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Giovanni Pascoli

Il documento riassume la vita e l'opera del poeta Giovanni Pascoli, analizzando in particolare il suo pensiero poetico, le raccolte poetiche principali e come il trauma della morte del padre abbia influenzato tutta la sua produzione letteraria.

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Il documento riassume la vita e l'opera del poeta Giovanni Pascoli, analizzando in particolare il suo pensiero poetico, le raccolte poetiche principali e come il trauma della morte del padre abbia influenzato tutta la sua produzione letteraria.

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GIOVANNI PASCOLI

IL PENSIERO E LA POETICA
L’intera vocazione di Pascoli si incentra sulla reazione all’omicidio del padre. La poesia è concepita
come uno strumento per sanare il dolore, per consolare le vittime e per promuovere pace e
solidarietà.

In Pascoli possiamo riconoscere tre periodi principali. Originariamente vi è la felicità, vi è poi il


trauma con la morte del padre, in cui viene meno la sicurezza del nido, baluardo delle insidie del
mondo, e poi il dolore. Il poeta celebra la fanciullezza e il mondo della campagna, caratterizzata
dalla “mediocritas”. Pascoli elogia la poesia, essa deve essere solamente fine a sé stessa,
spontanea e disinteressata. Tuttavia, essa può avere utilità sociale e morale. A causa del suo
trauma familiare, Pascoli inizialmente aderisce al partito socialista poiché sentiva su di sé le
disugualianze e perché la sua condizione era molto simile a quella di molti intellettuali del tempo, che
si sentivano declassati dalla società. Ma come il socialismo diventa più radicale, Pascoli lo
abbandona e matura un socialismo umanitario: gli uomini si devono unire in solidarietà davanti al
dolore della vita. Vede con diffidenza l’emigrazione e il nido viene esteso alla patria. Ritiene che il
darwinismo sociale sia esteso alle nazioni, in cui l’Italia è proletaria, in quanto derisa e in schiavitù,
ha il compito di soddisfare i propri bisogni anche con la guerra, se necessario. Nell’ultima fase del
poeta vediamo socialismo e nazionalismo convivere.

LA POETICA DEL FANCIULLINO


Nel saggio pubblicato nel 1908 Pascoli spiega la sua poetica, quella del Fanciullino. Il fanciullino è un
modo di essere e un approccio di conoscenza, che tutti noi abbiamo, ma di cui solo il poeta riesce a
far emergere la voce grazie alla sua poesia. Il fanciullo è spontaneo, si commuove e si stupisce. Dal
progresso scientifico non arrivano sapienze nuove, la conoscenza del fanciullino è intuitiva e
spontanea, in cui la realtà è soggettiva. La conoscenza avviene attraverso i simboli, ricavati in
particolare dalla natura, che il fanciullino sa ascoltare e tradurle con un linguaggio pre-
grammaticale e fonosimbolico.

MYRICAE
È la prima raccolta poetica. Il titolo rimanda a un tipo di cespuglio per poter accendere il fuoco,
comune nel mondo umile e contadino, caratterizzato dalla mediocritas. La natura è il rifugio dal
male e dalla storia. Non vi è una rappresentazione realistica della natura, gli elementi naturali sono
simboli che veicolano un messaggio implicito e nascosto. Myricae è la raccolta poetica del nido
infranto, caratterizzato dalla morte, dalla storia, dal simbolismo, con una sintassi semplice e
concentrata su un’immagine.

TEMPORALE
Poesia semplice caratterizzata da una serie di rapide notazioni visive e uditive, con attenzione ai
contrasti cromatici. Non vi sono verbi ma frasi nominali. L’onomatopea iniziale (bubbolio) annuncia il
temporale come qualcosa di lontano e minaccioso, riletto in chiave simbolica come la morte del
padre e il male che incombe sulla felicità. I colori: rosso del cielo (il sangue), il nero delle nubi (lutto e
dolore), il bianco delle nuvole (bene che soccombe). Il casolare è il cuore della poesia, assediato dal
temporale, che erge eroicamente, è il nido infranto. Analogia tra l’ala di gabbiano bianca e il
casolare.

IL LAMPO
La terra è in sussulto e il cielo è frantumato dalle nubi. La poesia è costruita su sensazioni uditive e
visive. Rilegge in chiave simbolica la luce di un lampo che illumina per un istante il paesaggio. Appare
e scompare una casa bianca come un occhio che si apre e si chiude, indicando che il lampo è la
fucilata che uccise il padre del poeta e la sua presa di coscienza di egli del male nel mondo.

NOVEMBRE
È un quadretto naturalistico che inizialmente sembra essere ambientato in primavera, ma
l’ambientazione solare iniziale viene poi smentita nella seconda strofa, rivelando un paesaggio che
rappresenta la morte. L’ambiente primaverile si rivela così il mese di Novembre, il mese dei defunti.
Le foglie rappresentano la caducità della vita umana che culmina nella morte.

X AGOSTO
La poesia è molto differente dalle altre, infatti non è un quadretto naturalistico, ma un discorso
ben strutturato. Il 10 Agosto è la notte di S. Lorenzo e delle stelle cadenti, e anche il giorno della
morte del padre del poeta. Le stelle cadenti sono un pianto purificatorio per la malvagità terrena.
Successivamente vi sono rappresentate due scene di omicidio in modo simmetrico, quello di un
padre di ritorno dal lavoro con delle bambole da regalare alle figlie e quello di un uccello che torna
al nido per sfamare i suoi piccoli. Scambio di nido per indicare la casa dell’uomo, e di casa per
indicare il nido dell’uccello. Entrambi cadono in terra e prima di morire guardano verso al cielo per
chiedere a Dio come mai di quell’ingiusta morte come fece Gesù morto in croce. La poesia ha una
struttura a incastro, l’inizio coincide con la fine, e infatti nel finale ritroviamo le stelle cadenti che
inondano il cielo come un pianto purificatorio, ma il cielo, siccome lontano rispetto alla minuscola
terra, un atomo insignificante, può solo piangere e non intervenire.
I CANTI DI CASTELVECCHIO
Raccolta poetica definita da Pascoli le “myricae autunnali” della sua vita. Rappresentano il nido
ricostruito, in cui il poeta vive con la sorella a Castelvecchio e rielabora i lutti. Pascoli diventa
sacerdote del lutto e tiene viva la memoria dei propri cari defunti.

IL GELSOMINO NOTTURNO
Questa poesia è dedicata alle nozze di un amico. La poesia rappresenta il gelsomino notturno, che
apre i suoi petali al crepuscolo. Il poeta osserva nella notte due scene parallele: il ciclo erotico-
sessuale della fecondazione dei fiori, che si conclude con l’immagine dei petali gualciti, e l’intimità di
una prima notte di matrimonio nell’interno di una casa. Al poeta, come l’ape tardiva, spetta il ruolo
di chi si sente escluso dal rapporto con gli altri e con il mondo, e si dedica ad essere sacerdote del
lutto ricordando i suoi cari defunti. Il poeta dà un’analogia tra i due processi generativi, quasi a
voler dimostrare che l’atto della fecondazione è un atto violento. Il poeta riflette sulla sua vita
casta dedicata al ricordo dei morti, in cui fuori uscire dal nido corrisponde a un tradimento.

IL FRINGUELLO CIECO
La seguente poesia rappresenta il concetto filosofico di Pascoli. Diversi tipi di uccellini dibattono
sull’esistenza del sole. Il fringuello finchè non vede non crede, finchè un giorno viene accecato, e per
lui il sole si spegne del tutto. L’atto violento di accecare il fringuello può rappresentare Pascoli che
subisce l’accecamento per colpa dell’omicidio del padre, ma rappresenta anche l’uomo di fine
Ottocento che ha perso la fede in Dio a causa del positivismo e della scienza che però hanno fallito,
non lasciando all’uomo di potersi dare delle illusioni.

LA GRANDE PROLETARIA SI è MOSSA


Il 26 Novembre 1911 Pascoli pronuncia il discorso “la grande proletaria si è mossa” per
commemorare i caduti e i feriti della guerra in Libia. Con questo discorso il nido viene esteso alla
patria. Riflettendo sulla condizione degli italiani emigrati in America, e paragonandoli ai negri
americani,poiché trattati miserabilmente, annuncia che l’Italia, nazione proletaria, è legittimata dal
colonizzare la Libia, così da sfamare i propri figli. Inoltre annuncia che la Libia non è un terreno
straniero all’Italia, poiché precedentemente conquistata con le guerre puniche, e che colonizzandola
gli italiani riporterebbero la civiltà italiana e il progresso che erano stati cancellati dalla sabbia del
deserto.

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