Il Motore Asincrono Trifase: Capitolo Iii
Il Motore Asincrono Trifase: Capitolo Iii
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CAPITOLO III
Dopo alcune note introduttive ed una descrizione sintetica del modello matematico
della macchina asincrona con statore polifase simmetrico, vengono affrontati i problemi
di avviamento, di regolazione della velocità e di frenatura. Analogamente a quanto fatto
per il motore in corrente continua, questi argomenti vengono trattati con riferimento alle
caratteristiche in regime stazionario.
Di gran lunga il più utilizzato nelle numerose applicazioni a velocità costante (o,
meglio, quasi costante), il motore asincrono occupa già da tempo una posizione di primo
piano anche nel campo degli azionamenti a velocità variabile ed è, inoltre, sempre più
competitivo anche in settori che richiedono elevate prestazioni dinamiche.
Il crescente livello di sviluppo dei dispositivi a semiconduttori di potenza, infatti,
consente la realizzazione di convertitori sempre più economici ed affidabili e, grazie alle
elevate frequenze di commutazione raggiunte, sempre più in grado di alimentare i motori in
maniera da sfruttarne al meglio le potenzialità.
Nelle sue esecuzioni monofase e polifase (essenzialmente trifase), l'asincrono trova
impiego in un campo di potenza molto ampio, che va dai pochi watt degli apparecchi
domestici a qualche megawatt o decine di megawatt di azionamenti impiegati, ad esempio,
in trazione ferroviaria o in centrali di pompaggio di grossi oleodotti, coprendo l'intera
gamma di potenza delle applicazioni industriali.
La robustezza, la semplicità di alimentazione e la scarsa necessità di manutenzione
sono alcune delle principali caratteristiche che, insieme alla relativa economicità di
fabbricazione, sono alla base della larga diffusione del motore asincrono.
Le caratteristiche appena citate sono, ovviamente, strettamente connesse alle modalità
intrinseche di funzionamento del motore che prevedono una sola sorgente di alimentazione a
cui connettere l'avvolgimento di statore ed un sistema di correnti prodotte nell'avvolgimento
di rotore per effetto di induzione elettromagnetica. Proprio questo meccanismo giustifica il
pag. 80 Regolazione dei motori elettrici
termine di "motore ad induzione" con cui viene anche denominato il motore asincrono, specie
nella terminologia anglosassone (induction motor). Il nome "asincrono", invece, intende
evidenziare il fatto che la velocità di rotazione a regime permanente di questo motore non è
uguale (appunto non è sincrona) a quella del campo magnetico rotante generato dalle
correnti di alimentazione, discostandosene di una quantità non costante dipendente dal
momento resistente. Siccome solo un elemento di macchina è alimentato, per l'asincrono non
è necessario prevedere una sorgente ausiliaria di eccitazione, come per la macchina sincrona
o per il motore in c.c. ad eccitazione indipendente. Nè è necessario l'impiego di materiali
speciali, quali i magneti permanenti (utilizzati nei PM brushless), di difficile lavorazione e di
costo spesso elevato. Nè, inoltre, è presente un collettore a lamelle, punto debole del motore
in corrente continua, per l'aggravio di costo che esso comporta, per la manutenzione
periodica richiesta dall'usura delle spazzole e dalla deformazione delle lamelle, per la
problematicità di ottenimento di una buona commutazione che limita la potenza massima di
macchina a fissata velocità e non ne consente l'impiego in ambienti esplosivi o chimicamente
pericolosi.
La presenza sul rotore di un avvolgimento a gabbia, costituito da barre conduttrici prive
di isolamento elettrico, contribuisce, poi, ad accrescere notevolmente la robustezza del
motore asincrono. La gabbia, infatti, conferisce maggiore compattezza costruttiva, eliminan-
do le testate degli avvolgimenti sensibili agli sforzi elettrodinamici e facendo a meno
dell'isolamento dei conduttori, con conseguente allungamento della vita della macchina e
maggiore sovraccaricabilità in termini di corrente. I processi tecnologici di realizzazione della
gabbia si sono ormai consolidati al punto da ritenere irrinunciabile la presenza di tale tipo di
avvolgimento nel rotore.
Anche nei riguardi dell'avviamento, l'asincrono presenta meno problemi degli altri
motori elettrici. In avviamento a tensione e frequenza nominali, infatti, assorbe dalla rete
una corrente di valore in genere pari a 4÷8 volte quello nominale, cioè sensibilmente
inferiore alla corrente d'armatura corrispondentemente richiesta dai motori in corrente
continua. Nei confronti di questi motori, quindi, la limitazione della corrente in avviamen-
to è meno gravosa e, per quanto detto prima, spesso addirittura non è richiesta per i motori
a gabbia, che possono così considerarsi autoavvianti in senso stretto.
sono disposti i conduttori costituenti gli avvolgimenti, realizzati a fili o a piattine di rame, a
seconda della potenza della macchina. Per l'isolamento, vengono spesso utilizzati materiali in
classe F o H, anche quando la classe di isolamento dichiarata è quella B.
Le testate degli avvolgimenti ne rappresentano il punto critico, perchè le sollecitazioni
termiche e meccaniche cui sono sottoposte in corrispondenza delle piegature indeboliscono
le proprietà dielettriche degli isolanti.
Il numero di cave complessivo è multiplo del numero delle fasi e dei poli (in genere, 2÷5
cave per polo e per fase). Avvolgimenti con numero frazionario di cave per polo e per fase
non sono in genere utilizzati nelle macchine asincrone. L'avvolgimento può essere collegato
a stella o a triangolo, e tale connessione è realizzata nella morsettiera del motore dove
vengono attestati i terminali delle diverse fasi (cfr. [Link].1). La morsettiera è più complessa
nel caso di motori a
Stella Triangolo
polarità multiple, in X Y Z
quanto deve essere pre- Z X Y Z X Y
più elevate. L'avvolgimento a gabbia adegua il suo numero di poli a quello impresso dallo
statore. Le cave rotoriche sono inclinate nella direzione assiale per evitare impuntamenti
all'avviamento e le loro sezioni trasversali hanno forme molto differenziate, studiate per
limitare gli effetti dell'addensamento di corrente e della saturazione dei circuiti magnetici di
dispersione o, al contrario, per sfruttarne il contributo (rotori a barre profonde, a doppia
gabbia).
Il traferro delle macchine asincrone è piccolo (0.2÷0.5 mm fino a potenze di qualche
centinaio di kW) rispetto a quello corrispondente di macchine sincrone o in corrente
continua. Ciò consente un migliore accoppiamento magnetico tra armatura e indotto e,
quindi, una più efficiente conversione elettromeccanica dell'energia, anche per la conse-
guente riduzione del valore della corrente magnetizzante. Le tolleranze di lavorazione, di
conseguenza, devono essere abbastanza spinte per limitare la presenza di eccentricità di
montaggio o di non perfetta cilindricità delle superfici di rotore e/o di statore affacciate
al traferro.
Al pari delle altre macchine elettriche rotanti, il motore asincrono ha una geometria
interna alquanto complessa: le superfici affacciate al traferro dello statore e del rotore sono
irregolari per la presenza delle cave in cui sono alloggiati gli avvolgimenti; i conduttori
nelle cave statoriche sono numerosi, hanno dimensioni finite, non sempre disposti in
maniera ordinata; le barre di rotore (per i motori a gabbia) sono in contatto con le pareti
di cava e possono determinare la presenza di correnti trasversali nei lamierini magnetici;
le testate degli avvolgimenti hanno dimensioni consistenti rispetto all'intera macchina; i
materiali ferromagnetici hanno caratteristiche non lineari, .... . Tutto ciò rende difficile
un'esatta determinazione dell'andamento del campo magnetico all'interno della macchina
e di tutte le altre grandezze di interesse. E' necessario, allora, introdurre una serie di ipotesi
semplificative che consentano di mettere a punto un modello a parametri elettrici
concentrati (quindi, di semplice impiego), pur facendo riferimento a grandezze
spazialmente distribuite all'interno della macchina. Le principali ipotesi semplificative
introdotte sono:
¾ si trascurano gli effetti di estremità e si assume il campo magnetico a geometria
piana, identicamente ripetentesi lungo l'asse di macchina;
¾ si assume il ferro a permeabilità infinita;
Capitolo III - Motori asincroni trifase pag. 83
ωs = ω /p (1)
con:
Se il rotore ruota a velocità ωr diversa da ωs, nei suoi avvolgimenti viene indotto un
sistema di f.e.m. a frequenza:
1
fr = ω − p ωr
2π
che è detta frequenza di scorrimento, perchè dipendente dalla velocità con cui il campo al
pag. 84 Regolazione dei motori elettrici
ωs − ωr ω − p ωr
s = = (2)
ωs ω
è facile verificare che tra le frequenze delle correnti statoriche e rotoriche esiste la
relazione f r =s f . La frequenza rotorica è, quindi, strettamente legata alla velocità di
rotazione del rotore.
Analogamente a quanto avviene per lo statore, il sistema di f.m.m. dovuto alle correnti
rotoriche genera al traferro una distribuzione sinusoidale di induzione rotante a velocità
2π f r /p rispetto al rotore, e a velocità ωs = ω/p rispetto al riferimento solidale con lo
statore. Per qualunque velocità del rotore, dunque, i campi magnetici rotanti di statore e
di rotore sono sempre sincroni. Nelle ipotesi di linearità su accennate, essi si possono
sommare e danno luogo alla distribuzione risultante di induzione al traferro.
Dall'interazione di quest'ultima con il sistema di correnti di statore e/o di rotore si
determina un momento della coppia elettromagnetica a valor medio diverso da 0 per
tutte le velocità diverse da quella di sincronismo. Tale momento, tendendo ad opporsi
alla causa che lo ha generato, ha un'azione motrice o frenante sull'albero del motore; ciò
si traduce in un segno positivo o negativo del momento della coppia, a seconda che sia o
meno concorde con il verso di rotazione assunto positivo.
Con riferimento ai diversi valori che lo scorrimento può assumere, il funzionamento
della macchina asincrona può essere:
V = Z s Is + j X m Iμ = ( Rs + j X s ) I s + j X m I μ
• (3)
0 = j X m I μ + Z 'r ( s) I 'r = j X m I μ + ( Rr' / s + j X r' ) I 'r
3 p Rr' ' 2
Me = Ir (5)
ω s
Nelle (3) si è usata la notazione fasoriale per le tensioni e le correnti in quanto, nelle ipotesi
su introdotte, queste grandezze risultano a variazione sinusoidale. Nei casi pratici, con
alimentazione da rete a potenza prevalente rispetto a quella del motore, solo in condizioni di
funzionamento a vuoto (o a bassi valori del carico) si presentano distorsioni sensibili nelle
correnti assorbite dal motore. In questi casi la trattazione precedente, quindi, non sarebbe a
rigore utilizzabile ma si ritiene ancora valida, perchè fornisce risultati sufficientemente
prossimi a quelli effettivi.
Le grandezze elettriche che appaiono nelle (3) e (4) sono tutte grandezze "di fase" e
rappresentano rispettivamente la tensione e la corrente di armatura (V, Is), la corrente di
rotore riportata allo statore ( I 'r ). In particolare quest'ultima corrente è riportata sia in am-
piezza che in frequenza; la sua pulsazione, cioè, risulta sempre pari a quella di alimentazio-
ne, pur essendo la frequenza effettiva delle correnti rotoriche variabile con la velocità.
Essendo in genere:
I r = I r e j[(ω − p ω r ) t + ϕ ]
si ha:
Rr' , X r' resistenza e reattanza di dispersione di fase di rotore riportate alla fase di statore;
Xm reattanza di traferro, che porta in conto la presenza contemporanea delle tre fasi.
pag. 86 Regolazione dei motori elettrici
Rr' '2
Pδ = 3 E ⋅ I 'r = 3 Ir potenza attiva trasmessa al traferro;
s
Rr' (1 − s ) '2
Pu* = 3 Ir potenza trasmessa al rotore (inclusiva anche delle perdite
s
meccaniche);
Il momento della coppia elettromagnetica è espresso dalla (5) e, attraverso la relazione che
lega la corrente di rotore a quella di statore:
Capitolo III - Motori asincroni trifase pag. 87
− j Xm
I 'r = Is , (6)
Rr' / s + j ( X m + X r' )
si ottiene l'espressione:
che può, ad esempio, essere utilizzata nel caso di alimentazione a corrente impressa.
In funzione della tensione di alimentazione, l’espressione del momento elettromagnetico è:
3 p Rr' s X m2 V 2
Me = (7’)
ω [ Rs Rr' − s ( X s X 'r − X m2 )]2 + ( Rr' X s + s Rs X 'r ) 2
Is Me
Ia Ma
Mi Mk
In Mn
Iμ
0 1 ω r /ωs 0 1 ω r /ωs
s 1 sk sn 0 s 1 sk sn 0
Fig. III.4 - Corrente di statore e coppia elettromagnetica in funzione della velocità.
pag. 88 Regolazione dei motori elettrici
Se a questo si aggiunge che, per carichi ridotti e, in particolare, intorno alle condizio-
ni di funzionamento a vuoto, interviene la saturazione dei circuiti magnetici principali di
macchina con conseguente decremento dell'induttanza di traferro, si ha che non è possi-
bile descrivere il comportamento di un motore asincrono nell'intervallo di scorrimento
s∈(0,1) con un set di parametri elettrici costanti.
Nell'andamento della coppia elettromagnetica (caratteristica elettromeccanica del
motore asincrono) il valore di massimo relativo è detto coppia di rovesciamento e si
verifica in corrispondenza di un valore di scorrimento sk , in genere compreso nell'inter-
vallo s∈(0.08, 0.20). Il tratto della caratteristica compreso nell'intervallo s∈(sk ,1) è in-
stabile, mentre il tratto di caratteristica per s∈(0, sk ) risulta stabile. Il valore della coppia
di rovesciamento riferito a quello nominale definisce il fattore di sovraccaricabilità Fs
del motore: Fs=Mk /M n . Frequentemente risulta 2 ≤ Fs≤ 3; in alcune applicazioni partico-
lari (ad es. pompe) Fs può anche raggiungere valori pari a 3.5÷4.
Lo scorrimento di lavoro nominale -corrispondente alla velocità che, a tensione im-
pressa e frequenza nominali, si determina a coppia resistente nominale- è, in genere,
pag. 90 Regolazione dei motori elettrici
M e /M n
0 .5 1. ω r / ω s
I s /I s,n
8.
(a)
6. (b)
(c)
4.
(d)
2.
0 .5 1. ω r / ω s
Tipo a b c d
Singola gabbia,
Doppia gabbia Singola gabbia,
Tipo di rotore bassa Doppia gabbia
o barra alta alta resistenza
resistenza
Scorrimento nominale .005÷.01 .005÷.05 .005÷.05 .05÷.15
Coppia di rovesciamento Mk 2.4÷2.8 1.9÷2.0 1.9÷2.0 2.6÷3.0
Coppia di insellamento Mi .5÷1.2 1.0÷1.4 1.4÷2.0
Coppia di avviamento Ma .8÷2.0 1.4÷2.0 2.0÷2.8 2.5÷2.7
Corrente di avviamento Ia 5.0÷8.0 4.5÷6.0 4.5÷6.0 4.0÷5.5
2, 4, 6 e 8 poli di costruzione
standard in bassa tensione.
Sebbene relativamente poco complesso, il circuito equivalente a "T" di [Link].3 non con-
sente di ricavare per le principali gran-
dezze di interesse espressioni in cui (R s + R'r /s) j (X s + X'r )
siano facilmente riconoscibili le dipen- I'r
Iμ
denze funzionali da altre grandezze o
V j Xm
dai parametri elettrici del motore.
Quando quest'ultimo aspetto è pre-
valente rispetto alla necessità di mi-
gliore approssimazione della realtà, si Fig. III.7 - Circuito equivalente a L.
può far riferimento al cosiddetto cir-
cuito equivalente a "L", riportato in [Link].7. Esso è ottenuto dal precedente mediante lo
spostamento dell'impedenza di magnetizzazione "a monte" dell'impedenza di statore. Que-
sta trasposizione si basa sull'ipotesi V≅E, cioè caduta di tensione sull'impedenza di statore
trascurabile rispetto alla tensione stessa. In letteratura è anche possibile trovare varianti al
circuito a "L" che lo rendono maggiormente approssimante quello a "T", mediante opportu-
ne correzioni dei valori dei parametri elettrici. E', questa, un'inutile complicazione, in quan-
to, come già accennato, l'uso del circuito a "L" ha senso esclusivamente nel caso in cui si
vogliano determinare rapidamente alcuni valori o alcune dipendenze funzionali e non si di-
spone di strumenti di calcolo idonei e, quindi, non è richiesta approssimazione spinta nei
calcoli.
pag. 92 Regolazione dei motori elettrici
V
I r' ≅ con : X σ t = X s + X r'
( Rs + Rr' / s ) 2 + X σ2t (8)
3 p Rr' V2
Me ≅
ω s ( Rs + Rr' / s)2 + X σ2t (9)
3p V2
s =1 ⇒ Ma ≅ Rr'
ω ( Rs + Rr' )2 + X σ2t (10)
∂ Me
= 0
∂s
Rr'
sk =
Rs2 + X σ2t (11)
na in corrispondenza di un ritardo di circa 45° della corrente I 'r rispetto alla tensione.
Il valore di sk non dipende dalla tensione applicata, nè dalla reattanza di magnetizzazione.
Sostituendo sk nell'espressione della coppia, si ottiene il valore della coppia massima detta
coppia di rovesciamento:
3p V2
Mk =
2ω R + R2 + X 2 (12)
s s σt
che è funzione diretta del quadrato della tensione, ma è completamente indipendente dalla
resistenza di rotore.
In molti casi -specie per le macchine di grande potenza- può ritenersi X σ t >> Rs ; di
conseguenza, le espressioni dello scorrimento e della coppia di rovesciamento si sempli-
ficano ulteriormente in:
Rr' 3p V2
sk ≅ ; Mk ≅ (13)
Xσ t ω 2 Xσ t
Il valore di Mk , cioè, oltre che dal quadrato della tensione, dipende sostanzialmente solo
dalla reattanza di dispersione totale e si verifica ad uno scorrimento pari al rapporto tra
la resistenza di rotore e la stessa X σ t .
Rapportando la coppia elettromagnetica al valore di rovesciamento, si ha:
Me R' 2 Xσ t
≅ r (13')
Mk s ( Rs + Rr' / s ) 2 + X σ2 t
Me 2
≅ ,
Mk sk / s + s / sk
nota come espressione di Kloss della coppia elettromagnetica riferita a quella di rovescia-
mento. In prima approssimazione si può ancora assumere che:
Me 2 2s
per s < sk ⇒ ≅ = (14a)
Mk sk / s sk
pag. 94 Regolazione dei motori elettrici
Me 2 2 sk
Me / Mk per s > sk ⇒ ≅ =
Mk s / sk s
2
a (14b)
b
L'andamento della coppia è praticamen-
1 te lineare con s, per scorrimenti minori di
quello di rovesciamento (e la pendenza è
0 pari al rapporto tra la resistenza Rr' e la
s 1 sk 0
reattanza complessiva X σ t ), mentre è so-
[Link].8- Curve approssimanti della caratteri-
stica di coppia. stanzialmente un'iperbole equilatera per s>sk
(curve b e a in [Link].8).
scorrimento);
- perdite meccaniche per attrito e ventilazione; sono in genere dell'ordine di 0.5÷2% della
potenza nominale del motore (i valori percentuali minori si hanno per motori di taglia più
elevata); dipendono principalmente dalla natura e dallo stato dei cuscinetti, dal carico
che questi ultimi devono sopportare, e dalla presenza di canali di ventilazione all'interno
del rotore;
- perdite per effetto pellicolare; sono causate dalla non uniforme distribuzione
(addensamento) della corrente nei conduttori massicci; tali perdite dipendono dalla fre-
quenza delle correnti e dalle dimensioni delle sezioni trasversali dei conduttori. Le perdite
per effetto pellicolare sono significative per l'avvolgimento a gabbia di rotore durante
l'avviamento o, comunque, per funzionamento a scorrimento elevato; hanno anche un
valore sensibile per gli avvolgimenti statorici di motori di elevata potenza;
- perdite addizionali (in genere considerate pari allo 0.5% della potenza nominale),
dovute a diversi fenomeni difficilmente quantificabili
Is , Me , Pp (a) 1 η
ηmax
5 Is /I s,n 0.8
4
Pp /Pn 0.6 (c)
3
0.4
2
1 Me /Me,n 0.2
0 0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 ωr /ωs 0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 P /Pn
η, cos ϕ [Link].9
1 (b)
(a ) Andamento p.u. del momento motore M e, del-
0.8
cos ϕ l'ampiezza della corrente statorica Is e delle perdite
0.6 Pp (queste ultime sono riferite alla potenza nomi-
nale) in funzione della velocità.
0.4
(b )Andamento del rendimento η e del cosϕ in
η funzione della velocità.
0.2
( c ) Andamento del rendimento η in funzione della
0 corrente di carico.
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 ωr /ωs
pag. 96 Regolazione dei motori elettrici
tate le curve di coppia, dell'ampiezza della corrente statorica e delle perdite comples-
sive in funzione della velocità. Nella [Link].9c, infine, è riportata la curva di rendimen-
to in funzione della potenza resa all'asse; si nota che la curva ha un massimo in corri-
spondenza di circa il 70% del pieno carico (in molti casi pratici tale massimo si ha per
un carico pari a 2/3÷3/4 di quello nominale) e, inoltre, è abbastanza 'piatta' nel tratto
fino al carico nominale. Il rendimento, invece, si riduce notevolmente sia quando si
lavora a basse velocità, a causa dell'elevato valore di corrente assorbita, sia in corri-
spondenza di bassi valori del carico. Per tale motivo non ha senso scegliere un motore
di una certa potenza per una applicazione in cui ci si trovi poi a lavorare a metà (o
ancora meno) della potenza nominale. Dalla [Link].9c si nota, inoltre, che la curva di
rendimento è fornita anche per potenze all’asse maggiori di quella nominale (la norma-
tiva prevede di arrivare fino al 125% del carico nominale) e ciò perchè i motori possono
essere chiamati a lavorare in sovraccarico, se il loro servizio di funzionamento è diverso da
quello continuativo.
In [Link].5 e nel grafico relativo sono i riportati i ranges di rendimento nominale
Potenza
[kW ]
η min÷ η max η medio 1
0.18 0.60÷0.70 0. 66
Rendimento medio
0.9
1.1 0.68÷0.80 0. 75
2.2 0.74÷0.83 0. 80 0.8
5.5 0.80÷0.87 0. 84
0.7
11 0.83÷0.89 0. 86
22 0.86÷0.905 0. 885 0.6
55 0.895÷0.925 0. 91
110 0.91÷0.935 0. 925 0.5
0.1 1 10 100 1000
220 0.92÷0.95 0. 935
Potenza [kW]
Tab. III.7 - Rendimento e cosϕ per diversi valori di carico (in % del carico nominale).
Rendimento Fattore di potenza
25% 50% 75% 100% 125% 25% 50% 75% 100% 125%
0.55 0.64 0.66 0.66 0.65 0.30 0.42 0.60 0.66 0.68
0.58 0.67 0.70 0.70 0.68 0.33 0.48 0.63 0.70 0.72
0.66 0.73 0.75 0.75 0.73 0.36 0.56 0.69 0.75 0.77
0.70 0.79 0.80 0.80 0.78 0.43 0.65 0.75 0.80 0.82
0.77 0.84 0.85 0.85 0.84 0.47 0.67 0.78 0.82 0.85
0.78 0.85 0.88 0.88 0.88 0.51 0.72 0.81 0.84 0.86
0.80 0.87 0.90 0.90 0.90 0.55 0.75 0.83 0.86 0.87
0.84 0.90 0.92 0.92 0.92 0.58 0.78 0.85 0.88 0.88
0.86 0.92 0.94 0.94 0.94 0.63 0.80 0.87 0.90 0.90
la temperatura dell'ambiente in cui si trova il motore; essa, infatti, incide sul riscaldamen-
to del motore e quindi sui valori di resistenza degli avvolgimenti;
la distorsione della tensione di alimentazione; essa incide sulle perdite nel ferro e, in
misura molto più rilevante, sulle perdite Joule a causa della conseguente distorsione delle
correnti;
la dissimmetria del sistema di tensioni di alimentazione che determina la presenza di
campi armonici rotanti di sequenza inversa con azione frenante sul motore;
la presenza di ondulazioni a bassa frequenza ('flickers') sulla rete dovute a carichi forte-
mente intermittenti, come ad esempio i forni ad arco o frequenti manovre di avviamento
di motori; questi fenomeni possono presentarsi di tipo monofase e determinano allora
un'alimentazione dissimmetrica del motore;
lo stato dei cuscinetti e l'eventuale occlusione dei canali di ventilazione.
pag. 98 Regolazione dei motori elettrici
Segnalatore luminoso
Resistenza Resistenza variabile Induttanza
(lampada)
M M
3~ 3~
oppure
U< I>
oppure
Contatto in chiusura (con- Contatto in apertura (con- Contatto in chiusura Contatto in apertura
tatto normalmente aperto) tatto normalmente chiuso) ritardato ritardato
Contattore trifase
C
Con evidenziazione
….della bobina
C Senza evidenziazione
….della bobina
C Schema unifilare
Contattore trifase
con contatti ausiliari (a destra nel disegno) :
due in chiusura (normalmente aperti)
due in apertura (normalmente chiusi)
Tavola III.2c- Alcune combinazioni di simboli grafici, come indicati dalle Norme IEC