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28/11/13 Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza (1967)

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Aldo Capitini
Le tecniche della nonviolenza
(1967)

Note
Un anno prima di morire, Aldo Capitini diede alle stampe un piccolo manuale in cui trattava
della nonviolenza e delle tecniche associate alla sua pratica. Qui sotto si riporta il capitolo XII
preso da quel testo (Le Tecniche della Nonviolenza, Libreria Feltrinelli, 1967).


Nel 1961 uscito il Manuale dell'organizzatore dell'azione diretta nonviolenta, redatto da Charles. C. Walker,
direttore del Laboratorio della nonviolenza (Cheney, Pa, U.S.A.). L'opuscolo edito dalla War Resisters'
International, 88 Park Avenue, Enfield, Middlesex, Inghilterra. un ampio e organico lavoro, e il confronto
con il Piano De Ligt mostra quanto l'esperienza dell'azione nonviolenta si sia accresciuta negli anni,
specialmente per le grandi campagne gandhiane e per quelle degli Stati Uniti d'America e di altrove. Del
resto, il Manuale integra spesso i suoi suggerimenti con indicazioni bibliografiche. Metteremo in luce la
struttura del lavoro, e i punti pi rilevanti e utilizzabili. Il Manuale diviso in quindici Sezioni.

1. - Preparazione
Bisogna scegliere e presentare chiaramente gli scopi da raggiungere, dando rilievo ad una situazione ingiusta e
cercando di ottenere l'appoggio del pubblico. La volont di resistenza viene sviluppata diffondendo
continuamente notizie, commentandole e facendo appello all'azione immediata, indicando alle vittime anche
una situazione migliore. Inoltre: assicurarsi il nome e l'indirizzo di persone che possono cooperare, e
consultare gruppi e associazioni che possono simpatizzare.
Gi in questa prima Sezione si trovano i suggerimenti sempre dati per le azioni nonviolente: cercare le pi
larghe solidariet, diffondere apertamente notizie sulla situazione e sulle prospettive di mutamento. Se ne
deduce: prima di un'azione impiantare un Bollettino apposito da diffondere largamente.

2. - Lancio di un programma costruttivo
II programma deve colpire un male alla radice, venire in aiuto alle vittime, stimolare gli atteggiamenti
nonviolenti. Reagire, quindi, attivamente all'apatia, con pieno altruismo e ispirando. fiducia. L'azione pu
essere preparata da un lavoro costruttivo come campi di lavoro, cooperative, assistenza alle vittime di
ingiustizie, lavoro caritatevole, lavoro in comunit. Utile anche un lavoro fisico dopo un'estrema tensione
nervosa.

3. - Apprendimento del metodo
Anzitutto una ricerca sui fatti, sulle forze sociali, politiche, economiche, implicate nella situazione (come
abbiamo gi visto), sull' atteggiamento dei vari gruppi.
Impostare la possibilit di negoziati (uno stadio molto importante prima di ogni azione nonviolenta). Appello
vastissimo all'opinione pubblica, con tutti i mezzi possibili.
Giorni di digiuno e (oppure) di preghiera, rinuncia a distinzioni onorifiche date dagli autori dell'ingiustizia;
dirsi disposti ad una concessione importante, purch non leda il principio.
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Presentare un ultimatum che espone le lagnanze, i tentativi fatti per rimediare, le concessioni proposte, e
fissare una data limite. Informare tutti gli implicati nella cosa.
Infine, dopo aver tutto tentato, intraprendere l'azione diretta, senza rompere definitivamente la possibilit di
riprendere i negoziati.
L'azione diretta ha questi aspetti:
- Veglia in un luogo simbolico;
- Picchetti di militanti;
- Digiuno o sciopero della fame;
- Noncooperazione;
- Boicottaggio ;
- Arresto del lavoro per un certo periodo;
- Sciopero;
- Sciopero a rovescio (lavorando dove e quando non permesso);
- Intervento p. es. in un luogo proibito;
- Disobbedienza civile;
- Migrazione;
- Manifestazioni: riunioni, sfilate, proteste.

4. - L'addestramento
Studiare la teoria e la messa in pratica della nonviolenza, le campagne nonviolente; organizzare un
laboratorio della nonviolenza, proiettare film, fare riunioni e discussioni pubbliche e anche scene
drammatiche di realizzazione di iniziative nonviolente; meditare, cantare in coro, raccontare fatti eroici,
prendere pasti in comune, formare bene gl'individui per, i compiti che saranno a loro affidati; distinguere tra
l'addestramento generale e quello per determinate azioni.

5. - Il piano di campagna dell'azione diretta nonviolenta
L'organizzazione realizzatrice deve avere delle infrastrutture con un comitato d'insieme e un comitato
amministrativo, un direttore del progetto e comitati speciali (per la pubblicit, per i mezzi di trasporto, per
stampare, per l'alloggio, il cibo, ecc.), e deve fare un bilancio preliminare.
Mettere a punto il piano di esecuzione (utilizzando anche un consiglio giuridico).

6. - La preparazione dell'azione
Scegliere un quartiere generale delle operazioni, esponendo materiale pubblicitario, inaugurandolo con una
conferenza stampa. Lettere e visite ai funzionari interessati; avvisi ai giornali. Raccogliere fondi. Fare riunioni
pubbliche. Tener pronto materiale indispensabile: macchina da scrivere, anche per fare molte copie, letti e
sacchi per dormire, materiale per affissioni, automobili ecc. (e vedere quali servizi di trasporto sono nella
zona). Stabilire un indirizzo postale. Sviluppare i mezzi di comunicazione: telefono, altoparlanti, bollettini
giornalieri. Preparare istruzioni appropriate per i capi dei gruppi, fare l'elenco dei partecipanti, preparare
manifesti e volantini (da apprestare molto per tempo).

7. - Studio preliminare della situazione dal punto di vista legale
Conoscere le disposizioni legali del luogo e cercar di avere assistenza legale.

8. - Messa a punto di una disciplina collettiva
Il comitato d'azione deve concretare i termini di questa disciplina.

9. - Sviluppo di una campagna di propaganda
Esporre con grande chiarezza. Fare un memorandum generale, e brevi biografie dei capi e dei partecipanti
importanti, frequenti comunicati alla stampa e alla radio, registrare sul nastro magnetico importanti discorsi,
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visitare (o scrivere a) persone influenti della stampa, raccogliere ritagli di giornali.

10. - La riunione dei partecipanti all'azione
Farne l'elenco; tenere una riunione degli aderenti, esponendo il piano dell'azione e discutendolo; scegliere un
presidente adatto per le riunioni (alcune questioni possono esser trattate non dalle riunioni generali, ma dai
comitati).

11. - L'avvio dell'azione
Scegliere il gruppo che comincer lazione; e formare anche il secondo gruppo d'urto. Recarsi sul luogo (sfilare
o star seduti, sempre a testa alta e tranquillamente). Esser pronti a rispondere ai giornalisti, alle guardie.
Seguire le istruzioni dei capi e non lasciare il proprio posto senza averli avvisati. Distribuire i fogli (non
disturbare mai il passaggio dei pedoni), e se piove, tenere i fogli in un sacco di materia plastica. Conservare, in
quanto possibile, un silenzio assoluto.

12. - Fronteggiare le rappresaglie
L'avversario pu provocare a condursi in modo agitato, a farsi prendere dal disordine, a lanciare insulti, a fare
recriminazioni di un capo verso l'altro, a far sorgere defezioni nelle file dei nonviolenti, a reagire con la
violenza. Perci bisogna restare calmi e affabili, stare al proprio posto disciplinati. Se ci sono urti, il capo fa
allontanare i feriti.
In caso di arresto, non opporre resistenza, e accettare i regolamenti della prigione in ci che non siano contro
la propria coscienza.
Le rappresaglie possono essere molto gravi (colpi, tortura, presa di ostaggi, linciaggio, cacciati dal posto,
proibizioni di assemblee ecc.), e in tale caso insistere presso i responsabili della societ perch agiscano e
reprimano la violenza, chiedere un'inchiesta, aiutare le vittime (le sofferenze redentrici possono liberare dal
veleno della violenza accumulatosi da tanto tempo).

13. - Mantenere la vitalit del Movimento
Valersi di nuovi simboli (azioni eroiche, gli eroi di esse, le vittime delle rappresaglie, gl'imprigionati,
anniversari, saluti, vesti, insegne, ecc.)
Sforzi costanti di persuasione anche presso gli avversari, tenere al corrente gli aderenti. Incoraggiare e
organizzare azioni di sostegno (dichiarazioni di personalit eminenti, di gruppi di simpatizzanti, ecc.).
Trattare i dissidenti in modo paziente e leale; educare a allenare gli aderenti, formare nuovi capi, incoraggiare
il lavoro teorico e pratico; far il maggior numero di volontari che sia possibile.

14. - I capi
Sono dei primi tra eguali, sono dei coordinatori, abituati a lavorare in gruppo.

15. - Quando la lotta si fa lunga
Secondo Gandhi una campagna nonviolenta provoca cinque reazioni: l'indifferenza, il ridicolo, l'insulto, la
repressione, il rispetto. Per arrivare al quinto punto talvolta ci vuole molto tempo.
Non si deve tendere alla sconfitta dell'avversario, ma ad una trasformazione dei rapporti tra le parti
interessate (una vittoria della giustizia e dell'onest umana).