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frontespizio.

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Rosetta Zordan

Il quadrato
Antologia
per la scuola
secondaria
di primo grado
magico
3
abilità
generi
temi
per una
convivenza civile
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IL PIANO DELL’OPERA
1 INVITO ALLA LETTURA 2 TANTI MODI DI RACCONTARE 3 ESPERIENZE DI VITA PER UNA CONVIVENZA CIVILE
• Io e la lettura • La favola • In famiglia
• Lettori attivi • La fiaba • A scuola
• Lettori in gioco • L’avventura • Ora si gioca!
• Lettori in primo piano • Con gli animali
• Partecipare in modo attivo al processo del SAPERE SAPERE
leggere • Scoprire il piacere di comprendere un • Caratteristiche linguistiche e strutturali • Testo descrittivo (descrizione oggettiva e
VOLUME PRIMO

testo «giocando» con esso • Scoprire il piace- dei generi • Testo narrativo soggettiva di una persona, di un oggetto, di un
re di valutare dei testi: «indice di gradimento» animale) • Testo regolativo
SAPER FARE SAPER FARE
• Comprendere e analizzare • Scrivere favole, • Comprendere e analizzare • Scrivere testi
fiabe, racconti di avventura • Arricchire il narrativi, descrittivi e regolativi • Giocare con
lessico • Proposte interculturali e interdisci- le parole • Arricchire il lessico • Proposte in-
plinari terculturali
SAPER VEDERE SAPER VEDERE
• Favola, fiaba e avventura nei disegni, nei di- • Famiglia, scuola, giochi nelle fotografie, nei
pinti e nei fumetti dipinti e nei fumetti
SAPER ESSERE
• Educazione alla conoscenza di sé, all’affet-
tività, al rispetto delle regole e delle istituzio-
ni, alla salvaguardia ambientale

1 INVITO ALLA LETTURA 2 TANTI MODI DI RACCONTARE 3 ESPERIENZE DI VITA PER UNA CONVIVENZA CIVILE
• Io e la lettura… un anno dopo • La fantasy • Storie di amicizia
• Lettori in gioco • Il racconto fantastico e surreale • Lo sport
• Lettori in primo piano • Il racconto di fantasmi • Vivere con gli altri
• Il racconto dell’orrore • S.O.S. natura
• Consigli per far crescere la propria passione SAPERE SAPERE
VOLUME SECONDO

per la lettura • I diritti del lettore • Attività di • Caratteristiche linguistiche e strutturali • Testo informativo-regolativo • Testo inter-
lettura attenta, consapevole e critica dei generi pretativo • Testo descrittivo (descrizione og-
gettiva e soggettiva di un luogo geografico)
SAPER FARE SAPER FARE
• Comprendere e analizzare • Scrivere narra- • Comprendere e analizzare • Scrivere testi
zioni fantasy, fantastico-surreali, di fantasmi, narrativi, informativo-regolativi, interpretati-
dell’orrore • Arricchire il lessico • Proposte vi (recensioni), descrittivi e aforismi • Arric-
interdisciplinari chire il lessico • Proposte interdisciplinari
SAPER VEDERE SAPER VEDERE
• Il surreale nell’arte • Lo sport e la natura nell’arte
SAPER ESSERE
• Educazione alla conoscenza di sé, all’affetti-
vità, allo sport come incontro e scontro leale, al-
la salute, alla solidarietà, all’interculturalità,
alla salvaguardia ambientale

1 INVITO ALLA LETTURA 2 TANTI MODI DI RACCONTARE 3 ESPERIENZE DI VITA PER UNA CONVIVENZA CIVILE
• Io e la lettura… due anni dopo • Il racconto comico e umoristico • Storie di adolescenti
• Lettori in gioco • Il racconto giallo • Per un mondo migliore e interculturale
• Lettori in primo piano • Il racconto di fantascienza • Scienza e tecnologia: quale futuro?
• La cultura della pace e della legalità
• Progettare iniziative che incoraggino alla SAPERE SAPERE
lettura • Esercizi-gioco di lettura attenta e at- • Caratteristiche linguistiche e strutturali dei • Testo argomentativo
tiva • Valutare dei testi: il lettore critico generi
VOLUME TERZO

SAPER FARE SAPER FARE


• Comprendere e analizzare • Scrivere battu- • Comprendere e analizzare • Scrivere testi
te, storielle, poesie comiche • Raccontare bar- narrativi, descrittivi, espositivi, argomentativi
zellette • Risolvere gialli illustrati e «gialli • Fare interviste • Realizzare manifesti pub-
flash» • Scrivere gialli in versi, «delitti esem- blicitari • Arricchire il lessico • Proposte in-
plari», racconti gialli • Scrivere racconti di fan- terdisciplinari e interculturali
tascienza • Trasformare un fumetto di fanta- SAPER VEDERE
scienza in un racconto • Arricchire il lessico • Tematiche sociali nell’arte e nella fotografia
SAPER VEDERE SAPER ESSERE
• Il comico-umoristico nei fumetti • Educazione alla conoscenza di sé, all’affetti-
vità, alla salute, alimentare, alla cittadinanza, al-
l’interculturalità, alla democrazia, alla legalità
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4 LA VITA IN VERSI, LA VITA IN SCENA 5 TRA STORIA E LETTERATURA LABORATORIO ABILITÀ LINGUISTICHE
• La poesia • Viaggio nel tempo: l’età medievale ASCOLTARE
• Il teatro • Attività, tecniche e strategie per
diventare un «buon ascoltatore»
PARLARE
• Raccontare esperienze personali •
SAPERE SAPERE
Descrivere • Dare indicazioni,
• Verso, strofa, rima, suoni e immagini • Testo espositivo • Elementi di differenziazione tra un testo espositivo e nar-
istruzioni • Discutere • L’interroga-
del linguaggio poetico • Il teatro dal- rativo
zione
le origini al Medioevo
LEGGERE
SAPER FARE SAPER FARE
• Leggere ad alta voce in modo chia-
• Comprendere e analizzare • Scri- • Comprendere e analizzare testi espositivi e narrativi • Scrivere testi storico-
ro, corretto ed espressivo • Tecniche
vere filastrocche, nonsense, limerick, espositivi • Analizzare didascalie espositive • Arricchire il lessico • Colle-
per una lettura silenziosa rapida, ve-
semplici testi poetici • Leggere una gamenti interdisciplinari
loce
poesia in modo espressivo • Fare tea-
tro: voce e corpo • Drammatizzazio- SCRIVERE
ne • Scrivere con correttezza e coeren-
za • Raccontare esperienze perso-
SAPER VEDERE
nali • Scrivere una cronaca
• Poesie e dipinti a confronto

4 LA VITA IN VERSI, LA VITA IN SCENA 5 TRACCE DI SÉ 6 TRA STORIA E LETTERATURA LABORATORIO ABILITÀ LINGUISTICHE
• La poesia • Il diario e l’autobiografia • Viaggio nel tempo: dal Rinasci- ASCOLTARE
• Il teatro • La lettera mento al Settecento • In base a uno scopo • Distinguere
le informazioni oggettive dalle opi-
nioni personali • Prendere appunti
mentre si ascolta
SAPERE SAPERE SAPERE
PARLARE
• Aspetti metrico-ritmici, figure re- • Caratteristiche linguistiche e strut- • Testo espositivo
• Persuadere • Fare un’intervista •
toriche di suono e significato della turali del diario personale e di viaggio, SAPER FARE
Dare notizie e informazioni (giornale
poesia • Argomento e tema di una dell’autobiografia, della lettera • Comprendere e analizzare testi espo- radio) • Dialogare, discutere in un
poesia • Il teatro dal Rinascimento al SAPER FARE sitivi e narrativi • Scrivere testi storico- talk-show
Settecento • Comprendere e analizzare • Scrive- espositivi • Scrivere il riassunto breve
LEGGERE
SAPER FARE re diari, autobiografie reali e inventa- di un testo espositivo • Arricchire il
• La lettura di scorrimento • La let-
• Comprendere e analizzare • Scri- te, lettere personali, ufficiali, aperte, di lessico • Collegamenti interdiscipli-
tura selettiva • La lettura orientativa
vere poesie e calligrammi • Scrivere la invenzione, e-mail, sms • Arricchire il nari
• La lettura analitica • Leggere per
parafrasi e il commento di una poesia lessico
studiare (sottolineare, prendere ap-
• Fare teatro: voce e improvvisazione SAPER VEDERE
punti, memorizzare)
• Scrivere il teatro: dall’idea al cano- • L’autoritratto nell’arte
vaccio, al copione SCRIVERE
• Scrivere un tema • Espandere, rias-
SAPER VEDERE
sumere e parafrasare un testo • Co-
• Il senso della vita nell’arte
struire un semplice ipertesto

4 LA VITA IN VERSI, LA VITA IN SCENA 5 L’ARTE DEL ROMANZO 6 TRA STORIA E LETTERATURA LABORATORIO ABILITÀ LINGUISTICHE
• La poesia • Il romanzo storico • Viaggio nel tempo: dall’Ottocen- ASCOLTARE
• Il teatro • Il romanzo sociale to ai giorni nostri • Ascoltare e prendere appunti in ba-
• Il romanzo psicologico se a uno scopo • Ascoltare testi narra-
tivi, espositivi, argomentativi, prende-
re appunti e utilizzarli
SAPERE SAPERE SAPERE
PARLARE
• Elementi fondamentali del lin- • Caratteristiche linguistiche e strut- • Testi espositivi, narrativi, poetici
• Discutere • Fare una relazione • De-
guaggio poetico • Scelta e posizione turali dei vari tipi di romanzo relativi all’Ottocento, al Novecento, a
scrivere, argomentando, il proprio pro-
delle parole in poesia; significato de- SAPER FARE oggi
getto di vita • L’esame orale
notativo e connotativo • Il teatro del- • Comprendere e analizzare • Scrive- SAPER FARE
l’Ottocento e Novecento LEGGERE
re narrazioni a sfondo storico-sociale • Comprendere e analizzare testi in
• Lettura attiva e critica • Navigare in
SAPER FARE • Scheda di analisi di un romanzo prosa e in versi • Commentare, riflet-
Internet alla ricerca di dati e informa-
• Comprendere e analizzare poesie • Trasposizione cinematografica di un tere, confrontare opinioni • Arricchi-
zioni
• Scrivere parafrasi, commenti, testi romanzo • Progettare un romanzo re il lessico • Collegamenti interdi-
poetici • Confrontare canzoni e poe- • Arricchire il lessico sciplinari SCRIVERE
sie • Fare teatro: voce, effetti specia- SAPER VEDERE • Scrivere un tema argomentativo
SAPER VEDERE
li • Scrivere il teatro: dialoghi, sce- • Personaggi e ambienti nell’arte • Scrivere una relazione • Scrivere un
• La guerra nell’arte e nella fotogra-
nografie verbale • Riscrivere un testo letterario,
fia
applicando trasformazioni a livello sti-
SAPER VEDERE SAPER ESSERE listico • Scrivere testi imitativi dello
• I sentimenti e il lavoro nell’arte • Educazione alla democrazia, all’ac- stile di un autore • Scrivere un iperte-
quisizione di una coscienza civile e sto multimediale
politica
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Indice

1 Invito alla lettura


Io e la lettura… due anni dopo 2
Lettori in gioco 4
E.A. Poe, Hop-Frog 4
Lettori in primo piano 13
S. Hoff, Discorso di incoraggiamento 13
C. Manzoni, Viaggio con un amico 16
L. Beccati, L’ultimo robot 19

2 Tanti modi di raccontare


Il racconto comico e umoristico 23
G. Guareschi, Oscuramento 24
SAPERE Comicità e umorismo 26
I. Terzoli, L’eclissi di sole 28
A. De Mello, Henry, come sei cambiato! 29
A. Campanile, Un’avventura di viaggio 29
J. Klapka Jerome, In tandem 31
SAPER ESSERE Io e il senso dell’umorismo 35
D. Verde, L’inferno del Timido 36
SAPER FARE Poesie comiche 39
P. Villaggio, Un ristorante alla moda 40
IV SAPER VEDERE Il comico-umoristico nelle strisce 44
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Indice

VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 46


L. De Crescenzo, Il bello addormentato 46
VERIFICA di comprensione orale 50
S. Benni, Il nonno da bar 50
S.O.S. RECUPERO 52
A. Campanile, Paganini non ripete 53
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 55
Lettori in primo piano 55
Il comico-umoristico: scrittura creativa 55
Raccontare barzellette 58
IN BIBLIOTECA 59
AL CINEMA 60
Il racconto giallo 61
A. Christie, Il caso della domestica perfetta 62
SAPERE Il racconto giallo 71
A.C. Doyle, La fascia maculata 73
SAPER FARE «Gialli illustrati»: chi sarà il colpevole? 85
P. Highsmith, Trappola di ghiaccio 87
SAPER ESSERE Io e il «giallo» 95
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 96
H. Slesar, A qualsiasi prezzo 96
VERIFICA di comprensione orale 100
R. Dahl, Cosciotto d’agnello 100
S.O.S. RECUPERO 103
E. Queen, Lo zio d’Australia 103
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 107
Giallo «flash» 107
Il giallo: scrittura creativa 107
IN BIBLIOTECA 111
AL CINEMA 112
Il racconto di fantascienza 113
I. Asimov, Razza di deficienti! 114
SAPERE Il racconto di fantascienza 117
R. Sheckley, La folla 120
F. Brown, Sentinella 125
R. Matheson, Bambina smarrita 128
SAPER FARE L’enigma degli UFO 135
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 138
F. Brown, L’ultimo dei marziani 138
VERIFICA di comprensione orale 144
I. Asimov, Robotolo 144
S.O.S. RECUPERO 145
R. Bradbury, Il pedone 145
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 150
Il racconto di fantascienza: scrittura creativa 150
IN BIBLIOTECA 157
AL CINEMA 158 V
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3 Esperienze di vita
per una convivenza civile

PER EDUCARE:
– alla conoscenza di sé Storie di adolescenti 161
– all’accettazione di sé
rafforzando l’autostima
Qualcosa sta cambiando 162
– al rapporto affettività-
N. Ginzburg, Soli nella nebbia 162
sessualità-moralità SAPER ESSERE Io e il mio corpo 167
– al rapporto
alimentazione- Alla ricerca di attenzione 169
benessere- M. Argilli, Sbrigatevi! 169
realizzazione personale
– alla disponibilità
Il bisogno di sentirsi parte di un gruppo 172
alla critica, al dialogo, G. Bettin, Ci sentivamo più forti 172
alla collaborazione G. Pedullà, Ivan 176
– al rispetto
dei sentimenti SAPER ESSERE Io e il mio look 178
– all’autonomia Piccoli grandi amori 179
H. Hesse, La mia prima avventura amorosa 179
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - L’amore nell’arte 184
L’adolescenza negata 185
B. Fenoglio, La sposa bambina 185
L’adolescenza nei versi dei poeti 190
J. Prévert, I ragazzi che si amano 190
D. Dolci, Indecisi 191
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 192
T. Mann, La bionda Inge 192
VERIFICA di comprensione orale 195
V. Zucconi, La spia 195
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 196
S.O.S. adolescenti 196
IN BIBLIOTECA 201
AL CINEMA 202
PER EDUCARE:
– alla conoscenza di sé
Per un mondo migliore e interculturale 203
– alla solidarietà Infanzia rubata: no allo sfruttamento 204
– alla cooperazione T.B. Jelloun, La scuola o la scarpa 204
– all’accettazione
delle «diversità» SAPER ESSERE I diritti del fanciullo 209
– a una convivenza
interculturale
Anziani: il diritto al rispetto e a un’esistenza dignitosa 211
– al rispetto delle regole V. Zucconi, La vecchia strega del tunnel 211
del vivere civile Handicap: accogliere la diversità 222
e democratico
– all’importanza
C. Brown, In un attimo tutto cambiò 222
del contributo G. Morandi, Il mio amico 226
di ciascuno SAPER ESSERE Per un corretto rapporto con i disabili 228
alla soluzione
dei problemi di tutti No alla droga. Sì alla vita 229
R. Asuni – L. Gurrado, Sono tornato un essere normale 229
SAPER FARE Proposta interdisciplinare - No alla droga! 233
AIDS: conoscere per superare paure e pregiudizi 234
M. Humphreys, Ne parlano tutti! 234
SAPER ESSERE Educazione alla salute - AIDS: se lo conosci lo eviti 240
VI No al razzismo. Sì a una convivenza interculturale 242
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Indice

Malcolm X, Per sembrare un bianco 242


Immigrati in Italia: testimonianze di vita 246
SAPER FARE Proposta interdisciplinare - Per una società interculturale 251
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 252
L. Tumiati, Uno strano silenzio 252
VERIFICA di comprensione orale 257
V. Zucconi, Il sacchetto 257
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 258
La fotografia come testimonianza sociale 258
Dipinti e fotografie: personaggi-protagonisti di un racconto 259
Progettare un manifesto pubblicitario 260
IN BIBLIOTECA 261
AL CINEMA 262
PER EDUCARE:
– alla conoscenza di sé Scienza e tecnologia: quale futuro? 263
– a un corretto rapporto Rapporti fra scienza e tecnologia 264
fra progresso C. Rubbia, La Scienza è la madre della Tecnologia 264
scientifico-tecnologico
e problema etico- La rivoluzione informatica 267
morale P.G. Viberti, Internet 267
– alla salute
– all’acquisizione SAPER ESSERE Io e Internet 271
di comportamenti F. Brown, La risposta 272
corretti e responsabili
– all’elaborazione La rivoluzione biotecnologica 274
di opinioni personali P.G. Viberti, La clonazione 274
argomentate
in relazione
P.G. Viberti, Animali e vegetali «transgenici» 278
alla clonazione SAPER ESSERE Educazione alla salute - I cibi transgenici 281
e alle biotecnologie
Medicina d’avanguardia 282
C. Boselli, Curarsi a distanza 282
Tecnologia «da fantascienza» 285
G. Camardo, La «casa intelligente» 285
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - Scienza e tecnologia nell’arte 289
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 290
M. Tucci, Non lasciare i bambini soli nella rete 290
VERIFICA di comprensione orale 292
L. Monti, Realtà virtuali 292
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 293
Il testo argomentativo 293
IN BIBLIOTECA 299
AL CINEMA 300

PER EDUCARE:
– alla conoscenza di sé
La cultura della pace e della legalità 301
– ai valori della pace Gli orrori della guerra 302
e della libertà
– alla salvaguardia dei
G. Strada, Jamal e Farad 302
diritti umani individuali
– alla difesa
I costruttori di pace 306
delle istituzioni E.H. Erikson, Gandhi e la «marcia del sale» 306
democratiche M.L. King, Ho un sogno 310
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - Guerra e pace nell’arte 312
Papa Giovanni Paolo II, Decalogo per la pace 314
SAPER ESSERE Educare ai comportamenti di pace 315
Pace e cooperazione internazionale 317 VII
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Lo Statuto delle Nazioni Unite 317


Poesie e canzoni per la pace 320
Trilussa, La guerra 320
S. Quasimodo, Uomo del mio tempo 321
C. Sandburg, Ci sarà un fucile 322
Jovanotti – Ligabue – Pelù, Il mio nome è mai più 323
SAPER FARE Proposta interdisciplinare - La guerra e la pace 325
In difesa dei diritti umani 326
R. Menchú, Volevano toglierci la terra 326
SAPER ESSERE La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo 330
E. Drévillon, Proibito lavorare e studiare 332
Lotta alla criminalità organizzata 335
L. Sciascia, Chi ha sparato? 335
SAPER ESSERE Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino:
uomini «simbolo» 340
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 342
M. Valpreda, Guerra biologica 342
VERIFICA di comprensione orale 344
S. Salem, La volontà di essere una donna libera 344
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 345
Per riflettere e discutere 345
Scrivere «messaggi di pace» 346
IN BIBLIOTECA 347
AL CINEMA 348

4 La vita in versi, la vita in scena


La poesia 351
SAPERE Ripassiamo insieme la poesia 352
D. Valeri, Albero 356
SAPERE La scelta delle parole in poesia 357
G. Pascoli, Il lampo 360
G. Leopardi, Imitazione 361
SAPERE La posizione delle parole in poesia 362
S. Penna, La festa verso l’imbrunire 363
F. Romagnoli, Lei 364
Il ricordo e il rimpianto 365
U. Saba, Glauco 365
G. D’Annunzio, I pastori 367
L’amore 369
A. Bertolucci, La rosa bianca 369
G. Caproni, L’uscita mattutina 370
VIII U. Saba, Amai 372
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Indice

La felicità e il dolore 374


P. Neruda, Ode al giorno felice 374
W.H. Auden, Fermate tutti gli orologi 375
L. Sinisgalli, I vecchi hanno il pianto facile 377
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - I sentimenti nell’arte 378
L’emarginazione e l’intolleranza 380
G. Ungaretti, Si chiamava Moammed Sceab 380
Il lavoro 383
N. Hikmet, I muratori 383
L’impegno civile e sociale 385
J. Brodskij, C’è gente che muore 385
F. Jamis, Per questa libertà 387
VERIFICA di comprensione scritta 388
S. Quasimodo, Ora che sale il giorno 388
VERIFICA di comprensione orale 390
V. Cardarelli, Abbandono 390
S.O.S. RECUPERO 391
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 394
La poesia: scrittura creativa 394
Le canzoni sono poesie? 397
AL CINEMA 398

Il teatro 399
Conoscere il teatro 400
Il teatro nell’Ottocento 400
Il teatro di prosa 400
Il teatro musicale 401
I professionisti del teatro 401
Lo spazio scenico 402
Gli autori 403
Il teatro nel Novecento 404
I movimenti di avanguardia 404
I professionisti del teatro 404
Lo spazio scenico 405
Gli autori 406

Leggere il teatro 407


H. Ibsen, Casa di bambola 407
S. Beckett, Aspettando Godot 412
E. Ionesco, La cantatrice calva 414

Fare teatro 418


Usare la voce 418
I tratti prosodici 418
Effetti speciali 420
Usare il corpo 421

Scrivere il teatro 422


Il testo teatrale 422
Scene «impossibili» 423
I dialoghi 425
Scenografie, costumi, suoni, luci 426 IX
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5 L’arte del romanzo


Il romanzo storico, sociale e psicologico 429
SAPERE Il romanzo 430
Il romanzo storico 434
A. Manzoni, Don Abbondio e i bravi 435
G. Tomasi di Lampedusa, Se vogliamo che tutto rimanga come è... 442
E. Morante, 1943: il treno dei deportati 446
Il romanzo sociale 450
C. Dickens, Vivere in un ospizio 451
É. Zola, Pane e giustizia 455
Il romanzo psicologico 461
I. Svevo, Il vizio del fumo 462
J. Joyce, Pensieri notturni 467
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - Personaggi e ambienti
nell’arte 469
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 470
I. Silone, Proibiti tutti i ragionamenti 470
VERIFICA di comprensione orale 474
R. Viganò, Agnese la partigiana 474
S.O.S. RECUPERO 476
E. Lussu, Signor sì! 477
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 482
Il romanzo: scrittura creativa 482
Il romanzo: scheda di analisi 483
IN BIBLIOTECA 485
AL CINEMA 486

6 Tra storia e letteratura


Viaggio nel tempo:
dall’Ottocento ai giorni nostri 489
L’Impero di Napoleone 490
G. Lefebvre, L’uomo Napoleone 491
Il Risorgimento italiano 494
E. De Amicis, La piccola vedetta lombarda 495
La Prima guerra mondiale 499
E.M. Remarque, Perdonami, compagno, come potevi tu essere
mio nemico? 500
G. Ungaretti, Veglia 504
X G. Ungaretti, Fratelli 505
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Indice

G. Ungaretti, Sono una creatura 505


G. Ungaretti, San Martino del Carso 506
G. Ungaretti, Soldati 506
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - La Prima guerra mondiale
nell’arte 509
Il fascismo 510
A. Pertini, La mia condanna è il mio orgoglio 510
F. Sessi, Ho scoperto di essere ebreo 513
Il nazismo 516
A.-L. Grobéty, Il tempo delle parole sottovoce 516
B. Brecht, Mio fratello aviatore 523
B. Brecht, Quando chi sta in alto 524
B. Brecht, La guerra che verrà 524
B. Brecht, Ecco gli elmi dei vinti 524
La Seconda guerra mondiale 526
B. Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba 526
P. Levi, La demolizione di un uomo 531
S. Quasimodo, Milano, agosto 1943 536
S. Quasimodo, Alle fronde dei salici 537
N. Hikmet, Apritemi sono io... 539
SAPER VEDERE Proposta interdisciplinare - La Seconda guerra mondiale
nell’arte 541
Guerra e pulizia etnica 542
S. Gashi, La fine si sta avvicinando 542
11 settembre 2001 545
M.T. Cometto, Un vuoto pieno di fumo e di polvere 546
VERIFICA di comprensione scritta e lessicale 548
D. Maraini, Un numero sul braccio 548
VERIFICA di comprensione orale 553
V. Zucconi, Il naso 553
INTEGRAZIONE E SVILUPPO 554
Scrivere un racconto storico 554
Approfondire un argomento storico mediante un lavoro di ricerca 554
IN BIBLIOTECA 555
AL CINEMA 556

Laboratorio abilità
linguistiche
Le abilità linguistiche 557
Ascoltare 559
Attività di ascolto 560
Ascoltare e distinguere testi diversi 560
Ascoltare e individuare lo scopo principale di chi parla 560
Ascoltare e riordinare le sequenze 561
Ascoltare e individuare l’idea chiave di ciascuna sequenza 561
Ascoltare e selezionare le informazioni in base allo scopo 562 XI
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Ascoltare e distinguere le informazioni oggettive


dalle opinioni personali 562
Ascoltare e riconoscere le informazioni implicite 562
Ascoltare e formulare ipotesi coerenti 563
Ascoltare, identificare e confrontare opinioni e punti di vista
di chi parla 563
Ascoltare e valutare l’attendibilità di un messaggio
secondo il proprio punto di vista 564
Ascoltare un testo argomentativo e prendere appunti 564
Ascoltare e prendere appunti in base allo scopo 565
Ascoltare una lezione scolastica, prendere appunti e rivederli 565
Ascoltare un testo informativo, prendere appunti e utilizzarli 566
Parlare 567
1. Parlare per persuadere 568
Il comizio 568
2. Parlare per esprimere opinioni, giudizi 569
3. Parlare per discutere 570
4. Parlare per fare una relazione 573
5. Parlare in sede d’esame orale 576
Leggere 577
1. La lettura attiva: dialogare con il testo 578
2. La lettura attiva: ricavare informazioni implicite 580
3. La lettura attiva: capire la funzione dei connettivi 584
4. La lettura critica: individuare e valutare il messaggio dell’autore 586
5. La lettura critica: valutare l’autorevolezza delle fonti 587
6. La lettura critica: distinguere i fatti dalle opinioni 588
7. Navigare in Internet alla ricerca di informazioni 589
Scrivere 591
1. Scrivere un tema argomentativo 592
2. Scrivere una relazione 596
3. Scrivere un verbale 600
4. Riscrivere un testo letterario applicando
trasformazioni a livello stilistico 602
A Riscrivere un testo cambiando la punteggiatura 602
B Riscrivere un testo modificando i tempi verbali 604
C Riscrivere un testo trasformando il discorso diretto e indiretto 606
D Riscrivere un testo cambiando il registro linguistico 608
E Riscrivere un testo cambiando il punto di vista del narratore 610
5. Scrivere testi «imitativi» dello stile di un autore 612
A L’incipit 612
B Il finale 614
C L’anticipazione 615
D Il flash-back 616
6. Costruire un ipertesto multimediale 619

Indice degli autori 621

Legenda dei simboli presenti nel testo:

XII Ascolto Esercizio impegnativo


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1
Invito alla lettura
Io e la lettura... due anni dopo
Dopo due anni, che tipo di lettore sei? Se ti definisci ancora un «lettore
obbligato» o un «lettore solo in casi estremi» quando non sai
che altro fare, segui i nostri consigli e vedrai che scoprirai
anche tu il piacere della lettura.

Lettori in gioco
Anche quest’anno metterai alla prova la tua capacità di lettura attenta
e attiva mediante esercizi-gioco di difficoltà sempre maggiore.

Lettori in primo piano


Sarai invitato, infine, a valutare dei testi, a svolgere cioè il ruolo
di critico, esprimendo liberamente e sinceramente, in relazione a essi,
un tuo personale «iindice di gradimento».
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1 Invito alla lettura

Io e la lettura...
due anni dopo
Gli anni precedenti, ad apertura dell’antologia, sei stato invitato
a riflettere sul tuo atteggiamento nei confronti della lettura e a
esprimere i tuoi gusti, le tue preferenze.
Inoltre, ti abbiamo suggerito sei preziosi consigli per far cresce-
re la tua passione per la lettura e sei venuto anche a conoscenza
dei tuoi «diritti di lettore».
Te li ricordi? Li hai messi in pratica? Siamo riusciti nell’intento di
migliorare il tuo rapporto con la lettura o addirittura di appassio-
narti alla lettura? Oppure ti definisci un «lettore obbligato», un
«lettore solo in casi estremi» quando non sai che cos’altro fare?
Se tuttora vivi la lettura come un peso, una fatica, un obbligo,
con ogni probabilità non hai ancora fatto un’esperienza gratifi-
cante in merito, non hai ancora letto un libro che sia riuscito ad
agganciare completamente il tuo interesse, a suscitare in te forti
emozioni, sensazioni, a farti provare il piacere di stare «dentro la
storia» narrata, «dentro altri mondi» in un gioco di proiezione-
identificazione con fatti e personaggi. Non desistere! Se ti capita
di sentire parlare bene di un libro (da un amico, alla televisio-
ne...), prendi nota del titolo, compralo alla prima occasione e leg-
gilo. Potrebbe essere la volta buona.
Oppure, se passi davanti a una libreria, dài un’occhiata ai libri
esposti in vetrina. Ti colpisce il titolo, la copertina di un libro?
Entra e chiedi di poterlo guardare. Sfoglialo, leggi qualche riga
qua e là, la sintesi sulla retrocopertina e chiediti: «Perché avran-
no messo in copertina proprio questa immagine? Si tratterà di
una storia interessante? E se provassi a leggerlo?».
Non rinunciare mai alla lettura di un libro perché, come afferma
la nota scrittrice Dacia Maraini, «leggendo si prova un profondo
piacere; si scopre di poter vivere tante vite diverse, di poter viag-
giare nel tempo e nello spazio. Noi siamo chiusi dentro una vita
limitata, prevedibile e i romanzi danno la possibilità di attraver-
sare altre esistenze, altri panorami, calzando altre scarpe, annu-
sando altri odori, in un tempo che non ci appartiene. Quando si
compie questo miracolo, è come se si realizzasse un incontro al
di là dello spazio e del tempo, nel mondo misterioso del possibi-
le. Il libro è il luogo di questo incontro.»

2
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Io e la lettura... due anni dopo

1. Adesso, tutti insieme in classe, fate una classifica dei cinque più bei libri letti nella
vostra vita, quelli cioè che vi hanno fatto provare, a lettura ultimata, la sensazione forte
di sentirvi diversi, di aver dentro qualcosa di più, qualcosa di incancellabile: conoscenza,
esperienza, emozione e piacere insieme.
In relazione a ciascun libro formulate anche una breve frase di «invito alla lettura», che
invogli cioè altri ragazzi a leggere questi libri da voi particolarmente apprezzati.

Autore, titolo Invito alla lettura

1. ....................................................................................................................................... .................................................................................................................................................

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2. ....................................................................................................................................... .................................................................................................................................................

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3. ....................................................................................................................................... .................................................................................................................................................

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4. ....................................................................................................................................... .................................................................................................................................................

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5. ....................................................................................................................................... .................................................................................................................................................

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2. Infine provate, tutti insieme o in piccoli gruppi, a progettare delle iniziative che incorag-
gino alla lettura. Ad esempio:
■ costituzione di una biblioteca di classe;

■ «Passaparola» del libro o dei libri


particolarmente apprezzati nel Giornalino di scuola;

■ mostre del libro a scuola;

■ incontri con gli autori a scuola;

■ visite in libreria;

■ visite in biblioteca;

■ visite a mostre del libro;

■ visita a una casa editrice. 3


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1 Invito alla lettura

Lettori in gioco
Ti presentiamo un racconto lungo. Leggilo molto attentamente e
in modo attivo, ponendoti delle domande di anticipazione e vi-
sualizzando i particolari più significativi.
Poi, individualmente o in gruppo, svolgi gli esercizi-gioco che ti
proponiamo, senza più consultare il testo.
Avrai modo così di verificare la tua capacità di lettura attenta e
attiva e quindi la tua capacità di comprendere un testo e di ricor-
darne anche i particolari.

Edgar Allan Poe


Hop-Frog
leggi in modo Non ho mai conosciuto nessuno che fosse tanto amante dello scher-
attivo zo quanto lo era il re. Sembrava che vivesse unicamente per scher-
zare. Raccontargli una storiella spiritosa, e raccontargliela bene, era
il modo più sicuro per guadagnarsi i suoi favori.
Avvenne perciò che i suoi sette ministri fossero tutti famosi per la lo-
ro capacità di scherzare. Somigliavano tutti al re non solo per il fat-
to di essere dei burloni inimitabili, ma anche perché erano grassi,
1. corpulenti e untuo- corpulenti e untuosi1.
si: grandi e grossi, e
sporchi.
Il re aveva una speciale ammirazione per gli scherzi pesanti e li pre-
feriva anche lunghi per goderseli pienamente.
All’epoca del mio racconto i buffoni di professione erano ancora di
moda a corte. Molti re avevano i loro giullari che indossavano abiti
variopinti e berretti a sonagli, e dai quali si pretendeva una battuta
2. arguta: vivace, spiri- arguta2 sempre pronta, in cambio delle briciole che cadevano dalla
tosa. mensa regale.
Anche il nostro re, naturalmente, aveva il suo giullare o buffone pro-
fessionista. Il suo giullare però non era soltanto un giullare. Il suo
valore era triplicato agli occhi del re perché era anche nano e stor-
3. storpio: deforme, pio3 e per di più era grasso, rotondo e ingombrante.
con le gambe mal con- Per consenso generale dei sette ministri gli fu dato il nome di «Hop-
formate.
4. Hop-Frog: letteral- Frog4», a causa della sua incapacità di camminare come gli altri es-
mente «salta ranoc- seri umani. Infatti Hop-Frog poteva avanzare soltanto grazie a
chio».
un’andatura a scatti, qualcosa di mezzo tra un saltello e un contor-
cimento: movimento questo che assicurava un divertimento illimita-
to. Sebbene però Hop-Frog, a causa delle gambe storte, riuscisse a
muoversi lungo una strada o un pavimento soltanto con grande sof-
ferenza e difficoltà, la smisurata forza muscolare delle sue braccia gli
permetteva di compiere azioni di grande abilità quando si trattava di
4 alberi o di funi o di qualsiasi altra cosa su cui arrampicarsi. In tali
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Lettori in gioco

esercizi egli assomigliava molto di più a uno scoiattolo, a una scim-


mietta, che non a un ranocchio.
Non so con precisione quale fosse la patria d’origine di Hop-Frog.
Doveva però trattarsi di qualche regione barbara, di cui nessuno
aveva mai sentito parlare... di certo molto lontana dalla corte del
nostro re.
Hop-Frog e una giovane fanciulla, appena di poco meno nana di lui
(sebbene di proporzioni squisite e meravigliosa danzatrice), erano
stati portati via a forza dalle loro rispettive case in province confinanti
e inviati in dono al re da uno dei suoi generali vittoriosi. Date que-
ste circostanze, non c’è da meravigliarsi se tra i due piccoli prigio-
nieri sorse una stretta intimità. Ben presto infatti, Hop-Frog e
Trippetta, così si chiamava la ragazza, divennero amici per la pelle.

In occasione di un’importante ricorrenza nazionale, il re decise di


dare una festa mascherata. Ogni volta che si teneva a corte un
ballo in maschera o qualcosa di simile, si poteva star sicuri che
divenivano indispensabili tanto le arti di Hop-Frog quanto quel-
le di Trippetta.
Giunse la notte fissata per la festa. Tutta la corte era al colmo del-
l’agitazione nell’attesa. Ormai tutti gli invitati avevano già deciso il
costume e la maschera da indossare, all’infuori del re e dei suoi set-
te ministri. Probabilmente non riuscivano a fare una scelta a causa
della loro grassezza. Intanto però il tempo volava, e come ultima
risorsa mandarono a chiamare Trippetta e Hop-Frog.
I due piccoli amici obbedirono subito agli ordini del re e lo tro-
varono che beveva vino in compagnia dei suoi sette ministri.
Aveva l’aria di essere molto di cattivo umore. Sapeva che Hop-Frog
5. uscir di senno: im- non era amante del vino, perché questo faceva uscir di senno5 il po-
pazzire. vero nano, tuttavia, siccome gli piacevano gli scherzi pesanti, co-
strinse Hop-Frog a bere e a «fare il matto».
«Vieni qui, Hop-Frog», disse. «Vuota questo bicchiere alla salute
dei tuoi amici lontani e concedici i benefici della tua immaginazio-
ne. Abbiamo bisogno di personaggi, di personaggi, ragazzo mio,
qualcosa di nuovo, fuori del comune. Siamo stufi delle solite eterne
ripetizioni. Su, bevi! Il vino ti ravviverà l’ingegno.»
Hop-Frog cercò come al solito di dire una buffonata in risposta alle
proposte del re, ma lo sforzo era troppo grande. Si dava il caso che
fosse il compleanno del povero nano e l’ordine di bere «ai suoi ami-
ci lontani» gli aveva fatto venire le lacrime agli occhi. Grosse, amare
lacrime caddero nel calice, mentre egli lo prendeva umilmente dalle
mani del tiranno.
«Ah! ah! ah!», tuonò quest’ultimo non appena il nano ebbe vuota-
to il calice. «Guarda che cosa può fare un bicchiere di buon vino!
Perbacco! Hai già gli occhi che ti luccicano!»
Il povero Hop-Frog pose nervosamente il calice sulla tavola e lanciò 5
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1 Invito alla lettura

alla compagnia un’occhiata quasi folle. Sembravano tutti divertirsi


moltissimo al successo dello «scherzo» del re.
«E ora, su, presto, Hop-Frog, dacci una mano!», disse il re.
«Personaggi, mio buon amico, abbiamo bisogno di personaggi... tut-
ti noi... Ah! ah! ah!»
Hop-Frog rise anche lui, ma debolmente, quasi distrattamente.
«Forza», disse il re con impazienza, «possibile che non hai niente da
suggerirci?»
«Mi sto sforzando di pensare a qualcosa di nuovo», replicò il nano
con aria assorta, poiché il vino lo aveva completamente stravolto.
«Sforzando!», gridò inferocito il tiranno, «che cosa intendi dire con
questo? Ah, capisco, sei arrabbiato perché vuoi altro vino. Su, bevi
questo!», e riempì un altro calice e l’offrì allo storpio, che si limitò a
fissarlo ansimando.
«Bevi, ti dico!», urlò il re, «o, per tutti i diavoli...»
6. paonazzo: di color Il nano esitò. Il re divenne paonazzo6 per la rabbia. I cortigiani sor-
viola scuro. ridevano compiaciuti. Trippetta, pallida come una morta, avanzò fi-
no al seggio del re e, gettatasi in ginocchio, lo implorò di risparmia-
re il suo amico.
Il tiranno la fissò per qualche istante, profondamente meravigliato
per la sua audacia. Alla fine, senza una parola, la allontanò violente-
mente da sé e le scagliò in faccia il contenuto del calice.
La povera ragazza si alzò come meglio poté e, senza fiatare, riprese
il suo posto ai piedi del tavolo. Per circa mezzo minuto regnò un si-
lenzio di morte e si sarebbe potuto sentir cadere una foglia o addi-
rittura una piuma. Venne interrotto da un rumore basso, rauco, pro-
lungato, stridente che sembrò provenire contemporaneamente da
ogni angolo della stanza.
«Perché... perché... perché mai fai questo rumore?», domandò il re,
rivolgendosi infuriato al nano.
Quest’ultimo sembrava essersi rimesso, almeno in parte, dal suo ma-
lessere e, guardando fissamente ma tranquillamente il tiranno in vi-
so, esclamò semplicemente:
«Io... Io?... Come posso essere stato io?».
«A me sembrava che il rumore venisse da fuori», disse uno dei cor-
tigiani. «Probabilmente era il pappagallo alla finestra che affilava il
becco sui fili di ferro della gabbia.»
«Ma sì, forse hai ragione tu», replicò il re, «ma, parola di cavaliere,
7. digrignare: stride- avrei giurato che era il digrignare7 dei denti di questo vagabondo.»
re, arrotare. A queste parole il nano si mise a ridere (il re era troppo burlone per
seccarsi se qualcuno rideva) e mostrò una fila di denti grossi, pode-
8. tracannare: bere a rosi e ripugnanti. Dichiarò inoltre di essere disposto a tracannare8
grandi sorsate, in un fia- tutto il vino che si desiderava fargli bere.
to.
Il re si calmò e Hop-Frog, dopo aver scolato un altro calice di vino,
9. euforia: grande alle- si mise subito a discutere con euforia9 i travestimenti per la festa ma-
6 gria ed entusiasmo. scherata.
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Lettori in gioco

«Non riesco a spiegare come mi sia venuta questa associazione di


idee», osservò con la massima tranquillità e come se non avesse mai
assaggiato vino in vita sua, «ma proprio subito dopo che Vostra
Maestà ha colpito questa ragazza e le ha gettato il vino in faccia, pro-
prio subito dopo che Vostra Maestà ha fatto questo, e mentre il pap-
pagallo emetteva quello strano rumore fuori della finestra, mi è ve-
nuta in mente una stramberia fantastica: è uno scherzo che si fa al
mio paese, nei nostri balli in maschera, ma assolutamente nuovo qui.
Sfortunatamente però mi servono otto persone e...»
«Eccoci qui!», gridò il re tutto contento. «Esattamente otto... Io e i
miei setti ministri. Su! Come sarebbe questo scherzo?»
10. Orangutanghi: «Noi lo chiamiamo», replicò lo storpio, «gli Otto Orangutanghi10
scimmie viventi nelle Incatenati e se è ben rappresentato è proprio uno scherzo fantasti-
foreste di Sumatra e del
Borneo, isole dell’arci- co.»
pelago indonesiano. «Noi sapremo eseguirlo benissimo», dichiarò il re.
«Il bello del gioco», continuò Hop-Frog, «sta nello spavento che
produce tra le donne.»
«Formidabile», tuonarono in coro il re e i suoi ministri.
«Io vi trasformerò in orangutanghi», proseguì il nano, «lasciate fare
a me. La somiglianza sarà così sorprendente che tutti quanti vi pren-
deranno per animali veri, e naturalmente oltre che sbalorditi rimar-
ranno atterriti.»
«Oh, è magnifico!», esclamò il re. «Hop-Frog, io farò di te un
grand’uomo.»
«Le catene con il loro sferragliare hanno lo scopo di aumentare la
confusione. Bisogna che si creda che voi siete scappati in massa dai
vostri guardiani. Vostra Maestà non può immaginare l’effetto pro-
dotto in un ballo in maschera da otto scimmioni incatenati che gli al-
tri della compagnia credono veri e che si avventano con grida sel-
vagge in mezzo a una folla di uomini e donne abbigliati con raffina-
tezza e sfarzo. Il contrasto è enorme.»
«Deve esserlo», disse il re e il consiglio si alzò in fretta (poiché si sta-
va facendo tardi) per mettere in esecuzione il progetto di Hop-Frog.
Prima di tutto il re e i suoi ministri vennero insaccati in camicie e in
11. catrame: sostanza calzoni di maglia aderenti. Furono poi cosparsi di catrame11. A que-
nera, vischiosa, gene- sto punto qualcuno suggerì di usare delle piume, ma questo sugge-
ralmente usata per pavi-
mentazioni stradali e rimento fu subito respinto dal nano, il quale convinse senza fatica
impermeabilizzazioni. gli otto che il pelame di un orangutango era più efficacemente imi-
tato dal lino. Perciò sullo strato di catrame venne appiccicato un fit-
to strato di lino. Si andò quindi in cerca di una lunga catena, la qua-
le venne passata intorno alla vita del re e legata; successivamente a
uno a uno tutti i sette ministri vennero allo stesso modo incatenati
e bloccati.

Il grande salone in cui la festa mascherata doveva aver luogo era di


forma circolare con una cupola molto alta e riceveva luce da un uni- 7
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1 Invito alla lettura

co lucernario posto alla sommità. Di sera veniva illuminato da un


grande lampadario che, appeso con una catena al centro del lucer-
nario, poteva essere alzato o abbassato per mezzo di appositi con-
trappesi.
La sistemazione del salone era stata affidata a Trippetta la quale, die-
tro suggerimento del suo amico nano, aveva fatto rimuovere per
l’occasione il grosso lampadario. Le gocce di cera, infatti, avrebbero
danneggiato i sontuosi vestiti degli ospiti. Furono disposti allora in
varie parti del salone molti candelieri e una cinquantina di fiaccole,
che emanavano un odore gradevole.
Gli otto orangutanghi, seguendo il consiglio di Hop-Frog, attesero
pazientemente la mezzanotte (quando il salone sarebbe stato com-
pletamente riempito dalla folla delle maschere) prima di fare la loro
comparsa.
Non appena l’orologio cessò di battere le ore, essi irruppero, o me-
glio rotolarono nel salone tutti insieme, poiché l’impaccio delle ca-
tene li fece cadere quasi tutti.
L’emozione prodotta tra le maschere fu prodigiosa e riempì di gioia
il cuore del re. Come previsto, non pochi degli ospiti credettero che
quelle creature dall’aspetto feroce fossero proprio degli orangutan-
ghi. Molte donne svennero dalla paura; ci fu un fuggi fuggi genera-
le: tutti corsero verso le uscite. Il re però aveva ordinato che queste
fossero immediatamente bloccate dopo il suo ingresso e le chiavi,
dietro suggerimento del nano, vennero tutte consegnate al nano
stesso.
Quando la confusione fu al culmine e ciascuna delle maschere pen-
sava ormai solo alla propria salvezza, la catena da cui pendeva soli-
tamente il lampadario e che era stata sollevata con la rimozione di
questo, cominciò a scendere piano piano finché l’uncino alla sua
estremità giunse a meno di un metro dal pavimento.
Ed ecco che il re e i suoi sette compagni, dopo aver barcollato qua
e là per la sala, si ritrovarono proprio nel centro, a contatto con la
catena. A questo punto il nano che era sempre stato alle loro calca-
gna, incitandoli a tenere alta la baraonda, afferrò la catena che li te-
neva legati e, con la rapidità del fulmine, vi inserì il gancio che
avrebbe dovuto sostenere il lampadario. Qualcuno non visto sollevò
la catena fino a una altezza tale che il gancio non poteva più essere
raggiunto e, di conseguenza, gli otto scimmioni furono sollevati in
alto strettamente legati insieme.
Le maschere, frattanto, si erano un poco riprese dalla paura e, co-
minciando a considerare l’intera faccenda come uno scherzo ben
congegnato, scoppiarono in una grossa risata vedendo in quale si-
tuazione critica si trovavano gli scimmioni.
«Lasciateli a me!», prese a urlare Hop-Frog. «Lasciateli a me! Cre-
do di conoscerli. Se soltanto riesco a guardarli bene da vicino, vi sa-
8 prò dire chi sono.»
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Lettori in gioco

A questo punto, arrampicandosi sopra la testa degli ospiti, raggiun-


se la parete e, afferrata una fiaccola, ritornò al centro del salone. Bal-
zò con l’agilità di una scimmia sopra la testa del re e si arrampicò per
circa un metro su per la catena, tenendo la fiaccola abbassata per
esaminare il gruppo degli orangutanghi, sempre gridando: «Io sco-
prirò chi sono!».
Ed ecco che mentre l’intera folla, scimmioni compresi, si sganascia-
va dalle risa, il giullare emise improvvisamente un fischio acuto.
La catena fu bruscamente sollevata per una decina di metri, trasci-
nando con sé gli orangutanghi, spaventati che tentavano di libe-
rarsi.

La folla era rimasta talmente stupefatta di questa ascesa che seguì un


silenzio di tomba per più di un minuto. Fu interrotto soltanto da un
rumore sommesso, aspro, stridente, del tutto simile a quello che già
in precedenza aveva attratto l’attenzione del re e dei suoi ministri,
quando il primo aveva gettato il vino in faccia a Trippetta. Solo che
questa volta non c’era dubbio da dove provenisse quel suono. Usci-
va dai denti a zanna del nano, che li digrignava e arrotava, con la ba-
va alla bocca, mentre scrutava con una espressione di folle rabbia i
volti del re e dei suoi sette ministri.
«Ah! Ah!», disse infine il giullare inferocito. «Ah! Ah! Comincio
ora a capire chi è questa gente!»
E, fingendo di scrutare ancora più da vicino il re, avvicinò la fiacco-
la allo strato di lino che lo avvolgeva e che istantaneamente prese
fuoco. In meno di mezzo minuto tutti gli otto scimmioni bruciarono
furiosamente tra le grida della folla che li guardava dal basso, para-
lizzata dall’orrore.
Alla fine le fiamme, che erano aumentate improvvisamente d’inten-
sità, costrinsero il giullare ad arrampicarsi più in alto sulla catena,
per non esserne investito, e mentre egli faceva questo, la folla di nuo-
vo ammutolì per un breve istante.
Il nano colse questa opportunità e parlò ancora una volta.
«Capisco ora chiaramente», disse, «che razza di gente sono queste
maschere. Si tratta di un grande re e dei suoi sette ministri, un re che
non si è fatto scrupolo di colpire una ragazza indifesa, e i suoi sette
ministri che si sono resi complici di questo oltraggio. Quanto a me,
io sono semplicemente Hop-Frog, il buffone, e questa è la mia ulti-
ma buffonata.»
La sua vendetta era stata compiuta. Si arrampicò agilmente fino al
soffitto e scomparve attraverso il lucernario.
Si suppone che Trippetta, stando sul tetto del salone, sia stata com-
plice del suo amico nella feroce vendetta e che insieme siano fuggiti
nel loro paese: né l’uno né l’altra furono mai più visti.
(da Racconti d’incubo, trad. di D. Palladini e I. Donfrancesco,
Newton & Compton, Roma, 1992, rid. e adatt.) 9
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1 Invito alla lettura

1. Inizio vero o falso?


Come inizia la vicenda narrata? Indica con una crocetta la frase iniziale esatta.
Non ho mai conosciuto nessuno che fosse tanto amante dello scherzo quanto
lo era Hop-Frog.
Non ho mai conosciuto nessuno che fosse tanto amante dello scherzo quanto
lo era il re.
Non ho mai conosciuto nessuno che fosse tanto feroce quanto lo era il re.

2. Il personaggio intruso
Ecco i personaggi del racconto. Attenzione! C’è un personaggio «intruso», che non com-
pare nella vicenda narrata. Individualo e cancellalo.

Il re La regina I sette ministri Trippetta Hop-Frog

3. Il disegno esatto
Quale di questi quattro disegni ritrae esattamente il re e i suoi sette ministri? Indicalo
con una crocetta.

10
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Lettori in gioco

4. Hop-Frog e Trippetta
Se risponderai esattamente alle definizioni, nella colonna verticale rossa leggerai una
caratteristica comune di Hop-Frog e Trippetta.

10

11

1. Quando il re, in occasione della festa masche- 6. Numero di persone che serve a Hop-Frog per
rata, manda a chiamare Hop-Frog e Trippetta, realizzare lo scherzo degli orangutanghi.
è un giorno speciale per il povero nano. 7. Professione di Trippetta alla corte del re.
Infatti è il giorno del suo... 8. Quelli di Hop-Frog sono grossi e ripugnanti.
2. Lo sono le gambe di Hop-Frog. 9. Trippetta si getta in ginocchio davanti al... del re.
3. Hop-Frog e Trippetta sono... per la pelle. 10. Getta il vino in faccia a Trippetta.
4. Professione di Hop-Frog alla corte del re. 11. Hop-Frog si chiama così perché, quando
5. Fa uscir di senno Hop-Frog. cammina, saltella come un...

5. La vestizione in maschera: due elementi di troppo


Il re e i suoi ministri vengono mascherati da orangutanghi. Cancella i due «elementi di
troppo», che non vengono utilizzati.

piume
camicie catrame

lino parrucche

calzoni di maglia
catene
aderenti 11
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1 Invito alla lettura


6. Il salone della festa mascherata: attenzione ai particolari descrittivi!
Quale di questi due disegni raffigura esattamente il salone in cui si svolge la festa
mascherata? Indicalo con una crocetta.

7. Il motivo centrale del racconto


Se risponderai esattamente alle definizioni, nella colonna verticale rossa leggerai il moti-
vo, il tema centrale del racconto.

1. Per ordine del re le... delle porte del salone pensano che si tratti di uno scherzo ben
vengono consegnate a Hop-Frog. congegnato e si mettono a...
2. Gli orangutanghi fanno la loro comparsa nel 5. A un tratto si sente un rumore sommesso, stri-
salone esattamente a... dente: è il digrignare dei... di Hop-Frog.
3. Alla vista degli orangutanghi molte... svengono 6. Gli orangutanghi muoiono...
dalla paura. 7. È la complice di Hop-Frog.
4. Gli ospiti, quando vedono gli orangutanghi sol- 8. Si suppone che Hop-Frog e Trippetta siano
12 levati in alto, strettamente legati insieme, fuggiti nel loro...
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Lettori in primo piano

Lettori in primo piano


Ti presentiamo alcuni racconti molto diversi fra loro per genere,
trama, caratteristiche linguistiche e stilistiche.
Leggili tutti attentamente e poi, a lettura ultimata, esprimi in pie-
na libertà e in tutta sincerità, le tue preferenze, il tuo «indice di
gradimento» svolgendo l’esercizio che ti proponiamo a pag. 20.

Syd Hoff
Discorso di incoraggiamento
Il piccolo Norman Munstein entrò in casa senza pulirsi le scarpe,
1. si accasciò: si lasciò andò dritto in cucina e si accasciò1 su una sedia.
cadere, si abbandonò Sua madre occupata ai fornelli si voltò e lo guardò con adorazione.
pesantemente.
«La tua squadra ha giocato bene, amore?», gli chiese.
«Sì, mi pare.»
«Non mi sembri molto contento.»
«Ma no, sono contento.»
«Perché non ti togli quella tuta sporca e mi racconti tutto? Se ti fai
2. football: gioco del la doccia, dopo ti preparo un bel panino con il prosciutto. Ti va?»
calcio; il football ameri- Il piccolo Norman non rispose. Strascicando i piedi salì in camera
cano si gioca fra squa-
dre di 11 giocatori con sua, si levò la tuta da football2 e infilò i suoi abiti normali. Poi ridi-
una palla ovale. scese in cucina e si abbandonò pesante sulla sedia.
«Non hai fatto la doccia, amore», osservò sua madre mentre dava gli ulti-
mi tocchi a un panino imbottito. Guardò il figlio mentre mangiava e più
di una volta allungò una mano per togliergli i capelli dalla fronte.

13
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1 Invito alla lettura

3. pargolo: bambino. «Non è prosciutto, è pollo!», protestò il pargolo3 respingendo il


piatto.
«Il prosciutto mi è sembrato guasto, amore. Non ho voluto correre
il rischio che ti prendessi un’intossicazione da cibo avariato, ma ora
dimmi della tua squadra. Sai come papà e io siamo ansiosi di vede-
re tutte le partite di questa stagione per farti il tifo quando fai un bel
passaggio o segni. Specialmente papà è orgogliosissimo del suo spor-
tivetto.»
«Non farò nessun passaggio o goal», disse il piccolo Norman sde-
4. marcatore: giocato- gnando il panino al pollo. «Il nuovo marcatore4 è Jeffrey Tillstrom.
re che esercita un’azione Hensley, il nuovo allenatore, dice che ha più scatto di me e lancia
di controllo nei con-
fronti di un attaccante meglio. Dice che farà giocare Jeffrey al posto mio tranne quando
avversario; anche gio- vuole che perdiamo.»
catore che segna punti a
vantaggio della propria Sua madre schioccò la lingua5: «Su, su, amore, sono sicura che il
squadra. signor Hensley lo ha detto solo per spronarti di più. Scommetto che
5. schioccò la lingua: in realtà ti considera bravo quanto Jeffrey Tillstrom».
fece un rumore secco e
sonoro con la lingua «Un cavolo! Mi ha detto che sono troppo pigro e ciccione per il
staccandola dopo aver- football e che sono completamente negato per qualsiasi gioco ago-
ne premuto la punta nistico. Ha detto che se dipende da lui mi farà stare in panchina a
contro il palato.
fare la muffa!»
Il piccolo Norman abbassò la testa e si mise a singhiozzare. Sua
madre cercò di togliergli i capelli dalla fronte ma lui respinse la sua
6. stizza: viva irritazio- mano con stizza6.
ne, rabbia. «Per piacere, amore, non dimenticare che il signor Hensley è il
vostro allenatore, deve impostare la squadra nel suo insieme, non
può dare retta a ogni singolo giocatore. Cerca di mettertelo bene in
mente anche tu. Noi dobbiamo fare tutto per far vincere i nostri, per
sostenere la nostra squadra!»
Il ragazzino non smise di singhiozzare.
«Dopotutto, bambino mio, non è proprio questo il vero significa-
to dello sport? Non deve insegnarci ad apprezzare chi ottiene i
risultati migliori, a collaborare in buona armonia con i compagni,
a capire l’importanza della competizione onesta e della solidarietà
sportiva?»
7. sbottò: si sfogò, non «Non me ne importa un accidente», sbottò7 il piccolo Norman al-
riuscì a trattenersi dal zando la testa. «Vorrei che Jeffrey Tillstrom fosse morto! Morto!
dire.
Morto!»
«Norman Munstein, mi vergogno di te! E anche tuo padre si vergo-
gnerebbe se ti sentisse, per quanto egli tenga al tuo successo nella
squadra. Se dovesse venire a sapere quanto poco spirito sportivo
possiedi, come tutte le speranze che abbiamo riposto in te sono state
tristemente deluse...»
Il piccolo Norman voltò la testa.
«Voglio che tu chieda subito scusa per ciò che hai detto di Jeffrey
Tillstrom. È un bravo ragazzo, non direbbe mai una cosa così orri-
14 bile di te.»
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Lettori in primo piano

«Non chiedo scusa! Non chiedo scusa!»


Sua madre si coprì la faccia con il lembo del grembiule e quando lo
tolse suo figlio vide delle lacrime nei suoi occhi, vere lacrime.
8. riluttante: scarsa- «E va bene, mi dispiace», disse riluttante8.
mente convinto. «Non pensavi sul serio ciò che hai detto di Jeffrey?»
«No. Non lo pensavo.»
«E prometti di non dire mai più una cosa del genere? Prometti di
non essere più egoista e poco sportivo e di pensare alla squadra
innanzitutto, prima che a te stesso?»
«Sì, mamma, lo prometto.»
«Bene. Ora va a telefonare a Jeffrey Tillstrom per dirglielo.»
«Dirgli cosa?»
«Che gli auguri buona fortuna come nuovo marcatore e che farai il
tifo per lui e speri che lui porti la squadra di vittoria in vittoria.»
«Va bene, mamma, se lo vuoi.»
«Lo voglio, amore. E poi ritorni a finire il tuo panino di pollo.
Credimi, bambino mio, papà sarà fiero di te più che per qualsiasi tuo
successo allo stadio. Si renderà conto che suo figlio ha imparato ciò
che conta di più nella vita, saper perdere.»
Il piccolo Norman scese dalla sedia e andò al telefono nell’ingresso.
«Oh, a proposito, amore, forse anche Jeffrey ha fame», lo richiamò
sua madre. «Già che gli parli, perché non lo inviti qui a mangiare un
boccone con te?»
Prima che suo figlio finisse di comporre il numero lei aveva
ripescato il prosciutto dal bidone dei rifiuti e si era messa a
preparare un altro panino.
(da Appuntamento con il brivido, a cura di R. Zordan, Sansoni per la scuola,
Milano, 1996)

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1 Invito alla lettura

Carlo Manzoni
Viaggio con un amico
L’amico Tom decise di tornare con me da Genova a Milano. Avreb-
be dovuto partire il giorno dopo in treno, ma dal momento che io
avevo la macchina completamente vuota, non gli importava niente
di anticipare la partenza di un giorno.
Per farmi un piacere, disse, perché uno, a guidare la macchina per
un paio d’ore da solo, si annoia. Fa caldo, la strada è piena di sole,
ed è facile lasciarsi cogliere dal sonno o per lo meno dalla sonnolen-
za. Un amico al fianco, invece, è sempre un diversivo. Si può parla-
re, scherzare, insomma non si è soli e il tempo passa più presto, si fa
la strada che non ci si accorge nemmeno.
Venire con me era un favore grosso, insomma, che l’amico Tom mi
faceva, perché poi c’è anche il rischio. Lui non andava volentieri in
automobile con altri perché non si fidava. Di me si fidava sì, ma non
si sa mai: alle volte gli incidenti che capitano non dipendono nem-
meno da noi. Ci sono tanti pazzi che guidano la macchina, e da que-
sti pazzi bisogna guardarsi. Insomma, andare in automobile, oggi, è
sempre un grosso rischio. Lui rischiava, dunque, a venire in mac-
china con me.
Salì e sedette al mio fianco, e proprio durante i primi chilometri co-
minciò ad avviare il discorso in questo senso.
Ma poi si interruppe e mi guardò.
«Come lo tieni il volante tu?», mi chiese.
«Così», dissi, «non lo so nemmeno io di preciso, lo tengo come mi
viene di tenerlo.»
«Ho letto su un settimanale», disse Tom, «che il volante deve essere
tenuto in un certo modo, per poter essere sicuri della guida in ogni
caso. Le mani devono essere esattamente una a destra e una a sini-
stra, e non una sopra e una sotto come fai tu.»
Portai le mani una a destra e una a sinistra, e lui disse che andava bene.
«Poi», disse, «dovresti ritirare il gomito dal finestrino. È pericoloso.»
Ritirai il gomito dal finestrino, e Tom mi disse che lui leggeva tutto
quanto scrivevano i settimanali e le riviste specializzate, riguardo la
guida delle automobili. E quel che leggeva gli faceva rizzare i capel-
li, perché si accorgeva che la gente proprio non sa guidare.
«Tu, ad esempio», disse, «guidi bene, è vero, ma ti tieni troppo in
mezzo alla strada.»
«Io in mezzo alla strada?», dissi stupito.
«Sì», disse Tom, «dalla mia parte vedo benissimo: ci sono almeno
due metri di spazio fra la macchina e il limite della strada.»
Mi avvicinai al limite della strada.
«Così va meglio», disse Tom, «ma adesso dovresti allargare un poco
16 per superare quel ciclista.»
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Lettori in primo piano

Allargai un poco e Tom disse: «Suona».


Suonai.
«Perché», disse Tom, «se il ciclista non sente che sta arrivando una
macchina, può voltare a sinistra. Adesso che hai superato il ciclista,
dovresti stringere di nuovo verso l’orlo della strada.»
Accostai all’orlo della strada e aumentai leggermente la velocità, co-
sì che poche decine di metri più avanti dovetti allargare di nuovo per
superare una macchina.
«Puoi superare», disse Tom, «non c’è nessuno davanti.»
Superai infatti e mi riportai di nuovo sulla destra.
«Stai attento», disse Tom, «c’è un incrocio e mi pare ci sia una mac-
china che sta per attraversare.»
«L’ho vista», dissi.
«Scusa», disse Tom, «ma io ti ho avvertito. Non potevo sapere se tu
l’avevi vista. Alle volte certe cose possono sfuggire anche alle perso-
ne più attente. Dietro c’è una macchina che ci vuol sorpassare.»
«Lo so», dissi.
«Potevi anche non esserti accorto», disse Tom, «non tutti guardano
nello specchietto retrovisore e allargano proprio mentre una mac-
china sta superando.»
«Io guardo nello specchietto retrovisore», dissi.
«Sono contento che tu guardi», disse Tom, e tacque per qualche
centinaio di metri.

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1 Invito alla lettura


Più avanti ricominciò.
«Frena», disse, «alza la freccia di sinistra. Adesso abbassala. Spesso
ci si dimentica di abbassare la freccia. Aspetta a sorpassare, non c’è
via libera. C’è un’altra macchina. Adesso c’è una motocicletta che
sorpassa un autotreno. Ha alzato la freccia e allarga, aspetta ad al-
zare la freccia. Mettiti dietro, è meglio aspettare. Ci dev’essere un
carrettino davanti. No, è un cavalletto dei lavori in corso. È meglio
lasciare che il camion si porti completamente sulla sua destra. Non
si può ancora sorpassare, c’è un motofurgone. Ora sì. Alza la frec-
cia, accelera, via libera, portati sotto, c’è un’altra macchina che vuol
passare, suona che c’è una curva. Attento che c’è un altro incrocio.
Cartello rallentare! Segnale di strada scivolosa. Freccia. Accelera.
Suona.»
«Scusa», dissi a un tratto, scocciato dal suo continuo chiacchierare,
«vuoi lasciarmi guidare?»
«E chi te lo impedisce?», disse Tom, «io cerco soltanto di darti qual-
che suggerimento. Vedo che in certe occasioni sei un po’ indeciso.»
«Non sono indeciso affatto», dissi, «so come devo fare e non ho af-
fatto bisogno di un suggeritore.»
«Scusa», disse, «ma io non ho intenzione di insegnarti niente, sola-
mente, mi pare, prendi le curve un po’ troppo larghe, e poi mi pare
che suoni un po’ troppo poco. Adesso, ad esempio, c’è una curva e
un colpo di clacson non farebbe male.»
Suonai il clacson.
«Ciclista», disse. «Non hai alzato la freccia... Adesso non l’hai ab-
bassata. Non puoi superare, c’è una macchina. C’è una moto. C’è
un furgone. C’è un incrocio. C’è un divieto di sorpasso. Attento che
quello volta, no, allarga soltanto, poi stringe, mettiti dietro, via li-
bera.»
Sudavo. Avrei voluto prendere Tom e buttarlo dal finestrino. Co-
minciai a commettere qualche sbaglio. Le mani erano bagnate di su-
dore e scivolavano sul volante. Cominciai a premere il freno invece
dell’acceleratore e l’acceleratore invece del freno. Commisi qualche
sbaglio, e vidi che Tom era diventato pallido in viso.
Cominciò a strillare ordini, con voce agitata, fino a quando rallentai
e andai a fermarmi accanto al marciapiede. Scesi dalla macchina, e
gli indicai il mio posto. «Guida tu», dissi.
Mi guardò.
«Io», disse Tom, «non so guidare.»
Risalii in macchina e partii come un razzo dopo aver acceso la radio
a pieno volume.
A Milano Tom scese.
«Sei stato grande», disse, «dopo i suggerimenti che ti ho dato hai
guidato in un modo meraviglioso. Domani ritorni a Genova?»
«Sì», dissi, «ma tu prendi il treno.»
18 (da Umoristi d’oggi, Sansoni, Firenze)
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Lettori in primo piano

Lorenzo Beccati
L’ultimo robot
La casa è in agitazione. La moglie è nel bagno e si sta truccando. Il
marito è all’inseguimento del calzino blu che sembra animato di vi-
1. stanare: tirare fuori. ta propria, tanto è difficile da stanare1 dal fondo del cassetto. Per le
stanze si sente odore di gomma bruciata. Emmy, di appena cinque
2. forno a megaonde: anni, ha messo il grande puffo di plastica nel forno a megaonde2. La
forno per alimenti che mamma, di passaggio tra il guardaroba e il bagno, le infila al volo
sfrutta grandi onde elet-
tromagnetiche. una canottierina rosa con i fiocchetti bianchi. In salotto l’M+18, il
computer vigilante collegato con Multivac che governa tutta la re-
gione, emette un lungo sibilo. Sul monitor appare la scritta: «Oggi,
18 marzo 3018, alle ore 12 in piazza UTZ soppressione pubblica del-
l’ultimo robot esistente». Tutta la famiglia si sta recando alla ceri-
monia.
Una volta pronti, salgono sull’antiquata Janga Bombo, che si solleva
scoppiettando a un palmo da terra e si infila in una corrente ascen-
sionale piena all’inverosimile di veicoli. Posteggiano al trentottesimo
piano sotto terra e raggiungono piazza UTZ già stracolma di cittadi-
ni. Ci sono proprio tutti. L’ultimo robot è al centro della piazza.
Mamma e papà tengono Emmy stretta a loro, tradendo una certa
emozione. Una volta, i robot erano diffusissimi. Obbedienti, svolge-
vano ogni tipo di lavoro, giravano per casa servizievoli e arrendevo-
3. obsoleti: superati, li. Ma con le nuove tecnologie, i robot diventarono obsoleti3, in-
passati di moda. gombranti, poco affidabili. Insomma, inutili. C’è rimasto questo ul-
timo robot, che guarda con la testa reclinata sulla spalla la folla che
l’osserva commossa. Ormai è vecchio e mal funzionante. Uno squil-
lo di una Daxon elettronica, una scarica laser di colore rosso colpi-
4. lastricato: pavimen- sce l’ultimo robot che si sdraia sul lastricato4.
tazione. Un’epoca è finita. Emmy, ricordando un vecchio robot suo compa-
gno di giochi, piange. Una lacrima di silicone le solca il bel viso di
metallo levigato. Nella piazza c’è silenzio. Tutti si allontanano piano,
salutando con le mani snodabili, l’ultimo dei robot che una volta si
chiamavano «uomini».
(da La notte dei commercialisti viventi, Baldini & Castoldi, Milano, 1993, rid.)

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I N D I C E D I G R A D I M E N T O

Attribuisci a ogni racconto letto un punteggio da 1 a 5, tenendo presente che:

= non mi è piaciuto
= mi è piaciuto poco
= mi è piaciuto abbastanza
= mi è piaciuto molto
= mi è piaciuto moltissimo

Ricordati di motivare sempre il tuo «indice di gradimento».


Confrontalo poi con quello dei compagni.

■ Syd Hoff, Discorso di incoraggiamento


perché ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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■ Carlo Manzoni, Viaggio con un amico


perché ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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■ Lorenzo Beccati, L’ultimo robot


perché ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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2
Tanti modi
di raccontare
Unità di apprendimento: Il racconto comico
e umoristico

Unità di apprendimento: Il racconto giallo

Unità di apprendimento: Il racconto di fantascienza


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Il racconto Il racconto Il racconto


comico giallo di fantascienza
e umoristico

PRIMA DI COMINCIARE...

Recentemente hai letto una storia divertente o hai visto


un film comico che ti ha fatto provare il piacere di ridere
di gusto, di sentirti più allegro? Se sì, di quale storia
o film si tratta?

Secondo te, è importante affrontare la vita con un certo


senso dell’umorismo? Perché?

Gli appassionati di film o romanzi gialli sono tantissimi.


Strutturato in modo da mantenere intense l’attesa
e l’ansia per la soluzione della vicenda, il giallo coinvolge
emotivamente fino al colpo di scena finale che giunge
del tutto inaspettato.
Anche tu sei un appassionato di gialli? Se sì, solitamente
riesci a smascherare il colpevole prima della fine,
dimostrando così doti di intuizione e deduzione?

La parola «fantascienza» che cosa ti fa venire subito


in mente?
L’anno scorso hai appreso le caratteristiche della narrazione
fantasy. Secondo te, quali sono le differenze fondamentali
tra fantasy e fantascienza?

La fantascienza è un genere di successo non solo in campo


letterario ma anche in quello cinematografico.
Recentemente ti è capitato di vedere un film
di fantascienza? Di che cosa trattava? Ti è piaciuto?

In tutta sincerità, fra i generi comico-umoristico, giallo


e fantascientifico quale ti appassiona di più e perché?
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Il racconto comico
e umoristico
Unità di apprendimento

LEGGERAI
racconti comici e umoristici di autori italiani e stranieri

SARAI GUIDATO A
capire la differenza tra comicità e umorismo
riconoscere gli elementi che producono effetti comici in un racconto
verificare il tuo senso dell’umorismo mediante un semplice questionario
inventare situazioni comiche e comporre poesie comiche
cogliere i «meccanismi» utilizzati dagli autori di strisce comico-umoristiche
per far ridere o sorridere

VERIFICHERAI LE TUE ABILITÀ DI


comprensione scritta e lessicale
comprensione orale

S.O.S. RECUPERO
Consoliderai le tue conoscenze e abilità di comprensione e di analisi

INTEGRAZIONE E SVILUPPO
Dal momento che la percezione del comico è soggettiva, sarai invitato,
Lettore in primo piano», a esprimere giudizi circa i racconti letti
in qualità di «L
Produrrai fotografie comiche, inventerai battute comiche, scriverai storielle
comiche, racconterai barzellette

IN BIBLIOTECA E AL CINEMA
Troverai suggerimenti per la lettura di libri e la visione di film di argomento comico
e umoristico
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2 Tanti modi di raccontare

Giovanni Guareschi
Oscuramento
Il protagonista del racconto che stai per leggere, in una notte di fitta neb-
bia, prende un taxi. Sono proprio dei «fenomeni» i tassisti a orientarsi nel
buio impenetrabile della città! Ma, giunto a destinazione, il protagonista
si accorge che...

1. la nuova architet- Sono andato a teatro e, quando sono uscito, la nebbia, che il buon
tura: le moderne co- Dio ha creato per nascondere agli occhi dei mortali la nuova archi-
struzioni.
2. buio antiaereo: du-
tettura1, era scesa copiosa a rendere impenetrabile il buio antiaereo2.
rante la Seconda guerra Sono riuscito a infilarmi in un taxi e ho comunicato all’autista il no-
mondiale era obbliga- me della mia strada e il numero della mia casa.
torio, di notte, tenere
spente tutte le luci af- Poi ho cominciato a stupirmi. Quando in questa straordinaria città
finché gli aerei nemici c’è nebbia, c’è nebbia sul serio e i veicoli, per incunearvisi3, hanno
non avessero punti di
riferimento per colpire. bisogno dello spartineve. Aggiungendo alla nebbia un buio assolu-
3. incunearvisi: pene- to, si può facilmente comprendere come un uomo si meravigli ve-
trarvi. dendo la sicurezza con la quale un guidatore di macchine proceda
lungo le strade completamente invisibili.
«Voi, più che uomini, siete dei fenomeni», ho osservato a un certo
punto, pieno di ammirazione.
«Non c’è niente di straordinario», ha risposto con semplicità l’autista.
«È la enorme pratica che abbiamo delle strade. Voi vi stupite forse se
una dattilografa vi batte una lettera tenendo gli occhi bendati?»
«No», ho convenuto io, «però fra una macchina per scrivere e una
macchina automobile c’è una notevole differenza.»
«Non mi pare», ha dichiarato l’autista. «Se la macchina per scrivere
avesse quattro ruote, e al posto dei tasti un volante, che cosa ci tro-
vereste di diverso da un’automobile?»
Ho ammesso che il ragionamento filava in modo singolare, ma non
ho potuto trattenermi dal rinnovare la mia meraviglia.
«Noi conosciamo Milano come voi conoscete le vostre tasche», ha
concluso l’autista. «La vostra mano ha forse bisogno di illuminazio-
ne per trovare qualche oggetto nella vostra tasca? Mettete al posto
della mano l’autista, al posto della tasca Milano e al posto degli og-
getti, strade, vicoli, piazze, e vedrete che tutto va a posto con gran-
de facilità. Siamo arrivati, signore.»
Sono sceso, ho pagato la corsa e ho aggiunto una generosa mancia.
La macchina si è rituffata nella nebbia e io, accostandomi al porto-
ne, ho infilato la chiave nella toppa.
Poi mi sono seduto sullo scalino di un negozio, ho alzato il bavero e
ho atteso la luce del giorno. Perché, voi capite: quando uno abita a
4. Lambrate... Porta Lambrate e invece si trova in piena notte nei paraggi di Porta Tici-
Ticinese: quartieri di
Milano molto distanti nese4 dove non passa un taxi neppure a pagare la corsa una lira al
fra loro. centimetro, è perfettamente inutile tentare di ribellarsi al destino.
24 (da Umoristi del Novecento, Garzanti, Milano, 1967)
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Il racconto comico e umoristico

Saper fare
COMPRENDERE
1. Uscito da teatro, il protagonista si accorge che è calato un buio impenetrabile. Quale la causa?
2. Salito in taxi, il protagonista esprime grande ammirazione nei confronti dei tassisti. Perché?
3. Secondo il tassista, non è proprio il caso di provare ammirazione o di meravigliarsi. Perché?
4. Che cosa succede al protagonista giunto davanti al portone?

ANALIZZARE
5. Dove si svolge la vicenda narrata?
6. I fatti sono narrati in prima o in terza persona? Perché?
7. Qual è, secondo te, l’elemento che in questo racconto produce un effetto comico? (In-
dica con una crocetta la risposta esatta)
L’esagerazione nel presentare le situazioni.
Il susseguirsi di situazioni comiche e di battute spiritose.
Il finale a sorpresa, del tutto inaspettato.

ARRICCH IRE I L LESSICO


■ Se risponderai esattamente alle definizioni, nella colonna verticale rossa leggerai il no-

me di una tecnica narrativa che produce effetti comici.

10

1. Contrario di differen- 3. Contrario di poi. 6. Contrario di invisibili. 8. Sinonimo di toppa.


za. 4. Contrario di sicurezza. 7. Sinonimo di straordi- 9. Sinonimo di paraggi.
2. Contrario di ribellarsi. 5. Sinonimo di copiosa. nario. 10. Sinonimo di destino.
25
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2 Tanti modi di raccontare

SAPERE
Comicità e umorismo
Ridere è una caratteristica tipicamente umana: Le tecniche narrative
un sorriso di gioia e un’allegra risata sono sen- e le scelte stilistiche
za dubbio fra le espressioni più spontanee e che producono effetti comici
immediate dello stato d’animo di una persona.
Ma che cosa suscita il nostro sorriso? Quando W IL CONTRARIO
si ride? Una situazione normale diventa comica quan-
Spesso è proprio la vita di tutti i giorni a offrirci do succede il contrario di quello che ci aspet-
molteplici occasioni per ridere; l’importante è tiamo debba succedere.
saper cogliere, capire il lato divertente di certe Ad esempio, fa ridere che un professore
situazioni o di certi comportamenti. estremamente distinto, raffinato, s’infili le dita
nel naso mentre tiene una lezione di galateo.
Comicità e umorismo spesso vengono intesi
W L’IMPREVISTO
come sinonimi.
In realtà, la comicità ha solo uno scopo: diver- Una situazione normale può diventare comi-
tire e far ridere e, di conseguenza, muove all’a- ca quando improvvisamente accade un im-
perta risata, alla risata di tipo meccanico che previsto, un evento inatteso, inaspettato che
non penetra nell’anima, che nasce e subito si muove alla risata.
dissolve. Ad esempio, fa ridere che una signora severa
L’umorismo, invece, mira a divertire facendo ri- e solenne che cammina a passo lento, con il
flettere. mento alzato e lo sguardo altero, finisca con-
L’umorismo cioè, pur nascendo da una situa- tro un palo. Naturalmente l’imprevisto deve
zione comica, coinvolge maggiormente l’indivi- essere di poco conto per farci ridere: non ri-
duo, lo rende più attivo perché gli fa mettere in deremmo certamente se la signora, finendo
pratica e sviluppare le sue capacità mentali di contro il palo, si fratturasse il naso.
riflessione e osservazione, lo spinge a guardare
più criticamente i contrasti dell’esistenza, por- W L’EQUIVOCO
tandolo ad assumere un atteggiamento di se-
Una situazione normale può diventare comi-
rena accettazione.
ca per un equivoco, un fraintendimento.
Inoltre, mentre la comicità è sempre espressio-
Ad esempio, due personaggi, dialogando fra
ne di una gioia immediata e istintiva, nell’umo-
loro, usano doppi sensi che causano diver-
rismo assume un’importanza notevole anche il
tenti malintesi.
sentimento.
Ancora, può succedere che due personaggi,
In questo modo, senza annullare del tutto il
per un equivoco, si trovino a vivere situazioni
distacco emotivo che è necessario perché si
davvero strane che creano divertimento.
possa ridere, al comico si aggiunge una nota
commovente: potrebbe essere la tristezza per
W L’ESAGERAZIONE
la persona che diventa oggetto di riso; o l’in-
dulgenza, la benevolenza verso chi compie Una situazione normale diventa comica quan-
azioni ridicole; o il bonario senso di complicità do l’autore, introducendo delle esagerazioni,
che si prova nei confronti di chi infrange alcu- la trasforma a tal punto da renderla quasi as-
ne regole sociali troppo rigide. surda, fuori della norma.

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Il racconto comico e umoristico

W LA CARICATURA «È senza chiave?», gridò per farsi sentire.


I personaggi diventano comici quando l’autore, «Sì, sono senza chiave», gridò il signor Vene-
randa.
mediante l’esagerazione, mette in particolare
«E il portone è chiuso?»
risalto alcune loro caratteristiche fisiche o «Sì, è chiuso.»
comportamentali, cogliendone i lati più ridicoli. «Allora le butto la chiave.»
«Per fare cosa?»
W L’IRONIA
«Per aprire il portone!»
È un particolare modo di esprimersi che consi- «Va bene! Se vuole che apra il portone, butti
ste nell’affermare una cosa intendendo però pure la chiave.»
il contrario di quello che in realtà si vuole co- «Ma lei non deve entrare?»
municare. Ad esempio, se a un nostro amico che «Io no.»
«E allora perché vuole la chiave?»
ha sbagliato completamente un esercizio di
«Se lei vuole che le apra il portone, dovrò pur
matematica diciamo: «Certo che tu con i numeri aprirlo con la chiave, le pare?»
ci sai proprio fare!», in realtà intendiamo dirgli «Io non voglio aprire il portone. Io credevo
l’opposto e cioè che di matematica non capisce che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.»
niente. In questo caso abbiamo fatto dell’ironia. «Perché, tutti quelli che abitano in questa
Nella narrazione umoristica l’ironia è spesso casa, fischiano?»
utilizzata in quanto crea mirabili effetti comici. «Se sono senza chiave, sì!»
«Insomma si può sapere che cosa avete da gri-
W IL SARCASMO dare? Qui non si può dormire», urlò un terzo
signore da una finestra del primo piano.
Si tratta di una forma di ironia pungente e
«Gridiamo perché quello sta al terzo piano e
amara, priva di bonarietà.
io sto in strada», disse il signor Veneranda, «se
parliamo piano, non ci si capisce.»
W SUSPENSE E FINALE A SORPRESA «Ma lei che cosa vuole?», chiese il signore del
Grazie a queste particolari tecniche la narrazio- primo piano.
ne assume maggiore vivacità. A sollecitare l’ef- «Lo domandi a quello del terzo piano che cosa
fetto comico è soprattutto il finale a sorpresa vuole», disse il signor Veneranda, «io non ho
che giunge inaspettato, a conclusione di una vi- ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave
cenda che sembrava del tutto normale. per aprire il portone, poi non vuole che l’apra,
poi dice che se io fischio debbo abitare in que-
W GIOCHI DI PAROLE, FRASI sta casa. Insomma, io non ho ancora capito.
O RAGIONAMENTI PRIVI DI SENSO Lei fischia?»
«Io? Io no... perché dovrei fischiare?», chiese
Permettono all’autore di creare situazioni para- il signore affacciato al primo piano.
dossali, del tutto contrarie alla norma, al buon «Perché abita in questa casa», disse il signor
senso e che, appunto per questo, suscitano il ri- Veneranda, «l’ha detto quello del terzo piano
so o il sorriso. Ti proponiamo un esempio: che quelli che abitano in questa casa fischiano!
Be’, ad ogni modo non mi interessa; se vuole
Il signor Veneranda può anche fischiare.»
Il signor Veneranda si fermò davanti al porto- Il signor Veneranda salutò con un cenno del
ne di una casa, guardò le finestre buie e spen- capo e si avviò per la strada, brontolando che
te e fischiò più volte. A una finestra del terzo quello doveva essere una specie di manico-
piano si affacciò un signore. mio. 27
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2 Tanti modi di raccontare


Ti proponiamo, qui di seguito, tre brevi storielle divertenti, che
fanno ridere. Leggile attentamente e poi esegui gli esercizi.

Italo Terzoli
L’eclissi di sole
Il capitano all’aiutante:
1. eclissi di sole: fe- «Come sapete, domani alle ore 9 avremo l’eclissi di sole1; ciò non av-
nomeno astronomico viene tutti i giorni. Farete partire gli uomini in tenuta da campagna2
che si verifica quando
la luna, ponendosi fra per la piazza d’armi3, così potremo vedere questo raro fenomeno: io
la Terra e il sole, ne pro- darò le necessarie spiegazioni. In caso di pioggia non ci sarà niente
voca il temporaneo
oscuramento. da vedere: farete passare in tal caso gli uomini alla palestra».
2. in tenuta da cam- L’aiutante al sergente maggiore:
pagna: con la divisa «Per disposizioni del signor capitano, domani alle ore 9 ci sarà l’e-
adatta alle esercitazioni
campestri. clissi di sole in tenuta di campagna con istruzioni del signor capita-
3. piazza d’armi: luogo no stesso, il che non avviene tutti i giorni. Se il tempo sarà piovoso,
spazioso per le eserci- non ci sarà niente da vedere fuori, ma allora l’eclissi avrà luogo in
tazioni delle truppe.
palestra».
Il sergente maggiore al sergente:
«Per ordine del signor capitano, domani alle ore 9 in tenuta da cam-
pagna inaugurazione dell’eclissi di sole. Il signor capitano darà in
palestra gli ordini necessari nel caso dovesse piovere, ciò che non av-
viene tutti i giorni».
Il sergente al caporale:
«Domani alle ore 9 il signor capitano in tenuta da campagna farà
eclissare il sole in palestra se sarà bel tempo. Se piove, non ci sarà
l’eclissi, sebbene questo non avvenga tutti i giorni».
Il caporale ai soldati:
«Domani alle ore 9 del mattino ci sarà l’eclissi del signor capitano in
tenuta da campagna per effetto del sole se sarà bel tempo: se piove-
rà in palestra. Si andrà in piazza con dimostrazioni perché questo
non avviene tutti i giorni».
I soldati fra loro:
«Domani alle ore 9 pare che il sole in tenuta da campagna farà eclis-
sare il signor capitano con dimostrazioni. Peccato che questo non
avvenga tutti i giorni!».
(da Gli anni verdi di Bertoldo, Rizzoli, Milano, 1964, rid.)

28
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Il racconto comico e umoristico

Anthony De Mello
Henry, come sei cambiato!
«Henry, come sei cambiato! Eri tanto alto, e adesso sei così basso!
Eri così robusto, e ora sei magrissimo! Eri tanto biondo, e ora sei ca-
stano. Cosa ti è successo, Henry?»
Ed Henry risponde: «Non sono Henry, sono John».
«Oh, hai cambiato anche nome?»
(da Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, Piemme, Casale Monferrato, 1996)

Achille Campanile
Un’avventura di viaggio
«Una volta», disse Guerrando, «viaggiai in una cabina con un ami-
co; nella cabina accanto c’erano due giapponesi, ai quali pensammo
di fare un bellissimo scherzo: ci mettemmo a dar colpi furiosi alla
parete di comunicazione, cantando a squarciagola. I giapponesi pro-
testarono, ma noi demmo loro a intendere che questo era un uso
delle ferrovie europee: “Paese che vai, usanza che trovi”, dissero
quelli, mestamente; e non protestarono più. Così, noi passammo tut-
ta la notte a dar pugni alla parete di comunicazione e a cantare.»
«Dev’essere stato un divertimento fantastico», osservò Filippo con
invidia.
«Aspetti. La mattina, nel corridoio, incontrammo i due giapponesi,
che ci presero a calci. “Che sistemi sono questi?”, gridammo. “È l’u-
so delle ferrovie giapponesi”, dissero. Per caso, molti anni dopo, ve-
nimmo a sapere che non era vero.»
(da Opere. Romanzi e racconti 1924-1933, Bompiani, Milano, 2001)

Saper fare
ANALIZZARE
1. Riferendoti ai tre brevi racconti, completa la seguente tabella.

L’eclissi di sole Secondo te, la comicità del breve racconto da che cosa deriva
principalmente? ...........................................................................................................................................................................
........................................................................................................................................................................................................................................

La battuta finale dei soldati «Peccato che questo non avvenga


tutti i giorni!», a che cosa si riferisce? ...............................................................................................
.......................................................................................................................................................................................................................................
29
‹‹‹
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2 Tanti modi di raccontare


‹‹‹
Henry, come Secondo te, la comicità del breve racconto deriva principalmen-
sei cambiato! te da: (indica con una crocetta la risposta esatta)
giochi di parole finale a sorpresa equivoco

Un’avventura In particolare, quale tecnica narrativa vivacizza la narrazione crean-


di viaggio do effetti comici?
Esagerazione
Introduzione di un fatto imprevisto, inatteso
Creazione di suspense

2. L’umorismo mira a divertire facendo riflettere. Nell’umorismo, cioè, la risata è tempera-


ta da riflessioni, anche profonde, sulla natura dell’uomo e delle cose. Quale (o quali)
dei tre brevi racconti ti sembra più umoristico che comico? Motiva la tua risposta.

ARRICCH IRE I L LESSICO


■ Ci sono diversi tipi di riso. Ad esempio, il riso può essere: sincero, falso, sguaiato, for-

zato, amaro, diabolico... (continua tu!)


.......................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

■ Spiega il significato dei seguenti modi di dire:


– ridere a crepapelle: .................................................................................................................................................................................................

– ridere a fior di labbra: .................................................................................................................................................................................................

– ridere sotto i baffi: .................................................................................................................................................................................................

– ridere alle spalle di qualcuno: ................................................................................................................................................................................................

– far ridere i polli: .................................................................................................................................................................................................

PRODURRE
3. Ridere è bello, è liberatorio
Ti è mai capitato, dopo aver visto un film comico o dopo aver letto una storia divertente
o dopo aver sentito una battuta, una barzelletta che ti ha fatto ridere di gusto, di sentirti me-
glio, più «libero», come se ogni tua tensione si fosse allentata o dissolta? Racconta.
4. Ridere fa bene
Secondo Patch Adams, il medico clown più famoso del mondo grazie anche al succes-
so del film Patch Adams interpretato dall’attore Robin Williams, la risata è una fonte ine-
sauribile di buona salute, e oggi la scienza ha dimostrato che quando siamo gioiosi e
sorridenti abbiamo anche maggiori difese immunitarie contro le malattie.
È proprio per questo che in molti ospedali pediatrici italiani sono previste delle visite
regolari di clown professionisti che con i loro numeri di mimo, magia e musica, rendo-
no più tollerabili le lunghe degenze dei bambini ricoverati e alcune loro terapie prolun-
gate e dolorose. I clown, in stretta collaborazione con i medici, usano il potere terapeu-
tico della risata, del divertimento come vero e proprio trattamento medico, per ridurre o
30 sconfiggere la paura, l’ansia della malattia. Quali le tue riflessioni in proposito?
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Il racconto comico e umoristico

Jerome Klapka Jerome


In tandem
Quando i coniugi Harris ripensano a quella gita in tandem in Olanda si
rimettono a discutere animatamente. Perché?

1. tandem: bicicletta Quando si va in tandem1, c’è sempre qualche discussione. A sentire


per due persone (dis-
poste una dietro l’altra),
quello che sta davanti, il compagno che sta dietro non fa un bel nien-
con due pedaliere e due te; dal canto suo2, quello che sta dietro ritiene di essere il solo a im-
manubri. primere movimento al veicolo e, secondo lui, l’altro non fa altro che
2. dal canto suo: dal
suo punto di vista.
ansimare. Il mistero non sarà mai chiarito.
Harris, nei primi tempi del suo matrimonio, passò un momento mol-
to spiacevole proprio a causa di quest’impossibilità di sapere ciò che
sta combinando la persona che sta dietro, sul tandem. Faceva un gi-
ro in Olanda con sua moglie. Le strade erano sassose e il tandem sal-
tava molto.
«Tienti salda», disse Harris senza voltare il capo.
La signora Harris credette che le avesse detto: «Salta giù». Perché
mai avesse creduto di dover saltar giù quando invece lui le aveva det-
to «Tienti salda», nessuno dei due riesce a spiegarselo. La signora
Harris, quando si torna sull’argomento dice: «Se tu avessi detto
“Tienti salda”, perché mai sarei saltata giù?».
E Harris ribatte: «E se io avessi voluto che tu saltassi giù, perché mai
avrei detto “Tienti salda”?». L’amarezza della lite è ormai passata,
ma quando si riparla di quella gita, quei due, ancora adesso, im-
piantano la discussione da capo.
Qualunque sia la spiegazione, sta di fatto che la signora Harris saltò
effettivamente giù mentre Harris continuava a pedalare a tutta for-
za, convinto che la moglie fosse ancora dietro di lui. Sulle prime, a
quanto pare, la signora credeva che lui volesse superare la salita da
solo, a tutta velocità, per far vedere quanto era bravo. Erano en-
3. soleva: era solito, trambi molto giovani, allora, e lui soleva3 fare mostra delle sue abi-
abituato. lità sportive. La signora era convinta che Harris, superata la salita,
sarebbe balzato giù dalla bicicletta e, prendendo una posa aggrazia-
4. aggraziata: piena di ta4 e disinvolta, sarebbe stato fermo ad aspettarla. Quando, al con-
grazia, leggiadra, come trario, lo vide oltrepassare la cima della collina e infilare la discesa a
se non fosse assoluta-
mente stanco per la sa- tutta velocità, rimase dapprima sbalordita, poi s’indignò, e infine lo
lita. sgomento si impadronì di lei. Superò di corsa il tratto di salita e si
mise a gridare, ma Harris non si voltò nemmeno. Lo vide scompari-
re in un bosco lontano un paio di chilometri, dopo di che lei si se-
dette per terra e si mise a piangere.
Avevano avuto un piccolo litigio, quella mattina, e la poveretta co-
minciò a pensare che Harris avesse preso la cosa sul serio e avesse
deciso di piantarla in asso. Non aveva denaro e non conosceva la lin-
gua del paese. La gente che passava aveva l’aria di compiangerla, e
lei tentò di spiegare ciò che le era accaduto. Le persone alle quali si 31
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2 Tanti modi di raccontare

rivolse intuirono che aveva perso qualcosa, ma non riuscirono a ca-


pire che cosa. La condussero al più vicino paese e l’affidarono a un
5. pantomima: comu- agente di polizia. Questi, dalla pantomima5 della signora, credette di
nicazione per mezzo di capire che qualcuno le aveva rubato la bicicletta. Fu messo in fun-
gesti; in senso proprio la
pantomima è un’azione zione il telegrafo e, in un paesino a sei chilometri di distanza, fu tro-
scenica muta, costitui- vato uno sventurato ragazzo con una bicicletta da donna di tipo an-
ta da semplici gesti degli
attori, talvolta accom- tidiluviano6. Portarono il tutto alla signora Harris con un carretto,
pagnata da musica. ma siccome lei non aveva l’aria di volere né il ragazzo né la sua bici-
6. di tipo antidiluvia- cletta, lo lasciarono andare e si rassegnarono a non capirci niente.
no: estremamente anti-
quata; letteralmente Frattanto, Harris, soddisfatto e giulivo7, aveva continuato la sua cor-
«anti diluviano» signi- sa. Gli sembrava di essere diventato a un tratto un ciclista più forte
fica risalente al tempo e più abile. Convinto di parlare con sua moglie osservò: «Da mesi
precedente il diluvio
universale. non sentivo questa macchina8 così leggera. Dev’essere l’aria che mi
7. giulivo: contento, rinvigorisce».
beato.
Poi le disse di non aver paura, che le avrebbe mostrato a quale ve-
8. macchina: il tandem.
locità sarebbero riusciti ad andare. Si curvò sul manubrio e fece for-
za sui pedali. La bicicletta balzava sulla strada come una cosa viva.
9. balenavano: lam- Le case coloniche, le chiese, i cani e le galline balenavano9 davanti a
peggiavano, compari- Harris e passavano. I vecchi si fermavano a guardarlo meravigliati. I
vano all’improvviso con
la velocità del lampo. bambini lo acclamavano.
In questo modo proseguì allegramente per sei o sette chilometri.
Poi, come egli stesso spiega, fu colto dalla sensazione che ci fosse
qualcosa che non andava. Provava uno strano senso di vuoto. Al-
10. annaspò: agitò lungò una mano dietro di sé e annaspò10; non c’era niente, vuoto e
confusamente le brac- null’altro. Balzò, o meglio rotolò giù dal tandem, e si volse a guar-
cia come per cercare
qualcosa. dare la strada; questa si stendeva diritta e bianca attraverso la bo-
scaglia d’un verde scuro, e non c’era anima viva in vista. Risalì in
macchina e rifece la salita.
11. quadrivio: luogo Dieci minuti dopo, giunse a un quadrivio11; si fermò, scese e cercò
d’incrocio fra due stra- di ricordarsi da quale direzione fosse arrivato. Mentre era assorto
de o anche luogo da cui
si dipartono quattro nelle sue riflessioni, passò un uomo seduto di traverso su un caval-
strade. lo. Harris lo fermò e gli spiegò che aveva perso sua moglie. L’uomo
non ebbe l’aria di meravigliarsi né di dolersi per lui. Intanto, so-
praggiunse un altro contadino a cui il primo raccontò la storia, sen-
za prenderla sul serio, come avrebbe raccontato una barzelletta. Il
secondo arrivato pareva soprattutto stupito per il fatto che Harris
drammatizzava l’accaduto. Visto che non otteneva alcuna solidarie-
tà né dall’uno né dall’altro, Harris maledisse entrambi e risalì sul
tandem, scegliendo la strada di mezzo, a caso.
A metà della salita, si imbatté in due ragazze accompagnate da un
giovanotto. Il terzetto parve interessarsi molto a lui, e Harris do-
mandò se avevano visto sua moglie. Gli domandarono com’era sua
moglie. Lui non conosceva abbastanza l’olandese per descriverla be-
ne e poté dire soltanto che era una donna molto bella, di media sta-
tura. Quella vaga descrizione parve non soddisfare i tre. Chiunque
32 avrebbe potuto improvvisare una descrizione simile, allo scopo di
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Il racconto comico e umoristico

impossessarsi di una moglie che non gli apparteneva. Gli domanda-


rono come era vestita, ma per quanti sforzi facesse, Harris non riuscì
a ricordarsi che cosa sua moglie avesse indosso. Secondo me, qua-
lunque uomo è incapace di dire com’era vestita una donna, dieci mi-
nuti dopo che l’ha lasciata. Harris si ricordava vagamente una gon-
12. turchina: di colore na turchina12, e poi qualcosa che, bene o male, copriva la persona fi-
azzurro cupo. no al collo. Presumibilmente, era una camicetta; lui aveva anche il
confuso ricordo di una cintura; ma com’era la camicetta? Era verde,
gialla, oppure azzurra? Aveva il colletto o era chiusa intorno al col-
lo con un nastro? E il cappello? Era piumato o adorno di fiori? Ma
esisteva poi il cappello? Harris non osava fare affermazioni per ti-
more di provocare un equivoco che lo mettesse completamente fuo-
ri strada. Le due ragazze ridacchiavano, il che, dato il suo stato d’a-
nimo, irritò Harris. Il giovanotto, che sembrava impaziente di libe-
rarsi della sua presenza, gli suggerì di rivolgersi al posto di polizia
della più vicina città. Harris accettò il consiglio.
Alla polizia gli diedero un foglio e gli dissero di compilare una de-
scrizione completa di sua moglie, specificando come e dove l’aveva
smarrita. Lui non sapeva dove l’aveva smarrita; poté dire soltanto il
13. passo: valico mon- nome del passo13 dove avevano fatto colazione. Sapeva che allora
tano o collinare. sua moglie era con lui, e che di là erano partiti insieme. Gli agenti lo
guardavano con sospetto; avevano dei dubbi su tre punti. Primo, era
veramente sua moglie? Secondo, l’aveva smarrita davvero? Terzo,
perché l’aveva smarrita? Con l’aiuto di un albergatore che mastica-
14. masticava un po’ va un po’ d’inglese14, Harris riuscì a rabbonirli. Promisero d’inda-
d’inglese: parlava un
po’ d’inglese, in modo
gare, e la sera gli portarono la moglie in un carro coperto, unita-
incerto, appena suffi- mente al conto delle spese. L’incontro non fu molto tenero. La si-
ciente. gnora Harris non è una buona attrice e riesce con molta difficoltà a
mascherare i propri sentimenti. In quell’occasione, come ammette
lei stessa, non tentò neppure di mascherarli.
(da Tre uomini a zonzo, trad. di A. Tedeschi, Rizzoli, Milano, 1997, rid.)

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2 Tanti modi di raccontare

Saper fare
COMPRENDERE
1. La gita in tandem dei signori Harris in quale luogo avviene?
2. Quando il signor Harris dice alla moglie «Tienti salda», quest’ultima quale azione compie
e perché?
3. Qual è la reazione della signora Harris quando vede il marito oltrepassare la cima della
collina e infilare la discesa a tutta velocità?
4. Che cosa fa il signor Harris quando si accorge di aver perso la moglie?
5. Per quali motivi né la signora né il signor Harris riescono a farsi aiutare dalle persone
che incontrano?
6. Perché gli agenti di polizia guardano con sospetto il signor Harris? Quali dubbi hanno?
7. Come si conclude la vicenda narrata?

ANALIZZARE
8. Quali sono, secondo te, gli elementi che in questo racconto producono effetti comici?
(Indica con una crocetta le risposte esatte)
L’equivoco nato dal fraintendimento di una frase.
Il fatto di fare una gita in tandem.
L’atteggiamento del signor Harris quando prosegue la corsa da solo e parla
con la moglie che non c’è.
Il fatto che la signora Harris pensi di essere stata abbandonata dal marito.
I fraintendimenti provocati dalla lingua straniera.

PRODURRE
9. Inventare un racconto comico
Prova a inventare un racconto comico che prenda
spunto da un equivoco verbale o no. Ecco alcuni sug-
gerimenti.
■ Una signora, credendo di telefonare a un idraulico,
gli spiega il guasto della macchina (lavatrice), per
accorgersi solo alla fine che invece ha telefonato a
un meccanico, il quale ha capito che le si è rotta la
macchina, cioè l’automobile.
■ Prima di partire per Roma la moglie dice al marito
di prendere la piantina (intendendo la mappa, la
cartina della città), mentre il marito, fraintendendo,
prende una piccola pianta di fiori.
■ Lo scambio di un paziente in sala operatoria.
34 ■ Uno scambio di pacchi in un negozio di scarpe.
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Il racconto comico e umoristico

SAPER ESSERE
Io e il senso dell’umorismo
1. Come ti definiresti? Allegro, spiritoso o piuttosto serio, se non addirittura «musone»?
..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

2. Sei ricercato dagli altri e apprezzato per il tuo spirito, le tue battute, il tuo senso dell’umorismo?
..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

3. Apprezzi le persone che hanno il senso dell’umorismo? Motiva la tua risposta.


..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

4. «Chi non ride mai non è una persona seria.» Che cosa pensi di questa affermazione?
..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

5. Dove ti capita di ridere più spesso? (Indica con una crocetta le risposte da te scelte)
A casa, con i tuoi familiari Nel gruppo dei tuoi amici
A scuola Altro: (specificare) ..................................................................................

Al cinema ........................................................................................................................................................

6. Ti è mai capitato di «ridere di te stesso»?


..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

7. Stai parlando con una persona e ti accorgi che ti ha confuso con qualcun altro. Tu allora:
fai finta di nulla e continui normalmente la conversazione
entri nella parte e cerchi di recitare al meglio il ruolo dell’altro
dici chiaramente di non essere quello che la persona crede che tu sia
8. Sorprendi qualcuno che in gruppo sta parlando male di te. Tu allora:
ti arrabbi moltissimo e gli dai del bugiardo
gli sorridi e lo incoraggi a continuare a fornirti notizie inedite sul tuo conto
fai finta di niente, ma ti riprometti di togliergli il saluto e non parlare più con lui
9. Quali sono i comici o gli umoristi da te preferiti? Perché?
..............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

10. Quali tipi di comicità o di umorismo ti divertono di più?


Le barzellette
Le battute spiritose per lo più imperniate su giochi di parole
Le battute spiritose fondate su «doppi sensi»
Le imitazioni di personaggi famosi
Film caratterizzati da vicende, situazioni comiche, assurde, impreviste
Film con personaggi ridicoli caricaturali (ad esempio Fantozzi)
Altro: (specificare) ..........................................................................................................................................................................................................................................................
35
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2 Tanti modi di raccontare

Dino Verde
L’inferno del Timido
In questo racconto l’autore esagera volutamente le reazioni, gli atteg-
giamenti del timido in determinate situazioni di vita quotidiana, con il
chiaro intento di provocare il sorriso nel lettore.

Il vero inferno del Timido è l’ascensore. In esso, se nella cabina si


trova anche una seconda persona, il Timido è perduto. Non sa dove
posare lo sguardo, il tragitto gli appare eterno, la sua bocca si atteg-
gia a un sorriso assurdo che non viene ricambiato, e provoca perciò
in lui un senso di colpa evidenziato dalle orecchie che passano dal
grigio cenere al rosso fiamma. Così pur dovendo raggiungere il ven-
tesimo piano, non appena la diabolica trappola si arresta all’altezza
del terzo, egli si affretta a catapultarsi fuori, proseguendo a piedi la
dura ascesa.
Il Timido dal barbiere è un classico da antologia. Il barba-timido è
colui che entrando per una veloce passata di barba, esce dopo alcu-
ne ore completo di taglio di capelli, shampoo, frizioncina, manicure,
maschera, pulizia del viso, il tutto in una girandola di panni freddi o
bollenti in faccia, i primi a temperatura sotto zero, i secondi ai mar-
1. pubblici esercizi: gini dell’ustione.
negozi, locali che svol-
gono un’attività di ven- Vediamo ora come si comportano i Timidi nell’ambito dei pubblici
dita diretta al pubblico. esercizi1.

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Il racconto comico e umoristico

Provate a entrare in compagnia di un Timido al bar, e pronunciate


la frase:
«Io prendo un rabarbaro, e tu?».
La risposta è automatica:
«Anch’io».
Eppure siatene certi, il rabarbaro non gli piace, anzi egli lo detesta,
2. aborre: odia, detesta. lo aborre2, ma la timidezza non gli consente alternative.
Ed ecco ora il Timido alla cassa. Qui, riconosciuto come Timido dal-
3. esercente: proprie- l’astuto esercente3, egli riceve subito come resto un biglietto da mil-
tario o gestore del bar. le4 gualcito e incollato con lo scotch. Il Timido non osa respingerlo,
4. biglietto da mille:
banconota da mille li- non solo, ma non oserà nemmeno più spenderlo. Si ha notizia di Ti-
re, oggi non più in vi- midi che alla loro morte lasciarono ingenti somme di biglietti da mil-
gore, equivalente a circa
cinquanta centesimi di
le, tutti vecchi, raggrinziti e incollati con la pecetta5.
euro. E che dire del Timido in farmacia? Egli vi è entrato perché ha biso-
5. pecetta: cerotto (ter- gno di un purgante. Ebbene, in presenza di una giovane dottoressa
mine toscano).
pronta a servirlo, il Timido si annienta, e finisce fatalmente con l’ac-
quistare vitamine e pasticche per la gola, che allevieranno solo la sua
6. gastroenterico: in- timidezza, non certo il suo disturbo gastroenterico6.
testinale. Il Timido è il toccasana degli squattrinati. La sua timidezza lo co-
stringe dapprima a prestarvi la somma da voi richiesta, e poi a non
trovare il coraggio di domandarne la restituzione. Si narra che nel
lontano 1939, un Timido che ebbe a prestare mille lire a un amico,
tentasse di recuperare il credito indirizzando al debitore frasi allusi-
ve del tipo:
«Ti faccio mille auguri...»,
«Hai letto le Mille e una Notte?»,
«Hai visto l’ultimo film di De Mille?»,
«Gradisci una fettina di millefoglie?»,
«To’... guarda un millepiedi!».
7. iterazione fonetica: Fin quando l’amico, eccitato dall’iterazione fonetica7 del vocabolo
ripetizione del suono. «mille», non gli chiese un prestito di altre mille lire. E ovviamente lo
ottenne.
(da Gli Stivagliani, Rizzoli, Milano)

Saper fare
COMPRENDERE
1. Come si comporta il Timido in ascensore?
2. Come si comporta il Timido dal barbiere?
3. Come si comporta il Timido al bar?
4. Come si comporta il Timido in farmacia?
5. Che cosa successe a un Timido che, nel 1939, prestò mille lire a un amico? 37
‹‹‹
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2 Tanti modi di raccontare


‹‹‹
ANALIZZARE
6. Gli effetti comici di questo racconto derivano soprattutto dal fatto che l’autore: (indica
con una crocetta la risposta esatta)
introduce imprevisti, eventi inattesi, inaspettati
presenta situazioni paradossali, del tutto contrarie alla norma, al buon senso
utilizza la tecnica narrativa della caricatura; mette cioè in particolare risalto,
mediante l’esagerazione, alcune caratteristiche comportamentali del personaggio,
cogliendone i lati più ridicoli

ARRICCH IRE I L LESSICO


■ Per ciascuna delle seguenti frasi spiega il significato del termine o dell’espressione evi-

denziati.
– «... non appena la diabolica trappola si arresta all’altezza del terzo, egli si affretta a
catapultarsi fuori...»: ....................................................................................................................................................................................................................................
...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

– «Il Timido dal barbiere è un classico da antologia.»: ..........................................................................................................

...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

– «... di panni freddi o bollenti in faccia, i primi a temperatura sotto zero, i secondi ai
margini dell’ustione.»: ...........................................................................................................................................................................................................................

– «Si ha notizia di Timidi che alla loro morte lasciarono ingenti somme di biglietti da
mille...»: ................................................................................................................................................................................................................................................................................

– «Il Timido è il toccasana dei squattrinati.»: ............................................................................................................................................

...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

...............................................................................................................................................................................................................................................................................................................

PRODURRE
7. Confronto di opinioni
Come definiresti questo racconto? Comico o umoristico? Perché?
Confronta la tua opinione con quella dei compagni.
8. Protagonista «Il Timido»
Alla maniera di Dino Verde, l’autore del racconto che hai appena letto, inventa un altro
episodio che abbia come protagonista «il Timido».
Se vuoi, puoi scegliere tra:
■ il Timido a scuola,
■ il Timido al cinema,
■ il Timido in treno,
■ il Timido in discoteca,
38 ■ il Timido al supermercato.
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Il racconto comico e umoristico

SAPER FARE
Poesie comiche
Laureato in Scienze biologiche ed ex insegnante di Matematica e Fisica, Flavio Oreglio fa caba-
ret dagli anni Ottanta. Con l’edizione 2000-2001 di Zelig, spettacolo comico televisivo di gran-
de successo, ha raggiunto la notorietà, soprattutto grazie alle sue esilaranti poesie comiche. Te
ne presentiamo alcune. Leggile attentamente e poi esegui gli esercizi.

Ho solcato gli oceani


Quando trovi un’amica le parli,
profondi, ho superato le montagne
quando ti arrabbi discuti, quando
più alte, ho volato nell’azzurro
sei in compagnia dialoghi. Morire
del cielo, ma quando ti ho incontrata
se stai zitta un secondo!
mi sono fermato... Eh! Un vigile
è sempre un vigile!

Lunedì mi hai rimproverato Tu non ti fermi davanti


di non aver notato la tua alle apparenze, tu non ti fermi davanti
pettinatura, martedì di non aver alle difficoltà, tu non ti fermi davanti
assaporato il tuo nuovo profumo, a niente e io sono preoccupato perché
mercoledì di non avere apprezzato in fondo alla via c’è lo stop.
il tuo smalto per le unghie.
E in tre giorni non ti sei accorta
che ho perso un occhio!

Non ti deve
stupire il mio canto,
sto cantando il mio amore per te.
Non ti deve stupire il mio sorriso, sorrido
Vedo un camoscio e
perché penso a te. Non ti deve stupire
gli stambecchi saltare. Un’aquila vola
il mio grido, sto gridando perché mi son
in alto e le marmotte zampettano
chiuso un dito in un cassetto!
circospette... Amore, sei sicura che andiamo
bene per Rimini?

(da Il momento è catartico, A. Mondadori, Milano, 2002)

1. In tutte queste poesie quale tecnica narrativa utilizza l’autore per produrre effetti comici?
2. Prova, individualmente o in gruppo, a comporre delle poesie comiche alla maniera di Flavio
Oreglio. 39
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2 Tanti modi di raccontare

Paolo Villaggio
Un ristorante alla moda
Fantozzi, il protagonista del racconto che stai per leggere, vive situazioni tal-
mente assurde, tragiche che farebbero piangere se non facessero ridere.

Non c’era mai stato un caldo così. In ufficio non si respirava. Fan-
1. imperlata la fron- tozzi aveva il solco delle natiche bagnato e imperlata la fronte1, e
te: la fronte bagnata di Fracchia2 di fronte a lui faceva schifo e puzzava come una iena.
sudore.
2. Fracchia: collega Così quando arrivò la telefonata del vice-segretario centrale del me-
d’ufficio di Fantozzi. gadirettore conte Landi che gli ordinava di accompagnarlo alla
spiaggia per portare a Donna Landi, moglie del conte, mezzo etto di
prosciutto cotto, Fantozzi fece un ululato di gioia. Ma prese una go-
mitata terrificante contro uno spigolo di ferro acuminatissimo di un
armadio Trau Olivetti.
Quando passò a prenderlo a mezzogiorno il vice-segretario centrale
3. mugolava: borbot- era ancora sul pavimento che mugolava3 parolacce da competizione.
tava. Lo portarono ai bagni Lido con una centotrenta Fiat ad aria condi-
zionata. Lui era seduto davanti. L’aria condizionata usciva ringhian-
do da un portellino e gli sparava una sciabola di ghiaccio sullo sto-
maco. Il vice-segretario del megadirettore conte Landi disse: «Si sta
bene, però!». Lui fece cenno di sì sorridendo, ma solo con la faccia
perché non poteva respirare. La moglie del megadirettore Donna
Paola Landi era una donna con fama di gran simpatica, ma in realtà
era una perfida carogna e per di più odiosa.
Era una vecchiaccia di cinquantacinque anni tutta rifatta e rappez-
zata in cliniche francesi e tedesche, con un alito tremendo e con due
tiranti per gli occhi sotto il parruccone. Stava distesa in un lettino
4. solarium: terrazzo prendisole quasi nuda. Fantozzi entrò nel solarium4 molto imbaraz-
esposto al sole, adatto zato col pacchetto del prosciutto in mano. Era in cravatta e pesante
per praticare l’eliotera-
pia, metodo di cura me- spigato5 scuro. Grondava come se fosse entrato in sauna ed era an-
diante l’esposizione del cora sotto choc6 per la sciabolata dell’aria condizionata.
corpo nudo ai raggi so-
lari. «Venga Fantozzi», trillò la vecchia e gli offrì una mano piena di anel-
5. spigato: vestito di li pericolosi. Fantozzi si ferì la mano e si procurò un taglio al labbro
tessuto spigato che, nel tentando un baciamano contro un anello acuminato. «Mi spalmi un
disegno, per il suo in-
treccio diagonale, ri- po’ di “Bain de soleil”7 sulla schiena Fantozzi», disse il mostro lan-
corda il tracciato, a guidamente e gli alitò in faccia una fogna procurandogli una schia-
componenti oblique, di
una spiga.
rita ai capelli e alle sopracciglia.
6. sotto choc: profon- Fantozzi spalmava e la vecchia signora mugolò: «Ha le mani molto
damente sconvolto, delicate lei», e lo guardò negli occhi. La vecchia aveva gli occhi a
traumatizzato.
7. “Bain de soleil”:
mandorla tiratissimi dai cerotti sotto il parruccone. Ma col caldo un
espressione francese che cerotto cedette improvvisamente. A Fantozzi la vecchia si stava
significa «Bagno di so- smontando sotto gli occhi.
le». Qui è usato come
nome d’invenzione per Prima l’occhio destro, – una palla orrenda da rospo – poi l’occhio si-
una crema da sole pro- nistro, infine scivolò via la parrucca. Fantozzi fece l’atto di urlare dal
40 tettiva. terrore, ma lo sguardo severo del vice-segretario lo freddò sul posto.
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Il racconto comico e umoristico

«Si segga», fece la vecchia e gli indicò una sdraio colorata. Lui rin-
graziò, la regolò e disse: «La vita è bella!», e si buttò a sedere con un
sospiro. Svenne quasi subito. Aveva lasciato diciotto dita della mano
nella trappola.
La vecchia disse: «Poverino, si è addormentato, lasciamolo riposa-
re». Lui ebbe degli incubi orrendi, sognò di essere San Giuseppe a
Nazareth; stava lavorando a un mobiletto e c’era vicino Maria che gli
sorrideva in stato di avanzata gravidanza e lui, per rispondere al sor-
riso di lei, si sbilanciò e si piallò nette tutte le dita delle mani.
Quando rinvenne in un bagno di sudore gli stavano fasciando le mani.
La vecchia disse: «Fantozzi, che caldo! Non ho più voglia di pro-
sciutto; avrei voglia invece di un buon ristorante con l’aria condi-
zionata!».
Lui si scaraventò a telefonare a Fracchia che si offrì di accompa-
gnarli al ristorante Giorgi, un ex ristorante di gran lusso ormai un
po’ decaduto ma con un buon condizionamento d’aria.
Erano le due di quel torrido pomeriggio quando entrarono da Gior-
gi in questa formazione: la vecchia, Pier Capponi, il piccolo cane
maltese odioso di Donna Landi, Fracchia e Fantozzi nei loro di-
sumani spigati scuri.
8. maître: termine fran- Venne loro incontro il maître8, Lorenzo, che aveva riconosciuto la
cese che significa «di- contessa: «Donna Paola, quale onore! Saranno quaranta anni che
rettore del ristorante».
non la vediamo!».
Fantozzi cercò di minimizzare. «Ma al massimo sarà dall’estate scor-
sa... che dico, una settimana... un giorno.»
«Caro Ugo», disse Donna Paola, «anche per me è un piacere rive-
dervi.»
Veramente il maître si chiamava Lorenzo, ma la vecchia lo chiamava
Ugo.
«Ugooo», trillò il mostro e Fantozzi prima con cenni disperati e poi
9. filet mignon: espres-
sione francese che si-
con un calcio a una tibia lo fece rispondere: «Sì? Comandi contes-
gnifica «piccolo filetto sa». «Un filet mignon9, Ugo», ordinò la contessa con un fil di voce e
di carne». Più propria- tono molto stanco.
mente il filetto è un lem-
bo di carne lungo e Lorenzo, il maître, si mise ritto a braccia aperte come un sacerdote a
stretto tagliato dal petto messa, poi batté le mani «Olè!», e fece una specie di veronica10 e ac-
di polli, tacchini, ecc. cese il fornello per cucinare il filetto. Sembrava un torero, si muove-
10. veronica: figura
della corrida nella qua- va con grande eleganza: «Oplà!», disse dopo aver battuto le mani e pre-
le il torero aspetta l’as- se al volo una bottiglia di cognac, poi «Olè», un pezzetto di burro, poi
salto del toro tenendo
la cappa aperta con tut-
alcuni comandi secchi: «Forchetta... coltellino... forchetta... bistu-
te e due le mani di fron- ri...». I clienti avevano smesso di mangiare ed erano tutti in piedi. «E...
te all’animale. le voilà11», disse «Ugo», e con una piroetta da ballerino di fandango12
11. le voilà: espressio-
ne francese che significa offrì il suo capolavoro alla vecchia. «Non è per me», fece la contessa,
«ecco fatto». «è per Pier Capponi», e indicò il cane odioso sotto il tavolo.
12. fandango: ballo an- Lorenzo, il maître, arrivato alla giacca nera, cioè al massimo della
daluso accompagnato
dal suono di nacchere carriera, dopo settanta anni di giacca bianca e quindici di giacca cre-
e chitarre. ma, si umiliò sotto il tavolo a tagliare il filetto a Pier Capponi. 41
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2 Tanti modi di raccontare


Il cane assaggiò distrattamente il filetto e lo sputò. «Troppo co-
gnac», sentenziò la vecchia e aggiunse: «Ugo... Ugo».
«Sì... dica, contessa?»
«Mi porti un finger ball», che è una semplice bacinella d’acqua tie-
pida pulisci dita con un po’ di limone.
Ma Fracchia complicò la cosa con un: «A me un po’ di insalata».
Lorenzo, il giacca nera, si guardò in giro in preda a un panico or-
rendo, in ottantacinque anni di ristorante non aveva mai sentito il
nome di quel piatto maledetto. Tentò allora il tutto per tutto e ordi-
nò alla cucina: «Un finger ball subito qui al tavolo della contessa».
Dalla cucina gli facevano dei gesti interrogativi. La contessa disse:
«Fantozzi, lei almeno ha capito, spero».
Fantozzi rispose: «Ma certo contessa, ora provvedo io», e andò in
cucina.
Cominciò l’inferno. Consultarono nell’ordine l’Artusi, il Veronelli,
la Treccani, l’Enciclopedia Britannica. Poi Fantozzi disperato uscì in
strada a fermare le macchine per domandare.
Tornò dopo mezz’ora con «Ugo», «Esaurito, signora contessa», dis-
se il maître. Pier Capponi lo addentò da sotto il tavolo, ma lui gli sor-
13. banana flambé: rise. «Gran finale con banana flambé13!», annunciò il maître e acce-
banana servita fiam- se una grande vampa alle spalle della contessa. Fracchia, che era an-
meggiante, cioè cospar-
sa di liquore cui si dà cora sotto choc per l’acqua e limone «esaurita», si alzò di scatto, pre-
fuoco al momento di se il secchio dello champagne pieno di acqua e cubetti di ghiaccio e
servirla.
cercò di dirigerlo verso la fiamma, ma scivolò e sparò una cannona-
ta in faccia alla vecchia.
14. Legione: Legione La vecchia perse tiranti, parrucca e ciglia finte e si alzò. Tutto il ri-
straniera, istituzione mi- storante, Fantozzi, Fracchia e il maître si buttarono urlando in strada.
litare francese composta
di soldati volontari, in Fantozzi, Fracchia e il maître si arruolarono nella Legione14 a Mar-
maggioranza stranieri. siglia.
(da Il secondo tragico libro di Fantozzi, Rizzoli, Milano, 1994, rid. e adatt.)

42
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Il racconto comico e umoristico

Saper fare
COMPRENDERE
1. Fantozzi si reca ai bagni Lido. Con chi e perché?
2. Come si svolge l’incontro di Fantozzi con Donna Landi?
3. Perché Fantozzi telefona a Fracchia?
4. Che cosa succede al ristorante Giorgi?
5. Come si conclude la vicenda narrata?

ANALIZZARE
6. Quali sono i personaggi principali del racconto?
7. Riferendoti al testo, completa la seguente tabella di descrizione di Donna Landi.

Caratteristiche ........................................................................................................................................................................................................................................

fisiche ........................................................................................................................................................................................................................................

Caratteristiche ........................................................................................................................................................................................................................................

comportamentali ........................................................................................................................................................................................................................................

8. Quali sono, secondo te, gli elementi che in questo racconto producono effetti comici?
(Indica con una crocetta le risposte esatte)
L’esagerazione nel presentare le situazioni. L’utilizzo della caricatura mettendo
Il ricorso a giochi di parole. in risalto, mediante l’esagerazio-
La presenza di equivoci. ne, alcune caratteristiche compor-
Il susseguirsi di situazioni comiche. tamentali dei personaggi, coglien-
L’introduzione di imprevisti, eventi inattesi, done i lati più ridicoli.
inaspettati che muovono alla risata. Il finale a sorpresa.

RIFLETTERE SULLA LINGUA


9. In questo racconto l’effetto comico deriva anche da particolari scelte linguistiche. L’autore, in-
fatti, utilizza molti termini o espressioni che esagerano la realtà. Individuali e trascrivili.

PRODURRE
10. Continuare il racconto
Ti invitiamo a continuare il racconto alla maniera di Paolo Villaggio. Quali altre disavven-
ture tragicomiche capiteranno al povero Fantozzi? Racconta.
11. Riflettere sulla propria esperienza
Ti è mai capitato di vivere una «situazione fantozziana»? Racconta.
12. Fantozzi al cinema
Hai visto qualche film con Fantozzi protagonista, interpretato dall’attore Paolo Villaggio?
Se sì, quale? Ti è piaciuto? Motiva la tua risposta. 43
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2 Tanti modi di raccontare

SAPER VEDERE
Il comico-umoristico nelle strisce
Ti proponiamo qui di seguito alcune strisce comico-umoristiche. Per ciascuna di esse, indivi-
dualmente o in gruppo, cerca di cogliere i «meccanismi» utilizzati dagli autori per farti ridere o
sorridere.

(da «Raccolta Linus», supplemento al n. 2 di «Linus», febbraio, 1997)

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Il racconto comico e umoristico

(da Quino, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, Rizzoli, Milano, 2001)

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2 Tanti modi di raccontare

Verifica di comprensione scritta e lessicale


Leggi attentamente il seguente racconto e poi esegui gli esercizi.

Luciano De Crescenzo
Il bello addormentato
1. cavaliere: titolo Il cavaliere1 Sgueglia è una persona precisa; ha quarantasei anni, è scapolo2
onorifico attribuito a e unitamente alla sorella, signora Rosa Sgueglia sposata Gallucci, tiene un
una persona che si è
distinta per particola- negozio di colori e ferramenta in via Torretta 282 a pochi passi dalla stazio-
ri meriti, specialmente ne di Mergellina3. Come vi dicevo prima, il cavaliere Sgueglia è una persona
nel campo del lavoro. precisa: da circa venti anni, ovvero dalla morte del padre buonanima, esce
2. scapolo: non spo- tutte le mattine alle otto e venti da casa, prende un caffè e una brioche da
sato. Fontana e alle nove in punto alza la saracinesca del negozio alla Torretta.
3. stazione di Mergel-
lina: stazione della cit-
Donna Rosa arriva con comodo per via del fatto che la mattina prima di
tà di Napoli. uscire deve avviare un marito al Comune e tre figli, tre scatenati, alla scuola
professionale. Arriva e si siede alla cassa, un occhio ai clienti e un altro ai
4. guagliuni: ragazzi, guagliuni4 per evitare che si fottano5 tutto il negozio.
in dialetto napoletano. All’una il cavaliere non esce, abbassa solo la saracinesca quasi fino a terra,
5. si fottano: si portino poi donna Rosa gli prepara un «primo»6 sul fornellino nel retrobottega e su-
via, rubino, in dialetto
napoletano. bito scappa a casa per sfamare i figli e il marito, mentre invece il cavaliere,
6. un «primo»: un pri- puveriello7, si fa una mezzoretta di sonno su di una brandina in mezzo a
mo piatto, una prima buatte8 di vernici, rubinetterie e rotoli di rete metallica.
portata; generalmen- La sera alle otto precise il cavaliere chiude il negozio e si avvia nel traffico di
te una pastasciutta o
una minestra.
via Posillipo dove, dopo una ventina di minuti, appena passata piazza San
7. puveriello: poveret- Luigi, si ferma in una traversa scura, un vicolo cieco9, parcheggia la macchi-
to, in dialetto napole- na, una millecento Fiat bicolore con i sedili ribaltabili, e si ritira a casa. Una
tano. cena semplicissima, quasi sempre la stessa e che ovviamente si prepara da so-
8. buatte: barattoli, in lo, un poco di televisione e poi a letto: Madonna mia grazie per oggi e per
dialetto napoletano. domani pensaci tu e poi Padre, Figliuolo e Spirito Santo e così sia.
9. cieco: privo di uscita.
Ora voi a questo punto direte: ma che storia è questa? E a noi che ce ne im-
porta del cavaliere Sgueglia che è preciso? Eh no, vi dico io! La precisione
del cavaliere è determinante per il fatto che vi sto per raccontare. E già per-
ché dovete sapere che questa giornata tipo del cavaliere Sgueglia è sempre
stata così, senza alcuna variazione da quasi venti anni: mai una sera al cine-
ma, che so io, da un amico, da un parente. Non visita e non riceve. Solo la
domenica, tutte le domeniche all’una, va a pranzo dalla sorella e poi di nuo-
10. Novantesimo mi- vo a casa: Novantesimo minuto10, il secondo tempo della partita, Carosello
nuto: titolo di una tra- e la Domenica sportiva.
smissione televisiva sul Ma veniamo a noi: giovedì scorso verso l’una e mezza di notte, quando sta-
calcio.
va ancora al primo sonno, il cavaliere viene svegliato dallo squillo continuo
del telefono. Ma chi sarà a quest’ora? Si alza e va a rispondere con la cer-
tezza della brutta notizia e infatti apprende dal cognato che la sorella, cioè
donna Rosa, si era sentita male: aveva avuto terribili dolori di pancia e il ma-
rito l’aveva portata all’ospedale Loreto da dove telefonava e dove con ogni
probabilità, appena fosse venuto il Professore, sarebbe stata operata di ap-
11. «quando mi vesto pendicite.
e vengo»: il tempo di
vestirmi e di venire. Il cavaliere dice solo «quando mi vesto e vengo11» e sempre mezzo stonato12
12. stonato: rintrona- dal sonno si veste alla meglio, esce di casa, scende nel vialetto dove ha la-
46 to, stordito. sciato la millecento, e non la trova. Anzi per essere precisi proprio al posto
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Il racconto comico e umoristico

Verifica
dove ha lasciato la sua macchina trova un’altra macchina, coperta da un te-
lone scuro. Il cavaliere, che non ha ancora ripreso tutte le sue facoltà logi-
che, ci gira prima intorno e poi, cautamente, alza un lembo del telone e lì,
con massimo stupore, si accorge che, Gesù ma stessi sognando, sotto al te-
lone c’era proprio la macchina sua e che nella macchina dormiva tranquilla-
mente un uomo. Erano quasi tre anni che Gennaro Esposito, disoccupato,
tutte le sere alle undici e mezza si ritirava nella millecento del cavaliere Sgue-
glia. E approfittando della regolarità delle abitudini del cavaliere, Gennaro
non si limitava a ribaltare i sedili e a riposarsi, ma, aperta una grande valigia
che poi custodiva nel bagagliaio, tirava fuori tutto il necessario per prepa-
13. croscotto: cru- rarsi il «letto»: cuscino, coperte, lenzuola e sveglia sul croscotto13. La sveglia
scotto, pannello re- veniva messa alle sei e mezza perché a Gennaro piaceva essere mattiniero, si
cante gli strumenti di
guida e di comando di alzava e iniziava la messa a punto14 degli interni della vettura. Aveva con sé
un veicolo. persino uno scopettino per spazzolare eventuali tracce della sua presenza.
14. iniziava la messa a Be’ diciamo la verità: qualcosa la lasciava nella macchina ed era il proprio
punto: iniziava a siste- odore personale, ma ormai dopo tanti anni il cavaliere a quell’odore di Gen-
mare, riordinare. naro Esposito ci si era abituato e fin dall’inizio lo aveva preso per un odore
Fiat.
Ma torniamo alla nostra famosa notte: avevamo lasciato il cavaliere ammu-
tolito dalla sorpresa in contemplazione di Gennaro Esposito, disoccupato e
senza fissa dimora. Senza fissa dimora, si fa per dire, perché in effetti Gen-
naro una fissa dimora ce l’aveva ed era la millecento Fiat del cavaliere Sgue-
glia targata NA294082. Realizzato il fatto, il cavaliere, al massimo dello stupo-
re, sveglia con un urlo Gennaro che ancora più stupito di lui giustamente gli
chiede:
15. Cavaliè: Cavalie- «Cavaliè15, e voi che fate a quest’ora in mezzo alla strada?».
re, in dialetto napole- «Quella mia sorella si è sentita male e l’hanno portata all’ospedale Loreto.»
tano. «Ma chi? Donna Rosa? E che si è sentita?»
«Ma voi chi siete? Che fate nella macchina mia? Chi vi ha...»
16. mò: ora, adesso, in «Cavaliè, e mò16 adesso non state a pensare a chi sono io, piuttosto ditemi
dialetto napoletano. che sto in pensiero: donna Rosa come sta? Che si sente?»
«Ma non ho capito bene, pare che si tratti di appendicite, ma voi chi siete e
chi vi ha dato il permesso di...»

47
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2 Tanti modi di raccontare

Verifica di comprensione scritta e lessicale

«Cavaliere bello, e adesso non vi mettete a perdere tempo per sapere chi so-
no e chi non sono! Voi non vi dovete preoccupare per me, ho solo approfit-
tato qualche volta della vostra cortesia; piuttosto pensiamo a donna Rosa che
non si sente bene, dove avete detto che l’hanno portata?»
«All’ospedale Loreto.»
«Benissimo, mò vi accompagno.»
«Ma come mi accompagnate, io non capisco.»
«Cavaliè, voi adesso vi sentite un poco confuso e io vi capisco: lo sbatti-
mento, vi hanno svegliato in mezzo al sonno e poi giustamente state in pen-
siero. Ma mò non vi preoccupate, che qua ci sta Gennaro vostro che non vi
lascia. Io, consentitemi, mi sento di famiglia.»
«Come di famiglia?»
«E sì, cavaliere mio, io vi DEBBO accompagnare!»
Il cavaliere e Gennaro passarono la notte insieme all’ospedale Loreto. Gen-
naro fu di grande conforto e il cavaliere lo presentò come «un coinquilino»
di via Posillipo. Insieme scelsero il chirurgo a cui affidare l’appendice di
17. fantomatici: fan- donna Rosa e insieme attesero trepidanti la felice conclusione dell’interven-
tastici, misteriosi. to. Salutandosi il cavaliere si fece promettere sui fantomatici17 figli dichiara-
18. coupè: automobi-
le chiusa di tipo spor-
ti da Gennaro che mai più avrebbe utilizzato la sua macchina come camera
tivo a due porte e due da letto. Comunque, a ogni buon conto e malgrado i solenni giuramenti, il
posti. cavaliere adesso si è venduto la millecento e si è comprato un coupè18.
(da Così parlò Bellavista, Mondadori, Milano, 1986, rid.)

1. Dove si svolge la vicenda narrata?


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2. Riferendoti al testo, completa la seguente tabella di descrizione del cavaliere Sgueglia.

Età ................................................................................................................................................................................................................................

Stato civile ................................................................................................................................................................................................................................

Professione ................................................................................................................................................................................................................................

Caratteristiche ................................................................................................................................................................................................................................

comportamentali ................................................................................................................................................................................................................................

3. Un giovedì, verso l’una e mezza di notte, il cavaliere Sgueglia viene svegliato dallo
squillo continuo del telefono. Quale notizia apprende e da chi?
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4. Qual è la reazione del cavaliere Sgueglia nel vedere un uomo dormire tranquilla-
mente nella sua macchina?
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Il racconto comico e umoristico

Verifica
5. Chi è Gennaro Esposito?
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Da circa tre anni che cosa fa tutte le sere alle undici e mezza?
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Qual è la sua reazione nel vedere il cavaliere?


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6. Gennaro e il cavaliere dove si recano insieme?


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7. Come si conclude la vicenda narrata?


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8. La comicità del racconto nasce soprattutto da un’accentuata caricatura della situazio-


ne e dei personaggi. Rispettivamente, quali comportamenti, atteggiamenti del cava-
liere e di Gennaro provocano effetti comici?
Cavaliere: ...............................................................................................................................................................................................................................................................................

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Gennaro: ................................................................................................................................................................................................................................................................................

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9. Secondo te, la scelta da parte dell’autore di introdurre nella narrazione termini dialet-
tali napoletani: (indica con una crocetta la risposta esatta)
accresce la comicità delle situazioni
contribuisce a rendere più verosimili fatti che sfiorano l’assurdo

10. Per ciascuna delle seguenti frasi spiega il significato dei termini evidenziati.
■ «... ci gira prima intorno e poi, cautamente, alza un lembo del telone...»: .................................

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■ «... vi capisco: lo sbattimento, vi hanno svegliato in mezzo al sonno...»: ........................................

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2 Tanti modi di raccontare

Verifica di comprensione orale


Stefano Benni
Il nonno da bar

“ Il nonno da bar, entrando, è sempre di...



A PRIMA DELL’ASCOLTO
Leggi le richieste di tutti gli esercizi in modo da concentrare meglio la tua attenzione
durante l’ascolto.

B DOPO L’ASCOLTO
1. Dov’è ambientato il racconto?
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2. In quale caso il nonno da bar è completamente suonato? (Indica con una crocetta la
risposta esatta)
Quando guarda la televisione girato, di spalle.
Quando guarda la televisione spenta e ride ugualmente.
Quando guarda la televisione e piange.
3. Il nonno da bar: (indica con una crocetta le risposte esatte)
indossa sempre giacca e cravatta
ha una cravatta vecchia e sporca di sugo e di sigaro toscano
non fuma mai
non spegne mai il sigaro
è molto furbo, scaltro
è pieno di ingenuità e di catarro
4. Per evitare che cosa i clienti del bar si mettono in salvo dietro il banco o sugli alberi?
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5. Il nonno da bar quali trasmissioni televisive guarda con piacere?


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Il racconto comico e umoristico

Verifica
6. Quale comportamento assume quando guarda la televisione?
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7. Come reagisce se la televisione «si mette a fare le righe»?


Rimane calmo e chiama l’elettricista.
Si alza e se ne va.
Si innervosisce, si arrabbia moltissimo.
8. Il nonno da bar odia soprattutto due cose:
■ i gelati perché ..........................................................................................................................................................................................................................................................

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■ il ciclista Merckx perché ...................................................................................................................................................................................................................

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9. Gli effetti comici di questo racconto derivano soprattutto dal fatto che l’autore:
introduce imprevisti, eventi inattesi, inaspettati
presenta situazioni paradossali, del tutto contrarie alla norma, al buon senso
utilizza la tecnica narrativa della caricatura; mette cioè in particolare risalto,
mediante l’esagerazione, alcune caratteristiche comportamentali
del personaggio, cogliendone i lati più ridicoli

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