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STORIA DELL’ARCHITETTURA MODERNA

Rinascimento
Il Rinascimento è un periodo storico, sociale, economico e culturale che irrompe conseguentemente alla
fine del Medioevo e nel momento in cui gli uomini considerano la necessità di recuperare un serie di valori
legati al passato e connotarli in senso moderno.
Il passaggio drastico dalla visione medievale a quella rinascimentale parte dalla modificata concezione
temporale: l’uomo medioevale che scandiva rigidamente le sue giornate in funzione alle sue azioni viene
sostituito dall’uomo rinascimentale studia il tempo e lo misura in maniera matematica. Oltre alla
numerazione del tempo, l’uomo rinascimentale nutrirà una maggiore gli ideali del passato e soprattutto per
lo studio dei classici al fine di prendere le dovute distanze dall’oscuro Medioevo.
Lo spirito classicista che già iniziava a palesarsi alla conclusione del Medioevo presenta maggior sviluppo
dall’inizio del Rinascimento, nel momento in cui l’uomo rinascimentale arriva, non solo a studiare gli aspetti
tipici del passato, ma addirittura ad emularlo attraverso le nuove costruzioni che si rifanno in maniera quasi
totale ai ruderi di epoca classica della quale l’Italia era costellata. Roma, quindi, diventa luogo di
pellegrinaggio da parte di innumerevoli studiosi che volessero apprendere in loco direttamente dalle
bellezze ancora in piedi a testimonianza di una cultura ormai passata, che presto sarebbe ritornata in auge
nella sua più bella essenza. L’edificio più studiato era il Pantheon.
Con lo sviluppo delle città-stato si formò in Italia una nuova classe sociale formata da laici che coltivavano il
latino, la grammatica a scopi letterari: Umanisti. Questi personaggi, nella maggior parte dei casi, illustri
instaurarono un clima intellettuale nel quale i classici non erano validi solo dal punto di vista letterale, ma la
stessa civiltà che li aveva prodotti doveva ritenersi degna di nota.
Le forme estere del Gotico europeo non attecchirono mai in Italia, ma da questo momento in poi il
Rinascimento stazza completamente via ogni germe di cultura Gotica per sostituirla con le innovative, se
pure ispirate ad un passato perfetto, forme umaniste.
L’artista rinascimentale, quindi, è un uomo a 360 gradi che conosce tutte le discipline liberali e che riesce ad
evadere dalle semplici etichette diventando uomo Umanista (Leonardo Da Vinci).
L’invenzione della prospettiva geometrica da parte di Leon Battista Alberti e di Filippo Brunelleschi
conducono l’uomo da un gradino sempre più della conoscenza riuscendo così a rappresentare lo spazio in
maniera perfettamente tridimensionale.
Lo studio delle figure umane deriva da una conseguente analisi delle proporzioni del corpo con le strutture
del passato. Gli umanisti studiano, le statue del passato trovando sempre più nessi con le parti del corpo
umano.

Vitruvio
Non si è certi sull’anno di nascita di Vitruvio, ma è ben noto che lavorò a macchine d’assedio per conto di
Cesare e che partecipò alla costruzione dell’acquedotto romano sotto Ottaviano. Scriverà il più importante
trattato sull’architettura di tutti i tempi che durante il Rinascimento diventerà metro di misura di tutti i
progetti di quel tempo: De Architectura. Il trattato è diviso in 10 volumi, ognuno dei quali anticipato da una
prefazione.
LIBRO I:
 Formazione dell’architetto;
 Concetti basilari estetici e tecnici;
 Settori specifici dell’architettura;
 Costruzione degli edifici pubblici e privati, di orologi e di macchine;
 Urbanistica.
Per quanto riguarda la formazione dell’Architetto si deve disporre di fabrica, ovvero della pratica, e di
ratiocinio, ovvero della teoria e l’architetto deve conoscere più di tredici arti tra cui anche la grammatica e
la musica. I concetti estetici che esprime Vitruvio nel suo trattato sono tre:
o Firmitas – Stabilità;
o Utilitas – Utilità;
o Venustas – Bellezza.
La Venustas, inoltre, è suddivisa da altre categorie:
o Ordinatio (Ordine);
o Dispositio (Disposizione);
o Eurythmia (Armonia);
o Symmetria (Proporzione);
o Decor (Decoro);
o Distributio (Economia).
Ordinatio: La giusta disposizione delle “membra” in una struttura, riguarda le dimensioni ed è basato sui
calcoli che definiscono i rapporti armonici.
Dispositio: Rappresentato dal risultato finale nel quale tutte le parti sono legate alle altre in perfetto
rapporto proporzionale.
Eurythmia: Il bell’aspetto derivato dalla corretta disposizione armonica.
Symmetria: Rapporto proporzionale delle parti con tutto e del tutto con le parti.
Decor: L’aspetto elegante del risultato finale.
Distributio: La ragionevole amministrazione dei materiali rispetto ai concetti dell’economia e del rispetto del
luogo e del contesto sociale nel quale si opera.
LIBRO II:
o Nascita dell’Architettura;
o Teoria dei materiali da costruzione.
LIBRO III - IV:
o Costruzione dei Templi;
o Tipi di Templi;
o Ordine delle colonne;
o Legge della proporzione.
LIBRO V:
o Edifici municipali con riferimento ai teatri
LIBRO VI:
o La casa privata
LIBRO VII:
o Impiego dei materiali da costruzione;
o Pittura parietale;
o Teoria dei colori.
LIBRO VIII:
o Acqua e acquedotti.
LIBRO IX:
o Quadro scientifico-naturale;
o Costruzione di orologi.
LIBRO X:
o Costruzione di macchine e meccanica.

Filippo Brunelleschi
Filippo Brunelleschi nacque a Firenze nel 1377 figlio di un notaio fiorentino ben visto il quale ricevette una
severa istruzione classica e si formò come orafo facente parte della corporazione degli orefici. Iniziò
successivamente la sua carriera de architetto ed è testimoniato il suo interesse per lo studio della
matematica e della meccanica fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1401 partecipa al Concorso per la seconda
porta bronzea del Battistero di Firenze al quale presenterà una formella sul Sacrificio di Isacco nel quale i
concetti prospettici stavano iniziando a dar frutti. Il concorso, però venne vinto da Ghiberti.
Brunelleschi cercò di applicare le leggi della prospettiva all’architettura secondo i suoi principi:
 Disposizione planimetrica chiara e ben ordinata;
 Armoniosa proporzione negli alzati;
 Modello semplice ma perfetto dei particolari di ciascun elemento architettonico.
Cupola di Santa Maria del Fiore (1420-1426): L’idea progettuale della conclusione del Duomo di Firenze,
testimoniata da vari affreschi della sala capitolare di Santa Maria Maggiore, era già ben chiara dagli inizi del
300. Il problema di erigere una cupola sopra uno spazio ottagonale ampio 45 metri fu aggravata dal fatto
che le mura del tamburo fossero estremamente sottili e che le centine lignee non sarebbero bastate per la
costruzione di una struttura così grande. Il problema fu risolto da Brunelleschi grazie alle sue grandi
conoscenze della statica e allo studio delle architetture romane ed estere.
La genialità di Brunelleschi consistette nel sostituire le centine con un sistema di carpenteria volante
direttamente posata sul tamburo così da permettere una costruzione per sezioni orizzontali come quella del
Pantheon. Staticamente introdusse una doppia calotta con intercapedine così da ridurre al minimo il peso e
trasformo il profilo dell’arco da emisferico a ogivale così da permettere un più corretto scarico delle forze.
La tecnica di costruzione implicava l’uso di mattoni posti a spina di pesce (autoportanti).
Ospedale degli Innocenti (1419-1424): Orfanotrofio che da sulla piazza dell’Annunziata, oltre a definire
l’assetto urbanistico della piazza, servì da modello per molti altri ospedali anche all’estero. La pianta è
composta dal portico che affaccia sulla piazza e funge da ingresso. La struttura è perfettamente simmetrica
e il portico centrale è un chiaro riferimento alla struttura conventuali. Prendendo a modello l’architettura
classica realizza il portico composto da 9 arcate affiancato da due bande con portali. Le superfici murarie
sono composte, nelle modanature, in pietra serena. Le colonne dai capitelli di ordine corinzio e le lesene
che mantengono la trabeazione corrispondono alla sovrapposizione di due sistemi: archivoltato e
architravato. Nello spazio tra un arco ed un altro inserisce dei tondi in ceramica.
San Lorenzo (1419): A Brunelleschi venne affidato il compito di ingrandire l’impianto preromanico della
chiesa fiorentina dotandola di un nuovo coro. L’impianto che sviluppa è basato sulla forma geometrica del
quadrato, modulo che viene ripetuto per la formazione della navata centrale e di quelle laterali
esattamente di metà ampiezza della prima. Anche la parte absidale e il transetto riprendono lo stesso
modulo. A questa struttura Brunelleschi annette la Sagrestia Vecchia (da lui definita) e la Sagrestia Nuova
(sua simmetrica) rendendo così l’impianto tendente quasi come un impianto pseudo centrale. Nel
colonnato è evidente per la prima volta l’introduzione di un nuovo elemento creato da Brunelleschi: il dado
brunelleschiano, che si innesta tra il capitello e la nascita dell’arco e sembra quasi una trabeazione secata
perfettamente dalla corda dell’arco.
Si definiscono tre livelli:
 Navata centrale con copertura cassettonata;
 Navate laterali;
 Cappelle laterali.
Sagrestia Vecchia (1421-1428): Un ambiente quadrato di piccole dimensioni che diventa circonferenza
nella chiusura. Attraverso l’utilizzo di quattro arconi e quattro lunette il Brunelleschi innesta una cupola
ombrelliforme di 9 metri. Attraverso disegni perfettamente geometrici all’interno in pietra serena, riesce a
rendere la decorazione sorprendente. L’intonaco bianco dell’intera struttura è intervallato dal colore scuro
della pietra tipica del luogo che ruota intorno a tutta la struttura.
Santo Spirito (1436): Brunelleschi porta al livello massimo la pianta a croce latina. Gli elementi
architettonici sembrano ruotare tutti intorno alla parte centrale dove si innesta la cupola. Brunelleschi non
concluderà mai il progetto, i suoi prosecutori seguiranno quasi alla lettera il suo progetto iniziale. La
struttura è composta da un alternarsi di nicchie che costituiscono le piccole cappelle laterali il cui
andamento sarebbe stato, nel progetto iniziale del Brunelleschi, visibile anche all’esterno dell’edificio con
tramite una struttura ondulata. Rispetto a San Lorenzo è evidente un enorme rafforzamento strutturale
nella parte intera sia nelle murature perimetrali che nelle colonne.
Cappella Pazzi (1430): La cappella che si trova nel complessi di Santa Croce è una sala capitolare non
propriamente centrale. Lo schema base del cubo della Sagrestia Vecchia viene ampliato da due brevi
prolungamenti coperti de una volta a botte così da creare una sala unica i cui muri sono intramezzati da
lesene e medaglioni. Il portico antistante è formato da sei colonne che mantengono una volta a botte.
Santa Maria degli Angeli (1434-1437): Il primo edificio sacro a pianta centrale del Rinascimento che
Brunelleschi definì internamente come un ottagono centrale sormontato da cupola che è composto da un
anello di otto coppie di pilastri che sostengono il tamburo e formano le pareti divisorie delle cappelli
biabsidate lateralmente. Brunelleschi concepì l’edificio come un unico elemento scultoreo.
Michelozzo
Michelozzo fu l’architetto prediletto della famiglia dè Medici sotto Cosimo e progetto per quest’ultimo
molti edifici rilevanti.
Palazzo Medici-Ricciardi (1444-1459): L’edificio appare molto simile al tipico palazzo medioevale, ma le
singole componenti vengono connotate in un ordine nuovo e ben definito. Il palazzo si sviluppa su tre livelli,
nella parte basamentale il bugnato rustico inquadra il portale centrale; questo livello era dedicato alla parte
amministrativa, l’ufficio del padrone di casa, dispense o stalle per i cavalli. Quello superiore era il piano
nobile costituito da bugnato liscio incornicia le finestre bifore; questo livello era quello dove alloggiava la
famiglia, mentre l’ultimo, decorativamente uguale a piano nobile, era adibito alla servitù o ai figli che
volevano più indipendenza. Il palazzo è definito internamente da un cortile interno intorno al quale ruota
l’intero edificio. Il salone centrale è porto nella parte frontale dell’edificio, mentre le stanze e i servizi in
quelle laterali. Solitamente nei palazzi signorili erano presenti due tipologie di scale; le prime più
riccamente decorate che praticavano i signori, e quelle più sobrie della servitù. Il massiccio cornicione
aggettante di ispirazione classica è sorretto da mensoloni così da coprire e proteggere la facciata dalle
intemperie.

Leon Battista Alberti


Leon Battista Alberti, figlio di famiglia altoborghese, incarna perfettamente il prototipo di uomo
rinascimentale colto ed erudito il quale, anche non avendo alcuna formazione da architetto, si concentrò
sullo studio della matematica, della letteratura e delle altre arti liberali. Il suo viaggio a Roma gli permise di
studiare i resti della città Eterna e di racchiudere nel suo trattato le basi per la perfetta progettazione
moderna. Mentre Brunelleschi di dedicò solo a studiare il lato costruttivo degli edifici romani, Alberti era
interessato a comprendere i principi della progettazione antica e le tecniche per il corretto utilizzo degli
ordini. Raccolse tutto ciò nel suo importante trattato in latino ciceroniano che segue alla lettera la traccia
del trattato di Vitruvio: il De Re Aedificatoria
Il trattato è impostato in maniera simile a quello di Vitruvio. Alberti, però decide di introdurre una sola
introduzione iniziale e concentrarsi prima sui materiali da costruzione e successivamente sulle tipologie
edilizie.
 Libro I: Definizioni;
 Libro II - III: Materiali da costruzione (firmitas)
 Libro IV - V: Funzione e tipologia degli edifici (utilitas);
 Libro V - IX: Decorazione degli edifici sacri, pubblici e privati, teoria della proporzione (venustas);
 Libro X: Considerazioni generali.
Nel settimo libro Alberti definisce il prototipo di chiesa ideale come fosse un tempio all’antica definendolo
terminologicamente anche in questa maniera. Il Tempio, appunto, deve essere rappresentato dalle forme
geometriche più pure del cerchio che si rifà alla forme antiche, ma Alberti include anche il quadrato,
l’ottagono, l’esagono e il decagono che sono esse stesse inscrivibili in una circonferenza. È possibile
arricchire la struttura di cappelle che nelle piante derivate dal quadrato trovano collocazione alla
conclusione delle pareti estreme dell’edificio oppure una cappella al centro di ognuno dei lati. Le cappelle
devono essere di forma semicircolare o rettangolare. La chiesa deve trovarsi in un luogo elevato e isolata da
ogni lato in una nobile piazza e dovrà staccarsi dallo scorrere della vita quotidiana tramite che un alto
basamento. La facciata deve necessariamente includere un portico all’antica e per la pianta centrale il
portico deve ruotare tutto intorno alla struttura. Le chiese dovranno avere il soffitto a volta, essere
costruite con materiali pregiati ed avere colorazione candida. Le finestre verranno poste ad un altezza tale
che solo il cielo sarà visibile e i cassettoni saranno l’ornamento di cupole e volte.
La chiesa ideale deve costituire il miglior ornamento della città ed essere bella, poiché la bellezza suscita
sensazioni sublimi. La bellezza di cui parla Alberti deriva da tre concetti fondamentali:
 Numerus (il numero)
 Finitio (proporzione)
 Collocatio (collocazione)
Queste tre importanti caratteristiche portano alla più peretta forma di bellezza: la Concinnitas. La bellezza a
sua volta si distingue tra la bellezza vera e propria (Pulchritudo) e quella ornamentale (Ornamenta).
La colonna ha un posto di prim’ordine nel trattato, Alberti la definisce come semplice elemento decorativo
sulla base delle rovine romane che tanto aveva studiato. Perciò la colonna doveva necessariamente essere
sormontata da una trabeazione dritta, e nel momento in cui veniva usato l’arco, questo doveva essere
sorretto da pilastri quadrati. Nel suo ultimo periodo sostituisce la colonna con la lesena attribuendogli
sempre valenza decorativa.
San Francesco a Rimini – Tempio Malatestiano (1446): Il suo primo incarico da architetto arrivò a Rimini da
Sigismondo Malatesta che gli commissionò di modificare la chiesa medioevale di San Francesco nel suo
mausoleo di famiglia. Alberti, quindi, definì un perimetro murario tutt’intorno alla vecchia chiesa che però
non portò mai a compimento; nella parte absidale, ancora incompleta, è possibile vedere le mura della
chiesa medioevale. Si può tentare di ricostruire l’idea iniziale attraverso la medaglia commemorativo di
Matteo dè Pasti che raffigura la chiesa con la facciata completa sormontata da cupola emisferica. È il primo
caso nel quale viene applicata nella facciata di un edificio religioso il motivo architettonico dell’arco di
trionfo romano, e degli acquedotti nelle pareti laterali. Gli archi in facciata avrebbero accolto le salme di
Sigismondo e Isotta, mentre le pareti laterali, formate da archi sostenuti da pilastri, avrebbero accolto i
sarcofagi di uomini illustri che lavoravano per la famiglia Malatesta.
Probabilmente il progetto iniziale avrebbe previsto una cupola all’incrocio dei bracci, mentre oggi la
copertura è definita da un tetto a falde.
Facciata di Santa Maria Novella (1446): Un complesso mendicante francescano che la famiglia Rucellai
decide di ripristinare modificare il prospetto. Alberti definisce la nuova facciata attraverso modelli antichi
romani e toscani rendendo il quadrato l’elemento cardine della composizione. Le navate vengono
richiamate anche esternamente attraverso le colonne che inquadrano, negli spazi tra una e l’altra, arcate a
tutto sesto. Nell’attico (simile a quello degli archi trionfali) la divisione avviene attraverso quattro pilastri
sormontati da un timpano triangolare, come nei templi antichi. Le volute laterali hanno il compito di legare
la composizione che sembrerebbe disomogenea. Il tipo di capitello e gli ornamenti sono ripresi
dall’architettura toscana e, più nello specifico, da San Miniato al Monte.
Palazzo Rucellai (1470 circa): Inserito in un contesto urbanistico abbastanza complesso che affaccia su una
strada stretta di un lotto sghembo, palazzo Rucellai fu una sfida per l’architetto. Venne commissionato da
Giovanni Rucellai importante banchiere fiorentino. Alberti, però riuscì a definire una struttura
simmetricamente perfetta in pianta e in alzato. La facciata è scandita da paraste che incorniciano le finestre
bifore probabilmente ispirate al palazzo Medici di Michelozzo. Nella fascia basamentale, che contiene di
due portali d’accesso, Alberti inserisce il motivo dell’opus reticulatum romano che viene ripreso anche nei
livelli superiori. Altri accorgimenti classici sono definiti dalla trabeazione e dalle mensole.
Tempietto del Santo Sepolcro: Giovanni Rucellai fece costruire nella chiesa di San Pancrazio un tempietto
commemorativo della famiglia a imitazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Alberti non voleva imitare
la tomba con forme gotiche, ma decise di ricostruirlo attraverso le tipiche forme costantiniane
dell’originale. Il Tempietto ha una struttura rettangolare che termina con un abside. L’elemento è inserito in
maniera centrale nella stanza e rispetta le proporzioni sia in pianta che in alzato. Le lesene di ordine
corinzio inquadrano tarsie marmoree bicrome. L’ingresso è posto asimmetricamente a sinistra inquadrato,
anch’esso, da lesene.
San Andrea a Mantova (1470): La basilica di grandi dimensioni non verrà mai completata dall’Alberti e
subirà molte modifiche dal progetto originale. Il prospetto principale affaccia su una piccola piazza e non
segue l’andamento interno della navate. In facciata, inoltre si fondono riferimenti sia all’arco trionfale che
sia all’ingresso del tempio in quando l’arco centrale è fiancheggiato da quattro pilastri che sorreggono un
timpano. L’arco che sormonta l’edificio inquadra il rosone principale che porta luce all’interno. L’interno è
definita da una volta a botte cassettonata di 18 metri retta da pilastri che definiscono cappelle di forma
quadrata che svuotano la muratura come nel Pantheon. All’incrocio dei bracci, di egual misura, poggia la
grande cupola.
San Sebastiano a Mentova (1460): Edificio votivo voluto fortemente da Ludovico Gonzaga per adempiere
ad un voto affidatogli in sogno. L’assetto originario è molto modificato; la pianta quadrangolare dell’Alberti
poggiava su un grande stilobate, una gradinata che lo innalza del livello del terreno, e che oggi divide
l’edificio in chiesa inferiore, con una cripta di sette navate sorretta da pilastri, e quella superiore costituita
da quattro bracci. La parte centrale era coperta da una grande cupola del diametro di 17 metri, che crollò, e
non fu mai ricostruita secondo il progetto originario.

Chiese a pianta centrale


Anche dopo la morte di Alberti molti altri architetti cercarono definire impianti a pianta centrica ispirati ai
canoni da lui descritti.
San Bernardino ad Urbino (1470): La pianta longitudinale è allungata in orizzontale dai due semicerchi della
zona absidale. L’edificio all’interno riprende le modanature di pietra serena su intonaco bianco che
Brunelleschi aveva usato anni prima per l’interno della Sagrestia Vecchia.
Santa Maria delle Grazie al Calcinaio (1490): L’edificio di Francesco di Giorgio riprende i concetti sulla
simmetria definiti dall’Alberti nel suo trattato. Il modulo di base della simmetria è quello del rettangolo
della campata, la cui ripetizione definisce la navata e la cui misura si ripete nel transetto. Anche se
sezionassimo l’edificio le partizioni murarie rimarrebbero divise simmetricamente.
Santa Maria della Consolazione a Todi (1509): Chiesa di pellegrinaggio collocata su un poggio nei pressi di
Todi che offre un’incomparabile vista del paesaggio umbro. La chiesa è stata da sempre considerata come
sunto del progetto di Bramante per San Pietro. La cupola poggiata sul cubo della struttura sottostante è
padrona assoluta della scena. La chiesa, composta da figure geometriche semplici come il quadrato, il
cerchio e il semicerchio, presenta lo stesso prospetto su tutti e quattro i lati ed è difficile identificare
l’ingresso principale. È l’esempio più simile all’ideale prototipo di chiesa che Alberti descrisse del suo
trattato di tutto questo periodo. La pianta è definita da un quadrato con absidi (una semicircolare dove è
custodita l’immagine sacre e le altre poligonali) su tutti i lati tre delle quali possiedono un ingresso. Il carico
della cupola è convogliato sulle volte degli absidi e da qui ai muri perimetrali, mentre il peso proprio viene
sorretto dagli archi della crociera. Il disegno probabilmente è stato ripreso dagli studi che Leonardo da Vinci
faceva sulle piante centriche ideali.
Santa Maria delle Carceri a Prato (1485): Giuliano da Sangallo riesce a rendere nell’edificio, protagonista
principale il quadrato. L’interno per la sua verticalità riprende la simmetria tipica molto utilizzata da
Brunelleschi, mentre la successione degli ordini è ripresa interamente dall’Alberti.
San Biagio a Montepulciano (1518): La chiesa è collocata in un sito molto simile a quella di Todi, questa
volta, però, vicino Roma. L’architetto è Antonio da Sangallo il Vecchio fratello di Giuliano. La chiesa venne
costruita molto rapidamente affinché fosse consacrata da Clemente VII. La pianta è a croce greca e i portali,
le finestre e i timpani all’esterno richiamano molto la Madonna delle Carceri. All’incrocio dei bracci poggia
una cupola emisferica alla romana con tamburo cilindrico rivestito, internamente ed esternamente da
paraste. Anche qui sono evidenti i richiami ai progetti di San Pietro per via dei campanili in facciata. Il peso
delle volte a botte dei bracci è concentrato sugli angoli dell’edificio e gli angoli della crociera sporgono
verso l’interno come pilastri liberi. L’interno è percorso da una trabeazione sorretta da massicci pilastri
dorici.

Donato Bramante
Pittore-architetto formatosi nella zona Umbro-Lombarda e successivamente a Roma introno al 1500. Le sue
opere più rilevanti sono divisa tra Milano e Roma che, grazie a papa Giulia II, stava attraversando un
momento di forte crescita spirituale e intellettuale. Fu proprio a Roma presso Giulio II che avvenne
l’incontro tra Bramane e Raffaella Sanzio impegnato negli affreschi delle stanze vaticane. Esordisce come
pittore sicuramente presso la corte di Urbino dove dipinge le pareti dello studiolo del duca di Montefeltro.
Solo successivamente si avvicina all’architettura.

Santa Maria presso San Satiro (1482): Bramante qui rappresenta sapientemente, da bravo pittore,
l’inganno delle immagini che attraverso la rappresentazione illusionistica prospettica dell’abside che, non
potendo essere costruito realmente viene rappresentato tramite la pittura allargando di molto lo spazio
interno che sembra quasi simile all’interno del Sant’Andrea a Mantova dell’Alberti. La luce e il coloro sogni
gli elementi principali che utilizza per rendere il suo gioco illusorio.
Tribuna di Santa Maria delle Grazie (1490): Cappella commemorativa degli Sforza a Milano. L’elemento
principale dal quale parte è la Sagrestia Vecchia di Brunelleschi di modulo quadrato al quale sono annessi le
due absidi laterali e il coro. L’elemento più importante è la luce che simboleggia la grazia divina e che è un
importante strumento per l’architetto-pittore per rendere lo spazio illusorio. La decorazione, quindi non è
più agganciata alle pareti, bensì diventa parte integrante della prospettiva dipinta.
Chiostro di Santa Maria della Pace (1500): Santa Maria della Pace è un chiesa situata a Roma che non
possedeva un organizzazione conventuale. Bramante ridefinì il complesso considerando i limiti urbani della
zona molto ferrati. Utilizza uno degli absidi della chiesa per poggiare trasversalmente tutto l’organismo
conventuale. Il chiostro è composto da due livelli sorretti da 6 archi a tutto sesto. Accedendo si ha una
visione diagonale dell’edificio. Definisce la parte basamentale con pilastri tuscanici che reggono le arcate
sui quali sono applicate delle lesene. Nel secondo livello, invece i pilastri vengono richiamati, ma viene
aggiunta una colonnina centrale di ordine corinzio corrispondente alla chiave d’arco delle arcate inferiori.
Tempietto di San Pietro in Montorio (1504): Il tempietto di San Pietro in Montorio commissionato dal re di
Spagna Ferdinando d’Aragona è eretto sul sito dove tradizionalmente si riconduce alla crocifissione
dell’apostolo Pietro. Il Tempietto è il primo edificio classico che riprende lo schema a tholos in cui la cella è
circondata da colonne alla maniera antica. Il Tempietto è innalzato dal terreno tramite una scalinata
circondata da colonne doriche che si rifanno alla “divinità” maschile, sormontate da una trabeazione che
gira tutt’intono la cella. La parte superiore è composta da una balaustra e dalla cupola emisferica poggiante
un tamburo della stessa misura della cupola stessa. Il progetto originale di Bramante prevedeva
l’inserimento del Tempietto non in una piazza quadrata, bensì in uno spazio circolare circondato da 16
colonne libere. L’edificio è il manifesto del secolo che sarà lodato anche da Andrea Palladio nei suoi quattro
libri. Il Tempietto viene scomposto strutturalmente anche dal punto di vista simbolico:
 L’aspetto della natura e del suolo (la cripta)
 La celebrazione dell’Apostolo Pietro (la cella)
 Rapporto fra cielo e terra (la cupola)
Cortile del Belvedere: Papa Giulio II della Rovere aveva intenzione di formare una chiesa e un palazzo degni
del suo nuovo ruolo di Giulio Cesare e di pontefice massimo. Sotto il suo pontificato lo stato della chiesa
ebbe una crescita esponenziale. Il cortile sarebbe stato un cono prospettico con origine dai palazzi Vaticani.
Alla spalle di quest’ultimi era presente un declivio di 300 metri di lunghezza e 100 di pendenza sul quale
Bramante aveva intenzione di creare dei terrazzamenti collegate con un sistema di gradinate circondando
lo spazio con corridoi a loggia due piani che fungeva da quinta architettonica. La collezione scultorea
papale che recentemente si era arricchita del Lacoonte doveva essere collocata e si decise di trasformare
uno dei tre livelli in una pinacoteca all’aperto. Il primo e il secondo livello sarebbero stati rispettivamente,
un teatro all’aperto e un terrazzamento intermedio che fungeva da diaframma funzionale tra le due zone.
Dalle stanze di Raffaello sarebbe stato possibile ottenere una visuale completa dell’insieme. A conclusione
dello spazio sarebbe stata inserita un’esedra che avrebbe chiuso lo spazio prospettico. Il modello del cortile
deriverebbe dalle descrizioni deli cortili della Domus Aurea di Nerone e dai resti degli edifici classici. Il
cortile, però non venne mai concluso perché, dopo quasi cinquant’anni di lavori, papa Sisto V decise di
modificare definitivamente il progetto di Bramante inserendo la Biblioteca Vaticana.
Palazzo Caprini – Casa di Raffaello: Il palazzo costruito da Bramante per la famiglia Caprini venne
acquistato successivamente da Raffaello e attualmente è stato demolito. L’edificio è composto da due livelli
più un mezzanino. Nel primo livello il bugnato costituisce il rivestimento principale dove si aprono per la
prima volta le botteghe dei commercianti e dove è collocato l’alto portale rettangolare. Nel mezzanino,
invece vivevano le famiglie dei commercianti e ne piano nobile la famigli borghese. L’uso degli ordini
architettonici è singolare, e in questo caso le semicolonne (che appaiono per la prima volta sulla facciata di
una palazzo) diventano semplicemente decorativo. Il piano nobile presenta un ordine binato di colonne
doriche, che nell’accezione classica venivano inserite nella parte basamentale.

Raffaello Sanzio
Nasce ad Urbino nel 1483 e diventa stretto compagno di Bramante; fu grande pittore e architetto
impegnato in molti lavori sotto papa Giulio II. Completa sotto questi le stanze della Signatura e verrà
nominato architetto del cantiere di San Pietro.
Cappella Chigi (1513): La cappella a piante centrica è stata progettata per la famiglia Chigi come struttura
autonoma annessa a Santa Maria del Popolo. La cappella è composta da tre arcate cieche che riprendono la
struttura di quella d’ingresso che da sulla navata laterale della chiesa. Questo sistema di archi, che
richiamano di quattro piloni del San Pietro Bramantesco, sorreggono anch’essi una cupola semicircolare il
cui diametro è superiore a quello dell’arcata d’accesso. La struttura muraria interna è per la maggior parte
dei casi annullata per consentire uno svuotamento della superficie. L’artista completo dipinge
personalmente anche l’interno della cappella
Palazzo di Jacopo da Brescia: Apprende da Bramante la lezione di palazzo Caprini composto da tre livelli in
cui è evidente la sovrapposizione corretta degli ondini.
Palazzo Pandolfini (1517): Si trova a Firenze e rappresenta l’elegante gusto artistico di Bramante e del suo
palazzo Caprini. È una tipologia a metà strada tra palazzo e villa perché, quando fu costruito, si trovava in
periferia.
Palazzo Branconio – Dell’Aquila (1515-17): Questo palazzo presenta in facciata una scansione dei livelli
molto differente rispetto a quella standard dei palazzi costruiti precedentemente. Il pian terreno non
presenta più il bugnato, ma è articolato da un ordine tuscanico arcate cieche. Gli ordini al piano inferiore
non ne richiamano altri nel piano nobile, bensì alla arcate cieche del piano basamentale vengono
sovrapposte le pesanti finestre aggettanti del piano nobile. Tra un’apertura e un'altra si scavano della
nicchie concave che si scontrano della convessità delle semicolonne, a queste corrispondenti, nel piano
basamentale. I livelli successivi sono riccamente decorati da festoni.
Villa Madama (1520): Negli ultimi anni della sua vita Raffaello lavorò alla villa suburbana romana a Monte
Mario del cardinale Giulio dé Medici. La villa non è mai stata completata e oggi rispecchia poco il progetto
originale. Il centro della villa sarebbe stato un cortile circolare e, oltre le sale di abitazione della villa, si
sarebbe trovato un teatro, le stalle, un immenso ippodromo e giardini con giochi d’acqua. Un simile
progetto poteva essere accomunato solo al cortile del Belvedere in Vaticano. Dopo la pausa dei lavori per
mancanza di fondi la parte della villa che era stata costruita venne incendiata durante il Sacco di Roma e
venne successivamente ristrutturata, anche se in maniera parziale. Prende questo nome perché, in quel
periodo venne acquistata dalla figlia di Carlo V. Le parti originali della villa sono quelle relative ad alcune
stanze e alla loggia a tre campate. Al contrario del Cortile del Belvedere dove il sito era imposto
all’architetto, non esisteva nessuna imposizione per quanto riguardasse villa Madama su cui si aveva carta
bianca. Il progetto si rifà alle lettere di Plinio e il teatro, più nello specifico, è la perfetta rappresentazione
dell’archetipo romano. Non esiste alcun edificio successivo all’epoca romana che riproduca in maniera così
certosina gli interni delle logge della Domus Aurea come la loggia di Villa Madama. Nella sua loggia cercò di
ricreare il perfetto connubio tra scultura e pittura a “grottesche” dell’età classica.

Baldassarre Peruzzi
Inizia la sua carriera come pittore e manterrà un forte legame con la prospettiva. È proprio lo stretto
rapporto tra architettura e prospettiva che caratterizzano l’animo artistico di Peruzzi.
Villa Chigi o Farnesina (1509-1511): Una villa suburbana di piccole dimensioni di forma a “U” compresa di
loggia che crea un punto di passaggio fra interno ed esterno. La villa venne commissionata da Agostino
Chigi. Il lato che affaccia sul Tevere e quello che da sul giardino presentano delle logge che formano un
angolo retto. In quest’ultime si trovano i famosi affreschi di Raffaello. Non esiste ziona basamentale, i
pilastri e i sostegni poggiano direttamente sul pavimento consentendo all’osservatore di percepire solo
l’impalcatura portante dell’edificio.
Palazzo Massimo alla Colonne (1532): Costruito per i fratelli Pietro e Angelo Massimo secondo uno degli
ultimi progetti di Peruzzi. Si tratta, originariamente, di due palazzi adiacenti con piante contrastanti che si
adagiano sul sito irregolare. Il luogo nel quale venne collocato il palazzo conteneva un altro edificio
appartenente ala famiglia che era stato danneggiato il Sacco di Roma. Proprio la loggia viene ripresa a
modella dall’edificio preesistente. Il prospetto, quindi riprende l’andamento convesso della strada
principale sul quale affaccia ed è definita da un pesante bugnato intramezzato da una cornice molto
marcata che inquadra il piano nobile inserito tra due mezzanini. Nel piano basamentale decide di utilizzare
delle colonne libere che sorreggono un vero architrave, mentre nei piani superiori abbandona l’ordine
architettonico dissociandosi dai suoi contemporanei. L’accesso del palazzo avviene tramite un corridoio
posto al centro del palazzo che sbocca sul lato della corte interna. Quest’ultima definita da tre livelli è
fondamentale per comprendere la sovrapposizione degli ordini caratteristica dell’artista che, in questo
caso, decide di sovrapporre un possente ordine dorico del piano basamentale a sorreggere la volta a botte
e uno slanciato ionico in quello superiore per sorreggere un soffitto piano.

Antonio da Sangallo il Giovane


Antonio da Sangallo aveva familiarità con le tecniche del costruire grazie ai suoi zii Giuliano e Antonio il
Vecchio, e giunse all’architettura specializzandosi come carpentiere. Dopo il suo trasferimento a Roma
lavora in stretto contatto con Raffaello nella fabbrica di San Pietro; otterrà l’incarico di primo architetto
dopo la morte di Raffaello e continuerà a portare avanti il compito fino alla sua morte.
Zecca Pontificia (1530): La facciata è costituita da tre campate con il piano nobile che riprende lo schema
dell’arco trionfale. Il vocabolario formale, qui, si rifà molto alle forme tipiche dei palazzi di Bramante e
Raffaello.
Palazzo Farnese (1517): L’attuale palazzo dell’ambasciata francese era, ai tempi, il è più grande di Roma.
Sangallo definisce il palazzo per conto di papa Paolo III secondo lo schema standard del palazzo
rinascimentale questa volta, però, di forma rettangolare che ruota tutt’intorno ad un cortile centrale.
L’ingresso è definito da una volta a botte centrale accompagnata da due “navate” laterali cassettonate,
quasi fosse una basilica. La parte terminale dell’edificio è definita, invece, da una loggia che storicamente si
affacciava sul Tevere. Il cortile centrale, che si rifà al portico di Santa Maria della Pace di Bramante a Roma,
presenta nella parte basamentale pilastri con annesse semicolonne. La facciata, che non presenta il tipico
trattamento a bugnato, è composta 13 campate che definisco il blocco unico libero su tutti e quattro i lati. Il
pianterreno costituisce la base degli altri due livelli uguali dal punto di vista stilistico e compositivo. Le
aperture sono scandite de una ripetizione di timpani alternati propria di Raffaello, mentre sia il portale, che
il cornicione aggettante di tre metri, che il balcone centrale che sfrutta il marcapiano come balaustra, sono
di mano michelangiolesca.

Michele Sanmicheli
Sanmicheli è l’unico architetto rinascimentale che probabilmente potrebbe aver conosciuto gli edifici
dell’antica Grecia, per vita del suo lavoro come ingegnere militare della Repubblica di Venezia che lo
costrinse a lavorare alle fortificazioni di Corfù, Creta e Cipro, predominio Veneziano. Visitò Roma in giovane
età e le opere di Bramante segnarono profondamente il suo stile. Egli apparteneva un una famiglia di
tagliapietra di Cono e si specializzò egli spesso in quest’arte. Dopo aver lavorato ad Orvieto nel 1509 come
architetto capo della cattedrale si concentrò sulla costruzione delle porte urbane d’accesso alle città che
portò a compimento soprattutto a Verona.

Porta Nuova (1533-40): Il vero e proprio passaggio è accompagnato da due postazioni d’artiglieria ai lati e i
potenti muri avevano la funzione di proteggere l’interno dall’artiglieria nemica. Oltre all’ingresso principale
le mura hanno quattro ingressi più piccoli per i pedoni.
Porta Palio (1555-60): Questa porta, fortificazione e allo stesso tempo arco trionfale, non venne costruita
per contenere postazioni d’artiglieria e quindi fu possibile aprire tre passaggi sui lati esterni ed eliminare il
timpano sul portale centrale. I passaggi sboccano all’interno in un atrio con volta a crociera a cinque
campate aperto verso la città.
I Palazzi
Sanmicheli si rifà tipologicamente a palazzo Caprini poiché, a differenza di Roma dove questo standard era
già superato, nella terraferma e a Venezia si continuava a costruire secondo questo stile. I lotti avevano
delle conformazioni molto singolari, erano allungati e non possedevano un vero e proprio cortile interno.
Palazzo Bevilacqua (1530 circa): Il fatto che i lotti veneziani siano di piccole dimensioni e ciechi da molti lati
impongono sia una facciata ristretta che il posizionamento della stanze più importanti in facciata dove le
uniche forti luminose erano le grandi aperture frontali. In facciata il palazzo presenta cinque campate a
destra dell’ingresso e solo una sinistra, ma il primo progetto prevedeva altre quattro campate dalla parte
mancante. Il piano terra, costituito da un pesante bugnato ripreso da palazzo Caprini, presenta un ordine di
paraste tuscaniche, anch’esse bugnate, che sorreggono il piano nobile costituito da eleganti colonne
corinzie scanalate. Le campate superiori sono alternativamente larghe e strette e sono iscritte in un arco a
tutto sesto a formare la modularità dell’arco trionfale. Sopra, le finestre, sono decorate con festoni e
simboli della famiglia.
Palazzo Canossa (1533): La facciata è molto più sobria e le campate hanno uguale dimensione.
Probabilmente Sanmicheli si ispirò a palazzo Te. Il bugnato basamentale non consente l’inserimento di
alcun ordine e contiene il tre portali centrali definiti da arcate a tutto sesto. La parte superiore separata
tramite il marcapiano è costituita dalla finestre incorniciate da lesene binate. Il complesse risulta poco
tridimensionale e aggettante. Il portale conduce ad un profondo vestibolo.
Palazzo Corner: Il portale è l’accesso ad un molo e, per via dell’acqua alta il basamento non è abitabile, ma
è solo zona di passaggio. L’edificio, quindi, si sviluppa in altezza e riprende le forme canoniche del
Rinascimento.
Palazzo Grimani (1556): La posizione privilegiata sul Canal Grande impongono alla facciata alta e stretta del
palazzo un decoro unico. Infatti, il piano basamentale è composto da paraste corinzie che sostengono le
colonne corinzie del piano nobile. Solitamente il corinzio era l’ordine inserito nei livelli più alti, ma
Sanmicheli qui fornisce un nuovo prototipo. Le campate più esterne della facciata sono definite da un
ordine binato di colonne che inquadra, a sua volta, l’arco trionfale nel centro della facciata.
Madonna di Campagna (1559): Come uno dei pochi esempi rinascimentali, la Madonna di Campagna segue
alla lettera tutti gli ideali dell’Alberti sulla chiesa utopica; a differenza del canone dettato dell’Alberti, però,
la chiesa sta fuori le mura e non in città e come le chiese di Todi e Montepulciano contiene un’immagine
miracolosa. Un basso colonnato tuscanico circonda il cilindro che differenzia la sua superficie solo vicino
all’innesto della cupola dove presenta delle aperture scandite tra paraste ioniche. L’interno ottagonale è
scandito da pilastri che reggono la cupola ottagonale o doppio strato, lapideo interno e ligneo esterno, per
superare le problematiche statiche. Il coro è annesso alla pianta centrale quasi come fosse una costruzione
a se stante, la struttura è sempre a pianta centrale, ma di dimensioni ridotte.

Giulio Romano
Lavora a Roma fino agli ultimi anni della sua vita dove diventa allievo prediletto di Raffaello del quale
continuerà molti lavori incompiuti.

Palazzo Turini – Lante al Gianicolo: Definito quasi fosse un castello nel quale riesce a definire
sapientemente la stratificazione degli ordini architettonici.
Palazzo Stati-Maccarini: Presenta cinque campate in facciata come palazzo Caprini ed è articolato
attraverso tre livelli. Il primo costituito da un bugnato molto pesante su cui si aprono botteghe, il secondo e
il terso dove è presente un ordine binato di lesene.
Palazzo Te (1525): Era il palazzo suburbano del duca di Mantova annesso alle maestose scuderie e al
famoso allevamento di cavalli della famiglia Gonzaga. L’idea del duca era quella di stabilire una residenza
dove poteva riposarsi dopo le cavalcare. L’esterno dell’edificio è definito da un blocco singolo di un solo
piano a base quadrata comprendente di stanze affrescate dallo stesso architetto. Lo spazio residenziale da
accesso diretto alle stalle. I prospetti dell’edificio sono differenziati e si passa da un bugnato rustico della
facciata principale a una liscia superficie muraria della facciata che da sul cortile interno che definita da una
loggia a tre campate voltata a botte dove ogni arcata è sostenuta da quattro colonne.
Palazzo Ducale – Cortile della Cavallerizza (1539): Giulio Romano progettò, per conto dei Gonzaga, la
Rustica, ovvero il fronte dell’attuale Cortile della Cavallerizza. La facciata a sette campate, che ricorda
palazzo Caprini di Bramante, è definito dal bugnato del piano nobile e dal movimento scaturito dalle
colonne tortili di ordine dorico che definiscono le campate.

Jacopo Sansovino
Sansovino, nato a Firenze, risiedette a Roma e il pontefice colpito dai suoi lavori decise di commissionargli il
progetto della facciata per il San Lorenzo, e successivamente vinse il concorso per la realizzazione della
facciata di San Giovanni ai Fiorentini. Arrivato a Venezia nel 1527 a Venezia per occuparsi del rinforzo della
cupole di San Marco che ancora erano sostenute da strutture provvisorie.
Libreria Marciana (1537): La libreria di San Marco è realizzata da Sansovino a imitazione delle arcate
classiche del foro romano. L’edificio, il più classico di Venezia, occupa una posizione di spicco in Piazza San
Marco, ma non sovrasta in altezza il palazzo Ducale. L’edificio è definito, al primo livello, da una loggia
coperta da una volta a botte sorretta da pilastri con semicolonne poggiate. Il secondo livello è organizzato
dalle apertura inserite in archi a tutto sesto sostenute da un ordine ionico minore scanalato. Le trabeazioni
dell’ordine minore sono tagliate dalle semicolonne dell’ordine maggiore, sempre ionico, che poggiano su
capitelli indipendenti. La balaustra superiore è decorata da statue e obelischi.
Loggetta del Campanile (1537): Si trova alla base del campanile di San Marco e si pone in forte
contrapposizione con l’edificio al quale è annesso. La loggetta è il luogo dove venivano portate a termine le
riunioni dei patrizi per il Consiglio di Stato. La loggetta è un edificio ad un solo piano e mono-stanza
composto, in facciata, da sole tre campate nel quale si alternano coppie di colonne libere e arcate a tutto
sesto che inquadrano le apertura che riprendono lo schema dell’arco trionfale. L’edificio è crollato con il
crollo del campanile ed è stato ricostruito esattamente come l’originale.
Palazzo della Zecca (1536): Il palazzo, che è affiancato alla libreria Marciana, doveva custodire i lingotti
della Repubblica e proprio per questo doveva esprimere estrema forza e sicurezza. Il palazzo
originariamente era composto da due soli livelli e, solo successivamente, è stato elevato di uno. Il primo
livello è definito da arcate sostenuta da pilastri e da una superficie di blocchi di possente bugnato. Il livello
superiore è scandito da colonne doriche (che esprimevano più forza) composte dalla sovrapposizione di
cilindri bugnati stretti e larghi, e inseriti entro nicchie. Lo schema del pianterreno, ripreso da palazzo Caprini
di Bramante, si contrappone allo stile del Sangallo e di Giulio Romano dei livelli superiori. Grazie a questo
esempio di architettura Sansovino fu il primo a introdurre il bugnato a Venezia.
Cà Corner (1545): Il riferimento più evidente è sicuramente quello di Palazzo Caprini per via del bugnato
basamentale e degli ordini binati del piano nobile. Il palazzo è scandito da tre livelli più un mezzanino. Il
primo livello è definito da un bugnato massiccio che si apre in tre archi a tutto sesto come accade in palazzo
Te di Giulio Romano. Nel mezzanino le aperture sono incorniciate da mensole volutamente grandi, mentre
nei due piani superiori la scansione delle campate è definita da colonne binate che inquadrano gli archi a
tutto sesto della aperture. Dall’atrio d’accesso un lungo passaggio porta alla corte centrale di ampie
dimensioni. Il palazzo di Sansovino rappresenterà il canone base al quale tutti i palazzi veneziani successivi
si ispireranno.

Michelangelo Buonarroti
Nato a Caprese condurrà una vita lunga è colma di commissioni e progetti. Un tipico uomo rinascimentali
che eccelse in molti campi artistici. Subito viene mandato dal Ghirlandaio, ma il suo talento viene
immediatamente notato da Lorenzo il Magnifico che lo chiamerà a lavorare per il suo conto. Arrivato a
Roma Giulio II della Rovere commissiona all’artista la sua tomba mai realizzata e, successivamente, gli
affreschi della Cappella Sistina (1508-1512). È definito scultore architetto anche se il suo principale talento
(a detta sua) restava la scultura.

Progetto per la facciata di San Lorenzo (1516): Papa Leone X commissiona a Michelangelo un progetto per
la facciata della chiesa familiare dei medici: San Lorenzo. Michelangelo realizza un plastico ligneo che oggi è
la nostra unica testimonianza del suo progetto perché non verrà mai realizzato. Il profilo della facciata
corrisponde esattamente alla struttura interna con la navata principale che si innalza di due livelli e quelle
laterali ad un unico livello. La facciata è definita, quindi, da due livelli definiti da passi irregolari che
aggettano e rientrano e che si allargano e si restringono. La struttura serviva come base per inserire le
statue e i bassorilievi che, per contratto, dovevano essere scolpite interamente da Michelangelo, a
grandezza naturale, e, più precisamente del numero di, 18 statue in bronzo e in marmo e 19 rilievi.
Sagrestia Nuova di San Lorenzo (1519): Papa Leone X decise di realizzare questo monumento
trasformandolo nel mausoleo per celebrare i due duchi Medici Giuliano e Lorenzo. La struttura è
perfettamente speculare alla Sagrestia Vecchia del Brunelleschi e in pianta l’edificio presenta la stessa
volumetria. Michelangelo, però, verticalizzò al massimo la struttura grazie a diversi stratagemmi. Assegna
ad ogni parete una funzione ben precisa. L’altare avanza verso la parte centrale e le tombe dei duchi sono
poggiate alle pareti laterali, mentre la parete speculare all’altare è occupata da una statua della Madonna.
L’architettura serviva a Michelangelo come base parla scultura che è costituita dai sarcofagi con le loro
statue. La Sagrestia Nuova è più alta di quella del Brunelleschi e la verticalizzazione è aiutata anche dal
prospetto interno definito da alte lesene in pietra serena che inquadrano nicchie che, a loro volta, creano
un chiaro-scuro tipico della pittura. La struttura è coronata da cupola emisferica sormontata da lanterna (a
differenza della cupola ombrelliforme della Sagrestia Vecchia) che, per la prima volta durante il corso del
Rinascimento, si avvicina alla rappresentazione ideale della cupola del Pantheon.
Biblioteca Laurentiana (1525): Clemente VII affidò a Michelangelo il compito di progettare una biblioteca
aperta a tutti contenente i manoscritti appartenenti alla famosa biblioteca della famiglia Medici. Il
complesso è definito da una sala d’accesso, i ricetto, e dalla vera e propria sala di lettura che in passato era
occupata da l refettorio del convento. Michelangelo non potò mai a termine i lavori che vennero completati
da Ammannati e Vasari su suo progetto. La sala di lettura è lunga 46,20 metri, larga 10,50 e alta 8,40 metri.
Gli arredi e le decorazioni sono originari e progettati da Michelangelo stesso. Le sedute sono composte da
una seduta il cui poggiaschiena funziona come piano di lettura dei banchi precedenti. Le pareti laterali sono
definite da una successione di campate composte dalle finestre cieche incorniciate da paraste che reggono
la cornice che corre tutt’intorno la stanza. Le modanature sono realizzate in pietra serena che si scontra
cromaticamente con l’intonaco bianco. La protagonista principale del ricetto è la scala progettata da
Michelangelo e terminata da Ammannati che occupa una posizione centrale nella stanza. Michelangelo
inviò un modello d’argilla ad Ammannati da utilizzare come base per la realizzazione. La parte inferiore
della scalinata è composta da tre rampe; la centrale ha i gradini convessi e più ampi di quelli superiori,
mentre quelle laterali sono rettilinei. Al nono gradino le rampe si uniscono in un solo pianerottolo che
conduce ad un’unica gradinata centrale. La sala che ospita la scala ha una straordinaria altezza di 14,6 metri
e presenta, nel rivestimento, colonne binate inserite nella parete che inquadrano profonde nicchie
sormontate da timpani; sopra quest’ultime si aprono piccole finestre cieche. Per via del poco spessore dei
muri, la pesante copertura lignea a campate non avrebbe poggiato su quest’ultima, ma sulle colonne
binate. Le colonne binate poggiano sulle mensole inginocchiate che stanno quasi al livello della scalinata
d’accesso, mentre i capitelli delle colonne arrivano fino a sopra il piano d’imposta della porta della sala di
lettura. L’illuminazione del ricetto arriva dalle finestre del cleristorio.

Piazza del Campidoglio (1537): Fin dal Medioevo è la sede del governo cittadino della città di Roma che si
trova nella spianata dei fori romani sull’omonimo colle. La parte orientale della piazza era occupata del
medioevale palazzo Senatorio, mentre sul lato nord si ergeva la chiesa gotica dei francescani di Santa Maria
in Aracoeli con la sua lunga scalinata antecedente. Di fronte la chiesa, era posto il quattrocentesco palazzo
dei conservatori. Michelangelo rivoluzionò l’intero complesso e , ispirandosi a ciò che Rossellino aveva
compiuto a Pienza, attuò uno dei più validi esempi di ricollocazione urbana del Rinascimento. Michelangelo
sfruttò l’angolazione di 80° esistente tra il palazzo Senatorio o il palazzo dei Conservatori e creò, attraverso
la costruzione di un nuovo palazzo speculare sul lato opposto, una perfetta piazza trapezoidale che
definisce un cono prospettico ben definito e nel quale è inserito un motivo ellittico che crea l’impressione
all’osservatore che i palazzi siano allineati perfettamente. Rimpicciolì, quindi, la piazza impedendo la visione
della chiesa sul lato nord. Le facciate dei palazzi laterali, che formano un perfetta quinta scenica, vennero
completate da Della Porta successivamente la morte di Michelangelo, mentre la torre medievale del
palazzo Senatorio, dopo il crollo, venne ricostruita in posizione centrale alla struttura. Negli stessi anni Della
Porta completa la cordonata, ovvero la scala che porta all’ingresso della piazza. È per la prima volta nel
Rinascimento che appare sulle facciate dei palazzi l’ordine ovvero grandi paraste che percorrano tutta
l’altezza del palazzo e che sorreggono la trabeazione dell’ordine maggiore e che inquadrano le logge e le
trabeazioni del piano terra che costituiscono l’ordine minore del palazzo. L’ordine gigante risolve il
problema tipico rinascimentale del fondere il sistema antico di colonne, lesene o paraste con la moderna
suddivisione del palazzo. Al centro della novella piazza viene collocata la statua equestre di Marco Aurelio
la cui collocazione sta alla base di tutta la riqualificazione urbanistica.

Jacopo Barozzi detto il Vignola


Gli edifici incompleti di Michelangelo vennero tutti completati dal Vignola assunto a San Pietro nel 1564.
Jacopo probabilmente fu condotto a Roma dal giovane cardinale Alessandro Farnese. Scrisse un trattato
sugli ordini architettonici che divenne il punto di partenza per gli architetti a venire. Inizia, però, la sua
carriera come pittore.
Villa Giulia (1551): Villa sub-urbana che costituisce l’elegante ritiro di Giulio III ai margini di Roma. La
facciata d’ingresso relativamente semplice ha come protagonista principale il portale centrale d’accesso in
bugnato che, con le tre aperture, riprende la composizione dell’arco trionfale. Il portale da accesso ad una
zona recintata da mura che conduce alla loggia di un cortile semicircolare ispirato al Belvedere in Vaticano.
Questo cortile termina con una loggia che conduce ad un ninfeo semicircolare che sfocia su un secondo
belvedere aperto.
Palazzo Farnese a Caprarola (1558-1573): Paolo Farnese aveva iniziato la sua fortezza pentagonale sulla
collina che domina Caprarola. La parte basamentale dell’edificio costituisce la forma del piano terra
dell’edificio che il Vignola costruì per il cardinale Alessandro Farnese. L’edificio, che è circondato da fossato
sembra, in facciata, un perfetto rettangolo, quando in realtà rappresenta l’unione armonica più riuscita
della forme perfette rinascimentali. La base pentagonale, infatti lascia spazio ad un interno perfettamente
rotondo. Una successione di scale portano al vero e proprio complesso composto da più livelli. Il piano
nobile è costituito da cinque campate centrali occupate da una loggia e due fasce laterali riscaldate
d’inverno. Il piano terra è trattato interamente come un basamento, ma mentre il piano nobile è decorato
da paraste singole le pareti del cortile interno sono decorate, nel primo livello, da pilastri binarti e nel
secondo, da semicolonne binate.
Chiesa del Gesù (1568): Il cardinale Alessandro Farnese commissiona al Vigniola la progettazione della
chiesa madre dell’ordine dei Gesuiti a Roma che doveva essere edificata secondo i canoni di semplicità
dettati dal cardinale stesso. La chiesa a navata unica con cappelle laterali non avrebbe distratto il fedele
interessato alla funzione e avrebbe creato un distacco repentino con i vecchi canoni costruttivi delle chiese
antecedenti il Concilio di Trento che, a sua volta, obbligava gli ordini e la chiesa stessa ad un ritorno alla
semplicità. La navata centrale è costituita da una volta a botte di 18 metri, di semplice intonaco bianco, con
quattro cappelle su ogni lato; la crociera dell’impianto a croce latina è sormontata da una cupola,
successivamente l’abside è preceduto da un piccolo diaframma della stessa ampiezza della navata. L’alta
aula è decorata ai lati a paraste di ordine gigante che circoscrivono gli accessi alle cappelle laterali. La
facciata, però, venne conclusa da Giacomo della Porta e, in tempi successivi molte modifiche venne portate
a termine soprattutto all’interno.
Sant’Andrea in via Flaminia (1550-53 circa): Il primo esempio rinascimentale di pianta ellittica è la piccola
cappella commemorativa a Sant’Andrea. L’interno a pianta rettangolare è coperto da una cupola ovale.
L’edificio riprede le forme geometriche sovrapposte del Pantheon antico.
Sant’Anna ai Palafrenieri (1565): La chiesa è definita da doppiò guscio: un involucro interno ovale e uno
esterno a pianta squadrata. L’edificio, che è libero su tutti e tre i lati, doveva presentare una cupola.
L’interno è scandito da otto colonne incastonate nella muratura e dagli intercolunni definiti da nicchie.

Andrea Palladio
Andrea Palladio nasce come tagliapietra impegnato a Padova e a Vicenza. Il suo talento non venne alla luce
finché non fu scoperto da Gian Giorgio Trissino, un dotto vicentino, interessato all’architettura. Fu questi a
dargli il nome di Palladio ispirandosi alla della Pallade (Atena). Trissino, inoltre, lo inserisce nella sua cerchi
di uomini dotti e illustri che gli commissioneranno le sue più famose ville. Nel 1541 intraprese il suo viaggio
a Roma dove scoprì le bellezze della città antica racchiudendole in un volumetto. Parteciperà alla
traduzione di Daniele Barbaro del trattato del Vitruvio inserendo i suoi disegni inediti. Nel 1570 pubblica il
suo trattato i Quattro libri dell’Architettura . A differenza del trattato dell’Alberti, non esattamente rivolto
agli architetti veri e propri, quello di Palladio e quello di Serlio sono guide pratiche e concise che illustrano
gli aspetti basilari dell’architettura attraverso l’utilizzo di immagini. Palladio definisce Vitruvio suo “maestro
e guida” nella composizione del suo trattato. Palladio sostiene che l’architettura degli antichi deve essere il
fulcro delle architettura contemporanee e di quelle a venire.La sua architettura è stata definita come:
 Razionale
 Semplice
 Classica
Divisione Libri
 Primo libro: Teoria dei materiali, Costruzione di una casa dalle fondamenta al tetto e teoria dei
cinque ordini architettonici che si rifà su sue personali misurazioni.
 Secondo libro: La casa privata in città e in campagna. Le ville che lo hanno reso famoso devono
essere isolate su un colle (perché è un bel vedere) vicino ad un fiume navigabile (perché è comodo)
e le parti più belle devono essere sempre mostrate in facciata (per l’importanza dell’ornamento).
 Terzo libro: Strade, ponti, piazze e basiliche
 Quarto libro: Templi antichi a Roma, in Italia e all’estero. L’unico edificio contemporaneo che inserì
in questo libro è il Tempietto di San Pietro in Montorio di Bramante.
EDIFICI CIVILI
Palazzo della Regione di Vicenza [detta Basilica] (1545-1549): La Basilica è la sede medioevale del Senato
che Palladio ristrutturerà nella parte esterna. L’edificio è scandito da due livelli molto simili, una loggia al
primo piano e una elevazione, definiti da una serialità di archi a tutto sesto sorretti da pilastri sui quali
vengono affiancati semicolonne. L’ordine minore di colonne doriche libere sorregge i veri e propri archi
d’accesso.
Palazzo Porto (1550): La pianta è definita da due blocchi simmetrici ai lati di una corte (peristilio) che
formano un unico blocco come nelle antiche ville romane e greche in cui la residenza dei padroni di casa
era discostata da quella degli ospiti. In facciata l’edificio è ispirato a Palazzo Caprini di Bramante con il
bugnato basamentale e la sovrapposizione degli ordini nel piano nobile.
Palazzo Chiericati (1550-1557): Si affaccia su una piazza molto importante di Vicenza e, per eguagliare
l’importanza di quest’ultima, decide di stravolgere la definizione standard del palazzo rinascimentale
dettata dai suoi precursori, ispirandosi al foro romano. La facciata è definita da tre fasce verticali definite
dal corpo centrale di cinque campate (più simile ai palazzi dell’epoca) e alle due ali laterali completamente
aperte e sorretta da colonne doriche.
Palazzo Valmarana (1566): In facciata le paraste di ordine gigante sono un palese riferimento
all’architettura di Michelangelo che getteranno le basi per la sua logga del Capitaniato.
Loggia del Capitaniato (1571): La loggia si trova di fronte la Basilica Palladiana ed era la residenza del
capitano veneziano della città. La costruzione si fermò solo a tre campate quando il progetto del Palladio ne
prevedeva cinque o sette. L’ordine gigante, d’ispirazione michelangiolesca, è uno splendido esempio dello
stile tardo del Palladio che rappresentano nella facciata un importante esempio di classicità. Le colonne
dell’ordine gigante sorreggono una trabeazione che è tranciata dalle finestre nel piano nobile.
Teatro Olimpico – Vicenza (1580): Il teatro è inserito in un palazzo vicentino ed è definito da un emiciclo
nel quale sedevano gli spettatori, da una cavea e dal palcoscenico. Simula sapientemente il teatro romano,
per le decorazioni, anche se costruito all’interno di un edificio. Per rendere la spazialità interna è dipinto
sulla volta un cielo. Il palcoscenico simula una finta scenografia grazie all’utilizzo della prospettiva.
VILLE
Palladio costruisce più di venti ville (tutte presenti nel suo trattato) delle presunte settanta che lo vedono
come probabile progettista. Il tipo di villa sulla terraferma è un suo prototipo inedito dettato dalle
vicissitudini economiche che si presentano in quel determinato periodo storico per la Repubblica.
L’avanzata turca nel Mediterraneo e la scoperta dell’America sancirono la rovina dei commerci marittimi
Veneziani e solo in seguito a ciò i nobili della zona riqualificarono le zone della terraferma per trarne
guadagno. Le ville, infatti, sono affiancate da strutture per i contadini, magazzini e cantine e circondate da
campi coltivati. La casa padronale, si erge un piccolo colle e l’ingresso è definito da un pronao timpanato di
colonne o pilastri di matrice fortemente classica.
Villa Godi-Porto a Lonedo (1540)
Villa Badoer a Fratta Polesine (1566): Al pronao d’accesso fa precedere una scalinata e inserisce all’interno
anche le fasce di servizio.
Villa Barbaro a Maser (1560-61): L’edificio, costruito per il fratelli Barbaro, è costituito da un blocco
centrale che riprende la scansione dell’arco di trionfo sormontato da timpano ed è affiancato a due ali
oblunghe che terminano con due strutture di servizio a tre arcate.
Villa Foscari – La Malcontenta (1560): Qui si capisce l’importanza che da al prospetto principale definito
come un tempio classico, rispetto a quello posteriore che da sui giardini privati.
Villa Amerigo Capra – La Rotonda (1560): La villa più celebre del Palladio è costruita per il monsignore in
riposo Paolo Capra. In questo caso Palladio riesce a rendere la sua idea del “bell’edificio” collocato su
un’altura visibile da tutta Vicenza che è creato da un connubio delle forme perfette del cerchio, del
quadrato e del rettangolo. Lo spesso portico con lo stesso timpano appare in tutti e quattro i lati della
pianta perfettamente quadrilatera. La pianta, inoltre, ruota tutt’intorno al salone centrale ed è priva della
aree di servizio perché villa sub-urbana e non rustica. È il primo esempio di cupola all’interno di un edificio
privato.
LE CHIESE
Facciata di San Francesco della Vigna –Venezia: La facciata venne edificata sotto la direzione di Palladio ed
è definita da uno schema ispirato interamente alla facciata del tempio classico. Gli ordini sono collocati su
due livelli, quelli dell’ordine gigante della navata centrale si contrappongono a quelli del minore che
sorregge i semitimpani laterali.
Chiesa di San Giorgio Maggiore – Venezia (1566): Monastero Benedettino costruito da Palladio e definito
da un impianto basilicale con cupola sopra la crociera e grande coro antistante l’altare. L’impianto potrebbe
essere considerato centrale ed è composto da tre navate, una centrale definita da una volta a botte con
lunette e due laterali costituite da volte a crociera. Il presbiterio è costituita da colta a crociera sostenuta da
colonne libere scanalate. Una tipica invenzione di Palladio è il diaframma di colonne libere posto fra il
presbiterio e il coro dei monaci. In facciata ritine più adeguato ricollegarsi alla forme ideali del tempio
antico che, da tridimensionali nella realtà storia, diventano nelle sue facciate moderne un semplice rilievo.
Alla fascia centrale vengono affiancate due laterali definite dall’ordine minore che sostiene i semitimpani.
Chiesa del Redentore – Venezia (1576): Chiesa voluta dalla Repubblica di Venezia per assolvere al voto del
doge per far passare la peste. La facciata è definita dal motivo del tempio romano e in questo edificio
specifico la sovrapposizione dei volumi del Pantheon è più evidente. Il timpano principale corrisponde alla
sommità della volta su cui si innalza un attico e il tetto della navata stessa. Al livello dei semitimpani sono
presenti dei contrafforti che rendono la struttura ancora più compatta. L’ordine minore sorregge la sua
trabeazione sul quale si poggia il semitimpano delle navate laterali. All’interno lo schema basilicale è quello
composto dalla navata centrale accompagnata de due file di cappelle ai lati che accedono al vero e proprio
centro liturgico della chieda: la crociera, definita da due absidi laterali semicircolari, sul quale si innesta la
cupola. Come nel San Giorgio Maggiore, anche il coro è diviso dal presbiterio tramite una fila di colonne
libere sistemate a semicerchio.

FABBRICA DI SAN PIETRO


Il luogo nel quale è edificata la basilica di San Piero è quello dove probabilmente è stato martirizzato il
santo. Originariamente il luogo era occupato da un circo romano. In tempi più recenti è stata trovata nel
sottosuolo una necropoli. La prima basilica paleocristiana era definita da un impianto a 5 navate preceduta
da un quadriportico, sopra la necropoli. I lavori per la basilica attuale iniziarono nel 1447 nel momento in
cui Bernardo Rossellino, nell’impossibilità di modificare l’impianto originale, definisce un allungamento
dell’abside e delle navate mantenendo il quadriportico e le scalinate d’accesso. Durante il pontificato di
Giulio II lo stato pontificio crebbe in maniera esponenziale. Il nuovo progetto per San Pietro venne
commissionato, dopo Rossellino, a Donato Bramante. Il pontefice espresse chiaramente il suo volere di
demolire l’antica basilica paleocristiana chiedendo agli altri regnanti europei di contribuire
economicamente. Il progetto del Bramante era definito da una pianta centrica a croce greca (come nei
martirya latini) nel cui centro inserisce quattro piloni che definiscono uno spazio quadrangolare e che
avrebbero sorretto la grande cupola centrale circondata da altre quattro cupole laterali. La grande cupola, a
calotta singola, doveva basarsi sull’unico esempio più seguito a quel tempo: Il Pantheon. Gli architetti che
subentrarono successivamente affermarono che però i calcoli del Bramante, per una cupola di così grandi
dimensioni, erano una completa utopia. I bracci chiudono su quattro absidi semicircolari. Del suo progetto
sono stati realizzati solo due dei quattro piloni prima della morte dell’architetto, anche se nei progetti
successivi gli architetti difficilmente evitarono di basarsi sul progetto del Bramante. L’architetto suggerì, in
prima istanza, di modificare la posizione della chiesa per farla coincidere con l’obelisco egizio che, nella
basilica, costantiniana si trovava nella parte laterale e che, successivamente, è stato spostato di fronte la
chiesa attuale. L’ipotetico progetto del Bramante è contenuto anche nella medaglia del Caradosso dove la
chiesa è preceduta da un tempietto come quello in Montorio. Successivamente la morte di Bramante,
subentrò Raffaello Sanzio che, prima di tutti, si concentrò sulla chiaretta del progetto che, tramite una
rappresentazione corretta, doveva essere facilmente compresa dai capomastri. Raffaella passò ad una
pianta a schema basilicale il cui progetto è uno dei più completi giunti fino a noi. La pianta era definita da 5
campate con navate laterali le quali venivano poste dinnanzi lo spazio centrale bramantesco. I lavori si
conclusero dopo la morte dell’architetto e per mancanza di fondi. A causa del Sacco di Roma i lavori per la
grande basilica andarono ancora più a rilento, anche se dalle Americhe gli Spagnoli donarono al Vaticano
una consistente parte dell’oro Incas per finanziare i lavori per San Pietro. Antonio da Sangallo succedette a
Raffaello nella fabbrica è fu il primo a comporre un completo modello ligneo della chiesa completa; la
cupola, la croce greca e le torri angolari sono elementi ripresi dai progetti precedenti, anche se la facciata di
questa struttura, affiancata da due torri campanarie, è più avanzata rispetto alle progettazioni posteriori. In
sezione, la cupola del Sangallo, riprende lo schema ad arco acuto del duomo di Firenze anche mantenendo
lo stesso tamburo del Bramante. L’interno è cassettonato come nell’ideale del Pantheon antico. All’esterno
la base della cupola è definita da due livelli di arcate e dalla calotta che, solo esternamente, la rende più
assimilabile ad una cupola emisferica. Sangallo, inoltre optò per la definitiva demolizione del coro del
Rossellino. Alla morte di Antonio da Sangallo, ereditò il cantiere Baldassarre Peruzzi che ritornò ad una
pianta centrica con quattro cupole minori, torri e con una muratura più spessa, poiché si ci era resi conto
che i quattro arconi del Bramante non avrebbero mai retto il peso della grande cupola. Dopo i due architetti
arrivò alla conduzione Michelangelo Buonarroti che stravolse il maniera importante i progetti precedenti.
Michelangelo, infatti, presentò due modelli di una chiesa completamente nuova. Michelangelo, inoltre,
arrivò al cantiere soprattutto per risolvere i problemi statici della struttura che non avrebbe mai retto. Fece
inserire, a tal proposito, delle murature molto più spesse e continue per tutta la struttura perimetrale della
pianta. Semplificò di molto la struttura eliminando i campanili e le cupole minori del Bramante. L’impianto,
quindi, era incredibilmente semplificato e definiva lo stesso prospetto da tutti e quattro i lati dell’edificio ad
eccezione del portico d’accesso. Michelangelo, inoltre fece comporre un modello ligneo della cupola che
realizzò, in ultima istanza, Giacomo della Porta. Michelangelo di ispirò al Pantheon e al progetto del
Bramante per definire una cupola con sezione leggermente acuta, ma pur sempre a calotta
tendenzialmente emisferica. Dopo aver ricevuto le misure della cupola del Brunelleschi del Duomo di
Firenze, Michelangelo applicò la doppia calotta anche a quella del San Pietro. Della Porta della
realizzazione, però definì una calotta più ripida della precedente. Nella cupola di Michelangelo il tamburo è
definito da colonne binate che sostengono una trabeazione dentellata e definiscono delle aperture nella
massa muraria. I costoloni della calotta, invece, convergono esattamente all’aggancio della lanterna che
poggia su un anello orizzontale sulla sommità della cupola. La cupola principale, quindi, poggia sui pilastri
bramanteschi e domina il contesto urbano. Le cupole minori presenti oggi sono state inserite
successivamente da Della Porta. L’obelisco laterale verrà definitivamente spostato al centro della piazza
attuale progettata da Gian Lorenzo Bernini. Nel 1607, Carlo Moderno inizierà la costruzione delle due torri
campanarie, mai completate ed eliminate poiché avrebbero eliminato il contributo della cupola.

Rinascimento in Europa
In nessun altro Paese oltre l’Italia si sviluppò così tanto lo spirito classico del Rinascimento. Negli altri paesi
d’Europa il Gotico continuò fino al XV secolo e solo dopo il 1500 alcuni riferimenti decorativi iniziarono a
prender piede negli altri paesi europei.

FRANCIA
I francesi che avevano visto le bellezze dell’Italia, tornarono in patria con il presupposto di prender spunto
dalle sofisticate corti italiane e imitarne le caratteristiche principali dell’ambito, non solo dell’architettura,
ma anche dell’arte, della letteratura e della musica. Il tipo di edificio francese del castello è molto differente
da quello del palazzo o della villa all’italiana.
Palazzo Reale di Blois (1515-24): Sono i palazzi reali che Francesco I di Francia, molto legato agli edifici
grandiosi, fece ampliare di nuove ali sulle fondamenta medioevali. Le caratteristiche della nuova ala
rispecchiano i canoni tipici rinascimentali per quanto concerne soprattutto le decorazioni, l’uso degli ordini
architettonici e le lavorate cornici sulle finestre.
Chateau de Madrid al Bois de Boulogne (1524): Ad eccezione del necessario tetto a spioventi, le arcate e le
decorazioni in facciata rappresentano uno degli esempi più completi del rinascimento francese. La famosa
torre scalare è piena di decorazioni rinascimentali.
Chateau de Chambord (1519-26): L’architetto Domenico da Cortona esporta all’estero il gusto italiano nella
realizzazione di questo castello, tipicamente francese, ma dal gusto rinascimentale. Il castello è circondato
da un fossato è composto da un edificio centrale a base quadrata circondato da quattro torri. Il mastio è
impostato, però, su un vestibolo a croce greca al cui centro è presente il grande salone con il celebre
scalone circolare con rampe a doppia spirale che, probabilmente, sono state desunte dai disegni di
Leonardo.
Ala del Cour Carèe del Louvre (1546): Pierre Lescot realizza del corti dell’attuale museo parigino.
Chateau di Anet , Dreux (1547-52): Philibert de L’Orme progettò la cappella e il portale d’accesso con il suo
stile fantasioso e sperimentale. Il portale è una variante moderna dell’arco trionfale sviluppato secondo un
ragionamento plastico differente. La cappella adiacente è a pianta circolare la cui cupola presenta un nuovo
tipo di cassettonatura che assume forme spiraliformi le quali trovano un abbinamento della
pavimentazione.
Place de Vosges (1605): Dopo lo stravolgimento dell’assetto urbano di Parigi questa piazza è il manifesto
della città che cambia con il prospetto degli edifici che gira tutt’intorno lo spazio della piazza. Le piazze della
novellata città, quindi, acquistarono la regolarità della spazialità urbana italiana idonea, quindi, alle
abitazioni private di una prospera borghesia. I prospetti, rivestiti in mattoni rossi, poggiano su un
basamento sul quale si sviluppano i piani successivi.
Chiesa della Sorbonna (1626): Jacque Lemercier avendo studiato a Roma introdusse a Parigi il gusto
classicheggiante dell’architettura italiana. Lo spazio centrale perfettamente centrico della pianta è associato
a due bracci laterali che allungano la struttura. In facciata la sovrapposizione degli ordini (colonne e lesene)
rende l’edificio tipicamente classico.
Chateau de Maisons (1598-1666): Un blocco isolato formato da un blocco centrale accompagnato da due
ali laterali mono piano e innalzato dal terreno tramite una terrazza di pietra circondata da fossato.L’edificio
nel suo insieme può essere considerato un inno ai medievali, ma grazie alle decorazioni tipicamente
rinascimentali, diventa un prototipo del tempi moderni.
Progetto per la cappella dei Borboni a Saint-Dènis: La cappella si rifà ai progetti della chiesa ideale di
Leonardo da Vinci ed è formata da uno spazio centrale coperto da cupola circondato da cappelle minori
anch’esse circondate da cupole tronche.

SPAGNA
L’introduzione delle forme rinascimentali in spagna fu consentito dai rapporti politici esistenti tra le due
nazioni, ma lo spirito architettonico di base rimarrà sempre quello tipico nazionale.
Hospital Real di Santiago de Compostela (1455-1534): Realizzato per Ferdinando e Isabella D’Aragona.
L’ospedale ha una pianta cruciforme e gli ornamenti elaborati e delicati sono tipicamente rinascimentali
anche sempre nello stile plateresco spagnolo.
Palacio de Carlos V nell’Alhambra (1485-1550): L’architetto Pedro Machuca, che già da prima della
progettazione del palazzo aveva studiato le opere italiane, si basò ai palazzi di Bramante e Raffaella nella
composizione della sua abitazione per Carlo V. La pianta del palazzo è definita da un quadrato perfetto
circoscritto da una circonferenza centrale che definisce il maestoso portico a due ordini (dorico e ionico).
Palazzo l’Escorial (1568-84): L’edifico adibito a monastero è stato voluto da Filippo II come mausoleo per la
memoria di suo padre Carlo V. Proprio per questo motivo l’edificio doveva possedere gli ideali di forza e di
maestosità degni di un regnante oltre che a dimostrare il forte sentimento cristiano antiriformista spagnolo.
L'edificio è composto da ambienti simmetrici che ruotano tutt’intorno la sala centrale e presenta tipici
giardini all’italiana.

INGHILTERRA
Inigo Jones fu il primo a portare in Inghilterra i concetti base dello stile rinascimentale. Gli ideali
dell’architettura perfetta di Jones erano molto simili a quelli dell’Alberti; egli, infatti, sostiene che
l’architetto del periodo per essere considerato tale deve quantomeno intraprendere un viaggio in Italia per
studiarne le bellezze. Il ruolo dell’architetto nasce nel momento in cui viene definito da Jones.
Queen’s House – Greenwich (1616-1639): L’abitazione venne costruita per la regina Anna di Danimarca e
ha una pianta a base regolare nel quale il punto focale non è più quello delle decorazioni, ma quello della
proporzione simmetrica degli elementi.
Banqueting House (1619-1622): L’abitazione costruita per Giacomo I è un importante esempio di
architettura rinascimentale per via della sapiente sovrapposizione degli ordini, per il timpano che corona la
struttura e la composizione delle finestre e delle loro cornici. L’interno è stato progettato come quello di
una antica basilica romana con una grande sala oblunga absidata in un lato.
Facciata della vecchia chiesa di Saint Paul (1624-1640): La facciata tende a sottolineare il maestoso portico
corinzio centrale che occupa la parte basamentale della struttura. L’edificio è realizzato in pietra di Portland
tipica del luogo

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