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APPENA USCITI

SECOLO DITALIA

DOMENICA 29 GENNAIO 2012

DOMENICA 29 GENNAIO 2012

SECOLO DITALIA

APPENA USCITI

IL MANIFESTO DELLAGRICOLTORE-IDEOLOGO PIERRE RABHI INVITA A


UN NUOVO UMANESIMO PER ASCOLTARE LA SINFONIA DELLA CREAZIONE

Lagricoltore-ideologo Pierre Rabhi

L IMMAGINARIO DELLA DESTRA SENZA PREGIUDIZI


Roberto Alfatti Appetiti

LA NATURA POSSIEDE UNANIMA CHE NON VA CALPESTATA


Alberto Samon
ccorre rispettare la terra, riconoscere il grande nutrimento sico ma anche spirituale che da essa proviene e agire per difenderla e salvare il pianeta. A lanciare questo appello Pierre Rabhi, contadino francese di origine algerina, che da anni si batte per la difesa della natura e per un modello di sviluppo che veda lOccidente preparato e maturo nel rapporto con le risorse del pianeta e con la crescita del numero dei suoi abitanti. Da poco uscito anche in Italia il suo Manifesto per la terra e per luomo (Add editore) nel quale, non risparmiando critiche al genere umano per avere compromesso il rapporto con lambiente e con i nostri simili, Rabhi spiega come sia ancora possibile raddrizzare la situazione e salvare il salvabile. E a dare lesempio della fattibilit di una trasformazione nel rapporto fra luomo e lambiente proprio lui, che vive oramai da tempo nella regione dellArdche, sperimentando tecniche agricole eco-compatibili e proponendo un nuovo umanesimo, volto a realizzare un sistema sociale basato innanzitutto sul rispetto altrui e sullamore per la terra. Nel suo Manifesto, Rabhi sottolinea come uno dei principali rischi dellimmediato futuro sia laumento della fame in tutti i continenti del pianeta e non soltanto nel Sud del mondo; un rischio da cui non uscirebbe indenne neppure lOccidente, colpito da una profonda crisi economica, e al contempo, culturale e spirituale. Per Rabhi, niente pu giusticare la fame, perch il pianeta cela risorse in sovrabbondanza, tali da soddisfare i bisogni di tutti i suoi gli, eppure a causa della cattiva gestione di queste risorse avviene esattamente il contrario. La colpa risiederebbe in una sorta di logica

senzanima e senza futuro, a causa della quale si sono prodotti veri e propri cancri del mondo contemporaneo, quali linquinamento, il saccheggio dei beni della terra e la deliberata carenza di quelli essenziali, necessari per garantire uno sviluppo reale dellumanit. E peraltro, se il progresso tecnologico inebriante, tra i suoi effetti pi immediati c lallontanarci tutti dagli aspetti pi essenziali della vita, rendendoci ignoranti rispetto alla terra e a ci che ci circonda e dando corpo a meccanismi articiali del vivere contemporaneo. Le sue critiche non si rivolgono, comunque, solamente al piano economico-sociale, ma so-

Lautore auspica il ritorno a una sensibilit profonda rispetto al fondamento insito nella terra e nel mondo, i cui incantesimi millenari sono stati strappati dal realismo
no rivolte anche e soprattutto al rapporto degli esseri umani con se stessi. Uninversione politica o un generico miglioramento delle condizioni sociali, infatti, non bastano per invertire il corso drammatico di questa decadenza, perch necessario rivedere il senso stesso della vita delluomo e rivisitare la dimensione soggettiva e poetica che dimora in ciascuno di noi. Prima di cambiare le cose, occorre perci ritrovare lincanto per il mondo, che ha bisogno innanzitutto di essere amato e contemplato, per permetterci di recuperare quellenergia necessaria che oggi sembra mancare sempre di pi.

Essere sensibili alla sinfonia della terra , secondo Pierre Rabhi, latto di amore pi grande che ciascuno di noi pu attuare anche nella propria vita quotidiana: Quando io vibro davanti alla bellezza della creazione sottolinea probabilmente questa sinfonia a toccarmi il cuore e lanima, sinfonia della quale io stesso sono un piccolo strumento che manifesta, con il suo stupore, la sua ammirazione, lesistenza di un ordine supremo che niente pu toccare n alterare. Ci si accorge, dunque, che la tesi esposta da questo tenace agricoltore ben diversa dalle solite categorie oramai logore di un certo ecologismo di sinistra, che vede la terra e la natura esclusivamente quali fonti di produzione di beni materiali, necessari per realizzare compiutamente le conquiste del progresso e della storia. Il fondamento della visione di Rabhi, al contrario, prevede il ritorno ad una sensibilit profonda rispetto al fondamento spirituale insito nella terra e nel mondo, i cui incantesimi millenari sono stati strappati dal realismo e dallegoismo. Laridit , perci, essenzialmente interiore ed questa la ragione per cui le affollate schiere della comunit scientica internazionale, gli intellettuali, i politici di turno, i cosiddetti artisti e anche le persone comuni, disprezzano e ignorano la terra. Eppure ci dice Pierre Rabhi proprio la terra nutrice il principio primo senza il quale nientaltro pu accadere. Da qui la sua ricetta di unagricoltura ispirata dallosservazione attenta dei fenomeni naturali e universali, nella consapevolezza che la frammentazione materiale altro non che un riesso della separazione interiore dellessere umano e nella tenace affermazione che, comunque, noi abbiamo la capacit di scegliere quale destino vogliamo. Per sostenere la pro-

pria tesi, fa appello a quella che denisce linsurrezione e lunione delle coscienze, che porti lumanit a superare le categorie, i nazionalismi, le ideologie, le divisioni politiche e le frammentazioni, per unire le forze da contrapporre alle minacce globali che gravano sul destino di tutti. Lo scopo di questa presa di coscienza passa per un nuovo umanesimo illuminato, che sarebbe possibile grazie alla creativit che insita nella nostra natura pi intima, in grado di mettere al centro lo spirito e una visione sacra della vita e della realt. Il pensiero di Rabhi, in certe sue intuizioni pu essere paragonato anche a quello di alcuni loso e scrittori antimoderni, fra cui Splengler e Pessoa, che contestarono certi dogmi intoccabili della modernit, mostrandone le crepe e le contraddizioni. Nel manifesto dellagricoltore-ideologo, nato nel 1938, infatti, non c un riuto aprioristico delle conquiste della scienza e della tecnica, ma si punta piuttosto sulla considerazione di come debba essere innanzitutto riconosciuto un principio incorruttibile che riveli limmensa bellezza della natura. E tuttavia, questo riconoscimento non pu avvenire per caso e pu essere compreso solamente in condizioni o momenti particolari, contrassegnati dal silenzio, bene prezioso in unepoca di chaos, in cui il rumore prodotto dalla frenesia del mondo attuale divenuto assordante. Secondo Rabhi, solamente in questo istante di silenzio si pu prendere coscienza della maest della vita e di quelle di ciascuno, intendendo per coscienza quel luogo intimo in cui ogni essere umano pu in tutta libert valutare la propria responsabilit nei confronti della vita e determinare gli impegni attivi che unetica autentica gli ispira per se stesso, per i suoi simili, per la natura e per le generazioni future.

oshanno in comune, oggi, il socialista Jack London, il poeta libertario Garcia Lorca, la bandiera degli omosessuali Maria Callas, lex trotzkista Simone Weill e lubriacone Charles Bukowski?. Marco Iacona apre con questa domanda, la prima di tante provocazioni, il suo ultimo libro: Album di un secolo. Icone di un novecento postideologico (Rubbettino, pp. 246, 14), racconto come spiega la quarta di copertina di un secolo senza nemici n alleati, imprevedibile, aperto come un lm di Woody Allen. Se allo studioso catanese certi atteggiamenti antitecnologici del regista newyorkese ricordano Ernst Jnger da giovane, il pi volte citato Hank Bukowski la continuazione di Louis Ferdinand Cline con maniere non del tutto dissimili e il pap della pop art Andy Warhol, campione del materialismo, una personalit accomunabile a quella dellex repubblichino Giano Accame, uniti come sono ci fa notare dallidea dellinservibilit delle barriere come cifra inevitabile del tempo in cui vissero e da un atteggiamento non conformista, postideologico, a volte persino antiN LIBRO DI ARCO ideologico verso la moderACONA METTE nit. Iacona nellassemblare INSIEME LE ICONE uno spiazzante quanto sugDI UN gestivo patchwork culturale che per alcuni risulter POSTIDEOLOGICO inevitabilmente urticante E PRIVO DI ETICHETTE si appella al diritto di scandalizzare rivendicato da Pier Paolo Pasolini nella sua ultima intervista, il 31 ottobre del 1975, due giorni prima di morire. Essere scandalizzato un piacere e chi riuta di essere scandalizzato un moralista, afferm in quelloccasione (la presentazione francese di Sal o le 120 giornate di Sodoma) Pasolini, di cui Iacona competente estimatore. Tanto da avergli dedicato il suo blog, battezzato per lappunto Scandalizzare un diritto. E un piacere leggere questo libro, composto in gran parte dalla rielaborazione di articoli gi pubblicati dallautore sul Secolo dItalia. Non si tratta, per, di una mera antologia ma di unopera pi ambiziosa: quella di riscrivere il Novecento al netto delle incrostazioni ideologiche, ordinandolo non sugli eventi o sui punti di vista di parte ma attraverso proli diversi ed esemplari di un secolo incandescente di

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creativit. Lo ha fatto senza camuffare la propria provenienza culturale che non n illuminista n neomarxista e soprattutto senza lasciarsi incapacitare dalla rassegnazione alla (presunta) egemonia culturale di sinistra. Al contrario, Iacona si andato a riprendere autori arruolati dufcio dagli avversari, da Pasolini allamato Cesare Pavese, da Woody Allen ai Simpson, lanciando la sua sda sul terreno apparentemente neutro dellimmaginario e della cultura di massa e conciliando personaggi in antitesi tra loro. Leggendo e assaporando di tutto e mettendo ogni cosa a protto spiega Luciano Lanna nella prefazione quello di Iacona uno sguardo che implica la capacit di porsi al di l della dialettica aut aut attraverso quella dimensione dellossimoro che, per dirla con Alain De Benoist, ci fa pensare simultaneamente ci che per troppo tempo stato pensato contraddittoriamente. Alla domanda avanzata nellincipit, Iacona (si) risponde citando un giornalino in ciclostile vecchio di sessantanni, dal titolo signicativo: Giovinezza! (con tanto di punto esclamativo). A redigerlo un gruppo di camerati che reggevano sulle spalle lesperienza di un conitto, per loro, non ancora concluso. Giovani che leggevano Ernst von Salomon, Louis-Ferdinand Cline, Maurice Bardche, Ren Gunon e soprattutto Julius Evola, al quale Iacona nel 2008 ha dedicato Il maestro della tradizione. Dialoghi su Julius Evola (Controcorrente). Oggi quel mondo non esiste pi, una stagione da consegnare alla memoria del libri. La guerra, insomma, quella guerra, nita da un pezzo, scrive. Classe 1964, appartiene alla generazione dei baby boomer italiani del secondo dopoguerra, la prima a godere di un benessere senza paragoni nella storia del mondo moderno, messo duramente a repentaglio negli ultimi anni. Generazione che, paradossalmente, si formata sugli autori maledetti provenienti dalla patria degli ex nemici e ha sognato con lm, romanzi e supereroi di carta e inchiostro provenienti doltreoceano. Forse, per la prima volta, la mia generazione ha avuto la possibilit di apprezzare quel mondo globalizzato che gli si apriva davanti con prospettive di nuovo conio. Gi dai Sessanta, lo stile di vita americano era il modello vincente per i giovani universitari. In testa a ogni classica di gradimento, non cera John Fitzgerald Kennedy ma al primo posto nella top ten degli eroi giovanili cera invece Jack Kerouac e con lui la Beat generation. Miti che, in Italia, sono stati adottati da una sinistra a corto di eroi, difettando i loro del necessario appeal. Appropriazione indebita, se si considera come Kerouac di farne licona sera gi bello che stufato quandera in vita. sempre stato violentemente contrario a qualsiasi genere di ideologia di sinistra, testimoni lamico William Burroughs. Una generazione sottolinea ancora Lanna che si riconosciuta soprattutto nei lm, nei romanzi, nelle canzoni e nei programmi televisivi, e che ha provato in prima persona a fare cinema, giornali e giornaletti, musica e persino la radio. Si formato cos un immaginario giovanile in larga parte condiviso che, alimentato dalle contestazioni studentesche e dalla cultura rock, si contaminato con le avanguardie europee dinizio secolo, surrealismo, futurismo, dadaismo, e con i successivi movimentismi di casa nostra. Sintesi nuove, diverse rispetto al mondo del 1945 ma anche a quello, meno lontano, del 1978. Se le generazioni precedenti avevano indossato la divisa da soldato, chi di prima e chi di seconda mano, quelle successive, in particolare dagli anni Ottanta in poi, hanno dissotterrato lascia di guerra e preteso quellhappy end conclude Iacona che appartiene alla mia generazione e con esso la rivalutazione del tempo libero e del confronto privo di pregiudizi.