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Esempi di relazione di laboratorio per il corso di Elettronica Applicata

Alberto Tibaldi 8 marzo 2009

Capitolo 1 Introduzione
Il presente documento riporta le relazioni di laboratorio, elaborate in seguito alle relative esperienze di laboratorio da Salvatore Galfano, Alberto Tibaldi, Piero Tonelli e Carmelo Tumino, durante il corso di Elettronica Applicata, tenuto nellanno accademico 2008/2009 al Politecnico di Torino. Questo documento ha sostanzialmente due funzioni: Presentare ai potenziali lettori alcuni aspetti applicativi della materia, per quanto lesperienza di laboratorio ovviamente non possa essere rimpiazzata con nessuna lettura; Presentare agli eventuali lettori alcuni esempi (pi` o meno valido) di u elaborare relazioni di laboratorio. Lautore dellattuale raccolta avvisa che queste relazioni NON sono fornite agli studenti degli anni successivi allattuale per fornire un pretesto di non lavorare in laboratorio: nel caso venissero segnalati abusi del presente documento, esso verr` immediatamente cancellato dalla rete, rendendone a quantomeno pi` complicata la diusione. u

Indice
Relazione 01: Pagina 04 Relazione 02: Pagina 18 Relazione 03: Pagina 35 Relazione 04: Pagina 52 Relazione 05: Pagina 71 Relazione 06: Pagina 93 Relazione 07: Pagina 112 Relazione 08 (incompleta): Pagina 130 Relazione 09: Pagina 139

Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 1

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

8 marzo 2009

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A A3-1 A3-2 Caratteristiche Contenente Op-Amp A741 Contenente Op-Amp A741

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Circuito premontato Circuito premontato

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo di questa esercitazione di laboratorio ` quello di vericare, medie ante un insieme di misure su circuiti premontati, i modelli ricavati a lezione, ed osservare eventali discostamenti da essi e dalle simulazioni eettuate con il software PSpice. In un primo momento saranno esposte le procedure di misura, un elenco dei componenti utilizzati ed una presentazione degli schemi e delle simulazioni; in seguito verranno presentati i risultati delle misure, ed inne confrontati con i risultati teorici, per vericare o meno la loro compatibilit`. a

Capitolo 2 Progetto
2.1 Schema elettrico

Utilizzeremo sostanzialmente due circuiti, uno dei quali verr` utilizzato in due a delle tre esperienze che aronteremo: i moduli A3-1 e A3-2. Qui riportiamo gli schemi elettrici completi dei due circuiti.

2.2

Elenco componenti

I moduli sopra riportati sono stati alimentati mediante tensioni di +12 V come tensione positiva, e -10 V come tensione negativa. Sebbene solitamente nei progetti vengano utilizzate tensioni simmetriche, in questa esperienza di laboratorio osserveremo gli eetti della asimmetria della polarizzazione sulla dinamica di ingresso/uscita del circuito amplicatore. Come gi` scritto nella a tabella dei materiali utilizzati, lelemento fondamentale del modulo premontato ` lamplicatore operazionale A741 (mediante una serie di switch cole locati sul circuito premontato, ` possibile ottenere le congurazioni richieste e dallesercitazione, e quindi eettuare le misure).

2.3

Calcoli Teorici

Qua riportati sono i calcoli teorici, valutati mediante il modello che si intende vericare.

2.3.1

Amplicatore non invertente

Per quanto riguarda lamplicatore non invertente, ` richiesto il calcolo dei e parametri Av , Rin , Rout ; a tale scopo viene considerato un modello compren3

dente parte degli eetti parassiti dellamplicatore operazionale. Av = 1 Vu = Vi T 1+T 1

Dove T = Ad , e = R1R1 2 +R Da qua, considerando Av = , rid = , r0 = 0: Av = 9.33 Considerando vd = 0, Ad < , rid < , r0 > 0: Rin rid (1 + Ad ) = 21.43 G ro = 4.67 m 1+T

Rout =

2.3.2

Amplicatore invertente
Av = R2 = 4.55 R1

Ri = R9 = 22 k Ro = r0 = 2.77 m 1+T

2.3.3

Amplicatore dierenziale
R10 R10 = 0.5 Vef f R9 R9

Per S8 chiuso, dati 0.5 V ecaci: Vu = Vs Per S9 chiuso: Vu = Vs Per S10 chiuso: Vu = Vs Per S11 chiuso: Vu = Vs R10 = 2.27 Vef f R9 4 1 R10 R10 1+ = 1.35 Vef f 3 R9 R9 2 R10 R10 1+ = 0.424 Vef f 3 R9 R9 1+

2.4

Risultati di simulazione

Qua riportati sono i risultati per le simulazioni; viene utilizzata una tabella per esperienza; Ip indica la corrente sul generatore di prova, dal momento che un generatore noto di ingresso/uscita di tensione sia stato introdotto nel sistema, al ne del calcolo dellimpedenza.

2.4.1
Vi (V) 1 1 -

Amplicatore non invertente


Vu (V) 9.336 1 Ip (A) 79.3E-9 41E-3
Vu Vi Vu Vi dB

Ri () 12 M -

Ro () 24

9.336 -

19.4 -

2.4.2

Amplicatore invertente

Per quanto riguarda lamplicatore invertente, sono state eettuate simulazioni riguardo il guadagno e le tensioni sui terminali di ingresso dellamplicatore dierenziale rispetto al potenziale di riferimento. Sono stati estrapolati i seguenti risultati di simulazione: Vi 1V Vu -4.5485 V V+ 809 V V 889 V

2.4.3

Amplicatore dierenziale

Dalla simulazione, eettuata collegando (come richiesto) uno solo per volta dei terminali, si ` ottenuto il seguente risultato: e Corto Circuito Vu (Vef f ) S8 0.508 V S9 -0.428 V S10 -1.35 V S11 -2.28 V

Capitolo 3 Misure
Come gi` esposto, ci` che si intende vericare ` la validit` dei modelli ricavati a o e a a lezione. In questa sede sono stati introdotti il modello ideale dellamplicatore operazionale, comprensivo di resistenza di ingresso Ri , resistenza di uscita Ro , e guadagno Av . Idealmente, sono stati considerati Av = , vd = 0, rid = , r0 = 0. Riassumendo: i+ = i = 0 vd = 0 Ci``: non entra corrente in nessuno dei due ingressi, e la tensione difoe ferenziale (ossia la tensione tra i due morsetti di ingresso) ` nulla. e Abbiamo poi introdotto eetti di non-idealit` a questo modello, quali a Av < , vd = 0, rid < , r0 > 0. Ci` comporta che di fatto scorra una o corrente non nulla nei terminali, e cada una tensione dierenziale vd non nulla sulla resistenza dierenziale che si viene a formare, rd . Daltra parte, sulluscita, avremo una resistenza r0 in serie alluscita, sulla quale cade una tensione non nulla; essendoci questultima, non preleveremo pi` la tensione u direttamente dal pilotato, ma avremo una minima caduta di tensione, che ridurr` il guadagno. a

3.1

Misure previste

Si devono studiare (mediante calcoli, simulazioni e misure) tre circuiti basati sullamplicatore operazionale: amplicatore non invertente, amplicatore invertente, amplicatore dierenziale. Descriviamo ci` che intendiamo miso urare per ciascuno dei tre circuiti.

3.1.1

Amplicatore non invertente

Per quanto riguarda lamplicatore non invertente, si vogliono misurare le seguenti grandezze, dato un segnale di ingresso sinusoidale con ampiezza 1 Vpp e frequenza 2 kHz: Lamplicazione di tensione Vu ; si noti che quella da misurare ` lame Vi plicazione a partire dalla tensione di ingresso nei morsetti J4 J7 ; il guadagno del circuito di amplicazione non invertente; essendo un circuito retroazionato, ci aspettiamo ovviamente di avere un guadagno assolutamente non innito, e molto minore di quello dellamplicatore operazionale. Resistenza di ingresso, Ri : dai risultati sui modelli, come gi` detto, a ci si aspetta di ottenere una resistenza molto elevata; si risale alla resistenza di ingresso misurando la tensione ripartita tra questultima e la R3 (essendo nota la tensione di ingresso). Resistenza di uscita, Ro : dai risultati sul modelli, come gi` detto, si a prevede una resistenza molto bassa, misurata analogamente a quanto detto per la Ri .

3.1.2

Amplicatore invertente

Per quanto riguarda lamplicatore invertente, vogliamo misurare le seguenti grandezze, applicando un segnale triangolare di ampiezza 2 Vpp , periodo 3 ms: Il guadagno
Vu . Vi

La tensione sul terminale non invertente dellamplicatore operazionale (sapendo che essa deve essere prossima a zero). La tensione sul terminale invertente dellamplicatore operazionale (sapendo che essa deve essere prossima a zero). A questo punto, viene richiesto di alzare lampiezza del segnale, no a renderlo, di fatto non pi` piccolo; ci` signica che, al di sopra di un certo valore, u o il segnale potr` interferire con la polarizzazione, provocando distorsioni; alla a luce di ci`, misuriamo: o A quale ampiezza dellonda triangolare si ottiene distorsione. La tensione sul morsetto invertente. 7

Inne, variando le tensioni di alimentazione in un range di 2 V, viene richiesto uno studio del comportamento, rieettuando le due misure appena eseguite.

3.1.3

Amplicatore dierenziale

A partire dal terzo circuito, lamplicatore dierenziale, applicando allingresso un segnale sinusoidale di ampiezza 0.5 Vef f , e frequenza 200 Hz, si intende misurare: Il guadagno volta.
Vu Vi

chiudendo solo uno degli interruttori S8 , S9 , S10 , S11 per

3.2
3.2.1

Misure eettuate e risultati


Amplicatore non invertente

Come previsto dallesercitazione, il circuito ` stato alimentato (cosa che varr` e a anche per le altre due esperienze, a meno che non si specichi il contrario in alcuni punti) con una tensione positiva pari a +12 V, e negativa pari a -10 V. Il guadagno viene misurato considerando la resistenza di ingresso R3 non inserita; linserimento della R3 ha utilit` solo nellambito del calcolo della Ri : a al ne di misurare la Ri , infatti, ` necessario considerare prima collegata e e poi scollegata la resistenza R3 , e quindi considerare Vi nel seguente modo: Ri Ri + R3 Se la resistenza R3 ` scollegata, Vi = Vs ; al contrario, se essa ` collegata, vi e e ` il partitore. Invertendo lequazione, si pu` ricavare unespressione operativa e o per il calcolo della resistenza Ri ; senza riportare i passaggi: Vi = Vs Ri = Vi (V) 0.98 Vu (V) 9.41 R3 1 Vs Vi
Vu Vi

Calcolo guadagni R3 non inserita R3 inserita

9.6 -

Ri () 19.64 -

Vu Vi dB

Ro () -

0.35 0.348 -

822k 0

Nota, riguardo limpedenza di uscita: il risultato ottenuto ` estremamente e basso, come diremo dopo in ambito di errori di misura. Si sappia che ci` o ` positivo, come ` positivo il fatto che non si risenta dellintroduzione della e e resistenza in parallelo.

3.2.2

Amplicatore invertente

1.2.1 : Misura del guadagno La tensione di ingresso, Vi , ` pari a: e Vi = 2 V La tensione di uscita, Vu , ` pari a: e Vu = 9.41 V Il guadagno del circuito ` pari a: e Vu = 4.56 Vi 1.2.2 : Verica tensione morsetto non invertente Si ` misurata una tensione molto prossima a 0 V, probabilmente determinata e da errori di misura dello strumento (si parla di V+ = 94 V ). 1.2.3 : Verica tensione morsetto invertente Si ` potuto vericare, anche in questo caso, il fatto che la tensione sia e sostanzialmente 0 V. In questo caso ` stata misurata una tensione maggiore e rispetto alla precedente (si parla di 400 V ), ma comunque si pu` considerare o valida, in quanto si deve comunque tenere conto degli eetti di non idealit` a dellamplicatore operazionale. 1.2.4 : Misura tensione di distorsione Si ` misurata la soglia di distorsione: in un intorno di 3.7 Vpp , il fenomeno di e distorsione ` diventato apprezzabile. In seguito saranno eettuate considere azioni su questo fatto.

1.2.6 : Valutazione soglia di distorsione al variare della polarizzazione Qua riportati i valori della soglia di distorsione, al variare della tensione di polarizzazione. VAL, VAL,+ Vdist (Vpp ) -12 +12 4.6 -8 +12 2.7 -10 +14 3.5 -10 +10 3.5

3.2.3

Amplicatore dierenziale

Collegato il segnale sinusoidale a frequenza 200 Hz, con tensione ecace pari a 0.5002 Vef f , sono stati ottenuti i seguenti valori, chiudendo solo il circuito specicato nella colonna sinistra della tabella, di Vu funzione della tensione di ingresso: Corto Circuito Vu (Vef f ) S8 0.5005 S9 -0.42 S10 -1.34 S11 -2.26 Il segno - indica opposizione di fase rispetto al segnale di partenza.

3.3

Errori di misura

Presentiamo ora gli errori di misura riscontrati durante le esperienze in laboratorio. Lerrore pi` grosso riscontrato nellesercitazione riguarda senza dubbio u lesperienza 1, ossia lamplicatore non invertente, e nella fattispecie la misura dellimpedenza di ingresso. Poich` limpedenza di ingresso, ` e e calcolata a partire dalle misure di Vi con e senza R3 , per mezzo di una funzione che presenta una singolarit` in prossimit` del punto di calcoa a lo, variando di pochissimo i valori introdotti nella formula, si possono ottenere discostamenti notevoli nel risultato nale. Quello presentato ` stato un risultato da noi selezionato, considerando lincertezza dello e strumento. Scegliendo (per esempio) 0.349 V anzich` 0.35 V , la ree sistenza varia da 822.5 k (risultato da noi presentato) a 1.64 M . Si sappia dunque che, in questo ambito, la misura ` molto incerta. e

10

Subentra inoltre lerrore di consumo del DMM, che ha una resistenza interna dellordine dei M . Si sono vericati problemi nel calcolo dellimpedenza di uscita: si ` e vericato cos` basso, da costringerci ad introdurre un valore ttizio, 0 al posto di quello misurabile in quanto la tensione misurata non variava, indipendentemente dallinserimento di R5 sul carico. La cosa ` positiva, come commenteremo in seguito. e

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Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Confronto con risultati previsti o attesi

Confrontando i valori delle simulazioni eettuate con PSpice, dei calcoli numerici, e delle misure, si pu` dire senza dubbio che i modelli siano sucieno temente validi (non si trovano cio` enormi discrepanze tra modelli teorici, e modelli del simulatore, e realt`). Si ricorda che sono stati utilizzati modelli a in parte ideali (specialmente per quanto riguarda il calcolo del guadagno, poich` alcuni termini quali quelli contenenti il guadagno di anello T sono e trascurabili), in parte reali (il calcolo delle resistenze richiedeva luso di modelli pi` accurati rispetto a quello ideale). Il fatto di avere usato modelli a u priori considerabili non troppo accurati, e di aver comunque ottenuto risultati cos` prossimi alla realt`, pu` incoraggiare luso di questi modelli (ovviamente a o nel loro range di utilizzo). Analizziamo caso per caso la situazione, discutendone i risultati ricavati.

4.1.1

Amplicatore non invertente

Per quanto riguarda lamplicatore non invertente, sono state rilevate alcune discrepanze, nella fattispecie per quanto riguarda la determinazione (mediante calcoli/simulazioni/misure) delle impedenze di ingresso. Il fatto ` e imputabile al metodo di misura utilizzato per la determinazione del valore numerico dellimpedenza. Per quanto riguarda i calcoli numerici, ` stato utie lizzato un modello pi` accurato (visto a lezione) rispetto a quello ideale, che u ha portato ad un valore numerico pari a circa 20 G; molto discostanti da questo sono i risultati sperimentali, poich` PSpice, mediante limposizione di e una tensione sul nodo dingresso e misura della corrente in uscita dal generatore imponente la tensione, ha rilevato un valore pari a circa 12 M; questo valore ` compatibile con quello misurato, pari a 822 k, a causa del metodo e 12

di misura: il fatto di aver utilizzato, come strumento di misura indiretta, la funzione Ri = R3 1 Vs Vi

In un intorno della singolarit`, ha comportato il risultato ottenuto; quella a presentata ` stata una stima di worst case rispetto alle misure eettuate, e troncando la misura (eettuata mediante DVM) alla seconda cifra decimale, in modo da quanticare per lappunto un caso peggiore. Poich` limpedenza ` e e circa dellordine del megaohm, si pu` dire che sia sucientemente elevata da o essere considerabile teoricamente innita, anche se lenorme discostamento dal calcolo ideale ` assolutamente innegabile. e Altro problema ` stato riscontrato nella misura della resistenza di uscita: e nonostante il tentativo di procedere come nel caso dellimpedenza di ingresso, ` stato assolutamente impossibile determinare un valore numerico (da qua la e scelta di introdurre 0 nel risultato della misura). Mediante il simulatore PSpice, invece, ` stato possibile determinare un valore numerico (mediante lo e stesso sistema utilizzato nella simulazione di misura dellimpedenza di ingresso) pari a 25 (quindi un valore abbastanza elevato, per quanto trascurabile rispetto a quelli delle altre resistenze).

4.1.2

Amplicatore invertente

I risultati teorici, in questo ambito, si possono considerare molto vicini a quelli sperimentali. Evidente ` stato leetto di distorsione causato dalla e violazione del limite della dinamica di uscita dellamplicatore: eettuando la prova richiesta dalla simulazione, ` stata misurata una tensione di distore sione (apprezzabile) pari a 3.7 V (valutata da picco a picco): circa 1.85 V (di semionda); si ` vericato il fatto che a -(1.85 4.56) = - 8.436 V ci sia e un eetto di distorsione visibile mediante loscilloscopio analogico; il risultato trova riscontro nella teoria, poich` al pi` la dinamica dellamplicatore e u consente di raggiungere i -10 V (in realt`, una tensione inferiore in modulo). a

4.1.3

Amplicatore dierenziale

Ancora una volta i risultati si trovano in accordo con quelli teorici, questa volta senza la minima nota da dover dire: perfetto accordo tra simulazioni, calcoli preliminari e misure.

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Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 2

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

6 ottobre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo di questa esercitazione ` acquisire familiarit` con il montage a gio di circuiti basati sullamplicatore operazionale. Eseguito il montaggio, si intende misurare alcuni parametri del dispositivo, quali banda passante (prodotto banda guadagno) e slew rate, confrontarli con quelli presenti nel datasheet e con simulazioni. Si studieranno fondamentalmente due circuiti (pi` alcune varianti): un circuito voltage follower, e un amplicatore non u invertente.

Capitolo 2 Progetto
Nellesercitazione ` richiesto il dimensionamento di alcuni parametri del cire cuito, quali le resistenze di retroazione per lamplicatore non invertente, basandosi sui calcoli arontati a lezione.

2.1

Progetto

Se si desidera avere un guadagno pari a 1001 tra morsetto non invertente ed uscita, si dovr` risolvere lequazione: a R2 = 1001 R2 Per minimizzare le correnti di base, si dovranno scegliere due resistori R3 ed R4 tali per cui R1 = R3 ; R2 = R4 (non vengono riportati i calcoli); al ne di ottenere questo risultato, compatibilmente con la serie E12 disponibile in laboratorio e con la massima dinamica di uscita, si scelgono come resistori: 1+ R1 = R3 = 22 R2 = R4 = 22k Sarebbe stato possibile scegliere anche 27 e 27k, sempre utilizzando la serie E12. In questo modo, si ottiene guadagno pari a 1001 tra + e uscita, e il partitore di tensione tra segnale di ingresso e morsetto non invertente riduce di circa 1000 volte il guadagno, soddisfacendo perfettamente le richieste dellesercitazione.

2.2

Schema elettrico

Verranno ora presentati i disegni dei circuiti realizzati mediante il software PSpice Schematics; si vuole evidenziare il fatto che ogni resistenza ` die mensionata in ohm (), ma il programma non consente la visualizzazione dellunit` di misura (solo lordine di grandezza). Luscita di ciascun circuito a ` indicata dal cursore VDB e Lo schema del circuito voltage follower montato ` il seguente: e

Lo schema dellamplicatore non invertente montato ` il seguente: e

2.3

Elenco componenti
Quantit` Valore a 1 2x22 2x22k

Componente Amplicatore Operazionale LM741 Resistenze serie E12 tolleranza 5 % Resistenze serie E12 tolleranza 5 %

Caratteristiche dellamplicatore operazionale LM741 Vengono ora riportate dal datasheet le caratteristiche (tipiche) del dispositivo che verranno misurate sperimentalmente.
V Slew rate: SR = 0.5 s

Tensione di oset in ingresso: Vof f = 0.8 mV

2.4

Risultati di simulazione

Verranno ora presentati i risultati delle simulazioni per ciascuno dei punti (a partire dal 3):

2.4.1
Punto 3

Voltage follower

Utilizzando i cursori, ` stato possibile rilevare dalla simulazione i seguenti e valori: f3dB = 1.4125 M Hz = 96 Lo sfasamento ` ovviamente negativo a causa del polo, che abbassa la e fase.

Punto 4 Introducendo come segnale nel circuito voltage follower un generatore sinusoidale (VSIN), si pu` notare un principio di distorsione, dovuto allo slew o rate, in un intorno di 10 kHz. Aumentando la frequenza del segnale, si pu` o dire che la distorsione diventi apprezzabile in un intorno di 12 kHz. Punto 5 Utilizzando come generatore di segnale il modello VPULSE 1 , in modo da generare un onda quadra con valor medio (non nullo), ampiezza 10V, periodo 100 s e d.c. del 40 % , si ` ottenuto: e t1 = 0s; t2 = 19.534s; V = 10V SR = dVu dt =
max

V (t2 ) V (t1 ) 10 0 V = = 0.511 t2 t1 19.534 0 s

2.4.2
Punto 6

Amplicatore non invertente

Al ne di determinare il parametro Vof f viene rilevata dalla simulazione la tensione di uscita con lingresso cortocircuitato a 0 V: Vu = 19.216mV La tensione di oset si pu` a questo punto calcolare normalizzando il o valore appena determinato per il guadagno dellamplicatore non invertente2 : Vof f =
1

Vu = 19.2V 1 + R2 R1

VPULSE ` stato congurato con i seguenti parametri: V1 = 0 ; V2 = 10 ; TD = 0 e ; TR = 0.001n ; TF = 0.001n ; PW = 40u ; PER = 100u , dove V1 e V2 sono il valore inferiore e superiore di tensione in volt (V), TD Time Delay , TR Time Rise , TF Time Fall , PW Pulse Width , PER Period , dimensionati in secondi (s) 2 in questa formula si considera trascurabile il contributo delle Iof f , poich` le resistenze e sono state modellate in modo che questultimo sia il minore possibile

Punto 7 Eliminata R3 come da richiesta, ` stata rilevata la seguente tensione di uscita: e Vu = 20, 961mV La tensione di uscita non ha subito, secondo la simulazione, notevoli variazioni rispetto alla precedente. Punto 8 Mediante lanalisi del diagramma di Bode simulato con PSpice, ` stata rilee vata, come frequenza di taglio a -3 dB: f3dB = 1kHz Per quanto riguarda lo slew rate, ` stato possibile rilevare, a partire dai e seguenti valori: t1 = 0; t2 = 40s; V (t1 ) = 0; V (t2 ) = 14.578V : SR = V V (t2 ) V (t1 ) = 0.365 t2 t1 s

Il risultato sar` discusso in seguito. a Punto 9 Utilizzando un circuito in grado di esaltare gli eetti di Iof f , e di ridurre quelli di Ib , come verr` in seguito descritto, con R1 = R2 = 100k, e R4 = 47k, a ` stato possibile rilevare dalla simulazione: e Iof f = 4.83nA Per ridurre gli eetti di Ib si usa: R4 = R1 R2 Inoltre, per aumentare i contributi di Iof f si sceglie R2 il pi` grande u possibile compatibilmente col fatto che R4 poi inizi ad essere comparabile con rid e quindi a ridurre la tensione di ingresso. Si ` scelto quindi in modo e che: R4 a: rid 1M

La simulazione ha permesso di misurare un valore di Av e di Vu,of f pari

Av = 2 Vu,of f = 520.966V Anticipando i calcoli che sarebbero stati descritti nel capitolo successivo, si ` ottenuto: e Vu,of f Da cui: Iof f = 4.83nA Cortocircuitando R4 , la formula diventa: Vu,of f = Vof f Av + R2 (Ib + Iof f ) Da qui, si ricava Ib per dierenza: Ib = 74.93nA Av Vof f + Iof f R2

Capitolo 3 Misure
3.1
3.1.1
Punto 3 Dopo alcune misure, atte a vericare il corretto montaggio del circuito, si misura la sua banda -3 dB con il seguente procedimento: dato un segnale sinusoidale di prova in ingresso (con ampiezza minore possibile, al ne di non introdurre distorsione di slew rate), se ne varia la frequenza no a determinare un abbassamento del 30 % rispetto allampiezza massima: poich` la banda e -3 dB si determina studiando il dimezzamento della potenza (grandezza notoriamente quadratica), si valuta la frequenza di dimezzamento del modulo quadro della tensione massima, e quindi la frequenza per cui il valore massimo della tensione viene moltiplicato per: 1 2 Punto 4 - 5 Misurata la banda -3 dB, si passa ad una misura preliminare dello slew rate: portando un segnale sinusoidale ad unampiezza notevole (20 Vpp ), si determina la massima frequenza (o pulsazione) di lavoro, ottenendo cos` : SR = dVout (t) dt 1 = Vpk = 2f Vpp 2 0.7

Misure da eettuare
Voltage Follower

M AX

Si noti che questa formula ` valida solo per un segnale sinusoidale; quando e la sinusoide viene distorta (si nota cio` un raccordo non regolare, ovvero un e punto angoloso nella traccia), otteniamo il risultato della misura. Per eettuare a questo punto una misura pi` dettagliata, il generatore u viene utilizzato in modalit` onda quadra; misurando la pendenza della retta a che rappresenter` il tempo di salita dellonda, mediante la relazione: a d[Vout ](t) y2 y1 = x2 x1 dt Si otterr` la misura dello slew rate, da confrontare con il datasheet. a

3.1.2
Punto 6

Amplicatore non invertente

Una volta montato il circuito usando il dimensionamento prima descritto e cortocircuitato a 0 V lingresso, si misura la tensione di uscita; si pu` dire o che luscita Vu sia costituita da sole componenti di oset, dunque la tensione di oset sar` pari alluscita, normalizzata per il guadagno dellamplicatore a non invertente: Vof f = Vu 1 + R2 R1

Anche qui, come prima trascuriamo il contributo di Iof f . Punto 7 Una volta eliminata la resistenza R3 , R+ = R , i due morsetti vedono resistenze diverse. Ci` introduce un contributo delle correnti di polarizzazione o (Ib ) nelluscita. Ci si potrebbe dunque aspettare un incremento della tensione in uscita. Punto 8 Riguardo il punto 8, si misura lo slew rate a partire dal circuito attuale, riutilizzando lo stesso procedimento del punto 4: collegando un segnale onda quadra con ampiezza temporale suciente elevata da permettere il calcolo della pendenza massima rappresentabile in uscita dalloperazionale, si calcola il coeciente angolare della retta con la formula prima introdotta.

Punto 9 Nel punto 9, ` richiesta una misura delle correnti di polarizzazione (Ib ), e e delle correnti di oset (Iof f ); a questo scopo, si pu` utilizzare la seguente o strategia: 1. Smontare la resistenza R3 , sostituendola con un corto circuito; a questo punto, misurare la corrente in ingresso ai morsetti, ottenendo di fatto Ib + Iof f ; 2. Al ne di misurare Iof f , scegliamo una congurazione del circuito in grado di esaltare Iof f , eliminando le Ib ; si avranno esclusivamente correnti di oset sugli ingressi, e in questo modo si potr` misurare per a dierenza la Ib . I1 = Iof f + Ib Ib = I1 Iof f La congurazione che meglio esalta Iof f ` quella che annulla i contributi e di Ib ; riprendendo i calcoli eettuati a lezione, si pu` velocemente dimostrare o che, a questo ne, la congurazione idonea sar`: a R4 = R1 R2 Altro parametro da tenere in considerazione, ` la dimensione delle due e resistenze: se R4 ` troppo grossa, rischia di creare un partitore con rid ; si e terr` dunque conto di ci`, e si sceglieranno resistori R1 e R4 uno circa uguale a o al doppio dellaltro, ma piccoli rispetto rid . Punto 10 Per quanto riguarda il punto 10, il condensatore in serie a R3 introduce un guadagno variabile con la frequenza: se la reattanza di C ` abbastanza pice cola rispetto a R3 , esso si comporta come un corto circuito; altrimenti, se la reattanza ` troppo grande per la frequenza del segnale, il condensatore si e comporta come un circuito aperto. In questo modo, a frequenze basse ci si pu` aspettare un guadagno circa uguale a 1000: il generatore di segnale si o troverebbe sostanzialmente collegato al morsetto + (dal momento che R4 ` trascurabile rispetto alla rid , sulla quale cadrebbe quasi tutta la tensione e di ingresso). A frequenze pi` elevate si dovrebbe avere una riduzione del u guadagno, causata dal fatto che la reattanza della capacit` diviene abbasa tanza ridotta da poter essere considerata trascurabile rispetto alla resistenza R3 . 10

A frequenze basse, la dinamica di ingresso sar` ovviamente molto ridota ta, poich` il guadagno estremamente elevato permetterebbe a segnali con e un range molto limitato di ampiezze la possibilit` di essere amplicati sena za mandare lamplicatore operazionale in stato di saturazione. Quando il condensatore si chiude, il partitore sul morsetto non invertente abbassa il guadagno della rete, aumentando quindi la dinamica di ingresso. Variare il valore della capacit` introdotta nel circuito varia la frequenza a di transizione tra i due stati: aumentando la capacit`, si diminuisce la frea quenza minima per la quale si pu` considerare il condensatore come un corto o circuito, e di conseguenza la banda nella quale il guadagno ` pari a 1 (poich` e e maggiore ` la capacit`, minore ` la reattanza che il condensatore ha a parit` e a e a di frequenza di lavoro).

3.2

Misure eettuate e risultati

Si sceglie di presentare semplicemente i risultati delle misure, mostrando i valori numerici che verranno poi discussi in seguito.

3.3

Voltage follower

Punto 3 Per misurare la frequenza di taglio fT , viene utilizzato un segnale di ingresso sinusoidale con ampiezza picco picco pari a Ve,pp = 50 mVpp In corrispondenza della diminuzione di 3dB, leggiamo sul generatore: f3dB = 1.7 M Hz Per il calcolo dello sfasamento, ` stato misurato (con loscilloscopio) un e periodo T pari a 591 ns, con ritardo t pari a 162 ns; viene calcolato lo sfasamento in gradi come: = Punto 4 Viene ora portata lampiezza del segnale sinusoidale a: Ve,pp = 20 Vpp La frequenza in cui si nota distorsione di slew rate `: e 11 t 360 T 98

f = 11.5 kHz Lo slew rate viene dunque calcolato (preliminarmente) come: SR = Punto 5 Vengono misurati rispettivamente dislivello sullasse delle tensioni e sullasse dei tempi: Vu = 20.4 Vpp t = 32.8 s Da questi valori, si pu` indirettamente calcolare lo slew rate come: o SR = Punto 6 Viene misurata (con DVM in congurazione VDC) la tensione di uscita Vu dato ingresso cortocircuitato a 0 V; si ottiene: Vu = 234 mV Da ci`: o Vof f = Punto 7 Analogamente a prima, una volta modicato il circuito, si rimisura Vu , ottenendo: Vu = 211 mV Procedendo come prima: Vof f = Vu = 0.211mV 1 + R2 R1 12 Vu = 0.234mV 1 + R2 R1 dVu dt =
max

dVu dt

= Vpk = 2f Vpk = 0.723


max

V s

20.4 V = 0.622 32.8 106 s

Questo risultato non ` positivo, e verr` commentato in seguito. e a Punto 8 Sono state ripetute le misure dei punti 3 e 5; sono stati ottenuti i risultati: f3dB = 1 kHz Per lo slew rate, sono stati misurati un dislivello di tensione ed un intervallo di tempo pari a: V = 19.8 Vpp t = 640 s SR = dVu dt = 0.031
max

V s

Si ` vericato un abbassamento dello slew rate pari a 20 volte rispetto al e voltage follower (anche questo risultato sar` commentato in seguito). a

13

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Discussione

Si pu` dire che lesercitazione, come ` stata nora rappresentata, fosse dio e visa in due parti: una riguardante la caratterizzazione del circuito voltage follower, laltra riguardante la caratterizzazione di un amplicatore non invertente.

4.1.1

Voltage follower

Per quanto riguarda il circuito voltage follower, non sono state riscontrate particolari anomalie. Infatti: la misura della banda (1.7Mhz) ` prossima a e quella media (1.5Mhz) riportata nel datasheet; il confronto dello slew rate con il datasheet pu` dirsi soddisfacente, avendo ottenuto valori prossimi a o quello tipico. Lo sfasamento di 98 del segnale (circa) era previsto dalla simulazione PSpice precedentemente allegata; esso si pu` giusticare conoscendo o almeno in modo qualitativo la funzione di trasferimento dellamplicatore operazionale: la retroazione riduce a 1 il guadagno dellamplicatore, aumentando per` la banda passante. In questo modo, il primo polo dellamo plicatore, spostato in un intorno di 1.5 MHz, si trova vicino (nel dominio delle frequenze) al secondo polo: la vicinanza tra i due poli si pu` ritenere o causa della variazione di fase cos` accentuata in prossimit` della frequenza di a taglio a - 3 dB.

4.1.2

Amplicatore non invertente

Per quanto riguarda lamplicatore non invertente, si sono vericati notevoli inconvenienti. A causa di un errore di distrazione, costatoci dai 15 ai 20

14

minuti di tempo, non ` stato possibile eettuare i punti 9 e 10 dellesercie tazione, mentre le misure del punto 7 sono state eettuate in modo molto veloce e per tanto non perfettamente adabili. E accaduto che, in seguito al montaggio del circuito, ` stato collegato e un segnale con una certa frequenza (quella che avevamo gi` in uso nel gena eratore di segnali). Poich` il guadagno risultava essere assolutamente errato e (Av 0.6 contro 1 teorico), ` stato necessario controllare le resistenze mee diante codice colori e con il DVM, con il quale sono stati anche vericati: polarizzazione, contatti, e funzionamento del generatore di segnale. Tutti questi controlli hanno comportato la perdita di tempo che ci ha bloccati. Lerrore in questione ` stato il seguente: la frequenza impostata, abbase tanza ridotta (1 kHz), era in prossimit` del polo; lattenuazione era dunque a dovuta ad eetti di taglio del circuito, e non ad un cattivo montaggio o a causa di problemi nei componenti. Questo errore insegna che non bisogna mai sopravvalutare le possibilit` del circuito, e quindi bisogna sempre cona siderare una frequenza pi` che ragionevole, al momento del test (oppure, se u possibile, utilizzare continue). Come annunciato, ` stato possibile solo eettuare i punti 6, 7, e 8, che e ora saranno discussi. Punto 6 Il dimensionamento dei parametri del circuito ` gi` stato largamente discusso e a in precedenza; la tensione di oset misurata, con il procedimento precedentemente introdotto, si discosta di molto da quella presente nel datasheet (pari a 0.8 V, come detto a inizio relazione); giusticazione a ci` pu` essere il fato o to che nel datasheet vengano presentati valori tipici e massimi di Vof f , non minimi; per questo motivo di fatto non si pu` essere certi di aver commesso o errore, pur essendo distanti da un caso tipico. Punto 7 Per quanto riguarda la misura della tensione di uscita, una volta eliminata la R3 , la misura ottenuta ` certamente sbagliata: era assolutamente imprevede ibile il fatto di ottenere una tensione di uscita Vu inferiore a quella non comprendente eetti di corrente di oset (eliminate dalla precedente topologia del circuito). Lerrore di misura ` imputabile esclusivamente alla fretta avue ta durante il processo di misura, in seguito allerrore prima descritto, avente condizionato pesantemente lesercitazione.

15

Punto 8 Labbassamento della banda passante rispetto al precedente circuito ` ime putabile alla riduzione del guadagno di anello: avendo abbassato la retroazione, ` stata persa parte degli eetti che essa apportava, tra cui laumento della e banda passante; ` stato vericato il fatto che il prodotto banda guadagno e sia costante: con un aumento pari a circa 1000 volte del guadagno, ` stae to possibile riscontrare una diminuzione circa pari a 1000 volte della banda passante (secondo le misure, da 1.7 MHz a 1 kHz circa; il discostamento dai risultati simulati si pu` sicuramente imputare allincertezza della misura o della banda eettuata con loscilloscopio (5 % di incertezza relativa sulla misura dellampiezza), ed alla tolleranza delle resistenze (pari al 5 % sul valore dichiarato). Si pu` comunque dire di aver trovato un discreto riscontro o con la realt`. a Per quanto riguarda lo slew rate misurato mediante il procedimento del punto 4, si ` riscontrato un abbassamento sia nella simulazione che nella e misura; il discostamento tra i due valori rilevati nei due casi si pu` ancora o una volta imputare allincertezza legata alloscilloscopio ma soprattutto al fatto che londa quadra non fosse distorta in una trapezoidale, poich` si noe tavano andamenti di tipo esponenziale (andamento tipico della carica di un condensatore, riconducibile dunque a distorsioni legate ad un abbassamento della banda passante, pi` che ad altri fenomeni quale lo slew rate). E dunque u probabile che la rete non fosse in grado di amplicare le armoniche al di sopra di una certa frequenza, provocando un eetto in un certo senso simile allo slew rate, ma con natura ovviamente diversa (come descritto, introducendo una distorsione comportante un andamento esponenziale piuttosto che trapezoidale), disturbando il processo di misura.

16

Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 3

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

15 ottobre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo dellesercitazione ` progettare un ltro passa basso del secondo e ordine usando degli amplicatori operazionali, e realizzarlo con componenti discreti in laboratorio. La fase di progetto avviene precedentemente al laboratorio, nel quale si deve esclusivamente realizzare il circuito e le misure nalizzate alla caratterizzazione del ltro progettato. Si confronteranno dunque i risultati teorici, quelli ottenuti mediante il simulatore e quelli sperimentali.

Capitolo 2 Progetto
2.1 Speciche

Il progetto in questione ` un ltro passa basso del secondo ordine, con guadage no |H0,LP |, frequenza di taglio f0 e guadagno alla frequenza di taglio (fattore di qualit`) Q: a |H0,LP |dB = 0dB f0 = 1.2kHz Q = 2.5

2.2

Progetto

Al ne di realizzare il ltro passa-basso, ` stato scelto come schema di partene za il ltro a doppio integratore. Questa congurazione ` stata preferita alle ale tre possibili in quanto al contempo facile da progettare, e utile come esercizio di montaggio di circuiti su basetta. Il ltro a doppio integratore ` cos` detto in quanto si basa sul fatto che, e concettualmente, luscita di un ltro passa basso si pu` considerare come o quella di un ltro passa alto, integrata due volte (nel dominio del tempo). La funzione di trasferimento di un ltro passa alto, nel dominio della trasformata di Laplace, ` pari a: e HHP (s) = s2 2 s2 + 0 s + 0 Q 2

Loperazione di integrazione nel tempo, nel dominio della trasformata di Laplace, equivale alla divisione per la variabile complessa s. Partendo quindi dallespressione di un ltro passa alto sopra citata e integrando una volta si ottiene la funzione di trasferimento di un ltro passa banda: HBP (s) =
0 s Q 0 s+ Q 2 0

s2 +

Da cui, ripetendo loperazione, si ottiene luscita del passa basso:


2 0 HLP (s) = 2 0 2 s + Q 0 s + 0

Si evidenzia inoltre che questa tipologia di ltro viene anche chiamata a variabili di stato in quanto le tre uscite del ltro sono collegate tra di loro da una relazione analoga (nel dominio del tempo) a quella che sussiste tra le variabili di stato di un sistema dinamico (cio` la posizione s, la velocit ds e e a dt d2 s laccelerazione d2 t ). Lo schema di questa tipologia di ltri il seguente: e

Nel nostro progetto saremo interessati alluso delluscita con landamento di un ltro passa basso. Ricaviamone dunque la funzione di trasferimento, a partire da osservazioni sul circuito. Poich` in questo progetto non siamo e interessati ad un guadagno in banda passante, possiamo subito introdurre alcune semplicazioni che renderanno i calcoli pi` semplici: u C = C1 = C2 ; R3 = R5 = R4 ; R = R6 = R7 Avremo dunque ci`: VHP , ossia luscita passa alto, ` costituita da tre o e componenti, considerando la sovrapposizione degli eetti: lingresso Ve viene

amplicato con il guadagno di un amplicatore invertente dal primo operazionale, luscita passa-basso VLP viene riportata al primo amplicatore mediante R4 e viene dunque sommata sempre con il guadagno dellamplicatore invertente, VBP viene riportata allingresso mediante il partitore tra R2 e R1 , e verr` amplicata in modo non-invertente (poich` ` collegata al a ee morsetto + delloperazionale); si avr` dunque: a R3 R1 R3 R3 Ve VLP + 1+ VBP R3 R3 R1 + R2 R3 R3 A questo punto, passando nel dominio delle trasformate di Laplace possiamo trattare gli integratori come amplicatori invertenti. Poich` la capacit` e a 1 nel dominio di Laplace diviene una impedenza sC (e il resistore rimane R), si ha che: VHP = 1 VHP sC sRC Allo stesso modo e per lo stesso ragionamento: VBP = VHP = 1 1 VBP = 2 2 2 VHP sRC sR C Sostituendo nella precedente, si ottiene: VLP = VHP s2 R 2 C 2 = Ve s2 R2 C 2 + s 3RC
1 R

R1 R1 +R2

+1

Da qua, si ricava, semplicemente osservando il denominatore (comune sia alluscita passa alto che a quella passa banda che a quella passa basso) e confrontando con le espressioni generali sopra scritte che: f0 = Q= 1 2RC

R2 1 1+ 3 R1 Determinando i valori di R, R1 , R2 , C, che soddisfano le speciche il progetto si pu` dire completo. o Le speciche da soddisfare sono ora sostanzialmente due: f0 e Q (poich` e durante la dimostrazione sono gi` state attuate semplicazioni che han pera messo la realizzazione di un guadagno |H0,LP | = 1); il grosso vantaggio di questo tipo di circuito rispetto alla cella Sallen-Key o a reazioni multiple ` il e fatto che f0 e Q sono scorrelati: si pu` operare su ciascun parametro senza o

che uno dei due inuenzi laltro. Poich` si desidera avere Q = 2.5, si dovr` e a risolvere la seguente equazione: 1 R2 R2 1+ = 6.5 3 R1 R1 I resistori della serie E12 presente in laboratorio non permettono di soddisfare esattamente questa condizione; ci` che ` stato possibile fare ` stato o e e provare un certo numero di rapporti di valori in modo da avvicinarsi il pi u possibile al valore desiderato. Si determinato quindi: e 2.5 = R1 = 3.3k; R2 = 22k Discorso del tutto analogo ` applicabile per quanto riguarda la frequenza e di taglio f0 : 1 1 RC = 2RC 2 1200 Provando tutte le combinazioni di resistori e condensatori, sono stati scelti i valori: f0 = R = 3.3k C = 39nF I valori ottenuti con queste scelte sono: Q = 2.56 f0 = 1.24kHz Si noti che i valori cos` ricavati sono stati scelti prendendo un ordine di grandezza arbitrario sia per le resistenze che per le capacit`: questa coppia di a valori pu` essere scelta su di una qualsiasi decade, a condizione di mantenere o invariato il loro prodotto; non si ha dato un peso eccessivo alla scelta di un valore idoneo, poich` gli amplicatori operazionali utilizzati nellesercitazione e sono costruiti con dei JFET, e quindi hanno contributi molto bassi di correnti di bias.

2.3

Schema elettrico

2.4

Elenco componenti
Quantit` Tipo a 3 2x3.3 k 1x22 k 2x33 k 8x39 nF

Componente Amplicatore Operazionale TL081 Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 5 %)

2.5

Risultati di simulazione

Verranno ora presentati i risultati determinati mediante le simulazioni eettuate con il software PSpice.

2.5.1

Guadagno in banda passante, frequenza di taglio, fattore di qualit` a

Il guadagno dellamplicatore in banda passante H0,LP ` stato ricavato a pare tire da una simulazione del transitorio del circuito con un segnale sinusoidale in ingresso a frequenza inferiore di oltre una decade a quella di taglio; la frequenza di taglio f0 e il fattore di qualit` Q dal diagramma di Bode; Q ` a e stato calcolato come: Qlin = 10
QdB 20

Semplicemente invertendo la denizione di dB: QdB = 20 log10 (Q) I valori numerici ricavati sono dunque: H0,LP = 1.025 f0 = 1.236kHz Q = 2.568

2.5.2

Dinamica di ingresso

La dinamica di ingresso, ricavata da unanalisi graca del transitorio, ha portato a determinare unampiezza massima del segnale di ingresso pari a: Ve,M AX = 11.985V

Capitolo 3 Misure
3.1 Misure da eettuare

Prima di tutto si verica leettivo funzionamento del circuito al ne di realizzare correttamente le misure: utilizzando come segnale di ingresso una sinusoide con frequenza pari a 50 Hz (oltre una decade prima la frequenza di taglio prevista dal progetto), con ampiezza 50 Vpp , si misura uno sfasamento di 180 , come previsto dal progetto (HLP,0 = 1 quindi HLP,0 = 180 ) . Le misure da eettuare sono sostanzialmente tre: Misura dei parametri eettivi HLP,0 , f0 e Q. Misura della funzione di trasferimento, mediante lacquisizione di circa 20 punti (da 100 Hz a 10 kHz). Misura della dinamica di ingresso del ltro.

3.1.1

Misura di HLP,0 , f0 e Q

La prima misura riguarder` i parametri fondamentali del ltro: guadagno in a banda passante HLP,0 , frequenza di taglio f0 e fattore di qualit` Q (ossia il a valore del guadagno alla frequenza f0 ). Per eettuare la misura, si utilizza il seguente stratagemma: si misura la frequenza del segnale tale per cui lo sfasamento del segnale ` pari a: e = 180 + 90 = 270 (poich` lo sfasamento in banda passante come gi` accennato ` pari a e a e 180 ).

Si sceglie questo valore poich` il polo provoca un abbassamento della fase, e rispetto alla banda passante, pari a 90 circa. La variazione di fase si calcola a partire dalla misura del ritardo t tra le due sinusoidi, entrambe di periodo T , mediante la formula: = t 360 T

3.1.2

Misura della funzione di trasferimento

Al ne di misurare la funzione di trasferimento del ltro progettato e montato, si procede cos` : 1. Si imposta il generatore di segnale in modalit` forma donda sinua soidale, con una frequenza almeno di almeno una decade inferiore rispetto alla frequenza di taglio (f0 ) misurata precedentemente, e con unampiezza sucientemente ridotta, tale da non provocare eetti quali distorsioni dovute a slew rate o saturazione dellamplicatore operazionale; si annota il valore dellampiezza di questo segnale in ingresso, che sar` mantenuta costante per tutto il procedimento di misura1 . a 2. Al ne di misurare indirettamente il modulo del guadagno si misura il valore dellampiezza della tensione di uscita. Il valore del modulo del segnale sar`: a |Av | = Vu Vi

Per determinare la funzione di trasferimento, questo valore si pu` calo colare in dB: |Av |dB = 20 log Vu Vi

3. Al ne di calcolare la fase a partire da misure indirette si misurano il periodo della sinusoide (come reciproco della sua frequenza) e il ritardo tra ingresso ed uscita alla frequenza del punto precedente. Lo sfasamento si calcola mediante la seguente relazione: =
1

t 360 T

Sebbene nelle misure nali, per le quali lattenuazione del segnale era cospicua, sarebbe stato meglio aumentare lampiezza per ottenere misure pi` accurate u

Dove, come nella precedente misura, t ` il ritardo tra le due sinusoidi, e T il loro periodo. 4. Si ripetono i due punti precedenti al variare della frequenza del generatore di segnali. Si potrebbe tendenzialmente scegliere di eettuare 10 misure di modulo e fase per la prima decade e 10 per la seconda decade.

3.1.3

Misura della dinamica di ingresso del ltro

Ci si prepone lobiettivo di misurare la dinamica di ingresso in banda passante; per fare ci`, ` necessario portare la frequenza della sinusoide almeno o e una decade prima della frequenza di taglio. A questo punto si modica lampiezza della sinusoide no ad osservare, mediante loscilloscopio, una distorsione di clipping. La misura consiste nel valutare lampiezza in cui si inizia ad apprezzare una distorsione del segnale amplicato.

3.2

Misure eettuate e risultati

Verranno ora presentati i procedimenti di misura realmente utilizzati ed i risultati ottenuti in seguito ad essi.

3.2.1

Misura di HLP,0 , f0 e Q

Utilizzando il generatore di segnali, si genera una forma donda sinusoidale con frequenza pari a 50 Hz ed ampiezza 100 mV. Quindi, come descritto da relazione si utilizza loscilloscopio per misurare sia il segnale di ingresso che quello duscita. Misurando le ampiezza ` stato ottenuto un guadagno Ad pari e a: 100 = 1 |Ad | = 1 100 Ovviamente non ` stata misurata unampiezza negativa, ma il - indica e lopposizione di fase riscontrata nelluscita. Si ` tenuto conto di essa nella e misura di f0 e Q: poich` in prossimit` del polo si ha un abbassamento della e a fase delluscita pari a 90 rispetto alla banda passante, e poich` in banda e passante si ha uno sfasamento pari a 180 , lo sfasamento in corrispondenza del polo `: e Ad = = 180 90 = 270 10

Modicando la frequenza del segnale utilizzato per la precedente misura no ad ottenere un periodo (misurato con oscilloscopio) T = 826s, ed un ritardo tra le sinusoidi pari a t = 612s, mediante la formula si ` ricavato e come: t 360 267 T La frequenza f0 si pu` dunque determinare sul display del generatore di o segnali, e per conferma calcolare come il reciproco del periodo della sinusoide di ingresso: = 1 = 1.2 kHz T Sostituendo s = j0 (con 0 = 2f0 ) in f0 = H(s) = si ottiene H(j0 ) = jQ |H(j0 )| = Q Sfruttando ci, misuriamo a questa frequenza lampiezza del segnale in o uscita dal ltro mediante loscilloscopio: Vu (f0 ) = 254mV Si pu` dunque calcolare il Q come il guadagno alla frequenza di taglio f0 : o Q= Vu (f0 ) 254 = = 2.54 Ve (f0 ) 100
2 0 2 s2 + 0 s + 0 Q

I commenti sulla validit` dei risultati saranno esposti in seguito. a

3.2.2

Misura della funzione di trasferimento

La funzione di trasferimento del ltro ` stata misurata mediante le misure e tra poco esposte; esse sono state eettuate mantenendo inalterata lampiezza del segnale in ingresso, pari a 100 mVpk , e variando la frequenza a intervalli regolari; per ogni scatto ` stata misurata lampiezza della tensione in uscita e dal ltro ed il ritardo tra le due sinusoidi (al ne di determinare il diagramma di fase). Si ` scelto di eettuare le misure a scatti di 100 Hz a partire da 100 e Hz iniziali, no a 1.5 kHz; sono stati poi misurati i punti a scatti maggiori

11

da 2 kHz no a 10 kHz, in quanto i dati (come commenteremo) diventano meno signicativi. La fase ` stata calcolata con la formula precedentemente proposta; il e modulo del guadagno, in decibel (dB), mediante la denizione (adattata alla tensione, grandezza lineare): |Av |dB = 20 log10 Vu (f ) Ve (f )

Av (deg) 0.1 100 10 5.03 0 181.08 0.2 104 4.99 2.52 0.34 181.8 0.3 107 3.36 1.6 0.59 171.43 0.4 112 2.52 1.2 0.98 171.43 0.5 118 2.01 920E-03 1.44 164.78 0.6 128 1.67 748E-03 2.14 161.25 0.7 140 1.43 618E-03 2.92 155.58 0.8 161 1.24 525E-03 4.14 152.42 0.9 185 1.1 444E-03 5.34 145.31 1 213 995E-03 370E-03 6.57 133.87 1.1 245 904E-03 286E-03 7.78 113.89 1.2 245 904E-03 286E-03 8.1 93.27 1.3 226 765E-03 152E-03 7.08 71.53 1.4 188 714E-03 108E-03 5.48 54.45 1.5 147 664E-03 75.5E-03 3.35 40.93 2 58.4 500E-03 27.8E-03 -4.67 20.02 3 20.5 334E-03 10.8E-03 -13.76 11.64 4 10.5 250E-03 13E-03 -19.58 18.72 5 6.4 202E-03 16E-03 -23.88 28.51 7 4.04 144E-03 31E-03 -27.87 77.5 10 2 99.9E-03 7E-03 -33.98 25.23 I dati sono stati introdotti nel software MATLab per produrre i graci delle misure; al ne di ottenere una funzione approssimante landamento della fase, si sceglie di utilizzare funzioni spline cubiche. Per quanto riguarda il graco del modulo del guadagno, valutato in dB, ` stato ottenuto il seguente: e

Qua esposti in forma tabulare i risultati delle misure: f (kHz) Vu (mV) T (s) t (s) |Av | (dB)

12

Le ascisse indicano la frequenza in hertz (Hz), le ordinate il guadagno del sistema in decibel (dB). Per quanto riguarda la fase, la dicolt` nella misura ha indotto la scelta a di presentare due graci: a sinistra si presenta landamento della spline cubica interpolante i punti, a destra sono semplicemente rappresentate le spezzate congiungenti i punti delle misure; le ascisse come prima indicano frequenze in hertz (Hz), le ordinate gradi (deg):

Si ` scelto di non riportare i valori di fase al di sopra di 3 kHz, poich` tali e e valori esulavano dal normale andamento della curva a causa delleccessiva

13

incertezza della misura, come verr` commentato in seguito. a

3.2.3

Misura della dinamica di ingresso del ltro

A causa dei limiti del generatore di segnale, in grado di generare forme donde con ampiezza tale che non superi in nessun caso 20 Vpp , non ` stato possibile e determinare la dinamica di ingresso in banda passante. Sfruttando il fatto che, in un certo range di frequenze, lamplicatore ha un guadagno maggiore di 1, ` stato utilizzato il seguente articio: ` stato e e congurato il generatore di segnali in modalit` sinusoide, con ampiezza a pari a Ve = 9.93V (valore casuale) e frequenza pari a f = 800 Hz; ` stata e misurata, mediante oscilloscopio, una tensione di uscita Vu = 15.8V . Si ` e dunque calcolato il guadagno alla frequenza f , come: Vu Ve = Av (f ) =
f

15.8 = 1.59 9.93

E stata dunque eettuata la seguente osservazione: quando sul display delloscilloscopio era dichiarata una tensione massima di ingresso Ve pari a 13.7 Vpp si ` osservato un primo fenomeno di distorsione, divenuto poi e apprezzabile per Ve = 14Vpp . Poich la dinamica dingresso si pu denire e o come il range di Ve tali che non si abbia distorsione da clipping in uscita possiamo denire che la dinamica dingresso lintervallo: e Ve [13.7V ; +13.7V ]

14

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Discussione

Bisogna innanzitutto dire che il ltro a doppio integratore non solo ha diversi aspetti positivi ma anche alcuni aspetti negativi. Tra i pro: la facilit a di progettazione (infatti tutte le grandezze sono indipendenti fra loro), la versatilit (una volta progettato il ltro con relativi f0 e Q, si ottengono a altri due ltri con gli stessi parametri precedenti, in cui variano solo HBP,0 e HHP,0 ). Tra i contro la numerosit dei componenti, che implica: dicolt a a di realizzazione, ossia di montaggio (considerati anche tutti i condensatori per ltrare il rumore sulle alimentazioni) e costo elevato (anche se di poco, visto lattuale costo dei componenti). Sia il progetto che il montaggio del circuito hanno avuto buon ne, e si pu` dire che i risultati delle misure mostrino che le speciche del ltro siano o assolutamente rispettate: le speciche, i risultati delle simulazioni e le misure acquisite coincidono perfettamente, almeno in linea di massima. Unica visibile discrepanza riguarda il modulo degli ultimi valori misurati, al di sopra dei 3 kHz: ci` ` imputabile al fatto che, aumentando la frequenza, oe aumenta lattenuazione del segnale causata dal circuito (come si pu` osservare o dai dati acquisiti riguardo il modulo del guadagno): mediante loscilloscopio non ` assolutamente possibile eettuare misure di precisione sullo sfasamene to, poich` la misura del ritardo tra le due sinusoidi diviene estremamente e dicile. Questo problema, con unanalisi a posteriori, si sarebbe potuto evitare aumentando lampiezza del segnale (senza superare i limiti dettati dallo slew rate), in modo da rendere pi` evidente la traccia sulloscilloscou pio. Pur non avendo alcune misure sul comportamento della fase in banda attenuata, comunque, si pu` dire che il comportamento in banda passante (e o per quanto riguarda il modulo, anche in banda attenuata) sia assolutamente

15

soddisfacente, e quindi si pu` ritenere riuscita lesercitazione di laboratorio. o Nota conclusiva riguarda la misura della dinamica di ingresso del circuito: la strumentazione fornita in laboratorio non ha permesso la realizzazione della misura della dinamica di ingresso in banda passante; ` stata dunque eete tuata una misura del guadagno alla frequenza del segnale utilizzata, che, se combinata con le informazioni ricavabili dal display del generatore, potrebbe fornire una stima della dinamica di ingresso del segnale (strettamente legata con quella di uscita), ma senza fornire informazioni quantitative; per questo motivo, la misura indiretta non ` stata portata a termine e discussa pi` ape u profonditamente: non avrebbe molto signicato. Per questi motivi, non ha signicato nemmeno il confronto con le simulazioni, in quanto rappresentano due realt` distinte tra loro: simulazione in banda passante (come richiesto a nel testo) e misure a frequenze prossime a quella del massimo).

16

Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 4

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

20 ottobre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo dellesercitazione ` la realizzazione del progetto di un amplicae tore da strumentazione, e la verica sperimentale del suo funzionamento in laboratorio, misurando i parametri principali e la funzione di trasferimento. Sar` poi apportata una modica al circuito, introducendo un resistore, a e si ripeteranno le misure al ne di trarre conclusioni di diverso tipo sul comportamento del circuito.

Capitolo 2 Progetto
2.1 Speciche

Il sistema da progettare ` un amplicatore da strumentazione, dotato delle e seguenti speciche: Alimentazione: + 5V (tensione singola); Guadagno in congurazione 1 (4 resistori): 11; Guadagno in congurazione 2 (5 resistori): 55; Massima dinamica di uscita per segnali a valor medio nullo. Vi saranno due congurazioni per lamplicatore da strumentazione in questione, che dieriranno esclusivamente nella presenza del quinto resistore (R5 ).

2.2

Progetto

Il progetto dellamplicatore da strumentazione consiste sostanzialmente nel dimensionamento dei parametri (resistenze e condensatori) del seguente schema elettrico:

In un primo momento si considera la congurazione 1, ossia priva del resistore R5 : come dai calcoli eettuati a lezione, si arriva a determinare la seguente espressione della tensione di uscita: R4 R4 VREF R3 R3 Ottenuta applicando la sovrapposizione degli eetti. Con lo stesso metodo si ottiene: Vu1 = V 1 + R2 R2 R2 R4 R4 R2 R2 Vu1 V 1+ + VREF = V+ 1 + R1 R1 R1 R1 R3 R3 R1

Vu = V+ 1 +

Per poter ottenere una transcaratteristica propria di un amplicatore da strumentazione, che cio amplichi la dierenza tra le due tensioni di e ingresso, ` necessario porre che i coecienti di V+ e V abbiano lo stesso e valore assoluto. Da cui si ricava la seguente condizione: R1 = R4 R2 = R3 Operando le sostituzioni appena proposte, si ottiene: R2 R2 + VREF Av |senzaR5 = 1 + R1 R1

Vu = (V+ V ) 1 +

Introducendo R5 , dai conti fatti a lezione si pu` semplicemente dimostrare o che: 3

R2 R5 Si vuole a questo punto soddisfare le speciche dimensionando R1 , R2 , VREF , R5 , C, R6 , R7 . Le speciche richiedono che il guadagno del circuito senza R5 sia pari a 11; ci` si pu` realizzare se: o o Vu |V+ = Av |senzaR5 + 2 R2 = 11 R2 = 10 R1 R1 Sono stati dunque determinati i valori delle resistenze. corrente di uscita dal singolo amplicatore ` data da: e 1+ I=

La massima

Vu,swing RL Il datasheet riporta che, dato un carico RL pari a 10 k, il valore tipico dell Output Voltage Swing ` Vu,swing = 5mV ; quindi la corrente massima di e uscita `: e 5 103 = 0.5A 10 103 Osservando lo schema elettrico, si pu` determinare che il carico del primo o amplicatore operazionale ` pari a: e Imax = R1 + R2 2 Poich` si considera che R1 = R4 , R2 = R3 . Imponendo il fatto che la e corrente entrante nellanello di retroazione deve essere molto minore della corrente tipica in uscita dal primo amplicatore operazionale, si ottiene: RL = (R4 + R3 ) (R1 + R2 ) = IF = Vu
R1 +R2 2

5 10 3 2 R1 + R2

0.5A

Poich` si ` prima detto che R2 = 10R1 , si pu` dire che: e e o 2 Vu 1.818k 11 IF Per assicurare il utilizziamo un valore superiore di almeno un ordine di grandezza al valore in questione, quindi R1,min = 18.18k. Poich` i contributi delle correnti di oset e bias sulluscita sono direttae mente proporzionali al valore di R2 , e quindi anche a R1 : R1

Vu |of f = (Vof f,1 Vof f,2 )Av + R2 [(Ib2 + Iof f 2 ) (Ib,1 + Iof f,1 )] Al ne di ottimizzare il circuito, si scelgono come valori i minori possibili, compatibilmente con le precedenti condizioni e con la disponibilit` dei a componenti (serie E12) : R1 = 22k; R2 = 10R1 = 220k Si ` inoltre controllato che tali valori rispettino gli stessi criteri, riguardane ti la massima corrente, esposti prima; ovviamente ci` ` rispettato (essendo oe RL2 > RL1 ). Per ottenere un guadagno pari a 55 nella congurazione a 5 resistori, bisogna fare in modo che: R2 = 55 R5 = 10k R5 Volendo a questo punto dimensionare R6 e R7 , si deve fare il seguente ragionamento: lunica tensione disponibile ` VAL = +5V ; le due resistenze e servono a formare un partitore per ricavare, a partire dalla tensione di alimentazione, la tensione di riferimento ottimale. La tensione di riferimento ottimale quella che massimizza la dinamica di ingresso e quindi quella e duscita. Dal datasheet dellamplicatore operazionale LM324, si legge che la dinamica di uscita, con alimentazione singola pari a +5 V, ` compresa tra e 0 V e VAL 1.5V cio 3.5 V. Il punto ottimale (come richiesto dallesercie tazione) per la tensione di riferimento ` a met` della dinamica di uscita; si e a sceglier` dunque una VREF pari a: a Av |senzaR5 + 2 VDY N = 1.75V 2 Poich` lunica alimentazione diponibile (come da speciche) ` VAL , mee e diante un partitore di tensione tra R6 e R7 si dovr` cercare di ottenere un a risultato simile a 1.75 V. Inoltre, nella scelta dei due resistori, viene considerato che poi debba essere disponibile un condensatore ceramico (o comunque non polarizzato) tale da creare un polo in prossimit dei 50Hz. La serie E12 a purtroppo non permette di ottenere il valore esatto, quindi ` stata scelta una e coppia di valori prossima a quella ottimale: VREF = R6 = 180k; R7 = 100k In questo modo, si ottiene: VREF = VAL 100 = 1.79V 100 + 180 5

Poich` il condensatore C ai suoi morsetti vede una resistenza pari a: e Req = R6 R7 Dal momento che si desidera che la frequenza del polo sia inferiore a 50Hz, si sceglie: C 1 = 56nF 2f Req

In questo modo il circuito ` stato completamente dimensionato, ed almeno e in linea teorica rispetta le speciche di progetto.

2.3

Schema elettrico

2.4

Elenco componenti
Quantit` Tipo a 1 2x220 k 2x22 k 1x10 k 1x100 k 1x180 k 1x56 nF 1x100 nF

Componente Amplicatore Operazionale LM324 Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 5 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 5 %)

2.5

Risultati di simulazione

Allegati in fondo alla relazione vi sono i graci delle simulazioni, ottenute mediante il software PSpice, della funzione di trasferimento e degli andamenti del guadagno di modo comune Ac al variare della frequenza, con e senza R5 e segnale collegato a V+ (poich` i diagrammi di Bode risulterebbero uguali, e variando i morsetti di ingresso, a meno di uninversione di fase). Si noti che le uscite riportate sono in dBV , ossia rappresentano landamento della tensione di uscita non normalizzato per la tensione di ingresso.

Capitolo 3 Misure
3.1 Misure da eettuare

Si pu` dire che lesercitazione sia suddivisa in due parti: come gi` descritto o a durante la fase di progetto, ` necessario utilizzare due congurazioni del e circuito (con e senza la resistenza R5 ). Ripetendo le stesse misure in entrambe le situazioni, e confrontando i risultati, ci si aspetta di ricavare informazioni sul comportamento del circuito. Vengono ora descritte nel dettaglio le misure che si desidera eettuare.

3.1.1

Tensione di Riferimento

Prima di eettuare le misure, ` necessario impostare sul generatore di segnali e una tensione di riferimento (mediante lopzione oset). Le speciche di progetto richiedono, come gi` detto, la massima dinamica di ingresso per segnali a a valor medio nullo (e quindi la possibilit` di amplicare sia le componenti a positive che quelle negative di un segnale). Loset da introdurre nel generatore di segnali ` pari a VREF . Dunque, si e misura la tensione VREF , in uscita dal voltage follower, mediante oscilloscopio e multimetro digitale. Completando questa misura preliminare, si ` ottenuto: e VREF 1.8V

3.1.2

Congurazione 1

Vista limpossibilit` di impostare un oset cos` elevato in corrispondenza di a unampiezza di segnale ridotta, tale da restare nella dinamica dingresso,si ` e ricorsi allescamotage descritto nella consegna dellesercitazione: si ` posta e una resistenza elevata tra VREF e il morsetto V+ , per portare V+ alla tensione 8

desiderata; per introdurre il segnale ` stato messo un condensatore di bypass e (in modo da far passare solo il segnale e non la continua di VREF ) in serie al generatore di segnali (impostato ovviamente senza oset), condensatore che stato quindi collegato al morsetto V+ . In seguito viene congurato e lamplicatore da strumentazione nel seguente modo: non si introduce la resistenza R5 , e, per valutare il funzionamento in modo dierenziale, lingresso V viene cortocircuitato alla tensione di riferimento VREF , mentre viene collegato allingresso V+ il generatore di forme donda(come prima descritto), che genera una sinusoide con ampiezza opportuna; si passa inne alle misure vere e proprie. Funzione di Trasferimento Si misura il comportamento in frequenza del circuito, misurando (con loscilloscopio) il guadagno del circuito (come rapporto tra tensione di uscita e tensione di ingresso, eventualmente in decibel (dB)) e lo sfasamento tra segnale in ingresso e in uscita, al variare della frequenza del segnale (e mantenendo costante lampiezza). Vengono inoltre osservati attentamente i parametri caratteristici del circuito: la frequenza di taglio a -3 dB (f3dB ), ed il guadagno in banda passante H0 . La banda - 3 dB si ricava misurando la frequenza tale per cui si verica un abbassamento circa del 30 % del guadagno (dal momento che la denizione di decibel applicata su grandezze lineari richiede lo studio del modulo quadro della grandezza lineare, ottenendo: |Av |dB = 10 log |Av |2 = 20 log |Av | Per misurare la banda a -3 dB, dunque, si misura la frequenza f tale per cui: 1 Hf = H0 2 Dinamica di Ingresso Dopo aver impostato nel generatore di segnali una forma donda triangolare, si misura la dinamica di ingresso dellamplicatore da strumentazione modicando lampiezza del segnale (ad una frequenza ssa situata almeno una decade prima di quella di taglio). Viene quindi registrato il valore di tensione tale per cui si osserva con loscilloscopio un fenomeno apprezzabile di clipping. H0 0.7

Ingresso V Al ne di vericare il corretto comportamento del circuito, si commutano gli ingressi, cortocircuitando a VREF il morsetto V+ ed introducendo il segnale sul morsetto V ; si ripetono dunque le due misure appena eettuate (aspettandosi che di fatto non cambi nulla, se non nella fase). Guadagno di Modo Comune Lultima misura da eettuare in questa congurazione sar` quella di un cera to numero di valori di guadagni di modo comune (e relative fasi delluscita rispetto al segnale), al ne di quanticarne landamento al variare della frequenza. Il guadagno di modo comune indica quanto le componenti di segnale uguali presenti su entrambi i morsetti, o per lappunto, di modo comune, vengano amplicate dal circuito; questa misura ` indice della bont` e a dellamplicatore da strumentazione (minore ` il guadagno di modo comune, e maggiore ` la qualit` del sistema progettato). e a Per eettuare la misura si cortocircuitano V+ e V ; collegando quindi ad entrambi gli ingressi un segnale sinusoidale ottenuto con il generatore ed utilizzando unampiezza sucientemente bassa, tale da non superare i limiti dettati dalla dinamica di modo comune, si varia la frequenza del segnale e si misurano i valori della tensione di uscita in funzione di f .

3.1.3

Congurazione 2

Per quanto riguarda la congurazione 2, si aggiunge al circuito il resistore R5 come da schema, e si ripetono tutte le misure nora descritte. Lintroduzione della resistenza aumenter` il guadagno dierenziale, ed avr` altri eetti di a a vario genere (quale ad esempio una varazione dellandamento del CMRR). Unanalisi a posteriori dei risultati delle misure nelle due congurazioni sar` a arontato nella discussione conclusiva della relazione.

3.2

Misure eettuate e risultati

Una volta montato il circuito nella congurazione 1 (con quattro resistenze) sono state eettuate le misure richieste, prima esposte. Esse verranno proposte in forma tabulare e graca, evidenziando le misure dei parametri caratteristici del circuito.

10

3.2.1

Congurazione 1

Funzione di Trasferimento Ora presentati sono i punti misurati della funzione di trasferimento dellamplicatore da strumentazione. Solo in questo primo caso ` stato misurato un e numero cospicuo di punti; nei prossimi punti, prevalentemente di verica, si ` scelto di avere un andamento molto pi` indicativo (ma non per questo pege u giore) della curva. Tutte le misure sono state eettuate con Vin = 20mVpp , misurata inizialmente mediante oscilloscopio. Inoltre, sono stati calcolati: Av = Per calcolare la fase: |Vo | Vo |Av | = Vi |Vi | Av =

t 360 T Dove T ` il periodo di entrambi i segnali e t ` lintervallo di tempo tra due e e punti corrispondenti (con la stessa fase cio`) dei due segnali. e |Av | (dB)1 0.1 220 9.950 0 20.832 5 220 200 6.3 20.83 7 220 143 5 20.83 10 220 99 4.3 20.83 20 212 50 3.08 20.5 30 208 33.2 2.2 20.34 40 194 25 1.81 19.74 50 185 19.7 1.78 19.32 55 178 18 2.03 18.99 60 174 16.5 1.11 18.79 70 164 14.5 1.85 18.27 80 153 13 1.64 17.67 100 134 10 1.62 16.52 150 96 6.54 1.36 13.62 300 50 3.25 1.02 7.96 500 31.5 2.04 0.685 3.95 800 20 1.3 0.495 0 Si evidenzia la misura della frequenza - 3 dB del circuito: f (kHz) Vu (mV) T (ms) t (ms) f3dB 80kHz 11 Av (deg) 0 11.34 12.59 15.64 22.18 23.86 26.06 32.53 40.6 24.22 45.93 45.42 58.32 74.86 112.98 120.88 137.08

E che in corrispondenza di essa la fase `, come aspettato e 45

Vengono ora presentati i graci rispettivamente di modulo (in dB) e fase (in gradi):

Dinamica di Ingresso Mediante lapplicazione di un segnale triangolare sullingresso del circuito, modicandone lampiezza (mediante il comando del generatore di segnali), ` e stato possibile misurare una tensione limite come dinamica di uscita, osservando mediante loscilloscopio il punto di inizio della distorsione di clipping, pari a : VM AX = 350mVpp Ovviamente con questa tensione si intende che la dinamica dingresso ` e lintervallo V+ [VREF 175mV ; VREF + 175mV ] Questo risultato ` positivo e verr` commentato in seguito. e a Funzione di Trasferimento con ingresso in V Viene scollegato il generatore di segnale dallingresso V+ , per inserirlo nellingresso V ; dualmente, V+ viene collegato a VREF . Si sceglie dunque di prelevare un numero inferiore di valori di tensione di uscita al variare della frequenza. Anche utilizzando come ingresso V ` stato ricavato un andae mento simile a quello della funzione di trasferimento relativa a V+ , unica dierenza la fase che, poich` il segnale V viene sottratto al livello di riferie mento delluscita e quindi amplicato negativamente, ` inizialmente a 180 . e 12

Inoltre anche per questa funzione di trasferimento ` stata misurata (o meglio e stimata) una frequenza di taglio tra 50 KHz e 100 kHz: f3dB 80KHz

Qui presentate in forma tabulare le misure relative della funzione di trasferimento: f (kHz) Vu (V) T (ms) t (s) |Av | (dB) Av (deg) 1 1.9 1000 498.3 20.46 176.4 2 1.84 500 248.1 20.19 178.6 5 1.88 200 98 20.18 176.4 10 1.84 100 45.6 20 164 20 1.78 50 21.6 19.71 155.52 50 1.5 20 8.1 18.22 145.12 100 1 10 3.2 14.70 115.9 Vengono ora presentati i graci rispettivamente di modulo (in dB) e fase (in gradi):

Guadagno di Modo Comune Una volta cortocircuitati i morsetti V+ e V , ed eccitati con lo stesso segnale, si ` misurato (con loscilloscopio) il guadagno dellamplicatore in alcune e frequenze. In corrispondenza di f = 0 si ` ottenuto un valore di Ac = 0, ma e con laumentare della frequenza si ` notato un aumento dellamplicazione e che verr` discusso in seguito. a

13

f (kHz) 1 5 10 20 50

Vout (mV) 0 1.6 3.4 4.8 12.4

|Av | (dB) 0 0.08 0.17 0.24 0.62

|Av |dB (deg) -21.94 -15.39 -12.4 -4.15

3.2.2

Congurazione 2

Si introduce, seguendo lo schema del circuito, la resistenza R5 . Si vericano notevoli cambiamenti al circuito, ed alla funzione di trasferimento, come si pu` evincere dalle misure eettuate per determinare funzione di trasferimento o e la dinamica di ingresso. Funzione di Trasferimento Procedendo con lo stesso sistema utilizzato per la congurazione 1, si ` e ottenuto: f (kHz) Vu (V) T (ms) t (s) |Av | (dB) Av (deg) 0.5 1.1 2000 0 34.8 0 1 1.1 1000 0 34.8 0 5 1.08 200 9.8 34.65 17.64 7 1.03 145 10.2 34.24 25.32 10 0.956 100 10.4 33.59 37.44 12.5 0.886 80 11 32.93 49.5 15 0.82 66 8.85 32.26 48.28 20 0.706 50 8.2 30.96 59.04 50 0.34 20 3.88 24.61 69.84 100 0.17 10 1.84 18.59 66.24 Vengono ora presentati i graci rispettivamente di modulo (in dB) e fase (in gradi):

14

Funzione di Trasferimento con ingresso in V Anche per V i risultati sono simili a quelli di V+ e in particolare: |H0 | = 55 e H0 = 180 |H0 |dB = 34.81; si ha un polo singolo tra i 15kHz e i 20kHz. I risultati ottenuti dalle misure sono: f (kHz) Vu (V) T (ms) t (s) |Av | (dB) Av (deg) 1 1.1 1000 494 34.81 177.85 2 1.05 200 91 34.4 164.35 10 0.95 100 42 33.53 150.11 15 0.83 66.66 25.4 32.36 137.24 20 0.75 50 18.6 31.48 133.54 50 0.4 20 5.7 25.96 102.98 100 0.19 10 2.5 19.74 89.21 Vengono ora presentati i graci rispettivamente di modulo (in dB) e fase (in gradi):

15

Dinamica di Ingresso La dinamica di ingresso, come ci si poteva aspettare dal fatto che il guadagno del circuito ` stato modicato dallintroduzione di R5 , ha subito una sensibile e variazione. La massima tensione, misurata in modo analogo alla precedente congurazione, vale: VM AX = 65mVpp Guadagno di Modo Comune Come eettuato con la congurazione 1, sono stati misurati i valori del guadagno di modo comune, procedendo in modo del tutto analogo a prima, per alcune frequenze. f (kHz) Vout (mV) |Av | (dB) |Av |dB (deg) 1 0 0 5 10 0.5 -6.02 10 14 0.7 -3.09 20 17.4 0.87 -1.2 50 21.6 1.08 0.67 I risultati delle misure, confrontati con quelli della congurazione 1, forniranno commenti positivi (come vedremo in seguito).

16

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Confronto misure

Come si pu` notare dai dati esposti le misure sono in gran parte compatibili o con i risultati delle simulazioni allegate, in merito di funzioni di trasferimento, quindi di bande a -3 dB e cos` via. Inoltre, come gi` esposto, le misure a sono compatibili tra di loro, nel senso che le funzioni di trasferimento dei due morsetti (nella stessa congurazione) sono simili (a meno della fase che, come ` giusto che sia, ` variata di 180 ). e e I graci rappresentanti le misure eettuate sono stati ottenuti calcolando, mediante il software MATLab, il polinomio cubico approssimante nel modo migliore landamento delle funzioni di trasferimento al variare della frequenza; il fatto che in alcuni casi la misura si discosta leggermente dalla misura ideale ` del tutto normale ed ` imputabile alle incertezze degli e e strumenti, alle intolleranze dei componenti utilizzati e talvolta agli sperimentatori (i quali possono avere eettuato qualche misura in modo impreciso, probabilmente a causa della fretta).

4.2

Discussione

Dallosservazione delle misure, in merito allamplicazione di modo comune, si pu` senzaltro constatare che la funzionalit` dellamplicatore in tal caso o a diminuisce. Infatti, richiamando la denizione del Common Mode Rejection Ratio, ovvero CMRR: CM RR = e del suo valore in dB: 17 Ad Ac

CM RRdB = 20log10

Ad Ac

Si nota che per basse frequenze CM RR +3 (o anche CM RRdB +); per frequenze pi` elevate il CMRR diminuisce. Questo ` dovuto al u e ritardo (o sfasamento) introdotto dagli amplicatori operazionali: infatti il segnale, che ` lo stesso per entrambi gli amplicatori, se entra dal morsetto e V viene ritardato dal primo amplicatore operazionale e giunge al secondo, dove viene sottratto a se stesso non ritardato. In questo modo se il segnale ha frequenza abbastanza elevata riesce al limite ad addizionarsi a se stesso! Vista questa peculiarit` ` ovvio che un tale amplicatore da strumentazione ae non ` adatto in tutte quelle situazioni di lavoro che lo portano a funzionare a e frequenze elevate e con segnali simili, nel qual caso lamplicazione di modo comune diventa importante rispetto a quella di modo dierenziale. Per quanto riguarda lintroduzione della R5 si pu` notare che questa sia o molto utile per variare il guadagno dellamplicatore da strumentazione senza dover modicare o regolare pi` resistenze (per esempio la coppia (R2 ; R3 ) o u (R1 ; R4 )). Nella misura della massima dinamica dingresso abbiamo ottenuto che la dinamica di uscita si estende da poco pi` di 0 V a circa 3.9 V, contro [0;3.5]V u riportato dal datasheet; ci` ` del tutto normale perch` bisogna considerare oe e che nel datasheet sono riportati dei valori minimi (o comunque medi) e che quindi sono possibili discostamenti dei valori misurati (in questo caso verso valori migliori) da quelli previsti. Inoltre i risultati della simulazione concordano con ci` e mostrano una dinamica dingresso con unampiezza o maggiore.

In realt` il CMRR ` comunque limitato dal valore nito intrinseco dellamplicatore a e operazionale che tipicamente si attesta intorno a 85 dB ma che resta comunque un valore elevato, sebbene nito, e soprattutto non osservabile mediante la strumentazione a disposizione in laboratorio

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Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 5

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

26 ottobre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Gli obiettivi dellesercitazione sono il progetto di un generatore di onda triangolare e quadra, il montaggio in laboratorio mediante luso di componenti discreti e la verica sperimentale mediante misure dapprima del funzionamento, poi delle speciche.

Capitolo 2 Progetto
2.1 Speciche

Le speciche del generatore di forme donda triangolare sono le seguenti: Alimentazione duale, con tensioni VAL = 15 V; Ampiezza dellonda triangolare: 6 Vpp ; Valor medio dellonda: 3 V; Frequenza regolabile da 50 Hz a 1 kHz; Duty Cycle regolabile da 10% a 75%.

2.2

Progetto

Il progetto del circuito si pu` sostanzialmente suddividere in tre fasi: la o prima in cui si realizza il generatore di forma donda triangolare e quadra a frequenza ssa, ampiezza ssa, valor medio sso; nella seconda fase, si introdurr` un regolatore di frequenza (in grado di soddisfare le speciche a dellesercitazione); nella terza fase si completer` il circuito introducendo un a regolatore di duty cycle . A causa dei limitati valori di resistenze utilizzabili, sar` probabilmente necessario scegliere dei parametri, in modo da realizzare a un circuito che si discoster` leggermente dalle speciche richieste; questo a aspetto del progetto verr` meglio arontato nelle discussioni nali. a

2.2.1

Prima fase: generatore a frequenza ssa

Per la prima fase verranno dimensionati i componenti relativi al seguente schema elettrico:

Si noti che n` in questo schema elettrico n` in ogni altro schema presente e e nella relazione sono presenti le unit` di misura di resistenze e capacit`; ci` a a o ` dovuto al fatto che PSpice, software mediante il quale sono stati prodotti e i disegni, non permette di introdurle. Le unit` di misura per i resistori sono a ohm (), per le capacit` farad (F ). a Dati dalle speciche: T periodo dellonda triangolare, VS1 e VS2 tensioni di soglia rispettivamente alta e bassa (ricavabili dalle speciche come Vmedio + Vt,pk e Vmedio Vt,pk ); ricavati dal datasheet VOH la tensione di uscita alta, VOL = VOH la tensione di uscita bassa (considerata per ipotesi simmetrica a quella alta), si ha che: VOH T RC 2 Invertendo lespressione, si pu` semplicemente dimostrare che: o VS2 = VS1 T = 2RC VS1 VS2 VOH

Dallo studio (eettuato a lezione) del comparatore di soglia non invertente con isteresi, si ` ricavato che: e VS1 VS2 = 2VOH R1 R2

Sostituendo nella precedente, si ricava semplicemente che: R1 R2 A partire da queste espressioni e dal datasheet degli amplicatori operazionali a disposizione (TL081/TL082), si eettua il dimensionamento dei parametri del circuito in questa prima fase. Riprendiamo da prima la formula rappresentante lampiezza dellisteresi del comparatore di soglia non invertente: T = 4RC R1 R2 Dato il carico da noi scelto, e data la dinamica di uscita ricavata dal database, bisogna ottenere: VS1 VS2 = 2VOH R1 R2 = 4.5 R1 R2 Dal datasheet, alla voce output voltage swing, si verica che, con tensione di alimentazione VAL = 15 V, si usa un carico delloperazionale RL pari ad almeno 10 k per ottenere una dinamica tipica pari a 13.5 Vpk (ossia 13.5 volt sia in positivo che in negativo). Da ci` si calcola la corrente massima o in uscita dal primo amplicatore operazionale (cio` dallintegratore) come: e 6 = 2 13.5 Vu,swing 13.5V = = 13.5mA RL 10k Prima di aver introdotto loset, R1 si trova tra Vu,1 e 0V (virtuale), quindi si pu` dire che lunica resistenza che il primo amplicatore operazionale o veda sia R1 . Inoltre ad alte frequenze potrebbe accadere che il condensatore chiudendosi faccia vedere dalluscita in parallelo ad R1 un altra impedenza (cio` quella della rete di retroazione) abbassando quindi limpedenza di e carico. Volendo assicurare che R1 non sottragga molta corrente nelle fasi di carica e scarica del condensatore si impongono le seguenti condizioni sulla corrente attraverso R1 , ovvero IR1 : Iu,max = IR1 = Vu RL Iu,max

10V 13.5V 13.5mA R1 = 10k R1 13.5mA Volendo assicurare il molto maggiore imponiamo che R1 10 10k R1 100k. I valori scelti da quelli appartenenti alla serie E12 che ottimizzano questo rapporto sono dunque: 4

R1 = 100k, R2 = 470k Per quanto riguarda il dimensionamento di R e C, si conosce il periodo 1 del generatore come reciproco della frequenza: f = T . Si avr` dunque: a T = 4RC R1 1 RC = = 0.851 103 s R1 R2 4 R2 f

Si scelgono a questo punto due valori tali per cui il loro prodotto si avvicini sucientemente al valore appena trovato e il valore della resistenza scelta non sia troppo basso, in modo da abbassare la resistenza di carico del secondo amplicatore operazionale; inoltre, il valore di capacit` dovrebbe rendere a possibile la scelta di un condensatore ceramico, e quindi dovrebbe essere al di sotto dei 330 nF. Da unanalisi delle possibili combinazioni dei valori della serie E12: R = 100k; C = 10nF In linea teorica, il progetto eettuato avr` dunque le seguenti speciche: a VS1 VS2 = 5.74 V f = 1.175 kHz

2.2.2

Seconda fase: generatore a frequenza variabile

Per la seconda fase verranno dimensionati i componenti relativi al seguente schema elettrico:

Terminato il progetto del circuito nella sua forma pi` basilare, si introu duce su di esso, mediante alcune modiche, un regolatore di frequenza. Nella fattispecie, le speciche richiedono di poter variare la frequenza delle forme donda generate da 50 Hz a 1 kHz mediante un potenziometro. Il progetto del regolatore parte dalla seguente relazione (precedentemente introdotta): VS1 VS2 VOH Poich` la frequenza si calcola come reciproco del periodo: e T = 2RC f= VOH 2RC(VS1 VS2 )

dove VOH ` la tensione che carica il condensatore. Da questa espressione e si evince che, riuscendo a variare questa tensione, si potrebbe far variare la frequenza del generatore di segnali. Ci` ` possibile introducendo sulluscita oe del comparatore di soglia un partitore di tensione; per rendere variabile il valore della tensione ripartita si utilizza un potenziometro (P1 ) e una resistenza (R3 ). Dora in poi verr` indicata con VO una qualsiasi delle due tensioni in uscita a dal comparatore di soglia, se non specicato in altro modo. La tensione sul cursore di P1 , V3 , sar`: a

V3 = VO

xP1 + R3 xP1 + R3 = , x [0; 1] xP1 + R3 + (1 x)P1 P1 + R3

Dove x indica il livello utilizzato nel potenziometro; x pu` variare con o continuit` da 0 a 1. a La frequenza che si otteneva prima della modica era circa uguale a 1 kHz, frequenza alla quale V3 = VO (si ricordi che f V3 ). E evidente che per avere una frequenza di 50 Hz, con il potenziometro impostato su x = 0 (ossia al minimo) bisogna avere: V3 = VO V3 xP1 + R3 = 20 VO P1 + R3 =
x=0

1 R3 1 = 20 P1 + R 3 20

Da qui si pu` ricavare che: o P1 20 Per non far variare signicativamente la frequenza del generatore, bisogna minimizzare la resistenza vista 1 da R, perch` nel calcolo della costante di e tempo del condensatore C, questa va in serie a R, variando . Quindi, compatibilmente con la serie E12 e con i potenziometri disponibili nellesercitazione (100 k e 10 k), si sceglie P1 = 10k e (normalizzando) R3 = 470. R3

2.2.3

Terza fase: generatore a duty cycle variabile

Per la terza fase verranno dimensionati i componenti relativi al seguente schema elettrico:
1

Questa resistenza ` pari a: (R3 + xP1 ) ((1 x) P1 ) e

A lezione ` stato calcolato il periodo osservando che gli intervalli di care ica e scarica del condensatore, per via della simmetria delle tensioni e delluguaglianza delle costanti di tempo, sono uguali. I due intervalli sono calcolabili come: VS1 VS2 T1 = RC VOH e VS2 VS1 VS1 VS2 T2 = RC = RC VOL VOH Per variare il duty cycle, il modo pi` agevole ` cambiare il tempo di carica del u e condensatore: osservando che, durante la fase di carica, la corrente attraverso R scorre in un senso e durante la scarica nel senso opposto, si inseriscono due diodi che permettano di selezionare la resistenza relativa alla carica o alla scarica, creando due percorsi obbligatori per la corrente a seconda della fase (di carica o scarica) in cui si trova il circuito. Il periodo cos` ottenuto vale: VS1 VS2 VS1 VS2 VS1 VS2 + RB C = (RA + RB ) VOH VOH VOH 8

T = T1 + T2 = RA C

Mantenendo costante la frequenza, confrontando il periodo cos` ottenuto con quello precedente e imponendo che i due siano uguali, si ottiene: RA + RB = 2R Ci` suggerisce di utilizzare il secondo potenziometro a disposizione. Cono siderando che le resistenze del potenziometro, collegato secondo lo schema presentato (trascurando le resistenze in serie) sono yP2 e (1 y)P2 , il duty cycle vale: RA T1 = = T1 + T2 RA + RB = yP2 =y yP2 + (1 y)P2

In questa congurazione (senza le resistenze in serie al potenziometro) vi sono ancora alcuni problemi: la variazione del duty cycle non rientra infatti nel range richiesto dalle speciche; inoltre, in corrispondenza degli estremi il condensatore potrebbe essere caricato direttamente da VO , causando malfunzionamenti del circuito. Per risolvere tali inconvenienti, vengono quindi inserite delle resistenze in serie al potenziometro. Viene scelto di mettere due resistenze distinte ai due capi del potenziometro, piuttosto che una in serie al cursore e un altra ad un capo del potenziometro, in quanto (come ` stato poi e osservato), con i valori ottenuti, si ha un minore scostamento delle resistenze normalizzate da quelle idealmente necessarie. Nella congurazione proposta il duty cycle ` quindi facilmente calcolabile eseguendo due sostituzioni nella e formula precedente: yP2 + R6 yP2 ; (1 y)P2 + R7 (1 y)P2 yP2 + R6 P2 + R6 + R7 Risolvendo un sistema tenendo presente che il potenziometro disponibile ha un valore di 100 k e le due condizioni: DC = DC|y=0 = 10% , DC|y=1 = 75% Si ottiene: R6 = 35.82k , R7 = 13.43k quindi i valori della serie E12: R6 = 39k , R7 = 15k Ritornando allespressione del periodo (sopra esposta) e quindi della frequenza si nota che il condensatore non ` pi` compatibile con le resistenze e u 9

utilizzate (dimensionate in funzione del potenziometro disponibile). Viene quindi ridimensionato il condensatore ottenendo un valore ideale C = 15.1nF e quindi il valore normalizzato: C = 15nF

2.3

Elenco componenti
Quantit` Tipo a 2 2x100 k 1x470 k 1x2.2 k 1x12 k 1x470 1x15 k 1x39 k 1x10 k 1x100 k 1x10 nF 1x1 nF 1x100 pF 1x15 nF

Componente Amplicatore Operazionale TL081 Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Potenziometri serie E3 (tolleranza 10 %) Potenziometri serie E3 (tolleranza 10 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 10 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 10 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 10 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 10 %)

10

2.4

Risultati di simulazione

Vengono ora riportati i risultati delle simulazioni per ciascuna delle tre fasi dellesercitazione di laboratorio; esse sono state eettuate mediante il software PSpice, in modalit` Transient, considerando un ritardo molto elevato a (in modo da non analizzare il transitorio del circuito). Ciascuna simulazione di misura ` stata eettuata semplicemente misurando T e/o TH considerando e le distanze, nel dominio del tempo, tra i punti sul graco delle simulazioni (e misurandole mediante i cursori).

2.4.1

Prima fase: generatore a frequenza ssa

Mediante la simulazione di misura del periodo, ` stato possibile calcolare la e frequenza delle onde quadre (pedice Q) e triangolari (pedice T ) come: 1 = 1.1656kHz T Lampiezza dellonda triangolare vale: fT = VT = 5.77Vpp Il duty cycle dellonda triangolare ` pari a: e DC,T = 0.5002 100 = 50.02% Per quanto riguarda londa quadra: fQ = 1.1655kHz DC,Q = 0.5002 100 = 50.02% VQ = 26.96Vpp

2.4.2

Seconda fase: generatore a frequenza variabile


1 1 = 52.98Hz 1.4798 1.4609 1 = 1.166kHz 1.4993 1.4895 11

Modicando i valori del potenziometro sul simulatore, per x = 0 si ` ottenuto: e Tmax Per x = 1, si ` ottenuto: e fmax = 1 Tmin fmin = =

2.4.3

Terza fase: generatore a duty cycle variabile

Il duty cycle ` stato misurato semplicemente mediante la denizione: e TH 100 T La simulazione ha permesso di ottenere i seguenti risultati, per le tre frequenze desiderate: fmax = 1kHz, fmin = 50Hz, fmed 235Hz: Data f = 1 kHz: DC = DC,min = 9.9% DC,max = 74.5% Data f = 50 Hz DC,min = 13.76% DC,max = 71.1% f 235 Hz DC,min = 11.06% DC,max = 73.6%

12

Capitolo 3 Misure
3.1
3.1.1

Misure da eettuare
Prima fase: generatore a frequenza ssa

Seguendo il testo dellesercitazione, si eettua innanzitutto il montaggio del solo comparatore di soglia e se ne verica leettivo funzionamento, misurando (mediante oscilloscopio) la posizione delle soglie mediante luso di un segnale prodotto dal generatore di segnali, con ampiezza sucientemente elevata da permettere alle soglie di commutare; si sceglie, seguendo il testo dellesercitazione, una forma donda triangolare. Eettuata questa misura preliminare, si completa il montaggio del circuito relativo alla prima fase per passare alla prima serie di misure. Devono essere eettuate, mediante loscilloscopio, misure di frequenza, ampiezza, duty cycle e valor medio delle forme donda triangolari e quadre (ottenute scegliendo come uscite rispettivamente luscita dellintegratore e del comparatore di soglia); si eettua poi una misura di precisione della frequenza, mediante il DVM in modalit` frequenzimetro. a Tutte le misure descritte sono dirette, eccetto quella del duty cycle, la quale richiede la misura del tempo di permanenza al livello superiore della forma donda quadra (o al tempo di salita della forma donda triangolare), TH . Al ne di determinare indirettamente il duty cycle DC a partire dalla misura di periodo, sar` suciente usare la denizione: a DC = TH T

13

3.1.2

Seconda fase: generatore a frequenza variabile

Si modica il circuito montando un potenziometro il quale, se regolato, permetta di variare la frequenza del segnale generato. Seguendo lo schema elettrico precedentemente introdotto, dunque, si completa il montaggio dei componenti relativi alla seconda fase, e si eettuano di nuovo le stesse misure della prima. Nella fattispecie si dovranno misurare le frequenze, le ampiezze della forma donda ed il duty cycle ottenuti regolando il potenziometro agli estremi, per caratterizzare il funzionamento del circuito e rilevare eventuali indesiderate variazioni di grandezze nel circuito. Terminate le misure, sostanzialmente simili a quelle da eettuare nella prima fase dellesercitazione, ` richiesta la verica del comportamento del e circuito al variare delle capacit`. In particolare, il testo dellesercitazione a richiede di ridurre il condensatore di due decadi, una decade per volta, e quindi, per ogni variazione, studiare il comportamento mediante misure di frequenza.

3.1.3

Terza fase: generatore a duty cycle variabile

Si eettua unulteriore modica al circuito, al ne di rendere modicabile (mediante un ulteriore potenziometro) il duty cycle delle forme donda. Una volta modicato il circuito in modo da rendere il duty cycle variabile nel range di valori fornito dalle speciche, si verica sperimentalmente il funzionamento mediante la caratterizzazione del circuito2 in alcune condizioni notevoli, ottenute regolando il potenziometro P1 nei suoi valori estremi e nel valore centrale (o meglio il valore per il quale si ottiene una frequenza pari alla media geometrica delle frequenze massima e minima).

3.2

Misure eettuate e risultati

Verranno ora presentati i risultati sperimentali ottenuti in laboratorio per ciascuna delle fasi precedentemente descritte.

3.2.1

Prima fase: generatore a frequenza ssa

Sono state eettuate alcune misure preliminari per vericare il corretto funzionamento del comparatore di soglia sul quale si basa il generatore di forme
mediante misure di frequenza e duty cycle, in corrispondenza degli estremi di variazione di P2
2

14

donda triangolari che si intende realizzare. Poich` si vuole che luscita del e comparatore di soglia commuti, bisogna utilizzare un segnale che superi entrambe le soglie stimate in progetto e quindi un segnale con ampiezza Vi = 7Vpp . Collegato il generatore di segnali, generante unonda triangolare a frequenza f = 100 Hz, ampiezza Vi = 7Vpp e oset disattivato, sono state misurate le tensioni di soglia e quelle di uscita del comparatore, mediante loscilloscopio: VS1 = 3.25V VS2 = 3V VOH = 14.5V VOL = 14V Si ` dunque introdotta sul comparatore di soglia una tensione di riferie mento mediante un partitore di tensione (come descritto nella sezione Progetto), ed ` stato possibile vericare che, (variato loset del segnale in e ingresso a Vof f = 3V ): VS1 = 6.1V VS2 = 0V Terminate le misure preliminari, ` stato terminato il montaggio del cire cuito ed eettuate le misure richieste, che sono esposte qui di seguito. Forma donda triangolare Mediante loscilloscopio sono state eettuate dunque le misure dei seguenti parametri: periodo T (e indirettamente frequenza f ), ampiezza VT , duty cycle DC (mediante la misura del tempo di salita dellonda triangolare, TH , rispetto al periodo), valor medio Vmed : T = 1.02ms f = 980Hz VA = 6.1Vpp TH = 494s DC = 15 TH 100 = 48.43% T

VT,med = 2.81V Mediante il DVM (utilizzato in modalit` frequenzimetro), si ` ottenuto: a e f = 980Hz Forma donda quadra Mediante loscilloscopio ` stato possibile eettuare le seguenti misure, sulla e forma donda quadra in uscita dal comparatore di soglia (tutte le grandezze sono coincidenti alle precedente a meno di VQ , indicante il dislivello tra i due estremi dellonda quadra): T = 1.02ms f = 980Hz VQ = 28.2Vpp TH = 494s DC = 48.43% VQ,med = 410mV Mediante il DVM (utilizzato in modalit` frequenzimetro), si ` ottenuto: a e f = 986Hz

3.2.2

Seconda fase: generatore a frequenza variabile

Viene introdotto come richiesto dal testo dellesercitazione un meccanismo per la regolazione della frequenza nel circuito in un range esplicitato nelle speciche. Sono state dunque eettuate, in seguito al montaggio, le stesse misure precedentemente realizzate per quanto riguarda la forma donda triangolare e quadra, in corrispondenza delle frequenze massima e minima ottenibili, cio` in corrispondenza del cursore del potenziometro ai due estremi e (che possono essere indicati convenzionalmente con x = 0 e x = 1).

16

Forma donda quadra, x = 0 Essendo x = 0, quello ora misurato sar` il periodo minimo (circa corrispona dente alla precedente misura), lampiezza ed il duty cycle: Tmin = 1.10ms fmax = 906Hz VQ,x=0 = 28Vpp TH,x=0 = 577s DC = 52.5% Forma donda triangolare, x = 0 Tmin = 1.10ms fmax = 906Hz VT,x=0 = 5.8V TH,x=0 = 577s DC = 52.5% Terminate le misure, si porta il potenziometro allaltro estremo e si rieffettuano le misure; se prima, con x = 0, si aveva il periodo minimo, intuitivamente si pu` dire che, con x = 1, si abbia quello massimo. Vengono ora o presentate le misure relative a questa situazione. Forma donda quadra, x = 1 Tmax = 24.1ms fmin = 41.49Hz VQ,x=1 = 27.1Vpp TH,x=1 = 12.4ms DC = 51.45% Forma donda triangolare, x = 1 Tmax = 24.1ms fmin = 41.49Hz VT,x=1 = 5.82V TH,x=1 = 12.4ms DC = 51.45% 17

Cambio di condensatore (C) A questo punto il testo dellesercitazione richiede di studiare il comportamento del circuito al variare dei valori di capacit`; nella fattispecie, si utilizzano a 1 prima un condensatore con capacit` pari a 10 rispetto a quello iniziale, poi a 1 uno con capacit` pari a 100 ; si eettuano nella fattispecie le misure di frea quenza del segnale generato al variare della capacit` con il potenziometro a impostato sugli estremi; si ricorda che per x = 0 si avr` frequenza massima, a per x = 1 frequenza minima. C e Dato C1 = 10 si ` misurato: fmax = fx=0 = 9.12kHz fmin = fx=1 = 500Hz Che ` del tutto comprensibile: la frequenza ` inversamente proporzionale e e al valore della capacit`: se il valore della capacit` ` inferiore di una decade, a ae la frequenza sar` superiore alla frequente di una decade. a C Dato C2 = 100 : fmax = fx=0 = 48kHz fmin = fx=1 = 4.6kHz Tali risultati verranno discussi in seguito.

3.2.3

Terza fase: generatore a duty cycle variabile

Lultima fase dellesercitazione prevede di introdurre un regolatore del duty cycle del segnale entro un certo range denito nelle speciche del progetto. Le misure atte alla verica delleettivo funzionamento del regolatore vengono eettuate a tre diverse frequenze: la frequenza minima di lavoro, la frequenza massima di lavoro, e la media geometrica3 delle frequenze di lavoro. Ora presentati sono i risultati delle misure nelle tre situazioni citate. Con la stessa convenzione utilizzata per il potenziometro precedente, indicheremo con y la posizione del cursore. Da notare che in corrispondenza dei due valori di y sono indicati due diversi periodi, come due diversi valori di frequenza. Di questa leggera deriva si discuter` in seguito. a
3

La media geometrica ` stata calcolata come fmed = e

fmax fmin = 223.6Hz

18

Misura del duty cycle alla frequenza minima di lavoro Ponendo y = 0: Tmax = 56.8ms fmin = 17.61Hz TH,max = 41ms DC,max = 72.83% Ponendo y = 1: Tmax = 57ms fmin = 17.54Hz TH,min = 12.6ms DC,min = 22.1% Misura del duty cycle alla frequenza massima di lavoro Con y = 0: Tmin = 1.1ms fmax = 909.1Hz TH,max = 836s DC,max = 76% In questa occasione, ponendo y = 1 non sono state rilevate apprezzabili variazioni di periodo e frequenza. TH,min = 180s DC,min = 16.3% Misura del duty cycle alla frequenza media di lavoro Ponendo y = 0: Tmed = 4.3ms fmed = 232.5Hz TH,max = 3.22ms DC,max = 74.9% Ponendo y = 1 Tmed = 4.52ms fmed = 221.2Hz TH,min = 830s DC,min = 18.4%

19

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Confronto con risultati previsti o attesi

Nella prima fase il comportamento reale del circuito si pu` ritenere simile o a quello ideale, e si possono identicare le cause di alcune eventuali nonidealit`. Le tensioni di uscita, VOH e VOL , si discostano da quelle introdotte a nel progetto (prelevate dal datasheet); questo fatto non deve stupire, poich` e il datasheet presenta le tensioni (alla voce output voltage swing) tipiche, non sicuramente eettive. Il fatto di utilizzare valori diversi da quelli misurati in laboratorio, comporta sicuramente un errore (imprevedibile a priori) sul progetto delle soglie, che tuttavia nella prima fase non ` stato e inoltre importante dire, che, sebbene noto, il particolarmente rilevante. E fatto di utilizzare esclusivamente resistenze della serie E12 non permetta il perfetto dimensionamento dei parametri in modo da essere esattamente uguali alle speciche richieste. Se vi fosse necessit` di realizzare forme a donda ad una frequenza meglio determinata, sarebbe necessario utilizzare resistenze che garantiscano una tolleranza minore. Possiamo quindi imputare anche alle tolleranze dei componenti scelti e alla discretizzazione dei valori disponibili qualche piccolo discostamento dal caso ideale. Lintroduzione del primo potenziometro, al ne di ottenere una frequenza regolabile, ha comportato alcune variazioni nelle uscite, tra cui un abbassamento sensibile dellampiezza dellonda triangolare, dovuta al fatto di aver introdotto ulteriori incertezze nel circuito (quale ad esempio quella del potenziometro stesso); oltre alle incertezze si noti che, cambiando il carico del comparatore di soglia, ` normale che in corrispondenza di carichi die versi, le tensioni di soglia erogate dallamplicatore possano aumentare o diminuire. Tenendo conto di questi fatti, si possono considerare soddisfatte le speciche.

20

Per quanto riguarda le misure del punto successivo dellesercitazione, ovvero losservazione delle uscite riducendo il valore del condensatore, si ` e osservato che, sebbene si variasse la posizione del cursore, oltre un certo punto la frequenza non variava pi` (tale frequenza ` stata riportata nella u e sezione misure). Inoltre, ` stato osservato per mezzo delloscilloscopio, che e entrambe le forme donda in uscita dal circuito erano distorte, nel senso che il picco del triangolo veniva smussato e allo stesso modo, gli angoli relativi alle discontinuit` nellonda quadra venivano smussati, cos` come i tempi di a salita aumentati. Tale fenomeno ` dovuto allo slew rate dellamplicatore e operazionale: oltre una certa frequenza, infatti, la pendenza delle curve che lamplicatore dovrebbe produrre, eccederebbe la massima pendenza dettata dallo slew rate, provocando quindi il fenomeno descritto. Una discordanza dai dati di progetto, sebbene essa non sia particolarmente, ` stata ottenuta nella variazione del duty cycle. Infatti, sebbene dal e progetto sia stata ottenuta una dinamica che, come riportato nelle simulazioni, era DC [9.9%; 74.5%] , dopo la realizzazione del circuito ` stata e ottenuto un DC [16.3%; 76%]. Sebbene una variazione sarebbe giusticabile grazie alle tolleranze dei componenti, possiamo presumere che tale fatto, sia stato dovuto o ad un errore di montaggio del circuito, nel senso di aver utilizzato una resistenza lievemente errata: si sarebbe ottenuto un risultato migliore utilizzando una resistenza da 15k piuttosto che una da 27k, erroneamente introdotta nel circuito (per ragioni di fretta). Inoltre, nella variazione del duty cycle ` stata notata una leggera deriva e della frequenza delle onde generate. Tale fenomeno , che ` anche stato ace cennato a lezione, ` imputabile alle cadute di tensione che si localizzano sui e diodi, in stato di conduzione: infatti per il tempo in cui il diodo entra in conduzione il condensatore viene caricato con una tensione che ` leggermente e inferiore o superiore a quella presente sul cursore del potenziometro P1 , variando leggermente il tempo di carica o scarica. In caso di duty cycle vicino al 50% si pu` pensare che i contributi sui tempi si equilibrino, mentre nelle o situazioni estreme i contributi non si equilibrino pi` causando un aumento u del periodo.

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Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 6

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

1 dicembre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo dellesercitazione ` la determinazione delle caratteristiche di un e transistore bipolare (BJT) e di un transistore MOS ad eetto di campo (MOSFET) in alcune particolari condizioni. Nella fattispecie, in un primo esperimento verranno misurate le caratteristiche in linearit` e saturazione a di un BJT, nel secondo questo stesso verr` studiato in commutazione dallo a stato di saturazione a quello di interdizione, mentre nel terzo esperimento si studier` il comportamento di un MOSFET dapprima in continua (valutando a VDS = f (VGS )) e poi in frequenza.

Capitolo 2 Progetto
2.1 Schema elettrico

Verranno considerati sostanzialmente tre schemi elettrici, ai quali verranno aggiunte alcune varianti descritte nel capitolo Misure. Vengono dunque riportati gli schemi di partenza per ciascuno dei tre esperimenti:

2.2

Elenco componenti
Quantit` Tipo a 1 1 1x220 1x330 1x470 1x2.2 k 1x3.3 k 1x6.8 k 1x100 pF

Componente Transistore BJT 2n2222 MOSFET BS170 Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Resistenze serie E12 (tolleranza 5 %) Condensatori serie E12 (tolleranza 10 %)

Capitolo 3 Misure
Dalle misure si intende vericare sperimentalmente la validit` dei modelli a matematici e circuitali elaborati a lezione. La descrizione sia delle misure da eettuare che di quelle eettuate verr` suddivisa in tre parti, ciascuna cora rispondente ad uno dei tre esperimenti assegnati dal testo dellesercitazione.

3.1
3.1.1

Misure da eettuare
Esperimento 1: funzionamento in DC di un BJT

Lobiettivo del primo esperimento ` la determinazione del funzionamento in e continua (DC) di un transistore bipolare a giunzione npn. Lesercitazione richiede dunque di valutare la caratteristica VCE = f (VGS ) del transistore individuando le zone di interdizione e della saturazione (e quindi anche quella lineare). Una volta montato il circuito di pilotaggio del transistore, (circuito rappresentato nella sezione Schema Elettrico), si misura un certo numero di punti signicativi; per punti signicativi si intende un insieme di coppie (Ve ; Vu ), dove Ve ` il segnale in ingresso, Vu il segnale in uscita (sul collete tore); variando lampiezza della continua Ve , si potr` misurare una variazione a delluscita Vu , anchessa continua. Come si pu` facilmente vericare, il circuito del primo esperimento ` in o e grado di eccitare la base del transistore con una tensione al massimo pari a 1.8 V: Ve ` infatti in grado di variare da 0 a 20 V con continuit`, ma sulla e a base del transistore entra solo una porzione di Ve , come si pu` facilmente o vedere calcolando lequivalente Thevenin del circuito collegato alla base del BJT. Si ha che:

Req = 2.2 k 220 = 200 Limpedenza equivalente del generatore di ingresso dunque ` pari a 200 . e La massima tensione ottenibile con questo equivalente, sar`: a VB,max = 20 V 220 = 1.81 V (220 + 2200)

Viene a questo punto montato il circuito appena presentato, e si inizia ad eettuare le misure. Come si vede dallo schema precedentemente esposto, lemettitore del transistore ` collegato a 0 V; la tensione di base, invece, ` pari a: e e VB = Ve Si pu` dire che la tensione VBE o 220 220 + 2200 tra base ed emettitore valga:

VBE = VB VE = VB 0 = VB Modicando semplicemente Ve e di conseguenza VB , dunque, vengono annotati alcuni valori di Ve e Vu , in modo da poter tracciare la caratteristica Vu (Ve ). Durante lacquisizione dei valori della caratteristica (in particolare nella zona di linearit`1 ), si varia la temperatura del dispositivo, in modo a da poter apprezzare variazioni dovute alla variazione di parametri del BJT quali VBE , e IS causate dalla deriva termica. Raggiunta la zona di saturazione del transistor, condizione nella quale la variazione delluscita del circuito non ` pi` lineare rispetto alla varie u azione dellampiezza della continua, lacquisizione dei valori per tracciare la caratteristica pu` terminare, e si pu` dunque passare ad una seconda fase o o dellesperimento. Si modica il circuito di partenza, eliminando la resistenza da 220 e sostituendo quella da 2.2 k con una da 6.8 k; a questo punto, si valuta la variazione del del circuito, denito come: = IC (VB ) IB (VB )

Variando VB , mediante variazioni di Ve come gi` fatto nella prima parte a dellesperimento.
1

dove vengono amplicate eventuali variazioni della corrente in modo lineare

3.1.2

Esperimento 2: Funzionamento in commutazione di un transistore

Lesperimento 2, come il titolo suggerisce, ` nalizzato allo studio del come portamento di un transistore bipolare a giunzione in commutazione tra lo stato di saturazione e quello di interdizione: utilizzando un segnale di tensione (quindi una tensione variabile nel tempo) si intende dunque studiare il comportamento sperimentale di un interruttore basato su di un BJT, e confrontarlo con quello studiato a lezione. Come segnale di tensione viene scelta unonda quadra di frequenza 100 kHz, tale da avere livello basso pari a 0 V, livello alto pari a 10 V; il generatore di segnali viene collegato ad un partitore resistivo tale da limitare la tensione massima in base; si pu` infatti vedere che lequivalente Thevenin del circuito o sulla base ` pari a: e Req = 6.8 k 3.3 k = 2.2 k La massima tensione di base dunque sar`: a 3300 = 3.267 V 3300 + 6800 Una volta realizzato su basetta il circuito precedentemente presentato, lobiettivo dellesperimento ` la valutazione del tempo di commutazione dale la saturazione allinterdizione, ossia la valutazione del tempo che il transistore bipolare impiega a spegnersi. Il tempo di commutazione dipender` sostanzialmente dal tempo che la capacit` di giunzione base-emettitore a a dovr` impiegare per svuotarsi (almeno parzialmente), tempo a sua volta a dipendente prevalentemente dalla carica accumulata in base. La seconda parte dellesperimento prevede una leggera variante della prima: introducendo un condensatore dalla capacit` ridotta (100 pF) in para allelo alla resistenza da 6.8 k, si dovrebbe riuscire a diminuire il tempo di svuotamento in quanto, al cessare della tensione Ve si accelera lo svuotamento della giunzione di base (da qui il nome condensatore di accelerazione comunemente attribuito al componente disposto con questa topologia); lobiettivo di questa fase ` quello di vericare leettivo funzionamento della e strategia appena proposta. VB,max = 10 V

3.1.3

Esperimento 3: Caratterizzazione di un transistore MOSFET

Lobiettivo della prima fase di questo esperimento ` la caratterizzazione di un e transistore MOSFET di potenza (BS170); il source del MOSFET ` collegato e 6

a 0 V (esattamente come lemitter nei precedenti esperimenti), dunque si pu` o immediatamente dire che: VGS = VG VS = VG Variando lampiezza di Ve ` dunque possibile acquisire un certo numero di e punti della caratteristica, in modo da poterla poi rappresentare gracamente. Variando VGS (mediante Ve ) si misura il valore di VT n (da confrontare con quello presente nel datasheet del transistore). Una volta acquisito il valore, seguendo le richieste dellesercitazione di laboratorio, si acquisiscono coppie di valori VGS e VDS , in modo da ottenere la caratteristica VDS = f (VGS ). Ultimato questo procedimento, si ricerca un punto della caratteristica tale 1 V , e da qui si calcola il valore di kn , dove kn `: e per cui VDS 2 AL Wn Ln Per calcolare questo parametro, dunque si possono fare le seguenti con1 siderazioni: poich` VDS e V , sar` suciente invertire lequazione rapprea 2 AL sentante la caratteristica ID (VGS ), determinato lo stato del MOSFET; poich` e al pi` VGS pu` essere pari a (per ipotesi), u o kn = n COX VGS VT n < Si potr` dunque dire che: a 1 Wn Wn 2ID,SAT ID,SAT = n COX (VGS VT n )2 = n COX = 2 Ln Ln (VGS VT n )2 Terminato il calcolo di questi parametri, viene richiesta la misura di VDS , ossia della tensione tra il drain e il source del MOSFET, come funzione della tensione tra gate e source, VGS ; per fare ci`, oltre a ricostruire la carattero istica per punti, si visualizza direttamente questultima sulloscilloscopio in modalit` X-Y. Si pu` quindi considerare la variazione di VDS al variare del a o livello di tensione di ingresso; in ingresso si introduce un segnale con forma donda triangolare (essendo un triangolo pensabile come due segmenti di retta si ottiene una variazione lineare della tensione di ingresso). Per visualizzare dunque questa funzione, si utilizza una rappresentazione mediante modalit` X-Y delloscilloscopio, collegando al canale X il segnale VGS (t), e a a Y landamento di VDS = f [VGS (t)]. VAL = 5V 2

3.2

Misure eettuate e risultati

Verranno ora presentati i risultati delle misure eettuate in sede di laboratorio.

3.2.1

Esperimento 1: funzionamento in DC di un BJT

Una volta eettuati i collegamenti delle sonde come richiesto nellesercitazione (in modo cio` da poter misurare la variazione di tensione di collettore e al variare di quella di emettitore), si procede nel seguente modo: si varia la tensione di base del BJT, generata mediante lalimentatore stabilizzato; si misura linizio delluso in zona lineare mediante losservazione sulloscilloscopio della variazione del livello di Vu (ossia della tensione sul collettore), per lappunto lineare rispetto alla variazione di Ve (tensione di base). Il punto di inizio della zona lineare ` stato dunque misurato come: e Ve,lin = 6.8 V VBE,ON = 0.62 V Dove la tensione Ve viene misurata mediante il DVM. A questo punto sono stati acquisiti alcuni punti della curva Vu = f (Ve ), in modo da poter stimare la caratteristica, e l inizio della zona di saturazione, punti che vengono ora presentati in forma tabulare: Ve (V) VBE (V) Vu (V) 7 0,63 9,5 7,6 0,68 7,2 8,1 0,72 0,96 9,2 0,74 0,12 10,2 0,76 0,07 Viene dunque fornita una presentazione graca dei risultati, illustrante landamento della tensione di uscita Vu al variare della tensione di ingresso Ve . Essendo tensioni, sia sullasse delle ascisse che su quello delle ordinate lunit` di misura del seguente graco ` volt (V) su entrambi gli assi. a e

` E stata inoltre eettuata una misura della deriva termica delluscita: abbassando la temperatura del transistore mediante ventilazione, a partire da un singolo valore di tensione (appartenente a quelli precedentemente tabulati): Ve = 7.6 V; VBE 0.69 V; Vu = 3.4 V

In seguito alla ventilazione, si ` vericato un aumento della tensione di e uscita Vu : VCE,ven = 4.36 V Il risultato verr` commentato in seguito. a A questo punto viene richiesta una misura dellandamento del guadagno in corrente del circuito al variare della tensione Ve ; per fare ci`, ` necessario o e dunque valutare il parametro al variare della tensione di ingresso: = (Ve ) = IC (Ve ) IB (Ve )

Le misure di corrente sono realizzabili indirettamente, a partire da misure di tensione; nella fattispecie, IB sar` misurata a partire dalla misura di tena sione sulla resistenza di base, da 6.8 k, mentre IC sar` misurata a partire a dalla misura di tensione sulla resistenza di collettore, da 330 . A partire dal metodo di misura appena descritto, ` stato possibile acquisire i seguenti e dati, presentati in forma tabulare: Ve (V) VRB (V) IB (A) VRC (V) IC (mA) (Ve ) 1 0,32 47 3,3 10 212,5 2 1,27 190 9,8 29,7 159 3 2,3 340 9,9 30 88,7 4 3,3 490 9,9 30 61,82 5 4,28 630 9,9 30 47,66 6 5,27 780 9,9 30 38,71 7 6,27 920 9,9 30 32,48 8 7,27 1070 9,9 30 28

Viene ora fornito il graco della funzione (Ve ) appena tabulata, illustrante landamento del guadagno in corrente del circuito al variare della tensione di ingresso, Ve . Sullasse delle ascisse del seguente graco si avr` a una tensione, con unit` di misura volt (V); sullasse delle ordinate si ha un a guadagno (di corrente), dunque un numero puro (adimensionato).

10

I risultati nora presentati verranno discussi in seguito.

3.2.2

Esperimento 2: Funzionamento in commutazione di un transistore

Per quanto riguarda la prima parte dellesperimento, ossia la misura del tempo impiegato per il passaggio dallo stato di saturazione a quello di interdizione del transistore bipolare, ` stato suciente misurare, mediante loscilloscopio e digitale, il tempo impiegato per passare dal livello di tensione di uscita basso a quello alto; collegando dunque il segnale Ve di ampiezza 10 Vpp con livello basso pari a 0 V (regolato mediante lapplicazione di un oset pari a 5 V, regolabile mediante lopzione del generatore di segnali), ` stato possibile e misurare un tempo di commutazione tSW pari a: tSW = 920 ns Al ne di eettuare una verica sperimentale delle nozioni qualitativamente introdotte a lezione, ` stato eettuato un ulteriore esperimento: ` e e stato modicato il valore del segnale in ingresso, riducendo il valore di picco 11

da 10 V a 5 V, con il valore minimo sempre sso a 0 V (regolando loset a 2.5 V anzich` a 5 V come precedentemente fatto), ed ` stato misurato e e nuovamente il tempo di commutazione di stato del transistore, ottenendo: tSW = 316 ns Il risultato verr` commentato in seguito. a Passando alla seconda parte dellesperimento, anzich` il tempo di come mutazione tra gli stati, si misura il tempo di svuotamento della base del transistore bipolare. Partendo dalla prima congurazione usata (10 Vpp , con livello basso pari a 0 V), ` stato misurato, mediante loscilloscopio digie tale, il tempo necessario per svuotare la capacit` di giunzione tra base ed a emettitore, considerando come uscita la tensione VBE e misurando il tempo impiegato per raggiungere una VBE prossima a 0 V (data londa quadra su livello basso, ossia Ve = 0 V). Si ` dunque misurato un tempo tDEP pari a: e tDEP = 1.6 s A questo punto ` stato ripetuta la seconda misura precedentemente ine trodotta (che verr` motivata in seguito), ossia la misura dato ingresso con a picco abbassato a 5 V (e livello basso pari a 0 V); ` stato dunque misurato e un tempo di svuotamento pari a: tDEP = 0.8 s Viene dunque introdotta una variante nel circuito: un condensatore di accelerazione, ossia un condensatore in grado di accelerare lo svuotamento della base. Introdotto lelemento reattivo, ` stato ri-misurato il tempo e di commutazione tra lo stato di saturazione e quello di interdizione; il tempo di switch misurato con le condizioni iniziali (10 volt picco-picco con livello basso pari a 0 volt) tSW `: e tSW = 144 ns

3.2.3

Esperimento 3: Caratterizzazione di un transistore MOSFET

La prima parte dellesperimento consiste nella caratterizzazione di un transistore ad eetto di campo MOS a canale n mediante un procedimento simile a quello utilizzato nel primo esperimento: collegando lalimentatore stabilizzato al gate del dispositivo, si misura innanzitutto la tensione di accensione (la tensione di soglia, VT n ), per poi misurare la caratteristica al variare della 12

tensione, con passi di 0.1 V, no a raggiungere la zona di saturazione. La misura di VT n ottenuta (in modo del tutto analogo alla tensione VBE,ON di inizio-zona-lineare nellesperimento 1 2 , ossia mediante osservazione di una variazione apprezzabile lineare della tensione di uscita al variare di quella di ingresso) ` la seguente: e VT n = 2 V Per il calcolo di kn : 2ID,SAT Wn 211.06 mA mA n COX = = = 34.57 2 Ln (VGS VT n )2 (2.8 V 2 V)2 V

kn =

A partire da questo valore, sono stati acquisiti alcuni valori al ne di determinare la caratteristica del MOSFET VDS = f (VGS ), che vengono ora presentati in forma tabulare: VGS (V) VDS (V) 2 10 2,2 9,6 2,4 9,2 2,6 7,2 2,8 4,8 3 2,4 3,2 0,4 A partire da questi dati, viene ora presentata in forma graca la caratteristica VDS = f (VGS ); il seguente graco presenta landamento di una tensione (VDS ) al variare di unaltra tensione (VGS ); entrambe le tensioni del seguente graco, dunque, sono espresse in volt (V) come unit` di misura. a
2

ovviamente senza necessit` di calcolare la tensione mediante il calcolo del partitore a

13

Inoltre, utilizzando loscilloscopio in modalit` XY, ` stata ottenuta una a e caratteristica che ` stata inizialmente osservata, e controllato che corrispone desse a ci` che ci si aspettava teoricamente (e che, in un secondo tempo ` o e stata confrontata con quella ottenuta per punti). La forma visualizzata ` e essenzialmente uguale a quella ottenuta per punti, ma inoltre presenta sia la zona iniziale (di interdizione) a tensione costante e pari a 10 V (zona in cui lacquisizione non ` stata da noi eettuata, se non per ottenere il valore e della tensione di soglia), sia la ne della zona di saturazione, nella quale la tensione ` pari a 0 V (zona omessa nel graco). e Il punto 3.7 verr` discusso in seguito. a

14

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Confronto con risultati previsti o attesi

Il confronto tra risultati sperimentali e teorici ` soddisfacente: i due risule tati fondamentali da confrontare con quelli noti a priori sono le tensioni di attivazione (ossia VBE,ON per quanto riguarda il BJT, VT n per quanto riguarda il MOSFET); dal testo dellesercitazione, e dai datasheet del transistore 2n2222, ci si poteva aspettare un valore tipico di VBE di attivazione (per quanto riguarda lo stato di linearit` del transistore) circa uguale a 0.6 V; a per ottenere una tensione pari a 0.6 V con il partitore, ` necessaria una Ve e pari a: VBE = 0.6 V = Ve Confrontata con Ve,ef f 220 = Ve = 6.6 V 220 + 2200 = 6.8 V, corrispondente a:

220 = 0.62 V 220 + 2200 Inoltre i valori sono compatibili considerando lincertezza delloscilloscopio. Si pu` dire di aver assolutamente trovato riscontro con il testo dellesercio tazione. Per quanto riguarda VT n , dal datasheet del transistore BS170, si pu` lego gere che il valore tipico di VT n ` pari a 2 V; questo ` esattamente coincidente e e con il valore misurato in laboratorio. VBE = 6.8 V

15

4.2
4.2.1

Discussione
Esperimento 1: funzionamento in DC di un BJT

I punti da discutere per quanto riguarda il primo esperimento sono sostanzialmente 3: la deriva termica della tensione di uscita Vu del BJT, landamento del guadagno di tensione al variare della tensione di ingresso e la dipendenza della tensione VCE di saturazione al variare della corrente di base. Per quanto riguarda la deriva termica, modicare la temperatura del circuito modica alcuni parametri. La tensione base-emettitore, VBE , al crescere della temperatura diminuisce di 2.5 mV/ C e in genere ci` porta ad un auo mento della IC (quindi una diminuzione di T porta ad una diminuzione di IC ). La corrente inversa di saturazione, come noto, raddoppia circa ogni 10 C quindi una diminuzione della temperatura porta ad una diminuzione della corrente inversa di saturazione. Terzo parametro che varia ` il che e aumenta di circa l 1% per grado di aumento della temperatura. Alla luce di queste considerazioni si pu` concludere che una diminuzione della tempero atura (quale quella provocata della ventilazione) dovrebbe portare ad una diminuzione della IC . Possiamo quindi concludere che questa congettura sia stata evidentemente vericata dagli esperimenti condotti. Inoltre, visto che queste variazioni sono di tipo relativo, dipendono dal valore di IC : quindi pi` alto ` il valore di IC , maggiori saranno le variazioni assolute, in termini u e di tensione e corrente, che verranno riscontrate al variare della temperatura. Discorso leggermente pi` delicato quello dellandamento del guadagno u in corrente del transistore, al variare della tensione di ingresso Ve . Nella regione di funzionamento lineare del transistore, ossia quando la tensione di uscita varia linearmente con la tensione di ingresso, ` funzione di molti e parametri, tra cui IB e IC stesse; maggiore ` IB , maggiore sar` la tensione e a ai capi del diodo VBE , dunque il punto di lavoro potr` variare e con esso il a guadagno in corrente. In zona di saturazione il guadagno in corrente tende ad abbassarsi per la seguente motivazione: se da un lato la corrente di base continua ad aumentare con laumento della tensione di ingresso (alla quale ` proporzionale la tensione sulla resistenza e quindi la corrente che scorre e in essa), la corrente di collettore ` bloccata ad un valore circa costante (la e tensione VCE non scende pi`). Dunque si pu` semplicemente dedurre che la u o grandezza , notoriamente denita come: IC IB Tenda a diminuire con laumentare della tensione di ingresso. =

16

Per quanto riguarda il terzo punto, in zona di saturazione non si ` riscone trata una variazione (quantomeno apprezzabile3 ) della tensione di saturazione VCE con laumento della corrente di base IB ; ci` in realt` si trova in accordo o a con la teoria, dal momento che, in zona di saturazione, la tensione VCE tende a stabilizzarsi in un intorno di 0 V (come visto a lezione).

4.2.2

Esperimento 2: Funzionamento in commutazione di un transistore

Per quanto riguarda lesperimento 2, ossia quello riguardante lo studio del transistore bipolare in commutazione, si ` trovato un ottimo riscontro con la e teoria analizzata a lezione. Come richiesto dallesercitazione, ` stato misurato e il tempo di commutazione dallo stato di saturazione a quello di interdizione, tempo di fatto correlato a quello di svuotamento della base. Infatti nella giunzione base-emettitore di un transistore bipolare ` presente una capace it` parassita, che per segnali a frequenze sucientemente alte diviene non a trascurabile, come ` stato possibile osservare mediante le misure eettuate e in laboratorio. La capacit` (parassita, della giunzione BE) in fase di sata urazione accumula carica e quindi si crea una tensione ai suoi capi. Nel momento Ve si annulla la capacit`, che ha una tensione ai suoi capi pari a almeno a VBE,ON , continua a mantenere il transistor in conduzione; questo stato non cessa nch`, man mano che il condensatore si scarica, la tensione e VBE non scende sotto VBE,ON . Interessante ` stato osservare che, modicane do il valore di picco della tensione di ingresso, il tempo di svuotamento della capacit` di giunzione si riduce notevolmente (per quanto non sia semplice a eettuare stime sulle relazioni tempo di svuotamento - tensione di ingresso, dal momento che le capacit` in questione sono elementi non lineari): ci` ` a oe sostanzialmente una conferma del modello capacitivo introdotto, dal momento che, diminuendo la tensione, meno carica viene trattenuta dalla giunzione e dunque meno tensione cade ai capi della suddetta, rendendo minori i tempi di svuotamento. Si ` inoltre rivelato estremamente ecace il condensatore e di accelerazione che, come si poteva predire dalle nozioni teoriche apprese a lezione, ha notevolmente ridotto il tempo di commutazione di stato del transitore (riducendolo di ben nove volte).
in realt` la tensione continua a scendere, ma ci` ` mascherato dallincertezza a o e delloscilloscopio
3

17

4.2.3

Esperimento 3: Caratterizzazione di un transistore MOSFET

Per quanto riguarda la prima fase dellesperimento 3, si pu` considerare del o tutto analoga alla prima dellesperimento 1: determinare landamento della tensione di uscita al variare di quella di ingresso non ha presentato inconvenienti di alcun tipo. Anche in questa sezione ` stata vericata la tensione e di soglia (compatibile con quella tipica indicata sul datasheet). Per quanto riguarda la caratteristica abbiamo ottenuto un risultato sperimentale che ben approssima la caratteristica teorica vista a lezione. Per quanto riguarda il comportamento del MOSFET in frequenza, abbiamo osservato che no ad alte frequenze, anche di 1 MHz, il transistor continua a commutare, sebbene con qualche oscillazione di tensione immediatamente dopo la commutazione. Con frequenze leggermente pi` alte (oltre 5 MHz) non si ` pi` riusciti a far u e u commutare il transistor. Ragionando, ci` ` intuibile: il periodo del segnale oe di controllo pu` essere inferiore al tempo necessario alla carica o scarica o del condensatore (o meglio capacit` parassita) che fa si che il canale entri a in conduzione, non permettendo al MOSFET di commutare stato. Si tenga comunque conto del fatto che, con segnali alla frequenza nellordine dei MHz, entrano in gioco numerosi parametri parassiti, sia per quanto riguarda il MOSFET che gli altri componenti del circuito: anche i li e le resistenze, a radiofrequenza, presentano parametri parassiti che rendono meno signicativa e pi` problematica la misura. u

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Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 7

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

8 dicembre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A

Strumento Oscilloscopio Voltmetro Digitale Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lo scopo dellesercitazione di laboratorio ` caratterizzare il funzionamento e di un alimentatore tradizionale basato su: trasformatore, ponte di Graetz, condensatore e regolatore di tensione (dissipativo) di tipo lineare. Dopo una serie di misure preliminari, atte a vericare leettivo funzionamento di ciascun componente che verr` utilizzato nel corso dellesercitazione, si a passer` ad una serie di misure pi` signicative, in modo da studiare alcuni a u comportamenti specici del sistema.

Capitolo 2 Progetto
2.1 Schema a blocchi

Dal momento che non si intende inserire lo schema elettrico del regolatore di tensione (LM7805), si propone il seguente schema a blocchi del sistema che si intende montare su basetta:

2.2

Elenco componenti
Quantit` Tipo a 1 1 1x470 F 1 1x100 (max)

Componente Trasformatore (con rapporto spire variabile) 50 Hz Raddrizzatore a ponte di Graetz 2GDW04 Condensatore (elettrolitico) Regolatore di tensione LM7805 Reostato

Capitolo 3 Misure
3.1 Misure da eettuare

Lobiettivo dellesercitazione ` quello di eettuare un certo numero di misure, e atte a vericare leettivo comportamento dei vari blocchi che comporranno il sistema in studio. In questa sezione verranno dunque descritte le misure da eettuare in laboratorio, ed il relativo procedimento che si prevede di utilizzare; la descrizione verr` divisa in undici punti, seguendo il testo a dellesercitazione di laboratorio.

3.1.1

Punto 1

Per quanto riguarda il primo punto dellesercitazione si chiede esclusivamente di collegare il trasformatore alla rete elettrica, e testarne il comportamento. Per fare ci` ` necessario caricare luscita del trasformatore con una certa o e resistenza, resistenza che verr` fornita dal reostato; al ne di non commeta tere errori che potrebbero danneggiare il trasformatore, ` necessario vericare e che il reostato, prima di essere collegato al trasformatore, abbia il cursore posizionato in modo da presentare una resistenza pari a 100 . Una volta eettuata questa verica, si pu` collegare il reostato alluscita del trasformatore. o Riassumendo, i passi da seguire sono: 1. Vericare che il cursore del reostato sia eettivamente posizionato in modo tale da avere resistenza pari a 100 ; 2. Collegare il reostato alluscita del trasformatore; 3. Collegare il trasformatore alla rete elettrica (in modo da alimentarlo).

3.1.2

Punto 2

Una volta eettuato il collegamento del reostato al trasformatore, si collega loscilloscopio in parallelo al reostato, al ne di studiare landamento della tensione in uscita dal trasformatore. Osservata la forma donda della tensione in uscita dal trasformatore, se ne calcola il valore ecace mantenendo il carico costante (a 100 ) e variando la posizione del commutatore sul trasformatore. Considerando il fatto che le forme donda sono sinusoidali, ` e noto che il valore ecace si pu` semplicemente ottenere normalizzando per 2 il valore o di picco: Vpk Vef f = 2 Una volta misurati i valori di picco e calcolati i valori ecaci, dunque, si porta il commutatore alla posizione corrispondente ad unuscita (non effettiva) di 3 V; a questo punto, dal momento che la tensione di uscita ` la e minima ottenibile, si modica il carico, riducendolo prima a 50 , poi a 25 , al ne di osservare eventuali variazioni del valore ecace della tensione di uscita.

3.1.3

Punto 3

Viene introdotto un nuovo blocco: il raddrizzatore a ponte di Graetz. Si scollega dunque il carico resistivo e si collega il raddrizzatore a ponte, mantenendo il commutatore nella posizione corrispondente alla tacca 3 V. Si vuole dunque osservare landamento della forma donda alluscita del ponte, collegandovi direttamente loscilloscopio. Una volta osservate le forme donda alluscita del ponte, si introduce (mediante reostato) un carico di 25 alluscita del ponte, si collega in parallelo al reostato loscilloscopio, e si rieettua la misura della tensione di uscita, traendone conclusioni.

3.1.4

Punto 4

Per quanto riguarda il punto 4, si introduce un ulteriore mattoncino dello schema: il condensatore (elettrolitico) da 470 F. Una volta montato, seguendo lo schema a blocchi, si eettuano le misure di tensione mediante oscilloscopio (collegato in parallelo al condensatore), per ciascuna delle possibili posizioni del cursore del trasformatore.

3.1.5

Punto 5

Rispetto al punto precedente si introduce il carico resistivo (ottenuto collegando in parallelo al condensatore il reostato con cursore tale da ottenere la massima resistenza) nel circuito; per caratterizzare landamento della tensione ai capi del condensatore si acquisiranno, al variare delle posizioni del cursore, la tensione massima sul condensatore ed il ripple, ossia la dierenza tra la tensione massima e quella minima (sul condensatore), mediante lettura da oscilloscopio digitale.

3.1.6

Punto 6

Variando la posizione del cursore del trasformatore e di quello del reostato, si cerca di determinare leventuale combinazione che permetta di avere una corrente media sul carico pari a 100 mA, e tensione maggiore di 8 V; in caso di combinazioni multiple, si preferisce quella con tensione massima minore.

3.1.7

Punti 7 - 8

Viene richiesto a questo punto il montaggio del regolatore di tensione LM7805, una volta smontato il reostato, e mantenendo il resto dello schema invariato. Si misura, in assenza di carico, la tensione in uscita dal regolatore, e si verica se essa ` conforme alle sue speciche, confrontando dunque i valori e acquisiti con quelli presenti nel datasheet.

3.1.8

Punto 9

Si monta il reostato (una volta portato il cursore in prossimit` del massimo a valore di resistenza ottenibile) alluscita del regolatore di tensione; in parallelo al reostato si collega un canale loscilloscopio in modo da misurare la tensione di uscita e con laltro canale si osserva la tensione ai capi del condensatore; viene richiesto di vericare il corretto funzionamento del sistema.

3.1.9

Punto 10

Si procede diminuendo la resistenza di carico e osservando il comportamento del circuito. In particolare verranno esaminati la regolazione di carico del regolatore e il dropout minimo. Inoltre nella consegna ` presente un quesito e (teorico) riguardante la massima corrente erogabile senza uso di dissipatore e quindi la massima potenza dissipabile in assenza di dissipatore esterno. Per ricavare questultima, considerando una temperatura ambiente di Ta = 5

25 C (sebbene in laboratorio potrebbe essere anche minore) e ricavate dal datasheet Tj,max = 125 C, jc = 5 C/W e ca = 65 C/W, si utilizza la nota formula T = Pdiss . Quindi la potenza in questione ` data dallequazione: e Tj,max Ta jc + ca

Tj,max = Pdiss,max (jc + ca ) + Ta Pdiss,max =

1, 429 W

3.1.10

Punto 11

Per realizzare lultimo punto si ottiene per mezzo del reostato (e ovviamente, come nei punti precedenti, accertata per mezzo del multimetro) una resistenza di 12 . Viene poi collegato il reostato al regolatore di tensione e viene alzata al massimo la tensione in uscita dal trasformatore (ottenuta col selettore in posizione 12 V). Viene quindi osservato landamento della tensione duscita o, meglio, il funzionamento del regolatore.

3.2

Misure eettuate e risultati

Verranno ora presentate le misure realmente eettuate in laboratorio, distinguendo ciascuno dei punti dellesercitazione e fornendo se necessario le spiegazioni dei procedimenti utilizzati per ciascuno di essi. Dal momento che non esiste corrispondenza tra la tensione di uscita e le tensioni indicate sul trasformatore in corrispondenza del selettore, si denisce la seguente convenzione, che indicher` per il resto della relazione la corrispondenza tacchette a uscita considerata: Tacchetta 3V 4,5 V 6V 7,5 V 9V 12 V Uscita Considerata 1 2 3 4 5 6

Per quanto riguarda il punto 1 non sar` necessario riportare nulla, in a quanto si tratta di un passo di montaggio, dunque non richiedente misure di alcun tipo (o meglio, richiedente solo la misura preliminare della resistenza del reostato). Viene vericato il fatto che la tensione di uscita sia sinusoidale, pur con qualche disturbo causato dai dispositivi esterni al sistema, e dalle non

idealit` del trasformatore. La descrizione ed i risultati delle misure eettuate a partiranno dal punto 2.

3.2.1

Punto 2

Mediante i comandi delloscilloscopio digitale sono stati misurati, per ciascuna posizione del cursore sul trasformatore, i valori picco-picco della tensione; sono stati calcolati, a partire da essi, i valori ecaci della tensione, mediante la seguente relazione1 : Vpp Vpk Vef f = = 2 2 2 Vengono ora riportati, in forma tabulare, i valori misurati per ciascuna posizione del cursore sul trasformatore (usando la convenzione precedentemente presentata): Pos. Cursore 1 2 3 4 5 6 Vpiccopicco (V) 15,6 20 24 28 32,8 43,2 Vef f (V) 5,51 7,07 8,49 9,9 11,6 15,27

Eettuate queste misure, si porta il cursore del trasformatore alla posizione 1; a questo punto si modica il carico, variando la posizione del cursore del reostato (il valore della resistenza viene controllato ogni volta prima del collegamento del reostato al trasformatore); si misura quindi la tensione di uscita. Sono stati ottenuti i seguenti valori: Resistenza Carico () 50 25 Vpp (V) 15,2 14,4 Vef f (V) 5,32 5

I risultati verranno commentati in seguito.


La forma donda osservata non ` perfettamente sinusoidale, ma lo ` in buona e e approssimazione, quindi si pu` utilizzare la formula presentata. o
1

3.2.2

Punto 3

Una volta scollegato il carico e collegato il raddrizzatore a ponte, si visualizza sulloscilloscopio landamento della tensione in uscita (in assenza di carico). Sullo schermo delloscilloscopio si visualizza una forma donda insolita (che verr` giusticata in seguito): nonostante la sua irregolarit`, riconoscena a done una periodicit` se ne ` misurata lampiezza massima, determinando un a e valore picco-picco pari a: Vpp = 7, 2 V Introducendo il reostato, impostato su RL = 25, 4, si ` notata una e regolarizzazione della forma donda: essa ` divenuta di fatto pi` simile e u ad una sinusoide, seppur presentante, allinterno del proprio periodo, due essi. In tali condizioni, il valore picco-picco della tensione misurato ` pari e a: Vpp = 5, 76 V

3.2.3

Punto 4

Una volta introdotto lelemento capacitivo nel circuito, vengono misurate le tensioni (continue) ai capi del condensatore, al variare della posizione del cursore del trasformatore. Sono stati acquisiti i seguenti dati, proposti in forma tabulare: Pos. Cursore 1 2 3 4 5 6 VC (V) 6,95 9,04 11,3 13,4 15,9 21,8

3.2.4

Punto 5

Si ri-eettuano le misure del punto precedente, collegando in parallelo al condensatore un carico resistivo, costituito dal reostato con cursore tale da presentare il massimo valore di resistenza. Misurato dunque il valore di RM AX come2 :
Ovviamente il valore massimo del reostato ` nominale e ha una certa tolleranza, e ragione per cui ` stato misurato tale valore e
2

RM AX = 116, 06 Dal momento che la forma donda in uscita non ` sinusoidale, si sceglie e di misurare due parametri in grado di caratterizzare in modo quantomeno signicativo la curva: il valore massimo di tensione, VM AX , ed il ripple Vripple ; vengono ora riportate, in forma tabulare, le misure acquisite: Pos. Cursore 1 2 3 4 5 6 VM AX (V) 5,96 7,95 9,92 11,8 13,9 18,4 Vripple (V) 0,82 1,08 1,36 1,54 1,84 2,2

3.2.5

Punto 6

Lobiettivo di questo punto ` rilevare le minime posizioni del cursore del e reostato e del selettore del trasformatore tali per cui la tensione sul condensatore sia maggiore di 8 V per ogni istante di tempo e la corrente media sul carico (reostato) sia pari a 100 mA. Qualitativamente parlando, si vede che, con la posizione 2 del cursore, la tensone massima di uscita ` pari a 7,95 e V, quindi la minima posizione del selettore utilizzabile sar` la 33 . a Considerando dunque il cursore del trasformatore sulla posizione 3, collegando in serie al reostato il DVM in modalit` amperometro, si cambia a il valore di RL (mediante il cursore) no a trovare un valore tale per cui Iu 100 mA. Si misurano i seguenti valori: RL = 84, 06 Iu = 100, 5 mA Vmin = 8, 06 V VM AX = 9, 74 V
Si noti che le misure alle quali si fa riferimento coinvolgono una specica condizione di carico, dunque il metodo utilizzato ha avuto esito positivo, pur essendo estremamente approssimativo
3

Si pu` dunque dire che, con questa congurazione (cursore del trasformao tore in posizione 3), le speciche richieste dal punto siano soddisfatte.

3.2.6

Punto 8

Dopo il montaggio del regolatore di tensione lineare LM7805 eettuato nel punto 7, si misura la tensione di uscita in assenza di carico. Collegando loscilloscopio alluscita del regolatore, si ` potuto misurare una tensione e (pressoch` continua) pari a: e Vu = 5, 04 V Poich` sul datasheet si propongono, alla voce Output Voltage, 4,8 V e minimi, 5 V tipici, 5,2 V massimi, si pu` assolutamente essere soddisfatti del o risultato sperimentale ottenuto.

3.2.7

Punto 9

Una volta collegato alluscita il carico resistivo, costituito dal reostato impostato sulla massima resistenza (ri-misurata) RL,M AX : RL,M AX = 111, 1 Si misurano dunque mediante loscilloscopio la tensione di uscita e quella ai capi del condensatore; per quanto riguarda la tensione di uscita, essendo una continua, sar` suciente misurare il suo valore: a VL = 5, 04 V Per quanto riguarda la tensione sul condensatore, nonostante la forma donda visualizzata fosse aetta da una certa componente di rumore, ` stato e possibile caratterizzarla mediante il valore massimo, VC,M AX , ed il valore di ripple, VC,rip : VC,M AX = 10, 1 V VC,rip = 1, 04 V Questi risultati verranno commentati in seguito.

10

3.2.8

Punto 10

Per quanto riguarda laspetto pratico del punto (ossia la misura della variazione della tensione di uscita al variare del carico), sono stati acquisiti alcuni valori di tensione, che verranno ora indicati, associati al valore di carico corrispondente, in forma tabulare: Resistenza () Tensione di uscita (V) 91,26 5,04 71,05 5,04 51 5,04 31 5,03 15 Come si poteva prevedere, no a carichi dalle resistenze elevate, la tensione si mantiene pressoch` costante (a meno degli ultimi valori, la cui dimine uzione sar` discussa in seguito). In corrispondenza dellultimo valore di rea sistenza, si ` osservata una tensione di uscita non pi` costante, ma che pree u sentava dei picchi negativi in corrispondenza dei minimi della tensione del condensatore. Ragionando su questo fatto, esso ` dovuto al non raggiungie mento del drop-out minimo richiesto tra la tensione di ingresso e quella di uscita, che di conseguenza si abbassa seguendo quella di ingresso. Infatti un carico cos` piccolo, essendo la tensione ai suoi capi costante, assorbe dal ciruito una corrente maggiore rispetto ai carichi precedenti. Questa corrente, trascurando lassorbimento del regolatore, coincide con quella che, nella fase di carica del condensatore, viene fornita dal secondario del trasformatore e, nella fase di scarica del condensatore, viene fornita dal condensatore stesso. Se la corrente che scarica il condensatore ` grande4 , la carica che rimane e nel condensatore diminuisce cospicuamente e analogamente la tensione ai suoi capi. Quindi si ha un eccessivo abbassamento della tensione di ingresso che non risulta pi` essere maggiore (della quantit` VDO,min ) della tensione dusciu a ta. Misurando la dierenza tra le tensioni di ingresso e duscita del regolatore nel momento in cui tale fenomeno inizia a vericarsi (ottenute in corrispondenza del valore di 15 non riportato in tabella a causa dellinstabilit` della a tensione), si ottiene quindi il drop-out minimo del regolatore: VDO,min = VC Vu = 7, 37 V 5, 03 V = 2, 34 V Tale risultato ` abbastanza simile al valore presente nel datasheet, ovvero e VDO,min = 2 V .
4

considerato pressocch` costante il periodo di scarica del condensatore e

11

Per quanto riguarda la regolazione di carico, sono state misurate, con il multimetro, le tensioni di uscita in corrispondenza delle resistenze massima e minima: Vu |R=111,1 = 5, 039 V; Vu |R=31 = 5, 028 V Considerando quindi le correnti di uscita nei due casi: 5, 039V VU = = 45.35 mA R 111, 1 VU 5, 028 V Iu |R=31 = = = 162, 19 mA R 31 E, applicando la denizione vista a lezione, si pu` determinare la regoo lazione di carico, Rc , come: Iu |R=111,1 = Rc 1, 1 mV Vu = = 8, 52 103 () Iu 118, 84 mA

Il risultato ottenuto non ` (purtroppo, a causa dei limiti costituiti dalle e correnti massime del trasformatore) perfettamente confrontabile con i valori presenti nel datasheet, il quale, per una variazione di corrente da Iu,min = 250 mA a Iu,max = 750 mA, attesta una variazione delluscita Vu = 3 mV (tipica). Comunque si nota che lordine di grandezza ` simile, quindi si pu` e o pensare di aver vericato in buona approssimazione la regolazione di carico. Lultima richiesta del punto 10 verte sulla massima corrente erogabile in assenza di dissipatore. La potenza dissipata dal regolatore dipende essenzialmente dalla tensione di ingresso (ssa in questa fase, ma variabile per mezzo del selettore del trasformatore), dalla tensione di uscita (ssata dal regolatore) e dalla corrente fornita al carico (anche questa variabile per mezzo del reostato)5 . Come noto, la potenza dissipata ` data dalla relazione: e Pdiss = (Ve Vu ) Iu = VDO Iu Poich` Ve ` variabile, se ne considera il valore medio, ovvero Ve,max e e Vripple /2. Il valore di Vripple dipende dalla corrente Iu : Iu 2f C Provando a risolvere lequazione, o meglio la disequazione Pdiss < Pdiss,max non si trova soluzione. Inoltre se anche esistesse una soluzione bisognerebbe Vripple =
In realt`, come per un qualsiasi doppio bipolo entra in gioco anche la corrente in a ingresso nella porta di ingresso, ma questultima, viene considerata essenzialmente uguale a quella di uscita, trascurando lassorbimento del regolatore
5

12

controllare che essa non implichi un ripple di tensione di ingresso troppo elevato, tale che il regolatore di tensione non funzioni in condizioni siologiche. Si ` giunti alla conclusione che, in questa fase dellesperimento, non e ` possibile fare in modo che la potenza dissipata superi la massima potenza e dissipabile. Ci` sar` invece possibile nel punto successivo. o a Dal punto di vista pratico, se fosse stato possibile aumentare la potenza dissipata oltre il limite trovato, questa potenza avrebbe fatto aumentare eccessivamente la temperatura del dispositivo; in particolare, la temperatura di giunzione avrebbe superato quella massima (ad essa relativa). Sarebbe dunque scattato nel dispositivo il meccanismo di protezione termica, meccanismo tale per cui il regolatore si spegne nch` la temperatura non rientri e entro i limiti.

3.2.9

Punto 11

In questo punto dellesercitazione ` stato solamente osservato landamento e della tensione: ` stato rilevato che, dopo un certo tempo di funzionamento e (tempo che ha permesso il surriscaldamento della giunzione) , il regolatore di tensione funzioni a tratti: la tensione passava, in modo abbastanza casuale (e dipendente dalla temperatura del dispositivo), da un valore di circa 5 V ad uno pari a 0 V (e viceversa). Ci` ` spiegabile osservando la potenza che oe dovrebbe essere dissipata. In questo punto non ` stata misurata la tensione in e ingresso al regolatore di tensione, quindi per eettuare una stima, si considera Ve,max = 18, 4 V (tensione ottenuta sul condensatore, sebbene senza ulteriore carico, con selettore in posizione 6). Eettuando il calcolo della potenza dissipata (il carico pari a R = 12): Iu = Vripple = 5, 04 V Vu = = 0, 42 A R 12

Iu 0, 42 A = = 8, 94 V 2f C 2 50 Hz 470 F

Pdiss =

1 Ve,max Vripple Vu Iu = (18, 4 V 4, 47 V 5, 04 V)0, 42 A = 2 = 3, 73 W

Come si pu` vedere questa potenza ` maggiore di quella che potrebbe o e essere dissipata dal dispositivo in assenza di dissipatore esterno e quindi esso si surriscalda eccessivamente, innescando il meccanismo precedentemente descritto. 13

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Discussione

Verranno ora discussi i risultati sperimentali precedentemente presentati, e si trarranno conclusioni da ciascuno di essi. Come nel resto dellesercitazione, verranno considerati i risultati signicativi per ciascuno dei punti proposti dal testo, non considerando eventuali punti di montaggio o poco interessanti sotto il punto di vista della discussione.

4.1.1

Punto 2

Unosservazione del fatto che variando la posizione del cursore sul trasformatore si vari il valore ecace della sinusoide in uscita da esso ` lapalissiana: e selezionando una posizione diversa si seleziona, allinterno del circuito, un numero di spire dierente e di conseguenza si avr` un diverso rapporto tensione a di ingresso / tensione di uscita (dal trasformatore). Meno banale ` il fatto che, mantenendo costante la posizione del cursore e ma variando il carico del trasformatore, si osservino variazioni (sensibili) del valore ecace della tensione di uscita. Questo fatto si pu` motivare a o partire dalla seguente osservazione: il trasformatore presenta non idealit` a causate dalle induttanze (reali) e dal nucleo ferromagnetico. Queste non idealit` possono essere modellizzate mediante una resistenza in serie a quella a di carico, formando un partitore di tensione. A seconda del valore della resistenza di carico, il partitore di tensione pender` pi` o meno a favore della resistenza di carico: ricordando la formula a u del partitore di tensione: VL = Vo,trasf RL Req + RL

14

Dove Req ` la resistenza equivalente modellizzante le perdite; si vede e chiaramente che, diminuendo RL , si diminuir` la tensione sul carico; ci` pu` a o o giusticare i risultati sperimentalmente trovati.

4.1.2

Punto 3

Per quanto riguarda il punto 3, il risultato da giusticare ` sostanzialmente e la forma donda strana: eettuando la misura richiesta dal testo dellesercitazione, ossia una misura di tensione realizzata collegando direttamente alluscita loscilloscopio, si utilizza sostanzialmente come carico unimpedenza molto elevata. Questo fatto impone ai diodi (del ponte di Graetz) di scaricare solo impulsivamente le cariche contenute nelle proprie capacit` parassite, a provocando la visualizzazione di questa forma donda particolare. Una volta collegato il carico, nel circuito risultante esso apparir` in para allelo allimpedenza delloscilloscopio. Dal momento che: ZOSC Si avr` che: a Zeq ZL ZOSC ZL

I diodi potranno scaricare in modo non pi` impulsivo le proprie capacu it` parassite, e, come prevedibile, la forma donda visualizzata appare pi` a u regolare.

4.1.3

Punti 4 - 5

Per quanto riguarda i punti 4 - 5, punti nei quali si introduce nel circuito il condensatore da 470 F, ` stato osservato un particolare: dapprima si e richiede di eettuare (nel punto 4) le misure della tensione di uscita direttamente sul condensatore, poi (nel punto 5) di eettuare le misure con un carico inserito in parallelo al condensatore. Quello che ` stato possibile noe tare, ` un abbassamento (di circa 1 V) della tensione massima, nella misura e richiesta dal punto 5, rispetto a quella del punto 4: lintroduzione del carico ha comportato un abbassamento della tensione di uscita. Questo fatto ` giusticabile mediante la seguente osservazione: nel doe minio di Laplace, un condensatore C si pu` pensare, in termini di impedenza, o come: C L ZC = 1 sC

15

Per frequenze basse (come quella dei segnali che vengono trattati in questa esercitazione, poich` derivanti sostanzialmente dalla rete di distribuzione, e notoriamente a 50 Hz), si pu` dire che limpedenza del condensatore sia o molto grande se paragonata alle impedenze opposte dagli altri elementi del circuito (due su tutti i diodi, elementi parassiti del trasformatore). Si pu` o dunque prevedere che tutta la tensione in uscita dal raddrizzatore cadr` sul a condensatore. Dal momento che in parallelo al condensatore si introduce un carico a bassa impedenza (al pi` 100 ), si ottiene una grossa impedenza in paralu lelo ad una ridotta, avendo come risultato unimpedenza equivalente molto minore. Dunque, il partitore tra i parametri parassiti prima introdotti ed il carico provocher` una diminuzione della tensione su di esso, rispetto a quella a presente sul condensatore prima dellintroduzione del reostato nel circuito.

4.1.4

Punti 8 - 9

Una volta ultimato il montaggio dellalimentatore, ne ` stato vericato il come portamento. Le speciche sono assolutamente rispettate: sul carico ` stata e misurata una tensione pari a 5,04 V (rientrando perfettamente nei limiti di funzionamento contenuti nel datasheet). Il funzionamento previsto a lezione dunque si pu` ritenere assolutamente coincidente con quello sperimentale. o

4.1.5

Punto 10

Il decimo punto dellesercitazione si compone di diverse domande. Laspetto pi` pratico di questo punto, come gi` visto, consiste nella verica dellanu a damento della tensione di uscita al variare della resistenza di carico: al variare della resistenza di carico, infatti, varia la corrente in uscita dal regolatore di tensione, corrente prelevata dal resto del circuito. Problema che potrebbe apparire a questo punto importante ` il fatto che e il regolatore, al di sopra di una certa corrente, potrebbe uscire dalle proprie speciche di funzionamento; sperimentalmente tuttavia non ` stato possibile e raggiungere una corrente nemmeno prossima a quella massima nota a priori dal datasheet (pari a 1 A). Quindi non ` possibile far intervenire la protezione e da sovracorrenti del regolatore. Ci` che ` stato possibile osservare ` riconducibile ad un altro fatto: la o e e corrente in ingresso al regolatore (circa uguale a quella in uscita da esso, in buona approssimazione), deve essere prelevata dal condensatore elettrolitico preposto al regolatore. Richiedendo una corrente troppo elevata, il condensatore abbassa eccessivamente la propria tensione, no a non essere in grado di fornire, in ingresso al regolatore, una tensione pari a quella di uscita pi` u 16

quella di drop-out minima. In questo modo, quando si collega un carico troppo basso (e quindi richiedente una corrente troppo elevata per il circuito), la tensione in uscita tende a de-stabilizzarsi, causando picchi negativi (di ampiezza proprio pari alla tensione di drop-out).

17

Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 8 (Versione B)

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

10 dicembre 2008

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Basetta di montaggio

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo dellesercitazione di laboratorio ` quello di realizzare su basetta e un convertitore DC-DC di tipo buck (step-down) pilotato da un driver highside a pompa di carica, e di eettuare alcune misure, al ne di caratterizzarne il comportamento.

Capitolo 2 Progetto
2.1 Schema elettrico

Poich` si sceglie di eettuare la Versione B dellesercitazione di laboratorio, e lo schema elettrico che si sceglie di utilizzare ` il seguente: e

2.2

Elenco componenti
Quantit` Tipo a 1x100 (max) 1 IRF840 1 1N5819 1 100 F, 25 V 1 47 F 1 47 pF 1 47 nF 1 4,7 k 1 10 k 2 2N2222 1 2N2907 1 82 H 1 1N4148

Componente Reostato MOSFET di potenza Diodo (Schottky) Condensatore elettrolitico Condensatore elettrolitico Condensatore ceramico Condensatore ceramico Resistore Resistore Transitore bipolare (npn) Transistore bipolare (pnp) Induttore Diodo

Capitolo 3 Misure
Il testo dellesercitazione propone due possibili versioni, una dotata del solo convertitore DC-DC buck ed una con anche un circuito di pilotaggio, la cui topologia ` fornita dal testo dellesercitazione. Poich` si ` deciso di seguire la e e e Versione B, verr` seguito il testo dellesercitazione ad essa relativo, dunque a su basetta sar` montato il circuito completo. Facendo dunque riferimento al a testo della relazione, si sceglie di suddividere i punti da descrivere in 8 parti.

3.1

Misure da eettuare

Per quanto riguarda il primo punto dellesercitazione, non vi sono misure da eettuare, in quanto esso ` un punto esclusivamente riservato al montaggio e del convertitore buck e del relativo circuito di pilotaggio. Si parte dunque dalla descrizione delle misure da eettuare dal secondo punto in poi.

3.1.1

Punto 2

Poich` il convertitore buck ` utilizzato come convertitore DC-DC (ossia da e e una tensione/corrente continua in unaltra tensione/corrente continua), in cui la tensione di uscita ` minore o uguale di quella di ingresso (come ose servato a lezione), in ingresso si introdurr` una tensione continua. Questa a viene prelevata da una delle uscite dellalimentatore stabilizzato, impostato al livello 8 V, e limitando la corrente uscente massima a 1 A. Il circuito di pilotaggio viene alimentato da una tensione di 12 V (poich` si utilizza il e MOSFET di potenza, richiedente una tensione di gate elevata al ne di essere polarizzato), ottenuta mediante laltra uscita dellalimentatore stabilizzato.

3.1.2

Punto 3

In questo punto si chiede di generare la tensione di pilotaggio del MOSFET, VG , collegando allingresso del driver il generatore di segnali in modalit` onda a quadra, in modo da ottenere sul gate del MOSFET un segnale con valore alto pari a 12 V, valore basso pari a 0 V, duty cycle pari al 50 %. Dal testo dellesercitazione si sa che il driver, dato un ingresso di 5 V, ` in grado di e riprodurne 12 sul gate; il segnale generato nellingresso VQ sar` inizialmente a unonda quadra di duty cycle 50 % e frequenza 50 kHz, tuttavia, il fatto che la pompa di corrente sia realizzata mediante un circuito cascode a BJT potrebbe provocare latenze al momento della commutazione dei transistori (come vericato a lezione e in sede di esercitazione di laboratorio, i transistori 2n2222 non hanno ottime prestazioni in termini di tempi di recupero); al ne di ottenere un segnale dal duty cycle pari a 50 % sul gate, sar` necessario a modicarne il valore sul generatore di segnali.

3.1.3

Punto 4

Una volta regolato il reostato sul valore RL = 10 , si misura la tensione di uscita sulloscilloscopio; supponendo per ipotesi che il convertitore buck si trovi in modo di funzionamento continuo (ipotesi che andr` vericata soa lo in seguito), dalle nozioni apprese a lezione si ` ricavato che il rapporto e tra tensione ed uscita dal convertitore ` pari al duty cycle del segnale di e pilotaggio: Vu = DC Vi

3.1.4

Punto 5

Il quinto punto dellesercitazione richiede di misurare il valore del ripple picco-picco presente sulluscita e, a partire da esso, di trarre conclusioni sulla resistenza equivalente serie (ESR) del condensatore elettrolitico in uscita.

3.1.5

Punto 6

Innanzitutto il punto 6 richiede di calcolare il valore teorico massimo del resistore di carico, RL , anch` il convertitore funzioni in modo continuo e (CCM); dalla teoria arontata a lezione, si sa che: RL,max = 2LfSW 1 DC 82 H 50 kHz 2 = 16, 4 1 0, 5 5

Si richiede a questo punto di osservare il comportamento della tensione di uscita, impostando il reostato su di un valore superiore del 50 % del massimo appena calcolato; questo ` pari a: e RL,+50% = RL,max (1 + 0, 5) 25

Tratte conclusioni sullattuale congurazione, si misura landamento della tensione di uscita per diversi valori di RL , valori ottenibili spostando il cursore del reostato in diverse posizioni. Per ciascuno di questi valori, si chiede di variare il duty cycle dellonda quadra, in modo da ottenere lo stesso valore di tensione misurato nel punto 4, ossia nel modo continuo di funzionamento. Si traggono, al termine di ci`, o ulteriori conclusioni.

3.1.6

Punto 7

Si chiede, ssato il carico RL a 5 , di variare la tensione di ingresso del convertitore, Vi , ed il duty cycle, DC , in modo da ottenere la tensione di uscita misurata nel punto 4, e presentare dunque in forma graca e tabulare i i valori di DC in funzione di Vi , al ne di rilevare un eventuale riscontro con la teoria introdotta a lezione.

3.1.7

Punto 8

Si chiede, nellottavo punto dellesercitazione, di osservare un eventuale accordo con la teoria per quanto riguarda landamento della tensione sul catodo del diodo Schottky D1 in modo CCM e DCM. Al ne di selezionare il modo di funzionamento del convertitore buck, ` possibile operare, come precedene temente fatto, sul reostato RL : mantenendo al di sotto del valore RL,max il reostato si avr` la garanzia (per DC = 0, 5) di rientrare nel funzionamena to continuo; si ricordi che, volendo cambiare DC , ` suciente rispettare (o e meno) la diseguaglianza precedentemente presentata, al ne di far lavorare il convertitore in CCM (o DCM).

3.2

Misure eettuate e risultati

Per quanto riguarda i punto 1 e 2, non sono state eettuate misure di alcun tipo; si incomincia dunque a descrivere le misure eettuate in laboratorio a partire dal punto 3.

3.2.1

Punto 3

Al ne di ottenere una tensione VGS pari a 11 V, ` necessario impostare come e illustrato precedentemente il generatore di segnali; inizialmente, il duty cycle del segnale introdotto sullingresso del driver, VQ , ` pari al 50 %; e

Capitolo 4 Conclusioni
4.1 Confronto con risultati previsti o attesi

(discutere eventuali discrepanze tra risultati attesi (ricavati dalle speciche), risultati delle eventuali simulazioni, e risultati ottenuti (dalle misure eettuate))

4.2

Discussione

(discutere e motivare le eventuali dierenze riscontrate al punto 4.1(ad esempio tolleranze dei componenti, errori di calcolo nel progetto, errori di procedura nel progetto, uso dimodelli non adeguati, errori nelle procedure di misura)).

4.3

Commenti

(lesercitazione stata utile (ai ni degli obiettivi previsti)? I dati iniziali e le speciche sono corretti e completi? Le procedure sono indicate correttamente o possono essere migliorate? Proporre eventuali miglioramenti alla guida di laboratorio)

Elettronica Applicata

Esercitazione di Laboratorio 9

Squadra 1
Autori Firme Galfano Salvatore Tibaldi Alberto Tonelli Piero Tumino Carmelo

Tavolo D10

26 gennaio 2009

Capitolo 1 Introduzione
1.1 Strumenti utilizzati
Marca e Modello Hameg HM8131-2 Hameg HM 1004-3 Agilent 34401A Labornetzgerat LPS3306A A6 (CIRCUITI LOGICI)

Strumento Generatore di segnali Oscilloscopio Voltmetro Digitale Alimentatore Stabilizzato Circuito premontato

1.2

Descrizione sintetica degli obiettivi

Lobiettivo dellesercitazione di laboratorio ` quello di caratterizzare elettrie camente alcune porte logiche, di tipo invertente (NOT logici), appartenenti a diverse famiglie logiche e dalle diverse caratteristiche. Dapprima si misureranno le transcaratteristiche delle porte logiche, si eettueranno dunque misure delle caratteristiche statiche di uscita e inne di alcuni parametri dinamici.

1.3

Schemi a blocchi

Vengono ora riportati gli schemi a blocchi delle sezioni del modulo A6 che sono state utilizzate nellesercitazione (e che erano presentate nel testo dellesercitazione). Questa primo schema (SE-1) ` stato utilizzato nei primi punti e dellesercitazione (che verranno descritti di seguito).

Figura SE-1 Nella successiva parte dellesercitazione ` stato utilizzato la sezione del e modulo A6, rappresentata dallo schema in gura (SE-2).

Figura SE-2 Nellultima parte dellesercitazione sono stati utilizzati i circuiti in gura (SE-3):

Figura SE-3 Si precisa inoltre che, osservando il modulo, si ` notato che alcune come ponenti erano comuni a pi` schemi. u

Capitolo 2 Misure
Come gi` brevemente accennato, lesperienza verte sulla caratterizzazione a delle porte logiche presenti su di un circuito premontato. La descrizione delle misure che si prevede di eettuare in laboratorio e di quelle realmente eettuate verr` suddivisa in tre sezioni che comprendono i cinque punti del a testo dellesercitazione.

2.1
2.1.1

Misure da eettuare
Transcaratteristiche delle porte logiche

In questa prima sezione dellesercitazione e no ad ulteriori esplicitazioni si far` riferimento allo schema a blocchi riportato nella sezione precedente e ina dicato con SE-1. Nel primo punto dellesercitazione si dovranno misurare le transcaratteristiche delle porte logiche, mediante il seguente procedimento: prima di tutto, al ne di evitare danni al circuito logico, esso viene alimentato con una tensione pari a 5 V utilizzando luscita 5 V nominali dellalimentatore stabilizzato; si imposta dunque il generatore di segnali in modalit` onda triangolare, con frequenza f = 1 kHz, livello basso di tena sione posto a 0 V, livello alto posto a 5 V. Mediante gli interruttori S1 (in posizione 1, corrispondente a 0 V), S2 (posizione 2) e S4 (posizione 2), si imposta un carico pari a 10 k per il circuito (durante il resto della relazione si eviter` di descrivere le congurazioni degli interruttori; la precedente dea scrizione ` unesemplicazione del modo di procedere da utilizzare per il resto e dellesercitazione). Per ogni porta di cui bisogna valutare la caratteristica, prima di passare alla sezione di misure, ` necessario eettuare alcuni controlli: utilizzando e loscilloscopio in modalit` standard (ovvero tensione vs tempo), si verica a

il corretto funzionamento del generatore di segnali e del circuito logico, collegando un canale delloscilloscopio alluscita del generatore, e laltro alluscita del circuito (misurando la tensione di J3 rispetto a quella di J24) Vericato il funzionamento del circuito, si utilizza loscilloscopio in modalit` a XY, utilizzando (come precedentemente descritto) per lingresso 1 (asse delle ascisse) il segnale allingresso della porta, Vi ; nellingresso 2 (asse delle ordinate) viene inserito il segnale in uscita dalla porta, Vu (misurato sul morsetto J3). Essendo il segnale in uscita dal generatore di segnali unonda triangolare, si ha un andamento della tensione di ingresso lineare rispetto al tempo, di conseguenza ci` che si visualizza sulloscilloscopio ` la caratteristica o e Vu = f (Vi ). Si acquisiscono dunque alcuni valori della caratteristica, i quali verranno inne proposti in forma graca, al ne di semplicare losservazione. Viene richiesta una misura supplementare: la variazione delle caratteristiche, al variare della tensione di alimentazione del circuito logico in un campo di variazione percentuale del 40% +20%, ed uneventuale discussione riguardo variazioni signicative rispetto ai risultati precedentemente misurati. Ovviamente per fornire queste tensioni di alimentazione al circuito si ` dovuta utilizzare una delle sezioni dellalimentatore stabilizzato, e opportunamente regolata.

2.1.2

Misura delle caratteristiche statiche di uscita delle porte

Viene richiesto di eettuare un certo numero di misure, che ora verranno descritte, su due porte logiche appartenenti a famiglie dierenti: si intende caratterizzare infatti, sotto il punto di vista elettrico, le uscite di due inverter logici, uno appartenente alla famiglia logica HC (dunque CMOS), ed uno appartenente alla famiglia logica LS (ovvero TTL low Schottky). La misura riguarder` luscita di ciascuna porta nei due stati logici che pu` a o assumere: uscita con stato logico alto, e uscita con stato logico basso. Si descriveranno, per ogni stato, i procedimenti da eettuare (ed essendo abbastanza simili, si evitaranno alcune ripetizioni). Tali procedimenti andranno applicati per la caratterizzazione di entrambe le porte logiche. Una volta alimentato il circuito logico in misura con una tensione pari a 5 V, si passa alla descrizione delle misure da eettuare. Uscite a livello alto Trattandosi di un inverter, per avere in uscita lo stato logico alto, ` sufe ciente applicare una tensione molto bassa sullingresso del circuito logico, nella fattispecie prossima a 0 V (o comunque inferiore alla VIL , leggibile dal 4

datasheet della porta logica). Questa tensione viene generata mediante la seconda uscita dellalimentatore stabilizzato. Si procede mettendo la porta in condizioni sfavorevoli al ne di valutarne i limiti. Dal momento che la porta ha unuscita alta, si collega il carico tra luscita e lo 0 V del circuito, in modo che la porta debba erogare pi` corrente (rispetto allipotetica u posizione del carico tra luscita e lalimentazione). Si misurano dunque, al variare dei carichi (selezionabili mediante gli interruttori) tensioni e correnti sulluscita della porta logica; vengono quindi acquisiti e riportati in forma graca i valori della tensione di uscita, Vo , al variare della corrente di uscita, Io . Leggendo dal datasheet il valore di IOH e facendo alcune considerazioni si ricaver` dal graco il valore della VOH ad essa corrispondente. a Le misure prima eettuate sulla porta 74HC04 verranno ripetute per la porta 74LS04, al ne di poter eettuare confronti sui parametri statici misurati, e trarre conclusioni sulle dierenze tra le due famiglie logiche. Uscite a livello basso Di fatto le misure da eettuare sulle due porte non dieriscono in quasi nulla, dunque questo punto vuole esclusivamente presentare alcuni accorgimenti dei quali si deve assolutamente tenere conto: essendo il dispositivo in questione un inverter, al ne di ottenere una tensione bassa in uscita, ` e necessario avere una tensione alta in ingresso (almeno pi` alta della tenu sione VIH ). Inoltre si deve, prima di introdurre in ingresso al circuito logico la tensione generata, vericare che essa sia strettamente inferiore alla tensione di alimentazione VAL , al ne di evitare danni al circuito. Amche in questo caso si pone la porta in condizioni di carico sfavorevoli: dal momento che, quando una porta logica ha uscita bassa, essa assorbe corrente, al ne di realizzare massimizzare la corrente da far assorbire alla porta, si collega il carico allalimentazione 5 V. Fatte queste osservazioni, si possono ripetere le stesse misure eettuate per quanto riguarda le uscite a livello alto, variando il carico ed eettuando tabulazioni e presentazioni grache delle variazioni di tensioni di uscita al variare delle correnti di uscita.

2.1.3

Misura parametri dinamici di uscita delle porte

Ci` che si intende fare in questo punto dellesercitazione ` caratterizzare, o e sotto il punto di vista dinamico, le porte logiche 74HC04, 74HC14, 74HC05. In questa sezione verr` utilizzata la parte del modulo A6 corrispondente allo a schema SE-2. La misura sar` realizzata introducendo un segnale a onda a

quadra in ingresso a ciascuna di esse (per poter osservare le commutazioni delluscita), e osservando le dierenze tra i loro comportamenti. Il segnale a onda quadra viene generato mediante un trigger di Schmitt (identico ad una delle porte logiche utilizzate, o meglio, presente nello stesso package di una di esse), il cui funzionamento va vericato, prima di eettuare le misure vere e proprie. Prima di descrivere la parte di misure vere e proprie, si riporta il calcolo della frequenza stimata del segnale a onda quadra generato mediante il trigger di Schmitt posto allingresso del circuito logico. Dopo la prima commutazione, che denir` lo stato iniziale del circuito, si a pone listante t = 0 nel momento in cui la tensione ` pari a VS1 , ossia pari e alla soglia superiore del trigger; dal momento che viene raggiunta una soglia, linverter commuta, e dalla tensione VOH (tensione alta di uscita) passa alla tensione VOL (tensione bassa di uscita); il condensatore tende a scaricarsi, raggiungendo la soglia di tensione opposta a quella appena raggiunta (ovvero VS2 ), con un andamento esponenziale, che segue la formula del transitorio ora riportata: VC (t) = (V0+ VC, )e + VC, Dove la costante di tempo, , ` data dal prodotto della capacit` del cone a densatore, e della resistenza equivalente che esso vede ai propri morsetti; in tal caso, R = 15 k, C = 10 nF. A questo punto ` necessario procedere in e due step: dal momento che il tempo per passare dallo stato alto a quello basso (ossia il tempo impiegato dal condensatore per raggiungere il livello di tensione di soglia basso a partire da quello alto) potrebbe essere dierente da quello per passare dallo stato basso a quello alto, ` necessario calcoe lare il periodo dellonda quadra, T , come somma di due contributi, T1 e T2 , ottenuti con gli stessi calcoli, ma supponendo di partire da due condizioni iniziali dierenti. Supponiamo dapprima che la tensione presente sul condensatore, allistante t = 0, sia VS1 (tensione di soglia alta); la tensione che il condensatore tende a raggiungere, ossia la tensione che avrebbe in un ipotetico raggiungimento del regime, ` VOL (tensione che non verr` raggiunta in quanto il trigger e a commuter` quando la tensione sul condensatore sar` pari alla soglia bassa, a a VS2 ). Si pu` dunque scrivere la formula del transitorio, con i dati a nostra o disposizione, come: VC (t) = (VS1 VOL )e RC + VOL Dopo un tempo pari a T1 , avverr` la commutazione dello stato dellina verter, dal momento che dalla tensione VS1 il condensatore avr` raggiunto la a 6
t t

tensione VS2 ; si pu` dunque dire che, allistante t = T1 , la tensione VC (t) sia o pari a VS2 ; sostituendo: VS2 = (VS1 VOL )e RC + VOL Portando VOL al primo membro e dividendo per la parentesi al secondo membro, si ottiene:
T1 VS2 VOL = e RC VS1 VOL Invertendo lespressione, e sfruttando la propriet` dei logaritmi ad elevaa mento a potenza, si trova che: T1

VS1 VOL VS2 VOL Determinato T1 , procedendo in via del tutto analoga, si determina T2 , come ora si dimostrer` rapidamente; dato, per t = 0, il livello di tensione di a soglia basso, T2 , il condensatore a regime tende a VOH , dunque si potr` a scrivere la formula del transitorio come: T1 = RC ln VC (t) = (VS2 VOH )e RC + VOH Sapendo che, allistante t = T2 , la tensione sul condensatore sar` pari alla a tensione di soglia alta, VS1 , ripetendo i passaggi precedenti si pu` ricavare: o VS1 = (VS2 VOH )e RC + VOH T2 = RC ln
T2 t

VS2 VOH VS1 VOH

Dal datasheet dellinverter 74HC14, leggendo i valori riferiti ad una VAL 4, 5 V, si nota che le tensioni valgono VOH = VAL 1 mV, VOL = 0 V+0.001 V: VS1,typ = 2, 5 V; VS2 = 1, 6 V; VOH = 4, 999 V, VOL = 0, 001 V Sostituendo i valori nelle espressioni, si calcola la frequenza come: 1 = 8, 84 kHz T1 + T2 Realizzato questo conto, ` ora possibile realizzare le misure sperimene tali. Si intende misurare le uscite delle tre porte logiche, al ne di trarre osservazioni sulle dierenze o analogie tra i comportamenti delle uscite. Per quanto riguarda linverter 74HC05 viene chiesto di osservare luscita lasciandola in circuito aperto e, successivamente, di collegare luscita (open drain) f= 7

alla tensione di alimentazione (per motivi che verranno esposti in sede di discussione). Al ne di caratterizzare in modo quantitativo le uscite delle porte, si sceglie di misurare, per ciascune di esse, il tempo di salita (rise time, TR ) ed il tempo di discesa (fall time, TF ); per fare ci`, si collega la sonda delloscilloo scopio al circuito; si misurano quindi i valori di uscita (logici) alti e bassi in modo da poter misurare il tempo di discesa come il tempo intercorrente tra gli istanti in cui luscita assume valori pari al 90% e al 10 % dellampiezza massima1 , e il tempo di salita come il tempo intercorrente tra gli istanti in cui luscita assume i valori compresi tra il 10 % e il 90 % dellampiezza totale. Nellultimo punto dellesercitazione viene invece chiesto di misurare la frequenza di oscillazione di due anelli di inverter (rappresentati in SE3). Ovviamente, questa frequenza ` connessa al tempo di propagazione delle e porte: se si considera che, anch` luscita (presa ad una porta qualunque e dellanello) commuti, tutte le porte devono eettuare due commutazioni, si pu` ottenere che: o T = 2n tp f = 1 2n tp

2.2
2.2.1

Misure eettuate e risultati


Transcaratteristiche delle porte logiche

Una volta vericato leettivo funzionamento del circuito logico, sono state visualizzate, sulloscilloscopio impostato in modalit` XY, le caratteristiche a delle porte logiche. Come richiesto nel testo dellesercitazione, esse vengono riportate in un graco quotato. Una volta visualizzate le transcaratteristiche delle porte logiche per una tensione di alimentazione pari a 5 V, se ne cambia il valore, aumentandolo dapprima del 20 %, e riducendolo poi del 40 % (rispetto al valore originale); si sa banalmente che: VAL,2 = 5 V(1 + 20%) = 6 V VAL,3 = 5 V(1 40%) = 3 V Vengono ora dunque visualizzati gli andamenti delle transcaratteristiche su graci quotati2 , come richiesto dal testo dellesercitazione:
intesa come dierenza tra il livello di tensione alto e il livello di tensione basso Il rendering delleditor non ha permesso la perfetta riproduzione dei graci laddove le caratteristiche relative a diverse tensioni di alimentazione si sovrappongono
2 1

Gli andamenti delle transcaratteristiche verranno commentati in seguito.

2.2.2

Misura delle caratteristiche statiche di uscita delle porte

Verranno considerati due sotto-punti: uno riguarda le caratteristiche statiche delle porte, con uscite in stato logico alto, e uno riguarda le caratteristiche con uscite in stato logico basso. Uscite a livello alto Vengono ora riportate, in forma tabulare, i valori delle misure eettuate sulle due porte logiche con uscita logica alta, identicando col pedice HC 9

quelle riferite alla porta logica 74HC04, con il pedice LS quelle riferite alla porta logica 74LS04. Si precisa inoltre che il valore negativo della corrente ` dovuto alla convenzione che si usa per denire le grandezze elettriche sulle e porte: viene infatti utilizzata la convenzione dellutilizzatore e quindi il verso della corrente ` denito entrante nella porta.3 e R () 100 330 1000 10000 Vout,alto,HC (V) 3,58 4,56 4,86 5,00 Iout,alto,HC (mA) -35,8 -13,82 -4,86 -0,5 Vout,alto,LS (V) 1,83 2,92 3,387 3,998 Iout,alto,LS (mA) -18,3 -8,85 -3,39 -0,36

A partire da questi dati, sono stati prodotti i seguenti graci:

Uscite a livello basso Vengono ora riportate, in forma tabulare, i valori delle misure eettuate sulle due porte logiche con uscita logica bassa: R () 100 330 1000 10000
3

Vout,basso,HC (V) 1,51 0,46 0,158 15,9 103

Iout,basso,HC (A) 15100 1393,94 158 1,59

Vout,basso,LS (V) 1,91 0,446 0,278 0,167

Iout,basso,LS (A) 19010 1351,515 278 16,7

In questa tabella, come sar` fatto anche per quelle successive o per i graci, per a questioni pratiche sono state riportate le misure usando lo stesso sottomultiplo dellunit` a di misura

10

Da questi dati si sono ottenuti i graci:

I confronti e le discussioni sui risultati sperimentali appena riportati verranno riportati in seguito.

2.2.3

Misura parametri dinamici di uscita delle porte logiche

Al ne di vericare il calcolo teorico precedentemente riportato, ` stata mise urata, mediante il frequenzimetro (o meglio il DVM in modalit` frequena zimetro), la frequenza del segnale a onda quadra generato dal multivibratore astabile ed ` risultata una frequenza f pari a: e f = 7, 966 kHz Il discostamento dal risultato teorico verr` discusso in seguito. a Seguendo il testo dellesercitazione e procedendo come descritto precedentemente, si sono vericate qualitativamente le uscite, vericando che: La porta 74HC04 (inverter a uscita totem pole) variava la propria tensione di uscita da circa 0 V a circa 5 V (dinamica pressoch` coincie dente al range di tensioni compreso tra quella di riferimento e quella di alimentazione); La porta 74HC14 (inverter a trigger di Schmitt) variava la propria tensione di uscita da circa 450 mV a circa 5 V (avendo quindi una dinamica leggermente inferiore rispetto alla precedente porta);

11

La porta 74HC05 (inverter a uscita open drain) non funziona senza una resistenza di pull-up (come verr` discusso in seguito); collegando, a come il testo dellesercitazione suggerisce, luscita ad una resistenza di pull-up di 10 k collegata ad una tensione pari a 5 V, si verica che la dinamica ` circa coincidente a quella della porta 74HC04. e In un secondo tempo sono state caratterizzate in modo quantitativo le uscite delle porte logiche; misurando (come precedentemente descritto e mediante loscilloscopio) i tempi di transizione, ` stato possibile acquisire i e seguenti dati, ora riportati in forma tabulare: Porta TR (ns) TF (ns) 74HC04 2,8 3,8 74HC14 3,8 1720 74HC05 730 3,6 Non vengono ovviamente riportati i dati relativi alla porta 74HC05 non caricata, in quanto non funzionante. Ritardo di propagazione di due catene di porte logiche Per quanto riguarda il punto 4-bis del testo dellesercitazione, ossia la misura della frequenza di oscillazione di due catene di porte logiche (una composta di porte logiche 74HC04, una di porte logiche 74AC04), sono state misurate le seguenti frequenze di oscillazione: fHC = 17, 76 MHz fAC = 35, 6 MHz Il ritardo di propagazione tp si pu` calcolare considerando (come spiegato o precedentemente) invertendo la seguente formula: f= 1 1 tp = 2ntp 2nf

Dove n = 5 (in ciascuna delle due catene), e le f sono le frequenze appena misurate; considerando dunque tutti uguali i ritardi di propagazione, essi sono calcolabili mediante la formula precedente: tHC = 5, 63 ns tAC = 2, 81 ns La validit` dei risultati verr` discussa in seguito. a a 12

Capitolo 3 Conclusioni
3.1 Discussione

Si propone a questo punto la discussione di tutti i risultati sinora riscontrati, evidenziando quelli particolarmente signicativi, per ciascun punto dellesercitazione.

3.1.1

Transcaratteristiche delle porte logiche

Sono stati precedentemente riportati i graci quotati rappresentanti, nel modo pi` verosimile che si ` riusciti a rappresentare, le transcaratterisu e tiche visualizzabili sulloscilloscopio in modalit` XY, come richiesto dal testo a dellesercitazione di laboratorio. Tra la porta logica 74HC04 e la 74HCT04 non si pu` riscontrare una o grossa dierenza, se non nella posizione delle soglie di commutazione (o meglio essendo realizzate con transistor MOS, come visto a lezione, si pu` o parlare di tensione di inversione); il risultato sperimentale fornisce semplicemente conferme rispetto ai risultati prevedibili dai datasheet delle due porte logiche: dinamica di uscita pressoch` coincidente con il range di tene sione compreso tra quello di riferimento e quella di alimentazione, e soglie posizionate in valori assolutamente compatibili con quelli previsti dal datasheet. Inoltre ricordiamo che il motivo per cui le soglie sono spostate rispetto alla famiglia logica HC ` che in questo modo ` possibile collegarvi ale e lingresso unuscita di una porta LS: infatti essa ha tensione di uscita alta VOH = 2, 7 V (ricavata dal datasheet) pi` bassa della VIH di una porta HC u (che ` VIH = 3, 15 V). e Per quanto riguarda la porta logica 74LS04, si notano transizioni meno brusche da stato alto a stato basso, e un peggiore mantenimento della tensione alta, dal momento che si fornisce una tensione di polarizzazione pari 13

a 3 V: sul datasheet della porta redatto da Hitachi Semiconductor, non si ha riferimento a tensioni di alimentazioni inferiori ai 4,75 V, di conseguenza il risultato ottenuto, in termini di transcaratteristica, pu` derivare dal fatto che o il circuito non sia sucientemente alimentato. Si nota inoltre che, a dierenza delle porte precedenti, in questa porta c` una certa dierenza di tensione e sia tra il valore di tensione delluscita alta e la tensione di alimentazione sia tra luscita bassa e la tensione di riferimento. Ci` ` facilmente spiegabile o e considerando che le porte LS hanno un uscita a totem pole realizzata con transistor a giunzione bipolare: con luscita in stato alto la tensione deve essere almeno minore della tensione di alimentazione di una VBE pi` una u (pi` piccola) caduta sulla resistenza; con luscita in stato basso la tensione ` u e invece maggiore della tensione di riferimento di una quantit` pari a VCE,sat . a Unosservazione importante riguarda la transcaratteristica della porta logica 74HC14, ossia la porta inverter a trigger di Schmitt: si nota violentemente, nella transcaratteristica, listeresi della porta logica4 , dal momento che sono presenti, per lo stesso valore di X = Vi , diversi valori di Y = Vu ; ci` non ` motivabile, se non riconducendosi al fatto che la porta logica sia o e dotata di unisteresi, al ne di prevenire eventuali rumori.

3.1.2

Misura delle caratteristiche statiche di uscita delle porte

Per quanto riguarda invece la misura della caratteristica delle due porte, esistono due metodi nalizzati alla determinazione delle tensioni di uscita di soglia (sia allo stato basso che allo stato alto). Per quanto riguarda il primo metodo, prima di eettuare confronti con i dati riportati nei datasheet, ` necessario osservare che tali dati sono concernenti o ad una tene sione di alimentazione VAL pari a 4,5 V o ad una VAL pari a 6 V, nel caso della porta 74HC04, mentre riguardano una VAL pari a 4,75 V nel caso della porta 74LS04. Quindi per confrontare le tensioni di uscita bisognerebbe interpolare i dati presenti sul datasheet e ottenere quindi un valore stimato in corrispondenza di VAL = 5 V; alternativamente, eettuando unanalisi approssimativa, ` suciente traslare i valori relativi a 4,5 V di circa 0,5 V e e quelli relativi a 4,75 V di 0,25V. Stimando i valori in questultimo modo presentato si ottengono: VOH,HC,typ = 4, 32 V + 0, 5 V = 4, 82 V VOL,HC,typ = 0, 33 V + 0, 5 V = 0, 83 V
Nella caratteristica visualizzata mancano i tratti verticali, ma ci` ` del tutto corretto oe visto che la tensione di uscita deve presentare delle discontinuit` a
4

14

VOH,LS,typ = 3, 4 V + 0, 25 V = 3, 65 V VOL,LS,typ = 0, 35 V + 0, 25 V = 0, 6 V Sfruttando le misure eettuate e dalla caratteristica, si possono stimare le tensioni VOH e VOL della porta 74HC04. Si osserva la corrente IOH appartiene alla zona della caratteristica in cui il MOS (essendo luscita alta, lnMOS ` e interdetto quindi ci si riferisce al pMOS) ` in zona resistiva. Quindi ` e e possibile calcolare la RON del dispositivo utilizzando un qualsiasi punto di tale zona (essendo la resistenza pressocch` costante): e RON = 4, 86 V = 10 k 4, 86 mA

Quindi la tensione VOH ` stimabile come: e VOH = RON IO = 10 k 4 mA = 4 V Tale valore ` abbastanza prossimo a quello stimato, e comunque pi` vicino e u a quello minimo pari a VOH,min = 3, 98 V + 0, 5 V = 4, 48 V. Un secondo modo di lavorare ` il seguente: dai datasheet ` possibile lege e gere il valore della corrente IO , dato un certo punto di lavoro della porta logica (in corrispondenza di una data tensione di alimentazione, VAL ; utilizzando in prima approssimazione le correnti con VAL = 4, 5 V, per quanto riguarda la porta 74HC04, VAL = 4, 75 V, per quanto riguarda la porta 74LS04 (datasheet Hitachi Semiconductor). Si ha: IOH,HC = 4 mA IOL,HC = 4 mA IOH,LS = 400 A IOL,LS = 4 mA Leggendo, dai quattro graci precedentemente introdotti, i valori delle ordinate corrispondenti alle ascisse estratte dai datasheet, ` possibile pree sentare i valori delle tensioni richieste dal testo dellesercitazione; da una semplice osservazione dei graci, dunque, sono stati prodotti i seguenti risultati: VOH,HC 4, 8 V

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VOL,HC VOH,LS VOL,LS

0, 68 V 3, 5 V 0, 7 V

Rispetto ai dati presenti sui datasheet delle due porte logiche si ha una leggera discordanza, giusticabile da due sostanziali fatti: il metodo di misura utilizzato (e richiesto dal testo dellesercitazione) ` discutibile in quanto la e lettura del graco da parte di un operatore ` dotata di grosse incertezze; e i valori cui si fa riferimento, inoltre, erano riferiti ad un livello di tensione dierente da quello utilizzato nel circuito logico e sono stati anchessi stimati, dunque le dierenze riscontrate dai valori teorici possono dirsi soddisfatte. Oltre a queste considerazioni si ` inoltre notato che la corrente erogata e dalla porta supera i limiti imposti dal datasheet. Tale fatto non deve preoccupare, in quanto il valore riportato sul datasheet ` stimato considerando la e massima potenza dissipabile da tutto il chip e nelle condizioni in cui tutte le porte eroghino la massima corrente. Poich` nellesperienza la porta non eroe gava grosse correnti anche su altre porte si pu` comprendere che la potenza o dissipata dal chip fosse comunque inferiore a quella massima dissipabile.

3.1.3

Misura parametri dinamici di uscita delle porte logiche

Viene richiesta la verica del funzionamento delle varie porte logiche, una volta eccitate da un multivibratore astabile. Lesperienza di laboratorio ha permesso di caratterizzare, mediante la misura dei tempi di salita e discesa, ciascuno dei stadi di uscita. Una nota fondamentale riguarda la porta 74HC05, ossia la porta ad uscita open drain: senza introdurre la resistenza di pull up, ossia senza avere una tensione alta in uscita che possa tirare su luscita quando essa non deve essere bassa, luscita della porta si comporta ovviamente come un circuito aperto: attraverso il drain, ovvero luscita della porta non pu` scorrere alcuna o corrente e quindi la tensione non pu` n` abbassarsi n` alzarsi; risulta dunque o e e impossibile, in questa condizione, caratterizzare lo stadio. Per quanto riguarda la misura del ritardo di propagazione sulle due catene di porte, il risultato misurato ` ottimale: calcolando, con i dati presenti nel e datasheet e la formula seguente:

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fprev =

1 2ntp

Erano stati ottenuti i seguenti range di valori: fprev,HC = (5, 88 7, 14) MHz fprev,AC = (25 28, 57) MHz Il fatto di aver ottenuto frequenze signicativamente pi` grandi, permeu tte di dire che il ritardo di propagazione (inversamente proporzionale alla frequenza) sia pi` piccolo di quello previsto teoricamente e minore dei valori u massimi forniti dal datasheet (che sarebbero tp,HC,max 21 ns e tp,AC,typ = 4 ns).

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