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I S T I T U TO P E R I B E N I A RT I S T I C I C U LT U R A L I E N AT U R A L I D E L L A R EG I O N E E M I L I A- RO M AG N A

Un altro mondo

LAppennino faentino
fotografato da Enrico Pasquali

ISTITUTO PER I BENI ARTISTICI CULTURALI E NATURALI DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

Un altro mondo
LAppennino faentino fotografato da Enrico Pasquali
a cura di
Stefano Piastra e Priscilla Zucco

[fototeca ibc]

Indice
Interventi
Massimo Mezzetti
5
Francesco Rivola 6
Gian Luca Farinelli 7

LAppennino di un fotografo
Stefano Piastra e Priscilla Zucco

Enrico Pasquali. Fotografie da un altro mondo


Giuseppe Bellosi 11

Il contadino-fotografo
Massimo Tozzi Fontana 17

Oltre limmagine. Temi paesistici e socio-economici


dellAppennino faentino nelle fotografie di Enrico Pasquali
Stefano Piastra 21

LIstituto Beni Culturali e lacquisizione dellArchivio


fotografico Enrico Pasquali
Priscilla Zucco

35

LArchivio Enrico Pasquali. Sterminato tesoro e fonte inesauribile


Rosaria Gioia 37

Fotografie

41

Due bambine
Giovanni Zaffagnini

73

Enrico Pasquali, una vita dedicata alla fotografia


Rosaria Gioia 77

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta

Leredit di Enrico Pasquali ha un valore inestimabile; non solo per le oltre 500.000
immagini catturate dal suo obiettivo, ma anche per la commovente testimonianza
della vita sul nostro territorio e le fatiche quotidiane delle persone che lo hanno
abitato, spesso in condizioni dure e avverse.
Le esistenze che riempiono gli scatti di Pasquali brillano di dignit e fierezza, fondendosi con lambiente che le circonda, e raggiungono lanima di chi le osserva.
Lamata Leica, sempre a tracolla, riuscita a compensare i silenzi che avvolgevano le esplorazioni del fotografo attraverso i paesi della bassa e le foreste dellAppennino. Una compagna fedele e preziosa, che con potenza e discrezione ha reso
immortali spaccati di vite reali, gioie, sofferenze, sguardi e paesaggi di una societ
che oggi non esiste pi.
Con orgoglio ricordo che, nel 1995, fu la Regione Emilia-Romagna la prima ad acquistareun rilevante nucleo del lavoro di Pasquali, consistente in 52.830 negativi e
4.582 positivi, catalogati dallIstituto Beni Culturali, e depositati presso la Cineteca
di Bologna, che oggi detiene lintero archivio dellartista.
Un altro mondo un importante documento, che implementa autorevolmente la
divulgazione dellopera pasqualiana; ci d la possibilit di scoprire lintimo rapporto del fotografo con la montagna, e ci fa riflettere sul profondo senso di comunit
dei protagonisti da lui ritratti che, a tratti, fa rimpiangere i valori e lidentit di questo tempo ormai passato.
Massimo Mezzetti

Assessore Cultura, Sport della Regione Emilia-Romagna

Ho conosciuto i lavori di Enrico Pasquali a met degli anni 80: le sue foto spesso
facevano da copertina a un periodico locale al quale a suo tempo collaboravo. Esse
ci riportano a quella stagione, per certi versi unica, che fu il secondo dopoguerra
precedentemente al boom economico, caratterizzata allo stesso tempo da grandi
problemi ma anche grandi speranze verso il futuro.
Nessuno meglio di Pasquali ha esplorato, in maniera cos completa e sistematica,
il nostro Appennino, specie i comuni di Riolo Terme, Casola Valsenio e Brisighella,
interessati dalla Vena del Gesso romagnola.
Le foto dellautore bolognese sono dirompenti e sanno raccontare, meglio di qualsiasi trattato, il lavoro, la miseria, le condizioni economiche e sociali di una popolazione che viveva in un ambiente gi difficile e duro di suo. I suoi ritratti raccontano
la fatica quotidiana di un mondo contadino arretrato e marginale.
La collaborazione di Stefano Piastra, di Priscilla Zucco e degli altri autori con il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola si pone idealmente come prosecuzione e integrazione del progetto Arca della Memoria, portato a termine negli
anni scorsi dallo stesso Parco e incentrato sul salvataggio delle testimonianze di chi
quella storia lha vissuta in prima persona.
Ma questo volume vuole essere anche il recupero di un artista che ha dedicato
gran parte del suo tempo a documentare lo stato dei vari territori della Regione: va
a persone come Enrico Pasquali il merito di renderci oggi possibile il poter vedere
come eravamo; la sua fotografia ci ncora alle nostre radici.
Un ringraziamento da parte mia va allAssessore Regionale alla Cultura Massimo
Mezzetti, che ha reso possibile la collaborazione dellIBC e della Cineteca di Bologna, fondamentale per portare a termine un progetto nato quasi per caso, qualche
anno fa, attorno a un tavolino di un bar, discutendo dei tanti valori culturali dellAppennino faentino meritevoli di una riscoperta.
Francesco Rivola

Assessore ai Parchi della Provincia di Ravenna

Molti tra quanti si occupano di attivit culturali nel nostro territorio ricorderanno
gli ultimi anni di Ernico Pasquali, il suo peregrinare da unistituzione allaltra, le sue
inquietudini, nutrite dallangoscia che il suo archivio tutta la sua vita rischiava
di andare perduto.
Questo libro certamente dedicato a lui, ma anche alle persone e alle istituzioni
che in anni difficili come i nostri hanno ritenuto che il suo archivio dovesse essere salvato. Prima lIstituto per i Beni Culturali poi la Regione Emilia-Romagna che
tra il 1994 e il 2005 hanno consentito alla Cineteca di Bologna di acquistare tutte le
oltre 500.000 immagini che Enrico Pasquali aveva scattato.
Poi la Fondazione Carisbo che, approvando il Progetto Alfabeto Fotografico di Bologna, ci ha dato i mezzi per ideare e realizzare una campagna di inventariazione
e digitalizzazione curata dal nostro Archivio Fotografico. Limportanza delle immagini di Pasquali sta nella loro carica di testimonianza; documento eccezionale, per
molti versi unico, su una generazione di transizione, nata nel Novecento, a cavallo
della Seconda Guerra, ma pi vicina al Medio Evo che a noi. Lo sguardo su questa
umanit, oggi cos lontana, pi simile agli emigranti che assaltano oggi le coste
italiane che a noi, non ha nulla di sentimentale, la sua una fotografia spontaneamente espressiva, che mette in scena il lavoro e la miseria; colti nellattimo, i suoi
bambini spesso immersi nel fango sembrano dei bassorilievi, immobili, infelici,
gi adulti anche se giovanissimi. Lesasperazione per il dettaglio, per le strade non
asfaltate, per le scarpe deformate, per i vestiti laceri, fa pensare ai vicoli ciechi
delle prime comiche di Chaplin, ai vestiti di quellumanit povera e inquieta che il
grande Charlot aveva conosciuto bene nella sua infanzia londinese.
Gian Luca Farinelli

Direttore Fondazione Cineteca di Bologna

LAppennino di un fotografo
Enrico Pasquali (1923-2004) rappresenta, com noto, uno dei massimi esponenti
della fotografia neorealista in area emiliano-romagnola.
La sua ricca produzione, composta da centinaia di migliaia di scatti e dai rispettivi
negativi, oggi conservata presso lArchivio fotografico della Fondazione Cineteca
di Bologna e costituisce un fondo di importanza capitale per limmagine regionale
negli anni del secondo dopoguerra precedenti al boom economico.
Ma se gli studi sullopera di Pasquali si sono sinora concentrati preferenzialmente
sulle fotografie della nata pianura bolognese, specialmente Medicina, a quellepoca caratterizzata dalle risaie e quindi da un soggetto classico del Neorealismo,
ovvero le mondine, il fotografo si in realt occupato anche di altre realt marginali emiliano-romagnole, quali lAppennino.
In particolare, Pasquali visit a pi riprese, durante gli anni 50 del Novecento, lAppennino faentino (comuni di Riolo Terme, Casola Valsenio, Brisighella), territorio
da lui probabilmente considerato come uno dei maggiormente significativi circa le
rapide e violente trasformazioni che stavano allora interessando la montagna e la
collina della nostra regione (spopolamento, abbandono del pascolo e dei campi,
crisi della mezzadria, disoccupazione, ecc.). Il nostro autore sembra poi mostrare
unattenzione specifica per la Vena del Gesso romagnola, massima emergenza ambientale locale, in quanto caratterizzata da paesaggi e dinamiche umane eccentriche rispetto alle altre aree appenniniche: basti pensare alle cave di gesso qui
ospitate (a quel tempo, in gran parte ancora condotte con modalit artigianali) e al
secolare mestiere del gessarolo, oppure al fatto che nei gessi romagnoli lo spopolamento montano si manifest precocemente e in modo massiccio, nonostante
essi fossero ubicati non lontano dalla via Emilia.
Gli scatti pasqualiani dellAppennino faentino erano sinora stati editi, solamente in
modo parziale, a corredo di lavori locali (ad esempio, fuori testo, allinterno della
rivista Il Senio, oppure in T. Conti, G. Sangiorgi, La casa contadina nel territorio
casolano, Ravenna 2000, o ancora in G. Toni, La vita di una volta in Romagna,
Imola 2008), oppure erano stati pubblicati incidentalmente allinterno di opere pi
generali, a respiro regionale (F. Bonilauri (a cura di), Enrico Pasquali fotografo. Bo8

logna negli anni della ricostruzione 1951-1960, Bologna 1985; P. Orlandi (a cura di),
Uno sguardo lento. LEmilia-Romagna nelle raccolte fotografiche dellIBC, Bologna
2007). Pi recentemente, ulteriori foto sono state caricate su siti internet (http://
cdglcv.blogspot.com).
La presente pubblicazione intende ora proporre, in modo per quanto possibile organico, una selezione significativa dellintero corpus fotografico di Pasquali relativo
ai territori riolese, casolano e brisighellese, inquadrandola in unottica interdisciplinare pi ampia e a pi voci (storia della fotografia, studi storico-geografici, cultura
materiale, folklore) e allo stesso tempo attualizzandola (rivisitazione, a cura di Giovanni Zaffagnini, degli scatti pasqualiani a sessantanni di distanza).
Lobiettivo di questo volumetto vuole essere, almeno nelle nostre intenzioni, duplice: una ricerca storico-culturale su un autore e suoi luoghi da lui visitati e fotografati, ma anche unoperazione in chiave identitaria per la comunit locale, funzionale
alla riscoperta di un passato prossimo che di fatto, ormai, gi archeologia.
Stefano Piastra e Priscilla Zucco

Le didascalie delle fotografie di Enrico Pasquali sono state trascritte esattamente


come compaiono nel suo diario di lavoro. Solo per alcune, tra parentesi quadre, abbiamo segnalato pi specificatamente la localit oppure corretto errori involontari
dellautore.
Nelle didascalie, Enrico Pasquali riporta il toponimo Riolo Bagni, a partire dal
1957 ufficialmente sostituito dallodierno Riolo Terme. Nella totalit dei casi si
tratta per della frazione di Borgo Rivola.
9

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta

Enrico Pasquali
Fotografie da un altro mondo
Giuseppe Bellosi

Direttore Biblioteca Comunale Carlo Piancastelli, Fusignano (Ravenna).

Nella misera cucina con le travi annerite dal fumo si vedono lacquaio con le
secchie, il mestolo per attingere lacqua e accanto il portacatino.
Una vecchia vestita di scuro, con un grembiale pi chiaro e il fazzoletto in
testa annodato sulla nuca, sta tirando fuori dal forno domestico di pietra le
grandi pagnotte di pane appena cotte.
Una donna sta tessendo al telaio, unaltra attinge lacqua dal pozzo.
Due uomini arano con un tiro di quattro bovini.
Quattro bambini dai vestiti laceri sono sugli scalini della scuola di Casola
Valsenio.
Questo mondo montanaro fotografato da Enrico Pasquali negli anni Cinquanta sembra un mondo dei vinti senza possibilit di riscatto, senza futuro, ai
margini di unItalia avviata allindustrializzazione e sempre pi urbanizzata.
Pasquali sembra soffermarsi, impotente e in silenzio, a registrare le ultime
sopravvivenze di questo mondo rurale arcaico, destinato allestinzione: le
parrocchie, le case fatiscenti e i campi avari dispersi nei monti sarebbero
stati presto abbandonati.
Eppure questi bambini laceri, poverissimi, sugli scalini della scuola sorridono, non sembrano rassegnati e Pasquali sembra dirci che la scuola pu es11

sere lo strumento della loro redenzione. Quei bambini sono diventati uomini e donne, molti hanno abbandonato la montagna, come una parte consistente dei loro genitori e dei loro coetanei, per trovare una vita migliore nella Bassa, come braccianti o operai nelle industrie appena sorte, e questa
stata indubbiamente una sconfitta, perch ha significato labbandono definitivo di centinaia di poderi e la disgregazione di innumerevoli comunit rurali, dei loro saperi, delle loro tradizioni, delle loro parlate. Altri hanno resistito,
sono rimasti e hanno saputo uscire dalla miseria per creare anche tra i monti una vita pi dignitosa per s e per i propri figli.
Altre fotografie dellimmenso archivio di Pasquali sono scattate nelle campagne fertili della pianura: qui il fotografo ritrae contadini e braccianti, risaiole che lavorano duramente ma con lo spirito di voler affermare la propria dignit di uomini non solo con la fatica del lavoro, ma anche affrontando grandi conflitti, le lotte nei campi e nelle fabbriche. Anche queste documenta Pasquali, testimone e partecipe dei veloci cambiamenti che la modernizzazione produce.
Oltre che al quotidiano, Pasquali attento al festivo, ai momenti rituali che
scandiscono il tempo dellanno. Ecco allora i carri allegorici di Casola, inventati alla fine dellOttocento (nel 1891 per essere precisi) per la festa di Mezzaquaresima, che ancora oggi (spostati al 25 aprile) continuano a coinvolgere in unappassionata competizione i diversi gruppi della comunit casolana.
Ecco un gruppo corale dei Canterini romagnoli che ripropone antichi canti
popolari e nuovi canzoni dautore.
Ogni volta che guardo le fotografie di Enrico Pasquali mi si ripresenta agli occhi e alla memoria un mondo in cui sono vissuto a lungo, quel mondo di cui
Pasquali ha fissato alcuni aspetti prima che scomparisse del tutto, prima che
il benessere ripulisse e rivestisse quei bambini laceri e sporchi, asfaltasse
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quelle strade ghiaiate e fangose o acciottolate. Chi, come me, nato allinizio degli anni Cinquanta nel fondo delle campagne romagnole testimone di
quei paesaggi, di quei modi di vita che nel giro di ventanni sarebbero cambiati per sempre: un mondo che sembra lontano di secoli ed invece solo a
pochi decenni da oggi.
Non era la campagna patinata delle case ristrutturate in stile rustico o degli
agriturismi e delle cantine in cui degustare cibi e vini di qualit, non erano i
paesi plastificati da restauri invadenti che hanno cancellato patine secolari.
Era una campagna che faticava a superare, se non la miseria (che pure molti, soprattutto i braccianti, avevano patito), almeno una povert diffusa.
Queste fotografie mi fanno ricordare le case rurali della mia Bassa Romagna quando erano ancora abitate anche se spesso decrepite, le porte con
i saliscendi (al ramt), quelle porte che con la buona stagione rimanevano
sempre aperte, perch, dicevano cos i vecchi, los avrt e bda dca (luscio aperto bada alla casa), le pareti screpolate dallumidit, le travi annerite dal fumo, i pavimenti di mattoni, i vetri delle camere da letto prive di riscaldamento che dinverno si ricoprivano di ricami di ghiaccio, la grande camera
con il camino, la stufa, il secchiaio, la madia, la credenza, la tavola e le sedie,
il gabinetto fuori casa, lacqua per lavare e lavarsi attinta al pozzo con la carrucola, e quella da bere alla fontana pubblica, limmenso fienile con i grandi
occhi, luscio della stalla che dava sullentrata come quello della camera del
camino e della cantina in barba alle regole igieniche.
E i bovini (al bsti) che ancora affollavano le stalle anche se ormai servivano
raramente per i lavori agricoli, sostituiti dai trattori. Il grande abbeveratoio di
pietra (lbi dsas) che sembrava un antico sarcofago.
Le capanne (i capn) di legno, canne e altre erbe palustri per il ricovero degli attrezzi agricoli.
13

I carri costruiti a Granarolo Faentino e dipinti con motivi floreali e con le immagini di SantAntonio Abate, della Madonna delle Grazie e di San Giorgio e
che portavano la firma del decoratore (quello della mia famiglia recava la dicitura Maddalena Venturi dipinse).
I birocci dalle grandi ruote.
I calessi dalle lunghe stanghe ormai inutilizzati perch i cavalli li avevano
portati via i tedeschi in fuga dal fronte.
Le falci messorie, le grandi falci fienaie, le zappe, i rastrelli, i forconi, i correggiati (al zrc), le pale di legno (i palon), le scale, gli erpici, gli aratri con lavantreno mobile (e caril).
I grandi pagliai.
Lo spettacolo della trebbiatura nel cortile con lenorme macchina rossa (la
mchina da btar) e la squadra dei braccianti, dove ognuno aveva un ruolo
definito, come gli attori in una recita.
E poi luccisione del maiale e la beccheria.
Il bucato fatto con il ranno e i lenzuoli messi ad asciugare sulle corde tese
nel cortile.
I vecchi che dinverno portavano non il borghese cappotto ma il mantello (la
caparla), le vecchie con i vestiti scuri e il fazzoletto annodato sotto il mento o sulla nuca.
Il grande mercato del bestiame di Lugo, con la folla di venditori, compratori,
mediatori, addetti al carico e allo scarico degli animali (i paradr).
E quante volte sono stato spettatore di quella rappresentazione teatrale che
era la vendita di una bestia bovina, con i due attori principali, il reggitore (lazdr) che vendeva e lacquirente ai lati opposti della stalla e il mediatore che
faceva la spola per mettere daccordo i due sul prezzo. Una rappresentazione che a volte durava ore e veniva conclusa dalla stretta di mano dei due e
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dallimposizione dalla mano del mediatore, come si vede anche in unimmagine di Pasquali.
La voglia e la fretta di cambiare ci hanno indotto a eliminare in pochi anni
quasi tutte le tracce di quel mondo, tanto che, a volte, non mi pare nemmeno possa essere esistito, potrebbe essere stato solo un sogno. Se non ci fossero le fotografie, come queste di Pasquali, a ricordarci che quel mondo c
stato, che noi eravamo quel mondo. Prima che tutto sia polvere.

15

Casola Valsenio. Mercato, 1955

Il contadino-fotografo
Massimo Tozzi Fontana

Servizio Beni Architettonici e Ambientali dellIstituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna.

La bibliografia su Enrico Pasquali quantitativamente proporzionale alla sua


produzione, che consiste in un numero maggiore di 500.000 fotografie, conservate in gran parte dalla Cineteca bolognese. Molte e approfondite ricerche sono dedicate alla biografia del Nostro, alla sua estrazione contadina e
alla naturale inclinazione politica che ne ha sostenuto e motivato lo sguardo. La sua opera stata inquadrata nella storia della fotografia europea e
sono state descritte e analizzate perfino le macchine fotografiche e le tecniche di sviluppo e stampa da lui preferite.
Le fotografie scattate da Pasquali negli anni Cinquanta del secolo scorso
nellAppennino faentino, presentate in questo volume, mettono in scena un
universo contadino arcaico, non ancora sfiorato da quei rivolgimenti economici e sociali convenzionalmente definiti grande trasformazione, che
avrebbero investito lambiente e la societ italiana qualche anno pi tardi.
Questi documenti evocano altre immagini di soggetti analoghi, uniconografia esaminata e studiata soprattutto negli ultimi anni. Mi riferisco alla riscoperta e alla pubblicazione (parziale) di archivi fotografici meno noti rispetto
ai pi conosciuti giacimenti italiani come quelli dellIstituto Luce o della casa
Alinari, cronologicamente precedenti (ma anche coevi) rispetto allopera del
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Nostro. Innanzitutto alla raccolta di immagini di Paul Scheuermeier, lo studioso e fotografo che, dagli anni Venti alla met dei Trenta, come collaboratore di Karl Jaberg e Jacob Jud, nella realizzazione dellAtlante Linguistico Italo-Svizzero (AIS), perlustr la Svizzera meridionale e lItalia del centro
nord con lintento di documentare, con la trascrizione dei dialetti e con la fotografia, il lavoro dei contadini, regalandoci il pi grande affresco oggi disponibile su quel mondo in quellepoca.
Penso poi agli altri fotografi che hanno ritratto ambienti e figure rurali, quasi
sempre partendo da interessi disciplinari linguistici, come Ugo Pellis, il filologo friulano che dal 1925 al 1943 effettu numerosi e sistematici rilevamenti
linguistici in Italia e nelle zone alloglotte dellIstria e della Dalmazia, concentrandosi in modo particolare sulla Sardegna.
Il fondo Pellis, di propriet della Societ Filologica Friulana, consiste in oltre
settemila negativi, su lastra e su pellicola, perfettamente ordinati, con annotazioni precise sui luoghi e sullora delle riprese, sui tempi di esposizione e
le aperture del diaframma utilizzate, con la medesima scrupolosa precisione
di Scheuermeier, caratteristica essenziale del suo lavoro.
La grande opera di Ugo Pellis si inquadra nella costruzione dellAtlante Linguistico Italiano, impresa monumentale iniziata nel 1924 e tuttora in corso. Essa
consiste in una raccolta ordinata e sistematica di carte sulle quali sono riprodotte, per ogni localit italiana esplorata, le corrispondenti traduzioni dialettali di un concetto o nozione o frase raccolte dalla viva voce dei parlanti.
Le fotografie, inizialmente utilizzate come complemento alle inchieste e al
questionario linguistico, diventarono ben presto uno strumento di raccolta
in quanto tale, poich spesso gli strumenti di lavoro e le suppellettili oggetto
dellindagine non erano di uso comune e quindi non potevano essere descritti solo verbalmente con efficacia e precisione; loggetto quindi viene fotogra18

fato restituendoci cos limmagine inequivocabile corrispondente alla parola


dialettale di riferimento.
Il tour scelto da Pellis privilegia lItalia meno conosciuta, la pi nascosta, unItalia rurale che di l a trentanni sarebbe velocemente scomparsa e inghiottita dal boom economico e dalla nuova industrializzazione del Paese nellimmediato dopoguerra. Nelle sue fotografie lintento documentario indubbio,
c levidente volont di evitare il pi possibile un uso soggettivo, artistico
della macchina fotografica per privilegiare una ripresa che riveli al meglio le
tematiche affrontate dallindagine linguistica. Lo scatto riesce cos a restituire loggetto della ricerca nella riformulazione pi completa di dato scientifico, ma anche e forse soprattutto di documento culturale.
Comparando i due autori, Scheuermeier e Pellis, dal punto di vista fotografico, operazione possibile vista la contemporaneit del loro lavoro e dunque la pari disponibilit delle tecniche, forse la qualit delle immagini di Paul
Scheuermeier superiore, ma evidente, al di l di ogni considerazione di
tipo artistico, la grande vicinanza del loro movente: la rappresentazione di
quel veicolo di comunicazione universale che la parola alla quale la rappresentazione fotografica aggiunge lindubbia chiarezza del dettaglio tecnico;
per contro si evince da quelle foto solo un accenno allumanit che di quella
tecnica portatrice e talora creatrice.
Ben diverse, in questo senso, sono le immagini realizzate da Pasquali nelle
valli appenniniche della Romagna. Unattenzione molto maggiore egli dedica alle persone, viste in momenti diversi della loro vita nellarco delle stagioni: dal lavoro dei campi a quello domestico, dallevento sociale del mercato
alloccasione festiva, sono i visi di uomini, donne, vecchi e bambini che attirano lo sguardo del fotografo, in un rapporto speculare e inverso con la realt rispetto allo sguardo di Scheuermeier e di Pellis: quasi scompare il detta19

glio tecnico, la professionale attenzione per le modalit operative in s stesse, ma certamente prende rilievo lo spessore lirico e umano.
Ci detto occorre sottolineare, in quelle figure di abitanti della campagna, la
persistenza di condizioni abitative e di lavoro caratterizzate da una povert
estrema, ma sempre dignitosa, che non precipita mai nella miseria, ma nelle
quali non retorico scorgere il diffuso ottimismo postbellico.

20

Oltre limmagine
Temi paesistici e socio-economici dellAppennino
faentino nelle fotografie di Enrico Pasquali
Stefano Piastra

Fudan University, Shanghai / Alma Mater Studiorum Universit di Bologna.

Accanto al loro valore artistico, gli scatti di Enrico Pasquali relativi allAppennino faentino costituiscono unimportante fonte per lo studio dellevoluzione
paesistica e socio-economica recente del territorio, permettendo di toccare
con mano luoghi e processi in atto negli anni 50 del Novecento e compararli con la situazione odierna. Pur trattandosi spesso di inquadrature studiate
e solo a prima vista naturali, infatti innegabile, specie in talune foto pasqualiane, una specifica volont in chiave documentaria, aspetto che del resto si doveva collocare pienamente, nelle intenzioni dellautore, nel quadro
della sua adesione al Neorealismo, concepito come mimesi fedele, oggettiva e non filtrata della realt.
I primi anni 50, durante i quali Pasquali visit i territori comunali di Brisighella, Riolo Terme (ma sino al 1957 Riolo dei Bagni) e Casola Valsenio (compresa lemergenza ambientale della Vena del Gesso romagnola, su cui ci
soffermeremo in modo particolare in questa sede), costituivano un periodo
critico. Trattandosi di aree marginali, la pesante eredit della guerra risultava ancora in gran parte presente e la ricostruzione tardava a concretizzarsi,
mentre il boom economico italiano doveva ancora avere luogo. Dal punto di
vista demografico, era invece ormai gi innescato quel processo di spopola21

Fig. 1 Ca Siepe (Riolo Terme), edificio rurale ubicato sulla Vena del Gesso romagnola in sinistra
idrografica del Senio. Fotografia di Enrico Pasquali databile ai primi anni 50 del Novecento, quando la
casa era stata da poco abbandonata

22

Fig. 2 Ca Siepe ai nostri giorni: labbandono ha provocato, nel tempo, ulteriori crolli (foto S. Piastra)

23

mento montano a favore delle finitime pianure imolesi e faentine che, da l a


oggi, avrebbe portato a unaccentuazione dellindice di vecchiaia e, nei casi
di Brisighella e Casola Valsenio, ad un sostanziale dimezzamento della popolazione residente (tab. 1).1
Enrico Pasquali, qui come in altri territori appenninici da lui fotografati, si
mostra particolarmente attento a questultima dinamica, e proprio una delle sue immagini riolesi fissa tale fenomeno: si tratta di una fotografia di Ca
Siepe (fig. 1), ubicata sulla Vena del Gesso in sinistra Senio e rappresentativa della locale edilizia rurale,2 ripresa con tutta probabilit in un momento immediatamente successivo al suo abbandono. Limmagine risulta significativa in quanto proprio i locali affioramenti evaporitici messiniani, in ragione dei forti condizionamenti ambientali qui presenti (morfologie aspre, viabilit problematica, terreni poco fertili, acque di origine carsica generalmente non potabili e anzi leggermente tossiche), furono, in quegli anni, tra le prime aree del basso Appennino romagnolo a spopolarsi in modo pressoch
completo.3 Sin dal 2005 la Vena del Gesso protetta da un Parco regionale, il quale ha mostrato, pi di altre aree protette del panorama emiliano-romagnolo, una particolare sensibilit verso temi direttamente legati alla memoria e allidentit delle comunit locali:4 questa come altre foto pasqualiane si pu ora inserire in tale alveo di studi e attivit, e andare a costituire un
insostituibile termine di confronto visivo, anche e soprattutto in chiave didattico-educativa e divulgativa, tra la situazione dei primi anni 50 e la situazione odierna (fig. 2).
Come detto, ai tempi di Pasquali la realt socio-economica del territorio in
esame risultava estremamente arretrata. Una delle strategie qui sistematicamente applicate per mitigare la disoccupazione e garantire un minimo di
reddito, pienamente sostenuta anche dagli esponenti politici locali centristi,5
24

fu quella dei cosiddetti cantieri Fanfani, cos chiamati dal Ministro Amintore Fanfani che li promosse durante il suo incarico al Dicastero del Lavoro nellambito dei governi De Gasperi IV e V (1947-1950). Si trattava di opere pubbliche a pioggia di sistemazione idraulico-forestale e assetto del territorio (in primis, la viabilit secondaria), caratterizzate da unottica dichiaratamente assistenzialista e, generalmente, un cattivo/pessimo rapporto costi-benefici. In particolare, proprio la valle del Senio e soprattutto Casola
vennero assurte ad aree-simbolo dei cantieri Fanfani: in questultima localit, il 21 marzo 1949 ebbe luogo, su impulso della personalit culturale locale Augusto Rinaldi Ceroni e alla presenza dello stesso Fanfani, una Festa degli Alberi, imperniata sullopera di riforestazione, destinata a ripetersi negli anni seguenti e a estendersi in tutta Italia.6 La cerimonia casolana

del 1949 fu persino oggetto di un cinegiornale e di un notevole documentario7 caratterizzato da aspetti propagandistici in chiave cristiano-sociale, visione del resto sottesa anche alle prime fasi della quasi contemporanea Riforma agraria.8
Pasquali fissa su pellicola appunto uno dei tanti cantieri Fanfani della vallata: si tratta della costruzione di una strada rurale diretta alla chiesa parrocchiale di Sasso Letroso (Riolo Terme), visibile in secondo piano sulla sinistra, anchessa ubicata sulla Vena del Gesso a poca distanza dalla sopraccitata Ca Siepe (fig. 3). Nello scatto, emergono lesclusivo lavoro manuale
di spianamento del gesso affiorante e lassenza di macchine, in funzione anche di un allungamento temporale dei lavori e, con esso, del relativo beneficio sociale. Paragonando limmagine pasqualiana con la situazione odierna
(fig. 4), emerge nitidamente, sullo sfondo, il netto aumento della copertura
boschiva verificatosi sulla Vena del Gesso negli ultimi sessantanni, fenomeno a sua volta ricollegabile allo spopolamento analizzato sopra e alle conse25

Fig. 3 Cantiere Fanfani presso la chiesa parrocchiale di Sasso Letroso (Riolo Terme Vena del
Gesso romagnola): realizzazione della strada di accesso alla chiesa. Fotografia di Enrico Pasquali
databile ai primi anni 50 del Novecento

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Fig. 4 La chiesa parrocchiale di Sasso Letroso oggi (foto S. Piastra). Da un confronto con la fig. 3,
emerge prepotentemente il deciso aumento della copertura boschiva materializzatosi sulla Vena del
Gesso negli ultimi sessantanni in seguito allo spopolamento dellarea

27

guente diminuzione della prassi del taglio forestale e colonizzazione degli ex


coltivi da parte della vegetazione naturale.9

Negli anni 50, lestrazione a livello artigianale del gesso rappresentava ancora, a livello locale, uno dei pochi comparti economici alternativi allagricoltura e un segno importante nel paesaggio.10 Laspetto pittoresco e la durezza del lavoro nelle cave attir lattenzione di Pasquali, il quale forse conosceva gi tale realt grazie agli analoghi siti estrattivi nei Gessi bolognesi: il Nostro ci ha lasciato due immagini (figg. 5-6) dello stesso fronte, ubicato in corrispondenza della stretta di Rivola (Riolo Terme). Dovrebbe trattarsi di un
sito estrattivo in sinistra idrografica del Senio, quasi sicuramente da identificarsi nella cava di propriet Poggi oppure in quella di propriet Lanzoni (gi
Villa) a quel tempo ancora attive, ma destinate di l a pochissimo a chiudere in seguito allapertura (1958) della cava ANIC in destra dello stesso corso
dacqua.11 Il minerale qui estratto era destinato alla cottura in fornace per la
produzione del cosiddetto gesso da presa, e non allestrazione di materiale
da costruzione da mettere in opera nelle murature: ne una conferma la catasta di blocchi irregolari di piccole dimensioni visibile sulla sinistra di fig. 5.
1951

1961

1971

1981

1991

2001

2011

15.041

12.251

9317

8401

7803

7500

7664

Riolo Bagni/RioloTerme

5271

4994

4794

4778

5013

5336

5777

Casola Valsenio

5647

4451

3338

3051

2930

2844

2724

Brisighella

Tab. 1 Evoluzione demografica dei comuni dellAppennino faentino tra il 1951 e il 2011. Dati ISTAT.

28

Fig. 5 Cava artigianale di gesso in sinistra della Stretta di Rivola (Riolo Terme): sulla sinistra, catasta di pezzame gessoso da destinare alla
cottura in fornace per ottenere gesso da presa; sullo sfondo, addossate
alla parete, le biciclette con cui i gessaroli ritratti nellimmagine si recavano al lavoro. Fotografia di Enrico Pasquali databile ai primi anni 50 del
Novecento

29

Locchio di Pasquali documenta, in modo implicitamente empatico, il mestiere tradizionale del gessarolo,12 di ascendenza secolare e ancora pratica-

to in quegli anni con attrezzi assolutamente rudimentali. Allo stesso tempo,


tra le righe, sembra che il Nostro dedichi al tema unattenzione speciale perch consapevole del fatto che si tratta di un mondo ormai al tramonto sotto
limpeto dello spopolamento rurale e montano e della incipiente industrializzazione.

Note
1
Si ricorda che i rischi relativi ad un rapido spopolamento montano nellAppennino faentino
erano gi ben chiari durante il periodo fascista, quando venne approntata unapprofondita analisi
delle cause del fenomeno e dei possibili rimedi, con unattenzione particolare rivolta proprio al territorio che qui interessa: AA.VV., Lo spopolamento montano in Italia. Indagine geografico-economico-agraria, VI, LAppennino emiliano-tosco-romagnolo, Milano-Roma, Treves, 1934.
2 Stefano Piastra, La casa rurale nella Vena del Gesso romagnola, (Quaderni del Parco 1),
Faenza, Carta Bianca, 2011, pp. 88-89.
3 Stefano Piastra, Storia, in Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, (Regione Emilia-Romagna), Mantova, Diabasis, 2010, pp. 159-160.
4
Ci riferiamo in particolare al progetto Arca della Memoria, un database di interviste filmate incentrato sui rapporti uomo-ambiente nella Vena del Gesso nel recente passato: Stefano Piastra, La memoria del territorio tra natura e cultura. Unesperienza nel Parco regionale della Vena
del Gesso Romagnola, Storia e Futuro 28 (2012) (http://www.storiaefuturo.com); Stefano Piastra, Massimiliano Costa, Comunit locali e affioramenti gessosi. Il progetto Arca della Memoria
del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, Speleologia Emiliana s. V, XXIII, 3 (2012), pp.
63-72. Una prima presentazione del progetto, quando esso era ancora in fieri, in Stefano Piastra,
La Vena del Gesso romagnola: coordinate storico-culturali di unarea marginale, in Dalle Alpi alla
Vena del Gesso romagnola. Uno sguardo comparativo tra storia, cultura e identit, (Convegno tenuto a Casola Valsenio il 28 ottobre 2010 nellambito dellincontro internazionale di speleologia Geografi del vuoto). La registrazione filmata dellintervento orale caricata allURL http://www.youtube.com/watch?v=2f76MDoa5H0. Il documentario divulgativo del progetto Arca della Memoria,
intitolato La memoria dei gessi, invece visionabile sul canale youtube del Parco regionale della
Vena del Gesso Romagnola: http://www.youtube.com/watch?v=FQIghPk8ijo.
30

Fig. 6 Cava artigianale di gesso in sinistra della Stretta di Rivola (Riolo Terme): emergono lutilizzo di tecniche rudimentali e lassenza di macchine. Fotografia di Enrico Pasquali databile ai primi
anni 50 del Novecento

31

5
Si data ad esempio all11 marzo 1950 uninterrogazione parlamentare dellOn. Benigno
Zaccagnini (DC), originario di Faenza, al collega di partito Emilio Colombo, allepoca Sottosegretario di Stato per lAgricoltura e Foreste, nella quale si domandava quali provvedimenti [il Ministro
Antonio Segni] intenda adottare per la sistemazione idraulico-forestale dei bacini montani dei corsi dacqua romagnoli. La soluzione di tale problema divenuta ormai assolutamente improrogabile
poich i danni causati dalla guerra, il quasi totale disboscamento, linterruzione di interventi correttivi durante il periodo bellico, hanno portato ad un ulteriore preoccupante aggravamento della gi
depressa economia collinare (con impoverimento progressivo di quelle laboriose popolazioni che
ormai tendono per sempre pi ad abbandonare la montagna divenuta incapace di sostenerle) e
ad una permanente minaccia di allagamenti della pianura romagnola quali si sono fin ora verificati
nei comuni di Fusignano, Castel Bolognese, Faenza e Lugo con conseguenze di lutti, disagi e incalcolabili danni economici a quelle popolazioni gi tanto duramente provate dalla guerra. () Il problema, cos come prospettato nella mia interrogazione, di vasta portala (riguarda la mia provincia
[Ravenna] e altre viciniori): loccasione per presentare linterrogazione m venuta dalle alluvioni
verificatesi nella vasta pianura emiliana. Insieme con questa avevo presentato anche unaltra interrogazione al ministro dei lavori pubblici (effettivamente non si pu risolvere e non si pu rimediare
al pericolo di allagamento della bassa pianura se non si procede, prima o contemporaneamente, a
una efficace sistemazione idraulica e forestale dei bacini montani). Purtroppo, noi dobbiamo rilevare che, da molti anni, quanto vien fatto non sufficiente. La guerra ha prodotto danni gravissimi:
ha fatto saltare griglie [sic. Refuso per briglie?], ponti, chiuse. Oltre ai danni delle opere distrutte,
vi sono i danni provocati dallaccumulo di detriti e di macerie che si sono depositati sul letto, ostacolando e deviando i corsi dacqua e facendo s che si verificassero erosioni vastissime alle quali
urgente rimediare. Ad alcune opere urgenti di sistemazione si potr, per, almeno in parte, venire incontro con gli stanziamenti di cui ha parlato lonorevole sottosegretario, che ringrazio per i 20
milioni riguardanti la sistemazione della via Emilia e del fiume Senio. Vi sarebbero da sistemare poi
numerosissimi corsi dacqua affluenti del Senio, ch la gran massa di materiali solidi provoca il rallentamento delle correnti e una maggiore facilit di inondazione. Occorre la creazione di numerose briglie che arrestino i materiali solidi in modo da consentire lefficace difesa idrica della montagna e della pianura. Ci avr benefici effetti sociali ed economici. Infatti, da molti anni, in Italia, abbiamo una situazione tragica: una pressione gravissima da parte delle masse bracciantili sulla pianura, mentre in montagna esistono poderi che oggi sono abbandonati; vi , cio, una economia che
impoverisce progressivamente. Per rimediarvi, non vi sono che queste opere, che mi auguro siano rapidamente condotte in porto (Atti Parlamentari, Camera dei Deputati, CDXI, Discussioni Seduta dell11 marzo 1950, pp. 16907-16908). Inutile sottolineare i toni enfatici e retorici (ma anche
appassionati) di Zaccagnini, un approccio assistenzialista, tecnocratico e antropocentrico alla gestione territoriale, nonch, sottotraccia, il probabile tentativo (poi in parte riuscito proprio attraverso i cantieri Fanfani) di estendere a territori marginali montani parte degli ingenti investimenti da
l a poco (Legge Stralcio dellottobre 1950) destinati alla Riforma agraria in altri ambiti geografici, soprattutto di pianura. Va infine ricordato come lAppennino faentino, specie la fascia calanchiva
plio-pleistocenica, avesse conosciuto unintensa stagione di interventi di bonifica montana durante il periodo fascista (Stefano Piastra, Evoluzione dei rapporti uomo-ambiente nelle Argille Azzurre
32

romagnole, in Sandro Bassi, Stefano Piastra, Marco Sami (a cura di), Calanchi. Le Argille Azzurre
della Romagna occidentale, Faenza, Carta Bianca, 2005, pp. 125-154; Alberto Malfitano, Un territorio fragile. Dibattito e intervento pubblico per lAppennino tra Reno e Adriatico (1840-1970), Bologna, Bononia University Press, 2011, pp. 133-134): implicitamente, Zaccagnini auspicava ora, ovviamente sotto una differente prospettiva politico-ideologica, una prosecuzione di tali grandi cantieri anche nel secondo dopoguerra.
6 Beppe Sangiorgi, Augusto Rinaldi Ceroni. Una vita per le piante officinali, Ravenna, Provincia di Ravenna, 2003, pp. 49-53. Una foto dubitativamente ricollegabile a tale evento forse pubblicata anche in Alberto Malfitano, Un territorio fragile, cit., p. 237, fig. 26.
7 La Settimana Incom 00268, 25/03/1949, 21 marzo: la festa dellalbero (cinegiornale); Ministero del Lavoro, Cantieri di rimboschimento per disoccupati 1949 - D033505 (documentario).
Entrambi sono visionabili in streaming allURL http://www.archivioluce.com/archivio/.
8
Cf., in riferimento al delta padano emiliano-romagnolo, lanaloga ispirazione dei filmati e
degli scritti citati in Stefano Piastra, Riforma agraria e bonifica nel delta padano emiliano-romagnolo. Appunti per una rilettura, in Istituto Alcide Cervi, Riforma fondiaria e paesaggio, Soveria
Mannelli, Rubbettino, 2012, pp. 159-160.
9
In relazione a diversi settori della Vena del Gesso romagnola, tale tema discusso, sulla
base della fotografia storica e di fotoconfronti con le situazioni attuali, in Stefano Piastra, Evoluzione dei rapporti uomo-ambiente nella Vena del Gesso romagnola. I casi della valle cieca del rio Stella,
della sella di Ca Faggia e della forra del rio Basino, in Paolo Forti, Piero Lucci (a cura di), Il progetto Stella-Basino, (Memorie dellIstituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. XXIII), Bologna, A&B, 2010,
pp. 245-256; Stefano Piastra, Nevio Agostini, Davide Alberti, La Vena del Gesso nellArchivio Fotografico della Romagna di Pietro Zangheri: i fenomeni carsici, Speleologia Emiliana s. V, XXII, 2
(2011), pp. 53-64. Cf. anche Stefano Piastra, Storia, cit., pp. 160-161.
10
Luciano Bentini, Massimo Ercolani, Piero Lucci, Stefano Piastra, Le attivit estrattive del
gesso nellarea romagnola, in Piero Lucci, Antonio Rossi (a cura di), Speleologia e geositi carsici in
Emilia-Romagna, Bologna, Pendragon, 2011, pp. 171-179.
11 Stefano Piastra, Roberto Rinaldi Ceroni, Lapertura e lattivit della cava ANIC di Monte Tondo in una prospettiva storico-geografica. Aspetti produttivi, implicazioni sociali, riflessi sul sistema locale (1958-1993), in Massimo Ercolani, Piero Lucci, Stefano Piastra, Baldo Sansavini (a
cura di), I Gessi e la cava di Monte Tondo. Studio multidisciplinare di unarea carsica nella Vena del
Gesso romagnola, (Memorie dellIstituto Italiano di Speleologia, s. II, vol. XXVI), Faenza, Carta Bianca, 2013 pp. 463-487.
12 Luigi Varani, Evoluzione dei rapporti uomo-ambiente nei Gessi bolognesi e romagnoli,
Bollettino della Societ Geografica Italiana s. X, vol. III, n. 7-12 (1974), pp. 325-347; Antonio Veggiani, La tradizione dei gessi, in Cultura Popolare dellEmilia-Romagna. Mestieri della Terra e delle
Acque, Cinisello Balsamo, Silvana, 1979, pp. 86-93; Sergio Savorani, I gessaroli, in Giovanni Magnani (a cura di), La valle del Senio tra cronaca e storia, Imola, 1984, pp. 145-148; Susanna Raccagni, Sguardo storico, in Umberto Bagnaresi, Franco Ricci Lucchi, Gian Battista Vai (a cura di), La
Vena del Gesso, Bologna, Regione Emilia-Romagna, 1994, pp. 300-303.
33

Premilcuore, S. Sofia, Spinello Castelluccio. Montagna: figure e aspetti di vita, 1955


[sic. Didascalia errata; essa doveva originariamente fare parte della serie: Casola
Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta]

34

LIstituto Beni Culturali e lacquisizione


dellArchivio fotografico Enrico Pasquali
Priscilla Zucco

Fototeca dellIstituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna.

Le prime stampe di Enrico Pasquali che entrarono a fare parte della Fototeca dellIstituto Beni Culturali, e che restano tuttora le uniche da noi conservate, si devono ad un acquisto del 1983 (delibera n. 326 del 22 dicembre
1982). Il nucleo consiste in 449 positivi fotografici che furono utilizzati per
la mostra Enrico Pasquali fotografo. Bologna negli anni della ricostruzione 19511960 allestita per la prima volta a Bologna nel 1985 a Palazzo Pepoli Campogrande. Di questa mostra resta memoria nel bel catalogo pubblicato da
IBC e curato da Franco Bonilauri.
Lintenzione di Pasquali di vendere il suo archivio trov un pi forte riscontro nel 1994 quando, a seguito di un sopralluogo dellallora direttore dellIstituto Nazareno Pisauri e di Giuseppina Benassati, esperta di catalogazione di archivi fotografici, presso lo studio del fotografo in via Marconi n. 6,
fu deciso che parte dellintero archivio venisse acquistata per limportanza
storico-sociale-documentaria e per lalta qualit delle immagini di un autore di rilevo del panorama nazionale. Fu allora sottoscritta una convenzione
con la Cineteca del Comune di Bologna (delibera progr. 923 n. 864/CE del
29 dicembre 1995) relativa ad un impegno di spesa pari a Lire 300.000.000
diviso in parti uguali tra Istituto e Cineteca. Lacquisto dellIstituto corri35

spondeva a n. 52.830 negativi e n. 4.582 positivi. Si trattava di immagini relative alle condizioni di vita e di lavoro nella campagna e nella montagna, nelle industrie e nei cantieri della regione, durante gli anni Cinquanta e Sessanta. Tutti i diritti restavano in capo allautore, ma Istituto e Cineteca potevano
disporre delle immagini per pubblicazioni senza fine di lucro, come stabilito
dallarticolo 2 della Convenzione stipulata tra i due enti e il fotografo, sottoscritta il 26 marzo 1996. Secondo larticolo 4 della stessa Convenzione Istituto e Cineteca avevano il diritto di prelazione sullacquisto dei rimanenti lotti dellarchivio.
I negativi e i positivi acquistati, in precedenza selezionati e inventariati tra le
migliaia di immagini dellintero archivio da Angela Tromellini, allepoca responsabile dellArchivio fotografico della Cineteca, vennero dapprima depositati presso i due enti; solo nel 2001 la parte dellIBC, inventariata da Riccardo Vlahov, fu annessa al nucleo acquistato dalla Cineteca (di cui scrive
nel suo intervento Rosaria Gioia) mediante un comodato gratuito che avrebbe garantito la fruizione dellarchivio conservato in Cineteca allutenza pubblica interessata.
Negli anni successivi Pasquali sollecit lacquisto della restante parte dellarchivio. Regione Emilia-Romagna e Cineteca sottoscrissero allora una nuova convenzione triennale (2002-2004) per acquistare le rimanenti fotografie
dello studio di via Marconi. Lintera complicata vicenda raccontata con vivacit e partecipazione da Angela Tromellini nel suo saggio Che avventura infinita la conquista dellarchivio in Il caso Pasquali fotografo (Bologna 2006).
Attualmente lintero Archivio Enrico Pasquali conservato e fruibile presso
la Fondazione Cineteca di Bologna.

36

LArchivio Enrico Pasquali


Sterminato tesoro e fonte inesauribile
Rosaria Gioia

Responsabile Archivio fotografico della Fondazione Cineteca di Bologna.

Le collezioni fotografiche della Cineteca di Bologna sono il risultato di un attento, intelligente e costante lavoro di raccolta e conservazione realizzato
nel corso degli anni, frutto di donazioni, acquisizioni e recuperi. Una vocazione quella della Cineteca che ha origine negli anni Sessanta, dallidea di
Renzo Renzi di dar vita ad una raccolta che documenti le vicende storico-artistiche di Bologna, e si rinnova di volta in volta nel corso del tempo. Una ricca collezione che si rivela oggi un patrimonio unico nel suo genere e si propone come nuovo punto di riferimento per tutti gli appassionati, gli studiosi e
gli specialisti, non solo di cinema. Un milione di fotografie su Bologna, infatti, continuano a confermarsi importante fonte di documentazione iconografica sulla citt ma anche rappresentativo veicolo promozionale di una realt
locale conosciuta nel mondo.
Allinterno di questo contesto si inserisce la ricchissima raccolta del fotografo Enrico Pasquali, loriginario e originale archivio di un fotografo professionista acquisito a pieno titolo dalla citt di Bologna.
Dopo numerose trattative iniziate gi negli anni Settanta, fra il 1995 e il 2002,
lArchivio viene acquistato dallIstituto per i Beni Culturali della Regione Emi37

lia-Romagna in convenzione con Cineteca di Bologna, in due distinti momenti: prima una parte di immagini prodotte dal 1950 al 1970, poi una seconda parte di immagini prodotte dal 1970 fino alla cessazione dellattivit Pasquali. A queste si aggiunge infine unultima tranche di materiale donato dagli eredi Pasquali alla Cineteca nel 2005: prevalentemente stampe, negativi, provini a contatto, ma anche libri e riviste che facevano parte dello studio
privato di Enrico.
La tipologia dei materiali piuttosto varia, si va dai negativi su lastra di vetro
a quelli su pellicola, alle stampe e ai provini a contatto su supporto cartaceo,
per un totale di oltre 550.000 immagini.
A partire dal 2005 stato avviato, ed ancora in corso, un intervento conservativo programmatico sullintero Archivio che vede il riordino, la pulitura
e limbustamento di quasi tutto il materiale fotografico in buste e scatole adeguate; ai fini della valorizzazione e della fruibilit di tale patrimonio si sta portando avanti anche la digitalizzazione e la catalogazione del fondo, secondo
gli standard ministeriali.
Preziosa caratteristica di tale Archivio la sua variet iconografica, risultato del lavoro di uno studio fotografico ma anche della passione per la campagna che accompagner Pasquali per tutta la vita. Pasquali parte dal particolare entrando nelle case e nella vita privata delle famiglie bolognesi, per
le quali immortala momenti importanti quali matrimoni, battesimi, prime comunioni, cresime, compleanni, fino ad arrivare a mettere assieme un vero e
proprio racconto per immagini della vita di una citt. Intere campagne fotografiche commissionate dal Comune o dalla Provincia documentano i cantieri, le opere pubbliche, le riprese aeree, quindi la trasformazione urbanistica
della citt nel corso degli anni, ma anche gli avvenimenti politici e sindaca-

38

li, i monumenti e la vita culturale, il mondo del lavoro e quello della scuola.
Straordinario cronista della vita quotidiana nella campagna e montagna emiliano-romagnola, a cui era particolarmente legato e appassionato, Pasquali
raccoglie nel suo archivio degne testimonianze di uno spaccato ancora tutto italiano: linterno delle case rurali, il lavoro domestico delle donne, i giochi e la quotidianit dei bambini, il duro lavoro dei campi e gli animali fino ad
arrivare agli scorci e al paesaggio della campagna e montagna del Bolognese e della Romagna. Una passione che diventa per il fotografo un vero e proprio reportage di denuncia sociale delle condizioni lavorative e abitative nelle campagne.
Un contributo, quello del fotografo, significativo e fondamentale che si rivela oggi unimprescindibile testimonianza per studiosi che intendono conoscere e approfondire la storia politica, sociale e culturale di Bologna ma anche punto di riferimento ineccepibile, ad esempio, per gli artisti del cinema
che vogliono ricreare atmosfere e luoghi o ritrovare e riproporre attraverso il
grande schermo e al grande pubblico i volti del passato.

39

Fotografie
Riolo Terme
Casola Valsenio
Brisighella

Riolo Bagni, montagna in inverno, febbraio 1953


42

Riolo Bagni. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta


43

Premilcuore, S. Sofia, Spinello Castelluccio. Montagna: figure e aspetti di vita,1955 [sic. Didascalia errata; essa doveva originariamente fare parte della serie: Riolo Bagni. Montagna: aspetti
di vita e figure, 1953]
44

Riolo Bagni. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta [si tratta dello stesso
soggetto oggi rifotografato, a sessantanni di distanza, da Giovanni Zaffagnini; vedi p. 75]
45

Riolo Bagni, montagna in inverno, febbraio 1953


46

Riolo Bagni, montagna in inverno, febbraio 1953


47

Riolo Bagni. Montagna: aspetti di vita e figure, 1953

48

Riolo Bagni. Montagna: aspetti di vita e figure, 1953

49

Riolo Bagni. Montagna: aspetti di vita e figure, 1953 [Ca Siepe, Riolo Terme]

50

Riolo Bagni. Montagna: aspetti di vita e figure, 1953 [Sasso Letroso, Riolo Terme]

51

Riolo Bagni. Cantiere stradale nelle colline, 1953 [Sasso Letroso, Riolo Terme]

52

Riolo Bagni. Montagna in inverno, febbraio 1953


53

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta


54

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta


55

Casola Valsenio. Mercato, 1955 [via Roma]

56

Casola Valsenio. Gruppo familiare, 1956

57

Casola Valsenio. Gruppo familiare, 1956

58

Premilcuore, S. Sofia, Spinello Castelluccio. Montagna: figure e aspetti di vita,1955 [sic.


Didascalia errata; essa doveva originariamente fare parte della serie: Casola Valsenio.
Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta]
59

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta

60

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta

61

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta

62

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta [lungo via Roma]

63

Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta


64

Casola Valsenio. Mercato, 1955


65

Canterini imolesi a Casola Valsenio, anni Cinquanta


66

Casola Valsenio. Corso mascherato a Carnevale, 1953 [via Roma]


67

Brisighella. Montagna, 1954-1955 [via Porta Fiorentina]

68

Brisighella. Montagna, 1954-1955 [via Recuperati]

69

Brisighella. Montagna, 1954-1955 [via Recuperati]

70

Brisighella. Montagna, 1954-1955 [Piazzetta del Monte]

71

Due bambine

Giovanni Zaffagnini

Fotografo. www.giovannizaffagnini.it.

Sul pianerottolo, una madre con la bambina in braccio, laltra, appena pi


grande, guarda il fotografo e saluta, o forse si protegge con la mano dal lampo imminente del flash. La fotografia del dopoguerra (1955), lautore Enrico Pasquali, il luogo Borgo Rivola vicino a Riolo Terme.
Limmagine mostra unindigenza estrema, mitigata dalla presenza rassicurante della madre che lascia intuire unindole protettiva, ma non rassegnata
di fronte alle difficolt. Quello che colpisce maggiormente il corrimano della scala realizzato con rami rozzamente ripuliti dalla corteccia e fissati con
una inclinazione producente una serie di V.
Immagini come questa invitano a riflettere sullinsensatezza di tanta nostalgia del passato sempre presente nei momenti difficili; la crisi economica attuale non giustifica il rimpianto di unepoca di guerre, fascismi e miseria.
Per un caso del tutto fortuito, Stefano Piastra, che insegna a Shanghai ma
intravede costantemente le colline faentine attraverso i miraggi dello smog
cinese, ha rintracciato, in occasione di un ritorno nella terra dorigine, le allora bambine.
Deanna e Cesarina Benedetti, oggi elegantemente vestite, ricordano vagamente il fotografo e hanno accettato di buon grado a farsi ri-fotografare, a
73

distanza di 60 anni, nella casa dove vivevano, nella quale, di fatto, non erano pi tornate.
Lidea di replicare fedelmente linquadratura di Pasquali, oltre a non rientrare nel modus operandi del sottoscritto, non sarebbe stata comunque praticabile per limpossibilit ad accedere allinterno dellabitazione, nel frattempo
totalmente trasformato. Si deciso allora di cercare spunti fuori delledificio
che, a distanza di tempo, non presenta modifiche importanti.
La presenza nel giardinetto di un albero con i rami a V nella stessa inclinazione dellantico corrimano, il gesto di saluto della sorella maggiore, hanno
fornito laggancio alla fotografia originale.

[Borgo Rivola, 1955]

74

Cesarina e Deanna Benedetti, Borgo Rivola, 2013, fotografia di Giovanni Zaffagnini

75

Enrico Pasquali, una vita dedicata alla fotografia

Rosaria Gioia

Responsabile Archivio fotografico della Fondazione Cineteca di Bologna.

Enrico Pasquali nasce il 4 settembre del 1923 nel borgo medievale di Castel
Guelfo di Bologna, lungo la sponda sinistra del fiume Sillaro, al confine con
il comprensorio imolese. Figlio di Luigi Pasquali e Maria Rossi, mezzadri,
terzo di cinque fratelli.
Ha tre anni quando il podere in cui lavoravano i suoi genitori viene venduto. La sua famiglia viene sfrattata dalla terra e si trasferisce a Medicina, importante centro agricolo a nord di Castel Guelfo. I genitori continuano lattivit come braccianti stagionali e affittuari di un piccolo podere. Enrico ha dieci anni quando perde il padre; la madre, dovendosi occupare della numerosa famiglia, prosegue da sola a lavorare nei campi e nelle risaie dove Enrico, ancora piccolo, spesso laccompagna, per portare, come acquaiolo, da
bere alle mondine.
Allet di dodici anni, nel 1935, comincia a lavorare come fattorino e aiuto tipografo presso la Fototiporilievografica Galvani di Medicina. Alberto Galvani
gestisce in paese anche uno studio fotografico.
I fratelli Pasquali erano tutti braccianti. La loro madre voleva che Enrico, conclusa listruzione elementare superiore (la sesta), non lo diventasse.
Nel 1941 i figli perdono anche lei. Per sopravvivere, Enrico lavora in tipografia e, contemporaneamente, si adatta ai pi umili lavori stagionali; succes77

sivamente decide di entrare come volontario nel corpo dei Vigili del Fuoco
di Bologna, dove rimane fino al 1943, anno in cui viene chiamato alle armi.
Al rientro dalla guerra, nel 1945, torna a chiedere lavoro alla ditta Galvani,
ma la situazione della tipografia non pi quella che ha lasciato. Enrico ,
quindi, costretto a riprendere le attivit stagionali e ad adattarsi ad ogni tipo
di lavoro: il muratore, lo stradino, lavora lungo le ferrovie, fa tutto quello che
gli possibile per racimolare soldi.
Negli stessi anni siscrive al Partito Comunista Italiano, cui rimane legato per
tutta la vita.
Nel 1947 inizia con la fotografia. Ottiene in prestito per circa un anno una
macchina fotografica e comincia i suoi primi esercizi, sperimentando la professione in occasione di comunioni, cresime e matrimoni.
Acquista la sua prima macchina, una Leica usata, che nel 1948 gli vende il
figlio di Alberto Galvani. Comincia come ambulante, qualifica che compare
dopo quella di fotografo e fino alla cessazione dellattivit, nel Registro delle
Ditte della Camera di Commercio in Bologna e nellAlbo degli Artigiani, istituito dalla Regione Emilia-Romagna. Risulta iscritto, come Foto Studio Enrico Pasquali, al Registro delle Ditte della Camera di Commercio in Bologna
dal 27 febbraio 1954 al 22 febbraio 2000, data di cessazione di unit locale. Invece risulta iscritto allAlbo degli Artigiani della Regione Emilia-Romagna dal 14 luglio 1961 al 9 giugno 2005.
Come fotografo itinerante, Pasquali gira il sabato e la domenica per feste e
mercati, in diversi comuni emiliani. Nel 1949 integra la sua attrezzatura professionale con un nuovo acquisto, una Rectaflex che unisce a una Contessa Nettel.
Negli stessi anni scatta le prime fotografie di manifestazioni bracciantili e realizza le sue ormai note immagini delle mondine. Spinto dalla passione per
78

certi luoghi e paesaggi umani, come dalla necessit di poter guadagnare un


po di soldi dalla vendita delle stampe prodotte, si fa cronista della vita quotidiana nella terra emiliana: rappresenta la vita delle risaie, dei lavori nei campi, di mezzadri e braccianti, le loro lotte per la terra e il lavoro, le case dove
abitano in pianura e montagna, i bambini, lambiente in cui crescono, giocano o vanno a scuola. Il lavoro e ogni sua condizione sono al centro del sue riprese fotografiche nelle province di Bologna, Ferrara, Forl e Ravenna.
Nel 1950, in societ con Ermenegildo Zuppiroli, fotografo e stampatore gi
attivo nello studio bolognese Villani, Enrico apre a Medicina lo studio Pasquali&Zuppiroli. Si occupa dei servizi, mentre Zuppiroli esegue la stampa delle fotografie. Nel frattempo il fratello di Enrico, Alfonso, si forma come
stampatore e ritoccatore, soprattutto di fototessere, attivit che svolge saltuariamente, dal 1954 al 1955, e, occasionalmente, ancora negli anni Settanta.
Laltro fratello, Dino, per anni tiene la contabilit della bottega. lunico, della famiglia originaria, che viva oggi a Medicina.
Lo studio riesce ad affermarsi; lavora molto in occasione di battesimi, cresime, matrimoni e feste private. Enrico, per, non perde mai di vista il suo
originario obiettivo: la vita delle classi povere nel Comune di residenza e in
quelli della Bassa Bolognese. Rilevanti per numero e qualit saranno le immagini degli scariolanti, dei lavoratori che manifestano per lavvio dei lavori del Canale Emiliano Romagnolo, delle manifestazioni sindacali e politiche
a Medicina e dintorni, assieme a quelle che descrivono la vita dei contadini
nellAppennino emiliano-romagnolo, ecc.
Si tratta di inquadrature che catturano lattenzione dei pi noti quotidiani
(LUnit e lAvanti!) e settimanali (Vie Nuove, Noi Donne, La Lotta,
Lavoro) della sinistra italiana, ma non garantiscono proventi. Saltuaria79

mente queste testate pubblicano sue fotografie, e solo come immagini di denuncia sociale e sostegno alle rivendicazioni dei lavoratori.
In questo periodo, quindi, lattivit pi redditizia continua ad essere quella legata alle commissioni private.
Nel 1952 Pasquali compra la prima Rolleiflex, per aggiornarsi sulle nuove
camere e tecniche che il mercato della fotografia proponeva ai professionisti. Di l a qualche anno sperimenter anche la pellicola e la stampa a colori, da lui non molto amate.
Nello stesso anno sposa Malvina Volta, con una cerimonia a Sasso Morelli, complesso architettonico rurale della fine del Settecento. Il loro viaggio
di nozze tocca le mete tradizionali di quegli anni: Roma, Napoli e Palermo.
A Roma, Pasquali incontra un giornalista di Vie Nuove, suo amico, il quale accompagna gli sposi a Cinecitt. Nelloccasione la coppia ha lopportunit di conoscere il regista Carlo Lizzani e le attrici Giulietta Masina e Marina
Berti, come attestano alcune immagini.
Nel 1952 comincia a stabilire primi contatti con Bologna, dove lavora per lUfficio stampa della Provincia e per la Camera del Lavoro.
Nel 1953, anno di nascita della sua primogenita, Sonia, Pasquali decide di
sciogliere la societ con Zuppiroli e di condurre da solo lo studio di Medicina, dove proseguir lattivit per altri due anni, continuando la collaborazione con gli enti, i quotidiani e le riviste cui si era nel frattempo legato. Sempre pi spesso lascia il paese per la citt che ormai gli offre differenti occasioni di lavoro. Nel 1955 decide di trasferirsi a Bologna, pur mantenendo lo
studio a Medicina che conserver fino al 1960, anche grazie allaiuto del fratello Alfonso.
A Bologna il suo primo recapito in Via Schiassi 19, luogo di abitazione e insieme di studio, dal 1955 alla fine degli anni Cinquanta; successivamente si
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trasferisce in Via Pacinotti 51, sua nuova abitazione e sede dellattivit fotografica, dalla fine degli anni Cinquanta fino al 1967-1968.
Grazie ai contatti precedentemente stabiliti, Pasquali riceve nuove committenze dalla Provincia di Bologna, per conto della quale documenta cantieri,
opere pubbliche e monumenti, e dalla Camera del Lavoro, per cui segue avvenimenti politici e manifestazioni sindacali. In questi stessi anni riprende i
cantieri della Cooperativa Selciatori, Posatori e Scalpellini, relativi alla costruzione di un tratto dellautostrada del Sole, e comincia a frequentare le redazioni locali di quotidiani e settimanali della sinistra italiana per le quali racconta la ricostruzione, il boom economico e i fermenti politici e sociali della
provincia bolognese, attivit che proseguir per circa trentanni.
Per aumentare i suoi introiti si occupa anche di cronaca nera, sportiva e
sempre di avvenimenti politici, entrando in contatto con i grandi professionisti bolognesi (Nino Comaschi, i fratelli Gnani, Walter Breveglieri, Costantino della Casa, ecc.), senza per stabilire con loro un rapporto professionale.
Prosegue, appena ha tempo a disposizione, le sue perlustrazioni fotografiche nellAppennino, a cavallo del suo Galletto Moto Guzzi.
Nel 1967 nasce il suo secondo figlio, Massimo. Un anno pi tardi apre come
Foto Studio Pasquali in Via Marconi, 6-9, dove rimarr attivo fino al 2002,
anno in cui chiude la partiva Iva.
Nel 1970 conclude i suoi rapporti con lUfficio stampa della Provincia e passa a lavorare per lUfficio tecnico del Comune di Bologna, per conto del quale fotografa i cantieri dellAmministrazione.
Nel corso del 1980 Pasquali comincia a scattare fotografie aeree di Bologna,
sfruttando suoi contatti con lAero club locale o salendo sugli elicotteri dei Vigili del Fuoco e della Polizia.
ll primo riconoscimento, per la sua attivit pi che trentennale di fotografo,
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avviene grazie a una mostra promossa nel 1985 dallIstituto per i Beni Culturali, Enrico Pasquali fotografo. Bologna negli anni della ricostruzione 1951-1960,
curata da Franco Bonilauri, allestita a Palazzo Pepoli Campogrande, dal 28
giugno al 28 agosto, occasione nella quale vengono esposte cento fotografie per documentare la grande trasformazione socioeconomica e culturale avvenuta a Bologna e in Italia nellarco di un decennio,a partire dagli anni
successivi alla fine della guerra.
La mostra ha un grande successo e nel 1986 viene riallestita nellambito della Biennale internazionale di Amsterdam, dove riscuote molta attenzione.
La collaborazione avviata con lIBC continua con la pubblicazione di alcune
fotografie di Enrico su giornali, quali il Giornale lombardo e, nel 1988, sfocia nella mostra, e nel catalogo, curati da Bonilauri, Enrico Pasquali. Ritratto di
un paese. Medicina negli anni 50.
Nel 1993 Pasquali partecipa a una collettiva a Napoli, intitolata Invitation au
voyage, realizzata a Castel SantElmo. Lesposizione, curata da Ennery Taramelli e Claude Nori, presenta dieci fotografi neorealisti italiani e dieci francesi. Nei mesi di maggio e giugno viene inaugurata al Museo Civico Archeologico di Bologna e da qui trasferita in Francia, al Festival di Fotografia di Arles.
Nel 1994 gli vengono dedicati la mostra (e il catalogo): Enrico Pasquali fotografo. I comuni della zona culturale bazzanese negli anni della grande trasformazione.
La rassegna presenta il lavoro fotografico da lui svolto negli otto Comuni che
da Casalecchio di Reno si distribuiscono lungo le valli del Lavino e del Samoggia, fino al confine modenese. Le stampe, scelte a partire da alcuni provini dai bibliotecari della zona bazzanese, furono eseguite, nelloccasione,
dallo stesso Pasquali. La mostra, curata da Gabriele Mignardi, venne inaugurata presso la nuova Biblioteca di Zola Predosa e riallestita successiva82

mente nella Sala dei Giganti della Rocca dei Bentivoglio a Bazzano.
Nei mesi di maggio-giugno 1997 viene presentata in Palazzo dAccursio,
nellambito della rassegna fotografica Maylight-Nuova fotografia internazionale, una personale di Enrico Pasquali, dedicata ai bambini. Dal 18 giugno al
29 agosto 1999 partecipa con successo alla mostra collettiva El neorrealismo
en la fotografia italiana, curata da Enrica Vigan a Madrid e organizzata dal
Centro Cultural de Conde Duque e dallIstituto di Cultura Italiana in Spagna.
Nel 2002 Pasquali, come ricordato, chiude la partita Iva, pur proseguendo
per qualche mese fino al 2003 a mantenere lo Studio di Via Marconi, ceduto
entro la fine dello stesso anno.
Muore a Bologna il 13 settembre 2004.

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Progetto editoriale
Isabella Fabbri e Priscilla Zucco
Crediti fotografici tranne dove indicato diversamente
Enrico Pasquali/Cineteca di Bologna
Si ringraziano
Giuseppe Bellosi
Giuseppina Benassati
Deanna e Cesarina Benedetti
Franco Bonilauri
Rosaria Gioia
Angelo Muccinelli
Massimo Tozzi Fontana
Giovanni Zaffagnini
Massimiliano Costa
Direttore del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola
Ufficio stampa
Valeria Cicala e Carlo Tovoli
Immagine di copertina
Casola Valsenio. Montagna: aspetti di vita e figure, anni Cinquanta, fotografia di Enrico Pasquali
Stampa
Centro Stampa Regionale
Finito di stampare a Bologna
maggio 2014

Provincia di Ravenna
Assessorato ai Parchi

2014 Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna. Tutti i diritti riservati.

ISBN 9788897281290

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