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DEONTOLOGIA

Il Codice Deontologico, la cui ultima versione risale al 2019, è un insieme di regole e principi adottati
dalla professione che ne orienta il comportamento: è un patto esplicito dei professionisti con la
società ed è il più importante atto di autoregolamentazione.

Il Codice Deontologico è fissare le norme dell’agire professionale dell’Infermiere e a definire i


principi guida che strutturano il sistema etico in cui si svolge la relazione con l’assistito; per farlo si
basa sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e sulla Costituzione Italiana, inoltre
racchiude i principi etici della professione ed è al suo interno che è spiegato come l’Infermiere
agisca nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, concependo la salute come un bene
fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività, tenendo conto dei valori etici,
ideologici, religiosi, culturali, etnici e sessuali dell’individuo.
Il Codice Deontologico degli infermieri, in sostanza, rappresenta:
 una guida per l’esercizio quotidiano della professione in merito ad autonomia e responsabilità;
 un riferimento per affrontare la complessità delle varie situazioni cliniche;
 uno strumento di crescita, confronto ed evoluzione dei professionisti;
 l’identità della categoria professionale.

La Deontologia in ambito sanitario delimita l'esercizio della professione sia sotto l’aspetto
scientifico sia sotto quello professionale. Fissa norme e comportamenti professionali in relazione a
regole, consuetudini sociali e norme giuridiche; dice all’infermiere chi è chiamato ad essere nel
servizio ai cittadini.
È la deontologia, e dunque il codice deontologico, che disciplina i doveri e nello stesso tempo le
competenze dell'operatore, seguendo la visione propria della professione, ma non perdendo mai di
vista il confronto continuo con le funzioni degli altri operatori e con i diritti/doveri della persona
umana.
Il 13 aprile 2019, una giornata storica per la professione: gli infermieri hanno un nuovo codice
deontologico. Il testo definitivo, è stato approvato dal Consiglio Nazionale.
Tra le argomentazioni più sofferte: la clausola di coscienza, il contratto di cura, l'organizzazione
professionale all'interno di quella sanitaria, la contenzione, lo sviluppo delle competenze e l'uso dei
social media.

 Art. 1 – Valori
L’Infermiere è il professionista sanitario, iscritto all’Ordine delle Professioni
Infermieristiche, che agisce in modo consapevole, autonomo e responsabile. È sostenuto da
un insieme di valori e di saperi scientifici. Si pone come agente attivo nel contesto sociale a
cui appartiene e in cui esercita, promuovendo la cultura del prendersi cura e della sicurezza.

 Art. 4 – Relazione di cura


Nell'agire professionale l’Infermiere stabilisce una relazione di cura, utilizzando anche
l'ascolto e il dialogo. Si fa garante che la persona assistita non sia mai lasciata in abbandono
coinvolgendo, con il consenso dell’interessato, le sue figure di riferimento, nonché le altre
figure professionali e istituzionali. Il tempo di relazione è tempo di cura
 Art. 5 – Questioni etiche
L'Infermiere si attiva per l'analisi dei dilemmi etici e contribuisce al loro approfondimento e
alla loro discussione. Promuove il ricorso alla consulenza etica e al confronto, anche
coinvolgendo l’Ordine Professionale.

 Art. 6 – Libertà di coscienza


L’Infermiere si impegna a sostenere la relazione assistenziale anche qualora la persona
assistita manifesti concezioni etiche diverse dalle proprie. Laddove quest’ultima esprima
con persistenza una richiesta di attività in contrasto con i valori personali, i principi etici e
professionali dell’infermiere, egli garantisce la continuità delle cure, assumendosi la
responsabilità della propria astensione. L’infermiere si può avvalere della clausola di
coscienza, ricercando costantemente il dialogo con la persona assistita, le altre figure
professionali e le istituzioni.

 Art. 19 – Confidenzialità e riservatezza


L’Infermiere garantisce e tutela la confidenzialità della relazione con la persona assistita e la
riservatezza dei dati a essa relativi durante l’intero percorso di cura. Raccoglie, analizza e
utilizza i dati in modo appropriato, limitandosi a ciò che è necessario all’assistenza
infermieristica, nel rispetto dei diritti della persona e della normativa vigente.

 Art. 27 – Segreto professionale


L’Infermiere rispetta sempre il segreto professionale non solo per obbligo giuridico, ma per
intima convinzione e come espressione concreta del rapporto di fiducia con la persona
assistita. La morte della persona assistita non esime l’Infermiere dal rispetto del segreto
professionale.

 Art. 35 – Contenzione
L’Infermiere riconosce che la contenzione non è atto terapeutico. Essa ha esclusivamente
carattere cautelare di natura eccezionale e temporanea; può essere attuata dall’equipe o, in
caso di urgenza indifferibile, anche dal solo Infermiere se ricorrono i presupposti dello stato
di necessità, per tutelare la sicurezza della persona assistita, delle altre persone e degli
operatori. La contenzione deve comunque essere motivata e annotata nella documentazione
clinico assistenziale, deve essere temporanea e monitorata nel corso del tempo per verificare
se permangono le condizioni che ne hanno giustificato l’attuazione e se ha inciso
negativamente sulle condizioni di salute della persona assistita.

 Art. 40 – Contratto di cura


L’Infermiere, con trasparenza, correttezza e nel rispetto delle norme vigenti, formalizza con
la persona assistita apposito contratto di cura che evidenzi l’adeguata e appropriata presa in
carico dei bisogni assistenziali, quanto espresso dalla persona in termini di assenso/dissenso
informato rispetto a quanto proposto, gli elementi espliciti di tutela dei dati personali e gli
elementi che compongono il compenso professionale.
clausola di coscienza” o “obiezione di coscienza, I prestatori di servizi sanitari possono
rifiutarsi di praticare l’aborto o fornire mezzi contraccettivi in base al fatto che tali pratiche
sarebbero in conflitto con i loro valori e credenze personali.
Ruolo e funzione del collegio IPASVI e trasformazione in ORDINE (OPI)

Questa normativa nasce in realtà dieci anni dopo la legge numero 43 del 2006, che già prevedeva la
trasformazione in ordine del collegio IPASVI, come anche di altri collegi professionali, ma che non
aveva avuto nessun atto giuridico di attuazione. In pratica la legge c'era ma non c'erano gli atti
accessori che la mettevano in pratica.

Cambiamenti in sanità
La sperimentazione farmaceutica, l'inserimento di pratiche sulla gestione del dolore in fase
di travaglio, il riassetto delle norme penali contro l'abusivismo sanitario e contro il mercato nero di
sostanze dopanti sono alcuni punti chiave sui quali il testo introduce una legiferazione in
seconda fase più specifica.
Gli infermieri acquistano anche altri membri del team professionale: vengono infatti
inserite nell'elenco delle professioni sanitarie il biologo e lo psicologo, in realtà già da anni
presenti nel Sistema Sanitario Nazionale.
Vengono istituite anche nuove professioni sanitarie l'osteopata, con relativo albo, ed il chiropratico,
il cui registro sarà tenuto dal Ministero della Salute.
Per quanto riguarda il riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie, si prevede,
tra l'altro, l'istituzione degli ordini professionali delle professioni infermieristiche, delle
ostetriche e degli ostetrici; delle professioni sanitarie della riabilitazione; dei tecnici sanitari di
radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.

Il testo del disegno di legge introduce, tra le altre, anche un cambiamento sostanziale riguardante
l'albo degli infermieri. Attualmente l'albo conservato dal collegio ipasvi unisce sia infermieri che
infermieri pediatrici. Con la trasformazione in legge, questa doppia tipologia di iscrizione si
scinderebbe in Albo degli infermieri e Albo degli infermieri pediatrici.

Collegio e Ordine: quali differenze?


la differenza tra l'uno e l'altro trova origine nella disciplina giuridica. Il Decreto di Legge n.103
prevede infatti in Ordine le professioni per cui l'esercizio necessita di un percorso universitario e
in Collegio le professioni per cui l'esercizio necessita un percorso medio superiore.
La nuova veste di Ordine, così duramente sudata, significherebbe porre fine ad una distinzione,
quella tra Ordini e Collegi, non più giustificata, che si basa su antichi e subdoli criteri oramai
superati.
Significherebbe un ulteriore , una nuova stelletta da cucire sulla giacca della dignità professionale,
un passo verso la coerenza in un'organizzazione professionale che per troppe volte ha discriminato e
non implementato le competenze.
L'estensione e la diffusione per legge della considerazione professionale che ci viene riconosciuta
ogni giorno in tantissimi reparti, strutture, servizi da altri professionisti e dai cittadini. 
(Per approfondimenti vedi pagina 349-351 del BENCI)

Diritti fondamentali dell’uomo

Tra i diritti fondamentali dell'uomo si possono ricordare il diritto alla libertà individuale, il diritto
alla vita, il diritto all'autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto ad un'esistenza
dignitosa, il diritto alla libertà religiosa con il conseguente diritto a cambiare la propria religione,
oltre che, di recente tipizzazione normativa, il diritto alla protezione dei propri dati personali
(privacy).

Molte persone considerano questo diritto [il diritto alla vita] il fondamento di tutti gli altri diritti, e
giustificano questa opinione con il fatto che la vita è la condizione preliminare per l’esercizio di
tutti gli altri diritti. Empiricamente, niente di più incontestabile. Tuttavia, se l’essere umano, fra tutti
i viventi, può esigere il rispetto di diritti particolari perché è capace di un impegno libero e
incondizionato, e perché la violazione di questi diritti può portarlo a preferire la morte, è evidente
che la vita, condizione di tutto il resto, non è per lui il valore supremo o assoluto.

Moral distress

Il termine Moral Distress o Disagio Morale descrive i sentimenti negativi che sorgono quando si
decide su un’azione moralmente corretta da tenere in una data situazione, ma che non viene messa
in pratica.

Moral Distress identifica due componenti distinte di disagio morale: disagio iniziale e angoscia
reattiva, che si ha dopo che la situazione è passata e coinvolge sentimenti persistenti sulla propria
incapacità di agire nella fase di disagio iniziale. Questa angoscia reattiva è stata associata con una
perdita di identità morale personale e con effetti negativi a lungo termine.  Il disagio morale si
differenzia da altri tipi di stress lavoro correlati come il burnout, e la stanchezza e/o lo stress
psicologico, infatti il Disagio Morale, si verifica quando si riconosce la propria responsabilità
morale in una situazione avendo ben chiaro cosa fare ma non riuscendo nell’atto pratico a fare ciò
che si era pianificato; tutto questo determina l’erosione dell’integrità personale, e può minare
profondamente l’identità del professionista e della persona.  molti infermieri non sono
sufficientemente in grado di riconoscere, individuare e agire in situazioni moralmente angoscianti e
allora ecco che il primo passo è quello di riconoscere il Disagio Morale e prenderne
consapevolezza, riflettere ed essere curiosi e dare un nome al dilemma etico che ci viene posto
dinnanzi, riflettere in maniera positiva sulle motivazioni che ci hanno spinto a scegliere questa
professione, impegnandosi per ritrovare il benessere personale smarrito.

Imparare a stare in ascolto del proprio corpo ed il proprio intuito e a confrontarsi con gli altri
professionisti di cura che lavorano accanto a noi in maniera pro-attiva e aperta sviluppando al
meglio le doti comunicative.
Consenso Informato
Il consenso informato è il presupposto per la legittimità dell’attività medica. Infatti, vige il
principio per il quale nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici contro la sua volontà (art.
32 della Costituzione).

 La Repubblica tutela la salute dell’individuo come fondamentale diritto dell’individuo e


interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Questa regola, di rango costituzionale, è poi confermata a livello internazionale dalla Convenzione


di Oviedo del 1997 che è stata ratificata dall’Italia con la Legge n. 145 del 28 marzo 2001 che
stabilisce alcuni principi.
In primo luogo, quello già presente nella Costituzione, per il quale ogni intervento o terapia,
invasivo o no, necessita dell’assenso dell’interessato.
In secondo luogo, l’assenso deve essere consapevole, ovvero deve essere preceduto da una
adeguata informativa riguardo alle caratteristiche, ai rischi e alle finalità dell’intervento.
Il consenso informato è pertanto espressione della consapevole adesione al trattamento sanitario
proposto dal medico, ed è un diritto della persona, che trova fondamento direttamente nei principi
espressi dagli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione.
Infine, anche qualora il consenso sia stato concesso, il paziente è sempre libero di ritirarlo in
qualsiasi momento.

Nel caso in cui il soggetto interessato non sia nelle condizioni di esprimere validamente il consenso
allora questo deve essere richiesto al soggetto che il paziente ha delegato. Nel caso di minorenni il
consenso va espresso dal soggetto che esercita la responsabilità dei genitori.

Casi di urgenza: il medico è tenuto ad intervenire e la sua attività è pienamente legittima, giacché
sia il codice civile, sia il codice penale garantiscono i sanitari che intervengono in caso
di necessità e urgenza, cioè per salvare una persona da un rischio grave e imminente per la
sua salute.