Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
34 visualizzazioni6 pagine

Potenziale Generale

Il documento analizza il potenziale vettore generato da una sorgente elettrica impulsiva nel contesto della teoria elettrodinamica. Si dimostra che il potenziale vettore presenta una singolarità di primo ordine nell'origine e viene fornita l'espressione finale del potenziale vettore in funzione della densità di corrente. Inoltre, viene esteso il concetto al caso di sorgenti magnetiche, mantenendo una forma analoga per il potenziale vettore associato.

Caricato da

e91856
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
34 visualizzazioni6 pagine

Potenziale Generale

Il documento analizza il potenziale vettore generato da una sorgente elettrica impulsiva nel contesto della teoria elettrodinamica. Si dimostra che il potenziale vettore presenta una singolarità di primo ordine nell'origine e viene fornita l'espressione finale del potenziale vettore in funzione della densità di corrente. Inoltre, viene esteso il concetto al caso di sorgenti magnetiche, mantenendo una forma analoga per il potenziale vettore associato.

Caricato da

e91856
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Potenziale vettore per una sorgente generica

Enrico Silvestri

1 Generica sorgente elettrica


Consideriamo che il dominio sia tutto lo spazio e che sia riempito di un mezzo normale
e omogeneo e supponiamo di essere in regime sinusoidale a frequenza ω, quindi posso
passare nel dominio dei fasori. Consideriamo il sistema di riferimento mostrato in figura
1. Consideriamo una densità di corrente elettrica di questo tipo:
J(r) = J0 δ(r)iz (1)
Essa è diretta lungo l’asse z ed è di tipo impulsivo dato che compare la delta tridimen-
sionale, la quale agisce nell’origine e gode della seguente proprietà
˚ ˚
J0 δ(r)iz dV = J0 iz δ(r)dV = J0 iz (2)
R3 R3
3
Bisogna osservare che la delta tridimensionale ha dimensione [δ(r)] = 1/m e dato che
2
[J(r)] = A/m allora [J0 ] =Am. Per calcolare l’espressione del campo elettromagnetico
in presenza di questa sorgente si può utilizzare la teoria dei potenziali elettrodinamici.
Quindi bisogna calcolare l’espressione del potenziale vettore. Il potenziale vettore deve
soddisfare la seguente equazione vettoriale
∇2 A + k 2 A = −µJ = −µJ0 δ(r)iz (3)
Proiettiamo l’equazione (3) lungo i tre assi del sistema di riferimento
∇2 Ax + k 2 Ax = 0 (4a)
∇2 Ay + k 2 Ay = 0 (4b)
∇2 Az + k 2 Az = −µJ0 δ(r) (4c)

Figura 1: Sistema di riferimento Oxyz.

1
Come si può osservare dal Laplaciano vettoriale si passa al Laplaciano scalare. Le
equazioni (4a) e (4b) sono omogenee e consideriamo che abbiano come soluzione la
soluzione banale Ax = Ay = 0. Quindi per calcolare Az basta risolvere solo la terza
equazione nella quale compare un termine noto impulsivo. Il fatto che sia presente una
delta nell’origine fa pensare che la soluzione presenterà una singolarità nell’origine. Per
vedere ciò, consideriamo una sfera centrata nell’origine di raggio a che indico con Ba
dove B sta per "Ball" (Figura 2). Integriamo ambo i membri dell’equazione (4c) sulla
sfera: ˚ ˚
2 2
[∇ Az + k Az ] dV = −µJ0 δ(r)dV
Ba Ba

Dato che l’integrale gode della proprietà di linearità e dato che il mezzo è omogeneo
l’equazione diventa
˚ ˚ ˚
2 2
∇ Az dV + k Az dV = −µJ0 δ(r)dV
Ba Ba Ba

Applichiamo la proprietà della delta (2) ed esplicitiamo il Laplaciano scalare come


∇2 [] = ∇ ⋅ ∇[] ˚ ˚
2
∇ ⋅ ∇Az dV + k Az dV = −µJ0
Ba Ba

Per il teorema della divergenza il primo integrale diventa un flusso attraverso la super-
ficie della sfera con normale in = ir
‹ ˚
2
∇Az ⋅ ir dS + k Az dV = −µJ0
∂Ba Ba


Dato che ∇Az ⋅ ir = ∂r Az allora l’equazione diventa
‹ ˚

Az dS + k 2 Az dV = −µJ0 (5)
∂r
∂Ba Ba

A questo punto vogliamo esaminare cosa accade quando il raggio a della sfera tende
a zero. Il secondo membro è costante rispetto a a e quindi non cambia se il raggio

Figura 2: Sfera di raggio a e centrata nell’origine del sistema di riferimento Oxyz.

2
tende a zero. Quello che accade al secondo membro dipende dalla forma di Az . Se
Az soddisfa le condizioni di assoluta continuità dell’integrale, allora, quando il raggio
tende a zero, la sfera e la superficie sferica si riducono a un punto e gli integrali tendono
a zero, facendo sì che il primo membro tenda anch’esso a zero. Questo implica che il
secondo membro deve essere nullo, il che accade quando J0 = 0, ma non quando J0 ≠ 0.
Pertanto, Az non deve soddisfare le condizioni di assoluta continuità dell’integrale.
Consideriamo l’integrale evidenziato in verde: il volume di una sfera di raggio r è
V = 4πr3 /3, quindi, se il raggio tende a zero, dV tende a zero come r3 ; affinché l’integrale
tenda a un valore finito diverso da zero quando il raggio tende a zero, Az deve essere
del tipo 1/r3 , cioè deve presentare una singolarità di terzo ordine.
Consideriamo ora l’integrale evidenziato in rosso: la superficie della sfera di raggio r è
S = 4πr2 , quindi, se il raggio tende a zero, dS tende a zero come r2 ; se Az è del tipo
1/r3 , allora la derivata rispetto a r sarà del tipo 1/r4 e l’integrale divergerà quando il
raggio tende a zero. Se la derivata di Az rispetto a r è del tipo 1/r2 , l’integrale in rosso
tende a un valore finito diverso da zero quando il raggio tende a zero.
Dire che la derivata di Az sia del tipo 1/r2 implica che Az sia del tipo 1/r, il che fa
sì che l’integrale in verde tenda a zero quando il raggio tende a zero. Questo significa
che Az deve presentare una singolarità di primo ordine nell’origine. Pertanto, cercherò
una soluzione del tipo
f (x, y, z)
Az (x, y, z) =
r
dove f la assumo regolare. Si può fare un ulteriore osservazione: dato che la geometria
del problema è a simmetria sferica attorno l’origine allora non c’è nessuna ragione per
cui la soluzione non sia a simmetria sferica. Se usiamo le coordinate sferiche (r, θ, ϕ)
allora Az dipenderà solo da r. Quindi la soluzione che andremo a cercare avrà la
seguente forma
f (r)
Az (r) = (6)
r
A questo punto possiamo risolvere l’equazione (4c) senza considerare l’origine del
sistema di riferimento che, per r > 0, diventa
∇2 Az + k 2 Az = 0
poiché la delta agisce solo nell’origine. Andiamo ad esplicitare l’equazione in coordinate
sferiche
1 d 2 dAz
(r ) + k 2 Az = 0
r2 dr dr
Le derivate rispetto a θ e ϕ non sono presenti perché Az dipende solo da r, per questa
ragione la derivata parziale rispetto ad r diventa una derivata totale. Andando a
sostituire l’espressione (6) si ottiene
1 d 2 d f (r) f
2
[r ( )] + k 2 = 0
r dr dr r r
Moltiplichiamo ambo i membri per r e calcoliamo la derivata interna
df
1 d 2 r dr − f
(r ) + k2f = 0
r dr r2

3
Effettuando la semplificazione si ottiene
1 d df f
(r − f ) + k2 = 0
r dr dr r
Adesso calcoliamo la derivata esterna
d2 f 1 df 1 df f
2
+ − + k2 = 0
dr r dr r dr r
Alla fine si ottiene l’equazione dell’oscillatore armonico
d2 f
+ k2f = 0 (7)
dr2
L’integrale generale della (7) è del tipo
f (r) = C1 e−jkr + C2 ejkr (8)
dove ±jk rappresentano le soluzioni dell’algebrica associata λ = −k 2 = ω 2 εµ. Andando
a sostituire la (8) nella (6) si ottiene l’espressione di Az
e−jkr e+jkr
Az (r) = C1 + C2 (9)
r r
Per convenzione si dice che il termine associato a −jk rappresenta un’onda sferica che
si "propaga" dall’origine verso l’infinito, mentre +jk è un onda sferica che si "propaga"
dall’infinito verso l’origine. Il segno di k viene scelto in modo tale che sia soddisfatta
la convenzione. Dato che il mezzo è omogeneo non possono essere presenti entrambi i
termini. Pertanto, si considera un solo termine della sommatoria, cioè quello associato
all’onda che si propaga verso l’infinito
e−jkr
Az (r) = C1 (10)
r
A questo punto ci manca calcolare C1 . Il valore della costante deve dipendere dalla
sorgente presente nell’origine del sistema di riferimento. Pertanto, dobbiamo capire
cosa accade nell’origine. Consideriamo l’equazione (5) e facciamo tendere il raggio a
della sfera a zero. Sappiamo già che il secondo membro non dipende da a; il termine
evidenziato in verde della (5) tende a zero; ci dobbiamo calcolare il limite del’integrale
di superficie. Prima di tutto, calcoliamo l’integrale dell’equazione (5) evidenziato in
rosso utilizzando l’espressione (10)
‹ ‹ R ‹
dAz dAz RRRR
∇Az ⋅ ir dS = dS = R dS =
dr dr RRRR
∂Ba ∂Ba Ra∂Ba
e−jka e−jka
R
dAz RRRR
= RRR 4πa2 = (−jkC1 − C1 2 ) 4πa2
dr RR a a
Ra
La derivata rispetto ad r di Az può uscire dall’integrale perché dipenderà solo da r e
sarà costante sulla superficie sferica ∂Ba . A questo punto calcoliamoci il limite
⎛ e−jka e−jka ⎞
lim −jkC1 − C1 2 4πa2 =
a→0 ⎝ a a ⎠
= −4πC1 lim(+jke−jka a + e−jka ) = −4πC1
a→0

4
Quindi il valore della costante è
µJ0
C1 =

di conseguenza l’espressione finale di Az è

µJ0 e−jkr
Az (r) =
4π r
L’espressione del potenziale vettore in coordinate sferiche quando ho un sorgente im-
pulsiva nell’origine diretta lungo l’asse z è

µJ0 e−jkr
A(r) = iz (11)
4π r
Si osserva che la densità di corrente e il potenziale vettore hanno stessa direzione
e verso e il potenziale vettore sarà costante sulle sfere di centro l’origine perché non
dipende da θ e ϕ ma solo dalla distanza dall’origine. Se la densità di corrente impulsiva
è posizionata nell’origine ma è diretta lungo una generica direzione individuata da i
J(r) = Jo δ(r)i, il corrispondente potenziale vettore è

µJ0 e−jkr
A(r) = i (12)
4π r
Se la sorgente impulsiva non è posizionata nell’origine del sistema di riferimento ma in
un punto individuato dal vettore posizione r’ (figura 3) e diretta lungo una generica
direzione i J(r) = Jo δ(r − r’)i , il corrispondente potenziale vettore è

µJ0 e−jk∣r−r’∣
A(r) = i (13)
4π ∣r − r’∣

dove ∣r − r’∣ è letteralmente la distanza tra il punto in cui si calcola il potenziale vettore
e il punto in cui è presente la sorgente. Se la sorgente J(r) non è impulsiva ma
è una sorgente estesa appartenente ad un dominio limitato V , la posso vedere come
sovrapposizione di infiniti impulsi di corrente. Il corrispondente potenziale vettore sarà

Figura 3: Il punto individuato dal vettore posizione r′ è detto punto sorgente, il punto
individuato dal vettore posizione r è detto punto di osservazione.

5
dato dalla sovrapposizione dei contribuiti di ciascun impulso di corrente (Principio di
sovrapposizione degli effetti)
˚
µ e−jk∣r−r’∣ ′
A(r) = J(r’) dr (14)
4π ∣r − r’∣
V

dove r individua il punto in cui mi voglio calcolare il potenziale vettore detto punto di
osservazione e r′ indica il punto all’interno del volume V in cui è presente l’impulso di
corrente (punto sorgente) e varia con continuità nel volume V .

2 Generica sorgente magnetica


Cosa succede nel caso in cui ho una sorgente magnetica Jm ? Qual è l’espressione
del potenziale vettore associato? Ricordiamo che l’espressione dell’equazione per il
potenziale vettore magnetico ha la stessa forma del caso con sorgenti elettriche

∇2 Am + k 2 Am = −εJm (15)

l’unica differenza è che compare la permittività e non la permeabilità. Quindi possiamo


dire che il potenziale vettore per una generica sorgente magnetica estesa e limitata è
˚
ε e−jk∣r−r’∣ ′
Am (r) = Jm (r’) dr (16)
4π ∣r − r’∣
V

Potrebbero piacerti anche