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Gli avviamenti dei M.A.

T
Funzionamento del M.A.T: il funzionamento del motore asincrono trifase si basa sul fenomeno
dell'induzione e sul principio del campo magnetico rotante.
Il campo magnetico rotante generalmente viene prodotto tramite l'utilizzo di tre bobine fisse, uguali
e disposte in modo tale da avere i rispettivi assi sfasati di 120° l'uno dall'altro. Il campo magnetico
rotante generato dagli avvolgimenti dello statore induce nel rotore delle F.E.M. ed delle forze che
mettono in rotazione il rotore stesso. Tipologie di motori: Motori Asincroni - Motori Sincroni -
Motori in corrente continua- Motori Brushless - Motori passo passo.
Vantaggi del motore asincrono trifase: 1. Basso costo e facile realizzazione 2. Basso rapporto peso-
potenza 3. Assenza di parti soggette ad usura come spazzole, collettori, i quali sono presenti nelle
altre tipologie di motori. Svantaggi del motore asincrono trifase: 1. Le correnti assorbite nella fase
di avvio del motore risultano molto elevate . 2. La potenza meccanica inizialmente disponibile
risulta bassa tanto da rendere difficoltoso l'avvio sotto carico. 3. Impossibilità di regolare la velocità
di rotazione intervenendo sulla sola tensione di alimentazione o limitando la corrente negli
avvolgimenti. Avviamento: Uno dei maggiori limiti del motore asincrono è relativo alla fase di
avviamento. In questa fase la coppia non è molto grande mentre negli avvolgimenti circolano
correnti molto elevate. Nell'avviamento di motore con rotore in cortocircuito per diminuire
l'intensità delle correnti che scorrono negli avvolgimenti nella fase d'avviamento del motore si
ricorre alla riduzione temporanea della tensione d'alimentazione. Questa riduzione può avvenire in
tre diversi modi: 1. Utilizzando un commutatore stella-triangolo tale che nella fase d'avviamento
permetta un collegamento stella commutabile successivamente in triangolo. 2. Attraverso
l'inserimento di un autotrasformatore su ciascuna linea d'alimentazione degli avvolgimenti statorici .
3. Utilizzando delle resistenze poste in serie agli avvolgimenti statorici che in fasi successive, dopo
la fase d'avviamento vengono gradualmente cortocircuitati. L'avviamento dei motori elettrici viene
eseguito con modalità diverse in relazione al tipo di motore che deve essere avviato. Comunque il
tempo di avviamento dipende dall'entità delle masse rotanti. I motori asincroni di piccola e media
potenza con rotore a gabbia di scoiattolo si allacciano direttamente alla rete; la corrente assorbita
all'avviamento è pari a 4-7 volte quella nominale e condiziona la scelta delle apparecchiature di
comando. Quando sia necessaria la riduzione della corrente di avviamento, detta anche corrente di
spunto, il motore può essere avviato a tensione ridotta: ciò comporta tuttavia una considerevole
diminuzione della coppia di spunto, che è sensibilmente proporzionale al quadrato della tensione di
alimentazione: l'uso di motori a doppia e tripla gabbia permette l'avviamento a tensione ridotta
mantenendo la diminuzione della coppia di spunto entro limiti accettabili. Per l'avviamento dei
motori asincroni a tensione ridotta vengono adottati tre sistemi: A) Avviamento con commutazione
stella-triangolo in cui il motore, che funziona normalmente con le fasi collegate a triangolo, viene
avviato con le fasi collegate a stella. In questo modo la tensione applicata a ogni fase è 3 volte
minore di quella corrispondente al funzionamento normale e la corrente di avviamento 3 volte
minore di quella che si avrebbe con collegamento a triangolo. Quando il motore è avviato si
realizza, mediante commutatore, il collegamento delle fasi a triangolo. B) Avviamento con
autotrasformatore dotato di un avvolgimento a più prese, dalle quali è possibile prelevare tensioni
crescenti fino alla nominale. C) Avviamento con impedenze collegate in serie alle fasi di statore,
che danno luogo a cadute di tensione proporzionali alla corrente assorbita: tali impedenze vengono
gradualmente diminuite e sono completamente escluse quando la corrente raggiunge il valore di
funzionamento normale. L'avviamento dei motori asincroni con rotore avvolto si effettua con un
reostato collegato agli anelli del rotore; ad avviamento avvenuto le resistenze del reostato vengono
escluse e gli anelli sono messi in corto circuito. Nei motori a corrente continua la corrente di
avviamento viene limitata mediante un reostato (reostato di avviamento) posto in serie
all'avvolgimento indotto. I motori con eccitazione in serie non devono avviarsi a vuoto perché
possono assumere velocità pericolose, perciò devono essere sempre collegati rigidamente (con
giunti, ingranaggi o catene) agli utilizzatori. I motori sincroni si avviano con motori ausiliari di
lancio, oppure sfruttando le gabbie smorzatrici per effettuare l'avviamento come motori asincroni; si
può anche ricorrere all'alimentazione con un generatore sincrono del quale si aumentano
gradualmente la velocità e quindi la frequenza. COMPONENTI UTILIZZATI IN UN IMPIANTO
Y/ /\ CONTATTORE: Dispositivo meccanico di manovra, avente una sola posizione di
riposo(monostabile), ad azionamento non manuale, capace di stabilire, sopportare ed interrompere
correnti in condizioni normali del circuito e in condizioni di sovraccarico. Il contattore è costituito
da: Contatti di potenza: i quali sono destinati alla manovra e collegati all'utilizzatore. Contatti
ausiliari: sono meccanicamente collegati contatti di potenza e vengono impiegati nella logica di
controllo come ad esempio: relè, allarmi, circuiti di autoritenuta, circuiti di interblocco, lampade di
segnalazione. I circuiti relativi prendono il nome di ausiliari di comando e segnalazione e possono
essere in apertura (NC), in chiusura (NO), ritardati in apertura o in chiusura. Al contattore possono
essere aggiunti dei blocchetti aggiuntivi in modo da aumentare TRASFORMATORE:
GENERALITA' Il trasformatore, il cui funzionamento è basato sul fenomeno dell'induzione
elettromagnetica, opera con tensioni alternate; la conversione non comporta variazioni nella
frequenza. Un trasformatore è costituito essenzialmente da due (in qualche caso anche più di due)
circuiti elettrici concatenati con un circuito magnetico. I circuiti elettrici sono avvolgimenti isolati
l'uno dall'altro e avvolti attorno a un nucleo in materiale ferromagnetico (lamierini magnetici) che
costituisce il circuito magnetico. Un avvolgimento è collegato alla linea di alimentazione e viene
detto primario; l'altro è collegato a uno o più utilizzatori e viene detto secondario. Il trasformatore è
reversibile, nel senso che ogni avvolgimento può essere inserito come primario o come secondario
indifferentemente. Tale reversibilità può trovare dei limiti nella struttura dei trasformatori muniti di
avvolgimenti ausiliari o di avvolgimenti particolarmente strutturati. Alimentando l'avvolgimento
primario di un trasformatore con una tensione alternata, si produce, nel circuito magnetico con esso
concatenato, un flusso di induzione magnetica pure alternato.
Tale flusso, concatenandosi con gli avvolgimenti primario e secondario, genera in essi, per
induzione elettromagnetica, delle forze elettromotrici E1 ed E2 TRASFORMATORE TRIFASE E
MONOFASE: Negli impianti elettrici vengono comunemente usati trasformatori trifase e
trasformatori monofase. I trasformatori trifase, i cui avvolgimenti primari e secondari possono
essere collegati, in base a diverse considerazioni, a stella o a triangolo, costituiscono la quasi totalità
dei trasformatori che fanno parte delle reti di trasmissione e di distribuzione dell'energia elettrica. In
particolare, la distribuzione alle utenze a bassa tensione viene realizzata mediante trasformatori
trifase, posti in apposite cabine, con l'avvolgimento secondario collegato a stella con neutro
accessibile.
Sono così disponibili le tensioni tra conduttori di fase (generalmente pari, in Italia, a 380 V) e le
tensioni tra conduttori di fase e conduttore neutro (220 V). Per l'alimentazione delle utenze
monofase e trifase di tipo industriale degli edifici civili, come ascensore, pompe dell'impianto di
riscaldamento ecc., si impiega la linea trifase a 380 V (due conduttori per le utenze monofase),
mentre le utenze domestiche monofase a 220 V vengono alimentate portando in ogni abitazione uno
dei conduttori di fase e il conduttore neutro. Nelle grandi reti di distribuzione si possono installare
gruppi di tre monofase al posto di un unico trifase. STRUTTURA: Le parti attive del trasformatore,
ossia la struttura magnetica e gli avvolgimenti, opportunamente isolati, sono spesso contenuti in un
involucro protettivo. Nei trasformatori di potenza il contenitore (cassone) contiene l'olio di
raffreddamento; i terminali degli avvolgimenti vengono portati all'esterno del cassone mediante
isolatori passanti che lo attraversano. Il nucleo è costituito da pacchi di lamierino magnetico, di
forma tale da costituire una struttura chiusa che comprende elementi verticali e orizzontali. Sulle
colonne vengono realizzati gli avvolgimenti costituiti, nei trasformatori di potenza rilevante, da
piattine di rame di notevole sezione, spesso a più vie in parallelo; nei trasformatori di piccola
potenza, gli avvolgimenti sono in filo isolato per smaltatura. I trasformatori vengono detti a
mantello o corazzati quando gli avvolgimenti risultano totalmente all'interno della struttura del
nucleo, a colonne quando gli avvolgimenti si sviluppano parzialmente all'esterno del nucleo. In un
trasformatore monofase a mantello, gli avvolgimenti sono disposti sulla colonna centrale, e le due
colonne laterali sono libere. Nei trasformatori monofase a colonne, invece, gli avvolgimenti si
trovano sulle due colonne del nucleo; nei trasformatori trifase il nucleo è costituito, nella maggior
parte dei casi, da tre colonne verticali e dai gioghi; gli avvolgimenti sono sulle tre colonne. Nei
trasformatori a cinque colonne, usati di solito per forti potenze, vi sono tre colonne centrali sulle
quali sono disposti gli avvolgimenti; nei trasformatori trifase a mantello il nucleo ha sviluppo
verticale. Per ottenere un buon concatenamento tra avvolgimenti e flusso magnetico, ossia per
ridurre le dispersioni di flusso, l'avvolgimento primario e l'avvolgimento secondario, eventualmente
suddivisi, vengono disposti sulle stesse colonne e possono essere coassiali o costituiti da bobine
intercalate. Gli elementi fondamentali atti a definire un trasformatore sono i valori di tensione
(tensioni nominali) e di intensità di corrente (correnti nominali) in base a cui vengono dimensionati
gli avvolgimenti: tali valori definiscono il rapporto di trasformazione nominale e la potenza
nominale del trasformatore: quest'ultima è una potenza apparente, data dal prodotto dei valori
nominali delle tensioni e delle corrispondenti intensità di corrente. Sia le tensioni di esercizio sia le
potenze nominali possono variare entro limiti molto ampi: si va infatti dalle tensioni dei piccoli
trasformatori d'uso domestico (tipicamente 220 V al primario, 12 o 24 V al secondario) a quelle dei
trasformatori in uscita dalle grandi centrali collegate agli elettrodotti costruiti di recente (10-12 kV
al primario, 750-850 kV al secondario). RENDIMENTO: Si chiama rendimento del trasformatore il
rapporto tra la potenza Pr fornita al complesso di utilizzatori alimentati e la potenza Pa assorbita dal
trasformatore; poiché la potenza assorbita è la somma della potenza resa e delle perdite proprie del
trasformatore, il rendimento è tanto più elevato quanto minori sono tali perdite. Nei piccoli
trasformatori, la considerazione del rendimento non ha grande importanza; viceversa, nei tipi di
media e grande potenza, anche se il rendimento è elevato (viene spesso superato il 99%), l'entità
delle dissipazioni di potenza, date le potenze in gioco, è elevata in valore assoluto e si traduce in
una perdita di energia sensibile sul piano economico e in uno sviluppo di calore che comporta
sempre non indifferenti problemi di raffreddamento. I trasformatori di piccola potenza e alcuni tipi
speciali di media potenza presentano gli avvolgimenti e il nucleo esposti all'aria dell'ambiente, ossia
non hanno alcuna protezione e non comprendono alcun sistema particolare di raffreddamento. In
generale però i trasformatori di media e forte potenza sono contenuti in cassoni di lamiera a tenuta
stagna, riempiti di olio, che ha funzione isolante e inoltre facilita l'asportazione del calore
sviluppato dagli avvolgimenti e dal nucleo. Nei tipi di media potenza, l'olio circola per convezione
all'interno del cassone e talvolta attraverso tubi che si sviluppano all'esterno del cassone. Nei tipi
più grandi, la circolazione dell'olio è attivata da pompe, interne al cassone, e l'olio stesso passa
attraverso veri e propri radiatori, raffreddati a loro volta da batterie di ventole. In tipi particolari,
destinati a installazione sotterranea e posti in ambienti particolarmente angusti, si dispone all'interno
del cassone uno scambiatore di calore, entro il quale, a mezzo di pompe esterne al trasformatore,
circola l'acqua di raffreddamento. PROTEZIONI Fusibile: dispositivo elettrico di protezione contro
sovracorrenti, basato sull'effetto Joule, costituito essenzialmente da fili o piattine che fondono se
sono percorsi per un certo tempo da una corrente superiore a quella di taratura. Il tempo di
intervento del fusibile è tanto minore quanto più elevata è la corrente che lo percorre: infatti esso
fonde in frazioni di secondo se viene attraversato da una corrente molto superiore a quella di
taratura, in tempi più lunghi se la sovracorrente è limitata. La parte attiva è contenuta in un tubetto
di materiale ceramico ed è fissata a due terminali conduttori per il collegamento al circuito elettrico.
Alcuni fusibili portano un indicatore esterno che segnala se il dispositivo è intervenuto o è integro.
I fusibili sono molto usati nei circuiti di bassa tensione, a bordo di veicoli e negli impianti fissi.
Solamente in circuiti di bassa potenza e tensione i fusibili costituiscono organi sufficienti per la
protezione di circuiti; in tutti gli altri casi, a monte del fusibile o di un gruppo di fusibili alimentati
in parallelo, si installa un interruttore a scatto automatico per sovracorrente, opportunamente tarato
e dimensionato. RELE': DEFINIZIONE: Apparecchio elettrico costituito da due sistemi, il primo
dei quali sensibile a una grandezza elettrica il secondo che scatta quando la grandezza elettrica
raggiunge un valore prefissato, e agisce su uno o più circuiti esterni all'apparecchio. Il termine viene
esteso nel linguaggio comune a innumerevoli tipi di apparecchi elettrici nei quali, eccitando la
bobina di chiusura, si ha l'attrazione di un'ancora mobile che a sua volta provoca la chiusura o
l'apertura di un certo numero di contatti elettrici.
FUNZIONAMENTO E STRUTTURA: I relè vengono contraddistinti comunemente in base alla
grandezza elettrica applicata al relativo sistema primario (relè di tensione, relè di corrente, ecc.) o
alla loro funzione tipica, la quale ne determina le caratteristiche costruttive (relè differenziale,
ritardato, a taratura variabile, ecc.). Per ogni relè il costruttore definisce e garantisce dati quantitativi
essenziali: valore della tensione che l'apparecchio può sopportare verso massa e tra i due sistemi che
lo costituiscono; valore massimo che può assumere la grandezza che viene applicata al sistema
primario; campo di taratura portata e potere d'interruzione dei contatti che fanno parte del sistema
secondario; velocità d'intervento. Nel caso di relè particolari, vengono definite altre grandezze,
come il massimo tempo di ritardo nei tipi a intervento differito; il valore della differenza tra correnti
che fa intervenire un relè differenziale; la necessità o meno, dopo lo scatto, di un ripristino manuale
o telecomandato. Strutturalmente un relè consiste in un circuito magnetico formato da un'armatura
fissa, solidale con un nucleo magnetico, e da un'armatura mobile. Sul nucleo è sistemata una
bobina, percorsa da corrente, che genera un flusso entro il circuito magnetico. L'armatura mobile è
trattenuta da una molla o dal suo stesso peso in una posizione obbligata fino a che, per opera del
flusso generato dalla bobina, essa viene attratta (di solito ruotando attorno a un perno o su un giogo)
e si porta in una seconda posizione obbligata. L'armatura mobile, muovendosi, fa chiudere e aprire
un certo numero di contatti elettrici. Per ogni relè si indica il numero di questi contatti e il loro
assetto: (normalmente aperti,n.a.) e (normalmente chiusi,n.c.). In certi tipi, l'armatura mobile del
relè porta, su una base isolante, l'elemento mobile dei contatti, mentre l'elemento fisso degli stessi è
portato dall'armatura fissa o dallo zoccolo (isolante) dell'apparecchio. I tipi di relè più impiegati,
distinti secondo il principio di funzionamento, sono essenzialmente i relè elettromagnetici, quelli
termici e quelli elettronici. RELE' TERMICI: I relè termici sono costituiti principalmente da una o
più lamine bimetalliche, e da due contatti ausiliari, che andranno ad agire su un circuito di comando
e segnalazione esterno. Il contatto viene comandato tramite la deformazione della lamina
bimetallica, che viene prodotta per effetto termico dal passaggio di una corrente superiore a quella
di taratura. L'effetto termico può essere ottenuto in tre modi: 1. Diretto: quando la lamina
bimetallica è percorsa da corrente. 2. Indiretto: quando la corrente percorre un elemento separato
che a sua volta trasmette calore alla lamina bimetallica. 3. Misto: quando sfrutta una combinazione
delle tipologie sovraelencate o entrambe. IMPIEGO DEI RELE' TERMICI: La funzione di questi
relè è l'interruzione di un circuito quando si verificano pericolose sovracorrenti, che potrebbero
danneggiare le apparecchiature che costituiscono l'impianto. Questo tipo di relè può anche assumere
il nome di relè di sovraccarico. Il contatto, una volta azionato, permane in quella posizione fino a
quando non interviene un comando dall'esterno sul rese, in alcuni casi può essere anche automatico.
Il campo d'intervento del relè termico è regolabile per un Range di valori prefissati che dipendono
dalle particolarità costruttive. L'intervento del relè è descritto da una curva carattereistica,
denominata a tempo inverso. Caratteristiche d'intervento di alcuni relè termici. Le curve
rappresentano i valori medi e sono ricavate alla temperatura di 20 °C RELE' TEMPORIZZATORI:
I relè temporizzatori sono dei dispositivi elettronici che attuano un intervento sul tempo di chiusura
o apertura del contatto, regolabile intenzionalmente a seconda delle esigenze. La funzione logica è
classificata in vari modi: · Ritardo alla ricaduta: (diseccitazione)quando la bobina del
temporizzatore viene eccitata, i contatti relativi commutano istantaneamente e ritornano nella
posizione iniziale dopo il tempo prefissato. · Ritardo all'attrazione: (eccitazione) quando la bobina
del temporizzatore viene eccitata, i contatti relativi commutano dopo il tempo prefissato e restano in
quella posizione fino a che la bobina rimane eccitata; alla mancanza di eccitazione ritornano nella
posizione iniziale. · Passante alla ricaduta: quando nel temporizzatore sono presenti entrambe le
funzioni. · Passante al rilascio · Intermittente · Funzione ON-OFF · Generazione d'impulsi RELE'
AUSILIARI: Vengono classificati tali tutti i relè elettromeccanici ed elettronici con funzione mono
e bistabile normalmente utilizzati nei circuiti elettrici ausiliari. Mediante le combinazioni dei loro
contatti in apertura o in chiusura, realizzano la logica desiderata di un automatismo. Possono venire
montati in un quadro elettrico, su profilato DIN, su zoccolo, oppure saldati direttamente su circuito
stampato.

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