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No.

85/2008

Quellatmosfera che rende speciale una citt: alcune note sul futuro delle metropoli
di Allen J. Scott
UNIVERSITY OF
CALIFORNIA LOS ANGELES

(UCLA)

A cura di Nicola Bigi


UNIVERSIT
DI BOLOGNA

La versione integrale dellintervista apparsa sulla rivista Dialoghi Internazionali, Bruno Mondadori, n.6. La rivista si pu acquistare online, in libreria o direttamente rivolgendosi al Dott. Corrado Sorgarello, presso la Camera di Commercio di Milano

ticonzero No. 85/2008

Il lavoro di Allen J. Scott si basa sullidea che il cardine delleconomia mondiale sia rappresentato da quelle che lui denisce citt-regione. Nel suo lavoro, tradotto in italiano come Le regioni delleconomia mondiale. Produzione, competizione e politica nellera della globalizzazione (il Mulino, Bologna 2001), tenta di denire il ruolo delle metropoli allinterno del capitalismo mondiale. Il primo punto interessante del lavoro una visione del glocale che mette in risalto il ruolo delle grandi aree metropolitane (New York, Tokyo, Beijing, Citt del Messico, Milano, Karachi ecc.). Da un lato il mondo diventato pi piccolo grazie alla tecnologia, che permette di spostare facilmente merci, persone, informazioni. Scott si concentra sul fatto che la localizzazione della struttura della produzione e del lavoro resista ancora, e si sviluppa attorno all grandi aree metropolitane. Globale e locale non sono viste come tensioni opposte, dove a un aumento del globale diminuisce la componente locale o viceversa, ma, secondo Scott, sono tensioni che hanno traghettato le metropoli verso le citt-regione. Esiste, quindi, una forte componente locale: la popolazione continua a concentrarsi sempre pi nelle metropoli cos come leconomia. Dallaltro lato esiste anche una forte componente globale, che permette a tali metropoli di entrare in contatto con altre parti del mondo. Con questo sguardo vediamo il mondo come un mosaico i cui tasselli sono le metropoli, e tale mosaico metter in evidenza come alcuni di questi sono collegati ad altri, per quanto riguarda certe filiere produttive, e ad altri tasselli ancora per ulteriori filiere produttive. Ci saranno tasselli rossi che collegano Milano, Parigi, New York, San Paolo per la moda; blu che collegano Hollywood, Bollywood, Pechino, Tokyo per il cinema ecc. In questo modo si creano delle regioni globali composte da metropoli. Scott parla di un mondo che sta passando da una fase di internazionalizzazione a una di reale globalizzazione. La prima riguarda un momento basato su un regime stabile di Stati nazionali, che al loro interno hanno costruito regole per delegare pi o meno potere ai governi locali. La seconda invece un momento caratterizzato da una ridefinizione di confini (non la loro disintegrazione), da una perdita di controllo da parte del governo-nazionale sulleconomia, da un aumento delle interrelazioni fra economie locali distanti, unite da complessi modelli di concorrenza e collaborazione. Laumento del potere economico-politico di tali citt-regione porta alla ricerca di nuovi modelli di governance ancorati al livello locale, alle creazioni di nuove identit. Tutto ci una sfida molto pi complessa per gli amministratori e gli studiosi dei problemi della citt. In molte ricerche, Scott cita la citt di Milano come una delle citt-regione del capitalismo contemporaneo. In particolare, la cita in un elenco di citt che hanno la capacit di mantenere un fl usso costante di nuovi output nelle loro specifi che specializzazioni1. Stando ad alcuni indicatori2, Milano sicuramente lunica cittregione italiana e, secondo altri3, anche ben posizionata a livello mondiale. Altri indici4, per, sottolineano aspetti che evidenziano una possibile crisi in nuce di

1 A.J. Scott, Capitalism, Cities, and the Production of Symbolic Forms, inTransactions
of the Institute of British Geographers, New Series, vol. 26,n. 1, 2001, p. 3. 2 S. Mariotti, Globalizzazione e citt: le lepri del capitalismo, in Stato e mercato, n. 1, aprile 2007. Vengono presi in considerazione il numero di addetti allinterno di multinazionali e il grado di connettivit nella rete transnazionale di servizi globali. 3 Ibidem. Per esempio, si fa riferimento al grado di connettivit globale. In questo indice, Milano, oltre a un buon punto nella classifi ca mondiale, ha migliorato la sua posizione dal 2004 (dallundicesimo allottavo posto). 4 Ibidem. Ci si riferisce allindice di attrattivit per capitali stranieri, dove Milano ha perso posizioni al contrario delle altre citt-regioni europee.

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Milano. Per governare al meglio la fase di transizione verso il dominio delle cittregione, potrebbe essere illuminante tenere conto delle ricerche di Scott. In alcuni incontri, svoltisi tra maggio e giugno 2007 nel suo studio a Los Angeles, abbiamo ampiamente parlato delle sue ricerche. NICOLA BIGI. MI PIACEREBBE INIZIARE DA UN PROBLEMA DI ORDINE SOCIALE. UNA CARATTERISTICA DEL CAPITALISMO SIMBOLICO DI AVER BISOGNO DI LAVORATORI DELLA CONOSCENZA. TALI LAVORATORI, OLTRE A DETENERE SPECIFICHE ABILIT, DEVONO ANCHE POSSEDERE UN BACKGROUND CULTURALE SOLIDO, CHE PERMETTA LORO DI TROVARE SOLUZIONI INNOVATIVE AI PROBLEMI DI FRONTE AI QUALI POTRANNO TROVARSI. QUESTE SPECIFICIT POSSONO COSTITUIRE UN FATTORE CHE OSTACOLA IL PASSAGGIO FRA LE CLASSI SOCIALI, PROPRIO PERCH LE ABILIT SI APPRENDONO MENTRE IL BACKGROUND CULTURALE QUALCOSA IN CUI SI IMMERSI FIN DALLA NASCITA.. ALLEN J. SCOTT. Nel capitalismo fordista le persone lavoravano su oggetti, sia le "tute blu" sia i colletti bianchi. I colletti bianchi lavoravano con oggetti nel senso che molto lavoro riguardava l'archiviazione, la catalogazione, lo scrivere lettere, il lavoro di segreteria ecc Le tute blu lavoravano realmente costruendo oggetti, e questo era il cuore dell'economia: produzione di oggetti a mezzo di oggetti. I computer hanno cambiato tutto questo in modo irreversibile. Una tipologia di lavoro, quello standardizzato in particolare, ha lasciato il passo a un capitalismo cognitivo-culturale. In questo capitalismo diventa fondamentale non la capacit manuale, anche delle tute blu, ma le capacit cognitive, la conoscenza, gli attributi culturali, la capacit di relazionarsi con le persone, di lavorare in team Questo vero per entrambi gli estremi della piramide sociale. Perch anche nella parte bassa oggi sono richieste capacita intellettive e quello attuale un capitalismo di tipo cognitivo-culturale. Nelle grandi citt, per esempio, proliferano le attivit legate alle pulizia, al babysitting, alla sicurezza, al guidare veicoli, all'utilizzo di macchinari particolari: tutti lavori non legati alla catena di montaggio e che, comunque, sono da considerare creativi. La vera differenza fra il vertice e la base della piramide, riguarda la qualifica istituzionale: al vertice la qualifica formalizzata con lauree, master e ovviamente l'esperienza professionale. La prima barriera quindi sicuramente legata alla qualifica. Vorrei per evidenziare che non solo un problema di barriere culturali. Un altro punto importante riguarda i network che caratterizzano il capitalismo cognitivoculturale. La rete di network di conoscenze che ti permette di passare da un lavoro all'altro, di costruire la carriera, qualcosa in cui devi entrare nei primi anni dell'et lavorativa. Oggi, ad esempio, non possibile entrare ad Hollywood a 50 anni avendo sempre fatto l'inserviente o a New York, nel settore finanziario, avendo sempre fatto il baby sitter. Questo perch non si acquisiscono semplicemente abilit manuali, ma soprattutto abilit cognitive e si creano quei network di persone grazie alle quali una persona pu costruire la sua carriera. Per questo motivo vero che il problema del passaggio sociale diventa sempre pi acuto. N.B. LEI HA SCRITTO CHE UNA CARATTERISTICA IMPORTANTE DI QUESTE CITTREGIONE L'AVER PRODOTTO UNA SORTA DI COMPETIZIONE SOVRAORDINATA ALLE IMPRESE. UNA CONCORRENZA DI TIPO DIVERSO RISPETTO A QUELLA FRA IMPRESE? A.J.S. Le imprese sono da sempre in competizione con altre imprese, ma la novit che parte del loro vantaggio competitivo deriva dalla citt in cui risiedono e quindi dovrebbero preoccuparsi molto dell'ambiente urbano che le circonda. Quest'ultimo in continua evoluzione e crescita. Nelle citt-regione le imprese lavorano sempre pi come rete di attivit produttive. Ovviamente esse hanno sempre avuto una rete di relazioni, ma oggi queste sono

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molto pi profonde e pervasive: siamo di fronte a una disintegrazione verticale sia delle relazioni sia della stessa produzione. All'opposto, nell'era fordista della produzione di massa, si produceva sempre lo stesso oggetto, il che implicava una relativa standardizzazione nella rete di input e output e un network di relazioni stabile. Nel capitalismo contemporaneo accade, invece, che si cambi fornitore molto pi frequentemente o che si creino alleanze fra imprese per un singolo progetto. Nel settore del cinema, ad esempio, esiste lo studio che mette insieme una sceneggiatura, un cast ecc. Attorno a ci si costruisce una rete di centinaia e centinaia di imprese che lavoreranno insieme per realizzare il film. I titoli di coda presentano il network delle aziende che lo ha fatto, una sorta di illustrazione della divisione del lavoro che stata necessaria per la sua realizzazione. Ma tale divisione del lavoro non sar ripetuta nel film successivo. L'industria del cinema un caso molto forte di questa tendenza, ma tipico dell'economia cultural-cognitiva orientata al singolo progetto, che possiamo vedere all'opera in tutti i settori, il fatto che una volta concluso il lavoro il network viene sciolto e i partecipanti si disperdono. Un nuovo progetto richieder un nuovo network N.B. UN ALTRO TEMA CHE MI SEMBRA MOLTO INTERESSANTE RIGUARDA IL PROBLEMA DELL'IDENTIT DELLE CITT-REGIONE. CHE RAPPORTO C' FRA TALE IDENTIT E SVILUPPO ECONOMICO? A.J.S. Prima di tutto proviamo a chiarire il concetto di identit in questo contesto. Prendiamo come esempio l'industria del cinema. Una cosa che sta accadendo in tutto il mondo che il cinema non hollywoodiano (Bollywood, Shanghai, Tokyo, Roma, Madrid, Citt del Messico) sta togliendo fette di mercato a Hollywood. Come c' riuscito? Sicuramente non cercando di fare film come Hollywood, perch nessuno pu farlo se non Hollywood stessa, ma usando i propri codici culturali, le proprie capacit, le proprie tradizioni e, attraverso la differenziazione del prodotto, ha creato il proprio mercato. Questo tipo di concorrenza molto diversa da quella esistente, ad esempio, fino a met degli anni '50, perch oggi basata su un fattore simbolico, non su caratteristiche come il prezzo. In altri termini, questi prodotti andranno a competere sull'arena internazionale non solo sul prezzo, ma anche sulla differenziazione a livello simbolico. Per esempio i classici film di Bollywood erano difficilmente esportabili nel mondo, ma oggi Bollywood rinata proprio grazie alla differenziazione simbolica che fa percepire parecchi suoi film come indiani e, contestualmente, comprensibili e apprezzabili anche da non-indiani. Nello stesso modo sono riconoscibili i film tedeschi, giapponesi, messicani, le telenovelas sudamericane Le differenze di questi prodotti sono palesi e provengono dalle specificit culturali di quel luogo, dalle sue particolari capacit intellettive e relazionali. Il problema di come e dove queste si acquisiscono, perch sono loro che contribuiranno a costruire un prodotto culturale specifico che si differenzier da quelli creati in altri luoghi. Per questa ragione l'idea di un imperialismo culturale americano sempre pi debole, perch sul mercato internazionale sono sempre pi presenti prodotti provenienti da altre citt-regione. N.B. LEI HA SOSTENUTO CHE LE CITT-REGIONE POSSONO ESSERE I CARDINI PER UN'ALTERNATIVA ALLA GLOBALIZZAZIONE NORMALMENTE INTESA, CIO QUELLA CAPITANATA DALLE IMPRESE. IN CHE MODO CI POSSIBILE? A.J.S. Non credo che il punto sia di pensare una globalizzazione capitanata dalle cittregione piuttosto che dalle imprese. La distinzione fra una globalizzazione neoliberista e altre forme di globalizzazione. Prima di tutto mi lasci evidenziare come siano in molti a vedere nella standardizzazione culturale sotto l'ombrello dell'imperialismo culturale americano uno

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degli effetti della globalizzazione. Credo che questo fosse vero 25-30 anni fa. Perch allora, quando la globalizzazione inizi, gli Stati Uniti e le multinazionali americane (film, musica, televisione, stampa), che avevano un potere tremendo in tutto il mondo, rappresentavano il suo maggior volano. Ma le analisi che sto svolgendo mi suggeriscono che questo non il modo in cui si sta sviluppando il capitalismo contemporaneo. In realt, le citt regione in tutto il mondo sono gli specifici motori che alimentano il capitalismo cognitivo-culturale. Citt come Tokyo, New York, Shaghai, Milano, Los Angeles, diventano sempre pi attori economici e politici importanti, perch possono fornire dei vantaggi competitivi alle aziende insediate in quelle citt. Il fatto significativo che ci non riguarda soltanto le citt-regione americane, ma quelle di tutto il mondo. Il mondo pi policentrico e anche pi policulturale perch la crescita delle cittregione non legata semplicemente allo sviluppo economico, ma specificatamente a quello dell'industria culturale. Con industria culturale intendo qualcosa in senso ampio: architettura, design, televisione, film, moda. Il successo sta nell'immettere nel prodotto i propri codici artistici e culturali che gli permetteranno di ottenere un vantaggio competitivo sul mercato globale. Una delle distinzioni importanti quindi la nozione di mondo uniformato versus mondo policentrico. Molte persone insistono che neoliberismo e globalizzazione siano la stessa cosa, ma non vero. Quest'ultima oggi intrecciata con il neoliberismo, ma possiamo avere altri tipi di globalizzazione. Io, ovviamente, spero in una che sia pi sociale e democratica. In ogni caso in questo mondo policentrico mi sembra che le barriere a un neoliberismo totale siano molto alte, perch si tratta di un mondo costituito da "grandi" diversit, molti interessi in concorrenza, parecchie forme di collaborazione e competizione. Quindi, se si osserva il mondo reale, l'idea di un mondo puramente neoliberista non ha proprio senso. Come minimo possiamo dire che esistono forme di collaborazione e partnership tra diverse parti del mondo, tra diverse citt. Tutto ci parte fondamentale nella costruzione di una sorta di ordine mondiale. Quindi l'idea di un mondo che non nient'altro che un mondo-mercato guidato dalle imprese proprio scorretta.