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LA COSTRUZIONE NARRATIVA DELLAZIONE DEVIANTE: ANALISI DEI CONTENUTI E DELLE STRUTTURE NARRATIVE CON ATLAS.

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EUGENIO DE GREGORIO

DOTTORATO DI RICERCA IN PSICOLOGIA SOCIALE

DIPARTIMENTO DI PSICOLOGIA DEI PROCESSI DI SVILUPPO E SOCIALIZZAZIONE

UNIVERSIT DEGLI STUDI DI ROMA LA SAPIENZA

COORDINATORE: PROF.SSA LUCIA MANNETTI

TUTOR: PROF. GAETANO DE LEO

DOCENTI ESAMINATORI:

PROF.SSA CRISTINA STEFANILE

PROF.SSA PATRIZIA CATELLANI

PROF.SSA ANNAMARIA MANGANELLI

Abstract: La tesi ha avuto lobiettivo di rilevare con metodi qualitativi e narrativi le modalit in cui 34 autori di reati costruiscono narrativamente la loro azione. Il focus principale era nellanalisi dei contenuti e delle strutture narrativa con particolare riferimento alla messa a punto di un percorso di ricerca qualitativa metodologicamente completo e coerente. Le informazioni ottenute con le interviste narrative sono state analizzate a differenti livelli di complessit: sono state dapprima ottenute e commentate le mappe concettuali relative ad alcuni concetti chiave emersi dalle narrazioni e focalizzati su specifici obiettivi teorici, successivamente si proposta una verifica delle relazioni strutturali fra le dimensioni narrative al fine di verificare leventuale esistenza di un modello condiviso soggiacente alle narrazioni e trasversalmente alle interviste secondo due criteri principali: il tipo di reato commesso e lesperienza dellautore nel circuito della devianza: i risultati di questultima fase hanno evidenziato due fenomeni ancora ignoti nella letteratura sullargomento: un processo di socializzazione narrativa alla costruzione delle azioni (in virt della quale i soggetti esperti costruiscono narrazioni pi complete e coerenti dei soggetti non esperti) e la narrabilit dei diversi reati in funzione della prototipicit di questi nel senso comune.

Indice

Introduzione CAPITOLO 1 Le cornici di contesto e i riferimenti teorici 1. I contesti di riferimento 1.1 Le prospettive teoriche ed epistemologiche 1.2 Gli studi sullaccountability (nei contesti legali) 2. La costruzione narrativa dellazione 2.1 La teoria dellazione e lanticipazione degli effetti comunicativi 3. La costruzione narrativa del S 3.1 Il posizionamento discorsivo CAPITOLO 2 I metodi e gli strumenti 1. I metodi qualitativi 2. Dalla psicologia narrativa alla psicologia discorsiva 3. Le interviste qualitative: biografiche e narrative 3.1 Le interviste biografiche 3.1.1 Le autobiografie 3.1.2 Le storie e i racconti di vita 3.1.3 Le interviste narrative CAPITOLO 3 Le analisi delle narrazioni 1. Le analisi qualitative dei contenuti narrativi 1.1 Lanalisi del contenuto classica e la statistica testuale 1.2 Lapproccio della Grounded theory 2. Le analisi qualitative delle strutture narrative 2.1 La metodologia Comparative narratives 2.2 Le strutture profonde delle narrazioni 2.3 La Event Structure Analysis 2.4 L Evaluation model 3. Contenuti o strutture: integrazione possibile? CAPITOLO 4 La ricerca 1. Obiettivi 1.1 La costruzione narrativa in termini di contenuti 1.2 La costruzione narrativa in termini di struttura 2. Il contatto con gli intervistati 2.1 Il setting e la conduzione delle interviste 3. La costruzione della traccia dintervista 4. Descrizione dei partecipanti alla ricerca 5. Le analisi delle informazioni con ATLAS.ti 5.1 La creazione dellunit ermeneutica 5.2 La codifica delle interviste 5.2 Laggregazione in families 5.3 La verifica delle ipotesi nella ricerca qualitativa: il Query tool di ATLAS.ti 5.3.1 La verifica delle relazioni su una parte dei documenti

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6. 6.1 6.1.1 6.2 6.2.1 6.3 6.4 7. 8.

I risultati I contenuti narrativi I temi ricorrenti Le strutture narrative: presenza delle dimensioni Le strutture narrative: verifica delle relazioni e del modello Le relazioni specifiche per categorie di reati e per anni di esperienza Studiare i contenuti attraverso le strutture o viceversa? I criteri di validit e attendibilit nella ricerca qualitativa Conclusioni e implicazioni

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Bibliografia Appendice A Appendice B Appendice C Appendice D Appendice E Appendice F Appendice G

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Introduzione

- Che fai? mia moglie mi domand, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. - Niente, - le risposi, - mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse: - Credevo che ti guardassi da che parte ti pende. Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: - Mi pende? A me? Il naso? E mia moglie placidamente: - Ma s, caro. Gurdatelo bene: ti pende verso destra. Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui mera stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cio sia da sciocchi invanire le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perci mi stizz come un immeritato castigo. Vide forse mia moglie molto pi addentro di me in quella stizza e aggiunse subito che, se riposavo nella certezza dessere in tutto senza mende, me ne levassi pure, perch il naso mi pendeva verso destra, cos - Che altro? Eh, altro! altro! Le mie sopracciglia parevano sugli occhi due accenti circonflessi, ^ ^, le mie orecchie erano attaccate male, una pi sporgente dellaltra; e altri difetti Eh s, ancora: nelle mani, al dito mignolo; e nella gambe (no, storte no!), la destra, un pochino pi arcuata dellaltra: verso il ginocchio, un pochino. Dopo un attento esame dovetti riconoscere veri tutti questi difetti. E solo allora, scambiando certo per dolore e avvilimento la meraviglia che ne provai subito dopo la stizza, mia moglie per consolarmi mesort a non affligermene poi tanto, ch anche con essi, tutto sommato, rimanevo un belluomo. Sfido a non irritarsi, ricevendo come generosa concessione ci che come diritto ci stato prima negato. Schizzai un velenosissimo grazie e, sicuro di non aver motivo n daddolorarmi n davvilirmi, non diedi alcuna importanza a quei lievi difetti, ma una grandissima e straordinaria al fatto che tantanni ero vissuto senza mai cambiar di naso, sempre con quello, e con quelle sopracciglia e quelle orecchie, quelle mani e quelle gambe; e dovevo aspettar di prender moglie per aver conto che li avevo difettosi.

Cos Luigi Pirandello inizia a descrivere le vicende di Vitangelo Moscarda, il protagonista di Uno, nessuno e centomila: a lui lAutore affida le riflessioni sul concetto di s e sul senso di identit personale che a partire da una definizione altrui (quella della moglie) innesca meccanismi di attribuzione, di giustificazione, di strategie retoriche di autopresentazione. Pirandello anticipa le correnti pi recenti della psicologia culturale e dellinterazionismo simbolico: la letteratura precorre le scienze umane ed evidenzia gli aspetti di costruzione sociale dellidentit individuale; da questo momento in poi, anche le azioni di Vitangelo Moscarda dipendono da questa definizione. Analogamente, lattribuzione sociale da parte degli altri di aver commesso un crimine ingenera nellautore meccanismi di riflessione e di rendicontazione di tali eventi che - sebbene non siano letterariamente comparabili con la grottesca, tragica, narrazione di Moscarda - sono esemplificativi di un modus narrandi condiviso; questa lipotesi abbiamo cercato di tradurre nella ricerca che verr presentata nelle prossime pagine: che ci siano contenuti e strutture condivise nella narrazione di eventi criminosi e che gli attori principali di tali eventi i detenuti - condividano una loro cultura del resoconto che abbiamo cercato di delineare; in questo senso, lattribuzione di identit deviante operata dagli altri incontra (talvolta si scontra, altre volte completa) la descrizione di S e della propria azione operata dal protagonista. A tali costrutti ci siamo riferiti nei termini delle recenti formulazioni della Teoria del posizionamento discorsivo (cap. 1 3.1). Gli obiettivi di conoscenza sono stati perseguiti facendo esplicitamente riferimento agli approcci costruttivisti e narrativi: evidente che essi non esauriscono il panorama delle prospettive degli studi sulla narrazione dellazione e di S, ma in questa sede abbiamo operato 3

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una scelta (fra le molte che saranno descritte nel corso del lavoro), quella di eleggere un punto di vista specifico e di impostare un disegno di ricerca qualitativa coerente con esso. proprio sulla base della coerenza fra obiettivi, metodi e scelte relative allintero percorso e allimpostazione della ricerca che un progetto di questo tipo pu essere valutato, com stato autorevolmente sostenuto in ambito nazionale (Mantovani, 2003) e internazionale (Seale, 1999; Silverman, 2000; Steinke, 1999). La struttura del lavoro comprende una prima sezione teorica: in essa vengono illustrate le prospettive teoriche ed epistemologiche che, negli ultimi mesi, hanno fatto da cornice al mio lavoro di studio e ricerca (De Leo, Patrizi e De Gregorio, 2004a,b). La maggior parte dei riferimenti ruotano intorno al lavoro compiuto nel corso degli ultimi 30 anni dal prof. Rom Harr con cui ho avuto il piacere di intrattenere una corrispondenza formativa e motivante. Nel secondo capitolo, ho provato a illustrare il percorso logico che mi ha portato a scegliere limpostazione metodologica per la ricerca: coerentemente con le cornici teoriche ed epistemologiche di riferimento, la mia attenzione si rivolta ai metodi qualitativi e, in particolare, allintervista narrativa. Nel secondo capitolo ho provato a descrivere al lettore il percorso concettuale che mi ha portato a effettuare tali scelte. Analogamente, per quanto riguarda la scelta dellapproccio allanalisi delle informazioni rilevate con le interviste narrative, nel terzo capitolo ho descritto le strategie di analisi disponibili nel panorama della ricerca nazionale e internazionale: in questa sezione, in particolare, ho provato a evidenziare limportanza di considerare le narrazioni come testi analiticamente complessi, cio come fonti di informazioni sia rispetto ai contenuti che veicolano sia per gli aspetti strutturali/linguistici. I due ambiti (le analisi dei contenuti narrativi e quelle delle strutture narrative), infatti, non sono stati - a mio avviso adeguatamente e proficuamente integrati in nessun settore della ricerca psicologica e psicologico-sociale. Ne prova il fatto che quasi tutti i riferimenti bibliografici citati afferiscono ad aree diverse dalla psicologia sociale: la sociologia, la sociolinguistica, lantropologia culturale. Il capitolo si chiude con una proposta di analisi integrata contenutistrutture che viene attuata nel quarto e ultimo capitolo. In esso, la ricerca condotta viene descritta ampiamente: dallarticolazione degli obiettivi (generali e specifici), al contatto con gli intervistati fino allanalisi delle informazioni condotta (e illustrata in maniera dettagliata) con il programma ATLAS.ti; in questa sezione, in particolare, mi fa piacere evidenziare la funzione innovativa che il lavoro condotto pu assumere, non tanto (o non solo) per lutilizzo del programma in s stesso, ma per la proposta di strategie di analisi specifiche, di raffinate soluzioni e scelte tecniche, di modalit di reporting dei risultati. A conclusione, lampio corredo bibliografico (completato con riferimenti relativi ad altri settori delle scienze umane e sociali) che spero sia utile a quanti, da questo momento in poi, siano interessati a intraprendere percorsi di ricerca analoghi augurando loro di ritrovarvi altrettanta motivazione, interesse e soddisfazione. A questo riguardo mi fa piacere sottolineare il fondamentale contributo delle principali biblioteche darea psicologica (di Padova, Milano, Torino, Firenze), senza i loro prestiti interbibliotecari la ricerca non sarebbe nemmeno iniziata: senza lo staff della biblioteca interdipartimentale di psicologia E. Valentini di Roma non avrei mai imparato, gi a partire dalla tesi di laurea, a fare una buona ricerca bibliografica. Cos, se qui inizia (come spesso succede alla fine della sezione introduttiva) la parte dei ringraziamenti bene che il lettore sappia che il contributo da molti fornito al lavoro che ho svolto non sarebbe affatto sintetizzabile in poche righe n in uno (sterile) elenco di nomi: non sarebbe sintetizzabile in poche righe la stima, laffetto e il rispetto reciproco che mi legano a Gaetano De Leo e a Patrizia Patrizi; non lo sarebbe la fiducia e il sostegno nellombra della mia famiglia; non lo sarebbe lamicizia e la complicit che mi lega a Francesca Mosiello, a Francesca Vitale, a Silvia Landi e ad Anna Bussu; non lo per la fattiva collaborazione del Dipartimento dellAmministrazione Penitenziaria (specificamente nella persona del dott. 4

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Roberto Felici) e della Direzione dellIstituto Penale Regina Coeli di Roma n per il contributo imprescindibile di Margherita Marras e Barbara Santoni. Senza il lavoro preliminare di Melania Marini lesordio dellindagine sarebbe stato pi difficile. Non sarebbe sintetizzabile in poche righe neppure la gratitudine verso Alessandra Fasulo, per i suoi illuminanti, adeguati e tempestivi suggerimenti in ogni parte della ricerca, n a tutto il Collegio dei docenti del XVII ciclo del dottorato in Psicologia sociale. E non sarebbe possibile chiudere senza un abbraccio a tutti i ragazzi che hanno voluto condividere con me le loro storie. A tutti loro va - senza retorica - il pi vivo ringraziamento.

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Allinizio del dottorato ho condiviso lentusiasmo con te, vicino o lontano ceri sempre tu; i tre anni di faticoso lavoro sono stati condivisi con te, vicino o lontano ci sei sempre tu; Da adesso in poi, vicino a me ci sarai sempre tu.

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Background teorico

Apriigliocchi.Chevidi? Niente.Mividi.Eroio,l,aggrondato,caricodelmiostessopensiero,conun visomoltodisgustato. Massalunafierissimastizzaemisorselatentazioneditirarmiunosputoin faccia. Mi trattenni. [] Ah, finalmente! Eccolo l! Chi era? Niente era. Nessuno. [] Chi era colui? Nessuno. Un povero corpo, senza nome, in attesachequalcunoseloprendesse. (L.Pirandello,Uno,nessunoecentomila).

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Capitolo 1 - Le cornici di contesto e i riferimenti teorici

1. I contesti di riferimento Ci sembra utile iniziare la trattazione dello studio che abbiamo condotto facendo alcuni brevi cenni alle prospettive di base che dal punto di vista epistemologico danno una chiave di lettura per le attivit di ricerca. Come si sa, la scelta di un approccio epistemologico a un dato fenomeno sociale indica (e implica) una modalit di relazionarsi con loggetto di studio: nello scegliere una prospettiva, il ricercatore implicitamente comunica quale immagine ha della realt sociale e in che termini ritiene di porsi rispetto al proprio oggetto di studio. 1.1 Le prospettive teoriche ed epistemologiche A costo di semplificare eccessivamente proponiamo la classica esemplificazione fra positivismo e costruttivismo al fine di delineare con chiarezza (attraverso lapprofondimento del secondo) quale il contesto di riferimento nel quale abbiamo scelto di collocarci. Gli approcci variamente rifabili al positivismo (e alle sue riformulazioni pi recenti) hanno chiaramente dichiarato di preferire una lettura della realt sociale come oggettivamente conoscibile: il ricercatore e loggetto della ricerca fanno parte di due universi ontologicamente separati e la realt esiste esterna al sistema cognitivo del ricercatore e a prescindere dalle forme di conoscenza impiegate da questo (Harr, 1989a). Al contrario, chi afferisce a un approccio costruzionista valorizza una prospettiva secondo cui il ricercatore esclude a priori qualunque ipotesi di realismo (o oggettivismo: esclude cio che esista una realt esterna oggettivamente conoscibile). Contro lartificiosit della ricerca di laboratorio, i costruttivisti1 prendono spunto dallantropologia e propongono di entrare - letteralmente - nel contesto che stanno studiando, di incontrare i partecipanti alla ricerca nel loro contesto di vita (la scuola, la famiglia, lazienda o come descriveremo nel corso di questo lavoro i contesti detentivi). Secondo questi approcci (luso del plurale dipende dalla consapevolezza delle articolazioni interne alla prospettiva pi generale), lobiettivo della ricerca sociale e psicologica la comprensione delloggetto-nel-contesto, non la formulazione di leggi generali in forma di ipotesi se allora:
ci che prendiamo per conoscenza oggettiva e vera il risultato del punto di vista. Conoscenza e verit sono create, non scoperte nella mente. [I costruttivisti] enfatizzano la natura pluralistica e plastica della realt: pluralistica, nel senso che la realt si pu esprimere in una variet di simboli e sistemi linguistici; plastica, nel senso che essa adattata e modellata alla luce degli obiettivi di agenti umani dotati di intenzionalit (Schawandt, 1994, p. 125).

Nel quarto capitolo descriveremo come i partecipanti alla ricerca abbiano chiaramente indicato di preferire raccontare i reati che hanno commesso e il percorso di carriera nella devianza a un ricercatore: dichiaravano apertamente di non voler relazionarsi in tal senso con nessuna delle figure che a vario titolo erano deputate a raccogliere la loro voce (avvocati, magistrati, assistenti sociali) in quanto ritenevano che solo con una persona totalmente esterna
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Vedremo pi avanti che la stessa categoria generale pu essere messa in discussione in funzione delle sue articolazioni

interne.

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al contesto carcerario potevano sentirsi liberi di raccontare il loro punto di vista senza costrizioni di sorta. Questa breve anticipazione descrive chiaramente in che termini intendiamo valorizzare una prospettiva costruttivista allo studio dellazione deviante: i ragazzi che abbiamo incontrato nelle sezioni di Regina Coeli e di Rebibbia hanno ricostruito con il ricercatore una loro immagine della realt che hanno vissuto indipendentemente da cosa il sistema giudiziario abbia accertato essere vero: evidentemente, lobiettivo che siamo posti non era relativo allaccertamento della verit processuale, ma era piuttosto orientato a rilevare le costruzioni soggettive, le attribuzioni di senso, lunicit della prospettiva degli attori che aveva attuato azioni giuridicamente e socialmente ritenute devianti. Come riporta Schwandt (1994), la prospettiva costruttivista ha subito delle revisioni in un duplice senso: da una parte, una radicalizzazione dovuta al lavoro di Ernst von Glaserfeld secondo il quale non si pu conoscere una cosa come indipendente e oggettiva totalmente staccata dalla nostra esperienza di quella stessa cosa. Quindi, non possiamo parlare di conoscenza di qualcosa come rappresentazione corrispondente, come uno specchio, di quel mondo (Schwandt, 1994, p. 127); dallaltra, la proposta di Gergen (1985) amplia la prospettiva: la conoscenza dei fenomeni sociali un processo tuttaltro che individuale, esso invece vede la compartecipazione di una molteplicit di attori. Questa prospettiva, nota come socio-costruzionismo, implica che
i resoconti sul mondo hanno sede nei sistemi condivisi di intelligibilit solitamente nei testi orali o scritti. Questi resoconti non sono visti come espressioni esterne ai processi interni del parlante (quali cognizioni o intenzioni), ma come espressione delle relazioni fra persone (Gergen, 1985, p. 78 cit. in Schwandt, 1994).

Questa revisione dellapproccio costruttivista stata approfondita dagli esponenti della c.d. psicologia dialogica (Shotter, 1995): a partire dai quotidiani flussi di comunicazione, lattenzione viene spostata allanalisi delle funzioni del parlato in contesti specifici. Nel secondo capitolo approfondiremo la trattazione degli approcci discorsivi nella ricerca psicologica; adesso ci preme evidenziare la natura che il linguaggio (la comunicazione, in senso lato) assume: esso viene definito come uno strumento, un mezzo, che consente agli individui di perseguire specifici obiettivi. Questo uso del linguaggio implica una convergenza fra azioni di attori diversi:
nelle nostre negoziazioni e contese momento per momento con altri con cui sia coinvolti [in situazioni comuni], continuiamo a interagire fino alla costruzione di un risultato che sia soddisfacente per tutte le parti. Nel fare questo, invece di agire esclusivamente come individui isolati [], dobbiamo anticipare quello che gli altri possono fare o dire in risposta a ci che noi facciamo o diciamo. In altre parole, gli individui non sono entit isolate, ma occupano situazioni condivise (Shotter, 1995, p. 166).

1.2 Gli studi sullaccountability (nei contesti legali) Gi da queste prime pagine, evidente come costruire narrativamente unazione deviante significhi necessariamente dover render conto di un comportamento contrario a un sistema normativo (formale e/o informale) vigente. In tal senso, diventa centrale lo studio delle argomentazioni (in termini di contenuto) e delle strategie retoriche (in termini discorsivi) - che a partire dalle pionieristiche ricerche di Scott e Lyman (1968) e di Semin e Manstead (1983) sono utilizzate da un attore (detto accounter) per assumersi o, al contrario, spostare da s la responsabilit a lui attribuita da un altro (detto reproacher)2. Buttny (1993) chiama funzione trasformativa (o riparativa) la caratteristica prettamente discorsiva degli account orientata a modificare - appunto - una valutazione altrui negativa3.
Scott e Lyman hanno chiamato questo scambio di accuse e difese valutative inquiry, evidenziando la funzione valutativa nei confronti di chi ha commesso lazione riprovevole - del contesto rappresentato dallaccusatore (Cody e McLaughlin, 1990, p. 227). 3 Per la contestualizzazione dellaccontability nelle situazioni di rottura delle routine interattive si vedano Semin e Manstead (1983) e Hewitt (1996, trad. it. 1999).
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La necessit per laccounter di instaurare un circuito discorsivo di questo tipo dovuta alla necessit di mantenere una positiva immagine di s (Wetherell e Potter, 1989), di evitare (o comunque allontanare il pi possibile) le attribuzioni negative (Semin e Manstead, 1983; Felson e Ribner, 1981), di riparare i conflitti relazionali causati dallevento critico (Bies, Shapiro e Cummings, 1988): tali obiettivi (come stato ampiamente dimostrato) vengono perseguiti attraverso strategie discorsive che nelle formulazioni pi recenti sono vicine alle tecniche neutralizzazione della norma (Sykes e Matza, 1957; Fritsche, 2002) e ai meccanismi di disimpegno morale (cfr., fra le tante fonti, Bandura, 1997; 1999) di cui parleremo diffusamente in seguito. Scott e Lyman (1968) hanno identificato due categorie di account: le scuse, con cui laccusato ammette di aver causato un danno ma nega di esserne pienamente responsabile, le giustificazioni, con cui ci si assume la responsabilit di unazione sanzionabile, ma si nega la sua effettiva gravit o, addirittura, se ne evidenziano le conseguenze positive. Questa categorizzazione ha avuto, nel corso degli anni, diverse rivisitazioni, conferme empiriche in vari contesti e significativi ampliamenti fra i quali sottolineiamo quello operato da Schnbach (1980) che ha introdotto il concetto di sequenze di account (evento riprovevole, accusa della parte offesa, account dellattore deviante, valutazione della validit dellaccount) e due forme discorsive aggiuntive a quelle proposte da Scott e Lyman: le concessioni: lattore semplicemente ammette le proprie responsabilit, il diniego: si nega con forza qualsiasi attribuzione di responsabilit e anzi, talvolta, si nega lautorit dellaccusatore. Il collegamento fra responsabilit e accountability infatti uno degli aspetti che meritano maggiore attenzione: come ha efficacemente sottolineato Buttny (1993), attribuire a s (versione autoresponsabilizzante) o ad altri, oppure a cause esterne non controllabili (versione autoassolutoria) ha immediate implicazioni pratiche sulle azioni e sulle interazioni:
in qualit di individui agenti, noi di solito conosciamo meglio di altri le condizioni, le circostanze e i vincoli delle nostre azioni. Queste condizioni, se veicolate attraverso i resoconti e combinate con conoscenze condivise, possono trasformare il significato degli eventi. Levento pu essere visto differentemente per la riconfigurazione delle sue condizioni soggiacenti, o per le circostanze precedentemente sconosciute o sottovalutate (Buttny, 1993, p. 5).

In questo senso, la responsabilit diventa un gioco discorsivo, una versione pi o meno plausibile dei fatti, una dialettica fra attribuzioni, intenzioni, attori coinvolti, cause interne ed esterne: nel costruire un resoconto un attore pu far riferimento a una ampia gamma di condizioni contestuali e precedenti che possono alterare la comprensione e la valutazione dellepisodio in questione (ibidem, p. 6) con evidenti implicazioni in termini di attribuzione di responsabilit. Il significato degli eventi diventa una questione di punto di vista, interattivamente negoziabile. Laccountability dunque una pratica discorsiva diretta a porre in una luce diversa lattore e, in ultima analisi, lo facilita ad allontanare da S la responsabilit di aver compiuto unazione sanzionabile. Un altro collegamento importante si pu fare fra il resoconto e la narrazione: le forme di giustificazione, di scusa, di diniego e di autocolpevolizzazione assumono infatti una forma narrativa in quanto sono sempre inseriti in contesti discorsivi caratterizzati da dimensioni e vincoli spaziali e temporali. Dare una struttura logica agli eventi, argomentare le cause e le conseguenze delle azioni e ridefinire le relazioni passate e future impone allattore (come vedremo pi approfonditamente nel cap. 2) di organizzare i contenuti secondo una forma narrativa (Sarbin, 1986a): laccount dunque una narrazione che pu, a sua volta, essere inserita in una storia pi ampia. Complessivamente, la ricerca ha consolidato alcuni risultati significativi: gli account che si sviluppano in contesti interattivi assumono una forma canonica nella quale la sequenzialit 10

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evento - - accusa - - account - - valutazione soggetta ad articolazioni dipendenti dai contesti specifici (Cody e McLaughlin, 1988; 1990). Per quanto riguarda - in particolare - i contesti legali, Danet (1990, p. 538) ha sostenuto che ci sono grandi differenze nei temi studiati, nei fondamenti teorici, nei metodi di ricerca e nella rilevanza dei settori specifici per lapplicazione a contesti sociali. Bisogna ricordare che questo tipo di ricerca ha visto la prevalenza del processo penale come contesto privilegiato: in tale settore, sono stati fondamentali i contributi di OBarr (1983), Atkinson e Drew (1979), Drew (1985), Penman (1987) e Drew e Heritage (1993). Si tratta di studi pionieristici, dalla forte valenza applicativa, che hanno privilegiato una prospettiva sociolinguistica, discorsiva e/o conversazionalista. Dal punto di vista strettamente metodologico, gli studi citati hanno privilegiato un approccio quantitativo ai dati coerentemente con lobiettivo di spiegare le relazioni fra costruzioni discorsive specifiche, variabili contestuali e personali degli attori (Cody e McLaughlin, 1988; Antaki, 1985; 1988; Bies e coll., 1988; Riordan, Marlin e Kellogg, 1983; Felson e Ribner, 1981)4. Con particolare riferimento ai nostri interessi bisogna sottolineare tuttavia che il contesto carcerario stato trascurato, probabilmente per i problemi di accessibilit che (per ragioni di riservatezza e di sicurezza) il ricercatore incontra5. Terminano qui i brevi riferimenti agli studi sullaccountability: essi hanno avuto lobiettivo di delineare un contesto; nelle prossime pagine faremo spesso riferimento ai concetti espressi in questo paragrafo: si tratter di collegamenti necessari, dovuti allimportanza delle strategie di rendicontazione dellazione che - sebbene non centrali rispetto ai nostri obiettivi - ne costituiscono un momento di confronto imprescindibile.

2.

La costruzione narrativa dellazione

Le premesse di contesto appena descritte lasciano emergere e avvalorano la nostra ipotesi per lo studio dei modi in cui lazione deviante penalmente sanzionabile viene narrativamente (ri)costruita dallautore al fine di presentarla (e in ugual modo presentare s stesso) in maniera socialmente accettabile o, quanto meno, passibile di sanzioni meno pesanti. Riteniamo infatti che le prospettive descritte nel paragrafo precedente (gli approcci discorsivi e conversazionalisti), seppure specificamente orientati a rilevare le strategie di rendicontazione e giustificazione utilizzate, lascino per lo pi in secondo piano i complessi meccanismi di costruzione narrativa vera e propria: in altre parole, focalizzandosi sulle interazioni in cui era espressamente richiesta una spiegazione delle ragioni e delle cause per laver compiuto unazione riprovevole, gli studi citati hanno finito col focalizzarsi su un ambito, a nostro avviso, ristretto, quello della botta e risposta, dello scambio dialogico punto per punto (come se gli attori in quel momento coinvolti nel processo discorsivo fossero metaforicamente - paragonabili a due tennisti impegnati in uno scambio). La loro unit di analisi minima analizzabile , pi esattamente, il turno specifico nel quale come abbiamo descritto si succedono rapide sequenze evento - - accusa - - account - - valutazione (Cody e McLaughlin, 1988; 1990; Scott e Lyman, 1968; Semin e Manstead, 1983). Per queste ragioni abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione su obiettivi di pi ampio respiro la ricerca sulle narrazioni riferiti a contesti non inquisitivi - e su unit danalisi6 (le costruzioni narrative, appunto) meno ancorate alla richiesta contingente di una

In lingua italiana si veda - ad esempio - Mannetti, Catellani, Fasulo e Pajardi (1991). Fanno eccezione pochi studi, fra i quali come descriveremo dettagliatamente in seguito riveste particolare interesse quello di OConnor (1994; 1995). 6 Pi avanti nel corso di questo lavoro, illustreremo con maggiore precisione cose abbiamo inteso con unit di analisi.
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giustificazione vera e propria7. Come descriveremo nel cap. 4, la richiesta di raccontare liberamente il proprio punto di vista, lazione come si svolta senza condizionamenti o censure ha prodotto argomentazioni e temi che non sono direttamente e completamente riconducibili a un approccio giustificazionista. Dal punto di vista metodologico, si tratta, come evidente, di una proposta che si affianca (senza pretesa di sostituzione) a quelle esistenti e proprio in ragione di questa continuit logica riteniamo opportuno iniziare la descrizione dei modelli teorici di riferimento a partire dalla letteratura di afferente agli approcci discorsivi per spostarci poi sugli approcci interazionisti e interpretativi. Facendo riferimento agli approcci riferibili alla psicologia discorsiva, si prefigura una divaricazione in quanto la costruzione narrativa dellazione essa stessa unazione: il principale riferimento teorico dato dal DAM (Discoursive Action Model) proposto da Edwards e Potter (1992) nellambito degli studi sulla memoria e sullattribuzione causale. Si tratta di un insieme di principi (pi che di una teoria vera e propria) secondo i quali - come scrivono De Grada e Bonaiuto (2002) - i contenuti di cui si parla, in una situazione discorsiva, (spiegazioni di eventi, resoconti di esperienze, etc.) non sono prodotti sulla base di processi psicologici esclusivamente intraindividuali, ma sono retoricamente costruiti per servire scopi pratici, interpersonali o sociali, e perci costituiscono azioni (ibidem, p. 158)8. I fenomeni e processi psicologici avrebbero, secondo questo approccio, una realt differenziata a seconda degli eventi conversazionali in cui sono inseriti: in un processo penale o in unintervista sullazione deviante, la costruzione dellazione va incontro a criteri di plausibilit mediante i quali lo stesso discorso viene impostato in maniera da soddisfare tali criteri: convincere gli altri della veridicit della propria versione dei fatti, allontanare da s la responsabilit, accusare altri. La costruzione vera e propria, inoltre, si serve di dispositivi retorici9 che agevolano il processo di rappresentazione dellaccaduto come un quadro fedele della realt: si tratta (come evidente da quanto scritto fino a ora) di manovre persuasive che tuttavia rinforzano lidea di un apparato concettuale e metodologico specificamente adatto per lo studio dei processi persuasivi, piuttosto che della costruzione ordinaria, colloquiale, degli eventi. Analogamente, la proposta di Harr e Gillett (1994) si colloca nel panorama della cosiddetta svolta discorsiva allo studio dei processi psicologici (ne parleremo approfonditamente nel cap. 2 2), ma - a differenza dei rappresentanti del DAM - gli Autori propongono una rivalutazione del ruolo del soggetto che produce la narrazione nei termini di agentivit (o capacit di agire) allinterno di una costruzione discorsiva e di intenzionalit della riproduzione dellazione non necessariamente confinata in un obiettivo persuasivo. Secondo Harr e Gillett (1994), la valutazione dellevento e della ricostruzione operata dal soggetto che lha attuata deve essere fatta con riferimento al contesto specifico in cui si svolta. Senza tale riferimento, si perderebbe il significato che effettivamente lazione ha avuto nel momento in cui si sono svolti i fatti: per questa ragione, una ricostruzione operata in tribunale ha necessariamente un carattere artificioso perch prodotta in un contesto differente (Bruner, 2002) nel quale oltretutto gli obiettivi specifici della ricostruzione stessa sono riferibili alla necessit di evitare una pesante condanna e/o allontanare da s parte della responsabilit, riparare la propria immagine da eventuali attribuzioni negative: il compito delle teorie discorsive dellazione perci reinserire il soggetto agente nella storia, lunico che inizia lazione, lunico che, in qualche modo, ha un ruolo cruciale nellattribuire significati a ci che fa e a ci che (Harr e Gillett, 1994, trad. it. 1996, p. 128). Il concetto di agentivit qui proposto nel senso di capacit dellindividuo di riposizionarsi al centro del proprio universo di significati che comprende lazione su cui chiamato a rispondere o lidentit che intende assumere (De Fina, 2004). Pi avanti (e nel corso dellintero lavoro)
Si tratta di un rilievo critico che mosso anche da OConnor (1995), in uno studio che descriveremo approfonditamente pi avanti. 8 Sullo stesso argomento si veda anche Melucci (2001). 9 Per una dettagliata analisi i tali dispositivi rinviamo a De Grada e Bonaiuto (2002).
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questo concetto sar ripreso pi volte secondo una duplice accezione: da una parte quella, che abbiamo appena descritto, di azione intenzionale nel contesto della rievocazione (Harr, 1995b) e dallaltra secondo una definizione tradizionale e pi consolidata - nel senso di assunzione della responsabilit e della capacit dagire individuale rispetto allazione specifica nel momento in si svolta (Bandura, 1986). In entrambe le situazioni, ci troviamo dinnanzi a formulazioni a posteriori operate in contesti specificamente deputati alla ricostruzione di versioni plausibili di eventi (Bruner, 1991; 2002), secondo criteri e modelli che descriveremo nel cap. 2. OConnor (1994; 1995) si dedicata specificamente allo studio delle costruzioni narrative di azioni devianti operate in contesti in cui non veniva espressamente richiesto un account, una giustificazione. La ricercatrice ha effettuato 19 interviste in carceri degli Stati Uniti: si trattava dunque di una situazione colloquiale in cui un detenuto sceglie, dapprima, di incontrare un ricercatore e, successivamente, di raccontare e raccontarsi in forma libera, non vincolata da tempi e domande pressanti, n da costrizioni giuridiche, senza il rischio di instaurare situazioni tendenti alla conflittualit:
Diversamente dai discorsi formulati in tribunale, dove le sequenze domanda-risposta elicitano fatti criminosi, il discorso prodotto nelle narrazioni autobiografiche studiate in questa sede meno diretto e pi aperto, e consente ai detenuti di riferire con lunghi passaggi narrativi (OConnor, 1995, p. 430).

Oltre alla condivisione di queste osservazioni, le ragioni di interesse della ricerca di OConnor sono molte: lutilizzo di narrazioni autobiografiche orientate a cogliere il punto di vista dei protagonisti dellevento (cfr. cap. 2), il riferimento ai temi dellagentivit e della assunzione di responsabilit (di cui abbiamo parlato in precedenza e che riprenderemo nel cap. 4), il collegamento fra i concetti di agency e posizionamento discorsivo (questultimo sar approfondito nel 3.1 in questo capitolo) che riprenderemo alla fine di questo percorso di ricerca, parlando dei risultati e delle loro implicazioni operative. Lagentivit, in particolare, stata operazionalizzata dallAutrice facendo riferimento a un ideale continuum di ammissione e assunzione di responsabilit: a un estremo, si collocano le narrazioni prodotte dai soggetti che cercano di spostare le attribuzioni negative fuori dalla propria persona (deflecting agency); allaltro polo, si trovano coloro che si assumono pienamente la responsabilit delle azioni che hanno compiuto (claiming agency); ci sono poi una serie di strategie intermedie proprie di chi prova a problematizzare, a contrattare, lattribuzione di responsabilit (problematizing agency). Si tratta, a nostro avviso, di unutile tripartizione (e, in generale, la valutazione pu essere estesa allimpostazione di ricerca) che - pur nella sua semplicit - ha unevidente funzione euristica per almeno due ragioni: in primo luogo, ci consente di collegare stabilmente il concetto di agentivit allimputazione di responsabilit penale; inoltre, la gradazione in livelli differenti di ammissione di responsabilit favorisce una maggiore analiticit nellanalisi delle produzioni narrative in correlazione con altri aspetti dei resoconti narrativi: ragionevole cio supporre che una dislocazione della responsabilit totalmente allesterno (o un tentativo di mediare le attribuzioni negative pur riconoscendo le proprie colpe) si colleghi a uno stile narrativo (in termini di contenuti e di struttura delle argomentazioni, come descriveremo nei capp. 3 e 4) specifico che comprende altri aspetti specifici relativi, ad esempio, alla descrizione dellazione in s, alle intenzioni, alle dimensioni del posizionamento attuale e retrospettivo, al tipo di reato commesso e cos via. 2.1 La teoria dellazione e lanticipazione degli effetti comunicativi Un utile spunto di riflessione (rispetto alla costruzione narrativa dellazione deviante e allo sviluppo del progetto di ricerca che abbiamo condotto) arriva dal modello teorico della Goal Directed Action (GDA o Teoria dellAzione), secondo la formulazione originaria di Mario 13

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von Cranach e Rom Harr (1982; von Cranach, Kalbermatten, Indermlhe e Gugler, 1982; von Cranach e Valach, 1983). bene precisare subito che la proposta degli Autori non riconducibile direttamente alle costruzioni narrative (cos come i modelli precedenti), ma si tratta di un riferimento che in lavori precedenti di questo tipo (De Leo, Patrizi e De Gregorio, 2004a; De Leo e Patrizi, 1992; 1999) e in contesti clinici (De Leo, 1995; De Leo, Bosi, e Curti Gialdino, 1986; De Leo e Bollea, 1984) si dimostrato euristicamente fecondo: sulla base di tali evidenze abbiamo infatti ritenuto utile strutturare la traccia di intervista narrativa utilizzata in questa ricerca e che verr descritta in dettaglio nel quarto capitolo ( 2). Come vedremo in questo paragrafo la sua funzione applicativa in tale contesto rilevabile in particolare con riferimento a una delle tre dimensioni, quella dei significati sociali, maggiormente implicata nei processi ricostruttivi e attributivi sul senso delle azioni devianti. Per contestualizzare adeguatamente questa implicazione ci sembra utile accennare brevemente alle caratteristiche salienti dellintero modello, rimandando il lettore al quarto capitolo per una dettagliata argomentazione della sua applicazione alla strutturazione della traccia di intervista narrativa. Secondo le formulazioni originarie, lazione umana rappresentabile - a fini didattici e divulgativi - con un triangolo concettuale (figura 1), composto dalle seguenti dimensioni: il comportamento manifesto, la cognizione (cosciente), il significato sociale.
Fig. 1: Rappresentazione grafica del modello Goal Directed Action (fonte: von Cranach e Harr, 1982; adattato da De Leo e Patrizi, 1992)

Il Teorema dellazione chiarisce le interazioni fra le tre dimensioni:


Nellagire finalizzato (nellassociazione di azioni) il comportamento manifesto guidato (parzialmente) da cognizioni coscienti, che a loro volta sono (in parte) di origine sociale; in tal modo la societ, attraverso il controllo delle cognizioni, (parzialmente) produce e controlla lagire dellindividuo, che, daltra parte, attraverso le proprie azioni, modifica le strutture sociali (von Cranach e Ochsenbein 1994, p. 80).

Il modello enfatizza lorientamento allobiettivo dellazione: il concetto di obiettivo centrale perch gli scopi sono presenti in tutte le azioni, in quelle pi complesse come in quelle automatiche e non-intenzionali (Bargh e Chartrand, 1999; Bargh e Ferguson, 2000; Bargh, Chen e Burrows, 1996; Aarts e Dijksterhuis, 2000). Tutte le azioni, anche quelle quotidiane, ordinarie (come le ha chiamate von Cranach: cucinare, andare al cinema, etc.) sono sempre orientate da scopi: in esse gli obiettivi, seppure non pi evidenti, si sono automatizzati, le azioni sono cio diventate routinarie (sono diventate abitualizzazioni: Berger e Luckmann, 1966) ed in esse lo scopo diventato implicito ed quindi fuori dalla consapevolezza dellattore. Come abbiamo argomentato altrove (De Leo e coll., 2004a), 14

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possibile individuare uno scopo persino nelle azioni apparentemente non pianificate: i c.d. raptus, ad esempio, sono considerati azioni con uno scopo emergente: da questo punto di vista, anche persone con problemi psichiatrici, a cui difficilmente potrebbe essere imputata unintenzionalit, in realt manifestano scopi che hanno senso, per loro, nel loro sistema cognitivo. Il triangolo di von Cranach e Harr consta (come accennavamo in precedenza) di tre dimensioni fortemente collegate sia dal punto di vista teorico, sia (come vedremo in seguito) da quello empirico. Sebbene loriginaria proposta degli Autori preveda (come mostra la figura 1) un metodo di studio specifico per ciascuna di esse (portando quindi a una frammentazione dellunit di analisi) abbiamo proposto lutilizzo dei metodi narrativi e biografici come strumento di integrazione e di coerenza con lunitariet teorica. La prima dimensione nellambito di cui ci stiamo occupando, la devianza di tipo criminale, il comportamento manifesto osservabile, di ispirazione comportamentista, quella, che manifesta una maggiore (evidenza forse anche di ovviet): essa fornisce, proprio in virt del suo richiamo agli esiti visibili, un immediato riferimento empirico al ricercatore che sia interessato a studiare lazione in quanto sequenza di comportamenti10. Si tratta tuttavia anche di una dimensione che problematicamente pu essere utilizzata a fini empirici in contesti reali: la difficolt sta nella difficolt a effettuare analisi dirette (per cos dire in tempo reale) dal momento che il ricercatore, linvestigatore e il criminologo si trovano sempre di fronte a ricostruzione successive degli eventi. Come si vede nella figura 1, il comportamento manifesto pu essere studiato in maniera empirica solo attraverso metodi di osservazione sistematica. Allo stesso modo, come vedremo a breve, anche le cognizioni coscienti e i significati sociali verrebbero ricondotti a diverse opzioni metodologiche, restringendo cos il campo delle possibilit di integrazione - anche teorica - allinterno di un concetto (lazione sociale, appunto) che assume senso proprio nellintegrazione fra le dimensioni costitutive. Gli aspetti cognitivi dellazione (la seconda dimensione e ulteriore lato del triangolo nella figura 1) possono essere sono operazionalizzati seguendo la trattazione di von Cranach e Ochsenbein (1994) - con riferimento a indicatori quali: - gli obiettivi espliciti, che costituiscono il filo conduttore fra presente, passato e futuro e sono ordinati gerarchicamente in funzione della meta: molti obiettivi spesso riconducono a movimenti routinari, abitualizzati, ed emergono come obiettivo solo nel caso di imprevisto; - piani dazione e strategie: danno avvio al processo atto a raggiungere una meta, consentendo successivamente di monitorare lintero percorso; - intenzioni: possono riferirsi alle mete e ai piani: la loro realizzazione viene vissuta soggettivamente come atto di volont (von Cranach e Ochsenbein, 1994, pp. 44-45); - mete di processo, tappe intermedie verso il raggiungimento dellobiettivo principale; allinterno della dimensione cognitiva, una caratteristica fondamentale dellazione sociale il continuo monitoraggio che ristruttura gli obiettivi: si tratta di un controllo in itinere (durante e dopo). - emozioni che precedono, accompagnano e seguono lazione. Rimandiamo agli Autori (von Cranach e Ochsenbein, 1994; von Cranach e coll., 1982) per ulteriori dettagli sulla definizione delle cognizioni coscienti e dei relativi indicatori e risultati empirici. Quello che ci preme sottolineare in questo contesto la rilevanza che hanno gli aspetti cognitivi, secondo il modello appena descritto; essi avvalorano la tesi di una specifica
In un lavoro recente, condotto nellambito del Laboratorio di Psicologia Investigativa della Facolt di Psicologia 2 e la cui pubblicazione dei risultati ancora in corso, abbiamo utilizzato il modello della GDA con particolare riferimento alla dimensione del comportamento manifesto: in quel contesto avevamo a disposizione 23 filmati di videosorveglianza relativi a rapine condotte in banche, farmacie e gioiellerie (si tratta di materiali privi di audio) rispetto ai quali abbiamo cercato di rilevare eventuali pattern di azione condivisi e consolidati nel modus operandi degli autori di reato.
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attenzione che la GDA pone al controllo consapevole dellazione: poca attenzione viene data ai processi automatici, non controllati dalla coscienza (si parla di sub-routine di tipo non conscio)11. Il significato sociale (la terza dimensione, che esplicitamente consente di costruire un ponte fra il livello individuale e quello sociale di spiegazione) rappresenta il senso dellazione, sia nei termini pi ampi della cultura che in quelli circoscritti della situazione. Esso richiama limportanza del contesto in cui lazione attuata: i contesti sociali possono attribuire significati diversi ad analoghe azioni o lo stesso significato ad azioni diverse; le azioni, in altri termini, diventano interazioni e acquistano significato a seconda del contesto in cui si svolgono e il contesto costruisce le azioni attraverso i significati che ad esse vengono attribuiti. Dal punto di vista metodologico, Harr e coll. (1985) propongono di studiare i significati sociali mediante tecniche di tipo intensivo. Tali tecniche - distinte da quelle estensive, che fanno uso di elaborazioni statistiche di dati raccolti su ampi campioni - sono adatte allo studio dei sistemi di credenze che individui, da una parte, e piccoli gruppi, dallaltra, utilizzano come veicolo nellazione quotidiana. Si tratta, secondo gli Autori, dei metodi pi adatti per mettere in evidenza le strutture di significati che contribuiscono alla definizione degli atti sociali. Anche nel caso dei significati sociali, come per il comportamento manifesto e le cognizioni coscienti, il focus empirico rischia di frammentare il senso di unitariet dellazione. De Leo e Patrizi (1992, 1999), che hanno affrontato lo studio dellazione deviante entro un paradigma socio-costruzionista, a partire dallo schema concettuale della Goal-Directed Action, hanno approfondito lo studio delle possibili anticipazioni dei percorsi dazione. In particolare, si sono chiesti: quali sono le funzioni specifiche di quellazione per quel soggetto in quel dato momento storico? rispetto a quali contesti e persone/sistemi di riferimento? in che modo, secondo quali criteri interpretativi e rispetto a quali ambiti di rilevazione, lattore anticipa le conseguenze delle sue scelte comportamentali? Hanno differenziato due principali tipologie di effetti, intesi come anticipazioni che orientano allazione: effetti pragmatici-strumentali ed effetti espressivo-comunicazionali. I primi riguardano ci che la persona concretamente cerca di ottenere: si tratta di qualcosa di immediato e tangibile. tuttavia possibile avvicinarsi alla devianza considerandone gli aspetti comunicativi: ogni nostra azione infatti guidata anche da anticipazioni di tipo espressivo. Sono effetti il cui scopo desumibile solo con un atto interpretativo, non cio immediatamente rintracciabile. Questa tipologia rinvia a una tradizione di studi che spazia dagli studi filosofici di Wittgenstein e della Teoria degli atti linguistici di J. Austin (1962), alla Pragmatica della comunicazione umana della Scuola di Palo Alto (Watzlawick, Beavin e Jackson, 1967). Secondo Sykes e Matza (1964), la devianza possiede uno strutturale potere di amplificare la comunicazione, di evidenziare messaggi: nel corso dello sviluppo ontogenetico e sociale lindividuo impara dallesperienza che la trasgressione un forte attrattore di interesse e reazioni da parte del contesto. Tali reazioni sono sempre in qualche modo riferite alla lettura che gli organismi di controllo, le agenzie di socializzazione ed eventualmente i mezzi di comunicazione hanno fatto di quelle trasgressioni. Gli esempi di situazioni come quella descritta sono sotto gli occhi di tutti: la cronaca quotidiana parla di casi in cui a una debole (talvolta apparentemente assente) funzione strumentale si affiancano obiettivi rispetto ai quali sembra prevalere una dimensione espressiva: la scelta dellazione (talora violenta ed eclatante), della vittima (si pensi alle
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recente lenfasi che questi hanno ricevuto sia nelle premesse di intenzionalit e controllo razionale dellazione (Searle, 2001), sia per quanto riguarda la verifica sperimentale delle ipotesi sui meccanismi automatici del comportamento sociale (Bargh e Chartrand, 1999; Bargh e Ferguson, 2000; Bargh, Chen e Burrows, 1996; Aarts e Dijksterhuis, 2000).

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vittime designate di molti serial killer), del tipo di arma sono casi in cui la spiegazione strumentale non soddisfa: in essi (si pensi a molti casi di omicidio) lazione prima di tutto sociale in virt della prevalenza della dimensione espressiva su quella strumentale (De Leo e Bollea, 1984; De Leo, Bosi e Curti Gialdino, 1986). C sempre un referente simboliconormativo, un destinatario dellazione-comunicazione. Lesperienza clinica e le indagini empiriche hanno mostrato come sul piano espressivocomunicazionale siano individuabili quattro principali effetti che lattore sociale anticipa attraverso la devianza: - gli effetti S: si tratta di messaggi (proseguendo sul modello-metafora della comunicazione) che lattore riferisce a se stesso come sistema agente e sulla sua organizzazione. Si immagini la situazione in cui un individuo agisce situazioni che poi rivede (come se fosse osservatore esterno a se stesso) e rispetto alle quali enuclea implicazioni, riferimenti, valutazioni: in questo senso, possibile sostenere che egli invii messaggi al S agente e - rivedendosi - assume feedback sul proprio operato. Tale esemplificazione coerente con lapproccio drammaturgico (Goffman, 1959; 1967) per cui ogni azione rappresenta anche una fonte di indicazioni su quellidentit che lha attuata12; - gli effetti di relazione: sono connessi agli effetti S, ma riguardano in particolare la valenza comunicativa dellazione compiuta allinterno di una relazione reale o immaginata, significativa per lattore. In generale, comunicare qualcosa allinterno della relazione pu significare ridefinirla in termini di ruoli e di dimensioni di potere: in chiave interazionistasimbolica, gli effetti di questo tipo possono riguardare direttamente la vittima o ci che essa rappresenta (pensiamo ai reati omicidiari di tipo seriale, dove la vittima spesso un bersaglio simbolico), ma possono essere rivolti ad altri sistemi di relazione dellautore - significativi nella sua attuale fase di vita o rispetto alla sua storia passata13; - gli effetti di controllo: possono essere considerati come una specificazione degli effetti relazionali, come riconducibili a una relazione specifica e particolare, quella con le agenzie di controllo (famiglia, forze dellordine) e con i sistemi normativi formali e culturali. Secondo la formulazione pi classica dellapproccio etogenico, si pu dire che lazione sociale sempre guidata da regole: lazione deviante, in particolare, nel seguire delle regole deve necessariamente trasgredirne altre in contraddizione con le prime (De Leo e coll., 2004a; De Leo e Patrizi, 1999); - gli effetti di cambiamento riconducono ad unimpostazione di taglio sistemico secondo la quale i rapporti fra individui e fra sistemi sono legati da criteri di interdipendenza: per questa ragione, ciascun cambiamento (inclusi quelli omeostatici, cio diretti a ristabilire un equilibrio) apportato a una sola componente del sistema ha ripercussioni sullintero sistema. Nello specifico contesto della devianza, leffetto che lautore ricerca pu andare nella direzione di rompere organizzazioni sistemiche (equilibri) che appaiono statiche, disfunzionali rispetto allo sviluppo di s o, al contrario, proprio la staticit ad essere ricercata e ipotesi di cambiamento, avvertite come minacciose, possono rappresentarsi come oggetto di contrasto. La cronaca mostra molti possibili esempi di azioni eclatanti in cui gli obiettivi di cambiamento (nel duplice senso di obiettivi ricercati o evitati) subordinano gli effetti pi strumentali di eliminazione di figure o personaggi (De Leo e coll., 2004a, pp. 4552).

Gli studi sullidentit sociale, daltra parte, offrono molti spunti in proposito con riguardo agli schemi di s, alla gestione delle impressioni, alla conformit/negoziazione rispetto alle norme, alla costruzione e al mantenimento di un senso di coerenza di s anche attraverso il riferimento ai gruppi di appartenenza (si vedano a titolo esemplificativo i recenti manuali in lingua italiana: Arcuri, 1995; Mannetti, 2002). 13 Si pensi, ad esempio, ai casi di violenza sessuale operata da un gruppo in cui possibile leggere la valenza relazionale dellazione secondo una duplice direzione: (a) verso la vittima con cui gli autori instaurano una relazionalit (reale o fittizia) distorta, (b) fra i componenti del gruppo, rispetto ai quali - ad esempio - il leader comunica il suo ruolo egemone nel determinare il destino della vittima e il gregario manifesta (nel peggiore dei modi, secondo criteri di accettabilit morale) la sua appartenenza al gruppo.

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3.

La costruzione narrativa del S

Largomento del quale parleremo in questo paragrafo collegato a quello del precedente. Si tratta tuttavia di un collegamento che abbiamo rilevato empiricamente nel corso di svolgimento dello studio qui presentato e che ci sembra importante illustrare ai fini di unaccurata analisi della costruzione narrativa dellazione deviante. Durante la conduzione delle interviste ci siamo infatti resi conto che i partecipanti inserivano nel corso dei resoconti sulle azioni importanti aspetti che li descrivevano sia con riferimento specifico allevento remoto nel momento in cui si svolto sia (e questa ci sembrata la cosa pi importante) per quanto riguarda le (auto)attribuzioni sviluppate nei mesi e negli anni successivi. In altre parole, la descrizione degli eventi narrati procedeva di pari passo alla presentazione di S in un duplice contesto (Tedeschi e Reiss, 1981) come stato evidenziato anche da OConnor (1995, p. 438):
Nella narrazione di un evento attuale si possono presentare non solo le azioni, ma anche il s durante quegli eventi. In questo modo, nel contesto delle interviste, attraverso la cornice del resoconto di una storia, la narrazione d una doppia lettura dellagentivit del parlante e del posizionamento attraverso le azioni riferite e attraverso gli stati danimo descritti

La costruzione narrativa dellidentit14 non pu non dipendere dai contesti specifici in cui viene effettuata: come ha scritto recentemente Mancini (2001, p. 263),
lidentit si costruisce attraverso un percorso a spirale dove ogni processo realizza prodotti che innescano nuovi processi in una logica di cambiamento continuo, ma non necessariamente e sempre nella direzione di uno sviluppo lineare. difficile immaginare la realizzazione di questo percorso al di fuori dei contesti relazionali, sociali, storici e culturali in cui le persone vivono []. Il contesto sociale forgia le immagini che le persone hanno di s a diversi livelli: attraverso le interazioni pi quotidiane ed immediate ed il gioco di reciproco rimando alle proprie immagini di s; attraverso le appartenenze che definiscono il proprio posto e i propri ruoli allinterno della matrice sociale; [] Lidentit non tuttavia solo il prodotto di tali influenze, ma anche creativit, innovazione, tensione aperta verso il futuro [] perch le influenze esterne acquistano significato e diventano parti dellidentit solo passando attraverso processi psicologici di tipo ricostruttivo.

Da questi primi introduttivi riferimenti chiaro quale sar il filo conduttore della ricerca qui presentata: privilegeremo un approccio interazionista e costruzionista15 (Harr e Gillett, 1994) allo studio dellazione (e del S) e a partire da questa scelta epistemologica di fondo guideremo il lettore attraverso i percorsi di ricerca sui metodi di rilevazione delle informazioni e della loro analisi fino alla presentazione di un impianto metodologico coerente con le scelte via via effettuate. Tutto ci nella consapevolezza della parzialit del punto di vista adottato: bene infatti precisare che gli studi sul S non sono riducibili agli approcci costruttivisti e narrativi (Mancini, 2001); in questa sede, abbiamo operato una scelta: di privilegiare un punto di vista specifico e di impostare un disegno di ricerca qualitativa coerente con esso.

di fondamentale importanza precisare che nel corso di tutto il lavoro condotto i concetti di S e di identit sono utilizzati in maniera intercambiabile. Pur nella consapevolezza delle diverse tradizioni di ricerca e contesti applicativi, infatti, riteniamo che solo una prospettiva integrata potesse consentirci di cogliere sia la costruzione consolidata dellimmagine di S (con enfasi sulla storia pregressa e sugli eventi che hanno caratterizzato lo sviluppo della persona) sia gli aspetti di cambiamento, tensione al futuro e alla (ri)costruzione di questa immagine. Tale prospettiva confermata in una recente monografia sullargomento (Mancini, 2001). 15 Per proposte di impostazione e prospettive diverse di veda, ad esempio, il concetto di Life Story Schema (Bluck e Habermas, 2000; Habermas e Bluck, 2000; Habermas e Paha, 2001): secondo questo modello, pur non escludendo completamente le influenze culturali, la struttura narrativa del S fa fa riferimento a uno schema cognitivo interindividuale. McAdams, Diamond, de St. Aubin e Mansfield (1997) propongono invece una metodologia quantitativa per la codifica e lanalisi delle interviste autobiografiche.

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Secondo queste prospettive, il passato, il presente e il futuro sono collegati nella ricostruzione attuale che un attore-narratore opera in un contesto di resoconto (Hewitt, 1996)16. Si tratta, come ovvio, di una duplice ricontestualizzazione del S: nella situazione in cui si sono svolti gli eventi, l e allora, e nel presente della richiesta di fornire un resoconto, qui e ora (Bruner, 1990; Leone, 2001; Stame, 2004): nel tentativo di stabile una coerenza narrativa fra le due condizioni, possibile che il soggetto rielabori la propria esperienza passata alla luce delle conseguenze che essa ha avuto e che (questo un passaggio particolarmente cruciale rispetto al contesto di cui ci stiamo occupando) vengono rivisitate alla luce di nuovi obiettivi riformulate, adattate al dover rendere conto (Bruner, 2002; Lorenzetti e Stame, 2004). Secondo Bruner (1990; 1991; Bruner e Weisser, 1995), la realt - e tutti gli elementi in essa presenti - ha una struttura narrativa che consente al narratore di ancorare gli eventi a un modello consolidato, culturalmente disponibile, che favorisce linterpretazione delle ambiguit e la comunicazione intersoggettiva17. Nella narrazione autobiografica, il soggetto attribuisce un significato alle sue azioni18 (Ornaghi, 1999; Ruth, Birren e Polkinghorne, 1996), confermando quindi il collegamento logico e teorico fra costruzione narrativa dellazione e costruzione narrativa del S. La spinta a iniziare un percorso narrativo (impegnarsi nella ricostruzione, rischiare di cadere nelle trappole della memoria) data un evento problematico: la difficolt (uno degli elementi della c.d. pentade scenica), come argomenteremo pi avanti, pu consistere in un elemento tecnico della scena, ma con particolare riferimento alla devianza, al contesto di applicazione della presente ricerca problematica anche lattribuzione altrui di uno status deviante, il riconoscimento (spontaneo o forzato) di S come persona che non rispetta le regole della convivenza. Nel prossimo paragrafo ci occuperemo specificamente della collocazione interazionale e discorsiva del S e delle proprie azioni rispetto ai sistemi normativi condivisi (il concetto di posizionamento discorsivo). Smorti (1997), che si occupato della costruzione narrativa del S in quanto forma testuale, ha definito (rifacendosi a Sommers, 1992) - narrazioni ontologiche quelle relative alla descrizione della propria identit che si fondano sulla memoria autobiografica. Esse sono da sempre oggetto di studio della psicologia. Le narrazioni concettuali sono i modelli culturali, gli schemi, che vengono utilizzati per interpretare le narrazioni ontologiche. Esse sono tradizionalmente studiate in antropologia, in linguistica, in letteratura19 (nel prossimo paragrafo ci riferimento ad esse nei termini delle story line). Questa distinzione ci utile per introdurre il tema della circolarit che si instaura, in primo luogo, fra eventi e modelli interpretativi ma anche e soprattutto fra narratore e ascoltatore: ogni ricostruzione di S sempre inserita in un contesto di altri attori cui il narratore - esplicitamente o implicitamente rivolge la sua autodescrizione. Tale contesto fornisce le coordinate al primo (il narratore) per dare una forma (discorsivamente e narrativamente) adeguata al modello condiviso con i secondi (gli ascoltatori) e ad essi per reinterpretare il messaggio, ancorarlo al gi noto, anticiparne gli sviluppi:
Il processo di interpretazione comporta un particolare tipo di rapporto tra soggetto conoscente ed oggetto: questo rapporto non avviene in senso lineare (soggetto oggetto), ma circolare. Il soggetto conosce loggetto attraverso un processo di comprensione basato sullassunzione di un punto di vista. Questo punto di vista, o presupposto dal quale il soggetto parte, non altro che il contesto che egli sceglie per inquadrare loggetto. In questo modo loggetto pu essere compreso solo in rapporto ad un contesto, ma questo contesto a sua volta viene

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A questo riguardo, lAutore ha sostenuto che la realt della persona individuale e sociale, ancorata alle numerose situazioni della vita quotidiana e creata nuovamente in ogni situazione e nelle biografie che ognuno si costruisce o che altri costruiscono per lui o lei (Hewitt, 1996, trad. it. 1999, p. 100). 17 Su questo tema si vedano anche Smorti (1997) e Sarbin (1986a). 18 In linea con quanto descritto nel paragrafo precedente. 19 Larticolazione di Sommers (1992), ripresa da Smorti (1997), in realt quadripartita e include anche le narrazioni pubbliche e le metanarrazioni.

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modificato dal significato che viene attribuito alloggetto. Cos fra oggetto e contesto si attiva un processo circolare senza che sia in effetti possibile stabilire un vero punto di partenza (Smorti, 1997, p. 13).

Nellultimo capitolo, questo aspetto della situativit delle argomentazioni sul S e sulla propria azione sar evidente: i partecipanti alla ricerca hanno infatti fatto ampiamente uso di repertori di significati contestualmente idonei a riferire sulla propria azione senza compromettere limmagine di S. Ci riferiamo, specificamente, alle tecniche di neutralizzazione della norma (vedi infra cap. 4 6), che verranno discusse nella loro applicazione specifica allambito di ricerca nel contesto penitenziario. Il considerare la narrazione autobiografica come un testo ha due ordini di conseguenze: 1. da una parte, come sottolinea lo stesso Smorti (1997), rende necessario un processo di interpretazione intesa come processo di attribuzione di intenzioni allautore (del testo e dellazione, allo stesso tempo). Considerare la narrazione autobiografica come testualizzabile significa operare nei suoi confronti gli stessi procedimenti interpretativi che si mettono in atto con qualunque altro testo. Ma con una importante particolarit: che le intenzioni del dellautore di un testo (supponiamo letterario) sono diverse da quelle dellautore di un testo che parla di un reato e di chi lo ha commesso: in questo caso infatti la dissimulazione, la creazione di un falso contesto storico, il gioco delle accuse e delle giustificazioni (come abbiamo descritto nel paragrafo sullaccountability, 1.2 in questo capitolo) rendono difficile e complessa linterpretazione dellazione, delle intenzioni del suo autore e lanticipazione delle conseguenze seguendo un modello condiviso. Sembrerebbe quasi superflua una sottolineatura del concetto di attribuzione di intenzioni dal momento che stiamo trattando di un contesto, quello penale in cui limputazione di responsabilit per unazione delittuosa assolutamente centrale. Tuttavia, come argomenteremo pi avanti, la costruzione narrativa dellazione deviante e dellattore (cio, le argomentazioni che un autore di reato utilizza per descrivere se stesso e il reato che ha commesso) ha qualcosa di diverso dal testo letterariamente inteso: - dal punto di vista dei contenuti ha un obiettivo palesemente strategico, quello di presentare come giustificabile unazione penalmente rilevante, - dal punto di vista delle strutture narrative, ha delle configurazioni che non sono state ancora adeguatamente analizzate nella ricerca criminologica e psicologico-sociale; 2. dallaltra parte, il metodo di analisi di un testo di questo tipo non pu prescindere dal fatto che esso ottenuto in una situazione dialogica in cui un intervistatore/ricercatore e un intervistato/detenuto si incontrano e concordano di esplorare - per obiettivi di conoscenza del primo qualcosa che attiene alla sfera esistenziale del secondo20. Limpostazione metodologica (e ancora prima quella epistemologica) deve essere adeguata a cogliere la complessit dei processi (discorsivi, interpretativi, logici) implicati. In tal senso, come argomenteremo in tutto il cap. 4, la proposta del complesso impianto metodologico un tentativo di completare i modelli esistenti per le analisi delle informazioni qualitative, modelli consolidati nella ricerca psicologico-sociale che hanno favorito una caratterizzazione della ricerca qualitativa come ancillare rispetto a quella quantitativa. Nel cap. 3 verranno descritti metodi con fondamenti teorici che solo in tempi recentissimi sono entrati nel campo di applicazione della ricerca in psicologia sociale. Smorti (1997), inoltre, fa una precisazione che - alla luce dei nostri obiettivi - ha unimportanza fondamentale:
Lattribuzione di significato al testo (orale o scritto) richiede dunque un esame delle intenzioni del suo autore, le quali, a loro volta potranno essere meglio comprese se collocate in un contesto, ad esempio, quello fornito dalle altre opere. Questo apparente allontanamento dal testo, lungi dal determinare uno smarrimento di senso, porter un arricchimento che contribuir ad una migliore interpretazione di quel brano e consentir di decidere se lautore aveva voluto dire effettivamente quello che noi abbiamo pensato di capire. [] Questa attribuzione di
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Fra i tanti possibili riferimenti sullintervista intesa come processo di costruzione delle conoscenze si veda Furlotti (1998).

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intenzionalit indispensabile non solo per unadeguata comprensione del significato delle affermazioni contenute nel testo, ma anche per linterpretazione del significato delle azioni (ibidem, p. 22).

Il legame fra analisi del testo e analisi dellazione - che abbiamo ipotizzato di poter studiare - confermato almeno a livello teorico. Rimane da identificare il livello di specificit/generalit dellunit di analisi. Secondo la Teoria degli atti linguistici (Austin, 1962; Ninio, 1986), le parole - in virt della loro forza illocutoria - consentono di fare concretamente delle cose: ma a quale livello dellarticolazione del parlato possibile rintracciare questo collegamento fra testo e azione? A un livello di analisi (che possiamo definire micronarrativo), gli studiosi si sono occupati delluso che nella costruzione narrativa viene fatto dei pronomi e delle forme verbali (Harr, 1989b; 1995a,b; 1998; Shotter, 1989; Lorenzetti, 2004; De Fina, 2004). Si tratta di un focus che in questa sede scegliamo di non utilizzare perch complessificherebbe notevolmente il collegamento fra aspetti teorici ed empirici della narrazione: gli studi in questo settore infatti sono stati svolti prevalentemente nei Paesi di lingua e cultura anglosassone per cui (a causa di uneccessiva specificit rispetto alle convenzioni linguistiche e culturali del parlato) sarebbero di difficile applicazione nel contesto italiano. Riteniamo pertanto che il livello di studio delluso dei pronomi e delle forme verbali, sebbene indicativo di una possibile costruzione narrativa del S, non sia adeguato per lo studio dellazione. La prospettiva degli approcci afferenti allanalisi della conversazione e alla psicologia discorsiva (Bonaiuto e Fasulo, 1998) mantengono linteresse per ununit di analisi a un basso livello di astrazione. Da una parte, la sequenza conversazionale, il turno, le sovrapposizioni, la coppia adiacente sono i focus dellattenzione degli studiosi conversazionalisti: lenfasi sulla struttura delle argomentazioni e sulle modalit con cui lo scambio comunicativo viene attuato; dallaltra, i dispositivi retorici e i repertori linguistici consentono di analizzare i contenuti delle argomentazioni. In entrambi i casi, tuttavia, il ricercatore non ha laccesso ai significati pi ampi, a un livello di astrazione pi elevato, non ha a nostro avviso laccesso allintellegibilit dellazione. Nel cap. 4, esporremo la nostra proposta riguardante la scelta dellunit di analisi. Per il momento, riteniamo utile riportare i rilievi critici che Bruner (1990, trad. it. 1992, p. 101) muove al procedimento di scelta di un impianto metodologico per lo studio del S:
ormai chiaro che la ricerca in qualsiasi campo produrr dati che rispecchiano le procedure sperimentali usate nellosservazione o nella misurazione. La scienza inventa una realt che si adatta alla teoria. Quando noi confermiamo la nostra teoria per mezzo di osservazioni, non facciamo altro che escogitare procedure che andranno a corroborare tale plausibilit.

3.1 Il posizionamento discorsivo Una proposta completa e organica sulla costruzione narrativa del S la Teoria del posizionamento proposta a partire dagli anni 90 da Harr (Davies e Harr, 1990; Harr e van Langenhove, 1999a; Harr e Moghaddam, 2003a). Il termine posizionamento mutuato dal linguaggio del marketing: indica la collocazione di un prodotto o di un servizio nel panorama commerciale comprendente sia le proposte delle ditte concorrenti sia i prodotti di linee differenti dello stesso brand. Pi esattamente, con il termine Positioning Theory si intende limpostazione teorica e metodologica per lo studio delle ricostruzioni (operate in situazioni discorsive) del S, degli interlocutori e dei sistemi di relazione a cui lindividuo appartiene (Wortham, 2000; Georgakopoulou, 2000; Bamberg, 1997; 1999; Lucius-Hoene e Deppermann, 2000; Bercelli, 2004). In psicologia, consiste in una cornice concettuale e metodologica in base alla quale lindividuo si colloca, per mezzo di pratiche discorsive, in un sistema di coordinate che ne identificano e limitano le possibilit dazione: un posizionamento implicitamente limita lentit ci che logicamente possibile dire e fare e delimita adeguatamente una parte del repertorio delle azioni possibili in un dato momento in un contesto specifico, incluso ci che riguarda gli altri. Questo il confine delle azioni socialmente consentite (Harr e Moghaddam, 2003b, p. 5). La posizione costituisce uno dei 21

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tre vertici del c.d. triangolo posizionale (Harr e Moghaddam, 2003b; Harr e van Langenhove, 1992) costituito anche dalle strutture degli atti (o delle azioni) linguistiche e dalla story-line, che secondo Harr e Moghaddam, 2003b, pp. 5-6) sono definibili nei termini seguenti:
Posizione: un insieme di diritti e doveri per svolgere determinate azioni con specifici significati, gli atti, ma che possono anche includere proibizioni o divieti di accesso ad alcuni repertori locali di atti significativi []. Atti linguistici e altri atti: ogni azione socialmente significativa, movimento deliberato, ogni parola deve essere interpretato come un atto, un comportamento socialmente espressivo e significativo. Una stretta di mano unazione intenzionale: esprime un saluto, un addio, congratulazioni, suggella un accordo, o qualcosaltro? Ha un significato solo allinterno dellepisodio in cui inserito. Una volta interpretato soggiace alle regole e agli standard di correttezza, non solo per se stesso ma anche per ladeguatezza delle sue premesse e conseguenze. Story line: [] gli episodi sociali non si sviluppano in maniera casuale. Tendono a evolversi ripercorrendo pattern gi consolidati, che - per convenienza - sono stati chiamati story line. Ognuna di esse esprimibile in un ampio insieme di convenzioni narrative21.

Il posizionamento dunque un processo in divenire la cui caratterizzazione momento per momento dipende dalla configurazione che assumono i tre elementi appena descritti: la loro interrelazione d forma allazione discorsiva (figura 2) mediante la quale lattore sociale descrive s e gli altri (posizionamento di primo livello) ed a sua volta ricollocato nel sistema sociale dai discorsi altrui (posizionamento di secondo livello)22 secondo le formulazioni di Harr e van Langenhove (1992):
Fig. 2: Azione discorsiva tripolare nel posizionamento di primo livello (le frecce nere) e di secondo livello (le frecce grigie) [fonte: Boxer, 2003, p. 256]

Una posizione un complesso insieme di auto- ed eteroattribuzioni, variamente strutturate ma sempre discorsivamente veicolate, che servono a identificare lattore sociale allinterno di un contesto (gruppo, comunit, classe sociale): tale caratterizzazione attiene specificamente alla assegnazione flessibile23 di sistemi di diritti e doveri, di obblighi verso altri individui e di crediti sociali24 da essi assunti (Harr e van Langhenove, 1999c).
Il concetto di story line in quanto modello narrativo consolidato stato precisato implicitamente anche da Bruner (2002, p. 102-103) che ha affermato Le trasgressioni dellordinario, una volta addomesticate narrativamente, recano limpronta della cultura, [] unapprovazione in forma di Oh, ecco di nuovo la vecchia storia. Una volta nobilitate come genere o come roba vecchia, esse divengono legittimate e interpretabili come trasgressioni o infortuni o errori di giudizio umano - il figlio integrato, il coniuge infedele, il servitore ladro. Diventano limprevisto di repertorio e noi ci facciamo consolare che sotto il sole non ci sia nulla di nuovo. 22 Dobbiamo precisare per completezza che possibile un terzo livello di terzo livello, quello operato da un osservatore esterno che assiste allevento (come farebbe il telecronista di un evento sportivo: Boxer, 2003). 23 Lagente tematizzato come un insieme di collocazioni soggettive, che non hanno una relazione predeterminata luna rispetto alle altre e non possono essere fissati in nessun tipo di unit stabile (Trrnen, 2001, p. 314). 24 Si veda a questo riguardo il concetto di capitale sociale (Putnam, 1993; 2000) che pur non essendo esplicitamente collegato dagli Autori allinterno della cornice teorica della Teoria del Posizionamento ci sembra mostrare ampi margini di sovrapposizione:
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Tale dinamismo (al quale tutti gli scritti citati in questo paragrafo fanno pi o meno direttamente riferimento) ha portato Boxer (2003) ha proporre unanalogia fra i processi sociali implicati nel posizionamento e le leggi fisiche sui campi magnetici: le dinamiche che si instaurano fra generatori elettrici che causano campi magnetici sono simili alle forze che i componenti la scena sociale mettono in campo. Il risultato di questo gioco di componenti metaforicamente un flusso sociale. Ma quali sono esattamente questi aspetti della vita sociale che innescano processi posizionali? Secondo le pi recenti riformulazioni delle proposte originarie, si tratta di un complesso sistema di dimensioni interagenti (figura 3): - il sistema locale (ma culturalmente condizionato) dei diritti25, - i doveri e gli obblighi legati ai ruoli sociali ricoperti, - le azioni (discorsive e non) attuate in contesti pubblici e nei discorsi interiori, - lordine morale del contesto specifico.
Fig. 3: Interazione fra le componenti del sistema sociale nella formazione ed evoluzione dellazione discorsiva (fonte: Boxer, 2003, p. 259)

Come prodotto discorsivo (emergente cio dalle pratiche comunicative quotidiane), il posizionamento ha la caratteristica di essere sempre in qualche modo contrattato (ridefinito, culturalmente condizionato dalle prassi narrative consolidate) sulla base delle interazioni con altri (Tschuggnall, 1999): una concezione che si inscrive esplicitamente nellapproccio etogenico (Davies e Harr, 1999; 1990; Harr, 1977) e in un panorama costruzionista (Harr, 2002; Boxer, 2003; Howie e Peters, 1996), ma con delle importanti distinzioni rispetto alle proposte pi estreme del costruzionismo sociale (Gergen, 1985). Allo stesso tempo infatti ha una connotazione intraindividuale nella misura in cui ciascun individuo, da una parte, ha un ruolo attivo nella ridefinizione dei posizionamenti di S operati da altri (svilupperemo pi in dettaglio a breve questa affermazione) e, dallaltra, allestisce una rappresentazione di s anche nei discorsi privati, nella conversazioni locali fra s e s. In tal senso, stato definito posizionamento riflessivo (Moghaddam, 1999; Harr e van Langhenove, 1999c; Jones, 1997; Tan e Moghaddam, 1995; Taylor, Bougie e Caouette, 2003) e spiegato nei termini seguenti:
allo stesso modo in cui gli aspetti autobiografici delle conversazioni sono il requisito fondamentale per il posizionamento interpersonale, quello riflessivo un processo lindividuo - intenzionalmente o non intenzionalmente - si colloca in una storia personale raccontata a se stesso. Questo processo pu assumere varie forme, la pi elaborata delle quali potrebbe essere la scrittura di un diario o di una autobiografia. Poche vite, comunque, sono scritte in queste forme: la maggior parte sono presentate localmente, come frammenti di storie personali di un parlante rese manifeste a se stesso. Lautovalutazione di una propria prestazione, la giustificazione per aver condotto una certa azione, lattribuzione di azione a forze soprannaturali, la spiegazione data a se stessi per essere stati da altri in un modo o nellaltro (e la risposta che supponiamo di ricevere dallascoltatore) sono esempi del modo in cui ciascuno posiziona se stesso per se stesso nellarco della
25 Ulteriori specificazioni e dettagli sui concetti di diritto e dovere e sulle loro implicazioni di carattere culturale si vedano Moghaddam, Slocum, Finkel, Mor e Harr (2000) e Bathia (2000).

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giornata. Infatti, ciascuno inevitabilmente colloca se stesso nei discorsi interni che produce (Moghaddam, 1999, p. 75-76).

A nostro avviso, il concetto di posizionamento discorsivo apre prospettive di ricerca e percorsi di riflessione che non sono stati precedente tenuti in considerazione nella ricerca classica sul S secondo gli approcci socio-cognitivi. Dalla prospettiva proposta infatti emerge un attore attivo costruttore di immagini di S con un ruolo tanto pi attivo quanto pi variegate e complesse sono le situazioni sociali che incontra: lottica del posizionamento consente di superare la staticit delle letture precedenti in base alle quali il S era definibile con riferimento a uno schema cognitivo, a una struttura solo parzialmente variabile nel corso dellarco di vita, ma sostanzialmente stabile e coerente nelle diverse situazioni quotidiane. Limmagine di un S dentro il sistema cognitivo della persona, che pu essere richiamato alla memoria e che soggetto a distorsioni (biases), non soddisfa i sostenitori degli approcci narrativi (Sarbin, 1986a,b) e gli stessi teorici del posizionamento26. Secondo costoro, infatti, il ricercatore dovrebbe occuparsi della ricostruzione narrativa che il soggetto opera di S in situazione rispetto a una serie di eventi passati ma allo stesso tempo dovrebbe rilevare la descrizione che emerge dalla stessa situazione in cui la rievocazione richiesta (durante unintervista, un colloquio, in unautobiografia, in un discorso pubblico, etc.) e in collegamento con i posizionamenti operati da altri (Mishler, 1986a). In secondo luogo, inoltre, necessario ripensare alla veridicit storica della narrazione autobiografica. Lucius-Hoene e Deppermann (2000) hanno puntualizzato efficacemente questo problema: secondo gli Autori, quando un individuo narra una storia autobiografica convinto di farlo rispettando una verit storica (ad esempio, seguendo adeguatamente lordine cronologico27, collocando ogni evento e ogni personaggio al proprio posto e cos via); tuttavia, anche il fatto stesso di produrre una narrazione autobiografica allinterno di una situazione di ricerca ha limplicazione di indurre nel narratore la tendenza a collegare gli elementi dello scenario in modo che il quadro complessivo appaia coerente e a fornire unimmagine di S quanto pi possibile positiva (Brockmeier, 1999; Tedeschi e Reiss, 1981):
Le interviste narrative mettono di fronte allintervistato la necessit di fornire un resoconto rappresentativo della sua identit narrativa. Le narrazioni quotidiane, comunque, solo molto di rado meritano di essere considerate rappresentazioni biografiche complete. [] Dunque le narrazioni che emergono nelle interviste a scopi di ricerca devono essere considerate come artefatti scientifici che richiedono specifiche attivit e abilit riflessive e comunicative. Al narratore richiesto di assumere un nuovo punto di vista (che pu essere meravigliato o imbarazzato) sulla propria vita e questo obiettivo pu essere piacevole e gratificante, ma anche frustrante o deprimente (Lucius-Hoene e Deppermann, 2000, p. 205).

Si tratta di considerazioni che suggeriscono cautela anche nellutilizzo delle interviste narrative e che dimostrano che lartificiosit delle situazioni empiriche (la distanza da contesti reali) comune sia agli approcci positivistico-quantitativi che a quelli costruzionisticoqualitativi. Nella consapevolezza che non esiste una soluzione tecnica che risolva il problema della discrasia fra verit storica e verit narrativa, nel corso del lavoro qui presentato scegliamo di privilegiare la seconda: optiamo cio per la considerazione delle narrazioni (che verranno analizzate e che sono state rilasciate dai partecipanti alla ricerca) come verit narrative, intendendo con questo termine la fedelt del resoconto solo ai criteri di coerenza, plausibilit e realismo che il narratore ritiene funzionali alla costruzione di unadeguata immagine di S e della propria condotta. In altri termini, non ci porremo mai il quesito se i fatti che vengono raccontati siano pi o meno reali, pi o meno veri, ci chiederemo semmai quale significato il narratore intende veicolare nella formulazione di quella esatta versione dei fatti.

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In particolare, la tesi che stiamo trattando sviluppata in Harr e Van Langenhove (1999c) e Van Langenhove e Harr (1993). 27 Brockmeier (1995a,b; 2000).

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Questa scelta ci consente peraltro di valorizzare il collegamento virtuoso fra modello teorico dellazione e degli effetti comunicativi ( 2.1 in questo capitolo) e posizionamento discorsivo cos come stato definito in questo paragrafo: il tema dei significati (o, meglio, i temi significativi) lelemento di congiunzione che d coerenza e pertinenza allintero sfondo teorico: in questo senso, abbiamo avuto modo di confrontarci con lAutore di entrambi i modelli, il prof. Rom Harr (comunicazione personale), che ha confermato in una recente corrispondenza lutilit di stabilire un collegamento empiricamente fondato fra narrazione sullazione e posizionamento discorsivo. Come abbiamo accennato in precedenza e come evidenziato gi dai primi articoli sulla teoria (Davies e Harr, 1990; Harr e van Langenhove, 1992) il posizionamento discorsivo viene esplicitamente proposto come lalternativa costruzionista al concetto di ruolo: questultimo infatti veicola una sorta di staticit nella definizione dellidentit in senso psicologico-sociale. In particolare, il posizionamento - rispetto al ruolo - focalizza lattenzione sui processi e sullevoluzione:
dobbiamo chiederci se i concetti di ruolo e posizione sociale possano essere usati nellanalisi delle interazioni della vita quotidiana in maniera complementare a quello di posizionamento, oppure se semplicemente occupano porzioni delle stesse aree concettuali. Ruolo e posizionamento sono collegati [] nel senso che un ruolo sta al posizionamento come colore sta a rosso. Un altro ruolo pu essere collegato ad altri posizionamenti come figura sta a quadrato, etc. Adottando o avendo assegnato un ruolo fisso, sono possibili solo una gamma di posizionamenti compatibili con quel ruolo. La posizione sociale e il posizionamento sono a volte complementari [] Certamente avere una posizione sociale in un conversazione o in qualunque altra interazione sociale significa al tempo stesso avere un posizionamento il suo utilizzo pu richiedere lesplicitazione o lattribuzione di caratteristiche personali che non sono rilevanti per il raggiungimento di una posizione sociale (Harr e van Langenhove, 1999b, p. 195-196).

Analogamente, i concetti di episodio e di sequenze dazione (che si leggono spesso negli articoli riferiti al posizionamento) non sono sovrapponibili agli analoghi proposti da Goffman (1967) in quanto il lavoro di questultimo si focalizzato principalmente sulle interazioni fra individui e lambiente sociale in cui operano. Poca attenzione stata posta agli aspetti generali delle interazioni fra le persone, data la situazione in cui essi stessi si trovano (Harr e Van Langenhove, 1999c, p. 60, corsivo nostro). Dal punto di vista metodologico, i sostenitori della teoria del posizionamento si dedicano allanalisi prevalentemente con metodi interpretativi - dei testi, dei discorsi e delle conversazioni in cui si assume che vengano riportate rappresentazioni di individui e gruppi. Gli obiettivi di ricerca devono tenere conto della complessit del modello di riferimento: specificamente, la teoria del posizionamento fornisce un framework per lesplorazione dei significati condivisi dagli individui. Il livello di analisi adeguato deve aver luogo nei discorsi (Taylor e coll., 2003, p. 204) mediante i quali gli individui si scambiano, contrattano e ricostruiscono reciprocamente pezzi di rappresentazioni sul mondo e sulla propria identit. Harr e van Langenhove (1992) hanno dedicato ampio spazio alle implicazioni metodologiche della teoria del posizionamento. Le considerazioni pi rilevanti, a nostro avviso, sono quelle relative alla temporaneit delle collocazioni posizionali: trattandosi di propriet fortemente ancorate alle pratiche discorsive, esse hanno una natura talvolta effimera (che dipende da molteplici fattori non sempre facilmente riconoscibili e codificabili), altre volte possono essere tanto radicate da risultare addirittura non modificabili (rappresentazioni stereotipiche o pregiudiziali: cfr. van Langenhove e Harr, 1995b; 1999a). Inoltre, se il posizionamento rilevabile nelle produzioni discorsive che dinamicamente vengono scambiate fra gli attori sociali, allora un elemento importante per limpostazione dei progetti di ricerca sta nella concezione che lo scienziato sociale ha del comportamento e della natura umana (real life behaviour). Infine, come hanno sostenuto Harr e van Langenhove (1992, p. 405)

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importante evidenziare che, cos come tutte le conversazioni coinvolgono sempre una sorta di posizionamento, latto conversazionale dellintervistare o chiedere a qualcuno di rispondere alle domande di un questionario, deve necessariamente essere inteso nei termini della triade posizione-atto linguistico-story line. Ci significa che concetti come atteggiamento o tratto hanno un senso nella misura in cui si ritiene che c qualcosa di personale che pu essere rilevato dallo scienziato sociale. Chiedere a qualcuno di rispondere sul locus of control, per esempio, o sui comportamenti autoritari una forma di posizionamento e deve essere intesa come tale: ci dice qualcosa su come le persone si posizionano nel rispondere a un questionario somministrato da un ricercatore.

Oltre alle dimensioni descritte, gli Autori hanno adottato ulteriori differenziazioni che distinguono fra: - il posizionamento operato nei confronti di altri individui o di collettivit nel qui e ora o in una ricostruzione narrativa, - la simmetricit/asimmetricit e la concordanza/discordanza dei posizionamenti reciproci fra attori in interazione, - la collocazione deliberata, o al contrario imposta da altri. Si tratta, come evidente, di diversi criteri di classificazione delle dimensioni teoriche che caratterizzano il posizionamento discorsivo. Come filo conduttore del presente lavoro e al fine di operazionalizzare adeguatamente il modello, riteniamo utile descrivere brevemente le dimensioni che - trasversalmente ai diversi contributi citati - consentono di applicarlo alla ricerca qui descritta. Lobiettivo (circoscritto a questa fase ma coerente con gli scopi generali della ricerca) quello di definire un modello di posizionamento che caratterizzi le narrazioni nei contesti legali: in accordo con Harr e van Langenhove (1995), infatti, cercheremo di delineare un modello ideale condiviso di collocazione posizionale nei contesti legali28:
gli stereotipi sono evidenti come posizioni e come personaggi nelle story line nei discorsi di tutti i tipi. In questo modo, il terzo elemento nel triangolo posizionale, la story line, pu essere interpretata come veicolo di stereotipi. Una story line, o uno stile narrativo, incorpora non solo un corso di eventi [] ma anche di personaggi. [] per la ricerca da qui avviata c una grandissima opportunit, quella di identificare e classificare il tipi di personaggi che figurano nelle presentazioni discorsive di storie controverse come ad esempio i dibattiti scientifici, i discorsi sullambiente e cosi via (Harr e van Langenhove, 1995, p. 369).

A partire dal pionieristico articolo di Davies e Harr (1990; cfr. anche Harr, 1984), le dimensioni prevalenti29 sono state identificate in: - ordine morale: indica il posizionamento rispetto ai sistemi culturali e locali di doveri e diritti, obblighi e crediti; include le attribuzioni, le credenze, gli atteggiamenti, i valori; - ordine sociale: indica il posizionamento rispetto al sistema degli interlocutori (si veda il concetto di matrice condizionale nel cap. 3 1.2) secondo le declinazioni di tipo sociologico-anagrafico, i ruoli agiti e vissuti, le collocazioni storiche e attuali, - ordine spaziale: indica la collocazione in un contesto reale delimitato da confini e caratterizzazioni definite; corrisponde alla localizzazione fisica dellevento narrato; - ordine temporale: indica il posizionamento in un momento storicamente definito e ridefinibile narrativamente; dal punto di vista della rilevazione empirica, corrisponde la collocazione in un duplice contesto: quello del momento in cui si sono svolti i fatti (l e allora) e quello della rievocazione narrativa attuale (qui e ora).

Questo obiettivo di definizione di un modello generale non significa tuttavia dimenticare la natura situazionale dei posizionamenti discorsivi (cos come sono stati fin qui descritti): ci riferiamo infatti a un modello valido per il gruppo specifico di rispondenti considerando essi come rappresentanti (non rappresentativi) dei detenuti che hanno compiuto reati analoghi. Le narrazioni prodotte hanno quindi (come verr ampiamente descritto nel cap. 2) carattere situazionale, costruttivo di (e costruito in) contesti specifici pur nella generale tendenza programmatica verso la definizione di un modello condiviso fra i partecipanti della ricerca. 29 Precisiamo - anticipando un argomento che verr approfondito in seguito (cap. 3 1.2) - che il livello di astrazione delle dimensioni relativo alla distanza concettuale, logica e operativa fra i concetti (e le dimensioni che li compongono) e gli indicatori empirici rilevabili.

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Rimandando agli Autori per ulteriori approfondimenti (e per le distinzioni concettuali fra posizionamento di primo e di secondo ordine, tacito o intenzionale, performative/accountive positioning), ci preme tuttavia ricordare lampia gamma di applicazioni che la teoria ha avuto negli ultimi anni: gli studi sulla personalit (Davies e Harr, 1990; 1999), la definizione delle identit di genere (Moghaddam, Hanley e Harr, 2003; McKenzie e Carey, 2000; Lynn Adams e Harr, 2001; 2003), le relazioni interculturali (Slocum e van Langenhove, 2003; Tan e Moghaddam, 1995; 1999; Moghaddam, 1999), luso di stereotipi (van Langenhove e Harr, 1999a; 1995), la struttura delle argomentazioni scientifiche (van Langenhove e Harr, 1999b), la costruzione narrativa dellidentit sociale, nazionale o professionale (Harr e van Langenhove 1992; 1999c; Berman 1999; Carbaugh, 1999; Taylor e coll., 2003; Phillips, Fawn e Hayes, 2002), la partecipazione alle comunit di pratiche lavorative (Linehan e McCarthy, 2000), il linguaggio della progettazione e valutazione delle tecnologie (van Langenhove e Bertolink, 1999), la comunicazione mediata da nuove tecnologie (Riva e Galimberti, 1997), lo studio delle opinioni pubbliche conflittuali (Harr e Slocum, 2003a,b), la costruzione narrativa del disagio e della malattia (Sabat, 2003; Wetherell, 2003; Sabat e Harr, 1999; Wortham, 2000; Georgakopoulou, 2000), lespressione delle emozioni e delle motivazioni (Apter, 2003; Gerrod Parrott, 2003; Walton, Coyle e Lyons, 2003; Benson, 2003). In conclusione, la teoria del posizionamento offre una ampia e complessa chiave di lettura degli eventi quotidiani cos come li vede e li descrive un attore-osservatore partecipante che nella definizione della situazione (implicitamente o esplicitamente) narra pezzi della sua identit in quel contesto; possibile che il lettore di queste pagine ne ricavi unidea di vaghezza e scarsamente approfondito impianto metodologico e, in effetti, gli stessi autori ne precisano natura e obiettivi:
La teoria del posizionamento non dovrebbe essere ritenuta una teoria generale che richiede unapplicazione deterministica a specifiche applicazioni. Non come la teoria gravitazionale. Piuttosto, pu essere considerata come un punto di partenza per riflettere su molti differenti aspetti della vita sociale (Harr e van Langenhove, 1999d, pp. 9-10).

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Background metodologico

Noncnientedipipraticodiunabuonateoria. KurtLewin(18901947)

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Capitolo 2 - I metodi e gli strumenti

Stando alle premesse teoriche descritte in precedenza, diventa chiaro come - dal punto di vista metodologico - la scelta debba indirizzarsi verso metodi e tecniche di ricerca capaci di cogliere e valorizzare la complessit delloggetto di studio. La nostra attenzione si dunque orientata verso la ricerca qualitativa e le tecniche di rilevazione delle informazioni di tipo narrativo. Descriveremo adesso brevemente, nel primo paragrafo, questo contesto (che abbiamo chiamato background metodologico) e le ragioni della scelta. Ci dedicheremo poi, nel secondo paragrafo alla discussione dei modelli culturali pi generali che fanno da sfondo alla ricerca presentata nel prossimo capitolo. Infine, faremo una rassegna delle tecniche specifiche di rilevazione (le interviste narrative) e di analisi delle informazioni (analisi delle strutture e analisi dei contenuti).

1.

I metodi qualitativi

Sotto il profilo epistemologico e metodologico, la posizione di chi scrive caratterizzata da una preferenza per i metodi qualitativi. Non questa la sede per rispolverare la vecchia (forse ormai superata) dicotomia fra metodi qualitativi e metodi quantitativi, ovvero fra orientamenti positivi (e post- o neopositivisti: Mannetti, 1998; Guba e Lincoln, 1994) e orientamenti (socio)costruzionisti (Gergen, 1985; 2004; Kruglanski e Jost, 2000). Ci limitiamo qui a sottolineare alcuni termini salienti del dibattito pi recente, che - pi che esacerbare ed enfatizzare le differenze - cerca di ricomporle in un coerente quadro dei rispettivi obiettivi e delle implicazioni sulla natura della conoscenza. Come sostiene Mazzara (2002, p. 23), lopposizione fra le due modalit di concepire la scienza, e pi in generale la conoscenza, molto meno radicale e netta di quanto potrebbe apparire: nonostante le resistenze che ancora da pi parti si registrano, infatti, i diversi filoni di studio sembrano poter essere collocati lungo il continuum delle polarit con posizionamenti graduati e intermedi. Su questo tema Mazzara (2002, pp. 26-27), le cui riflessioni condividiamo pienamente, afferma che
si pu osservare una contrapposizione fra concezioni definibili rispettivamente come minimaliste e massimaliste []. Per le prime la scelta fra quantit e qualit solo un problema di metodo, o addirittura di tecnica, e ciascuno pu legittimamente utilizzare metodi diversi, anche in combinazione tra loro, in funzione degli scopi della ricerca o della specifica fase in cui ci si trova, ma anche in funzione del tempo e delle risorse che si hanno a disposizione, senza che questo implichi scelte di base a livello epistemologico. Per le seconde, al contrario, il contrasto in primo luogo unopposizione fra paradigmi interpretativi, sicch i due mondi della quantit e della qualit esprimono scelte di campo diverse e per molti aspetti incompatibili circa la natura stessa della conoscenza. La prima opzione, sovente descritta in termini di eclettismo metodologico, ha raccolto numerose critiche, centrate sul carattere eccessivamente pragmatico o in qualche caso addirittura opportunistico delle scelte effettuate, ma riguardanti soprattutto la scarsa definizione del modo in cui i risultati conseguiti vanno a inserirsi in un complesso sistema di conoscenza. La seconda opzione, che si qualifica per una pi rigorosa attenzione per gli aspetti teorici ed epistemologici, ha finito per diventare, specie se interpretata in maniera molto rigida, una barriera alla comunicazione fra i due approcci e un reale ostacolo alla loro reciproca fecondazione. [] valido e interessante pu considerarsi lobiettivo di migliorare complessivamente le nostre capacit conoscitive attraverso

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un pi fecondo interscambio fra le due prospettive, ciascuna delle quali presenta indubbiamente vantaggi specifici dei quali sarebbe opportuno approfittare e che vengono invece sacrificati in una logica di contrapposizione rigida.

In termini molto generali e considerando gli obiettivi di conoscenza consentiti da ciascun approccio, possiamo sostenere che il ricercatore che preferisca servirsi di metodi qualitativi avr un maggiore interesse per la comprensione e linterpretazione del fenomeno, mentre chi predilige metodi quantitativi probabilmente mira alla spiegazione in termini (positivisti) di previsione e controllo. I metodi qualitativi consentono di catturare la ricchezza dei temi emergenti nel parlato del rispondente piuttosto che ridurre le risposte a categorie quantitative30 (Smith, 1995). Marecek, Fine e Kidder (1997) hanno sostenuto che il cuore dellorientamento qualitativo il desiderio di dare un senso allesperienza; per questa ragione gli approcci qualitativi sono meno prescrittivi e pi flessibili dei metodi della psicologia ortodossa. Infatti, alcuni sostengono che tali metodi debbano essere chiamati modo di lavoro pi che metodi in senso stretto (p. 637). Secondo gli Autori, infatti, la misurazione di manifestazioni individuali (dei punti di vista) mediante scale, questionari e test impone che queste vengano forzatamente ricondotte entro le categorie teoriche definite a priori dai ricercatori. Un approccio qualitativo invece valorizza lattribuzione di senso che - individualmente (nei processi cognitivi dellattore), ma anche ricostruttivamente (nelle interazioni finalizzate alla rilevazione di dati empirici) - viene data alle peculiari esperienze di vita di ciascuno (Leone, 2001; Bercelli, 2004; Stame, 2004). A sostegno di questa utilit dei metodi qualitativi per lo studio di oggetti sociali complessi, Cicognani (2002a, p. 17) afferma che nella misura in cui loggetto di indagine costituito dai significati, per analizzarli occorre unattivit di interpretazione e di concettualizzazione che non pu essere affidata (o non pu essere affidata solamente) agli strumenti di misurazione convenzionali, ma richiede inevitabilmente lintervento del ricercatore e delle sue capacit e risorse interpretative: al ricercatore richiesta unattenzione allo scambio che si realizza fra gli attori coinvolti e una partecipazione del ricercatore alla costruzione dellunit di analisi. Tuttavia, lindifendibilit della dicotomia qualit/quantit sul piano logico non esclude che attraverso di essa passino abitudini, forme mentali, stili cognitivi profondamente radicati e - in qualche misura - davvero alternativi (Ricolfi, 1997, p. 38). Dal nostro punto di vista, riteniamo che per cogliere lunicit e il senso soggettivo che lattore sociale ha inteso dare alla sua azione - in virt della funzione espressiva di cui parlano De Leo e Patrizi (1992; 1999) - sia opportuno preferire modalit di rilevazione delle informazioni31 che limitino le costrizioni categoriali in favore di una maggiore possibilit di espressione libera, da parte del narratore, e di comprensione in profondit, da parte del ricercatore (Silverman, 2000). Da queste premesse, diverr via via sempre pi evidente come linteresse per i significati soggettivi (cio, la costruzione soggettivamente rilevante) ci abbia portati a scegliere il testo (cio, la trascrizione di questa costruzione in forma narrativa) come unit di analisi (Leccardi, 1997). La soluzione che proponiamo costituisce il caso intermedio, nella terminologia di Ricolfi (1997), fra i dati ad alta organizzazione e i dati a bassa organizzazione32: si tratta delle ricerche che operano sui testi sottoponendoli a processi di organizzazione tipici degli approcci qualitativi ed ermeneutici:
30 Per ulteriori approfondimenti sul rapporto fra metodi qualitativi e metodi quantitativi suggeriamo al lettore i recentissimi contributi di Mazzara (2002), Mantovani (2003) e Corbetta (2003a). 31 Sullutilizzo del termine informazioni al posto di dati si veda pi avanti il capitolo 4 e De Gregorio e Mosiello (2004). 32 Con organizzazione dei dati, Ricolfi (1997, p. 24) definisce il processo attraverso cui le informazioni vengono trasformate in dati e immerse in strutture pi o meno rigide e pi o meno complesse: dati ad alta strutturazione sarebbero quelli la cui analisi si basa sulla matrice, dati a bassa strutturazione sono quelli che si basano sulla mera ispezione informale dei testi (interviste in profondit e storie di vita).

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Una volta che si concepisce il compito di comprendere il comportamento umano come qualcosa che comporta interpretazione ed empatia, piuttosto che predizione e controllo, le auto-descrizioni (self-reports) delle persone che si stanno studiando divengono molto importanti in ogni progetto di ricerca psicologica (Harr e Gillett, 1994, trad. it. 1996, p. 24).

2.

Dalla psicologia narrativa alla psicologia discorsiva

Un orientamento come quello appena descritto si collega a sfondi culturali generali rispetto ai quali esso assume maggiore coerenza e prospetta utili implicazioni di tipo tecnicometodologico. La psicologia narrativa, intesa come struttura dei processi di pensiero e di ricostruzione degli eventi, uno di questi contesti culturali (Sarbin, 1986a,b; Murray 1995): secondo i suoi princpi, infatti, gli esseri umani pensano, percepiscono, immaginano e sognano secondo una struttura narrativa. Dati due o tre input sensoriali, un essere umano li organizzer allinterno di una storia o, almeno, nella cornice di una storia (Mancuso e Sarbin, 1983, p. 234); in altri termini lindividuo d agli eventi un ordine e una trama (= plot) ponendo cos le basi per una descrizione narrativa della realt alla luce delle intenzioni dellattore-narratore (Biancheria e Cavicchioli, 1998; Melucci, 2001):
Le espressioni narrative deriverebbero [] dal bisogno degli individui di comprendere e interiorizzare la realt circostante attraverso un lavoro interpretativo che consenta loro di diventare parte integrante della realt raccontandola. [] Si tratta di narrare e comunicare la propria visione della realt, di rendere pubblico tramite rappresentazioni simboliche il significato interiorizzato, di far emergere le proprie credenze, intenzioni e i propri sentimenti che a loro volta diventano interpretabili (Groppo, Ornaghi, Grazzani e Carruba, 1999, pp. 23-24).

Il racconto di eventi - come stato ampiamente argomentato (Bruner, 1991) - rappresenta una forma convenzionale trasmessa culturalmente. Tale natura culturale e condivisa fa s che il racconto (scritto o orale che sia) un prodotto costruito in-relazione con altri relazionalmente costruito e con obiettivi sovra-individuali (Gergen e Gergen, 1983; 1988). Date queste premesse di narrativit della vita quotidiana, di natura culturale e costruita dei processi di pensiero, lo studio delle narrazioni assume un ruolo di rilievo tale che emergono paradigmi ermeneutico-interpretativi per i quali i significati diventano lunit di analisi privilegiata. Secondo Bruner (1990) il comportamento (nel nostro caso lazione, ma per una distinzione concettuale fra i due concetti rimandiamo a De Leo e coll., 2004) comprensibile facendo emergere dallindividuo la capacit di narrare: in questo modo (e coerentemente con quanto gli esponenti della svolta discorsiva hanno affermato sulle strutture dei processi cognitivi: cfr., fra i tanti, il classico testo di Harr e Gillett, 1994; 1995) lazione diventa intelligibile secondo il punto di vista del suo protagonista che le d una forma narrativa in accordo con i canoni culturali di riferimento (Bruner e Weisser, 1995; Harr e Van Langenhove, 1999c) e le regole dei generi narrativi (Feldman, 1991). La struttura portante di un racconto , quindi, caratterizzata da una componente individuale (scelta di cosa narrare, attribuzione dei significati, processi cognitivi: memoria, emozioni, pianificazione) e da una culturale (scelta di come narrare, condivisione dei significati, processi storico-sociali): si tratta di ci che in altra sede (De Leo e coll., 2004a) abbiamo chiamato la forma del pensiero e che ha la sua origine nella corrente della psicologia narrativa. Individualit e culturalit si incontrano e il prodotto di questo incontro la narrazione di un evento personale (nel nostro caso, lazione deviante). Ma come possibile conciliare aspetti cognitivi individuali e riferimenti culturali? La letteratura sullargomento ha fatto ampiamente riferimento ai pionieristici studi di Bartlett (1932) sul racconto di storie: descriviamo, a questo riguardo la rivisitazione che ne hanno fatto Robinson e Hawpe (1986). Centrale il concetto di schema cognitivo: secondo gli Autori, la flessibilit del pensiero narrativo radicata (rooted) in schemi cognitivi che

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fanno da base per la generazione di ogni possibile storia. Si tratta di canoni generali sulla base dei quali identificare le informazioni fondamentali che rendono ogni storia narrabile. Il passaggio fondamentale su cui ci preme richiamare lattenzione quello di un necessario fit fra un evento critico da narrare (lazione deviante, ad esempio) e il modello narrativo (narrative plan, nei termini di Robinson e Hawpe, 1986): laderenza delluno allaltro diviene patrimonio individuale come storia di un evento: Le storie sono il modo per interpretare gli eventi costruendo un pattern causale che integra ci che noto di un evento con ci che congetturale ma rilevante per linterpretazione (Robinson e Hawpe 1986, p. 112). Lintenzionalit di tale ri-costruzione di pattern esperienza-schema narrativo da parte del soggetto narrante evidente dallorganizzazione che egli d ai contenuti. Introduciamo qui il concetto di salienza del contenuto narrativo33 a indicare che lemittente/narratore, guidato dallesperienza e dagli schemi narrativi, valuta cosa inserire come rilevante e cosa no e il destinatario, a sua volta guidato da schemi narrativi complementari, ricostruisce (decodifica) ci che il narrante ha codificato come saliente. Come mostra la figura 4, in ogni atto comunicativo esiste uno spazio comune nel quale emittente e ricevente (es., intervistato e intervistatore) condividono una parte dei significati di cui ciascuno di essi portatore nel proprio contesto sociale e cognitivo (i contesti informativi).
Fig. 4: Significati soggettivi e significati condivisi nellinter-atto comunicativo ( fonte: Anolli e Ciceri, 1995, p. 94)

INSERIRE FIG. ANOLLI SULLO SCAMBIO DEI SIGNIFICATI

La selezione delle informazioni rilevanti, il confronto fra esperienza34 e modelli narrabili, e linferenza di dati dallesperienza sono attivit cognitive che giocano un ruolo chiave come intermediari fra gli obiettivi della storia in costruzione, il fatto da narrare e lesperienza del narratore (Robinson e Hawpe 1986, p. 116). A questo punto attraverso il concetto di intenzionalit, diventa evidente il collegamento che il presente lavoro ha con il secondo sfondo culturale premesso nel titolo: la psicologia discorsiva, lo studio delle modalit e delle strategie che le persone utilizzano, in quanto soggetti attivi e pianificatori, attraverso sistemi simbolici in contesti a volte pubblici a volte privati al fine di attuare progetti e di raggiungere scopi (Pagliaro 1996, p. 11). La dimensione narrativa, secondo le definizioni che ne abbiamo dato in precedenza (in questo paragrafo), costituisce il punto di contatto fra la cultura e la natura intenzionale dellazione:
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Ne riparleremo nel prossimo capitolo. Con il termine esperienza, Robinson e Hawpe (1986) intendono anche le storie precedenti cio le narrazioni divenute fatti a cui ancorare le narrazioni attuali. Esemplificano questa tesi con un parallelismo fra costruzione ingenua delle narrazioni e processi decisionali nei contesti legali anglo-americani in cui le sentenze diventano precedenti e come tali danno fondamento alle decisioni successive.

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lagente torna a essere considerato depositario di intenzionalit, gradi di consapevolezza e controllo, ragioni e significati che organizzano il suo modo di agire, nonch di responsabilit rispetto agli effetti dazione, soggettivit e unicit definite dai posizionamenti e dai punti di intersezione non replicabili nellambito dei discorsi e delle relazioni costitutivi della sua vita mentale pubblica e privata. Di qui la rilevanza attribuita alla capacit delle persone di produrre discorsi intorno alle loro azioni; di costruire resoconti giustificatori o esplicativi in base a svariati criteri morali, etici, situazionali, normativi, culturali, e cos via; di proporre il loro punto di vista rispetto a se stessi e al mondo che li circonda; di esplicitare i sistemi di credenze, convinzioni, valori, credo ideologici di diversa natura; di dispiegare le loro competenze narrative costruendo e ricostruendo le storie personali nelle dimensioni temporali canoniche (passato, presente e futuro); di selezionare, attivare e negoziare concettualizzazioni e significazioni rispetto al proprio e altrui modo di agire, attingendo al vasto repertorio di pratiche discorsive culturalmente accessibili, in rapporto alle opportunit, ai posizionamenti e ai vincoli regolativi normativi e convenzionali che esse implicano. Il linguaggio ordinario, socialmente costitutivo della conoscenza di senso comune, emerge come dimensione appropriata per la comprensione dei mondi personali e la creazione di racconti utili e plausibili in rapporto agli obiettivi, cambiamento compreso (Pagliaro e Dighera, 1996, pp. 244-245).

Nel corso degli anni 90 la psicologia sociale ha incrociato le correnti maggiormente rappresentative della cosiddetta svolta discorsiva: in particolare, gli studi che hanno inteso il legame fra azione e linguaggio secondo la duplice accezione di produzioni discorsive sullazione sociale (Harr e Gillett, 1995; 1994; De Leo, 1995; Melucci, 2001) oppure produzioni discorsive come azione sociale (vedi, fra i tanti, Edwards e Potter, 1993; De Grada e Bonaiuto, 2002). La seconda rivoluzione cognitiva come stata anche chiamata questa rinata enfasi sugli aspetti discorsivi dei processi cognitivi35 (Harr e Gillett, 1994; Bruner, 1990) ha diversi aspetti in comune con le recenti ipotesi socio-costruttiviste dellazione, (cfr.: De Grada e Bonaiuto, 2002)36: su questa comune base logica ed epistemologica che si fonda la nostra ipotesi di studio dellazione deviante e della sua manifestazione pi rilevante sul piano empirico: la narrazione. De Leo e Gnisci (1996) hanno parlato a questo riguardo di costruzione dellazione e delle sue implicazioni psicologiche, relazionali e organizzative: il riferimento principale ai contesti applicativi di area specificamente giuridico-criminologica nei confronti dei quali possibile ipotizzare utilizzi dei concetti appena illustrati: cos, ad esempio, i significati culturali che strutturano lattivit e la presentazione che un individuo fa di S (Baumeister e Newman, 1994; Harr e Gillett, 1994; 1995) ci porterebbero a riflettere su qual il significato che il soggetto d allazione deviante. Lenfasi sulla relazione con il contesto e sulle norme interattive, daltra parte, si collega a topics tradizionali della riflessione in criminologia (culture e sottoculture, teoria delle associazioni differenziali). La considerazione, infine, che agli eventi e agli oggetti viene attribuito un significato attraverso i discorsi in cui appaiono e in relazione a ci che viene espresso (Harr e Gillett, 1994) si attualizza nella ricostruzione di un crimine in tribunale (Bruner, 2002): si tratta di una serie di collocazioni situazionaliinterattive e normativo-simboliche che definiscono i confini del contesto inteso come
insieme complesso, ma nel contempo finito e definito, di elementi normativi e convenzionali, di regole interpretative e prescrittive, procedure formali e informali, culture locali e organizzative, definizioni di ruoli e posizionamenti, sistemi di aspettative reciproche, rappresentazioni sociali e repertori dazione condivisi, quadri di significato in qualche misura negoziabili, in relazione a cui gli attori organizzano, dirigono e controllano le proprie azioni essendone, entro certi limiti, circolarmente e riflessivamente organizzati, diretti e controllati. Il contesto, a differenza del generico ambiente, caratterizzato sul piano simbolico [] e diviene cos cornice e sfondo rispetto a cui lattore agisce di volta in volta diverse immagini e rappresentazioni del S (Pagliaro e Dighera, 1996, p. 148).

Queste le proposte di sostegno teorico allo studio narrativo dellazione deviante: riteniamo infatti che i concetti espressi e, soprattutto, le ragioni teoriche ed epistemologiche esposte possano essere applicati allo studio delle narrazioni sullazione (Harr e Gillett, 1994; Smorti,
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Inclusa la pianificazione dei percorsi dazione e il resoconto di essi. Vedi oltre, nel paragrafo successivo.

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1997; Lorenzetti e Stame, 2004) e, in particolare, sullazione deviante. Tale ipotesi sostenuta da una serie di riflessioni e studi di provenienza sociologica (Leccardi, 1997), secondo i quali attraverso i testi (intesti come trascrizioni di interazioni con una loro autonomia di significato) sarebbe possibile ricostruire il senso di unazione. Ci sono evidenze infatti che, nel momento in cui il soggetto narra la sua storia personale, inevitabilmente conferisce un significato alle sua azione e, mediante questo significato, si inserisce nel sistema simbolico e culturale di appartenenza (Groppo e coll., 1999; Bruner, 1991).

3. Le interviste qualitative: biografiche e narrative Come rendere a ottenere testi per le analisi delle narrazioni sulle azioni devianti? Il nostro interesse si rivolto alle interviste narrative come particolare declinazione delle interviste qualitative. In questo paragrafo proveremo a tracciare il percorso che ha portato alla scelta di questa tecnica: a questo fine, proponiamo una discussione sulle interviste37, strumento elettivo per cogliere il punto di vista degli attori (lattribuzione di significati soggettiva e situazionale) e rendere testualizzabile (per le ragioni illustrate nel paragrafo precedente) lunit di analisi. Cosa si intende per intervista qualitativa? Si tratta di
una forma di conversazione professionale che segue regole e impiega tecniche specifiche, [] uno scambio di opinioni su una base di sincerit, tra due persone che si confrontano su un tema di interesse comune producendo conoscenza (Cicognani, 2002a, p. 47).

Essa viene utilizzata con lobiettivo generale di avere un accesso alla prospettiva dei rispondenti a unindagine (Corbetta, 2003b). Come strumento di rilevazione delle informazioni risente di concezione partecipativa della ricerca qualitativa: in essa lintervistato e lintervistatore sono in un rapporto di reciprocit, orientato alla co-costruzione del processo di conoscenza (Holstein e Gubrium, 1997; Losito, 2004), e in cui i significati scaturiscono dalla tendenza dialettica [] tra chi parla e chi ascolta (Paolicchi, 2002, p. 195)38. , in altri termini, uninterazione in cui un attore (lintervistatore) cerca di ottenere informazioni, in maniera non precodificata, da parte di un altro attore (lintervistato) che le detiene: le due parti coinvolte hanno ruoli diversi e definiti (nella situazione specifica si tratta, come detto, di ruoli asimmetrici). Una situazione di questo tipo presenta diverse peculiarit: le dinamiche di potere, ad esempio (in senso lato, dalla competenza alla posizione, dalla relazione alle influenze delle variabili di genere), sono continuamente giocate allinterno di una cornice che vede di volta in volta la prevalenza, ora di chi detiene le informazioni, ora di chi pu dirigere il corso dellinterazione stessa con una maggiore o minore direttivit (De Leo e coll., 2004a, p. 67). Si tratta tuttavia di definizioni difficilmente generalizzabili tout court: se infatti la ricerca qualitativa in genere valorizza il contributo degli intervistati e degli intervistatori alla cocostruzione del processo di conoscenza (Holstein e Gubrium, 1997; Lucius-Hoene e Deppermann, 2000; Losito, 2004), succede spesso che linevitabile disposizione di una specifica tecnica di rilevazione delle informazioni su un continuum direttivit/apertura costringe tale processo entro cornici temporali e contenutistiche previste e dominate in primis dal ricercatore. Si evince da osservazioni appena esposte che interazione e complessit sono i criteri guida da tenere presenti gi dalle prime fasi di progettazione di una ricerca o di un intervento che utilizza le interviste qualitative.
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Pi avanti il termine intervista verr ulteriormente declinato nelle sue concrete applicazioni empiriche. Latteggiamento costruttivo coerente con le pi recenti formulazioni della rivoluzione contestuale in psicologia sociale (Bruner, 1990, trad. it. 1992): cfr. la Psicologia discorsiva di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente.

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Numerose sono le declinazioni di intervista qualitativa presenti in letteratura: intervista in profondit (Miller e Glasser, 1997), intervista motivazionale (Castiello DAntonio, 1994; Levati e Sara, 2002), intervista ermeneutica (Montesperelli, 1998), intervista discorsiva (Cardano, 2003), intervista semi-strutturata (Cicognani, 2002a; Smith, 1995), intervista focalizzata (Flick, 1998) e - nello specifico settore di cui ci stiamo occupando - intervista investigativa (Fielding, 2004; Kuhns, 1998). Non ci dilungheremo sulle rispettive definizioni, sulle analogie e differenze39: ci interessa soprattutto sottolineare come spesso letichetta con cui viene nominata una tecnica, corrisponde a una sua specifica caratteristica (relativa allo stile di conduzione generale, o al contenuto specifico, oppure alla maggiore o minore standardizzazione delle domande). Rispetto ai nostri obiettivi, approfondiremo invece le strategie di intervista che pi si avvicinano alla generale definizione di intervista qualitativa e che, soprattutto, rappresentano gli orientamenti teorici ed epistemologici descritti nel paragrafo precedente. 3.1 Le interviste biografiche Si caratterizzano per la definizione composita e complessa, poich nellaggettivo biografico inclusa una duplice caratterizzazione sia, in termini prettamente metodologici, sul ruolo dellintervistatore (De Waele e Harr, 1979), sia una caratterizzazione temporale: si tratta di una macrocategoria allinterno della quale possibile identificare diversi tipi di intervista accomunati dallinteresse per lautobiografia, il resoconto sullesperienza individuale. La scelta fra uno fra questi diversi aspetti in cui si declina lautobiografia (come vedremo a breve) soggettiva e dipende dallo specifico oggetto della ricerca. A questo proposito, Atkinson (1998, trad. it. 2002, p. 33), ha notato che
bench alla narrazione autobiografica si possa applicare una metodologia di ricerca piuttosto uniforme [] lintervista autobiografica pu implicare una certa dose di soggettivit, e persino di casualit. Lo stesso ricercatore pu usare domande diverse con diversi intervistati. [] lintervista autobiografica sostanzialmente un modello, che si applicher diversamente in situazioni diverse, circostanze diverse o ambienti diversi.

Per lAutore, in altri termini, lintervista ideale sarebbe possibile solo adattando lo stile, la traccia e linterazione alle specifiche circostanze. Faremo adesso una breve rassegna delle tecniche incluse sotto il termine di intervista biografica. 3.1.1 Le autobiografie Una delle prime interpretazioni di come deve essere unintervista focalizzata sul percorso evolutivo individuale stata fornita da De Waele e Harr (1979): con il termine autobiografia hanno inteso un account retrospettivo e individuale formulato in un dato momento della propria vita: le narrazioni autobiografiche e i temi che ne fanno parte forniscono un accesso alla matrice cognitiva dellattore, al suo sistema organizzato di conoscenze sociali a cui attinge per agire e per rendere conto delle proprie azioni (De Waele e Harr, 1979; Bichi, 2004). Come gli stessi Autori notano, si tratta di uno strumento di difficile applicazione per lo studio dellazione sociale: in prima istanza, per ragioni epistemologiche, messa sicuramente in secondo piano limportanza dellinterazione fra soggetto/fonte di informazioni e un intervistatore/ricercatore che stimola e coordina lo svolgimento dellincontro, e inoltre
Problemi di oggettivit, validit e affidabilit fanno perdere ai metodi biografici il confronto con i metodi psicometrici e la loro utilit stata valutata semmai come strumento di studi preliminare o esplorativo: di fatto lautobiografia naive non dovrebbe essere considerata come un obiettivo in se stessa ma come uno strumento di ricostruzione biografica che integra e completa i dati provenienti da altre fonti (De Waele e Harr, 1979, 179).

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Ne abbiamo gi parlato nel capitolo 3 in De Leo e coll. (2004a) a cui rimandiamo.

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Oltre a questo, De Waele e Harr (1979) affermano che i metodi autobiografici sono generalmente ignorati dagli psicologi probabilmente, a loro avviso, per una forma di autocritica sulla presunta non-validit dei propri strumenti o forse per lelevato dispendio di risorse che comporterebbe il loro utilizzo nel momento in cui si cercasse di andare oltre unanalisi di superficie per mettere in relazione le categorie dei significati a livelli di astrazione maggiore (Strauss e Corbin, 1990). Per inciso, diciamo che il problema della validit delle indagini qualitative stato affrontato, negli anni pi recenti, secondo diverse prospettive. Ne parleremo nellultima parte di questo lavoro, limitandoci qui a indicare lapproccio intersoggettivo (implementato anche nelle funzioni di utilizzo di ATLAS.ti), quello che confronta i risultati ottenuti da fonti diverse (Denzin, 1978 cit. in Mantovani, 2003), la prospettiva di Silverman (2000), secondo il quale la bont di una ricerca di tipo qualitativo si valuta prima di tutto dalla coerenza interna del percorso logico e metodologico mediante il quale sono state raggiunte le conclusioni. Lo strumento principale per la conduzione di unintervista biografica secondo questo approccio il Biographical Inventory: si tratta di uno strumento composto da domande aperte, questionari e scale di valutazione che vengono utilizzati per integrare i dati provenienti da fonti diverse (incluse le autobiografie propriamente dette e i diari). Lo schema di codifica consta di una lista di topics che possono essere usati dallanalista per leggere sistematicamente il corpus di dati da differenti punti di vista e desumere da esso le informazioni utili alla compilazione dellinventario. Questo , in altre parole, del tutto simile a una griglia di analisi del contenuto di molteplici fonti di dati contemporaneamente. In questo modo, la tecnica/strategia di intervista consiste in una serie di focalizzazioni successive orientate a fare emergere le dimensioni pi esplicative sui significati riferiti al comportamento sociale. La logica sottostante lapproccio appena descritto sintetizzata dagli Autori e ha diversi aspetti in comune con i nostri obiettivi di conoscenza sullazione:
Al cuore della spiegazione del comportamento sociale c lidentificazione dei significati soggiacenti. Parte dellapproccio orientato alla loro scoperta coinvolge lacquisizione di resoconti le stesse affermazioni dellattore sulle azioni in oggetto - su quali significati sociali sono dati alle azioni dallattore e dagli altri. Tali informazioni devono essere raccolte e analizzate e spesso portano alla scoperta delle regole che stanno alla base del comportamento stesso. La spiegazione tuttavia non completa finch diversi resoconti sono negoziati (De Waele e Harr, 1979, pp. 197-198).

La proposta appena descritta ha, alla luce dei nostri obiettivi di conoscenza, alcuni aspetti di interesse: lintegrazione multi-metodologica - con la convergenza di diverse tecniche (questionari, diari, etc.) - senza dubbio il suo punto di forza. Ma non possono essere trascurati gli elementi di criticit: se infatti (e come pi recentemente stato sottolineato e come abbiamo scritto nei paragrafi precedenti) - la situazione di intervista essa stessa un episodio sociale, la mancanza di uninterazione effettiva (faccia-a-faccia) fra intervistato e intervistatore (che caratterizza questa tecnica) elimina una componente fondamentale dellincontro ermeneutico (De Grada e Bonaiuto, 2002): lazione del fare un resoconto laccount (come abbiamo scritto nel primo capitolo) - influenzata in maniera decisiva dal tipo di episodio sociale in cui inserita: ogni azione (o meglio, ogni azione discorsiva), secondo questo modello prende la forma del contesto in cui viene attuata40. Secondo il Discoursive Action Model, in particolare, le formulazioni discorsive che vedono impegnati gli attori sociali vengono retoricamente costruite per servire scopi pratici, interpersonali o sociali, e perci costituiscono azioni (De Grada e Bonaiuto, 2002, p. 158):
Il carattere di azione sociale delle formulazioni verbali, soprattutto di quelle che riguardano le cognizioni di eventi, trova riscontro nella possibilit che, riguardo a uno stesso evento, tali formulazioni, pur senza essere oggettivamente scorrette, possano prevedere un numero pressoch infinito di versioni differenti (ibidem, p. 159).
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Pensiamo, ad esempio, alladattamento che unintervista focalizzata subisce nel momento in cui diventa linterrogatorio di un testimone in un processo penale.

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3.1.2 Le storie e i racconti di vita Secondo Bichi (2002), allinterno dei metodi biografici possiamo distinguere i racconti di vita (Bertaux, 1998) e le storie di vita (Bichi, 2000): la differenza sta nel fatto che i primi centrano lattenzione (e la consegna iniziale) su un arco temporale ridotto o su un fatto specifico, mentre le storie di vita partono dalla generica richiesta di parlare di s. A questa apparente semplicit a livello di definizioni dobbiamo tuttavia affiancare le molteplici caratterizzazioni delle concrete prassi empiriche: la stessa Bichi (2002, p. 28) infatti ci informa che dietro letichetta storia di vita si cela [] una vasta complessit strumentale; questo tipo ideale trova, infatti, nella pratica, innumerevoli contaminazioni. Esiste comunque un filo conduttore che accomuna tutte le varianti e sta nella modalit di gestione della situazione e di somministrazione41 delle domande: si tratta infatti di situazioni nonstrutturate nelle quali lintervistatore - pur avendo una traccia articolata e complessa che consente di prevedere i possibili percorsi dellinterazione - guida lintervistato in un processo di continua scoperta del proprio percorso biografico. Comune a tutte le forme di intervista la tecnica di conduzione: ogni intervista biografica (dopo lindispensabile fase di presentazione dellintervistatore e della ricerca) parte da una domanda narrativa generativa (Flick, 1998), che ha lobiettivo di stimolare il racconto libero da parte dellintervistato lungo una direttrice coerente (la narrativa principale). Come avverte Cicognani (2002a, pp. 61-62)
la domanda generativa deve essere formulata in termini molto ampi. [] seguita da domande pi specifiche in cui i frammenti narrativi che non erano stati trattati in modo esaustivo o non erano chiari vengono ripresi dallintervistatore con unaltra domanda generativa e completati (ad esempio, Mi ha detto che prima passato da X a Y. Non mi molto chiaro come si verificata la malattia dopo questo. Potrebbe raccontarmi pi dettagliatamente questa parte della storia?).

Un altro aspetto comune sta nella partecipazione congiunta di intervistatore e intervistato alla produzione delle informazioni: le due figure non sono separate ma implicate insieme nella situazione di intervista, che intesa come
linsieme degli avvenimenti che consentono lo sviluppo di unazione sociale complessa, costruita dialogicamente da due o pi attori e attraverso la quale viene raccolta-prodotta unintervista biografica. una situazione nella quale gli attori agiscono entro ruoli definibili, con finalit e aspettative [] la situazione dintervista delinea, allora, un tipo particolare di azione sociale, che va definito e circoscritto, analizzato e interpretato e nel quale trova posto anche la pratica scientifica del ricercatore (Bichi, 2002, p. 37).

Lenfasi sulla natura interazionale dellintervista biografica, un evento in cui le due parti mostrano unintenzione di conoscenza, una motivazione allincontro:
il racconto dellesperienza viene ritenuto una situazione sociale nella quale, come in tutte le situazioni sociali, ha luogo la costruzione, la riproduzione e la comunicazione di forme di socialit. Questo processo, vissuto nellinterazione sociale provocata dallintervista, consente allintervistato di spiegarsi e argomentare, di dare con le parole - un senso alla propria esperienza, di ri-costruire connessioni e modelli, di valutare e comparare in funzione del proprio divenire sociale (ibidem, p. 39).

Questa attribuzione di intenzionalit (assente nellautobiografia proposta da De Waele e Harr) rende ogni intervista una situazione assolutamente singolare e irripetibile, unazione sociale, appunto, in cui ogni sequenza comportamentale risponde a (e pretende risposte da) unaltra in una duplice escalation dialogica: fra attore e intervistatore, da un lato, e fra la realt storica della vicenda e la realt ricostruita nella narrazione, dallaltro (De Leo e coll., 2004b).

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Il termine somministrazione virgolettato in quanto viene qui utilizzato per estensione, essendo tradizionalmente usato a proposito degli item di un test o di un questionario.

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Rimangono da aggiungere alcune considerazioni sugli sviluppi successivi dellintervista. La domanda narrativa generativa, come abbiamo visto, deve essere formulata in maniera ampia e onnicomprensiva con lobiettivo di stimolare la maggior quantit possibile di informazione spontanea, la traccia successiva (che verr formulata sotto forma di domande vere e proprie solo nel caso in cui le aree previste non vengano toccate dal racconto libero dellintervistato) dovr essere tanto articolata da includere in s una completa mappatura del percorso logico-metodologico che articola il concetto (argomento della ricerca) nelle sue dimensioni definitorie e costitutive e queste ultime negli indicatori empirici rilevabili (Lazarsfeld, 1958; Losito, 1998; De Gregorio, in stampa). Rimandando alle fonti citate per ulteriori approfondimenti sullarticolazione concetto-dimensioni-indicatori, ci preme sottolineare un aspetto importante relativo al rischio che lintervistatore possa suggerire contenuti e risposte allintervistato e che, di conseguenza, la libert despressione di questultimo rimanga un obiettivo e non venga concretizzata in chiave empirica. In altra sede (De Gregorio e Mosiello, 2004; De Leo e coll., 2004a,b) ci siamo riferiti a questa problematica nei termini della dialettica fra aspetti Emic e aspetti Etic delle situazioni di ricerca qualitativa. Ne riassumiamo i termini nella finestra 1. Un ultimo aspetto riguarda i criteri di strutturazione che hanno guidato la costruzione della traccia di intervista biografica (sia essa racconto o storia di vita): essi potranno sempre essere messi in discussione, coerentemente con gli orientamenti pi estremi nella ricerca qualitativa42. In altri termini, la traccia di intervista infatti avr una sua strutturazione iniziale ma dovr essere aperta e comprendere le concettualizzazioni che il ricercatore va via via costruendo lungo il percorso di ricerca. Dovr dunque essere aperta alle revisioni sulla base delle indicazioni e informazioni che - emergendo dalla situazione di intervista - porteranno nuovi contributi al processo di costruzione di conoscenza, intesa come impresa congiunta di attore e ricercatore (De Leo e coll., 2004a; Losito, 2004 Holstein e Gubrium, 1997; LuciusHoene e Deppermann, 2000).

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Per una rassegna su tali orientamenti rimandiamo - fra i tanti - a Silverman (1993; 1998).

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Finestra 1: Le dimensioni Emic/Etic dellincontro ermeneutico

Il problema della relazione fra categorie cognitive

Ogni situazione di intervista implicitamente un processo di interazione sociale in cui due universi cognitivi (quello dellattore/rispondente e quello del ricercatore/intervistatore) si incontrano e talvolta - inevitabilmente - si scontrano. Si tratta di situazioni in cui - inconsapevolmente - ciascuna delle due parti rischia di imporre contenuti e schemi (narrativi e cognitivi) sulla base dei quali interpretare gli eventi raccontati. Parliamo ovviamente di rischio in quanto un processo dialogico e costruttivo (come lintervista qualitativa, che abbiamo descritto in questi termini) porta in s la possibilit che gli attori coinvolti non riescano a trovare un terreno comune e soprattutto che i contenuti espressi dalluno vengano travisati, distorti, dallaltro. Nel corso dello studio su cui verte il presente lavoro (che verr descritto dettagliatamente nel quarto capitolo) un intervistatore prosegu a lungo la sua narrazione convinto che stesse parlando con un avvocato e che gli obiettivi del colloquio fossero relativi alla sua difesa e non alla partecipazione a una ricerca di area psicologica: questa incomprensione di fondo faceva spostare la discussione sui temi dellinvolontariet di commettere il reato (lo stato di ebbrezza in cui il protagonista si trovava in quel momento) e sulla necessit di farlo capire al giudice. Al momento del chiarimento, lintervistato si rifiutato di perdere tempo a continuare questa cosa. Lintervista ovviamente stata cestinata. un esempio che mostra chiaramente uno dei possibili effetti di unincomprensione a causa della quale intervistato e intervistatore stanno parlando di due cose diverse, con obiettivi divergenti e secondo punti di vista non conciliabili (De Leo e coll., 2004b). Secondo una prospettiva, introdotta negli anni 50, dal linguista K. Pike e ripresa in sociologia (Nigris, 2001), le due prospettive possono essere sintetizzate nei termini di un confronto fra dimensione Emic dellincontro e dimensione Etic: con i due termini (che derivano dai suffissi dei termini phonemic e phonetic), si fa riferimento in particolare, alla consapevolezza che attore e ricercatore sono attivi costruttori di conoscenza e immagini di realt ciascuno da un suo peculiare punto di vista (De Leo e coll., 2004a, p. 76). In una situazione di questo tipo, tutte le operazioni di classificazione (inevitabili in qualunque operazione di ricerca, dalla formulazione delle domande alluso di euristiche di risposta, dalla definizione operativa delle variabili allanalisi dei dati) sono condizionate dal punto di vista che lattore sociale rappresenta. In cosa consistono esattamente questi punti di vista? Seguendo la trattazione di Nigris (2001, p. 156) possibile definire lemic come incentrato sulla raccolta dei significati autoctoni, legati al punto di vista degli attori, mentre letic poggia su osservazioni esterne indipendenti dai significati veicolati dagli attori. [] Utilizzare i termini emic ed etic in questa maniera non significa opporli, ancor meno stabilire una gerarchia tra di essi, ma semplicemente sapere chi parla, o di chi si parla (a questo proposito si veda anche Koborov, 2002): i costrutti emic sono affermazioni, descrizioni e analisi espresse nei termini degli schemi concettuali e delle categorie considerate dotate di senso ed appropriate dai membri nativi della cultura le cui credenze e i cui comportamenti sono oggetto di studio. I costrutti etic sono affermazioni, descrizioni e analisi espresse nei termini degli schemi concettuali e delle categorie considerate dotate di senso ed appropriate dalla comunit degli osservatori scientifici (Nigris, 2001, p. 158). Qualunque strategia di ricerca, qualunque metodo di raccolta delle osservazioni (Mannetti, 1998) dovr inevitabilmente tener conto di questa articolazione.

3.1.3 Le interviste narrative Secondo Cortese (2002) possibile includere nel termine intervista narrativa tre principali accezioni: nella story un singolo intervistato racconta brevemente unesperienza su un tema specifico come risposta a specifici interessi del ricercatore,

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nella life-story43 lintervistato racconta estensivamente le esperienze durante tutto larco di vita; pu essere riferita anche a un periodo circoscritto rispetto al quale si chiede il resoconto di un evento significativo, nella history il ricercatore effettua una sintesi dellesperienza di un altro protagonista e la riferisce in terza persona44.

La schematizzazione appena esposta - sebbene utile a fini espositivi - tuttavia spesso smentita dalla prassi: nella realt empirica infatti coesistono modelli che possono essere assimilati ora a forme ibride con caratteristiche che comprendono luna e laltra, ora ad altre interviste narrative che costituiscono metodi alternativi: infatti anche se la dizione intervista narrativa ormai diffusa in letteratura, il suo significato varia a seconda della prospettiva teorico-metodologica di riferimento e della sua traduzione in concreti disegni di ricerca (Paolicchi, 2002, p. 193). Il filo conduttore che ci consente di parlare di interviste narrative come di un insieme di tecniche organico e coerente (anche a prescindere dalle specifiche opzioni del ricercatore e dalla contingenze delle singole situazioni di rilevazione) latteggiamento di apertura e di flessibilit dellintervistatore:
non ci riferiamo solo a una generica capacit di ascolto, ma ad una vera e propria competenza (da apprendere con un training specifico e da affinare con lesercizio) di guidare linterazione, facilitando un processo aperto i cui contenuti sono da lui stesso previsti ma non imposti. Attore e protagonista dellintervista narrativa rimane dunque lintervistato al quale il ricercatore deve proporsi con interesse sincero e senza cercare di dirigere il corso dei pensieri e delle argomentazioni verso le sue categorie interpretative (De Leo e coll., 2004a, pp. 75-76).

Si ripropongono, in questo caso, le riflessioni esposte nel paragrafo precedente sullinterferenza del sistema cognitivo dellintervistatore su quello del rispondente: un rischio sempre presente tanto che Cicognani (2002a, p. 61) ha sostenuto che in questa prospettiva, il ricercatore si astiene dallesercitare ogni forma di influenza ed lintervistato che determina, dal suo punto di vista particolare, ci che rilevante e ci che non lo . Lintervistato il vero esperto della situazione di intervista . Nelle interviste narrative lintervistatore mantiene un atteggiamento non direttivo, orientato a stimolare lapprofondimento, se necessario, con tecniche di rilancio e di probing al fine di non perdere nessuna informazione utile e, se possibile, di fare emergere i significati latenti (Smith, 1995):
sia lintervistatore che lintervistato sono coinvolti in una ricerca di significato che trasforma lintervista in un processo attivo, necessariamente collaborativo. [] Lintervista pi efficace, di conseguenza, sar quella in cui lintervistatore pu fare un passo indietro, osservare il processo mentre in corso, decidere in quale direzione conviene orientarlo e stabilire in anticipo quali domande porre. Essere unabile guida, in grado di prevedere esattamente quello che deve accadere nel prosieguo, davvero essenziale per unintervista ben riuscita. [] La parte pi difficile dellintervista sta nelladottare uno stile personale, o per meglio dire interpersonale, che induce lintervistato a raccontare la sua vicenda umana con un profondo coinvolgimento emotivo (Atkinson, 1998, trad. it 2002, pp. 66-67).

Anche in questo caso la qualit delle informazioni raccolte si fonda quindi sulla positivit della relazione (con particolare enfasi sulla collaborazione e sul ruolo attivo di entrambi gli attori), sulla flessibilit del percorso conoscitivo (che forse pu mancare nelle fasi iniziali di conoscenza reciproca), sulla condivisione di obiettivi e aspettative reciproche rispetto ai ruoli specifici, alla situazione, ai contenuti:
Una tradizione ormai lunga di studi critici sulle interviste ha infatti evidenziato le distorsioni prodotte dallintervento di variabili diverse dallopinione dellintervistato, che si vuole oggettivare: da minime variazioni nella forma linguistica della domanda o nella comunicazione non verbale da parte dellintervistatore, agli effetti
43 44

Chiamata da Cicognani (2002a) anche life history interview. una modalit simile allautobiografia di cui parlano De Waele e Harr (1979), cfr. 3.1.1 in questo capitolo.

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della posizione di una domanda nella sequenza dellintervista, allinterpretazione dellintervistato circa gli scopi e i presupposti del ricercatore. Tutto ci ha diffuso la convinzione che lidea di uno stimolo standard sia una chimera, ed ha ridato forza allipotesi che la variabilit del modo in cui gli intervistatori fanno domande sia centrale nella tecnica dellintervista ma non possa essere risolta con la standardizzazione (Mischler, 1986), e debba quindi essere utilizzata per capire ci che interessa realmente, il significato e non la formulazione verbale della domanda e della risposta (Paolicchi, 2002, pp. 193-194).

Tutto quanto abbiamo appena esposto facilmente collegabile ai temi della psicologia culturale: ci che interessa al ricercatore infatti la possibilit di attuare un duplice approccio rivolto a cogliere sia i modi in cui la cultura riflessa nel soggetto, sia i modi in cui questo se ne appropria venendo a costituirsi come punto di vista storicamente situato e autore di una storia dotata di una sua essenziale singolarit (Paolicchi, 2002, p. 196): lintervista narrativa diventa scambio comunicativo, fondato su unessenziale tensione dialettica tra dimensione individuale e sociale, tra produzione di significati attraverso la capacit simbolica di ogni singola mente e condivisione, fra la peculiarit della singola storia e il suo essere interna al contesto della situazione comunicativa attuale e a un pi ampio contesto culturale (Paolicchi, 2002, p. 200). Daltra parte, lutilizzo del parlato (o in generale dei metodi discorsivi), come strumento di rilevazione dei significati una caratteristica centrale della psicologia sociale secondo lapproccio etogenico (Harr, 1977), basato sullassunto che le fonti cognitive dellazione si possono rintracciare soltanto nello studio integrato di comportamento umano e discorso che lo accompagna; lapproccio divide le azioni sociali, da una parte, in sequenze-azioni nel cui svolgimento la realt sociale creata e mantenuta e, dallaltra, in comportamenti nei quali il livello precedente diviene oggetto di resoconti45 e racconti (De Waele e Harr, 1979, p. 183). In questo senso, tornano utili i riferimenti fatti nel paragrafo precedente sulla psicologia narrativa ( 2, in questo capitolo) con specifica attenzione ai processi di pensiero intesi come strutture narrative mediante le quali dare un senso alle esperienze quotidiane (Atkinson, 1998; Bruner, 1991): la prospettiva narrativa losservatorio privilegiato per tentare di cogliere quelle relazioni fra azione e resoconto dellattore. Adottando tale approccio diventa imprescindibile unattenzione agli aspetti ermeneutici della lettura del testo-intervista (Montesperelli, 1998) con un ritorno, se possibile, a un livello di complessit maggiore, delle variabili di relazione, di (ri)costruzione di senso, di dialettica fra il contesto attuale e il contesto rievocato. Queste considerazioni tuttavia ci portano ad affrontare alcune altre problematiche relative all epistemologia delle narrazioni. Riportiamo nella finestra 2 le riflessioni compiute a questo riguardo (De Leo e coll., 2004b)

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In questa sede, e in accordo con Baumeister e Newman (1994), considereremo termini narrazione, resoconto e storia come sinonimi.

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Finestra 2: Approccio narrativo e approccio realista

Il dibattito fra carattere situato-narrativo e carattere realista delle rievocazioni


Silverman (2000) ha elaborato alcune riflessioni epistemologiche e metodologiche in cui propone una distinzione fra approccio realistico ai dati qualitativi e approccio narrativo. Il primo consiste in un tentativo di oggettivizzare le risposte dellintervistato (Miller e Glassner, 1997), come se descrivessero una realt esterna (per esempio fatti, eventi) o unesperienza interna (per esempio sentimenti, significati). Seguendo questo approccio appropriato inserire nel disegno della ricerca diversi strumenti per assicurare laccuratezza della [] interpretazione (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 183); lapproccio narrativo (Holstein e Gubrium, 1997; Mishler, 1986a) include quegli orientamenti di ricerca che considerano i metodi narrativi come un accesso a diverse storie con cui gli individui descrivono il loro punto di vista sul mondo: si sostiene che, abbandonando il tentativo di trattare le storie dei rispondenti come quadri veri della realt, il ricercatore debba orientarsi verso lanalisi delle strategie (culturalmente definite) attraverso cui intervistatori e intervistati, insieme, generano racconti plausibili del mondo (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 183). Particolarmente forte, anche se forse anche storicamente datata, la posizione di Ong (1982) secondo cui la narrazione - essendo in stretta relazione con la memoria (processo ricostruttivo per eccellenza) - ha una natura fondamentalmente retrospettiva: tutta la narrazione artificiale, e il tempo che emerge dalla memoria artificiale, variamente collegato al tempo esistenziale. La realt non si presenta mai in forma narrativa (p. 12). In uno studio sulle costruzioni narrative emerse dai colloqui peritali condotti con il serial killer MP (De Leo e coll., 2004a), abbiamo rilevato che, da un lato, il carattere situato delle narrazioni un criterio di valutazione e interpretazione imprescindibile; tuttavia, riteniamo che anche un approccio narrativo possa portare, se si risolvono opportunamente le questioni relative alla dialettica emic-etic (vedi supra), a una ricerca la cui qualit (in termini di correttezza delle prassi metodologiche) pari a quella delle ricerche improntate al realismo.

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un grosso errore teorizzare prima di avere dei dati: spesso si alterano i fatti per adattarli alla teoria, anzicch adattare la teoria ai fatti. ArthurConanDoyle(18591930)

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Capitolo 3 - Le analisi delle narrazioni

1. Le analisi qualitative dei contenuti narrativi 1.1 Lanalisi del contenuto classica e la statistica testuale La ricerca sociologica e psicologica ha elaborato diversi metodi di analisi dei contenuti narrativi. Dal punto di vista storico, merita una citazione la c.d. semantica quantitativa (Losito, 1993; Amaturo, 1993; Gemini e Russo, 1998): si tratta di un insieme di tecniche (Verbal-Adjective Quotient, lAnalisi delle contingenze, lAnalisi preposizionale, lAnalisi dei modi dellargomentazione, e cos via) che - a partire da informazioni qualitative (i testi) applicano sistemi di classificazione del contenuto al fine di ottenere dati quantificabili (variabili metriche) da sottoporre ad analisi statistiche (Gemini e Russo, 1998). Queste tecniche sono accomunate da procedimenti in base a cui la validit delle indagini subordinata alla chiara enunciazione delle regole di classificazione adottate per garantire lobiettivit e la replicabilit di tutte le fasi di ricerca: tutte le analisi del contenuto consistono, di fatto, in una scomposizione dellunit che si vuole analizzare; tale sistematicit agevolata dalluso di software appositi che (a partire dagli anni 60) hanno facilitato il trattamento dei dati testuali (Cipriani e Bolasco, 1995):
Lanalisi del contenuto nasce con intenti precipuamente quantitativi, sullonda lunga del neo-positivismo e nella convinzione che il conteggio della frequenza con cui, allinterno di un testo, compaiono determinate parole o categorie di significato costituisca un elemento indisputabile di valutazione. A ben vedere, un uso cos rudimentale di uno strumento di raccolta dei dati limita rigorosamente il campo dapplicazione, distanziandosi considerevolmente dai propositi di analisi sistematica del messaggio che tante altre analisi del contenuto si sono proposte. Tuttavia, [] ci si proponeva, inizialmente, proprio il consolidamento di una procedura di indagine che, forte del rigore metodologico, evitasse di offrire il fianco ad eventuali riserve sulla correttezza dellinterpretazione di un testo (Nobile, 1997, p. 26).

Le affermazioni di Nobile (sebbene espresse per tracciare il quadro storico dello sviluppo di un settore metodologico) ci danno lo spunto per anticipare la valenza della loro trattazione in questo contesto: si tratta infatti di tecniche che sono state per cos dire in ballottaggio per lapplicazione alla ricerca che stiamo descrivendo e che non sono state preferite proprio per lispirazione e i fondamenti sulla natura della conoscenza scientifica che esse veicolano. Ne parliamo quindi, brevemente, con lobiettivo di evidenziare le ragioni della scelta e - per differenza - la caratterizzazione che abbiamo inteso dare allo studio presentato nelle prossime pagine. Tecnicamente, lanalisi del contenuto consiste in una scomposizione del testo che viene successivamente ri-categorizzato secondo dimensioni teoriche previste dal ricercatore: tale scomposizione deve per avvenire in modo sistematico, utilizzando cio criteri espliciti e standardizzati, da applicare allintera unit in oggetto; successivamente, gli elementi individuati sono classificati in un sistema di categorie, e dunque trasformati in variabili categoriali o ordinali che possibile sottoporre a trattamenti statistici di vario tipo (Ghiglione, 1995, p. 35). Gli studi che hanno applicato le analisi del contenuto hanno focalizzato lattenzione soprattutto sui testi scritti (come aspetti manifesti e oggettivabili della comunicazione): tuttavia, per la complessit delle espressioni narrative come oggetto di ricerca, i sostenitori 44

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della funzione semiotica della comunicazione hanno evidenziato i rischi della reificazione insita nel conteggio di frequenze di simboli e parole-chiave:
nella polemica stata sostanzialmente sottolineata la complessit dei processi comunicativi, che rende improponibili analisi centrate esclusivamente sul contenuto di un messaggio, ignorando che la sua comprensione non pu prescindere n dai processi interattivi che si stabiliscono fra gli interlocutori [] n tanto meno dalla molteplicit di significati che possibile rintracciare allinterno del messaggio stesso, di cui sempre possibile una lettura a molti diversi livelli (Amaturo, 1993, p. 24).

Seguendo le indicazioni fornite da Nobile e citate in precedenza si pu per sostenere che essendo gli obiettivi dellanalisi del contenuto orientati a cercare nel materiale analizzato le risposte a specifiche domande di ricerca [] rispetto alle ipotesi formulate (Amaturo, 1993, p. 29) e non a rintracciarne i significati profondi - essa rientra a pieno titolo negli approcci orientati alla verifica delle ipotesi e quindi, in senso lato, non pu che essere inserita nel panorama della ricerca quantitativa. Nonostante questa caratterizzazioni, possiamo affermare che la scelta del livello di scomposizione, la scelta dellunit di analisi (parola, tema, frase), la creazione di un sistema di categorie a priori ha molto in comune con approcci in cui la tensione qualitativa maggiore:
non si pu trascurare infatti che una tipica scheda di analisi del contenuto (Losito, 1993) del tutto simile a una traccia di conduzione di unintervista narrativa (o, come abbiamo visto in precedenza, di una storia di vita), fatta eccezione forse per il minore rigore metodologico imposto a queste ultime in termini di validit e affidabilit (De Leo e coll., 2004a, p. 99).

Un discorso analogo pu essere fatto rispetto alla c.d. statistica testuale (Bolasco 1995; 1997; 1999), sia per quanto riguarda le ragioni della loro eventuale scelta sia per le implicazioni teoriche e metodologiche della loro applicazione:
tali approcci al testo infatti - enfatizzando gli aspetti statistici, talvolta anche molto complessi - lasciano, a nostro avviso, in secondo piano le componenti di significato, di interazione fra osservatore e soggetto osservato che invece (coerentemente con quanto affermato a proposito della ricerca qualitativa tout court) risultano le condizioni crucialmente rilevanti dei processi di costruzione di conoscenza (Silverman, 2000). In altri termini, anzich dalle parole ai numeri (Amaturo e Gambardella, 1995), preferiamo passare dalle parole ai significati (De Leo e coll., 2004a, p. 100).

Nonostante questi rilievi critici, non mancano elementi di interesse e di comunanza fra gli approcci alle informazioni qualitative e quello che verr presentato nelle pagine seguenti (in particolare, nel capitolo 4): ad esempio, la necessaria accuratezza nella scelta delle unit danalisi; come rileva Bolasco (1999, pp. 193-194):
In certi casi, risulta determinante anche lampiezza del frammento di testo, visto come unit di contesto, su cui operare una ricerca per la cattura di unoccorrenza. Ci al fine di indagare sulle co-occorrenze di due o pi termini. I frammenti possono infatti essere naturalmente gi definiti, come nel caso delle risposte libere in un questionario o dei titoli di articoli della stampa, o dei paragrafi e/o commi di un testo giuridico. Ma possono invece non esserlo, come nel caso dei testi letterari e di interviste non direttive. Allora, lincertezza delle scelte elevata, poich non vi sono regole generali per la segmentazione del corpus.

1.2 Lapproccio della Grounded theory Si tratta di un approccio alla ricerca qualitativa di tipo interpretativo (De Gregorio e Mosiello, 2004), pi che di una tecnica di analisi, che stato proposto un ambito sociologico a partire dagli anni 60 (Glaser e Strauss, 1967) e - con poche rivisitazioni - arrivato fino ai giorni nostri (Strauss e Corbin, 1990; Charmaz, 1995; Cicognani, 2002b; Strati, 1997; Pandit, 1996). La Grounded theory - o, pi correttamente, la grounded theory methodology (Strauss e Corbin, 1994; 1998) - la cui tradizione ampiamente consolidata in sociologia (Strati, 1997) ma appena agli inizi in psicologia (Cicognani, 2002b; Henwood e Pidgeon, 1992) - privilegia la scoperta di una teoria emergente dai dati piuttosto che la ricerca in essi di costrutti 45

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preesistenti alla rilevazione stessa: viene dunque proposta come la soluzione metodologicamente pi idonea a mettere ordine in grandi quantit di informazioni, identificando temi ricorrenti e relazioni fra essi. Analogamente al paradigma neopositivista di verifica (al quale tuttavia si oppone rispetto allenfasi che questo d alle ipotesi, agli obiettivi di controllo e previsione) la Grounded theory ha sviluppato un proprio apparato epistemologico, ambiti di applicazione e propri criteri di validit che consentono anche a chi fa ricerca qualitativa di condurre studi rigorosi e sistematici (Silverman, 2000). Secondo Charmaz (1995), infatti, la Grounded theory consente di apportare nella ricerca qualitativa gli stessi requisiti di sistematicit e validit che caratterizzano gli studi secondo il paradigma neopositivista. Secondo le prassi - proposte inizialmente da Glaser e Strauss (1967) e successivamente ridefinite in maniera pi organica da Strauss e Corbin (1990) - il ricercatore dovrebbe accostarsi ai soggetti che costituiscono il campione del suo studio senza alcun modello teorico che guidi la conduzione dellintervista, n lordine delle domande e, naturalmente, neppure linterpretazione delle interviste. Dovrebbe, invece, (anche con lausilio di recenti software creati sulla base del modello proposto), intraprendere un processo iterativo fra dati, interpretazione e teoria emergente dalla loro interazione. Tale processo, in cui linterpretazione inizia fin dalla prima intervista raccolta (figura 5)46, ha lobiettivo di costruire la realt sociale dal punto di vista dei partecipanti, tentando di determinare i significati simbolici [] hanno per gruppi di persone mentre interagiscono le une con le altre (Cicognani, 2002a, p. 45).
Fig. 5: Il processo di ricerca nella Grounded theory (fonte: adattato da Steinke, 1999, p. 26)

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Nella figura i termini formale e sostantiva fanno riferimento al livello di generalit/specificit della spiegazione teorica: le prime si limitano al singolo fenomeno sociale, le seconde li includono classi pi ampie.

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Il materiale narrativo pu essere analizzato rispetto a una molteplicit di dimensioni, come il contenuto, la struttura, lo stile del parlato, le caratteristiche affettive, le motivazioni, gli atteggiamenti e le credenze del narratore, il suo livello cognitivo. Inoltre, i dati sono influenzati dallinterazione fra lintervistatore e lintervistato e da altri fattori contestuali. Unaltra caratteristica della ricerca narrativa riguarda il ruolo delle ipotesi: negli studi narrativi di solito non ci sono ipotesi a priori. Le direzioni specifiche dello studio emergono dalla lettura del materiale raccolto. Inoltre, il lavoro eseguito interpretativo, e uninterpretazione sempre parziale, personale e dinamica. [] Nel corso del processo, il lettore della storia entra in un processo interattivo con la narrativa e diventa sensibile alla voce e ai significati del narratore. Le ipotesi e le teorie sono pertanto generate durante la lettura e lanalisi delle narrative, in un processo circolare (Cicognani, 2002a, p. 108).

Come abbiamo riportato anche altrove (De Gregorio e Mosiello, 2004; De Leo e coll., 2004b), tuttavia, la certezza di poter mettere da parte le categorie teoriche di riferimento ci sembra unoperazione cognitiva ingenua perch non tiene conto del fatto che inevitabilmente il ricercatore porta nellintero processo di ricerca (dalla formulazione delle domande dellintervista allanalisi delle informazioni) i propri orientamenti e inclinazioni, gli interessi di ricerca, la soggettivit, incluso langolo visuale della propria formazione teorica e del proprio gruppo di riferimento (comunit scientifica). Ci sembra utile, a questo riguardo, la nozione di concetti sensibilizzanti (proposta da Blumer, 1969), con cui ci si riferisce proprio ai punti di partenza (espliciti o impliciti) dellanalisi, le premesse teoriche, rispetto alle quali il ricercatore valuta (ribadiamo: esplicitamente o implicitamente) e laderenza (fit) con i dati che emergono dalla situazione di ricerca (ad esempio, lincontro con lintervistato). Si tratta, in altre parole, di un processo di doppia significazione in cui il cuore dellanalisi qualitativa sta nellinterpretazione che il ricercatore attribuisce alle interpretazioni dellattore, intese come modi di concettualizzare la propria esperienza. Il processo di ricerca complessivo appare dunque caratterizzato da una divergenza di fondo da quello degli approcci neopositivisti: piuttosto che una sequenza standardizzata di fasi, come quella descritta nella figura 6 (tipico della ricerca tendenzialmente quantitativa), il metodo qualitativo viene solitamente descritto come un processo circolare (Gobo, 1998), che non si sviluppa attraverso una sequenza lineare di fasi sequenziali, ma si muove in avanti e indietro fra dati e evidenze empiriche, sempre aperto a innovazioni e aggiustamenti.
Fig. 6: Il modello lineare del processo di ricerca (fonte: Cicognani, 2002a, p. 26)

In questo modo, si ha lopportunit di modificare in itinere alcuni aspetti dellindagine, confermandoli o correggendoli in ogni momento.
Generalmente, il punto di partenza costituito da una domanda cognitiva (Cardano, 2003) - piuttosto che da unipotesi da verificare - riferita ad un problema specifico che necessita di trovare una risposta. La raccolta dei dati47, attraverso la scelta di una tecnica appropriata alla natura della domanda, procede di pari passo con la loro interpretazione. Nel momento in cui il ricercatore inizia a raccogliere il materiale, quanto pi possibile ricco e dettagliato, comincia la sua attivit di riflessione orientata a far emergere i significati racchiusi nelle informazioni che di volta in volta vengono codificate. Esemplare in questo senso il concetto proposto da Strauss e Corbin (1990) di matrice condizionale, un diagramma utile alla descrizione del contesto legato al fenomeno oggetto di studio. Tale matrice permette di collegare contemporaneamente - attraverso la struttura logica a cerchi concentrici - i diversi livelli pertinenti alloggetto di studio (De Gregorio e Mosiello, 2004, p. 19).
47 Per comodit espositive utilizzeremo dora in poi il termine dati insieme a quello di informazioni, sebbene tenda a richiamare alla memoria unimpostazione oggettivista che si allontana dallorientamento di tipo qualitativo. Si rimanda comunque al cap. 4 per una maggiore articolazione delle differenze duso fra i termini informazioni, dati e osservazioni (cfr. anche Mannetti e Pierro, 1998; De Gregorio e Mosiello, 2004).

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La matrice condizionale pu essere rappresentata come mostra la figura 7:


Fig. 7: Rappresentazione grafica della matrice condizionale secondo Strauss e Corbin (1990, p. 163)
individuo gruppo organizzazione comunit nazione cultura

Il principale elemento di divergenza dagli approcci quantitativi quindi dato dalla direzione del percorso di ricerca: nel procedimento logico - formulato analiticamente da P.F. Lazarsfeld (1958) e rappresentato nella figura 8 - un concetto ad elevato livello di astrazione (ad esempio, il concetto complesso di rappresentazione delloggetto sociale X) viene trasformato in una variabile del disegno della ricerca a un livello di complessit inferiore, viene cio tradotto in concrete operazioni di ricerca (Marradi, 1984; Losito, 1998):
Fig. 8: Il passaggio dai concetti agli indicatori secondo il paradigma lazarsfeldiano (fonte: Cannav, 1999, p. 131)

il passaggio possibile attraverso una precisa definizione del concetto di partenza e una sua scomposizione nelle dimensioni che lo costituiscono (nella figura 1: da C1 a D1, D2 e D3). Tale scomposizione pu portare a dimensioni concettualmente semplici a un basso livello di astrazione - e quindi facilmente traducibili in indicatori e nelle relative definizioni operative (es.: le domande di un questionario), come in D2 e D3; oppure, pu essere necessario un ulteriore passaggio di definizione concettuale e di scomposizione in sottodimensioni, al fine di specificare la complessit e rendere possibile lidentificazione degli indicatori empirici (De Gregorio, in stampa).

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Il procedimento proposto dalla Grounded theory, inverte i termini del modello: si parte dai dati (a un livello di astrazione vicino a quello degli indicatori) per arrivare ai concetti teorici e produrre una spiegazione che renda conto delle relazioni tra i dati e dei processi che organizzano tali relazioni. Complessivamente, lapproccio si caratterizza per una coerenza interna descritta da una serie di concetti-chiave che hanno, in un certo senso, lobiettivo di delineare un percorso ideale per la conduzione di una ricerca secondo la prospettiva grounded. Della matrice condizionale abbiamo gi parlato, gli altri concetti sono: campionamento teorico: la formazione del campione48 della ricerca step-by-step sulla base delle informazioni che emergono nel corso dellanalisi delle informazioni e servono per la costruzione della teoria: guidato da interessi teorici contingenti e ha lobiettivo di collezionare eventi e situazioni che siano indicativi (non necessariamente rappresentativi) delle categorie, delle loro propriet e dimensioni, delle relazioni fra queste; saturazione teorica: rappresenta la situazione in cui non pi possibile evincere informazioni rilevanti rispetto a un concetto teorico rilevante, le relazioni fra categorie sono stabilizzate e ogni nuovo elemento non aggiunge nulla di nuovo ai risultati ottenuti. Un ultimo aspetto dinteresse riguarda le opzioni di codifica (a cui accenniamo ma che verranno riprese empiricamente nel quarto capitolo): esse sono differenziate in a) codifica aperta (open coding, nella terminologia di Strauss e Corbin, 1990): consiste nel ricondurre i dati a concetti generali che ne riassumono contenuto e significato e nello sviluppare da questi categorie e dimensioni del fenomeno oggetto di studio49; ci al fine di di concettualizzare e non di descrivere, di indicare e non di riassumere, di etichettare i processi caratteristici delle interazioni in corso, di cogliere e utilizzare le etichette in uso impiegate dai soggetti di quelle interazioni (Strati 1997, p. 154), b) codifica assiale (axial coding): a partire dai codici ottenuti dalla fase precedente, implica un perfezionamento concettuale. Vengono scelte le dimensioni pi rilevanti ai fini dellanalisi (con o senza riferimenti teorici diretti) e vengono definite le relazioni fra loro in termini di causalit, contiguit, opposizione, inclusione, etc.50, c) codifica selettiva (selective coding): ha lobiettivo di strutturare un quadro teorico pi definito attraverso lidentificazione della dimensione principale (core category) e delle sue relazioni con tutte le altre51. Essa infatti verr sistematicamente incrociata con le altre man mano che prosegue la raccolta delle informazioni, e la loro analisi, fino alla definizione della story line52 (Strauss e Corbin, 1990) che sintetizza il processo oggetto di studio. Tale versione della Grounded theory stata criticata in quanto - come sostiene Silverman (2000, trad. it. 2002, p. 211) - mostra una
incapacit di riconoscere il ruolo delle teorie implicite che guidano il lavoro sin dalle prime fasi. Inoltre, risulta pi chiara sulla produzione di teorie e meno sul loro controllo. Utilizzata in modo non intelligente, pu anche degenerare in una costruzione abbastanza vuota di teorie o in una cortina di fumo impiegata per legittimare ricerche puramente empiriche.

Come abbiamo detto in precedenza, sarebbe ingenuo ritenere che il ricercatore possa accostarsi al proprio oggetto di studio senza alcun parametro (scientifico, culturale,
Giova precisare che nella ricerca qualitativa in generale il termine campionamento non implica alcuna pretesa di rappresentativit rispetto a una popolazione di riferimento: ci si riferisce infatti a un set di documenti o a un gruppo di soggetti. 49 Nel capitolo 4 ci riferiremo al prodotto di questa operazione in termini di codici. 50 Nel capitolo 4 ci riferiremo al prodotto di questa operazione in termini di families. 51 Nel capitolo 4 ci riferiremo al prodotto di questa operazione nei termini delle network. 52 Sul concetto di story line si veda il 3.1 nel cap. 1.
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orientamento personale) che ne indirizzi e, inevitabilmente, ne condizioni la lettura del fenomeno. Ovviamente, per quanto riguarda lambito psicologico si tratta di una critica fondamentale. A riguardo, condividiamo quindi le riflessioni di Cicognani (2002b, p. 44) a proposito della revisione costruttivista dellapproccio:
si ritiene che i ricercatori debbano possedere alcune risorse teoriche (di varia provenienza: ad esempio conoscenze teoriche, esperienza) e una prospettiva dalla quale iniziare lanalisi, senza tuttavia applicarla automaticamente a dati, problemi e contesti nuovi, ma piuttosto, cercando di raggiungere un equilibrio delicato fra lavere un grounding nella disciplina e spingerla un po oltre.

2. Le analisi qualitative delle strutture narrative Una ulteriore possibile strategia di analisi relativa alle strutture narrative. La letteratura, soprattutto di ispirazione sociolinguistica, ha proposto alcune soluzioni interessanti sia dal punto di vista teorico che da quello metodologico. In questa sede, proponiamo una breve sintesi delle proposte principali con particolare attenzione a due modelli specifici. Prima per necessario comprendere cosa una struttura narrativa. Le origini di questo tipo di studi si fanno solitamente risalire al lavoro di V. Propp (1928)53: le sue ricerche sulle funzioni narrative delle fiabe di magia russe hanno segnato una tappa importante degli studi sulle strutture delle narrative che - sempre facendo esplicito riferimento a lui, nonostante la specificit dei testi di partenza - hanno proposto modelli di analisi molto diversi. Propp, in particolare, aveva rilevato nelle fiabe di magia pattern di associazione specifici che si presentavano secondo strutture condivise fra le diverse narrazioni: tale modello sebbene molto complesso (lAutore ha identificato 31 funzioni complessive) - ha una duplice funzione: da una parte consente al ricercatore di semplificare la lettura della fiaba a prescindere dalla molteplicit delle forme del contenuto; dallaltra, suggerisce implicitamente al lettore uno schema (uno script, nei termini cognitivisti di Schank e Abelson, 1977) sulla base del quale prevedere il percorso e lesito delle narrazioni stesse. Questo tipo di operazione (la semplificazione dei contenuti narrativi in strutture stereotipate) consente, per inciso, la differenziazione fra generi narrativi diversi (Feldman, 1991)54: il lettore, o il moderno spettatore di un film, tenta infatti di anticipare lo svolgimento di una storia di cui testimone proprio attraverso lapplicazione di un modello strutturale socialmente condiviso (Smorti, 2003; Bruner, 2002). Il come si svolge una storia (il canovaccio di una piece teatrale, la trama di un romanzo o di un film) solitamente condizionato da questa condivisione fra autore e lettore/spettatore (Eco, 1979). Bruner (2002), riapplicando le tesi di Burke (1945) ai contesti legali, ha proposto il concetto di pentade scenica come modello di convenzione narrativa. Ogni storia consta di cinque elementi fondamentali (che potremo chiamare dimensioni narrative) che la caratterizzano: un attore, in una situazione, compie unazione, per raggiungere un fine con un mezzo. La narrazione di un evento, secondo questo approccio necessaria nel momento in cui si presenta
una difficolt, un impedimento, una contraddizione fra i cinque elementi (il problema) che rende necessario un resoconto del corso dazione (Bruner, 2002): la narrazione ha cio un senso sulla base delle difficolt che rendono narrabile lesperienza []. Gli aspetti interessanti della vita di ciascuno (ci che merita di essere narrato) non sono quelli che fanno parte della quotidianit routinaria, ma gli eventi salienti. La narrazione appare quindi come costrutto utile ai fini della comprensione di unazione, ma necessita di unadeguata struttura di analisi qualitativa che consenta di cogliere i nodi attorno a cui la narrazione stessa organizzata: di cogliere, in
53 Il filone di studi che pi direttamente deriva dagli studi del formalismo russo (rappresentato da Propp) noto oggi come narratologia (Murray, 1995; Manning e Cullum-Swan, 1994; 1998). 54 Per unapplicazione del concetto di genere narrativo allanalisi delle interazioni discorsive si vedano, fra i tanti, Fasulo (1997; 2003).

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altri termini, i significati rilevanti per il soggetto, i passaggi secondo cui il narratore imposta la resocontabilit della propria esperienza, ovvero il senso con cui tale esperienza stata soggettivamente costruita ed elaborata (De Leo e coll., 2004a, pp. 112-113).

Si tratta, in altri termini, della violazione della canonicit (Smorti, 2003; Bruner, 2002) che soprattutto nei contesti legali, di cui ci stiamo occupando assurge a criterio fondamentale per la resocontabilit dellazione: approfondiremo nel prossimo capitolo le implicazioni narrative specifiche del contesto, per ora ci preme sottolineare limportanza di una prospettiva che collega due ambiti narrativi diversi, quello realista (vedi finestra 2, nelle pagine precedenti) in cui lazione non-canonica avvenuta e quello narrativo in cui la stessa azione viene rievocata. Entrambi questi ambiti costituiscono dei contesti narrativi, allo stesso modo, rilevanti ai fini di unaccurata ricostruzione dellevento: in ciascuno la violazione della canonicit assume un ruolo fondamentale per la costruzione narrativa dellazione: nel passato, il fatto-reato e la violazione hanno la forma narrativa dellepisodio con inizio e fine definiti. Nel presente, la violazione (delle norme e della canonicit narrativa) assumono il carattere dellepisodio dotato di senso rispetto al quale si amplia la cornice interpretativa: in altri termini, lattore contestualizza lazione deviante in un sistema di altri eventi (precedenti e successivi) in cui questa viene connotata, come vedremo nel cap. 4, secondo codici comunicativi di disimpegno morale e di neutralizzazione della norma:
un resoconto fatto da un narratore nel qui ed ora e riguarda un protagonista che porta il suo stesso nome e che esistito nel l ed allora e la storia finisce nel presente, quando il protagonista si fonde con il narratore. Gli episodi narrativi che compongono la storia della vita hanno una struttura tipicamente laboviana55 rigorosamente aderente alla sequenza e alla giustificazione per eccezionalit. Ma la storia nel suo complesso presenta un elemento fortemente retorico, come se volesse giustificare perch era necessario (non in senso causale ma morale, sociale, psicologico) che la vita prendesse quella determinata direzione. Il S come narratore non si limita a raccontare, bens giustifica. E il S come protagonista sempre, per cos dire, orientato al futuro. Quando sentiamo affermare, per riassumere la storia di uninfanzia: Ero un grazioso ragazzino ribelle, di solito questa valutazione a posteriori pu essere intesa anche come una profezia (Bruner, 1990, trad. it. 1992, p. 117).

Dal punto di vista pi specificamente analitico, la letteratura offre un panorama composito che proviamo a riassumere nelle prossime pagine. 2.1 La metodologia Comparative narratives Secondo P. Abell (1984), lazione sociale studiabile attraverso le forme narrative in cui descritta. Secondo lAutore, gli esseri umani descrivono le loro azioni utilizzando una forma narrativa orientata a fornire una visione della realt sociale, oltre che del proprio comportamento. Questa prospettiva pu essere riassunta nei seguenti termini: a) per spiegare gli accadimenti del mondo sociale, bisogna descrivere le azioni che avvengono, b) ogni azione pu essere spiegata da punti di vista multipli: ciascuno offre un punto di vista non esclusivo, c) ciascun attore (da ciascun punto di vista) genera una storia in forma narrativa in cui diverse azioni sono interrelate, d) quando di cerca di spiegare (o descrivere) due o pi eventi identici o correlati si devono necessariamente confrontare due o pi narrazioni. Questo il quadro teorico. Abell descrive inoltre la metodologia qualitativa che sottende allo studio delle azioni/narrazioni: questa necessita prima di tutto di una sintassi mediante la quale descrivere (codificare) gli eventi e consiste in: 1. un set di azioni vere e proprie: a1, a2, a3, a4, etc. 2. un insieme di attori: , , , , etc. 3. una dimensione temporale lungo cui collocare le azioni: t1, t2, t3, etc.
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Del modello di Labov parleremo fra poco nel corso di questo paragrafo.

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un insieme di relazioni possibili, per cui a1 L a2 (significa che a1 transitivamente compie unazione verso a2). Da questo punto in poi, lanalisi delle narrazione assume una forma matematica che implica la costruzioni di matrici e tabelle di contingenza: le analisi consentite hanno alcune ristrettezze quali, ad esempio, larbitrariet del punto di partenza (da quale evento iniziare la ricostruzione del modello) e il fatto che ogni percorso dazione possibile deve essere unidirezionale (non sono possibili processi ricorsivi): in questo modo, possibile confrontare due narrazioni prodotte dallo stesso parlante, in due momenti diversi, ma a differenti livelli di astrazione, oppure le narrazioni di uno stesso evento prodotte da due attori diversi (i due punti di vista). La procedura resa possibile dalla schematizzazione a cui viene sottoposto il materiale verbale e dalla riconduzione a simboli e codici matematici che rendono possibili operazioni (anche molto complesse) di confronto fra dimensioni rese, in questo modo, logicamente equivalenti. Nonostante, lAutore ritenga di poter applicare questo metodo anche a complessi processi interattivi (ad esempio, le folle di una manifestazione) e pur ritenendo inappropriata una categorizzazione delle proprie ipotesi sotto letichetta positivista, bisogna tuttavia riconoscere che il modello di Abell soffre di una forse troppo drastica tendenza alla schematizzazione e alla formalizzazione matematica: la stessa enfasi sulla necessaria unidirezionalit delle azioni studiabili limita senza dubbio le possibili applicazioni a situazioni e contesti reali56. Si tratta di analisi qualitative che non rinunciano alla quantificazione e implicano relazioni causali. 4. 2.2 Le strutture profonde delle narrazioni Nel corso degli anni 80, diverse equipe di ricercatori hanno cercato di mettere a punto metodologie per rilevare leventuale presenza di strutture soggiacenti nelle produzioni linguistiche e narrative sia per quanto riguarda le singole frasi (Gee e Grosjean, 1983) che rispetto a vere e proprie storie (Mandler, 1987; Mandler e Goodman, 1982; Gee e Grosjean, 1984). Prendendo spunto dalle analisi letterarie e linguistiche, Gee (1986); Gee e Kegl (1983) e Gee e Grosjean (1983; 1984) si sono interrogati su due aspetti in particolare: su quali siano le strutture delle narrazioni sia nellattivit del resoconto sia per quanto riguarda la loro collocazione in memoria. Gee e Kegl (1983) hanno identificato una struttura schematica che illustra quali sono (e che relazioni intercorrono fra esse) le parti che compongono una narrazione. La figura 9 mostra la struttura come a tutti gli eventi: in essa, lintero Testo appare formato da due componenti principali, unIntroduzione e la Storia vera e propria. La Storia si divide in Iniziazione e Conclusione: nella prima di esse il narratore inserisce episodi specifici caratterizzati da unAzione e da una Risoluzione (Result) che a sua volta - a seconda della complessit dellevento - pu essere ulteriormente sottodimensionata in sequenze azione-risoluzione (tale operazione pu essere retoricamente sfruttata per allontanare la Conclusione e generare nel lettore/spettatore uno stato emotivo di attesa o suspense). Allo stesso modo, la Conclusione pu essere descritta come una sequenza di Interrogativi e Risposte fino alla completa chiusura dellevento narrativo; quale elemento del discorso dovesse, in particolare, essere considerato unit di analisi privilegiata (Gee, 1986). I concetti di episodio e sezione rendono evidente che ci stiamo muovendo in uno scenario di studi sulle strutture narrative: la stanza specificamente lunit di testo che - a un livello di astrazione intermedio fra la linea di testo e la sezione racchiude un tema ristretto e specifico. Essa pi informativa della linea di testo (che pu non esaurire tutte le informazioni sulloggetto di interesse), ma allo stesso tempo ha un carattere pi limitato e preciso della sezione narrativa (in cui possono insistere diversi temi). lunit cruciale anche perch rispetto a un tema ristretto, essa consente di caratterizzarlo in tutte le
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pur vero che un modello analogo a quello di Abell stato applicato, in ambito sociologico, alla ricerca di modelli condivisi nelle carriere dei musicisti (Abbott e Hrycak, 1990), ma in questo caso stata dichiarata la matrice positivista (sul modello delle scienze naturali) delle procedure di codifica e analisi dei materiali.

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sue caratteristiche definitorie: il tempo e lo spazio di svolgimento dellevento, linterconnessione con altri attori, la prospettiva individuale e il punto di vista di uno spettatore esterno. Lidentificazione di una sequenza, una concatenazione, di stanze consente al ricercatore di ricreare la storia nel suo insieme e di dare coerenza allintero evento.
Fig. 9: Struttura gerarchica della narrazione secondo Gee e Kegl (1983, p. 248)

Secondo gli Autori, oggetto dellinteresse dei ricercatori non deve essere tanto il problema se la narrazione ha o no una struttura gerarchica (come quella descritta nella figura 9), ma piuttosto su quali metodologie sono pi adeguate per studiare strutture narrative complesse. Non si pu infatti trascurare che la maggior parte degli studi presentati in questa sezione fanno riferimento a testi sempre molto brevi (nellordine di 10-12 righe al massimo) e che la narrativit quotidiana (sia essa riferita a situazioni normative o ad eventi particolari come le azioni devianti) invece si sviluppa spesso lungo criteri spazio-temporali pi estesi. Lehnert (1981) ha condotto degli studi di particolare interesse sugli aspetti di rievocazione mnestica delle narrazioni: lipotesi di partenza che quando un individuo legge una storia ricostruisce nella sua memoria una rappresentazione, un modello schematico interno, mediante il quale la rievocazione successiva favorita:
se chiediamo a chi legge una storia di riassumerla successivamente, una gran quantit di informazione residente in memoria selettivamente ignorata per produrre una versione semplificata della narrazione originaria. Questo processo di semplificazione si basa su una struttura globale della memoria che consente di focalizzare lattenzione sugli elementi centrali della storia ignorando i dettagli periferici (Lehnert, 1981, p. 294).

In questo quadro, centrale la nozione di plot (la struttura della storia): secondo lAutrice, ogni unit strutturale - una frase, un concetto, anche una singola parola - ha una sua colorazione affettiva che consente al lettore (e al ricercatore) di marcarla secondo questaccezione. Questa operazione semplice e consiste nellassociazione ad ogni passaggio narrativo di un simbolo che distingue gli eventi positivi (+), da quelli negativi (-) e da quelli emozionalmente neutri (M). Utilizzando lesempio fornito dallAutrice: La macchina di John non parte John deve partire Paul fa partire la macchina di John M + (evento a caratterizzazione negativa) (evento a caratterizzazione neutra) (evento a caratterizzazione positiva)

In questo semplice esempio, possibile stabilire delle relazioni causali fra gli eventi in cui il terzo risolve gli altri due, ma ogni narrazione avr configurazioni pi complesse e le relazioni fra eventi saranno di vario tipo anche in base alla sequenza temporale degli eventi 53

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fino alla applicazione di una vera e propria sintassi delle strutture narrative che lega tutte le possibili configurazioni di -, + e M. Tanto pi lunga e tematicamente complessa la narrazione tanto pi articolata sar la configurazione degli stati emotivi. Allo stesso modo, il ricercatore potr facilmente verificare la coerenza intra-narrativa attraverso lidentificazione di strutture simmetriche speculari e/o complementari. In tempi pi recenti (e parallelamente allevoluzione delle tecnologie informatiche), alcuni Autori, soprattutto in ambito sociologico, hanno proposto metodi di analisi delle narrazioni che forniscono utili spunti di riflessione per la nostra proposta di analisi delle narrazioni di azioni devianti. Ci riferiamo, in questo caso alla cosiddetta ricerca su base logica (Agodi, 1997). In questo tipo di studi il computer produce diagrammi relativi a questi eventi e permette allutente di esplorare e verificare le relazioni logiche tra gli eventi, incrociando narrative diverse; permette inoltre di comparare le diverse strutture narrative (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 235). Si tratta, in ogni caso, al pari di quelli sui modelli matematici, di studi che enfatizzano gli aspetti quantitativi delle analisi narrative: la riconduzione di corpora informazioni in forma narrativa a schemi elementari consente loperazionalizzazione di questi in variabili metriche. La maggior parte di questi studi infatti orientata dalla verifica di ipotesi specifiche sui modelli in differenti contesti. La valenza qualitativa dellapproccio rimane dunque a livello di unit di analisi (i testi), parziale nel momento della codifica e scompare nella fase di analisi vera e propria delle informazioni: un meccanismo di questo tipo ancora pi evidente nellapproccio descritto nel prossimo paragrafo. 2.3 La Event Structure Analysis La proposta di analisi delle narrazioni di D. Heise (1988; 1989; 1991) ha caratteristiche peculiari su cui riteniamo utile soffermarci. LAutore propone un modello di analisi delle strutture che coerente con lidea che le storie siano costruzioni narrative caratterizzate da uno svolgimento lineare e da sequenze comuni di eventi sovrapponibili. Si tratta di unattualizzazione della proposta di V. Propp (1928), ma, per cos dire, modernizzata con la proposta di modelli automatici di codifica e analisi delle informazioni. Heise, dal punto di vista sociologico e di antropologia cognitiva, ritiene infatti che ogni narrazione (dalla narrazione autobiografica alla favola) la ricostruzione fedele di una realt di per s logica e (auto)organizzata: da questa premessa deriva la conseguenza - sul piano metodologico - che la struttura narrativa pu essere rintracciabile con opportuni metodi: lobiettivo delle sue ricerche stato dunque quello di mettere a punto un impianto metodologico per la ricostruzione qualitativa di tali strutture logiche (Heise, 1989), supponendo che siano esse a guidare lazione umana (individuale e collettiva) e la sua ricostruzione in termini narrativi (Heise e Durig, 1997): lazione umana sarebbe caratterizzata da sequenze ordinate, unidirezionali, di eventi secondo la formula se, allora. Il conflitto fra situazioni (cio la possibilit che una ricostruzione incontri un bivio o che il narratore possa essere tradito nella sua ricostruzione da uninterferenza) risolta con il criterio della priorit: viene attivato il percorso narrativo che lattore elegge come prevalente in termini di salienza e di coerenza con gli obiettivi. Tutte le componenti esterne al sistema agente non sono negate: esse invece contribuiscono alla definizione delle priorit. Il principio della commutazione prevede le strutture degli eventi possano essere rappresentate graficamente con un inizio e una fine definiti ma senza fare ricorso a meccanismi ciclici. Si tratta di un modello di azione (anche narrativa) che - alla luce degli sviluppi pi cognitivisti della ricerca nelle scienze sociali (inclusa la psicologia) - potremo definire cibernetica, sebbene anche le proposte pi estreme di modelli computazionali dellazione umana abbiano sempre previsto sistemi di retroazione: il modello e la metodologia di Heise sono costruiti coerentemente a una data immagine della realt sociale (di tipo

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deterministico) che esclude a priori che una storia possa avere una deviazione dalla norma (essendo prevista come una sequenza ordinata di eventi). Operativamente, gli eventi sono codificati in maniera univoca (vengono assegnate delle etichette verbali, ciascuna delle quali identifica un solo evento) e vengono stabilite le relazioni logiche fra di essi (la grammatica delle azioni: Heise, 1991): il computer57 si occupa poi di strutturare modelli che - trasversalmente alle diverse storie - tengano conto delle eventuali priorit assegnate dal ricercatore. Lo stesso Heise ha ammesso la preferenza che il metodo di analisi proposto venga applicato a fenomeni routinari (Heise, 1988), rispetto ai quali il ricercatore definisce i possibili percorsi di svolgimento e il computer verifica empiricamente in narrazioni diverse: per questa ragione il modello di analisi proposto da Heise ci senza di indubbio interesse per lo studio di eventi semplici e routinari: la sua applicazione a contesti (di azione e di narrazione) di maggiore complessit prospetta tuttavia diversi problemi di ordine epistemologico e metodologico. Se infatti assumiamo come eccessivamente semplicistica la descrizione della realt sociale come sequenza ordinata di eventi secondo il modello se allora, anche la scelta di un software come ETHNO, degli assunti di relazioni unidirezionali fra codici narrativi, dei criteri di priorizzazione degli eventi diventano difficilmente accettabili. Analogamente ai modelli di Abell (1984; 1987), Abbott e Hrycak (1990), Gee (1986; Gee e Grosjean, 1983; 1984; Gee e Kegl, 1983), Mandler (1987; Mandler e Goodman, 1982) e Lehnert (1981) ci sembra che quello di Heise soffra di unintrinseca tendenza al riduzionismo dei fenomeni sociali (inclusi i prodotti culturali) che - sebbene avvalorati da una loro coerenza interna e da raffinati modelli di analisi - rimandano a scelte epistemologiche diverse da quelle descritte nei capitoli precedenti e preferite nellambito di questo studio. Per questa ragione, linteresse che essi rivestono non va al di l di una consapevolezza storica su ci che le scienze sociali hanno proposto sul tema delle analisi delle strutture narrative: pi convincenti, invece, riteniamo le proposte di W. Labov, che descriviamo nel prossimo paragrafo. 2.4 L Evaluation model Secondo William Labov (1982; 1997; Labov e Waletsky, 1967), che da decenni studia le narrazioni secondo una prospettiva sociolinguistica, la narrazione un mezzo per rappresentare e ricapitolare lesperienza passata per mezzo di una sequenza ordinata di affermazioni58 che corrispondono allordine degli eventi originari (Labov, 1997, p. 398). Sebbene questultima asserzione non ci trova completamente daccordo (si veda a questo riguardo la finestra 2 sulla contrapposizione fra approcci realistici e narrativi), alcune riflessioni di Labov ci hanno offerto utili spunti di lavoro. LAutore ha distinto due propriet fondamentali delle narrazioni: da una parte, esse hanno delle caratteristiche formali basate su pattern ricorrenti di asserzioni (cio, una struttura invariante delle narrazioni); dallaltra, Labov ne ha identificato una propriet funzionale in base alla quale ogni narrazione riveste una duplice funzione: la prima, detta referenziale, ha lobiettivo di fornire allinterlocutore/lettore le informazioni sullesperienza del narratore, laltra, detta valutativa59, ha la funzione di trasmettere a chi ascolta/legge i significati che lattore-narratore ha attribuito alla propria esperienza. Labov e Waletsky hanno dimostrato che la comprensione della narrazione riconducibile a un una struttura formale, soprattutto per quanto riguarda la fondamentale definizione delle narrazioni come possibilit di scelta di repertori linguistici specifici per riferire gli eventi passati. Il framework sviluppato da Labov e Waletsky per le narrazioni orali dellesperienza
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Heise ha creato un software apposito per le analisi di strutture di questo tipo, ETHNO. Questa definizione condivisa anche da Cortazzi (1993) e da Baeger e McAdams (1999). 59 Da cui prende il nome lintero modello.

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personale si dimostrato utile per lo studio di unampia gamma di situazioni narrative, incluse le memorie riportate oralmente, le fiabe popolari, i racconti, le interviste in contesti terapeutici e, ancora pi importante, le semplici interviste della vita quotidiana []. Abbiamo gradualmente capito che le narrazioni sono la forma privilegiata del discorso e che esse giocano un ruolo centrale in quasi tutte le conversazioni (Labov, 1997)60. Labov ha identificato sei elementi che compongono la struttura formale delle narrazioni: li riportiamo (nei termini originali) nella tabella I:
Tab. I: Le fasi della struttura narrativa secondo Labov (1982; 1997): adattato da De Leo e coll., (2004a)

Abstract

uno dei due elementi opzionali della struttura narrativa, che introduce largomento riassumendone i punti principali.

Orientation (o Setting)

Il narratore fornisce i dettagli sulle variabili contestuali allevento narrato: tempo, luogo, partecipanti, situazione. Di solito, espressa da espressioni verbali in forma passata. Esprime lantefatto dellevento.

Complication

Similmente alla pentade scenica (secondo il riadattamento di Bruner: cfr. 2 in questo capitolo), descrive lelemento problematico che spinge a costruire intorno a esso la narrazione stessa: , per questa ragione, il nucleo della narrazione. Comprende una serie di dispositivi valutativi che illustrano lorientamento del narratore nei confronti degli eventi narrati in termini di attribuzioni di significati agli eventi, colorazione emozionale, riferimento al punto di vista di attori esterni. Descrive la fase di risoluzione dellevento. Dal punto di vista strutturale pu seguire sia la sezione valutativa sia la descrizione dellelemento problematico.

Evaluation

Result

Coda (o Termination)

Opzionale come labstract, chiude la narrazione riportando gli attori alla situazione attuale. Spesso viene declinata nei termini di morale della favola.

La narrazione, estendendo il modello di Labov, definibile non solo come magazzino di informazioni, ma anche come vero e proprio mezzo per ri-organizzare la struttura percettiva, la memoria (Riessman, 1993) e il S autobiografico (Baumeister e Newton, 1994; Bluck e Habermas, 2000). In anni pi recenti, lo stesso Labov (2003) ha spostato lattenzione alle conversazioni ordinarie con il concetto di riportabilit una narrazione: un evento riportabile non definito in termini assoluti, ma in relazione alla situazione narrativa. Se un turno in una conversazione una singola fase in s conclusa, una narrazione caratterizzata da una estensione maggiore di questo. [] Un evento riportabile quello che giustifica lautomatica
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Uno studio, in particolare, riferito allo studio delle propriet formali delle narrazioni di azioni violente (Labov, 1982).

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assegnazione al narratore del ruolo di parlante61 (p. 5). Questa prospettiva fa capire anche perch spesso si raccontino eventi che in s per s non hanno valenza di riportabilit: si tratta di un modo per mantenere il turno e incrementare lattesa dellascoltatore (Labov, 2004)62. Dal punto di vista pi direttamente metodologico, pu sorgere il dubbio di una indebita sovrapposizione fra narrazioni come prodotti culturali e condivisi e interviste qualitative secondo un approccio narrativo: utilizzando queste ultime infatti (secondo le differenziazioni descritte nel capitolo precedente), ci si pu chiedere se possibile studiare le risposte a unintervista come se fossero delle narrazioni. In altri termini, possibile studiare scientificamente un prodotto culturale e idiosincratico allo stesso tempo63? Gli stessi studi di Labov hanno evidenziato, in particolare, che anche le narrazioni orali (e non c dubbio che le forme di intervista rientrano in questa categoria) hanno una struttura tipica che pu essere indagata con metodi scientifici. Riessman, collegando esplicitamente le due forme narrative, sostiene che lobiettivo vedere come i rispondenti alle interviste mettono ordine al flusso di esperienza per dare un senso agli eventi e alle azioni dello loro vite. Lapproccio metodologico esamina la storia dellinformatore e analizza come questo mette insieme le risorse culturali e linguistiche (1993, p. 2). Unulteriore conferma viene dal successo che il modello di Labov ha avuto anche in psicologia, come sostiene Mishler (1986b, pp. 240-241):
quando si teorizza sulla struttura, le forme e le regole dellazione sociale si richiede questo tipo di analisi, o uno equivalente, che preservi il complesso ordine delle azioni e delle reazioni che costituiscono la realt sociale. Linterpretazione di offerte, richieste e le risposte conseguenti dipende dai modelli di analisi che includono le loro reciproche concatenazioni. Questa (analisi) non pu essere come quegli approcci standard in cui ogni sequenza isolata dal suo contesto, codificata nel quadro di un sistema di codifica definito e poi aggregata fra popolazioni diverse di rispondenti e soggetta ad analisi statistiche. questo il notevole contributo di metodi di analisi narrativa: la storia contiene la sequenza di atti socialmente significativi senza la quale non ci sarebbe la storia stessa; la sua analisi dunque fornisce la base per uninterpretazione diretta di una complessa unit di interazione sociale, in contrasto con gli approcci standard in cui tali inferenze sono basate su porzioni minime decontestualizzate.

Per questa ragione, abbiamo scelto di valorizzare il contributo appena descritto (rispetto a quelli precedenti)64 ricercando unapplicabilit alloggetto di studio su cui verte il presente lavoro. Si tratter - come descriveremo approfonditamente nel prossimo capitolo - di unanalisi dei testi alla luce delle categorie strutturali descritte da Labov: lobiettivo specifico di questa fase funzionale a una migliore comprensione delle produzioni narrative in contesti giudiziari, piuttosto che a una mera verifica empirica del modello (gi ampiamente disponibile in letteratura). Prima, tuttavia, necessario trattare ancora un aspetto delle analisi narrative: la scarsa attenzione che la ricerca ha dedicato allintegrazione fra aspetti strutturali e aspetti contenutistici: a questo argomento dedicheremo il prossimo paragrafo.

61 Unanaloga definizione della narrazione in termini conversazionalisti (come ampio turno di un parlante) presente in Riessman (1993). 62Recentemente Labov (2003) ha introdotto il concetto di concatenazione narrativa (narrative chain) e le regole della costruzione narrativa, sempre seguendo un approccio conversazionalista. 63 In questo modo possiamo infatti definire le narrazioni poich esse forniscono un modello che rende intelligibili sia una specifica realt individuale sia i canoni culturali che contribuiscono a definirla (Brockmeier e Harr, 1997). 64 Unampia rassegna e una discussione critica dei modelli di analisi strutturale con particolare attenzione allordinamento temporale degli eventi e alla coerenza narrativa presentata in Mishler (1986b; 1995).

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3. Contenuti o strutture: integrazione possibile? Come chiaro da quanto abbiamo illustrato in questo capitolo, le analisi delle strutture narrative e quelle dei contenuti hanno seguito, per la loro evoluzione storica e metodologica, percorsi diversi che le hanno fatte considerare sempre soluzioni alternative fra loro. In occasione dello studio sulle costruzioni narrative del serial killer M.P. (De Leo e coll., 2004a), abbiamo proposto una soluzione integrativa per tenere conto di entrambi gli aspetti: ci siamo avvalsi del contributo di G. Rosenthal (1993) che, in uno studio sulle ricostruzioni narrative nelle storie di vita, ha ipotizzato una soluzione di integrazione per includere i due aspetti e valorizzarne le reciproche interazioni:
Lo scopo dellanalisi delle narrazioni sulle storie di vita la ricostruzione del significato attuale delle esperienze e la ricostruzione dellordine temporale della storia evolutiva sia essa scritta o narrata oralmente. Lanalisi riguarda in particolare la scoperta dei meccanismi di selezione che guidano la scelta degli elementi testuali (o delle storie) in relazione al generale orientamento tematico dellintervista. Loggetto di questa fase analitica chiamata Thematic Field Analysis - la ricostruzione della forma e della struttura della narrazione, cio del modo in cui la narrazione stessa temporalmente e tematicamente ordinata nellintervista (Rosenthal, 1993, p. 40).

Lorganizzazione temporale (la struttura) e quella tematica (i contenuti) consentono al ricercatore di ottenere dal testo uninformazione pi completa perch orientata da criteri di pertinenza e di salienza: lordine di elicitazione dei contenuti, la loro sequenzialit nel discorso, linterconnessione con temi affini o, al contrario, antitetici. Si tratta di criteri che sicuramente spiegano di pi della semplice frequenza di occorrenza nei testi delle parolechiave:
Studiando la sequenza delle storie nelle interviste, le connessioni tematiche e linguistiche fra esse, un ricercatore pu vedere quanto gli individui legano fra loro gli eventi significativi e le relazioni importanti nelle loro vite. Lanalista identifica i segmenti narrativi, riduce le storie al loro nucleo (core), esamina la scelta del lessico, la struttura, le preposizioni, le sequenze di azioni (Riessman 1993, p. 40, corsivo nostro).

Le analisi delle strutture narrative possono aiutare il ricercatore a ricostruire il sistema dei significati presenti nella narrazione. La Thematic Field Analysis consente dunque di ricostruire il significato delle azioni individuali allinterno di un contesto unitario quale la narrazione di un percorso evolutivo complessivo:
le storie [] non possono essere considerate come una serie di esperienze isolate, disposte in ordine cronologico come se fossero strati di rocce sedimentarie; le esperienze individuali sono sempre incluse in contesti coerenti e significativi, in una costruzione biografica (Rosenthal 1993, p. 62).

La Thematic Field Analysis consiste in due operazioni congiunte: (a) una segmentazione delle unit narrative, (b) unanalisi dei temi emergenti e delle loro connessioni sia dal punto di vista della realt storica sia da quello della loro attualizzazione nella situazione di intervista (cfr. finestra 2, nelle pagine precedenti). Nellultima parte del prossimo capitolo descriveremo un possibile utilizzo di questo metodo finalizzato allanalisi delle interviste sullazione deviante.

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Studia prima la scientia e poi seguita la pratica nata da essa scientia. Quelli che snnamorano di praticha senza scientia sono come li nocchiericheentraninnavigliosenzatimoneobussola. LeonardodaVinci(14521519)

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Capitolo 4 - La ricerca

Alla luce delle premesse teoriche e metodologiche descritte nei capitoli precedenti, lo studio stato progettato e impostato nei termini che verranno descritti nei prossimi paragrafi.

1.

Obiettivi

Gli obiettivi dello studio sono stati molteplici e riferiti ad ambiti di conoscenza diversi. Rispetto alle specificazioni operative, essi possono essere formulati come segue: possibile rilevare nelle produzioni narrative di individui che hanno commesso reati dei pattern comunicativi e narrativi condivisi e consolidati? Esistono cio dei temi narrativi sottostanti che danno coerenza e credibilit ai resoconti prodotti dagli autori di reato? Questo obiettivo generale pu essere articolato in declinazioni pi specifiche e formulato nei termini seguenti: quali sono le principali analogie e differenze rispetto ai modelli teorici disponibili in letteratura? esistono differenze qualitativamente apprezzabili nelle costruzioni narrative riferite a differenti tipi di reato? possibile definire univocamente una struttura delle narrazioni prodotte in contesti penali non inquisitivi? In altri termini, esiste - anche per la narrazione delle azioni devianti - un modello strutturale delle narrazioni cos come gli studi linguistici e sociolonguistici hanno rilevato un altri contesti discorsivi e conversazionali? Anche questo obiettivo generale pu essere sottoarticolato in quesiti di ricerca pi specifici: la struttura narrativa dei resoconti di azioni devianti conforme ai modelli narrativi consolidati e acquisiti nella letteratura scientifica? esistono differenze qualitativamente apprezzabili nella struttura delle narrazioni riferite a diversi tipi di reato e allesperienza degli intervistati nel circuito della devianza di tipo penale? 1.1 La costruzione narrativa in termini di contenuti Una prima classe di obiettivi relativa i contenuti espressi dai partecipanti allo studio65: in particolare, ci interessava conoscere i nuclei concettuali elicitati nelle risposte alla traccia di intervista (vedi oltre). Tali nuclei concettuali, o temi narrativi (come, in alternativa, li abbiamo chiamati in lavori precedenti: De Leo e coll., 2004a) sono riferiti alle salienze soggettivamente percepite rispetto alloggetto della narrazione. Si tratta, in altri termini, di ci

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Iniziamo, fin da adesso, a chiamare partecipanti (o rispondenti) gli individui che hanno scelto di sostenere lintervista narrativa (vedi oltre, in questo capitolo) con il ricercatore: la scelta ha motivazioni teoriche ed epistemologiche precise: lutilizzo del termine partecipante stato preferito a quello di soggetto, in virt della connotazione di attivit/attivazione rispetto alla costruzione delle informazioni della ricerca. Per ragioni analoghe, pi avanti si parler di gruppo di partecipanti invece che di campione della ricerca, non avendo il requisito della rappresentativit: il reclutamento avvenuto infatti su base volontaria (vedi oltre, in questo capitolo).

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che gli individui ritengono importante precisare rispetto al tema su cui sono chiamati a rispondere. Il termine salienza ha diverse implicazioni: da un lato, infatti, ha a che fare con i riferimenti valoriali e normativi condivisi in un dato assetto culturale o sub-culturale: saliente ci che attiene alla sfera dei valori, delle norme e, in senso pi astratto, della costruzione intersoggettiva di un ordine nelle cose (Marsh, Rosser e Harr, 1978). Ha dunque una dimensione psicologico-sociale; dallaltro - a livello soggettivo - esso richiama inevitabilmente i processi di (ri)costruzione mnestica, di attribuzione di senso a episodi del passato, di attualizzazione di questi nel presente, nella prospettiva scenari futuri66: si tratta dunque di una dimensione che suggerisce ampi riferimenti allambito sociale (seppure molti temi narrativi sembrino spesso legati a una desiderabilit sociale), ma la cui dinamica e fenomenologia si colloca a un livello prioritariamente individuale. Un primo assunto dunque che i contenuti delle narrazioni individuali siano salienti (nel senso appena esposto). In secondo luogo, si auspica che ci sia una convergenza intersoggettiva su tali temi: nel corso delle analisi infatti dovrebbero essere evidenti le ricorrenze di temi narrativi trasversalmente alle diverse narrazioni. In tal senso, lo studio si prefigge lidentificazione dei nuclei concettuali che dovessero risultare qualitativamente prevalenti e intersoggettivamente salienti. La descrizione e la definizione concettuale di tali temi costituir obiettivo di conoscenza e di approfondimento. In altri termini, ragioneremo sulla possibilit di parlare di salienza collettiva (o condivisa) in quanto rappresentazione su cui convergono i temi narrativi di tutti i rispondenti alla ricerca. A differente livello di complessit, tali temi narrativi verranno analizzati - sfruttando le potenzialit del software ATLAS.ti (che verr descritto in seguito) - alla luce delle possibili co-occorrenze: si cercheranno infatti eventuali pattern di associazione fra temi narrativi (cfr. nelle pagine seguenti: i livelli di codifica secondo Strauss e Corbin, 1990) con lobiettivo di ricostruire stili narrativi con contenuti condivisi: particolare enfasi verr data alla presenza nelle costruzioni narrative di temi riferiti ai modelli teorici del Disimpegno morale (Bandura 1997; Caprara e Malagoli Togliatti, 1996; Caprara, 2000) e alle Tecniche di neutralizzazione della norma (Sykes e Matza, 1957; Fritsche, 2002). 1.2 La costruzione narrativa in termini di struttura Un ulteriore livello di conoscenza attiene alle strutture delle costruzioni narrative. Tale ambito - affine a quello che nel capitolo precedente abbiamo chiamato analisi delle strutture narrative - sviluppato nella ricerca qui presentata a un livello prevalentemente esplorativo: la letteratura sullargomento infatti mostra un panorama ampio in cui tuttavia difficile trovare modelli consolidati; una variabile importante lestensione dei testi da sottoporre ad analisi: da una parte, sono stati forniti risultati interessanti con testi brevi (Labov e Waletsky 1967; Labov 1982; 1997), dallaltra lanalisi di lunghe interviste ha favorito il consolidamento di modelli di analisi di tipo matematico-quantitativo (Abbott e Hrycak, 1990; Abell, 1984; 1993). Nel nostro caso, la natura qualitativa dello studio ci porta a preferire la prima area con particolare attenzione allEvaluation Model (a cui abbiamo fatto riferimento nel capitolo precedente, 2.4): proveremo dunque ad applicare questo a testi estesi quali le trascrizioni delle interviste narrative per lo studio dellazione deviante. Trasversalmente alle categorie di obiettivi descrittivi, sar oggetto di interesse e valutazione unanalisi dei pattern di associazione fra temi narrativi, aspetti strutturali e tipi di
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Nello specifico contesto di applicazione dello studio (la realt penitenziaria) i riferimenti temporali al presente, al passato e al futuro assumono un significato particolare: si tratta infatti (come vedremo in seguito) di dimensioni fortemente caratterizzate dal tema del cambiamento e della responsabilizzazione. Il cambiamento, in particolare, si collega al passato (una situazione normativamente connotata su un versante negativo: il reato) e a una previsione/aspettativa futura di comportamenti intenzionalmente orientati a un versante positivo (il rispetto delle regole, la riconciliazione con la vittima, le prospettive risocializzanti, etc.).

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reati commessi dai rispondenti: si ipotizza infatti che diversi reati siano connessi a diversi stili e contenuti narrativi. Tale differenza, sia di tipo quantitativo che qualitativo, se effettivamente esistente, ha importanti implicazioni per la comunicazione e lintervento.

2.

Il contatto con gli intervistati

Ai fini della rilevazione delle informazioni necessarie per implementare le analisi qualitative descritte in precedenza stato necessario percorrere un iter burocratico per ottenere le formali autorizzazioni da parte degli organismi competenti. In una prima fase, stata inviata una richiesta preliminare di autorizzazione allUfficio Segreteria Generale e Direzione Generale Detenuti e Trattamento (copia del documento riportata in Appendice C). In un secondo momento, ottenuta lautorizzazione da parte della Segreteria Generale, sono stati presi contatti con lIstituto Penale Regina Coeli (Roma): al direttore, il dott. Mauro Mariani, stato inviato il documento (Appendice D) in cui si forniscono le informazioni sul sistema di reperimento degli intervistati, sulle garanzie di anonimato, sullarchiviazione delle informazioni. Infine, grazie alla collaborazione della dott.ssa Margherita Marras e della dott. Barbara Santoni, stato possibile accedere alle Sezioni dellIstituto. In particolare, sono state frequentate le seguenti sezioni: II: riservata principalmente ai detenuti con problemi di tossicodipendenza, IV e V: riservate principalmente ai detenuti coinvolti in reati comuni, VI: riservata principalmente ai detenuti lavoranti, VIII: riservata principalmente ai detenuti coinvolti in reati a sfondo sessuale o soggetti a isolamento. Un iter analogo era stato seguito in precedenza per contattare un gruppo di detenuti presso lIstituto Penale Rebibbia Nuovo Complesso (Roma), dove stata svolta una fase pilota nellambito di una tesi di laurea curata dalla cattedra di Psicologia Giuridica dellUniversit degli Studi di Roma La Sapienza (prof. Gaetano De Leo): in tale occasione sono state effettuate in totale 38 interviste (18 delle quali sono state incluse nella base empirica della presente ricerca)67 ed stata perfezionata la traccia di intervista narrativa (descritta in precedenza). Le interviste svolte a Rebibbia sono state effettuate fra febbraio e marzo 2003 dalla dott.ssa Melania Stefania Marini. Il periodo di svolgimento delle interviste a Regina Coeli compreso fra ottobre e dicembre 2003. 2.1 Il setting e la conduzione delle interviste A ciascun detenuto stata proposta la partecipazione in forma assolutamente anonima alla ricerca. I volontari che hanno accettato lo hanno fatto mostrando un particolare interesse al dialogo e al confronto con un ricercatore totalmente esterno al contesto carcerario: per questa ragione, tutti coloro che hanno partecipato hanno parlato molto e volentieri mettendo in campo anche episodi di vita personale e aspetti emotivi legati alle relazioni sociali (familiari, con le vittime dei reati, con le istituzioni). Tutte le interviste si sono svolte negli spazi riservati ai colloqui con gli operatori (assistenti sociali, psicologi, sacerdote) previo consenso degli agenti di polizia penitenziaria della specifica sezione: tali ambienti consistono in stanze di circa m 2 x 4, arredati da un tavolo, due sedie e un piccolo armadio, illuminati da luce prevalentemente artificiale. Lesordio consisteva sempre in una breve descrizione della ricerca e dellintervistatore; era importante instaurare un clima di fiducia, apertura e dialogo: per questa ragione, prima di iniziare
Tale operazione, in ottemperanza ai principi del campionamento teorico (cfr. Strauss e Corbin, 1990: vedi anche capitolo precedente), stata necessaria per ottenere interviste con rispondenti accuati di omicidio: a Rebibbia infatti si riscontra una maggiore quantit di detenuti per tale reato.
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lintervista tutti gli intervistati sono stati informati sui diritti che - in quanto partecipanti alla ricerca - avevano nei confronti delle informazioni scambiate. Lappendice E mostra il modulo che ciascuno di essi ha letto e sottoscritto in duplice copia: una per s stesso e uno da tenere agli atti dellamministrazione del carcere. In esso sono contenute anche tutte le informazioni sulla tutela della privacy. Tutte le informazioni sono state riportate sui protocolli di intervista (appendice B) e successivamente (lo stesso giorno della conduzione) sono stati trascritte in formato digitale in file Microsoft Word per lanalisi qualitativa mediante ATLAS.ti. Purtroppo, data la particolare natura del contesto di rilevazione (il carcere) e la delicatezza delle informazioni (dettagli sui reati, sui percorsi di carriera deviante, altre informazioni personali) non stato possibile audioregistrare nessuna intervista. Per questa ragione, lintervistatore ha effettuato le prime interviste con un obiettivo esplorativo di messa a punto dei protocolli, dei metodi di trascrizione veloce, della conduzione complessiva del colloquio anche rispetto alle tecniche di rilancio, di riformulazione delle domande e di probing (Zammuner, 1996; Montesperelli, 1998). La durata media delle interviste stata di 1 ora e 15 minuti circa.

3.

La costruzione della traccia dintervista

Rispetto agli obiettivi descritti nel paragrafo precedente e in virt degli orientamenti teorici ed epistemologici descritti nei capitoli precedenti, abbiamo scelto di utilizzare - come strumento di rilevazione delle osservazioni68 - unintervista narrativa. Tale strumento ci consente di lasciare ampio spazio allintervistato per lespressione individuale: come abbiamo scritto altrove (De Leo e coll., 2004a), lobiettivo di ricostruire narrativamente lazione deviante pu essere perseguito mediante una tecnica di ricerca qualitativa che consente di valorizzare la capacit tipicamente umana di attribuire significati soggettivamente e interattivamente co-costruiti nella situazione di intervista stessa. Il percorso che ci ha consentito di optare per lintervista narrativa (fra le tecniche di ricerca qualitativa disponibili) stato diffusamente descritto in un lavoro precedente (De Leo e coll., 2004a e anche nel capitolo 2): in quella sede abbiamo trattato delle interviste qualitative (in generale) e di quelle specificamente dedicate allo studio dellazione deviante. Ne riprendiamo adesso i punti principali iniziando da una definizione generale di intervista qualitativa: lintervista uninterazione69 tra un intervistato e un intervistatore, con finalit di tipo conoscitivo, guidata in maniera pi o meno direttiva dallintervistatore sulla base di uno schema di interrogazione (Bichi, 2002; Corbetta, 2003b); essa consente di
studiare i processi in cui la parola il vettore principale (azioni passate, saperi sociali, sistemi di valori e di norme) e anche di studiare la parola in s (attraverso lanalisi delle strutture discorsive, dei fenomeni di persuasione, dellargomentazione, ecc.). un dispositivo dindagine che consente di superare molte resistenze dellintervistato ed dunque utile alla conoscenza dei progetti di senso, un modo daccesso efficace alle rappresentazioni e alle opinioni individuali, uno strumento utile allo studio dei processi di categorizzazione, permette di leggere la profondit temporale e dunque il divenire processuale dei fenomeni studiati, consente di ridurre lopacizzazione provocata dalla standardizzazione (Bichi, 2002, p. 10).

Sebbene inevitabilmente condizionata da vincoli temporali e da dimensioni legate allintrinseca dinamica fra ruoli (con implicazioni rispetto al potere di gestire e indirizzare
Si deve a Mannetti e Pierro (1998), la distinzione fra osservazioni e dati: gli Autori hanno efficacemente sostenuto la connotazione maggiormente positivista che il secondo termine implica. Da parte nostra, tendiamo dunque a privilegiare il termine osservazioni o - come scritto altrove (De Gregorio e Mosiello, 2004) - quello di informazioni. 69 Laccezione di relazione interattiva presente anche in alcune definizioni del concetto di narrazione: essa una transazione sociale. Ci che si scambia una storia: la stessa narrazione assume la forma che assume proprio perch c una storia che transita. La narrazione dunque la pratica sociale in cui due o pi persone mettono in comune una storia (Jedlowski, 2000, p. 66).
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la relazione) lintervista qualitativa valorizza il contributo degli intervistati e degli intervistatori alla comune costruzione del processo di conoscenza (Holstein e Gubrium, 1997; Losito, 2004)70. Lintervista narrativa che ha fatto da base per la rilevazione delle informazioni (la cui traccia riportata in Appendice A e in appendice B, sotto forma di protocollo) tiene conto degli aspetti teorici ed epistemologici che abbiamo appena descritto e di quelli a cui si fatto riferimento nel capitolo precedente. Essa si fonda su due domande aperte, dette generative (Bichi, 2002) interamente riportare nella finestra 3:
Finestra 3: La formulazione delle domande generative A Potrebbe raccontarmi il reato per cui si trova in carcere o un reato che stato particolarmente importante? Unazione che ha avuto conseguenze penali e di cui le andrebbe di parlarmi? La prego di raccontare dal suo punto di vista. Non intendo un riassunto di quello che successo, ma come lo racconterebbe a qualcuno che non ne sa niente, che molto interessato al racconto e che ha molto tempo a disposizione.71 (Specificare che il racconto pu iniziare da un qualunque momento temporale, dalle conseguenze o dagli antecedenti, e da qualunque sua sequenza). B Le nostre vite cambiano continuamente, ma alcuni sono cambiamenti cruciali, cambiamenti di direzione, potremmo dire. Questi cambiamenti, in genere, sono legati ad episodi rilevanti. Ripensando a lei, alla sua storia, pu individuare alcuni di questi episodi (2 o 3)? Pu raccontarmeli brevemente spiegando anche le ragioni per cui li considera cos rilevanti?

La due domande, da cui (come vedremo a breve) originano due tracce di intervista affini ma distinte, si caratterizzano per un diverso orientamento conoscitivo. La prima (domanda A) stata inizialmente sottoposta a tutti rispondenti: essa punta lattenzione su un singolo eventoreato rispetto a cui la persona sceglie lazione che reputa pi significativa ai fini della narrazione oppure quella che lo espone meno dal punto di vista degli errori in cui possibile incorrere o delle contraddizioni. Tale scelta implica anche la dimensione temporale che verr valorizzata: si pu, ad esempio, scegliere unazione recente o una pi lontana nel tempo, iniziare il racconto a partire dagli antecedenti o dai suoi effetti. In ogni caso, e come nella natura delle domande generative, la risposta pu essere esauriente di tutti i temi importanti dellintervista e salienti per la persona: lintervista, in questo caso, si esaurirebbe qui. Se la persona si mostra disponibile e collaborativa (interessata e motivata allapprofondimento dei temi emersi), allora lintervistatore pu assecondare lintervistato inserendo, al momento opportuno, richieste di chiarimento secondo quanto previsto dalle domande di approfondimento. La domanda B stata sottoposta a quei rispondenti che riferivano di aver avuto una lunga serie di episodi-reato e rispetto ai quali poteva essere utile ricercare una costruzione narrativa della carriera deviante. Si tratta di domande che favoriscono una elaborazione aperta delle possibilit di risposta lasciando al soggetto la possibilit di scegliere da dove iniziare il racconto e quale contenuto privilegiare come saliente (vedi 1 in questo capitolo) orientando - a partire dai contenuti emersi e in maniera progressiva - specifici percorsi di approfondimento. Per quanto riguarda la traccia A, alla domanda riportata nella finestra 3 potevano seguire ulteriori domande con eventuali specificazioni su temi non adeguatamente approfonditi. Si trattava ad esempio, di temi: a cui lintervistato aveva accennato per aver poi cambiato argomento, oppure
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Vedi a questo riguarda anche il capitolo precedente ( 3). La formulazione di questultima richiesta stata tratta, con gli opportuni aggiustamenti, da Bruner e Feldman (1999).

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intorno a cui girava il discorso, ma che non erano mai stai approfonditi, o ancora che sulla base delle interviste condotte in precedenza andava assumendo contorni definiti e rilevanti (questa ultima opzione in linea con i principi dellapproccio Grounded theory) Tali domande erano fondate sugli indicatori riportati in Appendice A e riferite proprio in virt di questa articolazione interna - a modelli teorici rilevanti nel contesto della disciplina. Nella strutturazione della traccia infatti abbiamo fatto particolare riferimento alle dimensioni presenti nella Goal-Directed Action (il triangolo concettuale di von Cranach e Harr (1982) nelle successive elaborazioni con particolare riguardo alle funzioni strumentali ed espressive dellazione deviante (De Leo e Patrizi 1992; 1999). La traccia A tiene conto degli aspetti teorici descritti nel cap. 1. Nella sezione successiva alla domanda generativa costituita dalle domande 1 e 2 (da questo punto in poi cfr. Appendice B) - esamina la dimensione oggettiva e oggettivabile dellazione (il comportamento manifesto, secondo il modello di von Cranach e Harr, 1982) esplorando i diversi elementi costitutivi della situazione: - contesto (tempo, spazio, partecipanti e loro relazioni); - situazione immediatamente precedente; - comportamenti specifici (facendo riferimento eventualmente anche a movimenti, posture, etc.); - interazioni; - reazioni. Si tratta di descrivere cosa successo nel momento in cui lazione ha avuto luogo, valorizzando una prospettiva (il pi possibile) esterna allattore-narratore. La sezione successiva (domande da 3 a 13) ricerca informazioni sugli aspetti cognitivi (le cognizioni coscienti: von Cranach e Harr, 1982) che hanno accompagnato il corso dazione: - le convinzioni consapevoli sulle scelte fattuali (prima, durante, dopo lazione); - gli obiettivi che hanno preceduto linizio dellazione; - lintenzionalit soggettiva rispetto allo scopo; - lanticipazione delle conseguenze; - limportanza percepita del ruolo che altri hanno avuto rispetto al corso dazione. In particolare, vengono indagate le ragioni/motivazioni autoattribuite, legate allazione, a s, agli altri partecipanti, alle conseguenze attese. Nella quarta sezione dellintervista (domande da 14 a 24) si esplora il senso dellazione secondo il punto di vista, soggettivamente elaborato dallautore, dei diversi attori coinvolti, della cultura di appartenenza, delle norme e regole vigenti in quel contesto (i significati sociali); vengono indagate le funzioni - anticipatorie rispetto allazione, contemporanee e conseguenti riguardanti: - il S; - gli altri significativi (famiglia, gruppi di appartenenza e di riferimento); - la vittima; - il controllo informale; - le agenzie del controllo sociale formalizzato. In particolare, rispetto allultimo referente, viene esaminata la forensic awareness (la consapevolezza di giocare con le forze dellordine), quale variabile presente e critica nellagire deviante, come mostrano alcuni casi di cronaca recente (si pensi al caso di Unabomber). In questo contesto, si colloca lanalisi dei vissuti personali e dei significati che lattore riferisce al contesto in cui lazione deviante stata perpetrata (la situazione, gli altri partecipanti, la vittima, i referenti normativi, il controllo sociale formale e informale). In questa parte dellintervista, pi in particolare, si evidenziano i riferimenti alle funzioni svolte dallazione: si tratta della distinzione (di cui abbiamo gi parlato nel cap. 1 2.1) fra gli effetti strumentali (gli obiettivi diretti e concreti che lattore ha, consapevolmente, perseguito) e gli 65

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effetti espressivi (quali comunicazioni, secondo una prospettiva pragmatica, egli ha voluto inviare?). Il resoconto rappresenta, in questo senso, lo strumento attraverso cui lattore sociale riporta al livello di consapevolezza queste tensioni comunicative (gli effetti espressivi attengono, spesso, in qualche modo, a una soglia pre-attentiva, latente). Le tre domande di chiusura (da 26 a 28) suggeriscono alla persona di pensare a possibili scenari alternativi, di evocare le ipotesi effettuate di percorsi non attualizzati o di esprimere quanto di soggettivamente rilevante non stato previsto dalle domande poste. Per quanto riguarda gli aspetti pi tecnici della formulazione delle domande, abbiamo fatto riferimento alle indicazioni proposte da Geiselman, Fisher, Firstenberg, Hutton, Sullivan, Avetissian e Prosk (1984) e da Geiselman, Fisher MacKinnon e Holland (1986) riguardo alla conduzione di interviste con vittime o con testimoni di reati72. In tali circostanze infatti la necessit di interrogare sul reato le vittime che lo avevano subito ha prodotto una particolare attenzione alle tecniche di recupero dellinformazione. Basandosi sul Principio della specificit di codifica73 (Tulving e Thomson, 1973), Geiselman e coll. (1984) hanno proposto un metodo di memoria guidata che si avvale di quattro memotecniche la cui validit stata ampiamente dimostrata nella ricerca di laboratorio: 1. rivivere mentalmente il contesto ambientale e lo stato danimo personale vissuti al momento dellevento criminoso: lobiettivo di favorire la memoria episodica attraverso la ricostruzione delle sequenze comportamentali o la rivisitazione della scena del crimine, 2. riferire qualunque cosa, anche le informazioni apparentemente secondarie: lincoraggiamento dellespressione libera, incensurata, contribuisce a rendere i resoconti pi completi, 3. riferire gli eventi variandone lordine di esposizione: particolarmente utile quando il testimone un soggetto in et evolutiva, consente di rilevare particolari diversi rispetto alla semplice rievocazione cronologica, 4. rievocare gli eventi da un punto di osservazione diverso da quello in cui il soggetto si trovava al momento dello svolgimento del fatto: ladozione della prospettiva di altri testimoni (o della vittima, se il rispondente lautore del reato) consente di variare sia la prospettiva visuo-spaziale sia quella psicologica. La traccia B ha come principali presupposti teorici il concetto di carriera morale (Harr, 1979; 1993; Goffman, 1961) e il modello carriere devianti (Becker, 1963). Secondo Harr (1993, trad. it. 1994, pp. 274-275),
una carriera morale [...] la storia di un individuo elaborata in riferimento agli altrui atteggiamenti e opinioni, nonch agli atteggiamenti e alle opinioni che lindividuo sviluppa verso se stesso, formati sulla base dellinterpretazione degli atteggiamenti e delle opinioni manifestate dagli altri. Dal punto di vista psicologico, le credenze che una persona sviluppa rispetto agli avvenimenti della propria vita e ai valori che producono sono cruciali per quel che riguarda la pianificazione del futuro e la memoria del passato. [...] proprio al livello in cui le credenze sono significative per la persona che conduce una determinata esistenza e per le persone che la circondano, ogni vita unica e differente da qualsiasi altra (ibidem, p. 272).

Questo orientamento invita a considerare lagire deviante, le sue conseguenze, come un filtro che organizza il modo in cui la persona stessa interpreta e riferisce il percorso di vita.
Secondo lipotesi contenuta, in particolare, nella seconda edizione de La spiegazione del crimine (De Leo e Patrizi, 1999), importante poter collocare la singola azione allinterno di un percorso deviante (anche se i concetti potrebbero essere applicati a qualunque carriera in qualunque settore) e, in senso pi ampio, allinterno di un intero percorso biografico, per cogliere il senso con cui la persona interpreta e dota di senso lazione rispetto alla propria storia e, continuamente, reinterpreta questultima alla luce del proprio agire e del proprio
Per una trattazione ulteriore e unapplicazione al contesto italiano si vedano anche Cavedon (1994) Scali, Calabrese e Biscione (2003), Scali e Calabrese (2002) e Gulotta e Cutica (2000; 2004). 73 Dice che il ricordo di un evento migliore quando tutto il contesto relativo al momento dellimmagazinamento e della codifica dellevento simile al contesto al momento del recupero (Gulotta e Cutica, 2000, p. 536).
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narrare di quellagire. La storia di vita uno strumento di ricerca qualitativa che - dagli studi pionieristici di Howard S. Becker - stato ampiamente usato proprio per lo studio delle carriere (De Leo e coll., 2004, pp. 118119).

al prezioso contributo di Becker (1963) che dobbiamo lavvio pi sistematico dello studio sulle carriere devianti. Tale modello stato ripreso e ampliato da De Leo (1992), De Leo e Patrizi (1992; 1999) che hanno delineato uno schema concettuale per analizzare il processo, articolato in tre fasi, che conduce allassunzione di unidentit deviante. Le fasi e il processo sono descritti qui contestualmente allillustrazione della traccia B dellintervista la cui struttura prevede infatti tre sezioni. La prima sezione consta della domanda generativa B riportata in precedenza nella finestra 3 (si veda anche lAppendice B): in essa il percorso di carriera viene operazionalizzato facendo riferimento ai punti di svolta74 che lhanno caratterizzato. Per quanto riguarda le aree successive, la domanda n. 4 riferita, specificamente, al percorso di devianza. La traccia prevede, poi, una serie di domande di approfondimento degli aspetti eventualmente non compresi nelle risposte precedenti del narratore (domande da 5 a 19)75. La formulazione delle domande ha lobiettivo di orientare la persona ad esplicitare la percezione di S e della sviluppo evolutivo (processualit) dellazione deviante. La traccia prevede, pertanto, approfondimenti sulle tappe della carriera: - antecedenti storici (comprensivi degli incidenti critici): si tratta delle condizioni iniziali nel percorso di vita del soggetto con particolare riferimento alla storia familiare, alle relazioni in ambito scolastico e/o lavorativo, alle esperienze maturate allinterno del gruppo dei pari. Tali condizioni antecedenti, soggettivamente percepite e vissute, possono essere considerate come indicatori di rischio a-specifici: questo perch, pur essendo presenti nella maggior parte delle carriere devianti, non hanno necessariamente come esito quello della devianza; - crisi ed esordio delle azioni devianti: rappresenta la fase pi rischiosa dellintero processo (rispetto alla possibilit che si instauri un percorso di carriera deviante) e consiste in episodi soggettivamente percepiti in maniera negativa. In questa fase, i rischi a-specifici della prima fase (antecedenti storici) possono acquisire una direzione specifica verso la devianza; - prosecuzione: dalle prime esperienze, lattore sociale scopre i vantaggi strumentali o simbolici delle sua azioni. Avviene in questa fase il riconoscimento da parte degli altri del proprio saper fare nella devianza: la persona sperimenta con successo situazioni, le trasgressioni penali, dove il confronto fra le attese altrui, le sfide proposte e le proprie capacit di gestione appare, seppure pericoloso, pi semplice ed immediato questa sperimentazione di successo, che ha importanti implicazioni anche a livello dellautostima individuale e della stima degli altri, verr in seguito rintracciata e sostenuta dal tema narrativa dellautoefficacia (vedi oltre, 6); - stabilizzazione: fa riferimento alla probabilit che il percorso della devianza si possa consolidare. una fase che (rispetto alle altre) pu avere lunga durata ed essere foriera di componenti emotive forti che stabilizzano il percorso: si tratta di aspetti che - unitamente a un riconoscimento di S come deviante e dei contesti di appartenenza (famiglia, altri significativi) - suggeriscono un consolidamento del percorso stesso76: diciamo qui che il consolidamento dei percorsi dazione attiene, secondo la classica interpretazione dei teorici del labelling (Becker, 1963), alla convergenza fra la definizione di S (dellattore)
Con punti di svolta, Bruner intende i momenti chiave di cambiamento e di rottura degli schemi canonici di riferimento, sono dei veri e propri nodi nelle strutture narrative e [] costituiscono le ragioni di squilibrio che producono il resoconto. Essi assumono una particolare rilevanza dal punto di vista del nostro lavoro, poich rappresentano il modo con cui lattore cadenza soggettivamente e socialmente la propria vita e, allinterno di essa (secondo la prospettiva teorica delle carriere), i passaggi cruciali nel percorso della devianza (De Leo, Patrizi e De Gregorio, 2004a, p. 124). 75 Il procedimento generale (con lutilizzo interattivo delle domande di approfondimento) quello gi descritto per lintervista sullazione, alla quale pertanto si rimanda. 76 Nei prossimi paragrafi si parler spesso della costruzione narrativa dellazione deviante come percorso inevitabile.
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e lattribuzione di uno status da parte degli osservatori esterni (il controllo, la comunit, etc.). 4. Descrizione dei partecipanti alla ricerca La rilevazione delle variabili descrittive stata effettuata alla fine di ciascuna intervista per due ragioni: da una parte si voleva evitare di indisporre la persona con domande molto dirette e personali, dallaltra, avendo inizialmente instaurato un clima di cordiale fiducia, era utile iniziare le interviste con argomenti di maggiore centralit rispetto agli obiettivi dellindagine. Lintero gruppo di partecipanti alla ricerca finale, presentata in queste pagine, composto da 33 individui che hanno unet compresa da 18 a 65 anni. La tabella II mostra la descrizione rispetto alla variabile anagrafica77: come si vede, la fascia di et pi rappresentata quella fra 31 e 35 anni, quella che ha una frequenza pi bassa (et compresa fra 50 e 55 anni) conta un solo soggetto. Come mostra il grafico 1, la maggior parte di essi sta scontando una pena per aver commesso un omicidio (30%), in due casi (6%) nel corso di una rapina. Il 46% ha commesso solo rapine o furti e il 21% dedito allo spaccio e/o al traffico di stupefacenti. Il 24% sta scontando la prima detenzione, il 34% invece pluripregiudicato (tabella III).
Tab. II: Distribuzione per fasce det dei partecipanti alla ricerca

etcompresafra18e25anni etcompresafra26e30anni etcompresafra31e35anni etcompresafra35e40anni etcompresafra40e45anni etcompresafra45e50anni etcompresafra50e55anni etcompresafra55e60anni etoltre60anni totale

frequenza 4 3 8 5 6 2 1 2 2 33

% 12,1 9,1 24,2 15,2 18,2 6,1 3,0 6,1 6,1 100,0

Grafico 1: Reato per cui si sconta lattuale detenzione

3% 21% 46% 6%

ra pina/furto

omicidio

ra pinaconomicidio

spaccio(otra ffico)distupe fa ce nti


24%

rice ttazione

77

Si intende let al momento della rilevazione.

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Tab. III: Sintesi delle detenzioni precedenti

numero di detenzioni nessuna una due tre pi di tre

Frequenza 8 7 6 1 12

percentuale 24 % 21 % 18 % 3% 34 %

Un altro elemento descrittivo del gruppo la provenienza geografica (grafico 2):


Grafico 2: Provenienza geografica degli intervistati

3% 3% 18%

9%
NordItalia CentroItalia SudItalia Estero,EuropaOrientale NordAfrica

67%

Spicca la provenienza dal Centro-Italia (in particolare dal Lazio), due soli intervistati vengono da Paesi extracomunitari (uno dal Nord Africa) e uno dallEst europeo. Per quanto riguarda il livello di scolarizzazione (grafico 3: a questo item hanno risposto 32 intervistati)78, la maggior parte degli intervistati ha frequentato un istituto tecnico (38 %) e molti di loro conseguito solo la licenza media (31 %).
Grafico 3: Livello di scolarizzazione degli intervistati
3% 9%

6%

38%

31%

13%
(N=32)

scuolaelementare scuolamediae23annidiscuolasuperiore liceo

scuolamedia istitutotecnico universitincompiuta

78

Solo uno di essi ha preferito non rispondere, non ricordando esattamente quale livello di scolarizzazione aveva conseguito.

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Per quanto riguarda la descrizione di questa caratteristica, abbiamo ritenuto opportuno inserire nella categorizzazione anche due livelli non strettamente corrispondenti a titoli di studio: questo perch alcuni dei rispondenti hanno tenuto a precisare di aver frequentato i primi anni delluniversit (3 %) e un biennio successivo alla scuola media (13 %), senza tuttavia terminare i corsi di studio. Nel periodo precedente lattuale detenzione, la met degli intervistati erano disoccupati (grafico 4):
Grafico 4: Occupazione precedente allarresto

3% 13%

9%

ne s s una o c c upa zio ne o pe ra io a rtig ia no 50% im pie g a to c o m m e rc ia nte lib e ro pro fe s s io nis ta

19% 3% 3%

a ltro

(N = 3 2 )

Rispetto ai temi della traccia di intervista narrativa, eravamo inoltre interessati conoscere verso quali altri significativi i rispondenti indirizzavano le loro riflessioni, chi ne il referente simbolico: abbiamo dunque chiesto - sempre a livello di informazione di sfondo - da quante e quali persone era composto il nucleo familiare. Non sorprende che alcuni abbiano indicato la famiglia di origine (genitori, fratelli e sorelle), altri la famiglia acquisita (moglie e figli). Il grafico 5 illustra i dettagli delle percentuali:
Grafico 5: Composizione del nucleo familiare
16 % 6% 13 % 3% 10 %

29%

23%

(N = 3 1 )
n e s s un a fa m ig lia fa m ig lia m o n o pa r e n ta le fa m ig lia e s te s a o n um e r o s a a ltra c o m po s izio n e 3pe r s o n e ,c o n m a dr e e pa dre m o g lie e fig li(34pe rs o n e ) fr a te llie /o s o r e lle

Il 29 % dichiara di provenire da una famiglia estesa o numerosa (genitori, zii, cugini o molti figli), il 23 % fa riferimento esclusivamente alla moglie (e a uno o due figli), solo il 3 % vive ancora con i entrambi i genitori, mentre il 10 % ha solo un genitore ancora in vita. Solo due persone hanno preferito non rispondere. Infine, per un migliore inquadramento del gruppo di rispondenti, ci sembrava interessante capire quanto tempo avevano trascorso in carcere per lattuale detenzione (grafico 6) e qual lentit della pena ancora da scontare (grafico 7). La maggior parte dei volontari che hanno scelto di rispondere allintervista ha gi scontato pi di tre anni di detenzione (47 %: grafico 6) e - in linea con le imputazioni - il 57 % di loro deve ancora trascorrere in carcere un periodo superiore a tre anni: 70

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Grafico 6: Tempo trascorso in carcere (al momento della rilevazione)

29% 47% 12% 12%

m e no di6m e s i fra 6m e s ie 1a nno e m e zzo fra 1a nno e m e zzo e 3a nni o ltre 3a nni

Grafico 7: Tempo da trascorrere in carcere (al momento della rilevazione)79

18% 7% 57% 18% menodi6mesi fra6mesie1annoemezzo fra1annoemezzoe3anni oltre3anni

5. Le analisi delle informazioni con ATLAS.ti ATLAS.ti un software di supporto allanalisi del contenuto di tipo interpretativo: esso stato progettato in Germania nella prima met degli anni 90 a opera di Thomas Muhr. Come abbiamo discusso altrove a proposito dei Computer Assisted Qualitative Data Analysis Software (De Gregorio e Mosiello, 2004), ATLAS.ti80 un software pensato coerentemente con un approccio Grounded theory: per questa ragione (e come discuteremo ampiamente in seguito) molte delle operazioni implementabili sono caratterizzate dalliterativit, dalla ricorsivit, dal progressivo avvicinamento alla definizione (o meglio, al perfezionamento) di un modello teorico emergente dai dati. La progettazione di ATLAS.ti rientra nel pi generale fermento tecnico-metodologico a cui la letteratura anglosassone fa spesso riferimento con lacronimo CAQDAS (Computer Assisted Qualitative Data Analysis Software): si tratta di programmi che consentono al ricercatore di gestire lanalisi dei dati qualitativi (Coffey, Holbrook e Atkinson, 1996; Fielding e Lee, 1991; 1998). Come abbiamo scritto recentemente (De Gregorio e Mosiello, 2004), i CAQDAS facilitano il lavoro del ricercatore in vario modo: - automatizzando alcune fasi delle analisi, - rendendo confrontabile il lavoro interpretativo svolto da analisti diversi sullo stesso materiale,

79 80

Il dato riportato nel grafico 7 si riferisce a 28 soggetti, in quanto 5 erano ancora in attesa della sentenza definitiva. Da adesso in poi ci riferiremo spesso al software come A5 indicando quindi la versione 5.0 di ATLAS.ti, quella che abbiamo utilizzato.

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tenendo memoria di tutte le fasi di analisi anche attraverso la creazione di memo, file di testo in cui il ricercatore pu annotare definizioni, idee, esplicazioni, note etnografiche, prassi da condividere con altri membri dellequipe, - velocizzando la creazione di output grafici, tabelle, reti di relazioni per la sintesi dei risultati. La maggior parte dei CAQDAS oggi disponibili consente di trattare, integrare, analizzare le informazioni in maniera estremamente versatile. Le differenze fra i principali software attengono, da una parte, ai modelli teorici dei rispettivi fondatori (Kelle, 1997) e, dallaltra, alle potenzialit di ciascuno di essi rispetto alle esigenze analitiche dei ricercatori (Barry, 1998). Anche in Italia, negli ultimi anni, i CAQDAS stanno avendo larga diffusione di pari passo a un incremento della ricerca qualitativa nel suo complesso nelle scienze sociali (Cipriani e Bolasco, 1995; Cipriani, 1997; Bichi, 2002), inclusa la psicologia: si vedano, fra i tanti, Milesi e Catellani (2002), Moscardino ( 2003), Albanesi (2002), Manetti, Migliorini e Venini (2002). 5.1 La creazione dellunit ermeneutica La prima fondamentale fase del lavoro in ATLAS.ti la creazione dellunit ermeneutica (dora in poi verr spesso chiamata HU: Hermeneutic Units): si tratta, nel gergo del software, del file principale che comprende al suo interno diversi elementi fra cui i testi81 da sottoporre ad analisi. bene tuttavia limitare la denominazione di file a questi ultimi (i documenti originari), in quanto lutilizzo generico del termine potrebbe far confondere fra i singoli testi e lintera HU. bene sottolineare inoltre che i testi (nel nostro caso si tratta delle trascrizioni delle interviste condotte con i partecipanti alla ricerca), una volta inseriti nellunit ermeneutica, assumono la denominazione di documenti primari (PD: Primary Documents, o Primary Docs). La figura 10 mostra lHU e le sue principali componenti. In essa, oltre allarea dedicata ai Primary Documents, (il PD Manager e il PD Pane, sono rispettivamente la sezione in cui sono catalogati tutti i file e quella in cui viene mostrato il documento attivo su cui sta lavorando, ad esempio, operando una codifica) sono evidenti altre sezioni (per la descrizione di ciascuno rimandiamo alla figura 10): - il Quotations Manager, - il Code Manager, - il Memo Manager. Sulla parte destra dello schermata si trova la Margin area, in cui sono visualizzati i codici in corrispondenza delle righe di testo a cui sono stati assegnati (posizione strutturale). Nella parte superiore e lungo il bordo sinistro della schermata sono presenti i pulsanti di scelta rapida (icone) delle principali funzioni disponibili in A5.

81

ATLAS.ti consente di analizzare anche file di immagini e video.

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Fig. 10: lunit ermeneutica e le sue componenti principali (fonte: De Gregorio e Mosiello, 2004, p. 59)

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5.2 La codifica delle interviste la fase successiva alla creazione dellHU e allinserimento dei documenti da analizzare. Corrisponde a quella che Strauss e Corbin (1990) hanno chiamato codifica aperta: come abbiamo scritto nel cap. 3 1.2, essa consiste nella riconduzione dei contenuti dei testi da analizzare (ma lo stesso discorso valido con qualunque tipo di materiale: audio, video, etc.) a nuclei concettuali che ne riassumono linformazione. In A5, si opera nel modo seguente: si seleziona con il mouse una parte di testo, si clicca su Codes Coding Open Coding (o su Code by list, oppure Code in vivo, a seconda che si preferisca associare un codice non ancora presente nellHU, uno dalla lista definita oppure se si vuole utilizzare lo stesso testo che diventa codice e codificato contemporaneamente), si digita il codice nella finestra di dialogo che appare e questo viene acquisito nel Code Manager e nella Margin area. Un approfondimento merita, a nostro avviso, la decisione (densa di implicazioni) su quale parte di testo selezionare: intuitivo che essa dovr essere una sezione in qualche modo significativa, ma per cosa? E soprattutto, rispetto a quali obiettivi? Una prima soluzione quella della codifica line-by-line: in questo caso, avr scelto come unit di codifica la riga di testo, a prescindere dalla sua salienza contenutistica. una scelta coerente con lapproccio conversazionalista: si pu infatti codificare linea per linea con una apparente decontestualizzazione dellunit di analisi per poi ricomporla nelle fasi di analisi successive. In alternativa il ricercatore pu optare per una codifica per episodi (van Dijk, 1982) o per topic (Shuy, 1982)82. In questo caso, coerentemente con le prospettive discorse ed etnometodologiche, lattenzione sar rivolta allidentificazione nei testi di eventi strutturati con funzione semantica: in tal senso un episodio prima di tutto concepibile come parte di un tutto con un inizio e una fine ben definiti e con una caratterizzazione temporale (van Dijk, 1982, p. 179), questa demarcazione pu essere attuata con dispositivi retorici relativi a criteri sintattici e/o grammaticali o mediante luso di verbi o pronomi con carattere definitorio. Infine, si potr decidere di operare una codifica sui temi narrativi (Silverman, 2000): si tratta di unopzione (vicina allapproccio Grounded theory) in base alla quale lunit prescinde dalle dimensioni dellestratto di testo (es.: criteri di riga o di paragrafo) e dalla pregnanza contenutistica propria dellepisodio. Il tema narrativo infatti viene identificato dal ricercatore con esclusivo riferimento alla sua intrinseca natura di nucleo concettuale in s per s concluso: in altri termini, ogni narrazione si compone di insiemi di temi narrativi ciascuno con una propria autonomia allinterno della narrazione stessa; ogni tema pu essere sviluppato per diversi paragrafi, oppure pu essere ben rappresentato da una sola parola (se la sua forza illocutoria83 dovesse essere tanto densa di senso da costituire essa stessa un evento significativo). La codifica dunque la prima fondamentale fase di trattamento dei dati qualitativi. Apriamo una breve parentesi per riportare nella finestra 4 lefficace descrizione che ne fa C. Seale (1999). La scelta fra le soluzioni proposte dipende prima di tutto dagli obiettivi della ricerca sia da modelli teorici, ma anche da preferenze negli approcci e dalle idiosincrasie del ricercatore. Nello specifico di questa ricerca, abbiamo scelto lultima delle strategie descritte.

Le due formulazione non sono comunque intercambiabili: le abbiamo accomunate nella stessa trattazione in virt di una somiglianza di fondo e della comune aderenza allapproccio discorsivo. 83 Il concetto di atto illucutorio si deve a Austin (1962; cfr. anche Searle, 1979) e identifica lelemento discorsivo mediante cui le azioni si compiono attraverso il parlare medesimo e che corrispondono alle intenzioni comunicative del parlante []. Il modo con cui interpretato un enunciato e lo stesso risultato di un atto linguistico dipendono dalla forza contenuta (forza illocutoria) e dai suoi effetti sullinterlocutore (Anolli, 2002, p. 10-11).

82

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Finestra 4: La definizione del concetto di codifica secondo Seale (1999) Le osservazioni e le registrazioni dei dati non possono mai essere pienamente libere dai valori, dagli assunti e dalle prospettive teoriche del ricercatore, sebbene qualcosa pu essere fatto per mostrare ai lettori quali sono questi assunti, in modo da fondare i giudizi di credibilit. Luso di descrittori a basso livello di astrazione chiaramente aiuta. Una volta chei dati sono descritti tuttavia diventa rilevante fare inferenze sul loro significato []. La codifica , naturalmente, un tentativo per fissare il significato, costruire una particolare visione del mondo che non esclude altre possibili visioni del mondo. []. Comunque, la codifica che definisce significati troppo presto nel processo di ricerca pu rendere vano il processo creativo, bloccare la capacit dellanalista di vedere nuove cose. Le prime fasi di codifica sono dunque pi appropriatamente chiamate indicizzazione (indexing) e agiscono come segnaposti per interessanti unit di dati piuttosto che rappresentare la versione finale dei significati. [] A questo punto siamo passati gradualmente dallindicizzazione alla codifica. La chiarezza concettuale, per cui i fenomeni sono esposti a definizioni pi rigorose ed esclusive per poter essere facilmente distinti da altri fenomeni, diventa importante. A questo punto, importante chiedersi se altri soggetti vedano le cose allo stesso modo. In questo senso, un esercizio di attendibilit fra codificatori pu essere inteso come prova della potenziale leggibilit di un report di ricerca, per esaminare il grado in cui questo veicola coerentemente significati condivisi (Seale, 1999, p. 154).
N.d.A.: importante precisare che indicizzazione e codifica (come le descrive Seale) corrispondono, in ATLAS.ti, alla definizione rispettivamente di codes e code families. Analogamente necessario precisare che il concetto di indicizzazione presente nellutilizzo di altri software CAQDAS con significati non direttamente riconducibili alla codifica.

Per questa ragione, ci sembra utile approfondire le implicazioni di tale scelta: unimmediata conseguenza che i temi narrativi possono essere fra loro in diversi tipi di relazione: possono essere seguenti lun laltro, oppure possono innestati uno dentro laltro o sovrapposti in alcuni punti e non in altri: da questo punto di vista, lanalisi per temi narrativi pi complessa, ma allo stesso tempo pi completa perch consente di cogliere tutta la variet di significati che il narratore ha voluto dare alle sue parole. Nonostante ci non si pu dire che essa valorizzi esclusivamente la prospettiva di chi narra: infatti, la scelta di quando il tema narrativo concluso dipende dal ricercatore. Questa situazione (ed qui la seconda implicazione) rende lanalisi del contenuto di tipo interpretativo (quella di cui ci stiamo occupando) particolarmente difficile e onerosa in quanto necessita di tempi maggiori (per rileggere i testi alla ricerca di tutti i temi narrativi in essi presenti), ma la rende anche, a nostro avviso, pi completa in quanto consente di ottenere una vera e propria mappa dei concetti/temi rilevanti per il narratore84. Un ulteriore aspetto che ci sembra utile sottolineare a proposito delle operazioni di codifica riguarda la scelta dei loro nomi: come abbiamo scritto altrove (De Gregorio e Mosiello, 2004), utile che il ricercatore assegni ai codici (fin dalle prime fasi) delle etichette verbali chiaramente identificabili anche in assenza del testo cui il codice riferito: questo perch nelle operazioni successive (che si basano appunto sui codici) non sempre sar possibile risalire agevolmente al testo di partenza (ne verrebbe meno la funzione riassuntiva del codice stesso). In altri casi, il codice pu essere nominato con due parti distinte indicanti, ad esempio, unazione concreta e il suo significato funzionale. In ogni caso, comunque, la soluzione dipende da scelte esplicite del ricercatore che a loro volta sono fondate sugli obiettivi: in tal senso, A5 fornisce uno strumento utile per operazioni che dipendono prima di tutto dal ricercatore. In altri termini, possibile adattare ATLAS.ti (e adattarsi come ricercatori) ad un uso creativo dello strumento: analogamente al concetto di artefatto nella psicologia culturale (Mantovani, 1998; Mecacci, 2000), il software in questo caso diventa una periferica della mente del ricercatore e come tale, a parit di prestazioni tecniche, pu essere adattato ad usi pi creativi di quelli per cui stato progettato.
84

Mediante gli strumenti offerti da ATLAS.ti possibile anche verificare la salienza di ogni tema narrativo e le sue relazioni con altri temi (come vedremo approfonditamente in seguito).

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Alla luce degli obiettivi specifici dello studio - lanalisi delle costruzioni narrative delle azioni devianti - abbiamo ritenuto opportuno effettuare delle analisi che tenessero conto sia dei contenuti dei temi narrativi relativi (il modello teorico del Posizionamento discorsivo, la GDA, le teorie sul Disimpegno morale e sulla Neutralizzazione della norma, i modelli sullautoefficacia e sullagentivit, i riferimenti in genere riconducibili alla prospettiva dellaccountability), sia di tutti gli altri aspetti strutturali della narrazione. Tecnicamente, ci siamo avvalsi della possibilit di operare su due distinte unit ermeneutiche composte dagli stessi 34 documenti primari (le trascrizioni delle interviste): una, appunto, per le analisi sui contenuti e laltra per la codifica secondo la struttura. Per questa seconda fattispecie abbiamo preferito, fra i modelli descritti nel cap. 3, lEvaluation model di Labov (Labov e Waletsky, 1967) in quanto offre un sistema semplice di categorie, ampiamente validato nella ricerca sulle narrazioni. Inoltre, questa scelta ci ha dato la possibilit di applicare il modello di Labov a testi estesi pi di quelli su cui di solito viene utilizzato. La scelta di creare due distinte HU stata dettata anche da ragioni pratiche: da una parte, ci sembrato utile tenere distinte le dimensioni di contenuto da quelle strutturali, confidando nel fatto che - secondo lapproccio di Rosenthal (1993) - sarebbe stato possibile, in una fase successiva, integrare utilmente i due aspetti; dallaltra, sarebbe stato oltremodo oneroso lavorare su ununica HU comprendente tutti i codici. Lintera fase di codifica stata divisa in due parti: dapprima sono stati letti e codificati (secondo le modalit descritte in precedenza) i primi 15 documenti primari (PD); in seguito, prima di proseguire con le successive codifiche, stato utile sistematizzare lelenco dei codici rilevati fino a quel punto. Come suggerito da tutti i principali metodologi che si sono occupati di ricerca secondo lapproccio della Grounded theory, il processo di ricerca segue un percorso - intrinsecamente coerente - di tipo ricorsivo e iterativo (comportando un continuo spostamento dellattenzione dai dati alle teorie e fra dati) sebbene complessivamente progressivo verso la definizione di un modello teorico organico. In questo modo, tutti i codici sono stati riletti con attenzione alla ricerca delle inevitabili ridondanze dovute al lavoro di codifica: possibile infatti che il ricercatore, dovendo analizzare grandi quantit di testi, tenda a creare pi codici di quelli effettivamente necessari rendendone ridondanti alcuni: in altre parole, stato necessario cercare nellHU tutte quelle situazioni in cui inavvertitamente (soprattutto per lelevato numero di codici) certi temi narrativi risultavano (sia pure con formulazioni dei codici leggermente diverse) esser presenti pi volte: si trattato di un lavoro di ripulitura dellHU e di omogeinizzazione della lista dei codici operata soprattutto mediante lopzione Codes Miscellaneous Merge Code (unione di codici di significato affine). Queste operazioni sono state svolte in due modi concomitanti: manualmente (leggendo e rileggendo le liste di codici) e automaticamente mediante lopzione di Coding analyzer85 di A5. Alla conclusione di tutta la fase di codifica, analogamente, sono state effettuate operazioni di ripulitura della lista dei codici e di perfezionamento delloutput relativo alla codifica di entrambe le unit ermeneutiche. Complessivamente sono emersi 580 codici relativi a tutte le aree di interesse. 5.2 Laggregazione in families La fase successive ci ha consentito di concretizzare la c.d. codifica assiale (Strauss e Corbin, 1990, cfr. anche cap. 3 1.2 in questo lavoro); in essa i codici rilevati in precedenza sono stati aggregati secondo due criteri prevalenti: (a) levidente riferimento a dimensioni teoriche consolidate in letteratura (es.: i meccanismi di disimpegno morale identificati da Bandura, 1997; 1999; o le tecniche di
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Il tool denominato Coding analyzer consente al ricercatore di rilevare tutte le porzioni di testo (quotations) in cui uno stesso codice ridondante, essendo queste adiacenti, sovrapposte, innestate una nellaltra (in tutti questi casi sarebbe pi utile unirle e identificarle con un unico codice).

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neutralizzazione della norma secondo la formulazione di Sykes e Matza, 1957, e la revisione di Fritsche, 2002); (b) una logica attinenza a temi rilevanti nellambito dello studio ma non direttamente riconducibili a un modello teorico consolidato (o, importante, non ad un unico modello: il caso delle emozioni che abbiamo distinto in positive, negative e neutre). Complessivamente, lHU ha compreso 78 famiglie di codici. il Family Manager mostrato nelle figura 11.
Fig. 11: Il Family Manager con alcune famiglie e i codici assegnati e da assegnare

Ma qual la funzione della famiglie? Esse raccolgono linformazione contenuta (a un livello di astrazione inferiore) nei codici: le famiglie sono delle vere e proprie dimensioni teoriche che includono le informazioni degli indicatori empirici (in questo caso i codici). Come abbiamo descritto nel 1.2 nel cap. 3, come se avessimo operato un processo inverso a quello che nella ricerca quantitativa noto come paradigma di Lazarsfeld (Lazarsfeld, 1958), che consente di scomporre un concetto teorico (ad elevato livello di astrazione) in dimensioni (ed eventualmente anche in sotto-dimensioni) e queste a loro volta in indicatori empirici che consentono (in virt del loro basso livello di astrazione) di passare alle definizione operative del concetto di partenza. Questo percorso logico consente loperazionalizzazione di un concetto al fine, ad esempio, di costruire (o, meglio, perfezionare) gli item di un questionario. Nella ricerca qualitativa, in questo specifico approccio alla ricerca qualitativa, lobiettivo invece quello di costruire un modello teorico su un fenomeno, un oggetto sociale, a partire dalle evidenze empiriche (nel nostro caso, le risposte a unintervista): in questo senso, si pu dire che abbiamo proceduto secondo un percorso inverso a quello del paradigma di Lazarsfeld. Unaltra categoria di famiglie ricavabile a partire dai documenti primari. Oltre alle famiglie di codici, abbiamo ritenuto utile (alla luce di obiettivi specifici e per le analisi successive) definire anche alcune famiglie di documenti primari (PD families). In A5, possibile infatti raggruppare i testi (o video, o immagini) in categorie per effettuare analisi pi specifiche su sottogruppi di documenti e ottenere risultati pi dettagliati. Nel caso dello studio che stiamo presentando abbiamo ritenuto utile, anche in funzione degli obiettivi specifici, creare 7 famiglie di documenti primari (figura 12): 77

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da una parte, infatti, eravamo interessati a capire se percorsi di devianza differenti (i reati) suggerivano ai loro autori modalit di rendicontazione e di costruzione narrativa altrettanto differenziata. Alla luce di questo obiettivo, tutte le interviste sono state divise in 4 families in base al tipo di reato commesso; dallaltra, abbiamo ritenuto utile distinguere i partecipanti alla ricerca in base allesperienza nel settore della devianza per capire se in base a questa variabile le strutture e i contenuti narrativi presentassero differenze. A tal fine, abbiamo fatto riferimento alle categorie descritte da R. Matthews (2002) nei suoi studi sui rapinatori: lAutore distingue 3 categorie: dilettanti (o novizi), i rapinatori con meno esperienza che pianificano poco le azioni e scelgono, in genere, obiettivi facilmente accessibili; gli intermedi, si impegnano in adeguati livelli di pianificazione dei reati e hanno una carriera criminale abbastanza lunga, di solito partecipano ad azioni di gruppo e non vivono la devianza come parte della loro identit; i professionisti (o esperti) che vivono con forte coinvolgimento lessere devianti tanto che la riconoscono come parte della propria identit sociale e come un vero e proprio mestiere: in tal senso, pianificano accuratamente le azioni, scelgono obiettivi ambiziosi e motivanti (astenendosi anche al rischio di essere catturati).

Fig. 12: Esempio di famiglie di documenti primari

La segmentazione del gruppo di partecipanti alla ricerca risponde dunque a criteri di maggiore analiticit rispetto agli obiettivi che siamo prefissati. Nelle pagine seguenti questi obiettivi verranno articolati in specifiche domande di ricerca che possibile rivolgere al software.

5.3 La verifica delle ipotesi nella ricerca qualitativa: il Query tool di ATLAS.ti Lultimo aspetto tecnico che riteniamo utile illustrare, prima di passare ai risultati delle analisi delle interviste, il fondamentale strumento di verifica delle relazioni fra i codici: il Query tool. Si tratta di una finestra di interrogazione mediante la quale il ricercatore chiede al software di rilevare leventuale presenza di relazioni fra i codici o le Code families nellintera HU o in gruppi di documenti primari (PD families). Laspetto generale del Query tool rappresentato nella figura 13:

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Fig. 13: Larea di lavoro nel Query tool

Il funzionamento di base descritto nella pagine successive in modo da rendere chiara la logica sottostante al suo utilizzo e luso che se ne fatto nella ricerca qui presentata. Ogni codice di interesse86 per il ricercatore in una specifica richiesta (o le famiglie di codici) viene inserito (mediante un doppio click sul suo nome) nellarea delle operazioni: larea dei risultati (in basso a destra) mostrer lelenco delle porzioni di testo (quotations) associate a ciascun elemento selezionato in questo modo. Affinch si possa definire adeguatamente unoperazione di ricerca, i codici e le famiglie devono essere inseriti nellordine in cui si ipotizza che siano in relazione (A B diverso da B A) e sempre prima degli operatori che li collegano. Cosa sintende esattamente con operatori in ATLAS.ti? Sono i criteri mediante i quali il ricercatore chiede al software di estrarre le porzioni di testo attraverso i codici ad esse associati: infatti attraverso le porzioni di testo (le quotations) che possibile rilevare leventuale associazione fra i codici che (come abbiamo descritto nel 4.2 in questo capitolo) le sintetizzano. Come abbiamo descritto in De Gregorio e Mosiello (2004), in A5 sono disponibili tre gruppi di operatori: operatori booleani (o logici): sono i classici criteri, utilizzati in tutti i sistemi di ricerca delle informazioni, riconducibili a semplici relazioni di compresenza o esclusione: OR: chiede di estrarre le porzioni di testo in cui sono presenti uno solo o entrambi i codici selezionati, XOR: chiede di estrarre citazioni in cui presente esclusivamente uno dei codici selezionati (e non anche laltro), AND: chiede di estrarre le citazioni in cui entrambi i termini sono presenti, NOT: consente di formulare una richiesta in cui si esclude un codice da un insieme pi ampio (es., tutti i codici i una famiglia meno uno). La figura 14 dovrebbe chiarire i termini delle differenze:

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possibile (fino alla versione di ATLAS.ti attualmente in commercio) effettuare ricerche sulle relazioni fra due elementi per volta.

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Fig. 14: Le relazioni di tipo logico fra i codici (fonte: Muhr, 2004, p. 164)87

Operatori semantici: consentono di esplorare le relazioni allinterno di reti concettuali definite precedentemente dal ricercatore88. Ad esempio, il concetto emozione (come mostra la figura 15) pu essere articolato almeno con riferimento alle polarit positivonegativo: in questo modo, si stabiliscono delle reti concettuali rispetto a cui possibile verificare la coerenza in modelli teorici differenti oppure fra soggetti partecipanti allo stesso studio. Gli operatori semantici sono: SUB: opera la ricerca nelle reti concettuali a partire dai livelli superiori e verso quelli inferiori, UP: opera la ricerca di estratti di testo dai livelli di astrazione inferiori verso il livello superiore, SIBling: ricerca tutte le quotations connesse al codice selezionato e ad ogni altro codice ad esso associato.
Fig. 15: Esemplificazione delle gerarchie di concetti su cui sono utilizzabili gli operatori semantici (fonte: De Gregorio e Mosiello, 2004, p. 81)

Operatori di prossimit: consentono di testare leventuale relazione di tipo spaziale (o strutturale) fra le porzioni di testo e i relativi codici: mediante gli operatori di prossimit possibile verificare, ad esempio, lipotesi che gli estratti in cui presente un certo tema (supponiamo il tema A) narrativo siano sempre precedenti a quelli in cui presente il tema B. Gli operatori di prossimit comprendono relazioni di inclusione/esclusione (di un codice in un altro), precedenza (di A su B o viceversa), sovrapposizione. Rimandando al manuale del software per ulteriori esempi e maggiori dettagli sulle logiche sottostanti lutilizzo degli operatori (Muhr, 2004), ci limitiamo a dire in questa sede che gli operatori descritti possono essere utilizzati anche in query di ricerca anche molto complesse:
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Nella figura 3.15: A e B sono le etichette che rappresentano i codici, Q1, Q2, Q3, Q4, Q5 rappresentano le porzioni di testo richiamate a in base alla combinazione dei codici. 88 Questa classe di operatori sono utilizzabili solo con i codici (e non con le famiglie di codici).

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ATLAS.ti dispone infatti di una vera e propria grammatica (secondo cui, per esempio, vanno inseriti sempre prima gli operandi/codici e poi gli operatori) in base alla quale possibile impostare Query in cui diversi operatori vengono incrociati con lobiettivo di definire modelli teorici via via sempre pi stringenti e complessi.
I risultati di ogni query possono essere salvati come se fossero dei codici aggiuntivi: ottenuto un risultato che sembra particolarmente significativo e interessante, il ricercatore pu (cliccando su Create Super Code) creare un codice (il Supercodice, appunto) che sintetizza linformazione appena ottenuta; il Supercodice pu essere utilizzato e trattato come qualunque altro codice e (in qualit di sintesi di altri codici) consente di impostare ulteriori query di ricerca pi complesse e sofisticate. Essi sono visibili nel Code Manager e sono contraddistinti per il colore rosso dellicona: la principale caratteristica la loro dinamicit: il contenuto (di codici inclusi e di quotations) varia al variare delle elaborazioni e delle relazioni fra gli elementi che sono inclusi in esso. Un ultimo aspetto che ci interessa sottolineare il seguente: la ricerca delle relazioni mediante il Query tool funzionale allelaborazione teorica; quando si opera qualunque richiesta, si sta cercando di definire pezzi di una teoria sottostante ai dati e fondata nelle informazioni di partenza: per questa ragione, il risultato di ogni query un set di quotations. Sono esse infatti che hanno un collegamento diretto con i testi di partenza ed attraverso di esse che il ricercatore pu (di)mostrare lesito della sua elaborazione (De Gregorio e Mosiello, 2004, p. 82).

5.3.1 La verifica delle relazioni su una parte dei documenti Una specifica opzione disponibile a partire dalla finestra principale del Query tool consente di circoscrivere la ricerca in sottoinsiemi specifici di documenti primari: attraverso la funzione Scope (vedi figura 13) possibile limitare la ricerca a singoli documenti primari o a PD-families. Come descriveremo a breve, questa opzione ci consente di verificare lesistenza di eventuali differenze nelle costruzioni narrative operate da soggetti che hanno compiuto reati di gravit e natura diversa. infatti ipotizzabile che la costruzione narrativa dellazione rapina sia diversa dalla quella dellazione omicidio e che queste differenze siano rilevabili a partire dai testi analizzati. Dei risultati relativi a questo obiettivo specifico parleremo nel 6.3 (in questo capitolo).

6.

I risultati

In questo paragrafo verranno illustrati i risultati delle analisi del contenuto e delle strutture narrative. Al fine di rendere pi chiari i percorsi concettuali che emergono dalle narrazioni analizzate, abbiamo scelto di illustrare i risultati sulle due diverse aree secondo fasi distinte: dapprima verr fornito un quadro descrittivo generale sia per quanto riguarda i temi narrativi principali e le dimensioni strutturali presenti nellintero corpus dei dati; in una seconda fase, si illustrano i risultati sulle relazioni fra codici e verr definito il modello strutturale generale sottostante a tutte le narrazioni; infine, a un successivo livello di specificit verranno descritti i risultati relativi alle famiglie di reati e le narrazioni verranno confrontate fra loro (dal punto di vista del contenuto e delle strutture) rispetto al tipo di reato di cui trattano. 6.1 I contenuti narrativi 6.1.1 I temi ricorrenti Il primo basilare passo nellanalisi delle informazioni relativo alla rilevazione dei temi narrativi che vengono utilizzati per raccontare lazione: si tratta di un obiettivo totalmente esplorativo e introduttivo alle fasi successive. Esso consiste in una iniziale mappatura concettuale dei testi mediante lidentificazione dei temi pi salienti (quelli che mostrano un maggiore utilizzo) per i partecipanti alla ricerca89.

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Del concetto di salienza nelleconomia di ununit ermeneutica abbiamo gi trattato nel 1.1 in questo capitolo.

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In ATLAS.ti, possibile attuare questa fase attraverso la predisposizione di output che evidenziano la presenza (in termini quantitativi) di codici riferiti a temi specifici. In particolare, attraverso il Code Manager si possono ordinare i codici secondo il criterio Grounded90 (che esprime quanto ogni codice radicato nei testi che compongono lHU) e metterli in ordine di salienza, di presenza in tutti i testi. Nella figura 16, abbiamo scelto di isolare e mostrare tutti i codici con un radicamento nei testi superiore a 10, cio i codici che in tutta lunit ermeneutica91 sono assegnati ad almeno 10 porzioni di testo indipendentemente dal numero di documenti primari effettivamente coinvolti in questa valutazione. In altre parole, possibile che qualunque codice fra quelli mostrati nella figura 16 sia particolarmente rilevante per alcuni degli intervistati e che quindi costoro ne determino lelevata frequenza rilevata nellHU.
Fig. 16: Code Manager con elenco di codici ordinati secondo la salienza nellHU

Per verificare questa evenienza, abbiamo chiesto al software loutput di una tabella in cui i codici vengono incrociati con tutti i documenti primari in modo da verificare la distribuzione dei primi nellunit ermeneutica (tabella IV)92: in essa evidente, ad esempio, come il codice pi frequente (Carcere come riflessione e cambiamento: 50 quotations) sia richiamato maggiormente dal soggetto che ha prodotto lintervista n. 17 (in 5 passaggi della sua narrazione rilevato questo tema narrativo); i codici Movente strumentale del reato (32 quotations complessive) e Movente strumentale del percorso di carriera (24) hanno una
Come mostra la figura 16, altri possibili criteri per ordinare lelenco del codici sono: il nome-etichetta del codice (ordine alfabetico), il numero di collegamenti con altri codici (Density), lordine alfabetico dei codificatori che hanno lavorato sullHU (di default il ricercatore viene indicato come Super: per specificare le identit necessario impostare preventivamente delle password e nomi-utenti differenziati per ciascun codifcatore), la data e lora di creazione dei codici e la data (e lora) di ultima modifica. 91 Essa - ricordiamo - include 34 interviste. 92 Nel layout della tabella abbiamo ritenuto utile mantenere lordine della frequenza dei codici: il valore stato riportato allinizio di ciascuna riga. Questa operazione dovrebbe agevolarne la lettura e favorire il confronto con la figura 16.
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distribuzione diversa: il primo particolarmente saliente per gli intervistati nn. 20 e 29 (che da soli ne parlano in ben 9 estratti delle loro narrazioni), mentre il secondo distribuito in maniera pi bilanciata in tutta lHU.
Tab. IV: La distribuzione del codici pi salienti in tutte le interviste-PD

Analogamente, gli intervistati nn. 1 e 30 sono quelli che mostrano un pi elevato senso di autoefficacia (ne parlano rispettivamente in 5 e 4 estratti di testo). Lintervistato n. 8 quello che pi di tutti gli altri imputa la causa delle azioni che lo hanno portato in carcere allimmaturit e allignoranza: egli descrive tali fattori come le premesse che hanno condizionato la possibilit di scegliere i percorsi dazione pi adeguati. Lintervistato n. 26 quello che pi degli altri descrive comportamenti specifici: si tratta delle narrazioni di eventi narrati come se fossero visti da un osservatore esterno (ad esempio: recarsi sul luogo del reato, afferrare larma, minacciare la vittima, prendere la refurtiva, etc.). Molti intervistati (in 18 porzioni di testo complessive) ammettono di aver pianificato accuratamente i reati prima di commetterli (rispetto al tema della pianificazione rimandiamo comunque alle sezioni successive in quanto la precisione di questa informazione dipende fortemente dal tipo di reato trattato): coloro che non fanno cenno al processo di pianificazione sono tuttavia la maggior parte dei soggetti con particolare riferimento allintervistato n. 20 che in tre passaggi della sua intervista precisa di non aver definito i dettagli delle azioni compiute. In 13 situazioni (soprattutto lintervistato n. 26) viene dichiarato di non aver mai avuto intenzione di far male alle vittime: per loro (si tratta esclusivamente di individui che hanno compiuto rapine) era importante recuperare la refurtiva rapidamente e preservando nellincolumit fisica delle vittime e dei testimoni dei reati. In 13 e 11 quotations gli intervistati affermano chiaramente di essere preoccupati per le conseguenze negative che la loro detenzione pu avere - rispettivamente - sulla famiglia e sui figli. Per quanto riguarda gli effetti espressivo-comunicativi dei reati (che abbiamo descritto nel cap. 1 2.1: De Leo e Patrizi, 1992; 1999), dobbiamo sottolineare che: - le comunicazioni indirettamente inviate verso il S (le azioni con valenza comunicativa verso la propria identit) sono quelle che lintero gruppo di intervistati elicita con maggiore

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frequenza (lintervistato n. 26, in particolare, ne fa un filo conduttore di tutta la propria narrazione), - i messaggi di cambiamento (presenti in 12 porzioni di testo) sono distribuiti equamente in tutte le interviste, - gli effetti di relazione (meno presenti dei precedenti: 10 volte) sono particolarmente salienti per lintervistato n. 28 che in quattro passaggi della sua narrazione vi fa riferimento. Fin qui la descrizione del quadro concettuale al livello pi semplice, quello dei codici: si tratta come abbiamo descritto nel corso del paragrafo precedente degli elementi dellunit ermeneutica che hanno una maggiore aderenza ai testi (le narrazioni) di partenza. Come descritto nel paragrafo 5.2, i codici sono aggregabili - per le fasi successive - in famiglie (le Code families): nelle prossime pagine descriveremo le principali. Prima tuttavia informiamo il lettore che la presentazione delle famiglie di codici pu avvenire in due modi differenti: una visualizzazione grafica mediante Network view (in cui ogni famiglia di codici viene descritta per mezzo dei suoi collegamenti con i codici che ne fanno parte) e una visualizzazione testuale mediante un semplice elenco dei codici. Il vantaggio della prima soluzione di fornire una leggibilit immediata della composizione di ciascuna rete di codici; essa tuttavia otterrebbe leffetto contrario se la numerosit dei codici fosse eccessiva. La visualizzazione mediante elenco invece di comprensione meno immediata, soprattutto perch nelloutput di ATLAS.ti non include il numero delle quotations per ciascun codice: in questi casi ovvieremo presentando i codici pi rilevanti con un layout diverso (in tutte le finestre sui Code families essi verranno indicati in grassetto). La Code family che include il maggior numero di codici quella che abbiamo chiamato Strategie per unautopresentazione positiva (finestra 5): si tratta di una dimensione non direttamente riconducibile a un modello teorico univoco.
Finestra 5: Indicatori della famiglia di codici Strategie per unautopresentazione positiva
Code Family: Strategie di autopresentazione (+) Codes (78): ["mi vengono i brividi se penso a questa cosa"] [accusa ingiusta] [affidamento al servizio sociale] [arresto per ingenuit] [arresto per vecchi reati] [arresto/morte: anticipazione delle conseguenze possibili] [aspettative sulle relazioni con i figli] [assenza da luogo del reato/non partecipazione all'azione deviante] [attivit artistiche in carcere] [attivit editoriale] [attuale consapevolezza dell'illegalit] [autoimputazione di responsabilit e affidabilit] [auto-vittimizzazione] [autoattribuzione di onest] [autoattribuzione di responsabilit/interna] [autoefficacia e orgoglio per i traguardi raggiunti] [bisogno di espiazione della colpa] [carcere come miglioramento delle relazioni] [carcere come riflessione, maturazione e cambiamento] [commissione del reato per evitare che lo facessero altri] [comprensione della famiglia] [consapevolezza dei propri errori] [continua idea di smettere e ricaduta] [enfasi sulla propria vittimizzazione/ingiustizia] [estraneit (capita sempre agli altri)] [famiglia normale, benestante] [fattore protettivo: famiglia] [figli, moglie, no devianza] [funzione maturativa e responsabilizzante del carcere] [funzione positiva del reinserimento] [funzione positiva e protettiva del lavoro] [funzione positiva e rinforzante degli altri] [funzione responsabilizzante del teatro] [funzione responsabilizzante e maturativa della religione] [imparare dall'esperienza/dagli errori] [importanza del confronto] [imputazione di non-pericolosit] [incastro] [ingresso in carcere da anziano] [intenzione di non coinvolgere la famiglia] [lavoro e opportunit per smettere] [movente strumentale che annulla gli altri] [movente strumentale del reato] [movente strumentale per il percorso di carriera] [non intenzionalit di commettere il reato] [obiettivo di non fare male alle vittime] [omicidio accidentale] [omicidio non pianificato] [opportunit di una vita dignitosa (perch s'inizia)] [pentimento/rimorso] [positivit dell'infanzia e principi sani] [precedenti per piccoli reati] [preoccupazione per gli affetti che rimangono fuori] [preoccupazione per il figlio cresciuto senza padre] [preoccupazione per l'immagine di s] [preoccupazione per la famiglia] [preoccupazione per la sorte dei figli] [reato come punto di svolta e riflessione] [responsabilizzazione legata alle relazioni umane] [ricordi e rimpianti] [rifiuto della violenza e delle armi] [riflessioni su come si poteva evitare il reato] [rimpianto per non aver studiato] [riscoperta dei veri valori] [scelta esplicita fra reati] [scelta esplicit fra bene e male] [senso di colpa per essere stato lontano dalla compagna malata] [senso di giustizia/voglia di morire] [senso di utilit e gratificazione] [serenit per la situazione carceraria] [smettere per non far soffrire i cari] [Somalia] [spirito ribelle] [tendenza al miglioramento] [tentativo di essere un buon padre] [tossicodipendenza e identit] [valori importanti della giovinezza] [vita felice e serena prima della commissione del reato] Quotation(s): 322

Allinterno di essa i codici sintetizzano contenuti riferiti ai tentativi di dare (nonostante lammissione di colpevolezza) unimmagine positiva di S (lenfasi sulla funzione 84

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responsabilizzante del carcere e delle misure alternative; la preoccupazione per le implicazioni della detenzione sui familiari, la precisazione della scarsa responsabilit nella commissione dei reati ascritti; la descrizione delle origini e delle prime fasi di vita come positive e lontane dai circuiti della devianza). La finestra 5 sintetizza i risultati elencando i 78 codici che definiscono la famiglia, fra i quali abbiamo messo in grassetto quelli pi rappresentati nellHU. Tutta la famiglia include, come mostra lultima riga della finestra, 322 estratti di testo complessivi. Dallaltra parte, ci sono stati diversi episodi in cui il narratore si descritto facendo riferimento a categorie di senso opposto che abbiamo chiamato Strategie di autopresentazione negativa (in basso nella figura 17). Ci dimostra che - contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare seguendo il senso comune - non sempre chi imputato di reati ha la tendenza a disimpegnarsi dalle attribuzione esterne e a tentare di fornire sempre e solo unimmagine positiva di S.
Fig. 17: Indicatori della famiglia di codici Strategie per unautopresentazione negativa

La famiglia di codici Percorso: eventi critici fa riferimento alle fasi dellevoluzione della carriera deviante: si tratta di una dimensione esplicitamente prevista nel modello di sviluppo della carriera (De Leo e Patrizi, 2002; De Leo e coll., 2004a). NellHU che abbiamo analizzato sono presenti 48 codici (riconducibili a 122 estratti di testi) che sono riportati nella finestra 6. Come si nota dalla lettura dei codici principali, limputazione di criticit ad un evento rispetto alla possibilit di innescare un percorso di devianza riferita a: - fattori legati alle prime detenzioni e alle loro implicazioni (in termini di stile di vita, di relazioni, di norme a cui adeguarsi), - conflittualit con persone rilevanti nel proprio percorso di vita, - eventi legati alle relazioni interpersonali (inclusi precari stati di salute propri o altrui), - eventi legati allo stato di tossicodipendenza.

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Finestra 6: Indicatori della famiglia di codici Percorso: eventi critici


Code Family: percorso: eventi critici Codes (48): ["io ho sempre rubato"] [abbandono da parte della moglie] [abbandono dalla persona amata] [aborto della compagna dopo l'omicidio] [arresto dei figli] [attivit onesta e ricaduta nella devianza] [attivit politica] [cambiamento lavorativo ed economico] [carcerazione (e regole)] [carcerazione dei figli] [carcerazioni frequenti] [conferma del tradimento] [conflittualit con la madre] [continui scontri con le agenzie di controllo] [crisi d'identit] [debolezza, uso della cocaina] [escalation del percorso di devianza] [fare la bella vita] [Hiv della compagna] [il reato come incidente critico] [importanza dell'uso della droga] [incidente del figlio] [inizio carriera dopo matrimonio] [latitanza e necessit di lasciare gli affetti] [lavoro per lo Stato e reato contro il patrimonio] [lunga storia di istituzionalizzazione] [malattia] [mancata comprensione delle proprie esigenze] [momenti positivi e ricaduta nella droga/devianza] [morte di un congiunto] [necessit di trovare soldi] [omosessualit] [perdita del lavoro] [pianificazione della rapina e difficolt: omicidio] [porto d'armi] [precedenti penali del padre] [problemi di relazione (ambiente, gruppo)] [scelta di lasciare il lavoro] [separazione dei genitori] [tentazioni dell'et adulta] [tossicodipendenza] [tossicodipendenza del padre] [tradimento dal complice] [trasferimento in Italia] [uccisione della madre] [uscita dal carcere e tentativi di trovare lavoro] [uscita dalla comunit e disorientamento] [vicende negative destabilizzanti] Quotation(s): 122

Analogamente, per quanto riguarda la famiglia Percorso: fasi di contatto con la devianza (38 codici distribuiti in 157 quotations) si evidenziano i temi legati alle frequentazioni (fino ai contatti con la criminalit organizzata) e i tentativi per evitare di commettere reati nonostante le difficolt economiche della vita quotidiana (finestra 7):
Finestra 7: Indicatori della famiglia di codici Percorso: fasi di contatto con la devianza
Code Family: percorso: fasi di contatto con la devianza ____________________________________________________________________ Codes (38): [abbandono/orfanotrofio] [ambiente di violenza] [attivit onesta e ricaduta nella devianza] [attribuzione all'ambiente (cultura, periferia)] [attribuzione droga/psicofarmaci/alcool] [condanne precedenti] [contesto come antecedente] [criminalit organizzata] [debolezza, uso della cocaina] [disoccupazione ed espedienti] [droga come mezzo per la socialit] [droga come reazione] [il reato come incidente critico] [importanza del contesto] [inevitabilit del percorso di devianza] [omosessualit] [porto d'armi] [precedenti per piccoli reati] [primo reato a 14 anni] [primo reato a 15 anni] [primo reato a 17 anni] [primo reato a 18 anni] [primo reato a 19 anni] [primo reato a 20 anni] [primo reato a 21 anni] [primo reato a 24 anni] [primo reato a 28 anni] [primo reato a 29 anni] [primo reato a 35 anni] [primo reato a 43 anni] [primo reato a 7-8 anni] [problemi con la mafia] [rabbia verso le forme di controllo] [stile di vita violento] [tentazioni dell'et adulta] [uscita dal carcere e tossicodipendenza della compagna] [vita burrascosa] [vita di strada e primi reati] Quotation(s): 157

Gli incidenti critici (come descritto in precedenza da De Leo e Patrizi, 2002) si collocano in un percorso evolutivo che include una serie di altri antecedenti storici. Nellanalisi delle narrazioni che stiamo presentando abbiamo scelto di estrapolare da tale contesto quegli antecedenti identificati come aventi valenza negativa e riconducibili specificamente allambiente familiare (figura 18) e alla situazione pi ampia (figura 19). La famiglia chiamata in causa in particolare rispetto agli aspetti di violenza che hanno pervaso la giovinezza e linfanzia dei protagonisti. Altri fattori che descrivono la dimensione e su cui necessario fare un cenno riguardano le relazioni che si strutturavano nei contesti familiari: le narrazioni fanno riferimento, in questi casi, sia alla famiglia di origine (composta da genitori e fratelli) sia alla famiglia acquisita (composta da moglie e figli); un ultimo aspetto riguarda i fattori meno controllabili della vita in famiglia, in particolare le morti e le condizioni di indigenza economica. Il contesto pi ampio (oltre la famiglia) diventa preponderante nella sua influenza sul percorso di carriera sotto diversi punti di vista. Le principali agenzie chiamate in causa come influenti nellevoluzione della carriera deviante sono: - le condizioni lavorative, - i contatti con la criminalit organizzata, 86

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il gruppo dei pari, le istituzioni e la partecipazione politica.

Fig. 18: Indicatori della famiglia di codici Antecedenti storici di senso negativo con coinvolgimento familiare

Fig. 19: Indicatori della famiglia di codici Antecedenti storici di senso negativo con coinvolgimento del contesto allargato

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La famiglia e il contesto allargato sono chiamati in causa anche nella loro valenza positiva e supportante: le figg. 20 e 21 descrivono i percorsi concettuali implicati in questa valutazione.
Fig. 20: Indicatori della famiglia di codici Antecedenti storici di senso positivo con coinvolgimento familiare

Evidenziamo comunque come i temi narrativi elicitati per queste descrizioni sono pochi e concettualmente meno significativi rispetto a quelli visti nelle due figure prevedenti: Fin qui per quanto riguarda gli aspetti descrittivi dei percorsi di carriera e di azioni devianti. Dalle narrazioni tuttavia emergono altre dimensioni teoriche.
Fig. 21: Indicatori della famiglia di codici Antecedenti storici di senso positivo con coinvolgimento del contesto allargato

Il concetto di responsabilizzazione emerge spesso nelle narrazioni dei detenuti che hanno scelto di partecipare alla ricerca: si tratta di una rete di codici (figura 22) fra essi concettualmente associati i cui collegamenti ruotano intorno alla Funzione maturativa e responsabilizzante del carcere. I principali elementi richiamati nelle narrazioni (alcuni di essi hanno frequenze molto elevate93) fanno riferimento alle attivit socializzative, ma alcune persone sottolineano la valenza che le relazioni interpersonali assumono rispetto alla propria responsabilizzazione e allesito positivo del percorso di reinserimento. Quello dellesperienza detentiva come momento di crescita e cambiamento un tema narrativo che vede convergere le riflessioni di molti intervistati e la cui rete concettuale include ampi riferimenti agli aspetti morali del reato, le preoccupazioni per i familiari (soprattutto per i figli) che rimangono fuori dal carcere, la progettualit sulla vita fuori dal carcere al termine della pensa da scontare. Per quanto riguarda lazione vera e propria, il reato che gli intervistati hanno scelto di raccontare durante lintervista, si pu dire che le narrazioni hanno spesso fatto riferimento agli
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Cio sono collegati a numerose porzioni di testo rappresentate dal primo numero allinterno della parentesi vicino al nome del codice.

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aspetti cognitivi implicati. necessario evidenziare come la componente cognitiva dellazione sia stata narrativamente riferita allazione vera e propria e ai suoi sviluppi successivi, ma quasi mai alle fasi precedenti.
Fig. 22: La rete concettuale della responsabilizzazione

Per quanto riguarda i fattori relativi allazione narrata (figura 23), i codici emersi dallintero corpus di interviste fanno riferimento soprattutto alla pianificazione (scelta del luogo del reato, dellarma, della vittima, dei tempi, la stima del bottino e la costituzione di un team con ruoli definiti94); nella stessa dimensione sono presenti anche aspetti metacognitivi: lidea che per fare unaccurata pianificazione sia necessaria molta esperienza e specializzazione nel settore di attivit, il contenimento delle emozioni e le soluzioni per fronteggiare leventuale reazione della vittima. Unimportante aspetto cognitivo, fortemente collegato alla pianificazione, lanticipazione delle conseguenze future dellazione: si tratta di un fattore al quale abbiamo dato in precedenza molta enfasi (cfr. cap. 1 2.1 sulla Teoria dellazione ed effetti comunicativi) e che richiama direttamente la previsione del cosa succede se con particolare riferimento agli eventuali imprevisti. Un altro fattore che merita approfondimento (e sul quale, per questa ragione, torneremo anche pi avanti) il senso di autoefficacia e di orgoglio che emerge con forza in ben 24 estratti di testo e che mostra come tutte le azioni sfidanti e complesse, anche quelle socialmente riprovevoli e penalmente sanzionabili, ingenerino nellautore una soddisfazione che viene descritta in tutti con enfasi anche a distanza di molto tempo da quando si sono verificate. Nella nostra esperienza di conduzione di queste interviste, stata particolarmente significativa la constatazione della vividezza della riattualizzazione nella realt che taluni eventi (anche temporalmente molto distanti) avevano per gli attori che ne erano stati protagonisti: queste narrazioni diventavano ancora pi articolate e dettagliate proprio quando lattore-narratore si cimentava sulla valutazione del S-in-situazione, soprattutto se lazione era andata a buon fine. In molti casi, i rispondenti allintervista hanno chiaramente ammesso di non attuare alcuna forma di pianificazione. Come abbiamo riportato nella parte bassa della figura 23 (da destra verso sinistra), in 18 passaggi narrativi gli intervistati fanno riferimento ad una Pianificazione preliminare rigorosa che tuttavia in altri casi in contraddizione con quanto

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In particolare, i codici Pianificazione collaborativa/ruoli e Identificazione del leader e importanza del gfuppo fanno emergere lidea di un vero e proprio lavoro di squadra sottostante alle azioni: in questo caso, come intuitivo, si tratta narrazione di eventi-rapine.

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riferito in altri estratti e da altri intervistati: laltra faccia della medaglia infatti una totale assenza di pianificazione (13 quotations) o una pianificazione tuttal pi vaga (5 quotations).
Fig. 23: Indicatori della famiglia di codici Aspetti cognitivi dellazione

In un solo caso, stata descritta una pianificazione operata solo per reati pi grossi e che coinvolgono pi di una persona: quello degli Aspetti cognitivi dellesecuzione dellazione un tema narrativo che fornisce unadeguata veste empirica (e allo stesso tempo completa dal punto di vista concettuale) ai modelli teorici di riferimento sugli aspetti cognitivi dellazione sociale. La teoria di von Cranach e Harr (1982), anche nelle recenti formulazioni di von Cranach e Ochsenbein (1994), nel tentativo di articolare con maggiore specificit le dimensioni teoriche, ha rischiato di perdere di vista lazione come unit significativa di comportamento (la sua intrinseca molarit): non erano mai state affrontate adeguatamente le variabili cognitive relative alla pianificazione di un reato, alle scelte operate, allanticipazione delle conseguenze e dei possibili imprevisti, alla valutazione dei percorsi e delle vie di fuga, alla cooperazione con i complici. Lanalisi effettuta in questa sede risolve molti di questi vuoti teorici. Per quanto riguarda la descrizione degli aspetti cognitivi successivi allo svolgimento dellazione, la figura 24 evidenzia gli aspetti di valutazione dei percorsi dazione attuati: - emergono da una parte i temi narrativi della vittimizzazione e del senso di ingiustizia subita, lattribuzione di responsabilit alle vittime, lattribuzione alla malattia mentale come formula di giustificazione e assoluzione e soprattutto la motivazione reattiva e difensiva del reato commesso; - la stessa HU tuttavia include temi narrativi in cui la valutazione del percorso di devianza si sposta verso una maggiore responsabilizzazione e ammissione di colpevolezza: la consapevolezza degli errori, lorgoglio per i traguardi raggiunti rispetto al percorso di reinserimento sociale e di uscita dai circuiti della devianza, la funzione maturativa e responsabilizzante della detenzione, le ipotesi e le previsioni di scenari futuri. Per quanto riguarda gli aspetti emotivi che accompagnano e seguono lazione, la Network view relativa a questi fattori (figura 25) evidenzia diversi elementi di interesse: in primo 90

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luogo, si nota come (a fronte di 38 codici afferenti a questa Code family95) in 7 passaggi narrativi gli intervistati ammettono di non aver provato alcuna emozione (parte alta della figura 25).
Fig. 24: Indicatori della famiglia di codici Aspetti cognitivi successivi al reato

Fig. 25: Indicatori della famiglia di codici Aspetti emotivi contemporanei allazione e successivi

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Per motivi grafici e di sintesi nella rete abbiamo scelto di rappresentare solo alcuni di essi.

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Tutti i riferimenti alla descrizione di stati emotivi sono stati codificati con riferimento alla loro valenza negativa o positiva: - la parte della destra della figura 25 illustra i primi evidenziando in particolare come tutte le emozioni di senso negativo siano narrativamente riferite al periodo successivo alla commissione dellazione e alla situazione detentiva (il pentimento, i sensi di colpa, la rassegnazione, i sentimenti di perdita e di sconfitta, etc.), - la parte sinistra, invece, illustra le emozioni positive che, come si nota, sono riferite (tranne nel caso della Solidariet delle persone care e un solo rispondente che manifesta Serenit per la situazione carceraria) allattuazione diretta delle azioni: lorgoglio per il compimento efficace dellazione, il senso di autoefficacia, la soddisfazione fino alla descrizione dei correlati fisiologici (ladrenalina a cui ben 8 passaggi narrativi fanno riferimento). Un ulteriore obiettivo di conoscenza era relativo allarticolazione narrativa dell agency: si tratta di una nozione ampiamente e variamente utilizzata in psicologia. Il riferimento principale sicuramente la formulazione di human agency, proposta da A. Bandura (1986; 2001). Con tale concetto si intende la capacit, tipicamente umana, di agire nel mondo non solo reattivamente ma attraverso la costruzione di attivazioni, di simbolizzazioni, di anticipazioni96; ma si inteso anche la costruzione narrativa di un attore intenzionalmente orientato a riconoscersi come fonte delle proprie azioni (Bruner, 1997) fino alle pi recenti formulazioni a forte connotazione empirica negli studi sulle autobiografie di OConnor (1995) e di McAdams, Hoffman, Mansfield e Day (1996). Nello studio che abbiamo condotto i temi narrativi riferibili allagency sono stati categorizzati secondo due accezioni (figura 26): la capacit dazione (propriamente detta) e il tema delle scelte che sono rese narrativamente nei termini della intenzione di percorrere linee dazione alternative (lavoro vs. reato, devianza vs. attivit legali, bene vs. male), della capacit di riemergere dalle difficolt della vita quotidiana, della decisione consapevole e intenzionale di perpetrare proprio quel reato in quel momento specifico, dellimputazione allignoranza e/o allimmaturit della causazione di scelte sbagliate. Nella figura 26 abbiamo riportato alcune delle 16 porzioni di testo che riassumono le dimensioni appena descritte (rispettivamente codificate come agency o come scelte): ogni estratto, secondo la notazione di ATLAS.ti, riporta le coordinate del testo in cui si trova, la prima riga dellestratto (che solitamente identifica la quotation vera e propria) e lintero segmento codificato (cio, considerato come tematicamente significativo in fase di codifica aperta o by list: cfr. 5.2 in questo capitolo). I temi dellagency e della scelta di percorsi dazione specifici sono stati studiati nella letteratura scientifica anche con riferimento al contesto detentivo (OConnor, 1995): i risultati relativi a questa dimensione narrativa tuttavia ampliano il panorama offerto dagli studi precedenti in cui lagentivit era stata operazionalizzata con riferimento esclusivo alla collocazione rispetto al sistema agente (interna o dislocata). La ricerca svolta ne chiarisce le articolazioni narrative specifiche. Un analogo percorso descrittivo possibile per quanto riguarda i temi narrativi relativi allattribuzione interna di responsabilit: nella figura 27 abbiamo riportato alcune delle quotations che illustrano la rappresentazione fornita dai rispondenti allintervista sul tema dellassunzione delle responsabilit per i reati commessi.

Va detto per precisione e completezza che il concetto di agency ha un percorso decisamente pi ampio di quello che ci limitiamo a descrivere in questa sede: a partire dalle formulazione in ambito interazionista simbolico (Harr e Secord, 1972) fino alla gi citata Teoria dellazione (Harr e von Cranach, 1982) e alla psicologia discorsiva (Harr e Gillett, 1994).

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Fig. 26: Indicazione degli estratti di testo (quotations) per i temi della capacit di agire

Tutti gli estratti narrativi sono stati ricondotti a tre codici (a loro volta compresi nella Code family Attribuzione interna di responsabilit) che abbiamo indicato come: - immaturit (ignoranza o ingenuit) come cause della devianza: un codice che comprende tutti quei passaggi narrativi in cui gli autori imputavano ai fattori indicati la causa delle loro azioni; abbiamo scelto di riportare, a titolo esemplificativo, solo alcuni dei 21 estratti che caratterizzano questo fattore: - ammissione di colpevolezza: comprende tutte le porzioni di testo in cui gli intervistati (seppure non attribuendosi chiaramente la responsabilit) si descrivono direttamente o indirettamente come artefici del proprio destino. Essi non chiamano in causa fattori esterni e incontrollabili, piuttosto le loro ammissioni sono velatamente caratterizzate da una sorta di rassegnazione e inevitabilit del percorso che essi stessi hanno scelto di intraprendere; consapevolezza dei propri errori: sono i passaggi narrativi maggiormente caratterizzati dal senso di linevitabilit del percorso di devianza instaurato. Come evidente dagli esempi riportati nella figura 27, si tratta di estratti tipicamente riferiti alluso di sostanze stupefacenti che risultano la principale causa della commissione dei reati in senso diretto e strumentale (per la necessit di ottenere rapidamente somme ingenti di 93

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denaro) e indirettamente (come fonte di deterioramento delle condizioni psicofisiche e della capacit di giudizio e valutazione). In questi casi, la responsabilit dei reati dunque indirettamente attribuita a S attraverso la mediazione delle droghe, luso delle quali diventa la principale causa della commissione dei reati e vera ragione del rammarico manifestato.
Fig. 27: Indicazione degli estratti di testo (quotations) per i temi dellattribuzione interna di responsabilit

Le attribuzioni a cause esterne da s, che pure sono ampiamente presenti nelle interviste che abbiamo analizzato, sono riferibili a fonti chiaramente identificate.

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Per le attribuzioni esterne di responsabilit, la collocazione della causazione fuori da s viene attuata facendo ampio ricorso allironia sullentit della pena da scontare e sulle colpe delle istituzioni nella determinazione della scelta di commettere reati; La figura 28 illustra larticolazione interna di questa dimensione con riferimento ai seguenti indicatori97: - le droghe e/o gli psicofarmaci, - la vittima, - le agenzie di controllo sociale, - le istituzioni, - la subcultura della periferia (borgata), - una generica attribuzione alla sfortuna, - una persona chiaramente identificabile (es.: la cognata/convivente) o (pi genericamente) gli altri, - la famiglia.

97 Per ciascun codice della rete grafica abbiamo riportato a titolo esemplificativo una sola quotation che fosse semanticamente rappresentativa del codice indicato e, per suo tramite, della Code family Attribuzione esterna.

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Fig. 28: Indicazione degli estratti di testo per i temi dellattribuzione esterna di responsabilit

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Per quanto riguarda gli altri elementi che sono emersi dalle narrazioni, abbiamo rilevato una presenza di temi narrativi vicini ai meccanismi di disimpegno morale (Bandura, 1997; 1999) e alle tecniche di neutralizzazione della norma (Sykes e Matza, 1957). Per quanto riguarda i primi - sebbene la loro presenza non sia adeguatamente rappresentativa del modello e dellarticolazione proposti da Bandura - riteniamo utile sintetizzarli con riferimento alle figg. 29, 30 e 31:
Figg. 29-30: Esemplificazione del tema narrativo della Minimizzazione del danno e dellEtichettamento eufemistico secondo il modello del Moral disengagement

Fig. 31: Esemplificazione del tema narrativo della Dislocazione della responsabilit secondo il modello del Moral disengagement

Pi articolato il quadro che riguarda le Tecniche di neutralizzazione della norma per la cui analisi abbiamo fatto riferimento alle pi recenti riformulazioni e ampliamenti di Fritsche (2002) e Minor (1981): nella codifica delle interviste stata rilevata spesso la presenza di temi narrativi riferibili al modello proposto da Sykes e Matza (1957). Le codifiche, in questo caso, sono state effettuate in due fasi: 1. 2. una codifica per temi (lassegnazione del codice specifico), successivamente unaggregazione dei codici in Code families.

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Tutte le dimensioni riscontrate sono rappresentate mediante Network view a partire dalla Code family e per mezzo dei codici che la compongono98. Ciascuna rete riporta inoltre le quotations (estratti di testo) da cui sono ottenuti i codici al fine di rendere chiaro il percorso logico sottostante allanalisi dei materiali empirici. La rappresentazione delle tecniche di neutralizzazione ottenuta dai temi narrativi (riportati nelle figure nelle prossime pagine) con i quali gli autori dei reati cercano di giustificare lazione o mitigare il peso delle attribuzioni negative: - Appeal to higher loyalties (Richiamo a ideali superiori): figura 32, - Denial of responsability (Negazione della responsabilit): figura 33, - Denial of victim (Attribuzione di colpa alla vittima): figura 34 - Condemnation of the condemners (Condanna dei giudici): figura 35, - Defence of necessity (Difesa dello stato di necessit): figura 36 - Metaphor of the ledger (Richiamo allesperienza passata): figura 37, - Reference to sin of others, (Confronto vantaggioso): figura 38,
Fig. 32: Articolazione della famiglia di codici Appeal to higher loyalties

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Si veda a questo riguardo larticolazione concetto-dimensioni-indicatori secondo il modello di Lazarsfeld (cap. 2)

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Fig. 33: Articolazione della famiglia di codici Denial of responsability

Fig. 34: Articolazione della famiglia di codici Attribuzione di colpa alla vittima (secondo lampliamento di Fritsche, 2002)

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Fig. 35: Articolazione della famiglia di codici Condemnation of the condemners

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Fig. 36: Articolazione della famiglia di codici Defence of necessity (secondo lampliamento di Minor, 1981)

Fig. 37: Articolazione della famiglia di codici Metaphor of the ledger (secondo lampliamento di Minor, 1981)

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Fig. 38: Articolazione della famiglia di codici Confronto vantaggioso (secondo lampliamento di Fritsche, 2002)

In due circostanze, la codifica operata ci ha fatto rilevare una sovrapposizione fra i meccanismi banduriani e le tecniche di neutralizzazione, da una parte (si tratta dellAttribuzione di colpa alla vittima, Denial of victim nei termini di Sykes e Matza, 1957: figura 36), e il modello di Fritsche (Reference to sin of others, il c.d. Confronto vantaggioso per Bandura: figura 37). Fin qui la descrizione in termini di dimensioni (code families) indicatori (codici) estratti di testo (quotations) secondo i modelli teorici tradizionali di Bandura e Sykes-Matza. La letteratura sullargomento tuttavia ha evidenziato lesistenza di ulteriori meccanismi di disimpegno morale e neutralizzazione della norma. In particolare, i contributi di Fritsche (2002) e Schahn (1993) hanno consentito di gettare nuova luce sui meccanismi implicati nel resoconto e nella narrazione delle azioni devianti. Gli Autori hanno parlato specificamente di: - assenza di intenzione di commettere il reato (Reference to lack of intentionality): figura 39, - futura astensione dal comportamento sanzionato (Promised reform): figura 40, - mancata assunzione delle responsabilit per gli eventi successivi collegati (Refusal to take responsability for the future): figura 41, - imputazione alla pigrizia (Reference to laziness): figura 42, - ammissione di colpevolezza (Acceptance of guilt): figura 43.

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Fig. 39: Articolazione della famiglia di codici Reference to lack of intentionality (secondo lampliamento di Fritsche, 2002)

Fig. 40: Articolazione della famiglia di codici Promised reform (secondo lampliamento di Fritsche, 2002)

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Fig. 41: Articolazione della famiglia di codici Refusal to take responsability for the future (secondo lampliamento di Schahn, 1993)

Fig. 42: Articolazione della famiglia di codici Reference to laziness (secondo lampliamento di Schahn, 1993)

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Fig. 43: Articolazione della famiglia di codici Acceptance of guilt (secondo lampliamento di Fritsche, 2002)

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Rispetto a quanto descritto nelle pagine precedenti, un approfondimento merita larticolazione dei temi narrativi relativi al Posizionamento discorsivo (di cui abbiamo parlato nel cap. 1 3.1). Si tratta, come evidenziato in precedenza, di un modello teorico che solo in tempi recenti ha ricevuto la necessaria attenzione e ha avuto approfondimenti dal punto di vista empirico: per questa ragione, non ancora possibile definire un adeguato iter logico e metodologico di articolazione in dimensioni e indicatori empiricamente rilevabili del concetto di posizionamento. Nella ricerca condotta e qui presentata abbiamo quindi preferito (diversamente da quanto fatto rispetto ai temi narrativi descritti nelle sezioni precedenti) operare una codifica a un livello di astrazione maggiore (le aree principali che definiscono il posizionamento nei termini di collocazione nel sistema di coordinate definito dallordine morale, lordine sociale, lordine spaziale e quello temporale: Davies e Harr, 1990; Harr e van Langenhove, 1992): alla lettura dei testi ha fatto seguito una codifica in termini di specifiche implicazioni discorsive rispetto ai quattro livelli di collocazione. Nelle sezioni seguenti vengono riportati loutput dei codici categorizzati per ogni Code family. Abbiamo scelto di distinguere fra due dimensioni alternative ma interrelate: - il posizionamento di S vs. il posizionamento di altri, - la connotazione su un versante positivo vs. la connotazione su un versante negativo. In particolare, per quanto riguarda il Posizionamento discorsivo di S nellordine morale secondo unaccezione negativa (Finestra 8), sono emersi 38 estratti di testo complessivi riferibili ai temi della scelta di dedicarsi alle attivit criminali, della deresponsabilizzazione e della costruzione discorsiva del disimpegno, del pentimento.
Finestra 8: Indicatori narrativi della costruzione del Posizionamento morale del S con connotazione negativa
Code Family: Posizionamento discorsivo del S nell'ordine morale (versante negativo) _____________________________________________________________________ Codes (10): [deresponsabilizzazione] [estraneazione] [minimizzazione] [poca voglia di lavorare] [rapine = lavoro normale] [ridimensionamento della propria posizione] [scelta consapevole della devianza] [scelta delle rapine] [tentativo di suicidio] ["io ho sempre rubato"] Quotation(s): 38

Sul versante della connotazione positiva della stessa dimensione (il S nellordine morale) gli intervistati si sono espressi in maniera pi ampia con 78 quotations complessive riferite a temi narrativi del senso di autoefficacia derivante dal successo delle imprese (inclusa la definizione di S come professionista del crimine), ma anche del senso di responsabilit e dellautocolpevolizzazione, del rispetto per le vittime (non uso delle armi da fuoco e nessuna minaccia allincolumit fisica) e per famiglia (che potrebbe subire gli effetti negativi delle attribuzioni negative altrui), del disimpegno rispetto alle ragioni della scelta di commettere i crimini. Loutput dei risultati riportato nella finestra 9:
Finestra 9: Indicatori narrativi della costruzione del Posizionamento morale del S con connotazione positiva
Code Family: Posizionamento discorsivo del S nell'ordine morale (versante positivo) ______________________________________________________________________ Codes (15): [autoefficacia e soddisfazione] ["professionista" affidabile e attento] [autocolpevolizzazione/responsabilit] [brava persona] [criminale per necessit] [dialogo] [estraneit ai fatti] [famiglia e vita regolare] [furbizia] [gratitudine/riconoscenza] [maturazione e responsabilit] [non coinvolgomento della famiglia] [non collusione con la mafia] [non far male a nessuno] [padre affettuoso e attento] Quotation(s): 78

Il posizionamento degli altri in termini negativi (sempre secondo le coordinate dellordine morale: finestra 10) manifestato secondo una serie di strategie discorsive implicanti una 106

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causazione nella direzione altri-S: la colpevolizzazione delle istituzioni (tema narrativo gi trattato nella sezione precedente), delle vittime e dei complici, le reazioni violente dei familiari (quelle delle forze dellordine), linfluenza del contesto sono tutte che lasciano intendere uninfluenza esterna sul comportamento deviante messo in atto dallattore.
Finestra 10: Indicatori narrativi della costruzione del Posizionamento nellordine morale degli altri con connotazione negativa
Code Family: Posizionamento nell'ordine morale ALTRI (versante negativo) ______________________________________________________________________ Codes (20): [nessun supporto dalla famiglia] [abbandono dalla compagnia] [colpevolezza dei complici] [colpevolizzazione delle istituzioni] [comportamenti deleteri per s] [deresponsabilizzazione degli assistenti sociali] [famiglia sfasciata] [fratelli devianti] [fratello traditore] [Governo] [libert sessuale] [moglie prudente (abbandono)] [moglie tossicodipendente] [padre cattivo e violento] [polizia violenta] [poliziotto in malafede] [reazione negativa della famiglia] [reazione violenta della famiglia] [sfiducia] [vittima disonesta] Quotation(s): 66

Analogamente, la direzione delle influenze per quanto riguarda la connotazione positiva del Posizionamento degli altri nellordine morale (finestra 11) collocata dallesterno (la famiglia, gli estranei supportanti, la vittima collaborativa) verso il S. Purtroppo la bassa frequenza di porzioni di testo riferibili a questa dimensione non ci consente di estrarre altri risultati. da notare infatti la forte differenza fra il numero totale di quotations riferite allinfluenza negativa degli altri verso il S (finestra 10) e quella riferita alle influenze positive (finestra 11).
Finestra 11: Indicatori narrativi della costruzione del Posizionamento nellordine morale degli altri con connotazione positiva
Code Family: Posizionamento nell'ordine morale ALTRI (versione positivo) ______________________________________________________________________ Codes (8): [sostegno dagli estranei] [cittadini onesti] [famiglia integerrima] [famiglia meravigliosa] [fratelli non devianti] [importanza delle relazioni affettive/interpersonali] [vicinanza della famiglia] [vittima 'buona'] Quotation(s): 18

Questo primo set di risultati riguardanti le caratterizzazioni narrative del S e degli altri secondo accezioni negative e positive confermano quando gi evidenziato dalla letteratura sullattribuzione causale (De Grada e Mannetti, 1988; Felson e Ribner, 1981): lenfasi (che tutto sommato possiamo interpretare come equivalente) che i rispondenti alla nostra intervista pongono sulla caratterizzazione in termini moralmente positivi del S (78 quotations: finestra 9) e in termini negativi degli altri (66 quotations: finestra 10) merita ulteriori approfondimenti con ricerche strutturate e con una metodologica rigorosa. Le collocazioni nellordine sociale appaiono meno approfondite in termini narrativi. Come abbiamo descritto nel cap. 1 ( 3.1), il livello sociale della costruzione narrativa di S e degli altri relativo alle caratterizzazioni di tipo sociologico-anagrafico, i ruoli storicamente agiti e vissuti. I due codici caratterizzanti questa dimensione sono illustrati nella figura 44 unitamente agli estratti di testo che li esemplificano:

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Fig. 44: Indicatori narrativi della costruzione del Posizionamento nellordine sociale degli altri

Analogamente, gli indicatori narrativi del S nellordine sociale (sia con connotazione positiva che negativa) mostrano una scarsa salienza rispetto ai temi della collocazione al livello morale (finestra 12). Il versante positivo evidenzia i temi della normalit della vita quotidiana e delle aspirazioni per un futuro positivo; in altre narrazioni, spicca una caratterizzazione in senso negativo che coinvolge la definizione dellambiente di vita del soggetto (la povert e lo stato di necessit, i tentativi di emergere anche con atteggiamenti aggressivi, talvolta violenti):
Finestra 12: Indicatori narrativi della costruzione del Posizionamento sociale del S
Code Family: Posizionamento nell'ordine sociale del S (versante positivo) ______________________________________________________________________ Codes (3): Quotation(s): 9 [famiglia benestante] [famiglia e vita regolare] [tentativo di essere un buon padre]

Code Family: Posizionamento nell'ordine sociale del S (versante negativo) ______________________________________________________________________ Codes (7): [infanzia brutta] [lavoro per motorino] [rabbia] [" mio e me lo prendo"] [ambiente deviante] [bisogno di potere] [famiglia povera] Quotation(s): 12

Lultimo aspetto del Posizionamento discorsivo riguarda la collocazione nel sistema di coordinate spazio-temporali. Si tratta di una dimensione che evidenzia tutta la variet delle caratterizzazioni possibili: i rispondenti-narratori si sono orientati in maniera diversa fra loro rappresentando unampia gamma delle localizzazioni in senso temporale e/o spaziale. In questo senso, i luoghi citati in cui vengono ambientate le storie narrate sono (se consideriamo il livello spaziale della narrazione) quelli in cui i reati si sono svolti (rappresentati mediante i codici nella parte sinistra della figura 43). utile notare che tutte le porzioni di testo rappresentate da questi codici sono 10: senza alcuna pretesa di dimostrazione, possiamo tuttavia constatare la poca salienza attribuita alle caratterizzazioni di tipo spaziale. In maniera simile, i temi narrativi afferenti al livello temporale (parte destra della figura 45) consentono di evincere una localizzazione delle origini dellazione narrata ora in tempi

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remoti (nellinfanzia, nella giovinezza, etc.), ora in un momento definito (ad Agosto, luned, il giorno delle pensioni).
Fig. 45: Indicatori narrativi della collocazione nei contesti spazio-temporali

totalmente assente una riattualizzazione della narrazione nel qui e ora in cui essa si svolge, come se gli eventi del passato - seppure vividamente collocati nel loro contesto storico - fossero localmente validi senza una necessit di confronto o di rimessa in discussione rispetto alla situazione presente. Linterpretazione complessiva di queste evidenze riconduce al contesto specifico in cui le narrazioni sono state ottenute: si trattato di resoconti inseriti in colloqui condotti in carcere con individui che erano imputati di reati vari (rapine, omicidio, detenzione, spaccio e/o traffico di sostanze stupefacenti, truffa e ricettazione). In tale situazione, possibile che i meccanismi implicati nel render conto (direttamente o indirettamente) delle ragioni dei reati abbiano fatto preferire agli attori-narratori una collocazione di S in un contesto di giustificazione (da cui lenfasi sui meccanismi di disimpegno morale e di neutralizzazione della norma) e di messa in discussione dei criteri di definizione degli obblighi e dei doveri, nei sistemi culturali e locali che includono attribuzioni, credenze, valori. 6.2 Le strutture narrative: presenza delle dimensioni Per quanto riguarda la presenza, in tutti i testi analizzati, di estratti riconducibili al modello strutturale preso in esame (lEvaluation model di W. Labov: cfr. cap. 3 2.4) possiamo dire che si tratta di una valutazione del tutto introduttiva poich sulle categorie di cui trattiamo (le dimensioni di tipo strutturale, appunto) sar opportuno effettuare delle analisi pi specifiche mediante gli operatori di prossimit. In via preliminare, possiamo dunque riassumere le informazioni facendo riferimento alla tabella V. Come evidente dai totali di ciascuna dimensione strutturale, la componente valutativa (Evaluation) la pi rappresentata nelle 34 narrazioni (83 estratti di testi): le narrazioni n. 22 e n. 1 sono quelle nelle quali essa si presenta con maggiore frequenza (rispettivamente 11 e 8 volte).

109

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Tab. V: Riepilogo della presenza delle dimensioni strutturali in tutti i documenti primari

LAbstract (che come riferito nel cap. 3 2.4 una componente opzionale che ha la funzione di introdurre e riassumere contenuti presenti nellintera narrazione) si presenta in 32 quotations. Lintervistato n. 25 quello che produce un percorso narrativo con un maggior numero di riassunti introduttivi: come se egli, nel corso della stessa intervista, sviluppasse una serie di micronarrazioni, ciascuna in s stessa completa e conclusa (comprendente cio tutte le dimensioni prevalenti che, in termini strutturali, definiscono una narrazione) con una forte caratterizzazione in senso valutativo (5 quotations, peraltro comuni con lintervistato n. 2 ma decisamente inferiori a quelle dellintervistato n. 22). La dimensione meno frequente nellintero corpus dei dati quella relativa allillustrazione degli esiti dei percorsi dazione e degli eventi (Result): si tratta di una evidenza che pu sorprendere se valutata in assoluto. A nostro avviso, questo risultato da ricondurre alla natura degli eventi narrati: si tratta di catene di eventi le cui conclusioni sono spesso negative per il protagonista dellazione stessa (larresto) e, per certi aspetti, anche autoevidenti; fra gli eventi critici su cui gli intervistati ritenevano utile produrre una narrazione e intorno a cui imperniavano gli altri fatti significativi, gli intervistati hanno spesso scelto il reato che li ha portati allattuale detenzione: in questo senso, il risultato - la conclusione - dellazione ovviamente larresto e quindi la situazione detentiva nella quale si trovano al momento dellintervista. In diverse interviste (le nn. 5, 6, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 16, 18, 32) non stato possibile rilevare alcuna componente strutturale: si tratta di testi molto destrutturati nei quali i narratori appaiono poco propensi a sviluppare narrazioni organiche e tematicamente integrate. Esse sono state tuttavia particolarmente utili per quanto riguarda lanalisi dei contenuti di cui abbiamo trattato nei paragrafi precedenti. Riprenderemo pi avanti questo discorso cercando di capire quali sono le implicazioni dellassenza di strutture narrative in alcuni testi. 6.2.1 Le strutture narrative: verifica delle relazioni e del modello Per quanto riguarda la verifica delle relazioni fra le dimensioni strutturali delle narrazioni (con riferimento al modello di Labov) ci siamo avvalsi delle potenzialit della funzione Query tool di ATLAS.ti. La prima relazione riguarda la sequenza iniziale del percorso narrativo Abstract Setting/Orientation: secondo il modello di Labov (cfr. tab. I nel cap. 3), le due dimensioni strutturali comprendono rispettivamente una sezione opzionale che riassume i tratti salienti dellevento e la descrizione delle informazioni di contesto (linquadramento allinterno del quale collocata la scena narrata): attori, luoghi, situazione. La verifica di tale relazione implica che il ricercatore debba testare, attraverso il Query tool, diverse possibili relazioni strutturali. Ad esempio, nella figura 46 abbiamo indicato la variazione dei risultati sulla relazione di precedenza (precedes) fra Abstract e Setting/Orientation (cio: i temi riconducibili alla

110

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dimensione Abstract precedono quelle relative alla dimensione Setting/Orientation?)99 a seconda della distanza in linee di testo con cui si presentano nelle narrazioni.
Fig. 46: Sequenza di verifica delle relazioni fra Abstract e Setting/Orientation per diverse distanze in linee di testo

La prima schermata della figura 46 mostra che ponendo fra i codici Abstract e Setting/Orientation una sola riga di testo ATLAS.ti estrae 4 quotations evidenziate nella parte entro lovale (esse sono elencate anche nella parte in basso a destra nellarea dei risultati): in altri termini, si pu dire che solo in 4 estratti narrativi Abstract precede Setting/Orientation. Se cambiamo limpostazione di default della distanza fino a 5 righe i risultati mostrano 5 quotations complessive; se portiamo a 10 le righe di testo (parte bassa della figura 46) le porzioni estratte diventano 11 ma chiaro che, in termini concettuali, si tratta di una forzatura: non ci sembra possibile infatti considerare strutturalmente collegate due sequenze narrative che distano 10 righe di testo. Per questa ragione logica, abbiamo illustrato questa prima verifica in tutta la sua complessit, ma nelle pagine successive ci limiteremo a rappresentare in maniera pi sintetica solo le evidenze che sono logicamente plausibili. E infatti, proprio per gli stessi codici (Abstract e Setting/Orientation) sono possibili altre relazioni strutturali: una verifica completa comporta la necessit di mettere alla prova ogni eventuale relazione fra i codici indicati utilizzando tutti gli operatori di prossimit disponili in ATLAS.ti (che abbiamo descritto nella figura 13 nelle pagine precedenti). Nel caso specifico, come mostra la tabella 4, necessario confrontare il risultato di diverse operazioni di ricerca100.

99

100

In questa fase, tutte le possibili relazioni e le operazioni con Query tool sono condotte su tutte le interviste. Per semplificare loutput dei risultati abbiamo riportato tutti i risultati in numero di quotations in ununica tabella.

111

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Tab. 4: Sintesi delle possibili relazioni fra i codici Abstract e Setting/Orientation nellintera HU

Dimensione strutturale_1
ABSTRACT (32)101 ABSTRACT (32) ABSTRACT (32) ABSTRACT (32) ABSTRACT (32) ABSTRACT (32)

Dimensione Operatore strutturale_2


precedes follows overlaps overlapped by within encloses SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48)

Risultato_1 quot./righe
4 quotations /1 riga

Risultato_2 /righe di testo


5 quotations /5 righe 1 quotation102 1 quotation 15 quotations 4 quotations 1 quotations

Risultato_3 /righe di testo


11 quotations /10 righe

Lesito di questa prima verifica delle relazioni fra i temi narrativi riconducibili allAbstract e quelli relativi al Setting/Orientation mostra che la relazione prevalente quella in cui essi sono sovrapposti (overlapping): pi esattamente, in 15 quotations (sulle 32 teoriche possibili)103 la dimensione della descrizione del contesto inizia durante la narrazione della sintesi dellintero evento come esemplificato nellestratto n. 1 in cui viene narrato un omicidio: Estratto n. 1
Domanda: Risposta: Potrebbe raccontarmi il reato che ha commesso? successo che una settimana prima che succedesse ho pensato di farlo e pensando alla fine della settimana ero molto deciso, poi mi sono posto il problema di come farlo. Ho pensato alla pistola ma poi ho avuto difficolt nel reperirla, ho pensato al coltello, ma poi ho scartato anche questo, alla fine un cavo d'acciaio. Ho aspettato che mia madre tornasse dal lavoro e le ho messo il cavo intorno al collo e l'ho praticamente uccisa guardandola negli occhi e questa cosa ha fatto molto scalpore al processo, poi ho portato il corpo in un'altra stanza e ho aspettato che mio padre tornasse, mi sono seduto su una sedia all'ingresso, s all'ingresso e ho aspettato, quando entrato ho fatto la stessa cosa anche a lui. Poi ho spostato il corpo nella stessa stanza di prima e sono uscito e sono andato a farmi una pera. Sono tornato la mattina per occultare i corpi e ho abbassato i sedili della macchina e l'ho messi l, si vedevano ma non mi vide nessuno.

In maniera analoga stata testata la relazione strutturale fra la dimensione narrativa Setting/Orientation e quella in cui viene descritto levento precipitante che ha condotto al
Il numero fra parentesi indica il numero complessivo di quotations relative a quello specifico codice. Nel caso specifico (e nelle tabelle successive) tutte le relazioni strutturali oltre precedes non sono logicamente passibili di differenze in dipendenza dalla distanza in linee di testo fra i codici. 103 Il concetto di quotation teoriche, fa riferimento alleventualit che tutte le citazioni del termine meno rappresentato (32 citazioni per il codice Abstract) possano essere tutte teoricamente in relazione a quelle del termine pi rappresentato (Setting = 48). Nel caso specifico, il codice Abstract ha, nellintera HU, 32 quotations delle quali 15 sono comuni con Setting.
102 101

112

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compimento del reato (Complication). La sintesi dei risultati, nei due sensi logicamente possibili (Setting Complication oppure Complication Setting), riportata nelle tabelle 5 e 6104:
Tab. 5: Sintesi delle possibili relazioni Setting/Orientation Complication nellintera HU

Dimensione strutturale_1
SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48)

Operatore
precedes follows overlaps overlapped by within encloses

Dimensione strutturale_2
COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46)

Risultato_1 quot./righe
6 quotations /1 riga 3 quotations /1 riga 1 quotation

Risultato_2 /righe di testo


11 quotations /5 righe 6 quotations /5 righe

6 quotations 4 quotations 8 quotations

Complessivamente i risultati sono di difficile interpretazione: lelemento pi certo che in nessun caso (zero quotations estratte) i codici riferibili allevento critico (Complication) precedono quelli della descrizione del contesto (Setting/Orientation); in tutti i casi, lintensit della relazione molto bassa: 11 il numero di quotations pi alto che si ritrova Complications follow Setting con distanza di 5 righe che speculare a Setting precedes Complication con distanza di 5 righe. In questi casi, tuttavia, la proporzione fra il numero di quotations estratte (11) e le quotations teoriche (46) non consente di interpretare il risultato come particolarmente interessante: come se dicessimo che in soli 11 passaggi di tutte le narrazioni gli intervistati descrivono il contesto specifico in cui il reato ha avuto luogo prima di aver spiegato il perch lhanno effettivamente messo in atto. possibile dunque che le categorie narrative riferite alle due dimensioni siano sostanzialmente indipendenti e diffuse per tutta lestensione delle interviste senza che sia possibile definire univocamente una relazione specifica.
Tab. 6: Sintesi delle possibili relazioni Complication Setting/Orientation nellintera HU

Dimensione strutturale_1
COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46)

Operatore
precedes follows overlaps overlapped by

Dimensione strutturale_2
SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48)

Risultato_1 quot./righe
0 quotations /1 riga 6 quotations /1 riga

Risultato_2 /righe di testo


6 quotations /5 righe 11 quotations /5 righe

6 quotations 1 quotation

104 Dora in poi, tralasceremo di riportare i passaggi tecnici esemplificati dalle schermate di ATLAS.ti, ritenendo che sia ormai chiara al lettore la logica sottostante alle procedure eseguite.

113

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COMPLICATION (46) COMPLICATION (46)

within encloses

SETTING (48) SETTING (48)

4 quotations 8 quotations

Nel momento in cui entra nel gioco delle relazioni fra dimensioni narrative quella da cui il modello di Labov prende il nome, lEvaluation, i tentativi di scoprire la struttura intrinseca delle narrazioni sulle azioni devianti diventano pi complessi, ma - allo stesso tempo - i risultati pi evidenti. Seguendo lapproccio esplorativo che abbiamo proposto nelle ultime pagine, infatti, utile proseguire attraverso confronti fra le dimensioni a due a due. In questo modo, si pu dedurre, dallinterpretazione degli esiti di ogni sequenza di confronti, una struttura comune in tutta lHU. La tabella 7 mostra i diversi pattern di co-occorrenze. La dimensione Evaluation risulta essere fortemente interrelata sia alla descrizione degli eventi critici (Complication) - senza tuttavia una netta prevalenza in termini di precedenza o sequenza - sia, in termini qualitativamente e quantitativamente ancora pi importanti, con la definizione del contesto in cui lazione ha avuto luogo (Setting/Orientation).
Tab. 7: Sintesi delle possibili relazioni fra Evaluation e le altre dimensioni strutturali nellintera HU

Dimensione strutturale_1
COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46)

Operatore
precedes follows within encloses overlapped by overlaps

Dimensione strutturale_2
EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83)

Risultato_1 quot./righe
8 quotations / 1 riga 9 quotations / 1 riga

Risultato_2 /righe di testo


14 quotations / 5 righe 17 quotations / 5 righe

4 quotations 4 quotations 8 quotations 5 quotations 9 quotations / 1 riga 8 quotations / 1 riga 14 quotations / 5 righe 17 quotations / 5 righe

EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83)

precedes follows within encloses overlapped by overlaps

COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46) COMPLICATION (46)

5 quotations 4 quotations 5 quotations 8 quotations 1 quotation / 1 riga 4 quotations / 5 righe

EVALUATION (83)

precedes

ABSTRACT (32)

114

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EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83)

follows within encloses overlapped by overlaps

ABSTRACT (32) ABSTRACT (32) ABSTRACT (32) ABSTRACT (32) ABSTRACT (32)

3 quotations / 1 riga

9 quotations / 5 righe

1 quotation 1 quotation 0 quotations 2 quotations 11 quotations /1 riga 12 quotations /1 riga 20 quotations /5 righe 16 quotations /5 righe

SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48)

precedes follows overlaps overlapped by within encloses

EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83)

4 quotations 13 quotations 1 quotation 5 quotations 12 quotations /1 riga 11 quotations /1 riga 16 quotations /5 righe 21 quotations /5 righe

EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83)

precedes follows overlaps overlapped by within encloses

SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48) SETTING (48)

13 quotations 4 quotations 6 quotation 1 quotation

In entrambi i casi (Complication overlapped by Evaluation, Setting overlapped by Evaluation e naturalmente - nelle relazioni a loro speculari), evidente una forte cooccorrenza in termini di sovrapposizione: riteniamo questa evidenza particolarmente degna di nota e densa di implicazioni: il fatto che le dimensioni di valutazione vera e propria degli eventi siano cos concatenati con gli altri temi strutturali e strutturanti delle narrazioni costituisce una implicita conferma dellEvaluation model anche in contesti di costruzione narrativa non consueti per lapplicazione di tale modello quale quello del quale ci stiamo occupando. In questo modo, viene confermata anche lintuizione di Bruner (1990, trad. it. 1992, p. 117) secondo il quale gli episodi narrativi che compongono la storia della vita hanno una struttura tipicamente laboviana. A sostegno della bont del modello, c levidenza che i risultati delle co-occorrenze fra Evaluation e Abstract non sono particolarmente significativi: molto bassa la quantit di estratti di testo che collegano le due dimensioni e, conseguentemente, altrettanto trascurabile la qualit di tali associazioni. A considerare questa parte dei risultati, la relazione destinata a 115

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essere trascurabile: tuttavia, come abbiamo avuto modo di verificare variando la distanza in righe di testo fra Evaluation e Abstract, intuibile che allinterno delle stesse narrazioni (almeno di quelle pi estese) una nuova sequenza narrativa inizi alla conclusione della precedente. Si tratta probabilmente di quelle sequenze narrative che abbiamo identificato come momenti di passaggio fra la fine di una narrativa principale e lesordio di unaltra allinterno della stessa narrazione: allinterno di sequenze discorsive molto estese (come quelle che abbiamo analizzato), infatti, stato possibile rilevare una circolarit strutturale per cui al termine della narrazione di un serie di eventi di per s conclusi (chiaramente circoscrivibili nei confini di apertura e chiusura) la narrazione prosegue con una nuova sequenza a partire dalla dimensione strutturalmente deputata allesordio di una nuova serie di eventi (lAbstract). Una chiara esemplificazione di questo meccanismo di circolarit strutturale presente nellestratto n. 2: Estratto n. 2:
Risposta: Nel frattempo ho fatto quello che ho potuto del mio... diciamo... secondo lavoro..., per cui dalle 18 alle 22 (se va bene) faccio quello che devo fare: comprare e vendere eroina e cocaina. In realt torno a casa verso le tre del mattino: ho solo corso... non ho tempo per me, lo scooter segna 70, 80, 100 km al giorno, con la macchina ne faccio altri 500 a settimana. Poi ci sono i problemi, clienti da trovare, merci da assaggiare... questo significa che torni alle 7 di notte: non ho mangiato, non ho avuto tempo per me, non ho avuto tempo per la persona a cui voglio bene, che mi ha preparato la cena, che sperava che tornassi alle 22... che ha pi bisogno di me di quanto io ne ho di lei... dalle tre alle otto il tempo per me e per lei... per sotto il mattone c' qualche soldo in pi. Tutto questo con l'idea di realizzare un sogno... Allora la situazione la seguente... la famiglia nessun appoggio... a lei non piace... come non piaciuta a nessuna ragazza. Lo stipendio migliore offertomi sono 1000 euro al mese, appena sufficienti per camparci... per cui razionalmente non ho fatto altro che continuare sulla strada che mi stata indicata chiaramente dai tanti colloqui fatti, o dalle tante possibilit offertemi... il sogno prendere lei andare a Srinagar, nel Kashmir (fra Cina, Afghanistan e India): tre-quattro secoli fa gli Inglesi passavano dal Kashmir per andare in India... gli abitanti del luogo permisero loro di passare ma non di costruire nulla sulla terra: gli Inglesi, furbissimi, costruirono le case sull'acqua, le boohouse; portare l lei, la bambina (o maschietto) che deve nascere... e stare l tranquillo... con l'affitto dell'appartamento di Roma... stare l in quel posto lontano. E' un posto cos buono dove il reato pi grave che succede il furto con destrezza. ...sogno? obiettivo. poi piano piano...

Domanda: Risposta:

Nellesempio riportato assente il codice Result che, nel modello di Labov, identifica il tema narrativo relativo alla risoluzione dellevento problematico. Si tratta di unevidenza abbastanza condivisa nellintero corpus dei testi che abbiamo analizzato: nonostante il codice Result si presenti complessivamente 21 volte, si tratta di sequenze narrative che non hanno particolari forme di relazione con gli altri codici. La tabella 8 mostra le specifiche cooccorrenze strutturali fra Result e Evaluation: dal punto di vista logico, la narrazione della risoluzione dellevento dovrebbe seguire una sua messa in discussione e valutazione ma nella realt dei testi che abbiamo analizzato non affatto cos. La ragione di questo risultato che pu apparire insolito (cio, che le sequenze di eventi narrati non abbiano una sezione specificamente dedicata alla conclusione, alla narrazione 116

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della risoluzione dellevento) spiegabile, a nostro avviso, valorizzando il contesto di elicitazione delle narrazioni: tutte le interviste sono state condotte in carcere: questa definizione di contesto probabilmente sufficiente a illustrare lesito (chiaramente negativo) dellevento narrato.
Tab. 8: Sintesi delle possibili relazioni fra Result e Evaluation nellintera HU

Dimensione strutturale_1
RESULT (21) RESULT (21) RESULT (21) RESULT (21) RESULT (21) RESULT (21)

Operatore
precedes follows overlaps overlapped by within encloses

Dimensione strutturale_2
EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83) EVALUATION (83)

Risultato_1 quot./righe
4 quotations /1 riga 4 quotations /1 riga

Risultato_2 /righe di testo


9 quotations /5 righe 8 quotations /5 righe

3 quotations 0 quotations 0 quotations 1 quotations

come se - raccontando storie di reati - la costruzione narrativa fosse articolata in tutte le sue parti tranne che nella sezione conclusiva, quella che in qualunque storia servirebbe al narratore per chiarire al lettore/ascoltatore i reali termini della risoluzione degli eventi. In altre parole, il contesto favorirebbe unimplicita e condivisa attribuzione di significati alla storia narrata (il reato) come un evento che ha avuto un esito negativo: larresto. Lammissione del fallimento dellazione, da una parte, e lovviet della situazione (lintervista si svolge in carcere), dallaltra, rende superfluo introdurre il tema narrativo della risoluzione dellevento: esso gi evidente e di facile interpretazione. Lultimo elemento strutturale di cui dobbiamo parlare la Coda: si tratta del codice (opzionale) che costituisce la parte finale di una sezione narrativa. Anche la Coda, come il Result, ha unincidenza tutto sommato bassa: 40 quotations delle quali pochissime sono co-occorrenti con altri codici di dimensioni strutturali. Nella tabella 9 abbiamo riportato i risultati che il Query tool ha fornito sulla co-occorrenza generica105 (il tasto della funzione lultimo in basso a sinistra nella figura 13) fra Coda e tutti gli altri codici strutturali:
Tab. 9: Sintesi delle co-occorrenze fra Coda e gli altri operatori di prossimit Dimensione strutturale_1 CODA (40) CODA (40) CODA (40) Operatore cooccur cooccur cooccur Dimensione strutturale_2 EVALUATION (83) SETTING (48) COMPLICATION (46) Risultato_1 quot./righe Risultato_2 /righe di testo

11 quotations 3 quotations 1 quotation

La funzione di co-occorrenza generica nel Query tool di ATLAS..ti include contemporaneamente quattro operatori di prossimit (within, encloses, overlaps, overlapped by): il suo utilizzo quindi rappresenta la ricerca di uneventuale associazione strutturale fra codici senza la pretesa di identificarne esattamente la natura.

105

117

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CODA (40) CODA (40)

cooccur cooccur

ABSTRACT (32) RESULT (21)

1 quotation 1 quotation

Nellestratto n. 2, citato in precedenza, la parte per cui razionalmente non ho fatto altro che una Coda nel senso che chiude - un po come una morale della favola - una sequenza narrativa riassumendone implicitamente o esplicitamente le caratteristiche principali (nellesempio si tratta di una sequenza conclusiva a forte connotazione ironica). Immediatamente dopo inizia unulteriore argomentazione orientata a illustrare un aspetto che era stato accennato in precedenza (il tema narrativo del sogno, dellideale di vita successiva alluscita dal carcere): comincia direttamente da una dimensione di descrizione di un contesto storico, ma questo viene subito contestualizzato nel presente (il posto ideale dove sarebbe bello essere ora) e nel futuro (il posto ideale dove sar bello andare dopo la carcerazione). La funzione narrativa della Coda , in questo caso, quella di dare il via a una nuova sequenza narrativa. Il modello desumibile dai risultati appena illustrati rappresentato nella figura 47106:
Fig. 47: Modello strutturale dellHU

6.3 Le relazioni specifiche per categorie di reati e per anni di esperienza In questo paragrafo, a partire dai risultati introduttivi delineati in precedenza, proveremo a trarre delle conclusioni per quanto riguarda lassociazione in pattern strutturali e di contenuto condivisi fra due differenti categorie in cui abbiamo raggruppato i rispondenti alle interviste. Nelloperare una prima categorizzazione ci siamo basati sul tipo di reato commesso. Tutte le interviste-PD sono state inserite in PD-families (cfr. 5.2). Come mostra la figura 12 (nelle pagine precedenti) il risultato di questa operazione il seguente: - omicidi: - rapine e furti - reati legati alla droga - truffa e ricettazione. Il secondo gruppo di documenti primari dato dagli anni di esperienza. Per operare questa categorizzazione ci siamo basati sulla distinzione fatta da Roger Matthews (2002) e della quale abbiamo parlato nel 5.2 (in questo capitolo): lAutore distingue 3 categorie107: - i dilettanti (o novizi),
Le relazioni fra i nodi della Network view sono impostate per mezzo del Relation editor di ATLAS.ti: la relazione associated but not closely definita dallutente; la relazione is part of fornita di default dal programma e qui utilizzata per rappresentare levidenza di sovrapposizione del codice fonte verso il codice destinazione. 107 necessario precisare che lAutore si riferisce, in particolare, allesperienza dei rapinatori a mano armata: egli arriva a definire la categorizzazione dalle risposte che i partecipanti ai suoi progetti di ricerca danno a una serie di interviste qualitative.
106

118

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- gli intermedi, - i professionisti (o esperti). Tecnicamente, questa distinzione stata operazionalizzata facendo riferimento alle risposte fornite dagli intervisti alle domande nn. 38-39 poste alla fine dellintervista narrativa (Appendice B): pi esattamente, gli intervistati sono stati collocati nelle famiglie di documenti primari in base ai criteri: - nessuna detenzione precedente o una detenzione precedente: dilettante - due o tre detenzioni precedenti: intermedio - pi di tre detenzioni precedenti: esperto. Leggendo le trascrizioni delle interviste tuttavia evidente che alcuni rispondenti, pur essendo alla prima detenzione, hanno un ampio trascorso di devianza: in questi casi, con riferimento alla domanda n. 7 della traccia di intervista sulla carriera deviante (Ricorda il primo reato?), abbiamo rilevato leffettiva esperienza di permanenza nel circuito della criminalit. In generale, come mostra la finestra 13, nella categoria esperti fanno parte soprattutto i rapinatori (9/13), gli intermedi sono suddivisi fra tutte le categorie di reato, i novizi sono per 6/8 colpevoli di omicidio.
Finestra 13: Suddivisione delle interviste narrative per anni di esperienza dellautore del reato
Primary Doc Families ______________________________________________________________________ Primary Doc Family: Esperti Created: 18/10/04 20.43.51 (Super) Primary Docs (13): [P 1: 3Reb - rapine_furti.txt] [P 4: 10Reb - ricettazione.txt] [P10: 21Reb rapina.txt] [P13: 25Reb - rapina.txt] [P15: 27Reb - rapina.txt] [P18: 32Reb - rapina_tentato_omic.txt] [P19: 2.1furto-MB-azione.carriere.txt] [P25: 2.7detenzione e spaccio-RP-carriere.txt] [P26: 4.1rapineGD-azione.txt] [P27: 4.2rapine-RB-carriere.txt] [P28: 4.3spaccio.stupef.-ME-carriere.txt] [P30: 5.1rapina-VS-azione.carriere.txt] [P31: 5.2rapina-ED-carriere.txt] Quotation(s): 641 ______________________________________________________________________ Primary Doc Family: Intermedi Created: 18/10/04 20.43.12 (Super) Primary Docs (13): [P 2: 5Reb - rapina_omicidio.txt] [P 7: 16Reb - omicidio.txt] [P 9: 20Reb omicidio.txt] [P12: 24Reb - traffico_droga.txt] [P16: 30Reb - detenzione_stupefacenti.txt] [P20: 2.2furto-SR-azione.carriere.txt] [P21: 2.3rapina-MS-azione.carriere.txt] [P22: 2.4rapina-LTazione.carriere.txt] [P23: 2.5spaccio.stupef.-TD-carriere.txt] [P24: 2.6spaccio.stupef.-RP-carriere.txt] [P29: 4.4traffico.stupef.-DM-azione.carriere.txt] [P33: 6.2rapina-CM-carriera.azione.txt] [P34: 6.3rapinaMI-carriera.azione.txt] Quotation(s): 682 ______________________________________________________________________ Primary Doc Family: Novizi Created: 18/10/04 20.43.22 (Super) Primary Docs (8): [P 3: 7Reb - rapina.txt] [P 5: 13Reb - omicidio.txt] [P 6: 14Reb - omicidio.txt] [P 8: 19Reb - omicidio.txt] [P11: 23Reb - omicidio.txt] [P14: 26Reb - omicidio.txt] [P17: 31Reb parricidio.txt] [P32: 6.1furto-AC-azione.txt] Quotation(s): 324

Da questo risultato descrittivo, si potrebbe dedurre che i due principali criteri di differenziazione degli intervistati (esperienza sul campo e reato commesso) siano tendenzialmente sovrapponibili: in verit non cos in quanto il reato per cui viene scontata lattuale detenzione non in tutti i casi lunico reato commesso108: per questa ragione, lesperienza di devianza talvolta pi vasta e, soprattutto, pi varia di quanto appare seguendo il criterio nominale dellimputazione attuale.

108

A questo riguardo particolarmente informativa la domanda n. 40 (Appendice B).

119

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Rispetto agli obiettivi della ricerca, la verifica dellesistenza di eventuali costruzioni narrative specifiche differenziate per tipi di reati commessi, abbiamo proceduto nel modo descritto di seguito: - sono stati impostati separatamente i filtri per ciascuna PD-family alla volta (per il fattore esperienza: esperti / intermedi / novizi; per il fattore reato: rapine e furti / omicidio / reati legati alla droga / truffa e ricettazione)109; - sono stati richiesti ad ATLAS.ti le tabelle di output sulle frequenze di incrocio fra codici e documenti primari mediante la funzione Code Output Code-Primary Documents-Table Standard report110. La tabella 10 mostra il risultato delloperazione rispetto ai reati legati alla droga (detenzione, traffico e spaccio). Essa illustra, in riga, i fattori che risultano quantitativamente pi salienti per lo specifico gruppo di interviste e, in colonna, tutte le interviste che ne fanno parte (le nn. 12, 16, 23, 24, 25, 28)111. In ciascuna cella presente il numero di quotations estratte per ciascun incrocio tema x intervista.
Tab. 10: Output delle frequenze dei fattori strutturali e di contenuto per la famiglia Reati legati alla droga

-------------------Codes-Primary-Documents-Table -------------------Code-Filter: All PD-Filter: Primary Doc Family reati legati alla droga -------------------------------------------------------------------PRIMARY DOCS CODES 12 16 23 24 25 28 Tot. -------------------------------------------------------------------ABSTRACT 0 0 1 3 4 1 9 SETTING/ORIENTATION 0 0 3 3 4 2 12 COMPLICATION 0 0 2 5 3 0 10 EVALUATION 0 0 6 3 5 4 18 CODA 0 0 2 2 1 1 6 colpevolizzazione delle istituzioni 2 0 0 0 1 3 6 Pos.morale112: deresponsabilizzazione 0 0 1 2 2 0 5 preoccupazione per la famiglia 2 1 0 3 0 0 6 --------------------------------------------------------------------

Da una prima valutazione preliminare, evidente come gli intervistati nn. 12 e 16 siano quelli che rappresentano meno la categoria in quanto portatori di pochi temi narrativi (fra quelli considerati salienti per tutta la family); il codice pi rappresentato quello relativo alla componente valutativa del modello strutturale (Evaluation) con 18 quotations. Complessivamente, le narrazioni degli imputati per detenzione, spaccio o traffico di stupefacenti comprendono quasi tutti i temi narrativi relativi al modello strutturale (tranne Result)113. Per quanto riguarda i contenuti specifici, i temi narrativi salienti in queste narrazioni sono quelli - concettualmente e logicamente speculari - relativi alla deresponsabilizzazione dellattore rispetto allazione e della colpevolizzazione delle istituzioni. Coerentemente con i responsabili di altri reati (come vedremo), manifestano una

109 110

Il percorso in A5 Documents

Filter

All

Families

Non si far riferimento ai risultati relativi alla PD-family truffa e ricettazione, includendo questa un solo documento primario (una sola intervista). 111 Nella redazione del layout grafico della tabella ci siamo attenuti fedelmente alloutput fornito da A5 con due eccezioni: (a) sono state eliminate alcune righe descrittive dellHU allinizio della tabella, (b) sono stati mantenuti nella tabella solo i codici con un numero di quotations estratte pari o superiore a 5. Nella tabella 10 sono presenti quindi 8 codici. 112 Con labbreviazione si intende, da adesso in poi, Posizionamento nellordine morale. 113 Probabilmente per le ragioni descritte in precedenza sullevidenza dellesito dellazione.

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preoccupazione per le sorti della famiglia che rimane fuori dal carcere durante la loro detenzione. Le narrazioni degli intervistati accusati di omicidio mostrano delle differenze rispetto al gruppo precedente (tabella 11): in primo luogo, sono presenti 20 codici (sempre con un numero di quotations pari o superiore a 5); per quanto riguarda le dimensioni strutturali, tuttavia, le narrazioni ne comprendono solo tre (Abstract, Complication, Evaluation) e a fronte di un numero maggiore di interviste - con unincidenza decisamente pi bassa rispetto a quanto illustrato nella tabella 10.
Tab. 11: Output delle frequenze dei fattori strutturali e di contenuto per la famiglia Omicidi

-------------------Codes-Primary-Documents-Table -------------------Code-Filter: All PD-Filter: Primary Doc Family omicidi ---------------------------------------------------------------PRIMARY DOCS CODES 2 5 6 7 8 9 11 13 14 17 Totals ---------------------------------------------------------------ABSTRACT 3 0 0 1 0 0 0 0 0 1 5 COMPLICATION 3 0 0 1 0 0 0 0 0 1 5 EVALUATION 5 0 0 0 0 0 0 0 0 0 5 aggressivit reattiva 0 0 0 1 0 0 3 1 2 0 7 ambivalenza/dissonanza 1 3 2 0 1 0 3 2 0 0 12 attribuzione all'ambiente 2 1 1 0 3 2 0 0 1 0 10 carcere come riflessione 2 2 0 1 4 2 3 3 3 5 25 descrizione comportamenti 2 1 0 1 0 0 1 0 1 1 7 perdita degli affetti 1 0 0 0 1 1 2 1 1 0 7 funz. maturativa carcere 0 1 0 0 3 2 0 0 0 0 6 reato come incid. critico 0 2 2 0 2 0 1 0 0 0 7 immaturit causa reato 1 1 0 0 6 2 1 0 0 0 11 inevitabilit percorso 0 0 2 1 1 1 0 1 1 0 7 movente strument. carriera 1 1 0 0 1 2 0 0 0 0 5 omicidio non pianificato 0 0 1 2 1 0 3 0 1 0 8 preoccupazione famiglia 0 0 3 0 0 2 0 0 0 0 5 reazione non violenta f.o. 0 1 1 1 0 0 0 0 1 1 5 reazione posit.persone care 0 0 1 0 1 0 1 0 1 1 5 ricordi 1 0 1 0 0 1 1 1 0 0 5 vita felice e serena114 1 0 1 1 0 0 0 2 2 0 7 ----------------------------------------------------------------

Lassenza della dimensione Setting/Orientation (ricordiamo che si tratta di una minore salienza rispetto agli altri temi, non di unassenza vera e propria) ha probabilmente il significato di una poca attenzione alla descrizione degli aspetti di contesto in cui lazione si svolta: per gli intervistati che rappresentano questo reato importante specificare quale evento precipitante ha condotto allomicidio ed esprimenere una loro valutazione (come vedremo puntando lattenzione sugli altri codici presenti nella tabella 11). Pi specificamente, il tema narrativo che prevale quello della funzione maturativa e responsabilizzante della detenzione (carcere come riflessione): si tratta di un codice che include - per il gruppo di intervistati colpevoli di omicidio - 25 estratti narrativi (a fronte dei 50 complessivi per tutta lHU). Altre informazioni significative arrivano dai codici ambivalenza/dissonanza (12 porzioni di testo riferite) e immaturit causa reato (11) e attribuzione allambiente (10). Si tratta di
114

Si intende prima della commissione del reato.

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tre temi narrativi molto presenti anche nel resto dellHU, ma che in questo contesto assumono un significato peculiare: tutti e tre sono inquadrabili nella componente valutativa della narrazione ed esprimono, da una parte, una difficolt a valutare oggettivamente la situazione che ha portato al reato e, dallaltra, una tendenza attributiva diretta allesterno (nei termini generici dellambiente) ma anche parzialmente verso linterno (il tema dellimmaturit che ha preceduto e causato il reato). In 8 casi, si fa riferimento alla mancanza di pianificazione dellazione-omicidio. Come sar descritto a proposito delle rapine, il tema della pianificazione una delle principali differenze fra la costruzione narrativa degli omicidi e quella delle rapine. Un altro tema che ci sembra utile sottolineare quello della perdita degli affetti (7 quotations): gli intervistati che parlano di omicidi enfatizzano il fatto di aver perso i contatti dalle persone care. Anche in questo caso di tratta di una differenza sostanziale rispetto alla costruzione narrativa delle rapine. Come mostra la tabella 12, infatti, la reazione positiva dei cari (8 quotations) uno dei temi narrativi prevalenti.
Tab. 12: Output delle frequenze dei fattori strutturali e di contenuto per la famiglia Rapine e furti -------------------Codes-Primary-Documents-Table -------------------Code-Filter: All PD-Filter: Primary Doc Family rapine e furti --------------------------------------------------------------------------PRIMARY DOCS CODES 1 2 3 10 13 15 18 21 22 26 27 30 31 32 33 34 Tot. --------------------------------------------------------------------------ABSTRACT 1 3 0 0 0 0 0 2 2 1 2 1 2 0 1 1 16 COMPLICATION 3 3 1 0 0 0 0 3 7 1 4 2 2 0 2 4 32 EVALUATION 8 5 1 0 0 0 0 2 11 4 6 4 3 0 4 4 52 RESULT 1 1 1 0 0 0 0 1 3 0 1 2 1 0 1 3 15 SETTING/ORIENTATION 4 2 0 0 0 0 0 2 5 4 1 2 1 0 2 2 25 CODA 1 2 0 0 0 0 0 3 6 2 4 3 2 0 2 1 26 adrenalina/sensazioni 0 0 0 2 0 0 0 0 1 1 0 0 1 0 0 0 5 aggressivit reattiva 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 1 0 1 2 5 ammissione colpevol. 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2 0 1 1 1 0 5 anticipaz. imprevisti 0 0 0 0 0 0 0 0 1 3 1 1 0 0 0 1 7 attribuz. allambiente 2 2 4 1 0 0 0 3 0 0 0 1 0 0 0 2 15 attrib. alla droga 0 0 0 2 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 1 1 6 attrib.alla famiglia 0 0 1 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 1 1 5 autoeffic./orgoglio 5 1 0 0 0 0 0 2 3 0 0 4 1 0 0 0 16 carcere = riflessione 1 2 1 4 3 3 4 1 3 1 0 0 0 0 1 0 24 colpevol. istituzioni 0 0 1 0 0 1 0 0 0 1 4 0 2 0 0 0 9 deresponsabilizzazione 0 0 1 0 0 0 0 2 2 1 2 0 0 0 0 0 8 descrizione comport. 0 2 0 1 0 0 0 0 0 4 0 3 0 0 1 1 12 eff.relazione/azione 0 1 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 2 0 1 0 5 eff.relazione/carr. 2 1 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0 6 eff.S:soddisfazione 1 1 1 0 0 0 0 0 0 4 2 2 3 0 0 0 14 effetti cambiamento 0 1 1 0 0 0 1 0 0 1 2 0 1 1 0 0 8 immaturit come causa 1 1 1 0 0 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 1 6 inevitabilit devianza 2 0 2 0 1 1 0 2 0 0 2 1 0 0 1 2 14 mancanza di una guida 0 0 0 2 0 1 0 1 0 0 1 2 1 0 0 0 8 mov.strument.carriere 0 1 0 1 0 0 2 0 3 0 3 2 3 0 1 0 16 mov.strumentale reato 3 0 1 2 0 2 1 2 1 0 1 0 1 0 2 1 17 no pianificazione 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 2 1 0 5 non fare male a vittim 0 0 0 0 0 0 0 0 1 3 2 2 0 0 0 2 10 non pi reati 0 0 0 0 0 0 0 0 3 1 0 0 0 1 1 1 7 pianificaz. rigorosa 2 1 0 2 1 0 1 2 2 1 0 2 0 0 0 1 15 Pos.: maturazione 1 2 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 5 Pos.: necessit 1 0 0 0 0 0 0 1 3 0 2 0 0 0 0 1 8 Pos.:"professionista 0 0 0 0 0 0 0 1 3 1 0 0 0 0 0 0 5 Pos.:autocolpevolizzaz.0 0 0 0 0 0 0 0 2 2 2 0 0 0 1 1 8

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preoccupaz. x famiglia 0 0 0 0 0 2 0 0 3 1 1 0 0 0 0 0 7 reato pensato da altri 1 0 1 0 0 2 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 5 reazione positiva cari 1 0 0 1 0 2 0 1 2 0 1 0 0 0 0 0 8 ricaduta in devianza 1 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 1 5 rifiuto della violenza 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 2 0 0 0 0 5 tossicodipend. causa 0 0 0 1 0 0 0 1 3 0 2 0 0 0 0 0 7 vita felice e serena 0 1 0 0 2 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 1 6 ---------------------------------------------------------------------------

Non possibile, a partire dalle informazioni a disposizione, rilevare una salienza narrativa dei temi relativi agli effetti comunicativi dellazione deviante: lipotesi che le azioni violente, gli omicidi pi efferati, abbiamo un movente prevalentemente di tipo espressivo-comunicativo (secondo il modello che abbiamo descritto nel cap. 1 2.1 e in De Leo e coll., 2004; De Leo e Patrizi, 1999; De Leo e Patrizi, 2002) non pu essere valutata in questo contesto specifico. Si tratta probabilmente di una implicazione teorico-empirica che va approfondita in ricerche successive e che tuttavia ha mostrato una sua validit soprattutto in riferimento agli omicidi violenti con carattere di serialit (come se, in altre parole, la funzione espressiva delle azioni dei serial killer fosse data anche dal filo conduttore sottostante alle catene di reati: cfr. a riguardo, De Leo e coll., 2004; Canter e Alison, 1999; Picozzi e Zappal, 2002). Per quanto riguarda le dimensioni strutturali, le narrazioni rilasciate dagli intervistatirapinatori sono complete di tutte le dimensioni fondanti il modello di Labov, incluso il fattore Result (che mancava nelle due PD-families precedenti). Per la spiegazione di questo fenomeno necessario far riferimento alla natura del reato: i rapinatori che abbiamo intervistato, a differenza degli autori di omicidi, raccontano, nella maggior parte dei casi, diversi episodi che hanno avuto esito positivo (es., la conquista di un bottino, la fuga dal luogo del reato). Per questa ragione, si pu ritenere che nella narrazione di una rapina lautore del reato (narratore) tenga a enfatizzare lesito dellazione da lui commessa (quindi, a inserire nella narrazione elementi strutturalmente riconducibili a Result). Questa possibile interpretazione coerente con un altro risultato presente nella tabella 12: il codice autoefficacia/orgoglio (significativo della valutazione positiva che lattore fa dellazione e dei suoi effetti per s115) copre (solo per il gruppo dei rapinatori) 16 porzioni di testo. Si tratta di una dimensione narrativa che implica una caratterizzazione dellazione come giusta (rispetto a un contesto di ingiustizie subite) e una tendenza motivata alla soddisfazione del S. Fra gli altri risultati che vale la pena di sottolineare, va evidenziato il fatto che in 24 passaggi narrativi lesperienza detentiva viene vissuta come fonte di riflessione e di maturazione116: la permanenza in carcere , per il soggetto, occasione per ripensare al cambiamento atteso dalle istituzioni e dalla societ, un anello del percorso di reinserimento (Di Cara, Gervasoni e Steiner, 1990). Questa evidenza ancora pi rilevante se valutata in comparazione ai codici che esprimono una assunzione diretta di responsabilit: ammissione di colpevolezza (5 quotations) e il relativo posizionamento discorsivo (Pos.: autocolpevolizzazione: 8 quotations). Anche i rapinatori mantengono una tendenziale attribuzione esterna per la causazione della azione deviante, ma lintero percorso narrativo configura - pi che uno stile narrativo consolidato che unattribuzione causale vera e propria: in altri termini, la strategia discorsiva di imputare allambiente (talvolta generico, altre volte identificato chiaramente nelle istituzioni: colpevolizzazione delle istituzioni = 9 quotations) pu essere intesa come una soluzione orientata prima di tutto a preservare una positiva immagine del S, soprattutto in considerazione del fatto che il movente principale del reato e dellintero percorso di carriera viene indicato nelle ragioni strumentali (rispettivamente in 17 e 16 passaggi narrativi
Il codice effetti diretti verso il S: soddisfazione comprende 14 porzioni di testo. Anche in termini del posizionamento discorsivo il codice relativo Pos.: maturazione ha un peso relativo di 5 quotations solo questa gruppo di intervistati.
116 115

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distribuiti in maniera omogenea in tutta la PD-families); a ulteriore conferma di questo pattern di associazioni utile sottolineare che il codice deresponsabilizzazione comprende 8 quotations e quello reato pensato da altri (implicante un coinvolgimento successivo) ne conta 5. Lo stato di tossicodipendenza, inoltre, considerato una delle cause della commissione dei reati (tossicodipendenza causa: 7 quotations): molti intervistati precisano di essere costretti a commettere le reati per ragioni economiche (Pos.: necessit: 8 quotations) e sottolineano linevitabilit dei rimanere coinvolti nei circuiti della devianza (inevitabilit devianza: 14 quotations; ricaduta in devianza: 5 quotations). A supportare ulteriormente linterpretazione della rapina come scelta funzionale a motivazioni economiche c la seguente evidenza: alcuni codici hanno un diretto riferimento allassenza di ragioni e allaspirazione a terminare il percorso di carriera deviante (non fare male alle vittime: 10 quotations; rifiuto della violenza: 5 quotations; no pi reati: 7 quotations). Infine, la pianificazione dellazione (il principale fra gli aspetti cognitivi codificati nelle interviste) risulta presente nelle narrazioni delle rapine in misura decisamente maggiore che in tutti gli altri reati. Si tratta di azioni che necessitano di unaccurata e rigorosa previsione dei tempi e dei luoghi, delle vie di fuga e dei possibili ostacoli. Solo 5 estratti narrativi fanno riferimento alla totale assenza di pianificazione (codice no pianificazione) ma a unanalisi pi approfondita si vede che tutte sono presenti nelle narrazioni di solo 4 intervistati. Fin qui la descrizione di quanto emerso dallanalisi della salienza rispetto ai tipi di reati specifici. Ci sembra utile a questo punto spendere qualche parola sui risultati rilevati rispetto alle dimensioni strutturali e comparativamente fra reati diversi. Ci che le tabelle 10, 11 e 12 mettono chiaramente in evidenza che le dimensioni che caratterizzano una narrazione strutturalmente completa sono tutte presenti nei racconti delle rapine e dei furti (tabella 12) e lo sono progressivamente meno per i reati legati alla droga (tabella 10) e per gli omicidi (tabella 11). Questa evidenza pu far supporre che gli eventi che, in qualche modo, hanno una maggiore valenza di storia (in termini di interesse per chi ascolta, di narrabilit complessiva) sono quelli che rappresentano una prototipicit e una salienza nel senso comune (si pensi ai modi consolidati, ai canovacci, con cui vengono descritte le rapine nella filmografia dazione): come se nella narrazione di questo tipo di eventi lattore-narratore fosse facilitato dal condividere con chi ascolta un modello tipico di come si svolge un evento-rapina, di quali ne sono le fasi principali e le tappe salienti. Nella narrazione degli omicidi, invece, le dimensioni strutturali prevalenti sono Abstract, Complication e Evaluation: manca in questi casi una completezza narrativa (che sarebbe rappresentata dalle altre tre dimensioni). La possibile interpretazione ci sembra la seguente: gli omicidi sono azioni accomunate da minore prototipicit (ad esempio, rispetto ai moventi oppure alle fasi costitutive) e da una presenza quantitativamente inferiore anche per le dimensioni comuni (come evidente leggendo le colonne dei totali): lattore-narratore pu condividere con chi ascolta che ci sia stato un evento precipitante (una causa scatenante) per la commissione del reato, ma difficile che tutti gli omicidi siano legati da un filo conduttore comune, da una trama che li rende narrabili come storie (cosa che invece possibile con le rapine). Analogamente, si possono proporre indicazioni preliminari per quanto riguarda la costruzione narrativa dellazione rispetto allesperienza nel settore della devianza. La tabella 13 mostra le associazioni per la famiglia di documenti primari Novizi e i codici con un numero di quotations superiori a 5. La prima cosa che notiamo la completa assenza delle dimensioni relative al modello strutturale. Si tratta di una informazione sorprendente e interessante: sorprende perch (come vedremo anche a proposito delle prossime categorie) alcune delle dimensioni strutturali sono 124

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sempre presenti; ma uninformazione che desta linteresse del ricercatore in psicologia sociale interessato ai processi di comunicazione, allo sviluppo dellidentit e di identificazione in un gruppo: linteresse specificamente legato a ci che lassenza di dimensioni strutturali nelle narrazioni pu rappresentare in una prospettiva di studio sulla socializzazione al divenire devianti e sullapprendimento progressivo delle tecniche di costruzione discorsiva del reato. In altre parole, stiamo proponendo un punto di vista secondo il quale anche le modalit utilizzate per rendere conto - in un contesto colloquiale (non investigativo) - dellazione commessa possono essere apprese nel percorso evolutivo dellindividuo, nel corso dello sviluppo di una carriera deviante.
Tab. 13: Output delle frequenze dei fattori strutturali e di contenuto per la famiglia Novizi

-------------------Codes-Primary-Documents-Table -------------------Code-Filter: All PD-Filter: Primary Doc Family Novizi -------------------------------------------------------------------PRIMARY DOCS CODES 3 5 6 8 11 14 17 32 Totals -------------------------------------------------------------------aggressivit reattiva 0 0 0 0 3 2 0 0 5 ambivalenza/dissonanza 0 3 2 1 3 0 0 1 10 attribuzione all'ambiente 4 1 1 3 0 1 0 0 10 carcere come riflessione 1 2 0 4 3 3 5 0 18 il reato come incidente critico 0 2 2 2 1 0 0 0 7 immaturit/ignoranza precedenti 1 1 0 6 1 0 0 0 9 inevitabilit del percorso 2 0 2 1 0 1 0 0 6 omicidio non pianificato 0 0 1 1 3 1 0 0 6 reazione positiva famiglia 0 0 1 1 1 1 1 0 5 --------------------------------------------------------------------

bene sottolineare che difficile immaginare tale risultato come conseguente alla quantit di interviste: i documenti primari da cui si evince tale risultato sono otto (cfr. tabella 13) e, in precedenza, abbiamo visto come una iniziale descrizione della costruzione narrativa dei reati legati alla droga sia stata possibile facendo riferimento a sole sei interviste (cfr. tabella 10). Per quanto riguarda gli altri temi narrativi, si nota che tutti i codici (9 in totale) sono inclusi anche nella tabella 11 (quella della costruzione narrativa relativa agli omicidi): questa evidenza non deve sorprendere dal momento che (come abbiamo detto in apertura di questo paragrafo) nel gruppo di partecipanti a questa ricerca la categoria dei novizi prevalentemente costituita da individui colpevoli di omicidio. Nelle tredici interviste narrative rilasciate da individui con esperienza di permanenza nel circuito della devianza compresa fra due e tre detenzioni precedenti le configurazioni narrative sono sostanzialmente sovrapponibili a quelle ottenute per i reati che prevalentemente compongono le PD-families: rapine e furti e traffico e spaccio di stupefacenti. A conferma di questa sovrapposizione, si pu evidenziare che il tema narrativo pi rappresentato quello del movente strumentale del reato (17 quotations estratte). Anche in questi casi prevale una tendenza allattribuzione esterna (10 quotations), con particolare riferimento alla colpevolizzazione delle istituzioni (12 quotations).e alla deresponsabilizzazione (8). Coerentemente con la narrazione ideltipica dei rapinatori sono salienti i temi di autoefficacia/orgoglio per il successo delle azioni commesse, la descrizione dettagliata dello svolgimento (sequenze e fasi) del reato (cfr. Teoria dellazione, 2.1 nel cap. 1) e degli aspetti cognitivi (pianificazione accurata: 9 quotations). 125

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Tab. 14: Output delle frequenze dei fattori strutturali e di contenuto per la famiglia Intermedi

-------------------Codes-Primary-Documents-Table -------------------Code-Filter: All PD-Filter: Primary Doc Family Intermedi --------------------------------------------------------------------------PRIMARY DOCS CODES 2 7 9 12 16 20 21 22 23 24 29 33 34 Totals --------------------------------------------------------------------------ABSTRACT 3 1 0 0 0 1 2 2 1 3 1 1 1 16 COMPLICATION 3 1 0 0 0 0 3 7 2 5 1 2 4 28 EVALUATION 5 0 0 0 0 2 2 11 6 3 2 4 4 39 RESULT 1 1 0 0 0 0 1 3 1 0 1 1 3 12 SETTING/ORIENTATION 2 1 0 0 0 3 2 5 3 3 1 2 2 24 CODA 2 1 0 0 0 0 3 6 2 2 1 2 1 20 aggressivit reattiva 0 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 1 2 5 arresto 0 0 0 0 0 0 1 1 1 1 0 0 2 6 colpevolizzazione istituzioni 0 0 0 0 0 5 1 1 4 1 0 0 0 12 attribuzione allambiente 2 0 2 0 0 0 3 0 1 0 0 0 2 10 autoefficacia/orgoglio 1 1 1 0 0 0 2 3 0 0 2 0 0 10 carcere come riflessione 2 1 2 1 1 0 1 3 0 0 0 1 0 12 descrizione comportamenti 2 1 0 1 0 2 0 0 0 0 0 1 1 8 distacco dalla famiglia 1 0 1 1 1 0 0 0 0 0 0 1 0 5 immaturit come causa 1 0 2 0 0 2 0 1 0 0 1 0 1 8 inevitabilit del percorso 0 1 1 0 0 1 2 0 1 0 1 1 2 10 ironia sulle aggravanti 0 0 0 0 0 3 0 0 0 0 0 1 1 5 movente strumentale reato 0 0 0 2 0 5 2 1 0 0 4 2 1 17 movente strumentale carriera 1 0 2 0 0 1 0 3 0 0 0 1 0 8 pianificazione accurata 1 0 2 0 0 1 2 2 0 0 0 0 1 9 pianificazione: nessuna 1 1 0 0 0 3 0 0 0 0 0 1 0 6 Pos.:autocolpevolizzazione 0 0 0 0 0 0 0 2 1 1 0 1 1 6 Pos.: necessit 0 0 0 0 0 5 1 3 0 0 1 0 1 11 Pos.:deresponsabilizzazione 0 1 0 0 0 0 2 2 1 2 0 0 0 8 precedenti per piccoli reati 1 0 1 1 0 1 2 0 0 0 1 0 0 7 preoccupazione per famiglia 0 0 2 1 0 0 0 3 0 0 0 0 0 6 reazione positiva dei cari 0 0 0 1 1 0 1 2 0 0 0 0 0 5 ricaduta nella devianza 1 0 2 0 0 0 0 0 2 1 0 0 1 7 vita felice e serena 1 1 0 2 2 0 1 0 0 0 0 0 1 8 ---------------------------------------------------------------------------

In analogia con lo stile narrativo degli spacciatori evidenziato lo stile attribuzionale esterno. Per quanto riguarda la presenza delle dimensioni strutturali, possiamo dire che la tabella 14 mostra una configurazione sostanzialmente sovrapponile a quella descritta come esemplificativa di tutta lunit ermeneutica (ad esempio, analoga lenfasi data alla dimensione valutativa e la minore salienza rilevabile per la dimensione Result). In ultimo, ci occupiamo della costruzione narrativa dellazione deviante per gli esperti. Come abbiamo descritto parlando della costituzione delle PD-families, gli intervistati esperti, in questa ricerca, sono in prevalenza rapinatori con pi di tre esperienze detentive (complessivamente si tratta di 13 interviste). Tutte le dimensioni strutturali previste dal modello di Labov sono presenti nelle loro narrazioni e, rimanendo costante la proporzione n di quotations totali/n di quotations specifiche per questa PD-family, ragionevole supporre che anche il modello di concatenazione strutturale sottostante sia sostanzialmente confermato117 (vedi figura 47 nelle pagine precedenti).
117

La frequenza totale di ciascuna dimensione strutturale per questa famiglia di documenti primari circa il 47-52% della frequenza complessiva in tutta lunit ermeneutica, a eccezione di Complication. La spiegazione di questa differenza la

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Per quanto riguarda gli altri risultati relativi a questa famiglia, evidente che la maggior parte dei codici rilevati sono analogamente rappresentati anche nella categoria rapine e furti (tabella 12). In particolare, la costruzione dei contenuti narrativi dellazione deviante secondo gli esperti verte sui seguenti temi principali: (a) il movente delle azioni per lo pi strumentale (12 quotations per il reato e 14 per la costruzione narrativa dellintero percorso di carriera); le motivazioni implicite (quelli che in precedenza abbiamo chiamato effetti espressivo-comunicativi) sono presenti nei termini di una tensione al cambiamento (effetti cambiamento: 7 quotations118) e come forma di ridefinizione o conferma della propria identit (effetti S: 5 quotations). (b) il percorso di permanenza nel circuito della devianza pressoch inevitabile (12 quotations), soprattutto in giovane et (quando la mancanza di una guida indirizza verso una modalit alternativa di perseguimento degli obiettivi e prevale uno spirito di ribellione nei confronti delle forme di controllo sociale anche a causa di uno stile educativo rigido e autocratico); (c) coerentemente con il profilo narrativo dei rapinatori, gli esperti manifestano apertamente un senso di autoefficacia e di orgoglio per il successo delle proprie azioni (13 quotations) pur attribuendone la causa prevalentemente allesterno (ambiente: 8 quotations) e, in particolare, alle istituzioni (12); (d) alcuni intervistati tengono in considerazione gli eventuali imprevisti (anticipazione degli imprevisti: 5 quotations);
Tab. 15: Output delle frequenze dei fattori strutturali e di contenuto per la famiglia Esperti

-------------------Codes-Primary-Documents-Table -------------------Code-Filter: All PD-Filter: Primary Doc Family Esperti ----------------------------------------------------------------------PRIMARY DOCS CODES 1 4 10 13 15 18 19 25 26 27 28 30 31 Tot. ----------------------------------------------------------------------ABSTRACT 1 2 0 0 0 0 1 4 1 2 1 1 2 15 SETTING/ORIENTATION 4 3 0 0 0 0 2 4 4 1 2 2 1 23 COMPLICATION 3 0 0 0 0 0 1 3 1 4 0 2 2 16 EVALUATION 8 2 0 0 0 0 7 5 4 6 4 4 3 43 RESULT 1 0 0 0 0 0 1 2 0 1 0 2 1 8 CODA 1 0 0 0 0 0 5 1 2 4 1 3 2 19 anticipazione imprevisto 0 0 0 0 0 0 0 0 3 1 0 1 0 5 attribuzione allambiente 2 2 1 0 0 0 0 0 0 0 2 1 0 8 autoefficacia/orgoglio 5 1 0 0 0 0 1 0 0 0 1 4 1 13 carcere come riflessione 1 1 4 3 3 4 3 0 1 0 0 0 0 20 colpevolizzaz. istituzioni 0 0 0 0 1 0 0 1 1 4 3 0 2 12 condanna dei giudici 0 0 0 0 0 0 1 0 0 3 0 1 0 5 consapevolezza errori 0 0 2 0 0 0 1 1 0 0 0 1 0 5 descrizione comportamenti 0 1 1 0 0 0 0 0 4 0 0 3 0 9 disciplina dura 2 0 1 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 5 effetti cambiam. Carriera 0 0 0 0 0 1 0 0 1 2 2 0 1 7 effetti S: identit 1 0 0 0 0 0 0 1 2 0 0 1 0 5 inevitabilit del percorso 2 1 0 1 1 0 2 1 0 2 1 1 0 12 mancanza di una guida 0 1 2 0 1 0 0 1 0 1 0 2 1 9
seguente: come mostra la tabella 12 (code family rapine e furti), lelevata incidenza della dimensione Complication (32 quotations complessive) dovuta anche al fatto che nellintervista n. 22 essa presente ben 7 volte, ma la stessa intervista nelle fasi successive - stata inserita nella categoria degli intervistati con esperienza intermedia, tabella 14 (non negli esperti che infatti mostrano un peso relativo minore per questa dimensione). 118 Leffetto di cambiamento nel percorso di carriera esemplificabile nei termini descritti nellestratto n. 2 nelle pagine precedenti.

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movente strumentale reato 3 2 2 0 2 1 0 0 0 1 0 0 1 12 movente strument. carriera 0 0 1 0 0 2 0 2 0 3 1 2 3 14 pianificazione accurata 2 0 2 1 0 1 0 0 1 0 0 2 0 9 Pos.:autocolpevolizzazione 0 3 0 0 0 0 0 1 2 2 0 0 0 8 Pos.:deresponsabilizzazione 0 0 0 0 0 0 2 2 1 2 0 0 0 7 Pos.: no male vittime 2 0 0 0 0 0 0 0 3 2 0 2 0 9 Pos.:spirito di ribellione 1 0 0 0 0 0 0 0 2 0 0 1 1 5 reazione positiva dei cari 1 0 1 0 2 0 0 0 0 1 1 0 0 6 rifiuto della violenza 0 1 0 0 0 0 0 0 1 1 0 2 0 5 scelte 0 0 1 0 0 0 2 1 1 0 0 0 0 5 tossicodipend. come causa 0 0 1 0 0 0 0 1 0 2 1 0 0 5 -----------------------------------------------------------------------

In generale, per quanto riguarda le strutture narrative, necessario evidenziare che nelle narrazioni dei novizi non possibile rilevare alcuna traccia di struttura narrativa condivisa fra gli intervistati. In termini di processi di comunicazione e di sviluppo dellidentit linteresse specificamente legato a ci che lassenza di dimensioni strutturali nelle narrazioni pu rappresentare. Sono possibili a nostro avviso almeno due interpretazioni: (a) la prima chiama in causa la possibile funzione retorica dellassenza di una struttura narrativa. Come ha evidenziato E. Goffman (1961) nei suoi studi sugli internati nelle istituzioni totali, talune costruzioni narrative specifiche assolvono alla funzione retorica di suscitare la piet dellinterlocutore: la posizione di debolezza [] crea unatmosfera di fallimento personale in cui viene costantemente riproposta la propria caduta in disgrazia. Come reazione linternato tende a costruirsi una storia, un precedente, una triste biografia una sorta di lamentazione e di apologia - da raccontare continuamente ai compagni per giustificare in qualche modo lo stato di degradazione in cui si trova (Goffman, 1961, trad. it. 1968, pp. 93-94); la costruzione narrativa del disagio psicologico ha dunque, secondo lAutore, una strutturazione tipica e riconoscibile che consiste in un appiattimento tematico, o (che poi sarebbe laltra faccia della medaglia) nellassenza di una narrazione strutturalmente complessa. Questa possibile interpretazione, tuttavia, se da una parte consente di spiegare le narrazioni prodotte dai novizi, dallaltra non risulta coerente con la lettura dei pattern comunicativi degli intermedi e soprattutto dei professionisti; (b) la seconda spiegazione, che consente di includere tutti i testi, fa riferimento a una socializzazione al divenire devianti e allapprendimento progressivo delle tecniche di costruzione discorsiva del reato. Infatti, le narrazioni degli intermedi e soprattutto quelle dei professionisti includono tutte le dimensioni e ricalcano il modello strutturale generale sotteso a tutte le narrazioni. Questa evidenza supporta la conclusione che le modalit utilizzate per rendere conto - in un contesto colloquiale (non investigativo) - dellazione commessa possono essere apprese nel percorso evolutivo dellindividuo, nel corso dello sviluppo di una carriera deviante. Diversi elementi danno fondamento allinterpretazione fornita riguardo alla socializzazione narrativa e allapprendimento progressivo delle soluzioni per rendere conto, giustificare o, semplicemente, raccontare in maniera coerente e plausibile una serie di eventi soggettivamente salienti e normativamente riconducibili a un percorso di devianza. Per quanto riguarda le strategie retorico-argomentative nella costruzione narrativa, interessante notare come le codifiche effettuate sulle interviste di esperti abbiano condotto a una maggiore quantit di temi narrativi salienti (rispetto agli intermedi e, soprattutto, ai novizi) e a una articolazione pi complessa in termini di attribuzioni di responsabilit e di tecniche di neutralizzazione delle norme. Questa evidenza - insieme alla non secondaria rilevanza attribuibile alla completezza e coerenza complessiva delle dimensioni strutturali conferma linterpretazione fornita riguardo alla socializzazione narrativa. Naturalmente non pretendiamo di avere illustrato risultati conclusivi: come tutte le tecniche innovative di ricerca anche lanalisi proposta necessita di perfezionamenti nellimpostazione metodologica e riapplicazioni a quantit maggiori di testi. Tuttavia, a 128

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partire dai dati illustrati in questa sede, possibile sostenere che lipotesi di pattern narrativi consolidati (di sequenze di temi contenutisticamente rilevanti) ha un fondamento nelle narrazioni prodotte dai partecipanti allindagine. Per quanto riguarda le strutture narrative, allo stesso modo, possibile rilevare interessanti risultati densi di implicazioni teoriche e pratiche: viene confermata, anche per quanto riguarda le narrazioni prodotte in un contesto di istituzione totale (con tutti i limiti che la comunicazione intesa come processo sociale pu avere allinterno di un carcere119) la bont delle considerazioni e delle teorie proposte nellambito delle recenti correnti di cui abbiamo parlato nel cap. 2 ( 2): stata rilevata la possibilit di operazionalizzare, anche rispetto alle narrazioni di reati e con le tecniche descritte, i modelli psicologico-narrativi su cui la letteratura internazionale ha puntato lattenzione a partire dagli anni 80 (Mancuso e Sarbin, 1983; Robinson e Hawpe, 1986; Sarbin, 1986b): secondo tali modelli gli esseri umani elaborano cognitivamente le loro azioni seguendo una struttura culturale condivisa (un modello narrativo consolidato). I modelli sulla costruzione delle storie (Bruner, 1991; 2002; Smorti, 1997), della trama intrinseca in qualunque produzione narrativa trova in questa ricerca una ulteriore solida conferma empirica con particolare riferimento alle intenzioni comunicative (retoriche, discorsive) del narratore (Biancheria e Cavicchioli, 1998; Melucci, 2001). La descrizione narrativa della realt pu essere dunque considerata un prodotto della cultura locale nei contesti della devianza (nei termini della socializzazione narrativa descritta in precedenza) e della influenza dei modelli narrativi consolidati a un pi elevato livello di astrazione. Come ha infatti scritto Bruner (2002, p. 74) gli atti narrativi diretti a creare il S sono tipicamente guidati da modelli culturali taciti e impliciti di ci che esso dovrebbe e potrebbe essere e naturalmente di ci che non deve essere. In tal senso, tutte le evidenza descritte nelle pagine precedenti supportano la tesi di una cultura della narrazione condivisa.

6.4 Studiare i contenuti attraverso le strutture o viceversa? Fino a questo punto la descrizione e linterpretazione dei principali risultati emersi dallanalisi di contenuti e delle strutture narrative. Come si ricorder, tuttavia, nel cap. 3 3 abbiamo fatto riferimento alla proposta di Rosenthal (1993) per unanalisi integrata dei contenuti e delle strutture narrative. La Thematic Field Analysis (come stata chiamata questa proposta teorico-metodologica) ha lobiettivo di arricchire lanalisi dei contenuti e delle strutture narrative valorizzando le interazioni reciproche. Unanalisi complessiva delle strutture (lorganizzazione gerarchica e temporale delle narrazioni) e dei contenuti (organizzazione tematica) consente al ricercatore di estrarre dai testi uninformazione pi ricca e articolata. Si tratterebbe, in altre parole, di analizzare i contenuti interni alle strutture narrative (ad ogni singola dimensione strutturale) di modo che i primi siano interconnessi fra loro attraverso la configurazione logica empiricamente verificabile (come abbiamo dimostrato nel paragrafo precedente) delle seconde. I criteri orientativi di base per lesplorazione di tali connessioni sono ovviamente la salienza e la pertinenza delle reti semantico-strutturali ipotizzate: ad esempio, ricercare le dimensioni emotive successive al compimento del reato (contenuto) nelle sezioni in cui lattore parla degli eventi critici illogico dal punto di vista delle ipotesi da sottoporre a verifica ma lo ancora di pi se pensiamo al come quotidianamente - ordinariamente - si sviluppa lazione umana (e cio che le emozioni successive seguono lazione deviante e gli incidenti critici solo logicamente precedenti). Il ricercatore chiamato quindi, in questo caso, a fare una lettura delle informazioni disponibili a un duplice livello: (a) quello della esplorazione dei risultati gi ottenuti nelle due diverse sezioni (contenuti/strutture) alla ricerca delle ricorrenze e delle ridondanze
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Si vedano a questo riguardo Serra (1997; 2002).

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trasversalmente allintera base empirica; (b) quello della formulazione di ipotesi ulteriori (logiche e plausibili) sulle connessioni fra i temi narrativi. Per questo secondo livello (ma la possibilit di implementarlo in maniera efficace dipende dallesito e dalla bont delle operazioni concettuali a quello precedente), il ricercatore si sta muovendo nellottica della Thematic Field Analysis. Nella ricerca presentata in queste pagine, lapplicazione della tecnica proposta da Rosenthal (1993) ha presentato elementi di interesse, ma anche di problemi tecnici che abbiamo tentato di risolvere secondo le soluzioni che verranno descritte nelle prossime pagine. Va detto che i punti di partenza sono i risultati ottenuti separatamente rispetto allanalisi dei contenuti narrativi e delle strutture. Essi sono stati elaborati - secondo le modalit descritte in questo capitolo - operando di due differenti unit ermeneutiche in ATLAS.ti: in ciascuna di esse le interviste narrative sono state codificate separatamente con riferimento agli obiettivi di conoscenza rispetto ai contenuti, nella prima, e sulle strutture (il modello di Labov), nella seconda. Alla fine delle due differenti operazioni di codifica (naturalmente dopo aver messo a punto lelenco definito dei codici, delle famiglie di codici e di documenti primari), le HU sono state unite attraverso la funzione Merge HU di ATLAS.ti120. Il report delloperazione di unificazione riportato in appendice F. Ma cosa significa esattamente unificare due unit ermeneutiche per ricercare le connessioni fra temi/contenuti narrativi attraverso le dimensioni strutturali? Si osservi la figura 48: in essa sono esemplificate due differenti operazioni di codifica su uno stesso corpus di testi; il ricercatore assegna separatamente i codici relativi ai contenuti (codici A e B) e quelli relativi alle strutture (dimensioni strutturali A1 e B1).
Fig. 48: Esemplificazione della funzione di unificazione di due unit ermeneutiche

Quando si unificheranno le due unit ermeneutiche i codici e le dimensioni non verranno unificati ma risulteranno appaiati in modo che se il ricercatore ha rilevato una relazione di precedenza fra le dimensioni a livello strutturale (nellesempio la dimensione A precede la dimensione B) questa relazione sar applicabile anche ai codici ad esse associati (nellesempio i codici A e B sono associati alla dimensione strutturale A e saranno in relazione di precedenza strutturale con i codici C, D, etc.).
La funzione di unione delle unit ermeneutica stata implementata in ATLAS.ti con lobiettivo di facilitare il confronto e la collaborazione fra codificatori diversi che lavorano sulla stessa base empirica o su due sub-unit di uno stesso corpus di informazioni. Essa consiste tecnicamente nellaggiungere unintera unit ermeneutica allaltra sommando ci che esse hanno di diverso (es.: alcuni codici) e unificando ci che comune (es.: i documenti primari). Lunione di due unit ermeneutiche unoperazione particolarmente delicata perch la scelta della strategia di unificazione deve essere ben ponderata per non rischiare di perdere interamente una delle due unit. Per ulteriori dettagli sulla funzione di unificazione dellunit ermeneutiche rinviamo a Muhr (2004) e a De Gregorio e Mosiello (2004).
120

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Nella ricerca qui presentata, tutti i codici della HU dei contenuti sono stati appaiati a quelli della HU delle strutture al fine di verificare le associazione dei primi attraverso le seconde. Tale operazione logicamente possibile perch - come abbiamo descritto nel 6.2.1 - le dimensioni strutturali presenti in tutte le interviste narrative sono concatenate in maniera da definire un modello che condiviso in tutta lHU (figura 47 nelle pagine precedenti). I codici presi in esame sono quelli rappresentativi dellintero set di interviste. Per ciascuno di essi sono state testate diverse combinazioni con le dimensioni strutturali (figura 49) secondo criteri di plausibilit e di logica delle connessioni121. Per la verifica di tali relazioni stato utilizzato il Query tool, in particolare con due degli operatori di prossimit (encloses e overlapped by) secondo le modalit gi descritte nel paragrafo precedente: Il risultato dellinsieme di prove sulle co-occorrenze fra le dimensioni strutturali (indicate sulla sinistra della figura 49) e i contenuti (alcuni dei quali sono indicati, anche raggruppati per aree, sulla destra) confermano che la costruzione narrativa dei contenuti ha unarticolazione interna a tutta lHU che rispecchia quella delle dimensioni strutturali. Pi specificamente, possibile delineare un percorso in cui progressivamente si passa dalla definizione del contesto spazio-temporale dellevento criminoso (unico codice di contenuto con co-occorrenze significative per la dimensione strutturale Setting/Orientation), con particolare riferimento alla dimensione del posizionamento discorsivo nellordine spaziale e temporale (Harr e van Langenhove, 1999) alla descrizione degli antecedenti storici (sia con coinvolgimento familiare che relativi al contesto pi ampio) e degli eventi critici che hanno condizionato la probabilit di mettere in atto condotte devianti (co-occorrenti a Complication).
Fig. 49: Esemplificazione dei sistemi di co-occorrenze messi alla prova per la Thematic Field Analysis funzione responsabilizzante della carcerazione attribuzione esterna di responsabilit aspetti emotivi dellazione temi relativi agli antecedenti eventi critici agency

Abstract

collocazioni spazio-temporali Posizionamenti degli altri nellordine morale (versante negativo/positivo) temi del disimpegno morale neutralizzazione

Setting

attribuzione interna di responsabilit dissonanza cognitiva

encloses
Complication

vittimizzazione

effetti espressivocomunicativi dellazione movente strumentale

Evaluation

overlapped by

autostima obiettivi successivi alla carcerazione

obiettivi successivi alla detenzione Posizionamento del S nellordine morale

Posizionamenti del S nellordine morale (versante negativo)

Coda
atteggiamenti anti-istituzionali

La valutazione di tali eventi ha limplicazione - sempre narrativamente circostanziata - di indurre lattore a una scelta intenzionale (temi e contenuti relativi ai contenuti dell agency,
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stata esclusa la dimensione Result poich - come argomentato in precedenza - non aveva una salienza significativa n connessioni con le altre dimensioni strutturali.

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allautoefficacia e della attribuzione interna di responsabilit) di produrre proprio quel comportamento. In particolare, merita un approfondimento la rete di relazioni che possibile rilevare fra la dimensione valutativa (Evaluation) e le articolazioni degli effetti espressivi dellazione deviante (De Leo e Patrizi, 1992; 1999): il Query tool ha infatti estratto 19 quotations (su 26 comuni teoriche) specifiche per gli effetti rivolti verso il S e 9 (su 20 comuni teoriche) per quanto riguarda gli effetti comunicativi orientati al cambiamento e alle relazioni. Nessun risultato particolarmente significativo si avuto per quanto riguarda gli effetti riferiti al controllo sociale (formale e/o informale). La consapevolezza di tale scelta viene per meno quando lattore passa alla valutazione del percorso dazione nei termini delle implicazioni morali: in tal senso, nelle narrazioni si associano i temi della neutralizzazione della norma e del disimpegno morale, della attribuzione esterna (a una fonte identificata e a una fonte generica), della dissonanza/ambivalenza e della deresponsabilizzazione. La dimensione Evaluation mostra robuste co-occorrenze con il posizionamento degli altri nellordine morale sul versante negativo. Le sezioni conclusive delle narrazioni (Coda) includono quasi esclusivamente i contenuti relativi alla funzione responsabilizzante della detenzione, agli obiettivi di uscita dal circuito della devianza (non commettere pi reati) e degli aspetti emotivi concomitanti o successivi alla commissione del reato. Quello appena descritto il percorso logico che consente di studiare le connessioni fra i temi narrativi attraverso le dimensioni strutturali. Non possiamo tuttavia trascurare che la stessa identificazione di ciascuna dimensione strutturale fondata su una preliminare ed essenziale analisi del contenuto, sebbene questa venga effettuata a un livello assolutamente iniziale, esplorativo: per identificare cosa Abstract o cosa Complication, infatti, necessario leggere e interpretare (in senso stretto, possiamo dire che si deve analizzare) il contenuto delle formulazioni verbali. In questo senso, lanalisi del contenuto precede quella strutturale la quale (in una fase successiva) supporta un perfezionamento della prima. Nelle pagine precedenti abbiamo provato a descrivere un percorso di analisi di tipo interpretativo di questo tipo: come evidente, risulta difficile sostenere il primato di una tecnica sullaltra. N possibile ritenere strutture e contenuti come settori empiricamente e analiticamente distanti o inconciliabili. Piuttosto, attraverso lapplicazione della Thematic Field Analysis, stato possibile mostrare che unaccurata analisi qualitativa di contenuti e strutture non pu prescindere dallintegrazione continua fra i due, da un continuo scambio o - per dirla con i termini di Strauss e Corbin (1990) - da un processo di ricerca e di analisi progressivo, iterativo, ricorsivo. Come esemplificazione dellintero percorso di analisi (contenuti e strutture) la fig. 50 riporta unintera intervista (la storia di un giovane rapinatore) con tutti i codici associati cos come visualizzata su ATLAS.ti: in essa possibile cogliere il senso delle analisi compiute e in associazione con i codici - il percorso metodologico e concettuale seguito122.

122

Purtroppo, per motivi grafici, alcuni codici nella parte destra della Margin area non sono visibili.

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Fig. 50: Testo e codifica di una narrazione

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7.

I criteri di validit e attendibilit nella ricerca qualitativa

Il modo pi semplice con cui la ricerca qualitativa pu essere definita in termini di differenza: la ricerca che non fa uso di numeri: cos si esprime Clive Seale (1999, p. 119) in un testo intitolato The Quality of Qualitative Research nel quale traccia una completa ed efficace descrizione su come si debbano intendere i criteri di validit e affidabilit in tale contesto. Se la citazione appena riportata infatti il modo pi semplice, tuttavia anche il pi riduttivo in quanto - come lAutore dimostra ampiamente - esistono strategie di ricerca che prevedono un uso misto di quantificazione e interpretazione. La stessa ricerca che abbiamo presentato nelle pagine precedenti fa ampiamente uso della quantificazione, ma le tabelle che abbiamo riportato nel corso dellultimo capitolo illustrano le co-occorrenze fra codici/temi narrativi nei testi di riferimento: si tratta, in altri termini, dellesito (sono tabelle di output) del processo di codifica operato dal ricercatore, una sintesi graficamente compatta e concisa di un lavoro tutto interpretativo compiuto dal ricercatore. E questi output, a loro volta, sono stati discussi, contestualizzati e rielaborati in una successiva fase interpretativa che ha costituito in definitiva il resoconto vero e proprio dei risultati. La quantificazione, da questo punto di vista, 134

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un necessario passaggio tecnico fra due momenti esclusivamente demandati ai processi cognitivi del ricercatore e della sua equipe, dipendenti dallinterazione costruttiva fra testo da analizzare e contesto in cui lanalisi si svolge. La frequenza dei codici dipende da quanto e come il codificatore ha interpretato i testi di base e questa interpretazione a sua volta viene utilizzata per costruire ulteriori percorsi interpretativi. Il dato numerico non centrale, non il punto di arrivo in un percorso di ricerca di tipo qualitativo, ma spesso una conditio sine qua non per una adeguata rendicontazione ed esposizione dei risultati e delle fasi della ricerca (si vedano, ad esempio, le scelte che sono state effettuate dopo la codifica e in sede di discussione delle tabelle codici x documenti primari). Dunque luso dei numeri, se da un lato pu essere utile per impostare disegni di analisi pi complessi e statisticamente evoluti, dallaltra pu anche servire al ricercatore qualitativo per perfezionare la presentazione e la gestione delle informazioni fondanti la propria ricerca. Daltra parte, la componente interpretativa del ricercatore presente anche nelle tecniche di analisi cosiddette forti come spiegano Fielding e Fielding (1986, p. 12)123:
alla fine tutte le tecniche di raccolta dei dati sono analizzate qualitativamente, in quanto latto di analisi uninterpretazione e perci necessariamente unazione selettiva. Sia che i dati raccolti siano quantificabili o qualitativi, si deve affrontare la questione di quale garanzia abbiamo della correttezza delle loro inferenze.

Pi specificamente, la letteratura sulla ricerca qualitativa indica chiaramente come si dovrebbe intendere la qualit degli studi. Ne ripercorriamo brevemente le fasi. Sebbene la ricerca qualitativa sia sempre stata definita in antitesi (opposizione, talvolta vero e proprio contrasto) con quella quantitativa, stato sostenuto (Seale, 1999; Kruglanski e Jost, 2000) che i due approcci stiano reciprocamente in termini di continuit (storica, logica e metodologica). Kruglanski e Jost (2000), nel corso di unampia e circostanziata rassegna storico-critica sui rapporti fra costruzionismo sociale e psicologia sociale sperimentale, hanno sostenuto che viene da chiedersi [] se la divisione abbia mai avuto ragione desistere (p. 53)124. E pi avanti, dopo aver descritto le connessioni su alcune questioni epistemologiche, gli Autori scrivono che
Gli sperimentalisti sanno che si possono avanzare molteplici ipotesi (o costrutti) alternative per spiegare la maggior parte dei risultati empirici, che tali risultati sono essi stessi carichi di teoria e che la nostra selezione della spiegazione pi convincente procede per tentativi ed soggetta a potenziali revisioni. Anche se la maggior parte degli sperimentalisti (e probabilmente molti della controparte costruzionista) crede che ci sia un mondo l fuori, la possibilit di rappresentarlo fedelmente ritenuto un ideale regolatore piuttosto che un obiettivo conseguibile (Popper, 1959). Si potrebbe quindi affermare che i costruzionisti sociali enfatizzano la generazione di variazioni ideative, mentre gli sperimentalisti si concentrano sui criteri di selezione, ma entrambi gli schieramenti incorporano i punti di vista dellaltro (ibidem, p. 58).

Da questo punto di vista le implicazioni in termini di qualit vanno riviste, contestualizzate; va abbandonata lidea che solo la ricerca quantitativa soddisfi i criteri di validit scientifica (Seale, 1999; Silverman, 1993). Lo stesso David Silverman, noto studioso dellepistemologia della ricerca qualitativa, in una pubblicazione del 1993, cade nella tentazione di definire i criteri di validit e affidabilit di questa per differenza dagli approcci psicometrici: una tentazione che - sebbene didatticamente utile e chiarificatrice - tuttavia continua a veicolare unimmagine della ricerca qualitativa come concettualmente, metodologicamente e tecnicamente dipendente da quella

La traduzione della citazione, inclusi i corsivi, tratta dalledizione italiana del volume di Silverman (2000), Doing Qualitative Research. 124 In termini analoghi, con specifico riferimento al metodo dei focus group, si recentemente espressa Zammuner (2003, p. 29): I metodi qualitativi e quelli quantitativi vengono spesso contrapposti lun laltro, ma tale contrapposizione di fatto priva di significato.

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quantitativa. Ci sono invece fondate ragioni per ritenere che essa abbia una sua specificit epistemologica rispetto alla quale utile interrogarsi anche con riferimento alla qualit. Silverman (2000) riprende le definizioni di Hammersley (1992) che descrivono i concetti di validit e attendibilit riferiti alla ricerca qualitativa:
Con validit intendo verit: interpretata come il grado di accuratezza con cui un resoconto rappresenta i fenomeni sociali cui si riferisce (Hammersley, 1992, p. 57). Lattendibilit si riferisce al grado di coerenza con cui i casi sono assegnati alla stessa categoria da osservatori diversi o dallo stesso osservatore in occasioni diverse (Hammersley, 1992, p. 57) 125.

Come specifica efficacemente lAutore, talvolta i dubbi sulla validit della ricerca qualitativa sono dovuti a un problema esclusivamente legato allaccounting degli studi: succede infatti che, a causa di cattive abitudini o per i limiti si spazio spesso imposti ai resoconti di ricerca, vengano trascurati aspetti fondamentali che rischiano di inficiare la valutazione della qualit delle ricerche. Il primo fattore che pu causare una valutazione negativa laneddottismo, cio il fatto che il ricercatore scelga di riferire come esemplificazioni a sostegno delle sue tesi solo alcuni casi, quelli che ne danno una pi evidente (pi chiara) dimostrazione. Constatati questi problemi, pi teorici ed epistemologici che tecnici, lAutore propone una rassegna su alcune prassi che consentono di ottenere risultati pi validi. Ne proponiamo una breve sintesi: il principio della confutazione: si rif realismo critico di Popper (1959) e pu essere descritto come il metodo della ricerca attiva di casi che possono non confermare lipotesi: ci che caratterizza il metodo empirico il suo modo di esporre alla falsificazione, in ogni maniera possibile, il sistema che deve essere verificato (Kirk e Miller, 1986, p. 42); la tecnica della comparazione continua: consiste nella formulazione e nel tentativo di verifica di piccole ipotesi provvisorie in un percorso induttivo che arriva fino a quelle pi generali; la tecnica, poich implica un avanti e indietro continuo fra le diverse parti dei dati, richiede qualcosa di pi grande. A un certo punto tutte le parti dei dati dovranno essere esaminate e analizzate. Questo un aspetto di ci che sintende per trattamento globale dei dati (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 255); il trattamento globale dei dati: a differenza della ricerca quantitativa (in cui i risultati sono ottenuti su campioni selezionati da una popolazione generale), in quella qualitativa lavorando con una base di dati pi piccola ed esposta ad un continuo riesame, non dovreste essere soddisfatti finch la generalizzazione non si applica a ogni singola parte dei dati che avete raccolto. Il risultato una generalizzazione altrettanto valida di una correlazione statistica (ibidem); lanalisi dei casi devianti126: la tecnica parte con una piccola quantit di dati. Si produce uno schema analitico provvisorio. Poi si confronta lo schema con altri dati e se necessario si apportano modifiche allo schema. Lo schema analitico provvisorio va confrontato costantemente con i casi negativi o discrepanti finch il ricercatore non ha ottenuto un piccolo insieme di regole ricorrenti che incorporano tutti i dati sotto esame (Mehan, 1979, p. 21)127. Limplementazione di tale tecnica richiede tuttavia una solida base teorica rispetto alla quale valutare cosa deviante e cosa non lo e per quali ragioni;

125 126

Entrambe le definizioni sono citate in Silverman (2000, trad. it. 2002, p. 249). Clive Seale (1999) si riferisce a questa strategia nei termini (che ci sembrano particolarmente chiarificatori) di accounting for contraddiction (cfr. cap. 6). 127 La traduzione della citazione tratta dalledizione italiana del volume di Silverman (2000), Doing Qualitative Research.

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luso di quantificazioni128: si tratta dellargomento con cui abbiamo aperto questo paragrafo. Come abbiamo indicato, la quantificazione di per s stessa non pro n contro la ricerca qualitativa: dipende dalluso che se ne fa. Non c ragione per cui i ricercatori qualitativi non debbano utilizzare, quando appropriato, misure quantitative. Semplici tecniche di conteggio, teoricamente e idealmente basate sulle categorie impiegate dagli attori, possono offrire un mezzo per esaminare lintero corpo di dati [] Il lettore ha la possibilit di avere il senso che emerge dallinsieme dei dati (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 261). Meno approfondita - e a nostro avviso meno efficace, nonostante lenfasi posta sulla necessit di occuparsi dellargomento - risulta invece la trattazione che Silverman conduce a sostegno di una attendibilit della ricerca qualitativa. Bisogna precisare innanzi tutto che lAutore si rif in particolare alla ricerca etnografica (delimitando quindi ulteriormente le possibili estensioni ad altri contesti) e alle osservazioni proposte da Glassner e Loughlin (1987, p. 27)129.
Nei disegni di ricerca pi positivistici, lattendibilit del codificatore viene valutata in relazione allaccordo fra codificatori, nella ricerca qualitativa non ci si occupa di standardizzare linterpretazione dei dati. Piuttosto [] lobiettivo stato quello di assicurarsi un buon accesso alle parole dei soggetti, senza basarsi sulla memoria degli intervistatori o degli analisti dei dati.

Laffidabilit pu essere definita come


il grado di coerenza con cui i casi sono assegnati alla stessa categoria da differenti osservatori o dallo stesso osservatore in momenti diversi (Hammersley, 1992, p. 67 cit. in Silverman, 1993). Per tenere conto dellattendibilit il ricercatore o ricercatrice deve documentare la propria procedura e mostrare che le categorie sono state usate in modo coerente (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 265).

Per chiarire il concetto, Silverman (1993) fa riferimento allesemplificazione proposta da Kirk e Miller (1986, p. 19),
un termometro che mostra la stessa temperatura di 82 gradi ogni volta che immerso nellacqua bollente d una misura affidabile. Un secondo termometro pu dare una serie di misure che variano intorno ai 100 gradi. Il secondo termometro sarebbe inaffidabile ma relativamente valido, mentre il primo non sarebbe valido ma perfettamente affidabile.

Il resto della trattazione tuttavia non fa altro che riproporre le disquisizioni sui differenti (presunti) status epistemologici fra ricerca qualitativa e ricerca quantitativa. Perkyl (1997) affronta i temi della validit e dellaffidabilit con particolare riferimento allanalisi della conversazione, ma indicando chiaramente che si tratta di osservazioni rilevanti per tutti i settori della ricerca qualitativa. Egli riprende la concezione di affidabilit proposta da Kirk e Miller (1986, p. 20) che la definiscono come il grado in cui il risultato indipendente dalle circostanze accidentali della ricerca (come dire che in una ricerca successiva, date le stesse condizioni iniziali, il ricercatore dovrebbe ottenere grosso modo le stesse evidenze). La validit ha a che fare con linterpretazione delle osservazioni: se il ricercatore sta chiamando con il giusto nome ci che rileva (Perkyl, 1997, p. 207). Senza dilungarci troppo nelle questioni descritte dallAutore (si tratta di osservazioni molto specifiche delle analisi della conversazione da lui effettuate) possiamo sottolineare come alcune delle strategie proposte per incrementare la validit e laffidabilit siano simili a
Silverman parla pi specificamente di percentuali appropriate facendo direttamente riferimento a esemplificazioni tratte dalle sue ricerche: ci sembra che il termine quantificazione sia, in questo caso, pi adeguato. 129 La traduzione della citazione, inclusi i corsivi, tratta dalledizione italiana del volume di Silverman (2000), Doing Qualitative Research.
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quanto proposto da Silverman (2000). In particolare, la generalizzabilit dei risultati ci sembra assimilabile a quello che in precedenza stato descritto come trattamento globale dei dati; lanalisi dei casi devianti, intesa come verifica delle eccezioni che confermano le regole, comune a tutte le tecniche di ricerca qualitativa, inclusa lanalisi della conversazione e la ricerca etnografica; la validazione per mezzo del turno successivo, intesa come ricerca della conferma della bont delle categorie analitiche rilevate fino a un dato momento, richiama la tecnica della comparazione continua. Mantovani (2003) ha condotto una rassegna dei criteri di validit della ricerca qualitativa nel quadro del realismo critico:
La questione dei metodi da usare nella ricerca qualitativa e ancora di pi la questione dei criteri di validit da adottare per valutare lutilizzo dei metodi in una data ricerca dipendono dalla posizione che il ricercatore prende su questioni di carattere molto generale che riguardano la conoscenza umana [] la conoscenza scientifica [] la conoscenza nelle scienze sociali []. La risposta a queste questioni rinvia ad un campo di studio, lepistemologia, che si occupa del modo in cui conosciamo e del valore di verit delle nostre conoscenze. Il ricercatore che intende usare i metodi qualitativi non potr affrontare in modo consapevole e coerente le questioni metodologiche che incontrer sulla su strada se non avr riflettuto sulle questioni epistemologiche connesse alle sue scelte di ricerca (p. 27).

Sintetizzando il panorama delle riflessioni proposte nella letteratura internazionale, Mantovani (2003) sostiene che i criteri di qualit su cui c un consenso sono: - la contingenza, per cui una ricerca ha qualit se viene valutata come applicabile e coerente rispetto al contesto specifico in cui si svolge, - la situativit, per la qualit dello studio va valutata sempre rispetto allambito in cui si svolge, - la riflessivit, che implica la consapevolezza da parte del ricercatore di essere nonneutrale sia dal punto di vista teorico che da quello metodologico (che le sue conclusioni sono sempre in qualche modo condizionate dai suoi schemi impliciti e modelli di riferimento), - la validazione da parte dei membri, che consiste nella valutazione del resoconto della ricerca da parte dei partecipanti, - la triangolazione (inizialmente proposta da Denzin, 1978)130, che consiste nella ricerca di convergenza sulle conclusioni incrociando diverse fonti di informazione. Questultima tecnica, in particolare, la pi ampiamente citata ma anche quella che si presta al maggior numero di critiche in quanto fa riferimento ad un assunto realista e oggettivista della ricerca: si suppone cio - in analogia con i metodi quantitativi - che la realt esterna sia slegata dalle lenti deformanti del ricercatore e inoltre che sia oggettivamente conoscibile. Peraltro Silverman (2000) e Seale (1999) hanno una posizione critica nei confronti di questa tecnica perch non risolve completamente il problema della validit dal momento che gi il tentativo di ottenere una rappresentazione reale della realt131 in contraddizione con molti assunti della ricerca qualitativa:
Naturalmente questo non significa che non si debbano usare insiemi di dati diversi o impiegare tecniche varie. Il problema sorge nel momento in cui utilizzate questa molteplicit come un mezzo per sistemare le questioni relative alla validit (Silverman, 2000, trad. it. 2002, p. 251).

Norman K. Denzin (1978) distingue specificamente quattro possibili declinazioni della triangolazione: data triangulation, con cui si incrociano i dati di diversa provenienza su uno stesso fenomeno; investigator triangulation, mediante la quale la conoscenza del fenomeno data dallintegrazione fra i punti di vista di diversi ricercatori (facciamo notare per inciso che questa opzione sarebbe implementabile in ATLAS.ti attraverso le funzioni di multi-autoring); theory triangulation, rispetto alla quale il ricercatore tenta di verificare ipotesi relative a diversi modelli teorici: methodological triangulation, con cui il ricercatore chiamato allutilizzo di differenti opzioni metodologiche per lo studio di uno stesso fenomeno. 131 Delle opzioni fra costruzione reale/oggettiva della realt e costruzione narrativa/situata abbiamo gi tra trattato nella finestra 2 del cap. 2.

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La triangolazione, anche se si propone il lodevole scopo di aiutare il ricercatore a controllare a controllare i suoi orientamenti personali, non pu valere in realt da garanzia della validit di una ricerca (Seale, 1999, p. 56 cit. in Mantovani, 2003, p. 32).

Seale (1999) riprende il lavoro di Lincoln e Guba (1985) nel quale gli Autori associano a ciascun criterio di qualit nella ricerca positivista-quantitativa (conventional inquiry) un criterio omologo per quanto riguarda la ricerca costruttivista-qualitativa (naturalistic inquiry)132: - la credibilit (credibility), analogo alla validit interna, data da una prolungata esposizione al campo di rilevazione delle informazioni e da tentativi di triangolazione con altre fonti di dati. Ma la migliore tecnica per stabilire la credibilit la verifica dei partecipanti133, che consiste nel mostrare i materiali come interviste, trascrizioni e report di ricerca alle persone con cui al ricerca stata condotta, cosicch essi possano indicare laccordo o il disaccordo con la rappresentazione fornita dal ricercatore (Seale, 1999, p. 45); - la trasferibilit (trasferability) ottenibile fornendo una dettagliata e ricca descrizione del contesto studiato in modo da dare al lettore sufficienti informazioni per valutare lapplicabilit dei risultati in altri contesti (ibidem). Si tratta, com intuibile, di un criterio paragonabile alla validit esterna, ma utilizzabile laddove non possibile avere un campionamento probabilistico e una randomizzazione dei soggetti; - laffidabilit (dependability), che sostituisce lattendibilit, per il cui raggiungimento il ricercatore documenta chi valuta su tutte le fasi del suo lavoro (la metodologia, gli strumenti e tutte le scelte effettuate nel corso della ricerca inclusi i risultati) al fine di consentire un giudizio sulla coerenza e la correttezza dellintero percorso; - lautenticit (authenticity), si dimostra se i ricercatori possono dimostrare di aver rappresentato insiemi di diverse realt (fairness). La ricerca dovrebbe anche aiutare i membri a sviluppare una pi sofisticata comprensione dei fenomeni studiati (ontological authenticity), ad apprezzare il punto di vista degli altri come se fosse il proprio (educative authenticity), a sollecitare alcune forme di azione (catalytic authenticity) e ad attrezzare i membri per lazione (tactical authenticity)134 (Seale, 1999, p. 46); - la confermabilit (confirmability) ha a che fare con le implicazioni dellattendibilit (nei termini della ricerca qualitativa). Si parla in questo senso di affidabilit interna e di affidabilit esterna: la prima paragonabile a quello che nei termini classici viene chiamato accordo inter-codificatori e riguarda il grado in cui altri ricercatori che applicano costrutti simili possano far corrispondere questi ai dati allo stesso modo in cui stato fatto dal ricercatore originario (Seale, 1999, p. 140); laffidabilit esterna invece ha a che fare con la generalizzazione (per questa ragione in parte sovrapponibile alla trasferibilit)135 e viene descritta in termini di replicabilit dellintero studio: altri ricercatori impegnati nello stesso o in contesti simili potrebbero generare gli stessi risultati? [] richiede una completa specificazione degli assunti sottostanti e delle procedure, informazioni che molti ricercatori, in pratica, non forniscono (Seale, 1999, p. 141). Talvolta ci si riferisce a questa tecnica in termini di riflessivit, cio di ragionamento e consapevolezza del proprio ruolo e posizione

Pi specificamente, Clive Seale (1999) si riferisce a tali indicazioni valutative nei termini di criteri interpretativi (interpretativist criteriology). In tale rassegna, lAutore include un elenco completo dei criteri (su cui c un consenso convergente) in base ai quali valutare gli studi di questo tipo: ne riportiamo una traduzione in appendice G. 133 Nella versione originale di Seale si parla di member check. 134 evidente come i criteri dellautenticit facciano riferimento a una qualit rilevabile e utilizzabile molto pratica, cio relativa a contesti reali, confermando la vocazione applicativa e lautonomia di molta ricerca qualitativa. 135 Pur simili nelle definizioni, confermabilit esterna e trasferibilit si differenziano per unenfasi sulla valutazione del singolo percorso di ricerca (la prima) e per una maggiore attenzione alla generalizzabilit a contesti differenti (la seconda).

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(epistemologica e pratica) allinterno della ricerca, nel campo, nel rapporto con gli intervistati, nella costruzione congiunta delle informazioni136. In un ambito pi specificamente criminologico e coerentemente con loggetto del presente lavoro, interessante la posizione di Lonnie Athens, criminologo interazionista e ricercatore qualitativo: come riferiscono Ceretti e Natali (2004), che hanno compiuto unapprofondita analisi del lavoro di Athens, egli identifica tre criteri di valutazione: 1. il valore teorico della ricerca: con riferimento alla distinzione fra teorie sostantive (quelle che limitano la spiegazione al singolo fenomeno sociale) e teorie formali (quelle le cui argomentazioni includono classi di fenomeni sociali) operata da Glaser e Strauss (1967), Athens propone di assegnare maggiore valore scientifico alle seconde. Secondo questa prospettiva, le teorie formali (pi generali e inclusive) hanno una maggiore qualit in quanto sono applicabili a un pi vasto repertorio di eventi, mentre le teorie sostantive limitano il contributo ad aspetti circoscritti della realt; 2. la base empirica dei concetti scientifici: il principio per il quale le asserzioni scientifiche devono dimostrarsi coerenti con le osservazioni e i casi empirici da cui sono ricavati. chiaro che affinch questa analisi critica possa darsi, necessario che lo studioso fornisca separatamente sia i riscontri empirici di partenza che i concetti da questi ultimi sviluppati (Ceretti e Natali, 2004, p. 36); 3. la credibilit scientifica dello studio: in base a questo criterio il ricercatore deve fornire un resoconto che renda chiari tutti i passaggi compiuti (laccesso al campo di studio, il contatto con gli intervistati/osservati, le modalit di trattamento delle informazioni, etc.) e descriva adeguatamente limpostazione metodologica e gli strumenti utilizzati. In generale, possiamo dire che le riflessioni sui criteri di qualit della ricerca qualitativa sono ampie e ben documentate. Manca tuttavia un accordo di fondo e questo spiegherebbe le varie sovrapposizioni concettuali (talvolta non esplicitate) per cui una stessa tecnica usata in settori differenti viene chiamata in maniera diversa oppure, al contrario, una stessa etichetta ha significati differenti a seconda del contesto in cui viene utilizzata. Come si vede, il panorama dei criteri e delle tecniche proposte ancora variegato e, alla prima impressione, appare forse frammentario: la principale ragione da imputare alla variet di nomenclature per indicare cose abbastanza simili (il lettore avr certamente notato una ridondanza nellesposizione delle proposte dei diversi Autori). Una possibile spiegazione di questo fenomeno potrebbe stare nel fatto che le diverse proposte afferiscono ad aree disciplinari distanti e che solo in tempi recenti hanno trovato una convergenza metodologica: abbiamo fatto riferimento infatti a studi di tipo etnografico (Hammersley, 1992), alla sociologia (Seale, 1999; Silverman, 1993, 2000), alla psicologia (Mantovani, 2003), a contributi di epistemologi (Lincoln e Guba, 1985) e al contestualismo degli analisti della conversazione (Perkyl, 1997). Queste diversit disciplinari sono, a nostro avviso, la principale chiave di lettura di questa apparente frammentariet dei criteri di qualit della ricerca qualitativa. Che dire quindi della qualit scientifica della ricerca presentata in questa sede? Ad un primo fondamentale livello di lettura delle informazioni, chiaro che lo studio non ha avuto alcuna pretesa di ricostruzione oggettiva e fedele della realt (Mantovani, 2003): non mai stata nostra intenzione accertare la veridicit delle affermazioni prodotte dagli intervistati in sede di colloquio, n sarebbe stato eticamente possibile farlo, avendo presentato la ricerca come totalmente indipendente ed estranea al processo penale e al percorso detentivo specifico di ciascun intervistato. Piuttosto, come dichiarato fin dal titolo del contributo, il nostro interesse era rivolto alle costruzioni narrative, cio ai modi soggettivi di rendere conto dellazione commessa. Ci siamo dunque collocati su un livello di narrativismo in cui
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Si vedano a questo riguardo i vari riferimenti alla c.d. intervista attiva (Holstein e Gubrium, 1997) nel cap. 2.

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la realt emergente dalla narrazione costruita momento per momento dallintervista nellinterazione con lintervistatore (Miller e Glassner, 1997; Holstein e Gubrium, 1997). Da queste premesse e dalla natura precipuamente qualitativa dello studio conseguono specifiche implicazioni in termini di qualit della ricerca. Con riferimento a quanto descritto nel corso di questo paragrafo, possibile sostenere che la ricerca sia dotata di una sua qualit con riferimento alle linee guida principali che abbiamo provato a tenere in considerazione come possibili criteri di valutazione del presente lavoro: a) lintero percorso di reperimento e analisi delle informazioni stato condotto con riferimento al criterio della comparazione continua: la lettura e la codifica di ogni intervista ha comportato il riesame critico su tutto il corpus dei codici sviluppato fino a qual momento. Liter della ricerca, in altre parole, si svolto secondo i criteri di ricorsivit, iterativit e progressione descritti in precedenza e indicati come fondanti la metodologia della ricerca qualitativa (Cicognani, 2002a; Ricolfi, 1997; Mantovani e Spagnolli, 2003; Mazzara, 2002; Strauss e Corbin, 1990; 1994; 1998); b) tutte le procedure della ricerca sono state documentate al fine di fornire al lettore approfonditi elementi di valutazione sulla correttezza e coerenza dellintero percorso teoricometodologico sviluppato. In questo senso, la trasferibilit di cui parlano Lincoln e Guba (1985) e Seale (1999) diventa obiettivo perseguibile e la ricerca nel suo complesso assume unimportanza non limitata alla sostanzialit teorica (Glaser e Strauss, 1967; Athens, 1984; Ceretti e Natali, 2004); c) il terzo elemento che informa sulla qualit della ricerca descritta nelle pagine precedenti la riflessivit a cui direttamente o indirettamente fanno riferimento molti dei Autori citati in questo paragrafo (Mantovani, 2003; Fielding e Fielding, 1986; Seale, 1999; Silverman, 2000): ne sono esempi le sezioni in cui abbiamo descritto le reazioni degli intervistati alla proposta di partecipazione alla ricerca (si trattava, come si ricorder, di risposte positive proprio perch dirette a un ricercatore estraneo a sistema giudiziario) oppure lampia descrizione che stata fatta delle prime fasi di trattamento delle informazioni (codifica, definizione delle code families, perfezionamento della code list, etc.). Daltra parte, bisogna tuttavia evidenziare limpossibilit tecnica di utilizzare alcune delle altre soluzioni previste dai metodologi qualitativisti: la triangolazione - specificamente nelle accezioni di data, investigator e methodolology triangulation (descritte nella nota n. 130) non era utilizzabile in questo studio per le evidenti ragioni legate al contesto di rilevazione: non era possibile installare in carcere unequipe di ricerca con lobiettivo di rilevare e incrociare set di informazioni provenienti da ricercatori o da fonti di dati differenti, n chiedere allamministrazione penitenziaria di tornare successivamente per effettuare altre interviste con le stesse persone o con la proposta di sistemi di osservazione. Allo stesso modo, era difficile immaginare a una validazione da parte dei rispondenti.

8.

Conclusioni e implicazioni

Lo studio che abbiamo presentato in queste pagine riferito a un gruppo di rispondenti che vivono una situazione reale, la detenzione. Da questo punto di vista, si tratta di una ricerca che si colloca a pieno titolo nel panorama delle strategie di ricerca sul campo. La letteratura sulla devianza e sul resoconto delle azioni devianti comprende anche ricerche che hanno operato simulazioni di interazioni in laboratorio: Gonzales, Haugen e Manning (1994), ad esempio, hanno perseguito lobiettivo di ricostruire - utilizzando metodi sperimentali - le sequenze narrative e discorsive che si instaurano fra vittime e autori di reato. Tale impostazione, sia pure utile sotto il profilo del rigore metodologico non rende adeguatamente conto della complessit delle situazioni narrative in contesti reali. Come abbiamo descritto in precedenza ( 3 in questo capitolo), la ricchezza delle elaborazioni narrative rilasciate dai 34 intervistati che abbiamo incontrato stata determinata 141

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in primo luogo dal fatto che essi si trovassero di fronte un intervistatore-ricercatore completamente estraneo al sistema della giustizia penale e che in tale contesto specifico hanno ritenuto opportuno raccontare le proprie storie. Si tratta - come abbiamo anticipato nel cap. 1 3.1 - di una chiara attualizzazione della differenza fra verit narrativa e verit storica delle narrazioni (Brockmeier, 1999): lesigenza, necessariamente determinata dal contesto in cui la narrazione si sviluppata, di fornire una versione dei fatti plausibile e coerente e la necessit (tipicamente umana) di proporre unimmagine positiva di S hanno favorito lespressione di contenuti che non si sarebbero presentati allo stesso modo in un differente contesto (Bercelli, 2004; Brockmeier, 1999). Se (come univocamente hanno affermato molti intervistati) la richiesta di raccontare fosse arrivata da una persona strutturalmente appartenente al mondo della giustizia penale i resoconti avrebbero avuto una differente costruzione narrativa, sarebbero stati meno ricchi di dettagli. Sarebbero stati, in altri termini, resoconti diversi relativi - narrativamente parlando ad altri fatti137. A situazioni di questo tipo fanno riferimento Holstein e Gubrium (1997) quando parlano di intervistare attivo:
Anche il narratore profondamente immerso nelle sue memorie, il suo modo di presentare la storia della sua vita non mai indipendente dalla situazione di intervista ed sempre indirizzato verso il suo ascoltatore. Il ruolo dellintervistatore come co-autore della storia emergente ha ricevuto un interesse solo marginale nella ricerca sulle interviste []. Ci in contrasto con il ruolo del lettore nelle produzioni letterarie (Eco, 1979) o con la considerazione del ruolo dellascoltatore nella pianificazione e nella gestione di una conversazione []. Unattenta analisi della situazione dellintervista a fini di ricerca, comunque, rivela che quella dellascoltatore una figura complessa che pu assumere molte diverse posizioni nel corso dellintervista (Lucius-Hoene e Deppermann, 2000, p. 213).

Nelle situazioni descritte, lintervistatore-ascoltatore interviene ad almeno due livelli: - quello dellinterazione nel momento in cui la narrazione ha luogo, - quello dellanalisi successiva. In entrambi i casi, linterazione si sostanzia in un flusso continuo di procedimenti interpretativi reciproci: lintervistato costruisce in tempo reale una rappresentazione della realt (situata nel contesto in cui la narrazione viene prodotta), ma per farlo compiutamente si basa sullanticipazione dellinterpretazione che il ricercatore far in sede di analisi delle informazioni; questultimo, da parte sua, ricostruisce il senso di quanto ascolta alla luce di quanto sa da informazioni pregresse e, soprattutto, alla luce degli obiettivi della ricerca che sta conducendo (Baumeister e Newman, 1994). Linterpretazione delle interviste narrative un momento delicato e caratterizzato dal fatto che lesito di un processo fondato sulla comunicazione, che origina una sequenza di interpretazioni parziali e provvisorie (Rampazi, 2001, p. 136). Nel corso di questo processo, come ha efficacemente sostenuto Bruner (2002, p. 75), i nostri racconti creatori del S ben presto riflettono il modo in cui gli altri si aspettano che noi dovremmo essere. Senza troppo accorgercene, elaboriamo un modo decoroso di parlare a noi stessi. La costruzione narrativa dei contenuti sembra articolarsi nei termini di un percorso in cui progressivamente si passa dalla definizione del contesto spazio-temporale dellevento criminoso (con particolare riferimento alla dimensione del Posizionamento discorsivo nellordine spaziale e temporale: Harr e van Langenhove, 1999) alla descrizione degli eventi critici che hanno condizionato la probabilit di mettere in atto condotte devianti. La valutazione di tali eventi ha limplicazione - sempre narrativamente circostanziata - di indurre lattore a una scelta intenzionale (temi e contenuti relativi alle dimensioni dellagency, allautoefficacia e dellattribuzione interna) di produrre proprio quel comportamento. La consapevolezza di tale scelta viene per meno quando lattore passa alla valutazione del
137 Si tratta di una specifica articolazione del concetto di posizionamento a cui Tschuggnall (1999), riprendendo Bakhtin (1981), ha dato il nome di intertestualit.

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percorso dazione nei termini delle implicazioni morali: in tal senso, nelle narrazioni si associano i temi della neutralizzazione della norma e del disimpegno, dellattribuzione esterna e della deresponsabilizzazione. Per quanto riguarda la struttura delle narrazioni, la ricerca ha preso spunto dallEvaluation Model (Labov e Waletsky, 1967). In prospettiva di unapplicazione del modello allanalisi delle narrazioni la ricerca ha portato a una sua conferma solo parziale: il modello strutturale emerso dalle 34 interviste infatti include una struttura narrativa formata da una concatenazione fra 4 delle 6 dimensioni originarie. Si tratta di una struttura in cui le dimensioni previste non si collocano nella sequenza prevista dalle formulazioni del modello in altri settori (Abstract Setting Complication Evaluation Result Coda) e che mostra forti differenze in dipendenza dal tipo di reato narrato e dellesperienza del narratore nel circuito della devianza. I risultati hanno il pregio di essere ottenuti su un gruppo di rispondenti reale in un contesto naturale, seppure reclutati su base volontaria. La complessit dellintero impianto metodologico mette in particolare risalto lonerosit del processo di codifica delle interviste narrative svolto in tornate successive di rilettura dei testi. Lapprofondito lavoro di integrazione fra aspetti teorici ed empirici (condotto conformemente ai criteri di validit della ricerca qualitativa indicati in letteratura) ha prodotto importanti risultati che completano le evidenze della ricerca precedente con particolare riferimento alla costruzione narrativa della responsabilit propria e altrui, della capacit dazione, degli aspetti cognitivi ed emotivi che risultano diversamente correlati alle diverse fasi di valutazione dellevento e delle sue conseguenze. Un approfondimento merita la possibilit di generalizzazione dei risultati della ricerca. Come abbiamo descritto in precedenza, il criterio della trasferibilit, proposto da Lincoln e Guba (1985) e ripreso da Seale (1999), sostiene la liceit dellampliamento delle evidenze rilevate in uno studio ad altri che condividano talune caratteristiche di fondo138: il grado di somiglianza fra il contesto di partenza (sending) e quello di estensione (receiving). In questo modo, non necessario specificare la validit esterna; si pu fornire solo la consistente descrizione necessaria per far s che coloro che sono interessati a trasferire i risultati possano valutarne la possibilit (Lincoln e Guba, 1985, p. 316 cit. in Seale, 1999, p. 107-108). Quello della possibile estensione dei risultati ad altri contesti un argomento da non trascurare: In conclusione, riteniamo dunque che la ricerca presentata nelle pagine precedenti ponga allattenzione della comunit scientifica alcune utili indicazioni riferibili alle seguenti aree: - peculiarit del contributo metodologico, con riferimento alla proposta di un percorso di reperimento/costruzione e di analisi delle informazioni coerente ad un duplice livello: (a) coerenza interna, della ricerca nelle sue diverse fasi, (b) coerenza esterna, rispetto alle indicazioni della letteratura metodologica nazionale e internazionale sulla ricerca qualitativa; - specificit della proposta, con riferimento in particolare alloggetto e al contesto di riferimento; - innovazione, nella misura in cui la ricerca si propone come contributo articolato e coerente su tecniche e soluzioni di analisi, di reporting delle informazioni e su applicazioni informatiche non ancora sperimentate (talvolta sperimentate in maniera solo esplorativa) nel panorama della ricerca nazionale; - propositivit, di strategie di reperimento, trattamento e analisi delle informazioni con particolare riferimento alla ricerca qualitativa nei settori psicologico-sociale e criminologico.

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Altrove si scrive che il fondamento della generalizzazione teorica sta nella logica piuttosto che nella probabilit (Mitchell, 1983, p. 200 cit. in Seale, 1999, p. 109) e che la validit dellestrapolazione non dipende dalla tipicalit del caso, ma dalla consistenza (strenght) del ragionamento teorico (Seale, 1999, p. 109).

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Dal punto di vista delle implicazioni pratiche e operative, ci sembra che le indicazioni emerse dal presente lavoro si possano collocare su tre piani distinti ma interagenti: quello teorico, quello metodologico e quello dellintervento. Dal punto di vista teorico, la ricerca ha fatto emergere un possibile completamento dei modelli esistenti sul resoconto dellazione deviante. In questo senso, possibile argomentare che collocarsi discorsivamente, posizionarsi nella costruzione narrativa della propria azione significa certamente ridescrivere i fatti ma significa anche reinterpretarli alla luce della situazione attuale: gli ampi riferimenti fatti dagli intervistati alle dimensioni della giustificazione (della neutralizzazione e del disimpegno), alle scelte, alla capacit dagire e alla riassunzione di responsabilit ci consentono di complessificare il quadro teorico di spiegazione dellazione deviante rispetto alle singole focalizzazioni dei modelli precedenti fino ad ora disponibili in letteratura. Diventa pi evidente che il resoconto dellazione non pu che collocarsi in unargomentazione complessa e complessiva che include anche una descrizione di S alle prese con quellazione e comprende un dialogo costante con gli aspetti normativi rappresentati, nel qui e ora del resoconto, anche dalla presenza del ricercatore:
se la presenza di norme di condotta impone di pensare al soggetto come a un essere in relazione la cui presenza sociale passa per e attraverso relazioni, assumere la relazione come unit di analisi comporta innanzitutto prendere atto che le norme di condotta derivano dalla formalizzazione di regolarit riscontrabili nelle relazioni sociali (Coco, Micheluzzi e Pisapia, 2003, p. 36).

In tale contesto, parlare dellazione e delle sue implicazioni - attribuirle un significato (non solo quindi nei termini di cosa accaduto, ma soprattutto del perch accaduto) - un parlarne allinterno di un contesto sociale e normativo definito in cui anche lassunzione (o la non assunzione) di responsabilit riveste un obiettivo specifico, quello della descrizione di S alle prese con lazione/laltro/la norma. Dal punto di vista metodologico, come abbiamo accennato in precedenza, riteniamo che il percorso esemplificato nelle pagine precedenti possa fornire un contributo in termini di innovazione delle operazioni di trattamento e analisi delle informazioni testuali: non che mancassero in precedenza nel panorama della ricerca empirica delle buone prassi, ma la ricerca psicologico-sociale e criminologica probabilmente rimasta, negli ultimi tempi, ancorata a modelli di ricerca e di analisi dei dati che non sempre si adattano allevoluzione dei modelli di spiegazione dei fenomeni e dei processi studiati. Se, come hanno scritto Kruglanski e Jost (2000), la psicologia sociale sperimentale e lapproccio costruzionista condividono parte degli obiettivi e delle spiegazioni epistemologiche non c ragione perch la ricerca empirica continui a preferire la prima e a trascurare il secondo: in questo senso, riteniamo che lo studio svolto possa adeguatamente esemplificare un possibile percorso di ricerca secondo il modello costruzionista. Infine, dal punto di vista operativo e applicativo, la ricerca svolta mostra i suoi vantaggi soprattutto in connessione agli aspetti teorici: il resoconto dellattore che ha commesso unazione socialmente e penalmente rilevante un punto di accesso privilegiato per comprenderne le ragioni. Rispetto a tali ragioni infatti andranno previsti opportuni interventi rieducativi e di riabilitazione che devono necessariamente partire dalla riappropriazione della propria azione da parte del soggetto che lha compiuta. Allinterno del resoconto dellazione, ci sono elementi per focalizzare lattenzione su tre livelli: - quello della conoscenza (ricollegandosi quindi coerentemente ai modelli teorici alla base dellintervento) con particolare riferimento alla fase evolutiva in cui lazione e il resoconto si collocano (le evidenze sulla socializzazione narrativa prospettano non poche implicazioni sia dal punto di vista strettamente teorico sia indirettamente in termini di trattamento idealmente differenziato fra novizi ed esperti), - quello delloperativit e degli interventi di trattamento e prevenzione:
appare chiaro come, in questo processo, assumano importanza fondamentale le agenzie istituzionali ed il sostegno informale che, attraverso risposte che offrano immagini alternative a quelle strutturate rigidamente

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lungo il percorso deviante, possono indurre prospettive di cambiamento e di rottura dellidentit disadattiva in cui la persona si riconosce. Il tessuto sociale pi ampio pu e deve assumere una responsabilit rispetto alla possibilit per una carriera deviante di essere ridirezionata, attraverso risposte sanzionatorie che includano lattenzione alle risorse latenti della persona nellobiettivo di sostenere percorsi riabilitativi che offrano effettive opportunit di cambiamento sul piano intrapsichico-individuale e socio-relazionale (Patrizi, 2004, p. 31);

quello della (ri)assunzione di responsabilit e di ricollocazione nel sistema di regole da parte dellattore:

penso che trovare spazi di riflessivit pu essere un punto di partenza per il discorso riabilitativo. Per chi interessato a lavorare con il prigioniero per aiutarlo a definire un S non deviante, espressioni come Non so chi me lo ha fatto fare [] meritano un maggiore approfondimento. [] questa ricerca mostra che la promozione di interventi discorsivi un passo verso la revisione dei prigionieri di s stessi come agenti (OConnor, 1995, p. 452).

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Appendice A
Scheda degli indicatori rilevabili nelle narrazioni e riferiti ai modelli teorici

Comportamento manifesto - descrizione dei comportamenti (anche degli altri partecipanti) - prospettiva di un osservatore esterno Aspetti cognitivi - organizzazione/pianificazione - emozioni (prima, durante, dopo lazionereato) - obiettivi/aspettative espliciti - azione come soluzione (anche rispetto agli altri partecipanti) di un problema monitoraggio - strategie di problem solving - anticipazione dei risultati e/o degli effetti immediati - reazione propria e altrui allarresto Funzioni e significati - significati soggettivi precedenti allazione - significati soggettivi seguenti allazione - significati attribuiti da altri (vittima, testimoni, famiglia, societ) - effetti riferiti al controllo sociale (precedenti e successivi) Tappe della carriera - periodo precedente allincontro con la devianza - periodo di incontro effettivo con la devianza - primo reato (vissuti, sensazioni, ecc.) - periodo successivo e conseguenze - prosecuzione - risoluzione e uscita dal circuito della devianza

- effetti di relazione (precedenti e successivi) - effetti S (precedenti e successivi) - effetti di cambiamento (precedenti e successivi) Antecedenti storici - valenza (positiva/negativa) nella storia di vita - valenza (positiva/negativa) rispetto allincontro con la devianza - salienza percepita (anche rispetto alla devianza) Incidenti critici - valenza (positiva/negativa) nella storia di vita - valenza (positiva/negativa) rispetto allincontro con la devianza - salienza percepita (anche rispetto alla devianza) Scenari alternativi - eventuali aspetti rilevanti non trattati (autostima, autoefficacia, tecniche di neutralizzazione della norma, etc.) Posizione rispetto allintervista/resoconto

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Appendice B
Traccia di intervista narrativa

Codice intervista-intervistato:

Data:

Reato:

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Traccia di intervista per lanalisi dellazione deviante Premessa - Introduzione allintervista: illustrazione degli obiettivi dellindagine, delle finalit e delluso di quanto emerger dallinterazione. - Rassicurazioni sull'anonimato riguardo a quanto la persona dir. - Eventuali richieste o premesse dellintervistato. Domanda di apertura (domanda che pu esaurire lintervista o servire da base per le sezioni successive) Potrebbe raccontarmi il reato per cui si trova qui (nel caso, frequente, in cui lintervista si svolga in carcere o comunque in fase esecutiva della pena) o un reato che stato particolarmente importante? Unazione che ha avuto conseguenze penali e di cui le andrebbe di parlarmi? La prego di raccontare dal suo punto di vista. Non intendo un riassunto di quello che successo, ma come lo racconterebbe a qualcuno che non ne sa niente, che molto interessato al racconto e che ha molto tempo a disposizione.139 (Specificare che il racconto pu iniziare da un qualunque momento temporale, dalle conseguenze o dagli antecedenti, e da qualunque sua sequenza). _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ (solo per gli indicatori non trattati dalla risposta alla domanda precedente: domande specifiche da 1 a 27) Prima sezione: comportamento manifesto 1. Come racconterebbe questo stesso fatto un osservatore esterno? Cosa avrebbe visto un passante, uno spettatore di quellazione? Le sto chiedendo di raccontare in dettaglio solo ci che avrebbe potuto vedere unaltra persona. _________________________________________________________________ _________________________________________________________________ _________________________________________________________________ _________________________________________________________________ 2. Pu descrivermi tutto quello che hanno fatto le diverse persone che erano presenti in quella situazione? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ Seconda sezione: cognizioni coscienti 3. Ricorda quello che ha pensato, provato, prima di fare quellazione? Si organizzato, lha preparata? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 4. Qual era il suo scopo? Cosa si aspettava di ottenere? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 5. Ricorda come nata lidea di quellazione? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 6. (solo se vengono fatti richiami ad altre persone) Chi ci ha pensato in particolare?

La formulazione di questultima richiesta stata tratta, con gli opportuni aggiustamenti, da Bruner e Feldman (1999).

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_____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 7. E lei che cosa ne pensava? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 8. Ricorda i suoi pensieri nel corso dellazione? (a seconda del tipo di reato e del suo svolgimento, formulare la domanda utilizzando i momenti salienti dellazione indicati dallintervistato) _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 9. Ricorda se, e in quale momento, ha pensato a quello che sarebbe accaduto subito dopo? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 10. Ricorda cosa pensava quando stato preso? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 11. Cosa ha provato in quel momento? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 12. Come hanno reagito le persone a lei pi vicine?

_____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 13. cambiato qualcosa dopo? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ Terza sezione: funzioni e significati 14. Le sarebbe possibile ricostruire quello che significava per lei quellazione, prima di compierla? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 15. Mentre eseguiva lazione, e poi, subito dopo che lha fatta, quellazione ha cambiato in parte significato? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 16. Secondo lei, che significato ha avuto per gli altri? Come hanno considerato il fatto, ad esempio, la vittima, le persone che lo hanno appreso attraverso i giornali? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 17. Prima di compiere lazione, ha pensato a come si sarebbero comportate le forze dellordine? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________

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_____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 18. Come si sono comportate poi? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 19. Prima di agire, che significato pensava avrebbero dato alla sua azione il gruppo di amici e la sua famiglia? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 20. Una volta saputo cosa era successo, cosa le hanno fatto capire i suoi migliori amici, e i suoi familiari? Cosa ne pensavano? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 21. Secondo lei, che significato ha avuto effettivamente per la sua famiglia, per i suoi migliori amici? 22. C qualcuno per il quale quello che lei ha fatto ha significato qualcosa in particolare? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 23. (se si gi svolto il processo) C qualche differenza, che ritiene rilevante, fra il modo in cui quello che lei ha fatto stato considerato durante il processo e il modo in cui lo considera lei? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________

24. In genere, non semplice descrivere ci che unazione rappresenta per noi, il suo significato pi intimo, quello che pensiamo e proviamo mentre agiamo, o dopo, ripensandoci. Cosa pu dirmi in proposito? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________

Quarta sezione: scenari alternativi e considerazioni conclusive 25. Le cose avrebbero potuto andare diversamente...se... (si chiede alla persona di completare la frase) _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 26. C qualcosa di importante che non abbiamo trattato? Qualcosa a cui tiene particolarmente? Qualcosa che possa consentirmi di capire meglio il suo punto di vista? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 27. Cosa pensa di questa intervista e del modo in cui abbiamo affrontato argomenti cos importanti? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________

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Traccia di intervista sulla carriera deviante Prima sezione: percorso di vita 1. Le nostre vite cambiano continuamente, ma alcuni sono cambiamenti cruciali, cambiamenti di direzione, potremmo dire. Questi cambiamenti, in genere, sono legati ad episodi rilevanti. Ripensando a lei, alla sua storia, pu individuare alcuni di questi episodi (2 o 3)? Pu raccontarmeli brevemente spiegando anche le ragioni per cui li considera cos rilevanti? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ Seconda sezione: carriera deviante 2. Passiamo alla situazione attuale. Per quale reato in carcere (o stato condannato)? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 3. Cos come abbiamo fatto rispetto alla storia della sua vita, anche riguardo alla sua storia di rapporto con la giustizia possibile pensare che ci siano stati periodi diversi, da quando ha iniziato fino ad oggi. Pu parlarmene cercando, se ricorda, di dirmi come avvenuto il passaggio da un periodo all'altro e se ci sono stati episodi importanti che possono aver segnato questi passaggi? (= da quando ha commesso il primo reato ad oggi avr attraversato delle fasi importanti, potrebbe descrivermele raccontandomi gli episodi che hanno segnato il passaggio da una fase allaltra?) _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________

_____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ le domande seguenti (5-22) andranno formulate solo nel caso in cui il soggetto non abbia gi risposto - indirettamente attraverso le domande precedenti Terza sezione: tappe della carriera 4. Provi a ripensare a se stesso prima di cominciare, cosa ricorda di s? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 5. E del periodo in cui hai iniziato, ricorda episodi importanti (positivi o negativi)? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 6. Che descrizione farebbe di s, riferendosi a quel periodo? Che tipo di persona era? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 7. Ricorda il primo reato? (anni, tipo di reato, da solo o in gruppo) _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 8. Perch pensa che l'ha fatto? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________

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9.

Pensando anche ad altre persone, perch e come pensa che si inizi a commettere reati? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 10. Per lei, cambiato qualcosa dopo? (nella sua vita, in famiglia, nel gruppo di amici) _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 11. Quali sono state le conseguenze pi negative sulla sua vita? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 12. Perch pensa di aver continuato? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 13. Ha mai pensato di smettere? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 14. (se s) In quale occasione? Cosa pensa che le ha poi impedito di farlo? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 15. Quali motivi, secondo lei, possono far s che una persona decida di smettere?

_____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 16. E per quali motivi, invece, una persona decide di continuare? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 17. Per quanto le riguarda, cosa pensa che potrebbe farla decidere di smettere? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 18. Cosa le viene in mente pensando a s quando sar uscito dal carcere (quando avr finito di scontare la pena)? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ Quarta sezione: scenari alternativi e considerazioni conclusive 19. Le cose avrebbero potuto andare diversamente...se... _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 20. C qualcosa di importante che non abbiamo trattato? Qualcosa a cui tiene particolarmente? Qualcosa che possa consentirmi di capire meglio il suo punto di vista? _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ 21. Cosa pensa di questa intervista e del modo in cui abbiamo affrontato argomenti cos importanti?

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Solo alla fine dellintervista Dati di sfondo (per inquadramento descrittivo dellintero campione: verranno trattati in maniera aggregata senza alcun riferimento allidentit del soggetto) 28. Et 29. Regione di provenienza 30. Titolo di studio 31. Come consideri il quartiere dove sei cresciuto? Un quartiere di periferia Un quartiere di centro Una zona a rischio Un piccolo paese 32. Ha la famiglia? Si No 33. Se s, chi siete in famiglia? 34. Era occupato o disoccupato quando ti hanno arrestato? Occupato Disoccupato 35. Se era occupato, che lavoro svolgevi? Operaio Artigiano Impiegato Insegnate Commerciante Libero professionista Altro 36. Da quanto tempo si trova in carcere? Meno di 6 mesi Tra 6 mesi e 1 anno e mezzo Tra 1 anno e mezzo e 3 anni Oltre 3 anni 37. Quanto tempo deve ancora trascorrere in carcere? Meno di 6 mesi Tra 6 mesi e 1 anno e mezzo Tra 1 anno e mezzo e 3 anni Oltre 3 anni

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38. Ha avuto detenzioni precedenti? Si No 39. Se s, quante? 1 2 3 Pi di 3 40. Se s, per quali reati hai avuto detenzioni precedenti? __________________________________________________________________________________________ Note sul setting

Ulteriori osservazioni

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Appendice C
Roma, //. c.a. Ufficio Segreteria Generale e Direzione Generale Detenuti e Trattamento

Oggetto: richiesta autorizzazione Io sottoscritto, Eugenio De Gregorio, dottorando di ricerca in Psicologia Sociale presso il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione (cattedra di Psicologia Giuridica, prof. Gaetano De Leo), chiedo lautorizzazione per accedere alla Vostra struttura al fine di svolgere una serie di circa 50 interviste con i detenuti del Vostro Istituto nellambito della tesi di dottorato dal titolo Teoria dellAzione e Posizionamento discorsivo: verifica e confronto di due modelli per lo studio dellazione deviante. Le interviste verranno strutturate sotto forma di narrazioni e avranno come argomento centrale lo sviluppo della carriera140 e dellazione deviante. Le interviste avranno una struttura narrativa e si prevede una durata di circa 1 ora per ciascuna di esse. A tal fine chiediamo la Vostra collaborazione per consentire - laccesso ai locali dellIstituto nei tempi necessari per lo svolgimento delle interviste secondo le modalit da Voi previste, - lutilizzo di un audioregistratore (previo consenso del detenuto), necessario per non perdere la molteplice ricchezza delle informazioni ottenute dalle interviste. Ritengo opportuno sottolineare il valore della presente ricerca, che si fonda sull'esigenza di poter identificare modalit specifiche di strutturazione della narrazione, dei suoi contenuti e dei significati. Sottolineo inoltre che tutte le informazioni ricavate dalle interviste saranno trattate in conformit alla legge sulla privacy, pertanto - oltre garantire lanonimato - saranno analizzate cumulativamente e non individualmente. Per ulteriori chiarimenti e per Vostre comunicazioni rimango disponibile ai seguenti recapiti: [omissis] Fiducioso in una vostra positiva risposta, porgo cordiali saluti. dott. Eugenio De Gregorio

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Il titolo della tesi cambiato, per le ragioni descritte in precedenza, in corso dopera.

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Appendice D
Roma, ././. c.a. dott. Mauro Mariani Direttore dellIstituto Penale Regina Coeli

Oggetto: ricerca qualitativa e impegni nei confronti della Struttura

Con la presente, io sottoscritto Eugenio De Gregorio, dottorando di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, comunico che in riferimento alla ricerca da svolgere presso la Vostra Struttura mi impegno a far sottoscrivere ai soggetti volontari che sceglieranno di collaborare una lettera liberatoria quale autorizzazione al trattamento dei dati personali e allutilizzo delle informazioni ai soli fini della ricerca (come previsto dalle Legge 675/96). Come da accordi precedenti intercorsi con la dott.ssa Margherita Marras, tale documento verr redatto in duplice copia, rimanendo una delle due agli atti presso i Vostri uffici. Ricordo inoltre che ai fini dello studio proposto, i soggetti intervistati potranno rimanere anonimi allintervistatore e i protocolli delle loro interviste potranno essere contrassegnati da semplici etichette verbali o numeriche. Considerando che il termine previsto del corso di dottorato Dicembre 2004, mi impegno inoltre a far pervenire presso il Suo Ufficio copia dellelaborato che verr redatto entro tale data. Ringraziando ancora per la collaborazione, porgo i pi cordiali saluti, dott. Eugenio De Gregorio
dottorando in Psicologia Sociale Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione

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Appendice E*

Copia per lintervistato

Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione

Giugno 2003 Titolo della ricerca: Costruzione narrativa dellazione deviante Obiettivo Stiamo conducendo una ricerca sullazione deviante. A tal fine chiediamo la sua disponibilit a partecipare a un colloquio / intervista della durata di circa 1 ora 1 ora e . Si tratter di una sorta di chiacchierata con un ricercatore in cui le verr chiesto di discutere argomenti che riguardano il reato per cui attualmente detenuto. Rispetto della privacy Le seguenti procedure saranno seguite al fine di garantire la confidenzialit delle Sue informazioni: Le informazioni che Lei ci fornir saranno contrassegnate da un numero dordine per salvaguardare lanonimato. Tutte le informazioni che Lei ci fornir saranno utilizzate per soli scopi di ricerca. La Sua identit non sar rivelata in alcuna pubblicazione. Diritti del partecipante alla ricerca La Sua partecipazione a questo studio volontaria. Lei ricever una copia di questa lettera di consenso da conservare. Per quanti fossero interessati, il responsabile della ricerca si impegna a far pervenire copia dei risultati della ricerca, mediante le pubblicazioni che verranno effettuate sullargomento. Per qualsiasi difficolt o problema a proposito di questo studio, pu contattare [omissis]

Autorizzo al trattamento dei dati e alla pubblicazione anonima del materiale trascritto come sopra specificato ai sensi della L. 675/96 e successive modificazioni.

Data _________________

Firma ________________________

Per la form relativa a questo documento si ringrazia la dott.sa Claudia Chiarolanza.

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Appendice F
HU MERGE REPORT CREATED 30/11/04 22.30.40 BY GUEST -------------------------------------------------SourceHU: analisi interviste x dottorato Reb+Reg File: [C:\Documents and Settings\Eugenio DeGregorio\Desktop\analisi interviste x dottorato reb+reg.hpr5] TargetHU: analisi interviste_ Posiz+Labov File: [C:\Documents and Settings\Eugenio DeGregorio\Desktop\analisi interviste_ posiz+labov.hpr5] Object sizes and selected strategy per object type before merge: Object Type Source-HU Target-HU Strategy -----------------------------------------------------------Primary Docs 34 34 Unify Quotations 1253 485 Unify Codes 490 96 Add Codings 1666 554 Memos 14 0 Add Network Views 14 0 Add Primary Doc Families 7 0 Add Code Families 69 9 Add Memo Families 1 0 Add Code-Links 248 0 Target Hyper-Links 15 0 Target -----------------------------------------------------------Author(s)ADMIN GUEST added to target author(s): SUPER Author(s) of target HU after merge: ADMIN GUEST SUPER Adding 14 Memos: -----------------------------------------------Segue elenco delle memos complessive Adding 490 Codes: -----------------------------------------------Segue elenco dei codici complessivi Adding 7 Primary Doc Families: -----------------------------------------------+ Esperti + Intermedi + Novizi + omicidi + rapine e furti + reati legati alla droga + truffa e ricettazione Adding 14 Network Views: -----------------------------------------------+ agency + Attribuzione esterna (identificata) + Attribuzione interna di responsabilit + Network View on: antecedenti storici (NEG) con coinvolgimento del

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contesto allargato + Network View on: antecedenti storici (NEG) con coinvolgimento familiare + Network View on: antecedenti storici (POSIT) con coinvolgimento del contesto allargato + Network View on: antecedenti storici (POSIT) con coinvolgimento familiare + Network View on: aspetti cognitivi dell'azione + Network View on: aspetti cognitivi successivi al reato + Network View on: F:*ASPETTI EMOTIVI DELL'AZIONE E SUCCESSIVI_2 + Network View on: F:antecedenti storici (NEG) con coinvolgimento familiare_1 + Network View on: funzione maturativa e responsabilizzante del carcere + Network View on: Punto di vista degli attori esterni_1 + Network View on: Strategie di autopresentazione_1 (-) Unifying 124 objects -----------------------------------------------Unifying 34 Primary Docs: -----------------------------------------------Segue elenco dei documenti primari e delle intersezioni fra le quotations Unifying 90 Quotations: ------------------------------------------------------------------------------------Object sizes per object type after merge: Object Type HU after merge -------------------------------------Primary Docs 34 Quotations 1648 Codes 586 Codings 2220 Memos 14 Network Views 14 Primary Doc Families 7 Code Families 78 Memo Families 1 Code-Links 0 Hyper-Links 3 --------------------------------------

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Appendice G
Criteri per la valutazione dei resoconti di ricerca qualitativa**
1. Le metodologie sono appropriate per la natura delle domande di ricerca? La ricerca tenta di comprendere processi o strutture, oppure d indicazioni sulle esperienze soggettive o sui significati? Sono presenti categorie o gruppi di individui che non possono essere preselezionati, o i cui possibili risultati non possono essere specificati in anticipo? Un approccio quantitativo avrebbe consentito di raggiungere gli obiettivi in maniera migliore? 2. La connessione con un precedente corpo di conoscenze o teorie chiaro? Ci sono adeguati riferimenti alla letteratura? Il lavoro coerente con, o si contrappone criticamente, un modello teorico precedente?

Metodologie 3. Viene dato conto dei criteri usati per la selezione dei soggetti dello studio, per la raccolta e lanalisi delle informazioni? 4. La selezione dei partecipanti teoricamente giustificata? Le unit di ricerca possono essere persone, eventi, istituzioni, selezioni di comportamenti naturali, conversazioni, materiali scritti, etc. In ogni caso, sebbene il campionamento casuale pu non essere appropriato, tuttavia chiaro a quale popolazione si riferisce lo studio? dato risalto al fatto che le unit scelte possono essere peculiari per qualche ragione? 5. La sensibilit delle metodologie coerente con le domande di ricerca? La metodologia accetta le implicazioni di un approccio che rispetta le percezioni dei partecipanti? In che misura ci sono definizioni o aspetti centrali dati per scontati piuttosto che essere criticamente esaminati o lasciati aperti? Sono considerati i limiti relativi alluso delle interviste? 6. La relazione fra il ricercatore e i soggetti stata considerata e ci sono prove che la ricerca stata presentata e spiegata ai partecipanti? Se ha partecipato pi di un ricercatore, stata considerata la confrontabilit? Ci sono evidenze sulle percezioni dei partecipanti? Ci sono evidenze sui processi di gruppo coinvolti? 7. La raccolta e la registrazione dei dati sono sistematici? Le registrazioni sono accurate? Sono disponibili prove su esami indipendenti? Se appropriati, sono stati utilizzati testi o trascrizioni delle conversazioni?

**

Il testo la traduzione dellAppendice A riportata in Seale (1999, pp. 189-192).

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Analisi 8. Ci sono riferimenti a procedure accettate per lanalisi? chiaro come stata condotta lanalisi? stata considerata la sua affidabilit anche rispetto a ripetizioni indipendenti? 9. Quanto lanalisi sistematica? Quali tappe sono state seguite per controllare la selettivit nelluso dei dati? Nelle ricerche con individui chiaro che non c stata una selezione di alcuni casi o una esclusione dei meno interessanti? Nelle ricerche su gruppi, sono state tenute in considerazione tutte le categorie di opinioni? 10. C unadeguata discussione di quanto i temi, i concetti e le categorie sono fatte derivare dai dati? A volte inevitabile usare categorie descrittive esterne o predeterminate, ma sono state esaminate rispetto al loro reale significato o sulle possibili ambiguit? 11. C unadeguata discussione delle prove a favore e contro le argomentazioni del ricercatore? Sono forniti dati negativi? C una ricerca attiva di casi che potrebbero smentire le conclusioni? 12. stata testata la validit dei risultati? Per esempio, sono state usate tecniche come il riscontro dei rispondenti, la triangolazione, oppure procedure come quelle previste dalla grounded theory? 13. Ci sono fasi per vedere se lanalisi pu essere comprensibile per i partecipanti, se ci possibile e rilevante? I significati dei loro resoconti sono stati esplorati con i rispondenti? Le apparenti anomalie e contraddizioni sono state discusse con loro?

Presentazione 14. La ricerca chiaramente contestualizzata? Sono state fornite tutte le informazioni sul contesto e sulla ricerca? Tutte le variabili sono state studiate come integrate nel loro contesto sociale piuttosto che astratte e decontestualizzate? 15. I dati sono presentati sistematicamente? Sono usate citazioni, note di campo, etc. in modo da consentire al lettore di valutare la gamma delle evidenze usate? 16. C una chiara distinzione fra i dati e la loro interpretazione? Le conclusioni seguono i dati? (Bisogna notare che le fasi della ricerca - raccolta dei dati, analisi, discussione - non sono di solito separate e gli articoli non seguono necessariamente gli schemi quantitativi di metodologie, risultati, discussione.) 17. dedicato abbastanza spazio per chiarire al lettore le relazioni fra risultati e conclusioni? Sebbene la presentazione dei dati discorsivi richiede sempre pi spazio di quella dei dati numerici, larticolo sufficientemente conciso? 176

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18. La posizione dellautore chiaramente definite? descritta la prospettiva del ricercatore? stato esaminato il suo ruolo, i possibili biases e linfluenza sulla ricerca? 19. I risultati sono credibili e appropriati? Rispondono alle domande della ricerca? Sono plausibili e coerenti? Sono teoricamente e praticamente rilevanti, oppure sono insignificanti?

Aspetti etici 20. Sono stati considerati adeguatamente gli aspetti etici? Le questioni della confidenzialit (spesso particolarmente difficili nella ricerca qualitativa) sono state affrontate in maniera adeguata? Sono state considerate le conseguenze della ricerca (incluso lo stabilirsi di relazioni con i partecipanti, analizzare le aspettative, cambiare il comportamento, etc.).

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