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Aspetti Generali

Il documento discute le equazioni di Maxwell, fondamentali per comprendere la propagazione dei campi elettromagnetici, presentando sia le forme differenziali che integrali. Viene trattata la continuità della corrente e la legge di conservazione della carica elettrica, oltre a discontinuità nei mezzi e trasformazioni nel dominio della frequenza. Infine, si accenna al regime sinusoidale delle sorgenti del campo e alle relative equazioni di Maxwell.

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Aspetti Generali

Il documento discute le equazioni di Maxwell, fondamentali per comprendere la propagazione dei campi elettromagnetici, presentando sia le forme differenziali che integrali. Viene trattata la continuità della corrente e la legge di conservazione della carica elettrica, oltre a discontinuità nei mezzi e trasformazioni nel dominio della frequenza. Infine, si accenna al regime sinusoidale delle sorgenti del campo e alle relative equazioni di Maxwell.

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Capitolo 1

ASPETTI GENERALI

1.1 le equazioni di Maxwell


Lo studio dei fenomeni connessi alla propagazione di un campo elettroma-
gnetico è basato su un set di equazioni che prendono il nome di equazioni di
Maxwell. Queste stabiliscono relazioni spazio-temporali tra i vettori del cam-
po e le sorgenti e possono assumere forma diversa a seconda degli operatori
matematici coinvolti. La forma più frequente è quella differenziale


∇ × e (r , t) = − b (r , t) (1.1)
∂t

∇ × h (r , t) = d (r , t) + j (r , t) (1.2)
∂t
∇ · d (r , t) = ρ (r , t) (1.3)
∇ · b (r , t) = 0 (1.4)
nelle quali

• e è il campo elettrico (V /m)

• h è il campo magnetico (A/m)

• d è l’induzione elettrica (C/m2 )

• b è l’induzione magnetica (W b/m2 )

• j è la densità (superficiale) di corrente elettrica (A/m2 )

• ρ è la densità (volumetrica) di carica elettrica (C/m3 ) .


4 1. ASPETTI GENERALI

Per la densità di corrente (ma anche per la densità di carica) è consuetudine


separare la parte indotta o sostenuta dal campo j c (ρc ) da quella fornita dai
generatori j o (ρo )
j = jc + jo (1.5)
ρ = ρc + ρo . (1.6)
Le densità di carica e di corrente j o e ρo coincidono con le sorgenti del campo
e nelle equazioni di Maxwell figurano come termini noti.

La divergenza della (1.2) fornisce (si ricordi che ∇ · ∇ × h = 0)


∂d
∇· +∇·j =0 (1.7)
∂t
da cui, invertendo l’ordine col quale nel primo termine si presentano gli
operatori divergenza e derivata temporale (operano su variabili diverse), si
ottiene

∇·d +∇·j =0 (1.8)
∂t
da cui, utilizzando la (1.3)
∂ρ
+∇·j =0 (1.9)
∂t
che è l’equazione di continuità della corrente.

Alle (1.1) ÷ (1.4) e (1.9) va aggiunta l’equazione della forza di Lorentz che
connette fenomeni elettromagnetici e fenomeni meccanici. In particolare,
l’equazione descrive la densità volumetrica di forza f (N/m3 ) agente su una
distribuzione di carica elettrica (di densità ρ) in moto con velocità v
f =ρ e +j ×b . (1.10)
Ponendo j = ρv la (1.10) può anche scriversi
f = ρ (e + v × b) . (1.11)

1.2 equazioni di Maxwell in forma integrale


Con riferimento alla Figura 1.1, si consideri un volume V invariante nel tempo
delimitato dalla superficie S di versore normale uscente nb. Si integri la (1.3)
nel volume Z Z
∇ · d dV = ρ dV = q (1.12)
V V
1.2. equazioni di Maxwell in forma integrale 5

nella quale q è la carica elettrica presente nel volume. Per il teorema di Gauss
la (1.12) può scriversi I
d ·n
b dS = q (1.13)
S
che è la legge di Gauss per le cariche elettriche ed esprime l’uguaglianza tra
il flusso del vettore d attraverso una superficie chiusa S e la carica racchiusa
nella superficie.

Procedendo in maniera analoga, dalla (1.4) si ha


I
b ·nb dS = 0 (1.14)
S

che è la legge di Gauss per le cariche magnetiche delle quali, ne evidenzia


l’assenza.

Integrando la (1.9) nel volume V si ha


Z Z
∂ρ
∇ · j dV + dV = 0 (1.15)
V V ∂t

che, portando l’operatore di derivata temporale all’esterno dell’integrale (il


volume V è invariante nel tempo), si riscrive
Z Z

∇ · j dV + ρ dV = 0 (1.16)
V ∂t V
da cui, utilizzando il teorema di Gauss, si ottiene
I
∂q
j ·n
b dS + =0 (1.17)
S ∂t
ovvero
∂q
i=− . (1.18)
∂t
La (1.18) esprime la legge di conservazione della carica elettrica (la corren-
te che esce dal volume V in un intervallo di tempo elementare uguaglia la
variazione di carica nel volume).

Con riferimento alla Figura 1.2, sia S una superficie aperta invariante nel
tempo, limitata dalla curva chiusa C di versore tangente `b destrorso rispetto
alla normale n
b uscente dalla superficie. Moltiplicando scalarmente per n b
primo e secondo membro della (1.1) ed integrando sulla superficie S si ottiene
Z Z   Z
∂ ∂
∇×e ·n b dS = − b ·n b dS = − b ·nb dS (1.19)
S S ∂t ∂t S
6 1. ASPETTI GENERALI

nella quale si è portato l’operatore derivata temporale all’esterno dell’inte-


grale a secondo membro (la superficie S è invariante nel tempo). Applicando
il teorema di Stokes all’integrale a primo membro dell’equazione si ha
I Z
∂ ∂Φm
e · ` dC = −
b b ·n
b dS = − (1.20)
C ∂t S ∂t
nella quale Φm è il flusso di b attraverso la superficie S (flusso magneti-
co concatenato con C). La (1.20) è la legge di Neumann-Lenz ed esprime
l’uguaglianza tra la circuitazione del campo elettrico lungo una curva chiusa
(forza elettromotrice) e la variazione temporale (cambiata di segno) del flusso
magnetico concatenato.

Eseguendo le stesse operazioni sulla (1.2) si ha


Z Z  

∇×h ·n b dS = d +j ·n b dS
S S ∂t
Z Z

= d ·nb dS + j · n b dS (1.21)
∂t S S
I Z Z

h · ` dC =
b d ·nb dS + j · n b dS (1.22)
C ∂t S S
nelle quali Z
j ·n
b dS = i (1.23)
S
è la corrente che attraversa la superficie. Per campi statici (∂/∂t = 0) la
(1.22) diventa I
h · `b dC = i (1.24)
C
che è la legge di Ampère. La (1.22), pertanto, prende il nome di legge di
Ampère generalizzata ai campi dinamici. Infatti la legge di Ampère è ma-
tematicamente inconsistente per campi non statici. Ciò può essere visto
considerando il circuito mostrato in Figura 1.3, nel quale un generatore è
collegato tramite un conduttore alle armature di un condensatore. Lungo il
conduttore circola una corrente i variabile nel tempo. Considerando le due
superfici aperte S1 e S2 delimitate dalla stessa curva C, delle quali una ta-
glia il conduttore e l’altra racchiude una delle armature del condensatore, la
(1.24) fornisce I Z
h · ` dC =
b j ·n
b dS = i (1.25)
C S1
I Z
h · `b dC = j ·n
b dS = 0 (1.26)
C S2
1.3. discontinuità spaziali del mezzo 7

risultati ovviamente incompatibili. La (1.22), invece, fornisce le


I Z Z

h · `b dC = d ·n
b dS + j ·n
b dS
C ∂t S1 S1
Z

= d ·n
b dS + i (1.27)
∂t S1
I Z

h · `b dC = d ·n
b dS (1.28)
C ∂t S2

che sono equazioni compatibili tra loro (i secondi membri possono essere
uguali).

1.3 discontinuità spaziali del mezzo


Con riferimento alla Figura 1.4 si considerino due mezzi diversi separati da
una superficie S illimitata e sia n b la normale alla superficie orientata dal
mezzo 1 al mezzo 2.
Contrassegnati con il pedice 1 i vettori del campo nel mezzo 1, e con il pedice
2 quelli nel mezzo 2, è possibile dimostrare che sulla superficie S (superficie
di discontinuità) valgono le seguenti relazioni

b · (d 2 − d 1 ) |S = 0
n (1.29)

b · (b 2 − b 1 ) |S = 0
n (1.30)
b · (j 2 − j 1 ) |S = 0
n (1.31)
che esprimono la continuità (su S) delle componenti normali delle induzioni
e della corrente, e le
b × (h 2 − h 1 ) |S = 0
n (1.32)
b × (e 2 − e 1 ) |S = 0
n (1.33)
che esprimono invece la continuità (su S) delle componenti tangenziali dei
campi.

Se su S è presente una distribuzione superficiale o laminare (ovvero strati-


forme di spessore infinitesimo) di carica elettrica con densità ρs (C/m2 ), le
(1.29) e (1.31) si scrivono

b · (d 2 − d 1 ) |S = ρs
n (1.34)
8 1. ASPETTI GENERALI

∂ρs
b · (j 2 − j 1 ) |S = −
n . (1.35)
∂t

Se su S è presente una distribuzione laminare di corrente caratterizzata da


una densità linerare j s (A/m) la (1.32) si scrive
b × (h 2 − h 1 ) |S = j s .
n (1.36)

1.4 equazioni di Maxwell nel dominio della


frequenza
Trasformando secondo Fourier primo e secondo membro delle equazioni di
Maxwell (1.1) ÷ (1.4) si ha
∇ × E (r , ω) = −iωB (r , ω) (1.37)
∇ × H (r , ω) = iωD (r , ω) + J (r , ω) (1.38)
∇ · D (r , ω) = ρ (r , ω) (1.39)
∇ · B (r , ω) = 0 (1.40)
nelle quali E (r , ω), H (r , ω), D (r , ω), B (r , ω) J (r , ω) e ρ (r , ω) sono le
trasformate di Fourier delle corrispondenti grandezze istantanee. Come si
vede la trasformazione nel dominio della frequenza consente di algebrizzare
l’operatore derivata temporale che compare nelle (1.1)÷(1.4). Le dimen-
sioni delle grandezze trasformate sono le stesse delle rispettive grandezze
istantanee diviso la frequenza: ad es. le unità di misura di E (r , ω) sono
V / (m Hz).

equazioni (1.37) ÷ (1.40)


Utilizzando per e (r, t) e b (r, t) le rispettive rappresentazioni integrali, si ha
 Z ∞ 
1
∇ × e (r, t) = ∇ × E (r, ω) eiωt dω
2π −∞
Z ∞
1
= ∇ × E (r, ω) eiωt dω (1.41)
2π −∞

 Z ∞ 
∂ ∂ 1
− b (r, t) = − B (r, ω) eiωt dω
∂t ∂t 2π −∞
−iω ∞
Z
= B (r, ω) eiωt dω (1.42)
2π −∞
1.5. equazioni di Maxwell in regime sinusoidale 9

e quindi, la (1.1) può scriversi


Z ∞ Z ∞
∇ × E (r, ω) eiωt dω = −iω B (r, ω) eiωt dω (1.43)
−∞ −∞

che, dovendo valere per ogni t, richiede l’uguaglianza delle funzioni integrande, da cui la
(1.37). Le equazioni (1.38) ÷ (1.40) si ottengono con procedura simile.

1.5 equazioni di Maxwell in regime sinusoi-


dale
Si supponga che le sorgenti del campo siano sinusoidali ( o monocromatiche)
con pulsazione ω, oppure abbiano una banda finita ∆ω con pulsazione cen-
trale ω tale che ∆ω/ω << 1. In determinate condizioni (come si vedrà nel
seguito se il mezzo è lineare e stazionario) anche i campi generati da queste
sorgenti sono sinusoidali con la stessa pulsazione ω. In questo caso il vettore
istantaneo del campo elettrico (vettore reale) può scriversi

e (r , t) = e o (r ) cos [ωt + θ (r )] = < e o (r ) eiθ(r ) eiωt




= < E (r ) eiωt

(1.44)

in cui
E (r ) = e o (r ) eiθ(r ) = A + iB (1.45)
con A e B vettori reali. E (r ) è un vettore complesso che prende il nome di
fasore vettoriale del campo elettrico ed ha le stesse unità di misura del vettore
istantaneo (V /m). Nel caso considerato, i vettori A e B sono paralleli ma,
in generale, possono avere direzioni diverse. In maniera analoga è possibile
definire i fasori degli altri vettori del campo H (r ) (A/m), D (r ) (C/m2 )
e B (r ) (W b/m2 ) e della densità di corrente J (r ) (A/m2 ). Anche per la
densità di carica è possibile utilizzare una rappresentazione simile alla (1.44)
mediante l’introduzione del fasore scalare ρω (r ) (C/m3 ).

Per campi sinusoidali le equazioni di Maxwell si scrivono quindi

∇ × E (r) = −iωB (r) (1.46)

∇ × H (r) = iωD (r) + J (r) (1.47)


∇ · D (r) = ρω (r) (1.48)
∇ · B (r) = 0 (1.49)
10 1. ASPETTI GENERALI

espressioni formalmente simili alle (1.37)÷(1.40) a parte la non esplicita di-


pendenza dalla pulsazione ω che, trattandosi di campi sinusoidali, è fissa. In
effetti è possibile mostrare che la notazione fasoriale altro non è che una pro-
cedura abbreviata per fare la trasformata di Fourier di funzioni sinusoidali.
In gran parte delle applicazioni, la soluzione per sorgenti non sinusoidali può
ottenersi moltiplicando la soluzione sinusoidale per lo spettro delle sorgenti.

equazioni (1.46) ÷ (1.49)


Utilizzando per e (r, t) e b (r, t) le rispettive notazioni fasoriali, la (1.1) può scriversi
∂ 
∇ × < E (r) eiωt = − < B (r) eiωt

(1.50)
∂t
< ∇ × E (r) eiωt = −< iωB (r) eiωt
 
(1.51)
che, dovendo essere verificata per ogni valore di t, implica l’uguaglianza delle quantità
entro il simbolo di parte reale, da cui la (1.46). Le equazioni (1.47)(1.49) si ottengono con
procedura simile.

1.6 polarizzazione del campo elettromagneti-


co
Si consideri la (1.45)
E = A + iB (1.52)
con A e B vettori reali. Il vettore istantaneo del campo elettrico è

e = < E eiωt = < (A + iB) eiωt


 

= A cos ωt − B sin ωt . (1.53)

I vettori A e B individuano un piano sul quale, introdotto un sistema di assi


cartesiani x y, la (1.53) si scrive

b (Ax cos ωt − Bx sin ωt) + yb (Ay cos ωt − By sin ωt) .


e =x (1.54)

La (1.54) mostra che la posizione del vettore e sul piano x, y cambia al


variare di t. In particolare, il vettore ruota in verso orario o antiorario e
il suo estremo descriverà una curva. Per determinare l’equazione di tale
curva occorre individuare le relazioni tra le componenti ex ed ey del campo
al variare di t, relazioni dipendenti dai vettori A e B. Possono presentarsi
tre casi diversi.

1) A e B non paralleli (se ortogonali, con modulo diverso).


1.6. polarizzazione del campo elettromagnetico 11

Si ponga
x = ex = (Ax cos ωt − Bx sin ωt) (1.55)
y = ey = (Ay cos ωt − By sin ωt) (1.56)
e si calcolino le quantità Ay x − Ax y e By x − Bx y

Ay x − Ax y = (−Ay Bx + Ax By ) sin ωt (1.57)

By x − Bx y = (By Ax − Bx Ay ) cos ωt . (1.58)


Elevando al quadrato e sommando si ha

(Ay x − Ax y)2 + (By x − Bx y)2 = (Ax By − Ay Bx )2 (1.59)

da cui

x2 A2y + By2 + y 2 A2x + Bx2 − 2xy (Ax Ay + Bx By ) =


 

(Ax By − Ay Bx )2 (1.60)

che è l’equazione di un’ellisse. Come mostrato in Figura 1.5a, al variare di t


il vettore e ruota in verso orario ed il suo estremo descrive l’ellisse (1.60). Il
campo si dirà polarizzato ellitticamente. Introducendo anche l’asse z (uscen-
te dal foglio) si verifica che le dita della mano sinistra seguono il verso di
rotazione del campo elettrico quando il pollice è orientato nel verso positivo
dell’asse. Per tale motivo la polarizzazione si dice sinistrorsa o levogira. Se
invece il verso di rotazione del vettore campo elettrico è antiorario (Figura
1.5b), saranno le dita della mano destra a seguire il verso di rotazione del
campo quando il pollice è orientato nel verso positivo dell’asse. La polariz-
zazione si dirà quindi destrorsa o destrogira. Come si vede dalle Figure, la
polarizzazione è levogira se B × A è diretto lungo zb, è destrogira se B × A
è diretto lungo −bz.

2) A e B ortogonali e di modulo uguale


Se A · B = 0 e A = B allora

Bx = ±Ay (1.61)

By = ∓Ay (1.62)
Sostituendo nella (1.60) si ha
2
x2 A2y + A2x + y 2 A2x + A2y = −A2x − A2y
 
12 1. ASPETTI GENERALI

dalla quale si vede che l’ellisse si riduce ad una circonferenza e pertanto il


campo si dirà polarizzato circolarmente (per il verso di rotazione valgono le
considerazioni fatte in precedenza).

3) A e B paralleli
Se A × B = 0 allora
Bx = aAy (1.63)
By = aAy (1.64)
che, sostituite nella (1.60) forniscono

xAy − yAx = 0 .

L’ellisse degenera quindi nella retta


Ay
y=x
Ax
con pendenza positiva se Ay /Ax > 0, negativa se Ay /Ax < 0. Il campo si
dirà polarizzato linearmente.

Un campo elettromagnetico può anche essere non polarizzato (ad es. la


luce solare o la luce di una lampada ad incandescenza). Un campo non
polarizzato può essere considerato come composto dalla sovrapposizione di
campi polarizzati linearmente lungo direzioni casuali.

1.7 relazioni costitutive


Le equazioni di Maxwell (1.1)÷(1.4) costituiscono un sistema di 8 equazio-
ni scalari (le 6 equazioni scalari che si ottengono proiettando lungo gli as-
si le (1.1) e (1.2) più le 2 equazioni scalari (1.3) e (1.4)) in 16 incognite
(le componenti dei vettori e, h, d , b e j c e ρc ). Inoltre, non sono tutte
indipendenti.

la (1.4) non è un’equazione indipendente


 

∇ · ∇ × e (r , t) = ∇ · − b (r , t) = 0 (1.65)
∂t

da cui

∇·b =0 (1.66)
∂t
1.7. relazioni costitutive 13

che implica ∇ · b costante nel tempo. Se b = 0 per t < to allora anche ∇ · b = 0 per t < to ,
ma dovendo essere costante nel tempo si ha ∇ · b = 0 anche per t > to .

Il sistema di equazioni (1.1)÷(1.4) è quindi irrisolvibile a meno che non si


considerino altre equazioni (indipendenti dalle prime) tra i vettori del campo.
Queste equazioni hanno il compito di fornire informazioni sul mezzo nel quale
si considera la propagazione e per tale motivo prendono il nome di relazioni
costitutive del mezzo.

Nel vuoto le relazioni costitutive sono particolarmente semplici e stabiliscono


un legame tra i vettori d , b e j c con i vettori e ed h

d = o e (1.67)

b = µo h (1.68)
jc = 0 (1.69)
in cui o = 8.854 · 10−12 F/m è la permittività o costante dielettrica del vuoto
e µo = 1.256 · 10−6 H/m è la permeabilità del vuoto. Con le (1.67)÷(1.69) le
equazioni di Maxwell assumono in assenza di sorgenti una forma particolar-
mente semplice

∇ × e (r , t) = −µo h (r , t) (1.70)
∂t

∇ × h (r , t) = o e (r , t) (1.71)
∂t
∇ · d (r , t) = 0 (1.72)
∇ · b (r , t) = 0 (1.73)
nelle quali anche la (1.72) non è indipendente potendo essere ricavata dalla
(1.71) in maniera analoga a quanto fatto in precedenza per la (1.73). Le
(1.70) ÷ (1.71) costituiscono un sistema di equazioni risolvibile.

Nel caso di un mezzo diverso dal vuoto è possibile ricondursi ad un sistema


del tipo (1.70) ÷ (1.71) sempre che i vettori d , b e j c siano esprimibili in
funzione di e ed h. Nella maggioranza dei casi di interesse, d e j c dipendono
solo da e mentre b dipende solo da h e si può quindi scrivere

d = Fe (e) (1.74)
b = Fh (h) (1.75)
j c = Fj (e) (1.76)
14 1. ASPETTI GENERALI

in cui Fe , Fh e Fj sono operatori funzionali. Ai vettori e ed h si attribuisce il


ruolo di causa (o ingresso) ed ai vettori d e b e j c quello di effetto (o uscita).

Il tipo di funzionale dipende dalle caratteristiche del mezzo. Il mezzo è lineare


se per esso vale il principio di sovrapposizione degli effetti (in pratica sono
assenti fenomeni di soglia e saturazione). E’ isotropo se causa ed effetto sono
allineati (in caso contrario è anisotropo). E’ spazialmente non dispersivo se
l’effetto in un punto dipende solo dal valore che la causa assume nello stesso
punto (è spazialmente dispersivo se l’effetto dipende anche dal valore che
la causa assume in altri punti). E’ anche temporalmente non dispersivo, se
l’effetto nell’istante di tempo t dipende solo dal valore che la causa assume
nello stesso istante di tempo. E’ stazionario (in caso contrario è variante) se
ad una traslazione temporale della causa corrisponde una uguale traslazione
temporale dell’effetto. E’ omogeneo se ad una traslazione spaziale della causa
corrisponde una uguale traslazione spaziale dell’effetto.
Un mezzo lineare, isotropo, stazionario, omogeneo e non dispersivo (nel
tempo e nello spazio) è caratterizzato dalle seguenti relazioni costitutive

d (r , t) = e (r , t) (1.77)

b (r , t) = µh (r , t) (1.78)
in cui  e µ sono costanti reali chiamate rispettivamente permittività e per-
meabilità del mezzo.

Particolare interesse rivestono i mezzi lineari, isotropi, stazionari, omogenei,


spazialmente non dispersivi e dispersivi nel tempo. In questo caso  e µ
non sono più costanti ma hanno una dipendenza particolare dal tempo e
le relazioni costitutive sono di tipo integrale. Fortunatamente, nel dominio
della frequenza le relazioni costitutive assumono una forma molto simile alle
(1.77) e (1.78)
D (r , ω) =  (ω) E (r , ω) (1.79)
B (r , ω) = µ (ω) H (r , ω) (1.80)
nelle quali D, E , B ed H sono i vettori trasformati di d , e, b ed h, e
 (ω) e µ (ω) sono funzioni complesse di ω che prendono ancora il nome di
permittività e permeabilità (complesse) del mezzo.

In regime sinusoidale le (1.79)÷(1.80) possono anche scriversi

D (r ) = ω E (r ) (1.81)

B (r ) = µω H (r ) (1.82)
1.7. relazioni costitutive 15

nelle quali D, E , B ed H sono i fasori vettoriali di d , e, b e h, e ω e µω sono


le stesse che compaiono nelle (1.79)÷(1.80) con la differenza che, in questo
caso, la pulsazione è fissa (regime sinusoidale). Il pedice ω ai parametri del
mezzo verrà omesso nel seguito.

Un mezzo conduttore ha la seguente relazione costitutiva

j c (r , t) = σ (r , t) e (r , t) (1.83)

con σ (r , t) funzione reale che prende il nome di conducibilità del mezzo. Se


il mezzo è anche omogeneo e stazionario σ è una costante e, per i fasori del
campo, la (1.83) si scrive

J c (r ) = σ E (r ) . (1.84)

Si definiscono permittività e permeabilità relative r e µr i rapporti



r = (1.85)
o
µ
µr = . (1.86)
µo

La quantità

n= r µr (1.87)
prende il nome di indice di rifrazione del mezzo.

Utilizzando le (1.81)÷(1.82) le equazioni di Maxwell in regime sinusoidale e


in assenza di sorgenti per un mezzo lineare, isotropo, stazionario, omogeneo,
non conduttore, non dispersivo nello spazio, eventualmente dispersivo nel
tempo, si scrivono
∇ × E = −iωµH (1.88)
∇ × H = iωE (1.89)
∇·E=0 (1.90)
∇·H=0 . (1.91)

Se il mezzo è conduttore la (1.89) si scrive

∇ × H = iωE + J c = iωE + σE
 σ
= iω  − i E = iωc E . (1.92)
ω
16 1. ASPETTI GENERALI

La quantità
σ
c =  − i (1.93)
ω
prende il nome di permittività equivalente.

1.8 aspetti energetici


Siano ρo e j o la densità di carica e la densità di corrente impresse (sorgenti);
j o può essere scritta come una densità di carica in moto

j o = ρo v (1.94)

in cui
dr
v= (1.95)
dt
è la velocità di spostamento della densità di carica. La j o genera un campo
elettromagnetico che esercita sulla carica una forza di densità (N/m3 )

f = ρo (e + v × b) (1.96)

che si oppone al moto. Per conservare il moto, occorre applicare una densità
di forza uguale e contraria a f . Per uno spostamento elementare dr tale
forza compie un lavoro d` di densità (J/m3 )

d` = −f · dr = −ρo e · dr − ρo v × b · dr . (1.97)

Nell’intervallo di tempo dt la densità di potenza dpo (W/m3 ) sarà

−f · dr e · dr v × b · dr
dpo = = −ρo − ρo
dt dt dt
= −ρo e · v − ρo v × b · v
= −ρo e · v (1.98)

che, per la (1.94) può scriversi

dpo = −e · j o . (1.99)

Integrando nel volume V che racchiude le sorgenti si ha


Z
po = − e · j o dV (1.100)
V
1.8. aspetti energetici 17

che rappresenta la potenza totale che le sorgenti del campo devono erogare
per mantenere la carica in moto e quindi sostenere il campo elettromagnetico.
In un mezzo non dispersivo, stazionario, omogeneo e conduttore (j c = σe)
le quantità
dpc = e · j c = e · σe = σ e2 (1.101)
Z Z
pc = e · j c dV = σ e2 dV (1.102)
V V

(e2 = e · e) rappresentano rispettivamente la densità di potenza e la potenza


dissipate per effetto Joule.
Nel caso di campi sinusoidali con periodo T , posto

e = < E eiωt = < (A + iB) eiωt


 

= A cos ωt − B sin ωt (1.103)

j o = < J o eiωt = < (C + iD) eiωt


 

= C cos ωt − D sin ωt (1.104)

si ha che la media nel periodo T della densità volumetrica di potenza erogata


dai generatori (1.99) può scriversi

1 T
Z
hdpo i = − e · j o dt
T 0
1 T
Z
=− (A cos ωt − B sin ωt) · (C cos ωt − D sin ωt) dt
T 0
1 T 1 T
Z Z
2
=− A · C cos ωtdt − B · D sin2 ωt dt
T 0 T 0
Z T
1
+ (A · D + B · C ) cos ωt sin ωt dt (1.105)
T 0

da cui, ricordando che


Z T
T
cos2 ωt dt = (1.106)
0 2
Z T
T
sin2 ωt dt = (1.107)
0 2
Z T
sin ωt cos ωt dt = 0 (1.108)
0
18 1. ASPETTI GENERALI

si ha
1
hdpo i = − (A · C + B · D) (1.109)
2
che può anche scriversi
1
hdpo i = − < {E · J ∗o } . (1.110)
2

equazione (1.110)

< {E · J∗o } = < {(A + iB) · (C − iD)}


= < {(A · C + B · D) + i (B · C − A · D)}
=A·C+B·D (1.111)

In un mezzo conduttore il valor medio nel periodo della densità di potenza


dissipata per effetto Joule (1.101) è

1 T
Z
1
hdpc i = e · j c dt = < {E · J ∗c } (1.112)
T 0 2
che per la (1.84) fornisce
1 1
hdpc i = < {E · σE ∗ } = σ |E|2 (1.113)
2 2
con |E|2 = E · E ∗ = |A|2 + |B|2 .

1.9 vettore di Poynting


Il vettore
s =e ×h (1.114)
prende il nome di vettore di Poynting. Facendone la divergenza ed usando le
equazioni di Maxwell (1.1) e (1.2) si ha

∇ · s = ∇ · (e × h) = h · ∇ × e − e · ∇ × h
   
∂b ∂d
=h· − −e · + jc + jo
∂t ∂t
∂b ∂d
= −h · −e · − e · jc − e · jo . (1.115)
∂t ∂t
1.9. vettore di Poynting 19

nella quale j o è la densità di corrente impressa e j c è la densità di corrente


di indotta dal campo. Il termine −e · j o è la densità volumetrica di potenza
fornita dalle sorgenti (W/m3 ). Il termine −e · j c per un mezzo conduttore
(j c = σe) si può scrivere −σe2 e rappresenta la densità volumetrica di po-
tenza dissipata per effetto Joule (W/m3 ). Se il mezzo è stazionario e non
dispersivo (b = µh, d = e) i primi due termini a secondo membro della
(1.115) si scrivono
∂b ∂d ∂h ∂e
−h · −e · = −h · µ −e ·
∂t ∂t ∂t ∂t
∂ 1 2 ∂ 1 2
=− µh − e . (1.116)
∂t 2 ∂t 2
e rappresentano, rispettivamente, la variazione temporale della densità volu-
metrica di energia magnetica wm = µh2 /2 ed elettrica we = e2 /2 (J/s·m3 =
W/m3 ).

equazione (1.116)
∂ 1 2 1 ∂ ∂h
µh = (µ h · h) = h · µ (1.117)
∂t 2 2 ∂t ∂t

L’equazione (1.115) si può quindi scrivere



∇·s + (wm + we ) + σe2 = −e · j o (1.118)
∂t
espressione che prende il nome di teorema di Poynting. Per interpretarla si
integri in un volume V (invariante nel tempo) racchiuso dalla superficie S
con normale uscente nb
Z Z Z Z
∂ 2
∇ · s dV + (wm + we ) dV + σe dV = − e · j o dV . (1.119)
V V ∂t V V

La (1.119) descrive un bilancio di potenze (W). Infatti, a secondo membro si


ha la potenza fornita dalle sorgenti (1.100), l’ultimo termine a primo membro
è la potenza dissipata per effetto Joule (1.102) ed il penultimo è la variazione
temporale dell’energia elettromagnetica immagazzinata in V (J/s = W ). Il
primo termine quindi ha le dimensioni di una potenza che, utilizzando il
teorema di Gauss, Z I
∇ · s dV = s ·nb dS (1.120)
V S
può essere interpretata come la potenza che attraversa la superficie S. Il vet-
tore s rappresenta quindi la densità superficiale di potenza fluente attraverso
la superficie S (W/m2 ).
20 1. ASPETTI GENERALI

1.10 vettore di Poynting per campi sinusoi-


dali
Per campi sinusoidali, cosı̀ come fatto per la hdpo i, la media temporale nel
periodo del vettore di Poynting s si scrive

1
hsi = < {E × H ∗ } . (1.121)
2
Il vettore complesso
1
S = E × H ∗ = S r + iS i (1.122)
2
prende il nome di vettore di Poynting per campi sinusoidali. Dalle equazioni
precedenti si vede che
hsi = S r . (1.123)

Si consideri un mezzo stazionario, non dispersivo nello spazio e conduttore,


caratterizzato dalle seguenti relazioni costitutive

B = µo H (1.124)

D = (1 − i2 ) E (1.125)


J c = σE . (1.126)
Si calcoli la divergenza di S

1 1 1
∇ · S = ∇ · (E × H ∗ ) = H ∗ · ∇ × E − E · ∇ × H ∗
2 2 2
= ∇ · Sr + i ∇ · Si (1.127)

e si sostituiscano le equazioni di Maxwell (1.88) e (1.89) insieme alle


(1.124)÷(1.126)

1 1
∇ · S = H ∗ · (−iωµo H ) − E · [iω (1 − i2 ) E + J c + J o ]∗
2 2
1 1
= −i ωµo |H|2 − E · [−iω (1 + i2 ) E ∗ + σE ∗ + J ∗o ]
2 2
1 1 1 1 1
= −i ωµo |H|2 + i ω1 |E|2 − ω2 |E|2 − σ |E|2 − E · J ∗o
2 2 2 2 2
= ∇ · Sr + i ∇ · Si . (1.128)
1.10. vettore di Poynting per campi sinusoidali 21

Uguagliando le parti reali di entrambe i membri si ha


 
1 2 1 2 1 ∗
∇ · S r = − ω2 |E| − σ |E| − < E · Jo (1.129)
2 2 2
espressione che descrive un bilancio energetico. Per interpretarla si integri in
un volume V (invariante nel tempo) racchiuso dalla superficie S con normale
uscente nb ottenendo
Z Z Z
1 2 1
∇ · S r dV + ω2 |E| dV + σ |E|2 dV
V 2 V 2 V
 Z 
1 ∗
= −< E · J o dV (1.130)
2 V
che, per il teorema di Gauss può scriversi
I Z Z
1 2 1
Sr · n
b dS + ω2 |E| dV + σ |E|2 dV
S 2 V 2 V
 Z 
1 ∗
= −< E · J o dV . (1.131)
2 V
Per le (1.123) e (1.112), il primo e l’ultimo termine a primo membro della
(1.131) rappresentano rispettivamente il valor medio della potenza che at-
traversa la superficie S ed il valor medio della potenza dissipata per effetto
Joule nel volume V . Per la (1.109) il termine a secondo membro dell’equa-
zione rappresenta invece il valor medio della potenza erogata dalle sorgenti.
Perché il bilancio espresso dalla (1.131) sia corretto, il termine
Z
1
ω2 |E|2 dV = hpd i (1.132)
2 V
deve rappresentare una potenza e può essere interpretato come il valor me-
dio della potenza dissipata per meccanismi diversi dall’effetto Joule (perdite
dielettriche). Poiché si considerano mezzi incapaci di generare energia, la
(1.132) mostra che
2 > 0 . (1.133)

Uguagliando le parti immaginarie di entrambe i membri della (1.128) si ha


1 1 1
∇ · S i = − ωµo |H|2 + ω1 |E|2 − = {E · J ∗o } (1.134)
2 2 2
che integrando nel volume V ed usando il teorema di Gauss fornisce
I Z Z
1 2 1
Si · nb dS + ωµo |H| dV − ω1 |E|2 dV
S 2 V 2 V
 Z 
1 ∗
= −= E · J o dV (1.135)
2 V
22 1. ASPETTI GENERALI

da cui
!
µo |H|2 1 |E|2
I Z
Si · n
b dS + 2ω − dV
S V 4 4
 Z 
1 ∗
= −= E · J o dV . (1.136)
2 V

Il termine a secondo membro rappresenta il valor medio della potenza reattiva


delle sorgenti. Se il mezzo è non dispersivo, nell’ultimo integrale a primo
membro della (1.136) compare la differenza tra i valori medi delle densità
volumetriche di energia magnetica ed elettrica. Infatti, per un mezzo non
dispersivo con µ = µo
     
1 2 1 1 1 ∗
hwm i = µo h = µo h · h = < µo H · H
2 2 2 2
µo |H|2
= (1.137)
4

     
1 2 1 1 1
hwe i = 1 e = 1 e · e = < 1 E · E ∗
2 2 2 2
1 |E|2
= . (1.138)
4
Se il mezzo è dispersivo le quantità nell’integrale prendono il nome di pseudo-
energie magnetica ed elettrica. Il primo termine a primo membro diviso 2ω
rappresenta un termine di scambio di energia o pseudo-energia elettrica e
magnetica con l’ambiente esterno.
V

Figura 1.1

C
S

Figura 1.2
C
i
S1
S2

Figura 1.3

2
S

Figura 1.4
y
e(t=0)
e(t=π/2ω)
A e(t)
B x
e(t=3π/2ω)
e(t=π/ω)

Figura 1.5a

y
e(t=3π/2ω)
e(t=π/ω)
B e(t)
A x
e(t=0)
e(t=π/2ω)

Figura 1.5b

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