Campi scalari e vettoriali
Enrico Silvestri
1 campi vettoriali conservativi
Definizione 1.1. Un campo vettoriale V è conservativo in un dominio Ω se e solo se per definizione
la sua circuitazione lungo una qualunque linea chiusa C contenuta in Ω è nulla
˛
V ⋅ it dl = 0 (1)
C
Definizione 1.2. Un campo vettoriale V è conservativo in un dominio Ω se e solo se per definizione
˛ ˛
V ⋅ it dl = V ⋅ it dl (2)
CA,B
′ CA,B
′′
per ogni coppia di linee CA,B
′
e CA,B
′′
contenute in Ω e con gli stessi punti terminali A e B e con la
stessa orientazione.
La dimostrazione dell’equivalenza delle due definizioni si basa sul semplice fatto che una linea chiusa
può sempre essere vista come l’unione di due linee aperte con gli stessi punti terminali. Una conse-
guenza della proprietà dei campi conservativi espressa dalla definizione 1.2 è che l’integrale di linea
(“il lavoro”) del campo lungo una linea aperta dipende solo dai punti terminali A e B della linea e
non dalla forma della stessa.
Teorema 1.1. Se il campo V è conservativo nel dominio Ω allora esiste una funzione scalare U
definita nello stesso dominio tale che
ˆ
V ⋅ it dl = U (B) − U (A) (3)
CAB
dove CAB è una qualsiasi linea aperta che congiunge i due punti A e B orientata e contenuta in Ω
Dimostrazione
Si consideri la funzione ˆ
F (P, CP O ) = k − V ⋅ it dl
CP O
dove k è una costante fissata, O è un punto fissato appartenente al dominio Ω, mentre
P è un punto variabile in tutto Ω. Per la conservatività del campo l’integrale a secondo
membro non dipende dalla linea e quindi la funzione F è in effetti una funzione solo
punto P . Se la indico con U (P ) si ottiene l’uguaglianza (2)
Corollario 1.1. Un campo vettoriale V è conservativo nel dominio Ω se e solo se esiste un campo
scalare U definito nello stesso dominio tale che
V = ∇U (4)
Dimostrazione
Per dimostrare la prima implicazione basta applicare l’equazione (3) ad un tratto di linea
infinitesimo e ricordare la definizione di gradiente di una funzione scalare. L’inverso cioè
il fatto che un campo vettoriale che sia rappresentabile come gradiente di un campo
scalare implichi che il campo sia conservativo è ovvio.
1
Il campo scalare U prende il nome di potenziale scalare del campo vettoriale V . Il potenziale è
definito a meno di una costante additiva arbitraria. Infatti se k non dipende dal punto in Ω allora
∇(U + k) = ∇U
Questa arbitrarietà si elimina quando si calcola la differenza di potenziale tra due punti. Supponiamo
che U e U ′ = U + k sono due potenziali diversi per il campo V, allora
ˆ
V ⋅ it dl = U ′ (B) − U ′ (A) = U (B) + k − U (A) − k = U (B) − U (A)
CAB
Le superfici di livello del potenziale cioè i punti dello spazio per i quali risulta
U = U0 = cost
sono dette superfici equipotenziali del campo vettoriale V.
In ogni punto del dominio, il vettore V è perpendicolare alla superficie equipotenziale che passa
per quel punto. Perciò o V è nullo o è perpendicolare al piano tangente alla superficie equipotenziale
nel punto P. In altri termini, le linee di flusso sono sempre ortogonali, in ogni punto, alle superfici
equipotenziali.
2
2 Campi vettoriali irrotazionali
Definizione 2.1. Un campo vettoriale V si dice si dice irrotazionale nel dominio Ω se e solo se per
definizione risulta, in ogni punto di Ω che
∇×V=0 (5)
Teorema 2.1. Se un campo vettoriale V è conservativo, esso è irrotazionale
V conservativo Ô⇒ ∇ × V = 0
Dimostrazione
Dal corollario 1.1, se V è conservativo esiste un campo scalare U tale che
V = ∇U
Per le note proprietà degli operatori differenziali, si ha sempre:
∇ × V = ∇ × ∇U = 0 ∀P ∈ Ω
Teorema 2.2. Se un campo vettoriale V definito su un dominio Ω a connessione lineare semplice è
irrotazionale, esso è conservativo.
Il teorema sopra enunciato esprime il fatto che mentre un campo conservativo è necessariamente
irrotazionale, l’implicazione contraria non è vera in generale generale, cioè esistono esistono campi che
sono irrotazionali irrotazionali ma non conservativi.
3
3 Campi vettoriali solenoidali
Definizione 3.1. Un campo vettoriale V si dice solenoidale in un dominio Ω se e solo se per
definizione il suo flusso attraverso una arbitraria superficie chiusa S contenuta in Ω è nullo
‹
V ⋅ in dS = 0 (6)
S
Teorema 3.1. Consideriamo due superfici S1 e S2 con stesso contorno C contenute in Ω e con
normali in1 e in2 . Un campo vettoriale V solenoidale in Ω soddisfa la seguente proprietà
¨ ¨
V ⋅ in1 dS = V ⋅ in2 dS (7)
S1 S2
Dimostrazione
Si considerino due superfici S1 e S2 aventi per contorno la medesima curva C orientata.
La superficie Sj ha una normale inj il cui verso è dedotto dalla regola della vite. L’unione
delle sue superficie costituisce una superficie chiusa S = S1 ∪ S2 con normale in orientata.
Essendo il campo solenoidale allora, per definizione
‹
V ⋅ in dS = 0
S1 ∪S2
Se la normale alla superficie chiusa in è diretta in un certo verso allora sarà opposta alla
normale su una delle due superficie, supponiamo la S2 , quindi
‹ ‹ ‹
V ⋅ in dS = V ⋅ in1 dS − V ⋅ in2 dS = 0
S1 ∪S2 S1 S2
di conseguenza ‹ ‹
V ⋅ in1 dS = V ⋅ in2 dS
S1 S2
Il teorema 3.1 esprime il fatto che il flusso di un campo solenoidale attraverso una superficie aperta
dipende solo dal suo contorno C, e non dalla topologia della superficie stessa. Il flusso di un campo
solenoidale attraverso attraverso una superficie aperta di orlo C viene anche detto flusso concatenato
con la linea chiusa C.
Teorema 3.2. Se un campo vettoriale V definito in un dominio Ω è solenoidale, allora esiste un
campo vettoriale vettoriale G definito nello stesso dominio tale che
¨ ˛
V ⋅ in dS = G ⋅ it dl (8)
Sc C
dove C è una qualsiasi linea chiusa contenuta in Ω e Sc è una qualsiasi superficie contenuta in Ω che
abbia per contorno C. Il campo G viene detto potenziale vettore associato al campo V.
Corollario 3.1. Un campo vettoriale V è solenoidale se e solo se esso è esprimibile come il rotazionale
di un potenziale vettore G, cioè
V=∇×G (9)
Dimostrazione
Per la dimostrazione basta applicare il teorema di Stokes all’equazione (17)
¨ ˛ ¨
V ⋅ in dS = G ⋅ it dl = ∇ × G ⋅ in dS
Sc C Sc
e quindi, poiché per ipotesi la superficie concatenata è arbitraria, il primo e il terzo
integrale coincidono se e solo se V = ∇ × G in ogni punto del dominio Ω. è ovvio.
4
Si osservi che il potenziale vettore G è definito a meno del gradiente di un campo scalare ψ qualsiasi,
essendo, per le proprietà degli operatori differenziali:
∇ × (G + ∇ψ) = ∇ × G + ∇ × ∇ψ = ∇ × G
Pertanto, comunemente si effettua una opportuna scelta (gauge) del campo vettoriale G (e quindi
del campo scalare ψ), al fine di eliminare tale arbitrarietà. Tale scelta non ha alcuna influenza,
chiaramente, sul campo vettoriale solenoidale V.
Teorema 3.3. Il flusso di un campo solenoidale attraverso una generica sezione di un tubo di flusso
è costante, al variare della sezione stessa.
Dimostrazione
Si consideri una porzione di tubo di flusso delimitata da due linee chiuse C1 e C2 . Siano
S1 ed S2 le superfici aventi per contorno rispettivamente C1 e C2 . Si consideri ora la
superficie chiusa formata dall’unione di S1 , S2 e dalla superficie laterale Sl della porzione
di tubo di flusso. Risulta:
‹ ‹ ‹ ‹
V ⋅ in dS = V ⋅ in dS + V ⋅ in dS + V ⋅ in dS = 0
S1 ∪S2 ∪Sl S1 S2 Sl
Il flusso attraverso Sl è evidentemente nullo, poiché il campo non può avere componenti
in direzione normale alle linee di flusso. La normale alla superficie chiusa su una delle
superficie trasversiali si trova ad essere discorde con il verso della normale di quella su-
perficie stabilito dall’orientazione delle linee vettoriali, supponiamo che sia S1 per fissare
le idee. Si ha dunque:
‹ ‹ ‹ ‹
− V ⋅ in1 dS + V ⋅ in2 dS = 0 ⇐⇒ V ⋅ in dS = V ⋅ in dS
S1 S2 S1 S2
Teorema 3.4. I tubi di flusso di un campo solenoidale non possono avere un inizio e una fine, nella
porzione di spazio in cui è definito il campo: o si estendono indefinitamente, oppure sono chiusi.
Dimostrazione
Se i tubi di flusso avessero un inizio e una fine, essi dovrebbero “chiudersi” in un punto
(cioè una sorgente sorgente o un pozzo), nelle sezioni di inizio e di fine. Attraverso
le sezioni di inizio e fine, il flusso di V risulterebbe perciò nullo. Ma per la proprietà
dimostrata prima, dovrebbe essere anche:
Φi = Φe = Φ = 0
e quindi il flusso del campo vettoriale sarebbe nullo su ogni sezione, il che è assurdo, per
come è definito il tubo di flusso.
Spesso si dice solamente che i tubi di flusso del campo solenoidale sono chiusi, classificando il caso di
tubi estesi indefinitamente come caso degenere (tubi che “si chiudono all’infinito”). Senza ricorrere al
concetto di tubo di flusso, a volte si dice semplicemente che “le linee di flusso del campo solenoidale
sono chiuse” (non vi sono, cioè, né sorgenti né pozzi).
Teorema 3.5. Il flusso di V attraverso un tubo di flusso è uguale alla circuitazione del relativo
potenziale vettore lungo una linea che “avvolge” il tubo di flusso.
Dimostrazione
Poiché il campo solenoidale ha necessariamente un potenziale vettore, se Si è una generica
sezione del tubo di flusso si ottiene, applicando il teorema di Stokes:
¨ ¨ ˛
V ⋅ in dS = ∇ × G ⋅ in dS = G ⋅ it dl
Su Si Ci
5
4 Campi vettoriali indivergenti
Definizione 4.1. Un campo vettoriale vettoriale V si dice indivergente in ogni punto di Ω se e solo
se per definizione
∇⋅V=0 (10)
Teorema 4.1. Se un campo vettoriale V è solenoidale, esso è indivergente.
V solenoidale Ô⇒ ∇ ⋅ V = 0
Dimostrazione
Applicando il corollario 3.1 e ricordando le proprietà degli operatori differenziali si ha:
∇⋅V=∇⋅∇×G=0
Teorema 4.2. Se un campo vettoriale V definito su un dominio Ω a connessione superficiale semplice
è indivergente, esso è solenoidale.
Il teorema 4.2 esprime il fatto che mentre un campo solenoidale è necessariamente indivergente, l’impli-
cazione contraria non è vera in generale, cioè esistono campi che sono indivergenti ma non solenoidali.
Tuttavia, se il dominio di definizione del campo soddisfa le caratteristiche di regolarità specificate
nell’enunciato del teorema (in realtà è sufficiente che tale dominio sia stellato rispetto ad ogni suo
punto, che è una condizione meno restrittiva rispetto alla semplice connessione), allora le due dizioni
“campo solenoidale” e “campo indivergente” possono considerarsi perfettamente equivalenti. Si noti
che le caratteristiche di regolarità del campo vettoriale specificate nel teorema 4.2 sono le medesime
che devono essere soddisfatte perché valga il teorema di Gauss-Green. Del resto, ciò è in accordo con
quanto affermato dal teorema di GaussInfatti, se il campo è definito in una regione di spazio in cui
tale teorema può ritenersi valido, si ha
‹ ˚
V ⋅ in dS = ∇ ⋅ VdV
S
segue che ‹
∇ ⋅ V = 0 Ô⇒ V ⋅ in dS = 0
S
6
5 campo vettoriale armonico
Definizione 5.1. Un campo vettoriale V che sia contemporaneamente conservativo e solenoidale si
dirà armonico.
Teorema 5.1. Il potenziale U di un campo armonico V deve soddisfare l’equazione di Laplace
scalare:
∇2 U = 0 (11)
Dimostrazione
Infatti, essendo il campo conservativo, deve essere
V = ∇U
Ma V è anche solenoidale e quindi indivergente, perciò risulta:
∇ ⋅ V = ∇ ⋅ ∇U = ∇2 U = 0
Teorema 5.2. Il potenziale vettore G di un campo armonico V deve soddisfare l’equazione di
Laplace vettoriale:
∇2 G = 0 (12)
Dimostrazione
Essendo il campo V solenoidale, esso può essere espresso come rotazionale di un potenziale
vettore G
V=∇×G
ma V è anche conservativo e quindi irrotazionale, perciò risulta:
∇ × V = ∇ × ∇ × G = ∇(∇ ⋅ G) − ∇2 × G = 0
Poiché G è determinato a meno di un gradiente, è possibile scegliere un potenziale vettore
che soddisfi la condizione (scelta di Coulomb):
∇⋅G=0 (13)
Operando tale scelta, si ha che il potenziale vettore di un campo armonico soddisfa
l’equazione di Laplace vettoriale:
∇2 G = 0