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1

LA MECCANICA ELLENICA E ROMANA

1.1

LA

FISICA

DI

ARISTOTELE

Inizietemo il nostro cammino risalendo addirittura ad -A.ristotele (384-

322 a.C.). Potrà

oggi

cile il combattimento della nuova scienza, dal XVI secolo in poi, per smuo- lere a uflo a uno quei grevi assiomi, quel rigìdo argomentafe intessutometa-

lisicamente, che il reiterato commento scolastico alle opere fisiche dello Sta-

sirita

c i dati dell'espertenza. NIa è proprio la grande influenza esercitata dalla con-

cczione meccanica dell'aristotelismo su tutto il pensiero scienti6co successivo

pcr più di un millennio,

'i rrerico -

forse stupire un richiamo

e tuttì

così remoto : ben poco è rimasto

della meccanica aristotelicr

sanno quanto sir stato lungo e diilì-

aveva reso modo comune di pensare, modo comune di guardare i fatti

che ci obbliga

a ricordarne -

iìlcunilratti caratterisrici.

seppu in modo molto

In verità, lo spirito con cui Aristotele si accosta ai concetti e ai temi fon-

rìlmentali della fisica è molto diverso da quelìo che anima oggi la ricerca: non

lirrto

culi si pone, per il tipo di problemi che egli ritiene meriter.oli di attenzione. l,r sua fisica non ha affatto un corrispondente - ossia uno sr.iluppo, una intcgfazione, o anche un rovesciamerito - nella fisica modetna. Semmai un :rnulogo può ritrovatsi in quella < frlosofia della natura > che talune correnti (ortrei margìnali) del pensiero contemporaneo hanno tentato di mantenere rr vita e che ha < per oggetto proprio il movimento, l'esseremutabile in quanto

per le soluzioni

offerte o per le ipotesi a\^nzate, ma per le domande che

rnrrtnbilc; l'rrrrre dunque (

.cconcloil suo mistero di intelligibilità, che è l'oggetto della metafisica;l'oggetto ,lclìrt lìlrsolia cìcllana.turaò I'csserepreso sccondo le condizioni che lo costrin- r,,rrroin tlucslounivcrso<lclllincììgcnzac clclla<lilisioneche è l'universomate-

liulc, I'csscrcscconrloil nrìstcropropt-irrclcl rlivcnilc c clcllamutaì>ilità,del nìr)\'inìcnlonclLr slrrzio rrcl .yrlrlc i corPi sono in intclrcllzionc, cìcl nrovi-

),

ma non

l'essere in

quanto essere o

l'essere

La

nteecanieaelhnica e rurata

nìcnt() (ìi senerazionee di corruzione sostanzialeche è il regno pìir profondo rlclla loro struttura ontologica, del mor-imento di crescita r.egtati\.a nel qualc si nranilcsta l'ascesadella materia all'ordine della vita>'. Al>binmo voluto riportare per intero da un celebre saggio di Nlaritaìn rlucsl:r < definizione )t di unà < filosofia della natura > - che del testo viene dtl (laictnno - per una {agione molto semplice: essariflette con fedelissjme ()sscrvanza, dopo duemila anni, non proprio la precisa artìcolazione, ma il scnso gcnerale della trattaztone aristotelìca sulla natura quale si esprime negli otto libri della Fisica, nel trattato St Ciek, in quello St la GexeraTlrnae la Cor- trrT.iotrt,r>hteché nelle opere meteorologiche e biologìche, Naturalmente, di frontc alle cultura scientificad'oggi, tutto ciò non presentapiir interesse:quel chc tli vitale v'era nella problematica studiata da Aristotele si è ormai ricol- lrcirto jn altre e pìir peftìnenti sedi teoreticlre,e in particolare nella < critica clclla scienza> e nellk epistemologia>, NIa è sìgnificativo riconoscereproprio questo; che la scienzaei su,'i prinri pxssi,c()n un bagaglio sperimentalee interpretativo assaifidotto, quasi embrio- nalc, conseguì una sua prìma organica configurazione svolgendo la critica di sc stcssa,ossia non per un'apertura pirl intensa alla realtà, ma per una rime- dìtrzione sul proprio ruolo, suì propri strumenti di indagine, suì cuncetti orìgi- nari chc delincano il oroorio orizzonte di discorso. Possiamo renderceneconto sfogliando il trattato-fondamentale, la Ititica (Qvowì1 àt póo.o',1):i primi sei libri, tra gli otto che compongono Ì'opera, riguardano temj emtnentemente lìlosolici, come Ìa natura dell'esserecorporeo, composto di rtateria e dr;fortnt, lî dr)ttri.ra cìelle quattro mtrse (efriciente, únale, formale e materiale), la solu- zionc dei paradossizenoniani stilo :paqia,il hnpo e il rtolo. Gli ultini due libri della Fisica,ìl settimo c I'ottavo, trascendono ulterior- mentc lirrizzonte fisìco, per indagare la causa ultima, l'origine ptofonda del

m()\,imer.ìt().All'inizio della trattaziooe vien stabilito appunto il not,, princilìio

sec,rncftril

s'altro: <

ll <principio di causalità> intotno al quale ruoterà il pensiero filosofico e

scicntilico occidentale, sino

ai giorni nostri, è quindi stabilito quale f<rnda-

ment() e st{umento esser.uiale.In verità, lo sviluppo positivo delle scjenzeha dinrostratr)storicamenteche glì avanzamenticompiuti dalla ricerca hanno delu- ciclato non tanto tl perr/té,quanto piuttosto tl une: anzi, l'indagine sulle cause

bt ctrtrttertzzato normalmente la fase inìziale, quasi pre scientifica, clella cono scenze; mentre la desctizione accutatadelle modalità di svolqimento dei fen,r- meni ha rappresentatola fase matura. eflìcace,d,'r-e le leggi fisiche sono sta- bìlite r: tradotte nel linguaggìo matematrco.

quale tutto

",\nav

ciò che è mosso, è mosso necessafiamenteda qualco-

tò r,,r.ro,1pe,rovir6 t'tr'q à"vi.yxr1t*eio1o.t >> (VII, 1, 241 b).

I risultati principali conseguitida Aristotele nella sua incìaginesulie<<cause>

<lel movimento tiguardano I'esistenzadi un ( motore immobilel> (VIII, 5), unico, inesteso,posto alla periferia deÌÌ'universo, jndivisibile (VItI, 10), gene-

! .f. l\lìrirxitì,\titttù tt !tt!tlt, tlr,l. it., l.

I0l.

l(,rin,,.19ó.1.

Ld rtìî|îa ti

Arì!/r/eh

5

tatore di un mor.imento continuo, originarìamente circolere (VIII, 9). '.l ut{o ciò, naturalmente, non ha alcun rilievo per una lettura scientifica del ntoto:

semmai può esser ricordato per il suo influsso negatilo. In partìcoÌrrc, Lr priorità del moto rotatorìo su quello {ettilineo ha prodotto un arrest() ncllir scopetta delle leggi meccanìche,ritardando sino all'epoca moderlra il concctto

cli mot() rettilineo

cui attiene il orincinio

Tuttavia, accanto alla linea prìncìpali del disc,rrs,,, nei libri settinro c ottavo, si intrecciano alcune indicazioni marginali che posseg€i(in()LÚ] Qrrlt- tere pìù direttamente fisico e possono essereintese come plefitesselmni, .Ù)li

allo sviluppo successivodella meccanica.I-a prima di questeintuizionì è <ltrcllrr

che stabilisce l'esigenza di una contiguità

motore e il mobile: < Il motore primo,

prìncipio da cui parte il movimento,

che tra di loro

gcnctale a ogni motote e a ogni mobìle > (VII, 2, 243 a). I motivi chc hlnrro

condotto AristoteÌe a una simile idea sono lesati alla dimostraziorc clcll'csi,

stenza di

l)i pììr, questa tesi è all'origine di insormontabili dillicoltà che ncl llecìiocvo lcnnero jn luce e che ostacolarono per secoli l'avr.io della meccanic,Ìmoclcrorr, l,o stesso,ttistotele se ne era reso conto: < Se in elletti tr.tttocia)che è nl()ss{)

uniforme

di inerzia.

o di un immediato c()ntîttr) trz il

non in quanto causafìnalema in (luînl()

è pressoil mosso: voglio dire con "prcsso",

non v'è nulla cl.reli separi; e questa proprietà apparrìcrrcin

un motore in.rmobile e. sotto questo prtfilo, n.,n dicouo piir rrulll.

ò mosso da quaÌcosa - egli si domanda - come maj, tra le cosc chc n()n si nìur)vor-roda sé, alcune contjnuano a essef mosse senza essefe t()cctìtc (lîl nr()t(xe?Tali ad esempio i proiettili > (VIII, 10, 266b). La soluzr()ncpr-()p()srx ù n()t()riamenteerrata: nel caso del proiettile, il moto sarebbemantenuro riro (Lrl cr)ntatto con l'aria o con l'acqua o < con quelle eltre cose chc pcr loro rrìtura muovono e son mosse) (ivi, 267 a); ma solo Buridano, nel \ I II sccolrr, fiu'cl .ì sm{rnrarlxc,,n efJìc;rcicontroesempi. (ljò nr)nostante,il principio della contiguità può essereoguì rciltcr'l.rrclulo

in scnso l.rositivo, mutandone il

r<strLtocli tensione> che misura la sollecitazionein una gencrica prtticclla cìi

ìr!ì c()rp() cìeformabile, allora è vero che le ( tensioni )), esscnclo firrzc

(,,ntîtt{), dcbbono esseredeterminateda sole azjoni di c()lltatt(}c clLrincliil

Ir'ylrrnrctra lo stato di

l,,c:rlc. lÌ questo appunto iI

rricr lrrzionalepone a fondamcnto della teoria sui < legrn-ricosrirrrLiri> (clì r rrn. I l). l.:r scconclaintuizjone1ìsicaclre è possìbilerintracciîrc nellrr/rirì,r rLr.isrrr

trli(r veîtc su Lrr tema di grandissimaimportlnzl appìicltirl c tcr)ricl

nrcr-r'rrnicr:si tratta clj un primo barlumc sul prittiltio lti /at,rttitìrtr,r/i. l)i<.

contesto di applicazione.Sc ci si rjfcriscc rrllo

moto

rli

delle partìceile clcle arcrc crrul(ctc

di aTiate /acalcche Ì,Ì m()clcrnir nrcccir

tensi.)nee il

l)rircipia

l)cr

lit

\rslotclc ncì capitokr5 del libro Vll : < Sia;\ il nrotorc,ll il mobilc, I' ll rrun

,ìtzz:r ll'intcrvltlìo tli splziol scconclocui csso ò nrosso,J iì colris1rr'rrtlcnt<

trrt<r'vlllorli tctrP,,. In rrn tcnrpo trgurrlcrrrrirfìrrza rrgrnlc,r.ioù \,

Lr rrrtti rli ll pcr ìl rl,rppiotli l', nr:rpcr I' ncllrrnrct:ìcìiJ;in

rrl:rtliIx l)r{)l)r)rzirrnc ò risPct(rrtu.li, sc ltrslcssalìrrzrtnrrroteLr str,sslrtrlr.Prl

rrrtrrltcttrPrlc rìi trrltlrrruttirir,cssrr1,,ntrrrrvcr-irli rrrctìtlrrrrrrtitiì

nrrrovcrì

clrrcsr.rrrrrtLr,

rcLrr(.lttlì(,;

6

La

meîîa ica elhrica

e ronattd

e

\ana forz^ metà muovetà metà corpo d'una quantità uguale in ugual temPo ) ' . Ecco, in queste righe è riassunta, se così si può dire, la meccanica aristo-

telica e quindi 1a meccanica che ha dominato la cultura scientifica sino alla rìvo- luzione di Galileo e di Newton e che arche nell'ePoca moderna ha resistito

con impressionante

sima scienza del costruire architettoniche. Ormai,

come la nozione più elementare e immediata; forse saremmo portati a ritenere che la sensibilità statica indubitabile degli antichi si fondasse su embrionali ^ntrcrpaztoni clelle cosiddette < leggi cardinali >: la risultante e il momento risultante di un sistema d.i fotze in equilibrio debbono annullarsi. Invece questa visione è piuttosto recente, avendo preso definitivamente campo a seguito della sintesi di Varignon (1654-1722) con la sua Noauelle nércuiqae.

tenaci^. Non

possiamo sottovalutarne

il ruolo

nella mede-

reaÌ.izzazioni

delle forze

che ha sostenuto pr secoli imponenti

noi siamo abituati a consideîare l'equilibrio

La prima via per affrontare il problema statico si è valsa, al contralio, di

cioè agli spazi percorsi in cetti intervalli di tempo.

un

I due mondi

la cinenatica e li

nacquero storicamente solidali, fuse nell'unico

riferimento

al moto:

separati che la méccanica successiva ha delineato, distinguendo

statica, I'una riguardante

il

moto

in

sé, I'altra

le forze

principio

sopra riPortato.

in

sé,

È opportuno ora esprimere tale principio in forma un Poco meno con-

che: 1) le dixaxTe per-

torta

c7r!€sta/lnatra lat'a cam€i l€n4i 0 le;t'or{e stamo tra laro;2)

iu ragiarc inersa

la

e piir

Ébbene,

generale. Esso aflerma, fondamentalmente,

alle distan1e percorsc trel rtedtirzo

Íenpo-

cosa curiosa è che la prima

delle

i pri iP7rtali sta na

è fallace,

due conclusioni

mentre la seconda è corretta : e la prìma governa la dirunica, meotre la seconda

presiede alla sla/ica. 1I grande sforzo della meccanica moderna è stato apPunto

quello di lissare il sottile crinale che consente di conservare le affermazioni statiche della meccanica aristotelica, respingendo nello stesso tempo le sue

illazioni

dinamiche

che pur

sembrano così (agionevoli

e intuitlYe.

1.2

RIFLESSIONI

CRITICHE

SULLA

MECCANICA

ARISTOTELICA

familiari, indi-

chiamo le forze, i pesi, le distanzepercorse e i tempi ìmpiegati con Q, P, s, t

rispettivamente, la tesi 1) verrebbe a dire che:

Vediamolo in modo piir esPlicito. Se, usando notazioni piir

^

s

t

essendo m un coeflìciente di proporzionalità

; pertaoto,

, ln

À rìu,^cfì I ll lungo ìn clist,tnz,r2l'rrel tcnrpoA;

^ rì,u,,\cri I II lrrrrg,,h .ìisr,rnzrl'

^ rìrL',)!crìlì ìLrrrg,rl,L,lisr,rrtzr I

I ^ !ì,,,,,!cri I l] lrrrgo la ,lìst,rrrz,rl' rttl tctrtlr'5

îlrri

tcflì1ini:

ncl tcnrp. ,l A;

A;

I' ncl rc,ììP,ì i

se r'è

(r.2.1)

la ue/ocilà' ctssta

Rife$ìani

crilh\e

il

rapporto

Q:

--'

&lla

tÍa

necca ica atistolelica

spazio e tempo

l,

ne derivetebbe

la lege errala:

7

(1.2,2

la cui rimozione costò uno straordinarìo rivolgimento teotico.

Si noti

tuttavia

che la (1.2.2) è solo parzialmente

rinnegata dalla mecca.

nica classica moderna. Infatti, scritta

in tetmini

incrementali,

essa div€nta:

dQ :

d(mv)

(1.2,3

e quindi:

dQ

dt

d(mv)

dt

Se allorasirìdefnisceil coxceltodi;t'arqa,assumendonel'espressi.,ne" . dalla (1.2.4), si ottiene la legge fnrdanentale di Newtonper la dinamtca:

(1.2.4

t:Í:

,

-

d(mv)

dt

rlrrr.e m assume il significato dt massa,Nel in oarticolare la nota formula elementare:

caso in

(1.2.s

cui m è costante, nc sclÌuc

lt.2.6)

t-,

csscntlo a : lL I'arrc/eraqiaze,Per questo, ad esempio, Carnot utilizzir tt.tcorn

per c,rrattcrizzîrc Iî

lrr nozi<rnedi proporzionalità, tta <<forza>>e <velocità>

nrcccanica nes/toniana nel suo trattato Principu géxérauxdeI'éqi/ibt e/ l nn -

tt ///01/ .tpp^rso nel 1803. l.e tesi 2; può essereresa formalmente osservando cl.re,se il

pcsrr l), è

sl)()stît()di s, e il peso P2 è sPostato di s, nel medesimo temPo t, lt propor- s'.

zi',rr,rliriinrersatrr ipesi P,. P" e le relocitàr' l'-.

r',

t,,r,tisc"

t't

ì), :P, :

1', vr

(1,2'1)

ì)oìché, in una pr<porzione, il

rlcr',ìicstrcmi, cli clui dcriva:

prodotto

clei mecìi è rrgualcal prorkrttrt

lt, u,

l', ",

(l.2.ll)

Nlscc così il crrrrccllolìrrrrìirnrcnlllcpcr lt

nrc<crttticrtrtrìstotclicrttli /a-

8

La

ntueatica ellettica e r1naía

leuqa lI del aatlfe î4p4îe di spostare del corp,:r per la velocìtà del moto

II-Pv

at nrpo, defr.nitacome prodotto del peso ad essoimpressa;cioè:

(t.2.e)

Consideriamoon

rl probhruadellalerta:un'asta rigida dotata di un punto

no) e dèl cui peso si fa astrazione.-Vediamo comesi possa

cìi appoggio (ft

espriÀerela condizionedi equilibrio di due pesi Pr, Pr, posti alle estre-

rispettivamente,dal fulcro (frg' 1'1) La

,.r.rìtàA,, , ,,\, dell'astae distanti lr, l, ,

l:ttlrtr*d c.:mr lesstr.ache può generar€moto è costituita dai contributi di Pt per

i,r lei,,cjrl ir

dell'estrernoAfe dì P, per la velocitàv, dell'estremoAr'

ossia:

Ì[

-

Plvr +

Pzv2

(1.2.10)

Az

l:ig

l.l.

L'ccluilibrio si ottiene quando tale potenza complessiva è nulla, e cioè ,1r',,r,,.ì,'ìc due potenze antagoniste si compensano, Dunque la condizione

ccfcltiÌ

ò :

I),r''lPrrrr-O

ovver.o,ricotdancloche (per velocitàc,,stante)è ".':

Prsr+P,s2:o

+

.

"r:

Q'211)

Ii'

(.2.12)

Orbene, le dazrom

(1.2'11),(1'2.1'2)corrispondonoa un'applicazione

p.utic()lrre Jel principio che nel seguito saràprecisato come

rità airttnli ,, c6rr,epiìrcipio dci launriairlmli.In

lavoro esige.1.renél

Priffipìa

de//cuelo-

verità, il concetto moderno di

pródotto P s sia sottintesaugual direzionepet Ie fcttzz

prcciseta

(o per il

pàso)e per il corrispondentesP()stamento.J\'Iataleconcett"si

ì.sai piit-tarrli,ùpprinra p"i ìndiziin Giordrno Nemorario(XIII

c lìnalnrcnrcin

Pl.ctî7i()nc rlcllî (1.2.12)rlLurlc[,rrnruhrlci laY()rivirturli ò pcrir srrtlìcicntc

secokrd C )

Srti,,n.r,rn<ìc (ìatrs (157(r163()).Per rcnclerclegittinraI'inter-

Rifesr;otli

criticl)e vlla

nleîîaníca ar;iotelira

9

ritenere molto piccoli (diremmo oggi " infinìresimi") gli spostamenrrsr , sr ,

da poter

a)

estremì,

confondere

gli

archi

con

la loro

proiezione

spostamenti

verticale.

sr,

s,

Si osservi

che, qmhotque siano gh

degli

(frg. 1.2), essi sono pur

sempre defr.niti georuetricamete d^Ilei

Sr:-ctlr

s2 -

al2

(1.2.13)

dove

traduce nella:

ocè l'angolo

(infinitesimo)

(-P'\-t-P,l)a:o

della

airtaale totazione.

Perciò, la (1.2.12) si

(1.2,14)

Il segno - al primo termine si giustifica notando che il peso P, tende a opporsi allo spostamento s1, mentre il peso P, tende a produrre lo sposta- mento sz. In condizioni di equilibrio, il parametro a che figura nelh (1.2.13) può esser inteso come arbitraria, nel senso che, ove si imprima unÍr ccrtî rotaz\one ocall'asta, essapermane disposta nella nuol'a configurazione. Pertant(), la (1.2.14) impone che:

-

Pllr +

Prl, :

0

Questa è la equazione statica che connette tra loro

i

pesì P,

(r.2.rs)

e

P":

a

noi

riesce immediato ìnterpretarla in tefmini di < equilibtio alla rr)txzi(.'ne ', nìî

un tal concetto è assente dalla ttaftazione di Aristotele, benché la scopcrta dclla (1.2.15) nella forma della proporzione:

l)

'1

.rr

|

.l

2'2.'1

( 1.2.l('

sia rinttacciabile nell'opera (apocrifa) \[^47-awxù.rpo(i'ip-aca (pueíiaù ttecuùclr) 848 a 1'l-"19,850 a 36-b6.

b) Un'altra

nota che può

essere aggiunta a quant.r si è qui ()ttenut() ò

l^ seguente.Abbiamo

(li spostamento, il principio

visto che ptesupponendo nota la geometr.iaclellr stato

dei lavoti virtuali

consente di ottenere Ìr

concli-

l'ì.4.1.2.

S1

l,'l

r

î

l2

A2

S2

t

10

zionedi equilibrìo:in aìtri rermini, delle (1.2.13),ossiadalla:

I,

S':--1 -ll' S '

dalla relazione

La

meîcaùîa elle ica e romana

che lega

s,

e

s,

in

virtìr

(1,.2."t7)

deriva, per il principio dei lavori \.irtuali, la (1.2.16),ovvero la:

'D

^2-

-

l

JLD

|

'

1

(r.2.\8)

Ci domandiamosenon siapossibileinvertire il procedimento,utllizzanàoin modo, appunto, rovesciatoil principio dei lavori virtuali, per ottenerela îela- zione geometricaa partire da quella statica.La cosain realtà è possibile: inse- riamo infatti il valoredi P, in funzionedi Pr, offertodalla(1.2.18),nella:

Prs, f

Prsr: 0

Ne viene:

(,'+f',)n.:o

(t.2.1e)

(1.2.20)

Questa equazione deve mantenersi valida quale che sia Pr, poiché esso è

controbilanciato da Pr, secondo I'equazione di equilibrìo

(1.2.18).

Quindi

che sia:

P, può esser riguatdato

nella, (7.2.20) come arbitrario.

Ciò implica

t .

sl l-isr:o

(1.2.2t)

ossia chc valga I'equazione geometica (1.2.17).

Si riconosce pertanto che il principio

dei lavori virtuali

si presta a un duplice

us(): o per ottenere I'equilibrio statico nota la geometria dello spostamento, () pef ottenefe la congruenza geometfica noto l'equilibrio.

postilia. Confrontramo la, (1,-2.17)con la (1.2.18).

Pur appartenendoI'una al mondo della geometria e I'altra zI mondo della sta-

tica csse mostrano un'evidente somiglianza formale. Infatti

loro

porzìonalità: ma in modo significativo, rispettando una certa armonia di rap-

c) l1 ìnfine, un'ultima

s1 e

s2 sono tra

legati linearmente, così come P, e Pr; muta, è vero, il coefrciente di pro-

P',rri. tr{oìril'lichirmoil coellìcien,. l-

/r

\

\

c.elììcicnte ll')

\lrl

I'l lr /

che figur,r nella (1.2.17)per il

Secluncluesi rap-

O,r.figurr nclla (1.2.18):otterrcmo -1.

prc$cntîn()gralìcamcntclc rcllzioni (1.2.17)e

scl{nato (lî coor<lirratcciìrtcsiîlìcortogonali dovc I'tssc rlcllc lscissc (lcn()ta a

(1.2.18)in un

pirnr, rsrrirtt,,

Il

lft

ala pre do-Ariiatelìca

tklte < paertiani

?tzercaricre),

1

l

un tempo P1 e sr, mentre l'asse delle ordinate tfae la conclusioneche la fetta <(srauca):

n,:-l; n,

denotaP, e sr, (fig. 1.3), si

(1.2.18

è ortogonaìe alla retra (( geomerrica)':

sz--isr I,

tl

(1,2.17

Questo risultato è r:na.particolarissimaesplicazionedel rapporto ben pir) gene.

r.1lee.qlofon{9

di equilibrio alle equazioni di congruenza.

che lega, come vedremo

nei capitoli sèguenti, le àqualzioni

Quando, al tetmine del nostro cammino, studieremo ad esempiola mccca_

forma mariciale, gli indizi qui appenaintravisti prenclc-

nica delle strutture in

ranno una veste adesuata.

Naturalmente,tutto quel che siamo.venutidicendonon

potevaesserencppur

benchéfosse,in qualchemodo implicito nel principi,r

sospettatoda Arìstotele,

da luì stabilito e non fosseestraneoale

NIa 1o struryeúoltlgltixiîo che Aristotele aveva in Àu.ro .ru

cognizioni sperimentalia rui aicessibiri,

troppo primitivo

€ lmpotente; ).afortnalizzazionematem^ticarestava così modesta cla bloccarc qualsiasiapprofondimento ancheconoscitivo. Nella storia della scienza,infattì,

linguaggia formale ha. creato1I cartefta,e non viccvcrsa,

come banalmente si Dotrebbe ocnsare.

è accaduto.spesso cineil

l;ì.g.1.3.

I,3

IL

SULLE

TRATTATO

PSEUDO-ARISTOTELICO

MECCANICHE

)

< QUESTIONI

Sino irl sccolo X l\, crrrir'ìcrrtilicatrrc,'

ltrrcaúcltt:(ltl47.eur,xà.npot)t,ilyuv)

Arisrrrclc,c anzi I'^ut.rcv.r"zza ,li tiii r"l nui,,ic,ì" La

I'autorc dcllc .eulr/irrri

72

La

,'ec.a'iîa

e//enica e loîta,a

dilluso I'influenza Per tutto il Medioevo. Ormai però I'attribuzione delle ptre- stioui aà t\tistotele è generalmente rifiutata sulla base di approfonditi studi di Heilberg, di Wohlwill, dr Zeller e di altri storici che dibatterono l'argomento intorno alla fine dell'ottocento. Comunque, l'importanza del breve trattato è considerevole per il suo orientamento verso i problemi tecnici e per ìl tentl- tivo, clre in esso si fa sttada, di spiegare unitariamente Ie maccltircsentplicitrpìche

di quell'età riconducendonele leggi a un solo principio.

All'origine

della ricetca sta lo

stupore dinanzi agli artifici dell'arte mec-

canica che sembrano contraddire le leggi della natura : ( Appartengono

generei fenomeni in cui il piìr piccokr vince il piìr grande, e una fotza modesta

iolleva pesanti carichi, e tutti gli altri problemi che chiamiamo meccanici.Essi

si differènzialro dai problemi

simi teoremi matematici e fisici, in quanto la matematica studia le proprietà

formali, la fisica quelle reali. Alle apotie di tale tipo appartengono quelle rela-

grosso peso sia mosso da

una piccola foTza: colui che non riesce a muovere un carlco senza leva, con l'aiuto di una ler.a lo potrà muovete facilmente. La tagione prima di tutto cìò sta nell'essenzadel cerchio, ed è assainatutale: poiché non è assurdoche dallo straordinario nascano cose straordinarìe. I-a cosa piii sttaordinaria di tutte è

petò il fondersi di proprietà opposte in un tutto unico: e il cerchio è realmente

così c()mposto. ( ,)

tiye alla leva, poicl.réappare contraddittorio che un

a questo

fisici, ma non del tutto, partecipando deì mede-

Non è quindi, come si è dtto, cosa assutdache il cerchic>

costituisca la ragione prima di tutti quei

che avr.iene nel braccio di una bilancia si può ricondurre al cerchir'; ciò che avviene nella leva si può ricondurre al braccio di una bilancja; e quasi tuttì

gli

s/ionì neccaúcLe,cap.

altri moti delle macchine si possono ricondurre a cluello delìa levn> (pue- "l).

meravigliosi fenomeni; poiché cìò

È superfluo sottolineare quanto una simile impostazione sia di

fatto oscura

sPootanee.

,A.nzitutto è interessant€ I'attenzione pet la. bilatcia e P-'[ la /eM, due strumenti

tecnici che non solo presentano un'immediata evidenza e una grande impor-

tanza applicativa,

intuizione delle leggi fondamentali di equilibrio: dilettamente, dell'equiÌibriti alla rotazione ben visibile nella leua,e indirettamente, dell'equilibrio alla trasla- zione che viene in luce nella bi/artia, dove l'uguaglianza dei bracci consente di asfrarre àalla posiqiorc d,ei caricl.ri per valutarne soltanto l'entità. Infatti il rife-

rimento concettuale alla bilancia e alla leva è rimasto costante nella lettura sta- tica delle strutture da sempre, sino al secolo XVIII: al ptincipio della leva fu- rono ticondottì, con tentativi più o meno ftuttuosi, il problema della trave ir.l- llessa,secondo la trattazione di Galileo e dei successori,i problemi delle volte e degli archi nel dibattito settecentescoin proposito, il problema del murtr

e inconcludente. Tutta\-ia, alcune ossen'azioni critiche si offtono

ma anche adombrano

nel loro

comportamento

una qualche

cli sosteqno secondo le indicazioni tramandate da BelicLrr, da Bossut, c 1.toi

sviluDDîtc ch C()ul()n-ìb: eccetera.

In

sec,rn<lo1u,rgr,,nellc Ottu/irtú ttttt,trtitlr si manifcstl etlcora liL ptcdi-

ìczionc

r'ist,rcsscrcilrllttcrìsricî (]clll

Pcr liisicl urist,rtclitl. (liir ù rìrrltrlo, oltrc ch,. rt rrtei,,tli l'cllìrrlc (ì'()r(litlclllclî-

iI

mrrto circollrc chc abbilt-ltogiì

ll

traltato

Preaào-Ai"af

eli'o st/le \< pEr/iotli

,utîa11iîLer,

13

fisico-cosmologico, proprio alla considerazione della bilancia e della leva i cui estremi descrivono ovr.iamente archi di cerchio. Purtroooo ne è derivato un certo impedimento ad associare aIIa forza, o meglìo al pèso, uoa,tlireTiorc. Solo nel Medioevo, con Giordano Nemorario, cominciò a farsi strada il con- cetto che al peso conveniva connettere la direzione verticale. Per quanto una tale connessione a noi sembri ormai del tutto naturale. imolicita nei dati imme- diati dell'esperienza piìr comune, non deve stupire se esia si è affermata così tatdivamente: il pensare la forza, e in particolare il peso, come t)ellari non

appartiene alla spiegaqionedei fatti, ma alla costruqionedi an nodello per interpre- tarli; di piìr, appartien€ all'efftcacra del liryuaggio farnale che riesce a rappre-

sentarne nel modo -

slioni

narie >, che si verificano nelle diverse realizzazioni dell'arte meccanica, alla lcva

e alle sue leggi. Si noti che non è tanto l'espressiofle fisica di tale riduzionc ad

essete importante;

tra le foÍze

a spiegare < perché i rematori che si trovano a metà della nave sono quelli chc

concoîrono di piìr a muor.eda > (Ibìdem, 5), o a motivare < perclré le bilancc

con bracci piìr lunghi

o a capire < perché una sbarta di legno si spezzi piir facilmente col ginocchio quanto piìr divaricate si tengano le mani > (Ibidem, 13), eccetera. Ma il mo- nento essenziale in cui l'autore d,elle pue$iani dimostra di aver superat,, un intenso sfotzo di pensieto sta nell'aver saputo assimilatefenomeni c<>sìdivcrsi, o.slraexdoAa,tutti gli aspetti <<secondari >rche distinguono I'un caso clall'altro, lrer fissare l'a:ttenziorre sul puro fatto meccanico che permane identico al r.nutrrrc delle circostanze particolari,

piìr semplice la fenomenologia.

Infine

e questa è Ia terza osservazione critica sull'impianto delle prtc-

neccaúclte * è sisnificativo l'intento di ricondurre tutte le ( cose straordi-

certo,

orr! sappiamo che la legge di ptoporzionalità invcrsa

e le distanze dei loro

punti

di applicazione dal fulcro è sulîcicntc

sono più precise di quelle a bracci corti ) (Ibidem, 2),

E questa la via per la quale la scienzaha potuto svilupparsi storic^mcrìtc,

ri La < raziona-

rrggiungendo sempre piir elevati livelli di generalità e di

lità> della meccanicasi iscrive in questa stessaditettiva, e cioè non pcr rìco-

noscere4 posleriori che i dati d'esperienzasono governati da leggi univcrslrli,

nta.per cottfgnrare pragrexiuanerte

il proprio

oggetlo dì stxdi7 ondee.rn t'ctr,gtt

diput-

rltrc dal mixar runero possibi/e di parattatri. La cosa sarà chiatita meglio ncl scguito

cli questo libro; ma già dal prossimo paragrafo se ne vedrà una traccia nclln rliscussionesu un ragionamento ( dimostrativo > della leva propostr) rìa Archi- tttcde,che numerosi critici contemporanei hanno firrse frainteso, limitandosi lr rivclarne il difetto formale. Tcrrniamo ancora per un momento al contenuto clcllc.Qnttiouì tttcanic/.tc

l,cr rict>rdate clue capitoli in Plrticolere,

Ì,,1rcra. Nella

urìiìvcrga cìi lcuno, rluento più è IunÍ1,r,tanto piir è cìcbolc?l,e rispostl s'alr,:rlc

,lcl ripctitivo riferimcnto aill lcva, c c()sìcvr)cî intplicitlrr-ncntc,c()nìccîusa ,lcìl'inflcssione, il momcnto clcllclorzc sollccitlnti trítsvcrsîli.Nittunlnrcrrtcsi

rl,rvrl ',11"n.1"t" sino rL (ìulilco c sino l llcrrtoulli pcrclrúlc inrlicrzionigrosso-

tra i trentlcinquc chc c()r't'tl)()nlI()n() tl /ttta dt/ld /rat'eitflur.n: c()lìlc tìlili

[6a cluestioncè lfÌìontrto

I,rtc <lui rintrrrccitìrili:rctlLristino !rì

iìsl)cll{) (ltrîrìt italivr),

1,4

*

ta

nucanica

elleniea e ronana

Nella 23a questione invece è trattato il problena d.ellacanposiTioxedeì mo/i:

< se un mobile è animato simultaneamente da due moti talì che gli spazi per-

corsi nel medesimo tempo siano in rapporto costante, il mobile segue la dìa- gonale di un parallelogramma che ha p€r lati due linee le cui lunghezze sono in tale rapporto ). Una traiettoîia cutva è percotsa < cluando il mobile è animato da due moti il cui rapporto non è costant€nel tempo >. Come si può notare,

con queste proposizioni si apre uno spiraglio sulla cinematica. Ma nell'ambito della fisica di -A.ristoteleè p<.rssibileda essetrarre tesi corrìspondenti sulle forze:

e un simile passaggio continuò ad esset operato senzatitubanze, anche in tempi

abbastanza recenti, dall'ultimo

cioè da Varignon.

grande meccanico di educazione aristotelica,

1.4

,q.RCHIMEDE

< Nlarcelio cominciò ad assediare Siracusa pet terra e per mare. Appio

conduceva l'esercito e À{arceilo stessoconduceva sessantavascelli da guetra, carichi cli ogni sotta di atmi; su otto navi collegateinsieme aveva disposto una macchina bellica con la quale aggrediva le mura, fidava sulla sua numerosa flotta, sugli abbondanti armamellti e sulla sua provata gloria militare: tutto ciò peraltro era oiente di fronte ad Archimede e alle sue macchine da guerta.

E Archimede avevaescogitatoqueste macchìnenon per Ìa loro importanza, ma consi<lerandolepiacevoli applicazioni secondariedella geometria. Il re Gerone lo aveva già pregato e persuasoa traclurrein concreto qualcheprjncip.io rstratto della sua arte, rendendo utili anchc aÌla pratica comune le sue profonde spccu lazioni. < Questa arte txnto amata della meccanica era stata Praticata dapprima da Eudosso e da Archita: per tendere meno ardua la geometria, essr avevano risolto mediante esempi meccanici concreti qu€i problemi geometrici che non potevano essereimmedjatamentecompresi. Così avevano risolt,, per via mcc- canica il problema di due segmenti medi proporzìonali, come fondamento per

la risoluzione di molti altri problemi

e

della geometria,trasportafldocluestascienzadal campo delle coseideali e astratte

a cluello degli oggetti sensibjlj e impìegando oggetti che si addicevano soltanto ai comuni e rozzì operai,,\ seguito di tali considerazioni la meccanica renne scissa dalla geometria e per lungo tempo fu disptezzata dalla fiÌosofia pura; e-s.rre.rÀ cn.ì corì,lnaraal rrrgo di unr 'cienza militare. <Una volta -A.rchimedescrisseal re Gerone, suo parentee amico, che clual- siasi carico poteva esseremosso da una d^te tbrza, e giunse anzi '.rl punto di

in É]rado di smuovere anche la'fcrrn, sc soÌo avcsse

potuto îppr)ggiarside clulìclrelltra plrtc. (ìcrone si meraligìiir moltr, di ciò,

c prcgò ,,\tchimcclccli rcalizzarc (lucst() su()tìispositivoc (li nr()strîl-cchc un

affetmarcchc sarcbbc stîto

( Platone tuttavia fle era rimasto afllitto

li

aveva rimproverati, deplorando che in tal guisa essi tradissero lo spirito

csscr_cnrossorlrLrrrrt lriccrrìlt lìrrzrt.Alclrintcrìcptcscrtìì,,trt

grossoclr-ico l)()lcvl

rrrrirlcìlcnlrri,lrrc:rric,,tìr'lrc, tlrc l){)l(\rl (ss(r'(ll-irllrl:ì l(rr:rs,,ì,,c,,trtrrolllr

l 5

fatica e impiegando molti uomini,

male, si pose a una capo di una macchina

senzaratrca,con tale taolrtà

si stupì

di

il

pace e senza guerre; ma essee ìl loro

di grande aiuto ai siracusani durante l,assedio.

vi lasciò sopra molte persone e il carico

di molte

corcle e"ceppi, tirà

a terra

nor_

qualche distanza da.rra,. ^g".rdà semplic€mente su un

la navc

:gmposta

come

efetti

se essagalleggiasse sul mare. Il re, chc assai

prodotti-da

{úest,arte,

chiese ad Archimcclc

pei ogni tipo di asseclio;

del.la sua vita

in

,ra

al vedere i

grandi

ptepatargli diverse macchine di difesa e dj aitacco

re non

impiegò

tali macchine perche rrascorse gr^r, p"ri.

inventore ArchìÀede si rivelaron.

_{rchimede cooservAva

lasciare nulla

fama di ìntelligenza sovrumîna

n'ecessitàpratic^ c

soprattutto ogni arte che fosse determinata da una necessità.Il suo spirit,r cra

e

di

un,t

tale ele\atezza, di

<Con

tutta

la rjcchezza. delle sue invenzioni,

sentimenti

e nobiltà

di

spirito,

^

pro.uàto

da non

'oler

scdtto su questaarte che gli ,

divina. Egli teneva in conto di cosè volgari e menuali la

attratto soltanto da quelle scienzenelle quali il bello e il buono hanno un vlìorc

in sé e per sé e che non servono le.necessità_degli uomini;

sono essereparagonatead alcun,altra e nelle

per eccellenzacon le dimostrazioni, in quanto Ià

e fondamentali, e le cose stessesono in sé nobili e belle>3.

scienzeche n()n

l)()s_

quali le cose trattate g^regui"n,,

dimostrazioni sotìo rmp()rliuìtr

-\bbiamo

voluto

rìportare

pratiche.

irr

<lellatccoiqt

grantlc

eccezionale di invlentore era celebraras()prîmu (,

questo notissimo

Archimede

brano

di plutarco

ìl

poichó

essoè racchiuso come in sintesi la concezione anticà nei confronti

c delle

ingegnete: ma la sua figura

per l'interesse speculativo delle sue

applicazioni

fu probabilmente

prìmo

ricerche r.olte al bello e al buono, voltc ul

delle realizzazio''. e'estc crar. sì di paradossale,potremmr) (lirc, (li

da rtttlt)zarc irr conclizioni

responsabile di

tÌlc

slpere per ìl sapere, e rron pet l,efficacìa rrnmirate_ma per quel tanto di magnifico,

tnagicir che esse manifestavano: oper eccezionali

cccezionali, come la difesa bellica, e non da piegare allc comuni < rrcccssirl

dcgli uomini >

s()l{)_

significativo, rrrl

cscmpio, è il rimprovero di Platone a Eudosso e ad ,,\rchita.

valutazione.della tecnica rispetto alla

l'influsso

platonico è certamÀte'

conoscenza scientilica:

l-'artificict meccanjco non

dor.eva esser

guardato conre unî

corfcrnlr

(()nìc uÍra vra per apprenderele verità immutrbili cbe h

torrscguire da sé e che costituiscun,r la sua r.erl p-rtri.t; l

rlrrvcvl piuttosto assolvereal ruolo di

(r)nÌuni,

.r crti naturali,e aprireal mera'iglirs. drimini, clcll,u,rn, sullr natu.

,lrc ò

''JlllL.

,,

r:rgiolrc îstfîlrir

rrrilìcio ,.ra"

I)Lri)

^,ri,.,,

s;rezzarel,orcline,rpec,r clcllc cspcricnzt:

sr,olginìcntorlccli

; rl.'trrri,

per_le quali l'uomo è.soggkrglto al ncccsslri,,

tlaccìae prod()ttotlcl primeto tcorctico lricnlmcntc raqqiunto rrcìll filo_

l,t lrcrsonalità <li Archinrcclc(287 212 t.f

suoi

stlticarlci

)

ò cìi srantlc rilìc,,.rrncllrtsr,rti:r

,ì,llrtscicnza:i

',rlrc llll

contrilrrrrisi cstclttì616,,1r.",lÌ," 1ll1 slutrctrtlci s.litli,

llLridie rrlll nrrìlL.nìirti.;r, <.onrrnlic.iPrrziorrirìrcl()(l()l()rÌi(l

,

ron inluiziorri lrr '()r.î

vivc c lct.onrìc.,t.lrr. Ic,r. l:i Ioio str:r,,r.rlinrrrirt rror.itl

, l,lrrr.rrr,,.l ìt. LùttLL:

var,,t/,,, t.t

lT, t,t.

76

La

mucanha elhnica e ronana

non tfoYatono spessocontinuatofi pf€ssogli antichi e che riemetsero invece all'attenzionedegli scienziatimoderni. Ad esempioAtchimede sviluppail cosid- àetto rletlda d'eva:liom per scioglierecomplessiproblemi di geometrìariguar-

danti la determinazionedel volume € dell'atea della sfera, la quadtatura del

segmentodi

roiondo

proprietà delle spirali.

parabolae dell'ellisse,la cubatura di un segmentodi paraboloide

ottenuto medianteun piano perpendicolareall'asse,la ciclomettia, le

1.5

CONTRIBUTI

DI

ARCHIMEDE

ALLA

STATICA

Nel campo della statica dei fluidi, Archimede conseguìtisultatì definiti- vamentevalidi e prziosi: è noto il suoprincipio Per il quale /u fltida Peranle

eJerîitaslt un corpoimmersotxîa spittta ugualee contraria al purt del fuido ipaJtalz e

- ?t$rd

lep€r il baricexlrodelnrPo'.

Noi limitetemo tuttavia l'attenzione ai contributi telativi alla statica dei

corpi solidi:ne tro\.ìamo

o dii lorac€rtridi graaità.È

che già ben si distingue dagli analoghitesti aristotelici: mentre Aristoteleiscrive

la suì meccanicain una teorìa fisica che tende ad abbracciateuna visione gkl-

bale del mondo, Archimede fa della statica una scienzataziona'leautofloma'

fondata su Postulati di origine sp€rimentalee costruita su dimostrazioni mate- matiche rigorose, almeno intenzionalm€nte.

da Atchimede sono otto € possono esser suddivisi

in due gtuppi: i primi quattro riguardanoalcuneosservazionielementarì,imme-

sop(attutto nel Trallata Jall'cElilil)rìadeipi, li

-traccia

questaun'opera di chiara impostazionescientifica

1 past/ttatiintrodotti

dlate, silli

leva,ienza stabilirealcunavalutaziooequantitatival ma solo un'indi-

cazione sull'esisterzao meno dell'equilibrio. Essi sono:

1) gravi uguali sospesia lunghezzeuguali sono in equilibrio;

2) gravì uguali sospesia lunghezzedisuguali non possono esserein equilibrio (e quello sospesoa distanzamaggiore scende);

3) dati

due gravì in

equilibrio, se si aggiunge qualcosaa uno di essi,

(questi scendee) non si ha piir equilibrio;

4) analogamente,se si toglie qualcosaa uno dei gravi, (questi sale e) non sì ha più equilibrio.

Comesi può notare,il postulatoprincipaleèil ptimo,la cuieYidenzasembra andat oltre il dato sperimentale,poiché si richiama a considerazionidi simme- tria e potrebbe esserfondato in r.;rtù àelprincipeo(metafisico)di ragiottvrlfùun-

I rimanentitre espfimonoi diversimodi in cui, contraddicendola situazione simmetrica,I'equilibriovienemeno: o mutandole lunghezze,o mutandoi Pesi. Quì si intravedel'intento cìi Archimede,che è quello di dedrtrele leggi per il

r A rch irrrcrlc,,/)r rirílr,'tihtt

.1qÌ,Prcp

3"l,

ti

(\rî,1uttarz,

I

c, (ì;rp. 1, p. lÌ3, c'l

llcilbcrg

lllach

Canrii,ttri

di

Afthi,

ede a a ltatìM

caso piìr generale, Partendo

I'eseÀpio"conduce- direttamente

strativà > eserciterà sempre una grande attrattiva

nonostante

dal caso piìr semplice, dove la sola uniformità

alla ìoluzione.

Questo procedimento

negli

scienziati

assai modesta.

del-

<dimo-

successivi,

che la sua efficacia si sia rivelata

Gli

altri

quattro

postulati

qui

riguardano

invece il

concetto di barìcentro

Per

le figure

Enlltatiae'che,

i.trtto

zione logicà gli aspìtti conseguenti, ad esempio d'oràrîe qltlîttilatiuc La chia-

rczza di" qtelta inienzione è ammirevole: alcune delle teotie <<assiomatiche >

delle modetne sci€nze esatte

che recentemente sono venute in luce nell'ambito

tengono fede a un'analoga metodoÌogia. Forse petò può.stupire il lettore d'oggi

chJin ,Archimede

centro

risce fatne ogÀetto di lna ttefniTioneesclusivamente formale. Ci troviamo dinanzi

delle masse> è assegnatî

piané. Anchi

di

in

Atclimede

si limita

a formulare

le

proprietà

alcune proprietà

caratteristiche

del

qualcÉe modo,

definiscano

gravità, per poi riservare all'elaborazione mat€matica e alla dedu-

.ome,

del restò, presso gÌi antich.i -

d'origine

la < geometria

il concetto di bîri-

ormai

si prefc-

fosse pensato quale un'astrazioìe

rovesciata:

attualmente

empirica:

a una letturà

a \n

metrica, mentre le leggi dell'equilibtio sono spessoliconosciute d'ordine spcri-

mentale.

tende a < dimostrare > razionalmente le relazioni sta-

a postulati che solo l'esperienza può foncìarc

catena di definizioni successivamente elaborate per via analitica o gco-

Atchimede

figure

il baticentro

piane

sono

soYrapposte esattamente I'una

all'altrl,

i

Invece

tiche, mentre vincola

e che così si esprìmono:

due

5)

se

ìoro centri di grarità restanosovraPPosti;

6) i centri di gravità di 6gure simili

7) se certe

sono disposti

similmente;

grandezzesospese ad assegnatedìstanze

Prime e sosPeseelle medesime

sono in ecluilibrio,

distanze son" Ílrrc{rríìilr

grnndttt

ugualialle

equilibrio ; 8) il baticentro di una figura il cui contotno è concav<t,è intetno rlla figura. Dai oostulati sin qui scritti deriyano numerosi teoremi. Di essiricordcrcnrrr

quello foise piir signiÀcativo, almeno sotto il profilo storico.: ossia h Prl\ori- 7.;one YI, doie AtcT.timede dà una sua < dimostrazione > della proporziorralitl

iirversa tra

se così si prcfl-

risce, dall'equiliÉrio della bilancia: pesi riguali, àisposti a distanze rrgurli dal l.runto di sospensione(fig. 1.4.a).

pesi e distanze che governa

pattenza è costióita

permane, in

virtìr

l'equilibtio

della leva'

o,

La basÉ di

J,'equilibrio

dal prìmo

postulato,

dello stess() Postulat()

sc sr agglu!1ll()rl()

tlr.realtri pesi uguali P, I'uno in corrispondenza della

mezzeria c l'altro comc

c()ntrappeso (fig. 1.a.b).

c()ntrappeso (fig. 1.a.b).

,tpirli.ttiu-i,

ì'c.luililirio ncl

ora, una seconcìavolta il principìo tlj simmctrit chc tssicurit caso tleila fig. 1.4.4,sostituónd()al pcs,rdi sinistrac a qucllr

u r i t c a s o t l e i l a f i

<li t'cntro, I'rziLtnct:qritnlu/t:tìi <lucpcsi clispostincl Punt() mc(ìilrn()dcl lrrrtccirt

rli sinistra clclla bilancia (lìg. l 4.c)

18

Fig. 1.4.

La

meccatticdellexica e rmtaw

Ne segueallota subito la legge dì proPorzionalità inYersa:

zv:v:t:!

(1'5.1)

dove 2l è la.lwngbezza del giogo della bilancia.

nei suoi

HttbomneruaÍa nathenatica, Leida, 1608, da Galìleo, r'ei stoi Discori e dimo'

nel

óizioni

suo scritto

in seguito, dallo stesso LzLgtange,nella sua MécaniqueAnaitiEu, Patigi, 1788:

-ot"ià, di volta in volta, la foxma, non però

la sostanza della < dimostrazione >.

Ad esempio è significativo quel che dicono in proposito Galileo e Lagtange:

sospendiamo un prisma omogeneo per il suo punto centrale; dividiamolo

ideàlmente in due prismi di lunghezza 2rn e 2n, applicandooei pesi nei bati-

dal

Hìre, Dénorstraiion de l'équilibre de la balann, del 1686, e,

Nell'epoca

modetna

questo argomento

sarà ripreso

da Stevino,

natenaticlte

a

De

La

iúortto

a dae nuoue rcien<e, Leida,

1ó38, da Huygens,

ceotri G,

punto

e

G,

(fig. 1.5). Si verihca subito che le distanze di Gr e di G,

cli sospeosionevalgono tt e m rispettivlmcnte;

c,,n cit) la legge della

Icv^ è (lim( )strîta.

Cobtibilti

di Arîhineàe

alla nzfica

19

Fig. 1.5.

di

Mach -

la prova

Secondo l'opinione d" ArchiÀede e

o"riìg"Ai

n?l

oggi.largamente

condivisa -

da tutti i suoi cóntinuatofi è

erronea' cioè pr€supponc

dimostrazione' Affermaappunto <'Archimede dice che I'effettodi

ofi.ri"

;;;i;; ffir.b u.rro la fine dell'otroc.n

Jo*r.bb. essereil suo oggenodi

"1i

to

883;'

resta uguale, i"

ttttt" l" cítcostanze' all'efietto del peso doppio

a".

i""r["i"

:""Yt"'1";";;'i.ir^"airi""r,

ponto -.àio

sistema' Però, per il fatto che suppone e conoscc dal punto di tótazione, egli non può afle-rmarc

d.l

è vilida ancheper ìl casoin cui idue

pesìhanno

adi"l^-i'*g""riÉdi,t.,o. 1."f"?,,L#"1;';f5i,t-i;1?,j"r'

)

piì-i ,u,

taleuguaglianza

diviso in dui

sione, allora una parte st avvtcina

,ìir"i"r^.- Sr ri "ier*"

.";"iJ

."rir"-

fra P e I vi

Partì

sPostatesir

che

nc

l,effetto resta lo stessoanchein questo caso,si ha

al fulcro esattamente quanto I'altra se

dipendenza

"iirtÉ*io *ia

definíta la for-"

t po,,ibile

di

àtll"

del momento- da l' giacchéla

cioè quando

lertjnentc'

solo quando

tale forma sia P'l'

proporzionalità > s'

sia un raptorto

certJ co;retta, ma non è fot-s9.d9l tutto

La

ctitica di MacL è

;;;;i;t;*

della legge di equilibrjo'

"é p;

Infatti essasuppone, pur 1nmod; implicito,

ir"""-"i* .Éingoi^il . ai.pottiuili'ad

i.ìir

;;

J".;ti;ii;

la tesi.di una proveni;nza empirica

ii

triu'tgolo

ui geometra

cheil

pesoe,lafotza siafloc()ncettl

ln

Aichimede' così come è noto e clcfi-

tal

dimostrazione soPrarjPortata Ma non

ii .À"*"t

;;t;;;"

,^frif"

che dimostra i suoì te.remi'

giusto consiàerart ttÉiotu la

:"

.h.

profondo

oggettidi

".,,n,iiil.'ro,,ti

cntrinr)l

cìeipostulaticli Archimede stanellaloro progrcssiva

soli asPettidclla t:^l^11":p",1

a.gfl

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