Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
548 visualizzazioni354 pagine

BIM e Project Management Guida Pratica

Il libro 'BIM e Project Management' di Andrea Ferrara ed Eva Feligioni offre una guida pratica sulla progettazione integrata, evidenziando l'importanza del Building Information Modeling (BIM) e del Project Management nel settore delle costruzioni. Gli autori analizzano le opportunità di innovazione e i limiti della progettazione tradizionale, proponendo un approccio metodologico che integra le due discipline per migliorare l'efficienza e ridurre i costi. Rivolto a professionisti e studiosi, il testo fornisce esempi pratici e spunti di riflessione per affrontare le sfide attuali del settore.
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
548 visualizzazioni354 pagine

BIM e Project Management Guida Pratica

Il libro 'BIM e Project Management' di Andrea Ferrara ed Eva Feligioni offre una guida pratica sulla progettazione integrata, evidenziando l'importanza del Building Information Modeling (BIM) e del Project Management nel settore delle costruzioni. Gli autori analizzano le opportunità di innovazione e i limiti della progettazione tradizionale, proponendo un approccio metodologico che integra le due discipline per migliorare l'efficienza e ridurre i costi. Rivolto a professionisti e studiosi, il testo fornisce esempi pratici e spunti di riflessione per affrontare le sfide attuali del settore.
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Andrea Ferrara Eva Feligioni

BIM E PROJECT MANAGEMENT


Guida pratica alla progettazione integrata
A. Ferrara - E. Feligioni
BIM E PROJECT MANAGEMENT

ISBN 9788857910017

© 2019 by Dario Flaccovio Editore s.r.l.

siti: [Link]
[Link]
[Link]
blog: [Link]

Prima edizione: giugno 2019

Edizione digitale realizzata da: Dario Flaccovio Editore s.r.l.

Questo e-book viene ceduto in licenza al solo acquirente. Tutto il materiale contenuto in questo e-book
è coperto da copyright. Sono vietati: copiatura, riproduzione, trasferimento, noleggio, distribuzione,
trasmissione in pubblico e utilizzo al di fuori di quanto previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi
utilizzo non espressamente autorizzato dall’editore costituisce violazione dei diritti dell’editore e
dell’autore ed è sanzionabile sia in campo civile che penale ai sensi della legge 633/1941 e successive
modifiche.

Dario Flaccovio Editore srl


Via F. Garcia Lorca, 5 - Palermo, Tel. +390916700686 Fax +39091525738
Indice

Introduzione

1. Un nuovo approccio metodologico


1.1.L’opportunità di innovare
1.2. I limiti della progettazione tradizionale
1.3. Il progetto e il suo ciclo di vita
1.3.1. Definizioni e caratteristiche di un progetto
1.3.2. Vincoli di progetto
1.3.3. Il ciclo di vita del progetto
1.4. Le fasi della progettazione integrata
1.4.1. Pianificazione
1.4.2. Progettazione
1.4.3. Realizzazione
1.4.4. Gestione

2. Building information modeling


2.1. Introduzione all’argomento
2.2. Definizioni, attività, requisiti
2.2.1. Metodo e tecnologia: i vantaggi offerti dall’uso del BIM
2.2.2. Implementare il BIM all’interno di un’attività
2.2.3. Responsabilità, assicurazione e protezione dei dati
2.3. L’avvento del 3D e l’evoluzione del BIM
2.3.1. Architettura dei primi modelli 3D
2.3.2. I sistemi parametrici: la diffusione della modellazione digitale
2.4. Interoperabilità
2.4.1. Meccanismi di trasferimento digitale delle informazioni
2.4.2. IFC - Industry Foundation Classes
2.4.3. Strategie di interoperabilità: OpenBIM e ClosedBIM
2.5. Le dimensioni del BIM
2.6. LOD: i livelli di sviluppo nella modellazione BIM

3. La pianificazione del progetto


3.1. Caso di studio
3.2. Il BIM Execution Plan
3.2.1. La definizione degli obiettivi
3.2.2. Stakeholder di Progetto: identificazione, analisi e gestione
3.2.3. Analisi dei risultati attesi
3.2.4. Analisi dei processi
3.2.5. Analisi delle risorse
3.2.6. Mappa dei processi
3.2.7. Modelli bim: configurazione e standard
3.3. La scomposizione del lavoro
3.3.1. La Work Breakdown Structure
3.3.2. L’applicazione al caso di studio

4. La progettazione BIM
4.1. Il flusso di lavoro
4.2. Dinamiche di operatività
4.2.1. Famiglia
4.2.2. Tipo
4.2.3. Istanza
4.2.4. Relazioni tra oggetti
4.3. Una modifica metodologica

5. 3D BIM architettonico
5.1. Costruzione del modello architettonico
5.2. Il modello volumetrico
5.2.1. Analisi nel modello concettuale
5.2.2. Il progetto planivolumetrico
5.3. Il modello architettonico
5.3.1. Layout di progetto
5.3.2. La modellazione dell’involucro edilizio
5.3.3. Le entità astratte nel progetto

6. 3D BIM strutturale
6.1. La modellazione tridimensionale nella pratica professionale
6.2. Dinamiche di modellazione strutturale
6.3. Costruzione del modello strutturale
6.3.1. Modellazione geometrica e componenti analitiche
6.3.2. Interoperabilità dei dati

7. 3D BIM impianti
7.1. Nuovi strumenti per la progettazione impiantistica
7.2. La progettazione dei sistemi meccanici
7.2.1. Modellazione di spazi e zone termiche
7.2.2. Il sistema di ventilazione
7.3. Impianti idrico - sanitari
7.3.1. Impianti di raccolta e scarico delle acque
7.3.2. Impianti di adduzione idrica

8. La revisione del progetto


8.1. La convalida dei modelli
8.2. Model Checking
8.3. Clash Detection
8.4. Code Checking
8.5. Il BIM nella pubblica amministrazione

9. BIM Quantity Takeoff


9.1. Il computo metrico
9.2. La rilevazione delle quantità
9.2.1. Estrazione di abachi
9.2.2. Importazione del modello IFC
10. 4D Stima e gestione dei tempi
10.1. La programmazione dei lavori
10.1.1. Analisi dei tempi di esecuzione
10.1.2. Assegnazione delle risorse umane
10.1.3. Determinazione dei vincoli e delle dipendenze
10.1.4. Aggiornamento della programmazione dei tempi
10.2. La rappresentazione reticolare
10.2.1. Simboli e definizioni
10.2.2. Il Metodo AOA
10.2.3. Il Metodo AON
10.3. Il percorso critico
10.4. Le tecniche di compressione
10.5. Il calcolo dell’avanzamento

11. 5D Stima e gestione dei costi


11.1. La programmazione dei costi di progetto
11.1.1. Il computo metrico estimativo
11.1.2. Aggiornamento dei costi
11.1.3. L’analisi dei costi nella programmazione reticolare
11.1.4. Il rapporto tra costo e durata
11.2. Il metodo dell’earned value
11.2.1. L’analisi degli scostamenti
11.2.2. La previsione dei costi di fine progetto

12. 6D Facility management


12.1. Il ruolo del facility manager
12.2. BIM e facility management

13. 7D simulazioni
13.1. Analisi delle performance
13.2. Caso di studio
13.2.1. Costruzione dei modelli digitali
13.2.2. Analisi delle prestazioni energetiche
13.2.3. Simulazioni illuminotecniche

14. L’evoluzione della professione


14.1. I principali fattori di sviluppo del metodo BIM
14.2. La stampa 3D nel settore delle costruzioni WASP PROJECT: una
realtà italiana
Bibliografia
Riferimenti normativi
Introduzione

È oggi in rapida crescita l’interesse dell’industria delle costruzioni e dei


principali attori della filiera intorno alle tematiche di BIM (Building
Information Modeling) e Project Management. I motivi possono essere
certamente individuati nella necessità di competere in un mercato
internazionale in cui l’efficienza e l’adozione di metodologie e strumenti
altamente innovativi sono un importante fattore di successo.
In questo contesto di profonda trasformazione, caratterizzato dallo sviluppo
delle tecnologie IT e dall’evoluzione dei flussi di lavoro interni alle aziende
del settore, il processo di permeazione del BIM in Italia, a differenza del
panorama estero, risulta lento e graduale, limitato per lo più a studi
accademici. Analogamente, la cultura e la conoscenza dell’ingegneria
economica e dei processi gestionali di project management continuano ad
essere patrimonio di grandi realtà industriali, poco diffuse sia nella libera
professione che nelle piccole e medie aziende, in particolare edili.
In risposta a questa esigenza di aggiornamento professionale, esistono oggi
molteplici testi, americani, nordeuropei e italiani in numero inferiore, che
trattano i temi del BIM o del Project Management nelle loro varie
sfaccettature, senza tuttavia cercare una correlazione tra i due argomenti. Il
risultato è la diffusione di due fenomeni editoriali distinti e rivolti a platee di
lettori diversi: progettisti in un caso, manager nell’altro.
Il “valore aggiunto” del presente libro risiede, pertanto, nella trattazione in
unico testo di due metodologie, ampie e in rapida evoluzione, che per la
prima volta trovano un punto di incontro: il “Progetto”.
In una visione complessa e multidisciplinare, infatti, le procedure del BIM e
del Project Management vengono sapientemente interpretate e applicate al
“Progetto”, inteso come ciclo di vita dell’opera, dalla pianificazione alla
gestione del costruito.
Rivolto ai professionisti e studiosi del settore, il testo così concepito ha lo
scopo di chiarire al lettore come tecniche e strumenti propri del BIM e del
PM possano essere impiegati per progetti di varia scala e differente
complessità. Offrendo, infatti, molteplici esempi applicativi e spunti di
riflessione, gli autori sostengono l’innovazione del metodo come opportunità
per lo sviluppo del processo produttivo e singolare occasione per rimuovere
quegli ostacoli che ancora oggi caratterizzano il panorama italiano.
1. Un nuovo approccio metodologico

1.1. L’opportunità di innovare


Il mercato dei servizi di ingegneria e architettura e il settore delle costruzioni
in senso ampio, nonostante alcuni recenti segnali positivi, continuano a
risentire di criticità intrinseche e profonde che ne rallentano la ripresa.
Fra esse, è possibile annoverare la quasi totale assenza di interoperabilità, il
ritardo nell’adozione delle nuove tecnologie, il ricorso a metodi inadeguati e
obsoleti di scambio e uso delle informazioni, il mancato allineamento delle
esigenze di tutti gli operatori della filiera. Queste problematiche si traducono
in una concreta difficoltà comunicativa e gestionale, caratterizzata da processi
organizzativi ridondanti e inefficienti, che comportano inevitabilmente un
aumento dei costi e dei tempi connessi all’intero ciclo di vita dell’opera, dalla
progettazione alla sua manutenzione.
In questa cornice di scarsa produttività, diverse ricerche, soprattutto inglesi e
americane, hanno approfondito il rapporto costi/inefficienza associato alla
tradizionale pratica di progettazione e costruzione.
La famosa curva di MacLeamy, elaborata nel 2004 da Patrick MacLeamy, nel
mostrare l’aumento dei costi delle modifiche durante il percorso progettuale,
ha evidenziato il vantaggio, in termini di risorse economiche, di concentrare
le scelte strategiche nelle fasi iniziali di pianificazione e non durante la
produzione della documentazione (figura 1.1).
Tale passaggio imporrebbe la piena condivisione delle informazioni di
progetto e un maggiore coordinamento tra gli stakeholder, resi possibili solo
garantendo una “progettazione integrata”.
Lo studio dettagliato sui costi della mancata interoperabilità condotto dal Nist
(National Institute of Standard and Technology), mediante raccolta dati e
interviste rilasciate dai principali attori dell’industria delle costruzioni
(architetti e ingegneri, costruttori, fornitori, proprietari e gestori dell’opera),
ha quantificato tali costi, in termini di inefficienza e perdita di risorse,
confrontando la situazione attuale con scenari ipotetici caratterizzati da un
flusso di informazioni continuo e senza dati ridondanti.

Figura 1.1. Curva di MacLeamy

Il risultato emerso mostra un aumento dei costi della non interoperabilità


lungo il ciclo di vita dell’opera, con il dato maggiore registrato a carico dei
proprietari e gestori nella fase di utilizzo e manutenzione del bene.
Tabella 1.1. Costi della non interoperabilità (in $millions)

L’impossibilità di condividere in un ambiente unico le informazioni


provenienti da diversi applicativi, traducibile nella mancanza di uno standard
e nella necessità di re-immettere manualmente i dati e verificarne la
correttezza ad ogni fase, viene citata tra le cause principali di questi costi
aggiuntivi imprevisti1. In Paesi quali gli Stati Uniti d’America e il Regno
Unito da ormai diversi anni le difficoltà sopra citate sono state superate
implementando nuove metodologie di lavoro e introducendo tecnologie e
soluzioni atte a garantire il successo dei progetti.
L’NBS National BIM Report 2015, con riferimento al settore delle
costruzioni inglese, pur constatando la necessità di ulteriori finanziamenti
destinati soprattutto alla formazione degli addetti, ribadisce ad esempio
l’importanza strategica del Building Information Modeling (BIM) quale
strumento centrale per la ripresa e il rilancio del mercato immobiliare.
Tra i vantaggi indiscussi del BIM e della progettazione integrata,
caratterizzata dalla contemporanea partecipazione di tutti gli stakeholder, il
documento riporta infatti la reale riduzione dei tempi e dei costi globali
nonché il miglioramento continuo della qualità di progetto.
Seppur ampiamente diffuso nel panorama estero, il processo di permeazione
del BIM in Italia risulta invece lento e graduale, limitato solo a pochi e
sporadici studi condotti negli ambienti universitari.
Il mondo delle costruzioni oggi, soprattutto nel settore pubblico, si basa
infatti sulla prosecuzione di bad practice che hanno portato a costi delle
opere pubbliche superiori alle medie internazionali e tempi eccessivamente
lunghi. A ciò si aggiunge una filiera del processo costruttivo molto
frammentata e caratterizzata prevalentemente da piccole imprese poco inclini
al cambiamento.
In questo scenario, quindi, adottare nuovi strumenti per gestire il processo di
progettazione-costruzione e sostenere l’innovazione come opportunità per lo
sviluppo e l’aggiornamento dell’industria immobiliare non solo costituisce
una necessità ma diviene l’occasione per rimuovere quegli ostacoli che
ancora caratterizzano il panorama italiano attuale.

1.2. I limiti della progettazione tradizionale


Il processo tradizionale di progettazione, costruzione e gestione di un’opera,
caratterizzato da un flusso di lavoro di tipo lineare e sequenziale, nel
passaggio committente – team di progettazione – impresa, comporta
un’inevitabile perdita di informazioni e dati che rischia di tradursi in un
notevole dispendio di tempo e risorse.
Nel metodo seguito generalmente dai professionisti del settore delle
costruzioni vengono infatti impiegati software 2D e 3D che descrivono
esclusivamente le caratteristiche geometriche e dimensionali, automatizzando
di fatto il tradizionale disegno a mano. Gli aspetti qualitativi del progetto
vengono invece documentati attraverso relazioni, capitolati e specifiche
tecniche quasi mai integrati con il modello virtuale. Questa procedura di
generazione e scambio dati, prevalentemente in formato cartaceo, durante la
quale gli attori coinvolti non lavorano in sinergia ma in sequenza, può
determinare molteplici errori e ridondanze.

Figura 1.2. Schematizzazione del processo di progettazione tradizionale

La progettazione integrata, al contrario, si caratterizza per il coinvolgimento,


fin dalle prime fasi del ciclo di vita dell’opera, di tutti gli operatori interessati.
Il processo sequenziale di accumulo e passaggio delle informazioni lascia
spazio ad un processo iterativo nel quale l’opera da realizzare diviene un
“contenitore” di informazioni, costantemente aggiornate, dove le singole parti
coinvolte interagiscono le une con le altre ottimizzando le scelte progettuali.
Si assiste quindi ad un sostanziale riesame dei processi di lavorazione, in cui
non compaiono più diverse figure professionali dedite a svolgere
individualmente la fase a loro dedicata, ma gruppi multidisciplinari di tecnici
che, attraverso competenze differenziate, cooperano in modo sincrono e
coordinato. Implementare questo metodo di progettazione richiede pertanto
una maggiore integrazione, partecipazione e collaborazione fra gli attori del
processo produttivo.

Figura 1.3. Schematizzazione del processo di progettazione integrata

Figura 1.4. Relazioni tra gli attori nella progettazione tradizionale


Figura 1.5. Relazioni tra gli attori nella progettazione integrata

Il passaggio da una gestione delle informazioni di progetto discontinua e


disomogenea, propria del metodo tradizionale, alla progettazione integrata è
reso possibile dall’implementazione negli asset dei processi organizzativi del
Building Information Modeling.
Rispetto alla progettazione tradizionale, il BIM infatti diviene il database
dove inserire, in maniera iterativa, tutti i dati necessari per la corretta
realizzazione e gestione dell’opera, dalla progettazione architettonica,
strutturale e impiantistica alla pianificazione degli interventi di
manutenzione. Considerando l’edificio durante tutto il ciclo di vita, il flusso
di lavoro risulta così continuo e la congruenza delle informazioni, aggiunte e
aggiornate man mano che vengono acquisite, riduce gli errori progettuali
garantendo una maggiore precisione e un aumento generale della qualità del
progetto.

1.3. Il progetto e il suo ciclo di vita


1.3.1. Definizioni e caratteristiche di un progetto
L’introduzione di metodologie e strumenti propri della progettazione
integrata presuppone l’approfondimento del concetto stesso di “Progetto” in
una visione complessa e multidisciplinare che supera l’accezione italiana
secondo cui il termine progetto indica la sola attività di progettazione.
Il Project Management Institute (PMI), istituzione di riferimento a livello
mondiale nello sviluppo di standard per la gestione dei progetti, definisce il
progetto come “un’iniziativa temporanea intrapresa per creare un prodotto, un
servizio o un risultato con caratteristiche di unicità”2.
Per l’International Project Management Association (IPMA) un progetto è
“un’operazione, con forti vincoli di tempi e di costi, che ha lo scopo di
realizzare un insieme di risultati al fine di raggiungere gli obiettivi del
progetto, rispettando i requisiti fissati e gli standard di qualità richiesti”3.
Entrambe le definizioni, quindi, evidenziano la natura temporanea del
progetto che si configura come un’impresa complessa, unica e di durata
determinata.
La partecipazione di settori aziendali di differente estrazione tecnica e
gestionale, ciascuno dei quali svolge attività correlate tra loro da vincoli di
interdipendenza temporale e logica, suggerisce la caratteristica di
multidisciplinarietà che contraddistingue i progetti. Costi, tempi e qualità
possono inoltre influenzare fortemente il raggiungimento degli obiettivi
prefissati e i risultati attesi.
È la comprensione di questo più ampio contesto che porta ad accettare e a
preferire l’accezione anglosassone di “Progetto” con cui non si intende solo
la fase di progettazione ma si inglobano tutte le attività che concorrono alla
realizzazione dell’opera, dalla concezione originaria alla progettazione fino
alla sua costruzione, messa in funzione e gestione. In questo testo, come in
generale nella letteratura specializzata, con il termine “Progetto” si intenderà
quindi l’intero ciclo di vita dell’opera.

1.3.2. Vincoli di progetto


Data la disponibilità di risorse limitate che caratterizza la maggior parte dei
progetti, il raggiungimento degli obiettivi è direttamente influenzato dal
bilanciamento di tre fattori che per i project manager costituiscono il
cosiddetto “triplo vincolo” (dall’inglese triple constraint): qualità, tempi e
costi. La relazione tra questi fattori, generalmente schematizzata da un
triangolo equilatero, è tale che al variare di uno di essi ne varia almeno un
altro (figura 1.6).
Si immagini infatti, a titolo di esempio, il caso in cui, durante l’avanzamento
dei lavori, risulti necessario ridurre i tempi di esecuzione di determinate
attività, mantenendo inalterata la qualità del risultato. Questa richiesta, da
eseguirsi mediante l’adozione di opportune tecniche di compressione e il
successivo aggiornamento delle stime, comporterebbe un inevitabile aumento
dei costi, dovuto per esempio all’introduzione di lavoro straordinario.

Figura 1.6. Triangolo dei vincoli di progetto

Anche la normativa italiana in materia di Lavori Pubblici fa esplicito


riferimento ai requisiti di tempo, costo e qualità. Il [Link]. 50/16, all’art. 30
comma 1, recita infatti: “L’affidamento e l’esecuzione di appalti di opere,
lavori, servizi, forniture e concessioni ai sensi del presente codice garantisce
la qualità delle prestazioni e si svolge nel rispetto dei principi di economicità,
efficacia, tempestività e correttezza”.
La qualità, in particolare, a differenza degli altri due fattori “oggettivi”
stimabili e aggiornabili, risulta essere un concetto relativo rappresentato da
una parte dalle specifiche tecniche richieste al prodotto o al servizio,
dall’altro dal soddisfacimento delle aspettative della committenza.
Esprimendo il livello di corrispondenza tra queste due parti, la qualità può
essere dunque definita come il rapporto tra una realizzazione e un’attesa.
Affinché la qualità nei suoi molteplici punti di vista (attesa e percepita dal
committente, progettata ed erogata dai professionisti) sia correttamente
rilevata e gestita, diviene fondamentale la comunicazione tra gli stakeholder
del progetto, unita ad un adeguato metodo di scambio e uso delle
informazioni proprio della progettazione integrata.
Analogamente, la possibilità di integrare i dati ricavati da un modello bim4
con le stime dei tempi e dei costi e di aggiornarli simultaneamente assicura
durante il corso del progetto un maggiore controllo dei vincoli predefiniti.

1.3.3. Il ciclo di vita del progetto


“Un ciclo di vita del progetto rappresenta un insieme di fasi che il progetto
attraversa, dall’avvio alla chiusura. Le fasi sono generalmente sequenziali e i
loro nomi e numeri sono determinati dalle esigenze di controllo e gestione
dell’organizzazione o delle organizzazioni coinvolte nel progetto, dalla natura
del progetto stesso e dalla relativa area applicativa” (PMI)5.
Nel settore delle costruzioni, in particolare, il progetto, inteso come ciclo di
vita dell’opera, è caratterizzato da aspetti prevalentemente tecnici, che si
articolano secondo le fasi proprie della progettazione integrata, ed aspetti
gestionali di project management, universalmente validi per progetti in ogni
ambito di applicazione. La definizione del ciclo di vita presuppone infatti
l’introduzione di una metodologia di gestione progetti con standard e
procedure differenti a seconda della fase di lavoro.
Identificando la fase come un insieme di attività logicamente collegate tra
loro e culminanti nel completamento di uno o più deliverable, è possibile
distinguere nel ciclo di vita tecnico dell’opera le seguenti macrofasi:

• programmazione
• progettazione
• costruzione
• manutenzione
• abbattimento o riconversione.

Nel caso specifico della costruzione di un’opera pubblica, tra queste fasi
esiste generalmente una relazione sequenziale per cui una fase inizia solo
quando quella precedente è stata completata. La validazione del risultato di
una fase segna il passaggio alla successiva.
La natura graduale di questo approccio, accompagnata dall’adozione della
metodologia BIM e dal continuo coinvolgimento degli stakeholder, riduce
notevolmente le incertezze e i rischi connessi al progetto.
Per quanto riguarda invece gli aspetti gestionali o di project management,
volti ad assicurare uno svolgimento efficace del progetto durante il suo ciclo
di vita, questi si distinguono in:

• avvio
• pianificazione
• esecuzione
• monitoraggio e controllo
• chiusura.

In particolare:

• il gruppo di processi di avvio definisce e autorizza il progetto o una sua


fase;
• il gruppo di processi di pianificazione identifica le azioni da intraprendere
per il raggiungimento degli obiettivi prefissati;
• il gruppo di processi di esecuzione consiste nell’intraprendere le azioni e il
lavoro pianificato;
• il gruppo di processi di monitoraggio e controllo interagisce con gli altri
processi monitorando e misurando regolarmente l’andamento del progetto
per identificare gli eventuali scostamenti e raccomandare le necessarie
azioni correttive;
• il gruppo di processi di chiusura completa formalmente il progetto o una
sua fase.

Seppur apparentemente sequenziali, questi processi, o gruppi di processi


come meglio distinti dal Project Management Institute, vengono eseguiti in
ogni fase del ciclo di vita dell’opera (figura 1.7).
Una fase di progetto non corrisponde quindi a uno specifico processo di
Project Management.
Ad esempio, la sola programmazione richiede tutti i processi gestionali,
dall’avvio (input) alla chiusura (output della fase di programmazione e input
della successiva fase di progettazione). Analogamente la fase di progettazione
ha un avvio (affidamento dell’incarico), una pianificazione del lavoro e una
sua esecuzione (redazione degli elaborati di progetto), un costante
monitoraggio e controllo che può portare a revisioni di quanto svolto e una
chiusura (validazione degli elaborati consegnati).

Figura 1.7. Interazioni tra le fasi del ciclo di vita dell’opera e i processi di PM

1.4. Le fasi della progettazione integrata

1.4.1. Pianificazione
L’adozione della metodologia BIM, necessaria per il passaggio da un tipo di
progettazione tradizionale ad una progettazione integrata, richiede
inevitabilmente una riorganizzazione del lavoro, dei processi e delle
procedure seguite nonché la definizione di un piano di azione comprendente
indicazioni sulle competenze e le tecnologie richieste.
Affinché il BIM sia correttamente implementato e condiviso da tutti gli attori
coinvolti nel ciclo di vita dell’opera, è necessario infatti che la fase di
progettazione sia preceduta da una fase di pianificazione e analisi dei processi
e delle attività. Tale procedura consente fin da subito di stabilire gli obiettivi
da perseguire, individuare le criticità connesse e prevederne le possibili
soluzioni.
L’output della fase di pianificazione è il BIM Execution Plan (BEP) redatto
dal team di progetto prima dell’avvio della progettazione e costantemente
aggiornato durante l’avanzamento della commessa. All’interno del suddetto
elaborato vengono descritti gli obiettivi del progetto e identificati i processi e
i requisiti che soddisfano le esigenze e le aspettative degli stakeholder.
A titolo di esempio, il BIM Execution Plan include:

• le informazioni relative al progetto (scopo, descrizione sommaria, luogo di


intervento, principali milestone,ecc.);
• l’identificazione degli stakeholder;
• gli obiettivi e le strategie;
• i processi BIM;
• i ruoli e le responsabilità;
• le tecnologie richieste;
• i parametri della modellazione;
• ecc.

Quattro le fasi in cui si articola, secondo la Pennsylvania State University, la


procedura per l’elaborazione di un dettagliato BEP6:

• l’analisi degli obiettivi e dei processi per ciascuna fase del ciclo di vita
dell’opera in cui si prevede l’adozione del BIM;
• lo sviluppo dei processi individuati con indicazione dei ruoli e delle
responsabilità;
• la definizione per processo delle informazioni necessarie in ingresso e in
uscita;
• altri dati, quali le procedure di comunicazione, di controllo della qualità e
scambio delle informazioni.

L’analisi degli obiettivi e dei gruppi di processi, in particolare, attraverso


l’assegnazione di priorità, consente al team di comprendere e determinare
effettivamente il valore aggiunto dall’introduzione del Building Information
Modeling. Per ciascun processo infatti l’apporto del BIM, in termini di
riduzione dei tempi e dei costi di progetto o di miglioramento della qualità
del risultato atteso, deve essere confrontato con i costi e i rischi associati
all’adozione o meno di una nuova metodologia di lavoro (acquisto di
software e hardware idonei alla gestione dei database, creazione e formazione
del capitale umano, ecc.).

Tabella 1.2. Analisi dei risultati attesi dall’implementazione del BIM


Tabella 1.3. Analisi di un gruppo di processi

1.4.2. Progettazione
La riduzione degli errori progettuali, dei tempi e dei costi di costruzione
globale, un adeguato scambio delle informazioni tra gli stakeholder e
l’aumento generale della qualità erogata e percepita sono vantaggi che
derivano dall’applicazione del BIM fin dalla progettazione. È infatti l’utilizzo
di strumenti parametrici in questa fase che consente la creazione di quel
“contenitore” in cui durante l’avanzamento della commessa andranno inseriti
tutti i dati necessari per la corretta realizzazione e gestione dell’opera.
Identificati gli obiettivi e i processi con il BIM Execution Plan, applicando
tecniche proprie del Project Management, il primo step della fase di
progettazione consiste nella definizione e scomposizione gerarchica del
lavoro previsto al fine di rendere maggiormente gestibile il progetto.
Quest’operazione porta al disegno della cosiddetta “Work Breakdown
Structure”.
Successivamente con la modellazione, cioè con la creazione di un modello
virtuale tridimensionale e parametrico, si introducono quei dati, in termini di
oggetti, attributi e relazioni, che caratterizzano l’opera rispondendo a quanto
previsto dai differenti livelli di progettazione e possono essere trasferiti a tool
di discipline diverse lungo il corso della filiera senza alcuna perdita di
nozioni.
I principali ambiti di progettazione BIM Authoring7, a cui fanno riferimento
altrettanti modelli di progetto, afferiscono alle seguenti discipline:

• architettonica
• strutturale
• impiantistica.

In particolare, la modellazione architettonica consente:

• la caratterizzazione topografica del sito e la georeferenziazione;


• la modellazione tridimensionale parametrica delle opere architettoniche;
• la definizione dei materiali, delle stratigrafie, delle caratteristiche fisiche,
meccaniche e termiche dei componenti edili costituenti l’opera;
• l’esecuzione di rendering statici e animazioni.

Analogamente con la modellazione parametrica delle strutture, generalmente


impostata dopo la progettazione architettonica, modellate le azioni e
assegnate le caratteristiche geometriche e di resistenza dei materiali, possono
essere condotte le analisi agli elementi finiti ed esportati gli elaborati di
progetto.
Grazie all’interoperabilità garantita dal formato di scambio dati, le
informazioni inserite nel modello architettonico, strutturale e impiantistico
possono essere condivise con software esterni specialistici per il calcolo e la
verifica delle strutture, la simulazione energetica e illuminotecnica, la
gestione del progetto con la redazione del computo metrico estimativo e del
cronoprogramma dei lavori.
Questo sistema di comunicazione e interscambio costituisce uno dei grandi
vantaggi dell’adozione e applicazione del BIM poiché consente la piena e
reale partecipazione di tutti gli attori coinvolti nel processo edilizio e assicura
un maggior controllo del progetto fin dalle fasi iniziali.

1.4.3. Realizzazione
La validazione dei modelli BIM, eseguita al fine di analizzare il rispetto delle
normative tecniche di riferimento e le eventuali interferenze tra le opere edili,
strutturali e impiantistiche, riducendo drasticamente gli errori progettuali,
limita il verificarsi di varianti in corso d’opera e la concreta possibilità di
discostarsi da quanto previsto nel progetto in termini di tempi e costi di
costruzione.
Durante l’avanzamento dei lavori inoltre il confronto tra il modello BIM di
progetto e il modello BIM as built e l’immediato riscontro delle interferenze e
delle variazioni attraverso notifiche o interrogazioni specifiche consentono un
reale controllo e aggiornamento della schedulazione e del piano dei costi
rispetto a quanto previsto e pianificato nella baseline di progetto nonché la
visualizzazione mediante il modello virtuale dell’edificio delle lavorazioni
contabilizzate.
La natura 3D dei modelli BIM rappresenta infatti un significativo vantaggio
sia nell’organizzazione dei processi produttivi che nel rapporto con la
committenza, in quanto fornisce uno strumento visivo immediatamente
comprensibile a partire dal quale esaminare la documentazione di
avanzamento lavori e pianificare le attività di cantiere. L’opportunità infine di
esportare i modelli BIM o singole parti di questi in formati riconoscibili dalle
macchine CNC8 per le pre-lavorazioni in stabilimento permette durante la
fase di costruzione dell’opera un innalzamento degli standard qualitativi
eliminando la possibilità dell’errore umano in fase di lavorazione.

1.4.4. Gestione
La fase di gestione e manutenzione dell’opera, affidata alla disciplina del
Facility management, trova nella metodologia BIM la possibilità di
controllare e aggiornare le informazioni relative all’immobile e ai suoi
componenti garantendo un monitoraggio continuo della qualità dell’opera.
Il modello BIM as built infatti, se opportunamente dettagliato, fornisce ai
facility manager un gran numero di dati (parametri energetici, caratteristiche
costruttive, durabilità dei materiali, ecc.) utili per interventi quali la gestione e
manutenzione degli impianti, la progettazione ed esecuzione di opere di
riqualificazione e adeguamento normativo o la progettazione ed installazione
di dispositivi per il risparmio energetico.
La conoscenza complessiva del bene da realizzare e amministrare attraverso
una reportistica immediata gestibile su software CAFM integrati con BIM
permette inoltre di associare quantità economiche, desunte da computi e
budget, con entità metriche derivate da modelli BIM di progetto e di cantiere
e di simulare la fattibilità degli interventi.
1 [Link]., Cost Analysis of Inadequate Interoperability in the U.S. Capital Facilities Industry,
National Institute of Standards and Technology, Gaithersburg, 2004.
[Link]
[Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge. (Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013, pag. 3.
[Link]., ICB-IPMA Competence Baseline, Version 3.0, International Project Management
Association, 2006, pag.13. [Link]
4 Acronimo di building information model, termine con cui si indica il modello parametrico eseguito
secondo la metodologia BIM.
[Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge. (Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013, pag. 38.
[Link]., BIM Project Execution Planning Guide, version 2.1, The Computer Integrated Construction
Research Program, Pennsylvania State University, 2011.
7Termine con cui sono indicati i software specialistici per creare i modelli BIM nelle varie discipline
progettuali.
8 Acronimo di Computer Numerical Control.
2. Building Information Modeling

2.1. Introduzione all’argomento


Il Building Information Modeling (BIM) rappresenta per l’intera filiera delle
costruzioni uno dei più importanti metodi operativi per la realizzazione di
progetti dall’elevato livello di sostenibilità. Con la tecnologia BIM è possibile
costruire digitalmente il modello virtuale dell’edificio contenente tutte le
informazioni e i dati rilevanti richiesti dalle attività di progettazione,
fabbricazione e gestione di un bene immobiliare.
Al fine di rendere il più possibile comprensibile l’importanza dei
cambiamenti in atto nell’industria delle costruzioni, il presente capitolo
illustra le definizioni, i flussi di lavoro e le tecnologie che strutturano le
piattaforme operative BIM, descrivendo analogie e differenze con gli
strumenti digitali tradizionali, quali i sistemi CAD (Computer Aided
Drafting) e le regole operative per una migliore ottimizzazione del metodo.

2.2. Definizioni, attività, requisiti

2.2.1. Metodo e tecnologia: i vantaggi offerti dall’uso del BIM


Allo stato dell’arte non esiste una definizione univoca di BIM: nella
letteratura tecnica sull’argomento, il Building Information Modeling viene
associato sia ad una metodologia operativa, sia ad una tecnologia digitale per
multiple applicazioni. Lo stesso acronimo trova differenze di pronuncia a
seconda della provenienza: BIM come Building Information Modeling per
l’American English o Building Information Modelling per il British English.
Le ragioni della pluralità di descrizioni sul tema sono imputabili ad
un’attività di standardizzazione dei processi, frutto di una continua ricerca tra
tecnici, società di costruzioni ed enti governativi, volta a soddisfare le
esigenze dei diversi settori della progettazione integrata.
Tuttavia è disciplina comune considerare il BIM come il risultato di una più
che trentennale ricerca nella filiera del Computer Aided Design, che ha
consentito di superare le limitazioni intrinseche di lucidi, chine e tecnigrafi,
offrendo la possibilità di eseguire elaborazioni digitali vettoriali, fino alle
odierne tecniche di modellazione parametrica tridimensionale.
All’interno dello spettro di definizioni sul BIM, la compagnia M.A.
Mortenson9 offre una riflessione estremamente influente sulle possibilità del
metodo descrivendolo come “una intelligente simulazione d’architettura”10.
Affinché tale simulazione sia integralmente eseguibile deve esistere un
modello di analisi in grado di soddisfare precisi requisiti di sistema, di cui si
elencano i principali:

• digitale: il modello deve essere digitale ed esistere all’interno di uno spazio


virtuale tridimensionale;
• misurabile: inteso come quantificazione dei dati geometrici, materici e
delle quantità in genere presenti in progetto;
• globale: il modello di analisi deve contenere l’insieme delle informazioni
analitiche riferite alle performance tecniche di progetto, l’apparato
documentale relativo ai contratti tra le parti, le forniture di materiali e tutto
quanto indispensabile per la descrizione dell’intero ciclo di vita dell’opera;
• accessibile: l’intera filiera responsabile della pianificazione, progettazione
e realizzazione del bene immobiliare deve poter accedere in qualsiasi
momento alla tipologia di dati interessati caricati sul modello;
• duraturo: la mole di informazioni costituenti il modello di analisi deve
potere essere utilizzata durante tutto il ciclo di vita dell’opera, compresa
quindi anche l’attività di manutenzione.

Un modello virtuale tridimensionale di un edificio capace di soddisfare i


requisiti elencati è definibile come una struttura digitale parametrica in grado
di interfacciarsi con diversi applicativi di calcolo per l’esecuzione di analisi e
verifiche richieste dalle discipline coinvolte.
Il concetto quindi di “oggetto parametrico”, definito come elemento
geometrico al quale sono associati dati, informazioni e una serie di variabili
relazionali, è indispensabile per la comprensione dei metodi di
funzionamento di qualsiasi software BIM.
In particolare, la modellazione geometrica di un solido parametrico consente
di generare un’architettura digitale integra, consistente e non ridondante:
questo si traduce nella creazione di forme tridimensionali prive di lacune
nelle loro connessioni, spesso fonte di errori di traduzione nel passaggio tra
due o più applicazioni differenti.
Le regole attribuibili all’oggetto parametrico permettono inoltre di definirne
ruolo e funzione: una geometria parametrica può essere modificata
liberamente, per via grafica o computazionale, o può essere associata ad una
seconda entità per seguirne posizioni ed alterazioni. Qualsiasi operazione
eseguibile su una componente parametrica condurrà sempre alla
ricostruzione, il più delle volte automatica, di geometrie solide consistenti.
Si tratta quindi di elementi digitali intelligenti e flessibili, in grado di definire
i differenti aspetti formali descriventi un’opera (geometria, materiali,
quantità) e capaci di dialogare tra loro quando la modifica di una componente
comporta il riadattamento globale del modello e quindi dell’insieme di
oggetti connessi.
Se dunque, sulla base dei requisiti descritti, il BIM presuppone la costruzione
di un modello digitale tridimensionale dell’edificio, non è altrettanto vero il
contrario: non tutti i modelli 3D possono essere descritti come modelli BIM.
Le cause di tale distinzione sono ancora una volta annoverabili tra le
caratteristiche intrinseche di un BIM come struttura parametrica.
Molti oggetti tridimensionali, sia che definiscano un edificio o un qualsiasi
altro oggetto, per quanto geometricamente validi non sono infatti organizzati
per contenere quella vastità di informazioni e regole che contraddistinguono
un oggetto parametrico. Questi modelli, afferenti a sistemi di costruzione
CAD 3D, hanno il solo scopo di implementare gli strumenti di
visualizzazione del progetto, offrendo un’esaustiva comprensione del
costruito prima ancora che questo venga realizzato. Sono quindi oggetti non
intelligenti, ovvero non in grado di recepire l’insieme regole, istruzioni ed
informazioni che meglio approssimano la struttura digitale a quella reale.
Sebbene la procedura fin qui descritta associ il Building Information
Modeling alla sola attività di modellazione a servizio dell’industria delle
costruzioni, il National Institute of Building Science11 (NIBS) a partire dal
2008 ha definito il BIM come un “processo” di programmazione,
progettazione, realizzazione e manutenzione di un bene, in cui il modello
BIM contiene tutte le informazioni relative all’intero ciclo di vita
dell’opera12.
In questa visione più ampia, la definizione del BIM si estende così da aspetti
strettamente tecnologici a connotati più metodologici che configurano una
struttura operativa ben più articolata e regolamentata da un insieme di norme
definite13.
In sintesi con l’accezione BIM viene quindi identificato il processo operativo
attraverso il quale condurre le attività di pianificazione, progettazione,
costruzione e gestione di un bene immobiliare attraverso la realizzazione di
un modello virtuale di edificio che funga da “contenitore” per tutte le
informazioni richieste. Tale modello sarà eseguibile ricorrendo all’utilizzo di
piattaforme software dedicate e basate su architetture parametriche, in grado
di contenere la pluralità di dati prodotti da tutti gli attori della filiera integrata
durante l’intero ciclo di vita dell’opera.

Figura 2.1. Rappresentazione del modello bim come contenitore di informazioni

L’astrazione di figura 2.1 pone enfasi sull’identificazione del modello BIM


come un contenitore di informazioni di progetto: dall’apparato documentale
su contratti e forniture ai report sulle analisi energetiche; dai progetti
strutturali ai piani di manutenzione.
In termini più tecnici un modello BIM assume il ruolo di database di
informazioni visualizzabile come modello virtuale dell’opera, costantemente
implementabile ed interrogabile al fine di estrarre dati specifici richiesti dalla
disciplina di riferimento.
Sotto questa veste, l’utilizzo di piattaforme orientate al BIM consente di
superare una serie di limitazioni tecniche e metodologiche derivanti dall’
approccio operativo tipico della progettazione tradizionale. È tuttavia
importante sottolineare che le tecnologie in esame, sebbene sostituiscano
pienamente tutte le attività svolte dagli applicativi CAD, non possono essere
annoverate a meri strumenti di disegno e rappresentazione. Se la rivoluzione
tecnologica avutasi con gli strumenti CAD ha consentito la formazione di
nuove professionalità con abilità nel disegno vettoriale, quella in atto dovrà
infatti prevedere, da parte dei tecnici esperti, una globale conoscenza delle
discipline e delle tecniche costruttive, in modo da realizzare un modello
virtuale di edificio in grado di simulare, con la maggiore precisione possibile,
il comportamento della struttura reale. I vantaggi ottenibili dalla costruzione
di un database virtuale di informazioni di progetto sono molteplici per tutti
gli attori che intervengono nel processo di realizzazione del bene.

Figura 2.2. Modello concettuale di edificio con indicazione delle superfici di involucro e della
volumetria di insieme

Tra i principali beneficiari del cambiamento di operatività nel settore AEC14


vi sono in primo luogo i committenti: la possibilità di condurre una
modellazione concettuale dell’architettura permette una rapida realizzazione
del concept per la definizione di standard qualitativi dell’opera, oltre alla
possibilità di condurre preliminari analisi energetiche per il dimensionamento
iniziale dei componenti di impianto e di involucro.
Questo tipo di attività consente di stabilire tra tecnici, proprietari e imprese,
fin dalle fasi iniziali, le caratteristiche qualitative richieste al bene
immobiliare, secondo cui condurre una specifica e dettagliata progettazione
esecutiva per la messa in opera del progetto.

Innumerevoli i vantaggi per i progettisti:

• Veloce ed accurata visualizzazione del progetto.


La modellazione parametrica su applicativo BIM consente di pervenire con
estrema rapidità alla definizione dettagliata dell’involucro edilizio,
producendo strutture 3D e 2D derivate, ricche di dati consistenti e non
ridondanti.
• Modifiche di progetto immediate.
La struttura parametrica dei modelli BIM permette di eseguire con estrema
rapidità modifiche puntuali o globali a modelli o elementi di modello. Ogni
variazione dei dati viene interpretata in tempo reale dai software, che
rigenerano costantemente modelli consistenti, senza necessità di eseguire
volta per volta le lavorazioni, come avviene nei sistemi CAD tradizionali.
• Estrazione di quantità e costi in ogni fase della progettazione.
In qualsiasi fase di progettazione, i tecnici hanno perfetto controllo di spazi
e volumetrie, oltre alla possibilità di interrogare il database sulle quantità e
sui costi degli elementi di involucro e di impianto, che progressivamente
vanno a definire l’opera.
• Simulazioni sull’efficienza energetica e sulla sostenibilità della struttura.
Certamente uno degli aspetti più innovativi del sistema è quello relativo al
comparto delle simulazioni energetiche, che consente di dimensionare con
estrema efficienza i dati di ambiente, permettendo la realizzazione di
architetture dall’elevato grado di sostenibilità. Anche per questa attività, le
simulazioni possono essere preliminari per la fase di pre-dimensionamento,
possono essere eseguite in itinere per le analisi in tempo reale su confort e
dispersioni attese ed eseguite post-progetto per la verifica energetica del
sistema edificio-impianto.
• Rapida ed efficiente collaborazione multidisciplinare.
Tutti i progettisti coinvolti nella realizzazione dell’opera, a seconda della
disciplina rappresentata, contribuiranno a realizzare il modello BIM
relativo alla propria area di competenza. Di conseguenza, non si assiste più
ad elaborati scorporati tra architettura, struttura ed impianti, ma alla
costruzione di un univoco modello parametrico contenente tutte le
informazioni richieste e disponibile per l’esecuzione delle verifiche
necessarie per ciascuna area tematica.

Figura 2.3. Schemi strutturali e abaco delle quantità derivate da un modello BIM strutturale

Anche fornitori, imprese e manutentori possono beneficiare di rilevanti


vantaggi dall’adozione del metodo BIM. In primo luogo, la sincronizzazione
tra la progettazione e la fase di costruzione permette di dimensionare,
quantificare e verificare i componenti di progetto, senza necessità per gli
esecutori di rieseguire controlli e computi per le singole lavorazioni.
Il BIM garantisce infatti precisioni prima impensabili: non è più possibile
commettere quegli errori, il più delle volte accidentali ma fonte di
contenzioso tra le parti, dovuti alla redazione del computo metrico sulla base
di geometrie vettoriali ridondanti e convenzioni grafiche bidimensionali
spesso poco chiare.
Maggiore libertà di verifica viene inoltre garantita a tutti gli organi
amministrativi preposti alla convalida dei progetti. Esistono strumenti
automatizzati per il controllo dei conflitti tra i modelli afferenti alle varie
discipline (Clash Detection)15 e strumenti parametrici per la verifica del
rispetto delle normative di riferimento (Code Checking)16, che aiutano gli
organi competenti a tutelare gli investimenti della committenza, garantendo il
rispetto degli standard attesi.

Figura 2.4. Esempio di verifica di interferenza (Clash Detection) tra una parete di tamponamento e una
trave strutturale: il software individua un disallineamento tra le parti eccedente i parametri di tolleranza
prestabiliti

Un uso intelligente ed oculato degli strumenti BIM e delle potenzialità


associate ad essi si traduce tuttavia in un’effettiva reingegnerizzazione dei
processi interni alle attività produttive, sia che si tratti di uno studio di
progettazione o di una impresa di costruzioni, attraverso un cambio di
metodo nell’approccio alla realizzazione dell’opera. Tale metodologia
prevede innanzitutto la totale e completa partecipazione, durante l’intero ciclo
di vita dell’opera, di tutte le figure coinvolte nel processo costruttivo, in
modo da operare attraverso un’attività sincrona di pianificazione,
progettazione, realizzazione e gestione del bene.
Dovrà quindi essere indispensabile per i tecnici la totale comprensione dei
meccanismi di applicazione degli strumenti parametrici di progettazione per
le singole discipline di riferimento. Inoltre, al fine di ottimizzare lo scambio
dei dati tra terze parti, occorre definire, fin dalla fase pianificatoria, le
tecnologie di interscambio: è pratica comune, per quelle aziende che oramai
da decenni implementano l’uso del BIM nei propri statuti, ricorrere a formati
di comunicazione del tipo IFC (Industry Foundation Classes)17, i quali, grazie
alla loro natura di essere estensioni neutrali e non proprietarie, permettono ai
professionisti di utilizzare gli strumenti software che meglio si adattano alle
proprie competenze, evitando il monopolio sul mercato da parte di un numero
ristretto di software house.

2.2.2. Implementare il BIM all’interno di un’attività


Gli investimenti richiesti ad una società che voglia intraprendere un percorso
di ammodernamento tecnologico e metodologico, indirizzandosi verso
l’utilizzo di piattaforme BIM, sono molteplici. Non si tratta di operazioni
economiche dispendiose, quanto di una revisione delle prospettive di gestione
nella progettazione e realizzazione di un bene.
Trattandosi di “un processo volto a definire quale software è più indicato per
soddisfare un’esigenza”18, una qualsiasi società che utilizzi licenze per
applicazioni rivolte alla progettazione non dovrà fare altro che sostituire un
applicativo con la corrispondente tool BIM.
Allo stesso tempo, poiché il Building Information Modeling in un’accezione
più ampia è una “metodologia di lavoro resa possibile dalle nuove
tecnologie”19 risulta necessario rivisitare le strategie organizzative interne
all’azienda in modo da individuare i tipi di attività da svolgere, i flussi di
lavoro interni ed esterni alla ditta, i ruoli e le strategie da adottare per la
gestione della commessa.
Tra le procedure formali da seguire per ottimizzare al meglio le fasi operative
in ambiente BIM, è opportuno fin da subito individuare la figura
professionale responsabile del processo. A tale ruolo deve essere demandato
il compito dell’intera gestione della commessa: questa professionalità,
identificabile con il Project Manager, o meglio BIM (Project) Manager, dovrà
individuare gli obiettivi di progetto, le fasi e sottofasi delle attività, le
performance attese oltre a coordinare tutti i processi BIM. Tra questi sono da
considerare, oltre alle tipiche discipline afferenti alla sfera della progettazione
(BIM architettonico, BIM strutturale, BIM impiantistico) anche le attività
proprie dell’ingegneria economica indispensabili per la definizione
dettagliata delle quantità di progetto e la valutazione dell’impatto economico
dell’opera da realizzare.
Parallelamente dovranno essere definiti i flussi di lavoro relativi ai processi di
attività condotti su piattaforme BIM, stabiliti i ruoli operativi e i tempi di
scadenza per le singole parti, individuate le competenze e le tecnologie
richieste, nonché gli strumenti e i formati dati per lo scambio di informazioni
tra i soggetti coinvolti.
Per quanto sopra illustrato, ne consegue che il BIM Manager dovrà essere
estremamente competente in più settori disciplinari: oltre a conoscere i
sistemi di funzionamento delle piattaforme BIM, dovrà avere padronanza
delle tecniche di costruzione, delle strategie di management nei lavori edili e
una spiccata capacità di gestione interna delle risorse aziendali.
Poiché la realizzazione di un’opera di ingegneria civile presuppone la
sincrona partecipazione di più professionalità durante l’intero ciclo di vita
della struttura, appare evidente che i ruoli operativi nelle attività specifiche
BIM devono essere demandati a tecnici esperti per singoli settori di
riferimento.
Occorre quindi disporre, all’interno all’azienda, di un team di BIM Specialist,
professionisti esperti nella progettazione BIM, capaci di gestire e ottimizzare
gli obiettivi di progetto stabiliti con il BIM Manager.
Un BIM Specialist può soddisfare le richieste di una specifica disciplina, con
riferimento alle attività di progettazione, di analisi e di verifica secondo le
normative nazionali e gli standard qualitativi attesi.
Possono quindi esistere all’interno di una società di progettazione, uno o più
BIM Specialist responsabili del settore architettonico, strutturale,
impiantistico, economico, illuminotecnico, infrastrutturale, ecc.
Questa figura professionale, a differenza di quanto avvenne negli anni passati
con l’introduzione nel mercato dell’esperto in disegno CAD, dovrà
possedere, oltre ad una piena padronanza dei sistemi di modellazione
tridimensionale parametrici, anche competenze tecniche consolidate per le
singole discipline di appartenenza, poiché responsabile della simulazione
virtuale del settore tecnico assegnato.
A seguito di opportuna formazione, sulla base della definizione dei ruoli e
delle competenze tecniche richieste, è buona regola, per una società di
ingegneria propensa ad avviare una progettazione BIM, dare inizio all’attività
incentrando le risorse dapprima su uno o due progetti di dimensioni
contenute, possibilmente sviluppandoli in parallelo con le tradizionali
procedure di progettazione, in modo da comprendere a pieno le differenze
operative ed i risultati alla base del metodo.
Solo quando il team di lavoro interno avrà piena dimestichezza nella
progettazione sincrona tra le diverse discipline ed avrà ottimizzato i sistemi di
scambio dati, in modo da garantire l’integrità delle informazioni tra due o più
applicativi di calcolo, la struttura sarà pronta all’esecuzione di commesse ben
più ampie attraverso la collaborazione BIM con gruppi di lavoro esterni.
Per agevolare questo tipo di attività potranno essere utilizzati sistemi software
web-based e BIM Server capaci di contenere in uno spazio digitale comune la
mole di informazioni prodotta da più gruppi di progettazione, garantendo a
tutti la piena disponibilità in tempo reale dei dati di progetto.
Adottare il BIM all’interno di una struttura esistente trova ancora reticenze,
soprattutto nel nostro Paese, dovute in primo luogo alla prospettiva
destabilizzante che un cambiamento radicale produce per un’attività.
Tuttavia, la continua formazione e le odierne indicazioni comunitarie, come
la Direttiva 2014/24/UE recepita dal [Link]. 18 aprile 2006, n. 50, devono
essere visti come incentivi per incrementare le proprie abilità professionali.
Inoltre, le diverse possibilità di apertura a nuovi mercati20, offerte dalla
metodologia BIM, devono essere considerate come uno stimolo per piccole e
grandi realtà professionali, che mirano ad assumere un ruolo competitivo in
un contesto lavorativo oramai europeo.

2.2.3. Responsabilità, assicurazione e protezione dei dati


Le innovazioni introdotte con l’adozione del metodo fanno eco non solo allo
sviluppo di aspetti tipicamente progettuali, ma anche e soprattutto alla
revisioni di alcune note legali volte a tutelare la proprietà dei dati e a
disciplinare i contratti tra le parti.
È opportuno considerare fin da subito una conseguenza forse secondaria, ma
non meno importante, legata all’utilizzo del BIM nel settore delle costruzioni:
la volontà di minimizzare ed in futuro eliminare la produzione di
documentazioni cartacee legate a contratti, progetti e realizzazioni.
Poiché il BIM assume quel ruolo di database di informazioni digitali
necessarie alla realizzazione e gestione dell’opera, prodotte da una pluralità
di soggetti durante l’intero ciclo di vita del bene, occorrerà prevedere nei
disciplinari e nei contratti tra le parti le modalità di trasmissione dei dati
telematici, garantirne la proprietà intellettuale ed assicurare gli investitori dai
possibili rischi nella trasmissione elettronica delle stesse informazioni.
La citata Direttiva 2014/24/UE (Appalti Pubblici), che abroga la precedente
Direttiva 2004/18/UE, persegue l’obiettivo di modernizzare l’intero settore
degli appalti pubblici, incentivando il corretto utilizzo di strumenti
informatici.
In particolare l’art. 22, comma 4, recita: “Regole applicabili alle
comunicazioni: per appalti pubblici di lavori e i concorsi di progettazione, gli
Stati membri possono richiedere l’uso di strumenti elettronici specifici, quali
gli strumenti di simulazione elettronica per le informazioni edilizie o
strumenti analoghi”21.
Per quanto la tipica sfumatura lessicale nella traduzione nazionale lasci aperte
diverse possibilità nell’utilizzo di strumenti digitali a servizio della disciplina
di appalto, emerge certamente un quadro di insieme in linea con le direttive
comunitarie che prevedono l’utilizzo del BIM, senza alcuna imposizione,
come uno dei possibili modelli adottabili dalle pubbliche amministrazioni.
La suddetta Direttiva è stata recepita nel quadro normativo nazionale dal
[Link]. n. 50 del 18 aprile del 2016, (Attuazione delle direttive 2017/23/UE,
2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione,
sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei
settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per
il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a
lavori, servizi e forniture) che modifica il precedente [Link]. 163/2006.
Gli indirizzi normativi nazionali riprendono ed ampliano le indicazioni
dettate dalla Norma Europea precisando la qualità richiesta agli strumenti per
la modellazione elettronica delle informazioni per l’edilizia e le infrastrutture.
L’art. 23 del [Link]. n. 50 (Livelli della progettazione per gli appalti, per le
concessioni di lavori nonché per i servizi) disciplina le caratteristiche
tecniche richieste per tali strumenti, riprendendo esplicitamente quanto
definito all’interno dell’art. 22 della direttiva.
“art. 23 - comma 1) La progettazione in materia di lavori pubblici si articola,
secondo tre livelli di successivi approfondimenti tecnici, in progetto di
fattibilità tecnica ed economica, progetto definitivo e progetto esecutivo ed è
intesa ad assicurare: h) la razionalizzazione delle attività di progettazione e
delle connesse verifiche attraverso il progressivo uso di metodi e strumenti
elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le
infrastrutture.”
“art. 23 - comma 13) Le stazioni appaltanti possono richiedere per le nuove
opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti,
prioritariamente per i lavori complessi, l’uso dei metodi e strumenti
elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h). Tali strumenti utilizzano
piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine
di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e di non limitare il
coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti.
L’uso dei metodi e strumenti elettronici può essere richiesto soltanto dalle
stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato e che
dispongono di idonei sistemi di monitoraggio. Con decreto del Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti sono individuati i tempi di progressiva
introduzione dell’obbligatorietà del metodo, valutata in relazione alla
tipologia delle opere da affidare e tenuto conto dei relativi importi, nonché
adeguati sistemi di monitoraggio. L’utilizzo di tali metodologie costituisce
parametro di valutazione dei requisiti premianti di cui all’articolo 38.”
Dall’analisi dei commi precedenti emergono indirizzi più specifici rispetto
alla direttiva comunitaria. In modo particolare, sebbene continui a mancare
l’espressione BIM, il legislatore richiede nell’attività di progettazione
proprietà e caratteristiche riscontrabili solo nell’applicazione del metodo.
Definire l’utilizzo di “piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti
non proprietari”, equivale a richiedere alle parti il trasferimento delle
informazioni di progetto, senza perdita o alterazione di materiali, mediante
codifiche IFC (Industry Fonduation Classes), formati di dati open non
appartenenti ad una specifica software house. Per analogia IFC è oggi
identificabile come lo standard internazionale che regolamenta le
comunicazioni all’interno del metodo BIM. Dunque sebbene esistano
differenti formati aperti per il trasferimento digitale dei contenuti progettuali,
garantirne l’interoperabilità nel vasto insieme delle discipline coinvolte dal
processo edificatorio è una prerogativa unica del Building Information
Modeling. Ed ancora l’articolo anticipa la futura intenzione di rendere
obbligatorio il metodo a seconda della complessità realizzativa e degli
importi previsti per l’esecuzione del bene, nonché la specifica formazione sul
tema che dovrà essere richiesta alla pubblica amministrazione.
A rafforzarne i principi interviene l’art. 31 (Ruolo e funzioni del responsabile
del procedimento negli appalti e nelle concessioni) che al comma 9 recita
come segue: “La stazione appaltante, allo scopo di migliorare la qualità
della progettazione e della programmazione complessiva, può, nell’ambito
della propria autonomia organizzativa e nel rispetto dei limiti previsti dalla
vigente normativa, istituire una struttura stabile a supporto dei RUP, anche
alle dirette dipendenze del vertice della pubblica amministrazione di
riferimento. Con la medesima finalità, nell’ambito della formazione
obbligatoria, organizza attività formativa specifica per tutti i dipendenti che
hanno i requisiti di inquadramento idonei al conferimento dell’incarico di
RUP, anche in materia di metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli
di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture”
La portata di una simile revisione dei processi produttivi comporta, oltre alla
modifica degli strumenti normativi, un profondo adeguamento delle
procedure adottate dalla Pubblica Amministrazione nella redazione dei bandi
di gara e nella verifica delle offerte presentate.
La norma prevede dunque la formazione specifica del personale tecnico-
amministrativo ed eventualmente la nomina ad hoc di “una struttura stabile a
supporto dei RUP” capace di gestire e revisionare un progetto BIM.
La volontà dell’Unione di garantire la competitività e l’elevata qualità nel
settore delle costruzioni trova ancor più giustificazione nelle carenze emerse
con approcci programmatori tipici della progettazione tradizionale e come
conseguenza di una carente visione di insieme dell’opera da parte delle
amministrazioni pubbliche preposte al coordinamento delle parti in sede di
realizzazione.
La possibilità offerta dal BIM di contenere l’insieme delle informazioni
documentali associate all’opera, quali contratti, forniture, disciplinari,
collaudi, report di analisi, deve servire per colmare quella carenza di
documentazione cartacea spesso fonte di conflittualità tra committenza ed
esecutori.
I vizi in sede di progettazione e le lacune nel coordinamento tra i soggetti
coinvolti nella realizzazione dell’opera possono essere risolti del tutto
attraverso un sapiente utilizzo dei sistemi proposti, consentendo di rimediare
a varianti, eccessivi ribassi o errate valutazioni economiche in fase di gara,
fonti di continui contenzioni e di inevitabili rallentamenti nell’esecuzione del
bene.
Poiché l’adozione del BIM modifica ampiamente il modus operandi dei
soggetti coinvolti, proiettando le professionalità verso un tipo di
progettazione integrata dove tutte le attività risultano integralmente connesse,
nella stipula dei contratti tra le parti, in modo particolare con le pubbliche
amministrazioni, sarà opportuno individuare giuridicamente i soggetti
responsabili per ogni singola disciplina coinvolta e i limiti entro cui sono
chiamati a redigere la documentazione richiesta. Dovranno inoltre essere
stabiliti i parametri e le metodologie operative che gli organi di controllo e i
responsabili di progetto utilizzeranno per la convalida di un progetto BIM22.
Al fine di tutelare la normativa sulla privacy23 e i diritti di proprietà
industriale ed intellettuale24, con conseguente sfruttamento delle conoscenze
sviluppate in comune tra le parti coinvolte in un flusso di lavoro orientato al
BIM, le compagnie di assicurazione saranno coinvolte in un processo di
revisione dei contratti tra le parti che disciplinino il trasferimento dei dati e
delle informazioni sensibili da strumenti cartacei a formati elettronici.
Il [Link]. n.50 del 18 aprile del 2016 all’art. 56 (Regole applicabili alle
comunicazioni) introduce la necessità di salvaguardare l’integrità dei dati nel
processo di trasferimento delle informazioni, rafforzando la volontà di
utilizzo del metodo BIM. In particolare la norma recita come segue: “comma
5) In tutte le comunicazioni, gli scambi e l’archiviazione di informazioni, le
stazioni appaltanti garantiscono che l’integrità dei dati e la riservatezza
delle offerte e delle domande di partecipazione siano mantenute. Essi
esaminano il contenuto delle offerte e delle domande di partecipazione
soltanto dopo la scadenza del termine stabilito per la loro presentazione. [...]
comma 12) In tutte le comunicazioni, gli scambi e l’archiviazione di
informazioni, le stazioni appaltanti agiscono in modo da salvaguardare
l’integrità dei dati e la riservatezza delle domande di partecipazione e delle
offerte. Esse esaminano il contenuto delle domande di partecipazione e delle
offerte solo dopo la scadenza del termine previsto per la loro presentazione.”
Le pubbliche amministrazioni saranno pertanto chiamate a definire i
meccanismi e i dispositivi per la comunicazione elettronica, nonché le
modalità di archiviazione delle informazioni e quelle di accesso alle
piattaforme condivise, potendo richiedere a progettisti, esecutori e facility
manager la garanzia di assicurazione sull’integrità dei dati caricati.
Alla luce di quanto esposto, non è difficile immaginare gli impatti ecologici
ed economici che implicherà l’utilizzo di sistemi BIM. La riduzione della
documentazione cartacea condurrà in tempi più o meno brevi alla
cancellazione degli archivi amministrativi a beneficio di strumenti di
archiviazione digitale, disponibili on-line su server dedicati. Oltre
all’immediata conseguenza di poter disporre rapidamente del materiale
richiesto, una rivoluzione digitale di questa portata consentirà certamente di
abbattere le emissioni nocive nell’atmosfera dovute alle attività di produzione
della carta.

2.3. L’avvento del 3D e l’evoluzione del BIM


Per poter comprende l’utilità e i meccanismi di funzionamento dei sistemi
BIM occorre conoscere le differenze che intercorrono tra le diverse
piattaforme operative per la digitalizzazione di processi produttivi, come gli
strumenti digitali CAD, CAM25, CAE26 fino alle attuali applicazioni per la
modellazione parametrica.
Sebbene l’introduzione di tecnologie basate sulla creazione di oggetti
intelligenti in grado di costituire modelli di elevata complessità e dettaglio
stia conducendo i settori industriali verso forme di produzione sempre più
interconnesse, è innegabile non considerare tali strumenti come la naturale
evoluzione di sistemi consolidati. Nella stessa modellazione parametrica, alla
base degli applicativi BIM, la costruzione geometrica di elementi solidi è
guidata da regole e meccanismi tipici delle strutture CAD 3D, come i set di
operazioni booleane o le costruzioni per primitive. Risulta quindi opportuno
descrivere sommariamente i processi evolutivi che dai primi strumenti 3D
hanno permesso di ottenere gli odierni applicativi per la progettazione, più
evoluti e più efficaci.

2.3.1. Architettura dei primi modelli 3D


La modellazione tridimensionale di strutture ed oggetti più o meno complessi
non ha riscosso inizialmente il meritato successo. Il settore delle costruzioni è
stato tradizionalmente, o meglio erroneamente, vincolato a tecniche di
rappresentazione bidimensionale del costruito, ritenute più fruibili dalle
maestranze dedite alle attività di cantiere. Anche in settori ben lontani da
quelli degli studi tecnici professionali, la computer grafica per la simulazione
3D è stata ai primordi mal interpretata: eclatante il caso della prima pellicola
ad avere introdotto tecniche di visualizzazione in CG27, Tron (1982), che, pur
avendo ricevuto la candidatura agli oscar per gli effetti speciali, non fu mai
premiata poiché gli strumenti digitali erano ritenuti più rudimentali rispetto a
quelli tradizionali28.

Figura 2.5. Una scena tratta dal film Tron (1982) di Steven Lisberger: i futuristici “light cycles”,
disegnati interamente in CG, furono tuttavia animati seguendo le tradizionali tecniche della sequenza di
immagini statiche

Nel 1973, gruppi di ricerca distinti29 lavorarono sullo sviluppo di tecniche per
la creazione ed editing di strutture solide 3D virtuali. I risultati di quelle
attività produssero la prima generazione di applicativi per il disegno
tridimensionale.
Tra le procedure tecnologiche elaborate per la costruzione di geometrie solide
tridimensionali, esistono in particolare due modelli numerici largamente
utilizzati nei prodotti software per il disegno assistito: la Boundary
Representation (B-Rep), basata sulla rappresentazione del contorno di un
oggetto virtuale, e la Constructive Solid Geometry (CSG), ovvero le tecniche
di geometria solida costruttiva.
L’approccio basato sulla rappresentazione poligonale (B-Rep) descrive un
modello tridimensionale partendo da entità geometriche elementari come
vertici, spigoli e facce30.
Una rappresentazione di questo tipo, oltre alla descrizione della forma,
permette di illustrare le informazioni relative alla posizione spaziale
dell’oggetto modellato, essendo i vertici definiti analiticamente dalla terna di
coordinate spaziali (x,y,z).
Gli odierni sistemi di scansione digitale laser, ad esempio, sebbene
supportino tecnologie differenti per la codifica delle informazioni, generano
una matrice discreta di vertici volti a descrivere coordinate spaziali e
informazioni cromatiche del rilevato. Applicazioni software specifiche sono
quindi in grado di operare sulla nuvola di punti in modo da stabilire
connessioni tra i differenti vertici e definire una struttura tridimensionale
integra caratterizzata da un insieme di poligoni.31

Figura 2.6. Definizione di una superficie a partire da un numero definito di punti. L’esempio di figura
rappresenta una mesh poligonale ottenuta per composizione di triangoli: nella computer grafica
costituisce un sistema costruttivo estremamente versatile, dovuto alla proprietà geometrica del triangolo
di essere costituito da tre vertici complanari. Questo consente ai software di definire con accuratezza le
normali per ogni singolo poligono elementare

Nel dettaglio, le tecniche B-Rep costituiscono modelli matematici derivati da


regole appartenenti alla geometria Euleriana32.
In generale, la condizione necessaria affinché possa essere elaborata una
rappresentazione integra e consistente dell’oggetto deriva dalla regola di
Eulero-Poicaré secondo cui:
V + F - E - H = 2·(C - G)
dove V indica il numero di vertici, F il numero delle facce, E il numero degli
spigoli, C il numero di parti separate dell’oggetto, G il numero di fori
passanti, H il numero di aperture sulle singole facce della struttura.
L’intento di tale codifica è quello di pervenire alla definizione di una forma
geometrica tridimensionale che, per quanto complessa possa essere, sia
sempre definibile attraverso la replicazione di strutture elementari chiuse e
consistenti.
I sistemi basati sulla rappresentazione del contorno risultano quindi strutturati
morfologicamente secondo un sistema a grafo, mediante il quale ogni
informazione topologica è associata al corrispondente dato geometrico. Le
relazioni che intercorrono tra le strutture elementari servono a stabilire le
connessioni tra le parti attraverso la congruenza di spigoli e vertici.

Figura 2.7. Struttura tipo grafo tipica di un sistema di modellazione B-Rep: in rosso sono codificate le
informazioni topologiche e in blu le associate informazioni geometriche. L’esempio di figura
rappresenta l’incipit per la definizione di una struttura tridimensionale generata dalla codifica di
informazioni a partire da entità elementari

In questo tipo di rappresentazione non occorre seguire un determinato ordine


procedurale per definire le entità di cui la geometria si compone.
Al contrario, di fondamentale rilevanza, risultano invece le relazioni che
intercorrono tra le grandezze costituenti le volumetrie disegnate, quindi
l’insieme di proprietà che strutturano la posizione spaziale dei vertici, le
connessioni tra questi ultimi per la definizione degli spigoli, la conseguente
successione per la costruzione dei poligoni e la loro combinazione per la
codifica della geometria di progetto.
Il secondo sistema progettuale per la modellazione di strutture solide
tridimensionali, la CSG o geometria solida costruttiva, prevede l’utilizzo di
primitive geometriche e di specifiche operazioni algebriche, note come
booleane, per conferire complessità ai modelli di disegno.
A differenza della B-Rep, in cui ogni vertice è definito da una terna di
coordinate in uno spazio tridimensionale, le primitive geometriche solide
definiscono volumi elementari all’interno di un sistema di riferimento
relativo. Questo significa che possono essere localizzate le posizioni spaziali
globali dei punti noti della figura; le restanti superfici saranno descritte
dall’insieme di parametri geometrici che identificano il solido33.
La morfologia di un modello solido eseguito secondo rappresentazione CSG
prevede la costruzione di una struttura ad albero binario le cui foglie
rappresentano le primitive geometriche (figura 2.8), le operazioni booleane
(figura 2.9) caratterizzano i nodi e la radice è identificabile come
l’architettura 3D realizzata (figura 2.10).
Risulta implicito che, in un tipo di struttura così organizzata, l’ordine di
esecuzione delle operazioni per lo sviluppo di un solido complesso influisce
sul tipo di risultato atteso, in antitesi con la modellazione poligonale in cui è
possibile eseguire specifiche funzioni su singoli poligoni indipendentemente
dal tempo e dallo spazio.
Queste dinamiche di esecuzione, implementate nelle prime generazioni di
software CAD 3D largamente utilizzati nella progettazione, seppur robusti
come modelli numerici, hanno costituito non pochi ostacoli alla professione.
La difficoltà di gestire operazioni in uno spazio virtuale tridimensionale è da
annoverare tra le principali avversità riscontrate.
A questa si aggiunge poi la macchinosità nella gestione dei parametri
geometrici derivati: ogni modifica di modello, in genere più complessa con
tali sistemi, richiede inevitabilmente rielaborazioni da parte delle utenze e un
ricalcolo analitico atteso dagli elaboratori.
Figura 2.8. Esempio di primitive solide geometriche utilizzate nella modellazione CSG
Figura 2.9. Set di operatori booleani. Permettono di ricavare forme geometriche complesse mediante
combinazione logica di primitive geometriche
Figura 2.10. Struttura ad albero binario di un modellatore CSG. A, B = primitive di blocco; D, primitiva
cilindro; in rosso i nodi operatori; la radice rappresenta il modello implicito

2.3.2. I sistemi parametrici: la diffusione della modellazione digitale


Le moderne generazioni di applicativi BIM, quali Autodesk Revit, Graphisoft
ArchiCAD o Tekla Structures, sono architetture software basate su sistemi di
modellazione parametrica. Queste strutture, configurabili come naturali
estensioni delle tecnologie CSG e B-rep, derivano, in analogia con i
predecessori, dalla continua attività di ricerca accademica e da un altrettanto
intenso contributo offerto da aziende del settore industriale come la
Parametric Technologies Corporation (PTC), tra le prime società a
specializzarsi, a partire dalla metà degli anni ‘80, nella commercializzazione
di applicazioni del genere parametrico34, o la coeva Dassault Systemes nota
per la diffusione del software CATIA, tra le più utilizzate piattaforme CAD,
CAE, CAM. La progettazione parametrica è stata inizialmente appannaggio
di settori produttivi quali l’industria meccanica e aerospaziale. Le ragioni
sono facilmente annoverabili nell’elevato costo infrastrutturale e applicativo
dovuto all’utilizzo di sistemi software più evoluti, nelle specifiche
competenze richieste ai tecnici pionieri per l’esecuzione di modelli 3D e nella
consuetudine propria della filiera delle costruzioni di impostare la relativa
produzione tecnica su informazioni definite in spazi bidimensionali da
distribuire ai fornitori su supporti cartacei.
Nel panorama della simulazione computazionale e del design parametrico, la
realizzazione del Boeing 777 rappresenta uno dei primi esempi di successo di
un’attività di progettazione integrata. Nel gennaio del 1990 otto compagnie
aeree35, su supporto della stessa azienda produttrice, diedero vita ad un
gruppo operativo multidisciplinare per lo sviluppo condiviso di un nuovo
bireattore. La realizzazione dell’aereo costituisce la prima progettazione del
settore interamente sviluppata su applicativi software. Furono elaborati circa
1500 progetti relativi ad ogni singola componente dell’aeromobile, dalla
fusoliera alla meccanica, fino ai dettagli degli interni. L’utilizzo di strumenti
integrati CAD/CAE/CAM ha permesso di simulare il completo assemblaggio
virtuale dell’aviogetto, necessario per le dovute analisi fluidodinamiche, e per
la completa verifica delle interferenze tra le migliaia di componenti
caratterizzanti l’opera36.
La Boeing ha quindi stimato che il risultato prodotto dalla costruzione
digitale ha contribuito ad eliminare più di 6000 possibili difetti di
realizzazione che si sarebbero potuti verificare con le tradizionali tecniche di
esecuzione di un iniziale prototipo reale.
Ad oggi il solo investimento aziendale in ricerca e sviluppo di sistemi per la
modellazione parametrica supera il miliardo di dollari37.
Uno tra gli innumerevoli vantaggi offerti dai sistemi parametrici per la
modellazione digitale è quello di operare illimitate modifiche geometriche
alle strutture di progetto senza necessità di dover ricostruire il disegno ad
ogni passaggio.
Un modello numerico associato ad una rappresentazione parametrica, ad
esempio, descrive una superficie dipendente da un sistema di equazioni del
tipo:
x = f(u,v)
y = g(u,v)
z = h(u,v)
con u,v parametri variabili all’interno di uno spazio definito e reale. Le
relative variazioni di questi ultimi producono modifiche alla geometria della
superficie derivata.
Ciò si traduce con maggiori possibilità di intervento nel disegno di curve,
superfici e volumi che risultano quindi vincolati da un sistema di relazioni tra
le parti facilmente trasformabili (figura 2.11).
Poiché la rappresentazione digitale tende a discretizzare una variegata mole
di informazioni, un oggetto parametrico diviene l’espressione matematica di
un numero definito di valori dipendenti dagli incrementi attribuiti alle relative
variabili.

Figura 2.11. Solido parametrico. La geometria del modello può essere facilmente modificata agendo sui
parametri geometrici che definiscono le dimensioni dell’oggetto

In una modellazione parametrica variazionale38, da una geometria costruita


come forma libera, è possibile pervenire alla rappresentazione di specifici
modelli attraverso la modifica di parametri dimensionali e relazionali39
descriventi la struttura.
In particolare, tra le novità introdotte che differenziano la tecnologia
parametrica dai sistemi della geometria solida costruttiva, vi sono
meccanismi di elaborazione basati sul concetto di features.
Queste sono identificabili come “primitive di modellazione” capaci di
descrivere l’aspetto e il comportamento del modello attraverso regole e
vincoli fisici, geometrici e relazionali.
Esistono pertanto diverse famiglie di features in funzione dell’azione svolta.
Appartengono alla categoria di features additive tutte quelle operazioni di
modellazione che aggiungono materiale al modello (figura 2.12).
In antitesi le features sottrattive operano rimuovendo volume dalla struttura
(figura 2.13).

Figura 2.12. Tipologie di features additive. Questi operatori utilizzano per la costruzione del modello
solido uno o più profili geometrici piani, noti come generatrici, e curve direttrici come appoggio per
estrusioni ed interpolazioni: a) generatrice estrusa lungo direttrice retta; b) rotazione generatrice intorno
ad un asse di rivoluzione; c) interpolazione di più profili piani; d) generatrice estrusa lungo direttrice
curva

Figura 2.13. Tipologie di features sottrattive. Si costruiscono con procedimenti logici analoghi ai
precedenti, ma operano in sostituzione di volume

Esistono poi famiglie di operatori secondari che consentono di ottimizzare le


geometrie di progetto, intervenendo nell’intorno delle connessioni tra le
principali superfici di progetto.
Figura 2.14. Tipologie di features secondarie. Operatori utilizzati per realizzare raccordi tra le
discontinuità geometriche presenti nel modello

Per quanto alcune tecnologie software, oggi obsolete per il grado di qualità
atteso dalla progettazione, abbiano integrato negli anni sistemi di
modellazione geometrica sempre più evoluti e di più facile utilizzo, occorre
non confondere la semplice codifica parametrica di un modello con
un’architettura BIM.
Un semplice software 3D CAD, quale AutoCAD, CADPipe o CADDUCT, è
uno strumento utile alla definizione di modelli facilmente esportabili verso
terze parti, per il basso livello di informazioni in essi contenute.
Gli applicativi 3D CAD, a differenza dei sistemi vettoriali 2D, sono stati
impiegati da molteplici settori professionali come sussidio alla
visualizzazione e verifica geometrica dei dati di progetto.
Figura 2.15. Ricostruzione digitale della Chiesa dei Ss. Giusto e Clemente (PI). Esempio di
modellazione geometrica condotta per combinazione di sistemi CSG e B-rep non parametrizzati

La definizione di una struttura digitale tridimensionale aiuta a comprendere


infatti le connessioni tra gli elementi che la compongono, consentendo di
prevenire eventuali collisioni o interferenze tra le parti. La modellazione
condotta per geometria solida costruttiva ha permesso di introdurre nel
mercato digitale quella prima generazione di oggetti intelligenti per cui da un
solido 3D è possibile estrarre informazioni su superficie, volume e massa,
senza tuttavia beneficiare di una specifica identificazione dei dati.
A partire dagli anni ’80 l’introduzione di meccanismi di modellazione
parametrica ha contribuito a diffondere applicativi CAD Object-Oriented
(OOCAD), quali Architectural Desktop, poi divenuto Autodesk Architecture
o i primi strumenti ArchiCAD della Graphisoft.
Un’architettura OOCAD è definibile come un database informativo i cui dati
sono rappresentati sotto forma di oggetti grafici trasferibili all’interno di
sistemi informatici per la progettazione assistita40.
L’utilizzo delle geometrie parametriche permette ai modelli di essere definiti
all’interno di uno spazio tridimensionale, di essere rappresentati mediante
viste multiple e di possedere una serie di attributi che esulano dalle sole
informazioni geometriche. Con questo paradigma, la realizzazione di una
costruzione digitale avviene per connessione di elementi intelligenti: pareti,
solai e finestre possono essere legati insieme da vincoli geometrici che ne
identificano ruoli e posizioni godendo inoltre di proprietà specifiche come, ad
esempio, le caratteristiche fisiche, termiche e materiche.
Le procedure parametriche hanno così introdotto nelle applicazioni software
degli strumenti volti a generare entità digitali astratte, come gli spazi, definiti
dalle relazioni tra gli elementi di involucro dell’edificio e capaci di codificare
le informazioni spaziali riferite ai vuoti presenti nell’opera. Strumenti
ampiamente utilizzati nelle applicazioni di analisi energetica e di
management del costruito, gli spaces risultano pertanto utili per la
descrizione delle caratteristiche geometriche e per la classificazione in base
alla destinazione d’uso di uno specifico ambiente41.
Il Building Information Modeling recupera i paradigmi strutturali delle
applicazioni suddette, elevando il modello virtuale di progetto a quel database
di informazioni univoco, integro e completo, mai realizzato con gli strumenti
CAD e i successivi OOCAD. In aggiunta ai contenuti di questi ultimi, il BIM
include una mole di dati non legati soltanto alle specifiche tecniche degli
elementi strutturali, ma all’insieme documentale afferente al settore
economico, gestionale e amministrativo necessario a completare le
caratteristiche dell’edificio.
In un’architettura BIM, infatti, i meccanismi di costruzione di un modello di
edificio non sono più meramente relazionati al solo disegno geometrico, ma
ad un sistema realizzativo basato sul concetto di “famiglia” e su quello
relativo di “istanza”. Una “famiglia” costituisce l’insieme di elementi
tridimensionali descriventi uno specifico comparto, completi di tutte le
informazioni necessarie alla loro descrizione42. La replicabilià all’interno di
un progetto di un oggetto di famiglia con tutte le opportune modifiche
richieste per la costruzione dell’opera digitale costituisce l’“istanza” per
quell’entità capace di esistere nel modello in multiple forme e con differenti
attributi.
La logica di una procedura BIM è quella di pervenire alla costruzione di un
3D digitale intelligente caratterizzato da un insieme sufficientemente ricco di
elementi e sub-elementi strettamente connessi. Questa articolazione,
all’interno delle dinamiche costruttive parametriche, consente di circoscrivere
le modifiche di progetto alla singola istanza in esso contenuta: ciò si traduce
nella capacità offerta dai software dedicati di ricalcolare e quindi rigenerare
la sola parte modificata e non l’intero modello di edificio, con conseguenti
vantaggi in termini di ottimizzazione della memoria fisica dell’elaboratore e
riduzione dei tempi di calcolo.
Sebbene oggi un applicativo per la progettazione BIM consenta di eseguire
un elevato numero di operazioni sul modello, non è possiblile utilizzare un
solo software per costruire quel database di informazioni richiesto dalla
pratica edilizia. Questo si traduce nella necessità di trasferire le informazioni
contenute in un modello di edificio da una piattaforma operativa verso terze
parti.43 All’interno della filiera BIM, esistono pertanto codifiche dedicate al
trasferimento elettronico dei modelli di progetto volte a garantire l’integrità
dei dati44. Tali procedure, in continuo sviluppo grazie ad un’attenta attività di
ricerca condivisa da imprese di costruzione, software house e prestigiosi enti
accademici, costituiscono una disciplina tecnica di rilievo nel panorama
dell’Information Technology nota come “interoperabilità”.

2.4. Interoperabilità
La quantità di informazioni necessaria per la descrizione completa di un
progetto di ingegneria, nelle logiche di un’attività strutturalmente integrata,
prevede la sincrona collaborazione di più professionalità responsabili di
differenti settori tecnici. In un approccio BIM Oriented non è possibile
eseguire il numero di procedure richieste operando con un singolo software
tecnico. Risulta quindi opportuno garantire l’integrità dei dati prodotti
durante le procedure di trasferimento elettronico da un applicativo verso terze
parti.
L’“interoperabilità”, oltre a descrivere in accezione più recente una proprietà
che identifica primariamente un progetto BIM, rappresenta un’effettiva
disciplina tecnica, in costante aggiornamento, volta alla ricerca e
all’ottimizzazione dei formati digitali per lo scambio di informazioni.
Questa importante attività ha consentito, fin dagli albori del disegno CAD
2D45, di ridurre progressivamente la necessità di rielaborare dati nei processi
di interscambio, automatizzando progressivamente i flussi di lavoro coinvolti.
Poiché la realizzazione di un modello informativo di edificio conterrà
elementi di analisi numerica, elaborati documentali e grafici, report di
cantiere e tutto quanto necessario per descrivere la struttura, qualsiasi
applicazione utilizzata per l’esecuzione di disegni, analisi e verifiche dovrà
supportare un formato di scambio dati condiviso, che renda possibile
l’integrazione delle informazioni e la codifica delle stesse tra i diversi
operatori.

2.4.1. Meccanismi di trasferimento digitale delle informazioni


Le dinamiche che caratterizzano la trasmissione elettronica dei dati digitali di
progetto fanno riferimento a specifiche di programmazione che ne
contestualizzano l’utilizzo. Con questa premessa, risultano pertanto definite
quattro macro categorie che, sulla base delle tecnologie e dei sistemi
utilizzati, regolano il flusso di dati tra due o più applicazioni.
Tra queste, i “collegamenti diretti” realizzano una connessione integrata tra
due specifici software, introducendo appostiti comandi che intervengono
sull’interfaccia grafica dell’applicazione. Sono quindi degli esecutori di
comandi, visualizzabili spesso come icone all’interno delle toolbar del
software, che sulla base di specifici linguaggi di programmazione (C, C++,
C#) permettono di esportare istantaneamente il modello su un secondo
applicativo per la progettazione, analisi o verifica dei dati di progetto.
Esistono poi specifiche estensioni che regolano la tipologia di informazioni
trasferibili digitalmente: si tratta di file per la codifica di dati raster, come
JPG, PNG o TIF, formati per l’esportazione di dati vettoriali, come IGS o
DGN, estensioni dedicate ai dati geografici e molto altro ancora.
Il vasto insieme delle codifiche per l’interpretazione dei dati digitali può
essere raggruppato in due sottocategorie di formati: “privati” e “pubblici”.
I primi sono elementi sviluppati e commercializzati da grandi software house,
con lo scopo di interfacciare una vastità di applicativi minori con i propri
prodotti. Tra i formati di scambio privati maggiormente diffusi nel settore
AEC, vi sono il DXF (Data eXchange Format) / DWG, di proprietà
dell’Autodesk e il SAT (Standard ACIS Text) afferente alla Spatial
Technology.
L’IFC (Industry Foundation Classes), il CIS/2 (CIMSteel Integration
Standards) e il COBie (Construction Operations Building Information
Exchange) sono tra i principali standard pubblici per la trasmissione di
informazioni digitali. A differenza di altre estensioni, vincolate
principalmente alla codifica delle matrici geometriche, questi modelli
consentono di veicolare tra più applicazioni una mole eterogenea di dati,
quali proprietà dei materiali e relazioni tra oggetti, utili per trasferire un’unica
struttura digitale su più applicativi software per le analisi e le verifiche
richieste dalle singole discipline.
Il CIS/2 è attualmente la specifica più utilizzata, soprattutto in fase di
fabbricazione, per lo scambio dei dati relativi ad elementi da realizzare in
acciaio. L’IFC è invece lo standard internazionale per il trasferimento di
informazioni nei processi orientati al BIM. La caratteristica condivisa da
entrambi è quella di essere formati file neutrali, cioè non proprietari e quindi
liberi da logiche di mercato impegnate ad orientare le commercializzazioni
verso determinati prodotti.
Il COBie, al pari di IFC, è anche esso un open standard internazionale,
particolarmente utilizzato nella trasmissione dei dati per le attività di Facility
Management. A differenza dell’IFC, che risulta organizzato secondo
specifiche logiche di linguaggio, il COBie presenta un’architettura basata su
classi di fogli di calcolo utilizzati per la descrizione dell’intero ciclo di vita di
una struttura.
L’ultimo raggruppamento di specifiche per l’interoperabilità è costituito
dall’insieme di estensioni XML (eXstensible Markup Language),
metalinguaggio derivato da quello HTML, il più diffuso strumento per la
codifica di informazioni sul Web. Rispetto a quest’ultimo, che definisce
strumenti per la formattazione di pagine web, l’XML, operando mediante
opportune sintassi caratterizzate da sistemi di etichette personalizzabili,
permette di generare nuovi linguaggi per la codifica di elementi più
strutturati. L’architettura snella del sistema, costituito come un file di testo,
permette di gestire senza difficoltà l’insieme di informazioni e indicazioni in
esso contenute, limitando al minimo l’interazione umana per l’esecuzione dei
comandi.
Tra i principali utilizzi nel settore AEC, lo schema gbXML46 (Green Building
XML) consente di trasferire tra più software gli indirizzi per le simulazioni
energetiche di un modello di costruzione BIM. Tale codifica traduce
analiticamente i dati di involucro, modellati geometricamente, associando a
questi le proprietà fisiche indispensabili al calcolo energetico. La
caratteristica dell’estensione gbXML è quella di implementare in file dalle
dimensioni contenute tutte le informazioni tecniche sull’architettura di
progetto, divenendo il vettore per eccellenza verso strumenti operativi web-
based per i calcoli e le verifiche analitiche.

Tabella 2.1. Principali formati di scambio dati

2.4.2. IFC - Industry Foundation Classes


Gli schemi IFC vengono sviluppati con l’obiettivo di “definire le specifiche
per la condivisione delle informazioni relative al ciclo di vita di un progetto,
tra discipline ed applicativi differenti”47.
Queste codifiche costituiscono pertanto l’elemento caratterizzante l’intera
procedura BIM, poiché definiscono i criteri di interoperabilità volti ad
assicurare la qualità e l’integrità nello scambio dei dati.
La necessità di codificare formati neutrali per il data-sharing deriva dalla
complessità strutturale raggiunta dai modelli digitali di progetto afferenti alle
diverse discipline coinvolte. L’utilizzo di estensioni proprietarie limitate
principalmente all’esportazione di dati e attributi geometrici non gode, allo
stato dell’arte, di quel contenuto tecnico richiesto ai formati per la
trasmissione elettronica di tutte le informazioni di progetto. C’è quindi la
volontà di codificare, mediante un’univoca estensione, la complessità dei dati
presenti, evitando quindi la frammentazione in più formati che
inevitabilmente obbligano le strutture coinvolte all’utilizzo di una specifica
applicazione per la relativa interpretazione.
All’inizio del 1995 la società di informatica Autodesk riunì in un consorzio
industriale 12 aziende48 operanti nel settore AEC, dai campi della
progettazione a quelli della comunicazione, con l’obiettivo di avviare una
ricerca strutturata per l’integrazione dei formati di scambio tra i differenti
applicativi software allora in commercio. Avendo intuito l’enorme potenziale
commerciale che una simile procedura avrebbe garantito, l’alleanza di
compagnie decise di codificare i principi inviolabili dei processi di
interoperabilità: configurare i formati di scambio dati come estensioni open,
quindi non appartenenti ad una specifica azienda, e in secondo luogo
estendere l’adesione all’associazione a tutte le parti interessate dal processo
di sviluppo del settore delle costruzioni.
Venne così ufficializzata, nel settembre del 1995, l’Industry Alliance for
Interoperability, poi trasformata in International Alliance for Interoperability
(1997), nota oggi come buildingSMART (2008)49, un’organizzazione non-
profit di aziende, società di progettazione, costruzione ed enti di ricerca50,
impegnati nel costante aggiornamento delle specifiche di interoperabilità IFC.
La quantità di informazioni trasferita utilizzando i formati IFC deve essere
tradotta ed indicizzata secondo determinate sintassi, in modo che gli
applicativi di calcolo siano in grado di interpretare i contenuti in esse presenti
per eseguire i corrispettivi indirizzi di programma.
Questa codifica permette di rappresentare un modello geometrico mediante
sistemi appartenenti alla geometria solida costruttiva (CGS) e per costruzione
del contorno (B-Rep), garantendo nell’attuale versione51, anche la totalità di
parametri che regola la definizione di strutture più complesse, come le
superfici di Bézier o le NURBS (Non Uniform Rational Basis-Spilines)52.
Alla traduzione delle caratteristiche geometriche del modello, l’IFC
implementa la descrizione delle “relazioni” tra le singole parti della struttura.
Questi attributi specificano i criteri di connessione tra due o più istanze di
modello, come evidenziato in tabella 2.2.

Tabella 2.2. Classificazione delle relazioni in un modello IFC

L’insieme di parametri illustrato, necessario per la completa descrizione


geometrica dell’architettura e delle singole istanze che la compongono, viene
associato all’interno di una codifica IFC ad un gruppo di informazioni
estremamente vasto ed eterogeneo schematizzabile dagli insiemi delle
“proprietà” e quello dei “metadati”.
Il primo viene utilizzato nella sintassi di modello per arricchire la geometria
digitale con il set di dati riferiti alle caratteristiche fisico-meccaniche dei
materiali, costi, parametri illuminotecnici, consumi e qualsiasi altra proprietà
indispensabile per la completa descrizione del prodotto.
I “metadati” costituiscono il vasto comparto delle restanti informazioni che
non assumono obbligatoriamente connotati analitici. Possono quindi
riguardare l’insieme delle documentazioni riferibili alle procedure
amministrative e gestionali per la realizzazione del bene immobiliare o di un
singolo componente, associano un elaborato documentale ad una istanza53 e
ricoprono un ruolo descrittivo nell’identificazione delle caratteristiche
generali di progetto, come l’attribuzione della proprietà industriale del
modello BIM.
I meccanismi che regolano un flusso tanto vasto di informazioni sono
codificati da specifici linguaggi dedicati che, oltre a strutturare l’estensione
come un contenitore di dati, istruiscono gli elaboratori verso la tipologia di
indicazioni da considerare per l’esecuzione di un determinato comando.

Figura 2.16. Esempio di diagramma in notazione EXPRESS-G. Viene descritta l’entità “Persona” in
relazione con le due sotto-entità “Maschio” e “Femmina”. Queste possono assumere attribuiti
individuali, quali “Padre” e “Madre”, che ne identificano il ruolo verso la radice “Persona”

In particolare, EXPRESS identifica la notazione sintattica, standardizzata


dalla norma ISO 10303-11 (STEP)54, utilizzata per la descrizione dei
contenuti di una estensione IFC. Tale struttura può essere interpretata
all’interno di logiche di programmazione orientate agli oggetti55: le
informazioni di progetto contenute nel file sono organizzate secondo
specifiche gerarchie articolate a grafo, i cui indirizzi risultano percorribili
lungo direzioni lineari e non cicliche (figura 2.16).
L’espressione grafica con cui vengono tradotte le informazioni sintattiche è
nota come EXPRESS-G, il cui vantaggio è quello di fornire una
rappresentazione visuale e compatta delle informazioni di modello.
All’interno di EXPRESS gli oggetti descritti, che fungono da contenitori di
informazioni, sono definiti “entità”: queste astrazioni contribuiscono a
rappresentare graficamente i concetti appartenenti al mondo reale che devono
essere modellati all’interno dello spazio digitale56. Un’estensione IFC si
configura come un modello “entità-relazione” caratterizzato da diverse
centinaia di entità organizzate secondo gerarchie ereditarie57, la cui
combinazione strutturata contribuisce alla definizione dell’oggetto da
descrivere. Sebbene le connessioni che si stabiliscono possono essere
articolate secondo diagrammi progressivamente complessi, l’architettura di
una codifica IFC risulta organizzata secondo strutture semplici, definite da
schemi e sottoschemi, utili per classificare la pluralità di informazioni
necessarie alla descrizione di un’opera edilizia (figura 2.17).
Nella piramide gerarchica di un modello IFC, il livello base, “Resource
Layer” cataloga un set di ventisei entità specifiche, utilizzate per individuare
le singole proprietà di un oggetto, come ad esempio la “Geometria”, la
“Topologia” o i “Materiali”. Poiché l’IFC è identificabile come un database
relazionale, la combinazione tra le diverse classi di base e quelle appartenenti
ai livelli progressivamente superiori58, permette di realizzare un numero
consistente di tipologie di oggetti utilizzando meccanismi di ereditarietà delle
informazioni.
Il livello “Interoperability Layer” organizza i dati provenienti dai sotto-tipi in
sezioni che ne stabiliscono la classe di appartenenza: “Shared Building
Elements” conterrà, per esempio, le informazioni sui modelli strutturali di
involucro, utili ai software di progettazione; “Shared Facility Elements”
raccoglierà l’insieme delle proprietà definite dai livelli inferiori per
indirizzarle verso applicazioni dedite ad attività di manutenzione.
Figura 2.17. Classificazione delle entità in una serie progressiva di livelli presenti nell’architettura IFC.
[Link]/ifc/IFC2x3/TC1/html/[Link]

Il “Domain Layer”, il livello gerarchicamente più alto nella scala IFC,


identifica le discipline di appartenenza degli elementi realizzati nelle
precedenti fasi.
La sintassi EXPRESS definisce pertanto uno schema lineare di
programmazione da cui, partendo da una “radice”, che assegna il preliminare
identificativo all’elemento, è possibile pervenire alla completa e strutturata
definizione del dato di modello. Le informazioni sono pertanto organizzate
secondo tipologie ad albero ordinato.
La classe più astratta, definita nella notazione EXPRESS per un’architettura
IFC, è la radice (“IfcRoot”), che assume il ruolo di “supertipo” comune a
tutte le entità strutturate in un modello. Queste si configurano di conseguenza
come “sottotipi” che possono essere collegati alla Root per mezzo di relazioni
dirette o indirette. “IfcRoot” rappresenta quindi la storia delle informazioni
raccolte da tutte le sottoclassi.
Alla radice di uno schema IFC, sono generalmente connesse tre astrazioni
concettuali: le identità dell’oggetto (“IfcObjectDefinition”), le relazioni che
intercorrono tra le diverse entità (“IfcRelationship”), il set di proprietà che
identificano la classe (“IfcPropertyDefinition”).
L’entità “IfcObjectDefinition” illustra le informazioni identificative
dell’oggetto reale mediante le sotto-classi “IfcObject”, la specifica volta a
generalizzare i dati e i processi di modello, e “IfcTypeObject”, parametro che
specifica le singole istanze di progetto.
L’astrazione “IfcObject”, in particolare, è gerarchicamente individuata da un
insieme di elementi che descrivono le caratteristiche essenziali dell’oggetto
(Tab. 2.3).

Tabella 2.3. Insieme dei sottotipi di IfcObject

Anche queste entità possono essere a loro volta strutturate in sottocategorie


che aggiungono dettaglio alla descrizione dell’oggetto. I sottotipi che
caratterizzano “IfcProduct” descrivono un numero caratteristico di
informazioni: i connotati fisici di un prodotto saranno illustrati da
“IfcElement” a sua volta definito dai materiali di progetto descritti dalla serie
di sottoclassi note come “IfcMaterials”. La rappresentazione geometrica dei
dati, nella complessità delle forme che descrivono un’architettura digitale,
sono sintetizzate da “IfcShapeRepresentation”.
Queste ed altre categorie di classi, come la rappresentazione di dati spaziali o
caratteristiche più astratte quali le annotazioni o le griglie per il
posizionamento di elementi strutturali, contribuiscono ad arricchire i
connotati degli oggetti rappresentati da “IfcProduct”.
L’entità “IfcRelationship” è invece l’astrazione generalizzata dell’insieme di
relazioni che sussistono tra due o più entità in una specifica IFC. La sintassi
di sistema prevede due tipologie di rapporti tra sottotipi: la relazione “1 a 1”
che attribuisce un vincolo ad un’entità e la relazione “1 a molti” che lega il
sottotipo a più elementi.
Le relazioni definite in Tab. 2.2 sono tradotte da specifiche notazioni di
linguaggio (Tab. 2.4).

Tabella 2.4. Relazioni tra Oggetti in IFC

L’ultima derivazione da “IfcRoot” è l’ “IfcPropertyDefinition”: questa


sottoclasse illustra l’insieme delle caratteristiche che possono essere
assegnate all’oggetto ed applicate agli elementi di modello mediante gli
attributi definiti dalle relazioni.
L’entità descrive in particolare l’insieme delle proprietà condivisibili e
relazionabili ad un vasto gruppo di istanze. È quindi una categoria estesa alle
caratteristiche da associare ai modelli di progetto.
Nell’esempio di figura 2.19 viene illustrata l’architettura gerarchica ad albero
di una codifica IFC utilizzata per la definizione di un oggetto “Muro”.
Ogni livello dello schema introduce progressivamente complessità al sistema.
“IfcRoot” assegna un indirizzo numerico globale (IfcGloballyUniqueID) che
rappresenta univocamente l’entità, oltre all’insieme di informazioni
caratteristiche che descrivono l’oggetto, come ad esempio i riferimenti
all’autore o alla data di creazione.
Il livello “IfcObjectDefinition” identifica l’insieme di componenti che
contraddistingue la parete, ad esempio le aperture. “IfcObject” permette di
legare all’oggetto le proprietà59 che definiscono la muratura, illustrate nei
livelli più bassi. “IfcProduct” specifica la localizzazione spaziale dell’entità e
ne descrive la rappresentazione geometrica. “IfcElement” illustra le relazioni
che la singola istanza riversa su altri oggetti, come ad esempio le connessioni
tra parete e solai o tra due muri attigui. L’eventuale appartenenza alla
famiglia di elementi strutturali, con le specifiche proprietà associate, viene
relazionata a questo livello.
Figura 2.18. Sintassi di sistema in notazione EXPRESS-G. In particolare si evidenzia la definizione di
un oggetto secondo un diagramma ad albero gerarchico che procede dalla radice “IfcRoot” ai sottotipi
“IfcObjectDefinition” e “IfcObject”. Verso queste astrazioni convergono le diverse entità che
definiscono le proprietà e le relazioni rappresentative dell’oggetto modellato. [Link]-
[Link]/ifc/IFC2x3/TC1/html/[Link]
Figura 2.19. Struttura IFC per la definizione di un “Muro”

Con questa logica, la cui descrizione è una semplificazione di procedure più


articolate, l’oggetto “Muro” (IfcWall) appare definito da un insieme
aggregativo di informazioni, identificabili singolarmente, ma esistenti come
istanza nei parametri costituenti la parete. La procedura gerarchica, che da un
livello più alto verso uno più basso si sviluppa attraverso un sistema definito
di relazioni ed attributi, permette di costruire quel database relazionale capace
di contenere la pluralità di informazioni che caratterizzano un modello BIM.
Nelle dinamiche di interoperabilità, quindi, la notazione IFC contribuisce a
implementare modelli di dati integri e completi, facilmente traducibili in
linguaggi di programmazione orientati agli oggetti, e la codifica analitica
degli elementi EXPRESS diviene un automatismo di sistema che interpreta la
modellazione dell’utente. In sintesi, ad ogni operazione che il tecnico esegue
sul modello, verranno implicitamente associate definizioni ed attributi che
andranno a disegnare gli schemi IFC relativi. Questa procedura, sebbene
contribuisca a generare file dalla dimensione spesso elevata, produce una rosa
di informazioni ordinate ed integre, relazionabili con un numero sempre
maggiore di applicazioni.
Oltre ai formati IFC, esistono ulteriori standard che contribuiscono ad
internazionalizzare la codifica. Dopo aver realizzato il database di
informazioni relative al progetto occorre garantire le condizioni e i requisiti
di trasferimento dei dati tra applicativi differenti. Poiché a seconda della
disciplina di riferimento un software deputato all’esecuzione di una precisa
attività sarà interessato soltanto ad una porzione di modello, è indispensabile
determinare la “Model View Definition” (MDV), ovvero l’insieme dei
sottoschemi IFC con cui vengono compartimentate le informazioni. La MDV
è pertanto il “requisito specifico per l’implementazione di un software con
una interfaccia IFC”60.
Per agevolare il flusso di comunicazione in un’attività “BIM Oriented”,
buildingSMART ha codificato due ulteriori standard di processo per
l’internazionalizzazione del formato IFC: l’International Framework for
Dictionaries (IFD) e l’Information Delivery Manual (IDM). IFD è una
libreria di dati di riferimento che contestualizza in termini digitali l’insieme
delle informazioni e delle proprietà che singoli oggetti possiedono in un
Building Information Model61. Risulta quindi configurato come un insieme
strutturato di definizioni di materiali, servizi e prodotti da costruzione in
genere.
L’Information Delivery Manual (IDM) è la specifica volta a documentare
l’insieme dei processi che accompagnano le fasi di realizzazione di un
progetto62. È lo standard che stabilisce quando e quali dati devono essere
scambiati per ottimizzare il flusso di lavoro tra le parti.
In sintesi per poter garantire il trasferimento dei dati in IFC dovrà essere
definita la MVD in grado di raggruppare un numero definito di oggetti
completi, in modo da renderli disponibili per le singole applicazioni63. L’IFD
interverrà nella rappresentazione di tutti gli scenari di scambio di
informazioni sulla base delle “Delivery” che si stabiliscono tra i diversi attori
e nelle differenti fasi del processo edilizio.

2.4.3. Strategie di interoperabilità: OpenBIM e ClosedBIM


Nel panorama della progettazione integrata l’interoperabilità consente di
superare una serie di limitazioni imputabili alle dinamiche operative
tradizionali. Sebbene esista un ventaglio di convenzioni grafiche, che nei
decenni ha contribuito a standardizzare linguaggi comuni, l’utilizzo di
procedure elettroniche per l’elaborazione dei dati non ha seguito lo stesso
percorso. Nelle attività di progettazione, le diverse discipline coinvolte
utilizzano applicazioni differenti e quindi linguaggi traducibili da un numero
limitato di applicativi terzi, obbligando spesso i destinatari delle informazioni
a rioperare una programmazione degli elementi, il più delle volte anche in
una fase avanzata della commessa. Meccanismi di questo tipo sono quindi
passibili di errori nei processi di scambio e rielaborazione dei dati (figura
2.20).
Le logiche di interoperabilità, al contrario, si basano sull’utilizzo di un
linguaggio univoco nei percorsi di costruzione e trasmissione delle
informazioni.
Esistono tuttavia due metodologie differenti nell’applicazione di quello che
appare un obiettivo comune: OpenBIM e ClosedBIM. In particolare,
OpenBIM è l’approccio progettuale strutturato su un linguaggio di
comunicazione condiviso da tutti gli attori della filiera: l’Industry Foundation
Classes.
Per le caratteristiche illustrate nel paragrafo precedente, l’IFC non pone limiti
alla tipologia di software utilizzati, né impone modifiche al workflow delle
strutture coinvolte. Al contrario, sono le specifiche con cui vengono
codificate le informazioni di progetto a garantire l’integrità del dato nei
meccanismi di interscambio tra le parti.
ClosedBIM rappresenta invece la dinamica operativa, altrettanto valida, che
prevede l’utilizzo di un linguaggio condiviso tra le parti, ma codificato come
una espressione non neutrale di dati e quindi circoscritta al solo gruppo
tecnico che ne adotti le caratteristiche.
Figura 2.20. Flusso di lavoro tradizionale: ogni soggetto ha un proprio linguaggio di comunicazione ed
obbliga il destinatario alla traduzione dei dati

Un approccio ClosedBIM viola i principi di universalità, stabiliti dal


buildindSMART, nei processi di interoperabilità: il metodo impone l’utilizzo
di specifiche piattaforme software, il cui scambio di informazioni viene
garantito da formati digitali altrettanto validi, ma limitati alle sole
applicazioni capaci di tradurne le sintassi. È quindi un tipo di operatività
capace di essere efficiente all’interno di un’unica struttura organizzativa, ma
pone limiti di comprensibilità in contesti in cui è richiesta la collaborazione
tra più partner competenti, spesso geograficamente distanti.
Figura 2.21. Principio del ClosedBIM: tutti i soggetti coinvolti nello scambio di informazioni dialogano
secondo le logiche di un linguaggio comune

Figura 2.22. Principio dell’OpenBIM: ognuno è libero di esprimere il proprio linguaggio, che verrà
tradotto nelle comunicazioni da un interprete comune, universalmente riconosciuto come IFC

Per quanto sopra illustrato, l’approccio OpenBIM assume quindi un ruolo di


rilievo nel processo di internazionalizzazione delle procedure orientate al
BIM, che trovano in IFC il linguaggio comune attraverso il quale garantire la
trasmissione delle informazioni.
I benefici derivanti dall’adozione di un modello operativo di questo tipo sono
facilmente intuibili. In primo luogo, le società che adottano standard
OpenBIM, si pongono in un contesto operativo universale, capaci quindi di
relazionarsi con un numero estremamente elevato di strutture organizzative
senza necessità di rielaborare le informazioni scambiate.
Il formato internazionale per il trasferimento dei dati, IFC, garantisce al
progettista la possibilità di interfacciarsi con un numero sempre crescente di
applicativi, potendo quindi optare per soluzioni più dedicate al proprio modus
operandi, senza vincolarsi a specifiche software house. La conseguenza più
diretta di una simile operazione di mercato è la crescita di applicazioni
tecniche, anche minori, ed il contenimento dei prezzi di gestione.
Dal lato dell’industria dell’informazione, il conformarsi ad uno standard open
incentiva le case madri a veicolare le risorse verso l’ottimizzazione tecnica
dei prodotti, venendo meno il principio di monopolio dei formati di
esportazione.
Il solo vantaggio annoverabile nell’utilizzo di soluzioni ClosedBIM è la
possibilità, laddove gli applicativi lo consentano, di una più facile
connessione “bidirezionale” tra le parti.
Questa funzionalità assicura che qualsiasi modifica alle relazioni di più
modelli di progetto digitalmente collegati, venga automaticamente
reinterpretata dall’insieme di software su cui le strutture operano64.
Tuttavia la continua evoluzione degli schemi IFC garantisce il rapporto di
bidirezionalità tra le parti all’interno di schemi aperti, configurando
l’approccio OpenBIM come il principio più riconosciuto per perseguire in
modo concreto l’obiettivo di interoperabilità65.

2.5. Le dimensioni del BIM


La particolare architettura dei formati IFC permette di costruire, all’interno di
un insieme organizzato di dati, modelli di informazione multidisciplinari utili
alla completa descrizione dell’edificio e delle procedure esecutive.
Un flusso di lavoro orientato al BIM prevede, oltre alla contemporanea
attività di tutte le figure coinvolte nel processo di realizzazione del bene, una
relazione di dipendenza stretta tra le diverse fasi di un progetto per cui, ad
esempio, alla modellazione digitale dell’architettura e delle singole
componenti dovranno seguire attività riguardanti la gestione economica della
commessa, analisi dettagliate dei tempi di realizzazione, oltre a misure
relative agli aspetti tecnici di sicurezza in cantiere e di programmazione degli
interventi di manutenzione.
All’interno di un paradigma rivolto alla totale digitalizzazione dei processi
produttivi, questo si traduce nella costruzione di modelli digitali multilivello
in cui ogni attività aggiunge dettaglio all’insieme. Un lavoro così configurato
implica pertanto la realizzazione di più costruzioni esistenti all’interno di
un’univoca rappresentazione, il cui ordine è garantito da quelle funzioni di
compartimentazione dei dati appartenenti alla codifica IFC66.
Nella progressione dell’attività di progettazione e pianificazione, lo scambio
di informazioni tra più applicativi di calcolo, quindi più discipline tecniche,
comporta l’esportazione del modello verso multiple piattaforme, che
dovranno relazionare gli oggetti digitali ad analisi e report dettagliati, in
modo da costruire un “contenitore di dati” univoco ed eterogeneo.
In queste logiche, un’attività di progettazione BIM prevede un workflow
strutturato di insiemi di attività progressive, che differenziano le fasi della
progettazione da quella della programmazione e verifica, pur strutturando
l’elaborato digitale finale come un prodotto unico e completo.
Le dimensioni del BIM identificano pertanto i significati attribuiti alle singole
attività di un processo di pianificazione più vasto, strettamente interconnesse
e capaci di realizzare quel comparto di informazioni completo, dettagliato e
univocamente referenziato, che è sempre stato passibile di lacune e
indeterminazioni nei processi operativi tradizionali.
Al fine di rendere comprensibile il linguaggio multidimensionale espresso
all’interno di procedure metodologiche BIM, la letteratura tecnica
sull’argomento è solita classificare le differenti attività di indirizzo come da
elenco di seguito illustrato:
• 3D
Esprime l’insieme delle procedure riguardanti la progettazione tecnica
dell’edificio. Riferita alla modellazione digitale, rappresenta le discipline
architettonica, strutturale ed impiantistica, con i relativi sottogruppi che ne
fanno parte. Nelle logiche del disegno parametrico, strumenti tipici del
Project Review, come le verifiche di interferenza (Clash Detection) o le
analisi sul rispetto di canoni normativi (Code Checking), sono attività
annoverabili a questa dimensione.
• 4D
Stima e gestione dei tempi. La sfera dimensionale relativa alla
pianificazione temporale delle attività esecutive interne alla commessa.
Consiste nel relazionare al progetto e alle fasi di costruzione
l’informazione sul tempo, attraverso la specifica di attributi agli elementi
digitali del livello superiore (3D).
• 5D
Stima e gestione dei costi. Attività parallela al controllo dei tempi,
permette di associare le quantità ricavate dalla dimensione 3D a costi
unitari per l’elaborazione di computi metrici estimativi e analisi dei costi
del progetto.
• 6D
Gestione del costruito. Considera le procedure tecniche per la
programmazione e gestione del patrimonio realizzato, sulla base delle
informazioni ricavate dal modello as-built.
• 7D
Simulazioni. Appartengono a questa dimensione le misure adottabili per le
verifiche energetiche, illuminotecniche e quanto altro indispensabile a
testare digitalmente la sostenibilità dell’edificio.

Operando attraverso il suddetto iter, dettagliatamente illustrato nei successivi


capitoli, è possibile eseguire specifiche attività di progetto, senza necessità di
rimodellare i dati per ogni settore disciplinare coinvolto.

2.6. LOD: i livelli di sviluppo nella modellazione BIM


Nelle procedure dedicate alla modellazione digitale per mezzo di strumenti
BIM, molti paesi hanno contribuito alla diffusione di linee guida per la
corretta esecuzione delle attività previste.
Tra queste, le BIM Guidelines della città di New York67, redatte in
collaborazione con l’American Institute of Architects68, sintetizzano al
meglio una delle astrazioni più rappresentative nella definizione delle
procedure di modellazione: le LOD (Level of Development) letteralmente
tradotte come livelli di sviluppo69.
Si tratta di modelli informativi che indicano il contenuto e la qualità delle
informazioni scambiate, andando a codificare contestualmente l’insieme di
procedure relative al grado di progettazione richiesto.
Tali strutture aiutano inoltre i gruppi di lavoro, inclusa la committenza, a
specificare i risultati attesi da una modellazione BIM inserita all’interno di
una determinata attività.
Si riporta nel dettaglio la codifica progressiva associata ai livelli di sviluppo,
riconosciuta allo stato dell’arte come standard di programmazione
internazionale, e la relativa associazione alle differenti fasi di progettazione.

LOD 100 - STUDIO DI FATTIBILITÀ


Il grado di progettazione richiesto è puramente concettuale: vengono eseguite
modellazioni in termini di “masse” ovvero elementi volumetrici privi di
connotati materici e spessori.
Questi elementi consentono di vagliare preliminarmente l’impatto della
progettazione esecutiva: come entità parametriche sono definite da superfici e
volumi, i quali fungono da variabili di verifica per il rispetto di standard
urbanistici regionali e per l’iniziale analisi delle dispersioni energetiche
attese.
La LOD 100 è quindi l’espressione tecnica della fase di esecuzione della
commessa iniziale, identificabile con la progettazione del concept di modello.

Figura 2.23. Modello concettuale LOD 100 riferito a un edificio residenziale multipiano. Le
informazioni estrapolabili sono relative alle caratteristiche geometriche dell’involucro, riferite ai singoli
piani (a) o all’intero complesso edilizio (b). Questi dati possono essere utilizzati per l’esecuzione di
stime di spesa sommarie e per il calcolo preliminare dell’impatto energetico dell’edificio
LOD 200 - PROGETTO DI FATTIBILITÀ TECNICA ED ECONOMICA
Sulla base dei dati prodotti nella precedente fase, viene condotta la
modellazione preliminare degli elementi di involucro della struttura.
Le caratteristiche richieste sono del tutto generiche e relative principalmente
al disegno metrico degli oggetti.
Le istanze prodotte a questo livello devono poter essere quantificabili in base
al loro spessore.
La LOD 200 è l’internazionalizzazione in termini digitali delle procedure di
progettazione preliminare previste da normativa.

Figura 2.24. LOD 200, espressione del progetto di fattibilità tecnica ed economica di un organismo
edilizio. Il dettaglio dei dati è tale da definire le dimensioni specifiche degli elementi di involucro con
relativi spessori. Risultano automaticamente determinate le dimensioni caratteristiche dei vani di
involucro, indispensabili per le verifiche sommarie di illuminamento e il rispetto dei principi di
accessibilità

LOD 300 - PROGETTAZIONE DEFINITIVA


Ogni istanza viene rappresentata all’interno del modello informativo di
edificio, come uno specifico oggetto dotato di caratteristiche e attributi che lo
relazionano ai restanti.
Le informazioni contenute devono essere riferite a proprietà specifiche, come
costi e materiali, da utilizzare per analisi qualitative e quantitative di carattere
energetico, strutturale ed economico. Il livello di dettaglio atteso in questa
fase è tale da garantire l’attuazione di procedure di revisione di modelli come
il controllo delle collisioni e le verifiche normative.

Figura 2.25. LOD 300. Fase di progettazione definitiva. Il livello di definizione del modello richiede un
numero più considerevole di informazioni, come le caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali, le
caratterizzazioni termiche e gli aspetti legati al costo della singola istanza. Gli elaborati grafici devono
garantire la qualità della rappresentazione espressa in scale adeguatamente valide, capaci di descrivere
con accuratezza l’involucro edilizio e le singole componenti
Figura 2.26. LOD 400. Progettazione esecutiva. La quantità e la qualità delle informazioni di modello è
tale da consentire la messa in esecuzione del progetto. Tutti i dati di involucro e di impianto, corredati
dalle opportune verifiche tecniche, sono associati alle singole istanze presenti. Le scale di
rappresentazione sono tali da permetterne un’adeguata interpretazione in cantiere

LOD 400 - PROGETTAZIONE ESECUTIVA


Gli elementi sono rappresentati come parte integrante di una struttura più
complessa e integralmente connessa. Le informazioni contenute sono riferite
all’accurato dimensionamento di ogni singola istanza, con dettagli riferiti alla
fabbricazione, assemblaggio e istallazione di ogni singola componente. La
qualità dei modelli realizzati è tale che le codifiche digitali delle singole
strutture possono essere esportate verso macchine a controllo numerico per la
fabbricazione di costruzioni fuori cantiere.

LOD 500 - REALIZZAZIONE E GESTIONE DELL’OPERA


È questa la fase di competenza del maggior numero di professionalità
coinvolte. Sulla base dell’esecutivo realizzato, le imprese di costruzione e le
società di facility management intervengono ad arricchire le informazioni di
progetto con l’insieme dettagliato di codifiche relative al modello as-built. I
dati di cantiere, i riferimenti alle forniture e i controlli sui provini dei
materiali utilizzati sono esempi di specifiche di modello richieste a questo
livello.
Un modello LOD 500 è una struttura digitale completa da utilizzare per il
controllo del costruito e l’attività di manutenzione. Costituisce l’archivio
digitale delle informazioni riferite all’intero ciclo di vita dell’opera.

Figura 2.27. LOD 500. Modello as-built completo. Facility manager e general contractor
contribuiscono a completare le informazioni di modello mediante l’associazione dei dati di cantiere e di
manutenzione alle singole istanze in progetto. Il modello digitale è dunque completo dell’intero
comparto dei dati riferiti al ciclo di vita della struttura

9M.A. Mortenson Company. Azienda di costruzioni statunitense, fondata nel 1954, tra le prime ad
avere adottato il BIM (1996) per l’esecuzione di opere di pubblica utilità.
[Link]., BIM Handbook, A Guide to Building Information Modeling, for Owners, Managers,
Designers, Engineers, and Contractors, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2008, pag. 13.
11 Il NIBS (National Institute of Building Science buildingSMART alliance) è un’organizzazione non-
profit autorizzata dal Congresso degli Stati Uniti d’America per attività di ricerca nel settore delle
costruzioni: in particolare l’Istituto svolge un ruolo primario nello studio delle scienze e delle
tecnologie indispensabili per la progettazione di strutture sostenibili. Tra le attività nel panorama della
progettazione BIM, il NIBS si occupa della redazione delle National BIM Standars United States
(NBIMS-US), oggi alla terza edizione: documenti redatti da vari autori dell’industria AEC con il fine di
facilitare la comunicazione semplificata tra proprietari, progettisti, fornitori, costruttori, facility
manager e tutti i soggetti coinvolti nel processo di realizzazione di un’opera immobiliare.
12
[Link]., National BIM Standards - United States Version 1, National Institute of Building Sciences,
Washington, D.C., USA, 2008.
13 Un esempio di regolamentazione tecnica è offerto dalle BIM Guidelines della città di New York: il
documento, diviso in più sezioni, offre una panoramica sul corretto utilizzo della metodologia BIM per
la realizzazione di un’opera descrivendone tecniche e modus operandi e identificando i ruoli delle
diverse discipline all’interno di un processo di progettazione integrata.
14 Acronimo di Architecture Engineering and Construction.

15 cfr. par. 8.3.


16 cfr. par. 8.4.
17 cfr. par. 2.4.2.
18Jellings D., BIM and openBIM Network, in Open BIM Focus, Buildingsmart UK, Gran Bretagna,
2012.
19 Caputi M., Odorizzi P., Stefani M., Il Building Information Modeling - BIM. Valore, gestione e
soluzioni operative, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2015, pag. 50.
20 Oltre alle citate attività di progettazione, management e governance della commessa, il Building
Information Modeling è richiesto da tutte quelle aziende produttrici di materiali per l’industria delle
costruzioni, che necessitano di pubblicare on-line le librerie digitali degli articoli commercializzati.
21 Si riporta a titolo informativo l’estratto dell’art. 22 comma 4 in lingua originale: “Rules applicable to
communication: for public works contracts and design contest, Member States may require the use of
specific electronic tools, such as of building information electronic modeling tools or similar.” L’ente
europeo ha espressamente disciplinato la possibilità per gli Stati Membri di ricorre al BIM (“building
information electronic modeling tools”) per appalti di lavori pubblici.
22 cfr. cap. 8.
[Link]. 196 del 30 giugno 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali): “il trattamento
dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità
dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla
protezione dei dati personali”.
24 [Link]. 30/2005 (Codice della Proprietà Industriale): la proprietà industriale insieme alla proprietà
artistica e letteraria compone la proprietà intellettuale.
25 Acronimo di Computer-aided Manufacturing.
26 Acronimo di Computer-aided Engineering.
27 Computer Grafica.
28Patterson R., The Making of Tron, American Cinematographer vol. 63, ASC, Stati Uniti d’America,
1982.
29Ian Braid dell’Università di Cambridge, Bruce Baumgart dell’Università di Stenford, Ari Requicha e
Herb Voelcker dell’Università di Rochester. cfr. Eastman C., Building Product Models: Computer
Environments Supporting Design and Construction, CRC Press LLC, USA, 1999.
30 In particolare si definiscono vertici gli elementi adimensionali nello spazio (x,y,z), che nei più
moderni sistemi di codifica possono contenere informazioni sul colore espresse in scala RGB; spigoli
elementi unidimensionali identificati come le curve sottese tra due vertici; facce elementi
bidimensionali configurati come poligoni e generati dall’insieme di vertici e spigoli.
31Ferrara A., La Badia Camaldolese di Volterra, Rilievo digitale e ricostruzione storica dell’antico
complesso ecclesiastico, Edizioni Accademiche Italiane, Saarbrücken (Germania), 2014.
32Ippolito A., Interazione tra Disegno e Architettura Digitale, Tesi di Dottorato di Ricerca in Rilievo e
Rappresentazione dell’Architettura e dell’Ambiente Ciclo XVIII, [Link], 2005.
33 Nel caso più semplice della sfera, questa sarà individuata in uno spazio di riferimento globale
mediante la posizione del suo centro (x0,y0,z0), mentre la superficie dell’oggetto sarà definibile dalla
relazione (x-x0)2 + (y-y0)2 + (z-z0)2 = r2.
[Link]., BIM Handbook, A Guide to Building Information Modeling, for Owners, Managers,
Designers, Engineers, and Contractors, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2011, pag. 29.
35 All Nippon Airways, American Airlines, British Airways, Cathay Pacific, Delta Airlines, Japan
Airlines, Qantas, United Airlines. cfr. Birtles P., Boeing 777, Jetliner for a New Century, Motorbooks
International, Minneapolis - USA, 1998.
36Norris G., Wagner M., Modern Boeing Jetliners,MBI Publishing Company, Minneapolis-USA,
1999.
[Link]., BIM Handbook, A Guide to Building Information Modeling, for Owners, Managers,
Designers, Engineers, and Contractors, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2008.
38Si distingue dalla modellazione parametrica procedurale eseguita attraverso schemi operative
sequenziali.
39 Un esempio di parametri relazionali sono quelli di tipo geometrico che impongono il parallelismo o
l’ortogonalità tra spigoli o facce di un modello digitale.
40O’Brien J., Marakas G., Management Information Systems, McGraw-Hill Companies, New York -
USA, 2005.
41Osello A., Il futuro del disegno con il BIM per ingegneri e architetti, Dario Flaccovio Editore,
Palermo, 2012.
42 Una famiglia muratura conterrà l’insieme di tutte le tipologie di parete con i necessari attributi
indispensabili per descriverne forma, stratigrafia, fisica e costi oltre ai relativi vincoli relazionali tra le
parti.
43Ad esempio, trasferire un modello strutturale verso un modello architettonico o di impianti, trasferire
un modello completo edificio-impianti verso un applicativo per le analisi energetiche, ecc.
44 IFC (Industry Foundation Classes) cfr. par. 2.4.2.
45 Nell’era dei primi lanci spaziali, la NASA utilizzava ingenti risorse economiche nella traduzione di
tutti i dati CAD di progetto, ognuno elaborato con un codice diverso, che di fatto rendeva impossibile il
trasferimento di informazioni tra due o più settori tecnici senza necessità di reinserimento dati. Le
maggiori industrie del settore, tra cui Boeing, General Electric e la stessa Agenzia Spaziale,
ottimizzarono un programma di ricerca sullo sviluppo di formati di scambio condivisi in modo da
regolare l’attività di trasferimento tra i diversi applicativi CAD utilizzati. Il risultato fu l’introduzione
nel mercato digitale, alla fine degli anni ’70, della prima specifica per l’interoperabilità, IGES (Initial
Graphics Exchange Specification), che ha realizzato il trasferimento file tra i diversi software CAD.
cfr. [Link]., BIM Handbook, A Guide to Building Information Modeling, for Owners, Managers,
Designers, Engineers, and Contractors, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2008, pag. 66.
46 [Link]
47
Liebich T., IFC Model Implementation Guide, V.2.0, buildingSMART International,
[Link], 2009, pag. 18.
48Archibus, AT&T, Carrier Corporation, HOK Architects, Honeywell, Jaros Baum & Bolles,
Lawrence Berkeley Laboratory, Primavera Sofware, Softdesk Software, Timberline Software,
Timberline Software, Tishman Construction. Burke J., The End of Babel, [Link],
1994.
49 [Link]/about/about-buildingsmart/history/
50 ARUP, Autodesk, buildingSMART Norge, CB-NL, Construciton Specification Canada,
Constructione Specification Institute, Dassault Systèmes, FM Global, HOK, Leica, Mediaconstruct
France, Nemetschek, Norwegian Building Authority, RIBA Royal Institute of British Architects,
Solibri, Trafikverket, Trimble, University of Innsbruk.
51 Progetto IFC5 e codifica IFC4, [Link]/downloads/ifc
52 Generalizzazione della curva di Bézier nello spazio a tre dimensioni: è la rappresentazione di una
struttura parametrica stabile generata attraverso un sistema di punti di controllo globali il cui
comportamento interviene nella modifica delle informazioni associate alla superficie.
53 Ad un modello BIM associato all’attività di cantiere, le bolle di accompagnamento o gli estremi delle
forniture possono essere digitalizzate ed associate all’insieme dei componenti che realizzano
l’architettura, come gli elementi di involucro o gli impianti.
54 “STandard for Exchange of Product model data” (Norme per lo scambio dei dati di prodotti): è lo
standard internazionale che definisce le regole per la condivisione digitale delle informazioni utilizzate
nel trasferimento dati tra sistemi CAD/CAM/CAE.
55 “[...]La programmazione orientata agli oggetti è una scienza, o meglio una filosofia adattabile alla
programmazione”. È un meccanismo di programmazione che astrae gli oggetti reali in classi di
appartenenza definibili in base ad una serie di caratteristiche e funzionalità comuni. cfr. De Sio Cesari
C., Manuale di Java 7, Programmazione orientata agli oggetti, Editore Ulrico Hoepli Milano, 2011,
pag. 127.
56Camagni P., Della Puppa M., Nikolassy R., SQL, Il linguaggio per le basi di dati, HOEPLI, Milano,
2005, pag. 91
57 Nei linguaggi orientati agli oggetti, oltre al principio di “astrazione” esiste quello di “ereditarietà”:
questo consiste nella definizione di una classe di oggetti avente analoghe caratteristiche di una
esistente, ma alla quale si desidera aggiungere ulteriori caratteristiche e funzionalità. Invece di
modificare una classe già definita, si crea una nuova classe derivata. cfr. [Link]., Lezioni di
Fondamenti di Informatica, Società Editrice Esculapio, Bologna, 2003, pag. 60.
58 “Core Layer” è il livello superiore al “Resource Layer” e cataloga le informazioni raccolte dalla
sotto-classe in estensioni per il controllo, la produzione o per le direttive di processo.
59 Ad esempio, trasmittanza termica, restistenza al fuoco, trasmissione acustica, combustibilità, ecc.
60Osello A., Il futuro del disegno con il BIM per ingegneri e architetti, Dario Flaccovio Editore,
Palermo, 2012, pag. 63.
61
Tale libreria fornisce funzioni multilingue e di traduzione, riferimenti unici per singoli concetti oltre
ad una banca dati per la terminologia e le definizioni contenute in IFC.
62Detta le tempistiche di consegna di determinate informazioni, ad esempio la stima dei costi, la
quantificazione dei materiali o la pianificazione delle attività di esecuzione.
63 Il caso più banale consiste nel raggruppare in un modello IFC lo schema architettonico, quello
strutturale e quello degli impianti.
64 Nale D., Minato D., Autodesk Revit Building Guida Completa, APOGEO, Milano, 2006, pag. 21.
65 Caputi M., Odorizzi P., Stefani M., Il Building Information Modeling - BIM. Valore, gestione e
soluzioni operative, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2015, pag. 256.
66 Nell’ambito dell’attività di progettazione ogni disciplina provvederà a realizzare un modello dati
condiviso, posto in relazione con i restanti settori in modo da costruire un unico database di
informazioni. Una struttura IFC conterrà quindi al suo interno modelli informativi riferiti all’ingegneria
delle strutture, a quella più eterogenea degli impianti e quella relativa alla compagine architettonica.
Questa costruzione tenderà ad essere arricchita di informazioni dai livelli progressivi di progettazione,
che andranno a relazionare le istanze di progetto con dati riguardanti costi, manutenzione e tempi di
realizzazione.
67Bloomberg R., Burney D., Resnick D., BIM Guidelines, NYC Department of Design + Construction,
2012.
68Associazione degli architetti degli Stati Uniti d’America, fondata nel 1857, con l’obiettivo di
promuovere l’attività di progettazione, il ruolo dell’architettura e il prestigio della professione.
[Link]/about/history/
69 Spesso, nelle procedure operative integrate, vi è la tendenza progettuale a confondere i livelli di
sviluppo con i livelli di dettaglio (Level of Detail). Mentre i primi sono espressioni di contenuti analitici
attesi da una data istanza, i secondi contestualizzano il grado di rappresentazione grafica richiesta per
singola LOD.
3. La pianificazione del progetto

3.1. Caso di studio


Per approfondire i vantaggi operativi ed economici associati alla metodologia
del Building Information Modeling e indagare sul contributo che apporta al
settore delle costruzioni in generale, i prossimi capitoli descriveranno in
dettaglio le tecniche, gli strumenti e le procedure adottate nella progettazione
BIM di un edificio multipiano a destinazione d’uso prevalentemente
residenziale.
Di committenza privata, l’immobile oggetto di studio rappresenta un esempio
di nuova costruzione. Questo consta di un solo corpo di fabbrica a sviluppo
orizzontale che si eleva su quattro piani in altezza ed un piano seminterrato
destinato a garage e parcheggi privati. A piano terra sono ubicati gli spazi
commerciali mentre i restanti tre piani ospitano quattro appartamenti per
livello serviti da due vani scala.
Il progetto dell’area esterna prevede la piantumazione di alberi a medio fusto,
l’installazione di elementi di arredo urbano e la localizzazione di parcheggi
pubblici secondo gli standard urbanistici della zona.
Data la dimensione contenuta dell’opera, le fasi di pianificazione,
progettazione architettonica, strutturale e impiantistica e direzione dei lavori
sono state affidate ad una sola struttura operativa. Tale scelta ha certamente
facilitato lo scambio delle informazioni e dei dati, proprio della progettazione
integrata, grazie alla possibilità di interfacciarsi su un’unica piattaforma di
lavoro. A ciò si aggiunge l’implementazione di procedure organizzative, di
gestione e di controllo già condivise e la partecipazione al progetto di risorse
umane con precedenti esperienze di collaborazione. La costruzione
dell’immobile è stata affidata ad imprese esterne al gruppo di progettazione.

3.2. Il BIM Execution Plan


3.2.1. La definizione degli obiettivi
In linea di massima, la gestione di un progetto è di successo se gli obiettivi
sono raggiunti e il progetto:

• è completato entro i tempi e i costi preventivati


• risponde ai requisiti funzionali e non
• fa un uso efficiente ed efficace delle risorse assegnate
• soddisfa il committente.

Affinché le strategie e le metodologie adottate dall’organizzazione siano


condivise e implementate, è opportuno che la prima parte del BIM Execution
Plan fornisca una descrizione generale del progetto e definisca
compiutamente gli obiettivi da perseguire secondo l’acronimo S.M.A.R.T:

• Specific (quale è lo stato da raggiungere?)


• Measurable (come si può dimostrare di averlo raggiunto?)
• Achievable (è raggiungibile?)
• Realistic (è realistico?)
• Time related (quando deve essere raggiunto?).

Gli obiettivi così caratterizzati devono essere noti al team di progetto e ai


manager coinvolti a qualsiasi livello dell’organizzazione.

Tabella 3.1. Informazioni di progetto indicate nel BEP


3.2.2. Stakeholder di Progetto: identificazione, analisi e gestione
Letteralmente portatore (holder) di interessi (stake), con il termine
stakeholder si identificano gli individui e le organizzazioni che potrebbero
influenzare un risultato del progetto o essere da questo influenzati.
L’individuazione degli stakeholder e delle loro esigenze è quindi un’azione
che deve essere intrapresa dal gruppo di progetto a partire dalla fase di
pianificazione al fine di definire e mettere in atto le opportune strategie di
gestione e comunicazione.
Relazionando gli interessi, le aspettative e l’influenza degli stakeholder agli
obiettivi del progetto, l’analisi di questi prevede:

• l’annotazione di informazioni, quali contatti, ruoli, reparti, aspettative e


livelli di influenza dei potenziali stakeholder identificati;
• la classificazione secondo modelli di raggruppamento e l’assegnazione di
priorità per la definizione di una strategia di approccio;
• la pianificazione dei processi di comunicazione e collaborazione al fine di
soddisfarne le aspettative e aumentare in modo significativo la possibilità
di condurre il progetto al successo.
Per la classificazione degli stakeholder il PMI propone numerosi modelli
quali:

• la griglia potere/interesse che raggruppa gli stakeholder in base al livello


di potere, inteso come autorità esercitata sul progetto, e di interesse, cioè il
livello di coinvolgimento rispetto ai risultati attesi;
• la griglia potere/influenza per cui gli stakeholder sono distinti in base al
livello di autorità e di influenza sul progetto;
• la griglia influenza/impatto dove per impatto si intende la capacità di
apportare modifiche alla pianificazione e esecuzione delle attività di
progetto;
• il modello di salienza che distingue gli stakeholder in base al relativo
potere, alla necessità di essere immediatamente informati e alla legittimità
di tale coinvolgimento.

In particolare, la classificazione mediante una griglia potere/interesse


consente di distinguere lo stakeholder in:

Figura 3.1. Classificazione degli stakeholder di progetto

• marginale, poco coinvolto dal progetto e non in grado di incidere in


maniera significativa sullo stesso;
• operativo, che collabora alla riuscita del progetto e per questo ne è
altamente coinvolto pur esercitando un’influenza modesta sulle decisioni
da prendere;
• istituzionale, che partecipa indirettamente al progetto svolgendo per lo più
un’azione di monitoraggio e controllo;
• chiave, particolarmente interessato al successo del progetto ne influenza
fortemente i risultati.

Identificati e classificati gli stakeholder, il Project Manager e il team di


progetto pianificano le opportune strategie di comunicazione specifiche per
ciascuna categoria individuata dalla matrice potere/interesse.
A titolo di esempio, gli stakeholder operativi, data la partecipazione attiva al
progetto, andranno coinvolti ed ascoltati e l’intensità delle comunicazioni
dovrà essere superiore a quella riservata per gli stakeholder marginali. Gli
stakeholder istituzionali, come enti ed organizzazioni, andranno valorizzati e
aggiornati, se necessario, al fine di ottenerne il supporto e non compromettere
la riuscita del progetto. Particolare cura dovrà infine essere riservata agli
stakeholder che esercitano un ruolo chiave sul progetto, per i quali risulta
opportuno comprendere i reali interessi economici e organizzativi e
programmare la frequenza e la modalità (lingua, formato, contenuto e livello
di dettaglio) delle informazioni da trasmettere.

Figura 3.2. Gestione degli stakeholder di progetto

Relativamente ai processi di comunicazione con gli stakeholder di progetto,


con particolare riferimento alle figure che rivestono un ruolo chiave,
l’adozione della metodologia del Building Information Modeling consente un
adeguato scambio dei dati senza alcuna perdita di nozioni. Attraverso
software dedicati, infatti, sopratutto nella fase di validazione dei differenti
livelli di progettazione, il Committente è in grado di revisionare il progetto
visualizzando in tempo reale i modelli 3D e le informazioni ad essi associate.
Nel caso di studio presentato, i principali attori coinvolti in maniera più o
meno significativa dal progetto, dalla fase di programmazione alla gestione
dell’opera, sono:

• il Committente, definito dal [Link]. 9 aprile 2008 n. 81, art. 89 comma 1


lett. b, come il “soggetto per conto del quale l’intera opera viene
realizzata,... titolare del potere decisionale e di spesa”. Trattandosi di opera
privata, è la figura incaricata della validazione del progetto. Può non
coincidere con l’Ente finanziatore;
• gli Organi statali e le istituzioni di riferimento, quali Amministrazione
comunale, Genio Civile, ASP, ecc., aventi il principale compito di
rilasciare i rispettivi nulla osta, dettando eventuali prescrizioni;
• il BIM Manager, generalmente un ingegnere o un architetto senior, esperto
di workflow e procedure BIM, responsabile della realizzazione del
progetto nel rispetto della qualità tecnica, dei tempi e dei costi. È colui che
gestisce il progetto individuando, pianificando e coordinando le risorse al
fine di conseguire gli obiettivi prefissati. Assicura che le indicazioni del
BIM Execution Plan vengano osservate e che i modelli rispettino gli
standard definiti;
• i BIM Specialist, figure tecniche appartenenti ai differenti settori
progettuali (architettonico, strutturale, impiantistico e gestionale), si
identificano con i functional project leader, operando come collegamento
tra il progetto e la specifica funzione. Oltre a svolgere direttamente una
parte del lavoro, comunicano regolarmente al BIM Manager i progressi e
le eventuali criticità, valutano lo stato di avanzamento del progetto e
coordinano i membri del team;
• l’Organo direttivo della società di progettazione;
• le Imprese incaricate della costruzione dell’opera e di eventuali successive
opere di manutenzione;
• i Fornitori esterni;
• il Facility Manager, incaricato della gestione dell’opera e della
pianificazione di opere di riqualificazione e adeguamento normativo;
• l’Utilizzatore finale, diverso dal Committente nel caso di studio in esame.

Gli stakeholder così individuati e classificati devono essere elencati in un


apposito registro allegato al BIM Execution Plan che andrà consultato e
aggiornato regolarmente durante il ciclo di vita del progetto. È infatti
probabile, per esempio, che durante la prima fase di progettazione non siano
ancora noti i fornitori esterni o il Facility Manager.

Figura 3.3. Stakeholder del caso di studio

A titolo indicativo, il suddetto registro contiene le seguenti informazioni:

• identificative: nome, posizione organizzativa, sede, ruolo nel progetto,


contatto telefonico, e-mail;
• valutative: principali aspettative, grado di influenza sul progetto, fase del
ciclo di vita del progetto interessata.
Tabella 3.2. Relazione tra gli stakeholder e le fasi di progetto
Tabella 3.3. Esempio di registro degli stakeholder allegato al BEP

3.2.3. Analisi dei risultati attesi


Definiti gli obiettivi di progetto, l’apporto del Building Information
Modeling, in termini di riduzione dei tempi e dei costi globali o
miglioramento della qualità, deve essere confrontato con i costi e i rischi
associati all’adozione o meno di una nuova metodologia di lavoro.
Pertanto, è opportuno in fase di pianificazione valutare, mediante
l’assegnazione di priorità, il valore aggiunto o comunque atteso
dall’implementazione dei processi BIM.
Tabella 3.4. Analisi delle priorità
3.2.4. Analisi dei processi
La precedente assegnazione delle priorità consente al BIM Manager di
individuare i processi BIM da implementare durante il ciclo di vita del
progetto specificando, per ognuno di essi, ruoli, responsabilità e capacità
richieste in termini di:

• risorse umane e strumentali (hardware, software, supporto IT, ecc.)


• competenze
• esperienza.

Tabella 3.5. Selezione dei processi BIM lungo il ciclo di vita del progetto
Tabella 3.6. Analisi dei processi BIM
L’assegnazione delle priorità così come l’analisi delle capacità richieste per
l’applicazione dei processi risponde alla volontà del BIM Manager di portare
al successo il progetto, rispettando gli obiettivi e i vincoli prefissati.
In aggiunta alle tabelle precedenti può risultare conveniente, per una più
rapida consultazione, riassumere sotto forma di schede le informazioni
associate ai differenti processi selezionati. Si riporta a titolo esplicativo la
scheda del processo identificato come “Analisi del sito”70.

Tabella 3.7. Esempio di scheda riassuntiva allegata al BEP

3.2.5. Analisi delle risorse


Con il termine “risorse di progetto” si intende tutto ciò che è necessario per
condurre il progetto al successo in termini di beni strumentali e risorse
umane, interne o esterne alla struttura organizzativa incaricata della
progettazione dell’opera.
Partendo dall’analisi dei processi e dai ruoli individuati, si procede con la
classificazione delle risorse disponibili e con il confronto di queste con le
risorse richieste per il progetto. L’identificazione della disponibilità di
ciascuna tipologia di risorsa si esegue considerando il periodo di riferimento
del progetto e la quantità disponibile in tale periodo. Ovviamente, non avendo
ancora eseguito la programmazione del progetto, quanto definito e pianificato
nel BIM Execution Plan rappresenta un dato preliminare da aggiornare
durante le fasi di lavoro successive.
Gli strumenti e le tecniche di classificazione delle risorse prevedono
generalmente formati gerarchici, a matrice o testuali. Tra i diagrammi di tipo
gerarchico, in particolare, per scomporre il progetto in base al tipo di risorse,
si utilizza una tecnica di scomposizione delle stesse che prende il nome di
Resource Breakdown Structure (RBS).
Figura 3.4. Esempio di RBS

Con riferimento specifico ai ruoli individuati nella precedente analisi, le


risorse umane, distinte in interne ed esterne, sono:

Figura 3.5. Scomposizione delle risorse umane di progetto

La porzione tratteggiata in figura rappresenta la Organizational Breakdown


Structure (OBS), cioè la scomposizione della struttura organizzativa
incaricata della fase di progettazione dell’opera.
Tale diagramma, pur similare nella rappresentazione grafica, non è un
organigramma aziendale. L’OBS, infatti, indica la direzione dei flussi
informativi e, associata all’analisi dei processi BIM da implementare, ne
consente la definizione dei responsabili.
Una volta individuate le risorse richieste e disponibili, si procede ad allocarle
secondo le priorità di progetto e secondo le competenze necessarie in un
apposito elenco che andrà allegato al BEP.

Tabella 3.8. Elenco delle risorse umane responsabili della progettazione

3.2.6. Mappa dei processi


Selezionati gli specifici processi BIM necessari per soddisfare gli obiettivi del
progetto e identificati ruoli, responsabilità e competenze delle risorse da
impiegare, può risultare vantaggioso allegare al BIM Execution Plan una
dettagliata “mappa” per ciascun processo. Un’appropriata conoscenza delle
attività previste, con particolare riferimento al flusso dei dati e alla
documentazione richiesta, assicura infatti la corretta applicazione dei processi
da parte degli attori coinvolti, eventualmente da reiterare fino al
raggiungimento del risultato atteso.
Per ciascuna attività prevista nel processo vengono quindi definiti:

• gli input, ovvero le informazioni e i documenti indispensabili per l’avvio


dell’attività in esame;
• il nome dell’attività;
• il responsabile operativo;
• gli output attesi.

Seguono le mappe dei processi BIM selezionati per il caso di studio in esame.

Figura 3.6. Simbologia adottata per la mappatura dei processi


Figura 3.7. Concept Design
Figura 3.8. Analisi del sito

Figura 3.9. Programmazione Lavori (4D)


Figura 3.10. Stima dei costi (5D)

Figura 3.11. Modellazione 3D


Figura 3.12. Project review

Figura 3.13. 3D Coordination


Figura 3.14. Analisi energetiche

Figura 3.15. Analisi illuminotecniche


Figura 3.16. Analisi strutturali
Figura 3.17. Code validation

Figura 3.18. Gestione del cantiere

Figura 3.19. Modellazione “as built”


Figura 3.20. Programma di manutenzione

3.2.7. Modelli bim: configurazione e standard


Condivise le procedure di lavoro, il BIM Manager stabilisce in fase di
pianificazione le specifiche riguardanti i modelli BIM affinché queste
possano essere formalmente adottate da tutti i membri del team di progetto.

A titolo di esempio, nel BIM Execution Plan andrà:

• allegata la lista dei modelli BIM da produrre


• definita una comune strategia di denominazione dei modelli
• indicata la struttura di scomposizione dei modelli
• descritto il sistema di misure e coordinate adottato
• identificati gli standard e le estensioni per l’interoperabilità
• documentate le informazioni e le modalità di scambio dati
• illustrate le procedure di gestione e controllo della qualità.

Tabella 3.9. Lista e denominazione dei modelli previsti


Nel caso in cui il progetto, a differenza dell’opera in esame, prevedesse la
realizzazione di più edifici, una corretta denominazione dei modelli potrebbe
essere la seguente: Disciplina – numero assegnato al progetto – numero
dell’[Link].
Con riferimento alla struttura di scomposizione dei modelli, già distinti per
disciplina secondo la lista sopra riportata, si prevede una distribuzione per
piani.

Tabella 3.10. Scomposizione del modello


Segue il sistema di misure e coordinate adottato.

Tabella 3.11. Unità di misure per le varie discipline


Tabella 3.12. Georeferenziazione del sito

Affinché sia garantito un corretto uso delle informazioni, come illustrato


dalle mappe dei processi selezionati, è necessario indicare in fase di
pianificazione le estensioni e gli standard dei modelli previsti come input e
output e documentare le modalità di scambio dati.

Tabella 3.13. Interoperabilità tra processi BIM

La descrizione delle modalità di attuazione delle politiche di qualità previste


dalla struttura organizzativa incaricata della progettazione dell’opera,
l’identificazione dei requisiti di conformità dei modelli BIM e la definizione
di procedure di controllo dei risultati prodotti rappresenta, soprattutto
nell’ambito della progettazione integrata caratterizzata dallo scambio delle
informazioni di processo, un ulteriore elemento di analisi da approfondire nel
BIM Execution Plan.
Si riporta, a titolo di esempio, la lista delle verifiche che ciascun responsabile
di processo deve periodicamente eseguire sul modello e le sue proprietà,
nonché prima di ogni trasferimento dei dati.

Tabella 3.14. Verifiche di conformità dei modelli BIM

3.3. La scomposizione del lavoro

3.3.1. La Work Breakdown Structure


Approvato il BIM Execution Plan, la prima attività di pianificazione da
intraprendere è la scomposizione gerarchica del lavoro da eseguire, meglio
nota come Work Breakdown Structure.
Strumento principe del Project Management, la WBS garantisce infatti che il
progetto includa esclusivamente il lavoro necessario per essere completato
con successo, evitando e controllando le richieste fuori dal mandato,
impreviste e non ponderate, che potrebbero portare a ritardi nelle consegne e
alla crescita esponenziale dei costi.
Il proposito principale della Work Breakdown Structure è quindi offrire ai
membri del team e agli stakeholder in generale una chiara visione del
prodotto finale del progetto, facilitando le successive attività di
pianificazione, programmazione e controllo.
In generale la WBS, articolandosi in un numero qualsiasi di livelli71,
scompone e dettaglia il progetto in componenti sempre più piccoli e quindi
maggiormente gestibili. La costruzione inizia dall’elemento di massimo
livello, corrispondente al progetto nella sua interezza, e prosegue, di livello in
livello, suddividendo ogni componente nei suoi elementi costitutivi. La
scomposizione è corretta se i componenti della WBS di livello inferiore sono
quelli necessari e sufficienti per il completamento dei corrispondenti
deliverable di livello superiore (regola del 100%)72.
In relazione alla complessità, differenti deliverable possono avere diversi
livelli di scomposizione. L’obiettivo è identificare i work package, cioè quei
pacchetti di lavoro, localizzati al livello più basso della WBS e associabili ad
un unico responsabile, per cui è possibile stimare e gestire in modo affidabile
la durata e i costi73.
I metodi implementati per la strutturazione della Work Breakdown Structure,
la cui rappresentazione può essere grafica, testuale o tabellare, possono
prevedere un approccio di tipo Top-Down (scomposizione dall’alto verso il
basso), Bottom-Up (aggregazione dal basso verso l’alto) o l’utilizzo di
specifici standard o template previsti dalla struttura organizzativa per ogni
categoria progettuale. In particolare, l’approccio metodologico di tipo Top-
Down o Bottom-Up comporta la creazione di una nuova WBS mentre il
riferimento a standard o template prevede il ricorso a WBS già
gerarchicamente strutturate da personalizzare e dettagliare secondo le
caratteristiche di progetto.

Tabella 3.15. Metodi per la strutturazione della WBS e relativi vantaggi

Immaginando di adottare il metodo Top-Down, il primo livello di


scomposizione della WBS può essere organizzato per:
struttura del prodotto finale, da eseguirsi sulla base degli elementi
• costituitivi del prodotto secondo una logica di scomposizione fisica o
spaziale;
• per obiettivi di progetto o sottoprogetti;
• per fasi del ciclo di vita del progetto secondo una logica per processi di
lavoro.

Nel caso di un’opera edile, come quella in esame, la scomposizione del


lavoro mediante WBS può basarsi sul sistema di classificazione individuato
dalla “Norma UNI 8290, Parte I, Edilizia residenziale, Sistema tecnologico,
Classificazione e terminologia” del Settembre 1981.
La suddetta norma, attualmente in vigore, definisce infatti nel campo
dell’edilizia residenziale i seguenti livelli caratterizzanti il sistema
tecnologico74:

• classi di unità tecnologiche (primo livello)


• unità tecnologiche (secondo livello)
• classi di elementi tecnici (terzo livello).

Ulteriori livelli di scomposizione, pur non dettagliati nelle singole voci, sono
contemplati ai fini operativi dalla norma UNI 8290 e possono corrispondere a
titolo di esempio agli elementi tecnici (quarto livello) e alle voci di lavoro
(quinto livello).

Tabella 3.16. Schema di classificazione tratto dalla Norma UNI 8290, Parte I
3.3.2. L’applicazione al caso di studio
Nel caso di studio presentato, l’approccio di implementazione previsto per la
Work Breakdown Structure, volta a identificare tutte le lavorazioni necessarie
alla costruzione di un edificio multipiano con annessa area esterna, è del tipo
Top-Down cioè di scomposizione logica del progetto dall’alto verso il basso.
La WBS che deriva dall’adozione di tale metodo risulta articolata nei
seguenti livelli:

• livello zero: il progetto intero;


• primo livello: si identificano i sistemi principali del progetto corrispondenti
con l’immobile, l’area esterna di pertinenza e la sicurezza del cantiere
temporaneo o mobile;
• secondo livello: ciascun sistema viene classificato secondo un criterio
funzionale (categoria di lavoro) cioè per aggregazioni di lavori tra loro
correlati e per i quali si richiedono competenze simili;
• terzo livello: classi di lavoro aggregate o macroattività;
• quarto livello: classi di lavoro, elementi tecnici o attività misurabili in
maniera omogenea.

Data la complessità o la diversificazione delle opere, per alcuni deliverable è


necessario suddividere ulteriormente l’attività individuando un quinto livello
di scomposizione.
I work package così definiti saranno oggetto nei capitoli successivi della
pianificazione dei tempi e dei costi di progetto mentre per la gestione, cioè
per la misura e il monitoraggio delle prestazioni, i control account saranno
localizzati in corrispondenza del terzo livello di scomposizione della WBS.
Segue la rappresentazione grafica dei livelli sopra descritti secondo un
diagramma ad albero.

Figura 3.21. Livello zero e primo livello di scomposizione della WBS


Figura 3.22. Scomposizione dei sistemi di progetto in categorie di lavoro
Figura 3.23. Scomposizione fino a livello dei work package delle opere strutturali

Figura 3.24. Scomposizione fino a livello dei work package delle opere edili
Figura 3.25. Terzo livello degli impianti di fornitura servizi e di sicurezza
Figura 3.26. Scomposizione dell’impianto di climatizzazione

Figura 3.27. Scomposizione dell’impianto idrotermosanitario, della rete di smaltimento liquidi e solidi e
dell’impianto di distribuzione gas
Figura 3.28. Scomposizione dell’impianto elettrico e di illuminazione
Figura 3.29. Scomposizione degli impianti speciali
Figura 3.30. Scomposizione degli impianti fotovoltaico, di elevazione, scarico acque meteoriche e di
sicurezza
Figura 3.31. Scomposizione del sistema di progetto “Area esterna”
Figura 3.32. Scomposizione del sistema di progetto “Sicurezza Cantiere”

70 [Link]., BIM Project Execution Planning Guide, version 2.1, Appendice B, The Computer
Integrated Construction Research Program, Pennsylvania State University, 2011.
71 Secondo gli standard definiti dal Project Management Institute la WBS si articola in almeno due
livelli con almeno un livello di scomposizione. [Link]., Practice Standard for Work Breakdown
Structures, Seconda edizione, Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2006, pag. 20.
[Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge. (Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013, pag. 131.
73 Per la misura e il monitoraggio delle prestazioni lungo il ciclo di vita del progetto occorre inoltre
individuare i centri di gestione (control account) cioè i componenti di lavoro della WBS che diventano
componenti del sistema di gestione e controllo del progetto. Ogni control account può includere uno o
più work package ma ciascun work package può essere associato ad un solo control account.
74 La Norma UNI 7867 Parte IV definisce il sistema tecnologico come “l’insieme strutturato di unità
tecnologiche o di elementi tecnici secondo la fase operativa metaprogettuale o progettuale del processo
edilizio alla quale ci si riferisce”.
4. La progettazione BIM

4.1. Il flusso di lavoro


L’indicizzazione digitale delle procedure operative interne alla metodologia
BIM prevede una revisione delle tecniche di elaborazione dei dati e dei
meccanismi di relazione che si instaurano tra il personale incaricato alla
realizzazione dell’opera.
Nelle procedure tipiche della progettazione tradizionale, ancora
profondamente radicate all’interno del settore, il tecnico coinvolto stabilisce
una relazione professionale con i componenti del gruppo del genere “uno a
uno”. È il tipo di comunicazione diretta in cui ogni controparte elabora
indipendentemente le informazioni interessate dalla disciplina di riferimento,
per poi trasferirle mediante formati di scambio spesso non condivisi o nei
casi peggiori non digitali.
Meccanismi operativi di questo tipo risultano particolarmente gravosi sulle
tempistiche e sulla qualità dei risultati attesi. Ad esempio, la mancata
definizione di un linguaggio comune per layout e nomenclature è causa
troppo spesso di lacune formali e presenza di informazioni ridondanti. In
secondo luogo, la relazione “uno a uno” tende a dilatare i tempi di esecuzione
della commessa, vincolata alle attese di ogni disciplina. Il confronto tra i dati
prodotti, soprattutto per progetti di rilevante spessore, diviene una procedura
estremamente onerosa, che comporta il più delle volte una sovrapposizione di
elaborati al fine di determinarne interferenze o carenze75.
Figura 4.1. Il flusso di lavoro diretto in un’attività tradizionale

Nell’ambito della progettazione integrata, la metodologia BIM prevede una


revisione dei flussi di lavoro individuando nei rapporti tra gli stakeholder il
tipo di relazione “uno a molti” per cui ogni componente che partecipa alla
commessa è immediatamente relazionato all’insieme delle professionalità
coinvolte.
L’attività di realizzazione dell’opera diviene quindi un processo circolare in
cui ogni settore disciplinare contribuisce a costruire il database relazionale di
progetto, modellandone i dati di interesse.
Figura 4.2. Il flusso di lavoro circolare in un’attività orientata al BIM

In questa prospettiva i tradizionali meccanismi di progettazione si


trasformano in procedure iterative eseguibili in modalità sincrone
dall’insieme di tecnici preposti alla redazione degli elaborati richiesti.
Pertanto il professionista incaricato dell’attività di progettazione BIM
strutturale avrà la possibilità di realizzare la relativa modellazione
relazionandosi in tempo reale con quanto prodotto dalla compagine
architettonica. Ogni modifica eseguita sul modello individuale verrà
registrata e comunicata alla disciplina afferente, garantendo il costante
aggiornamento dei dati di progetto e dei tecnici coinvolti.
La corretta esecuzione di un progetto secondo la metodologia BIM segue
procedure iterative standardizzate che indirizzano i gruppi di lavoro verso fasi
progressive di sviluppo dei modelli76 illustrate nella tabella 4.1.
Tabella 4.1. Principali fasi nell’esecuzione di un progetto BIM
Lo schema riportato evidenzia i meccanismi operativi perseguiti dai metodi di
progettazione integrata, che prevedono il coinvolgimento, durante l’intero
ciclo di vita della struttura, di tutti gli attori coinvolti nel processo
realizzativo. I contributi espressi confluiscono all’interno dei modelli BIM
eseguiti che costituiscono quindi lo spazio comune di operatività per tutte le
professionalità coinvolte.

4.2. Dinamiche di operatività


La comprensione dei metodi di costruzione di oggetti in BIM è subordinata
all’apprendimento di meccanismi di modellazione che, sulla base di indirizzi
parametrici, permettono di realizzare strutture digitali complesse pronte per la
successiva fase di esecuzione.
Risultano pertanto definite gerarchie di sistema, condivise dalla maggior
parte di applicazioni BIM, che permettono di costruire rappresentazioni
differenti in qualità e quantità partendo da matrici costitutive comuni.
In questo paragrafo saranno introdotte le definizioni di “famiglia” e “istanza”,
di “tipo” e “relazione”, indispensabili per l’esecuzione di qualsiasi modello
BIM.

4.2.1. Famiglia
Per poter eseguire una corretta progettazione BIM, occorre applicare
procedure formali che astraggano virtualmente le tecniche di esecuzione
dell’opera in cantiere. La realizzazione di una struttura digitale segue, in
questo contesto, logiche costruttive basate sulla relazione di oggetti
intelligenti, i cui vincoli e le cui proprietà definiscono il modello nella sua
completezza. Lo spazio in cui il progettista si muove non è più focalizzato su
una dimensione bidimensionale, in cui gli elaborati sono definiti da un
insieme elementare di linee e curve, ma ha una valenza tridimensionale.
Questa impostazione indirizza l’attività di modellazione verso procedure di
costruzione per oggetti e fasi, in modo analogo a quanto avviene nel mondo
reale. Ad esempio, progettare un sistema di fondazioni all’interno di una
piattaforma BIM si traduce nell’assemblare un insieme di travi dalle
caratteristiche geometriche e proprietà definite in modo da identificare una
struttura compiuta.
Le modalità con cui eseguire le infinite modellazioni di un oggetto seguono
un iter formale che dall’identificazione della “famiglia” di prodotti
permettono di ricavare il “tipo” di oggetto da utilizzare nella progettazione
con l’insieme di rappresentazioni che lo caratterizzano come “istanza”.

Figura 4.3. Procedure operative per la caratterizzazione di un oggetto digitale in un software BIM

Una famiglia è definibile come un “gruppo di elementi con un insieme di


proprietà comuni[...] ed una rappresentazione grafica associata”77. In sintesi è
descritta come il raggruppamento di prodotti aventi un denominatore
comune. Ad esempio, le diverse tipologie di muratura, ognuna con la sua
stratigrafia, posizione e funzione stabilita sono identificabili nell’insieme
(famiglia) “Muro”.
Gli elementi associabili al concetto di famiglia sono vari ed eterogenei. Oltre
a prodotti tipicamente da costruzione, esiste una vasta categoria di astrazioni
e notazioni utilizzate nella codifica dei progetti, come le annotazioni, le
griglie strutturali o gli standard di quotatura, ognuno modellabile mediante un
sistema di codifica parametrico.
Figura 4.4. Esempio di famiglie

Dunque, qualsiasi entità venga inserita in un progetto BIM sarà sempre


associata ad una determinata famiglia del sistema.
Per poter garantire una immediata ed univoca individuazione degli oggetti
inseriti, nella maggior parte delle applicazioni dedicate, le suddette famiglie
sono distinte in differenti categorie che ne specificano il contenuto78.

4.2.2. Tipo
All’interno delle logiche dei modellatori BIM, il “tipo” è l’astrazione di
sistema che definisce proprietà e parametri utilizzati per distinguere i diversi
elementi appartenenti ad una specifica famiglia.
Entità afferenti a questa sottocategoria ereditano dalla radice le caratteristiche
principali, differenziandosi dalle analoghe classi.
Una famiglia “Muro” potrà essere costituita da un insieme distinto di
tipologie di analoga estrazione: “muro generico di spessore 30 cm”, “muro di
tamponamento 45cm” e “tramezzatura 15 cm” sono solo un esempio della
logica del sistema.

Figura 4.5. Esempio di categoria Tipo

4.2.3. Istanza
L’istanza referenzia la posizione, nello spazio tridimensionale del modello, di
un oggetto definito all’interno di una famiglia dai parametri del “tipo”.
Una struttura parametrica così rappresentata può esistere un numero
considerevole di volte all’interno di un progetto sotto forma di istanza. In
questa logica, qualsiasi modifica ai parametri del “tipo” si riflette su tutte le
istanze appartenenti all’elemento oggetto di intervento.
Tuttavia è possibile intervenire nella personalizzazione di un’istanza agendo
sui singoli parametri che la caratterizzano. In questo modo viene definito un
elemento dalle caratteristiche uniche, le cui modifiche intervengono nella
rappresentazione del singolo elemento selezionato, configurandosi come
l’ultimo livello gerarchico nella programmazione degli oggetti.
Figura 4.6. Schema gerarchico di un oggetto BIM

4.2.4. Relazioni tra oggetti


Gli iter operativi illustrati nelle pagine precedenti permettono di definire uno
specifico oggetto all’interno di un progetto, sia esso un elemento di involucro
o una semplice astrazione annotativa. La connessione fisica tra questi
elementi si evolve nella configurazione dell’architettura digitale che sarà la
rappresentazione grafica del database relazionale associato.
Le modalità con cui vengono realizzati i collegamenti tra le singole parti di
un modello sono indicizzate da specifiche regole derivanti sia da obblighi
normativi che da procedure di carattere morfologico79.
All’interno di sistemi BIM vengono quindi stabilite relazioni e vincoli tra le
singole parti che caratterizzano la struttura e in accezione più ampia tra
l’insieme di modelli che connotato l’opera nella sua interezza.
Questi rapporti possono essere più o meno stretti e quindi garantire maggiore
o minore complessità a quanto viene modellato.
L’esempio più semplice di vincolo tra le parti è rappresentato dalle relazioni
di equidistanza tra pareti o elementi in genere inseriti all’interno di un
progetto. Con logiche analoghe, la complessità relazionale cresce quando, ad
esempio, elementi di impianto, come una qualsiasi rete di distribuzione,
vengono associati a determinati elementi di involucro. Una modifica ad un
solaio o ad una parete, a cui gli oggetti sono associati, comporta
un’automatica ridistribuzione degli elementi collegati, garantendo sempre la
qualità delle relazioni programmate80.
In generale si definiscono relazioni bidirezionali interne al modello l’insieme
di vincoli e istruzioni che permettono alla struttura digitale di riconfigurarsi
automaticamente a seguito di variazioni nei parametri di uno specifico
elemento.
Analogamente le relazioni bidirezionali esterne sono gli indirizzi di
programma che consentono di stabilire connessioni tra due o più modelli
operanti su sistemi software differenti in modo che la modifica eseguita su
uno possa essere tradotta ed interpretata dagli oggetti associati ad esse.

4.3. Una modifica metodologica


La struttura gerarchica per la costruzione di un modello BIM, che interpreta
graficamente quanto codificato dallo standard IFC, costituisce l’ostacolo
maggiore per coloro che intendono avviare la revisione dei processi operativi
per la pianificazione ed esecuzione di progetti.
Le procedure introdotte, che saranno illustrate nel dettaglio con esempi
pratici durante lo svolgimento del testo, caratterizzano un iter metodologico
differente rispetto a quanto rappresentato da tecniche più obsolete.
Nella progettazione tradizionale condotta utilizzando strumenti CAD, infatti,
la costruzione geometrica dei modelli viene realizzata utilizzando specifici
operatori analitici che, partendo da forme elementari definite nel piano,
conducono alla codifica di organismi più eterogenei e strutturati.
All’interno di piattaforme BIM la facilità e l’ostacolo nella progettazione
risiedono nell’adottare sistemi di costruzione basati su oggetti intelligenti che,
attraverso meccanismi di connessione tra le parti e l’indicazione di regole e
vincoli di sistema, producono il modello digitale di progetto.
Questa caratteristica non impone al progettista l’utilizzo di modelli e risorse
precostituite, ma offre la possibilità di utilizzare un vasto numero di oggetti
parametrici raggruppati in librerie definite, in modo da velocizzare le
procedure di elaborazione dei dati.
Utilizzare quindi una famiglia di prodotti non deve essere tradotto con
l’uniformarsi a strutture statiche e predeterminate. Esiste la possibilità di
personalizzare qualsiasi categoria di elemento, intervenendo nella codifica
delle informazioni geometriche, delle proprietà e delle regole che lo
caratterizzano.
In queste dinamiche i meccanismi che regolano la costruzione geometrica di
un modello CAD, come le operazioni basate su features, sono ampiamente
utilizzati nella realizzazione delle forme di una istanza, un tipo o più in
generale di una famiglia.
In ultima analisi, l’abbandono di una visuale operativa bidimensionale a
vantaggio di uno spazio multidimensionale, è probabilmente la più grande
revisione operativa all’interno delle procedure metodologiche canonizzate
nella filiera delle costruzioni.
Operando quindi con elementi che possiedono caratteristiche e vincoli basati
sulle proprietà reali dell’oggetto, ottenere una documentazione di progetto
errata, ridondante o inconsistente è di logica estremamente irrealizzabile se
non per una consapevole volontà.
La migliore risorsa per operare all’interno di uno spazio BIM consiste nel
progettare l’opera con metodi e tecniche analoghe a quelle adottabili
nell’esecuzione reale della commessa. Un infisso esiste in quanto è presente
un parete; una copertura può essere modellata poiché è stata generata la
sottostruttura; un impianto termotecnico, nel complesso degli apparati di
generazione/distribuzione/emissione può essere inserito al termine del
completamento dell’involucro edilizio e delle strutture correlate.
75 Nella progettazione tradizionale la disciplina architettonica e quella strutturale sono legate a tecniche
di rappresentazione differenti. Mentre la prima predilige una descrizione metrica del dato su base
bidimensionale (piante e sezioni), la seconda presuppone la realizzazione di modelli di calcolo
tridimensionali. Una verifica di interferenza tra le due discipline viene eseguita mediante
sovrapposizione di piani di impalcato o sezioni plano-altimetriche, in modo da determinare le
modifiche da eseguire sui singoli modelli per uniformarsi ad uno standard comune. Sebbene il settore
architettonico implementi da tempo tecniche di modellazione tridimensionale per la rappresentazione
del progetto, che consentono, nei sistemi CAD più evoluti, di eseguire verifiche automatizzate di
collisione tra le parti, manca la possibilità di connettere gli elementi architettonici a quelli strutturali e
di impianto per la codifica di un organismo digitale univoco, come avviene in una progettazione BIM
integrata.
[Link]., Singapore BIM Guide Version 2, Building and Construction Authority, Singapore, 2013,
pag. 5.
77Pozzoli S., Bonazza M., Autodesk Revit Architecture 2014 Guida alla progettazione BIM, Tecniche
Nuove, Milano, 2013, pag. 63.
78 Muri, Finestre, Travi, Pilastri, Solai, Fancoil, Illuminazione, Annotazione, Quote, ecc.
79 Per esempio, in un modello BIM non può esistere un infisso in assenza di una parete di appoggio.
80 Se ad esempio una rete di distribuzione di un impianto idrico-sanitario è inserita all’interno di una
contro-parete, una modifica strutturale alla muratura di appoggio, implica una revisione delle
caratteristiche strutturali del sistema tecnico. Se la distribuzione, con l’insieme di collettori e terminali
di emissione, risulta vincolata all’elemento muro modificato, il complesso degli oggetti viene
rimodellato automaticamente nelle geometrie e nelle posizioni delle istanze, garantendo il rispetto di
regole e proprietà del tipo, come la pendenza di un condotto o le caratteristiche di portata associate.
5. 3D BIM Architettonico

5.1. Costruzione del modello architettonico


In riferimento al caso di studio, nelle sezioni dedicate del presente capitolo
verranno illustrate tecniche e procedure operative per la definizione ottimale
del modello architettonico di progetto. Le diverse fasi costruttive e le
dinamiche di interoperabilità, sebbene siano riferite a specifici applicativi
software, costituiscono un corpus di metodologie e flussi di attività comuni
all’insieme globale di strumenti per la progettazione BIM.
Con l’obiettivo di descrivere le differenti possibilità offerte dal metodo, la
scelta di illustrare una casistica incentrata su una specifica progettazione,
giustifica la volontà di esprimere i contenuti di una modellazione orientata al
BIM, pur conservando le caratteristiche di una trattazione tecnica che non
ecceda in connotati propri di una manualistica dedicata.

5.2. Il modello volumetrico


Nell’elaborazione di un progetto multidisciplinare, la fase di avvio della
modellazione è affidata alla disciplina architettonica, poiché incaricata della
definizione di spazi e volumi preliminari.
L’insieme ormai codificato di procedure per la corretta realizzazione di un
modello-database81 configura l’attività di modellazione concettuale come fase
di avvio del processo edificatorio.
In generale, tale specifica consente di realizzare un planivolumetrico digitale
dell’edifico di progetto offrendo numerosi vantaggi in termini di
dimensionamenti, stime e verifiche preliminari riferite all’impatto economico
ed ambientale atteso dalla struttura.
Un elemento “massa” è una famiglia del sistema di tipo semplice,
generalmente definita da un unico tipo e multiple istanze.
Figura 5.1. Esempi di masse concettuali semplici

Queste entità sono referenziate da limitati attributi, deputati a descriverne


principalmente forme e geometrie. I meccanismi di costruzione delle masse
seguono regole operative afferenti alla CSG e B-Rep82, utilizzando
automatismi appartenenti all’algebra booleana e garantendo maggiori libertà
espressive nella parametrizzazione delle unità elementari quali vertici, spigoli
e facce.

Figura 5.2. Alcune modifiche eseguibili su una massa semplice (a): sottrazione booleana (b) e
alterazione del contorno (c)

Attraverso questo iter è possibile realizzare strutture dalla forme più


complesse che globalmente permettono di “concettualizzare” il modello di
edifico.
L’ambiente di progettazione concettuale garantisce elevata flessibilità nella
realizzazione di alternative progettuali, fin dalle prime fasi di pianificazione.
Tra le molteplici operazioni eseguibili, questi spazi permettono di operare
studi sulla conformità della zonizzazione, relazionando la massa dell’edificio
proposta al rapporto tra il volume e la superficie di progetto.
I modelli così creati realizzano famiglie di volumetrie che fungono da guide
per la modellazione di componenti architettonici dettagliati.
Prima di eseguire qualsiasi operazione in ambiente BIM è buona regola
identificare i livelli altimetrici associati alla struttura: queste entità, anche
esse parametrizzate e quindi modificabili in qualsiasi fase della progettazione,
permettono di rappresentare analiticamente i piani di impalcato, da cui è
possibile derivare informazioni su superfici e volumi di livello.

Figura 5.3. Definizione dei livelli altimetrici che rappresentano le quote di progetto dei singoli
impalcati. In rosso si evidenzia il vincolo inserito per i due livelli di piano: qualunque modifica si
esegua alle entità, i riferimenti “Piano Primo” e “Piano Secondo” continueranno a conservare una
distanza pari a 3,00 m.

Come illustrato più avanti, queste entità si configurano come piani di sezione
orizzontali rappresentativi delle viste di pianta e fungono da riferimento per
gli elementi ospitanti, come tetti, solai e controsoffitti.
Figura 5.4. Sintesi delle procedure eseguite su un modello massa generico (a) per la definizione della
geometria finale (f)

5.2.1. Analisi nel modello concettuale


Nella fase iniziale di pianificazione di un intervento, operare in un ambiente
concettuale consente di definire, con rapide procedure, geometrie e forme
attese, alle quali sono associate informazioni di carattere qualitativo e
quantitativo indispensabili per indirizzare le successive progettazioni di
dettaglio. In particolare, l’individuazione dei livelli di riferimento nella
struttura volumetrica associata (figura 5.4 a) permette una programmazione
degli interventi distinta per piani e fornisce un rapido riscontro circa le
superfici utili di progetto e le previsioni di spesa, automaticamente
aggiornabili in caso variazione delle geometrie di livello.
Le informazioni spaziali disponibili per un elemento massa abilitano, inoltre,
le applicazioni all’esecuzione di dimensionamenti energetici preliminari,
come la verifica di requisiti per riscaldamento, ventilazione e
condizionamento (HVAC).
Figura 5.5. Rappresentazione del modello volumetrico riferito al caso di studio in esame. Sulla massa
(a) sono automaticamente distinti i piani di livello altimetrici (b)

Tabella 5.1. Estrazione di dati preliminari dal modello


Dettagliando accuratamente le informazioni della massa è possibile assegnare
determinati attributi alle singole facce dell’oggetto in modo da definire
specifiche proprietà fisiche. Stabilite forme e volumetrie, ogni componente
viene quindi identificato come entità di involucro con superfici vetrate
espresse in rapporto con quelle opache nell’intervallo [0;1].
Esistono applicativi cloud-based in grado di eseguire simulazioni energetiche
dettagliate in funzione dei dati geometrici caricati sul sistema e delle
informazioni estraibili dalle stazioni meteorologiche più vicine al sito di
riferimento. Tra questi il portale on-line Autodesk Green Building Studio83
effettua analisi immediate sull’entità dell’intervento. Le informazioni di
progetto sono trasmesse al servizio mediante codifica XML.
Per poter eseguire un’accurata verifica, oltre alla caratterizzazione fisica della
massa, occorre specificarne la tipologia di utilizzo, la localizzazione
geografica con orientamento effettivo e i sistemi di impianto associati.
L’output atteso consta di schematizzazioni riferite a consumi energetici
associati alle utenze, specifiche di dettaglio sull’influenza delle azioni
ambientali nonché simulazioni sui possibili interventi migliorativi con
relativa previsione di spesa.
Per quanto raffinata possa sembrare, questo tipo di analisi, a tutti gli effetti
un’anticipazione dell’attività 7D, è solo rappresentativa di un indirizzo
progettuale percorribile. I dati estrapolati sono stime di consumi associati a
possibili soluzioni da adottare, ma non possono tuttavia descrivere con
accuratezza analitica l’entità dell’intervento. Ciò è dovuto al maggior numero
di variabili richieste dal sistema, quali la suddivisione specifica in zone
termiche, la definizione delle stratigrafie di involucro con trasmittanze
associate e una più accurata rappresentazione dei dati di impianto mediante la
quantificazione dei rendimenti e delle caratteristiche di distribuzione ed
emissione dei terminali.
I contenuti espressi in questa fase sono dunque degli indirizzi di
progettazione: poiché la modellazione volumetrica è un’attività estremamente
versatile e di facile impostazione, è possibile variare gli attributi delle masse
fino al raggiungimento di standard qualitativi che minimizzino l’impatto
ambientale della costruzione. Individuata quindi la migliore posizione per
l’allocazione delle unità e definite le più idonee soluzioni tecniche in
funzione di indici prestazionali e costi associati è possibile dettagliare il
modello avviando l’effettiva fase progettuale.
Figura 5.6. Analisi energetica eseguita sul modello volumetrico dell’edificio. La massa viene suddivisa
in più unità abitative sulla base di un’ipotetica compartimentazione termica. Le superfici di involucro
sono dettagliate dall’introduzione di semplici caratteristiche fisiche (a) quali la tipologia di pareti/solai
(pesanti/leggeri, isolati/non isolati) e la percentuale di superficie vetrata con indicazione del tipo
(singolo/multistrato). Analogamente i dati di impianto vengono inseriti su base qualitativa. L’analisi
energetica fornisce un indice dei consumi attesi ed offre soluzioni progettuali migliorative (f) anche in
termini di investimenti e relativi ammortamenti

5.2.2. Il progetto planivolumetrico


Le informazioni derivate dalla preliminare analisi energetica offrono
importanti indicazioni progettuali da adottare durante le successive fasi di
progettazione. Tuttavia, per poter illustrare un intervento nella sua
completezza, occorre considerare l’interferenza tra l’edificio e le strutture
esistenti nello spazio di progetto. La realizzazione del planivolumetrico
permette di “anticipare i vincoli formali di organizzazione dello spazio”84
rappresentando l’insieme di parametri indispensabili alla corretta
realizzazione dell’intervento, come il disegno degli spazi pubblici, delle
strade e le strategie a favore dello sviluppo di servizi associati.
All’interno di uno spazio digitale, l’interferenza che intercorre tra due o più
edifici, non si limita solo alla verifica del rispetto di forme, proporzioni e
volumetrie, ma entra nel merito di connotati più analitici, permettendo di
quantificare l’incidenza delle radiazioni solari sugli elementi di involucro e di
valutare gli ombreggiamenti delle strutture attigue sull’edificio.
Nell’adozione di strategie progettuali condivise, l’intervento migliorativo
emerso in sede di analisi, consistente nell’installazione di un sistema
fotovoltaico integrato (figura 5.6 f), è stato verificato mediante un attento
studio dell’incidenza solare, nello spazio di riferimento, in un ciclo di
esposizione annuale. La ricerca ha permesso di individuare il migliore
posizionamento dei moduli sulla falda esposta a sud, garantendo pertanto
l’ottimale insolazione dei pannelli. Il modello fisico di insieme ha consentito
inoltre di determinare, all’interno di un intervallo temporale di riferimento,
l’energia incidente su tutte le superfici dell’edifico. Nel caso in esame,
l’influenza dell’irraggiamento solare è stata verificata nei valori medi, di
picco e cumulativi in uno spazio di tempo associato alle variazioni
stagionali85.
I risultati offerti da un tipo di simulazione di ambiente permettono di
valutare, in sede di progettazione, la qualità e la tipologia di soluzioni
tecniche adottabili per la caratterizzazione dell’involucro edilizio. I materiali
termoisolanti, per esempio, possono essere accuratamente bilanciati
attraverso un ragionato inserimento nelle stratigrafie murarie: lo stesso
prodotto può essere posato in spessori differenti a seconda dell’energia
incidente la parete e della destinazione d’uso dell’ambiente racchiuso.
Analogamente, le superfici trasparenti vengono in questo modo disegnate
secondo logiche progettuali volte a massimizzare o minimizzare l’incidenza
solare all’interno dello spazio domestico, operando opportune scelte
tecnologiche in funzione dell’energia rilevata.
Figura 5.7. Planivolumetrico digitale. In funzione delle coordinate geografiche e dell’orientamento
dell’edificio risulta determinato il diagramma solare (b)
Figura 5.8. Studio degli ombreggiamenti. Rappresentazione delle influenze per i periodi di riferimento
nelle fasce orarie diurne
Figura 5.9. Analisi energetica associata all’incidenza della radiazione solare. Periodo di riferimento
estivo
Figura 5.10. Analisi energetica associata all’incidenza della radiazione solare. Periodo di riferimento
invernale

5.3. Il modello architettonico


La progettazione architettonica, in quanto processo creativo, è organizzata
intorno ad una serie di elaborati grafici che forniscono una differenziata e
progressivamente approfondita conoscenza dell’opera86. Tali elementi si
concretizzano in sistemi convenzionali di trascrizione dell’architettura,
finalizzati ad una descrizione oggettiva degli interventi in modo da non
alimentare differenti interpretazioni.
L’utilizzo di piattaforme orientate al BIM indirizza la disciplina
architettonica verso obiettivi rivolti principalmente all’indagine. Sebbene
permanga la funzione comunicativa che le tecniche di rappresentazione
illustrano, lo scopo di un’attività digitale è quello di eliminare errori e
ridondanze in fase di progettazione, consentendo agli esecutori di operare una
più efficiente realizzazione del costruito.
Le modalità operative per il disegno progettuale si configurano all’interno di
spazi tridimensionali in cui la rappresentazione degli elementi non è più una
codifica di entità espresse in una dimensione bidimensionale, ma una
procedura di costruzione ed assemblaggio di oggetti virtuali intelligenti.
Nelle logiche di modellazione parametrica, la realizzazione di forme e
volumetrie nello spazio non appare più un’attività vincolata alla definizione
delle caratteristiche geometriche dell’architettura su base mongiana. Al
contrario gli elaborati dedicati alle descrizioni planari del progetto, sono,
all’interno del metodo, viste specifiche di modello, ottenute sezionando le
volumetrie con piani dedicati che consentono di astrarre il contenuto
geometrico su questi proiettato.
Per una corretta applicazione della metodologia è opportuno definire
preliminarmente un linguaggio comune tra gli attori del processo progettuale.
In linea con gli indirizzi espressi dal Project Manager nel BEP, dovranno
essere codificati i layout di riferimento per la rappresentazione dei disegni,
stabilite le opportune scale e definiti i ruoli all’interno della disciplina. Dopo
questa iniziale impostazione, sulla base della modellazione volumetrica, la
progettazione architettonica può essere avviata per la definizione più
dettagliata dei dati di progetto.

5.3.1. Layout di progetto


Una procedura non certamente innovativa nella filiera della progettazione
digitale, è la codifica di convenzioni e normative grafiche per la definizione
delle caratteristiche della rappresentazione. Questo corpus di operazioni,
indispensabile per l’interpretazione di un linguaggio comune tra gli attori
della filiera, è tuttavia un’attività preliminare spesso disattesa nelle fasi di
progettazione CAD.
Figura 5.11. Definizione delle caratteristiche di rappresentazione per tipologie di oggetti all’interno di
una programmazione BIM

La motivazioni di tale lacuna sono facilmente riconducibili alla quasi totale


assenza dei principi di interoperabilità negli schemi canonizzati dalla
progettazione tradizionale. La norma UNI EN ISO 128-20 del 2002, per
esempio, definisce le tipologie di linee associabili alla rappresentazione
specificandone funzione e campi di applicazione. Poiché l’utilizzo di
convenzioni canonizzate non ha valore vincolante nella normativa nazionale,
la pratica professionale, soprattutto quella eseguita su piattaforme CAD, è
stata indirizzata verso una personalizzazione, a volte eccessiva, dei tratti,
quasi a testimoniare la firma dell’autore.
La necessità di realizzare un modello-database dell’edificio si estrinseca nelle
intenzioni di definire un linguaggio di progettazione che sia unico per tutte le
discipline impegnate nell’esecuzione del modello. Questa impostazione
obbliga i progettisti coinvolti ad aderire a codifiche di rappresentazione
definite, in modo che qualsiasi elemento scambiato tra due o più discipline
venga correttamente interpretato dai destinatari. Sebbene all’interno di un
software BIM esistano nomenclature di default, la libertà di espressione di un
linguaggio unico, tanto ricercata in architettura, viene comunque garantita
dalla possibilità di personalizzazione dei template. Pertanto è necessario
definire preliminarmente spessori, colori, tipologie di linee, retini, ecc. da
utilizzare nelle fasi esecutorie dei modelli per le differenti categorie di oggetti
e annotazioni. Il BIM Manager, dopo avere coinvolto i team di progetto,
stabilisce l’opportuna codifica di rappresentazione per tutti gli elementi
volumetrici e astratti.
Le informazioni così raccolte vengono condivise tra le differenti discipline
all’opera, mediante acquisizione del layout generato.
La codifica di questi assiemi impone che ogni elemento venga dettagliato
secondo criteri di rappresentazione predeterminati, che configurano le viste di
prospetto e sezione nel progetto. A differenza di sistemi di modellazione
tradizionali, le interfecce BIM consentono di associare ad ogni scala di
rappresentazione il relativo spessore di linea desiderato. Poiché le viste di
progetto sono entità parametriche, è possibile variare la scala grafica
attraverso semplici comandi associativi.
Definire quindi preliminarmente i layout descrittivi per le differenti
annotazioni permette di variare il livello di rappresentazione di un oggetto
con procedure rapide ed automatiche. Tra le importanti novità introdotte in
queste impostazioni vi è la possibilità di relazionare a viste di modello e scale
grafiche la qualità del dettaglio atteso. Rappresentazioni esecutive (1:10)
saranno distinte da un livello espressivo elevato: ciò si concretizza nella
descrizione di più elementi rappresentativi con opportuni spessori di stampa.
Tale peculiarità permette di modellare un elemento architettonico con tutto
l’insieme di dati che lo caratterizzano, offrendo la possibilità di specificarne
qualità e contenuti a seconda del dettaglio richiesto87.
Figura 5.12. Rappresentazione di un infisso con differenti livelli di dettaglio. Costituisce il sistema di
attributi che insieme alla definizione delle caratteristiche di linee e retini specifica la scala grafica
attribuibile alle viste di progetto

L’insieme di proprietà ed attributi che identificano le differenti


configurazioni descritte possono essere associate alle singole viste planari
derivate dal modello. In questo modo è possibile variare la qualità e l’entità
della rappresentazione a seconda delle esigenze previste dal progetto. Poiché
le viste di modello esistono nello spazio BIM sotto forma di istanze, sussiste
la possibilità di modificare la configurazione del template per una singola
rappresentazione, lasciando inalterate tutte le restanti visualizzazioni su cui
sono applicati i parametri di layout. In questo modo si rendono possibili
infinite personalizzazioni nella grafica di un disegno.
Tra le molteplici caratterizzazioni editabili per la strutturazione di layout
personalizzabili, la pianificazione di corretti modelli non può prescindere
dalla definizione dei formati di stampa. Prima di procedere all’esecuzione del
progetto è indispensabile avere ben chiaro l’entità dell’output atteso. Per
questo nella definizione delle caratteristiche comuni a tutte le discipline
occorre codificare dimensioni e tipologie di tavole, che tengano conto delle
informazioni di cartiglio e dell’opportuna disposizione delle viste di progetto
secondo schemi concordati.
Definito l’alfabeto da utilizzare per l’esecuzione dei modelli, sulla base delle
direttive esposte nel Building Execution Plan, il BIM Manager predispone
opportuni riferimenti per la codifica qualitativa attesa dalle diverse fasi della
progettazione. In modo particolare vengono stabiliti i livelli di dettaglio con
cui rappresentare i singoli oggetti architettonici, in funzione della scala di
progettazione prevista (fattibilità tecnica ed economica, definitiva, esecutiva).
Sulla base di questi indirizzi, il BIM Manager raccorda le modellazioni da
eseguire in modo da ottimizzare lo scambio di dati nelle diverse fasi
operative. Le tabelle che seguono costituiscono la sintesi degli interventi di
programmazione indispensabili alla definizione degli attributi di layout e gli
indirizzi di modellazione distinti per singole fasi.

Tabella 5.2. Attributi da definire per singoli layout

Tabella 5.3. Indirizzi di modellazione per singole fasi


5.3.2. La modellazione dell’involucro edilizio
La programmazione iniziale delle attività, dalla definizione dei template alla
modellazione concettuale, permette di indirizzare, nei contenuti e nella forma,
le fasi successive della progettazione.
Le procedure che consentono di definire nel dettaglio il progetto
architettonico prevedono una modellazione parametrica orientata alla
definizione di oggetti digitali. Le direttive rappresentate in Tab.5.3. sono
utilizzate come guida alla rappresentazione degli attributi per ogni singola
entità modellata. Analogamente, il modello volumetrico su cui sono state
eseguite verifiche preliminari di fattibilità dell’intervento, oltre a costituire
l’aggregato di superfici e volumi lordi, funge da guida geometrica per il
disegno degli oggetti. In termini tecnici identifica il luogo geometrico di punti
dello spazio da utilizzare come snap per il posizionamento delle istanze di
progetto.
La logica della modellazione BIM, dovendo rappresentare digitalmente
l’insieme completo di dati reali, obbliga il professionista all’esecuzione di
procedure schematizzabili secondo rigidi iter di costruzione. Poiché il
modello digitale è realizzato eseguendo collegamenti di più oggetti, è
indispensabile che le fasi del disegno ripercorrano quanto più possibile le
tecniche di esecuzione in cantiere. Non è ammesso posizionare un’istanza di
infisso senza la presenza di un host88 identificabile con una superficie
muraria, in modo analogo a quanto avviene nel modello fisico. È tuttavia
consentito eseguire la modellazione dell’intervento iniziando da un piano di
riferimento generico e procedendo verso i restanti livelli, ma con l’obbligo
formale che le istanze volte ad ospitare altre entità vadano eseguite
preliminarmente.
In particolare, utilizzando lo schema di Tab.5.3. la modellazione
architettonica ha inizio dalla definizione delle superfici opache verticali.
Analogamente, per fini pratici, il posizionamento degli oggetti percorre
andamenti altimetrici orientati da livelli inferiori verso i piani di copertura.
I modellatori BIM sono applicazioni configurate su librerie di oggetti
eterogenee e definite. All’interno di queste, i “Muri”, intesi come entità
digitali, sono famiglie di prodotti che raccolgono i differenti tipi replicabili in
cantiere. Prima di posizionare nello spazio modello le relative istanze,
vengono stabilite le tipologie di parete da modellare nel progetto.
Gli schemi distributivi della LOD 200 impegnano il progettista nella
definizione preliminare delle famiglie da utilizzare. Stratigrafie e proprietà
sono attributi riferiti alla progettazione definitiva LOD 300. Gli automatismi
di sistema consentono all’utilizzatore di introdurre, fin dalle fasi preliminari
del progetto, l’insieme globale di specifiche che definiscono le singole pareti.
In funzione della scala di rappresentazione richiesta l’applicativo è in grado
di rappresentare la qualità dei contenuti programmati per singolo layout.
La modellazione architettonica inizia dalla definizione dei muri perimetrali
dell’edificio a partire dal livello altimetrico corrispondente al piano interrato.
Nel caso di studio in esame, in linea con i risultati espressi dalle analisi
energetiche, i tamponamenti esterni sono realizzati mediante tipologia
muraria “a cappotto termico”. La selezione del prodotto avviene indicizzando
la generica famiglia “Muro Esterno” verso il tipo di struttura individuata.
La preliminare rappresentazione dell’oggetto (figura 5.13 a), necessaria per la
descrizione dell’intervento in scala LOD 200, richiede al progettista soltanto
la specifica geometrica riferita allo spessore totale della parete da realizzare.
Poiché la selezione della scala di rappresentazione è un automatismo
definibile a posteriori, è possibile discretizzare l’insieme di attributi
associabili al muro esterno fin dalla fase di modellazione preliminare.
Si procede pertanto nella definizione stratigrafica del sistema individuando la
tipologia di materiale da computare con gli opportuni spessori di riferimento.
La parametrizzazione geometrica della famiglia interviene anche
nell’orientamento caratteristico delle stratigrafie. Individuato il materiale che
funge da entità strutturale (Blocchi Leggeri POROTON P600), vengono
definiti i differenti strati termici per la caratterizzazione completa della
parete. Nell’esempio riportato in figura 5.13, il software utilizzato per la
progettazione architettonica permette di racchiudere all’interno di un nucleo
definito opportune stratigrafie dell’oggetto. Questa compartimentazione viene
utilizzata per indicare quali materiali possono subire alterazioni nel contorno
in modo da ottimizzare l’andamento della sezione muraria nei nodi di
connessione con pareti attigue o con infissi. Ad esempio l’insieme composto
da intonaco esterno (Therm 261) e isolante termico (Knauf Insulation -
EcoBatt - 033) può avvolgere o meno i blocchi in laterizio (fig. 5.13 b/c) a
seconda delle soluzioni progettuali interessate. Questa possibilità garantisce
una maggiore precisione nelle specifiche di rappresentazione ed ottimizza le
procedure analitiche relative al calcolo delle quantità in progetto.
In queste logiche non vi sono limitazioni nella definizione delle murature
digitali. Gli elementi ascrivibili all’interno del “contorno del nucleo” di
parete sono diversi e di varia composizione. Possono essere costruite
facilmente stratigrafie complesse composte da blocchi con intercapedine
d’aria vincolati ai contorni del nucleo ed elementi stratificati differenti che
definiscono le tipologie di chiusura dell’elemento (figura 5.14). All’interno
dell’apparato stratigrafico del sistema, ogni elemento viene individuato da un
insieme completo di attributi che specificano le proprietà fisiche e le
caratteristiche di rappresentazione per ogni materiale selezionato.
In modo particolare è possibile descrivere l’aspetto materico del modello,
attraverso l’acquisizione di texture e l’introduzione di indirizzi di
rappresentazione interpretabili da applicativi preposti all’esecuzione di render
ed animazioni.
Di analogo interesse, la programmazione analitica di attributi termici
permette di descrivere l’aspetto fisico del singolo strato89. Il sistema elabora
così le informazioni estratte dalle varie componenti costituenti la muratura e
ne definisce la trasmittanza totale.
Sussiste infine la possibilità di associare il costo unitario ad ogni materiale
introdotto nel modello. Nel caso di studio presentato, questa operazione viene
eseguita su altri applicativi illustrati nella dimensione 5D.

Figura 5.13. Definizione degli attributi per la parete di tamponamento esterno


Figura 5.14. Stratigrafia muraria con diversi materiali inseriti all’interno del nucleo dell’oggetto. Gli
elementi esterni possono essere distribuiti in modo da avvolgere la sezione muraria nei casi di
variazione di geometria, come le connessioni tra due pareti attigue o nei nodi muro-infisso

Figura 5.15. Posizionamento delle murature perimetrali utilizzando il modello massa come superficie di
appoggio. L’oggetto muro presenta il vincolo di altezza riferito ad un livello in alzato. Il modello massa
può assolvere la funzione di descrivere la volumetria/superficie lorda dell’immobile (a) oppure netta
(b). In blu sono evidenziati i punti di snap referenziati alla massa, che consentono di posizionare le
murature all’interno dei perimetri di piano disegnati

La portata di una programmazione orientata secondo tali meccanismi è


facilmente intuibile: implementare un modello digitale unico traducibile da
diverse applicazioni per eseguire un numero consistente di operazioni senza
rimodellare le informazioni ad ogni passaggio.
Il posizionamento dell’oggetto così modellato viene eseguito specificando i
vincoli di altezza associati, per esempio da piano terra a piano primo,e
descrivendo il perimetro dell’involucro con libertà nel disegno di forme e
geometrie ricercate. Nell’esempio di figura 5.15, la definizione preliminare
del modello massa genera quel luogo geometrico di punti di ancoraggio atti a
specificare le superfici di appoggio per gli oggetti introdotti. Per praticità di
intervento il modello volumetrico è utilizzato nella descrizione delle superfici
lorde di progetto.
Avere vincolato la struttura all’host massa non limita in nessun modo il
progettista nella modifica degli spazi disegnati.
Figura 5.16. Il vicolo associato alla muratura a cappotto per esterno, consente comunque di eseguire
modifiche geometriche alle singole pareti posizionate

La gestione parametrica degli oggetti asseconda in qualsiasi momento la


variazione delle geometrie dell’oggetto muro, garantendo l’integrità del dato
mediante la ricostruzione automatica e in tempo reale della porzione
modificata.
Con procedure analoghe a quelle eseguite nella modellazione delle superfici
murarie esterne, vengono realizzati i solai di interpiano. La logica di
costruzione segue lo schema della combinazione stratigrafica di più materiali
in modo da produrre diverse tipologie di elementi.
La determinazione dei livelli altimetrici di piano aiuta il progettista nel
corretto posizionamento dei solai.
Le proprietà dell’istanza consentono di specificare la collocazione
dell’oggetto nello spazio virtuale: il livello di piano può coincidere con
l’estradosso del solaio, con l’intradosso o con la linea d’asse.
La costruzione dell’oggetto viene eseguita disegnando il perimetro in pianta
associato al pavimento.
L’esecuzione dell’operazione può essere condotta per via diretta o attraverso
meccanismi automatici che associano i contorni dell’elemento ai profili
murari precedentemente modellati.

Figura 5.17. Rappresentazione del solaio di progetto. L’elemento viene automaticamente referenziato
alle geometrie di parete automatizzando la procedura di costruzione. Le modellazioni BIM assicurano
l’integrità dei dati: nel trasferimento delle informazioni verso terze parti le connessioni muro-solaio
sono garantite dalla continuità geometrica degli elementi che conferisce consistenza ai modelli

Come per i corrispettivi oggetti muro, anche i solai sono entità modificabili
all’interno del modello: è possibile variarne il profilo altimetrico e
l’orientamento orizzontale, così come realizzare i vuoti strutturali
indispensabili per il passaggio di collegamenti verticali. L’inserimento nel
modello di oggetti correlati, come muri e solai nel caso in esame, permette al
progettista di stabilire vincoli relazionali tra gli elementi. Gli spigoli relativi
alla geometria del pavimento possono essere associati, tutti o in parte, alle
geometrie di parete, in modo che una modifica strutturale condotta su un
muro o su un solaio, induca l’entità collegata ad adattarsi alle variazioni
effettuate, secondo precise logiche costruttive.

Figura 5.18. Relazione Muro-Solaio. Ogni modifica effettuata su un elemento coinvolge l’entità
associata. Il programma ricalcola in tempo reale le posizioni aggiornate garantendo la continuità
geometrica stabilita

La parametrizzazione delle tramezzature interne viene eseguita in analogia a


quanto visto per i tamponamenti esterni. Le pareti divisorie costituiscono uno
dei tipi derivati dalla famiglia “Mura Interne”.
Iterando le procedure descritte per tutti i livelli di piano si completa, con
rapide esecuzioni, la digitalizzazione delle superfici opache di involucro.
Il modello così rappresentato, ulteriormente personalizzabile nella modifica
locale o globale delle entità programmate90, costituisce nella progettazione
BIM l’insieme di superfici atte ad ospitare gli oggetti necessari alla corretta
rappresentazione del complesso edificio-impianto. Librerie digitali di oggetti
edili, idraulici o termotecnici possono ora infatti essere utilizzate nello spazio
virtuale, poiché presenti i relativi host per la referenziazione.
Figura 5.19. Completamento delle superfici opache di involucro. Le architetture parametriche dei
software BIM consentono la modifica di una parete modellata nella geometria e nella tipologia di
oggetto. Nell’esempio di figura viene sostituito il tipo di muratura esterna “a cappotto” con un
tradizionale “tamponamento in laterizio” per una superficie limitata del prospetto

Porte e finestre sono esempi di oggetti referenziabili alle murature.


Le logiche di astrazione digitale su cui sono programmati i software per la
progettazione BIM configurano schemi di rappresentazione dei processi
costruttivi come modelli di calcolo che descrivono nel dettaglio le procedure
del mondo fisico.
Per questa ragione, elementi come gli infissi, possono esistere nello spazio
virtuale solo se presenti oggetti parete, in analogia con il dato reale91.
La descrizione di un meccanismo costruttivo tanto semplice è pensata come
ausilio ai progettisti che operano in ambienti tridimensionali.
Nello spazio virtuale dove viene modellata l’architettura, la costruzione
digitale è realizzata come assemblaggio di famiglie di prodotti precalcolati.
La personalizzazione di ogni singola famiglia del sistema è eseguibile su
terze piattaforme in modo indipendente e disponibile per la messa in opera
sui modelli di progetto. Il ragionamento ripercorre nel dettaglio le dinamiche
di cantiere.

Figura 5.20. Inserimento di un’entità finestra nell’host muro esterno. Agendo sui parametri del tipo è
possibile modificarne geometria, proprietà analitiche e posizione. I software a gestione parametrica
automatizzano le modifiche riportate senza necessità per l’operatore di operare seconde modellazioni

Quando si esegue la costruzione fisica del bene immobiliare, definita la


consistenza del muro, si procede all’esecuzione dell’elemento.
Gli infissi, che saranno ospitati nella parete, vengono realizzati come
prelavorazioni presso stabilimenti terzi e successivamente trasportati in
cantiere per la messa in opera. Nello spazio BIM si esegue la stessa procedura
mediante la personalizzazione delle singole famiglie di prodotto e la
successiva associazione agli host di modello.
Quando un’instanza infisso viene inserita all’interno dell’entità ospitante, il
software parametrico esegue il taglio della muratura secondo la geometria
specificata. Questa particolarità presenta diversi vantaggi in ambito
progettuale. In primo luogo sottrae materia all’entità muro, permettendo in
fase di computo metrico l’esatta quatificazione delle stratigrafie di parete.
Inoltre, la parametrizzazione degli oggetti consente libertà di localizzazione
dell’entità nell’host di riferimento.
Ogni modifica alla posizione dell’infisso, alla sua geometria o alla
consistenza materica, viene immediatamente interpretata dal software che
rielabora i contenuti indicizzati per gli elementi, senza necessità per il
progettista di rimodellare il prodotto selezionato92.
Rimandando al capitolo sulla dimensione 7D le modalità di costruzione di un
elemento infisso, nella seguenti tabelle sono illustrate le proprietà comuni che
identificano le tipologie di finestre.

Tabella 5.4. Proprietà caratteristiche del tipo finestra


Tabella 5.5. Proprietà caratteristiche dell’istanza finestra

Alle quasi illimitate possibilità di personalizzazione di una famiglia di


prodotti si sostituiscono librerie di oggetti digitali che replicano, fino alla
scala esecutiva, articoli realmente presenti in commercio.
Esistono infatti servizi web in grado di fonire gratuitamente una vasta gamma
di prodotti virtuali, da componenti di arredo a dettagli di impianti. Uno dei
portali più utilizzati per il download dei suddetti elementi digitali è realizzato
dalla società BIMObject93: una piattaforma web costruita su una rete di
aziende e partner di tutto il mondo in cui sono disponibili, nei codificati
formati di scambio dati, molteplici librerie di oggetti.
Nel caso di studio presentato, ad esempio, sono stati caricati nel modello
infissi esterni derivati da prodotti reali, successivamente adattati nelle
geometrie per esigenze di progetto.
Operare secondo tali dinamiche configura nuovi scenari di progettazione. La
possibilità infatti di utilizzare librerie di oggetti, complete di tutte le
informazioni necessarie a caratterizzare gli articoli, consente ai progettisti di
rappresentare tutti i livelli di dettaglio richiesti dalle differenti scale di
esecuzione, mediante lo sviluppo di un solo modello digitale, anticipando
notevolmente i tempi di consegna della commessa.
Se dunque la famiglia di prodotto è costruita secondo le leggi del modello
esecutivo, la qualità della rappresentazione può essere definita nel progetto
selezionando il livello di sviluppo desiderato (LOD) con opportuna scala di
dettaglio (figura 5.22).

Figura 5.21. Il portale web BIMObject, uno dei più completi distributori di articoli digitali
Figura 5.22. Un modello di infisso disponibile sul sito BIMObject. L’oggetto presenta una scala di
dettaglio tale da poter essere rappresentato in scala esecutiva

Terminata la definizione delle strutture orizzontali di involucro è possibile


procedere con la modellazione dei collegamenti verticali tra i differenti piani.
Nella progettazione di una scala occorre considerare un numero consistente di
variabili, in funzione della costruzione fisica dell’elemento e dei vincoli
imposti da normativa. La progettazione tradizionale, condotta mediante
disegno vettoriale per pianta e sezione, mostra tutto il suo limite nella
modellazione di questi collegamenti, con particolare riferimento a quelle
geometrie più complesse come le scale a chiocciola o con gradino a piè
d’oca. Le applicazioni BIM automatizzano invece l’insieme globale dei
parametri indispensabili alla corretta progettazione delle scale, assicurando al
progettista il rispetto dei criteri normativi previsti e delle connessioni tra le
parti. Come nella rappresentazione reale del sistema, la modellazione del
collegamento verticale prevede una definizione formale dei suoi elementi
costituenti distinguibili in rampe, pianerottoli, montanti e balaustre attraverso
la preliminare individuazione della famiglia da adottare, del tipo di elemento
da inserire e delle diverse istanze che ne specificano l’unicità nel progetto.

Figura 5.23. Alcune tipologie di scale realizzabili mediante automatismi di programma. In evidenza le
catergorie di oggetti personalizzabili: a) rampa b) supporti c) ringhiere d) pianerottoli

Le variabili utilizzate per la personalizzazione delle scale sono molteplici e


permettono di realizzare l’insieme globale delle strutture realmente esistenti,
garantendo libera espressione compositiva nella ricerca di forme e geometrie.
Le proprietà del sub-elemento rampa non si limitano solo alla specifica di
alzata e pedata, ma dettagliano il modo in cui le singole parti tendono a
relazionarsi reciprocamente. È possibile inoltre impostare regole di calcolo
per la definizione dell’inclinazione della scala stabilendo specifici rapporti tra
alzata e pedata. Definendo la minima profondità della pedata e la massima
dimensione per l’alzata possono essere combinate le variabili affinchè il
programma costruisca tutte le rampe secondo specifiche logiche, come quelle
espresse dalla regola di Blondel94.
Figura 5.24. Vincoli e relazioni di un oggetto scala. I parametri di costruzione definiscono la geometria
di alzate e pedate, mentre i vincoli di modello relazionano le strutture ai livelli altimetrici di riferimento
Figura 5.25. Relazioni interne al calcolo geometrico di una scala

Elementi di dettaglio nel raccordo geometrico tra le singole parti posso essere
ulteriormente definiti: in particolare è possibile intervenire
nell’armonizzazione di forme specifiche nella costa, sporgenza e naso di uno
scalino, in modo da realizzare costruzioni personalizzate dell’insieme.
Anche le scale ad arco, elicoidali e a chiocciola possono essere programmate
per il rispetto di vincoli predeterminati. Per esempio, le geometrie curvilinee
vengono indicizzate stabilendo parametri relativi al passo95 e alla linea di
percorso.
Analogamente, l’inserimento delle ringhiere trova quella libertà nel disegno
delle forme tanto ricercata in architettura.
Vengono definite geometria e consistenza di correnti e balaustre così come è
possibile specificare le relazioni che tra esse intercorrono nella
configurazione delle dimensioni e del passo da rispettare.
Come per qualisasi altro oggetto BIM, sono computati, per le singole entità
costituenti una scala, materiali, strutture e riferimenti analitici per l’analisi dei
costi.
Figura 5.26. Il vano scale tipo realizzato nel progetto

Le ultime componenti architettoniche ad essere illustrate nel progetto sono le


coperture. La dinamica di modellazione e la definizione delle stratigrafie
seguono, per questi elementi, le modalità operative analizzate nella
descrizione dei solai. Come per questi ultimi, le procedure parametriche
consentono di stabilire il perimetro del tetto a partire dalle geometrie di
parete, permettendone l’associazione alle entità create.
Rispetto ai modellatori CAD 3D, rappresentare una copertura a falde
inclinate costituisce un’operazione di facile esecuzione. Tra le più diffuse
tecniche parametriche per l’esecuzione di un tetto vi è quella di indicizzare
l’inclinazione di ciascuna falda agendo sulle variabili che identificano la linea
di gronda. In termini di geometria descrittiva significa definire, rispetto ad un
riferimento orizzontale, il valore caratteristico della pendenza desiderata per
ogni piano passante per le suddette rette.
Il software calcola le intersezioni tra i differenti piani eliminandone le
eccedenze in modo da realizzare una struttura solida consistente e priva di
lacune.
Con dinamiche afferenti alla geometria solida costruttiva è possibile
modellare coperture dalle forme composte, offrendo quindi ai progettisti la
possibilità di rappresentare l’insieme completo delle strutture fisiche che
definiscono questo comparto.

Figura 5.27. Principio di costruzione di una copertura a falde inclintate in un software di modellazione
parametrica. In rosso viene evidenziata la rappresentazione analitica delle rette di gronda

In ragione della complessità tecnica raggiunta dai sistemi costruttivi odierni, i


programmi per la progettazione BIM permettono di eseguire coperture
organiche avvalendosi di sistemi di modellazione più sofisticati come gli
strumenti per il disegno computazionale.
Queste rappresentazioni e le specifiche di costruzione sono estendibili alla
caratterizzazione di superfici murarie, permettendo di fatto la libera
modellazione di forme e volumi nel rispetto delle dinamiche fisiche di
esecuzione dell’opera.
Figura 5.28. Realizzazione della copertura a falde inclinate. La logica di costruzione (a) riprende gli
schemi visti in figura 5.27. I parametri (b) sono analoghi a quelli dei solai
Figura 5.29. Il modello architettonico completo
Figura 5.30. Dettaglio. La parete del piano garage è sprovvista di isolamento termico
Figura 5.31. Dettaglio. Il sistema dei terrazzi sul prospetto di accesso all’immobile

5.3.3. Le entità astratte nel progetto


Alcune delle potenzialità derivate dall’utilizzo di piattaforme BIM sono
associate ad un insieme distinto e definito di strumenti indispensabili alla
descrizione del progetto. Tali elementi, ascrivibili ad un’immagine più
astratta della modellazione parametrica, fanno riferimento ad un complesso di
regole utilizzate per la rappresentazione ottimale delle informazioni caricate
nel sistema. Risultano pertanto definiti i valori associati alla quotatura dei
disegni, alla disposizione su tavole grafiche degli stessi, ma anche strumenti
più sofisticati, come gli spazi e gli ambienti, utili nella programmazione di
esplicite verifiche normative96 e per l’elaborazione di abachi e computi.
Sebbene la definizione degli elaborati grafici possa apparire argomento da
manuale informativo, il concetto associato alle viste di progetto caratterizza
probabilmente il principale cambiamento nei sistemi di modellazione
architettonica.
Come evidenziato nelle pagine precedenti, i meccanismi di disegno
parametrico implementati nei software BIM modificano le modalità di
costruzione di un modello digitale. Mentre sugli applicativi CAD tradizionali
la definizione di strutture tridimensionali è un’attività legata ancora a
dinamiche riconducibili alla geometria descrittiva, le odierne tecnologie
offrono la possibilità di eseguire una costruzione virtuale per assemblaggio di
oggetti digitali. Lo spazio di esecuzione cessa di essere bidimensionale per
divenire un ambiente tridimensionale in cui disegnare l’opera.
All’interno di questa logica le rappresentazioni planari di piante, prospetti e
sezioni da generatrici di operazioni grafiche di estrusione si trasformano in
viste di progetto per cui, ad esempio, una sezione deriva dall’intersezione di
un piano con il modello tridimensionale sviluppato, così come un prospetto
rappresenta la geometria proiettata su una superficie planare collocata in una
specifica posizione dello spazio.
Il più grande vantaggio di un sistema così composto è associato alle relazioni
che intercorrono tra le suddette viste. Ogni modifica eseguita sul modello
digitale viene riconfigurata con procedure automatiche su piante, sezioni e
prospetti realizzati, liberando il progettista da eventuali attività di
rielaborazione dei disegni per tutte le viste associate.
I vantaggi offerti da tali dinamiche di sistema sono facilmente individuabili:
risparmio dei tempi di esecuzione del lavoro ed elaborazione di informazioni
consistenti nelle diverse tipologie di rappresentazione.
Procedendo nella documentazione del progetto, l’inserimento di note
referenziabili a singoli elementi di modello costituisce un pratico strumento
per la gestione delle informazioni.
Figura 5.32. Le piante di progetto sono ottenute sezionando il modello 3D con il piano orizzontale
associato alle viste altimetriche di riferimento

Queste entità, espressioni di oggetti annotativi, trovano largo utilizzo nella


indicizzazione di specifiche indicazioni associate ad un prodotto, ad una vista
o anche ad un materiale presente in progetto.
Le note costituiscono un ausilio ai progettisti nei processi di scambio dei
modelli, riproponendo utilità di sistema già introdotte nei software di
progettazione CAD.
Se nella rappresentazione di un progetto le quote consentono di descrivere
l’aspetto metrico delle strutture, gli spazi97, specifiche entità di sistema,
permettono di controllare superfici e volumi del modello. In termini astratti
questi elementi rappresentano la delimitazione di un vano sulla base di
famiglie di oggetti perimetrali come muri, solai, coperture e controsoffitti.

Figura 5.33. Etichette dei Locali. Specificano dimensioni e funzioni relative ai singoli ambienti. Sono
inoltre utilizzate per la definizione degli spazi nei programmi di calcolo energetico
Nelle logiche di interoperabilità delle informazioni tra applicativi differenti,
questa tipologia di istanze costituisce uno dei più diffusi vettori di scambio
dati. Le quantità di informazioni ad esse associate, sebbene specifichino nel
dettaglio contenuti di carattere geometrico, sono largamente utilizzate nella
definizione di schemi energetici per i calcoli del fabbisogno termico e le
relative verifiche, oltre a fornire una dettagliata descrizione volumetrica delle
caratteristiche architettoniche dell’edificio.
Gli ambienti di progetto, in particolare, possono essere indicizzati secondo
specifiche zonizzazioni, in termini qualitativi mediante l’utilizzo di schemi di
colore e in termini quantitativi considerando le informazioni analitiche per
computi ed abachi.
Le capacità descrittive di uno spazio vengono inoltre utilizzate all’interno di
un software BIM per la programmazione di verifiche dedicate, ad esempio il
calcolo del rapporto aeroilluminante basato sulle proprietà geometriche degli
elementi di involucro e sulle caratteristiche del vano.

Figura 5.34. Procedura di calcolo per la verifica del rapporto aeroilluminante. Il software di
progettazione BIM offre la possibilità di elaborare gli abachi, intesi come fogli di calcolo, ricorrendo a
formule logiche, statistiche e matematiche. In figura la verifica RAI è ottenuta utilizzando le
dimensioni delle istanze finestre e i dati di superficie ricavati dai locali

Il maggior vantaggio in termini di codifica delle informazioni è ottenibile


sfruttando la modellazione degli spazi all’interno di logiche di progettazione
meccanica. Le informazioni in esse contenute vengono utilizzate per
l’esecuzione delle analisi sui carichi di riscaldamento e raffreddamento per
singolo ambiente.
La possibilità di specificare l’eventuale confinamento con locali riscaldati e
non o aree esterne e il raggruppamento di più spazi secondo caratteristiche
tipologiche comuni consente di referenziare sul modello precise zone
termiche.
Il modello così creato, completo di dati di involucro e dettagli più astratti,
può essere trasferito secondo codifiche dedicate, come il formato gbXML,
verso applicativi terzi per le verifiche energetiche. L’utilità del sistema
coincide ancora una volta con la possibilità di utilizzare un modello digitale
unico per multiple operazioni. Con riferimento alle analisi normative imposte
dalla ex Legge 10/91, ad esempio, modello digitale architettonico ed entità
geometriche come gli spazi permettono di definire con assoluta precisione il
rapporto tra superficie e volume spesso causa di errori arbitrari nella scala di
valutazione energetica delle performance di un edificio.
Completa la rappresentazione delle informazioni afferenti alla disciplina
architettonica la fase destinata all’elaborazione delle immagini di rendering,
principalmente volte a caratterizzare l’aspetto dell’opera.
Figura 5.35. Rendering del progetto: il prospetto principale

Le operazioni condotte fino a questo punto hanno di fatto già caratterizzato


buona parte dei dati indispensabili all’esecuzione di immagini fotorealistiche.
Basti pensare alle diverse variabili modificate per la definizione di ogni
singolo materiale presente nel modello: le texture e le proprietà associate,
come i parametri di riflessione/trasmissione della luce, sono dettagli già
mappati in progetto ed utilizzabili dai motori di rendering per l’illuminazione
di scena.
I più importanti strumenti di progettazione BIM implementano nelle
architetture di sistema algoritmi autonomi per il calcolo dell’illuminazione e
la rappresentazione realistica delle immagini. Tuttavia, ancora una volta, le
codifiche di condivisione dati permettono di inviare il modello digitale
realizzato, con l’insieme completo delle informazioni in esso contenute, verso
specifici software per l’esecuzione di rendering, rendendo più snello il
processo texturing e limitando il professionista alla sola configurazione dei
sistemi di illuminazione desiderati.
[Link]., Singapore BIM Guide Version 2, Building and Construction Authority, Singapore, 2013,
pag. 124.
82 cfr. par. 2.3.1.
83 [Link]
84 Lenci S., Lucio Passerelli e lo studio Passerelli, Edizioni Dedalo, Bari, 1983, pag. 88.
85 21 dicembre, solstizio di inverno; 21 giugno, solstizio d’estate; 21 marzo, equinozio di primavera; 23
settembre, equinozio d’autunno.
86 Secondo il Prof. Giulio Carlo Argan: “la progettazione è una progressiva visualizzazione dell’idea
formale, cioè un progressivo trasporto di essa da uno spazio ipotetico e puramente mentale a uno spazio
determinato e concreto”, cfr. Docci M., Maestri D., Scienza del disegno, UTET Libreria, Torino, 2000,
pag. 339.
87 Lo schema consente di eseguire una modellazione completa dell’architettura, permettendo di
rappresentare, a seconda dei livelli di definizione, un numero definito di informazioni. Per esempio, una
planimetria in scala 1:500 conterrà un numero più limitato di informazioni codificate per via grafica,
dovendo descrivere l’intervento all’interno di una schematizzazione urbanistica. La rappresentazione
del modello secondo le scale 1:100, 1:50 o 1:20 permette di descrivere un numero più elevato di
dettagli che, esistendo già all’interno degli elementi digitali inseriti nel modello, non obbligano gli
esecutori ad ulteriori procedure di disegno assistito.
88All’interno di un software di progettazione BIM, si definisce generalmente host un’istanza di
modello capace di ospitare più istanze referenziate a famiglie morfologicamente diverse. Per esempio
una parete funge da host per infissi, terminali di impianto, reti di distribuzione, ma anche arredi
domestici come quadri o mobili.
89 All’interno dei software BIM esistono librerie di prodotti di vasto genere, al cui interno sono già
definiti i differenti attributi caratteristici richiesti. Il progettista ha dunque la possibilità di utilizzare le
soluzioni proposte o può personalizzare i prodotti introducendo nuovi materiali sui quali specificare i
valori di conducibilità termica, densità, massa, colore, riflessione e quanto indispensabile per la corretta
descrizione.
90Per esempio, è possibile selezionare un’istanza di parete per modificarne i contenuti o agire su
parametri del tipo per rappresentare le variazioni sull’insieme completo di entità modellate.
91In cantiere un infisso può essere posto in opera poiché è presente un muro o un tramezzo.
Analogamente nella progettazione BIM ogni elemento, associabile con un vincolo relazionale all’entità
Muro, può essere caricato nel sistema solo se è stato preliminarmente modellato il muro.
92
I meccanismi del disegno parametrico espressi nel BIM costituiscono un’importante novità rispetto
alla modellazione CAD. Sulle tradizionali piattaforme operative per il disegno assistito, ogni modifica
alla geometria dell’oggetto tridimensionale deve essere eseguita manualmente dall’operatore, incidendo
negativamente sui tempi di esecuzione della commessa.
93 [Link]
94La formula di Blondel, rirpesa dal D.M. n. 236 del 1989, stabilisce il rapporto tra alzata e pedata
nella relazione: 2A + P = 62 ÷ 64 cm.
95 Il passo di una scala a chiocciola è definito come la distanza tra due punti analoghi della scala, mai
inferiore a 2,00 m. cfr. Pennisi A., Realizzare una scala, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna,
2011, pag. 31.
96 Verifica dei rapporti aeroilluminanti, rispetto dei requisiti di accessibilità, visibilità e adattabilità, vie
di esodo, ecc.
97 In alcuni software BIM queste entità possono essere indicate con termini come “locali”, “rooms”,
“spaces” o “vani”. In particolare, le “rooms” o i “locali” sono tipicamente usati dagli architetti mentre
gli “spazi” dai progettisti di impianti elettrici, idraulici e meccanici. Sia i locali che gli spazi
contengono parametri identificativi (nome, numero e livello associati all’ambiente) e spaziali
(perimetro, area e volume). Inoltre, i locali forniscono informazioni proprie della disciplina
architettonica relative, ad esempio, a finiture di pavimenti, muri e soffitti, mentre gli spazi forniscono
dati caratteristici della progettazione MEP, quali flussi di aria, carichi elettrici e di climatizzazione.
6. 3D BIM Strutturale

6.1. La modellazione tridimensionale nella pratica


professionale
Gli strumenti per la progettazione tridimensionale di strutture digitali
derivano da applicazioni informatiche afferenti all’industria militare che, più
in generale, rispondono alla soluzione di problematiche riguardanti
l’ingegneria meccanica ed aeronautica.
Se la disciplina architettonica si è convertita, in tempi più recenti, ad
applicativi per la rappresentazione tridimensionale di oggetti, la modellazione
3D in ambito strutturale è una pratica ormai consolidata.
In particolare, il passaggio da meccanismi di programmazione delle
informazioni mediante riga di comando a sistemi di modellazione basati su
interfacce grafiche più intuitive ha incentivato le case di produzione software
ad elaborare strumenti più sofisticati per il disegno tridimensionale.
Poiché l’affinamento del calcolo strutturale ha sempre prediletto lo studio
degli oggetti in riferimenti spaziali piuttosto che planari, il settore
dell’ingegneria civile ha prestato maggiore attenzione al problema della
modellazione 3D, con il solo obiettivo, però, di realizzare calcoli ad elementi
finiti, limitando di fatto l’enorme potenziale associato alla disciplina. A ciò si
aggiunge la necessità, all’interno delle procedure operative tradizionali, di
rielaborare le informazioni geometriche derivate dalla filiera architettonica,
legata, come illustrato nel capitolo precedente, a dinamiche di
rappresentazione bidimensionali.
In tale contesto, le piattaforme operative BIM assumono la veste di
collegamento tra la pratica architettonica e quella ingegneristica permettendo
ai tecnici coinvolti di operare in ambienti digitali condivisi. I dati strutturali
possono essere impiegati come modelli analitici per l’esecuzione di calcoli
associati, per la verifica della congruenza con i riferimenti prodotti dalle
restanti discipline e per l’invio verso le sedi di prelavorazione delle
informazioni necessarie alla produzione di elementi di carpenteria.
Seppure di elevata valenza tecnica, allo stato dell’arte, un software BIM
strutturale non è in grado di eseguire quella pluralità di operazioni richieste
ad un applicativo per il calcolo ad elementi finiti. Per questa ragione le
codifiche di interoperabilità garantiscono il trasferimento delle informazioni
prodotte verso applicativi terzi, più specifici per la verifica strutturale.
Nelle pagine che seguono sono illustrati i possibili iter operativi eseguibili su
piattaforme BIM orientate alla progettazione strutturale e le diverse modalità
di interoperabilità con applicazioni dedicate all’esecuzione di calcoli analitici.

6.2. Dinamiche di modellazione strutturale


Le applicazioni digitali per la verifica strutturale sono contraddistinte da
sistemi di codifica delle informazioni tra loro integrati e comuni alla maggior
parte dei software in commercio. Gli ambienti di elaborazione dei dati
possono essere raggruppati in tre categorie di esecuzione: modellazione (pre-
processing), calcolo (analisys) e verifica (post-processing).
Nelle attività di pre-processing viene eseguita la modellazione analitica della
struttura discretizzando l’insieme delle caratteristiche costruttive dell’opera
(materiali, sezioni degli elementi, ecc.).
A valle della caratterizzazione del modello vengono dettagliati vincoli e
carichi di progetto, suddivisi secondo sequenze logiche di casi elementari,
successivamente combinati in funzione delle normative di riferimento.
Il modello costruito viene indicizzato verso solutori ad elementi finiti che
procedono alla risoluzione del sistema matriciale associato alla struttura.
L’analisi dei risultati, nella rappresentazione delle caratteristiche della
sollecitazione e delle relative deformate, caratterizza la fase di verifica e
validazione del calcolo, avviando la progettazione strutturale verso livelli
esecutivi.
La logica della produzione digitale, secondo le modalità rappresentate,
implica che gli errori di gestione dei dati in fase di modellazione tendono a
viziare le successive analisi e verifiche delle soluzioni, alterando di fatto i
risultati di calcolo.
Per questa ragione, molti degli investimenti delle software house sono stati
condotti verso l’ottimizzazione delle piattaforme di pre-processing, in modo
da semplificare le procedure di costruzione geometrica ed analitica delle
strutture. Non è difficile trovare in commercio prodotti in grado di
automatizzare queste attività, mediante codifica di formati DWG o DXF, o,
nelle applicazioni più evolute, sviluppando ambienti CAD interni al sistema
di gestione strutturale.
Sebbene questa procedura di condivisione delle informazioni sia stata un
primo tentativo di successo nell’agevolare il processo di interoperabilità tra le
parti, non è tuttavia perseguibile all’interno di paradigmi propri della
progettazione integrata, che configurano i modelli digitali come entità
intelligenti e virtualmente connesse.
In questa logica di operatività, gli strumenti per l’esecuzione di BIM
strutturale si inseriscono all’interno della fase di pre-processing, consentendo
al progettista di utilizzare le informazioni derivate dalla compagine
architettonica e di impostare con sufficiente dettaglio la modellazione
geometrica ed analitica associata alle strutture. A differenza di tradizionali
programmi di calcolo, un’applicazione BIM dedicata consente l’esecuzione
della modellazione strutturale in uno spazio virtuale condiviso con la
disciplina architettonica.
Con queste procedure è possibile programmare vincoli e relazioni tra le
singole parti caratterizzanti ciascun settore in modo da referenziare attributi e
posizioni spaziali. Una modifica occorsa ad uno solo dei modelli può pertanto
essere interpretata in tempo reale dalla restate parte in modo da adattare la
struttura alle nuove configurazioni disegnate.
Prima di illustrare nel dettaglio il flusso di lavoro nella disciplina BIM
strutturale è bene distinguere le diverse modalità con cui i software di analisi
schematizzano digitalmente una struttura.
Le informazioni programmate su un modellatore per il calcolo strutturale
configurano in sintesi due schemi di analisi: un modello analitico, in cui
l’insieme di travi e pilastri viene discretizzato agli elementi finiti, ed un
modello geometrico che ne illustra le dimensioni e i materiali in uso.
In riferimento ad un ipotetico nodo travi pilastri, ad esempio, la
rappresentazione dei modelli può essere schematizzata secondo tre tipologie
differenti.
Una prima modalità consiste nell’esecuzione di un modello in cui la
componente analitica e il riferimento di quella geometrica coincidono con le
quote di estradosso di travi e solaio. In tale configurazione lo schema di
calcolo rispetta la posizione dei nodi di inserimento degli elementi98 (figura
6.1).

Figura 6.1. Il modello analitico di calcolo coincide con l’estradosso delle travi

Uno schema meno veritiero, ma certamente più semplicistico, prevede la


costruzione del modello analitico secondo le direttrici degli assi baricentrici
di travi e pilastri (figura 6.2). Questa modalità di esecuzione predilige
meccanismi orientati più al calcolo che alla rappresentazione esatta delle
geometrie. Per strutture di complessità più elevata è possibile che assi
baricentrici e modelli analitici non coincidano, vanificando di fatto la
descrizione esecutiva delle strutture. Sebbene secondo specifiche tolleranze
possa essere accettato il modello analitico, non è difficile, in taluni casi,
apportare modifiche agli elaborati grafici necessari all’esecuzione in cantiere
delle strutture. La terza tipologia di rappresentazione degli schemi di calcolo
prevede la modellazione degli elementi strutturali con riferimento
all’estradosso delle travi ed assi analitici referenziati ai baricentri di ogni
oggetto (figura 6.3). Quando si opera con queste modalità, con riferimento al
tratto deformabile delle travi, occorre considerare la discontinuità nel
diagramma delle azioni interne flettenti visualizzato in fase di verifica. Tale
sollecitazione, dovuta all’ipotesi di piano rigido che agendo sui nodi
strutturali permette lo spostamento relativo solo in direzione verticale, si
somma alle azioni di carichi concentrati o incrementi di sforzo dovuti a parti
strutturali secondarie.
Figura 6.2. Il modello analitico di calcolo coincide con gli assi baricentrici degli elementi strutturali

L’importanza nella scelta del tipo di modellazione da eseguire risiede nella


possibilità di controllo delle caratteristiche della struttura e dei valori analitici
e geometrici generati dal software. Si tratta quindi di stabilire i criteri con cui
gli analisti operano i relativi calcoli, in modo che, secondo i principi di
interoperabilità, nello scambio di informazioni tra diversi applicativi, i dati
raccolti siano sempre attendibili e quantificabili dalle parti.

Figura 6.3. Modellazione strutturale condotta in riferimento all’estradosso degli elementi strutturali e
modello di calcolo coincidente con gli assi baricentrici
6.3. Costruzione del modello strutturale
I flussi di attività descritti nel presente capitolo fanno riferimento ad approcci
operativi ClosedBIM nell’utilizzo delle piattaforme applicative per
l’esecuzione dei modelli, ma elaborate secondo standard Open.
Le modalità con cui eseguire la modellazione strutturale condivisa con le
restanti discipline sono pertanto replicabili anche utilizzando applicativi di
terze parti, poiché l’universalità del metodo è garantita dall’estensione IFC.
In generale, la fase di progettazione strutturale ha inizio a seguito di
validazione del modello architettonico preliminare. Considerata la
modellazione definitiva e il successivo livello esecutivo, come passaggi in cui
dettagliare le informazioni di progetto per la corretta esecuzione dell’opera, è
sufficiente che committenza e progettisti completino la descrizione
geometrica e spaziale dell’immobile. Il modello così rappresentato può essere
condiviso con la disciplina strutturale e quelle relative alla progettazione
impiantistica in modo che l’attività di modellazione delle singole parti possa
proseguire secondo dinamiche sincrone e partecipate.
La prima operazione da eseguire prevede l’esportazione del modello
architettonico IFC verso l’ambiente di progettazione strutturale, andando a
relazionare gli elementi condivisi tra i due spazi.
Prima di procedere all’estrazione dei dati occorre, nelle fasi preliminari di
programmazione, stabilire la tipologia di estensione richiesta dalle parti.
Poiché IFC è uno standard in costante aggiornamento è possibile che
l’insieme di applicazioni utilizzate dai professionisti per la progettazione
BIM non disponga di analoga licenza per l’estensione99. Per questo è
consigliabile stabilire fin da subito la tipologia di parametro di scambio
condiviso in modo da evitare errori di comunicazione e vizi di traduzione. Più
le estensioni risulteranno aggiornate maggiore sarà la qualità delle
informazioni scambiate100.
Un software di modellazione BIM associa di default i contenuti parametrici
di un determinato oggetto con la relativa notazione IFC. Una parete, ad
esempio, viene indicizzata nell’entità “IfcWallStandardCase” poiché
caratterizza un elemento appartenente alla categoria Muro.
Figura 6.4. Un file di assegnazione IFC è un’estensione di testo *.txt in cui ciascuna entità prodotta in
ambiente BIM viene associata al relativo codice IFC. Ogni riga della finestra di dialogo rappresenta una
categoria o sottocategoria di elementi. Nell’esempio di figura l’oggetto Porta è definito in IfcDoor ed
esportato secondo le variabili programmate. Elementi secondari, come ad esempio le annotazioni per le
dimensioni delle porte, possono non essere esportati semplicemente associando al parametro il
comando “Non esportato”. Il software codifica gli indirizzi programmati nel file di testo e provvede a
generare il modello IFC secondo le esigenze delle progettazione. Per tutti gli elementi della costruzione
non associati alle classi di esportazione IFC, il valore di default visualizzato nella finestra è “File non
esportato”

Seguendo una modellazione tipo, come quella illustrata nel capitolo 5, ogni
istanza sarà classificata secondo determinate famiglie di appartenenza,
codificate in base alle sintassi di sistema. Possono tuttavia sussistere
condizioni tipiche in cui la personalizzazione degli oggetti architettonici
indirizzi la traduzione IFC delle entità come modelli generici.
Per poter relazionare il modello costruito con una specifica categoria è
opportuno creare dei parametri condivisi con le famiglie esistenti in modo da
generare entità personalizzate. I valori rappresentati vengono memorizzati in
un file di testo indipendente che, se reso disponibile per la condivisione in
rete con gli altri operatori della filiera, consente a tutti di associare i parametri
di una famiglia personalizzata con gli attribuiti definiti.
Questa procedura può essere eseguita per via grafica mediante la
modellazione di nuove famiglie di sistema con le diverse categorie di tipo che
caratterizzano l’entità. Per poter esportare correttamente le informazioni
rappresentate, i parametri “IfcExportAs” e “IfcExportType” andranno a
costituire l’insieme di attributi relativi alle famiglie e ai tipi generati in modo
da classificare, secondo opportuni indirizzi progettuali, le entità da trasferire
verso applicativi non nativi.
Dopo avere definito la qualità e la quantità degli oggetti da esportare, il
modello architettonico, salvato in formato IFC, viene condiviso con la
disciplina strutturale. La codifica dei dati permette all’applicativo ospite di
tradurne l’insieme globale delle informazioni, ma non consente alcuna
modifica nei contenuti. Questa particolarità garantisce la tutela e l’integrità
degli elementi scambiati, individuando nella disciplina architettonica il
responsabile unico di quanto prodotto.
L’integrazione tra le parti viene garantita da meccanismi relazionali che
stabiliscono determinati vincoli ed associazioni. È possibile programmare il
sistema in modo che le modifiche eseguite su un modello vengano registrate
anche su gli altri software su cui gli oggetti sono condivisi. La procedura più
semplice per il raccordo tra i modelli viene eseguita attraverso notifiche di
popup che segnalano alle applicazioni in esecuzione l’avvenuta modifica ad
una componente di progetto. Operando secondo tali modalità un operatore
può adattare il modello alle varianti apportate o, ancora più facilmente, può
reimportare l’IFC corretto sul proprio terminale, in modo da progettare con
dati costantemente aggiornati.
Il coordinamento interdisciplinare proprio della progettazione BIM permette
di eliminare tutte le possibili rielaborazioni delle informazioni con benefici in
termini di qualità del prodotto e di risparmio nei tempi di consegna.
Le entità di progetto controllabili sugli applicativi in esecuzione sono riferite
ad oggetti strutturali e tipologie astratte. Livelli, griglie, pilastri, muri,
pavimenti, aperture e impianti in generale costituiscono un insieme
sufficiente di articoli da relazionare tra tutti i modelli bim.
Come per qualsiasi altro modellatore strutturale, la progettazione tecnica
viene eseguita sulla base della definizione di uno schema di griglie e fili fissi.
Tali entità rappresentano piani finiti volti a fornire i riferimenti caratteristici
per il posizionamento spaziale degli elementi di modello.
Le geometrie dell’oggetto seguono andamenti rettilinei, curvi o composti, in
modo da personalizzare i supporti di ancoraggio per i relativi schemi di
calcolo.
Le variabili relazionali delle griglie seguono dinamiche operative analoghe a
quelle viste per i livelli altimetrici.
Il vantaggio associato ad un corretto utilizzo di queste entità risiede nella
possibilità di controllare un insieme definito di oggetti ad esse associate. I
pilastri strutturali possono essere referenziati ai nodi di intersezione tra due
griglie di modello.
L’attribuzione di vincoli geometrici tra questi elementi permette, per
esempio, di fissare la posizione spaziale di gruppi caratteristici di fili fissi con
gli oggetti associati, o di controllarne, in antitesi, gli spostamenti relativi.

Figura 6.5. Tracciamento delle griglie di riferimento sulla base del modello bim architettonico
importato in IFC

In uno spazio di modellazione distinto nelle fasi iniziali dalle sole entità
astratte rappresentate da griglie e livelli, sono proprio queste ultime a
realizzare il primo vincolo tra i due ambienti BIM.
Questa organizzazione, oltre a definire le entità di appoggio per la
costruzione del modello di calcolo, relaziona il progettista strutturale con
l’ambiente di modellazione architettonica, in modo da controllare possibili
variazioni alla geometrie di impalcato.

Figura 6.6. Relazione tra i livelli altimetrici architettonici e strutturali (rosso)

6.3.1. Modellazione geometrica e componenti analitiche


Nelle procedure di modellazione BIM, in riferimento alle dinamiche della
progettazione strutturale, il modello fisico e quello analitico, sono parte di un
unico processo costruttivo. L’inserimento nell’ambiente digitale di un
qualsiasi oggetto materiale presuppone la modellazione simultanea della
relativa controparte analitica. Il legame che distingue le due rappresentazioni
si basa su specifiche regole programmabili all’interno delle singole istanze.
Le logiche della modellazione strutturale seguono le procedure di disegno
analizzate nella progettazione architettonica secondo meccanismi relazionali
tra oggetti ospiti ed ospitanti. Nel caso specifico, gli iter di costruzione, più
che essere vincolati alle dinamiche di costruzione geometrica, trovano
validità nel rispetto dell’omogeneità analitica dell’intera struttura. Se su un
BIM architettonico una Finestra esiste perché è presente l’host Muro, le
griglie di riferimento, all’interno del solutore strutturale, offrono la possibilità
all’utente di operare una costruzione geometrica di oggetti secondo iter di
riferimento differenti.
Ciò che vincola il progettista è la validità del modello analitico, che deve
essere contraddistinto da una continuità geometrica in ogni sua parte.
Secondo questo principio risulta possibile disegnare un solaio, ma per poterne
caratterizzare la relativa componente analitica occorre che siano presenti nel
modello i riferimenti Trave per il trasferimento degli sforzi. Analogamente, le
travi di impalcato trasmettono i carichi alla struttura grazie alla connessione
con i pilastri, questi ultimi collegati alle travi di fondazione.
Ancora una volta, quindi, la gerarchia di modellazione nei software BIM
deve essere letta come una programmazione digitale che replica con ottima
approssimazione la procedura di costruzione del modello fisico reale. Questo
paradigma semplifica le operazioni di progettazione virtuale rispetto ai
tradizionali sistemi CAD.
In linea con le operazioni eseguibili su un qualsiasi applicativo per l’analisi
strutturale agli elementi finiti, vengono definite le proprietà analitiche delle
singole parti e disegnate le relative sezioni geometriche.
Nel caso presentato, la posizione isolata dell’edificio e le limitate estensioni
longitudinali e in alzato hanno suggerito l’utilizzo di sistemi costruttivi a
telaio in calcestruzzo armato.
Lo schema statico, per la maggior parte della superficie regolare e
simmetrico, presenta differenze geometriche lungo il prospetto di accesso allo
stabile, in cui il ricorso a volumi in aggetto è reso possibile dall’inserimento
di setti e travi sfalsate.
La distribuzione funzionale degli ambienti è stata studiata in modo da rendere
naturalmente areati tutti i locali presenti. Secondo tale criterio compositivo,
per praticità e caratteristiche distributive, i servizi igienici sono stati
localizzati intorno a cavedii centrali collocati in prossimità dell’irrigidimento
del vano ascensore. Questo disegno ha consentito di limitare l’estensione
geometrica dell’intero blocco dell’edificio, garantendo i requisiti di igienicità
sopra elencanti e sacrificando, nel posizionamento in pianta, locali accessori.
Figura 6.7. Rappresentazione di un pilastro strutturale. La geometria è associata ad un host di
riferimento contrassegnato dall’intersezione dei piani di griglia D-1. Definite le dimensioni della
sezione rettangolare, lo sviluppo in altezza della colonna è vincolato ai piani altimetrici descritti. In
questo modo è possibile variare la posizione e la geometria di un insieme di oggetti modificando i
parametri delle entità astratte ospitanti

La modellazione strutturale segue una prima collocazione dei pilastri lungo le


direttrici stabilite da griglie e livelli. Come tutti gli oggetti realizzati in BIM
anche i pilastri sono famiglie di sistema personalizzabili nei parametri di tipo
e istanza. Tra le variabili definibili, oltre ai connotati geometrici espressi dal
disegno di sezione e dai vincoli di posizione, rivestono particolare importanza
la programmazione dei materiali, il cui valore interviene nella
caratterizzazione della resistenza meccanica della sezione e nel peso proprio
del pilastro, e il dimensionamento geometrico del copriferro di armatura.
L’esempio di figura 6.7 evidenzia la collocazione dei pilastri in specifici host
di riferimento definiti da griglie e livelli. La presenza del modello
architettonico fornisce un ulteriore superficie di appoggio per gli elementi
strutturali mediante snap.
Così come avviene per le entità astratte, le specifiche di sistema permettono
di vincolare, ad esempio, il pilastro strutturale alla parete architettonica in cui
è collocato. Questo metodo consente di aggiornare le parti in caso di
modifiche nel posizionamento degli oggetti.
Il garante di una procedura così efficiente è ancora una volta la codifica IFC,
con l’insieme di attributi trasferibili in un solo file di sistema.
È buona regola tuttavia evitare un eccesso di vincoli tra i modelli, operazione
che renderebbe a lungo andare più articolata la gestione delle parti. Per questa
ragione, gli operatori BIM sono soliti relazionare tra loro astrazioni come
livelli e griglie piuttosto che elementi fisici dell’insieme.
Le procedure per la definizione degli attributi ed il posizionamento degli
oggetti, nella diversità delle entità rappresentate, sono eseguite con analoghe
dinamiche di esecuzione.
Come anticipato, la modellazione geometrica dei telai strutturali prevede la
definizione delle strutture analitiche associate, secondo criteri gestiti
dall’utenza.
Un modello analitico è la rappresentazione tridimensionale semplificata della
descrizione tecnica di una costruzione fisica strutturale. Le proprietà estese a
questi oggetti, come il rilascio dei carichi, l’indicazione del modulo di Young
e del coefficiente di Poisson, definiscono un sistema di progettazione
completo per analisi statiche, dinamiche, lineari e non lineari.
Per poter operare una modellazione corretta degli elementi finiti occorre
rilevare i meccanismi di connessione tra le singole parti. Se la modellazione
BIM viene condotta secondo approcci progettuali che prevedono la
collocazione del modello di calcolo in posizione baricentrica rispetto alle
entità geometriche (figura 6.3), occorre verificare l’omogeneità del modello
analitico.
Nell’esempio riportato, la costruzione geometrica eseguita sul modellatore,
presenta un orientamento degli oggetti prossimo ai valori esecutivi, previa
validazione dei calcoli.
Per ridurre le discrepanze associate allo schema di calcolo, occorre eseguire
specifici controlli, in parte automatizzati, che mirano a ristabilire la
congruenza tra gli elementi. Non si tratta di un effettivo problema di
validazione dei modelli, quanto di un’ottimizzazione efficiente degli schemi
calcolo in modo che le verifiche associate non vengano inficiate da vizi di
programmazione.
Figura 6.8. Alcuni dei meccanismi di definizione del modello analitico associato ad un oggetto trave o
pilastro. Le diverse disposizioni influenzano la descrizione dello schema strutturale

La corretta pratica per l’ottimizzazione dei modelli analitici e geometrici


prevede un attento inserimento delle singole parti. La necessità di collegare
travi e pilastri in nodi che presentano eccentricità geometriche segue la
selezione puntuale, nelle modalità di inserimento degli oggetti (figura 6.8), di
tutte le entità convergenti.
Gli automatismi presenti nei software BIM consentono di affinare gli schemi
strutturali anche in fase post-modellazione, mediante specifici strumenti di
regolazione analitica.
Questi elementi realizzano effettivi collegamenti tra le parti fornendo rigidità
al modello senza aggiunta di geometria.
La correzione negli schemi di calcolo ha valenza nelle elaborazioni di analisi
poiché permette la trasmissione di sforzi e momenti parassiti generati da
connessioni eccentriche, garantendo una verifica più attendibile nell’intorno
dei nodi.
La regolazione automatica di un elemento strutturale viene eseguita
calcolando la posizione delle travi ed aste più vicine, in modo da valutare una
plausibile connessione.
Questo comportamento è definibile per ciascuna entità modificando le
variabili della singola istanza nelle impostazioni di tolleranza.
L’insieme di procedure che automatizzano la modellazione dello schema
analitico costituiscono operazioni reversibili ed integrabili: definita la
geometria della struttura è possibile intervenire nella modifica dei riferimenti
analitici lasciando inalterata forma e posizione degli oggetti fisici.

Figura 6.9. Dinamiche di regolazione analitica delle strutture. L’immagine (a) mostra le imperfezioni
degli schemi analitici dovuti a collegamenti baricentrici tra pilastri e travi. La presenza di setti e
l’eccentricità del collegamento delle travi non è automaticamente referenziata alle geometrie di
modello. I meccanismi di regolazione presenti in ambiente BIM permettono di localizzare la
componente analitica nell’esatta posizione di calcolo (b) considerando opportune rigidità senza
aggiunta di oggetti

La fase di programmazione analitica della struttura, con la definizione dei


carichi e le rispettive combinazioni, non apporta alcuna modifica sostanziale
alle procedure di esecuzione tipiche di un modellatore ad elementi finiti.
Tuttavia, la dinamicità degli spazi operativi rende più efficace ed intuitiva la
manipolazione di attributi analitici più complessi, come il disegno di un
carico uniformemente distribuito su una superficie inclinata.
Per ogni asta del modello è possibile stabilire le condizioni al contorno
verificando la tipologia di rilasci all’estremità dell’elemento unifilare.
Oltre alla programmazione dei vincoli, che può essere eseguita selezionando i
tipi di sollecitazioni da trasmettere ai nodi, è possibile indicare l’insieme delle
forze puntuali agenti sulle terminazioni delle aste, per un indirizzo puntuale
degli sforzi di calcolo.
Questo tipo di modellazione trova utilità nell’analisi di criticità specifiche,
come la verifica isolata di una componente di struttura o, per esempio, nello
studio delle sollecitazioni su un nodo realizzato con giunti in acciaio.

Figura 6.10. Programmazione dei vincoli per un’asta con indicazione degli sforzi di estremità

Definiti i vincoli per l’insieme globale delle aste e stabilita l’ipotesi di piano
rigido per ciascun impalcato, il metodo più semplice per l’applicazione delle
azioni strutturali al modello analitico prevede la distribuzione di carichi
lineari e superficiali sugli oggetti modellati.
In funzione della continuità del modello e della congruenza tra le parti, il
solutore interno al software elabora i risultati dell’analisi per fornire
valutazioni sulla stabilità, sulle sollecitazioni e sulle relative deformazioni
calcolate.

Figura 6.11. Modello strutturale dell’edificio. In evidenza la rappresentazione geometrica, necessaria


per la descrizione esecutiva degli elaborati grafici e il modello analitico ad elementi fini. La struttura
viene programmata con carichi distribuiti secondo le logiche dei più comuni modellatori FEM
La procedura di distribuzione analitica dei carichi e la programmazione fisica
della struttura, nella definizione di vincoli interni ed esterni, trovano
giustificazione se gli applicativi per la verifica strutturale a cui i modelli sono
destinati dispongono di opportuni strumenti per la traduzione dei dati caricati.
Avendo definito un modellatore BIM strutturale come un ambiente di pre-
processing, l’insieme delle informazioni caricate nel sistema deve essere
trasferito verso programmi in grado di eseguire le verifiche tecniche delle
parti secondo i riferimenti normativi in vigore.
I software più evoluti permettono l’esecuzione di analisi lineari sugli schemi
ad elementi finiti, fornendo al progettista un valido strumento per il corretto
dimensionamento delle strutture.
Occorre quindi che il gruppo di lavoro abbia consapevolezza della qualità
delle informazioni scambiate, sulla base delle risorse impegnate, in modo da
ottimizzare i tempi di esecuzione del progetto.
Non è difficile trovare impedimenti nella trasmissione di informazioni
analitiche particolarmente complesse, come la descrizione del
comportamento non lineare di una struttura di pali di fondazione.
Anche se presenti difficoltà di traduzione nei modelli analitici tra software
BIM e strumenti per le analisi FEM, l’utilizzo del Building Information
Modeling garantisce comunque una corretta modellazione geometrica delle
parti poiché i telai sono relazionabili con i modelli architettonici e quelli di
impianti.
Gli odierni strumenti per la verifica strutturale sono in grado di interpretare
correttamente le geometrie IFC importate, svincolando l’utenza da ridondanti
operazioni di programmazione di fili fissi, definizioni di sezioni/materiali e
modellazione spaziale delle parti.
Ricordando che l’insieme delle informazioni modellate su BIM viene
memorizzato all’interno di un database di sistema condiviso, un importante
utilizzo in fase di progettazione strutturale risiede nella possibilità di definire
le componenti di armatura per tutti gli oggetti presenti.
Le dinamiche di elaborazione di queste entità sono ancora una volta legate a
procedure parametriche in parte automatizzate.
In approcci progettuali tipici del ClosedBIM, la possibilità di gestire i dati di
progetto tra differenti programmi sviluppati da una stessa software house può
garantire, tra i differenti applicativi in esecuzione, un tipo di bidirezionalità
più efficiente rispetto a orientamenti Open. Secondo queste logiche le
verifiche tecniche strutturali condotte su software di analisi non nativi
restituiscono il valore qualitativo e quantitativo delle barre di armatura, in
modo che queste possano essere implementate con rapidi aggiornamenti
automatici sui programmi di destinazione BIM.
Poter disporre di informazioni di questa tipologia, oltre a garantire la
completezza dei dati disponibili, consente di simulare l’esecuzione dei nodi
strutturali, permettendo la risoluzione anticipata di possibili difficoltà
esecutive in sede di cantiere.
Caratteristiche risultano le variabili di programmazione delle barre. Poiché i
modellatori parametrici permettono una libertà di modifica degli elementi
progettati, le proprietà delle armature possono essere variate a seconda delle
necessità richieste, nelle tolleranze espresse da normativa.
Tra i parametri essenziali del tipo, oltre alle caratteristiche di resistenza
riferite alle tipologie di acciai utilizzati, gli interventi di modifica alle
dimensioni permettono di personalizzare forma e geometria di barre e staffe,
garantendo l’esatta collocazione negli host di riferimento. Le variabili di
dipendenza dal copriferro e le possibili combinazioni di inserimento
dell’armatura, secondo specifiche simmetrie e predeterminati passi,
consentono una completa progettazione dei telai strutturali.
Poiché gli applicativi BIM prevedono il controllo delle interferenze
geometriche tra l’insieme di oggetti modellati, per giunzioni e nodi
particolarmente complessi è possibile studiare il migliore posizionamento
delle barre, evitando ridondanti sovrapposizioni tra le singole parti.
Figura 6.12. Tipologie di curvature e variabili dimensionali programmabili nel modellatore BIM
Strutturale Autodesk Revit Structure

La struttura tridimensionale del modello e la qualità della descrizione dei telai


in funzione della scala di rappresentazione permettono di illustrare
dettagliatamente il funzionamento di un oggetto. In questo modo, per
progettazioni complesse, la programmazione parametrica funge da supporto
alle procedure di esecuzione in cantiere, risolvendo in sede di analisi
specifiche difficoltà nella messa in opera delle strutture.
Figura 6.13. Dettaglio del telaio strutturale completo delle barre di armatura
Figura 6.14. Sovrapposizione modello BIM Architettonico con modello BIM Strutturale

6.3.2. Interoperabilità dei dati


Nelle precedenti pagine è stato illustrato un flusso di lavoro tra la disciplina
architettonica e quella strutturale, che permette di scindere con maggiore
facilità le informazioni indispensabili al calcolo da quelle più numerose del
progetto costruttivo. L’utilizzo di due modelli BIM distinti, ma collegati da
vincoli relazionali, facilita la compartimentazione dei dati agevolandone la
gestione dei contenuti.
Non è tuttavia un errore modellare la componenete analitica strutturale nello
spazio in cui è digitalizzato il progetto architettonico, elaborando le
informazioni in un unico file IFC. Seguendo questo iter, occorre individuare
all’interno delle codifiche di esportazione, la tipologoia di dati da traferire
verso applicativi per la risposta strutturale, realizzando, in fase di post-
modellazione, quella divisione delle informazioni disciplinari.
La tipologia di esecuzione di un progetto in BIM è relazionata al grado di
complessità dell’opera. Strutture di grandi dimensioni, in cui le componenti
di impianto e quelle strutturali sono tali da richiedere l’intervento di più
professionisti nell’elaborazione delle informazioni, prediligono approcci
esecutivi orientati alla definizione di più modelli, in modo da ottimizzare i
tempi nella digitalizzazione dei dati.
Poiché allo stato dell’arte non esiste un unico software BIM capace di
soddisfare l’intero ciclo di progettazione di un’opera, i formati digitali per il
trasferimento delle informazioni, nella loro struttura di codifiche neutrali,
sopperiscono a questa mancanza. Come anticipato, all’interno della
modellazione strutturale il Building Information Modeling trova valenza
come strumento pre-processore e di analisi, ma difficilmente capace di
eseguire la successiva verifica delle parti. Tale impedimento non è imputabile
a limiti tecnologici nei programmi di esecuzione, quanto ad un’eterogenea
distribuzione di riferimenti normativi nazionali per la validazione del
costruito.
Ogni sofware per la verifica strutturale codifica le specifiche di calcolo e le
modalità di esecuzione secondo formati nativi, proprietari e non consultabili.
Questa tendenza rende di fatto difficile la traduzione delle informazioni
modellate in BIM su software FEM.
L’Industry Foundation Classes opera oramai da diversi anni
nell’internazionalizzazione delle codifiche di interscambio in modo che tutti i
software di progettazione, relativamente alla complessità delle loro strutture,
possano cooperare nel processo di digitalizzazione delle parti, così da
garantire l’integrità delle informazioni scambiate.
Le maggiori difficoltà di collegamento tra applicativi per il calcolo strutturale
e software di progettazione BIM risiedono nella traduzione dei contenuti
analitici.
Tra i possibili trasferimenti efficienti si segnala la possibilità di scrivere un
file di input, generalmente ASCII, secondo le sintassi del programma di
calcolo utilizzato in modo da descrivere contenuti come materiali, sezioni,
coordinate, incidenza degli elemetnti finiti, vincoli e quanto indispenabile alla
caratterizzazione degli schemi statici. Questo iter è percorribile solo se è
possibile accedere al database di modello sul software destinatario.
Esistono in commercio programmi di calcolo con impostazioni “open” che
consentono di esplorare l’architettura del linguaggio operando con un
generico editor di testo. Queste tipologie di applicazioni garantiscono la
verifica di eventuali anomalie nel trasferimento dei dati, operando un ruolo
caratteristico nella validazione dei modelli.
Un altro tipo di connessione tra solutori ad elementi finiti e programmi BIM
fa riferimento a tipi di collegamento diretti, in cui lo scambio di informazioni
tra i due software viene gestito attraverso procedure automatizzate,
riservando il compito al progettista della gestione dei parametri selezionabili
nelle interfacce grafiche di interoperabilità.
In generale gli standard odierni garantiscono un’elevata efficacia nei
trasferimenti di schemi strutturali a telaio; di più complessa soluzione appare
invece la gestione di elementi bidimensionali come piani di taglio, setti
sismici, vani scala e la discretizzazione di continui più articolati come
strutture a curvatura multipla.
Le capacità di interconnessione degli ambienti software dipendono dagli
orientamenti dei programmi di calcolo. Per poter facilitarne il legame,
occorre operare secondo specifiche strategie di input dati in fase di
modellazione. Ad esempio, ai fini del rispetto della congruenza, ogni
intersezione trave pilastro deve realizzarsi in un nodo analitico. Ciò significa
costruire un pilastro strutturale in BIM non come un elemento estruso dal
piano di fondazione a quello di copertura, ma come un’entità sezionata in
corrispondenza di ogni impalcato. Se il software di verifica disponesse di
macro elementi per la modellazione di mesh bidimensionali sarebbe invece
possibile costruirne la geometria già all’interno del programma BIM.
A differenza di analisi globali, nelle verifiche locali la discretizzazione degli
elementi di modello tende a digitalizzare il più fedelmente possibile la
rappresentazione fisica dell’oggetto tridimensionale. Al fine di indirizzare
correttamente le procedure di esecuzione, occore quindi decifrare il livello di
connessione tra programmi BIM e FEM in modo da comprendere quali
elementi modellare sui singoli applicativi.
Nel dialogo tra calcolatori il formato IFC fornisce una valida soluzione ad
una serie di lacune organizzative, non tanto nella quantità delle informazioni
trasferite quanto nella corretta individuazione dei dati scambiati. Il limite
della codifica risiede nell’impossibilità, allo stato dell’arte, di disporre di
informazioni dedicate al modello di calcolo, risolvendo soltanto il
trasferimento di oggetti solidi. Tuttavia, poiché sempre più solutori
implementano i suddetti formati di interoperabilità, i software di calcolo sono
in grado di discretizzare automaticamente i modelli solidi importati, ovviando
quindi a possibili perdite di contenuti nei processi di codifica.
In questo modo la fase di analisi e la successiva verifica vengono demandate
ai programmi FEM, riservando al BIM l’iniziale modellazione.
Operando secondo tali criteri è possibile preservare la logica di integrazione
multidisciplinare tra i modelli, poiché l’ambiente strutturale e quello
architettonico continuano ad essere digitalmente connessi. Validato il
modello geometrico strutturale a seguito di verifica di interferenza tra le parti,
il file IFC viene trasferito verso il software non nativo per l’esecuzione delle
analisi richieste. I risultati di calcolo possono quindi essere reindirizzati verso
i modelli BIM, con l’obiettivo di arricchire il database di progetto delle
informazioni necessarie alla completa descrizione dell’opera.
98 Pertini L., Sattamino P., Ziproli A., Tecniche di validazione di modelli di calcolo per strutture
esistenti in zona sismica, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2013, pag. 25.
99Le tipologie di estensioni IFC di comune utilizzo: IFC2X2 (Coordination View), IFC2X3, IFC
Coordination View 2.0, IFC2X4; [Link]
100L’ultima estensione IFC4 consente di codificare geometrie derivate da modellazioni più complesse,
condotte secondo superfici di Bézier o NURBS.
7. 3D BIM Impianti

7.1. Nuovi strumenti per la progettazione impiantistica


La progettazione impiantistica, condotta con l’ausilio di tecnologie
informatiche per il disegno tridimensionale e l’analisi strutturale, è
considerata da sempre un’attività riservata al settore industriale. La
realizzazione di impianti di particolare complessità, come le strutture jacket
off-shore, richiede infatti un grado di dettaglio analitico difficilmente
ottenibile con tradizionali strumenti di progettazione. Le diverse componenti
dell’opera sono disegnate con tolleranze di esercizio espresse in scala
millimetrica e l’insieme globale delle parti, oltre ad essere verificato con
opportune analisi di tenuta strutturale, deve rispondere a determinati controlli
di interferenza difficilmente simulabili con semplici applicativi per la
modellazione geometrica.
Il Building Information Modeling trasferisce l’efficienza delle tecniche di
progettazione industriale all’interno di ambienti per la modellazione di
architetture e strutture civili. I software BIM dedicati alla descrizione degli
impianti sono spesso differenziati in moduli rappresentativi del comporto
climatizzazione, idrico-sanitario ed elettrico. Ognuno dei settori abbraccia
specifiche modalità di esecuzione e analisi dei modelli secondo determinate
normative di riferimento.
All’interno dei flussi di lavoro BIM, la progettazione impiantistica è
generalmente un’attività consequenziale a quella architettonica e strutturale.
Le logiche di questa operatività sono legate alla definizione gerarchica degli
oggetti interni al sistema. Con le stesse modalità evidenziate nella
modellazione architettonica non è possibile definire un impianto tecnico in
assenza di specifici host di riferimento. Da qui la necessità di collegare il
modello architettura nello spazio del modello impiantistico.
L’associazione del BIM strutturale concorre a completare l’insieme di
elementi digitali utilizzati per le successive verifiche di interferenza (clash
detection) in modo da localizzare correttamente i sistemi di distribuzione di
ogni impianto.
Nei paragrafi che seguono sono rappresentate nel dettaglio le tecniche di
progettazione digitale dei sistemi di ventilazione, riscaldamento e idrico-
sanitario per l’edificio in esame.

7.2. La progettazione dei sistemi meccanici

7.2.1. Modellazione di spazi e zone termiche


Nei precedenti capitoli101 è stato introdotto il tema dell’acquisizione dei vuoti
del modello, gli “spazi”, intesi come strumenti per la descrizione di superfici
e volumi. Queste entità, oltre a dettagliare la rappresentazione architettonica
del progetto, intervengono nella caratterizzazione dei dati di ambiente per la
programmazione di attività di faciliy management e per l’indicizzazione di
simulazioni energetiche.
All’interno di modellatori BIM per impianti, tali strumenti si evolvono in
entità più complesse, permettendo di relazionare la misura di aree e volumi al
calcolo dei carichi energetici per riscaldamento, raffreddamento e
ventilazione.
Con identiche modalità di acquisizione analizzante nel BIM strutturale,
nell’ambiente di modellazione impiantistica viene stabilita la connessione
digitale con il modello IFC creato nelle fasi di progettazione architettonica.
Anche in questo caso il modello caricato funge da entità di supporto al design
degli impianti. L’insieme di entità parametriche che distingue la struttura
architettonica ha valore di host per i sistemi di generazione, emissione e
distribuzione ovvero non può subire modifiche se non nell’applicativo nativo.
Le dinamiche di collegamento virtuale dei modelli permettono ai
professionisti coinvolti di lavorare con riferimenti oggettivi condivisi,
tutelando la proprietà individuale dei dati.
Tra le possibili associazioni, è buona regola collegare le astrazioni degli spazi
rappresentati nell’architettonico con i vani del modello impiantistico in modo
da relazionare con soluzioni univoche i riferimenti identificativi dei due
sistemi. Il procedimento permette di convertire le etichette di locali in
etichette di vani referenziando gli abachi elaborati nei due applicativi di
riferimento.
Questa prima rappresentazione dei dati consente di indicizzare i riferimenti di
impianto con quelli dell’edificio garantendo una precisa corrispondenza
nell’identificazione degli ambienti per le diverse discipline.
Le variabili che definiscono le proprietà di ciascun vano permettono di
eseguire specifici dimensionamenti per gli impianti di progetto, in relazione
alle singole discipline affrontate.
Al fine di determinare la stima dei carichi attesi, ogni ambiente di progetto
viene associato ad una precisa classe di utilizzo che specifica valori di
riferimento per successive analisi energetiche. In particolare, in funzione
della tipologia di vano associata allo spazio, sono definibili le superfici d’uso
per singola persona, la densità di carico elettrico ed illuminotecnico oltre alle
possibilità di configurare puntualmente le fasce settimanali e gli intervalli
orari di funzionamento degli impianti.
Figura 7.1. Caratteristiche tipologiche del vano analitico associato al locale commerciale dell’edificio
in esame

Definite per ciascun ambiente di progetto le suddette proprietà, per


pianificare il calcolo analitico sui carichi attesi e quindi dimensionare gli
elementi di impianto, occorre esplicitare sul programma la trasmittanza
termica delle superfici opache e trasparenti. I dati di riferimento derivano dal
modello architettonico collegato, tuttavia è indispensabile referenziare
ciascun vano alle caratteristiche di involucro in modo da specificare le
tipologie di muratura, solaio e serramenti relazionabili al singolo spazio.
L’analisi quantitativa associata alla disciplina non va confusa con la più
specifica simulazione energetica dell’edificio, in cui al fine di classificare
secondo opportuna classe energetica l’opera edilizia, i dati di input
considerano dettagli più consistenti, come ponti termici e valori caratteristici
degli impianti102.

Figura 7.2. L’insieme completo dei vani analitici che definiscono gli ambienti di progetto

Ai fini di regolare ulteriormente la compartimentazione energetica degli


ambienti di progetto, i vani analitici modellati possono essere raggruppati
secondo specifiche zone termiche in modo da definire caratteristiche comuni.
La più immediata zonizzazione consiste nella classificazione degli ambienti
secondo i criteri di climatizzazione, dividendo per ciascun piano i locali
riscaldati da quelli privi di impianto103.
Tale distribuzione permette di ottimizzare eventuali sistemi di controllo
ambientali in modo da bilanciare le procedure di analisi del modello di
edificio.
La programmazione dei vani analitici all’interno dei progetti MEP comporta
generalmente l’acquisizione automatica dell’entità all’interno di una zona di
default. Poiché questa astrazione non è eliminabile dal sistema, il progettista
degli impianti è incentivato ad ottimizzarne le descrizioni in modo da
regolare parametri caratteristici comuni, come temperatura, umidità, ricambi
d’aria, illuminamento medio, ecc.

Figura 7.3. Piano Primo. Raggruppamento dei vani in zone termiche e proprietà analitiche di zona

Sulla base degli indirizzi di programmazione evidenziati ed in funzione dei


valori caratteristici del sito di riferimento104, i software di modellazione BIM
utilizzano algoritmi di calcolo che restituiscono per singolo ambiente i valori
di carico attesi, in funzione delle diverse tipologie di impianto da installare.
In riferimento alle percentuali di riflettanza delle superfici di pavimento e
solaio, è possibile determinare la quantità di illuminamento medio atteso nei
locali, calcolata sul piano di lavoro stabilito dall’utente. Le portate d’aria
caratteristiche dei flussi di mandata e di ritorno, stimate per le
apparecchiature di ventilazione, sono determinate in funzione della tipologia
dei locali, dell’utenza e delle caratteristiche volumetriche degli ambienti.
Con considerazioni analoghe risultano definiti i carichi di riscaldamento e
raffreddamento di progetto, espressi in termini di potenza.
I valori così stimati permettono di calcolare con buona approssimazione i
requisiti energetici del modello di edificio, velocizzando i dimensionamenti
dei macchinari e degli impianti di emissione.
Tra i metodi di calcolo per le analisi dei carichi di raffrescamento, numerosi
applicativi MEP ricorrono alla tipologia RTS (Radiant Time Series Method -
Metodo delle Serie Radiative Temporali). A differenza di strumenti
semplificati, non a bilancio termico, lo sviluppo RTS prevede l’assunzione di
precise condizioni al contorno. In prima istanza, l’esecuzione del calcolo
considera costanti le condizioni periodiche di riferimento. Ciò presuppone
che il carico da calcolare sia riferito ad un singolo giorno e che quelli
precedenti presentino le stesse caratteristiche. La seconda ipotesi di calcolo
prevede l’utilizzo della temperatura aria-sole nel bilancio termico delle
superfici irraggiate. Questo valore viene approssimato a quello di una
temperatura fittizia dell’aria esterna che tenga conto degli effetti conduttivi e
convettivi negli scambi termici e dell’irraggiamento solare ricevuto dalla
superficie di calcolo.
L’ultima condizione stabilisce l’ulteriore approssimazione nel bilancio del
calore della superficie interna, il cui valore della temperatura è assunto pari a
quello dell’aria del vano.
Le ipotesi descritte consentono al metodo RTS di operare con procedure
sequenziali nella risoluzione dell’equazione di bilancio all’interno del
dominio di tempo. La figura 7.4 sintetizza graficamente i passaggi necessari
all’esecuzione dell’algoritmo Radiant Time Series Method.

Figura 7.4. Descrizione del metodo RTS per il calcolo del carico di raffrescamento.
[Link]/it/Ricerca_Sviluppo.htm
La stima dei carichi di riscaldamento è calcolabile con procedure analoghe
alle precedenti, con alcune differenze nelle ipotesi di base: la temperatura
esterna è di norma inferiore a quella considerata all’interno dei vani, sono
esclusi gli apporti di calore interni gratuiti e l’effetto dell’accumulo termico
della struttura viene di solito ignorato. Queste approssimazioni, sebbene
semplifichino l’esecuzione del calcolo, consentono di stimare i valori di
carico in condizioni peggiorative, poiché non sono considerati nel periodo di
riferimento, gli apporti di persone né quelli di apparecchiature luminose e
domestiche che producono un effetto di compensazione.
Le variabili necessarie al dimensionamento del flusso d’aria e della
ventilazione per singolo ambiente sono riferite a condizioni psicometriche
controllabili attraverso il valore della temperatura dell’aria di mandata, il
punto di regolazione e l’umidità.

7.2.2. Il sistema di ventilazione


La versatilità e il dinamismo delle tecniche di modellazione parametrica
associate al BIM evidenziano tutte le potenzialità della tecnologia
nell’espressione della progettazione impiantistica. Quello che nei flussi di
lavoro tradizionali viene realizzato con piante e sezioni CAD, sulla base di
calcoli eseguiti su applicativi terzi, trova ora definizione all’interno di spazi
di riferimento tridimensionali nei quali i modelli digitali di ogni disciplina
coesistono secondo vincoli e relazioni tra le parti.
La rappresentazione virtuale degli elementi di impianto trova consistenza
nella descrizione analitica di ogni componente e nella previsione delle
collisioni con entità strutturali ed oggetti di involucro.
I rami di distribuzione, che nelle procedure rappresentative del disegno CAD
illustrano la connessione tra un generatore ed un terminale di emissione,
vengono qui progettati secondo specifiche criticità mediante le quali è
possibile stabilire la migliore collocazione delle parti in funzione delle
interferenze con terze entità.
Sebbene le procedure di modellazione MEP condotte su piattaforma BIM
richiedano maggiore accuratezza nella fase di progettazione, la precisione e la
qualità raggiunta dalla tecnologia è tale da minimizzare tutti i possibili
impedimenti in fase esecutiva.
Come per le altre discipline, le dinamiche del design impiantisco sono ancora
una volta dipendenti da relazioni gerarchiche definite dalla progressione
famiglia-tipo-istanza.
In riferimento alla progettazione meccanica è possibile modellare sistemi di
condotti in grado di soddisfare i requisiti di climatizzazione calcolati per
l’edificio. Gli strumenti di posizionamento sono assistiti da meccanismi
automatizzati che consentono di realizzare con estrema facilità gomiti e
raccordi tra le diverse parti dei collegamenti, snellendo il lavoro di
modellazione. I condotti e più in generale le reti di distribuzione realizzano
sistemi integralmente connessi disegnando nello spazio le geometrie del
modello.
La parametrizzazione degli elementi di distribuzione di un impianto, ad
esempio i condotti di flusso nel caso della ventilazione, prevede la preventiva
programmazione degli oggetti attraverso una precisa definizione delle
preferenze di instradamento. Per poter operare la modellazione
tridimensionale, occorre infatti specificare i tipi di raccordo e i giunti da
utilizzare, nonché le modalità di transizione a più forme. Le tipologie di
condotti utilizzabili nelle diverse parametrizzazioni fanno riferimento
principalmente a tre sezioni: rettangolare, ovale e circolare. Da qui la
necessità di programmare i giunti di raccordo e le caratteristiche di
instradamento tra le diverse geometrie di modello.

Figura 7.5. Programmazione dei nodi di instradamento per i condotti ovali di progetto

Definite quindi proprietà geometriche e materiali, la rete di distribuzione dei


condotti viene modellata con meccanismi automatici interni al programma
mediante il tracciamento del percorso dal terminale di generazione ai
diffusori di emissione. La preliminare programmazione dei dati di
instradamento consente al software di indicizzare correttamente le variazioni
di geometria e le intersezioni lungo il tracciato, velocizzando l’esecuzione dei
modelli.
Il metodo di modellazione tridimensionale disegna il percorso dei condotti in
riferimenti spaziali relazionando le geometrie di impianto con gli oggetti di
modello collegati. Questa visione completa del progetto permette di evitare
possibili interferenze tra le geometrie di impianto e quelle di struttura.
La creazione delle reti di distribuzione, come tutte le pratiche eseguite sui
sistemi BIM, è un’attività reversibile e modificabile. In tal senso è possibile
variare in qualsiasi momento sezione, tipologia e posizione dei rami di
condotto.
I parametri indispensabili al corretto dimensionamento delle sezioni
utilizzano i valori di densità, viscosità e flusso dell’aria. Mentre i primi sono
impostazioni analitiche di sistema, utilizzabili per tutti i componenti di
impianto, il flusso d’aria viene definito per ciascun condotto. La portata di
mandata e quella di ritorno sono valori di progetto, espressi per singolo
ambiente, ottenuti da analisi preliminari che supportano la corretta scelta di
unità di trattamento aria e diffusori.
I tipi di raccordo descritti in figura 7.5 contengono informazioni analitiche
sulle perdite di carico che contribuiscono a stimare l’iniziale dimensione dei
condotti, in base alla costante perdita di pressione per unità di lunghezza.
In rifermento alle caratteristiche geometriche delle distribuzioni vengono
stabiliti vincoli ai condotti di derivazione, limitando l’altezza e la larghezza
massima per le sezioni dimensionate. Queste impostazioni consentono di
programmare opportune verifiche di sistema che avvertono l’utente in caso di
errore nella modellazione degli oggetti.
Stabilita la tipologia di diffusori e collegata la rete di distribuzione a
generatori e terminali di emissione, i modellatori MEP permettono di
eseguire calcoli sulle perdite di pressione lungo i condotti. Le variabili che
influenzano la verifica sono relative alla geometria del sistema, nell’insieme
di gomiti, raccordi e giunzioni, alla ruvidità dei condotti, alla densità e
viscosità dinamica dell’aria.
I risultati di calcolo possono essere raccolti in specifici report che andranno
conservati come riferimenti documentali dell’impianto di ventilazione per
modifiche successive e come memoria storica per le attività di manutenzione.
Figura 7.6. Rapporto di perdita di pressione generato dal software

Al termine della modellazione meccanica, sulla base degli indici di


programmazione modellati, vengono eseguite verifiche automatiche sul
dimensionamento del sistema che permettono di correggere eventuali errori
in fase di pre-progettazione. In particolare, in riferimento a valori di velocità
dell’aria e di perdita di carico, l’applicativo BIM è in grado di modificare
autonomamente i parametri caratteristici delle sezioni di condotto in modo da
garantire la corretta portata d’aria sui terminali di emissione periferici (figura
7.7). Questa verifica non è eseguibile se le geometrie di modello presentano
disconnessioni. In questo caso, il software elabora opportune notifiche
grafiche che consentono al tecnico di individuare con facilità i conflitti
rilevati, in modo da operare le necessarie modifiche.
Con riferimento infine alla condivisione degli spazi di modellazione tra
elaborati architettonici e dati di impianto, valgono sempre le relazioni
geometriche tra gli host di modello. In particolare, se un diffusore (esistente
sul modello MEP) viene associato ad un controsoffitto (esistente sul modello
architettonico), la modifica ai riferimenti di altezza di quest’ultimo comporta
la rigenerazione del modello impiantistico con l’adeguamento della nuova
posizione dei bocchettoni e dei condotti ad essi collegati.
Figura 7.7. Impianto meccanico di climatizzazione per i locali commerciali. Al posizionamento dei
condotti (a) segue la correzione automatica delle sezioni (b)

7.3. Impianti idrico - sanitari


Il tema della progettazione BIM di impianti per la raccolta e distribuzione
dell’acqua necessita di un accurato approfondimento
Nella pratica professionale, infatti, la disciplina del trattamento delle acque è
ancora oggi interessata da processi di rappresentazione approssimativi e a
volte non sufficienti a descrivere la complessità dei sistemi. Un ramo di
distribuzione viene, ad esempio, troppo spesso associato a codifiche grafiche
basate su descrizioni unidimensionali in cui una tubazione diviene una linea
di collegamento tra un punto di inserimento ed un altro di arrivo. Se questa
procedura soddisfa il più delle volte progetti di media complessità per edifici
di nuova costruzione, più difficile diviene l’intervento sul patrimonio
esistente. Rappresentare i sistemi di distribuzione mediante
l’approssimazione a linee e punti nel piano, sottrae al progettista quell’aspetto
critico necessario per indagare la tipologia di supporti sui cui andranno
installati gli impianti, rimandando alla fase di esecuzione le possibili
soluzioni per la corretta realizzazione delle reti.
Seppure le procedure BIM richiedano più tempo nelle fasi di modellazione
dei dati, l’insieme di operazioni surrogate, come le clash detection,
forniscono al tecnico un preciso riscontro sul corretto inserimento delle parti.
Negli esempi seguenti vengono descritte semplici soluzioni di impianto,
tuttavia le dinamiche operative sono replicabili con identici meccanismi a
strutture e sistemi più complessi.

7.3.1. Impianti di raccolta e scarico delle acque


La modellazione MEP sul trattamento delle acque di un edificio è identificata
con l’appellativo “plumbing”, volto a richiamare il settore dell’ingegneria
che studia i sistemi di adduzione, distribuzione ed allontanamento dei fluidi.
All’interno degli edifici, le reti di scarico delle acque domestiche sono
realizzate in genere per gravità. Sebbene esistano specifici requisiti105 di
progettazione, derivanti da norme igieniche e da criteri di funzionamento
dell’impianto, l’utilizzo di codificati algoritmi di calcolo per il
dimensionamento delle parti appare molto più complicato rispetto alle
componenti meccaniche e di climatizzazione. Vi è una difficoltà oggettiva nel
relazionare tra loro le variabili di portata, sezione dei condotti e velocità dei
fluidi. Questa impossibilità è dettata da un numero indefinito di parametri
aleatori, come il numero di sanitari scaricanti contemporaneamente, i
differenti urti sulle tubazioni per correnti verticali ed oblique, l’andamento
vorticoso e non costante della miscela aria/acqua nelle condutture.
Tutti questi fattori impediscono di fatto l’applicazione di un univoco
algoritmo per il dimensionamento, rimandando il calcolo alla risoluzione di
sistemi di equazione riferiti a stime sulla portata totale dei condotti, alle
capacità di carico delle diramazioni ed alla velocità di instradamento dei
fluidi nella progettazione dei collettori di scarico.
Secondo tali meccanismi, all’interno dei software BIM le componenti
idrauliche non propongono gli strumenti analitici di calcolo evidenziati nelle
strutture di ventilazione. Le scelte progettuali sono quindi rimandate
all’esperienza dei progettisti nel corretto dimensionamento delle reti. Restano
tuttavia identiche le caratteristiche parametriche associate alla modellazione,
nelle dinamiche del disegno assistito e delle auto-connessioni tra le singole
parti.
Come evidenziato nel precedente paragrafo, automatizzare la modellazione
dei sistemi di tubazione richiede la preliminare programmazione di tutti gli
elementi che interessano il percorso di instradamento del condotto. Si tratta
quindi di costruire all’interno del programma predeterminate famiglie di
condotti in cui caricare tipologie di soluzioni, come segmenti di tubazione,
raccordi, giunzioni e chiusura delle parti. In modo particolare deve essere
indicizzato il range di valori numerici all’interno dei quali il modellatore è in
grado di associare le diverse componenti dalle sezioni variabili, in modo da
garantire l’integrità del modello e la corrispondenza delle geometrie
progettate con i prodotti in commercio.

Figura 7.8. Proprietà di instradamento di un condotto per le acque reflue. In evidenza la tipologia dei
raccordi e le tolleranze dimensionali associate

Le reti di distribuzione fluidi si articolano secondo direzioni verticali,


orizzontali ed oblique lungo tutto lo sviluppo planivolumetrico dell’edificio.
La modellazione parametrica assistita facilita la progettazione offrendo ai
tecnici la possibilità di operare su specifici piani di riferimento in modo da
regolare il disegno delle componenti. In questo modo, una linea rappresentata
in pianta e sezione diviene una tubazione che si sviluppa in uno spazio
tridimensionale.

Figura 7.9. Modellazione di una rete di tubazioni. Le dinamiche di esecuzione seguono processi di
disegno simultaneo in pianta ed in sezione dei segmenti di condotto. Linee e riferimenti iconici (a)
divengono rappresentazioni tridimensionali dell’oggetto (b). L’utente è libero di stabilire la
collocazione dei piani di sezione nelle posizioni che facilitano il disegno dell’impianto

Tra le caratteristiche della modellazione assistita trovano certamente validità


le opzioni di programmazione dell’inclinazione percentuale di un condotto e
le impostazioni di limiti angolari nella definizione dei giunti e raccordi. In
questo modo viene regolata analiticamente la geometria del sistema.
Le famiglie di apparecchiature idrauliche, modellate secondo le specifiche
della progettazione MEP, supportano inoltre il progettista nella connessione
automatica tra le reti di distribuzione e i terminali di scarico.
Oggetti termo-meccanici e idraulici, come consuetudine della modellazione
BIM, costituiscono entità programmabili: nell’esempio di figura 7.10
l’insieme di variabili evidenziate rappresenta un riferimento parametrico
adattabile dal progettista.
Le dimensioni delle apparecchiature, i diametri di scarichi e mandate, i
voltaggi e la classificazione dei carichi elettrici sono funzioni variabili nel
sistema illustrato. Caratteristiche queste ultime indispensabili per stabilire
punti di consegna e dimensionare correttamente adduzioni e scarichi.

Figura 7.10. Famiglia di mobili da cucina MEP. Le specifiche di connessione sono parte integrante del
modello. a) ingresso acqua calda sanitaria con tubazione diametro 15mm; b) ingresso acqua fredda -
tubazione diametro 15mm; c) scarico esterno acque saponose - tubazione 40mm; d) uscita collegamento
elettrico blocco frigorifero; e) ingresso rete gas - tubazione 15mm
Figura 7.11. Rappresentazione degli scarichi delle acque all’interno del massetto modellato nella
progettazione architettonica

Figura 7.12. Le reti di smaltimento acque distinte in chiare e scure


Con riferimento al caso di studio, la localizzazione dei servizi igienici e degli
spazi adibiti a cucina nell’intorno dei cavedi ha facilitato il posizionamento
delle colonne di scarico. Il sistema di allontanamento delle acque domestiche
è stato dimensionato sulla base della differenziazione tra la reti di deflusso
delle acque saponose e quelle scure, queste ultime progettate secondo
configurazioni con ventilazione primaria.
La soluzione architettonica del cavedio viene utilizzata in sede di
progettazione impiantistica come supporto per le diramazioni verticali dei
canali. Per poter limitare il più possibile la distribuzione delle tubazioni
all’interno delle pareti, le colonne di scarico proseguono verso le condotte di
collegamento sotto fondazione all’esterno del muro. Questa soluzione serve a
limitare i possibili danni causati da perdite e infiltrazioni, minimizzando
onerose operazioni di taglio e ripristino della muratura.
In sede di modellazione gli elementi architettonici sono utilizzati come
supporti per la disposizione dei segmenti di tubazioni. Nello specifico, i
sistemi idraulici, a differenza delle apparecchiature meccaniche, esistono in
spazi indipendenti da riferimenti host di terze parti. Il modello architettonico,
quindi, viene utilizzato solo per stabilire l’esatta collocazione dei condotti nei
massetti e nelle murature.
Analogamente, il collegamento con il modello strutturale, nei casi di
interferenza con le reti di distribuzione, consente di evitare possibili riduzioni
delle sezioni reagenti degli elementi.
Queste modalità operative, spesso demandate alle fasi esecutive di cantiere,
costituiscono un valido ausilio a progettisti ed imprese. La risoluzione di
conflitti nei collegamenti e l’esatta quantificazione delle parti permette inoltre
di ridurre i tempi di esecuzione dell’opera e di computare con assoluta
precisione i costi di intervento, garantendo a tecnici e professionisti l’esatta
corrispondenza tra i dati attesi e le simulazioni eseguite.

7.3.2. Impianti di adduzione idrica


La criticità dell’integrazione degli impianti con le componenti edili e
strutturali è, come visto, un problema risolvibile già nelle fasi di
progettazione operando in ambienti BIM. Nel caso di utilizzo di sistemi
meccanici per l’adduzione di acqua sanitaria, possono essere usati, all’interno
dei software, gli strumenti di dimensionamento digitale già descritti per gli
impianti di ventilazione.
Il progetto illustrato, ad esempio, data la collocazione del serbatoio di
accumulo all’interno del locale tecnico posto a quota inferiore rispetto ai
piani serviti, prevede l’installazione di un impianto di autoclave.
Nel merito della modellazione MEP è quindi opportuno dimensionare, oltre
ai segmenti di tubazione, anche i sistemi meccanici di movimentazione delle
acque e gli apparati idronici di generazione.
Il dimensionamento della distribuzione d’acqua, in particolare, deve
considerare il valore massimo della portata disponibile simultaneamente per
tutte le utenze servite, durante la durata del periodo critico. La norma UNI
9182106 ai fini della corretta impostazione dei calcoli definisce il fattore di
unità di carico (UC) come un valore convenzionale atto a rappresentare la
portata di un rubinetto erogatore. In funzione di tale parametro, gli apparecchi
sanitari di uso residenziale, singoli o combinati, sono classificati in apposite
tabelle in cui sono espressi i valori UC per erogazione di acqua calda, fredda
e miscelata.
Noti dunque i parametri di unità di carico, la frequenza d’uso, il numero e le
caratteristiche funzionali degli apparecchi sanitari e relativa rubinetteria, si
ricava la portata massima contemporanea per il sistema di distribuzione.
L’immediata estrazione dei suddetti dati di riferimento è resa possibile dagli
applicativi BIM. Configurandosi come un database relazionale, il numero di
sanitari, nonché la quantità di rubinetteria associata agli stessi, è infatti
derivabile con semplici impostazioni dagli abachi di modello. Questa
operazione, apparentemente eseguibile manualmente, diviene molto onerosa
al crescere della complessità dell’immobile, con possibili errori in fase di
dimensionamento delle reti.
Calcolata la portata di un sistema di distribuzione occorre definire la sezione
delle tubazioni. Tra i parametri utilizzati, oltre alla già rilevata portata,
intervengono nell’algoritmo di calcolo le pressioni di esercizio, la velocità
dell’acqua nelle diramazioni e le perdite di carico associate alla geometria dei
condotti.
Con riferimento alla progettazione BIM, i software consentono di definire,
all’interno di una rete di distribuzione, un numero confinato di diramazioni su
cui eseguire le verifiche. In particolare, è possibile disegnare liberamente il
percorso di diramazione di un condotto e richiedere all’applicativo di
eseguire il corretto dimensionamento. I valori calcolati dipendono dalle
variabili di programmazione riferite ai parametri di velocità e di frizioni.
Stabilite le tolleranze di esercizio, il software adatta automaticamente le
sezioni di progetto in modo da ottimizzare il modello.
Nel caso di studio in esame, il sistema di adduzione dell’acqua fredda
sanitaria è progettato ricorrendo a montanti principali a servizio delle
abitazioni. Con logiche analoghe alla modellazione delle reti di scarico, i
canali di distribuzione sono localizzati all’interno degli spazi comuni definiti
dai cavedi di aereazione e collocati in posizioni esterne alle pareti. La scelta
progettuale si ricollega alla volontà di minimizzare i possibili interventi
manutentivi invasivi, in caso di perdite o malfunzionamenti del sistema.
Figura 7.13. Distribuzione dell’acqua calda sanitaria per singolo appartamento

Poiché è opportuno garantire la resistenza strutturale delle reti ai danni


causati dalle temperature rigide e dall’esposizione diretta agli agenti
atmosferici, i sistemi di distribuzione sono dotati di apparati isolanti. Questa
operazione condotta sugli applicativi BIM diviene estremamente semplice e
consiste nella sola selezione, per gli oggetti di riferimento, del tipo di
isolamento da utilizzare con relativo spessore.
Oltre alle verifiche sul corretto dimensionamento dei condotti, i software
MEP garantiscono l’integrità dei dati modellati attraverso le analisi delle
connessioni. In caso di errori nel collegamento delle parti o di lacune
progettuali nella mancata connessione di terminali e reti di distribuzioni, i
sistemi BIM segnalano le anomalie al progettista in modo da correggere i dati
programmati.
101 cfr. par. 5.3.3.
102Definizione di rendimenti e parametri caratteristici di generazione, distribuzione, emissione e
regolazione per ciascun elemento di impianto.
103 I criteri di suddivisione delle zone sono personalizzabili dall’utenza. In generale, per una migliore
ottimizzazione dei calcoli, sono da considerare la tipologia di edificio in progetto e la dislocazione delle
reti di impianto modellate. Ad esempio, per ambienti pubblici, come le residenze ospedaliere, è
possibile procedere nella divisione di zone di degenza da quelle ambulatoriali.
104Coordinate GIS, orientamento geografico dell’edifico, valori caratteristici relativi alla stazione
meteorologica più vicina al sito.
105 UNI EN 12056-1:2001.
106 Impianti di alimentazione e distribuzione di acqua fredda e calda. Criteri di progettazione, collaudo
e gestione.
8. La revisione del progetto

8.1. La convalida dei modelli


Il Building Information Modeling è una metodologia che mira a digitalizzare
i processi di realizzazione di un’opera, nel rispetto dei parametri e degli
standard qualitativi attesi dalla progettazione integrata. Il risultato di una
modellazione condotta in ambiente BIM è un format digitale contenente la
globalità delle informazioni riferite all’intero ciclo di vita della costruzione.
La revisione dei flussi di lavoro imposta dal metodo operativo prevede
l’introduzione di nuovi strumenti per il controllo e la validazione dei progetti,
che in ottica futura dovranno esistere prevalentemente su piattaforme
elettroniche.
Il progressivo abbandono dei supporti cartacei per la descrizione delle
strutture diviene quindi una conseguenza dell’applicazione del BIM nelle
costruzioni. Le potenzialità degli strumenti di visualizzazione digitale delle
informazioni ed il crescente mercato di tablet, smartphone e palmari sono
indicazioni essenziali per prevedere un progressivo abbandono degli elaborati
grafici di cantiere a beneficio delle nuove risorse informatiche.
Con queste premesse, le dinamiche di revisione dei progetti di costruzione si
configurano come attività più complesse ed articolate nell’esecuzione, ma
estremamente più facili nella programmazione. Le operazioni di validazione,
in particolare, divengono procedure digitali di ispezione dei modelli con
l’obiettivo di assicurarne l’integrità, il rispetto dei parametri normativi e la
consistenza dei dati necessari per la corretta messa in opera del progetto.
L’attività di convalida di un progetto BIM deve essere vista come una
procedura eseguita a più fasi e da diverse professionalità. Le prime opzioni di
revisione sono stabilite dai differenti BIM Specialist nei periodi di
condivisione dei modelli, quando i progetti di ogni disciplina coinvolta
devono esistere in ambienti digitali comuni. Non si tratta di una verifica
definitiva poiché la compartecipazione alla modellazione di più settori
disciplinari prevede il conseguente adattamento di ciascun modello alle
configurazioni stabilite. La revisione pre-condivisione è un’attività di analisi
sulla congruenza degli elementi di modello, in modo che i dati scambiati
siano integri e codificabili allo stesso modo da tutti i professionisti coinvolti.
Al termine della progettazione, il BIM Manager pianifica specifiche
programmazioni parametriche che mirano a validare con procedure
automatizzate tutti i dati di progetto. Si tratta di istruire algoritmi per il
calcolo delle interferenze tra le parti (clash detection), il rispetto degli
standard qualitativi programmati nel BEP (model checking) e la verifica
dell’adozione dei vincoli normativi associati (code checking).
Questa tipologia di validazione deve essere eseguita sia dai responsabili della
commessa interni al gruppo di progettazione, sia dagli organi istituzionali di
competenza deputati alla convalida dei progetti.
Sul versante della distribuzione di software per il Project Review, sempre più
aziende, come Solibri e Tekla, rendono disponibili per il download viewer
IFC107 gratuiti e applicativi a basso costo108 per la revisione dei modelli, con
l’obiettivo di promuovere il mercato della digitalizzazione dei progetti.
Queste politiche dovrebbero trovare nel medio e lungo periodo il favore delle
amministrazioni, alle quali non verrebbe richiesto un eccessivo onere
economico nell’adattamento delle risorse per la codifica dei nuovi formati.
Nel presente capitolo il tema della validazione del progetto BIM viene inteso
come un’attività condotta al di fuori degli ambiti della progettazione,
destinata quindi ad essere eseguita su piattaforme software non native e da
professionisti delegati a tale compito. Questa prospettiva fa intendere le reali
potenzialità della metodologia, non destinata soltanto a modellatori esperti,
ma disponibile anche per le professionalità della filiera che non hanno
dimestichezza con le tecniche del disegno parametrico. In questo modo anche
l’utenza non esperta nella costruzione di un modello BIM può confrontarsi
con le strutture digitali di codifica delle informazioni IFC, adottando
strumenti informatici per la visualizzazione dei dati.

8.2. Model Checking


Come in qualsiasi ambito commerciale i primi approcci nella verifica di un
prodotto consistono nel valutare ciò che si vede. I criteri di analisi rispondono
a preliminari riscontri sull’estetica dell’edificio e delle sue singole parti, per
progredire verso dettagli sulla corrispondenza dei vincoli programmati.
Un Building Information Model contiene un numero rilevante di
informazioni codificate in un unico file digitale. Essendo configurato come
un database visualizzato in una dimensione virtuale e tridimensionale, la
pluralità dei dati contenuti può essere verificata nel dettaglio attraverso
specifiche di comando eseguite sui software. Semplici istruzioni dinamiche,
come point and click, restituiscono i valori codificati per una determinata
istanza permettendo all’utenza di indagare liberamente il modello
visualizzato.
In queste analisi, le specifiche di visualizzazione consentono di elaborare
piani di sezione, viste prospettiche e navigazioni del modello in tempo reale
in modo da ampliare la comprensione del costruito.
Sugli applicativi di verifica devono essere importati i modelli realizzati in
formato IFC.
A seconda dei flussi di lavoro adottati, le informazioni di progetto possono
esistere con estensioni univoche o essere divisi in un numero definito di file
riferiti a ciascuna disciplina di riferimento. In entrambi i casi le applicazioni
BIM sono in grado di classificare gli elementi secondo categorie stabilite, in
modo da visualizzare singoli sistemi di progetto (ventilazione, idrico-
sanitario, strutturale, ecc.).
Figura 8.1. La visualizzazione del modello BIM completo e lo strumento point and click

Alla valutazione visiva della qualità del modello, segue l’analisi dei requisiti
spaziali del progetto. L’approvazione delle specifiche modellate è
consequenziale alla programmazione di algoritmi di calcolo in grado di
ispezionare le strutture sulla base delle indicazioni del professionista.

Figura 8.2. Sezione verticale del modello: in evidenza le travi strutturali


Figura 8.3. Programmazione di una verifica spaziale. a) Inserimento dei limiti di riferimento per le aree.
b) Risultati dell’analisi. I locali che non rispettano i vincoli spaziali imposti secondo i livelli di severità
imposti: 1 conflitto non trascurabile, 12 conflitti da valutare, 23 conflitti trascurabili

In riferimento all’attività di verifica spaziale del modello, il tecnico preposto


alla validazione del progetto indicizza l’esecuzione delle analisi sulla base
della preliminare impostazione di tolleranze geometriche. In questo modo è
possibile verificare il rispetto dei valori di cubatura totale e per singolo
appartamento, così come valutare i requisiti di abitabilità della costruzione in
funzione della minima superficie richiesta per singoli ambienti e unità
abitative.
Queste attività di controllo sono spesso disattese nella progettazione
tradizionale. Ciò è dovuto in modo particolare alla rappresentazione su carta
dei progetti, che seppur dotati di riferimenti metrici sulle dimensioni dei
locali, difficilmente consentono una verifica diretta sulla consistenza delle
informazioni.
La procedure di analisi subordinate al model checking terminano con la
verifica della congruenza dei modelli. Si tratta di definire i limiti geometrici
entro i quali accettare o meno possibili lacune derivanti dalle fasi di
modellazione. Sebbene le applicazioni BIM implementino sistemi di
modellazione assistita che garantiscono la precisa connessione tra le parti,
non sono esclusi errori accidentali nel disegno di murature, solai, travi o
condotti che inducano difetti nella continuità geometrica dei componenti.
Normalmente le tolleranze di esecuzione servono ad escludere l’insieme
caratteristico di lacune facilmente risolvibili in sede di cantiere.
Queste particolari analisi sono da eseguirsi sui modelli relativi alle singole
discipline. La successiva comparazione tra architettura, strutture ed impianti
segue le regole di programmazione delle clash detection.

8.3. Clash Detection


Le verifiche di interferenza tra le componenti di progetto, conosciute con
l’appellativo di clash detection, sono tra le più innovative analisi digitali
condotte in ambiente BIM.

Figura 8.4. Programmazione di verifica tra componenti strutturali e MEP. È possibile specificare gli
elementi da analizzare e le tolleranze spaziali di esercizio
Figura 8.5. Esempi di Clash Detection

I possibili imprevisti in fase di realizzazione, dovuti ad una insufficiente


interpretazione dei dati durante la progettazione, possono essere facilmente
eliminati dai controlli sulle collisioni garantiti nella modellazione BIM.
Il funzionamento delle verifiche appare estremamente semplice: visualizzare
l’insieme di istanze che all’interno del modello tendono a sovrapporsi. Anche
per tali analisi è opportuno stabilire le tolleranze di esercizio, in modo da
verificare se l’incidenza dell’interferenza sia o meno trascurabile.
Se le verifiche di model checking contribuiscono a garantire l’omogeneità
geometrica dei singoli modelli, le clash detection intervengono nella verifica
della congruenza tra le diverse discipline coinvolte, in modo da correggere le
eventuali divergenze nella localizzazione delle istanze.
Le dinamiche di esecuzione sono regolate da meccanismi di confronto a
coppie tra le diverse discipline progettuali.
Tra queste, i sistemi di impianto sono catalogati secondo specifiche sub-
categorie classificabili in ventilazione, idraulica, antincendio, elettrico,
riscaldamento e raffrescamento. Questi sistemi, sebbene possano esistere
all’interno di un solo file IFC, devono essere comunque referenziati a gruppi
distinti di categorie, in modo da indicizzare le ulteriori verifiche di
interferenza tra le diverse componenti impiantistiche.
Analoga considerazione è valida per i modelli strutturali, in modo particolare
per le costruzioni in cemento armato. Per queste istanze emerge la necessità
di controllare l’interferenza tra le barre di armatura, al fine di eliminare
possibili conflitti nella sovrapposizione dei ferri per nodi particolarmente
complessi.

8.4. Code Checking


Il tema della validazione dei modelli in base a riferimenti normativi è rivolto
ad una vasta platea di utenti.
Le analisi programmabili nelle verifiche di code checking devono essere
eseguite tanto in sede di progettazione quanto in quella di validazione,
includendo in quest’ultima gli apparati amministrativi preposti alla tutela e
salvaguardia delle leggi in vigore.
Gli schemi di calcolo utilizzati in fase di analisi rappresentano un insieme più
vasto di regole ed algoritmi da programmare rispetto alle precedenti
procedure. Questa impostazione è dettata dalla necessità di comparare i dati
di modello ad un numero più elevato di vincoli geometrici.
Esiste un’ulteriore libertà nella programmazione di specifiche query, al di
fuori di contesti di legge, che fanno capo a verifiche di corrispondenza dei
modelli con le richieste della committenza.
Tra le procedure eseguibili è possibile, ad esempio, verificare il rispetto delle
norme di accessibilità per il superamento delle barriere architettoniche, i
vincoli imposti dai regolamenti sulla sicurezza antincendio, le norme
igienico-sanitarie, i limiti geometrici degli elementi strutturali, il controllo
delle portate d’aria sui condotti di ventilazione, ecc.
Per tutte quelle aziende che utilizzano il BIM nella programmazione del
cantiere e della sicurezza, gli strumenti di code checking costituiscono un
valido strumento per la verifica delle interferenze tra le lavorazioni.
Le dinamiche di esecuzione delle verifiche sono basate su meccanismi di
codifica geometrica di spazi, oggetti e volumi. In questo modo, impostando
correttamente le variabili di calcolo, l’applicazione BIM è in grado di
ispezionare dettagliatamente il modello sulla base dei contenuti indicizzati.
Ciò permette di individuare puntualmente i conflitti rilevati.
I software deputati alla sola revisione dei modelli solitamente non offrono la
possibilità di eseguire modifiche dinamiche sulle istanze selezionate. Tuttavia
è consentito referenziare le singole entità di progetto a report dettagliati sulle
lacune rilevate, in modo che gli autori dei modelli siano in grado di operare le
opportune variazioni richieste.
Le immagini che seguono illustrano alcune delle tipologie di verifiche
programmabili, con l’insieme dei parametri codificabili e dei risultati
visualizzati.

Figura 8.6. Verifica della geometria delle scale: rapporto pedata-alzata e altezza minima tra le rampe
Figura 8.7. Verifica dei parametri di accessibilità

Figura 8.8. Verifica del copriferro nominale per travi e pilastri. Nell’esempio la trave raffigurata
presenta un valore geometrico per il corpriferro (25mm) inferiore agli input di programma (35mm)
Figura 8.9. Analisi delle vie di esodo

8.5. Il BIM nella pubblica amministrazione


La revisione delle procedure di progettazione e gestione di un’opera,
attraverso strumenti e metodologie quali il BIM e il Project Management,
presuppone l’adeguamento sistemico delle strutture deputate alla convalida
dei progetti.
L’Unione Europea ha recentemente stimato che le carenze nella realizzazione
delle opere pubbliche sono imputabili in buona parte a criticità riscontrabili
nella programmazione degli interventi a cura della pubblica
amministrazione109.
A ciò si aggiungono ulteriori cause di insuccesso, quali vizi nella
progettazione e mancanza di coordinamento tra progettisti ed imprese.
Ma se, come esaminato nei precedenti capitoli, il BIM assume un ruolo
fondamentale nelle fasi di progettazione e gestione della commessa, occorre
che tutti gli organismi preposti alla verifica e validazione dei progetti
ridefiniscano i metodi di analisi alla luce dei nuovi strumenti digitali.
Paesi virtuosi come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, con l’obiettivo di
ridurre le emissioni di CO2 nell’intero ciclo di vita di una costruzione ed
abbattere la spesa pubblica, hanno da tempo avviato piani di adozione del
BIM attraverso la diffusione di specifiche linee guida, obbligando
professionisti ed imprese a presentare, nell’ambito degli appalti pubblici,
idonei modelli digitali IFC a corredo di eventuale documentazione cartacea.
Il percorso da intraprendere per la revisione di metodi e tecniche per la
convalida del progetto prevede il preliminare aggiornamento professionale da
parte dei tecnici coinvolti sui nuovi strumenti che ormai invadono il mercato.
Non è obbligatorio che le Stazioni Appaltanti dispongano di specifiche
competenze sul tema della modellazione BIM. È oltremodo opportuno che
sappiano interrogare il database di progetto secondo le richieste della
normativa in vigore.
Strumenti più semplici, come gli applicativi per il Project Review ed il
Quantity Take Off illustrati in queste pagine, consentono una facile lettura del
progetto, permettendo ai responsabili della procedura di verificare
digitalmente la correttezza dei dati trasmessi e di indicare i diversi conflitti
rilevati. Nell’ambito degli Appalti Pubblici il controllo degli Enti può essere
più incisivo se è presente la collaborazione dei responsabili del procedimento
nelle fasi della progettazione. Una semplice procedura per la condivisione
sincrona dei dati consiste nella creazione di ambienti cloud in cui progettisti,
imprese e committenza condividono i lavori. Il formato IFC è l’interprete
comune delle informazioni trasmesse. Viewer gratuiti110 permettono ai
Responsabili del Procedimento di visualizzare lo stato di avanzamento
digitale della modellazione dalle proprie postazioni di impiego. Eventuali
constatazioni o specifiche direttive possono essere notificate dalla Stazione
Appaltante agli esecutori agendo dinamicamente sul modello visualizzato.
Questo possibile iter metodologico, allo stato dell’arte facilmente eseguibile
dalle parti, garantirebbe un elevato controllo sulla qualità della progettazione,
minimizzando tutte le possibili lacune strutturali troppo spesso causa di
varianti in corso d’opera.
La già citata Direttiva 2014/24/UE111 e le modifiche attese dal Nuovo Codice
degli Appalti andranno a disciplinare progressivamente l’uso promiscuo degli
strumenti digitali nelle procedure di programmazione, progettazione e
gestione delle opere pubbliche. Sebbene le normative lascino estrema libertà
di scelta sulla selezione della migliore codifica digitale per informazioni, gli
“strumenti di modellazione elettronica e informativa per l’edilizia e le
infrastrutture”112 difficilmente potranno essere confusi con standard
tradizionali come i formati CAD. Un “Modello Informativo di Edificio” è
infatti l’espressione idiomatica con cui si identifica specificatamente il BIM.
107Tekla BIMSight, [Link]; Solibri Model Viever, [Link]; Navisworks
Freedom, [Link]
108 Solibri Model Checker (SMC) dell’azienda Solibri è un applicativo dedicato al Project Review; a
differenza di software per la progettazione BIM, che implementano all’interno algoritmi per le analisi
di spazi e interferenze, SMC è concepito per la sola verifica dei modelli.
109 cfr. Caputi M., Odorizzi P., Stefani M., Il Building Information Modeling - BIM. Valore, gestione e
soluzioni operative, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2015.
110 cfr. par. 8.1.
111Art. 22 comma 4 (Regole applicabili alle comunicazioni):“per gli appalti pubblici di lavori e di
concorsi di progettazione, gli Stati membri possono richiedere l’uso di strumenti elettronici specifici,
quali gli strumenti di simulazione elettronica per le informazioni edilizie o strumenti analoghi”.
112Legge 28 gennaio 2016 n. 11 “Deleghe al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE,
2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio”.
9. BIM Quantity Takeoff

9.1. Il computo metrico


Propedeutica alla fase di pianificazione e programmazione dei tempi e dei
costi di progetto è la rilevazione delle quantità totali delle singole lavorazioni
precedentemente previste a livello dei work package della WBS113.
In particolare, l’impiego di opportuni applicativi BIM, fin dalla fase di
modellazione concettuale, consente di stimare preliminarmente l’importo di
progetto, sulla base di costi parametrici e informazioni quantitative associate
alle aree e ai volumi, verificando contemporaneamente il rispetto dei vincoli
in termini di risorse economiche disponibili.
Con l’avanzare della modellazione, è inoltre possibile ricavare informazioni
più dettagliate sia dal punto di vista quantitativo (precisione delle misure) che
qualitativo (tipologie e proprietà dei materiali), estraendo abachi o
importando il modello IFC su specifici software di analisi economico-
gestionale.
Nella stesura del computo metrico, previsto dalla normativa italiana in
materia di Lavori Pubblici come documento componente il progetto
definitivo e esecutivo, ciascuna lavorazione è definita in modo univoco nella
descrizione, nell’ unità di misura e nel costo unitario dal prezzario vigente
associato114 o, per eventuali voci mancanti, mediante analisi del prezzo.
Per una corretta pianificazione e gestione del progetto, risulta infine
opportuno specificare per tutte le lavorazioni i work package della WBS di
riferimento così da adottare un linguaggio univoco che favorisca il dialogo,
senza possibilità di equivoci, sugli aspetti di tempi e costi connessi all’opera
da realizzare.

Tabella 9.1. Stralcio del computo metrico non estimativo delle opere edili
9.2. La rilevazione delle quantità

9.2.1. Estrazione di abachi


La possibilità di creare abachi, propria dell’impiego di strumenti BIM,
costituisce un importante ausilio al processo di progettazione integrata, sia
per la rilevazione delle quantità delle singole lavorazioni che,
conseguentemente, per il monitoraggio e controllo dell’andamento dei costi.
Definiti gli oggetti e le proprietà da estrapolare, gli abachi restituiscono infatti
il numero e il valore esatto di quanto imputato in fase di modellazione,
aggiornandosi automaticamente in caso di variazioni. Noto il prezzo unitario,
risulta quindi immediato il costo associato all’elemento computato e il suo
eventuale successivo aggiornamento. L’impostazione di specifici campi,
raggruppamenti e filtri rende inoltre l’informazione completa e maggiormente
comprensibile.
Si riporta, a titolo di esempio, l’abaco relativo agli infissi esterni in alluminio
a taglio termico, corrispondenti al codice [Link] della Work Breakdown
Structure di progetto e all’articolo di prezzario [Link]., distinti per piano e
tipologia.

Tabella 9.2. Abaco degli infissi esterni in alluminio risulta spezzata


9.2.2. Importazione del modello IFC
La progettazione integrata, caratterizzata dalla partecipazione di tutti gli
operatori della filiera e da un processo iterativo in cui l’opera da realizzare
diviene un “contenitore” di informazioni, costantemente aggiornate, prevede
la creazione di un modello virtuale tridimensionale e parametrico, i cui dati,
in termini di oggetti, attributi e relazioni, possono essere trasferiti a tool di
discipline diverse senza alcuna perdita di nozioni. Tra i vari formati di
scambio dati, questo sistema di comunicazione e interoperabilità è garantito
principalmente dalla specifica IFC, standard internazionale per OpenBIM®.
Con riferimento alla rilevazione delle quantità delle singole lavorazioni,
l’importazione del modello IFC su specifici software di analisi economico-
gestionale115 consente, in particolare, di ricavare informazioni precise e
dettagliate nelle misure. La possibilità inoltre di impostare determinati piani
di taglio, corrispondenti ai livelli creati in fase di modellazione, e visualizzare
gli elementi selezionati mediante opportuni filtri e condizioni di ricerca
assicura un maggiore controllo dei dati da imputare, rispetto all’estrazione
degli abachi in forma tabellare.

Figura 9.1. Visualizzazione del modello IFC importato e dei relativi livelli
Figura 9.2. - 9.3. Vista prospettica e bidimensionale del modello architettonico sezionato in
corrispondenza del primo piano

Per la rilevazione delle quantità relative agli infissi esterni in alluminio a


taglio termico è possibile procedere nei due seguenti modi:

1. impostare come condizione di ricerca solo il tipo di oggetto da


computare, ad esempio “Finestra” (figura 9.4);
2. impostare come condizioni di ricerca sia il piano di riferimento che il tipo
di oggetto da computare (da figura 9.5 a 9.10).

In entrambi i casi, il BIM Viewer identificherà gli elementi selezionati e


mostrerà nel pannello delle proprietà la superficie complessiva degli infissi.

Figura 9.4. Selezione di tutti gli infissi esterni in alluminio


Figura 9.5. Selezione degli infissi esterni in alluminio del solo piano seminterrato

Figura 9.6. Selezione degli infissi esterni in alluminio del solo piano terra
Figura 9.7. Selezione degli infissi esterni in alluminio del solo piano primo

Figura 9.8. Selezione degli infissi esterni in alluminio del solo piano secondo
Figura 9.9. Selezione degli infissi esterni in alluminio del solo piano terzo

Figura 9.10. Selezione degli infissi esterni in alluminio del solo piano sottotetto

Dovendo calcolare la superficie degli infissi, secondo quanto specificato


dall’articolo di prezzario [Link], con una successione di tre azioni (drag &
drop) è possibile selezionare la quantità totale degli stessi espressa in mq,
trascinarla nella casella del computo metrico corrispondente e rilasciarla.
La suddetta operazione, oltre a consentire di non computare singolarmente gli
elementi, evitando così possibili perdite di informazioni, garantisce
comunque che gli stessi siano distinti per tipologia e per dimensioni.
Quanto sopra, inoltre, crea un’associazione tra il valore della misura e il
codice IFC, offrendo la possibilità di aggiornare automaticamente la quantità
variata in caso di modifiche apportate al modello BIM.

Figura 9.11. Comando drag & drop riferito agli infissi del solo piano seminterrato

Figura 9.12. Comando drag & drop riferito a tutti gli infissi
Figura 9.13. Risultato del confronto tra il modello di origine e il modello revisionato

Figura 9.14. Aggiornamento automatico del computo metrico rispetto a quanto riportato in figura 9.12

Variando, a titolo di esempio, nel modello architettonico la larghezza del


lucernario del sottotetto da 0,94 m a 1,50 m, il confronto tra il modello di
origine e il modello revisionato evidenzierà, sia graficamente che in forma
tabellare, gli elementi che hanno subito una modifica e i corrispondenti valori
di origine e aggiornati. Accettando tale variazione, l’informazione geometrica
contenuta nella codifica IFC e associata alla larghezza dell’infisso verrà
automaticamente modificata, aggiornando di conseguenza le relative quantità
nel computo metrico (figura 9.13 - 9.14).
113 cfr. par. 3.3.2.
114 Nel caso di studio riportato si fa riferimento al Nuovo prezzario unico regionale per i lavori pubblici
Sicilia 2013, Decreto 27 febbraio 2013 e [Link].
115 Le immagini che seguono derivano dall’impiego del software STR Vision CPM.
10. 4D Stima e gestione dei tempi

10.1. La programmazione dei lavori

10.1.1. Analisi dei tempi di esecuzione


La gestione dei tempi di realizzazione di un progetto e dei relativi carichi di
lavoro, sia in fase preliminare che in quella di dettaglio ed esecuzione delle
singole lavorazioni, presuppone la definizione di un opportuno sistema di
programmazione del progetto stesso.
Oltre alla verifica del rispetto dei vincoli temporali durante la pianificazione,
infatti, il confronto, a intervalli regolari, tra i lavori eseguiti e i lavori
preventivati consente di monitorare l’andamento del progetto e, in caso di
scostamenti significativi, di comprendere le cause del ritardo proponendo
eventuali azioni correttive.
Il suddetto modello di schedulazione o cronoprogramma, previsto dalla
normativa italiana in materia di Lavori Pubblici come documento
componente il progetto esecutivo, è composto da un diagramma che
rappresenta graficamente la pianificazione delle lavorazioni gestibili
autonomamente, dal punto di vista della sequenza logica, dei tempi e dei
costi, coincidenti per definizione con i work package di progetto116.
Tra le tecniche di programmazione semplificate, lo schema grafico più
diffuso è il diagramma lineare o a barre di Gantt117 in cui ciascuna attività è
rappresentata da una barra orizzontale posizionata secondo la data di inizio
prevista e la cui lunghezza è proporzionale alla durata stimata per il suo
completamento.
Noto il computo metrico, le principali fasi per lo sviluppo del modello di
schedulazione sono:

1. la stima della durata delle singole attività;


2. la stima e l’assegnazione delle risorse umane per l’esecuzione delle
singole attività;
3. l’identificazione dei vincoli e delle dipendenze tra le varie attività.

La stima della durata delle singole attività, in particolare, è un processo di


tipo iterativo che per ogni lavorazione prevede la definizione dell’intervallo
di tempo, espresso in numero di periodi lavorativi, ritenuto necessario per il
completamento della lavorazione stessa.
Oltre alle tecniche indicate dal Project Management Institute, quali la
richiesta di pareri a esperti, l’analisi delle riserve per contingency e le stime
per analogia e a tre valori118, per il calcolo delle durate delle lavorazioni
previste nel caso di studio in esame è possibile ricorrere a delle stime
parametriche facendo riferimento ai tempari presenti in commercio. Questi
strumenti, riferiti alle opere edili, civili e impiantistiche, esprimono infatti in
centesimi di ora il tempo medio necessario per eseguire una determinata
lavorazione, costituendo così un valido aiuto per il progettista.
Determinato il tempo di esecuzione totale, come il prodotto della quantità
indicata nel computo metrico e il tempo di esecuzione unitario, i software di
analisi economico-gestionale generano automaticamente il diagramma di
Gannt relativo al progetto in cui le singole lavorazioni, associate ai codici
identificativi della WBS, risultano caratterizzate dalla sola durata
generalmente espressa in giorni lavorativi.

10.1.2. Assegnazione delle risorse umane


Prima della definizione della squadra tipo119, la stima della durata, sulla base
dei tempari, comporta che a ciascuna lavorazione sia associata la quantità di
lavoro L necessaria ad una sola risorsa per il completamento dell’attività
secondo la formula:
L=D·R
dove D è la durata stimata, espressa nell’unità di tempo, e R è il numero di
risorse umane richieste per la durata, espresso in unità.
Per quanto sopra, solo se la risorsa impiegata è pari a uno, la quantità di
lavoro L, espressa in risorsa·tempo (es. uomini·giorno), coincide con la
durata D dell’attività.

Tabella 10.1. Analisi dei tempi delle opere edili


Figura 10.1. Opere edili - Diagramma di Gantt (fase 1)

Inoltre, secondo la formula precedentemente illustrata, esistono sei possibili


combinazioni, considerando che ciascuno dei tre parametri può assumere i
seguenti tre diversi ruoli120:

1. di “costante”;
2. di “variabile di controllo”;
3. di “variabile risultato”, calcolata sulla base dei valori della costante e
della variabile di controllo.
Figura 10.2. Possibilità di combinazioni

Le differenti combinazioni che ne derivano corrispondono ai tre tipi di


programmazione propri del processo di schedulazione:

1. Work package a Lavoro Fisso


2. Work package a Risorse Fisse
3. Work package a Durata Fissa.

Nel primo caso, il più frequente, la quantità di lavoro necessaria al


completamento di un’attività rappresenta la costante. Al variare delle risorse
umane assegnate, il sistema di calcolo determina quindi la durata dell’attività
di riferimento. Viceversa, variando la durata, il sistema aggiorna le risorse
necessarie (figura 10.3).
Nel caso di attività a risorse fisse, la costante è invece rappresentata dal
numero delle risorse impiegate, ad esempio la squadra tipo, mentre le due
variabili, di controllo e risultato, sono la durata e il lavoro (figura 10.4).
Infine, nel caso di attività a durata fissa, il sistema di calcolo agirà sulle
componenti di risorse e carico di lavoro (figura 10.5).
Per ogni combinazione illustrata, è opportuno impostare preliminarmente il
calendario associato alle risorse umane, indicante i giorni feriali e festivi, e il
numero di ore lavorative giornaliere. Solo sulla base di tali informazioni, il
risultato di calcolo si può considerare attendibile.
Si consideri, ad esempio, la lavorazione corrispondente alla fornitura e posa
in opera degli infissi esterni in alluminio a taglio termico, associata al codice
[Link] della Work Breakdown Structure e all’articolo di prezzario [Link].
Stimato da tempario il tempo di esecuzione unitario e rilevata in fase di
computo metrico la quantità di progetto, si ricava una durata totale per il
completamento dell’attività pari a 433,23 h, corrispondente a un carico di
lavoro, per una risorsa impiegata 8h/giorno, di circa 54,15 uomini·giorno.

Tabella 10.2. Informazioni associate all’articolo di elenco prezzi [Link]

Al variare dei parametri Lavoro, Risorse e Durata, secondo i tre tipi di


programmazione sopra mostrati, si hanno quindi le seguenti combinazioni:
Figura 10.3. Tipo di programmazione a Lavoro fisso

Figura 10.4. Tipo di programmazione a Risorse fisse

Figura 10.5. Tipo di programmazione a Durata fissa

Nel caso di studio in esame, adottando una programmazione a “Lavoro fisso”


e assegnando una o più squadre tipo alle attività di progetto, il
cronoprogramma viene rimodulato aggiornando le durate previste per il
completamento delle differenti lavorazioni (figura 10.6).
Figura 10.6. Opere strutturali e edili - Diagramma di Gantt (fase 2)

10.1.3. Determinazione dei vincoli e delle dipendenze


Stimate le durate delle singole lavorazioni e assegnate le risorse umane
necessarie, al fine di ottenere la massima efficienza, considerati i vincoli
economici e temporali del progetto, si interviene sul modello di
schedulazione identificando e documentando le relazioni logiche tra le
attività previste in fase di pianificazione.
Eccetto la prima e l’ultima, ciascuna attività deve essere infatti collegata ad
almeno un predecessore ed un successore secondo i seguenti quattro tipi di
legami propri del “Metodo del diagramma di precedenza” (PDM)121:

• finish to Start (FS): l’inizio dell’attività successore dipende dal


completamento dell’attività predecessore;
• finish to Finish (FF): il completamento dell’attività successore dipende dal
completamento dell’attività predecessore;
• start to Start (SS): l’inizio dell’attività successore dipende dall’inizio
dell’attività predecessore;
• start to Finish (SF): il completamento dell’attività successore dipende
dall’inizio dell’attività predecessore.

Figura 10.7. Relazioni logiche del PDM

Nel diagramma di precedenza il tipo di relazione più utilizzato è il legame FS


(Fine-Inizio) mentre si presenta in rari casi, generalmente per una
pianificazione all’indietro o quando occorre sincronizzare lo svolgimento di
progetto differenti, il legame SF (Inizio-Fine).
Nella fase di stima dei tempi è inoltre opportuno segnalare tutte le dipendenze
associate alle attività di progetto. Queste, infatti, potrebbero suggerire
l’inserimento di milestone122 nel modello di schedulazione o andare a
costituire dei forti vincoli temporali, non modificabili durante la fase di
gestione e avanzamento del progetto.
In particolare, le dipendenze si distinguono in:
esterne, se la relazione è tra attività del progetto e attività che non
• appartengono al progetto, ad esempio il rilascio di pareri da parte degli
organi di vigilanza;
• interne, se la relazione tra le attività è sotto il controllo del gruppo di
progetto;
• obbligatorie (hard logic), se derivano da esigenze legali, contrattuali o
sono connesse alla natura del lavoro e dei processi costruttivi;
• discrezionali (soft logic), se stabilite dal gruppo di lavoro sulla base
dell’esperienza o della migliore prassi. Tali dipendenze devono essere
adeguatamente documentate poiché possono limitare le opzioni di
schedulazione.

Indipendentemente dalla tipologia, il legame tra due attività può essere


caratterizzato dall’applicazione di un intervallo di tempo di cui l’attività
successore deve essere anticipata (lead) o ritardata (lag) rispetto all’attività
predecessore. Anche in questo caso, come per le dipendenze discrezionali, le
attività e i relativi assunti devono essere documentati.
Quanto sopra descritto, con riferimento al calendario associato alla
schedulazione, si traduce con l’inserimento nel modello di vincoli:

• flessibili, cioè non legati a date specifiche, per cui è possibile iniziare le
attività “il più presto” o “il più tardi” possibile, purché siano completate
prima della fine del progetto e non causino ritardo alle successive attività;
• semiflessibili, volti al controllo della prima o dell’ultima data possibile per
l’inizio o la fine dell’attività (“inizia non prima del”, “finisce non prima
del”, “inizia non più tardi del”, “finisce non più tardi del”);
• non flessibili, per cui in fase di programmazione viene specificato il giorno
di inizio o fine dell’attività.
Figura 10.8. Applicazione di lead e lag

Assegnate le dipendenze e specificati predecessori e successori per ciascuna


attività, i risultati sintetici della programmazione, costituenti la baseline della
schedulazione rispetto alla quale valutare gli stati di avanzamento, sono
contenuti nei seguenti documenti:

• programma dei lavori, generalmente sotto forma di diagramma di Gantt,


dettagliato a livello dei work package o, per aggregazione, dei control
account (figura 10.9);
• diagramma di avanzamento mensile e progressivo, sotto forma
rispettivamente di istogramma e curva a S, secondo i livelli di
aggregazione precedenti (figure 10.10-10.11).

Nel caso in cui la disponibilità delle risorse risulti insufficiente per il


completamento delle attività eseguite in parallelo, cioè qualora si riscontrino
dei sovraccarichi, occorre procedere al loro livellamento al fine di uniformare
le quantità di risorse necessarie a quelle disponibili. Sono eseguibili in
particolare:

• un livellamento limitato nelle risorse (resource levelling), per cui si


eliminano tutti i sovraccarichi accettando eventualmente di ritardare la data
di fine progetto;
• un livellamento limitato nei tempi (resource smoothing), per cui si
ripianano sovraccarichi e sottocarichi di risorse spostando solo le attività
aventi un margine di scorrimento.

Figura 10.9. Opere strutturali e edili - Diagramma di Gantt (fase 3)


Figura 10.10. Avanzamento mensile del progetto

Figura 10.11. Avanzamento progressivo del progetto

10.1.4. Aggiornamento della programmazione dei tempi


L’aggiornamento automatico delle quantità riportate nel computo metrico non
estimativo, a seguito di una variazione del modello 3D di progetto, si traduce
nella possibilità di aggiornare la programmazione dei tempi associata alle
lavorazioni corrispondenti.
Variando, ad esempio, la larghezza del lucernario del sottotetto da 0,94 m a
1,50 m, come illustrato nel capitolo precedente, l’informazione geometrica
contenuta nella codifica IFC e associata alla larghezza dell’infisso viene
automaticamente modificata123.
Noto il tempo di esecuzione unitario, che resta invariato in quanto riferito
all’unità di misura, dal prodotto di quest’ultimo con la quantità in mq
aggiornata, si determina automaticamente il nuovo carico di lavoro richiesto
per il completamento dell’attività.

Tabella 10.3. Informazioni aggiornate rispetto alla tabella 10.2

Confermando l’adozione di una programmazione a “Lavoro fisso” e il


numero delle risorse precedentemente assegnate all’attività interessata dalla
modifica, il diagramma di Gantt viene automaticamente rimodulato
aggiornando sia la durata prevista per l’esecuzione della singola lavorazione,
sia l’intera schedulazione di progetto, secondo i vincoli e le dipendenze
precedentemente associati.
Figura 10.12. Schedulazione del progetto originario

Figura 10.13. Schedulazione del progetto variato

10.2. La rappresentazione reticolare

10.2.1. Simboli e definizioni


Per meglio comprendere le informazioni rappresentate graficamente da un
diagramma lineare o a barre di Gantt e mostrare la logica che regola i tempi
di un progetto è opportuno approfondire le tecniche reticolari e le
convenzioni che le caratterizzano. Basate sulla teoria dei grafi124, tali
tecniche, volte a rappresentare il progetto mediante un modello costituito
dall’insieme delle lavorazioni previste dalla WBS e dalle relazioni logiche
che intercorrono tra esse, utilizzano principalmente i seguenti elementi
distintivi:

• il nodo, generalmente raffigurato da un cerchio;


• l’arco, indicante la legge di corrispondenza o di relazione tra i nodi e
rappresentato da un tratto di linea o da una freccia.

Il piano reticolare così costituito indica la successione logica dei lavori.

Figura 10.14. Grafo non orientato. L’arco può essere percorso in entrambi i versi

Figura 10.15. Grafo orientato. L’arco può essere percorso solo nel verso della freccia

Gli elementi individuabili in questo tipo di diagramma, alcuni dei quali già
introdotti nei paragrafi precedenti, sono:

• le attività, coincidenti con le lavorazioni gestibili autonomamente dal punto


di vista della sequenza logica, dei tempi e dei costi;
• le durate, riferite alle attività suddette e la cui stima, determinata con
metodo deterministico o probabilistico, si basa sulla conoscenza del carico
di lavoro e sul numero delle risorse assegnate;
• i vincoli di precedenza, volti a definire, sulla base di specifiche
dipendenze, la sequenza temporale di esecuzione dei lavori;
• gli eventi, definiti come accadimenti che segnano l’inizio o il
completamento di uno o più compiti o attività125, non caratterizzati da una
durata ma riferiti a una specifica data di calendario.

Gli strumenti di pianificazione basati su reticoli per attività elementari sono


di tipo:

• stocastico (Probabilistic Activity Network o PAN);


• deterministico (Deterministic Activity Network o DAN).

Normalmente si opera in un regime stocastico quando i problemi decisionali


sono di livello strategico, cioè quando è opportuno valutare le alternative e le
probabilità di accadimento di particolari eventi. Quando, invece, i problemi
decisionali sono di livello operativo, cioè quando occorre definire la giusta
prassi per raggiungere prefissati obiettivi nell’ambito delle scelte strategiche
assunte, si opera in un regime deterministico126.
Con riferimento alle tecniche di rappresentazione reticolare, nel caso PAN si
utilizzano diagrammi costruiti secondo il metodo Activity On Arrows (AOA)
mentre nel caso DAN costruiti secondo il metodo Activity On Node (AON).

10.2.2. Il Metodo AOA


In un diagramma reticolare secondo il metodo AOA, definito anche Arrow
Diagramming Method (ADM), le attività sono rappresentate dagli archi
mentre i due nodi cha le delimitano indicano rispettivamente l’inizio e la fine
di ciascuna di esse.
Per la costruzione del suddetto grafo orientato, in cui le frecce indicano il
verso positivo dello sviluppo temporale, è opportuno ricordare in particolare
che esistono un unico evento di avvio e un unico evento di fine del reticolo (i
nodi 1 e 6 della figura 10.16), che attività diverse non possono avere
contemporaneamente lo stesso nodo di partenza e completamento e che
nessuno evento può essere seguito da un’attività che riconduca al medesimo
evento creando così un circolo chiuso.
Il reticolo ADM, largamente diffuso nella disciplina del Project Management
prima dell’avvento dei computer ma ormai obsoleto, prevede inoltre la
possibilità di inserire attività fittizie (dummy activity), aventi durata e carico
di lavoro nulli, al fine di vincolare la successione logica di due eventi
inizialmente indipendenti.

Figura 10.16. Diagramma reticolare secondo il metodo AOA

Figura 10.17. Esempio di attività fittizia in un reticolo ADM. Le attività B e C iniziano in parallelo nel
momento in cui si verifica l’evento 2 ma terminano con eventi differenti che devono essere distinti nel
diagramma reticolare. L’attività fittizia E rappresenta l’attesa necessaria affinché l’attività D sia
completata

Nella rappresentazione reticolare AOA ciascun evento è caratterizzato da due


valori temporali:

• E (Early) ovvero il tempo minimo di realizzazione dell’evento, più vicino


all’origine del processo produttivo;
• L (Late) ovvero il tempo massimo di realizzazione dell’evento, oltre il
quale si avrebbe un ritardo nell’ultimazione del progetto.

Per ciascuna attività, invece, si individuano quattro date significative:

• ES (Early Start) ovvero la data di calendario in cui, secondo i legami logici


definiti, può iniziare al più presto l’attività;
• EF (Early Finish) ovvero la data di calendario in cui si può completare al
più presto l’attività;
• LS (Late Start) ovvero la data di calendario in cui deve iniziare al più tardi
l’attività per non ritardare la data di fine del progetto;
• LF (Late Finish) ovvero la data di calendario in cui si deve completare al
più tardi l’attività.

Considerata ad esempio l’attività ij, la cui esecuzione è compresa tra gli


eventi i e j, il valore ESij dell’attività rappresenta la data prima della quale
non possono essere ultimate le attività precedenti cioè coincide con il tempo
minimo in cui si realizza l’evento i-esimo:
ESij = Ei
Il tempo minimo di completamento dell’attività ij, rappresentato dal valore
EFij e determinato con un approccio forward percorrendo il grafo da sinistra
verso destra, risulta quindi uguale a:
EFij = ESij + Dij
dove Dij indica la durata dell’attività stessa.

Analogamente, per definizione, il valore LFij dell’attività coincide con il


tempo massimo in cui si deve realizzare l’evento j-esimo, ovvero:
LFij = Lj
da cui, con un approccio backward percorrendo il grafo da destra verso
sinistra, si ha:
LSij = LFij - Dij
Figura 10.18. Rappresentazione reticolare e su scala temporale dell’attività ij

10.2.3. Il Metodo AON


Nella rappresentazione reticolare secondo il metodo Activity On Node, le
attività di progetto sono identificate dai nodi mentre gli archi descrivono i
differenti legami logici indicando specifici vincoli di precedenza temporale.
Come per i reticoli ADM, tali attività, coincidenti nel caso in esame con le
lavorazioni, sono caratterizzate da un valore rappresentativo della durata e le
relazioni tra esse sono di tipo cronologico, cioè sottintendono il flusso
temporale. All’interno del reticolo non possono pertanto esistere circuiti
logici (loop) o meccanismi di feedback e le attività devono essere eseguite
secondo la loro allocazione nel tempo.
Inoltre, a differenza del metodo AOA in cui la rappresentazione non è
univoca, individuata una logica di processo, data dalle relazioni tra le attività
e dalle scelte di programmazione, in un diagramma di tipo AON si individua
un solo reticolo in cui possono essere schematizzati tutti i legami di
dipendenza127.
Figura 10.19. Rappresentazione dello stesso fenomeno secondo il metodo AON e AOA

Come illustrato nel precedente paragrafo, ciascuna attività del reticolo è


caratterizzata da quattro date significative, ovvero i due tempi minimi (ES e
EF) più vicini all’origine del processo costruttivo e i due tempi massimi (LS e
LF) più vicini alla data di completamento del progetto. Non sono presenti
invece gli eventi di inizio e fine delle attività e i valori temporali
corrispondenti.

10.3. Il percorso critico


Noti i tempi minimi e massimi di inizio e fine di un’attività ij, si definisce
scorrimento totale o Total Float (TFij) la massima quantità di tempo di cui
può essere ritardato lo svolgimento dell’attività senza ritardare la data di
completamento del programma dei lavori.
TFij = LFij - EFij ovvero TFij = LSij - ESij
Si definisce scorrimento libero dell’attività ij o Free Float (FFij) la massima
quantità di tempo di cui un’attività può essere posticipata senza causare un
ritardo dei tempi minimi di inizio delle attività immediatamente successive
nel percorso reticolare.
FFij = Ej - EFij
Lo scorrimento libero è presente solo nel caso in cui più attività convergono
in un evento.
Figura 10.20. Scorrimento totale e libero dell’attività ij

Assumendo per convenzione che il valore T del tempo massimo di


ultimazione del progetto sia uguale al tempo minimo dell’ultimo evento
Ejn128, cioè:
T = Ejn
si definiscono critiche le attività aventi un Total Float nullo129 e critico il
percorso di schedulazione tra l’evento iniziale e l’evento finale da queste
formato.
Per definizione, quindi, al cammino critico corrisponde il più lungo tempo di
esecuzione del progetto pari alla somma algebrica delle durate delle attività
critiche130.
EScr = LScr e EFcr = LFcr ovvero TFcr = 0
Figura 10.21. Rappresentazione reticolare delle lavorazioni edili secondo il metodo AON con evidenza
del percorso critico

A differenza dello scorrimento libero che si configura come una proprietà


della singola attività, lo scorrimento totale è una quantità di tempo che le
attività di uno stesso percorso condividono.
Per quanto sopra citato, il completo utilizzo del Total Float per ritardare la
sola attività ij, presuppone le seguenti due condizioni:

• le attività che nella rappresentazione reticolare, secondo i legami di


dipendenza assegnati, precedono l’attività ij, aventi il tempo massimo di
completamento LF più ritardato, cioè più lontano dall’origine del processo
produttivo, sono state ultimate nel tempo EF;
• le attività che, secondo i legami di dipendenza assegnati, seguono l’attività
ij devono iniziare nel tempo LS e, diventando esse stesse critiche, non
devono subire alcun ulteriore slittamento che porterebbe a un ritardo
generale della schedulazione.
Figura 10.22. Attività edili del percorso critico

10.4. Le tecniche di compressione


I risultati della programmazione, quali il programma generale dei lavori e i
diagrammi di avanzamento mensile e progressivo, consentono di verificare
fin dalla fase previsionale il soddisfacimento dei vincoli temporali, come ad
esempio il rispetto di date contrattuali.
Nel caso in cui risultasse necessario agire sulla schedulazione senza apportare
modifiche all’ambito o alla qualità delle attività pianificate, la disciplina del
Project Management individua le seguenti due tecniche di compressione:

• Crashing o compressione dei tempi;


• Fast tracking o parallelizzazione delle attività.

Il Crashing, in particolare, è una tecnica di compressione della schedulazione


in cui si analizzano le scelte di compromesso tra costi e tempi al fine di
ottenere la maggiore compressione della durata al minor costo aggiuntivo.
Esempi di crashing sono l’aumento delle risorse assegnate alle attività
schedulate o l’approvazione di lavoro straordinario.

Figura 10.23. Rapporto tempi/costi nel Crashing

Per un’efficace applicazione della tecnica del crashing occorre individuare le


attività che presentano la miglior Crash Ratio ovvero il miglior rapporto tra
costo incrementale e compressione dei tempi ottenibile:
CR = (CC – CN) / (TN – TC)

Il Fast tracking è una tecnica di compressione della schedulazione in cui,


intervenendo sui legami di dipendenza, le fasi o le singole attività
generalmente eseguite in sequenza sono eseguite in parallelo. Questa
opzione, che determina una modifica del reticolo di progetto, può comportare
successive rilavorazioni e in generale un aumento dei rischi.
Figura 10.24. Esempio di applicazione del Fast tracking

Affinché si riduca effettivamente la durata complessiva del progetto, per


quanto definito nel precedente paragrafo, entrambe le tecniche suddette
devono essere eseguite sulle attività del cammino critico.

10.5. Il calcolo dell’avanzamento


L’avanzamento fisico o quantitativo dei lavori è il rapporto fra le quantità
eseguite e le quantità totali espresse in unità di misura omogenee, carico di
lavoro o importi corrispondenti.
Dato il diagramma di avanzamento progressivo sotto forma di curva a S, il
confronto tra l’avanzamento effettivo registrato fino ad una certa data (time
now) e il corrispondente avanzamento programmato consente di determinare
l’indice di efficacia e lo scostamento da quanto pianificato al fine di valutare
eventuali azioni correttive da intraprendere.
In particolare, in quanto rapporto tra la produttività effettiva e la produttività
programmata, l’indice di efficacia è sempre un numero puro, minore di uno
in caso di scarsa efficacia e maggiore di uno in caso contrario.
Si consideri, ad esempio, il completamento della lavorazione corrispondente
alla fornitura e posa in opera degli infissi esterni in alluminio a taglio termico
per cui, secondo una produttività normale o standard, sono state previste
433,23 h131. Se l’avanzamento effettivo della singola attività calcolato alla
stessa data in condizioni di riferimento è pari a 385,00 h (ore utili)132, risulta:
indice di efficacia = 385,00 h/433,23 h ≈ 0,89
scostamento = 433,23 h – 385,00 h = 48,23 h
Tale scostamento, verificata la disponibilità delle due risorse assegnate alla
suddetta lavorazione, equivale a un ritardo dell’attività rispetto alla
schedulazione di progetto di circa 3 giorni.
Dal diagramma di Gantt e dalla rappresentazione reticolare risulta che
l’attività è dotata di uno scorrimento TFij pari a 2 giorni (figura 10.21), non
sufficiente a contenere il ritardo. Di conseguenza, quanto sopra ha un impatto
sull’inizio delle lavorazioni successive, sul cammino critico e sulla data di
chiusura del progetto. Se lo slittamento della data di completamento non è
accettabile, per soddisfare i vincoli temporali, è necessario applicare le
tecniche di compressione illustrate nel precedente paragrafo.
Durante la fase di monitoraggio e controllo dell’andamento del progetto,
infine, è possibile visualizzare l’evoluzione nel tempo delle differenti
lavorazioni, verificando ad esempio lo stato di avanzamento del cantiere
previsto ad una certa data, grazie all’associazione del computo metrico, e di
conseguenza delle attività del cronoprogramma, ai modelli IFC per la
rilevazione delle quantità (BIM Quantity take off)133.
Figura 10.25. Simulazione alla data di completamento delle opere di fondazione

116 Pacchetti di lavoro, localizzati al livello più basso della Work Breakdown Structure e associabili ad
un unico responsabile, in cui è possibile stimare e gestire in modo affidabile la durata e i costi delle
attività lavorative (cfr. par. 3.3.1).
117 Così chiamato in ricordo dell’ingegnere Henry Gantt che lo ideò nel 1917, si basa su due assi
ortogonali: l’asse verticale lungo il quale sono elencate le attività di progetto e l’asse orizzontale
associato alla variabile temporale nell’unità di misura prescelta.
118 [Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge. (Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013, pagg. 169-171. In particolare:
1) la richiesta di pareri a esperti, consulenti e stakeholder può fornire informazioni sulla durata massima
raccomandata per le attività; 2) l’analisi delle riserve per contingency considerano l’incertezza della
schedulazione e le durate allocate per i rischi identificati e accettati; 3) la stima per analogia utilizza la
durata di progetti precedenti analoghi per determinare lo stesso parametro del progetto corrente; 4) la
stima a tre valori calcola per ciascuna lavorazione la durata attesa e il relativo intervallo di incertezza
basandosi su tre stime di durata (la più probabile, l’ottimistica e la pessimistica).
119Per semplicità di calcolo si farà riferimento a una squadra tipo composta da tre risorse umane: un
operaio specializzato, un operaio qualificato e un operaio comune.
120Patrone P.D., Ingegneria economica, incertezze rischio decisione nei progetti complessi, ALINEA
Editrice s.r.l., Firenze, 2011, pag. 307.
121 [Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge.(Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013, pag. 156.
[Link]., Practice Standard for Scheduling, Seconda edizione, Project Management Institute Inc.,
Pennsylvania, 2011, pag. 12.
Il metodo del diagramma di precedenza, sviluppato agli inizi degli anni Sessanta dalla IBM, costituisce
un’evoluzione del metodo CPM (Critical Path Method) in quanto, introducendo quattro tipi di
dipendenze tra le attività, ammette che queste siano eseguite in parallelo e non solo in serie. Questa
tecnica, in particolare, utilizzata per costruire il reticolo logico di progetto, collega graficamente le
attività, rappresentate mediante caselle e definite nodi, con frecce che mostrano le relazioni logiche tra
esse, indicando così la sequenza temporale con cui devono essere eseguite. La suddetta modalità di
rappresentazione prende anche il nome di Activity on Node (AON), cfr. par. 10.2.3.
122La milestone rappresenta un evento significativo del progetto. Questa può essere imposta per
contratto o inserita nel modello di schedulazione dal project manager come punto intermedio di
controllo, ad esempio per il completamento di una fase o di un work package.
123 cfr. figura 9.14 par. 9.2.2.
124 Pojaga L., Ricerca operativa per il management e il project management, Edizioni Unicopli,
Milano, 1994.
Dato un insieme non vuoto X di elementi, detti nodi, e una o più leggi di corrispondenza Γ tra ogni
elemento X e un suo sottoinsieme, si definisce grafo la coppia X e Γ, ovvero G = {X, Γ}. In linea
generale, i grafi possono essere orientati e non orientati, finiti e infiniti.
Le tecniche di rappresentazione reticolare proprie della disciplina del Project Management prevedono
l’impiego di grafi finiti, cioè quelli in cui l’insieme X è formato da un numero finito di elementi.
125
Archibald R.D., Project management. La gestione di progetti e programmi complessi, Franco
Angeli, Milano, 2004, pag. 317.
126Bragadin M.A., La programmazione dei lavori con i metodi reticolari. Metodi e strumenti di
Project Time Management per la Costruzione, Seconda edizione, Maggioli Editore, Sagrate (MI),
2011, pag. 25
127 La necessità di schematizzare i quattro legami logici introdotti dal PDM (Prcedence Diagramming
Method) ha portato ad una rappresentazione delle attività mediante caselle rettangolari (box) al posto di
circonferenze (cfr. par. 10.1.3).
128Si tratta della convenzione di “scorrimento zero” per cui il minimo valore di scorrimento nel
percorso reticolare è uguale a zero.
129Nel caso in cui TFij < 0 l’attività si dice ipercritica. Per permettere l’esecuzione di tali attività
occorre ridurne le durate, aumentando ad esempio la quantità di risorse a esse destinate. cfr. par. 10.4.
130 Il cammino o percorso critico non sempre coincide con la catena critica. Quest’ultima infatti,
rispetto ai metodi CPM e PERT, è “la sequenza più lunga di attività, considerando sia i vincoli tra le
attività e sia i vincoli tra le risorse”.
Cantamessa M., Cobos E., Rafele C., Il project management. Un approccio sistemico alla gestione dei
progetti, Isedi, Torino, 2011, pag. 239.
131 cfr. tab.10.2.
132 Si definiscono “ore utili” le ore lavorative necessarie per l’esecuzione di una lavorazione in caso di
produttività standard, cioè calcolata in condizioni di riferimento e con criterio statistico. Passando dalle
condizioni di riferimento alle condizioni reali, si determina la produttività stimata come il prodotto
della produttività di riferimento per il fattore di rendimento stimato, quest’ultimo valutato in base a
criteri discrezionali, parametrici o statistici per tenere conto delle condizioni effettive del progetto (ad
esempio il luogo di esecuzione).
Si definisce efficienza il rapporto fra la produttività effettiva e la produttività stimata.
133 cfr. par. 9.2.2.
11. 5D Stima e gestione dei costi

11.1. La programmazione dei costi di progetto

11.1.1. Il computo metrico estimativo


La gestione dei costi di un progetto, inteso secondo la disciplina del Project
Management come ciclo di vita dell’opera, comprende i processi di
pianificazione, stima, aggregazione per la determinazione del budget e
monitoraggio dei costi associati alle attività previste.
Il risultato di tali processi, strettamente correlati tra loro e con le altre
dimensioni che caratterizzano la progettazione integrata, deve essere
condiviso e approvato dagli stakeholder principali in quanto il costo di
eventuali modifiche tende ad aumentare in modo rilevante all’avanzare del
completamento del progetto134.
Nel settore delle costruzioni, in particolare, identificati i work package della
WBS di riferimento e rilevate le quantità corrispondenti mediante estrazione
di abachi o importazione dei modelli IFC, l’associazione di un prezzario
(regionale dei Lavori Pubblici, DEI, CCIAA, ecc.), fornisce il costo unitario
delle singole lavorazioni135. Per eventuali voci mancanti, il relativo prezzo per
unità di misura viene determinato mediante opportuna analisi deducendo da
listini ufficiali, dai listini delle locali camere di commercio ovvero dai prezzi
di mercato:

• il costo elementare dei materiali necessari per realizzare la quantità unitaria


della singola voce;
• il costo della manodopera, cioè delle risorse umane impiegate per il
completamento della quantità unitaria della lavorazione;
• il corrispondente costo dei noli e dei trasporti delle attrezzature.

A tali costi, definiti diretti, vanno aggiunte le spese generali, in una


percentuale variabile tra il 13% e il 17% a seconda della natura, della durata e
di particolari esigenze dei lavori, nonché l’utile dell’esecutore pari al 10%136.
Rientrano nelle spese generali, ad esempio, i costi di gestione tecnico-
amministrativa di sede che interessano contemporaneamente uno o più
progetti nonché i costi per i servizi e l’organizzazione del personale di
cantiere (direzione e assistenza tecnica, mensa, ecc.) e i costi diretti di
sicurezza (visite mediche, DPI, ecc.).
Il prodotto del prezzo di ciascuna lavorazione per la quantità rilevata nel
computo metrico definisce il costo totale associato all’attività. La somma dei
costi così determinati consente di stimare in fase di pianificazione il costo di
costruzione dell’opera al quale andranno aggiunti, per definire l’importo
complessivo del progetto, a titolo indicativo:

• il costo del terreno se non di proprietà;


• gli oneri concessori, distinti in costo di costruzione e oneri di
urbanizzazione primaria e secondaria, variabili in funzione della tipologia
edilizia e della localizzazione della costruzione;
• le spese amministrative previste dagli Organi statali e dalle istituzioni di
riferimento, quali Amministrazione comunale, Genio Civile, ecc., per il
rilascio delle rispettive autorizzazioni;
• le spese tecniche per rilievi, perizie geologiche, progettazione, direzione
lavori, collaudo statico, ecc.
• eventuali somme a disposizione in caso di imprevisti o riserve di gestione.

Tabella 11.1 Stralcio del computo metrico estimativo delle opere edili
11.1.2. Aggiornamento dei costi
L’adozione della metodologia BIM e l’implementazione di tecniche e
strumenti propri della progettazione integrata consentono al singolo
progettista di modificare il modello architettonico, strutturale o impiantistico
notificando la variazione agli operatori che hanno condiviso tale modello.
L’importazione del modello IFC su specifici software di analisi economico-
gestionale, ad esempio, grazie all’interoperabilità che caratterizza la suddetta
specifica, consente l’aggiornamento automatico delle quantità rilevate in
computo metrico e della programmazione dei tempi, come illustrato nei
capitoli precedenti. Analogamente, noto da prezzario o opportuna analisi il
costo unitario preventivato dell’attività i-esima CUPi, la variazione della
quantità ΔQi, pari alla differenza tra la quantità automaticamente aggiornata e
la quantità preventivata, si tradurrà nella variazione di costo ΔCi:

ΔCi = CUPi x ΔQi

Il Costo Totale aggiornato dell’attività è quindi:


CTi = CTPi + ΔCi

dove CTPi è il costo totale preventivato.


Ne consegue che:

• se ΔQi > 0 risulta ΔCi > 0 ovvero aumenta il costo totale previsto per la
singola lavorazione e, di conseguenza, l’importo complessivo di progetto;
• se ΔQi < 0 risulta ΔCi < 0 ovvero ad una minore quantità di prodotto
corrisponde un minor costo totale della lavorazione corrispondente.

Nel caso in cui il confronto tra il modello originario e il modello aggiornato


dovesse rilevare l’inserimento di nuove famiglie di oggetti o la variazione di
materiale e/o tipologia degli elementi già caricati, corrispondenti a
lavorazioni non previste, risulta necessario aggiornare manualmente l’elenco
prezzi, associando il corretto costo unitario.

11.1.3. L’analisi dei costi nella programmazione reticolare


La gestione delle variabili economiche di progetto e la definizione del
rapporto tra la durata prevista per il completamento delle lavorazioni e il
corrispondente costo lungo il processo costruttivo risulta di notevole interesse
sia per la Committenza che per l’impresa costruttrice.
Il protrarsi della permanenza del cantiere oltre i tempi programmati si può
tradurre infatti in un aumento dei costi indiretti, ad esempio dovuto
all’immobilizzazione dei mezzi meccanici, così come il completamento in
anticipo può comportare un maggiore impegno delle risorse assegnate alle
attività e quindi un aumento dei costi diretti.
Analizzare la variazione dell’apporto economico nel tempo previsto dal
programma dei lavori è possibile grazie all’allocazione temporale dei costi
con le tecniche reticolari.
In particolare, la programmazione reticolare “al più presto” (as soon as
possible o ASAP), secondo la quale l’attività ij inizia alla data ESij e finisce
alla data EFij, concentra i costi nelle prime fasi di lavoro e la relativa curva a
S presenta una pendenza maggiore nel tratto più vicino all’origine. Viceversa,
alla programmazione reticolare “al più tardi” (as late as possible o ALAP),
con l’inizio dell’attività ij alla data LSij e il suo completamento alla data LFij,
corrispondono una concentrazione dei costi e una pendenza maggiore della
curva a S nel tratto più vicino alla fine delle lavorazioni (figura 11.7).
In linea generale, nel caso di una programmazione “al più presto” l’impresa
esecutrice si trova esposta finanziariamente fin dalle prime fasi della
costruzione mentre nel caso di una programmazione “al più tardi” aumenta il
rischio di non avere le risorse economiche per far fronte ad eventuali
imprevisti. Non essendo entrambe le situazioni ottimali è quindi sempre
opportuno procedere livellando i costi ovvero assicurando una maggiore
distribuzione degli stessi nel corso dell’esecuzione dell’opera, mantenendo
sempre dei margini di sicurezza economica.
Con riferimento alla rappresentazione reticolare secondo il metodo AON
delle lavorazioni edili previste nel caso di studio presentato137, si riportano, a
titolo esemplificativo, i risultati delle due programmazioni sopra illustrate
contenuti nei seguenti documenti:

• programma dei lavori sotto forma di diagramma di Gantt (figure 11.1 e


11.4);
• diagramma di avanzamento mensile e progressivo dei costi, sotto forma
rispettivamente di istogramma e curva a S (figure 11.2-11.3-11.5-11.6).

Tabella 11.2. Costi e tempi delle opere edili di progetto


Figura 11.1. Diagramma di Gantt (ASAP)
Figura 11.2. Avanzamento mensile dei costi (ASAP)

Figura 11.3. Avanzamento progressivo dei costi (ASAP)


Figura 11.4. Diagramma di Gantt (ALAP)
Figura 11.5. Avanzamento mensile dei costi (ALAP)

Figura 11.6. Avanzamento progressivo dei costi (ALAP)


Figura 11.7. Confronto ASAP/ALAP

11.1.4. Il rapporto tra costo e durata


La complessa relazione tra il costo di un’attività e la corrispondente durata
prevista per il suo completamento si basa innanzitutto sulla definizione della
quantità e della qualità delle risorse da impiegare.
Come illustrato nel capitolo precedente, il processo di stima delle risorse,
cioè del “tipo e della quantità di materiale, risorse umane, attrezzature o
forniture necessarie per eseguire ciascuna attività”138, ovvero dei costi diretti,
consente di sviluppare il modello di schedulazione. Con riferimento ai costi
dell’attività, indicato con RT il tasso di risorse per unità di tempo, risulta:
RT = R/D
dove R è il numero di risorse assegnate, espresso in unità, e D è la durata
stimata, espressa nell’unità di tempo.
Analogamente, definito CT il tasso di costo dell’attività per unità di tempo,
risulta:
CT = C/D
con C pari al costo delle risorse R necessarie per il completamento
dell’attività.
Figura 11.8. Relazione tra costi e risorse di un’attività

Ne consegue:

CT = (C/R) x RT
ovvero, teoricamente, esiste una relazione lineare tra il tasso di costo e il
tasso di risorse con C/R coefficiente angolare della retta rappresentativa
passante per l’origine. In particolare, se al variare delle risorse per unità di
tempo variano i costi di un’attività in modo che il rapporto C/R sia una
costante, i tassi CT e RT risultano direttamente proporzionali139.
Questa ideale relazione di proporzionalità diretta viene meno se si considera
l’incidenza sulle attività dei costi indiretti o l’eventuale applicazione di
tecniche di compressione della schedulazione di progetto140.

11.2. Il metodo dell’earned value

11.2.1. L’analisi degli scostamenti


Il controllo integrato dei tempi e dei costi associati alle attività di progetto
consente di monitorarne lo stato di avanzamento rilevando eventuali
scostamenti in termini di ritardo o anticipo rispetto al programma dei lavori e
in termini di maggiori o minori costi unitari.
Lo strumento più efficace per le suddette misurazioni è il metodo dell’
Earned Value Analysis (EVA).
Finalizzato a stabilire una relazione tra l’avanzamento fisico e economico del
progetto e il costo preventivato per esso, tale metodo supporta la direzione
dei lavori e l’impresa durante il processo di costruzione calcolando eventuali
variazioni di costo, di schedulazione e relativi indici di efficienza. Per ogni
attività elementare o work package, in particolare, il metodo definisce le
seguenti tre grandezze:

• il Costo Pianificato (Planned Value o PV);


• il Costo Effettivo (Actual Cost o AC);
• il Costo Guadagnato (Earned Value o EV).

Il Planned Value o Budget Cost of Work Scheduled (BCWS) è il “costo


previsto per il lavoro schedulato” distribuito secondo la curva a S
precedentemente illustrata. L’ammontare complessivo, chiamato Budget al
completamento (BAC), corrisponde all’importo dei lavori pianificato.
In particolare alla data T1 risulta:
PV(T1) = ∑iRpi x CUPi

dove ∑iRpi è la sommatoria per tutte le attività realizzate o in corso di


realizzazione alla data T1 delle risorse programmate e CUPi è il
corrispondente costo unitario preventivato.
L’Actual Cost o Actual Cost of Work Performed (ACWP) è il “costo a
consuntivo del lavoro eseguito” e alla data T1 risulta:
AC(T1) = ∑iRui x CUSi

dove ∑iRui è la sommatoria per tutte le attività realizzate o in corso di


realizzazione alla data T1 delle risorse utilizzate fino a tale data e CUSi è il
costo unitario effettivamente sostenuto.
L’ Earned Value o Budget Cost of Work Performed (BCWP) è il “costo
previsto per il lavoro effettivamente svolto”. Alla data di monitoraggio
l’Earned Value di un componente non dovrebbe essere superiore al
corrispondente Planned Value autorizzato. In formule:
EV(T1) = ∑iRui x CUPi

con ∑iRui e CUPi precedentemente specificati.


I principali metodi per la valutazione del lavoro eseguito, ovvero per la stima
dell’avanzamento fisico di ciascun work package e del relativo EV, sono:

• la regola del 50/50 o altra proporzione, ad esempio 25/75 o 0/100, secondo


cui l’avanzamento fisico vale 50, 25 o 0 quando l’attività inizia e 100 al
suo termine. Tale tecnica risulta efficace per lavorazioni di breve durata e
basso impatto economico;
• la regola delle milestone, per cui l’avanzamento fisico corrisponde al
raggiungimento di determinati eventi prefissati del work package. È usata
con attività di lunga durata aventi risultati tangibili intermedi;
• la valutazione della percentuale di completamento, applicabile a
lavorazioni misurabili e quantificabili per cui il valore EV risulta
determinato dal prodotto dell’importo complessivo della singola attività
per la sua percentuale di completamento (lavoro a corpo);
• la misura fisica delle quantità eseguite in termini di lunghezza, area o
volume (lavoro a misura);
• la regola dell’impegno distribuito o Apportioned Effort stimato come
percentuale della parte di lavorazione quantificabile;
• la regola del livello di impegno o Level of Effort considerato direttamente
proporzionale alla durata temporale e generalmente valido per attività non
misurabili, quali la Direzione dei lavori141.

Rilevando a intervalli regolari i valori PV, AC e EV si determinano


rispettivamente le curve a S dei costi a preventivo, a consuntivo e di earned,
dal cui confronto è possibile procedere con l’analisi degli scostamenti.
Figura 11.9. Analisi degli indicatori di performance

La rappresentazione grafica di queste tre funzioni su un piano cartesiano


Tempo/Costi e la differenza algebrica dei valori puntuali assunti dalle curve
alla data di monitoraggio dello stato di avanzamento T1 permettono infatti di
individuare i seguenti scostamenti dalla baseline approvata (curva del
planned value) :

• la Variazione dei Costi (Cost Variance o CV)


• la Variazione dei Tempi (Schedule Variance o SV).

La Variazione dei Costi, in particolare, è calcolata come la differenza tra il


valore del costo guadagnato e il valore del costo effettivo rilevati alla data
T1:
CV(T1) = EV(T1) - AC(T1)
Riferendosi entrambi alla quantità di lavoro effettivamente svolto, il valore
CV è quindi una misura dell’efficienza dei costi di progetto.
Se:

• CV > 0, i costi sostenuti AC sono inferiori ai costi preventivati EV cioè si


evidenzia un risparmio;
• CV = 0, i costi sostenuti AC sono in linea con il preventivo;
• CV < 0, i costi sostenuti AC sono superiori ai costi preventivati EV.

Analogamente, la Variazione dei Tempi, calcolata come la differenza tra il


valore del costo guadagnato e il valore del costo pianificato rilevati alla data
T1, misura l’efficienza della schedulazione di progetto:
SV(T1) = EV(T1) - PV(T1)

Se:

• SV > 0, l’avanzamento dei lavori, misurato come quantità di denaro poiché


valorizzato con i costi, è superiore al programmato;
• SV = 0, i lavori eseguiti sono in linea con il programma;
• SV < 0, si registra un ritardo dei lavori rispetto al programma.

Per definizione, al completamento del progetto EV = PV.


Nel caso illustrato in figura 11.9, ad esempio, alla data di monitoraggio T1
risulta CV < 0 e SV < 0 cioè il progetto è in ritardo rispetto al programma dei
lavori della quantità di tempo pari a X e sono stati sostenuti costi superiori a
quelli preventivati.
I suddetti valori CV e SV possono essere convertiti in ulteriori indicatori di
performance atti a riflettere l’efficienza di un progetto in termini di costi e
tempi:

• l’Indice di Performance dei Costi: CPI = EV/AC


• l’Indice di Performance dei Tempi: SPI = EV/PV.

Risulta di immediata comprensione il significato di ciascun indice per cui un


valore di CPI > 1 indica un risparmio, mentre un valore di CPI < 1 indica uno
sforamento dei costi rispetto a quanto preventivato.
Allo stesso modo, un valore di SPI > 1 indica il completamento di una
quantità di lavoro superiore a quella programmata, mentre un valore di SPI <
1 indica un ritardo dei lavori.
Con riferimento al settore delle costruzioni, in particolare, la curva
dell’Earned Value, valorizzando la quota di progetto già realizzata al costo
preventivato (Budget Cost x Work Performed), si traduce di fatto nella
polilinea relativa ai SAL (Stato Avanzamento Lavori) secondo cui la quantità
di lavoro misurata in cantiere è pagata al costo previsto dal computo metrico
estimativo (prezzo contrattuale).

Figura 11.10. Avanzamento contabile dei lavori

11.2.2. La previsione dei costi di fine progetto


Durante l’avanzamento dei lavori, attraverso una costante attività di
monitoraggio e rilevamento dei valori PV, AC e EV, il metodo dell’Earned
Value consente di prefigurare il probabile andamento del progetto in termini
di tempi e costi in relazione alle prestazioni già maturate.
Sulla base dell’importo complessivo previsto, noto come Budget Cost at
Completion (BAC), il Project Manager infatti procederà alle seguenti stime e
previsioni:

1. Stima del Costo preventivato ancora da sostenere per il completamento


del progetto dalla data di rilevamento T1 (Budget Cost to Complete o
BTC):
BTC(T1) = BAC - EV(T1)

2. Stima del Costo residuo a finire (Estimate to Complete o ETC) ovvero


l’aggiornamento del valore BTC in funzione dell’andamento del progetto
calcolato con uno dei seguenti metodi:
ETC = BAC - EV = BTC
prevedendo che il lavoro futuro sarà portato a termine al costo pianificato
senza essere influenzato dal trend di progetto rilevato fino alla data T1;
ETC = (BAC - EV)/CPI
prevedendo che il lavoro futuro sarà eseguito secondo l’indice di
Performance dei Costi (CPI) sostenuto dal progetto fino alla data T1;
ETC = (BAC - EV)/(CPI x SPI)
prevedendo che il lavoro futuro sarà eseguito a un tasso di efficienza che
prende in considerazione sia l’indice di Performance dei Costi (CPI) che
dei Tempi (SPI).
3. Stima al completamento (Estimate at Completion o EAC) ovvero il
preventivo totale aggiornato pari alla somma dei costi sostenuti fino alla
data di rilevamento T1 (Time now) e dei rimanenti costi stimati:
EAC = AC + ETC
4. Indice di efficienza dei costi al completamento (TCPI) cioè la stima
dell’efficienza dei costi da raggiungere nella fase di completamento del
progetto al fine di rispettare il BAC preventivato o il valore di EAC
approvato:
TCPI = (BAC - EV)/(BAC - AC)
TCPI = (BAC - EV)/(EAC - AC)

Figura 11.11. Stime dei costi di fine progetto

134 cfr. figura 1.1.


135Nel caso di studio in esame si fa riferimento al Nuovo prezzario unico regionale per i lavori
pubblici Sicilia 2013, Decreto 27 febbraio 2013 e [Link].
136 Diversi fattori possono contribuire alla riduzione di tali percentuali e, di conseguenza, alla
composizione di un prezzo di applicazione inferiore. Ad esempio, la proprietà delle attrezzature e dei
mezzi tecnici necessari, la presenza di personale dipendente con comprovata esperienza per le categorie
di lavoro previste, la vicinanza del cantiere alla sede legale ed operativa dell’impresa, ecc.
137 cfr. figura 10.21.
[Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge. (Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013, pag. 160.
139Bragadin M.A., La programmazione dei lavori con i metodi reticolari. Metodi e strumenti di
Project Time Management per la Costruzione, Seconda edizione, Maggioli Editore, Sagrate (MI),
2011, pag. 241.
140 cfr. par. 10.4.
141
[Link]., Practice Standard for Earned Value Management, Seconda edizione, Project
Management Institute Inc., Pennsylvania, 2011, pagg. 36-40.
12. 6D Facility management

12.1. Il ruolo del facility manager


Il Facility Management è “una professione che comprende molteplici
discipline per garantire la funzionalità del costruito integrando persone,
luoghi, processi e tecnologia”142. Ovvero il Facility Management (FM) è un
approccio integrato di progettazione, implementazione e controllo degli
edifici e dei servizi erogati annessi, finalizzato ad ottimizzare la gestione del
built enviroment in termini economici e qualitativi.
Operando in diversi settori pubblici e privati (immobiliare, sanitario,
assicurativo, chimico-farmaceutico, istruzione, IT, ecc.) il Facility Manager,
nel suo ruolo chiave di pianificatore e gestore dell’opera e dei suoi servizi,
deve possedere idonee competenze economico-finanziarie, oltre che di tipo
ingegneristico, architettonico, organizzativo e relazionale.
Nel dettaglio, interpretando le esigenze e gli obiettivi dei propri clienti, il
Facility Manager svolge le seguenti attività:

• Organizzative, volte alle analisi delle necessità di servizio e alla


definizione di strategie e politiche di gestione delle risorse;
• Progettuali, attraverso la definizione di procedure operative, di emergenza
e di guasto nonché l’elaborazione dei piani di manutenzione, la proposta di
opere di riqualificazione e adeguamento normativo o la progettazione e
installazione di dispositivi per il risparmio energetico;
• Gestionali, ovvero contratti con i fornitori, previsioni di spesa, analisi di
mercato, ripartizione dei costi, ecc;
• Di monitoraggio e controllo, attraverso l’analisi della reportistica dei
fornitori di servizio, riunioni e sopralluoghi allo scopo di valutare la qualità
e l’efficienza dei servizi erogati.

In linea generale, le aree funzionali proprie del Facility Management possono


essere così distinte:
• Space e Asset Management ovvero la conoscenza e la gestione del
patrimonio immobiliare (edifici e aree esterne) e mobiliare (arredamento,
impianti e reti di distribuzione servizi). Ciascuno di questi elementi deve
essere inventariato dal Facility Manager e associato ad opportuna
documentazione amministrativa, ad esempio contratti di locazione o
compravendita, contratti di fornitura, copertura manutentiva, ecc;
• Facility Maintenance ovvero la redazione del manuale di manutenzione
come strumento di supporto volto a fornire le indicazioni necessarie
all’esecuzione di una corretta e programmata manutenzione e ispezione dei
componenti edili e impiantistici. In particolare, le informazioni da fornire
sono l’ubicazione dell’elemento tipologico, la descrizione delle risorse
necessarie per l’intervento manutentivo, il livello minimo delle prestazioni,
le anomalie riscontrabili e la programmazione degli interventi manutentivi
distinti tra quelli eseguibili direttamente dall’utente e quelli a cura di
personale specializzato;
• Logistics Management per l’eventuale gestione del magazzino, degli asset
mobili e dei materiali di consumo;
• Economics Management ovvero la registrazione dei contratti con i fornitori
di servizi o relativi all’immobile, degli ordini e delle fatture di acquisto
nonché la definizione di modelli previsionali di spesa, il calcolo del budget
e l’analisi degli scostamenti;
• Sustainability ovvero il controllo energetico/ambientale del patrimonio
immobiliare e degli impianti con la registrazione dei consumi energetici
dichiarati, dei consumi energetici medi rilevati (elettrico/ gas metano/ecc.),
dei consumi idrici nonché delle emissioni (atmosferiche, scarichi idrici e
rifiuti urbani).

Per quanto sopra illustrato, sono certamente molteplici i vantaggi che


derivano dall’implementazione dell’attività di Facility Management lungo il
ciclo di vita dell’opera.
Innanzitutto, va evidenziato il risparmio economico associato al passaggio
dalla “manutenzione in caso di guasto e emergenza” alla “manutenzione
programmata”, in quanto i costi della “non-manutenzione” (ad esempio
l’interruzione di un servizio e un più rapido degrado dei componenti edili e
impiantistici) sono superiori ai costi della manutenzione. A ciò si aggiungono
un miglior rapporto con i fornitori, il controllo e l’eventuale riduzione dei
costi energetici e una completa conoscenza del proprio patrimonio immobile
e mobile (guasti, interventi svolti, costi sostenuti, ecc.) per una più
consapevole programmazione strategica ed operativa.

Figura 12.1. Aree funzionali del Facility Management

12.2. BIM e facility management


L’efficacia delle attività di Facility Management dipende principalmente
dall’accuratezza e dall’accessibilità dei dati relativi all’edificio previsti nella
fase di progettazione, rilevati durante la costruzione dell’opera e in fase di as
built e aggiornati a seguito degli interventi di manutenzione.
I limiti della progettazione tradizionale, caratterizzata da un flusso di lavoro
di tipo sequenziale e da un’inevitabile perdita di informazioni, possono
quindi essere la causa, anche nel settore FM, dell’inefficienza del sistema di
gestione.
La necessità di condividere e standardizzare le informazioni, sia per la
programmazione delle attività di manutenzione che per la gestione della vasta
documentazione cartacea, tecnica e amministrativa, associata all’edificio e ai
suoi componenti edili e impiantistici, si traduce così nel passaggio alla
progettazione integrata con l’implementazione del Building Information
Modeling.
Rispetto alla progettazione tradizionale, il BIM infatti diviene quel
“contenitore” di informazioni, costantemente aggiornate, dove le singole parti
coinvolte interagiscono le une con le altre fin dalla fase di pianificazione
dell’opera.
Tra i vantaggi derivanti dall’utilizzo di processi BIM in ambito di Facility
Management si annoverano143:

• l’interazione tra sistemi;


• la riduzione dei costi;
• il miglioramento delle performance.

Durante il ciclo di vita dell’opera i molteplici dati relativi all’edificio e ai suoi


componenti, dalla caratterizzazione materica, dimensionale e prestazionale
alle informazioni circa i costi e le forniture, non possono essere inseriti in un
unico modello o sistema. Di qui la necessità di creare una piattaforma FM che
supporti un formato di scambio dati condiviso rendendo possibile
l’integrazione delle informazioni e la codifica delle stesse tra i diversi
operatori.
I principali standard pubblici utilizzati in ambito FM per la trasmissione e la
condivisione delle informazioni digitali sono l’IFC (Industry Foundation
Classes) e il COBie (Construction Operations Building Information
Exchange)144.
L’interoperabilità garantita dai suddetti formati di scambio consente, ad
esempio, di sincronizzare automaticamente e in modo bidirezionale le
informazioni gestite nel modello BIM (spazi, zone, tipologie di impianti,
elementi di involucro, ecc.) con il database del sistema FM.
Figura 12.2. Space Management: definizione delle “Zone” in COBIe attraverso il collegamento dei
“Locali” (Rooms) e degli “Spazi” (Spaces) creati nel modello bim
Figura 12.3. Dettaglio e visualizzazione delle “Zone” definite in COBIe

Figura 12.4. Esportazione del file elaborato con lo standard COBIe: Excel Template
Figura 12.5. Identificazione degli “Spazi” attraverso lo strumento “Schemi di colore” e interazione del
dato grafico con il dato alfanumerico attraverso lo standard COBIe
Figura 12.6. Proprietà degli “Spazi” del modello BIM
Figura 12.7. Rimozione di tramezzo con conseguente aggiornamento automatico dell’entità “Spazio”
del modello BIM e del corrispondente dato COBIe

L’accesso ad una banca dati digitale centralizzata, inoltre, si traduce in un


notevole risparmio di tempo e risorse da impiegare nella ricerca di
informazioni cartacee (elaborati di progetto, libretti di impianti, contratti di
fornitura,ecc.) nonché nella possibilità per il Facility Manager di basare il
processo decisionale su dati sempre aggiornati ottimizzando le attività di
programmazione e budgeting degli interventi manutentivi.
Analogamente, il passaggio dalla “manutenzione in caso di guasto e
emergenza” alla “manutenzione programmata” produce un notevole
risparmio economico connesso alla riduzione dei costi sostenuti per far fronte
a interruzioni di servizio o sostituzione di apparecchiature.

Figura 12.8. Impianto meccanico di ventilazione dei locali commerciali: importazione delle istanze sul
software FM Autodesk Building Ops
La qualità e l’efficienza dei servizi erogati, costantemente valutate dal
Facility Manager sulla base di report, analisi dei consumi e verifiche di
controllo, concorrono infine a migliorare le prestazioni e performance
dell’edificio in termini soprattutto di sostenibilità e risparmio energetico.

Figura 12.9. Elenco dei componenti meccanici generato dopo l’importazione del modello e scheda tipo
di ausilio all’attività del Facility Manager
Figura 12.10. Programmazione degli interventi di manutenzione sul sistema di isolamento a cappotto.
Tratto dal software di analisi economico-gestionale STR Vision CPM

Figura 12.11. Report impianto fotovoltaico di un appartamento tipo

142
Definizione ufficiale dell’International Facility Management Association (IFMA):
“Facility management is a profession that encompasses multiple disciplines to ensure functionality of
the built environment by integrating people, place, process and technology”.
[Link]
143 Teicholz P., BIM for Facility Managers, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2013.
144 cfr. par. 2.4.1.
13. 7D Simulazioni

13.1. Analisi delle performance


Il settore della progettazione BIM 7D racchiude un numero vasto di attività
che mirano a simulare il comportamento del sistema edificio-impianto in fase
di esercizio. Ultima dimensione nella cronologia degli spazi BIM145, le analisi
delle performance sono eseguibili al termine della modellazione 3D operando
su diverse applicazioni a seconda delle verifiche richieste.
In particolare, grazie all’elevata capacità di immagazzinamento delle
informazioni garantita dai formati IFC, è possibile definire un numero
discreto di calcoli per la valutazione dell’impatto energetico ed economico
atteso dalla struttura.
In termini di verifiche programmabili, il 7D consente di perfezionare
all’interno della progettazione le analisi sulla qualità termica dell’edificio e
sulle capacità prestazionali degli impianti.
Benché le applicazioni per l’energy simulation non siano nuove nel settore
dell’Ingegneria Civile, risulta innovativo il dialogo tra le discipline di
progetto nella definizione univoca dei parametri di calcolo. In linea con i
principi di interoperabilità perseguiti dagli standard internazionali, all’interno
della progettazione BIM non è necessario rimodellare i dati di analisi per ogni
simulazione da eseguire. Tutte le informazioni raccolte nella modellazione
strutturale, impiantistica ed architettonica caratterizzano l’insieme di
parametri indispensabili per le verifiche energetiche, garantendo
quell’integrità ed unicità dei dati difficilmente perseguibili con iter
tradizionali.
A seconda della tipologia di intervento, dalla nuova progettazione alla
diagnosi energetica, è possibile programmare diversi scenari analitici in
funzione delle soluzioni da adottare. In questo modo la spesa per l’esecuzione
dell’opera può essere facilmente ottimizzata, bilanciando correttamente la
performance energetica con l’investimento economico atteso.
Analisi di questo tipo sono particolarmente adatte per interventi di retrofit
energetico del patrimonio edilizio esistente in cui, a seguito di diagnosi dello
stato di fatto, possono essere progettati interventi ad hoc per ogni singola
situazione rilevata.

13.2. Caso di studio


Nelle pagine che seguono vengono descritte le dinamiche di modellazione
BIM 7D riferite ad interventi di efficientamento energetico svolti su un
edificio esistente. Differenziandosi dalla progettazione ex novo, illustrata nei
precedenti capitoli, il recupero di immobili in stato di degrado offre
l’occasione per rappresentare le potenzialità del metodo su una tipologia di
intervento che interesserà buona parte degli investimenti pubblici nel breve e
lungo periodo.
L’edificio oggetto di indagine, destinato ad uffici della Pubblica
Amministrazione, appartiene al vasto insieme di immobili di recente
realizzazione (1980) costruiti con riferimento a requisiti tecnici oggi obsoleti
ed interessati da un processo di ammodernamento reso necessario dalle
recenti direttive comunitarie146 sul tema della sostenibilità in edilizia.
Gli interventi, finanziati con fondi POI ENERGIA 2007/2013, hanno
interessato la revisione degli impianti termotecnici e la modifica delle
superfici di involucro. In particolare, a seguito di documentata diagnosi
energetica, sono state eseguite lavorazioni di isolamento termico di superfici
opache e trasparenti mediante l’apposizione di idoneo rivestimento
termoisolante sulle pareti esterne e sui solai verso ambienti non riscaldati,
nonché la sostituzione degli infissi presenti con serramenti dalle elevate
prestazioni.
L’efficientamento degli impianti è stato eseguito mediante l’installazione di
apparecchi di illuminazione a LED, per ambienti interni ed esterni, e la messa
in esercizio di sistemi di climatizzazione invernale/estiva a pompa di calore
elettrica, mantenendo inalterata la rete di distribuzione esistente.
Le soluzioni adottate derivano da un’attenta analisi dello stato di fatto, la cui
digitalizzazione ha permesso di rilevare tutte le lacune energetiche da sanare
in fase di progettazione. Sebbene le risorse economiche per gli interventi
fossero stabilite dal finanziamento europeo, l’utilizzo delle simulazioni 7D ha
consentito di ottimizzare il corretto dimensionamento dei prodotti in funzione
dei costi di intervento, permettendo di ridistribuire le somme a disposizione
secondo gli indici di performance individuati.

Figura 13.1. L’edificio prima dell’intervento di efficientamento energetico

13.2.1. Costruzione dei modelli digitali


Ai fini di un corretto dimensionamento degli interventi, la ricostruzione
digitale delle geometrie dell’immobile e delle caratteristiche analitiche è
risultata utile nella descrizione dello stato di conservazione dell’edificio.
La struttura, adibita ad uso pubblico, alterna geometrie rettilinee, in aggetto
rispetto ai piani di prospetto, a profili dall’andamento curvilineo, su cui si
installano infissi a tutt’altezza. L’edificio si sviluppa in alzato per due piani
fuori terra oltre ad un livello seminterrato, configurandosi come
un’architettura isolata nel contesto urbano in cui è inserita.
Con dinamiche costruttive analoghe a quelle descritte nei precedenti capitoli,
il modello BIM dell’edificio, realizzato a seguito di accurato rilievo, ha
permesso di indagare aspetti fisici e geometrici indispensabili per la
programmazione degli interventi di recupero.
L’incidenza degli infissi sulla superficie di involucro pari a circa il 50% del
totale è stata calcolata a seguito di una preliminare analisi quantitativa. Gli
infissi in alluminio non a taglio termico e con vetro non stratificato, nello
sviluppo perimetrale secondo tipologia a nastro, sono risultati tra gli elementi
a maggiore dispersione termica per l’involucro. Per tale ragione in sede di
progettazione, oltre ad utilizzare sistemi più performanti come serramenti a
taglio termico dotati di vetri basso-emissivi, è stata stabilita la riduzione
percentuale di circa il 20% di superficie trasparente, pur conservando la scelta
compositiva originaria dello sviluppo continuo delle finestre.
Il sistema costruttivo a telaio in elementi in cemento armato e la discontinuità
geometrica dovuta a corpi di fabbrica aggettanti definiscono infine un numero
discreto di ponti termici difficilmente modellabile per sola programmazione
manuale.
La geometria di involucro e i dati termici in essa contenuti sono stati utilizzati
per indicizzare le successive verifiche energetiche, realizzando quella
necessaria base digitale per lo sviluppo degli interventi di progettazione.
Dovendo documentare le soluzioni proposte secondo gli elaborati della
progettazione esecutiva, gli strumenti di modellazione BIM sono risultati utili
ai fini del computo delle quantità demolite e costruite, secondo le dinamiche
afferenti alle dimensioni 4D e 5D.
Gli strumenti di modellazione parametrica permettono, infatti, di definire
all’interno di un unico file le diverse fasi delle progettazione. Come
analizzato nel capitolo 5, le viste bidimensionali sono assimilabili ad
un’istantanea del modello nello spazio virtuale; in modo analogo le entità
astratte delle “fasi” consentono di rappresentare il modello all’interno di una
visione temporale di riferimento permettendo di distinguere in un’unica
struttura IFC lo stato di fatto da quello di progetto.
Questa particolare associazione introduce una delle condizioni necessarie per
l’applicazione di specifici comandi dinamici volti a rilevare le demolizioni
sul modello.
In uno strumento parametrico come un modellatore BIM, un’entità demolita
non viene cancellata, ma continua ad esistere in riferimenti temporali digitali
appartenenti a periodi successivi alla stato di fatto. L’astrazione del tempo
assume quindi rilevanza anche all’interno della dimensione 3D. Con queste
logiche vengono definite le due macro fasi della progettazione: lo stato di
fatto, in cui rappresentare il risultato dell’indagine conoscitiva, e lo stato di
progetto, in cui eseguire dinamicamente demolizioni e costruzioni.
Quando un’ istanza viene virtualmente demolita, l’utilizzo di determinati filtri
di modello consente di rappresentarla sulle tavole di progetto. Questi
meccanismi regolano la descrizione grafica degli elaborati “giallo-rossi” atti
ad illustrare gli oggetti sui quali si interviene.
La necessità di conservare le informazioni sulle entità demolite non è
associata alla sola rappresentazione del progetto, quanto ad una più precisa
esecuzione del calcolo delle quantità da cui si ricavano costi e tempi di
esecuzione.
Figura 13.2. Il modello BIM rappresentato nella fase “stato di fatto”
Figura 13.3. Rappresentazione grafica delle demolizioni evidenziate in giallo

Il passaggio dallo stato di fatto a quello di progetto avviene dunque


eseguendo filtri di comando su un unico modello che consentono di
rappresentare l’evoluzione temporale dell’intervento. Definita la geometria
dell’edificio, l’installazione del rivestimento termoisolante “a cappotto” viene
programmata nel software modificando i parametri stratigrafici della famiglia
di parete modellata. Diversa risulta la sostituzione degli infissi. In generale,
infatti, la progettazione BIM di architetture esistenti prevede la modellazione
di elementi tecnologici, come ad esempio i serramenti, non più presenti in
commercio. Per questa ragione, diversamente da quanto si esegue nella
realizzazione di un edificio ex novo, non è possibile utilizzare librerie digitali
di prodotti mediante download da servizi on-line. Ogni elemento dovrà essere
parametrizzato nelle sue variabili fisiche, geometriche ed analitiche.
Nell’esempio riportato dal presente capitolo, per via della particolare
geometria dell’involucro, sia gli infissi esistenti che quelli di progetto sono
stati modellati come famiglie indipendenti all’interno dei software
parametrici. Questo modo di operare deriva dalla necessità di realizzare
soluzioni specifiche che si adattino geometricamente alle superfici curve dei
prospetti.
Sebbene la sezione degli infissi e gli attributi analitici associati riprendano
dati di progetto riferiti a prodotti in commercio, l’adattamento delle strutture
alle superfici curve di parete, nonché ai corpi in aggetto, ha richiesto la
modellazione parametrica delle singole parti.
Costruire una famiglia intelligente di oggetti digitali significa programmare
una serie di proprietà geometriche e fisiche variabili all’interno di determinati
intervalli di riferimento.
Ogni singola modifica definisce le differenti tipologie di modelli che esistono
nello spazio BIM in un preciso numero di istanze.
In termini progettuali, le soluzioni proposte consistono nell’installazione di
infissi in alluminio preverniciato a taglio termico, con caratteristiche tali da
garantire una trasmittanza termica non superiore a 1,5 W/(m2K) come da
limiti di legge stabiliti per la zona termica di riferimento. Benché sia stata
limitata la superficie trasparente totale, la percezione di facciata continua
viene conservata attraverso l’impiego di un sistema a montanti e traversi con
gli elementi in vetro complanari incollati ai telai con sigillante strutturale.
Tutte queste opzioni sono parametrizzate nel modello digitale. Prima di
definire le geometrie dell’infisso vengono programmati i valori di riferimento
in cui dovranno esistere le grandezze di ogni singola componente impiegata.
In particolare, sono indicizzate le dimensioni generali dell’apertura, i valori
geometrici del telaio fisso, di quello mobile e del vetro strutturale.
Facendo seguito a meccanismi del disegno digitale afferenti a dinamiche B-
rep e alla geometria solida costruttiva, vengono modellate le strutture digitali
dell’infisso in ogni singola parte, vincolando gli elementi ad esistere
all’interno degli spazi parametrizzati. In questo modo è possibile stabilire
specifiche relazioni tra le diverse componenti del modello.
Ad esempio, variando larghezza ed altezza totale dell’infisso, il telaio fisso e
quello mobile tenderanno a rispettare i vincoli geometrici imposti adattandosi
ordinatamente alle nuove grandezze.
Sebbene la complessità della costruzione sia tale da richiedere un
considerevole utilizzo di risorse nella fase di modellazione, il risultato
ottenuto è un oggetto replicabile sul modello secondo un numero indefinito di
istanze. Questa procedura garantisce un elevato controllo sui parametri del
modello: qualsiasi modifica si renda necessaria su una tipologia di oggetti
può essere facilmente registrata dall’insieme globale di istanze presenti.
Con analoghe procedure è possibile definire le proprietà analitiche
dell’infisso, quali la tipologia di materiale, la stratigrafia dei vetri, i valori di
trasmittanza termica, la resistenza a carico vento, la permeabilità all’aria,
l’isolamento sonoro, ecc. Tutte queste caratteristiche sono conservate come
riferimenti analitici all’interno delle codifiche di scambio IFC.

Figura 13.4. Programmazione delle variabili per la parametrizzazione di un infisso

L’isolamento delle superfici opache di involucro è stato determinato previa


suddivisione dell’immobile in zone termiche, distinte in ambienti riscaldati ed
altri privi di impianto. In particolare, la suddetta compartimentazione ha
individuato una vasta area a livello seminterrato adibita a deposito e,
pertanto, considerata come non riscaldata.
Per ottimizzare le risorse economiche disponibili, il progetto ha quindi
previsto un rivestimento termico “a cappotto” delle pareti esterne dei soli
ambienti riscaldati e la coibentazione del solaio di interpiano tra i locali ad
uso ufficio e quelli interrati. Con riferimento all’isolamento a cappotto, è
stato utilizzato polistirene estruso, caratterizzato da una maggiore resistenza
agli urti, per il primo metro di altezza da terra e lana minerale sulle restanti
parti.
La digitalizzazione delle suddette soluzioni progettuali è stata così tradotta
nella preliminare ricostruzione della superficie muraria, dovuta alla riduzione
dell’altezza degli infissi, seguita dalla semplice addizione di materia ad una
famiglia già presente nel sistema per la parametrizzazione stratigrafica della
muratura (figura 13.5).

Figura 13.5. Modellazione del rivestimento termoisolante a cappotto per le zone interessate

In assenza di modifiche strutturali alla rete di distribuzione impianti, la


modellazione dei valori caratteristici dei terminali di emissione e degli
apparecchi di generazione è stata condotta per via analitica all’interno degli
applicativi per la simulazione energetica del sistema.

13.2.2. Analisi delle prestazioni energetiche


Come analizzato nella progettazione strutturale ed impiantistica, un
modellatore BIM, per quanto consenta l’esecuzione di specifiche analisi di
sistema, si configura allo stato dell’arte come un ambiente di pre-
processazione in cui è difficile eseguire verifiche analitiche per il rispetto dei
limiti normativi in vigore.
Benché i software per le analisi energetiche non siano nuovi alla professione,
le dinamiche di collegamento tra modelli BIM ed applicativi per la
certificazione delle prestazioni termiche di un edificio sono invece materia in
evoluzione.
Risulta pertanto indispensabile comprendere i meccanismi che legano la
costruzione dei modelli geometrici ai corrispettivi modelli di calcolo, per
poter trasferire correttamente le informazioni indispensabili all’analisi.
Nel capitolo 5, in particolare, è stato introdotto il tema della progettazione
energetica relazionando il modello concettuale di edificio a schemi di calcolo
generici per il dimensionamento preliminare delle soluzioni da adottare. La
codifica di interscambio gbXML utilizzata, basata sul linguaggio marcatore
XML, è uno dei possibili vettori di informazione e consente agli applicativi
software di comunicare limitando l’interazione da parte degli operatori147.
L’altro formato richiesto nei programmi di simulazione è IFC.
A seconda degli standard di interoperabilità scelti per la trasmissione dei dati
dal modellatore BIM all’applicativo di analisi energetica è indispensabile
referenziare correttamente le entità di progetto ai corrispettivi moduli
energetici. L’operazione consiste nell’associare un modello di calcolo al
modello di informazione dell’edificio precedentemente realizzato.
Stabilire una connessione tra BIM e software di analisi equivale a relazionare
gli oggetti dell’uno al database dell’altro. La procedura richiede quindi un
passaggio ulteriore nella modellazione dei dati, che va in parte a replicare
quanto realizzato sul modello architettonico.
La macchinosità di questa fase di programmazione è subordinata alla qualità
del progetto: come la costruzione di una famiglia parametrica di infissi
consente il successivo controllo di tutte le istanze caricate sul modello, così i
collegamenti tra le entità geometriche di un database e quelle termiche di un
altro permettono di gestire la globalità delle informazioni modellate. In
questo modo ogni possibile modifica al progetto per mancanza di conformità
ai valori derivanti dall’analisi energetica avviene con semplici variazioni nei
parametri programmati.
La programmazione analitica dei modelli di calcolo inizia con la
localizzazione spaziale dell’edificio. Dopo la definizione delle coordinate
geografiche del sito di riferimento, eseguibile con servizi di mappatura
digitale del territorio, e l’indicizzazione dell’orientamento corretto
dell’immobile, sulla base dei riferimenti normativi della UNI 10349 vengono
associati al modello i parametri climatici indispensabili nel calcolo
energetico148.
Eseguita la modellazione di spazi e zone termiche nelle modalità illustrate nel
capitolo 7, occorre connettere le entità del database BIM a quelle
dell’applicativo termico. Alcuni tools di programma consentono l’esecuzione
di collegamenti diretti tra i due software intervenendo sulla configurazione
API149 del sistema.
Le astrazioni dei locali presenti sul modello sono referenziate alle zone
termiche previste nel solutore energetico, così come gli elementi opachi e
trasparenti di involucro. Le librerie di oggetti, inoltre, digitalizzano i
contenuti fisici e geometrici dei maggiori prodotti edili presenti sul mercato.
La possibilità di combinare più soluzioni per un singolo pacchetto di insieme,
come ad esempio la stratigrafia di parete, garantisce la migliore
personalizzazione dei dati di modello.
Figura 13.6. Impostazione dei parametri climatici in funzione del comune di riferimento

Sebbene esistano sul modello BIM famiglie di oggetti con definite proprietà
fisico-geometriche, è opportuno collegare queste entità con i corrispettivi
modelli termici, operando ove richiesto una seconda programmazione dei
dati.
Figura 13.7. Associazione di una parete modellata in BIM con il database termico presente sul software
di analisi TERMOLOG

Al termine delle procedure di associazione di elementi spaziali e dati di


involucro, il modello BIM è trasferito nei formati IFC e gbXML verso le
applicazioni per le verifiche energetiche. All’interno del software occorre
verificare attraverso le opzioni di configurazione che tutti gli oggetti
modellati siano stati trasferiti correttamente. La verifica sulla congruenza
delle parti è eseguibile preventivamente sia sui sistemi BIM che sulle
applicazioni per il Model Checking. Errori nella traduzione delle singole parti
possono infatti compromettere la corretta esecuzione dei calcoli previsti.

Figura 13.8. Verifica di integrità delle superfici analitiche eseguita sul software BIM nativo, Autodesk
Revit. L’applicazione non segnala disconnessioni e incongruenze nelle impostazioni di spazi e superfici
per i diversi livelli altimetrici dell’edificio

Figura 13.9. La codifica del modello BIM sul software di simulazione energetica TERMOLOG

Alcuni tools per la simulazione energetica rilevano automaticamente gli


spigoli dei locali delle zone termiche climatizzate offrendo la possibilità di
impostare graficamente i relativi ponti termici.
Con l’insieme completo dei dati di involucro derivati dal modello BIM di
progetto, le operazioni di modellazione nel software termico proseguono
secondo i tradizionali indirizzi di programmazione analitica previsti dalla
letteratura tecnica. In linea con le direttive della UNI TS 11300, i sistemi
impiantistici sono determinati mediante la suddivisione dei dati nei
sottoinsiemi di emissione, regolazione, distribuzione, generazione e
accumulo per tutte le categorie previste.
Il vantaggio offerto dall’analisi energetica di un modello realizzato in
ambiente BIM risiede nella qualità dei risultati. Come tutte le procedure
interne alla progettazione integrata, la programmazione dei dati di analisi
avviene infatti secondo modalità univoche volte ad evitare la ridondanza
nell’esecuzione delle operazioni. La validazione dei modelli è quindi
essenziale per stabilire l’attendibilità dei dati di progetto.
Simulare il comportamento del sistema edificio-impianto equivale a
collaudare digitalmente le soluzioni proposte. La stima della classe energetica
dell’edificio offre un contributo sostanziale per la verifica delle prestazioni
attese dalla progettazione.
I risultati di calcolo possono essere indicizzati secondo scenari di sviluppo
futuri in cui, a parità di prestazione calcolata, è possibile stimare
l’investimento atteso in funzione dei piani di ammortamento stabiliti.
Con queste dinamiche si perviene alla definizione delle migliori soluzioni
progettuali in funzione dei parametri di contenimento energetico e della
disponibilità di investimento economico.
Se l’associazione tra modello BIM e database energetico è tale da non
presentare lacune ed errori di traduzione, le eventuali modifiche da apportare
al progetto, come ad esempio l’aumento di spessore dell’isolante termico,
sono realizzate attraverso la semplice variazione dei parametri individuati.
Quest’ultima, previo aggiornamento della codifica, viene automaticamente
registrata sull’applicativo termico collegato.

13.2.3. Simulazioni illuminotecniche


L’esigenza di incrementare l’efficienza energetica dell’edificio ha dettato la
selezione di scelte progettuali che incidessero positivamente sulle
caratteristiche di involucro e quelle di impianto.
Da una parte, la riduzione delle dispersioni termiche attraverso le superfici
trasparenti e i ponti termici è stata tradotta nella sostituzione di infissi e
nell’installazione di rivestimenti isolanti. Dall’altro, l’abbattimento dei
consumi è stato incentivato dall’ammodernamento degli impianti di
climatizzazione ed illuminazione. Per entrambe le tipologie di intervento la
simulazione dell’incidenza dell’illuminazione naturale ed artificiale sulle
componenti di progetto è risultata rilevante ai fini del corretto
dimensionamento di finestre e corpi illuminanti.
In funzione dei parametri economici acquisiti in sede di simulazione
energetica sono state ponderate le spese necessarie per la messa in esercizio
delle soluzioni progettuali proposte.
Questa particolare analisi ha consentito, ad esempio, di stimare la migliore
quantità di superficie vetrata disponibile su cui, a parità di estensione
longitudinale, sono state stabilite le altezze di progetto. La dimensione
definitiva degli infissi è stata quindi verificata ricorrendo alla simulazione
dinamica della luce diurna, nei periodi di riferimento interessati.
Come consuetudine della metodologia BIM, l’esecuzione delle suddette
verifiche non ha richiesto una seconda modellazione dei dati sugli applicativi
di riferimento. I tools di programma utilizzati per le simulazioni sono ancora
una volta applicativi in grado di tradurre le codifiche IFC.
Seguendo i principi della progettazione integrata sono stati definiti con
un’unica operazione i parametri fisici necessari per i calcoli delle riflessioni
luminose sulle geometrie di modello. In particolare, in funzione della
tipologia di superficie modellata in sede di progettazione BIM, l’applicativo
per il calcolo illuminotecnico, nello specifico il software ElumTools, associa
alle librerie di materiali utilizzati i valori caratteristici di assorbimento,
trasmissione e riflessione in funzione di ogni superficie rilevata.
Nella scelta progettuale di ridurre del 20% la superficie finestrata di
involucro, lo studio della luce diurna è risultato indispensabile per la
definizione di un quadro analitico di insieme.
L’esempio di figura 13.10 rappresenta la simulazione eseguita nelle peggiori
condizioni di esercizio della struttura ovvero per un ambiente esposto a sud
durante il solstizio d’estate. La risposta analitica in termini di illuminamento
(lx) atteso sui piani di riferimento rileva, a parità di condizioni di esposizione,
la riduzione di circa il 50% della radiazione luminosa entrante nell’ipotesi di
progetto.
La necessità inoltre di incrementare l’azione schermante sugli ambienti rivolti
a sud, adibiti ad uffici pubblici, ha suggerito l’installazione di pensiline
frangisole orizzontali lungo la superficie curva del prospetto. La
progettazione dell’elemento, parametrizzato nella geometria delle lamelle, è
stata eseguita in funzione dell’ombreggiamento giornaliero.
La diversa geometria di involucro nei piani di riferimento altimetrici e
l’incidenza delle radiazioni, valutate nelle ore di esercizio della funzione
pubblica, sono state utilizzate per dimensionare il numero di lamelle
indispensabili a garantire un’ombra adeguata nel picco di insolazione.
Figura 13.10. Simulazione dell’illuminamento naturale medio per un ambiente esposto a sud. a) Stato
di Fatto - 21 giugno; b) Stato di progetto - 21 giugno
Figura 13.11. Simulazione dell’influenza della luce diurna sui prospetti dell’edificio. a) modello BIM;
b) il dato reale
Figura 13.12. Simulazione dell’illuminamento artificiale
Figura 13.13. Risultato dell’intervento di efficientamento energetico

Lo studio dell’illuminazione artificiale per gli ambienti di progetto segue i


meccanismi evidenziati nelle precedenti pagine. La scelta della tipologia di
apparecchio illuminante è facilitata dalla disponibilità delle librerie di oggetti
digitali offerte dalle più importanti aziende del settore. Come per qualsiasi
altra famiglia di modelli, si tratta di entità che relazionano le geometrie
tridimensionali del prodotto ad una serie rilevante di attributi analitici, con
particolare riferimento alle proprietà elettriche e alle curve fotometriche
indispensabili per l’esecuzione del calcolo illuminotecnico.
Le simulazioni dinamiche per l’illuminamento artificiale permettono di
stabilire la migliore distribuzione dei corpi illuminanti con l’obiettivo di
garantire l’omogenea diffusione della luce negli ambienti e l’adeguato
illuminamento sui piani di lavoro.
145 cfr. par. 2.5.
146 Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia. In particolare l’art. 7 disciplina i
requisiti di prestazione energetica per gli interventi di ristrutturazione e recupero degli edifici esistenti.
Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, che modifica le Direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e
abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE e che fissa gli obiettivi di efficienza energetica in
determinati periodi di riferimento.
147
Capehart B., Middelkoop, T., Handbook of Web Based Energy Information and Control Systems,
CRC Press, Florida (USA), 2011, pag. 299.
148Temperatura media mensile, irradiazione solare, escursione media giornaliera, irradiazione solare,
pressione parziale di vapore d’acqua, percentuale di umidità relativa.
149 Application Programming Interface.
14. L’evoluzione della professione

14.1. I principali fattori di sviluppo del metodo BIM


Le attuali richieste di mercato e il rinnovamento tecnologico del settore delle
costruzioni testimoniano l’esigenza di un cambiamento sostanziale di
metodo. Analogamente, la globalizzazione di strumenti e regole per una più
efficiente progettazione nel campo dell’ingegneria e dell’architettura,
all’interno di un contesto ormai Comunitario, spinge da alcuni anni i governi
nazionali ad orientarsi verso forme di digitalizzazione delle informazioni che
siano univoche per tutti i rappresentanti della filiera.
Questi indirizzi di programma, che mirano a disciplinare la metodologia del
Building Information Modeling, sono il risultato di una specifica volontà di
eliminare qualsiasi barriera all’internazionalizzazione dell’industria delle
costruzioni. Spetta a quest’ultima il compito di cogliere i benefici di un
cambiamento quanto mai necessario, trasformandosi da un’attività troppo
spesso artigianale ad una realtà digitale.
La facilità con cui gli odierni strumenti informatici dialogano con macchine a
controllo numerico e la rapida diffusione di stampanti 3D nella pratica
professionale sono infatti altri interessanti incentivi che incrementeranno la
richiesta di una più accurata progettazione virtuale dell’edificio e delle sue
parti.
La crescente necessità di superare i limiti di una progettazione vincolata ad
una visualizzazione bidimensionale dei modelli su carta stampata impone,
come illustrato nei capitoli precedenti, una profonda revisione dei flussi di
lavoro. La tendenza futura è quella di costituire gruppi di lavoro in grado di
condividere in tempo reale tutte le informazioni dei diversi settori coinvolti
nel processo edilizio mediante l’utilizzo di ambienti digitali comuni.
Seguendo i principi dello smart working, il settore ITC è in grado allo stato
dell’arte di fornire diverse architetture digitali capaci di immagazzinare e
gestire con elevata sicurezza la mole di informazioni in esse contenute,
regolando in maniera ordinata gli accessi al sistema da parte degli utenti
autorizzati. Servizi come il cloud computing e il mobile workspace offrono ai
professionisti quelle funzionalità necessarie per operare contemporaneamente
e da più postazioni in remoto su file digitali condivisi.
All’interno di un mercato globalmente interconnesso, l’interprete comune di
tutte le informazioni di progetto è il formato IFC. Condividendo in cloud le
informazioni di progetto ogni professionista coinvolto nella modellazione dei
dati può collegare il contenuto digitale IFC sul proprio terminale, elaborando
i necessari aggiornamenti del formato. Con queste soluzioni, progettisti,
committenti ed imprese dialogano condividendo le informazioni in spazi
digitali comuni, durante l’intero ciclo di vita dell’opera, abbattendo i limiti
geografici di operabilità.
Un’ulteriore componente tecnica che favorirà lo sviluppo del BIM nella
pratica professionale è legata all’intelligenza artificiale dei software di
modellazione parametrica. La qualità della progettazione BIM è legata in
modo particolare alle risorse implementate nei sistemi per il project review
che, attraverso strumenti di analisi ed ispezione del modello-database, sono in
grado di rilevare con semplici automatismi tutti i conflitti con le norme
relative alla progettazione.
Tra le modifiche più attese dal Building Information Modeling vi è inoltre la
profonda revisione del ruolo dei disegni nella tecnica di rappresentazione. Gli
elaborati di progetto, oggi costituiti da fogli di carta su cui sono
rappresentate, seppure digitalmente prodotte, viste bidimensionali di modello,
risultano essenziali sia per la pratica di cantiere che per la presentazione
dell’opera a committenti e commissioni di valutazione.
Una volta eliminata la stampa degli elaborati cartacei non ci sarà ragione di
continuare a rappresentare l’opera secondo le tradizionali formattazioni. Allo
stato di fatto, tablet e computer portatili offrono ai tecnici di cantiere il
supporto necessario per la lettura digitale dei dati di progetto. L’ulteriore
evoluzione nella visualizzazione tridimensionale dettagliata dei progetti di
costruzione è attesa dalla commercializzazione a basso costo dei visori
abilitati alla stereoscopia 3D.
Poiché l’adozione del BIM tradurrà forme di espressione più tradizionali in
metodi integrati e sostenibili, la qualità delle competenze richieste all’utenza
è certamente elevata.
Se il passaggio alle tecniche di disegno condotte per mezzo di sistemi CAD è
consistito in un’interpretazione con linguaggi digitali di una forma di
rappresentazione consolidata, il BIM si configura come un nuovo modo di
progettare. I professionisti sono pertanto coinvolti in un processo di revisione
metodologica che non interessa solo l’evoluzione del disegno assistito, ma
presuppone una profonda conoscenza delle dinamiche di progettazione e
costruzione di un’opera.

14.2. La stampa 3D nel settore delle costruzioni WASP


PROJECT: una realtà italiana
Uno dei settori di ricerca a maggiore sviluppo nei prossimi decenni è
indubbiamente legato alla possibilità di costruzione di un oggetto fisico su
programmazione digitale. Le configurazioni attuali dei software di BIM
Authoring sono tali da garantire l’esportazione dei modelli virtuali in formati
file codificabili dalle macchine a controllo numerico per le pre-lavorazioni.
L’utilizzo di strumentazioni CNC (Computer Numerical Control) innalza gli
standard qualitativi, eliminando possibili errori umani in fase di lavorazione.
I maggiori utilizzi nel settore sono rivolti alla produzione di profilati metallici
mediante l’esecuzione di taglio laser o al plasma. I formati di scambio
utilizzati nel controllo delle lavorazioni sono principalmente DSTV ed il più
recente IFC, entrambi vettori di informazioni sulla geometria del modello. Se
la produzione automatizzata di armature in acciaio appare oggi una pratica
consolidata, seppure scarsamente applicata in cantieri di piccola e media
complessità, la stampa tridimensionale di prodotti da costruzione, nei diversi
materiali di utilizzo, caratterizza un filone di ricerca molto più vicino alla
pratica professionale quotidiana.
Il progetto WASP (World’s Advanced Saving Project), avviato nel 2012 dal
CSP150 di Massa Lombarda (RA), promuove lo sviluppo della stampa 3D
come strumento indispensabile per la costruzione di manufatti sostenibili. Il
team di progetto è tra i primi gruppi di ricerca al mondo ad avere realizzato
un prototipo di architettura abitabile estrusa in dimensioni reali come unico
pezzo.
Per poter eseguire la stampa di un oggetto avente le dimensioni caratteristiche
di una casa, l’azienda ha realizzato una stampante 3D alta 12 m, nota nel
settore con l’appellativo di “Big Delta”.
Figura 14.1. La stampante BigDelta esposta al raduno “La realtà del sogno” tenutosi a Massa Lombarda
nel mese di Settembre 2015. Fonte: WASP

La stampante per abitazioni è in grado di estrudere materiali fluido-densi di


qualsiasi tipo utilizzando diverse combinazioni di prodotti reperibili.
Seguendo questi indirizzi, la mission dell’azienda è quella di costruire una
casa a chilometro zero che sia sostenibile, ecocompatibile ed
economicamente accessibile.
Sebbene la BigDelta sia adattabile per la stampa di strutture in calcestruzzo,
l’obiettivo della ricerca è quello di estrudere modelli di case in argilla cruda.
La finalità è da ricercare nei principi di sostenibilità dell’intervento
costruttivo, poiché l’impasto di terra, fibra vegetale ed acqua è presente, in
rapporti variabili, su tutta la superficie del pianeta.
In riferimento ai consumi indispensabili per l’esecuzione delle stampe, lo
strumento utilizza potenze nell’ordine del kilowatt, quantità facilmente
soddisfatta da una comune rete fotovoltaica.
Attualmente l’azienda sta sperimentando la costruzione di un intero villaggio
in argilla cruda nella campagna di Massa Lombarda, con l’obiettivo di testare
la fattibilità di interventi costruttivi a basso costo ed ecosostenibili. Ogni
abitazione sarà affiancata da un giardino verticale dove praticare la cultura
idroponica, anche esso estruso con stampanti 3D.
Per quanto la cultura della casa stampata possa sembrare una realtà ancora
lontana, l’utilizzo degli strumenti per l’estrusione è una pratica già avviata in
diversi settori della progettazione. Nelle attività per i beni culturali, ad
esempio, il ricorso a strumenti di scansione laser digitale e la ricostruzione
delle geometrie rilevate mediante stampati 3D caratterizzano la ricerca nel
settore.
In questo ampio contesto, il Building Information Modeling offre un
importante contributo per la generazione di modelli digitali integri e pronti
per la prototipazione. In particolare, gli strumenti per il model checking
eseguono, come precedentemente illustrato, verifiche ed ispezioni sulle
singole parti della struttura in modo da garantire la congruenza e
l’omogeneità del prodotto virtuale.
Le sperimentazioni in atto sull’utilizzo delle stampanti 3D nella filiera delle
costruzioni sono la porta di accesso ad una tecnologia prossima
all’integrazione con le più semplici attività professionali. Anche se l’effettiva
messa in esercizio di una costruzione civile interamente stampata comporterà
le inevitabili disquisizioni sul metodo e sul calcolo strutturale, indubbiamente
necessarie per la sicurezza collettiva, e un ammodernamento strumentale e
metodologico delle imprese, la tecnologia dimostra di essere già pronta per
applicazioni dedicate al restauro ed alla prototipazione rapida di modelli
decorativi per l’architettura.
150Centro Sviluppo Progetti (CSP), società fondata nel 2003, si occupa dello sviluppo di progetti
innovativi. WASP è uno di questi. [Link]
Bibliografia

[Link]., BIM Handbook, A Guide to Building Information Modeling, for Owners, Managers,
Designers, Engineers, and Contractors, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2008.
[Link]., BIM Handbook, A Guide to Building Information Modeling, for Owners, Managers,
Designers, Engineers, and Contractors, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2011.
[Link]., BIM Project Execution Planning Guide, version 2.1, The Computer Integrated Construction
Research Program, Pennsylvania State University, 2011.
[Link]., Cost Analysis of Inadequate Interoperability in the U.S. Capital Facilities Industry, National
Institute of Standards and Technology, Gaithersburg, 2004.
[Link]., Guida al Project Management. Body of knowledge. (Guida al PMBOK), Quinta edizione,
Project Management Institute Inc., Pennsylvania, 2013.
[Link]., ICB-IPMA Competence Baseline, Version 3.0, International Project Management Association,
2006.
[Link]., Lezioni di Fondamenti di Informatica, Società Editrice Esculapio, Bologna, 2003.
[Link]., National BIM Standards - United States Version 1, National Institute of Building Sciences,
Washington, D.C., USA, 2008.
[Link]., Practice Standard for Earned Value Management, Seconda edizione, Project Management
Institute Inc., Pennsylvania, 2011.
[Link]., Practice Standard for Scheduling, Seconda edizione, Project Management Institute Inc.,
Pennsylvania, 2011.
[Link]., Practice Standard for Work Breakdown Structures, Seconda edizione, Project Management
Institute Inc., Pennsylvania, 2006.
[Link]., Singapore BIM Guide Version 2, Building and Construction Authority, Singapore, 2013.
Archibald R.D., Project management. La gestione di progetti e programmi complessi, Franco Angeli,
Milano, 2004.
Birtles P., Boeing 777, Jetliner for a New Century, Motorbooks International, Minneapolis - USA,
1998.
Bloomberg R., Burney D., Resnick D., BIM Guidelines, NYC Department of Design + Construction,
2012.
Bragadin M.A., La programmazione dei lavori con i metodi reticolari. Metodi e strumenti di Project
Time Management per la Costruzione, Seconda edizione, Maggioli Editore, Sagrate (MI), 2011.
Camagni P., Della Puppa M., Nikolassy R., SQL, Il linguaggio per le basi di dati, HOEPLI, Milano,
2005.
Cantamessa M., Cobos E., Rafele C., Il project management. Un approccio sistemico alla gestione dei
progetti, Isedi, Torino, 2011.
Capehart B., Middelkoop, T., Handbook of Web Based Energy Information and Control Systems, CRC
Press, Florida (USA), 2011
Caputi M., Odorizzi P., Stefani M., Il Building Information Modeling - BIM. Valore, gestione e
soluzioni operative, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2015.
De Sio Cesari C., Manuale di Java 7, Programmazione orientata agli oggetti, Editore Ulrico Hoepli
Milano, 2011.
Di Castri G., Project management per l’edilizia. Ingegneria economica: applicazioni e sviluppo, Dario
Flaccovio Editore, Palermo, 2009.
Docci M., Maestri D., Scienza del disegno, UTET Libreria, Torino, 2000.
Eastman C., Building Product Models: Computer Environments Supporting Design and Construction,
CRC Press LLC, USA, 1999.
Ferrara A., La Badia Camaldolese di Volterra, Rilievo digitale e ricostruzione storica dell’antico
complesso ecclesiastico, Edizioni Accademiche Italiane, Saarbrücken (Germania), 2014.
Fiori M., Re Cecconi F., Impianti di raccolta e scarico acque, Maggioli Editore, Dogana (Repubblica
di San Marino), 2010.
Fiori M., Re Cecconi F., Impianti idrico sanitari, Maggioli Editore, Dogana (Repubblica di San
Marino), 2010.
Ippolito A., Interazione tra Disegno e Architettura Digitale, Tesi di Dottorato di Ricerca in Rilievo e
Rappresentazione dell’Architettura e dell’Ambiente Ciclo XVIII, [Link], 2005.
Jellings D., BIM and openBIM Network, in Open BIM Focus, Buildingsmart UK, Gran Bretagna, 2012.
Lenci S., Lucio Passerelli e lo studio Passerelli, Edizioni Dedalo, Bari, 1983.
Liebich T., IFC Model Implementation Guide, V.2.0, buildingSMART International,
[Link], 2009.
Monaco M., Project Management e Opere Pubbliche. Istruzioni per l’uso, Maggioli Editore, Dogana
(Repubblica di San Marino), 2013.
Nale D., Minato D., Autodesk Revit Building Guida Completa, APOGEO, Milano, 2006.
Norris G., Wagner M., Modern Boeing Jetliners,MBI Publishing Company, Minneapolis-USA, 1999.
O’Brien J., Marakas G., Management Information Systems, McGraw-Hill Companies, New York -
USA, 2005.
Osello A., Il futuro del disegno con il BIM per ingegneri e architetti, Dario Flaccovio Editore, Palermo,
2012.
Patrone P.D., Ingegneria economica, incertezze rischio decisione nei progetti complessi, ALINEA
Editrice s.r.l., Firenze, 2011.
Patterson R., The Making of Tron, American Cinematographer vol.63, ASC, Stati Uniti d’America,
1982.
Pennisi A., Realizzare una scala, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, 2011.
Pertini L., Sattamino P., Ziproli A., Tecniche di validazione di modelli di calcolo per strutture esistenti
in zona sismica, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna (RN), 2013.
Pojaga L., Ricerca operativa per il management e il project management, Edizioni Unicopli, Milano,
1994.
Pozzoli S., Bonazza M., Autodesk Revit Architecture 2014 Guida alla progettazione BIM, Tecniche
Nuove, Milano, 2013.
Roper K.O., Payant R.P., The facility management handbook, AMACON, New York, 2014.
Teicholz P., BIM for Facility Managers, John Wiley & Sons, Inc., Hoboken (NJ) - USA, 2013.

[Link]
[Link]
[Link]/ipma
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
Riferimenti normativi

[Link]. 18 aprile 2016 n.50, “Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE
sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto
degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per
il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture”
Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti
pubblici che abroga la direttiva 2004/18/CE
Direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, sull’efficienza
energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e
2006/32/CE
Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 2010, sulla prestazione
energetica nell’edilizia
[Link] 9 aprile 2008 n.81, “Testo Unico per la Sicurezza”
[Link] 12 aprile 2006 n.163, “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in
attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”
[Link] 10 febbraio 2005 n.30, “Codice della proprietà industriale, a norma dell’articolo 15 della legge
12 dicembre 2002, n. 273”
[Link] 30 giugno 2003 n.196, “Codice in materia di protezione dei dati personali”
D.M. 26 giugno 2015, “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e
definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”
D.M. 14 gennaio 2008, “Norme tecniche per le costruzioni”
D.M. 14 giugno 1989, n. 236, “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità,
l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e
agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”
D.P.R. 5 ottobre 2010 n.207, “Regolamento di esecuzione ed attuazione del decreto legislativo 12
aprile 2006, n.163”
ISO 10303-11:2004, “Industrial automation systems and integration - Product data representation and
exchange - Part 11: Description methods: The EXPRESS language reference manual”
Legge 28 gennaio 2016 n.11, “Deleghe al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE,
2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio”
UNI 8290-1:1981, “Edilizia residenziale. Sistema tecnologico. Classificazione e terminologia”
UNI 9182:2014, “Impianti di alimentazione e distribuzione d’acqua fredda e calda - Progettazione,
installazione e collaudo”
UNI 10349:1994, “Riscaldamento e raffrescamento degli edifici. Dati climatici”
UNI EN 12056-1:2001, “Sistemi di scarico funzionanti a gravità all’interno degli edifici - Requisiti
generali e prestazioni”
UNI EN ISO 128-20:2002, “Disegni tecnici - Principi generali di rappresentazione - Convenzioni di
base delle linee”
UNI TS 11300-1:2014, “Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la
climatizzazione estiva ed invernale”
UNI TS 11300-2:2014, “Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la
climatizzazione invernale, per la produzione di acqua calda sanitaria, per la ventilazione e per
l’illuminazione in edifici non residenziali”
UNI TS 11300-3:2010, “Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la
climatizzazione estiva”

Potrebbero piacerti anche