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Cicerone Cicerone e i suoi nemici: battaglie di parole 297

COMPRENSIONE
aboratorio di latino
LINGUA E STILE
1. Con qualiargomenti Cicerone respinge l'accusa di Antonio 10. Quale funzione ha sul piano stlistico il requente ricorso all'uso
riguardo alla sua partecipazione alla congiura contro Cesare? di frasi interrogative?
2. Perche Antonio sostiene che Bruto fosse stato ispirato da 11. Nel brano Cicerone si serve dello strumento del"ironia per
Clcerone? ribattere alle accuse di Antonio: in quali punti? Con quale
3. Cosa dice Cicerone a proposito del favore di cui avrebbe funzione retorica?
goduto l'iniziativa presa dai congiurati? 12. Individua tutte le figure retoriche presenti nel brano, spie
gando quale funzione svolga ciascuna nel contesto in cui
GRAMMATICA si trova.
4. Che tipo di proposizione è ne ... videar (par. 25)?
5. Perché la relativa qui.omaret (par. 25) ha il congiuntivo? cONTESTO STORICO-LETTERARIO
6. Come spieghi l congiuntivo dixerim (par. 25)? 13. Perché Cicerone respinge con forza l'accusa di aver par-
7. Come spieghi il dativo Trebonio (par. 27)? tecipato alla congiura contro Cesare mentre non ha diff-
8. Che tipo di congiuntivo è dicam (Cascas dicam an Ahalas?, coltà ad ammettere la sua gioia per Il'accaduto?
par. 27)? 14. Quali indicazioni si intravedono nel brano rispetto al pro
9. Che tipo di proposizioni sono introdotte da utrum (volue- getto politico ciceroniano? In cosa consiste il consensus
rim).. an (gaudeam) (par. 29)? omnium bonorum?

Vizi privati e crimini pubblici di Antonio ugpo


t10 (Filippiche, 2,44-50)
La seconda Filippica, ia più polemica e tagliente dele orazioni contro Antonio, fu
composta in risposta a una violenta invettiva che lo stesso Antonio aveva rivolto in senato a Cicerone
nel settembre del 43. Nel brono che segue Cicerone delinea un impressionante ritratto a tinte fosche del analizz@
LTESTO
suo avwersario, del quale sono colpiti i vizi privati e i crimini pubblici: questo Antonio fa addirittura rim-
piangere Cesare.

44] Visne igitur te inspiciamus a puero? Sic, opinor; a principio ordiamur. Tenesne
memoria praetextatum te decoxisse? «Patris» inquies «ista culpa est». Concedo. Etenim est
pietatis plena defensio. Illud tamen audaciae tuae quod sedisti in quattuordecim
ordinibus, cum esset lege Roscia decoctoribus certus locus constitutus, quamvis quis
fortunae vitio, non suo decoxisset. Sumpsisti virilem, quam statim muliebrem togam
reddidisti. Primo volgare scortum; certa flagiti merces nec ea parva; sed cito Curio
intervenit, qui te a meretricio quaestu abduxit et, tamquam stolam dedisset, in

44 Visne... conlocavit: Visne... a pue na: «piena di amore fliale. o ilud.. tuae: Sumpsisti... reddidisti: sulla toga viri-
ro?:Vuoi dunque che ti esaminiamo a sott.culpa est, conilud prolettico rispelt le vedi la Guida alla lettura a p. 300.
partire dall'infanzia?»; vis regge direttamen- to a quod sedisti. e quod.. constitutus: Primo... parva: «All'inizio eri come una
te il congiuntivo inspiciamus, senza con la legge Roscia, approvata nel 67, stabi volgare prostituta (scortum): il compenso
giunzione. Tenesne... decoxisse?: la liva che i cavalieri (ceto selezionato sulla della vergogna era fisso e non
esiguo»;
praetexta era la toga omata di porpora che base del censo) ocCupassero in teatro le in entrambe le frasi è sottinteso il verbo
indossavano gli alti magistrati e i ragazzi pime quatordici tile (ordines), mentre asse sum. Sed cito ... Conlocavit: nell'allu-
ino a 16-17 anni; il verbo decoquo, dal gnava evidentemente un posto differen- dere al rapporto omosessuale tra Antonio
significato proprio di «cuocere perfettamen te a chi fosse andato incontro a un tall- e Curione, Cicerone ironizza su quello che

te, consumare con la cottura», è passa- mento economico (decoctor). e quam descrive come una sorta di matrimonio tra
to a indicare «consumare le proprie VIS.. decoxisset: per quanto uno fosS i due (la stola era una lunga
sopraweste
sostanze, fare fallimento. pietatis ple- se fallito per sfortuna, non per colpa sua». indossata dalle matrone romane).
Antologia
8
matrimonio stabili et certo conlocavit. [45] Nemo umquam puer emptus libidinis causa
tam fuit in domini potestate quam tu in Curionis. Quotiens te pater eius domu sua eiecit,
quotiens custodes posuit ne limen intrares? Cum tu tamen nocte socia, hortante libidine,
cogente mercede, per tegulas demitterere. Quae flagitia domus illa diutius ferre non
potuit. Scisne me de rebus mihi notissimis dicere? Recordare tempus illud cum pater
Curio maerens iacebat in lecto; flius se ad pedes meos prosternens, lacrimans, te mihi
commendabat; orabat ut se contra suum patrem, si sestertium sexagiens peteret,
defenderem; tantum enim se pro te intercessisse dicebat. Ipse autem amore ardens
confirmabat, quod desiderium tui discidi ferre non posset, se in exsilium iturum.
46] Quo tempore ego quanta mala florentissimae familiac sedavi vel potius sustuli! Patri
persuasi ut aes alienum fili dissolveret; redimeret adulescentem, summa spe et animi et
ingeni praeditum, rei familiaris facultatibus eumque non modo tua familiaritate sed etiam
congressione patrio iure et potestate prohiberet. Haec tu cum per me acta meminisses, nisi
illis quos videmus gladiis confideres, maledictis me provocare ausus esses?
47] Sed iam stupra et flagitia omittamus: sunt quaedam quae honeste non possum dicere;
tu autem eo liberior quod ea in te admisisti quae a verecundo inimico audire non posses.
Sed reliquum vitae cursum videte, quem quidem celeriter perstringam. Ad haec enim quae
in civili bello, in maximis rei publicae miseriis fecit, et ad ea quae cotidie facit, festinat
animus. Quae peto ut, quamquam multo notiora vobis quam mihi sunt, tamen, ut facitis,
attente audiatis. Debet enim talibus in rebus excitare animos non cognitio solum rerum sed
etiam recordatio; etsi incidamus, opinor, media, ne nimis sero ad extrema veniamus.
48] Intimus erat in tribunatu Clodio qui sua erga me beneficia commemorat; eius
omnium incendiorum fax, cuius etiam domi iam tum quiddam molitus est. Quid dicam
ipse optime intellegit. Inde iter Alexandriam contra senatus auctoritatem, contra rem
publicam et religiones; sed habebat ducem Gabinium, quicum quidvis rectissime facere
posset. Qui tum inde reditus aut qualis? Prius in ultimam Galliam ex Aegypto quam
domum. Quae autem domus? Suam enim quisque domum tum obtinebant nec erat
usquam tua. Domum dico? Quid erat in terris ubi in tuo pedem poneres praeter unum
Misenum quod cum sociis tamquam Sisaponem tenebas?

45 Nemo ... iturum: in Curionis =in pote- tale. Haec.ausus esses?: Inde.. religiones: iter sottintende fuit e
state Curionis: è una forma di compara- «Ricordando queste cose fatte da me, se regge l'accusativo di direzione
tiocompendiaria. Cum tu.. demitte- tu non confidassi in quelle spade che Alexandiam; Cicerone si riferisce alla par-
rere(=demittereris), «Mentre tu, aiutato vediamo, avresti osato provocarmi con tecipazione di Antonio alla spedizione mil-
dalla notte, spinto dalla lussuria, costret- tali ingiurie (maledictis)?». tare del 55, promossa dal proconsole del-
to dal compenso, ti calavi giù dal tetto», 47 Sed iam... veniamus: tu autem... la Siria Aulo Gabinio e patrocinata da
Recordare imperativo. pater Curio: posses: otu d'altra parte ti senti piülibe Pompeo, sebbene fosse statavietata dal
Curione padre. sipeteret: «se gli aves- ro proprio perché ti sei reso colpevole di senato, che aveva come scopo quello di
se chiesto sei milioni di sesterzi»; l'awer- cose che non avresti potuto sentir men- rimettere sul trono d'Egitto il deposto re
bio sexagiens sottintende centena milia, zionare da un avversario che abbia il sen- Tolomeo Aulete. quicum (= Cum quo)
sessanta volte cento mila. tantum.. so del pudore (a verecurndo inimico)»; libe- pOSset: «con il quale potevafare qual-
dicebat: «tale somma infatti diceva di aver rior sotintende es; il verbo admittere in siasi cosa senza alcun problema». Qu
garantito a te». pse... iturum: desi- se ha il significato di «tirarsi addosso una ... qualis?: «Quale o come fu il ritorno da
derium indica il desiderio di ciò che non colpa». perstringam: perstringere ha qui?; i due aggettivi interogativi qui e qua-
si ha più, che si è perduto e quindi anche anche il significato di «sfiorare leggermen- is interessano, l'uno nel complesso e
rimpianto», «dolore»; discidi tui è geni te», da cui ha origine quello metaforico tro più in dettaglio, le caratteristiche l'a
del
tivo oggettivo. di uesporre brevemente ritorno di Antonio da Alessandria. Prius
46 Quo tempore.. esses?: Quo tem- 48 IntimuS... tenebas?: Intimus... moli- .. domum: «Dall'Egitto (si recò] nelle estre-
pore... Sustuil!: «A quel tempo quanti mali tus est: «Costui, che ricorda i suoi bene-
di quella fiorentissima famiglia ho calma- ficiverso di me, era amicissimo
me regionidella Gallia prima che a
to o piuttosto eliminatol». e redimeret..
(intimus) casa». Quae... tua: «Quale casa por?
di Clodio quando questi era tribuno (in tri- Tutti infatti allora avevano una loro casa
prohiberet: i due congiuntivi possono bunatu); era sua [di Clodio] la fiaccola (fax) e non c'era da nessuna parte la tua»; non
essere intesi come retti ancora dal pre- per appiccare tutti gli incendi e a casa sua Si
cedente ut oppure, meglio, come con- tra l'altro già allora (jam erano ancora verificate le confische che
tum) macchinò sarebbero venute in seguito a causa del
giuntivi iussivi del discorso indiretto. e rei (molitus est) qualcosa»; il pronome inde- la
familiarsi facultatibus: «Con le sostanze del finito quiddam indica una cosa ben guema civile. Quid.. tenebas?: la pro
prietà di Antonio sul promontorio campa
pre-
patrimonio familiare», ablativo strumen- cisa che però non viene determinata. no di Miseno era gravata da ipoteche; per
nemici: battaglie di parole 299
Cicerone Cicerone e i suoi

49] Venis e Gallia ad quaesturam petendam. Aude dicere te prius ad parentem tuam
venisse quam ad me. Acceperam iam ante Caesaris litteras ut mihi satis fieri paterer a te:
itaque ne loqui quidem sum te passus de gratia. Postea sum cultus a te, tu a me observatus
in petitione quaesturae; quo quidem tempore P. Clodium approbante populo Romano in
foro es conatus occidere, cumque eam rem tua sponte conarere, non impulsu meo, tamen
ita praedicabas, te non existimare, nisi illum interfecisses, umquam mihi pro tuis in me
iniuriis satis esse facturum (in quo demiror cur Milonem impulsu meo rem illam egisse
dicas, cum te ultro mihi idem illud deferentem numquam sim adhortatus); quamquam,
si in eo perseverares, ad tuam gloriam rem illam referri malebam quam ad meam gratiam.
50] Quaestor es factus: deinde continuo sine consulto, sine sorte, sine lege ad
senatus
Caesarem cucurristi. Id enim unum in terris egestatis, aeris alieni, nequiciae perditis vitae
rationibus perfugium esse ducebas. Ibi te cum et illius largitionibus et tuis rapinis
explevisses, si hoc est explere [lacuna) quod statim effundas, advolasti egens ad
cribunatum, ut in eo magistratu, si posses, viri tui similis esses.

questo Cicerone dice ironicamente che si que.. de gratia: ordlina: taque sum pasproposito; era stato Milone ad uccide-
trattava di una sorta di mutiproprietà, come SUS te ne loqui quidem de gratia; re Clodio nel 52. ad tuam... gratiam:
che l'azione fosse intesa (refer
le miniere di Sisapone in Spagna tenute
Cicerone aveva già deciso di mostrarsipreferivo
tuo onore (gloriam) piuttosto che a
in appalto da una società di cavalieri. benevolo verso Antonio dietro interces a
49 Venis.. gratiam: Aude... adme: «Di', sione di Cesare. Postea... questurae: mio vantaggio (gratiam)».
se ne hai il coraggio (Aude dicere, Iet.: Poi io ho da te ricevuto rispetto (sum cu- 50 Quaestor... esses: sine sorte: «sen-

za sorteggio». ld enim unum in terris


osa dire), che ti sei recato prima da tua tus), tu da me attenzione nella tua can
sulla
madre che da me»; qui, come nel cen- didatura alla questura». o conarere, = pertugium: «questo solo rifugio
terra», Ibi... effundas: «Qui, essendo-
no precedente al trasferimento dall'Egitto conareris. umquam... esse facturum:
che non avresti mai potuto sdebitarti (satis ti saziato (cum... explevisses) grazie alle
alla Gallia, Antonio viene biasimato per
sue elargizioni e alle tue ruberie, se
è
aver sacrificato gli affetti alla politica, esse facturum) con me per le tue offese
saziarsi [l'impadronirsi] di qualcosa che
andando prima da Cicerone che dalla nei miei confronti (in me)». in quo..
madre, al suo ritorno dalla Gallia. ut mhi adhortatus: per questo mi meraviglio su disperdi ; nella lacuna deve esse-
re caduto un verbo come devorare, hau-
...a te: «perché io accettassi le tue scu- (demiror) che tu dica che Milone abbia agi-
to su mia istigazione (impulsu meo), dal rire. viri tui: è Curione, definito ironica-
se (let.: che mi si chiedesse scusa da par
momento che non ho mai incoraggiato mente «marito» di Antonio; già al par. 44
te tua); il verbo satisfacere può voler dire,
la loro relazione era stata assimilata a un
oltre che «Soddisfare», anche «chiedere (sim adhortatus) te che spontaneamen
sCUsa, sempre costruito col dativo. ita te (ultro) mi confidavi (deferentem) il tuo matrimonio.

Guida- alla lettura

Un'invettiva violenta Nel ripercorre posti migliori a teatro (par. 44). Quindi si passa a rappre
STRUTTURA re la biografia di Antonio, Cicerone non sentare la sua condotta libertina e in particolare il suo rap-
trascura niente che possa in qualche modo
andare a suo discre- porto omosessuale con Curione, descritto con feroce sar-
casmo e dovizia di particolari (par. 45). Cicerone tiene a
dito: vita pubblica e privata, episodi e retroscena più o meno
Cicerone sorolineare che, visto il suo ruolo di tutore e confidente
noti, tutto è utile per attaccare il suo avversario.
dichiara di voler ripercorrere tutte le colpe e i vizi di Antonio di Curione, si trova a essere pienamente informato su que-
sti avvenimenti (scisne me de rebus mihi notissimis dicere?),
fin dal principio» (a principio ordiamur, par. 44), per esa-
minarli addirittura a partire dall'infanzia; in questa prima come a minacciare Antonio che da lui non si potrà aspet
contro Antonio, tare silenzio o compiacenza: per questo Antonio avrebbe
parte il discorso è costruito come un'invettiva
che l'oratore apostrofa direttamente in seconda persona. dovuto riflettere bene prima di attaccare Cicerone come ave-
Le colpe paterne e il rapporto con Curione Cicerone
va fatto (haec tu
Cum per me acta meminisses... maledictis
Comincia con il ricordare il fallimento economico del padre, me provocare ausus esses?, par. 46).
una colpa che, sebbene non attribuibile ad Antonio («patris Un'omissione in nome del decoro Nel paragrafo 47
su di lui Cicerone interrompe momentaneamente l'invettiva per rivol-
1nquies ista culpa est». Concedo), pure ricade
(lud tamen audaciae tuae), nel momento in cui egli, nono0 gersi all'assemblea e dire che gli stupra etflagitia di Antonio
le si vergognava di sedere nei sono cosi enormi che non possono essere riferiti honeste, e
Stante leggi lo vietassero, non
300

che per questo li tralascerà: si tratta naturalmente di un espe- innamorato, tante volte (quotiens.. quotiens...)sbattuto
diente retorico per accrescere ulteriormente il peso delle accu- fuori dalla casa dell'amata (in questo caso dell'amato), che

dando intendere di tacere cpisodi ancora più gravi. spinto dalla libido, notte di arrampicarsi su per
tenta nella
Se, a

il tetto di eludere la sorveglianza dei custodes che il padre


Loratore dichiara comunque di voler procedere più rapi-
e

vicine nel tem- ha posto sulla soglia (limen) della casa. II sarcasmo non rispar
damente per giungere presto alle colpe più dell'udi-
mia nemmeno l'amante Curione, che pure fa la parte del
è anche
po; (peto un modo per richiamare l'attenzione
torio ut... attente audiatis) e prepararlo a una nuova giovane della commedia, innamorato inconsolabile (amo-

serie di accuse. re ardens), incapace di sopportare la perdita dell'amata (desi


Antonio in politica: da Clodio a Cicerone Cicerone ripren- derium tui discidi ferre non posset), e che, dopo aver sper
de quindi il filo del suo attacco (par. 48) e, parlando ora perato un patrimonio per i suoi amori di nascosto dal padre,
si ritrova in lacrime a invocare l'aiuto di un tutore (ruolo
di Antonio in terza persona (per ritornare però poco dopo
all'apostrofe diretta), riferisce in tono allusivo dei suoi rap- ricoperto dallo stesso Cicerone).
Allusione e ironia La veemenza dell'attacco non si placa
porti con Clodio e di altre sue imprese, fino al momento nel seguito del discorso, in cui Cicerone (par. 48) usa abil.
dell'elezione alla questura (Venis ad quaesturam peten
...

mente l'arma dell'allusione per riferirsi obliquamente a ciò


dam ... Quaestor esfacus, parr. 49-50). Qui Cicerone ha
che è comunque noto a tutti (vedi il precedente multo notio-
modo di soffermarsi a lungo a ricordare il suo interessamen-
ra vobis quam mibi sunt), per gettare una luce ancor più
to in favore di Antonioeil debito di riconoscenza da que-
sti contratto verso di lui; naturalmente, rinfacciandogli i suoi atti di Antonio. Così, con Clodio egli ha
inquietante sugli
meriti e la sua passata benevolenza, Cicerone mette ancor fatto un qualcosa (guiddam), che Cicerone non dice; con

Gabinio ha fatto «ciò che ha voluto» (quidvis rectissime face-


più in cattiva luce Antonio e fa sentire come più odiose le re posset); per non parlare del suo ritorno dall'Egitto (qui
sue accuse.
tum inde reditus aut qualis?) o della sua casa (quae autem
Cesare e Antonio I brano. conclude con l'incontro di
Antonio con Cesare, al quale egli si rivolge come perfugium domus?), sulla quale Cicerone si sofferma (... domum. Quae
autem domus?... Domum dico?) per rimarcare sarcastica-
egestatis, aeris alieni, nequitiae (par. 50). Da questo punto
in avanti il discorso passa dal piano personale a quello piu mente il fatto che Antonio l'aveva solo in comproprietà (per
propriamente politico: da questo punto in poi l'orazione le ipoteche che gravavano sui suoi beni), come viene indi-
sarà dedicata all'esame dei crimini di Antonio contro la res cato con il ridicolo paragone delle miniere di Sisaponem.
I gran finale: i rapporti con Cesare Nel finale l'invetti-
publica. va di Cicerone si appunta sui rapporti di Antonio con Cesare.
Un linguaggio crudo Il passo è Il tricolon anaforico sine senatus consulto, sine sorte, sine lege,
LINGUA E STILE insieme al verbo cucurristi, rendono bene l'idea della fret-
caratterizzato da un linguaggio cru-
do, con cui Cicerone va a colpire senza mezzi termini i vizi ta con cui Antonio si va a rifugiare sotto le ali di Cesare,
del suo avversario; una veemenza verbale che sfocia ora nel- perché questi possa essere perfugium egestatis, aceris alieni,
Pinsulto diretto, ora nello sferzante sarcasmo. Sopratturto nequitiae (un altro ricolon); l'espressivo explevisses denun-
nella rappresentazione della sfrenata libidine di Antonio, cia la voracità di Antonio, altrettanto rapidamente vanifi-
Cicerone trova accenti particolarmente fori (par. 44). Cosi cata dalla sua prodigalità ('antitesi eplere.. ffandas), che
lo costringe di nuovo a correre (advolasti) per gertarsi su un'al-
Antonio viene accusato di avere trasformato la sua toga viri-
lis (per i Romani il simbolo della virilità e dell'età adulta) tra carica, in una spirale di depravazione senza fine.
in u n modo e s t r e m a m e n t e sarcastico di
una toga muliebris,
condotta libertina del giovane Antonio (fra CONTEST0 Una biografia poco oggettiva La biogra-
stigmatizare la
le donne, la toga era indossata solo dalle prostitute); e infat- fia di Antonio qui profilata da Cicerone
è segnata da parzialità e odio; Cicerone non risparmia par
ti subito dopo egli viene definito, fuor di metafora, come ticolari piccanti (come la relazione con Gaio Scribonio
una prostituta (volgare scortum... meretricio quaestu), un
a

di sottolineare la gravità. II Curione, futuro luogotenente di Cesare nella guerra civi-


insulto di cui non cè bisogno
sarcasmo si fa feroce nel racconto della relazione di le, che da era stato affidato dal padre alla tutela di
giovane
Antonio con Curione, che Cicerone paragona a un matri- Cicerone: per questo si mostra cosl ben informato
su que-
sto rapporto, come appare nei paragrafi 45-46) e allusioni
monio (in matrimonio stabili et certo conlocavit e, proprio
alla fine del brano, tui viri), in cui Antonio fa ovviamente personali (come i retroscena del tentato omicidio di Clodio,
che nel 52 Antonio avrebbe cercato di uccidere nel foro,
la parte della moglie, come rivela lespressione tamquam sto- nella sua
lam dediset, che prosegue la precedente metafora della oga per sdebitarsi dell'appoggio offertogli da Cicerone
(la stola era infatti la veste delle matrone). candidatura alla questura: par. 49), di cui è per noi diffici-
Una scena da commedia: il giovane innamorato Quella le verificare la realtà storica. Forniamo qui alcuni dati del-
che Cicerone rappresenta qui è una piccola scena di com- la biografia 'ufficiale' di Antonio, utili per una migliorecom
media, con tutti gli ingredienti tipici (par. 45): il giovane prensione del brano proposto.
Cicerone Cicerone e i suoi nemici: battaglie di parole 301
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La biografia uticiale Nato nell'82 a.C., Antonio era figlio si al suo servizio (par. 48); nel 53 tornd a Roma per farsi eleg
diGiulia, sorella di Cesare; il padre Marco Antonio morl quan- gere questore (par. 49), e subito raggiunse nuovamente Cesare
do egli aveva poco piùu di dieci anni (quindi a un'epoca pre in Gallia, in qualità di proquestore (par. 50), senza avere atte-
cedente deve riterirsi l'episodio della bancarotta qui riferito so che la provincia gli fosse assegnata secondo la proceautr
da Cicerone). Dopo una giovinezza dedita ai bagordi c agli legale (normalmente il senato stabiliva quali province doves
sperperi (tanto che per sfuggire ai creditori hu costretto a recar- sero essere distribuite e poi un sorteggio assegnava le varie
si in Grecia) combatté, sotto il proconsole Aulo Gabinio, pri- province ai diversi magistrati: questo è il senso della
formu-
ma in Siria, poi in Egitto (56-55 a.C.), dove fu generale e la sine senatus consulto, sine sorte, sine lege). Nel 50 fu tribu-
cavalleria nella spedizione organizzata in sostegno del re no della plebe, carica in cui lo colse lo scoppio della guerra
in
Tolomeo Aulere (a questosoggiorno Egitto si accenna nel
par. 48). Nel 54 Antonio raggiunse Cesare nelle estreme regio- civile dopo difeso Cesare in senato, segual le sorti del
aver
futuro dittatore e ne divenne il 'delfino'; edè appunto a dopo
ni della Gallia (anche per evitare di trovarsi coinvolto a Roma la morte di Cesare, quando Antonio tentò di prenderne il
nel processo intentato a Gabinio per corruzione), ponendo- posto, che risale il grande scontro con Cicerone.

aboratorio
didilatino
cOMPRENSIONE LINGUA E STILE
1. Ouali sono le principali accuse rivolte da Cicerone contro 10. Individua le anafore presenti nel brano, spiegando per cia-
Antonio? scuna la ragione dell'uso nel contesto.
2. Cicerone del suo rapporto con la famiglia di
Cosa dice
Curione?
11. Fra i vari registri adottati da Cicerone nel corso del
to di Antonio, un ruolo importante ha il tono ironico e sar
ritrat
3. Perché Antonio avrebbe cercato di uccidere Clodio? castico. In quali punti, e con quali mezzi stilistici si espri
me tale sarcasmo contro Antonio?
GRAMMATICA
4. Che tipo di interogativa introduce il ne enclitico allinizio cONTESTO STORICO-LETTERARIOo
del brano (Visne..., par 44)? 12. Qual è la strategia utilizzata da icerone per attaccare
5. Che tipo di subordinata è quod sedisti ordinibus (par.
...
Antonio?
44)? 13. Come in particolare Cicerone configura il suo rapporto con
6. Che tipo di proposizione è introdotta da ut nella subordi- Antonio, rinfacciandogli i propri meriti verso di lui?
nata ut.. dissolveret (par. 46)? 14. Nel brano Cicerone ricorre più volte a un tono allusivo e
7. Come definiresti Quae che apre la frase Quae peto... (par. reticente, con cui fa mostra di sottacere alcuni episodi e
47)? particolari della vita di Antonio; dopo avere rintracciato nel
8. Che tipo di proposizione è ne.. veniamus (par. 47)? testo i diversi luoghi in cui compare questo artificio, spie-
9. Di quale tipo è il periodo ipotetico si..perseverares
malebam (par. 49)?
ga come esso possa essere funzionale agli scopi accusa-
tori di Cicerone.

Antonio e Dolabella, i due uomini peggiori della storia


t11 (Filippiche, 11,1-3)
L'undicesima Filippica, pronunciota all'inizio del 43, costituisce un violento ottac-
co od Antonio e Dolabello, subito definiti do Cicerone addirittura i due uomini peggiori da quando esi- ascolt@
ste l'umonitá. L'Arpinate esorta il senato ad agire con tempestività contro ie macchinazioni di costoro, LALETTURA
che roppresentano un pericolo eccezionale per Roma.

Magno in dolore, patres conscripi, vel maerore potius quem ex crudeli et miserabili
morte C. Treboni', optimi civis moderatissimique hominis, accepimus, inest tamen
1. Uno dei
cesaricidi, a sua
1 Senatori, nel grande dolore o, per meglio dire, desolazione che ci ha colpiti per la cru- volta ucciso in
dele e miseranda fine di Gaio Trebonio, ottimo citadino e uomo pieno di equilibrio, cè Asia da Dolabela.

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