Economia20 20riflessioni PDF
Economia20 20riflessioni PDF
03/04/2023
Gino Zappa aveva in Fabio Besta il suo mentore. Avevano due visioni in contrasto:
1. Besta era orientato ad una visione strutturalista dell’impresa, nel senso che
poneva la propria attenzione sull’aspetto patrimoniale e sulla componente
strutturale del beni;
2. Zappa invece voleva fornire un’area scientifica al mondo dell’economia aziendale
riunificando tre discipline: organizzazione, gestione e rilevazione. Si parla, quindi,
del modello OGR e la sua idea era quella di dare un peso scientifico a queste tre
discipline. Il suo ragionamento era quello di riunire queste tre discipline per dare
maggiore peso e attirare maggiori consensi dando il via a un qualcosa di
innovativo, innovativo a tal punto che all’estero hanno avuto un occhio attento verso
il suo studio, avviando un processo di contaminazione per cui alcuni autori di
Harvard, Mason e Bayne, si sono riferiti alla sua teoria e hanno a loro volta costruito
un altro modello, ossia l’SPC (struttura, condotta, performance). Entrambi hanno
ipotizzato una crescita illimitata dello sviluppo dell’economia partendo da una
considerazione che, se contestualizzata ha un senso, ma che poi con il passare del
tempo è venuta meno. In particolare, secondo la loro visione, era sufficiente che si
aumentasse la capacità produttiva per ottenere un risultato maggiore senza
considerare poi lo sbocco di tale capacità, quando oggi invece la capacità produttiva
non è sufficiente per dare merito all’azienda in quanto viene posta sempre più
l’attenzione sulla customer satisfaction. Infatti, non si può pensare di produrre
all’infinito se non si tengono in considerazione i bisogni e i desideri del consumatore
(che sono illimitati)
La teoria di Zappa ha influito anche sulla visione anglosassone, nonostante in Italia non
abbia avuto un grande successo.
Negli ultimi anni, si può osservare una riframmentazione delle tre discipline.
AZIENDA E IMPRESA
Di solito, azienda e impresa vengono utilizzati come sinonimi, tuttavia hanno due significati
ben distinti. La distinzione può essere fatta in riferimento al Codice Civile:
● Art. 2555 c.c.: definisce l’azienda come una sommatoria di beni. Non viene fatto un
riferimento al concetto di impresa ma al concetto di imprenditore e viene messo in
evidenza quello che si può definire l’aspetto statico dell’azienda.
● Art.2086 c.c.: un’attività economica organizzata, svolta in modo professionale
(sistematica, abituale e con continuità) dall’imprenditore e dai suoi collaboratori per
produrre o scambiare Beni e/o Servizi. Quindi, l’impresa è un qualcosa che
rappresenta l’intera attività economica e il flusso di movimenti che l’azienda ha
realizzato durante l’anno.
Coase: lui parte chiedendosi ‘Perché azienda?’. In particolare, la sua visione è stata
influenzata dal modello fordista, che lo ha portato a dire che le aziende si concentrano e si
costituiscono per ridurre i costi di transazione. Dunque, lui voleva sottolineare che
l’unificazione in un solo stabilimento aveva l'obiettivo di ridurre i costi di transazione o di
passaggio da un’economia all’altra (o da un’azienda all’altra). Questa sua logica possiamo
definirla come logica di integrazione verticale e fa riferimento ai costi di transazione
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perché ai suoi tempi i costi legati, ad esempio, alla comunicazione e al trasporto erano molto
rilevanti così come i costi dedicati alla ricerca e alla selezione dei fornitori
APPROCCIO INTERDISCIPLINARE
Ha sempre meno senso enfatizzare singoli e specifici ambiti disciplinari nonché tracciare
rigidi confini tra economia generale ed economia d’impresa.
Viene messa in evidenza la necessità di partire dalle origini e dalle radici, dove l’obiettivo è
capire perché nascono certe teorie e la prima risposta è quella di riferirsi alla
contestualizzazione storica.
Zappa definisce l’economia aziendale come quella scienza che studia l’esistenza e le
manifestazioni di vita dell’azienda, cioè la Scienza dell’amministrazione economica delle
aziende
Mentre il bilancio è uno strumento informativo sia verso l’interno che verso l’esterno, il
budget è esclusivamente uno strumento informativo verso l’interno. Inoltre, il bilancio deve
essere reso pubblico affinché gli stakeholder (o portatori di interesse) possano ottenere
questa informazione.
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L’AZIENDA: ALTRE VISIONI
Visione sociale: è la visione di Ford, associata al fordismo e alla catena di montaggio. Lui
aveva per primo portato la paga dei 5$ alla settimana e la sua visione era, da una parte,
capire che le persone con una maggiore remunerazione si trovavano in migliori condizioni di
lavoro e, dall’altra, perseguire l’obiettivo per cui anche il lavoratore potesse permettersi
un’autovettura. Dunque, secondo la sua visione, l’azienda deve essere gestita per ricavare
un profitto, altrimenti muore. Tuttavia, quando si gestisce un’azienda solo per il profitto e
non si pensa al servizio che dovrebbe rendere alla comunità, l’azienda muore perché viene
meno la sua ragion d’essere.
LEZIONE 2
04/04/2023
I principali stakeholder che hanno degli interessi nei confronti dell’azienda sono:
a. Stato: pone l’attenzione sulle questioni fiscali
b. Banca: fa una sorta di valutazione dell’azienda sull’opportunità di concedere sia fidi
che prestiti
c. Fornitore: deve decidere come e quanto esporsi nei confronti dell’azienda, ossia
quanto lasciare le condizioni di pagamento allungate nel tempo. Infatti, c’è una
contrapposizione di interessi tra azienda e fornitore, dove il fornitore vuole il
pagamento il prima possibile mentre l’azienda vuole dilungarlo. Inoltre, il fornitore
vuole capire, tramite il bilancio, come stia andando effettivamente l’azienda
d. Cliente: un cliente che acquista generalmente un bene durevole vuole essere
assistito al più lungo possibile.
L’aspetto informativo del bilancio fa parte di quelle risorse che l’azienda deve inserire nel
processo produttivo. Infatti, il peso del ruolo delle informazioni ha una rilevanza notevole
sia dal punto di vista dell’acquisizione che della trasparenza verso l’esterno. In particolare,
dietro le informazioni ci sono lavori di analisi ed indagini di mercato che portano a migliorare
il prodotto o il servizio dell’azienda
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IL CICLO DI VITA DELL’AZIENDA
1. Fase costitutiva: si ha una maggiore attenzione sull’aspetto di analisi del mercato e
della concorrenza per arrivare poi alla definizione del tipo di società più opportuna da
utilizzare.
Un’altra cosa importante sarà il momento di scelta della location dell’azienda.
Es: se avrà una connotazione commerciale, l’azienda dovrà avere una location centrale che
la metta in evidenza e le dia visibilità
2. Fase di crescita: si hanno delle decisioni importanti relative alla capacità produttiva.
3. Fase di maturità: possiamo trovarci in una situazione dove l’espansione di mercato non è
più lanciata in modo positivo e quindi l’azienda deve in qualche modo prevenire la fase di
declino attraverso una diversificazione o re-styling.
Es: l’IBM ha passato molte fasi di re-styling che le hanno permesso di sopravvivere durante i
momenti di crisi.
Tuttavia, quando l’azienda diventa troppo grande può rischiare di perdersi dietro alla
complessità delle decisioni, anche se la logica delle decisioni porta sicuramente il
vantaggio di approfondire la questione di cosa l’azienda deve fare.
Herbert Simon vince un premio nobel portando avanti una teoria denominata razionalità
limitata. La sua riflessione parte da una considerazione, ossia che l’uomo ha una razionalità
limitata, nel senso che può arrivare solo fino ad un certo punto, senza potersi spingere
oltre e imparare cose nuove.
Questa logica viene messa in contrasto con quella della razionalità pura di Cartesio, in
base alla quale per prendere le decisioni bisognava approfondire l’analisi favorendo poi la
presa di decisioni. Il problema però riguardava il tempo dedicato a questo
approfondimento, che magari non è un costo che tutte le aziende sono disposte a sostenere.
Simon conia il termine satisfying, in base al quale le decisioni devono essere prese quando
si raggiunge nell’analisi un livello soddisfacente, tenendo sempre in considerazione i costi
L’attenzione sulle persone e sulle loro motivazioni porta un risultato positivo per
l’azienda.
Fornitore: è il soggetto economico che mette l’azienda nelle condizioni di fare ‘bella figura’
con il cliente. Se l’azienda ha una relazione conflittuale con il fornitore, questo può magari
ritardare le consegne e comportare una riduzione della qualità. Dunque, la relazione che si
instaura tra azienda e fornitore assume una certa rilevanza.
Un modello che dovrebbe essere utilizzato dalle aziende è quello di avviare delle relazioni
reciproche con il fornitore, per cercare di capire come lui lavora, farlo venire dall’azienda,
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farsi suggerire come utilizzare meglio il prodotto che fornisce. Tutto questo nell’ottica di
un’ottimizzazione e di miglioramento del risultato finale.
DEFINIZIONE DI BENE
Art.810 c.c.: sono tutti quei beni che possono essere utilizzati e scambiati dall’azienda e che
hanno un valore.
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Le aziende di produzione si dividono in:
1. Aziende di produzione diretta:
a. aziende agrarie: comprende attività relative all’aspetto agricolo come
allevamento, coltura, coltivazione;
b. aziende estrattive: producono minerali, metalli e si collegano ai processi di
trasformazione di questi materiali;
c. aziende industriali: producono beni attraverso la trasformazione delle materie
prime che si trasformano in beni finiti;
d. aziende edili: si occupano della costruzione di edifici, capannoni ed opere
pubbliche;
e. aziende di servizi: erogano servizi legati ai trasporti, istruzione, sanità,
spettacoli, consulenze;
2. Aziende di produzione indiretta: non producono beni e servizi ma realizzano una
trasformazione economica che migliora l’utilità del bene oggetto di produzione:
a. aziende mercantili: acquistano beni e li rivendono. Sono aziende
sostanzialmente commerciali, che spostano beni nel tempo e nello spazio;
b. aziende bancarie: raccolgono risparmio e agiscono da intermediari tra
risparmiatore e azienda. Hanno l’obiettivo di garantire gli investimenti;
c. aziende assicurative: hanno come obiettivo quello di rendere meno rischiosa
l’attività dei soggetti che si rivolgono agli assicurati, vanno a limitare gli
eventuali danni che possono essere arrecati alle aziende assicurate e
chiedono un premio assicurativo per sostenere questo rischio.
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Responsabilità limitata: i creditori non si possono rivalere sui beni personali dei soci.
Peggiora quindi le condizioni di tutela nei confronti dei terzi
Società con socio unico: la loro logica va in contrasto con l’art.2247 c.c. (Contratto tra 2 o
più persone per esercizio comune dell’attività economica). Infatti, viene meno il concetto di
unione tra due o più persone. Si tratta di una formula tipicamente adottata dalle grosse
società di telecomunicazioni.
LEZIONE 3
05/04/2023
IMPRENDITORE
Joseph Schumpeter idealizza la figura dell’imprenditore ritenendola molto importante nella
misura in cui lui possa rappresentare una sorta di soggetto che contribuisce alla crescita
economica di tutto il sistema. Schumpeter si trova a cavallo tra il concetto di invenzione e il
concetto di innovazione ed era fautore di un ruolo dell'imprenditore che fosse un
innovatore. Egli parlava di invenzione quando si riferiva all’aspetto tecnico dell’idea e di
innovazione per riferirsi al processo che industrializza l’invenzione.
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Se una società perde o acquisisce un valore maggiore in uno dei tre parametri per due anni
consecutivi passa alla classe inferiore o superiore.
Il soggetto economico è l’insieme delle persone che esprime gli interessi istituzionali e a
cui spetta il governo dell’azienda, ossia coloro che hanno il potere di prendere le decisioni.
Si parla di innovazione quando il prezzo che paga il settore economico è che l’arrivo di un
innovatore equivale alla distruzione di altri prodotti.
PROGRESSO E INNOVAZIONE
Henry Ford: aveva come obiettivo la produzione di massa e la sua logica di fondo ha voluto
rappresentare un miglioramento, anche per i suoi lavoratori: «C’è vero progresso solo
quanto i vantaggi di una tecnologia diventano per tutti»
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● interazione: i vari comportamenti dei soggetti che operano in un sistema hanno delle
ricadute su quelli delle altre persone.
Aldo Amaduzzi: la gestione di un’azienda è data da una catena di operazioni, ognuna delle
quali condiziona tutte le altre.
Cassandro: l’azienda è un sistema particolare che opera in un sistema più vasto e che
senza di questo non sarebbe più concepibile. Viene quindi dato forte peso al ruolo
dell'azienda, che viene posta al centro dell’economia, dove la cosa importante è la necessità
di uno sviluppo armonico della collettività.
Altro aspetto messo in evidenza è l’equilibrio economico perfetto, dove non si punta solo
alla produzione di ricchezza ma anche al processo di distribuzione della stessa tra gli attori
economico-sociali.
Onida: punta alla diffusione della ricchezza prodotta in modo che possa essere considerata
distribuita in modo equo
Baccarani: parla di impresa armonica, che basa la sua attività sulle relazioni e sulla
condivisione delle decisioni che coinvolgono tutti gli stakeholder e tutte le loro esigenze.
Cassandro sottolinea anche che l’azienda deve tenere una parte per sé, come se fosse una
sorta di compenso, e investirlo in una logica di investimento a lungo termine in modo tale
che possa incrementare ulteriormente il proprio valore, anche attraverso beni strumentali. Il
fine è quello di garantire un equilibrio sempre più perfetto o armonico.
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Questa teoria, nel momento in cui viene attuata, prende il nome di Corporate Social
Responsibility (CSR).
Davies: ritiene che c’è un legame molto forte fra potere e CSR, e sottolinea che più
un’azienda è grande, più ha potere e più ha responsabilità verso la società.
Questa teoria ha come principio base il fatto che il successo di un’azienda dipende dalla sua
capacità di osservare, analizzare e cogliere gli aspetti importanti in modo da soddisfare
le esigenze degli stakeholder con le quali l’azienda si relaziona in modo pro-attivo.
Si tratta di una politica volontaria che non ha una legislazione che la rende obbligatoria ed
è, dunque, una tipologia di politica organizzativa che aiuta a costruire la coesione sociale.
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variabile basata sul risultato positivo dell’azienda - lo Stato preleva una quota del
risultato dell’azienda attraverso tasse e imposte, dove la tassa è una quota che
l’azienda o i cittadini pagano a fronte di un servizio specifico (es: tassa sulla raccolta
dei rifiuti), mentre l’imposta viene prelevata da reddito o patrimonio;
● territorio: associazioni, sindacati, media, istituzioni, associazioni di consumatori,
associazioni o comitati ambientali.
LEZIONE 4
17/04/2023
L’applicazione concreta della teoria degli stakeholder viene definita Corporate Social
Responsibility (CSR).
Un altro attore che ha sviluppato la teoria è Davis, che introduce un’aggiunta parlando di
Iron Law of Responsibility, in cui sottolinea l’importanza dell’azienda ma, allo stesso
tempo, che questa importanza carica l’azienda di responsabilità.
La CSR è una delle strategie che recentemente sta portando risultati positivi per l’azienda.
Si parla di portatori di interessi convergenti, perché gli attori coinvolti collaborano per
raggiungere un obiettivo comune.
Terza classificazione (secondo Savage e Nix): considera gli stakeholder sulla base del
grado di collaborazione o di minaccia nei confronti dell’azienda:
● competitor: grado di collaborazione basso e minaccia elevata, dove l’approccio che
l’azienda deve mantenere nei confronti della concorrenza è una strategia di difesa;
● fornitore: grado di collaborazione alto e minaccia elevata. Se viene instaurata una
relazione positiva con il fornitore (Partnership), la minaccia non è così elevata,
mentre se la relazione instaurata non è positiva, può accadere che il fornitore
preferisca un’altra azienda, quindi avere una minaccia elevata. Dunque, la strategia
attuata è la collaborazione;
● lavoratore: grado di collaborazione alto e minaccia minima. Se l’azienda instaura un
rapporto di coinvolgimento, il lavoratore può rappresentare una minaccia minima per
l’organizzazione. Dunque, la strategia attuata è il coinvolgimento, ma esistono
anche altre strategie tramite le quali il lavoratore viene ‘coccolato’ per far sì che resti
il più possibile attaccato all’azienda;
● marginali: grado di collaborazione e di minaccia minima. L’azienda instaura una
relazione non così allargata e la strategia attuata è il monitoraggio.
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Quinta classificazione (collegata alla quarta classificazione):
● stakeholder utili e non facilmente sostituibili: con i quali è opportuno non
interrompere la cooperazione (Es: Fornitori e lavoratori specializzati);
● stakeholder facilmente sostituibili (Es: Fornitori e lavoratori non specializzati).
LEZIONE 5
18/04/2023
Schumpeter ha per primo approfondito il ruolo dell’imprenditore associandolo alla figura
dell’innovatore.
L’inventore è colui che dà il via all’idea e che spesso ne beneficia molto meno dei risultati,
mentre l’innovatore è colui che industrializza l’idea dell'inventore e che beneficia
dell’innovazione.
Schumpeter ha coniato il termine (in qualche modo appare in contrasto con la sua
creazione) «creazione distruttiva», ossia che l’innovazione lascia sul campo diverse altre
innovazioni, quindi è un passaggio che porta ad un azzeramento di alcune precedenti
idee.
Schumpeter parla di innovazione nella misura in cui ritiene che la figura dell’imprenditore/
innovatore presta l’attenzione verso la creazione e l’industrializzazione di nuovi prodotti o
nuovi metodi per produrre questi prodotti.
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Altri autori che hanno messo in evidenza il ruolo dell’imprenditore sono:
● Fazzi: descrive l’imprenditore come la persona che ha un suo set di comportamenti
che incidono sullo sviluppo dell’impresa e che hanno come impatto il crescere della
struttura;
● Panati e Golinelli: hanno una visione di anticipatore dell’imprenditore, che è visto
come qualcuno che riesce a cogliere prima di altri quali sono le aspettative e i
desideri del consumatore.
Henry Ford è uno dei primi che è riuscito a risolvere il problema del turnover degli operai
contribuendo alla sua riduzione.
Dietro l’innovazione ci sono una serie di decisioni che portano l’azienda a dover innovarsi
nel suo progetto di vita. Nel modello OGR, di Zappa, è proprio centrale la gestione e uno
dei fattori prioritari della gestione è il momento in cui l’azienda decide di fare innovazione.
Adam Smith ha per primo preso in considerazione la crescita del settore economico,
grazie al contributo delle masse agricole, le quali hanno convertito la propria produzione e il
proprio tempo nell’area del mondo tessile. Dunque, la prima forma di innovazione è
riconducibile a questo fenomeno e il discorso dello sviluppo, che ha portato la rivoluzione
industriale ad allargare la quantità di prodotti, viene ottenuto grazie all’impiego di una
tecnologia sempre più ricercata e grazie all’utilizzo delle energie, in particolare del
carbone.
Nella seconda fase della rivoluzione industriale, entra in gioco l’aspetto legato all’energia
elettrica, che porta ad un incremento della produzione. L’altro elemento che ha contribuito
ad allargare la quantità di prodotti sul mercato è costituito dai mezzi di comunicazione, in
particolare i trasporti che venivano effettuati attraverso la ferrovia. Grazie a questa
innovazione, il settore economico ha avuto un grosso sviluppo.
Si ha poi una fase successiva di ulteriore innovazione, legata al motore a scoppio, del
quale ha beneficiato l’industria siderurgica, ma anche all’utilizzo dell’acciaio, che ha
permesso alle aziende di crescere ulteriormente in termini di fatturato.
Nella quinta fase, considerata come seconda fase dell’avvento informatico, compare la
tecnologia combinata ai robot, i quali consentono un ulteriore accelerata all’innovazione,
che ha poi un decisivo passo in avanti (sesta fase) con l’introduzione di Internet e di
nanotecnologie, che incrementano ulteriormente la produzione.
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Alcuni studiosi parlano di Post-fordismo, altri di Toyotismo, riferendosi all’approccio basato
sulla Qualità Totale, che ha due punti fondamentali:
● il rovesciamento della logica del Marketing: da Offerta > Domanda a Domanda >
Offerta, quindi si assiste ad un ruolo o peso maggiore della Domanda;
● la trasformazione dell’industria: dalla catena di montaggio fordista alle isole di
produzione ed ai circoli della Qualità (toyotismo).
Dunque, Smith e Taylor possono essere considerati come innovatori ‘classici’, mentre
Schumpeter come innovatore ‘evoluzionista’.
Perrini: l’innovazione è lo sviluppo a fini commerciali di nuovi prodotti o nuovi processi, atti
ad accrescere la proposta di valore veicolata al mercato mediante beni e servizi.
Dunque, possiamo considerare l’innovazione come una strategia di lungo periodo che le
imprese adottano per raggiungere il successo
L’innovazione, da una parte, incide sui costi in quanto introdurre un nuovo processo di
produzione permette all’azienda di contenerli, fa leva sull’aspetto della riduzione dei prezzi e,
allo stesso tempo, aumentando le quantità vendute, permette di incrementare il risultato
dell’esercizio, dall’altra parte, determina la possibilità dell’azienda di diversificare la sua
offerta di prodotto in un'ottica di cross-selling
L’effetto combinato di questi fattori permette all’impresa di allargare la propria visione anche
ai mercati internazionali e, quindi, avere delle opportunità in più per crescere. L’ottica di
poter collocare questa maggiore quantità che l’azienda riesce a produrre permette di avere
una ricaduta positiva sui livelli occupazionali del territorio e, allo stesso tempo, determinare
anche un processo per cui i vecchi macchinari diventano obsoleti e quindi far crescere
ulteriormente il settore tecnologico.
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○ una novità sostitutiva (sostituire prodotti obsoleti): è qualcosa di fisiologico
in quanto proporre un prodotto in questo senso ha una funzione prettamente
sostitutiva;
○ una novità che consiste nell’ampliamento gamma di un prodotto, come ad
esempio Algida (Torta ⇒ Cornetto ⇒ Magnum);
○ una novità consistente nel miglioramento delle caratteristiche/prestazioni
(es: cellulare).
L’IMBUTO DELL’INNOVAZIONE
Secondo una ricerca condotta sul tasso di successo dell’innovazione, su 3000 idee
imprenditoriali solo un prodotto riesce ad avere un successo:
- 3000 idee imprenditoriali
- 300 idee valutate
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- 125 progetti sperimentali avviati
- 4 progetti di sviluppo avviati
- 2 prodotti lanciati sul mercato
- 1 prodotto di successo
L’autore che ha condotto un’analisi sul PIL degli USA ha verificato che il tasso di crescita del
PIL non era spiegato solamente dalla quota lavoro e dalla quota capitale, ma anche dal
residuo, definito di Solow, riconducibile al progresso tecnico che andava ad incidere e a
incrementare il PIL. Questo, evidenzia quanto sia importante il peso dell’innovazione
IL CICLO DELL’INNOVAZIONE
Dopo una fase di ricerca e di sviluppo, in cui si ha una fase di invenzione, di test e di
innovazione, si ha una fase che completa il ciclo dell’innovazione attraverso la diffusione e
l’adozione di questa innovazione per ottenere il successo.
Dunque, l’innovazione ha un ampio ruolo nella crescita delle aziende. Infatti, le aziende che
riescono a fare innovazione e raggiungere un break-even hanno sicuramente un vantaggio
competitivo rispetto alla concorrenza
LEZIONE 6
19/04/2023
GESTIONE DEL RAPPORTO CON GLI STAKEHOLDER
Hackington elabora la teoria delle 3P (Planet, People, Profit), con cui viene superata la
visione classica basata sulla triple bottom line, che costituisce un fattore limitante in quanto
strategia di breve periodo, mentre per orientarsi sul lungo periodo (finalizzato al
raggiungimento di un equilibrio a lungo termine) bisogna utilizzare il modello delle 3P.
McDonald, ad esempio, sottolinea la necessità di creare una serie di scambi tra l’azienda
e gli stakeholder. Si tratta di uno scambio continuativo, reciproco ma soprattutto
soddisfacente per tutti. Alla base di questo ragionamento c’è proprio questa sorta di
equilibrio che possa dare a tutti la stessa soddisfazione e che permette all’intero sistema
economico di proseguire e di procedere in modo da ottenere risultati di sviluppo e di crescita
CONDIZIONI DI EQUILIBRIO TRA IMPRESA E STAKEHOLDER
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1. Il primo stakeholder col quale l’azienda deve essere in equilibrio è il socio/azionista. La
condizione di equilibrio è quella di avere una politica di dividendi continuativa e stabile: il
socio o l’azionista deve essere remunerato in modo continuativo, non straordinario.
Inoltre, le politiche dell’azienda devono essere attuate in modo equilibrato per proteggere
l’investitore dal fattore inflazione. Infatti, il tema dell’inflazione per un po’ di tempo è stato
poco considerato, mentre negli anni ‘70 e ‘80 il concetto di inflazione, che era molto più alto
(20%) rispetto a quello di oggi (12%), era stato messo in qualche modo da parte e non era
stato considerato nei ragionamenti di opportunità economica, anche se il dato sull’inflazione
dovrebbe essere considerato per valutare quello che è il reale rendimento degli
investimenti. Si trattava quindi di un’illusione monetaria: il risparmiatore si accontentava del
tasso nominale sugli investimenti senza preoccuparsi del tasso di inflazione.
3. Il terzo stakeholder con cui si relaziona l’azienda è il lavoratore, dove l’azienda deve
garantire una retribuzione equa e con incentivi per motivare il lavoratore ad essere parte
attiva dell’azienda. Un esempio è l’employer branding, dove l’obiettivo dell’azienda è creare
un equilibrio di lungo periodo e dare al lavoratore un'immagine di stabilità e di
sicurezza sul posto di lavoro. Questa logica di equilibrio si può raggiungere attraverso una
politica che preveda da una parte incentivi e dall’altra un discorso legato ai ruoli che
possano gratificare il lavoratore. L’ottica dell’azienda, quindi, è quella di costruire un clima
aziendale positivo col quale il lavoratore possa trovarsi a suo agio e quindi sia positivo per
lui svegliarsi alla mattina e andare a lavorare, ma anche per quanto riguarda la crescita
professionale, le possibilità di carriera e la partecipazione alle scelte.
4. Il quarto stakeholder è la forza vendita, che deve poter partecipare alle decisioni
dell’azienda, dove avere a disposizione dei piani di incentivazione per questi attori è un
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qualcosa che l’azienda deve pensare di realizzare ma, allo stesso tempo, deve dare un
supporto di marketing adeguato.
6. Il sesto stakeholder è rappresentato dai competitors, che sono dei soggetti coi quali
l’azienda non ha collaborazione ma ha dei pericoli di minaccia. Tuttavia, l’azienda non
deve mettere in campo delle politiche sleali, per evitare di andare in contrasto con le
disposizioni legislative ma anche per avere un aspetto etico (business ethics)
9. Il nono stakeholder sono i volontari, con i quali l’azienda deve garantire una
trasparenza nel momento in cui gestisce questa categoria, deve dare una visione di
comportamento etico nei confronti del volontario e, anche nel caso del volontario, l’azienda
deve puntare al coinvolgimento nelle decisioni.
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cos-marketing, in cui c’è una sorta di abbinamento tra imprese nonprofit e quelle profit, con
l’obiettivo di beneficiare delle reciproche sinergie e garantire anche un comportamento etico.
Per Ford, inoltre, la maggior parte dei risultati di esercizio doveva essere reinvestito
nell’azienda al posto che ritirare la propria quota spettante, in modo da dare l’avvio a
continui investimenti finalizzati alla riduzione dei costi e dei prezzi.
Ci sono altre visioni contrastanti nei confronti della CSR: Levitt, nella sua pubblicazione del
1958, parlava di ‘debilitating consequences’, in cui sosteneva che la scelta della CSR era
una scelta penalizzante per l’azienda.
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irresponsabile perché porta danni a cascata all’azienda stessa. Dunque, se l’azienda non
risponde ai bisogni degli stakeholder viene ritenuta irresponsabile.
Olivetti parlava di un’azienda che non è orientata solo al profitto. Secondo la sua visione,
non è l’azienda che deve essere al centro ma la persona: ‘La fabbrica è per l’uomo, non
l’uomo per la fabbrica’.
Olivetti mette in campo un prodotto molto innovativo per la sua epoca, ossia la Lettera 22,
che era una macchina molto vicina a quello che oggi è il personal computer. La caratteristica
era che veniva confezionata con una valigetta. Quindi, il concetto di portabilità della
macchina da scrivere era stato ideato a partire da questa invenzione.
Il primo provvedimento che Olivetti mette in atto era quello di buttare giù i muri delle
fabbriche e lasciare delle vetrate, tema sul quale aveva già lavorato Maio, un ricercatore che
aveva evidenziato che le condizioni di lavoro delle persone miglioravano sulla base di un
ambiente di lavoro molto più arioso e spazioso, proprio perché era anche un tipo di
politica di trasparenza, dato che le persone che transitavano all’esterno potevano vedere
le condizioni di lavoro dei vari lavoratori.
La Ferrero ha puntato la sua crescita e la sua forza come azienda su tre termini: lavorare,
creare, donare, dove c’è il concetto di occuparsi anche dell’aspetto non-profit
Un altro aspetto su cui Ferrero ha puntato è quello di costruire dei rapporti con il territorio.
Ritorna quindi il concetto di creare una solida relazione con il territorio in modo da essere
ben visti, avere un atteggiamento pro-attivo da parte delle componenti che riguardano il
territorio e non avere consumatori ostili.
Per ultimo, Ferrero ha puntato sull’integrità dei comportamenti, in particolare di quelli etici.
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LEZIONE 7
26/04/2023
Caso Olivetti: settore meccanico-elettronico.
Caso Ferrero: ruota nell’ambito del settore alimentare.
La peculiarità di questa azienda è stata quella di aver per prima copiato il modello inglese,
che rappresenta il punto di partenza della rivoluzione industriale. In Inghilterra, infatti, c’era
in uso l’abitudine di aprire delle fabbriche e, allo stesso tempo, costruire delle abitazioni per
i propri operai per ridurre il carico di sforzo per arrivare alla sede operativa. Il motivo per cui
queste aziende (prima inglesi e poi italiane) hanno avviato progetti di costruzione e di
stabilimenti, con annesso il discorso legato alle abitazioni dei dipendenti, aveva come
obiettivo di fondo quello di ridurre i costi di transazione e mettere molto di più a suo
agio il lavoratore. Attraverso la Marzotto, nasce quindi il concetto di città sociale o
armonia, che aveva come obiettivo anche quello di dare un’impronta alla crescita morale
dei propri dipendenti, dare attenzione ai valori umani e costruire opere assistenziali. Viene
dunque posta l’attenzione anche sulle esigenze che riguardano il dopolavoro.
La città sociale viene costruita a partire da Valdagno (in Veneto) con 1000 alloggi e poi
completata con altre strutture legate al momento ricreativo e ludico del lavoratore, il quale
poteva beneficiare di una serie di servizi che richiamavano il concetto del welfare
aziendale. Si trattava quindi di un progetto che metteva in atto una sorta di alleanza tra
l’azienda e i lavoratori, con una vicinanza ad un plus legata ai servizi che erano stati ideati.
CASO CRESPI
Il punto forte di questa realtà è stata quella di avere copiato il modello dei villaggi operai
degli inglesi, dove il caso Lever è il caso di villaggio operaio inglese più importante. In
particolare, anche la Lever parte dall’obiettivo di realizzare un villaggio dedicato ai lavoratori,
mentre la Crespi poneva la propria attenzione sulle esigenze dei lavoratori, beneficiando
del concetto di integrazione verticale. Dal 1995, la Crespi è stata considerata come
patrimonio dell’UNESCO per aver mantenuto con una certa linearità, nel corso di un
secolo, la sua compattezza.
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Crespi d’Adda aveva partecipato anche alla realizzazione di una legge che andava verso la
tutela e la sicurezza dei lavoratori.
La Crespi ha anche rappresentato un caso di azienda che era attenta alle questioni legate
all'istruzione e al tempo libero. Infatti, era stata costruita una scuola all’interno della
fabbrica, veniva posta l’attenzione sul dopolavoro, c’era una chiesa e anche un piccolo
ambulatorio medico. Si trattava quindi di una serie di infrastrutture che avevano l’obiettivo
di far sembrare il luogo come un posto adatto dove abitare. Inoltre, le costruzioni realizzate
rappresentavano un salto notevole verso la modernità e la caratteristica di queste
costruzioni è che alcune avevano una sorta di giardinetto, dove poter coltivare dei prodotti
agricoli. Quindi, si poteva parlare di villette e non di semplici abitazioni, e ciò ha portato
anche ad una forte motivazione dei lavoratori di rimanere attaccati alla propria azienda.
Crespi sviluppa il concetto di integrazione verticale, nel senso che lo stabilimento aveva
tutte le fasi produttive in linea per utilizzare la materia prima alla realizzazione del prodotto
finale.
CASO CUCINELLI
Azienda famosa, nel settore tessile e della moda, per aver puntato sul cashmere e sulla
sua colorazione.
Si è concentrata sul concetto della qualità e ciò dava la possibilità di competere nell’ambito
tessile italiano. Riteneva che la produzione di beni di lusso Made in Italy fosse un’idea di
successo
Un’altra scelta di Cucinelli è stata quella di costruire condizioni ottimali per cui i lavoratori
potessero avere attenzione al rispetto della dignità e puntassero alla motivazione.
Questa realizzazione è avvenuta nel 1985 e il lavoro di restauro è stato completato nel 2015.
L'aspetto che ha dato un impatto positivo a questa location è stato il progetto per la
bellezza che ha realizzato nella fase finale. Il suo motto era: ‘La bellezza salverà il mondo’.
Quindi, aveva come obiettivo quello di fare un mix tra la realizzazione di una realtà che
facesse attenzione a questo progetto di bellezza, con lo scopo di rendere il posto di lavoro
un qualcosa di bello, dove poter lavorare con serenità e motivazione.
Una cosa particolare che è stata messa in atto da Cucinelli è quella di aver distribuito ai
propri dipendenti un premio molto importante nel momento in cui ha quotato l’azienda. Tale
quotazione aveva portato un plus-valore per l’azienda stessa, che ha ridistribuito una quota
pari a 5 mln tra tutti i suoi dipendenti. Una cosa analoga era stata fatta dalla LUXOTTICA. Si
ha quindi il concetto per cui il risultato dell’azienda era legato al risultato dei lavoratori.
Una peculiarità della Cucinelli è quella di avere un livello della paga oltre al 20% rispetto alla
media e, soprattutto, quella di porre l’attenzione sul fatto di non estendere oltre un certo
orario il periodo di lavoro. In particolare, la sua logica era quella di avere un turno solo e
non chiedere ai propri collaboratori di timbrare il cartellino perché riteneva che fosse
importante concentrare l’attenzione in un periodo di tempo più contenuto piuttosto che
lavorare molte ore senza essere effettivamente produttivi.
Si ha quindi un atteggiamento di reciproca fiducia che l’azienda mantiene nei confronti del
dipendente e viceversa.
22 di 60
Cucinelli non considerava utile addirittura mandare mail dopo l’orario di lavoro e non voleva
che le persone venissero contattate dopo l’orario di lavoro, ritenendo il week-end un
momento di libertà del lavoratore.
CASO GEICO
E’ un'azienda (con sede a Milano) che è operativa nel settore della verniciatura delle
autovetture e che prevede anche una sala dove viene fatta la dimostrazione di come
avviene il processo di produzione.
La caratteristica di questa azienda è quella di aver destinato degli spazi, all’interno della
fabbrica, che riecheggiano il discorso legato al tempo libero e al momento di tranquillità
del lavoratore. Anche in questo caso, l‘obiettivo è quello di mettere il lavoratore nella
condizione ideale per poter lavorare.
Questa realizzazione ha una caratteristica importante, ossia quella di porre l’attenzione sia
sull’aspetto razionale, quindi puntare sull’efficacia e sull’efficienza dell’azienda, che
sull’aspetto emotivo, quindi soddisfare e motivare i collaboratori creando un ambiente di
lavoro che possa dare un’effettiva soddisfazione ai propri collaboratori.
Una cosa che ha rappresentato un passo avanti è stata l’attenzione verso l’aspetto
estetico, ossia la questione legata alla pulizia, all’igiene e alla sicurezza.
Una cosa che ha rappresentato una trasparenza nei confronti del territorio è stato quello di
istituire un impianto di prova, che permetteva di aprire la fabbrica ai ‘visitatori’.
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CASO LUXOTTICA
Fondata nel 1961 da Leonardo del Vecchio, questa realizzazione ha rappresentato un
distretto di successo nell’ambito dell’ottica italiana. Inizialmente, produceva occhiali per
soggetti terzi, poi ha scelto di produrre per conto proprio. Ha puntato poi anche
sull’integrazione verticale, ricoprendo al suo interno tutte le attività che accompagnano un
occhiale, dalla produzione delle singole parti alla vendita.
La crescita di questa azienda è stata molto esponenziale. Oggi è presente in oltre 150 paesi,
è la prima azienda italiana per fatturato ed è stata quotata fino al 2018 alla borsa di Milano.
Dopo la fusione con un’azienda francese, ossia Essilor, ha raggiunto ulteriori livelli di
fatturato e dal 1 ottobre è diventata Essilor Luxottica
Il punto di forza di Del Vecchio è stato quello di aver puntato sull’innovazione. Oggi si trova
a dover gestire un numero illimitato di marchi e la Luxottica ha beneficiato di queste continue
acquisizioni, che hanno permesso di ampliare il numero di punti vendita.
Del Vecchio (come nel caso Cucinelli) ha inoltre distribuito un numero molto significativo di
azioni ai lavoratori e la motivazione con la quale ha preso questa decisione era quella di
riconoscere che il risultato dell’azienda non era da attribuire al suo impatto, ma era da
attribuire all’apporto dei singoli dipendenti.
LEZIONE 8
27/04/2023
CSR & ISO 260000
L’ISO 26000 si concentra nel particolare sulla CSR. Si tratta di una certificazione sulla
qualità, di cui l’azienda può beneficiare. In particolare, l’ente di certificazione verifica se
l’azienda possiede determinati requisiti:
1. Accountability: capacità dell’azienda di rispondere alle autorità legali e alla società
civile delle azioni compiute;
2. Trasparenza: l’azienda riflette sui propri punti di forza e di debolezza (teoria dello
SWOT) ed è un requisito richiesto a gran voce dal consumatore, il quale negli ultimi
anni (per abbondanza di informazioni e curiosità) lo ha portato a diventare un
consumatore più esperto ed evoluto ma, allo stesso tempo, più attento e più critico a
prendere in considerazione il comportamento delle aziende e, certe volte, anche a
modulare il proprio comportamento di acquisto sulla base delle decisioni adottate
dall’azienda;
3. Osservare in modo rigoroso comportamenti etici, anche per evitare di dover
rispondere civilmente/penalmente per eventuali danni provocati;
4. Rispetto per gli interessi degli stakeholder;
5. Rispetto per la legge, nazionale ed internazionale;
6. Rispetto per l’ambiente;
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7. Rispetto per i diritti umani.
Sciarelli: sottolinea la necessità che l’azienda si muova in questo ambito (CSR), per far sì
che l’azienda venga considerata un qualcosa che deve essere utile, non solo per se stessa,
quindi che non abbia un comportamento egoistico, ma che possa essere parte del tutto e
parte che riversa la sua utilità su tutti gli stakeholder che contribuiscono alla crescita
dell’azienda. L’azienda ha comunque un peso sociale e quindi deve dare alla società quanto
ha avuto e questo comportamento dovrebbe essere al primo posto per tutte le aziende.
Ci sono stati diversi episodi che hanno rovinato l’ambiente (es: disastro di Chernobyl, la
petroliera Exxon-Valdez). Questi temi successivamente mettono in atto dei comportamenti
da parte delle imprese, le quali si rendono conto di aver sbagliato ed eseguono una
revisione delle proprie criticità.
Altri problemi possono riguardare la tutela dei diritti consumatori, dove i consumatori
reagiscono boicottando i prodotti dell’azienda perché quest’ultime vengono ritenute
scorrette.
Una terza area riguarda gli scandali finanziari, che rovinano il rapporto con i consumatori.
In alcuni casi, si è intervenuti con ulteriori leggi ma, allo stesso tempo, il sistema dei controlli
effettivamente non ha funzionato nel modo adeguato. Quindi, l’azienda che attua la CSR è
un’azienda che dovrebbe rispondere ai criteri che tale strategia mette in evidenza.
Sul tema della finanza è intervenuto Golinelli. Anche lui mette in evidenza e denuncia i
comportamenti scorretti da parte del mondo della finanza. La letteratura aziendalista
riconosce che nel tempo ci sono state diverse problematiche causate dall’ossessione delle
aziende di perseguire esclusivamente il profitto e la sfida della CSR cerca di contrastare
questi comportamenti scorretti da parte del mondo finanziario.
Altri autori hanno preso in considerazione la CSR dando una giustificazione al perché è
opportuno perseguire queste politiche. Caselli, ad esempio, dice che l’azienda ha bisogno di
una legittimazione sociale. Quindi, la scelta di aderire alle politiche di CSR è una risposta
che, per certi aspetti, è anche egoistica.
Zamagni parla di atteggiamento da parte del mondo finanziario, che ha bisogno di essere
accettato dalla società civile. Quindi, molti vanno in questa direzione per darsi una
giustificazione di seguire un comportamento corretto, anche se alla fine propone la scelta
della CSR in modo positivo.
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questa logica, che non deve essere vista come una tantum, ma deve dare una continuità e
deve essere un atteggiamento che dura nel tempo in quanto l’azienda deve essere vista
come qualcosa che ha un obiettivo nel lungo periodo.
La scelta di andare verso la CSR deve essere vista anche come un obiettivo di investire e
reinvestire in modo da ridurre le quote di dividendo ai soci. Si cerca di puntare su una
logica di investimento in macchinari, impianti e attrezzature in modo da perseguire delle
logiche di sviluppo. Dunque, l’azienda ha questo obiettivo di lungo termine, deve far
leva sulla questione dell’innovazione, che deve essere vista come elemento trainante per la
propria crescita, non solo a scopo egoistico ma anche per dare una crescita all’intero settore
economico.
Zappa sostiene che l’azienda non deve essere vista come un’entità separata ma deve
essere inserita in un contesto più allargato. Dunque, bisogna adottare un approccio
sistemico vitale (concetto sviluppato da Golinelli).
L’altro aspetto che sottolinea Zappa è che bisogna considerare l’azienda non come risultato
algebrico, ma l’effetto delle sinergie che vengono messe in atto attraverso la combinazione
di diverse aziende porta a risultati maggiori.
Panati dice che mettendo insieme le forze si produce un risultato superiore e sostiene che
sia necessario mettere in un atto una cosa sistematica.
Anche Stocchetti dice che mettere insieme le forze permette di produrre qualcosa in più
rispetto a prendere i singoli risultati e stessa cosa viene sostenuta da Zanga.
Amaduzzi sostiene che se non si collabora con le altre aziende, non è possibile ottenere un
risultato massimo. Quindi, ci si sposta dalla massimizzazione del risultato per la singola
azienda alla massimizzazione del risultato per l’intero settore economico. L’autore
sottolinea l’importanza dello scambio di collaborazione, da cui ne beneficiano tutti, e
prende in considerazione i rapporti e le relazioni con l’ambiente esterno in modo da poter
raggiungere il meglio del risultato possibile.
ANALISI PESTAD
Questa analisi prende in considerazione 6 fattori:
1. politici: l’azienda valuta la stabilità dei governi, le tutele della libertà, le restrizioni
commerciali, la normativa fiscale;
2. economici: l’azienda deve valutare i tassi di crescita, di interesse e di inflazione per
poter adeguare la propria strategia alla realtà di quel paese;
3. sociali: l’azienda deve capire quali sono le dinamiche demografiche;
4. tecnologici: riguarda le attività di ricerca e sviluppo, l'automazione, il tasso di
cambiamento tecnologico, incentivi alla tecnologia;
5. ambientali: riguarda i fattori climatici che possono incidere su certi settori (es:
turismo, agricoltura, assicurazioni);
6. diritti: riguarda la tutela dei consumatori, la sicurezza e la salute.
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Questo modello prende spunto da un precedente modello, che era stato analizzato da
Aguilar, e lo va ad ampliare. In particolare, mette in evidenza che per analizzare l’impatto
delle aziende sul settore economico bisogna considerare questi fattori.
Nel momento in cui viene fatta la scelta di internazionalizzazione, l’azienda deve prendere
in considerazione gli indici culturali, individuati da Hofstede. Dunque, l’azienda che decide
di internazionalizzare le proprie attività deve prendere in considerazione anche le diversità.
In particolare, gli indici culturali sono:
1. power distance (o distanza dal potere): mette in evidenza la percezione di distanza
tra il cittadino e le istituzioni e cerca di classificare le diverse nazioni per capire se in
queste c’è una sproporzione di potere tra le istituzioni e il cittadino;
2. indice di mascolinità e femminilità: mascolinità associato al successo, risultato e
assertività; femminilità associato alla solidarietà, servizio, qualità della vita, rapporti
interpersonali. La componente maschile è orientata alla visione classica (profitto), la
componente femminile più vicina alla CSR;
3. indice di individualismo e collettivismo: contrapposizione tra una tipologia di
società orientata più ad un modus operandi individuale (es: modello occidentale o
USA) e una tipologia di società caratterizzata da collaborazione tra gli individui e i
gruppi sociali (es: paesi del Sud America);
4. uncertainty avoidance (o propensione al rischio): evidenzia diversi paesi dove
l’atteggiamento dei cittadini è legato a un rifiuto dell’incertezza, mentre altri sono più
propensi al rischio;
5. long-term orientation: l’azienda deve rispettare questa logica, ossia quella di
orientare la visione al lungo termine.
LEZIONE 9
02/05/2023
L’azienda si riferisce generalmente agli stakeholder. Questo modello, secondo la visione di
Zappa, è orientata alla struttura, alla rilevazione e alla gestione, dove il controllo della
gestione funge da bussola per l’azienda
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ASPETTI TANGIBILI E INTANGIBILI
Aspetti tangibili: fanno riferimento ai beni fisici. Ricordano il concetto di azienda come
sommatoria di beni (es: impianti, macchinari, attrezzature). Hanno un valore determinato in
modo oggettivo.
TEORIA DI ITAMI
L’autore che ha maggiormente fatto riferimento all’immagine e alla reputazione è Itami, il
quale ha puntato l’attenzione sull’invisibile assets. In particolare, associa il successo
dell’azienda ad un utilizzo positivo dei flussi informativi, che non trovano una
collocazione nel bilancio ma rappresentano per le aziende che mettono in atto queste
strategie un vantaggio competitivo. A tal proposito, pone l’attenzione a tre tipologie di
flussi informativi:
1. ambientali: flussi informativi che partono dall’esterno e si dirigono verso l’azienda.
Vengono utilizzati dall’azienda per crescere;
2. aziendali: insieme di messaggi che l’azienda trasmette verso l’esterno. Si fa
riferimento al concetto di Brand Image e alla credibilità, e permettono di migliorare
la posizione dell’azienda;
3. interni: serie di messaggi che nascono, si sviluppano e si esauriscono all’interno
dell’azienda. Includono tutto quello che rimane all’interno dell’azienda con una sorta
di permeabilità, nel senso che non vengono fatte trasparire e ciò viene fatto dalle
aziende per tutelarsi in qualche modo all’interno del mercato (es: cultura aziendale,
clima aziendale e tutto ciò che fa riferimento alla crescita delle persone).
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In questo percorso, devono essere al centro dell’attenzione dell’azienda la razionalità delle
scelte e l’efficienza nella gestione del tempo.
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Dal lato dell’esperienza, maggiore è l’esperienza del manager, minore è il numero dei
decisori in quanto l’esperienza e la professionalità del manager rendono più accessibili i
risultati.
Una delle decisioni più importanti è quella che fa riferimento alla scelta Make or Buy, che è
un aspetto collegato al concetto di filiera produttiva, ossia l’insieme di lavorazioni necessarie
per completare l’intero ciclo produttivo: la scelta del Make (produrre in casa) è assimilabile
all’integrazione verticale, mente la scelta del Buy (acquistare prodotto e servizi) è
assimilabile all’outsourcing.
I ragionamenti che l’azienda deve fare quando deve decidere dove costruire i propri
stabilimenti sono:
1. osservare che la zona faciliti l’approvvigionamento, grazie alla presenza di diverse
infrastrutture (es: strade, aeroporti, luce, acqua, scuole per i figli dei dipendenti, etc.);
2. la logica del distretto industriale, ossia alla vicinanza con altre aziende;
3. la presenza di personale specializzato;
4. il basso costo della manodopera;
5. le condizioni fisiche, ambientali e climatiche favorevoli.
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La scelta sul luogo del punto vendita si appoggia sui seguenti fattori: Scelta del prodotto -
Scelta in base al target - Vicinanza ai fornitori - Lontananza dai competitors - Facilità
di raggiungere il punto vendita (accessibilità e parcheggi) - Focus sul target e brand -
Costo affitto locali (e manutenzione degli stessi) - Città (densità della popolazione) -
Livello del tenore di vita economico - Vocazione turistica / universitaria / pendolarismo
/ fiere.
LEZIONE 10
03/05/2023
PUNTO VENDITA: MODALITA’ ONLINE
Il vantaggio della scelta di una location online è quello di andare a ridurre i costi legati ad
esempio all’affitto dei locali. Con questa formula è possibile avere una rete distributiva
capillare, presente in tutto il territorio
L’altro aspetto da considerare è che bisogna essere posizionati vicini alle vie di
comunicazione in modo da snellire e agevolare le fasi di consegna, che diventa il punto
critico per un’azienda online.
Questi tre modelli si differenziano per una diversa distanza tra il proprietario, il manager e
la categoria degli azionisti.
Nel caso di Berle e Means, loro mettono in evidenza la transizione dal capitalismo
padronale a quello finanziario.
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Dalla riforma del diritto commerciale, sono stati introdotti due nuovi modelli: quello monistico
e quello dualistico.
In seconda battuta, deve mettere in conto se si trattano di prodotti che esprimono una certa
innovazione, pensare di cautelarsi attraverso il brevetto di tali prodotti per evitare che la
concorrenza possa «rubare» il prodotto e quindi togliere risorse all’azienda.
Altre problematiche riguardano la scelta del prezzo, quindi l’azienda deve analizzare i costi
(fissi e variabili), deve stabilire una quantità di profitto che ha intenzione di ottenere. Si
innesta così il ragionamento del ritorno all’investimento. Dunque, nel momento in cui
viene stabilito il prezzo, l’azienda deve stabilire in quanto tempo ha intenzione di rientrare
nell’investimento e stabilire una strategia che sia in linea con la questione dell’equilibrio di
lungo periodo.
Altre decisioni vengono prese sulla base che la scelta dell’azienda sia orientata sulla logica
del Make or Buy. Dopodiché, l’azienda deve reclutare e selezionare il personale, ma
soprattutto avviare un percorso di formazione dei dipendenti, specialmente se il settore in
cui l’azienda è inserita è altamente tecnologico.
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Poi si passa alla scelta della localizzazione degli impianti e dei punti vendita. In particolare,
l’azienda deve individuare la location ottimale per poter realizzare un risultato efficiente.
Dopodiché, si passa alla fase di ricezione della merce acquistata, dove ci sarà una
procedura legata al magazzino e alla movimentazione in entrata. Viene fatto ad esempio
un controllo sulla merce consegnata, verificando che la quantità di merce ricevuta
corrisponda effettivamente a quella ordinata.
Il magazzino poi a sua volta andrà a rifornire i reparti produttivi perché questa attività
produttiva possa iniziare.
Una volta che il prodotto viene realizzato, entra in gioco la fase della logistica (sia in
entrata che in uscita) per organizzare i trasporti della merce verso i clienti. Questa fase
produce un impatto sui costi dell’azienda.
Un’altra decisione importante è quella di costituire una rete di vendita (agenti di vendita, sia
interni che esterni, oppure un mix di queste due formule). Di solito, le aziende (soprattutto
quelle hanno una collocazione sul mercato italiano) suddividono la rete di vendita seguendo
i modelli della Nilsen (es: est, ovest, sud, etc).
Una volta che il prodotto viene venduto, entra in gioco la fase finanziaria, dove il gap tra il
momento di acquisto e di incasso finale deve essere tenuto in considerazione. L’azienda
deve cercare di allargare il termine di pagamento ai fornitori e avvicinare il più possibile il
momento di incasso finale, anche se in questa scelta pesa notevolmente la dimensione
dell’azienda. Infatti, un’azienda di grosse dimensioni può allungare più facilmente il termine
di pagamento ai fornitori e avvicinare il più possibile l’incasso delle vendite, mentre
un’azienda di piccole dimensioni è spesso costretta a fare il contrario, ossia anticipare il
pagamento ai fornitori e incassare in ritardo.
Dopo la fase finanziaria, si ha una delle fasi più importanti, ossia quella legata all’assistenza
post-vendita. Infatti, la vendita non si esaurisce nel momento di consegna del prodotto, ma
procede con l’assistenza al cliente. Questa fase può rappresentare un punto di forza per
l’azienda in quanto il cliente viene messo nelle condizioni di sentirsi tutelato. Alcuni esempi
possono essere la spedizione del ricambio o la sostituzione del prodotto consegnato. Per
questa fase, l’azienda ha bisogno di un contact center, ossia un’attività di contatto che
possa essere sia in entrata che in uscita. Dunque, l’azienda deve in qualche modo prevenire
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i problemi, sollecitare il cliente attraverso una sorta di telefonata per verificare che il livello di
soddisfazione sia sufficiente o più che sufficiente.
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LEZIONE 11
04/05/2023
Cassandro diceva che l’azienda è una sommatoria di decisioni.
Il primo step di decisione sta nell’individuazione del fornitore: la scelta non deve essere
solamente finalizzata a un confronto di prezzi. Ovviamente, il fattore prezzo è importante e
determinante, ma il prezzo deve essere valutato sulla base del peso di quel materiale
all’interno del prodotto finito.
L’altro fattore importante è l’aspetto della qualità (es: se compro dei guanti a un prezzo
conveniente ma questi si rompono subito, la qualità di tale prodotto è chiaramente bassa).
Per quanto riguarda il ciclo economico, l’obiettivo dell’azienda è quello di raggiungere una
quota di mercato relativa, oltre a raggiungere una quota assoluta. Dietro questo obiettivo,
ci sono investimenti sia in termini di personale sia in termini di risorse materiali.
Nell’ambito finanziario, ci sono due fattori che possono essere modulati per migliorare la
posizione delle entrate e delle uscite. Nell’area dei ricavi bisogna mettere in atto una
strategia di incassi che siano il più vicino possibile al momento della vendita. Allo stesso
tempo, bisogna modulare l’area dei costi e cercare di spingere più in là il pagamento ai
fornitori (che non deve essere spinto troppo in là, altrimenti si rischia di perdere la fiducia del
fornitore). La scelta finanziaria da adottare è quella di puntare sul capitale proprio o
puntare sull’espandere il finanziamento delle banche.
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APPROFONDIMENTO CICLO COMMERCIALE
Nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO), le fasi critiche sono:
a. l’acquisizione del cliente: acquisire un nuovo cliente costa molto di più rispetto a
fidelizzarlo e cercare di trattenerlo. Questo è il ragionamento di base da cui bisogna
partire;
b. la fidelizzazione del cliente: bisogna avere un’ampia gamma di possibilità di
prodotti in quanto solamente in questo modo si riesce a catturare l’attenzione del
cliente/potenziale cliente. Questa scelta, definita cross selling, permette di allargare
il fatturato e soddisfare diverse esigenze;
c. l’ottimizzazione nella gestione del magazzino: bisogna pianificare gli acquisti,
gestire le giacenze e avere un punto di riordino del materiale in modo tale da poter
essere sempre presente sugli scaffali con la giusta quantità per non essere troppo
scarico di materiale ma allo stesso tempo non avere eccessive quantità che possono
comportare un maggiore costo nell’immagazzinamento dei prodotti.
Nel momento in cui Porter definisce questo modello, dimentica il suggerimento di Zappa e
di chi ha fatto la teoria dei sistemi un suggerimento per poter ottenere dei risultati migliori
proprio per effetto delle sinergie che si innescano. Lo scopo di Porter sembra quasi quello di
individuare i settori che danno più valore all’azienda, dimenticando che è proprio la sinergia
che fa la differenza.
Devo pensare di collaborare con il fornitore anche con un’ottica di realizzazione di nuovi
prodotti sulla base dell’esperienza del fornitore stesso ma anche sulla base
dell’esperienza del cliente. Questa collaborazione serve a dare una risposta adeguata ai
consumatori.
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MODELLO SWOT (A. Humphrey)
C’è una doppia analisi: una all’interno e una all’esterno. La fase interna è riferita ai punti
di forza e ai punti di debolezza, che si contrappongono alle due aree della fase esterna,
che riguardano le opportunità e le minacce.
Questo modello parte da un’analisi interna, che è sempre la base di partenza più opportuna
da mettere in atto (in quanto si conosce meglio perché più vicina a noi).
PROPOSTA DI MIGLIORAMENTO
Il modello SCORE (Mamoli, 2015) - prende spunto dal modello SWOT:
1. Fattori di Successo (efficienza e soddisfazione del consumatore)
2. Fattori di Criticità (organizzazione e gestione delle HR)
3. Fattori di Opportunità (ambiente esterno e dati macroeconomici)
4. Fattori di Rischio (esogeni ed endogeni)
5. Obiettivo di Equilibrio (bilancio nel lungo periodo e sostenibilità)
LEZIONE 12
08/05/2023
5 FORZE COMPETITIVE (PORTER)
La prima teoria di Porter che si lega al tema della decisione, fa riferimento al vantaggio
competitivo e parla delle 5 forze che fanno leva sull’azienda.
Porter si sofferma sul potere contrattuale dei fornitori e potere contrattuale degli
acquirenti. In particolare, dà un ampio risalto a queste forze, che sono le forze
determinanti, delle quali l'azienda non potrebbe fare a meno. Queste due leve fanno
pressione sulla concorrenza di tutto il settore.
Accanto a queste due leve principali, Porter considera altre due forze competitive, ossia
quella rappresentata dai potenziali entranti (si collega alla teoria dello SWOT Analysys),
dove prende in considerazione le minacce che possono riguardare l’intero settore. Dunque,
la leva competitiva è rappresentata dalla quantità di potenziali entranti che possono decidere
di entrare nel settore.
Quali sono i motivi che possono giocare a favore o sfavore di questa leva?
Il livello di attrazione di un settore è rappresentato dalla redditività attesa del settore,
anche se allo stesso tempo l’altro problema che potrebbe frenare l’ingresso di potenziali
entranti è il livello di investimenti necessari per entrare in questo settore. In particolare, si
fa riferimento agli investimenti definiti come sunk cost, ossia quei costi ineliminabili.
Infatti, se un’azienda entra in un settore, affronta una produzione molto elevata e, per
uscirne, deve smantellare tutti gli impianti sostenendo dei costi enormi. L’accesso al settore
è limitato da queste considerazioni. Quindi, l’azienda prima di entrare in un settore, fa una
serie di ragioni che riguardano la quantità di risorse di capitale che ha disposizione. La
possibilità di restare nel settore porta poi l’azienda a ragionare in un’ottica di lungo termine.
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La minaccia può incidere sulla competitività del settore, quindi Porter suggerisce di
considerare la possibilità che entrino più o meno dei concorrenti nel settore.
L’ultima forza competitiva a cui fa riferimento nella sua teoria è definita dai prodotti
sostitutivi. In particolare, ci sono dei settori al cui interno alcuni prodotti possono sostituirne
altri. Quindi, esiste una minaccia che alcune aziende del settore possono offrire sul mercato
come qualcosa che sostanzialmente spiazza l’offerta. Si tratta di un prodotto o di un servizio
che va a sostituire il prodotto che l’azienda offre sul mercato.
Questa decisione ha un costo: più è profonda l’analisi e più aumentano i costi. Questo è
il motivo sostanziale per il quale Simon ha sottolineato la necessità di arrivare ad una scelta
soddisfacente (Satisfying).
Un discorso che fa effettivamente è quella di non ingolfarsi troppo di dati. A tal proposito,
Eisenhardt diceva che, nel momento in cui si fa un analisi di studio, questa non bisogna
allargarla troppo, ma bisogna contenerla in un numero limitato di casi (max 10 casi).
Questa affermazione sostiene effettivamente la visione di Simon.
Questa quantità di dati viene risolta col fatto che, il più delle volte, entrano in gioco il sesto
senso e le emozioni che l’imprenditore o il manager mettono di proprio in questa avventura
aziendale. E’ possibile sottolineare quindi anche la componente emotiva, che gioca un
ruolo determinante nella presa delle decisioni. Alcune volte, anche il contesto e l’ambiente
esterno incidono sulle decisioni e sul risultato finale. Inoltre, andare anche controcorrente
può dare dei risultati positivi.
Dal punto di vista del consumatore, si considera il valore del prezzo nella ricerca dei dati
funzionali alla scelta delle decisioni: maggiore è il prezzo, maggiore sarà la quantità di
informazioni che vengono rilevati
Altre componenti che incidono sulla scelta del consumatore sono la quantità disponibile
sul mercato e la presenza di vincoli sul mercato.
Altra discriminante è il valore simbolico che il consumatore attribuisce al bene. Qui entra in
gioco la teoria di Veblen, che ha sostenuto la teoria del consumo vistoso, dove più un
bene vuole essere utilizzato per andare a mettersi in mostra, maggiore sarà la quantità
di informazioni prima dell’acquisto di quel bene.
L’ultima componente è data dal costo che si sostiene per raccogliere queste informazioni,
che dipendono dalla difficoltà nel reperire i dati.
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LA QUALITA’
La qualità è uno dei vantaggi competitivi con il quale l’azienda può fare la differenza rispetto
ai concorrenti.
Andando avanti nel tempo, il tema della qualità viene poi preso in considerazione più
seriamente quando viene introdotta una prima definizione della ISO 8402/1986, che aveva la
funzione di stabilire quali erano le caratteristiche che il prodotto dovesse avere. In
particolare, il prodotto doveva raggiungere una qualità ottimale per poi soddisfare le
esigenze del consumatore.
Si ha poi una misurazione di questa qualità, che si può definire sulla base di una scala (da
scarso a eccellente). A tal proposito, Webber e Wallace sostengono che la qualità sia
associata all’idea di un prodotto di buono aspetto e che fa il lavoro per il quale è stato creato.
La cosa che bisogna sottolineare è che il concetto di qualità non è un concetto statico ma
dinamico, quindi è sicuramente in relazione con la visione dell’utenza. Nell’ultimo periodo,
la crescita di conoscenza del consumatore fa sì che sia maggiormente informato, esperto
e critico. Dunque, l’asticella del livello di qualità tende ad alzarsi in quanto il consumatore si
aspetta sempre un livello di qualità migliore rispetto a quello che aveva ricevuto in
precedenza.
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Esistono due certificazioni di qualità che hanno dato recentemente spazio ad un’ulteriore
certificazione, la quale sottolinea le adesioni dell’azienda alla CSR.
Secondo Feigenbaum, la qualità si basa sulla TQM, dove la produzione non è solo legata
all’efficacia, ossia al raggiungimento di un livello quantitativo che venivano fissato dal
budget e soddisfare sia i requisiti dell’azienda che quelli del consumatore, ma anche
all’efficienza, dove il rapporto dell’output rispetto all’input deve essere maggiore.
La sua attenzione viene posta su questi due temi e punta sulla logica del miglioramento
continuo: l’idea è quella aumentare l’asticella ogni volta in modo da conseguire dei risultati
sempre migliori e dare risposta alle aspettative del consumatore.
La teoria della TQM pone l’attenzione anche sul ruolo della direzione, che deve essere in
prima persona la figura che deve assumersi la responsabilità del raggiungimento del
miglioramento, il quale passa attraverso il coinvolgimento delle persone. Si tratta di un
tema molto trasversale in quanto tocca anche la questione delle motivazioni, spiegando
perché certe aziende riescono a raggiungere determinati risultati.
Entrano in gioco diverse componenti, tra le quali quella che dà un ruolo molto importante
personale.
Un ultimo elemento che Feigenbaum introduce è quello di fissare uno standard a livello
mondiale in modo da orientarsi verso un ottica di benchmarking, in modo da migliorare
rispetto alla concorrenza.
Juran parlava di idoneità all’uso (Fitness for use) per far sì che il prodotto che non avesse
delle inefficienze.
Crosby sostiene che il prodotto debba essere conforme alle specifiche di prodotto
(Conformity to requirements) e non avere difetti. Inoltre, spiega che un prodotto di qualità
comporta la necessità di sostenere dei costi. Tuttavia, l’azienda non deve porre l’attenzione
solo sulla componente del costo, ma deve anche considerare che, aderendo ad un progetto
di qualità, può aumentare il fatturato, eliminare le disfunzioni, i problemi e i difetti, ma anche
ampliare la propria forza contrattuale e l’impatto sul settore. Dunque, ribalta la questione
dicendo di porre l’attenzione non sul costo della qualità ma sul costo della non qualità.
Se prima si aveva un controllo della qualità solo alla fine della linea produttiva,
successivamente si ha un controllo esteso sull’intera fase produttiva. Ovviamente, questi
controlli sono tanto intensi quanto il valore del bene prodotto: il controllo sarà maggiore
nel caso di beni di lusso, viceversa nel caso di beni di scarso valore.
Drucker fornisce una definizione commerciale della qualità, ossia che la qualità di un
prodotto è data dalla percezione del cliente in termini di vantaggio e per il quale il cliente è
disposto a sostenere il costo. Fa dunque riferimento alla teoria della Willingness to pay.
Parasuraman nella sua teoria misura il gap tra le aspettative dei clienti e la loro
percezione. In particolare, ha condotto la sua analisi attraverso il focus group (composto
da 8-12 consumatori), che era metodo considerato innovativo ai suoi tempi ed era una
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modalità utilizzata in alternativa alla somministrazione delle interviste, dato che nei
questionari non si aveva la certezza che le risposte date fossero totalmente veritiere e
affidabili.
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5. Fine della produzione: controllo generale a ‘fine linea’;
6. Vendita del prodotto: controllo sull’imballaggio e sulla confezione del prodotto.
L’obiettivo è quello di limitare i reclami dei clienti, ma soprattutto fidelizzare i clienti per
creare l’effetto di riacquisto/riordino: se un cliente compra in modo continuativo nella mia
azienda, si parla di fidelizzazione nel momento in cui quel cliente compra dall'azienda la
maggior parte dei prodotti.
LEZIONE 13
09/05/2023
Quali sono i percorsi che l’approccio occidentale mette in campo per arrivare alla qualità?
a) Il primo percorso riguarda la pianificazione: all’inizio viene attuata una fase molto
attuata che riguarda l’analisi del caso in questione, dove si cerca di capire cosa
bisogna andare a controllare e l’analisi parte da un dato interno.
b) Il secondo percorso consiste nella fissazione degli standard: un prodotto viene
stabilito di qualità se raggiunge un certo livello. Ma qual è il grado di scostamento da
questo standard che il cliente è disposto ad accettare? Questo è il ragionamento da
effettuare.
c) Il terzo percorso consiste nell’organizzazione della produzione: se si parla di
elementi immateriali (servizi), è comunque opportuno fare un processo operativo,
ossia stabilire come realizzare un servizio che possa incontrare la soddisfazione del
cliente.
d) Il quarto percorso consiste nell’attuazione dei controlli: anche in questo caso, la
fase del controllo si collega a quello che esegue l’azienda in fase di budget. Si tratta
della fase centrale sia per il concetto della qualità che per il concetto del budget. In
particolare, si cerca di capire il motivo degli scostamenti e si individuano le
anomalie o non conformità che si sono determinate nel processo produttivo.
e) Il quinto percorso consiste nell’individuazione dei dati da correggere e dei
miglioramenti da introdurre per avviare una fase di correzione che permette di
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riallineare l’azienda sulla qualità attesa o fissata come obiettivo da raggiungere
proprio per soddisfare il cliente.
Alla base di questo ragionamento della qualità, esiste una struttura che definiamo come
bussola. Vengono sottolineati 8 principi base:
1. Organizzazione orientata al cliente
2. Gestione basata sulla leadership: dove il leader è colui che coordina le persone
mettendoci del suo e mettendo anche in discussione la propria leadership, anche se
alla fine deve emergere la sua ricerca sulla qualità in quanto figura proprio di qualità
3. Coinvolgimento delle persone
4. Approccio basato sui processi
5. Approccio di gestione sistemico: l’azienda non deve essere vista come un’entità
sola nel mercato, ma come un’entità che deve interfacciarsi e relazionarsi con il
mercato continuamente e che allo stesso tempo, a partire dalla sua realtà, abbia un
comportamento sistemico.
6. Miglioramento continuo: fa breccia nella teorizzazione di Feigenbaum con la
questione della TQM (Total Quality Management). Questo miglioramento continuo
viene sposato anche da Deming e si tratta di un principio che serve sempre a tenere
l’attenzione dell’azienda sulla qualità in modo da raggiungere un livello sempre più
elevato.
7. Decisioni basate su dati di fatto: non ci deve essere un ingolfamento di
informazioni altrimenti si rischia di rallentare l’intero processo. La scelta deve essere
fatta solo dopo aver avuto una sufficiente e soddisfacente quantità di informazioni.
8. Rapporto reciproco e di beneficio con i fornitori: questo permette all’azienda di
lavorare in maniera più serena.
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OBIETTIVI GENERALI DEL SGQ
a) Razionalizzare il processo produttivo
b) Innestare un meccanismo di fiducia nei confronti del consumatore (a cui fa
sicuramente piacere sapere che l’azienda attua un percorso di qualità), che
tranquillizza anche il management.
c) Dare fiducia ai consumatori che verrà garantita la qualità prevista.
d) Soddisfare i bisogni/esigenze dell’utenza/consumatore mediante il
raggiungimento e il mantenimento di un livello qualitativo dei propri prodotti/servizi.
Questo ragionamento si confronta con la teoria della Non Price Competition, che va
a distogliere l’attenzione del consumatore dai livelli di prezzo sul mercato.
e) Selezionare i fornitori e i partecipanti a bandi di gara (legato agli appalti e ai
servizi)
Si può notare che, dopo una fase generalista, gli enti certificatori vanno a ritagliarsi un
mercato di nicchia specializzandosi in determinati settori (proprio come CSQA, CertiQuality
e AgroQuality).
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ENTI DI ACCREDITAMENTO: ACCREDIA nasce dalla fusione di SINAL e SINCERT per
diventare Ente Unico Nazionale di Accreditamento, riconosciuto e autorizzato dallo Stato
italiano. Il suo obiettivo è l’adeguamento del sistema di accreditamento nazionale al
regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio. Nello specifico, ACCREDIA
esamina e valuta la competenza tecnica e l’integrità professionale degli enti certificatori
incaricati di valutare la conformità, accertandone la conformità a regole obbligatorie e norme
volontarie, quindi li accredita al fine di poter assicurare il valore e la credibilità delle
attestazioni rilasciate dagli enti certificatori.
Questi principi possono essere un deterrente per cui gli enti certificatori siano in qualche
modo condizionati nella loro presa di decisione solo per il fatto che siano i fornitori di questo
servizio alla società e quindi ricevano il compenso da tali.
LEZIONE 14
10/05/2023
EVOLUZIONE NORMATIVA ISO
ISO 9000: certificazione di qualità ‘generica’, già revisionata più volte:
a. La prima nel 1994, con centralità del cliente;
b. La seconda nel 2000: si parla di gestione della qualità e si divide in ISO 9001
(requisiti) e ISO 9004 (linee guida);
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c. Nel 2008 si armonizza la ISO 9001 con tutte le norme;
d. Nel 2015 viene revisionata la ISO 9001.
LE FAMIGLIE ISO
Approccio graduale:
1. ISO 14000: gestione ambientale;
2. ISO 18000: salute & sicurezza sul lavoro;
3. ISO 45001: sostituisce la ISO 18000;
4. ISO 22000: sicurezza agro-alimentare e aspetti legati alla rintracciabilità di filiera;
5. ISO 17024: organismi che certificano competenze delle risorse umane. Vengono
messe in rilievo le professionalità, le capacità e le conoscenze;
6. ISO 26000: Responsabilità Sociale d’Impresa. Gli organismi di certificazione entrano
nelle aziende e verificano che i temi legati alla RSI siano effettivamente presi in
considerazione;
7. Altra serie di normative.
PERCORSO DI CERTIFICAZIONE
1. Progettazione del SGQ: al primo posto vengono posti gli obiettivi con i quali
l’azienda vuole arrivare al tema della qualità. In questa fase vengono fissate le
istruzioni e si crea un manuale di qualità che contiene tutte le procedure. Dunque,
vengono impiantate le strutture di qualità di base;
2. Attuazione del SGQ: fase in cui si cerca di capire se il processo di qualità è quello
giusto, dove l’azienda fa un test iniziale sul funzionamento auto-valutandosi;
3. Richiesta di certificazione: se la fase precedente ha esito positivo, le imprese si
rivolgono agli enti certificatori per ottenere una certificazione di qualità;
4. Valutazione documentale: vengono analizzate le procedure e i manuali. Si cerca di
capire se le condizioni base che l’azienda che ha fissato sono in linea con le
normative di settore e di base che sono state emanate dalla ISO;
5. Incontro tecnico: fase in cui vengono definite eventuali non-conformità o elementi
avversi da parte degli enti certificatori;
6. Visita ispettiva: serve a stabilire se l’azienda si è in messa in ordine con le
procedure e con i percorsi che deve adottare per poter raggiungere un livello di
qualità ammesso dalla ISO;
7. Valutazione: da parte del Comitato direttivo dell’E.C.;
8. Emissione del certificato: che ha una durata di 3 anni;
9. Visite ispettive di controllo: per il mantenimento della certificazione, effettuate ogni
anno da parte degli audit;
10. Rinnovo della certificazione: ogni 3 anni (e si riparte dal punto 6). Di solito, il
rinnovo, anche per assicurare la trasparenza della questione, viene gestito da
un’altro ente certificazione, per non far sembrare troppo stretto il legame tra l’azienda
e l’ente che ha fornito la certificazione. Si vogliono evitare polemiche e illiceità.
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2) Del personale: verifica la professionalità dei dipendenti assicurando che soddisfi dei
requisiti minimi;
3) Dei processi aziendali;
4) Di SGQ.
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Livello di Customer/Patient Satisfaction:
● Operatore di accoglienza
● Condizioni di sicurezza, igiene e benessere
● Sistema premiante
Sistema Premiante: si tratta di benefits che possono essere inseriti nei contratti collettivi
oppure oggetto di contrattazione tra le parti e sono legati al raggiungimento di obiettivi
individuali o di gruppo. Bisogna definire uno standard di base che possa poi a consuntivo
verificare che l’obiettivo sia stato centrato. Successivamente, bisogna capire come
distribuire il premio tra tutti i dipendenti, dove è auspicabile attuare una distribuzione
omogenea.
La modalità di calcolo del sistema premiante deve essere riferita ai risultati raggiunti
dall’intero Centro di Responsabilità (CdR) oppure al contributo apportato dal singolo
operatore sanitario. L’obiettivo è quello di responsabilizzare, coinvolgere e motivare il
personale.
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MODELLO DELLE 6 P DELLA QUALITA’
1. Qualità Prevista
2. Qualità Progettata
3. Qualità Promessa
4. Qualità Prestata
5. Qualità Paragonata
6. Qualità Percepita
EDWARDS W. DEMING
Deming è quello che ha ottenuto di più i maggiori riconoscimenti tanto che gli è stato
dedicato un premio, ossia il Deming Prize, che prevede 3 categorie: individui, fabbriche e
applicazione.
Il Deming Prize viene attribuito sulla base di 10 criteri: Politiche & Obiettivi - Organizzazione
& Operatività - Gestione & Diffusione delle Info - Assicurazione della Qualità - Controlli -
Standardizzazione - Analisi dei Problemi - Formazione Personale - Effetti - Programmi futuri.
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DEMING VS TAYLOR
FORDISMO TOYOTISMO
LEZIONE 15
15/05/2023
Il maestro di Deming è Shewhart, che elabora il modello PDCA.
Deming elabora il pensiero del maestro. Una volta che arriva in Giappone, Deming ottiene
molte riconoscenze arrivando al riconoscimento del premio Deming.
L' ottimum è tendere allo 0 difetti. Secondo Mamoli, è un modello troppo esasperato, in
certi settori 0 difetti sono difficili da raggiungere, ma è anche vero che, in alcuni settori, non
avere 0 difetti sarebbe pericoloso (vedi settore sanitario-farmaceutico).
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PREMIO EFQM: EUROPEAN FOUNDATION FOR QUALITY MANAGEMENT
Anche in Europa si ha un premio che va a ripagare gli sforzi intrapresi dalle aziende nel
settore della qualità. Si tratta di un premio costruito sulle caratteristiche Europee:
● Attenzione alle PMI;
● Imprese private;
● Unità operative delle aziende private;
● Imprese del settore pubblico.
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VALUTARE IL FORNITORE
● Nella fase di ricerca, devo raccogliere informazioni sul fornitore;
● Valutazione effettuata sul posto: cerco di avere campioni di prodotto per valutarne
la qualità;
● Classifica delle qualità dei diversi produttori: creo una lista che contiene i fornitori
che dispongono di una determinata qualità;
● Vedo se il fornitore è iscritto a un elenco di Fornitori qualificati;
● Monitoro che il fornitore soddisfi i requisiti delle certificazioni (ad esempio ISO).
Vendor quality rating: rapporto tra i lotti accettati e lotti consegnati (accettati + rifiutati).
In questo modo, vedo la quantità di lotti rifiutati e capisco perché.
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Il modello sei sigma appunto ha dei livelli che vanno da 1 a 6:
1. L'azienda fuori mercato, livello sigma 1, sta a 691 500 difetti per milione: meglio che
valuti se uscire o riqualificare;
2. I livelli di sigma 3, iniziano a stare negli standard di mercato, anche se il costo della
non qualità sta sul 25-40% (difetti 66 800 su milione);
3. Livello sigma 4 ha costi del 15-25% della non qualità ed è di buon livello. (6 200 su
milione);
4. Livello sigma 5 è un'azienda competitiva;
5. ll modello di azienda eccellente, livello sigma 6, ha un difetto di 3,4 difetti per
milione.
Gli errori possono riferirsi al personale o alle macchine, o ad una sbagliata relazione tra le
due.
BENCHMARKING
Misurazione delle performance della propria azienda con la concorrenza (studi di Camp,
1989).
Secondo lui ci sono delle azioni di benchmarking che possono far beneficiare l'azienda:
a. Misurare la performance dei competitors
b. Confrontare con le mie
c. Prendere nota delle azioni vincenti
d. Imparare dalle "buone prassi",
e. Mettere in atto le azioni vincenti
Nel caso del settore sanitario, ci sono 5 criteri primari per valutare le proprie prestazioni:
1) Efficacia: migliorare effettivamente la salute delle persone e della collettività;
2) Efficienza: giusto rapporto tra risorse immesse e risultato ottenuto;
3) Soddisfazione degli Attori: l'utente deve essere soddisfatto ( questionari etc che
danno la percezione della qualità);
4) Equità: soddisfazione effettiva degli utenti;
5) Etica: rispetto i principi etici.
Secondo Besta: il controllo della qualità deve accompagnare tutta la fase produttiva, da fase
ex ante alla fase concomitante fino alla fase ex post. Secondo l'autore è importante capire
gli scostamenti, analizzarli e intervenire per correggerli.
LEZIONE 16
16/05/2023
4 DEFINIZIONI DI INDICATORI
● TECNICA: gli indicatori sono una misura sintetica che va a misurare l'aspetto
qualitativo che riteniamo significativo per il controllo di un determinato problema;
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● SCIENTIFICA: informazioni che aiutano a misurare i cambiamenti in relazione ai
bisogni prioritari e permettono di monitorare gli aspetti di politica sanitaria
(aziendale);
● GIURIDICA: informazioni per conoscere fenomeni di interesse, utili per orientare il
processo decisionale;
● COMMERCIALE: si sofferma sulla questione delle decisioni, gli indicatori ci orientano
durante la presa delle decisioni, permettendoci di raggiungere gli obiettivi.
Parlando di qualità, Avedis Donabedian parla di tripartizione della qualità: ci sono tre aree
sulla quale si può definire la qualità:
a. Qualità Organizzativa: struttura;
b. Qualità Professionale: processo;
c. Qualità Percepita: risultati.
Due categorie:
● Prevenzione e controllo effettivo: costi di investimento;
● Costi necessari per correggere i difetti: costi di perdita.
La sua riflessione porta l'attenzione sui costi determinati dalle carenze qualitative: l'azienda
deve concentrarsi sulla gestione delle non conformità e sulla prevenzione.
Crosby pensa che l'azienda deve evitare di andare in contro a delle perdite che influiscono
sul bilancio dell'azienda, mettendo in pericolo la continuità dell'azienda. Si parla dunque di
problemi di class action (tanti consumatori insoddisfatti o che ricevono prodotto/servizio
non funzionante denunciano l'azienda) e problemi di reputazione o credibilità dell'
azienda.
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COSTO DI REPUTAZIONE
L'impresa per recuperare la credibilità deve aumentare la propria performance prima di
ottenere il livello di credibilità precedente.
Prima mi accorgo di una non conformità, meno mi costa: se me ne accorgo nella fase di
progettazione costa poco, se me ne accorgo nella fase di avvio della produzione mi costa
molto.
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ATTENZIONE ALLA LOGICA DEL CLIENTE INTERNO
Bisogna vigilare i rapporti tra i diversi reparti, che devono vedere la loro relazione come
fosse fornitore-cliente: al primo posto nell'azienda, come dice Ishikawa, bisogna avere un
rapporto di collaborazione con il reparto con il quale si ha una relazione di lavoro proprio per
sfruttare le sinergie.
Un'altro autore che parla di qualità è la ricerca Gallup, che individua quali sono i fattori che
incidono sulla qualità del servizio:
A. Personale: sia con comportamento che con le competenze, che incidono al 60% sul
risultato della qualità;
B. Lentezza del servizio: i tempi di attesa al cliente incidono al 23%;
C. Prezzo del servizio: l'azienda deve agire in modo che l'attenzione del cliente non sia
sul prezzo ma su altri aspetti, influisce al 20%;
D. Esecuzione non corretta del lavoro: influisce al 15%;
E. Carenza del personale: influisce al 12%;
F. Altri fattori: influiscono al 17%.
MODELLO SERVQUAL
Considerazioni che secondo Parasuraman incidono sulla qualità.
1) Fattore comunicazione: la relazione col cliente ha molta rilevanza e l'effetto è quello
di tranquillizzare il potenziale cliente, rassicurandolo con il livello della qualità offerta.
Si deve spiegare il servizio che offriamo al cliente;
2) Fattore competenza: si associa alla questione legata al personale e si tratta della
relazione legata al front office (relazione diretta con il cliente) e al back office
(apparato più amministrativo o comunque ‘nascosto’ al cliente), contano le
conoscenze di tutto il personale. L'azienda deve offrire corsi di formazione per
migliorare le competenze. In questo caso, l'azienda deve capire le esigenze del
lavoratore e le conoscenze, andando a fornire la formazione più adatta;
3) Fattore cortesia;
4) Capire e riconoscere il cliente/consumatore/paziente: far capire al cliente che lo
si riconosce, entrare in empatia col cliente utile alla costruzione di un rapporto di
lungo periodo e quindi fidelizzare il cliente;
5) Capacità di dare risposte: il cliente ha sicuramente bisogno di avere interlocutori
che risolvono le problematiche, quindi i lavoratori devono specializzarsi sulla capacità
di dare risposte, soprattutto in tempi brevi;
6) Credibilità ed affidabilità: sia dell' azienda che del personale, essendo però
l'azienda una sommatoria di persone, le due cose si fondono. La credibilità parte dal
personale di contatto e va a dare una prima immagine di chi è l'azienda;
7) Aspetti tangibili e attività di bilancio: strutture fisiche, la riconoscibilità dei ruoli,
divise e aspetto esteriore del personale.
In termini operativi, si calcola il gap tra i voti di performance e quelli di attesa sulle
singole dimensioni, per poi fare una media ponderata ed ottenere un indice di qualità
complessiva.
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PARADIGMA DELLA DISCONFERMA
● Se qualità percepita = qualità attesa: c'è conferma e la posizione è giusta;
● Se qualità percepita < qualità attesa: disconferma negativa;
● Se qualità percepita > qualità attesa: disconferma positiva (offro servizio migliore di
quanto mi aspettavo).
MODELLO DI ROSANDER
Divide il comportamento in 3 parti:
a. Attitudini: cortesia, gentilezza, accuratezza e responsabilità;
b. Competenza: considero la conoscenza del problema, la capacità di risolvere le
questioni in modo veloce e preciso, gestione delle emergenze;
c. Atteggiamento: ascolto, far sentire importante l'utente, dare informazioni e
spiegazioni.
LEZIONE 17
17/05/2023
PIANO DI FORMAZIONE
1. Prima di tutto bisogna analizzare i bisogni formativi, in modo da avere un quadro di ciò
che serve ai lavoratori.
2. Una volta capiti i bisogni del lavoratori, si passa alla scelta dei contenuti da erogare,
dove bisogna capire quanto tempo ho a disposizione per il piano di formazione. Ci sono due
approcci:
● Life long learning: piano prolungato su tutta la vita all'interno dell'azienda del
lavoratore: complesso e articolato, da continuità a preparazione e professionalità del
lavoratore.
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● Interventi spot: interventi con eventuali richiami, di una durata di uno-due giorni con
modalità ‘full immersion’.
5. Sia durante il corso che dopo, c'è una sorta di valutazione: l'azienda che valuta il
lavoratore e il lavoratore che valuta l'azienda valutando il corso di formazione. Tale
valutazione serve eventualmente per migliorare i contenuti.
6. Alla fine c'è un test per verificare se questo piano di formazione ha effettivamente portato
migliorie a motivazione, qualità etc.
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METODO PICKER INSTITUTE UK: QQP (Questionario Qualità Percepita)
La metodologia qui è diversa: viene utilizzata l’indagine postale.
I pazienti dimessi ricevono un questionario con 58 domande riferite al ricovero ospedaliero:
rispetto valori pazienti - preferenze e bisogni - accoglienza ed educazione del personale -
sviluppo emozionale del personale ospedaliero - integrazione tra cure - coordinamento e
informazione - qualità assistenza.
I giudizi sono stati rilevati su una scala ordinale a 5 livelli.
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3. Per il punto vendita, conta la relazione con il consumatore, anche attraverso il canale
distributivo.
5. Il servizio post-vendita dà una garanzia di fondo che ci sia un punto di riferimento per
riparazioni, con personale preparato e cortese.
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