


dellAssociazione Terre Centuriate Cesenati.

Fig. 5
Borgoricco (PD). La sperimentazione della groma.

Fig. 6
Borgoricco (PD).
Cittadini animano
la manifestazione
Terradi Storia.

75

nella manifestazione le figure dei rievocatori8, riproponendo il corteo storico (fig. 7) con famiglia imperiale,
pretoriani, legionari, centurioni, vestali, ancelle (fig. 8),
lo spettacolo dei gladiatori, con giochi e combattimenti
(fig. 9), tornei equestri e corse con le bighe (fig. 10), oltre
allaccampamento romano (fig. 11), al villaggio celtico e
al villaggio dei Veneti antichi. Sulla base di un evento gi
esistente stata dunque realizzata una manifestazione
pi complessa e articolata, grazie alla disponibilit di
spazi e risorse umane ed economiche del Comune,
con lobiettivo di far conoscere al vasto pubblico la realt di Borgoricco, obiettivo pienamente raggiunto. Per
il pubblico si prospettavano diverse possibilit di partecipazione allinterno della festa: dallassistere alle rievocazioni, allapplicarsi allarcheologia sperimentale (metalli, ceramica, pane), al provare nuove acconciature alla
maniera romana, cos come gli accessori e labbigliamento, alla degustazione di cibo preparato secondo le
ricette della cucina romana, alle visite guidate al Museo.

cerca sulla musica e la danza nellantichit6, che ha


partecipato attivamente alla serie di eventi della manifestazione. Sono state infine coinvolte le scuole del territorio, che hanno collaborato in maniera fattiva allallestimento dellorto, alle scenografie e alle ricostruzioni
degli ambienti, alla cura degli aspetti alimentari e alla
realizzazione del banchetto romano, alla ricostruzione
di oggetti, come anfore e lucerne, alla realizzazione di
vestiti, allesemplificazione delluso della groma7.
Liniziativa si articolata in ricostruzione di ambienti
aperte a tutti ed esemplificazioni di archeologia sperimentale relative alla produzione della ceramica, alla lavorazione dei metalli, alla macinatura dei cereali e alla
coltivazione dellorto, oltre a visite guidate al museo e
un convegno. Evento di punta stata la rievocazione
della cerimonia di assegnazione delle terre ai coloni,
e le due giornate sono state arricchite da spettacoli di
danze e musiche antiche e da un banchetto romano.
A partire dalledizione del 2003 sono state introdotte

6
7
8

Si tratta del gruppo Ludi Scaenici di Falerii Novi.


Sono stati coinvolti Istituti Agrari, Licei Artistici, Istituti Alberghieri,
Istituti dArte, Istituti Professionali, Istituti per Geometri.
Questi i gruppi di rievocazione storica che hanno collaborato: Gruppo
Archeologico Villadose, Gruppo di rievocazione storica Taurini -

Torino, Gruppo di rievocazione storica Cenomani, Familia Gladiatoria


Pannonica, Gruppo Veneti Antichi Kleves - Padova, Ars Dimicandi,
Popolo di Brig, Lingoni, Gruppo Storico Aurighi - Carinzia, Gruppo
storico romano - Roma, Scuola gladiatori - Roma, Gruppo Equestre
LaStaffa - Roma, Venetia Victrix, Legio I Italica Villadose.

76

Fig. 7
Borgoricco (PD). I legionari.

Fig. 8
Borgoricco (PD). Le ancelle.

Fig. 9
Borgoricco (PD). Un combattimento.

77

Fig. 10
Borgoricco (PD).
Lacorsa delle bighe.

Fig. 11
Borgoricco (PD).
Laccampamento romano.
78

Terra di storia: ledizione didattica (2010-2012)

accezioni non pi stata riproposta e questo ha ovviamente stravolto gli intenti che stavano alla base dellevento. La partecipazione del pubblico andata via via
diminuendo, fino ad indurre Museo e Servizio Cultura,
in accordo con lAssessorato alla Cultura del Comune
di Borgoricco, a non riproporre pi Terra di storia nel
2013, ma piuttosto a organizzare un calendario di appuntamenti distribuiti nellarco di tutto lanno e non pi
concentrati in un unico fine settimana, con attivit di diverso tipo per vivere il museo.

Purtroppo a partire dal 2010 non stato pi possibile


investire risorse importanti su questa manifestazione,
allinterno del bilancio del Comune, sempre pi ridotto;
Terra di Storia stata dunque proposta negli ultimi tre
anni in edizione didattica, con unampia scelta di laboratori didattici riservati alle scolaresche (fig. 12), con altre
attivit per i visitatori adulti e bambini e con spettacoli
serali (fig. 13)9. La rievocazione storica nelle sue diverse

Fig. 12
Borgoricco (PD).
Laboratorio didattico
con le scolaresche.

Sono state coinvolte le Associazioni Arc.A.Dia., HerediA, Il Barco,


Avis (sezione Borgoricco) e gli Amici della Biblioteca di Borgoricco,
il Gruppo Spartum di Campodarsego, la Compagnia delle Smirne di

Mirano, lAssociazione Mondo Novo, il Centro Teatro Veneto di Figura


- Ars Metallica, Ithaca le Terracotte di G. e P. Stella.

79

Fig. 13
Borgoricco (PD). Spettacolo nelle sale del Museo.

80

Quando il presente incontra il passato attraverso la


rievocazione: il Festival del Mondo Antico a Rimini
Angela Fontemaggi, Orietta Piolanti Musei Comunali di Rimini
nellantichit, i giovani si sono cimentati in diverse forme
di arte e artigianato, si sono sfidati nei giochi dei loro
antenati, divertiti alle console o ai tavoli con giochi ispirati al mondo classico, hanno seguito visite guidate animate e plurisensoriali lasciandosi affascinare da narrazioni, suoni, danze Vestiti i panni delluomo primitivo
o dellantico romano, i bambini hanno vissuto in prima
persona una giornata nella preistoria e una giornata
nellantica Ariminum partecipando alle tante attivit
che insieme restituivano la vita quotidiana di un villaggio
neolitico o della citt di 2000 anni fa: cos, intorno a
una capanna di frasche, costruivano armi e utensili con
pietre scheggiate, plasmavano i primi contenitori in argilla, confezionavano gioielli originali con conchiglie e altri elementi naturali, intrecciavano vimini, cucivano pelli,
tingevano fibre e tessuti con bacche e frutti di bosco;
mentre la Rimini romana riviveva in piccoli quadretti fra
laboratori artigianali di lucerne, di maschere teatrali e di
mosaico o in simulazioni di banchetti o ancora in vivaci
giochi di strada.
Il Festival stata loccasione per avvicinare i ragazzi al
mondo antico anche attraverso la musicalit dei suoni:
sia quelli prodotti dalla natura che dominava lambiente
primitivo (il fruscio delle foglie, un battere di sassi, melodie di semplici flauti in osso, legno o canna, il suono
della risacca racchiuso nelle conchiglie), sia quelli degli
strumenti che allietavano banchetti e feste nelle ricche
domus (nacchere, triangoli, tamburelli, cetre e ancora

La fortunata rassegna Antico/Presente, ideata e curata da Marcello Di Bella, direttore della Biblioteca Civica Gambalunga, stata avviata nel 1999 come ciclo
di incontri che animavano le serate estive nella suggestiva cornice dellanfiteatro romano. Dal 2005 ha assunto le forme e il titolo di Festival del Mondo Antico,
una kermesse di 4 giorni consecutivi che veniva a segnare linizio dellestate. Il palinsesto della nuova rassegna accoglieva lezioni magistrali, convegni, presentazioni di libri. insieme a iniziative mirate ad avvicinare
il grande pubblico alla dialettica tra passato e presente
attraverso strategie comunicative coinvolgenti.
Il programma si arricchiva dellapporto dei Musei Comunali di Rimini con la loro lunga esperienza di mediatori culturali in particolare nel campo della didattica e
della divulgazione scientifica, aprendo ad attivit laboratoriali, quadri rievocativi del passato, visite guidate.
Proposte volte a favorire un approccio interattivo, in
linea con le attese del pubblico contemporaneo che
preferisce formare il proprio bagaglio culturale con la
partecipazione diretta.
Le attivit laboratoriali, indirizzate prevalentemente a
bambini e ragazzi, hanno assunto negli anni una dimensione sempre pi ampia fino a caratterizzare una sorta
di Festival nel Festival, il Piccolo Mondo Antico Festival, per arrivare, nel 2011, a occupare lintera edizione
dedicata, nella formula de I laboratori, prioritariamente
ai ragazzi, custodi del patrimonio culturale. Con un tuffo
81

Fig. 1
Festival del Mondo Antico 2007. Il torneo del gioco dei latrunculi.

flauti riconoscibili nei particolari di alcuni mosaici di Ariminum). Con un salto in unepoca a noi pi vicina come
quella delle signorie rinascimentali, siamo entrati nellambientazione particolarmente suggestiva della Cappella
degli angeli musicanti allinterno del Tempio Malatestiano, unillustrazione deccezione ove riconoscere
gli strumenti pi in voga alla corte per poi ascoltarne
il suono attraverso le riproduzioni ispirate agli originali.
Un momento prossimo alla rievocazione storica il
banchetto ove i ragazzi sono protagonisti dellevento
proposto in un ambiente arredato con i tipici triclini, la

mensa centrale e il vasellame che imita le antiche forme


ceramiche. Seguendo il copione di un classico banchetto di et imperiale, dopo aver distribuito i ruoli e
indossate le vesti ora di dominus, ora di ospite, ora di
servo, ora di giocolieri e ballerine, prende il via la simulazione della cena con la scelta e la descrizione dei
piatti di portata secondo le ricette di Apicio. Una sorta
di rappresentazione teatrale in cui trovano spazio anche
cibi, odori e sapori della cucina romana: spezie, formaggi, olive, salsicce, frutta secca e di stagione tutto
rigorosamente noto e apprezzato dal mondo romano. E
82

Fig.2
Festival del Mondo Antico 2011. La simulazione
di un banchetto romano.

accompagnato dai liba, le caratteristiche pagnottelle di


farina e ricotta insaporite da una foglia di alloro, appositamente sfornate da un laboratorio di pasticceria. Una
proposta, quella del banchetto, nata nel 2001 allinterno
di un percorso di educazione alla cultura del cibo intitolato Ad mensam.
Anche gli adulti sono stati coinvolti: in esperienze artistiche quali la pittura ad affresco o la pittura medievale
e nel laboratorio di Michela Pasini sulla tintura naturale
Rubia Tinctorum. Unoccasione per provare i procedimenti con i quali gli antichi tingevano tessuti o filati impiegando colori di origine naturale quale la porpora dei Fenici o la robbia dei Romani o il blu di guado dei Britanni.
Il Festival del Mondo Antico ha messo in scena rievocazioni del passato dapprima attraverso suggestive
ambientazioni lungo visite guidate nella citt, con lemozione di imbattersi nei personaggi che hanno scritto la
storia di Ariminum. Sullo sfondo dei grandi monumenti
della Rimini antica, quali lArco di Augusto, lAnfiteatro, il

Ponte di Tiberio o lo spazio dellantico foro, gli attori che


interpretavano via via Cesare, Augusto e Adriano, davano voce allantico attraverso letture di fonti classiche.
La visita tradizionale incontrava il linguaggio teatrale cui
erano affidati i testi scelti, la gestualit e la mimica dei
personaggi, in una narrazione capace di accrescere
curiosit e coinvolgimento.
Grande attrattiva era esercitata dai processi che aprivano la rubrica del Festival intitolata ricostruzioni.
Ambientati prima nellAnfiteatro romano e poi nella pi
ampia piazza Cavour che consentiva una maggiore accoglienza, erano vere e proprie simulazioni di processi
romani, con tanto di rappresentazione scenica e di
confronto processuale fra testimoni, accusatori e difensori. Lo spettatore veniva per cos dire catapultato in
una situazione di 2000 anni fa, cui partecipava tifando
per luno o laltro dei soggetti coinvolti.
Cos nel 2007 con Il sasso in bocca, messa in scena
di un processo penale romano, ideato dalle cattedre di
83

Fondamenti del diritto europeo (Giuseppe Giliberti) e di


Argomentazione giuridica e retorica forense (Gianluca
Sposito) della Facolt di Giurisprudenza dellUniversit
di Urbino, per la regia di Claudia Delucca. Al centro un
caso di omicidio in cui si trovava implicata una organizzazione chiamata in gergo Res Nostra, con diretto
riferimento ad uno dei fenomeni pi inquietanti della realt attuale: Fulvio Ispano, proprietario di vigneti lungo
la via Salaria viene trovato assassinato davanti alla soglia della sua fattoria con il corpo crivellato da colpi di
gladio e, in bocca, un sasso inserito a forza. Levento
ha compreso la rappresentazione teatrale dellomicidio
e il collegamento con la trasmissione radiofonica Tutti
i colori del giallo, condotta da Luca Crovi su Radio Rai
Due in diretta da Rimini.
E cos nel 2008 con Lodore della morte, altra simulazione di un processo penale romano, sempre a cura

della Facolt di Giurisprudenza dellUniversit di Urbino


e con la regia di Claudia Delucca. Roma, 46 a.C. Il cavaliere Sebazio stato accusato dellavvelenamento del
socio Quinto Flacco, maturato in un clima di violenze legato allo smaltimento dei rifiuti nella Suburra, il quartiere
popolare di Roma.
un delitto di Res Nostra, lorganizzazione criminale
che vuole mettere le mani sulla raccolta dei rifiuti, cui
Flacco non accettava di versare tangenti? O Sebazio
innocente e non affiliato allorganizzazione come si
proclama, e Flacco morto di un colpo apoplettico? Il
medico Graziano, presente alla dubbia morte di Flacco,
denuncia Sebazio al pretore Aulo Irzio. La testimonianza, estorta sotto tortura, del servo Dama, che ha
servito il mulsum - miscela di vino e miele - considerato arma del delitto, ambigua. Graziano non recede
dallaccusa: a noi posteri affidata la sentenza.

Fig. 3
Festival del Mondo Antico 2009. Un attore,
nei panni di Augusto, declama brani antichi,
durante una visita alla citt romana.
84

Fig. 4
Festival del Mondo Antico
2007. Grande partecipazione di
pubblico al processo Il sasso
in bocca.

Due squadre di studenti, analizzato il caso giudiziario,


hanno scritto le orazioni di accusa e difesa, poi declamate da attori. Un ruolo preciso affidato alla giuria
composta da persone del pubblico con il compito di
decidere se absolvere o condamnare limputato di un
caso che sembra ambientato in una Gomorra del I
secolo a.C.
A presiedere la corte Antonio Ingroia, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.
La ricostruzione storica sposata allarcheologia sperimentale entra nel Festival attraverso lesperienza didattica dei Musei che per le loro iniziative gi avevano
coinvolto associazioni impegnate nella divulgazione
scientifica. Si ricorda che nel 1999, allinterno di un
progetto culturale per la conoscenza e la valorizzazione

dellAnfiteatro romano di Rimini, grazie alla partecipazione di Ars Dimicandi di Curno (Bergamo), si realizz
un incontro sulla gladiatura rivolto agli studenti riminesi,
ambientato nella palestra della scuola media Alfredo
Panzini che, in due appuntamenti, accolse circa 800
spettatori.
Lobiettivo era quello di avvicinare i ragazzi al mondo
dei gladiatori attraverso la visione dal vivo di armi ricostruite filologicamente e il loro utilizzo in simulazioni di
combattimenti corpo a corpo. Brevi, ma concitate e
realistiche esercitazioni, si alternavano a momenti esplicativi fra osservazioni e curiosit sulluso e sul rapporto
forma-efficacia dellarma, nonch sulla gestualit e sui
movimenti dei combattenti.
Unoccasione per illustrare quello che un fenomeno
cos importante per la Romanit e al tempo stesso cos
85

Fig. 5
Festival del Mondo Antico
2008. In scena il processo
Lodore della morte.

lontano dal nostro vivere sociale, sfatando tanti luoghi


comuni.
Lesperienza acquisiva maggior valore per il suo inserimento in un progetto che vedeva i Musei e il Liceo
Classico Giulio Cesare di Rimini lavorare al rilievo dei
resti dellAnfiteatro, a un depliant e a pannelli esplicativi, e infine alla realizzazione di una mostra (Alla scoperta dellAnfiteatro romano. Un luogo di spettacolo fra
archeologia e storia) con relativo catalogo, per la valorizzazione di quella che larena meglio conservata in
regione.
Lefficacia dei gesti acclamati nellanfiteatro stata anche al centro di uno spazio che si voluto dedicare alla
fortuna del genere gladiatorio nel cinema. Il fascino decretato al peplum dal mondo della celluloide tornato
a vivere nella mostra attraverso le armi prodotte per film

di grande successo, gentilmente concesse dalla ditta


Roncati di Cornaredo (Mi), i manifesti e la proiezione di
alcune fra le pellicole che sono entrate nella storia della
cinematografia.
Il binomio ricostruzione storica-conoscenze scientifiche
alle base anche delle proposte confluite nelle pi recenti edizioni del Festival.
Particolarmente fortunato lincontro, nel 2007, con lAssociazione Legio XXX Ulpia Traiana Victrix di Roma,
coinvolta nellallestimento di un accampamento romano
ambientato nel parco che ha sullo sfondo il monumentale Ponte di Tiberio, un luogo che rievoca con forza la
Rimini antica e dallaltro anima il cuore della citt moderna.
LAssociazione, legata nella sua attivit a pi branche
della ricerca e in particolare alla tecnologia dellappa86

rato bellico ricostruito con sistemi artigianali, poteva


vantare la consulenza di uno dei pi accreditati studiosi
di arte militare antica a livello internazionale, il professor
Giovanni Brizzi, docente di Storia romana allUniversit
di Bologna, e la partecipazione a trasmissioni televisive
quali Ulisse e Superquark a fianco di Alberto Angela.

Da qui lidea di creare un evento in cui proprio Alberto


Angela e Giovanni Brizzi potessero illustrare, allinterno
della riproposizione di un accampamento, la vita quotidiana dei legionari fra lallestimento del campo, le vestizioni con le uniformi ed equipaggiamento, le esercitazioni

Fig. 6
Festival del Mondo Antico 2007. Legionari della Legio XXX Ulpia Traiana Victrix.
87

La visita allaccampamento attirava un folto pubblico


curioso della vita dei legionari nei diversi momenti della
giornata tra addestramenti e marce alternati al riposo
e ai pasti, consumati con cibi quanto pi coerenti con
lepoca (le zuppe e la tipica porchetta).
Il momento pi significativo in cui ricostruzione storica, scienza e divulgazione si sono naturalmente fuse
stato lincontro con Angela e Brizzi che, fornendo
letture complementari, hanno esplorato la figura del
soldato protagonista delle conquiste dei primi secoli
dellImpero.
Un evento rivelatosi come una nuova occasione per
porre larcheologia sperimentale e la ricostruzione
al servizio della storia, che si nutre e si arricchisce di
piccoli dettagli: ad esempio osservare che le calzature (caligae) suolate con borchie di metallo scivolano
sulle strade lastricate,
essendo adatte a terreni
battuti quali le strade extraurbane. Una curiosit
dimostrata in diretta dalle
difficolt incontrate nellincedere durante la sfilata
che i legionari hanno
compiuto dallArco dAugusto al Ponte di Tiberio,
in omaggio alla citt.

Sullo sfondo dei colori, delle insegne, del luccichio delle


armi, dei suoni e dellimponente fisicit dei soldati, i due
studiosi, nella loro conversazione, facevano emergere
le qualit dei combattenti, le virt, lo spirito di gruppo, la
resistenza fisica messa alla prova da armamenti e bagagli pesanti, la fedelt allo Stato degli antichi legionari.
Valori su cui Roma fond la sua grandezza. Soltanto
avendo di fronte un legionario in carne e ossa nellarmatura riprodotta fin nei minimi particolari, ci si pu rendere conto di quanta fatica costassero laddestramento
e il combattimento, ma anche di come la forma delle
armi (dal gladius, allelmo, allo scudo) corrispondesse
a una precisa tecnica di combattimento. Cos il gladius,
corto e appuntito, favoriva lo scontro ravvicinato e laffondo con colpi che non trapassavano il nemico; mentre lo scudo, simile a una porta dietro cui nascondersi,

Fig. 7
Festival del Mondo Antico 2008.
Giovanni Brizzi illustra loplita.
88

A ospitare i soldati greci, impegnati in esercitazioni e simulazioni di combattimento, stata larena dellAnfiteatro. Con la consueta disponibilit a raccontare i risultati
raggiunti nel loro sperimentare modelli militari antichi,
gli opliti del 2000 non semplici figuranti ma cultori
appassionati, competenti soprattutto nel campo tecnico e funzionale di armi e armature si sono offerti al
pubblico che incessantemente, dallalba al tramonto, li
ha avvicinati per carpire segreti e soddisfare curiosit.
Anche in questa edizione la ricostruzione si messa
al servizio dellanalisi storica nellincontro Lesercito
greco: mentalit ed evoluzione condotto da Giovanni
Brizzi. Sul palco del Teatro degli Atti si muovevano in
perfetto ordine, nel segno dellantica disciplina, i nuovi
opliti, armati di schinieri, elmo, corazza e della caratteristica lancia, mentre dalle parole di Brizzi si delineavano
le caratteristiche delloplita, che, secondo Erodoto, rivelava le sue migliori qualit nel restare entro le fila dello
schieramento.
Nella storia del Festival diverse sono state le occasioni
in cui la ricostruzione storica e larcheologia sperimentale hanno contribuito a ricreare spicchi di vita e a riproporre antiche tradizioni. Ad iniziare da quella della
marineria antica proposta nel 2009 nella rassegna De
rebus nauticis. Gli antichi e la navigazione, che comprendeva iniziative tra archeologia, storia ed etnografia
realizzate in collaborazione con lIstituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale e con il Museo della Marineria di Cesenatico.
Anche in questo caso allincontro con lo studioso, Stefano Medas, doveva seguire lesperienza delluscita in
mare su imbarcazioni storiche. Purtroppo le contrarie
condizioni atmosferiche hanno impedito la navigazione
e fatto optare per una lezione sullarte marinaresca, a
bordo della barche ormeggiate in porto. Unesperienza

Fig. 8
Festival del Mondo Antico 2011. Lesibizione di gladiatori
dellArs Dimicandi.

aveva assunto la forma di tegola per consentire di affrontare, uniti, la battaglia, secondo schemi e geometrie
segnalati dal suono dei corni e dagli stendardi.
Per due giorni Rimini ha seguito con appassionato interesse i ritmi della vita nellaccampamento, ove riecheggiavano le grida, i suoni e i passi dei legionari, seguiti
con ammirato stupore da piccoli e grandi. Una sorta di
teatro vivente che ha contribuito a far emergere il Festival fuori dai luoghi tradizionali della cultura rendendo
partecipi dellevento oltre 1000 persone.
Lesperienza, dallesito indubbiamente positivo, stata
riproposta nel 2008 quando, sempre con la Legio XXX
Ulpia Traiana Victrix insieme allAssociazione di ricostruzione storica e archeologia sperimentale Nike e Thanatos, stato possibile conoscere da vicino la figura
delloplita ed entrare in contatto con le forme pi tipiche
dellartigianato romano.
89

Fig. 9
La Legio Trigesima GeminaGruppo riminese di rievocazione
storica romana in un
addestramento nellAnfiteatro
romano di Rimini (2012).

nuova per il Festival, nella scia di una tradizione di ricerca sulla marineria e la navigazione antica lungo la
costa romagnola che fa capo ai Musei della Marineria di
Cattolica e Cesenatico.
La ricostruzione storica si legava alla vita quotidiana
degli antichi nelledizione 2010 con un breve, interessante ciclo di incontri curati da Maria Grazia Maioli e
realizzati grazie alla collaborazione del CERCAL (Centro Ricerca e Scuola internazionale Calzaturiera di San
Mauro Pascoli). Fra lezioni e attivit laboratoriali si curiosava sullabbigliamento in et classica e tardo antica. Insieme alle vesti erano protagoniste le calzature
la cui realizzazione, fedele alle indicazioni attinte dalla
studiosa dalliconografia dellepoca, ha coinvolto una

realt artigianale del settore. In questo modo una vocazione florida nel territorio si incontrata con la moda dei
tempi pi lontani attraverso la maestria di un artigiano
che traduce la sua esperienza in una scuola di formazione professionale.
Ledizione 2011 del Festival, nel gi citato format de
Ilaboratori per i pi giovani, tornata a guardare allevento realizzato nel 1999 per proporre un nuovo appuntamento con la gladiatura.
Due le iniziative condotte dallAssociazione Ars Dimicandi che, riferendosi alle fonti storiche e iconografiche, nonch allarcheologia sperimentale, ha illustrato
la storia della gladiatura, le categorie che distinguevano
gli eroi dellarena, le armi e gli armamenti. Ma anche il
90

significato dei gesti e i rituali degli spettacoli. Ad aggiungere fascino e interesse al racconto erano gladiatori
che offrivano al pubblico i risultati di lunghi anni di ricerca e di sperimentazione su quello che fu lo spettacolo pi caro al mondo romano.
La presentazione di armature caratteristiche di alcune
categorie, quali i sanniti e i galli, che riproponevano
nomi di etnie sconfitte da Roma, evidenziava come gi
nellarena si attuasse una forma di rievocazione storica
ove i gladiatori simulavano lo scontro fra i romani e i
nemici vinti.
Tante le curiosit come quella dellelmo del contra retiarius, liscio e privo di sporgenze, per evitare limpigliarsi
della rete e per attenuare limpatto del tridente sul capo.
O ancora, nel caso dellarmamento del mirmillone, il
rapporto fra la forma della spada, lunga e spuntata, e la
forma dello scudo, alto e stretto per consentire ampie
traiettorie nel brandire larma. Particolari da cui si deduce una tecnica di combattimento che evitava il corpo
a corpo ravvicinato.
Se le Associazioni coinvolte nel Festival vantano un
lungo e accreditato curriculum, si deve anche constatare la nuova formazione di gruppi entusiasti
nellintraprendere, seppur a piccoli passi, la via della
rievocazione. Ne un esempio la Legio Trigesima Gemina-Gruppo riminese di rievocazione storica romana
che, proprio in occasione dellultima edizione del Festival, ha ambientato nellAnfiteatro romano una Schola
militaris per introdurre alle tecniche di addestramento
e combattimento, invitando chi volesse a vestire per
unora i panni del legionario. Una collaborazione che
ha aperto la strada per nuove e pi articolate proposte,
oltre il Festival. Come quelle che hanno attraversato lestate 2012 nello scenario dellAnfiteatro romano, dove il
gruppo illustra, in incontri serali settimanali, luso delle-

quipaggiamento del legionario, la disciplina formativa,


tecniche e movimenti di schiera, le attivit inerenti la
vita quotidiana dellaccampamento. Lintento quello di
mettere in scena la storia viva affrontando problematiche anche apparentemente semplici e banali, come
accendere un fuoco, allacciarsi un abito o indossare
unarmatura, oppure cucinare un pasto su un fuoco da
campo.
Vivere nella storia avendo lopportunit di poterla per
cos dire toccare con mano attraverso i materiali, le tecniche, i colori, i suoni e persino gli odori che la rievocazione restituisce, rappresenta certamente unesperienza che non si dimentica. Talvolta, per i pi giovani,
segna linizio di una passione se non di un percorso di
studio.
Punto di forza delle rievocazioni sono state per noi la
preparazione, la conoscenza, la professionalit, labilit
(anche didattica) di chi la pratica, ma soprattutto il riferimento a studiosi, storici e archeologi, indispensabili nel
suffragare e contestualizzare lesperienza. Una sinergia
capace di restituire a tutto tondo la dimensione di uno
spaccato del nostro passato fra fonti storiche, curiosit
e interrogativi che lasciano aperti studi e ricerche. Qualche difficolt? Certamente limpegno che richiede lorganizzazione degli eventi animati da gruppi numerosi:
sono infatti da mettere in previsione risorse per riconoscere almeno il tempo libero messo a disposizione
dai rievocatori, i viaggi e le trasferte di materiali spesso
molto ingombranti, gli allestimenti, i pasti cos come la
predisposizione degli spazi destinati ad accogliere le
manifestazioni. Difficolt che, di fronte a risorse sempre pi ridotte, rischiano di divenire veri e proposti ostacoli nella programmazione di manifestazioni che hanno
senzaltro il merito di favorire il confronto con il passato
riflettendo sul presente e sulla continuit di scelte e so91

Fig. 10
Rimini, Museo della Citt. Ricostruzione della taberna medica (il cubiculum per il ricovero dei pazienti).

luzioni, agevolando altres il dialogo fra generazioni che,


davanti alla storia che si fa realt, sembrano persino
toccarsi in una dimensione fuori dal tempo.
Accanto alla rievocazione storica trova spazio la ricostruzione di ambienti quale quello della taberna medica
della Domus del Chirurgo di piazza Ferrari. Lo studio e
la stanza per il day hospital dove esercitava Eutyches, il
medico chirurgo attivo ad Ariminum nel III secolo, sono

stati infatti oggetto di una ricostruzione, in scala prossima alloriginale, allinterno della Sezione archeologica
del Museo della Citt.
Chi si appresta a visitare le sale dove esposto il corredo di 150 strumenti e una selezione dei pi significativi materiali rinvenuti nello scavo, respira latmosfera
della Domus del chirurgo entrando nello spazio decorato e arredato sulla base della documentazione ar92

cheologica. Al fascino di unarea di scavo cos vasta e


ricca di testimonianze, si aggiunge dunque lemozione
di trovarsi allinterno delle stanze cos come dovevano
presentarsi ai pazienti del celebre medico.
Ragazzi e adulti apprezzano la suggestiva ambientazione che da un lato completa e offre una dimensione
pi reale dello scavo, dallaltro contestualizza gli oggetti
esposti nelle sale attigue.

Inaugurata nellambito del Festival del Mondo Antico


2006, la ricostruzione offre spunti preziosi in occasione
di visite guidate, interviste impossibili al chirurgo ma
fa anche da sfondo a filmati dedicati allattivit medica
per raccontare uno spaccato di vita nella Rimini imperiale.

Le foto che corredano questo testo provengono


dallArchivio fotografico dei Musei Comunali di Rimini.

93

Diciasette anni di ricostruzioni romane a Villadose (RO)


tra archeologia sperimentale e divulgazione
Enrico Maragno Gruppo Archeologico Villadose
Premessa: la scoperta della centuriazione
e la ricerca archeologica sul campo

fase di ricerca ad alta intensit con raccolta di materiale


ceramico e manufatti vari. Il sito veniva descritto con
unapposita scheda e cartografato sulla Carta tecnica
regionale al 10.000 (fig. 1).
Con i reperti raccolti in soli due anni fu allestito nel 1990
un piccolo museo dedicato alla centuriazione. Allinterno
del museo i ricercatori si trasformavano in guide trasmettendo ai visitatori oltre alla descrizione dei reperti,
anche la testimonianza della fase di ricerca sul campo.
La ricerca di superficie metodica permise di esplorare
in quattro anni, dal 1988 al 92, tutti i 32 kmq del territorio comunale di Villadose con lindividuazione di 108
siti archeologici riferibili alle abitazioni e ai sepolcreti dei
coloni romani. Nei tre anni successivi, la ricerca di superficie nellarea centuriata si allargava ai comuni di San
Martino, Ceregnano e Rovigo arrivando a coprire unestensione di 94 kmq e individuando complessivamente
350 siti archeologici, tutti di et romana.
Nel 1992 stato organizzato presso il Municipio di Villadose un convegno di studio dedicato alla centuriazione
dellagro adriese nel corso del quale sono stati presentati numerosi studi sui materiali raccolti durante la
ricerca del Gruppo Archeologico, le schede e la cartografia dei siti archeologici e approfondimenti topografici
con lo studio delle tracce visibili dallalto. Nel 1993 sono
stati pubblicati gli atti in un volume dal titolo La centuriazione dellagro di Adria, che riuniva anche le schede
didattiche per la visita del museo (fig. 2).

Nel 1984 alcuni valenti studiosi locali sono riusciti ad


individuare dopo un attento studio delle fotografie aeree
una vasta centuriazione romana situata vicino allimportante citt romana di Hatria. La scoperta di Enrico
Zerbinati, Raffaele Peretto e Camillo Corrain stata
poi confermata da altri studiosi e quella che era considerata unarea di nessun interesse archeologico, ha
cominciato a destare attenzione negli archeologi. La
centuriazione era impostata su un decumano visibile
nelle fotografie aeree da Buso (frazione di Rovigo), fino
a Monsole in provincia di Venezia. Si stima che lestensione della centuriazione fosse intorno ai 200 kmq. Sia
la larghezza del decumano massimo 29,7 m (100 piedi)
che il lato delle centurie (27 actus) sono insoliti.
Cos nel 1988 quando nato il Gruppo Archeologico di
Villadose la sua prima attivit stata quella di percorrere le campagne del comune polesano e con grande
sorpresa si sono trovate numerose tracce degli antichi
coloni romani che avevano vissuto nella centuriazione
tra il I sec. a.C e il III d.C. La ricerca avveniva camminando sui campi liberi dai raccolti con gruppi di 4-5
ricercatori che seguivano tragitti paralleli distanziati di
circa 20 metri luno dallaltro. Quando uno dei ricercatori individuava materiale archeologico affiorante in superficie, tutti i ricercatori si portavano sul sito per una
94

Fig 1
Ricercatori del GAV ripresi durante la Ricerca Archeologica di superficie nella centuriazione.

95

La divulgazione
Ora il problema era di rendere consapevole la popolazione dei resti che emergevano nei dintorni di Villadose
con lo scopo di favorirne la tutela e per questo sono
state proposte delle manifestazioni di divulgazione e di
ricostruzione storica, sempre con una notevole connotazione didattica.
Nel 1993 il Gruppo Archeologico di Villadose organizz
la rievocazione di un convivium con i cibi della Roma
antica presso la cinquecentesca corte Casalini di Cambio di Villadose. La manifestazione ebbe un grande
successo di pubblico e avvicin per la prima volta i soci
del GAV al problema di studiare e riproporre forme di
vita dellantichit classica.
Da allora nel Gruppo si sviluppata una sezione interessata a tali tematiche ed quindi nata lidea di organizzare a partire dal 1996 la Rievocazione del mercato della centuriazione romana. Lobiettivo iniziale era
di creare una manifestazione per divulgare alla popolazione i sorprendenti risultati ottenuti dal GAV con la
ricerca di superficie. Si era allora appena concluso un
survey durato sette anni, su unarea di 9400 ettari di
centuriazione nei comuni compresi tra Adria e Rovigo
con lindividuazione di 350 siti archeologici. Si volevano
proporre al pubblico alcuni aspetti della vita degli antichi coloni della centuriazione per portare la gente alla
consapevolezza del patrimonio archeologico emerso
dal territorio, processo fondamentale per arrivare ad
una sua tutela. La consapevolezza delle proprie radici
romane, ha avvicinato molta gente allo spirito della manifestazione che si cos consolidata anno dopo anno.
Allinterno del Gruppo Archeologico si sono formati tre
gruppi che hanno approfondito temi diversi della vita
degli antichi:

Fig. 2
Copertina del libro La centuriazione dellagro di Adria, edito nel 1993,
attualmente esaurito.

Il 1 ottobre del 1994 stato organizzato un secondo


convegno dal titolo: La ricerca archeologica di superficie in area padana, con lo scopo di migliorare la metodologia con cui avveniva il survey.
Dopo sette anni di ricerche avevamo la consapevolezza
degli importanti risultati conseguiti, la divulgazione
scientifica era avvenuta adeguatamente con i due convegni e con la pubblicazione degli atti che erano stati
distribuiti alle pi importanti biblioteche italiane ed europee.
Villadose, paese del Medio Polesine di 5000 abitanti,
scopriva cos che le sue radici affondavano nellet romana quando tutto il territorio comunale era occupato
dai numerosi insediamenti dei coloni.
96

Ai riti prende parte una ventina di persone che realizzano i costumi e gli arredi necessari a presentarli al
pubblico (fig. 3).

Gruppo di antropologia sociale dellantichit


Al fine di favorire la ricostruzione di riti civili e religiosi in
uso presso gli antichi Romani, il Gruppo Archeologico di
Villadose ha creato una sezione di antropologia sociale
dellantichit. Dopo un attento studio delle fonti antiche
e di saggi di storici e losservazione di pezzi archeologici la sezione riuscita a ricostruire una serie di riti che
elenchiamo: il matrimonio secondo la descrizione di
Catullo (1997, 1999); la cerimonia di assegnazione delle
terre ai legionari (1998, 2000, 2005); i riti in onore di Cerere (2001); i compitalia, riti in onore dei lares compitales (2002); processo a Cilone: ricostruzione di un processo civile (2003); i riti propiziatori alla semina (2005);
saltationes nuptiales, festa di nozze (2001); Roma amor
bellum, ispirata alla storia di Zenobia, regina siriana che
os sfidare i Romani (2002); rito
in onore di Giove
(2004); rito della
semina (2010); rito
degli Argei (2011,
2013); rito di fondazione della citt
(2012).

Gruppo di ricerca danze antiche


Nel 1997, grazie allinteressamento di un socio del GAV,
nato il gruppo di danze antiche. Questultimo, sulla
base di musiche ricostruite, suonate usando gli strumenti riprodotti con tecniche di archeologia sperimentale, riuscito a proporre una serie di danze, sia sacre
che per allietare, particolarmente suggestive.
Il gruppo sempre presente alle Rievocazioni storiche
del Gruppo Archeologico di Villadose, proponendo
danze orientaleggianti e tendenzialmente marziali; la
loro preparazione mostra oltre che una buona risposta

Fig. 3
Il Gruppo di Antropologia
sociale dellantichit
durante il rito di
fondazione della citt.
97

Fig. 4
Menade danzante su
laminetta di rame,
rinvenuta nella
centuriazione a Beverare,
conservata al Museo dei
Grandi Fiumi di Rovigo.

motoria, una notevole capacit mimica e unevidente


eleganza. Le allieve di Tersicore sanno alternare rapide
evoluzioni da menadi bacchiche a modulate azioni da
severe sacerdotesse; esse danzano sulle musiche dei
gruppi di sperimentazione musicale Synaulia e Ludi
Scaenici, che con le loro armonie, composte dopo attenti studi e con strumenti di foggia antica, sanno rievocare lo spirito e la forza pagana del mondo romano.
Fonte preziosa di ispirazione per la ricostruzione degli
abiti stata una menade danzante riprodotta su una
lamina di rame trovata nella centuriazione durante le ricerche di superficie ed ora esposta al Museo dei Grandi
Fiumi di Rovigo (fig. 4). Il gruppo partecipa a numerosi
eventi di ricostruzione storica in Italia e in vari stati europei fra cui citiamo la Rievocazione di Sepomaia Viva
a Umago in Croazia, le Giornate Romane di Aalen in
Germania, la sfilata per lanniversario della fondazione
di Roma a Roma (fig. 5).
Legio I Italica
stata fondata nel 1996 da Enrico
Maragno, su unidea di Sandro Maragno, socio del GAV, per ricordare la
legione reclutata dallimperatore Nerone nel 79 d.C. composta da circa
trenta appassionati di storia romana
che intendono presentare al grande

Fig. 5
Danzatrici del gruppo danze antiche di Villadose.
98

pubblico i modi con cui i legionari romani si vestivano,


combattevano e vivevano nel loro accampamento. Con
laiuto di alcuni valenti fabbri locali, siamo riusciti a riprodurre buona parte dellequipaggiamento e a presentarci
in pubblico nel corso di marce molto ammirate. In seguito, grazie alla collaborazione con listituto di archeologia sperimentale Ars Dimicandi guidato da Dario
Battaglia, sono state approfondite le tecniche e le tattiche di combattimento dei legionari romani che vengono
riproposte nel corso di spettacolari esibizioni.
Nel corso degli anni lattrezzatura stata migliorata e
si sono arruolati altri appassionati provenienti da varie
citt del Nord Italia e dalla Slovenia. La legione durante
le sue attivit didattiche allestisce un accampamento
di 6-7 tende dotato di tutto lequipaggiamento per il
combattimento e la vita quotidiana. I ragazzi dormono
in tenda e mangiano il pulsum, il tipico minestrone dei
legionari romani. Vengono organizzate spiegazioni didattiche al pubblico ed esibizioni di marcia e di combattimento.
I legionari della I Italica partecipano da diciasette anni al
mercato della centuriazione romana di Villadose e sono
inoltre stati chiamati per esibizioni in Germania (rievocazione della battaglia di Teotoburgo), in Ungheria e a
numerosi festival celtici in Italia. Si sono esibiti inoltre in
occasione dellinaugurazione di importanti musei come
il Museo di Santa Giulia a Brescia, la sezione romana
del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e al museo archeologico nazionale di Altino.
Dopo una prima fase allinterno del GAV, a seguito dei
numerosi impegni si costituita come associazione
culturale e si resa indipendente (fig. 6).

Fig. 6
Legionari della Legio I Italica di Villadose in addestramento.

I contatti con gli altri gruppi


di ricostruzione storica
Il contatto avuto nel tempo con gruppi particolarmente
preparati nellarcheologia sperimentale come il gruppo
di musiche antiche Synaulia, i legionari olandesi della
Legio X Gemina, i gladiatori della Familia Sullana
hanno permesso al Gruppo di Villadose di migliorare
le sue performances e il suo equipaggiamento, tanto
da ottenere linvito al raduno europeo dei gruppi romani
di Aalen che si tiene ogni due anni presso il Limesmuseum della citt tedesca.
Successivamente abbiamo aperto scambi col Museo
Archeologico di Sremska Mitrovica in Serbia (antica Sirmium), con lArcheopark della Villa Romana di Malagne
in Belgio, col gruppo Thaleia di Tarragona in Catalogna, con la Familia Gladiatoria Pannonica in Ungheria,
col Corpus Equitum Legionis in Belgio.
La nuova sensibilit nata, il desiderio di migliorare le
tecniche sperimentali e la volont di avvicinare altre
99

persone alle tematiche dellarcheologia sperimentale,


ci ha spinti ad organizzare nel 1999 il I convegno di
archeologia sperimentale. La partecipazione degli studiosi e degli esperti stata spontanea ed entusiastica
e le relazioni presentate sono state estremamente interessanti e molto pratiche. stato per noi un obbligo,
visto linteresse dei contenuti emersi, e le richieste del
pubblico, procedere alla pubblicazione degli Atti, anche
grazie alla disponibilit dei relatori, tutti pronti nellinviare
i loro interventi. Oggi siamo giunti alla XII edizione del
nostro Convegno che ha coagulato a Villadose lattenzione dei Gruppi di archeologia sperimentale interessati
allet romana e di vari gruppi di reenactment e di ricostruzione storica.
Il nostro piccolo contributo allo sviluppo dellarcheologia sperimentale, che ricordiamo, ha notevoli potenzialit didattiche, pu costituire un serbatoio cui attingere
per lo studio della storia nelle scuole di qualsiasi ordine.
Inoltre pu dare spunti a operatori museali preparati
per interventi didattici e divulgativi mirati ad avvicinare
il grande pubblico ai temi della storia e dellarcheologia.
I risultati conseguiti a Villadose ne sono un esempio e
una conferma. La rievocazione della centuriazione romana che ogni anno coagula nella cittadina polesana
migliaia di appassionati di storia romana ha finito per
consolidare anche negli abitanti meno scolarizzati la
consapevolezza delle radici antiche del territorio legate
alla centuriazione. Il nostro piccolo museo viene visitato
ogni anno da migliaia di cittadini e ogni anno un pubblico maggiore viene attratto dalle ricostruzioni dellarcheologia sperimentale e si cimenta nello studio della
storia e dellarcheologia romana. Si tratta di un modo
originale di fare cultura e di ricostruire lidentit culturale
di una popolazione.
Essendo la nostra la prima manifestazione di ricostru-

zione storica di et romana nata in Italia abbiamo offerto un modello per altre realt che volevano partire:
abbiamo infatti ospitato ripetutamente il direttore del
Museo Storico di Tarragona in procinto di partire con
Tarraco Viva, la direttrice del Museo di Umago che ha
poi organizzato Sepomaia Viva in Croazia, il direttore
del Museo della Centuriazione di Borgoricco che ha poi
dato vita a Terra di Storia nel reticolo romano a nord
di Padova.
Siamo stati inoltre coinvolti in numerose manifestazioni
per linaugurazione di Musei e valorizzazione di siti archeologici tra cui ricordo Brixia romana nel 2003 in
occasione della apertura del Museo di Santa Giulia,
dove abbiamo partecipato con pi di cento reenactors.
(fig.7).

Fig. 7
Ricostruzione del matrimonio secondo la descrizione di Catullo, con il
gruppo di antropologia sociale e il gruppo danze antiche presso il chiostro
del Museo di Santa Giulia a Brescia in occasione della manifestazione
Brixia Romana (giugno 2003).

100

La struttura del mercato


della centuriazione romana

territorio centuriato. In occasione dellevento il centro


di Villadose, cittadina di 5000 abitanti situata nel Polesine fra Rovigo e Adria, si trasforma in un vicus di et
romana imperiale (lambientazione nel I secolo d.C.)
allinterno del quale i visitatori possono assistere ad attivit domestiche, a spettacoli, a esercitazioni dei legionari, assaggiare i cibi dei romani, ma anche visitare il
piccolo museo della centuriazione e assistere al convegno di archeologia sperimentale sulla vita degli antichi.
Al momento di scrivere il presente articolo, si da poco
conclusa la XVIII edizione che a partire dal 2013 stata
spostata dallultimo fine settimana di agosto al primo
di giugno, al fine di poter coinvolgere maggiormente gli
studenti e le scuole, essendo in questo periodo le attivit scolastiche ancora in corso.
La manifestazione viene pubblicizzata anche con ledizione di un giornale dal titolo ACTA in cui vengono
riportate notizie sulle ricerche archeologiche in corso,
sui contenuti del convegno e sulle ricostruzioni storiche
previste nel programma (fig. 8).
Lo schema su cui si basata la manifestazione il seguente.

Dal 1996, per la prima volta in Italia, Villadose presenta


una ricostruzione di scene di vita e un recupero di tradizioni culturali dellet romana. Lo scopo essenzialmente didattico, ossia dare la possibilit ai cittadini di
capire come erano insediati e come vivevano gli antichi
coloni romani che avevano costruito le loro fattorie nel

Mercato degli artigiani


stato selezionato un gruppo di artigiani che presentavano sia i loro prodotti finiti, sia alcune fasi della lavorazione, presso la bancarella assegnata. Sono state
privilegiate produzioni e ricostruzioni di prodotti antichi
come la ceramica, la riproduzione di oggetti e attrezzature civili e militari, ma anche prodotti della terra.
Convegno
Lannuale convegno di archeologia sperimentale Alla
riscoperta della vita degli antichi, ha portato a Villadose
numerosi studiosi che si sono impegnati nello studio

Fig. 8
Copertina del giornale ACTA, utilizzato per pubblicizzare i contenuti della
rievocazione romana di Villadose.

101

della vita degli antichi romani e in esperienze di didattica e di divulgazione ed hanno permesso di gettare le
basi teoriche per migliorare la qualit delle ricostruzioni
storiche presentate a Villadose anno dopo anno.
Visite del Museo della Centuriazione
Il grande afflusso di pubblico permetteva di avere molti
visitatori presso il Museo, dove i soci del GAV organizzavano visite guidate.
Teatro antico
Ci siamo affidati al laboratorio teatrale di un liceo di
Adria che ogni anno ha riproposto rappresentazioni
di celebri autori greci. Gli autori pi rappresentati sono
stati Aristofane ed Euripide seguiti da Sofocle. Ha partecipato inoltre a numerose edizioni il gruppo teatrale di
Ostiglia Hic sunt histriones che fra laltro ha presentato un emozionante brano tratto dallOdissea (il ritorno
di Ulisse ad Itaca), oltre che una ricostruzione del teatro
di strada romano e delle farse atellane.
Fig. 9
Pagina di ACTA con gli eventi pi importanti della rievocazione del mercato
della Centuriazione di Villadose (settembre 2010).

Ludi della centuriazione


Con la collaborazione degli atleti di alcune squadre di
rugby suddivisi in quattro squadre /azzurri, rossi, verdi e
bianchi) venivano organizzate gare di corsa, di lotta e di
harpastum (gioco della palla simile al rugby).

Rito sacro o civile


Ogni anno veniva ricostruito un rito messo in atto dal
Gruppo di Antropologia Sociale in collaborazione col
Gruppo Danze Antiche. Il rito veniva presentato al termine del corteo con tutti i personaggi in costume.

Battaglia e accampamenti
Veniva allestito un accampamento con numerose
tende, aperto al pubblico in certi orari. I legionari fornivano notizie sulla vita quotidiana dei soldati e sullequipaggiamento. Venivano poi organizzate dimostrazioni di combattimento e vere e proprie battaglie come
quella di Tape e dei Campi Raudii.

Laboratori didattici per bambini


Numerosi operatori coinvolgevano i bambini in attivit
connesse con lantichit come i giochi o attivit artigianali (ceramica, mosaico, ecc.) (fig. 9).
102

I punti critici

sempre pi difficile trovare finanziamenti. risultato


inoltre problematico mantenere il coinvolgimento della
popolazione. Anche mantenere la filologicit delle ricostruzioni diventa pi difficile in momenti di ristrettezze
economiche.
In pi la mancanza di programmi di valorizzazione storica e turistica del territorio portati avanti dallamministrazione non ha fornito le sinergie necessarie al decollo
della manifestazione.

La ricerca archeologica continuava, la popolazione era


coinvolta, offrivamo un modello ad altre realt, per non
si sono aggiunti stimoli turistici ed economici.
Dopo 10 anni la manifestazione ha iniziato un lento declino legato al fatto che lAmministrazione comunale,
che in parte finanziava la manifestazione, ha deciso di
non investire risorse per un salto di qualit. risultato
pertanto difficile mantenere gli scambi internazionali
con Musei e Gruppi stranieri e italiani, invitare i Gruppi
di ricostruzione storica migliori in Europa, coinvolgere
testimonial di valore per poter apparire nei media e poter cos completare il lavoro divulgativo, investire in arredi e ricostruzioni per migliorare limpatto sul visitatore.
Inoltre lavvento della crisi economica dal 2008 ha reso

Progetto per un museo diffuso


della centuriazione romana a Villadose
A questo proposito il gruppo ha cercato di promuovere
un progetto i cui obiettivi erano: divulgare sia a livello
scientifico che generale le conoscenze sulla centuriazione esistente a Villadose e sulle centuriazioni in generale; far conoscere lo
stile di vita degli antichi coloni nellambito centuriale sia dal punto di vista
privato, che civile, religioso e militare,
favorire una azione di tutela del territorio e della sua storia, favorire linterazione con realt analoghe a livello
europeo, favorire ricadute turistiche ed
economiche sulla comunica locale.
Il progetto intende valorizzare riqualificandola la Mostra esistente, rinforzare
le azioni divulgative tramite la rievocazione storica del Mercato della CenFig. 10
Il palazzo Patella sede del Municipio e del Museo
della Centuriazione di Villadose.

103

Quaderni di Archeologia del Polesine on line

turiazione Romana e i convegni di Archeologia Sperimentale, costruire una sezione museale multimediale
allinterno della Villa Municipale di C Patella e un museo diffuso allaperto.
Il Museo diffuso prevede allestimenti nella piazza antistante la Villa Municipale dedicati ad agricoltura, edilizia
e misurazioni del tempo e dello spazio, un percorso ciclabile nelle campagne centuriate, arricchito da opportuna segnaletica e ricostruzioni (fig. 10).
La giunta comunale nel 2012 ha approvato il progetto
del museo diffuso, ma non ha stanziato fondi per la sua
realizzazione.

Affinch tutto il lavoro di ricerca e di divulgazione sia


fruibile da parte dei cittadini, degli studiosi e degli appassionati, sono stati creati i Quaderni di Archeologia
del Polesine on line, collegati al dominio www.centuriazione.it dove si trova anche il sito internet del GAV.
Nel sito sono disponibili pi di 100 articoli presentati durante i convegni organizzati a Villadose e i risultati delle
ricerche effettuate sul territorio (fig. 11).
9 giugno 2013

Bibliografia
A. Grigato, E. Maragno, Ricerca archeologica di superficie su unarea
campione di 90 kmq dellagro centuriato di Adria, in La ricerca archeologica
di superficie in area padana, Stanghella 1996.
E. Maragno (a cura di), La centurazione dellagro di Adria, Stanghella, 1993.
E. Maragno (a cura di), Atti del I Convegno di archeologia sperimentale
(Villadose 28 agosto 1999), in Quaderni di Archeologia del Polesine, I,
Stanghella, 2000, pag. 307-387.
E. Maragno (a cura di), Atti del III Convegno di archeologia sperimentale
(Villadose 1 settembre 2001), in Quaderni di Archeologia del Polesine, II,
Stanghella, 2002, pag. 149-214.
E. Maragno, Progetto per un museo diffuso della centuriazione a Villadose,
in Quaderni di Archeologia del Polesine on line, Villadose, 2011,
www.centuriazione.it/quaderni.
E. Maragno, G. Zanin, Villadose romana, Stanghella, 2005.
Fig. 11
Pagina di presentazione dei Quaderni di Archeologia del Polesine on line
disponibili gratuitamente allindirizzo http://www.centuriazione.it/quaderni.
asp.

R. Peretto, E. Zerbinati, Aspetti del popolamento in et romana tra Bassa


padovana e Polesine. Gli interventi delluomo sul territorio, in Quaderni del
Gruppo Bassa Padovana, 1984.

104

VIsiTA al MUSEO. Esperienza di rievocazione allinterno delle


sale del Museo Archeologico Nazionale di Sarsina1
Monica Miari
Maria Teresa Pellicioni Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia Romagna
Monica Ballantini
Gruppo Mary Poppins
Comunicare il passato

Lesperienza di narrazione e ricostruzione storica di


seguito presentata rappresenta, quindi, un naturale
sviluppo del percorso espositivo del Museo che, attraverso la suggestione creata da presenze umane evocative, diventa narrante e vivo.
Fondamentale poi che protagonista di questa esperienza sia stata la comunit locale che in collaborazione
con la Soprintendenza Archeologica ha ideato e realizzato levento, coinvolgendo nella rappresentazione i
giovani e le loro famiglie.
Monica Miari

Il Museo di Sarsina (FC) uno dei pi importanti musei


archeologici dellItalia settentrionale per la ricchezza e
la variet delle sue collezioni. Le testimonianze di et
romana ivi raccolte sono di provenienza quasi esclusivamente locale: i resti architettonici consentono di
ricostruire lassetto dellantica citt e della sua monumentale necropoli; la statuaria illustra i numerosi culti ivi
praticati, legati al mondo greco, alla tradizione italicoromana, fino al mondo orientale; i mosaici pavimentali,
le porzioni di intonaco dipinto, il vasellame e gli strumenti restituiscono spaccati della vita quotidiana e degli
ambienti domestici in cui essa si svolgeva.
Ma il patrimonio epigrafico sarsinate che, per la
molteplicit dei dati e delle informazioni che fornisce,
consente di dare un nome e un volto ai protagonisti di
allora, di conoscerne let e i mestieri, di intuirne sentimenti e desideri2.

La Storia
VIsiTA al MUSEO il risultato di unidea maturata nel
corso del tempo, nellambito dellormai decennale appuntamento con la Festa Romana, che si svolge a Sarsina ogni anno il secondo sabato del mese di Luglio,

Promosso da Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmiliaRomagna, Museo Archeologico Nazionale Sarsinate in collaborazione
con il gruppo teatraleMary Poppins, con i ragazzi di Outsider
Group di Sarsina, con lAssociazione culturale Di Arte in Arte e con
lassociazione PRO-LOCO di Sarsina.

105

Sarsina: parole di pietra Le epigrafi del Museo Archeologico


Nazionale, a cura di C. Guarnieri, Cesena 2010.

precedendo lavvio della rassegna teatrale nota ormai


da tempo come Plautus Festival.
Organizzata dalla Pro Loco e con la collaborazione del
Comune, per unintera giornata la citt rivive le atmosfere della Sarsina Romana, con scenografie e spaccati di vita quotidiana, gente in costume e cibi a tema
preparati nei ristoranti del paese, allestiti lungo le strade
del centro storico o serviti in Piazza nello stand gastronomico della Pro Loco.3
Nel luglio 2011, prendendo spunto dalla sfilata dei personaggi in costume sempre prevista nelle precedenti
edizioni, il Museo Archeologico Nazionale ha proposto una visita guidata molto particolare. Con lintento
di muoversi nellambito della rievocazione scientifica,
nata lidea di far sfilare nelle vie e nella piazza del paese
personaggi realmente esistiti, identificati per nome e
professione, grazie al consistente patrimonio epigrafico
restituitoci dai numerosi monumenti e lapidi sepolcrali,
provenienti dalla necropoli romana rinvenuta in localit
Pian di Bezzo ed esposti allinterno delle sale al pianterreno del Museo. Prima per di sfilare essi dovevano
presentarsi ed offrirsi quindi come testimoni in grado
di consentire il fluire della narrazione storica: e ci era
possibile solamente dentro il Museo, depositario dei
dati anagrafici, incisi sulla pietra.

Per costruire la trama della narrazione si pensato


cos ad una figura narrante, Storia, impersonificata da
una ragazza vestita di bianco, col capo velato e con
un gomitolo di lana rossa in mano, che si rapportava
alla Guida che normalmente conduce il pubblico alla
scoperta del museo. La Guida4 a sua volta diveniva il
tramite fra i visitatori, la Storia ed i personaggi, rievocati
come in una sorta di Spoon River.5
I principali protagonisti sono stati una trentina di ragazzi del Gruppo Mary Poppins e Outsiders Group
Sarsina che hanno dato quindi volto e voce ad alcuni
antichi abitanti di Sarsina romana, riproponendo anche
immagini di statuaria sacra e scene di vita quotidiana:
Cetrania Severina, sacerdotessa della diva Marciana;
Marcana Vera, devota moglie di Lisimaco; Verginio
Peto, prima soldato e poi magistrato sarsinate; Rufo ed
i suoi famigliari, le Divinit olimpiche e quelle orientali,
Cesio Sabino. Per rappresentare invece gli aspetti legati
alla vita quotidiana nelle sale del piano superiore sono
state impersonificate dame ed ancelle in atto di agghindarsi i capelli, banchettanti sul triclinio e a conclusione
leggiadre fanciulle danzanti. Alla rievocazione non poteva mancare Plauto, certamente il pi noto dei cittadini
romani, nato a Sarsina nel 254 a.C. Da lui linvito a partecipare alla serata in piazza dove, oltre ai cibi e brindisi

La Festa, nata su iniziativa della Pro Loco di Sarsina per offrire prima
di tutto alla cittadinanza, oltre che ai turisti, la possibilit di una
giornata allinsegna della rievocazione, attraverso il coinvolgimento
della popolazione, invitata ad indossare in quel giorno costumi alla
romana, ha sostanzialmente uno sfondo folcloristico. Attualmente
in fieri il progetto di unelaborazione pi consona al potenziale
di rievocazione storica che levento pu assumere in una cittadina
come Sarsina, centro collinare della vallata del Savio, intriso di
romanit (Storia di Sarsina I Let antica a cura di Angela Donati.

4
5

106

Cesena 2008). La localizzazione dei rinvenimenti effettuati nel corso


dei secoli pu consentire, mediante la riproposizione di scenografie
e di drammatizzazione nei singoli punti della citt, una coerente
ambientazione e ricostruzione degli aspetti di vita quotidiana.
Tamara Bosi e Stefania Perini dellAssociazione Culturale Sarsinate
DiArte in Arte
Il numero dei monumenti narranti stata misurata sulla durata
prevista per lintera rappresentazione, calcolata in circa 30 minuti.

di romana memoria, giovani attori si sono affacciati dai


balconi recitando brani tratti dalle sue commedie.
Conclusa la drammatizzazione in Museo tutti i personaggi sono usciti e hanno dato lavvio al tradizionale
corteo unendosi a quanti hanno scelto di indossare
abiti romani, radunatisi nel piazzale antistante il Museo.
Al di l dello specifico contesto in cui si inserita la
rappresentazione, ne emerso uno spettacolo di rievocazione in grado di sussistere anche autonomamente
allinterno del Museo, come proposta di una visita guidata certamente particolare ed oltremodo suggestiva,
strumento di conoscenza e di divulgazione immediata
della storia antica. Il Museo cos diventato, e potr
continuare ad essere, un teatro dove le sale coi loro
monumenti affiancati dai personaggi in essi citati, declamanti o muti, possono rappresentare di volta in volta
suggestivi cambi di scena per gli atti di una commedia
dove possibile recitare a soggetto, proponendo ogni
volta nuovi racconti.

Plauto fu infatti istituito nel 1890, dallarcheologo forlivese Antonio Santarelli, che ordin allinterno delle
attuali prime due sale una ricca collezione di iscrizioni
romane raccolte, a partire dal Seicento, dagli studiosi
e cultori di storia locale, primo fra questi lerudito canonico sarsinate Filippo Antonini. In seguito confluirono regolarmente nel Museo tutti i resti archeologici rinvenuti
in citt ed i numerosi materiali scoperti nella necropoli
romana di Pian di Bezzo, indagata regolarmente negli
anni 30 ed 80 del secolo scorso. Considerata leccezionalit e lo stato di conservazione dei suoi imponenti
monumenti funerari, fu necessario, per collocarli in Museo, aumentare gli spazi espositivi, occupando progressivamente tutti gli ambienti del pianterreno.
Acquisito dallo Stato nel 1957 e assunto il nome di Museo Archeologico Sarsinate, fu ulteriormente ampliato
con loccupazione progressiva anche del piano superiore. Lultimo ampliamento degli anni 90 ha consentito di ricomporre integralmente i principali monumenti
funerari, in precedenza smembrati, e di proporre un
nuovo allestimento delle collezioni.
Attualmente il percorso espositivo al pianterreno offre
uno spaccato sociale dellantica Sassina, attraverso i
nomi di uomini e donne liberi o schiavi affrancati di
sacerdozi e corporazioni, che compaiono nelle iscrizioni
di are, stele e mausolei, fra i quali spiccano quelli ricomposti di Publius Verginius Paetus e quello di Rufus.
Seguono i materiali rinvenuti in area urbana legati ai
culti, alla vita civile e allarchitettura pubblica; di eccezionale interesse il grande mosaico pavimentale policromo detto del Trionfo di Dioniso proveniente da
una domus romana ed il gruppo statuario raffigurante
divinit frigie ed egizie, tra le quali emerge per bellezza
la statua di Attis.
Ai piani superiori sono esposti, in un rinnovato allesti-

A questo punto, prima di proporre il testo narrativo, per


comprendere appieno lo sviluppo della rappresentazione necessario illustrare, seppure in maniera molto
sintetica, il museo nella sua genesi e nei suoi contenuti.
Il Museo Archeologico Nazionale Sarsinate indubbiamente uno dei pi importanti musei archeologici
dellItalia settentrionale per la ricchezza e la variet dei
reperti ivi contenuti. Il percorso allinterno del Museo
consente una lettura completa della storia di Sarsina,
dalla sua fondazione (IV-III sec. a.C.) fino al III sec. d.C.
Nella sua veste attuale, frutto del riallestimento attuato negli anni 90 del secolo scorso, dopo diversificate fasi di ampliamento, succedutesi nel corso di un
secolo dalla sua fondazione.
Il primo nucleo espositivo, ovvero il Museo M.A.
107

mento, i reperti attribuibili alle fasi preromane ed al popolamento della vallata, alcuni corredi tombali, tipologie
di pavimenti musivi e di materiali edilizi vari. Infine nella
sala E, ricca di suppellettili di uso comune, stata recentemente riproposta la ricostruzione di una sala triclinare, attraverso i resti di un pregevole pavimento musivo (cosiddetto di Ercole ebbro) porzioni di intonaco,
numeroso vasellame ed un servizio da gioco appartenute a una delle domus rinvenute in via Finamore, nel
cuore dellantica Sassina romana.

STORIA (rivolta a tutti): Tranquilli. Entrate senza timore


GUIDA (sempre rivolta ai visitatori) Ci siete tutti? Entrate
pure (alla Storia) Mi faccia capire, ma Lei chi ?
STORIA: Io sono la Storia
GUIDA (ironica): S certo, ed io sono
STORIA (insistendo e riconquistando la parola): S la
Storia, quella che aleggia sempre ed ovunque, senza
inizio e senza fine, senza tempo ma che vive e si nutre
del tempo e di tutto ci che ha visto, che gli stato
raccontato, che pu leggere nei documenti scritti, nelle
pietre immortali.
N io n loro (rivolta ai monumenti sepolcrali e quindi ai
personaggi in essi citati), gli antichi Sarsinati, vissuti a
Sarsina e dintorni 2000 anni or sono, potevamo mancare proprio oggi
Questo il mio filo conduttore: tendetelo e vedrete
come si annulla il tempo se mi seguirete (srotola il capo
del gomitolo lasciando cadere il filo rosso fino a terra)
(fig. 1).

Il testo narrativo
quindi su questo palcoscenico che ha preso vita la
rappresentazione VIsiTa in Museo 6 e per meglio fare
intendere lesperienza a quanti si occupano di rievocazione, se ne ripropone il canovaccio:
La Guida raccoglie i visitatori allinterno della prima sala
come si fa di solito durante una normale visita guidata.
Mentre sta per iniziare la spiegazione esce dalla seconda sala, non visibile prima dal gruppo, la Storia (ragazza vestita di bianco col volto coperto e con in mano
un gomitolo di lana rossa)

La Storia si dirige poi nellangolo della Sala I dove


stata posizionata una foto sagomata, alta circa un metro e resa invisibile da un telo bianco. Scopre la foto (di
Santarelli) raccogliendo lo sguardo dei presenti: correva
lanno 1890 lillustrissimo prof. Santarelli, direttore del
Museo Civico di Forl, dopo paziente e laborioso studio,
ha raccolto e ordinato in queste due sale tutto il patrimonio archeologico venuto in luce nel tempo.
Prosegue il racconto una voce maschile fuori campo.

GUIDA (con tono sbalordito, il gruppo dietro): Ma


che cosa sta succedendo !!! (rivolta ai visitatori) fermi un
attimoun attimo di pazienza per favore, devo capire
(rivolta alla Storia) chi lei? che ci fa qua? (di sottofondo una musica vaga e suggestiva)

Testo narrativo: Maria Teresa Pellicioni.


Regia e musiche: Monica Ballantini.
Costumi, accessori, acconciature e trucco: Simona Ostri, Monica
Crementieri.

108

Fonico: Giuseppe Giannini. Luci: Maurizio Para.


Foto, riprese e grafica: Stefano Giannini, Lillo Laversa, Rossana
Gabusi.

Fig. 1
La Storia.

manizzata ed ha contribuito insieme alle


altre Genti italiche a dare vita alla nostra
Nazione.
Larea di Pian di Bezzo, da cui proviene
la maggior parte di questi importantissimi
monumenti. funebri, emersi dalle arature,
stata tenuta sempre sottocchio poich rivelatrice della presenza di unarea
sepolcrale che ben si configurava come
possibile necropoli della citt romana.
STORIA: e sono proprio le silenziose citt
dei morti che oggi ci riportano alla vita
(sottofondo di musica funebre)
Cetrania Severina (esce da dietro il suo
monumento):
Sono Cetrania Severina, sacerdotessa
della diva Marciana. Vissi a Sarsina nel
IIsec. d.C., insieme a mio marito Titio Bebio Gemellino,
anchegli sacerdote Augustale che ha posto ed ha fatto
incidere sulla mia ara, qui a lato, il mio testamento; in
esso ho avuto a cuore le associazioni di lavoratori che si
occupano dei servizi pubblici e civili perch ad esse la
citt deve molto; parlo dei dendrofori che si occupano
dellapprovvigionamento del legname, dei fabbri per il
servizio di carpenteria e i centonari che con un grosso
panno di lana chiamato centona spengono gli incendi.
Queste dunque le mie volont (recitazione del testamento scolpito sul lato del suo monumento) (fig. 2).
La Storia conduce poi verso il cippo sepolcrale di Marcana Vera (sala II), stesa a terra nel giaciglio funebre,
coperta da un tulle verde e cosparsa di petali di fiori.
Parler Lisimaco (il marito):

SANTARELLI (invisibile): Oggi 2 agosto 1890 a imperitura memoria del glorioso passato della vetustissima
citt di Sarsina, si inaugura questo piccolo ma importante Museo Civico; esso rende onore alla memoria e
allimpegno del vostro grande concittadino, Mons. Filippo Antonini, che con pazienza e costanza raccolse fin
dal 1600 tutto il materiale qui esposto.
GUIDA: Certo che con questi personaggi fare la guida
oggi diventa unimpresa! Senza questi personaggi
per e senza la loro passione, senza la loro attenzione
alle pietre che vedete forse gli antichi Sassinates si
sarebbero dispersi, disseminando le tracce di questa
antica popolazione umbra, che alle soglie del III secolo
a.C. venuta in contatto coi Romani, si federata con
loro e poi gi nel primo secolo a.C. si pienamente ro109

La Guida parler allora di Cesellio Diopane e di Elvia


Arbuscula attraverso lillustrazione dei loro monumenti.
STORIA: ora seguitemi. (il gruppo entra nella sala III): il
mio filo vi condurr dentro la necropoli di Pian di Bezzo.
Quella zona fu indagata con regolari campagne di
scavo, a partire dagli anni 30 del secolo scorso, proprio l dove i rinvenimenti del 1600 avevano indicato il
punto.
Poi si avvicina allimmagine di Nino Finamore, realizzata
come quella del Santarelli e coperta.

Fig. 2
Cetrania Severina.

per

ricordare in eterno la tua memoria a te Marcana, moglie


santissima, offro questo monumento
La Storia recita il carme sepolcrale, in esametri latini,
scolpito sul fronte del monumento e subito dopo Lisimaco lo recita in italiano (fig. 3).
La Storia si ferma allinizio della sala III si rivolge alla
guida:
STORIA: Prima di procedere, presenta se vuoi ai tuoi
visitatori qualche loro concittadino. Sei la mia voce

Fig. 3
Marcana Vera e il marito Lisimaco.
110

Vi presenter il prof. Nino Finamore (scopre limmagine).


Salve professore! Chi meglio di lei pu afferrare il filo e
condurci nei passi del tempo
N. FINAMORE (stessa voce maschile fuori campo):
Venni a Sarsina per conto della Soprintendenza Archeologica, per eseguire i rilievi e i disegni degli scavi e dei
monumenti della Necropoli di Pian di Bezzo. L i nostri monumenti giacevano sommersi da uno strato di
terreno a seguito di unalluvione risalente allinizio del III
secolo. Certo, erano crollati sotto il banco alluvionale,
ma la terra stessa li ha custoditi e ce li ha restituiti. Oggi
1940 lAmministrazione ci concede le nuove sale; grazie allinteressamento di Salvatore Aurigemma questo
luogo perde il carattere di piccola raccolta locale. Queste pietre parlanti trovano ora spazio in un museo che
si ampliato, anche se i monumenti sono di grandi dimensioni e dobbiamo tenerli smembrati. Il Mausoleo di
Obulacco labbiamo sistemato nel giardino allingresso
del paese, ma Rufo troppo alto. Dobbiamo mettere
la base nel cortile, separata dal resto. E lo stesso monumento di Peto labbiamo diviso sulle due pareti della
sala VII. Per ora, di tutti, ne ho tracciato il tipo e ne ho
studiato la ricomposizione. Se mai un giorno si riuscir
ad ampliare questo Museo, abbiamo gi il modello ricostruttivo pronto.
(la guida indica le immagini nel pannello didascalico appeso alla parete)

agosto 1990. Mentre festeggiamo i cento anni di questo Museo possiamo sentirci veramente onorati perch
portiamo a compimento il nostro progetto. Grazie allimpegno profuso ancora una volta dallAmministrazione
Comunale e dal nostro Ministero per i Beni Culturali, il
nostro Museo, nonostante sia frutto di successivi accorpamenti, pu ritenersi oggi pienamente compiuto e
con i suoi imponenti e singolari monumenti ricomposti.
Storia (rivolta alla Guida) Non esitare Racconta! I vari
Direttori sono usciti ed hanno concluso il loro lavoro. Io
invece rimango qui accanto, sempre presente, nel passato e nel futuroe ti ascolto. Narra per tu di Verginio
Peto
Guida: parlare di Peto dici? (Virginio Peto, ragazzo vestito da soldato romano esce da dietro il suo monumento e si posiziona davanti) Verginio Peto fu milite
prima e poi magistrato locale; le sue cariche sono visibili sul suo monumento come ci indica lo scudo ed
il fascio littorio e che probabilmente fece erigere per
s e per i suoi famigliari. Fu cremato e le sue ceneri
furono raccolte in unurna e questa a sua volta fu sigillata dentro a quei grossi blocchi darenaria che vedete
qui accanto. Il monumento doveva essere la sua dimora
eterna e doveva rimanere lungo la strada. Oggi qui
invece, preservato dal degrado. (rivolta alla Storia) E la
Storia lo ha reso immortale (fig. 4).
Storia: son sempre chiamata in causa, sempre il mio filo
attraversa il tempo, tutto il tempo e tutti i tempi. Venite
allora, seguitemi (e si dirige verso la sala V) ma quando
entrate nella nuova sala guardate avanti e tralasciate
di soffermare lo sguardo sulla parete: il grande mosaico appartiene alla citt, ne parleremo dopo; per ora
stiamo ancora percorrendo la strada della necropoli.
(il gruppo entra nella sala V e vede sullo sfondo il grande

STORIA (passa nella sala IV dove, prima del monumento di Peto, c limmagine di J. Ortalli coperta come
le precedenti. Mentre la scopre): Dopo gli scavi degli
anni 30 Jacopo Ortalli ha condotto negli anni 80 altre
esplorazioni e dopo la costruzione della nuova ala del
museo ha curato questo nuovo percorso museale.
ORTALLI (stessa voce maschile fuori campo) Oggi il 2
111

Fig. 4
Virginio Peto.

Mausoleo di Rufo (h. m 13,50) ricomposto, ai piedi del


quale stanno quattro figuranti, due uomini togati e due
donne col capo velato, a riproporre le statue che stanno
nelledicola del monumento) (fig.5).
Storia: poche le parole, tanto lo stupore!!!
Guida: allora anchio meglio che taccia!?
Storia: le pietre parlano per mezzo tuo poich in questo caso (indicando il Mausoleo di Rufo) la memoria
ingrata, essendo rimasto leggibile con chiarezza sul
monumento un solo nome, quello di Rufo. Chi dei due
uomini togati sia stato non lo sappiamo. E le due donne
che li affiancano, nobili e venerabili, hanno il capo ve-

Fig. 5
Il monumento di Rufo con i figuranti.

lato, quasi personificassero le virt. Ma rompi il silenzio


e d qualcosa del mausoleo che gi da solo parla nella
sua maest.
La Guida illustra brevemente il grande mausoleo a cuspide piramidale, databile agli inizi del I sec d.C.
112

Storia: ora volgiamo le spalle e poi entriamo in citt,


nella Sarsina romana che subito si svela attraverso la
magia di questo pavimento (indica il grande pavimento
musivo del cosidetto Trionfo di Dioniso, mentre in sottofondo si accende una musica di festa). Quanti ospiti si
sono seduti sui triclini ed hanno banchettato a suon di
musica mentre ammiravano la leggiadria delle fanciulle
danzatrici.
La Guida parla del grande mosaico policromo rinvenuto
in area urbana, appartenente ad una domus, abbandonata per un incendio agli inizi del III sec. d.C.

recuperate occasionalmente nei secoli scorsi, decontestualizzate e prive delle statue bronzee di cui per sono
rimaste le impronte.
La Guida intanto offre spiegazioni sulle divinit e poi
introduce lamicizia di Cesio Sabino e Marziale, rappresentati anche in questo caso da due giovani seduti
davanti alle basi (fig. 6).
Seguono alcune battute e la recita del carme di Marziale.
Sulle basi quindi sono salite le figure delle divinit
(Giove, Minerva, Speranza, Salute, Dei Pubblici) (fig. 7):

La Storia poi si incammina riportando il gruppo verso


la sala IV (mentre la musica si affievolisce e cambia con
altra musica sacrale) e sosta davanti alle basi delle divinit olimpiche del cosidetto donario di Cesio Sabino,

STORIA: ed ora il sacro si mescola al profano! ...divinit olimpiche e maestose divinit orientali ci rendono
partecipi del mistero e della tolleranza che forse poi
venuta meno sino a frantumarne il ricordo. La terra copre, nasconde... ma poi
svela... (la Storia si allontana e va nella sala VII).

Fig. 6
Cesio Sabino e il poeta Marziale.
113

Fig. 7
Le divinit olimpiche.

Al termine la Guida si ferma sulla soglia della sala VI


dove presenta il gruppo statuario delle divinit orientali
frigie ed egizie, rinvenute negli anni 20 sempre in area
urbana ed in stato di frantumazione avvenuta in antico,
mentre dalla sala VII entrano silenziosamente i figuranti
che le rappresentano e che vanno a collocarsi a lato
delle statue (fig. 8).
GUIDA (non vedendo la Storia) Storia dove sei?
STORIA (dalla sala VII): seguendo il filo sono giunta ormai fuori citt! sono vicina alle mura (Tutti scorrono
nella sala VII) fatte costruire da Cesellio durante la
sua magistratura per onorare la citt. Incaric il capomastro, lArchitectus, di erigerne mille piedi, fino a raggiungere la torre di accesso, quella su cui poggia quella
costruzione che i Sarsinati amano pensare come casa
di Plauto. (esce Plauto dalla sala dingresso)
PLAUTO Son qua, chi mi chiama? Non davvero
quella la mia casa natale, ma certo a Sarsina son nato

Fig. 8
Le divinit orientali.
114

nel 254 a.C. anche se poi me ne andai a cercar fortuna


a Roma l rimasi. Son qui, fra gli illustri sarsinati, il
pi famoso Non per vantarmi ma le mie commedie
sono sopravvissute e ancor oggi si recitano a teatro.
Stasera stessa ne sentirete leco in piazza dove tutti noi
ci ritroveremo per mangiare e brindare alla romana memoria(fig. 9).
I visitatori salgono poi al secondo piano, seguendo la
Guida, mentre la Storia rimane al pianterreno per poi
ripartire col gruppo successivo.
Al piano superiore la Guida proceder da sola illustrando le sale come in una normale visita guidata.
Nella sala B, a lato di una tomba alla capuccina femminile siede una matrona che si fa pettinare da unancella
(fig. 10).

Fig. 9
Plauto.

Dopo aver attraversato le sale C e D il gruppo raggiunge la sala E, dove allinterno del vano ricostruito per
rendere lidea della sala triclinare, sul triclinio siedono
due convitati, serviti da due donne (fig. 11).
Dopo la spiegazione della Guida che illustra il contesto di rinvenimento del mosaico attorno al quale si
ricostruito lambiente, giovani ragazze al suono di musiche di festa danzando concludono la rappresentazione
(fig.12).
Maria Teresa Pellicioni

Fig. 10
Matrona ed ancella.

115

Fig. 11
La sala tricliniare.

Vivificare il museo:
la rappresentazione
Non credo ci sia un modo migliore
per presentare liniziativa realizzata a
Sarsina nel Museo Archeologico Nazionale che raccontarne lesordio.
Se gli effetti sono stati sotto gli occhi
di tutti, lidea cresciuta quasi in sordina, senza grandi pretese, ma con
seriet e soprattutto, per quanto rea
lizzata da non addetti ai lavori, nel
rispetto della ricostruzione storica.
Gli attori, in questa esperienza, sono
sostanzialmente tre: da una parte il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina, e quindi la Soprintendenza
per i Beni Archeologici dellEmilia-Romagna, nella persona di Maria Teresa Pellicioni; dallaltra i cittadini sarsinati, rappresentati dal laboratorio teatrale Gruppo
Mary Poppins, con i ragazzi dellOUTSIDER GROUP
di Sarsina, coordinati dalla scrivente; e poi le guide Tamara Bosi e Stefania Perini, dellAssociazione Culturale
Sarsinate Di Arte in Arte, che hanno generosamente
prestato il loro ruolo alla rappresentazione della VIsiTA
al MUSEO.
La proposta venuta da Maria Teresa Pellicioni che,
da tempo, nutriva il desiderio di vivificare il Museo
della sua citt natale: lungi dallessere visto come luogo
di morti, desiderava esprimere il fatto che un museo
possa parlare e raccontare tanto della vita dei sarsinati
di allora quanto sulla storia dei sarsinati di oggi.
Il canovaccio da Lei curato si prefiggeva di far toccare

Fig. 12
Le danzatrici.
116

con mano il Museo, raccontando la storia della sua


nascita per volont di grandi studiosi e personalit
che lhanno voluto e fatto crescere e contemporaneamente facendo rivivere i personaggi che l sono
rievocati, nelle pietre e negli oggetti esposti, dando
sembianze e voce ad alcuni degli antichi Sassinates dei
monumenti sepolcrali scoperti nella necropoli di Pian di
Bezzo.
Per realizzare la sua idea ha quindi deciso di incontrare
lesperienza teatrale del Gruppo Mary Poppins.
Alle spalle del Gruppo unesperienza di teatro sui generis: oltre dieci anni di attivit di teatro, soprattutto
musicale, a Sarsina. Il Gruppo Mary Poppins, per sua
vocazione, considerato che nei piccoli centri non vi
sono adeguate opportunit di aggregazione fra i giovani, vuole offrire alle generazioni in crescita occasioni
creative di condivisione.
Ciascuno chiamato a mettere in campo forze e capacit: e le passioni personali degli adulti fanno lievitare i talenti dei pi giovani, in una circolazione che fa
scaturire progetti capaci di riunire gruppi di ragazzi intraprendenti e gruppi di adulti volenterosi attorno a
cose positive, formative, di alto valore sociale, culturale,
artistico.
Questi, dunque, sono gli attori, per raccontare le storie dentro e con la Storia.
La Storia per lappunto la voce narrante, il mezzo e
non il fine, strumento di conoscenza de le storie.
Il modus operandi della drammatizzazione partito
da unanalisi dei personaggi e delle loro vicende con
lobiettivo di raccontare il pi possibile con unattenta,
seppur semplificata, ricostruzione.
Lapproccio iniziale, durante la realizzazione e le prove
svoltesi allinterno del Museo, ha dettato sempre comportamenti molto composti e contenuti negli operatori,

con il rispetto dovuto al luogo dove in genere non era


consentito un reale coinvolgimento, ma che in questo
modo divenuto via via meno distante e pi vivo.
Lo sforzo stato quello di vedere quel luogo fisico, tradizionalmente foriero di una sorta di sacralit, come un
palcoscenico gi provvisto di scenografia e di storie e
da cui scaturita una continua e crescente ricerca di
suggestioni.
Musiche e costumi, voci e oggetti, la scelta delle amplificazioni e degli effetti luce (concordati di volta in volta,
per non recar danni ai reperti, con i responsabili del
Museo) sono stati tutti vagliati per un unico risultato: trascinare prima gli attori e poi i visitatori, come con una
macchina del tempo, in unepoca che, per quanto lontana, risultasse tangibile quanto credibile.
Nonostante il budget limitato, grazie agli approfondimenti e alla collaborazione dello staff scientifico, si ottenuto di rimanere quanto pi possibile fedeli alla realt
storica.
Il coinvolgimento dei giovani ha reso larcheologia, non
sempre ritenuta dai ragazzi propriamente appassionante, una scienza conoscibile e perfino emozionante
e spettacolare.
Certamente liniziativa cresciuta con quella tensione,
sempre costante, che spinge a contribuire alla valorizzazione del territorio, sia sul piano turistico che culturale.
Lasciamo ora alle istituzioni locali il compito di raccogliere e sostenere questa come altre simili iniziative,
strutturando anche proposte, concrete e innovative, di
alto valore socio-culturale, per la promozione del territorio.
Monica Ballantini

117

Prove di rievocazione in un villaggio dellet del Bronzo


Ilaria Pulini, Cristiana Zanasi
Parco archeologico e Museo allaperto della Terramara di Montale
consentito di progettare le ricostruzioni del museo allaperto che ora affianca il sito della terramara e di proporre quindi una modalit di visita in cui la comprensione dello scavo facilitata e mediata dallevidenza
delle ricostruzioni.
Il metodo filologico che alla base dellintero progetto
stato favorito da tre fattori: la quantit e qualit di dati
e materiali recuperati; la continuit di azioni fra scavo e
ricostruzione, visto che luna stata immediatamente
successiva allaltra; la continuit delle figure professionali, poich molti degli archeologi che hanno eseguito
lo scavo hanno proseguito il loro lavoro affiancando
personale esperto nelle ricostruzioni. Parte di questi
archeologi hanno poi ulteriormente proseguito il loro
rapporto con il Parco diventando gli addetti alle visite
guidate per pubblico e scuole nonch, in alcuni casi, gli
esperti delle antiche tecniche che vengono presentate
al pubblico. Questa continuit ha avuto una fondamentale ricaduta in termini di qualit dellofferta culturale del
parco, favorendo un forte senso di appartenenza degli
operatori che il pubblico percepisce come valore aggiunto.
Il metodo filologico adottato nella realizzazione del
parco ovviamente si riflette sul tipo di comunicazione
che il parco rivolge al pubblico e alle scuole, invitati a
seguire passo passo le fasi del lavoro che ha condotto
gli archeologi dallo scavo alla ricostruzione intesa come
punto di arrivo di un percorso di ricerca. evidente

Il Parco di Montale si inserisce in quel filone di proposte museali cosiddette open-air, nelle quali si utilizzano
ricostruzioni di ambienti e attivit del passato per trasmettere con un approccio fortemente evocativo aspetti
della storia di un territorio. Questa modalit di presentazione si presta particolarmente a valorizzare e promuovere la conoscenza di quei siti che, essendo stati
costruiti con materiali deperibili, non hanno lasciato sul
terreno resti di tipo monumentale in grado di veicolare
un forte messaggio culturale presso il grande pubblico.
Nel museo open-air di Montale viene proposta la ricostruzione di un settore di una terramara, nome con cui
sono noti i villaggi circondati da argine e fossato che
durante let del Bronzo, fra il XVII e la met del XII secolo a.C., occupavano capillarmente la Pianura padana
centrale. Costruiti interamente con unarchitettura che
utilizzava terra, legno e fibre vegetali, questi antichi abitati hanno lasciato sul terreno tracce scarsamente visibili che solo locchio esperto dellarcheologo in grado
di leggere e interpretare.
La ricostruzione proposta a Montale si basa su un solido presupposto scientifico: lesistenza di una terramara
ancora parzialmente conservata, dove gli scavi condotti
dal Museo Archeologico Etnologico di Modena hanno
portato in luce tracce della fortificazione del villaggio,
resti di abitazioni e di oggetti della vita quotidiana di una
comunit dellet del Bronzo.
Lanalisi e linterpretazione dei dati archeologici hanno
118

Fig. 1
Parco archeologico e Museo allaperto della Terramara di Montale: le due case ricostruite.

dunque che laspetto educativo, inteso come educazione al bene culturale, ha affiancato, per non dire sopravanzato, la dimensione emotivo-evocativa.
Daltra parte la stessa scelta di realizzare il museo allaperto accanto allarea archeologica, se vincente dal

punto di vista della comunicazione, sconta una potenzialit evocativa in parte compromessa dalla sua collocazione in un contesto urbano privo di appeal turistico
ambientale.
Questo uno degli aspetti che ci ha tenuti a lungo in
119

stand-by rispetto ad una modalit di dialogo con il pubblico connaturata agli open air museums: il reenactement o rievocazione in costume. Questi musei, forti
in Nord Europa di una tradizione che si consolidata
nel tempo, a partire dalle prime esperienze maturate
in Germania e nel mondo scandinavo e anglosassone,
rappresentano il setting ideale per la cosiddetta living
history, una modalit che mette in scena il passato
coinvolgendo direttamente il visitatore.
In Italia tuttavia gi sul tema delle ricostruzioni di ambienti una decina di anni fa si avvertiva ancora una certa
diffidenza sia da parte del mondo accademico che da
parte del pubblico, diffidenza che, nel caso di Montale,
fu ben presto superata a fronte del valore della ricerca
scientifica e dellofferta culturale.
La scarsa consuetudine italiana a questa modalit
dovuta sicuramente alla minor necessit di ricreare
ambientazioni laddove interi
contesti sono perfettamente
fruibili. Nel nostro Paese i
concetti di patrimonio e di
autenticit sono storicamente ancorati alle testimonianze tangibili (siti archeologici, monumenti, reperti,
opere) e fino a poco tempo
fa risultava arduo far passare lidea che ricostruzioni,
ambientazioni e messe in

scena potessero servire per fare conoscere aspetti di


quel patrimonio intangibile fatto di attivit quotidiane,
abitudini e credenze che era alla base della vita di una
comunit.
Daltra parte lo scenario del reenactment in Italia si
collocava tradizionalmente fuori dai musei e aveva assunto quasi esclusivamente una dimensione popolare,
ad esempio nelle parate storiche dei borghi medievali,
o caratteristiche folkloristico-commerciali (i centurioni
del Colosseo) oppure era utilizzato come strumento di
propaganda politica in senso identitario, come nel caso
di alcune rievocazioni celtiche. Solo negli ultimi anni
stanno prendendo piede rievocazioni con aspirazioni
pi scientifiche legate al mondo romano o medievale
per le quali possibile fare riferimento non solo ai ritrovamenti archeologici ma anche ad abbondanti fonti
scritte.

Fig. 2
Parco archeologico e Museo allaperto
della Terramara di Montale: linterno di
unabitazione.
120

Per il Parco di Montale, che aveva costruito sul metodo


filologico la propria identit, affrontare la rievocazione, e
pertanto un tema complesso come quello dellabbigliamento, in un ambito, quello dellet del Bronzo, quasi
privo di testimonianze tangibili, equivaleva ad un salto
nel vuoto.
Uno stimolo ad accostarci a questo approccio stato
sicuramente la partecipazione a progetti europei che ci
hanno fatto entrare in contatto diretto con svariate realt di open air museums che praticano abitualmente la
modalit del reenactment come parte integrante della
loro proposta culturale. Per i nostri partner europei la
dimensione rievocativa attiva cos insita nel concetto
di museo allaperto che il loro giudizio sul Parco di Montale era inappellabile: il Parco, pur nella sua eccellenza
di open air museum che affiancava scavo e ricostruzione, era assimilabile ad un museo tradizionale dove la
guida mediava fra pubblico e ricostruzioni impedendo,
di fatto, quella full immersion nelle atmosfere del passato che alla base di unesperienza evocativa.

Abbiamo accolto questo suggerimento e da quel momento abbiamo osservato con particolare attenzione
le modalit di interazione con il pubblico che venivano
attuate nei musei dei nostri partner individuandone di
volta in volta punti di forza e di debolezza e chiedendoci
come declinarle nel Parco di Montale.
Unulteriore sollecitazione nella direzione della rievocazione in costume scaturita dallinteresse di un personaggio che ha fatto della valorizzazione delle eccellenze
turistiche la propria carta di identit: si tratta di Siusy
Blady, che intendeva realizzare nel territorio modenese
un progetto di valorizzazione di percorsi slow da effettuare a piedi o in bicicletta. In questa occasione la
difficolt di coniugare metodo filologico e spettacolarit
risultata in tutta la sua evidenza: da una parte una
troupe consolidata che voleva sfruttare appieno lopportunit di disporre di un set preistorico e di attori
capaci di accendere il fuoco, modellare la ceramica e
fondere il bronzo, dallaltra lintero staff proteso a difendere limmagine rigorosa che il Parco si era creato in
anni di attivit.
Il compromesso raggiunto ha consentito alla nota Turista per caso di realizzare un prodotto spendibile
e divertente, ricco di simpatici back stage e duetti fra
operatori e conduttrice, a noi di salvaguardare la nostra
integrit scientifica dichiarando apertamente, nel filmato girato, che ci prestavamo, per loccasione, ad una
sorta di gioco che per non faceva parte della nostra
modalit di comunicazione con il pubblico.
Superata, anche se in modo un po forzato, la nostra
diffidenza sulla rievocazione in costume, maturata ormai unampia esperienza sul panorama europeo, abbiamo avviato una ricerca mirata sullabbigliamento
dellet del Bronzo, avvalendoci anche di confronti con
siti archeologici coevi che grazie a particolari circo-

Fig. 3
Pfahlbaumuseum Unteruhldingen (Germania). Fondato nel 1922 si
caratterizza subito per la dimensione rievocativa.
121

stanze di conservazione hanno restituito quasi intatti


abiti e accessori, per intraprendere con le modalit a
noi pi congeniali il reenactment.
Il passo successivo stato quello di realizzare una serie
di costumi abbinati con ornamenti, attrezzi da lavoro o
armi e progettare una giornata dedicata allanimazione
del villaggio con figure impegnate nelle attivit quotidiane.
Ma chi avrebbe indossato i vestiti? Gli stessi operatori
del Parco, che avrebbero presentato al pubblico le attivit tradizionalmente proposte durante la visita: dalla
modellazione della ceramica alla fusione del bronzo,

dalla tessitura alla lavorazione del legno, del corno o


della pietra, ma con un abbigliamento depoca.
Il confronto con le rievocazioni che avvenivano in altri
parchi europei avevano tuttavia evidenziato alcune modalit irrisolte, delle quali erano consapevoli anche i nostri partner, e che costituiscono tuttora un argomento
di dialogo molto acceso: in che lingua parlare? come
porsi nei confronti del visitatore? come superare il gap
temporale?
A partire da questi interrogativi abbiamo adottato una
soluzione a misura del Parco e pi coerente con la
sua tradizione filologica scegliendo di non far parlare i
rievocatori, ma di affidare alla guida la spiegazione delle

Fig. 4
Pfahlbaumuseum
Unteruhldingen
(Germania). Unintera
famiglia ha vissuto in una
delle case ricostruite.

122

Fig. 5
Matrica Muzeum di
Szazhalombatta (Ungheria).
Dimostrazione di duello in
costume magiaro.

attivit che stavano svolgendo, interpretando le singole


rievocazioni come una sorta di quadri viventi.
Questa scelta stata determinata anche dalla sensibilit nei confronti dei nostri operatori che avrebbero
dovuto cimentarsi con una dimensione attoriale che,
anche se limitata, non era affatto scontata per chi fino a
quel momento si era occupato di scavare, fare ricerca,
proporre dimostrazioni di antiche tecniche o comunque
dialogare con il pubblico da operatore archeologo e
non da artigiano delle terramare.
Il gradimento del pubblico, confermato da una grande
partecipazione, ha rappresentato una conferma dellefficacia della proposta e ci ha indotto a ripetere lesperimento anche se questa modalit non ancora di-

ventata strutturale nellambito dellofferta culturale del


Parco. infatti realisticamente necessario valutare anche la sostenibilit di unoperazione che, s, favorisce
la dimensione evocativa ma richiede un notevole lavoro
organizzativo e soprattutto un cospicuo investimento
economico nellimpegnare contemporaneamente un
numero di persone decisamente superiore a quello che
il Parco richiede nelle giornate di apertura tradizionali.
Nei musei europei spesso la rievocazione affidata alla
partecipazione di volontari, a volte intere famiglie, sulla
base di un rapporto con il museo basato sulla reciproca
fiducia: da una parte il reenactor, animato da passione,
che mette al servizio della mission del museo le proprie
competenze, dallaltra il museo che lo ospita e nel con123

tempo garantisce al pubblico una living history di ampio


respiro nella cornice delle ricostruzioni.
In Italia non c questa tradizione anche se si moltiplicano i gruppi di rievocatori che si propongono a musei
e parchi archeologi con sempre maggiori competenze
e pi solide basi scientifiche. Le reciproche diffidenze

fra rievocatori e studiosi e gli stereotipi conseguenti, gli


uni portatori dellesperienza pratica, gli altri della dimensione teorica, si stanno stemperando ed auspicabile
che realt come i parchi archeologici e musei allaperto
siano i principali beneficiari di nuove prospettive.

Fig. 6
Lofotr Viking Museum (Norvegia). Arrivo della nave vichinga sulle coste delle Isole Lofoten.

124

Bibliografia

A. Cardarelli, I. Pulini, The Archaeological Park and Open-Air Museum at the


Middle Bronze Age site of Montale (Modena, Italy), in Archaia. Case Studies
on Research Planning, Characterisation, Conservation and Management of
Archaeological Sites, BAR International Series 1877, Oxford 2008.

M. Bernab Brea, A. Cardarelli, M. Cremaschi (a cura di), Le terramare. La


pi antica civilt padana, catalogo della mostra, Electa, Milano 1997.
A.Cardarelli (a cura di), Guida al Parco archeologico e Museo allaperto
della Terramara di Montale, Modena 2009, (I edizione 2004).

I.Pulini, C.Zanasi, Experiencing archaeology and Interpretation. The


educational program at the Terramara of Montale (Italy), in EuroRea
6/2009, pp.17-19, 2009.

A. Cardarelli, R. Merlo, Terramara di Montale: parco archeologico e museo


allaperto, in Musei e Parchi archeologici, IX ciclo di lezioni sulle ricerca
applicata in archeologia, Certosa di Pontignano (Siena, dicembre 1997), a
cura di R. Francovich e A. Zifferero, Siena 1999, pp. 279-296.

A.Pelillo (a cura di), Guida ai Musei archeologici allaperto in Europa,


realizzata dal Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena nellambito
del progetto Europeo liveARCH, Carpi 2009.
3500 anni fa nella grande pianura, DVD (riedizione da VHS), prodotto da
Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena e realizzato da Giochi
Metropolitani, Divisione Audiovisivi, Studio Sign, Roma 1997.

Figg. 7-8
Syusy Blady al Parco di Montale.

125

Figg. 9-11
Reenactment al Parco di Montale.
126

Rievocare per scoprire: archeologia sperimentale


e didattica sensoriale
Annachiara Penzo1 Museo Civico Archeologico L. Fantini - Monterenzio
Il contesto

Didattica universitaria di musealizzazione, restauro di


reperti, catalogazione e classificazione dei materiali; e
ancora sede di sperimentazione sulle strategie di network museale, sulla produzione di materiali multimediali
con tematiche archeologiche, e sulle antiche tecniche
edilizie e tecnologie produttive.
I reperti ospitati al Museo provengono tutti dal territorio
della Valle dellIdice e lapparato espositivo delle sale
incentrato in particolare sui materiali rinvenuti nei due
siti celto-italici di Monte Bibele e Monterenzio Vecchio,
risalenti ai secoli IV e III a.C. Gli scavi, iniziati negli anni
60, sono stati diretti dalla fine degli anni 70 in poi dal
Dipartimento stesso, che si trovato cos ad assolvere la funzione di gestore di un bene sin dal momento
della sua scoperta, dal prelevamento dal terreno e da
un primo stoccaggio temporaneo, al suo successivo
restauro o intervento conservativo, classificazione e
catalogazione, esposizione o immagazzinamento. Un
iter procedurale completo, che ha consentito un monitoraggio costante dei reperti da parte di uno stesso
referente e uno snellimento delle pratiche burocratiche,
a totale beneficio della valorizzazione e conservazione
dei beni archeologici stessi.
Questo approccio sperimentale, evidente gi dalle innovazioni gestionali introdotte al Museo di Monterenzio,
si riflette nelladozione di tecniche di archeologia ricostruttiva e in strette forme di collaborazione intraprese
con i rievocatori storici, percorsi che hanno avuto i loro

Il Museo Archeologico Luigi Fantini di Monterenzio


ben si presta a numerose riflessioni circa le attivit
di sperimentazione, historical reenactement e living
histor y, oggetto di questo volume.
Anzitutto la realt gestionale della struttura costituisce
un unicum nel panorama museale italiano: a partire dal
suo anno inaugurale, nel 2000, ledificio di propriet
comunale stato dato in gestione continuativa, tramite
apposita Convenzione, al Dipartimento di Storia Culture
e Civilt dellUniversit degli Studi di Bologna (prima
Dipartimento di Archeologia). Perci il Museo di Monterenzio non ha solo la pi consueta funzione di contenitore che conserva ed espone reperti archeologici del
territorio, ma anche a tutti gli effetti una sede universitaria di didattica, sperimentazione e ricerca. Ricerca
scientifica, in relazione allo sviluppo delle culture e degli insediamenti nellAppennino emiliano dalla Preistoria
allet medievale, in relazione alle calate di Celti transalpini nel primo quarto del IV sec. a.C., e in relazione agli
scambi interculturali intercorsi tra questi Galli e i popoli
italici gi presenti sul territorio (Etruschi, Umbri, Liguri...).
1

La stesura di questo articolo stata possibile grazie al Prof. Antonio


Gottarelli e alla preziosa collaborazione della collega Dott.ssa Lisa
Guerra, di Vincenzo Pastorelli (Hephestus), di Christian Ferluga
(gruppo di rievocazione storica Galli Boii), e di Andrea Moretti
(moroeventi.com).

127

esordi a immediato ridosso dellinaugurazione della


nuova sede espositiva.

lizzo successive e di conservazione, la messa in sicurezza e un sistema di videosorveglianza attivo. Grazie


ai cofinanziamenti ottenuti mediante la L.R. 18/2000 si
arrivati alla realizzazione di una casa etrusco-celtica
che riproducesse accanto alledificio museale una struttura architettonica a grandezza reale (fig. 2). La ricostruzione ha seguito fedelmente la documentazione di
scavo di una delle abitazioni di IV-III sec. a.C. di Monte
Bibele meglio conservata, la Casa 14. Gli esecutori dei
lavori sono stati quegli stessi archeologi che avevano
gi operato durante gli scavi dellabitato di Pianella di
Monte Savino, e che dunque vantavano la migliore
competenza possibile, acquisita direttamente in situ.
Cos la costruzione della casa stata portata avanti
dai ricercatori e collaboratori dellUniversit afferenti a
Te.m.p.l.a. (Centro di Ricerca per le Tecnologie Multimediali Applicate allArcheologia). Il presupposto da cui
si partiti stato quello di creare una struttura esterna

Archeologia sperimentale
Nel 2005 la ricerca scientifica portata avanti dallUniversit a Monterenzio ha compiuto i primi passi verso
larcheologia sperimentale, tramite la realizzazione di
una fornace per la cottura delle ceramiche (fig. 1). Lesito positivo delle tecniche di costruzione nella realizzazione della struttura verticale, a piano forato per la
separazione della camera di cottura dalla camera di
combustione, ha portato ad un utilizzo immediato della
fornace, posta nellarea esterna adiacente al Museo,
per finalit didattiche. Purtroppo ad atti vandalici e
alla mancanza di risorse per la messa in sicurezza e
la manutenzione dellopera, unitamente alla mancanza
di personale strutturato adeguatamente formato al suo
funzionamento, conseguita la sua semi
distruzione e la completa demolizione nel
2013. Questo primo esperimento, seppure di breve durata, stato comunque
apprezzato sia dagli addetti ai lavori sia
dallutenza, ed ha portato ad affrontare i
successivi progetti di archeologia sperimentale con maggiore consapevolezza e
capacit di pianificazione degli interventi.
Nel 2006 si pensato di realizzare una
nuova struttura, prevedendone anche gli
interventi manutentivi, le modalit di uti-

Fig. 1
La fornace sperimentale in fase di costruzione
(realizzazione di R. Deriu, Gesti Ritrovati).
128

Historical reenactement e living history

al Museo che costituisse unattrattiva per il pubblico e


che desse maggior visibilit alledificio stesso, finalit
del tutto raggiunta, al punto tale che la casa etruscoceltica, seppure non accessibile al suo interno per chi
non visita le sale espositive, diventata un importante
punto di aggregazione per la comunit (monterenziese
e non solo). Come si vedr nella disamina degli eventi
realizzati in occasioni di historical reenactement, questa casa ha assunto valenza fondamentale anche per
la fruizione del patrimonio archeologico del territorio,
essendo di immediata comprensione nonch di forte
impatto sui visitatori.

Negli anni successivi alla sua inaugurazione nella nuova


sede, il Museo di Monterenzio ha visto un progressivo
incremento di visitatori anche grazie a un calendario
eventi sempre pi ricco di attivit culturali. Le ricostruzioni della fornace verticale e della casa etrusco-celtica
secondo tecniche di archeologia sperimentale hanno
dato i loro maggiori riscontri positivi con le prime feste
celtiche organizzate dal Comune dal 2005 in poi. Inizialmente si trattato di un weekend allanno in cui si
svolgevano danze, spettacoli e banchetti che rievocassero il pi filologicamente possibile la cultura dei Celti,
e pi nello specifico di quei Galli Boii che anticamente
occupavano questarea appenninica. Da qui sono nate
strette collaborazioni con i gruppi di rievocazione storica, non senza difficolt iniziali,
legate soprattutto alla scarsa consapevolezza scientifica della realt
culturale celtica da parte di alcuni
autodidatti, alla diffusione di molte
informazioni travisate dal web,
allesigenza di revisione delle fonti
primarie e di rivisitazione e ripartizione di elementi culturali allogeni,
spesso erroneamente confusi con
il mondo gallico (come ad esem-

Fig. 2
La casa etrusco-celtica costruita nel 2006
accanto al Museo (direzione dei lavori del Prof.
A. Gottarelli, Te.m.p.l.a - UNIBO).
129

pio i vichinghi o il pantheon nordico degli Asi). Tuttavia


le prime difficolt di impatto nellinterazione tra mondo
accademico e historical reenactement sono state superate in breve tempo. Archeologi e rievocatori hanno
unito le proprie conoscenze con il fine comune di creare percorsi per la valorizzazione dei beni culturali della
Valle dellIdice, questo anche grazie alla risposta del
pubblico stesso: incuriosito e attirato dal fascino della
rievocazione, ha dato consapevolezza a una risorsa incomparabile, utile non solo ai fini gestionali del Bene,
ma anche a strategie di marketing culturale. La formazione scientifica dei collaboratori dellUniversit si avvalsa della capacit di trasposizioni concrete del passato proprie della rievocazione storica; teoria e pratica
hanno cos costituito una vera sorta di baratto scientifico. Punto focale stato restituire il passato al presente

tiva del visitatore, lapporto della rievocazione coinvolge


tutta la sua sensorialit, compresi olfatto, tatto e gusto,
perdurando conseguentemente con maggiore intensit
nella memoria. il naturale rapporto di causa ed effetto
dato dallemozione della riscoperta storica, dalla curiosit destata dalla sperimentazione archeologica, dal
coinvolgimento totale se non addirittura dallimmedesimazione del pubblico stesso in un passato resuscitato.
Il percorso di interazione tra archeologia e rievocazione
storica sfociato in numerosi eventi, organizzati tra il
2010 e il 2013 a Monterenzio, in cui la living history
diventata un vero e proprio trait dunion tra il fruitore del
bene culturale e il bene in s. Si iniziato con un aperitivo celtico organizzato allinterno delle sale museali
in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio
(figg.3-4). Sulla base dei resti paleobotanici e archeoFig. 3
Aperitivo celtico.
Un'esperienza
plurisensoriale, 25
settembre 2010 (a cura
di G.B. Fiorani, Toutai
Argantia): frutti freschi e
frutta secca.

in maniera filologica, in funzione del fruitore del bene,


ovvero del pubblico, e di lasciare in lui una traccia durevole. Infatti, al contrario delle pi classiche visite alle
sale espositive (in autonomia o guidate), che si rivelano
piuttosto labili ed effimere nella memoria visiva e udi-

zoologici documentati nellabitato di Pianella di Monte


Savino, si proposto ai visitatori un aperitivo tematico,
in cui non solo potere degustare alimenti o bevande,
ma avere a disposizione archeologi che fornissero indicazioni filologiche circa le usanze alimentari dellepoca,
130

un tema, quello dellalimentazione, che nellesperienza


decennale del Museo mostra di essere sempre uno dei
pi graditi al pubblico, poich associa lambito culturale
al momento ludico-gastronomico.
Del tutto differente stato, invece, il coinvolgimento
dei visitatori dato da altre tematiche volutamente selezionate in direzione di target precisi. Ad esempio, nel
2012, in occasione della Settimana della Cultura, lintento organizzativo stato quello di creare un evento
che coinvolgesse una fascia di et poco rappresentata
al Museo di Monterenzio, ossia quella dei ragazzi delle
scuole superiori. Con la collaborazione dellIstituto di
Istruzione Superiore Mattei di S. Lazzaro di Savena, il
Museo ha ospitato una mostra temporanea il cui tema
principe erano la cosmesi e la cura del corpo, dal tatuaggio al make-up, dallantichit ai giorni nostri. In
occasione della giornata inaugurale della mostra, ci si
avvalsi dellhistorical reenactement (figg. 5-6). Tra gli
studenti coinvolti, alcuni si prestavano ad essere ciceroni delle proprie creazioni, altri narravano ai visitatori
antiche storie di vita quotidiana, e altri ancora si improvvisavano make up artists realizzando trucchi ispirati
allantichit. Ad essi si affiancavano i rievocatori storici
che presentavano un percorso filologico di cosmesi
e cura del corpo tra IV e III sec. a.C., basato essenzialmente sui reperti rinvenuti nelle necropoli di Monte
Tamburino a Monte Bibele e di Monterenzio Vecchio.
Al reenactement si sono unite in questo caso anche la
sperimentazione e la reinterpretazione: rievocatori di
guerrieri celtici si sono sottoposti a frizioni e detersione
della pelle mediante sabbie, oli profumati e riproduzioni
di antichi strigili in ferro o bronzo secondo la tradizione
derivata dal mondo atletico greco. Rievocatrici di donne
etrusche e celtiche hanno adornato le proprie vesti di
perle di pasta vitrea e fibule decorate, e si sono accon-

Fig. 4
Aperitivo celtico. Un'esperienza plurisensoriale: la macinazione del
grano, le produzioni casearie, la salagione della carne, prodotti locali e di
importazione.

oltre a repliche di antichi strumenti per cimentarsi in attivit quali, ad esempio, la macinazione del grano. Un
percorso tra gusto, tatto, udito, olfatto e vista: lutilizzo
di tavoli lignei fatti a mano, di recipienti in vimini o terracotta che richiamassero fogge vascolari antiche, e
linserimento di mense da banchetto tra le vetrine espositive hanno costituito un impatto visivo tale da dare vita
ai reperti esposti nelle vetrine adiacenti.
Lesperienza stata tanto positiva da essere replicata
in pi occasioni. Di conseguenza, non solo incrementato lafflusso dei visitatori al Museo in queste speciali
ricorrenze, ma si anche riscontrato un ampliamento
notevole del target di utenza, che stata fortemente
eterogenea per et, sesso, formazione e provenienza.
Un vero e proprio coinvolgimento a 360 gradi, legato ad
131

Fig. 5
Trucchi e magia: l'arte
di dipingere il corpo, 15
aprile 2012. Riproduzione
e reinterpretazione di un
antico kit per la cosmesi
(a cura di R. Vargiu, Galli
Boii).

Fig. 6
Trucchi e magia: l'arte di dipingere il
corpo. Cosmesi e ornamenti femminili
in contesto celto-italico e dimostrazione
di detersione della pelle per mezzo di
uno strigile (a cura di R. Vargiu, F. Nipoti,
M.Garuti e M. Taruffi, Galli Boii).

132

ciate e truccate rimirandosi in repliche moderne di antichi specchi di produzione tirrenica. In questo caso i
visitatori sono stati in parte spettatori passivi di scene
dimostrative, e in parte attivi protagonisti di simulazioni
di detersione e trucchi anche sui propri corpi. Il coinvolgimento di un Istituto Superiore, e la tematica trattata,
hanno portato alla partecipazione alla giornata anche
di quella fascia di utenza di ragazzi tra i 14 e i 18 anni,
piuttosto desueta al Museo di Monterenzio, cos come
nella maggior parte dei musei archeologici della provincia di Bologna.
Eventi similari sono stati realizzati in collaborazione con
il gruppo di rievocazione dei Galli Boii anche in occasione delle ArcheoloGite bolognesi, promosse dal
Settore Cultura della Provincia di Bologna, tra il 2010
e il 2013. In questo
caso, lhistorical reenactement divenuto il tramite con cui
dare vita alle realizzazioni di archeologia sperimentale. La
casa etrusco-celtica
costruita accanto al
Museo stata abitata
per unintera giornata
dai Galli Boii, che si
sono dedicati alle pi

varie scene di vita quotidiana, dalla preparazione di cibi


e bevande, alla tessitura, alla concia delle pelli, a esercitazioni di combattimento (fig. 7). La casa etrusco-celtica
stata cos oltremodo valorizzata. Il contenitore, gi in
s valore aggiunto annesso alledificio museale, diventato attrattivo anche per il suo contenuto. In queste
occasioni, la pi classica gita fuori porta ha unito ad
un programma enogastronomico e culturale momenti
ludici di interazione con i visitatori.
Ma gli eventi nei quali la rievocazione dimostra tutto il
suo appeal e la capacit di attirare masse di appassionati, al punto tale da rendere quasi pericolosamente
marginale il Bene culturale stesso, sono senza dubbio
le feste celtiche, che fanno della living history il proprio
fulcro. Il Festival della Cultura Celtica di Monteren-

Fig. 7
Case di donne e guerrieri:
trecce, intrecci e graticci,
ArcheoloGite bolognesi,
17 giugno 2012. La casa
etrusco-celtica arredata e
abitata dai Galli Boii.

133

Fig. 8
VIII Festival della cultura celtica. I fuochi di
Taranis, giugno-luglio 2012: il Direttore artistico
della Festa (A. Moretti, moroeventi.com) prepara
gli spettacoli insieme ai gruppi di rievocazione.

zio, denominato I fuochi di Taranis,


levento a cadenza annuale che richiama la maggiore affluenza di turisti
nel territorio, attirati e incuriositi dallidea che il passato sia proposto, una
tantum, come mero elemento ludico
(figg. 8-9-10). Il compito di storici e archeologi diventa quello di promuovere
e valorizzare i beni culturali e le ricerche scientifiche, senza le quali gli eventi di rievocazione
non avrebbero modo e motivo di esistere. Ed proprio
questo che differenzia la festa celtica di Monterenzio da
tante altre presenti in Italia: lo svolgimento di ogni attivit

ludica tutto intorno alledificio museale e loccupazione


attuale ad opera della rievocazione di quegli stessi territori invasi in passato dai Celti transalpini. Dal 2005 in
poi la festa, comunale e organizzata da associazioni di
cittadini volontari, ha sempre potuto garantire una qualit scientifica e una validit filologica approvata e supervisionata dai ricercatori universitari. Al reenactement si lascia
sopratutto la libert interpretativa e la fiction
nei momenti degli spettacoli: grandi battaglie e scontri tra popoli nemici sono paralleli
ai pi vari episodi, dalla compravendita di
schiavi a rituali funebri. La veridicit storica tutelata nella realizzazione fedele di

Fig. 9
VIII Festival della cultura celtica. I fuochi di Taranis: uno
degli spettacoli dei gruppi di rievocazione.
134

Fig. 10
VIII Festival della cultura
celtica. Ifuochi di
Taranis: accampamenti
storici, riproduzioni di
sepolture a cremazione,
combattimenti.

costumi e armamenti, ma unita a spettacolarizzazioni


e creazioni folcloristiche necessarie per un maggior
impatto sul pubblico. Pi attenzione nellattinenza alle
fonti archeologiche prestata nella realizzazione dei
percorsi didattici che attraversano gli accampamenti
dei rievocatori e dei men tematici proposti negli stand
gastronomici.
Durante le feste celtiche, occasioni speciali hanno dimostrato lulteriore valore dellhistorical reenactement.
il caso della collaborazione di un gruppo di guerrieri
ad una conferenza animata relativa allarmamento
celtico tenuta, durante la festa del 2012, dalla Soprin-

tendenza per i Beni Archeologici dellEmilia Romagna


(fig. 11). La disamina scientifica di alcuni particolari delle
parures da combattimento, quale ad esempio il sistema
di sospensione del fodero della spada alla cintura, ha
trovato supporto non solo in immagini videoproiettate,
ma anche in dimostrazioni effettuate dal vivo. Lauditorio, inconsapevole della tipologia di presentazione cui
avrebbe preso parte, ha potuto partecipare attivamente
alla conferenza, con continue interazioni con relatori e
rievocatori; il tono di colloquio informale che si creato
ha trasformato la conferenza in un dialogo, generando

135

Fig. 11
VIII Festival della cultura celtica. I fuochi di Taranis: conferenza animata
(a cura della Dott.ssa A. Bondini, Soprintendenza per i Beni Archeologici
dell'Emilia Romagna).

un pi attento e compartecipato coinvolgimento degli


astanti.
Archeologia ricostruttiva
Un esempio virtuoso, davvero definibile come extraordinario nato al Museo di Monterenzio dalla sinergia
tra archeologi e rievocatori nel campo dellarcheologia
ricostruttiva. Non solo una sperimentazione, non una
mera riproduzione dal carattere rievocativo, ma una
vera e propria duplicazione e ricostruzione di alcuni reperti di IV e III sec. a.C., fedeli agli originali per materiali,
dimensioni, peso, elementi decorativi. Nel 2007, ancora una volta grazie ai cofinanziamenti legati alla L.R.
18/2000, nato un progetto di percorso tattile complementare alle vetrine espositive gi presenti nelle sale
del Museo. (figg. 12-13-14). Il fortunatissimo incontro con
Vincenzo Pastorelli, vero e proprio cultore della metallurgia antica, accurato filologo e preciso esecutore di tecniche di lavorazione, ne ha permesso la realizzazione.

Fig. 12
Toccare per vedere. Toccare per conoscere, 25 aprile 2010:
inaugurazione del percorso tattile per non vedenti e ipovedenti.

La sua capacit manuale, i suoi studi e la sua continua


sperimentazione sono state messe a gentile disposizione degli archeologi del Museo di Monterenzio, che
hanno supportato le fasi di sviluppo degli oggetti fornendo le proprie consulenze scientifiche e ogni minimo
dettaglio inerente i reperti presi a modello del percorso.
Ne sono nate molteplici repliche di armi, di oggetti da
toilette, di suppellettili da banchetto e di elementi votivi.
136

Fig. 13
Toccare per vedere. Toccare per conoscere:
repliche di armi celtiche di ferro (realizzazione
a cura di V. Pastorelli, Hephestus).

Il percorso tattile, pensato inizialmente per non vedenti


e ipovedenti, e corredato da un apparato didascalico
in caratteri Braille curato dallIstituto F.Cavazza di Bologna, stato inaugurato nel 2010. La sua valenza
stata chiara sin dalla fase inaugurale del progetto e va
ben oltre il target settoriale cui si era pensato in una
prima fase di pianificazione. Difatti il percorso tattile non
solo rende fruibile il patrimonio archeologico della Valle
dellIdice a unutenza disagiata, ma porta anche a unindiscutibile valorizzazione di questi Beni, richiamando la
curiosit di ogni tipologia di visitatore, stimolato, anche
in questo caso, dalla partecipazione sensoriale. Difficile
resistere alla tentazione di impugnare una spada celtica
ed estrarla dal suo fodero di ferro o di specchiarsi sul
bronzo alla maniera degli Etruschi.

Fig. 14
Toccare per vedere. Toccare per conoscere: repliche di oggetti da
toilette, uno specchio e uno strigile di bronzo (realizzazione a cura di V.
Pastorelli, Hephestus).
137

Conclusioni

di grandi affluenze di visitatori. Ancora, la rievocazione


crea potenziali indotti per il Museo difficilmente replicabili con altre tipologie di eventi. Infine, si potuto riscontrare un arricchimento reciproco di studiosi e rievocatori, dato da quella sorta di baratto tra teoria e pratica
di cui si gi fatto cenno; ma a questo corrisponde
anche una limitazione delle reciproche libert di azione:
una restrittiva selezione tematica da parte di storici e
archeologi, una minore inventiva ed ecletticit nel reenactement.
Nel caso di Monterenzio poi, gli anni di collaborazione
con i gruppi di rievocazione hanno portato non solo a
un costante aumento di turismo sia al Museo Archeologico L. Fantini sia su tutto il territorio locale, ma anche
a un maggior coinvolgimento delle attivit produttive e
di stakeholders pubblici o privati nella realizzazione di
progetti ed eventi promossi dal Museo stesso.
La finalit rimane consapevolmente il comune obiettivo di incrementare la fruibilit del patrimonio culturale,
ampliando il target di utenti coinvolti, migliorando le capacit comunicative nei confronti del proprio pubblico,
trasformando il visitatore da utente passivo ad attore
coinvolto in prima persona nelle attivit museali.
Su queste basi si pu a ragione affermare che lhistorical reenactement, la living history e molte manifestazioni ad esse connesse, dallarcheologia sperimentale
a quella ricostruttiva, se veicolate da consulenze e
supervisioni scientifiche, ben vanno nella direzione di
quella valorizzazione del patrimonio culturale espressa
dallart. 6 del Codice dei Beni Culturali, nonch dai
principi di valorizzazione e pubblica fruizione del bene
stesso.

Il mondo della rievocazione storica in Italia anzitutto


un mondo di volontariato, costituito da persone appassionate che inseriscono questa attivit tra i loro hobbies. Allestero, la realt differente e vari gruppi di rievocazione hanno fatto della loro iniziale passione un
vero e proprio mestiere. Se la situazione italiana porta
da un lato al vantaggio per le istituzioni museali e per gli
studiosi di avvalersi di collaborazioni per lo pi gratuite,
per di pi in un momento in cui la valorizzazione dei
Beni Culturali non occupa certo le prime posizioni di
investimento di risorse economiche nel nostro paese,
dallaltro porta ad escludere una costante ed assoluta professionalit in questo settore. La mancanza di
tempo e risorse, e la collateralit di queste attivit rispetto ad altre occupazioni cui i rievocatori si devono
dedicare, sono elemento di valutazione imprescindibile
nel loro percorso di preparazione e di ampliamento di
conoscenze scientifiche. Anzi, se relazionato ai risultati
che molti di loro raggiungono, lo sforzo pi che meritevole, e la correttezza filologica talora sin anche troppo
alta.
Questi sono fattori che ci si trovati a valutare a fondo
nel momento in cui ci si avvalsi, a Monterenzio, delle
collaborazioni volontarie con lhistorical reenactement,
che costituisce anzitutto una fondamentale risorsa per
le finalit di un marketing, quello culturale, che sempre
pi spesso necessita di un abbattimento pressoch
totale dei costi di gestione. La presenza dei gruppi di
rievocazione pu persino contribuire a colmare, tramite
questa sorta di volontariato culturale, le carenze di
personale nei Musei, particolarmente sentite nei casi

138

di scena la storia: ricostruzione storica dellantichit,


rievocazione e patrimonio culturale
Corrado Re Dottore di ricerca in Antropologia
Lara Comis MA Experimental Archaeology; EXARC member

Il numero di adesioni al corso, superiore alla quota


massima prevista, cos come la tipologia dei partecipanti, hanno evidenziato quanto sia sentita lesigenza di
un approccio razionale e professionale allargomento. A
fronte di 20 posti disponibili, si sono avute 45 candidature. Per favorire le richieste pervenute e una rotazione
che tenesse conto dellinteresse dei candidati a singoli temi trattati nei diversi incontri, sono stati ammessi
alla frequenza di ciascun appuntamento 22/23 partecipanti. La media delle frequenze al corso assomma
pertanto a 36 partecipanti, fra i quali 12 liberi professionisti attivi nel campo della didattica, delle attivit
educative, della gestione museale (operatori individuali,
soci di cooperative, membri di associazioni), 11 funzionari e collaboratori di enti pubblici (Comuni/Servizi alla
persona, Province, Soprintendenze archeologiche, Enti
di ricerca), 4 rappresentanti del mondo della Rievocazione, 1 addetto alla promozione territoriale (Pro Loco),
6 responsabili/operatori di musei e parchi, 3 altre professioni (consulenti, imprenditori, giornalisti).
La struttura corsuale adottata a carattere composito allo scopo di integrare al meglio lapproccio teorico con lo sviluppo pratico, entro i limiti affrontabili in
un progetto comunque propedeutico e rivolto a una tipologia di utenti a elevata variabilit era costituita da
una serie di lezioni frontali, intercalate a spazi di libera

Nellambito del progetto transfrontaliero PArSJAd Parco Archeologico dellAlto Adriatico, durante la primavera 2011, sono state affrontate e sistematizzate
le peculiarit della rievocazione dellevo antico in un
progetto formativo, denominato di scena la storia.
Ricostruzione storica dellantichit, rievocazione e patrimonio culturale, avente come obiettivo unintroduzione generale alla rievocazione storica e leffettuazione
di una formazione teorico-pratica sul tema, in rapporto
con il patrimonio storico-archeologico, il territorio e la
societ.
Il progetto si indirizzava a tutte le parti potenzialmente
coinvolte: coloro che materialmente realizzano o partecipano alle attivit di rievocazione, ma anche chi si
rapporta ad essa utilizzandola come strumento di comunicazione o promozione. Si rivolgeva, quindi, tanto
alle associazioni attive nel campo della rievocazione
storica o a singoli rievocatori, quanto e soprattutto ai
soggetti che ne sono co-interpreti e, in qualche modo,
committenti o beneficiari: gli organismi di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale, le comunit locali,
gli enti di promozione del territorio. Lattivit formativa
si accorda, infatti, pienamente con lobiettivo di implementare un percorso di comunicazione tra le diverse
parti, allo stato attuale generalmente non abbastanza
efficace ed efficiente in Italia.
139

discussione, di carattere introduttivo e teorico per fornire gli strumenti utili a un approccio individuale e personalizzato; da due laboratori di approfondimento su
temi specifici; da un project work, orientato a testare
leffettiva acquisizione delle nozioni, e da un convegno
che, sotto letichetta Antiqva Italia II, si riallacciava a
un precedente appuntamento organizzato nel 2010 intendendo passare in rassegna lo stato dellarte in fatto
di rievocazione dellantichit in Italia. Uno stage pratico
inserito nella realizzazione di un evento rievocativo ha
completato il percorso.
Laffinamento ulteriore del programma stato affidato a
un questionario motivazionale/informativo, approntato
allo scopo di indirizzare i partecipanti sulle linee-guida
progettate; grazie a questo supporto stato possibile
analizzare e corrispondere in modo pi aderente alle
motivazioni e aspettative dei partecipanti, definire con
migliore precisione il percorso di apprendimento e tagliarlo sui bisogni formativi espressi. In Appendice 1 il
report sui dati del questionario.
La conduzione del corso si avvalsa principalmente
delle professionalit dagli ideatori e coordinatori del
progetto: Corrado Re, impegnato nella divulgazione archeologica e storica tramite attivit di rievocazione storica e storia vivente dal 2001, e Lara Comis, archeologa
specializzata in Archeologia Sperimentale e divulgazione attiva del patrimonio storico-archeologico, a loro
volta supportati da specialisti di comprovata competenza ed esperienza su aspetti specifici dei temi trattati:
Dario Pedrazzini per le ricostruzioni di dialoghi in lingue
antiche impiegati in recitazioni a tema, Ally McClelland,
per la ricostruzione di cavalleria militare in spettacoli
storici, Roberto Rocchi, per lutilizzo di tecniche teatrali.
La fase teorica del percorso formativo ha dovuto in
primo luogo affrontare la definizione del campo dappli-

cazione dellattivit stessa. Un punto nodale consisteva


infatti nel tentativo di dare un significato alla Rievocazione Storica, o meglio di esplorare ed esaminare i vari
aspetti che pu assumere o le diverse attivit che concorrono a questa definizione. In mancanza, infatti, di un
interesse accademico specifico (dovuto probabilmente
in parte alla poliedricit del tema e allintreccio con una
variet di discipline, tale da renderlo certamente di difficile approccio generale) e di organismi di coordinamento unanimemente riconosciuti, la terminologia che
afferisce alla rievocazione storica trova ancora un uso
ampiamente soggettivo e variabile. Si parla, infatti, a
volte quasi indifferentemente, di rievocazione o di ricostruzione storica, di re-enactment o living history,
solo per citare i casi principali.
Questa parte di analisi, indispensabile per un approccio
metodologicamente condiviso, ha perseguito lobiettivo
di rendere maggiormente consapevoli i soggetti che
operano nel settore della molteplicit di aspetti presenti
o possibili, consapevolezza essenziale per individuare
e perseguire chiaramente obiettivi concreti nellapproccio alla materia. Al contempo stata dichiaramente
esclusa ogni velleit di stabilire in quella sede definizioni
terminologiche universali sullargomento.
Lapprofondimento conoscitivo sulle connessioni tra rievocazione, attivit spettacolari di intrattenimento, patrimonio storico culturale e territorio ha consentito di
concretizzare limmagine della tipologia di rievocazione
storica oggetto della trattazione.
Unulteriore circoscrizione del campo di interesse
dellattivit formativa alla rievocazione storica dellevo
antico ha richiesto poi di concentrare maggiormente
lattenzione sulle specificit relative. Specificit sostanzialmente coincidenti, in estrema sintesi, con quelle
derivanti dalla stretta relazione con il patrimonio arche140

ologico e le discipline scientifiche afferenti, fra le quali


un posto rilevante spetta senzaltro allarcheologia sperimentale. I nessi sono ovviamente a doppio senso: da
un lato lapproccio alle fonti, dallaltro il contributo alla
divulgazione e alla valorizzazione.
Lampio ventaglio di argomenti trattati le caratteristiche progettuali e organizzative, il rapporto con altri
campi dazione (ad es. la promozione territoriale e turistica), i ruoli dei diversi interpreti e operatori coinvolti, il
quadro normativo inerente la valutazione dei fattori di
rischio e ladozione delle regole di sicurezza ha fornito
ai partecipanti gli strumenti indispensabili per un approccio organico e a largo raggio.
Seppure in forma necessariamente sintetica, le unit
didattiche hanno affrontato i principali aspetti operativi
prerogativi delle parti coinvolte nella realizzazione di un
evento di rievocazione storica: da un lato ruolo e competenze del committente (comune, Pro loco, museo
ecc.), quali la promozione, la continuit e le prospettive
a medio e lungo termine; dallaltro gli elementi propri di
chi riveste il ruolo di progettista (ideatore, coordinatore, regista): impostazione del concept e pianificazione
dellevento, verifiche in ordine alla fattibilit e alla logistica, gestione e coordinamento delle risorse umane,
organizzazione e regia. Sottoposto a vaglio, naturalmente, anche ci che rientra nella sfera dazione degli
interpreti (rievocatori, attori): comunicazione verbale /
non verbale, comportamento, posture, abbigliamento e
costume nellantichit, attivit didattiche, ecc.
Pur essendo taluni temi pi pertinenti ad un ruolo che
ad un altro, si voluto che la loro disanima riflettesse
entrambi i punti di vista, dal momento che il reciproco
riconoscimento delle competenze, delle funzioni e delle
azioni esercitate condizione primaria e imprescindibile
affinch si crei comunicazione tra le parti.

Oltre che dallintenzione di stimolare linterattivit tra i


corsisti, la scelta dei laboratori, dedicati rispettivamente
alle lingue antiche e alluso del linguaggio nella rappresentazione, per cura di Dario Pedrazzini, e alle tecniche
teatrali, con il coordinamento di Roberto Rocchi della
Scuola dimprovvisazione teatrale Impropongo-Les
Gramelot, stata guidata dallobiettivo di focalizzare e
sviluppare la comunicazione in favore del pubblico.
Il project work offriva poi lopportunit di lavorare a
scelta su un evento esistente oppure su uno di nuova
concezione, nellottica di applicare (virtualmente) gli
strumenti acquisiti a un caso specifico. Una delle elaborazioni proposte dai corsisti particolarmente meritevole di menzione, in quanto esemplificativa dellutilit
del dialogo tra competenze diverse finalizzate a un progetto comunicativo basato sulla living history e per aver
dato concretamente vita a un evento inedito. Nel corso
dellattivit formativa si infatti costituito un gruppo di
lavoro fra operatori culturali, un regista e un rievocatore,
che, unendo le loro abilit, conoscenze ed esperienze,
hanno portato a compimento uniniziativa divulgativa
volta alla promozione di un parco archeologico ove
non si era mai dato vita a manifestazioni di questo tipo
con focus su uno scenario crono-culturale inusuale
nel panorama rievocativo italiano: la preistoria. Questa
esperienza viene descritta in altra parte del volume.
Quanto agli stages, essi sono stati inseriti nellambito
delle manifestazioni Kainua - Gli Etruschi rivivono a
Marzabotto (Marzabotto, 25-26 giugno 2011) e Legiones in Agro Boiorum (Castenaso, 17-18 Settembre
2011) e prevedevano la partecipazione allevento nel
ruolo di rievocatore, da concordare con le associazioni
di rievocazione, oppure la partecipazione ad un progetto sperimentale sulle potenzialit comunicative della
rievocazione (curato da Lara Comis), la condivisione
141

delle attivit dietro le quinte in affiancamento allorganizzazione/regia o, infine, lanalisi, dal vivo della manifestazione, monitorata in base ai parametri individuati
durante il corso.
Questultima azione, svolta in modo completamente
autonomo anche se supportata dallo staff, consisteva
nella predisposizione da parte dello stagista di una
scheda di valutazione dellevento, in cui descrivere i
parametri presi in esame e la relativa metodologia valutativa, la sua implementazione nel corso dellevento
stesso, la successiva elaborazione dei dati per lottenimento di una sintesi significativa circa le peculiarit,
i punti di forza, le criticit, le potenzialit di sviluppo.
Nelle Appendici 2 e 3 vengono illustrati il progetto di
stage e il relativo report finale.
A disposizione dei corsisti cera inoltre una piattaforma
di comunicazione comune, tramite un Forum sul sito
www.antiqva-italia.eu, dedicata alla discussione sui
temi inerenti alla rievocazione dellevo antico, nonch
alle attivit del progetto e altro, in condivisione con gli
aderenti al percorso Antiqva Italia svoltosi nei gi citati
convegni del 2010 e 2011 a San Lazzaro di Savena.
In conclusione, riteniamo che per trasformare la rievocazione dellevo antico in un effettivo strumento di comunicazione e divulgazione, unattivit culturale a pieno
titolo e perfettamente formata, non negando n nulla
togliendo agli aspetti di intrattenimento, ludici o sociali
che le sono altrettanto propri, sia indispensabile unefficace professionalizzazione, nel senso di acquisizione
di metodologie e standard professionali, non necessariamente professionistici, al di fuori quindi di ogni
prevalenza del professionismo sul volontariato. Per gli
stessi scopi e per far emergere le cospicue potenzialit
della rievocazione, altrettanto necessario che la comunicazione e la collaborazione interdisciplinare tra le

diverse figure ed enti coinvolti nelle attivit, vengano ulteriormente perseguite e incrementate anche attraverso
una maggiore consapevolezza della convergenza di
obiettivi e interessi.
Corrado Re
Analisi qualitativa dei risultati del questionario
motivazionale (14 aprile 2011)
Introduzione
Il presente report stato redatto con la finalit di implementare in modo dinamico il corso di formazione
tramite lacquisizione di informazioni riguardo diversi
aspetti della rievocazione storica e delle aspettative sul
corso. Le informazioni raccolte sono state visualizzate
graficamente tramite indagine orizzontale: di ogni area
di scelta si sono osservate preferenze espresse con
maggior frequenza. Dei risultati emersi, che a questo
stadio di analisi non si collocano nellindagine statistica
quantitativa, ma in quella qualitativa, sono state analizzate le ricadute strategiche sul programma del corso di
formazione. In dettaglio, si sono messe in evidenza in
special modo le aree potenziali di implementazione e
le sovrapposizioni positive con la struttura e i contenuti
del corso.
Una tale metodologia, utilizzata a livello sociologico, si
pone come utile strumento per determinare un approccio dinamico nella prospettiva di fornire un servizio ad
hoc per laudience del corso, senza per questo modificare alcuna parte della struttura gi progettata.
Modalit di redazione del questionario
Il questionario stato ideato con la finalit di sottoporre ai corsisti una serie di categorie e spunti di riflessione. Questi sono costituiti dal core del corso di
142

formazione. La possibilit di un confronto personale e


diretto alle questioni trattate nel corso, ancor prima di
affrontare gli argomenti sotto forma di lezione frontale
e discussione libera, era essenziale per predisporre
i corsisti sulle linee guida progettate e per consentire
un libero apporto di informazioni. Per questo la struttura del questionario ha proposto una multiple choice
non esclusiva e il formato anonimo (open-ended). Il
questionario non stato analizzato con finalit di statistica quantitativa, ma si adeguato ai metodi di ricerca
qualitativa in base a modelli utilizzati in ambiti sociali1.
Tenendo presenti queste modalit di redazione, stato
elaborato un semplice grafico a istogrammi. Seguono
i grafici elaborati e una breve nota di commento sui risultati emersi suddivisi per aree orizzontali di indagine.

eventi che ancora non la utilizzano. Lelemento si dimostra interessante per il fatto che il corso potr di conseguenza tentare di impostare un protocollo di buona
pratica per il coinvolgimento della rievocazione in una
pianificazione culturale di nuova ideazione. La stessa
osservazione si pu effettuare per il legame esistente
tra rievocazione e attivit didattiche di nuova ideazione.
Ancora una volta sar anche in questo caso opportuno sviluppare una progettazione adeguata sul tema.

Le motivazioni (fig. 1)
Le motivazioni selezionate si presentano piuttosto
equilibrate. Una lieve preponderanza stata tuttavia
assegnata allapprofondimento delle tematiche e allacquisizione di strumenti pratici. Questa prevalenza trova
giustificazione nella rarit di iniziative istituzionali di formazione riguardo alla rievocazione come strumento di
valorizzazione del patrimonio. Piuttosto significativa la
presenza di interesse personale come motivo di frequenza.

FIG. 1

Rapporti con rievocazione (fig. 2)


Questa domanda intendeva chiarire i gradi di rapporto
con la rievocazione. Le scelte dei corsisti dimostrano
un notevole interesse per eventi culturali di nuova progettazione ovvero sullinserimento della rievocazione in
1 Si veda: E. De Poy, L. N. Gitlin, Introduction to research. Understanding
and applying multiple strategies, Mosby, St. Louis 1998.

FIG. 2
143

La percentuale pi cospicua di scelte si quindi posta sugli eventi culturali gi avviati, di cui si avr quindi
cura di fornire strumenti di potenziamento. piuttosto
interessante che la percentuale espressa nel rapporto
tra rievocazione e ricerca archeologica e storica sia
maggiore rispetto al rapporto con attivit didattiche gi
avviate: evidentemente questo aspetto considerato
importante. Infine, appare peculiare che una discreta
porzione di scelte si sia indirizzata verso il ruolo stesso
di rievocatore. In conclusione, laudience incontra perfettamente le finalit del corso e indica in modo piuttosto chiaro le finalit che intuisce nella rievocazione.

nostro parere questa sovrapposizione sta ad indicare


unarma a doppio taglio: una straordinaria risorsa che
tuttavia deve essere sviluppata in modo adeguato per
non incontrare giudizi di negativit e la conseguente
svalutazione della rievocazione come strumento di mediazione culturale. Il discorso sul rapporto tra le fonti e
la rievocazione viene inoltre esplicitato in un questionario, oltre ad avere incontrato particolare rilevanza durante la discussione in sede di seminario. Si tratta di un

Rievocazione: i PRO (fig. 3)


In questa sezione e nella successiva si sono voluti indicare in modo provocatorio alcuni elementi per una valutazione della rievocazione. Nella prima, sui pro della
rievocazione, appare chiarissima ed equilibrata lattribuzione degli aspetti positivi della rievocazione nellinterazione attiva sia con il pubblico, sia con il patrimonio.
Segue laspetto evocativo tramite le scelte sullimpatto
visivo sul pubblico. Piuttosto contenute le scelte su professionalit e progettualit della rievocazione, che indicano chiaramente quali aspetti debbano essere potenziati in un rapporto proficuo con gli enti.

FIG. 3

Rievocazione: i CONTRO (fig. 4)


Se sovrapposto al precedente, il grafico mette in luce
quale sia laspetto suscettibile a miglioramenti per la
rievocazione: la scarsa professionalit. La scarsa qualit delle ricostruzioni viene poi indicata come aspetto
negativo, identificando nella scelta successiva una
connessione causale: segue infatti la scarsa aderenza
al patrimonio, che tuttavia nella domanda precedente
era stata identificata come risorsa della rievocazione. A

FIG. 4
144

aspetto che richiede forse una trattazione pi approfondita, nonostante alcune difficolt di gestione delle
problematiche che esulano dalle finalit del corso. Le
difficolt logistiche costituiscono la scelta successiva.
interessante infine che la frammentazione delle forme
giuridiche delle associazioni di volontariato non sia stata
riconosciuta come connotazione negativa della rievocazione. Laspetto della professionalit, dunque, non
viene ancora identificato con una struttura di interfaccia
con gli enti. Rimane da indicare unultima osservazione
compilata nel campo libero: la scarsit di disponibilit
economiche.

FIG. 5

Progetto di Stage (25-26 giugno 2011)

Aspettative sul corso (fig. 5)


Questa domanda ripercorre, in un processo logico che
ha condotto i compilatori dalle motivazioni attraverso i
rapporti con la rievocazione e i vari aspetti della stessa,
i temi della prima domanda sotto forma di aspetti propositivi. Questo schema indica chiaramente che gli
strumenti pratici di progettazione sono sentiti come necessari nel bagaglio culturale che ci si aspetta a fine
corso, e in linea gerarchica vedono in predominanza la
piattaforma di comunicazione e la progettazione condivisa, mentre lapprofondimento riscontra uno slittamento rispetto alle scelte iniziali. Le indicazioni paiono
quindi illustrare un percorso che debba essere finalizzato, tramite lapprofondimento, alla fornitura di un set
di strumenti pratici che si imposta su una comunicazione e una progettazione condivisa.
In conclusione, le risposte dellaudience hanno evidenziato che il processo di razionalizzazione verso le lineeguida del corso ha avuto successo. Alcune indicazioni
sono state tenute presenti per limplementazione di tematiche ritenute importanti.
Lara Comis

Introduzione
Il presente progetto contiene la metodologia proposta
durante la redazione di una proposta di studio per il
Lejre research grant 2010 dal titolo: What did the romans cook for us? A double experiment. Il documento
stato redatto applicando il metodo di indagine ad una
conferenza-laboratorio tenuta dal gruppo di rievocazione AES CRANNA mantenendo il target di indagine.
Segue la traduzione del documento, originariamente in
inglese, con le modifiche effettuate per lapplicazione al
caso specifico.
Contesto di applicazione
Lobiettivo principale la comunicazione in archeologia
e il genere di feedback che il pubblico riceve sotto due
diverse condizioni di comunicazione.
In Italia le istituzioni pubbliche che si occupano di tutela
e fruizione del patrimonio tendono a considerare la rievocazione e la living history come uno strumento poco
affidabile per coinvolgere il pubblico. In alcuni Musei
145

Archeologici allAperto, per esempio, non viene praticata la rievocazione nella divulgazione del patrimonio.
Da un lato questo dovuto al fatto che la qualit della
rievocazione non sufficiente per gli scopi del Museo
Archeologico allAperto, dallaltra le cause risiedono
nella carenza di ricerca sui dati primari e soprattutto
dalla scarsa informazione sullarcheologia sperimentale
come strumento di ricerca e sulle importanti ricadute di
essa per la ricostruzione di un passato vivente.
La situazione in Italia piuttosto complessa anche perch non esistono linee guida comuni tra i gruppi che
praticano re-enactment o living history. Linteresse accademico negli aspetti sociali della rievocazione virtualmente assente, e questo determina un contesto
instabile di applicazione. Alcuni tab in questa prospettiva sono di certo causati dalla strumentalizzazione del
contesto storico e archeologico durante il Regime nei
primi decenni del XIX secolo, esperienza purtroppo non
solo italiana. Pertanto la confusione risiede sia nella
parte alta del problema, ovvero dal punto di vista accademico ed istituzionale, sia nella parte bassa, ovvero nelle persone praticamente coinvolte nelle attivit.
Comunque, il pubblico (il terzo polo del problema) richiede fortemente un coinvolgimento pi forte e pi
emotivo con il passato, senza porsi troppi problemi
riguardo a quanto di esso sia certo o quanto sia ipotetico. Questo atteggiamento dei fruitori delle istituzioni
che lavorano principalmente con leducazione e la valorizzazione del patrimonio culturale le ha portate ad
approcciare il problema non dal punto di vista accademico, ma da quello spettacolare, causando un grave ritardo nella ricerca e un peggioramento generale dellofferta culturale.
Questo progetto ha preso vita per cercare di tracciare
una possibile soluzione tra i tre poli coinvolti nel pro-

blema, tenendo come assunto principale limportanza


del patrimonio culturale (storico o archeologico) allinterno della societ contemporanea in termini di identit
e autorappresentazione.
La domanda principale
La domanda principale che guida questa ricerca : la
rievocazione storica uno strumento valido per trasferire interesse nel patrimonio culturale?. In termini cos
ampi, la domanda include un numero di elementi troppo
elevato che complicano lintera struttura del problema.
Nonostante questo, per incominciare a pensare ad una
possibile soluzione, sembra utile un esperimento semplice e accuratamente programmato per analizzare la
reazione del pubblico in relazione ad un solo aspetto.
La progettazione si focalizza sul coinvolgimento e il
trasferimento di informazioni dalloperatore al visitatore
attraverso comunicazione convenzionale e non-convenzionale.
Progettazione della ricerca
Una serie di attivit legate alla cosmesi antica vengono
presentate al pubblico. Queste attivit sono state ideate
e realizzate dal gruppo di rievocazione AES CRANNA,
riferimento Marianna Comeri.
Non si tratta di sperimentazioni in ambito archeologico,
piuttosto di attivit esperienziali mediate tramite metodo
classico (Frontale) di divulgazione.
Il protocollo nascosto al pubblico, tuttavia, sovrapposto
allattivit, sar la comunicazione con esso e la sua risposta. Gli operatori dellesperimento vestiranno, alternativamente, comuni abiti del XXI secolo e un possibile
abito dellet del Ferro. Le informazioni vengono comunicate in modo progettato. Informazioni verbali, visive e
esperienza diretta saranno le tre modalit indagate:
146

Informazioni verbali: una storia raccontata che potr vertere su fonti scritte e materiali e sulle attivit
che si svolgevano nel passato (ascolto).
Informazioni visive: in assenza della comunicazione
verbale, le informazioni potranno essere poste al
pubblico e verificate tramite losservazione (vedere
qualcuno fare qualcosa).
Esperienza diretta: in assenza di informazione verbale, attivit manipolative dirette possono comunicare informazioni relative ai reperti archeologici
(cultura materiale) e su aspetti intangibili del passato
(per esempio i sensi: fare qualcosa).

Report Stage Kainua. Gli Etruschi rivivono


a Marzabotto (25 giugno 2011)
Introduzione e modifiche del progetto
Il progetto originario di stage prevedeva una valutazione
del feedback del pubblico tramite questionario chiuso
al termine di una determinata attivit didattica attiva realizzata dai rievocatori. La variabile da testare era stata
individuata nella eventuale differenza in relazione allefficacia comunicativa tra un rievocatore in abito storico
o un rievocatore non in abito storico.
Non stato possibile portare avanti levento progettato
per lo stage a causa di due fattori: le attivit di divulgazione attiva a cura del gruppo di rievocazione non
erano sufficientemente strutturate per estrapolare dal
contenuto un questionario coerente per le finalit proposte dallo stage design; non risultava agile monitorare
lafflusso dei visitatori n tantomeno consentire una ripetizione dellevento (che in effetti non si ripetuto). A
causa di queste caratteristiche, si ritenuto opportuno
abbandonare il questionario chiuso come strumento di
indagine e sostituirlo con lintervista aperta.
Lutilizzo dellintervista aperta ha determinato delle sostanziali modifiche delle informazioni su cui indagare a
causa dellinterazione tra lintervistato e lintervistatore.
Per questo, le domande da porre al pubblico presentano contemporaneamente i tre punti sottolineati nello
stage design a diversi livelli di interazione, ed in particolare: acquisizione di nozioni (nomi, date, luoghi);
sensazioni: (olfatto, tatto, vista); ricordi e/o autorappresentazione (associazioni di pensiero e di ricordo: Cosa
ti ha evocato?); gradimento e/o desiderio di ripetizione
(anche tramite contrasto con epoca attuale).

Ad ogni visitatore, alla fine dellattivit, viene richiesto


di compilare un questionario progettato per verificare
le tre modalit di comunicazione sopra elencate. Il
questionario il medesimo sia nel caso loperatore sia
vestito come oggi, sia nel caso loperatore sia in veste
antica, per cui la variabile sotto indagine che potr restituire la comparazione dei dati Archeologia: vestita
o no?.
Cronoprogramma
Questo esperimento stato effettuato durante lattivit programmata dal gruppo AES CRANNA secondo
i tempi e le ripetizioni da essi previste e durante due
pomeriggi nellambito dellevento Kainua. Gli Etruschi
rivivono a Marzabotto (Marzabotto - BO, 25 e 26 giugno 2011).
Lara Comis

147

rispetto al programma dovuto principalmente al caldo


torrido. Il giorno successivo il responsabile dellattivit
didattica ha deciso di non effettuare lattivit per lo
stesso motivo, nonostante il programma ne prevedesse
la ripetizione e fosse presente una stagista.

Modalit di svolgimento
Lo stage si svolto durante lattivit programmata dal
gruppo AES CRANNA nellambito dellevento Kainua
- Gli Etruschi rivivono a Marzabotto (Marzabotto - BO,
25 giugno 2011). Lattivit di divulgazione attiva si tenuta nel pomeriggio del 25 giugno con un lieve ritardo

FIG. 6
di scena la Storia: stage a Marzabotto con il gruppo AES CRANNA.

148

Le modalit di svolgimento sono state particolarmente


spontanee e disinvolte con la libera partecipazione non
programmata di altri componenti del gruppo di rievocazione.
Largomento dellattivit didattica e le parti in cui si articolava lintervento vertevano principalmente sulla cosmesi e sulla cura del corpo nellet del Ferro in generale, con particolare attenzione alle popolazioni celtiche.
Alla fine della conferenza, stato fornito un esempio
pratico di trucco allantica tramite le sostanze illustrate
nella parte teorica. Tra le varie sostanze mostrate al
pubblico vi erano anche degli unguenti o creme profumate, oltre che a sapone naturale e altri ingredienti
che venivano utilizzati, sulla base della documentazione
archeologica, per la cura del corpo. Venivano inoltre citate fonti archeologiche e storiche per la ricostruzione
della cosmesi antica. Le stagiste (tre in tutto) hanno
aiutato il responsabile dellevento ad allestire il tavolo
di dimostrazione, a passare di mano in mano i cosmetici ai visitatori, a fornire un esempio di trucco ed infine
una di esse ha assunto il ruolo di intervistatrice. A tutte
le stagiste stato fornito un abbigliamento consono a
quello dei rievocatori del gruppo AES CRANNA, per
renderle omogenee agli occhi dei visitatori. Al responsabile dellattivit didattica stato chiesto di invitare il
pubblico, una volta conclusa lattivit, a rispondere ad
alcune domande. Questa stata lunica richiesta di modifica effettuata sullattivit didattica, considerato che lo
stage non aveva assolutamente come scopo la valutazione del contenuto della divulgazione.

zioni di tintura con pigmenti naturali della lana e tessitura al telaio verticale. I gruppi si dimostravano molto
motivati a partecipare allattivit: alcuni dei componenti,
in et scolare, avevano trattato dellargomento durante
lanno scolastico e intendevano il laboratorio-conferenza come completamento del programma.
Nonostante quindi il campione di fruitori sia stato effettivamente molto limitato e non consenta di effettuare
osservazioni di carattere esemplificativo, sono emerse
alcune tematiche piuttosto interessanti che verranno
qui riassunte in base agli ambiti di indagine progettati,
bench in realt tutte le risposte si intercorrelassero in
maniera organica.
Acquisizione di nozioni: nomi, date, luoghi
I fruitori non hanno ricordato alcuna nozione acquisita
durante il laboratorio-conferenza, ma hanno sottolineato come sorprendente il fatto che i Celti non fossero
cos primitivi come vengono configurati nellimmaginario collettivo. Il fatto che avessero inventato il sapone,
che usassero profumi e cosmetici li connotava come
denotati da un loro specifico stile.
Sensazioni: olfatto, tatto, vista
Preponderante limportanza dellinterazione sensoriale
nelle risposte alle domande: lintensit dei profumi si
avvertiva a distanza, la consistenza degli unguenti e
i colori dei minerali utilizzati hanno colpito profondamente il pubblico.
Ricordi e/o autorappresentazione: associazioni
di pensiero e di ricordo: Cosa ti ha evocato?
Alcune osservazioni riferite a questo aspetto meritano
di essere riportate integralmente. Un fruitore ha ricordato come la propria nonna (due generazioni) utiliz-

Risultati
Hanno partecipato allattivit due gruppi rispettivamente di tre e due persone, tutte di sesso femminile
che avevano precedentemente assistito alle dimostra149

FIGg. 7-10
di scena la Storia: stage a Marzabotto con il gruppo AES CRANNA.

150

zasse sostanze naturali per lavare i panni, un altro ha


espresso un richiamo piuttosto intenso alla tessitura
al telaio, non giustificato da ricordi specifici della propria
esperienza, n tantomeno giustificato dal laboratorio
sulla cosmesi.

Conclusione
Il feedback ottenuto dai partecipanti allo stage e dal
pubblico stato integralmente positivo. Tuttavia, limpossibilit di portare a compimento il progetto iniziale
ha ovviamente compromesso lottenimento dei dati necessari per trasformare levento in un set di dati analizzabili e condivisibili con la comunit scientifica per
una valutazione pi approfondita del ruolo della rievocazione storica nella trasmissione delle conoscenze e
nel coinvolgimento del pubblico. Per questo ci si augura
che lesperienza di stage tenuto a Marzabotto si possa
ripetere in condizioni pi strutturate.
Lara Comis

Gradimento e/o desiderio di ripetizione


(anche tramite contrasto con epoca attuale)
Quasi ogni informazione in risposta alle domande
dellintervista aperta ha utilizzato il contrasto con lepoca attuale per interagire con le informazioni sul passato. Questo aspetto non nuovo: ogni conoscenza
acquisita ex novo si riallaccia sempre a conoscenze
gi acquisite. Un fruitore ha sottolineato come sino agli
anni 70 le tecniche artigianali tramite sostanze naturali
fossero in uso sia nella tintura dei tessuti sia nella tintura dei capelli, mentre a partire dagli anni 80 con lindustrializzazione e la chimica molte di queste tecniche
siano scomparse. I soggetti pi giovani hanno dimostrato interesse nella ripetizione del trucco degli occhi
allantica comparandolo direttamente con i cosmetici
odierni (pigmento in polvere - pigmento liquido).
Il gradimento si dimostrato molto alto ed ha riguardato non solo laspetto sensoriale del laboratorio-conferenza, ma anche laspetto di divulgazione frontale
di cui si sono riconosciute ed apprezzate le valenze didattiche.

151

FIGG. 11-12
di scena la Storia: stage a
Marzabotto con il gruppo AES CRANNA.

152

Fuochi preistorici, a Travo tornano gli antichi


Gian Battista Fiorani Rievocatore storico, Gruppo Toutai Argantia
Claudia Minuta, Maria Maffi Museo e Parco Archeologico di Travo; EXARC member
Andrea Moretti Direttore artistico e fondatore di moroeventi.com

Come nasce lidea

Il mondo della Rievocazione da diverso tempo entrato


a pieno regime nel tessuto socio-culturale di buona
parte degli eventi storici in tutto il territorio nazionale.
Musei, Parchi, piccoli comuni e grandi centri urbani si
avvalgono con diverse finalit, di questa particolare
forma di folklore che dagli anni 70 in poi ha assunto
un carattere proprio e sempre pi contestualizzato.
Lepoca dei Celti, quella Romana, il Medioevo, il Rinascimento, le battaglie napoleoniche sono tra gli esempi
che sempre pi spesso possibile incontrare quando
si ha il desiderio di fuggire indietro nel Tempo. Fuggire indietro s, ma non cos tanto indietro nellEvo Antico. Almeno fino al 2010, quando al Parco archeologico di Travo stata realizzata una prima Rievocazione
pre-istorica. Un simpatico pomeriggio in cui i bambini
hanno potuto incontare personaggi arrivati dallEpoca
neolitica e vivere con loro una piccola avventura. Una
giornata organizzata con poco budget e tanta partecipazione di amici per realizzare levento.

Le cose cambiano nel corso del 2011, quando alla sede


di Bologna dellIstituto Beni Culturali si tiene una serie
di incontri formativi di specializzazione e di aggiornamento, denominata di scena la Storia. Ricostruzione storica dellantichit, rievocazione e patrimonio
culturale 1, rivolti a responsabili e operatori museali,
operatori didattici ed educatori, operatori della comunicazione, funzionari di enti pubblici (settori Cultura,
Turismo, Scuola), operatori per la valorizzazione del patrimonio, associazioni culturali e gruppi di Rievocazione
storica, associazioni per la promozione territoriale e per
il turismo culturale.
Gli incontri sono organizzati nellambito del progetto
strategico comunitario PArSJAd - Parco Archeologico
dellAlto Adriatico, dallIstituto Beni Culturali, in collaborazione con le associazioni La Parma, Archeostorica e
De Bello Italico. Verso la fine del percorso previsto un
project work per applicare i concetti appresi che prevede lideazione e la progettazione teorica di un nuovo
evento o limplementazione di uno esistente.
Stimolati dal project work e dagli argomenti emersi nel
corso degli incontri abbiamo cos creato un gruppo di
lavoro con lobiettivo di creare veramente un evento di

Sul sito I.B.C. pubblicata una pagina di approfondimento su questa


serie di incontri: http://ibc.regione.emilia-romagna.it/argomenti/
archeologia/valorizzazione-dei-siti-e-dei-musei-archeologici-1/edi-scena-la-storia.-incontri-formativi-su-ricostruzione-storicadellantichita-e-patrimonio-culturale

153

Rievocazione storica in ambito praticamente inesplorato come quello della Preistoria.


Cos si messa in moto la macchina, i motori sono stati
Andrea Moretti di moroeventi.com, direttore artistico
di alcuni dei maggiori eventi di Rievocazione storica
dellevo antico degli ultimi dieci anni, Gian Battista Fiorani, operatore della Rievocazione storica, fondatore del
gruppo Toutai Argantia, che intervenuto nel caso illustrato anche in aspetti legati allorganizzazione nonch
alla raccolta e analisi dei dati, Claudia Minuta e Susanna
Gasparini, operatrici di Archeotravo, cooperativa che si
occupa di scavo, didattica ed organizzazione eventi
allinterno del Parco Archeologico Neolitico di Travo.
Rievocatori e Archeologi insieme in questa sfida per
realizzare un evento ambientato
nella Preistoria che prender il
nome Fuochi Preistorici, a Travo
ritornano gli antichi programmato
per domenica 26 giugno 2011 cio
meno di due mesi2 dal momento in
cui si deciso di partire.

Toutai Argantia dalla provincia di Chieti e Teuta Nertobacos dalla provincia di Bologna, si tratta di noti gruppi
operanti da tempo nellet del Ferro, non esistono infatti
in Italia gruppi che affrontino periodi preistorici.
La novit di questo periodo storico rappresenta una
grossa difficolt che insieme ai tempi strettissimi e alla
distanza che separa tutte le realt coinvolte rende indispensabile mettere in atto espedienti organizzativi
adatti.
Applicando i concetti illustrati durante il corso presso
lIBC il primo passo fondamentale quello di palesare e
dichiarare gli obiettivi dei soggetti coinvolti, viene quindi
schematizzato il gruppo di lavoro (fig. 1) e redatto un
documento che sintetizza gli obiettivi di tutti.

Progettazione
Raccolgono questa sfida anche
i gruppi di Rievocazione storica
invitati da moroeventi.com, Teuta
Lingones Trib del Cinghiale
Bianco dalla provincia di Ferrara,

La scelta della data stata dettata da


esigenze di calendario, poich tutti i
rievocatori erano coinvolti in importanti
eventi di Rievocazione storica concentrati
nel mesi estivi.

Fig.1
Schematizzazione del gruppo di lavoro di Fuochi Preistorici.

154

Viene anche aperto uno spazio di confronto online sul


social network Facebook3 accessibile solo ad utenti
abilitati destinato alle comunicazioni interne del gruppo
di lavoro.

con una giornata di incontro a pochi giorni dallevento


utilizzata anche per visionare dal vivo indumenti ed ornamenti, nonch il physique du rle di alcuni rievocatori destinati ad interpretare ruoli di particolare rilievo.

Operativit

Levento

Il primo step stato quello di raccogliere pi dati scientifici possibili, indispensabile lavoro svolto dal personale
del Parco Archeologico di Travo, che ha raccolto articoli, fotografie, disegni, tavole cronologiche, tutti documenti che sono stati condivisi nello spazio online, affinch i rievocatori potessero documentarsi e realizzare
indumenti ed ornamenti. Questi sono stati fotografati e
a loro volta pubblicati online, per condividerne problematiche di sviluppo e per sottoporli alla supervisione
delle archeologhe.
Le problematiche sorte in merito alla resa filologica
degli indumenti e di tutti gli ornamenti sono state non
poche. La carenza di dati per quanto riguarda le comunit del Neolitico recente emiliano, stata sublimata
dalla scelta consapevole di utilizzare dati provenienti da
contesti associabili, tenendo ben presente linevitabile
compromesso di un possibile divario cronologico e geografico.
Il secondo step ha interessato invece lambito emotivo:
rendere spettacolare il dato scientifico per farlo arrivare
al pubblico senza travisarlo o banalizzarlo, questo ha
comportato un intenso lavoro di scambio e di mediazione che ha coinvolto archeologhe e regista, concluso

Tra gli obiettivi ci siamo posti quello di coinvolgere, appassionare e, perch no, stupire il pubblico di qualsiasi
et.
Per ottenere questo risultato alla tradizionale visita guidata allarea archeologica e al villaggio condotta dagli
operatori del parco nella consueta modalit, la giornata
prevedeva due distinti momenti: Il primo dedicato alla
living history ed il secondo ad un vero e proprio spettacolo teatrale allaperto.
Nella living history i rievocatori hanno popolato ed animato, larea del Parco in cui sono state ricostruite le
capanne neolitiche e gli orti. Una trentina circa di rievocatori, ognuno con una precisa mansione presentata
durante i briefing operativi della mattinata, occupava
aree del parco e interpretava scene di vita quotidiana. I
rievocatori interagivano tra di loro ma non con i visitatori
che dopo la visita allarea archeologica erano direttamente guidati dagli archeologi nei vari punti del villaggio
in cui erano approntati questi quadri di vita quotidiana.
Tra le scene proposte vi erano: la concia delle pelli, la
tessitura, la costruzione di monili e piccoli strumenti
musicali, il lavoro nei campi, la lavorazione dellargilla e
dei cereali con macine a sella, la manutenzione di armi
e attrezzi, ed anche la costruzione di una sezione di parete della capanna con la tecnica dellintreccio intonacato con argilla cruda.
La seconda parte dellevento invece stato puro spettacolo: al numeroso pubblico stato offerto un rac-

Si preferisce al controllo sulla piattaforma online il fatto che questo


social network risulta in assoluto il pi frequentato (praticamente da
tutti i rievocatori), e ricco di funzione di scambio e di condivisione.
155

conto narrato, recitato ed interpretato dai rievocatori


che in quel momento si sono trasformati in attori.
Per ottenere questo nelle settimane precedenti stata
creata una vera e propria sceneggiatura, curata da Andrea Moretti di moroeventi.com, con la supervisione
delle archeologhe, per creare una storia da raccontare
che fosse godibile per il pubblico ma allo stesso tempo
verosimile.
Nelle prove della mattinata oltre alla sceneggiatura,
i rievocatori hanno studiato la caratterizzazione dei
personaggi, la postura, le movenze, la gestualit e lespressione tramite un lavoro specifico sulla teatralit del
gesto, lefficacia comunicativa e laccuratezza storico/
scientifica di ci che si apprestavano a riproporre.
Questo tipo di lavoro partito da zero in quanto i rievocatori, essendo specializzati e preparati su altri periodi storici, non avevano basi sufficienti a rappresentare correttamente il periodo in questione, ma grazie
alla loro professionalit sono riusciti a mettere a frutto
in breve tempo le informazioni necessarie a ricreare uno
spaccato di vita vissuta credibile.
Ormai da alcuni anni in Italia diversi gruppi di rievocazione storica hanno raggiunto livelli di preparazione ed
affidabilit molto alti e questa evoluzione ha trasformato
molti rievocatori storici da semplici figuranti a veri e propri professionisti.
Solo grazie a questa qualit possibile mettere in piedi
in poco meno di due mesi un evento come i Fuochi
Preistorici di Travo.
Tornando allevento, in seguito a questo lavoro di preparazione stato confezionato uno spettacolo di oltre
trenta minuti che ha visto coinvolti tutti i rievocatori ed
stato rappresentato sfruttando la scenografia naturale
costituita dagli spazi del Parco archeologico e dalle capanne ricostruite.

Inoltre stata utilizzata la musica come colonna sonora,


che ha contribuito ad aumentare il pathos narrativo di
una storia creata appositamente per appassionare e
coinvolgere il pubblico di qualsiasi et.
La sceneggiatura racconta la storia del momento in cui
un popolo perde il capo villaggio e ne deve scegliere
uno nuovo; la scelta del nuovo capo si svolge fra cerimonie e prove di forza fra i candidati e si conclusa con
un rituale propiziatorio officiato dallo sciamano.
Lofferta votiva consisteva nel gettare una manciata di
semi e granaglie nel fuoco e vedeva coinvolti dapprima
tutti i rievocatori e subito dopo anche il pubblico.
Questa stata una scelta mirata a coinvolgere ancor
di pi il pubblico presente con un espediente utilizzato
alla luce dellesperienza del Trigallia Celtic Festival di Argenta (FE), evento curato da moroeventi.com, nel quale
fu proposto per la prima volta un rito di offerta votiva
in occasione del solstizio destate e al quale parteciparono attivamente oltre 800 persone.
In seguito tale proposta stata impiegata con successo
in altre occasioni e in altri periodi storici ed ha sempre
ottenuto un grande successo di partecipazione grazie
allesperienza coinvolgente adatta ad un pubblico pi
che eterogeneo.
Infine interessante rilevare come alla fine della rappresentazione e dopo gli appassionati applausi, il pubblico
si spontaneamente e quasi istintivamente riversato nel
parco con lintento di proseguire lesperienza appena
vissuta.
Inizialmente tale comportamento, non previsto, ha stupito gli organizzatori ed i rievocatori i quali si sono immediatamente prodigati per assecondare questo palese desiderio del pubblico ripopolando prontamente il
villaggio e inventando in maniera estemporanea il face
painting per i pi piccoli, altra attivit mutuata dalle156

sperienza di altri eventi di rievocazione storica unita allo


spettacolo e che gode sempre di grande successo.
Levento si quindi protratto oltre i tempi inizialmente
previsti con reciproca soddisfazione degli organizzatori,
dei rievocatori e del pubblico.

lapprezzamento delle varie componenti 4 dellevento:


visite guidate, living history, spettacolo, fino al prezzo
del biglietto e al soddisfacimento delle aspettative dei
visitatori.

Feed-back
Fin dalla fase di progettazione abbiamo cercato di porre
in atto azioni e comportamenti che ci permettessero di
capire come questo nuovo modo di operare venisse
percepito dai visitatori.
Allosservazione diretta dei comportamenti stato affiancato un questionario, somministrato ai visitatori al
termine della giornata, per profilarli, rilevare la loro percezione dellesperienza, raccogliere commenti, critiche
e suggerimenti (figg. 2a-2b).
Oltre alle localit di provenienza e le fasce det, abbiamo rilevato come sono venuti a conoscenza delliniziativa, per valutare quali canali e quali media sono
risultati pi efficaci nella diffusione della comunicazione,
il loro livello di conoscenza e frequentazione del Parco
Archeologico, in che modalit si sono recati in visita (in
gruppo, in coppia, single, ecc.) e se fossero presenti
bambini.
Una parte molto importante del questionario ci ha aiutato a capire come le azioni svolte nel corso dellevento
sono state percepite (fig. 3), indagando aspetti come
lorganizzazione, la location, le informazioni ricevute,
4

Anche al fine di ottenere risposte coerenti, durante la giornata e


soprattutto durante le visite guidate, sono stati ben argomentati i
diversi momenti dellevento, soprattutto per distinguere nellimpiego
dei rievocatori tra la parte di living history e quella di spettacolo puro,
utilizzando termini precedentemente concordati che poi i visitatori
hanno trovato nel questionario.

Fig.2a-b
Fronte e retro del questionario.
157

Fig. 3
Il grafico riporta come i visitatori
hanno espresso il loro gradimento sui
punti indagati nel questionario dove la
valutazione massima esprimibile era 6.

Ricadute

Molti interessanti spunti di riflessione sono arrivati anche nella sezione libera del questionario riservata ai
commenti, alle critiche e ai suggerimenti, mettendo in
evidenza spirito critico, la disponibilt e lintenzione di
dare un contributo costruttivo anche sotto forma di critiche pungenti, ma sopprattutto che i questionari erano
compilati con attenzione senza sottovalutare limportanza dello strumento.
Effettuato linserimento dei dati, nei giorni che hanno
seguito levento stato prodotto un report con grafici
e commenti condiviso anche nel gruppo di lavoro online e che ora a disposizione del Parco Archeologico.
Anche dalle riflessioni che sono scaturite dallinterpretazione di questi dati sar valutato quali nuove azioni
intraprendere negli eventi futuri.

Affrontare la sfida di questo nuovo periodo storico per


alcuni rievocatori stato cos coinvolgente ed entusiasmante che alcuni di loro hanno deciso di continuare
ad approfondire questo percorso, ed oggi assistiamo al
nascere di gruppi che si propongono come rievocatori
del Neolitico.
Nel mese di Gennaio del 2011 grazie alla rete di conoscenze di moroeventi.com il fotografo professionista
Camillo Balossini5 realizza un set fotografico con i rievo-

158

Camillo Balossini ha unesperienza pluriennale nellambito della


fotografia degli eventi di living history e rievocazione storica, collabora
con le principali testate di settore ed importanti editori nazionali.
Per informazioni sulla sua attivit si rimanda al sito internet
http://www.milloreenact.com

catori neolitici al Parco Archeologico di Travo ambientato nelle capanne e nella golena del fiume Trebbia, realizzando centinaia di fotografie di qualit professionale
che ora sono a disposizione del parco e dei rievocatori
per la promozione delle loro attivit.
Parte di queste fotografie sono state scelte da Civilt,
periodico a tiratura nazionale che esce ogni mese in
edicola con oltre 6.000 di copie 6, che in aprile del 2012
pubblica uno speciale sulla vita nel Neolitico di ben 12
pagine con richiamo sulla copertina.
Affiancano queste bellissime foto i testi scritti in stretta
collaborazione con lo staff di Archeotravo, che danno
ampia visibilit al Parco Archeologico di Travo.

deciso di allestire unarea con spazi dedicati ad archeologi sperimentatori ed artigiani, nonch una zona organizzata appositamente per i bambini e ragazzi dedicata
a laboratori didattici e manuali.
Per il confort dei visitatori si optato per la predisposizione di zone dombra, di posti a sedere in prossimit
di alcuni punti di particolare interesse, ed anche di un
punto di ristoro con in vendita bevande e prodotti alimentari biologici.
Altre importanti novit sono costituite da una pi ampia
gamma di ricostruzioni di scene di vita quotidiana proposte sia con la living history che con larcheologia ricostruttiva ed un nuovo spettacolo, basato su una nuova
storia7, con la partecipazione di un maggior numero di
rievocatori e con il ricorso ad una colonna sonora integrata da brani composti8 per loccasione.
Per offrire delle ricostruzioni di scene di vita quotidiana
pi realistiche e consentire ai rievocatori di interfacciarsi
direttamente con il pubblico senza lintermediazione
dellarcheologo9, abbiamo organizzato due giornate di
formazione destinate principalmente ai rievocatori coinvolti nel gruppo di lavoro, ma che abbiamo aperto anche a soggetti esterni interessati a questi temi.

Sviluppi
Sulle ali dellentusiasmo e convinti dal successo della
prima edizione si deciso di replicare lesperienza della
rievocazione storica neolitica anche nel 2012, apportando modifiche scaturite dallosservazione diretta e
dallanalisi dei dati ottenuti con il questionario.
Si deciso di eliminare la figura dellarcheologo-guida
durante la fase di living history in modo da consentire al
pubblico di avere libero accesso alle varie scene di vita
quotidiana e di interfacciarsi direttamente con i rievocatori, muovendosi autonomamente nel parco.
Per aumentare lofferta di contenuti e consentire un allungamento della permanenza allinterno del parco si

6
7

La fonte di questa informazione sulla tiratura dellufficio pubblicit


della rivista Civilt.
Storia ispirata ai riti legati al mondo agricolo della Polinesia tratti dal
libro Noi, Tikopia di Raymond Firth grande antropologo del900 che
ha condotto numerose ricerche sul campo nelle isole della Nuova
Guinea.

8
9

159

Gabriele Minuta di BlackCircle Studio.


Si pensato di garantire comunque la presenza delle archeologhe,
dislocate in postazioni fisse o in movimento, in funzione degli
spostamenti del pubblico, sempre ben riconoscibili, a cui poter fare
ricorso per richieste di informazioni o approfondimenti che esulassero
dalle competenze acquisite dai rievocatori.

Nel Maggio 2012 si quindi proceduto nellorganizzare


il seminario formativo il Gesto Giusto ospitato nella
sede del Museo Archeologico di Bondeno grazie alla
cortesia del direttore, il Dott. Daniele Biancardi e del
suo staff 10.
Durante le due giornate i temi affrontati11 sono stati trattati prima per via teorica, con il supporto di dispense
e di presentazioni power point, poi con una sessione
pratica, in cui i rievocatori guidati da archeologi sperimentatori hanno preso contatto con nozioni di base
sulle tecniche preistoriche, infine una parte dedicata
allinterpretazione del gesto, ha portato i rievocatori ad
applicare i concetti appresi in funzione delle esigenze
di una efficace comunicazione con il pubblico. Ad ogni
partecipante stato rilasciato un attestato (fig. 4).
Considerazioni

Fig. 4
Fac-simile dellattestato.

Per concludere citiamo il titolo di un articolo comparso


sulla stampa quotidiana locale12 Larcheologia diventa
spettacolo in questo pezzo il giornalista, pur non tralasciando qualche imprecisione, ha colto perfettamente
lo spirito delliniziativa documentando questo cambio
di marcia.
Desideriamo ringraziare lIBC che, organizzando questo ciclo di incontri, ha creato i presupposti affinch il
mondo della Rievocazione e dellArcheologia si potessero incontrare, e che ci ha invitati a presentare la nostra case history.

Condividiamo volentieri lesperienza maturata, fondata


sulle solide basi del dato archeologico, completata con
il contributo dellinterpretazione, organizzata e strutturata in un modello che applica metodologie derivate
dai diversi ambiti professionali dei soggetti coinvolti,
larcheologia, lo spettacolo, il marketing, la finanza e il
web, convinti che con gli opportuni adattamenti questo
modello possa essere replicato con soddisfazione da
chi voglia cimentarsi in nuove sfide.

10

I materiali informativi relativi al seminario sono scaricabili ai seguenti


indirizzi:
http://www.moroeventi.com/download/fuochipreistorici/attestato2011.zip
http://www.moroeventi.com/download/fuochipreistorici/presentazione2011.zip
http://www.moroeventi.com/download/fuochipreistorici/questionario2011.zip

11

12

160

La tessitura con il telaio verticale, la lavorazione dellargilla con la


tecnica del colombino, laccensione del fuoco con la selce ed il fungo,
la scheggiatura della selce.
Articolo apparso a pagina 18 nella cronaca piacentina del quotidiano
Libert del 27/06/2011.

gico dellItalia settentrionale: il villaggio di S. Andrea.


Le indagini, iniziate negli anni 80 e ancora in corso ad
opera della Soprintendenza Archeologica e dellUniversit di Lione, hanno riportato alla luce una serie di strutture che attestano lesistenza di un vero e proprio villaggio di agricoltori esteso per almeno un ettaro, unico per
conservazione, complessit strutturale ed estensione
che risale agli ultimi secoli del V millennio BC. Larea
stata acquistata dal Ministero per i Beni e le Attivit Culturali ed aperta al pubblico grazie allimpegno della
Soprintendenza per i Beni Archeologici dellEmilia Romagna, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di
Travo, della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della
Cooperativa Sociale Archeotravo. Le strutture abitative
musealizzate allaperto sono costituite da 2 capanne a
pianta rettangolare di dimensioni piuttosto estese (15x7
metri) conservate solo al livello delle fondazioni, un
muro in pietre e alcuni forni in ciottoli arroventati per la
cottura dei cibi. Per mantenere a vista queste strutture
sono state realizzate coperture in legno che ripropongono i volumi originali delle antiche abitazioni neolitiche.

Per innovare senza improvvisare necessario pianificare, sperimentare nuovi linguaggi, progettualizzare
losservazione di quanto si compie, individuare eccellenze su cui puntare o criticit da correggere, e mettere
nuovamente tutto alla prova del fare, innescando cos
un circolo virtuoso che porti ad innovare per crescere
(fig. 5).
Gian Battista Fiorani, Claudia Minuta, Andrea Moretti

Il Parco Archeologico di Travo


Inaugurato nel 2006 il Parco Archeologico Villaggio
Neolitico di Travo in provincia di Piacenza ormai una
consolidata realt museale sia in campo scientifico che
didattico-divulgativo, che si inserisce a pieno titolo nella
rete europea dei musei allaperto. Il progetto di realizzazione del parco nato una trentina danni fa al momento
della scoperta di quello che si sarebbe rivelato uno dei
villaggi neolitici pi importanti nel panorama archeolo-

Fig. 5
Il modello operativo.
161

che permettono di ricostruire la storia della zona a partire dal Paleolitico.


I materiali rinvenuti da ricognizioni di superficie e scavi
archeologici trovano spazio nelle sale del Museo Civico
ospitato allinterno del Castello Anguissola nella piazza
principale del Paese. Parco e Museo nel 2010 hanno
ottenuto il riconoscimento di Museo di Qualit13 dalla
Regione Emilia-Romagna. Il Parco inoltre socio di
EXARC14, organizzazione europea che riunisce Parchi
Archeologici e Musei allaperto con lobiettivo di sviluppare una sempre maggiore qualit della ricerca scientifica e della divulgazione. Il dibattito in Europa ed in Italia
sulla valenza dei Parchi Archeologici, sulle possibilit
di gestione e fruizione delle strutture, in effetti molto
intenso. Dibattito di importanza imprescindibile per garantire che queste strutture non appiattiscano la loro
offerta, ma che continuino a fare ricerca e a rinnovarsi,
elementi questi indispensabili per garantire qualit e per
non rischiare di trasformarsi in parchi di divertimento
a tema. Portare i visitatori a conoscere ed interpretare
i resti del passato attraverso la ricostruzione di antiche
abitazioni, strutture e oggetti, immedesimarsi nella storia passata, comprendere le problematiche, le scelte
insediative, culturali ed economiche di popoli antichi, le
loro tecnologie ed in realt molto altro ancora: questa
la finalit che si propongo gli archaeological open air
museum, tra cui si inserisce anche quello di Travo. Il
progetto di gestione del Museo e del Parco sono infatti
incentrati su unampia proposta didattica per le scuole
e per il pubblico curato e promosso dalla Cooperativa

al momento il primo esempio in Europa di conservazione a vista di strutture cos antiche, una grande sfida
anche per le problematiche di restauro connesse. Per
aumentare la visibilit e fruibilit del sito archeologico vi
sono state affiancate le ricostruzioni di tre delle grandi
case ritrovate a S. Andrea. I dati emersi dallo scavo permettono di ipotizzare che le case avessero un tetto a
doppio spiovente, pareti in legni intrecciati e intonacate
con un impasto di argilla cruda e paglia. Lallestimento
interno alla casa di spazi domestici, con materiali in legno, pelle, pietra e argilla consente di immedesimarsi
maggiormente nella vita neolitica. Sono ben delimitati gli
spazi adibiti alle attivit produttive come la filatura e tessitura del lino e della canapa, la macinatura dei cereali
come farro, frumento e lorzo e la preparazione ad uso
culinario di alcuni legumi di cui si conosce lutilizzo nel
sito grazie alle analisi carpologiche e polliniche. I contenitori di ceramica per cibi e bevande esposti allinterno
delle capanne sono anchessi il frutto di una ricerca effettuata a partire dai ritrovamenti archeologici: ricerca
sugli impasti, sulle argille e sulle modalit di cottura dei
vasi in forni a fossa. Le fogge realizzate a colombino
quindi senza lutilizzo del tornio ripropongono le tipologie pi diffuse nellabitato di Travo e caratteristiche della
tradizione francese chasseana: scodelle, orci, tazze e
olle decorate con prese forate probabilmente utili per
appendere i vasi allinterno della casa. Il progetto di realizzazione del parco si inserisce in uno pi ampio legato
alla valorizzazione del patrimonio archeologico della
Valle del Trebbia, particolarmente ricca di rinvenimenti

13

Informazioni sul processo di riconoscimento sono pubblicate sul sito


dellIstituto Beni Culturali dellEmilia-Romagna:
http://ibc.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/musei/musei-diqualita

14

162

Per visitare il sito EXARC clicca su http://exarc.net/

Archeotravo e finalizzato a comunicare e promuovere a


pi livelli la conoscenza archeologica legata al sito. Una
delle peculiarit del Parco come di tutti gli archaeological open air museum quella di affiancare la sperimentazione archeologica alla didattica, cercando in questo
modo di tradurre contenuti ad alto valore scientifico per
un pubblico adulto di non specialisti e per i bambini. Il
percorso di visita al Parco corredato da pannelli didattici che spiegano al visitatore la storia del sito, il suo
inquadramento storico e culturale, la storia della valle
Trebbia e propongono alcuni approfondimenti tematici.
Il settore dedicato alle attivit didattiche e divulgative
ospita uno scavo simulato, nel quale si cimentano i
bambini per capire come lavora larcheologo per individuare e interpretare i resti di un villaggio preistorico.
Periodicamente vengono inoltre organizzate giornate
a tema in cui archeologi ricreano alcune delle attivit
documentate dagli scavi: come si scheggia la selce e
quali materiali si usavano per realizzare coltelli e punte

di freccia, come si foggiano i vasi in ceramica di impasto senza luso del tornio e come si cuociono in forni a
catasta, come si producono i tessuti su un telaio verticale con ordito teso da pesi, come si fa funzionare
un focolare a ciottoli arroventati e come poteva avvenire la cottura degli alimenti etc. Il Villaggio di Travo ha
accolto fino in fondo la sfida e la proposta che viene
dallesperienza dei parchi archeologici europei, legata
alle modalit divulgative del partecipare direttamente
a momenti di vita del passato attraverso il ricorso alla
living history, come modalit estremamente efficace per
comprendere la vita degli antichi. Il parco di Travo infatti stato il primo e per ora unico parco in Italia ad
aver realizzato una rievocazione ambientata in epoca
preistorica. La peculiarit di Travo stata di aver per la
prima volta portato in scena la giornata tipo di una comunit neolitica di 6000 anni fa unendo ricerca archeologica, indispensabile per ricreare costumi, scenografie
e azioni, e spettacolo.
Maria Maffi

Approfondimenti
- Archeotravo: www.archeotravo.it
- moroeventi.com: www.moroeventi.com
- Teuta Lingones - Trib del Cinghiale Bianco: www.lingones.com
- Toutai Argantia: www.argantia.it
- Teuta Nertobacos: www.teuta-nertobacos.org
- Camillo Balossini Fotografo: www.milloreenact.com
- Museo Archeologico di Stellata: www.comune.bondeno.fe.it/museoarcheologico
- Blackcirclestudio: soundcloud.com/blackcirclestudio

163

Fig. 6
Il pubblico si avvicina al fuoco per lofferta
durante il momento del rituale finale.

Fig. 7
Un momento durante le prove.

164

Fig. 8
Un momento durante
le prove.
165

FigG. 9-10
Alcuni momenti durante la living history.
166

La Fondazione Aquileia per la diffusione della conoscenza


Gianluca Baronchelli Fondazione Aquileia - Ufficio Stampa

archeologiche e sugli immobili di


propriet del Ministero, nonch
dagli apporti in denaro dei soci
fondatori.
La Fondazione Aquileia si dedicata, fin dalla sua costituzione,
allattivit di manutenzione, conservazione, restauro dei beni
concessi in uso e ha realizzato
interventi di ricerca, scavo e valorizzazione.
Nel 2010 si aperta la seconda
linea di attivit che prevede una
serie diniziative culturali e didattiche finalizzate alla promozione e
allo sviluppo del turismo culturale
del sito archeologico di Aquileia.
Si tratta di attivit multidisciplinari,
completamente gratuite, rivolte
ad adulti e bambini che coinvolgono il territorio, valorizzano luoghi finora inaccessibili
e sensibilizzano cittadini e visitatori sul valore del sito.
Il programma si articola in quattro proposte. Va sotto
il titolo di Aquileia si scopre una serie di passeggiate
con larcheologo alla scoperta dei cantieri di scavo per
conoscere in diretta dagli addetti ai lavori i metodi di
ricerca e analisi e i segreti ancora custoditi nella terra.
Aquileia Film Festival, giunta alla sua quarta edizione,

La Fondazione Aquileia un soggetto giuridico nato nel 2008 per


valorizzare lo straordinario patrimonio archeologico di Aquileia,
fondata nel lontano 181 a.C., una
delle pi grandi citt dellImpero
romano, fra i pi importanti antichi porti dellAdriatico, punto di
partenza delle principali strade
commerciali, culturali e militari,
sede nominale di un episcopato e
di un patriarcato, inserita nel 1998
dallUnesco tra i Patrimoni Mondiali dellUmanit. Alla Fondazione partecipano il Ministero dei
Beni e delle Attivit Culturali e del
Turismo, la Regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Aquileia,
la Provincia di Udine e dal 2009
lArcidiocesi di Gorizia.
La costituzione dellente nel 2008 stata preceduta da
un accordo tra Stato e Regione Friuli Venezia Giulia che
ha delineato la Fondazione come strumento per predisporre piani strategici, favorire lo sviluppo del turismo
culturale, cofinanziare interventi, gestire indirettamente
lattivit di valorizzazione, realizzare interventi di ricerca,
conservazione e restauro dei beni concessi in uso. Il
patrimonio risulta composto dai diritti duso sulle aree
167

invece una rassegna internazionale di cinematografia archeologica, nella quale si presentano docu-film di
produzione internazionale e conversazioni con noti personaggi del mondo della cultura.
Aquileia Lab, invece, offre ai bambini dai 4 ai 10 anni
laboratori ludico-didattici sul mondo degli antichi romani per far loro rivisitare la quotidianit del passato
attraverso giochi, ricette, laboratori di pittura e mosaico.
Infine, Tempora in Aquileia, grande rievocazione storica interamente dedicata alla fondazione di Aquileia,

una kermesse estiva di tre giornate realizzata per permettere ai visitatori di rivivere lo spirito delle origini della
citt: un viaggio nel tempo alla scoperta della storia,
della tradizione e della leggenda dellAquileia antica.
Immersi nel centro storico e nelle aree archeologiche
ci si pu imbattere nella quotidianit di un legionario
romano o in quella di un guerriero celta, nei saperi e
nei sapori dellantico mercato, nel giubilo dellarena gladiatoria, fino a giungere alla piacevole distrazione delle
danze e dei suoni che celebrano riti e libagioni. Larea

168

verde accanto al Foro ospita laccampamento romano,


larena gladiatoriae il campo di battaglia, mentre nellarea del fondo Cal viene insediato il villaggio celta, ove
il pubblico ha lopportunit di apprendere usi, costumi e
abitudini dei guerrieri Galli.
600 reenactors dallItalia e dallestero rievocano aspetti
e momenti del mondo celta e romano, dando vita a un

grande spettacolo: sinizia dallallestimento degli accampamenti storici e dalla cerimonia dapertura animata dallaccessione di un fal, feste, balli e canti, per
poi proseguire con ludi gladiatori, riti propiziatori, banchetti romani allietati da danzatrici, scontri e battaglie, e
il rito del Sulcus Primigenius in cui si definisce il perimetro della futura citt.

169

Opitergivm Rievocazione storica


Oderzo rievoca le proprie radici
Angelica Giabardo Comune di Oderzo - Servizio Sociale Scuola Tempo libero

Caio Voltejo Capitone, centurione romano nato ad Opitergium e deceduto al largo della costa dalmata proprio
nel 49 a.C. durante la guerra civile tra Giulio Cesare e
Pompeo, combattendo per le truppe fedeli al primo.
Accerchiato dai Pompeiani, al comando di mille Opitergini, non cedette al nemico che prometteva la salvezza
della vita in cambio della resa e, emulato poi dai suoi
uomini, si procur la morte piuttosto che cedere le armi.
Lepisodio di eroismo venne ricompensato da Cesare
aumentando di trecento centurie il territorio di Opitergium, elevando gli abitanti allo status di cittadini romani
ed esonerandoli dal servizio militare per ventanni.
Opitergium Rievocazione storica rappresenta, oltre
che una straordinaria occasione di promozione in
chiave turistica della citt, anche una opportunit di approfondimento scientifico per studiosi e studenti. Grazie
infatti, in questo senso, al fondamentale apporto di
Fondazione Oderzo Cultura Onlus, che in Oderzo gestisce le principali strutture museali del polo culturale opitergino, ogni edizione propone la fruizione di specifici
laboratori didattici e di conferenze tenute da archeologi
professionisti e docenti universitari.
Oltre al coinvolgimento di Fondazione Oderzo Cultura
Onlus liniziativa viene realizzata annualmente con la
piena collaborazione dei principali attori della vita culturale, economica e sociale del territorio:
Istituti scolastici, coinvolti nella realizzazione dei la-

Istituita nel 2007 per volont dellAmministrazione comunale di Oderzo con il sostegno e patrocinio della
Regione del Veneto, della Provincia di Treviso, di Fondazione Cassamarca Onlus, di Fondazione Oderzo
Cultura Onlus, oltre che di un nutrito gruppo di prestigiosi partner privati, la manifestazione Opitergivm
Rievocazione storica, che si tiene ogni anno nella
prima settimana di giugno, costituisce una concreta occasione di promozione turistica della citt attraverso la
valorizzazione degli aspetti storico-archeologici del suo
patrimonio culturale oltre che del suo passato glorioso.
Il Comune di Oderzo, infatti, deve alla propria millenaria
storia di centro urbano la fortuna di rappresentare un
ricchissimo serbatoio di testimonianze archeologiche di
epoca romana, in parte visibili nel centro cittadino, in
altra parte confluite nella collezione permanente ospitata presso il Museo Civico Archeologico Eno Bellis.
Oderzo ha cos il privilegio, e la responsabilit, di garantire la valorizzazione e la promozione di un capitale culturale che per pregio e interesse scientifico non ha
nulla da invidiare anche alle pi importanti citt darte
del Veneto.
Dal punto di vista storico, Oderzo si alle pacificamente
a Roma sviluppandosi fino a diventare, nel 49 a.C., municipium con circa 50.000 abitanti e raggiungendo il
suo massimo splendore tra il I e II sec. d.C. Alla nascita
del municipium strettamente legata la mitica figura di
170

boratori didattici, delle visite guidate alle aree archeologiche della citt e nella progettazione degli eventi
della sezione Theatrvm, a completamento e supporto delle rappresentazioni realizzate dalla Compagnia teatrale (composta da attori professionisti) di
caratura nazionale;
Associazioni culturali e ricreative del territorio, coinvolte nel coordinamento dei figuranti, nel supporto
operativo generale della manifestazione e, in particolare, nella gestione dei punti di ristoro, con cibi
e bevande a tema, dislocati in citt (Cavpona e
Thermopolivm)
Associazioni di categoria, esercenti e negozianti,
coinvolti nellallestimento scenografico della manifestazione attraverso lallestimento a tema dei propri
locali e vetrine attraverso il percorso della Ambvlatio
ad Opitergii tabernas spectandas;
Cittadini, coinvolti in qualit di figuranti nelle parate
storiche che generalmente aprono e chiudono la
settimana rievocativa e, in veste di comparse, nelle
serate dedicate alle rappresentazioni teatrali classiche, a supporto degli attori professionisti cui affidata la realizzazione del Theatrum;
Aziende e Imprenditori del territorio, coinvolti in qualit di partner, sostenitori e patrocinatori della manifestazione.

Conferenze archeologiche

Diverse le sezioni della manifestazione che, articolata


nellarco di una settimana, hanno alternato nel susseguirsi delle edizioni momenti di approfondimento
scientifico ad allestimenti depoca in senso stretto, con
momenti destinati al pi ampio target di pubblico.

Ivdicivm

Il piano nobile di Palazzo Foscolo, edificio tardo cinquecentesco affacciato sulla principale via Garibaldi, ospita
di norma, nellarco dellintensa settimana rievocativa, gli
incontri di approfondimento scientifico con archeologi
e studiosi che, in modo divulgativo, affrontano di volta
in volta specifici aspetti della vita nel II sec. d.C. (alimentazione, moneta, giochi, abbigliamento, ecc.), con
particolare riguardo alla storia di Opitergium.
Theatrvm
Punto di forza della manifestazione, che ne caratterizza
anche lo spessore culturale, il Theatrum propone le
serate dedicate alle rappresentazioni del teatro con la
messa in scena di opere dei pi famosi autori classici:
da Plauto, con Aulularia, a Sofocle con Antigone ed
Edipo Re; da Aristofane, con Lisistrata, a Plauto con
Casina.
Perfettamente ambientate e rappresentate, grazie al
lavoro di riduzione delle compagnie teatrali coinvolte,
le serate teatrali sono state inserite nel circuito teatrale
realizzato della Provincia di Treviso con il patrocinio del
Ministero dei Beni e delle Attivit Culturali e del Turismo
(RetEventi sezione Marcastorica).

Con il Theatrum, le serate dedicate alla rappresentazione del Iudicium costituiscono una ulteriore declinazione dellapprofondimento della letteratura classica attraverso un approccio divulgativo, ma al tempo
stesso fedele alle fonti: grazie a un notevole lavoro di
rielaborazione, fino ad oggi affidato alla compagnia La
171

Castra

Bottega del Pane di Roma, sono proposti al pubblico,


nella caratteristica Piazza del Foro Romano, originali
frammenti di famose orazioni quali Pro Caelio e De
Catilinae coniuratione.

Con la collaborazione delle rinomate scuole di danza di


Oderzo, danzatori, danzatrici e comparse propongono
la rivisitazione degli antichi miti e rituali (dal rito delle vestali ai riti dionisiaci; da Amore e Psiche alla Morte
di Didone) su scenografie accuratamente ricostruite da
artigiani specializzati in allestimenti artistici.

Un accampamento di legionari, con armamenti e attrezzature, sapientemente ricostruito in uno spazio aperto
al centro di Oderzo e visitabile in ogni momento della
giornata, anche da parte delle scolaresche. Qui, un nutrito gruppo di figuranti (circa 80 persone) ripercorrono
la vita quotidiana e le gesta degli antichi guerrieri romani, i loro combattimenti contro le popolazioni barbariche (vi pure un accampamento di Celti), simulando
assalti e operazioni belliche oltre che scene di vita militare (saluto allaquila, rito mitrahico, rito commemorativo
di un ufficiale caduto in battaglia, ecc.).

Riproposizione del canto monodico cristiano

Convivivm

Nato nei primissimi secoli dopo la venuta di Cristo


(come testimoniato da Origene e Tertulliano), il canto
monodico cristiano comunemente noto come Canto
gregoriano viene riproposto allinterno del Duomo di
Oderzo dalla Schola Gregoriana Aurea Luce, formazione composta da oltre 20 voci maschili e femminili.
Le forme pi arcaiche dellantico canto ufficiale della
Chiesa, che trae origine dalla cantillazione ebraica, risalgono proprio al periodo storico tra II e III sec. d.C. e
costituiscono una rilettura, melodica ma assolutamente
fedele, dei testi del Vecchio e Nuovo Testamento in funzione evocativa e contemplativa.
Liniziativa testimonia lavvento e la diffusione del Cristianesimo in Opitergium fin dalle origini, molto probabilmente portato dalle testimonianze di legionari opitergini
tornati dalla Palestina e che avevano assistito ai fatti
narrati poi dai Vangeli.

Attentamente ambientato grazie alla installazione di


scenografie originali create a partire da dipinti, affreschi e mosaici depoca, il momento conviviale propone
al pubblico (solo su prenotazione) le cene a tema con
men basati sulla riedizione delle famose ricette del
cuoco Apicius, personaggio storico cui attribuita
la compilazione del De re coquinaria e generalmente
associato al nome dellimperatore Traiano, riviste con
una particolare attenzione alla coerenza storica e geografica delle materie prime utilizzate nella preparazione
delle pietanze.

Rappresentazione di miti classici

Macellvm
Collocato nella scenografica Piazza Grande, sotto la
suggestiva sagoma del Torresin, si apre il mercato
depoca con la presenza di decine di espositori che, in
costume antico, offrono tipici prodotti artigianali del II

172

Parata storica

sec. d.C.: dai gioielli alle armi, dal vasellame al miele, dai
tessuti alle spezie.
Particolarmente affascinante, nelloccasione, il servorum mercatus proposto dagli attori della locale compagnia teatrale.

Apre e chiude la settimana di eventi rievocativi la sfilata


dei figuranti e delle comparse lungo le vie cittadine con
il coinvolgimento di tutta la Cittadinanza.
Centinaia di Opitergini in costume depoca affiancano
il Sindaco della Citt di Oderzo, gli Amministratori e gli
organizzatori in una parata storica che rappresenta, attraverso le tipologie pi o meno elaborate di indumenti,
copricapi e ornamenti, le diverse classi e i differenti
ruoli nella societ del II sec. d.C.: dai senatori ai cavalieri; dalle nobildonne patrizie alle vestali; dai legionari ai
gladiatori; dai plebei agli schiavi. La realizzazione della
parata viene preparata con largo anticipo (attraverso
pubblici avvisi alla cittadinanza) poich tutti i costumi
sono disegnati e confezionati su misura per ogni singolo partecipante.
Stante la complessit della macchina organizzativa, dal
2011 la manifestazione ha acquisito cadenza biennale,
alternando alla versione integrale una forma ridotta della
settimana rievocativa che focalizza, di volta in volta, uno
dei molteplici aspetti affrontati: Theatrum, Iudicium,
Macellum, ecc.

Cavpona e Thermopolivm
Con lapporto delle Associazioni culturali e ricreative
del territorio, due punti-ristoro per il pubblico (rispettivamente, Caupona e Thermopolium) funzionano tutte
le sere della settimana con la somministrazione di cibi
e bevande ispirati alla cucina popolare e alle osterie del
II sec. d.C.
Dal personale di servizio (rigorosamente vestito e acconciato con abiti in tema con il periodo storico), allambientazione scenografica (tavoli, insegne, luci, arredi), al
men, tutto riporta lavventore allatmosfera dellantica
Opitergium.
Spettacoli gladiatorii
Accanto alle gesta dei soldati professionisti (legionari),
sono proposti al pubblico i duelli tra gladiatori con lesibizione delle diverse armi utilizzate e delle fondamentali
tecniche di allenamento e combattimento dei protagonisti degli antichi giochi.
In occasione degli spettacolari combattimenti, ospitati
in Piazza Grande, sono illustrate al pubblico sempre
numeroso le principali tipologie di gladiatori (retiarii,
mirmilloni, rudiarii, ecc.).

Presenze e promozione
Sin dal suo esordio Opitergium Rievocazione storica
ha riscosso un notevole successo di pubblico con un
numero di presenze stimate, nellarco dellintera settimana, in circa 10.000 persone.
Particolare attenzione sempre stata riservata allaspetto promozionale e pubblicitario della manifestazione per la quale stata pianificata una campagna di
comunicazione articolata nelle tre Province di Treviso,
Pordenone e Venezia oltre che, attraverso i canali in173

formativi di RetEventi e Marcastorica, negli uffici IAT del


territorio provinciale e, tramite questi, anche allestero.
Grande attenzione stata riservata alla settimana rievocativa anche da parte della stampa e della televisione
nazionale, tanto che ogni anno Oderzo ha ospitato una
troupe di una rete a diffusione nazionale: RAI 2, sia nel
2007 che nel 2008, ha dedicato ad Oderzo e alla manifestazione due importanti appuntamenti televisivi in
altrettanti programmi di vasta notoriet (S viaggiare e
Eat Parade) mentre Canale 5, nel 2009, ha riservato
alliniziativa uno spazio informativo allinterno del TG5
delle venti.

La redazione del programma degli eventi e la programmazione delle attivit operative di Opitergium Rievocazione storica sono di anno in anno seguite da un
Comitato organizzatore composto da amministratori
comunali, studiosi del periodo storico e professionisti
del settore.
Lo sforzo dellAmministrazione comunale notevole,
stante la complessit della manifestazione e lampio
ventaglio di iniziative proposte: proprio per questo si
rende indispensabile lapporto dei partner pubblici e
privati, il cui sostegno permette di offrire al pubblico un
programma, nutrito e di altissima qualit, ad ingresso
completamente gratuito (circostanza, questultima, non
usuale nelle manifestazioni culturali del medesimo livello).

174

La villa marittima di San Simone/Simonov zaliv (Slovenia)


Ivana Pintari, Tina Kompare Univerza na Primorskem, Znanstveno-raziskovalno sredie

Universit del Litorale - Centro di ricerche scientifiche

offre evidentemente un potenziale notevole per la creazione di un moderno parco archeologico. LIstituto per
il Patrimonio del Mediterraneo del Centro di Ricerche
Scientifiche dellUniversit del Litorale si dunque impegnato gi da alcuni anni per la progressiva istituzione
del parco, al fine di presentare finalmente la villa al pubblico. Con il primo progetto Interreg Slovenia-Croazia
che coinvolgeva il sito, HEART of Istria: Heritage and
art. Development of cross-border tourist itineraries in
urban and rural areas (2005-2007), stata eliminata
la vegetazione ed dunque stato riscoperto il sito.
Nellambito di questo progetto stata realizzata anche
la copia di un mosaico e sono stati predisposti pannelli
informativi (fig. 1).
Nella fase seguente lUniversit del Litorale ha preso in
gestione il parco e il sito archeologico ha accolto i primi
visitatori nellestate del 2009. Nel 2010 stato firmato
un accordo tripartito preparatorio per la costituzione
del parco archeologico di San Simone tra il Comune
di Isola, lIstituto per la Protezione dei Beni Culturali e il
Centro di Ricerche Scientifiche dellUniversit del Litorale. Il parco archeologico presenterebbe, sulla base di
questo accordo, un bene di notevole interesse pubblico
per il comune e i suoi abitanti, arricchendone limportanza economica e culturale e soprattutto turisticoculturale. I firmatari dellaccordo si sono impegnati ad
adempiere a diversi obblighi. Il comune, che il pro-

Nella baia di San Simone a Isola (Slovenia), oggi ben


nota come zona balneare, ci sono i resti di una villa marittima romana associata a un grande porto. La maggioranza dei visitatori di questa spiaggia non nemmeno a conoscenza del fatto che sta nuotando intorno
ad uno scalo antico. Subito fuori dallarea balneare c
un bellissimo prato verde, protetto da una recinzione. L
sono stati messi in luce i resti della parte abitativa della
villa, con numerosi mosaici.
Nel Cinquecento i resti della villa furono menzionati per
la prima volta da Pietro Coppo, tuttavia i primi scavi archeologici sono stati effettuati nel 1922. Gli scavi sono
proseguiti a pi riprese durante tutto il Novecento. Metodi di indagine non distruttivi (misurazioni geoelettriche) sono stati impiegati nel sito gi nellanno 1970 e
sono anchesse state reiterate in pi occasioni. Numerose sono anche state le ricerche subacquee eseguite
nel porto romano. Pi recenti indagini sono state effettuate nel 2008-2011. In base al materiale rinvenuto negli
scavi, il primo impianto della villa datato attorno al 25
- 10 a.C. e alcune parti dellarea residenziale sembrano
essere state abbandonate gi nel 50 - 70 d.C.
Il sito stato riconosciuto nellanno 1999 come monumento di interesse nazionale. Tuttavia, nonostante
limportanza dei resti, larea non era accessibile ai visitatori, anche se la posizione del sito direttamente sul
lungomare, nel cuore del complesso turistico di Isola,
175

pretario dellarea, si impegnato a sostenere il costo


della regolare manutenzione delle aree verdi, la manutenzione di edifici e recinzioni, nonch la raccolta dei rifiuti. LIstituto per la Protezione dei Beni Culturali - Unit
territoriale di Pirano fornisce nel corso ordinario del proprio servizio, supervisione professionale delle attivit
di ricerca, valorizzazione e gestione del monumento, e
supporto per lottenimento di fondi eccezionali. Il Centro
di Ricerche Scientifiche conduce invece secondo le risorse a disposizione attivit di ricerca, conservazione e
gestione, in collaborazione con il Comune di Isola.
Dal 2010 il sito fa anche parte delle aree bersaglio
del progetto strategico PArSJAd - Parco Archeologico dellAlto Adriatico, finanziato nellambito del pro-

gramma per la Cooperazione Transfrontaliera ItaliaSlovenia 2007-2013, che ha permesso lo sviluppo di


una serie di attivit svolte nellambito della gestione del
parco archeologico.
Le attivit didattiche del parco hanno infatti preso avvio nel 2010. I primi laboratori erano dedicati ai bambini. Linteresse era molto intenso e a volte i genitori che
portavano i bambini volevano partecipare ai laboratori.
Cos nata lidea di proporre i laboratori didattici anche
agli adulti.
Nellambito del parco archeologico di San Simone vengono organizzate le seguenti attivit: eventi, laboratori
archeologici didattici per bambini, laboratori didattici
per adulti, campi formativi per alunni delle scuole medie superiori, collaborazioni con gli studenti
dellUniversit del Litorale, mostre, guide
per gruppi organizzati,
partecipazioni a eventi,
lezioni e relazioni.

Fig. 1
I pannelli informativi nel parco.
176

Eventi
Nel parco si svolgono tre eventi tradizionali. Il primo
viene organizzato nellambito della giornata internazionale dei musei ovvero ogni 18 maggio. Il nome di
questevento Porta aperta simbolico e introduce lapertura ufficiale della stagione. Segue la Notte estiva
dei musei che si svolge in tutta la Slovenia il terzo sabato del mese di giugno. In occasione della giornata
internazionale del turismo, il 27 settembre, viene organizzato lultimo evento Porta patens, che ha anche la
funzione di chiudere la stagione (figg. 2-3).
Fig. 2
La scena dellevento.

Fig. 3
Presentazione del cibo romano.
177

Laboratori didattici per bambini

media e durano da una a quattro ore. La realizzazione


possibile nellambito del parco o alla scuola interessata.
In collaborazione con gli insegnanti si fa un piano di lavoro che corrisponde al curriculum scolastico dellanno.
I laboratori per singoli bambini, che vengono realizzati
nel parco archeologico, sono rivolti a bambini di unet
compresa tra i sei e quattordici anni e durano 45 minuti. Si svolgono nei fine settimana e durante le vacanze
estive. Le date degli appuntamenti vengono pubblicate
da manifesti e vari media. La prenotazione non necessaria (fig. 5).

Nel parco si svolgono diversi laboratori per bambini:


Facciamo un mosaico (con DAS o pietra), Facciamo
la collana, Anfora, Facciamo un medaglione, Modello di villa/acquedotto, Corona dalloro, Giochiamo
come i Romani. I conduttori dei laboratori portano abiti
romani. I bambini possono anche indossare una tunica
e corona dalloro per la foto ricordo. Il bambino pu tenere lopera darte che ha creato (fig. 4).
I laboratori sono divisi in due gruppi: per i gruppi organizzati scolastici e per bambini singolarmente. I gruppi scolastici sono di solito formati da 20 a 32 alunni. I laboratori
sono adeguati per tutte le classi della scuola primaria e

Fig. 4
I piccoli Romani.

Fig. 5
Laboratorio del mosaico per gli alunni della scuola media.
178

Laboratori didattici per adulti

sviluppato vari laboratori con diversi livelli di difficolt.


Gli adulti possono scegliere tra i seguenti laboratori:
Mosaico (3 livelli), Lavorazione della pietra (2 livelli),
Gioielli antichi (3 livelli), Affresco antico, Creazione
dabiti romani (fig. 6).

I laboratori didattici per adulti si svolgono nel parco archeologico o, nella bassa stagione, nella biblioteca civica di Isola. Il numero dei partecipanti limitato a 1015 persone e la prenotazione obbligatoria. Abbiamo

Fig. 6
Laboratorio didattico per adulti sul mosaico.
179

Campi formativi per alunni


delle scuole medie superiori

Mostre
Alla fine dellanno si organizza una mostra, che presenta
il lavoro svolto nei laboratori. La mostra a disposizione
per la popolazione locale e i turisti per due settimane.
Presenta unoccasione dincontro per tutti i partecipanti
e i conduttori dei laboratori e la comunit locale (fig. 7).

Per gli alunni delle scuole medie superiori si prepara un


programma di un paio di giorni. Tramite varie lezioni e
lavoro pratico si presenta la professione dellarcheologo, operatore nel turismo culturale e nel campo del
patrimonio culturale in generale. I campi formativi vengono eseguiti nel parco.
Collaborazioni con gli studenti
dellUniversit del Litorale
Durante lo studio gli studenti hanno la possibilit
di confrontarsi con il sito di
San Simone, la storia delle
ricerche e scavi archeologici, la presentazione
dei resti e la questione
legislativa della tutela del
sito. Preparano seminari
su vari argomenti e vengono coinvolti nei lavori
eseguiti nel parco (attivit
di documentazione, guide
nel parco, assistenza
nellambito dei laboratori
ed eventi).

Fig. 7
Lapertura della mostra.
180

Guide per gruppi organizzati

Partecipazioni a eventi

I gruppi organizzati possono prenotare la visita con la


guida in lingua slovena, italiana, inglese o tedesca. La
visita di circa unora realizzata da personale qualificato. Abbiamo gi accolto numerosi gruppi di profili diversi (fig. 8).

Le nostre attivit non sono concentrate solo nel parco


archeologico di San Simone, ma si cerca anche di promuovere il sito al di fuori. Ogni anno ci ospita il Museo
dUmago in occasione del loro evento Sepomaia Viva,
dove realizziamo alcuni laboratori didattici per bambini.
A volte siamo presenti anche in occasione di eventi organizzati a livello locale dal comune di Capodistria e
Isola (fig. 9).
Lezioni e relazioni
La popolazione locale mostra un grande interesse per
il passato dei suoi luoghi. Per questo organizziamo anche numerose lezioni. Le presentazioni si tengono nella
biblioteca civica dIsola o nel Museo Regionale di Capodistria.
Nel 2011 stato anche girato un cortometraggio che
tramite la presentazione del sito parla della storia e della
cultura romana. La regia del film era a cura di un notevole regista sloveno, Jadran Sterle. Il film stato realizzato in sloveno e in italiano (fig. 10).
Nel futuro
I piani futuri per le attivit del Parco archeologico di San
Simone sono molti, ampliando la scelta dei laboratori
e stabilendo nuove collaborazioni. Con il nostro programma cerchiamo di attirare linteresse di un ampio
pubblico e di promuovere cos il sito a livello nazionale.
Le autrici desiderano ringraziare la collega Dr.ssa Katharina Zanier per la revisione del testo in lingua italiana.

Fig. 8
Visita dei bambini nel parco.

181

Fig. 9
Il nostro stand a Sepomaia Viva.

Fig. 10
Sul set del film.

182

Brixellum Romanorum. Attivit del Gruppo Archeologico


Brescellese Marco Salvio Othone
Marino Agosti, Laura Zilocchi Gruppo Archeologico Brescellese M. S. Otone

Per incentivare la conoscenza del patrimonio del rinnovato museo, che aveva da poco aperto i battenti, e
canalizzare linteresse della popolazione verso la storia
del proprio paese, nel 2006 il gruppo ha impostato e
proposto uniniziativa di rievocazione storica ambientata
in epoca imperiale, corredata da un convivio archeogastronomico basato su una accurata rivisitazione di
ricette di Apicio su rielaborazione della studiosa Salza
Prina Ricotti.
Lepoca prescelta per levento rievocativo offriva ai cittadini lopportunit di rivivere la diretta partecipazione
di Brescello nel conflitto, ricordato da Tacito, scoppiato
nel 69 d.C. tra Vitellio e Ottone e conclusosi con la battaglia di Bedriacum e il successivo suicidio di Ottone
nel castrum brescellese.
Durante i tre giorni della rievocazione, divenuta nel
frattempo un appuntamento biennale a causa della
complessit delliniziativa, viene sviluppato un percorso didattico che coinvolge sia la cittadinanza che
le scuole primarie e secondarie. Nei laboratori proposti
si alternano dimostrazioni pratiche a brevi introduzioni
teoriche sui vari tipi di pani, sementi e macinatura,conferenze sul campo con il gruppo Fisici Polesani per
lutilizzo della groma, mostre sullabbigliamento maschile e femminile in auge nel I secolo, innalzamento
di un accampamento militare con visite guidate destinate a scolaresche e appassionati. Sinora sono state

Il Gruppo Archeologico M. S. Othone di Brescello, si


costituito per volont di alcuni appassionati di storia
locale nellaprile del 1987 come libera associazione
aperta alladesione di tutti i cittadini, con la finalit di
tutelare e salvaguardare il patrimonio archeologico nel
territorio comunale, sviluppare e diffondere la cultura
storico-archeologica attraverso dibattiti, conferenze,
convegni, mostre, pubblicazioni e iniziative similari,
svolgere attivit di divulgazione della conoscenza inerente la storia, le tradizioni e larcheologia del Brescellese, anche in collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado, contribuire sia sul piano culturale che su
quello operativo alla gestione del Museo Archeologico,
organizzare eventi di rievocazione storica e di archeologia sperimentale legati alla fedele ricostruzione di stili
di vita e di costume locale, promuovere conferenze a
tema storico/archeologico e visite al museo.
Sin dalla sua fondazione lassociazione, che oggi conta
una settantina di iscritti, ha perseguito come scopo
principale la realizzazione di un museo archeologico
che potesse accogliere i numerosi reperti scoperti nel
sottosuolo brescellese. Con la guida dellarcheologo
Ivan Chiesi e il supporto dei volontari del gruppo, a partire dal 1990 sono stati infatti effettuati alcuni interessanti scavi stratigrafici in diverse zone della citt come il
cortile del convento S. Benedetto, larea privata situata
in via Ottone, il cortile delle scuole comunali.
183

realizzate quattro edizioni della manifestazione, che ha


come tema delezione il periodo romano/celta e prende
il nome di Brixellum Romanorum. Liniziativa si avvale
del supporto del Centro Anziani Auser (felicissimi di
collaborare!), Pro Loco, Anspi, Avis, Protezione Civile,
Croce Azzurra ed sponsorizzata in massima parte
dalla Fondazione Paese di Don Camillo, il cui compito
occuparsi di turismo e cultura.

Annualmente il gruppo partecipa inoltre ad altre rievocazioni, in particolare a quella che si tiene in occasione
del Natale di Roma.

Fig. 1

184

Fig. 2

185

Lassociazione culturale Legio XIII Gemina


Denis Pasini, Marco Baiocchi
Gruppo di rievocazione storica e archeologia sperimentale Legio XIII Gemina

I soci si occupano di archeologia ricostruttiva, ovvero di


vivere ai giorni nostri la quotidianit romana, utilizzando
soltanto gli strumenti e gli oggetti di quel periodo, ricostruiti nella maniera pi fedele.
La Storia Viva si dimostra cos unoccasione concreta per testimoniare e affrontare in prima persona gli
aspetti e le problematiche apparentemente pi semplici
e banali, come accendere un fuoco, allacciarsi un abito
o indossare unarmatura, oppure cucinare un pasto su
un fuoco da campo.
Lobiettivo lesplorazione e la riscoperta del passato
attraverso la sperimentazione personale ed aperta a
tutti coloro che sono interessati e appassionati al periodo romano classico e che desiderano capire e approfondire la vita dei nostri antenati.
La finalit primaria dellattivit associativa quella didattica: non solo per soddisfare linteresse e la curiosit
di chi gi coltiva la passione per la storia romana, ma
per offrire lopportunit a chiunque di conoscerla attraverso la visione diretta e di viverla in prima persona.

LAssociazione ha come obiettivo la ricostruzione precisa e fedele della vita quotidiana di una legione romana
del primo secolo dopo Cristo, identificandosi con la tredicesima legione Gemina, costituita da Giulio Cesare.
Ci che il gruppo storico propone sono eventi culturali, rievocazioni storiche, uso dellequipaggiamento
del legionario, studio della disciplina formativa romana
classica, tecniche e movimenti di schiera, uso del latino
classico, attivit inerenti la vita quotidiana dellaccampamento, cucina del periodo.
Oltre a partecipare a manifestazioni del periodo romano, lassociazione, basandosi sulle fonti documentali
e iconografiche, nonch sui reperti archeologici, tiene
corsi serali di addestramento sulle tecniche di combattimento dellesercito romano, con lo scopo di ricreare
fedelmente, anche con luso del latino negli ordini di
truppa, le eccellenze operative e tattiche dellepoca.
Gli oggetti, le armi, il vestiario e tutto quello che compone lequipaggiamento sono il pi possibile fedeli alloriginale, e il lavoro di ricerca e miglioramento continuo.

186

Fig. 1
Effettuazione del murum, classica formazione di difesa dell'esercito romano.

187

Figg. 2-3
Sogliano sul Rubicone: inquadramento per una
marcia di addestramento con equipaggiamenti.
Verifica delle difficolt e delle problematiche
collegate al trasporto di materiali pesanti (viveri,
acqua, tende) e allimpiego di animali (muli).

188

Fig. 4
Rimini, iniziative serali estive di rievocazione: la riscoperta e la rivalutazione dellanfiteatro romano attraverso addestramenti e approfondimenti sullesercito
romano e altri aspetti della vita civile e religiosa.

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LAssociazione Culturale Terra Taurina


e il gruppo di rievocazione storica Touta Taurini*
Riccardo Graziano Associazione Culturale Terra Taurina

Nel 2008 infine, grazie a un buon lavoro di quipe, supervisionato sempre da F. M. Gambari, stato pubblicato il volume Taurini sul confine, un saggio che
analizza le affinit fra le popolazioni dei Taurisci e dei
Taurini, fornendo un preciso riscontro storico e archeologico e suggerendo idee e spunti per ulteriori ricerche future. La pubblicazione ha ospitato i contributi di
studiosi di fama europea quali M. Szab dallUngheria,
M. Gutin dalla Slovenia, Daniele Vitali dellUniversit di
Ravenna e Bologna, lo stesso F. M. Gambari e Stefania
Padovan collaboratrice della Soprintendenza del Piemonte, stimata archeologa in Terra Taurina e profonda
conoscitrice del sito protostorico dei Taurini del Bric
S.Vito, sulla collina torinese. Il testo stato adottato dal
corso di preistoria dalla Facolt di Lettere dellUniversit
di Torino.
LAssociazione nutre il massimo interesse verso confronto schietto con altre realt associative, nella logica
di fornire un utile contributo alla causa della rievocazione storica italica dellEvo antico. I tempi sono ormai
maturi, gli addetti/appassionati assommano a diverse
migliaia, ma ancora da ricercare una visione comune
di intenti che permetta a tutti, di divenire una voce attendibile, ancorch autorevole, nel contesto nazionale
ed europeo.
In questultimo, in particolar modo, negli ultimi cinquantanni anni, sono stati fatti enormi progressi nel

LAssociazione Terra Taurina, e il gruppo di rievocazione storica Touta Taurini vantano una presenza nel
panorama storico rievocativo, ultra decennale. Agli inizi,
come per tutti, non stato facile: la confusione era
molta, mitigata dallentusiasmo, la conoscenza dei contesti storici e dei relativi equipaggiamenti incompleta,
per cui venne presa la decisione di partire subito col
piede giusto ricercando la collaborazione con le istituzioni preposte e in particolare con la locale Soprintendenza Archeologica. La scelta si dimostrata opportuna poich ha consentito di sviluppare un serio lavoro
di approfondimento sul contesto storico, una scelta mirata del periodo da rievocare e molta attivit sul campo,
finalizzata alla ricostruzione di attrezzature, armamenti,
utensili, vestiario.
Massima attenzione stata dedicata alla divulgazione,
con oltre cinquanta conferenze tematiche, sviluppate e
coordinate dal Filippo M. Gambari, durante il suo servizio presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Lattivit didattica si orientata verso la realizzazione in favore delle istituzioni scolastiche (elementari
e medie), di sessioni di living history in aula, a cura di
archeologi militanti nellAssociazione.

Questo testo rispecchia lintervento presentato in occasione del primo


incontro di Antiqva Italia (S. Lazzaro di Savena, 2010).

190

campo della divulgazione e della rievocazione storica:


paesi come Francia, Germania, Austria vantano una
legislazione che avvalora e tutela la rievocazione, permette aiuti economici e agevolazioni alle Associazioni
Culturali Storiche, senza inoltre dimenticare del fenomeno degli Archeopark (praticamente sconosciuto in
Italia), realt che rappresentano un validissimo strumento di divulgazione, didattica, promozione del territorio e, perch no, occasione di lavoro per giovani e
non.

La creazione di un soggetto univoco, idoneo a dialogare con le Istituzioni, di competenza rigorosa e preparazione ineccepibile, potrebbe consentire a tutti di
mettersi al passo con le altre nazioni europee.
Molte sono nel Paese le eccellenze da spendere e gli
assi da giocare. Se organizzato, il panorama italiano
pu fornire chances ineguagliabili ed inesauribili: lauspicio che la mole di lavoro sin qui sviluppata da tutti,
non vada perduta o sprecata e che si possa giungere
alla piena condivisione di esperienze, energie e potenzialit.

191

ISBN 9788897281207