Appunti Bulgarelli
Appunti Bulgarelli
Storia
dell’
Architettura
Prof. Massimo Bulgarelli
3
Per Leon Battista Alberti che scrive il De re aedificatoria sostiene che l’arte più pubblica sia l’architettura e
l’architetto ha questo dovere.
Ogni centro urbano ha la sua cultura architettonica e a differenza della pittura o della scultura, che molte
volte sono visibili da pochi eletti, l’architettura si mostra agli occhi di ogni uomo.
L’architettura ha una visione panoramica dell’insieme ma è anche rivolta al dettaglio. Qui si definisce il
termine ornamentum. Coniato dall’Alberti che come intellettuale umanista non scriveva i suoi trattati per
gli architetti ma per la diffusione della cultura. L’architetto nel ‘400 aveva uno status sociale pari a quello di
un attuale artigiano ma da li a poco le cose iniziano a cambiare elevandolo ad uno stato superiore. Nello
specifico l’ornamento è la forma dell’architettura, luce della bellezza, l’ornamento è artificio, la bellezza è
oggettiva e reale. L’architetto crea per rendere visibile la bellezza reale.
Alberti studia l’architettura antica, la rileva e crea schede umanistiche. Mette a confronto il suo lavoro con
quello che trova nella letteratura greca e romana. Era colto perché faceva parte della segreteria papale e
coltivando la passione per l’arte, trae vantaggio per la sua cultura (superiore a quella degli altri architetti)
che gli permette di consultare testi classici.
Esastilo, periptero e dorico a sistema trilitico del V sec. a.C. Una trabeazione si compone da architrave,
fregio e cornice. I triglifi nel fregio hanno il compito (si crede) di mostrare dove si trova la testata della trave
che in precedenza (nei templi in legno dei secoli precedenti) era veramente a vista, diventando in quei
4
secoli rituale compositivo. La Metopa (dal greco: sopra il buco) è un elemento decorativo che si alterna ai
triglifi.
Le colonne invece hanno valore sia statico che ornamentale. Fanno parte della struttura portante del
registro esterno essendo un templio periptero. Ma l’ornamento nella colonna sta nelle scanalature che
ricordano le vesti femminili e quindi il rapporto tra uomo e colonna.
*Duomo di Siracusa
L’opera di ristrutturazione terminato nel 1725 presenta colonne esasperate per quanto riguarda la facciata
che hanno funzione solo ornamentale. All’interno si trova un tempio di Atena poiché l’edificio fu
cristianizzato e quindi segue lo stile del V sec a.C.. Qui si riscontra l’utilizzo diversificato della colonna nel
corso dei secoli. Si passa dall’ornamento che integra lo scopo strutturale a un finto scopo strutturale con
l’unica motivazione di ornamentare.
*Tempio di Apollo
Vicino al teatro di Marcello a Roma costruito
tra il 34 a.C. e il 17 a.C.. Il tempio utilizza
colonne in chiaro stile greco. I romani invece
usano le volte in opus cementicium e non il
sistema trilitico quindi le colonne del teatro
sono ornamentali. Queste semicolonne post
sulle volte hanno un ordine in funzione del
livello.
Queste due opere poste una fianco all’altra
dimostrano, come nel duomo di Siracusa, il
diverso valore della colonna nei secoli.
Ornamento e funzione strutturale.
5
In Grecia l’architettura è lapidea. In questo tempio vengono usate colonne ioniche lapidee ma usa per la
trabeazione archi di scarico in mattoni che scaricano il peso del timpano sulle colonne.
*Arco di Costantino
Terminato nel 315 d.C. è un
arco trionfalo in onore a
Costantino. Il Fornice è l’arco
centrale più ampio che si trova
al centro. La colonna ha una
funzione svincolata da alcun
tipo di utilità strutturale. La
colonna è presentata quanto
tale sulle quali sono presenti le
paraste (elemento
architettonico strutturale
verticale inglobato nella parete
dalla quale sporge solo
leggermente. Le colonne sono
statuarie cioè sormontale da
una statua. Sull’attico, parte
superiore della trabeazione
sono presenti scene di trionfo e
sottomissione del nemico.
Colonna statuaria che termina quindi con una statua. Colonna coclide
dove viene rappresentata la sua storia attraverso certi avvenimenti.
Sembra quasi una pergamena srotolata (la pergamena è come un libro
attualmente). La scelta del dorico è dovuta alla sua valenza virile
(ionico femminile, corinzio virginale).
*Pantheon
*Sant’Andrea a Mantova
*Pala Montefeltro
*Castello di Ancy‐le‐Franc
Opera di Sebastiano Serlio. La facciata è in pietra
e ne fa scolpire l’apparato ornamentale. Parte da
una facciata unica continua e scolpisce verso
l’interno i dettagli.
Filippo Brunelleschi viene considerato l’iniziatore di una nuova fase storica, quella del Rinascimento. Questa
parola è stata ormai usurata e oltretutto spiega poco del vero significato di questo passaggio storico.
Questo momento si identifica tra il secondo decennio del ‘400 fino ad un secolo e mezzo dopo.
Viene considerata una rinascita dopo la “morte”, qualcosa che è mancato. Brunelleschi è il primo che si rifà
all’arte antica dopo il medioevo. Riporta alla luce dopo il buio medievale (associare al medioevo il buio è un
topos storiografico). L’architetto viene elevato ad un nuovo stato che mai gli era stato riconosciuto prima.
Il 1492 è il passaggio nella storia mentre il passaggio nell’arte avviene 70anni prima proprio grazie a
Brunelleschi.
muri e permettono grandi vetrate ogivali. La cupola è comunque ottagonale e la lanterna come nel
battistero (stile presente solo nel gusto fiorentino). Nell’immagine si vedono costoloni sulla cupola, la
decorazione floreale è detta gattoni e nella tribuna inferiore ci sono festigi triangolari.
a presa rapida.
Apparecchiatura a spina pesce seziona la calotta in modo da porre i mattoni
su riferimenti verticali certi seguendo un ritmo a spirale. Viene terminata in
sedici anni. La spina pesce è quindi un artificio costruttivo che indebolisce la
struttura tanto che gli affreschi del Vasari del secolo successivo sono slittati
a mostrare l’indebolimento strutturale.
*Sagrestia Vecchia
Si trova nella chiesa di san Lorenzo e il committente è Lorenzo de
Medici che una volta morto viene sostituito da Cosimo de Medici. Dal
catasto del 1427 sappiamo che i Palastrozzi e i Medici sono le due
famiglie più ricche di Firenze.
Non è solo una cappella. Si trova in una chiesa francescana ed è
composta da una cappella maggiore più cappelle minori e altre più
piccole, quasi nicchie, sulle navate. In quel periodo storico era
consuetudine finanziare le cappelle e questa pratica inizia nelle
chiese conventuali nel ‘300. La sagrestia invece segna un ancor
maggiore prestigio, luogo anche di sepoltura della famiglia e ne segna
quindi lo status. La Chiesa di San Lorenzo è quella parrocchiale della
famiglia Medici.
Si definisce in uno spazio quadrato con una grande cupola più un
altro spazio quadrato più piccolo con la sua cupola sovrastante che
viene detto scarsella. Per la prima volta si utilizza il sistema di cupole
si pennacchi (riempimento tra archi e basamento della cupola per la
transizione tra quadrato e cerchio. Il lato della scarsella è molto
decorato a differenza del lato opposto, quello dell’ingresso che non
lo è per niente. Brunelleschi da dei dettami sulle paraste che devono
avere sei scanalature sempre a vista e a libro sugli angoli. In questo
modo la costola sarà centrale e non la scanalatura.
La trabeazione è l’elemento unificatore di ogni ambiente della
sagrestia, anche nella scarsella.
A livello cromatico sceglie la pietra serena grigio‐azzurra e intonaco
bianco. Il bianco è il colore più presente ed è intervallato da mensole
che sembra reggano le paraste.
Un modello potrebbe essere il battistero del duomo di Padova che
aveva funzione sepolcrale per i Carrara, presenta la stessa scarsella e i pennacchi.
La cupola di Brunelleschi non è estradossata ma è
detta a creste e vele con pietra strutturale e vele di
riempimento in laterizio. Ha una apparecchiatura in
tubi fittili tra estradosso e intradosso. La copertura è
troncoconica e presenta la lanterna tipica fiorentina.
Questi tubi fittili non sono altro che vasi vuoti messi
radialmente. la lanterna ha la forma a cipolla
scaliforme.
Nella scarsella sono presenti tre nicchie curvilinee
che rimanda alla chiesa di Gerusalemme dove è
posta la tomba di Cristo. Rotonda con colonne e
pilastri su due livelli con le tre nicchie riprendendo
anche il cupolino a cipolla.
L’apparecchio decorativo è molto articolato. Il capitello è composto da due giri di foglie, volute, fiore
d’abaco e abaco falcato. Nel battistero (quindi non brunelleschiano) ha fiori d’acanto che non ci sono nel
suo. Lui preferisce che sia più semplice, leva lo stelo e le fogliette che sorreggono le volute. C’è la ricerca
dell’astrazione. Le campiture vengono lasciate vuote.
L’architrave è a tre fasce con tondini, gola rovescia, fregio con cherubini e cornice estremamente ridotta. In
Brunelleschi è predominante l’architrave, cornice molto semplificata. Non guarda l’architettura romana ma
all’antico in generale nella tradizione fiorentina (nello specifico il Battistero).
Le due porte al fianco della scarsella le fa Donatello come anche i cerchi a contatto della cupola nei
pennacchi. A Brunelleschi non piace il lavoro di Donatello perché eccessivo e policromo oltre alla presenza
di porte bronzee che rimandano all’antico e all’architettura pubblica composta da materiali ricchi. Qui si
dice sia terminata l’amicizia tra i due.
In questo periodo c’è una appropriazione da parte dei Medici delle forme pubbliche per le proprie
architettura private mostrando quindi il loro interesse per il potere nonostante Firenze fosse una
Repubblica. La colpa è da attribuire principalmente a Cosimo de Medici che esaspera la traslazione tra
pubblico e privato, c’è un problema di decoro.
*Trinità di Masaccio
Nonostante sia un quadro si può riscontrare la stessa questione delle mensole
14
*Cappella Pazzi
progetto.
15
Nella lezione scorsa c’è stato un richiamo all’antico e soprattutto al Battistero per l’arte fiorentina.
Il Movimento Moderno si sviluppa nella prima metà del ‘500 senza rifarsi a periodi architettonici
precedenti. Allo stesso modo si può fare lo stesso ragionamento per quanto riguarda il primo ‘400 e gli
architetti che andiamo a studiare. Il termine Rinascimento è quindi riduttivo come già visto nelle lezioni
precedenti. Le prime sostanziali differenze si vedono già intorno agli anni ’20 ma il tutto si accentua tra i
’30‐’40.
Giuliano da Sangallo opera negli anni ’70 del ‘400 e trae spesso riferimento da Brunelleschi. Da dei disegni
possiamo vedere piante e alzati di una architettura progettata da Brunelleschi.
Convento dei Camaldolesi. Opera incompiuta di Brunelleschi ripresa nel tentativo della prima realizzazione
da Giuliano da Sangallo. La committenza è una famiglia molto legata a quella dei Medici. La guerra di Lucca
interrompe la fabbrica della chiesa poiché i fondi vengono investiti nella guerra ai fini di una politica
espansionistica. I Medici successivamente riescono a reintrodurre la pace dopo decenni intorno agli anni
’40 e questo comporta un boom edilizio. Non si investe più nella guerra e quindi vengono costruiti i palazzi
patrizi come palazzo Medici.
L’edificio è stato concluso nei secoli a causa di una serie di problemi e quello che ora troviamo ha Firenze è
una interpretazione del progetto di Brunelleschi.
L’impianto del progetto prevede una pianta ottagonale internamente e esadecagonale all’esterno. Nicchie
depresse ad andamento curvilineo ai lati. Attorniato da cappelle. L’invaso centrale doveva contenere il coro
e i fedeli si sarebbero dovuti disporre nello spazio laterale quindi per questo motivo le colonne
permettevano che le colonne fossero comunicanti. Il passaggio da 8 a 16 avviene grazie a scoli laterali.
In alzato si riscontrano paraste binate agli spigoli. Una sequenza di archi e due sequenze di trabeazioni.
Sopra si trova un secondo giro di archi con oculi che segnano l’imposta della cupola. La struttura della
cupola forse è a vela come quella di Santa Maria in Fiore.
Le fonti di riferimento per la tribuna possono essere due. *Santa Maria del Fiore con le sue cappelle radiali
ma anche *San Vitale a Ravenna (chiesa bizantina del sesto secolo) poiché sappiamo che Brunelleschi è
stato a Ravenna e si presenta in pianta come un ottagono che passa al cerchio sulla cupola.
16
Al *Battistero di Firenze si cerca di risolvere il problema dell’intersezione delle colonne negli spigoli ad
angolo dell’ottagono essendo anche questo edificio a pianta ottagonale. L’idea è quella di due paraste che
non si toccano ma che hanno in comune, nel senso che si fondono a formare un unico elemento,
modanature di basamento e capitello.
La base è in chiaro stile corinzio (plinto –elemento squadrato‐, toro, scozia, due listelli, tondini, scozia e
toro) e questo è uno stile non dell’antichità generica ma di stampo romanico. Nel ‘400 intanto si sviluppa la
base attica composto da plinto, toro, scozia, toro.
Brunelleschi comprende che a livello visivo c’è la necessità di creare una cornice modanata nel basso che
gira tutto attorno ad ogni elemento (colonne e cornici delle porte).
Anche Francesco di Giorgio fa un alzato con stilemi che si avvicinano al mondo senese al quale più si trova
vicino. È caratteristico il capitello stilizzato. Aggiunge una terza trabeazione che inquadra la cupola assieme
agli archi con oculo del secondo registro.
Si tratta quindi di due visioni differenti della stessa architettura che nasce dal progetto di Brunelleschi
anche se sicuramente incide molto il fatto che anche stavolta, come è solito fare, non lascia modelli lignei. È
quindi una questione di interpretazioni perciò si deve partire dal modo di concepire l’architettura. Questo
edificio può dunque essere un test per entrare in contatto con una architettura. Possiamo dire che per lo
studio di una architettura incompiuta di Brunelleschi bisogna partire da un proprio punto di vista se si vuole
procedere nel progetto.
Due storici dell’arte come Giuseppe Marchini e Pietro Sampaulesi danno la loro interpretazione del
progetto a dimostrazione delle innumerevoli idee che sono state proposte nei secoli.
Per Bruschi invece dovrebbe essere molto più legato all’antico e allo stile senese.
Ciò ci dimostra quante possono essere le interpretazioni senza mai cadere in errore.
è in stile Donatelliano proprio come a San Michele ma anche come Orsanmichele di Ghiberti. Compare
anche un elemento della cornice con putti e ghirlande.
Colosseo e in generale dagli anfiteatri romani come dagli archi di trionfo). Attenzione quindi all’antico e al
romano.
tra progetto e risultato è la facciata. Ora ci sono tre porte e tre navate.
Mentre dai disegni di Sangallo vediamo quattro porte e sull’asse della
chiesa si trova una
colonna, anche sul
transetto. Soluzione
originale che segna
una differenza
sostanziale. I tre
portali indicano una
gerarchia con il
portale centrale più
grande mentre le
quattro porte hanno
la stessa luce sia
nelle centrali che nelle laterali. Un’altra particolarità è la presenza di cappelle tutte uguali che non
permettono che ci sia un finanziatore maggiore (gerarchia di eguali).
L’edificio è considerato a pianta centrale con un braccio allungato. Quindi croce greca prolungata per
contenere i fedeli. L’altare è al centro della crociera ed è presente un altare in ogni cappella all’altezza della
soglia (non in fondo come avrebbe voluto Brunelleschi) per dare più spazio alle sepolture e consentire le
celebrazioni private delle famiglie.
Nelle navate laterali le navate sono a vela e coperte da una copertura lignea piana con capriata su navata
centrale.
Un riferimento può essere il duomo di Orvieto
con le sue forme tardo medievali anche se la
soluzione architettonica è differente.
All’interno di Santo Spirito le colonne sono
monolitiche e scandiscono le navate.
L’intercolunnio scandisce tutte le misure. Il
ciborio occlude la prospettiva fino in fondo alla
navata. La colonna è come la sagrestia vecchia e
soprattutto staticamente agli Innocenti poiché
gli archi non poggiano direttamente sul
capitello. Il piedritto negli archi che scandiscono
le nicchie non sono paraste ma semicolonne c’è
quindi una vicinanza generale all’antico. Resta la bicromia pietra e intonaco tipo creste e vele nella cupola.
Colloca un elemento di conclusione della fila di archi una parasta che concettualmente sorregge la
trabeazione.
Per la soluzione d’angolo del transetto pone un quarto di colonna tra due nicchie. Ha il problema di legare
due colonne ad angolo. Deforma uno dei due lati della semicirconferenza perché visivamente avrebbe fatto
schifo. Ciò comporta che esternamente in parte le finestre coincidano.
Nella metà degli anni 40 compaiono molte opere che si rifanno alla tradizione architettonica romana.
Brunelleschi invece cerca sempre di rifarsi alla tradizione dello stile formale fiorentino.
Un’artista nel ‘400 deve tenere conto delle richieste, del pubblico e del contesto, deve saper rispondere a
determinate esigenze.
20
Inizia quindi a svilupparsi una nuova forma di architettura molto più legata al committente che a tutto il
resto, solitamente si tratta di piccole architetture poste in interni.
*Tabernacolo dell’Annunziata
Opera di Michelozzo patrocinata dai Medici. Atrio e chiesa formano una navata unica con cappelle laterali e
tribuna con cori.
Nello specifico il tabernacolo contiene un’immagine sacra ed è affiancata da una cappella privata che solo i
Medici potevano raggiungere tramite un percorso segreto. Sono presenti quattro colonne con trabeazione
e soffitto piano con una balaustra esterna a protezione. Michelozzo ne fa una architettura agli antipodi
rispetto a quella di Brunelleschi ma sta seguendo una richiesta di Piero de Medici infatti sappiamo dalla
storia che prima le sue opere erano sempre state in chiaro stile e stampo brunelleschiano. L’idea quindi non
è di Michelozzo.
Prende il sopravvento la cornice. Le modanature sono intagliate e il gocciolatoio è impreziosito. Inserisce
foglie nelle gole e dentelli e ovoli sono in scala. Nello specifico tra i dentelli troviamo un a doppia asola
traforata. Per affinità di concetto possiamo dire che lo stile sia imperiale. Dopo un lungo periodo si ritrova
la patera dove Michelozzo pone una ghirlanda ma che nel passato era l’oggetto dove si raccoglievano i
sacrifici.
Ogni elemento è individuabile nonostante il complesso sia ricco di dettagli. Il fondo è in mosaico come
Donatello era solito pare. Il capitello è pseudo composito con ovoli, volute, abaco intagliato e conchiglia.
Base attica intagliata con motivi vari sul basamento della colonna. Scanalature rudentate (riempire la
colonna fino ad un terzo della sua altezza riprendendo il Pantheon.
*
Forma romana all’antica nella tribuna con pianta circolare. Sembra un tempio di Idoli (tempio pagano) e
numerose furono le polemiche. Nel ’70 Alberti lo chiude con la prima cupola gettata in calcestruzzo.
Nel ‘400 a Firenze non si può progettare all’antica poiché c’è già uno stile che si è affermato. In quegli stessi
anni i Medici costruiscono il loro palazzo in chiaro stile fiorentino nonostante sia privato poiché non ci si
può mostrare all’antica dato che il pubblico non lo permette.
21
Sigismondo Malatesta nel ’47 è a Firenze. Lui è il signore di Rimini, fa il soldato ed era capitano dell’esercito
veneziano. La sua investitura a Rimini dipende dal papa. Il fatto di subordinazione nei confronti del papa
che deve dare il suo consenso lo infastidisce molto.
*Tempio Malatestiano
imperiale.
Matteo de Pasti è il medaglista e l’architetto. Sappiamo che è allievo di
Pisanello. Viene da Verona e ha contatti con Firenze e quindi conosce
questo nuovo stile fiorentino. Si firma architetto all’interno dell’opera
ricordando probabilmente l’arco dei gravi a Verona dove anche il grande
Vitruvio si firma nella sua opera.
C’è un enigma architettonico. Le cappelle su uno stesso lato sono
proporzionalmente differenti ma a specchio con l’altro lato. Gli archi
sono a sesto acuto, i pilastri segmentati con varie decorazioni. Nella
cappella di Sigismondo si trovano statue dentro nicchie. Nelle altre due
cappelle invece i pilastri segmentati si limitano a rilievi e non nicchie come in quella di Sigismondo.
Nel 1450 Alberti da indicazioni per
riconfigurare l’interno. Scandisce
con paraste il registro inferiore e
parastine più fitte nel regime
superiore. Questa è l’idea di Alberti
di un telaio unificatore che
suggerisce anche di non affrescare
ma di mettere statue a tutto tondo
come era consuetudine
nell’antichità. All’interno no c’è
unità di forme e soluzioni a causa
delle stratificazioni che hanno
caratterizzato la realizzazione
dell’opera.
L’esterno in accordo con il committente è realizzato con un guscio
in pietra d’Istria bianca che sovrappone alla struttura trecentesca
per racchiudere il tutto.
Per Alberti l’architetto è allo stesso livello dell’umanista tanto che
per cambiare la mentalità che aveva la società nei riguardi
dell’architetto, scrive i suoi trattati in latino e non si occupa mai
della costruzione dei suoi progetti. Ciò non significa che non si
occupi dell’apparato costruttivo in forma di progetto, ma più che
altro che sia restio alla vita da cantiere. In questo progetto è
Matteo de Pasti a sostituirlo in cantiere tanto che Alberti lasciava
direttive attraverso scambi epistolari direttamente da Roma.
La facciata è caratterizzata da 4 semicolonne e 3 archi con il
centrale maggiore rispetto agli altri due che sono anche ciechi. La
facciata richiama in tutto e per tutto lo schema dell’arco di trionfo.
Questa è la prima facciata all’antica nell’Italia del ‘400 e la
difficoltà per l’Alberti è quella di risolvere il problema che
nell’antichità il templio non aveva la facciata ma il pronao.
23
Sui due lati usa una soluzione diversa inserendo una sequenza di archi su pilastri tondi e nudi sormontati da
una trabeazione che gira attorno a tutti e quattro i lati proprio come anche lo stilobate.
Per il suo problema con la facciata Alberti guarda ad un tipo architettonico.
*San Miniato al Monte del XI secolo con facciata del XII
secolo. Caratteristico per i suoi archi su semicolonne,
corpo centrale che segue la navata centrale, quattro
paraste e una specie di timpano nel registro superiore,
accordo triangolare per coprire le navate laterali e
collegarle alla centrale.
Questi raccordi ci sono anche nel tempio malatestiano e
lo possiamo vedere da un disegno di Aristotele da
Sangallo che appartiene ad una famiglia di architetti di
Roma tra il ‘400 e il ‘500 che mostra un altro esempio con
l’unica differenza che aggiunge una specie di attico prima
dei raccordi triangolari. Il suo schema nasce da un sepolcro romano.
Un altro riferimento è
*Arco di Trionfo di Augusto a Rimini. Alberti ha uno schema tipo
per la facciata tanto che i rapporti proporzionali dettati dalle
cappelle interne non corrispondo alle proporzioni della facciata.
Non si interessa a far interagire esterno e interno, usa i suoi
schemi e li sovrappone a ciò di quanto già esistente.
Nelle facce laterali, a riprova di questo, la copertura lascia una
intercapedine tra i pilastri albertiani e la muratura preesistente.
Progetta quindi in modo libero.
Tornando all’arco di Augusto a Rimini. Rappresenta l’antico per
eccellenza a Rimini e una fondazione antica da prestigio alla
città. L’arco diventa anche simbolo dei sigilli della città. Si pensa
che l’idea di riprenderlo nel tempio malatestiano sia un’idea del
committente. Troviamo lo stesso stilobate, il pilastro non è
rudentato, i tondi e le misure.
Si appropria del simbolo della città nel tempio a simboleggiare
un desiderio di legittimazione pubblica.
Le due nicchie dovevano contenere la tomba di Sigismondo da
una parte e degli antenati dall’altra (nuovamente desiderio di legittimità). L’arco di trionfo è un
monumento funerario imperiale (doppio significato).
L’opera resta incompiuta ma da una medaglia possiamo vedere come il linea di massima doveva essere il
risultato (sempre di Matteo de Pasti). L’edificio è rappresentato isolato, simbolo di potenza e di
identificazione nel monumento. Possiamo vedere che la parte inferiore resta molto simile, la parte
superiore si differenzia nei raccordi laterali mistilinei che si collegano a colonne che reggono archi., poi
nicchie e altro ancora. La cosa che più salta all’occhio è la cupola che mai viene realizzata.
Due altri riferimenti possono essere *Santa Maria dei Frari per i suoi raccordi mistilinei ma anche *San
Marco a Venezia con i suoi due arconi nella facciata in corrispondenza alla navata centrale.
Alberti dialoga con il luogo in cui si trova a progettare. Per questo c’è un riferimento a Venezia visto che è il
luogo in cui elabora il progetto per il tempio. I fiorentini anche fuori da Firenze progettano alla fiorentina
mentre Alberti guarda alle tradizioni diverse dall’esterno, le studia e poi le utilizza nelle sue architetture.
24
Leon Battista Alberti per Rucellai progetta la facciata di Santa Maria Novella, la facciata di palazzo Rucellai,
e la cappella della chiesa di San Patrizio.
*Cappella Rucellai
Si trova nella Chiesa di San Pancrazio. Dentro c’è una copia del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Raffinato e
dicromo.
*Palazzo Rucellai
L’uso delle paraste su tre
livelli con capitelli diversi
su tre livelli. Simile al pazzo
di Cosimo de Medici di
Michelozzo ma anche al
Colosseo. C’è un
ingentilimento del
paramento. C’è
l’intersezione di due temi
formali.
Rucellai sposa la figlia di
Palastrozzi e diventa ricco
essendo sua moglie di una
delle famiglie più ricche di
Firenze. Decide di comprare tutti i terreni intorno alla vecchia
casa del padre nel centro di Firenze per costruire il suo
palazzo. Deve interrompere l’espansione a causa di un parente
rognoso e viste la necessità di mantenere delle simmetrie nella
facciata.
Il capitello pseudo corinzio dell’ultimo livello è a foglie lisce come il Colosseo da dove prende anche il tema
della trabeazione.
26
Vitruvio durante una analisi dell’architettura antica dice che tutti i termini vengono dal greco. Winckelmann
ritiene che l’architettura nasce dalla natura ma poi la supera e la idealizza. Di per se l’architettura greca è di
difficile analisi perché considerata fuori dalla storia. Anche Le Corbusier in “Verso una architettura” studia
l’architettura greca nel capitolo “architettura, pura creazione dello spirito”.
Il Tempio. Architettura sacra, recinto che sta attorno alla statua della divinità a cui è dedicato il tempio, ne
fa da protezione e contenitore. Il rito è esterno al naos cioè la cella dove si trova la statua della divinità
quindi la modificazione architettonica nel tempio è solo proporzionale poiché all’interno non si svolgono
celebrazioni e quindi non c’è il bisogno che il credo modifichi le esigenze del culto.
Fidia è ricordato come il massimo esponente dell’arte scultorea in Grecia del V secolo.
Nel IX secolo a.C. il tempio è una semplice e piccola cella rettangolare con muri in argilla, naos preceduto da
tronchi d’albero. Si mostra in tutto il suo carattere domestico con qualche accenno di monumentalità e
dignità. Il tetto è a falde.
Nel VI secolo a.C. la novità è il peristilio attorno al naos (colonnato tutto attorno). Quando il tempio è
completamente circondato da colonne si dice [Link] Vitruvio nel De Architettura la statua deve
sempre essere nel naos ma nella parte opposta all’ingresso e visto esternamente non deve mai avere un
lato prevalente.
In antis: 2 colonne d’ingresso inquadrano la porta di ingresso del naos che due lati che sporgono in fuori
30
Prostilo: ha un fila di colonne prima del naos e il naos non ha i muri che sporgono. Quando le colonne sono
quattro si dice tetrastilo. Lo spazio prima del naos si definisce pronao.
Anti prostilo: quando ha in entrambi i lati corti il pronao
Periptero: quando le colonne effettuano un giro completo
Il tempio greco è su base trilitica senza legante cementizio come poi si vedrà in epoca romana.
L’ordine architettonico. Rapporti proporzionali tra l’insieme delle parti che lo compongono. In Grecia ha
una lenta evoluzione a partire dal VI secolo in poi con la nascita del tempio periptero e con il passaggio dal
legno alla pietra. L’evoluzione procede fino al VI‐III secolo. La modificazione è solo proporzionale poiché gli
elementi sono sempre riconoscibili sia tra gli ordini sia nel passaggio da legno a pietra.
Nel libro IV del De Architettura di Vitruvio si parla del passaggio dal legno alla pietra. Si sente il dovere,
nonostante non ci sia necessità strutturale di ripresentare anche in pietra elementi caratteristici del tempio
in legno. Il triglifo sostituisce la trave in legno a vista e questo spiega perché il triglifo sta sempre sotto la
32
colonna (perché in legno era portante) e il modo in cui è inciso quasi a ricordare le nervature della sezione
del legno. I mutuli ricordano la travettatura della struttura lignea portante
Da Wikipedia: Già Vitruvio aveva teorizzato che l'ordine dorico fosse la trascrizione sulla pietra di una
costruzione lignea. La colonna con le sue scanalature e la rastremazione richiamerebbe un tronco d'albero
appena sbozzato, con il collare, nella parte superiore, che ripeterebbe le cravatte metalliche di rinforzo,
mentre l'entasi riprenderebbe la deformazione da carico a compressione degli steli lignei; l'architrave liscio,
una trave di legno squadrata; le guttae, i chiodi; i triglifi, le teste delle travi di catena delle capriate di
supporto del tetto, e quelle dei travetti, perpendicolari alla facciata, formanti con le prime, la cassonatura
del soffitto; le metope un elemento di riempimento del vuoto fra le teste delle travi poggianti sulle
architravi. Tale processo di litizzazione si compì probabilmente tra il VII e il VI secolo a.C. quando anche gli
architravi furono realizzati in pietra attuando il sistema trilitico, e il fregio marmoreo divenne un semplice
mascheramento esterno della struttura lignea di copertura.
Giulio Romano negli anni ’20 del ‘500 ritiene che nell’architettura la natura deve essere solo
rappresentativa di tutti gli elementi ma non debba assolvere nessun compito se non quello visivo. Per
questo motivo fa scivolare all’indietro il triglifo per evidenziare la sua passata valenza strutturale e ne
ostenta il carattere visivo; maschera da applicare alla muratura. Pura immagine, non mette in crisi nulla a
livello strutturale.
Il problema angolare sta nella posizione dell’ultimo triglifo sopra la colonna angolare che fa perdere la
simmetria. Esistono due soluzioni. Per non lasciare “mezza metopa” sull’angolo, si sposta in angolo il triglifo
e la metopa diventa rettangolare e differente da tutte le altre. L’altra alternativa è accorciare
l’intercolunnio dell’ultima colonna in modo da mantenere la simmetria.
Sansovino nella Libreria Marciana lascia com’è il triglifo ma rinforza la colonna con un’altra semicolonna
che allontana lo sguardo dall’errore simmetrico.
Anche restando nello stile dorico molte volte capita che ci siano gradi differenze proporzionali e di qualità
formale soprattutto tra Grecia e Magna Grecia analizzando uno stesso periodo artistico.
33
Lo Ionico. Contemporaneo ma
diverso. Il rapporto tra fusto e
diametro è differente. Nel dorico
arcaico il rapporto è 1 a 4 mentre nel
dorico classico è 1 a 6. Nello ionico è
1 a 8. La colonna è scanalata a 24 a
sottolineare maggiormente lo
slancio e sono separate da piccoli
listelli piani (non più a spigolo vivo
come nel dorico).
La colonna non poggia più
direttamente sullo stilobate ma ha
una base (può poggiare anche su un
plinto). La base attica generica dello
ionico è composto da Toro, scozia,
toro (questo secondo ha un
diametro inferiore rispetto al toro
inferiore). La base ionica è più rara
(2 scozie intervallate da un doppio
astragalo –modanatura convessa‐,
scozia e toro). Il capitello ha volute
composte da ovuli e dardi, abaco
quasi assente. La trabeazione anche
in questo caso è tripartita.
Architrave è composto da un’unica
fascia o tripartita. Il fregio o è a
fascia liscia o con bassorilievi che
raffigurano scene figurative. La
cornice ha il gocciolatoio. Presenta
dentelli tra fregio e cornice.
L’ornamento generale è
caratterizzato da elementi decorativi
vegetali e naturali.
Il capitello angolare porta a piegare la voluta angolare di 45° poiché altrimenti si vedrebbe un lato lungo e
l’altro più corto.
Da Wikipedia. La fondazione del tempio era in genere in pietra locale ed è chiamata euthynteria, su di essa
poggiano i gradini di accesso al tempio (crepidoma). A differenza dell'ordine dorico, le colonne ioniche non
poggiano direttamente sul gradino, ma su di una base formata da due elementi (Asia Minore), uno
chiamato toro di forma convessa, sul quale stava la scotia di forma concava. In Grecia abbiamo invece due
tori con in mezzo la scotia. In età romana a quest'ultima "base attica" greca, si aggiungerà la "base
composita", con il raddoppio della scotia intermedia. Al di sopra della base si ergeva il fusto, di proporzioni
più snelle rispetto a quello dell'ordine dorico e privo di rastremazione. Le scanalature potevano variare da
un numero di 16 fino a 20 ed erano separate da listelli, invece che incontrarsi a spigolo acuto come nel fusto
dorico, mentre l'altezza poteva arrivare anche a 10 volte il diametro della base.
34
Il compito dell’architetto è quello di dimensionare gli elementi poiché in una struttura architettonica del
genere non è possibile inventare qualcosa di nuovo. L’altra sua funzione è quella di una precisa messa in
opera di tutti gli elementi monolitici visto che non c’è legante cementizio.
I rocchi vengono scanalati dopo la messa in opera. All’interno ci sono degli spuntoni metallici che aiutano
una precisa messa in opera. Resta comunque un legante meccanico e non plastico. Le sculture del timpano
vengono poste in opere e prodotte a terra. Alcune parti poi venivano colorate a discrezione dell’architetto.
Il colore aiuta ad evidenziare la differenza tra gli elementi come avviene per esempio tra triglifi e metope.
Aiuta anche a rendere evidente il bassorilievo che non veniva mai colorato. La colorazione ricorda la
polimaterialicità del tempio antico.
Ad entrambi gli ordini vengono applicati una serie di accorgimenti visivi dovuti alla prospettiva sull’occhio
dell’osservatore. L’entasi è già stata affrontata (simboleggia il carico, come se si piegasse a causa della forza
peso applicata e permette quindi di vedere le colonne dritte anziché ricurve).
Un’altra modifica è legata alle colonne angolari che hanno un diametro leggermente maggiore delle altre e
sottolinea la saldezza del tempio e la fa apparire spessa come le altre dal momento che si disperde nella
vista laterale dell’esterno.
Tutte le orizzontali sono ricurvate verso l’alto, dallo stilobate in su. Ciò si fa perché il tempio si deve leggere
perfettamente ortogonale, senza questo artificio ciò non sembrerebbe. L’occhio vede ricurvo verso il basso,
viene incurvato verso l’alto e noi possiamo vederlo dritto. La curvatura viene valutata empiricamente, si
nota molto nei templi dorici del VI secolo e mano a mano va a notarsi meno fino al V secolo con il
Partenone dove le modificazioni lo rendono perfetto. Nella mezzeria dello stilobate del Partenone ci sono 5
cm di salto di quota.
35
I templi non sono sempre cosi aperti ma hanno cancellate e pareti che rendono possibile la visita solo in
certi giorni. L’elemento visivo è quindi ancora più importante. L’architettura è legata alla visione e quindi
può ingannare. In Grecia si sviluppa questa idea per la prima volta.
36
*tempio di Zeus ad Olimpia. Ha un naos tripartito. Tempio dorico esastilo. Doppio fregio. Esternamente il
fregio dorico con metope lisce e frontone statuario ad opera di Fidia. Ma nel naos c’è un fregio con metope
in bassorilievo. Dentro statua di Zeus Assiso. Si va verso il gigantismo poiché la statua è colossale.
*acropoli di Atene. Emblema della
maturazione proporzionale. Si trova in
una zona a cavallo tra stile ionico e
dorico. Analizzando l’opera possiamo
dire che il tempio è dorico con
derivazione ionica. Parte dal VI secolo
per decisone della città in onore ad
Atena. Dal 495 a.C.. Dopo la battaglia
di Maratona sui persiani, la fabbrica è
stata sospesa. Nella seconda guerra
persiana viene distrutto. Nel 479 dopo
la guerra di Salamino e Platea, si
riprendono l’acropoli e tornano al
progetto. Come prima cosa rinforzano
l’ampiamento artificiale dell’acropoli.
Il progetto ha un pre‐Partenone di
idea di Cibone (aristocratoco
ateniese). Pericle lo spodesta essendo
il suo antagonista, distrugge la
fabbrica del templio e ne fa ricostruire
uno nuovo con progetto di Ictino. È
comunque simile ma presenta una
dilatazione in senso orizzontale
passando da esastilo ad octastilo.
Anche il tempio più perfetto è
influenzato da avvenimenti che ne
cambiano ripetutamente la forma.
Non solo modificazioni dovute
all’estetiche ma anche legate alla
politica tanto da diventare una
fortezza in epoca medievale, una
Moschea dal 1453, cannoneggiata dai
veneziani nel 1687 fino a renderla
quello che è ora.
La migliore replica dell’originale è a
Neshville ma in cemento armato.
Dorico e ionico si incontrano anche se il tempio è Dorico. È caratterizzato da quattro ambienti in
successione. Pronao è contratto. Il naos è tripartito. Opistodomo a quattro colonne ioniche libere (sala
delle vergini). Queste sono ioniche perché sono più slanciate visto che non si vuole usare un doppio ionico
sovrapposto. Il materiale è il marmo di cave vicine. Non è questione strutturale ma proporzionale.
Il carattere ionico si vede nel fregio statuario su colonne doriche che non ha metope e triglifi. Esternamente
è totalmente dorico. La statuaria rappresenta le feste panatenaiche che si svolgevano a Luglio (celebrazione
civica più importante di tutte ad Atene).
37
Nell’apparato superiore ciò che stona è l’ombrellone che sembra non c’entri nulla come i due spioventi. Ciò
indica che la facciata non è stata terminata e lo riscontriamo in dei disegni del 1515 dove anche se fuori
scala l’ombrellone esisteva già. In confronto il timpano reale ha dimensioni minori e quindi meno legato
all’antico. L’idea è quella di rendere visibile l’ombrellone guardandolo di scorcio dal basso e quindi c’è la
necessità di abbassare il timpano.
La facciata è un avancorpo scavato all’interno dove sono state ricavate delle camere creando in tutto tre
ambienti. Uno parallelo alla facciata e due alla controfacciata. Questo apparato è servito da due torri visibili
dall’esterno che si crede sarebbero dovute essere state più alte ma sono state chiaramente interrotte.
Contengono due scale che girano attorno allo stesso nucleo ma che non si incontrano mai in quanto hanno
funzione cerimoniale e quindi permette al cerimoniante di fare un giro senza essere intralciato dai fedeli. La
stessa cosa avviene per le scale all’interno dei pilastri della cupola. Quelle delle torri si raggiungono
dall’esterno o dal convento da una parte mentre per l’altra è raggiungibile esclusivamente dall’interno della
chiesa o dall’esterno. Questa soluzione permette ai Gonzaga di raggiungere luogo privato solo per la
famiglia da dove poter assistere alle
funzioni e alle varie celebrazioni
(come avviene a San Sebastiano).
Nel timpano c’è un ambiente absidato
dove si ritiene dovesse essere posta la
reliquia e quindi anche un altare. Un
esempio può essere il *duomo di
Prato di Donatello e Michelozzo dove
lateralmente è posto un podio che
guarda all’esterno e che si propone
all’interno della chiesa come un
balcone. Per questo motivo, visto
l’esempio, si può pensare che
l’ombrellone doveva servire per
mostrare la reliquia sia dall’interno
che dall’esterno.
*alla Vergine dei Miracoli a Brescia c’è
lo stesso principio in controfacciata.
Nella *chiesa di Sant’Abbondio a
Como si vedono tre navate e
avancorpo con cappella alta e altare.
stesse persone che l’hanno ideata. Un registro volgare noto alla collettività grazie all’ostensione e al ricordo
di Sant’Andrea del XI secolo.
La doppia rampa serve per il trasporto della reliquia in segreto. L’altro parallelo è per tutti. Da qui si capisce
buona parte dell’architettura albertiana.
*La basilica di San Marco può essere un riferimento. La volta a botte perperndicolare all’asse della chiesa
più due parallele laterali. Oltretutto San Marco si rifà all’apostoleium di Costantinopoli e quindi il
riferimento a Mantova richiama il motivo imperiale che si cerca di tramandare. Il modello è quello dei due
archi sovrapposti.
Per l’esterno è interessante il taglio della trabeazione come già visto precedentemente. Un riferimento può
essere *l’anfiteatro di Pola poiché composto da una campata è più larga quindi l’arco è più ampio e mangia
un pezzo dell’architrave. Altri esempi possono essere la *porta di Adriano ad Atene che ha una gestione
simile dell’arco. *Filippo Lippi usa lo stesso sistema in pittura poiché verrà visto dal basso. *Tempio di
Claudio di Roma.
Nell’esterno, la facciata presenta quattro paraste più sporgenti delle due minori dell’arco. Ciò è dovuto al
fatto che cerca di non far sporgere le modanature del fregio ma anche quelle inferiori scavandole ed
esasperando le inclinazioni perché verranno sempre viste dal basso dando però l’idea di essere viste
frontalmente. Tutti questi accorgimenti sono stati pensati da Alberti nonostante la fabbrica non fosse
ancora terminata alla sua morte. È ovvio che Alberti abbia lasciato detto a qualcuno quali sarebbero state le
sue intenzioni e sicuramente una di queste figure che erano state avvisate del progetto è Mantegna che poi
procederà con i dipinti all’interno dopo aver terminato la costruzione.
I colori araldici tipici della famiglia Gonzaga vengono utilizzati per l’esterno senza quindi la necessità di
firme o dediche in quanto i colori rappresentavano la famiglia committente dell’opera. Quasi tutto è dipinto
e non scolpito tranne le modanature.
Gli spioventi attorno all’ombrellone mostrano che la facciata è incompiuta in quanto avrebbe dovuto salire
di livello. Le due torri sarebbero dovute essere più alte in modo che la facciata le unisse visivamente. In
alternativa la possibilità poteva essere quella di un doppio timpano.
Le modifiche nei secoli rendono complicata l’analisi dell’opera iniziale. L’apparato in controfacciata non è
mai stato utilizzato poiché non fecero in tempo a terminarlo e quando fu ripreso dopo la sospensione dei
lavori, venne modificato. L’altezza del balcone rende difficile la vista della reliquia quindi si denota
l’importanza sottolineata all’inizio della sua visione della religiosità.
42
43
Venezia e il Rinascimento
Rinascimento è un momento di
autorappresentazione della città di
Venezia. In questi anni avviene una
rinascita dell’antico ma secondo un
rapporto controverso. C’è la tradizione
ma anche vengono seguiti modelli
antichi.
La Serenissima è una repubblica molto
ampia in quegli anni. Si espande fino al
Ducato di Milano, la Romagna, l’Istria e
la Dalmazia. Giustinian in quegli anni
augura a Venezia si superare Atene nel
predominio sui mari e Sparta sulla terra
ferma. C’è da parte di tutta la città di accrescere il potere.
Ne consegue la necessità di produrre nuove architetture dalle
fortificazioni, edifici militari, città di nuova fondazione. Questo
avviene soprattutto lontano da Venezia nei territori sottoposti
al potere. In quegli anni si possono vedere cantieri prestigiosi
anche in città. Venezia è una repubblica oligarchica dove però è
il doge ad avere la maggior parte del potere.
Obiettivo principale e primario è quello di conoscere tutti i
territori della Serenissima. Jacopo de Barberi fa una pianta
della città di Venezia e quindi un’opera cartografica di grande rilevanza.
Il 14 settembre 1473 viene colpito da un grande incendio che ne brucia gran parte. Subito nel 1474 una
commissione propone una ricostruzione. Le parti ricostruite devono seguire un linguaggio innovativo
rispetto alla tradizione che comunque deve essere presente. È difficile capire chi avesse l’autorità per
proporre un progetto del genere. Antonio Rizzo è uno di questi architetti che però si concentra sulla
facciata del Rio dove c’è l’ingresso
del palazzo direttamente dall’acqua.
Si compone in quattro livelli dopo le
aperture però sono irregolari. Il
basamento è caratterizzato da
bugne a diamante allo scopo di
indicare il punto di appoggio
sull’acqua. Questo motivo non ha
riferimenti precedenti certi se non
Ca’ del Duca che risale al 1450 circa
svenduto poi al duca di Milano
seguendo il progetto di Bartolomeo
Bon e un disegno di Giuliano da
Sangallo ma si tratta di un
riferimento per analogia. La scelta di
questo bugnato doveva esprimere la potenza della Serenissima. La ricostruzione ha impegnato anche le
facciate del cortile interno dove vengono legati vari linguaggi e caratterizzata da un richiamo netto del
registro inferiore alla facciata rivolta verso San Marco. La parte superiore invece ricorda il precedente
palazzo con stilemi dell’antico. Ma ciò che più caratterizza queste facciate è l’irregolarità visibilissima delle
aperture e dei vari elementi. Due registri loggiati con archi in serie ma tra una e l’altra manca la simmetria e
la ripetizione delle grandezze ed oltretutto a volte sono intervallate da paraste ed altre da semicolonne;
presenza e assenza del timpano.
45
*Ca’ Foscari
La prima cosa che si nota subito il richiamo al
simbolo della famiglia Foscari. È situato dove
prima si trovavano terreni della famiglia
Giustinian che Foscari compra ed edifica il suo
palazzo. Si affaccia sul canal Grande ed è
formato da un basamento in pietra sormontati
da quattro livelli dove la loggia ne occupa due
allo scopo di ricordare palazzo ducale, sinonimo
di potere.
Un riferimento è certamente *Ca’ d’Oro,
palazzo di Antonio Contarini che ambiva a
diventare doge a discapito di Foscari. Si tratta
dunque un palazzo di un doge mancato. L’opera
inizia nel 1412 quando Contarini compra questa proprietà. Nel 1421 iniziano i lavori veri e propri. L’analisi
dell’opera è complicata a causa di mani di più maestranze che hanno partecipato alla costruzione e anche
all’uso di materiali di recupero che quindi non consentono
una sintesi completa della facciata. Singolare è la simmetria
del prospetto che non è rispetto all’asse di simmetria del
prospetto esistente ma lo è rispetto alla metà mancante di
esso. Si tratta quindi di metà facciata rispetto a quanto
invece si era progettato e quindi si crede che non sia stata
completata. In realtà dipende da ciò che c’era prima e
quanto del materiale precedente è stato salvato ma anche
da terreni che hanno permesso determinare lo spazio di
cantiere. L’obiettivo è quello di ricordare le forme di
46
Palazzo Ducale, soprattutto nella loggia e nei merli che terminano superiormente il prospetto. In pianta
l’edificio ha un impianto a C e quindi è chiuso su tre lati.
Viene ricostruita nella seconda meta del ‘400. Alcune parti vengono salvate e riutilizzate dopo l’incendio
per la ricostruzione. Al fianco della facciata c’è una appendice che riprende la facciata nella tripartizione e
nel termine superiore del prospetto. Il recupero delle colonne del portale da dei problemi perché
scandiscono il proporzionamento dell’edificio. La colonna ha dimensioni inferiori del previsto allora viene
inserito un tassello decorato tra basamento e colonna che da la dimensione prestabilita. Vengono riprese
anche le colonne del secondo registro nelle aperture che sono semicolonne alveolate circondate da
parastine. Una delle due sostiene l’infisso delle finestre. La colonna e la parastina esterna sono sormontate
da altre due parastine brevi. Parasta liscia che sostiene l’arco della finestra in contrapposizione alla
decorazione di quella esterna. La parasta liscia, nel lato rivolto verso l’interno della finestra è decorata a
creare contrasto. Nelle paraste ci sono elementi circolari disassati progettati con non curanza verso
l’allineamento delle parti.
Nel primo registro c’è un doppio fregio con motivi simili. Il primo è caratterizzato da grifi che si incontrano
con in mezzo un elemento circolare. Quello sopra ha sempre i grifi ed elementi floreali molto più legati al
dettaglio.
Nelle nicchie c’è un intento di sfondamento prospettico grazie a pilastri essenziali che sorreggono una volta
a botte decorata in modo da rendere la fuga prospettica. All’interno c’è il leone che è il simbolo di Venezia.
Nell’appendice laterale le nicchie sono architravate sorrette da una successione di arcate dove il tutto è
dipinto.
concorso per il progetto. Vince la Bottega dei Lombardo e il progetto è firmato nel 1481 con materiali di
pregio e con una tabella di marcia che impone tempi molto stretti.
Chiesa ad aula unica. La copertura interna è cassettonata anche se gli interni sono restaurati nel ‘800 (si
vedono le catene che aiutano a sostenere la copertura). La parte più decorata sono le colonne che
sorreggono il coro e la parte all’altezza dell’altare. Edificio esternamente unitario interrotto dalla cupola. È
particolare è la cripta che a Venezia a causa delle fondazioni immerse nell’acqua non poteva esserci allora
viene alzato lo spazio sotto l’altare per farci spazio.
All’esterno c’è una lastra policroma che copre tutta la facciata. Il primo registro è trabeato mentre il
secondo è caratterizzato da un sistema ad arco (come il Battistero di Firenze). Le paraste hanno un uso
particolare. Le paraste hanno il capitello corinzio dove c’è un risalto della trabeazione. C’è la massima
attenzione al sistema proporzionale.
Il portale è caratterizzato da un inquadramento con paraste con risalto di trabeazione per tutta la luce del
portale e timpano curvilineo. Il secondo livello presenta un sistema ad archi con paraste ad ordine ionico.
Sopra trova spazio un fregio con grifoni affrontati e tondi.
Nel prospetto posteriore c’è una sorta di strabismo tra spazio degli archi e posizione delle aperture dovuto
allo spessore dei muri che nei punti di simmetria hanno bisogno di essere pieni per la portanza dell’edificio.
C’è continuità basamentale poiché nella parte che tocca l’acqua si vede una sorta di capitello ionico che
sembra affogato nell’intento di venire a galla.
Il pronao ha una struttura trilitica. Sopra la trabeazione si vedono pilastri che sorreggono archi di scarico. In
passato questa soluzione era coperta mentre ora è visibile. Si capisce che c’è un rispetto formale per la
tradizione ma la parte strutturale di nuova scoperta è preferita a quella greca che però viene nascosta in
quanto non ritenuta degna.
Il corpo intermedio è voltato a botte a quote differenti tra interno ed esterno poiché si trova a metà nel
pronao e metà nella rotonda segnando l’ingresso dell’edificio. Si media tra il sistema trilitico e quello
murario attraverso questo elemento. Ospita una scala a pianta triangolare che porta in una serie di locali
sempre nel corpo intermedio che si trovano sia nell’ambiente trabeato che in quello murario. Attraverso
decorazioni e al sistema trilitico si inquadra il portone con paraste e motivi floreali simile al sistema di
Sant’Andrea a Mantova o alla trinità di Masaccio. Volta a botte cassettonata con doppia parasta con
basamento e capitello in continuità. Stesso sistema anche a Santa Maria Novella.
La fila di colonne incontra la parete muraria diventando un pilastro scanalato proporzionato alla colonna
mantenendo lo stesso capitello della colonna. Questo elemento (il pilastro) quando gira attorno diventa
una parasta distribuita come il pilastro. L’astragalo del capitello prosegue oltre l’ordine anche sulla
muratura come fascia muraria e lo stesso avviene per il basamento.
La trabeazione è sempre tripartita anche in questo ordine. L’architrave è a tre fasce, il fregio in porfido è
liscio, la cornice è semplice con motivi alternati a rosette che decorano la sima.
Il capitello del Pantheon è considerato il capitello della tradizione e viene ripreso anche a san Pietro. La
base riprende la base ionica e quindi plinto, toro inferiore, scozia, doppio astragalo, scozia, toro superiore.
Il tempio romano è influenzato dal mondo greco anche nel nome delle divinità. Ma ha anche riferimenti dal
tempio etrusco in legno che ha la caratteristica di avere più naos. Il tempio di Giove Capitolino è dedicato
alla triade Giove, Giunone e Minerva. Ci si accede da un’unica scalinata frontale e quindi nella sua assialità.
Ha una facciata predominante dove le colonne sono in marmo (nel pronao) mentre quelle che
esternamente cingono in naos diventano semicolonne in muratura cementizia.
57
La tecnica dell’arco inquadrato detto anche “partito romano” è una struttura muraria alla quale è applicata
una struttura trilitica che regge la trabeazione. Viene utile nel Colosseo e nelle grandi architetture perché
permette di costruire in muratura e nasconderlo con il sistema trilitico. Gli ordini vanno in crescendo per
valore ma anche per la loro pesantezza che man mano diventa snellezza. L’ultimo ordine che è pieno
presenta comunque paraste. Lo stesso avviene nel teatro di Marcello
La particolarità del Colosseo è che non c’è il dorico ma il tuscanico come primo livello. La base ha un unico
toro, e il capitello è come quello dorico ma semplificato.
58
59
da una loggia inferiore con paraste sul livello superiore che però non vengono mai realizzate ma anche per
la schiena degli archi e il loro alzato sopra il capitello superiore, i cerchi tra gli archi, le finestre del secondo
registro inquadrate con paraste. Ciò che però è caratteristico è l’intervento che viene compiuto nell’angolo
perché è delimitato da una doppia parasta
con risalto della trabeazione. I quattro alzati
sono indipendenti uno dall’altro. Il capitello
è molto più raffinato del suo corrispondente
peduccio nella muratura dove l’ordine dei
due è un corinzio composito perché è
corinzio con l’aggiunta di volute ioniche. Il
peduccio è comunque molto raffinato perciò
non si sa se attribuirlo a Laurana o a di
Giorgio Martini ma non si hanno prove.
Laurana realizza una doppia rampa per
arrivare alla facciata dei Torricini. Francesco
di Giorgio Martini realizza l’ala di raccordo
tra la sala del Trono e il castelletto.
Per accedere agli ambienti privati dl palazzo che si trovano nella facciata dei Torricini, le stanze mano a
mano si rimpiccioliscono ad indicare la privatizzazione degli spazi in quanto si passa dal pubblico via via al
privato, ma hanno anche una funzione cerimoniale tipo un filtro per indicare il valore dell’ospite che più si
addentra più è nobile e degno di rispetto da parte dei Montefeltro.
61
*Duomo di Urbino
Opera sempre di Francesco di Giorgio. È stato modificato dopo un terremoto nel 1700 perciò l’analisi è solo
su fonti. La pianta è a croce latina, transetto grande, tre cappelle terminali con la centrale più ampia. Le tre
navate terminano con nicchie appena accennate e colonne crucifiormi. La facciata è in quattro paraste e tre
archi e timpano. Ricorda molto Sant’Andrea a Mantova nonostante sia una facciata composta da una lastra
unica e quindi non su più livelli. La navata centrale è caratterizzata da una volta a botte e le colonne che
scandiscono le volte
ricordano il tempio
malatestiano. I due
recinti sono trabeazioni
che scandiscono in
tutto il perimetro i
registri e le quote di
questi corrispondono ai
capitelli in modo da farli
risaltare
cromaticamente.
Per alcuni la nudità
dello stile di Francesco
di Giorgio dipende dal
fatto che si rifà allo stile
delle architetture in
decadenza dove gli
apparati decorativi si
stanno dissolvendo.
La facciata versa valle è caratterizzata da due logge che rigirano su due ali scandite da paraste che si
dispongono una sopra l’altra come nel Duomo di Siena. Anche nel monastero è presente una rampa
elicoidale.
*Rocca di Mondavio
Edificio con nucleo fondato su una torre centrale, un corpo principale e un puntone. L’architettura di
questo genere ha la caratteristica di variare spesso angolazione, soprattutto nel maschio. Il movimento
delle superfici viene progettato perché non siano facilmente colpibili. Un’altra caratteristica è
l’abbassamento dell’architettura e quindi viene inserita nel terreno e superfici inclinate per la parte esterna
al terreno.
Ci sono cannonieri radiali verso l’esterno con ulteriori cannonieri laterali perché se il nemico sfondava ed
entrava, si rischiava di essere attaccati lateralmente. Man mano che si alza, la superfice ruota per impedire i
tiri a 90°.
Questa è considerata una delle migliori architetture del ‘400 estranea a tutte le precedenti.
*Cappella Colleoni
Bramante si trova a Bergamo per dipingere la facciata
nello stesso tempio in cui inizia la costruzione della
cappella. Affidata ad Amedeo architetto, anzi
capomastro del tempo molto competente. Egli non
64
esce mai dal ducato e quindi la sua architettura è si all’antica ma un antico particolare: lui quindi non ha
mai visto architetture antiche, ma tuttavia conosce piccole opere antiche che ci sono a Milano.
In quest’opera Bramante interviene su un progetto già esistente di Amedeo.
La finestra della Chiesa è in marmo bianco scandita da sei elementi verticali, al di sopra ci sono sei parastine
che reggono la trabeazione assieme a due paraste laterali alla finestra, sopra ci sono due statue,
trabeazione, lunetta e ancora trabeazione.
Caratteristico è anche un grande rosone centrale, loggia, due paraste giganti laterali. Il tutto rende l’edificio
all’antica attraverso l’uso di materiale parlante.
Si tratta della tipologia della cappella che offre un corpo quadrato cupolato a cui si affianca un altro corpo
quadrato anch’esso cupolato (come la sagrestia vecchia).
*Incisione Prevedari
Questa è da considerarsi la prima opera di Bramante a Milano. Non si tratta di un’architettura ma di
un’immagine, un’incisione. Una immagine che può essere stampata e commissionata per essere riprodotta
in serie. Si può vedere un frate inginocchiato davanti ad una architettura antica che è stata ricostruita più
volte e in più modi. È presente una serie di pilastri che separano la cupola ottagonale dagli altri spazi laterali
che sono spazi con ordine di misura che diminuisce.
Possiamo vedere nell’arco lo stesso gioco della trabeazione che lo taglia come in Sant’Andrea a Mantova. Il
capitello bipartito sarà uno stilema di Bramante, cesto d’acanto che esce e sporge sotto. Significa che
Bramante ha a disposizione il testo di Vitruvio sulla creazione dell’ordine corinzio infatti sembra che abbia
preso spunto da qui. Un altro riferimento al capitello potrebbe essere la chiesa di sant’Ambrogio.
Roma nel ‘500 è come Firenze nei secoli precedenti a causa del ritorno dei papi intorno al 1420. Le due
famiglie più nobili della città sono i Colonna e gli Orsini. Molto spesso il papa non è di Roma ma viene da
fuori e da ogni papa quindi c’è un rimescolamento delle cariche in curia, di conseguenza anche gli artisti
cambiano con il papa e quindi c’è una sorta di conflitto con la città.
Il problema per Roma è il ricordo pesante con l’antico dovuto alla sua storia cosi importante.
Bramante è commissionato da papa Giulio II che lo fa trasferire da Milano a Roma nel 1499. C’è una
sostanziale differenza tra i progetti milanesi e quelli romani cambiando radicalmente il modo
architettonico. Bramante entra a contatto con l’antichità arrivando a Roma osservando le opere presenti
anche in tutto il Lazio e in Campania. L’interpretazione del suo cambiamento di stile si può pensare dipenda
dall’approdo e la conoscenza di Roma e della sua storia architettonica, ma così non fu. La giusta
interpretazione è dire che Bramante dipendesse la sua architettura dal pubblico e la committenza che lo
“obbliga” a mantenere lo stile classico di Roma a causa della sua enorme storia alle spalle.
poggia più sulla cornice marcapiano come in Palazzo Rucellai ma invece poggia sulla cornice marcia
davanzale che l’altezza su un sostegno alla parasta.
In pianta l’edifico risulta molto complesso . c’è un cortile loggiato su tutti e quattro i lati e al suo fianco
viene messa la Basilica di San Lorenzo in Damaso che viene traslata per far stare il palazzo.
Anche qui c’è una progressiva privatizzazione degli ambienti e quindi un ridimensionamento come accade
ad Urbino.
Il cortile ricorda nelle logge gli Innocenti mentre nel terzo livello pieno ricorda il Palazzo di Urbino.
L’arrivo a Roma di Bramante coincide con un boom edilizio soprattutto dei Curiali.
*Palazzetto Turci
In facciata c’è la sovrapposizione degli ordini. Le finestre del piano nobile sono come quelle del palazzo
Riario. Ci sono botteghe al piano terra per una rendita sicura e continua. Cornice marcapiano che non è il
solaio all’interno e he serve a reggere le paraste. C’è un uso raffinato del laterizio con grande effetto visivo
*Palazzo Fieschi
Palazzo cardinalizio di dimensioni enormi. Finestre al tabernacolo con timpani curvilinei e triangolari
alternati in tutto il registro. Nel registro inferiore la finestra è inquadrata da paraste senza timpano e arcate
che poggiano direttamente sulla bocca di lupo degli ambienti di servizio. Portale con trabeazione dorica
seguendo per l’ordine una trasposizione ingenua elaborata dai trattati. Paraste su piedistallo. Riquadrata
dalla campata che si riconnette all’ordine negli angoli che serve a muovere la facciata . i materiali utilizzati
sono travertino e cotto.
*Palazzo Baldassini
Loggia su un unico lato e scalone per i piani nobili. Opera dove mette le mani anche Antonio da Sangallo.
C’è continuità delle orizzontali in ogni ambiente. Tutto in laterizio tranne il cantonale in bugnato, il portale
e le finestre. Le proporzioni dei tre livelli sono 8,5,4 nelle altezze. Vediamo la finestra che poggia sulla bocca
di lupo. Semicolonne con logica trionfale del palazzo e piedistalli a sorreggerli.
Nel registro superiore raddoppia le colonne perché ha una trabeazione che copre una luce minore di un
arco come portanza di peso.
La parasta in corrispondenza dell’angolo affonda nel muro come nella sagrestia vecchia di San Lorenzo.
Sopra il pilastro c’è un risalto di trabeazione e nella cornice c’è una doppia mensola in corrispondenza di
ogni pilastro (la stessa cosa avviene nel Colosseo dove si toglie il fregio; sopra le mensole la cornice è
continua).
L’altare è in
corrispondenza a una
delle nicchie e due
campate che la
contengono. Il piedistallo
sotto le paraste ha
l’obiettivo di dare
continuità orizzontale.
Sceglie l’ordine dorico
perché è simbolo di
mascolinità e quindi
anche del martirio ed è
per la prima volta
completo e finito come
peccando soltanto in
proporzionalità.
La porta si sovrappone
all’ordine per una questione di radialità proporzionale dove la cornice della porta è a orecchioni con
paraste inglobate.
L’idea di Bramante era quello di un loggiato proporzionato seguendo il principio di radiazione dove ai
quattro lati doveva trovarsi un ninfeo triconico che ha funzione funeraria.
Il capitello dorico è la copertura è decorata con lacunari e rosette dove anche i lacunari sono proporzionati
verso l’esterno e quello all’altezza della porta da quattro si fa in uno grande unico.
71
Il fregio si compone di triglifi e metope dove però le decorazioni sono di stampo cristiano ma nonostante
questo si coglie ugualmente il significato delle metope dell’ordine dorico antico perché si tratta ugualmente
di rappresentazione della realtà.
Sopra trovano spazio nicchie con conchiglie e nicchie rettangolari alternate da paraste specchiate. C’è una
ricerca prospettica e visiva causata dalla loggia presente il progetto che limitava il campo visivo.
*Scala a Chiocciola
Si è conservata questa chiocciola all’estremità del Belvedere con lo scopo di creare una rampa percorribile
a cavallo o con le mule papali. La pendenza è quindi dolce. Non ha una parete continua come ad Urbino ma
invece propone una successione e sovrapposizione di colonne che cambiano ordine andando verso l’alto
(tuscanico, dorico, ionico, corinzio e composito). La scelta di questo ordine dipende sia da una questione
72
*Palazzo Caprini
La facciata di Bramante
scompare quando viene
costruita via della
Conciliazione poiché si
trovava in quel borgo
centrale che è stato raso al
suolo. Le uniche
testimonianze che
abbiamo sono delle
incisioni del ‘500.
In facciata c’è il bugnato
rustico con casseforme e
non pietre nel registro
inferiore a dimostrare la
ricchezza della soluzione e
non del materiale. Sopra c’è un binato dorico su piedistalli. Le piattebande sono archi in piano che utilizza
nel registro inferiore che trovano un vuoto in chiave quindi se fossero in pietra crollerebbero. In questo
modo mostra la sua soluzione architettonica senza mostrarla effettivamente ma attraverso un artificio che
ci fa capire che quello che vediamo è solo un ornamentum e non la realtà.
Allude a Vitruvio nelle metope che in alcuni casi sono finestre nella trabeazione sopra il secondo registro.
73
Architettura Cristiana
strategico per l’acqua, ma anche per le vie commerciali. Vi è un asse viario che la collega all’Europa e un
altro che la unisce alla Grecia e al Mar Nero. Questi due assi mediani si incontrano all’interno della cerchia
muraria. Costantinopoli si trova quindi nell’incrocio delle due vie più importanti che collegano Europa a asia
Minore. Le piazze, i fori, le attività commerciali più importanti si sviluppano attorno a queste due strade.
Anche Gerusalemme poiché città legata al cristianesimo acquista importanza e anche questa città è
organizzata secondo un asse orizzontale che confluisce in una piazza con statua di cui Costantino prenderà
spunto. Nell’asse di Costantinopoli c’erano quattro tetrarchi in porfidi che i veneziani durante la IV crociata
rubano e ora si trovano nell’angolo tra Palazzo Ducale e San Marco e lungo questa strada si dispone tutta
l’arte che deve propagandare la nuova capitale. La battaglia di Ponte Milvio è rappresentato anche da Piero
della Francesca in cui Costantino (che dorme prima della battaglia) è visitato da un angelo che gli consiglia
di combattere con la croce di Cristo sugli scudi in nome della religione cristiana (il sogno di Costantino).
Giulio Romano invece ci mostra Costantino il giorno dopo il giorno della battaglia e disegna la croce di Dio
nel cielo. Il trionfo militare di Costantino ha nella croce il suo simbolo.
*Anastasis
A Gerusalemme, fatta
costruire nel 335. Basilica
costruita attorno al corpo di
cristo, a 5 navate con cortile
intermedio che porta il
sepolcro di Cristo circondato
da dodici colonne. La
situazione è la stessa del
mausoleo. Prende spunto da
San Pietro e San Giovanni Laterano. Questa pianta viene utilizzata sia per la
costruzione di Santa Irene sia per Santa Sofia.
Costantinopoli deve porsi come una nuova Roma e ciò si vede soprattutto
nella posizione. Il palazzo imperiale si affaccia direttamente con il Mar di
Marmara e si affaccia nell’ippodromo. Questo contatto diretto con
l’ippodromo si ritrova anche a Roma. Posti ai bordi del recinto del circo vi
erano obelischi. Il Capismar era il luogo dove si affacciava l’imperatore per
guardare l’ippodromo e attorno la folla era disposta gerarchicamente.
75
*Foro di Costantino
Il foro di Costantino è vicino all’ippodromo ed è una piazza rotonda con una colonna libera in porfido di 2,5
metri di altezza con la statua bronzea di Costantino. Questa era stata ricavata dalla statua di Elios, Dio Sole.
C’è una ambiguità tra Cristo e Costantino perché Elios inizialmente era una prefigurazione di Cristo. Questa
ambiguità la troviamo anche nei testi di Eusepio, il quale considera Costantinopoli come una grande città
del Sole. Costantino si sveglia nel suo palazzo, posto ad est della città e a volte si mostra ad est alla folla. A
Mezzogiorno, nel centro della città vi è la sua statua, e morirà, tramonterà ad ovest, dove si trova la sua
tomba. Inoltre nella medaglia di Costantino è raffigurato il Dio Sole.
Quando Costantino muore ci pone il problema di cosa ne sarà dell’anima di Costantino. Nella medaglia
vediamo la mano di Dio che prende Elios/Costantino e lo porta verso l’alto. Siamo in un momento delicato a
livello simbolico. Il sistema di riferimento di base è greco e i simboli devono essere riadattati e cristianizzati.
Questo succede anche in ambito architettonico. Le tecniche costruttive sono le stesse ma cambia il
significato degli elementi (es: la colonna in Grecia ha un uso funzionale, a Roma invece è decorativo che
conferisce dignità). La colonna di San Simeone Stimita è costruita per un santo che sta 40 anni sopra ad una
colonna per distaccarsi dal mondo. L’ordine architettonico è usato come elemento simbolico che segna un
distacco con il mondo terreno.
*Santuario di Kratsman
In Siria della fine del V secolo, costruito attorno alla colonna di San Simeone. Co sono 4 impianti basilicali a
tre navate ciascuno e l’impianto diventa di fatto a croce greca anche se irregolare perché il braccio est è
leggermente più lungo (contiene abside e presbiterio rialzato più spazi quadrati della sagrestia). È l’unico
braccio in cui si svolgono liturgie. La copertura non ha cupola ma tiburio a otto lati. La singolarità è ce la
costruzione si colloca sul margine della collina e tale altura accentua il dislivello della zona occidentale
dell’abside. La posizione della struttura è determinata dalla posizione della colonna sacra. La stessa cosa
avviene per San Pietro sul colle Vaticano che è stata costruita attorno alla tomba di San Pietro Apostolo
(ancora oggi situato sotto l’altare).
Nel santuario di Kratsman la parte centrale è costituita da una colonna centrale, attorniata da colonne.
Pianta ottagonale. Trabeazione continua che costituisce anche gli stipiti e le cornici della finestratura
esterna. Un elemento che nasce dal sistema trilitico classico viene utilizzato solo in maniera formale
slegandosi dall’ordine e sciogliendo ogni legame con la colonna.
Spostandoci nel VI secolo. Giustiniano è imperatore 527 al 565. Ci sono due episodi storici decisivi che
separano l’epoca di Giustiniano con quella di Costantino. Nel 392 c’è il concilio cristiano di Teodosio. Il
cristianesimo diventa religione di stato. I templi pagani come il pantheon vengono chiusi e trasformati in
cristiani. Il cristianesimo diventa obbligatorio. Nel 395 avviene lo scisma tra impero romano d’occidente e
d’oriente. Contrapposizione tra Roma decadente e Costantinopoli fiorente. Nel 476 avviene la caduta di
Roma a causa delle invasioni barbariche. Nel 1453 cade Costantinopoli per mano dei turchi. Giustiniano è
imperatore romano d’oriente, regna quando c’è un nuovo controllo dell’area mediterranea. Giustiniano si
reimpossessa dell’Italia, nord Africa e Spagna. Nel 534 con il codice di Giustiniano si unifica un territorio cosi
vasto. Viene definita in maniera molto chiara la relazione tra potere temporale e potere spirituale e i
rispettivi ambiti. Non c’è più l’ambiguità che c’era durate il periodo di Costantino e questo è testimoniato
dall’architettura. Se Costantino privilegiava l’impianto basilicale a 5 navate, Giustiniano fa uso di volte a
cupola.
76
La basilica degli apostoli viene rifatta, la croce greca viene mantenuta ma i bracci vengono coperti da
cupole. Di fatto si tratta di 5 quadrati sormontati ognuno da una cupola. I modelli oggi visibili sono die: la
basilica di San Giovanni che Giustiniano f costruire sopra la tomba di San Giovanni Evangelista dove
l’elemento strutturale è costituito da un modello quadrato sormontato da cupola a cui verrà aggiunta una
nuova campata trasformando l’impianto a croce latina. Il modello più vicino però è San Marco. Vi è uno
stretto rapporto commerciale fra Venezia e Costantinopoli.
* Santa Irene
È una ricostruzione di Giustiniano di una basilica
preesistente eretta da Costantino a cinque navate.
Atrio‐nartece (luogo che media tra esterno e interno)
ed erano luoghi liturgici molto importanti perché solo
i battezzati potevano accedervi e quindi questi luoghi
fungevano da filtro.
Serie di spazi gerarchici diversi come forma e come
copertura che preparano alla visione del pulpito. La
struttura dell’edificio si percepisce subito perché a
sostenere la cupola ci sono quattro pilastri e
nient’altro, infatti le pareti perimetrali sono svuotate
da moltissime finestre e da questo si capisce che non
hanno nessuna funzione strutturale. I pilastri poi si trasformano in pennacchi sotto la cupola. Un’altra
struttura utilizzata e quella detta a “doppio involucro”.
Tra 527‐537. Impianto centrale ottagonale inserito in un rettangolo molto irregolare. Nell’ottagono ci sono
quattro esedre con due coppie di colonne libere. Esaminando l’ordine vediamo una reinterpretazione
dell’antico. Trabeazione sempre suddivisa ma ciò che si sta perdendo è la vicinanza al mondo naturalistico.
Si passa dalle forme che ricordano il mondo reale a forme astratte, più scenografiche. C’è inoltre una
ripresa del gioco (tipico del Pantheon) fra elementi circolari e curvilinei, nicchie rettangolari o curvilinee.
*Santa Sofia
Giustiniano la ricostruisce. Ciò che muta drasticamente è la copertura. La copertura di Costantino ha cinque
navate coperte dal soffitto piano ligneo attraverso un sistema di capriate. La copertura di Giustiniano è una
successone di cupole lungo l’asse longitudinale distrutta nel 572 da un incendio. Simbolo dell’alleanza tra
religione e stato.
77
Raffaello Sanzio non è soltanto un grande pittore ma anche un grande architetto. Prende il posto di
Bramante nel 1514 quando muore durante la costruzione di San Pietro e viene affiancato da Antonio da
Sangallo il giovane, personalità completamente diversa da lui, è fiorentino, ha una formazione da
costruttore.
*Sale Vaticane
I primi segni di interesse di Raffaello per
l’architettura si vedono nelle stanze vaticane
dove vediamo ad esempio il dipinto “la scuola
di Atene” con Platone e Aristotele al centro e
alle loro spalle un edificio monumentale con
una serie di volte a botte e pareti scandite da
paraste doriche semplificate e nicchie al
centro con una cupola che ricorda le prime
idee di san Pietro. Troviamo anche la “cacciata
di Eliodoro da tempio” dove Giulio II,
committente, assiste dal trono alla scena
biblica e sullo sfondo si vedono una sequenza
di cupole con colonne libere disposte a
ridosso degli spigoli. Anche in questo caso
troviamo dei riferimenti alla fabbrica di san
Pietro. San Pietro è un edificio del IV secolo e
ci sono pervenuti pochissimi disegni
bramanteschi. In uno di questi vediamo un
edificio a 5 navate con due file di colonne che
separano 7 navate e transetto con transenne
di colonne a separare lo spazio in cui è
contenuto il sepolcro di san Pietro e abside
finale. Qui si vede il coro di Rossellino. Uno
degli elementi fondamentali è l’allargamento
della crociera ed è un dispositivo che fa si che
la cupola non sia totalmente visibile dalla
navata e fa si che il fedele si spinga in avanti.
Un’altra soluzione è quella di collocare in
corrispondenza dei tagli diagonali dei piloni colonne
libere a sostegno della cupola in scala gigantesca.
Altri progetti che Raffaello ha presente sono il
progetto dell’architetto veneziano Fra Giocondo
con nartece di accesso con bracci laterali e cupole
in sequenza sulla navata centrale sostenute da
sistema di quattro pilastri.
Un altro episodio leggendario affrescato del papato
di Leone IV è “affresco dell’incendio di Borgo” dove
Leone IV si affaccia dai palazzi vaticani e pone fine
84
ad un incendio. Raffaello disegna la chiocciola di accesso ai palazzi vaticani. Pronao ionico con colonne in
marmi policromi non scanalate (materiale prezioso), colonne ioniche con trabeazione, colonna corinzia,
colonne marmoree scanalate, loggia papale con serliana. Fin dall’antichità la serliana rappresenta il potere
papale. È usato anche un tuscanico e un dorico. Tutti e 5 gli ordini sono utilizzati. Dietro si nota anche il
vecchio san Pietro.
*Cappella Chigi
È la prima architettura di Raffaello per un banchiere papale. Si rifà per la ricchezza dei materiali e per le
forme architettoniche al Pantheon. Cappella funeraria con cripta destinata a contenere le tombe dei
famigliari. Sistema di archi sui 4 lati, tamburo e cupola su tiburio con copertura a piramide conica come il
Battistero di Firenze e simbolo della cristianizzazione, l’interno si articola con una serie di archi connessi tra
loro con una trabeazione. Le statue settecentesche mentre l’apparato decorativo è pensato da Raffaello.
Paraste piegate a libro nei lati dell’ottagono. Uso articolato della policromia e contrariamente ad edifici
contemporanei dove la policromia si ottiene dipingendo le pareti qui invece è realizzata con pietra di diversi
colori. Soluzioni anche di dettaglio che rimandano al Pantheon come l’astragalo che viene prolungato nella
parete. Con ghirlanda, aquila e monti chigiani simbolo della famiglia si rifà all’esterno del pantheon. Anche
l’accesso con sequenza di archi disposti volumetricamente e i capitelli corinzi riprendono il pantheon.
Mentre Francesco di Giorgio Martini e
Antonio da Sangallo vorrebbero modificare
il Pantheon, Raffaello lo accetta cosi com’è.
Ciò ci parla del suo atteggiamento nei
confronti dell’architettura, messo in
relazione al termine sprezzatura. Raffaello è
capace di risolvere grandi problemi
architettonici senza apparente sforzo. La
sprezzatura a significare un artificio tanto
che il cortigiano deve raggiungere il
massimo dell’efficacia senza apparente
sforzo e la sprezzatura è un termine
utilizzato anche dagli storici in ambito
artistico e letterario.
85
*Palazzo Alberini
Costruito subito dopo cappella Chigi. Nel
1520 Raffaello muore a 30 anni. Tra i suoi
progetti c’è quello di ricostruire tutta Roma.
Tra gli obiettivi aveva quello di restituire
l’antico attraverso la sua architettura. Il
committente non commissiona un progetto
per se ma che intende affittare sia per le
botteghe al piano terra sia per le parti
superiori. Si fa anticipare fondi dai futuri
locatari per iniziare i lavori. L’accesso
all’edificio è posto trasversalmente alle
botteghe. Se guardiamo l’alzato troviamo
una similitudine con palazzo Caprini di
Bramante. Zona bugnata inferiormente,
primo piano nobile con semicolonne doriche,
finestre non a tabernacolo ma con
specchiature tipiche dello stile di Raffaello e secondo livello in cui l’ordine diventa astratto con delle
specchiature all’interno delle quali ci sono finestre a orecchioni e tutto circondato da merli
medievaleggianti. Torre che contiene il vano scala centrale. Questo è un primo progetto e ciò che viene
costruito per certi versi è analogo per altri è profondamente diverso. Viene costruito solo una parte
dell’edificio. Nell’alzato è cambiato il sistema dell’ordine perché non c’è più la presenza delle colonne
doriche nel piano nobile ma ci sono paraste semplificate. Poi c’è una successione superiore che porta ad
una progressiva astrazione degli elementi. Quando si arriva al secondo livello, segnato dalla presenza di un
cornicione, troviamo una serie di specchiature
appartenenti al primo progetto iniziale. Nell’attico
conclusivo usa colonne e questo tema lo prende
dal terzo registro del Belvedere. Si notano tutte le
analogie con le architetture del Bramante. La
presenza di giulio Romano invece si vede nel
bugnato del primo livello, non si tratta di un
bugnato rustico come palazzo Caprini ma è
elegante, quasi disegnato come a Palazzo Rucellai.
Si addensa il bugnato in corrispondenza delle
verticali che nei livelli superiori corrispondono
all’ordine. Serie di bugne allineate tutte nello
stesso asse che assecondano l’ordine dei livelli
superiori. Attorno all’arco ci sono bugne finte, solo
scolpite in un unico concio perché ci sono bugne
non finite che invadono lo spazio orizzontale
superiore. Questa soluzione è adottata da Giulio
Romano in altre architetture e ha modelli antichi
come il tempio di Claudio dove il concio centrale si
sovrappone all’orizzontale superiore.
C’è quindi una continua contrapposizione tra
86
l’artificio dell’ordine e il naturalismo dei conci. Questa idea sembra essere presente anche nella parte
superiore del primo registro di Palazzo Alberini. Raffaello gioca su diversi piani su cui si dispongono le
superfici murarie. È caratteristico di Raffaello il gioco delle diverse superfici murarie sottolineate da una
modanatura di stucco. Uso attento di diversi materiali da mattoni di piccole dimensioni, travertino, uso
sapiente della muratura che richiede una tecnica precisa.
La cornice chiude la zona nobile dell’edificio su cui si colloca l’attico superiore. La parasta prende la distanza
dall’angolo (punto che va rinforzato maggiormente) e si sottolinea così l’architettonicità della struttura,
l’apparato si mostra non come apparato strutturale ma si mostra come apparato decorativo. La parasta che
sta come elemento portante prende la distanza dall’angolo e questa distanza è articolata
architettonicamente con una serie di soluzioni per cui sull’angolo si vede l’angolo vivo in travertino e on il
mattone. Alla sommità dei piedritti non ci sono dei veri capitelli ma dei risalti di trabeazione, risultando solo
due fasce dell’architrave e la gola. La cornice è invece continua.
C’è quindi un contrasto tra orizzontalità sporgente e orizzontalità continua. Non c’è il fregio essendo una
trabeazione contratta.
vige la distinzione tra appoggio del piedritto e il parapetto della finestra. Qui viene rispettata la posizione
del solaio all’interno e il suo livello viene differenziato dalla finestra.
*Palazzo Branconio
È diverso da tutti gli altri. È il terzo
palazzo attribuibile a Raffaello.
Apparato decorativo trionfale, festivo
circa come le dimore temporanee che
si utilizzavano quando gli imperatori
entrano in città. È un alzato diverso da
quelli che abbiamo visto perché
l’ordine è collocato nella zona
inferiore. Scompare il bugnato e le
semicolonne si trovano nel primo
livello, nelle botteghe. Il piano nobile è
articolato con tabernacoli alternati
(pantheon) a nicchie con che lette in
verticale diventano una colonna
statuaria. Apparato decorativo con
ghirlande, medaglie che si conclude nell’ultimo livello dove il disegnatore mostra questa soluzione simile a
quella di Palazzo Jacopo da Brescia, ovvero una disposizione di rilievi che progressivamente cambiano di
forma e di dimensione. È una soluzione usata per la prima volta in questo edificio e dobbiamo esere cauti a
paragonarlo con altri edifici. Elemento usato per la prima volta. Conclusione della facciata con una
balaustra continua.
I modelli sono molteplici. Da immagini su medaglie antiche come quella della medaglia Traianea con
l’immagine del Foro di Traiano con tondi, tabernacoli, colossi di colonne che può aver dato spunti svariati a
Raffaello. Il tipo di architettura della facciata è stata messa in relazione ad una serie di edifici fiorentini e
romani che si distaccano da Bramante. Se Raffaello si rifà a Bramante negli edifici che abbiamo visto prima.
Qui si rifà piuttosto a Giuliano da Sangallo e il suo Palazzo Scala a Firenze nel cortile e in un altro cortile di
un palazzo romano del ‘500 con nicchie e fregi scolpiti, sono precedenti diretti di Raffaello.
Il cortile è articolato con quattro alzati differenti e Raffaello usa una trabeazione contratta per il dorico ma
resta il segno delle gutte sotto il triglifo mentre qui c’è l’architrave, cornice ma sparisce il fregio anche se ne
rimane traccia. Questa soluzione trova riferimenti nell’antico. Raffaello anche in questo caso prende le
distanze dall’angolo, cioè usa una soluzione bramantesca ma l’angolo resta libero. Dai disegni vediamo che
in corrispondenza dell’angolo egli usa un voluto disassamento ovvero –c’è una corrispondenza tra nicchia e
statua e semicolonna inferiore, formando una colonna statuaria‐ nell’angolo c’è, invece, un disassamento
che è una tipica sprezzatura, ovvero fa riferimento all’antico ma nel punto critico dell’edifico, l’angolo lo
rinnega. È una soluzione che ricorda il pantheon dove vi è una mancata corrispondenza tra ordine minore e
ordine dell’attico.
*Palazzo Stati
A Mantova. Progettato per un patrizio
romano e riprende palazzo Alberini con il
bugnato nella zona inferiore e scomparsa
dell’ordine nei due livelli superiori. Nel
XVII secolo tutto l’apparato è stato
sostituito ma si pensa che si sia rispettato
il progetto del 500. Il portale presenta
90
un’introduzione nel timpano dove è presente una serie di bugne che sostituiscono la trabeazione. Un
possibile precedente per la parasta del portale è conformata per un verso come una parasta tradizionale e
per l’altro è formata da conci che la conformano la sostituiscono. La troviamo nelle stanze vaticane,
Raffaello, nel Miracolo della Liberazione di San Pietro, ai lati rappresentati due pilastri con bugne.
Nella facciata scompaiono alcune novità e vi sono Colonne Incatenate. Nel Giugno del 24 si trasferisce a
Mantova dove realizza le sue architetture. È regista di ogni manifestazione artistica nella corte dei Gonzaga.
*Palazzo Te
Enorme cortile, descritto quasi come una
piazza e quattro bracci più l’edificio che ha
un unico piano nobile con mezzanino
superiore. Ordine dorico completo.
Predominanza del bugnato che indica la
presenza regale (sarà usato anche per il
palazzo di Carlo V a Granada. Un braccio
dell’edificio è costruito su un edificio
preesistente. La quarta facciata è lasciata in
sospeso e questo fa pensare che Giulio
prevedesse un duplice cortile. O sono delle
peschiere e l’alzato che vi si affaccia è
profondamente diverso dagli altri. L’acqua si
riflette con giochi di luce nella facciata. Il
problema è la continua variazione di ritmo
che è simmetrica bilateralmente. il bugnato
è usato per mascherare differenze,
asimmetrie. All’interno di ogni campata il
bugnato assorbe la differenza. Ma a che
fare con un edificio precedente e non lo
vuole nascondere ma con una sprezzatura,
trova soluzioni ottimali che fanno risultare
la facciata nel complesso completamente
omogeneo.
91
Il tutto cambia con Costantino (306‐337). Avviene il passaggio da imperatore come divinità dell’olimpo a
imperatore che è tale poiché scelto da Dio. Vuole portare la pace nell’impero romano grazie alla chiesa ,
collante dell’impero. Quella di Costantino è comunque una conversione graduale tanto che si fa battezzare
sul letto di morte.
Finanzia dopo l’editto del 313 in maniera esagerata la realizzazione di opere cristiane che dovrebbero
rappresentare sia simboli di culto ma anche la magnificenza dell’imperatore. Nasce quindi l’ente della
chiesa cristiana che collabora alla realizzazione delle architetture insieme all’impero. Si trovano sulle mura
perché sono basiliche funerarie e dovevano stare fuori ma anche poiché il centro di Roma è saturo di edifici
pagani e per rispetto verso il parlamento che è ancora pagano, si decide per questa ubicazione dei nuovi
edifici cristiani.
I riti religiosi diventano sempre più sfarzosi, ricchi ed elaborati quindi c’è la necessità che questi edifici non
si confondano ne con altri edifici pubblici ne con quelli pagani. Il riferimento per questa nuova architettura
non può quindi essere il tempio pagano poiché funzionalmente aveva un altro utilizzo.
Il vero riferimento è la basilica romana che era il luogo dove a Roma si amministrava la giustizia e la finanza
ma contemporaneamente all’interno si potevano trovare statue di divinità pagane. La pianta è rettangolare
stretta e lunga, tetto a capriate coperto da cassettoni, abside semicircolare con seggio, spazio suddiviso in
navate grazie alle colonne.
San Pietro si trova su un pendio. Prima in quel luogo si trovava il circo dove venivano martirizzati molti
cristiani e un obelisco caratteristico nella spina del circo dove nella palla all’interno erano contenute le
ceneri di Giulio Cesare che poi nel ‘500 è stata spostata nel centro della piazza di San Pietro.
94
Sotto la basilica si trova una necropoli caratterizzata da un unico grande corridoio dove a destra e sinistra si
diramavano dei mausolei privati. Ogni mausoleo è definito da una lettera. Nella zona P della necropoli c’era
un muro rosso (prende il nome dal colore dell’intonaco) dove si trova un’edicola con due nicchie
sovrapposte appartenente al 150 d.C. che prende il nome di Trofeo di Gaio che sarebbe il luogo della
sepoltura di Pietro. L’idea dipende anche da una scritta su un pezzo di intonaco.
Attorno al 319‐324 Costantino fa costruire la basilica che è
già utilizzata entro la sua morte. Si trova circa dove ora si
trova l’attuale. La platea copre un gruppo di mausolei attivi
in quel momento. Qui si vede la volontà dell’imperatore
che va contro ogni cosa e anche contro l’onore dei defunti.
La platea è il 250x100.
La funzione primaria è la memoria, ricordare dove il santo è
stato ucciso (martirium). Spazio enorme per i fedeli. Ma il
pavimento della basilica originaria era coperta da tombe.
C’era spazio anche per i mausolei. Più eri ricco più eri vicino
alla tomba del santo. Spazio adibito anche a rituali funerari.
Sepoltura davanti all’abside. La chiesa ha 5 navate con la
maggiore di larghezza doppia rispetto alle minori. La
giacitura (posizione della pianta rispetto ai punti cardinali
che è solitamente è a est perché punto da dove nasce il
sole e quindi simbolo di nascita) ma in questo caso l’abside
è posto a ovest e ciò dipende dalle preesistenze e nello
specifico la tomba di Pietro. La tomba era sormontata da un
baldacchino con colonne tortili. La chiesa in gran parte è
costruita con pezzi portati da Gerusalemme ad indicare che
Roma è la nuova Gerusalemme.
Questa è la prima basilica con transetto dove c’è l’arco
95
Papa Nicolo V (1447‐1455) fa abbattere la vecchia san Pietro. Lui crede che più un edificio è bello e ricco più
aumenta il valore di Dio nei credenti. Sappiamo tutto grazie a Giannozzo Manetti che ci dice che vuole
anche rifare il borgo. Ferrabosco ridisegna la san Pietro immaginata dal papa attraverso la descrizione di
Manetti. Il papa vuole un abside più allungata circolare all’interno, all’esterno poligonale con spigoli segnati
da paraste. Sui bracci del transetto, volte a crociera che poggia su pilastri accostati al muro. Cupola sopra il
presbiterio. La navata centrale prevede di sostituire il tetto in legno con volte a crociera. Muri laterali con
nicchie alternate circolari e rettangolari con altari all’interno che fanno da fonte di reddito per la chiesa (si
pagano le messe). Il progetto è solo iniziato e quando muore il papa si è arrivati solo al livello dei tre metri.
L’architetto potrebbe essere Alberti. Secondo il suo parere sarebbe stato meglio ristrutturarla poiché per
un progetto cosi ci sarebbe voluto un sacco di tempo e fondi. Ma il papa voleva levarsi questo sfizio di
costruire una chiesa tutta nuova e per ciò probabilmente il progetto non è Albertiano. Probabilmente fu
Rossellino poiché il coro è detto di Rossellino.
Dopo tre anni i lavori si fermano. Ripartano dopo 50 anni con Giulio V dal 1503‐1513. Appena eletto si
preoccupa della sua tomba per il ricordo eterno. Incarica Michelangelo di realizzare un complesso
scultoreo. Il progetto comprendeva cinquanta statue di dimensioni naturali, statua del papa sopra a
racchiudere la camera sepolcrale. Non viene poi realizzata poiché in tutta la sua vita fu pieno di altri
progetti. Il risultato finale della richiesta di Giulio V si trova in San Pietro in Vincoli dove il papa faceva il
cardinale prima di essere incoronato e non rispetta il progetto iniziale. Inizialmente l’idea era di porla in San
Pietro e quindi costruire una nuova basilica che contenesse la tomba del papa. Il primo progetto viene
affidato a Bramante che era l’architetto preferito da Giulio V.
L’idea di Bramante è quella di ruotare di 90° la chiesa per avere
la facciata di fronte all’obelisco che conteneva le ceneri di Giulio
Cesare per stuzzicare l’orgoglio del papa che si chiamava
anch’esso Giulio. In questo caso però bisognerebbe spostare la
tomba di San Pietro però Giulio V questo non lo accetta.
I progetti furono molti.
Fra Giocondo fa un progetto utopico nelle sue dimensioni
enormi con la necessità di demolire la cappella sistina appena
terminata da Michelangelo. Esonartece enorme e radiale,
copertura composta da molte cupole allineate, molte cappelle e
nicchie come consuetudine. Ricorda San Marco per le cupole sui
bracci e il nartece a U.
Nel nuovo progetto di Bramante del 1505 il disegno per la prima volta è in carta quadrettata. Il disegno
segue il principio dei layer in ambiente CAD poiché Bramante fa disegni di rilievi sovrapposti dei vecchi
progetti evidenziandoli con spessori diversi. Lui inserisce una
cupola su un impianto ottagonale all’altezza del presbiterio e
cupole minori che rispettano però le dimensioni delle
preesistenze. Da un disegno progettuale che mostra al papa
possiamo vedere che il suo progetto non si farà poiché non
poteva stare in piedi come ci dice Giuliano da Sangallo il
Giovane poiché la cupola centrale non era sufficientemente
controventata. Gli ambienti che intimamente andavano a
rimpicciolirsi verso l’esterno come le terme in epoca romana.
Gli storici duplicano la pergamena a formare una pianta a
98
quincunx cioè a cinque cupole che sia proporzionale e simmetrico. In questa ipotesi le misure avrebbero
aderito perfettamente con ciò che si trova attorno che non poteva essere spostata. La tomba di Pietro al
centro, sotto la cupola principale. Non c’è la certezza che fosse un’idea vera.
Giuliano da Sangallo vede la difficoltà di Bramante e cerca di rubargli la committenza capendo il problema
dello spessore dei muri. Resta la cupola centrale tipo Santa Maria del Fiore e sugli angoli cupole tonde.
Esternamente voleva che ci fosse un gioco di curve concave e convesse. Nel disegno di presentazione si
vede che decide di riquadrare il tutto in un perimetro rettangolare.
Bramante lo ricalca direttamente nel momento in cui Sangallo lo presenta al papa e ne fa direttamente una
controproposta . da qui Bramante nel suo nuovo schizzo di progetto tiene i quattro pilastri per la cupola.
Pensa ad una pianta longitudinale e non più ad una pianta centrale. Transetto che termina in maniera
semicircolare a formare due corridoi come deambulatori diaframmati da pieni e vuoti con colonne. Nel
disegno schizza anche edifici di esempio per il papa che sono San Lorenzo a Milano e il duomo di Milano.
Tornando poi nel suo foglio di lavoro riporta i deambulatori, cupolette sugli angoli e i nuovi pilastroni di
Sangallo.
Con la prima pietra posta in opera fanno una medaglia nel 1506 che rappresenta il papa e il retro della
basilica presa dal retro cioè dal monte vaticano poiché l’abside è il luogo dove doveva essere sepolto Giulio
II. Il primo pilone che viene costruito è quello sud occidentale, poi quello affianco e mano a mano si
demolisce il vecchio. Nel 1513 muore Giulio II erano già stati fatti i piloni, gli archi di raccordo, i pennacchi
trapezoidali per la cupola e contemporaneamente anche il coro esterno fino all’imposta della cupola che
all’esterno è contraddistinto da un ordine dorico molto slanciato nelle proporzioni. L’interno rispecchia
l’esterno con paraste angolari.
La cupola centrale della basilica per Bramante (vediamo in Serlio) all’interno è semicircolare mentre
all’esterno è ribassata, ricorda il pantheon anche per la gradinatura esterna.
Leone X dopo Giulio II affianca a Bramante Sangallo e Fra Candido che fino ad ora erano i più grandi
esponenti che se ne erano occupati. C’è il problema che nello smantellamento la tomba e l’altare per un
periodo resterebbe scoperto. Bramante crea un tiburio per proteggerlo per questo periodo di transizione.
Sangallo prova a fregare nuovamente Bramante con nuovi progetti.
L’idea è 7 navate, selva di colonne, deambulatorio ma ugualmente
sarebbe rimasto il coro di Rossellino.
Nel 1514 muore Bramante e viene sostituito da Raffaello. Nel suo
progetto cerca di realizzare il progetto di Bramante a % navate ed
elabora anche l’alzato. Raffaello e Sangallo lavorano assieme per
alcune parti come l’esterno del transetto dove le finestre sono
inquadrate come tempietti ed è caratteristica la presenza di ovuli
circolari al di sopra.
Raffaello muore presto negli anni ’20 e il capo diventa Sangallo. Per
lui la navata del progetto di Raffaello sarebbe sembrata stretta e
ombrosa e lo dice al papa.
Peruzzi presenta il suo progetto che è totalmente diverso da quello
di Antonio da Sangallo. Il problema sostanziale è però che tutti
propongono un loro progetto poiché la situazione del cantiere
spingeva tutti gli architetti a presentare una propria soluzione ma
intanto il cantiere sta andando avanti e nessuno pensa a questo.
Il papa successivo è Clemente VII (1523‐1534). Nel 1527 a causa del
sacco di Roma da parte di Carlo V non ci sono più soldi e il progetto
si ferma causando un allontanamento degli architetti lasciando li il
99
cantiere.
Poi con il nuovo papa Paolo III (1534‐1549) avviene la risoluzione poiché vuole farla finita senza troppi sforzi
e perdite di tempo. Con questo input vengono fatti nuovi progetti per poter finire il prima possibile e
rimprovera Sangallo. Morto Sangallo i lavori passano in mano a Michelangelo che quando ottiene l’incarico
ha 71 anni. Si pensa che sia la scelta sbagliata vista la fretta del papa ma Michelangelo vive altri 17 anni in
tempo per imporre la forma che resterà definitiva. È il primo a riuscirci.
La sua attività di architetto inizia a 41 anni dopo un periodo nel quale fu prevalentemente scultore e
pittore. La sua architettura ha due momenti principali. Quello in cui viveva a Firenze e quello dal 1534 a
Roma. Secondo Michelangelo se non sei capace di disegnare l’anatomia non sai fare l’architetto.
La prima cosa che li interessa sono le masse e le relazioni tra i corpi mentre solo in un secondo momento si
interessa della stabilità. Il dettaglio si risolve all’ultimo, i disegni di progetto sono continuamente modificati.
I progetti diventano quasi organismi, sono senza misure e mutano continuamente.
tutto un lato che si compone di pieni in muratura intonacata e paraste grigio scure. La campata centrale è
rientrante, c’è la tomba e li ripropone il primo organismo in questo secondo organismo. C’è uno stiramento
verso l’alto tanto che le finestre sono in base più larghe che in altezza.
La cupola emisferica con lacunari che dovevano essere decorati.
*Palazzo Farnese
Impostato da Sangallo il Giovane. Cubico e isolato su tutti e quattro i lati (simbolo di ricchezza). Per papa
Paolo III. Lui realizza il completamento del terzo piano con finestre, cornicione molto sporgente e chiude il
finestrone centrale per porre lo stemma della famiglia. Il bugnato d’angolo si ingentilisce salendo piano
dopo piano. Modifica anche il cortile. Pensa ad una loggia aperta per vedere il Tevere ma poi vengono
chiuse.
101
*San Pietro
Appena arriva Michelangelo critica Sangallo il
Giovane in più punti. Il modello ligneo troppo
costoso che oltretutto era caratterizzato da
un tritume di membri ma anche problemi
formali tra cui la luminosità.
Cambia la gestione del cantiere. Sangallo si
era arricchito non onestamente attraverso le
forniture dei materiali e la gestione delle
spese in accordo con i deputati papali.
Michelangelo vuole parlare solo direttamente
con il papa. Non vuole essere pagato
nonostante fosse tirchio perché vede la crisi
con il luteranesimo e pensa che questa sia
l’unica via per la redenzione. In realtà lo fa
solo formalmente.
Decide di distruggere parti costruite da
Sangallo poiché anche se la demolizione è
costosa è l’unica soluzione per ripartire con il
suo progetto. Torna allo stile di Bramante che
gli piaceva molto per la chiarezza e la
semplicità però queste sue considerazioni
vengono fatte in base a ciò che vede già costruito e non al progetto vero e proprio che si discostano
parecchio.
Leva il deambulatorio che porta a dimensioni minori ma ad una monumentalità maggiore. Scandisce
l’abside con due paraste corinzie giganti. Tre finestre fanno entrare la luce. Il timpano delle finestre è
schiacciato e spezzato e si trova su più livelli a rendere organica la struttura.
L’idea progettuale di Michelangelo è quella di costruire per parti successive, una cosa per volta.
La pianta è ad impianto centrale quincunx. Parte centrale quadrata che si interseca allo stesso perimetro
ruotato di 45°. Il perimetro è caratterizzato da lesene di ordine gigante concavi e convessi, sopra le paraste
c’è la trabeazione e sopra un attico che non si sa se appartenga al progetto di Michelangelo poiché
nell’anno della sua morte è stata prodotta da lui un’incisione che propone una soluzione diversa.
102
Da l’idea di un
corpo umano in
tensione.
La cupola
costruita dopo
la morte da
Giacomo della
Porta. Si era
arrivati solo fino
al tamburo
(cilindro che
sorregge la
cupola), speroni
che fanno da
controventatur
a coperti
esternamente
da colonne
binate. Non si
sa se
Michelangelo l’avrebbe voluta cosi. Quella del 1593 è leggermente rialzata ma lui non aveva deciso come
farla.
Paolo V fa aggiungere a Carlo Maderno la facciata nonostante si credeva che il progetto del Divino
Michelangelo non sarebbe mai stato toccato.
103
Quando si trasferisce a Venezia alla fine del 1527 cambia il suo stile. Quando stava a Bologna ha più volte
viaggiato a Pesaro e a Roma anche se le informazioni che abbiamo di questi viaggi non sono chiarissime. A
Venezia invece il suo percorso è sempre stato più chiaro.
Nel 1528 pubblica 9 incisioni che affrontano la questione degli ordini architettonici ma probabilmente si
tratta di uno studio fatto in precedenza poiché Venezia non può essere un riferimento per questo tipo di
indagine. Chiede alla Repubblica che queste incisioni sono legate al suo nome per 9 anni (tipo un diritto di
copyright). Alle incisioni vuole aggiungere disegni prospettici di edifici.
Nel 1537 viene pubblicato le “Regole generali dell’Architettura”. Fino a questo momento non c’era una
regola sui cinque ordini architettonici anche se manca ancora un po’ la proporzionalità. Però per la prima
volta si ha un vero manuale sugli ordini architettonici. Doveva diventare un trattato in tomi a cui dedica il
quarto tomo agli ordini architettonici nonostante venga preparato e pubblicato per primo. Ogni capitolo
tratta un argomento quindi si tratta di un’opera ampia e complessa. Da una epistola sappiamo quali sono le
architetture del ‘500 che lui ritiene più importanti parlando degli architetti ma anche della committenza
illuminata e fa una digressione sugli eruditi interessati di architettura. Sono letterati e umanisti che possono
comprendere i testi antichi quindi a volte sanno più degli architetti. Il personaggio più lodato è Baldassare
Peruzzi, il suo maestro sia teorico che pratico, unico secondo Serlio in grado di esserlo. Da qui conosciamo
la sua formazione da cui potrebbero scaturire le incisioni del ’28. È certa la collaborazione in quanto alla
morte di Baldassare Peruzzi Serlio prende in eredità i codici dei suoi disegni e ciò è sintomo di uno stretto
legame.
Nel 1540 esce il libro dedicato alle antichità, che corrisponderebbe al tomo 3 del trattato, in due volumi
stampati a Venezia. Continua la ricerca già inaugurata con il libro sugli ordini. Restituisce una carrellata di
edifici antichi. C’è un nuovo approccio attraverso il rilievo dell’architettura tanto che come sottotitolo al
libro alla copertine compare la frase “le stesse rovine di Roma ci insegnano quanto sia stata grande in
passato” e sotto ad esse sono rappresentate rovine romane.
Dopo questa pubblicazione non procede più il suo progetto fino agli anni ’50 trasferendosi in Francia. Viene
anche pubblicato un “ottavo libro” considerato extraordinario cioè un po’ slegato dagli altri sette dove
spiega come costruire porte e finestre in stile rustico e gentile.
Dall’epistola di dedica pubblicata con il libro IV del 37 sappiamo che faceva da consulente e intrattenimento
nei vari stati italiani.
davanzale. I
riferimenti sono
sempre romani.
Avviene una
sovrapposizione
ionico e dorico
nel cortile che
per la prima
volta è presente
a Ferrara con
riferimento a
Roma nell’arco
inquadrato
dall’ordine.
Finestrelle che si
aprono nel fregio
dorico al posto delle metope proprio come descrive Vitruvio.
C’è la base ionica vitruviana sproporzionata e con un unico astragalo come ci mostra Cesariano. Fregio
pulvinato sopra il capitello ionico d’angolo. In facciata ci sono quattro epigrafi di Erasmo da Rotterdam,
umanista del ‘500. Non si vuole prendere solo da Roma ma mostrare anche come Roma abbia perso
importanza. Ordine ionico che inquadra l’arco che si imposta su un ordine ionico che è una novità poiché
l’arco dovrebbe poggiare su un ordine minore come il dorico per una questione di gerarchia ma anche
strutturale, l’unico esempio che abbiamo lo propone Serlio in un disegno e ciò sancisce la sua
collaborazione.
Nei 13 anni di Venezia c’è una grande modificazione di stile. In questo periodo il doge vuole trasformare
Venezia in una seconda Roma. Sansovino viene incaricato di questo compito. In palazzo Corner a Venezia
c’è un basamento in bugnato e una copertura lapidea monocromatica nella facciata.
Serlio arriva nel ’27 e
conosce bene Sansovino.
Intrattiene contatti con i
nobili e ottiene una serie
di committenze.
*Palazzo Zen
È il suo primo lavoro a
Venezia. Lo ritiene un
committente illuminato. Il
progetto è di Francesco
Zen che secondo Pietro
Zen ha fatto la facciata,
ornamento e pianta e poi
ha incaricato Serlio di
realizzarlo. Prima opera in
cui è documentata la
collaborazione con Serlio e
106
*Palazzo Grimani
Si lega anche alla famiglia Grimani. Famiglia
legata all’antico e molto colta. Vogliono un
edificio che ricordi Roma. Ora è museificato. Il
linguaggio all’antica si vede nei capitelli ionici e
lo spazio quadrato del cortile. All’altezza del
capitello sopra si trova un concio trapezoidale
che deve sorregge gli altri elementi lapidei, ciò
avviene perché la luce è troppo ampia per un
unico elemento lapideo. Si utilizza l’architrave
tripartito con un concio che ha la stessa
funzione del concio di chiave nell’arco. Per la
prima volta codificato da Serlio nel terzo tomo.
La sua partecipazione è ancor più sancita dal
fatto che la loggia è stata terminata prima del
37 e quindi del trattato perciò trasmesso a voce.
Grimani è per 20 anni sotto processo e fa commissionare parte della facciata di San Francesco delle Vigne
dove pone iscrizioni per affermare la sua innocenza proprio come lo stesso Giovanni fa nella sala del Pranzo
del palazzo.
Da una prima incisione del 1545 possiamo vedere i tre registri. La prima con finestre inquadrate da bugne
con specchiature riempite da pitture, secondo registro uguale ma meno rozzo, terzo registro con attico con
metope vuote o bucrani. Mensole disegnate come fossero triglifi che sorreggono il ballatoio utilizzati per la
prima volta da Peruzzi.
Nel ’55 c’è un’altra incisione. L’idea è mantenuta costante. Portale inquadrato da semi colonne, ballatoio
anche nel secondo registro. Le statue che si trovano nel cornicione ora sono sostituiti da obelischi e le
statue sono a terra. Sotto l’attico c’è la prevalenza di bucrani.
Nel risultato finale non c’è l’attico, il fregio dorico che doveva sorreggerlo e il ballatoio del piano nobile. Di
Serlio resta il portale bugnato cinto da bugne a dado con buco nel concio centrale. Abbiamo altri riferimenti
di Serlio nei suoi libri dove definisce l’esistenza dell’ordine rustico e delle sue infinite variazioni nell’ottavo
libro in contrapposizione al terzo e al quarto.
Dopo il momento veneziano c’è il trasferimento in Francia nel ’41 con Ippolito II d’Este conosciuto a
Ferrara. Qui per la prima volta progetta interamente da solo anche per il re Francesco I. progetta due
castelli poiché la residenza in Francia è meno diffusa se non nei centri urbani mentre i castelli si trovavano
fuori città.
108
109
Sansovino si forma a Firenze nel tardo ‘400 quando l’arte di Brunelleschi è la più fortemente insediata.
Nasce come scultore. Il nome Sansovino è preso dal suo maestro.
Con Sangallo va a Roma nel primo decennio del ‘500 dove viene a conoscenza di molti artisti famosi. In
quegli anni l’architetto a Firenze era scultore e architetto mentre a Roma l’architetto è anche pittore.
Nel 1515 Leone X (Giovanni di Lorenzo de Medici) incarica per un primo lavoro Sansovino. Nasce tutto dal
rapporto controverso che hanno i medici con la città di Firenze. Lorenzo il Magnifico muore nel 1492 e
insieme a Pietro de Medici vengono cacciati dalla città. Grazie a Giovanni che diventa papa Leone X c’è la
possibilità di un ritorno trionfale in città. Il percorso deve essere composto da edifici effimeri che possono
essere semplicemente demoliti.
*Libreria Marciana
Legata al palazzo della
Zecca ha la sua facciata di
fronte al palazzo Ducale.
La facciata inizialmente
non arrivava fino al
palazzo della Zecca per la
presenza di un edificio che
poi sarà demolita per
unificare le facciate che
però danno un brutto
risultato complessivo.
Nel cortile della Zecca il
bugnato è anche
all’interno. Gli angoli sono
assorbiti. Gioco di luci e
ombre che ricordano una
grotta nell’ingresso
dell’acqua che poi diventa
ingresso a piedi legante con i due ingressi ed è in pietra per aiutare la prevenzione di incendi.
La libreria è polifunzionale. Principalmente per contenere la biblioteca di San Marco che contiene i libri di
cardinal Bessanone che si porta da Costantinopoli. Libri dell’antica Grecia. In questo modo Venezia si
riscatta della perdita di Bisanzio, i libri prima si trovano a San Marco poi viene costruita la biblioteca.
112
*Palazzo Thiene
Progettato su base di un progetto di
Giulio Romano. Sembra una
variazione di Palazzo Caprini. Bugnato
nella zona basamentale, campata
angolare tipo torre di fortificazione
quindi sporgente.
Nella finestra ci sono conci alternati
sporgenti e non. Bugnato del concio
invade le membrature della
trabeazione e timpano.
*Palazzo Corner
Opera di Sansovino. Riferimento a
Bramante ma con due piani nobili.
Bugnato sotto. Mette a rilievo
porzioni del bugnato in modo da
114
ricavare visivamente delle paraste. Sequenza di colonne binate superiori. Finestre livello inferiore con
timpano che sembrano schiacciati dai dadi della finestra sopra.
La bocca di lupo che starebbe sotto la pone sopra non essendoci semi interrato, con l’intento di non
perdere uno stilema caratteristico del palazzo.
Tre fornici (come palazzo Te a Mantova. Le finestre hanno diverse dimensioni a differenza delle tre
corrispondenti alle campate per la presenza del corridoio cioè lo spazio comune che articola il palazzo
veneziano. Nell’angolo interpone una zona neutra tra la fine e l’ordine. Ciò avviene solo a sinistra. A destra
la soluzione è differente. In questo modo mostra che il suo apparato decorativo è solo un ornamento.
Pone comunque un cortile alla romana di piccole dimensioni. Bugnato e paraste con bugnato più
trabeazione nel registro inferiore del giardino. La sala passante c’è comunque ma termina nel giardino.
*Villa Pojana
Palladio. Sempre stile sobrio. Serliana con doppia
ghiera (progetti di San Pietro, disegni di Palladio dell’antico) e
tondi nell’entrata principale in facciata.
*Villa Barbaro a Maser
Sala centrale
cruciforme.
Barchesse laterali per
magazzini. Zona
retrostante con
ninfeo (unico
esempio di Vitruvio).
La facciata in alcuni
dettagli è determinato dal volere dei Barbaro. Comunque resta
l’impronta del tempio
antico con architrave
sorretto da paraste ioniche. Grande timpano.
*Villa Cornaro
Doppio loggiato che sorregge timpano. Anche qui ambiente
centrale quadrato con colonne libere in prossimità degli angoli.
Zona centrale articolata con due logge e scalinata da dove si
dipartono gli ambienti.
*Palazzo Valmarana
Origine gigante che
tiene assieme i vari
piani. Campate
uguali. Pone una
parasta minore a
lato ad indebolire il tutto poiché regge anche una statua.
l’espansione termina ma c’è un continuo rinnovamento del tessuto urbano continuo e omogeneo in tutta
l’isola. La continua modificazione è dovuta ad una scarsa quantità di terreno per nuove costruzioni quindi si
usano gli stessi sedimi e si costruisce sopra. Meglio rinnovare un edificio che spostarsi e costruirne uno
nuovo per una questione economica. Un altro problema è il trasporto dei materiali per la costruzione. La
pietra bianca veniva dall’Istria e utilizzata per fondazioni e abbellimenti, legni del Cadore e mattoni dal
trevigiano e padovano mentre il marmo rosso veniva da Verona.
Le fondazioni vengono riutilizzate durante le opere di ristrutturazione poiché il metodo adottato è per molti
secoli il metodo migliore. Questo genere di fondazioni è costituito da una serie di livelli. Al primo livello si
trova una palificata in tronchi d’albero tagliati a punta e infitti nel terreno che permetto al legno di
mineralizzare e diventare indistruttibile. Al secondo livello uno Zatterone/Platea di 10/20 cm composto da
due tavolati perpendicolari tra loro che permettono di scaricare i carichi. Al terzo livello una muratura di
fondazione in conci di pietra. Al quarto livello muratura in laterizio che inizia sotto il livello di calpestio e
procede sopra.
Un altro importante ambiente di tutta la storia veneziana è San Marco che diventa il centro focale della
città. La piazza attuale subisce modificazioni dal IX al XIV secolo. Inizialmente c’era una chiesa dedicata a
San Teodoro e un palazzo fortificato per il doge e la riva era molto più arretrata. C’era un canale che
attraversava la piazza e un altro dietro e attorno a palazzo ducale. Il palazzo infatti era circondato d’acqua e
fortificato come un castellum medioevale preesistente rispetto alla basilica. Al posto della piazza c’era
anche la chiesa si san
Geminiano e un brolo cioè un
orto.
Alla meta del XII secolo viene
interrato il canale che divideva
in due la piazza, viene
arretrato san Geminiano a filo
con la cortina della piazza.
Nasce la prima San Marco e
viene arretrata la chiesa di San
Teodoro (la nominazione è
legata al culto bizantino e
soprattutto alla sfera militare
che richiama il castellum)
rivestita da mosaici, pitture,
affreschi e marmi e aveva un
cubam che può essere una
cupola o un catino. La chiesa prima della modificazione viene demolita nel 1007. La pianta è a croce greca,
arcate che separano la navata centrale dalle laterali. Gli archeologi studiano se ci sono legami tra questa
chiesa di San Teodoro e San Marco. L’antica chiesa corrisponderebbe al braccio del transetto settentrionale
di San Marco. Dalla struttura dell’arco si crede che quel muro appartenga a San Teodoro anche se i
rivestimenti vengono modificati.
Francesco Sansovino, figlio di Iacopo, vede che San Marco è realizzata e progettata da due mani differenti.
La pianta è greca ma la facciata è più in stile gotico non essendoci corrispondenza tra esterno e interno (da
questa critica vediamo il classicismo di Sansovino)
119
Nell’829 avviene la costruzione della prima basilica per volere del doge Giustiniano Partecipazio (827‐829).
Morendo subito viene costruita da Giovanni Partecipazio. L’idea è che ospiti le spoglie di san Marco perché
protagonista dell’evangelizzazione del nord Italia. In quegli anni c’è una rivalità tra Venezia e Aquileia per
importanza religiosa. Ad Aquileia risiedeva il vescovo ma Venezia vuole diventare indipendente e più
importante. I veneziani rapiscono le spoglie di Marco e questo viene considerato un furto sacro da
Alessandro d’Egitto per portarle in questa nuova basilica. In realtà le portano a palazzo ducale e questa è
una anomalia come il fatto che non vengono portate a Grado dove si trovava la cattedra di San Marco. Qui
si vede la volontà precisa di Venezia. Il rapimento delle spoglie avviene nel 28 e nel 29 iniziano i lavori. I
dogi in questo modo diventano non solo amministratori ma anche protettori religiosi di questa parte
dell’Italia. Questa è un’iniziativa appoggiata dall’impero bizantino. Il doge è molto ricco e vuole consolidare
il suo ruolo all’interno della laguna procedendo con la costruzione della basilica per autopromuovere la
città. La basilica ha quindi funzione di martirium e nello specifico è anche uno dei più importanti ma è
anche cappella ducale.
Le alternative per il primo progetto sono tre. La prima è un impianto a tre navate con abside tipo bizzantino
e attorno resta il castello, il brolo e San Teodoro. La seconda è una pianta a croce greca con cupole angolari
piccole che non emergono dal profilo del timpano in facciata. Il lato orientale con tre absidi. Cupola
centrale più ampia. Non si sa se sia stata distrutta o inglobata dalla nuova. La terza alternativa prevede,
dagli studi effettuati sulla cripta, un impianto a croce libera.
In ogni caso il doge sceglie materiale
rimpiego perché la spesa era finanziata
prevalentemente dal doge ma anche perché
l’uso di “spolia” da continuità tra la vecchia
Venezia e la nuova.
Questa basilica si riferisce ad un modello già vecchio di 450 anni che si rifà alla chiesa dei Santi Apostoli a
Costantinopoli. L’apostoleium conteneva al centro le spoglie di Costantino e sopra trovava spazio una
cupola con quattro cupole sui bracci. A Costantinopoli arrivano le spoglie di San Luca e la chiesa viene
modificata da Giustiniano ma non c’è rimasto nulla. Nel 1469 viene distrutta per costruire una moschea.
La chiesa dei Santi Apostoli doveva avere croce libera cinque cupole, due ordini di colonnate che
definiscono le navate. Il presbiterio è slittato
verso il centro. Una delle poche cose che ci
rimangono è una miniatura a Parigi e si vedono
le stesse finestrelle sulle cupole di San Marco.
La decorazione completa ricorda San Marco.
Esistono quattro tipi di facciate. A capanna quando segue l’andamento della copertura. A salienti interrotti
che seguendo la facciata ci mostra la sezione. A archi ciechi che vengono appoggiati sulla facciata,
124
disegnano una decorazione e possono essere archi pensili quando non hanno colonne d’appoggio
soprattutto nell’area lombarda. A loggette sono archi staccati dalla facciata che permettono di creare
corridoi e visivamente una facciata traforata.
Importante legame tra architettura e scultura, sono molto diffusi i bassorilievi. La massima fantasia si ha sui
capitelli. Le rappresentazioni scultoree non mostrano solo scene bibliche ma anche la rappresentazione di
momenti di vita comune. Cristo è sempre posto al centro. Diavoli, mostri e draghi sono il tema preferito. La
gente è analfabeta e l’obiettivo di queste rappresentazioni è mostrare cosa avviene dopo la morte se non ci
si comporta bene anche a causa della superstizione.
Bisogna progettare strumenti per il cantiere come macchine per spostare pesi o tagliare la pietra. Bisogna
anche saper costruire modelli in scala perché la tecnica del disegno non è univoca e in questo modo il
committente capisce qual è il risultato. In una rappresentazione l’architetto Lanfranco è rappresentato
come un intellettuale legato al pensare e non al fare. Questo è uno dei pochi di cui si conosce il nome.
*Duomo di Spira
Corrado II il Salico. Le capriate vengono sostituite da crociere. Tre navate
con transetto e abside. Due torri campanarie. Abside esternamente
scandito da archi ciechi. Due torri minori in facciata. Ritmo tra pilastri che
uni si e uno no hanno capitelli stilizzati a
metà altezza.
servono a moltiplicare lo spazio. Torre più alta in corrispondenza dell’incrocio tra navata e transetto.
In Italia il romanticismo si diversifica molto dovuto ad una questione culturale. Il romanico lombardo è
quello che attecchisce prima a causa della vicinanza con il nord Europa
*Sant’Ambrogio
Non ha un transetto. Enorme atrio che ha le dimensioni
della chiesa stessa. Atrio con la funzione di far riunire la
popolazione anche per funzioni civiche. Ha tre navate con
la centrale larga il doppio e l’abside è tripartito. Le
campate della navata centrale sono le prime tre
costolonate ma sempre a crociera mentre la quarta è
sormontata da un tiburio. La facciata ha un profilo a capo
ma con ampi finestroni. Il secondo registro è loggiato.
All’interno il ritmo tra campate più o meno ampie da
un’alternanza di pilastri polistili. Non c’è monotonia nella
percezione dello spazio. Il matroneo contrafforta la spinta
delle volte.
126
*Como, Sant’Abbondio
Via di collegamento tra Italia e Germania. Lesene marcate in facciata che
mostrano la sezione intera. Archetti pensili lateralmente enelle torre
campanarie. Pianta rettangolare a cinque navate senza transetto. Colonne che
reggono archi. Soffitto piatto senza volte a crociera. Capitelli semplificati.
*Duomo di Monreale
Voluto da Guglielmo d’Altavilla. Croce latina a tre navate. Capitelli
romani di spoglio dal nord Africa. Superfice interamente in mosaici.
Copertura a capriate lignee. Fuori archi acuti che si intrecciano
determinando archi più acuti in stile arabeggiante. Chiostro con colonne
binate sono più di duecento.
*Battistero di Firenze
C’è un mistero nella data di fondazione. In centro città ma
originariamente al limite della città romana. Il battistero è certamente
antico anche se la data di fondazione oscilla di 500anni. Anche Vasari
parla di edificio antico. Il battistero è una chiesa, connessa ad una
funzione religiosa.
Non è paleocristiana perché gli scavi mostrano un battistero precedente
inglobato dal moderno. Si crede però sostituisca un tempietto dedicato
a Marte. Nella Tavola
di Baltimora viene
ritratto assieme
all’arco di Adriano e
al Colosseo credendo
sia romano. La pianta è a ottagono. Il numero otto
rappresenta i sette giorni della vita terrena più l’ottavo
della risurrezione. Il basamento ha struttura lapidea e
progressivo alleggerimento salendo in altezza. Muratura
a secco. All’interno colonne isolate. Copertura esterna a
falde piane marmoree. Logica del progressivo
alleggerimento.
Nel 1059 si consacra e nel 1128 viene spostata
128
Da Wikipedia. Ha pianta
ottagonale, con un diametro di
25,60 m, quasi la metà di quello
della cupola del Duomo. La
necessità di un edificio di vaste
dimensioni si spiega con l'esigenza
di accogliere la folla che riceveva il
battesimo solo in due date
prestabilite all'anno. Anticamente era sopraelevato di alcuni gradini, scoparsi con l'innalzamento graduale
del piano del calpestio, che Leonardo da Vinci aveva pensato di ricreare studiando un modo per sollevare in
blocco l'edificio e ricreare una nuova piattaforma[5].
L'edificio è coperto da una cupola ad otto spicchi, mascherata all'esterno dall'attico e coperta da un tetto a
piramide schiacciata. Sul lato opposto all'ingresso sporge il corpo dell'abside rettangolare (scarsella).
L'ornamento esterno, in marmo bianco di Carrara e verde di Prato, è scandito da tre fasce orizzontali,
ornate da riquadri geometrici, quella mediana occupata da tre archi per lato, nei quali sono inserite
superiormente finestre con timpani. Il pilastri in marmo verde del registro inferiore corrispondono colonne
poligonali in strisce bianche e nere in quello superiore, reggenti gli archi a tutto sesto. I pilastri angolari,
originariamente in pietra serena, furono poi rivestiti pure di marmo. Si tratta di uno spartito di gusto
classico, usato già in altri monumenti romanici come la facciata di San Miniato al Monte, che testimonia il
perdurare a Firenze della tradizione architettonica della Roma antica[5].
Nonostante il Battistero sia considerato la matrice del “Romanico fiorentino”, alcune caratteristiche della
sua architettura non hanno riscontro altrove. La disposizione di colonne e capitelli – differenziati per
tipologia e per colore del marmo – non è né uniforme né casuale, ma come nella architetture della Tarda
antichità è finalizzata a indicare precise gerarchie spaziali. All’interno l’asse principale est‐ovest è indicato
129
dal contrapporsi dell’arcone e della coppia di colonne con capitelli compositi ai lati della Porta del Paradiso
(in tutti gli altri casi abbiamo invece capitelli corinzi, eccetto uno probabile frutto di restauro); un secondo
asse di simmetria obliquo sudest‐nordovest è invece indicato dai fiori dell’abaco dei capitelli corinzi di
pilastro, che sono di tre tipi differenti. All’esterno le finestre a edicola si differenziano per forma, tipo di
capitelli e colonne, e colore dei marmi impiegati, secondo un ordinamento molto complesso che distingue i
lati obliqui da quelli volti ai punti cardinali e tra questi il lato est, con l'ingresso principale, differenziato in
tutto dagli altri. La disposizione simmetrica di differenti tipi di capitelli si riscontra anche nei tre lati volti a
sud dell’attico, verosimilmente eseguiti per primi perché rivolti alla città.
Le tre porte bronzee, realizzate secondo un programma figurativo unitario nell'arco di più di un secolo,
mostrano la storia dell'umanità e della Redenzione, come in una gigantesca Bibbia figurata. L'ordine
narrativo, sconvolto dal cambiamento di posizione delle singole porte, va dalle Storie dell'Antico Testamento
nella porta est, a quelle del Battista nella porta sud, fino a quelle del Nuovo Testamento (Storie di Cristo)
nella porta nord[5].
L'interno è a pianta ottagonale, con un diametro di 25,6 metri. La decorazione interna è ispirata agli edific
romani, come il Pantheon, con un'ampio uso di specchiature marmoree policrome. È suddivisa, come
all'esterno, in tre fasce orizzontali, la più alta però coperta dalla cupola, mentre la fascia mediana è
occupata dai matronei. Inferiormente le pareti sono suddivise verticalmente in tre zone per mezzo di lesene
e di colonne monolitiche in granito e in marmo cipollino di spoglio (come gran parte dei marmi del
rivestimento), con capitelli dorati che reggono l'architrave. Le apreti, tirpartite da colonne e raccortate agli
angoli da doppi pilastri scanalati in marmo, presentano un rivestimento marmoreo a due colori alternati in
fasce e altre forme, bianco di Carrara e verde di Prato. Sopra le bifore si trovano tarsie geometriche, databili
a prima del 1113, a giudicare dall'iscrizione sul sarcofago del vescovo Ranieri[8].
La fonte battesimale in origine occupava il centro del pavimento, dove si trova un ottagono in cocciopesto. Il
pavimento presenta tarsie marmoree di grande pregio, di gusto orientalizzante, con motivi geometrici,
fitomorfi e zoomorfi spesso legati ad animali di fantasia, ispirati ai tessuti privenienti dal Mediterraneo
meridionale e orientale. Essi furono realizzati in tutta probabilità dalle stesse maestranze che lavorarono
anche, fino al 1207, in San Miniato al Monte[8]. Dal 1048, su iniziativa di Strozzo Strozzi, esisteva nel
battistero un orologio solare: attraverso un foro praticato nella cupola, i raggi solari colpivano nel corso
dell'anno i segni dello zodiaco su una lastra di marmo collocata presso la porta nord, il riquadro zodiacale
che oggi è in corrispondenza della porta est, in seguito al rifacimento del XIII secolo. Sulla lastra è riportato il
verso palindromo "en giro torte sol ciclos et rotor igne"[8].
Un'altra caratteristica del Battistero che non ha riscontri nell’architettura romanico‐gotica è la relazione
architettonica tra le facciate, che – sia all’interno che all’esterno – non sono raccordate da nodi strutturali
(gli attuali pilastri bicolori esterni sono un rifacimento: in origine erano in arenaria e separavano le facciate
contigue incrostate di marmi), ma sono invece intese come unità bidimensionali indipendenti e solo
accostate – all’interno addirittura separate da un vuoto angolare – in modo da esaltare l’architettura del
Battistero come puro solido geometrico.
L'altare è neoromanico e venne creato da Giuseppe Castellucci ai primi del Novecento recuperando
frammenti originali e sostutuendo il precedente alatrone barocco di Girolamo Ticciati (1732, oggi nei
depositi del Museo dell'Opera del Duomo)[4]. Davanti all'altare una grata lascia intravedere i sotterranei, in
cui si trovano gli scavi della domus romana con pavimenti a mosaici geometrici, venuta alla luce durante gli
scavi del 1912‐1915[4].
130
131
Tre artisti nella Roma del XVII secolo. Pietro da Cortona, Bernini e Borromini. Il primo è toscano, il secondo
è napoletano e il terzo è ticinese e si forma a Milano.
Hanno quindi tre formazioni diverse. Bernini è il principale sculture del secolo, Pietro da Cortona è pittore e
si forma a Firenze, Borromini si forma come scalpellino e mastro costruttore soprattutto del duomo di
Milano. Si trovano a Roma nella prima metà del 1600. La loro carriera si sviluppa all’ombra della fabbrica di
San Pietro intorno al 1620. Dopo Michelangelo l’architetto di San Pietro è infatti Carlo Maderno. La sua idea
è una pianta longitudinale rispento al quincux michelangiolesco per ovviare al problema cerimoniale.
Aggiunge oltre alla navata un nartece con una loggia delle benedizioni a mezza altezza tra portale e attico.
Attico che impedisce la visione integrale della cupola e degli absidi laterali. È una sorta di schermo che la
oscura. Il tutto dovrebbe terminare con due campanili laterali ad opera di Bernini che poi per volere papale
vengono demoliti.
Nei primi anni ’20 terminano i lavori di Maderno proprio nel periodo in cui nel cantiere troviamo anche
Bernini e Borromini. I disegni di Borromini sono pazzeschi e fatti semplicemente a matita con la possibilità
di sovrapporne anche 5 o 6 per mostrare più dettagli (tipo i layer su cad).
richiamo a San Lorenzo a Firenze di Michelangelo. Bernini fa una loggia centrale con timpano che
commenta l’unica campata. Le due laterali sono scandite da colonne di ordine gigante.
*Palazzo Barberini
All’altezza del
Quirinale. A metà tra
palazzo e villa
suburbana. Ciò è
dovuto alle due ali
laterali in stile
suburbano. Qui
lavorano tutti e tre
(Bernini, Borromini e
Pietro da Cortona) ma
l’idea di un impianto
a U e di Carlo Maderno come anche l’idea
della loggia. Le due rampe di scale scandiscono i due appartamenti per i nipoti del papa. L’innovazione più
grande è il salone ovale che da verso il giardino posteriore. La cornice delle finestre laterali è
complicatissima per la loro angolazione a 45° che ricorda quelle michelangiolesche ma molto più
innovative. L’illusione delle aperture centrate nel terzo livello che da
maggiore idea di profondità è di Bernini. Il riferimento è sempre a
palazzo Farnese. Il portale ha metope e triglifi nella trabeazione che si
dice sia stata scolpita da Bernini.
Al centro c’è un grande salone a tutta altezza con soluzioni interne
simili ai portali esterni. Sul soffitto affreschi di Pietro da Cortona dove
riproduce l’architettura grazie anche all’arte pittorica e scultorea con
scena centrale araldica a celebrare la famiglia Barberini (lo capiamo
grazie al simbolo delle api). Sono vari i livelli costituiti da figure dipinte,
scolpite, dipinte e scolpite.
di sfruttare al
meglio lo spazio. È
vincolato dai
confini del lotto. Si
caratterizza
principalmente in
quattro curve
disposte su due
assi. È sia centrico
che longitudinale.
Colonne poste
davanti al muro.
Sembra una costruzione a posteriori cioè trova delle motivazioni
alle sue soluzioni dopo averle realizzate (serie di figure
geometriche che si intersecano secondo rapporti proporzionali).
È quasi uno spazio sconcertante. Non si riesce a cogliere la forma
poiché si dilata a causa di colonne alveolate (in nicchia). Davanti
al muro trovano spazio quattro colonne che scandiscono l’abside
con timpano incornato e lacunari scanditi prospetticamente. Le
due colonne che seguono l’altare hanno capitelli pseudo
compositi e sono gli unici due poiché le altre due colonne
hanno volute diverse sul capitello. Ciò serve gli spazi in maniera
diversa. Sono tutte apparentemente uguali ma in realtà sono
diverse a causa della spazialità e architettonicità che
definiscono. La cupola è un ovale e sintetizza lo spazio della
chiesa anche se bisogna superare i pennacchi trapezoidali che
crea tre archivolti e non due negli archi che sorreggono la
cupola. La cupola è a
gradoni che hanno una
fuga prospettica
rimpicciolendo e dando la sensazione di arretrare a causa di una
cornice sulla trabeazione che la sorregge. Non possiamo vedere dove si
imposta e tre lacunari sono aperti quasi ad irradiare l’imposta in
maniera scenica.
L’asse della facciata non corrisponde all’asse della chiesa. La facciata
ha un andamento sinusoidale con quattro colonne con quattro
colonne che inquadrano due registri e sorreggono un’ampia
trabeazione. Facciata scenica e molto decorata.
La facciata è la parte più bella. L’oratorio non ha la facciata che viene realizzata slegata e indipendente dai
volumi che copre. Sempre una soluzione incurva ma concava, paraste giganti su due livelli e campata
centrale convessa. Il timpano è mistilineo curvo e triangolare.
C’è un raffinato paramento murario. La decorazione architettonica è astratta e lasciata in bianco. Le
finestre sono simili a quelle di palazzo Barberini. Nell’altra facciata inquadra il tutto con due grandi paraste
e si vede un campanile sempre convesso e concavo con paraste che lo assecondano in questa specie di
rotazione.
cornice e un timpano.
Borromini è spesso tacciato dai critici per il suo
goticismo.
La trabeazione funge da imposta per la cupola.
Mette in continuità la volta con le pareti
sottostanti nonostante siano parecchie
complesse. Tormenta quasi lo spazio ma fa si che
ciò continui nella volta dovendo combattere il
rapporto tra convessità e concavità.
La continuità di verticali e membrature è
chiaramente gotico. Attraverso la zona d’ombra
che crea la cornice si coglie la continuità delle
verticali che avviene solo guardando verso l’alto.
All’esterno il volume è polilobato in quattro lobi
articolati da una sequenza di paraste con 4 nodi
che vincolano la lanterna che sale fino in cima cin
una cornice a spirale.
Ovolo che diventa una fila di cherubini
esternamente sotto la cornice.
137
Lezione dell’8/05/12
La zona di maggiore diffusione è certamente l’ill de France che si espande tra Parigi e i suoi dintorni. In quel
periodo la dinastia dei Capetingi mettono stop alla matrice feudale e unificano il regno accentrandolo. C’è
un’alleanza tra chiesa romana e monarchia francese che permette questa unificazione. Binomio importante
espresso attraverso l’architettura nell’impianto basilicale romano. Il doppio torrione e il presbiterio sono
stilemi che si ripresentano invece dall’architettura del periodo di Carlo Magno.
Il gotico si diffonde nel nord Europa, in parte con gli Aragona in Spagna e con le crociate anche in Medio
Oriente. La chiesa cristiana ortodossa non viene toccata modificazione architettonica.
Esistono due vetrate che sintetizzano questo nuovo tipo di architettura e rappresentano una la bifora e
l’altra il doppio campanile cuspidato. Strutturalmente tutta questa architettura appare come una naturale
evoluzione del romanico nonostante resti la campata ma con archi a tutto sesto bensì campata ogivale e
quindi più rialzate. In questo modo a parità di corda c’è maggiore verticalismo. Sono ridotte a zero le spinte
orizzontali e tutto è concentrato sugli spigoli della campata. In questo modo non c’è più bisogno di possenti
pilastri o di muratura esageratamente spessa. I costoloni sono l’elemento portante e le vele sono solo di
tamponamento. Il peso è scaricato a terra da colonnette che legano anche visivamente il pilastro polistilo e
la volta.
I costoloni sono fatti in conci in pietra
messi in opera con una centina e la
malta è usata come legante. Il tutto
però non starebbe in piedi se non ci
fossero elementi laterali di
bilanciamento. Grazie quindi ad un
sistema a stampelle esterne
(contrafforti = a setti murari che
raggiungono l’altezza della navata
centrale) e archi rampanti che legano il
peso della navata al contrafforte. La
copertura è generalmente lignea
poiché deve essere leggera in modo
che non sia un carico strutturale ma
semplicemente in grado di proteggere
la volta dalle intemperie.
Nel caso in cui le cattedrali siano da
cinque navate hanno bisogno di
maggiori contrafforti o di archi
rampanti su più livelli perché è
maggiore il peso da scaricare. Ciò
permette di svuotare la struttura
138
Da Wikipedia. La novità più originale dell'architettura gotica è la scomparsa delle spesse masse murarie
tipiche del romanico: il peso della struttura non veniva più assorbito dalle pareti, ma veniva distribuito su
pilastri all'interno e nel perimetro, coadiuvati da strutture secondarie come archi rampanti e contrafforti. Lo
svuotamento della parete dai carichi permise la realizzazione di pareti di luce, coperte da magnifiche
vetrate, alle quali corrispondeva fuori un complesso reticolo di elementi portanti.
A partire dai soli pilastri a fascio si dipana un sistema di contrafforti ben più ampio e diversificato
di quello romanico: gli archi rampanti, i pinnacoli, i piloni esterni, gli archi di scarico sono tutti
elementi strutturali, che contengono e indirizzano al suolo le spinte laterali della copertura, con
conseguente alleggerimento delle murature di riempimento, che presentano un numero maggiore
di aperture.
Ma la straordinaria capacità degli architetti gotici non si esaurisce nella nuova struttura statica
messa a punto: gli edifici, svuotati dal limite delle pareti in muratura, poterono svilupparsi in uno
slancio verticale, arrivando a toccare altezze ai limiti delle possibilità della statica. La cattedrale più
alta costruita è quella di Beauvais le cui volte raggiungono un'altezza di ben 48,5 metri (la
Cattedrale di Notre‐Dame di Parigi ne misura che 33). Questa caratteristica non fu una novità
assoluta e si sviluppò probabilmente da chiese con verticalità preminente già nell'epoca romanica,
in Normandia e in Inghilterra (che all'epoca formavano un'unità politica comune). Strumenti
essenziali per questo sviluppo "aereo" furono:
l'uso massiccio dell'arco a sesto acuto (di origine sasanide e islamica, in uso già in epoca romanica,
per esempio in Borgogna), che permette di scaricare il peso sui piedritti generando minori spinte
laterali rispetto ad un arco a tutto sesto;
la volta a crociera ogivale, che può creare anche campate rettangolari invece di quadrate;
gli archi rampanti innestati su contrafforti esterni, che ingabbiano la costruzione disponendosi
dinamicamente attorno a navate ed absidi.
In Inghilterra si ebbe in seguito un ulteriore sviluppo della volta a crociera con la volta a sei spicchi
e poi a raggiera o a ventaglio: tutte soluzioni che permettevano una migliore distribuzione del peso
a favore di una maggiore altezza.
Ciò che rende affascinante l'architettura gotica è la stretta corrispondenza fra idee estetiche e
innovazioni tecnologiche. L'obiettivo di rendere gli interni degli edifici sacri luminosi e ampi è
raggiunto grazie all'utilizzo, sempre più perfezionato e rivoluzionario, dei principi costruttivi della
volta a crociera e dell'arco acuto. L'integrazione di queste due tecniche permetterà la costruzione
139
di flessibili campate rettangolari (non più soggette alla limitazione dell'impiego della forma
quadrata come in età romanica) e la costituzione di organismi architettonici puntiformi, senza cioè
che il muro abbia più funzioni portanti, svolte unicamente dai pilastri, riservando ai muri esterni
una mera funzione di tamponamento. L'assenza di carico da parte della volta sui muri perimetrali,
assorbito dai pilastri e dai contrafforti esterni, permetterà la sostituzione della pietra del muro col
vetro delle finestre, che raggiungeranno dimensioni mai viste prima. Tutto il sistema di spinte e
controspinte generato dalle volte a crociera e dai contrafforti, realizzati con pinnacoli e archi
rampanti spostati all'esterno, costituirà un altro capitolo dell'estetica gotica, strettamente legata
ad un pragmatismo strutturale che affascinerà gli ingegneri del ferro e dei nuovi materiali del XIX
secolo.
Gli elementi costitutivi dell'architettura sono la campata con volta a crociera costolonata ad arco a sesto
acuto. La costruzione di grandi edifici attraverso l'utilizzo di campate con volta a crociera era una tecnica
già diffusa nell'architettura romanica. In questo caso però le crociere erano solitamente a tutto sesto, e ciò
comportava la limitazione planimetrica di impiegare esclusivamente campate a base quadrata. Inoltre la
crociera a tutto sesto comporta una rilevante spinta orizzontale, e conseguentemente la necessità di
rinforzare i muri perimetrali per contrastare questo genere di spinte. Con l'uso sistematico dell'arco acuto
nella realizzazione delle volte a crociera si risolvono due tipi di problemi: la proiezione orizzontale della volta
non è più solo quadrata ma può essere rettangolare, o al limite poligonale (come nel caso del
deambulatorio di Saint Denis), e la spinta verticale dell'arco prevale su quella orizzontale, permettendo
quindi una struttura più efficiente dal punto di vista statico. In questo modo è possibile realizzare edifici più
alti e più ampi, a schema strutturale puntiforme, cioè con il carico verticale concentrato sui pilastri, a loro
volta rinforzati all'esterno da archi rampanti e pinnacoli, necessari per contrastare la spinta verticale,
elementi strutturali che assumeranno anche una connotazione estetica, dando all'esterno dell'edificio
l'aspetto complesso di selva di pinnacoli. Fra un pilastro e l'altro è possibile a questo punto aprire grandi
finestre, poiché la muratura non è altro che un tamponamento che non assolve a nessuna funzione statica.
In questo modo l'edificio può diventare luminosissimo all'interno, e l'arte della vetrata diventerà la forma
più importante di espressione pittorica.
incrementare l'altezza della navata gotica. Il triforio consiste di uno stretto passaggio inserito nel muro,
sotto le finestre del cleristorio e sopra l'ampia galleria che sovrasta le navate laterali. Il triforio è aperto
sulla navata attraverso una sua arcata, spesso raddoppiando o triplicando il numero di archi del vano. Il
termine è applicabile anche ai templi egizi, in cui la luce penetrava negli ambienti colonnati attraverso
aperture nelle pareti verticali vicino alla copertura.
Per estensione sono oggi considerate "luci di cleristorio" tutte le file di finestre che si trovano sopra il livello
orizzontale.
In architettura il triforio è una galleria ricavata nello
spessore murario, posta sotto le finestre del cleristorio e
situata sopra le navate laterali di una chiesa mediante una
teoria di loggette.
È presente in alcune chiese romaniche (il duomo di Modena
è uno degli esempi di maggior rilievo) e soprattutto nelle
cattedrali gotiche d'Oltralpe, abbinato o in sostituzione alla
struttura affine del matroneo, dove però la galleria aveva
dimensioni più ampie e correva per tutta la larghezza della
navata laterale.
Generalmente il triforio precede una piccola galleria
percorribile, che invece può venire a mancare nel caso del
triforio cieco.
L'etimologia del termine è sconosciuta, ma probabilmente deriva dal termine thoroughfarum, che veniva
usato per indicare il passaggio da un'estremità all'altra dell'edificio. L'etimologia dal latino tres ("tre") e
foris ("porta", "entrata"), risulta meno accreditata.
La campata a sesto acuto mostra la sua duttilità in perimetri irregolari mentre l’arco a tutto sesto è
funzionale sono a coprire uno spazio quadrato. Ad esempio il deambulatorio può in questo modo essere
trapezoidale. Tutto ciò è dovuto alla duttilità anche dei costoloni e delle nervature che permettono di
inserirsi in ogni spazio anche a formare campate trapezoidali.
*Notre
Dame, Parigi
Fine XII secolo. È un po’ prematura come
cattedrale. Ha una volta esapartita. Planimetria
singolare con transetto non saliente che fuoriesce
solo con parte del portale. Cinque navate più
cappelle ricavate tra i contrafforti. Archi rampanti
ad un unico livello, copertura a doppia falda
pronunciata.
*Burges; *Chartes
*Rennes
Nei dintorni di Parigi. Nel 1211 viene ricostruita secondo lo stile gotico. Ha una volta rettangolare. transetto
con campata centrale quadrata e sormontata da un torrione (si vede anche in pianta dai grandi pilastri).
Campata in ingresso con dimensioni maggiori quindi necessità di sostegni diversi a causa del corpo
142
occidentale in muratura praticamente piena. Questa cattedrale è considerata il punto finale del gotico
maturo dove si raggiungo le massime altezze. Successivamente ci saranno solo delle degenerazioni formali
come si vedrà nel ‘300 in Inghilterra.
In Italia il gotico ha delle differenze con il gotico francese a causa della tradizione paleocristiana. Per Vasari
il gotico è l’architettura del medioevo poiché distruttore del romanico. Questa connotazione negativa resta
poi fino all’800 che vede sotto una luce negativa questo periodo che poi verrà rivalutato. Secondo Vasari
manca una logica costruttiva. Mancanza di proporzioni e assenza dell’ordine antico.
*Duomo di Milano
Dal 1386 viene costruito da
Guglielmo Visconti che è
duca di Milano e ha
l’abilità di riportare Milano
ad una buona fama che
negli anni precedenti
aveva perso. Ciò è dovuto
al legame con il mondo
germanico che influenza
molto la costruzione del
duomo di Milano che deve
essere l’unica grande
costruzione gotica. C’è
bisogno di fare spazio nella
piazza per costruirlo. Viene
demolita la chiesa di Santa
Maria Maggiore che sarà
sostituita dalla cattedrale. Viene rimossa anche un’altra chiesa e i loro battisteri. La fabbrica del duomo ha
una gestione collegiale collettiva dove ognuno mette la propria competenza tecnica. A differenza della
Francia qui si costruisce in mattoni e granito comasco e non in pietra. Il tutto si riveste con il marmo di
Candoglia. Forte differenza con la pietra a vista. Rivestire resta un’idea classica nonostante ci si trovi nel
nord Italia. Subito si sceglie per le cinque navate. Inizialmente il transetto era leggermente più stretto e i
pilastri della campata centrale del transetto più grossi. In sezione si ha un andamento a triangoli.
Ora il transetto è più stretto con una sola campata saliente. Cinque navate. Presbiterio semi ottagonale e
deambulatorio attorno al coro. Poco svuotamento del perimetro. I muri sono portanti. L’unica parte alla
francese è quella presbiteriale essendo pensato da un architetto francese.
Nella crociera di incontro indica un tiburio (copertura della crociera con un elemento prismatico
tipicamente lombardo) elemento non gotico che indica un grosso fraintendimento con il prototipo di
gotico. Il problema è fare stare in piedi la chiesa poiché la pianta che è pensata prima dell’alzato.
Una prima idea è a triangolo con la campata centrale più alta e due coppie di laterali decrescenti. Nel 1392
viene dimensionata questa proposta secondo un triangolo isoscele. Poi c’è la proposta dello schema ad
143
troppo gotico. Tiburio ottagonale basato su quattro arconi ogivali apparentemente ma questi arconi
nascondono un arco a tutto
sesto affogato nella muratura.
In tutte le crociere vengono
messi dei tiranti metallici sui
punti di imposta delle volte. Per
i francesi è una soluzione di
ripiego che mostra la scarsa
capacità milanese.
*Cappella Cornaro
Da Wikipedia. Nel 1647 ‐ in un periodo in cui, con il
pontificato di Innocenzo X, la straordinaria
carriera artistica di Bernini stava conoscendo
qualche appannamento ‐ il cardinale Federico
Cornaro affida alle sue qualità di architetto e di
scultore la realizzazione della cappella funeraria
della propria famiglia nel transetto sinistro della
chiesa di Santa Maria della Vittoria. Bernini,
nell'eseguire la commissione, cerca una sua
rivincita professionale verso l'atteggiamento
tiepido che il nuovo pontefice mostra nei suoi
confronti e chiama, per così dire, a raccolta tutta la sua inventiva di architetto e di scultore sino a giungere a
realizzare uno degli esempi più alti di arte barocca.
Una delle cifre per intendere l'arte barocca è, come noto, il gusto per la "teatralità": la rappresentazione
spettacolare e talvolta anche enfatica degli eventi.
In quest'opera Bernini, mettendo a frutto la sua
esperienza diretta di organizzatore di spettacoli
teatrali, trasforma, in senso non metaforico ma
letterale, lo spazio della cappella in teatro. Per
far ciò egli amplia innanzitutto la profondità del
transetto; poi, aprendo sulla parete di fondo una
finestra con i vetri gialli, pensata per rimanere
nascosta dal timpano dell'altare, si procura una
fonte di luce che agisce dall'alto, come un
riflettore e che conferisce un senso realistico alla
irruzione sulla scena di un fascio di raggi in
bronzo dorato, così la luce che scende sul
gruppo, attraverso i raggi, sembra momentanea, transitoria e instabile in modo da rafforzare la sensazione
di provvisorietà dell'evento. Si può facilmente immaginare quanto tale effetto, nella penombra della chiesa,
dovesse apparire a quel tempo suggestivo.
L'elegante edicola barocca, realizzata con marmi policromi, nella quale Bernini colloca la scena dell'Estasi di
Santa Teresa, funge da boccascena del teatro: essa
mostra la figura della santa posata su una vaporosa
nuvola che la trasporta – come se fosse operante una
macchina da teatro nascosta – verso il cielo.
La trasformazione della cappella in teatro diventa
letterale con la realizzazione, ai due lati del
palcoscenico‐altare, di "palchetti" sui quali sono
raffigurati – ritratti a mezzobusto – i vari personaggi
della famiglia Cornaro. L'evento privatissimo
dell'estasi della santa diviene in questo modo evento
pubblico, al quale i nobili spettatori paiono assistere
146
non già con trepido stupore e con vivo trasporto devozionale, ma con
staccato disincanto; li vediamo anzi ‐ come avviene spesso a teatro ‐
intenti a scambiarsi i loro commenti.
*Palazzo di Innocenzo X
Opera di Borromini. Si trova in Piazza Navona. Lo deve
ristrutturare. Vuole porre un arco siriaco (arco centrale
con trabeazione che si flette a seguire il movimento),
facciata tripartita (zona basamentale, zona nobile, due
ambiendi servizio, coronamento balaustrato).
Tabernacoli che reggono balconi e finestre. Torri di
contenimento.
Un’altra ipotesi prevedeva ali leggermente sporgenti,
ordine monumentale enorme. Balcone centrale
leggermente curvo simile ad una loggia. Torri di
contenimento. Alla fine viene dato il progetto a
Girolamo Mainardi che riprende il progetto borrominiano.
Sembra dovesse diventare il palazzo curiale e papale. È un palazzo che rimanda alle origini imperiali. Piazza
Navona era un circo, il circo connotava la posizione di un palazzo imperiale. Obelisco con fontana di Bernini.
All’intero c’è un corridoio che termina con un arco siriaco di Borromini. Zona intermedia tra i due corpi del
palazzo e tra la chiesa e il palazzo. È Pietro da Cortona ad eseguire il ciclo pittorico che rappresenta la storia
di Enea come fondatore di Roma. Entrambi gli artisti pensano all’aspetto imperiale.
*Palazzo Carpegna
Borromini. Non terminato da Borromini. Il suo
progetto è abbandonato. Cortile ovale che
occupa l’intero spazio dell’edificio come fosse
una piazza scandito da colonne binate
(serliane). Atrio ottagonale ha l’asse
longitudinale che non è perpendicolare alla
facciata perciò gli ambienti sono leggermente
adattati. De scaloni monumentali indicano che
era progettato per due famiglie.
In un’altra ipotesi il cortile è ruotato di 90°
148
Nel 1655 Alessandro VII Chigi, discendente di Agostino Chigi è uno dei maggiori, se non il maggiore,
committente nella storia dei papi. Porta allo strenuo le casse papali e ciò sembra dovuto alla perdita di
potere temporale del papato. Gli interventi da lui voluti vengono definiti teatri.
* Sant’Andrea al Quirinale
Opera di Bernini. Nel ’60 il
quirinale era la residenza
papale. Deve affrontare una
pianta particolare che prende
dal trattato di Serlio del ‘500.
Alla fine si sceglie di porlo in
fronte alla casa dell’ordine
con asse trasverso ma a
forma di ovale. Ci sono due
soluzioni dove è presente o
no la lanterna sulla sommità.
Un’opera simile è la cappella dei Re Magi.
Nel nostro caso in asse si trova un pieno e non due cappelle
(una per lato). Con il pieno in asse si convoglia l’attenzione
ad un punto specifico cioè l’altare principale (nel ‘400‐‘500 la
regola non scritta prevede colonne pari con vuoto in asse).
Infrange lo standard. Pone una corona di cappelle con quella centrale maggiore e semicircolare che a
curvatura invertita si proietta nell’ingresso. In facciata sembra un tabernacolo sorretto da paraste e
concluso da un timpano. La cupola è contenuta nel tiburio e da una corona di contrafforti che ne
determinano tutto il perimetro. Sopra la loggia piega la cornice e riprende poi l’intera trabeazione.
150
*Chiesa di Ariccia
Opera di Bernini. Davanti a palazzo Chigi. Nartece con archi, paraste
e timpano superiore. L’intenzione formale è quella di rimandare al
Pantheon repubblicano (cioè nel periodo costruttivo in cui Roma è
repubblicana). Si tratta di un Pantheon senza il nartece che ora lo
contraddistingue.
Spazio di servizio dietro l’altare dove trovano spazio anche i due
campanili.
basso.
*Sant’Anna
Nel ’62 è a Parigi. Invitato dal capo dell’ordine. Parte da un progetto a croce greca cupolato al centro e
bracci laterali staccati almeno visivamente a creare ambienti slegati tra loro. Esistono sedi dove si
controllano i progetti per le chiese periferiche dell’ordine. Ha una serie di vincoli. Mette una rotazione ai
pilastri che in questo modo appaiono diagonali rispetto all’assialità della struttura. Gli spazi laterali sono
ridisegnati secondo l’ottagono irregolare. Anche Guarini usa il sistema di nervature dalle paraste sulla volta
come Borromini. Absidi ovali per altari nel bracci. Andamento curvilineo della facciata. La cosa più
caratteristica è la serie di cupole. Il tamburo ha un ambulacro perimetrale (un luogo dove si può camminare
con concatenazione di serliane), lanterne in corrispondenza degli archi delle serliane. Calotta nervata che
però non si chiude lasciando un foro ottagonale sul quale si apre un’altra cupola più tradizionale e
illuminate da una lanterna. Le fonti di luce non sono percepibili dallo spettatore ma in realtà ci sono.
Fa alcuni esempi anche del trattamento di dettaglio lavorando sul dettaglio legato alla luce e quello che può
accentuare.
schiacciano più si sale. Il tutto è coronato da una corona che infonde la luce a tutta la cupola. Vista dall’alto
il verticalismo è molto accennato con un uso sapiente del risalto della luce. Negli archivolti sono incisi i
chiodi e permettono grazie alle luce di far vibrare le pareti. Strutturalmente è pazzesco. Tacciato di
goticismo per la quantità di aperture del suo progetto. Vuole far risaltare l’incredibile struttura. È una sorta
di “barocco” per il modo che ha di affascinare. In questo caso non è legato solo ai sensi poiché anche la
struttura sembra impossibile.
Sistema a doppio guscio. Lo si scopre a causa dell’incendio del 1997.
serliane, accentua con un materiale diverso un accenno di parasta completamente diverso, le trabeazioni
hanno anche un risalto nel punto di incontro.
Estrema attenzione alla variazione delle forme e a come legarle tra loro. La trabeazione nella nicchia è solo
un architrave
Trafora i muri con ovuli che decora attorno. Non ci sono elementi ha zona inferiore e la grande trabeazione
della zona superiore non sorretta da piedritti ma che si piega all’altezza dei pennacchi degli archi. Tamburo
e cupole come già visto dai progetti
precedenti. La seconda cupola sembra
scarnificata quasi senza muratura. La
membratura sostituisce la decorazione
complessa preferendo la purezza
geometrica. Per Guarini si passa dalla
zona terreste complessa (iperuranica) i
registri inferiori e mano a mano che si
sale verso il cielo prevale la perfezione
della geometria. Con una struttura
inferiore debole la gente è costretta a
domandarsi come possa tenere due
cupole e una lanterna.
La cupola è sorretta dai cherubini che si
trovano su tutta l’imposta al posto di
membrature astratte.
Un riferimento alla cupola può essere la *moschea di Cordoba. Guarini è stato in Sicilia che è stato un regno
arabo. C’è un edificio che si rifà allo stile arabo nonostante sia cristiano ma soprattutto per la muratura.
A Casale Monferrato nella *Chiesa di San Evasio c’è un grande atrio
con nervature formandosi grazie ad archi disposti due a due a
formare questa particolare forma per le campate.
A San Lorenzo la trabeazione ha i cherubini ma staticamente ha una
funzione particolare. Guarini pone delle finestre ovali sulla
trabeazione. Tutto quello che si vede nell’invaso sta in piedi grazie a
qualcosa che non si vede. Nel gotico, suo grande riferimento, mostra
la struttura che lo sostiene proprio come tema principale. Guarini non
ha le conoscenze per costruire con eleganza strutturale come
Borromini. Le sue strutture potrebbero essere a vista in epoca
romanica. Tutto quello che sembra straordinario in realtà è retto in
maniera banale con lo stile romanico. La facciata di Guarini sarebbe
stata molto decorata e proporzionalmente complicata ma si sceglie
una continuità con la piazza. La parte superiore esteriormente è
riccamente forata da numerose prese di luce dei vari registri interni.
Vuole porre due campanili come Borromini a Santa Maria assunta
nella parte restante dove c’è la salsiccia. Cambia idea e ne fa uno solo
che sembra una colonna antica.
*Palazzo Carignano
157
*Castello di Racconigi
Reside
nza di
campagna di principe Carignano. Salone cieco che prende luce
da un pezzo superiore e pone una volta sezionata e oculi aperti
tra le nervature per schermare e rinfrangere la luce.
158