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Dopo aver visto a grandi linee le parti e funzioni principali delle macchine

fotografiche, passiamo ad esaminare da vicino i singoli elementi,


cominciando dall'obiettivo.

Entreremo cos a contatto con numerosi fattori di fondamentale importanza
nella tecnica fotografica, quali lunghezza focale, numeri di diaframma,
profondit di campo, iperfocale. Si tratta di elementi basilari per una corretta
comprensione della fotografia, per cui vanno assimilati con grande cura.

Successivamente vedremo come vengono classificati gli obiettivi in funzione
della loro lunghezza focale, passando in rassegna i diversi tipi di obiettivi. Per
finire, in questo capitolo troviamo anche una scheda che non si riferisce ad
obiettivi veri e propri, ma ad un accessorio che in grado di modificare le
caratteristiche ottiche degli obiettivi su cui viene montato.


o Lunghezza focale
o Angolo di campo
o Luminosit
o Diaframma
o Profondit di campo
o Iperfocale
o Scelta del punto di messa a fuoco
o Messa a fuoco automatica
o Obiettivi normali
o Obiettivi grandangolari
o Teleobiettivi
o Obiettivi zoom
o Moltiplicatori di focale








LUNGHEZZA FOCALE

In una lente convergente i raggi provenienti da un soggetto molto lontano
(infinito) convergono in un punto. La distanza tra il centro della lente e il piano
focale (piano su cui si forma l'immagine nitida del soggetto) la lunghezza
focale (o, pi semplicemente, focale) di quella lente.



Nella realt, ogni obiettivo fotografico formato da un certo numero di lenti e
non da una sola; tuttavia le considerazioni svolte in questa sede possono
essere considerate valide anche per gli obiettivi reali, che pertanto
schematizzeremo in una sola lente.

La lunghezza focale determina la grandezza dell'immagine sulla pellicola
(rapporto di riproduzione). Questo fattore determina due conseguenze
importanti. La prima che a parit di distanza soggetto/obiettivo, un obiettivo
di focale lunga produce un'immagine pi grande rispetto a un obiettivo di
focale corta.




RAPPORTO DI RIPRODUZIONE

A parit di distanza di ripresa, un obiettivo di focale pi lunga produce
un'immagine pi grande.
Inversamente, per mantenere fissa la grandezza dell'immagine sulla pellicola
al variare della lunghezza focale dell'obiettivo impiegato, dovremo variare la
distanza da cui si riprende il soggetto, allontanandoci da esso con
l'aumentare della lunghezza focale impiegata.




RAPPORTO DI RIPRODUZIONE
Per ottenere la medesima grandezza dell'immagine, con un obiettivo a lunga
focale bisogna allontanarsi dal soggetto.
La lunghezza focale di un obiettivo incisa sulla sua montatura.

Per lunghezza focale standard (o lunghezza focale normale) si intende quella
all'incirca uguale alla diagonale del fotogramma impiegato, o di poco
superiore. Ad esempio, nel formato 24x36 mm (diagonale =43 mm) viene
considerato normale un obiettivo di 50 mm di lunghezza focale.

Fino ad ora si parlato di obiettivi a focale fissa; pi avanti vedremo che
esistono anche obiettivi a focale variabile.




ANGOLO DI CAMPO
Per un certo formato di fotogramma, la lunghezza focale di un obiettivo
determina il suo angolo di campo. importante notare che l'angolo di
campo di un obiettivo non dipende soltanto dalla sua focale, ma anche dalla
grandezza del fotogramma che esso deve coprire.

Fissiamo pertanto la nostra attenzione su uno dei formati pi diffusi, ossia il
24x36 mm (dimensioni del fotogramma), detto anche 35 mm (dalla larghezza
della pellicola perforata); in tale formato l'obiettivo normale ha una
lunghezza focale di 50 mm e ricopre la diagonale del fotogramma. Da
semplici considerazioni geometriche si ricava che l'angolo di campo, in
questo caso, circa di 46.



ANGOLO DI CAMPO
L'angolo di campo dipende dal formato del fotogramma e dalla lunghezza
focale dell'obiettivo.
In un fotogramma 24x36 mm e con una focale di 50 mm, se si fa riferimento
alla diagonale (43 mm) si ottiene un angolo di campo di circa 46.
Se invece ci si riferisce al lato pi lungo del fotogramma (36 mm), si
ottengono 38; questo l'effettivo angolo di campo per inquadrature
orizzontali (col la focale e il formato suddetti).
A parit di formato, un obiettivo di focale pi lunga caratterizzato da un
angolo di campo pi ristretto:



ANGOLO DI CAMPO
A parit di formato (diagonale del fotogramma, in rosso), l'angolo di campo
cala al crescere della lunghezza focale (distanza obiettivo/pellicola).
Invece, a parit di lunghezza focale, si ottiene un angolo di campo pi ampio
usando un formato di fotogramma pi grande.



ANGOLO DI CAMPO
A parit di lunghezza focale (distanza obiettivo/pellicola), l'angolo di campo
cresce al crescere del formato (diagonale del fotogramma, in rosso).
La figura sottostante rappresenta graficamente il variare dell'angolo di campo
al cambiare della focale, nel formato 24x36 mm.



ANGOLO DI CAMPO
All'aumentare della lunghezza focale diminuisce l'angolo di campo.
In figura i valori validi per il formato 24x36.
Pi avanti vedremo come vengono classificati i vari obiettivi, a seconda del
loro angolo di campo.

























LUMINOSITA'
Si pensi ad una stanza dotata di una finestra, distante 3 metri dalla parete
opposta; quindi ad un'altra stanza con una finestra identica alla precedente,
ma distante il doppio dalla parete opposta. Ebbene, la prima parete sar pi
illuminata della seconda, perch la stessa quantit di luce viene distribuita su
una superficie pi piccola. In termini pratici si dice che la prima parete pi
luminosa; tale propriet legata, come si intuisce, alla misura della finestra e
alla sua distanza dalla parete di fondo.

L'esempio ci serve per definire la luminosit di un obiettivo, ossia la sua
capacit massima di trasmettere la luce: un obiettivo tanto pi luminoso
quanta pi luce fa arrivare alla pellicola.

La luminosit di un obiettivo dipende da due fattori: il diametro della lente
frontale (la dimensione della finestra, nell'esempio della stanza) e la
lunghezza focale (distanza della finestra dalla parete). In particolare, si
definisce luminosit il rapporto tra la lunghezza focale e il diametro
dell'obiettivo:
LUMINOSIT = lunghezza focale : diametro


La luminosit chiamata anche apertura relativa e viene comunemente
indicata con la lettera "f" seguita dalla barra "/" e dal numero che risulta dalla
divisione suddetta. Ad esempio, l'espressione f/3 indica che il rapporto tra
lunghezza focale e diametro uguale a 3 (vedere figura). Altri modi meno
diffusi per indicare la luminosit sono f.3 oppure 1:3.



LUMINOSIT
La luminosit di un obiettivo espressa dal rapporto tra la lunghezza focale e
il diametro della lente frontale dell'obiettivo. Nel caso di figura la luminosit
f/3.
Si noti che il numero che esprime la luminosit diminuisce al crescere della
quantit di luce trasmessa; in altre parole, un obiettivo f/2 pi luminoso di
un obiettivo f/4. Ci dovuto al fatto che il diametro dell'obiettivo compare al
denominatore della frazione vista sopra: a parit di focale, se la lente frontale
pi grande si ottiene come rapporto un numero pi piccolo.

La luminosit di un obiettivo viene anche detta apertura relativa, che mette
maggiormente in risalto che non si tratta di un valore assoluto, ma in
relazione al diametro della lente frontale. (Si noti che in termini ottici pi
rigorosi bisognerebbe parlare di "diametro effettivo" dell'obiettivo e non di
diametro della lente frontale).



















DIAFRAMMA
Nella scheda precedente abbiamo visto la luminosit o apertura di un
obiettivo, che si riferisce al diametro massimo del fascio luminoso che gli
passa attraverso. Ogni obiettivo (tranne quelli estremamente economici)
possiedono un dispositivo meccanico che limita le dimensioni di questo fascio
luminoso: si tratta del diaframma. La presenza del diaframma necessaria
per diversi motivi, che vedremo in dettaglio pi avanti: profondit di campo,
esposizione, resa ottica.

Generalmente il diaframma inserito tra le lenti dell'obiettivo ed costituito
da una serie di lamelle a iride, che possono essere chiuse o aperte per
regolare il flusso luminoso che passa attraverso l'obiettivo.



DIAFRAMMA A IRIDE
Una serie di lamelle poste all'interno dell'obiettivo regolano l'apertura che
lascia passare la luce, chiudendola in maggiore o minore misura rispetto
all'apertura massima.
evidente che quando si chiude il diaframma si altera l'apertura relativa
dell'obiettivo, in quanto si riduce il diametro del foro di passaggio della luce.
La luminosit di un obiettivo quella che corrisponde alla massima apertura
del diaframma.

Nelle macchine fotografiche si pu avere un diaframma manuale (azionato
mediante la rotazione di una ghiera) o un diaframma automatico (impostato
dal dispositivo di esposizione automatica).

Sulla ghiera o nel mirino ad ogni apertura di diaframma corrisponde un
numero di apertura relativa, espresso come valori "f/", ossia col criterio gi
visto per la luminosit. In altre parole, il diaframma effettivamente impostato
viene contraddistinto da un valore f/ corrispondente al rapporto tra lunghezza
focale e il diametro lasciato aperto dalle lamelle a iride. Cos, un diaframma
f/4 indica che il foro del diaframma compreso 4 volte nella lunghezza focale
(foro piccolo), mentre f/2 indica che vi compreso solo 2 volte (foro grande).



APERTURE DI DIAFRAMMA
Uno stesso obiettivo diaframmato in due modi diversi.
A una maggiore chiusura del foro di passaggio della luce corrisponde un
valore f/ pi alto.
Il diametro dell'apertura f/2 il doppio del diametro dell'apertura f/4; per la
proporzione tra lunghezze e rispettive aree, risulta che la quantit di luce che
passa attraverso un f/2 quattro volte pi grande di quella che passa
attraverso un f/4.

La scala dei diaframmi unificata a livello internazionale e viene espressa
da una serie di numeri che parte da 1 (diaframma uguale alla lunghezza
focale) e procede con valori che via via corrispondono alla met della
quantit di luce trasmessa:

Scala dei diaframmi

1

1.4

2 2.8 4 5.6 8 11 16

22

32


Il diaframma 1.4 (o 1,4 se si preferisce) fa passare la met della luce rispetto
al diaframma 1; il diaframma 2 fa passare la met del diaframma 1.4 e cos
via. Si noti che 1.4 la radice quadrata di 2 (proporzione tra lunghezze ed
aree) e che i numeri sono alternativamente il doppio dei precedenti
(arrotondando il doppio di 5.6 a 11).

PROFONDITA' DI CAMPO
Quando si mette a fuoco un punto, la sua immagine sulla pellicola diventa un
circoletto pi o meno grande, a seconda della precisione della focheggiatura
e della qualit dell'obiettivo. Fino a che il diametro del circoletto (pi
propriamente detto circolo di confusione o cerchio di diffusione) rimane
entro certi limiti, il punto pu essere considerato a fuoco.



CIRCOLO DI CONFUSIONE
L'immagine di un punto sulla pellicola diventa un circoletto pi o meno
grande, a seconda della precisione della focheggiatura e della qualit
dell'obiettivo.
Il diametro accettabile del circolo di confusione non una quantit fissa, ma
dipende dalla grandezza della riproduzione finale della fotografia (stampa o
proiezione di diapositiva) e dalla distanza da cui viene osservata; pi si
ingrandisce, pi si sfocano i particolari; pi si guarda da vicino una foto, pi si
vedono i difetti di messa a fuoco.
Per avere un ordine di grandezza, si considera che su una stampa il diametro
accettabile del circolo di confusione non ha bisogno di scendere sotto 0,25
mm; da questo si ricava il valore del diametro sulla pellicola, che si ottiene
dividendo 0,25 per il grado di ingrandimento a cui viene sottoposto il negativo
per ottenere la stampa.

Dalla figura precedente si ricava anche la definizione di profondit di fuoco,
che esprime la possibilit di spostare il piano della pellicola avanti o indietro
rispetto al piano di messa a fuoco ottimale, senza che il soggetto risulti
sfocato.

Vediamo ora che cosa succede quando si mette a fuoco su un piano definito,
supponendo di fotografare con un diaframma molto aperto. Un punto posto
su quel piano viene perfettamente a fuoco sulla pellicola (parte superiore
della figura seguente), mentre un punto lontano da quel piano diventa un
circolo abbastanza ampio, per cui appare sfuocato (diametro superiore a
quello accettabile per il circolo di confusione).



PROFONDIT DI CAMPO
Con un diaframma molto aperto, il circolo di confusione di un punto lontano
dal piano di messa a fuoco molto grande, per cui il punto appare sfuocato.
Nelle stesse condizioni, se fotografiamo con un diaframma pi chiuso, per il
punto lontano dal piano di focheggiatura otteniamo un circolo di confusione
pi piccolo, per cui rientra nel valore accettabile per apparire a fuoco.



PROFONDIT DI CAMPO
Con un diaframma pi chiuso, il circolo di confusione di un punto lontano dal
piano di messa a fuoco pi piccolo, per cui il punto appare focalizzato
meglio.
Considerazioni analoghe valgono per i punti posti tra il piano di messa a
fuoco e la fotocamera. In ogni caso, pi lontani sono i punti da quel piano, pi
sfocati appariranno nel fotogramma; la zona entro cui appaiono a fuoco in
modo accettabile viene detta profondit di campo.

La profondit di campo dipende da numerosi fattori: dalla lunghezza focale,
dal diaframma, dalla distanza del soggetto dalla fotocamera,
dall'ingrandimento del fotogramma, dalla distanza di osservazione della
riproduzione del fotogramma stesso. In particolare va detto che la profondit
di campo aumenta:
usando un obiettivo a corta focale;
impostando diaframmi pi chiusi;
allontanandosi dal soggetto.
Si noti che la profondit di campo uno degli elementi che concorrono a
determinare la nitidezza dell'immagine finale.













IPERFOCALE
Dalla scheda precedente emerge che la profondit di campo, ossia la zona
che risulta a fuoco in modo accettabile sul fotogramma, si estende sia davanti
che dietro il piano di messa a fuoco; l'entit di questa estensione cresce col
diminuire della lunghezza focale, col diminuire del foro d'apertura del
diaframma e con l'aumentare del circolo di confusione accettabile.

Ne deriva che l'operazione di mettere a fuoco sull'infinito e di chiudere molto
il diaframma non ha, spesso, molto senso, perch sarebbe come voler
estendere la profondit di campo oltre l'infinito. In altre parole, se si alla
ricerca della massima nitidezza in tutto il fotogramma, conviene mettere a
fuoco su un piano intermedio tra la fotocamera e l'infinito.

In base a calcoli di ottica geometrica, dopo aver fissato il diametro del circolo
di confusione accettabile, la lunghezza focale e il diaframma che si intendono
impiegare, si ottiene la cosiddetta distanza iperfocale, ossia la distanza di
messa a fuoco che garantisce l'estensione della nitidezza fino all'infinito;
verso l'operatore la zona da considerare a fuoco pari alla met della
distanza iperfocale.

Esistono quindi delle tabelle che forniscono i valori delle distanze iperfocali a
seconda delle lunghezze focali e dei diaframmi impiegati. Ad esempio, con un
obiettivo di focale 50 mm e con diaframma 8, si ha una iperfocale di circa 10
metri; significa che in quelle condizioni la profondit di campo si estende da 5
metri fino all'infinito. Ci possono essere discordanze tra le varie tabelle, a
seconda del diametro del circolo di confusione considerato accettabile.

L'animazione seguente mostra, in successione, i risultati che si ottengono
mettendo a fuoco sull'infinito, su una zona intermedia, sul primo piano o
sull'iperfocale.



IPERFOCALE
L'animazione mostra i diversi effetti al variare del piano di messa a fuoco e
del diaframma impiegato.
L'indicatore grigio a sinistra evidenzia la posizione del piano di messa a fuoco
(nell'ordine di successione: infinito, intermedio, primissimo piano, iperfocale).
Il fotogramma con l'indicatore grigio pi ampio corrisponde alla focheggiatura
sulla distanza iperfocale.
(Idea tratta da "Il libro della Leica")
La perfetta conoscenza dei meccanismi che regolano la profondit di campo
e l'iperfocale indispensabile al fine di poter ottenere, in sede di scatto,
l'effetto desiderato.



IPERFOCALE
Sugli obiettivi che possiedono la ghiera dei diaframmi in genere sono presenti
i riferimenti che mostrano la zona a fuoco, a seconda del diaframma in uso e
della distanza di focheggiatura.
I due esempi hanno in comune la distanza di messa a fuoco su 5 metri.
A sinistra le frecce indicano la profondit di campo che si ottiene col
diaframma 4 (estesa all'incirca da 4,5 a 8 metri).
A destra si ha la profondit di campo con diaframma 16; come si vede, di
ottiene tutto a fuoco da 2,5 metri all'infinito ( il caso dell'iperfocale).
(Obiettivo LEICA).
E' opportuno che ci si eserciti sul campo, effettuando diversi scatti per
provare le varie combinazioni suggerite in queste schede; su un foglio si
devono scrivere i dati di ogni scatto, per potere valutare sulle stampe o in
proiezione i differenti risultati.