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QUO USAUE TANDEM…? (pag.

438):
È la famosissima prima Catilinaria.
TRADUZIONE:
[1] Fino a che punto, oh Catilina, abiterai della nostra pazienza? Quanto a lungo questa tua
pazzia ci trarrà in inganno? Fino a che punto si spingerà il suo sfrenato ardire? Non ti
hanno commosso/turbato per nulla (moverunt) il notturno presidio sul Palatino, per nulla
le sentinelle della città, per nulla il timore del popolo, per nulla l’accorrere degli uomini
buoni, per nulla questo luogo molto difeso/ fortificato per le riunioni del senato, per nulla
l’aspetto (lett. gli aspetti e i volti) di costoro (cioè i senatori)? Tu non capisci che le tue
decisioni sono scoperte? Non vedi che la tua congiura è trattenuta ormai dalla conoscenza
di tutti costoro (vuol dire che lo sanno tutti)? Tu pensi che qualcuno di noi ignori che cosa
tu abbia fatto la notte scorsa, che cosa quella ancora prima, dove tu sia stato, chi tu abbia
convocato, quale decisione tu abbia preso.
[2] O tempi, o costumi! Il senato comprende queste cose, il console (cioè lui, Cicerone) è
vivo, costui Catalina) tuttavia è vivo. Vive? Addirittura viene anche in senato, è partecipe
delle decisioni pubbliche, osserva e designa con gli occhi ciascuno di noi alla morte.
A noi, uomini forti (cioè consoli del senato), sembra di aver fatto abbastanza per lo stato,
se evitiamo la pazzia e i dardi di costui. Sarebbe stato necessario, o Catilina, che tu fossi
condotto a morte per ordine del console già da tempo, che in te fosse riportata la rovina
che tu avevi macchinato contro tutti noi da lungo tempo.
[3] Se dunque/è vero che un uomo famosissimo, Publio Scipione, pontefice massimo, fece
uccidere, come cittadino privato, Tiberio Gracco che ben poco faceva vacillare la stabilità
dello stato: noi consoli dovremmo sopportare Catilina che desidera devastare con stragi e
incendi tutta la terra? Tralascio, infatti, quegli episodi troppi antichi come il fatto che Gaio
Servilio Ahala, che uccise di sua mano Spurio Melio che aspirava a una rivoluzione. Ci fu, ci
fu un tempo in questo Stato questo valore tale che uomini forti punivano il cittadino
pericoloso con pene più atroci di quelle con cui si puniva un acerrimo nemico (inteso come
nemico esterno). Abbiamo contro di te, oh Catilina, un decreto del senato forte e pesante;
non manca allo Stato il coniglio nè l’autorità di questo ordine; noi, noi consoli, lo dico
apertamente, stiamo venendo meno (sott. al nostro dovere).

ANALISI:
[1] In questa prima parte Cicerone pone una serie di domande retoriche.
sentio= sentire con l’intelligenza, quindi capire
nostrum= genitivo partitivo
Ci sono una serie di interrogative introdotte da quid e seguite da congiuntivo perfetto che
indica un’azione anteriore rispetto alla reggente.
[2] Cicerone è fortemente ironico.
istius= fortemente dispregiativo nei confronti di Catilina. I pronomi sono apodittici,
<αποδεικνύμι, mostrare, perché mentre erano pronunciati la persona che parlava indicava
a chi si stava riferendo.
oportebat= letteralmente si traduce “è necessario”, ma diventa “sarebbe necessario”
perché in latino non c’è il condizionale. Si usa l’indicativo al posto del condizionale, per
esprimere il condizionale presente si usa l’indicativo presente mentre per il condizionale
passato un tempo storico, come l’imperfetto in questo caso.
[3] Cicerone allude alla riforma agraria dei Gracchi. I due fratelli Gracchia, Caio e Tiberio,
proposero al senato la riforma agraria per una più equa distribuzione dei campi coltivabili a
Roma e per abbattere il proletariato e il latifondo. In seguito alle varie guerre di Roma,
molti contadini aveva dovuto abbandonare i campi per andare a combattere. Questo vuol
dire che il campo non era più coltivato e se i contadini tornavano dalla guerra lo trovavano
disastrato e occorrevano troppi soldi per risanarlo, allora per i piccoli contadini era più
conveniente vendere i propri territorio ai grandi proprietari terrieri e diventare loro
braccianti. Questo da un lato salvava la loro situazione economica, ma dall’altro
aumentava il latifondo cioè la grandissima proprietà terriera che era nelle mani di poco.
C’era un divario enorme tra i latifondisti e gli ex piccoli proprietari terrieri che erano
diventati braccianti. Ma questi ultimi non sempre trovano lavoro perché i latifondisti molte
volte preferivano usare gli schiavi piuttosto che pagare loro. Allora si crea la grande massa
del proletariato, di gente senza lavoro. Per questo i fratelli Gracchi proposero una riforma
per un’equa distribuzione dei campi. Questa riforma non passò: Caio fu subito ucciso, Tito
ripropose la legge ma la sera prima di questa proposta fu trovato morto. Questo fa capire
che il senato non era favorevole a questa legge, perché i latifondisti erano gli stessi membri
del senato. Cicerone in questo momento si sta schierando a favore del senato (concorda
ordinium tra ceto equestre e ordine senatorio), per lui la repubblica si fondava su due
pilastri: ceto equestre ed ordine senatorio, non considerava il popolo. Difende Publio
Scipione, che seppur cittadino privato, ha mandato a morte una persona, come aveva fatto
lo stesso Cicerone dopo la congiura di Catilina, perché minacciava l’equilibrio dello stato.
Se Publio Sciopione ha fatto morire chi minava l’equilibrio dello stato romano, così loro ora
dovevano condannare Catilina. Andando indietro nel tempo ci sono stati altro episodio in
cui personaggi illustri, cioè nobili, hanno mandato a morte coloro che aspiravano alla
rivoluzione, cioè a sconvolgere l’assetto dello stato. Con il ricordo del passato Cicerone sta
legittimando ciò che sta chiedendo al senato, cioè condannare a morte i congiurati.
Il brano è ricco di artifici retorici, c’è un tono ironico e molte anafore. L’uso delle figure
retoriche in Cicerone è importante per due motivi:
- richiamare l’attenzione dell’uditore e convincere i giudici in senato
- esprimere il suo πάθος, cioè sofferenza perché la passione è una sofferenza
FIGURE RETORICHE:
fuit fuit= anafora per sottolineare bene il concesso come nos, nos
Ci sono molti omoteluti cioè parole che hanno la stessa fine: in [1] tutti i congiuntivi
perfetti come egERIS- fuERIS-coepERIS.
poliptoto= te, in te, tu. Stesso pronome usato in casi diversi.
Nel confronto tra Tiberio Gracco e Catilina c’è quasi un climax ascendente che quasi
sminuisce Tiberio per sottolineare la pericolosità di Catilina. “Mediocriter”, l’avverbio serve
a ridimensionare la figura e l’operato di Gracco e a far risaltare per contrasto Catilina.
voleva conquistare tutto il mondo= iperbole

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