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GRAPHIC

MEANS

Intervista a
Interview with Briar Levit
— English text on p. 78

74 Intorno al corpo Around the body Progetto grafico 31 [ Indice Index ]


Nella primavera 2014 Briar Levit ha lanciato su Kickstarter
una fortunata campagna di raccolta fondi con cui produrre
Graphic Means, documentario nel quale ripercorre
le vicende del graphic design dagli anni Cinquanta
ai Novanta – dalla Linotype alla fotocomposizione, dal
montaggio a mano al pdf.

Intervista a Briar Levit di Jonathan Pierini

JP Che cosa ti ha spinto a realizzare Graphic Means?


Perché ritieni importante che graphic designer e
studenti di grafica conoscano il modo in cui si la-
vorava in passato?

BL L’idea del progetto nasce dallo studio di manua-


li obsoleti acquistati in negozi dell’usato. In questo
modo ho potuto esaminare i numerosi procedimenti
adottati passo passo, attraverso fotografie e illustra-
zioni, meravigliata dall’abilità manuale e dal tempo
necessari per realizzare una semplice brochure, dallo
schizzo agli esecutivi per la stampa. Conoscevo que-
sti procedimenti, ma ai miei tempi già non rientra-
vano da una decina d’anni nei programmi didattici.
Nel ruolo di docente volevo condividerli con i miei Nel film la storia è raccontata da persone che lavoraro-
studenti in modo che potessero contestualizzare e ap- no con quella macchina e ne apprezzarono le qualità.
prezzare il lavoro che svolgono e collocarsi nel conti- Volevo realizzare per l’era della composizione a fred-
nuum della nostra disciplina. do quello che Doug aveva realizzato per la Linotype.
Più riflettevo su tutto questo, più mi convincevo di
voler condividere la storia con il maggior numero pos- JP Il documentario, come tu stessa affermi, è la
sibile di persone. L’effetto che ebbe su di me il film storia di strumenti, procedimenti e persone. Mi
di Doug Wilson Linotype: In search of the Eighth chiedo se possa far luce sugli effetti che questi
Wonder of the World mi fece pensare al documen- cambiamenti hanno esercitato su mente e cor-
tario come a un possibile strumento. Non soltanto po umani. Mi riferisco sia alla modalità con cui
contribuì a chiarire il mistero della Linotype a con- i graphic designer producono e assemblano pro-
fronto con il tradizionale procedimento di fusione dei getti, sia alla gestualità quotidiana.
caratteri, ma mi mostrò anche la macchina in azione.

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Creazione di un montaggio esecutivo che sarà
in seguito fotografato e trasformato in
lastra di stampa.
— Creation of a paste-up mechanical to
later be photographed and made into a
printing plate.

Emigre 20 – Expatriates (1991).

Emigre 19 – Starting from Zero (1991).

BL Ne parla in parte la graphic designer Lucille Te- Per esempio, sono certa che il mio occhio tipografico
nazas quando si lamenta di non potere più lavorare non è preciso quanto quello di un graphic designer
in ampi spazi, con grandi fogli di acetato, tavole e at- che assemblava a mano le composizioni tipografiche
trezzi della professione. Le piaceva sapere che erano ed era in grado di trovare errori come spaziature e
le sue mani a creare il pezzo finale. C’era un senso di glifi non corretti con una naturalezza maggiore rispet-
orgoglio, un atteggiamento Zen, nella realizzazione di to a quanti di noi si siano approcciati al progetto at-
ogni lavoro. traverso il computer. E se il mio occhio non può es-
sere così allenato, immaginate quello dei miei allievi.
JP Se per effetto dei mutamenti tecnologici il ruo-
lo del graphic designer si è evoluto ed è cresciu-
to, altri ruoli produttivi sono invece scomparsi.
Credi che capacità, competenze e attitudini siano
andate perse nella transizione e, se sì, quali sono
state le conseguenze?

BL Non credo che i ruoli produttivi siano scomparsi,


ma più semplicemente che siano stati assorbiti dalla
figura del graphic designer. Così oggi, nella maggior
parte dei casi, ci occupiamo noi stessi di composizione
e prestampa. Di certo vi è stata una curva di appren-
dimento quando i designer, nella transizione al digita-
le, si sono trovati a dovere comporre il testo da soli e
a compiere scelte tipografiche. Secondo molti graphic
designer in questo passaggio la composizione ha toc-
cato punte di qualità modesta. Tuttavia, ora abbiamo
recuperato e penso che nella maggior parte dei casi
i graphic designer sappiano gestire benissimo la com-
posizione del testo. Per quanto riguarda ciò che è an-
dato perso, temo che nell’attuale modalità di flusso del
lavoro la rapidità prevalga sulla riflessione e sulla pro-
gettazione necessarie prima della fase di produzione.

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Infine, i vantaggi sono di molto superiori agli svan-
taggi grazie a ciò che è possibile fare con una stru-
mentazione ridotta e senza dover commissionare la-
vorazioni diverse a un numero eccessivo di persone.
Questa democratizzazione degli strumenti ha consen-
tito ai graphic designer di diventare al contempo au-
tori e imprenditori di se stessi.

JP Per troppo tempo i designer hanno trascurato


quanto il loro corpo fosse condizionato dal modo
in cui lavoravano. Oggi la progettazione off-scre-
en è diventata sempre più rilevante. In un trend grazie a questi nuovi strumenti ha generato un’esteti-
opposto a quello degli anni Novanta, le tecnolo- ca inimmaginabile fino a poco tempo prima.
gie digitali si concretizzano (vedi per esempio la
cosiddetta «Internet of Things»). Cosa credi che JP Nel preparare il documentario hai conosciuto
accadrà nel prossimo futuro? persone che all’epoca avevano messo in discus-
sione le nuove tecnologie o proposto alternative?
BL Esiste senza dubbio un ritorno di interesse nei
confronti delle tecniche non digitali, di un modo di la- BL Non ho conosciuto nessuno che proponesse alter-
vorare che prevede di fare le cose a mano prima di native alle nuove tecnologie del graphic design. Anzi
trasferirle al computer e trasformarle nell’opera gra- Art Chantry, ad esempio, ha rifiutato di prenderle in
fica finale. Nella storia artisti e designer hanno di fre- considerazione e ha continuato a utilizzare metodi
quente reagito alla tecnologia (pensiamo al movi- analogici. Quando l’ho intervistato mi ha detto: «Di-
mento Arts & Crafts, una reazione alla Rivoluzione ciamo così: ogni volta che la tecnologia fa un passo in
industriale), e così accade oggi con il risorgere della ti- avanti io faccio un passo indietro. È come se fossi tor-
pografia, della serigrafia, della stampa Risograph (re- nato allo stampino con le patate. Con una tecnologia
alizzabile tecnicamente senza fare uso del computer). estremamente avanzata, chi mai mi chiederebbe di re-
Tutto ciò condurrà a una nuova estetica? Credo che alizzare qualcosa che potrebbe fare per conto suo?».
il mescolare le tecnologie sia ciò che rende eccitante
e appagante il lavoro di molti graphic designer oggi.
La maggior parte di loro non avverte l’esigenza di es-
sere purista in termini di metodi analogici, ma adora
sporcarsi le mani. L’evoluzione tecnologica incide da
sempre sul lavoro dei graphic designer: è stato così in
passato e continuerà a esserlo fin quando questa di-
sciplina esisterà. Per esempio, non molto tempo fa, un
consorzio di aziende leader nel settore tipografico ha
annunciato un progetto per font variabili che posso-
no essere regolate a proprio piacimento. Quando l’ho
saputo, ho reagito nervosamente all’idea che quelle
variabili sarebbero state utilizzate senza una solida
preparazione tipografica. Ma, in fondo, non erano di
questo genere le preoccupazioni dei graphic designer
all’apparire dei desktop computer quando il desktop
publishing ha aperto le porte ai non designer? Certo, Cece Cutsforth, graphic designer e docente,
presente in Graphic Means.
abbiamo assistito al proliferare di un design non ec- — Cece Cutsforth, Designer and Educator,
cellente, ma anche al boom della sperimentazione che featured in Graphic Means.

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In Spring 2014 Briar Levit launched a successful Kickstarter
campaign for the production of Graphic Means, a
documentary exploring graphic design production
of the 1950s through the 1990s – from linecaster to
photocomposition, and from paste-up to pdf.

also showed me the machine in live action. The sto-


Interview with Briar Levit by Jonathan Pierini ry is told in the film by people who worked with and
loved the machine. I wanted to do for the Cold Type
era what Doug had done for the Linotype machine.

JP What motivated you to make Graphic Means? JP The film is a story of tools, processes, and people,
Why do you think it is important for today’s as you say. I am wondering if it is throwing some
graphic designers and students to know about light on how the human brain and body have
how their work was done in the past? been affected by these changes. I am thinking of
designers’ way of producing and assembling their
BL This project started with a collection of obsolete pieces and of routine gestures.
production manuals that I amassed from my regular
trips to the thrift store. I found myself looking at the BL This is discussed a bit by designer Lucille Tenaz-
various processes laid out with step-by-step photos as who laments the fact that she no longer works with
and illustrations, and just marvelling at the sheer hand a massive space and large sheets of acetate, boards,
skills and time that would go into a simple brochure and tools. She liked knowing that it was her hands that
from thumbnail to paste-up mechanical. I was aware created the final piece. There was a sense of pride and
of these processes, but had missed learning them in Zen about creating the work itself.
school by 5–10 years. As a teacher, I wanted to share
this with my students to give them
context and appreciation for the
work they do today – to help them
see their place in the continuum of
our discipline.
The more I thought about it, how-
ever, the more I felt I wanted to
share the story with a larger audi-
ence. The effect that Doug Wilson’s
film, Linotype: In search of the
Eighth Wonder of the World had
on me made me consider film as
an option. His film helped not only
to clarify the mystery of Linotype
as machine vs. type foundry, but it

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JP Due to technological changes, while the role of Ultimately, the gains are so much greater than the
designers has evolved and expanded, many pro- losses in terms of the kinds of things we can do with
duction roles have disappeared. Do you think less equipment, and without sending various elements
some skills, expertise and a certain attitude got out to so many different people. This democratization
lost in this transition and if so what have the con- of tools has allowed designers to become authors and
sequences been? business people themselves.

BL Well, I don’t think that production roles went JP For too long designers forgot to notice how their
away per se, they were just absorbed by the designers bodies were affected by the way they worked.
themselves. So now we do our own typesetting, and Today, off-screen design processes are becom-
our own pre-press much of the time. There was cer- ing more and more relevant. In an opposite trend
tainly a learning-curve as designers made the transi- from that of the 1990s, digital technologies are
tion to digital and were suddenly charged with setting now materializing (see, for instance, the so-called
their own type and making typographical decisions. internet of things). What do you think is going to
Many designers I’ve spoken to mention that there happen in the near future?
was a period of some pretty poor typesetting. We’ve
caught up, however, and I think designers are often
incredible typesetters. Pagina precedente Previous page
As for what was lost – I think that there is a differ- Gerard Huerta, disegnatore di caratteri, nel suo
studio negli anni Settanta, presente in
ent workflow now that favours speed over the meas- Graphic Means.
ured thinking and planning that should happen before — Gerard Huerta, Lettering Designer,
jumping into a design. featured in Graphic Means, in his studio
in the 1970s.
I also know for a fact that my typographical eye isn’t
nearly as precise as designers who worked pasting up
type. They can spot errors like extra spaces, incorrect Fotocompositrice Varityper Comp/Set 500.
— Varityper Comp/Set 500 photosetting
glyphs etc., so much more naturally than those of us system.
who learned on a computer. I know my eye isn’t as
sharp, and I’m fairly certain the eyes of my students Daisy wheel: elemento per la stampa tipografica
a impatto.
are even less sharp. — Type element for a daisy wheel style
printer.

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BL There is absolutely a resurgence of interest in less-than-excellent design. But there was also a boom
non-digital techniques, or a way of working that starts in experimentation with these new tools that led to
out by doing things by hand, and then is translated aesthetics we’d never have imagined before.
onto the computer for final artwork. Just as history
has shown us that artists and designers often react JP While making your documentary, did you meet
against technology (think of the Arts & Crafts move- anyone questioning what were, at the time, new
ment reacting against the Industrial Revolution), the technologies, anyone proposing alternatives to
same thing is happening now with the resurgence of them?
letterpress and even things like screen printing and
Risography (which can technically be done without BL I didn’t meet anyone who was proposing alter-
using a computer). natives to new technologies in graphic design, but
Does this lead to new aesthetics? Perhaps. I think the designer Art Chantry finds himself digging his feet
mixture of technologies is what’s very exciting and ful- in and continuing to use analogue methods regard-
filling for many designers working today. Most don’t less of what new technology arrives on the scene. He
feel a need to be purists in terms of analogue methods, said when I interviewed him: “Let me put it this way,
but do like getting their hands dirty. every time technology takes a big step forward, I take
The newest technologies always affect the work that a big step backward. It’s like I’m almost down to pota-
designers make. That’s been historically so, and will to stamps now. The technology’s gotten so good, why
continue to be so as far as I can tell. For instance, just would anyone hire me when you can do it yourself?”.
little time ago, a consortium of leaders in the type
industry announced the debut of their own plan for
fonts that have infinitely adjustable weights. When
I first heard it, my initial feeling was nervousness at
the idea of folks using all these weights without sound
typographic training. But then, aren’t these the same
Lucille Tenazas, graphic designer e docente, presente in
concerns designers had when the desktop comput-
Graphic Means.
er debuted, and desktop publishing opened its doors — Lucille Tenazas, Designer and Educator, featured in
to non-designers? Sure, there was a proliferation of Graphic Means.

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