Parte 1 Farmaci 2 NN
Parte 1 Farmaci 2 NN
D’Avolio
RICERCA E SVILUPPO
La ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci sono motivati dalla necessità di soddisfare le esigenze
mediche e terapeutiche, poiché non abbiamo ancora tutti gli strumenti per curare diverse malattie.
Questo processo è lungo e complesso: il brevetto di una molecola ha una durata limitata di 20
anni, di cui circa dieci vengono dedicati alla ricerca e allo sviluppo prima della commercializ-
zazione. La fase di sviluppo include sia l’attività preclinica che quella clinica, seguita da una fase di
marketing, che riguarda la contrattazione del prezzo con vari enti statali e sovranazionali, e infine
la distribuzione del farmaco.
Le aziende farmaceutiche che portano nuovi farmaci sul mercato non sono organizzazioni no-profit
e tendono a favorire l’equilibrio economico verso i ricavi piuttosto che i costi. Infatti, la ricerca e lo
sviluppo di farmaci per malattie rare, che generalmente non offrono grandi guadagni, è principal-
mente sostenuta da enti di ricerca piuttosto che da aziende farmaceutiche.
Attualmente, la maggior parte dei farmaci sviluppati (76,8%) ha come target i recettori cellulari e si
comportano come agonisti o antagonisti dei recettori stessi modulandone l’attività.
Grazie alle tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (NGS), è stato possibile sequen-
ziare in dettaglio il genoma umano e identificare bersagli terapeutici specifici. Questo ha portato a
un significativo incremento nello sviluppo di farmaci biotecnologici, in particolare degli anticorpi
monoclonali, con decine di migliaia di proteine identificate come potenziali target per questi far-
maci.
Le tappe sono:
● Studi pre-clinici:
o Tossicologia: studia se e come la molecola è tossica, gli indici di sicurezza e le dosi
letali.
o Farmacologia: valuta la capacità di un farmaco di legare il recettore.
o Farmaceutica
● Studi clinici:
o Pre-marketing (fase I,II,III),in cui si lavora con animali e pazienti.
o Post-marketing (fase lV): farmacovigilanza e trial clinici.
questo farmaco deve effettuare una serie di valutazioni di tipo clinico per poter essere
preso in carico dal ministero e da AIFA( ente che gestisce la parte formale dell’immissione
in commercio dei farmaci in Italia).
Si parla di farmaci innovativi, indicando i farmaci ai quali siano stati riconosciuti un bisogno ter-
apeutico e un valore terapeutico aggiunto entrambi di livello massimo o importante, ed una qualità
FASE PRE-CLINICA
Nella sperimentazione preclinica, gli studi sugli animali sono cruciali, soprattutto per la valutazione
della tossicità riproduttiva e della teratogenesi. Secondo la definizione di AIFA, è necessario un or-
ganismo vivente e complesso per determinare la via di somministrazione più appropriata e la
reazione dell’organismo stesso. In alcuni casi, sono richiesti almeno due organismi complessi (es-
empio:il ratto e il coniglio).
FASE CLINICA
Dopo aver superato la valutazione preclinica (quindi dopo aver dimostrato la non tossicità del far-
maco) si può passare agli studi sulle persone, che si suddividono in 4 fasi:
1. Fase I
2. Fase II
Sbobinatore: Giorgia Di Florio Revisore: Matteo Fran-
cia
6.farmacologia1 16/10/2024 Prof. D’Avolio
3. Fase III
4. Fase IV (post marketing)
FASE I:
coinvolge volontari sani, che sono circa un centinaio(100-200); l’eccezione è rappresentata dai far-
maci oncologici: non è etico somministrare questi farmaci, la cui tossicità è già nota, ad individui
sani.
FASE II
Il numero di soggetti, cioè pazienti accuratamente selezionati con patologia per la quale il farmaco
è elettivamente indicato, è di 500-600.
Tutti i nuovi farmaci devono avere prestazioni migliori oppure devono portare una miglioramento
nella pratica clinica ( esmpio: far durare di meno la terapia, essere meno costosi, essere meno
tossici) altrimenti l’immissione in commercio non viene permessa.
FASE III
La numerosità è ancora più alta:2000-4000 pazienti, i quali vengono inclusi con criteri meno selet-
tivi; inoltre,si iniziano a fare valutazioni su anziani e bambini.
Domanda del Professore: “Riflettendo sui farmaci per il diabete, in particolare quelli più datati, si
nota che nessuno di essi è stato sviluppato su pazienti anziani, che sono però i principali utilizza-
tori. Perché, di solito, quando si immette un nuovo farmaco sul mercato, non si arruolano pazienti
anziani?”
Risposta: “Nei pazienti anziani, la farmacocinetica è piuttosto imprevedibile, poiché questi soggetti
tendono ad eliminare i farmaci meno efficientemente e il fegato metabolizza i farmaci in modo
meno efficace.”
Dopo avere superato queste tre fasi, l’azienda presenta ad EMA (in Europa) e ad AIFA (in Italia) la
domanda di immissione in commercio,seguendo il sottostante decreto legislativo:
FASE IV
I tempi di sviluppo dei farmaci sono aumentati a causa delle pratiche e delle normative che garan-
tiscono maggiore sicurezza per l’utilizzatore finale. Attualmente, il periodo di sfruttamento commer-
ciale medio è inferiore ai 10 anni (nell’immagine sono raffigurati i tempi medi delle varie fasi).Il pro-
cesso preclinico dura circa 4 anni, di cui più della metà è dedicata ai test di tossicità. Le fasi
cliniche, che coinvolgono un numero maggiore di pazienti, richiedono più tempo.
Le normative variano a livello globale, con l’EMA in Europa e la FDA negli Stati Uniti. Sebbene i
tempi per le diverse fasi possano differire, risultano sostanzialmente sovrapponibili.
I criteri decisionali che l’azienda si impone prima di iniziare lo sviluppo di un farmaco sono:
● evidenza di sicurezza ed efficacia nell’uomo;
● sintesi e formulazione soddisfacenti;
● disponibilità di risorse adeguate;
● buone probabilità di successo;
biologici o biotecnologici, come gli anticorpi monoclonali, il cui processo di produzione e sviluppo è
particolarmente costoso.
Curiosità: il farmaco con il fatturato più elevato nel suo primo anno di commercializzazione è il So-
fosbuvir, utilizzato per il trattamento dell’epatite C. Questo farmaco è stato il primo a esercitare
un’azione diretta sul virus, in un periodo in cui le uniche terapie disponibili erano interferone e rib-
avirina, notoriamente difficili da tollerare e con scarso successo terapeutico. Il Sofosbuvir ha quindi
aperto la strada a nuove opzioni terapeutiche. Negli Stati Uniti, le assicurazioni coprivano per i loro
pazienti costi tra i 60.000 e i 70.000 euro per ciascun ciclo di trattamento. Concentrazioni elevate
di pazienti in attesa hanno contribuito a un fatturato straordinario nel primo anno, probabilmente
superato solo dai vaccini anti-Covid. Un altro farmaco che ha avuto un grande successo è il Via-
gra.
LA SPERIMENTAZIONE CLINICA
Per sperimentazione clinica si intende ogni studio sistematico sui medicinali, condotto su persone
(pazienti o volontari sani) allo scopo di:
• scoprire o verificare gli effetti;
• identificare ogni reazione avversa;
• studiare la farmacocinetica;
• studiare l’efficacia e tollerabilità.
Gli studi clinici sono condotti solitamente dalle aziende ma possono esserci anche enti di ricerca,
università e ospedali.
STUDI APERTI
Privi di un gruppo di confronto e sono necessariamente in chiaro, ovvero open-label.
STUDI DOSE-RISPOSTA: rivelano l’esistenza di una correlazione tra dose somministrata, concen-
trazione ematica e risposta farmacologica.
STUDI CONTROLLATI : studi nei quali esistono uno o più gruppi di confronto;si basano sull’ipotesi
della non differenza, anche detta ipotesi zero : tra i gruppi non ci devono essere differenze grazie
alla randomizzazione.
Nell’ambito degli studi controllati si possono fare studi di confronto tra soggetti o studi di confronto
entro soggetti. Nel primo caso il confronto avviene tra pazienti diversi, la popolazione di pazienti è
randomizzata in gruppi e a ciascun gruppo è somministrato un trattamento diverso.
Nel secondo caso ogni soggetto funge da controllo di sé stesso. Lo stesso soggetto viene esposto
in tempi diversi a uno o più trattamenti diversi secondo una sequenza randomizzata; in questo
modo tutti i soggetti alternativamente e a caso ricevono tutti i trattamenti.
Il gruppo di confronto è importante per misurare l’effetto reale del farmaco; è necessario tenere
sotto controllo:
● fattori di variabilità noti: età, sesso, stadio della malattia, malattie e terapie concomitanti;
● bias: tra i più comuni ci sono l’attesa dello sperimentatore e l’attesa del paziente. Si nota
soprattutto durante le sperimentazioni sui farmaci oncologici: c’è una grande aspettativa,
anche di tipo salva vita, da parte dello sperimentatore e del paziente;
● fattori aspecifici: sono indipendenti dall’attività del farmaco, di natura soggettiva e psico-
logica;
● fattori ignoti: sono quelli insiti nella natura stessa della variabilità della risposta. Per
evitare che si abbiano in uno studio, si utilizza la randomizzazione, che “distribuisce” la
probabilità che i fattori ignoti influenzino gli studi omogeneamente nel campione, ovvero
l’azione della casualità deve essere ugualmente distribuita nella popolazione.
Viene presentato un link di AIFA dove si spiega in maniera esaustiva quanto detto sull’attività di
valutazione e sperimentazione clinica:[Link] cerca-e-sperimen-
tazione-clinica
COMITATI ETICI
Tutti gli studi devono essere condotti in conformità alle Linee Guida per la Buona Pratica Clinica
(GCP), normative a cui devono attenersi aziende e enti di ricerca che effettuano sperimentazioni.
L’aspetto etico è fondamentale e viene gestito da Comitati di Bioetica, che valutano se uno studio
clinico proposto rispetti le normative vigenti. Questi comitati, composti da medici e professionisti di
diversa formazione, sono organismi indipendenti, rappresentanti di strutture sanitarie o di ricerca
scientifica, e hanno il compito di garantire la sicurezza, l’integrità e i diritti dei pazienti con cui e su
cui si fa sperimentazione.
In Piemonte, esistono due comitati etici, uno a Novara e uno presso le Molinette, che valutano tutti
i protocolli di studi clinici.
La nascita dei comitati etici è giustificata storicamente, in particolare dal Codice di Norimberga del
1947. Durante il processo ai nazisti, oltre a denunciare le atrocità commesse, si è discusso delle
sperimentazioni non etiche effettuate nei campi di concentramento, che, sebbene abbiano prodotto
informazioni utili dal punto di vista clinico, sono state condotte senza consenso. Da queste espe-
rienze storiche è emersa la necessità di normative condivise a livello internazionale. Dal Codice di
Norimberga si è arrivati alla Dichiarazione di Helsinki, che pone il paziente al centro della ricerca,
stabilendo che ogni azione deve essere finalizzata a garantire il massimo beneficio per i parteci-
panti, evitando situazioni di rischio per la loro salute fisica o psicologica.