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1 LA MECCANICA ELLENICA E ROMANA

1.1

LA

FISICA

DI ARISTOTELE

Inizietemo il nostro cammino risalendo addirittura ad -A.ristotele (384322 a.C.). Potr forse stupire un richiamo cos remoto : ben poco rimasto oggi della meccanica aristotelicr e tutt sanno quanto sir stato lungo e diilcile il combattimento della nuova scienza, dal XVI secolo in poi, per smuolere a uflo a uno quei grevi assiomi, quel rigdo argomentafe intessuto metalisicamente, che il reiterato commento scolastico alle opere fisiche dello Stasirita aveva reso modo comune di pensare, modo comune di guardare i fatti c i dati dell'espertenza. NIa proprio la grande influenza esercitata dalla concczione meccanica dell'aristotelismo su tutto il pensiero scienti6co successivo pcr pi di un millennio, che ci obbliga a ricordarne - seppu in modo molto ' i r r e r i c o- i l c u n i l r a t t i c a r a t t e r i s r i c i . In verit, lo spirito con cui Aristotele si accosta ai concetti e ai temi fonrlmentali della fisica molto diverso da quelo che anima oggi la ricerca: non lirrto per le soluzioni offerte o per le ipotesi a\^nzate, ma per le domande che culi si pone, per il tipo di problemi che egli ritiene meriter.oli di attenzione. l,r sua fisica non ha affatto un corrispondente ossia uno sr.iluppo, una intcgfazione, o anche un rovesciamerito - nella fisica modetna. Semmai un :rnulogo pu ritrovatsi in quella < frlosofia della natura > che talune correnti (ortrei margnali) del pensiero contemporaneo hanno tentato di mantenere rr vita e che ha < per oggetto proprio il movimento, l'esseremutabile in quanto rnrrtnbilc; l'rrrrre dunque (...), ma non l'essere in quanto essere o l'essere .c conclo il suo mistero di intelligibilit, che l'oggetto della metafisica;l'oggetto ,lclrt llrsolia cclla na.tura I'csserepreso sccondo le condizioni che lo costrini r , , r r r o n t l u c s l o u n i v c r s o < l c l l l i n c g c n z a c l c l l a< l i l i s i o n ec h e l ' u n i v e r s om a t e c l i u l c , I ' c s s c r cs c c o n r l o i l n r s t c r o p r o p t - i r rc l c l r l i v c n i l c c c l c l l a m u t a > i l i t , e l d n r ) \ ' i n c n l on c l L r s l r r z i o r r c l . y r l r l c i c o r P i s o n o i n i n t c l r c l l z i o n c , c c l n r o v i -

La nteecanieaelhnica e rurata

Ld rt|a ti Ar!/r/eh

ncnt() (i senerazione e di corruzione sostanzialeche il regno pir profondo rlclla loro struttura ontologica, del mor-imento di crescita r.egtati\.a nel qualc si nranilcsta l'ascesadella materia all'ordine della vita>'. Al>binmo voluto riportare per intero da un celebre saggio di Nlaritan rlucsl:r < definizione )t di un < filosofia della natura > - che del testo viene dtl (laictnno - per una {agione molto semplice: essa riflette con fedelissjme ()sscrvanza,dopo duemila anni, non proprio la precisa artcolazione, ma il scnso gcnerale della trattaztone aristotelca sulla natura quale si esprime negli otto libri della Fisica, nel trattato St Ciek, in quello St la GexeraTlrnae la CortrrT.iotrt,r>htech nelle opere meteorologiche e biologche, Naturalmente, di frontc alle cultura scientifica d'oggi, tutto ci non presenta piir interesse: quel chc tli vitale v'era nella problematica studiata da Aristotele si ormai ricollrcirto jn altre e pir peftnenti sedi teoreticlre, e in particolare nella < critica clclla scienza> e nellk epistemologia>, NIa sgnificativo riconoscere proprio questo; che la scienza ei su,'i prinri pxssi, c()n un bagaglio sperimentalee interpretativo assaifidotto, quasi embrionalc, consegu una sua prma organica configurazione svolgendo la critica di sc stcssa, ossia non per un'apertura pirl intensa alla realt, ma per una rimedtrzione sul proprio ruolo, su propri strumenti di indagine, su cuncetti orginari chc delincano il oroorio orizzonte di discorso. Possiamo renderceneconto sfogliando il trattato- fondamentale, la Ititica (Qvow1 t po.o',1): primi sei i libri, tra gli otto che compongono 'opera, riguardano temj emtnentemente llosolici, come a natura dell'esserecorporeo, composto di rtateria e dr;fortnt, l dr)ttri.ra celle quattro mtrse (efriciente, nale, formale e materiale), la soluzionc dei paradossi zenoniani stilo :paqia, il hnpo e il rtolo. Gli ultini due libri della Fisica, l settimo c I'ottavo, trascendono ulteriormentc lirrizzonte fisco, per indagare la causa ultima, l'origine ptofonda del m()\,imer.t(). All'inizio della trattaziooe vien stabilito appunto il not,, princilio il sec,rncftr quale tutto ci che mosso, mosso necessafiamente da qualco",\nav s'altro: < t r,,r.ro,1pe,rov ir6 t'tr'q "vi.yxr1 t*eio1o.t >> (VII, 1, 241 b). ll <principio di causalit> intotno al quale ruoter il pensiero filosofico e scicntilico occidentale, sino ai giorni nostri, quindi stabilito quale f<rndament() e st{umento esser.uiale. verit, lo sviluppo positivo delle scjenze ha In dinrostratr) storicamenteche gl avanzamenti compiuti dalla ricerca hanno deluciclato non tanto tl perr/t,quanto piuttosto tl une: anzi, l'indagine sulle cause bt ctrtrttertzzato normalmente la fase inziale, quasi pre scientifica, clella cono scenze; mentre la desctizione accutata delle modalit di svolqimento dei fen,rmeni ha rappresentato la fase matura. eflcace, d,'r-e le leggi fisiche sono stablite r: tradotte nel linguaggo matematrco. I risultati principali conseguiti da Aristotele nella sua incaginesulie << cause> <lel movimento tiguardano I'esistenza di un ( motore immobilel> (VIII, 5), unico, inesteso, posto alla periferia de'universo, jndivisibile (VItI, 10), gene-

. f . l \ l r i r x i t ,\ t i t t t t t ! t t ! t l t , t l r , l . i t . , l . I 0 l . l ( , r i n , , . 1 9 . 1 .

tatore di un mor.imento continuo, originaramente circolere (VIII, 9). '.lut{o ci, naturalmente, non ha alcun rilievo per una lettura scientifica del ntoto: semmai pu esser ricordato per il suo influsso negatilo. In partcorrc, Lr priorit del moto rotatoro su quello {ettilineo ha prodotto un arrest() ncllir scopetta delle leggi meccanche,ritardando sino all'epoca moderlra il concctto cli mot() rettilineo uniforme cui attiene il orincinio di inerzia. Tuttavia, accanto alla linea prncpali del disc,rrs,,, nei libri settinro c ottavo, si intrecciano alcune indicazioni marginali che possegi(in() L] Qrrlttere p direttamente fisico e possono essereintese come plefitesse lmni, .)li allo sviluppo successivodella meccanica. I-a prima di queste intuizion <ltrcllrr che stabilisce l'esigenza di una contiguit o di un immediato c()ntttr) trz il motore e il mobile: < Il motore primo, non in quanto causafnale ma in (lunl() prncipio da cui parte il movimento, pressoil mosso : voglio dire con "prcsso", che tra di loro non v' nulla cl.re li separi; e questa propriet apparrcrrc in gcnctale a ogni motote e a ogni moble > (VII, 2, 243 a). I motivi chc hlnrro condotto Aristotee a una simile idea sono lesati alla dimostraziorc clcll'csi, stenza di un motore in.rmobile e. sotto questo prtfilo, n.,n dicouo piir rrulll. l)i pr, questa tesi all'origine di insormontabili dillicolt che ncl lleciocvo lcnnero jn luce e che ostacolarono per secoli l'avr.io della meccanic,moclcrorr, l,o stesso,ttistotele se ne era reso conto: < Se in elletti tr.ttto cia) che nl()ss{) mosso da quacosa - egli si domanda - come maj, tra le cosc chc n()n si nur)vor-roda s, alcune contjnuano a essef mosse senza essefe t()ccttc (ll nr()t(xe? Tali ad esempio i proiettili > (VIII, 10, 266b). La soluzr()ncpr-()p()srx n()t()riamenteerrata: nel caso del proiettile, il moto sarebbe mantenuro riro (Lrl cr)ntatto con l'aria o con l'acqua o < con quelle eltre cose chc pcr loro rrtura muovono e son mosse ) (ivi, 267 a); ma solo Buridano, nel \ I I I sccolr r, f i u ' c l . s m { r n r a r l xc , , n e f J c ; r cc o n t r o e s e m p i . i (lj nr)nostante,il principio della contiguit pu essereogu rciltcr'l.rrclulo in scnso l.rositivo, mutandone il contesto di applicazione. Sc ci si rjfcriscc rrllo r<strLto tensione> che misura la sollecitazione in una gencrica prtticclla ci cli r! c()rp() ceformabile, allora vero che le ( tensioni )), esscnclo firrzc rli ( , , n t t t { ) , d c b b o n o e s s e r ed e t e r m i n a t e d a s o l e a z j o n i d i c ( ) l l t a t t ( }c c l L r i n c liil Ir'ylrrnrc tra lo stato di tensi.)ne e il moto delle partceile clcle arcrc crrul(ctc l,,c:rlc. l questo appunto iI l)rircipia di aTiate /acalcche , m()clcrnir nrcccir r r i c r l r r z i o n a l ep o n e a f o n d a m c n t o d e l l a t e o r i a s u i < l e g r n - r ic o s r i r r r L i r ( c l . . > rrrn. I l). l . : r s c c o n c l a n t u i z j o n e 1 s i c a l r e p o s s b i l er i n t r a c c i r c n e l l r r / r i r , r r L r . i s r r r i c t r l i ( r v e t c s u L r r t e m a d i g r a n d i s s i m ai m p o r t l n z l a p p i c l t i r l c t c r ) r i c l l ) c r l i t nrcr-r'rrnicr:si tratta clj un primo barlumc sul prittiltio lti /at,rttitrtr,r/i. l)i<. \ r s l o t c l c n c c a p i t o k r5 d e l l i b r o V l l : < S i a ; \ i l n r o t o r c , l l i l m o b i l c , I ' l l r r u n , t z z : r l l ' i n t c r v l t l o t l i s p l z i o l s c c o n c l oc u i c s s o n r o s s o , J i c o l r i s 1 r r ' r r t l c n t < t r r t < r ' v l l l or l i t c t r P , , . I n r r n t c n r p o t r g u r r l cr r r r i rf r r z a r r g r n l c , r . i o \ , n r r r o v c r L r r r r t t i r l i l l p c r l r l , r p p i ot l i l ' , n r : rp c r I ' n c l l r rn r c t : c i J ; i n c l r r c s r r r r r r t L r , . r r l : r t l i I x l ) r { ) l ) r ) r z i r r c i s P c t ( r r t ui., s c l t r s l c s s a r r z r t r r r o t eL r s t r , s s lt r l r . P r l r l l n r n r r r t r r lt c t t r P rc r i t r r lt l r r r u t t i r crs s r 1 , ,n t r r r r v c rr-lii r r r c t t l r r r r r r t i t i r c L rr ( . l t t l ( , ; l i , r

La mea ica elhrica e ronattd

Rife$ani crilh\e

&lla

necca ica atistolelica

'. e \ana forz^ met muovet met corpo d'una quantit uguale in ugual temPo ) Ecco, in queste righe riassunta, se cos si pu dire, la meccanica aristotelica e quindi 1a meccanica che ha dominato la cultura scientifica sino alla rvoluzione di Galileo e di Newton e che arche nell'ePoca moderna ha resistito con impressionante tenaci^. Non possiamo sottovalutarne il ruolo nella medesima scienza del costruire che ha sostenuto pr secoli imponenti rea.izzazioni architettoniche. Ormai, noi siamo abituati a consideare l'equilibrio delle forze come la nozione pi elementare e immediata; forse saremmo portati a ritenere che la sensibilit statica indubitabile degli antichi si fondasse su embrionali ^ntrcrpaztoni clelle cosiddette < leggi cardinali >: la risultante e il momento risultante di un sistema d.i fotze in equilibrio debbono annullarsi. Invece questa visione piuttosto recente, avendo preso definitivamente campo a seguito della sintesi di Varignon (1654-1722) con la sua Noauelle nrcuiqae. La prima via per affrontare il problema statico si valsa, al contralio, di un riferimento al moto: cio agli spazi percorsi in cetti intervalli di tempo. I due mondi separati che la mccanica successiva ha delineato, distinguendo la cinenatica e li statica, I'una riguardante il moto in s, I'altra le forze in s, nacquero storicamente solidali, fuse nell'unico principio sopra riPortato. opportuno ora esprimere tale principio in forma un Poco meno contorta e piir generale. Esso aflerma, fondamentalmente, che: 1) le dixaxTe perc7r! sta/lna tra lat'a cami ln4i 0 le;t'or{e stamo tra laro;2) i pri iP7rtali sta na iu ragiarc inersa alle distan1e percorsc trel rtedtirzo enpobbene, la cosa curiosa che la prima delle due conclusioni fallace, mentre la seconda corretta : e la prma governa la dirunica, meotre la seconda presiede alla sla/ica. 1I grande sforzo della meccanica moderna stato apPunto quello di lissare il sottile crinale che consente di conservare le affermazioni statiche della meccanica aristotelica, respingendo nello stesso tempo le sue illazioni dinamiche che pur sembrano cos (agionevoli e intuitlYe.

il rapporto

ta spazio e tempo l,

ne derivetebbe la lege errala:

Q:

--'

(1.2,2

la cui rimozione cost uno straordinaro rivolgimento teotico. Si noti tuttavia che la (1.2.2) solo parzialmente rinnegata dalla mecca. nica classica moderna. Infatti, scritta in tetmini incrementali, essa divnta:

dQ : d(mv) e quindi: dQ dt d(mv) dt

(1.2,3

(1.2.4
t:: ,

l'espressi.,ne . " assumendone il di;t'arqa, Se allorasi rdefnisce coxcelto dalla (1.2.4), si ottiene la legge fnrdanentaledi Newton per la dinamtca:
d(mv) dt

(1.2.s

rlrrr.e m assume il significato dt massa,Nel caso in cui m costante, nc scluc in oarticolare la nota formula elementare:

lt.2.6)
csscntlo a : lL
t-,

I'arrc/eraqiaze, questo, ad esempio, Carnot utilizzir tt.tcorn Per

1.2

RIFLESSIONI

CRITICHE

SULLA

MECCANICA

ARISTOTELICA

Vediamolo in modo piir esPlicito. Se, usando notazioni piir familiari, indichiamo le forze, i pesi, le distanze percorse e i tempi mpiegati con Q, P, s, t rispettivamente, la tesi 1) verrebbe a dire che:

lrr nozi<rne di proporzionalit, tta << forza>> e <velocit> per c,rrattcrizzrc I trattato Principu gxraux de I'qi/ibt e/ l nn nrcccanica nes/toniana nel suo tt ///01/ .tpp^rso nel 1803. l.e tesi 2; pu essere resa formalmente osservando cl.re, se il pcsrr l), sl)()stt() di s, e il peso P2 sPostato di s, nel medesimo temPo t, lt propors'. r t,,r,tisc" z i ' , r r , r l iirn r e r s at r r i p e s i P , . P " e l e r e l o c i t ' i l'-. r',
t ' t

s
t

(r.2.1)

), :P, :

1', vr

(1,2'1)

essendo m un coeflciente di proporzionalit ; pertaoto, se r' la ue/ocil' ctssta


, ln lrri tcfl1ini: ,l r u , ^ c f I l l l u n g o n c l i s t , t n z2 r ' r r e l t c n r p o A ; l h ^ r , u , , \ c r i I I I l r r r r g , , . i s r , r n z r' n c l t c n r p . , l A ; , ^ r r L ' , ) ! c r l L r r r g ,l r L, l i s r , r r t zIr I ' n c l r c , P , A ; i I ^ ! , , , , , ! c r i I l ] l r r r g o l a , l s t , r r r zl,' r r t t l t c t r t l r ' 5

) o c h , i n u n a p r < p o r z i o n e , i l p r o d o t t o c l e i m e c i r r g u a l ca l p r o r k r t t r t rlcr',cstrcmi, cli clui dcriva: i lt, u, l', ", (l.2.ll)

N l s c c c o s i l c r r r r c c l l ol r r r r i r n r c n l l l c c r l t n r c < c r t t t i c r t r s t o t c l i c rttl i / a p

La ntueatica ellettica e r1naa

Rifesr;otli criticl)e vlla

nleanca ar;iotelira

leuqa lI del aatlfe 4p4e di spostare at nrpo, defr.nitacome prodotto del peso del corp,:r per la veloct del moto ad essoimpressa;cio: II-Pv

" r i t e n e e m o l t o p i c c o l i ( d i r em m o o g g i " i n f i n r e s i m i ) g l i s p o s t a m e n r r r , s r , r s s da poter confondere gli archi con la loro proiezione verticale. a) Si osservi che, qmhotque siano gh spostamenti sr, s, degli estrem, te (frg. 1.2), essi sono pur sempre defr.niti georuetricame d^Ilei Sr:-ctlr dove oc l'angolo traduce nella: s 2al2

(t.2.e)

Consideriamo on rl probhruadella lerta:un'asta rigida dotata di un punto come si possa ci appoggio (ft no) e dl cui peso si fa astrazione.-Vediamo la condizione di equilibrio di due pesi Pr, Pr, posti alle estreespriere A,, ,.r.rt , ,,\, dell'asta e distanti lr, l, , rispettivamente,dal fulcro (frg' 1'1) La che pu generarmoto costituita dai contributi di Pt per l:ttlrtr*dc.:mrlesstr.a Ar' ossia: Afe d P, per la velocit v, dell'estremo i,r lei,,cjrl ir dell'estrerno
[ Plvr + Pzv2

(1.2.13)
della airtaale totazione. Perci, la (1.2.12) si

(infinitesimo)

(-P'\-t-P,l)a:o

(1.2,14)

(1.2.10)

Az

Il segno - al primo termine si giustifica notando che il peso P, tende a opporsi allo spostamento s1, mentre il peso P, tende a produrre lo spostamento sz. In condizioni di equilibrio, il parametro a che figura nelh (1.2.13) pu esser inteso come arbitraria, nel senso che, ove si imprima unr ccrt rotaz\one ocall'asta, essa permane disposta nella nuol'a configurazione. Pertant(), la (1.2.14) impone che:

- Pllr + Prl, : 0

(r.2. ) rs

Questa la equazione statica che connette tra loro i pes P, e P": a noi riesce immediato nterpretarla in tefmini di < equilibtio alla rr)txzi(.'ne ', n un tal concetto assente dalla ttaftazione di Aristotele, bench la scopcrta dclla (1.2.15) nella forma della proporzione: l:ig l.l. L'ccluilibrio si ottiene quando tale potenza complessiva nulla, e cio c ,1r',,r,,.,' due potenze antagoniste si compensano, Dunque la condizione
ccfclti :

l' )1 .. r r2 .

' 2 .| ' 1

.l

( 1 . 2l.( '
ttecuclr)

sia rinttacciabile nell'opera (apocrifa) \[^47-awx. rpo(i'ip-aca (pueia 848 a 1'l-"19,850 a 36-b 6.

I ) , r ' 'l P r r r r - O ovver.o,ricotdancloche (per velocit c,,stante) ".': Prsr+P,s2:o + . "r: Ii'

Q'211)

b) Un'altra nota che pu essere aggiunta a quant.r si qui ()ttenut() l^ seguente. Abbiamo visto che ptesupponendo nota la geometr.iaclellr stato (li spostamento, il principio dei lavoti virtuali consente di ottenere r concli-

(.2.12)

S1

A2
S2

Orbene, le dazrom (1.2'11), (1'2.1'2)corrispondonoa un'applicazione p.utic()lrre Jel principio che nel seguito sar precisato comePriffipa de//cuelorit airttnli ,, c6rr,epircipio dci launriairlmli.In verit, il concetto moderno di ugual direzionepet Ie fcttzz nl prdotto P s sia sottintesa lavoro esige .1.re J\'Ia sP()stamento. taleconcett"si prcciseta (o per il pso)e per il corrispondente ndizi in Giordrno Nemorario (XIII secokrd C ) .sai piit-tarrli, pprinra p"i I l P r n r c l n a l n r c n ric S r t i , , n . r ,< nc( a t r s( 1 5 7 (1 6 3 ( ) ) . e r r c n c l e r ce g i t t i n r a ' i n t e r r l L u r l c, r r n r u h r l c i l a Y ( ) r iv i r t u r l i p c r i r s r r t l c i c n t c [ l P l . c t 7 i ( ) nrc c l l ( 1 . 2 . 1 2 )

l r
l'.4. 1.2.

' l

l2

10

La mecaa elle ica e romana

Il lft

ala pre do-Ariiatelca

tklte < paertiani ?tzercaricre ),

1l

z i o n e d i e q u i l i b r o :i n a t r i r e r m i n i ,dalla relazione che lega s, e s, in virtr delle (1.2.13),ossia dalla: I,


S- ' : - - l 1 l S' '

un tempo P1 e sr, mentre l'asse delle ordinate denota P, e sr, (fig. 1.3), si tfae la conclusione che la fetta <(srauca):

(1,.2."t7)

n,:-l; n,
ortogonaealla retra ((geomerrica )': I, sz--isr
tl

(1.2.18)

deriva, per il principio dei lavori \.irtuali, la (1.2.16), ovvero la:


'D ^ 2 -l J L D' 1 |

(r.2.\8)

(1,2.17

Ci domandiamose non sia possibile invertire il procedimento, utllizzanoin modo, appunto, rovesciatoil principio dei lavori virtuali, per ottenere la elazione geometricaa partire da quella statica. La cosa in realt possibile: inseriamo infatti il valore di P, in funzionedi Pr, offerto dalla (1.2.18), nella: P r s ,f P r s r : 0 Ne viene:

(t.2.1e)

(,'+f',)n.:o

(1.2.20)

Questa equazione deve mantenersi valida quale che sia Pr, poich esso controbilanciato da Pr, secondo I'equazione di equilibro (1.2.18). Quindi P, pu esser riguatdato nella, (7.2.20) come arbitrario. Ci implica che sia:

Questo risultato r:na.particolarissimaesplicazionedel rapporto ben pir) gene. r.1le e.qlofon{9 che lega, come vedremo nei capitoli sguenti, le qualzioni di equilibrio alle equazioni di congruenza. Quando, al tetmine del nostro cammino, studieremo ad esempio la mccca_ nica delle strutture in forma mariciale, gli indizi qui appenaintravisti prenclcranno una veste adesuata. Naturalmente,tutto quel che siamo.venutidicendonon poteva essere ncppur sospettatoda Arstotele, bench fosse, qualche modo implicito nel principi,r in da lu stabilito e non fosseestraneoale cognizioni sperimentalia rui aicessibiri, NIa 1o struryeoltlgltixio che Aristotele aveva in u.ro .ru troppo primitivo lmpotente; ).a fortnalizzazione matem^tica restava cos modesta cla bloccarc qualsiasiapprofondimento anche conoscitivo. Nella storia della scienza,infatt, accaduto.spesso cineil linguaggia formale ha. creato1I cartefta,e non viccvcrsa, come banalmente si Dotrebbe ocnsare.

sll-isr:o

t.

(1.2.2t)

ossia chc valga I'equazione geometica (1.2.17). Si riconosce pertanto che il principio dei lavori virtuali si presta a un duplice us(): o per ottenere I'equilibrio statico nota la geometria dello spostamento, () pef ottenefe la congruenza geometfica noto l'equilibrio. c) l1 nfine, un'ultima postilia. Confrontramo la, (1,-2.17)con la (1.2.18). Pur appartenendo I'una al mondo della geometria e I'altra zI mondo della statica csse mostrano un'evidente somiglianza formale. Infatti s1 e s2 sono tra loro legati linearmente, cos come P, e Pr; muta, vero, il coefrciente di proporzonalit: ma in modo significativo, rispettando una certa armonia di rap-

l;.g. 1.3.

i p P ' , r r i . t r { o r i l ' l i c h i r m ol c o e l l c i e n ,l.- I 'rl c h e f i g u r , r n e l l a ( 1 . 2 . 1 7 ) e r i l l / \ /r \ -1. Se clunclusi rapc . e l c i c n t el ' ) O , r . f i g u r r n c l l a ( 1 . 2 . 1 8 ) :o t t e r r c m o e l


\lrl

I,3 IL TRATTATO PSEUDO-ARISTOTELICO SULLE < QUESTIONI MECCANICHE ) Sino irl sccolo X l\, I'autorc dcllc .eulr/irrri ltrrcacltt: (ltl47.eur,x. npot)t,ilyuv) c r r r i r ' c r r t i l i c a cr,r A r i s r r r c l c ,c a n z i I ' ^ u t . r c v . r " z z a, l i t i i i r " l n u i , , i c , " L a t '

p r c $ c n t n ( ) g r a l c a m c n t cl c r c l l z i o n i ( 1 . 2 . 1 7 ) e ( 1 . 2 . 1 8 ) i n u n p i r n r , r s r r i r t t , , s c l { n a t o( l c o o r < l i r r a t c i r t c s i l co r t o g o n a l i d o v c I ' t s s c r l c l l c l s c i s s c ( l c n ( ) t aa

72

La

,'ec.a'ia

e//enica e lota,a

ll traltato Preao-Ai"af

eli'o st/le \<pEr/iotli

,uta11iLer,

13

dilluso I'influenza Per tutto il Medioevo. Ormai per I'attribuzione delle ptrestioui a t\tistotele generalmente rifiutata sulla base di approfonditi studi di Heilberg, di Wohlwill, dr Zeller e di altri storici che dibatterono l'argomento intorno alla fine dell'ottocento. Comunque, l'importanza del breve trattato considerevole per il suo orientamento verso i problemi tecnici e per l tentltivo, clre in esso si fa sttada, di spiegare unitariamente Ie maccltircsentplicitrpche di quell'et riconducendone le leggi a un solo principio. All'origine della ricetca sta lo stupore dinanzi agli artifici dell'arte meccanica che sembrano contraddire le leggi della natura : ( Appartengono a questo genere i fenomeni in cui il pir piccokr vince il pir grande, e una fotza modesta iolleva pesanti carichi, e tutti gli altri problemi che chiamiamo meccanici. Essi si differnzialro dai problemi fisici, ma non del tutto, partecipando de medesimi teoremi matematici e fisici, in quanto la matematica studia le propriet formali, la fisica quelle reali. Alle apotie di tale tipo appartengono quelle relatiye alla leva, poicl.rappare contraddittorio che un grosso peso sia mosso da una piccola foTza: colui che non riesce a muovere un carlco senza leva, con l'aiuto di una ler.a lo potr muovete facilmente. La tagione prima di tutto c del cerchio, ed assainatutale: poich non assurdo che dallo sta nell'essenza straordinario nascano cose straordinare. I-a cosa piii sttaordinaria di tutte pet il fondersi di propriet opposte in un tutto unico: e il cerchio realmente cos c()mposto. (..,) Non quindi, come si dtto, cosa assutda che il cerchic> costituisca la ragione prima di tutti quei meravigliosi fenomeni; poich c che avr.iene nel braccio di una bilancia si pu ricondurre al cerchir'; ci che avviene nella leva si pu ricondurre al braccio di una bilancja; e quasi tutt gli altri moti delle macchine si possono ricondurre a cluello dela levn> (pue"l). s/ion neccacLe, cap. superfluo sottolineare quanto una simile impostazione sia di fatto oscura e inconcludente. Tutta\-ia, alcune ossen'azioni critiche si offtono sPootanee. ,A.nzitutto interessant I'attenzione pet la. bilatcia e P-'[ la /eM, due strumenti tecnici che non solo presentano un'immediata evidenza e una grande importanza applicativa, ma anche adombrano nel loro comportamento una qualche intuizione delle leggi fondamentali di equilibrio: dilettamente, dell'equiibriti alla rotazione ben visibile nella leua, e indirettamente, dell'equilibrio alla traslazione che viene in luce nella bi/artia, dove l'uguaglianza dei bracci consente di asfrarre alla posiqiorc d,ei caricl.ri per valutarne soltanto l'entit. Infatti il riferimento concettuale alla bilancia e alla leva rimasto costante nella lettura statica delle strutture da sempre, sino al secolo XVIII: al ptincipio della leva furono ticondott, con tentativi pi o meno ftuttuosi, il problema della trave ir.lllessa,secondo la trattazione di Galileo e dei successori,i problemi delle volte e degli archi nel dibattito settecentescoin proposito, il problema del murtr cli sosteqno secondo le indicazioni tramandate da BelicLrr, da Bossut, c 1.toi sviluDDtc ch C()ul()n-b eccetera. : In sec,rn<lo1u,rgr,, nellc Ottu/irt ttttt,trtitlr si manifcstl etlcora liL ptcdi c z i o n c P c r i I m r r t o c i r c o l l r c c h c a b b i l t - l t og i r ' i s t , r c s s c r c i l r l l t t c r s r i c ( ] c l l l l i i s i c l u r i s t , r t c l i t l . ( l i i r r r r l t r l o , o l t r c c h , . r t r r t e i , , t l i l ' c l l r r l c( ' ( ) r ( l i t l c l l l c l -

fisico-cosmologico, proprio alla considerazione della bilancia e della leva i cui estremi descrivono ovr.iamente archi di cerchio. Purtroooo ne derivato un certo impedimento ad associare aIIa forza, o meglo al pso, uoa, tlireTiorc. Solo nel Medioevo, con Giordano Nemorario, cominci a farsi strada il concetto che al peso conveniva connettere la direzione verticale. Per quanto una tale connessione a noi sembri ormai del tutto naturale. imolicita nei dati immediati dell'esperienza pir comune, non deve stupire se esia si affermata cos tatdivamente: il pensare la forza, e in particolare il peso, come t)ellari non appartiene alla spiegaqionedei fatti, ma alla costruqione di an nodello per interpretarli; di pir, appartien all'efftcacra del liryuaggio farnale che riesce a rappresentarne nel modo pir semplice la fenomenologia. Infine - e questa Ia terza osservazione critica sull'impianto delle prtcslioni neccaclte* sisnificativo l'intento di ricondurre tutte le ( cose straordinarie >, che si verificano nelle diverse realizzazioni dell'arte meccanica, alla lcva e alle sue leggi. Si noti che non tanto l'espressiofle fisica di tale riduzionc ad essete importante; certo, orr! sappiamo che la legge di ptoporzionalit invcrsa tra le foze e le distanze dei loro punti di applicazione dal fulcro sulcicntc a spiegare < perch i rematori che si trovano a met della nave sono quelli chc concorono di pir a muor.eda > (Ibdem, 5), o a motivare < perclr le bilancc con bracci pir lunghi sono pi precise di quelle a bracci corti ) (Ibidem, 2), o a capire < perch una sbarta di legno si spezzi piir facilmente col ginocchio quanto pir divaricate si tengano le mani > (Ibidem, 13), eccetera. Ma il monento essenziale in cui l'autore d,elle pue$iani dimostra di aver superat,, un intenso sfotzo di pensieto sta nell'aver saputo assimilate fenomeni c<>s divcrsi, o.slraexdo tutti gli aspetti << Aa, secondari >r che distinguono I'un caso clall'altro, lrer fissare l'a:ttenziorre sul puro fatto meccanico che permane identico al r.nutrrrc delle circostanze particolari, E questa la via per la quale la scienza ha potuto svilupparsi storic^mcrtc, rrggiungendo sempre piir elevati livelli di generalit e di ri..gre. La < razionalit> della meccanica si iscrive in questa stessaditettiva, e cio non pcr rconoscere 4 posleriori che i dati d'esperienza sono governati da leggi univcrslrli, nta.per cottfgnrare pragrexiuanerte il proprio oggetlo d stxdi7 onde e.rn t'ctr,gtt diputrltrc dal mixar runero possibi/edi parattatri. La cosa sar chiatita meglio ncl scguito cli questo libro; ma gi dal prossimo paragrafo se ne vedr una traccia nclln rliscussionesu un ragionamento ( dimostrativo > della leva propostr) ra Architttcde, che numerosi critici contemporanei hanno firrse frainteso, limitandosi lr rivclarne il difetto formale. Tcrrniamo ancora per un momento al contenuto clcllc.Qnttiou tttcanic/.tc )nlI( l,cr rict>rdate clue capitoli in Plrticolere, tra i trentlcinquc chc c()r't'tl)( )n() ,,1rcra. Nella [6a cluestionc lfontrto tl /ttta dt/ld /rat'e itflur.n: c()llc tlili uri vcrga ci lcuno, rluento pi Iun1,r, tanto piir ccbolc? l,e rispostl s'alr,:rlc ,lcl ripctitivo riferimcnto aill lcva, c c()scvr)c intplicitlrr-ncntc()nc cusa , , l c l ' i n f l c s s i o n ei,l m o m c n t o c l c l l c l o r z c s o l l c c i t l n t i t r t s v c r s l i .N i t t u n l n r c r r t c s i " r l , r v r l ' , 1 1 " n . 1 " t s i n o r L( u l i l c o c s i n o l l l c r r t o u l l i p c r c l r l c i n r l i c r z i o n i g r o s s o I , r t c < l u i r i n t r r r c c i t r i l i: r c t l L r iis to ! r i s l ) c l l){ ( l t r r i t a li v r ) , t n

1,4

ta *

nucanica elleniea e ronana

l5

de mo/i: Nella 23a questione invece trattato il problena d.ellacanposiTioxe < se un mobile animato simultaneamente da due moti tal che gli spazi percorsi nel medesimo tempo siano in rapporto costante, il mobile segue la dagonale di un parallelogramma che ha pr lati due linee le cui lunghezze sono in tale rapporto ). Una traiettoia cutva percotsa < cluando il mobile animato da due moti il cui rapporto non costant nel tempo >. Come si pu notare, con queste proposizioni si apre uno spiraglio sulla cinematica. Ma nell'ambito della fisica di -A.ristotele p<.rssibileda esse trarre tesi corrspondenti sulle forze: e un simile passaggio continu ad esset operato senza titubanze, anche in tempi abbastanza recenti, dall'ultimo grande meccanico di educazione aristotelica, cio da Varignon.

1.4

,q.RCHIMEDE

< Nlarcelio cominci ad assediare Siracusa pet terra e per mare. Appio conduceva l'esercito e {arceilo stesso conduceva sessantavascelli da guetra, carichi cli ogni sotta di atmi; su otto navi collegate insieme aveva disposto una macchina bellica con la quale aggrediva le mura, fidava sulla sua numerosa flotta, sugli abbondanti armamellti e sulla sua provata gloria militare: tutto ci peraltro era oiente di fronte ad Archimede e alle sue macchine da guerta. E Archimede aveva escogitato queste macchne non per a loro importanza, ma piacevoli applicazioni secondariedella geometria. Il re Gerone consi<lerandole lo aveva gi pregato e persuasoa traclurre in concreto qualche prjncip.io rstratto della sua arte, rendendo utili anchc ala pratica comune le sue profonde spccu lazioni. < Questa arte txnto amata della meccanica era stata Praticata dapprima da Eudosso e da Archita: per tendere meno ardua la geometria, essr avevano risolto mediante esempi meccanici concreti qui problemi geometrici che non potevano essere immedjatamente compresi. Cos avevano risolt,, per via mcccanica il problema di due segmenti medi proporzonali, come fondamento per la risoluzione di molti altri problemi (...). Platone tuttavia fle era rimasto afllitto e li aveva rimproverati, deplorando che in tal guisa essi tradissero lo spirito scienzadal campo delle cose ideali e astratte della geometria, trasportafldo cluesta a cluello degli oggetti sensibjlj e impegando oggetti che si addicevano soltanto ai comuni e rozz operai,,\ seguito di tali considerazioni la meccanica renne scissa dalla geometria e per lungo tempo fu disptezzata dalla fiosofia pura; e - s . rr e . r c n . c o r , l n a r a l r r r g o d i u n r ' c i e n z a m i l i t a r e . a < Una volta -A.rchimede scrisseal re Gerone, suo parente e amico, che clualsiasi carico poteva essere mosso da una d^te tbrza, e giunse anzi '.rl punto di affetmarc chc sarcbbc stto in ]radodi smuovere anche la'fcrrn, sc soo avcsse p o t u t o p p r ) g g i a r s id e c l u l c l r el l t r a p l r t c . ( c r o n e s i m e r a l i g i i r m o l t r , d i c i , c c c p r c g , , \ t c h i m c c l c l i r c a l i z z a r c( l u c s t ( )s u ( ) t i s p o s i t i v oc ( l i n r ( ) s t r l - c h c u n r g r o s s o c l r - i c ol ) ( ) l c v l c s s c r _n r o s s or l r L r r r t l r i c c r r llt r r z r t .A l c l r i n t c r cp t c s c r t , , t r t c : c r r r r i r l c l cn l r r i , l r r c : r r i c ,t, r ' lr c , t l r c l ) { ) l ( \ r l( s s ( r ' (l l - i r l l r l l ( r r : r s , , , , , , t rt r r o l l l r

fatica e impiegando molti uomini, vi lasci sopra molte persone e il carico nor_ male, si pose a una qualche distanza da.rra,. ^g".rd semplicmente su un capo di una macchina :gmposta di molte corcle e" ceppi, tir a terra la navc senza ratrca, con tale taolrt come se essagalleggiassesul mare. Il re, chc assai si stup al vedere i grandi efetti prodotti-da {est,arte, chiese ad Archimcclc di ptepatargli diverse macchine di difesa e dj aitacco pei ogni tipo di asseclio; il re non impieg tali macchine perche rrascorse gr^r, p"ri. del.la sua vita in pace e senza guerre; ma esse e l loro inventore Archede si rivelaron. ,ra di grande aiuto ai siracusani durante l,assedio. <Con tutta la rjcchezza. delle sue invenzioni, _{rchimede cooservAva un,t tale ele\atezza, di sentimenti e nobilt di spirito, da non 'oler lasciare nulla di scdtto su questa arte che gli ,.....^ pro.uto fama di ntelligenza sovrumna e divina. Egli teneva in conto di cos volgari e menuali la n'ecessit pratic^ c soprattutto ogni arte che fosse determinata da una necessit.Il suo spirit,r cra attratto soltanto da quelle scienzenelle quali il bello e il buono hanno un vlorc in s e per s e che non servono le.necessit_degli uomini; scienzeche n()n l)()s_ sono essere paragonate ad alcun,altra e nelle quali le cose trattate g^regui"n,, per eccellenzacon le dimostrazioni, in quanto I dimostrazioni soto rmp()rliutr e fondamentali, e le cose stessesono in s nobili e belle>3. -\bbiamo voluto rportare questo notissimo brano di plutarco poich irr esso racchiuso come in sintesi la concezione antic nei confronti <lella tccoiqt c delle applicazioni pratiche. Archimede fu probabilmente l prmo grantlc ingegnete: ma la sua figura eccezionale di invlentore era celebrara s()prmu (, per l'interesse speculativo delle sue ricerche r.olte al bello e al buono, voltc ul slpere per l sapere, e rron pet l,efficaca delle realizzazio''. crar. s e'estc rrnmirate_ma per quel tanto di magnifico, di paradossale,potremmr) (lirc, (li tnagicir che esse manifestavano: oper eccezionali da rtttlt)zarc irr conclizioni cccezionali, come la difesa bellica, e non da piegare allc comuni < rrcccssirl dcgli uomini >.. l'influsso platonico certamte' responsabile di tlc s()l{)_ valutazione.della tecnica rispetto alla conoscenza scientilica: significativo, rrrl cscmpio, il rimprovero di Platone a Eudosso e ad ,,\rchita. l-'artificict meccanjco non dor.eva esser guardato conre un corfcrnlr ,, (()nc ura vra per apprendere le verit immutrbili cbe h r:rgiolrc stflrir I)Lri) torrscguire da s e che costituiscun,r la sua r.erl p-rtri.t; l..rrrilcio ,.ra"..^,ri,.,, rlrrvcvl piuttosto assolvereal ruolo di s;rezzarel,orcline,rpec,r clcllc cspcricnzt: ( r ) n u n i , p e r _l e q u a l i l ' u o m o . s o g g k r g l t o a l n c c c s s l r i , , s r , o l g i n c n t or l c c l i . r c r t i n a t u r a l i ,e a p r i r e a l m e r a ' i g l i r s . d r i m i n i , c l c l l , u , r n , s u l l r n a t u . ; rl.'trrri, , l r c t l a c c ae p r o d ( ) t t ot l c l p r i m e t o t c o r c t i c o r a q q i u n t o r r c l l fi l o _ lricnlmcntc ''JlllL. l,t lrcrsonalit li Archinrcclc 287 212 t.f ..) ci < ( r s r a n t l c r i l c , , . rn c l l r ts r , r t i : r , , l l r t s c i c n z a :i s u o i c o n t r i l r r r rs i c s t c l t t 6 1 6, 1 r . " , l , " i , 1 l l 1 s l u t r c t trl c i s . l i t l i , ' , r l r c l l l l s t l t i c a r l c i l l L r i d e r r l l l n r r l L . n i r t i< ;. r , nr r n l i c . i P r r z i o r r i i . o rrcl()(l()l()ri(l , r o n i n l u i z i o r r i l r r ' ( ) r . v i v c c l c t . o n r c .t,. l r r . t I c , r . l : i I o i o s t r : r , , r . r l i n r r rrirro r . i t l
, l , l r r r . r r r , , l. t . LttLL: v a r , , t / , , ,t . t lT, t,t.

76

La mucanha elhnica e ronana

Canrii,ttri

di Afthi,

ede a a ltatM

non tfoYatono spessocontinuatofi pfsso gli antichi e che riemetsero invece all'attenzionedegli scienziatimoderni. Ad esempioAtchimede sviluppa il cosidetto rletlda d'eva:liom per sciogliere complessiproblemi di geometra riguardanti la determinazione del volume dell'atea della sfera, la quadtatura del segmento di parabola e dell'ellisse,la cubatura di un segmento di paraboloide roiondo ottenuto mediante un piano perpendicolareall'asse,la ciclomettia, le propriet delle spirali.

1.5 CONTRIBUTI

DI ARCHIMEDE

ALLA

STATICA

Nel campo della statica dei fluidi, Archimede consegu tisultat definitivamente validi e prziosi: noto il suoprincipio Per il quale /u fltida Peranle eJerita slt un corpoimmersotxa spittta ugualee contraria al purt del fuido ipaJtalz e del ?t$rd le pr il baricexlro nrPo'. Noi limitetemo tuttavia l'attenzione ai contributi telativi alla statica dei corpi solidi:ne tro\.amo -tracciasop(attutto nel Trallata Jall'cElilil)radeipi, li o dii lora crtri di graait. questa un'opera di chiara impostazione scientifica che gi ben si distingue dagli analoghi testi aristotelici: mentre Aristotele iscrive in la su meccanica una teora fisica che tende ad abbracciateuna visione gklbale del mondo, Archimede fa della statica una scienza taziona'leautofloma' fondata su Postulati di origine sprimentalee costruita su dimostrazioni matematiche rigorose, almeno intenzionalmnte. 1 past/ttati introdotti da Atchimede sono otto possono esser suddivisi in due gtuppi: i primi quattro riguardano alcuneosservazionielementar,immedlate, silli leva,ienza stabilire alcuna valutaziooe quantitatival ma solo un'indicazione sull'esisterza o meno dell'equilibrio. Essi sono: uguali sono in equilibrio; a 1) gravi uguali sospesi lunghezze 2) grav uguali sospesia lunghezze disuguali non possono esserein equilibrio (e quello sospesoa distanzamaggiore scende); 3) dati due grav in equilibrio, se si aggiunge qualcosaa uno di essi, (questi scendee) non si ha piir equilibrio; a se 4) analogamente, si toglie qualcosa uno dei gravi, (questi sale e) non s ha pi equilibrio. sembra principale il ptimo, la cui eYidenza Come si pu notare,il postulato si richiama a considerazionidi simmeandat oltre il dato sperimentale,poich vrlfun(metafisico)di ragiott tria e potrebbe esserfondato in r.;rt elprincipeo la i diversi modi in cui, contraddicendo situazione I rimanenti tre espfimono o I'equilibriovienemeno: o mutandole lunghezze, mutandoi Pesi. simmetrica, le si intravedel'intento ci Archimede,che quello di dedrtre leggi per il Qu
r A rch ir rrcrlc, ,/)r rirlr,'tihtt .1q ,Prcp 3"l, ti (\r,1uttarz, I c, (;rp. 1, p. l3, c'l llcilbcrg lllach

caso pir generale, Partendo dal caso pir semplice, dove la sola uniformit delI'esepio"conduce- direttamente alla oluzione. Questo procedimento <dimostrativ > eserciter sempre una grande attrattiva negli scienziati successivi, nonostante che la sua efficacia si sia rivelata assai modesta. Gli altri quattro postulati riguardano invece il concetto di barcentro Per le figure pian. Anchi qui Atclimede si limita a formulare alcune propriet le propriet caratteristiche del Enlltatiae'che, in qualce modo, definiscano i.trtto di gravit, per poi riservare all'elaborazione matmatica e alla deduzione logic gli asptti conseguenti, ad esempio d'orre qltlttilatiuc La chiaassiomatiche > rczza di" qtelta inienzione ammirevole: alcune delle teotie << luce nell'ambito delle modetne scinze esatte che recentemente sono venute in tengono fede a un'analoga metodoogia. Forse pet pu.stupire il lettore d'oggi .ome, del rest, presso gi antich.i - il concetto di brichJin ,Archimede pensato quale un'astrazioe d'origine empirica: ormai si prefccentro fosse risce fatne ogetto di lna ttefniTioneesclusivamente formale. Ci troviamo dinanzi a una lettur rovesciata: attualmente la < geometria delle masse> assegnat catena di definizioni successivamente elaborate per via analitica o gcoa \n metrica, mentre le leggi dell'equilibtio sono spessoliconosciute d'ordine spcrimentale. Invece Atchimede tende a < dimostrare > razionalmente le relazioni statiche, mentre vincola il baticentro a postulati che solo l'esperienza pu foncarc e che cos si esprmono: 5) se due figure piane sono soYrapposte esattamente I'una all'altrl, i oro centri di grarit restanosovraPPosti; 6) i centri di gravit di 6gure simili sono disposti similmente; 7) se certe grandezze sospese ad assegnate dstanze sono in ecluilibrio, grnndttt ugualialle Prime e sosPeseelle medesime distanze son" lrrc{rrilr equilibrio ; 8) il baticentro di una figura il cui contotno concav<t, intetno rlla figura. Dai oostulati sin qui scritti deriyano numerosi teoremi. Di essi ricordcrcnrrr quello foise piir signicativo, almeno sotto il profilo storico.: ossia h Prl\oriYI, doie AtcT.timede d una sua < dimostrazione > della proporziorralitl 7.;one iirversa tra pesi e distanze che governa l'equilibtio della leva' La bas di pattenza costiita dal prmo postulato, o, se cos si prcflrisce, dall'equilirio della bilancia: pesi riguali, isposti a distanze rrgurli dal l.runto di sospensione (fig. 1.4.a). J,'equilibrio permane, in virtr dello stess() Postulat() sc sr agglu!1ll()rl() tlr.realtri pesi uguali P, I'uno in corrispondenza della mezzeria c l'altro comc c()ntrappeso (fig. 1.a.b). ,tpirli.ttiu-i, ora, una seconcavolta il principo tlj simmctrit chc tssicurit a ' c . l u i l i l i r i o n c l c a s o t l e i l a f i g . 1 . 4 . 4 , s o s t i t u n d ( ) l p c s , r d i s i n i s t r ac a q u c l l r t'cntro, I'rziLtnc t:qritnlu/t: ti <luc pcsi clisposti ncl Punt() mc(ilrn()dcl lrrrtccirt <li rli sinistra clclla bilancia (lg. l 4.c)

18

La meccatticdellexica e rmtaw

Cobtibilti

di Arhinee

alla nzfica

19

Fig. 1.5.

- oggi.largamente condivisa - la prova Secondo l'opinione di Mach erronea' cio prsupponc ofi.ri" d" Archiede e da tutti i suoi cntinuatofi A d i d i m o s t r a z i o n e ' f f e r m aa p p u n t o gg i J o * r . b b . e s s e r el s u o o "1i e n o ;;;i;; 883;' <'Archimede dice che I'effetto di ffir.b u.rro la fine dell'otroc.n to peso doppio resta uguale, i" ttttt" l" ctcostanze'all'efietto del a". o"rig"Ai Per, per il fatto che supponee conoscc n?l ponto -.io d.l sistema' i""r["i" dal punto di ttazione, egli non pu afle-rmarc :""Yt"'1";";;'i.ir^"airi""r, i n c u i i d u e p e s h a n n o p a ) p i - i , u , t a l e u g u a g l i a n z v i l i d a a n c h e e r l c a s o Fig. 1.4. Ne segue allota subito la legge d proPorzionalit inYersa:

di,t.,o. adi"l^-i'*g""ri sir 1."f"?,,L#"1;';f5i,t-i;1?,j"r'; sPostate diviso in dui

zv:v:t:!

(1'5.1)

dove 2l la.lwngbezza del giogo della bilancia. Nell'epoca modetna questo argomento sar ripreso da Stevino, nei suoi Httbomneruaa nathenatica, Leida, 1608, da Galleo, r'ei stoi Discori e dimo' natenaticlte iortto a dae nuoue rcien<e, Leida, 138, da Huygens, nel izioni suo scritto a De La Hre, Dnorstraiion de l'quilibre de la balann, del 1686, e, in seguito, dallo stesso LzLgtange, nella sua McaniqueAnaitiEu, Patigi, 1788: -ot"i, di volta in volta, la foxma, non per la sostanza della < dimostrazione >. Ad esempio significativo quel che dicono in proposito Galileo e Lagtange: sospendiamo un prisma omogeneo per il suo punto centrale; dividiamolo idelmente in due prismi di lunghezza 2rn e 2n, applicandooe i pesi nei baticeotri G, e G, (fig. 1.5). Si verihca subito che le distanze di Gr e di G, dal punto cli sospeosionevalgono tt e m rispettivlmcnte; c,,n cit) la legge della Icv^ (lim( )strta.

Part quanto I'altra se nc sione, allora una parte st avvtcina al fulcro esattamente in questo caso, si ha ,ir"i"r^.- Sr ri "ier*" che l,effetto resta lo stessoanche del momento- da l' giacchla .";"iJ *ia definta la for-" tll" dipendenza "iirt*io quando t po,,ibile solo quando tale forma sia P'l' cio ."rir"s' fra P e I vi sia un raptorto di proporzionalit > d9l tutto lertjnentc' fot-s9. La ctitica di MacL certJ co;retta, ma non proveni;nza empirica della legge di equilibrjo' la tesi.di una " p; ;;;;i;t;* pur 1n mod; implicito, che il peso e,la fotza siafloc()ncettl Infatti essasuppone, noto e clcfi.ingoi^il . ai.pottiuili'ad Aichimede' cos come ir"""-"i* che dimostra i suo te.remi' ln tal ii triu'tgolo ui geometra i.ir ii ."*"t soPrarjPortata Ma non ;;t;;;" giusto consierart ttiotu la dimostrazione ;; progrcssiva profondo ceipostulati cli Archimedesta nella loro J".;ti;ii;..:" dclla t:^l^11":p",1 di stuclit',isolancl"quei soli asPetti .,,*"r1""" a.gfl oggetti ".,,n,iiil.'ro,,ti cl^ per I'equilibtir) e astraendo tutti gll ltrl A(l -..,^frif" .h. mcssi bracci .kila lcv'n,,, la f.rma tlegi 'ggctti .pcsanti "l",rir;,, if crl.rc clei ( l u c s t ( ) . r c a l l 2u n c r c 7 c " . , , ' i f r-gl*-i,l " n c n t r i n r )l f l r p a r t c c c lc l i s c < r r s o : ,,nr,, n jmcdc c tlci rggiuntc' La trrttzioncrli Arch clcllcct,ncltrsiorii i.i "
p 47' lirrino' 1977' r l . M L r c h , l , a n n r c a n t tn d t t x ) t ' l t ! ' o ! t a r i t l ' r i t i t t ) ' t r a t l i t ' t

20

La nuccanca clhrha

e ronlana

I /t&anii

ahra d1i, Eratle, Pa??o

21

suoi successori esplica appunto un preciso ruolo speculativo nella definizione sempre pir scarna e rigorosa degli aspetti che coxnatano concetto d peso o di il forza, escludendo, ad esempio, che il peso complessivo sia influenzato dalla sua eventuale dir.isione in due parti uguali disposte simmetricament. Forse veto che tale identificazione astfattiva rende tautolosico il successivo riconoscimento della legge di equilibrio: ma ci non jmplca affatto che il procedimento seguito sia inutile o errato, n tanto meno, che se ne debba uscrre con una risoluzione empirica.

a quanto pare - l'unico che si sia occupato del problema del moto e delI'equilibrio di un corpo pesante su un piano inclinato (libro VIII delle Collazioii\. La sua soluzione fondamentalmente errata risentendo dei falsi pregiuiiri-d.ll" scuola aristotelica: tuttavia essa continuelr ad essere ribadita anche da meccanici rinascimentali come Guido Ubaldo del Monte, e solo a fatica Galileo riuscir a smontarne I'apparente tagionevolezz.

1.

I MECCANICI

ALESSANDRINI.

ERONE,

PAPPO

Per brevit e soprattutto perch non nostro intento seguire con la dovuta complotezzz lo sviluppo storco della meccanica in generale, sorvoleremo sugli altri autori che nell'antichit seguitono e svilupparono Ie idee di Aristotele e di Archimede. Diremo soltflto qualcosa sui meccanici di Alessandria e su Pappo. Si gi ricotdato come la civilt ellenica sottovalutasse il signficato cuiturale dell'attivit tecnica, nonostante il grande sviluppo delle costruzioni, delle macchine belliche, degli impianti per il drenaggio dell'acqua. Nel III secolo a.C. sorse per ad Alessandria un'atte che ha diretta atttnenza alla tecnica, e a.lla. meccanica, per la creazione di ingegnosi dispositivi, spesso a scopo ricreativo, ma talvolta anche pet fini pratici e scientiEci. ,{ Ctesibio si deve, ad esempio, I'invenzione dell'argano ad acqua e della pompa idraulica. La scuola e La,rela' tiva probabile attivit artigianale si mantennero vive, sino a diventare una duratura tradiziofle. Nel I secolo d.C., il meccanico alessandrino Erone tramand, con le sue opere, una nutrita testimonianza della ralnata perfezione e dell'inventiva che era stata taggiunta: egli ci parla degli apparecchi a pressione che impiegavano l'ara compressa o riscaldata, o il vapore acqueo, e funzionavano con cilindti e stantum, con eliche, con ruote dentate, con sifoni, con valvole; oppure ci descrive il teatro degli ^vtorrrr ^zionati da pesi mediante corde tese su rulli e, ancora, il dispositivo automatico per aprire Ie porte del temPlo. La memoria di Erone e dei suoi astuti aftifici non verne meflo sia durante il Nledioevo, sia nel Rinascimento e nell'epoca barocca: alla sua meccanica si rifaono infatti costantemente i costruttofi di fontane con figure mobili, di orologi artistici, di termoscopi. La sua opera intitolata Le meccaniche, noi pera venuta su una taduzione araba, Irutta le macchine semplici con le loro combinazioni, e dimostra una certa elaborazione dei concetti classici: in palticolere, nel caso della leva angolare, Erone intuisce la corretta valutazione dei momenti affcrnrendo che per I'equilibrio vale (fig. 1.6): I)r:P,,.:b (1.6.1)

+-:--4---J---+
,Fig. 1.6. L'asDetto pi1 caratteristico della trattazione sta forse nel fatto che, pcr affrontar il prblema, Pappo non pu evitare di ricorrete al concetto di lcva. Dovendo determinare quale < potenza > Q si debba applicate a una sfcra pcsante P situata sul piano inclinato pet evitarne la discesa,Pappo si ingcgna ippunto a rperire u;a leva con il fulcro in C, sulla verticale passante per il pLrnto di app;ggio; il peso P applicato all'estremo -A coincjdente col centro ..la sfera,-ea < potenza > Q all'altto estremo B in corrspondenzadella supcrlcie (fig. 1.7). In tal modo si ottiene la determinazione:

a-" ;

(1.6.2)

o,
I i.q. |.7.

l-ffi,-1

oO

d r r r c l c t l i s t a n z c c l ) s ( ) n ( )n r i s u m t c s u l l ' o r i z z o o t a l c . l)lrppo, scicrrziuto dcl lV sccoLr tl.(., nrcritt tl'csscrc ntenzionrto poich

22

La nucania

elhnica e ronana

trfeecakica e atcbiletf ra i

Vitturia

23

purtroppo scorretta. Non diremo altro su questo punto, poich le ulteriori considerazioni svolte da Pappo portetebbero del tutto fuori strada. A titolo di curiosit possiamo invece ricotdare che a Pappo si deve anche un noto metodo < sperimentale ) per I'individuazione del baricentto di una figura piana <(pesant > : s sospenda ta.le frguz da un punto qualsiasi di essa A e ii taici Ia verticale per A; si sospenda ora la stessafigura da un altro punto B e si tracci la verticale per B. L'ntersezione delle due rette cos disegnate il baricentro G (fig. 1.8).

Fig 1.8.

1.7 MECCANICA E ARCHITETTURA IN VITRUVIO


Concludiamo questo capitolo sulla statica e la meccanica degli antichi riportando qualche oasso del celebre trattato De Architecttta di Vitruvio, dove si pada dIa necelsutia integtazione tra le competnze scientifico-tecniche e l'atiivit progettoale. Come si potr notare, la civilt romana cui Vitruvio appattiene (la sua opera, scritta tta ll 25 e il' 23 a.C. fu da lui dedicata all'imperatore Augusto), assegna all'architetto l'intero campo della tecnica, attribuendogli non soltanto la cosiruzione di edifici civili, ma anche quella di macchine per il sollevamento dei pesi, di ^ttezzatite belliche e di altri dispositivi. D'altro lato, parzialmente est:,z;lea all'orizaonte culturale di Vitruvio una vera e propria sesbilitper il momento statico nella concezionedell strutture: egli considera, vero, la lrrtitas, Ia solidit, come componente essenziale delle costtuzion, ma non si d carico di andar oltre alcune generiche indicazioni sulla saldezza delle fondamenta, sulle modalit costruttive, e sulla scelta accurata dei matei r i . r l i . L a m c c c a n i c a , ' r v c c . m e n z i o n a t as u P r a t t u l r o p e r g i s r r u m e n t s u s s <liari sia all'architettura, come le macchine di sollevamento, sa alle diverse csigenze di una societ artiganale. < L'A.rchitettura si componc t ordiruTiow,che in greco si dice laxfu; di:poti7ortt: cbc i (reci chiamrno dia/fusirt: cli urriltta, ri/x/rch"i,l, detorae dis/rilnTiorte, chc i (rcci chirmroo tttlttttitr >; (ibro l, 2). c < l,c lrrtrti rlcll'i\rclritcttLrrl s()rt() lrc, fulititrtiiott,::,,qtntttrtuit,t ttLct,rnit,t tl l . l r l j r b l l r i c l r r z i t , n c r i v i s r ri n t l r r c p r r l t i , u n l l r t s i t r . t a z i o r r cc l l c n t t r t l c d c l l c

riguardl' opere pubbliche; l'altra degli edifici priYati. Ne' pubblici si hanno tte si hanno da utu Of.o, alla eligione e"al Comoo. (...) In iune queste cose ...., or.r"rrti la Forizza, il Comodo e la ?,ellezza' La Fortezza dipende dal .ala.e'le fondamenta fino al sodo, e fare senza ^\ar21^ esatt^ scelta de' matene riali. Il Comodo dal'esatta distribuzione de' membri dell'edi6cio, senza che I'aspetto suo proprio e necessario' resti imoedito l'uso, anzi abbia ciascuno La Bellzza finalmente dall'aspetto dell'opeta, se sarrpiacYole e di buon gusto' e le misure de' membri avrano le giuste proporzioni > (libto I' 3)' < In quesli edici, che cominc'iano dl pian di terra, se le fondamenta pef i saranno fa-tte"colle regole date n libri antecednti pef le muraglie- e. lungo tempo: ma se si avssero a. fare fabbriche e teatri, saranno stabili"per vorvolte sotto tetra, le fondamenla hann da essere pir larghe di quel che si le mura snperiori, le quali, .om. ^lt.he i pilastri.e le colonne debranno fare a piombo su'l rnezzo di quei -di sotto, acciocch bono tutto .orrispon"r. to't sodo; mpercioc.h se il peso delle mrra . delle colonne sar su'l furino le soglie' i"lro, ton potranno lungo tempo dirare. Ma oltracci, o.ve sono queste rlon se a dritto de'pilastri e digli stpiti si metteranno de'purrtelli sotto, patiranno; imferciocch lJsogli. e gli architravi. qttdo sot'o agg-rala.ti.d.^Ua neI mezz, to*"potto col loro distaccarsi anche la fabbrca: i"Utr.i.", .ontdori nc. ma se vi si porranno i puntelli ^ strert^' questi nofl lasceranno ag9rarr'are' 'Si il peso delle mura con degli pu anche alleggerite gli' architravi. "g""a"t" di l degli atchi fatti"a conii ben divisi e corrisponde.ti a t.tn centro: poich se volteranno archi di conjL sopra, pilmellaarchittavi e dalle teste delle soglie si se mu meflte i travi alleggeriti dal peso non si curYeranno, secondarlamente, si potranno facilmente cambiare senza I'imni."rs"ro putito p!r" la vecchaja, oaccio di Puntelli. t-.'--p"ri-"a. nelle fabbriche fatte a piastri e ad archi commessi di conii tirati a un centro, si hanno a fare pir larghi gli ultmi pilestri, acciocch abbiano c a r i c a t id r l p c s . ' r l c l l c a l r e s t f o r r a d a t e s i s r e r e l l ' u r L c h e f a n n o i c o n i i . i q u a l i verso il centro, spingono le impostature: petci se i pilastri pr.-.tdo or^, ,ti"' .",,orri saranno ben larghi, dranno fexmezza a' lavori c()l tenere strctti i conii. Quando si sar bada a tutto questo, ed usatavi ogni diligenza' si ccc partc' rnche badare, che sia tutta la fabbrica a piombo, e non penda ln nessunn perch suole in qucsrc La maggior cura pet dee essere nelle fondamenta' cagionare i"n"finitidann'i il terrapieno. In fatti questo.non pu essere semprc -di .1r[llo stesso peso che suol es;ere di estate; poiche l'inverno ticcvcn<o clitllc e qo"tttii d'acqua, col cresceredi peso e di mole, fracassa sloga il ricintrr qi,rgge tclle fabbriche. (...) lIo detto, come si hanno a fare i lavori, pcrcr scno scnza rlifctti' . ' . 1 , , l i ' , i " , t , : , e c a u t e l c d a u s a t s i n e l c o m i n c i a r e ; p c r c i o c c h c l u a n t o a ' - t c r t i ' Irli'icelli o rssc, chc si tlovcsscro camlliere, n()ll lri lil taflt Pclli; poicl sc 6 (libr() VI, 1l)' r r r l i r i u s c i s s c r oc l i f c t t o s i ,s c a m b i a n o c o n t i r c i l t r"
l,Si<1Lrirrtilizzrrlr|lrrrrruzirlrcti|\'()'t|i'lti't\/l''|l't|lh'||mlL]'ilili'\t.|||1|h)I\l|I|t' \lrhno. llll2.

I't/todt<one agli.:ntt

neccanici nulieuli

25

2 LO SYIUPPO DEI CONCETTI STATICI E MECCANICI SINO AL RINASCIMENTO

2.1 INTRODUZIONE AGLI STUDI MECCANICI MEDIEVALI


Ne ll'introduzione al suo trattato Histoire de la Arlhariqrct, Ren Dugas osserva che I'evoluzione della meccanica non ha conosciuto n un miracolo greco, n una notte del Medioevo. < In verit1, ,\rchimede aveva saputo domiIare la statica e credette di poteda erigere come seienza.razionale, dove rigorose deduzion riratematiche ayessero si un ruolo. Ma la dnamica ellenica ci appare intramente fallace. Essa era bns aderente all'esperienza pir comune; ma per a\rer ignorato l'influenza delle resistenze passive e per non aver saputo delineare una cnematica precisa del moto acclerato, tale dinamicr non pote\.a servir di base alla scienza classrca. <I pregiudizi della Scuola, la cui autorit in altri campi era incontestabile, hanno pet lungo tempo ostacolato il progresso della meccanica: c()mmentafe Aristotele era I'obiettivo essenzialedell'insegnamento durant tutto il Medioevo. Ci non vuol dire che i pnsatori scolasticabbiano mancato di originalit: essi hanno dimostrato grande vigore nel ragionamento, ma hanno trascurato spesso di interrogare I'esperienza. Solo gli astronomi facevano eccezione, accumulando le osservazioni spermentali sulle quali la meccanica doveva piir tardi essere Iondata. <Il secolo XIII ebbe tuttavia in statica una scuola originale, affermando nel caso dei corpi pesanti, sotto la denomn ^zione d,t grauias uctntlut itan, un principio che s'eyolver n quello dei lavori virtuali, e risolvendo, ben prima di Stevino e di Galileo, il problema dell'equilibrio d un grave su un piano inclinato che era stato affrontato da Pappo in modo errato, Nel secolo XlV, Buridano formula la prima tesi energetica soto il nom di dottrina dell'inpehr. (.,.) Ripresa in una tradizione contjnua, che la deforma per farne una dottrina
I l. l)uss, ll!totn h,lfriarr4rrr, Nctrchircl, 1950.

animista ancor viva n l{eplero, con la mediazione dei metafisici tedeschi dcl \V secolo, la teotia e|I'inpetas sfocia finalmente, nelle mani di Benedetti, in una prima forma del principk Ai inerXia, mentre, considerata da un altro punto di vista, diverr, dopo lunghe dispute, la dottrina delle forze vive. Nel secolo XIV, ancora, la Scuola di Oxford, bench artificiosa nelle sue sottigliezze, render esplicite le regole della cinematica del moto unifotmemente accelerato. < Il Rinascimento indebolr alquanto la meccanica del Medioevo, favorendo un ritorno alle tradizioni classiche. La Scolastica subir gli attacchi degli umaoisti. Tuttavia Domenico Soto riuscit a enunciare, prima di Galileo, se non a verificare sperimefltalmente, le leggi esatte della caduta dei gravi>'. In questo capitolo desideriamo appunto gttare uno sguado sulla mecc^nica medievale e su quella configurazione clella statica moderna che si comp nell'epoca successiva, prima che la rivoluzione di Galileo (e di Newton) non trionfasse delinitir.amente. Nel medesimo temPo voremmo tentar di intrave.lere un rapporto con le nuove tecniche costruttive che dal romanico in prti modificarono la concezione strutturale dell'architettuta. Naturalmente, le paginc sequenti manterranno I'andamento discorsivo e critico in senso lato che gia Iti catattertzzatt> il primo capitolo, senza addentrarsi nei tem pir specificamcnte disciplinati. BeI presto, per, l'analisi si farL circoscritta, abbandonando via via qualsiasi richiamo genetale che non sia attinente alla meccanica delle strutture. Sinota, invece, necessario capire, in via preliminare, quali siano i veri ()ggetti che la scienza del costtuire isola e definisce nell'atto stesso in cui formula su di essi problemi apPropriati: ebbene, mentre la ricerca delle.rohqioti rppartiene all'esercizio della disciplina e non ammette divagazi,'ni su clmpi estranei o collaterali, l'ndivduazione d,ei probleni non pu esser ottenut^ sc non conse(vando yiyi riferimenti pir ampi. Del resto, lo abbiamo vccluto a proposto della fisica aristotelica, questo stato il tragitto storico: la lsicr nata meditando su se stess.r,riflettendo sulla ptopria epstemologia, prinra ancora che il suo bagaglio teorico e sperimentale meritasseil titolo di scicnza, cluando la fisica era poco pi di un nome, un'ambizione pi che una tcalt, ll non accade forse qualcosa d analogo, ancor oggi, per talunc ( nuovc scienze> che si affacciano alla cultura contemporanea ben agguerritc tli una propria terminologia esoterica,quasi a r.oler anticipate artiHcjalmentcull tcndisciplinare esile e vaga? tiz?.^zione Il Nleclioer.o testimone di un primo awicinamento ai problcmi sPccilci ,lclla hsica e della meccanicain particolare, ma in un moclo silrg,,hrmcrttc irttlilctt() c nasc()st(),s da rcnder legittima pjuttosto lrpnione comunc sccontkr i a d I s l r t c l u u e ' l t t e n z o n e s p e r j m e t a l c a r e b b e s s e n t e a g l i j n t e r e s s p r c v a l c n t i< l c g l i s c i c n z i r t i ,s i n o l l l a g r a n d e s r ' o l t a c l e l \ V I I s c c o | r . I n p a r t c r ' c r a u n i t s i m i l c r , 1 ' r i n i o n cl:a t i s i c a m e t l i e v a l es i s v o l g c i n t ( ) r n o l i t e s t i x t i s t o t c l i c i ,o b b c t l c t r c t r r chc governa I'attivtl sPcculllvir rlcl tco:rl rrrcccsirrr,,)ricntlrl-cnk) ctc,gt/icn 1 , , 1 1 rt r , c , r l L r i c i o , c h c c { } n c o t r i tl l s u t c u r i o s i t l n o n s u ] L rs c o p c r l r tc l i t r u o v i i ,

r l l ' i r < r r .o . l l ' 1 2 ,

26

Lo st'if4po dei canetti rtati e meccal1ii it at rinaicinea

L'inlercrratleia ai probleni

tet,lni nel metliaelto

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oggetti o sulle realt percepibili dell'esperienza, ma sulla lettura ancora e sempre riptuta del testo sacro. Tuttavia, satebbe ingenuo tagliar corto e affetmate di conseguenza che soltanto nell'epoca moderna la fisica riuscita a spezzare il catenaccio e ad aprirsi finalmente ai fenomeni. Sarebbe ingenuo, perch i risultati sperimentali sono muti e ciechi fin tanto che non siano veicolati su precedenti binari teorici, medante la selezione di quei soli parametri che definiscono il fatto vientifco ben distinto d.alfatto bruto (Poincar); Ia vetifrca empirica spesso tanto pir) peftinente quanto pir tiesce a sorvolare sui fattori preventivamente ritenut irrilevanti o di disturbo, per esprimere un sistema astratto di aspetti che il paradgma, la congettura, il progetto scientifico, ereditati dal passato, hanno saputo comporre insieme, configurando l'unit 1 w aggettl da sperimentare. Si pu dire allora che la vera svolta empirica si ebbe nel momento in cui tale retroterra speculativo fu, in certo senso, dimenticato, e I'interesse per il dalo d'espetienza apparve come tl mamexo iniTiah della ricerca e favot il convincimento di poter nascondete << tf^ parentes.i) tutto ci che fonda 7a, sua, identificazione. La mentalit. scientifica moderna st tealizza proprjo per questa sospensione gadiTio che offre a suoi costrutti Dn p^rvenz neutral e obietdi tva, confondenclo il modello su cui verte la sperimentazione con la realt medesima, nella sua immediatezza. Durante il Medioevo, invece, tale confusione sarebbe stata nconcepibile, poich 1l latto scientifca xestava costantemente associato a.lIa mediazione interpretativa dei testi classici che ne connotava il significato e I'esemplatit.

2.2 L'INTERESSAMENTO AI PROBLEMI TECNICI NEL MEDIOEVO


Si efa notato, nel capitolo precedente, che a cultura classica tendeva a sottovalutare il momento tecnico rispetto a quello speculativo. Il Medioevo modific sensibilmente questa concezione riduttiva e propose la conoscenza e la pratica delle arti meccaniche come componnti essenziali della formazione culturale. Nei primi monasteri benedettini si studiavano la medicina, I'astronomia, la chimca, non trascufando un loro approfondimento razionale e teorico. ( I trattati tecnici furono tra i primi testi tradotti dall'arabo e dal greco in latino, e fu ad opera di persone colte. Fu, aflzi, soprattutto per le loro cognizioni pratiche che i dotti occidentali, dai tempi di Gerberto alla fine del X secolo, cominciarono ad interessarsi alla cultura ataba. Le enciclopedie del XIII secolo di Alessandro Neckam, Alberto Magno e Ruggero Bacone contenevano molte e precise inforrnazioni sulla bussola, sulla chimica, sul calendario e su altri argomenti tecnici. (...) Nel XIV secolo, il frate domenicano Giovanni da San (emignano (m. 1323) compilt'r un'enciclopedia destinata ai predicatori in cui clcttc, pcrch li utilizzsscr() come cscmpi nci sermon, descrizioni ci svat i a t i i r r g o m c n t i t c c n i c i: a g r i c o l l u l r t r c s c , c o l t i v a z i o n c , m u l n i a v c n t o c a c l i t c r l t r l , r t t v i , p i l t u r r r c n r i n i u t u r a ,I o r t i l c l z i o n i , r r r r r i , f u o c o g r c c o , l t l o t a z i o n c

clei metalli, fabbticazione del vetro, Pesi e misu' (" ) Qrralche manuale si ,rccup anche di questioni tecniche generali, come la costruzione di navi, dighe e filaioi. La serie i trattati di chimica pratica, che nei primi secoli del Medioevo XV r i p o r t a v a n o s o p r a t r u r t ot i c e t t e p e r p i g m e n t ' c o n t i n u n e i s e c o l i X t V e e d e l l a d i s r i l l a z i o n d i a h r e r e c n i c h e p r a t l c h ee n e l X V I s e c o l o .,',n descrizioni con i libri sulla distillazione di Girolamo Brunschwig, tI Probierbchleir sulla metallurgia e il De re netalJim di -A.grcola Si potrebero, insomma, dare ancora m o l t e p l i i i e s e m p i d e g l i i n r e r e s s ir e c n i c i m e d i e r a l j . E s s i n o n d m o s t r a r o n os o l o .ii ^.Jt. "" astiatto iesiderio di dominare la natura, quale quello espresso da Ruggero Bacone, ma anche cli essere capaci di acquistare le cognizioni suscetr. ribiIdi d.rrerisultati di urilit prat'ca" resto Persegulto p O u e s r o i n t e r e s s a m e n l o e r i p r o b l e m i d e l l a t e c n i c ae r a d e l tempi ^bbast^nza remot Signi.,nche- drll'organi zzazione d.egli tudi, sin da fi.nri-,o, ,otao" questo profilol il trattato Ditlascalon' un popolare manuale ci Ugo di San Viitore (m. 1141) dove viene esortato lo studio di ogni scienza, po'i.h. oqr-ri scie.tza salutare e utile alla stessa contemplazione mistica Gia il lriuinn e il lltadrirlitrn r.ay-. r:li antich] aver-ano classificato le scienze secondo che conducono I'animo alla s^ggezza' Ma gli antichi iisan.lo in esse le vie - l..orrdo Ugo le possedevanoperfettamente e.ci li tendeva cos saPieotj; ( i nostri scolistici, iniece, non ,"ti,.to o ttnt.t vogliono tenere la giusta misura nei loro stu<li, ed per questo che vi sono molti che studiano, e pochi sapienti' Per owiate u ql,est incnveniente, l'abate di San Vittore sclive il suo trattat() intorno agli stui. Da ci si vede che se un mistico, il nostro teologo , Prim cli tutto, un filosofo scolastico desideroso di vedere i suoi discepoli, comc c a' rr.reglio degli altri, dedicarsi alle scienze profane > . "E..o della meccanica: < La meccnic cr}m{o.l ch dice Ugo a proposito I'agricoturlt' rrrende set scienze: la tes-sile,la forgiatura delle armi, la nautica, I'assenzaclell'arte costruttiva!l l)i i".n..jn, h medicina e la scenica [si noti qucste- tre tiguatdano il corredo esieriore della natura, afinch essasi <lifintla ,.irlle offese; !uattr., rguardano il corredo intrnseco, aflrnch la natura crcsca -cin poicbt e .nr. " Iibo Di qui una analogia col ri,u.o c"l qrLadritttt' c fruttificl.ri iettorica; si oicupa delle patole che s<ttrocluallu',lrio lgr^ ^utica, clialettica, teri.re, mentre il qtadriuia (e:rrtmetica, geometria, astronomia, musicit) .,,rn ,<Ji lc scttc si occupl clej coflcetti intesi interiotmente. Le scienze meccaniches()n() ricevette in dote dala Filologia' ( ) lssc si clicot'trr rrncclle che N{ercutio ,ttlrr//trirrc[imitate] poich riguarclano l'attivit manuale che prcn..lc x lrcstit() lc suc forme <lalla ntura. (...) La meccanica le scicnza nella clualc si apprcn, 1 , ' r r ,i' n t e t ' , , ii ) c r c , , : l r u i r el c c , ' ' c " ' . c, r \ u t r l r i s r - r c c e s s i v io m e D o m c n c o G u n c l i s l l r ' ( N l l s c c o k r ) ,l \ l i c h c l c S c r r t r r I e l o l r c r t o K i l r v r r c b y ( X I I I s c c o k r ) f o r m u l r t < I t . t ta t r c c r n a I r g h c c l t s s i l i c r t I . \ . ( : . ( ] r r , L l , i c . t ) t \ . . l q t t i t o t ( , t / / : n , t t l i t . . l ' 1 5 1 1 5 4 ' l \ l i l x r r ' ,1 9 7 0 I 1 , . ( ; i l \ ( , r , I d l h ) r , l h t ' 1 1 /, l l u t u t n , t r t t l . i r ' , I l r r - t 7 , r i r c r z e ' 1 ' ) 1 2 tr Ittttttt ''on"thili t;r4ti!hi , i,*,,,fi . t t i , t , ' " , t , r ' , l . i l ' c r s c c r r r l ' r s( i : r l l \ \ l ; S. l'"i'"r, l I t , t t n , , t , l. \ ' , t u r r "l t o , l ' . t . l , r c o l r r r r r r I l c r r r i r r r r r . c r r c c r r s c r rlr.r l l 2 4 , \ ' c n c t i r t , 1 5 0 6 '

28

La !/ pa dei co,tcelli athi

e nucanji

ritjo dl t.,jas.n//en/a

L'hteft$at/tenta

ai ?robleni

lerflii ael mearoero

29

zioni del sapere scientifico tecnico, col licortente tentatvo di conferire dignit

l e t r u r rp r e v a l e n r e m e nu ei l i r a r i s r i cd e l l e tr a s c i e n z e .: ; o n e n _ e i l l 3 , , ,^"^-tlll:l!: l a segondo. f.l;,.i_l interpretazioni pseudo storiche, a partire d;i pro_ :^T, e partrcolari che,l,uomo_ doyette ^fftontate per sopperire ai suo :]:11.-:rX*u g n o D r s o g n lu e . d r n o r a c h e . K i l w a r d : y . . d j f l e r e n z a i U g o d i S a nV i r r o r e , a d i n s e r i s c t r a I e s c i e n z e e c c a n i c ha n c l l l . a r c h i t e r r u r a . e m e in realt i risultati pir clamorosidelle tecnichemeccaniche . ,E medierali sr e_DDero appunto nell'arte edilizia. < lVlolti dispositivi usati dai cosrrurtori prq,b]:-i di statica detle grand .t,i"r. f.,rot,n .o-pi"l:*:-"t:11t,-t^,:.ll.i: tr rmpossibile I ramenteolgrnalr, stabilirein qual misura si servissero criteri cli e quanr.o fosseroin gradodi utilizzare .ap|orte cle opere lle lj.:11.1,:,.T.y irici m a s i g n i f i c r t j r , c h e a a 6 n e d e t X t . e . . , t . ,e . e l i U , r : . j l i : , 1 . q " ]a n d,oe :c o s t r u z i o n e ^ : l l :l a nroprro u d e l l eg r a n d ic r t t e d r a lp o n e r ap r , , b l e m d i l f c i l i s _ i i d i . v i s r a p r a r i c , r C i i r < t a n oN e m o r a r ' i o " t , i t . i . r c c u t a ( s e r o , , . :::'-1t_ry::l recando{ontribu-urmporranti,di staticateorica; almeno un architettojel Xll secoro, Vtttarctde Hornecourt, dimostr di conoscere geomeia. la Gi svi_ luppi originari dell'atchitettura goticu nacquero "i cluali si and l-i.ir'"i incontro quando si tratt di coprire con un tetto di pietra le sotti| mura della navatacentraledella basilica,che era il tpo comune di chiesactrstrana da sjn tempi di Roma. I Romani non aveyano ai dovuto affrontare i problemi cl.re sl poseroai muratori medievali, pochcostruivano le'olte a botte o a costole sulle loro terme in calcestruzzn,.Z le-.voltea cupola, .";; d;ll^ del pantheon, rn matoni ."n dspost_i frle oizzon{ali; qoando l calcestruzzoo a in T1l!"-, ta spinta sulla parete era mnima. Non cos era per :i:1,r:^:t:-"-r,,:'rlrdlhcatj, gu edrhcrmedier.alJ, cui non s usavanon calcestruzzo in . ' n malta>> . -Non questo il momento di parlare delle soluzioni .orar.r,r,.,. introdotte : gJi archi e te votte nelle toro di,,.rr" composrzroni j:qtl-1t.lt:::,t.,-edievali s L u d l a ln e l c a p , r ) ,d o v e v e r r m e g i i o i n I u c e l , a s p e r t s l a r i c , , 1 t o e l,er.l_ ,uzt anno r s a r o n ed e L l e e o r r ec h e n e h a n n o i n q u a d r a r ol c a l c o l o .p e r , . r a t i brsri l.arer i n d i c a r o . n ep r o b e m a e l l e c o p e r r u r e n I u o g o p r i v i l e g i a t o n q L r l j r . s o n _ l d u 5, 'scientftca. i trarooo la praticadelle costruzinie la riflessine L,ar.o e a volta ln muratura,.infatti, esprimonocon evidenteallusioneil gioco con.rplesso dele pressioni, delle spinte che debbono neutrahzzarc) a vic&,da; la stessaforma strutturale,e non soltantola dimensionedegli element, intelr-rene favorire a o ad ostacolare stabilitclellacostruzione."-td la .sempi, l,or.,, u ,_rro u.rt,, si mostra assli pir conveniente clell'arco tutt() sst()di ugual luce: la spinta a
. i \ . ( 1 .( ; r , | | l ) i c , cir.. t). 178.

:-;lt::^ll!Pq,.,le selll necessarl nell'ambito di una classificazione onnicomprensiva e armonica, un analoga ambizione, seppur motivata in modi del tut iiferenti, si ritro_ tempr a noi vjcin.: pensi alle concatenazioni che giustficano .si ll l:^ti.iI:ii daLeltrcamenleI'una scienza dall'altra nell,Ltrckpedia di Hegel, o.rll.ordina. m e n r o p r o l o s t o d a C o m L ee d a l , p o s i r i ri s m o , . o a , i r t . - n o r g r " n i r r n r o r .. . g u i r o da Engels nella sua Dialeftica di//a Natara.'r nostri aurori -medie'ali si atten-

proprio in virt del toro inserimento q,,"lit^s_ lisciplne

ctrtzzontale su.i piedritti minore e ci consentedi diminuire lo spessorc clci contrafforti. Come mai? La spiegazione immediata se si utilizza l coflcetto di equilibro alia rota. zione. Considetiamo due archi (a tre_cerniere> (frg. Z.I), n'cui cio le parti AB e BC siano vincolate al resto della costruzione"e siano connesse tra loro jn modo che sano mpedti gli spostamenti verticale e ottzzontale ma non la forazrone. ll pfrmo der due archi sia a tutto sesto e il secondo a sesto xcuto. Supponendo che in entrambi i casi il carico di risultante 2e sia clistribuito uniformemente sulla corda -AC, si pu tagionarc cos: la forza orizzontale N operante sulla < chiave > induce un momnto rispetto acl A che deye esscrc equilibrato dal momento del carico e agente, ad esempio sulla parte AB, rispetto al medesimo A. Ora, la dstanza tri la retta d,azioie cl e e il punu, i I vale essendo I la semi-luce dell'arco, mentre la distanza tra.la tetta d,^zionc , , di N ed -A I nel caso dell,atco a tutto sesto (frg.2.1.a), ed h>l nel caso dell'arco.a sesto acuto (frg. 2.1.b). Imponendo dinque l;equilibrio si ottcnc, Pef rr pfrmo caso:

N r _Q ; :
da cui:

N:;A

lti.4. 2. | .

30 e per il secondo caso:

La

tt/"?po dei tatretti rtatici e ne.canhi :ino al llasineftlo

L' ifllererramenla ai ?rableni

t.txic; ,el tuedtaeta

JI

N n _q j :
da cui :

^:**q
allora chiaro che, pet essere il rapporto -l- -ir.ror" dell'unit, la spinta indotta

dall'arco a. sesto acuto ridotta ,isp.tto " quella dell'arco a tutto sesto. Non lecito supporre che gli atditi costrutori che ttilizzarono I'arco a sesto acuto nella basilica di Sainte Madeleine a,Yzelay e in altre chiese cluniacensi verso la fine dell'Xl secolo, avessero chiata la, considetazione statica elmentare sopra rportata. Ma probabile che una celta cognizione intuitiva del differente comportamento vi fosse: si faceva strada il riconoscimento sperimentale che I'intlinaqione dei concilapidei non era irrilevante ai fini dell'equiIrio. La << tendenza >>dei conc a scendere, scorrendo sui <letti> di separazione. tanto maggiore quanto pir si sale dall'imposta alla chiave dell'arco (69. 2.2).

Fi9.2.1. 'del t r a i e t t or i a d e l mo t o p o s s i b i l e

traiettoria p o s s i b il e

moto

l;it.2.1. clc l tr^iettoria del suo moto possibile, compatibile con i legami del sistema, piir o meno direta, neI senso che pir o meno vicina alla direzione verticale. In clucstcr concetto di grattitas xcwdam sittttu cefiamente sot nteso un lrrirnrr riconoscimento dell'esigenzadi decompore la. orza (o il peso) seconclo ll cirezione attiya e secondo quella contrastata dal vincolo. ll riferimento al problema del piano inclinato , sotto questo prolo, molto chiarificatore: il lrcso Q clel grave pu esser decomposto nella direzione tangenzale e in qr.rella rr,,rmalc al piano ottenendo rispettivamente le componenti T e N (fig. 2.5);

Fig.2.2. Ecco : un'analogia - non del tutto appropriata, in verit, ma suggestiva pu esser intravista per catatterizzare la situazione dei divetsi conci: quelli meno eleyati, prossimi alle imposte si compoftaflo com un grave disposto su un piano poco pendente, che trattenuto in equilibrio esercitando una lieve {otza diretta tangenzialment al piano; invece quelli prossimi somigliano piuttosto a un grave disposto su un piano molto pendeflte il cui equilibrio ottenuto mediante u.na lorza altfettanto inclinata e d'entit. maggiore (frg. 2.3). La conclusione tratta dai teorici del XIII secolo abbastanza singolare ma non certo irragionevole: ed che la grauit dipendadatta patiTiaw (glauitat tt:crrrrdrrtt .ri/tttt). In altri termini, come diranno i lettori del De ratiane paaderis attribuit() a Giordano Nemoraro, il corpo appeso al braccio di una leva (fig.2.4) o t l r p o g g i a t o a u n p i a r r oi n c l i n a t o ( l g . 2 . 3 ) d i v c n t a p i i L o m c n o p e s a n t e e c o n d o s

l;i,4.2.5.

32

Lo lril ppo dei cutcefii rlalici e mecatici ina a/ i,larcil etlta

(,iudatn

Nuravrio

e il aa allieD lcnrario

JJ

ora, se s trascura l'eventualit di un attrito, T responsabile della discesa, mentre N ne.rtta]jzzata Aalla reazone di appoggio. La soluzione era dunque a. portata di mano: eppure occorsero secoli prima che essa fosse .onsegl,it" con chiatezza. Anz, gli autori medievali non avyertirono I'evidenza del moe o meccanico costituito dal piano inclinato e preferirono, generalmente, restar fedeli al modello arstotelico intorno al quale si articola, possiamo dire, tutta la meccanica antica, cio alla leva.

2.3

GIORDANO E IL

NEMORARIO SCONOSCIUTO

l:iu 2.6. l() stcss()che Descartes prender a fondamento di tutta la statica e che, grazie ru (ior.anni Bernoulli, diventer il prncipio dei lavori virtuali > 7. (rme nota pir specificamente il Dugas, la statica di Giordano < procede "lavorr>", trts\, rutte litteran, dal principio dei lavori virtuali, dove il termine "velocit1" nel senso moderno, si oppone al termine e alla concezione 1'r'cs,r icllc t'thr:it rluali, che si pu far risalire alle puestian -l[ectaniche.Ben inteso, prcsso (iordano, I'esptessione"lavoto" assente.Giordano considera la pesansiun), senza esplictczzi rclltiva alla posizione del mobile (grauifas secanduzn tirrc (l'rrltr()nde la relazione che esiste tra questa gtavit e il peso proprirmente
(lcll(, )) '-

SUO ALLIEVO

Diamo ora un breve cenno su alcune personalit importanti di scienziati c h e c o n r r i b u i r o n o n o t e v o l m e n r ea l l o s v i l u p p o d e i c o n c e i r i m e c c a n i c i ,p r e p a rando piir di quel che non si sia soliti ritenete a"lla sctenza del Seicento. Nel XIII secolo spicca la figura di Giordano Nemorario. Gli storici hanno molto discusso sull'identit di Giordano al quale erano attribuiti almeno tre trattati di statca, gli Elementa Jordani super denonstrationeupondtris, il Liber tte porderiLtrrse tl Liber Jordan de ratiaue ponderis, che portano invece l,impronta di autori diversi. Del nostro meccanico si gnora la patla e v' anche incertezza sull'epoca in cui visse, Daunou lo fa vivere in Germania verso il 1050, Chasles lo assegna al XIII secolo, Michaud lo identifica con Raimondo Jordano della chiesa di Uzs appartenente al tardo XIV secolo, Boncompagni e Curtze lo situano, al contrario, nel 1200 sotto il nome di Giordano di Sassooia,Montucla conferma I'opinione mediana ritenendolo del XIII secolo. Attenendoci anche noi a tale opinione, limitiamo ora |'attenzione alla prma delle opere sopra indicate, gli Elenenta, sulla scorta di quel che ne dice il Duhem. Giordano stabiliscesette assiomi da cu trae nove teoremi; tra i princpi sono e d e s e m p i oi s e g u e n t i : << nolo di ogni corpo pevnfe diretto aarso il ceatro dei graui e stu uirh la il pn'euqo d /eudte terto / bassoresistetdaal orclo cot/rario,>; <il ltalile ta la p pesae nella rua disceta quanto pi i. o e lro i diftllo n. a!0 uerca/

tn rilevante passo innanzi compiuto nel Lilter Jorda de ratare poulcrit il cui scotrosciuto autoreJ ptobabilmente un allievo di Giordano, diede contrilrtrti cos cospicui alla statica da meritare, secondo Duhem, i titolo cli < prcculsrrrc rli Leonardo >>. Trattando il problema della bilancia a gomito (frg. 2.7) c rrrrreggendo una tesi degli Elemea, il nostro anonimo riconosce la rclaz l D C C () f e t t a :

l'r:l'" =l" lr

(2.3.1)

L'originalit pi interessante che implicita in questi princpi, rispetto alla concezione aristotelica, sta nel fatto che Giordano considera sistematicamente il lragitta senndo Ia uerlicale pex misurare l'effetto di un peso, anche nel caso pi frequente in cui essosia posto all'estremit di una leva e descriva quindi un arco di cerchio. La dimostrazione dela legge fondamentale della leva si modifica allrra considerando non pi (come gli antichi) I'arco -A.Ce I'arco BD, bens i segmenti yerticali CH e DK (fig. 2.6). Duhem scrive al proposito: < Sotto la dimostrazione di Giordano trasparechiaramenteil principio seguerte: (ir che pLr elevare un pes() ,t una ccrta tltezza puir anche elevare un pcso k v o l t c p i rg r n n c l ci r u n ' r l t c z z r l < r , o l t c p i i r p i c c o l a . Q u c s t r )l ) r i n c i p i ( ) t l n n < 1 u c

7
I .q.2.7.
7 l'. l)rrhcrn, l1t ()ti\i,r't lt 3 ll. l)Lrtis, .it., I, 38.

f
l9{)5.

/,' \ttt411, /, p, 121. llifixi,

34
da cui deriva ancora: : P111 P212

La trilaPPo de cancetti ttatii

Eaibi

lino al naittcfi/o

t,'h,:.dniffio rcietiltca. Bnida o

35

(2.3.2)

Si fa luce, dunque, nel prodotto del peso (oggi diremmo, della forza) per la distanza tra la stla retta d'a1iorc e il fulcto, il arceta di nomento. Ed propfio sulla basedi tale concetto che nel De ratione porderziviene oferta una valutazione quantitativz della gratifas sectndam sifum. Leggiamo infatti nel vecchio manoscrittodel XIII secolo,tradotto da Duhem: <Se si sollevaun peso e si conosce la ltnghezza del suo supporto, si pu, in ogni posizione, determinarne l'entit fossia la grauitasvcandamituml- Il peso posto in E sul suppofto BE sta al peso posto n F su BF come EL sta a FR, owero come PB sta a XB. Il peso posto in E all'estremitdella leva BE, pesacome se fossein U sula leva BF > (g. 2.8).

Espressa formalmente, la legge di equilibrio dunque la seguente: < Siano l), il peso posto su DC e P, il peso posto su DA e supponiamo che il peso P, stia al peso P, come DC sta a DA. Io dico che in una tale situazione, i due pesi avranno la medesima virt >. La dimostrazione condotta utilizzando implicitamente il principio dei lavori yirtuali. In realt, indicando con s lo spostamento d'entit comune associato a P. lungo DC e a P, lungo DA, la formula <ei lavori virtuali Porge: P r s s e na r I issendo: sen dt ne segue: : -DC P r s s e nc t r : 0

(2.3.3)

BD

sen o(z

BD
DA

(2.3.4)

P., - P, l-,A DC
()ssta:

(2.3.s)

P':P,- P6 Pa

(2.3.6)

F9. 2 8.
E degno di nota inne, che l'autore d,el De rationepoulerui si occupa anche del problema dell'equilibrio di due gravi posti sopra piani inclnati, secondo lo schema dela g. 2.9. i,a sta tesi che <se due pesi discendono su tragitti diversamente inclinati e i pesi sono direttamente proporzionali alle lunghezze inclinate, questi due pesi posseggono ugual virtr di discesa >

c()me aDDunto afrerma lo scienziato medievale. Il De ratioae Pmderir tntta ancora alcuni temi di dinamica ma senza conscr:uire risultati attendibili, poch la presenza dei fenomeni di attrito ha nascost() lrr vera essenzadei problemi, sr.iando I'indagine su aspetti secondari, rispetto lll'impostazione della meccanica che si vetr via via affermando nei secoli successl\r1.

2.4

L'OCCAMISMO

SCIENTIFICO.

BURIDANO

Fig. 2 9

< ll N,Iedioevo non solo si liberato, con mezzi propri, dalla filosofia arist,)tclic.r,ma fin dal XIV secolo si liberato anche dalla scienza di ,\tistotclc ( r posto le basi dell'astronomia e della fisica moderna. Tra i maestri chc irscsnavano all'universit di Parigi, alcun si sforzatono di applicare dircttarrrcntc alkr studio della natura, i princpi usati da Guglielmo cli ()ccam ncllo stutlio clei ptoblemi meta6sici. Questi meestri delle facolt 11i arti libcrali di l)ltigi possono a buon diritto esserdetti occamisti. Lo sono ncl scnso chc I'trrcfcilno clella critice hLrsoficr l cui ()cclm \,cvi ss()fl!ctt^t() L (l()ttrn,r , l r , \ r i s t o t e l c ; m e s c s i g u n r c h a l l l t o p i i r o r i g i n r l c c c l l aL r r o o l r c r l , c h c i l l l r o : , ti e r r t i l c o , i v c r l c l r n c h c c h c , p c t n r c z z o o r o , l r r g r l r t r r l cc o r r c n t c s p c r i t l c n t r t l c s r r n g o - f r a n c c s c ,h c r v c v t l v u t ( ) i n ( ) c c r r r l i l s L r ( )r p l ) r c s c t i r l t c p i i t t i ; - r i c o , c n n l l i r r r r g cl l l a s u ; r c , r n c l u s i , , r r c : r t u r : l l c : l u t o s l i l t r z i o n c c l i u r r t f s i c r tp , , s i t i l r t .

36

Lo !"il'Q4o dei.Mce//i

ltalhi

e ,'ecatici ina al rit'arcineklo

L'otarli //o rcientlto. Bnlida,ta

37

Essi devono molto a Occam, ma il movimento che li sospinge e tutti li traspofta \rerso un fine comune, pi profondo e viene di piir lontano > e. Sarebbe impossibile ricordare in questa sede le sttaotdinarie intqizioni del teologo francescano Guglielmo di Occam e dei suoi seguaci ad esempio in telazione al principio di causalit e al concetto di sostanza, che anticr'pano interi capitoli della filosofia moderna, da LocLe a Hume, a Kant; baster dire che la fedelt al famoso principio metodologico, noto come < rasoio di Occam >>, secondo il quale < non bisogna moltiplicar gl esseri senza necessit >, conduce inevitabimente a rinnegare due tesi fondamentali della cosmologia aristotelica: e cio la distinzione tra i corpi celesti e i corpi terrestri, e la distinzione tra il << movimento naturale )) e il < movimento violento ). Secondo -4.ristotele. il movimento naturale dovuto alla forma del corpo: ad esempio la pietra cade perch naturalmente pesante, il fuoco si eleva perch naturalmente leggero; il movimento violento invece richiede la costante contiguit di un motore che lo sostenga; abbiamo gi veduto nel capitolo precedente quale ncredibile giustifr.cazioae Atistotele avesse proposto per rimuovere l'obiezione che il proiettile prosegue il suo moto anche a distanza dal lancio: quando la mano lancia la pietfa, nel medesimo tempo muoye anche I'aria circostante, e questa tfasmette 11-o16 alla parte segueflte e cos via, per cui ogni porzione d'aria porta con s ll cofPo 1n moYlmeoto. Guglielmo di Occam smonta con geniali argomenti queste spiegazione e propone, a sua volta, la soluzione pi semplice: un corpo in mor-imento si muove precisamente petch in movimento e non necessaro ammeftere un motore distinto dal mobile. < Cos, Guglielmo di Occam intravede la legge di inerzia e quando si rifiutava di provare l'esistenza di Dio in nome del principio che tutto ci che si muove mosso da altri, aveva una ragione f,sica profonda per sostenre che un corpo pu muovere se stesso. Dato il movimento, e il movimento eterno, non c' bisogno di ricorrere ad altra cosa che non sia i l m o v i m e n t o s t e s s o ,p e r s p i e g a r n eI a p e r s i s r e n z a " ' o . Tra i continuatori di Occam, il < Venerabile niziatore >>,spicca Giovanni Buridano, di Bthune, rettore dell'Uniyersit di Pargi nel 1327 e nel 1348, morto a Parigi dopo il 1358. Il titolo del suo trattato puestiores oaai libri phlsicoran indica, ancora una volta, l'obbligatorio riferimnto alla fisica di Afistotele che caratterizz l Medioevo: tuttavia Buridano svolse la sua indagine proprio con I'intento di espellere dalla fisica quelle astrazion aristoteliche che Guglielmo di Occam aveva gi espulse dalla metafisica. Il tema su cui s'accentfa I'attenzone il medesimo gi afftontato dal maestro francescano: l a p r o p r i e t c h e h a l m o b i l e d j m a n r e n e rv i r o i n s i l m o r o . Nell'antichit, solo Giovanni di Alessandria detto Filopone (VI secolo d.C.) si efa opposto alla dottrina di Aristotele spiegando il persistere del movimento mediante Dn inpell che il mobile imprime al corpo mosso. In tal modo veniva meno la distinzione tfa moti naturali e moti r'iolenti. come osserv S, Tomo E. Gilson, cit., a.286-2A7. ! o E . G i l s o ' r ,c i r . , p . 2 9 0 .

n'vrsct(Comm. in Librmt ,4riotelis de Caelaet l[ttnda, L,7). Buridano riprenclc questa antica nozione. Anzitutto egli confuta I'ipotesi di un'azione dell'aria pcr: la trasmissione del moto con gli esempi della trottola o della macina (che continuano a muoversi senza ur concepibile intrvnto d,el mezzo circostante) e tclla barca (che prosegue il suo moto anche se il vento ha cessato di soffiare: in questo caso, anzt, I'aria esercita una azione frenante). Quindi Buridano formula la sua ipotesi altetnativa cos: nel moment() in cui il motore muove il mobile, gli attribuisce un certo impeto (inpettu) prnfnr4iomh alla uelocit ittpresu e alla quantit di materia del corpo mossa.Tale impeto o slancio mantiene il movimento fintantoch la resistenza dell'aria e la gravita, contrastanti il movimento, prendono il soprawento. Con questa spiegazj()ne si pu allora capire perch, lanciando < un leggero pezzo i legno e un pesante pezzo d ferro che abbiano lo stesso volume e la stessa forma a parit di vekrct.iniziale, il pezzo di ferro va pir lontano: infatti lo slancio impresstrgli, l)i intenso >, Non solo, ma si comprende anche perch ]a caduta naturale clci crrrpi sia acceleratai all'inizio del moto, infatti, solo la gravit responsabilc della caduta, ma a causa del moto stesso, la gravit imprime al corpo un iltpekt chc si aggiunge alla gravit, accelerando il movimento; e quanto pi la caduta si accelera tanto pir lo slancio cresce, e rende cos continuamente acceleratrr il nroto. Da questa concezione semplice e << moderna >>, Buridano trae ulteriori c()nseguenze nel campo dell'astronomia (forse possiamo gi. dire: della meccanica celeste). Le Ielligenry p{epost dagli antichi al movimento degl astri c .lclle sfere diventano ormai superflue: basta supporre cbe Dio abba asseljnr() rri crrrpi celesti un certo inpela e che siano assenti le resistenze che trennno il nrot() come accade per i corpi terrestri: ebbene quell'impeto originl.i() l)ui) pcrsistereper sempre. Buridano conclude: <<Io non do tutto quest() llcr ccrt(), tttr vortei ai signori teologi di spiegarmi come tutt() ciir posst ,domandare
lr\ \'enlfe t __.

La meccanicamoderna deve molto allo scienziato di Bthune: la sun intuizirrne di un impehr ptoporzronale alla velocit e alla quantit di n.rateriatcl nroble si ritrover formulata in termini noo dissimili da Galileo, cll (ltrtcsio s()lt() il nome di qazntit di moto m.r', e in certo senso cla l,eibniz con ll 1 rrozone ci forqa aim pari a mvz (m indica la massa e v Ia velrcir). ) lluriclano tah'olta ricordato, popolarmel.te, c>ltre che per i scr,ri inrntitqinriri amr>ri con Giovanoa di Navarra, per il famoso paradosso tlcil'asino t ltc, posto tra <lue fasci di fieno uguali, morrebbe di fame percr non suprcbltc rlcriclcrsi. In verit non figura alcun asjno nei suoi scritti, meutrc lx crc()str'z rli trn'impossibilit di scelta tra alternative perfettamete ecluivacnti cituta . i r r t l r Lt e m p i r m . ) t i: p r e s e n t ei n r ' i s t o t e l c ,l a s i r i t r o v a r r n c h c n c i r c r s i t l i l);rntc (Pzr'. lV, 1-3):

r r l b i , l c l r ,p . 2 t . 1 2 .

38

La rril'tbbo dci o,'cetti nalii

c neeanit; r;no al rha$;nerto

Alberto di Sa$on;a c Nicola tl'Oresnc

39

Infra fue cibi, distaxti e mo)enti d'm modo,Prima si morria di fame cbe Jiber tnno J'un recase ai dtttti. In questo paradosso,del resto, sottintesa una concezionefilosofica profonda, pet la quale la volont deriva le sue scelte dall'intelletto, e l'intelletto governato, nel suo esplicarsi,d^\ Pini?io di ragions*ficiente.

2.5 ALBERTO

DI SASSONIA E NICOLA

D'ORESME

Tra i discepoli di Buridano non possono essete dimenticati due scienziati del XIV secolo che svilupparono tn arnpiezzae in profondit il metodo rettote dell'Universit di Parigi sperimentale: si tratta di,\lberto di Sassonia, nl 1353 e di quella di Vienna nel 1365,nonch vescovo di Halberstadt a partire al 7366, e di Nicola d'Oresme di cui parleremo tra poco si Ad Alberto di Sassonia deve anzitutto una prma teoria della gravit. Nel egli distingue nei gravi il < cenet suo commentoal , eCoelo Muudodi -4.ristotele, pu forse dire, al baricentro del volume, >> tro di gtandezza che cottisponde, si del e il < centro di gravit >: se la densitL corpo non omogeneai due centri coincidono; e questo il caso della Terta, la cui disuniformit sarebbe non dei provata dalla presenza mari e delle parti merse.Ora, dice Alberto, il centro di gravit della Terra coincide con il centro del mondo, al quale tendono tutti i corpi nel loto movimento naturale: la gravit si pu appunto definire come la tendenza un corpo a unire il suo centro di gravit col centro del mondo; di tale tendenza permane invariabile, sia allo stato potenzial, quando il grave si trova in equilibtio nel suo luogo natutale, sia allo stato attuale, quando il grave si muove in caduta o quando essopreme sul supporto che ne impedisce 1 moto o ancora resisteal suo sollevamento.Non v' dubbio che questateoria ha influito sullo sviluppo della statica sino al XVII secolo, inducendo, ad esempio, Leonardo da Vinci, Cardano e Bernardo di Palissy allo studio dei fossili: si noti che essa presuppone un altto importante conYincimento che paae$iones: ossia la sfericit sviluppa nelle sue Autlissinzae Alberto di Sassonia della Terra. Ricordiamo ancora che il nostro scienziato si dedic al ptoblema della caduta dei gravi gi studiato in modo qualitativo da Buridano: la tesi (errata) di Alberto di Sassonia che la velocit del mobile proporzionale allo spazio pefcofso. Nicola d'Oresme certamenteuna iigura di primo piano nella storia della scienza.Si sa di lui che nel 1348 si tro.vavaa. Pa.rigi dove aveva studiato; nel 135 divenne gran maestto del collegio di Navarra e oel 1362 maestro di teologia. Consactato vesco\.odi Lisieux nel 1377,|vi mor nel 1382.Carl,r V jo alcuneopere cl Aristotele: e incaric di tradurre in francese di commentare spettadunquea Nicola d'Oresme I'onore di esserestaar il primrr ad userela lingua francese Per testi scicoti6cic lilosollci. Scconclril l)uhcm si possotrtr

far risalire a lui almeno tre grandi intuizioni o addirittura tre grandi scoperte: l'aferaaqioxe del moto diarno della Terra, l'idea della gea/elria atalitia e la legge del ,loto mforneme accelerato. Non diremo nulla della prima e ella tetza scoperta che esulano troppo vist<tsamente dai temi che qui ci interessano. Ricordiamo invece, sia pur brevemente, dove qualcosa del Traetdtas de fg ratil e ?lentiartm et /N/lrarttm dffirnitatln si pu rintracciare la seconda delle jntuizioni sopra indicate. Oresme parte dal principio che ogni cosa misurabile < deve poter essere immaginata al modo di una quantit continua; ogni intnsit pu essere rappresentata per mezz<) di un segmento verticale elevato verticalmente a. pafiire da ogni punto delI'oggetto cui inerisce tale intensit. L'estensione (kngitrdo) raPpresentata da una linea orizzontale t^cciata erLtro I'oggetto. In ogni punto di qusta retta si inalza una verticale la cui altezza (altiltdl o latiada) propotzionale all'inten" (fig. 2.10). sit\ (ieflril) della qualit nel punto corrispondente dell'oggetto >

altitudo latitudo { i nt e ns i o )

l on g i t u d o
I'ip.2.10. Ci troviamo cos dinanzi a veri e propri diagrammi riferiti a un sistem lssi cartesieni>. di assi ortogonali che nell'uso comune saranno denominati << L'autore medievale sviluppa un'estesa casistica esaminando diverse Possibili cspicazioni delle < jntensit >. Ad esempio, una qualit uniforme si traducc jn una 6gura rettangolare, mentre una qualit uniformemente difforme (ruiftrrtiltr di./furnis)d luogo a una 6gura trangolare. Il caso pir generale quello rli un tliagramma diforniter difornis che suscettibile di ulteriori classificazioni. Stutliando il diagramma uiJarni/er difornis, Oresme perviene esattamente ille rclzioni tra le coordjnate di tre punti allineati. N{a Nicola d'Oresme non cessa di stupirci pr l'acutezza dcllc suc osscrvrzioni : dopo aver clefinito le qultt wpcrtciali,ossia le clualitrrifcritc trotr ai lna lrurrti <1iuna rettl. (htn,litrtda) i punti cl una supcrfcic, cgli ricotroscc chc
rr ll. l)u,1s, cir., p. 5tl.

40

La fliltlppa

dei concetl ta/,i

e nuturici

a al rha$inea

tl ti'kltcblrcr/a itala,to, Ltanao

da l.'i't

4l

< la gtalitt superficiale rapprJenlald da ua cnrpo e uon etitle a qldrl.l dirteuiarce inirunagirulti/e >, Tuttavia, egli aggiunge << octorrecoucepire qualtt. corpc>rea. la cau, J at)erre /t a doppia corpoteitt; esa ne ha ma reah, per ffitto de/l'ettenriote de/l'oggetll, esleni;one che /ta htogo itt ulte le dittterioxi; na rc /ta arc/Le uu'altra sa/lanla ideale: e qtesfa protiene dall'iensit della Etalit, qmlit clLesi traua ripetuta trn'inf, nit di ro/te per la noltitudite delle strperf.cie tlte si posnno hactiarc all'ienrc de//'opgetto > (Eg. 2.L1).

intensio superficies

superlrctes

qtiesta un'ntuizione di straordinaria potenza astrattiva: l'uso delle cosiddette < coordinate lagrangiane> per descrivere il comportamento di un sistema meccanico con tiferimento ad uno spazio ideale a N dmensioni, trova qui il suo atto <li nascita, ll mor.imento filosofico e scientifico lesato all'occamismo si estende e si propaga conservando sempre a Parigi l su centro di propulsione. Tuttavia non mencAno segni di stanchezza e la ricerca sperimentale degenera in una sofistica sterile che in Oxford a\reva trovato una sede dove svilupparsi. Tra gli autori della scuola di Oxford il pir interessante forse V?lliam Heytesbury, vissuto nel XIV secolo, Nei suoi trattati esli introduce oscuramenteil concetto dr acce/eraliote, ignoto alla scuola di Pargi: l'< accelerazione egli dice, si >>, comportl rispetto alla velocit, cos come la velocitL si comporta rispetto allo spazio percorso. Esempio tipco degli studi condotti in terra inglese poi il Liber calutlationm la cui memoria rester \'iva sino ai tempi di Leibniz: in esso sono svolti numetosi e complicati corollari alla legge del moto unifotmemente accelerato.Non si tatta per di contrbuti decisivi ed quindi lecito pessaroltte.

/tt/o .vri Pei legato alla concezione di Giordano, nonch di un commento all,opera tli Oresme; Gaetano da Thiene professore a Padova che sviluppa e precisa il c()ncetto di acceletazione;' Bernardo Torni di Firenze che commenta il trattato cli Fieytesbury; Giacomo da Fod, ancora dell'Universit di Padova, che tet^ tli opporsi alla regola di Oresme sulle qualit uniformemente diflormi; Nicol (lusano che, pur non essendo italiano, vive lungamente in Italia e sott() il profilo scientifico - elabora il concetto dj relatvt del moto. Emetge su tutti, per, Leonardo da Vinci (1451-1519) i cui innumerevoli interessi coprirono anche temt' di meccanica e, pju in particolare, di scenzn clcle costruzioni. Essendo ovviamente superfluo, per la notoriet di Leonardo, ric,'rdarne la bograla e e opere principali, ci mitiamo soltanto ad esporrc , ' l c u n d e r i s u l r a L i . , d e g i s p u n t i m e c c a n i c c h e s i t r o v a n o d i s s e m i n r r in c i s u o i rnanoscrtti, spesso con la sbrigativa ed enigmatica concisione di uno schizzo o ci un aforisma, che stuoli di ricercatori si ingegneranno a interpretar. l)innnrzi alla torrcntzta inventiva di Leonardo . i realt. diflicile stabilirc un conline che delimiti l'effettiva portata delle scoperte: da un lato, Lr stuclioso patticolarmente perspicacepu intfavedervi strabilianti anticipazioni; dall'altro restaper il fatto che - a parte la curiosit srorica le idee scientificheD()ss(,n() csserritenute vive solo nel momento in cui sono rese comunicabli e * fano cult ura >, il che non si pu dire sia awenuto per molte delle intuizioni leonarclcsclrc. ll Parvopassu, nelle sue interessanti lezioni sulla storia della scienzn clcllc c,struzioni, riassume le conclusioni che si Dossono trarre << dall,esamc comlrlet<re diretto d.el CoditeA antin e deeli altii codici minori e dalla lettura <lci (r)mmenti esposti da illustri studiosi,r nej termini che seguono:

< a) La tecnica di Leonardo ebbe, nel campo delle arti meccaniclrc, l)rc.Lrrsorl remoti e prossimi, dai quali certamenteegli ha attinto, ma che ha scntprc "ci \,)rPassato' poich che ha trascritto assai poco in confronto cli ciir clrc lr,r scritto e ci che ha preso poco in confrontcj dj ci che ha dato". <.Argani ed apparecchi di sollevamento con sistemi multipl ci clr.rucolc, rrrttinelli, torni ed altre macchine utensili, vetture automotrici, macchinc bcllitrc. rrtiglierje. basrioni.punti. strumenti nautici, scalrrndri, ,..lvrtrici.,..lr.:rs Lrrrglri. conche con doppie porte a battente, coclee, macchne da filarc, torccrc, rcs\(-rc,-.incannare. cm.rre, pri)getti per il vol() stfumentale, ad ali l)ttct)li r) .r(l r.lr cirnamrcamente cr'mprimenti, o per il volo a vela, paraca(lutc,prr,ltLrlsoli ,t u.l.ic,r, costiruironu princprli oggett de suoi stucli ap;rlicativi c .cjllc srrc t t.tli.,ttzl,ni \hg. 2.12). < b ) l , ' o p e r a s c i e n t j E c a i , e < ; n a r < 1m ,o c l c s t an e l e n r e t c m l t i c h cp t r r c . o t r r t s t r tc o r i g n a l e n c l c a m p o c e l l am e c c a n i c at c r ) r i c ?c d a p p J i c r r t : r L l c l l i rR c s i l c s l c n z r t c i N l a t c r i a l i o S c i c n z ar l e l l c ( _ - o s t r u z i l n i . 1...; f'cii,, !r(,n tulro (pcll() t l r c . c g l i n r r t , s p c s s ( ) o n e r r o r i , r i p e t i z i o n i c t n c c r t c z z c ,n c l s u s s c u L r i r slic g l i c t .tnni, at'rcbbc l.guratll ncl libttt l)t: (/ dr ttllr, cl.tcu\c! (li s(.ri f>t.to Pcnsitt() r c r c , c f r r s c i n i z i . n r n r r n c r r n c l u s s c t e r n t i n c . < N c s s r . r r rs i r r r c s ir l c l l c r l u c s t i r r r i n t c c c a . i c h cu P P a r c. c i n l r n r s c r i i , r r r ak : t riccrchc rclativc, r'rnrc irPl.riono rgli origirrali, n I . r r r rr r c l l , , r , r r l i s o r r l i n cc < . o r r

2.6

IL

RINASCIMENTO

ITA.LIANO.

LEONARDO

DA VINCI

Durante il XV secolo si diffusero larsamente in Italia le innovezioni rella s c u o l a d i P a r i g i e d i q u c l l a c l i ( ) x f , , r d . l L i r r c \ t r r ! , ' l ) c n r , r . i c . r tl a t r . c l i z i o n c r i s t ( ) t e l i c i .S i p o s s o n o c i t a r c : f i a g i < ,I ) c l l i c r n i r l i l ) a r n t a ,a r r l o r c < l i u t 7 ) v /

+z

La sl fpo de; tacelt atii

e tueccdtlici r;t1o dl rina!/

en/o

tl tinarine,jta

;talaho. Leanaa da Vinc

43

le loro mende, rappresentano un imponente complesso per il quale Leonardo super i suoi successori Stevjn e Roberval . pr..or Galleo e Newt()n, t:,::::,:,de//a /eaa refta e il concetto di nnerto di uxi forry e ta cottpo_ .a.ngoky, ,,tJlar,!. dt Jc,rle contorretti, /'equilibrio rul piaro inclixato, la stabiiit"tlelta bitattcio, tl poltgo a dt ro./c /aT.ian(,i untri.di grat, /e rarrncole, k taglie. il problema dellc traTiorti ainco/ari,./a resis/enqadei maleria/i, la teoria tle//,ar e l,a//rt/0, I concclti dt lor<a, pertur.ior(,.in?eto,.p o, h leggi del m0t0, il moto lattcah dei graai, \beri 'f su unpraDo rncltnato, il aoto aia,lento proietti/i dei -fonti e l'arto sono gli essenziali .ggetti della meccanica vinciana, di cui le prime si riconoscono in ,Ari^e stotele, Archimede, Erone, Giordano Nemorario Biagio pellicani da parma, me le conclusion.hanno un posto emnente nello sviluipo della statica e della o r n a m t c a e d e l l e l o r o a p p i c a z i o n i >' , . In verjt, per molti ei problemi afftontati, Leonardo limita il suo intcr_ \ e n l o a l l a r e c e z i o n ed i c o n c e r r i g i n o r i , s v i l u p p a n d o l i applicativamenr (i,s c. .t.-fi9 per il problemadeia leva,dove egli ;nr.odl'.. a disrinzi.nc rr:r :,nd J braccr rafi.o corporei AO, BO, e i bracci potnziali o deali A'O, B,(), rap_ Presentati dalle distanze tra il fulcro O e le iette d'azione dei pesi (69. l.l3;.

tig. 2.1i.
Cos ancora per 1l concetta momnto, dove egli fa propra la lezionc di . dcl De raiore poxderis. E dalla scuola di Giordano egl trae-gJi strumenti pcr l() .tudio dell'egulibro.di un peso sul piano incliniro senzi pernlrr,, vcnirnc :r cPr) In modo conclusrvo : qu per traspaiono alcune indicazioni nuove, aJnrcr( I li dve Leonafdo nota che i grave divide il suo peso in due < aspetti > dillc_ rcnt, secondo la direzione BC e secondo la direzione NM (fig. i.14); tl, trt

'' ''...::

I;i.q.2.14.
ltig 2.12.
'l](j'|)l'rv()pisslI,|'inmndi|i.l./hnt|\,'|,I//'l|||l1|lt!.th|Jh'll.hnu'('i)| l . , " . t r u ? ' t r , ( . t . . p . l . ' H 1 f ) , i \ t , t . i r r , , ,l , , S . )dl|||/|1I,h]ll. |0

l,r

44

La piltlppo dei

ncetli $ati

e ,e daici rina al titurti'

enlo

Il rinanimcnto italia o. Leaflardo da Vini

45
] D
I

parte non si spinge pi innanzi e non indica in qual modo il peso (verticale) s i r i p e r t i s c an e l l e d u e c o m p o n e n t i . becisamente innovativa invece I'analisi che Leonardo tenta di svolgere in tema di decomposizione di una forza (o di un peso) in due direzioni concoffenti. Lo studio condotto considerando un peso sospeso a due cotde AB, BC (fig. 2.15): Leonardo si domanda come esso ripartisca la sollecitazione sulle o"" .otd. La sua tesi pu essere espressa in termini moderni, indicando con N,ro, N.,c la fotza notmale su AB e su BC rispettivamente, mediante la propofzlone I N_nn N'*. DC AD

(2.6.'t)
Fig.2.16.

e questa una relazione crtatl, mentre quella corretta : NTIT -N";i: DC AB

AD'-c

(2.6.2)

appatsaun istante, emergendoalla super6ciedi opinioni incomplete o efronce, si inabissatanuovamente,attendendo dal futuro chi I'avrebbe definitivamentc tirata a rya>>'4. Il Codice Arandel ai fogli 11t e 95r, e il Codice Atlaxtico al foglio 33v riportano interessanti applicazioni del teorema, ben intuito da Leonardo, detto dcl poligono,di sottertaqione seconAo quale, se ufl corpo pesantepoggia su un piano, il I'equilibrio esige che la verticale passanteper il suo centro di gravit incontri il piano all'interno della superficie di appoggio. La ragione ci appare subto chiara quando si consideri che il vincolo costituito dall'appoggio sul suolo capace esptimere soltanto reazioni d'ugual segno (e cio rivolte verso l'alto), ad cui la loro risultante necessariamente interna alla basedi contatto (frg.2.17): lret quindi mentre il caso (a) della figura pu corrispondete a equilibrio, il iaso (b) lo escude,restando presentela coppia formata dal peso e dalla reazione complessiva.

Fiq.2.15.
Tuttavia, tra i suoi schizzi si trova anche un'altra enigmatica figura commentata da un oscuro ragionamento che fa appello a una ideale leva angolare di bracci DC e CF (frg. 2.16).Il Duhem suggerisce allora I'ipotesi che a Leonardo balenasse la rcgola.:

: t ^
I

N,rrFC:

Q DC

(2.6.3) l;i.q.2.17.
r { l ' . I ) u h c r rc i r , , p . l l l l . ,

a.qgiunge Duhem -- le corrispondente al vero. <Nel genio di Leonardo idee recipjtano tumultuosamcnte, ma, talvolte, manc\'^ al grande pittorc la potenza ci efferrate e di lissare Pcr scmPrc lr vcrit che qucst() t()rrcntc im1tct n o s o p , , r t a v a f a m n r i s t l l l l ' c r r o r c . I ) c r c i i r ,t s s t i s l l c s s o ,l ; t Y c r i t r c b c g l i c r

46
2.7 CONTRIBUTI ALLA

Lo n)hlbto dei conretli statlci c ,//eccai ri o al indrci

cnla

(l,th.bl/i

di Leanaro alla rei:lefl<a

di nateali

47

DI LEONARDO DEI MATERIA.LI

RESISTENZA

il materiale ben rapptesentatadal rapporto

aorr" A l,area della sezionc { trrsvefsale; indicando con o tale rappotto, cio: P

Patticolare interesse, per noi, sta in quelle ticerche e in quelle esperienze permettono stt.lla resienqa dei nalerali, s:ulrla learia delJ'arco e s\rll'attrito che << di considerare leonardo come il fondatote sasace della scienza delle costruzioni quale oggi intesa, geniale precursore diGaljleo,r's. Il metodo seguito quello del confronto tra le resistenze offette da travi di medesimo materiale e con diverse dimensioni, al fine di stabilire una proporzionalit diretta o inversa tn la. c p^cit portante e I'altezza, lo spssore, la \unghezza, Pet la colonna o il sostegno di sezione quadrata o circolare caricata unifotmemente di pesi sulla base superiore (fig. 2.18), stabilita la tesi che la resithrTa a compresione proparTarule alla vrperf.ce caricala e inaertamexte proporqioaale al rappzrtl lr.7 a ltngbeqqa I e il latu z della bate quadrata a il ragio del cilindro (Cod. Atl., (1s2tb)). E una proposizione solo parzialmnte corretta: noi sappiamo infatti che se P il peso complessivo agente sulla colonna, la sollecitazione cui soggetto

(2.7.1)
si ottiene infatti una misura di intensit dell'azione esercitata su ogni elementcr suger6cie; oggi il nome di tensiorce denot^ la forzi agente sul;fell1.r a I u n r d r s u p e r-o.prende g e n e r i c a s e z i o n e r r a s v e r s a l eD i p i i r , h c r ed e a . oggi noi sap_ che per ogni materiale esistono valori lryi/e di 6 in corrisp"o'ndenza lriamo .l'el qual si verificano fenomeni di sneraaneo o dJ rottura. Se dunque sclviamo t/ linin la Q.7.1\ nella otma

(2.7.2)
s riconosce che la tesi di Leonardo corretta per la prima parte: il carico mas_ smo sopportabile dalla colonna direttamte pioporrio.rule all,area della sezr,ne, Lalseconda parte della tesi invece erronea. Eppure in essa rmplcita una noteyole intuizione: che cio la :neleqqa del pilasiro abbia influenza sulia forza di compressione massima che ssere ;stenuta. Ota nor sappramo _po che questo vero : la tratt^zioe valida in proposito si pu far risalire u bler,,, come diremo in seguito. Ma 1 fenomeno-.he intervne quando il pilastro \ultrcjentemente.esile non riguarda ptopriamente la resistnza del aterirlc; flfulroa rnvece ta posslbtle rnsorgenza d,i un, ix.ttabi/it, per la quale la sttuttura, Pur soggetta a un carico assiale pu inflettersi. ll Salvadori'6 cita_al riguard la vignetta di Chadot che s,appoggia con . tr()ppo vigoe al suo bastoncino esagertamentesnello (Iig. Z.t'ljtTi tratt^ .i un fenomeno complicato per essert chiarito e descritto' aialiticamente : e la (r,nclusione che il urita critito P", per cui esso si verfica legato al rapport{) I c , , n s i d e r a t o a L e o n a r d , ,s e c o n d o u n a r e a z i o n ed e l t i p o : d .r

'-"= *

lu")t

(2.7.3)

t|l'c K un opportuno coefficiente di proporzionalit. pertanto, la F<rrmula crrrrta deducibile dalle parr>le del Cadice l )rttico:

),. K,= (r/r) Fi.q. 2.18.


r 5 ( i . l ' r v r t ) x s s u .( i r . , 141. r f ' M . S x l v i f r i , I l , l l c lll lc.r , ,/.r ttruthn.t1,t ..t l,ittt/n, r|rrt. ir,. p. 91, I\titrrro. 1964.

(2.1.4)

48

Lo pil p,o /lei cocel

na*i

e ,tenanbi

sitta al ri as'//e,lto

C1ntrib/tti di Leo aro alla re:istenry dci ,lateriali

49

l o ,
f

l ll o

Fig. 2.19.

I'i.g.2.20.

s quantitativamente inaccettabile, ma testimonia in Leonardo una Prma avverlenz del problema che solo nei secoli XVIII e XIX verr pienamente in uce. Oltre alla trave c ficata assialmente, Leonardo considera anche il tema ella traue infessa, sta nello schema strutturale della nenso/a soggetta a un pso sull'estremit (il cosiddetto < problema di Galileo >), sia nello schema della trlta a$e ebetporti fori d'.uxo trave appoggiata. Pet la mensola egli sctive'7: <<Se nl/ra 100 grorse<<s regie 10 libre, che regier 100 nile asle di sinile tporto iriene nllegale e tnite ? Dica che se le cientogrosv<<e regano 10 libre, cbe le 5 grosseTle regieraam 10 taxti che te 100 e v AB 5 grosseTTee' san 100 aste che regie 20 tzti/a > (frg. 2.20). In altri termini, la resistenza sarebbe proporzionale all'atea della iezione e inversamente proporzionale alla lunghezza. La tesi errata nella prima parte, poich oggi sappiamo che la resistenza proporzionale allo spessore e "l qo"dtuto dell'altezza, per una trave di sezione tettangolare. Su questo tema dovremo soffermatci a lungo nei capitoli seguenti. Pr la trave inflessa appoggiata agli estremi e c rrcat:a di un peso Q nella r;lezzeria, Leonatdo giunge vicino alla soluzione vetitiera, studiando' sempre col metodo del confronto, la frucia, ossia lo spostamento trasversale massimo della linea d'asse, a seguito della deformazione. Nel Codice Atlatrtica, al foglio 332r1t (e anche ai fgLi 1"52rb, 211, 225r{),le considetazjonj sono svolte Julle figure qui riportate (frg. 2.21 e 2.22), che si Possono ritenere, cc,me

"-;*_-;

I
l l

I i.q.2.21. lrt.qlteqqaper peso di 8,v-CD, se sar, corueredo, di drl>licata.far/e;1a a ..1l, t' rtou 1 f it.gLer , di uu krghe71.a per ,/a ca pe:a clte 16, percl i h utt dd/t /ru.gltti.i.,t ,li ,18; e siniluenle l:F, per esrerela ncl fu la /ra.gltc7.7.a CD, /rr il rhltlit liri di
1

dice il Marcolongo'8, tra le pi celebri del codice. Se Affetma dunque Leonardo (Ftg. 2.21): << AB

si pie.qadi

t,

ai "o

' 7 N c i n r r r r r o s c r i t rc o n s c r v r r i l l ' / r i l l r l / l : n n n , A , 4 9 t . i t 3 t { . N t , r r c , , l , , o g <. \ t n l i l : t x n , p p . 2 3 5 - 2 3 7 , l l o l , B r I r , 9 3 7 . ,,

di srn h4glte;6.a ptr )2 pcri t>. , lt,, in (nrl. t1t/., 152rb: < 7ir /rourrri /a/ .[nri1 t rr.rit/rtr/irr n/h u'/h,.ry/iottt 9 /n di pari qrulitr'r (li'A. 2.22) qrurlo rtt//rr tt/n inr/t d'un di qulh'; li . I ll n tua 27 t .wt 9 lnui, tdrtut|rr' (.1), t'i /,t a d Ptrlt l'(ri, sot/iur J; e.rundo

lor/t t talcr

50

Lo sril|?po dei ro cetl rtatic; e

eat'ici lixo al rinarrincftto

Ceka

dhl i rtapP della neaanna ncl XVI

scalo

)l

Fiq.2.22. cos, EF, che la nonaparte della largbeTqadi CD, sosterr27 perch 9 aoltepi corto di ll >. La telazione corretta tra la heccta f, il peso Q e le dimensioni della trave appoggita di lunghezzaI e di sezione quadtata con lato a, :
l3

Nicola Tartaglia 0506-1557) pubblica presso il famoso stampatore Curzio Trojano I'opera De ratiorc potderis dello pseudo-Giordano, e si occupa di problemi dinamici, come la caduta dei gtavi, nei trattati Nnaa Scientia (1537) e pzesiti et lwextioni dit,ersi (1546). Girolamo Cardano (1501-1576), autore in meccanica del De Sabtilitate (551) e ell'Opas noun (1570), riprende il tema della leva mettendo in conto, rispetto ad Archimede, il peso dei bracci e I'effetto sul moto indotto dai vincoli che obbligano il gtave a seguire un arco d cetchio; si occupa pure delle altre macchine semplici. Guido Ubaldo del Monte (15451607) esercita una grande autorit col srro Mebattiort/n Liber (1577), letto e studiato da Galileo, da Cartesio e sin anco da Lagrange: l'opeta di Guido Ubaldo < talvolta erronea, sempre mediocre > (Duhem), tuttavia fa data neLla storia della meccanica, poich riassume e trasmette alla cultura scientifica successiva il bagaglio raccolto dall'antichit e dal medioevo. Giovanni Battista Benedetti (1530-1590) merita di essere menzionato per \'er saputo correggere la teoria di Butidano sall'inpetas, afetmando che ci<) che si conserva f inpelo in linea relta: questa un'antic rpazione del prircipio di rer7ia. Purtroppo Benedetti fle trae una conclusione sbagliata: che cio una ruota assolutamente priva di resistenze d'attrito non potrebbe continuare indefinitamente nel suo moto rotatorio. < Infatt, quando gli Scolastici del XIV secol<r epplicavano la loro dottrina dell'i npefts sia ai movimenti rettilinei, sia a quelli curvilinei, confond\'ano due nozioni che la scienza classica ha dovuto sepanre: 1I prircipio di inerqia, o conservazion, in certe condizioni privilegiate, del movimento rettilineo e unifotme di un punto f.rlatetiale isolato, e i\ principio dell'eaergia,che coinvolge la conservazione della forza. viva, quando le forzc non compiono lavoto. Benedetti, se ha avuto il merito essenziale di intraveclete il princpio di inerzia, ha misconosciuto pr contro una Patte della verita cnersetica della tesi di Buridano > ".

(2.1.s)

dove K un coemciente di proporzionalitr, dipendente dal matetiale, che in seguito impareremo a detetminare. Si ticonosce perci che almno in parte, le proptiet implicite nella (2.7.5) sono qualitativamente intrayiste ne testi sopra citat. A Leonardo si debbono ancora alcuni tentativi di ttattazione stzrtica sulI'arco; e si pu dire senz'altro che egl ne ha comprso I'intuitivo funzionamento strutturale. Su questo punto per, desideriamo ora sorvolate, rimandando al cap. 9 dedicato agli archi e alle volte.

2.8 CENNO SU ALCUNI SVILUPPI DELLA MECCANICA NEL XVI SECOLO


Per btevit, non possibile ricordare i numerosi scienziati del XVI secolir che opetarot.tonel campo della statica e <lellacinamica,rivalutendo I'espcricnza mcclicvalc rlsprczzatncltgli umanisti c ormai cadutlt r-rcll'ollli,r.IJtsti un ccotl().

'u ll. l)'rs.,\,it., p. 102, t

Cli ltogg]ettincbe lanno.farla la neccann

)J

3 LA CONQUISTA DEI PRINCPI NEI SECOLI XVI E XVII

3.1

GLI

( OGGETTI

> CHE

HANNO

FATTO

L-A' MECCANICA.

Quanto pir avatziarno nel nostro cammino storico, tarito pi diventa dillcile tenere in mano le la dei diversi agomenti che si vanno sviluppando: la meccanica, dapprima raccota nel breve volume di alcune nozioni sull'equlibrio della leva e della bilancia, si arricchisce di nuovi modelli, di nuove domande, di nuovi strumenti, e il campo delle sue applicazioni si estende per ogni va della tecnica, riservando una sempre minor Parte di s ai problemi specifici c h e r i e u a r d a n o l a s c i e n z ad e l c o s t r u r e Pr questo necessario che il nostro stesso discorso abbandoni vieppii le larghe isuali, lasci da lato importanti capitoli che in una stotia generale della meccanica meriterebbero di essere collocati in primo piano, veicolando l'interesse su quei soli contributi che hanno attinenza alle costruzioni. Ad esempo ci asterremo del tutto dal menzionare gli sviluppi ell'idraalica, owero della meccanica dei fluidi che, a partire dalle geniali intuizioni di Leonardo, prese sempre maggior terreno nella ricerca teorica e applicata sino a diventare finalme.re, col XIX secolo, prototipo di scienza perfetta nel'ambito della meccanica classica. Parimenti non parletemo delle applicazioni alle marehine, tralasciando, di massima, la" dnamica a favore della atica. Di conseguenza, lterremo che il lettote gi conosca nella loro nascita storica e nella loro configurazione concettuale i grandi ptincpi della meccanica scoperti da Galileo e da Newton (il principio dt inerzia, la legge fondamentale che c()nnette la forza all'acceletazine,il principio di azione e reazione), per soffermarci su alcuni concetti elementari che direttamente, o meno, sono utilizzati nell'analisi strutturale. Tuttavia, questo ptimo paragrafo pu conscn'are un taglio ntrocuttivo, c()me un bteve tiassunto clcllo straor<linati<lcammino chc l1 scicnza l-titsitpttl<r p c r c ( ) r r e r cc o n c r c s c c n t ei n c i s i v i t n c i p r i m i r l l t c s c c o l i d c l l ' c p , r c l tt ' l t . c l c r t l l .

rapido e suggestivo Lcco: la via forse piir sempliceper offrire un Panorama I'attenzione st partirolari, priailegiati oggettiche i.r,rr-.rr.r" quella di rivolgere la rifessione"di secoli hanno saPutoestrarre tra tutti gli innumei;;;;";^ racchiusoun t.tlrii "f,ti oggetti utili alla vita quotidiani' poich.in ess. sciitto su con immediataevidenza'nela sua ,,;geii ,,,,lr,'."me se vi Fosse che <mateo . i i r ^ ' t . - o f . t . . C c o n o s c i a m a l c u n id i g u e s l io g g e t r s i n g o l a r i oflentano un i> rializ,za,,,o un concetto, che rendono visibile una legge, che , "d ese-pio la leuae la"bilawia, cone s' visto nei capitoli-precer"ir""tl""," I'intui. d r ; ; ; ; ^ i , ' r , i " t u < J is l a s c o p e r t a e l c o n c e r t o . d im o m e n t o ' ;;;: delle leggi di equilibrio' ,i,,".'a.f principio dei lavoti virtuali, la definizione a d i oartic " n 'oon,"o i a r e . e l ' e q u i l i b r i o l l a r o t a z i o o e ' il \Vti t..olo il campionario degli ogetti si arricchisce preciin volta meglio e isolandoperci con-maggior cura gi.aspetti.divolta sancosi i liryagio con distinzioni come nel frattempo si ir1cchsce """i""".i,-.tri norme pir esigentiche gi da sole adombranola teoria' viene r;:;id;:-:; accoglie pro!,"i i" f"l. il ruolo dej piana"itclitaoce, nelle mani di Stevino' la decomponibilit di una forza second<r f,,.,a" t aritn meccanichee soprattutto la regolaful Parallelogramna. taccolgtt di i q,ri ii p^rso breve perch il pesosostentoda ut,sisfema fm 'cortpobilit ,\i/k 10,1,e quello relatlro al pakgn'to famlare stuil o,|i,u;io rli -e modern (lella a c Ji.iti claSrevino da Roberval, onducendo lla sistemaztone ' Varignon porta a compimento nella sua None/h. Mhaniqae statica che '*perspi a" ,nrnro1n, gi' nota d"ll'antichit e consideratacon intelligentee rigorosa del pri pir generale crcia da Guido bildo, "pr" alla conoscenza n ,lri lorori airtttali, pisente in Stevino J denitivamente configurato ,ii;o anche Lagrange' nella o,j'.' 'itt"-" di pulegge si riferir i;;r;;;G;;;;iii, ana/itica, pet la sua nota < dimostrazione> di questo pflncrPl()' 'l[eccatrca libera e ll Praierh lanciato da una balestra o cla utr 1l corbobesarte cadala tgi"tpiii in di*entano con (alilcrr ,r.t ttt"aio".,o del oncettodt inpeturs, ."."rr.." ircr7ia c per il modeilo"prefrito per giungere alla definizione..delprircip,iodi prendc-rit i;,, ;;",.ti., an, trgi dil tttto oiele,oto: e sempredalla caduta,del grave cineagitarono il mondo . della meccanlc Icl rr'r.i. una clelle-Famose Erere//es portando p"i,rllr con ivirr ..1.r", a operadi L.ib.ti, in p"olemica Cartesio, all lesge (lcrrll clcirrizicrnedella .firry aiva, dtstinta. dalla Ercutil di tuo0, e
' '' ' ttlftrut<t e erergetlca. pallirrc cltc.'ti ,\i,.ttn,tt.,t enso cli significato si rivele essere il caso di dru cli un pritlltt/n 0 srr un piano otizzcrnlale;Cattesio tavvisa in esso la traccia di tttttlo' cbc si crtri,, tcc,rncl,, cella meccanica: la ctlnsetvazione delh qtunlitr nullrt t " n . t t " i " m t . , c l ,irn d i t e t t o , a l l a c o n c e z i o n ea r i s t . t e l i c a c l o v c ili;..ia mantiene pcf scmPfc ,rr,,ra,,a" uon m<lssocaqualclrs'altro c lrn sistema isolato L' Lc r u , r r r t i t i i m , , v i m c n t , , , ic t r i e s s " ( l . l x t o ' 'ifi r li dccifrr1L iarg lrl IbJ,rt .\'orictlrli Lontl.a fircttc ^PpLr!t() c()tcors() p c r I ' r ' t r t oa n c l t s t i c o 't l i W r c t r i l z i , , r t cc l e c l c g g i . l c i ' u r t , r: c i c ( ) t r t r i l ) u t r l i W a l l i s lluygcns' ' t ( i l r r r n r l c , , r . l l i ' r " , n , l c l l r tc t t l c d r l l c l o n d i n c s c )p c r l ' u r k r c ' a s t i c oc t l i clti'iritlrcrrr"dcllrt ri''sta c <lclicrltn ' , r , i ' t , t , , i i , n , l ^ n t " t r t r t l i1 . r c ri l s t l c c c s s i v ' r

54

Ld .orlqaisla dei li,tcpi

ttc; Ieali XV

e XVII

Gli <tagelt; ') ce bat1flofatla Ia neuanica

5f,

distinzione txa, la, lege della quartit di nofo e la lege di coxseraaTione dell'exergia. Ma altti oggetti entrano a. fat p^rte di questo strano campionario: ecco _ il pedok che per primo Galileo seppe osservare con una attenzione d,improvviso tidestata dall'abitudine alle cose comuni cui nessuno bada. E cos Galileo mut la lampada mossa a una yentata, nel duomo di Pisa, in rcettacolo di domande; la rcse d,afatto bruto,fato vierifn. Al pendolo si collega la scoperta delle leggi el moto rotatorio, d.elle ollaqioni e d.elle aibraqioni che costituisiono oggi il nucleo centtale della meccanica tecnica e in particolare della diaanica itr t/./rale; al pendolo si connettono i concetti di acceleraqione Ai e forqa nntripeta che ne.lla sintesi newtoniana modificheranno a grande scala ii quadro della meccanica; nel peso collegato al punto di sospensione con un filo si fa luce il terzo principio di Newton, 1l prfucipk di aTionee reaqiore; e nell'esperienza per crri, levato il peso pendente da una parte, a una cert^ quota, esso risale dall'altra alla medesima altezza, si rende visibile qualcosa che, con Huygens, diventer una formulazione del teorena delle forze tiue. ll pendola composfo,considet^to ,pp,r.r dalo stesso Huygens, conduce a , dover introdurre, tta. I'a.Ltro, nuovi entj meccanico-geometrici che in seguito saranno organicamente coordinati dalla << geometria delle masse>: si tratta n particolate del, nomenfo atho e del rzomento inerqia st cui Huygens dimostfa di utilissime proposizioni. Ed ecco un nuovo aggeggio, estratto dai macchinismi pir usuali, entra a far parte dei modelli teorici e sperimentali pi importanti, dndo il via a una svolta tadicale non solo nella meccanica in genere, ma anche nella scienza delle costruzioni e neli'analisi delle strutture: 1l nolla, sia essa elicoidale,sia essa a forma di spirale, o pi semplicemente rn fk netallico defarnabile sottoposto a lra<iotxe,ptendc con Hooke un nuovo aspetto, esibendo con stfaotdinaria evidenza il fenomen o dell'e/attit. Forse chiunque sapeva, da immemorabile tempo, che quanto pir si tita una molla, entro crti limiti, tanto pi essa si allunga. Ma questa owia consapevolezza non valeva ancor nulla. La molla diventa realt yienlifru nel rnomento in cui Hooke ttasforma la cognizone intuitiva n proporzion che sottintenda aivrabilit; la legge << tenio sic ais>>' va colta tnsieme all'osservazione che at Hooke ne trae: che cio le forze possono essre misutate dalle corrispondenti elongazioni. Questo d luogo, se si considera bene, a un nuovo cocetto di fotza, concetto che gode del requisito oggi ritenuto da taluni essenziale (Bridgman) - dell'aperatitit. Che cos' nfattt la forqa? La descrizione che ne aveva dato Leonardo non certo incoraggiante per una mentalit scientifica < rigorosa >: << Forza dico essereuna virtr spitituale, una potenza invisibile, la quale per accidentale esterna violenza causata dal moto e collocata e infusa nei corpi, i quali sono dal naturale uso retratti e piegati dando a quella vita attiva di maravigliosa potenzia ) (manoscritto conservato a"|l'Irctitut de Fraue, A,34v). Certo, la forza pu essere definita dinamicamente come caasad.el moto o, pi propriamente, a partre da
I Da iotcndcrc c<llac (tt txhtttia ri ,,r), ossi^: (tlc I'cl(nrg^zi(rrc, <1ualcl:r forza >.

Newton, come attt.t di accelerazione e, in questo senso, lecito datne una nitta tvalutzndo, Per un corpo assegtato,l'acceletaziofle conseguente Ma questo metodotlinamico, . sol", "o" pu astare, poich si tradrrrebbe in una sorta di circolo vizioso r nofl ha sens stabilire come legge fisica una proporzionalit tta forza e acceletazione se l^ fofz^ pot' defnita, in ultima analisi, grazie a tale orooorzionalit. D'altro lato il ritenere la fotza come semplice referente causale "1 -oto un atto scientificamente poco fondato, poich fa appello al ptincpio neaf;ico dt causalit pet il quale tutto deve avete ura causa. "La diffid.enzz per il conc;tto di forza restet costante tra i meccanici attenti al problema dei fndamenti. -A"d esempio Saint-Venant scliver al proposto di esserproblematici, 1ne f866;: < ben possbile che le folze, questa sorta piuttoso di aggettivi sostantivati, che non sono n materia n spirito, esseri .ihi e in.or"ie"tt"ti e che bisogna tuttavia dotare dela meravigliosa facolt di ^pprezzate le distanze e di proporzionare puntualmente- le loro intensit, siano spre pir espulse e scartate dalle scienze matematiche ). 'Ebbene, dalla legge di Hooke <<a te .tir rr, ,fu) scaturisce tn metodostatico per la misoia (e la dl"6nizione) della orza, il quale certo. non cancella le difficolt epistemologiche, ma almeno allontana il toppo ai)parscente circolo vizioso sopra indicato. L^ forz da misutare produce rlna deformaz.ione elastica ed .q,rilibtrt^ dalla forza" elastica che cosi si genera: si hanno alloxa i dinamonetti oiriloorc n nolla,\e bilaxcedi tordone uniflari. Schemi elementari di simili strumentr sono riportati nella fig. 3.1 : e il loio funzionamento facilmente intuibile s ca nonsigere ulterio;i spiegazio ni. La frg.3.1.c rappresenta..la bilancia di torsione monJfilare di Coolob"che serve a valutare unalrza applcata all'estremo A in direzione normale al braccio O.-A e al frlo di sosPensione OrO" ' L'equipaggio BA, soggetto a tale foxza, ruota di una certa quafltit essendo contrastato dalla razione elastica del filo sollecitato a torsione. Infine, quale wltimo ogelto che presentiamo ifl questa-rapida e incomplet^ rassegna dovetoso ricordare la prima struttura sulla quale si sono accentr^te lung, reiterate discussioni tra i principali scienziati del -XVII secolo e anche del-successivo, da Galileo a Mariotte, a Giacomo Bernoulli, a Lerbniz, a Yari' gnon, a Parent, e finalmente, a Coulomb e a Navier; la prima struttura che ha

lti,q. ).1 (ta l)cnnt,

ridist.Eto/l).

:)o

La canqsla dei pr cpi nei let.ti

XVI

e XVII

Stuno e l'equlibrio fnnicolate

57

anlmato un nuovo cofso per la scienza del costruire raccogliendo I'interesse di tutti i trattatisti di resistenza dei materiali, da Belidor a Gira, a Musschenbroek, orientando su di s le prime verifiche sperimentali. lo schema della lraue a taensola caricata d'w peso a/la yn etrentiti /ibera gi considerata da Leonatdo, tna ormai universalmente indicata come u problema di Galileo >. Anche noi, nei capitoli sgunti, dedicheremo attenzione a quesro srnqo lae oggetto che tiene racchiusi alcuni dei principali enigmi delia meccanjce strutturale. Per esautire, in modo tecnicamente adeguato, la sua descrizione, sar necessario apprendere a uno a uno i concetti che governano l,intera scienza delle costruzioni: quelli attinenri all'eElibrio e alla de6nizione della tercione, queli. riguardant t la defornaTiore e lo stato di rpltlamento che configurano il capitolo .lella cangr en<a,e da ultimo quelli che si riferiscono al comportamento fenomenologico del materiale e introducono al tema dei epani rostittrliui.

A r s t o t e l e .A r c h i m e d e , l \ fe d i o e v o , EquiIibtio. P ncipio dei Iavorivirtuali. Concetto di momento,

M e d i o e v o ,L e o n a r d o ,G a l i l e o ,S t e v i n o , Roberual, ecc. Decomposizione di una forza. Regola del parallelogramma.

Stevino Antichit, GuidoLlbalclo, (Bernoulli), Lagrange. Ptincipiocleilavori vtuali.

3.2 STEVINO E L'EQUILIBRIO FUNICOLARE


tratrato di srarica in fiammingo. col tirolo Eeghnx/rder lyeegratts,(1580)rraccolse por ie sue opere nel 1608 denominandole Ilypannemata tral/,tctttatica. suoi I interessi si estesero oltre il domin.io della meciinica: assai noti acl esempio sono gli studi svolti da Stevino in tema di prospettiva. L,impostazrone geomctrica pervade anche la sua statica, dove si fa strada il tentatiro di fissare i concetti e le leggi con pute considerazioni di equilibrio, evitando di riferirs agli spostamenti o alle velocir (virtuali). Infatti a Steyino appariva illogico dedurle le condrzronr che garantiscono I'immobilit (ossia l,equilibrio) appellandosi a movimenti inesistenti per ipotesi: criticando l^ trat6;1or'e classica dell" leva rn cul sl mettevano in conto gli archi di cerchio descritti dale esemit, egli dice: <Ci che immobile nn descrive cerchi; due pesi.in equilibrio soio .immobili; dunque due pesi in equilibrio non descrivono^ cerchi >. \aturalmente un < sillogismo,> del genere vale quanto vale. impottante per la direttiva lnaugu(ata da Stevino, almeno dal punto di vista str.rrico, poh essa diverr quela pir_seguita dai meccanici postrior, ponendosi come a'iternativa moderna, rispetto alla visione aristotelica. Sul fror.rtespizio degli ,Lllponreruala, Srevino volle che fosse riprodotta una strana.figura: un prisma di sezione rettangolare i cui spigoli leterali sono dlspostr orrzzontalmente; uoa collana di quattordici paline lo avr olge (fig. 3.2). Sopra v' una scritta: Worder en is geer uorder che sgnifca n la mer.iglin no., pir meraviglia >. ln verit Stevino aver-a ragione di sentirsi fiero pei questo cwrlo-s,olgella, poich esso richiama una genle dlmostrozione della legge di e-quilibrio sul piano inclinato: anzich ricoirere come nel passat(),al 1rt-r,ipi,, dei lavori r.irtuali o all'oscuro concetto di qratos -reuutlnr tzlzzzz. Steljni, otticne s u b i t o l a c o n d j z i o n er i c h i e s t aa l a r r i r e d r u n l r i n c i l i . u n i l e r s a l n l c n t cr i c ( ) n o s c i u t o e a s s a ii n t u i t i v o : l ' m p o s s i b J i t l c l m o t o p c r p c t u o . L l c ;.,r',rp,,rzi,,nllit t r , i l ) c s i c o m p l c s s i v ic h c g i a c c i r r n o u i l t t i i n c l i n a t i c l a l u n g l t c z z a c i l r r t is l c s s i s d

Stevino, natonel 1548 vissuto e sino al 1620. inizialmente suo il oubblic

v e d i o e v o , G a l i l e o ,N e w t o n , c a r t e s i o , L e i b n i z ,e c c . Ptincpio cli inerzia. Molo acceletato. Gravi. Quantit di moto. Forza viva

,'
ecc. Cartesio, Wallis, Wren,Huygens, Legg delI'urto. Consetuazion delIa i e qudntita di oto. consetuazione dell'eneryia.

G a l i l e o - H u y g e n s N e w t o n ) ,e c c . { Molo rotatoio. Molo amonico. Oscillazioni. vibrczioni. P ncipio di azione e rcazione. Teotema Momento di inerzia. Momento statico,

Hooke. Elasticit Metodo stalico pet la misuta e la alefinizione della lorza.

.!;
-, .i.-+--,-. - ^, ; -t.tt,:, -- ,. ] ' ;l f t

\__/

L e o n a r d o ,c a l i l e o , M a r i o t l , B o r n o u l l i , L e i b n i z ,V a r i g n o n , P a r e n t ,C o u t o m b , Navior. Fondmentide a meccanica sttultutale.

'l

,rb. l.l .

58

La coflqxirta de PiIclPi

t'c ecoli XVI

e XVII

.ltniw

e I'qilibrio

fanicolare

59

L_-

Fig. ).) appoggi (lig. 3.4), wnz delle tre reazioni V., %, V" resta incognita. per valutarla allora si procede cos_: fssata l'attenzione su Vr, si sopprma idealmente il vincolo.corrispondente. chiaro che, senzal'appoggio, il punto B pu spostarsi verticalmente, a Atfrerenza quel che accadenel i$ena efeftiuo.Ebbne, di La reazroneV, deve esseretale da indurre in B il medesimo effetto Drodott() dal vincolo soppresso:ossia un valor nullo dello spostamento. C sutficiente, come vedremo in seguito, a detrminare la reazioneY", detta i?ercla/i.t,

Fiq.3.2.
evidente, e A'altr^ p^rte la collana cos disposta non pu dare inizio ad alcun movimento che, per il riprodursi della medesima situazione, dovrebbe proseguire indefinitamente. Mach commenta al proposito: << La trattazione di Stevino , nella preistoria della meccanica, come una conchiglia fossile che ci illumina assai bene sul ptocesso di formazone della scienza, sulla sua origine da conoscenze istintive >'. Ma a noi non intetessa ora soffetmarci a discutere il valore dimostrativo di questo argomento. Desideriamo invece ricordate le altre considerazioni svolte da Stevino intorno al ptoblema del piano inclinato. Egl intusce, come gi Leonardo, che il peso Q pu esser decomposto secondo la tangente e la normale al piano; ma egli intuisce anche, come del resto Galileo, che la presenza fisica del piano non indispensabile per l'analisi del problema: sarfciente inporre al pen Q di ranpiere gli $et moaimexti clLe nno cortentili su/ piano gli inclixato (frg. 3.3). Ecco alkra che la aalataTiorc qaafttiatiw della cottpanente nar, nale e di Eulla tangenTiale diaenta possibile, sia sperimentalmente, .ta tearicarte e! Si badi che questo bteve passaggio di importanza basilare per tutto quel che andremo dicendo sulla meccanica delle strutture : chiariamolo con un esempio. noto che se i vincoli di una trave sono sovrabbondanti risoetto a quelli strettamente necessariad evitare spostamenti rigidi, le equazioni delh statica non bastano per determinare le reazioni vincolari. Nel caso dela travc su tre
' F,. Mrch, cit., p. 59.

l;i.4. 1.1.

60

La a"qailta de; piftrf;

,ei eoli Xl4

c XVII

S/eri,to e Sala,ra,t de Cau:

il caielto di lalJoro

6t

Torniamo alle' tnttaz:toe di Stevino. Cancellando idealmente il piano, egli ha ottenuto tna nacchira fanicolare (69. 3.5). Per valutare la fraziore di peso che ptovoca la discesa del corpo - suggerisce Stevino - bastr trecciare una fetta verticale passante pf -4. e ripottare su essa un segmento AB proporzionale al peso Q: se BC e BD sono le perpendicolati alle due funi rispettr'\amente otteniamo in -A.Ce in AD due segmenti proporzionali, nella stessa misura, alle tensioni sulle funi, e quindi alla componente normale esptessir.a della reazione di appoggio sul piano e alla componente tangenziale tesponsabile della discesa. Si pu dunque affermare che Stevino peryenuto, cos, alia regola del patallelogramma delle forze, sia put lmitatamente al caso in cu A(l e AD sono tra loro perpendicolari. NIa dall'esame dei numerosissmi esempi, talvolta molto complicati, che Stevino studia nei suoi Hltpttnxentata nal/.tertatica, risulta che egl fa uso di tale regola in senso pir generale, dove i segmenti BC e BD debbono essere presi parallelamente alle funi: ossia, BC parallelamente alla fune AF e BD alla fune AE (fig. 3.). Egli considera infatti sistemi tamificati partendo dalla tensione assegnatasulla fune verticale (fig.3.7.a).

Di pir, considera le tensioni n an poligortofatrirolarc, detefminand()nc i rapporti sui diversi tratti in modo analogo (fig. 3.7.b). Se, ad esempio, in virt del contrappeso Pn, il poligono si dispone nella configurazione indicata, agevole pervenire alle tensioni nei tratti AoA, e ArA, riportando sulla verticalc per A, un segmento -{rB proporzionale al peso P. e tracciando dall'estremo B i segmenti BC e BD paralleli rispettivamente ad A.A, e ad AoA, . Con questc jnteressanti applicazioni, Stevino si acquistato il merito d'esser I'iniziatorc della staica grafca.

3.3

STEVINO IL

E SALOMON

DE

CAUS:

CONCETTO

DI LAVORO

,\bbiamo detto sopra che l'impostazione degli ltlponunalz tende a s()ttovalutare il ruolo del principio dei lar.ori virtuali, operando con cliversi c indipendenti mezzi di anahsi; tuttavia, si deve a Stevino non soltanto un enunciato preciso di tale principio, ma anche una sorta di dimostrazione chc non molto differisce, per il concetto, da quella pir genetale e raffinata di Lagnngc (t1,[caqre anajtique, 1788). ll modello che meglio di ogni altro pu far quasi toccare con mano l'evi<lenza del Drincioio dei lar.ori virtuali certamente la carnrala. Si consideti il sistema (hg. 3.8.a): il peso P sospeso a due lli parallcli cd quindi chiaro che ognuno di essi porta il p.ro (fig.3.8.a'); clunquc, f, l contrappeso necessario per asscurare l'equilibrio J destra della totella ll r. Il sistema della fig. 3.8.b (detto < taglia multipla > o << carrucola tl'i\rchinrcde>) poi descritto in modo simile, iterando il ragionamento: i pcso l) uno di cssi 1'cntlc a | ;

tlcr"essete att a p

Fig )5

Fig 3.6.

nuovamente sostenuto da due fili la cui tensione

\Li yolta da altri due frlt, caratterizzattda tensinne . .,,ri lia. laggiorc l, i il numero delle pulegge, minore il contrappeso che garantiscel'ccluilibrio. Vccliamo ora la cosa dal punto di vista geometrico, valutando per il sistcnta ri lg. 3.8.a la relazione che passatra lo spostamento- eventuale- clcl pcso l) c cluello corrispondente del contrappeso al propositt, crt gi f, . U,r'anals slt, c()mPiuta da Guido Ubaldo. facje ric,,noscere (1g. 3.9) chc sc il pcso l) si sposta della quantit AA', mpcgnanco i clue li che Lr sostcnson() sc()rsi

l c r c c i . , , \ A ' c d i l l B ' r s p c t t i v a m c n t c ,c o n l J l l ' . i \ , , \ ' , i l c o n t r . r r l r g r' c ' , , ( sl){)stl in scnso contnttio rlclla cluantirr l(', c risLrlta:

Fig. j.7.

(.(.'

zAA'

62

La o"q,hta di pri'\pi n rercli XVI

e XVII

Rileltutu

itt lixgagia

modetna: lararo, Polcta<iale, eflergia

63

Fig.3.9. Spesso, nella scienza, l'invenzione di una patola ha un ruolo decisivo: taglia via equivoci e confusioni e promuorre la definizione tigorosa del concetto. B quindi giusto ricordare lo scienziato che per primo introdusse il termtr'e layoro fissandone la moderna nozione: si ttatta di un meccanico normanno interessato alle applicazioni pir che alla teoria, Salomon de Caus (1576-1630), che pubblic a Ftancoforfe, nel 1615, un trattato dal titolo: Ler raisorc des [orces motaantes aac diaertet r/ahineJ tatll ttiler queplairantes aaxqrcllu sa adjaintt Thrcietrs desxins de Brales ?/ Ionlai,tc.. E bene, a questo punto, sospendere pr un momento la narrazione storica 1,er ofrire al lettore alcune nozioni riguardanti il lavoto delle forze in linguaggir> nroderno, onde egli possa gi familiarizzarsi con il lessico usuale ai giorni
n( )sIIl.

Fiq.3.8. Nel caso del sistema della fig.3.8.b, identiche considerazioni portano a concludere che, se il peso P sterdt d.i un'akezza h, il contrappeso, pari questa sae i wn'akezzz 8h. |, Ci significa che, in un sistema di pulegge in equlibrio, il prodotto del peso per il suo spostamento uguale in valore assoluto al ptodotto del contfappeso pf lo spostamento corrispondente. Stevino trae, da questa ossetvazione, la tesi: <<Ut i?alit/t / age,ttir, ad spalinm Patierfis; ri pIte tia patienlh, ad poteiam ageis 3 >>,nella quale contenuto \l principio dei lauori airtuali, ottnai ficondotto a tezremd,almeno per I'appltcazione presa in esame. Si deve notare per che il concetto di lauoro ancora assente in Stevino, come in tutta la meccanica antica e medievale: certamente noi abbiamo pir volte incontrato presso i diversi autori studiati, espressioni che si possono ritenere sinonime. Ma queste erano spesso caricate di intenzioni e di significati non del tutto pertinenti. volta a
, S.StCri.l,', I lunruth n , t l 4 n h t i , a , . J ,I r b r , ' l , p . 1 7 2 , l . ( i ( 1 , , , l U f .

3.4 RILETTURA IN LINGUAGGIO MODERNO: LAVORO, POTENZIA,LE, ENERGI,{.


Se un punto si sposta da O a O' (fig. 3.10) lungo la tetta x e ad esso :rl)plicata una orzz F che forma con x l'angolo costante o. il lavoro L di F Pcr lo spostameto s cos compiuto, definito dalla:

l-:

F sc o s x

(3.4,1)

z tev'essere computato tenendo conto dei versi della fotza e delo spostanrcnto, poich ne rappresenta l'angolo compreso.

( ,

o
lti.q. ). 0.

-i-
'. 1'\

64

La o q :/a iei P\1?i |ec('li XVI e XV nei

meccanicat di Bobetttal e d Varigw, La <<ltttora

65

Utilizziamo ora la notazione vettoriale e identifichiamo la fotza e lo spostamento con i vettori F e s, dotati di intensit, direzione e verso; il lavoro si esprime, semplicemente, come prodatlo rcalare o ixterno; cio: L: F.S

tit infinitesime dx, dY, dz:

- . : Taj u t *

-J : a r

u
ay

- l i- i u r

(3.4.8)

(3.4.2)

Per note ed elementari relazioni di calcolo vettoriale, si pu dar forma pir esplicita alla (3.4.2) considerando le componenti F*, Fu, F del vettote F iirp.tt.r " una terna cartesianaortogonale, e le componenti x, )',2 di s;l-ale infatti la:

-Le (3.4.8) cat^lterizzno le forze conservative' bi ,iono.." che il lavoro comPiuto da una fotza conservativa, quando perdal il suo Dunto di applicrzionepassada A, ad Ar' nondiperde ramninoI ' s o l o d a l l p o s i z i o n i n z i a l ee n a l e I n f a t t i , s e , n r r o , u x:xG) y:yG) z-z(s) s e [ s 1s 2 ] ,

L:

F s:

F"x f F"yt F,z

(3.4.3)

sono le equazioni Parametrichedi l, si ha:

Naturalmente lzL (3.4.3) legata alf ipotesi che la fotza F si mantenga costante nel passaggio da O a O'. Nell'ipotesi contraria si dovrL procedere al solito mediante f integrazione dei contributi elementari di lavoro: dL: F*dx * Fudy I F,dz (3.4.4)

I '^ t^,^, i t g r ' .


J \ ax
"r',,r,

u ', u - : u a , \ ""1 d t ,-y

- Jl\ { x *s -a , r ' d Y d s0 ,- *( 1 : s ut l Jf * o , : + ds ,9* 2 o a


: u(s")- u(s) : u(A,)- u(1) (3.4'e)
ad A, e di Se il cammino I si compone di un tragitto di andata I, da At Ar, risulta owiamente: un tragitto di titotno f, da A, ad
, f .-f ,,, f ,-, I r,r, ou =Jdu ! Jou .f
f r ' I r

Consideriamo anzi la situazione pir generale in cui F percorr un tragitto tra A, e A, secondo una currra I descritta dall'ascissa curvilinea s. Il lavoto com-

piuto da ! misurato da: t . "^ : l F . d s


f

(3.4.5)
della forma differenziale (3.4.4):

e si traduce nell'integrale su I

: u(A,) - u(41) + U(A1) u(Ar) : o


(3.4.6) ,,ssiail lavoro complessivo nullo' ponnliah W mediante la fotmula: i exergia Definiamo ora

(3.4.10)

t . , , , "- i 1 r , d * .)' r

F , . d yL F , d z )

Impotante il caso in cui F*, Fy, F, dipendono rzhct lo d^lle coordinate x,y,z (e non, ad esempio, dal tempo): si dice allora che la {orza F posiTionaie; Ia regrone dello spazio in cui F definta prende il nome di canpo di forla, mentre si chiamano linee di forla quelle linee contenute nel campo che in ogni puoto l.anno tangente parallela alla forza. -{ncor pi importante il caso particolare in cui Ia forma differenziale (3.4.6) uguale al differenziale totale di una funzione U uniforme e generamente regolare delle coordinate. La forza F(x, y, z) cletta mttenalitta e lt funzione U denominata paten{ae. Se dunque:

w-

(3.4.11)

con il Si put) dite, cos, che il lavoro eseguito dalla forza (ossia U) coincicle per qesta ragione \ mrita il norne d\ ewgia ,lrr,lrnutto dll" fonzio.t" W: j,,,r,,lio/r, intendendo che essa misura - in certo senso - I'attitudine della l'rza a compiete lavoro.

3.5

LA (NUOVA DI ROBERV,{.L

MECCANICA

>

E DI V,\RIGNON

F . c t s : d U : 1xu a * + lcu a u + lcu' a " 7 y c

(3.4.1)

, i l c o n f l r n t o c o n l a ( 3 . 4 . 4 )p o r g c i m n r c c i a t l m c n t cp c r I ' l r l > i t n l r i c t r . l c l l c . 1 u t n -

La lcggc cli composizione clclle frrrzc cla stata intuita c aPPlicata dx Stcrico"in,,, m^'nirtt si pur) rlirc chc f,,ssc pictrlmcntc clrilritl, n chc lc fossc pcr la stticf rcquistt') ch cssa in scguito' nosciuto il ruok> foncamcnttlc t

66

La onq ista ei pi"cpi

te recoli XVI

e XVI|

La ( ntaw tecdnira > di Raberual e di Varignor

o/

Furono inyece alcuni scienziati della seconda mt del XVII secolo ad impri_ mee un nuovo corso, facendo della composizione delle forze e della comps! zione dei movimenti la pietra angolare della < nuova meccanica >r,in polica o almeno in alternativa alla concezione antica, tutta fondata sulle acchine semplici e sul principo delle velocit (o dei avori) \irtualj ante litferam. La syolta che si verificata stara veramente mdcale, bench, in ultima analisi, non riguardasse l'introduzione di nuove o travolgenti verit., ma una dlersa otgantzzazione di concetti pir o meno noti, piir o meno presagiti. Ne nata infatti una nozione pir astratta e generale di iorza, interamnte affidata alla sua descrizione geometrica: e la sola possibilit di operare su di essa, componendo e scomponendo, ne ha mutato I'identit scientjfrca. In che senso? Ecco: fintanto che la forza esprime semplicemente la descrizione o la misura dt wn fato fenomenologco, essa resta cnF,nata,al ranqo de modelli concet_ tuali con i quali la fisica riveste la realt, traendo pur sempre dall,esperienza le indicazioni necessare pex cornatarli. Ma nel momento in iui la loria vjene rmmedlatamente assoclata a oppoftune regole che ne governano la composizione e La.decomposizione, essa diventa it possibite trmne di w tinguagio 1n certa misura autonomo o automotivato. Ossia l concetto di forza si distacca quasi dalla realtLfisica che lo ha prodotto e comincia a vivere di una vita pro_ pria, essendo identtf,cata proprio in virt delle leggi < opetative > che la riguar_ dano: e.mno-questea?p/tnfa il prnipil necetsarioe saficirie per la sua connatulqirne, mentre il riferimento ai atti, a.gli ogefti frsict della meccanica, decade al ruolo di applicazione, o meglio_, di pir\ o meno plausibile isterpreta<iane.Nasce cos la ita.tica come scienza indipendente, nurritt di metodi siriili a quelli della geo_ metria, a tal segno da confondersi con essa, e pure non subordinata alla consi_ erazione di spostamenti e di cinematismi, ..,. .r" awenuto fsino ad allora. S t a t i c ae c i n e m a r i c ap t o c e d o n o p e r v i e p a r a l l e l e .s e n z a i n c r o c i j r s s e n o n n e l principio dei lavori virtuali, unite per la una straordinaria somiglianza for_ male- che in futuro prendera corpo in una legge dr daalit. Naturalmente I'evoluzione nel senso qui-accennato si svolta lentamente, e Ia confrgaraztone della forza come ente matematico, come )ettare, d:"-l tutto interno a un linguaggio appropriafo, si rompitrtasoranro jn tempi recenti : s1 puo drre, con la creazione del capitolo dell,analisi matematica relativo agli rPa<i uetzriali. Ma I'inizio del movimento pu essere si rintracciato in autr del XVII secolo, quali Roberval e Vargnn. Nel 1650, G. Personne de Robervl ( 1602-167 scriveva a Helvetius: 5\ <Noi abbiamo costruito una nuova meccanica, dai fondamenti ai fatti; salvo un piccolo numero, le antiche pietre con le quali essa era stata edificata sono stat tutte scartate ), In realt l'innovazione annunciata da Roberval resta per gnn pafie solo intenzionale: la scoperta pi interessante che figura nel Tift desm0.aeme naporer, pubblicato dall'Acadmie des Sciences nel"1693, riguarcla ura dimostrazione della regola del parallelogramma abbastanzasimil a"quela che gra avevamo intravisto negli schizzi di Leonardo. per dcterminafe l,r tfazione che necessarit> esercitare sulla fune BC mediantc ul. c()ntral-llcso p ( f i g . 3 . 1 1 ) , p e r c h i l p c s ( ) Q , s ( ) s t e n u t o a l l cf u n i A l l c l l C s r i r r i n c u J i l i b r i r ) . c

l ; i . q .) . 1 1. llol>crval fa rfetimento all'ideale leva angolare di bracci AD e AE dove AD pcrpcndicolare a BD e AE petpendicolare a BC. Ne segue allora:

(I:P: AE:AD
lrin qui, nulla di nuovo; ma Roberval elabora il risultato ptecedente per via gcometrica traendo da essa la decomposizione del peso Q secondo le diteinYece enunciar subito zi,rn AB e CB. Non utile riportare i passaggi; basterr linea di direzione del pes<r ll c,,nclusione: < Se, da qualche punto preso sula ri trrccia una retta panllell- a. una delle funi sino a incontrare l'altra fune, i lati rlcl trirLngolo cos formato saranno omologhi al peso e alle due potenze [leggi : tnzionil). f)icrrc Varignon (1,654'11722) uno strano personaggio: assertore e iccatrrrc tlcllr uzua mecaia, egli resta tuttavia ostinatamente fedele alla dnamica rispetto alle cognizoni attuali-rli r\ristotele. Ci rende tah.olta inconcludenti lc srrc rlimostrazioni, ma non compromette la validit dei risultati da lui ottcnrfti ir campo statico; anzi, la semplice proporzionalit tra for?^ e velocit chc cgli tnrcvt dalla scuola peripatetica, gli consente una crta sbrigativit ci ptsniryiliichc fortunosamente non inducono errore ed abbreviano il cammino. Ncll'introduzione a.ll'opera Projel d'ane Noruelle MhaniErc, pubblicata ncl cosa l6117,Vurignon si riallaccia all'opinione di Cartesio secondo il qualc cra << il rirlir ,,lrr '> in.rpiegare principio della leva per spiegare la carrucola, e oc cstcn(lc ll portrrlu: parimenti assurdo r.oler sPiegareil piano inclinato,t Partirc (ll lcrrr, l,'rnpianto della meccenica antica dunclue contraddetto: ()cc()rrc tr{)!.rrt rrn ultro principio dal quale tutte le leggi particolar clcrivjno cli cottscgrrcnzrr. Ii,bbcnc, Vatignon ritiene crc tale principio risicca nelln ntttpo.ri1lortt /i la /ti rtt,,r'itlttt : << ragione frsica clcgli cffetti che si ammitano <li pir ncllc mrcr l r r r r c ,n r i p r c c s s c r cg i u s t n l c n t cc l u c l l ac l c i m o v i m c n t i c ( ) m P ( , s t,i. ll tnrttit() frnrirmcntalc Nant /t: llaur1tL', uscit() P()stumo ncl 1725, svjlrt/h Irrlrlt:rrrltcrirrrnrcntc qucst() cr)occtt(), ss{)cin(l() ltllrt rcgolrt dt cotttpn.rii,itttn t n l , n , d i t r i r < l i z i o n c l i r s s i c l ,l : r c o r r i s l r o t r r l c t r lrcc g , , l l r l c l p a r a l l c l o g r a m n r p c r

68

La ca q'ita d prhupi nei lecati XVI

e XVII

tr

eryraTiari cardinali lella ttatha

69

la eomposiqionedelh forry e la deterninaqione della rirultante. Ecco l tagionamento di Varignon: < Quale che sia i numero delle forze o delle potenze, dirette in modo qualunque, che agiscono insieme sullo stesso corpo, o questo corpo non muover per niente, o non seguir che un solo cammino e seguendo una linea che sar la medesima che si sarebbe avuta se questo corpo, invece d'essere cos spinto, pressato o titato dalle forze agenti contempofaneamente, fosse sollecitato, seguendo la stessalinea e lo stesso senso, da una sola.forza o potenza equivalente o uguale alla risultante del concorso di tutte). Per giungere alla conclusione che il parallelogramma delle velocit implica il parallelogramma d,elle fotze, Varignon deve utllizzare implicitamente l'ipotesi errata da lui stabilita nel suo assioma VI : < Le r-elocit di uno stesso coroo o di copi ayenti masse uguali soro come tutt le forze che r.i sono applicte, che cio vi causano quelle velocit; feciprocamente, quando le velocit stanno in tale rapporto esse appartengoro al medesimo corpo o a corpi di masse uguali >. lVIa possiamo passar sopfa questa imperfezione deduttiva, per rilevare un aspetto interessante e moderno dela concezione di Varignon : come abbiamo letto poco fa, egli parla di forze dirette in modo qualunque. Per quanto sembri banale, I'aver saputo astrarre dalla direzione verticale del peso ritrovando nella forza comunque diretta 'ente pi generico di cui il peso caso particolafe, costtuisce un impoftante passo innanzi per la costruzone della statica. Le figure che abbiamo spesso riprodotto nelle pagine precedenti alludevano, come si sar notato, a corpo pesante sostenuto eventualmente da funi o poggiato sul piano inclinato. Nel trattato di Varignon tale costante riferimento vien meno: la fotza ha il srio modello privilegiato nella tensione di un filo tenuto saldo cla mani che lo afferrano e 1o tirano (frg.3.12).

Non certo un modello del tutto soddisfacente: ad esempio ne restano escluse le forze di atttito. per un modello significativo e, per molti prolrlemi di cui si occuper la. staticagrafca, non d luogo a inconvenienti. Al, corTraro, esso ha reso intuitiva un'osseri'azione di cui Varignon fa largo uso: /,t tra:labilit di anaforTa hngo la propria retta d'alione Se ci tiferiamo zlla Fg 3 12 rconosciamo subito che non ha rilievo il punto preciso in cui la mano ptende lrLline, a patto che eserciti la stessatensione e consetvi la medesima direzione. Pet il vero, la cosa un po' pi comPlicata: in generale necessanotener conto anche del punto di applicazione delle forze e non lecito traslarle lungrr lrLPropria retta. Ad esempio, se si vuole determinare lo stato di sollecitazionc tlella sbarretta AB (fig. 3.13) soggetta zlla. forza di trazione P, diverso il r'sultato quando P applicata in B e quando P applicata in C: nel primrr il crLso, tratto BC sollecitato; nel secondo scarico. Se per ci si limita a solc c,nsiderazioni dr eErilibrio globale, ossit se si fa appello soltanto ri colrcetti srtici.Ii rirxlta le e dl /0 /elrto risultante di un sistema di forze, allora si pu supche la {otza sia traslabile lungo la proPria retta d'azione..t\d cscmlrio, 1r,,rrre ., lc reaziooi del sistema rappresentato nella fig.3.14, dove il corpo rigido r ncolato in A con appoggio fisso e in B con appoggio scorrevole, sono le stcssc tltrrlunque sia il punto di applicazione della forza P lungo la retta r.

I i r . ) . 1) .

Fig. ).ll.

.t.6 LE EQUAZIONI

CARDINALI

DELLA

STATICA

.Fig. 2. 3.1

Si srrrro citati or orir i concctti di ristt/tatlt c cli tnnttt/rt ti.ttr//,lt/t Scguclrrlr , r r r , , , r r rI r s 1 > i r i t o c c l l a t r ^ t t i l z i ( ) n c c i V l r i g t r o n , s o l l c r m i u l o c i l l r c l c n l c n t c P c r ,lri,rrirnc l ruoLr fonrlantcntitlc nclla staticl. Vrrrignoll ll'cvl clltlrrrrllo lc opcr ; r z i , , r r i s L r l l c f o r z c n r c r l i a t r t c u r r l ( ) r ( ) p t r r p r i n r i l i v a r r t p pr c s ct tl l t z i , t l c g r i t f i c i t i c il iilo tcso, cui s'ttlicc rssocirtc ttttrt ditczionc, ttt \'crs() c rttt'itllctlsili\, I ' i t t t t t l r g i n c 1 r i r a p p r o p r i r t l r t I t c r r c t r c l c r c v i s i b i l c I ' c < p r i v t l c o z r Ls l : t l i ( , r t r t l n

70

La onq i:ta dei Pit'cPi qei ecoli XVI

e XVII

Ir

qra{ott

cai/lab le a rtaticd

77

sistema di orze (cornplanati) e un'unica forza, \a riwltaxte, che agisce su una ris.itanetispetto a un punto propria retta ed dotata quindi di un certo ntoneftto qualunque del piano. -A. noi ota possibile trovare un altro linguaggio, pi semplice e pir\ generale, per esprimere la stessacosa, La regola del patallelogramma cotrisponde infatti alla somma di due vettori complaflari Fr, Fr, dove il vettore risaltaxteR definito dall'avere per componenti la somma delle componenti dei vettori addendi,rispetto a un qualunquesistemadi assicartesiani(fig. 3.15): R* : Fr_ * Fr* R" : Fl, + Fr" (3.6.1)

(1g.3.16.a). Indicando con a l'angolo formato tra la retta AO e la tetta r si ha:

OB - OA sena c il momento M misutato in aaore assalatu da, M-OA.Fsenct

(3.6.4) (3.6.s)

Ci vale anche pet 1I rilaltanfe di piir di due vettori e pu estendersi formalmente al caso di yettoti non complanari. E dunque lecito scrivere, per n forze Fr, Fr, ..., Fn:

Si attribuisce poi a M segno positivo se F leuogirarispetto a O, e negativo nel caso contratio: ci significa una cosa complessa a dirsi ma facile a csserlnu1ta. Preso un punto generico X sulla forza F, owero sul segmento o{tentato r\A', si consideri la retta OX; quando X si sposta verso l'estremo A', OX ruota in senso antiorario intorno a O: ebbene, in tal caso si dice che la forza F lcr.ogira rispetto a O e il momento M corrispondente positivo (fig.3.16.b).

R:IFI

(3.6.2)

utilizzando della notazione vettoriale tutte le risors deducibili per via matematlca,

E,
'T
t | '2^

Fiq.3.15.

lti.q. ).16. ()ra, conveniente considerare il momento di una forza rjsfctt(i r un l)unto come vettore (fig. 3.17): il vettore M perpendicolare al piano firrmato rlrr r e OA, e ha verso tale che i vettori (A O), F, M si dispongano sccondo il pollice, l'indice e il medio della mano destra. Si rende quindi opp()rtuna l r()tazi()ne vettoriale: il momento di una forza F applicata nel punto A rispctto ;r r,rr tlualunque punto O il prod()tto vettoriale del vettorc (A .. {)) pcr F

Sul concetto di momexforisahanle e, prima ancota, di momentodi ara;far1a ritpetta a uft ptlntz (o polo) O, opportuno raccogliere le indicazioni via via emerse dalla meccanica antica, medievale, rinascimentale, per ottenerne una definizione precisa e generale. Sappiamo gi che, se la fotza F agente lungo l^ rctt^ r applicata n un punto A di tale retta, il momento di F rispetto a un punto O dato dal prodotto:
! a)R.F

(3..3)

M.. (A

()AF

(3,.6)

dove OB la clistanzatr la rctta r e il punto () (clcttr lnchc brnccio di lcva)

A tlucsto punto immcrliata la dclnizionc <7i ttonutkt rin//'tttlc <li un s i s t c n r a l i f t t z c F 1 , F r , . . . , F " t p p l i c u t c n c i p u n t i A , , A r , . . . , 4 , , , r i s p c r t o t

72

La eaqk;.ta dei Pri't'ip tl,i x'oli XVI

e XVII

It P\i,ia deitarari ,ittnali: Caeiio,Bernaulli

73

terlzzao una struttura, con una corrispondente azione di fotze, ).e reaTioni ainco/ari. Ma, ci posto, il concetto stesso di riJabante e di monento risnllatlc di un sistema di forze ha in s implicita l'indicazione Ael,lelegi foxdanertli dell'eqailibrio. Se un cotpo C in quiete in una determinata posjzion, sott() 'azione delle forze altiue e reottirc Fr, Fr,..., Fn necessario che

R:O

M:O

(3.6.10)

essendo il momento M valutato rispetto a un polo qualunque O. Le condizioni (3..10), se debitamente interpretate, sono anche vrfric li per i sisteni rigidi, affinch l'equilibrio sia garantito. Alle (3.6.10) si d spesso il nome di eEnqioni eardfuali della statita. Il ragionamento deduttivo per otterede che abbiamo scoto, sia pur fugacemente, in Varignon, pu in verit lasciar qualche dubbio, a causa delle suc ascendenze aristoteliche; comunque la verit delle (3..10) ne indpendentc c pu ritenersi ben fondata. Avremo modo di tornarvi su, in seguito, da un punto di vista critico.

Fig. ).17. un punto O: esso Ia risultante dei momenti rispetto a O delle singole forze, cio: M:S1A.-Or^F.

3.7

IL

PRINCIPIO

DEI

LAVORI

VIRTUALI:

CARTESIO,

BERNOULLI

(J.6.7)

In ogni trattato moderno di meccanica raztonale ricordato, al riguatdo, un teorema di Varignon, quello che rende noto ancota oggi almeno il nome (ma forse spesso il nome soltanto) del nostro scienziato; rl segaente: il mamenta rvlfa'e rr/elta a t{$ P txtl O di un istena di forqe applirate tutte in m medesino polo A, a J/,/retle cznnrrerli ifi an PMlo A, coxeidc con il nanenfo rispetto a O della risaltante del islena abblicata it A. La dimostrazione wia r basta tener conto della traslabilit delle forze lungo la loro retta d'azone pet dedurre in ogni caso:

M:>(A
e*quindi : M: (,\

o)AFi:(A

o)^:F'

(3.6.8)

O) ,l n

(3.6.9)

Veniamo alla conclusione. La stofica otmai confisuritx nei su{,i trxtti essenziali. I suoi sviluppi applicativi nel campo clelle costruzio',ri rigtuulnn rlpraffl/tll rut probletn di idcrlifca;iam: ossa, occotrcr: sol)rttult() idcntilcarc, ( i r a d e s c m p i o ,i l r u o l r t l c i v i n c ( ) l i c h c g c o n t c t r i c n r c n t c ) c i n c t t c r n c r t c c i r r r r t -

Parlando della << nuova meccanica >r di Varignon, ci siamo affacciati sul \VIII secolo. Ora necessario tornare indetro pet soffetmarci, di nuovo, sulla progressiva scoperta dei prncpi nel XVII secolo. Qui incontriam,, enziIuttr) il personaggio che tutti sovrasta: Galileo Galilei. Ma i suoi contributi lrnclamentali aTla scienza del costruire meritano un discorso a parte; e infttti rl < ptoblema di Galileo > dedicheremo i capitoli succssivi.L'rltrr figura cmincnte che campeggia nel Seicento quella di un sagace orologiaio: (lhristian Ilrrygens. I suoi studi sul moto pendolare, che sviluppano ed estendono i famosi risrrltati gi ottenut da Galileo, sono molto importaflti. Seguend')ne I tttti srrlicnti, avremo modo di accostarci per la via pi semplice ad alcuni conccttt 1,rczosiche dalle oscillazioni del pendolo traggono una loto evidenza intuitiva t clre invece sono Eeneralmenteintrodotti nei testi di scienza dcllc costruzr,tti irr modo piuttosto ;stfatto. l)rima di arrivare a Huygens desideriamo per dare un brevrsslm() ccon() rll'inp()stazione della statica offerta da Renato Cartesio, i filosofo c scicnitit() clre in altti e copiosi settori della ricerca ha acquisito meriti granclissimi,mcntrc ttcll'umbito chc ci interessa non pu forse essere consiccrato una 1gura di l)rirro piano. A clifirenzadi Galileo, al qualc egli era sprezzntcmcntc ostilc, (:irrtcsio cstalegatoalla traclizione proccce iir per princpi gcncnli rlirrdinc r p e slx(ullti\,o clrc non pcr rn corrctto uso rlel mctoclr spcrimentalc. l l t u r ) l c t t c r , d c l 1 ( r 3 7 , i r c t t a a I l t r y g c n s ,( a r t c s i oc s p o n c l a p r o p r i t c o n d ,.czlnc .tlrr/icrrionrlandoLr sul pritcipin i /unri lirlrttt/i, il <1ualc,rt su() prcrc, t' irr grr<o di sl.ricgarc pt:rc/tlc non solttnto il toru <lci fcnomctti. I'urtrrltprr il

74

La canq deipt,\cpi ei recot tita XVI e XVII

Il corib to di Cbritian Hayeu

l,

( accecato dal suo prodigioso orgoglio > a dice Duhem - < Cartesio non ha visto che erori nelle opere dei suoi predecessori e dei suoi contemporanei o: ci gli ha impedito, ad esempio, di intendere l'opera di Roberval e di pervenire cos alla conoscenza della composizione delle forze. Ci che rende importante il contributo di Cartesio il riconoscimento del < catattere infinitesimale > (Dugas) del principio dei lavoti virtuali. < La pesa.ntezzarelativa di ogni corpo - egli dice infatti - dev'esser misurata dall'iniqio di movimento che compete alla foxza, che lo sostiene, sia per alzao, sia per seguirlo se esso si abbassa, Notate che io dico caminarea distendere e non semplicemente diverdere, poich il unittciamexlo della discesa quel che dev'essere considetato >r. Ormai la definizione moderna del priacipio chiaramente configurata. Sar tuttavia Giovanni Bernoulli a darne la senerale formulaziofle. In una lettera del 26 gennaio 1717 inditrzzata a Varignn si legge: u Immaginate molte forze differenti che agiscono secondo differenti direzioni per tenere in equilibrio un punto, una linea, una superficie o un corpo. Immaginate di impfimer a tutto l sistema di queste lorze an piccolo movimento (...) sia di traslazione, sia di rot^zione; r'i sar facile comprendere che per questo movimento ognuna di taL forze ^yanzer o si ritrarr nella sua direzione, a meno che qualcuna delle forze non abbia direzione perpendicolare a quella del piccolo movimento, nel qual caso non si sposter >. Definendo du,nque uelocit tirtuali questi zvanzamenti positivi o negativi, Bernoulli introduce il concetto di fuergie, prodotto della forza per la velocit virtuale corrispondente: tale tergie posrtr-ta o negatir.a secondo che il movimento sia concorde o discorde col verso della forza. E b b e n e , s c r i r e B e r n o u l i a V a r i g n o n : " i o p o n g o q u e s r ap r o p o s i z i o n e g e n e tale: in ogni equilibrio di forze qualunque, (...) la somma delle nergetpositive sar uguale alla somma delIe rergietnegatir.e prese positivamente >. Spesso si preferisce fare appello allo spastamento airtaale, anzrch alla velocit virtuale. In tal caso, il prodotto Aella forza per lo spostamento virtuale pu essere denominato lauoro uirtaale, e la precedente ptoposizione diventa I'enunciato del principio dei lavori virtuali ancor oggi seguito.

Lo scienziato olandese nacque all'Aia nel 1.629e rno nel 1697 ; la sua opert fondamentale in meccanica il ttattato Horokgian oscillatoritn, siae de noln penlortn ad ltoralagia ganetria p\lbblicato a Patigi ne 1673. aptato demonstratiznei E un'opera, si pu dire, di intelligente ingegneria per la costruzione di orologi tecnicamente elaborati in modo prfetto per quei tempi. Huygens infatti aveva ideato e costruito sin dal 1657 degli orologi cicloidali; invitato da Colbert in Francia nel 1665, ne miglior notevolmente la meccanica per owiare ai difetti di isocronismo che si vericano sulle oscillazioni 6nite del pendolo circolare e per realizzate strumenti adatti allramarina, dove a causa del continuo sballottamento della nave necessario ottenere che le oscillazioni di grande e di pic-

3.8

IL

CONTRIBUTO

DI CHRISTIAN

HUYGENS

Secondo il giudizio di Mach, la grand.ezzadi Christian Huygens , sotto ogni riguardo, pari a quella di Galileo. (Forse le sue doti di filosofo erano meno straordinarie, ma in compenso la sua genialit nel campo della geometria fu maggiore. Non solo continu, ma super le ricerche che Galileo aveva iniztato, gracch risolse problemi relativi a tistni di Pt zrpi, meotre Galileo aveva studiato il moto di.un so/ocorpo>>s.
a P . D u h c D r ,c i r . , 1 , p . 3 5 1 . s I:. Mrch, cit., p. 17t.

I i3,1.1ti.

76

La nq ita dei prm?i

nei lcroli XVI

e XVII

L'acela<ions cenlripeta e it nota pendataft

77

fenomeno oscillatorio che inten ine. ad esemnio-nella imnica telh costrazioni. fenomeno oscillatorio che inter\.i;ne, ad esempio, rrella delh costra1ioni. . e v i b r a z i o n i l i b e r e d i u n a s r r u r r u r as c h e m a t i z z a b i lc o m e s i s r e m aa u n s i a d o e di libett, sono, con buona approssimazione, gorrernate da un,equazion che Durllr aljrosstmazlone, go\.effiare oa un equazlone cn

il paradigmadi riferimento pir spontanoed espressivoper descriverequalsiasi

cola ampiezza siano realmente isocrone. Huygens costru anche ofolog astronomici, sia a Leida, sia a Parigi, che conseguono la precsione di circa un iecondo al giorno. Ma nell'Horolagian osllatoai non slo l,aspetto tecnico ad esser considerato: 'r'i sono tratati, per la prima volta, argomnti cli grande importarza. teorrca.i la teoria del centro di oscillazione, la determinazlone dell'aceLerazrone di gtavit utrltzzando le legg del pendolo, i teoremi sulla fotza centrifuga, Ie propriet della cicloide, la teoria-delle evolute, la teoria del centro d i . c u na t u r a ( f i g . 3 . 1 8 ) . ' Entra dunque in scena un altro di quegli ( oggetti ) privilegiati che hanno << fatto > la meccanica: il pendolo sempliie .o-psto. Ii lettor! si potr forse domandare come mai in un libro sulla scienza del costruire sia fatta menzione del pendolo e del moto pendolare. Non questo un tema estraneo agli interessi preminenti del progettista di strutture? E invece le acute rflessioni dl nosrro ,, otologiaio u hanno un'imporranza grandissima anche per molte applicazioni dell meccanicastrutturale: il moto del pendolo, studiato da Huygens , infatti,

meccanico_ generalmenteviene impiegato : m la massadel mobile che e I( la costarte. elastica della molla, misurable,ome vedremo in seguito, dalla forqa rapacedi itdarre tte//a no//a essatu allanamc /0 ttltilaria. Ma c' pi : il procedimento inirodotto da Huygens per l,analisi del .di moto pendolare introduce a una delle equazioni fondameital elh meccanica: iI horerzad.elle Leibniz rproporr. in forma pir farqe zrar che, success-.umirrt., generaletentando di ricondurre ad esso. una organica sisiemzionedei principi. E ancora,rrella splendida trattazlone di HuygJrs swlpendalo eanpoto ossia iul m o t o p e n d o l a r e i . u n q u a l u n - L ce r p o d o i J o d i e s r n s i o n e d 'o p 1 g . 3 . 2 0 y ,r e n _ dono una loro prima mr deniriva con6gurezionei conceLLifondaen tlli

venga impresso in jzialmcnte uno sp()stamento (o una velocita) e che quindi sa abbandonata al suo motcr vibratotio. La frg. 3.19.a rappreseflta il modello

alla sua posizionedi equilibtio. Tale il casodi un telaio elasico(fig. 3.19.b) in_cui la traversal3C si possaconsiderare rigida rispetto ai piedrini'A"B e CD; tale il casodi una massa sorrettada.rna travelasticaAB (fig. 3.19.c)cu m l;i.q. i.20.
tlcla cosiddetta geanetria del/e mase, ed emerge cos il ruolo cli nuovi enti ger.rIretrlco-meccanci come il monento slatico, jl moztenlo di iner4ia, mente ;lle l'atx. di e i.l rct:tra t/i. [a gi .iarrmcnL. crp.,_ Ill"i:il,l* ,mspensione .osri//a?one q:tella (arri.rp0|tdclr<a inuoltr./oria che nell'Otrocenro sri inqurdrara e gcne_ lllf:'t z zt a |.tl c o n g l r s t r u m e n r d e l l ag e o m e t r i a r o i e t r i r a . i p

,'",,"..:.,. e t'rt4//rn'tt/( rdentica ,/a

a quela cl.re regge le oscillazioni

di un pendolo

intorno

3.9

L'ACCELERAZIONE E IL MOTO

CENTRIPETA PENDOLARE

l;1.q. i.19.

Iniziamo dunque col tcordare,.nel modo pir) semplice e breve, le scopertc cornlriute da Iluygens s,sl| acceler,riione ,ccntlcla cl.\e sl verihca <,gni qual,,olta !l r()to non sia rettilineo e in pltticolare nel moto cjrcolnte alclta .rc)utifortta, S i c , r n s i t l c r i r r r r r 1 r , 1 U i 1c 1t c, 1 , I ' c 1 . c , , 1 1 c , n v c l , r c i t i u r r i f , , r n r cu n l c i r c , , r r _ , crczr r ( r r g . - 1 . _ : t )/.\ f r r t t l tp r r n r , L u r ) s c | n b L a r c h c n o n s i a b l t i l i , r n q u c s r ( ) p cas(), , t t t c l c r . t z i , r r t cl:: r 1 r ; 1 1 1 ic o r,n l r i c i l s L r ( p c c ( ) f s ( ) c m p r c c ( ) p a ) s y 11 , mcccsjntacIr_ ( l l . [ c n u l l , n L r t . r , : l l ' i t P P . l r e r ] Z l, u n i s t a n t c rt ll'llltro. (omc si puir Plrarc .rll' rr (li ur':rccclerrrzi,,.c2 ' N, I r r s c v c r , c r c c l ^ l l ' r r n t i c h i t rr , r l ; r s i c a iL .lltssica:rttrilruiv.^l rrr,t, circ,lrrrc u'ifrrrrrc 'r l ) r i ' l t ( ) , P r r r P r . r .p c r c r i n

78

La 'aflq iia

de; pri,lPi

nei 'ecoli XVI

e XVII

L'a^phra<iow (entrippta c il nato pe1doarc

79

..N o"
,,,' ^(!

l"l

fv\'aa "
Fiq.3.22.

Fis. 3.21.
L'acceleraqiou centriptaac si ottiene dividendo Av per l'intetvallo esso il movimento pu svolgersi < uguale >, senza irrizio n termine, ritrovandosi in oEni momento identico? Il galieiano principio di inerzia ha per sconYolto questa vecchia e attraent 6' il mobileprocede secotdo concezione: in assenza-di forze, aveva insegnato Galileo implica, pertanto, che ola re' Q]u.esto mifarme, e io Lfl t)elocit ln n0t0 rettlifie| si possa ritenete costante la velocitr se non soltanto resta invariata la sua intensit, ma anche nofl muta la sua ditezione. -A.llora, nel caso del movmento rotatorio, necessario ticonoscete che la velocit vien deviata contlnuamente e Huygens ne ha saputo date la cottetla misuta, indiquindi sorge accelet.aztone. vidoando nche la sua direzione, verso il centro di rotazione: per tal motivo essa denominata acce/eralioreentripeta.Naturalmente, secondo i concetti che erano gi chiari in Galileo, all'accelenzione centriPeta deve corrispondere una forza ugualmente dretta: la flr<a cefltripela, pu supQusto concetto ha, di nuovo, qualcosa di paradossale. Come si centro-, agente sul mobile, potre infatti che esista una fotza, in direzione del ienza orodurre un ayvicinameflto o una varizione di velocit? La cosa vien subito chiara se si fa attenzione all'esempio banale della pallina legata a un filo e fatta" oteare,la tensione cui il filo Yien soggetto testimonia la ptesenza di unz forza, volta verso il centro di rotrzione, che impedisce alla pallina di staccatsi e di muovetsi nela direzione di una retta tangente alla citconfetenza t il c h e a c c a d ea p p u n t o s e i l f i l o s i s p e z z a . Il probla ora sta nel deteiminare quantitativamente I'accelerazione centripeta. Non seguiremo in modo pedissequo la trattazione di Huygens poich il iuo metodo talvolta lento e complicato; 'altta' parte, nulla aggiungiamo a cuel che imolicito nel suo dlscorso. Se dunque il mobile (fig. 3.22) petcore con velocit costante v nell'intervallo di tempo At il breve rco As cui corrisponde al centro l'angolo Aa, la velocit dev (dal primo al secondo estremo) dell'angolo Aa: quindi, per la regola di composizione delle velocitL si ha una vatiazione Av pari a: At, cio:

-'

Av ^r

vAa ^t

(3.e.2)

D'altra patte, essendo la velocitL v costante, lungo la citconferenza, ti' sulta: ^s: v^t

(3.e.3)

Ed essendo:
As:rAcr d<ive r il raggio del cerchio, ne viene:
^ ^ d t v t la (3.9.5) nella (3.9.2) e otteniamo:

(3.e.4)

(3.e.s)

Sostituiamo v2 r

(3.e.)

Questa la formula che definisce I'acceletazlone centlipeta in funzionc rlclh velocit v e del raggio. Datla (3.9.) risulta che ac si mantine costantc rrcl tcmpo se v lo , e che, per l'ortogonalit di Av con v, quando l'angolo Aa si:r suflcientemente piccolo, essa diretta vetso il centro O Si pu anchc iltr{durre la telocit ango/area come anqaaa/ tera detcrillo dal uolti/c rc//'rrttit li /tttho: oyvio che:

(3.e.7)
T

(3.e.1)
l s v l n t c r m i n i c l i t ' r l ' n c c c l e r a z i o nc c o t r i D e t a i c n c a l l o r a c s D t c s s a c c , r n t l , , :
6 Cft. Lc .!)t)n rt Caliho Calih'i, lilizi(rrc |2i(,1lc irxln, /0' p Fircnzc, 1933. 215'211-244;/,p 201' ,, (2 f

(3.e.8)

80

La cattqk;ia dei ?ri ci flei recoli XVI

e XVII

L'atrelpru1ioneRntileta

? il nta pendalare

81

Si chiama periodo T il tempo meessario perch il nabile tanpia an inero gira. Si ha petci : 2rt : 'tT da cui:
2tct

(3.e.e)

T e anche: 2ic

(3.e.10)

(3.e.1 1)

Insetendola (3.9.10) nella (3.9.6),owero a (3.9.11) nella (3.9.8),si riconosce cne :


4r2 t
4 c .

(3.e.'t2)

c ' x

che consentedi scrivere la formula importante:

,:r"ll+

F ; o L I

F;"

I tA

(3.e.13)
di accelerazione:se infatti decomponiamo l'acceletazionedi gravit g secondo la direzione AE e la ditezione EO, risulta che quest'ultima componente valc cengsen0; e se gli assi x, y sono posti come nella fig. 3.25, L'acceletaztone
t""-'--. I" f^'-".

Siamo ormai in grado di afltontare il tema del motopendolare. Le oscillazioni che la sfera del pendolo compie da C a D e, viceversa, da D a C, possoflo essereassimilateal moto di andata e ritorno tra C* e D+ compiuto dalla proiezione sul diametto C*D+ di una pallina che descriva con velocit uniforme \a citconferenza" (frg. 3.23). Ci non rigorosamente vero, ma accettabile con ottima approssimazionequando sia lecito confondete, nelle piccoleoscillazioni, l'arco CBD con la corda CD. Pet renderseneconto basta osservareche se la ballina rotante cat^ttetizzat^dall'accelerazione centtipeta a!, alla sua proiezione sul diametro C*D* si pu idealmente assgnare un'accelerazionea[ pzri alla proiezione di a" sull'orizzontale e rivolta verso il centro O*, ossiaverso il punto medio del diametro C+D+. Se dunque poniamo l'origine delle ascisse Oa (frg. 3.24), e indichiamo con r il raggio dl cerin chio, si ha, pet una generica posizioneE*:
ai:-a"coso(.:-ac-

(3.e.15)
dove I la lunghezza del filo.

(3.e. L4)

Il moto di ^nd^t^ e ritorno seguito <lalla proiezione della pallina corrisponde a una accelerazionecentnle af varjabile lncarmente con la rlistanza x dal ccntro ()*. Ebbenc, il moto dcl pcnrlrkr g()vcrnat() clal mcclcsimo tipo

Iti.q. i.2 5.

82 La canEti a dei ?itltpi hei recoti XVI e XVII

Applka<ioni

a a diflani'a

delh ltrultl"e

83

L'analogiz trz la (3.9.'1,5)e la (3.9.14) evidente: basta sostituite I a r e g ad a". Ttaiamone allora le conseguenze. Il tempo impiegato dalla proiezrone della pallina pet un'oscillazione completa, da Ct a D* e da D+ a C* identico al tempo occorrente alla pallina pet compiete un giro inteto della circonfetenza; vale perci :

, : r"l:
1 r : 2 " 1L

(3.e.16)

meno: quando nel 7671.-73 scopr che un orologio a pendolo traspottato da si Parigi alla Caiennaritatdava, Huygens ne dedusseuna diminuzioneli g, spicgandola gustamertecon la sua teoria sulla forza centrifuga: all,equaior la forza. centrifuga dovuta alla tofazione terrestre maggiore. facile trarre una formula che leghi l'altezza" cadata OB, ossia y^rx, li alla velocit (massima)con cui il pendolo attrayersa il punto B (frg. 3,23); infatti, verticalmente,il mobile soggetto all'accelerazioneli gravit g, e qu.indi la legge del suo moto : 1 , ^

Per il pendolo la formula la stessa,opetando le sostituzioni indicate:

(3.e.22)

(3.e.17)
mentfe la velocit varia secondo la: v:gt Detto i il tempo occorrente per il petcorso da C a B si ha:
v : l -: ot2

Di qui deriva la legge di incranistro dellepiccole ascillaTianidel pendolo gL scoperta da Galileo: il periodo dipende soltanto dalla \wnghezzadel pendolo e dall'accelerazione gtavit e nanda/l'anpieqqadelle oscillazioni stesse. di La spiegazioneche ne aveva dato Galileo interessantema non esatta: egli aveva supposto che il tempo impiegato dal pendolo per passareda C a B dovesseesserelo stessoimpiegato in caduta libera da un grave che scendesse da una quota pari al doppio della ltnghezza I del filo (f,g. 3.23); poich in cadutalibera vale la:
.t . , -- 2 gl'

(3.9.23)

da cui: ' ) a

(3.e.18)

da cui :

'

(3.9.24)

,:21[!
l

(3.e.1e)

3.10 APPLICAZIONI ALLA DINAMICA DELLE STRUTTURE


Si era preannunctato all'inizro che l'analisi del moto pendolare ha notcvole interesse anche per la meccanica delle strutture poi molti fenomcni vibratori possono trovaryi un rifermento. Esaminiamo ad esempio il sistcma a un grado di libert rappresentato nella frg.3.26. Se si sposta la massa m dalla sua posizione di riposo O, corr.ispondcntc a x : 0, e la si colloca a una distanza x da O, sorge una fc>;.rzzt rcattiva dcll:r molla pari a - I{x, alla quale resta associata,in virtu delh legge fondamcnN tale, una acceletazrone x. L'analogia con la (3.9.15) chiara: si nu<> m

ne derivetebbe la:

t : Zt:+1E
l g

(3.e.20)

che qaalitatiuanerla non differisce dalla fotmula coretta (3.9.77)Huygens ha per ptimo ottenuto medante il pendolo una precisa misura dell'accelerazione di gravit g. Dalla (3.9.17) deriva infatti:

g: +-'*l

(3.9.21.)

che consente di determinare sperimentalmente g noti che siano la lunghezza e il periodo. Come noto, g non costante sul globo terrestre: mlggi'rre ai poli e minore all'equatore, ha il suo valor medio circa alle latitudine di 45 gradi clove pari a 9,306 ]. Spetta a Iluyflcrls il mcrito cli avcrc avvcrrito il icno-

l:iJ:. ),26.

84

La canq'tiia dei ?nctpi ne leati XVI

e XV

typlica<ian;

aua di,tanba delle lrnil,te

vament ln presenzadi un'accelerazione centfale, difetta costantemente vefso il centro O e linearmente proporzionale alla elongazionex; l,identit formale diventa perfetta se si sostituisce alla quantit la quantit dimexionalnene f. K 0 /la,qeqed __ . m lecito. dunque concludere che il periodoproprio di uibraqiane nostro del . sistema elastico misurato dalla seguenieforuh che riprod_rcela, (3.9.17), quando si operi detta sostituzione:
-7-

e, per il sistemaelastico: F:-I(X Si ha, dunque, nel primo caso:


l2-

(3.10.7)

dt2

'

^-"

(3.10.8)

e, nel secondo;

(3.10.1)

d2x
clt"

K
In

Ricotdando la (3.9.7I), si pu espr.imereanche I'analogo della velocit angofareto che prendecomunemente nome di ptrlraTiare if ppria:

(3.10.9)

": /5
7 T

Entrambe le equazioni sono della forma: dev

(3.10.2)

; t" + ( u ' x : o o

(3.10.10) denita,tispettivamente, cla:


(3.10.11)

Si deniscepoi freqwnTa. propria v 1l nwmero delle oscillazioni compiute -rn un secondo; o\..lrlamente :

dove la quantit. <o2,essenzialmente positva, <rr: -9 t

(3.10.3)
e da:

Pet l'applicazionedi questi risultati ai casi strutturali, ad esempoa quelli sopra menzonati, tutto sta a determinarela costante elasiicaK lossia la iorza che.induce spostamenro unitario della massavibrante a. pattite dlb posizione di riposo): e.questo un problemastaticoche nei captli setoent saresau_ flentemente risolto. Quel che si detto sinora sul moto pendolare e sulle vibrazioni libere dei sistemi elastici a un grado di libert pu eseretitrovato e apptofondito quando si utilizzi direttamente l,equazionediserenziale.h" ,egg" i'moto. La legge:
F:ma scritta nella fotma :

"

K
m

(3.10.12)

Ora, f integrale generaledella (3.10.10), come ben si sa: x: c1Sen(t + ct cos (t

(3,10.13)

essendo cr, c2 costanti arbitrarie di integrazione che debbono essereclctcrmi_ nate dalle condizioni inizali; ad "r.-p-o, per t: 0:
X:XO --i

(3.10.4)

dx
ot

=1Xn

( 3 .I ( ) . 1 4 )

ne deriva:
dt.

(3.10.s)

C,:x,.

C' . : t

in
t

( l .r ( ' .s ) l

si tende esplicita, per il pendolo,tenendopreserte che: ( 3 .1 0 . ( '

I-a soluzionc pcrtaltto : x^ x - -r- scD r)t J x,,c(|s (rt (tt

(3.10.16)

86 che pu esprimersi anche cos: x:Acos(.t*qo) con:


-.2 -r .u | +2 ^0 (l

La cokqirla dei rirrlqi

Mi 'ecali XVI

e XVII

Ld ltdlta<a'te di H Jgen! r l pe dala ampoto e rrl cen di auillalion

87

(3.10.17)

(3.10.18) (3.10.1e)

*":-"*(-*)

Ad A si d usualmenteil nome di anpieqqa; a go invece si d il nome di /asa' II diagranna orario x(t) corrispondnte alla (3.10.16) o alla (3.10.17) rappresentato nella frs. 3.27.

lavori originai ci siano pervenuti nella forma di ( lettere a P. Mersenne >, Huygens confessa di aver t(ovato molta difficolt per giungere a una solu'zione. La via che egli poi segu si riallaccia chiaramente a concetti galileiani c alla forma ad essi conferita da Torricelli. Secondo I'impostazione di Galileo, i principio fondamentale, < il solo principio > richiesto per descrivere la discesa sul piano inclinato, era che i gradi di velocit acquistati dallo stesso mobile su piani divetsamente inclinati fossero uguali per uguali altezze o << e\evazioni> dei piani stessiT. Lo scienziato pisano aveva proposto anche un'esperienza geniale e semplice dove, studiando proprio il moto del pendolo, si riusciva a verificare che, spostato il peso a una certa altezza e abbandonato alla sua oscillazione, esso tende nvariabilmente a risa/ire a/la nedeniltlaaltep<a. Ebbene, Huygens approfondisce questo tma studiando il caso di pir pesi, siano essitra oro indipendenti (fig. 3.28.a),siano essitra loro legati (g. 3.28,1); h sua ipotesi la seguente: < Supponiamo che quando un numero qualunque rli pesi cominciano a muoversi per la loro propria gtavit, il loro centro di qravit comune non pu elevarsi a una altezza superiore a quella dove esso si trovava all'nizio del movimento ).

3.11 LA TRATTAZIONE DI HUYGENS SUL PENDOLO COMPOSTO E SUL CENTRO DI OSCILLAZIONE


All'inizio della quarta parte dell'opera fondamentale, I'Ilorolagian ovillatoriam, Huygens riconosce al padre Mersenne il -metito di avetgli ndicato I'imporranza delle rjcerche sl te lro di ar|la{ote. E un giusto rconoscimento a questo curioso scinziato vissuto tra il 1588 e il 1648 che esPlic uno straordinario ruolo di collegamento e di diffusione delle nuove idee meccaniche e dei nuovi ptoblemi yenuti alla ribalta in quel tempo. Nel 126, Metsenne aveva gi diffuso le scoperte della scuola italiana col suo trattato S1nopsmatheuatica; di nel 1634 tradusse le Meccaniche Galileo; nel 1636 diede notoriet alla meccanica di Roberval e soprattutto ai risultati di Galileo sulla caduta dei gravi con Harmoricoruru libri; nel 1644 pubblic una ulteriore sintesi delle contr i str;.ot l'qli civcrlnc una s()rta scenze meccaniche sotto il titolo Tracl.tll/r neclLacrrc. di intermediarjo tra i grancli scicnziat clel tempo, ai quali cgli Pr()P()ncv,r Pr()blemi, forniva rifcrimcnti, suggcrivt cttnfronti. l)cr clucsto rccitduto chc molti l9. 1.28. Un concetto ana.logoeta stato gi espressoda Torricelli 8 nel 144 collcgrndosi sempre ai risultati di Galileo. N{a quel che pi contx I'elabomzionc t)rmale che Fluygens ne sa dare, pervenendo alla legge del petdolo cattptt.rht c ella soluzione del problema s.ol cera di ascilla7.iarc, ossia alla clcterntinaziorrc rlclh lur.rghezzadi un pendolo semplice che abbia il meclesinto pcriodo <lcl lrcnclrlo composto. I teoremi da ui climostrati sono, principamcntc: < ProposiT.ittrte ,/[1 Sc un pendolo composto cli pir pcsi, lrartcnrlr dtl r i p o s o , h a c s c g u i t < lu n a p r t c q u l u n ( l u c t l c l l l s u l o s c i l l a z i , r n c l l t c r , c s c s i i 7 lh<lcnr, 1tp, 2tt1 /r,, 206 .
|li''littticcl|i'l\u0|l1||l,i|l,,t'n|f|l/|0hx1'lu'tn l

88

La ca ryina dei prinpi nei 'eoi XVI

e XVII

Ld lrcttalio

e di Hrygen: sul pedolo c7npo$a e sti ce,tto di lsci a<one

89

immagina che, a pattire da questo momento, il legame comune dei pesi sia tolto e ogni peso diriga la ptopria velocit acquisita verso l'alto e si elevi alla pir gtande altezzapossibile, allora per questo fatto, il centfo di gravit comune rimonta alla stessaaltezza che esso aveva all'inizio dell'oscillazione>. < Proposiqioxe V. Dato un pendolo composto di un numero qualunque di pesi, se ciascuno di essi moltiplicato per il quadrato della sua distanza dall'assedi oscillazionee si divide la somma d questi prodotti per il prodotto della somma dei pesi per la distanzadel loro centro di gravit dal medesimo assedi oscillazione,si ottert cos la lunghezza del pendolo sempliceisocrono a pendolo composto, e cio la distanzatra l'asse e il centro di oscillazionedel pendoro composto). < Propasiyione XX. \ centro di oscillazione e il punto di sospensione e. sono reciproci >> Natufalmente, pef centro gratit (o baricentro) di viene qui inteso quel che, ad esempio, g Galileo aveva fotmalmente indicato nelle sue Meccanicbe: esso < in ogni corpo quel punto intorno al quale consistono parti di ugual momento: scch immaginandosi tale gfaye essere dal detto punto sospeso o sostenuto, le parti destfe equilibreranno le sinistfe, le anteriori le posteriori e quelle di sopta quelle di sotto, sicchil detto grave, cos sostenuto,non incliner da parte alcuna, ma collocato in qual si voglia sto e disposizione,purch sospesodal detto centro, rimarr saldo> 'o. Ci r,'uo dire, in concreto, che per l sistema rappresentatoin frg. 3.29, costituito da n psi pi distanti yi dal centro di gravit G risulta: (3.1"1.1)
l-1

da cui:

s^.
fc: "

(3.11.3)

,0,
Cetchiamo ora di chiarire brevementeil sensodella ttatt^zione di Huysens. Si indichi con hr l'altezza di caduta del generico peso pi e con v, la viocita massima a-cquistala pi nel passaggioper la verticale dal punto d sospenda s i o n eO _ ( f i g . 3 . 3 0 )I.I c e n t t od i g r a v i t c o m u n e g l i n p e s ip , ( t : 1 , 2 , . . - . , n ) . a scendedunque della quantit:

Prh,fprhr*...+p"h"
PrfPrt...-FP"

(3.1.4) 1

h f
rri=rr n I

t)

Y r

h,,=h '" i f
Fi1.3.30.
D'altra parte, abbiamo veduto che un mobile dotato della velocit masvi sima r.i tende a rsalire, per la. (3.9.24), dt

rt

Fig. j.29.
E, valutando le distanze rispetto a un altro puflto O, detta fi la istznza di p, da O, in virtr del teorema di Vargnon (cft. par.3.6), si ha:

s^. -" s^

(3.t1.2)

2g'

Pertat{) l'altezza di risalita clel centro di gravit clata dalla; vi lr 1." I

0 C. Hygens, Horalasitm a$; dlotn, tire dL nt end atm ad ltarokga atato dtatitltatiaxe! geo"tetrae,pp. 113-184, P^tigi, 1673. I0 Gxlilco, t, Meca"iltt, C^p, 2 (11.di2.ti^z. cit., 2, pp. 159-160),

n.i r rn"jN l

l)r I P! 1 ... I l)r,

( 3 .1 . s )

90

La a (itu' lci pri"Pi 't i seealiXVI

e XVII

,ile delle<<lor<e r, La fonnatadi Hqgease it Teatena

91

A causa dell'ipotesi fondamentale di Huygens si ha quindi:


',2

chino nell'un caso e nell'altro v e h conduce alla seguente determinazione di f, lwnghezzz del pendolo semplice < equivalente >:

IP,h, i:1
J n

Ip'* i-1
5n.

(3.11.6)

S ^ , :

(3.11.11)

Ma, se h d.enota |'akezza di caduta di un peso distante l'unit di lunghezza dal punto d sospensione, e se v denota la velocitL massima presa dallo stesso peso, per ogni altro peso pi distante ri da O, si ha ovviamente: hi : hri vi: vfi

s-,
Z che risponde allapropo:iqione di Huygens: si noti infatti che il denominatore della (3.11.11)pu esseretradotto nella forma:

(3.11.7)

Con ci la (3.11.6) si traduce nella:

" s^
(3.11.8)

(3.11.r2)

h I P,t,: '- >P,ri Ll i:1 i-r

G. dove r,. Ia distanzada O del centto di gravitL E quindi la (3.11.11)diviene:


\rl

Torniamo, per ufl momento, al caso del pendolo semplice (g. 3.31): se h e v sono ancora.l'altezza. di caduta e la veocit massima di un punto del filo distante l'unit di lunghezza da O, e se a l..nghezza del pendolo, si ricava immediatamente dalla (3.9.24) :
ri 1 v2l2

(3.11.13) !(,!s ^ z- Yr definisce punto X, che dista I dal un Questaformula, come la (3.11.11), di punto O di sospensione:a X si d il nome di eentro oscillaTione.

(3.11.e)

Ne segue :
L ' rr2 t

zg

(3.11.10)

3,I2

Imponiamo allota che questo pendolo semplice sia isotronoal pendolo composto (frg. 3.32); 11 confronto tta la (3.11.8)e la (3.11.9)ove si identifi-

LA FORMULA DI HUYGENS DELLE < FORZE VIVE >

E IL TEOREMA

_+ n'l
[ig. ].)1. I;i.q. 3.12.

in Prima di illustrare le singolari Propret el centradi otcillalione, cu si raccolta sotto il titolo di riassume buona parte della teotia successivamente deJle naxe, oppottuno soffermarci a questo punto Pe riconsiderarc .\eanetria all'inizirr usatoda Huygens.L'ipotesida lui ammessa il criticamente procedimento ha certo un aspettoragionevolema patticolare,legata com' al problema dcl (3.11.6)che da essaconsegue una delle leggi pendolo.E invece,l'equazione importanti e generali di tutta la meccanica.Lagrange osserverche in talc fiir equazine con chiarezzaformulato 1l eorenadelle farTe uiue; e la teoria cli lluygens che pure fu accolta male, tta le polemiche di un Roberval, ci un (latelane cli un Giacomo Bernoulli, ha avuto il grandemerito di far cmergcrc nella meccanictull concettofecondo e prezioso: dal teoremadelle firrzc vivc /l'uur.qfu. lrasta un sol passo Per giungere al < principio > di caueraaliotrc 'futtvi, ()cc()rre ancorl,come tutti gli antichi, dire crc I luygensigrtorava il prcciso cli mass: sr Newton a fissare sr:ttilc discritlcl rcsto, il cr>ncctto utilizzi^nloI'inscgnaitcmpi, curlquc, trr t massa l pcso.Prccctcnclo c minc m mcnto cli Ncwtolt, ricorcanrllchc l nlitssl c il pcso P son()t Lrrll lcgati

92 dallarelazione : P:mg

La conq"ia e; prinpi

nei eco/i XVI

e XVII

L'ixtrodu{one

di Halgeat alla geanetria e e nare

93

fndicheremo con i simboli Jo, So questi nuovi enti, ponendo dunquc

(3.12.1)
,,2

S - . e

(3.13.2)
-

dove g, al solito, l'acceletazione di gravit.

\i-

(3.13.3)

Allora i termini prf


1 L

che figurano nella (3.11.6)possono essertrasfor_


<

mati inr.,

mrvj, dove m, la massa che compete al peso pr. Ebbene l pro-

L'espressone(3.11.3) che definisce la, distanzada O det baricentro G pu . scriversi sinteticamente cos:
q

dotto della massa per il quadrato della velocit sar denominato da Leibniz fo,rqa uiaa: oggi si prefetisce indicare con tale termine difettamente il prodotto 1 , mrvi' 2 La, (3.11.6) assume cluindi la forma:
" 1 "

(3.13.4)
cloveM :.2 mr la massatotale. E la (3.13.1)diventa:

t"
(3.12.2)

)P'h': ,,!,-'"i

e questo appunto il teorema fondamentale di cui si detto : al primo membro ligura una somma che nel suo complesso rappresenta t\ /aaoro contpitla dal/e forqe peso pi; al secondo membro figura intece la forqa zzTacomplessivamente conseguita dal sistema partendo dalla posizione di riposo. Con Leibniz dapprima e successivamnte con Lagrange,l'uguagianza tra lavoro e < forza vjyi , affermata nel\a (3.12.2) sar resa esplicita in casi pi generali, dimostrandosi cos uno stfumento utilissimo pet l'analisi dei sistemi meccanic,

3.13 L'INTRODUZIONE ALLA GEOMETRIA

DI I{UYGENS DELLE MASSE

N-el linguaggio della statica grafica, iI punto X, ossja jl tentro tli ascilhTjorn . vien detto e tro re/qtiuldel sistmad masserr1, rn2r...r m" rispetto alssc al lerpendicolare pano del loglio passante p.r , oisi" aII,:asx'di sasprrriorrt,. Sr.debbono a Huygens interessanticontributi su qusti argomenti chc . rguardano la geomeria dellemasse: particolare comun'emente in rlcordat(i col suo nome, dai testi di meccanica,.il eorema cl.reconsente di determinare il ,1101t17.to di.;1er{a Jo risfetto al punto O, quando sia noto il naae to tli twTitr J,, f r \ p e t r o l b a i c e n l r oG . l l r e o r e m aa f f e r m a h e : c : -Jo J* * rM t3.13.(r) La sua dimosttazione facile (frg.3,33):

Torniamo alla formula (3.11.11) che definisce distanzatra il centro di la oscillazione X e il punto di sospensione O: dir.idendo numeratore e denominatore per g si ottiene: ll termine s,- ri i=1

(3.13.7)
U nullo per |a, (3.'11.1), perci restanoil primo e il tcrzo ]r-rr, chc corrispondono,rispettivamente, a J" e a ri{.

"2

s* "
Le somme )mrrf e !mrr,

(3.13.1)

che figurano nella (3.13.1) hanno grande imI

port^nz^ nella meccanica,e nella meccanicadelle strutture in specic: prencono rispettivamente il nome di ltarntto di irerfla (prop\tstt, tla I i"rlcr.o) c tli tntte o rtalicl, rspctto r.rlpunto (), clcl sistcnra di massc nl1, t.l.,,...rt1,,.

t;i.q.).1).

94

Ld oflqa;rta dei pittpi

,e recoli XVI

e XVl

L'irlttodk<;o e di Hqgeu alla geonetia tlelte marn

95

definita dalla: Si chiamaragio di iaer{a p" la lunghezza ^2 t,0 J"


M

(3.13.8)

Tcnendo conto di questa definizione e della (3'13 5) applichiamo ora i del orcccdente teorema d Huygens alla fotmula che d la lriorrghezza pendolo l'ascissa " equivalente" al pndolo comPosto,o, in altri tetmini, che dL icmplice X. tli oscillaziarc Si ottrene: dcl'rctt/ro

Ossia, il perodo di oscillazione 1o stessoinYertendoil ruolo di X e di O, rendefldo una volta l'uno e una volta l'altro punto di sospensione(si veda la XX di Huygens riPortat aI pat. 3.11). Proposiqione La (3.13.9)pu dirci arrcora!r\ cosache Huygens seppebene individuare, seppur usando metodi e linguaggio alquanto divetsi. Dato un certo valore di I domandiamoci quale valote di r* vi corrisponda. Otteniamo :

T - r x : + :" * # ' : * * *

(3.13.e)

":*+ll;.-.'

(3.13.12)

stabilita da Huygens, c dice, ad esempio' che X dista Questa espressione, -pitr O di qel che non disti G; ma altte indicazioni, pi interessanti,se ne aa 'Dossonotafte. Appendiamo il pendolo composto non Piil- da O .ma da X (fig' -3 34) : auant; vale allora, in qo"rta ,t.torra situazione \a lwnghezza,diciamo l+, del pendolo sempliceequivaiente?Bastaapplicare di nuovo la (3'13'9)' sostituendo al\a, distanza rc tra G e O, la distanza I l*: r ' 9+ l h : r . P r c
G

Sono dunque due, in genetale,i valor possibli; si riducono ad uno solo s e : 2 p o , e i n t a l c a s or " : p " ( f i g . 3 . 3 5 . a ) . Poniamoci nel caso generale: i due valori fapPfesentano ovviamente le distanzeyo (: ro) di G da O, e y" di X da G. Si ha allora, per la (3.13.9):
^2 ^2

yo

(3.13.13)

./x

tra" G e X Ne viene:

E, per semplici passaggi:

^2

^t

l 9 " r c

^2-

(3.13.10)

v"(p*v3):vo(p*vl)
p(y"- yo) : rorx(Yx
ca cui;

(3.13.14) (3.13.15)

ro)

Dunque risulta :

l*:'l

(3.13.1't)

y G-

_/o./x

(3.13.16)

Iti.q. 3.14.

1ti.4.3.i5.

96

La calqirta dei prn'ji ,lei Rcoli XVI

e XVll

Svil"p?i tuciriri Aelh geanelria ttetlenase

97

Mediante questarelazione, Huygens pot risolvere immediatamenteil ptoblema della determinazionedi p* noti che siano yo e yx, ossia conoscendole distanze dal baricentro del punto di sospensionee del centro di oscillazione; oweto il problema inverso della determinazionedi y* noti p* e il baricentro per qualsiasi punto di sospensioneO. In ogni caso, utilizzabile il teotema della geometriaelementateche assicutaessetI'altezzadi un triangolo rettangolo media proporzionale rispetto alle proiezioni dei cateti: l'applicazione ne owia (fig. 3.36).

alcune semplici modifiche nella definzione del momento di inerzia del momento statico, considerandoin luogo delle massemi, una figura piana di atea A (fig. 3.37) cui pu esseteidealmente assegnatauna densit suPerficialeunifotme u: le sommatotie I -,ti ) -rt,

i:1

i:1

si mutario allota in integrali di supetficie, e, omettendo il fattore costante p, si ottengono valutazioni strettamente geometriche per il momento di tnerzia e per il momento statico: detto dA l'elemento di area e designata con r la sua distanza da un punto O, Jo e So restflo definiti dalle:

r -f-r,ra S^- fr d-A Fis. i.36.

(3.14.1) (3.'t4.2)

3.I4 SVILUPPI SUCCESSIVI DELLA GEOMETRIA DELLE MASSE


I risultati sinora esposti, sulla scorta della ttattaziofle di Huygens, coprono, si pu dire, gli aspetti concettuali ella.geonetria delle ruasse.E possibile per un'ulteriote elal:,otaztone formale che si dimostter utile nei capitoli seguenti, quando riconosceremo che in altri numerosi problemi attinenti alla meccanica delle strutture, come ad esempo in quello della trave iflflessa, intervengono nuo\amente i < personaggir geometrico starici qui sopra conosciuti. Va ricordato che Huygens non design neppure, come ente a s stante, rl uamento di inerqia; questo nome fu ntrodotto da Eulero. Ma fu soprattutto Ponsot (1777-1859) a pottate innanzi le idee huygensiane, introducendo I'ellisr'. E, ancor dopo, nel XIX secolo, Culmann soide di inerzia e l'ellissoide cntrale seppe dare veste definitiva ed lgante a tutto l'insieme, ad esempo interpretando alla luce della geometria proiettiva la corispondenza che abbiamo riscontrato tra il cento di oscillazione X e il punto di sospensione O, o meglio, tra X e ufl asse 6 petpendicolare al foglio passante per O. Allo stesso Culmann si deve il conseguente concetto ,i elliw cenlraledi iterTia per un sistema piano di ". masse, sul quale opportuno dare ora qualche sommaria indicazione nteress, lfP,,rtxm,) Anzitutto, in vista dello sr.iluppo applicativo che ci
I' L.rr'oinsot, Ii/[,nntt l. !L'ti.tL,l'ttii, 1a04, l , K . G ( r n u n n ,l ) ; a l r u l , l r i r h c . \ h t k , 7 , r r i g o , 1 1 1 6 4 - 1 1 1 7 5 ;. f l , r n c . l ' r r r i g i , l t 1 0 , crl

che rappresentafloil momento di inerzia e il momento statico polari, iferiti rispetto riescepiil utile definire analoghegrandezze cio al polo O. Molto spesso -Assuntidue assi {, 4, ad esempio come a un asseanzich rispetto un punto. cluellidella frg.3,37, si pone dunque:

J;:J'r'd't L:!+at
.{ .{

(3.14.3)

di .f,, J, ,otr detti momenti inerXiaassialitspetto agli assi l, I rispettiYament. l s s e n d1 2 : ( , f 4 , s i h a : o

Jn:Je*J,

(3.'t4.4)

),)/.

98

La arEtirla ltei ?r;ncp; tjei recoti XVI

e XV

.lt/ rpi acte$tui de a geonettia delh nare

99

Si definisce poi moruertocentrifugo,rispetto a I e .q, la gr^ndezza Jq, o$rta da:


J.,r:.;<rl on

(3.14.5)

Invertendo il ruolo di ( ed q spontaneointrodurre, olfte a. X, il tertro relatito Y rspettoalla retta 11,cinepu essereinteso come baricentro degli element 6 dA associati a ogni elemento dA delta superficie. Le sue cooidinate valgono :

che indica ancora un momento < del secondo ordine >. Al << primo ordine > i mom li r/a/id asiali Sr. S, sono introdotti secondo le:

<v.
e cio:

d-a) IE(E
1qaA rv:

dA) J,r(E
JEdA(3.14.12)

:J.4 s dA
^

s,:JEdA

(3."t4.6)

Ci posto, agevoleritrovare in forma pir convenientee generalele relazioni gi descritte nel paragrafoprecedente.,{nzitutto, le coordinate c, lo del ' baticentro G rispetto agl assi { e l, si ottengono mediante le formul: fdA
!c ovYefo :
L^^ :

t-

t,.

(3.14.13)

fndA
rlc A

--A-

(3.14.7)

Il teorema di Huygens (3.13.6) si ripropone immutato, collegando i morrenti di inerzia assiali Jq, J, ai momenti di inetzia J,, J" riferiti agli assi bariccntrici x,y paralleli rispettivamente a { e 1. Si ottiene infattr:

J:: J.+ ,rA


,\ncota:

J,: J"+ EA-a

(3.r4.14)

se introduciamo

i ragi di inerqia p*, p, mediante le posizioni:

'

(3.14.8)

che rispondono direttamente alla. (3.13.4).In secondo luogo, le coordinate del centro -relativo X rispetto alla" rettz { sono definite in moo analogo a quello che ci ha consentito l'indviduazione del centro di oscillazione: si nt a questo proposito che la (3.13.1) pu essereinterpretata cos:
S r / ' -

,i:+ d:+
r*: fr * rc
(lcfl!t:
n2

(3.14.15)

ividiamo ambo i membri della prma delle (3."t4.14)per S(: 1* A), e amb<r c cf i membri della secondadelle (3.14.14) per Sn (-{nA), ttoviamo le:

. x - F

(3.14.e)
(ttmJ

{"- t:-+E.
^2

(3.14.16)

,2

ossia intendendo X come baricentro dei mameati it.ttici (ttmi) rispetto a O. Ci conseflte di scrivere, in modo analogo, le coordinate di X, E;;1", nel caso .lrlla gura degli -piana ora considerata: si dovr pensare X come taricinto elementi 4 d,A, disposti su tutta la superficie. Quindi;

chc ripr<>ducono (3.13.9)con le conseguenze essaimplicite. la in parte, dalla ptima delle (3.14.11)e dalla secondadelte (3.14.13) . .I)'altra
.li,: ItSc: lxlcA

(3.14.17) (3.14.18)

dA) JE('r

dA) .f,r('r .[,rdA


(3.14.10)

.l:n:tltS,:l,-l,A tl r t c u i : x 4,r ='4r -tc

o anche:

(3.14.1e)

,"_-sa
I _ lJ\n

tSE

(3.14.11)

l)urantc I'()ttoccnt(),la corrisp()nclenza abbiamoor ota clcscritto, che mcr l i u n t c c ( 3 . 1 4 . 1 6c l a ( . 1 . 1 4 . 1 9 ) , g l i a s s i( , 1 c i c e n t r ir c l a t i v iX , Y , s t a t a l ) trl intcrprctata alla lucc dclla gcomctri proicttiva. Si dunquc riconosciutochc:

100

La otlqtirta dei ?ri,lcpi fti recoli XVI

e XVII

.rti/ pPi sce'li

de a geonetria det/e xtase

lOt

1) a ogni retta diJ ?iana carritpondeun determinatocentrorelaiiuo; 2) la corrispondenqa inuahforia: ana polarit. Per capire di che si tratta si considerino due rette {, r7 non baricentriche. Dalla, (3.14.19)segue che se il centro relativo X di ( appartienead 1, e quindi (": 0, allora il centro relativo.Y di I appaftienenecessafiamente l: infatti deve risultate r1":0. a
.D VlCeVerSa; 3) la palarit ellitlicd, nel senso che non esistono rette ( che contengano il proprio polo X: ci deriva, ad esempio, dalla prima delle (3.14.16), non potendosi avefe lx: 0 per p*+ 0; 4) il baricenfro G il pala della reta al'irfnito polarit. e quindi il centra della

il momento centrifugo valutato rispetto a due rette coniugate nullo: qucsta propriet detiva assai semplicemente dalle (3.14.17), (3.14.19). pertanto s pu affermare che l n

(3.14.20)

. _ Gli ass x, y cos definiti si chiamano asi cantrai?rinipati tli ircrqia. Con riferimento ad ess l'ellisse centrale di inerza rapp;esentatadall,eqazone:
v2 ,,2

(3.14.2r)
c r raggi.p*_, definiti formalmente p,, dalle (3.14.15), prendonoil nome di raggi principali di toerzta; lo stessoattrbuto viene assegato cotrispondenti Jai menti J-, Jy. . F io-t9 9itla geometriache, ove siano date le coordinate xr, y, di un punt() X del deltaretta anti pol"ie E di X,iipeta., 1:.al:ias ljano (69. 3.40),l'equazione rll'ellisse(3.14-21\. :
Xx{ vv\.

Si pu allora de6nire - come insegna la geometria - la coricafordanmtale dellapolarit: essa in generale il luogo dei punti autoconiugati, ossia dei punti che appartengono alla propria polare. Nel nostro caso Ia conica fondamentale a punti immaginati, poich non esistono elementi autoconiugati. Se per consideriamo la nuova polarit che sussiste tfa le rette { e i punti X' simmetrici risptto a G dei loto centri relativi X, questa nuova polaritL si rivela essere iperb-olica e quindi la sua conica fondamentale a punti reali. E facle dimostrare che tale conica un'ellisse: |'ellisse cefitrale d'fuerzia della figura piana considerata. Rispetto all'ellisse centraled'ixerqia la, corrispond.enza tra rette E e centri relativi X diventa una a/rti?alori. Ci consente di utilizzate, pet la determinazione di X dato { e viceversa, i metodi noti dalla geometria (fig. 3.38). Particolarmente interessante il caso in cui gli assi x ed y siano, oltre che baricentrci, anche disposti secondo gli assi dell'ellisse: si sa che gli assi sono loro coniugati e il centro relativo di qualsiasi retta parallela a, uno di essi appartiene alla retta dell'alrro (fig. 3.39). Ebbene, si pu dimostrare in generale che

(3.14.22)

d {,antipolare ix / potare

1ti.q.3.10 Naturalmente, esjstono anche metodi grafici per risoh,ere lo stesso pro_ blcma (noto X determinare 1) o il problema in.,,ierso(data una retta dter_ rttinere l'antipolo). X,{a inutile sofferman isi ora.

\ v\
l;o I tR

I;i.q.).39.

103

4 IL PROBLEMA DI GALILEO

4.1 GALILEO
Eccoci, finalmente, a Galileo Galilei. Tutti sanno qualcosa, non fbss'altro all'ngrosso, dei contributi pi che innovativi, rivoluzionari, che Galileo ha dato alla fotmazrone e allo sviluppo del pensieto scientifico; la sua opera di spefimntatore, di scienziato, di filosofo otmai assutta a simbolo dei tempi nuovi e della mentalit che si venuta formando nell'epoca moderna e alla quale tutti noi paftecipiamo. Qui ci intefessa, per, limitare I'attenzione ai risultati pir riposti ottenuti da Galileo nel campo della resi$enqa dei nateriali, disciplina della quale egli si riteneva - e non a torto - il prmo istitutore. Anzi, l'importanza delle analisi galleiane sul problema della trave inflessa cos notevole, in s e soprattutto per il suo tuolo storico, che riserviamo l'intero c a p i t o l o a l l o r o e s a m ee a g l s v i L u p p c o n s e g u e n t i . Prima di dat inizio alla trattanone speciEca vogliamo tuttavia ricordare per cenni la vita diiicile e tormentata dello scienziato pisano: sar cos pir facile avvertire le sfumature argute e umanissime dello splendido testo che ci accingiamo a studiate in compagnia del lettore. Galileo nacque a Pisa nel 7564, da Vincenzo e da Giulia Ammannati. Durante i suoi studi di medicina e poi di matematica nell'Univetsit di Pisa scopr, nel 1583, la legge dell'soctonismo del pendolo e invent una bilancetta idrostatica per la determinazione del peso specifico dei corpi. Dall'89 al'92 fu lettore di matematica nello studio pisano: sono di quegli anni le ricerche sulla caduta dei gravi, esposte nei dialoghi De Matu d.ove gi marcatamente traspare il cofltrasto con le dottrine di Aristotele. L'ostilit e ben presto I'inimicizia dei colleghi pi aoztaot attaccatl a quella scienza ancora dominante, lo costrinsero a trasferitsi a Padova, dove, nel 1592, ottenne la cattedra di matematica e dove rimase sinc>al 1610. Questi diciotto anni furono tra i pii.r frut t u o s i e s e r e n i d e l l a s u a v i t a : r P a d o v a i n v e n t i l s u ( ) c ( ) m p s s ( )m i l i t a r c , a Paclova costru il suo cannocchiirlc,a )aclova fccc lc suc Prinrc scoPcrtc astron o m i c h c . I n i n t t i , < l u r n c l rn c l 1 6 0 9( l l i l c o c b b c l r r v l r g l n o t i z i l rr l i u n < o c c h i i r l c >

costruito da un merciaio ottico olandese, ide la pi fotunata e celebre ccllc sue invenzioni: l'< occhiale > o telescopio che egli drizz veso il cielo la nottc clel 7 gennaio 1610. Le osservazioni issidue e ripetute col suo strument() lo condussero cos a staordinarie scoperte: le mo.,tagne della Luna, Ie fasi di Venere, i quattro satelliti di Giove, l,anello di Satuino, la composizi.ne dcila via Lattea, e, finalmente, le macchie solari. Gia nel marzo delio stesso l10. < incredibili animi iucunditate >, Garileo pubblic in latino I sidcrrrr Nurrti,i clre ebbe subito grandissima risooanza in iutto .ir mondo scientirco e fil.s.fc. gi. animato polemica in corso tra la concezione copernicana e quella ra_ -dalla clizionale,tolemaica. Una crescente curiosit, anche mondana, introclusie (alilc. rrele corti e tra <grand> del tempo: <<lo sono stato favorito da molti <li cluesti illustrissimi signori Cardinali, Prelati e diversi principi egi scrivc in una sua lettera - li quali hanno voluto vedere le mie osservazioni c sooo tlrtti restati appagati.., >. I Gesuiti otganizzatono una solenne turnata in suo rrnore al Collegio romano. Naturalmete, alle rjr elezionj ,el Jiceretr.r Nrttcht, c discussionitra i due sistemi cosmologici in alternativa s riacceserocon gnrrrlc veemenza; ma la cosa si sarebbe potuta mantenere a livello scientjfc,,.ctluc leici fiorentini, Francesco Sizzi e Ludovico delle Colonne, non l,avcsscr()tr_ scinata nel campo delle Scritture. 1613_ polemica sorse pe caso durante un pranzo clato clal GnrrtlLrca la . *Nel .li Toscana: l'argomento scrittuiale addotto dai Tolmaici era costituito nrirrcipalmente dall'episodio biblico dove si dice che Giosu ferm l S,,lc. {luanc|r, scppe della discussione, Galilei si indusse a chiarire il suo pensiero irr nobilissime lettre (a don Benedetto Castelli, a monsignor piero Dini, ulla grarrtlrrchessa madre Cristina di Lorena) dove affermava.con fermezzt la rrccciilrit c lcgittima indipendenza della ricerca scientifica dalla teologia. ,\lr Ia rispurt rliventava.sempre pir clamorosa e rovente. A Roma, l,obizionc biblica,'gi lrntndita da Lutero contro Copernico, appariva delicata: onde il Carclinrlc licllrLrmtno,amco di Galileo, lo esott a. pa.rTare ex suDD()sitiofle lisortirziolc (( >. 1 , , , r ' . c . c u r r e t ts u - l p i a n o f o r m a e . p o i c h l a s c e l t a d e l ' s i s t e m J ( i , l e r r ) r ( n r )s l a ' l l . , . c r : c l l S t e m o l o g i c a m e n r e r a g i o n i c h e f u o r i e s c o n nd a l l o , r r e r r , , t , r i 2 . / ( t t . t t c 1 a sPcrimentale,e.non. indipendent d:r una certa con r-enzionllit : rlmcrro c1r,rcstrl srtni il parere di scenziati come Mach e Poincar alla fine clell'()ttoccnto, Mu (i:ilico credeva, pur erroneamente, di aver prove certe. Il, <1e resto, il scnso tqtrrcraledella discussione,dove entrava a sploposito una fallacc c nliscrr c()l_ , , c z _ i , , r t e , , l o g i c a .r e n t l e r a p i e n a m e n r eg i u i r i r i c l b i l e l x q r , 1 1 g g i , , s . r , , s t i o i r z i ( ) r tc , l r ( ' x l r l e i ' . l - e s u c c e s s i y t r i s t i . ! ' i c e n d e o n o b e n n o t e . N e l 1 6 1 l c h i c s r e s avcva , , , n c l a n n a t o e o p e r e d i C o p e r n i c o ; c i r ' rn o n o s t a n t eG a l i l e o , s i c u r o r l c l h b c n c l v,,lcnzadcl Cardinrle Bellarmino e clel Cardinale tstrbcrini (il fururo ptpr l.ltlrano VIll), non csitir di affermare la propria teori, id csoni.,i,, ncl /)r.irar:,n, It//r (.ou-t'/r (.1619)c ncl .\lrw\h/oru(l(r23j, ofuscolr polcmico c,ntro il gcsuir:r ( , ) r ' r z i r(, r e s s i . l , c , ' s t i l i t s c , , l l ) i i r r ( ) 1 1 ( ) r , i o l c n t c m c n t c o p o l a p u b r l i c r r z i o ntc c l d l I tit/u,qu.v'frt i dn u,r.rirti ri.rtttairh:/ tntrht ncl 1(t32. l,t lrtrci;rrrcll'lttcggil, r c r l { ) i r ( l u l g c . t c d i U r b a n . v l l I c n c l l ' : r ' i c i z i r r r c r g ' r n r l L r * r I , c r , i r u r r d il l , r r r i i l r l i a L r g o c m t l c c l i c l t o , s i r i v c l i r n r l r i l ) ( ) s l . ( : i l i t l ( , i t c ( ) r . r l ) r i rd i n t n z i c

E 104
ll probh n dt Calileo La pi,ta gi)rnala ci li!arli

105

al Sant'Ullzio, egli fu processato, costretto ad abiutare e condannato, nel giugno del 1.633, al carcere perpetuo. La condanna inflitta allo scienziato, gi vecchio e malato, fu poi mitigata, con la concessione di risiedere nella villa Medici alla Ttinit dei Nlonti, e poi a Siena presso I'amico atcivescovo Piccolomini, e infine nella sua villa di Arcetri. Qui Galileo trascorse gli ultimi anni e port a tetmine, tta I'altto, l'opera sua fondamentale per la fondazione della meccanica moderna: i Discarsi e dima$raqioni mafenatiche inforto a drc raoue scienqe atlererti alla necanica e i mouinenli /aea/i, pubb\cati a Leida nel 1638. Ad Arcetri mot l'8 gennaio 1642. Per farsi un'idea delle principali scoperte mccaniche di Galileo e Pir ancora metodo < facile, chiaro e assolutamente corretto )t (Mach) da lui seguito del del 138, anche se Ia let sufficiente riferirsi al trattato pir maturo, i Divari degli scritti giovanli si rivelerebbe assai interessante per avYertire o svotura gimento del suo pensiero, che riassume, si pu dire con una certa approssimazione, un atco evolutivo tipico della ricerca scientifica in genere: dal problema come >, il primo ancora oscuro e incerto nelle del < perch > all'analisi del .t< sue detivazioni metafisiche, la seconda veramente moderna e feconda di applicazioni circoscritte ma sicure. I Dirori si svolgono secondo il genere letterario del dalogo e sono distribuiti su quatto giornate: r'i compaiono tre intedocutori, Salviati, in rappresentanza dello stesso Galileo, esponente della nuova scienza, Sagredo, figura dell'uomo colto bench profano, ma disponibile ad apprendere senza pregiudizi, e Simplicio, rappresentante della scienza conservatrice ligia all'autorit dei testi classici. La prima e la seconda giornata trattano specificamente la resistenza dei materiali; in particolare il contenuto della prima cos indicato: ScienTianaoua prina, intorna a//a ruittenTa de i corpi solidi all'etsere spe77ad, e quello della seconda: paal potesv esrer/a caala di tal coerenTa. ferza e la quarta giornata (su cui non La. ci sofiermeremo) vertono sull'altra nuova scienza, relativa al moto: Problema questo che Galileo aveva gi affrontato in precedenti scritti, ad esempio nell Menanithe, testo delle lezioni padovane forse ascrivibili al 1593-94, e n una lettera a Sarp' scritta il 16 ottobre 1604 dove tz:ttata la caduta dei gravi. La terza" giornata ha per titolo: Scen(ia nroua altra, de i nouimexti locali; ciode//'eqnabile; del nafaralntealeacrcleralo; e la quarta: Del uiole0, ouerode i proie/ti. "1674 a Ffuenze Ad opera del discepolo Vincenzo Viviani fu pubblicato nel ut Principio della qainta giornata del Galileo- Da aggitugert all'allre qtattro de' Discors (...) in cui sono sviluppati temi geometrici, sul quinto libro degli element di Euclide; < spiegati colla dottrina del Galileo >, in6ne, nel 1718, fu edita per Gaetano Tartini e Santi Franchi, una. Giarnala wta tlel Galileo. Della forry della pertossa(...).

4,2

LA

PRIMA

GIORNATA

DEI

DISCORSI

< Largo campo di fiosofare a gl'inteletti specolativi parmi che porga la frequente pratica del famoso arsenale di voi, Signori Veneziani, ed in particoare in quella parte, che Mecanica si domanda; atteso che quivi ogni sorte ci strumnto e di machina vien continuamente posta in opera, da"numero grandc d'artefici, tra i quali, e per l'osservazioni fatte da i loro antecessori,e per qucllc che di ptopria ayyettenz^ vanno contjnuamente per se stess facendo, frrrza che ve ne siano de i peritissimi e di finissimo discotso >'. Con queste paroli che bene esprimono I'attezione rivolta da Galilco ai problemi della tecnica e alle soluzioni tfamandate dal passato o conscguitc giorno per giorno nella pratica lavorativa, ha inizio la < giornata prima > dci Distorsi. E vero - risponde Sagredo a Salviati: spesso utile rivolgere domandc a chi, nell'esetcizio del suo lavoro, ha acquistato esperienzae perizin, c s{,prttutto a coloro che, per la loro preminenza sul resto della maestranza,si chiamano (proti). Eppure: < Quello che poco fa ci diceva quel buor.r vccchio un dettato ed una proposizione ben'assai,vulgata;ma per.io la reputnvl in tutto vanal come molte altre, che sono in bocca de i poco intelligenti, crcrkr, da loro intfodotte per mostrar di saper dir qualche cosa intorno a quello, tli chc non son caPacl )r. Il <buon vecchio >, yeniamo a sapere, sosteneya che le cnstruzioni Pcrdono in robustezza quando se ne aumentino le dimension, <perch moltc invenzioni di machine riescono in piccolo, che in grandi poi nr,n sussistrrrro,r. llo spirito geometrico di Sagredo una simile tesi appariva osrjca: << isscn<Lr che tutte le ragioni della mecanica hanno i fondamenti loro nclla (conrctrilr, nela quale non yeggo che la gtandezzz ela ptccc.lezza faccia i cerchi, i trilngoli, i cilindri, i coni e qualunque altre figure solide, soggette ad altre passronrclucsrc e ad altre quelle; quando la macchina sia fabbricata in tutti i suoj mcmbri confrrrme alle propotzioni della minore, che sia valida e resistente all'cscrcizio ul <1uale ella destinata,non so vedere perch essaancora non sia csentc cr gl'inconti che soptaggiugner gli possono, sinistri e destruttori >. Ed ecco il parere di Salviati: <ll dtto del vulgo assolutanrcntcvn()i c tllmente vano, che il suo contrario si potr prollerre con altrcttanta vcritl, clicendo che molte macchine si p.'11x11n,l pil perfcrte in grancc chc n picfirt t , ' 1 ,' : c n m e, p e r e s e m p r ,u n ' O r i u o l o , c h e m o s t r i e b a t t a l e h o r e, , P i i r g i L r s t os i l r r d ' u n a t a l g r a n d e z z rc h e d i u n ' a l t r a n r i n o r e ( . . . ) . M a q u i n o n s i r s ' i o g r o t r i r , senza inciampare in qualche nrita cli arroganza, dirc chc n nnco il rit.i,rrcrc r t l l ' i m p e r f e z z i o nd e l a m a t c r i a ,p ( ) t e n t ia c o n t r m i n a r c l c p u r i s s i n t ct l i n r o s t r a z i o n i i N l a t e m a t i c h e b a s t i a s c u s a r cl ' i n o b b c d i c n z a c l c l l c m a c c h i n c i n c o n c r c r o a l l c , nrcrlcsime strtte ed iclcrli: tutttvia o purc il dirir, tflcrnltnrlr cllc, str,tcn(l() a

r('(;rlilci,l)iron|li"l.f||,l.nn,i"h1hJ|tlll.L|'unonn|l,.

I C f r . L t ( t l . . 1 i G a l / t n G a l i h i , l i l i z n , n c - r r r z i ,' r r l c i r i t r , / { / . p . 1 1 5 , l r i r c n z c , l ' ) 3 3 -

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N^7., r.it,, J. t,. 4r) c scgg.

106

Il Probhnadi Calilr:o

La pina

giahtala dei disotr;

107

tutte l'imperfezzioni della materia e supponendola perfettissima ed inalterabile e da oqoi accidental mutazione esente, con tutto ci il solo esser matetiale fa che la macchioa maggiore, fabbricata dell'istessa materia e con l'istesse propozioni che la minore, in tutte l'altre condizioni risponder con gusta sim metria alla minore, fuor che nella tobustezza e resistenza contro alle violente invasioni; ma quanto pi sat grande, tanto a proporzione sar pir debole. E perch io suppongo, la materia essere inalterabile, cio sempre 'istessa, maflifesto che di lei, come di affezzione sterna e necessaria, si possano produr dimostrazioni non meno dell'altre schiette e pure Matematiche. Per, Sig. Sagredo, revochi pur I'opinione che teneva, e forse insieme con molti altri che nella Mecanica han fatto studio, che le macchine e le fabbriche composte delle medesime materie, con pontuale osservanza delle medesime proporzioni tra le loro parti, debban'esseregualmente, o, per dir meglio, ptoporzionalmente, disposte al resistereed al cedere alle invasioni ed impeti esterni; perch si pu Geometric a m e n t e d j m o s t r a r e . s e m p r e e m a g g i o r i e s s e r ea P o P o r z i o n e m e n r e s i s t e n r i che Ie minori; s che ultimamente non solo di tutte le machine e fabbriche as artifiziai, ma delle nalurali ancom, sia un termine necessariamenle critto, oltre al quale n I'arte n la natuta possatrapassare:trapassa(,dico, con osservat sempre I'istesse proporzioni con l'identit della materia >. Questo passo, che abbiamo voluto trascrivet quasi pef intero, d eccezionale intetesse: v' implicita certameote) come sPessovien detto, un'indica zrone allz frrtt::'ratearia delld rirli/ihline secondo la quale, per ottenere identici gradi di < resistenza specifrca > in un manufatto teale e in un suo modello a scala tidotta, necessario variare i rapporti di forma; ma v' ancora sottintesa un'attenzione del tutto nuova alle relazioni che connettono la resistenza alle dinensioni delle strutture e non soltanto al'z loro farna. in Come si vedrL con chrar:ezza seguito, due grandi periodi dividono storicamente la scienza del costruile: il primo nel quale, maocando ancora un preciso concetto di tensione e di defotmazione ,la frrtitas della struttura eQ affidata al mutuo disporsi delle sue parti s da evitare l'insotgere di cinematismi, e la forna i wn arco, ad esempio, o di una volta, o dei conci oPPortunamente sagomati di una muratura, costituiva la variabile su cui operare per ottenere sistemi di forze attive e eattiye autoequilibrati ; il secondo periodo, nel quale, invece, assegnata una certa forma strutturale, si indagano le propriet di resistenza del raaterialealnch non si verifichi rottura, e si detetminano le dineasioni de\le diverse membrature per mantenete entto limiti ammissibili le sollecitazionj. Ebbene, il discorso sopra citato di Galileo segna puntualmente il passaggio tra le due concezioni, la linea di crinale dove si fonde l'una visuale con l'altra: infatti, se soltanto la forma fosse responsabile della < robustezza >, si dovrebbe Galileo - che uno stesso oggetto pu essererjProdotto concludere - osserr.z qualsiasi scala senza ptegiudizio della sua resistenza, cos come nell'ambito a della geometria tutte Ie propriet che si possono climostrate su rrn cerchio vxlgono indipendentemente dalla lunghezza del taggio. l\{a cir non accatlc trcila drl un'lllczzlt tli trc lrrtcca realt: <Chi non r.cdc c()me ur calrlIr ce<cnclo ( ) q u t t r ( ) s i r o n r p c t i l ' o s s r , n u n c a n c d a t r n a t r l c , c t r t l l l r l l ( )( l t t t l t c l i { } l t r r

o dieci, non si far mal nssuno, come n un grllo da una torre, n una rrrmica precipitandosi dall'orbe lunare? >. Qui Galileo si cliverte nel paradosso; ma non quando si rchiama all'esperienzadi costruttori: < e cos, per esempio, piccole Guglie, Colonnette ed altre solide figure, sicuramente si potranno mancggiare distendere e tizzae, senza risico di rompersi, che le grandissime pcr ogni sinistro accidente andaranno in pezzi, e non per altra cagione che per il lor proprio peso >. Dunque all'aumentare proporzionale delle dimensioni, la resistenza decaclc: e allora ci vuol dire che a forma geometrica non basta. Il modello iclcalc, schiettamente <(matematico )), come dice Galileo, che gli antichi utilizzavan() Per mutare una costruzione fatta d pietra, di calce e di rena, in purissima forma, in involucro di superficie e di volui, non suffciente ; deve esserearricchito di nuovi aspetti attinenti alla << materia >> alle sue capacit di resstenza. L,ppurc. e e questo il punto essenziale, tali nuovi aspetti non debbono essetvtstt comc < imperfezioni > consegnateall'imprevediblit : essipossono essere studati rigorosamente con < djmostrazioni seometriche ). L'argtto Salviati sa bene di annunciar cose conrrarie alle vecchie convinz i o n i s c i e n t i f i c h e , s i c o m p i a c en e l l o s t u p i r e c o n e s e m p i u r t a n t i i s u ( ) i i n t c r e locutorj, in particolare Simpcio, il fedele aristotelico. < E qui forza chc io vi racconti un caso degno veramente di esser saputo (...). Era una grossissinrn Colonna di marmo distesa, e posatal presso alle sue estremit, sopra duc l.rczzi di trave; cadde in pensiero dopo un certo tempo ad un Mecanico chc tlssc bene, per maggiormente assicurarsi che gravata dal proprio pes(, n(,n si r()npessenel mezzo, supporgli rnco in questa parte un terzo simile sostegno: parvc il consiglio generalmente molto oportuno, ma l'esito lo dimostr essercstt(, tutto l'opposito, atteso che non passarono molti mesi che la colonna si Irovir tessae rottal glusto sopra il nuovo appoggio dt mezzo r (fig. 4.1).

l;.q. 4.1.

r \ c l u c s t op u n t o , S i m p l i c i o n o n n c p u i r p i , c s b o t t a c o n g o l l : r i r r c r < t l u l i t r \ : <rr\ccitlcntc in vcro mitravigliosri c verlmentc iro,/u. .p?t/, tluanrlo l.rcrir lussc t l c f i v a t o c l a l l ' a I ] t i u g n c r v i l n u ( ) \ r ( ) { ) s t c { l n rt)l j n t c z z o> . I i S a l v i a t : < l ) l c l L r c l L s i s i c u n n r c n t c c l c r i v i rc t : l i , c l a r i c o n o s c i r r t a a g i o n r l c l l ' c l l c t t oJ c l l l r r n r r r r a r , g l i l t c g r c r c l r c l c p o s t ii n p i i t n r rt c r r a i c l L r cp c z z i r l c l l r r( r L r n l a , s i v c c l d cc h c I ' t r r r i r< l c ,

108

Il ptobkna

di Calileo

La prirta gior ala dei irani

109

i travi, su'l quale appoggiava una delle testate, si eta, per la lunghezza del tempo, infracidato e avvallato e, restando quel di mezzo durissimo e forte, fu causa che la met della Colonna restass in ara, abbandonata dall'estremo sostegno; 6nde il ptoprio soverchio peso gli fece fare quello che non avtebbe fatto, se solo sopra i due primi si fosse appoggiata, perch all'ar.vallarsi qual si fusse di loro, ella ancora I'avrebbe seguito > (fr9. a.4.

Fi9.4.4. rnateria delle resistenzeessereun campo peno di belle ed utili contemplazioni; e se vi conrentate che questo sia il soggetto de i nostri ragionamnti di oggi, a me, e ctedo al Sig. Simplicio, sar1"lratissimo >. Salviati s'apprestadunqu a illuitrare quel Jhe egli ha appreso( dal nostro . Acca.lemico [co 4, Galileo], che sopra tl materia haveva iatte molte speculazioni, e tutte, conforme al suo solito, Geometricamentedimonstrate,in odo che, non senza xagione, questa sua potfbbe chiamarsi ufla nuoya scienza >r. E subito, per, il discorsosi inciampa nella ricerca del percbda che cosaderiva : Ia resistenza uo solido alla rortua? Quale ne la iaara? di < Segniamo il Cilindro o Prisma AB di leqno o di altra materia solida e cornte,fermato di sopra in A e pendentea piombo, al quale nell,altra estemit..B sia aftaccatoil peso C (frg. 4.5): manifesto che qualunque s sia la tenacite coereza. di loro delle parti di essosolido, put che non sia in6nita, tra

Fig. 4 2.
L'osservazione di Galileo esatta, e oggi noi possiamo estenderne la portata dicendo che n qualunque struttura isostatica, ossia dotata di vincoli strettamente necssari per evitare moti o spostamenti rgidi, eventuali cedimenti o imperfezioni non inducono alcuna sollecitazione nella struttura stessa la quale si < adagia > nella nuova configutazione. Tale il caso della trave su due appoggi (frg. a.r. Se invece i vincoli sono sovrabbondanti, e cio se la struttura iper-

Fig.4.l. statica, a causa dei cedimenti possono insorgere deformazioni e conseguenti sollecitazioni, anche in assenza di carichi esterni. Tale il caso della lrarc czftiflaa s! tre appoggi disegnata nella fig. 4.4. L'esempio qui addotto non corrisponde, in verit, al precso argomento che syolto nel dialogo tra Salviati e Simplicio. Ma, in ultima istanza, Ie conclusioni convergono, Ormai, I'attesa di Sagredo s' fatta viva: ne vuol sapcrc di pir su questa nnua scieuqa, incalza I'amico: < Adunque, Sig. Salvilti, spinatecj qucsti sc()gli e c e c l i s c h i a t a t c c il u e s t e s c u r i t ,s c n c h v c t c i l n r o c o : c h b c n c o n i c l t u r ' ' . c l u c s t r o

I;i!. 4. .

110

.Il Probhna di Calileo

La :ecolic giorxata: il grane probhna

1l l

potrr esser superata dalla forza del traente peso C, la cui gravit pongo che possa accrescersi quanto ne piace, e esso solido finalmente si strapper, a guisa d'una corda. E s come nella corda noi intendiamo, la sua resistenza detivate dalla moltitudine delle fila della canapa che la compongono, cos nel legno si scorgono e sue fibre e filamenti distesi per lungo, che lo rendono grandemente pir resistente allo strappamento che non sarebbe qualsivoglia canapo della medesima grossezz^ | ma nel Cilindro di pietra o di metallo la coerenza (che ancora par maggiore) dele sue patti depende da altro glutine che da filamenti o fibre; e pute essi ancora da valido tiramento vengono spezz^tr >. Il problema difficile; di pir, per le conoscenze scientifiche che potevano essere accessibili a Galileo, insormontabile. La neccanicadel/a rattua riuscita solo fecntemente, e non senza incertezze t:utfota perduranti, a chiarire le ragioni del fenomeno, riferendone gli aspetti macroscopici alle nozioni acquisite dalla fisica dello stato solido a livello molecolare. La soluzione indicata da Galileo perci lacunosa e oggi pu apparire ingenua; < volendo voi sentir' il mo pensiero intorno alla resistenza all<r strappars de i (...) corpi la cui testura non di flamenti, come quella delle funi e della maggior parte de i legni (...) [dir che] la coerenza delle parti loro in altre cagioni par che consista, le quali, per mio giudizo, si riducono a due capi: l'uno de i quali quella decantata r.-pugnanza che ha la natura all'ammettere il Vacuo; per I'altro bisogna (non bastando questo del Vacuo) inttodur qualche glutine, visco o colla, che tenacemente colleghi le particole delle quali esso cofpo composto )). Questo appelkr al vuoto, all'impossibilit del vuoto, un residuo omaggio alla fisica aristotelica, ma trova, seconcloGalileo, una conferma sperimentale : non forse vero che posando l'una sull'altra du piastre ( esquisitamente spianate, pulite e lustre >, se si solleva la superiore, questa < si tira dietro I'altra e perpetuamente la ritiene sollevata, ancorch grossa e grave >? Ci mostrerebbe, appunto, << l'orrore della natura nel dover ammettere, se ben per breve momento di tempo, lo spazio voto che tra di quelle rmarrebbe ayanti che il concorso delI'aria circostante l'avesse occupato e ripieno >. Diciamo subito che l'inteligenza di Galileo troppo acuta e indagatrice per restar paga dell'antico assioma contfo il vuoto, attribuendovi la causa della coesione. Le righe seguenti sono molto belle, soprattutto per il rigore rteodoLgico Converr che in essetraspa(e: << dunque dite che, pur per violenza, o contfo a naruta, il Vacuo tal'or si conceda (bench l'opinion mia che n.issunacosa sia contro a natura, salvo l'impossibile, il quale poi non mai). Ma qui mi nasce un'altra difEcolt; ed che, se ben l'esperienza m'assicura della r.erit della conclusione, l'intelletto non resta gi interamente appagato della causa alla quale cotale effetto viene ttribuito. Imper che I'effetto della separazione delle due lastre anterore al Vacuo, che in conseguenza alla sepataztone succederebbe: e perch mi pare che la causa debba, se non di tempo, almeno di natura precedere all'cffetto, e chc d'un effetto positivo positiva altres debba esser la causa, non cst() capace comc dall'adercnzaclelle due piastrc e cclaripugnanzn all'csscr scprmtc, cftctti c h c g i s o n o i n r t t o , s i p o s s ar c f c r i r l c l g i o n c l l V t c u , r , < l r c r t o n , n r : r c h c

havrebbe a_seguire; e delle cose che non sono, nissuna pu esser l,operazionc, conforme al pronunziato certissimo del Flosofo lAristteel ,. Di qui in po, il dialogo si fa accentuatamentedigressi-.o: i temi classici della sica aristotelica, sollevat dall'argomento sul vuoio, prendono il sopravvento: sono studiati, ad esempio, problemi di natura qeometrica attinenti all'infinito e all'nfinita divisibilit di corpi. L,occasione" data dall,ipotesi, zyanzata da Salviati, che la resistenza alla rottura si spieghi per una <(lpugnanza >> ogni inntesima patticella del solido, inizlalmnte unita allaparti_ al di _vuoto celle contigue. Ma sul vuoto Aristotele aveva detto la sua: vi aveva coll{atr) una tanto tenace quanto errata sulla caduta dei grati. Ed ecco, allora, _teorla che la disputa tra gli interlocutori si rivolge a questo soggetto sul quale Galic<r poter.a esibire i suoi celebri risultati sperimentali. Dalla caduta ei gravi al moto del pendolo il passo breve; infatti il successivo ceotro di intressc il pendolo con la legge poco intuitiya eppur indubitabile di isocronismo dcllc piccole oscillazioni. E infine: dalle oscillazioni libere del peodolo, alle sue oscill.lzioni lorzzte, otteflute (( soflando ) itmicamnte sulla sfera, e, ancora, alla perizia di un tal campanaro che sapeva far suonare da solo una gr(,ssissitnt campana agendo sulla corda con impulsi dati a tempo. P e r q u e s t i r a p i d i p a s s a g g i c o m s e l a c u r i o s i r d e i d i a l o g r n t i s i a n i m : r s s c . vieppii, allatgando la cerchia delle domande, la prima sioata si concluclc r r r l l ' e s a m e d e l m a r a v i g L i o s o r o b e m ad e l l a c o r d a e l l a c e " r e r o J e l c i m b n l r ,r , ; < p a ,.r che cosa dipende l'eltezza dei suoni delle corde vibranti? Galileo anchc di (lucsto s1 efa occupato, sperimentando e fofse piuttosto sapendo scrutate ncllc cose pir comuni una nascost atmonia, una trccia delle orma: egli intuiscc t', 'si che I'zltezza del suono legata alla ftequeoza, e questa alla lung:hczzl, llla ui()ssezza,alla densit e alla tensione della corda, scondo rapporti errstirrrti , l , c n e i s e c o l i s u c c e s s vs a r a n n ( ) i t r o v a t i . i r

4.3

LA

SECOND,{.

GIORNATA:

IL

GRANDE

PROBLEMA

tl Signor Salviati arriv un poco in ritardo all,appuntamento della scconrlir r',i,rrrrata, come si conviene nelle lezioni accademichi. I due allievi. S^src<|, c Srrnplicio, si giovano quindi dell'attesaper ricapitolare le nozioni "pyrrcs"., circ,r ,lLrcllaresistenzache hanno tutti i corpi all,esserrotti, dependenteila <1ucl glLr_ l|rc chc tiene le pafti attaccatee congiunte, s che non senz^.rna p()rcnrc llrzzi, rnc ccclono e si separano), e intorn(, alla << causacli tal coerenza,chc in alcuni v , l i t i g a g l i a r d i s s i m ap t r p o n e n d o s i p r n c i p a l m e n t eq u c l a d e l V a c u o . > . , S a l v i a t ie n t r a s u b i t o n e l t e m a : < < i t o r n a n c l r s u ' l l o i o c ( ) m r n c i a t ( )t.) r ) s t i r R , 1 t , r l u t t | . r c l l a s i a l a r c s i s t e r z a< e i c . r p i s r l i c i a l l ' c s s c r c l . r c z z r r t i L r i r rv i , , e s i 1,cr l ( r l i r t t ' r z z i ( ) n c , b a s t ac h c i n ( l u l ) t a l ) i l m c n t c l l a i . l r r . s i i r , , r , a ; I ^ r t u r r l c . r c ' l r l r c g r l n c l i s s i m ac o n t r o l l l t l i r r z a r l i c h i p c r d i r i t t o g l i t i r u , r r r i n , , r cp c r 1 , , p i r ' llii,l(", p.t5l c s(Bs. p

712

Il probkna di Calileo

giarnala: il gtanle pftbletua La sernda

ll3

si ossen a nel violentargli per traverso : e cos vegghiamo una vergaJ pel esempo, d'acciaio o di vetro reggere per lo lungo il peso di mille libbre, ct'e frtta a squadra in un muro si spezzet, con l'attaccargliene cinquanta solamente: e di questa seconda resistenza deviamo noi padare, ricercando secondo quali proporzioni ella si ritrovi nei i Prismi eCilindri simili o dssimili in figu ra, Twnghezza e grossezza, essendo per dell'istessa materia. Nella quale specolazone io piglio come principio noto quello che nelle Meccaniche si dmostra tfa le passioni de Vette, che noi chiamiamo Leva, cio che nell'uso della Leva la forza alla rcsistenza ha la proporzion contraria di quella che hanno le distanze tra 'l sostegno e le medesime forza e tesistenza >>. Ecco dunque chiarito l'ortzzonte scieifta della ricerca: non piir per venire a capo dell'oscura causa, ma per esaminate semplicemente come fa" reslstenza si manifesti nei diversi casi strutturali. L'esperienza dimostra che una trave caricata tfasversalmente al suo asse, ad esempio una mensola, resiste assai meno di una stessa trave, di ugual materiale e di identiche dimensioni, caricata assialmente. Come si pu chiarire questo fenomeno? Galileo ha fiducia che bastino a tal fine le legg di equilibro della leva, gi note ad Aristotele e chiarite - anzi < dimostrate > - da Archimede: per questo egli riprende, nel dialogo, la trattazione di Archimede operandovi quel miglioramento che abbiamo riferito e discusso nel cap. 1 (fig. 4.6). Inoltre, sempre a proposito della le.r'a, egli avverte I'esigenza di tener coflto, talvolta, del peso proprio che grava sui bracci, generalmente ignorato dalla teoria classica, ed introduce perci una < distinzione tfa queste due maniere di considerare, chiamando un prerdere asn/atamenteqwello quando intendeteino lo strumento preso in astratto, cio separato dalla gravit della propria materia; ma congiungendo con le figure semplici ed assolute la materia, con la gravitt ancora, nomineremo le figure congiunte con la materia tlomenfo ct lorZa tolpo'ta >.

Sinora proseguiamo la lettuta del testo galileiano, apprezzandone la suggestiva semplicit e bellezza, ma anche notando, da lato, i suoi limiti obiettivi. Dopo aver parlato della leva, modello fondamentale di tutta la successiva analisi, Galileo fotmula e risoh.e, a suo modo, quello che, sotto 1l prlfll tlorio, cettamente il pir dibattuto e impottante problema della scienza delle costtuzioni. Ancor oggi esso comunemente indicato come problexta di C iho: riguarda la tesistenza a rott:ura di una trave a mensola caicata d'un peso alla sua estremitr libera (frg. 4.7). < Or tornando al nostro primo proposito - dice Sah'iati -, intese tuttc le cose sin qui dichiarate, non sar diflcile l'ntender la tagione onde avveng che un Prisma o Cilindro solido, di r.etro, acciaio, legno o altra materia frangibile, che sospeso per lungo sosterr gravissimo peso che sia attaccato, ma in traverso (come poco fa dicevamo) da minor peso assai pott tal'volta esscrc

Fig. 4 6.
Purtroppo la fiducia di Galileo sul poter spiegare tutto mediante le sole eggi di equilibrio eccessiva. Implicitamente, e quasi di soppiatto, si insinua nel suo discorso qualche ipotesi d'altro carattere, sul comportamento reale della trave sollecitata e sulle modalit della rottura. Ma per riconoscere l'inadeguatezza d,eImodello statico e per arricchire il lessico usato di nuove valenze espressive, atte a rispecchiare Ia complessit rlel fenomcno, a strada sari lunga e imDervia- comc vccrcmo.

Iti1. 1.7.

714

Prable'a d Cabho

di Riferiari I <Probleta Gatilco,t

115

spezzato, secondo che la sua lunghezza eccederL sua grossezza. Imper che la figuramoci il prisma solido ABCD, litto in un muro dalla parte A, e nelI'altra estremit s'intenda la forza del Peso E lintendendo sempre, il muro esser eretto ^Il'Ofizzonte, ed il Prisma o Ciljndro fitto nel muro ad angoli retti): manifesto che, dovendosi spezzare, si romper nel luogo B, dove ll taglio del muro serve per sostegno, e la BC per la parte della Leva dove si pone la ibrza; e IzLgrossezza del solido BA l'altra parte della Leva, nella quale posta la resistenza, che consiste nello staccamento che s'ha da fare della parte del solido BD, che fuor del muro, da quella che dentro: e per le cose dchiarate, il momento Aella fotza posta in C al momento della resistenza, che sta nella qrossezza del Prisma, cio nell'attaccamento della base BA con la sua contigua, ha Ia medesima proporzione che ).a lunghezza CB alla met della BA; e per I'assaluta rusen<a all'esser ratta, che nel Pritna BD (la quale assoluta resisienza quella che si fa col tirarlo per diritto, perch allora tanto il moto del rrrovente guanro quello del mosso), all'erer rotta con l'aialo della Leaa BC, lta la nedesina praporTione clte la lunglte41a BC alla net di AB ml pritna, che nel Cilhdro e il inidianelro della sa base. E questa sia la nostra prima Proposizione,,.

4.4

RIFLESSIONI

SUL < PROBLEMA

DI

GALILEO

>

E bene fat sosta qui un momento, e riconsidetate criticamente rutro questo discorso, esponendolo in modo pir esplicito. Anzitutto Galileo fa riferimento al concetto dt resistexTa assohttae la definisce come < quella che si fa col tirar (la trave) per diritto >. In altri termni, si ttatta del valore limite che pu esser lrggiunto dalla forTa assialeN che lungo la sezione a-a una parte dlla trave soggetta a trazione esercita sull'altra. La forza. N , in verit, urio srrano personaggio: ssa traduce nel linguaggio della statica, e cio in termini di foize, lrn fatto che, di per s, ha natura geometfica. Osservando la trave della fig. 4,8

possiamo notare che la patte (a) e la parte (ct'), rspetto alla sezione trasvcr'sale le a-a, sono tra.loro canxesse; patticelle mtLteiah di (oc)che s'affacciano sulla sono unite alle cotrispondenti particelle di (*'). Ota immagniamtr sezione a.ua di rendere ( operante )) la divisione della trave in due porzioni, separando idealmente (c() da (c'). Se la cosa accadessenella tealt, la taYe cos divisa si comporterebe in modo ben diverso dal sistema inizialmente considetato: ad esempio, mentre n questi la patte (a) impedita a muoversi, nel sistema diviso, la itessa parte (a),-libera nllo spazio e soggetta al peso P (oltrech all'eventualc peso proprio) tenderebbe subito a cadete. Questo pu esser inteso come prov .lla tesi che (cr) e (oc') si scambiano lungo la sezione a-a opportune azi.ni mutue. Ebbene, a questo Punto stabiliamo un postulato fondamentale: qtrcllealiotti gezmelria tra /e parli (c) r (oc') natae clte nel sisiena rea/e esprimono la coraessione plrtlno rem\re e$er trddall in axa distrbtTione d flr<e lP\licate sa anbedte h Jaccc dela scomessioxeideale cJted luoga al sisema daiso, in ai (a') e (a') lara tr't k)ro separate.Secondo Galileo la ridaTione pw esser ancor Pi spinta: le forze agcnti sulle superficie della sezione a-a si dispongono normalmente alle superficic stcssc e sono istribuite con legge uniforme, per cui suffcienteconsiderarnela risultante N applicata nel bricento. Ben presto ci si accorger per che l lingtaggio ridnttiao proPosto da Galileo lrlppa Paaerae non riesce a distingucrc i" dn upptoptiato i diversi comportamenti che si riscontrano nelle strutturc, sia per la dcrizione del fenomeno di rottura, sia per la descrizione degli aspctti defrmativi. Un primo passo innanzi si farLsupponendo una dstribuzionc clisuniforme delle forze superficial, semple supposte ortogonali ala scziollc: gi con Mariotte, con Bernulli e poi con Eulero tale arricchimento del moclcll<r qru ritenersi acquisito. Un secondo passo sar compiuto verso la fine ccl Sctdi iccento da Coulmb, il quale dimostret I'esiger1a associarealle forzc clistril>uite normalmente alla sizione, anche forze uLngenzrali. Nel XIX secolo, lroi, i lioguaggio si render ancor pir articolato quasi per comPensarecon l'aggiunta -la formali ridaliane statrca mai rinnegata: clapprima atl ,i nJor"possibilit ,,pera di Navier e soPrattutto di Cauchy per l'analisi di un qualunquc ctxlrtr t riclimensionale, e infine dai fratelli Cosserat con la loto teoria sui ( c()ntior'ti polari > (cfr. cap. 11). chc Galileo consapevole che la forza N esptime un'azione i !nat <'ssv'" N dellc lirrzc strpcrrull'azioneche (a) esercita su (a') mediante la risultante lciali agenti sulla faccia A dela sconoessionea a, ctlrrisponclc ugulc c c{)rltr,rria lJ risultante N clelle forze superficiali agenti suila faccja.'\' clclla mc<lc(fig. 4.9). Sin dala prma giornata <lei Drttrti chc sti:tnrt' snra sc<rnnessione : c s l m i n a n d o , e q l l v e v : r ( ) s s e r v a t ( )< ( ] u e l f i l o c h e s t r c t t ( ) t r a l c c i t a n ( ) n s c g t l c clri, c()n <lurlchc forza tiranclolo, vorrcblle cli tra esse s()ttrarl(), rcsislc Pcrch , l r tt l , r p p i t c o m p r c s s i o t t c i c n r i t c n u t o ; a v v c n g a c l l c n ( ) n m c n ( ) i l t i t o s L r l l c l i o r c v '. c ( ) n f r ( )a l l ' i n t t r i o r c , c h c q u c s t ( ) s i p r c n r a c ( ) l r t r ( )i l c l u c l l r > lrcnrc

+.,\. ./.q.

' I l h i , l c r r t .o . 5 7 .

116

n prcbhna di Galiho

Rifle$iotti s

<problena di Galileo>

117

Pir in generale,quando in una trave piana sono presenti un carico assialeP e un carico trasversaleQ, le tensioni atttibuibili a una sezione a-a normale all'assesono composte da forze interne superficiali 6 perpendicolari alla sezrone stessae da analghe foxze intet.ne r agr lzflgen ialmente. lecito allora ricondurre le o e le alle loro risultanti idealmenteapplicate nel baricentro G della sezione;si ottengono cos (fig. 4.10): "t) Ia farTa asiale (o normale)N, tisultante delle o; la farqa di taglioT, risultante delle r; 2) 3) i\ nonento letlente M, momeflto risultarite delle o rispetto al baricentro G.

Fig.4.9.

N. dunque rhrqa ienta; e ixterne sono pure quelle forze superficiali di . cui si sopra padato. Queste possono esr"re misuiate in termini di < forza. pet.unit. di superficie>. Se, ad esempio, si considera un,areola AA sulla faccia A, e se AF la forza complessivzr, di essaagente, si costruisceil rapsu pofto : AF A (4.4.1) Fiq.4.10. Riferendo la trav agli assiy, z, posti come nella fig. 4-11',con z cio sulla linea d'assedella trave che congiurge i baticentri delle sezioni tasversali, e y perpendicolarea z, d'uso accettareuna convenzione sui segni di N, T, M.

che rapptesenta_ appunto la fotza pet unit di supetficie con ugual direzione e,stesso verso di AF. Se poi, cor riguardo ad un genericopunrJdella sezione, fafeola l\r. tenclea zero e tende contestualmente zeto la fotZa AF, plau_ a sibie supporre significativo il npporto liaite: o: dF dF
/4 1)\

che prende il nome di tenione nel punto consderato rispetto alla giacitura della sezone a-a. .La_(4.4.1) pu essere interpretata, naturlmente, come tenslone medta.su AA. F, o.wjo che, quando la tensione disttibuita uniformemente r t^pp:.tt, 9.4.7) e^(4.4.2) coincidono : qusto il caso che s verifica nel_ :," +,. l ambrto dell'rpotesi di Galileo, dove addirittura superfluo valersi della notazione yettorale, poich ivi la tensione a priori perpenicolare alla sezone, oncle risulta senz'altro:

N (4.4.3) lti,4.1.11.

118

Il prcbhna

di Calileo

Rife$ioni ul

<Probleua li

Cabho>

119

Si consideri una faccia la cai norma/eeftema abbia verso concorde con I'asse z: la forza normale N e la forza di taglio T sono dette positve se il loto verso concorde quello di z e di y rispettivamente; l momento flettente M poi .con detto positivo se levogiro. Naturalmnte, per la laccia che sta dirimpetto, on normale esterna_ negativa, N, T, M sono positivi se di verso opposto. per ci che riguarda N la convenzione riflette una chiara altetnatjya meccanica: la forza_normale positiva esprime fraqione e la fotza notmale reg tj.va tompr$iofie. Le grandezze N, T, M prendono comunemente il nome di caraltteri:ticbe d.ellanllecitaqione. facile capire come le caratteristiche possano essere deter_ mrnate.: imponendo I'equilbrio di una delle parti idealmenie separate (fig. 4.10), segue immediatamente che : 'l) la forza normale N la risultante assiale delle forze srerne (attive o reattive) agenti da una parte o dall'a"ltta della sezione a_a; 2) la forza di taglio T la risultante trasversal all,asse delle forze esterne agenti da una parte o dall,altra della sezione aa; 3) il momento flettente M il momento risultante, rispetto al baricentto della sezione, delle forze esterne agenri da una pat-e o dall,altra della s e z l o n es f e s s z . Ormai possiamo tornare brevemente al problena di Gali/eo chiarenclo, in termini pir spediti, il senso della sua soluzion, peraltro insoddisfacente. per la tfa\.e soggetta ^ trazlone semplice, Galileo ammette implicitamente che Ia ten_ slone non possa suFerareun valore limite o,r_, oltre il quale si avrebbe rottura: ne segue allora un valore limite Nr,_ anche per Ia fotiz normale:
Ntt: ol-A.

da cui:

N,,-: ? Q"

,I

(4.4.1)

e questa appvnto l Prinl4 proposiliorestabilita da Galileo che abbiamo letto sopra. Ben inteso, non si deve dare troppa fiducia alla (4.47), poich, come vedremo, essa non valida ! Forturatamente per, molte delle conseguenze che si possono trarre, e che Galileo stessoha tratto, da'lla (4.4.7) sono vritiere e imoortanti: su di esse necessariocenttareI'attezione. Intaflto, elaboriamo un poco le conclusionisinora raggiunte.Ossetviamoche:
Nrr.-or,-A:orr-BH

(4.4.8)

linite cine l trave pu al massimo esprimere , nelperci, il noneta re.tis/.ettle I'ipotesi galileiana:

N,,1I,,.: +:.,,^!t"1

(4.4.e)

Ad esso corrisponde la determinazionelimite del carico Q" pet il qualc,

(4.4.4)

essendo A l'area della sezione trasversale. Detto p" il carico assiale cotrispon_ dente al collasso, \a reistenTa a$a/ata di cui parla Galileo, coincident. .o., r,., e oata da:
l\ t)

f lH *-

r-r-f| | -+-H i - --t- '


B '

(4.4.s)

Consideriamo ora"la. tra.ve a mensola rappresentata nelta fig, 4.1.2, di sezione r e t r a n g o a r e a s u a u n g h e z z a a l e l . i l s u o i p e s s o r eB e l a s u a i l L e z z a l . C a l i l e o : v F fltiene possibile assimilareil suo comportamento, all'atto del collasso, a quello di una leva angoare con il fulcro sul lato inferiore della base d,incastro: un braccio di.sposto secondo la lunghezza della rrare. essendo gravato alla sua estremit del peso Q", mentre l'altro braccio disposto secondo l"altezza,essendo sollecitato dalla distribuzione uniforme delle teisioni limite o,,- (e gui sfa I'er_ rore!1, ot'tero da,lla forza normale limite Nri- applicata a meti' d,elf'aItezza. La legge di equilibrio dela ler.a forniiie all.,ra:

Nri.

Q.l:

N,,,,, ;

IJ

t(4.4.6) ltig, 1.12.

1,?0 o oltre il quale, si verlca il collasso: Mrt-: ossia: a-, '<" M,r. I Q"l

ll Prcbhna '11 Caliho

t21
La ragione owia, poich il momeflto tesistente limite nel primo caso :

(4.4.10)

Mlti:

d'l'

(cb\.(ar\2

(4.s.1)

dove abbiamo utrlizzato, seflz'alrtto, la fotmula coretta (4.4 72); e nel secondo caso :

(4.4.11)

: q. (ac).(cb)z onlii,, Vale quindi la proporzione: Mji, :Mjil, : (at) : (cb)

(4.5.2)

Ecco: questa formula esatta, nel senso che il carico di collasso lesato al momnto limite secondo la, (4.4.11) in una trave a mensola indeformabile o quasi, sino al momento della rottura, pet tna fotza concentfata alla sua estfemit. libera. Tutto sra, per, a valutare correttamente Mrr-; la (4.4.9), ossia la:
lvrttn: drim_

(4.s.3)

BH'
?

ossia: < Concludesi(...), la medesimariga o Prisma pir) largo che grosso resister la piir all'esserrotto per taglio che per piatto, secondo proporzione della latghezza )t. alla sfossezza .|

subordinata all'ipatei erraneadi una distribuzione uniforme delle tensioni orr_ sulla sezione di incastro e non pu essere quindi acceftata. L'espressione ciretta invece;

M,r. : orr^ jil

RH2 lt L 1)\

che dimostreremo in seguito. Ora, confrontando la, (4.4.9) con la (4.4.72) si riconosce tuttavia che, da un punto di vista qualitativo, la soluzione d Galileo riesce a render conto degli aspetti essenziali che carattetizza.no la resistenza limite della trave. Dalla (4.4.11) segue che il carico di rottura inversamente proporzionale alla lunghezza l, mentre dalla. (4.4.12) [e dalla (4.4.9)] detiva che la resistenza cresce col quadrato d,ell'altezza.H, I problemi successivi rislti da Galileo nella seconda qiornata d,et Di:corti conducono fondamentalmente ad ingegnosi corollari di talL affetmaziont.

Fig. 4.11. A questo punto Galileo vuole esaminare seParatamente I'influenza che ha sulla rottura un accrescimnto in ltnghezza. della trave e un accfescimcnt() clella sua (( grossezza )t, cio della sua sezione trasvetsale. Giustamente per egli vuole, nel primo caso, tener conto del peso proprio che, naturalmente, aumcntr Conviene ota chc cosc la mensola pir lunga. Ecco Ia ler7a propari<ionsi << mincamo a investigare secondo quale proporzione vada crescendoil momcnttr clclla propria gravit, in telazione alla propria resistenza all'essere slczzato irt un Prisma o Cilindro, mentre, stando parallelo all'Orizzonte, si va allunganctr; il qral none o lrctuo atdar crescerdofu drplicata proporqian di qtclla dcl'alhniattanto > (fr,g. 4.14). lnfattr il momento reattivo in A per la travc (1) ci lunghczza .i\B ,- lt soggctta al peso proprio q (frrrza per unit cli lunghczza)

4.5

COROLLARI

Cos, ad esempio, Salviati presenta la vrcrda propotiTiona: <eui possiamo mmediatamente intender, eane cal! clteproporqiorc reirla pit tttt uerga,o uog/iam dtr Printa pi larga chegro''so, all'esvr rofto, fattogli forqa wcoxdala sia lungfuq7a, c/tesecorulo grosseTTa. la Per intelligenza di che, intendasi wna riga a d,la u iar' ghezztt sia a c, e la grossezza,assai mnore, r : si cerca perch, volendola romper per tagli<r come nella prima figura (frg. a.1,3), resister al gran peso T; ma p()staper piatto, comc nella seconda figura, non resister rll'X minore clel T > s. s lbidcrr. 15t. o.

(rg.4.15): ML, q

ri
2

(4.s.4)

't22

Il probhna

di Calileo

123
Da cui segue:

Ml:Mi - li:13

(4.s.6)

( Mostreremo adesso,nel secondo luogo, secondo qual ptoporzione crescala ne all'essetesPezzati i Ptismi e Cilindri, mentre restino della medesima resistenza la hnghezza e si accreJca grossezz . E qui dico che.:Ne i Pritni e Cilindri egnl' grossi, la resislexTaall'erer rotli crercei triplieala ,/es laryhi, nta disegaalmente de i dianetri delh lor grore7le, eiodelleor bati>.. prapar<iln - >> Iniatti, se I'accrescimentodella < gtossezz2 awiene rispettando il rapB, porto tra |'altezza H e lo sPesso(e posto :
B:aH con a coelljciente costante, si ha: r\r ,"tim
-

(4.s.7)

9!q

-H,l

(4. s.8)

ossia la resistenza proporzionale al cubo dell'altezza, come alTerma la precedente Etarta prcposilioae. Nel caso del cilindro a base citcolare di diametro I-I, (fig. a.16) vale poi una telazior'e analoga alla (4.5.8): Iio 4 1.1 Mrr- : orr- PH3

(4.s.e)

e p e r l a L r a v e( 2 ) d i l u n g h e z z aA C = l , :
l\f:i

"

l2 'z

' z

/4(q\

c'love p un opportuno fattore nume(lco. Simplicio, al solito, vuol dir la sua: egli ha inteso benissimo che il carictr ti rottuia Q" per una mensola dipende Aalla' Iwnghezza l; ma second() l traclizione, era ionvinto che anche il catico di rottura a trazione semPlice dovessc climinuire all'aumentare della ltnghezza del ttave o della corda cui fosse appeso' Salviati, con brevi parole, lo libera dall'errore e quindi passa al confronto cli cilindri dir.ersi per lunghezza e per diametro della base: con quale legge varit il carico di collasso Q"?

G
li - =--:

D .D

'ii;iir,iiil,i',Liri(i[i,,rlrtrrtrNltiiltl[\ili
F
l : i . q1 . 1 5 . . I;.4.,1.16.

1a

prabhr/a

di Ca/iha

Galleo e il Probh"ta delle ttasime dimeniaxi

125

La risposta owia: M.r- obbedisce alla (4.5.9) ed legato a Q" dalla (4.4.11).Si ha pertanto:

cor. u, a' coelcienti assegnati.Il peso complessivo Q di una qualunque d i esse :


Q:yBHl:y*a'213

Q": o,r-il

AIfs

(4.6.3)

(4.s.10)

Forse Galileo non sospettava che le sue contorte proposizioni e le sue movimentate dimostrazioni fosseto cos elementari e quasi owe : ma egli era impicciato dal suo ragionar geometfico, essendogli estfaneo il semplice fotmalismo algebrico al quale siamo oggi a\ryezzi. Ancota una r.olta viene in luce i grande ruolo dello stramentalitgui.rtico che ha consentito alla scienza d staccarsi gradualmente dall'immediatezza de concetti e dal lento procedere degli argomenti accessibili al linguaggio ordinario, per correr veloce tra i giochi formali dei linguaggi astratti, dove ogni passaggio riassume e quasi nasconde faticose catene deduttive, accogliendole in s, una volta per tutte. Ad esempio, l'illusttazione che Galileo costretto a. dare della.(4.5.10) suona cos\.. << Prmi I e Clindri di cliuersa laryIe71a e grasre<<a arro le lar reistenqe all'etser rotti di prlplr<iarc con|zrte della proporqote de i arbi de' dianetri delle lar bai e della proporTiow delle lar hngl)e7qepermatatan/ te prere >>(qainta propotiliarc).

e pu essereidealmente applicato nel baricentlo del prisma a dtstanza ) Aalla base d'incastro; d'altro lato Mr,-, Per la (4.4.12), vle:
1 \rrI n m iY
--l-lr'

6ri.

Rr2 -

d!!q
^

-^ -

rlr

(4.6.4)

Per l'equilibrio al linite, dev'essere:

Mrr-: a+
ossla:
ori'

(4.6.s)

rl3 o(o(

-'-,,onrlo

(4.6.6)

Da cui deriva la determinazione della massina lmgheSa possibile: 4.6 GALILEO E IL PROBLEMA DELLE MASSIME DIMENSIONI l: Tralasciamo la sesta teti, e veniamo invece al tema successivo che Galileo affronta formulando quattro proposizioni, dalla seftina al7a,dena. Vien qui ripresa la domanda che all'inizio di tutto il dialogo aveva animato la curiosit degli interlocutori: esistono limiti dimensionali delle strutture? Se vero che la resistenza decresce se si passa dal piccolo al grande, pur conservando le propotzioni, si d una misuta massima oltre la quale non si pu andare? E corne d c t e r mi n a r l l ? Dice Salviati : < lo, dopo un lungo pensarvi, ho in questa maniera ritrovato quello che seguentemente sofl pet approntarvi. E prima dimostrer che: De i Prisni o Cilindri sinili graai, ax solo e anico quello che i riduce (grauata dal proprio puo) all't tino rtata lra l0 tpeqTari e'/ rortemrci interl: s the ogti ttaggiore, come ir/P7t e a reslere al proprio pesa, s ronper; e ogni minore re ste a Erahhe farqa cln gli ueng,a fatta per n?zperla >. La dimostrazione di questo asserto procede al solito, per 1ja geometrca con l'uso reiterato di proporzioni, e, nonostant il parere di Sagredo che la trov < chiarissima e breve >r abbastanza contorta. Ma noi possiamo ridurla cos: si considerino mensole prismatiche (a base rettangolare) di comune peso specifico 1 (peso per unit di volume) tra loro simili, tali cio che dl'tq, (4.6.7)

Sagredo resta colpito da un risultato cos interessante e, a Parer su()' n r.rnoio dal verisimil >. F,d, incalza I'amico: < Bsognerebbe dunque alterarc assai la proporzio ie tta la. l:ong}'ezza e la gtossezza de Ptisma magglore, col.l 'l reggersi I'inErossatl o scorciarlo, acci si riducesse allo stato ancipite tra e 1 spezzatsi; e l'investigazone di tale stato penso che potesse esset'altrcttanto ngegnosa >. <Anzi - risponde Salviati - pil presto d'avvantaggio, come anao piu labotiosa; ed io lo so, che vi spesi non Piccol temPo per ritrovarla, ed ora voglio partecipatvela. Dato dunqae un Ci/iadro a Pvta di ttastittttt lrrngtteTTada non isser dal tua praprio ?etl l/e<<ato, e Aatu trna hugbel7.a ttaggior.e' troiar'l) grareqqa d'an altro Cilindra o Ptisaa chesotla la data hrtgbella sia /'trrrico e maJsinl resisterte al pt lprio ?e,to >>. galilciano, Questo il problema; e la sua soluzione richiede, nel dialogo u o,ru o.g" dimstrazione, e molto difficile a ritenrsi a memoria PJ scntlrll "volta r. In realt semplicissima: basta infatti risolvere \a (4'6'7) una sola . Q"ind;' t" l l, la < lunghezza maggiore ) alla quale occorre lssociare la nuova II,, si hl: II,: .I I? rispetto all'altezza H, ricordando che, per definizione, a' :

B:aII ll:,'1

(4.6.1) (4.6.2)

(4,6.8)

126

Il prabhna di Gatitca

Caliha ? il prcbhata delle na'"i"rc

dnwo,ti

127

Significativo anche il problema seguente (noxaproposiqioxe): Dato il << Cilindra AC, qualanque ia il suo noneflto aersl la suaresishxTa,e data qaal ia si lnxgbeqTa DE, trauar la graaeqqadel Cilindro, la tai hngheqqaia DE, e'l saonomenl uerso va reistenqa ritengala nedeina prlpzr<izne cheil momeodel Citindra la AC alla vra > (f,g. 4.17).

delelunghezze;ossia:

r r' , : H l l + t t

1-t I

(4..10)

t-----.-.l_+

t
1 f I lH
c 1

ll commento di Galileo a questi suoi risultati oer le dimensronr massrms delle strutture veramente gustso ; merita di .rr.r l.tto r < Or vegghino comc dalle cose sin qui dimostrate apertamente si raccoglie f impossibiljt del potcr non solamente l'atte, ma la na:(r.]fastessa, crescer le sue machine a vastit imnrensa: s che impossibil sarebbe fabbricar Navilii, Palazzi o Templi vastissimi, li cui remi, antenne, ttavamenti, catene di ferro, ed in somma le altre lor parti, c()nsistessero; come anco non potrebbe la" nrtua far alberi di smisurate grrn<lezza,poich i rami loto, gravati dal proprio peso, finalmente si fiaccherebbcrr ; c parimente sarebbe impossibile far strutture di ossaper huomini, cavalli o altri enimali, che potessero sussistere e far ptoporzionatamente gli uffizii loto, mcntrc trLlianimali si dovesset'agumentaread altezze immense, se gi nofl si toglicssc rueteria molto pir dura e resistente della consueta, o non si deformasscro tali ,,ssi sproporzionatamente ingrossandogli, onde poi la frguta ed aspetto clclI'rrnimalene riuscisse mostruosamente stosso: il che forse fu awertito clal mio lccortissimo Poeta, mentre descrivend un grand.issimo Gigante disse: Non i pa c0mparlir guaxto tia lutgo S smisrralamente httto gro$a (Arosto, Orlando .F'trion, XVII, 30) Il per un breve esempio di questo che dico, disegnai gi la figura cli un'osso rrllrrrrgatosolamente tre volte, ed ingrossato con tal proporzione, chc potcssc rrcl suo aqimale grande far l'uffizio proporzonato a quel dell'osso minorc ncll'rrrrimalpi piccolo, e le figure son queste: dove vedete sproporzionata lgtrnt clrc diviene quella dell'osso ingrandito > (fig. a.18).

Fig. 4.17. Iqdichiamo con I la lunghezza AC del primo cilindro, e con l, la lunghezza DE del secondo; H e H, siano le tispettive altezze (ossia i rispettivi diametri). Trascurando il peso proprio e tenendo conto soltanto del carico Q all'estremitlibeta, il momento relativo all'incastro vale Ql nel primo casoe Ql, nell'altro. Il momerto resterte liaite poi oferto dalla (4.5.9) ed perci pari a o,,-pH3 per il cilindro AC, e a orr.pHl per il cilindro DE. Deve essere allora: Q l : o , , - 1 3 H 3 :Q \ : o , , , , p H l (4.6.9)
lirrsc occorrc circ chc (alilco csagcrt un po' ncgli cscntpi c ncllc cotr'l'r,rttavil, t lrrsioni. ll sul lczionc prcziosa: cgli h,.rsrputo infrangcrc un <ifluso

l:i.4..1.18.

da cui si trae la soluzi<tne: altezzcsono Drofrorzionali le allc radici cubiche

t28

Il Prablena i Calho

Galiteo e it prabhna

detl naiine

dikleniofli

729

pregiudizio : che cio strutture simili si comportino smilmente per la resistenza, quali che siano le loro dimensioni. Chi ritenesse che l'insegnamento di Galileo ormai acquisito e noto agli architetti sarebbe troppo ottimista. Qualche anno fa, quando era ancor in auge una spensierata fiducia nei mezzi attuali della tecnica, erano venute di moda numetose proposte utopistiche sul futuro della citt: proposte tanto mirabolanti e radicali, quanto ingenue e sterili. A partire dal grattacielo alto un miglio di l7rght, si cominci a parlare di una < citt spaziale > raccolta in un unico immenso edificio. Le fantasie << megastrutturali ) non conoscono vincoli di sorta. Dalle idee di l{enzo Tange per Tokio, alla citt aerea di Atata Isozaki, dalla griglia tridimensionale di Yona Friedman, alle architetture arborescenti e alla citt sosoesa di Paul Mavmont o alla citt intra di Walter Jonas , ognuna di queste immagnarie solzioni vive nel mondo beato di Gulliver, dove un bicchiere pu esser reso minuscolo come un moscetino o enorme come un castello (fig. 4.19).

trauare la masima unghega, altre alla quale prolangato, dal sok suo ?rzpril pro ri >>. roaperebbe Per la soluzione, basta applicare, ancora una volta, le formule gi usate; quindi possiamo passatvi sopta, lascialdo al lettore. il determinada. Seguono tr questioni su travi soggette a diverse condizioni di vincolo: < Sin qui si sono considerati i momenti e le resistenze de i Prismi e Cilindri solidi, l'una estremit de i quali sia posttl immobile, e solo nell'altra sia applict^\a forza di un peso premente (...): ora voglio che discorriamo alquanto de i medesimi Prismi e Cilindri quando fussero sostenuti da amendue l'estremit, o veto che sopra un sol punto, preso tra le due estremt fusset posati. E, prima dico, che il Cilindro the grattato dal praprio peto sar rido/to alla nasina Irr4glteqta, olfre alla quale pi xan si nsterebbe,0 rit rtta nel meTo da ut nlo sostegro o iero da .te ftelle ertre/?tit, patr ei.ter hngo il doppio di qtello che sarebbe,ftlo xel //tr7, io sostenat7 in tln r0l ternifle >, (fig. 4.20).

/,4a
A--r_ ,_

*
B

__-__-_--_--__]

1-

-,._

r,

.a_

lti.q. 4.20. La dimostrazione semplice: se per la trave a mensola lunga I il momcnt() rrll'incastro A,

Fig. 1.19.

La << citt intra >>di Valter Joxas.

Galileo si limiterebbe a osservare che in un mondo siflatto si dimenticata la gtar't e il peso pro;rrio dei corpi. Infatti la detiruapraposi1iore discute come <<Da/o tru Prisna a Ci/iuJro eo/ uro Pe.ro,cd il peto rlnssittto ..t/?t/t/a dt cro, (ti poua)

M^: +
t,.," ttlt

(4.6.1)

tlovc q il peso proprio per unit di lunghezza, Per li trltvc appoguiata di v u c c 1 , , i l m ( ) m c n t o m e s s i m o , n m e z z e r a , a l e l

(4.6.12)

o ( l i . , r d c s . : ( i . S i r r h n r i u i ,l l / r t t n c l i . r / r ) ,

I,1,giu. 970, 1

130
Se dunque si pone : M^:Mn:Mrne segue subito: \:27

Poblefta i Galiko

Galilea e l' attini4ry{one

rtntlhftale

"t37

(4.6.13)

(4.6.1,4)
[ip.4.22. at essete spezzato nell'estremit AD a. .u,nafotza pemente nel tetmine B tanto minote dell resistenza che si troverebbe nel luogo CI, quanto la lunghezza (lB minore della BA, come gi si dimostrato. Intendasi adesso il medesimo l)risma segato diagonalmente secondo la linea FB, s che le faccie opposte siano due triangoli, uno de i quali, verso noi, questo FAB: oltiene ial salido nnlratia terr/i e C clte sopra uahrra del Prisma, cio che mero resiste all'essere spelTaio ll?ra'l l',1 dalla;forqa porta i B, qaal la langlte17aCB ninore lla BA>. I-a tesi pu esser dimostrata confrontando i momenti resistenti limite in C e in A: n C,I'akezza della trave data da H I
nn,t, ott. BH'

L'esempio orr. tr^tt^to ttchtama alla memoria di Sagredouno simile delle puestioninectaniche Aristotele (o meglio, come sappiamo,di un autore della di sua scuola). In rcalt un collegamentoc', anche perch le reazioni della trave doppamenteappoggatapossono ssrevalutate medianteun'applicazionedelle leggi della leya. La dodicesima la tredicesinapropotiTiow r.ertono appunto su e simili argomenti che, pet brevit, omettiamo.

4.7 GALILEO

E L'OTTIMIZZAZIONE

STRUTTURALE

Ed eccoci finalmente a un nuovo importante problema che Galileo per primo ha saputo individuare, dandone cor(etta soluzione, pur in un caso partcolare : si tratta di un embrionaleabbozzo di quella teoria che in tempi recenti prenderL strathrale, Naturalmente, consistenzasotto il nome di ottiniqqaTioae Gaileo considera sempre e soltanto il caso della mensola; ma gi qui possibile ticonoscereuna disuniformitL comportamentodel materialesotto carico, di sia questi wnaforza concentrataall'estremito il peso proprio. Infatti evidente che, se la trave prismatica,le sezionitrasversaliprossime a'incastrocome a-a, sono pi sollecitatedelle sezioni prossime al lembo libeto, come b-b, e quindi, all'atto della rottura, quando la sezionedi incastro gi al massimo delle sue capacit di resistenza,le sezioni intermedie conserverebberoancora qualche risorsa, senzatuttavia poter giovate alla soprawiyenza della struttura (frg. 4.21). La tray prismatica noo tealzzadunque il miglior utilizzo possibiledel materiale.

(nedi fr'g.4.23); e quindi:

(4.7.1)

, "1,
ltt,. 1.2L estcrnoin C e in A, dovuto al carico Q, poi : ll rrr,,rncnto Il, (): l!ll;,
Mi^r

Fig. 1.21. Il discorso muta se la mensola non ha sezione c()staote,ma sagomata in modo opportuno. Lcggiamo quel cre <lice Galileo: < (l j cro in lrrocinto di dirvi cosa assai rlotbilc c vaga in qucsto proposit(). lir un poco di ligura pcr mcglio cichiamrmi (ltg. 4.22). (]ucsto l)l utr )risrrrr, lrt cui rcsistcttzr

("

N.In:

QI

(4.1.2)

7!
I.l

Nt,, .M.-

z I

(4.7.3)

'132
ossia:

ll pftbhna

di Galilea

Caliho e I'olliniry.aqiafle

t t/tutale

133

dalla :

M!i : 4 q , Mifl M.t

(4.7.4)

H(z):2

ll,F'

(4.7 .7)

come volevasi dmostrare. Ma proseguiamo Ia lettata: < Haviamo dunque nel Trave o Prisma DB levatone una parte, cio la met, segandolo diagonalmente, e lasciato il Cuneo o Prisma trangolare FBA; e sono due solidi di condizioni contrarie, cio quello tanto pir fsiste quanto pi si scorcia, e questo nello scorciarsi perde altrettanto di robustezza. Ora, stante questo, paf ben ragionevole, anz pur necessario, che se gli possa date un taglio, per il quale, togliendo via il superfluo, fimanga un solido di figura tale, che in tutte le sue parti siLegualmente resistenre. Simplicio: E ben necessario che dove si passa dal maggiore al minore, s'incontri ancora I'eguale. Sagtedo: Ma il punto sta ora a trovar come si ha guidar la sega per far qusto taglio ). Salviati intetviene e, dimostrato un lemma, formula la solazione: << fntuto qtesto, nella faccia FB del Prisna DB ia segnatala lirea parabolca FIVB, il cui t'erlite .8, rccandola qaale sia vgato es.ro Prisaa, reanda il solido conpren dalla baseAD, dal piaw rettangolo AG, dala retta BG e dalla vperfe DGBF, inmrmta secordo Ja curuit della linea parabolica FNB: dico, tal solido erer per kto eg alr/ente resistenn > (f,g. 4.24)..

Si noti che il disegnooriginale di Galleo, riprodotto nella fig. 4.24, imper tetto: la parabola(4.7.6)ha infatti il suo vertice sulla sezione caricata ivi la e sua tangente verticale (frg. a.25).

O ti.<..t.25.
Salviati conclude dicendo: < Di qui s vede come con diminuzion ci pcso tli piu di trentatr per cento si posson far i travamenti, senza diminuir punto l;r I, rro gagliardia ; il che ne i Nar-ilii grandi, io particolare per regger lc covcrtc, pua)csser d'utile non piccolo, atteso che in cotali fabbriche la leggerezzaimp,rrta i r rl ni t e m e n t e> > . l,a ricerca di un progetto dt minino peto d|enter appunto il tema caatt< tistico clell'ollimi<<a<i0fieslrathdla, ot-r'iamente afficchendosi di nuovi aspctti c tli piir versatili esplicazioni. (i nel XVII secolo, il problema dei solidi di uguale resisrenzaconclussc r unu nemorabile contfoversa scientifica alla quale pfesefo parte P. Wurtz, l. lorrclel,A. Marchetti, V. Viviani, e, successivamente Grandi, Vargnor.r, G. I'rrrtrt. Sul medesmo argomento torner poi Girarcl nel suo cclebrc trattat() rlr r tri lxrleremo nel cap. 8. ( )sscrva Todhunter in proposito < che il problema dei solidi cli rLgual rcsirltrtzr jntimamente ass{)ciatoallo sviluppo della teoria clell'elastjctr, anchc rt t' s()l)r,rttutto il problema della mensola inflessa acl avcr prodotto, si puir rlirc, "l'intcra teoria" ) 7. I)()l1)xver <liscusso qucsta qtildicelitta prlpzi\.iznc anchc sotto il prrllr su l4(lr(1nc(), pcr acccrtare chc veramente la cljminuzione tlcl pcso circn pari 1 l . l " , , , g l i i n t c r l r c u t o r i c l i r i g o n o i l l o r o i n t c r c s s ca c l a l t r c p r r s s i ) r i lti c c n i c l r c r l i : r l l c g g c r i n r c n t o : s P o n t a n c oi l P t s s a g g o( l u n Lt r x v c c , , l . c z i , , r r c l - i c r r , ri t
/ f , f ! l h u r t c r . K . l r c , r r s o r r ,. 1 l l i r h r ' t o l r / t l:/ttltitih, 1, t,. 4, (;,r,1)ri(lBc,tl86. l

\.E

A
.Fi9.4.24.

Per rendersi conto di questo basta imporre che in ogni sezione d'ascissa z e d.i altezza H(z) :,alga,l'equazione di equillbrio linite:
M'i-: e cio: Qz

(4.7.5)

f. nn,i,;: q,

(4.7.6)

la quale rappresenta una parb()lir; I'altczza I l(z) dclnitr in ogni sczionc

l/nr1,tJ

134

II prablena di Cal;ho

una trave tubolate, olvero, nei termini di Galileo, da un <cilindro> a una ( canna ). La seconda giornata dei Divorsi si conclude infatti con tre ultime tesi (in tutto le proposizioni sono diciotto) riguardanti tale argomento. Noi prefetiamo per interrompere qui l'analisi dello straordinario testo galileiano, vero atto fondativo della moderna scienza delle costruzion, sa perch l'indugiat oltre non introdurrebbe nulla di concettualmente nuovo, sia petch il confronto ta il cilindro e 1^ canna, quale proposto nel dialogo, resta inficiato dall'ipotesi erronea di una distibuzione unifotme delle tensioni limite lunso la sezione ttasYersale.

SYIUPPI ANTICHI E RECENTI DEL PROBLEMA DI GALILEO

5.1

PAUSA

CRITICA

8 Ne1 1660, circ velli'anni dopo la ptima edizione dci Discari e qtasi in concomitanza con la prima edizione bolognese delle OPere d\ G^l1leo (1655-1656), usc r Pama un curioso trattato matematico-filoso6co, nel quale i temi della resistenza e dei limiti dimensionali assegnabili ai copi pesaoti erano arontati in chiave meta6sica, con atgomenti spesso incerti fatui, ma ambiziosi, quasi 'leril| (1623-16'76), n^to f,el iritanti per il loro tono categodco. Ne era autore il gesuita Antony Dotsetshire, lna vissuto prevalentemente in Italia: costi entt infatti oella Compagnia di Gesir a Roma nel 1647 e divenne professore di filoso6a e teologia a Pxrma; in seguito insegn m,rtematica e teologia nel Cotlegio degli Inglesi a Liegi. ll titolo del trattato : Ptobleha nathenatico-phlosa[hlctn de ternino "tagnitadirli, a tiriun in aninal/rs. Il Tetill conosceva bene il dialogo galileiano: tripaitm, a convalida della proptia ottodossin ! - di non approto atretma egli stesso, e aggiunge subito warne alcunc tesi. L'ombra minacciosa dcll'Inquisitore - cetto padre Albetto Vincenzi - aleggia nelle pagine del libro; si ha anzi I'impressione che il :ferill abbia voluto (o dovuto) prender la difesa di Simplicio, i1 miope flosofo aristotelico itretito da pregiudizi, cos simpaticamente bistratiato da Galileo. Anche Simplicio - sembra volet dire il Terill - pu attivate alle stesse conclusioni di Sagtedo, dimostrando 6loso6camente che corpi geometticamente simili son dotati di resistenze differenti, che una mensola si tompe alla sezone d'incasiro e resiste meno bene di una trave tesa dello stesso materiale e di uguai dimensioni, cc. La polemica rovente, ^nche se accutatamente dissimulata; a Galilo il oostto autotc nega persino il primato delle scoperte, poich atrerma di essetvi ginto da s, per altre vic c da tempo; su Galileo egli cerca di stendere una densa coltre di sinzio, secondo la politica ( ecclesiastica> di manzoniena memoria che tendc a < ttoncare e sopire > le voci altefnative. Naiuralmente, e grazie a Dio !, il risulhto ottnuto da qesto contiocanto reazionario aile innovazioni galileiane misetevole; oon che il Terill cada in vistosi errori; egli cade piuttosto ncl'insigniEcanza, ncla banalit generica di una < 61oso6a naturale > nsulsa che, pur ptendo da princpi giusti, non riesce a individuate domande autentiche, meritevoli d'essere esplorate, e si perde in nutili giochi deduttivi. Cos, ad esempio, l'atienzionc riservata dal Terill alle dmensioni e alla tcsistcnza degli animali non csprime affaito un mbrionale inteessamento pet i ptobiemi delln biologia, nra di Terill son due rivolta a oscure 6nalitr metafrsiche. I Drvor.r, di Galileo e il Probh"'d (...) tiPatltn opere che si fronteggiano in un impari confronto: la ptima, corl lc sLretcmerarc intuiziori c i suoi etrori fecondi, apre al futuro; a seconda, col suo osscquio alla tr,d2ionc c e suc vcrt sc(nt^tc, r e t r o c e d e a l p a s s a t o . q u e s t a u n a v i c c n d a r i c o t t c n t c n c l l o s v l L r p p od c l l a v c r i t i s c i c n t i l c a , c n o n s o l t ^ n t o d i e s s a :c h e d e T e r i l l n e s s u n oo g g i s i r i c o r r l i , u n c o n o r t a n t . I i u ( l i 7 i { )( l c l l s n r r i ; l \ ' c r i r i r r p c t d c v i t a , n o n q u . r n r l o l ' c r r o r c h n r n c c i , n , i q u a n i l , l n p r c s u r r z i o n c r , l , 1 . r r r c . l i p o s s c r l c r l : r u t t r intcrt h ridtru rlh nuschcrr dclll,vvicr

Il fascino e il limite di tutta a trattazioe di Galileo stanno frrrsc nclh sernplicissima figurazione del nodello al quale vien ridatta l'effettiw> crrmp('rtarrcnto di una trave sotto carico. L'ossetvazione rivela sensibili clilrcnzc tra Lrnirmcnsola lignea e una metallica; vi sono matetiali che si deformano lrotcr r rlrrente prima di giungete a.lIa rottura, e materiali che mantengnnl irrvccc lrL dcformazione entro margini molto stretti. Ebbene, il modellr passr sotto rilcnzio questa diversit. I cilindri o i prismi di cui para Galileo sorro assti ricini agli astratti solidi della geometria euclidea: alla loro formr gc,,nrctricr, ,, nrcqlio, alle loro dimensioni s'aggiunge soltanto la propriet di p()tcr sr,f()gni altra l),rtrrc, entro limiti assegnati, dei pesi concentrati o distribuiti. sq,r'cilicazione descrittiva sarebbeirrilevante, cos come sarebbejrrilcvtntc intli, rrlc l colore del legno e la lucentezza del metallo. Il modello di Galileo dunque il piir scarno possbile; infatt csso pu csscrc ospite soltanto delle pitr elementari regole geometriche e clelc pr ovvic Icrlri statiche. Da un certo punto di vjsta, questo un pregio: i miglori prolircssi la scienza li ha compiuti sapendo isoare tra gli inesauribili aspctti rlclll rc;rltr'ril minor numero di pafametrj significatvi. Solo cos si pLri, giungcrc ,rl pcnctale, alla legge semplice c certa. N{a sino a qual segno lccito imPovcrirc il lcssico? E come si pu awertirne l'inadelluatezza?La rispostl clillcilc c ()s(-ulr::rcc()ntcntiamoci un abbozzo t1i rillessionc, con rigr-rarc,r dj ull'cscnrpio r,tfutLrrlllc lle ci intelessa. t c l . : r r i c c r c a s c j c n t i l c an o n p u i r r i s p o n c l c r c u n ' L l n i c l tc s i g c n z l r l i s i n t c s i; c . s ' Lt l c v c t n c h c s a p c rr c n c c L c o n t o t l c l l c d i l l c r c n z c .S o n o ,< l u c s t id u c o b l r i c l l i v i , ( l | r l r : t s l , r n {c, i l m l . q g i o r s f o r z o p r o P t i o < 1 u c l o i t r ( ) \ , r f l r c r l ' r n r } r i c r c o n t i c u p , ' s i z i o n c .l , l l l l o t a s i v c r i l c t , r t o n c 1 il t c l r , u r r d u p l i c c n t o v i r r r e n l ( )t ,c s l i n ( ' ! i r t { , r l . t l l : t t o r i i r c l c l l l s c i c n z t t r c l l c s u c t r t p p cc s s c n z i l l i .A n z i c l r p r o g l c < l i r c< I i r t c t r s t t t c r t t c > , < l r r l l ' i n r l i s l i n t c o n r P l c s s i t r l c l l i r s g c t t o l s i c o t l l l s u c t c s s i v a s c P i t r t t

1.36

S,il'QPi a"tcbi e ne'iri

del problm,a di Galiho

La hss di Hooke

B7

zione di tutti e sol gii aspetti scientificamente interessanti, la ticexca si sviluppa, come dire?, a <ig-<ag. In un primo momento, 1 modello prescelto esaspera l'astr^zrofle, unificando i fenomeni oltte la verisimig\aoza, e 1I risftetto gioco delle poss:ibilit linguistiche rese cos disponibili si risolve in dilaganti analogie: in tal modo, ad esempio, la trave galileiana assimilata alla leva. Di qui, ancora, emergono Ie leggi generali, come quella fondamentale che stabilisce I'uguaglianza del momento resistente co momento attivo. In un secondo momento, prende terreno I'obbiettivo contrario : e allora al modello povero si aggiungono, con cauti sondaggi, nuove capacit espressive, nuove possibilit formali. Il r-ecchio modeilo viene cos gradualmente rinnegato; eppure non muore del tutto. Tnfattr la ridalione linguistica che lo accompagnava lascia in eredit al nuovo modello le aoalogie e le leggi generali ad essainerenti: ad esempio, la traye elastica di Mariotte, di Bernoulli, di Leibniz, ecc., che sostituir la trave riqida di Galileo, conserver sempre, come sua premessa fondativa, la possibilt i ridtrrre in termini di forze la resistenza all'incastro, ritrovando cos nell'equilibtio un riferimento irrinunciabile.

dicendo che,.se-ll pew F caante, allclra I'allungamento Al della molla proporzionale alla l..r,gyts2"^ I della molla stessa; ossia, detta e la costante di froporzionalit si ha: pf F: cost
t:

AI
1

tot'

5.2

AI

PRIMORDI

DELL'ELASTICITA

Nelle pagine che seguono \.ogliamo appunto ricordare sinteticamente il grande sviluppo del dibattito scientifico intorno al problena di Gaileo che ha" t(ovato nella progressiva scoperta dell'e/a icit 1l suo grme fecondatore. Se prima l'unico appiglio per lo studio della trar'e caricata trasversalmnte poteva essere soltanto una leva angctlate, tra poco vedremo che tale leva si correda di opportuni sistemi di uz//e, disposte in vario modo secondo il parere degli autori l una ruor.a classe di analogie si offre all'indagine, conducendo alla definizione di un nuo\ro tipo di leggi fisiche, di natura del tutto dir'ersa da quelle incontrate sino ad ora, poich il loro intento non pi quello di estendersi identicamente .a htli or/i, bens quello di distinguere un materiale dall'altro, e di desgnare formalmente la specificit del comportamento deformativo sotto l'azione dei carichi. Oggi tali leggi sono raccolte sotto il nome di leggi cottittttiue ei materiali. Gi nel 1620, Isaac Beeckman, considerando la trave inflessa aveya avvertito che le fibre sul lembo coflvesso sono tese mentre quelle sul lembo concar-o sono compresse: ma l'osservazione si limitava a questo senza ulteriori elabotaziofli|. In una lettera a Mersenne del 1630, lo stesso Beeckman d invece una prima indicazione quantitatiyzr sulla deformazione elastica: egli nota che se un peso attaccato a una molla, quanto piil lunga la molla, tanto piu il ", peso scende La cosa concettualmente importante, poich entra in sccne un nuove concetto: in formule, l'affermazione pteccdentc pui essere resa
| . / o r n n / r L t r rp t I u a L l t r u h t a r l.r ll.rvc. Niih,,iI. 1939-1953. r lbitlcrrr. l. 3(,2 r. lL l(tA1 lLtl, rrl. (1. l)c \\"xxnl, lL l37 bis \., 139 l)is v.,

la quantit e ha il significato di allungamento per unit i hnghezzzL e pur esserc denominata dilataTiorc lireare o deformaTione liuare ; il suo rulo, nellnalisi clci corpi deformabili, decisivo, come si vedr. Nell'area culturale inglese si mostr ben presto vir.a l,attenzione pcr il comPotamento elastico dei solidi e, come al solito, l,inizio del discorso riguar<llr la ticerca delle cause soggiacenti; si pu citare, ad esempio, una delle-prinrc memorie volte a sceverare la natura proft.rnda dei corpi elastici. di Wllliam Petty ed intitolata: T/te Discaurse nod, be1orc tle Ral)l Jotie4t correruirt.4 rr.tt: tlu: 0{.2ry|i(e Praportiut; together u,ith a xew Hlpatltesis 0f Spriryitlg or /:lh.rliqn A[otiotts, London, 1674. Il gi citato Todhuntet ne commenta cos il contenuto: <Bench assolutamente pril/o di valore scientifico, questo piccolo lavoro getta un colp,r rli luce sullo stato del'indagine scientifica del tmpo. (...) C' un,appcnciccsLrllrr nuova ipotesi per l'elasticit. Lo scrittore la spiga con un complicato sistcnrl di atomi ai quali egl assegna non soltanto ppr1et polari, ma anchc crmtrc|strche ts ta/i, adducendo a giustificazione di ci che la frase bjblica ..masclrio c femmina lt cre" (Gen. 1, 27) deve esser riferita agli elemcoti ultimi <lclll r e r u r r , o " s l r g l i a r o m c o s c o m e a l l ' u o m oI Un valore scientifico molto maggiore deve esserericonoscut() irl scgucntc scicnziato inglese > 3.

5.3 LA LEGGE DI HOOKE


E costui Robert Hoolie; diamo un breve cenno clelll srLa lilrr r t:Lc(tuc rtcll'isoia di Iight nel 1635 e comp i suo studi a rffestminstcr, rlcrlicuntlrsi, (.()ne era uso, alle lngue antiche, latino, greco, ebraico, e llt gc()nlctt.ir. lr()l,() r i r n r o n e l 1 6 5 3 a l C h r i s t C h u r c h d i ( ) x f o r d c o v c ,n e l 1 2 r l g g i t r r r s ci l g r r r r . L r r l i N l a s t e ro f A r t s . G i d a l 1 6 5 8 e t a c n t r a t r ) i n c o l l l b o r l z i o n c c o n l i r l l c . i l r l t r L I cl o i n t r o d u s s c n e l m e c l c s i m o1 ( t 6 2 l . l l a R o y a i S o c i c t y c o n r c c t r r , r l , , r '< l c g l i c ts1crincn1i.(iir gli clcccmoclo cli clsportc lenll)l() di ,tltrczz,lturc 1.rcrll11() c t l i c o l l a b o r i r t o r ia n c h c < 1 u l n c l o , c l 1 ( r 6 4 ,c l i l c l n c p r o l c s s o r c t l i g c o r r r c t r i a n r t l ( r c s h r r m( l . l l c t a c . V c n n c i l 1 6 6 ( r ,I ' ^ n n , t l c t c r r i b l c i r r c c r r i , r . l r c c i s l r . u s s c r i r i r l ) r r l c r l c l l a c i t t r t l L o n c l r , c s l r l r i t , r l r l r c i n i z r r r r g r r r r d c . P c c l i r i s : r r rc I l l c r l ( c d i r i c ( ) s t r u z i ( ) n lc : < . i t t l r t u x L l n c , t i c r c .S , r s c r t rl c l r r r . l t i t c t t u r c ) r l i W l c n c t l c l L ts t t l s c r t o l lc h c s c g n l t o r r ot i l r r r r c r c n r r r t r L n r c ni t c t l i : L r r lc n u o v r r r i
t l . ' l , r l l r r ' r c r , I \ , P . x r r , , r rr i r . , , 1 1 r .4 5 .

138

S,i/tQp; an/i,hi e reet'ti dxl prble"]a di Ca/ho

La hgge di Hooke

139

volto della capitale inglese. Hooke partecip al fervore di queste attivit: nominato controllore della ricostruzione, si esetcit quale urbanista e progettista, pur mafltenendo vivi i suoi studi e le sue ricerche Appena due anni apptesso, come sappiamo - la determinazione delle ia Royal Society mise a concorso leggi dell'urto. Ebbene Hooke prsent i risultati da lui ottenuti sull'utto elasti", entrando cos in competizione con \Jfallis e col medesimo lren, analosamente interessati al concorso. Finalmente, nel 1678, pubblic a Lc.ndta la *" opet" fondamentale per il tema dell'elasticit : Lechtres de potealia re.tlilt/liua, or of tpring explainiry the plver of tprirying bodies.Mor\ nel 1703Per farci un'ide del nuovo indirizzo fenomenologico, attento all'aspetto quantitativo, che Hooke inttoduce nell'indagine sul comportamento elastico, fotse significativo leggete alcune pagine iniziali del De potetttia reitihttira. La. Ieotia delle molle, bench v'abbiano atteso numefosi ed Ecco l'esotdio: << eminenti matematici del nostro temPo, non stata sinota pubblicata da nessuno. Sono otmai scorsi circa diciotto anni da quando io pet primo la scopersi, ma ripromettendomi di applicarla a un qualche uso pa(ticolare, mi astenni dal n. pubblicare alcunch al riguardo > E rivolgendosi, nella dedica, al Re, Hooke ios prosegne, ( Circa tre anni fa, la Vostra MaestLsi compiacque di osservare 1'esperimento che stabil questa teorja a I hite Hall, come anche il mio orologio a molla. Circa due anni fa, io fissai questa teoria in un anagramma alla fie del mio libro sulla Descrizione degli Elioscopi, \iz. eiiira$sftlJ/1,id. est, ut tenio sic uis; ossia, Ia fc>rza dt qualsiasi molla proporzionale all'estensione relativa. (,..) Ora, come vero che la teoria molto bteve, altrettanto Yero che Ia via pet provarla molto facile >. Segue la descrizione accurata e limpida degli esperimenti, di cui si pu avere idea dalla fig. 5.1. Hooke nota che Ia stessa telaztoie lineate si verifica nel caso della flessione di una trave, ossia quando trr << pezzo di legno duro sia incutvato con un'estremit fissa in posizione oriz'. zontale e con I'altra estremit caric f a un peso > Dtnanzi a confelme cos insistenti pur in semPi diversi per struttura e per materiale, comprensibile la tentazione di trarre una legge del tutto geneiale, valida per ogni corpo elastico. Infatti Hooke, descritte le sue esperienze, scrive: <Da tutto ci del tutto evidente che la Regola o I-egge di Natura in qualsiasi corpo elastico ct'e \a forza o la potenza necessatia per riportarlo alla-sua posizione naturale sempre proporzionale alla distanza o allo spazio da cui eso rimosso, sia nel caso t ratefazi<>ne,ovvero di separazione delle sue parti l'una dall'altra, sia nel caso di condensazione, owero di pigiamento delle parti rawicinate. E ci ossen'abie non soltanto nei corPi descritti, ma in tutii gli altri cotpi elastici senza eccezione, quali Metalli, Legni, Pietre, Terre Cotte, Capelli, Corna, Tessuti di Seta, Ossa, Tendini, Vetti e cos r'ia. Occorre naturalmnte fare attenzione alle particolari forme dei corPi infless e alle vie o. pi o meno opportune per ncurvarli >
a Cfr. in R. l. (;L,nthcr, lh s lhircn. n. 335. 6lbi,lcr,p. 336. \thw i ()rllrl, l t , P . 3 3 1 c s ( l . r l .,l ( ) \ n , f t , 1 9 3 1

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J.

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oF c}O OH

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rwns.

140

StihQPi ahtib;

e recenti del problena di Caliha

La legt di Haakc

141

Hooke si dimostra acuto osserrratore clel compottamento elastico della trave inflessa: pet spiegarne < il complesso modo di reagite elasticamente >, egli considera < due linee elastiche congiunte insieme, come in GHII( che siano incurvate sulla forma LMNO (fig.5.2): LM si estender e NO si accorcer in Prosaranno conservatele medesimeregole porzione alla flessione;conseguentemente e proporzioni per l oro sforzo e il oro rirorno a riposo "'

Fig.5.i. vere una telazione pur sempre in termini frniti trz la fotza e lo spostamcnto' ma non ricoflducibile alla semplice elasticit lineare; in tal caso la (5 3.1) si muta nell'equazionepi generale:

Fig

5 2.

(s.3.2
dove f un'opportuna funzione dello spostamento. Tuttava, e qucsta la seconda osservazione,si pu rittovate la (5.3.1) partendo dalla (5.3.2) qualrra si limiti f intervallo di variabilit eIla orza. F, in particolare intorno al vllor nullo, valutando i corrispondenti spostamenti anch'essi <piccoli> o addirittlJa inftesirzi, tali cio da doverne trascluate ogni potenza u!, urr, ... supctiore alla prima. Se zllora. Ia. f:unzione f gode di appropriate carattetistichc di tl, lccit() regolatit, ed continua e derivabile, essendoinoltre nulla per u: della (5.3.2) tn serie di Mac ,lurin, arrcsttnclosi sviluppare il secondo membro al orimo termine. Ne viene: . - d f ou

Truesdell commenta cos questo passo: < Qui Hoohe riconosce, come gi Beeckman prima di lui, che le libte all'estradosso di una trave inflessa sono tese "modo complesso di reagire elaste quelle all'intradosso compresse, Questo caente" il problema principale di elasticit per il secolo seguente, ma Hooke non d iclea su come corelare la curvatura di una fibra al momento flettente, 8. n tien conto della rerzione mutua lra le due 6bre u ota opportuno che ci soffermiamo un momento per una considerazione critica sui risultati di Flooke. Egli stabilisce, quale legge universale dei cotpi elastici, la propotzionalit lineare tra la forza. agente e il cotrspondente spostamento, ad isempio, del punto di applicazione. Denominata dunque F la fotza, e indicato con u lo spostamento (fig. 5.3), se I{ la costante di proporzionalit, possiamo scrivere la < legge di Hooke > nella forma: F:KU

:o

(s.3.3

r) (5.3.

c questa equazione identica alla (5.3.1), ove si ponga:

La (5.3.1) in realt valida con buona approssimazioneper moltissimi matetiali, e in partcolare Per quelli che intervengono nelle costruzioni. Dobbiamo aggiungere, per, che la r-erifica sPerimentale, inevitabile fondamento della 15.3.1;, dimostra a.nzrtwttoche non lecito estendere la relazione lineare tra forza e spostamento a qualsivoglia corpo solido. ,Altre eqtnliotti l.tlit//lirt Possono intervenite, non soltlnto oltre l dominio dell'elasticit, come ad cscnrpio scriin corpi plastici o viscosi, bens anche in carupo eltstico, quando si ccl>l.la z bnlenr. 347. o.
8C.'l.rcsid|,,|'h,:n1|n'jl|nr|uuit'ttll/t'xhhatLLlllthul|ll. 'lLrrici, 1960. abt:tt or tt, //, scr. ll, p. 55,

,-

I . : . '

dt
ou lu_o
I

(s.3.4

Ci conduce alla conclusionc che la < lcggc tli f Tool<cDcotscr\r^ utl'cstcsn rrlrplicabilit,cos conre ritcneva il suo Autr)rc, it conrlizionc chc gli fln.tlttttcttli considerati siano sullcicntcr-ncntcpiccoli, c <luintli chc lt sollccitrtzi()nctl()tl cor-scgualivclli prossirni ,l nlssin-r()cn-clto s()stcnil)ilc tlrtl rnrttcrirtlc,rktvc lt (5.3.1) scnz'altro cr)ntrt(l(lcttlr rlll'cspct'icnzrt. Pct clutlrto imp()rf1rntc,lil proporziontlil tll lt lrrzt c L) sl)()sllcttt(, r n o n c l c l t u t t ( ) c s l ) r c s s i v ,c c l c p r o p r i c t c l r t s t i c h c< l c i c o r p i . ( i t l l c c c k m n n prrtvitri tli trgull nrltcritlc c vcva n()tlt(), conrc sirppiirnro,chc irssoggcttitttclrt

142

S,iluppi a/llicbi e ruenti del Prablena ; Calilea

Lenai> fondaantati di Giaauo Benaall; I tre <<

143

sezione (fig. 5.4.a) ma di divetsa lunghezzaalla medesimaforza assiale,I'allunlo gamento Al, o, ci che lo stessoJ spostamentorelativo u di un estremo tispetto all'altto, differente, poich dipende dalla lwnghezzainiziale; quel che si mantiene costante,a patit di forza, la dilatazione unitaria A l l u t

de des stabiliti nel saggio fondament^let Vritable futpathrc la rsistance Solides, aaecla druon$ratiordc la Coarbtre des Corps qui font ressorte, del 1705. Tali lemmi sono cos formulati: < I - Fibre (provini) dello stesso matetiale e della stessa larghezza, o tirate o compresse dalla stessa fotza si allungano o si accorcianoprospessore, porzionalmente alle loro lunghezze. II - Fibre omogenee aventi stessa ltnghezza, ma differenti larghezze o spessori,si allungano o si accorciano ugualmente, se sollecitate da forze propofiionali alle loro larghezze. III - Fibre omogenee di stessa lunghezza, ma caticte da pesi differenti, nor s'allungano n s'accorciano proporzionalmente a questi pesi; ma l'allungamento o l'accorciamento causato dal peso maggiore sta all'allungamento o all'accorciamentocausatodal peso minore, in ragione minore di quel che il ptimo peso stia al secondo>. Tradotto in fotmula, il ptimo lemma d luogo alla:

Lo stesso si dica per provini tesi di ugual materiale e lunghezza ma di diversa sezione trasvetsale A (fig. 5.4.b): I'allungamento Al differente anche se medesima la forza. F ad essi applicatal' quel che resta costante, a parit di allungameflto, il rapporto tra la lorza F e l'area A, ossra \a tensione:

(5.3.6)

l_
D

Ar: kr(A,F).r

(5.4.1)

F) dove kr(-A., funzione dell'area della sezionetrasversaleA e della forza F. Invece il secondo lemma Du esser reso nella:

Al: k,0)'i
Poich sappiamo che, per la legge di Hooke, deve valete:

(5.4.2)

n r: a p
Fig.5.4.
Dunque, se si desidera porre in risalto l'esclusiva lnfluenza el ruateriah nella deformazione, ttalasciando ogni riferimento alle dimensioni o alla forma del corpo elastico considetato, la formtlazione (5.3.1) di Hooke diventa insoddisfacente. Fu Giacomo Bernoulli il primo a trovare a via giusta.

K '

/'C d 1\

jl confronto tra \a (5.4.1),\a (5.4.2) e la (5.4.3) conduce mmedlatamente a una

relaziote del tipo: ^, I I _ E_r\

(s.4.4)

csscndo E una nuova costante di pfopo(zionalit, legata alla costante K di I Itxrke dalla: 5.4 I TRE DI <LEMMI> FONDAMENTALI ,., ll^ GIACOMO BERNOULLI

(s.4.s)

Sull'eminente figura scientifica di Giacomo Bernoulli (1654-1705)dovremo tornare nel cap. ; per ora ci limitiamo a ric()rdarc i primi trc lcmmi cla lui

o In "Mm. Acnd. Sci.", pp. 176-186, I'uris,1706,

144 (s.3.s)e (s.3.6)1, (5.4.4) luogo a: la d.


o

S"i/ ppi a"tilri

e tecmti del problena di Cai/ea

S)htpPi elatit; el Pbhna di Galileo: Ma

afte

145

Se dunque c riferiamo alle quantitLe e o precedentemente intfodotte

lvedi

Una tesi del genere, per norr univetsalmente valida e, del resto, sce dall'ambito lineare al quale ci atterremo.

(5.4.6)

e questa un'importante telazione locale: Ia geomettia del provino non vi compare piir. In essa viene in ]uce nltaa la propretL elastica del materiale, riassunta nel cosiddetto < modulo elastico > E. Nota Truesdell in proposito: < Cos Betnoulli il primo ad avere introdotto una relaTioxe tenione-drformaqione, distinta da una formula come quella di Hooke per l'elongazione Al, funzione d.eIlaforza applicata F. Questo, ancora, non deve essere esagerato, poich dovr passare pr di un secolo prima che i cor'cetti lzwli di tensione e di deformazione siano usati nelle modetne teorie dei materiali. Bernoulli si riferisce qui soltanto alla semolice trazone o compressione, e le sue spegazioni indjiano che egli riconosce l'esigenza di una onogereit di comportamento scondo la \unghezza e la sezione trasversale del provino. Ma i lemmi I e II insieme asseriscono che u' ana leggeela$ica, ossia Ia (5.4.6), l/2u.ttea tutti i prouni di ar dato materiale, qual che siano le loro lunghezze e le loro sezioni. E la prima volta, dopo la formula di Galileo sulla rottura, che ana proprit nateriale appare in meccanica > 'o. Il tetzo lemma riguarda il caso di elasticitLnon lineare (fig. 5.5) e afferma che se E rappresenta il nodalo tangenleall'origine:

5.5 SVILUPPI ELASTICI DEL PROBLEMA DI GALILEO: MA.RIOTTE


L'introduzione dei concetti elastici e soprattutto I'attenzione per il comportamento deformativo della trave ptecedente alla rottura, aprrono nuovc strade allo studio del grande problema, L probhna di Calileo. Il dibattito chc si svilupp tra i principali scienziati del tempo, dalla fne del XVII secolr a riveste un'eccezionale impottanza: da esso ha preso avvio la tutto il XVII teoria dell'elasticit e sono stati messi a segno decisivi strumenti di calcolo per l'analisi e per la progettazione strutturale. Seguiamone brevemente le tap1rc essenzial. Il primo passo innanzi meritevole di menzione {u compiuto da Edm l\'lnriotte, fisico di Digione dove era priore di Saint Martin sous Beaune. Egli naccluc nel 1.620e mor a Parigi nel 1684. Certamente la sua notoriet dovuta ad altri pi importanti contributi, esposti ad esmpio nei qLr^ttro Errai.t dc Pl1;,iqxs (1676-79); nel secondo di essi, intitolato De la nauredel'air enunciata la cclcbrc legge sui gas perfetti che va comunemnte sotto il nome di < legge di Boyc\{ariotte ) secondo la quale il volume dei gas (a temperatua costanteJ occorre aggiungere) inversamelte proporzionale alla ptessione, Mariotte si occupato anche del movimento dell'acqua nei tubi di condotta e ha fornito una scmplicc ". formula valida per il dimensionamento a rottura dei tubi stessi Si consideri, appunto, una striscia unitara di tubo a sezione anularc corl piuala spessore s, soggetto a pressione radiale unifotme p (fig. 5.6).

"

o"l !e I :0

(5.4.7)

risulta : Ee {o

(5.4.8)

lrrt o

Fig. 5.5
I o C . l r u c s d c 1c i t . , p . 1 0 6 . ,

,.6.
ll lr. Nliri,rrc,'|ittt l tton n'tt lu rx,,r t h! i t'"t tu'ttr.1"1.',Iris, 1t6.

146 Per I'equilibrio alla tra alione

Sril"p4i antichi e Menl; l ?tabena Caliha uerticale, Ia fot:za. noro:rale N data da

St'!pp; ela;ci el Pobhna

di Galileo: Matiatte

147

quindi, il raggiunge o supera un proprio valore limite tipico del matetiale; i n q u e s t oc a s o : <criteriodi rottura> direnta

2N:

[o sena rdo

(5.5.1)

(s.s.6)
ad esso, che nell'Ottocento sar tipreso in termini pi generali da B. de SaintVenant, si d il nome di cri*rio della dilataTione nasima. Nella sua discussione sulla mensola inflessa, Mariotte usa un curioso modello (fig. 5.7.a): si tratta pur sempre di una leva n cui per l'incastro sostituito d elementi elastici collocati a diverse distanze dal fulcro D. E ovvio che, in fase di carico, questi elementi subiscono elongazioni tanto magglorl quanto maggiore la distanza di essi da D. Ci ha indotto Mariotte, per uno_ strano raganamento, a ritenere che il compotamento deformativo della mensola fosse pro.-. ^.Ji-ilobile a quello di una struttura le cui fibre longitudinali si esendono porzionalmente alla.loro tstanza dall'intradosso (fig. 5.7.b). In realt, il testo di

rappresentandor dx l'elemento di circonferenza su cui p opeta. Dalla (5.5.1) seguela: N:pr che la formula di Mariotte. Deve poi aversi: N { Nrr. e Perci:
-"'ott-

pt

Entro questo contesto - cui dedicato il secondo discorso della V parte del trattato in nota, edito Postumo - Mariotte sottopone a veri6.ca sperimentale il risultato di Galileo :

Mrr- :

o,,- BH2
I

e riconosce che il fattore

non ttotra" conferma: l'esperienza condurrebbe ) Ci suggerisce a Mariotte l'ipoe piuttosto a un fattore compreso tra 4. i tesi che le fibre longitudinali della trave siano tse in misura divetsa. E, a questo punto, egli aggiunge < V' un grado di elongazione della 6bra che essa ". non pu sopportare senza tompersi >> -iale osJelvazione tichiede un breve commento I si era visto che Galileo lttribuiva implicitamente Ia totttra al raggiungimento di un livello limite della lenrilfie catattrlstico per ogni materiale: ossia, il suo ( criterio di rottura > pu csprimersi nella:

O
lti.q. 5.7. \lrriotte in proposito conttaddittoro. Vi si legge quanto segue: < S pu immache da D ad I (fig. 5.8) che la met dell'akezza AD, le perti s.n.r c()mr.:inrrre D lo sono di pir di quelle verso I; 1rr"rr" " ."or" del peso L, e cluelle vicino a lc parti da I;d A sono teser come s' gi spiegato; (. .) ora molto prt> c chc l,,tl,lc che clueste comPressioni esercitino la medesima lesjstenz^ delle tcn!r. si,,ni (...); diqui allora segue che tutto va come se tutte le Parli f()sserotcse t) l,'ossetvlzione iniziale esatta e la conclusione errata. Nel dib^ttit() sucrcssivo molti autori, quali Varignon e Blfnger, intcrprctarono la tcoria cli l\l,rri()tlc nel senso che fosse lecito <lentjficarcla trtve tcale, ir.rcui la fbra intc l)rnlt () nn/rd si trova a met ttltezzase la scziot'tc rcttangoarc, col-un travc irrcui la lbla ncutrasi al'intracosso. 'r pf. ll.lcrrr, 3?9-310.

alla quale si d appunto il nome di rilerio della leuiote nartiud lnvccc N{ariotte l;t propne una via diversa: secondo lui la rottura insorgc cluan<o dc[ortn1irtue
L lbi(lcr, p. 3?4.

148

Slappi akticbi e ruenti del ptoblena di Calilea

L'in|Portatlte nnnoria

di LeibnQ :al problena i Calleo

r49

5.6 L'IMPORTANTE MEMORIA DI. LEIBNIZ SUL PROBLEM,A, DI GALILEO


Due anni prima della pubblicazione del trattato di Mariotte, apparve presso 'a il "Acta Eruditorum" di Lipsia una memoria fondamentale di Leibniz gli quale era certamente venuto a conoscenza delle conclusioni di Mariotte, come egli stesso implicitamente dichiara. Il nodello da.cui Leibniz parte , gi in s, significativo: egli suppone che ogn fibra sia assimilabile a una molla collegante la ttave alla parete. Purtroppo, da tale modello, cos come Leibniz lo onfigura, resta ribadita 'ipotesi errata che Ia frbra neutra sia quella dell'intradosso (fig. 5.10). Ma ci non diminuisce I'interesse della successiva trttaztone. Leibniz conclude infatti che il contributo al momento resistente fotnito da ogni fibra proporzionale al quadrato della distanza dallo spigolo inferiore (di traccia I nella fig. 5.10). Ci dol.uto al fatto che la dtlatazione della fibra dstante y da a ptopcttzionale a y; lo stesso vale per la tensione; Pertanto l momento rispetto ad a ptopotztonale a y2.

Fig. 5.8. Ci condussea correggerela fotmula di Galileo in modo ancora erroneo. Infatti. se le dilatazioni delle fibre sono distribuite nel modo indicato nella fig. 5.7b, in misura proporzionale alla distanza dall'intradosso, analogo andamento si ar'r per la tensione (fig. 5.9); designando allora con o-"" il valote la vale jo."-BH sulla fibra superiore, r.isultante assuntoda essa dove B e H

e della trave che si suppone di sezionetetsono, al solito, lo spessore |'altezza. tangolare. Tale rjsultante_ applicata a i reattivo M- offerto dalla: dell'altezza H e quindi il momento

uo :

o-"-nu,

(5.s.7)

f-l

-T L

| | -t-l H -,
'B'
Fis.5.9.
Come si vede, la (5.5.7) avvicina, meglio della formula di Galileo (4.4.9), i risultati sperimentali ottenuti da Mariotte: ci le ha dato credito per lungo tmDo Dresso i trattatisti di resistenza dei matetiali che esercitarono notevole influenza dutante il XVIII secolo. Tuttavia deve essere notato che la relazione (5.5.7) xon si riferisce alla situazionelimite consideratadalla (4.4.9), ma riguarda le normali condizioni di esercizio in cui la trave si mantiene in ogni sua parte a confotto cleli'espericl'tz r()tttrra non in rcllt tcl elastica.Perci rl pa,rz,iale tutto pertinentc. La qucstionc srr chiarita n scguito. 1tia.5.10. (lon altre parole, se o-,. la tensione massima all'estraclosso, tcnsittnc n lt l rluota y yale: o.,o_".

v
ll
ftL|i!h'|li ttl/itnltl,'.\cll

(s.6.1)

|'t().\l.l,,:illrliz,l)|ul'l||'1|i|,'|''l|]o]'

l,ripzig, 16114,

150

S"il lpi

afltichi e ruenti del prob/ena di Caliha

G;acono Berro lli e I'Infart\,lio

Ml < oaafio

Lenr/ta >

l)l

e il momento resistnte complessivo dato da :

M*:lo-u* , vdA
e cio:
\,f _ -

(s.6.2)

Ma, nella medesima memoria, altri contributi di eminente valore sono offert : Lelbniz ritrova ed estende alla luce della sua teoria, i risultati galileiani sui solidi di ugual resistenza o di minimo peso, e affrma la connessione delle proprieta elastiche a quelle acustiche dei corpi. Tutto ci, secondo Truesdell, autotrzzt 'r a considerare Leibniz < come il padre della teoxia matematlca dell'elasticit > anche per l'orientamento da lui dato a Giacomo Bernoulli in questo settorc della meccanica.

(5.6.3)
5.7 GIACOMO BERNOULLI SUL < QUARTO LEMM,{ >

dove : I : iv' d-A (5.6.4)

E L'INFORTUNIO

il momento d'inerzia della sziontrasversaleA tispetto all'asseperpendicolare al foglio passanteper a. Se A rettangolare risulta subito, dalla (5.6.4), J": nff' per cui la (5.6.3) viene a coinciderecon la (5.5.7)di Mariotte. ] il Sostituendo nella (5.6.1) valore di o-"" che si trae dalla(5.6.3),si ottiene:

":

M*

L t

(5.6.5)

Il discorso cade qui, nuovamenter su Giacomo Bernoulli al quale si devc la" prirna ttattazione sulla curvatura delle trav, o meglio, el7e lanine o ttergha elaitiche: ma a queste fondamentali ricerche non vogliamo pet ora fare rifcrimento, poich qui ci interessa piuttosto l'analisi dello stato di sollecitazionc, Ebbene, sotto tale profilo, Giacomo Bernoulli non perviene ancota alla soluzione definitiva. Nel saggio che abbiamo menzionato sopra, scritto nella forma '12 tnauo 1705, egli aggiunge un di lettera alla -{ccademia di Francia ,el IV lemma ai tre che sono stati discussi nel p^t. 5.4. ln esso si afferma: < IV - La medesima forza che fa piegare ura trave o una verga ABCD da AB in GF estendendo una parte delle sue fibre del ttiangolo BSF e comprimendone I'akra nella misura del triangolo -A'SG, sat in gtado di tenderc i'insieme di tutte le fibre sull'appoggio A nella misura del triangolo ABF, oppure di comprime(e questo insieme intorno all'appoggio B o F nella misura del triangolo BAG o FAG> (ng. 5.11).

Natutalmente questa formula non esatta poich subordinata all'ipotesi gi detta sulla fibra neutra; essa per assai prossima alla formula corretta nella quale il momento dt inerzra deve essete valutato rispetto a un asse baricentrco, come vedremo. Per la precisione stotica va osservato che la formula (5.6.2) e, pi in gene.
tate, t^ i

:J | , , . " lYrR o(yryo-1

(s.6.6)

valida per qualunque disttibuzione delle tensioni lungo I'ahezza dela trave, stablita, quale << regola fondamentale >, da Varignon nella mernoria: De la Rsistance de: SoJidesen gnral poar t0 t ce qtl'an peul faire d'lypalhw fouchaxt la forn aa la nacii des Fibret det Corps ronpre; Et e particwlier poar les blpothses de Galile & de M. ariatte, pubblicata tra le memorie dell'Accademia a Parigi nel 1702. L'analisi di Leibniz importante sotto molti riguardi: anzitutto in essa le tensioni sono chiaramente intese quali forze di contatto attinenti a ogni par ticella del corpo; in secondo luogo vengono utrlizzati conctti di calcolo integrale pet collegare lo stato locale di tensione alle caratteristichedella sollecita zione (al momnto llttente); infine stabilita la dpcnclcnzatrx il momerto resistente e il momcnto tli ncrzia tlclla sczionc trasvcrsirlc.

1tiq.5.11.
'5 (, I nrc$dcll,cil., f'. 63.

r)z

Sri/appi a lii e rueat drl prablena di Calileo

Fi"alhe

le la tula<io e ir ca?r?a elartico: Pal,enl

153

Questa tesi, nonostante la sua verosimiglianza, ingannevole e il suo dannoso influsso si fa sentire DroDrio nello studio dello stato di tensione e nella detetminazione della fibra neuira. L'ossenazione corretta del fenomeno fisico innegabile in Bernoulli, cos come gi in Mariotte: essi sanno bene che le fibre all'intradosso sono compresse e quelle all'estradosso soro tese, Ma non fiescono a evitate la ridncibilit della trave reale aI nodello da loro immaginato, in cui la rotazione della sezione di incastro awiene intorno allo spigolo inferiore. Ancora una volta, la < classe di equvalenza > implicita nelIa.riduTione toppo estesa, anche se lo meno di quella lawisata da Galileo: sar, di l a qualche anno, Parnt il primo a stabilire la dffirerTa e quindi a. negare l'equivalenza tra il caso in cui la fibra neutra mediana e il caso in cui essa coincide con la fibra inferiore.

Fig.5.12.

5.8 FINALMENTE PARENT

LA SOLUZIONE IN CAMPO ELASTICO:


rispetto ad H, si ottiene:

Antoine Parent nacque a Parigi nel 1666. < I genitori lo volevano giurista, ma i suoi veri interessi erano rir-olti alla matematica e alla frsica. Cos egli non esercit mai la professione di awocato e spese il suo tempo nello studio della matematca, vivendo di lezioni. Nel 11699 Des Billettes fu eletto membro dell'Accademia di Francia e condusse con s Parent quale assistente. Questa posizione all'Accademia diede modo a Parent di coroscere sli scienziati francesi e di pattecipare agli incontri accedemici. Qui egli pot;ostrare la sua vasta competenza in vari campi scientifici ed ebbe numerose memotie pubblicate nei volumi dell'Accademia. Poich non tutti i suoi lavori furono accettati, nel 1705 Parent fond una propria riv.ista n cui stamp i propri studi e recens le opere di altri matematici. Nel 1713 qusre memorie furono pubblicate in tre volumi dal titolo Recherches A[athnatiqrc et de Pblsiqae > '6. Mor nel 1716. de Parent si era occupato da tempo di question atiflenti ai temi che ci intetessano, nell'ambito dell'potesi di Mariotte, collocando cto I'asse neatro per' pendicolare al piano in cui agiscono le fotze e tangente al contorno della sezione trasversale sul lato dove l'inflessione concava. ,Ad esempio sua Ia soluzione dell'interessante problema di trare da un tronco d'albero cilindrico di diametro D una trave di sezione rettangolare che offra massima resistenza (frg. 5.f4. Basta imporre che la quantit BH2 sia massima con la condizione :

":14"
o\rYefo :

(5.8.2)

B : ; H

t/c

(5.8.3)

carrnar>e il cilindro, ossia Altro arEomnto trattato il confronto tta la << tra un cilind a sezione tubolare e un cilindro a sezione piena'? che gi Galileo aveva svolto nei Discorsi. Ma il lavoro pi mportante, quello che assegna a Parent un Posto di prim() piano nella teoria della flessione il seguente: De la rrtabl ncaniqaedes tsi'ttanrcr " ' relatiues du nlidu, el rflxiorc sar le t1'me de M' Berrurrlli de llh Qui Parent contesta a Betnoulli la validitL del IY lemma di cui si parlat<r nel par. 5.7. Riferendosi zlla' frg. 5.13, dove MC rappresenta Ia fbra rutlra, egli sviluppa argomentazioni alquanto involute, dalle quali Per emerge che: 1) le tensioni lr ( parallele alla hnghezza >>delle fibre longitudinali non sono sufficienti; debbono esistete anche delle sollecitazioni che <le fibre esercitatro in virtr della loro tenacit all'essete separate l'uoa dall'altra parallclalon' nlcnte a DL)>. i questo il primo riconoscimento dell'esistenzacli /cnsiotti .(nii.t/i;

U : 7pr2- FI? annullandola derivatadi: /pr-1p.11r

(s.8.1)
1953.

'r, l)r S.'linx'shcnkr,,lli/o) ol ,\tr u(hI^lttdr,p.44,Nc$'Y,'rk-'li,rrruGL,,llrl,n,

!7 ^. l),rrc,t, (.:t)rllxni.n .! ttt.tirtdtt .r lt rvlittdrc (t !4t t1t.r f/n!, aw rcllcs tus tNIA lk,ttr " l c c h c r c h c s ( l c N t r r h l r t i q u cc t J c l ' h y s i ( [ r c " o t b r . n , d a n h ) i y t i t r ( & , \ f . t l l a t ; a t t c ;i n 0t<,uv.rl.), :1,pp. 567-595. '3 lbirlcrr, j, pp. 1t7-201.

'l,h.t|Pi a r;h; e ncenti tul Prcblena di Calleo

Fiflalnente la rolaZione in rdt?a elaitico: Pare t

11.f,

si e sioni all'estradosso all'intradosso, ha:

ar

"19" | ?". v dA : | vdA J H r J , n z

(5.8.4)

)\

dove A, e A, sono le due porzioni di sezione trasversale separte d^Il'a$e , pet 12' al ne tro perpendicolare piano delle forze e passante fbra neatta(frg. 5 '74) Dalla (5.8.4) segue allora che |'are netltrl, ell'ipotesi considetatadi flessione, barinnlrico.

I'i9.5.14. Ad esempio, se la sezione rettangolare di dimensioni B e H, la Jbra rwtra si trova ad altezza j


H

(fig. 5.15). L'equilibrio

alla totaztone fot-

.Fig.5.13. 2) < la tesistenza delle fibre del triangolo BCX all'essere compresse lungo YI [fibra baricentrica del triangolo stesso] uguale a_quella del triantese lungo DL, e questa una propriet_di cui nessunoha gol ACT all'essere etto sinora alcunch>. Parent avverte dunque che l'equilibrio dei momenti non sufrciente: occorre anche imporre I'equilibrio delle teflsioni o secondo la direzione orizzontale, corquesti risultati, Parent in grado cli cleterminare Avendo conseguito la rettamente poszionedellafttra tte ra, Indtcttndo c()n on,!! c-o,!,r,, le ten5. l:i.4.5.1

l -l
l

'

l l l
lv

+
r

o^"
,

, 2

z\
-

l \\ L
'oma,

156
nlsce:

S'ilapp, antichi e nrenti del problena i Calleo

Ca lanb: il prablera ama cbiarita

tf,/

rettangolare vale quindi; Per una sezione


f\tL

M R : o ^ " _j .: . i H ossia:
lvrR : o.Dlax --G-

(s.8.5)
da cui:
Lr -

BH, - " i a
2

BH"
2

(5.8.7)

BH'

(5.8.6)

omin

fJ1

(s.8.8)

la quale fnalnenle la fornula zrretfa da cos lungo tempo perseguita senza successo dai ptecedenti autori. Patent tratta anche il caso in cui il materiale si comporti divetsamente a ttaziore e a compressione (fig. 5.16); supponendo inplicitanenle che l'elonga-

e cio, per essereHr f Hz : H:


6nin t t fl1 d-"* :1 - F d-u* 11

(s.8.e)

Mentre la (5.8.6)si muta nella:


\t .,.n 1 J RLl2 '1,"BHi

(s.8.10)

Itig.5.l6. zione delle fibre abbia sempre un andamento lineare e che cio la sezione trasversale si mantenga piana, la cortispondente distribuzione delle tensioni seguir il diagramma della fig. 5.17. ^u^

Dobbiamo dunque riconoscete che Parent fu il primo ( ad applicare correttamente e completmentei princpi statici alle tensioni delle fibre di una ". trve e ^ segnalarel'esistenzadelle tensioni tangenziali>> Si dovr attendere la fine del Settecentoperch la chiarezzaancora assailacunosanella memotia conseguita nel saggio celebte e fondamentaledi di Parent veriisse p.ienamente C. A. Coulomb: Essai su tne Applicatian du Rglu de maxinis et nininis qtrclqauproblnes de statiqae relaift I'archteare, presentato all'Accademia di Irrancianel 1773 e pubblicato nel 1776'o.

5.9 COULOMB:

IL PROBLEM,{, ORMAI CHIARITO

\
on,'n

Di Coulomb dovremo Padare Piit difiusamentein un capitolo successivo. (]ui diciamo soltanto qualcosa della sua ttattazione sul problema, sempre lo stcsso d Galileo. Coniderando la mensolaa sezione tettangol^re caticr.tata t, Coulomb riconosceche: all'asse, peso Q (fig. 5.18) trasversale un AC sono tese mentre quelle della partc 1) le fibre della parte suPeriore intcrjore CD sono compresse; 2) esistono due componenti della tensione: la componenteoi n(,rmale e irllt sczionetrasversale, la componente tangentealla sezioncstessa;
It (i, l ru.sdcll, cit,, p. 114. 1 0 " M r r r . r : r t l r . p h y s . n c a c l .s c i . d i v c r s s r v : r n s " , 7 , l 1 p . 3 4 3 - 3 8 2 , 1 7 7 6 ,

I;ig, 5.17,

158

Sril"P?i

anJici e recenti drl prablena di Galho

La defhitira !;iena<ittne

attoettera:

Breire

159

La. pttorit nel tempo del saggio citato di Parnt non toglie alcun merito a Coulomb il quale, sembta cor' certezza, flon ne era a conoscenza Ma c' di pir; l'impostazione data"a.l ptoblema da Coulomb reflde bn esplicite le ipotesi che govetnano la soluzione. Deve esset sottolineata in particolare I'ipotesi di torurtaqione delle tqioui piane che negli sviluppi della teoria, intervenuti durante il XIX secolo, prender il ruolo pteminente che le spetta (g. 5.19). La lette-

Fig.5.18. 3) le tte equazioni della statica (equilibrio alla traslazioneverticale, equilibrio alla rraslazroe orizzontale, equilibrio alla rotazione) consentono di affermafe :

J-ig. 5.19. r,ltura attuale attribusce spesso tale iPotesi a Luig Navier (1785-183), il grande matematico e ingegnere le cui famose Leliori difriseto sulla cultura tecnica tlcll'Ottocento le acquisizioni teoriche note dapprima alla ristretta cerchia degli scienziati, facendone stumenti accessibili e comuni del calcolo strutturae.

I"uo:q J"aa:J"aa
lovdA: M
'

(5.e.1) (5.e.2)
5.10 LA DEFINITIVA. SISTEMAZIONE OTTOCENTESCA:

BRESSE
ii otmai tempo di raccogliere a unit i risultati vja via incontrati nella nostra Irrnge storia, e di dare ad essi una veste pi generale. Nulla di concettualmentc rrLr<rvo aggiungeremo in questo pa.ragtafo, ma solo una certa elal)orazione fotrnrtlc; e quindi, per procedere pi spediti, ci astertemo dal menzionare autori c (ltc. l,a domanda che ci guida pu essere detta cos: quale telazione eslste tr lc crrrltteristiche di sollecitazioneche operano su una certa sezione di una trxvc, < ll tcnsione normale alla sezione stssa? Le fotmule di Galileo (4.4.9), di \lati,tte (5.5.7), di Leibniz (5.6.5), di Parent (5.8.) e di Coulomb (5.9.4) lis1,,,nclonoappunto, talvolta in modo imperfetto, talvolta in modo ritluttivo, scrrlrrc in casi patticolari, al medesimo obiettivo. Ilrniarnr>ciora, dunque, jn un ambito meno citcoscritto: a trave, cli matcr i r r l cc h s l i c o l i n e a r e , s e c o n d ol a l e g g e d i H o o k e , s i a v i n c o l a t a c o m e s i v u o l c , un Uttliz'z'ia,mtt rifcrimcntrr c lrr surr sczionc trasversaleabbia f<rrma clualunclue. (o r t ( ) g ( ) n a l c O ; x , y , z ) i n c u i l ' a s s c z c o i n c i c l cc o n l a l i n c a c l ' a s s c ) crtrtcsirLn ( rlcllu travc, Su trnl scziot'rcA siatto t-totcla forzl norntalc N c il momcnto llcttcutc M, l c t t r i c o n r p o n c n t i s u g l i a s s i s o n o l \ ' l" , M r ; p c r c i r c h c r i g u , t r . l a i s c g n i , s i

(dove A, e A, sono le parti della sezionetrasversaledi ahezzaAC e CD rispettivameflte, separateda una retta passanteper C e perpendicolare al foglio);
J

(5.e.3)

(dove M il momento fettente in AD, ossia il momento di Q rispetto a C). Ebbene, osserva Coulomb, le equazioni (5.9.1), (5.9.2), (5.9.3) valgono sempre qtrale che sia il comportamento a deformazione del matetiale. Di qui in poi invece necessario aggiungete ipotesi particolari: se, ad esempio, .il mateiale elastico e segue la legge di Hooke sino alla rottura, si pu anzi tutto ritenere che ana seTiaxe piaaa inilialnexte disposta serondt la lractia f-h i nantrga pia a anchedopo la defarnaTiare, partandoi slla traccia g-m, e in secondo luogo si pu dedutre da questo che le tensioni o, seguano la medesima variazione lineare lunso I'altezza, Ci conduce nuovamente alla formula d Parent (5.8.4) e cluindi lla specificazionedella (5.9.3) in:

-= ".* uJ;'' t

e.4) (s.

160

Srtt ppi a,rttrli e ftcentidetprobh/na Gatileo di

La defnil;ra rirtema<ia,te ollaefileca : Btite

167

ricorda che N positiva se di trazione e M*, My sono positive se il loto verso concotde con quello segnato nella frg.5.20, ossia co quello delle rotazioni che tendoflo a sovfappoffe y su z e z su x rispettivamente. assente, come si sar notato, 1a forza di taglio T: l'analisi della telaztone che leqa T alla tensione (tangenziale) sar svolta in seguito. Attualmente limitiao invece lo studio al caso in cui la trave soggetta a N e a M, o, come si suol dire, pressoinflessa o tenso-inflessa.

Fig. 5.21. Dati N, M", Mu facile determinare e costanti ao,LL,az. Infatti devc aversi:
J

i"aa: N

dA: r.r" Joy

loxdA:-MJ

(s.10.4)

Il segno negativo flella terza delle (5.10.4) deriva dalla convenzionc dottata sul segno di My. Per la (5.10.2)si ha dunque: a ^ A - f a ,f x d A - a " l u d A
v ' | . | !

anJdA I a,Jxy * a,J dA y'dA : M* y


Fig.5.20. nostr_1 base di partenza l'ipareri di conseraaTione xqioni pimet ogni delle -_ Ira 6bra longitudinale si allunga o si accorciain modo che i punti della sezione-A si portino, durante la deformazione, su un piano (frg. 5.21). euindi si avt, genericamente :
: c t o + q . a x+ t t z y

(s.10.s

a o J x d A a r J x ' d A* a z J y x d A : - M " * Gli integrali che figurano ai ptimi membri delle (5.10.5) sono facilmcntc ric<rnoscibili: rappresentanoi momenti statici, i momenti dt inerzia e il moIncnto centrifugo della sezione A rispetto agli assi x, y. fssendo questi assi baricentrici risulter perci (cfr. pat. 3.14):

(5.10.1) Dalla legge di Hooke (Ber-

dove ao, a1, or2sono costanti rispetto a x e a y. noulli) segue allora : o : con : ao : Ectn ar : Ear az: Eaz Es : ao+ a1x + a.2y

S'

J '

l vd ^

0
_

S:[xdA
{

.u

(s.10.6

(s.10.2) (5.10.3)

Se poi scegliamo x, y in modo che essi coincidano con gli assi principali <l'tnctzitt, s avr pure:

"J*r 't't''' o J-"

(5.10.7)

762
Quindi le (5.10.5)si riducono alle: aoA:N dove : arJ":M"

SrihQpi anlichi e /eenti del prcblena di Gdliteo

La defnitira rittema<;orlc atto?tlt

e:

Bft$c

163

arJv:-M"

(5.10.8)

r -f-,ra

(5.10. e)

sono i momenti principali di ir.erzia della sezione. Traendo dalle (5.10.g) le determinazioni di ao, ar, a2 e sostituendolenella (5.10.2) si ottiene .ralmnt" la fotmula fondamentale :
o: -.- + --i:V-

N r\

M.

M,. J"
;!x

Fi9.5.22.

J"

(s.10.10)
queste fotmule esptimono Per una ttave di sezione generica il risultato ottenuto definitivamente da Parert e da Coulomb pel la trave a sezione rettangolare (fig. 5.23). Tnfatti, in tal caso, J* . y', y" si specificanonelle: l" 1 .;-BH3
tz

intetessanteesaminareora alcuni casi patticolari. 1) M , M, sono nulli, se cio si ha farqa uornale umplice, la (5.10.10) . L"si semplifica nella: N

y':y' :

H ^ L

(s.10.15)

(5.10.11)

sicch:

che gi Galileo aveva stabilito con rifrimento allo stato di tensione limite orr^. senplice ?) l" Y, : N sono nulli, se cio si ha, in paricolare, flessore retta2\, la (5.10.10) diventa:

BH' s(/]: w - r7":-'T

(5.10.16)

o:

M.

Tv

(5.10.12)

che abbiamo riconosciuto esseeanticipata nella ttatt^zione di Lebniz. Il v-alor massimo : y' elo per y : yn 69. 5.22). _di lo] si verifica per y Definiamo allota 7e standezze:

I
)t.q. 5.2. Ci d luogo alla nota relaztone: M. ; o BIP chc cr>incide con la (5.8.6) e c()n la (5.9.4).

l r-i : L y

"

w :y: L "

(s.10.13)

che ptendono il nome di aodali di resistenqa. M. positivo, il valor massimo Se di o si ha per y : yt, e il valor minimo (negativo) pr y: y,/; dunque:

M"

o-r" : -

M* l

(5.10.14)

2r Contrappost,r alla flcssionc dctiata chc conosccrcno Dir rvanti.

164

Sri"ppi

anricbi c ftcenti del prcbh"ta

di Galitea

Lt .hJitil)a !!rena{o,E altacenteca: Brerre

165

3) Se solo Mu nullo, la (5.10.10)si rende in:


A

Trrrnjamo al caso generale. Il concetto di asre netrtro si mantiene llfatti' tlalla:

(s.10.17)
' -

M. T

M' T

(5.10.10)
0 una refta Ael piano xy, Ia cui equa-

E facile allora rittovare le considerazioni risolutive d parent tre la fibn neutra, estendendole allo stato di sollecitazione composta N, M". Ricercando per qual valore d y si ha tensone nulla, dalh (5.10.17) deriva

tlcriva cl.ie il luogo dei punti in cui o :


7!)1e "

'

N L M " A

(s.10.18)

N
,

.
l

(5.10.19)

Questa telazione indvidua nel piano y, z tna fibra longitudinale priva di tensione che appunto la fbra rcutra (frg.5.24.a). Se invece leggiamo la (5.10.1g) nel piano.x, y, possiamo interpfetarla come equazione di una retta a patallela all'asse_x i cui punti soflo, ancora, priv.i di tensione (fig. 5.24.o1. Tale rctta si chiama at.re etltro. Naturalmente, perch esiitano in realt. puntl della trave con tensione nulla occorre che y -. y-, o che ly < y/. |

ossia:

\I.
r ' \ '

A
r ]

}I., A
I t. \ - TJ T Y v -

(5.10.20)

ii opportuno interpretare con attenzione i coeffcienti che figurano nella f.r"". un sgnificatopreciso: sono i f , f; rlrr.rrlr.rri raggipri dpa/i di incrTiap^, pu:. dei (5.10.20). Anzitutto i rapporti

_N !x

," M"A

'.:/T ,.:ll+
L*rtre, i rapporti
^, 'falc -N

(5.10.21)

14;, .t-t" dimensionalmenteesprimono dcllc $, frrnghezze,possono essere wtilizzati per definire le coordinate di un puntrr I (x,,,y.,), secondole:

M.,

M.rc N

(5.10.22)

-Nr!
MxA

punto C pu essere osPite della seguente interpretazior.re : dati N, ( Il,, Ni,., clove N, come sapPiamo, idealmente ppljcat nel baricentro ,lcil,r sezi,rne,consideriamo un altro stato di sollecitazione costituito dalla sola lrrzrLN, applicata questa volta per, nel punto C (fig. 5.25). l'l evidente chc i tluc strti ci-sollecitazione sono tra loro staticamente equivalenti: infatti, tranlrrncloN parallelamente a se stessada C a G, ()ccore associatvi i < momenti ( l t t f s p ( ) f t ( )) :

ill. : Ny,:
lj;d I )Z

M" : -- Nx,,

(s.10.23)

csscrc clrc riptoducono lc (5.10,22). ll punto (, nc clualc N, IVl., Mv Poss()tl() all'unica N, si chitma u ro (ti rollrcillt<ioc. ricontlotti

166

S,iltpi

a"thhi

e renati del probhna

d Galileo

La defnitim s;rtena<iare attocente!a: Bre$e

.lo /

Ci posto, riscriviamo la (5.10.20) nella forma : xcx,


--

Yc -l_ ----, pi

:-

P;

(5.10.24)

polare di C

l'equazionedell'asseneutro molto espresQuesto modo di rapptesentare sivo, poich mostra che il eentra sollecitaqiorc e I'asse tra n si corrispondi C ne dono come polo e polare rispetto all'ellisse irnl:;Lagrnaa.:

' Y z; + J ;v:2- 1 :
p; pi

(s.10.25)

La qual cosa vuol dire, in altri termini, che C I'axtipok delJ'asse neutron risbe//oall'e/listecca/rale nerzia: di
Y2 i:rr2 -L -L 1

(s.10.26)

anlipolare C: di

F9. 5.25.
Nel cap. 3, seguendo \a trzttazione di Huygens swl cera di a:cillaTione,e sviluppandone le aperture formali col concetto di ceru rclatiuo risperro a un asse, si erano trovate relazioni del tutto analoghe. Pr quanto balzana possa apparire I'immagine, lecito dire che il centro di sollecitazione e l'asse neutro si corrispondono, cos come il centro di oscillazione si connette all'asse di sospensione di un ideale pendolo composto, d forma uguale alla sezione della trave. Quel che pir conta, pet, che tutti gli strumenti grafici e analitici offerti dalla geometria proiettiva per determinare l'antipolo di una retta qualsias del piano, rispetto all'ellisse (5.10.26), o per determinare l'antipolare di un punto qualsiasi, possono essere utilizzati nel problema qui studiat() della presso-tenso-flessiooe, con riguardo alle relazioni tra il centro di sollecitazione e I ' a s s en e u t r o ( l g . 5 . 2 ) .

l:i.r'.. .26. ll lcttore potr esercitarsiYerificando, ad esempio, quali p,,sizi,,ni nssuma C l'rssc r'cutro n quanclr il centro cli sollecitazi<lne percorra punti di una rctta' rlul lrrriccntro ( (e allora n la retta all'inhnito del piano), al punto lll'infnittr (c rrlIrrir n civiene baricentrica, sempre ttaslanclo parallelatrrcntca sc stcssa). l)i purticolarc ntcresseapplicativo lo stuclio clclla curvt chiusa dcscrittl thl ccntr,r O <luancloI'assc ncutro laml>isccil c()tlt()rn() tlc)la scziorrc, mantcncrtrl,,sitrrrgcntc scnz mai intcrsccarh (lt1a.5'27)' Sc ( intcrno lr tilc curva, l ) t { t l r ) ( l i t c n s i o n c c o n s c r v i ti l m c t l c s i n r r s c g n o i n t t l t t i i P u l l t i r l c l l a s c z i o n c .

168

Strihppi astcb; e tecettti del Probletlra di Calileo

L,t dqnitita ri:nna{one

ottaqnte"u: Bretsc

19

Per strutture di materialenon resistente(o poco resistente)a ttazione pu riuscite importante il conseguimentodi questasituazione.Ci si risolve, in ultima analisi, nell'imporre opportuni limiti al momento flettente. La curva chiusa, di cui si padato, fu ntrodotta da JacquesBtesse (1822-1883) quale si deve, al del testo, la chtan formulazione degli aspetti proiettivi sopta tichiamati,.: essa denominata xocciola.

lti.q. 5.28. ^rspetto

r:;rno manenti di nouiolo M;, M", i momenti normale N applicata in C (fig. 5.29). Ossia:
rlg. ).2/.

a m e a n della forza

M,,:

NH-

M,:

NH,,

(s.10.27)

Sulla sezione rettangolare (fig. 5.28) il nocciolo ha la fr,gura di un rombo e le sue diagonali m-n, nt'-n' misurano rispettivamente " , lI tratto n-r: | (o ry'-n') si chjama terqo medio. Per la pir comune condizione di carico in cui M" * 0 e Mv : 0, I'asse neutfo , come sappiamo, parallelo all'asse x e risulta esterno alla seziofle o la interseca secondo che il centro di sollecitazione C sia interno o esterno al tetzo medto m-tt, Sempre con riferimento al caso precedente (ma la cosa pu esser detta pir in generale), ndicando con H,,, e H, le distanze dl C da n e da r, s chia-

Vale per essi la medesima convnzione sui segni che si assuntaPcr Mr.

J ')u? l
'l

lY,
Hn

2, Jacques Antoine Cha es Bressc nacque a Vienne. Dopo aver compiuto i suoi studi all'Ecole Polytechnique e all'Ecol ds Ponts et Chausses,scgu la carriera accademica, dappdmr come assistette di Belanger e poi come ptofessote di meccanica applicata all'Ecole des I'onts et Chausses. Pubblic nel 1854 a Patigi un libto di meccanica dal titolo : ReerLe analliqau ! r la fexia,l et la rriarce det Picer cotrbet; tra il1859 c il 1865 uscitono tre volumi dclle su lczioni slla fesistenzn dei matetiali e sull'idraulica. Nel cap, I del lihto citato (rigr:ardante n'E/ de l)Jpo/l)/itjite la rifattiti\ rle d'rne fae lur la sectian droite d'm prion) soro studiarc appunto le propriet clell'asscncutro c del ccntro di sollecitazione c lc loto teazioni con I'ellisse centrac di incrzin, d esposto il corLcr1'f, rli tbcti.lo, con numefosc applicrzioni gcncrali. Il Todhuntcr (cir.) tutrrvi tlorx chc gii in dispcsc dcll't,tcolc d e s P o n t s c C h a u s s e s p p a r t e n c n t i r g l i a n n i 1 8 4 2 4 3 s ( n , r i p . , f t , c s i n r i l i t l i s c u s s i o n is u l p r o ) l c n r x a c l c l l , Lp t c s s i t n c c c c c n t r i c r .

C 1

lt.4.5.29.

770
Si ha allora (quando M.

Sril ppi anrichi e Menti dcl problena di Calilea

L'abra faa

del pl'oblena di Calilea: il cahola a tottuta

111

e Mn siano positivi) :

la (4.4.12) alla. a.naloga formula di Parent:

M_

's7'

M"

(5.10.28)

BH'

(s.11.1)

In tal modo le espressioni di o-"* e di o-r. diventano monomie, anche nel caso di presso- o Lenso-flessione. La spiegazionedelle (5.10.28) owia: ad esempio, per il calcolo di o-u*, posti N > 0, M, > 0, si osservi che l'ordinata del centro di sollecitazione y.. pu qundi ticondurte la sollesprimible nella differenza yc:H^-y^'si ciiazrone N, M. (: Ny,,) alla duplice azione del sistema (N, - Ny,,) e del sistema (0, NH,,,). Ora, il primo sistema induce tensione nulla sul lembo inferiore, poch l'sse neuto corrspofldente , pet definizione di m, tangente al contorno; testa solo l'azione del secondo sistema, per il quale "-.": +l si procede per il La prima delle (5.10.28) cos dimostrata. Analogamente calcolo di o-rn.

nella (5'8.6) orr- alla o-u*? che si ottiene sostitundo leggc Per rispondere a questedomande occorre rip-rendereil discorso sulla studiato in campo che tensione-deiormazione- Hooke e poi Bernoulli aveYano forma elastico lineare. Consideriamo un piovino (ad esempio, metallico) di vers opposto applicate sulle cilindtica sollecitato cla forze assiali uguali e di I U^ri ig. 5.30); la lunghezza del cilindro sia rilevanterispetto alla dimensionc

5.11

L'ALTRA IL

FACCIA

DEL

PROBLEMA'

DI G.A'LILEO:

CALCOLO

A ROTTURA

.1ti1.530.

I,

Abbiamo assistito a una splendida avyentu(a del pensieto scientifico: abbiamo veduto nascere un problema, segnato a larghi tratti da Galileo, e ne abbiamo seguito la inintertotta evoluzione sino al suo compimento formale nella armoniosa sistemazione ottocentesca. doveroso dire, pet, che gli iniziali intenti di Galileo si sono gradualmente offuscati. Galileo voleva determinare la resistetqa inite della sua mensola, invece i risultati successivi, nonostante il parere dei loro autori, hanno riguardato Piuttosto la determinazione dri- nelle dello stato di tensione conseguente al carico. Pur ponendo on.*: Leibniz, di Parent, di Coulomb, non lecito affermare formule di Mariotte, di che tale livello di sollecitazione precede immediatamente la rottura. Le fibre interne non hanno raggiunto il loro limite di resistenza; mantengono una certa riserva che esse possono esprimere all'aumentare del peso agente. La ricerca promossa da Galileo, dunque, non ancota terminata. Ormai sappiamo bene che la sua ptimitiva soluzione:
lLvrlin -

rlclla sezione trasversale A (questa condizione, pur necessaria' non pu esscrc rttualmente intesa dal lettore, ma in seguito verr chiara) Misutando o: n ntlmcntc " u: { *'er crescenti valori della sollecitazione, si ottiene sperime t _ rPprc' Lrracurva caratteristica, detta' diagramruadi deJornaTiorc' La frg' 5 31' ne scntx I'andamento pel un metallo duttile.

BH'
orim,

(4.4.e)
senza motivatla la relazione

inaccettabile; e nel par. 4.4 si anticipata coffetta :


M.: o'n

BH'

(4.4.12)
( 4 4 . 1 2 ) ? l,) colnc si collcga

l i Q u a l i c o n s i d c r t z i ( ) , r p o s s o r l o c ( ) r ' r ( l ! r r rtcl t

ltig. 1.1L

1.72

Stiiluppi antihi e ruenr del problerla .li Galileo

l,'alrra Jarcia Lel pnblel"a

di Calileat il talcola a rlthtta

173

Per un primo tratto il diagramma sensibilmente lineare: applicabile la legge di Hooke-Bernoulli :


- - E ^

clellafr9. 5.33, etto dr elao-plasri ?errt a.In tal casosi ammette che la legge di Hooke-Bernoulli valga sino allo snetvamento,con un valore della costanteE corrispondente alla pendenza della retta OS, e si ritiene che o si mantenga costantenella fase successiva. tale diaErammaci atterremo. A

Ci vale sino al valore or della tensione che usualmente viene denominato linih di prapzr<iaxalit. Por la deformazione aumenta un poco pi rapidamente di o, sino a raggiungere un valore ej cui corisponde o.: qui rvviene tl fenotzuto della sneraamenta. materiale, sinora elastico passa ad ur nuovo Il stato Pldrtic7 car^ttezzato da propriet molto differenti: 1) non appena o : o" la deformazione cfsce spontaneamente da ej a el senza che occorrano aumenti della tnsione; di solito, mentre e passa da.l a el", la o oscilla lievemente in modo irregolare; 2) per ulteriori incrementi della tensione la deformazione sale in misura s e m p r ep i u n o t e r o l es i n o a l l a r o t r u r a ,d o v e o - o r e e : r ; 3) se la tensione, a un certo valore o' oltre lo snervamento o*, viene diminuita, la deformazione nor ritorna. indietro secondo il diagramma di salita, ma dectesce secondo un'altra curva che pu essere assimilata 2L.ona retta patallela alla tangente nell'origine O al diagramma di deformazione; quindi il pror-ino, completamente scarcato, consrva ona defarnaTioteplaltio petmanente .". I materiali fragili seguono solitamente in modo imperfetto la legge di proporzionalit. lineare tra tensione e deformazione, e nofl presentano il fenomeno dello snervament, pet cui il loro diagrammu ha un aniamento simile a quello d.elIa fis. 5.32. Lo studio tecnico delle strutture s'ayvale di opportune schematizzaztoni della curva di fig. 5.31, s da rendere accessibileil ialcolo. Ad esempio, per i materiali duttili si pu spesso ricorrere al diagramma tensione deftmaiione

Iti,q.5.j3.

Totniamo ora nuovamente al problema di Galileo : owro, tfascurando lc azioni tangenziali, consideriamo una mensola soggetta a momento flettcntc. Stppiamo che in fase elastica la tensione distribuita con legge lineare; sc la sczic>ne rettangolare, valida la formula di Parent:

BH'
1vl: 6m!x (.t

(s.8.)

f,al(5.8.6) si applica ancora nella condizione At incipienteplastiriqqaqiottc, tlurndo il momento fletteote aumentato sino a raggiungere lo snervamcnto rlelle fibre estfeme : se la tensione di snervamento o" uguale sir e trazi,,nc, si;r l compressione (ci si verifica, ad esempio, nell'acciaio) si ha cbe talc valrrc linrite M" del momento legato a o" da: rvr,,:: ds BFI2 6

(s.11.2)

.l'i1.5.)2.

Aumentiamo ancora il momento: mentre le ibfc estfemc rcstan() tll^ tcnsionc limite o", Ic libre internc cominciano a plasticizzarsi, capprima <lucllc vicinc ai lembi poi, gntlualmcntc, clucllc vctso il ccntro (lg. 5.34). l)rocctlcntftr ollrc, si giungc alll condiziorrc <li cattphta p/t.r/ it y.7.ai/ott,in cui (tuttc)) lc lilrrc si sono pltsticizzatc. In rcalt, lc lllrc attigrLcill'itssqrcLltr()n()n p()ss()n(t t t t ; t ip h s t i c i z z a r s:i m t i l c i i r g r a r n n lb i r c t t u n g o L rp u i r c s s c r cu t i l i z z l t o c ( ) l ( , t t i m a r itpprossimaziorrc(lcllirrdinc tli .5'i;,,).

l:attra

174

Sri/ Ppi antibi e ruesti del p'abh'a

di Caie

facria det ?rabh\a

di Caliha:

il cdholo a rottttru

175

"

"

h+

fr

,b,

Fig.5.14. Il momento resistente limrte reahzzato da questa distribuzione dele o facile a determinarsi; I'equilibrio alla. totazrone fornisce infatti.

1:9.5.35. in modo l)cr la sezione a T della frg.5.36, occorre dapprima detetmnare I I'equilibrio ^1la r.osl,,ione in .l; " t;;;" r divida la sezio"ne aiee uguali: iFatti t'tizz,rale impone che la risultante delle rensioni sia nulla'
Pertanto :

B H H " ' 2 2

(5.11.3)

E indicando on Mr tale momento di completa plasticizzazione,la(5.11.3) si scrive cos: -rp BH' os , (5 11'4)

b(H-o:b(4-h)+Bh
< l ac u i :

(5.11.8)

E-zb

tb(H+ h)

_. .

tJhl

(s.11.e)

che coincide con \a (4.4.12), avendo assegnatoil nome appropriato a Mr,e a dtim.

Se la sezionenon rettangolare si procede in modo analogo. Pet la sezionea doppo T della fig. 5.35, si verifica subito che la risultante delle tensioni di ugual segno vale:

5: o"[Bh+ b(H-h)]
ed applicata a distanza:.

(s.11.s)

Bh(H- ;l '-5(HBh + b(H h)

h \

t')'

(s.11.6)

+ - -l-- -f--l- = =l +s I - t l H tl I-7


r

,a--

-- 1

u tr
n

dall'asse mediano x. Quindi si ha: M,, : 2Tiy

(s. 1.7) r

l;i.q. 1.16.

^176 Latisultante6poi: E:o,b(H-[) e le distanze y1, y2 delle E da r valgono:

,iluppi

antnbi e fte'1ti d?l pablena di Ga/iho

Cekna a alc'ni as?efii dell'attalili

li"'te

177

(s.1.10) l
t"\ 1

B h { q -j ; l r ; b ( E - h ) , :t
'l

3u5-66-11

(5.11.11)
Fig. 5.37.

1 -----t----+
limite, wsiamoil principio dei lavori Yirtuali. ImPriPer studiare la sitttaqiorc miamo dunque uno spostamento virtuale (infinitesimo e arbitrario) e imponamo cl.reil lavoto complessivo compiuto da Q" e da Mp sia nullo. Si ha (fig. 5.38):

v,: ; (H-1)
Infine :

M,-6(y,*yJ

(5.'t"t."t2)

Una sezione completamente plasttcizzata costituisce urra cerniera plastica: questo significa che, quando tutte le fibte hanno raggiunto lo snervamento, nella sezione pu awenite tna rotazione telativa senza che a questa si opponga un incremento di tensione: il momento resistente permane costant al valore Mo.

e"Iro-zr,t"o:o
Da cui, per l'arbitrariet dell'angolo infinitesimo 0:

(s.12.2)

5.I2 CENNO SU .{LCUNI ASPETTI DELL'ANALISI LIMITE Restaun ultimo tema appenaabbozzatonella trattazionedi Galileo: egli
si era occupato della mensola e aveva tratto la conclusione che 11caricodi collas:o Q. legato al momento limite (possiamo dire, ora, d completa plasticizzazione) dall^ i

a":+
(5.12.1)

(5.12.3)

In modo analogo pu esseteaffrontato il problema della trave iPrstatico C. B doppiamenteincastrata,con carico Q nella mezzeria. Qui si vede subito plasticain C, non si arrivcrcbbc una sola cerniera che selfcarico producesse lncora alle sog[ di un cinematismo di collasso.La trave iperstaticaha ultctiorl comPletamcntc' risorse. Ma quandoanchele sezioniin A e in B si plasticizzano

v" -- --

Si era occupato anche della traye appoggiata soggetta a carico distribuito. Ma per altre condizioni di vincolo come pu essere determinato il catico di collasso in funzione del momento Ad"? Non possiamo per ora affrontate il problema nella sua genetalit, Diamo soltanto qualche cenno a livello elementare; si tratta di un capitolo importante della moderna scienza delle costruzioni, in cui I'analisi linite e il calcalaa rothra delle strutture hanno acquistato sempre pi spazio, sia nella ricerca teorica, sia nelle applicaziont. Consideriamo alcuni casi particolari. Sia data la trave semplicemente appoggiata AB con un carico Q nella mezzeria C (frg. 5.37). Supponamo che Q sia aumentato sino al momento in cui la sezione piir sollecitata, e cio C, si pTasticizza completamente. In C si forma allora una cerniera plaltia sulle cui facce, a destre e a snistra, il momento interno M' non pu ulteriormente crescere. -\ questo punto c' ancora equilibrio, ma basta che Q aumenti di poco petcl.rsi inneschi un rz.rir ltalioto tli co//aso.

l t i g , 5 .) t i .

178

Sril Ppi atlhbi e recenli dsl ptobleda di Caliho

Centu tu ak"ri

atpetti drll'a'laliri

linite

179

il sistema si riduce nella situazione labile di fig. 5.39, pet cui un ulteriote aumento di Q non sarebbesopportabile.

Yr

ffi
Fig. 5.39.

a-13" t\

Mp
- f l- tr / 2 I
lig. 5.40. Nell'ipotesi della fig. 5.41.b: Q"hO 4IIIP0:0 da cui: Q":1F

(s,12.7)

Infine, nell'ipotesidella fig. 5-41.c:

Dal principio dei lavori virtuali segue allora:

a (h I 2/0
(5.12.4)

l\

bl\tpo 0

d a . u i, Q . ,

6Mr

(5.12.8)

Q"'7to4 4MPo:o
E quindi : ^ t2": 8M, 1

r,-

l_

( )m, un teorema del tutto intuitivo, anche se messo in luce soltanto in tempi

(s.12.5)

Veniamo al telaio rappresentato nella fig. 5.40. Si suppotr che i due carichi Q applicati jn B e in E rertuna przpor<iztalmente, in misura uguale. ossia E difficile prevederea priori il cinematismodi collassodella struttura. I meccanismi pir plausibili sono quelli segnati nella f,g. 5.41. Applichiamo dunque ad essi il metodo precedente,usardo il principio dei lavori virtuali. Nell'ipotesi della fie. 5.41.asi ha:

e " ] t o - + r i , r , , oo :

Oa cul: ({{ .:

8MI, I

(5.12.6) l:i,4. .41.

180

Stihtp|i

anticl)i e tuenti del prabhna

di Galiho

Centto ! ahnni asqelt dell'aaalisi linih

181
a qc, otterremo:

recenti, afferma che: i tarica di callaro il ruinino dei carichi coritpardenti ai diaersi cirenatitni amnsibili'3. Pertanto, nell'attuale esempio, si dar una casih sllca al vafare del rapporto I Un ultimo esercizio. Desideriamo valutare oer quale intensit del carico uniformemenre disrribuiLo q si rerifica il collass delia rrave appoggiata-incastrata della f,g. 5.42. Anche in questo caso non prevedibile a ptiori la posi-

Imponendo

la condizione di minimo

zo: (/2 - 1)l e quindi:


q." . . - - -M o rr,o)/ ;

(s.12.11)

(5.12.12)

sommaria della Questi brev sempi nofl possono dare un'idea neppure a rottura. Ma il lettore interessato reoria che si r'enuta frmand sul calcolo potra trovare ottimi test.i, aoche in lingua italiafla' pet necessati apptofondimenti'{: ulreriori ragguaglisarannodati nel cap. 15.

Fi4.5.12. zione della cerniera plastica. Supponiamo che essasi formi in zo. L'equazione dei lavoti virtuali d: / \ M p O fI I ; l : zol \ Petci :
q" " :

| lq"'.- 4(-zol0:

, ,'o-

(5.12.9)

2 M ! - l- + z o
, tZo r-Zrt

(s.12.10)

,3 Cfr. A. A. Gyod/,'r,.1t/; dtl Canlqruso ])nxqiui I'ldi/nLt, ^k. Nuk. SSSll, 1938; tallc D. C.lDruckcr, ll. J. Grccnbcrg, W. ragcr, "J. Appl. Nrcch.", /f, p.371, 1951; "Qtr,rr. Appl. Mth.", ,, p._381, 1952.

It V. lrrrrnci,rsi, lthria

llt

( o'trtt<io'ti, ',/, Nrrprrli, l9(t4.

Il ibanit| r 'q/it)riofltnieare

183

6 CURVE FLESSIBILI ED ELASTICHE

.I CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE
Nel capitolo precedente si parlato a lungo della trave inflessa ma non si detto nulla, o quasi, dell'inflessione della trave. 11 dibattito sul problema di Galileo che abbiamo seguito nei suoi svluppi era infatt centrato soprattutto sulla determinazione della resistenza e quindi dello stato tensionale. L'analisi della deformazione interveniva, s, ma come semplice momento di passaggio per giungere al successivo riconoscimento delle sollecitazioni interne. Soflo rimaste, cos, senza risposta. alcune domande che pure sembrano abbastanza spontanee: quale configurazone assume l'asse della trave che si inflette? Come si connette tale lirca e/astica, secono la quale l'asse si dispone,all'aztone dei carichi agenti? esperienza comune che \tna uerga o wa lamira elastica si incurva quando sia soggetta a forze concentrate o dstribuite, Il fenomeno certamente meno sensibile nel caso della srossa mensola considerata da Galileo; ed forse vero che le srrutture n uso urante il XVII e il XVIII secolo non offrivano occasione ai tecnici o ai costruttori, di preoccuparsi molto delle possibili deformazioni elastiche che si fossero verificate in talune membrature degli edifici. Semmai, la loro attenzione efa. ^ttt tt^ dalle ben piir insi diose lesioni che non di rado compromettevano la stabilit delle costruzioni pir ardite. Quindi, se Salviati fosse andato interrogando gli ingegneri e i capomastri dell'Arsenale veneziano, per ascoltare il loro parere sulle domande che abbiamo posto, non avrebbe riiar ato probabilment rlcuna indicazione utile e avrebbe ncontrato il disinteresse dei suoi interlocutori. Eppure nell'arco di tempo che va dalla fine del Seicento alla seconcla met del Settecento la teoria delle ctye elasticlte uno dei temi pi studati, tnlvolta fu non senze polemiche e rivalt.,dai maggiori scienziati: fu, s put) circ, il tema di moda, oggetto di nutriti scambj cpstolari tr m^ssiori csponcnti clclla cul tura matemtica e meccanica, r.q()mcnt() Privilcgitto dcllc nrilrbili firull()ric pubblicatc cltllc accittlcnric 1.riirprcstigiosc,

Intorno a quel tema, il giovane calcolo infinitesimale prendeva forza, dimostrando la sua eccezionale emcacia, mente nasceva nelle mani di Eulero un nuoyo capitolo della matematica che proptio sulle cutve elastiche ebbe mod<r di esprimersi compiutamente: il calcolo Yrlazionle, per la ricetca di linee catattetizzate da condizioni di massimo o di minimo. Nei medesimi anni la teoria consegu definitivi livelli di perfezione, esautendo le difficolt pi impervie che si manifestano nell'analisi non lineare, necessaria in ptesenza di grand deformazioni; sicch non satebbe Pertinente parlare di ulteriori essenziali sviluppi. Se questi v sono stati, hanno tiguardato soprattutto il tivestimento linguistico, sia per rendere pir sintetica ed elegante la trattazione, sia per trasformare gli involuti risultati, che solo un esPerto matematico pu apprezzare, in accessibili strumenti di calcolo utili al progettista delle strutture. Saranno i maestri delle scuole politecniche, nel momento in cui la rivoluzione industrialc mutet i materiali e le tecniche costruttive, a diffondere presso gli ingegneri della nuova gnerazione l'ereditL lasciata dall'aristocratico dibattito settecentesco. Nello stesso tempo, l'orientamento alle applicazioni modificher il ttodtllo meccanico, obiettivo della ricerca: non pir l'esile verga elastica filiforme, dove la sezione trasvetsale tiducibile a un Punto, lasciando incerto il passaggio tra le caratteristiche di sollecitazione e le tensioni locali, ma la corposa trave delle costruzioni comuni, dove lo schema monodimensionale pu emergere per operazioni di media sullo schema del cilindro tridimensionale, e dovc l'analisi della deformazione non fine a se stessa, poch, anzi, apre allo studio delle strutture pir complesse delle quali la sola statica non pu venire a capo La flostra storia tiptende dunque il suo cammino tra le dispute teoricl.rc di petsonaggi lontanissimi cultutalmente dal mondo dell'architettura. Non clcl tutto per. Infatt, se indubitabile che il problema delle curve elastiche sorgc senza una intenzione applcativa, anche cetto che esso ha come progenit{)rc immediato un altro problema tutt'altro che astratto: si tratta del problema ifltorno all'equilibrio funicolate, alla posizione assufltada una fune pesantefissata rlle sue estremit, la cateaaria,alla fotma pir conveniente che occorre assegnarc ',\l pzlrte rarpero. La. atwa ealeraria exa,nota agli artisti rinascime ntali: MichcLrngelo ne aveva seguito il profilo nei suoi coperchi delle tombe mecliccec I'r\mmannati che con Mchelangelo era in relazione, aYe.v" \rttltzzato la figura cli una pesante catena per disegnate le arcate del suo Ponte di Santa Trioita, sul'Arno. < il oi bello del mondo >. Quale la forma della catenatia?Coincide con la patabola? 1- pcrch uttit lLrrc soggetta a propro peso prencle quclla configurazonc?

6.2

IL DIBATTITO

SULL'EQUILIBRIO

FUNICOLARE

I n u n f r a m m c n t r ) < a t t c n c n t c l i l ) i s c o r s i> , ( l a l i l c o c s l r r i n l c i l p l l r c l c c h c I l r rc l r t c n t i a u n r p t r i t l r o l : < I ) l s s i l a c t c t r c l l aP c r i P u n t i / , r , c c l a t r r r s c r l l l r li , t l i r r r l t l l ( ) l a c i l l c n r l ,c r c 1 - l r t s Pic r ' c t r ( ) v c r i l i l i l t l i s t r t t l z l t . r rc l ' l t r l g r r l r l c l l t s t c l c , , r z i o n cc t c . r i n r o s t r i t sr' h c s c , r n r c i n r p o s s i l r i l ci r i t r l c , l t c t l i t l r c l t o , t r r s

184

Carre fer:ibili

ed elaiicbe

It ;baltila vll'eqlibrio

Jnticolare

185

essereimpossibile che 'l ptoietto vadia mai per diritto se non nella perpendicolare in su, come anco la cafenaa Piombo si stendein retto. S come la patabola del proietto descritta da 2 moti, otizzontale e petpendicolate, cos la catenella risulta da.2 fotze, a chi la tita nell'estremit, e perpend,icolared.earvru, da proprio peso> I. Questa tesi solo approssimativamefltecorretta, come vedremo : pu essereaccolta se il segmentoa-b molto minore della luce y'a (fig. .1).

s g

non lo per il problema della cateflaria: importante ricordare il metodt> col quale Huygens confuta l'opinione di Galileo: egli forrnula un lrincipio di u/rcno.' ta Jane peiante assnne qaella posilione per uri.il cettto di graail il .ri", .gii"di.., porta ancor alla determinazione della curva catctiu basso'natia., oossibile.Cl non lo mi, gli consente tuttav; di verificare che per la parabola tale condizionc di minimo non pu essere soddisfatta. Un notevol passo avanti compiuto in un'opera apparsa nel 1673, <11 Drimo trattato eenerale di meccanica teorica, lavoro incomPiuto e Postumo i uno studioso"otmai dimenticato anche dagli storici della scenza, il gesuita ". Il suo teorena Ignazio Gastone Pardies > Jondanettale per la calenatia afferma panto B di interselione tra d e tlngnti per .A e a giocc Jh" t qoo/,.nq,t, sia la urua, it vlta ierticaie passae per il ceitro di grauit della parte di fune rz,ttoi-tantela corda A a (fis. 6.3). Ce ci sia vero deriva subito dall'ipotesi che la fune Possa esPr! re ,olt^nto forza normale N; I'equilibrio conduce allora immediatamentc alla tesi (fig. .4).

I
/N"
Fig. 6.1. Qualche tempo ptima, Beeckman si eta tivolto a Cattesio domandandogli se ritenesse vero che una fune sospesa alle estremit descrive < una parte di sezion conica )). Ma Cartesio non volle occuparsi della cosa. Lo stesso Beeckman, per, ntorno agli annt 1614-1615, diedela uluTione nrrella di un problema smile : quello del ponte sospeso in cui la fune, pensata come non pesante, sopporta carichi verticali uniformemente disttibuiti (fig. 6.2). Mediante una parziale dimostrazione gometrica, egli giunse alla conclusione che tale fune si dispanesecoxdo una parabola.

I;i.q.6.1.

Fig.6.4.

Fig.6.2. Questo tisultato si ritrova anche in un'importante analisi svolta da Hu1'gens, ancota giovanissimo, a partire dal 1646, e pubblicata postuma. In essaluygcns dimostra che per il problema del ponte sospesola soluzione p^rab()lica mentre
I Glilco, cit., pp. 369'3'70.

Utilizzando questo te(xema, Pardies allota ric()nosce, clancloneuoa ccrta rlinrostrazione,che Ia figura di una fune om()geneaPesantellon put) csscrc unit (Invece - egli aggi""ge successivamente se ntli supponilmo la lrrrltb,rh. i,,r" 1.,riva cli 1,cs,,, sula quale agiscano un'infnit tli linee pesanti l'l(, r r, h func a('ba pctctttt' ccl 1'',rrrrllclc c.gullmcotc tljstanti I'una clall'tltra, allora dcl cric() gcntc su tr('l gilcc . r r r c n t c1 , r t n r , i l i cre l r r h t t i l c c n t t o c l i g r a l i t
j (1. 'l r u c s , l r l l , . i r . , l . 5 ) ; i l r r i l r r ( ) t / - z . t h t t i t t t h t l a t "tona"t$' l'xris, l6?3'

186

Cxrre Jlerb;li ed claiclte

Il dibattito utlt'eqailibrio Janicolare

787

sulla verticale DE che passaper il punto medio di aF, e < geometri sanno)) che la parabola I'unica curva per la quale le tangenti in a e in b si incontrino in un punto su tale verticale3 (fig. 6.5).

in cui le ricevemmo >. Truesdell commenta qui: < Per il 1690, le tre soluzioni, nell'ordine di consegna, mostrano la matematica del futuro, del presente e del passato )>-. In verit Huygens si muove ancota nell'area culturale vecchia, ed esercita, sia pur con grande petzia, il complesso metodo geometrico. Leibniz invece d Ia formula anafitica. corrctta. della catenatia nel piano (x, y) della figuta originale qui tipottat^ (frg. 6.6):

"t" f : j<u'b+r,

(6.2.1)

dove a il segmento QA e b un numero Puro che, effettivamente, deve coincidere con e, la base dei logaritmi: perci la (6.2.1) l'esptessione di un coserc iperbalito. Occore aggiungere che Leibniz non offre sufficienti giustificazioni meccaniche per \a (6.2.7): tuttavia lecito pensare che alla base del suo ragionamento fosse il teorema di Pardies, come egli stesso spiegherr in una famosa lunga sequela di domande, di letteta del 1694 a Huygens, in risposta a una << s. e di accuse >> recriminazioni

Fs. 6.5.
Ma a discussione sulla catenaria divamp nel 1690, quando Giacomo Bernoulli ne propose il problema all'attenzion degli scienzti del tempo in una sua memoria su altro argomento pubblicata dagli "Acta Etuditorum" di Lipsia. Subito Leibniz risponde annuncando la possibilitt di .utrlizzarc la << sua chiave >r, cio il calcolo di(erenziale, per giungere alla soluzione. Nel medesimo anno anche Huygens si mette al lavoro e chiede per lettera insistentemente a Letbniz notizie sugli esiti della ricerca con il nuovo algoritmo. Nell'attesa studia per suo conto e ottiene qualche risultato, seppur limitato e involuto, che invia a Lelbniz perch lo pubblichi presso gli "Atti" di Lipsia. E infatti, il giugno del 1691, esce un numero memorabile clegli "Acta Eruditorum". L'editore, presentando il volume, scrive: <Il benevolo lettore ricorder senz'altro il problema proposto dall'illusne Professore Giacomo Bernoulli di Basilea. (...; ft cebre Guglielmo Gofftedo Leibniz aveva promesso di rendet nota una soluzione ottenuta col suo metodo, se nessun altro l'avesse trovata ento la fine dell'anno fptecedente]. In tealt, il fratello del proponente, il Signor Giovanni Bernoulli, studioso di Medicina e molto versato in cueste ricerche. trov la soluzione e I a m a n d a n o l D i c e m b r e s c o r s o ; i n o l t r , r r a m t e s u o f r a r el o . e g i c i c h i e s e l molto gentilmente di aggiungere alla sua quella di Leibniz. Per questo, sollecitammo il celebre Signore sopra menzionato a pubblicare il suo risultato. (...) Anche il Nobile Christian Huygens si degnato di ornare il nostro Giornale della sua soluzione al problema. Quindi vi pfesentiamo, benevolo Lettor, le due soluzioni di questi illustri Nobiluomini e quella di Bernoulli, ma nell'ordine
r tbiclcrr. o. 52.

E y

L.Dc

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9d. 4 \ 'ILLt.t oln' lFd'lollol P, n'J'rd cr@lc ra\cr

^-r .q=,in .x| ./'tuar,


eitq,=l',(l("aulrr o0 'nu'f.'fio,,',

.1rfY

lti1. 6.6.
I lhi(lcrr,p. 66. I l l , i r l c r r ,I , . 7 1 .

188

Ct1tefe:libli e.Jelanil)e

Le equa<iani idefnite di Ciacono Benoa i per Ia fufle L'eqtazrone di equilibrio dunque :

189

problenatisfuniInfine, il lavoro di Giovanni Bernoulli, dal titolo Solatio corrette della catenariae ne enumera tredici procalarii, offre due costruzioni priet, non soffermandosiperaltto sulle prove. Validi argomenti statici sono per da lui dati nelle sue clbri Lectionesmatbematicade nethoda integraliant in aliiqtre, caascripta ttnry ll. Marth. Haqil/tlii cun aactorParisiis agerelannh 1691 et 16926, dove viene in lwce an arcettanaame inparlale per la meccanicadei continui: I'esigenzae la possibilit di esprimerein fotma differenzialele equazioni di equilibrio, imponendo, aPPunto,l'eqailibrioper agttieleneoiufnilesino dellafune. DI .3 LE EQUAZIONI INDEFINITE GIA.COMO BERNOULLI PER LA FUNE Di qui il passo breve per il completo chiarimento del problema. SarL gemle Giacomo Bernoulli il primo ad ottenere, negli anni L69l -1.698 eqruqioni rali clnenon soltanto risolvono il problema della catenaria,ma anche consentono di affrontate il tema pir generaledell'equilibrio di una fune flessibile soggetta a una qualsiasidistribuzione di fotze tangenztalie normali ? (fig.6.7).

NriN.ffds:0 Da cui, pet la (6.3.1): dNffds:0

(6.3.2)

(6.3.3)

Ossia, ritenendo N tangente al filo (n potrebbe esserealtrimenti se si accetta f ipotesi che nella fane flusibh sia nullo il momento flettnte) la sola equaqione irdefnita che assicuraI'equilibrio in ogni elemento infinitesimo ds la:

ulo +t:o
OS

(6.3.4)

Bernoulli considerain verit un riferimento rtrircerc, e definiscele condizioni locali di equilibrio secondole direzioni della tangente e della normale alla curva in un punto generico. Se ft, f, sono le componenti di f su tali direzioni, si riconosce subito che l'equazionedi equilibrio secondola tangente (fig. .8): -d- t N r :" u r os

(.3.s)

tove in luogo di N si sostituito lo scalareN che lo rappresenta.Per l'equiilrro secondo la normale si noti che indicando con dg l'angolo formato dallc rctte nofmali alla cuwa in a e jn b, le componenti di N", Nb su n valgono:

ii r.,.., - r" +
o
Fig. 6.7. Si consideri dunque la fune AB nel piano (2, y) sulla quale operano le forze distribuite con continuit fG): (f,G), fu(s)), essendos I'ascissa curvilinea che descrive la linea assuntaa causa del carico.,{gli estremi dell'intervallo infinitesimo a-b di, lunghezzads agiscono le forze normali No, Nr nele direzioni delle tangenti alla cutva in a e in b; poich f(s) si suppone fizTa legittimo porre : Nr:-N"*dN
6 In Opera Onnia, ), pp. 385 558, 1142. z Giaconr Bcrno.olli, I/aria l'attltt)ta, "Opct.t" 2, pp. 1036'1041, 1744.

No,",.'- N, {9 +

(.3.6)

(6.3.1)
l:i.4.6.|i,

190
Onde si ha:

Csr"e fetsibii

eA k$icbe

L'arca eanle senplicenertecon?rctn

191

*,9*N.$-r"a,:o

(6.3.7)

lunghezza media ds come ur cuneo che si insinua entro il triansolo AOB (fig.6.9). Imprimendo ad esso uno spostamentovirtuale r nella direzione e

Ricordando che N, e No difieriscono infinitamente poco dal valore di N nel punto c in cui si considera l'equilibrio, ne viene: -- dto os

(6.3.8)
owia; dal triangolo curvilineo aOb risulta:

Ora l'tntetpretazion. di
r q P -dJ

?:

(.3.e)
Fs 6 9.

----r.. O

essendor il raggio di curYaturadella curva in c; perci la (6.3 8) pu scriversi: N -,


I

(6.3.10)

ne verso della normale esterna n (fig. 6.10), il lavoro compiuto dalla fotza infinitesimaf, ds : f, ds r $.4.1) vale: 64.2)

(6.3.4),owero le: Ebbene, l'equazone


-,L

1 - .-

tJ

-::

N
r

rn

(6.3.11)
mentre il lavoro compiuto dalla forza di compressione-N - N[(r f ar) de r dq]

dimostrate da Giacomo Bernoulli, tisolvono completamente il ptoblema dell'equilibrio di una fune flessibile e bastano da sole a descrivere il fenomeno fisio quando la fune sia inoltre inestensibile. D qui n Poi resta aperto soltanto il discrso analitico, pet traxrc, ad esempio dalle (6.3.11), l'esptessione esplcita d,ella linea su cui la fune si dispone: ma I'interesse non pi meccanico, bens matematico. Qundi tralasciamo di tiferirne gli sviluppi'

dove r il raggio di curvatura. Uguaglando a zero la. somma dei due lavori (6.4.1),(6.4.2)si ricava: NdgArff"dsSr:0 (6.4.3)

6.4

L'ARCO

PESANTE

SEMPLICEMENTE

COMPRESSO

Occorre invece menzionare un altro notevole contributo di Giacomo Bernoulli su un tema strettamente legato a quello della c tenaria'i si ttatta di un piir volte iitrovato e tllizzato nell'ambito della risultato che nel Settecento sarL aolte. Nl 1704, I'anno precedeote la morte, Bernoulli teora sngli archi e sulle determi;a aaale forma debba esxre dala a un arca sotti/e <<i cri canci premano l'aao sull'alro aiooti ,\t lart Perl prt\ria, ren<a //sa di leganle>>8' Il metodo da lui adttat consiste in una semplice e geniale applicazione principio dei lavori Yirtuali' Si interpreti il concio infinitesimo ^BCD di del
8 G. Bernoulli, I.aria I'o:tlnnt, "OPcra" 2, pp. 1119'1123, 1144'

lti.q. 6.10.

L92
da cui detiva la:
Nt.-Y -r

Cane fxsibili

ed elaniche

L e.qtla(kfl. etlicita della cateMria oftogenea

193

Sappiamoche:

os che coincide con la (6.3.10)".r"ndo

(6.4.4)

d
d s

(6.3.e

tt concludePerci che un ] S: afco semplicementecompresso, soggetto al solo Peso proprio, deve avere la fotma della cate r12", 6.5 IL TEOREMA AUREO

D'akta pate, valida I'identit: dy


dz

(6.5.2)

assumendog positiyo se antiorario. Deriviamo Ia (6,5,2) tispetto a z: , ,r , - ,g . q ,d , p d s r, , (

Nell'equazione (6.3.10) figura .il raggio di curvatura r. necessarioora nel datne l'espressione casoin cui la curva sia descrittada un'equazionedel tipo: (6.5.1) in un riferimento cartesianoortogonale (O; z,y) disposto come nella frg. 6.11'

d'y

a, az :-TF

(6.5.3)

Si ha poi:

ds- \/lz, + dy,: \/dA + ydA*_: dzll + y"


dove con I'apice si indicata la derivazione rispetto a z. Pettao la si pu scrivere cos: 1 . _ ( 1 * y ,' '. ) .f V l + v ' e _ - t " .
Da cui si ottiene la lormala cetcata:

(6.5,4

(6.s.3)

(6.s.s

'

t(1 + y')!

(6.s.

Si definisce ulruataftt K l'inverso del taggio di curvatura; cio

1 Owiamente risulta :

(6.5.7)

. v " -- . (tly' tr
Fig. 6.11. Si tratta di un'impottante xelazione la cui scoperta costituiva un vanto per Giacomo Betnoulli: egli la enunci in un saggio del 1694, sul quale tornetemo, denominandola < teorema aureo )r. Essa era per gi nota, sa pure n fotma divetsa, a Fluygens e a Leibniz.

(6.5.8)

. L'EQUAZIONE ESPLICITA DELLA CATENARIA OMOGENEA (6.3.4) ovvero dcllc l)iamo ora alcuni esempi applicativi dell'equazione cquruioni di Bcrnoulli (6.3.11).Dapprima consideriamoancora il problcme la sucrlclla catcnaria pcr dcdurrc,in fotma moclcrna, sua complctasoluzit>nc;

794

Crr. fcttibili

cd hrtib.

L'e4ta<iane elPtirita della caleridr;o otltogeflea

195

cessivamente ) esamineremoil problema del < ponte sospeso che sta alla base del calcolo attuale delle lenizstrtttture, almeno per taluni loto aspetti. Sia data dunque una fune pesanteomogene, riferifz alle coofdinate z, y come nella frg, 6.12; ogni suo elemento ds crtatterizzzto dal peso qds di direzione e verso uguali a quelli dell'assey, dove q definito come forz^ per unit di lunghezza,ed costante se la fune omogenea.

La (6.6.1) e la (6.6.5) si integrano molto facilmente. Lt prima afrerma che N,, ossia la componente otizzontale .d,ella fotza normale N, costante. Chiamando No tale valote costante, sinora incognito, si ha dunque: N,: NO

(6.6.7)

La seconda, che pu sctiversi: dN f qdy: 0

(6.6.8)

fornisce, integrando, N--9y*Co

(6.6.e)

cos(s,yJ

dove Co una costante, pe orr. atbitrz.tia: dunque la fotza normale N varia linearmente con la quota y. Ma ad N si pu date un'altra espressione ticordando b (6,6'7) ela (6.6.3a); si ha:

Fig. 6.12.
L'eqtazione
or\ z ----:= ds u

N+: cts
vettotiale (6.3.4) d luogo alle due equazioni scalari: ccl essendo s :

N^

(6.6.10)

(6.6.1) (6.6.2)

1/1 :, ta 4,

(.s.4)

dN"
OS

nc segue ancora:

N:/1
Le componenti N,, N' di N sono legate a N dalle N,: Ncos (', r): N* Nv: Ncos t', y): N*

+ya-No

(6.6.11)
, lz percla (6.6.6)diventa:

Non ci resta che prendete in considetazioneia (6.6'). ll t"pporto

(6.6.3)

drc liguraal secondo membro,vale per la (6.6.10) iq;

D'alta patte, le componenti del catico q secondo la direzione tangente e la direzione normale alla curva sono, rispetti vamente :

' N. : ;
()sstit:

F:ftN" q N

(6.6.12)

d y _os

z 'os

(6.6.4)

e le equazioni di Bemoulli si rendono nelle: dN os


-:

N:? -- .: qNn
f -

(.6.13)

dv 'os d
q' o_s

(6.6.s)
(6..)

(6..11)di N, si trova: I'esptessione Sostituendo I -l v'r. r N q o

(6.6.14)

796
Poich: 1

CkntP .ribili

ed elaiibc

Il Yabbnd del ?o h rorqea

197 (6.6.22)

1r+ y9r
:q No

v'

c, y,: -+ ".,h(-+2"c,)+ +
(6.5.6)

la (6.6.).41 prende la forma:

Per ottenere la terza conAizioneentra il gioco un'ipotesi sul comportamento del materiale: se la fune inestenibile la sua lunghezza L, si avr: e

(6.6.15)

L : l d s : l . r r ' f 1 , n 6 . - 1 1 r + *"r],(-S z+c,)dz: 1


J J J I
.A.IJ

a tispetto all'incoQuesta un'equazionedifferenziale vatiablli separabili gnita y'. Scrivendola cos: dy' !11_y'z
q -\fo' ,

:,i-,'n(-* z+c,)az:

(6.6.16)

: f [,*l'ffi'-cf ,."r,,(S,"-c)] (.6.23


Le equazioni (6.6.21),(6.6.22), (6.6.23)rendono alora uniyocamentedeterminata la configurazionedi equilibrio della fune flessibile, omogeneae inestensibile. La formula (6.6.19) della catentLria bene approssimatada un'espressione irarabolica quando il ,rorn"ro fi^ z si mantiene molto pccolo nell'intervall<r Irn, zo]; se cos infatti, si pu svilupparein serie la (6.6.19),trascurand() lc potenze di z superiori alla seconda.Ci si vetifica, di solito, se No, componcote orizzontale di N, abbastanzagrande.

il suo integrale immediato. Risulta infatti: settsenh(y') : - -j


1\o

,l

C,

(6.6.17)

con C, nuova costante di integrazione. Quindi:

r,:,*l,(-fr,+c,)
e infine:

(6.6.18)

t:-+"',h(-+,+c,)+c,

(cr:cost)

(6.6. re)

6.7 IL PROBLEMA

DEL PONTE

SOSPESO

|a (6.6.19) l'equazione generaledella catenaria orl'ogenea Tra le quattto costanti No, C0, C1, C, che si sono intodotte, ve ne una di ttoppo: infatti la, (6.6.11) si rende ormai espl.icitanella:

-N.co'n(-+,+c,):

q(y-cJ

g.6.20)

I)er secondo esempio, consideriamo il problema del ponte sospeso dcl (lullc, come abbiamo veduto, Pardies e Huygens avvano trovato la soluzi<>ne (r)rrctta nella parabola. La gomena ACB collegata al ponte sottostante da rrrrrrcrosj fitti tiranti verticali, disposti a distanzeuguali (fig. 6.13). Trascue r:rnclo pesoproprio del cavo e dei tranti, il caricoagentesu ACB pu esserc il russirrilato una distribuzionecontnua ci pesi uniformi rispetto a z. ln altri a tcrn)ini,su ogni intervallo infinitesimodz opetail pesoqdz, dove q costatc; r ; r r r r r r lu ' g n i e l e m e n r d s s i h a i l p . r r ( q j J ) a r . sr o \ ( r r/ , V . r l ct l i n u o r o l a ( . ( r . l )p e r c u i :
N. No (costante)

e il confronto con la (6.6.9)porta a C0: Crq. Occorre per determinare le altre tre : \, Cr, Cr. A tal fine si deve tener conto delle condizioni ai limiti, imponendo alla (6.6.19) di passareper i punti A e B di coordinate (zn, y,r) e (28,y note. Deve essere dunque:

(6.1.t)

: c, pcr LL (6.6.10) <lz tls No N-

(6.6.21)

N .. Vl I y',N"

(6.7.2)

198

Carue feiiibili

cd clanhlte

Il Prablena dcl paltle orplo

199

appunto la parabola:

t:-*;"*

c'zrc'

(6.7.1)

Per la determinazione delle costantiN0, Cr, Cr, utllizziamodapprimale condizioniai limiti in A e in B. SeI la luce AB deveaversi(fig. 6.13): y(0): 0 y(l) : 0
Ci conduce a:

(6'7'8)

r:7ft;zo-z;

(6.7.e)

Di qui segue in patticolare clnela freccia nariaa, ossiala y-,, conseguita talla fune in C legata alla tazione Nn da:
q12 .rrnax

Fig.6.13. L'equazione di Betnoulli (6.6.6) ancora :utilizzablle,tenendo conto per che ora l'intensit di carico oA" qf. N Perci tale equazione diventa:

8No

(6.7.10)

Ma come czlcolate No? Per awicinarsi alle applicazioni tecniche bene rimuovere I'ipotesi, seguita nel caso della caten tla,, secondo la quale la func nestensibile.In realt c' una deformazione elastica,per cui, se Lo la lunghczza. inrztale, la lunghezza L cortispondente all'applicazione dei carichi
(llvcrsa:

'

: c\i;/

I dz\z

(6.7.3)

I-: Lo+aL

(6.7.n)

Sostituendo questa (6.7.2a) viene: in la ne Nt : oNr f ' _


Ora, a causadella (6.7.2b) si ha: (1 f y")* q -No r sicch, rendendo esplicito I secondo la (6.5.6), si ricava finalmente:

()ra, se y' si mantiene sufficientementepiccolo rispetto all'unit, ossia se y,,,,," molto inferiore alla luce l, lecito operare in via approssimata ponendo

( 6 74 )

1 llTy'z=1*Zy'2 (rn ci, L assume seguente la espressione:

(6.7.t2)

(6.7.s)

t.

f
0

lvt

ry'2dz

| \ R w2 ,i";y',)dz: r+ ; J(t, 0

t f /

(6.7.13)

v":-

'

Nf

(6.7.6)

Ncllo stessospirito di approssimazione pu dre che: s

N^\

A l= ; i l

N] I

(6.7.14)

Questa equazionedifferenziale immediata: il su() intcgralc gcncralc

200
e, ricordando che dalla ( 6 . 7 . 1 0 d e r i v a : ;
N.: nl2 - I-

Carte feibli

e,l elarlhl)e

DballiJo r lla chra ela ia: il co lilrlto

di Giacana Bernattli

201

8v-."

(6.7 ."ts)

Riportiamo, dal libro di Truesdell ", un albero genealogico,con un'incicazione sui contributi dati dai componenti, nel campo dell,elisticit (frg.6.14),

si ottehe, pet sosttuzione nella (6.7.71): 8 -y l . , l ', , 3 ossla:


),a\ g '\Lo-,/Y-.\ ' ( , 4 _:A : -F -

Giacomo

Giovanni (catenaria; v i b r a z i o n id e l l a

, .o -

ql3 SEAy-"_ ^r,l

(6.7.16)

(catenaria; curve e l a s t i c h e ;l e g g e dell'elasticit)

Daniele

n '

(6.7.17)

L'incognita qui y-""; calcolandola, dunque, e sostituendo nella (.7.15), . si ttae- il valore della componente oflzzont^le dl tiro No. Con ci il pioblema frsolto.

(analisi delle vibrazionl, corspondenza con Eulero)

6.8 DIBATTITO SULLA, CURVA ELASTICA: IL CONTRIBUTO DI GIACOMO BERNOULLI Il problema della fune, sul quale ci siamo intrattenuti, il diretto progenitore di un altro problema, ( egualmenteinteressante secondo il paiere-di ), Giacomo. Bernoulli e,.ma per noi ancot pi importante per i suoi deciisivisvi-dell'inflessione luppi nell'analisi elastlcadelle strutrure: l < problema o della curvatura di travi, di atchi, di elementi (monodimensionali)elasticicl,ogni specie, a causadel loro proprio peso o di un peso ad essi applicato o da qoalsiasialtra fotza sollecitante 'o. > Protagonist lrrrngodibattito su questo argomento sono di nuovo gli ... 991 rllustri scienziatidelia famiglia Bernoulli e, di l a qualcheanno, Eulero. Risr_ vando a dopo la presentazionedi Eulero, ricordiamo on brevemente che il casatodei Bernoulli era originario di Anversa, nella Fiandra che allora era sorto il dominio spagnolo, con Filippo IL Quando, a seguito dell,insurtezione dei gteux fu inviato nei PaesiBassi,tra il '1567 jl 1573,11 e )ca d,Alba, tristemente famoso per la sua intolleranza" per la sua crudelt, i Bernoulli si trasferirono e in Svtzz.eta, Basilea.Il primo grande personaggio delle famiglia Giacomo, a nato ne 1654 e morto nel 1705; ma,non meno ptestigiose sono le figure del ftatello di lui, Gior.anni, e del figlio di cluest'ultio Daniete, il fondatJre della moderna dinamica dei fluidi. Dal1699, anno in cu Giacomo e Giovanni furono eletti membri dell'Accademia di Francia, vi fu sempre qualche rappresentante dei Bernoulli tra gli accademicifrancesi, sino alla Rivoluzione (1789).
e G. Bernoulli,..2ui,nn a//uun Mhi Lfetu tialir (,..) t,a aliiqte, " Acta Eruditorum", pp. 282-290, 1691. ftki'trlari|m, ro bmem, parrgrafo 3. , n adAtunota q|aalu d.t ,n!)/ut,l

G i o v a n n li l l tra {intermediaro Eulero Daniele; e l e g g id e l l ' e l a s t i c i t ) tti.4.6.14.

(vibrazone delle Iastre)

Nel testo del 169i che si sopra citato. Giacomo Bernoulli avverre subiro r,l'c l.r soluzione per .la verga elasica piLdifficie di quea per Ia func; nra ,it lrirre le sua fiducia di pervenrvi ben presto e ne proette ia pubblicaziorrc ( tro qualche mese. Passanoinvece tre anni soltanto iel 1694 Beoullj csponc ; tl surr risultato in una memoria degli "Acta Eruditorum',: Curualttro /,ttttitt) eh.rtirrt. .ltat identitat cum caruatura lintei a potdere iwlasi fttiti e>,pausi. Ilatli circnhnu rlsrulantm fu termis semplicisinis exhibiti (ecc.i. euest-'ultima partc dcl tir,,l,, fe riferimento, evidentemnte,al (teorema aureo> ch abbiamo <imostrato rcl par. 6,5. La figuta originale (fig.6.15) dimostra da sola la complessit delia c()srruzi,,nc gcometrica su cui Bernoulli articola il suo ,asonae.,to. _A noi conlcrricrrtc semplficare alquanto la dimostrazione atten;ndoci alla frg. 6.16. Inrplicitamente, Bernoulli si accosta all'idea di Mariotte, p,,nencl,, all'inllrrlrsso la fibra neutra, non dilatata. E, ancora implicitamnic, egli assumc I'ipotcsi tli conservazione delle sezioni piane; <Jipi, egli ritiene, c<>mc vcro txl c:rso tli llessione, che le sezioni trasversali ,i -"..,g^n,, ortogonlli all:r Itrrcrr.l'asscceformata.Tutto ci non cletto per con ,ir^rrrr^, pi,i.trC Uarttortlli oscilla tra il modclkr monodimensional,eilella t,rranc il moclclir tridimcni l " n ; r l ( ( l c l l , r / r r e , s e o z ' -f i s s a r o er i q , , r r , 5 1 1 6 e n t e c , r r r n c s s i O n c.r n s i c l c r i a n t i ) ( l rlrrrrrgr.rc l'clcmcnto infinitesimo ^CD clcfinit,, dallc sczioni AC c lll) inlintl:rt|)cr]lc l)r()ssir.tc. (lD misr.rrads, AII msurcrr ds .l e,,,,,, Sc tls ; c Ja sinrir ' ( 1 . I r u c s < l c l il r .n . u 4 . c ,

202
'lAB.VL

Crrue f*ibili

ed elanicl)c

D;bat

ra u a ckrra elastia: il coti/1,;bo di G;ao/ra Berno li

203

a 4.,6+.

iJ.,/*.,r.t ..

"*-.dC,,,,..,. a.yry!"
-.". \...n"htu.11.

Ebbene, la (6.8.4) e la (6.8.5) riassumonola teoria di Bernoulli sulle curvc elastiche.Si noti che talt rcfazioni nalt sono state dedotte con l'ausilio di considerazionidr eqailibrio globale le tensioni o e il momento flettnt M : questo tfa ultetiore passo avanti sar.compiuto, come vedremo, da Eulero. Bernoulli invece si iimita alla (6.8.5) assegnandodiverse espressionipossibili alla funzione F(M); ad esempio la pone nella forma F(M) : - kz- con k costantee m intero e considera il caso m: 1. Ci corrisponde, nell'ambito di una teoria lineare, al caso di un carico verticale, sull'estiemo sinistro della tfave della fr,g. 6.16. A questo punto egli elabora con il suo << teorema aureo r> la 16.8.5.

Fig.6.15. litudine tra i triangoli B'DB (dove B'D parallelo ad AC) e COD consente di affermate :

B'B BD: CD:DO


ossia, indicando cor' H I'altezza. della trave e riconoscendo che B'B :

(6.8.1)
e.,* ds :

e - n "d s : H : d s : r dove r, al solito, il raggio di curvatura. Quindi: r H

(6.8.2)

(6.8.3)
l:.1. 6.16.

Ora., \a deformazionee-n. della fibra superiore legata alla tensione: ad se esempio, vale la leggedi Hooke, sare.o*: lp, . " suavolta la tensione sar in relazione con il momento flettente, ossia, genericamente:onax: f(M).

lliprendamo anche noi la formula del raggio di curvatura (6.5.6) c osscrt iltnto che: d / v' \ (r i v+ : -al\rtL1 *r,., ) Sc duntlue la (6.8.5) si particolarizza nela: (l z

Percila (6.8.3) luogo alle: d 1:itt H E


1 .

(6.8.4) (.8.5)
f / M.) -1. . ,:.
l

(6.8.6)

F(M)

avendo posto F(M) : '

(6.8.?)

204
(avendo posto C:
1 _ l - t : ,

Cuue f*:bil

e elasticlte

E /etu: ld ta rila e i co,ttributi alla rtecafiica gehetale

205

k-t) il ((teoremaaureo)), per la (6.8.6),fornisce: (.8.8)

^ d l v ' \ -dz\/t+y4/ Da cui, integrando:

2C-=:--22!C.

t'r 1 y,z

(6.8.e)

con Cr costante arbtttatia. Eleviamo ora al quadrato ambo i membri e risolviamo rispetto a y'. I passaggi sono:

a 6 , , Y lt - : ( r r ) - C r ) " l l y4C2y'2: ("" * Ct)'* (zzI Cr)2y'z

(6.8.1o) (.8.11) (6.8."t2)

(z' I ct)'
4C2Infine :
,2 L

(z2 l

Cr)z

\/aC,_ (2,t

(6.8.13)

allo studio della meccanicadel punto e del corpo rigido, alla scoperta ccllc leggi dell'idrostatica e dell'idrodinamca; n sarebero-dadmenticaie i srandi passi avanti da_lui compiuti in matematica,come, ad esempo, l.ntrodrizionc dei concetti di base del calcolo varjzzionare.Non lo facciam. ormai il centr. dei nostri interessi si configurato; dobbiamo seguirne la traccia senza scan_ tonare altrove. Per questo ci riferiremo soltanto aa alcune preminenti rcerchc euleriane che_riguardano direttamente I'oggetto d questo capitolo, ossia il problema delle curve elastiche. Leonardo Euleto nasceda un pastoreprotestantein un villaggio nei pressi di Basilea, nel 1707. Terminati gli studi universitar a Basilea,c era in quel tmpo_un-importante cntro di ricerca scientifica,si diploma a sedic anni, sotto la guida di Giovanni Bernoulli; nun ancora venrenne, part..jctp^ ull concorso a internazionale indetto dall'Accademia di Francia, ottenendo os la pubblicazione del suo primo lavoro. La vita scientificadi Eulero si intreccia cn quelln dei figli di Giovanni Bernoulli, in particolare con Daniele. euando cirstui, insiemeal ftatello Nicola, divenne membro della nuova Accademiadelle Scicnzc fondata nel 1725 in Russia a San Pietroburgo (l,attuale Lenngrado), Eulcro -pot-cedicarsi Io segu, ottenn la posizione di associato e, tfasfefitosi 1, competamente ricerca. Nel 1730 eletto membro dell,Accadeiae nel 1733, alla ritornando Daniele a Basilea,ne assumela carica quale capo del settore mntc_
nlarlco.

Dal punto di vista strettamente matematico il problema completamente risolto: come si dice, ricondotto alle quadratare. Si ha infatti:

, , , _ ,_ l

t"r-J

( 2 2I C r ) d z

l4crlzr+cty

(6.8.14)

Purtroppo, qui dove il problema mtematico termina, intzia quello delle applicazionitecniche; e una formula come la (6.8.14)non certo incoraggiante. Bernoulli escogta metodi di integrazione sviluppando in serie I'integrando. Oggi si preferisce esptimere la quadratura della (6.8.5) in tetmini di integrali ellittici che si prestano a oPportune tabellazioni. In realtL uno dei meriti maggiori dell'ingegneria del secolo scorso stato quello di spertratre dai risultati tigorosi ma inagibili de gtandi predecessori, teorie semplici e versatili, accogliendo consapevolmentedrastiche semplificaz\oni, senza tradke la natuta fisica del compottamento strutturale.

Durante questo periodo di permaoenzain Russia, Eulero scrive l,imfior_ l,rnte trattato meccanicodal titolo: Mecbadca, molal vientia arulltice expitit,t, sile pubblicata a San Pietrobutgo nel 1736. euesto titolo manifestail plogramma .li l.rule_ro; seguito dei fondatori della meccanica,specialmentei iluyg"n. " al rli Newton,,egli si propone di sviluppare la dinamica come stienTai,4otoh, c,,n le sue definizioni e i suoi teoremi. Secondo Eulero le leggi fondamcnttli r()r sono soltanto certe sotto il profilo sperimentale,ma sonorit neccssaric tlinrostrabili per va deduttiva. Partendo unque dalla definizione dJ forT,tt qualc < t'i.t,corpas uel ex quiete in rtotul, perdacenr,ui/ notum a/erarc> (causa-chc iat lrlorluce o altera il moto dei corpi), e dalla definizioni di iner4o quale <il/tt itt nnuihrrs rcrpa.ribusinsita faraltat ue/ h Eiete permaaerd, ae/ motim )nifornihr it _ rrtltn coxtittuerdi >>-(facolt insita in ;utti i corpi di permanere io quictc o in nnto tettlineo- uniforme), Eulero ritiene che a direita applicazroni dcl pritt_ ri1,ia,di catsalit imponga di affermare l,uguaglianza di .ausu e.l cffctt(), l)()ttcttkr:

f clt:

d (mv)

(6.().I )

.9 EULERO: LA. SUA VITA E I CONTRIBUTI ALLA MECCANICA

GENERALE

La nostra storia atriva finalmentea nulero. Qui dovremmo aprire una lunga parentesi per dare qualchenotizia sui firnclamcntali contributi di Ilulcro alla rigotosac gcncltlc <cilrrincpi, a ogni campodella meccanica: clcllnizionc

tl,rvc f.clt appunto la forza operante nell,intervallo ci tempo ct, c d(mv) lrr crrrrispondente ve,riaziooedella quantit di moto. ll notcole intcrc;sc (lcl l r r r x c d i m e n t o e u l e r i a n o s t a n e l f t t t , , c h e ( l . r l l x s , , l : r ( 6 . 9 .1 ) s o n o t r r t t c , a n a l i _ I t ( i l t l c n t c )I e _ c q u a z i o n ic l i f f c r c n z i a l in c c c s s a r i c s u l l c i c n t i p c r c c s c r i v c r cI n c tucccilrica <lcl nunto. agli stcssi anni liulcrr inizia acl occuparsi clcl problcnra <lcllc curvt , .fot()rn() rl,t.rlitlr, r;lv viv a.ncl cosl Ll crlrrisPonrlcnzt con l)lniclc lcrnoulli chc crir intcr

206

Cne ferbili

ed elarticbe

Euhro: la *a rita e i carlr;btlli alld meccau geterale

207

ressato allo stessoproblema: Eulero e Bernoulli afrontano, nello stessocontesto, la questione dinamica, cio lo studio delle vibrazioni, e pervengono a risultati conclusivi nel campo lineate delle piccole oscillazioni trasvetsali di una trave elastica. Si inserisce, a questo punto, la gura di Fedetico il Grande di Prussia: mecenateintelligente e < illuminato >, egli ptomuove l'attivit dell'Accademia prussianadi Bed.no,sollecitandofa chiamatadei maggioti scienziatidel tempo. Eulero, di cui era gi estesala fama, invitato, ed egli accetta,trasferendosi nel 1741 a Berlino, senzatuttavia abbandonarela sua collaborazioneall'Accademia Petropoltana.Del 17,14 la pubblicazionedell'mportante opera: Metodut sulla quale dovremo inueriendilineasntrras naximi minimiueproprietaie gal.tdenler, sofermatci in seguito, Durante la petmaaenza. bedinese Eulero approfondisce i suoi studi matematici sul calcolo differenziale e intesrale ma non abbandona l'interesse alla meccanica.In particolate egli viene a iapo, insieme a Daniele Bernoulli, di un principia del/amectanica, naouo anche se egli lo interpreta come una conseguenza delle leggi newtonane: si tratta dell'mportante relazione che lega il nonento risltaxte elle forze esterne agenti su un sistema meccanico al monentodella q antit di noto. E noto che l'equazionefondamentaledi Nevzton tietita ad,esempio a un sistemadi n patticelleP, di massam, (i : 1, 2, ..., n), mosseda velocit vt si pu scrivere:

ssa affermata come hge generale indipendcnle e della meccanica saggio del 1775: nel notutt cor?ar n rigidoran delerminandi'2. Noua metbodus Nel 1760, Eulero pubblica la Thearia t016 or4orutTlsolidorumsettrigidarrm dove sono fissatele equazionigenerali che governanoil moto di un corpo rigido. Qui egli introduce il concetto di nouexto di inerXiache gi Huygens aveva impl.icitamente uttlizzto senzaper definirlo. Nel caso di un corpo tigido con un assefisso E(ptivo di attito tali equazioni danno luogo alla

te: Je

.126

dove M, il momento delle forze esterneattiye rispetto a E, J; il momento di inetzia del corpo, sempre tispetto a {, e 0 l'angolo di rotazione intorno all'asse (69. 6.17).

R:+O
OI

dove R la tisultante delle forze esterne e:


l;is.6.17.

Q:

i-1

) -,o,
Nello stesso anno, il 7760, si era nel vivo della < guerra dei sette anni ). llcrlino fu invasa dall'armata russa. l'abitazione di Eulero fu saccheggiata. < (]uando il comandante russo, il genetale Totleben, fu informato dell'accarluto, ordin immediatamente che fosse pagato Eulero un risarcimento. Ia zarirra Elisabetta mand una somma addizionale che meglio compensassc il matcmatico )r r3. "1762. Cnteina II sal al trono degh zar nel Ben presto San Pietroburg<r tlivcr.rne un centro culturale preminente dell'et. illuministica. Catetina lI insi$tcttc pressantementepetch Euleto tornasse in Russia offtendogli onori c ricchczze. E infatti oel 1766 Eulero si stabil nuovamente, dc,prr venticjnquc nnni rli Lrntananza, Pietroburgo. Puftroppo, intono a quegli anni, egli perclcttc a c()nlplctamente la vista; ma ci non gli imped di continuare le sue riccrchc, vnlcndosi della collabotazione dei suoi assistentied allievi. Mor infir.rcncl 1783. rr ln "Novi Grmm,Acad. Sci.I'ctr,4,.", pp,2r)8-238, 20, 1775, rr S. l inmihcnkr), F. 30, cir.,

la quantitL moto del sistema. di Orbene, considerandoll manentorisnltanteM. delle forze esterne rispetto dellaqaantitdi antoE, il vettore: a un punto fisso O, si def,nisceuomento H" :.) (P,- O),1m,v,

Il nuovo principio introdotto da Eulero affetrna che:. M . : , .t


OT

A tale relazione Eulero giunge per gradi r gi presentc ncl De ttoh corpontnt flexibiliuu, Ael 7744, e in Dcorurle d'm nrucarr pri ic tfu uttqru, dcl 1750,

208

Cane fesibili

ed elaniclte

Rilettffa

e leriana della leara i G. Betxaalli sttlla utra cla ica (1727)

209

6.10 RILETTURA EULERIANA DELLA TEORIA Dr G. BERNOULLI SULLA CURVA ELASTICA (1727) Riotendiamo ota il filo del discorsosulla teoria dellecurae elastiche. Poco
prima di lascareBasilea'n per la Russia, il giovane Eulero scrive una breve nota, De ostillationibusarln lar ln elaslicorum(pubblicata postuma), nella quale d una rigotosa giustificazione della formula (6.8.5) di Giacomo Bernoulli, precisandonemeglio i tetmini. Vi rimane, in verit, una qualcheimperfezione, poich la fibta neutra ancora suppostasul lembo esttemo della trave, al modo di Mariotte. Correggendo questo errore, possiamo esporne le linee essenziali nei seguenti termini. Consideriamo una trave di sezione qualunque soggetta a momento flttente (positivo nella fig. 6.18) M".

D'akra parte, i triangoli I'FI e EOF sono simili, pet cui si ha: I,I :IF : EF:FO e quindi: e(y)ds;y - ds 1 dove r il taggio di curvatura; dalla (6.10.2) segue: ulv) : I

(6.10.1)

(6.10.2)

(6.10.3)

E per la legge di Hooke (che nella nota attualmente esaminataEuleto sa precisare con rigore, definendo il modulo E, il cosiddetto modulo di Young) detiva ancora:

o(v) : E lL r

(6.10.4)

- questo punto Eulero introduce una considerazione di equilibrio globale sulla sezione ttasversale A: cosa che manca nella trattazione di Bernoulli. Deve infatti aversi uguaglianza tra il momento flettente M* e il momento risultante delle o. Pettanto:

r { . - l 6 (" )y d A : l E . L d A y'
J J f

(6.10.5)

Se il modulo E costantenella sezione,I'ultimo integrale conduce al morlrcnto di inerzia I-, Si ottiene cos Ia relazione fondamentale:

v" - 9J'
f

(6.10.6)

Fig.6.18. L'elemento infinitesimo ABCD definito, nella configurazione defotmata, da due sezioni -AC e BD infinitamente prossime che si mantengono piane e normali alla linea d'asse. La frbra neutra EF conserva la sua lunghezza iniziale ds; invece la fibra HI distaflte y da EF si allunga della quantit e(y)ds.
'r Cfr. C. Trucsdcll, cit., p. 143.

<ltc hga la utruatara della lirea d'are di tna trare elastica iniqialne e rellilitet al . tnrruh) fettete. Al prodotto EJ- si dr il nome di rigideqTa fl.esstonale Vr aggiunto che l'oggetto dello studio di Eulero ra, come dice il titolr, la tlcfrrrmazione di ane//i, cio di travi inizialmente curvilinee. In tal caso, nulla rrutr, in fcrndo, rispetto a quel che si detto sopra; soltanto che nella (.10.) irrtcrvicne Ia difererqa tra le due curvature, quella conseguentealla deformazionc c rltrclla cello stato indeformato. Si ha co:

,\1(r_ i)''

((,.10.7)

rlrvc ll il raggio di curvaturainizialc (fig. (r.19).La (.10.i) in rcaltvali<la

21,0

Acu

f*tibili

ed elasthlc

La cattabara{oxe lra Elero

e Danieh Benotili.

?rini

?a$i de a teoria linearil<ata

211

FU. 6.1e.
Fig. 6.20. con buona approssimazione, assegnando J I'usuale significato, se R suffia cientementegrande. Truesdell osserva che questa la prima soluziofle che sia apparsatsugli spostamentipiccoli di una trave elastica'6, ' Sullo steso problema totna Daniele Bernoulli nel 174't, sempre al fine di nte determinare sperimentalme la costante EJ" noto che sia lo spostamento4. metodo meno approssimato ma pil semplice. Egli patte dalla espresIl suo . .. 1 _.. a s i o n ed i j , ( i l < t e o r e m a u r e o , , ) :

.11 LA COLLABORAZIONE TRA EULERO E D,{,NIELE BERNOULLI. PRIMI PA,SSI DELLA TEORIA LINEARIZZATA, Si parlato della collaborazioneintensache si instaur tra Eulero e Daniele Bernoulli sul tema delle vibrazioni elastiche.Non possiamo addentrarci; tuttavia non vogliamo fare a meno di ricordare che, entro questo ambito di studi, vengono in luce risultati ancheper la st^tic delle ttavi. Ad esempio,nel 1735rs Eulero svolge I'integrazioneper serie della formula (6.8.5) girL trovata da Giacomo Betnoulli e trova il valore delo spostamento ?l indotto dal carco e (frg. 6.20); egli non per interessatoalla determjnazionedi 4, bens a quella I della costantedi propotzionalit. tra 7a. cwrvatwra e i.[ momento esterno (noi abbiamo veduto sopra che tale costantecoincide con EJj. Ottiene cos: Ql3
?1 '

1.

y"

'

(t/lTyg"

(. s.6)
[0, l], lccitrr

c osserva che se y'(z) suflcientemente piccolo nell'intervallo trascurare il termine y'2, sicch la (6.5.6) si muta nella
1 t

(6.11.2)

Dunque, l'equazione differcnziale che governa il fenomeno :

EJ,y' : - Mpoi Essendo M"(r) : - Qz, ne deriva:


(.11.1)

1'3) ('1

1
c1
'

-2
1

35

12

EJ.v' : Q,
L'intcgrtle gcnerale: La soluzionedella (.11.4) elementate. )'(z): ; t L,z I C,

(.1 .4) 1

dove I la ltnghezza della trave.

(6.1 1.s)

Is L. Eulcto, Rueuio lirteranm a C/. D, Berko llo Dailca dic 26 O't. l7J, (...), O,eru O",nia ll, tt,pO.3'74-377,

' r , < i . ' t ' r u c s , l c l l i,t , , p , 1 7 1 . c

212

Cu"e tle$ibili ed ehtiche

Pini pali dettaleoia /i/1eai<\ata tra La altaboa<iare E hro e Daeh Bemonll.

213

con Cr, C, costanti. lmponendo che per z:7 la rotazione, ossia:

siano nulli lo spostamentoe

v 0 ): 0 v'(l): 0
si ottiene:

(6.11.6)

L'energia potenziale elastica definita come lavoro compiuto dalle caratteristiche di sollecitazione per la corispondente deformazione. Limitiamoci al caso in cui c' soltanto il momento flettente. Considetato un elemento infinitesimo ds della ttave, sulla faccia di sinista e su quella di destra opeta il momento M (omettiamo l'indice) e se la faccia di sinistra ruota dell'angolo Ag, quella di destra ruota di A(g * d9); il lavoto ( interno )) corrispondente dunque (fig. .21):

y(r)-

o /1 - J . l ; 2 , E \o

't r \ ;- l,z -r +l3l z 5 I

A(dLt:
(6.11.7)
oYvefo :

MAefM(a(elde))
/ro\ / 1\

$.11,11)
I ds (6.11.12)

e in particolare: I
?

A(dL,): MA(de): IiaA l-;i lds , MA l;


\os '/

\f '/

Ol3
F.I

Ma :

(6.1 .8) 1
7
I

(6.11.13)

La (6.i1.8) approssima, come si vede, la, (6.1L.'\) di Euleto. In questa trttuzioe si fa strada, pr la prima volta, la teoria lireariqqata della traye elastica su cui dovremo rra breve ritornare. I 20 ottobte dell'anno successivo,11 1742, Daniele Bernoulli scrive a Eulero una lettera molto importaflte che si conclude col seguente suggerimento: < Vostra Signotia potrebbe riflettere un poco se uno non potesse dedurte la curyatura.ditettamente dai princpi della meccanica (...). In ogni "T9, q"l_ una rzergaeasticainizialmente rettilinea, io esprimo l,energia potenziale della confiqurazione inflessa con fds
) t "

M-EJr (omettiamodi nuovo l'indice in JJ ; quindi: A(dLl : EJr Ar ds

(6.11.14)

(6.11.15)

(6.11.e)

Questa espressionedesigna il lavoto compiuto da M per una variazionc di cun atura Ar; poich M dipende dalla curvatura, la (6.11.15) corretta soltanto se si ritiene ^l< infinitesimo, cio Ar '' dr. Integriamo allora la (6'11.15) tra r( : 0 e il valore finale di r. Otteniamo : d L ' : d sl E I r d n : - : : E l i ( 2

(..n) P"i"ne nessunocome Voi conosceperfettamenteil metodo isoperimetrco, Voi facilmente risolverete questo problema di rendere
| ^ mlnlmo t) .

(6.11.16)

(6.1 .10) 1

Betnoulli dimostra qui una grande intuizione: propone infatti t'idea che si possano ottenere le cofldizioni di equilibrio del corpo elastico risolvendo un problema di minimo, imponendo cio all'energia potnziale elastica (che in seguito impareremo a conoscere) un valore estremo compatibilmente con assegnati vincoli sugi spostamenri Tutto ci sembrer. sinora oscuro. Che siqnifica z i a l e ? ticerca di minimo? - p o r e n questa E perche Ia (6.1i.9) rappresenta n'energia u Alla prima domanda daremo risposta - bench in termini elementari n e l c r p . 7 . A l l a s e c o n d a o s s i e m o i n v e c eo f l r i r e s i n J i r r a u n c h i r r i m e n t , r . f

M
L(9+dg)
lti3. 6.21 .

2t4
La quantit

Acw

fcnibili

ed elanice L'< aiitanerM

I> al trattala < Metlodui itu)enieli lireat curuat...>>(1744)

215

* - 1z l n , s '

(6.11.1,7)

prende il nome di denif di energia potenqialeelaica. Integrando finalmente rispetto a s, su tutta la struttura si ottiene l, ener2ia botenzialeeJastica:

tJ"t*u": */'r*l

(6.11.18)

che coincide con Ia (6.11.9) di Betnoulli, a meno di un fattore (costante se la tfave omogena e prismatica).

6.12 LK ADDITAMENTUM I > AL TRATTATO < METHODUS INVENIENDI LINEAS CURVAS ... > (1744) Eulero segue subito il consiglio di Daniele Bernoulli e si mette fetvorosamente al lavoro. Nel 1744 pubblca il trattato fondamentale: l[xhodrc iweniendi liaeat curaat maximi mininiae proprietate gaudenet annesso I'Additauentnn I cui decuruis e/astcis, intorno alle curve elastiche17.Leggiamone insieme alcuni pass essenziali. L'Aiitamentam inizia. con un richiamo alla disputa allora assai viya tra i sostenitoti di una visione deterministicr della realt sica,fondata sr concetto cJ,t tausafficiente,e i sostenitori di una visione leleanamica fondata sul concetto dlf alit. Torneremo sulla questionenel prossimo capitolo. Dice dunque Eulero: < Gi da tempo alcuni sommi Geometri riconobbero che i Metodi esposti in questo Lbro non solo hanno gran uso nella stessa Analisi, ma anche apportano amplissimo sussidio alla risoluzione dei Problemi fisici. Poich infilti la fabbrica dell'Universo perfettissimaed governata dal Creatorepi sapienre, non accadenulla nel mondo, in cui non traluca qualche ragione di massimo e di minimo; per la qual cosanon pu esservidubbio veruno che tutti gli effetti della realt possano esseredeterminati col metodo dei massimi e dei minimi in modo egualmentefelice che mediante le stessecauseefficienti. (...) Quando Pertanto le causeefficienti sono troppo nascostee quelle finali sfuggono meno alla nostra cognizione, Questione la pu essere col Metodo indiretto; al conttario il Xfetodo diretto :utllizzabile,ogniqualvolta sia lecito definire l,effetto dalle sue cause efficienti. Anzitutto per occorre mosttare che per entrambe le vie si apre la Soluzione;cos infatti non solo l'una Soluzione confermata dall'altra,ma ancora dal consenso tutte e due traiamo massimodiletto. ln di
r 7 l l ( 1 . l / ) s n n ^ c ( i n c v r r , 1 7 4 4 ;l r c n r ) r i f c r i , , c n i ( , rt'&1.in: Ol ..t(rtj itt,|,!, tcnr, 1952.

questo modo la curvatula della fune o della catena sospesa stata scoPerta per duplice strada, una a ptiori considrando le sollecitazioni della gravit, i'altta Col Metodo dei massimie dei minimi, poich si capiva che la fune dovessc assumereuna curvatura tale da porre il centro di gravit i pir basso possibile (...). Moiti "ltti simili esempi furono offerti dai Celebertimi Bernoulli dai quali anche il metodo delle cause efficienti ttasse grandissimo vantaggio. Bench tuttavia da tutti questi numerosi e illustri esempi non resti margine al dubbio, apparetuttora arduo caPire (...) quale cofldizione di massimo e di minimo cotrisponda al problema delle curve elastiche (...) Per questo, giacchDaniele Bero essermassima minima, per una lamina ela"o"tti (...) i indi. che dovesse stica incurvata, un'espressioneche egli chizma. forla polerliale (. .), non posso prder questa occasione desideratissimaper provare tale insigne propriet ella curv Elastica osservatadal Celeberrimo Bernoulli, e per chiarire insieme I'uso del mio Metodo > '8. I, Nei paragtafi 2,3,4 dell'Additaruertan Eulero formula e risolve il problema di-minmo suggeritogli da Bernoulli: ( tra tutte le curve di ugual lunghezza dne non solo Passinoper -A e B ma anche abbano in tali punti assegnate pendenze,determinarequella in cui il valore della seguenteesPressione:

fd'
IR'

,i^ ini-o , '0.

(frg.6.22):la attva La soluzioneottenutain un piano (2, y) la sguente dove: ha equazioney: y(z) (q.I pz i dy _ -. : Vgyz2) (a' a' P' Y' costanti)

(6.12.1)

A
l;g 6.22.
'H lbi.lcrrr, pp, 231-232, ru lbi,lcrr, p. 233.

216

C'ttie e$ibili

ed eta/ict)

L'< addilanent u I> al trattaa < Metbod r in)e4ie di linear cnrar,.,>

(1744)

zt I

-{ questo punto, osservaEulero, basta ricotdatsi dell'espressione(.8.13) gi ottenuta da Giacomo Bernoulli, molto vicina alla (6.12.1),per riconoscere che I'ipotesi di Daniele veritiera. Eulero per desideraporsi in un casopir genetale,in cui non si presente soltanto un carico concentrato all'estremit libera della mensola, ma anche un momento concentrato e una fotza assiale.Nel patagtafo 5, quindi egli considera la verga disegnatar.ella frg. 6.23, ove il tratto CA, lungo c, rigido.

dove f una costante. Elevando al quadrato ambo i membri rispetto a y', si ottiene, ad esempio, Ia:

risolvend<r

dy
dz ,l-'

-'(+-"-r)
VtY r,\,
/22

rczrf

\2

(6.'r2.6)

< la quale equazione- soggiunge Eulero - coincide del tutto con quella che tro.vai ltt\izz d,o il Metodo dei Massimi e dei Minimi dal prncipio Bernoulliano > "0. Nel paragrafo 6, vengono introdotte le posizioni:

-.Ir: ",
', "F ] J " ,

_ P.:+g -rr:-!-*

(6.12.7)

dove la quantit a ha le dimensioni di una lunghezza; con ci la forza P solta l e c i t a n t e e n e r a o p r e s e n l ada : \


D -. _ ' ^, I

(6.12.8)
$ e la costantef, datz( {, z\

la lunghezzac della sbarrettarigida AC, da c: La (6.1,2.6\ traduceallora nella fotma: si

Fis. 6.2.
Il momento indotto dal peso P in M vale: M*:P(c*z) Deve aversi perci :

,tdz

F :ftT (a+ FzI yz')

ll* J' -

F2 12

(6.12.9)

-?

(* | Pz! Yz2)2

(6.12.2)

n/^_ z -.: r(c )

EJ . - _
,

EJy" (r y.)l

(6.12.3)

(EJ costante). Ricordando la (6.8.) questa equazionepu essereinfegrafai infatti si ha: Plc-z\\: e quindi:
\ - i I "t' ;_ l ; dz \\/t y / A / Et,,,

(6."t2.4)

ossi.LeJdtar/enlenellz (6."12."1), A questo punto, nei paragrafr. tra il 7 e 11 13 Ael| Additaneutt, Eulero si lrrcpara a strada per l successivo argomento da lui studiato: I'eurueraqjottc th,l/c urrue elasiiche che corrispondono ai divetsi possibili casi particolari dclla ((r.12.1).< In questo modo non solo si scruta in profondit la natura di qucstc (rrrveJ ma anche, dato un caso qualunque, a prima vista sar possibile giuclicarc l cluale specie la curva formata debba essere riferita >l ". l)rima di accedere all'analisi, Eulero trasla l'origir.re degli assi z, y, sula l';rssc tlclr quantir z e p n n e i n , , l t r ey - J . ; (rn cluestc moclifichc fotmali la (.12.1) si muta nclla
ro lhi(lcrD, P. 237. zrll,nlcnr, p. 242.

Pl"-lcz
\ z

ra2

fl
M

FJ),

(6.12.5)

218

Crr',e fl.ribili cd.laniclt

La taPerld del arico critia

219

:ly : az

( - z') \/ "^ - (s + zry

(A '' rv, \w"t) 1^\

,13 LA SCOPERTA DEL CARICO CRITICO


La seconda speciesi rende meno arcanae piu riconoscibile se al suo diagtamma sovrapponiamo la figura di una ttave molto snella incastrata in C c libera in -4. dove caricatadal peso verticale P (fr9.6,25).

conS:oc-92/4. Il denominatote della razione a secondo membto ipu esser trasformato cos:

ll-15Tr"-F:\/@-E-z,W+s+4
quindi, posto c2:a2fotma : dy dzA, donde :a2-c2,
zz)

(6.12.1"1)
l'equazione(6.12.1)prende la

(a2- c2 l

I
(6.12.12)

\/ (c, - zr[2^, - c, + 4

Le specieenumerateda Eulero sono nove; ma a noi intetessaparlare soltanto della prima. Per alcune delle altre ci limitiamo ^ r:ipottarc le immagini quali compaiono nel trattato (frg. 6.29'

6.25.
Oulero inverte I'orentamento dell'asse y rispetto alla sua fr.gwra inizrale (f nostra frg. 6.23): il verso di y diventa dunque concotde con quello di P c ci frr s che debbano mutar segno le posiziont (6.12.7). ln particolarerisulter:
l) ,I - ::11-

(6.13.1)

dal(rvcnrl<r posto, come si detto, y: 1). La prima specie caratterizzata I'i;rotcsi chc a..c. Leggiamo al paragrafo25 di Euleto: <Se nell'equazionc (a);di Fig. 6.24. Aharc delle curveela$icheer rnerateda Etrltro: di seco a specie (e) qtlartd lperie (b); di qnta spuie (c); di rerta r?eie (d) ; di settina tpecie ; di otlaaa spuie (J). (6,12,12) c -= 0 ossia 3 : -, la linea rappresenta stato indefcrtmato lo

prima specieriferiremo anchcquci casi [rcttilinco] dclla lamina; ma alla stessa in s n cui c una quantita piccolissima, da potcrla ritcnere evancsccntc con-

220

Ctrte fl*tibili

ed ektriche

La $olea

dcl carico critica

221

z fronto ad a. Poich quindi la stessa non pu superatec [infatti se z fossemag(6.12.12)diventetebbe immaginario], anche z giore di c, il denominatote Ael|ra di fronte ad a svanisce,e pertanto \a (6.12.12) si riduce aIl'equaz.one:
adz

(6.13.2)

tfovato e ne awefte molto lucidamente il significato stuttufale. Il paragrafo 37 d.ell'Additanentam ha, appunto, per titolo : < Sulla forTa delle Calame >. Yi si legge: <Le cose che sono state aflnotate sulla ptima specie, possono riuscir utili a giudicare le sollecitazioni delle colonne. Sia data infatti la colonna AB, fissata verticalmente sulla base A, portante il peso P (fr,g. 6.26). Ora, se la

t/4cr-4

il cui integrale a ' \/2 z c


iia

(6.13.3)

AD differirpochissimodalla e, al tempostesso ,;, Iunghezza [della lamina] poich l'angolo DAM piccoissimo. "Se la linshezza delia-lamina I e la sua elasticit assoluta [termine eule"rigidezza"l uguale a EJ, avendosi tiano per indicare la (...) SarancoraAD :

(6.13.4)

212
si nota che per indurte qtrcsta tffual ra infnitanexte piccala della lamitta oturre ara forqa P cli grandeqTa fnita e lreciramertel
-2ET

Fi9.6.26.
colonna fatta in modo da non potersi rompere a causa di P, ancotch grande, I'unica cosa da temere I'inflessione della colonna (...). Sia dunque EJ l'elasticit assoluta lossia la rigideqqa] della colonna e I la sua lunghezza; comc vedemmo nel pangtafo 25, la orza richiesta per incurvare m.inimamente questa colonna '3:

4r2

'

(6.13.s)

Il testo che abbiamo qui trascritto ha un'impottanza" storica eccezionale: vi introdotto pet la prirr volta in modo rigoroso e formalmente petfetto il concetto di carilo ritici. Gi se n'eta fugacemente parlato quando discutevamo sulle idee di Leonardo da Vinci a ptoposito delle travi comPresse Ora pet -elaitica snella incastrataJibera soggetta a il fenomeno chiatito: una trave un carico assiale di comptessione, pu inflettetsi, a patto che il catico super 7I yalore critico definito dlla (6.13.5), e in corrispondenza di tale carico critico pu iflflettersi ( infinitamente > poco rispetto alIa. confrgutazione rettilinea' ^ Nott si pu negare che la via seguiia da Eulero per auivate a un risultato cos importinte e iicco di app\cazioni notevolmente cofltorta: pare guasl il frutt; imprevisto di un interminabile gioco formale, una semplice curiosit matematica ihe rompe la monotonia della pedante discussione sulle nove specie di cutve elastiche. Ma non cos. Eulero timedita, qualche pagina appresso, su quel che ha
,2 Ibidem, pD. 24-247. Abbiarno tmdotto un Poco libcrnncorc lc trltinrc tighc: in rcrlt ll c()rsivo il sur, ri'ultato norr all! trnvc ^C, n unrr rr'rvc A(ill Eulero aDolicx 'irk**-u

,t,PI
412 Perci, se il carico P da sopportare inferiore ^ "'*FrJ non v' da temerc

rLlcuna inflessionel al contrario per, se il peso P maggiore, la colonna non pu resistere all'inflessione. Restando poi costante l'elasticit e la sezione trasvcrsale, il peso P che pu essere portato se\z^ pericolo invesamente prop,rrzionale al quadtato della lunghezza della colonna, e una colonna lunga Jl tLrppio pu portare solo un quarto di quel peso. Queste considerazioni dovreblrcto csser tenute di conto pef le colonne lignee che sono quelle pir facili ad irrcurvarsi> '4. Vcclremo tfa poco come al risultato euleriano si possa gungcrc in moclo
rr'lrxduci,rnnuovanrcntcinnrodolibcro,pcrl.rrgionc(lc .ncllanot:r22;scc,,rxkrIiulcro l l o r r i c o c r i t i c o s r c h b c r r , I l ) l l ! , i l c h c , p c r l : r t l r v c r n r c n s < , l a c r r a r o . , rr lbi(lc', p. 255.

222

Cane feribili

ul elanicbe

La teorid likea4<atd di Eahro per l'ittdffireqa

delPeqailibtio(t759)

223

pir semplice e diretto nell'ambito di. una teoria lineariTqata. La genetalit. della formula fondamente (6.72.12) per preziosa per indagare il fenomeno in presenzadi grandi spostamenti.Se, ad esempio,ci si domanda per quale valore del carico assialeP si possaconferire alla traye (alla < lamina >) incastrata-libeta un'inflessione tale che l'estremo libeto B ruoti di un angolo assegnatogB (frg. 6.27) non possibile attenersi ala teoa lineatizzata e occorre tisalire alla impostazione di Euleto (o ad altra equivalente).

9B o' 20'4d 60"Bd loo"rzo"radrodreo"


Fi4.6.28. 80" 100" 120" 6.14 LA TEORIA LINEARIZZATA DI EULERO PER L'INDIFFERENZA DELL'EQUTLTBRTO(1759)
La cutiosa scopetta del carico critico di una trave soggetta a :una fotza assiale di comptessione, o, come si suol dite, caricaia di punta, non suscit intercsse, n presso i matematici, n presso i tecnici, nonostante che Musschenbroek ne avesse ossefyato gi da tempo la tispondenza sperimentale, ancor I'rima del saggio di Eulero (cfr. il cap. 8). Sar lo stesso Euleto a ritornare sull'argomento in una Memoria pubbli" cta nel 1759. < Sulla sollecitazione delle colonne >> (che il Todhunter giudica < uno dei pir) impotanti contributi euleriani alla teoria dell'elasticit >). Egli rimasto colpito dall'anomalia degli efftti dovuti al catco di punta. Mentre una fotza agente perpendicolafmente all'asse induce sempfe un efletto e ( se la {rrza grande la flessione rilevante, se Ia forza pcch la flessione forse irlrpetcettibile, ma esiste >, al contrario una orza. assiale opeta in modo < non poco paradossale > : fino a che essa non abbia raggiunto un certo valore critico, I'inllessione impossbile. Non conttaddice, questo, il < principio di continuit rlclla natura >? Pet studiare pi agevolmnte il fenomeno, Euleto usa una trattzi()ne approssimata, cio una leoria lineare. Sia data, dunque, la trave AB di lwnghezzz l, vincolata come in fig. .29, riu cui grava il carico di punta P. Riferita la linea d'asse all'ascissa z con origne in A, limitiamo I'attenzione al caso in cui ogni punto C pu subire uno tp autnlo i f,tihiirrro, portandosi in C'; owiamente il segmento CC, perpendicolare rfl'assc z, appresenta cio uno tpzstanero lrayervle che indichiamo con la luazl()ne:

Fig.6.27. Notiamo, tra parentsi, al crescere g. aumenta carico P necesche di il


saflo. ffitica

La tab, 6.1 indica l'andamento'5 : nel rapporto 3, r'' r (6.13.5) eahriano.

n" 1l mrico

Tabella 6.1.
80o : r [100o P/P". 1,0153 1,0636 1,1518 1,2939 1,5184

720"
1,884a

[140.
2,5424

160" 4,0301

178' 11,971

II diagramma relativo rappresentatonella fig. 6.28.


's Cfr. ar! es.: O, Bcll|J,zi,.lenryltllc Cotruqior,4, p, 83, llol,gnr, 191,

(.14.1)
"llist. acad.sci.", /J, pp. 252-282, :0 I.. Iir:lcro,.fer la tlcrlit, (1757) 1759. Joru du eolonn*,

224

C'!rueferibili eA elalhbe

La teaa lifleari<<ata lt E hn per t'hdi'renp

dell'eElilibria

(1759)

225

Supponiamo ota c]r.ela tra-ve, anzich mantenersi rettilinea, si disponga uariatadi equilibrio,ad esempio la AC'B', e determiniamo in una confgarayione tae configurazione varata quale valote debba assumereil carico P ainch sia efettiaanente di equilibtio.

Quindi la (16.14.2) si tende nella: EJv'-P(1-v)

(6.14.6)

nel saggio attualmente consideQuesta equazione, ifltrodotta da Euleto Ia xigidezzaEJ della trave uniforme' rato, [neare; a coefficienti costanti se Posto allora:

.:lE
Ia (.14.) diviene : v" f pL'v- P'r1: 0 il suo integrale generale notoriamente: v: C1srpz + C2cospz + r

(6.14.7)

(.14.8)

(6.14.e)

ckrve Cr, Cr, 1 sono costanti sinora incognite' ^condizioni agli estremi impongono che : Le
Fig.6.29.

P e r2 : 0 per z:

sia v(0) : 0, da cui Cz:-? O sia v'(0) : 0, da cui C, - 0

(6.14.10) (6.14.11)

Deve pertanto aYersi:


c, ncofa:

FI :4: r

(6.14.2)

pe z:1

sia v(l) :1,

da cui 1(1 - cosp.l)- '4

(6.14.12)

dove M il momento flettent indotto da P. Orbene, se la ttave si inflette il secondo la ipotizzata. curva AC'B', a causa di qt&rta rte|a inflessiane catico P pa indnrre un momento in ogni punto C' della trave cos deformata. Sar infatti: M(z) :-P(vO-v(z) owero, irdicando con 1 lo spostamentodi B, v(): M(z):-P(1-v(z)) (6.1,4.4) (6.14.3)

ossianella: Nella (6.14.12), 4cosg.l:0 Ii l)rcscnta I' altetnativa: 4..0 (,PPrrrc : c o sP l : 0 tlncui:
t^'

(6.14.13)

(6.14.14)

D'altra parte, se lo spostamento v(z) si mantiene piccolissimo insieme con le sue derivate, lecito porre - vedi la (.11.2) :
K:-

=-v

,,.,
(z)

(6.14.s)

( n : 0 , 1 ,2 , . . . )

(6.14.15)

226
Se vale la (6.14.14),ne segue:

Ctne .$ibili

cd elafiel)s

Ld teorid lincari7<ata di Ellto

Pt

I'ittieren<d

de

'eqlibio (1759)

227

(6.14.16)
ossia si viene a dire che non esiste una configurazion wriala di equilibrio, e e I'equilibtio garantito soltanto dalla posizion rettilinea. Tale caso si verifica necessariamente quando sia: cospl+0

a rettilinea, la trave si porta spontaneamente una ben fissat configurazionc variata. lontano dalla fondamentale. -Ad esempio, rifetendoci alla tzb.6.I, se Poniamo P : 1,1518P"", la ttavc tende ad abbandonarela sua posizione vetticale e ad assumereun'inflessionc cui corrisponda la. totazione gu dell'esttemo libero pari a EB:60" (fig' 6'30)'

(6.14.'17)

fl secondo tamo dell'alternativa, co il caso (6.14.15), consente invece una determinazionenon nulla di v(z): anzi il valore di I festa indeterminato e quindi atbitrarto (purch infinitesimo) e si ha: v : r1(1 cos pz)
ra -Eulefo, alla sola:

(6.14.18)

La (6.'14.15) irnpone per una condizione sul carico p. Limitandoci, come


f t

r". -

(6.14.1e)

e ticotdando la definizone di pr.,si riconosce che p deve assumeeil valore


cfltlco :

1;ip.6.J0.
T J -

"

412

(6.14.20)
Infine, quando il carico assiale P inferiore a'I caico critico P"" si pu scnz'aLtroaffetrnateche I'equiibrio stabile: spostando di poco la tr^ve dalla l)r)sizionerettilinea essa tende a ritotnawi, essendo questa |'mica confrgutazione di eouilibtio. Si pu visualizzatequanto si detto osservandola diversa qualit dell'equitabih) lilrri<r di una pallina (fig. 6.31) posta al fondo di una conca (eqaibrio o su un piano oizzontale (eqttilibrio indffiree) o sulla cima di una cupola (u1ti/i lrio instabih).

che coincide con quello gi trovato sopra (.13.5). In altri termini, si -pu dire che in corrispondenzadel catico critico possono esisterq zccanto alla configurazione tettilinea, innite altre configurazoni aaridt?, tutte inditamente prossime allafondamentale (rettilinea) e tutt" ,rpettos.
oelte condtzlonl dt vrncolo.

In una situazione siffatta si usa dire che si in presenzadi uno stato di eqailibrio indiferefie. Le detetminazioni superiori di pr., corrispondenti a:

pt-i

r".

g:'1,2,...)

(6.14.21)

non sono in realt significative. L'analisi rigorosa, non l.ineare, dimostra che se:

P> P""

(6.'t4.22)

)b*/
I:i.q. 6. )1,

'-'9-'o

non -sj verifica pi il fenomeno d,ell'i ffircqa, ma insorge una situazione di equilibrio intabi e. Ci,sgnifica che, assoggettandola trave a un carico superiore a Po" e inducendouno spostamnto nfinitesimorispetto alla posizione

228 .15 I CONTRIBUTI DI LAGRANGE


AL PROBLEMA DEL CA,RICO DI PUNTA

Csr"e llciibili

ed elarrl)r

I ca lrib ti di LdgaflEe al Prabler'a de carico di P't ta

229 (6.1s.)

sario che sa: : sen pr,l 0 owero : pl : rut (n : 1, 2, ...)

Una discussione formale sulle conseguenze teoriche > e astratte che deri_ < verebbero dalle determinazioni superioii di g (cfr. (6..t4.21)) svolta da '7. Egli considera L. il caso di una trave elaitica incernieita agli estremi ?S F:

(frg.6.32).

(6.15.7)

Il carico critico ha petci l'espressione:

az
v ( z)
Fi9.6.32. L'equazione lineaizzata (6.14.6) si muta nella EJv" : - Pv essendo, infatti, M:Pv. Posto 'ancora -:/E,
I L J

'EJ dalla (6.15.7)derivano le determinazioni:

(6.1s.8)

e per n=:2,3,...

v,,,:lp;
v . : c 1S e n l

p*, -2rf;I;...; p,",:""1P1

Naturalmente, significativa solo la (6.15.8) a cui corrisponde

c,rn c. arbitrario (e infinitesimo). Se Tuttavta Lagranee aggiunge: << n:

2rz e la 2,, si avtt v - c1sen I cio nel punto mediano C, l'assenel punto in ,r; t: curva intersecher ), pcr ma sar ncessari() lrcr cui la colonna prender la frgttz (z) (fr,g' 6.33); 4^'E1, . ossia il quadruplo del precedente Sc si (lLrest,, che 1l peso I- Sla
It

(6.15.1) la (6.15.i) si s6ive: (6.1,5.2)

v,,+ prv : 0 il cui integrale generale


v : c1senltz f c, cos g,z Le condizioni al contorno forniscono: p e xz : 0 , v(0) : 0, da cui cr: Q

(6.1s.3)

(6.1,s.4) (6.15.s)
J

pet z : 1, v(l) : 0, da cui c, sen pl : 0

Affinch esista una configutazio ,{ariata di equilibrio dunque neces_ ne


2z L, Lagnngc, Str la ,,Msc. ,l.aurin',, fgtrc der eotonur, f, pp. 123_166, 1770_1773.

l:i!.6.1).

230

Cune ltesibiti ed elartiebe

Le eqaaUianhdefnitc di Eahra pet ld tratc (1771)

LJI

facessen : 3, si avrebbe .r,: ., ,.n 4, rebbe l'asse nei punti in cui z :


o-ttrl

di sorta che la curva intetseche-

" ;: e somigtierebbealla figura (3) + ] (frg. 6.33), e afrnch la colonna sia inflessa in questo modo sar necessario ff, cio nove volte maggiore del primo; e cos via >.

che il peso P sia

6.16 LE EQUAZIONT TNDEFINTTE PER LA TRAVE (1771)

Dr EULERO Fi1.6.34.

Ci asteniamodal menzionatele successive imporanti ricerche (1759-177g) e di Eulero sul tema della tave caicata.i punta: egli consideta, . "rempio, il ptoblema delle colonne aventi rigidezzano unifore e determinala lunghzza ctitica di colonne che si inflettano a causadel ptoprio peso. Dobbiamo lnvece soffermatci su due.grandi lavori sctitti da Euleio net titt e nel7776, e soprattutto sul primo, il cui titolo : Geruinaprixcipia doctrinaede ,tatfl aqailib;ii et ttotu corplnltrl tan perfectefexibiliun Etan ela$icontm"8. In esso Euleto formula e risolve con tecniche limpide e modernissime i due seguentiprobleni generali: <Se,ttr f l0.p,c.rfetfanec punti fusibih o ela$ico,solhcitatonei saoi singoli , do "7. ti ditparc fll tro .tato di eqailibrio, ricercare sato di ullecitiqiore lo /!r3t^Oo1tooE, e di inf.essione ogni sto elemento>>2e. di <.r perfettaner* fessibile o elastico,solleeitatonei vni ixgoli plrti . ^II. 7r fk "tah' da farqe qualarqae, n1aue, noto , .si -uporre i princpi dai Euli i posta defnire atanendo cbees.ra nolga nel piatto in cui la f.g*ra iet r". si Qto ,i dirporir A noi nteressal. problema L Mutando la tetminologia e padando Jl- ,. _ di traae anzich di flo (el stico), consideriamo una trave che"a causa dei carichi dj agenti abbia conseguito la configurazione deformata segnata nella :" ^.:o us. o.J+. Riferiamoci a un elemento infinitesimo ds cui corrisponde il raggio di curvaturar, (fig. 6.35).essendo: 1 r d d p s

N*dN
I;i.9.6.35. t icnc linito, le sollecitazioni N, T, M varieranno con continuit dall'estremo di sinstra a quello di destra. l')sprimiamo allora I'equilibrio alla fraslazrone secondo le direzon tangcntc c nrrrmale, nonch l'equilibrio alla rotazione1' si ottiene: N l (lN-Ncosdg-pT s e nd s I f , d s c o s -0

(6.3.e)
f

Decomposta \a orza. elemerrtare fds nella direzione tanEente alla curva e in quella normalee ottenute cos frds e f"ds, notiamo chJ se lfl si man_
28 In "Novi comm. acad. sci. pctrop,,', lj, pp, 3Bl-413,17?1. Farcmo rifcrimenio Opera Otnia, II, //, sect. 1, pp. 37-67, rsanna,-ir. 20 Ibidem, p. 38. 30 lbidcm, p, 5. ll ,ed. in

'l'

I (lT -T M

df : 0 cosdg-Nsendg -Ff"dscos Tdscosdg:0

( .l .l )

i \ ' 1d M l

ItoichI'angokrclg infinitcsimo, lccito porrc cosclg .', 1, scnd9 '.- cl9;

232 quindi le (6.16.1) diventano : dNlTdg*f'ds:0 dT -Nde f f.ds:0 dMT ds


- o

Cmre fetsibili

e elaniclte

La teorid lilea

Z<a/a: cqtn{ane detla li'1ea t}latta

233

mentate fdz secondo gli assi z e y rispettivamente, l'equilibrio clel'elemcntrr infinitesimo dz consideriaxella sua poiTione i1iale, indefotmata, fornisce:

(6.16.2)

N+dN-Nfpdz:0 T+dT-Tlqdz:0 M+dM-M-Tdz:0 e quindi: (6,16,4)

la da cui, ticotdando (6.3.9): d


d
o ds

N - T . i l t t : U t
T
s

N
f

(6.16.3)

dN
d z t -

dM ds Queste sono le equazioni indefinite dell'equilibrio per la trave inizialmente rettilinea, trovate da Eulero. Vi 6gura il termine indotto dalla defotmazione,
ossia dalla curvatura K: 1 : .
I

dT d,z
--..|-:L

'

(6.16.5)

dM
oz

Tralasciando gli svilupp.i analitici successiviche Eulero ptopone (e che nel saggio del 17763' esprimein termini integrali), vediamo ora come le (6.16.3) si semplifichino quando .rl trasmri l'efeto dtlla defarnaqiare :allo stato di sollectaqione. In tal caso,supponendoinf iterina \a d,eformazione, lecito confondere sarr ds con dz (fig. .36); indicati con pdz e qAz le componenti d.ellafotza eLe-

Le (6.16.5) rappresentanola forma usuale, nella teoria tecnica delle strutOwiamente, ad esse si riducono ture, dele eqioTni AAtTnln detl'eqailibrio. quando r >oo. lc (6.16.3) di Eulero 'Osserviamo che daa secondae dalla tetza delle (6.16.5) deriva anche drM d"'--Y

(6.1.6)

In patole: la deriuata recaftda del mzmento fettee agaaglia l'intensil del carico lr'turrnie r/ltiata di segno; tntece, per la (6.16.5c), la deriuataprima del tttortenlo uguale alla forqa di taglia /t//u/e

6.17 LA TEORIA LINEARIZZATA: EQUAZIONE DELLA LINEA ELASTICA

99 v* a u

Non ci resta, a questo punto, che suggerire qualche applicazone tecnicrr rfcllrL terrria lineaizzala. Per la trave inizialmente rettilinea c' poco da aggungcrc : sappiamo che 1
t '

Fk. 6.)6.
c l)crtnt()
3r L. Eulcro, Dc lenitld 'rct'ada tdrt tt4|ilil)titu, qtku 'ro/Lttt cortorm /hrilri/ilt" "Novi t ti rqrc cgrcpia rrjcarz, c conrnr.c(1, sci. ctr(,p.", 20, pp,286-303,1776, .tttcrittattd;

l ' : J v '= - M ,

(.17.1)

234

Cutre ielibli

cd e atil)e

La li'tea eldnicd pe la lturc ad a eilcolae

235

Componendola (6.17.1)con la (6.1.6)si ricava anche:

(EJ4': q
e se la tave prsmatica (EJ costante):

(6.'t7.2)

EJv" : q

(6.17.3)

I,lequazi.ong$.17.2), o in particolare la (6."f7 3), viene detta equazlone . .. della linea elastica. Si noti, che la (6."t7.2) riassume'in s: 1) la condizione $atica dl equilibrio #: - n

la condizione.geonetricax:-y,,, la quale esclude, implicitamente, , ,2) che lo spostamento v(z) possapresentare discontrtuito angolosit cio strappi e compenetrazioni materia,per I'esgenza dche v(z) sia iontinua e derivabiie due votte: st tratta dl una condizione congraetT.a. di 3) fa condizionederivanted legane ,lortiro *: ll .

La (6.1.7.21. otrreperci una descrizionecompleta: mediante il suo utilizzo . , rn gr3qo.dr srudrae regime starcoe deformativo di ognitrave elastica rt :;t.e (piana,inizialmente rettilinea, caratrerizzata deformazioniJ da spostamenti da in6nitesmi).

l-=Fiq.6.37.

os'

-k

.I8

LA LINEA ELASTICA PER LA TRAVE AD ASSE CIRCOLARE

Sostituiamo (6.18.3) le nella(6.18.2b) tenutoconto del-la (6.78.2a); seguc ne :

;:

d0-v" ds

Per la tra.vead atco, ossia con I'asseinizialmente circolare, la teoria linea_ rtzzata , di nuovo, facilmenteaccessibile, anche se un po' pir elaborata.Si pu partite dalla formula di Eulero (6.10.7)

lR+-flio-:

(.18.4)

(+-+):+
1
r\
^ ,_ --i

Pochsi ..,ppon. $ la (6.18.4nella: ) I : ,


l,ssta:

assaipiccolo rispetto all'unit, si pu tasformarc

(.18.1)

dove R il raggio di curvatura della trave indeformata: dunque (frg. 6.37):

d0/. v\ d. \'-R/

v"

(6.18,s)

d0

os

1- .
r

d0ade
ds1

(6.'t8.2)

D'altra parte si ha: ds, *: (R f v) d0 dg *:-v"ds essendo v(s) lo spostamento direzioneraclialc. in (.18.3)

i : +('-+)-".
lnscrendoquestadeterminazione di v ' ' R 2 M I t J 1 nella (.18.1)si ettjene:

(6.18.6)

(6. 8.7) r

236 Talvolta Y(s), v: d,t

CtL'e fesribili eelaicbe si opera un cambiamento di variabile, assumendo, anzich v(0); la (6.18.7) ptende allora la forma: MR,

Partillc al toblcna del rarita di punra

)11

Y:

P
l -

M
+

66:i

, -- : "

EI

(6.r 8.8)

)t1

che l'equivalente della (6.17.7) nel caso della trave ad assecircolare. 3'e, nella forma attuale,da La (6.18.8)fu stabilitada H. Resal J. Bous33. sinesq

6.19 POSTILLE

AL PROBLEMA, DEL CARICO DI PUNTA

Riprendiamo ancora per un momento il tema della tra\e c^icata di punta; pu essere utile aggiungerealcune marginali postille. 6.19.1 Condizioni diverse di vincolo Se la trav dotata di vincoli sovrabbondanti, nell'espressionedel momento indotto dal carico possono intervenire termini aggiunlivi, a priori indeterminati. Ad esempio, nel caso della fig. .38, detto MB il momento di incastro in B e..indicatacon Hu la teazioneorizzontale, l'equazionedi indifrerenza" sl muta nella : EJr f Pv I Hu(l z) MB:0 Fig.6.j8. All'aumentate del carico P, l'indifferenza dell'equilibrio di una trave prismatica si manifesta dapprima nel piano di flessionerispetto al quale si ha il minimo momento di inerzia. Quindi la (6.19.2) vz interpretata com: (EJ-,"v")"{ Pv':O 6.19.2 La << Iwnghezza libera di inflessione >> Nella letteratura tecnica si usa talvolta esprimere il catico critico di una II1tvenella forma
t ) _

(6.1e.1)

(6.19.4)

Si pu evtare, per, la disuniformit. tra le equazioni (6.1,4.6),(6.15.1), (6.19.1) cortispondenti a diverse condizioni di vincolo, derivandole due volte r i s p e t t o z : s i o t t i e n ea l l o r ai n o g n i c a s o : a

(EJv')'f Pv, : 0

(6.1e.2)

AIIa (6.19.2) restano associatequattro condizioni ai limiti, omogenee.Per la trave della frg. 6.38, essesono: v(0): 0 v ' ( 0 ): 0 v(l):0 v'(l): 0

(6.1e.s

(6.1e.3)

rlrrvc ln wna lunghezza frttizia cJneprende il nome di hrylLe17.a libera di t{lct.rioru; essa legata alla lwnghezza effettiva I della ttave da un coeficente p chc rlipcnde dalle condizioni di vincolo, secondo la:

Ci conduce a un sistema lineare omogeneo di quattro equazioni, dove incognite sono le quattro costanti di integrazione deIla, (6.1,9.2). Affinch esista una soluzione non banale, e quindi affinch si dia una funzione v(z) non identicamente nulla, necessario allora imporre che il determinante dei coefficienti di tale sistema sia nullo. Il che porta a un'ulteriore equaziofle generalmente t r a s c e n d ern c h e d e r e r m i n a P " " . e
:, Ft. Resal, "^nnales dcs Mincs", /d, p. 211, 1859. 33 J. tloussincsq,"Comptcs rcndus", 9,7,p. 843, 1883.

r u ,=0 r
ll\'ncnte:

(6.19.)

Nci quattro casi (i piir usuali) rappresentati r.rella frg.6-39, risulta, rispct-

b)p-1 qo=-+ ,t)p,.;,


l ) r r l l a s t c s s af i g u r l c n r c r g c u n r i r t t u i t i v a v i s u a l i z z a z i , , n tcl i 1 , , .

(6.le.7)

238

Cutucfrsibili .l clattith

Porttle al Prabhna dct car;to di pttrta

239

da In un piano (),, o) la relazione (6.19.11) rappresentata un'iperbole cubiipetbole di iEulero (fig. 6.a0). Tuttavia, la (6.19.11)non ca detta, co-munemente, semprevalida: essendinfatti subordinata alla validit della legge di HookcBemoulli, pet valori di o maggiori del limite di ptoporzionalit o', essadecade.

Fig. 6.39. 1ti9.6.40. 6.19.3 Limiti di validit della formula di Euleto 3a D'altra parte, la considerazionedi una o", tecnicamentesignificativa soltanto sc il fenmeno dell'indiferenza insorge ptima della completa plasticizzazione o della tottura. Perci la (6.19.11) di etivazione ( euleriana) pu essereapplicata per snellezzeL sumcientementegrandi (almeno dell'ordine di 80=100); i,rvece,pet snellezzeinfetiori, occorre correggereil diagtamma della fig' 6'40, tcnendo conto dei dati spetimentali. Secondo L' von Tetmajer (1896), la relzione tra o", e I nella iona delle trt,,rl 01<esatebbe semplicementelineare, nel rrl esempio cme quella rapPresentata diagramma Ai frg.6.41'.a,relativo al j.B. Johnson (1894)e,A.. Ostenfi.eld (1898)sarebbe fc.ro oogeneo; r"ondo prcferibile"una telazioe paraboiica, come quella tr^tteggi^f nella fig. 6.41'b' .19.4 Il metodo co

Al valote ctitico (6.19.5) del carico corrisponde un valore critico della tensione pari a :
ucr

---1\

P"" _ ^'EJ-,, I 16 fr

(6.1e.8)

ricordando la definizione di raggio di inerzia, la precedente fotmula pu scriversi: o"" : ^z ?r2 -!I!L B rii (6.19.9)

Si suole definire nelleqqa della trave la. gtandezza adimensionale

(6.1e.10)
Con ci, la (6.19.9)prende la forma: rzE
de! boi\ "Arr

(6.19.11)
les travaux publics Bclgique", 7,

Le norme tecniche per il dimensionamento delle membrature compresse f,nrro spessoriferimento al cosiddetto melatloa che consiste nel ricondurre la vcri{ia rispetto al catico critico, all'usuale verifica di resistenzarispetto alla (o tcnsionedi snervamento di rottuta) del materiale. Ad esempio, nel caso di un'asta metallica compfessa sarebbe necessatio cccrtlfc che oltre ad essere: N A -m

3a Cfr. E. Lam e, Mnoift tm la fexiat pp. 1-64, 1845; 4, pp. 1-36, 1846.

(6.1e.12)

240

Cafle fe$ibili

ed elanhlte

CeMo s attri qroblet/ti di iniferexr"a delt'eqaitiba

241

Il coefficiente o().) tabellato in funzione di l, per diversi tipi di materialc (cft. norme CNR-UNI 10011-73).

6.20 CENNO SU ALTRI DI INDIFFERENZA

PROBLEMI DELL'EQUILIBRIO

La" teotia dell'indifferenza (e dell'instabilit) dell'equilibrio strutturnle si atricchita e sviluppata a dismisura, dutante il secolo scorso e l'attuale, sia dal punto di vista teorico, sia da quello applcativo. Non ci possibile darne qui neppure un'idea sommaria; desideriamoper accennalebtevemente a due problemi tecnici di notevole interessela cui soluzione non si discostafondamentalnrente dalf itinerario sopra seguito per la tta\e caricatadi punta 6.20.1 L'ovalizz^ziofie della trave ad asse circolare Il primo problema riguarda l'indfierenza dell'equilibrio di una trave acl asse curvilineo (anzi circolate), nel proprio piano. Si consideri un anello di raggio R soggetto a"l calco uniforme radiale - q di compressione(frg 6.44.
r(J 1

Fig. 6.41. Tetnajer considerao*(0) : o-u.^; uentre Jonsoncoaridera q.c,(0): : osnerramenoflel tratto .,s 100 Tetnajer coxsidera E : 2,15 - 106 kglcnz nentre j Johnnx contidera E : 2,10. 108 kglcru,. Il diagranrza (a) relatiuo a tn ferro omoge,teo,ltutht ^: 3100 kglcn"; il diagranna (b) relatiao a ar ferra onogenea (ST 37) 6-tt*^: 3700 kglcn". dove m un coeffciente d scurezza, si abbia

F-"=

N _--

o",

m""

(6.[e.13)

dove m". il coefficientedt sicurezza. stabilito per la sollecitazione relativamente all' ind.ifferenza dell'equilibrio. Le due verifiche si riducono a una sola < maggiorando > in modo oppottwno la fotza normale di compressioneN che figura nella (6.79.12). Se infatti si definisce coefficiente un o().)>1 secondola:

I:i.s.6.12.
(i sono gi disponibili le equazioni occorrenti: essc sono la (6.18.8) di che stabilisce la relazrone tra il momento flettcntc c la curlicsrLl-lloussinesq 'r':rtum in un punto generico dell'asse, e la (5.5.2) 'cli Mariottc chc lcga il ( ifric(, c1 ttlla f<tza normale N, Ossia :

(6.re.14)
e in luogo della (6.19.12)si considera la condizione di sicurezza:
<,.iN 6s - ^ < i r.\ m

(6.1e.15)
(6.19.13).

") n' ri+(il#


N: .ll

(6.2o.1) (6.2('t.?)

immediato riconoscere che questa dsuguaglanzacompcnclia h

242

C,ttre furibiti

ed cla hbe

Cetutor ahri plabhrti di indifereqa loll'cqailibro

243

Definiamo dunque la cond izione di equilibrio per una configurazone variata. . in.cui l'anello risulti oualiqlatonel suo pano. Il momento inotto dal carico
Yale '" :

l,f:-lrly:qRv

(6.20.3)

Pertanto, l'equazione di indifferenza risulta dal confronto tta la 6.20.1\ e la (6.20.3). Cio:
d2v

d0,,+v

qRl

J-"

(6.20.4)
Fig.6.4i.

Posto :

'

"

(6.20.5)

Basterimporre che in -A e in C lo spostamentov(0) sia nullo' Ci conducc al carico critico per l'indifrerenzz dell'arco nel suo piano:

la (6.20.4) divene:
d2v , dgz f Y"v: u

'"":(5-')+

(6.20.10)

(6.20.6)

dove 2a l'angolo al centro sotteso dall'arco ABC' 6.20.2 L' instabilit flesso-torsionale

e il suo integrale generale : v: c1 sen y0 f c, cos y0

(6.20.7)

Ora, la cwrvaassuntadalla defotmata deve esselechiusa; perci v(0) in 0 .leve ptendere lo stessovalore che in 0f 2nn (n:1,2,...): ci i'mpone che y sia un numero intero, Deve avetsi dunque:
nRg

rlJ

n:

1 , 2 ,. . .

(6.20.8)

flessoriguarda lo suergalametto Il secondo problema cui vogliamo accenna.re >>J", soggettaa motorsionale di una tave alta e snella, in cui ad esempio J! mento flettente nella configurazione fondamentale di equilibrio. La frg. 6,44' rl un'immagine delta possibile configurazione \ratiatai la trave si piega latcralmente subendo cos non sotanto una flessionema anche una totsione. Non al possiamo dire di pir, poich il bagaglio delle conoscenz, momento attualc ilcl nostro cammino, ttoppo lidotto. Ci basta l'aver segnalatol'esistenzadcl fcnomeno che Ludwig Prandtl studi nel 1899 in occasionedella sua tesi pcr il dottorato di lautea a Monaco.

la determinazione 1 non significativa;lo invece la determinazione n: n - 2 che definsce caricocririco: il


9c. --;--

3EI

(6.20.e)

Nel caso dell'atco rappresentatonella frg. 6.43, incernierato in A e in C e soggetto a.l caico radiale q, nulla muta rispetto all,anello sopra descritto, eccetto che la determnazionedelle costanti cr, c, della (6.20.71.
,. .,15 l n v ' x . a p p r o s s i m a t a , l e c i r o r i t e n e r c h e l , a z i o n e d e l c a r i c o e s t c r n o s i e s p r i m a a n c o r r n c l l a dr torze internc corrispondenti ^|^ (6.20.2), c cio in frrrzc pri :l _ qr .lisp(,stc cir-

:::T::'l:.*

lti.4. 6.41,

dei Prenetse <casnologicle>> pitcpi

di ertftuo

245

7 LE <<CAUSE FINALI> IN MECCANICA

7.1 PREMESSE ( COSMOLOGICHE> DEI PRINCiPI DI ESTREMO


Questo breve capitolo deve essere inteso come un ntelmezzo su temr matematici e meccanici che non si riferiscono direttamente all,analisi delle strutture, ma rappfesentano lmportanti strumenti concettuali e lnguistici pex affton_ tame lo studio, con l'ausilio di una chiave di lettura patticolarmente espressiva ed eficace. Si tratta dell'uso in meccanica dei princpi di estremoe cluindi anche dei nelodi.uariaqionali. . penlto necessatio limitar qui il discorso- agli aspetti pir semplici, omettndo qualsiasi sviluppo formale che non sta strertamente necessario; perci l lettore che possegga qualche elementare nozione sul cal_ colo delle yarazioni pu passar sopra a gtan parte di quel che verr detto nelle pagrne seguentl. Gi abbiamo visto nel cap. 6, che il metodo dei massimi e de minimi si veniva formando, sullo scorcio del XVII secolo, ad esempio in xelazione al ptoblema della catenaria: la fune pesante (e inestensibile), sosiesa ai suo estremi, si dispone in modo che il suo centro di gravit scenda il pi basso possibile. La determinazione della curva y(z) assunta dalla fune dunque gor.rnata da una condizione di estremo; in altri termini, tra rutte le possbili funzioni y+(z) che passano per due punti assegnati e che sono continue e dervabii, ociorre scegliere quella per la quale il baricentto abbia distanza massima dall,asse z, supposto otizzontale (frg.7.1), con la condizione ulteriore che la lunshezza complessiya delle curye y*(z) si mantenga costante e pari alla luoghezza I de a fune : I - lds.: lv I + (yr'(z))zdz ) J
.{B . T. t---

Fig. 7.1. quando Fermat scrisse a C, de la Chambre una lettera molto bella, dove s'unirroo alla gioia della sua grande scoperta lo stupore e l'ammitazione pet l'ar' monia delle leggi naturali. La scoperta riguardaYa ron la meccanica, ma l'ottica. Tempo acldietto Cartesio aveva stabilito le equazioni che desctivono il fenod"ll" riflessione e della rifrazione dei raggi luminosi. Ma Fermat muove ''r.r"t.r e Cartesio un'obiezione simile a quella che lo stesso Cartesio avva mosso a (elileo : una cosa accertare 1l quia ita ft, .ona cosa sptegare rl ttr ita ft Le leggi ri Cartesio sono s poste, ma non climostratee, semmai, il loro principio giustilctivo contrario al buon senso, poich verrebbe ad affermare che il passaggirr tlella luce < piir agevole nei corpi densi che nei radi, la qual cosa visibilmcntc > lrrlsa . dal Ebbene, Fermat propone di paffe << prittcipio cas camune,tos bert.[on,l,tto, che /a Nalara agive sempre vguerdo k aie pit breui >>.Natutalmente, occofrc ()r,r verificare che da un tal ptincipio le equazioni per Ia riflessione e per la rifrazi,,ne derivano di necessit.Fermat riesce a giungere al termine di questo obietri\.,) con argomenti deduttivi rigorosi, rovesciando l'ipotesi inverosimilc <li ( rrltcsio.< Il premio 21 mio lavoro - egli dice al Signor de la Chambrc srirt{} il Pi straordinario, il pir imprevisto e il piir felice che potesse csscrc. l',,ich <iopo aver impiegeto tutte le equazioni, le moltiplicazioni, le antitcsi c lc rLtrc opcrazioni del mio metoclo, e avere infine concuso il ptoblcma (..-) lrrr trovato che il mio principio co[ducev,r cotrettlmentc e Prccismcntc lrll'r rrrctlcsin.Irproporzone <lclle rifrazioni cl.re il Sigr.ror Dcscartcs hn stabilito. illiLttcs() chc a pcna ricsctl l,r s,,rrOstato c,rs s,irpreso ch un,tt't'cttimcut() t.l.l1t() > t. s r t l ) c r r cl o s t u P o r c
' ( ; i r 1 , ,i r r 1 . l ) L r B t s i, t . , p . 2 4 7 .

( 7. 1 . 1 )

Ma la vicenda piir antica: risale a Pierre cle Fcrmat. Iira il cuporltnno <lcl l(162

246

Le < an

fnali t> itt ne.turi.a

Pohlniche !'tt pit'pia

della nitina

a{ane

247

I seguaci di Cartesio.si opposero violentemente alla nuova concezione pro_ posta da Fermat: essa minava, a loto parere, la nzjonaht del discorso fiJico, introducendo < un principio morale che non n pu essere causa di alcun efietto nella natura,r. Questa obiezione contenura in una lerteta di Clerselier a.Fermat del 6 maggio 1662. yi- si legge ancora: << per scegliere il punto B piuttosto che un alto, occotterebbe pr.ri,-.r. che il raggio R, .h. l N"to." non ha potuto inviare senza una indeEnita tendenza ali-a"linea rtta, si ricordi di esset partito dal punto A, con l,ordine di andare a crcare, incontrando l,altro mezzo, il;am1in9 che egli possa percorrere nel tempo pir breve di l pet arrnta-te a B: ci che , a dire il vero, fantasioso e per nulla- fondato in Fisic >. rrrqor,r" di Fermat 121 maggio. 1662) graffiante: <(Ho detto spesso , .,t^ ar rgnof de la Lhambre e a voi che io non pretendo d'essere in conf,denza segreta con la Natura. Essa ha vie oscute e naJcoste che io non ho ma inteso di penetrare; le aveyo oflerto soltanto un piccolo soccotso d geometria sul tema della rrfnnone, supponendo che essa ne avesse bisogno. M"a poich Voi ml.assicurate, Signore, che essa pu fare le sue faccende-senza rutto questo, e che si accontenta delle norme che il Signor Descartes le ha prescritte, io Vi cedo d buon cuore la ma pretesa conquis'ta della fisica e mi ba;ta che Vo.i concedrate a lne il possesso di un problema di.geometria purissimo e astrano per mezzo del qu-alesi possa trovare l tragitto di un mobile'che passa per due mzi differenti e che cerca di compiere il s.-uo moto nel tempo pii breve > ,.

di Pascal, di Fetmat, eccetera,pongo un problma all'atlelione dei migliori matematici del nosro temPo, i quali avranno il modo di provare se i mezzi sono buoni e se grande la potenza del loro intelletto Se qualin loro possesso cuno trva h soluzione del problema proPosto e me la comunica, io lo dichia3. rer pubblicamente meriteYole di elogio > Entro l'anno a)parvero tre soluun'altra del Marchesede L'Hpital, e una zionii una era di Giacomo Bernoulli, terza senz fitma del suo autore. Ma Giovanni Bernoulli riconobbe subito < gli artisli del leone>: la soluzioneera di Newton. Gli strumentidel calcolovarralionale si stavano dunque preparando, esercitandosisu problemi fisici particolati che, via via, la.meccanicaoffriva all'intuizione. Una svolta decisivafu impressadal giovane Eulero che per primo affront la sua analisi da un punto di vista matematico generale,studiando nel 1732 1l problema inperinetrio: quali curve y: y(x) godano di-propriet di massim<r integrale del tipo: nel senso che una certa espressione di -ini-o d : : f F ( * , v .- v '' . . . .". v 1 ' ' ) x '
J '

(1.2.1)

()ttenga un valore esttemo. Euleto trov allora che la curva rcefcata dcve soddisfare all'equazione differenziale:

7.2 IL ]{ETODO DEI MASSIMI E DEI MINIMI:

EULERO

EF y

- - - ; 7 t - i "

d a F d 2 a F
dy ox' oy

dx

^ ; - . . . : v

(7.2.2)

tante e.talvolta prezoso,.quale_chesia il significato profono che gli si viole attnbulre. -t1su questo piano, dj l a qualche anno, si aprirono gli wiluppi pir t.:"19] nel.campo della meccanica.Fr, "pprrlrrto".1 gir.gro _r":h. e specialmente del 1696 che Giovanni Bernoulli.pro-poseai matematci d"l t'.Lpo il prbt'ma d.ella bracbistorow: tra tutte le ne che congiungono due puntr assegnal, "t.-po determinarequale curva sia attraversata.rel mirro, da un corpo mate_ riae sotto l'effetto della sravita. Ancora una volta Libniz fu il primo a rispondere risolvendo un tale < magnifico e sinora inaudto problema>, ", comi era gi accaduto nel 1690 per la catenaria,egl si dverti a sfidaregli scienziatiper.h t.olr"ss"ro entto un anno una soluzione che tenessetesta alla sua. Accolglendo la sfida, Bernoull Pbbli: il suo,problema nel gennaio del 7697 e rilvolse il seguenteappello: <lo, (iiovanni Bernoulli, saluto piir illustri matematici del mondo ! illa e Pir attraente per una societ di mnti elette che un problema difficile e ono_ cu soluzione p,gsiblk.: che procurer fima imperitura. Io spero : ::":]. l^ dr guadagnarmr la gratitudne dell'intera famiglia scientifica se, sull,eseoio
2 Ibdcn, pp. 248-249.

la sul . - 99" questoFefmattrasferisce questione piano matematico: allofa indubitabileche il metodo dei massimi dei minii svolgeun ruolo impor_ e

tlovc, naturalmente, la funzione F deve essete supposta continua e derivabilc Sull'argomento Eulero torner pi dstesamnte nel saggio .1,r",rio o."orr.. ,icl 1744, Methodas inueliedi lircas caruat (...) di cui si parlato nel cap' -(r' fi .1,,l,r.rro dire che, noflostante la gtande xicchezza dei risultati euleriani chc t onfgutano gi compiutamente il calcolo dei massimi e dei minimi' il rigorc ,lcll'csposizio"ne lacunoso se confrofltato con le esigenze venute poi in lucc' Iiulero sostituisce alla funzione y(x) una linea spezzata.costituitz da scgrrrcrrti rettilinei: ci gli consente di ricondurre l'integrale (7.2-1) t una funzionc rli un gran ttometo di variabili; la rtcetca dell'estremo dt (7.2.1) cos mutt rrcll'usualericerca dell'estremo di una funzione, e la (7.2.2) ottenuta Per vi rli urr passaggio al limite della cui legittimitLEulero non si Preoccupa'

7.3

POLEMICHE

SUL PRINCIPIO

DELLA

MINIMA

AZIONE

l.isrLlc quegli anni, intttrno ella met del XVIII sccolo, una cclclrrc diaa anchc irr trilr;r t:lrc suscit polemiche tra gli scicnziati dcl tempo, clcgcncranclo
I (iir. t. l). l)crr,)v, l',onrtitrt | . ,r r , l ,r t , l 9 6 l l . ilttLa^ it' Olt t"t (in'/nl l hu,t' Pp 194 c scgs, Ncrv Y"tk-

248

Le <<carce fnali>> ix meccanica

Pohnibe lul prin?io

de//a ukian

a{one

249

meschine liti e ingurie. L'argomento della contesa riguardava l,uso dei massimi e dei minimi in fisica e qundi in meccanica, non quale strumento comma patibile di indagine, bens come esplicazione un principio generalecosmolodi gico-metafisico fondato sul concetto di frnalitt o di telonomia della natura. I gtandi sistemi.metafisici quali si condensava saperefilosofico pi1 attuale nei il erano lmpegnatl su rpotest tanto oscure quanto impegnative e obbliganti: la << scolasticacartesiana aveva lasciato in retaggio il concetto di unk atmonia > prestabilita>, di un parallelismo perfetto tra le moifrcazioni del corpo e le sensazioni,tra la volont dell'anima e i movimenti corporei (Malebianche); Spinoza aveva indicato nell'ordine geometrico dell,Universo ltidentit stessa di Dio. Leibnz aveva scorto nel mono non sohanto I'orma indubitabile d un ordinamento generale, ma anche la" preminenza tr tutti i mondi possibili. < Nulla accade- egli diceva - che sia assolutament irregolare e noi si pu neppure immaginare nulla di simile. Supponiamo che qualcuno segni a iaso sulla cartalna quantit di punti : dico che possibile trovare una linia geometrica la cui nozione sia costante e uniforme secondo una regola determinata e tale che passi per tutti questi punti propro nell,ordine in cui la mano li ha ttacciati (...). Cos si pu dire che in qualunque modo Dio avessecreato il mondo, il mondo sarebbestato sempreegolaie e fornito di un ordine genea. rale_> Ma tra tutti i mondi possibili deve esservi una ragiarestfficientu p-etch quello reale si sia manifestato; e it principio di ragion sufllciente'ii allacita alla. causafinale: ha creato questo mondo perch il miglore ; Egli ha agito -Dio secondo un fine e questo fine la vera causadella ro" r.lta. Entro un simile orizzonte culturale che ospita, nel Settecento,diversificate coffenti dl deismo illuminista, si iscrivono gli ambizios saggi filosofico-meccanici di Piere-Lous Moreau de Maupertuis. Presso i ..Mmoires de l,Acadmie des Sciences di Parigi, nel 174tj esce un suo saggio sulla Loi de repos > du yarpt che cos inizia: < Sle Scienzesono fondate su"rt princpi semp-lic e chiari a prima vista, da cui derivano tutte le r.rit che ne soio oggetto, esse hanno ancora altri princpi meno semplici in verit, e spessodiliJ a essere scoperti, ma che una volta trovati, sono di grande utilit. euesti sono le Leggi che la Natura seguein certe combinazioni di circostanzae che ci dicono quel Jh1 essa far n smili occasioni>. Tale , ad esempio, secondo Maupertuis, il principio di conservazionedelle forze vive. Ne siste uno analogo per la staiica? Maupertuis ritiene di averlo individuato nella seguentehggegenta,te riposo: del < Sia un sistema di corp pesanti o aftr;fti.r"rr d.i centtj da iorze -dato agentrognuna su uno di essi come una potenzan,esima delle loro distanze dai ccntri; affinch tutti questi corpi stiano in riposo (in eqxitibria), necessario che la somma dei prodotti di ogni massaper I'intensit della sua forza e per la potenza, (n f 1)-esima della sua distanza dal centro della sua forza sla un l[aximum o un Mimam >>. Opportunamente interpretato,questo principio corretto: consistenel
a G . V \ v .L c i b n i z , l ) i ' N l r !

desctiverel'equilibrio di un sistemaelastico imponendo condizioni di massirntr ponnTiale.Yediarnolo su un esempiosemplicissimo. o di minimo Ar una. fanqore La condizione di equilibrio per il sistemadella fr'g.7.2 dove le due molle hannrr costanti elastiche I(r, I{, e la posizione natutale dei loro estremi Ar, A, si trova rispettivamente in Or e in Or, descritta da: - Krx, f I{rx, : Q ovvero da: - Kr(lxr) f Krx, - 9

(7.3.1)

(7.3.2)

Secondo il prncipio di Maupettuis l'equilibtio corrisponde al minimo di una funzione del tipo

K1x?+ K24 : min cos: la Infatti, scrivendo (7.3.3)


K1(l x2)2* Krx" : min

(7.3.3)

(7.3.4)

c . r n n u l l a n d ol a d e r i \ a l a r j s p e t t o a x 2 , s i o t t i e n e : 2l{r(lxr) f 2Kx, : Q

(7.3.5)

che coincide con la (7.3.2).

l:is

7.2.

i'l per ir.r unalMemoria successiva, del 1744, dal titolo Auord de dil/' rur/u hti:"-dt la rta/ue qi auaieutjrsq'ici paru ircotupalbles' che il tono del cliscorstr si irrrlzr l'accnclr cli un principio cli minimo Ia chiave di une lettura cosn.rologitrr. (]u i\{aupcrtuis, rifacenclosi a fcrmat ma cstenderd(]la portata clcllc suc t d'nu loi ltltapltl,.riqr q/ti ?ar/t q/n h Nt/rtre dtt.r t,,rrtlr.rsioni,rrvanzall pr()l.tosta
! l n " N l ( i r , i r c s r l c I ' A c , r t l a r r i c d c s S c i c n c c sd c l ' r r r i s " , p P . 4 1 7 - 4 2 6 , 1 1 4 4 .

dc

itdl)btiqle,far, ,1686; cd. frrnc. l, risi, 1929,

250

Lc <earn fnali > ifl ne$anica

Poh"ricbe ! l ptittcipio della mhima aliare

251

a prodtrctior de tes ffits agit toljoars pdr le! nlJter$ ht plas sinphs >: -la Natuta agiscesempreper le vie pir semplici. che molti Matematici hanno << conosco- egli aggiunge- la xtpugnanza Io per le Caurc applicatealla Fisica, e l'approvo anche sino a un certo punto ; fnali confessoche non senzapericolo introdude; ma l'erore in cui sono caduti uomini come Fermat e Leibniz nel seguirle non prova molto quanto il loro uso sia pericoloso. Si pu tuttava dire che non stato il principio ad ingannarl, ma la precipitazioneche essi hanno mostrato per il principio e pet le sue conseguenze ). Ahim ! Il rimprovero di Maupertuis a Fermat e a Leibniz era, in s, saggio. Ma da qual pulpito veniva la predical Nel 1746 Maupertuis pubblica un terzo et d'rtn prixe pir importante layoxol. Les Loix r Moauement du Repot ddaites 6. tipe ntaplrysiqae Ebbene, il primo capitolo tiguarda un < Esame delle prove dell'esistenza Dio tratte dalle meraviglie della Natuta >; il secondopretende di addirittura di fornire tali prove mediante < le leggi generali della Natura >r, poich < le leggi secondo le quali il movimento si consetva, si distibuisce e si distrugge, sono fondate sugli attributi di una suprema lntelligenza >. La < legge metafisica che si sopta citara sta alla base dell'argomento: < un > principio cos saggio, cos degflo dell'Essere supremo e la Natur non lo confadolce ma1 ).

Fig 7.3. 2Qez-2Qa(l-z):0 che coincide con I'usuale equazione di equilibrio alla rotazione.
L'intempera.nza. metafisico-teologica di Maupertuis diede esca alla pole"Acta Eruditotum" di Lipsia mica. Nel 1751, Samuel Knig intetvenne sugli con un lungo scritto i D miaervli principio eqrilibrii et notu (...) in cui, da un latoJ contestava I'assoluta validit del PrinciPio della minima azione e, dall'altro, ne attribuiva la paternit a Leibniz. In realt Leibniz aveva scritto, nel 1707, una lettera a Hetmann dove esponeva dapprima la sua nota tesi che < Nalltra nzn facit saltu >>e concludeva con un'interessante osservazione: defincndo I'Azione ( come prodotto della massa per 10 spazio e per la velocit ), cgli dice, < io ho notato che, nel cambiamento dei moti, essadiviene ordinalia7 rcnte un Maximan o un Mximum >> . N{aupertus, che presiedeva in quegli anni I'Accademia di Bedino, rcag l)rontamente, difendendo il suo principio ed esigendo da Knig la prova delI'csistcnzadi quella tal lettera di Leibn2. Ma nonostante le ticerche, ordinatc rnche dal Re i Prussia su invito dell'-{ccademia, non fu possibile trovarnc trircci,r. Le accuse scambievoli non tardarono; e nel clima cos infiammato cnrrr ad arzzre i contendenti anche Voltaire. Nel libello polemico La Dia' tribt Door Akakia, ndecindu Pape, Yoltaire sctisse con la sua solita ronia: < Noi clomandiamo perdono a Dio per aver Preteso che non si dia prova della soir csistenza se non in -A { B diviso pet Z, ecc.). Va detto peraltro che, di l'orrtc all'ingenua e ttaballante ( teologia ) di Maupettuis, la critica di Voltairc t l)icnrmente azzecc ta, anche sotto il profilo < teologico > ! lrirrrlmente, la" patola passa a Eulero: un Eulero assai rispettoso del suo rr lllustrc Presidente)r Maupertuis, ma nondimeno rigoroso indagatote dcllc lc11gi rncccaniche. Sull'atgomento ella niniua a7iorc Eulero si sofferma in rrrrrncrosisaggi, a partire dall'Additaryentau 11 che conclude il trattato dcl 1744 llth rc iweei lircas ctruar... per giungcte alla Memoria fondamentalc -1Inrto nruit tulre lu Tritcipet genrats; de repos et de /o/oe///ex! de M. dc lfatferl dissertazioni sulla tesi di liniq. rlcl l75l c rlle successive
7 l , r l c l n c r , r r i p o r t , L t ai n r p p c n d i c c , r l v o l , V ( l l ) L l i I ' . l ) l r i , Olcra otn i.', 1tp.264'267' l r n r r tr r , r , 1 9 5 7 . t l n " l \ { c l r r r . i r c s r l c l ' c r d l n r i c t l c s S c i c n c c sr l c l J c r l i o " , 7 , p p , ' 1 6 9 - 1 9 1 1,7 5 1 , 1 7 5 3

(7.3.8)

Dopo questo bel po' di esorbitanti premesseaffiv I^ p^te < scientifica>: nel tetzo capitolo, dedicato alle < Leggi del Moto e del Riposo >, Maupertuis prncipio della enuncia finalmente iI prittciPil generale, detto, successivameflte, paando auaiene qaalclte cambiamento nella Nattra, mixima aqioneEsso afferma che:.<< per la paanri di Aqiorc rccessaria il canbianento la pi piccalapotsibile. La Quantit di ATione il prodotto della massadei corpi per la loto velocit e per lo spazioda essipercotso, Quando un corpo trasportato da un luogo a un altro, l'Azione tanto maggiore, quanto pir grossa la massa,quanto pir rapida la velocit, quanto piir lungo lo spazio per il quale esso trasportato ). Seguono alcune applicazioni: all'urto anelastico, al'urto elastico e all'equilibrio della leva. Vediamo ad esemoio quest'ultima. Con tifetimento allafr,g.7.3, r.iiulta-cheI'Azione proporzionale alla quantit :

eo;'+eo6,

(7.3.6)

Infatti la massaA e la massa B sono proporzionali ai rispettivi pesi Q,r, Qn e la velocit proporzionale allo spazio percorso. La condizione di minimo per l'aztone (7.3.6) fornisce allota: Qrz'{ Qo(l-z)2: min

(1.3.7)

da cui deriva la:


( ' I n " M n r o i r c s t l c I ' A c n r l t n r i c d c s S c i c n c c s( l c l ' r i s " , t)p. 2(t1'294,1746,

252

Le << caute ftali ), itl hecafiia

delhwriaqiori Lagrange:fonrlaaettietcahato

251

Nelle mani di Eulero, il principio della minima azione prde il suo aspetto aprioristico e metafisico, poich proyto a p1.rleriarl come conseguenza"matematica delle legg fondamentali. Nell'ambito della meccanica del punto, egli dimostfa che l'intesrale:

J-" d'

(7.3.9)

(dove m la massa, v la velocit, s lo spazo) assume valore estremo, sia nel caso del moto parabolico di un grave, sia in quello del moto di un punto soggetto a fofza" cntfale, sia ancor pi) in generale. < Poich i cofpi - dice infine Euleto e - in virtr della loro inerzia, resistono a ogni cambiamento di stato, essi tendono a obbedire l meno possibile alle forze agenti, se essi sono libeti. Dunque, nel moto prodotto l'effetto delle fotze d,ovt, essere il minore possibrle, La fc>tzadi questo ragionamento non decisiva; siccome per si accorda con la verit, io non dubito che una metafisica piir sana ci permetta di mettedo in maggiore evtd.enza.Ma io lascio questo mpegno ad altri che si occupino d metalisica >,

L'idea nuova introdotta da Lagtange fondata sul concetto dr uaritlhnc. Il metodo dei massimi e dei minimi prender appunto il nome i calto/o delle rariaqioni a" pattfue dal famoso testo di Eulero del 1770 sul caholo irtegrah. v/(x) esptessiva, ad esempio, dello spostaSi consideri una funzione w: mento per ogni punto, di ascissa x, telativo a un corpo monodimensionale. Nella 69. 7.4 ne rapptesentato l'andamento. Se w(x) gode di opportune ipotesi circa la sua tegolarit, si pu definire il differenziale dw per ogni x; la figura ne d l'interpretazione geometrica. Ora, invece, consideramo un'altra determinazione w+ : w+(x) dello spostamento prossima a w(x) A tal ne Donlamo :

w*(x):w(x){01!(x)

(7.4.1)

dove Q(x) designa uno spostamentoarbitrario (rispettoso dei vincoli) e 0 un piccolo >>nel senso che lecito trascurarrele potenze supenumero reale <( l:lori alla ptima. La difrercnza

w*-w:0t

\7.4.2)

irfnitesinto arbifrario fpoich taie L!(x)]; rrppresenta lno.rp\rlame t0 regolare il airtaale. ad esso si dL nome di spastamenla
7.4 LAGRANGE:

I FONDAMENTI

DEL CALCOLO DELLE

VARIAZIONI

Fu Lagrange colui che seppe individuare un metodo appropriato per il problema dei massimi e dei minimi, creando cos il caholo delle uariaqioni, l-agrange aveya allora appena 19 anni quando scrisse al celebre Eulero una lettera (12 agosto 1755)dove gi apparivaI'idea informatrice della nuova mpostazione.La coffispondenzae |amicizia scientificatra Eulero e Lagrngefufono subito vive e intense.Nel 1756 Eulero fece nominare il siovanissimo scienziato membro straniero dell'-{ccademia di Berlino. bello iicordare la scrupolosa onest del sommo matmatico syizzero: egli aveva ben presto messo a profitto i suggerimenti di Lagrange per risolvere nuove e interessantiquestion; ma non volle pubblicare nulla finch Lagtange non avessecompiuto suoi lavori. Ecco quello che egli scrisse una lettera del 2 ottobre 1759: ( La Vostra fl soluzioneanaliticadel problemaisoperimetrico contiene,per quanto io vedo, tutto ci che pu esseredesideraton questo campo) e io sono molto lieto che cluestateoria, alla quale io attesi con dificolt dopo i mei primi tentativ, ha raggiunto, gtazie a Yoi, grande perfezione. L'impoftanza.della cosa mi stimol a cedurre,seguenclo Vostra direttiva, la soluzioneanalitcacompleta; tuttavia la ho decisodi teneda nascosta sino a che Voi non abbiatepubblicatoi Vostri rsultati, poich io non intendo privarv in alcun modo dell'onote che Vi
dovuto >r 'u.

lti.a. 7.1. w(x) sia priva clell'interprctal)ir in generaie, quando la funzione w: zi,,nc rlui suggerita, quale spostamento, e sia ptesa nel suo signIcat()strcttaf cnlc rrrtcmtico, h (7.4.2) indica la urriaTirne di w(x) ; cl'uso comunc h t | r ) l z i ( ) n cl a g r a n g i a n a :

'r 1,. Iiucro, AIcrLaln inutirwli /tttr nmr ro (irr. l. 1,. l)ctrov, r.ir., pp. 19(r-197.

(..,), ci\,, /l.ldihn ult u ll, t. 30ft.

w*-w.

0,{-,

(7.4.3)

254

Lc < ca*e fnali > in meaarra

Lagratlg.: i faantnli at cabota delh

dialott

255

della-successione rJn lemma fordarentale assicutala possibilit di invettire aariiqioule (8) con quello diferenziale (d) rispetto alla variabile indiI'aperutlre pendente x, Infatti risulta: dw : dw*dw : 0d,t - d(O'f): d(w*w) : dw

(7.4.4)

La frg.7.5 illustta intuitivamente il significato della.uaria{one3w. bene sottolineaie che il difietenziale dw riguarda .una bex defnita detetminazione di w(x) e denota la dtfferenzatra w(x + dx) e w(x) : d w , ox dv/(x) : w(x I- dx) - w(x) : i;

(7.4.5)

il 1760 e il 1761, sono offert notevoli contributi tecnici sui quali non ci possiamo sofermare, come la definizione del problema incuigli estremi della curva, anzich esser fissi, sono mobili e dove intervengono le cosiddette condilionid tranersalit,o, arrcoa,lo studio del minimo e del massimo di integtali multipli. al euletiana> (7.2.2) associata problema variaMa in particolare I'equazione<.r zionale viene dedotta nel modo moderno, in tetmini, apPunto, d.r oarialioni' Poich la questione del massimo interessee sar da noi nel seguito .otilizz t^, sia pur implicitamente, opportuno darvi un apido cenno. Desideriamo dunque stabilite la condizione necessariache deve essere soddisfattada y(x) afinch la, (7.2.1) sia un estremo. SemplificandoI'indagine, limitiamoci a conftontate la funzione richiesta y(x) con le funzioni ad essa uicine,e ttalasciamo tuttavia di ptecisare ulteriormente tale concetto di viciper brevit, un casopii semplicedi quello nanza.Prendiamo in considerazione, corrispondente alla (7,2.1), ponndo :
f-, J : _ l r . { X :" ' V . V I O X " J

(7.4.8)

" (7.4.8) sia Si supponga che un minimo relativo debole del far{onale ()ttenuto da una curva continua, priva di punti .t< angolosi >, y(x) che passa pcr i punti xr, xr; la funzione F sia poi a sua volta continua e abbia dervatc prrzali continue rispetto a x, y, y/ sino al second'ordine. Se la funzione y(x) rende esttemo il valore di J nela (7.4.8), ci vuol tlirc che qualsiasi altta determinazione y*(x) prossima a y(x):

y*(x):y(x)fOrf(x)

(1.4.e)

clrc passi ancora per x1 e Per x2 e che sia continua e Priva di punti angolosi, r)tlcrr un valore J+>J. Costruiamo allora la funzione AJ di 0 cos definit:

Fi4.7.5.
Al contratio, la variaziote w confronta in x \a detetminazione w(x) con una generica (axbrttatia) determinazione prossim w*(x), e denota, come si detto, la drfferenza tra w*(x) e w(x):

lr

fFl* r 'v t 0r!. v'-F 0')dx '

fF(*;' v. v ) d* ""

(7.4.10)

AJ rkrvc,ricordiamo,(tJ : (tJ : 0. Sviluppando in seriedi Taylor rispctt<r rr0 nc viene:

artr(x): w*(x)

w(x) : 0Q(x)

(7.4.6)

La vatiazronew dunque qualcosadi assaiPir generalerispetto al differ e n z i a l e w t s i r i d u c ea d e s s oq u a n d os a s s u m a : d L!tx): la


l-.-

a,==o-#1,:"* F#1,:,*
lr I

( 7 . 4 l. l )

e s i i n d i c a c , r l s i m b o l o , 1 ( l c h i a m a l ar a r i a z i o n e I.'csnression0 li I e ' du lo: o


tt si c6iarn^ una quantit variabilc dipcndcntc da una funz.iorrc 0r rla piir funzittrti); frn<kuh r r v v c r , , , i n r r l t r c t ^ i n c : l I n i Z i a a f , u n a l c g g c c h c : r s s o c i au n a f u n z i o n c , a d c s c n r p i o y ( x ) , t t p i i r f u n ' r l r r l , r r r n n u n r c r o , d c s c o r p i ( ,J ,

alx

0-dx

(1.4.1)

Nei lavori di Lagrangc chc lr,ulero attendcva c clc fur()n() pubblicati tra

256

in Le << caure fnali >> neccania

Lagrarge: i fofldaneflli

det cahato deth uatialioni

257

termine dello sviluppo vien il t>riua 'etto del fauzioraleJ. -Analogamente secondo uariiziaie xro a Ai J, e cos via. Per 0 + 0 il segno di AJ viene generalmente a dipendere dal segno del termine lineate, essendogli altri trascutabili; dunque : AJpAJ e poich, se J minimo per y(x), deve essere:

per qualunque funzione contiflua {(x), allora necessariamente dev'essete: g("):0 Pet ogni x [x1,x2]

(7.4.1e)

" Applicando questo lemma alla (7.4.17) si trae quindi la condizione neA F oy d A F _ri-,; ox oy

(7.4."t2)
-___ : U

(7.4.20)

A J= J : 0 + , - 0 OU
qualunque sia 0, positivo o negativo, necessario che sia:
clJ

.l.l

(7.4.1,3)

d0

-"

(7.4.t4)

che costituisce l'equazione diffetenziale detetminatrice della funzione eremalc y - y(x). La (7.4.20), un caso Particolare Aelu' Q.2'2) ed comunemente di chiamata eqaaqiaxe E ero. Non di rado si pu presentareun ptoblema di estremo un poco pir com1>licato:determinare \a fwnzior'e y: y(x) che rende estremo il funzionale:

D'altra parte si ha:

.i - fF(x: v. v') dx
J

(7.4.2) ,

*F *d 0 ' , l -d u ( " ; y l 0 . ) ' J

0,1,')d-*,

" .n" J ,or*.,r,


l (*J : Y(tJ :

ai ron soltantoalle usuali condizioni limiti (ad esempio (7.4,22)


e di y. In tal caso si noltiplicatare lagrangiano, funzioni ordinarie. Si si ricerca l'estremo dcl

o) ma anche al ttincalo:

:j'l+ E#u +# qr+llrld": 7, ap .F '#*')0.(7,4.'t5) I(o*


per e ancora.,integrando parti t',-ttu-o -"-iio
dJ I'

r(x,v)- o
rlrve f una funzione (continua e derivabile) di x 1,Lr generalizzare la tecnica, gi nota al lettore, del v;rlica per i minimi o i massimi condizionati delle irrtrrducrc cio una funzione per ora incognita (x) e tN( )v() Iunzlonale :
_ .i, f .-,

, (7.4.16)

X,... / F\ | dr" , l , : .)-+l'Jl c r ( T/)lot. # Lit

x, l l F ( x ; y , y ) , ) r ( x . ) t (y ) l d x

(7.4.23)

L'ipotesi che r!(x):,1,(*r):0

conduce pertanto alla:

lir cui equazione euletiana : ilr d dx


'i -=----

a; J(:;-;;fJ4.

C t J

.^

l / ( f

:,.^-

o r \ ,

'o

iF

(7.4.11)

ry

dy

T^.

af (y

(7.4,24)

A questo punto Lagrange introduce un importante lemma: se una funzione contnua g(x) rale che:

l,c funzioni incognite y(x), l(x) sono allora determinxte dalla coppia di crlrrirzioni(7.4.22) e (7.4.24). Tnlasciamo la dimosttazione; aggiungiamo invccc
t r t , n r l i n o s t r z i ( x r c s c n r p l i c c ; s u p p , , n i n o c h c g ( x ) s i ; J i v c r s r c h z c r o ( a d c s c t t r p i o > 0 ) i c x ( \ c t x r , x , l ) r s c c g l i c n . l o . r l l , , rr'rrr a f t u r z r o r rv ( x ) c h c s i ; r ' r r g g i ' , r c . J z c r ' ) i n u r r i r t o n ( , |rrI llt r " us"t" a-2i,"'-nia"u", it prodotto s(x)q(x) srrchbc.livcrso J 7c(,, (atl cscnrpio )'0) in tnlc l n t o r n , r c n L r l l o n c l r c s t r : t c l l ' i n t c r v l l L r ; p c r c i l i o t c g r a l c ( 7 . a 1 9 ) s : r r c h h cd i v c r s o d : r z c r o . 9

'l'(*) : .is(") '1" o

(7.4.18)

258 che, se il vincolo descritto da un integtale del tipo:

Le <cauefnali > ir nerania

9;hQpi

r eceri"i: ,retoli

dilex;

259
DIRETTI

7.5 SVILUPPI

SUCCESSIYI: METODI

ff(x, ' " J

y) dx , 0

(7.4.25)
lagrangiano ). risolvendo il problema di

sulciente introdurre vn ?aranetrl estremo per il funzionale:

J', ' f F l x ; v ."v ' t d x "


J

lffrx.vtdx
J " "

(7.4.26)

Quel che siamo venuti dicendo pu essere ritroyato, molto semplicemente, utllizzando la notaztone \aiazionale e operafldo stlJle aariaqian in modo analogo a ci che d'uso comune per i diffetenziali. La ricerca dell'estremo per il funzionale :

I metodi di Lagrange e di Euleto riconducono il problema di massimo c prina del funzionale. Ci porta a definirc di minimo allo studio d,ellaaariaqione pet l'esistenzadell'estremo, ma nulla detto sulle cordiqioni co i1ioni necerarie vrfuienti, n dato un criterio per distinguere il caso del mnimo da quello del massimo. Eulero suggetiva al proposito di far riferimento al senso fisico del . lrroDtemaDfeso rn esame. Nel 1786 fu il matematico franceseAdrien-Marie Lesendre che stabil lc condizioni appropriate per .il minimo e per il massimo, cnsid,erand.o uaiala" d,r 70rcsecorda J.II risultato che il zinina contspondealla condizonenecessaria: cy'
c tl ntasimo alla:

(7.s.1)

J : fF(x: v. v')dx ' ' ' '


J

(7.4.27)

(.y'

erF

( U

(7.s.2)

nella classe delle funzioni ammissibili y(x) continue e derivabili quanto occoffe, cotl

v(x):v(x):o
si esprime allora nella condizione: l : l F l" :" " - v ' ) d x : x v J 0

(7.4.28)

(7.4.2e)

E quindi :

Ai:lllv J\oy

f lAF

j : - $ 1l d x . - 0 oy /

IF

(7.4.30)

Utilizzando il lemma fondamentale(7.4.4)e integtando per parti, s ottiene i

8 r d - ,- y,l l l + - l :y l
J \ d y

;F

fttr

,l d x

i ' ,l s v a x _ o y /

;tr\

(1.4.31)

Tuttavia ci vero soltanto se si sa gi prouata I'etisteaqa di un massimo c rli un minimo da ricercarsi tta le soluzioni estremali. Lagrange rilev appuntr> .lrrcsta lacuna dimostrativa del criterio di Legendre, neI 1797. -a questione relativa aIl'esistenqa dell'estremo, e alla distinzione tra I'cstrcmrr u tlcbole > e l'estremo < forte > fu chiarita pir tatdi, nel corso del XIX sccolo, rl4prima da Jacobi (1804-1851), nel 1837, quindi da Hesse (1811-1874), ncl lfi57 c, infine da Weierstrass (1815-1897),il quale mise a punto il caso tli curvc (srremali con punti angolos o di discontinuit1,segnalando nel 1865 tlcunc rrrndizioni, successivamentesv.iluppate da Erdmann nel 1875. l,'importanza applicativa dello strumento yatiaztonale senza dubbio conrf(ssir ^lla possibilit di wtilizzarc netadi diretti nella ricerca dell'estrcnur dcl Irrrrziorraleche consentano di evitare il passaggio dall'equazione cliffcrcnzialc rli l'lLrlcro.I metodi diretti, di cui diede una formulazione precisa cc cflcacc Wrrlter Ritz nel 1909 e che, gi presenti nll'opera di Lord Rayleigh, fr.rrono rtr()r:rti e sviluppati da successivi autori come il russo Boris (rigoricvi (irrlcrliin (1915), si fondano sulla seguente idea generale. Si c<rnsideri un problema vanazktnale del tipo:

, tl v ( x )| : m i n

(7.s,3)

Poich ay(xr) :

y("J : 0, data l'atbitraiet di 8y in (xr, xr) ne segue:

EF 0y

d a F
dx 0y'

(7.4.32)

che coincide con la (7.4.20).

r l , r l c , l l y l u n f u n z i o n a l e i n f o r m a d i i n t e g r a l ec o n t e n c n t c a f u n z i o n c y c l c urc (lcriv,rte sino all'ordine n, entro un asscllnto intervallo ci intcgraziorrc c u n l s s c g n a k ) t l o m i n i o r i f u n z i o n i a m o t i s s i b i l iy . S c s i s u l r p o n cc h c I ' i n s i c m c rfci lrrlrrri di lf y l posscgga un litti/t: ttfrirtrt mtssimo d, csistono alLrra dcllc a u t c c s s i o nIir , y r , . . , d i f u n z i o n i a n r m i s s i b i ltia i c h c :

260

L.

aatft

ftali,

in ncrraniu

clenertart Ih'a?Plica<iow

261

ttr"t : u "t1:
essendo in generale:

(7.5.4)

alla soluzione y. In astratto, invece, una simile conclusione non pu essr tratt0 i il problema assai complesso ed esula dal nostro discorso. Si pu comunquc

dire, in generale, che i valori: J[y"]: d"

j[v]>d
per ogn funzione ammissibile y. Tali successiondi funzioni sono dette rrlr_ utsiori minimiqqanti del pxoblema. variazionale. Il netodo diretto consjste nel costfuife successioniminimizzanti, tentando di raggiungere la soluzione con un procedimento di limite fondato su tali successini.ccore partire. a tal fine, da un ri.tte/a zr//pletodi fanqioni coordfuate 9 t ' 9 z '. . . ' Q " ' . . '

(7.s.11

ottenut per questa rria, inserendo n J[y] le funzioni y., convergono al limitc infetiote massimod; cio: lim J[y"] : d

(1.5.12)

(7.5.6)

Per ulteriori ragguagli il lettore potr riferirsi, ad esempio,al classicotesto di Courant-Hilbert '3.

definite nell'intervallo di integrazione. Le g, debbono goderedelle due proptiet che: 1) ogni loro combinazionelineare y.: c r e r* c z g z . . . + c " p " * (ci costantireali, i : 1, 2, ..., n)

7.6 UN'APPLICAZIONE

ELEMENTARE

(7.s.7)

sia una funzione ammissibile; 2) per ogni funzione ammissibile y si puo definire un'opportuna combi_ nazione lneare di un numero 6nito deLle9r, in modo t^le . l1y] diferisca arbirariamente poco da J[y"]. .4.qusto punto, essendonote le gr, si pu indagare per quale determina. zione delle costanti ci La,wnzjorre', J[y"] : J [ c r ,c z ,. . . , c " ]

Illustriamo ora, sul semplice esempio della trave elasticainflessa,la possibilit di ricondutre I'equazione dfferenzialedella linea elastica (teotia linearc) il che, nel nostro caso,assume signialle condizioni di estremo per ln falt<ianale pae <iah totale. ltcato di energia Per la trave vale, come noto. l'equazione:

(El"')': e
cuj vanno associatele condizioni ai limiti (cfr. l'esempio in fig. 7.6):

tI 12.c.
v(0): 0 \(l) 0 EJv (0) 0

terz 0: perz:l:

EJv'(l):0

(7.6.2)

(7.5.8)

sia mnima. Si ttatta ormai di un ptoblema ordinario di minimo, poich, una ""Jl?.h: siano eseguitele integrazioni, J[y"] una funzione continua e derivablle dr c1)c2,..,, c: un noto teorema di rff/eierstrass assicuraI'esistenza della soluzione che definita dal sistema di equazion:

: o

i : r , 2.,. .n ,

(7.5. e)

accade spesso _ Nelle applicazionimeccaniche(statiche)che pitr ci interessano che le funzioni: Y": c r p rt c z g z . . . * c , p " f

(7.5.10)

()rbcnc, consicleriamo I'espressir>ne dell'er.rergia p()tenzirlctotic: cssr conrl)()st^ due contribut. Il primo contributo costituit()cal lavoro < incli
'r f{, (i,urxrr, I). llilbcrr, Alcrltaludu ^Idlr.nttrrI l'lytit, l,Ct1t, tV, Itcrlirto,1931.

con le c, determinate dalle (7.5.9) costtuiscono una successione che convergc

262

Le <ntre fnali>

;n ,lerakica

ll Dteloda ctlergeticaPet I'inffiret7a

dell'equilibria elanico

263
al contorno (7.6.2), <lucsta

terno ) comPiuto dal momento flettente nella defotmazione' Come si veduto nel par. 6.11, per ogni elemento dz di trave tale lavoro (infinitesirno) :

Poich v(z) e v(z) soddisfano le condizioni tzione conduce alla :


I

ot,: + l! a,: lv* a,

(7.6.3)

s - i t ( E I \ ' ) - q l v d z .0

(7.6.10)
della

Il secondo contributo costituito dal lavoro (( estelno >. Per ogni elemento dz, la. forza infrnitesima qdz ageflte su dz, per lo spostamento v(z), combie il laYoro :

Il lemma di Lagtange (cfr. par. 7.4) ci assicura, per I'atbitrariet : variazione v in (0, l), che la (7.6.10) implica recessariamente

dL" - qv dz

(7.6.4)

(EJv')'- q - o

(7.6.1't)

Ad esso corrsponde un'energia potenziale: - qv dz (cfr. iI par. 3.4). Peftanto |'erergiapoten{ale tatale E resta definita dalla:

Si cos ottenuto il seguente risultato importante: la funzione v(z) !h rcnde estrema 6 nella classe degli spostamenti ammissibili determinata dall'ccluazione della linea elastica, la quale pertanto pu essere intesr come ez/rriata del pxoblema vaaztonale:
f | J | \

,, \ e:ll"Mr-qvldz
J \ Z T

(7.6.s)
t;

ll,

EJv'-qvldz
I

mrn

(7.6.12)

\ Z

la (7.6.5)pu essete e che N{:-EJv', Tenendo conto che K:-yt' scritta in funzione dello spostamento v(z), nella forma:
?/ 1

6:ll.

EJr-"'-qvldz
I

(7.6.6)

7.7 IL METODO ENERGETICO PER L'INDIFFERENZA DELL'EQUILIBRIO

ELASTICO

J \ Z

La quantit 6 pu essere intesa come ;ftln1arale: rnfattr, a ogni determnazione della JanTione tpa$anerl, v(z) rispettosa delle (7.6'2) zssociato un ntnero teale espressivo dell'energia potenziale totale. Ci ptoponiamo di valutare per quale determinazione di v(z), 6 assuma il valor minimo. -A' questo scopo, utilizziamo il formalismo v^tia2ionale di Lagrange' Dovr essere:
I

(]uale seconclo esempio applicativo del metodo variazionale, prendiamo in tsrnre il problema dell'indifferenza dell'equilibrio elastico che, naturalmcntc' ,|,,rlriamo qui limitare al caso della trave caticata. di punt2. L'equazionc chc ri,,verna il fenomeno , come sappiamo, la (6.19.2); ossia:

( l i J v " ) " . |P v ' - 0

z(0, l)

(7 7.1) .

6:ll;EJv"
J \ z

t'/ 1

qvldz:0
t

( 7. 6 . 1 )

D'altra patte si ha:


l l

l { . , . E J v " ' - q v l d lzl E J v r ' - q v ) d z


J 0 \ Z ( / J ,

t/'l

(7.6.8)

:rll;t tluale vanno associatele opportune condizioni ai limiti dipendelrti dai vincrrl che caratterizzano1^ tra\e. ai chiediamo se possibile associarealla (7.7.1) rrrrrrlormulazione in termini di estremo di un funzionale. Per date una risposta i rcrrvcniente operare direttamente sulla (7.7.1) moltiplicandone ambo i membr concliziotli ;',cr Lrr,rfunzion infinitesima arbittatia av rispettosa delle medesimc di v(z), e integrando poi tra rri Iinriti chc pu essere intesa come uariaq.iane ll c z , l. Si ottiene: t.
I

E , n t e g r a n d od u e r u l t e p e r p a r r i :
l r l

l l t l , l u t ' u I P r ' v l c l z: ( l .;

(7.7 .2)

[.]r r
0

- ( F . J v1 v| ' f 1 1 n 1 2 ; u , u
l l

. 1 vl . l z

(7.6.e)

I r r r c g r i l m o o r a p c r P a r t i c l u cv o l t c i l P r i m o t c r m i c c u n a t ' o l t a s c c o n < o ; nc sclluc:

264
I I I

Le

<cautc fna!

t it

mecarica

per dell'eryilibrio ela$ico eturyelio t'indffircxry I netado

265

( E l v ) ' v l - E I v " A v ' lI P v v l 1


0

'

, notoriamente, l'enetgia (o il lavoro (( inte(no >>) xealizzata nell'inflessionc della trave; lo abbiamo gi detto nel pat. 7.6. Invece il tetmine :

Sv" + i@(EJv' Pv' v')dz : 0

(7.7.3)

" (* \

["',*) / ;

(7.7.10)

Per gli usuali vincoli, i tetmini in z - 0 e in z: I che figurano nella (7.7.3) sono nulli. Ad esempio, se la trave doppiamente incetnierata agli

stremirisulta: 8 v ( 0: 0 ) a v ( l ): 0 EJv'(0):0 EJv'(l):0 (EJv'(l) '+ Pv'(l) : 0 EJv'(l):0 (7.7.4)

rappresentail lavoto compiuto dalla forza assialeP a causa della medesima nflessione.Infatti, prescindendo dall'eventualeaccorciamentodella trave, che qui non interessa,lo spostamentoassialew del punto di applicazionedi P legato allo spostamnto trasversale t(z) dalla (frg.7.7):
t t l

J ' o

llds- dz\ =l(ldzz I dv'-dz) -l(\/l1v''-1)


0 J ' 0

dz

(7.7 .11)

Se invece la trave incastrata-libera, si ha:

8v(0) :0 av'(O) 0

(7.7.s)

Analogamente dicasi per la trave incastrata-incetnietata, o per la tfave doppiamente incastrata. Quando ci awiene, la (7.7.3) si riduce a:
I

J ' -

dz lrElrr"ar."-Pu'v') : 0

(7.7.6)

prina d.el fwnziopu essereirterp(etata qtale uariaqione e questa espressione


nale : ' t f

6: -

l ( E J v ' , - P v ' , )d z

(7.1.7)

La (7.7.6) esprime dunque la condizione: 8 E: 0

(7.7.8)
Svilunnando in serie la radice e trascurandoi termini infinitesimi d'ordinc sr.rpcriore primo, ne viene: a * f f l l - ; v ' 2 - l l d z . .Zl v ' 2 d z Z J
/ 0 t f t l I \ | f

elastico Diciamo la stessa cosacon patole Aiverse:l'irdffirexqa dtll'eqailibrio che descritta, ne\I'esempio qui considerato, dala condiqione ia nalla la uariaqione prina delJunqionale(1.1.7), il qualeuprine I'energiapotenTialetotale relafitta al par ugio della confguraqiowfondanextale (rettilinea) di equilibrio, a ln'altra conJgtr ra<iom uariala infnilanexte Pro$tma, Per intendere ci si osservi che i termine:
I

(7.1.12)

J \ 0

lEJv" dz

(7.1 .e)

dalla l,a (7.7.10) indica dunque il lavoro comPiuto cla P nel passaggi<> posizionc rcttilinea a quella variata (infinitamcnte prossima): si suolc dcnominrl() < lavorr> dcl second'olcline>. Tutto ci rcn<e lcqittim la lcttuta. cntl,lirn cll.c s sopra pr()posta.

266

Le <a N fnali

in necania

Il netodamergetica t'irdffirenry dett'equilibio eta:tico Pet

267

Torniamo, ancora una volta all'equazione di pafienz chiamo ora ambo i membri pet v(z) e integriamo t:.a z:0

(7.7.1)' Moltipli e z - 1.

picoll r lC' di pir: rc v(z) dffirire da v, di ana qt{nfltit chei mantiene la: l'interualla 10,ll della traue,seconda v(z) : v.(z) f 0{.,(z) (0 <<1)

Si ha:
I

(7.7,20)

J '

itrPlu't".' l- Pv'vl dz : o "

(1.7.13)

P- dell'ordne di 02. la diferenTa Plv) ra Tenendo presenti le (7.7.16), (7.7.17) troviamo infatti :
I

possibile ripetcorrere gli stessiPassaggiche hanno prima condotto alla (7.7.8), sostituendo mentalmente v a av. Ricaviamo perci:
. L'l I

J EJ(vi f 0L!')' dz
I

f l g T r r ' r - P u ' 2 1 6 2: . t "

(7.7.14)
O

J(vl + O'lr)'dz 0 Elv,'dz .l'


l l

EJ{,''dz 2b1EJv,Q ' O' J dz


U ,

Da questa equazione formiamo il lapPorto:

J(EJv") dz
L_

g2 lv ,2zt ! 20 tlv'' Q'dz + !!'2 Az 0 (7.7.15)

[v,2 dz dove P, owiamente, dipende dalla detetminazione di v(z), e quindi pu essere indicato con P[v]. Se il problema dell'indifferenza risolto e si ottenuta cos la determinazione vr(z) cui coirisponde P[vr] : P". si avr identicamente:

dz J EJv{' + 20J@Jvf'rldz+szlEJi.,tzdz U O
o l

Az ['r,2dz-20lti,J7 dz + 021'!tz
0 l r

L!dz-l- 02[Er])t2dz P""Jvi'dz- 20P""Jv


o u
O

(Bl"'+ p""v{: o
J(EJv{')dz
t:"" : j0
I

(7.7 .16)
P

! Jvi' dz - 20jv{ 'f dz + 02 lttz dz


U

+" EJQ"'dz P""J d'


(7.7."t1)
-' 0l 2
l

(7.1.21)

lvi2 z

'!'2 z lv\2 - 20lviQdz | 0zJ dz 0 0 0


c ci dimostra la tesi. Il risultato qui ottenuto molto importante sul piantr rtpplicativo, poich consente di affeimare che, pur introducendo nel rapP()rt() tli Rayleigh na funzione spostameflto v(z) poco approssimata alle vera soluzi,rnc, il i.alore di P[v] si awicina spesso aisai bene al valore clel carico crit i co I ) " . , Acuni esempi numetici chiariranno questa osservazione. Si considcri la -sappiamo tr;rlc in fig. 7.8. gi che, se la rigidezztL EJ costante, la funzionc v,(z) corri.sponclent carico critico, assegnataa meno di un cr)stlnte, : al
. vl(zJ == I scll -a if7

Ebbene, si pu dimostrare che per ogni altra determinazioneAi v(z) geonew te lri ca efi an nissibile, ristita : P[v]>P"" e quindi:
I

( 7 . 71 8 ) '

J(EJv')'dz P""<i r
I,r'2 Az

Q.7.19) (7.1,22)

ossia: il carico critico il minirno cel rpp()rt() (7.7.15) cui si clr il nttnrc cj < raPP()rt() cli RaYlcigh >.

' r l ' c r s c r n p l i c i t , s i c r x r s i L l c r i l c r r s or l i u n a r r r r r c r l , p p i a r n c n r c i n c c r n i c r r t r r g l i c s t r c n i '

268

Le << causefwli

> ix meca ha

Il netodo ekergatco l'i Per

elatica ffirenry dell'eqalibtia

269

carico concentrato in mezzeria si ha:

v(z) :

-; (3lzzl \

423\

(7.7.26)

e la (7.7.15)d luogo a:

PL,r*-=+:to+ f:

t EJ !v''2 dz

48f2 EJ --

(7.7.27),

lv,2dz

con ur errore dell'1,32o/o.Assumendo pet v(z) \a linea elastica della travc appoggiatae soggetta a un carico fittizio unifotme, si ottiene: r(") Fig. 7.8. e isulta:
16

sri

(l3z- 2lz31- 7n1

(7.7.28)

Si ha allora dalla (7.7.17):


4 * -

P[vl'- iffi EJ
F,I - ", _

6744 f2 r?q r3 875 I

.^-.. EJ e,8823s3+

(7.7.29)

EJ;-f,lselz-p62
J
f) n 2 I f -

Q.7.23)

: f2 | cos2 :a dz L J I

con un errore dell'1,29"1". Ancora, assegnando v(z) la linea elasticadella travc a appoggiata con carico fittizio tiangolate avnte massim intensit in tnezzetia, si ha: v(z) : *-- (2514 - 4012 . 1675\ z zB 815\--c il rapporto di Rayleigh conduce a: 340 f2 1 13 tr - Jt : 9 ' 8,7 ^ " " " o^a [ ' l, 3 t u =t2 12 I 63

(7.7.30)

che coincide con la (6.15.8). Assumiamo ota invece per v(z) un'espressione patabolica fche rispetti le condizioni geometrichein A e in B, v(0):0 e

"0) : 0l del tipo:


A

v(z):f(12-22) La (7.7.15) fornisce:

(7.7.24)

P[vl :

(7.1.31)

P['l

EJiv,dz -ru Jv,dz

EJ6,!P rcf 'j,

Er : t2-"i'

(7.7.2s)

con un errore rispetto alla (7.7.23)del 21,601,. v(z) invece appr()ssimata Se con la linea elastca della trave appoggiata agli estremic sogflcttaa un fittizio

c()n un errore dello 0,14fl"'s. Quel che si detto sinora ha diretta attinenza ad uo notevole capitolo tlclla tcoria sulla stabilitstfuttuale: il capitolo,cio, relativo ai metodi encrgctici. La (7.7.8)e la (7.7.19) possonoinfatti essere dedotteper via meccanica, p:rrtcndo da opportune defni(ioni e da appropriati criteri di tabilit. L lcttcfqtunr in proposito vastissima noi non intendiamo neppute sfioratla. Basti e
rr Cfr.-O. llclluzzi,cit,,4, pp, 34-36.

270

Le <cautefxali>

in aenaca

dire che la prima idea per l'uso di un ctiterio energetico al fine di valutare l'equilibrio stabile di un sistema conservativo discreto pu farsi risalire a miglioramento Lagnnge nella sua McaniEre Anajtique del 1788; un sostanziale fu poi apportato da Dirichlet'6 nel 1846. Tuttavia fu soltanto con i lavori di entr a fat pafie dei metodi tecnici del calG. H. Bryan 11 che t\ lestdell'energia struttural, bench permanessefoincertezzedi principio sulla definizione colo della condizione di indifferenza (7.7.8. a Nel nostro secolo, poi, si giungerL rigorose seppur parziali sistemazioni con le classichememorie dt E. Treftz '8. di C. Pearson'e. e di numerosi altri autori che estenderanno grandementeil dominio applicativo.

8 LE INDAGINI SULLE PROPRIETMECCANICHE DEI MATERIALI E LA < SCIENCEDESINGENIEURS> NEL XVIII SECOLO

8.1

LE

PRIME

FONTI

CRITICHE

r G. LejeuneDirichlet, ber dieStablitt G/eLgeyiLx," re\ne angerv. Math.", l?, pp 85-88, tes J. 1846. I t c . F l , B r y a n , O ' t / l ) e r t a r ; / i / ) ' o f e l a t t i r r y l t e r , " P r o c . C a n b r i d g c P h i l . S o c . " , ,9 92 .1 O , 1 pp 1888. 'lreffiz, Z Tl)earc "Z. ^ngcN. Nf,rth. Nlcch.", 18 E. ie cr,ltd!)ili/at at a:/sclu, C hith.4r'rbtr, lt, pp. 160-165,1933. le C, l. l'crs(n,a:! tt,1/ 195, tl)M) o.l t rhl)ilitt, "Qurn. ^l)|1. Nl,rth.",/t, pf. 133-144,

stato piir volte osseyato che le prime indagini sperimentali, per quanto alresselo come oggetto elementi strutturali, come travir funi, colonne, ecc., non eraro rivolte preferenzialmente ad arricchire il bagaglio di nozioni dcl c()struttore. In altri termini, bench la ricerca scientifica fosse attraversata da srandi dispute sulla statica e sulla resistenza dei materiali, non si pu clirc clrc ll sua intenzione applicativa si rivolgesse originariamente ai problemi dell'archircttura, e neppure che i tecnici delle costruzioni dimostrasseto a tali studi scnsibile interesse. Solo nel XYIII secolo, con la divulgazione dei tattati < sulI'te del costfuire )r che attngevano in qualche modo alle nuove c()nosccnzc scicntifiche, si intzta a scorgere la fecondit, per le risoluzioni tecnichc, clcl r',rrrnubio che oggi ci apparc natutale e imptescindible. Per taffigurare questa vicenda, pu esser proposta l'immagine di due scnticri paralleli lungo i quali l'operativit costruttiva e I'analisi staticr PercrrrLrr() moderni. I due sentieri, che non nascono contempofanelmente, sokr i scc<>lj comc sc I'cr llcuni aspetti hanno cafatteri comuni, e l'uno morit nel secondo primo sentieto, percorso cla rr) travaso di passi lo ar.essereso al bosco. Il rr,,rnini che intendevano risolvere nella equilibrata armonia clelle leggi gconrctritlrc governantt I'ordirc classico ogni genete di problcmi che carlttcrizzlnrr il c{)struire. attraversa Der inter() i secoli del'Umanesimo e clel Rinascimcnto, c si rnisura con monuenti di impareggiabile quatit. Si lifcrisc'rr,) rt qucst() lc propostc c lc l(rr()rsr), nella perfezione clelle < fotme ideali > pcrseguite, c()struttivc pir arclite. Con ciil non s intencle s()stcnctc chc archi;rtturLzi()oi o t c r t i c ( ) m c A l b c r t i o l t a n c e s c ot l i G i o r g i o n r ) n s i r ) c c ! r P a s s c rd c i p r o b l c n r i ( i i r r J ' c r l i l ^ r c s i s t c n z a m c c c n i c n ) < c l l cc o s t r u z i o l l ; a o z i , i t c ( ) r c i t l c l l ' a r c l t i tcttrrfir riascimcntalc, scgucnclo l'csct'nPiocli Vtruvi(), svolg,rt'to rlisscrtazioni o i, l r l l c p r o p r i c t < l c i m n t c l i a l i ; r l i s s c r t a z i o r t p c r i r , c h c l ! l ( ) s t r ( ) c c l t i , rt p p l t i t I t t t l

272

Le ndagift ralh Pra,itl

neccaibe dei nhteiali

e la < rcie ce de iq ie

> nel XVIII

scalo

Le Pine fanli ctiticl)e

ztJ

troppo grossolane e dirarciae,anche se portano a enunciare regole di dimensionamento. Ci che maggiormeflte colpisce il lettote moderno delle loro opere, l'attenzione che essi rivolgono alle ptoporzioni geometriche e classiche, identificando in esse le soluzioni ottimali, spesso anche dal punto di vista statico. Se di ( resisteflza dei materiali > i trattatisti parlano, questa riguarda per lo pir la deteriorabilit nel tempo, come se solo qui risiedesse la necessatia mediazione ( materica ) rispetto alla immutabilit delle forme geometriche ( perfette > - cui anche demandato il compito di < sostenete > il monumento - e alla rappresentativit simbolica perennemente espressa. Con Leonardo, e poi con Galileo, si apte il secondo sentiero, la drezione del quale ancora in parte avr.olta nella nebbia, ma dove la < bussola > lo strumento matematico. Di l in poi, i sempre pi vasti ortzzonti che si andavano aprendo alla meccanica iniziavano a far intrayedere la possbilit di inserire e di risolvere l'arte del costruire come episodio specifico e patticolare della rt scente naayarcierqa. Yiene in luce, finalmente, la fecondit del connubio fra e le regole le fotme di un linguaggio ideale - il linguaggio matematico che ne avevano ereditato le norme dai costruttive che, agli occhi di uomini trattatisti rinascimentali, potevano apparire autogiustificanti e, quasi, fini a s stesse. All'inizio del XVU secolo, quindi, i due sentieri sono ancora compresent, ma il primo ormai prossimo ad esaurirsi e il secondo ancora incerto nei suoi connotat precipu e nelle sue potenzialit esplicative. Ed cutioso notare come, in corrispondenza dell'abbandono del rigote classico da pate del primo Seicento, non si abbiano sostanziali innovazioni in camPo sttuttutale e come si debbano attendere le figute di un Guarini, di un Vittone o di un ften - matemntici che si rifanno ormai agli insegname nti delle nuove scienze per titrovate atditezza e < slancio > costruttivo. 11secondo sentiero assorbe, cos, le valenze del primo, diventando sempre piii una ttacci.a irrinunciabile per sesuire il cammino dell'architerrura. Volendo dunque trattare, in qusto capitolo, il tema delle indagini sper! mentali sulle costruzioni e sulla resistenza dei materiali, non sulciente rivolgere I'attenzione ai trattatisti rinascimentali; si dovranno invece ricetcate le prime indicazioni negli studi di matematici e di fisici i cui interessi penetrano gradualmente e non senza incettezze nel mando dell'architettura. Le origini delle speculazioni e degli espetimenti sulle propriet mccaniche dei matetiali e sulla loro ltrlizzabllit\ statica si possono collocate ctonologicamente nella prima met del XVII secolo. E peraltro vero che gi Leonardo si era occupato, pur marginalmente, di questo ptoblema, ma in modo pisodico e praticamente ( senza storia )); si dovr attendere sino a Mersenne e a Mariotte per avre metodiche osseryazioni e rilevamenti di laboratorio. L'osservazione di Leonardo tiguardava la << sperienza della forza che pu fare un filo di ferro in varie lunghezze ) e per tale verifica egli ide un dispositivo - inutile dirlo - molto ingegnoso. Lasciamo alle parole del Maestro stesso la descrizione di tale apparao (fig. 8.1). < Ricordo come tu debbi fare sperienza del reggerc () ver() qunt() peso p sostenercuno filo di ferro; alla qualc spcricnza tclri (lucst()motlo: appicca

Fig. 8.1.
uno filo di feto di lunghezza di due btaccia o circa in loco che stia fortc; tli poi li appicca ad uno cavagno o sporta o quello che a te parc, nel qualc pcr trn picciolo buso, verserai una tramoggia di minuta rena; e quando esso lkr ri ferro non potr pir sostenere si rompa; adatta una molletta che subito il lruco della tramoggia si tiserti, acci che pi rena non cagg in esso cavagntr (...) e nota quanto peso fu quello che esso filo spezz, e nota in che Partc di s <lctto filo si rompe e fa sempre pi questa Prova per confermare se scmprc in rrrctlesimoloco si rompe. Di poi fa esso 610 P corto la met di prima, c nota (ltLu/a pelo rlrtine dipi; e poi lo fa j d.ll" pri-^ lunghezza, e cos ci nrano

il peso che ciascuno rompc c il irr n'rar.rofarai in diverse lunghezze.it"rrdo E questaprova farai di ciascun metallo, e legnami, pictrc, l,,to <love si rompe. gcrcra/ai c <yucsltt c,,rclc ccl ogni cosa che sia atta a sostenere ; e fa di ciasuna cosa rrrcclcsimo farai de sostentaculi terrestri, cio che sostentaculohanno un cslrcrritri <li s ferma in terra o di verso la terra )) (Cod, At/. 82rb\ (]uesta cura descrittjva dell'<< > atttezz^tor,L sperimentale , se cos si pu ,filc, ancrrra piir intensa di quella che si pu riscontrare nei l)iscorsi cli (alilco (l c II giornata), dove lo scienziato Pisano, per altri asPetti c problcmi cos nttcr)lt) lla vcrilca dell'espcricnza,pcr cluelclrc riguarcla il comPortamcnt(' tccr ti a r u r r i t r < l c i n r t c r i a l i , p r c f - c r i s c c t t c n c r s i a c o n s i c c r a z i t > nc ( ) r i c h c ( l c t i v t l i motlclLr dcl cor;ro rigico l)csntc d()lat() ci asscgn;tta< rcsistcttz t lrirtri d lrroluta > limitc.

Zl+

Le htdrgini !

/e propthta,/ecLa

ibe dd nateiali

e /a < tience e! ngnieftt

el XVIII

tecaa

Ahmi

contrib*ri e/l'accaenia reale Ielh scienae di Francia

275

Ci non toglie che, per tutto il XVII secolo, lo studio della resistenza dei materiali fu continuameflte intrcalato proprio col <ptoblema di Galileo>. Occorrer attendere sino agli albori del Settecento per tovare scienziati dedti puntualmente e direttamente al discernimento di altre componenti del comportamento meccanico dei materiali, per quanto, come vedremo, i discordanti pareri sui risultati di Galileo saranno sempre un'ombra proiettata su tali studi. Perci, dopo un semplice accenno a Mariotte, rivolgeremo subto il nostro sguardo secolo e ai suoi prodotti nel campo specifico. al XVII NeI suo Trait dt moaaement eaax, eito a Parig nel 1686, Mariotte pubdes blica i risultati di una serie di espetimenti da lui eseguiti, principalmente su leve e su travi incastrate, mediante i quali egli dimostra che la tesi di Galileo non rigorosamente confermata dall'esperienza. A Mariotte si deve appunto l'introduzione della verifica sperimentale nelle scienze francesi con iguardo non solo alla < resistenza assoluta )), ma anche alle propriet elastiche. Egli sperimenta la resistenza alle varie sollecitazioni di ufl gran numero di materiali, dal legno, alIa catta, al vetro, e ariva a concludere che gli allungameflti sono prcpoftronall alle fotze applicate, stabilendo quel ( criterio > di cui abbiamo gi parlato nel cap. 5: ossia, che la frattuta soptavviene quando la ilataztone supera i limiti consentiti. Con Mariotte si perviene alle soglie del XVIII secolo, secolo in cui si configura pi nettamente il ruolo dell'ingegtee com.' portatore della cultuta scientifico-tecnica di ispirazione illuminista. In questo secolo inoltre, la tabulazione dei risultati sperimentai utili al dimensionamento delle struttute raggunge una difrusione e un'atteodibilit mai conosciute prima d'allota. Per l'argomento trattato nel preseflte capitolo, assumono gaflde importanza gli studi sviluppatisi nell'ambito delle scuole militari che, durante il prmo ventennio del Settecento, furono create in Francia, Queste scuole - dove, ricordiamo , \a scienza balistica impegnava matematici di grande spicco e dove la tecnica delle fortifurono veicolo e pretesto ficazioni suscitava l'interesse di numerosi ingegneri per studi delle nuove scienze che tovavano, come affetma il Belidor, nella dispoda sempre < incoragnibilit di mezzi sperimentali e nelle applcazioni militari Eianti > nelle attivit scientifiche - occasione di continua evoluzione e veri6ca. In tale otzzonte culturale Ya collocato un testo, Notueau courr de nalhi aatique I'usagede l'arilhrie et du ghe, di Bernard Forest de Belidor, edito nel 1735, in cui si tratta della matematica e delle sue applicazioni nel campo della geodesia, della meccanica e dell'artiglieria. Lo stesso autore, del resto, ar'er.a pubblicato, nel 1729, un altto trattato che avtebbe ayuto enorme diffusione, sia nello spazio, sia nel tempo, tanto che trover ristampe e aggiornementi sino al 1830: si tratta de La $ieftte det Insftieurs. Per pir di un secolo quest'oper fu considerate esemplere; in essagli ingegneri < per i quali forza convenire non esservi professione alcuna che pir della loro esiga un ricco corredo di cognizoni>' avrebbcro appunto tr()vlrto
IB.|orcstdcl]clidor'I'a|euq4It'r:/itI'p'Lq tt/ht Litt/(,c(nr n,tc dc sig.i)r l'|inl/d.lin'iia,}(ll Nrvicr, tLil. it., t'. vrr, Nt;h,, 1t41.

tutto quel che poteva esser loto utile. E il Navier, apponendo le propric A/a/c alle tardive edizioni ottocentesche del trattato, si limit a correggere e prcclsate alcuni dettagli, lasciando ntatto il nucleo del testo, quasi a dimosttarc il a cui qusto testo poftava Predistacco che incotreva tra la tecnica cofrent e i progressi delle scienze fisico-mate matiche chc, ziosissimi suggerimenti repentinamente, si awicinavano ai traguardi attuali. La Sciercedet hgfuears si compone di sei libri: nel primo, sono trttti i < Principii di tueccanim applitati a//a riceru delle dinenioni da darsi ai riae inei perclt siano in equilibrio colla spina delle terre c\c deblnto tlelle apere di fortifta{one, Meccanica tlelle aolte, la spinla delle az//e, il ,lodo di srp\lrtare >r; nel secondo, la << Dei na/cri i dtlerminare la grosvqqa de loro piedritti >; 1l terzo ha pr titolo : << da castraqione, l0r0 propriet e nzdo di porli ift lpera rr, mentre il quarto verte sulla Dcco' < Costntqiore degli edifci nilitari e ciaili >; 1l quinto discorre intorno alla << ra1ione degli edifci, spiega{one dei ternini propri agli Ordixi di Arcl)itel/xra >; tl Modo di fare la tlna per la rcstrtrlinne delh fortifcaT.iorti sesto infine tratta del << e delh fabbrche ciai/i>>. Questo coacervo di argomenti rivela che Belidor itttendva proporre un trattato completo, dove si potessero tintracciare tegolc c metodi applicativi sulle pir svariate competenze che interessano il processrr costruttlvo. Da ufl punto di vista scientifico i contributi di Belidor non sono peraltrrr molto signi6cativi: l'otientamento didattico del libto spinge l'autore a divulr.ecchie i>, senza tener presenti i risultati dcl gare le opinioni pir diffuse e << dibattito accademicoin quegli anni cos vivace. Cos, nel < problema di Galilco >, tselitlor fa propria la tes di Mariotte e non quella pir recente e veritiera cli l)arcnt ; cos, ancoraj per l calcolo dei muri di sostegno e delle volte, Ie firrmulc proposte nel trattato non aggiungono nulla di concettualmentenuovo risPctto llc lr conoscenzegi acquisite. Ma proprio questo che ne rende interessante slutlitt pcr chi desideri avvicinarsi alle norme costruttive probablmente lrltictc Irrinit rlella tivoluzione industriale. Per tale motivo torneremo a parlare di lJcliclrr, sia n questo capitolo (a proposito della spinta delle terre), sia nel succcssivrr (a proposito dell'arco in muratura).

8.2

ALCUNI

CONTRIBUTI REALE DELLE SCIENZE DI FRANCIA

DELL'ACCADEMIA

i\lrlliamo gi avuto occasione di ossenare che la soluzionc c()rlcttrt (lcl u l ' r , , I > l c r n a i ( l a l i l e o > o f f e r t a d a P a r e n t a g l i i n j z i d e l X V I I s e c o l on r t n r t t c v t d . r ! l ; r t t , r s s ( ) l t o i l d i b a t t i t o t e o r i c o . C o m e s i r , i s t O , B e l i d ( ) r c ( ) r t t n u r l Y irlr( l a ; r t t ( n c r . sril h v c c c h a i m p o s t a z i o n ed i l \ f a r i r ) t t c ,p u r s c r i v c n c l oi l s l t o l i b r o t r c l l 7 : l ( ) c l r r r i c c h e n d o l ot l i s u c c e s s i v c c l z i o n i i n u n r l i s t c s o a r c o c i t c n t P o l , t r c r t c s s ( )r r r . r i c s s c r c ( l e t t o t - r c ra l t r i n u m c t o s i a u t o r i r l t t t t t i s u l l c c ( ) s l t t t z i r ) ! i , r V l : r , l c s c r r l ' , i og l i i t l l i r r n i ( i o v a n l J r t t i s t r L r r n r ( 1 7 4 t 3 ) l,J c r n r r r c l o t l o r r c ( 1 7 6 { ) ) , s I t r r r r c t s c , ,i \ t i l i z i a ( l 7 t l ) . l ) u i r l l t r z i s t r . t P i r c l t c n o t t t l i r l t l , , l { ) s l c s s ( ) t L t ( l i r ) s ( ) c , , t t t t g r t i r ll i s : t l t o l r t l , r r c i l l P P c l l , i n < l i l c r c n t c t n c t r la i P o t c s i t l i r c r s c , c i l l n t , r c

216

t''

i]l:ltsuli

lk prcpet neaticbe dei,n.tcrial

e la <rciencedet insd,iettr:> ner xvIII

ncalo

Ahwi

contriktti

dell'aualentia

reah delle vienTe di Francia

277

soluzione di Galileo e quella di Mariotte, come se sse potessero < convivere > nell'interpretazione degl.i oscuri risutari sperimentai. Ma questo l punto: l'esperienza in s, riguardando ineyitabilmente la situazione-limite d rottura della trave inflessa, eia pr d'ostacolo che d,aiuto per condurre al vero chiarimento del problema. poiche la soluzione di Mariotte (in modo ereto)_ e quella di Parent (corretta) valgono invece nel campo ela_ stico. Tuttavia, durante il XVIII secolo si assiste i un progressvo interessa_ mento per la vefrca sperimentale condotta su trar.i di vrio-materiale e oarticolarmente di legno, con l'intento anche di fornire ai tecnici un'estesa casstica e tabulazione dei risultati. Tale orientamento ben testimoniato da He nry Louis Du Hamel, il celebre naturalista che era anche ingegnere navale, in apertura di una sua Memoria del 1768, pubblicata negli atti dell'Accademia di Francia due anni dopo: <I signori Parent, Musschenbtoek, de Buffon e io abbiamo operato esperienze per conoscere la resistenza dei legnami : molti matematici hanno fornito-intorno a qusto delle ingegnose teofe, ma insufficienti; tutti questi studi .afgomento sono utili, ma niente piil vantaggioso per la pratica che moltiplcare le espe_ flenze >,, I riferimenti citati da Du Hamel mettono in chiara luce il rilevante con_ tributo per gli studi intorno alla resistenza dei materiali e alle loro DfoDriet. meccaniche, che l'Acadmie Royale des Sciences ha dato, accoglido, nei p_ropri atti, i risultati di esperienze condotre da scienziati come Bernoulli, De la Hire, Varignon, oltre a quelli gi ricordati dallo stesso Du Hamel. In tale sede culturale il dibattito settecentesco ha trovato seyera e attenta occasione di con_ fronti. Pet evidenti motivi di spazio non possiamo qui illustrare estesamente gli espermenti riportati e discussi nelle pagine degli atti dell,Acadmie ma ci limitiamo ad alcune osservazioni che possono rener palese l,ordine dei pro_ blemi, che in quella sede trovarono ospitalit, e il modo di affrontadi. Occupandosi ancora una volta del problema di Galileo, Du Hamel afierma, in una Memoria el1,742, di ritenere valida l,ipotesi di Bernoulli ma di esservi pervenuto attrayefso < considerazioni d'altro genere >, di carattere sperimentale. Curiosamente egli porta a conferma dell,ipotes veritiera di BernJulli proprio lo stesso schema che aveva indotto Belidor a confermare la tesi errata di Mariotte : con l'esempio della trave_ appoggiata nel punto medio e caricata agli estremi, egli giunge a concludere che, in essa, < vi una gran quantit di fibre comprsse )), che esiste un asse mediano ( neutro > e che < la forza di coesione dele fibre legnose, influsce parecchio sulla tesistenza del legno, tanto che una trave di legno formata da fibre di legno molto forti, ma che siano poco aderenti I'una-all'altra, si pu rompere sotto ufl peso che sopporterebbe un'altra trave con fibte deboli ma pir unite > Questa considerazione - che sar ripresa assai piii tardi dal Girard nel suo trattato - molto importanre anch de punr, di vste teorico, bench
I tL l.. Du IInrcl. //t \pr' . ,lc 5 :(lrc({", . 31n, 1142. r.\liric"e! | ltlr ( d r , / , , , . N r a , n , , ; r c s t c l ' ^ c , , ( t ( i , , i et , , v t c

non si possa dire che Du Hamel ne abbia inteso il profondo significato: l'ttlctetza Iaterale tra wna f,b:o e l'altra segnala infatti il ruolo della teniom oqqcnTiah che insotge ogniqualvolta la flessione si accompagni al taglia- Ma qucst<t < personaggio >, la lexsiaxefangexqia/e,era a quel tempo rimasto completamentc nell'ombra, e il primo a scoprirne I'esistenza,o meglio, la vera identit, sar Charles Coulomb nel 1773. Nella medesima Memoria, Du Hamel mette a puflto sperimentalmente un metodo per rioforz re i legnami che, per sua stessa ammissione, ha del < paradossale>. Ma lasciamo alle parole di un suo contemporaneo, F. {ilizia, la descrizione dei risultati di questo esperimento, cui si riferisce la 69. 8.2.

1fu /'
ll ,1-,--* \---, -*z;*;? -. -.---., u .-.-:.-i-

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278

Le indagi,,i.,a//e ptopet ,/g.a\ihe

dei naterial

e la < ence des ingnieur.t> w ){vllI

ucala

Atrfui

allh'ib ti elt'aecadrnia nah

c e 'ce Ze di Frania

279

< L'espetienza fa vedete, che le fibre del legno distese veemefltemente un'l volta nonlitornano pi nl loro pristino stato; cos che un legno calicato Per qualche tempo nel soo mezzo, e tolto poi il peso, non .pir cos forte come rebbe se nn fosse giammai stato caricato. La fibta pir distesa non di tanta fermezza come le fibte intetmedie e pir vicine al centro. Le fibre compresse s c a g i s c o n on c l l e d i s t e s e :P o s s o n oe s s e r e o m p r e s s e i n o a u n c e r l o s e g n o d a r e s t a Se dunque Potesse togliersi quella ,u'ld. -, oltte .omprese si romperanno. Darte che in una giande inflessione va ad esser troppo compressa, il legno iarebbe pir forte. {ifl"tt"ttdo su di ci M. Du Hamel du Monceau, ha procurato al legno- una forza. attif,ciale maggiore di quella chc naturalmente ha Questo artifiiio consiste nel tagliare il legno in mezzo fino al terzo della sua profondit, e incastrare nella seziJne or-t .l,eo di quercia o di altto legno (nella fig' 8 2, tfatta dall'incisione orginale, la descrizione cortispoflde alle tre travi in basso contressegnate cof': fg. 7, fS. S, fS 9). EgIi ha sperimentato che una spranga di salcio'unga tr" piai e'grossa due terzi di pollice, appoggiata orizzontaLmente su due sostegni alle sue estremit, ha sostenuto nel suo mezzo un peso di libbre 524. Ta'ghlto poi il legno alla manieta prescritta e incastrato il cuneo, 3. ha sostenuto un peso di libbre 551 > veramente notevole l'idea di fondo che suggerita dal nostro autore, l'idea cio di contrastare I'eventuale scarto di resistenza, nel passaggio dalle fibre tese alle fibre compresse, con l'introduzione di un nuovo materiale, formando cos una struttura ( mista ). Nel caso preso in esame da Du Hamel s.i trattava di supplire a una careflte resistenza a compressione del legno; lo svil.tppo tecnologi.o successivo alla rivoluzione industriale ha condotto invece a un iaso ben pi, importante per le costluzioni: si tratta del conglomerato cemen catente la resistenza a trazlonei in tal caso occorre tizio, in cui;I'opposto, intervenire sulle fibre tese, introducendo un materiale atto a sopPortare le tensioni di tnziorle, quale ad esempio e segnatamente l'acciaio. cluesto il aruala (Fg. 83). principio ispiratore d.el cahestra1Ta ^ Oi "ttt spirito e d ^Itra estr^ztoe cuturale sooo i contributi di Varignon, il quale, pur ib"tt.ttdo come Du Hamel intorno alle note potesi cli Galileo affronta il problema con spirito geomelrito, attento alla Yerifica di . "tit, < ipotesi di ragione > formulate matematicamente. Invece di travi di legoo appoggiate su mutiici, con le fibre e i nodi ben disegnati, rappresentate quasi pittoiicamente - come quelle che Du Hamel pensa e riptoduce nei suoi lavor 1702, sulla < resistenza dei solidi >, Varignon, nella sua Lettera del 24 matzo parla"di < un corpo qualsiasi (...) considerato senza peso >. E evidente dal conironto tra le figg. 8.2 e 8.4, il diverso segaoche connora idealmente il medesimo lenomefo reale. In posizione mediata fra i due atteggiament ora citati, possjrmo sLtu'lre, per esempio, Patent. Egli tratta in liflguaggto geon/etrito lo stesso arg()mento de La reislerqa dei :otidi, che, come afferma il ( commentator > dell'-ccaclcmja
I l ' . M i l i z i n , 1 ' r i ' r i 1 ) ( t i / 1 f t L i t t t t r i c t i h , p p 1781). 5 t ) 35 0 4 , l \ ' l i l r r r r . . 1 t 4 7 , ( h p r i r r r c t l i z i . r r c ' d c l

Fig

8.1.

( a fondo clal a una sua I'ettera eI 22 febbratct 1710, era' materia gt tatt^t^ nuova forma>; pur signor Varignon, ma che non induger a ptendere una che sfociano' to?t".-i^ ,.ton"esita a confortare sperimentalmente le sue ipotesi, (tab' 8I)' cos, in approfondite e utili tabelle casistiche 7ab.8.L

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280

La frica rpa netllale e Seonelica di Lc iktag;,1; rth ptoprie nea icl)e dei nateriali e la <science der in(niem> nel XVIII secala

Pie/er ran Masschenbroek

281

problemi della resistenzae la loro interpretazione nel linguaggio Pi pProprlato.

8.3 LA FISICA SPERIMENTALE GEOMETRICA DI PIETER VAN MUSSCHENBROEK


Tra gli scienziati che dettero impulso all'orientamento sperimentale nello studio dell'elasticit e della resistenza dei corpi, spicca la figuta di Pieter van Musschenbroek (1692-1761) La sua opeta fondamentale ha per titolo Distertationu phlsica exjerimealet et geanetrice; fu ptbblicata a Leida nel 1729' Ad uso scolastico-, Musshenbroek compil inoltte alcuni testi fortemente condizionati, nella distribuzione degli argomenti, dalla petdurante tadizione classica e mediephlice experixtentalis (Yenevale: tale ad esempio un incompiuto Carupeadiaru 'fi 69) dove l'atore tiprendva i temi del precedente ttattato' Ifittitaliote't zia, Pl4tsicarun, e di una Inlroductio ad Phiknphian nataralen. Leg-gendo oggi alcunc di queste opere, pu certamente stupire il linguaggio. non -di rado arcaico del e la sua insistenza nel < catalogare > al modo antico gli oggetti ,.roriro ,.i..tii"to e i fenomeni fisici in base a qualit che olmai appaiono del tutto matginali, a, rispettando l'empedoclea divisione della tealt fisica in se non ingannevoli terra, acqua, aria e fuoco. Tttavia, quale esponente del metodo sperimentale' Musschenbroek dimostra di essere pienamente partecipe dello spirito di osservazione c].'ec r^tterizza jl XVIIL..oo, .o.rr"go.ndo alti livelli di esatfezza't i suoi raffinati procedimenti per ptove a trazione, a flessione e a comPressione, le sue tabulazioni sulla rsistza di diversi matetiali (legno, vetro, metalli), obbediscono al criterio moderno di escludere dagli espeiimenti < tutte le circostanze acciclcntrli che potrebbero alterarne i risuliati >. Il Girard, commentando l'opera di Musschebroek,gli rimproverer I'aver usato < provini troppo piccoli > che, propritr imperfezioni ptesenti l)cr essere o-oge.ti, non possono tener conto delle c()stantementeni materiali cla costruzione; sotto questo profilo, a giuclizirr ci (irar<1. saranno pi utili le sistematiche ricerche condotte dal naturalista 4L), volte a verificare I'jnflucnza clclla llLrtT,rn(Acadmie des Sciences, L740, 1'7 (statististl{ionaiuta e dell'omogeneit sulla resistenza del Jegno, mediando ,,r,r",',,", su un grandissimo numero di esemplari. Ci nondimeno, l() stcsso (irarcl riconoscer che i risultati ottenuti da Musschenbroeli son<l in vctit qui rpp"rs i prirni ai quali lecito dar fiducia, < sia Per l'estrema precisione 6"n Ia loro copiositi > s' sirrno steti eseguiti gli esPerimenti, sia soPrattutto pet Ncl <lenso capitolo delle Direrfa/:iouet PbJria ex:leri,/en/4lcr t/ .qcont/rtca
{Srttlradcscnprlilp.rragrafo12dc]libr<l|<|e|C.ollptndn,(l()vcMtlss.hcnbf'ckclcni:!| l c l r r , l r r i c r i c , , n r u n i . r t i t t i i c i r r p i , c h i r n r a t c a / / r i b t / i : c s s cs o n o 1 ' l s t c r r s i o n c,r l r i g L r r : L b i l i t I,' l i s r c r (l , t i r r i r c ,l t u r p i r c s p r z i o , I n S , n i d i r i , i ' t n " r z ; a , t ^ M ( ) b i i r , ( i c s c c n ? , l x P c s , ' r r c z z ,lrn I ) r z r r r t r r N r r , r , " , " , l " r . ' , r , , r , i i ' . p i ' t . i , u , " , i l l j c . . l u ' r r c , I ' l i s s c r s r s c rc r c zc , l . c r c s t n t i P r . ' r i c r i $ r x i ' y ' r ' r l n " " i , 'ln p rcn a lx l)urczz, h l\'lollczz l,r 'o , r r l , e r r , r r r . r r i c i u r D . r , u r , ' , c , , r , r c l ( ) I ) l r c i r i , \ l'. S. (;;t.J, t;ttt h\n 'lr h rirrtttc| t|t nlrtu (. .),1t. xr'rr, l',rrigi, 1?911.

-fur.

'.C

Fi9.8.4. Abbiamo voluto accennare btevemente a differenti impostazioni critiche con lo scopo di sottolineare come, pur accolte nel mcdcsimo luogo cli pubblidivcrgcnti i mctocli cli analisi sui cazione, fosseto ancora cterolienei e <1uasi

282

Le in/fagi,ii sulle ?roprie

nranhbe dei nareiali

e la <srhnee de! ingnleTr,, *l

XVIll

recalo

La fria

rPe ehtale e geanetica tli Pieter l)an Mttrchenbtae

283

riguardante l'< Infrodtttlio ad cohorenliam corporun frmartrxt >6, \{usschenbroek si sofferma con particolare enfasi sulla diversitL di comportamento dei solidi se sottoposti .r ttazione, a flessione o a comPressone, distinguendo al solito - nella tradizione galileiana - la << tesistenza assoluta >>pet kt traztone, e la" (( resistenza relativa o trasversale )) per la flessione. Pur non addentrandosi a formulare alcuna esplicita legge di legame costitutivo, I'autore misLua Per ogni e la strilioue della super provino il catico di :rottuta. a trazione, I'alltngzmento resistente: la cuta usata nel registrare i risultati e la molteplicit degli frcie esempi inducono Musschenbroek a valotizzate le differenze pir che l'uniformit. Per questo il suo insegnamento sembra rivolto piuttosto a mettere in dubbio le formule note, che non a confermade; nel medesimo tempo, per, grazie allr- perspicace osservazione delle circostanze meno evidenti, I'autole riesce a mettere in luce e a intrPretare aspetti nuovi che sino ad allora etano ignorati dagli studiosi. Ad esempio, le sue espetienze sulla trazione dei fili metallici (fig. 8.5.a), da un lato, lo pofiaro a contraddire spesso la tesi, pur cos ovvia <Per i geometri )r, che il rapporto N/A raggiunga un limite costante a rottura, sia che si misuri l'area della sezione inziale, sia che si misuri cluella successiva alla prova; ma, dall'altro, gli manifestano l'nsorgenza di calare all'atto clella deformazione e della rottura: l\Iusschenbroek cos il primo ad avere rilevato questo aspetto (( non conservativo t) del comportamento materiale, attribuendolo all'attrilo ierno, e cio allo < sfregamento delle parti l'una sull'altra e alla forte comptessone latetale >>che si verifica < quando il metalkr si assotiglia ). Similmente, mediante I'impiego dell'attrezzatura rappresentata nella fig. 8.5.b, Musschenbroek si propone di riportare al giudizio inapnellabile dell'esoettenza lzL controversia sulle formule di Galileo e di Mariotte, per la flessione, ptofessando il convincimento che < la dotttina della resistenza iempre in qualche modo si sottrae alla sagacia dei matematici > (p 622). Anche la formula di Bernoulli da Musschenbroek rivisitata criticamente: le sue esperienze su travi lignee gli dimostrano la non trascurabile influenza della risposta anelastica, ossia la ctescita nel tempo della defotmazione sotto vi carico costante, s da suggerirgli la tesi estrema che << sono tanti tipi di inflessione, quanti sono i tipi di legno soggetti a esame >. Ma il contributo oiginale pir important del nostro scienziato certamente quello che tiguatda Ia relazione tta il cartco limite a compressione e la luoghezza di un'asta snella. -{ quel tempo era gi stato osserYato che un'asta compressa spesso si inflette prima d rompersi, ma il fenomeno non aveva ancora ricevuto rigrosa verifica sperimentale. r\'Iusschenbroek svoge le sue indagini empiriche sulla macchina di prova tiPort^t^ nella fig. 8.5.c, e ottiene che la tensione di rottura inyersamente proporzionale al quadrato della lunghezza dell'asta. Anzi, egli si spinge innanzi, fotmulando la seguente legge che convolge anche le dimensioni deila sezione trasvetsale (rettangolare): < Paralle-

ilr

I rv. lcpipcdi <1clmedesimo legno (...) compressi secondo la loro lungtczzt, cscrr irrrrrr,/iriz di reislea4.a che vatiano inversamentc al <luadrato dclll lr-Lrrghczzrt, ( l i r c i r r l c l r t ea l l o s p e s s o r e e l l a t o c h e n o n c u r v a t o , e d i t e t t a m c n t ca l c l u l t r l r r t l ( ) d ,lcl lrrlo cun,nto> 7. 'lrc trotr lcugc, per a parte rclativa alla larghczzn e alIr spcssrirc<cll'rrslrt, pcr lrt c ( ) r 1 1r ) s s c r v ai n p r o p o s i t , i i l ' I r u c s t l c l l n c r , , r ' r ' c t t r rl;r u i r v l l e r e i c r , , l l u r ' : r ,r i r n < , n P c r I ' i n s t a b i i t ,o s s i l p c r I ' i n f c s s i , , n c l i t s l i c l c l l c P t - c c c c lct r 1 l : rd i 1 - r c l l c c l ltz r l i l c l r r i c o ] n r i t c t o t l r r r i rs l e s s l t . ' I u f f 1 r v i ,P,c r I l P a r t c r c l l t i \ r
/ l l , i , l . , , , l ' , , p , , s i z i , r .I l i ) , I r s . 6 6 0 . 3 ( : , ' l n , ( \ , 1 ( l l . t t e t t i r / h l l r r t t ' , l . t L r h a r i , ' , 1 , .1 2 5 , l c r l i r r r - l l e i , l c l l , c r s! \ ' \ ' ( ' r k , l r ) l t , N

P. van l{r:sschenbfock, l,ci<h, 1729.

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284

Le itdagin; iath pro\riett nuat1ibe dei naterial

c Ia <vietee de: ingenietrs> nel XVIII

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L'

t"lo gta de trattato stl/a rerirhn<a

Tateali le/l'c/ illtt"tittistita

285

e il quadtato della ltnghezza, la legge sperimentale di Musschenbroek riveste grande interessestorico: seconda,in otdine di tempo, soltanto a quella ancot imperfetta di Leonatdo che, come abbiamo visto nel pat.2.8, si era occupato del medesimo argomento, e precede di crca qundici anni il definitivo risultato euleriano, < Questo fatto - commenta il Girard - merita da solo d'esset conseqnato alla storia della Scienza, dal tropPo esiguo numero di coloro che, nelle ricirche siche, perseguolro il punto d'appoggio comune alla teotia e all'espeIlefTz >r '.

8.4

L'ULTIMO DEI IL

SULLA RESISTENZA TRATTA.TO GRANDE ILLUMINISTICA: DELL'ETA MATERIALI > DI P. S. GIRARD < TRAIT

Volendo proseguire questa breve rassegna dei principali stucli sulla resistenza dei materiali ofierti dagli scienziati e dagli ingegneri dell'et illuministica, dovremmo a questo punto soflermarci dapprima sul famoso Essai sar arc application des rglet de Maxintis et Mininit (...) che Coulomb pubblic presso i "I\fmoires" delt'Acadmie des Sciences nel \773, per poi concludere col Trail ana[,tique de la rtistawe des solides et det sa]idet d'ga/e rsistance rli Pjetre Simon Girard, pubblicato a Parigi nel 1798. Tuttavia crediamo che sia opportuno trasgredire, per una volta, il rigotoso ordine cronologico ptesentando subito quest'ultima opera che raccoglie e svilupPa temi e problemi gi dibattuti nel passato, mentre il saggio di Coulomb apre nuo\re strade, -d una svolta graniosa, affacciandosi su orizzonti che soltanto nel XIX secolo saranno esplorati. Il frontespizio clel Trait di Girard porta una citazione da d'Alembert (Elwms de Pbiknphie) che bene esprime il senso dell'mpegno sperimentale manifestato da Girard. Essa dice: < L'esperienza non servit Pir soltanto a confermare la teoria, ma distinguendosi dalla teoria senza sopprimerla, essa condurr a verit nuove, alle quali la teoria da sola non satebbe potuta petosserva Giratd nella sua introduzione venire >. Ci particolarmente vero per tutto quel che attiene all'analisi della resistenza del comportamento elastico ei materiali. La spiegazione che il nostro autore d a questa tesi dimostra come egli avesse percePito con singolare chiarezza la drffetenzt ( ePistemologica >>tia le equazioni generali di equilibrio e le < equazioni costitutive ), che sano la sollecitazione ala deformazione. Ascoltiamo le sue stesse parole; esie anticipano di pir di un secolo e mezzo un chiarimento critico sulle leggi della meccanica che gli scienziati di oggi sono propensi a ritenere lcquszone recertee originale del nostro tempo: ( Se nella teotia della statica ecito concepire le leve pet mezzo delle quali i mobili agiscono gli uni sugli eltri come se fossero dotate di perfetta inflessibilit, tale ipotesi cessadi essere mmlsslbile nell'applicazione di questa scienza al calcolo delle macchnc, poch a
T l'. S. Gimrc.cit.. o. xr.rrr'

natufa nofl ha cteato alcuna sostanza le cui parti non possano essefc scPitrittc le une dalle altre per azione di ur certo sforzo. Vi sono dunque due tipi di cquiibrio che debbono esser considerati nella leva, e nelle macchine chc a<l esia si richiamano; l'uno riguarda le forze opposte che si controbilancianrI' I'altro una certa funzione di queste forze e la coerenza delle parti di cui e macchine sono comPoste, Si possono assegnarerigolosamente le condizioni tcl primo, ma quelle del secondo non sono assegnabili che per approssmlzi"nc Sarebbe necessario, infatti, per giungere alla loro determinazone, crrn'isccc la figura e la disposizione delle molecole elementati dei corp, ci che costitusce la fotza con cui esseresistono alla loro disunione, e poich questa c()tl()scenza al di sopra dei nostri rnezzi, non s pu apPlicare il calcolo alla rcsistenzadei solidi se non ricorendo a diverse ipotesi, ta le quali pi probabilc > '0. tluella i cui risultati approssimano meglio i dati dell'esperienza I-'introduzione, da cui abbiamo tratto il brano ora riportato, una bcllissima sintesi storica della disciplina, pr tutto l'atco di tempo che va trt (alilco alla fine del Settecento. Gitard ticonosce in Galileo il fondatore norr come giust<r soltanto della teoria sulla resistenza strutturale, ma ancora tlclla teoria sui < solid di ugual resistenza> che nel Trait s<tnoa lungo e oppot runrmente esaminati. Tale tema appate all'autore degno della massjml c.,rrsitlcrazione e affascinante: < rendendo i cotpt d'agaale resislenTa,li si rende anchc rli tttino aolume, e in tal modo ci si adegua alle leggi della natura le cui <.'petazi,rni sembrano sempre costantemente efettuarsi con la maggor ecr'n,,nlie da clucllc lrrrssibile d.i rnezzi. Ci che dstingue soprattutto le sue produzion si atmonizzano esscltziilltlr'l'industria umana, che in essele cause e gli effetti nrcnte. Le une non possono subire alcuna modifica senza che le altrc ttott srrlriscanoqualche alterazione, ossia, da una nuot'a causa risulta semPrc ull (llclt() nuovo. Nelle produzioni umane, al contrafio, non esiste alcuna llr()tra porzione r.recessatia l'effetto e la causa che lo produce' Se, ad esempio, ttoi t|rlrlrilmo sostenere un Peso determinato, noi possiamo usare indjstintanlcnlc ,, rrn filo che ha fesistenza appena sumcienteJo un cavo di resistenzasovrllll)()n(Lrrte (...). La perfezione sta in quell'unica dterminazione a cui la naturrr mentre noi dobbiamo percorfere per tentativi l'jmnlctlslt irffill sll()ntaneamente, ". rlisllrza che da essa ci separa>> In tlueste patole di Girard , come dire?, tacchiuso il sapore della scicnzrt rllrrrninistica: esplicto il richiamo a quella visione finalistica o teleonomiclt rlcllc lcrg naturali che ar'el'a animato il dibattito sul principio dela minitrrrt rrzi,,nc di Maupettuis; implicito l'appello a quella distinzione tra lc ()Pcrc rltlll nrtura, .mpre perfete e benefiihe,e Ie opere dell'industril unr.ttlrt',tl c,)nlrlrri() clifettose e disordinate, che era un ingrediente clella filosofia in <1trcl Rousseau con la su Pr()t(ull){): l)lsti pensare alla concezi()redi Jean-Jacques di ta/rrra che la civilt rvrebl>c ofuscatrr lrostrrri trn ritorno all'otigin^rio ld/0 accluistaperci in (irrrrd un i' ((,rr)tl(). La riccrca <Iei nlidi d'4qta/e rt:.ris/trt7u
'I ll,i(l.rr, t)lr.x, x. r' ll,itlcrp. x r\'. .

286

Le indagi i r lh prapliel

,lecakicbe dei nateriali

e la < $;ene der i,1gnhfft "

el XV

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L'itlit:a

gaflde rra ata Mlla resiienT.a tlei nateriali

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ilh.tiniiia

287

ruolo premnente, come se in essa si realizzasse il vertice pir alto della tecnicz costruitiva. Obbedendo al principio teleonomico del minimo volume, o del minimo peso, i manufatti umani si adeguano infatti al principio teleonomico La di economia che la natura sempre rispetta: << teofl dei solidi d'uguale resinon altro, in realt, che un'applicazione di questo stesso priocipio, stenza essi contengono noiche tra un flumero infinito di corPi di resistenzaassegnata, i, minima quaotit di materia. Cos ridurre a tale forma, per quanto le circostanze lo peimettano, tutti corpi che entrano nella costruzione delle macchine d i c u i n , ' i c i s e r r i a m o p e r a u m e n l a r e e n o s t r e f o r z e . a r r i c i n a r e n o s t e s s i ' Der quanto in noi, alla perfezone che c r ttefizz^ in modo tanto ammitevole ". iutte le opere della natura; , io una parola, conformarsi alle sue vedute> Forse che le ali degli uccelli, riguatdate come traYi incastrate a un'estremit, non sono un esempio evidente di forma perfetta, con la progressiva diminuzione della loto sezione trasvetsale, ^ pattie dalla base di incastro?'3. Sull'atgomento dei nlidi d'agaale reiften1a, Girard d la storia movimentata: I'inizict , come sappiamo, in Galleo, ma gi nel 149 intetviene sulla questione Frangois Blondel con l'opuscolo Calilaur pronotut, e successlvamente pe( correggere alcune aflermazioni avventate contel svedese P. \lurtz, nei Diuars gahleiani; in Italia ben presto divampa una polemica, sul nute medesimo tema, tra Alessandro Marchetti, professore a Pisa, Vincenzo Viviani, allier.o e continuatore clell'opera di Galileo, e Padre Guido Grandi; <una di dice Girard - di cui la storia delle scienze ouelle polemiche scandalose ffre disgraziatameflteesemPi troppo numerosi>>'a._ L'iniroduzione prosegu tiportando la storia del problema di Galileo e delle curve elastiche nei contributi di Giacomo Betnoulli e di Eulero; poi citato il saggio di Coulomb Ael 1773, dove il metodo Prediletto dei massimi e dei minimi piegato ad applicazioni tecniche di grande rilievo, come il dimensionamento di mrrri di sostegno lnfine, Girard si soffetma a parlare degli studi spermentali intorno alla tesistenza, menzionando Parent, Nlusschenbroek, Buffon ldel quale egli aIoti.lz le indagini sui legnami, sull'influenza dell'umidit, della stagionatura, ecc.), e Perronet. A proposito di tali precedenti esperienze relative a travi lignee l'autore osserva, tra I'altro, che < si sempre trascurata la coerenza longitudinale delle lcro bre >. Tuttavia, egli dice, < evidente che questa coerenza deve rendere la loro inflessione pir dilicile. Infatti noi abbiam riconosciuto sin dalle nostre prime prove che I'elasticit assoluta, che nell'ipotesi dei geometri stll'orgamzzazione dei corpi fibrosi dovrebbe dipendere unicamente dalle dimensioni cielle loro basi di rottura, dipendeva ancora dalla lunghezza delle loro fibre costituenti. Di conseguenza, noj abbiamo ricercato la funiione di questa longhezza' che rappresenta la coetenza longitudinale nelle differenti specie di legno, al fine di trarne \a loro elattitil astoltt/a 's. In simili accenni, bench molto immaturi e per certi versi fallaci, $ecifca >
12 lbidcm, pp. xvr, xvrl. t3 lbidem, p. Ivrr. ra lbidcm, p. xx. ! s l h i ( l c n r .p f . . I r , r . r r r .

Girard si awicina all'a scoperta di una cosa veramente importante, anche sc egi non in grado di individuatne la ratura: ossia Grard awerte che l'inflessione della trave si accompagna sia alla teflsione normale agente su ogni sezione trasversaler sia a un'altta componente di tensione agente tra le fibre longitudiadeteflza rr. Questa nuova componente di tennali e commisurata alla loro << sar, nell'Ottocento, riconosciuta come tensione tangenziale, legata alla sione sollecitazione tagliante (fig. 8.6).

I iq. 8.6. {a c' di pir: il nostro autore era certamente un sagacee attent,' slerimcntatore. Nel corso delle sue pluriennali ricerche sui materiali, egli aveva nrcsso in luce taluni aspetti del comportamento strutturale che trasgredivanr) l,r semplice elasticit: < Noi abbiamo osservato che la re sistenza diminuiscc nclla misura in cui il carico continua ad agire > I. Questo appunto un tenorrcrrri tipicamente anelastico: tiguarda la componente < viscosa> del materialc, ( non pu essere desctitto nei termini 6niti propri del legame elastco, clove lrr s()llccitazione connessasoltanto alla deformazione attuale, ma deve richiarrursi anche alla < velocit di deformazione >. < Questa osservazione - dicc pcrr'r Girard - aptendo un nuovo campo di esperienze,fa purtroppt-r ptescnlirc I'cstrema dillcolt di ottenere conseguenzerigorosamente esatte)). Non si pu non ammirare La chiatezza con Ia quae il vecchio ingegncre < rlcs Potrts et Chausses rconosce I'esigenzadi descrivere l'anelastic;tin ter> rrrini < anolonomi >>, ossia introducendo la considerazione degli incrcmcnti tcntp,,r'rli tlella deformazione. D'altra patte, la via intrapresa da Cirard nell^ cl!art (l(llc (lLrttr() sezioni che compongono iI slo() Trdill incespica ben prcsto itr roruplicnzioni analitiche quasi ins()rmontabili e non corrisponce ellcaccnrcntc rrllu rltura <lelproblema lsico; lo studio dci tnomeni anelasticiprcnccricanrprr rr,l,r nrolto pr tatdi, quasi dopo un secolr, come avrcm() motlo tli tlirc ncl
ll. l).

l , c 1 . r ; gf . . 7 c 8 . 8 t i p r o c l u c o n o l c t a v o l c o r i g i n a J ia J l e g a t c l t r , t t t ( ) : s ( ) n ( ) r i r l r l r c s c r ) l ' r il t r c s s c ' r p P a r c c c h i od i | r o v l < l c t t oc o t r t : r l n . l c c u r a < l l l l ' t u t o r c c


r r ' l l , i ( l ( r , .D . ' ' ' ' .

288

Le; dagini alh pro?rh ztecca,'irhe wateriali e la <dexre der ing,'ierrr > xet XV.III:ecolo lei

L'altino

gtalde traltala

Mlla teriite <a dti nahriali

dell'e. ilkni

isrica

-\i/A,

r|i t.

'-'..--\

ilffif ililTilf ilffiffi


1ti1.8.8. llcssionale (e quindi del modulo elastico) lo stesso che giLDanele Bernoulli cr lr.r.rlero aveyano proposto (cfr. il par. 6.11). Giratd si serve infatti cellaforrttttlrt che esprime la freccia dell'estremo libero di una mensola al carico ivi lpl)licit.), e che nel caso lineare si scrite cos
I , _ : : ] -

\Mf ffih$ M W# M$ il##H ilffiI


(8.4.1)

'

Ql3

Fiq.8.7.
(e a lungo descritto, in tutte le sue parti, nel testo'7), e un gran numero di trar.i lignee sulle quali sono state svolte le esperienze, sia per determinare il modulo di elasticit, sia per valutarne la esistenza a rottura. Si noti che il metodo usato per la definizione numerica della rigidezza
17 Ibidcn, p. 129 e scgg.

3IlJ

pcr ricavarc: rir Ql' 3f

(8.4.2)

(.!ttitttli nrisuranclo il pcso (], la lung.rczzaI c lo slrostamcnto f, l'obicttivo i u l ) i t r ) ( ) t t c r u t ( ) .l , a t a b . 8 . l l s i r i f c r i s c c t d u n a d c l l c c o p i o s c t a l > c l l ci n c u i ( i i l t r t l r i p o r t l i q r r i r r c i p a l ir i s u l t t t i r l c l l c s u c r i c c r c h c s p c r i n t c n t t l i .


l0

290

Le inlagini *tte proptie meccanche ftatuiali e la << ei science rlgeierr > nt XVIIL:ecoto de

Cift

e i a Mlidi d'Lgtal ruitte <a \

291
D'UGUAL RESISTENZA )>

8.5

GIRARD

E I < SOLIDI

Tab.8.IL (r5)

IV.

BoIS

DE

SAPIN.

'J',4DLE rles erpretces ll"aites paur ditannncr lo rlsistance relatye des Doc de brin er hur lastcit laltsohrc.

Dovendo necessariamente operare una seezione entro 'estesa materia trattata nell'opera di Girard, limiteremo l'attenzone al secondo capitolo dedicato ar ntidi d.'ryaal reli$et1a. Le fotmule di base che srvono a costruire tutta la teoria, secondo l'impostazione datale dal nostro autore, sono quelle che collegano la tensione massma (o minima) al momento flettente, per la trave inflessa, e alla"forza. normale, per la trave tesa o compressa, Indicando con X e Y lc dimensioni della sezione trasversale (si pensi a una sezione rettangolare comc fig. 8.9), e riferendo all'ascissa z I'asse della tra-ve, tali formule si traducono in relazioni del tipo:

(8.s.1)
XY : G(z)

(8.s.2)

tove F(z) e G(z) sono opportune funzioni di z, corrispondenti ad assegnatc tlistribuzioni di carichi trasversa.lio, rispettivamente, assiali. Girard sviluppa rliversi esempi risolutivi sia nell'potesi che la sollecitazione esrerna sia prosia rlrtta dal solo sovraccatico, nell'ipotesiche si debbatener conto invecedcl l)csoPfopfio.

r-r

T"
a
(rnsideriamodapprima,seguendo svolgimentodel Traiti '8, l casodclla lo iullcstadi aniforneresistenTa Ir,rtr soggetta, appunto, al proprio peso. Sc la trave incastrata BD (fig. 8.10)la (8.5.1)si particolatzza in nclla:

\\', -=Jpxyzdz

(8.s.3)

rl,r'c ll cluantit p una costante se jl matrile omogeneo, ecl una funti(,rc n(,t^ cli z nella circostanza c()ntrafia. rr lbirlcnr, 88 c scgg. p.

292

dei de! Le irdagixi.ru c ?ro?riela ,necanicbr natetiali e la <.tcietce ingftiest),,tal XVIII

re.olo

Giaftl <Mlidi d'rqtal reti e <a

293

D
" 2" A:z^ \ | // u+,1" ,"M#.".":m.

la Differenziando (8.5.3), si ottiene: 2XdY + YdX: pxzdz

(8.s.4)

Supponiamo ora che sia data la legge di vatiazione con z dt una dcllc dimensoni della sezione trasversal, che sia cio data, ad esempio, la funzionc X(z). Ebbene, la (8.5.4) consente di dterminare la legge di variazionc X: con z dell'altra dimensione, ossia la Y(z). Si ha infatti;

2X dY + YX/ dz : pxz dz
c questa un'equazione diferenziale del ptim'ordine' ir.rcognita Y(z) il cui integrale generae , come noto:

(8.s. s)
lineate nella funzionc ' l

r c, , *p(_ L J-" *))l."ot, J{ dz)nzl<rz


' ' * J J * o t i l nX )e z d z C r F , e x p ( -;
t f 1 i F ' / I \ f l l \

r f

Y '

\ f T

/ l f

x '

(8.s,6)

con C, costante arhttratia. La (8.5.6) d luogo alla:

1r "il "HF+"
.4"P I lt

1lt/

ffid"

(8. s.7)

c cluindi alla:

"

;;"

J{xpzd'z

1 C'

(8.s.8)
Y(x), dalla (8 5'4) ri

In modo del tutto analogo, se assegnatata Y: rnrc la X(z) ; risulta :

2XY' dz I Y dX : pXz dz
rrr cr.ti

(8.5.e)

e x p ll ' ' - - , ' ' ' \J

t^-

,4,/t

dzl-C, l

(8. s.10)

L costante Cr e la costante C, sono poi subito determinate imponcntkr A r i s p e t t i v a m e n t e . d e s e m p i o , c p a n c l o- i o X:0 sia Y:0 rlrc qrcr z:0 larghezza X costante (X ='' B), la (8 5 8) r,,,licli, omogeneo (P: p0) e la rlivrcnc:

\'
osrirt:

1 y ' t s 1 ' , z d zC , 2\/ts J

(8. 1) s.1

Fig. 8.10.

\' '

-llll/': 4

(ri.s,12

294

Le ;kdagiri Mlh fiap;et

nec'anietre dei naleriali

e la << sric ce de' i,gnieat

> nel XV

t recota

Circtd

e i << tolidi d'agal

rrirtcn<a>

295

qui C, nulla poichper z : 0 dev'essere Y: 0. La (8.5.12) conferma risulil tato galileiano. Nella medesima ipotesi di ornogeneit, se .invece Y: H (costante), (8.5.10)fornisce: la

il peso specifico del materialecostituente1^ c^tern,la condizione che dev'csscrc soddisfattaaffinch ogni sezione raggiunga la tensione limite orr-, : ori-h: Q oz Jf-^t
f ^

(8.5.14)

":*p(-!'-)

1.

(8.5.13)

da cui, differenziando : d^:_ -A r: dz


6ti-

Sempre nell'ambito d questi problemi relativi alla trave inflessa di uniforme resistenza,Girard risolve una questione che, a patet suo, < la piir utile >. Egli si propone di tovare ( tra tutti i solidi d'uguale resistenza,di medesima ltnghezza, e capaci di resistere a una forza assegnata, (...) quello il cu volume un massimo o un minimo > 'e. La soluzione conseguita per via trarazonale,e la conclusione che il volume massimo corrisponde alla condizione XY : costante,mentre il volume minimo corrisponde alla condizione : .or,"tr,.. Ma non intendiamo soffermarcisu questaput interessante applii cazione: desideriamoinvece dit qualcosaa proposito dei pata.gtafrsuccessivi < :u solidi di ugualeresisterqaatsolata>t, e cio sui solidi ngetti a traqiote o a campresione. In questo caso bene usare la (8.5.2). Si consideri infatti il problema della <(catena pesante di uniforme resi>; stenza indicando(fig. 8.11)con A la sezione trasversale, Q il peso comcon plessivo dovuto al carico applicato e al peso proprio di tutta la catna,e con y

(8.s.1s

Se y costante, (8.5.15) immediatamente la integrabile; si ottene; ln-A.: Y


oti-

z{lnAn

(ove la costante Ao, che rappresenta la sezione trasversale per z : 0, clcvc csser determinata in modo che ort^Ao uguagl Q. In definitiva la firrmula :
t-

A _-t10

dt;-

(8.s.1

ctl essadimostta che, per carico esterno nullo, << lunghezza dei solicli di ugualc \a lcsistenzaassoluta infinita- auale che sia la loto base iniziale > "o. Del tutto analogo il proilema del pilastro pesante di unifrrrme rcsistcnzl (lls. 8.12), dove in luogo d.ella trazione si ha da considerare la compressionc, r\tlnch in ogni sezione trasversale la tensione (negativa) raggunga il vakrrc l i t t r i t co r i - , d o v r a v e r s i :

Fig. 8.11.
rq lbidcm, p. '103.

lri,q, ti.l2.
t" lbirlcnr,p. 108.

296

Le ifldag s h prupiel,.erca

ihe dei nateriai

e la < nience dur ingenieaft r, nel XV

I recalo

Cl)at Aus6r'1 De Cotlonb

297

o,,-A:Q+JrAd,

(8.s.17)

dove, questa volta, Q denota il solo catico applicato in sommit. La (8.5.17) differenziata, offre:
d^ : ..4 l 62
dtin

(8.5.18)

da cu si trae, per y costante: lnA: Y zf


dt;-

lnAn

(8.s.1e)

La costante Ao che rappresenta nuo\ramente la sezione trasversale Pet z:0, dev'esseretale che o,,-A uguagli Q. In definitiva si ottene:
A
_l1o

^g
-

I, 6ri_

(8.s.20)

ovvefo

A : A-. e x n - L r l - l
\ dt'' /

(8.5.21)

che possono esstere e queste formule dimostrano, per carico esterno nullo, << infiniti solidi di uguale resistenzaassoluta negatiya (...), che questi solidi hanno un'altezza. rnf,nita e si assottigliano a pattire d,alla loro base sino alla cima > ".

8.6

CHARLES

AUGUSTIN

DE

COULOMB

Sagin t Coulomb, come avevamo preannuncieto. Veniamo finalmente Su questo lavoro eccezionale si gi brevemente accennato nel cap, 5 a proposito del < problema di Galileo >, e si torner a. paare pi diffusamente nel cap. 9 a proposito delle teorie statiche intorno agli archi e alle volte. Qui dobbiamo invece rifetirci alle scoprt fisico-meccaniche che Coulomb espone nei pttmi paragtafr, awalorandole cofl coposa documentazione sperimentale, e che "'. stanno alla base delle applicazoni sviluppate nei capitoli seguenti
,, La memorir di Ct,ulomb fu ptescntata all',{cadmie Ro}'ale des Sciences nel 1773 c inserit^ tta i "Mnoires dc Mathmatiqre et de Physique" dell'anno 1776 (pp. 343-382): si compone di cliciotto btevi paragn6 (o meglio di diciannove, poich per un etrore di stampr, duc paragtrl portrno lo stesso numero); t1i essi, i primi nove riguardrno le leggi dell'a*rito, il ptoblcua dclla flcssione, la scopetta della componente txngenziale della tensione, il critcrio di rotiurr (pp. 346 357); i sci succcssivi ttattano la spita dcllc tertc c muri di sostcg,lo (pp. 357-366); il pamgtitfo XV ve|tc sulla < suPct6cie di massimaprcssionc nci fiuidi coercntil; iornc gl Lrhinri rrc sliltrpf,rn(, il tcn,,r rlclc voltc (pp.370-382).

' r lbiderr-o. 113.

Tali scoperte consistono:a) nella definizione delle leggi sull'attrito' cui kr stesso autore offrir qualche anno dopo ulterori approfondimenti suffragrtti poi clalle esperienzedel Morin; b) nella definzione di una ( seconda dimcnsione > jmP()rtrlnz della tensione, ossia della terione targulia/e, la cui natuta ela cui proPosta di un critctio di non erano state sino ad allora messe in luce; c) nella rottura dei solidi fondato appunto sulla considerazione degli effetti proclotti (specialmente nei materiali lapidei) dalla tensione tangenzale. {a, prima di addentrarci nell'illustrazione di questi preminenti contributi, l'ogliamt far meglio conoscenza del personaggio, riportando qualchc notizit clella sua vita. Chades Augustin de Coulomb era nato nel 1736 ad Angoulmc. Compiuti i suoi studi a Paigi, divenne < Ingnieur du Roy D, cio ingcgncrc militte, e per questa sua mansione fu inviato nell'isola di Martinica ncllc < Indie Occidentali >, dove rimase pet nove anni svolgendo un'intensa attivit di riccrca. l,lrfessionale, dalla quale egli seppe trarre per occasioni preziose alla Martinica, Coulomb comPose la Memoria clrc l)utante la so" p.t-r.rettz" r.glr dt lrrir.rcipalmente .i itrt"terr"; il suo titolo Essai vr l/ne tpplicaliott de.r Ittti ttt,txiti et miriruis qaelquesproblnes de atiqae relatift l'Arctilectut. ritotn in Francia dove continu la sua opera di ingegnere alla Rochcllc' rLl'Isted'Aix, a Cherbourg; ma nel medesimo tempo i suoi nteressi scicntiflci si intensificarono, dapprma nel campo della meccanica (la sua Tltiotfu ttcs rt,trbircs imples, er altant gartl a// frottemeftf et la roidear des tordagesgli valsc il Patigi' ncl l,rcmio dellAcadmie nel 1781) e quindi, col suo trasferimento a prendendo terreno conquistnto i rLr()\.o settore della ricerca sica che stava rrraggioti scienziati dell'epoca: ossia l'elettricit. Tra 11 1785 e il 1789 (irulrnrb "Memotie" dell'Accademia di cui era stato nominatt) ll'ctnl)ro' l,ubblic, presso le i srr,rilavori maggiori, ai quali dovuta la perdurante notoriet del n()str()( In8' rrieur du Roy>; il suo nome ricorte frequentemente tra i fisici e gli clcttr()tccrici, non fois'altro perch t'unit di misura per la carica elettrica stlrt ir ltli rltricata. In queste Memorie Coulomb seppe utilizzare i suoi ptecetlenti stu<li sLrll'clasticit iorsionale e la sua bilancia a torsione (gi ideata nel 1777) alla vcrilca sperimentale della legge di Priestley intorno alle repulsion elcttrichc r' 1,irgeneralmente all'analisi elettrostatica, e giunse alla tsi fondamcntalc chc l,r i)fza attrattiva o repulsiva tra due catiche o tra due poli magnetici invcrs:trrrcn{c ptoporzionale al quadrato della loro distanza (legge di Coukrmb); n si lcrnrir f1ui, ma indag ancora la distribuzione dele cariche elettrichc sulla supcrlrr ic tlci conduttori gettando le basi della teoria matematica sul'argomctrlo cltc r ' r . r r r r r s u c c c s s i v iP o i s s o nm e t t c r L f t t n r o . i r\ll'insorgere della rivoluzione, nel 1789, Ct.rulomb abbanclon l)trigi, c si p ritirir in un suo possedimento ressoBlois. Con la rivoluzionc futtrlltr itbllttdel vecchio moncl<lle anche la prestigiosit Aclttrtc lc strutture accademiche rlrric: ILryllc fu chiusa ne| 7193, Per ri^PParire nel 1795 col nomc ci Institttt N , r t i o n r l d c s S c i c n c c sc t d e s A r t s . i llcn Prcsto il n()str()scicnzilto lu clctto tr,;L suoi nrcnlllri ; ormi il Pcriot|rr r t r , , l r t z i , , n r r r i (c r l r a l t t l r n l o t t t ( ) c l l r t r c i s t r v , , l t t f v c f s n r l o I ' v v c t r t u r l r , s t r , r 1 r , , l c , r 1 i c(irr.u l o n t b t o r n i l a l l l v i t t p u r b l i c a , t t o t r l i l r l i t l l t l c t t s i o l l a t l l r t l l l i t

298

Le "nda7ini r"lh prapriet ,,e'cafli te dei nateriati

e la <<cieneede! ing"iewt nel )(VIII

ftolo

e Coutonb h hgi dett'alrrito

299

prosecuzione dei suoi studi, entro l'Institut, sul magnetismo e sui fluidi vscosi, ma incaricandosi anche di impegni politici e culturali in qualit di Ispettore generale degli studi (1802). L'intensa attivit nofl giov alla malferma salute dell'anziano ingegnere che mor settantenne nel 180.

angolo {.,", sempre minore di 45",la, cui determinazione non dipende call'cn' tit" del peso Q; Q" denominato aflgolad attrita $atil. Ci vuol dire chc pcr ogni O<rf", alle componenti Q" e Qt del peso Q, normale e tangente alla super6cie di appoggio, i\ aincooscabrocostituito dal piano inclinato in grado di opporre sia la reazione normale Rn, sa la reazione tangenztale Rl, uguali (e contrarie) a Q, e a Qr risPettivamnte. Si ha quindi:

8.7

COULOMB

E LE

LEGGI

DELL'ATTRITO

R":

Q":

Q cos0

Rr:

Qt:

Q sen0

(8.7.1)

Eccoci alle << Propositiots prlinirairet >>dell'Esui (...). Dopo ar.ef richiamato alcuni elementari princpi di statica, Coulomb introduce i concetti di atrito e dt coe,rione: ptimo si riferisce all'azione intrfla che si esercita tangentl zialmente tra due superficie a contatto, la seconda si riferisce all'azrone tntetna che si esercita perpendicolatmente alla sezione e coincide, in ultima analisi, con la tensione o gi considerata da numerosi autori precedenti, ad esempio, nello studio della flessione di una tfave. ( L'attrito e la coesione - osserya Coulomb non sooo affatto fotze attive, come la gravit che d sempre il suo efletto intero, ma sono soltanto delle forze coercitive; esse sono valutate per i limiti della loro resistenza. Quando si dice, ad esempio, che in certi legni levigati, I'attrito su un piano orizzootale di un corpo pesante nove libbre tre libbre, si intende che ogni forza inferote a tre lbbre non turber il suo stato di tiposo. Io supporr qui che la resistenza dovuta all'attfito proporziontLle a\la ptessione, come stato tfovato dal Signor Amontons, bench per i grossi mass l'attrito non segua esattamente questa legge >'r, Ora dobbiamo cercare di chiarit meglio la sintetica indicazione sopra rportata. Si consideri un corpo pesante (rappresentabile ad esempio come punto materiale) appoggiato su un piano fisso, inclinato dell'angolo 0 rispetto all'orizzontale (Eg. 8.13). Se il corpo inizialmente fermo, I'esperienza mostra che il suo stato di riposo non alterato sin tanto che 0 non superi un certo

da cui, anche: Rt:R,tg0

(8.7.2)

Questa relazione vale per soltanto se la pendenza tg 0 del pianr> non tg,,L", oltre la quale il corpo comincerebbe a supera la pendenza limite f,: scendere. In altri termini, il vincolo pu esprimere \tna teazrone tangenzialc che limitata dalla disuguaglianza:

Rr<R"tg+"
ovvero dalla: Rr < f"R"

(8.7.3)

(8.7.4)

com accacle per il scmplicc Si noti che se il vincolo nonolaterale rLppr>ggio un piano - la condizione (8.7.4) deve accompagnarsi t1 (lucllrt su posiiiua (conformemente alla fig. 8,13) la teazi<>ne nornrirlc Rn: clrc impone esser

R.>0

(8.i.s)

Fig. 8.1 i.
,r C. A. Coulomb, /i:,rzl (...), cii., p. 347.

f-e (8.7.4), (8.7.5) corrispondono appunto alla leggedi Cotrottb, chc 1't,'rt (.runciarsicos: nello stato di riposo, la. reaztoneesplicata dal vincolo oricttlirtr! verso la parte coflsentita dal vincolo stesso e la sua comPonente tngctlzi:Lle una frazione propria di quella normale. La fotza. R, si clriarna a//rlla di ,, l.lrrcrrde il nome di coeifciente attrito: f" non supera mai I'unit c tlipcntlc della supetlcie ci contatto c tlltl,lrrl:1i natura dei materiali, da,llalevtgatezz,a lubrificantr. I'cvcntuale presenza di 'l'utto quel che sj detto sinora pennane invariato se, in luogo ccl pcso (], r.r t,,nsiclera .ur'a fotza diretta in modo generico; dettc Il. e l'-r le suc cot't't1roll,', Rr: l, obbccisconrr rrcnti, l'ccluilibrio garantito se le reazioni R": , r l l c c o n < l i z i o n i( 8 . 7 . 4 ) , ( 8 . 7 . 5 ) . S v i e n e c o s a c l c f i n i r c u n c o n ( ) a c l u c i r l t l c n \ c r t ( l ) c r a s s el a n o t m a l e a l p i a n o , e l a s u a s c m i a p e r t u n P i t r i a L f " ( f i g . l l . l 4 ) : p r l v i r r c , , l , rr i a p p o g g i o ( m o n o l a t e r a l e ) u p r o c u r r er c t z i o n i n o n c s l c r l l c l l l l i t e l . r l r l rc s t c r n at l c l c o n , r d i a t t r i t ( ) s t l r t i c ( ) ; o t r ( ) t l c c o t t o , c l u n t l u c ,c c v c t l i s l l o r s i r l , r l , r z l r r t t i v t F p c r n o n t , r t r r p c r cl ' c t l L r i l i l r r i < , . , N c i s r , r o s t u r l i s u c c c s s i v i( i r L t l < , n r br i \ ' ( ) l s cl ' t l c n 2 i ( ) t t ct l l ' t l / r i / o l i m u i r u : i

300

Le ;nAagiti tulle poPriet neccan;c\e de; nahiali

e la <<scienca inghiem der

> xel XVIII

secolo

la

tt'tian(

/augPn\iah P il riteria di nttfta

301

di doveil coefrciexfe uttrila di anin fa minote, talvolta in moclo assaiscnsibilc' di altrito saticof". Va detto peraltro che si tratt di coeflcicnti i"l r*fitikn risentono di molteplici c.par;ter;'iflabili con difficolt, poich le esperienze A titol'o'di esempio diamo alcuni valori di fa ottenuti dal ti.ol"ii .lt.ost""ze. Morin :
fetto su Pietra legno su legno metallo su meiallo cuoro su nerallo

fd : 0,7 +0,3 fd : 0,5 +0,2 f,t:0,25+0,15 fd: 0,6-0,5

8.8 LA TENSIONE TANGENZIALE E IL CRITERIO DI ROTTURA


Fig.8.l4. in questo caso si cleve considerare l'effetto dell'attrito sul moto del corpo obbligato a tenersi a contatto di una superficie scabra. Si pensi ad esempio a un pendolo (lig. 8.15) la cui sfera obbligata a strirare sulla supetficie a-a: le oscillazioni risultano smorzate, testimoniando che il contatto tra \" sferu' e Ia supetficie d origine a una fotza che si oppone al moto: \a forza di attritl radente. Se invece la sfera rotolasse su a a si avrebbe ancora uno smorzamento delle oscillazioni seppure in misura assai minore: l'attrito che cos insotge vien detto valae e, Non caso raro, nella storia della Scienza, che talune grandi scoperte slano rlconosclute venute in luce per vie alquanto oblique, senza essere neppure uLili a un certo ragionamento aPPro.lapprima aa non-.o-. collaierali premesse legge di .i"li. "1,i.".. Ci accaduro p.ru r.op.,t", dovuta a Coulomb, della di teniione in un punto- al mutare della giacitrasformazione delle componenti definii"r" aJ pa"o rispetto ai quale esse sono valutate, e della conseguente. tangenzrale che dev'essere associata, generalmente' zione di na componente :'lh qi nota componente normale d in tealt di sviluppare una pteziosa indicazionc ,i propot.v" 8o.rlo-b Borsrlt iorro studioso di cui faremo iottot"eltz" nel cap' 9)' il-clualc' ,lcll'Jate 'Memoria sulla figura delle dighe ("') sembra aver distinttr in <c un'eccellente legni c cluclla " lr.u,o pa, primo la ifrexenzache intercorre tra la rottura dei inflessc sono .l"ll" piee >''n. La Aifrerenza sta nel fatto che per le ttavi.lignee u p r o b l e m a d i G a l i l c r t> ' n r c r n i n e n t i l e c o n s i d e r a z i o n ia l u n g o d i b a t t u t s u occ()rfc la lig,.r,rrdant tensionenormale o,,., mentfe Per il pilastro.in pletra s"pttfitit^ di rottura geneal,,i,lcre conto dell'esperienza, h qale esibisce posrro'rtc inclinate, bench il carico sia disposto assialmente Come pu esser rr'ilc questo srranocomporLamento? teni'.', .hiarit" la questone, la cosa pi oPportuna valutare lo stato cli lottg ttttu giacitura inclinata (fig' 8'1) si,'nc che si eserciti, in un pilastro, questa sezlonc srrl,ponendo < che le due parii di questo pih.stro siano uote in meitre tutto il res della massa Perfettamentesolida' ,1"'.',,r^coesione data, ,,vvcro unita cfa wn'adetenza'infinita: se il pilastro caricato di un pesr.r,-clucsti inclinato cli cona tr.rrrlcrr far scorrere la parte supetiore de1 pilastro sul piano la parte inferior. Cos, nel caso di equilibrio, la-patte <li peso che agiscc tirtl() c()r si l,Lmcnte alla sezione, sar esattamente uguale alla coeeflz^ Sc ora 1,,rr,rlle rcalmcntc i,sscrvt, r.rcll'ipotesi c1i omogencit, che I'aclerenza clel pilastro ()ccorrc utuirlc in tutte le P^rti, affrnch il Pilastro Possa s()Pportarc un Pcso'
i{ llriLlcnr.n. 352.

Fiq.8.15. Le leggi che govenano I'attrito dinamico radente sono analoghe a quelle relative all'attrito statico: la fova 'atttito dirctta taagenzi^lmente e in senso contrario al moto , con discreta approssimazione, indipendente dalla velocit del mobile ed pari a. wa fraztone propria dela comPonente normale al vincolo; in altri termini, durante il movimento presente un'azione di:ipatirta misurata da: Rt: f,rR"

(8.7.6)

302

L iftdagifti r/tlh pra,rkti

neccanhl)e dei nanrial

e a <tdence der if,geftie rlt

ncl XVIII

scalo

La leniare latge <;alc e il crilerio di roltkra

303

/on

'74

1 i". 8.17.

Fi9.8.16.
che non vi sia alcuna sezione di questo pilastro per la quale l'intensit della componente di pressione possa far scorrere la parte superiore, Pertanto, per determinate il pi gtande peso sopportabile da un pilastro, si deve cercare tra tutte le sezioni quella la cui coesione n equilibrio con un peso che sia un porch in tal caso ogni pressione superiore a quella determinata da nino; questa condizione, sarebbe insuficiente a rompere il pilastro >'5. Ahim ! Il lettoe non pu che scoraggiarsi dinanzi a un simile argomenfe taf:Lto contorto e, diciamolo, rincerto nella nomenclatura e nei concetti che vi son messi insieme. Eppure basta solo tradurlo in termini piir familiari pr awertirne I'eleganza e la semplicit. Sappiamo bene che la tensone agente su una sezione a-a perpendicolare all'asse del pilastro vale Su a1a, opera la tensione S', uniformemente lbrio vale: disttibuita, che per l'equi

.-;.

--f,.o,ct 'ocosc(

(8.8.3)

Ora, la S" pu essere decomposta secondo la. perpendicolare ad a'-a' c l'una scconcola tange;te; emergono p"t.lO t" componenti d tensione o' e rn, ha: r()rmale e l'altra tangente alla superficie a'-a'. Si
ou : rn : Sn cos oc: s. sena d cos2 ct o s e n a ac o s c a

(8.8.4)

s) (8.8.

(8.8. r)

l,c (8.8.4) e (8.8.5) offrono per ogni angolo a la determinazione delle comqenerale- oltre componettt "',:, -ri di tensione; quindi p'rrcnti tencinne arinrli in generale.oltre la componente dn, zppare una

1!f1t",li Io ,^ngrni^ir, ed eia apPuntoa contrastre scorrimentoclclla l,'ur1,,ur",rr"

ssendo A l'area della sezione stessa,Consideriamo ora una seziofle a'al di normale n inclinata dell'angolo oc sull'orizzontale (fig. 8.17); la sua area data da.:

cos c[ 's lbi<lcn, pp. 343344.

(8.8.2)

-a ' t x r l c \ l l D e t i o r e d e l p i l a s r r . ' s u l l l s e z i o n ea ' Ir,,',u,,. le poisibli incljnazioni di a'-a', qual quella- che corrisponclc rorlc sezione cli rottura Per scorrimento? La risposta di Coulomb : il lllu prl,rstrrr(cli pietra) si to-p. to un'ioclinazione a* per cui si^ martina (ttsf)cttQ siSnifica i i , , 1 1 , ' , , t . , , ' a e a p a r i t ' d i . p e s oP ) l a t e n s i o n e t a n g e n z i a l er ' , ' C i r'lrc a+ dcfinito <lalla conclizi<lnc:

(8.8.6)
ltltilil (l:

304

Le

ddgiri tte FoPriet

/ecanhl)e dei nateriali

e la < $i?fle er i,lg"ie B> net XVlll

wolo

La !Pi't/a ltelh /etn

e i n\\

di ror/ewa '1t/ld ctt ra /ukna / lu ?0

305 (8.8.13)

d
do(

(Sen4 cos dJ :

(8.8.7)

. -* '- +

Vt +r-t,

il che conduce a:
Senc1.:COS6{

(8.8.8)

In conclusione, l'angolo di minot resistenza, d rotture, sar 45",>". < o A dire il vero, il ragionamento di Coulomb un poco pir circonvoluto: anzichimporre che per a* sia massima.r"(a parit di P) egli impone che sia minimo Pri- a parit di t, limite. Ricordando che o : la (8.8.5), scritta i, pet la situazione di equilibtio immediatamenteprecedentela tottuta, diviene:
Prtn : .' t i n A -' 'sen a cos cr

che bene si adatta a rendel conto delle esperierze a rottura per i matetiali lapidei' La fig. 8.18 mostra la caratteristicaforma a clessidrapresentatada provini-cubici .i cicestruzzo che siano stati soggetti a compressione sino a rottura; da ess^ riceve conforto l'ipotesi di Coulomb sul ruolo essenzialeesplicato in questo caso dalla resistenza a tensione tangenziae.

(8.8.e)

Donde la condizione: Pri- : min

(8.8.10)

produce nuovamente la (8.8.8). Da notate che, sulla base dei suoi esprimenti, Coulomb ritiene che la tensione tangenziale limite coincida con la tensione normale limite, che cio sia rnrim=- orim; la qua cosa non vera in generale. Nel IX paragrafo AeEs:ai (...), successivo a quello test ricordato, proposto un miglioramento dell'analisi sin qui cofldotta, in modo da avvicinare le conclusioni ai risultati sperimentali. Al momento della tottura - osserrra Coulomb - si oppongono allo scorrimento su a'-a' sia la tensione r.rr-, sia la lorza d'attrto che, come sappiamo, diretta secondo a'-a.' e vale fsPrin cos o(, essendo Prin cos ocla componente normale ad a'-a' del peso Pri-. Dunque deve fotza attiya ), costituita dalla componente tangenziale aversi equilibrio tra la << orza reattiya )) costituita dalla somma delle tensioni Prim sen c( del peso, e la << e dall'attrito f"Pri- cos cr. In fotmule: tangenztali c.,r-An r - r . m nd : s | ls rrin cos0(

l'.1.8.18. It.9 LA SPINTA DELLE TERRE E I MURI DI SOSTEGNO NELLA CULTURA TECNICA' DEL TEMPO delle coseche abbiamodetto ai prol,'applicazione forse pir interessante che si ttova sviluppatanei paragtafitta il I'l.r,ri diile costruzioni la stessa riguardala spintadelle terrc (. .) di Coulomb: essa I \ (bis!) e il XV dell'-Erai Beliclrr si Della questione era.gioccupato r'i 1,, caicolodei muri di sostegno' 1729, tntand'o,al solito, di ticonclurrc la tles ir, ll,r sua J'cience hgniears"del ))' macchinesemPlici e alle r,,,lrrzione propriet-di una delle classiche famose<< e Del resto' nulla pir spontaneo invidd pinoo inclinata. rrtl c,rs,,specidco, comune ci fa sapereche un ammasso trrrtc ci uia simile letfura: I'esperienza ma tencenaturalmentc, rlr lcrrt incoerentenon sta su a s, a perpendicolo, a scoscendimenti, disporsi secondo una certa (scarPa), ^d r.l s.lcccssivi BC (lg 8 19)' Si pu scconcloil < declivio> del pano di ttac-cia. cr,r.rrrpio, nclo su BC si comPorti ncl suo c()m,rll,,r',r ;,cn.nrc chc il prisma ABC, scorre q s c p l c r s , , , , n r cu n p e s oQ s i t u a t ( ) u u n p i a n o i n c l i n a t o ;c p o i c h u c l c h c i n t c pros'icicotc 'arctc-tlcl lc*rir ' r'rtluttrc'la sl,inta .rizzotltalc lj cscrcitatasula ( : l, I r r r r o t l i s o s t c g t r r b a s t ad c c o m p o r r c ] i n < l u cc l i r c z i r r t t iI ' t t n ao r i z z o n t i r l c

;; "

(8.8.1r)

Da questa equazione si trae la


Ilim: , A

cos c((sen - rs cos d, d

(8.8.12)
* s da rendere minimo

che cortegge la precedente (8.8.9). Scegliendo ct: Pri., ne derive per a* Ia determinazione:
20 lbirlcm, p. 353.

306

Le iiag;ni ralh proiet

nerca l)c dei ualeriali

e la <<sciencc ingniekrt net XVIII de

ecota

La rfiutd

de e tetre e i ntti

d lo egno nella ua

tcmi'd del te po

307

(,

.Fig. 8.19. l'altra petpendicolare alla < scarpa > la cui inclinazione corrisponde all'angolo a di < natural declivio > (fig. 8.20). Risulta evidentemente:

ia. 8.21.

Fig.8.22.

P:Qtgo.

(8. e.1)

Fi9.8.20. Il problema, a questo punto, sta nell'assegnate ad a un valote numerico che dia ragione dell'esperienza. Belidor pensa che sia buona scelta prendere, mediamente, a:45'. < L'espetienza insegna che le terre ordinarie lasciate libete assumono da se stesse un pendio che forma coll'orizzonfe un angolo di 45". Dico che questa una propriet delle terre ordinarie, giacch tutti sanno che se fossero sabbiose farebbero un angolo minote, e se al contrario fossefo grasse e forti ne farebbeto uno maggiore; ma per stabilire alcun che fisso, abbiam supposto tJ.ia terra che tensse un di mezzo tra queste due ) '7, Questa risoluzone, d'altra pafte, dovya ssefe comunemente accettata dai costrutto{i e dai trattatisti del Settecento. Essa ribadita, ad esempio, nel testo italiano di Giovan Battista Bora lTratato della cagxiTioxe pratica delle rei$enqe gearuelricar/ente dimo$rato, Torno (1748)] dove addirittura ne proposta una sorta di < dimosttazione>t con un'immagine persuasiva: un cumulo di palle di cannone (frgg.8.21. e 8.22), <che staranno sull'espressaguisa immobilj, o su altro potranno gravitare che sull'orizzonte BC ogn qual r.ota il primo
,7 B. F. (l Bcli.lor, cit., cap. lV rlcl l,ibro l, p. 16.

l'equirrrdine delle medesime sia fisso ); a maggior ragione, arguisce il Borra' un cuulo di qualunque altra materia' cio librio < accader senza dubbio in a uoa Llt tetta arena.pietre e altre simili cose, le quali tutte si sosterranno slno quella dell'anglo semiretto, o sia di 45'>' 8' ccrra elevazion'ela qual sar piemonOccorre dire, potttoppo, dne la' sicirezza del celebre architetto poch^l'atgomento < dimo*tratjvo 'r da,lui escogitato .a tcse mal riposta,^ e fallacei In realt, l'inclinazione dela scarpa naturdc ,u, t..*po gtt"t""o variabile da caso a caso e dipende da molteplici fattori l'a ,lclle teire E assai t:Lb.8.III ne d alcuni valoti medi trtlr) N{a torniamo alla' ftattazione di Belidor, semplificandone i Passaggi nclll a-45' l;rlxrriosi quanto incredibili e, in ultima analisi, inutili'q Posto dclllr tcrrn (i.9.1), si |ttiene sempli.emente P : Q; ora, se 1 il peso specifico proftrn, .i idica con h I'aliezza AB, il peso-del ptisma avente base ABC e

,rr'' ii'!' :::"-'i"#il"19:H:[''"^ iiliil:,'jl',ii;l;";1:,'#:,mm:i c ' ' ' " r cl e ' u e' r e r c ' : ' r ' * . u "1rcl/!.,,rc " a p e n sd i r c a
"r , . , , , l . r r r , . . g s . . " , , 'r4 . r . ::lll;;lli

(...), prariade e rerltm<e *, rs c. B. Borra, rrarlarode/lacos,li<ia,e

,i,1,

,tlllll;,,,l,ii

i],;l*i:l:l j;l; (,i 4s inpr;,,, . :;i'll :l"ll,"^'.*';1t'Ji:-,""1,"J::JI:';;,l;;"il"::Ti3Ti'::ll',i"1i, -ipr."',hr c,'uprirl;r:;,il'J;,r.],,:l:l:;):,1".r;il'.li:"i.;:"] ,

il,,' l;j;!ilr';;t;,l#itllll*i?l**i?+i il
un icrrxc' rn) sccon'r. su ii' ,l'i. ,l'l''illlii;"'.,'"i'1"'"';il',,il;, un pixno.irzz,u.t,Lr", rr srgrnairi
rrartr.urcrr( Lrxr sorsrr . , , , , l , , . , r i . i , , t r , r , t , , i ^ ' . t c 1 cr c r r c c t c c , ' n s " g u " n r i i n . i c r z i . n i s u i r i v c s r i n r c n t i ,

fu ,*, ."rrilo noi

;i:"lii'i:"ilTli,,i{, :i;i:il:ill?,i',;Fl'i"i:j';[]ii :xil"til,r;t,,:'.:.'r:ti$ii:lili


Ir r,Iu r,rri orrrrcorcschc .ltll',,pctr,

' . r , r . . , ' r | r , r i e r r i rpr 'r r , r ' . r c , r rt,' ri l i ' : - , i i i l , l l l l ' l ' ' i , , , , , . , , " ,, n < , r< r i r v i . . c h c , , r r < . r , ' , r r N i! tlii' crriqrsl)icrri ill \x s(gr

308

Le indagi\i rath prapiet

neccarlibe ei naleriali

e la << scietce du ing,hietrr st rct XVIII

ncoto

La tpi"fa e e teffe e i

t i

li nstegno xella ctllrra

leta del tenpo

309

Tab.8.IIL
Ylt/m'l
Terra vegetale asciutta Tetra vegetale umida Sabbia asciutta Sabbia umida Sabbia satuta d'acqua .A.rgilla magrissima asciutta Argilla magrissima bagnata Argilla asciutta Argilla bagnata Ghiaia asciutta Ghiaia bagnata Ciottoli a spigoli vivi Ciottoli a spigoli arrotondati

dei da me fatti per trovare la grossezza sostegnicorrispondevanoPerfettamentc >" ai risultamenti della sperienza Determirata, cos, la spinta risultante P nella misura:
35"-40' 45'

1,6 1,58+1,65 1,8 2,0 1,9 1,6 2,O 1,80+1,85 1,86 1,80 1,80

v: f,i,,"

(8.e.2)

25" 40" -46' 20"+25" 40'-50' 35o+40. 25" 45" 30"

il criterio pi1 .intuitivo per.il dmensionamentodel muro sta nell'impotre che il < momento ribaltante ), prodotto da P e valutato tisPetto al punto D (frg. 8.24), >> sia minote del < momento stablizzante dovuto al peso del muro valutato ancorarispetto a D. Poich la pressionedella terra ctescelineatmenteda A a B, la sua risultante P dista I
M" : 1 ,, 'rh3

dalla retta BD. Quindi il momento ribaltante vale :

(8.e.3)

Invece il momento stabtlizzante misurato da:

I (frg. 8,23); tuttavia Belidor awerte I'esigenza di mettere in conto l'artfito : < si sa pure pr esperinza egli dce - che le trre per la lor tenacit fanno met dello sforzo che farebbe un corpo sferico che tendessea discendereper Io stessopiano BC e che fosse trattenuto a urra otza orzzontale come la potenza P; perci si potr dire che la stessa potenza sostieneuno sfotzo equivalente alla met del orisma ABC > 3o.

dit b unitatia, dato da

lhz. Tale dovrebbe esserela spinta otizzontale P

M_

/ t .1'ah(aoL

\ 2^)-

l jr'a|.h

(8. e.4)

tl<rvey' denota il peso specifico del muro ed a, ao sono indicati nella fig.8,24, La condizione di equilibrio liruite stabilita da Belidot Pertanto:

! ! ! r' h^'+ y'ha.oa r' n*- |

*" : o

(8.e.s)

rlrr crri egli ricava la dimensione richesta:

Fig. 8.2j. E pi avanti, per awalorare questa su pfoposta di ridurre la spinta P alla met, Belidot s'appella alla bont dei risultati conseguiti: (tutti i calcoli
30 B. F. de Belidor, cit., p. 16.

ltk. s.2.t.
tr l!irlcn, p. 18.

310

Le ndagini !'Ih

po?iett meuaxlte dei nateriati

e la <:cience der i"gflietlrr, ml XVIII

secolo

La teoia di Coalonb s//a

r,ikta

delh tere

311

^ _ ^ " +^ z + l + n ' !l

(8.e.6)

Ecco: questo era lo stato delle conoscenzetecniche per I'impoftante problema dei muri di sostegno, che erano in circolo durante il XVIII secolo. Ma erano conoscenze grossolane per certi versi incongruenti: il fenomeno e dell'attrto permaneva oscuro, e arbitrao era.|'ayer supposto che il piano inclinato a 45" delimitasseil masso spingente. Abbiamo tuttavia voluto darvi uno sguatdo perch il lettore interessato alle costruzioni del passato - per un'analisi storica, e anche in vista del restauro - possa awicinatsi meglio ai concetti statici che orientavano gli atchitetti nelle proporzioni degli elementi strutturali, ond'essiscotgessero oyunque (nel terrapieno, nel muro, ad esempio, e nell'arco, come vedremo) la nascostaazione di una ( macchina semplice). Il < senso> di un'opera di architettura non percepibile se si osservasoltanto la sua << crosta>>superficiale,poich riguarda la vicenda costfuttiva nel suo complesso,in tutti i suoi momenti; un corretto intervento deve quindi tener conto dei prncpi soggiacentialla concezionedella stfuttufa antica che spesso preziosa testimonianzadella cultura tecnica e scientificadel tempo.

8.10 LA TEORIA

DI COULOMB

SULLA

SPINTA

DELLE

TERRE

Il contributo di Coulomb veramente chiarficatote; le formule cui egli perviene sono valide e ancot oggi, salvo ritocchi, restano in uso. Detto in breve, il suo metodo consistenel determinaretra tutti i prismi ABC (fig. 8.25) che si ottengono al variate di a, quello che tealizzz la masina tpinta sul rnuro ABDE, con riguardo all'attrito delle terre sul piano i ttacca BC 3' o anche all'atttito tra le terre e il muto sul piano d traccia AB33. Concettualmente, nulla muta tispetto alla precedente trattaziofle che Coulomb aveva proposto per il plastro in muratura. Infatti, egli dice nell'introduzione al Sagio, << per

determinare la pressione delle tetre contro i piani verticali che le sostengono, il procedimento assolutamente lo stesso. Se si consideta un ttiangolo rettangolo solido, del quale uno dei lati sia verticale e l'potenusa giaccia n un piano inclinato, su cui il triangolo tende a scivolare; se tale triangolo sollecitato dal suo peso, sostenuto Aa wna"forza orizzontale, dalla coesione e dall'attrito che agiscono secondo l'ipotenusa suddetta, si detetminer facilmente, ne caso di equilibrio, questa fotza otzzotttale mediante i princpi della statica. Se poi si osserva che, supponendo le tere omogenee, esse possono sePatarsi, n caso di rottura, non soltanto in linea retta., ma seguendo una linea curva qualunque, oe segue che per ottenete la ptessione di una supetficie di terra conto un piano verticale, occorre trovare tra tutte le superficie desctitte in un piano veriicale, quella che, sollecitata dal peso e trattenuta dal suo attrito e dalla sua coesiofle, esigerebbe, per il suo equilibrio, d'esser sostenuta Aa unz fotza orizzontale nassima; poich evidente che, richiedendo ogni altra figura una minor lorza orizzonta.le a ganntue il suo equilibrio, la massa aderente non potr diviclersi. D'altta parte, I'esperienza dimostra che pressappoco diritta la linea di rottuta delle terte, quando esse sospingono i loro rivestimenti, ed suliciente irr ptatica rtcercare (...) tra tutti i ttiangoli che premono su un piano verticale, cluello che esige per essere sostenuto la maggot otza ottzzontala Una volta cilre sia determinata questa fotza", \e dimensioni dei rivestimenti son dedotte llcilmente > 34. Seguiamo, a questo punto, i passaggi che esprimono in formule il precetlcrrte discorso. Indicando con Z e con Y le lunghezze 'AC' e AB' relative al prisma di tera AB'C' di profondit unitaria, sPingente sulla parte AB' del j',,rl-ento AB (fig. 8.26), il peso complessivo Q di AB'C' misurato da: . | .' : 1 ___ T^{aL

(8.10.r)

Fig. 8.25
3 : C . A . C o u l o m b ,c i r . . tdr. rx-xrr. 33 lbidcm, prr. xrv.

Sul medesimo prisma AB'C' opera inoltte la reazione P esercitata dal muro (rrgurLe opposta alla spinta della terra nel tatto -AB') che, se non si tene e t.rrt, dell'attrito lungo la patete AB', va Presa orizzontale. Valutiamo ore le l'rzc che favoriscono o contrastano lo scorrimento su C'B'. A favore di esso di h c,,m1>onente Q secondo C'B', ossia Qcosa; di verso opPosto sono Irlccc Il componente di P secondo C'B', ossia P sen .(; la forza d'attrito clovuta 1 (.! clrc, nella situazione limite di equilibrio, uguaglia la comPonente flormalc nr(,ltiPlicrta per il coeflciente di attrito f", ossia f"Q sena; la frrrza d'attrik.r ,r'utir r l) che, anaogamente, vale f"P cos oc. La somma di tali forze, tuttc dlrcttc scconco C'B', equivalente alla risultante delle tensi()ni tangenziali, data dal Prodott() di t,,,,, pcr scmpre nella stuazione limite h rlrr,rlc ,lclla supcrlcie di scorrimento C'B' (fig, 8.27). It altri tcrn.rini si ha Itrrcrr

tr lbirlcrrr. pp. 344-345,

Can/rib ti di Co onb al cahalo dei n ri di ror(Stto 312 Le i agini ralh ?ra?ie, necattcbe dci nalerali e la <Yieace es;t\qihttrc,t nel XVIII recolo

J t3

dP
o1,

z (l f "v + ",^)u' - zr"Y- z') == ^u


(z + f,v),

/a 1A (\ ,..,,/

\"..

e quindi :

l2!2r,\z-Y2-0
conde si ttae la lunghezza tichiesta Z (-

(8.10.)
AC') Pet il prir/a di n/d,rind .tPittllt:

z--f"Y + Y/I+-f
c nche:
2 _

(8.10.7)

tgc{:

" v r 'l-

[,:

(8.10.8)

l::-Ist

Ii;"

R )

8.11 CONTRIBUTI DI COULOMB AL CALCOLO DEI MURI DI SOSTEGNO


- osserva Coulomb - che < Si pu concludere dalla fotmula precedente triannon influisce per nulla sul valore dL Z, e Ie dimensioni del l',r,c"re,rza !t' s o l t a n r o d a l l ' a t t r i t r '> p i i r g r a n d e p r e s s i o n ed i p e n d o n o ', , , , f , , . f , . o r o d u c e l a vienc rlh finc e s ' , . , i , ' " . t a t l " f d . f O . 7 l n e l l ' s p r e s s i o nd i P ( 8 1 0 4 ) ' n e

r rr l t o t m u l a d e l t i P o : l) = puY'- ;'- 7,Y .Fig.8.27. a Q c o sa - f " Q s e n a - P s e n - f " P c o so - t r , - V Y ' + Z : .o, o: ed essendo Qg(Y-f"Z)send: = L lyr+Zzl \/yz+Zz; P(Z f f.Y)ru-(Y2 + 22): 0 Z 0
(8.11.1)

( . . c r ( l' r r e ) , .c o e f i c i e n c o s r a n ri n c u i entrano soltanto il peso specilico y Li la; di c il c,rclciente attrito f.. Al variare di Y, P muta dunque secondo

(8.10.2)
<ll' , (2pY-t''-),) dY c il rrorrento ribaltante, calcolato risPetto

(8.11.2) nella: a D si esprime


(8.11.3)

(8.10.3)

da cui deriva, ayerdo Presentela (8.10.1), la sPinta otizzotle P telativa al prisma AB'C: j
D -

Nr, j{zrv-'',-lxn- Y)dY: } r'h'- }'"'r'h'

1
1

vYZ(Y - f ,Z) - cr^(Y2 |


-f I L-a l\/ ls L

22) (8.10.4)

quest() Pullto' t()ll rfrrtc lr clcrrota I' tezz.a<fel muro AB. Coulomb, giunto a r : ( l l u a n t ( )a l l a f o r m : r t l r l l l c r n l r u l t c r i o r m e n t es u l l e r e g o l e d e l d i m c n s i " n r m c n t r t mcg" chc consulttrc lc I , r l l c , l i n r c n s i , , n it l c i r i v e s t i m c t i , n o n r ' ' r r t L l l e l i '\ ll'.lcrrr, 360. r,.

Per ottenere 1I valote ttatsiua d P, basta annullare la derivata rispetto a Z ; : cio deve essere

314

Le i,'dagini t

e propiet

neccathhe dei nbteriali

e Ia << sciencedes inge rs> ntl XVIII

rccolo

I::ru!o

i apPliati"e clella teota di Co anL

Jt)

Recherchet la f.gare desdigau [dell'abate Bossut], opeta che ho gi citato "6. ur Anche noi riteniamo inutile dilunearci sulle verifiche necessarie. Esse sono: 1) la verifica <al ribaltamento u ce consiste nell'mporre aI monento stabiliq' <ante ME (dovuto al peso del muro) d'esser maggiore del momento ribaltante, secondo un coefficiente cli sicatezza compreso tra 1,50 e 2,50 da assegnats.i secondo i casi; 2) la verifica allo ( schiacciamento > che consiste nell'imporre un limite alla pressione esercitata dal muro sul terteno, limite che dev'essere detetminato in dipendenza dalla natuta del terreno stesso;3) la vetifica allo <(scorrimento ) tra la base del muro e l terreno su cui esso appoggiato, con riguatdo all'attrito relativo. Successivamente, Coulomb sviluppa un esempio che interessante riportate. < Se si suppone che I'attrito sia uguale alla ptessione, come sulle terre che abbandonate a se stesseprendono 45'di scarpa, e se si suppone che I'adetenza sta nulla, come accade per le terre rimosse, si avr:

c(struiti da questo celebre uomo ra(amente superano i 40 piedi' la sua norma 38 pratica s'accrda molto bene con la flostra ultima formula >

8.12 ESTENSIONI APPLICATIVE DELLA TEORIA DI COULOMB


stcsso Coulomb 3e considerando l'eventualitL di un peso aggiuntivo Q* situato sulla superficie libera AC e mettendo in conto I'attrlto tta il muto e il terren<> spingente (fig. 8.28).

sono sviluppatedallo su del Immediateestensoni procedimento esPosto

(8.11.4)
. P ?v2 ; ": prsardunque uguale a . 2 a, e il momento totale intorno a D

h3 Cos, se il muro che sostiene le tetre fosse senza scafpa e ft. dotato di peso specifico uguale a quello del terreno, il suo spessore alla base . uh3 : sar If

satebbe a :

Ma se il rivesti"" po' minote di un quatto dell'a].tezza. iOO , 1 .. mento avesse di scarpa,chiamandoa il suo spessore corda AE si avrebbe, alla , nel caso limite di equlibrio : zhg la - h\ 3s "n(z o)t n'z'e da cui si trae approssimativamente a: -fr. Vot.nao aumenta(e massa la della hr

)Lh

t i. 2 8 . di Ll (8.10.4),in presenza q*, ti modifica nela:

l)

| (I ,tt + oJ <v r"z1 r,,^(Y222)


'7 | C -r/ - - r s r

(8.12.1)

muratul di un quarto in pir rispetto a quella strettamentenecessariasi troh , , verebbe a : f; e ci corrisponde alle dimensioni utrlizzate in ptatica. Io credo ' L
sia suflciente nell'esecuzione (...). Il Signot N{atesciallo de f Vauban, in quasi tutte le fortificazioni che egli ha fatto costruire, ha assegnato che porre a: 5 piedi di larghezza alla corda"di sommit p", I ai scarpa. Poich i rivestimenti

t, in rl,,vc si prsto semplicemente, luogo di ! $Zo,la somma ,VZ I Q*. a trnlr,rncndo condizionedi ruasittto Pet 12 spinta P, si ottlene:

f"\' I

/i -L Fzi ' .' a/ 1 z 1 f1 f " - ) _ Q * Y .r ^ yf"Y I rrr,,, z

(8,12,2)

3Ibidem, 361. p.

37 Implicitamentc Coulonrb supponc qui chc 1.

1.

' r ( : . A , ( \ r l { ' n h , c i t , ,t r p .3 6 1 - 3 2 . i v l l , k l c r np r , x t t t ' \ ' v . ,

316

Le i ddg;\ti iath ?ra?ier neanilrc dei

ateri.ti

e la <sience der i,tgnienrc r, nel XVIII

ncota

R. Ptony e il no nelado <grafca> ?e i nffi

di rorreg/lo

317

<< Pet avere le dimensioni dei tivestimenti, bastet sostituire questo valore di Z nella formula che esprime P e procedere per il resto nel modo gi indicato ) 40. L'attrito tra tefreno e muro rende non ofizzontale la reazione P per cui tutto va come se il peso Q fosse alleggerito della quantit fJP, dove fj appunto il coefficiente d attrto sul pafamento AB'. La soluzione si otriene 1 1 \ 1 d u n g u e p o n en d o | ; ^ ( y Z - t " P l in luogo di -, y\Z nella (8.10.4): il che z \z / porra alla:
'l
D -

z -Y(-f"+ \/T-+r:)
Ricordando che fs:
. -r -/i lvr.!Ir-

tg L!" si ha infatti:
rg Vs! l -senLl. s e cV . - . - , p , :

.o,$-,"'$1- .c+ Gft.'+-,."+)'


.o.,$ se'',$ .o.f+r.,.'f t+tr!i
(8.13.1)

I z2) |rYzF-r"Q-:.."^(Yz Y ( f . + f J )+ z ( 1 - f " f ; )

(8.12.3)
rr

: tc(4s"- ji)

, t , ,\

< da cui si tratrr, supponefldo che P fsia un maximaw, e facendo lt" . f.

Petci la (8.10.7)diventa semplicemente:

z:Yts\45"-t)
":-*" *

,t,^ \

(8.13.2)
nella:

(8.12.4)
rrentre la (8.10.4) si rende esplicita, per rin':0, 1 / ,t,^\

Sostituendo questo valore di Z nell'espressione di P e operando come sopra, si determinetanno le dimensioni dei rivestimenti > a'. L'esempio considerato da Coulomb corserya) come in quello precedente, l'ipotesi che sia nulla l'aderenza e che l'angolo di natural declivio sia 45', donde risulta fs: [. Inoltre I'attrito tra terreno e muratura posto uguale all'attrito

P:

ts'(45' 7 rY,

;)

(8.13.3)

La fotmula cos trovata per Z (e quindi per tg cr) consente di affermtrc clrc il piano di iscorrimentodel prisma di massima spinta biseca l'angoftt l rrmato dalla paete verticale con la scarpanaturaledel terreno; in altri termini I

delleterre;ciofj:

f". Ne segue n:!-Z)

e Z:

lYt

p"rr^no

I'angolo *ctprende il valore di 26'34'. Anan,o avanti nei calcoli si ottiene, per un muro privo di scarpa e dotato dello stesso peso specifico del terteno, o spessore limite a : sarebbe in equilibrio, alto venti > 4'. . ( Ci vuol dire che un muro largo tre piedi :0 nella presente ipotesi, con la spinta di un terrapieno

'-I"o' +")

(8.13.4)

8.13 R. PRONY E IL SUO METODO ( GRAFICO > -" PER I MURI DI SOSTEGNO
Si deve al Ptonv un'interessante elaborazione deila formula fondamentale -Coulomb (8.10.7) ottenuta da che per comodit riscriviamo: +olbidem-o. 363.
4, Ibidem. ;. 364. a' Ibidcnr, p. 365; ncll'/,.ral si trov scriri() a

(]uesto appunto il risultato, dedotto dal Prony n', che setvito a lui, (,rrc a numerosi autori dell'Ottocento, per mutare le espressoni putt,,str) l,rlr,ri,se della teoria di Coulomb, in linguaggio accessibileai tecnici e in normc rli i nrnrecliata ^Dolicazlone, l,tsciamo alie parole di Prony l'esposizione del suo metodo << grafico > pcr il rlirncrrs ionamento di un muro avente la parete a monte verticale, per il clualc
rrl.Pr)nv(1?55-1839)nacqueal-ione;dopoavcrfrcqucntaLol'<licrncclcsP()rlscrCh r . ( i r . l i ! ( ! r c o n i l P e r r ^ u l t a l p o n t c d N c u i l l y a p a r t i r e d a l . 1 7 8 0 , c s u c c c s s i v n c n r cn ( l 1 7 8 5 , l l , r r r t n r : r r , , r r r r l c l p o r t o c i l ) u n q u c r q u c . M c n r o < l c l h < C o r l m i s s i o n c l p c s i c o r i s u r c c l c l l ; rl { i v ( , l u ri ( n c ) , f r r u r " . l . r n , n . l , r t , , r i, l c l l , , : . c ' . , 1!c , l y t c c t . i . 1 ' c > ( 1 7 9 4 ) . N c l 1 ; 9 8 ' . i v " n n c c l i r c l ( ' r c d ! , l l i l l i : c ( , l cd . ; t , cs I t r r r r r r ( i h r r r . r s s > . I s u o i c o n t r i b u t ; s r r l l a s p i r r t a d c l l c t c r r c c s u i n r u r i ( l i s i ) s r c g n ( 's r n r ) c ( ) n t c | l u t i J.l tr^t'|| kt.rff'l)lr lato i!ttt /ru.t r ldfam h! 'cnti.n rta,1t1!r.trr t,tnr! tu t rnt; J,i.|l,l1|]|,,t||Luhl,|d|iqr/aoth+l()tl',th|||li|)o,'|qtlll.t1lt|).llli||l|ilf |!!/diJ'J/nJ0rttatlrtlittlrtttitltts/llnlurldl ,|, l|'||.("d h[ih' lc']|lu|fini1,aN|)nbh ,r/, l)ubl)licr,) a'l,rrrigi ncl lt02.

36"34',

318

Le iriagi,li

. l/e pnpr;et

nteccanichedei uahriali

e la <<tchne de: ngrie*rt>> nel XVIII

secolo

R, Protq e il nn nelada <<grafco> ?er i nrri ,,,-,r.: i r r.. r,,,

di raega

319

il terreno da sosteneteoffra r],'":23" 45' e quindi a:33"7', fonda sull'uso della tavola che riprodotta nella frg. 8.29.

Il tutto si

1a/,3,

:......." r-lii..]N

ii

I
f
F9.8.29.a.

320

Le tudagin; r tle prpiel

nerrahiclte dei nareal

e la << sence der insnie n),

nel XVIII

recato

\ 0r g p gl albori dclla t"al"<;a p i d""tia/e

321

< Supponiamo che si voglia costruire un muro di 13 metri dt a"ltezza, con ,. una rncLrnazrone dr metro per metto d'altezza,da una sola parte (quella -.di estefna); per sostenere terfeno del quale ur metro cubo pesa un del peso 106 di un metro cubo del muro (...). Prendo nella scaladi 15 metri una ltnghezza di Dh rappresentante13 metri e traccio leggermente a matita una linea hk parallela a DC, (Prony nota: sar. preferibile, per non rovinare \a frgura, fare il disegno su un foglio taspafente che si sar applicato sulla figura stessa) la pafte e"f', compresaentro De che corisponde alla inclinazione 8 sulla divisione di AE, e Df che corrisponde al numero 77 su FB, sar lo spessoredel muro al bordo superiore; conducendoin seguito f'G perpendicolatmente DC, su 1l ttapezio De"f'G sarl profilo trasrrersale muro che si vuol costtuire r>aa. del A dire i vero, il procedimento di Prony metita a. maIa. pena il titolo di < grafico >, poich subordinato all'mpiego della tavola 8.29. I metodi autendcamente grafici vennero in luce pir tard, soprattutto ad opera di Poncelet (1840) e, sula scorta dell'impostazione di Poncelet, di Culmann (1866) e di altri come Weingarten (1870), Ifeyrauch (1878), Alquist (1885) i quali introdussero anche interessanti approfondimenti. Ormai, per, non foss'altro che per la difiusione dei calcolatori tascabili o da tavolo, le ingegnosee spessobrillanti costruzioni geometrichedel passatohanno perduto molto della loro utilir. Concludendo qui I'argomento, dobbiamo aggiungere che la teoria di Coulomb sulla quale ci siamo soffermati certamentela prima soddisfacente,ma pu ritenersi conclusiva ed esauriente,I suoi sviluppi, peraltro, non per questo. debbono essereoggetto di trattazioni specificheattinenti alla < meccanicadei terreni r>. Ya detto ancora che nella seconda met dll'Ottocento, dapprima con Rankine (1856)e poi con Lvy (1869),Considre(1870),Mohr (1871), (1876)e lleyrauch (1881),fu proposta una teoria Winkler (1872),Boussinesq del tutto diversa da quella di Coulomb, facendo appello alle condizioni-limite dell'equilibrio di an mastoillinitata i terra incoerente con superficie superiore a5. nte piana un formeme caricata

nelit cultural di primo piano: il caso di Thomas Young (1773-1829)e tlcl dibattito sorto intorno al progetto di Telfotd e Douglas per il (nuovo ponte ) ci Londra. Il ponte, secondo i due ingegneri inglesi, avrebbe dovuto essere costituito da un'unica campata con struttufe reticolari in ghisa e superare i 1 8 2m e t r i d i l u c e ( f i g . 8 . 3 0 ) .

lti1. L10.

8.T4 YOUNG E GLI ALBORI DELLA RIVOLUZIONE

INDUSTRIALE

Con Ptony c siamo pottati alle sogliedella nascente rivoluzione industriale. Ormai Ia fiducia nei nuovi materiali e la possibilit di prevedere il comportamento statico delle struttufe si facevano strada nella cultura scientficaoreottocentescae, come spesso accaduto, il confronto di pateti divergeni ne rguardi di un nuoyo afdito progetto, fu motivo di valide conquiste nel campo delle scienzee delle tecniche costruttive, contribuendo a mettere in luce perso44 R. Prony, cii., p.35. 4s Per coorr^sio, la tcoria tli Coulomb tatvoltl dcttx cl ,ario littikth.

Sino a tutto il XVIII secolo la maggior parte delle sperimentazioni sul (()nlportamento de materali si riconduceva, come visto, essenzialmntealle rcriliche a rottura. In questo modo si dava poca xtleyanza"al comportamento c|rsrico dei materali ntro escursioni di sollecitazione doyute a carichi toller,rlrii. E, se put vero che Eulero aveva introdotto un termne, costante pet rllri matefiale, che riconduceva virtualmente il rapporto fta. caxtco e deformazr,,nc alle propriet elastiche del materiale, spetta Young l'ndividuazione e Lr ricluzione in una formula sumcientemente corretta di quello che, appunto, .r'r, i chiamiamo modaloelasticao nodulo di Yoang.Ed da notare come gli esperi||( rU condotti da Younq n occasione del dibattito sul nuovo ponteJ yeftesscfo rrr(.rrti c()ndottl Y oung tn occaslone dlbattrto Sul ru u! materiale, la ghsa, che non segue puntualmente la legge di Flookc. egge Flookc. lrr ,Lsscnza attendibili valori sulla resistenzadi quel metallo, procedette egli di rit(\s,) 1 pfove spefimentali e, puf lavofando su provini relativamente piccoli, r,ryiliirrnse risultati suffcientemente approssimati alla, tea,le tensione di rottura. Lr lrlirr.ra esposizione del concetto i modulo elastico si trova nel Corn di h'i,uti .v,/la f7a:ofa ratarale e le arti treccanichedel 1807. l.;t clefinizione di Young Ia seguente: < il modulo di elasticit cli urr r;rr,rIsrlogliamateriale una colonna della medesima sostanzain grado di prrtllttl Lrnapressione sulla sua base la quale stia al peso causanteun certo grado tlt r , ,rrrlrrcssione,come la lunghezza della sostanza sta nella diminuzione clclia ao, Itt.r ltrnghczza>> (.,'tnc si vede, la clefnizione, nor caucider/e con quella in uso oggi (vcrli r l l t . l l ) , p o c o < l i m p i d a > e d i n c o n s o n a n z a o n q u e l l a e s r ) t c r i c i t p ( ) r t t a c , a l I t r , r s s i s m o , d i c u i f u a c c u s a t oY o u n g < l a i s u o i c o n t e m p o r a n c ir , r m a i a l t c r t i l r r c r t , r r i d c l l a c l i v u l g a z i o n e t u t t i i l v c l l i c l c l l e s c i e n z e ,d i c u i s i i n t r a v c c l c v a a , l l ; ' r ,' t i ,r r ' ( , , n ' r u l i , c ,' r r I ' i n c l u s t r i : r .
.|l. Y()ufg, ()f tl) tq ili|t t d rt

l'ltiLx<flry rnrl rhc Mcch,rnicrtl Ans", l, t)t). 46,50,l.rrrrlorr,11107.

"A (ioLrrsc oI i,ccrurc$ {'n \tll o[ cl ti .w|lLot,c, in

Capi1ian; rienr;fiche lalle stt /htre ,obale prina

el XVIII

ncola

323

9 ARCHI" VOLTE. CUPOLE

9.1 COGNIZIONI SCIENTIFICHE SULLE STRUTTUR.E VOLTATE PRIMA DEL XVTI SECOLO
Quanto andremo dicendo in questo capitolo sugli archi, le volte e le cupole riveste, ci sembra, notevole importanza per chi desideri affrontare con adeguata consapevolezza lo studio critico dtle strutture in muratura, anche in vista di interventi di restauro che non ne svisino l'intima natura o. se si ou dire, la < logica > statico-mccanica della loro originaria concezione. quisto un settore della scienza del costruire, del quale non sono rimaste grandi ttacce nei moderni trattati strutturali; mentre le premesse settecentesche all,analisi dei sistemi elastici sono entrate nel vivo della sintesi successiva, pofiara a. compimento dalla cultura politecnica dell'Ottocento, le preziose indicazioni dell'epoca illuministica sull'equilibrio delle costruzioni in pietia sono decadute graduamente al rango di impacciati tentatiyi, spesso addirittura erronei, ormai del tutto soppiantati dai nuovi metodi di calcolo che si fondano sulla teotia dell'elasticitL I'ingegnere e l'architetto che oggi sono chiamati a confrontarsi : con problemi attinent alle volte e alle cupole, si rivolgono generalmente all'esteso capitolo delle membrane e dei gusci, impegnandosi in algoritm raltrnati e complessi, o si alidano all'infallibile gudizio di un programma di calcolo costosamente gestto dall'elaboratore automatico, ma certo non sospettano che, in passato, quegli stessi problemi abbiano impegnato in un ditattito viyacissmo numerosi scienziati e architetti, ora a livello di dotte disquisizioni accademiche, ora a livello di scuole architettoniche. ora a livello di cont r a s t a t es c h e r m a g l i e r e " n e r i r i , , i l l u s r r i s u a l c u n e i m p o r t a n r i o p e r e i n c o r s o r ctl festaufo. Noi vorremmo ora ripercorrere, con sers()crjtic() nlt crrn parrecrpltzronc, quegli antichi itinerari : p()tremo cos sperarc cli capirc mcglio lror.t ic strutt u r c i n s , m . l c s t u l t u r c l n t o t l r i n c L r ic s s c c r a r r ( )i n t c s c r l t r i c ( ) s t f t t t t ( ) r( l c l i

passato,entrando nel loto modo di vedete, scorgefldo racchiuse nel mcdcsitr(t macchine >> semplici (come sistemi di eve opporarco le tracce ideali di talune << tunamente disposte, o come cune operanti su opportunj piani inclnati) chc consentivano di presagite certe modalit di comportamento, certi cinemitismi di rottura, da cui derivavano congruenti soluzioni progettuali, Forse lecito afretmate che una teoria statica sugli archi non fu mai stabilita in termini quantitativi sino alla fine del XVII secolo. Ma nessuno pur) dubitare che gi n precedenzanon fossero venuti in luce alcuni aspetti salienti del comportamento strutturale atti ad orientare le notme costruttive. Ad esemVitruvio dimostra chiaramente di pio, nel sesto dei Dieci libri n/l'Aritethra, aver intuito che la volta esetcita un effetto sPingente sui muri e sui pilastri che la sostengono. B ancot pi evidente apPare l'attenzione per il compless<r gioco statico tra 7'arco rampante e la volta neryata che ca.atterizza"i. gandi edifici del gotico. Secondo Viollet le Duc i costtuttori medioevali possedevano l'istinto di una teoria assai raffinata, quella che consiglia di approssimarc Ia cutva delle pressioni >, e a loto si deve la seguente regoit forma dell'atco alla << a lungo soprawissuta nell'epoca moderna - per la determinazionc empirica <lello spessore de piedritt: con riferimento alla frg.9.1, si divida I'arco, sia csso a tutto sesto o a sestoacuto, in tre parti uguali; con centro in D e raggio D( si descriva una semicirconferenz. Il punto E, intersezione di detta citconfercnza con Ia verticale determina lo spessore del piedritto. Come si pu notate ncllir

l;i1. 9.1 .

t lrrlrrr;1, spessore dcl piedritto dell'arco a tutto scsto risLllta (c()rrctt !-rcnc) lo rrnq{i,,rc ci quello <lell'arcoa sesto acuto. N,Iada clove Prr)vicnc <lucstacclclrrc c s t n r p l i c i s s i m ar c g o l a c h e B c r n a r c oV i t t o n e ' n c l t a t c l o X V I I I s c c o l o c o n s i lcnrlrrrlrr^|l(n\i()\]i|(l|c,l.||t]l'io']i,]k|t|ltif|' t t t ht i, |.!Xtt\o, 1'l 6ll.

ii.lrixiwuillh

324

Arcbi,

tohe, c4pale

Cogni{oni vientifche r lh rtrittnre

tobate ?r;na

del XVIII

seealo

52)

deta come I'unica e la pir sicura? Nulla sappiamo: il Rondelet ne attribuisce la paternit al padre Dran e l'uso anche al Blondel, al padre Dechalles e al D e I a R u e , e c r i r i c ai l s o v r a d i m e n s j o n a m e n uo e s s ac o n d u c e ;q u a s it u t t i i ct i ttattatisti cli argomenti statico-architettonic,come ad esempio il efidor e il Borta, la riportano senzadarne per alcuna giustificazione. In realt, quando la luce dell'arco non superi i 4-5 metti e non siano presenti sovraccarichi, la regola buona e conduce agli stessirisultati di quelle pr rigorose e motivate dei primi teotici del XVIII secolo, di cui parleremo in seguito. Si pu comunque dire che il dimensionamentoin chiave geometrica rest, sino a tempi recenti, il criteio pr seguito dagli architetti: il persistentepregiudizio che solo Galileo cominci a smuorrere, secondo il quale strutture geometrcamentesimili dovrebbero avere identiche propriet statiche, aveva spinto Leon Battista Alberti ad asserirela assoluta slcwxezza dell'arco semicircolare (< Reciaatarc n omniatze,rre condotto numeflnisimum >') e ave.va. fosi trattatisti a definire in linguaggio geometfico la figura delle volte e le propozioni t^ gli elementi che tispondesseroad obiettivi estetici, a riferimenti stilistici derivanti dalla tradizione classica: sisnificative simbolici, a canratteri a questoproposto, le costruzioni graficheproposte da Guarino Guarini ,, sono, le indicazioni pseudo-statiche G. B. Borra a, le regole dimensionali del Cavadi lier Fontana per i profilo delle cupole, (fr,g.9.2), successiyamente approfondite ad esempio da Bernardo A. Vittone s, nonch i complicati algoritmi escogitati dal matematico Frangois Blondel direttore dell'Acadmie d'A.rchitecrure di Parigi per la < risoluzione dei quattro principali problemi di architettura >6. di Quel che stupisce la quasi completa assenza un riferimento a,l\astatica stfutturale e alla resistenza. Tra gli antichi fa eccezione,al solito, Leonardo da Vinci. Tra i suoi appunti e i suoi schizzi il lettore moderno pu fintracciafe intuizioni azzeccate,,^ccenni promettenti, germi di idee che solo tre secoli dopo tfoveranno uno svlruppo. << Arco ror altro clteaxaforeq7a caatatada tlue deba/eqqe scrive Leonardo > << imperach I'arco xegli edif.ti tonpo:to di daequart di circalo,i quali qaarti circuli debalisino per s deidera catleree oporcndosi ciascuno alla rana I'ana dell'altro, le 7. si dte debohqqe conaertoxo ma anica fu fortella > Non si potrebbe dir meglo ! Ma v' di pir) : nel codice Foster II fol. 82v si scorgono alcuni schizzi che sembrano voer indicate una misura empitca della sointa sui rinfianchi e una valutazione della forza. cti pu essere.ggett" l" cat;na di un arco (fig. 9.3). Tn gli appunti intercalatiai grafici particolarmentenotevole il seguente<<l'arco non ri ronper, s la cardadell'archidi fari non tocher I'arco di dentro 8 (fig.9.4); >>
2 Leon Battista Abeiti, Dd re aedifcaloria, Tsio e traduzione a cura di G.'Otlandj, introduzione e note di P. Portoghsi, Libro IU, cap. XIII, p. 235, Miano, 1966. r Guarino Guarini, Archlefiuru it)i/e. Tor\o. 1787. + Giovanni BattistalBorra, Trattato della cogniTowdelh rerirletl<e,'foljo, 1148. 5 B, A. Vittone, cit., pp. 509-514. "Mmoircs dc I'Aca Frxngois Bldel, Rohlian dt qtulre tri"tilranx pral)h"M ',4/Litcct ft, d m i e t o y a l e < l e s S c i e n c c s .D p u i s 1 6 6 i u s q u ' 1 6 9 9 " , ] i ' n r c V , l , i r i s , 1 7 2 9 . ? R()bc(o Mrrcolonsrr, .lttdi llikciaki, VlI, p,231, N:rpol, 1937. 3 \l,itlc , VlI, p, 239,

l:i.q. 9.2.

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l-i.1. 9.1.

326

Arcbi,

"ake, ctpale

Le Prir//e teaie rlaticbe !a/|'ar.a

ii

nxrutura

327

questa una regola, seppur grossolana, che sar riproposta nel Settecento da Couplet: probabilmente Leonatdo v' g i u n t o a . s i m i a n d ol ' a r c o a u n 5 s t e m a di due sbatre ab e bc e.

9.2 LE PRIME TEORIE STATICHE SULL'ARCO P. DE LA HIRE E B. F. DE BELIDOR

IN MURATURA:

I primi consistenti passi avanti per una teoria statica degli archi e delle volte s debbono al matematico astronomo francese Philippe De la Hire (16401718) con il sto Trait de Mcaniquensettto negli atti dell'Acadmie des Sciences "1666 dal al 1699 e pubblicato nel 1730 e, successivamente, nel 1712, con una Memoria pubblicata dalla stessa Accademia nel 1731, dal titolo Sur la corctnrlion det uoles daxs h dtfces'o. Nel Trait de Muxique si trova l'inizio di una < chiave di lettura > delI'arco che fester egemone durante il XVIII secolo e che a fatica sar rimossa a seguito di reiterate contraddizioni sperimentali. Si tratta cio di riconoscere nell'arco la presenza di qualche < macchina semplice >. Del Nledioevo sapprmo che l'arco era letto in termini di /euae di pano inclinato (grautassecarduru itum); ma ora, con De la Hire, enta a far parte della << gfammatica )) espressiva l'altra macchina semplice: il cwea. Non forse vero che i conci dell'arco possono essere intesi come porzioni di cunei incidenti sui (letti> che separano un concio da quelli attigui? La" tnttaztctne di De la Hire ha il merito del primato. ma non certo soddisfacente: il dimensionamento suggerito non hi rjscontro reale e conduce a vari Paradossi. Essa tuttavia inaugura un approccio importante per la statica delle strutture in muratura, lo stessoche si riscontra nel trattato di G. B. Borra: queste sono intese come sistemi di blocchi rigidi, di solidi geomefficamente definiti che in nulla si distinguono dai solidi euclidei se non per il fatto che sono dotati cli peso; Ia povert di tale modello < galileiano > subito evidente quando si voglia utilizzarlo per la trave inflessa, come sappiamo dai capitoli precedenti. Ma dir.erso il caso delle strutture murarie aci arco e a volta: I'elemelrto fisico ignorato non tanto la deformazione, quanto invece l'attrito. Sar l'introduzione di questo elemento la via che miglirer l modello; rna occorre attendere la fine del secolo perch le leggi deil'attrito siano definite correttamente, e tale merito spetta a Coulomb. Per ora il nodello quello di un < solido euclideo pesante> assolutamente
e Per un nxggiof approfondincnto degli argomenii imitari in qesio prrngrafo rccli Andrc.r Capi<i)ili siextifclte vlh 'trtttuh.e al/ate ,"a .le/ XVIII rrralo, Gcnovr, 1980. Io Qucsfa l\'temoria etll stxt^ prccedutx, scmpte sugli atti <lell'Acaclnric rcl 1102, cl' tltuznltLj vr /a /on". d? qulqtffi Am dal ei le ltt .latlr /'.1ft|)itr.rr" (()sscfvrzioni sull.r n;turr cli ,rlcuni rrchi ( l i c u i c i s i s c r \ c i n ^ r c h i t c r u n ) : i n c s s ^ l ) c r I I i r e c r i t i c a , p c r r n o r i v i c s r c r i c i .t r n l < l c l l cc L r r v eL r s r r t c r n g l i e r c h i t c r ti in l u ( ) s ( ,( l c l p o r z i < ,c . L c e r h i , , , , , l r r l l r s , c ; , , c i r r , l r r , t r r .lrr r . r r u l 1irr r u , , , rp , r | . . t r i l , r , i r i n r o s t r l n t Lc o s l l s u r r r o r c v r l ct l i r r c s r i c h c z zrrn t l r c , r r r r r l i r r .c f r r ( t u ( t . . t c i r r c t c r r it r s c r r r i , ( l l i s s c l c u f ! r t ) i i , , r ( l n i r r i v r l l c r c i l p r r r b l c r r r r , Biti,

levigato. Abbiamo gi osservato che la determinazione di una soluzionc, <ptrndo si possano \rtihzz re soltanto le equazioni di equilibrio, pu essere cfcttuata considerando situazioni limite o situazioni ottimali: il De la Flire si avvicr su entrambi gli orientamenti. Nel Trait egli si attiene al caso in cui la prcssione tta i conci sia perpendicolare al letto di sepatazione; nella memoria clcl 1712 tnvece egli batter. I'altra strada, dell'equlibrio limite , ottenr-nd,o una scmplice valutazione dello spessore da assegnare al piedritto. Va notato che ci che rende il sistema di solidi rigidi un modello capacc di sullciente espressivit, essenzialmente un rovesciamento del problema statico al quale siamo ormai abituati nella verifica di resistenza. ()ssia non si tichiede di determinare la sollecitazione reale di una struttura assegnata, ml si richiede la definizione della forma corrispondente alle ipotesi statiche assuntc. Ci ha fatto s che, per buona parte, il djbttito settecentscosulle voltc riguardasse la configurazione della forma struttural pir opportuna. Era questa una situazione invidiabile di mutua collaborazione tra l'architetto inventote delle forme, e lo stutturista attento alla compatibilit sttica. Del resto, in realt, siffatta collaborazione rimase, anche allora, piutt,rst,, intcrrzictnale, I problemi afftontati nel complesso dal De la Hire sono due: I'equilil>rio rli una r.olta indipendente dai piedritti (Trait de Mhaniqae) e la detefminazi()nc tle|la larghezza dei medesimi in funzione delle spinte provenienti dalla volta (\Icmoria del 17"12\. Vediamo ota di analizzarc nel dettaalio i due lavori. Nel primo, alla base delle proposiioni riguardanti la statica clcgJirrchi, I)c la Hire pone un teorema che di grande ilrLpoftanzain quanto prclLrclc,pur rr un linguaggio monco e contorto, tna tefaztone fondamentale dclla static:r rlrrfca che sar messain eydenza verso la fine del XIX secolo: si tratta (li un rrso 1lqu2n1o anomalo del poligono delle forze per esprimere I'ecluiliblio rli r. ' .isrema di forze concorrenti. ln ultima analisi l'autore osserva che se tre forze, Fr, Fr, Fr, convcrgcnti in un punto, sono in equilibrio, le loro intensit debbono essere in l)r()l)()r/rr)re con i lati di un triangolo perpendicolari alle direzioni delle forzc nrcrlc'.rnrc (fig. 9.5 e fig. 9.6).

I r. 9.1

328

Arthi,

robe, cr?ole

Le pin?e teae$alicbeull'dn)ai mrralua

3Zg

Infatti, nel triangolo di equilibrio le tfe forze stanno tra loro come i seni degli angoli opposti e cio:

(e2.1) .
e, riferendoci alla frg. 9.6, tratta dall'originale, in cu le tre forze Fr, F. P, sono concorrenti nel punto I{, i seni degli angoli sono allora senDKE, senEI{C, senCKD. Tali angoli sono supplementari con quelli DIIE, CGE, CFD, del triangolo GFH, costruito come detto n precedenzae i cui lati sono a loro volta in proporzione con i sen dei rispettivi angoli opposu.

guenza di quanto detto ; superfluo soffermarci sui passaggi, ma il ragionanlcttlt t essenzialmenteil seguente: come si vede sulla fig. 9.8, tratta dallirrigin:rlc, si esamina una volta circolare, o, piuttosto, la sezione trasversale di qucstt, un arco a tutto sesto cio, con i conci tutti uguali e nell'ipotesi < cltc i girtttli siano infnitanente lirti e che pouano sciaolare l'ttno corra I'altro rcn7a intpedintutlo

c\
Itig.9.7. F9. 9.8

Fiq.9.6. Si conclude infine che, avendo gli angol supplementari gli stessi seni:

(e,2.2)
La stessa proporzione sussiste anchepet qualsiasialtro triangolo, simile al precedente,con i lati sempre perpendicolari alle direzioni delle forze, come, ad esempio,quello ILM della stessa fig. 9.. _ Ci posto, un ulteriore passaggio caratreizza l'applicazione della precedente proposizioneal problema dell'arco: ed il problema dell'equilibrio di un tratto di fune, privo di peso, assoggettatoa. pesi diversi (69. 9.7). La cosa non pu certo stupire giacch I'equilbro funicolare (gi indagato da Robenal e Varignon) Ia pir chiata espressione delle regole di composizionee decomposizione delle forze; va per osservatoche il riferimento alla fune ha ancheun significatostrettamente attinente,.1 comportamento delI'arco poich, come gi accennato cap. 6, rovcscianclo 6gura assunta nel la ca una fune tesa si ottiene proprio un arco i cui clcmcrti sonr) scmpliccmcntc comprcssi. clucsto A punto l'arco attratt()cll l)c LL llirc comc |rgica consc-

I pesi dei singoli conci sono applicati nei rispettivi centri di gravit A, B, [), E ed hanno la direzione della verticale; quello del concio in chiave asscgnato a priori; considerando quest'ultimo, e anche poi i successvi,c,,mc trrl ttueo " che si appoggia ai contigui attraverso le supetfici di contatto Ir( ccl I ll, il suo peso <<rortenull dalh potenTe> (leggi: forze) che hanno per dirczioni lc pcrpendicolari EG ed EI alle superficie di contatto medesime, ai giunti cio. Il legame tra dette (potenze) e il peso del concio in chiave, le rc fltzc t lrc si devono equilibrare, esprimibile attraverso il rapporto dei lati clel triansolr CKL ottenuto tracciando da E la linea KLP perpendicolare alla !'C, dirczi()ne appunto del peso del concio in chiave. ,\n2lngamente, rolungando igiunti tra isuccessivi conci sin,, a incr'ttp r rru c sempre la retta KLP si metteraflno in proporzione le forze relativc rtr.l ,,sni concio con lati di un triangolo, lati che risultano perpendicolari allc rliltzioni di dette forze. Per il concio successivoalla chiave si otticne ad cscmDio t l r c , ( l g . 9 . 9 ):

(e.2.3)
l)roccclcndo nello stesso modo possibile esprimere i pcsi cli tutti i conci ,li rrrr atco con i lati clei triangoli rispettivamente costrujti nel ntotlr sopr
'r (lucst,) richiri l conrportrnrc,rtodc cunco c rc lcggi dclla nccc,ic chc l() I,i,vcrtrrr(' og1'.rrt lrrchc in unr brcvc nrcnrorir <li Pxrcnt dcl 1704 tl^l ti\o\o'liatllt //t Iot( ota. hurylh il J.tnt |lt|i,ll|'0n]'|o1'atJ|]|.|x''|al(lNh,,lf]|,0|Jllt1|]|oi'1|lx!' nr(riri {i csscrc !lrcri()flrc rc pFr(l(ndrt.

330

Arrlr,

,ohe, rpole

Le Pnc

rPa P ttatilte

lull aho i

utttatrd

331

ndicato, poich permangono le relative proporzioni tta le foxze e segmenti intercett. Si pu cos determinare << carico da afidarsi ad ogni conciotaa cui si il gli archi e le uohe>> megio il peso, o la forma, di ognuno di essi, preo fornano fissatone in anticipo quello in chiave < a.lfnch rerfino tutti it eqailibria >.

si presefltino perfettamente rispondenti (questo detiva dal < modello > cunco contraddetto per via sperimentale da Freziet: e da alttil' eppure la tcoria e sarL 'i) di De la Hire continuer a soprawvere I c) che la spinta si collochi al lembo inferiore del giunto di tottura. Riassumendo, il cuneo costituito dalla parte superiore della volta, al di sopra del giunto di rottura, che cala per il peso proprio, tend.e a far ruotare il pidritto, solidale con la restante porzione della volta, attorno al punto II

(fg. e.11).

Fig. 9 9.

La costuzione cade ovviamente in difetto per I'ultimo concio, quello < alle imposte >, il cui peso risulterebbe infinito in quanto la retta KLP e la CS, prolungamento dell'ultimo giunto, non s'incontrano mai essendo parallele. Non sussistefldo pir equilibtio, una minima forza pot, trasmessa all'ultimo concio da quello in chiave e dai successivi, tenderebbe a spostarlo. Di questo fatto, che non trova riscontro nella realt, De la Hire consapevole per e rimedia dicendo che in effetti i giunti, a causa del materiale che s'interpone tra essi,le malte, non sono poi cos perfettamente lisci e che l'attrito dunque proweder ad annullare questo paradosso. Il problema del dimensionamento dei piedritti affrontato nella seconda Memotia dove De la Hire d inizio a un modo di ragionare e di interpretare il compottamento dell'atco che rester.egemone per quasi un secolo. Si tratta di un abbozzo di calcolo a rottura: in altri tetmini l'autore prospett un possibile meccanismo di collasso e si propone di esprimere l'equilibrio limite ad esso relativo. Con ci viene meno l'ipotesi di giunti lisci e infatti quest'approccio sar ripreso dagli autori successivi come quelio attinente ad archi dotati di connessionetra i giunti. L'ipotesi di rottura la seguente (fig. 9.10): a) che la volta si spacchi in una sezione intermedia tra l'imposra e il mezzo de\Ia chiave, a 45' circa cio (per osservazione diretta forse o per un falso appello a considerazioni statico-geometriche)r' ; b) che nelle tre zone individuate dalle sconnessioni i conci siano talmente ben uniti gli uni agli altri da formare un corpo unico e che le fondazioni

t;i.q.9.10.

Fig.9.11 ,

L'equazione di equilibrio limite calcolata dunque con il ticorso I unrr hlpotzotlior >> nel punto H e le Potenzc pl)li It:,,t a << gomifo > il cui fulcro << rltc agli esttemi sono le spinte della volta, al di sopra del giunto di rottum, ccl i pesi propri piedritto porzione inferiore della volta solidale con qucsto. l,a diiicolt consiste ormai nel tradurre la forza peso verticale del c()!'lci() srrpcriore nella potenza D, perpendicolate in L al btaccio di leva, e ncll'cspri'I (lcll rrtrc i pesi'a delle parti stabthzzantt riportandole sull'altro cstrem() I t r , r . \ l . r n n o c c o r r es p e n d e rir t e m p o . llcliclrrr, nel trattato gi citato nel ca1. I (La scietce det ftgrtinrl datt ht ,,'t ri/r fu.r trauatrx def\rlifca/ion et d'arcbileclttre ciui/e), espone una su^ rilctluril rlcllrLtc,ra del De a FIire al fine di renclerne pir agevole l'appicazionc, ttcll,t
' I'at.Littttl. .n'lr', lr Pn)lcr0 ,. ^. Borgnis icl T taitti [1luotaile de on|t ttiau allnr .' l.illi ircl 1i23,riticnc i tcori di l)c a Ilrc c<nc la piit vrlirla a prgcttrrc. nchc sc rtll)lx'.1 t , , r , , r ( : , l . l L r s i c u r e z z r p e r u n s o v r l < l i m c n s i o n a n r c n t or l c i p i c c l r i t t i . i V . l . S g n z i r r i p o r t r r i r v , l r r c r r t ' l
|'|"|1,tl1'\.]l|.lll ij.|;/''7,tl:d,tttl

G e o e r a l m e n t ea c c a d cc h c , a l l a r o t t u t a , u n a r c o l t u t i o s c s t o d c s c r l i , ) t e n c cr c r p r i r s i i n chiar-cvcrso l'intr^dosso c alc rcni, cor r neolo ci circe 0'rispcrro.rlh verrulc, r'crso jcsrrl . l ( ) s s o : n , r s c t o r l t c r n r i n c c c l u n g o c a r r r r n i n oc h c n i z i : r r r r o q r L e s r (c , ) , , p , l : , r , c n r ( i , c vcnuto r llr prflc dela < tcori ).

, , J . r r cr l : r f r l . ( l l r c z vi n b r s c r l h r c o r i l c i l ) c r l l i r c . , ' t r u l r e f i , ; r . i p o r c s i < l i r o L r c p i c t l r t r , ' s l ) c s s , r c , ) s t r r i c r r s c n v ) l ( r t q i r ' r ( l i r h(1 .. , s t ' i c i r r r r r r r t l r i i r t 1 l 1 r s r . * " i , " , r r " r i , r l c ,o r r s r r r r r l i r p c r r r r cs u h s c z i ' r r cr u s r e r s r l c c s " s r i r t r i r c I ' c s i r l c l l c c c t r r r r n . r r t rc o r r 1 r r i s r r r t t i r cr r r c r .

332

Aftb;,

t)ahe, pole

Le tne

tearie statlre &ll'drco

in ,,urd/r/a

ttt

sprito divulgativo tecnico che anima tutto il suo testo. Il tema delle volte figura, come sappiamo, nei quattro capitoli che costituiscono il tibro II ed affrontato sia alla luce di concetti statici con una certa elabotazione analitjca, sia medianteuna esemplificazione sufficientea consentire << aftl)e chi nor anaJe d > I'algebra t azzeccat:e giusta << la grL$e<<a piedritti d'ogttirpeci tolte>: tn dei d particolare viene riportata, per atchi di piccola luce, la vecchia regola geometrica di cui si parlato gi nel par. 9.1. Concettualmente, Belidor non si discosta affatto dalle ipotesi e dal modello gi proposti da De la Hire: I'unica significativa variante sta nella diversa immagine di leva angolate che il primo e il secondo autore intravedono nel comportamento dell'arco.Cio, mentre De la Hire fa appello allaleva dellafr.g.9.72.a, Belidot preferisceattenersialla letra dellafrg.9.72.b; ci comporta una differente - benchanaloga- scomposizione della forza responsabile << del ribaltamento >

litudine tra i ttiangoli HON, NYL e LCO' Riferiamoci alla fig. 9.13 di un arco a tutto ,aato i gtota"rra costante, dove y tappresenta' la Tatghezza inco' gnita del piedritto di"altezza. assegnata l, dove b la, distanza tra la vetticalc' aondottr al baricentto Q del concio inferiore MmKk, e f intradosso del picdtitto e c denota infine la distanza tra 10 stesso intradosso e la verticale abbassata da L.

Fig.9.'13. Dalla figura si ha:


Fig. 9.12. intorno l punto H (fulcto della leva). Avendo individuato (pur ertoneamente !) il giunto pir debolea 45', d,etta I'area'5 del concio MmAa (fig. 9.13),per Q" ottenere la forza d pressione di questi sulla patte sottostantebaster decomporre Q" secondoI'orizzontale e secondola normale al giunto Mm: ne segue allora che tale forza di pressioneF, diretta secondo LO, misurata da:

YL:y+c
c rluindi:

HY:lf

OC

IIN:HY-NY:HY-YL
( )ssllt:

IIN:l+oC-(yfc)
: ln rrlctl(l()

F : Q.\/z

(e.2.4)

ed applicata da Belidor nel punto medesimo L della sezione Mm. D'altra parte il braccio di leva relativo HQ pu esseredescritto considerandola sim!
r s . I l p c s o r i c o r T d o t t or l l ' a r e a , c o m c s i i r i n D c L n t t i r c , n c t t ' i p o r c s id i i n v r r i n b i l i r i d i s p c s s o r c d c i c o m u n c n t i n s c n s ( , l ( , r s i r u ( l i n r L co ( l i ( r r ) J . t c ' . r c i rr:trc l n , r r c r i : r l c ,

l-

OCI

l-c

t t (,1Icrc:

llN,.f

334
e il braccio di leva HO divienc perranro:

.4rclji,

,obe, ebpole

Le dxe znarie di Cok?let

t33

HcJ:

\/-

(f _y)

(e.2.5)

A. questo punto immediato scrivere l,equazione di equilibrio alla tota_ . ztone intorno al punto H:

Q"(r-y)tt

* Q"(y-b)

(e.2.6)
Fi9.9.14. Ci posto, la lettura statica del comportamento dell'arco si svolge semprc con il richiamo alla teoria del < cuneo >, la macchinasempiceche, nel pensiero degli antichi, esprimevacos bene il < mutuo soccorso) tra i diversi conci compooenti la struttura voltata. La fig. 9."15, stntetrzza eflcacemente numeroseconsiderazoniche il Couplet sviluppa nei problemi successvi, per la determinazione delle grossezze dei conci e delle ( spinte)) da questi esercitatesui limitrofi nonch sul piedritto. Anzitutto si suppone assegnatala forza e dunque il peso Qa del concio in chiave che esetciter < per primo > sforzi perpendicolari ai giunti dei conci limittofi. Con la nota regola del parallelogramma si ottergono dunque lc fotze F,1"e F,ro e si prosegue poi la costruzone nel ttatto a sinistra dell'atco:

dove al secondo figurano i contributi dovuti al peso del piedritto -membro e del concio MmKk. Dalla (i.2.t7 si ricavainfine:

_, y:

2Q" - 1

Taa+-aJG+ bt
l2

(e.2.7)

ossia"la larghezza cercata del piedritto.

9.3 LE DUE MEMORIE DI COUPLET


U n r i l e r a n t e p a s s o r i s p e r r o a i p r e c e d e n t ia u t o r l c o m p u r o d a C l a u d e Antoine Coupet ()642 1722) con le sue due memorie De /a'boasse uotiles des del l72q-e Serande pat/ie de /'ixaner de /a poas:cdes roilet del il:0, pubbJicate dall'Acadmie Royale des Sciences rispettvamente nel 1731 e 1,732. Del Cou_ plet abbiamo gi fafto cenno in nota nel par. B.9 a, proposto dei suoi tre lavori sullaspinta delle terre e i muri di sostegn; proprio ii connessione a tali studi che.il nostro.autore. si ac-cingea tnttare il probleLa delle volte. S legge infatti ner lntroduzrone atia prtma memoria: << L,esame che ho condotto sulla sointa delle terre (...) e la determinazione delle basi dei rivestimenti (...) semb'rano ichiedere che mi occupi della spinta_delle volre contro i piedriti nelle ipotesi di conci lisci o dotati di attrito e che detetmini gl.i spessoriiei piedritti (..) ) '. Alle volte prive di atrrto dedicato appunio il-saggio del'9 febbraio i729; naturalmnte-, la proposizione fondamentae dalla qua-scatutiscono con rnim_ magnabili elaboruzoni tutti i teoremi, i corollari e le soluzioni del Couplet la stessa_ che gi il De la Hire aveva tllizzato; si tratta del seguente lema : < Se una forza i'iene scomposta in due, le tfe fotze stat^nno tra di loro come i Iatl dr un triangolo formato dalle perpendicolar alle direzioni di queste tre forze > (frg. 9."t4) '7. r Couplct, p. 79. cit.,

rr Ibidcrl. o. 80.

9.tt.

336

,+chi, ,ohe, ,,tpah

Le d e nenarie di Cokpht

3t7

sul prolungamento della AE, a partire dal punto B, centro d gravit del concio successivo alla chiave, si riporta HB: AE e nel punto H si traccia una verticale sino ad incontrare in I la perpendicolareal gunto sottostante. Si individuano cos il peso Q" del concio, la spinta FB e analogamentetutte le altre incognite del problema, ivi compresal'ultima spinta FD sul piedritto. Da notare che nel caso in cui l'attacco volta-Diedritto risultasse orizzontale, l'equilibrio sarebbegarantito soltanto imponendo all'ultimo concio d,aver peso infinito: la paradossaleconclusione viene rimossa dall'autore facendo appello alI'<< atlrto tra / parti a menodi un cedinentadel piedritta e di z/n so arretr{a dalla fig.9.15 emerge ancora un'inreressanterappresenta zione gtafrca sia della vatiazione delle < grossezze (o dei pesi dei sngoli conci), sia delle > fotze di pressone.Infatti, sempte in virtr del lemna iniziale, sulla tetta orizzofltale Sl (qualunque) si individuano, nelle ntersezioni con le congiungenti .il centro O della volta e i giunt dei vari conci, dei segmenti XY, VX, TV, ST che esprimono i pesi dei conci A, B, C, D, nell'ipotesi che i conci medesimi siano in equilibrio e nell'ambito della proporzione stabilita appunto dal lemma; analogamentei segmenti OX, OY, OT, OS rappresenteraflnole spinte dei conci della volta sui limitrofi. Di piir, il sgmentoOZ che congiunge il centro O della volta con l,interst-zione la vetticale e la linea di fede S, misura < la spinta orizzontale della tta chiave, quella di tutta la volta o di una porzione qualunqe di essacome risulta evidente poich ogni porzone, come la volta rurta, debbono farsi equilibrio con la chiave> '0. Seguono numerose applicazioni coredate talota da facili costruzioni grafiche, come quella della fig.9.1,6, dove sono determinatele grossezze conci, dei o meglio la loro legge di vaiazrone. Non di rado I'atrenzione del Couplet si accentfa su temi di carattefe.geomettico per la descrizione delle aree e quindi del pesl pfopfl ad ognt concro. IJn teorema, sul quale non vale dilungarsi, afferma appuflto che l,atea di MmNn coincide con quella del trapezo M/m/N/n/ (frg. 9.1,7)individuato dalle due tangenti in chiave alle curve di intradosso e di estradossoe dai prolungamenti dei giunti Mm e Nn, Su questabaseviene anche offetto un metodo analitico pet trovare i baricentfi di ogni porzione di volta. Il punto S per il quale passa la risulrante dele pressioni sul piedritto individuato dal Couplet nell'potesi che il centro di spinta sulla chiave sia << agualnenlediante dall'intradoiso e dall'ufradasto perch it'pi sicr.tro>>20: qwesto determina evidentementesia la spinta otizzontale, sia la risultante suddetta per semplice scomposizionee7lafotza"peso secondo la retta lp e secondo la direzione lS normale al << cuscinetto EA >. Per le volte di spessore uniforme < delle chiese, soprattutto > l'autore con18 Ibidem, p, 84. rq lbidcIll- D. 86. ,o Ibidem- ;. 99.

Fig.9.16.

l)i.q.9.17.
sigia ci tracciarne il profilo seguendo la nota regola tratta dall'equilibrit> funicoliLrc, con l'avvcrtmento di variare i pesi sollecitanti la fune qualora la volta {ossc gravata in modo disuniforme,

338

Ac/)i, "o/te,"Poh

La l)ri,ha leoia

slat;ca d; Piefte Bougw

n//e rapole

339

Awiandosi alla conclusione di que sto lavoro veramente significativo, bench non cos divulgato nelle applicazioni tecriiche come quelli di De la Hire e di Belidor, Couplet affronta il problema delle centine gi indagato, ma in modo etroneo, da Pitot nel 1726. Su questo tema avremo modo di ritornare n seguito parlando del trattato di Leonardo Salimbeni; quindi non occorre ora soffermarsi se non per ricordare la conclusione (sostanzalmente corrtta se i conci sono assai numerosi) ottenuta dall'autote: che cio < i conci che caticano la centina stanno nei 60', quelli che non la caricano, nei 30' dall'orizzontale > " . Passiamo ota alla seconda memoria del 1730 dove Couplet affronta il problema delle volte avendo riguardo, come dice lur, al|adetenza tra i conci; qui il discorso si fa, in certo senso, piir vago e discutibile, bench non si debbano ignorate alcune intuizioni feconde che il dibattito successivo terr ben presenti e trasformer in ptoposizioni rigorose. Va detto subito che l'aderenza o I'attfito citati dall'autore sono appena intravisti, senza che ne sia offerta una valutazione quantitativa, soprattutto in relazione a un possibile meccanismo di collasso : ossta << I'engrwmefitentle ler Voastoirs >>(legame tra i conci) " inteso come ci che impedisce lo scorrimento lungo i giunti, per cui la rottura pu arvenire soltantoper distaccoin seguiro a rorazionemutua intorno a cerl punti dell'estradosso o dell'intradosso che Couplet indica con iI nome di << cltarrires >>(cerniere). Il primo teorema esposto dall'autore riprende un'idea che avevamo g scorto in Leonardo: la condizione < suliciente > di equlibrio che viene soddisfatta < re la corda del/a net de/l'eradosta non taglia I'intrado.tr0, ma ?a;ta aautq/u e tro la .rpe$aredella aolta > "3 (fig. 9.18). Il problema sta per nel valutare l'equilibrio quando tale grossolana condizione sia trasgredita. A tal fine Couplet immagina che l'arco possa esse{ ricondotto a un sistema di quattro (stanghe> disposte come nella fig. 9.19, e che l'equilibrio della struttura possa esser descritto con riferimento a tale

sistema afticolato: la tottura, owiamente, pu vetificarsi soltanto sc I'lngokr D-A.E si apte e gli angoli AEC e ADB si chiudono. Tutto qusto potrebbe condutre a un calcolo rigoroso se il Couplct non aggiungesse un'ipotes erronea: che cio i giunti di rottura alle reni dcbbano trovarsi a 45o. Purtroppo questa fedelt al pregiudizio gi presente in Dc ln I-Iire e in Belidor toslie interesse alle successive elaborazioni analitiche tiferitc ai diversi tpi di arc: sat Lorenzo Maschetoni a ottenre la vera souzionc sulla quale avremo modo d parlare in seguito.

9.4

LA

PRIMA

TEOR.IA

STATICA

DI

PIERRE

BOUGUER

SULLE

CUPOLE

Nel 1734, e precisamenteil 19 maggio, il Bouguer' a ptesenta all'Acaclnric la prima memoria che esplicitamente tratti il problema delle cupole: intifolata Sltr les lgtet cottrberqlli tafit pr0pre former hs unlesex dme.ll Bougucr inizia il suo lavoro con le seguenti parole: < Ifolti autoti hanno studjato c()rl :lran cura le volte ad arco semplice : gli ultimi volumi delle Memorie dell'Accrdemia contengono eccellenti saggi su questo argomento, e tra di essi ()ccorrc citare con distinzione quelli del Sgnor Couplet. Non restano che le cupolc, che nessuno, a quanto io so, ha esamiflato. L'utilit che pu avere tae esamc me lo ha fatto intraprendere: I'uso delle cupole assaifrequente in molti nosri cclifrci. Io mostrer che un'infinit di linee curve sono appoprjate a formarc (llresta sorta di volte, e indicher nel medesimo tempo la maniera di sccglicrlc. Supporr sempre che le pietfe o i conci abbiano le loro facce perfcttamcntc lisce: se una cupola deve sostenrsi in questa ipotesi, si potr essere certi clc cssa si sosterr anche nello stato attuale delle cose, in cui i conci non poss()r'r() scivolare gli uni sugli altri se non con grande difficolt >. L'esito principale ottenuto dal Bouguer consiste nell'aver esteso al caso lrdimensionale un risultato che certamente citcolava nesli ambienti scicntilci tlci primi decenn del secolo. Si ricorder che nel 170? Giecomo Bernoulli rn cva dimostrato che un atco a forma di cateoatia fovesciata resiste al proprio lrcs(), quale che sia il suo spessore (pat. 6.4). Non forse possibile prcsagirc rlr rluesto fondamentale risultato che una cupola generata per rotxzione (li unir ( ur\rl opportunameflte scelta intorno al proprio asse goda di un'analoga Ptotrritlr?
rr I'icrrc Uougue, (198-1758), ricor.lto sopraitutto pct ll suo'1ru/ta/o dt/ ^a!/h (114t) , 1 , , \ . , f i l ) r c n d c n ( l o t e o r i e i l i D a n c l e I l c r n o u l l ( e d i l , u l c r o ) , < f l c c , n o s c c r c < , t t <i,l i < ) n 1 c< l i , t k t c ! ' , t t t , s r l l r r r r i t s , , t t o i l q u a c c c v c c s s e r cs i t u a t o i c e n t r ) d i g r a v r rd i t u t t ( ) l c a r i c o d c l v : r s c c l l o ; c s a f l t i n a L r r r r r ; 1 1 i ,pro s i z i r r r e d c g l i a b c r i L l c L l c r v i , l ' c s t c n s i o n c c h e b i s o g n r . l a t e r l l c r c l c , c i r i v ! f s i l | r l v i l l ( n t i ' n ' 1 . ' r l . , i i , ( ( r p { , p p r p r ( r ' a c h c p ( ) s s ( n ( )a c c r c l c r c ,a m o t i v o c l c i c a n , b i r m e n t i t c l l n r h t r l i o , t i o , r , I r c , , l < 1 1 r u r t , , l q u l c s i p i ' c < ) l c c p i rn c c o l t o r u r t , rl , r s f , , r z od c l \ ' ( n r ( )c ( ) n r u )l c v c l c . l - c ( ( ) g n i e t r r , r r t l r . r r i c h cc h ' c ! { l iu n i v i u n p ( f - ( n ( r c { } r .I ( ) h x n n { ,f ( r s t r )i n i s r r ( )( l i s p r r g ( r c s o l ) r . r l u c s r , l x r.,gFt|.,(lc'..Iurrri.,IlrrlIrlutiilrinlllrnlri>(ll('ln'ssut''\'tt!:ph.!'rnMh'.li 0 r, , t). 106, l\lili ,', 1802).

Fig. 9.18.
,Ilbidcm, p. 113. ,tr Couplci, .\tto'kle l,arlt lL l'rxarm 2r lbitcnr, l. 119.

Fig. 9.19.

dc /n patt:r:t lu

iaikj,

t. 118.

340

Arclti, wlte, npate

La ?rna

leaa naca

di Piene Baaguer ulle apole

34t

Il Bouguer ha saputo perseguirecon rigore e acume matematico tale idea, giungendo a indicazioni di notevole interesse.Partiamo dunque dall'equazione differenzialedi una catenaria [cfr. la (6.6.15)]:

Ci conduce ad assegnare alla curva AM I'equazone:

f,v' : Jlz do '


0

(e.4.6)

(e.4.1)
dove l'apice denota la detivazione tispetto a z e dove il mutamento di segno al secondo membo risptto alla (6.6.15) deriva dal fatto che ora la costante P interpretabile come forza di compressione agente sulla sommit A (frg.9.20). Essendo ds :1/4 t'z ar, h (9.4.I) pu scriversi anche cos:

essendo il una nuoya opportuna costante. Se le faccette che compongono la cupola hanno tutte il medesimo peso unitatio o sono egualmente caricate, dQ_ dipender dall'elemento lineare ds, sicch la curva muter la sua equazione
flella :

Pdy':qds da cui, integrando: Pv' : fo ds

(e.4.2)

(e.4.7)
dove sempte con la lettera generica f, si indica una nuova costante. La (9.4,7), differenziara, porge:

(e.4.3)

It dy'- 2 65:21/4 da cui: zdz:

,a 4t

(e.4.8)

(e.4.e)

Fi9.9.20.

L'esptessione Jq ds rappresentail peso Q della porzione di arco compresa


0

ta A e una sezione generica M di coordinate z, y; perci l'equazione della cte ria acquista la forma particolatmente semplice:

^dv - d z

(e.4,4)
lti.g. 9.21.

Ora, la superficie di una cupola ormata da zone infinitesime pesanti o caricate nasce dalla rotazione di una curva come quella della fig. 9.21, in cui per il peso di ogni elementoMm M'm' dellk unghia > infinitesima AKk cresce con z ed esprimibilein misura proporzionalea zdQ; il peso dell'unghia AMm sar dunque, a sua rrolta, proporzionale a:
lzdO J '

(e.4.s)

ll B<ruguer integra la (9.4.9) per serie, s da poter descrivere per punti (lucstlt cu(va che d la superficie della cupola omogenea equlibrata e chc pu csscrc ncora interpretata come superficie di un velo omogeneo pendentc rlalla tirr'<rnfcrcnzadi un cerchio orizzontale. Noi otterremo per il medesimo risultirt() ir modo pir spiccio seguendo la t:r.aottazione Bossut, come si vcdra del I nr tltrrrlchcpagina. Si nrrti chc la fillura ottcnuta tall'intcgrazionc dclla (9.4.9) garantiscc I'cqui-

342

Atbi, to//e, capak

La niglio

tfgrra>

de e "olre recoda l'arala Botai

349

librio non solo nel caso in cui la cupola sia tutta chiusa d'intorno con Ie sue zone cixcolati intere e rientranti in se stesse, ma anche quando essa fosse intertotta o apela in modo che un'unghia dovesse appoggiarsi all'unghia opposta soltanto nel vertice. Se invece la cupola intera, I'equilibrio garafltito per tutte le superficie generate da una curva la cui equazione soddisfi la:

(e.4.10)
la Ci vuol dire che, segnata curva di equazione(9.4.6),ossra:

ry,:J z de
ogni altra curva, che spiccandosi dallo stesso vertice si slarghi pir di quella dall'asse, mantenendosi ovunque meno concava, potr descriyere con la sua rivoluzione la superficie di una cupola equilibrata. grossezza finita >, ossia dotate Il Bouguer si occupa anche delle cupole cli << di spessore: ma su questo tema torneremo in seguito quando, istruiti dai successivi contibuti di Bossut, di Mascheroni, sino a Venturoli e a Bordoni, 1]otremo tfattarlo con comDiutezza, Conciu<endo questo ptagtafo sulla forma < ottimale > delle cupole non forse fuor di luogo ricordare che I'immagine clel velo pendente da un contorno rigido rest, seppuf sofirmessamente, come un fiferimento Iofl estraneo alla cultura degli architetti. Un esempio assai noto il modello < sperimentale > costruito da Antoni Gaudl per la sua < Sagrada Familia > ancor oggi visibile nell'attiguo Museo di Batcellona (frg. 9.22).

1i9.9.22. Fa eccezione Coulomb con il suo saggio memorabile del 1773: nel girrr Ji qualche pagna, Coulomb riesce a dire l'essenziale,sistemando quel che cra completamflte nuove questioni di cui, sino acl alkrra' !,r noto. ,lrJ....tdo era chiara neppure la lormulazione, proponendo a'Il'attenzione degl scicnr,n zirLti le linee di riCerca che si sarebbero dovute intraprendere Questo spicga ncrch. tra tutti gli autori settecnteschi,che pule dissero cose molto ilnpori.rrti e genali sulle.rolte, solo Coulomb sia menzionato in modo non gencrclr 'r' ,,'Lr.""i dagli storici, a pattLre dal Poncelet'5, per nire -al Timoslrenlto : le trattazioni scientifiche che veramente imprimono una svolta sono quellc chc r()n soltanto obbediscono alla verit, ma anche sanno esprimerla con cc()rl,rrlia, obbedendo a un principio di semplicit lioguistca e di eviclenza tcs( l !ttlvA.

9.5

LA MIGLIOR SECONDO

<(FIGURA> L'ABATE

DELLE

VOLTE

BOSSUT

Negli anni successivi al 7770, 1a teoria degli archi e delle cupole prende uno sviluppo improwiso, straordnario; diventa argomento erudito di studio da patte di illustri scienziati che, non di rado, sembrano trastullar\.isi, esibendo con disinvolta slaezza l loro possesso dell'algortmo matematico. Non facile addentratsi nei complicati formalismi, nei contorti ragionamenti, nelle sottili dimostrazioni, nelle ardite e spesso nascoste ipotesi che caratterizzaoct i lavori di un Bossut, in Ftancia, e d 1 a qualche tempo, di un {ascheroni o di un Salimbeni in ltalia. L'indicazione costruttiva, il problema strutturale, sono ben presto dimenticati a favore della lussureggianteelaborazione analitica che riconnette il tema degli archi e delle cupole al tema delle curve fcssibili strettrl dcllr: cquazion cliffercnziali cd clastche,almcno per I'analocia abbastanza ()ttcllutc.

Alia memoria di Coulomb dedicheremo i pangrafr' seguenti Qui invccc (lhrlcs ,,,,qlirmo riferire qualche sommaria notizia su due densi studi dell'abatc ln'ssLrt (1730 1814J, un prestigioso matematico francese che si era mcssLr itt del tempo Partecipanclo infatical>ilmentc rrlll rr,,stra cll'ambiente sci;ntifi; ccademie (di Lione, di Tolosa, cli Patgi e, successlvanrcntcr !itrr rli nurnerose jn uso allor.lr, il rli l},lo{lra, cli Pietroburgo, di Torino, di Utrecht): corrr'cre mia mcttcva irl pli() ,, u r1i,,c,, scicntiico era rifmato dai pte mi che ogni Accacle ' | , i ,r,r r,, ,t , I , , uli stucliosi a un'aristclcratica emulazionc' Il 1()str()al)atc, si llu ,
"'htioni t'ttot'tt"t tl\41't'1 i\ l. V. l',,ncclct, li\utNt.rit'lt! tt h;\tnrltlt 'l,i I'tittllt/,t "(irrrrprcs lcrrilus", t, 577 5ir7. 11152' ht"t,t,;;,ih!, I'l' 4,4 5 l. c fl) 511-54l lf :r' S. lirrnsIcnk,,, .l rtr,:n!:th .l tr,,itll!, (i!. tliih"t l'rlni'

344

Arl),

Mlte, c/t4ole

La rligtiar <fgra>

delh ttolte secoda I'abafe Bar t

345

dire, non ne manc neppur uno cimentandosi sui temi pir dispatati Ed lecito dire che, se nel 1770 l;abate Bossut present all'Accademia di Parigi i suoi ", ci non derivava cla un reale coinvolgimento dell'autore studi sulle volte nei problemi dell'Architettura, ma da una curiosit speculativa, come nella ricetia di un esercizio diYertente sul quale i dotti illuministi avtebbero potuto dimostrare I'efficacia della scienza anche al servizio della tecnica e dell'arte Presentando il primo lavoro di Bossut, I'anonimo commentatore dell'Accademia cos si esprie: < La memoria del signot abate Bossut ha il pregio nort comune di stabilite un'analisi nuova e di fornire nel medesimo tempo delle formule applicab ili alla pntica. di ufl'arte importante, dove. la saldezza delle di cittadini. Non v' ormai alcuna questione costruzioni legata alla stcwtezza" a tale saldezza che non si trovi risolta dai princpi impiegati in questa rel^tlva '8. memoria >> Il giudizio , in realt1,esagerato. I1 Bossut limita la propria attenzione su due problem non del tutto originali: 1) la definizione della forma di una struttura voltata capace di garantire l'equilibrio anche in assecnz di attrito o di coesione tra i cond; 2) lL d.etermlflazione dello spessore dei piedritti di un arco o di una cl,pola facendo appello a meccaniimi di tottura che lievemente generalizzano cluello g ptefigurato da De la Hire. Tra i due, il ptimo problema il pi fecondo di applicazioni sino ad allora ineclit:. Vediamo. brevemente la formulazione e la soluzione. Sia ABCD "' (frg. 9.23) la linea di intradosso di un arco, abcd ... ne sia la linea d'estadosso' Si-roppoltg" l'arco composto da diversi conci come BCcb, CDdc le cui supetficie i coitatto siano ben levigate, s da escludete qualsiasi mutuo attrito' I < letti > di traccia Bb, Ca, Dd, ecc., siano perpendicolari all'intradosso' Il Bossut esprime le forze esterne F1, Fz, ..' agenti sui conci assegnandone I'intensit . iu ,rtt^ d'aztone; in F , Fr, ." sono dunque compresi il peso dell'elemento e osni altro carico eYentualmente non verticale. Ebbene, ifconcetto di fondo che orienta l'analisi del Bossut il seguente: un atco ben costruto, decomponiamo le forze F, F, agenti su due conci in consecutivi nelle direzioni petpendicolari ai <letti>; la forza Fr' dunque' si decompone nelle F,, Fru; Ii loiza F, nelle Fr. e Fru. L'equilibrio impone allora che sia:
F - F

-ll.Qt

z-,\

11:/

/,. -

ltig.9.23.

(e.s.1)

-{ dire il vero, questa condizione proposta dal Bossut non suflciente:


,7 C. Bossut, Recbenhetvt t'qalibre dcs t'otet: tna prma Memoria-fu',lett2 ^Il'Acadmic dct "llr'roirc Je l'Aca,lirnic J Science" i arier ii 12 tuslio l?70, na tu pubblicer'nolo piu rrr.5 prcsso l - A n " n c ct 7 7 4 r ' r r c l l ? ? 8 . p p . 5 3 4 5 o o ; u r x : e c r ' n J r M c r r r o r i r ' J ' l r i t ' I " A a r r l / n"""f. a* S.i.*. , i , i i , j * * , t ' , q , i t n * d . t w t ; t c ! c ' t D i m r u l c t t : r i l 2 s c r r c r n h r c 1 7 7 8 ' j P U b h l i c : r r 11 ' n r v ' s r r c c c s s i v o ' nn t%-lll",.,," c l c l ' A c a , l i , r i c R o y ^ l c c l c s S c i c n c c s ,^ n n c 1 7 7 4 " ' p . 6 4 , 1 1 1 8 .

di contatt() tra I ,,ccorretebbe ancora segnalare per qual punto del (letto) rfuttvia l^ ^un ^nz^ non reca pregiucizio allc crrnci passino le forze Fr"oe Fr,. ,Lpplicazioni successiyamenteconsiderate, dove I'arco implicitamentc ricon.i ,tt,, o o.ru linea curva tangente in ogni suo punto alle forze di compressionc La relazione (9.5.1) si presta facilmente ad essere tesa pir) espicita,.con ritcrimento alla geometiia dll'arc<t e alla direzione delle forze esterne Si ha inltti, cal teoreme dei seni (frg. 9.23):
ri t scn 4r scn 11

,_

, . s e nY
scll l1

(e.s,2)

346
Pertantola (9.5.1)si muta nlla: F, _ sena, sen9, F2 sen1, senp,

Arthi, wlte, u,pole

Ld nigliot

<<fg ra',

lclh

ualte secato t'abate Bostttt

347

/c) q 1l

D'z.lr:ra. parte gli angol *, p, y sono esprimibil in funzione dell'angolo g che desctive fa rotazone della linea di intradosso e dell'angolo 0 che denota la dirczione d,ellaforza esterna. E evidente che:

simili a quelli d'intadosso, si potranno allora determinare, per semplice gco'e. metria elementare, i punti m, n', p', ecc. >r Subito dopo, il nostro autore a.llarga I'otzzonte delle sue considerazioni, passando dalla lettuta in termini finiti [rappresentata dalla (9.5.7)], a una letiura in termini differenziali : l'arco inteso come un comPlesso di infiniti conci infinitesimi che si dispongono secondo una linea genrica, da determinarc appunto in vista dell'equilibrio < locale >. Passando al imite, facendo cio infinitesimi- gli archi BC, CD ecc., tutti di lunghezza ds, risulta, pr un arco generico BC (fig. 9.25): sen Ag, + sen dgr: dgt

: 13r aqr
e che:

Pz: a9z

(e.5.4)

(e.s.8)

2'-f

:et-0,

,.

-o"r:

f"

02

(e. s) s.

e per quello atlguo LIJ: sen A<p, > sen dgr: dg,

(e.5.e)

Operandoquindi le sostituzioninella (9.5.3) si trae: F1 E: ossa: F _ sen A?, co! el 99j iql .:!&.:l& Fp senAg, cosg. cos0, .| seng, sen0, sen Ag, cos (9, r.n -\9, cos (9, 0J 0r)

(e.5.6)

(e.s.7)

Il Bossut osserva a questo punto: < Si vede dalleggrzione (ora stabilita) che, conoscendo la figura dell'intradosso, gli archi BC, CD, ecc. ai quali corrispondono conci, e le ditezioni delle forze F., Fr, si potranno conoscere i tappottt tn le medesime fotze. Ad esempio, se l'intradosso ABC un semicerchio (fig. 9.24) e ogni concio semplicemente soggetto all'azione del proprio peso, se inoltre gli archi d'estradosso mn, n'p, ecc. sono concentrici e l:i.q.9.25. \ r ) c , , r l . s e r d e s i g n ai l r a g g i o d i c u r v a t u r a i n B C e d r l e s u a r e r i l z i o t t c irlnitcsima nel passaggio da a D, si ha;

''

d r

, ''

d s r+dr

(e.5. l0)

l ) c r c i c h c r i g u a r d a i t e t m i n i c o s g , , s e n r p r rc o s g ' s c n g r c h e f i g u r a n r r rrclll (().5.7) opfiortuno ri[erirsi a una raPpresentazione patamctrica tlclla

.llig.9.21.

r') (:. ll,'sst|t, R$lttl)!t.,,, cir., p. 539.

348

Arcli, rolte, urpole

La niglior

<fgra>

delle volle *conlo I'abate Barsal

349

cutva AD, secondole z: z(s), y: y(s); essendoB l punto di ascissa curvlinea s, ne segue evidentemente: dz(s)
'' cls

(e.5.11)

Invece, avendo il punto D ascissa f 2ds, ne viene: s

d,(s)
als

.- d'rG) _._
os'

(e.5.12) (e.5.13)

S e n'- e - - - - - : 9

dl (s * 2 ds) . - dv(s) ,
os os

^ d' yG) q s , z' ; "


cts'

Infine, le fotze Fr, Fr, ... si rconducono onde lecito potte, ad esempio:

a una distribuzionecontinua,

F, : fds

F, :

(f f df) ds

cos01: cos0(s)

sen01: sen0(s)

cos0, : ses0(s)-f. d (cos0(s))

sen0, : 5sng1t; f d (sen0(s))

Otmai tutto predisposto pr mutar veste alla (9.5.7): baster sostituire in ogni termine e in ogni fattore che in essaappare l'espressionerelativa che si sopra indicata. Natutalmente inutile riportare i semplici passaggi; la conclusione ch-e, trascurandogli infinitesimi d'ordine superiore,la (9.5.7) prende ra sguenteolma:

f c o s O l 2 r j l - f+ + l * f s e n 0 l 2 r
\ ds' ds os/
ds ds

A2.

.1,

,t- \

42.

,lf

A" \

is ' t 's 's / , q c | o


ds

r. , dz C * r - , r - i ( f c o s0 ) f r + +

(f cls '

.l

sen0):0

(9.5.14)

< Questa equazione - dice il Bossut la base di tutti i problemi chs si possono proporre su questa matetia. Ota, vi sono due questiofli principali da esaminate. L'una consiste nel trovare la f.gura della tolta qaarda si caxarm la hge d.elle forry cbepressanoi canci; I'altta consiste, al contrario, nel ttovare la pressare i ean qaardo si canotca la f.g.tra delk ulta >r3o. lege delle farry clte debbono Entrambe le questioni sono esaminate e risolte in diversi casi dal Bossut, sia per le volte a botte (prima Memoria), sia per le cupole (seconda X{emoria). Si noti che il passaggio alla cupola ottenuto dall'autore facendo la semplice ipotesi che ogni <unghia > della cupola sia considerabile isolatamente dale contigue e si comporti quindi come un arco a spessorevariabile (fig. 9.26). Naturalmente la questione ( diretta ), quella cio riguardante la <letcrminaro lbitlcnr, p. 541.

l'i.4. 9.26. zirrnc cella< figura dela volta >, piir interessantee, al tempo stesso,pi cotrrplcsst dell'altra, lkinversa >. Vediamo ora come il Bossut si dcstreggi l)cnc rrcl tnrrrc clalla (9.5.14) indicazioni utili sotto ipotesi particolari. Il primo caso tll lui corrsicletatoconsiste nell'arco omogene() e uniforme soggett() al proprio pcso. (rm' prevedibile, la soluzione sta nella catenaria ()r-nollcnerrovcsciatl c r l o t t c n i b i l c c o n p o c h i p a s s a g g ir l a l l a ( 9 . 5 . 1 4 )o v c s i p o n g a f . c o s t , 0 - ( ) . |cr vcrilcarc (lucstl c()nclusi()nc pcri) sullcicntc rip()rtarc i plssaggi rclativi

350

Arcb, "obe, tkpole

La nigliot

I'abate Bo$kt <fgara>> delle ralte secohda

351

al secondo caso pi genetale di una disttibuzione di forze verticali vatiabili in: con z nella forma f : f (z). La (9'5.1\ si semplifica 1. d'. '" \ z r d s , dr dz\ , - dz _df as as/-tat-a, 0

(Cr, C, sono costanti determinabili, owiamente, con le condizioni ai lmiti). Il tetzo caso riguarda un arco soggetto a ptessione normale tispetto alla sua linea d'asse: ad esempio, un arco soggetto alla pressione di un fluido

(e.5.15)

(frg.9.27).

L'accorgimento proposto dal Bossut per integrare la (9.5.15) semplice ed elegante: moltiplicando ogni termine pe + si ottiene:

: t f c+st/ /t - 0 ds \ r
\ e, integtando:

-r /

r.r- rr\

(e.5.16)

- f frl*l \os/
dovefunacostante. Se si assume z come yaiabile indipendente valgono le relazioni:

(e.5.l7)

1 r

y ' (V1 + y,2)3

ur

71 l yrdz

(e. s.18)

ayendo segnato con l'apice la derivazione rispetto a z . Pettanto la (9.5.17) assume la forma:

I - ^'.arrrn f .h si possono considerare funzione assegnatadi y, fotmano dunque con l'asse y u n a n g o l o 0 E . N e s e g u e :

cos0- i
cls

sen0:

i,

(e.5.23)

a/--,,e

" -T I

(e.5.1e)

c l'equazione fondamentale (9.5.14) diviene, con semplici passagg:

Il Bossut elabota ultetiormente la (9.5.19) secondo tecniche a noi giLnote dal cap. 6 sulle < curve flessibili ed elastiche>3'. D'altra patte l'integrazione ( della a9.5.19),che a variabili separabili, non presenta formalmente ) dimcolt; si ha infatti: dy'
a/7 -L -,2

'',[-]. i'l' r lolYll*f \os//J l z o s\ \ o s /


* [(*)'.(*)]('*:*'.ff)
N r r ,P o i c h ( J + (S)t: ,. .lr
cls
/ " \2

: o e s24)

f r-

(9.5.20)

mcntcI : si semplice r, q""sta equazione ricuce

df
os

(e.s.zs)
(9.5,26)

settsenh(y') - -J 7 d, + Ct

(e.s.21) (e.5.22)

rlu cui, integrando: I'r il'

1 ( z ) J s e n h l; - 0 , - ' c ' ld zl c " , J


rr lbi(lcn,pp, 542'543.

r L r v c l l u o a c ( ) s t a n t e . i r t r o v a , c l u n q u e ,c t t m c d e l r e s t r t c t a c l a a t t c n t c r s i , S rtnir tcltzionc tcl tutto anakrga r cluclla chc govcrrra l'c<luilibrio intlclnittr

352

Arhi, 'obe, ca?oh

La ,ligliar

<fgttra > delle rolre :econdo I'abare Bossttt

35,

della fune [cfr. la (6.J.10)]. E supetfluo addentarsi in ulterori svluppi fotmali 3'. Soryoliamo sul quarto caso esamnato dal Bossut: si tratterebbe della Parimentiomettiamodi ticordel composizione 2'e del 3'punto soptaesposti. inverso >>, ossia l determinazionedelle forze dare la soluzione del ptoblema << esterne f che rendono eqrdlibrato un arco di forma assegnata:la cosa , del resto, quasi banalenelle circostanzepi frequenti, come i lettore pu rendetsi conto facilmente. Diamo invece un cenno sulla trattazione svolta dal nostto 33. Votesen dne>> L'equazione di autore nella sua secondaMemoria d,elle<< partenza sempre la (9.5.14); essendoinfatti ignorata dal Bossut l'azione di un'unghia su quelle contigue, l'unica modifica che si richiede nella (9.5,14) delle forze esterne: si consideti una cupola soggetta tigrarda \a specificazione a una distribuzione di carichi superficialip uniformi su ogn parallelo. La forza agentesu un elementoinfinitesimo di lunghezzads e di larghezzaza (frg.9.28), datri da pzcods. Ci significa che \a (9.5.14) s presta a esprimerel'equilibrio pz: la verif,ca della cupola a condzione di sostitute n luogo di f l'espressione immediata. Si ha cio :

P zc o su

^ / ' d2z dr dz\ - o,,.n s(2,P.. l 1' 9) -r qs os/ crsds, r ds ds/


\zr \ *'* *(pzcos0) *'* *(pzsen0) : s (s.s.27)

L'rpplicazione pir semplice alla cupola di unifotme spessoregravata soltanto dal proprio peso conduce il Bossut sulla stessaPista gi percotsa dal Bouguer. Posto p: cost, 0 : 0, la (9,5.27)si semplificain:

,(,'#.**)*'(eJ':o
p.t Moltiplichiamo ogni tetmine della (9.5.28) :: verst:

(e.5.28)
pu scri,con ci essa

* ("(*l):'
e, integrando:

(e.s.2e

-($)':r
d y ' 2 ,

(e.5.30)

clove f una costante. Il solito cambiamento della variabile indipenclentc, ca s a z, porta, gu,zi.ealle (9.5.18), all'equazione differenziale:

'\/t+yE
clrc a variabili

--

(e. s.31)

separabili e, integrata, fornisce: z z

1
,la cui:

senh I
\

; zJ
r 2

I- Crl
/

(e.5.32

y .

.Jl s e n h z- ; ,i, - r C l ll d z - C , \

( C r ,C , c o s r a n t i )

(e. s.33)

Fis.9.28.
:2 lbidem, pp. 543-545. 33 C. Bossut, Notu hs ncltenle: sm l'qlibre der uaiter en d6ne, "Mnoircs rlc l'Acadinric" -596,1779. pp. 587

cltaiucllc>, II Bossut sottolinea che tale cun'a y(z) not coinci.de con Ia << r rssiu cor-rla catenaria omoge nea. '['ctminiamo, aquesto punto, il nostro raPido esoconto dell'opera clcll'abatc li.ssut intorno agli archi e alle cupole; gli altri contributi che vi si Potrcbbcro rirrlncciare sul < calcolo a rottura )t per la determinazione clelkr spcssorc clci vincolati alle ipotcsi dcl pictlritti tcstano infatti seppur Parzialmente l)c lrr llirc e ci ne renclc discutibile I'applicabilit. Quanto abbiamo apprcstt I torrruntluccli notevole intetesse:il Bossut ha saputo dar vcstc organica ccl c l c g r r n t ca l p r o b l c m r d c l l c v o l t c < s o t t i l i > , r i c c r c r n d o n c l a l i g u r a o t t i m a l c ,
II

354

Arcbi, uolle, capolc

L'inp7ta,tte A-

corllibata d Coonb alla tearia delh rahe Pre d'attr;la

353

Tuttavia, altr.i e pi significativi problem restano apefti: sia pet quel che attiene a una migliore determinazionedella ( gfossezza pef un'assegnata ) linea d'inttadosso, sia, soprattutto, per quel che attiene a una migTioxeadercnza" a.lla tealt, dove sono presenti l'attrito e la coesione tra i conc. A tali problemi d risposta il Coulomb nella memotia che ci apptestiamo ad esporre.

N+ ds
Dividendo

N",' a ds

.l-

(e,. r)

membto a membro queste due equazioni, si ottiene la :

d v a
9.6 LTMPORTANTE CONTRIBUTO ALLA TEORIA DELLE YOLTE DI COULOMB PRIVE D'A,TTRITO
dz L-

(e,6.2)

Torniamo a menzionafe, per I'ultima volta nel corso della nostfa stotia, il grande lavoro di Chades Coulomb Erai sur aw applicatian de maximit et prablmesde $atiqte, relatift I'Arcbitecture, pubblicato tra i ninin quelqaes "Mmoires de Mathmatique et de Physique prsents I'Acadmie Royale des Sciences,par divets Savans,et ls dans les Assembles- Anne 1.773", pp. 343-382,Patis, 1776. La ttattazione specificasulle volte iniza nel XVI capitolo della Memoria dove Coulomb definscel'oggetto del suo studio; cio la volta a botte, pur affetmandovagamenteche i medesimi princpi ( s potranno applicate a ogni alft^ specie di volte>. Il XVII captolo tigtarda << uoltei caigianti nonbanronattrito x toesione Le >>. certi aspetti non si trova qui gran che di nuovo rspetto a quel che Sotto abbiamo gi veduto in Bossut (si ricordi, d'altra parte, che la prima Memoria ma la pubblicazione si ebbe di Bossut fu letta all'-{ccademia, vero, nel 1.770, Coulomb consideradapprima il prosoltanto nel 1778). Molto semplicemente filo aB di una volta infinitamentesottile e con riferimento a un punto genericoM definisce le componenti P e Q, orizzont^le e verticale rispettivamente, della risultante delle fotze agenti sulla porzione aM della volta; avendosi in M soltanto forza normale, N, dovr essere(fig. 9.29):

che < esptime la figwra di una volta sollecitata d,a forze qualunque >. Ora, osserva Coulomb, ( questa formula esattamente la stessa che fu determinata dal Signor Eulero (nel terzo volume dell'Accademia di Pietroburgo) per Ia fiqura di ufla catena sollecitata da fotze qualunque. E ci giusto; poich, ror.esciando la curva e sostituefldo la tensione alla ptessione, la teoria Preccdente si applica ugualmente all'uno o all'altto caso, e conduce alla medcsima espressione,Del resto, il metodo del Signor Eulero non ha nulla in comunc 34. con quello qui esposto, se non il risultato > Il ptimo piuttosto un'illustrazione della (9.6.2) Seguono tre corollari. nel caso patticolare dell'atco soggetto soltanto al proprio peso: < se la fotza orizzontale costante e uguale alla pressione { in a, e se la risultante delle forz'e verticali uguale al peso della potzlone della volta aM, si ha allora:

3r :
z

Jqdt,
'

(e. .3)

rlrnde si trae il valore di q se la curva data e, di convetso, l'esptessionc tlclla 3s. curv se assegnatala legge del peso q ) Il secondo corollario presenta grande interesse: tiguarda le toltu tli .qror dtll'alte17a Mm per ogti lttttlo M, rq.4afrita (fig. 9.30) e fornisce la deterninaTone rlrtatdo txica tllecita<ilfte il pesoproprio- Se r il raggio di curvatura dcll'intraMm, I'elemento inlnitcsimo rsso, preso nel suo valore assoluto, e h I'altezza. tl< N'lNI'mm' ha peso propotzionale alla sua are ; ora.l

N{M'mm' : h GG'
n: ( ;(i'

(e.6.4)
ds r 2 r* h 2r

: ('. +)o'('**) :
2r ,l- jh :-^ - hds
z,f

(9.(,.5)

rlrrirrrli: lNl'mrn:

(e.6.r,

Fi9.9.29.

'r{ lliLlc'n, p, 3?2, rr ll)(lc'r,

J)O

Afti,

,ohe, &lale

L';noiatlte

caklrb to di Coalonb alla lcora delh ,)o/le Pire

d'atrita

357

L'esenpio quello di un arco il cui intradosso una porzione di circonfcrcnal di raggio assegnatoR; avendosi naturalmente: ds dz 1. cos g

(e.6.12)

la (9.6.11)diventa:

h:
Fig.9J0. La formula (9.6.3) si rende petci esplcita nella: dy ": I f 2r!h,, , | ,--nos

R+/R'+#;
,0 sia h ho, ne viene: 1

(e.6.13

Se dunque si impone che per 9

ir:;

(hi + 2Rho)

(e.6.14)

(e,6.7)

L'akezza h perci varia secondo la legge rappresentatanella fig. 9.31.

dove l _una quantit costante propozionale alla spinta orizzontale agente - come dice Coulomb - in un certo punto della sezioneAa. Derivando i due membri della (9.6.7)rispetroa s si otriene:

*(#) :++!h
+ :''* : 1{-yro lz + y'2y,2:
= - - (I 1 | y')',
| /.]s\z

(e.6.8)

D'altta parte, designandocon I'apice la derivazione rispetto a z si ha:

;(AtJ

(e.6.q)

(il segno positivo nelle ultime due uguaglianze deriva dal fatto che, nel caso della fig. 9.30, y'> 0 e r preso in valore assoluto);quindi la (9.6.8)conduce a:

,r(3tJ':2fh+h2
da cui :

(e.6.10)

h:-r+lli;w
3 Ibidcnr,p. 373.

l:1. 9.).

(e.6.11)
f,n prima osseraaTiorc riguarda il fatto che una volta costruita in obbeclicnzn lui critcri sopra esposti tale che non soltanto la risultante delle frrrzc agenti ru unl p()rzi()ne AaMm scmpre perpendicolare al giunto Mm, ma anchc cssa 1rssirl)cr un Punto interno al scgmento Mm. invccc, mcttc in guarclia sulla rcrlc rtttcn(libilit l,ir scconda orcruaqiortc,

Questa l'(( equazionegenetaleper una volta qualunque soggetta al proprio peso> 16. Coulomb.r. siilupp^ un esempio r i aggiungedue osservazic,ni. e

358

At)i, la|e, c/tpoh

L';nportanle

coxlribttto di Coalonb alla leaia .le//e ,olte pttue d'attrila

359

della fotmula (9.6.11);infatti, scrivendo questa,in virtr della (9.6.12),nel modo seguente:

h: ,+ll;+#

(e.6.1s)

si vede subito che (fig.9.32), se I'intradosso della volta termina sul piedritto con un angolo retto, essendo in tal caso cos g : 0, l'altezza corrispondente dovrebbe tenders infinita. Ci iragionevole ed contaddetto dalla pratica, dove intervengono ( l'attrito e l'aderenza >>.Coulomb alora conclude: <Noi cetchetemo tra poco di fat entrare nell'espressione delle volte queste nuove forze coercitive; ma si pu inferre da qesta.olrerua<iotache, nell'esecuzione, la teotia precedent non pu essere, come abbiamo detto nel discarso prelinirare, che di debole utilt > 37.

Fig. 9.3i. Segue infatti tn eteapio molto significativoi ti tralla del problena di wn piatlabanda in maralura (frg. 93q. Si vuol ricercare quale debba essere la dircziooe del giunto genetico Mm, essendo invece assegnatela direzione (vcrticale) del giunto Aa e quella del giunto Bb. Sia h I'altezza Aa e sia z I'ascissa tli N{. Il peso della porzione -A.aMm proPo(zionale alla quantit:

Fig 9.32.
Ed eccoc al tetzct cotollatio: se fu ana yoba sona assegnati sia I'iatradaro, sia I'estradosn, cone i postono deternixare, in caso di eqailbrk, h direqioni dei giunti? Siano P e Q le componenti otizzontale e vefticale rispettivamente della risultante delle forze agenti sulla parte AaMm della volra (fig. 9.33). Affinch la risultante stessa sa perpendicolare al giunto Mm la cui direzione forma un angolo Q con la verticale, dovr essere:

+ Q: hz tntrf

(e.6.r7)

nella (9.6.16)si ottiene dunque, a mcrrocli questaespressione Sostituendo run fattore nella misura delle forze :

r.,:(r-]r,)'s+
()ra, quando M s porta in B ad ascissaz : rrrnto un angolo dato Qr; deve aversi perci:

r8) (e.,
I l giunto deve disporsi sc-

Q:Ptg{

(e.6.16)

< Noi vedremo in seguito - aggiunge Coulomb - quali siano i punti S tra A e a, dove si pu applicarela pressioneP, quantit determinatadall'equazione precedente, per soddisfate seconda la condizionedi equilibrio; ossia altrnch la risultanteR passisempretra i punti M e m> 33.
rr lbidenr,p. 374. : 8 l b i t l c n ,p . 3 7 5 .

I r l: ( P - t h , J t s { r
P pari a: ,lrr cui <lerivachc la fotzt orizzo)7tale deve essere ,, ' Zhl 1 h, tg Ll.,r 2 tg,f,,

'

(e.6.1e

(e..20)

360

A,'cb;, ')ob., pale

La leaia di Co anb ralle tahe nlale di atlrilo

e eaeriane

361

perci, se la condizione soddisfattaper la mezza piattabandaAaBb, a maggior ragione essa verificata per ogni sua parte AaMm ao.

F;"

q at

9.7 LA TEORIA DI COULOMB SULLE YOLTE DOTATE DI ATTRITO E COESIONE


Fi9.9.34. ) C o n c i l a ( 9 . 6 . 1 8d i v e n r a : --r t8{ rg ?r
Passiamo ora al capttolo successivo del saggio di Coulomb che stiamo L'equiibrio delle volte con rjguar(k) considerando; il diciottesimo e tratta. << rLll'attrito e alla coesione >>.Qui la formulazione stessa del problema, oltrech ln sua risoluzione, spezza l'orine di idee che aveva guidato sino ad allora gli studi sulle costruzioni in muratura; non soltanto il modello fisico si arricchiscc tli nuovi aspetti che meglio lo avw.icinano alla tealt sperimentale, ma tncl'tc il quesito teorico su cui verte l'indagine muta il suo orientamento: mcntrc sLi autori precedenti si proponevano di determinare la frguta o le dimensioni <lclla volta affinch le sollecitazioni corrispondssro a un prefissato schcma sttico, ritenuto ( ottimale >, Coulomb si prefigge invece di determinarc lc
ao ll Mescheroni, nel suo trattato di cui parleremo in seguito, adront il mcdcsinro tcn, {,rnc i11ror:rnrlo la souzione di Coulomb, stabilendo la condizione analitica equivalcnte (lLrnlr) si (lctt(' 'r1, ; h condizione che la distanza del baricentro G dal laio Aa, ossia 2., sir nraggiorc rlcll|| ,listrrrza 2,, di n da a. D'arra pattc, con elementari considcrazioni si trova (69. 9.35):

(9.6.21)

< Se ne conclude che tutti i giunti di ufla piattabanda passano per lo stesso punto C; la qual cosa rende assai facie la costruzione >r3e. Non basta, per: affnch sia gara,ntita la sald,ezza per sola ptessione di ogn concio contro quelli contigui necessario vetificare che < la risultante delle forze che teneono in equlibrio la porzione di volta AaMm passi tra i punti M e m ). Con .i, Coolomb fa appello anche alla situazione linite in cwi tale risultante incontri l,intervallo Mm nell'estremo m. Come vedremo, gli studiosi dell'Ottocento, considerando il reale comportamento del materiale, consiglieranno di r.idure alquanto l'intervallo ammissibile. Comunque, nell'ipotesi di Coulomb, resta subito evidente quale debba essere la condizione di equilibrio della piattabanda. Anziiltto, fa reazione sul giunto Bb pu, al limite, passare per B-: tracciata dunque da B la notmale Bn al giunto stesso, occorre che la verticale condotta pei il centro di gravtL della mezza piattabanda AaBb intersechi il segmento Bn, (fig. 9.35). La qual cosa anche suflciente, poich, procedendo dall,imposta verso la chiave, i giunti Mm sono sempre meno obliqui rispetto alla verticale; r', Ibidenr. 376. D.

1 ' ' 2

1 3tk + 2k, ( ) 2 t k

lk -hr - ' k

(e.6.22)

i'(r .,,i dovr essere: kt 3(ls h,) k | lh1> 0

(e..23)

( ) r $ r , , ( . , n ( l i z { r r cc o n s c n t c c l i c l e t c r n , i n a r c n a d c l l c g r a n d c z z cl , h , k , ( 1 u , n d o i , n r ia s s c l l , r t . l c t r c u s tri, r l r r r .A , l c s c r n p i o , s c h = 1 e I ' x n s ( , l ( r , r n r a t c l a B b c o n h v c r t i c n l c 3 0 " , r i s u l t i k . rBlu , o h ( ' , , 1 , 2 ] ) l ' i s c c p r r t , r n t o I . 1 3 , 7 6 : o s s i , r ,l , r l u c c 2 l ( l c l l i p i t t r b n d 1 r p i ) r r i c s s c r c l L r t t ' l p i i r $ c t t c v.,lt( c rc27() nr|g8iorc (cl:gnrssczzl h.

362

Arelti, t'otn, n4ole

La teoria i Coonb .:ul/e ralte iolate d atttto e rae\ia,l,

33

sollecitazioni che insorgono in una volta di assegnate dimensioni e figura. Prima il calcolo era limitato essenzialmente al pragetlz, ota il calcolo piegato anche alla aerfca. Occotre dire, peraltto, che alla straotdinaria novit. dell'impostazione di Coulomb sono di contrasto alcrtne tncertezze nella conduzione e nello svolsimento analitico. Pare quasi che il grande scienziato e ingegnere voglia consegnare ai suoi lettori un itinerario di ticetca pir che un procedmento immediatamente utilizzabile, un abbozzo gi matuto e indicativo, ma nor una trattazione rifr,nita con meticolosa pedanteria. Il discorso inizia subito con l'esposizione d.el problena foxdameah: <In wu uo/ta per la qzn/e iano atrcgnate la carua interna AB e la earua erlerna ab,.roro dati aache i giurti Mm perpendicolari agli elenenti dtlla utrua interna: si richiedono i liniti della forTa oriTqoxlale in S che sostiene qll.rta ualta, ytppznendr cbe essa ia e sollecitatadal proprio puo, e ria trette afa dalla caesiane dall'attrta dei gianti>a'. Per conseguire il risultato, Coulomb considera quattto situazioni limite: quelle che mmediatamente precedono la rottura secondo gli schemi rappren senLat ella fiR. q.30.

questa porzione di volta sia in equilibrio dunque necessarioche la firrza P orizzoitale, applicata in S sia tale da impedide di scortere seguendo mM; ma 1^ .ompo.retrii di P secondo Mm P seng, la componente di Q [ossia dcl peso di AaMml secondo mM Q cos 9, la componente d P perpendicolarc r'. a U- e Pcos9, e la componentedi Q petpendicolare Mm Qsenq > D'a\tta. paxte,le leggi dell'at1rito, stabilite dallo stessoCoulomb, affermano chc alle componenti perpendicolari P cos g e Q sen I corrispondono le componenti tangenzialit,pi", q e f"Q senI (dove f" il coelficientedi att{ito) orientate in sensocortrario allo scortimento. La condizione di equilibrio dunquc

(frg.e.37):
Q c o s9 P s e nq - f " Q s e ng - f " P c o s9 : t r r - h

(e,7 .1)

da cui detiva la determinazione di P:


Ir_

Q(cos g - f" sen g) -T rr- h

sengff"cosg

(e.7.2)

Fi9.9.36.

lti.q. 9.17.

Riferiamoci dapprima, appunto, al caso che corrisponde allo schema (1); si indichi con rlim il valor massimo della tensione tangenziale sopportabile dal giunto Mm dove l'aderenza tra i conci asscurata, ad esempio, da un legante. Nella situazione limite si pu supporre che ogni elemnto di Mm sia sollecitato da t1,., per cui, su una striscia di spessoreunitario della volta, la risultante h, da ovr.ero, posto Mm: delle tensioni tangenzi,ali data da t,,-.Mm, .urr.h. A questo punto, leggiamo direttamente il testo chiarissimo del nostro autore: ( Io supporr inizialmente che la porzione AaMm sia un tutt'uno solido, di sorta che essa non possa divdersi se non seguendo Mm. Allnch
a r l b i L l c n r .D . 3 7 7 .

<()ra, prosegue Coulomb, siccome per la sua costruzione, la voltir pttlt nott sr,tento scotrete sul giunto mNI, ma anche su ogni altro, ne segue chc l)cr (,ttclcrc la completa sicurezza,P non deve mai esseteminore della quantit:

( l ( c o sg

f . s e nq ) - ' , r . l l sengff"cosg

p.7.3)

< ; r n l u r t < 1 u ca i l v a l o r e c l i g . C o s , s e s i p r e n d c i l v a l o r c d i ' 9 c h c d p c r l ) u n si

364

Arcl). ,at/e.c'ale

La learia y'i Coutoab s h ,a//e otate di atltilo

e coeriorc

365

masino, allota la fotza P, cos cleterminata, sat sufficiente a sostenere tutta la volta. Indicher con A, questo massino>>a3. Ma non si pu essere ancora tranquilli: la condizione P > A, esclude certamente la rottura secondo lo schema (1) della fig. 9.36, ma non suflciente ad assicurare che la r.olta non si rompa, ad esempio, secondo lo schema (2) dove, co, lo scorrimento lungo Mm avviene in seflso contfafio. In tal caso mutaoo segno sia la tensione rin sia le fotze di ^tttito f"P cos g e f"Q sen g; perci la (9.7.2) si modfica nella (fig. 9.38) :

Q c o s9 - P da cui si trae:
p

s e n q* f " P c o s , p G Q s e nI : - r i h *

(e.7.4)

Mediante la duplice disuguaglianza A, { P < Ar, Coulomb rie scc cosl e tispondete, d-"no in pate, alle iichieste del problema fondamentale; tcstano tutiavia da esaminarei iasi di rottura secondo (3) e (4) i quali mettono rn causa as, (la tenacit dei cementi>' Qui la o, la << coesione>> come dit il Venturoli prende un rifldamento assai succinto, quasi frttoloso: Coulomb si :rtatteLziorre limita a ossrvareche il momento di rottura Mn della sezioneMm si Pu esPrimere come gtandezzaproporzionale a or,-h2 (la qYl-c9:1 deriva dalla soluziooe elabotlta dallo stsscoulomb al < problema di Galileo rrI cfr' par' 5 9) ; dunque per evitare la rottura secondo lo schema (3) della fig. 9.36 occorretL che sia:
MR> QdMPd; nella fr'g. 9.39.

(e.7 .7)

Q(cos9 f f" seng) f r,,.h


seng-f"cosg

clove il significato di dn e di illustrato

(e.7.5)

Afinch non si verifichi lo scorrimento occorre, quesra volta, < che la forza P sia sempre pir piccola della quantit: Q(cos9 -1-f" seng) * rr,-h sen g f. cos g

(e.7.6)

Fiq.9.38. Perci necessatiocetcate il nixino della (9.7.6) [rispetto a q] che esprimerla pir grandeforza applicabilein S senza tompete la volta secondoun giunto aa. Mm; indicher con Ar questoainimo>>
+: fbiclcn, p. 378. 'r'r tbiclcrr.

lti,r:.9.19.
a r ( . V c r r t u r l i , t j l t t t , t i t t i A I c n n i c a d ' l r a t l n a , 1 ' p . 2 1 9 , M i l a n o , 1 8 5 8 t 1 - r p r i r l r rc < i z i o r t c t , l i , l r r c s r a n o t c v o t c , a r c m c h " " t ' t ' c n u n r c r s c r l r r c c , i z i ( , n i c s u c c c s s i v i, r r r i c c h i n r c n r i ,r i n r , r n t r I r l 1 l l 0 ( r .

366

Arctti, ,o//e,c'eoh

t.d .ttra

$ie'trifc.1 ;tara,'a e Marctffatl

367

Per evitare invece la rottura sccondo lo schema (4) dovr aversi analogamente :

MR> Pd- - QdSe pertanto indichiamo con Br il nas rua dell'esptessione: Qdu -iMn

(e.7.8)

(9.7.9)

Secondo gli studiosi successivi, come il Venturoli e il Poncelet, qucst() il primo concieto accenno all'esigenza di abbandonare il popolare metoclo tli l); la Hire e con esso la lettura dell'arco come un cuneo sPingentesui tinEanchi, ner affrontare l'analisi rigorosa del cinematismo di collasso rappresentato nclla ilg. 9.40nu. Tale analisi per, non ascriYible ai meriti di Coulomb; sar un ciebre scienziato lluminista italiano, l'abate Mascheroni, a svolgerla con chiarczza ed effic ce oPefativit.

calcolata rispetto a ogn possibile giunto Mm, e con Br tl ninirya dell'espressrone:

Qd- + MR

(e.7 .10)

l'equilibrio assicurato se Ia forza P obbedisce ulteriormente alla duplice disuguaghanza: Br{P{B1. In conclusione, dice Coulomb, <per unire insieme tutte le condizion, se A, o B, fossero maggiori di Ar o di Br, l'equilibrio non potrebbe aver luogo e la volta di tali dimension si romperebbe necessarlamente. Per ottenere i veri limiti di P sufficiente ptendere tra A, e B, la quantitL pi. grande e, tra ,4.r e Br, la quantit pir piccola; ad esempio se B, fosse maggiore di A, e Br fosse minore di Ar, Br e Br sarebbero i veri limiti delle forze che si possono applicare in S senza rompere la volta ) a. Seguono due Osteruaqioninelle quali I'autore sottolinea il fatto che molto spesso,in pratica, le condizioni (9.7.7), (9.7.8) sono le pir significative; esse si riconnettono, del resto, ai metodi di calcolo gi proposti dal Couplet e da altri che facevano appello, seppur implicitamente, a simili meccanism di fottufa. Tuttar.ia, il procedimento indicato da Coulomb consente di rimuovete l'arbitraria ipotesi secofldo la quale la rottura si verificherebbe per un giunto inclinato a 45"; anzi, la ricerca del massimo B, e del minimo Br condurr alla determinazione delle sezioni realmente pir deboli individuando cos il vero comportamento limite della volta. Di piir Coulomb non dice; egli suggerisce soltanto di operarc per tftlaliui, iter do i conteggi su diverse poszioni del giunto Mm. Buona parte degli studi ottocenteschi avr appunto l'obiettivo d condurre a termine la via intrapresa dal grande < ingnieur du Roy>; il quale, al termine della sua Memoria, lascia cadere tra le righe un'ultima osservazione preziosissima ai fini del coretto calcolo a rottura : < Ora - dice infatti Coulomb - per poco che uoo vi faccia attenzione, si vede che se si divide la parte superiore della volta verso la chiave e si suppone che la volta stessasi r,)mpa in quattro parti anzich in tre, la forza di pressione delle parti superiori sar spessoassai maggiore di quella che si detetmina col metodo del Signor Dc la I-Iire e le dimensioni dei piedritti fissatedal suo metodo saranno insulhcienti > a7.
ar,C()ulomb, cit., pp. 379 380. 47 lbidcnr. r). 382.

9.8

LA

CULTURA.

SCIENTIFIC.{

ITALIANA

E MASCHERONI

ii, r.enuto il momento di rivolgere l'attenzione alla cultura scicntilica itltsul tema degli archi, delle volte e delle cupole si - svilupparono, ncllit lilrl; ass' sct,,ncla metLdel Settecento interessanti e vivaci studi, 121v6112 rmltgnrtti finalmente alla firrmirziottc ,lr cruclite e battagliere discussioni, che condussero ,li vcri e propri ttattati sull'argomento dove rintracciabile, oggi, utlil sit.tcsl r,,rrrplcta .l.lli .,r.tot.".tr" statiihe del temPo intorno alle costruzit.'ni itt ttturit'l't" tutti, forse, eccellela grande opera di Lorenzo Mascheroni drtl titokt: ,r,r,,.
r s l n r c . r l t i , s i n d a l 1 7 3 2 l c e s p c r i c n z ec o n c l o t t e d a D a n i s v d e l l ' c c a d c r n i ( i M ( ' r l ' c l l i c r c (1"r'strxr0 , ' r ' , r r . r r e , l . r l t ' t i / . i | l t a ; t i . ! ' / a C a 0 " d t : s . P i i r r a r ,t o m o l l l , S t r a s b o u r g , 1 7 3 9 ) ^ ! c v a n ( ' 1)r css rrIrn$c ,,,,.',,r,,,1 'rrLhrl. f"s\c Lt r',ttur tn trt pczzi.icll'rrco, secon'lola teorir clcl cuncl); * cornc il I'crrttncr c , l i , ' , " , , , i ' , , . , ' * " ' L r r O , "p " r v i r , l c l l . t . r b c l cd i d i n r c n s i r m x n l c r l t o h c g m r r d i i r r t l c g n " r ' t t t n t r ' r r ' l a t ' b / t t r i l t t tt u I ' ' t t ' l iratro (cfr. xl l.csrgc, /t,,r[r/,/ir \titnnt , ,i,i'.,',,.i,"",,., (l) ' c incrcr / , . , , , , , . , , l ' r r i s , 1 l 1 0 ) ,c o r r c g g u t c l o p c . a l t . , , I r p , ^ i , r ' " ' . L l c i * r u n t i J i r " t t r r r ' r , J r 4 5 ' r r \ (cf. l'1,"r1:, ,ar,//, )trtt"ttu' lnl' Ltli'U ci(; Nl S s'rzrtr' " . , , , , , ' , r , ," r , ' , , , ' ' , , ,i,' , l x r i , l i ; 1 c , , 1 , , l e c s p c r i c r r z( l . " l( ; r r t l ( v c ,f',,,.,i.,,"'r'r", pi.i,,r^ p...,",.r.r." ^ risutrri prccisi;"^i'u'''" i"''"' (|,],'|,|'l|1,r;'',,'t,,,t,,u,,)"n.'l|lt\olh1,l tllrrrrlr.l'|\,,istlr|(I|uni|t.r| < l . . r s i , l . l l ( r , r r c r , , r l i r , , r r r r r a l c l l cv , r l r c r t t l r r ; r r r l r r c z z i .| c r i r t r z i r r r c lr

368

Arcb;, roltu, ueah

.tl t l t',,1 p /a "'rua<ianp del rahola a rctttrta npll'at(o

369

lYuouericertbenll'equilibrio delleuoln, edita nel 1785, che valse al matematico la abatebergamasco cattedradi algebrae geometrapressol'Universit di Pavia. Prima di dare qualche breve notiza sui principali conttibuti oferti dal Maschetoni per opportuno ricordare che gi da tempo in Italia l'nteresse dei < matematici> ra stato richiamato sui problemi statici delle volte e delle cupole. Molto noto e molto citato il dibattito che insorse a proposito della cupola di San Pietro in Vaticano: all'intefvento dei < tre ReverendiPadri Matematici ), Ruggiro Giuseppe Boscovich, Francesco Jacquier e Tommaso Le Seut, chiamati dal Papa Benedetto XIV perch studiasserole cause di certe lesioni e proponessero gli opportuni rimedi, si aggiunsero ben presto altti rrolontar.i contributi di alcuni dotti studiosi italiani, come il patrizio senese Lelio Cosatti, sino alla magistrale analisi condotta dal Poleni. Meno noto e poco citato invece il dibattito che pure infiamm gli spirit intorno al ptoblema del tiburio del Duomo milanese: anchein questaoccasione interr.ennero celebr.i scienziati come il Boscovich, il De Regi, e altri; ne si astenne dal dire la sua l'Accademico Paolo Frisi, un personaggio molto stimato a livello intetnazionale,ptofessore nella < Regia scuola eretta in Mlano per gli -Architetti e per gl'Ingegneri >, il quale dedic un intero capitolo del suo tfattato Instihtqioni di Mercanicad'Idrostatica, d'Idrametria e dell'Arcltitettara Staticae ldraulica, Milano, 1777,alla < Cupola del Duomo di Milano > per applicarvi i suoi < nuovi princpi >, puftfoppo sbagliandotutto, come gli far osservare F. M. Franceschinis un oDuscolo in assaipolemico del 1787ae, Lotenzo Mascheroni era nat nel 1750 < i Castagneta, piccola villa gacente sotto il castello di Bergamo>. Poeta, pensatofe, matematico, il Maschetoni << destinato a pesntate all'Europa il non comune spettacolo delle era lettere amene e delle geometriche scienzenella stessapersona e in eminente grado associate 50. > Infatti, nel corso della sua breve vita, egli esplor diversi campi della ricerca scientificacimentandosi,ad esempio,nella risoluzione di ptoblemi lasciati aperti da Ewleto (Adnatatianes Calcalan htfegralelEuleri), o in utili applicaad zioni di trigonomettra (Prableniper gli Agriaentori conaariesola7on) di geoe rnettia (Ceometria del Canpasta di LorenTo Ma:cberoni); ma si ciment anche in opere di poesia grondanti lambiccati riferimenti mitologci (Inaito di Dafni Orobiatoa Lubia Cidoa). Verso la fine del secolo, il Mascheroni fu inytato a Parigi per collaborare insieme ai maggiori scienziat europei alla definizione del sistema metrico decimale; ma proprio a Patgi l'abate bergamascomon improwisamente nel 1800. Il trattato che qui ci interessa si compone di 12 capitoli nei quali, passando dai casipir semplici e gi noti a quelli piir complessie nuovi, il Mascheroni intende dare forma analitica rigorosa ai principali problemi che intervengono nel progetto degli archi e delle cupole.Cos, dopo un'estesa discussione del<
ao F. M. Franceschinis, Op roli ,laterhti, pp. 77-102, I]ssanr,, 1787. so Cfr, I'I:lasio U',4ba/e Laruqa tfa!l)ffa i scrilo (l lr. l.,rncli pcr 'crliz<'rrc dcl'o1;cn Nzor rhercln ut//'*1ttilbrio del/c l'olrt p1>;ttt;n 1ihn<, ncl 1829, n. v'r. a

I'lilLrilibrio de' Rettilinei >, ossia, potremmo dire, dei sistemi atticolat ci astc, r,rro considerati gli archi, sia per quel che attiene alla loro figura ottimalc, rrrl csempio secondo la catenatia tovesciata, sia per quel che riguarda la loto lrrssezza, nelle divetse situazion che interessano I'atchitettuta: si parla infatti < I)c' piani composti di cunei che hanno lotza d'Archi > e < Dell'Equilibrio rfcgli archi rampanti e caricati >>.La seconda parte del saggio verte sulle cupole, I nur)vamente se ne studia la forma ottimale, in diverse condizioni di carico; vcnl3ono poi pres in esame i < Pian circolari composti di cunei che hanno l rza di cupole >, le ( Cupole a base poligona ed ovale > i < Volti anulari e spirrli> e gli <Atchi e yolti composti >; conclude il libro l'analisi di condizioni ,li curico non riconducibili alla sola gravit, con 1o studio < Delle Curve d'equililrrio a direzion di gtavit convergenti ), tema questo gi svolto, come sapf i;rnro, dal Bossut, seppute patzialmente. Nella sua prefaTioza, il Mascheroni dimostra di essere bene al corrente della l(rtcratura scientifica allora disponibile: egli cita in particolare i contributi di (rrupct, di Bouguer, di Bossut, e, tra glj italiani, del Cav. Lorgna il qualc ruvlva pubblicato una memoria presso i ( Commentari di Pietroburgo > nel 1779, n,,nch del Fris. Manca invece qualsiasi accenno al lavoro di Coulomb, < Pieno rli rispctto pet questi illustri Sirjttori, che mi hanno preceduto, ed istruito tice il nostro abate - io rifletteva non ostante, che molte cose ancofa f(stltvano da ricercate r>5t. li infatti la semplice lettura dell'indice che si sopra richiamato ci fa intuire I'tttpiezza e l'approfondimento conseguiti dal Mascheroni; non certo posrilrilc ir.r cluesta sede soffermarsi sui singoli punti che meriterebbero da soli trnrr rilettura ( aggiornata ), utilissima peraltro a una < statica delle costruzioni
t|l ttLItatuIa ).

l)ovendo per limitarci a un cenno esemplificativo che consenta, almcno, rfi crlrite il metodo, baster ora ticofdare la ttattazione del Mascheroni pcr il r.rlt,rlo <a rottura r delle volte, << avendo riguardo - cio - alla tenacita clci t crncnti >, e per il calcolo delle < cupole di grossezzafinita >. Nell'e sposizionc, lullirvi,r, tcrremo anche ptesenti i contributi successivi offerti dall'allievr> clcl ) tr.str.r scienziato, Giuseppe Gratognini, raccolti poi da Giuseppe Venturr>li ttcl sr,ro celebre testo Elemei di Meccaxica e d'Idraalica che ebbe diftusionc culr )l)c (lurante I'Ottocento, con le annotazioni e le aggiunte di -ntonio Bor<oni,

9.9

MASCHERONI A ROTTURA

E LA

SISTEMAZIONE

DEL

CALCOLO

NBLL'ARCO

Alrlrirnr<r gi vccluto che il primo capitolo celle Nrutt.,c rictrcltc... maschac t o t t i u r r cr i g u a r t l a l ' c < 1 u l i b r i o e i s i s t c m i a r t i c o l a t i c l a s t c , o s s i a d i p i t r a l i possitnro tlirc ca ccrnicrc, a foggia di poigono. In particolrrc Corlcsrc
r l f , . N l , r s c l r c r r r r r iN r a l r n c c n h n l l ' u y i l i b r d n h l a l r ' , p . x , I l c r g , r r r r r , 1 7 1 5 . ,

370

Arrbi, l,alh, c Pah

\lallrroni

t la sistenaZiarelel calcok a rattura ne

'ao

371 (e.e.4)

sono pres in esameil tetto quadrangolareABDE e l tetto pentagono ABCDE della fig. 9.41. Un affinamentodel modello che sarmessoin luce qualcheanno

Qctgp:(Q"*Q")tg"

) Dalla (9.9.4) deriva che se 2Qc : QB, come avviene quando le astc s()t'( la lrgrrali omogenee, condizionedi equilibrio : e

tgp:3tg.r

(e.e. s)
I

lo"

l o oG o a )

HA

lu^

l 2o c ( k lao -o"r
c\l
"\ \\

Fig. 9.41.

'
dopo, ad esempio dal Venturoli, consapevole del saggio di Coulomb, consiste nel supporre che le quattro o le cinque < stanghe > siano trattenute reciprocamente-e sul suolo da superficie di appoggio dotate di attrito secondo un coefrciente f" (fig. 9.42). I cacht sono rappresentatt da fotze Q : QE, QB : QD, 2Q", applicate nei diversi vertici e de(ivanti, ad esempio, dal peso delle membratt,re An, BD, DE, nel primo caso, e AB, BC, CD, DE, nel secondo. Il problema sta nel verificare le condizioni di equilibrio del sistema, ove sieno assesnate le lunghezze delle aste, manovrando sugli angoli 4 e p. Si trtta di un p l i u e . i L o d e l t u t r o e l e - e n t a r e , l a c u i s o l u z i o n ep u e s s e r e a s c i a r a e r e s e r c i z i ' r lettore; tralesciando dunque i passaggi, riportiamo subito i tisultat. a Per il tetto quadrangolare ABDE la componente otizzontale ll,r della reazione Yincolare in -{ data da: HA:QBtgcr e la componente Yerticale VA da: Vr-Q-r*Qs Per il tetto pentagono ABCDE : I'1,1 (Q1,f Qf tg ct V^ : si ha invece: (,, Q^ l Qrr I
H A

\\lo"=o^'

\tre

lv^
I iy. ().12. (lcgli Premesso, possiamo tornare al problema del calcolo a rottura l'trctr rur lri. ll nreccanismo dj collasso ideato dal De la llire, secondo il clualc rrrlx riolc LICD discende tutto d'un pezzc>(frg. 9.43), scostando con lc sr.tc r1'rrrtr.lrrtcnli i piani Bb e Dd, ha certamente attine\7z,a problema clcl tctto al r r ; r r , r , l r , L nl{t,r c B D E s o p r a c o n s i d e r a t o . l,t <oncizioni imite di equilibrio riguardano dunque la verifica allr scorr l r r c r r ( ) ( c l l b a s e a ( e d e l l a b a s e I e ) s u l p i a n o d i a p p o g g o s c a b r o ,c l i r v c r i ) c I t r . r : r l r r l r r l t t n r c n t ( )j n t r ) r r - (a i p u n t e s t r e m i , \ e d E . D c n ( ) m i o a n ( ( ) ( ) t ( . l o l l ; x r , , r l c l s , l i r l o A a B l > a p p J i c a t on c l s u o b a t i c e n t r o ( ) , c c o n ( ] c i l l r c s o t l c l o r , , l r , l , ' l l l r ( l l ) P l i c a t o n c l s u o b a r i c e n t r o ( , s i r c o n o s c cc h c a r c a z i o t ' t c r i z I l,rttt.rlcll,' in A, uguulc (c c()ntfria) alla spinta t.:rizzttrttc lrr in Il irttlottrr r l e l 1 ' t r , , 2 { ] , , t l c l l ' l r c o s u p c t i o r c l l b l ) d , t l a t t r l a l l e c o n c l i z i o n cc h c i r t l J l r t c f i r l r , r s t , r r r , , r r t t r r lr l l c t t ( , l l l ) ( l i g . 9 . 4 4 ) : (.iir

(e.e.1)

(e.e.2)

e.3) (e.

I r r r r , , ( l , r gr

c , i r . rp i i r , c c v c r i s u l l a r c :

.t, i;l

(e.e.)

372
mntre la reazione verticale Vr \/a: Q6 f Qc offerta da:

Arl)i,

"olte, aQale

.\t^clr{ltli

e la rittcr/a<ione lel caholo a rathlra nell'arca

-)t5

(e.e.7)

srgito dal Coulomb e che, cio l'arco si apra nelle sezioniBb, cC, Du, sec<>ntltr lo schemadella fig. 9.45. In questo caso evidente il richiamo al tetto pcnrrgono -A.BCDE: per applcare all'arco i tisultati relativi prima trovati sufl(icnte interpretareopportunamente fotze Q", Q", 2Qc che si erano ritcLe nute essefe applicateai vertici A, B, C. Ma nulla pir ovvio di questo, trattandosi di compartire il peso Qo tra sli estremiA e B, e il peso Qc tra gli estremiB e C; si avr perci, con riferirrrentoalla f,g. 9.46:

(.1. a" ;on


AN{ RM

-rM

,_, RK -= AT QB Qo;ar 'a" ta

a"

..,^ BR

Q- s,( /o....../ \ q r l\

da rapporti: Le tangenti degli angoli a e p sono poi esptesse . .YBK CK

(9.e.12)

Fiq.9.41.

Fiq.9.44.

L'equilibrio allo scorrmento si risolve nella condizione (frg. 9.44):


H" : f" va al ribaltamento, nella:

I
ltil 9.15.

(e.e.8)

lu^
9.16.

e l'equlibrio

(e.e.e) le (9.9.6), (e.e.7), Se nelle (9.9.8), (9.9.9) sostituiscono determinazioni si


Qo-{T + Qc AM - Hu B{ : 0
si ottengono le due equazioni: /KO \ r.Qo a"(;K" -f.) AT / I<O : Q. aN,r O"(grAM\

^ questo punto non rimane che imporre l'equilibrio ( limite > allo scorrin( lltr) :

I l^ : f"V.

dove FIe :

Q. tg p

(e.e.13)

au )

(e.e.10)

c :rl rilralanento, secondola (9.9.4), ossia: (1, ts p : (llr, f Qc) tg x

(e.e.t4)

la seconda delle quali fu dedotta nella forma attuale dal Mascheroni per la soluzione del Problena XI trattato nel secondo capitol() del saggio s'. Supponiamo ota, invece, che al collasso avvenga il meccanismo gi prcs' lbiilcm,pp. 2628.

, ' , , s t i t u c n c o v i v a l o r i ( 9 , 9 . 1 2 )c e d e t e t m i n a z i o n i( 9 . 9 . 1 1 ) .S i o t t c n g o n o c o s i l c r l r r c c < l u a z i oin:

i,(,,,, (1]l r.)

,,, ', (il lll) fil

rs) (e.e.

374

Archi, 'a/te, c*pah

t)fayleran

ed il ealcala delh c"pale di Cto$e1<o lt1ita

.)/) BR

Di esse la seconda esattameflte la soluzione data dal Maschetoni a,l Prab/eaa X svolto nel medesimo secondo capitolo 53. Nonostante che formule come le (9.9.10) o le (9.9.15) possano apparire oggi un poco inusuali per la loto scarsa evidenza espressiva e per il loro rifeiimento alla geometria dell'arco, non si pu fare a meno di arnmirarne la immediata appliiabilit: senza bisogno di calcoli, il progettista poteva pfendere in mano un-regolo e misurare sulla carta da disegno i diversi segmenti che nelle (9.9.10), (9.i.15) sono protagonisti; naturalmente era necessario avef pfima calcolato i pesi Qo e Qe e ayer parimenti determinato le posizioni dei baricentri O e G: per questo, infatti, e_ranopredisposti abachi, tabelle o erano suggeriti opportuni procidimenti grafici di esecuzione elementare. Sienificativo in tal senso il manualetto in uso a i p r i m i d e l l ' O t r o c e r o . o p e r a d e 1b o l o g n e s eC i a m b a r r i s r a a s e r Ls n .q h q s p e c i n M i ficamente si riferisce alle formule del Mascheroni facendone un sistematico sondaggio numerico, Ma vediamo meglio in che modo le (9.9.10) o le (9.9.15) possano riuscir _ utili alla verifica o al dimensionamento di un arco (e quindi di una volta a botte;. sufficiente riferire la <(ricetta )) d'uso cos .ome'la propone il Venturoli nel saggio gi citato: < Converr per varii punti B el;arco calcolare l'equazioni proposte; nelle quali se i primi membri che rappresentanol,azione della resistenzariusciranno per tutto maggiori de, secondi ihe danno I'azione della,sprnta, potremo prometerci la total srcatezza dell,arco. La sezione piir debole di tutte corrisponder a quel punto B, per cui l'eccessodella resistenza sulla spinta o de' rispettivi momenti appariscail minore. < Che se fossero date le altre dimeniit ni, e volesse trovarsr'la grossezzaconvnlente al piedritto, possono le stesse equazioni servire. Il modo piir facile sar I'assumere prima pel pedritto \tna gtossezza arbitraria e quindi cercare il luogc B della sezione pir debole. Aliora per le equazioni rlative a quel punto B troveremo facilmente la grossezzacercata fsi noti che questo p{ocd! mento <(pratico > valicio solo in termini approssimati]. Dicasi lo stesso di qualunque altra dimensione dell'arco o del piedritto che volesse determinarsi nella misura conveniente per la stabilit. << Yagliono le stesse regole e .le stesse equazioni per le cupole [ancl.re qui, attenzione, per !]; se non che, invece de' profili AB, BC, BCD, converr cnss. sderarele unghie nate dalla rotazione de'medesimi attorno l,assedella cupola >> Un'ultima nota: commentando la sua soluzione al Prablena -Yl il Mascheroni svolge una considerazione concettualmente intetessante, poich anticipa un risultato del moderno calcolo a rottura. La secondadelle (9.9.10) e la seconda delle (9.9.15), corrispondenti ai due meccanismi di collasso gi ricordati, sono in tutto uguali eccetto che per un tefmine; nella prima ngor^ il ,opporto mentre nella secondaappare in suo Juog,., rapporto il
s: lbiderr, pp. 25-26. 5a G. l]. lUsciti,.f({an rrll'tqrlIth ss (. Vcnru)li, cit,, I, p. 22t.

la medesimain tutte due, se sar ( roni, <{ troyandosi Ia forza Qo fr _r\ BM Kf)
' UIO

seguit la caduta dell'arco competente aI Prablema 'Y [ossia seconcltr

,.g"i,l la cadutacompetentc < : llf la 1o dellafrg. 9.431:' quale seguir al problemapresntelossiasecondo schema BR KO in tal caso non ci sarebberagiou suffincora se sar ft: f,11, l"iche un cienteperch due pezzi BbCc, CcDd concepissero moto di rotazione,cd so. l centro G dovessecamminare orizzontalmente>> l. schemadella fig. 9.451; se ,^t,

9.10MASCHERONI ED IL CALCOLO DELLE CUPOLE DI GROSSEZZA FINITA


Passiamo ora al secondo tema che abbiamo scelto di estrarre, a mo' ci csempio, dal denso trattato dell'abate Mascheroni: riguarda il calcalodelle ctQoh di grosseTtafnita. Anche qui terremo presenti i contributi posteriori e in particolare faremo riferimento alla formulazione sintetica che ne ha dato il Venturoli. Gi ci noto dalla memoria del Bouguer qual il concetto fondamentale 1'crseguito, durante il Settecento, nel calcolo delle cupole in muratura: mentrc ncgli atch, ove si faccia astrazione dall'attito e dalla coesione tra i conci, nccessario importe che la risultante R della spinta otizzontale P e del peso (] rlclla porzione AaMm sia perpendicolare al letto Mm; nelle cupole sulicientc cada con maggior pendenza >, rrrporre che R, pur obliclua al letto Mm, << (ltg. 9.47), ossia sufficiente che sia:

rl

5I? , "r". dce il Masche-

e.17.
i.//. toltu d tt/to .it,j/a, a/i t: li."r,, llnl)g11.t, lfl11. \r' 1.. l\l;rschcrrni,cit., p. 2t.

376

Atc/t;,

lolle, croh

Ma:clteroni e il cahalo delle upole di Ylre<4a ffl

377

8''**

(e.10.1)

Ci deriva - dicevano gli autori di quel tempo dal fatto che < se quella risultante declina piegando vetso l'asse (verticale) l'unghia AaMm tender a sdrucciolare in gir da m verso M; ma essendola stessatendenzain tutte le altre unghie che le stanno attorno per tutto il giro della cupola, ed esercitandosi questa tendnza da tutte nello stesso tempo e con forza uguale, ben si vede che tali sforzi s'impediscono e si elidono l'un l'altro, n possono a\rere effetto ner cui la cuoola si dissolva > s7, Il lettorei'oggi rester forse stupito dinanzi a un ragionamento cos mmaginoso ma grossolano : che senso mai pu avere il parlar di ( sforzi che s'impediscono e si elidono l'un l'altro >? Sembra di leggere, in luogo della desctzione scientiEca, una figura letterarja, come quella diveftente che l'Ariosto aveva dato alla diffcolt di versar I'acqua rovesciando un yaso che abbia il ( ventre "spiegava" l poeta largo > e il collo stfetto: << L'umor che vorria uscir tanto s'affretta e per I'angusta via tanto s'intrica, che a goccia a goccia fuote esce a fatica >! In realtLle cose vanno diversamente: il fatto che in una cupola equilibrata la tisultante R possa essere obliqua al letto Mm purch cada con maggor pendenza, indice di un'altra circostanza, e cio della pressione scambiatasi lateralmente dalle diverse unghie contigue: in altti termini, le sollecitazioni interne che emergono in ogn elemento della cupola non sono rappresentate soltanto da forze di compressione dirette secofldo i meridiani, ma anche da forze laterali secondo l'altta direzione principale (fig. 9.a8). Ora, se la cupola in muratura conviene che tali fotze siano sempre di compressione: e ci generalmente ottenuto dalla condizione (9.10.1.

Secondo i moderni criteri di calcolo occotre valutale le sollecitazioni in limite corentrambi i sensi per accertarsiche non sia mai superatala tensione cr m a r e r i a l eI.n v e c eu n a s m i ] ep r e o c c u P a z i o n e l . i r p o n a . n t aa l l a r o t t u r a d e l d e l p r s s a t o :g i e l e m e n L a p i d e ic h e c o s t i L u i a.i ,u,,o estranea i costruttori potevnoessef sovrabbondantl, vano la stfuttufa, pef le lofo dimensionispesso come se fossero infinitamente resistenti' Il problema ritenuti del tutto sicuri, gioco delle forze ,i".r^, a'Aatu parte, nei comporre in modo opportuno il cleil sollecitazioni interne, s da evitare il possibile insorgere di "rterne . dal fattr> ,lt,-rrriot.tinon ecluilibrate,ovvero di cinematismi di collassodetivanti in forzc che le reazioni utue tra i conci dovevano in ogni caso esprimersi 10 1) fosse egittimaCi spiega perch la disuguaglianza(9 ,Li .o-p..rrio.t.. assuntacome unrca coldizione di equilibrio per la statica delle cupole' mente Ormai la questiofle ricondotta al determinare le quantit Q e P che d'ordne Esuranonella 1.lO.t;.Si tratta per, Per grxn Parte,di una questione (com' naturale per una cupola in p;ich s; il peso Q p.o.'i.tt "!"tr.rri.., volume dell'unirr"tut"l a'l prevalente p.ro pp.io, occorrer misurare il j a l l a s u p e r f i c i A i \ ' l m . q u a n d o s s a u o t ad u n a o g o l o< " : 1 i n r e e *tri, g."r^," r ) . 4 c ) )L a r i a p i i r s e m P l i c e [ o r s e q u e l ad i s o m m a r e . i ,",,fnJ.tl'".t. y (fig. a: secondo contributi elementari

o:Joo
a A

(e.10.2)

clove clQ (appresentail peso della porzone infinitesima Mn" Gi il Bougucr , .r. ol,puio della mira di Mn' fermandosi a una formula soltanto appros-

Fig.9.48.
s 7 ( , V c n t u r o l i ,c i r . , [. 211.

ltil, 9..1().

378

Archi, rclte,npoh

Masehetoni ed il caholo de e atpah di gra:se14a fnlla

319

simata58; il Mascheroni invece persegu con gran cura i calcoli contestando, persin pi del dovere, il risultato del Bouguer se, ma la completa generalit e il perfetto rigore furono ottenuti solo pir tardi, gfaze a contributi del Gratognini e alle annotazioni che A. Bordoni appose al testo pr volte da noi citato del Venturoli. Qui per desideriamo limitarci a qualche semplice indicazione, e quindi ci mttiamo nelle ipotesi pii favorevoli, supponendo cio che i letti dei conci siano perpendicolari all'intradosso lil che vuol dire rf - 9, \ ,1. \ owero: tg {: tC ? : i: f , e assumendo ancora che la << grossezza. Mm: >> h azl della cupola sia molto piccola rispetto al xaggio di curvatura r. In tali ipotesi, il volume dell'elemento Mn' dato da (fig. 9.50):

Per I'equilibrio dovr' dunque aversi in virtr della (9.10.1):


a-,

It.trdr>rl
d

(e.10.s)

dove, essendoal primo membro il volume dell'unghia Proporzionale al peso Q, sar la costante f, al secondo membto, proporzionale alla fotza otizzontale P. ai Passando logaritmi, la (9.10.5)diviene:

logJhzds > log f


e differenziando:

(e.10.6)

: vor. (Mn,) (r.' + |u a'

a,t)"

(e.10.3)

l;E- T
con y': $.

hz ds _ dy'

(e.10.7)

consente di tisolvere i principali proQo"rru dsuguaglianza

blemi che si pongono sulle cupole di gtossezza finita (purch pccola). Infatti, ,,-\,e sia assegnata la atrva y(z) generatrice dell'inttadosso, essa regola le grossez,zeAei cune Punto per punto affinch si mantnga l'equilibrio; opPure, ove siano date la curva medesima e le grossezze, ssa d il criterio per giudicate se la cubola sia equilibrata, Seguendo un otignatio suggerimento del Bouguer, poi meglio chiarito, caraa gemralrroponiamoci appunto di deteruiaare la vala delh grzrte<<e, data la /tift delld capola. A tal fine, riportiamo la (9.10.7) alla orma di un'uguaglianza introducendo un coemciente positivo p> 1:

hz ds -t jhz ds Fig.9.50. 1 . ^ . Ora, il termine (che potrebbe essere ulteriormente eaborato) ,hzzd,p di entitLassai minore dell'altro termine hz ds, per cui lecito Poffe : Vol. (Mn') evhz ds proprio come aveva asseritoil Bouguer.
su P. Bouguer,cit., p. 153. 5e L. Maschcro,li, cit., Sc<,lio I'rolluta -\'-Y.\'t', Capi, Vl, pp. {19-90, tl

dy' y,

(e.10.8)

Integrando avremo : lhz ds : trv')n

(e.10.e)

,lrL cui, per derivazione rispetto a s: I, ll'p d,y fv,)o r


dS

(e.10.4)

(e.10.10)

ii. l,cnc darc un esempio aPPlicativo. Si consideri una cupola sferica ci yr, c si rl11gi,r R. l,'equazione clella crconfetcnza generattice : z. -= | lP.y I r u i r r l , lrtc ( l g . 9 . 5 1 ) : z(ls Rdy

(e.10.1r)

380

Archi, ,obe, crpola

Satinberi It traltala di Leorarda

38t

r: T-t
,

dy

\/zRy - y,

R-y

(e.'t0.1,2)

s[atto (sempre facendo astrazione dall'attrito e dalla coesione) Per una cuP(]h costante h0; la condizione (9.10.7), mediante alcuni passferica di grossezza" saggi che lasciamo ad esercizio del lettote, diventa:

Operando le sostituzioninella (9.10.10),ne segue: fPR(2RY- Y')*e-1 (R - Y)r'+r

(e.10.13)

R'dy d y - -(R > - yX2Ry - )) y ()ssla: / n. -' ' /-\\ -/ r RJ -) .' \.' = \ ' - ' .
cla cui: . ' J-V5 z

(e.10.16)

Rz

(9.10.17)

(e.10.18)

Ci significa che la cupola di uniforme gossezznon pu abbracciarc rutto l'emi;fero, ma la sua saetta non pu olttepassare0,382R, ossa I'arctr gcneratore della cupola non pu esser ;aggiore di 51'"49' 50". Questo risultto va inteso nel ienso chel per le zone inferiori la tensione laterale tra lc Lrnghiemuta segno, da comptessionea"tazi.oneper cui si tendetebbero neces."rG d.ll" ."r"liiatot.. Quando torneremo a palare delle cupole, nel cap. 14, con risuardo ^lla fr""oadelle membrane, tiionosceremo meglio la verit di
(lrlcsta assefzrofe \t19. v.Jz).

Fig. 9.51. Se si vuole importe che per y: 0 la. grossezzah abbia un valore ho (ad > esempio dettato dalle norme < classiche dei trattatisti) bene porre nella (9.10.13)p:2. S trae allora il valote di l:

5 f49' 50"

r: f qn'
e la scaladelle grossezze risulra:
, hnRs

(9.10.14)

l'it.9.52.

9.II

IL TRATTATO

DI LEONARDO

SALIMBENI

(R- v)'

(e.10.1s)

All'inverso, possiamo comanclarcia quali concliziotri l'c<luilibrio soclclF

si A conclusione questorapido sguardosugli studi setteccntcschi put) cli e matematicovcroncsc l,crtntrd<r nrzionarc I'ampio tratato dell'ingegetc c t)ryli ArclLi e dclle Vo//e (Vcrorrn, 1787), clic, Pcr mct()(l()l()girl Snlinrlrcrri

382

Arc,"a/te, ?oh c

Gi lteia

efti i,i pit,p\i

nel XIX

ucalo

383

impostazione matematica, risente soprattutto degl stud del Bossut e del Maschetoni. A diffetenza dei suoi predecessori, per, il Salimbeni si nteressa ai problemi che insorgono anche nel corso della costruzione di una volta: come premono i conci sulla centina? in che misura rispetto al loro peso? sno a qual segno occorre prevedere una sovracentina per impedire lo sfiancamento dei conci prossimi all'imposta? Il nostro autore cos condotto all'esame della componente 13 ttasversale rispetto alla linea d'intradosso: egl riconosce facilmente e descrive con dovizia di formule trigonometriche il fatto che, scendendo dal concio di sommit ai conci inferiori tale componente diminuisce e addirittura cambia il suo segno, manifestando appunto il peicolo dello sfiancamento (fig. 9.53).

Nella seconda parte dell'opera il Salimbeni estende le sue ndagini tgli archi < dotati di qalsivoglia incurvamento i>, giungendo a risultati otiginrtli che meritatono ampio rco"noscimeflto ancor 5 ann dopo da parte del Poncclct nel sro Examen criliqae et hittoriqae des pritrripa/r lhories orr flhlianr corerra"l aCo-pi.t Rndus-de l'-cademie des Sciences t'tllilibre tlet uo/ites,"fp"rro tr^ i de France" (T. XXXV, n 77, pp. 573-580). signiEcativo che di tutti gli autori il settecenteschi, Salimbeni ii iolo, oltre a Coulomb, ad esser considerato con notevole approfondimento dallo scienziato francese; in particolate il Poncclet cita \a Proposiyiaxa 8 del libro V, dove risolto il problema: <(Datz la curva interiore dl un-ar.o, trovare qual curva esteriore gli si debba assegnate, allnch tutti i cunei si sostengano sca;bieYolmente fra d loto n equilibrio >' Il metodtr seguito dal Salimbeni concettualmente identico a quello gi usato dal Bossut, di"cui abbiamo parlato nel pat.9.5: solo che vien qui tenuta ptesente la grossezz dell'^tco. caosa diii I'equazone (9.5.14) si modifica (e si complica) alquanto; eppure l Salimbeni rieice a darne I'integrale generale nel caso di grrt""tu cosiante, dimostrando cos un'importante-propriet : che cio, mcntrc la cutva di equilibrio notorjamcntc !"t on ut.o pesante infinitamente sottile per un arco reale tale curva <pu dirsi della famiglia -og.n.", la. catenaria 0. clelle catenarie, ma non per la comune > dell'autorc Questa osservazione est di fatto sepolta tra < le dimostrazioni italian, sempre sintetiche e alla tnanieta degli antichi, di Huygens in Particolare o, come dice il Poncelet; per cui, durante buona parte dell'Ottocento, scienziati anche rinomati, come ii Mry, continuarono a ritenere che la forma ottimale dell'arco di grossezza finita e costante fosse la catenarir omr)gcnca fr.{a pi in generale g'i studi del Salimbeni sercitarorlo scarso influsso sullit cult,,ira tecnica s,.,...rriou, bench anticipassero con s gran margine di tcmprr da lc ricetche condotte in Francia verso la et del scolo successiYo Yvon Vil6', a cui l'Acadmie des Sciences dar risalto e notoriet' Lirrceau Menzioniamo infine, tra gli autori italian, Marino Fontana, ptofessotc di Nfatematica Aoolicata nella R.l. Universit di Pavia; che nel1792 egli pubblic rr Pavia il ,s"..rdo oolo-" di un trattato dal titolo Della Diranca che, pcr la sr.La impostazione didattica, testimonia come la teoria sulle strutture v()lttc, chc abbiamo finora desctitta, fosse penetrata nell'insegnamento tecnrco pcr llt r ,' r m z i o n e " d e g l i a l i e v i n g e g n e r " .

Fig. 9 5j.
L'analisi, putroppo, condotta in modo tanto dettagliato quanto farraginoso; ci non toglie tuttavia alcun merito al notevole impegno del Salimbeni il quale riuscito a date la legge con cui varia la poszione del < punto di ecluilibrio > (ossia del punto in cui E muta segno), al variare del numero clei conci per dverse formc cli volta confcrmanco, tra l'altro, i risultati cli Couplct citati ncl par. 9.3.

9.12

GLI ULTERIORI

DEFINITIVI

SVILUPPI

NEL

XIX

SECOLO

l) un certo puflto di vista sarebbe giusto terminare qu il capitolo sulla strti<rt clele volte e delle cupole in muratula, poich ormai il motlcllo concctrrrrrlcti riferimento, ossia il sistema di cr.rncirigidi infinitamcnte rcsistctrti, lt:r,
1"r 1., S,rlirnhcni, l)4/ "1rd)i dele Iil/e, p. 216, \'crrrra' 17i17. '' Y, \/ilrcc:ru. \;ltr /'itabli cttte,t/du ,'t,i,' ,ft /,rrl, Prcscnrltr :rll'Acrtlnric ncl 1t145 c pulr " M i r r t , , i r c s p r s r n r a sp r . l i v c r s S , r v , r n r s " ,/ 2 , p p . 5 0 3 - t 1 2 2 , t i 5 4 ' 1 b l r r ' , r t , irr r

384

Arttti, nt*, capole

Cli

leia; defniti,ti rtil ppi nel XIX

molo

385

come dire?, esaurito le sue capacit espressive, offrendo il meglio di s negli studi magistrali del Bossut, del Coulomb e del Mascheton. D'altra parte, flecessario dire put qualcosa del cammino ulteriore percorso dagli studiosi dell'Ottocento per riuscite a intendere la connessione tra le < vecchie teorie > nuove sinora discusse, centrate esclusivameflt su concetti di equilibrio, e le << teorie > che proprio a partire dall'Ottocento iniziarono a svilupparsi, ossia la teora delle travi elastiche ad asse curvilineo e la teoria delle membrane e dei gusci. A Aifrercnza" di quel che si verificato per altri problemi di meccanica strutturale, come ad esempio pe il problema della flessione, sul tema degli atchi e delle volte gli scienziati del secolo scorso non limitarono il proprio intervento a una sistemazione organica, a un rivestimento formale unitatio, a un arricchimeflto di notazioni collaterali, ma dettero una svolta alla stessa definizione delle domande, agli obiettivi della loro ricerca, intoducendo quegli aspetti che nelle antiche ttattazioni erano ignorati: in particolare, la resistenza a compressione (e a flessione) del materiale, nonch la deformazione consesuente ai cafichi. Per oftire un quadro, sia pur molto sommato, dell'evoluzione profonda dei problemi e delle soluzioni, possiamo riferrci al saggio storico critico sulle principali teori concernenti l'equilibtio delle volte, pubblicato a piir riprese "Comptes Rendus" nel 1852 ', dove da J. V. Poncelet (1788-1867) presso i riassunti e commentati tutti i contributi piir signilicativ. Nel medesimo sono tempo, per, possiamo anche prendere come filo conduttofe i quesiti che l modello rigido sinora considerato lascia senza risposta e che teclamano quindi i superamento del modello stesso: che cosa infatti non ancora chiaro nei metodi pur cos elaborati e laboriosi degli scienziati settecenteschi? -A.nzitutto non chiara la competa definizione del meccanismo di collasso dell'arco. Pur accertata l'aderenza sperimentale dello schema di rottura in quattro pezz (f,g. 9.45), resta l'esigenza di detetminare la cottetta posizione dei giunti alle reni; di pir, lo stessoschema non pu essereritenuto esclusiyo: esperenze speciali di G. Atwood (1801) su volte i cui conci erano teahzzati in cuoio levigato sui giunti dimostrarono a possibilit di scorrimenti. In secondo luogo non chiaro dove realmente sia applicata la spinta orizzottale P sulla chiave dell'arco. Le indicazioni al orooosito che ne d Coulomb "'.-Oggi noi possirmo intenu e sono.come dice il Poncelet. generiche uaghe,, la tagione d1 tale lncertezza consiclerando che l'arco preso di dere facilmente solito in esame assimilabile allo schema strutturale di una trave curvilinea incastrata alle mposte: questo vero in particolare ove si tenga conto della coesionetta i conci; ota, una simile struttura, pur se soggetta a una distribuzione simmetrica di carichi, ipNtatica. In altri termini, le sole equazioni cardinali della statica non sono sulcienti a determinare le reazioni dei vincoli e le caratr,: t. \r. ll)ncclct, I::r.an ".ritiq/tc et Lit/orkrs er l,rinilra/u /l)[otit.t tt ta/rta1it o,tkdn/ /'ttq/ i l n r n t t e t , " { l . o n p L c s l . c n d t r s " ,, t , n . 1 5 , p p . 4 9 4 - 5 0 2 ,1 8 5 2 ; n . 1 6 , p p . 5 l l 5 4 0 ; , , 1 1 , 1 t p , 5 1 1 - 5 f 1 1 , r ' r l b i t l c n r .n . 4 9 7 .

teristiche di sollecitazione. Operando una sezione in A, si riconosce che, pcr ln simmetria, non presente la componente della sollecitazione trasversale all'assc ccll'arco (cio la forza di taglio) ma sono presenti \a fotza" tormale Nl e il momento flettente Mr; d'altra parte, NA e MA composte tra loro danno luogo alla spnta oizzontale P di modulo uguale a Ne, ma non passante pet la linca c'asse.Come giungere alla determinazione di Nr e di MA? Non bastano le conc'lizioni di equilibrio; occorre introdurre qualche nuova considerazione attinente l comportamento deformativo della struttura e quindi alle propriet del materiele. Ci conduce subito anche all'esgenza di mettere in conto la resistenza r compressione e a tra.zione, valutando non solo le caratteristiche di sollecitazione Ne, MA, ma anche la disttibuzione delle tensioni lunso I'a.ltezza. della sezione (fig. 9.54).

Nn -l Nr -_-_:_/ \:___\

ltir,. 9.54. Tutte queste cose l.ennefo in luce per gradi, non senza passafe attflvcrs() rr cquivoci e a falsi obiettiv, come quello, ad esempio, di trovate un ulteriorc < lrrincipio > atto a risolvere il problema iperstatico pur astraendo dalla analisi tlclla deformazione, ll primo autore, citato dal Poncelet, che abbia tentato rli lrroseguire per la via tndtcata da Coulomb, Audoy: <Si deve in partcolnrc ,il Signor Audoy, allora capo di battaglione del Genio, l'avere per prinr,r riportlto gli ingegneti ai metodi generali e luminosi di Coulomb. Sviluppando, cort ci-ti.ae le teorie incomplete di cui abbiamo parlato, nela sua bela mcmoria ndo inscrita nel quarto numefo del "Mmorial de l'Oflcier du Gnie" (anno 1820), csli rilcva che essc rientravano, cos comc i fatti dedotti dai risr-rlta.ti clcll'cs1.rcricnzl, nelle c()oseguenze che si satebbero potutc trarre immctilt:rnrcntc dalla tcorit ci qucsto illustrc fisico. J,e formulc analitiche stabilite dal Signor Aurlry ( . . . ) p c r l c v o l t c a t u t t o s c s t o ,a c l r r c o d i c c t c h i o , o v a l i , c o t a t cd i < l i v c r s ic s t r t t l o s s i , h t n n o r c s o g r a n c is c r v i z i a g l i i n g c t n c r i , c h a n n o f , r r r r r i r t o , a a l L r r ; r , d l u b l s c c i i o s c l l n , r n l c l l l {a g l i t l l i c v i t l c l l ' a r t i g l i c r i lc r l c l g c n i o , p r c s s o l a S c u o l a )
tl

386

Aftbi, tolh, cteol.

t,/i t//.ti.ti

efnitiri ril ppi kel XIX

secaa

387

dr applicazione d Metz ) 6a. La ricetca" di -Audoy consiste soprattutto nell'ndividuare i giunti di rottura alle reni che corritpondono al nassino della spinta oriy 7orale ir cbiaaenelle condi{oni di equilibria imite per rcorrinento o rotalione. Si tratta dunque di un calcolo a rottura: e l'Audoy consiglia di assumete wn coeficienla d ticareqqa pari a due per gli edifici pi impegnativi. Purtroppo Ie fotmule sono estremamente complicate e i metodi di tentativo sono laboriosissimi; per cui numetosi ingegneri militar hanno tentato, negli anni successivi, di apportaffi opporture semplilicazioni che Ii rendessero applicabili in pratica. < Prima di passare a queste semplficazoni (...) dobbiamo menzionare in primo luogo la rimarchevole Memaria sulla stabilit delh ,0/s redatta, in Russia, dai Signori Lam e Clapeyron, in occasione della rcostruzione della chiesa di Sant'lsacco a San Petroburgo, e che fu nel maggio del 1823 oggetto di un rapporto molto favorevole di Prony all'Accademia delle Scienzc, a nome suo e di Ch. Dupin ("Annales des Mines", tomo VIII, anno 1823). Lam e Clapeyron, adottando esclusivamente l'potesi di rottufa pef rotazione delle volte cilindriche, sotto la forma di quattfo pezzi atticolati agli estremi, senza scorrmento, (...) sono condotti, per la determinazione dei giunti di rottura o del massimo della spinta, a risultati analoghi a queli gi ottenuti dal Signor -A.udoy, secondo la teoria di Coulomb; ma vi sono diverse note o applicazoni che danno alle loro ricerche ufl carattere particolare di orignalit. Cos, ad esempio, partendo dall'ipotesi che i piani dei giunti di rottura, anzich sser normali all'intradosso com' d'uso, siano verticali e paralleli all'asse (...), essi determinano con considerazioqt a priari relative al prolilo medio di una volta a botte, l'influenza d un sovfaccarico pir o meno vicno al punto di rottura delle reni, la sua migliot ripartizione intorno a questo punto, e concludono sul seguente teotema che subordinato alle ipotesi ammess ma bene si applica alle volte ribassate: il paxto di rotttra sa/l'irlradasto tale cbe Ja sl/.t tangente ircottra /'ori1qantale per la sammif dell'eslradaso ir cbiaue, sulla aerticale del certra di grauit d la Perte r/lPerizre della rcn-aalta alla quale tah purto di ratura aPpartierc (fig. 9.55). <Gli autoti traggono di qui un procedimento grafico per delinre questo stesso punto, pef mezzo di una cutva ausiliatia che non ha, come il metodo per tentativi indicato da Coulomb, altra dificolt se non la detetminazione dei centri di gravit o dei momenti delle parti supetiori relative a ogni ipotesi di posizione del punto di rottura. L'analisi riferta a,l calcolo di una volta a botte , d'aItra parte, qui estsa al caso delle cupole, supponendone la divisione in fusi, secondo piani meridiani verticali, e gli autori giungono a questa osservazione che sar poi wtiltzzata per la stesura di tabelle pratiche: "in volte simili, la posizione dei gunti di rottura non dipende dalle dimensioni assolute, ma funzione soltanto dei r:;ppotti tra raggi dell'intradosso e dell'estradosso" > 63. Veniamo al contributo dato da Navier. I-uigi Navier si occupr) in pir luoghi di statica degli archi e delle volte: sia nelle sue note alla Scierccdu h.qnietrr.r del Belidor, sia nelle sue flote al Tr.tit de la Conr/nrcliott dcr Po.t d,cl
+ Ibrlcm. o, 498. 6s lnrcclci, cir., pp, 500-501.

I;i.11.9.55. (irrLrthey,sia nel suo Rsm det Legons...; in quest'ultimo celebre testo, edito rrcl 182, Navier introduce a considerazione della tensione che si distribuiscc irr rrgni punto dei letti trasversali. (irme sappiamo, Coulomb si preoccupava della condizione limite di equililrri<r senza riguatdo alla tesistenza a compressione del materiale; perci egli r),)lc\'.r collocare la sbinta otzzontale in chiave sull'estradosso e la forza Lli , ,,rrr1,rcssione il glunto di rottura sull'intradosso. Invece Navier vuole rifcper lilc il calcolo a una situazione limite pir severa, in cui ancora le sezioni ,\a t itlm sono efettiyamente reagenti con tensioni di compressione soPPortabili rl;rl meteriale: ne segue allora che la distribuzione delle tensioni pu csscrc rrl pi triangolate, presentando valor nullo, rispettivamnte, n ,\ e jn m (1iQ.9..56).

l:J,.e.r6.
< l ) r r c i r r i s L r l t u : 1 )c h c a r i s u l t a n t c d c c p r c s s o n in o t m a l i a l g i u t t t o d c v c t l l l r s l t c i r u n : r r l i s l t t t z r r l t l I c m l r o l r i i t c o t r r l - r l c s stog u t l c a u t t t c r z ( ' . l c l l t l t r r -

388

Ani, wtte, eapah

(,li ter;ai defniriri rrituppi tiet XIX .'eata

389

ghezza effettiva di tale giunto; 2) che Ia ptessione in questo lembo il doppio di quella che avrebbe luogo nel'ipotesi di una pattrzione uniforme sulla superficie intera del gunto. Questi risultari, in cui si fa completa astrazione dall'influenza delle componenti tangenziali e dalle deformazioni conseguenti (...), permettono al Slgnor Navier di calcolare nuovi valoti della sptnta, otizzontale in chiave, un po'pr forti di quelli che detivano dall'equilibrio stretto o matematico relativo all'ipotesi di una resistenza infinita, e che oflrono i\ mezzo di accertare (...) che nella yolta.-progettata i materiali non corrano alcun rischio di schiacciamento > 0. Cinque anni dopo appare I'opera di F. J. Gerstner 67 nella quale questo autore introduce per la prima volta due nozioni in seguito largamente utilizzate dagli studiosi degli atchi: la linea di resitterTa e Ia linea di pressione.La" prima il poligono che congiunge i centri di pressione su ognuno dei piani dei giunti; il poligono si muta in linea cuna se i giunti sono infinitamente numerosi e sottili. La seconda l'inviluppo delle rette cl'azione delle forze reattiye ua giunto e giunto. Le due linee sono generalmente distinte (fig. 9.57). Perch vi sia equilibro necessario che lz linea di resistenqapassi all'interno dell'arco;

lltc. y.)/. se essa intemeca I'estradosso sotto un certo angolo, la fottu(a mmediata nella regione corrispondente; se essa invece tangente a uno dei botdi, a ofazi.one dei conci imminente e corrisponde allo stato di equilibrio < stretto ) che solo un resistenza infinita del materale potrebbe sostenere. D'altra parte, l'angolo col quale la /inea di pressiana interseca i giunti dev'essere messo in relazione con I'angolo di attrito: se esso si discosta troppo dall'angolo retto possono insorgere scorrimenti. Queste idee saranno meglio apptofondite e precisate da Henry Moseey. Comunque, il Gerstner si accorge che, per il carattere ipersttrtico del pro lbi<lcm- o. 533. 67 Cfr. llat r lt lt

passanti Per i divcrsi purlti lrlema, possibile ltacciare inf,nite linee di pressone chiave e tangenti ai diversi punti delle reni, che soddisfino alle condiziorti <lella tli equilibtio. Il problema sta appunto nello scegliere quella < vefx t. [x trtlc l.,robiema il Gertner non sa date una risposta corretta: egli inttoduce r-rltcr : o r i i p o L e s ic h e s i t - i r e l a l o e r b i t r a r e . diversc, Questo insuccesso ben spiegabile : senza ricotere a' considerazioni rcative alla deformazione, non si pu sperare di aggiungete alcunch a quant() I'equilibrio impone. Il criterio prudenziale di Coulomb, con la sua ricerca clcl nr"isimo o del minimo, l'unica via agibile, ma resta oscuta la sur corrisf'rrlenza a.lla realt. Eppure, l'jndetetminazione statica ha in s qualcose di pararlossale:possibile che in un sistema rigido venga meno la corrispondenza biunir oca tra iause ed effetti che generalmente governa ogni problema fisico? conrc oon pensare che oltre alle equazioni cardinali di equilibrio la <natura) n()n limuovere l'indeterminatezza? P()sseggaun nuoYo < principio statico > atto a ' cap, 17, dedicato alla meccanicadelle sttutture, <lomanclc Come vedtemo nel molto simili si Presenteranno quando si Porr il problema di determinare ic rcrzioni r.incolari e le sollecitazioni della trave continua su Pi aPpoggl: alchc irr quell'occasione sar lungo il cammino per ricofloscere che solo nell'ipotcsi t1i cleformazione, ad esempio elastica, della trave la soluzione pu esserc uni\ {)c^mente determinata; in un primo tempo la ricerca era orientata alla scorrcrta di un princjpio statico d massimo o di minimo da appendersi alle cqua) i, ,nl .i .q.ribtio afalso obiettjvo questo, che per condurr, per diverse vicendc, lh formulazione corretta del Problema struttulale in termini energetici' c()l dovuto al generale fctcl,rincipio di minimo clell'energia potenziale elastica r ico Menabrea (1858). Nel caso dell'atco, fu H. Moseley il principale esponente del tentativrr lrtlluce,ma fecondo, di aggiungere alle condizioni di equilibrio statico un nt.tl)vo , r'itcrio cli scelta fondat-sui massimi e sui minimi. Gi dal 1833 il lVftrsclcy r!\'cva introdotto un principio di ninirua resislenla per la soluzione dei p-roblemi degli archi6u ossctipcrstatici8; ne1 1839 egliapplica tale principio alla staticaresistenza^ tracclabili ^ Partire da un punto generlc() che tta tutte le linee di rlrrncl<r ,lcLLsezione in chiave Aa, quella (( vera )>)passanteper l'estradr)ssoin a c tanlcntc all'intradosso in IVI, rende minimo il valore della spinta otizz<,nt^lc l'' t,'()r)cra del Moselev entr nel circuito della cultuta tecnica tedesca Per via ,tcli traduzione, ad opera dello Scheffier, clel suo libro Tlte A[ulncal Prit, i1,/r rtJ Engircerirg and Architecttw (fig. 9.58). ' r Lir stesso Schelner to miglior la tratt^zione del N{oseley sugli arch i tcncn cltI prcscnte l'csigenza di non supetare nele sezioni Aa e NIm Ia tensionc linritc sopportabile dal materiale. r c,)nrpress()ne

Aturlnti|,

/, p. 405 l,rrgr,

1131.

r'3 1. \f<rsclcy, O a 't Nr,t.' |l. ,ri rillu i ratin d/ /b. lti,tcil,/! aJ /NLl!tlttttr,l'hil. .t85, lll. 'lltt r' II. M(,{clcy, o t ILLt ry' -'lrLl, prbblic.rr,r ncl l" v,'l rli l L t . r t l \ ' 4 t t t ( / t ' 1 1l l t l ) i ' tatth tl ltti.lp,Iil. I. \vcnlc, 1841. 7'l ll. Sehctlcr,tlnrt rb (ot/l't, l;tttt't ttn' nl ,!1t lhik ',llnrns.h\,ick, 1l57.

390

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'./. 2.,' -..//'.

Fi4.9.58.
Sulla medesima linea del Moseley e sulla scorta delle indicazioni di Navier, si pone il celebre lavoro di E. Mry 7', dove offerto un metodo pratico, ancor oggi usato per piccoli archi. Il valore della spinta P determinato dal Mty nell'ipotesi che siano assenti, n ogni sezione dell'atco, tensioni di trazione i questo significa che la linea di resistenza (chiamata dal Mry ctrua delle presiani) sia sempre intrna alla striscia definita dalle curve congiungenti i vertic superiori e inferiori rispettivameflte del nocciolo centrale d'inerza di ogni sezone trasversle, In altri termifli, per l'arco di sezione rettangolate o per la volta a botte, tali curve corono l'una a woa distanza dal'estradosso pari a un tetzo d,ell'altezza h,I'altra a una distanza dall'intradosso part ancota a ln terzo di h. Tra tvtte l.e cl{ruedellepreriani intetne alla striscia cos delimitata cui si d il nome di < terzo medio >, il Mry consiglia di assumere quella che passa per l'estremo superiore d,el tetzct medo nella sezione in ,chiave e per l'estremo infetiore del terzo medio nel < giunto di rottura ) alle reni, inclinato di 0' negli archi a tutto sesto e collocato all'imposta negli archi ribassati (fig. 9.59). La rurua de/lepreriani pertanto pienamente dtermiflata e pef ttacciatla illustrata in seguito sufficiente un'elementare costruzione geometrica che sarL nel cap. 18 relativo alla atica grafca: si tratta infatti di determilrare il poligono funicolare delle forze (peso proprio e sovraccarichi) che incontra tre punti: il punto a'in chiave, il punto NI'e il punto simmetrico dall'altra parte nelle renl. Ormai la nostra storia sta invadendo la seconda met dell'Ottocento; qui dobbiamo abbandonarla- ooich i contributi successivi risentono di un mutato linguaggio, di una rinnovata concezione del problema strutturale. I metodi grafici del Culmann prendono il soprawento, e consentooo di raccogliete a unit, in limpide seppur complesse costruzoni, tutto quel che siamu Icnuti dicendo in queste ultime pagine; ma soprattutto l'analisi elastica dellc strutture
7r L N{ry, \h l'lqti/br. t r t c s t r c ,1 8 4 0 . "Annrlcs lN. 1'ai/$ rr rrrar, dcs lhrts ct (lh,russecs", p. 50, Io sc-

ltig.9.59. cliveota la chiave di lettuta privilegiata, quasi omnicomprensva, risolventlr> il tema dell'atco in un'applicazione particolare della teoria sulla treve acl assc cLrtvilineo. Crto, pu restare il dubbio che una costruzione in muratura comc I'rrco o la volta a botte non possa essere legittimamente assimilata a una strut7', rrrra elastica; tuttayia numerose verifiche sperimentali svolte da E. inkler ?3,e o rganizzarc Aalla Societ degli Ingegneri e Architetti Austriaci 74, ,ln Perrodil (imostrarono che la teoria delle travi elastiche curve poteYa offrire indicazioni a . r l ' L ' r s t a n za c c u r a L e n c h e p e r g l i a t c h i n m u r a t u r a . a L'insresso dell'elasticit ha consentito subito di rimuovere le insortnont:tbiii incertezze che gravavano sul modello rigido degli afltichi: ad esempi() il Winkler riuscito a dimostrare come quel principio di mjnimo, presagit,r prrrzialmente dal Moseley, potesse ssete dedotto in una rinnoYata formulazi,,ne, quale conseguenza dei teoremi di minimo caratteristici della teoria clasrica: si imponga infatti che in un atco elastico sia minima l'energia di clcfrrlnLtzl()ne:
l l

,r,

f 1 l lr\f-.1"
0

f t M2' | -1-::1 c | , Fr ..0

(e. 2.1) 1

,1,,r'ci termni hann<> solito significato (cfr. cap. 6); la verit di cluestaasscril zi,,nc ser chiarita nel cap. 20, quando si paler del principio di lenabrca c ,kl tcorema di Castigliano. Ora, se con e si indica la distanza verticflc tra l r rrrvu delle pressioni e l'asse geometrico dell'arco, si ha (fg. 9 60):
"OivilttrBc' 7: Ir. Winklcr, lta t.ihdnn! 'l fi irtui/ gkii "ttu K6cr, in uonin u /irrqc, rrttrrr". l. pp. 232 246, 1858. ' z ' l . , r i n c r r , , r i r < i J . l . l ) c l ) c r , ( l i l p u h b i c r t r n c g l " - A n n a l c s r c s l l , I r r s c r ( : h , r u s s ( t c s "4 ' 6 " , t'. lll, 1882. 7 r S i r m r r r < l c l l c , r | ] n r r rr l l l t l 9 5 ; r l 1 9 0 1 r l c l l , r" Z c i t s c h r i l d c s l s r c r r c i ( h i s c c , ' r , r ( n ( t , r - r r n ( l I c .\rrIirchtcn Vcrcirs".

392
M:PC donde deve essete:
I

Archi,

MIte, clpole

Parte II
(e.12.2)

NASCITAE SYILUPPIDELLA MECCANICADEI SOLIDI

f Pz.z

llids:min
,. dor.rno. rigid,ezza la la costante, (9.12.3)si riduce a:
f - , le"OS=:mln 0

(9.12.3)

(e.'r2.4)

FA. 9.60.
TaIe telazone affetma appunto il <prncipo > di minimo proposto dal 'Winkler, lra e cio che: << t tle le mrue di pressioneche ri p0$0no zttraire ?er i cariclti agenti,qaellarcra tah d4 dirlrlaui il nenoposibile in mediadalla linea d'ase >> dell'arco 7s. Ma su questo e su analoghi risultati riguardanti il comportamento elastico, nonlpossiamo per ora sofiermarci.Concludiamo qui perci la nostra gi troppo lunga narrazione sulle volte e sugli archi, questi ( oggetti ) sngolari che come pochi altri nel cotso dei secoli hanno ( fatto ) la scienzadl costruire.
75 E. \linklet, Die Lebre yon der Elarliritt ,t'd Feiigket, Ptag^,1867 : De Lage det Sl 4linie itu Cetlbe, Deutsche Bauzeitung, pp, 111,127,130, 1879; pp, 58, 184, 210, 1880,

10 MUTAMENTI NELLE COSTRUZIONI DURANTE LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

1O.I L.{ < SVOLT. > DELL'OTTOCENTO


Esula dai temi di questo libro un'analisi storica delle grandi trasformazioni si.,ciali e delle concoriitanti innovazioni tecnologiche che generalmente sontr r.rrccolte sotto il nome di < rivoluzione industriale >, carutterizzar,.o gli ultimi rlccenni del XVIII secolo e la ptima met del secolo successivo. occotretebbe, t c l r c s t o , u n t r a t t a t o a p a r t e P e r s e g u i r ec o n u n a c e r l a c o m p i u e 7 7 r i n u m e r ' r s i ncrcorsi che. su diversi versanti, possono aiutate a capire f intensit e I'ampiezza llcl mutamento nelle condizioni di vita, nei rapporti di produzione, nell'orgtriz.ztzione del lavoro, e cluindi anche, in particolare, nel campo che qui ci intercssa pi da vicino, ossii nel settore dlle costruzioni' Il lettore potr convc'' nicntente tivolgersi a testi specifici, come ad esempio quelli citati in nota .|,r,e, con dovizi"a documentaiiva, sono esPlorate le ragioni che portaron() ,rlt'improwsa crescita demografica con i conseguenti riflessi economici e polit ici, l scoperte che favoriroio i nuovi impieghi su larga scala.dei materiali ferc ,,,.i 1gttir", ferro di pudellaggo, accaio da fusione), i tiferimenti cultutali diverso, inedito orientamento all'arte del fabbricatc i,l",,l,,]sici .h" di.d"t u.r t, rLlh itessa concezione architettonlca. ()ualcosa tuttavi bene dire, anche se per esempi sporadici, poich solr r',,s liotr essere inteso il vero significato della <svolta> ottoceltJsca che I] corrtlotto "gli oradualmeote le scienza del cost!11i19all? 9qa attuale impostaz(u9' aspetti preminenti del sensibile spostmento dj interess.iPromr)ss() l)rrc s,,no ,l,rgli ingeineti'e <agli scienziati delle scuole politecniche nei primi anni dclscience des ingnieurs >: il primo sta nclt'ttr,,."?til, rispetto alla vecchia <<
' I ' c r u n n c c c s s r r i , ,r P p r o f { , n d i n r ct r ' , c f r . t S s h r o r r - , a n l h q i ' m i u t r i o l q r r ' l i t l r i ' Z IIall' V/illirrnrs' thrr'n l r ) 5 . 1 ; ^ . l \ ' l ( n r ( l i , i ,\ ' n , r i an i l i , t r u t t i t n , v o l t i l , l " r i n " ' 1 ! 7 7 ; S i n g ( r , l t " l n r v : r r ' 1 , 'lixin,,, 1962; L. lcrrcvolo \h)rid 'lctt'ard)ttttxft tntna' I\ari' l9(t4 Ltl,t I t'otoria, rrr,.j. ir.

396

M lan/enti flelle ortr/t4i1 i d rakle la rir\l

<i1ke indaitria/e

L'ingruso el fero

slla coira<ia e dei ?aflti

397

I'accentrarsi dell'attenzione s slls_p!!p4 t JZec!4! tc!!_ lei J4l@in i, nella loro . f l 5 p o s t a a l l e s o l l e c r a z i o n i N u o v i < , p e r s o n a g g i d i v e n r a n o v e r a m e n L ep r o L a _ " parricola.re. la, /r i19y e la d{nrprihki.iil65-on--esaea qoli:.i :.i". ihposl

litzti+i i dam74n laT$one assai pir lunga della precedente scienzi del cost_ruifeera invece segnata da altte preninenti preoccupazioni: ad esempio, una composizione di elementi - si pensi ai conci di ina quella di garantLre struttura muraria, di un afco o di una cupola - atta ad scluderel,insorgenza di cinematismi. Per qusto, la"forna gaaplrica d,ella costrtzone era. in p-sg@_)A+tglt_
gonista dell'intervento strurtufale; l'invenzione compositiva e la compatbilt
v

inf grande quantit, consente una certa .. ltberazjone,, dellLL rn.'granoe quan ta, consente una@fib etaztone >>della variabile formale, d o m t n a n d o s c n e m ' s t a t c tI n u s t t a t l . Infatti, il secondo aspetto sta in una rinnovata lettura della costruzione che fa scorgere in essa la traccia di ilr ttare p1, o meno elementari. Mentre nela concezione degli antichi, che abbiamo studiato nei capitoli precedenti, gli elementi dell'edificio, l'arco, il muro, erano fattt ospiti di alcune < macchine semplici ), cluali la leva o il cuneo, ora I'intero edifici colto nel s:u.o rcltelero portante che veicola e risolve le sollecitazioni: in esso operano nuovi < personaggi " come la trave rcn/inua ra pi appqaqi o il telaip. -Ebb.tr.,

fiiica erano due mornenti insindibili d un medesimo processoprogettuale. Orrlai invece-'impieqo apptoptiato del materale metallico reso disoonibile Ormai invece llmpiego appronriaro de maLeriale meral.lico disponibi e.
, --._ J.!!-

pilastro. ,\nche nella realt.poco industrialzz ta dell'Italia, Alessandr<> Antonelli (1798-1888) rrevaoperato in questo senso, elaborandoun sistemadi < schcletro in muratura > costituito da pilastri di mattoni (da lui definiti < fulcri >), da archi ribassatia spinta eliminata con cateneinserite nello spessote della muratura e da solai rcalizzaticon volte, il tutto semprein mattoni. Tale esperimento, la cui compatibilit economica era certamenteconnessaalTaperizia delle maestfanzee al bassocosto della manodopera,pu essere visto come un precedentc cultutale della srande diffusione delle strutture a scheletro in cemenro armaro che proptio inltalia ebbe a verificarsi sin dai primi anni del nostro secolo e lroi sempre con maggior intensit, pur senzapassareattraverso la mediazione delle costruzioni metalliche. 10.3 L'INGRESSO DEL FERRO NELLA COSTRUZIONE DEI ,PONTI Diverso il discorso per i ponti. Qui si pu dire che l'ngresso della ghisa c del ferto interviene aflcor prima che fosseto intese le potenzialit strutturali di quest materiali. Significativo il caso del ponte sul Severn ad Ironbridge pressoCoalbrookdale,opera di A. Darby, intorno agli anni 7776-79 (fig. 10.1). Per \a ptima volta la ghisa qui adoperatacome elemento fondamentale della costruzione: ma quale curioso uso se ne fatto ! Le nervature principali furono fuse,come un'enorme sculturain getti lunghi ckca 21.metr, su forme di sabbia prte da un altoforno costuito appositamente,quindi trasportate per via fluviale sul posto e ivi sollevatecon funi e unite in chiave. Non furono impicgati n chiodi. n bulloni. Ancor pir significatvo il caso dei ponti progettati o costruiti yerso la lne del XVII secolo,dove la ghisa trattata al modo della pieta, come matcriale ben resistente a compressione: ad esempio, per il ponte tra Suncerlancl c Monkwearmount (fig. 10.2) gettato nel 1796 sul I7ear, Burdon adott una slruttufa a sei atchi affiancat| ognuno di 125 pannelli cavi di ghisa, collegati rrtsversalmentea quelli dell'atco vicino da sbatre di ferto fucinato. Lo stess() ( ()ncetto sar usato anchen Ftancia dal Lamandeper il ponte -A.uster\tza l>a,rigi (lf01-1806). Sempre a Parigi, per, criteri pir consoni all'impiego del matcrirlc fetroso furono introdotti da L. A. de Cessatte da J. Lacroise Dillon nclI'clcgante agile < pont des Arts > (1803),n cui la carpenteria legno < alla e del l)clorme> ripresa e applicataalla ghisa (fig. 10.3).Due decennidopo notcvoli passiavanti si ebbero con il <pont du Carrousel (fig. 10.a) (purtr()ppo > (listrutto e sostituito nel 1925),opera di A. R. Polonceau: qui la luce c<>mera copertacon tre archi di circa 48 m composti da segmenticilindrici plcssiva crvi in ghisaintercalati cuneiatti a mettere tensionegli arcl.ri da in stessi.Molto il inlqcgnosamente,Polonceau aveva cscogitato modo di alleggerircla strutil turt c rli assicurare sua resistenza la flessionale associando alla ghisa clcgli clcnrcnti tub()lari un'anima lignea costituita da nove tavole di pino biturnatc a ( t l ( Lt ,

l'esa-me-zpplofdlo iifrAldn

" rp.fi dett" ,< svoltar> impressa

nell'Ottocento alla scienzadel costruire former l'oggetto della secondaparte del presentevolume, In entrambi i casideve essere dunque sottntesoil richiamo a l ec o n s e g u e n z e l l ar i v o l u z i o n en d u s L r i a ln e l l et e c n i c h e o s t r u r t i v es i a p e r de i e c , l'edilizia civile e industriale, sa per le opere strutturalmente piir impegnative come i pont e le grandi coprture. 10,2 NUOVE

CONCEZIONI

PER GLI EDIFICI

dVILI

Nel campo delle costruzioni civili, tali conseguenzesi fanno sentire pir che per 'uso del nuovo materale metallico, pet la diffusione dello schemaa ossaturaportante che gradualmentesoppiantI'altro, a pareti portanti: il primo esempio di edificio con colonne e travi in ghisa racchiusetra paretl esternein muratura lo stabilimento a sette piani del 1801 progettato a Manchester da Boulton e I7att; ma pur essendo abbastanza. frequente la sostituzione della paretepiena con elementiverticali di ghisa, nelle regioni industrializzate,!:estaflo ecceziona"li ossatureintegralmente metalliche: occorrer.attendere sino alla e secoflda met dell'Ottocento, Del resto, una soluzione soddisfacenteai vari tentativ per sostituife il fetro al legno nei solai cominci ad apparire dopo il 1836 con la produzioneindustrialedelle travi a doppio T. Tuttavi^, gi da tempo l'edilizia popolare per i cosiddetti < edifici di pigione> alle periferic delle grandi citt, aveva adottatoprocedimenticostruttivi e tipoiogie strutturali piir flessibili,dove il muro perdevala sua funzione staticaa favorc dcl

398

Malatent

clh canrtqiani dkan/e la rirol Ziofle i da riah

t. iagrc!tu d?l [prlo t1lla otlrsTiotlp .lei ])onfi

399

J
li.s. 10.2.

Fig. 10.1. Gradualmente I'uso del ferro condusse gli ingegneri ottocentschi ad espr.imere nuove forme strutturali che, affrancandosi dagli schemi tradizionali connessi ai ponti in muratura e n legno, valorizzasseromeglio le notevoli capacit di resistenza a trazlone e a compressione del metallo. Qui si iscrive certamente l'interessantee movimentata storia dei ponti sospesi.Nel cap. 6 abbiamo veduto che sino dal Seicento illustri -"t.-"ti.i sr' erano c,,nfronrti sulla risolrrzione teorica del ponte sospeso,e d'altro lato si pu ben dire clre lo schema ci una passetelladove un tronc() d'albcro sostcnut()da csili rami di paotc sarmcnt()sc,

li.q. 103.
:rlrlrrrrtiene tradizroni costruttive remote, tra le memorie dei popoli ptimitivi. a l\lu il primo ponte metallico sospeso di cui si abbiano notizie certe in F,uropa t' tlLrclodi Winch sul Tees e tisale al 1741l.tn realt si trattl di r.rnapasscrclla t , rrr I'impalcato pos^to direttamente sulle catene cli ferro fucinato. L'invcnzionc rlcl lrontc s()spesocoo impalcato itrigicito gcncralmcnte attribuitn a.fu<gc J, Iinlcy (1762-1818), n amcricano clclla Pcnnsylvanir chc nc costru irlcuni u < s c r r l r l l r i i n t o r n o a g l i u l t i n i a n n i d c l X V I I I s c c o L r ,o t t c o c n < l r u n f r r r t u n a t o

400

Ma/ar?enli ke e nslr

<ioni dLrcnh la iL,ol <iafle ifldrn;ah

L'ingerio

del ferr., n|lle casttt\ion

dei P1nri

4 {} l

:&X

di diametro, su elementi lunghi 4,5 m, pcr una luce di 91 m' cot'tsitlcrrttoil Anche Telford (fig 106) c, ncl cortliprototipo dei 'nente,'\lalie, ponti sosPesiuropei. (.^n il " pont des Ivalides > a Parigi del 1823), Chailcy (con il Donte sulla Sarine a Friturgo i 273 m, a cluel tempo il pi' lungo cl'l')urrrprt), 'ri in questa tipologia strutturale che cos eilcacementc valotizi-p.g.r^rono zava il inateriale meiallico; ii gio"g. cosi a uno dei maggiori capolav.ri dcll'ingegneria ottocentesca: il ponte sull'Avon a Bristol del 1836, opera clcl giovanissimo I. K. Brunel (1806-1859).

Fis' 10.4.
brelretto nel 1808. Di l a qualche anno, in Inghilterra, il capitano di matina S. Btown introdusse medesimoschema(fig. 10.5): il suo ponte sul Tweed il del 1813. con l'imoalcato sostenutoda dodici cateneformate da anelli di 5 cm

Fig. 10.6.
Si detto sopra che la storia dei Ponti sospesi movimentata, P()sslam() a.qgiungere,tormntata: infatti, vetso la met del secolo-si erbero numctosc ad Angers rovin tltc"iravi"rovine: <nel 1850 il ponte della Basse-Chane ..i',rondo alla morte 226 soldati: due anni dopo un uragano distruggeva Przi'rlil r.r'rcnte ponte della Roche Bernard sulla Vilaine; il ponte sull'Ohio prcssrr Oncinnati ptecipitava nel 1854 dutante una tempesta. '\ll'entusiasmo chc avcva ^cc.lt. i pimi^ponti sospesi subentr la pir scettica sfiduca e, ncll'Iiur,'rt, speso cadde nl quasi completo abbandono, nentre in Amcrica il il 1,,,'.rte lurlore continuava e si introducevano continue migliorie: cavi pir atetti, tttcopiir sicuri e ispezonabili, regolatori ci tcnsionc e-,perfezionerncn t( ) cssctr':ru.gi Pioniere ci questa nuova tecnica fu un immigralo tcclcscrr lc, z.it:t i' rri.girlinurl,r. '. . 1 , , 1 rA . R i i b l i n g ) )
'lirinr',

Fir. 10.5.

I (. ^ll)rrrsi, I I'uti

ln lrntitu, P 204,

1953

402

Mxtartenli

nelh cannqian; d tunle la irolkZione ikd .ttriah

L iun.,o

del Jptto fllk .airra?iosi dpi Putti

403

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sviluppo dell'ingegneria fertoviaria dapprima in Inghilterra, cluincli in ;rltri 1:rrcsi .otopi " finalmente, dalla met del secolo, in America. L'esigenza cli strutturc partiaolarmeflte <rigide> condusse ben presto progettisti e costruttori r s()luzioni noove, talvolta assai geniali e complesse, dove spesso l'inventiva c lrt ( seflsibilit)) statica precedeYanola disponibilit di rigorosi metodi di calcokr e di veri6ca. Per questo appunto l'analisi strutturale deve moltissimo all'ingcqneria ferroviaria; il dibattito scientifico e tecnico che accompagn e scgul la creaztor'e di opere eccezionali, come il ponte sul fiume Conway (fig. 10.8) realizzato da R. Stephenson nel 1845 per la linea LondrarChester-Holyhea<, tr

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F4. 10.7.
-Al Rbling, che aveva tfa l'altro messo a punto un nuovo sistema di funi composte da numerosissimi fili metallici paralleli, filati e non attorcigliari, uniti insieme da legamenti metallici, fu afldato nel 1867 il progetto del Ponte di Brooklyn a New York, la cui costruzone termin nel 1883: qui il doppio impalcato (quello superiore stradale e quello inferiore ferroviatio) compone, con relativi collegamenti verticali e diagonali, una trave eticolare spaziale pr che sufficiente a gatantrte il necessario iffigidimento. La luce centrae di circa 488 m; quelle laterali misurano 284 m ognuna (fig. 10.7)Di qui in poi le caratteristichepreminenti del ponte sospesosono acquiste; la storia successiva riguatda miglioramenti collaterali, o secondarie varianti della disposizione delle parti irrigidenli, o piir banalmente i pr.imati raggiunri, come quello del <Golden Gate> a San Francisco con 1280 m cli luce e c;ucllo del ponte sul Bosforo, di recente c()stfLrzioneJ con i suoi 1074 m. Totnanclo agli :rnni interrlecli clcl'()ttoccnto, dcvc csscr ricorrllto il gltnclc

1:ig. | 0.8.
come il ponte Btitannia sul Menai, dello stesso Stephenson, tealizzato ncgli rrnni tra il 1844 ed il 1850 (fig. 10.9), segn, si pu dire, l'inizio delle motcrnc tcorie: vedremo in seguito che sul ponte < Britannia > intervennc Clapcyron equazione clei trc most r.r<liandonelo schema a trave continua con la famosa << il Primo ponte tuboarc, cotr nrcnti > da lui scoperta; ma sul < Britannia > che sczi()ne tr^sversale a cassone (fig. 10.10), intervenne anche Jourarvski sf icg,rnrLr I'insorgenza dell'instabilit nei membri diagonali pir soleciteti a contr.rggerelrdo opPortuni accorgimeti per il rinforzo e cliscutcnrlr lc lr'cssi()nc, j,,r,,"c.l,crimintal su mirelli, \ttiIi7.z^teda fairbairn e da FLrclgliinsottpcr l:t r. I r ') g c lt z i ( ) n c t c p o n t e (
' ' " ^ r n r ' c s ( l ! s I l r r s r r ( l h r L r s s i c s " ,? r t , p . 1 1 3 , 1 f j 6 0 .

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405

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Verso la fine del secolo scorso, quando ormai la meccanica clclle strtttture areva rapidamente conseguito piena maturit con i contributi tli 1rctsonaggi come Culmann, Ritter, Mohr, Castgliano, che impareremo a c()n1)sccrc piida vicino, la tecnica dei ponti feroviati dette risultati di imprcssi.nrrrtc ttitezza e di ammirevolc eleganza, quasi all'apice di una < civilt del fcrro > venuta maturando dalla rivoluzione industriale. Basti citare la gigantescrstrtritura reticolare spaziale del ponte sul Fitth of Forth (1882-1889) di B llal<cr e J. Fowler, o i numetosi viadotti dovuti al gtande ingegnere e imprcnditotc (. Ei$el. Nella fig. 10.11 sono riportati alcuni interessanti grafici relativi a una delle pi significative rcahzzaztoni di Eiffel: il ponte Maria-Pia su Douro n l)orto,

Fig. 10.9.

4 L . ' - , . / - -

' . . . . . ' .

'!rs

i+r

lti.g. l0.l1 .

10.4

LE

GRANDI

COPERTURE

E LE ESPOSIZIONI

UNIVERSALI

Fi-q. 10.10.

lnlnc, cluestanostra troPPo rapida carrellata sugli effctti cclh rr',rluziotlc s i r r t r r s t r i a l c u l l e s c i c n z ac l e l c o s t r u i r e d e v e m e n z i o n a r c l c n u , , r c l . l r ' \ l l c t t i \ c ,,llttlc cLLlfctro per a copertura di grandi luci in cclici sl.rcciei.Ii, un tcrrr:t n r l s l i s s i r t t o c h c n o n s a t e b b cp o s s i b i l c c o t t c l c n s a ric p o c h c p r l t i n c : s u c l i c s s o nrorlo cli tornrrc brcloncntc sul ctpit,rl,r clcclicttolLllc /rau/nt tr/ico/tti, :rlrcnr,r l < c : r l ) r o P ( ) s i l c)l c c< i n c a v n l l n t u r c > < l c l l c c a l l r i l c > t l r c l l l i c l l cl. i s c l v ; t t t t I r t {

406

tl"ta",ati

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ind.,,triale

Le g,an. ,apP,r.l'c ( le P'poriZio,i nai"c"'a '

401

quella sede un certo richjamo all'evoluzione dei sistemi strutturali flel passaggio dalle antiche travatute lignee a quelle reticolari o ifltelaiate, qui vogliamo xiferlrci a un'altra delle occasioni legate alla civilt de'industria che, ptorompendo quasi dall'esterno, hanno rinnovato formamente l'invenzlone costruttiva: si tratta delle < esposizioni univetsali > con le quali Ie grandi nazioni europee, in particolare l'Inghilterra e la Francia, seppero affermare un proprio ruolo sul piano economico del commercio nternazionale, ma vollero anche stabilire una preminenza sul piano politico e culturale col prestigio e).a ricchezza della manifestazione mondana. Come noto, la prima < esposizione uni\'rsale )) si tenne a Londra in Hyde Park nel 1851; un costruttore di serre, J. Paxton vinse il concorso appalto essendo ruscito a garantire la rapidita dell'esecuzione e il recupero integrale degli elementi dopo lo smontaggio, gtazie a ura comPleta prefabbricazione (fi 9. 10.12). t is. 10.1J.

Fig. 10.12.

put11y1,sgrandi archi reticolati a tre cerniere coprivano una luce cli 115 m; > fu demolita nel 1910' rfoDD; la < Galerie -Per rendere il quadro un po' meno incompleto occorre zggluflgere utl ccnno sulle stazioni frroviarie e sui grandi melcati coperti Per i quali I'impegrr (1i strutture metalliche, generalmente reticolari, si diffuse soprattutto durante lrl scconda met clell'Ottocento : notevole, per impegno e per prlmato tempofalc, il caso della stazione di San Pancrazio a Londta (1865), opera di B' H Harlrw, lrL cui volta sostenuta da. archi a traliccio, a sesto acuto' su una luce di 73 n t)rizc lrna freccia di 30,50m; la spinta o:'izzontale assorbita da una cater.r zt)t'i.le alloggiatz- sotto il piano del ferro (fig. 10'14)'

Sotto il profilo strutturale sono per forse pi interessanti gli edifici predisposti per le < Galeries de Machines > di alcune esposizioni francesi degli anni successivi: il problema da risolvere era quello di un'ampia ccrpertura in ferro e vetro. Ad esempio, per l'esposizione del 1867 a Parigi, la soluzione adottata dal progettista Krantz fu di usare archi metallici su una uce di 35 m e di eliminare le spinte prolungando i pilastri all'esterno e collegaodoli con tiranti sopra la volta vetrata; in tale occasione,il giovane G. Eiffel, che aveva da poco aperto I'olicina incarcata di predisporre le armature, si incaric dei 'lta le esposizioni, la piii famosa cert<r calcoli e delle verifiche sperimentall. quella di Parigi del 1889, nel centenario della Rivoluzione francese: tutt coo(,scono la torre alta 300 m, la < Tour Eillel >, il cui profilo - seconckrquel chc fu disegnato in modo da resistereall'azionc celvento; ne dice lo stessoEillel altrettanto suggestiva cot'eva essere la <Galetie clcs l\fachincs > (lg. 1{) 13) jdeata da Drrtctt c pr()gcttt strultLlrltlmcntc rla (lrntarnirl, I)ierroll c (lllart()tt

408

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Per quel che riguarda i mercati coperti, la memoria va subito al complesso delle < Halles > a Parigi (1854 1866), costruito da V. Baltard e F. Callet, che esprimeva cos bene (prima della tanto discussa, recentissima demolizione) la perrzia e la saprenza costrutti\re raggunte dai tecnici fotmati alle scuole dellket positivistica (figg. 10.15, 10.16). n

Fig. 10.15.

si intreccia a consderazioni divetse che non possono esser ricondotte al)l <1ttc' stione statica e costruttiva e tiguardano invece pir profonde ragioni firrmtJi c < simboliche >. Sin dagli inizi dell'epoca modetna, la tipresa della cupola classica per lc chiese cristiane si accompagnata a uno spostamento di lettura. Mentre la si pensi al Pantheon di Roma - manifestava il cupola del tempio classico su ruolo nella configurazione dello spazo intetno e solo dall'interno ne poteva essr colta I'unitatia identit, la cuPola cristiana post-medieYal viene a confrontarsi su un doppio riferimento: da un lato come aggregazione dello spazio interno sull'ass verticale che congiunge < cielo e terra, divini e mortali )), secondo un linguaggio simbolico di remotissima origine; dall'altro come emergenza urbana al modo della torre, della guglia sYettante, secondo un simboIismo, ancora una volta antichissimo, che forse timonta all'<ralbero del mondo >, allk albero della vita > (M. Eliade). Gia la cupola del Brunelleschi (Santa Matia del Fiore) traduce costuttivamente tale doppio rifermento in una sovrapposizione di due involucti, I'uno percepibile all'interno, I'altro emergente all'estetno nel Profilo a sesto acuto ilegli arconi sugli spigoli della volta ottagonale (fig. 10.17). Dutante il periodo se si eccettuano alcune prime rca'lizzazioni legate rinascimentale b"t".o, all'antropocentismo umanistico, la doppia figura ritorna con freculturalmente

Fig. 10.16.

10.5 L'EVOLUZIONE COSTRUTTIVA E < SIMBOLICA D DELLE CUPOLE Patlando di grandi coperture, d'obbligo rifetirsi anche alle cupoleche, tradizionalmente,rappresentavano tipologia pir intetessantesotto ogni prola filo. Che ne delle cupole nell'ingegneria dell'Ottocento? Come mai l'ingresso di nuovi materiali e di nuove tecnologie non sembra averne mutato llrlrn che l'impostazione? verit,su questotemail discorso pircompJesso, poichC In

410

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quente insistenza, la si ritrova nella cupola di San Pietro in Vaticano e in numerose altre opere minori. Ma la clifferenza si accntua, divaricaodo l'interno e l'esterno, e innalzando il prollo secondo linee vieppir agili e slanciate,soprattutto oltre Italia: siglrificativa la soluzione offerta per la chiesa della Sorbona (1635 56) a Pagt; qui il gioco strutturale si complica poich la cupola interna in mutatura, mentre quella esterna sostenuta da una sorta di travatura reticolare spaziale in legno (fig. 10.18). Sar per Christopher Wrcr, (1632-1723) a imprimere un nuo\.o orientamento, unendo alle ntenzioni formali ed espress r e u n r r i g o r o s ai n t e n z i o n a l i ts r a l i c a . Per la ricostruzione della cattedrale di San Paolo, afldatagli dopo l'incendio di Londra del 1666, il Wren ricorre a ben tre cupole sovrapposte: quella interna di mattoni pe uno spessoredi circa 45 cm su un diametro di 33 m, quella sterna in legno ricoperto di pombo; tra le due si inserisceun cono di mattoni, anch'esso dello spessoredi circa 45 cm, per reggee la pesante lanterna in mutatura; il cono ha inoltre la funzione di portare l'armatura in legname della cupola sterna. Tutto l'insieme rnfi,ne taffotzato da massicce fasce o cinture di ferto all'imposta delle tre cupole (fig. 10.19).

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Ormai, se cos si pu dirc, tra l'intradosso e I'estraclosso visibili si frappone un'intera costruzione d()tata di una sua autonoma < logica > in s conchiusa, e quel che dal fuori sernbra portante in realt portato. Sarebbe suggestivo immaginare un parallclo (ma non questo il luogo pet sviluppare il discorso) tra questa luova interpretazione dello (( spazio sacro > e i percorsi seguiti dal penscro filosofico o teologico dell'et barocca e illuministica. Sia in campo cattolico, le teologie post-tridentine del << commento tomistico >, della < controversie D e del < manuale >, sia in campo riformato, la cosiddetta < scolastica protcstante > e Ie < teologie illuministiche >, avevano ce(cato di riprendere gli antichi strumenti speculatir-i della teologia medievale, aggiornandoli alla luce dei sistemi razionalistici moderni e facendone una specie di super scienza auronoma: la teologia naturale o teodicea. Ebbene, l'evoluzione delle forme architettoniche pet le grandi cupole del XVII e XVIII secolo potrebbe suggerire l'ipotesi, alquanto fantasiosama solleticante,di una curiosa analogia: la cupola a tre involucri degli Invalides a Pattgi (1693), opera di J. Hardoujn Xlansard (f,g. 10.20) e soprattlrtto la cupola di Sainte Genevir'e, costruita tta il 1,757 e il 1813 su Progetto di Jacques Germain Souflot (fig. 10.21), riptendono gli stumenti costruttivi dell'antica tradizione gotica francese, aggiornandoli e r.olgendoi figuratilamente al gusto dell'epoca. I-a trplice struttura di Sainte GeneYive risolta in un'ossatura portante, dove un sapiente gioco di r-olte e di atchi rampanti controbilancia le spinte e alleggerisce colonne e pareti, proprio secondo l'immagine delkr < scheletro di un immenso anin-raler>che ii Perronet, amico e alleato del Souflot, aveva dato delle costtuzioni gotiche; r.rel medesimo tempo, tuttavia, l'effetto quelo di una limpida e ariosa architettura neoclassica consapevole di tutta l'evoluzione formale prodotta dalla cultura illumlnlsuca. La sintesi reahzzata in Sainte Genevive fester esemplar e insuperata anche durante il secolo successivo: I'inpresso cli nuovi materiali e di nuove tecniche non modicher sensibilmente qel tjpo di concezjone strutturale che si era venuto formando da I7ren;n poi. Ad esempio, quando T. U. Ialter costruir, tra il 1855 e il 1864, la cupola per il Campidoglio a lflashington in ghisa, il nuovo materiale sar impiegato con pedissequa osser\.anza dei canoni gi acquisiti agli Invalides di Parigi e a San Paolo di Londra, come se qualsiasi variante dettata dal diverso compoftamento meccanico del metallo rischiasse di compromettere il valore ( simbolico ) della costtuzione (fr.g. 1,0.22). A proposito di tale valore < simbolico )) viene spontaneo ossen'are cl.re I'originaria intenzionalit religiosa fu ben presto soppressa:e questo l: un altro aspetto della stfavagante analogia di cui si prima parlato. L'impalcatLrra t^zi\)nalistica della teologa declin al deismo illuministico e agli esiti secolarizzanti di una < religione entro i limiti della ragione >; le grandi cupole labririosamentc incastellatecome guglie svettanti si convertirono in simboli < laici > cli potenza e gloria nazionale: cos, parzialmente, la cattedrale anglicana di San Paoo, cos gli Invalides in onore di Napoleone, cos Sainte (lenevir'e tr1sf{)r-frt,r ncl Pantbon franccsc, cos il Campicloglio di rWaslrington,cos inlnc la nrolc anlo'fr)rill(, n c l l i a n ac l i n r t nc o n r c s i n l g r r g ac p o i r i v c n t l t u n t u s c o t i s o r t : i n r c n t : l l c .

Sotto i1 profilo costruttivo appunto la mole antonelliana totil.rcsc ( I i59 tltl) (fig. 10.23), insieme alla basilica di San Gaudenzio di Novare (1841 luTtl), I'ultimo perfezionamento della linea evolutiva snora descritta per gli ctlifici a cupola (fig. 10.24). In queste opere l'Antonelli usa esclusivamentel^ muratura, mutandola per in una straordinaria composizione di element strutturali,

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414

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con movimentati incroci di neryature, archi e catene. ln esse riassunta un'esperienza tecnologica raffnatissima, frutto di secoli: un'esperienza, peta"ltto, che di l a cinquant'anni, con l'avvento e la diffusione del cemento amato, and quasi del tutto dispersa, bench sia possibile coglierne un consapevole prolungamento nelle opere piir significatve di Pier Luigi Nerv (Aviorimesse a Orbetello, Salone -Agnelli a Torino, Palazzo e Palazzetto dello Sport a Roma).

10.6 MUTAMENTI NELL'ORGANIZZAZIONE L'<(COLE POLYTECHNIQUE >

DEGLI STUDI:

Nei capitoli precedenti abbiamoavuto modo di seguiregli orientament


che stavano delineandosi intorno alla meccanica sttutturale, e anche intorno alla scienza.del costruire, rivolgendo l'attenzione a esperienze culturali estranee, fondamentalmente, alla comune prassi degli ingegneri e degli architetti. .{nzi, lalnostta storia pu sembrare a prima vista paradossale: tmzta con un dialogo mmaginario tra patflzi e filosofi come Sagredo, Salviati e Simplicio che facevan s mostra di essersi recati qualche volta nell'Arsenale dei Veneziani ma che, di certo, si sarebbero rfiutati di prendere in mano g1 arnesi di lavoro e di dirigere una squadra di operai; continua, poi, tra le elr.ate contese degli accademici pir illustri, negli scambi sovranazionali tra gli eruditi di Lipsia, di Parigi, di Bedino, di Petfoburgo. -Abbiamo dunque assistito a un'awentura scientifica oltremodo < aristocratica )r che si distende sino a tutto il periodo dell'illuminismo, dove lo svluppo dei temi, la proposta dei problemi, la scoperta delle soluzioni scaturscono all'interno del medesimo dibattito teorico e obbediscono alla sua autonoma linea evolutiva, anche se spesso i risultati via via ottenuti appaiono fecondi d applicazioni tecniche e utili al mondo pir umile ma laboroso dei costruttori. Tuttayia, yerso la met del XVIII secolo, si incomincia a intravedere una intefielazione meno occasionale: la < scienza desli insesnefi D Dtende corbo qqojl4n?Adi&r11dendosi, qojl4q?adi$p11den dosi ad-eqempio, nelle qcl'nle tecoiehe--sir.iJi--siliarl !a5d ricordare, in Francia, 11@ fonata nel 1747 e u I ' d E c o l e d e s r n g e n i e u r s e M e z i r e s i s t i r u i r en e l 1 7 4 8 : i n e n L r a m b e e s c u o l e d l l'insegnamento fondato su solide cognizioni scientifiche, configurando cos in modo sempre pi specifico la figura professionale dellk ingegnere > distinta da quella deli'< atchitetto >. Facendo riferimento ancora alla Francia che, in questo perodo storico, all'avanguardia sia della ricerca, sia della didattica, r.a ricordato che l'insegnamento dell'archit ettuta. era affdato sin dal 171 all'< Acadmie d'Lrchitecture > il cui lustro e la cui vivacit testarono per lungo tempo notevoli, A poco per volta, per, le scuole di ingegneria allargarono il campo d'azione dei tecnici ben addestrati nel'applicazione dei nuovi risultati scientifici, c restrinsero alqLranto le competenze specifiche dell'arcl,itetto, favorendo l'nsorgerc di cluclla dicotomia tra ( arte > e < scienzt > cl-re scgncr per piir di un sccolo la viccncl llclrit c t t ( ) r i c 1 r n o l l l c s o g l i c t l c l n r o v i n t c n f o m o c l c r n o . s

Con la Rivoluzione francese lk Acadmie d'Architecture > segu la sortc rgine,e fit soppressanel 1793 Per csscrc di tutte le altre accademiedell'ancien a,nchcil ri.o-por," tra le sezioni dellk Institut > (1795): con -ci-scomparve lavori per 'ammivt,orJ o l"gal" o del titolo di architetto, mentre il controllo-dei cui interno fu .ri"*io.r"" statale pssaal < Conseil des Btiments Civils > al istituita una scuola d'orientamento professionale' Ma l'elemento forse decisivo della nuova orgaaizzazionedegli studi per le costruzioni rappresentato dalla creazrone,dellk Ecole Polytechnique): iL i'rg"g.retia , pt.sios chiaramenteil soprawento sull'< architettura >; e' nel medesimo tempo, sl venne a stabilire un pir stretto rappofto tra le scienze d.emocratizz'.d.o> il dibattito nri.o_-^,.."uaiitre e le applicazioni tecniche, << dgnitLscientificaall'intetvento progettuale, sPecresce-nte i.ori"o, . offrendo cialmentein relazione alle grandi opere pubbliche' Fu appunto un grupPo di scienziatie di ingegneri guidati da GaspardMonge che (1746-lSid),p.of.ti-otJ i Mzirese insigne studiosodi geometria-, proCoiiato di Salute Pubblica I'istituzione di una nuova scuola di ingeore "t 'gneria organi"z:rtasecondo criteri nuovi e in grado di timpiazzarc le vecchic scuole. Con I'appoggio di Carnot e Preur, allievi di Monge e di Batrre, lo statuto della tioii t."otu, denominata < cole centrale des travaux publics >, fu aDDrovato ne! 1794 e, alla frne delo stessoanno, iniziarono i corsi; I'anno >' L-'orga,.g"'"ra" uttt scuola venne cambiato nome in <!'cole P-olytechnique da quelle che sostitu: furono ,^iLazione della scuola fu sensibilmentediversa climinati tutti i privilegi, l'ingresso fu-aq91to.a.gio1ani di.tutti gli stati sociali' i Ma soprattutto mutarono i metodi didaltici : ai grandi scienziati che furono
chiamati ad i Lllony, -rouflef , rolssr)n, ru

tecnichesu utr;r delle applicazioni .hto il compito i i-podt"te llapprendmento fititi- i r'iaLiii. ttli^niil' mate Fondamdnri pr-opederi."-'ei,,a" ."".t?*r" :iisilltati-sifiecros-efiTfrelry-rnoaf riiil anni ilel XX p?ts-i chimici. Ben

.".oln gr^.,itv, intorno allk cole > quasi tutta la grande cultuta scientifica fr",r.esel Va detto ancora che 'attivit didattica non si esauriva con le lezioni colettive, ma gli studenti erano impegoati in esercjtazioni e in labotatori di (brigate>, sotto l cl,imica fisica-: gli allievi erano divisi in gruppi, dette gtricr di istruttorJ migliori dei quali venivano successivamente avvati all'jnscrrrnlento e alla ricetca scientifica. Dalla sua fondazione, la scuola s prefisseanche uno scopo divulgativo tlcl \:u)c1c: si iscrive in tale linea la fondzione del < Joutnal Polytechnique > chc ,lii'"rr,re ,tna delle maggiori riviste nel campo delle scienze matematichc, ospitiur(ll) rr)n solo gli artili originali dei docenti' ma anche gli appunti cei-corsi' liLr(l.cst la pria appariziotrJd"i libri di testo, che, pet esprcsso'olcre clell'am(]uesto portr) rrrinstnzion, d,r'tt"t.t., essere elaborati dai professori stessi ;rll:r nrrscita .ii li6ri importanti come il tratt^to sulh Coue/re dtscripthu a il (.itrn:; l' .:luttlJ.reapptiqre tt la Gttueltie cli N{onge, o le Ltynt -fu 'lluqru z1m-. Tiaitl dc lIctniqtre di P.issrn_e il Ca/nr/ diJfiru/icl tl itrli.4n lyti4rrt tl prtry,ii f r , , t t , , i r t l o t t a t i< am o l t c s c u o l ct l ' i n g c g n c r i a i n l ' u r o p l ' . l i i . u c r , ' i x ,c h i ta

418 IO.7 LOUIS NAVIER

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nelle co r Ziani dqtattte Ia riuohqiolli

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419
s,ltatrto il tecnico illuminato, o il divulgatote. Al conttario, la ricerca tcorict tlcbitrice a Navier di alcuni fondamentali contributi che datanno t'riginc r ura vera svolta nella mccanica dei solidi. del 1820 una memora, Presentta rrl'Accademiadelle Scienze,sulle lastre inflesse; ed del 1821 l lavoro giustalrcnte celebre a nel quale sono rese esplicite le equazioni di base della teoria nrltematica dell'elasticit, Su di esso dovtemo soffermarci in seguito. Nonostaflte la notevole attivit scientifica e di ricetca storica, Navier fu irchc attivo nel Progetto cli ponti e in particolare di ponti sospesi. In quest'ambito piir professionale si colloca l'articolo Rapport et Mtttite .tttr /u Paxts Saspetdus che non solo contiene :or\ excurctlJstotico sull'atgoment<r c r.rnadescrizione d,elle rcalizzazioni pi importanti, ma spone metodi teorici pcr l'analisi di qusto tipo di stutture, dimostrandosi per luflgo temPo un lifirimento utilissimo.

Tra tutti gli scienziati che si formarono all,< cole polytechnique ) diyentandone poi docenti, merita particolar menzione, pei la nostra disciplina, Louis Navier (1785-183). Nipote dell'ingegner miland Marie Gauthey, Naviei studi pr.ima all'< cole polytechniqoe-o 1 successivamente si diplm alla <Ecole des ponts et chausses ebbe I'opportunit di interessaisi, con lo >; 21.o, ^ impofia"nti problemi di costruzioni e alla morte dello zio cur il com_ pletamento e I'edizione di un trattato di questi sui ponti e sui canali. L,opera, in tre volumi, contiene la storia della costruzione ei ponti e dei canali-e Io stato dell'arte agli tnizi del XIX secolo. Dal punto di vista tecnico, il testo di Navier che ebbe maggiore influenza nellingegneria del XIX secolo crtamente il Rsum det Legorc.,.sur t'apptication de k nhanique dove , taccolto il suo insegnamento all'< cole des ponts et La chausses>._ sua prima edizione isale al 7826 anche se copie litografae erano gi in circolazione ta gli studenti sin dal 1819. L'aspetto essenziale che rende innoyativa l'impostazione di Navier rispetto ^i ttattati del secolo precedente consiste nel fatto che egli abbandona i mtodi fondati sul << calcolo a rottura r, ossia sulla ricerca delle condizioni limite di equilibrio, per addentrarsi nello studio delle strutture elastiche, tenendo cio presnte il reale stato di esercizio che generalmente rientra nel dominio delI'elasrciL. Viene cos gettato un ponte tra i procedimenti tecnici della pfogettaziorie strutturale e i risultati teorici ottenut dai grandi marematici dell-'IllLrminismo, come Bernoulli ed Eulero, che avevano atfato \ problemi della meccanica de corpi flessibili ed elastici. NaturalmenteJ era necessara un'opera di semplificazione per_rendere accessibile agli ingegneri, nell'esercizio del loro profeisione, tecniche di calcolo spedite ed elementari. Questo nfatti I'obiettiv di Nav.ier: la sua sensibilit applcativa gli ha consentito di individuate n ogn caso ci che doveva essere tenuto e ci che poteva essere ttz'lasciato per arrivare a soluzioni valide, sebbene non assolutaente rigorose, linearjzzindo le equazioni e operndo accorgimenti intu.itivi ed efficaci nel risolverle. La. sctenza delle costruzioni prende perci la veste alla quale oggi siamo abituati_, sia per quel che riguarda i temi e i problemi esplorati (da a tor.ia della trave elastica rettilinea, allo studio delle iravature isstat.iche e iperstatiche. alla teo:r,a.delle travi curve e degl archi, all'analisi delle membran e di altri t p i s t r u t t u r a l i ) .s a p e r i m e t o d i m p i e g a L i . L'insegnamento di Navier su questi temi di resistenza dei materiali pu essere anche titroyato nel suo notevole impegno di riedizone di vecchi tattati, come l"a" Sencedes ingeaiearc Belidor^(l-8lJ) e L'Arrhitectlre fJlrtraatiqtte di dello stes,so Belidor (1819). Sono infatti le numerose note apposte da Navier in appendice a tali testi a tendere evidente l'evoluzione delta isciplina. costituendo quasi un discorso organico intercalato e, a suo modo, alteinatjvo, alla luce delle nuove acquisizioni. Ma la personalit di Naviet composita: non lecito valorizzare jn lui

a "l\tr:rrnircs.lc I'lnsrirLrr (1821),1827. N,rti(,1", 7, pp, 375-393,

t.d Pilra

rtagiarle ella teoria dell'elaltici

421

11 FONDAMENTI DI MECCANICA DEI SOLIDI

E DI TEORIADELL'ELASTICITA

11.1 LA TEORIA DELL'ELASTICIT:

PREMESSA

Chiudendo il capitolo precedente si accennato al grande contributo o$erto da Navier alla teoria matematica dell'eacit: {avier tzria natemalica dell'e/asticit:.rotr vo non vol.rr" essete una semnlice essefe semplice citazione, poich l lavoro di Navier e, pi ancora, gli svluppi che ne iono seguiti han dato origine a un discorso nuovo che a poco per vlta diventato egemone, conferendo unit. e coetenza alla moderna scienza delle costruzioni. E dunque necessario ora addentrarsi con una certa cura in questo capitolo della atematica- e della rteccalj4zr:taztosale che dutante il XIX secolo rag_ ccelio.,nali ivelli di perfezione e di approfo4dieoro. Come vedremo, la teoria dell'elasticit taccolse il concoffente contributo

di matematici,di meccaniciteorici, di ingegneti, offtendosi come modello esemplate di una disciplina formalmente armonica e rigorosa dove si intrecciavano temi d'ordne teor.ico e problemi d'ordine applictivo, dove, a un tempo, sl richiedeva la raffinata periza" dt ch sapeva tiine pxof,tto dall'analisi maltematica, aricchendone gli strumenti di indagine, e d ihi non cessava guardare di cofl perseveranteattenzionealle reali esigenzedell,ingegnere,suscitandonuovi spunti di ricerca e suggerendoopportune ipotesi sepiificatrici. Non v' dubbio che il quadto unitario oferto dalla teotja dell'elasticit. su molteplici argomenti dell'ingegneria strutturale bene s iscrive nell'ambito di una concezionepositivisticaie1la scienza" della tecnica. Se si tralasciaoo, e per un momento, i casi < atipici > di compoftamento dei materiali che vistosamnte contraddicono le leggi di elasticit,si pu affermateche, per la maggior parte. dei suoi problemi, .il progettista fa iplictamente riferimento a particolari espressonidi un unico generalissimo problema i quello di un corp; (elastico) vincolato all'esterno su parte del suo contorno J soggetto a forie zulla rimanenteparte; I'obiettivo sta nel determinare nel controllarelo stato di e tensione,di def<rrmazionc cl spostamcnto ogn punt() del corpo. In tal e in

r.nodo, la variet delle strutture ricondotta a uno stesso denominatoe comunc: '{atiate le condizioni di l.totr trattarsi di travi, di lastre, di gusci, potranno vincolo e di carico, potranno esser diversi i materiali e le modalit costruttivc; tuttavia I'unit dell'obiettivo suggerisce in ogni caso un'unit di imPostazionc pur nella ricerca degli algoritmi pir efficaci ; e l'uso dello strumento matematico offre un'omogenet di linguaggio e una valutazione obiettiva, neutrale, dci lisutati di volta in volta ottenuti. Lo schema positivistico delle scienze disposte secondo gerarchie di crescente genetalit, riversa dunque sulla matematica e sulla meccanica tazionale .di cui la teoria dell'elasticit preminente espressione il compito di coorclnare ogni intervento tecnico, garantendone la legittimit e assicurandone la cllcacia. Questo implica, ancora, che il connotato razionale-scientifico viene a ripendere dal grado di astrazione fotmale conseguito e, quindi, dalla descrizone causale>> delle proprietL meccaniche matematica pi che dalla spiegazion << tej matetiali. Una volta di pi si conferma quell'orientamento costante che ha Jl()vernato nel nostro settore la ticerca scientifico-tecnica : ossia la predilezione Llcla risposta al ((come)) rispetto alla scoprta del (perch>, la definizione tli modell fenomenologici per quaflto possibile astratti e generali, rispetto alla individuazione delle ragioni fisiche, a scala molecolate, che potrebbero spiegatc in orofondit i dati dell'esoerienza. Anzi, qui vien bene ricordare un'osseryazione che avevamo gi sviluppato tluando si parl dei primi contributi di Galileo agli studi sulla resistenza dei trateriali. Avevamo notato che la parte pi caduca dei Discari iguardwa :rppunto la ( spiegazione delle cause > soggiacenti alla res.istenza,l dove Galilcrr rcorteva alla dottrina aristotelica del vuoto e all'asserita < impossibiit clel vacuo > cui dovrebbe esser ricondotta la coesione. Ebbene, qualcosa di similc si pu ripetete anche a proposito della teoria dell'elasticit. Ai suoi primi passi lt ricerca degli < elasticisti > fu rivolta a immaginare quali < cause )t potessero t sscre responsabili del comportamento elastico : questo dette origine a un estcso tlibattito che, pur non pervenendo a soluzioni accettabili, lasci in eredit alcuni rnoclelli concettuali, alcune immagini grossolan di comportamento atrtmico, nrai del tutto abbandonate dagli studiosi successivi.E una <prma stagjonc )), rrrcora incerta negli strumenti e negli esiti, quasi una preistolia delle atre sta{irni che si awicendetanno nel cotso dell'Ottocento e che fotmeranno il vcrrt ()l-auctto del nostro studio.

II.2

LA

PRIMA

STAGIONE

DELLA

TEORIA.

DELL'ELASTICITA

(i Newton, nel Pture; aggiunti alla seconda edizione clell'Opliu or a trtt/iv aJ /bc refectiotrt, re{racliou attd eolotrs li1|l (1717), e prccisamcntc ncl \\Xl intitolato << Elecliueallraclia r>r, propose I'idea che fu in seguito la basc rli varic il.rotesi sula natura fisica dell'elasticiti, secondo la qualc cssa <lipcntlcrclrlrc calla proPrict di attrazionc clcgli atomi costitucr'ti i corpi. (]ucsta tcsi vcrrnc avvalrrata osscrvancochc la capacitrlcli attrazionc clcllc Piccolc par'

422

Faanm/i

di netnita

de talidi e di tearia dell'elarlicit

lt

lelrid nahcolare di Naet-Camb1

423

ticelle costituenti i corpi pu essere causa della maggior parte dei fenomeni naturali, come le teaziom chmiche, le fermentazioni e le unioni esplosive. L'argomento di questo XXXI quesito venne ripreso una decina di anni nel Pl4tica exPerinertaler t geametrice disrcrlalianet dopo da Musschenbroek (1729), al capitolo intitolato < htrldail ad coharenfiarz carporutn frnoram >>,che no alla fine del diciottesimo secolo conserv gtande autorit. Dopo aver svolto alcuni cenni storic sull'argomento discutendo varie teorie, l'autore cri. tica il concetto di elasticit di Bacone e di altri studiosi < metafisici > mentte airei i tcnrc >>, concorda con l'ipotesi di Newton sull'esistenza di forze intetne, << gravttazione univetsale operanti in ogni corpo, cos come la grande legge della ntrodotta da opet tra corpo e corpo: <<Tale forza interna - egl dice -fu in tutti i corpi e il Creatore infinitamente efficace volle che essi opetassero Dio in s secondo quella orza: prtanto la sua presenza Legge di Natura simile all'altra che vien chiamata gtavitL>'. L'origine dell'elasticit dunque una r tterfla atlraheftr. -A un simile livello di generalit la spiegazione scientifica si perde, degenerando in ipotesi < cosmologiche > inconcludenti, al modo della vecchia Fisica aristotelica che ancor durante il XVIII secolo continuava ad essere an pat.adigma tematico presso gli ambienti della tettograda cultura scolastica uficiale. In quest'orzzonte si colloca il saggio dal titolo Les lzix dt cltocdescctrps returt parfait oa inpar;fait, ddaiter d'uxe explication probabh de la caurcphligwe du resrort (Paris, 1727) che valse al suo autore, il Padre Mazire, il premio dell'Acadmie Royale des Sciences nel 1726: jl Mazire sviluppa, con argomenti pir specfici, concetti che si possono far risalire ai: Principia di Cattesio, dove l'elasticit era m attrbuita r D.Jna tetia <sottile> e$erna incuea1]tesi nei pori del materale; anche per il nostro < prete dell'Oratorio >r la causa fisica del comportamento elastico risiedetebbe in una materia ( sottile ) non per proveniente dall'esterno, come l'aria in una spugna, bens trattenuta all'interno del corpo. Pir\ che la tesi in s, storicamente interessante il tipo di dimostrazione ingenua e ampollosa che il Mazire ne ha proposto e che, a quanto pare, gli Accademici del IJna causa fisica - egli dice - non tempo han dato segno d apprezzarc: << un'intelligenza perch tale solo Dio o la causa prima; d'altra parte essa non pu essere un corpo soldo, ergo la causa dell'elasticit dev'essere un fluido >. A questa mistetiosa matria fuida prodotta da una cos malferma deduzione metafisica, i Mazire applica Ia teo^ cartes]'an dei vortici, giungendo alla La matetia sottile la causa fisica della seguente proposizione conclusiva: << elasticit per effetto della fotza centrifuga dei suoi piccoli vortici r. I primi passi per liberare la < spiegazione > dell'elasticit dai pregiudizi di una < losofia della natura > furono forse computi da due scienziati italiani, 3: non che le loro teorie possano dirsi Jacopo Belgrado' e Jacopo Riccati
r P. van Musschenbroeck, Pllirat] expetine ta/e! el geaniae i$ertationet, p. 451, I-cich, 1729. ienbtoeck, Pl1:itac expeine tale! et , rotlaribts E/asrnir Disq nitio Pl)Jriro-natl)e atiz, Parrra, 1?48. J. Belgr^do, Dc rotlaribts E/asrnir Disq nitio Pl)Jriro-natl)e atiz, Parnr^, 1?48. "Dc l'(nrmicosi 3 J.Riccati, liem c/3ena"a ito1, eldstiattt hfet $ ir fl)anto1tc dr.tttt.t.t,;n s c c r r trinr u n r A o r .rl. l . o,n rn rr..""., / . .o .2 5 2 3 - 1 ' 7 4 1.;.\\' 'i irrtt tn a a u l l ' t h i r t L r n ( c rp .. l l L c l V , l ' n r t c t . V ( ) 1 . l l ) . i o r tnr r\cc C. n n io t, 5 3, t t , n. , . Ol ltl (.:o,'tc.Jalio ltitmrt, l, ltcct, 1761.

so<disfacenti, ma in esse v' almeno il tentativo di cercare la soluzionc ncllo stretto ambito meccanico e a zi i ci che della meccanica veramente visibilc sul piano fenomenologico, ossia nel moto dei corpi. Infatti, sia il Belgrado' a sa prattutto il Riccati fanno appello alle leggi dell'nrta elastico,.dove un tempo fotza. viva >), per <spiccinetica (o << si coserva la quantit di moto e l'energia forza viva > e di < forza tare >>la ais elistica come uno scambio reuersibile di << novella sefltenza ) avanz ta letbntziana. La << norta ), secondo la terminologia dal Ricat appunto che la deformazione vien sempre prodottz da ulra < forza forza viva >>spesa nel proclurrc vi-ra, risultanone proporzionale e che la << forza morta >, o, n altri res nel corpo deformato come << lrL deformazione come energiaPolenTiale tcrmini, Da un punto di vista metodologico questa < sentenza ) pteziosa: I'idea clre l'azione di wna forza possa essei tradotta in una successiofle di urti (infia e diventer la chiavc nitesimi) sar ripresa (o ftttotrata) da Lazate Catnot rli volta d'ogn intetptetazione < meccanicista ) dei concetti fisici; lo stess() Saint-Venant la propo;r nel 1851 con f intento di fondate la meccanica esclu-e s; sivamente sol mto sulle sue leqqi di comunicazione e Hertz, intervenendrl s'l vivo del djbattito epistemologii che scuoter,alla fine dell'Ottocento, l'inter. cclificio della scienza,-la" -ot.t itt principio otgaoizzatote della sua grandiosa 6. Di piit: I'idea che l'elasticit sia intmamentc riforma delle leggi meccaniche della trasforazione e alla conservazione dell'energia lcsata alla t.-r.iJbiUt ,nlc.anica un'ammirevole arrticipaztone dei concetti energetici che, da George (reen in poi ptenderanno un ruolo dominante nella teotia meccanica della m su questo punto doYremo torflafe. casticitL:

11.3 LA TEORIA. MOLECOLARE DI NAYIER-CAUCHY


L'intetotetazione nev/toniana dell'elasticit come risultato visibile macro,.,,picamente t azionj molecolari semplice attraeflte: sembra Promcttcrc l,r Possibilit di descrivete il comportamento dei materiali sommando i mjnuscoli contributi che su ogni pattiiella P imprimono tutte le patticelle vicinc, "fotzi esterne, esse sono poftate ad allontanarsi o ad .1uanclo, per effetto delle 7 ,rvvicinarsi a P. Nel Settecento, Boscovich aveva ulteriormente Prcclsat(t I'irlca cli Newton, afermando che tra due molecole contigue del corpo itlsorgc urr forza ageflte secondo la retta congiungente, ed essa atlrltirrt o rcp siutt la s.-c,,nclo r"t^or^; pir tardi Laplac8 utilizz il medesimo modo di vcdcrc pcr Lr studio della capillarit, e Poissonn applic la teoria di Boscovich, ad cscnrpio, all'analisi della lastra inflessa.
I L. C,rl r, lnnopes s,'n,rattx de l',qtt/iLr' tt Jx rr'u'nh4t' Prigi, ld03 5 I]. clc Sriirt-Vcnant, t'li'lci\et d( ninnilrc ludJ \Lr ta 'latq t' P'rrgi, 1851' (' I l. I lcrtz, Dit I'rinaipi':n ier i\:lultanik in iuten Ztto,ttrtrulung atrertcl/t' | 'il1sir, 1894' 7 I.(. llosc<,vich. I'Lihrorb4 Na/ rulit, Vcrrczir, 1763. 3 l'. S. l,rplacc, ",{nn,rlcs dc Chinric ct clc l)hysitltrt"' /2, 1819... ", pp 161'225, lAl2; ^c(1 I S. rl. p,,'sv,ri, lt )it( ttt lLs nrfttcct lluriqit, in "Mit ,lliir',t4rt', /, l'risi, llt33!.

l raitl

l.

424

Fondanzenli i neccanica de rolii e i tearia de

'elartiil

Ld tuoa malecalal,e di Natier-Caachjt

423

Soltanto Navier, per, seppe trasformare le vaghe congetture fisiche dei predecessor una potente deduzioneanalitica, s da percorere compiutamente in il tragitto ch connette Ie azioni molecolari alla descrizionefenomenologica: la sua memoria presentataall'Accademiafranceseil 14 maggto del 1821 segna 'o. l'inizio della moderna teariatztalel/lttica &ll'elastcit Qualche anno appresso, Cauchy riprese ed ampli 1 metodo di Navier esplorando in due stupendi Ormai questa formulalavor " ogni capacitespressivadella teorjamalecalare. zione del problema elastico non p seguita,almno nell'ambito della scienza delle costruzioni: e ci dovuto sia alla sua intrinseca complessit, sia alle conclusion fallaci cui essapu condurre. Come vedremo, sar proprio Cauchy a indicare wn'altta^ assaipir limpida ed efficacebench pir stratta. D'altra via patte, la teoria molecolare di Navier ha dalla sua il notevole vantaggio di ( spiegare) (o almeno di voler spiegare)l'intima ragione meccanicadelle equazioni di elasticit, senzadovetsi atrendete alla loro semplice tnduztone matematica. Per tal motivo infatti, i maggori scienziatidell'Ottocento connueranno ad attibuire grande autorit ai risultati di Navier-Cauchy, difendendoli oltre misura, bench essi si fossero dimostrati, per taluni riguatdi, inconciliabili con I'esperienza:la (( controyersia sulle costant elastiche>, che divise gli animi per pir di cinquant'anni, traeva appunto da questo il groviglio delle sue dicolt. Secondoil modello di Navier (e secondo la trattazione oi esaurienteche ne diede Cauchy), il solido elastico ricondotto a numersissimeparticelle matetali P, Q,... che, poste inizialmentein Po, Qo, ... si portano, dopo la n deformazione, Pr, Qr,..., cambiandola loto mutua distanzae generando cos forze interne A'attrazione o di repulsione reciproca. Se le particelle sono distribuite nello spazio in modo del tutto caotico, il comportamento del materiale lo stessosu ogni riferimento: ossia, le foze interne insorgenti in una generica molecola P non mutano quando le molecole circonvicine si allontanano o si awicinano ad essaotzzontalmenteo vefticalmente o secondo una qualunque altra direztone. In tal caso l modello molecolare descrive bene una situazione di ilatrapia mateiale (fig. 11.1a).Seinvece le particelle sono disposte su un reticolo, con un certo ordinamento, allota prevedibile che la risposta a|a defotmazione pu esserdiversa secondoche essaavvenga in una direzione o in un'altra: si ha dunque un comportamento anisltrlpo (fig. 11.1b). In particolate, si pu immaginare il caso di un reticolo su maglia ad esempio cubica in cui emergono tre sole direzioni ortogonali dove il materialereagisceunifotmemente: tale eventualit pu esser collegata ad alcune situazioni strutturali per le quali si parla di zrltrapia (fig. 11.1c). Seguiamodunque da vicno le vicende di due molecole P, Q che dalla loro primitiva posizione in Po e in Qo si trovano spostatein P, e in Q, (fr1. 11.2), Siano (x, y, z) le coordinate d Po; quelle di P, satanno (xlu", y-f uy,
ro L. Nrvier, Mrtoirc r hr |a de l'Eibe et r/arreflekt det rliderldstiqrc!, "Nfn. lnst. 7, pp. 375-393, 182'7. II ,{. L. C,ruchy, .tttr /'qlibre ct lc trorrrment d'nt U!t,'e dc ,aittt t atititjl! salluitr ltt t! frtr i'attrd tion ot rturlllhiou ,t'tttllc, " llxctcccs clc Mthnr^tiqucs", 3, pp. 188-212, l,^ritai, 1A2A; J h ld I'rtrion o turia L! . Ltt .\"tltn lc ltintr "htttrhk, ibklcnjn, pp. 213-236, Nat.",

a
l"ig. 11.1. z f u,) dove Ie quantit ux, uv, uz (piccolissime) definiscono il vettore u : . = (u*, u", u") deito spo:tanentadi P. Siano poi (x { Ax, y + Ly' z + Lz) le ioordinate'di Qo; quelle di Q. saranno (x f Ax _| u* * Au", y + Ay lAu", Au", Au, (ancor pit\ 'I u" -f Au", z * [z ivl Au), dove le quantit. rapPresentanola -vattazione dello spostamento lriccole rispetto ur,l.ry, u,) tra P0 e Q0, e con lll: 14,"", Auy, Au,) di Q. Indicando con r la distanza di PoQo, si ha eYidentemente: rx, r1y,rlz i coseni
Ax : rn" Ay ttt" L,z rn"

(11.3.1)

inoltre la distanza r .vaa della- quantit: Ar: Au"n** Au"ny { Au,n,

(11.3.2)

Con la defotmazione si modifica anche la direzione di PrQr: i suoi c'rscni (lirettori diYentano :

l:i1. | 1.2.

426
rn" * Au" r+Ar 111f A\ rf At

Fondane ti di neccanica dei nlidi

e d taria de

'elartcit

La tearia )no/p,olarcd Naer.Caarhy

421

rn, * Au, r+Ar

(l 1.3.3)

r1x,oy, rz conservano lo stesso segno, ossia quelli che cofltengono ns) nv, nu a potenze pari. Ci vuol dire che R" offerta da: ,n": 02u, , ^. rzl(r)n;lll *, i ,'2u* -, - y , l, L t ' I ( r J n i n ; l l t i2uy r <:..2

rigotose >>introdotte da Cauchy "; Navier, pir queste sono le espressioni << semplicemente, trascura gli inctementi Au', Auu, Au, al numetatote e l'incremento Ar al denominatore, identificando quindi la direzione di PrQt con quella di PoQo: noi pur ci atterremo a tale appossimazione. Ebbene, a questo punto I'ipotesi fisica che, a causa dello spostamento desctitto delle due particelle, insorge in P ana forza. at:ra:ttiva o repulsiva Rtpo) nella direzione PQ, che funzione ella, distanza r e della sua variazione Ar. Detta dunque f(r) una funzione che rapidamente decresce con r, la comPonente di R@o) secondo un asse (ad esempio, l'asse x) pu scrirrersi cos:
P(PQr f/r\ Ar "'x r_"x

2u* .

,, | lr-r(rrntn:ll (.-i; tS l2cf(r)nin!l.} n + -]1, {SIz"t(r1 inll} (11.3.8

^,,

dove il simbolo $ vuol indicare la somma e$ettuata su tutte le particclle. Analoghe espressioni valgono per le altre componenti Ru, R,. Definendo le << costantl )) :

(11.3.4)

r-trar

' e t i- 4 , i : j S l * t f O ' | "

( i ,

x.y,z)

(11.3.e)

< e, approssimando alla Naver>:

R!'o)- f(r) ar n.
Non basta: le variazioni dello spostamento Au*, Au", Au,, sviluppi del tipo:

(11'3'5)
ammettono

che dipendono essenzialmente dalla natura del materiale e cio dalla funzionc f(r), la (11.3.8) e le sue compagne acquistano l'aspetto: i2,, ;2,r, R^ t,"'-..; | ,./.,-.-. (Y' (x" .- 02u^ , 9",

A u " : + : u + d ay- "l .v + 9 \zA r + d x ' c


o-"-' - z I ": ' A*' . 2 r.a'1-axay-t ... < z - ool 1 dx x(y |
\

J; - 2,g -( x ( y v ze",(!'u-' ", ^"^" x<z

n"-e*#ff+,s,"#+'e",I# +
(ll.J.)

(11.3.10)

+zE*ayufu+2,s"*#*

e si per cui, rcordandole (11.3.1) la (11.3.2), pu rendereespli(e analoghe), nella forma: cita la (11.3.5)

"": '."#- +8"" +"*I# + #

R-, . r a 'r f ( r )[ 1 - , r - l ' ^ ' . L(\ \()

u -i i *' ,\, n"i n '

iu'
,

"] """i)'

- 2 e ^ i 2 r r- t r o , " i : : u y irr:. ;z;"x

',-',? L 1 r2[k)Lra -, , ","r1 (rr.3.7) n "* ,-t_'lr-n, ...


Quel che si detto per l'zroe della molecola Q sulla molecola P pu naturalmente ripetersi per ogni altra particella. La risultante R* agente in P deriver dunque dalla somma di tutte queste azioni. Si vede subito che, se la distribuzione delle molecole che attorniano P uniforme, non tutti gli addendi della (11.3.7) danno contrjbuto; Io daranno soltanto queli che al variate di
' r A . C , u c h y ,c i t . , p . l r ) 0 .

Se petci F*, Fv, F, denotano le componenti clella forza esfetna di v()lumc l1'plicata nella patticella P, le equazioni di equiibrio in ogni punto tcl corlro t lrLstcorestano definite dalle:

R. it.:0

R " - lF u : 0 -

R,+F,:0

(11.3.1r

(rtrsi<lcriamo ora pcr il caso pir patticolare, quello clcll'zr/ropi'r,itl cui, r,,ntc sltlrpamo, la risposta clcl meieriac n()t-dcve clipcnclctc itl alculr nlocltr d r l r r l l rlrr , r s i z i o n e c g l i t s s i x , y , z . N e v i e n c a n z i t u t t o c h c l c c ( ) s t a n t il q* ' " ' / i r v " ' / // ' o , l . l r l u , , t , , c s s c r c u g u l l i t r a l t l r o , c n a l ( ) l i l n l c n t c c c l > l > o l lc s s c l l l r l c c ( ) s t l l i i t (lio: i r r t l i ct l i s t i n t i . i

428
8"": Eyv: 8.. 9.":

Fokdamenti d; teMnica dei ralIi e di teoria ll'elanh;r

Defni4ione detla tetliane retardo Ca'tch)

429

.9".:

9".

(11.3.12)

In secondo luogo si pu dimostrare'3 che, imponendo alle gii di restare immutate a. una rotazione del rifetimento, si ha necessariamente:

'9*":3'9*v

(1"t.3.'r3)

Questo vuol dire che, secondo il nostro modello molecolare, in un corpo isotropo, tutte l costanti gij Possono essef ficondotte a una sola, ad esempio a '9*", che denomineremo per breyit con la lettera .9. Le equaziont locali di equilibrio (11.3.10) si traducono petanto nelle: .ol^ '

(' .*"

2u*

'u* , 0'u* I

oy'

.., tr" . tu, azz ' ,":,* ' ffi)

. F.: o

, ,\ a 2;u " t 1*

2 u , -, ' " 0 2 u , - 2"

02u*

irJ

r'l

;;;

-' .

i.'t)FF':o

tur\,

cui spetta il nome di egtaqioni di Naaier. I due lavori di Cauchy sulla medesima teoria non solo confetmano, di massima, le conclusioni di Navier per lo stato elastico isotropo, definito da un'unica costnte, ma anche esaminano quel che accade nel pir generale cotpo anisotropo, ( dimostrando > che le costanti distinte sono al massimo in numero di quindic. Su tali tisultati divamp Ia polemica da quando, per opera dello stesso Cauchy, la meccanica dei solidi prese un altro orientamento, piir formale ma, tutto sommatoJ pir convincente,

11.4 DEFINIZIONE DELLA TENSIONE SECONDO CAUCHY


E ota di fare conoscenzacon il grande scienziato che ci accompagner idealmente per tutto questo capitolo: Augustin Louis Cauchy, una figura di matematico e meccanico del tutto emergentenella cultuta scientifica dell'Ottocenro. Cauchy nacque a Patigi il 2-I agosto 1789 e mor a Sceauxsulla Sennail 23 mzggio 1857. Si form allk Ecole des Ponts et Chausses entrando quindi > nel vivo dell'ingegneriadi quel tempo; egli stessoesercitpet qualche tempo, e cio sino al 1823,Ia professionedi ingegnere.Successivamente, per, su insistenzadi Lagrange e di Laplace,rivolse ogni sua attivitralla ricerca scientifica nel campo dela matematica e della fisica. Ben prestoCauchyentr a far parte dei docenti dellk Ecole Polytechnique>,
r'r-^. Cucby,cit., p. 201.

:r partire dal 1816. Con I'avwento di Luigi Filippo, a seguito della rivoltrzionc del 1830, egli abbandon l'insegnamento a Pargi e si trasfer a Torino, dovc eta stata cte t^ per lui una cattedta di fisica. Personaggio austero, rigido, saldo nei suoi princpi religiosi, che esplicitamente ptofessava anche in polemica con lo spirito positivistico dei suoi colleghi, Cauchy torn definitivamente a Parigi solo nel 1838, riprendendo la sua cattedra allk Ecole Poytechnique >. I suoi conttibuti fondamentali si estendono a numerosi settori della matematica e della fisica: sin dal 1805, egli ottenne notoriet per aver risolto in modo semplice ed elegante un famoso problema di lunga stotia nella geometria' il < problema di Apollonio > (ossia; troyare un cerchio che sia tangente a tre cerchi assegnati), e nel 1811 generc.lizz il teorema di Eulero sui poliedti. Nel 1816, l'( Institut > confer a Cauchy il grand prix per una memorta molto importante sulla ptopagazione delle onde. La maggiot parte delle suc scoperte matematiche rintracciabile nei libti scritti per l'< cole Polytechr r i q u e > ,q u a l i < d i s p e n s e > a i c o r s i d a l u i t e n u t i s i n o a l 1 8 J 0 . S o n o t r e t r a t t a t i ; (7823), LEons Corrs d'anajrc de t'cole Pa!'techniqte (1821), Le Cahal ixftinal la goruetrie (1,826-28). Cauchy seppe nr lu applhations dn cah infritinal chiarite in modo t.gotoso e moderno i principali concetti del calcolo infinitesimale, supemndo nalmente le oscuritLche sino ad allota gtavavano in questo importante settore della matematica vagamente fndato all'intuizione leibnizianz delle quantit <(infinitamente piccole ): ebbe cos inizio quella fase rifondativa dei princpi che caratterizzer buona patte della matematica ottocentesca. Sempre intorno gli stessi anni (successivi al 1820) Cauchy svlupp la sua tcoria delle funzioni a variabile complessa e offetse nuovi tisultati alla teoria rci numeri e all'algebra (teotia dei gruppi di permutazione). Tralasciamo di menzionare le ricerche relative all'astronomia, all'ottica, alla meccanica generale, pet soffermarci invece su quelle pir strettamente attinenti alla meccanica rlei continui e alla teoia dell'elasticit. La. pr,la memoria fondamentale su questi argomenti del 1823 : Recbetcbcs 1 .ttr l'lqailibre et le moaaeme intrieur det nlidel oa fuides, lastiques oa non k iqueq "Bulletin des Sciences par la Socit Philomatique". Ad essa cd pubblicata nel nurrnerose altre seguirono, faccolte, in grarr patte, nei volumi degli Exercices rh ttathualiqae. Si pu veramente affermare che in tali lavori Cauchy gett lc basi di tutta la teoria: defin nel modo ancor oggi seguito il concetto di tcnsione, stabilendone le propriet essenziali sia col suo ( grande teorema ), sia con lo studio delle tensoni principali di cui patleremo in seguito, formul lc c<luazioni indefinite dell'equilibrio, svolse compiutamente l'analisi della defornrrzionrintfodusse il legame elastico. Per ragioni didattiche non possiamo seguire da vicino la trattazione cli (rruchy, rifetendoci di volta in volta ai suoi singoli contributi, e preferiamo lrcscotare nelle pagine seguenti un quadro dei principali stltati s l'amlisi l lt lcu.riom, ull'aralisi tlella defornaqiorc e sal legome elas/ito che, pur richiarn:rn(l()sicostantemente a Cauchy, si discosta per le notazioni oltrech pcr ofirncimento e la genctalit. I'rrppt llimandando clunquc il lcttorc ai paragrafi successivi, ci limitiamo ora a

430

Fandanenti li 1tecanicaei ralli e di learia dell'elaicit

Rifeuioni

crilirlte r l conctNo teniane di

4tl

esporre brevemente la nuol-a impostazione proposta da Cauchy per la definizione del concetto di tensione. Nel lavoro del 1823, a cljffetenza di Naviet, Cauchy intoduce la tensione facendo appello a nozioni gi rese familiari dalla meccanica dei fluidi di Eulero e, prima ancora, dal < ptincipio di solidificazione > di Stevino utilizzato nel corso del dibattito sul problema di Galileo (cft. cap. 3-5). Il concetto di tensione, secondo Cauchy, s collega pertanto al concetto di pressione su un piano. Vediamo in che modo. Si consideri un corpo solido (o fluido) C in equilibtio sotto l'azione delle forz sterne attive e reattive e, con riferimento a un punto P interno al cotpo, un piano n., che lo divida in due porzioni (a) e (oc').Le due porzioni attraverso il piano r" si scambano azioni rappresentabili mediante una distribuziofle superficial d forze (fig. 11.3).

AM" L'potesi lim I f" :0 configura la classe dei corpi di Cauchy; cssa fu rimossa dai frtelli Cosserat,i quali ammisero la presenzadi un limite 6nito, t tal caso si definiscc *. una classepir generale di corpi detti polari, entto il cui ambito si iscrivono i corpi di Cauchy. generalmentenon nullo, anche per l rapporto

11.5 RIFLESSIONI

CRITICHE

SUL CONCETTO

DI TENSIONE

Fig. 11.i. Supponendo che AA" indichi l'area di un intotno di P e AF", AM" la risultante e il momento risultante delle forze agenti su AA., consideriamo i
ffippoftl:

Questa la definizione offerta da Cauchy alla tensone in un punto genecondizioni di carico e di vincolo. rico P di un corpo C soggetto ad assegnate Ad essafaremo riferimento, poich tale definizione ormai entrata di pieno diritto nell'uso comune e nessuno si atrischierebbedi avaozatedubbi sulla sua lepittimit. puramente Tuttavia, la cosa non del tutto chiara. Quante operaz\on, < immaginarie> s richiedono per giungere a questo strano ente: la tensione Sn rclativa a un punto P del corpo C, secondo tna giacitura rc.! Occotre fissare I'attenzionesu un punto P, generalmenteinterno al copo i ma al tempo stesso tealmente>>con qualche strumeflto di non si pu sperare di raggungedo << penetri nel corpo, senza altetarc tl suo primitivo stato di sollecitamisura che )r zione. Occotre ( segare idealmente il continuo distinguendo due patti sepaper P e di giacitura n; ma non si pu in alcun rate da una sezione passante modo spemre di ttadurte in pratica questa operzioneideale, senzastravolgerc dcl tutto lo stato dell'oggetto fisico che si vuole esaminare.Occorre costruirc . A F rl rapporto -Oi. ktr. la (11.4.1)) su questointrodurre un curioso passaggio e al limite per AA, = 0:
5": hm
^a^

AF.
-

AF" AA"

AM. -;

.0 arrn

(11.4.1)

prevedibile che al tendere a zero di AA' anche AF. e AMn tendano a zero e che, esistendofiniti i limiti dei rapporti precedenti per A-{" + 0, si abbia
n lrm
^A".0

^F,
a/\n

, .t m ^ M r
^A, .0 a/\n

''

-0

(1"t.4.2)

dove S. un r-ettore di modulo finito che prende il nome di tensione in P sccondo la giacitura n. I - ' i n s i c m e{ S u } c h e c o n t i e n et u t t e l e p o s s i b i l i c l c t c r m i n a z i o nc l c l l at c n s i o n c i l a l v a r i a r c d c l l a . q i t c i t u r a < l i r , , i n c l i v i c l u aa t c n s i o o c i n l ) .

orl certamente nulla si pu d,te a priori sulle condizioni necessatie per rendcrc nr^tematicamnt intelligibile e snsato tale passaggio al limite. Che cosa dovremmo dunque concludere? Se ci rivolgiamo, per prenclerc Irrrni, a una delle teorie < epistemologiche) pi accreditate, ossa alla tcoria ({)perativa) proposta da Percy VV. Btidgman nell'analisi dei concetti firrrrlanrcntali della fisica, rischiamo di restare a tutta prima assaj intercetti. Seconco il llritlgman, il carattere tadicalmente empitico della conoscenza scicrrtilca irrrlrrrrrcchc il fisco non ammetta <alcun principio a priari che clctcrmini o lirrriti a 1>ossibilitdi nuove esperienze. I-'esperienza determinati soltnt(t >> rlrrll'cspcrienza '4. Da ciir cleriva che solo l'csperienza puir stabilirc sc i c()tr{ l'. VV. lri(lsD,,r, La hrliat rlrlh liii Lnn,1t)2'7, trxd, r., p. l5, li,rino, 1965,

432
I

Fondanenti ii aucaxica dei nlii

e A; ka

a dell'elaic;ra

Riferrio/li

crificbe r l oflcello di terroke

499

cetti scientifici definiti mediante l'indicazione di qualche presunta Propriet obiettiva corrispondano a qualcosadi esistentein natura. Ota, l'unico modo per rendete I'esperienzaguida d se stessa quello di tidutte il significato dei di concetti scientifici a wa certasuccessione opetazoni empiriche. ,\d esempio, dice Bridgman, ( il concetto di lunghezza risulta fissato quando sono fssate le operazioni mediante cui la ltnghezza si misura; vae a dire, il concetto d lunghezzaimplica n pir n meno che il gtuppo di operazioni con cui la lunper conctto noi non intendiamo altro che un ghezzasi determina. In generale, gtuppo di opetazionli iJ caxcetto timnino del nrrispondrntegruppo di operaqoni. Se il concetto fisico, come nel caso della ltnghezza,le operazioni sono effettive operazioni fisiche, cio quelle mediante cui si misura a lunghezza; se il concetto mentale, come nel caso della continuit matematica,le opetaziont sono mentalJ cio quelle mediante cui determiniamo se un dato insieme di rs. Enndezze continuo o no )) -A.questo punto, non possiamo far altro che domandatci: che ne della tenrizne, visto che non si pu speraredi rendereoperativa, nel sensodi Bridgman, la sua definizione?Deve essereesclusadal ranso dei concett fisic? E lo stesso della sua rispostaci Bridgman a risponderesu questedomandeJ l'nteresse spinge a riportada pet intero, come esempio di riflessione critjca sui concetti, anche i pir lamliati, che non dovtebbe ssremai estanr'a alI'orizzonte culturale dello scienziatoe del tecnico. Il Bridgman, dunque, osservadapptima che in fisica soflo spessopresenti dei < modelli mentali > e dei ( costrutti mentali ) la cui efficaciae la cui lesittimit sono legate a pir remote verifiche d'esperienza.Uno degli esempi adaotti appunto quello attinente al concetto di tensione. < Una tens.ione- egli afferma- per definizioneuna propietrdei punti interni d un cotpo connessa matematicamente modo semplice alle fotze agenti sulla superfcie libera del in cotpo. Una tensione quindi, per sua natura, sempe al di fuori del taggo dell'esperienzadretta, ed pertanto un costrutto. L'intera struttura di una tensione non corrisponde a nulla nell'espertenzaditetta (...). Dobbiamo poi chiederci se Ia tensione, che abbiamo inventato per risolrzerela situazionedi un corpo sottoposto a forze, un buon costrutto. In primo luogo, una tensione ha lo stessonumero di gradi di libertr che compete al fenomeno osservabile, in quanto una delle proposizioni della teoria matematicadell'elasticitasserisce che le condizioni al contotno, le quali costituscono le variabili spermentali, detetminano univocamente la tensione in wn dato corpo (...); appare ovvo, un esaminandole equazioni, che v.iceversa sistema possibile di tensioni determina univocamente le condizioni al contorno nella quantit significativa. Vi dunque una corrisoondenza biunivoca tra, una tensione e la situazione fisica che issa destinta a coprire, pertanto la tensione rappresenta un buon costrutto (...)r. Di pi: <Un corpo sotto tensione anche in uno stato di sforzo, che pu venir determinato dalle deformazioni esterne,oppure lo sforzo nei punti interni pu venir reso pir evidente mediante quegli eftti ottici della
rs l'. \f. Bridgxn, cir,, p. 37,

doppia frazione nei corpi trasparenti, che ora vengono ta-nto impicgnti in .rp.rimetrti dimostrativi; nfine,- se la tensiore spinta al di l di un ccrto limite, abbiamo fenomeni nuovi quali la defotmazione Permanente o addirit' tura la fottura ). < Abbiamo pertanto agione di ritenerci soddisfatti del nostro costrutto della tensione. In primo luogo, dal punto di vista formale, esso rapptesenta un buon costrutto perch si ha una corrispondenza univoca cofl i dati fisici in termini dei qua[ definito ; in secondo luogo, abbamo dititto di attribuirgli una realt fisica perch la tensione connessa in modo unico ad altri fenomeni requisito f,sici indipendenti da quelli considerati nella sua deftiliore. Quest'ultimo rappresenta altro che una denizir>nc in effetti, dal punto di vista oPerativo, non di ci che intndiamo per realt delle cose non date dilettamente dall'esperienza. L'espexienza mostra che la tensione, olte che soddisfare i tequisiti formali, utilissima nel correlare i fenomeni, onde noi siamo giustificati nel dare a questo I. costrutto un Dosto Dreminente tra i nostfi concetti >> Le consierazioni svolte da Btidgman sono veramente interessanti anchc per chi non sia disPosto zd. ccettate del tutto il punto di viste operativo propugnato dall'autor. Usando una diversa terminologia, esse smbrano condella tensione e in generale dei proingenua >> doir" " ,r.r" concezione meno << cedimenti di analisi orot>tt alla meccanica dei continui, nel senso che dimostrano come I'emcacia della descrizione non derivi dalla semplice verisimiglianza dei concetti usati, ma dall'intera struttura formale della teora, nella sua coetentc lessico >r, onde si venga < sintassi > e nelle valenze semantiche offerte dal suo << ( tra la tensione e la situazione fisica a stabilire una corrisbondenza biunivoca che essa destinata coprire r. realt. fisica> della tensione ha un aspetto Null'altro lecito dite: la << ( realt fisica ) di molti alti concetti operativament accessibili diverso dalla che adetiscono ai dat dell'espetienza classificandoli, o esibendone qualche prodi una lrriet. La rca\t frsrca della tensione risiede ancora nella biunivocit c, rrrispondenza, come appunto afferma Bridgman. E allora forse ci vuol dirc il costutto della tensione <buono >>non per la verit del concetto ma Per l'cspressivtL del lnguaggio nel quale esso si isctive. Torna qui, dunque, quel tema < linguistico r> che, come il lettore avrfl ()sscrvato, tn Leitolia ricortente nella nostta storia. L'invenzione matemat i,-r <lella tensione si arricchisce subito di propriet formali implicite nel mocltr slcssr) con cui introdotta, produce intotno a s una" fltta rete di relazioni chc rrc clcfiniscono la" natara" < gometrica >, inserendola qual elemento di un linlgulggio ben strutturato e coerente, dal quale Promanano per via deduttiva rrrrnrcrosie interessantirisultati. Si tratta del capitolo, di per s astratto' tlguarJ:rtiJc l'analii larcoriale;e la cos Pi straordinari2 sta nel fatto che la <bontA (lcl cr)stmtto > conduce a imprviste convergenze sperimentali. Ad escmpio, c,,nrc veclremo tra poco, I'esistenza,in ogni punto del continuo, di trc cljrczioni opcrantlo ;rrivilcgiatc, tlettc tlireqiouiprircipali, po .Jt.t" ded()tta a tavolin(), ri' l). \V. llridsnn, cir.,p, ?5 c scgg.

434

Fondane ti di neccanica dei solidi e di leoria delfehrthi

I/ gane leanna

di Ca bJ

435

formalmente sul semplice concetto di tensione: eppure l'espetienza, ,,a ne posteriori, piena conferma.

Siano poi S"*, S"u, S,, le component di S". Pet quel che rigurrcla lc componenti di o", c", o, adottiamo invece la seguente notazrone ( f i g . l l . s ) :
le componenti di o* sono: di o" sono; di o, sono: o xJ ory, oxz; dy*, dyy, oy,! 6"*1 62yt 6zz.

11.6 IL GRANDE TEOREM, DI CAUCHY'7 Per esplorare le diverse propriet della tensione utllizzercmo due strani minuscoli oggetti - puamente immaginari - situati all'interno del corpo. Sono un tetraedroe un parallelepipedo infinitesimi awolgenti il genetico punto P considerato: su di essi, idealmente estfatti dal continuo e disposti all'incrocio di tre assi cartesiani ortogonali x, y, z, svolgeremo tutte le nostfe fiflessioni, costruendo l'intera teoria della tensione (fig. 11.4).

le componenti le componenti

Fig. | 1.4.

Una prima questione deve essere risolta. Quando si definita la tensione in un punto P al modo di Cauchy, si patlato dell'insieme {S,} che contiene tutte le possibili determinazioni della tensione a"l vaiate della giacitura n.. Ma come st pu realmentedescrivere questo insieme a cu appartengono infiniti elementi, tanti quaoti sono i piani di una stella con centfo P? Risponde a questa domanda un teorema fondamentale dovuto a Cauchy: in esso si dimostra come /a cauascenTa delh teniaxi vt lre distinte giaciture sia sufa deierninare la texsiane u ogti allra. fciente Considetiamo infatti in un intorno del punto P un tetraedro innitesimo di volume dV, le cui tre facce ortogonali dA*, dAu, dA, siano pa.ra]Iele a tte pian coordinati, mentre la faccia obliqua dA, ha la giacitura del piano n, di normale n, rispetto al quale stata definita la tensione Sn. lndichiamo con tlxr.oyroz le. tensioni agenti, rispettivamente, sulle giaciture coordinate, normarl agrl assl x, y, z.
It A. Cnuchy, Ruletrlr$ e l'.t|/ibre ct h "nn!tu,t.n/ intr',iu.hs o.t loll.j u f t:.t, tt/utti.th,t o n n a n i / d ! t i q k r , " l u l l c i , r ( l e s S c i c n c c sp a r l S ( ) c i i t a P h i l ( ) r D , r i ( l u c " , p . 9 1 3 , 1 u 2 3 . ( j f r . x n c h c p "llxcrcccs d c M t h D r L r i ( l L , c s " , , p p . 4 2 - 5 9 , l , , r r i , { i ,1 8 2 7 . 2

Itir 11.5.

lJ opportuno sottolineare che, con questa conYenzione, i due inclici chc t ||r'tfterl;z;Lno ogni componente hanno un preciso significato: il primo inclicc tcrrota l'asse al quale normale la faccra su cui opera la tensione, il sccr>nd<r inrlce <lenota la direzione secondo la quale la tensione agisce All'elemento di volume dV associata,generalmente, una < frrrza ti voIrrnrc> crssiawa forza per unt di volume: ad esempo, se il corpo pcslntc, si lruir associare ad ogni elemento dV il relatir.o <peso specifc" r,; se itlvccc si trlttrr tli un corpo rotante intorno a un asse,poniamo con velocit angoltrc rrnilirrnre, si pu assocarea dY la ft>tza centrifuga relativa all'unit ci volumc rrcl lrurto consclerato; e cosi via. In ogni caso, si pu<) raplrresentarc ll forzit rli r',rumc mcdiantc un vettorc F dipencentetlalle crxrr<linatc ccl putrto, tli l ) r { , r r l ) ( ) n c n tlir * , l , , F , . i ' l o v v i o a l l r r a c h e s L r c V r c s t i l ' l ( 1 r l ) P l i c t c c c { ) l t l } l ti l i l r r z r L * c l V , l r " < l V , | , r l V . N c l s c g u t o s u l ) P ( ) r r c m {s c l l l p r c c l c l c |.,,rrcrrt l;(x, y, z) siirtro suilicictttcIr.(x, y, z), li' , li.(x, y, z), lr, Irrrziorri ||* n t c t t l c t c g , , l ; r r ic s i m n l c n A t ) ( ) l n i t c i n o g o i l r u t r t o < c l c o r p o .

436

Fahdanenti d meccanicadei solidi e di lelt

dell'elastit

Lc equaTja i i"defnite i eqailibria di CaachJ

437

punto imponiamo I'equilibrio del tetraedto. Ne risulta, per I'equi... .A gy"r,o librio alla tfaslazioneelladirezione : n x

S"" dA"- (o", dA" + o"* dA" 1 d," dA,) + F" dV : 0

(11.6.1)

Equazioni analoghe s ottengorio rispetto alle dkezioni y, z. Indichiamo con nx, ny, n, i coseni direttori della normale n alla gracltura n; n": ossn: cos (n, x) n" : cos (n, y) nz: cos (n, z)

(11.6.2)

Dalla geometria del tetraedro deriva:

dA,
ola

dA" dA:t"

dA, : n ' dA

(11.6.3)

mentre,per essere infinitesimoil tetraedro,si deve ritenere: dV


o1'\

(11.6.4)

Prtanto,la (11.6.1)si traducenella:


S"* : o*" n, * oyx ny + ozxnz analogo si perviene alle;

(1,"t.6.5a)

In modo S.y:

del tutto

o*yn*f

dyyny+

6zynz

della statica; tuttavia, se il cotpo defotmabile, tali condizioni < globali > son<r spessoinsufficienti. Il Ctotti'l un elasticistaitaliano del secolo scorso, cl cui nel fatemo conoscenza" cap.20, chiatisce questa osservazionecon la segucntc immagine intuitiva, che peraltro non dev'esserefraintesa: <Se ad una vcrga applic due forze eguali contrarie nel senso di stitada, le due forze socldisfano a tutte le condizioni, ma la verga non sarper questo in equilibr.io: poich, essendola verga elastica, essa sotto I'azione delle forze si andr allungando, L'equilibtio comincer ad esistere solo allora che, in causa dell'allungamento, petch sia assisi satanno sviluppate quelle forze .interne che sono necessarie cutato l'equilibrio di ogni punto matetiale della verga. Le vere condizioni di equilibtio della verga devono dunque esseretali da assicurarel'equilibrio di penetratanell'interno del cotpo una immaogni sua minima parte. Si concepisca materianelf interno e materiaall'esterno cine, un'ombra di fotma cubica. Esisterr gravit che una fotza di quelle clel cubo. L^ mater. intetna sar soggetta a.Lla. che si dicono esterne.Saranche soggettaall'azione della materia che sta fuor del cubo. ossia a quell che si dicono azioni interne: tale ^zione, della matetia foxze appli' tappresentatad,a' fuori del cubo su matra del cubo, pott essere cate alle sei facce del cubo. Ot bene, se qualunque sia il posto dove messo il cubo, se qualunque sia la sua orientazione e qualunque sia la sua piccolezza, le forze suddette applicate al cubo soddisfano le sei condizioni di equiibrio ftte per l'equilibrio a.lla traslazione e tre per I'equilibrio alla totazronef, allota solo il corpo potr dirsi in equilibrio >. Passiamoora agli sviluppi fotmali. Si considetaaPpunto un parallelepipedo infinitesimo interno al corpo, con gli spigoli paralleli agli assi x, y, z. Sulle sue lrrcce operano le tensioni che nella f,g. 11,6 sono rappresentatemediante le componenti. A questeviene atttibuito convnzionalmenteil segno positivo se s()r1o concofdi con quelle segnatein figura, Ossia:

S",:

o*,n* ! o".n, ! o,"n,

(11.6.5b)

Le precedentequazioni esprimono il teorema d Cauchy: da essesi traggono-i valori delle componenti della tensione S" rispetto a una giacitura gentica jn funz.ronedelle componenti di tensione o**, o,",..., o.,lelatjve ij tre
plan1 coodtnat1.

II.7

LE EQUAZIONI DI EQUILIBRIO

INDEFINITE DI CAUCHY '8

Si deve ancora a Cauchy la deduzione rigorosa e generaledelle equazioni indefinite dell'equlibrio. Vediamo di che si tratta. In un corpo in equilibrio, le fofze estetne attive e reattive soddisfano ceftamente le equazoni cardinali
A, Cauchy, "Excrcccs'dc Mthn1riltucs", cit., cfr. l'rt. .\'ft /6 latn t.t qni *irhnt,.l.Dt, . .1u l'&at l'tt|ili!)f d' " arl, salteat /hidc, uttrc /ct prusiow ort tuttio : tt ltt ,)r t[litnn, ), pp. 1oti_ 11l.

l i.t,, | 1.6.
l!-lj, (iririi, p l.a ttori.!rll'?/d.tititt, p. 33-34, Mihnr,, 1888.

438

Fandanen di neccanica ei ndi e di hara dell'elarthl

l.e uyra{oui indeJtnite equilibtk di CatlrhJ dl

a) la componente di tensione positiva se ha verso concorde con gli assi e agisce su una faccia la cui normale esterna rivolta secondo il verso positivo di uno dei tre ass; b) la componente di tensione ancora positiva se ha vetso discorde con gli assi e agisce su :una faccia la cui normale esterna rivolta secondo il yetso negativo di uno dei tre assi. Sulla faccia normale all'asse x di traccia -{D oassa dunque una fotza infrni-

,"'",,.rt l'equilibriodel patallelepiped" punto esprimiamo A questo


itrdicando con Fx, Fv, F, le componenti delle fotze di volume. Considcrir'mo, ad esempo,l'equilibtio alla traslazionesecondola direzione dell'assex; sl hrt - o"* dy dz t ol" dydz- ou"dx dz f o]. dx dz- o,* dx dy f ol* dx dy -l- F" dx dy dz : 0

(11.7.6)

tesima che ha per componenti: .._ o'" dy dz o*y dy dz - o"" dy dz

Tenendo conto di quel che si detto a proposito di ol., oj", o]*, ne segue: O-oli d* du d, ( x ' i:"" ^o'" dz dx dy * du d* , + d v d z + F* dx dY dz : 0 Q"t,7'7)

( t| . 7r ) .

,A.nalogamente, sulle facce notmali all'asse y e all'asse z disposte su pani coordinati passano le forze infinitesime di componenti: e o,* dx dy o,y dx dy o,, dx dy ov* dx dz - oyy dx dz ov, dx dz

(L1.7.2) (11.7 .3)

Il prodotto dxdydz una quantit infinitesima ma non nulla; pertanto |L (11.7.7)implica che, in ogni punto interno del corpo sia soddisfatta l'equazrone dt eqailibrio locale:
io** ,

rispettivamente.Essendole facce del parallelepipedonfinitesime, questeazoni si possono ritenere concentrate nei centri delle rispettive facce di applicazione. Sulle altre tre facce opetano fotze analoghe ma di verso opposto: l tensioni, per, non avranno pir i r.alori di prima poich i loto valoti