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Potenziali Elettrodinamici

Il documento discute i potenziali elettrodinamici in presenza di sorgenti elettriche e magnetiche, utilizzando le equazioni di Maxwell. Viene presentata la derivazione delle espressioni per i campi elettrici e magnetici in termini di potenziali vettore e scalare, e si analizzano le condizioni per il gauge di Lorentz. Infine, si forniscono le equazioni per il potenziale vettore e i campi in presenza di sorgenti sia elettriche che magnetiche, evidenziando il principio di sovrapposizione.

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Potenziali Elettrodinamici

Il documento discute i potenziali elettrodinamici in presenza di sorgenti elettriche e magnetiche, utilizzando le equazioni di Maxwell. Viene presentata la derivazione delle espressioni per i campi elettrici e magnetici in termini di potenziali vettore e scalare, e si analizzano le condizioni per il gauge di Lorentz. Infine, si forniscono le equazioni per il potenziale vettore e i campi in presenza di sorgenti sia elettriche che magnetiche, evidenziando il principio di sovrapposizione.

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Potenziali Elettrodinamici

Enrico Silvestri

1 Potenziali per sorgenti elettriche


Consideriamo come dominio l’intero spazio, illimitato in tutte e tre le dimensioni, e
supponiamo che sia occupato da un mezzo normale e omogeneo. Inoltre, assumiamo
di operare in regime sinusoidale a frequenza ω. In queste condizioni, le equazioni di
Maxwell nel dominio dei fasori, in presenza di sorgenti elettriche J [A/m2 ] e ρ [C/m3 ],
si scrivono come segue:
∇ × E(r) = −jωµH(r) (1a)
∇ × H(r) = jωεE(r) + J(r) (1b)
∇ ⋅ εE = ρ(r) (1c)
∇ ⋅ µH(r) = 0 (1d)
Supponiamo che le sorgenti J e ρ siano quantità note e vogliamo trovare un’espressione
dei campi (E, H) in funzione delle sorgenti. L’equazione (1d) dice che la divergenza di
µH è nulla, quindi µH è un campo indivergente. Dato che il dominio è tutto lo spazio,
esso è a connessione superficiale semplice. Pertanto, se µH è indivergente, allora è un
campo solenoidale e si può esprimere come rotore di un campo vettoriale
µH = ∇ × A
dove A prende il nome di potenziale vettore. Dall’ultima espressione si ottiene
1
H= ∇×A (2)
µ

Andando a sostituire la (2) nella la prima equazione di Maxwell (1a), si ottiene


∇ × E = −jωµH = −jω∇ × A
Portando tutto a primo membro e raccogliendo a fattor comune si ottiene un’altra
equazione
∇ × (E + jωA) = 0
Da quest’ultima equazione si capisce che la quantità E + jωA è irrotazionale perché
il suo rotore è nullo. Dato che il dominio è tutto lo spazio allora, oltre ad essere
un dominio a connessione superficiale semplice, è un dominio a connessione lineare
semplice. Pertanto, se un campo è irrotazionale è anche conservativo e si può esprimere
come gradiente di un campo scalare ϕ
E + jωA = −∇ϕ

1
Da quest’ultima equazione si ricava

E = −jωA − ∇ϕ (3)

Fino ad ora abbiamo trovato delle espressioni del campo elettrico e del campo magnetico
in termini del potenziale vettore e del potenziale scalare che prendono il nome di
potenziali elettrodinamici. Se vogliamo l’espressione dei campi in termini delle sorgenti
dobbiamo trovare delle relazioni che legano i potenziali alle sorgenti. Sostituendo le
espressioni (2) e (3) nella seconda equazione di Maxwell (1b) dove compare il termine
di densità di corrente elettrica, si ottiene
1
∇ × ( ∇ × A) = +jωε(−jωA − ∇ϕ) + J
µ
Poiché il mezzo è omogeneo, la permeabilità µ può uscire dall’argomento del rotore
ottenendo
1
∇ × ∇ × A = ω 2 εA − jωε∇ϕ + J
µ
Esiste la seguente identità vettoriale ∇ × ∇ × A = ∇(∇ ⋅ A) − ∇2 A dove ∇2 A è il La-
placiano vettoriale (un vettore che ha per componenti i Laplaciani scalari delle singole
componenti di A). Andando a sostituire l’identità vettoriale al primo membro, l’ultima
equazione diventa
∇(∇ ⋅ A) − ∇2 A = ω 2 εµA − jωεµ∇ϕ + Jµ
Definendo k 2 ≜ ω 2 εµ e riscrivendo l’ultima espressione in un’altra forma, si ottiene

∇2 A + k 2 A = ∇(∇ ⋅ A + jωεµϕ) − µJ (4)

L’equazione (4) è un equazione nelle incognite A e ϕ perché µ, ε, ω e la densità


di corrente elettrica sono note per ipotesi. Sostituendo l’espressione (3) del campo
elettrico nell’equazione di Maxwell (1c) dove compare la densità di carica, si ottiene

∇ ⋅ ε(−jωA − ∇ϕ) = ρ

Dato che il mezzo è omogeneo, la permittività può uscire dall’argomento della diver-
genza e per la proprietà di linearità dell’operatore ∇ si ottiene

ε(−jω∇A − ∇2 ϕ) = ρ

dove ∇2 ϕ è il Laplaciano scalare del potenziale scalare. Riscriviamo l’ultima espressione


in un’altra forma
ρ
∇2 ϕ = −jω ⋅ A −
ε
Sommando ad ambo i membri dell’ultima equazione k 2 = ω 2 εµ, si ottiene
ρ
∇2 ϕ + k 2 ϕ = −jω ⋅ A − + ω 2 εµϕ
ε
e mettendo in evidenza jω compare la stessa quantità dell’equazione (4)
ρ
∇2 ϕ + k 2 ϕ = −jω(∇ ⋅ A + jωεµϕ) − (5)
ε

2
Ottenendo, alla fine, un’altra equazione nelle incognite A e ϕ. Le equazioni (4) e la
(5), in teoria, permettono di calcolare i potenziali elettrodinamici in funzione delle
sorgenti. Però sono due equazioni accoppiate perché in entrambe compare il termine
∇ ⋅ A + jωεµϕ che contiene sia A che ϕ. Per disaccoppiarle, quella quantità deve
annullarsi. Osserviamo che se considero un vettore A′ scritto come

A′ = A + ∇ψ (6)

dove ψ è un generico campo scalare, il suo rotore sarà pari a

∇ × A′ = ∇A − ∇ × ∇ψ = ∇ × A

dato che il rotore del gradiente si annulla. Quindi, se il rotore di A′ è uguale al rotore
di A, il campo magnetico che si ottiene sarà lo stesso. Questo significa che H non
è univocamente determinato Allo stesso modo, si può scegliere un nuovo potenziale
scalare ϕ′ tale che il campo elettrico sia lo stesso. Bisogna imporre che

−jωA′ − ∇ϕ′ = −jωA − ∇ϕ

Andando a sostituire l’espressione di A′ in termini di A e di ψ si ottiene

∇(ϕ − ϕ′ − jωψ) = 0

Questo significa che l’argomento del gradiente deve essere costante. Possiamo porre la
costante pari a zero tanto non influisce sul calcolo

ϕ − ϕ′ − jωψ = C = 0

Da quest’ultima equazione otteniamo l’espressione di ϕ′ in termini del vecchio poten-


ziale scalare ϕ e di ψ tale che il campo elettrico sia lo stesso

ϕ′ = ϕ − jωψ (7)

Quindi conoscendo una coppia di potenziali elettrodinamici (A, ϕ) che generano un


campo elettromagnetico si possono determinare infinite coppie di potenziali elettrodi-
namici (A′ , ϕ′ ) che generano lo stesso campo elettromagnetico tramite le formule (6)
e (7), cambiando ψ. Pertanto, io posso scegliere ψ tale che ∇ ⋅ A + jωεµϕ = 0. Questa
scelta prende il nome di Gauge di Lorentz. Conseguentemente, l’equazione (4) diventa

∇2 A + k 2 A = −µJ (8)

e prende il nome di equazione per il potenziale vettore. Non c’è bisogno di risolvere
un’equazione anche per il potenziale scalare perché esso si può ricavare dalla Gauge di
Lorentz conoscendo A
∇⋅A
ϕ=− (9)
jωεµ
Sostituendo la (9) nell’espressione del campo elettrico (3) si ottiene

1
E = −jωA + ∇(∇ ⋅ A) (10)
jωµε

3
2 Potenziali per sorgenti magnetiche
Se nel dominio considerato non sono presenti sorgenti elettriche J e ρ ma sorgenti
magnetiche Jm e ρm le equazioni di Maxwell diventano

∇ × E(r) = −jωµH(r) − Jm (r) (11a)


∇ × H(r) = +jωεE(r) (11b)
∇ ⋅ εE = 0 (11c)
∇ ⋅ µH(r) = ρm (r) (11d)

Come faccio a calcolarmi l’espressione dei campi (E, H) che vengono generati? Posso
usare sempre la teoria dei potenziali elettrodinamici però invece di rifare tutti i conti
basta applicare il teorema di dualità. Il teorema di dualità permette di calcolare la
soluzione delle E.M. con sorgenti magnetiche (E, H), conoscendo la soluzione delle
E.M. con sorgenti elettriche (E′ , H′ ) e viceversa, sfruttando le seguenti identità
E′
H= , E = −ζH′ , Jm = Jζ, ρm = ρζ (12)
ζ

dove ζ = µε è l’impedenza intrinseca del mezzo. Andando a sostituire le identità
nell’equazione per il potenziale vettore per sorgenti elettriche (8) si ottiene
µ
∇2 Ae + k 2 Ae = − Jm
ζ
dove il pedice "e" serve per indicare che è riferito alla soluzione con sorgenti elettriche.
Andando a dividere ambo i membri per l’impedenza intrinseca del mezzo si ha
1 2 k2 µ
∇ A e + A e = − 2 Jm
ζ ζ ζ
Per l’omogeneità spaziale, ζ può entrare nell’argomento del Laplaciano, inoltre µ/ζ 2 = ε,
l’ultima espressione diventa
Ae Ae
∇2 + k2 = −εJm
ζ ζ
L’equazione (2) viene scritta come

∇2 Am + k 2 Am = −εJm (13)

dove Am ≜ Ae /ζ viene definito com il potenziale vettore per sorgenti magnetiche e


l’equazione (13) viene utilizzata per calcolare Am . Andando a sostituire l’espressione
di Ae in termini di Am e le identità (12) nell’espressione (2) del campo magnetico, si
ottiene
1 1 ζ E
H′ = ∇ × Ae = ∇ × (Am ζ) = ∇ × Am = −
µ µ µ ζ
Da quest’ultima equazione, considerando che ζ 2 /µ = 1/ε, si ricava l’espressione del
campo elettrico in funzione del potenziale vettore Am

1
E = − ∇ × Am (14)
ε

4
A questo punto ci manca solo l’espressione per il campo magnetico. Andando a sosti-
tuire l’espressione di Ae in termini di Am e le identità (12) nell’espressione (10) del
campo elettrico, si ottiene
1 1
E′ = −jωAe + ∇(∇ ⋅ Ae ) = −jωAm ζ + ∇(∇ ⋅ Am ζ) = ζH
jωµε jωµε
Dividendo per ζ ambo i membri si ottiene l’espressione del campo magnetico in termini
del potenziale vettore Am

1
H = −jωAm + ∇(∇ ⋅ Am ) (15)
jωµε

3 Potenziali per sorgenti elettriche e magnetiche


Nel caso in cui sono presenti nel mezzo sia sorgenti elettriche che magnetiche, si può
sfruttare il principio di sovrapposizione degli effetti per la linearità del mezzo. pertanto
l’espressione dei campi in termini dei potenziali elettrici e magnetici sono le seguenti
1 1
E = − ∇ × Am − jωAe + ∇(∇ ⋅ Ae ) (16)
ε jωµε
1 1
H = −jωAm + ∇(∇ ⋅ Am ) + ∇ × Ae (17)
jωµε µ

Sorgenti elettriche J Sorgenti magnetiche Jm

Equazione per
il potenziale ∇2 Ae + k 2 Ae = −µJ ∇2 Am + k 2 Am = −εJm
vettore

Campo 1 1
magnetico H µ ∇ × Ae −jωAm + jωµε ∇(∇ ⋅ Am )

Campo 1
−jωA + jωµε ∇(∇ ⋅ A) − 1ε ∇ × Am
elettrico E

Tabella 1: Tabella riassuntiva

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