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Letteratura 23/10/20

Rousseau era un autore francese che fa delle importanti considerazioni verso la società moderna
della sua epoca e la riteneva scorretta, vanitosa e dice che gli uomini cercavano di imporsi gli uni
sugli altri. Secondo lui l’uomo era diventato così per i progressi ottenuti grazie alla scienza e alla
tecnica mentre se gli uomini avessero vissuto seguendo l’istinto primitivo avrebbero conservato le
loro doti naturali, come la bontà. Il filosofo francese afferma che la società era corrotta e che gli
uomini si atteggiavano a essere ciò che in realtà non erano perché era venuta meno la
spontaneità, c’era quindi un desiderio di uniformarsi.
Rousseau sosteneva che l’arte e la scienza avevano portato alla società la comodità, tradotta nel
benessere, ma che in realtà non è stato un bene per l’uomo per la sua vera natura viene a
mancare. È fondamentale quindi il concetto per cui la virtù appartiene alle anime semplici.
Per quanto riguarda il rapporto tra l’individuo e la società, Rousseau parla di come è cambiata la
società con l’avvento della proprietà privata dato che se tutti avessero le stesse proprietà ci
sarebbe una certa uguaglianza (p.185). L’uomo, quindi, non sarebbe di natura cattivo ma
l’ineguaglianza ha creato diversità e ciò ha fatto si che l’uomo uscissi dal suo stato naturale (bontà)
per cui la felicità è possibile solo allo stato naturale e quando è garantita la condivisione.
La società moderna ha determinato anche la divisione del lavoro (ricchi e poveri).
Le ideologie secondo la quali Rousseau sostiene che l’uomo ha creato una società che non
permette di vivere allo stato naturale creando dolore e sofferenza sono espresse nel romanzo
“Giulia e la nuova Eloisa”. Come soluzione al problema, il francese dice che è necessario lasciare
più libertà ai fanciulli che insieme a un buon rapporto con la natura potrebbe dare vita a uomini
più coscienti.
Per quanto riguarda il rapporto con il potere (p.187) Rousseau sostiene che l’individuo ha un certo
potere ma che può essere revocato all’interno della società. Afferma anche che vivendo in una
società come quella del ‘700 non era ovviamente possibile tornare allo stato primitivo e naturale
dell’uomo ma era possibile un miglioramento a livello sociale recuperando i concetti di un tempo.

NEOCLASSICISMO
[Nel libro a p. 150 + pp. 211-214 + p.217]
Si tratta di un movimento culturale della metà del ‘700 fino ai primi anni dell’800. Nasce in campo
artistico in opposizione al Barocco e al Roccocò. Tutte le forme artistiche (musica, letteratura,
scultura) del Neoclassicismo si spirano alla Grecia antica e sull’idea della bellezza.
In Italia c’è una ricerca di ciò che appartiene al passato e iniziano gli scavi archeologici (Pompei,
Ercolano) dando vita a collezionismo come raccolta di documenti e reperti storici.
Alcuni artisti importanti sono:
- Canova, per la scultura. Era abilissimo perché riusciva ad interpretare alla perfezione la
grazia presente nelle opere dell’antichità.
- Jacques Louis David, per la pittura.
- Porta di Brandeburgo (Berlino), è un’opera architettonica che
voleva riprodurre Atene.

Nella letteratura (p.212) un importante rappresentante del Neoclassicismo è Winckelmann, un


intellettuale di origine prussiana che era convinto che i greci rappresentavano l’apice della bellezza
irraggiungibile. Una delle sue opere più eccelse è “Storia dell’arte dell’antichità” in cui ripercorre la
storia dell’arte a partire dagli egizi. Inoltre, Winckelmann credeva che il clima di una regione
potesse in qualche modo influenzare le opere di un artista. Sosteneva anche che la libertà è
fondamentale perché se gli artisti sono liberi possono esprimersi totalmente.