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Sacro & profano 3/ Pasolini (religione, consumismo e baby gang) Ultima puntata del nostro viaggio:

Sacro & profano 3/ Pasolini (religione, consumismo e baby gang)

Ultima puntata del nostro viaggio: forse la più complessa.

Pasolini è, infatti, come un caleidoscopio: come lo giri, appare un'immagine nuova e diversa. Cercheremo

di semplificare, cogliendo solo qualche aspetto.

Pasolini è da qualcuno riduttivamente considerato una specie di arcade nostalgico di un modo contadino che non c'e' più: "Tutti dicono che rimpiango qualcosa, facendo di questo rimpianto un valore negativo"! Disse una volta. Questo invece è il suo punto di forza: la sua non è rassegnazione o arcadia, ma semmai ricerca, recupero e discernimento di valori veri. Non è il campione di una battaglia di retroguardia, ma un precursore, un intellettuale ad ampio spettro (scrittore, poeta, regista, giornalista, polemista) nel senso di 'intellector'=che legge e comprende la realtà; delinea con larghissimo anticipo alcune "idee guida": edonismo, consumismo, voglia di ricchezza, conformismo, fine dei valori funzionale all’omologazione culturale.

E' tra i primi a intravedere la rivoluzione antropologica in corso derivante da questo sistema economico

e politico: "

consumo e della conseguente tolleranza modernistica di tipo americano". "E' stato lo stesso Potere (del

quale "conosco solo alcune caratteristiche

attuare fino in fondo lo sviluppo: produrre e consumare") attraverso lo sviluppo della produzione di beni superflui, l'imposizione della smania del consumo, la moda, l'informazione - soprattutto la televisione - a creare tali valori gettando in mare cinicamente i valori tradizionali e la chiesa stessa: è un fenomeno di mutazione antropologica" (10.6.1974.)

i loro valori non sono più i valori clericali ma sono i valori dell'ideologia edonistica del

la sua decisione di abbandonare la chiesa

la smania di

"Il Potere economico reale, il nuovo modo di produzione (determinato dall'enorme quantità e dal superfluo) e la sua implicita ideologia edonistica (che è esattamente il contrario della religione), vuole una nuova cultura - pretende degli uomini privi di legami col passato (risparmio e morale): pretende che tali uomini vivano dal punto di vista della qualità della vita, del comportamento e dei valori in uno stato d’imponderabilità: cosa che permette loro di privilegiare come solo atto esistenziale possibile il consumo e la soddisfazione delle sue esigenze edonistiche" (18.7.1975), "Il consumismo ha distrutto cinicamente un mondo reale trasformandolo in una totale irrealtà', dove non c'e' più scelta possibile tra bene e male." (18.10.1975).

Delinea insomma quello che oggi chiamiamo pensiero unico, del quale don Enzo Mazzi di recente ha

scritto, in perfetta sintonia con Pasolini: "

comune e la necessità di distruggere la memoria generativa di tale identità per costruire automi smemorati e spaesati. Masse umane senza memoria e senza radici sono la creta informe e malleabile con cui è creato l'uomo della nuova storia e il fedele della nuova religione: la storia del dominio del mercato globale e la religione del Dio denaro".

ha bisogno di annullare l'identità' sociale della gente

Egli capì e ne soffrì e cercò di ostacolare il processo - prima di altri, alcuni degli effetti profondi della modernizzazione: il mutamento di valori che il benessere comportava, vide il mutato carattere degli italiani, la secolarizzazione, l'omologazione, il declino della chiesa in una società laicizzata assente di

passioni e valori. Capendo lo smarrimento di chi sentendosi libero, è invece solo vuoto, di

passioni e valori. Capendo lo smarrimento di chi sentendosi libero, è invece solo vuoto, di chi cerca qualche gancio cui attaccarsi: in questo senso guarda indietro.

Insomma se la modernità doveva essere questo imbarbarimento questa esaltazione del denaro, allora bisognava salvare la gentilezza: in questo senso è nostalgico. E l'Italia attuale, pagana, della televisione e del consumo pare proprio quella diagnosticata da Pasolini.

E' qui il nesso col cristianesimo: il nuovo potere ha svuotato il messaggio cristiano della dimensione escatologica (il paradiso è qui), il futuro si presenta come un futuro non religioso, privo di promesse e di domani, vissuto interamente qui. Oggi anche noi ci accorgiamo che il modello cristiano si è sgretolato sotto l'attacco della modernità, perché sono stati cancellati i grandi valori della solidarietà, dell'amore, del reciproco aiuto, valori che non trovano più posto in società impregnate da questo meccanismo economico e dalle nuove aspirazioni: mercato e guadagno.

E' la cultura di massa che si allontana dai modelli cristiani: sono cambiati i modi di sentire delle persone rispetto alla morale cattolica, si è andato approfondendo quello che è stato chiamato lo "scisma sommerso". Non è questione quindi per i cristiani di imporre regole e principi, di creare riserve, o pretendere privilegi: si tratta semmai di riconquistare un’egemonia culturale attraverso il convincimento e l'esempio.

Questo diceva Pasolini nel 1973: "Ora per il nuovo capitalismo che si creda in Dio, nella Patria o nella Famiglia è indifferente. Esso ha infatti creato il suo nuovo mito autonomo: il Benessere. E il suo tipo umano non è l'uomo religioso o il galantuomo, ma il consumatore felice di essere tale."

Ma egli non è certo un sociologo che si limita a osservare e descrivere: nei suoi scritti in particolare

giornalistici traspare sempre una sorta di ricerca dell'assoluto, una ricerca della moralità nel più alto

senso della parola, di recupero di valori "

televisivo

un tipo di vita in cui la religione conti qualcosa." (11.7.1974), proprio perché il nuovo potere "necessita

nei consumatori di uno spirito totalmente pragmatico e edonistico": è ovvio invece che i valori sono una remora ai consumi! (famosa la sua polemica contro il blasfemo slogan di una nota marca di jeans).

non c'e niente di meno idealistico e religioso del mondo

lì esplode il nuovo tipo di vita che gli italiani devono vivere. E non mi si dirà che si tratta di

Si batte contro la "sacralità del consumo come rito e naturalmente la merce come feticcio

d'allevamento gli italiani hanno assorbito la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale": "Un

edonismo neo laico ciecamente dimentico di ogni valore umanistico

omologava gli italiani, ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale omologatore che è l'edonismo di massa e come concorrente il nuovo potere da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c'e' niente infatti di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono solo due persone che avvalorano la vita attraverso i suoi beni di consumo." (9.12.1973)

com polli

il cattolicesimo era il fenomeno che

Da ateo vedeva nel cristianesimo una riserva etica, un baluardo: e per questo invitava proprio la chiesa a passare all'attacco "ad esser guida di tutti coloro che rifiutano il nuovo potere consumistico, irreligioso, violento, falsamente tollerante, corruttore, degradante" (22.9.1974). Una chiesa certo criticabile e criticata, ma per amore: critiche che non sono un attacco ma "quasi un atto di solidarietà dovuta al fatto che la chiesa mi appare quasi come sconfitta".

Un ateo, che trova però molti nessi col cristianesimo: perché "nel mio ateismo si possono

Un ateo, che trova però molti nessi col cristianesimo: perché "nel mio ateismo si possono sempre trovare quei momenti d’idealismo, disperazione, volontà conoscitiva, fede, altrove si trova solo mammona". In nessuno che possa dirsi veramente uomo può prescindere per esempio dall'amore del

prossimo o dall'ideale della mitezza" (31.12.1960). "Io per me sono anticlericale" - aggiunge - "ma so che

in me ci sono duemila anni di cristianesimo

sono il mio patrimonio" (30.11.1961).

E' sempre la ricerca, il bisogno di aria, di ribellarsi alla palude che crea mostri, che nega valori che

vanno invece diffusi: "

sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini, trasformandoli in brutti e

stupidi automi adoratori di feticci" (13.3.1975.)

il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la

"I nuovi valori consumistici prevedono infatti il laicismo, la tolleranza, e l'edonismo più scatenato, tale da ridicolizzare risparmio, previdenza, rispettabilità, pudore, ritegno e insomma tutti i vecchi buoni sentimenti" (25.1.1975.)

Con Pasolini ci siamo insomma accorti della violenza del cambiamento che lo sviluppo portava con se', riflessione peraltro interessante in questo periodo di dibattiti su criminalità e baby gang.

"La gioventù è l'avanguardia della guerra civile e la ragione va individuata nel fatto che i giovani ereditano un incomprensibile, pesante fardello: l'inconciliabile problema di un benessere che non porta con sé alcuna gioia". Così rifletteva solo pochi giorni fa Hans Magnus Enzerberger in un’intervista.

E' in fondo lo "sviluppo senza progresso" di Pasolini: "Non è la felicità che conta? La condizione contadina o sottoproletaria sapeva esprimere nelle persone che la vivevano una certa felicità reale.

Oggi la felicità con questo Sviluppo è andata perduta

esso da' angoscia" (11.7.1974)

Due possono essere le ragioni del malessere: processi emarginanti che escludono molti dal benessere e un cattivo uso di questo benessere per chi ne è invece incluso. Nel vuoto, nella noia sazia di consumi o nell'asprezza della vita dei poveri, in questo vuoto di riferimenti cruciali: è qui che il male e la furbizia diventano valori e strumenti, propagandati e proposti con ogni mezzo dalla civiltà degli adulti.

Non banalmente assenza di valori ma - come dire - assenza che è essa stessa diventata un valore. Consumismo allora quale malattia senile di questo sistema. L'unita' di misura è ormai il PIL: la cultura produttivista-aziendalistica non sa spiegarsi perché un paese ricco possa rimanere un paese violento e frustrato. E allora s’inventa ogni volta un'emergenza criminalità che nasconde solo l'incapacità' di capire o peggio per non guardare se stessi e non ammettere il fallimento. Perché mai un adolescente dovrebbe avere ideali o interessi diversi da quelli di far soldi in poco tempo, sfoggiare il cellulare o le scarpe nuove, se nessuno glielo spiega, anzi?

I ragazzi non fanno altro che quello che gli adulti mostrano loro come modello.

"C'e' una idea conduttrice: l'idea cioè che il male peggiore del mondo sia la povertà e che quindi la cultura delle classi povere deve essere sostituita con la cultura della classe dominante. L'atroce infelicità o aggressività criminale dei giovani proletari deriva appunto dallo scompenso tra cultura e condizione economica: dall'impossibilità' di realizzare (se non mimeticamente) modelli culturali borghesi

a causa della persistente povertà mascherata da un illusorio miglioramento del tenore di vita"

(29.10.1975.)

Sembriamo liberi, felici, autonomi (così almeno ci raccontano) ma in realtà "il potere è divenuto

Sembriamo liberi, felici, autonomi (così almeno ci raccontano) ma in realtà "il potere è divenuto un potere consumistico quindi infinitamente più efficace nell'imporre la propria volontà che qualsiasi altro precedente potere al mondo. La persuasione a seguire una concezione edonistica della vita (e quindi a essere bravi consumisti) ridicolizza ogni precedente sforzo autoritario di persuasione" (13.3.1975.)

E' il conformismo: "I valori vengono spazzati via non dalla ribellione dei disobbedienti, ma da una nuova volontà degli obbedienti" (18.7.1975).

Il concetto chiave è proprio quello dell'omologazione come perdita di valori e identità radici, peculiarità: "La convenzionalità, il conformismo, la standardizzazione si superano solo con la coscienza critica, con un alto sviluppato, senso civile (o religioso): e questo purtroppo non è il caso" (16.7.1960). Stanno creando 'uomini nuovi', disposti a barattare la primogenitura per un piatto di lenticchie (o un cellulare o le scarpe da tennis di marca).

"Tutti gli italiani giovani compiono questi identici atti, hanno questo stesso linguaggio fisico, sono intescambiabili" (24.6.1974). E' "l'Acculturazione del Centro consumistico: il modello culturale offerto agli italiani (e a tutti gli uomini del globo del resto) è unico" (8.7.1974).

Al fondo la sua è ricerca, rimpianto di un mondo sincero, vero, religioso, innocente, denso di valori. Il

potere ha deciso che siamo tutti uguali: l'ansia del consumo è ansia di obbedienza

essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice

l'invito. Suo ("Quanto a me sia chiaro: io ancorché multinazionale darei l'intera Montedison per una lucciola"). Ma anche nostro.

degradante di

”. Cerchiamo di essere diversi, questo è

Alcuni pensavano "che caduto il comunismo, la democrazia avrebbe portato automaticamente prosperità

e ricchezza

sistemi comunisti si potessero risolvere con il modello capitalista "consumistico, edonistico, ateo" e invece "bisogna rinunciare agli idoli che sono il benessere a qualsiasi costo, alla ricchezza materiale

come unico valore".

e invece ha gettati nella povertà migliaia di famiglie", che i problemi lasciati aperti dai

Chi l'ha detto? Pasolini? No, Giovanni Paolo II. E il cerchio si chiude.