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POLITECNICO DI MILANO

SCUOLA DI ARCHITETTURA URBANISTICA INGEGNERIA DELLE COSTRUZIONI


Corso di Laurea in Architettura V.O.

Il paradigma femminile del pensare, progettare e produrre


architettura e design al Politecnico di Milano

Tesi di laurea di:


Relatore: Prof. Augusto Gabriele Rossari Elisa Buonanoce matr. 167850
Correlatore: Arch. Elena Demartini Laura Cara matr. 151434

A.A. 2015-2016
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Ringraziamenti Desideriamo infine ringraziare le nostre famiglie, gli amici e i nostri figli,
che con affetto e pazienza ci hanno sempre sostenute.
Non avremmo mai potuto scoprire la storia delle donne del Politecnico di
Milano senza l’apporto, grande o piccolo, di innumerevoli persone che ci
hanno aiutate con grande entusiasmo.
Ringraziamo in primo luogo il professor Augusto Rossari e l’architetta
Elena Demartini che hanno appoggiato e seguito il nostro studio fin
dall’inizio.
Un ringraziamento al Rettore dell’Ateneo Giovanni Azzone, al Prorettore
Donatella Sciuto ed ai loro collaboratori, che ci hanno permesso di
accedere ad indispensabili materiali di ricerca.
Un grazie a tutto lo staff degli Archivi Storici del Politecnico di Milano
Bovisa, alle dottoresse Cristina Mandelli e Sabrina Contu.
Ringraziamo la Direttrice e curatrice del Triennale Design Museum, Silvana
Annicchiarico, per lo stimolante confronto durante l’incontro in Triennale.
Un ringraziamento particolare va all’ingegnere Amalia Ercoli Finzi,
sostenitrice, fin dagli albori, di questa ricerca, e a tutte le architette
protagoniste, da noi intervistate, che con grande disponibilità e sincera
partecipazione hanno reso possibile il nostro lavoro: Adriana Baglioni,
Anna Bertarini Monti, Cini Boeri, Federica Borsa, Katrin Cosseta, Carlotta
de Bevilacqua, Barbara Di Prete, Marisa Galbiati, Licia Martelli, Rosanna
Monzini, Federica Zanuso.
Un affettuoso ringraziamento alla professoressa Ida Faré per il prezioso
aiuto, i continui stimoli e i momenti di partecipata condivisione.
Un grazie sentito alla professoressa Sandra Bonfiglioli e alla dottoressa
Francesca Pasini che hanno supportato la preparazione del simposio del
14 ottobre 2015 presso la Libreria delle Donne, all’organizzazione della
libreria, ai partecipanti e ai contributi al dibattito di: Gisella Bassanini,
Bianca Bottero, Lia Cigarini, Stefania Giannotti, Corrado Levi, Giordana
Masotto, Luisa Muraro, Silvia Piardi.

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Indice dei contenuti 2.3 Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff e le altre... p. 60

2.4 La resistenza delle donne nel ventennio fascista p. 67


Indice delle foto p. 7
2.5 La solidarietà femminile e la nuova legislazione
Indice delle tabelle p. 13
sulla famiglia p. 69
Indice dei grafici p. 14

Abstract p. 17 Capitolo 3. Indagine sulla presenza femminile


al Politecnico di Milano p. 73

Capitolo 1. Breve storia del Politecnico di Milano


3.1 I dati ufficiali dei laureati al Politecnico
declinata al femminile p. 19
Più donne che uomini p. 73

1.1 1863-2013. Il 150° anniversario del Politecnico 3.2 Le politecniche dopo la laurea
di Milano con uno sguardo femminile p. 19 La ricerca, l’insegnamento e la professione p. 78

1.2 Le premesse storiche della nascita del Politecnico 3.3 Il Circolo delle Politecniche
di Milano p. 21 Le interviste p. 84

1.3 Il cammino verso la Facoltà di Architettura di Milano Amalia Ercoli Finzi p. 85


(1863–1933) e le prime presenze femminili p. 24 «Governare lo spazio con due fili di perle»

1.4 Uno sguardo alle pioniere nel resto del mondo p. 35 Katrin Cosseta p. 89
«L’architettura di genere non esiste…
1.5 I primi anni della Facoltà di Architettura ma la tenacia è donna!»
verso il secondo conflitto mondiale p. 43
Anna Bertarini Monti p. 92
1.6 Le neolaureate nella ricostruzione del dopoguerra p. 45 «Le donne lavorano di più…
Per i committenti la figura dell’architetto era uomo»
1.7 Gli anni della contestazione, la rivoluzione culturale,
la storia recente p. 50 Cini Boeri p. 98
«C’è ancora da lottare…
1.8 Sulle tracce di Vanda (1990-2000) p. 55 mi raccomando fatelo!»

Marisa Galbiati p. 107


Capitolo 2. L’ascesa delle donne in Italia p. 57 «Acquisire tratti mascolini
per risultare ahimè credibili»
2.1 Il diritto di studiare e lavorare p. 57
Rosanna Monzini p. 111
2.2 Il codice civile napoleonico nella sua traduzione «Occorre viaggiare, vedere con i propri occhi,
all’italiana p. 58 essere se stesse e non essere sole…»

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Federica Zanuso p. 115 A.2 Documenti p. 170
«Le donne sono abituate a fare cinquanta cose insieme…
sono più brave per forza di cose!» A.2.1 p. 170
L’architettura è un mestiere da uomini ma ho sempre
fatto finta di nulla
Adriana Baglioni p. 119 di Paolo Di Stefano
«Piccoli cambiamenti moltiplicati per milioni di persone
portano ad un cambiamento della società» A.2.2 p. 172
Intervista a Amalia Ercoli Finzi: Presidente dell’Ordine
Barbara Di Prete p. 123 degli Ingegneri della Provincia di Milano
«All’inizio ci presentiamo in due, un uomo e una donna. di Anna D’Aponte
Una volta conquistata la fiducia siamo interscambiabili
A.2.3 p. 173
ed egualmente credibili» Cini Boeri - Autonomia e responsabilità
di Francesca Esposito
Federica Borsa p. 127
«Se fai capire che sai lavorare non c’è discriminazione. A.2.4 p. 180
Il problema vero è la dicotomia famiglia/lavoro» Patricia Urquiola
di Giorgio Terruzzi
Licia Martelli p. 131
A.2.5 p. 182
«Nella progettazione le donne sono liquide. Addio a Zaha Hadid, la regina dell’architettura
C’è sempre una commistione tra sfera emotiva, di Mara Accettuara
personale e familiare»
A.2.6 p. 184
Carlotta de Bevilacqua p. 134 Triennale Design Museum
«Fare progettazione per far vivere bene, fare cultura, W. Women in Italian Design
fare bellezza ed educare il mondo» a cura di Silvana Annicchiarico

Capitolo 4. L’esperienza femminile nel processo di sviluppo


del prodotto d’architettura e di design p. 137

4.1 Le prospettive del paradigma femminile in architettura p. 138

Bibliografia p. 147

Apparati p. 155

A.1 Estratti del simposio p. 157


Il paradigma femminile del pensare, del progettare
e del produrre architettura e design

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Indice delle foto Foto 1.7 – p. 33
Elvira Luisa Morassi, portariviste, anni ’50. Scienza a Due Voci:
https://scienzaa2voci.unibo.it/scienzaa2voci/biografie/1203-morassi-bernardis-
Capitolo 1. elvira/gallery_view?id=1203-morassi-bernardis-elvira

Foto 1.1 - p. 26 Foto 1.8 – p. 34


Sulla necessità di un nuovo ordinamento di studi per gli architetti civili, Camillo Luisa Lovarini, La Casa del Dopolavorista, ingresso. IV Esposizione Triennale
Boito, in «Giornale dell’Ingegnere-Architetto ed Agronomo», n. 9, nov. 1861. Internazionale delle Arti Decorative e Industriali di Monza, 1930, in F. Reggiori, La
Biblioteca Nazionale Braidense: Triennale di Monza. IV Mostra Internazionale delle Arti Decorative, «Architettura e
http://emeroteca.braidense.it/eva/indice_articoli.php?IDTestata=121&CodScheda= Arti Decorative», Milano-Roma, anno IX, fascicolo XI, luglio 1930, p. 484.
217&CodVolume=2665&CodFascicolo=18174 Casa dell’Architettura:
http://www.casadellarchitettura.eu/fascicolo/data/2013-10-30_581_2554.pdf
Foto 1.2 – p. 29
Piazza Leonardo da Vinci e la nuova sede del Politecnico di Milano. Foto 1.9 – p. 35
Vecchia Milano (Internet), Piazza Leonardo da Vinci e il Politecnico, 9 aprile 2010, Luisa Lovarini, La Casa del Dopolavorista, soggiorno. V Esposizione Triennale
https://vecchiamilano.wordpress.com/2010/04/09/piazza-leonardo-da-vinci-e-il- Internazionale delle Arti Decorative e Industriali di Milano, 1933, in R. C., La Casa
politecnico/ del Dopolavorista, «Edilizia Moderna», n. 10-11, agosto-dicembre 1933, p. 73.
Casa dell’Architettura:
Foto 1.3 – p. 31 http://www.casadellarchitettura.eu/fascicolo/data/2011-03-08_444_1789.pdf
Carla Maria Bassi, edificio per uffici e appartamenti, v.le San Michele del Carso,
Milano, 1932, in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura di), donnArchitettura, Foto 1.10 – p. 35
pensieri, idee, forme al femminile, Franco Angeli, Milano, 2014, pp. 95-97. Signe Hornborg, Newander House, Pori, 1892.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Hornborg_Signelinna_1892.jpg
Foto 1.4 – p. 31
Una casa d’appartamenti in «Rassegna di Architettura», n. 5, 15 maggio 1932, p. Foto 1.11 – p. 36
215. Casa dell’Architettura: Sophia Hayden, Woman’s Buiding, 1893.
http://www.casadellarchitettura.eu/fascicolo/data/2011-07-07_454_2350.pdf https://en.wikipedia.org/wiki/Sophia_Hayden_Bennett#/media/File:Woman%27s_
Building_(closeup)_designed_by_Sophia_Hayden.png
Foto 1.5 - p. 32
Elvira Luisa Morassi, Bottega d'Arte, Corso Vittorio Emanuele (ora Corso Italia) Foto 1.12 – p. 37
Gorizia 1932. Esterno. Scienza a Due Voci: Emilie Winkelmann, Vittoria Studienhaus oggi Ottilie von Hansemann-Haus,
https://scienzaa2voci.unibo.it/scienzaa2voci/biografie/1203-morassi-bernardis- Berlino, 1914–15.
elvira/gallery_view?id=1203-morassi-bernardis-elvira http://www.profi-partner.de/wohnung-kaufen/denkmalimmobilien/ottilie-von-
hansemann-haus.html
Foto 1.6 – p. 32
Elvira Luisa Morassi, Bottega d'Arte, Corso Vittorio Emanuele (ora Corso Italia) Foto 1.13 – p. 37
Gorizia 1932. Interno. Scienza a Due Voci: Eileen Gray, casa E.1027, esterno, Roquebrune, 1929.
https://scienzaa2voci.unibo.it/scienzaa2voci/biografie/1203-morassi-bernardis- http://www.e1027.org/photographs/historical?view=slider
elvira/gallery_view?id=1203-morassi-bernardis-elvira
Foto 1.14 – p. 38
Eileen Gray, casa E.1027, interno, Roquebrune, 1929.
http://www.e1027.org/photographs/historical?view=slider#2

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Foto 1.15 – p. 38 Foto 1.24 – p. 47
Lilly Reich, studio per una cucina-armadio dal progetto di appartamento per single Gianemilio, Piero e Anna Monti, Applique 4334, Kartell, 1959.
presentato nella sezione L’abitazione del nostro tempo, Esposizione di Architettura Photo (C) Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Jean-Claude
di Berlino, 1931. Lilly Reich Collection, Mies van der Rohe Archive: Planchet, http://www.photo.rmn.fr/archive/04-001399-2C6NU04IBTV5.html
http://www.moma.org/collection/works/107237?locale=it
Foto 1.25 – p. 47
Foto 1.16 – p. 39 Gianemilio, Piero e Anna Monti, Boma, maniglia in resina, Olivari, 1972. Olivari.it,
Lilly Reich, LR 120, sedia tubolare in acciaio, 1931. http://www.olivari.it/main/product.aspx?g=1&lang=IT&p=15
http://theredlist.com/media/database/design-categorie/here-and-now/1910-
1920/german-bahaus/mies_van_der_rohe/012-mies-van-der-rohe-theredlist.JPG Foto 1.26 – p. 47
Gianemilio, Piero e Anna Monti con Enrico Freyrie, Casa d’abitazione, via Calco 2
Foto 1.17 – p. 40 Milano, 1955. Ordine degli architetti della provincia di Milano:
Charlotte Perriand sulla chaise longue LC4, modello B306, 1928 (Design: Charlotte http://www.ordinearchitetti.mi.it/it/mappe/itinerari/edificio/520/18-il-condominio-
Perriand, Le Corbusier, Edouard Jeanneret). milanese/galleria
http://www.adesignedblog.com/wp-content/uploads/2014/02/cassina-lc4-2-
charlotte-perriand-in-the-lc4-e1392056934177.jpg Foto 1.27 – p. 48
Cini Boeri e Marco Zanuso, 1955, in C. Avogadro (a cura di), Cini Boeri architetto e
Foto 1.18 – p. 41 designer, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano), 2004, p. 24.
Studentesse del laboratorio di tessitura sulle scale del Bauhaus, Dessau, 1927
(Bauhaus Archive, Berlino) in U. Muller, Bauhaus Women: Art, Handicraft, Design, Foto 1.28 – p. 48
Flammarion, S.A., Paris, 2009, p. 1. Cini Boeri, Serpentone, seduta in schiuma poliuretanica, Arflex, 1971.
http://mdbarchitects.com/wp-content/uploads/2013/03/297-arflex-
Foto 1.19 e 1.20 – p. 41 serpentone1971.jpg
(da sinistra) Marianne Brandt, teiera MT49 e posacenere con appoggia sigaretta,
1924. The Metropolitan Museum of Art (NY): Foto 1.29 – p. 49
ww.metmuseum.org/art/collection/search/491299; Bauhaus100.de: Cini Boeri, Ghost, seduta in vetro, Fiam, 1987, in F. Esposito Cini Boeri -
https://www.bauhaus100.de/en/past/works/design-classics/aschenschale-mit- Autonomia e responsabilità, «Klat Magazine» (Internet), 10 settembre 2014:
zigarettenablage/ http://www.klatmagazine.com/architecture/cini-boeri/14000

Foto 1.21 – p. 41 Foto 1.30 – p. 50


Marianne Brandt, lampada Kandem 702e, 1928. Gae Aulenti nel negozio Olivetti di Parigi, in Il nuovo negozio Olivetti a Parigi. Un
http://designyeahhh.blogspot.it/2012/11/lampada-da-comodino-kandem- ambiente di apparenza magica, «Domus», n. 452, luglio 1967, foto di Rolly Marchi.
pronto.html http://www.domusweb.it/it/dall-archivio/2012/11/10/gae-aulenti-e-l-olivetti.html

Foto 1.22 – p. 42 Foto 1.31 – p. 55


Marianne Brandt, Help! Liberated woman! (Aiutala! La donna emancipata), Presentazione incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del
fotomontaggio, 1926, in U. Muller, Bauhaus Women: Art, Handicraft, Design, produrre architettura e design, presso la Libreria delle Donne, Milano, 14 ottobre
Flammarion, S.A., Paris, 2009, p. 120 2015, http://www.libreriadelledonne.it/il-paradigma-femminile-del-pensare-del-
progettare-e-del-produrre-architettura-e-design/
Foto 1.23 – p. 43
Margarete Schütte-Lihotzky, La cucina di Francoforte, 1926-27, in L. Minoli,
Margarete Schutte-Lihotzky. Dalla cucina alla città, Franco Angeli Ed, Milano, 1999,
pp. 150-151..

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Capitolo 2. Foto 2.9 – p. 69
Donne partigiane, in Le Donne della Resistenza:
Foto 2.1 – p. 60 http://lombardia.anpi.it/voghera/donneresistenza/donneresistenza.htm
Anna Maria Mozzoni, ritratto.
Corriere.it: http://www.corriere.it/foto-gallery/cultura/anniversario-diritto-voto- Foto 2.10 – p. 70
donne-italia/16_marzo_01/diritto-voto-lunga-lotta-suffragette-italiane-009fba6a- Le 21 Donne alla Costituente, «La Domenica del Corriere», 4 agosto 1946, in
dfe7-11e5-8e8b-a0050f8c053f.shtml Arteart.it, le donne che hanno fatto l’Italia,
http://www.artearti.net/magazine/articolo/le-donne-che-hanno-fatto-litalia/
Foto 2.2 – p. 61
Testata de: «La Donna» (Periodico d’educazione), diretto da Gualberta Alaide Foto 2.11 – p. 71
Beccari, Anno V, serie 2, n. 203 del 1873. Storia e memoria di Bologna, Manifesto del Movimento di Liberazione della Donna, Roma, anni ’70, in E. Baeri, A.
http://www.storiaememoriadibologna.it/beccari-gualberta-alaide-484040-persona Buttafuoco (a cura di), Riguardarsi. Manifesti del movimento politico delle donne in
Italia, anni ’70-’90, Protagon Editori Toscani, Siena, 1997.
Foto 2.3 – p. 61
Gualberta Alaide Beccari, ritratto, in Dall'Unità d'Italia alla prima guerra mondiale Capitolo 3.
(1861-1914) » Beccari Gualberta:
http://www.150anni.it/webi/index.php?s=58&wid=1860 Foto 3.1 – p. 80
Slide, Determinanti dei differenziali di genere e del soffitto di vetro, in P. Profeta,
Foto 2.4 – p. 62 La leadership femminile: profili economici, relazione presentata al Women Summit,
«Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», 22 ottobre 1875, n. 247, p.6690, in Politecnico di Milano, 19 Maggio 2014.
Regesta.com, L’archivio della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia (1860-1946),
http://augusto.agid.gov.it/#giorno=22&mese=10&anno=1875 Foto 3.2 – p. 81
Slide, Leadership femminile e performance, in P. Profeta, La leadership femminile:
Foto 2.5 – p. 64 profili economici, relazione presentata al Women Summit, Politecnico di Milano, 19
Anna Kuliscioff, fotografata da Mario Nunes Vais nel 1908, Maggio 2014.
http://www.visiteguidateamilano.it/itinerario_donne_perdute_e_benefattrici/
Foto 3.3 – p. 81
Foto 2.6 – p. 65 Slide, Leadership femminile: benefici economici, in P. Profeta, La leadership
Maria Montessori, Proclama alle donne italiane, «La Vita», 26 febbraio 1906. Opera femminile: profili economici, relazione presentata al Women Summit, Politecnico di
Nazionale Montessori, Milano, 19 Maggio 2014.
https://www.facebook.com/OperaMontessori/photos/a.707893909264540.1073741
827.248799561840646/792433577477239/?type=3&theater Foto 3.4 – p. 82
Slide, Uguaglianza di genere: un valore economico, in P. Profeta, La leadership
Foto 2.7 – p. 66 femminile: profili economici, relazione presentata al Women Summit, Politecnico di
Copertina de «La Domenica del Corriere» dedicata al primo Congresso delle donne Milano, 19 Maggio 2014.
italiane a Roma, 10 maggio 1908,
http://zaragozaschoolhouse.com/wp-content/uploads/2016/01/CONGRESO- Foto 3.5 – p. 85
DONNE-ITALIA.jpg Amalia Ercoli Finzi, http://www.donnamoderna.com/news/lavoro/donne-e-lavoro-
ospiti-donnamodernatalk/photo/Amalia-Ercoli-Finzi
Foto 2.8 – p. 68
Donne partigiane, in Le Donne della Resistenza,
http://lombardia.anpi.it/voghera/donneresistenza/donneresistenza.htm

9
Foto 3.6 – p. 88 Foto 3.16 – p. 98
Missione spaziale Rosetta, sonda europea lanciata il 2 marzo 2004, in Lettera43.it, Cini Boeri, per gentile concessione di Cini Boeri Studio.
Rosetta, la sonda dell’Esa incontra la cometa,
http://www.lettera43.it/ambiente/rosetta-la-sonda-dell-esa-incontra-la-cometa-la- Foto 3.17 – p. 102
diretta_43675137236.htm Cini Boeri, Serpentone, Arflex, 1971, in F. Esposito Cini Boeri - Autonomia e
responsabilità, «Klat Magazine» (Internet), 10 settembre 2014:
Foto 3.7 - p. 88 http://www.klatmagazine.com/architecture/cini-boeri/14000
Missione spaziale Rosetta, Lander Philae, agganciato alla sonda Rosetta, atterrato
nel 2014 sulla cometa 67P/Churyumov (a bordo il trapano SD2 progettato dall’ing. Foto 3.18 – p. 102
A. Ercoli Finzi per raccogliere campioni di cometa). European Space Agency, Cini Boeri, Ghost, Fiam, 1987, https://pictures.woont.com/designers/9/Cini-
http://www.esa.int/Our_Activities/Space_Science/Rosetta/The_Rosetta_lander Boeri/Cini-Boeri-101555.XL.jpg

Foto 3.8 – p. 89 Foto 3.19 – p. 104


Katrin Cosseta, per gentile concessione di Katrin Cosseta. Cini Boeri, La sbandata, La Maddalena, (OT), 2003-2004, in F. Esposito Cini Boeri -
Autonomia e responsabilità, «Klat Magazine» (Internet), 10 settembre 2014:
Foto 3.9 – p. 91 http://www.klatmagazine.com/architecture/cini-boeri/14000
Katrin Cosseta, Ragione e sentimento dell’abitare. La casa e l’architettura nel
pensiero femminile tra le due guerre, F. Angeli, Milano, 2000. Foto 3.20 – p. 104
Cini Boeri, casa quadrata detta anche «bunker», La Maddalena, (OT), 1966, per
Foto 3.10 – p. 92 gentile concessione di Cini Boeri Studio.
Anna Bertarini Monti, foto per gentile concessione di Anna Bertarini Monti.
Foto 3.21 – p. 105
Foto 3.11 – p. 93 Cini Boeri, casa quadrata, detta anche «bunker», La Maddalena, (OT), 1966, per
Gianemilio, Piero e Anna Monti. Olivari.it, gentile concessione di Cini Boeri Studio.
http://www.olivari.it/main/designer.aspx?d=20&lang=IT
Foto 3.22 – p. 107
Foto 3.12 – p. 96 Marisa Galbiati, http://www.chiaraboni.com/image/cache/data/projects/la-nuova-
Gianemilio, Piero e Anna Monti, Lanzichenecca, Fontana Arte, 1967, milano/Marisa-Galbiati-280x1000.jpg
http://catalog.quittenbaum.de/daten/M/BilderJPG/65500/65554_2.jpg
Foto 3.23 – p. 110
Foto 3.13 – p. 96 Marisa Galbiati, HONOREM, vol. multimediale, 20 videointerviste a maestri laureati
Gianemilio, Piero e Anna Monti, Boma, Olivari, 1972, Olivari.it, ad honorem dal Politecnico di Milano, Polipress, Milano, 2009, in AIAP,
http://www.olivari.it/main/product.aspx?g=1&lang=IT&p=15 http://www.aiap.it/cdpg/?ID=3534&IDsubarea=132&IDsez=226

Foto 3.14 – p. 97 Foto 3.24 – p. 111


Gianemilio, Piero e Anna Monti Insediamento di case per vacanza nel Gargano, Rosanna Monzini, per gentile concessione di Rosanna Monzini.
Torre dei Preposti, Pugnochiuso, (Fg), 1965-1967, per gentile concessione di Anna
Bertarini Monti. Foto 3.25 – p. 114
Rosanna Monzini, casa a Rocca d’Angera, (Va), 1976, per gentile concessione di
Foto 3.15 – p. 97 Rosanna Monzini.
Gianemilio, Piero e Anna Monti Insediamento di case per vacanza nel Gargano,
Torre dei Preposti, Pugnochiuso, (Fg), 1965-1967, per gentile concessione di Anna
Bertarini Monti.

10
Foto 3.26 – p. 114 Foto 3.38 – p. 133
Rosanna Monzini, casa a Rocca d’Angera, (Va), 1976, per gentile concessione di Licia Martelli, servizio Riga, Collezione Lilli Primavera, Ceramiche Libere!, 2006, per
Rosanna Monzini. gentile concessione di Licia Martelli.
Foto 3.39 – p. 134
Foto 3.27 – p. 114 Carlotta de Bevilacqua, per gentile concessione di Carlotta de Bevilacqua.
Rosanna Monzini, casa a Rocca d’Angera, (Va), 1976, per gentile concessione di
Rosanna Monzini. Foto 3.40 – p. 136
Carlotta de Bevilacqua, Copernico, lampada a sospensione con sorgenti LED,
Foto 3.28 – p. 115 Artemide, 2010, per gentile concessione di Carlotta De Bevilacqua.
Federica Zanuso, Ristrutturazione della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori,
Milano, 2000, http://www.fondazionemondadori.it/cms/chisiamo/7/sede Foto 3.41 – p. 136
Carlotta de Bevilacqua, Una Pro System, sistema di illuminazione a spot con
Foto 3.29 – p. 119 sorgenti LED, Danese, 2010, per gentile concessione di Carlotta de Bevilacqua.
Adriana Baglioni, per gentile concessione di Adriana Baglioni.
Capitolo 4.
Foto 3.30 – p. 121
A. Baglioni, Università come attore urbano e territoriale in Milano la città degli
Foto 4.1 – p. 139
studi, Storia geografia e politiche delle università milanesi, collana AIM, Ed. Abitare
Gae Aulenti, Piazza Cadorna, 1997-2000,
Segesta, Milano, 2010, copertina.
http://zonasantambrogio.com/design-district/

Foto 3.31 – p. 122 Foto 4.2 – p. 139


A. Baglioni (a cura di) Manuale di progettazione edilizia, vol. 3, Progetto tecnico e Zaha Hadid, lo Storto o Torre Hadid, il grattacielo di CityLife in costruzione a
qualità, Hoepli ed., Milano, 1994, copertina. Milano, 2004-2015. Render © Zaha Hadid Architects,
http://www.zaha-hadid.com/architecture/citylife-milano/
Foto 3.32 – p. 123
Barbara Di Prete, per gentile concessione di Barbara Di Prete. Foto 4.3 – p. 142
Cini Boeri, progetto di abitazione per una coppia per Il progetto domestico, XVII
Foto 3.33 – p. 126 Triennale, Milano, 1986, in C. Avogadro (a cura di), Cini Boeri architetto e designer,
Barbara Di Prete, Sbrodolino, 2004, per gentile concessione di Barbara Di Prete. Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano), 2004, p. 71.

Foto 3.34 – p. 127 Foto 4.4 – p. 142


Federica Borsa, per gentile concessione di Federica Borsa. Rosanna Monzini, casa ad Angera, pianta e prospetti, 1976, in A. Scevola, Rosanna
Monzini la casa alla milanese, Abitare Segesta, Milano, 2005, p. 64.
Foto 3.35 – p. 130
Federica Borsa, Studio di architettura, intervento di ristrutturazione, Sesto San Foto 4.5 – p. 143
Giovanni, (Mi), 2009-2011, per gentile concessione di Federica Borsa. Cini Boeri, casa nel bosco, pianta, Osmate, 1969, in C. Avogadro (a cura di), Cini
Boeri architetto e designer, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Milano), 2004, p.
Foto 3.36 – p. 131 51.
Licia Martelli, per gentile concessione di Licia Martelli.
Foto 4.6 – p. 143
Foto 3.37 – p. 133 Cini Boeri, pannelli scorrevoli al posto delle pareti, appartamento a Milano, 1968, in
Licia Martelli, PIO, 2010, per gentile concessione di Licia Martelli. C. Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione, Franco Angeli, Milano, 1981, p. 75.

11
Foto 4.7 – p. 145 A.1.8 – p. 163
Ananke in una illustrazione moderna nella Repubblica di Platone, Katrin Cosseta, Ragione e sentimento dell’abitare. La casa e l’architettura nel
http://data.whicdn.com/images/129464184/original.jpg pensiero femminile tra le due guerre, F. Angeli, Milano, 2000, diapositiva
proiezione.
Apparati.
Foto A.1.9 – p. 164
Incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre
A.1
architettura e design, Libreria delle donne, Milano, 14 ottobre 2015.

Foto A.1.1 – p. 157


A.2
Presentazione incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del
produrre architettura e design, presso la Libreria delle Donne, Milano, 14 ottobre
2015, http://www.libreriadelledonne.it/il-paradigma-femminile-del-pensare-del- Foto A.2.1 – p. 184
progettare-e-del-produrre-architettura-e-design/ W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum, 2 aprile 2016 - 19 febbraio
2017.
Foto A.1.2 – p. 157
Incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre Foto A.2.2 – p. 185
architettura e design, Libreria delle donne, Milano, 14 ottobre 2015, diapositiva Cini Boeri, Papero, Stilnovo, 1971 W. Women in Italian Design, Triennale Design
proiezione. Museum, 2 aprile 2016 – 19 febbraio 2017.

Foto A.1.3 – p. 158 Foto A.2.3 – p. 185


Calendario incontri alla Libreria delle Donne con presentazione del simposio Il Patricia Urquiola, Biknit, Moroso, 2012, W. Women in Italian Design, Triennale
paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre architettura e Design Museum, 2 aprile 2016 – 19 febbraio 2017.
design, 14 ottobre 2015.
Foto A.2.4 – p. 185
Foto A.1.4 – p. 158 W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum, 2 aprile 2016 – 19 febbraio
Incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre 2017.
architettura e design, Libreria delle donne, Milano, 14 ottobre 2015.
Foto A.2.5 – p. 185
Foto A.1.5 – p. 160 Gae Aulenti, Pipistrello, Martinelli Luce, 1965, W. Women in Italian Design,
Marisa Galbiati, Honorem, volume multimediale, Polipress, Milano, 2009, diapositiva Triennale Design Museum, 2 aprile 2016 – 19 febbraio 2017.
proiezione.
Foto A.2.6 – p. 185
Foto A.1.6 – p. 161 Carlotta de Bevilacqua, Yang metamorfosi, Artemide, 200, W. Women in Italian
Rosanna Monzini, Casa a Rocca d’Angera (Va), 1976, diapositiva proiezione. Design, Triennale Design Museum, 2 aprile 2016 – 19 febbraio 2017.

Foto A.1.7 – p. 162


Licia Martelli, Servizio Riga, Collezione Lilli Primavera, Ceramiche Libere!, 2006, ,
diapositiva proiezione.

12
Indice delle tabelle Tabella 3.4 – p. 76
Laureati al Politecnico di Milano dal 2005 al 2014 suddivisi per Facoltà, livello di
laurea, genere. Fonte dati: Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo di Valutazione.
Capitolo 1.
Tabella 3.5 – p. 76
Tabella 1.1 – p. 22 Percentuali laureati in Architettura e design dal 2005 al 2014 evidenziate per
Analfabeti (a) in età di 6 anni e più, suddivisi per genere ai censimenti dal 1861 al genere. Fonte dati: Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo di Valutazione.
2001. (a) Per l'anno 1861: popolazione di 5 anni e più. Fonte dati: Istat, Serie
Storiche, Censimento generale della popolazione, 1861-2001, Tabella 3.6 – p. 78
http://seriestoriche.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=2 Dati relativi alle immatricolazioni femminili ai corsi di dottorato e alle dottorate al
13&cHash=ba31bd186f4b891998c5e1603162b16e Politecnico di Milano, a.a. 2012-2013; 2013-2014; 2014-2015, in D. Sciuto, Donne
nello studio e nella ricerca al Politecnico, indagine presentata all’evento Che genere
Tabella 1.2 – p. 33 di ricercatore sei?, Politecnico di Milano, 21 Aprile 2015.
Studenti iscritti presso l’Istituto Superiore di Architettura di Milano distinti secondo
il sesso e l’anno di corso (anni accademici dal 1922-23 al 1933-34). Fonte dati: Tabella 3.7 – p. 78
Archivi Storici del Politecnico di Milano. Dati relativi al numero totale di studenti e docenti (divisi per scuole) al Politecnico
di Milano, a.a. 2014-2015, in D. Sciuto, Donne nello studio e nella ricerca al
Tabella 1.3 – p. 44 Politecnico, indagine presentata all’evento Che genere di ricercatore sei? Politecnico
Studenti iscritti presso la Scuola di Architettura di Milano distinti secondo il sesso e di Milano, 21 Aprile 2015.
l’anno di corso (anni accademici dal 1934-35 al 1945-46). Fonte dati: Archivi Storici
del Politecnico di Milano. Tabella 3.8 – p. 83
Architetti iscritti agli albi provinciali evidenziati per genere (1998.2015). Fonte dati:
Capitolo 3. Elaborazione Cresme su dati CNAPPC, in Osservatorio Professione Architetto,
gennaio 2016, http://www.awn.it/component/attachments/download/1039

Tabella 3.1 – p. 73
Numero Donne laureate 1922-2014. Fonti dati: Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo
di Valutazione, Archivi Storici del Politecnico di Milano, Annuari del Politecnico di
Milano.

Tabella 3.2 – p. 75
Iscrizioni e presenza femminile nella Facoltà di Architettura dal 1969/70 al 1985/86
in R. Crespi, Donna e Architetto, in B. Mapelli (a cura di), Donna e istruzione
politecnica: atti del Convegno, Milano, 1987, Ed. F. Angeli, Milano, 1988, p. 85-86.

Tabella 3.3 – p. 75
Immatricolati e laureati ad Architettura, per genere, dal 1991/92 al 1994/95, in A.
Moretti, Presenza femminile nelle facoltà di architettura e specificità nella ricerca e
nell’agire professionale, in A. Galbani (a cura di), Donne Politecniche – Atti del
Convegno e Catalogo della Mostra, Milano, 22 maggio 2000, Libri Scheiwiller,
Milano, 2001, pp. 117-133.

13
Indice dei grafici Capitolo 3.

Grafico 3.1 – p. 74
Capitolo 1. Andamento lauree femminili per decade. Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo di
Valutazione, Archivi Storici del Politecnico di Milano, Annuari del Politecnico di
Grafico 1.1 – p. 22 Milano.
Analfabeti (a) in età di 6 anni e più, suddivisi per genere ai censimenti dal 1861 al
2001. (a) Per l'anno 1861: popolazione di 5 anni e più. Istat, Serie Storiche, Grafico 3.2 – p. 77
Censimento generale della popolazione, 1861-2001, Comparazione tra lauree femminili e maschili in relazione all’andamento delle
http://seriestoriche.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=2 lauree totali. Politecnico di Milano, Ufficio Nucleo di Valutazione.
13&cHash=ba31bd186f4b891998c5e1603162b16e
Grafico 3.3 – p. 77
Grafico 1.2 – p. 53 Andamento delle lauree femminili e maschili in Architettura e Design (2005-2014).
Il numero di architetti in Europa (16 paesi). Elaborazione Cresme su fonti varie, in Politecnico di Milano, Ufficio Nucleo di Valutazione.
CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Architetto, Quarta indagine
congiunturale sullo stato della professione in Italia, Roma, giugno 2014, Grafico 3.4 – p. 77
http://www.awn.it/component/attachments/download/231 Andamento delle percentuali di lauree femminili e maschili e della percentuale
d’incremento delle lauree femminili rispetto a quelle maschili (2005-2014).
Grafico 1.3 – p. 54 Politecnico di Milano, Ufficio Nucleo di Valutazione.
Distribuzione anagrafica architetti europei (25 paesi) per genere, (2012).
Elaborazione Cresme su dati del Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), in Grafico 3.5 – p. 79
CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Architetto, Terza indagine Percentuali relative al corpo docente maschile e femminile al Politecnico di Milano
congiunturale sullo stato della professione in Italia, Roma, aprile 2013, distribuito per scuole, statistiche anno 2013, in D. Sciuto, Donne nello studio e
http://www.awn.it/component/attachments/download/84 nella ricerca al Politecnico, indagine presentata all’evento Che genere di ricercatore
sei?, Politecnico di Milano, 21 Aprile 2015.
Grafico 1.4 – p. 55
Immatricolati e iscritti ai corsi di Architettura in Italia, per genere (a.a. 2012-2013). Grafico 3.6 – p. 82
Elaborazione Cresme su dati MIUR, in CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Presenza femminile nel mondo accademico tecnico-scientifico negli stati europei.
Architetto, Quarta indagine congiunturale sullo stato della professione in Italia, Eurostat in P. Profeta, La leadership femminile: profili economici, relazione
Roma, giugno 2014, http://www.awn.it/component/attachments/download/231 presentata al Women Summit, Politecnico di Milano, 19 Maggio 2014.

Grafico 3.7 – p. 82
Capitolo 2.
Presenza femminile nei settori scientifico e tecnologico negli stati europei. Eurostat
in P. Profeta, La leadership femminile: profili economici, relazione presentata al
Grafico 2.1 – p. 72
Women Summit, Politecnico di Milano, 19 Maggio 2014.
Tassi di occupazione della popolazione in età 15–64 anni, per sesso, 2014,
Ec.europa.eu/eurostat, Statistiche dell’occupazione, disponibile all’indirizzo:
Grafico 3.8 – p. 83
http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-
Guadagno mensile netto dei laureati di 2° livello in Architettura dopo 5 anni dal
explained/index.php/Employment_statistics/it
conseguimento del titolo evidenziati per genere. Elaborazione Cresme su dati
AlmaLaurea, in Osservatorio Professione Architetto, gennaio 2016,
http://www.awn.it/component/attachments/download/1039

14
Apparati.

A.1

Grafico A.1.1 – p. 159


Andamento lauree femminili per decade (N.B.: l’ultima colonna rappresenta un dato
di soli 4 anni 2011-14). Fonti dati: Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo di
Valutazione, Archivi Storici del Politecnico di Milano, Annuari del Politecnico di
Milano.

15
16
Abstract

La tesi indaga la presenza e la qualità della progettazione delle donne


laureate al Politecnico di Milano.
Seguendo le loro tracce, attraverso le tappe fondamentali della storia
dell'Ateneo dalla sua fondazione nel 1863 e dalle prime pioniere laureatesi
nel 1928, siamo arrivate fino alle laureate di questi ultimi anni.
Nel lavoro di ricerca sulla storia del Politecnico e sulla crescita della
presenza femminile al suo interno si è ritenuto importante e necessario
accennare al cammino di emancipazione delle donne in Italia, alle tappe
sociali, alla conquista dei diritti civili e politici.
Nel raccogliere e dare visibilità a quei dati che attestano l’aumento della
componente femminile nella Facoltà di Architettura, sono state
evidenziate le dinamiche e gli orientamenti nelle scelte degli indirizzi
professionali sottolineando l’interesse delle donne per l’architettura
attraverso alcuni passaggi fondamentali come l’aumento esponenziale sia
delle immatricolazioni sia delle lauree femminili che ha determinato negli
anni ’90 il cosiddetto sorpasso rosa.
Parte fondamentale di questo lavoro è il racconto delle esperienze dirette
di 12 donne, dalle pioniere alle giovani tutte laureate al Politecnico di
Milano. Dalle interviste e dai loro progetti, quelli che loro stesse hanno
scelto come rappresentativi del loro sentire ed intervenire sulla realtà,
abbiamo raccolto spunti per riflettere sulle diversità, le specificità e le
qualità che le donne manifestano nel processo progettuale.
Le peculiarità femminili emergono nelle modalità con cui le donne
interpretano e affrontano la progettazione, nel loro essere presenti con il
corpo, tutte intere dentro alle cose, in una dimensione inclusiva, con
un’attenzione alle necessità dei corpi viventi a cui è destinato il prodotto
dell’atto creativo.

17
18
Capitolo 1. Breve storia del Politecnico di Milano Nel dare una lettura appassionata della storia degli ingegneri, architetti e
designer del Politecnico lo spettacolo ha rievocato i «miracoli» di
declinata al femminile
innovazione e creatività compiuti in questi anni e proiettati nel mondo,
ricordando accanto agli illustri colleghi donne politecniche come Gaetanina
Calvi, la prima laureata in ingegneria civile nel 1913 o Gae Aulenti e Cini
1.1 1863-2013. Il 150° anniversario del Politecnico Boeri, icone dell’architettura e del design italiano nel mondo.
di Milano con uno sguardo femminile Proseguendo con gli eventi organizzati con il Piccolo Teatro è stata proprio
una donna politecnica, l’ingegner Amalia Ercoli Finzi1, ambasciatrice di
Le celebrazioni per l’anniversario del Politecnico di Milano hanno ispirato i quella passione che da sempre muove la conoscenza, il progresso, la
primi passi di questa ricerca volta a ricostruire il percorso delle donne storia degli uomini e delle donne, la protagonista dell’incontro dal titolo
architetto attraverso la storia dell’Ateneo, nel lungo cammino dall’assenza Qual è la musica delle stelle?, il primo di una serie di sei appuntamenti
femminile alle professioniste di oggi. dedicati al tema de La ricerca improbabile.
Mentre indagavamo tra archivi e biblioteche seguivamo le tracce della Chiacchierando con l’ingegner Finzi, prima donna in Italia a laurearsi nel
presenza femminile anche nei numerosi eventi che hanno animato non 1962 in Ingegneria Aeronautica, esponente di spicco nell’ambito della
solo il Politecnico ma diversi luoghi della vita culturale di Milano. pianificazione di missioni spaziali a livello nazionale ed internazionale, è
Dal dicembre del 2012 fino al 29 novembre 2013, data della ricorrenza dei partito il nostro viaggio nell’universo femminile del Politecnico.
150 anni dell’Ateneo, seminari, convegni, spettacoli teatrali, mostre, Amalia Ercoli Finzi che ha sempre svolto, tra i suoi numerosi incarichi,
laboratori, lezioni e incontri a tema, con la partecipazione delle principali un’intensa attività per la promozione della presenza femminile nell’ambito
istituzioni culturali milanesi, hanno presentato il Politecnico in tutte le sue delle facoltà scientifiche rivestendo anche il ruolo di Presidente del
sfaccettature, anche le più visionarie, originali e sorprendenti, in una Comitato per le Pari Opportunità del Politecnico di Milano, ci ha ricordato
ricerca di dialogo con la città a sottolineare il legame con il territorio. con il sorriso sulle labbra le numerose difficoltà legate all’essere donna in
Questa festa durata un anno ha accompagnato la raccolta delle
testimonianze dirette delle sue protagoniste femminili, le donne 1
Amalia Ercoli Finzi (Gallarate (Va), 20 aprile 1937) si laurea in Ingegneria
politecniche della storia lontana e recente del più antico ateneo milanese. Aeronautica al Politecnico di Milano nel 1962 con 100/100 e lode e medaglia d’oro.
dell’AIDAA. L’ingegner Finzi vanta un percorso professionale e accademico di
I festeggiamenti sono stati inaugurati incontrando il Piccolo Teatro sui
respiro internazionale. Insignita di numerosi premi ed onorificenze è uno dei
temi della curiosità, della ricerca e dell’improbabile con lo spettacolo massimi esponenti italiani nell’ambito della pianificazione di missioni spaziali a
teatrale Miracoli a Milano – 150 anni di Politecnico, allestito nel livello nazionale e mondiale. Oggi è professore Onorario di Meccanica Orbitale della
Laurea Specialistica in Ingegneria Spaziale al Politecnico di Milano ed è
Laboratorio di Crash Test del Politecnico Bovisa, scritto e portato in scena
responsabile dell’esperimento SD2 imbarcato sulla sonda Rosetta lanciata nel 2004
dall’attrice Laura Curino. dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea) per studiare e capire meglio l’origine delle
comete. Informazioni tratte dal Curriculum di Amalia Ercoli Finzi.

19
un ambiente considerato prettamente maschile: «Non è stato difficile il Politecnico ha organizzato con i propri docenti una serie di incontri per
studiare e passare gli esami ma è stato difficile affrontare un ambiente adulti e bambini su temi politecnici contemporanei con attività nei
che non veniva considerato adatto ad una donna. Sul lavoro è stata molto laboratori interattivi e, da giugno a dicembre 2013, la mostra Tech Stories
2
dura» . con due percorsi espositivi che hanno raccontato i protagonisti e i
3
La Triennale di Milano , istituzione culturale della città, vicina al Politecnico momenti più significativi dei suoi 150 anni di storia. Uno dei percorsi si
per le tematiche legate all’innovazione e alla cultura del progetto, ha sviluppava in 6 stanze tematiche, tra cui l’ultima, intitolata Avventure
allestito nell’autunno del 2013, una grande mostra storica dal titolo Milano Politecniche, ci ha presentato una selezione, in forma di abbecedario, di
2033 - Semi di futuro - 150 anni Politecnico di Milano, per raccontare il invenzioni, oggetti, costruzioni che hanno visto protagonisti a livello
rapporto speciale tra docenti e studenti del Politecnico e tra curatori, internazionale donne e uomini del Politecnico. Partendo da Enrico
studiosi e pubblico della Triennale. Nell'ambito della mostra si sono svolti i Forlanini, pioniere del miracolo del volo, sono state ricordate anche le
POLIMI TALKS Dialoghi di Architettura e Design, un ciclo di incontri per avventure di Gae Aulenti con il progetto di ristrutturazione museografica
scoprire i grandi protagonisti dell'architettura e del design contemporaneo, del Musée d'Orsay a Parigi (1980-86), Cini Boeri con il Divano Serpentone
uno dei quali ha visto protagonista Cini Boeri, un’altra grande disegnato per Arflex (1971) e Liliana Grassi con il progetto di restauro
professionista che abbiamo potuto incontrare e intervistare, «esperta non della Ca’ Granda a Milano (1949-1985).
maestra», come lei ha voluto definirsi, del design italiano, in dialogo con Numerosi sono stati anche i convegni internazionali così come gli incontri
Arturo Dell’Acqua Bellavitis4. con le rappresentanze diplomatiche, le aziende, gli studenti dei paesi
Oltre a questi, numerosi altri eventi hanno ricordato la lunga storia stranieri di riferimento e con i principali network universitari europei;
dell’Ateneo. Insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, appuntamenti pensati per ricevere e dare nuovi stimoli a quelli che
dovranno essere sempre più gli interlocutori dello sviluppo futuro.
2
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista ad Amalia Ercoli Finzi, 25 luglio 2012, v. infra Questo ricco calendario di appuntamenti ha voluto quindi non solo
p. 85-88. enfatizzare un traguardo ma soprattutto far riflettere sul futuro del
3
La Triennale di Milano, legata fin dalla sua nascita al percorso politico,
Politecnico, in stretta connessione con la città di Milano.
economico e culturale della città di Milano, è cresciuta nel tempo come centro di
innovazione e ricerca creativa per i temi legati alla cultura del progetto, ampliando i Quali gli interlocutori delle sue sfide future?
propri interessi dall’affermazione dell’unità delle arti, allo sviluppo dell’architettura e Il cosiddetto sorpasso rosa degli ultimi due decenni testimonia che
del design ad altre espressioni creative come la grafica, la moda, il cinema, la
emergono ormai prepotentemente le donne, sempre più proiettate su
comunicazione audiovisiva. Per approfondire la storia della Triennale: A. Pansera,
Storia e cronaca della Triennale, Longanesi & C., Milano, 1978; Triennale.org grandi scenari professionali. Ma da quale percorso provengono le donne
(Internet), Storia e mission, Fondazione La Triennale di Milano, Milano, 2015.
politecniche del futuro? Qual è la peculiarità femminile del pensare,
Disponibile all’indirizzo: http://www.triennale.org/it/istituzione/storia-e-mission
4
Arturo Dell’Acqua Bellavitis, architetto nato a Milano nel 1947 è Presidente della progettare e produrre architettura e design?
Fondazione Museo del Design presso la Triennale di Milano, Preside della Scuola del Dalla conoscenza del passato cresce la forza per affrontare le sfide di un
Design del Politecnico di Milano e professore ordinario di Disegno Industriale.

20
panorama internazionale che cambia a velocità vertiginosa: così come il Per poter registrare dei cambiamenti significativi, nei diversi settori
Politecnico ha voluto ripercorrere la sua storia nell’affermare la propria dell’istruzione superiore, si deve però attendere l’unificazione politica e
vocazione alla ricerca, noi abbiamo voluto ripercorrere i passaggi più l’ascesa della classe dirigente risorgimentale, che con un’attenzione al
significativi del cammino delle sue pioniere attraverso la storia della contesto europeo più avanzato si assume il compito di avviare una decisa
Facoltà di Architettura per arrivare alle donne architetto di oggi e di svolta culturale e istituzionale5. Un’operazione di riforma della scuola,
domani. poteva contribuire alla formazione di una coscienza nazionale, innescare
sviluppo sociale, culturale ed anche produttivo.
In un percorso di circa due anni, dal 1859 al 1861, si susseguono gli
1.2 Le premesse storiche della nascita del Politecnico ultimi avvenimenti che portano alla nascita del nuovo Regno d’Italia e
di Milano contemporaneamente già nel 1859 viene presentata la prima legge che
riformerà l’intero sistema scolastico, la legge Casati, così chiamata dal
«Per le donne la strada è ancora lunga»
nome dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati. Il decreto
Le condizioni che portano alla nascita del Politecnico di Milano vanno legislativo n. 3725 del Regno di Sardegna, entrerà in vigore nel 1860 e
ricercate sia nel fermento innovativo che nel XIX secolo investe tutta sarà esteso nel 1861, con l’unificazione, a tutta l’Italia.
l’Europa, sia nella spinta data dal nuovo Regno d’Italia. Nel corso Quando nel 1861 viene compiuto il primo censimento della popolazione
dell’Ottocento, in Italia, così come in Europa, si manifesta sempre più del nuovo regno, l’italiano è ancora una lingua in gran parte sconosciuta;
l’esigenza di far dialogare la formazione di grado superiore con il mondo oltre il 74% della popolazione italiana (dai cinque anni in su) risulta infatti
delle imprese in trasformazione per effetto degli sviluppi scientifici e delle analfabeta6 e la scuola in grande difficoltà: ci sono pochi insegnanti,
innovazioni tecnologiche che intervengono sulle attività produttive. ancora un uso massiccio dei dialetti, una scarsa frequenza degli alunni ed
Con il passaggio ad una tecnologia sempre più supportata da una base una didattica inadeguata7. Comparando i dati raccolti suddivisi per le
scientifica è necessaria una nuova cultura, nuove istituzioni formative, non differenti aree geografiche del regno la situazione appare fortemente
più legate solo ad una ristretta cerchia di intellettuali fino a quel momento sbilanciata: il 67% di analfabeti al Nord e l’87,1% al Sud. In particolare se
indirizzati a professioni libere, non connesse ad attività industriali, agricole
o commerciali. Questa esigenza viene avvertita soprattutto a seguito dei
grandi cambiamenti d’oltralpe e all’importazione d’importanti innovazioni
tecnologiche, come la locomotiva a vapore (nata agli inizi dell’800 in 5
C. G. Lacaita, Università e imprese, Annali di Storia delle Università italiane,
Inghilterra) o l’illuminazione a gas (utilizzata per la prima volta sempre in volume 12, CISUI, Bologna, 2008.
6
Sono considerati analfabeti sia coloro che non sanno ne leggere ne scrivere sia
Inghilterra alla fine del ‘700).
coloro che sanno o solo leggere o solo scrivere. ISTAT, L’Italia in 150 anni.
Sommario di statistiche storiche 1861-2010, Istat, Roma, 2011.
7
T. De Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita, Laterza, Roma-Bari, 1963.

21
in Lombardia si registra il 53,7% di analfabeti, in Toscana il 74%, in Sicilia
e in Sardegna si arriva rispettivamente all’88,6% all’89,7%8. 90,0
Maschi Femmine

Dando uno sguardo ai dati analizzati per genere l’analfabetismo maschile 80,0
è attestato al 68,1% mentre quello femminile all’81,3%, ciò significa che 70,0
60,0
all’incirca 1 donna su 5 sapeva leggere e scrivere.
50,0
Il grafico, estratto dalla sezione storica dell’Archivio dell’Istat che riporta
40,0
l’andamento del tasso di analfabetismo maschile e femminile nei 30,0
censimenti dal 1861 al 2001, ci mostra che tale percentuale decrescerà 20,0

sempre mantenendo costante il divario tra i due generi, come possiamo 10,0
0,0
vedere dai dati nella tabella rappresentati di seguito nel grafico9.

1861

1871

1881

1891

1901

1911

1921

1931

1941

1951

1961

1971

1981

1991

2001
Grafico 1.1 - Analfabeti (a) in età di 6 anni e più, suddivisi per genere ai censimenti dal 1861 al
2001. (a) Per l'anno 1861: popolazione di 5 anni e più.

Nonostante la legge Casati voglia essere una prima risposta alla necessità
di dare stabilità sociale al neonato paese nella prospettiva di formare il
nuovo popolo italiano, le premesse che avevano accompagnato la
formulazione di questa prima riforma verranno decisamente
ridimensionate rivelando un certo disinteresse per l’educazione primaria.
Infatti negli anni immediatamente successivi all’unificazione, nonostante il
deciso progresso realizzato nel breve periodo, l’inchiesta Sulle condizioni
della pubblica istruzione nel Regno d’Italia10, promossa nel 1864-65
dall’allora vicepresidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione
Carlo Matteucci11, rileva le ancora gravi deficienze delle istituzioni

Tabella 1.1 - Analfabeti (a) in età di 6 anni e più, suddivisi per genere ai censimenti dal 1861 al scolastiche italiane ed in particolare della scuola elementare: il cattivo
2001. (a) Per l'anno 1861: popolazione di 5 anni e più.

8 10
S. Santamaita, Storia della scuola, Bruno Mondadori-Pearson Italia Editore, Sulle condizioni della pubblica istruzione nel Regno d’Italia. Relazione generale
Milano-Torino, 2010, pp. 41-42; S. Avveduto (a cura di), Italia 150 anni. presentata al Ministro dal Consiglio Superiore di Torino, Stamperia Reale, Milano,
Popolazione, welfare, scienza e società, Gangemi Editore, Roma, 2011, pp. 121-122 1865.
11
e 125. Carlo Matteucci (1811-1868) fisico e politico italiano, nel 1962 diventa Ministro
9
Fonte: Istat, Serie Storiche, Censimento generale della popolazione, 1861-2001. della Pubblica Istruzione del Regno d’Italia.

22
funzionamento delle scuole, la scarsa preparazione dei maestri impartita arrivare ad omologare gli insegnamenti ed estendere l’obbligo di
12 17
dalle Scuole Normali , le bassissime percentuali di frequenza (a Palermo frequenza scolastica ad ogni bambino .
13
frequentano la scuola il 30% dei maschi e il 18% delle femmine) . Per quanto riguarda l’inserimento a scuola delle ragazze il testo della
Infatti benché la legge sancisca la gratuità e soprattutto l'obbligatorietà legge Casati, considerato anche troppo innovativo, sarà una prima spinta
del primo biennio dell'istruzione elementare, la non applicazione di pene ai per l’apertura all’istruzione femminile: mentre il pensiero diffuso
trasgressori di tale obbligo e la facoltà lasciata ai padri di famiglia di prevedeva che le ragazze restassero a casa o ricevessero insegnamenti
14
procacciare, nel modo che crederanno più conveniente , ai loro figli in età legati all’economia domestica, il Ministro riteneva che dovessero accedere
di frequentare il primo biennio di scuola elementare, l’istruzione che viene all’istruzione al pari dei ragazzi.
data nelle scuole comunali, non aiuterà la lotta all’evasione scolastica Le leggi successive, come la riforma Gentile18, introdurranno
molto diffusa. Inoltre l’obbligo per i comuni di impartire l’istruzione progressivamente nuove limitazioni ed ostacoli all’istruzione femminile,
elementare a proprie spese metterà in difficoltà le realtà più piccole con soprattutto nella prosecuzione degli studi che avrebbero potuto aprire la
poche risorse a disposizione che non saranno in grado di sostenere i costi strada a professioni fino a quel momento considerate un dominio
15
di mantenimento della scuola . maschile. Questo clima ostile all’emancipazione femminile troverà la sua
La legge Casati quindi non crea realmente le condizioni per rendere massima espressione durante il periodo fascista, regime dichiaratamente
accessibile a tutti i ceti sociali l’istruzione. Il processo di alfabetizzazione e oppositivo, durante il quale verranno adottate vistose misure penalizzanti
la diffusione degli insegnamenti e della cultura in modo omogeneo a tutta per ostacolare qualsiasi conquista di un ruolo sociale ed economico attivo
la popolazione non erano certamente tra gli obiettivi principali della classe ed indipendente da parte della donna. A lei sarà destinato il compito di
16
dirigente che temeva di vedere minacciati i propri privilegi . Ci vorrà essere una buona moglie, procreatrice di figli, dedita alla cura della
ancora diverso tempo, diverse battaglie parlamentari e popolari per casa19.

12 17
Le Scuole Normali erano scuole istituite dalla legge Casati per la formazione di Legge 15 luglio 1877, n. 3961, detta Legge Coppino dal nome del ministro
maestri e maestre elementari di durata triennale. Le femmine vi potevano accedere proponente Michele Coppino.
18
a 15 anni, i maschi a 16. La riforma del Ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile emanata con
13
T. De Mauro, Storia linguistica, op. cit. diversi regi decreti legislativi nel 1923 inasprisce la selezione per limitare l’accesso
14
Regio Decreto legislativo 13 novembre 1859, n. 3725 del regno di Sardegna, all’istruzione di livello superiore ai ceti popolari e alle donne. Vengono chiusi molti
noto come Legge Casati, Art. 326, «I padri, e coloro che ne fanno le veci, hanno istituti magistrali frequentati soprattutto da ragazze e aperti i licei femminili, scuole
obbligo di procacciare, nel modo che crederanno più conveniente, ai loro figli dei cosiddette di scarico che non prevedevano alcuno sbocco.
19
due sessi in età di frequentare le scuole pubbliche elementari del grado inferiore, E. Guglielman, Dalla scuola per signorine alla scuola delle padrone: il Liceo
l’istruzione che vien data nelle medesime. (…)». femminile della riforma Gentile e i suoi precedenti storici, saggio pubblicato nel
15
S. Santamaita, Storia della scuola, op. cit. pp. 32-36. volume collettaneo M. Guspini (a cura di), Da un secolo all’altro. Contributi per una
16
ivi, p. 32. storia dell’insegnamento della storia, Roma, Anicia, 2004, pp. 155-195.

23
La Legge Casati trasmette in ogni caso un input positivo ai gruppi più 1862, viene decretata la nascita dell’Istituto Tecnico Superiore di Milano,
illuminati della dirigenza liberale che affrontano subito in una prospettiva aperto poi operativamente nel 1863.
nazionale e lungimirante il problema delle nuove competenze richieste Fa parte della commissione che elabora la Legge Casati anche Francesco
dalla modernizzazione italiana per poter guidare il nuovo Stato, sia nella Brioschi fondatore e primo direttore dell’Istituto Tecnico Superiore di
realizzazione del programma di infrastrutture e servizi legati soprattutto al Milano che si ispirerà nella concezione ed organizzazione del suo Istituto
territorio, sia nell’intento di affiancare, nello sviluppo delle attività ai politecnici dell’area germanica.
industriali agricole e commerciali, i paesi economicamente più evoluti. «Tutto comincia con un viaggio, 1858 (…)»20 così racconta Laura Curino
Durante e dopo gli anni dell’unificazione vengono infatti create numerose nel suo spettacolo dedicato ai 150 anni del Politecnico di Milano, quando
scuole superiori tecnico-scientifiche ed economiche che si propongono di Francesco Brioschi intraprende un avventuroso viaggio di studio con
spostare nei fatti l’asse culturale del sistema formativo tradizionale anche Enrico Betti, entrambi matematici, e l’allievo Felice Casorati,
se il progetto di innovazione verrà certamente rallentato dall’incapacità di attraversando l’Europa e facendo tappa nelle capitali della scienza
ridurre il numero dei vecchi atenei ereditati dall’assetto pre-unitario. Nel europea come Zurigo, Losanna, Monaco, Gottinga, Berlino e poi Parigi.
1863 tra le nuove scuole di applicazione per ingegneri e istituti superiori Brioschi, che aveva avuto la possibilità di conoscere direttamente le
speciali nasce anche l’Istituto Tecnico Superiore di Milano, il primo università e gli istituti tecnici tedeschi, l’Ecole Polytechnique e l’Ecole
Politecnico d’Italia. Normale di Parigi, ritornerà con grandi idee riformatrici e dopo essere
diventato rettore a Pavia lascerà tutto per fondare una scuola rinnovata,
all’avanguardia, tecnica ed umanistica insieme21.
1.3 Il cammino verso la Facoltà di Architettura di Milano L’Istituto Tecnico Superiore nasce il 29 novembre del 1863 e diviene
(1863–1933) e le prime presenze femminili
presto un modello avanzato del settore sia per l’attivazione di un biennio

«Andavamo in grembiule col fiocco» preparatorio interno, fortemente voluto da Brioschi, sia per aver
perseguito il cammino della specializzazione mediante la pluralità delle

Sicuramente la sete di modernizzazione ed il rinnovamento che pervade sezioni e l’ampliamento progressivo degli insegnamenti tecnologici.

tutta la penisola nella seconda metà dell’’800 è particolarmente presente a L’intento è quello di superare la scissione fra discipline di base (teoriche e

Milano, dove con la nascita delle prime grandi industrie sono richiesti impartite dalle università) e discipline pratico-professionali (demandate

professionisti preparati dal punto di vista tecnico e capaci di competere alle scuole di applicazione) e fornire nella parte finale del quinquennio una

con i paesi europei tecnologicamente più avanzati.


20
L. Curino, Miracoli a Milano - 150 anni di Politecnico, Politecnico di Milano,
Come abbiamo già accennato con la legge Casati che promuove lo
Piccolo Teatro di Milano, dicembre 2012.
sviluppo degli studi tecnico-scientifici, ed il R.D. n. 958 del 13 novembre 21
U. Bottazzini, Francesco Brioschi e la cultura scientifica nell’Italia post-unitaria,
in Bollettino Unione Matematica Italiana, serie 8, vol. 1-A La matematica nella
Società e nella Cultura, Unione Matematica Italiana, Bologna, 1998, pp. 66-67.

24
preparazione adeguatamente differenziata, per ottenere ingegneri in Si sente perciò la necessità di dare forma ad un’organizzazione didattica
grado di sintonizzarsi maggiormente con le trasformazioni tecnologiche più specifica che comprenda sia una preparazione di tipo tecnico-
22
del periodo . scientifico sia di tipo artistico.
E per quanto riguarda gli architetti? Camillo Boito giunto a Milano nel 1860 per insegnare all’Accademia di
Due anni dopo la nascita del Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano, Belle Arti di Brera, trova in questa città un terreno fertile per portare
accanto alle scuole speciali per ingegneri civili e meccanici, viene istituita avanti le sue idee per un nuovo insegnamento dell’architettura che possa
la Scuola speciale per architetti civili con il regio decreto n.2492 del 3 produrre una moderna cultura progettuale, un nuovo stile, espressione
23
settembre 1865 . delle nuove tecnologie, della nuova società e dei suoi bisogni,
26
Ritornando agli spunti raccolti dallo spettacolo dedicato all’anniversario l’architettura della nuova Italia . Così scrive nel 1860: «Né architettura,
dell’Ateneo, così viene introdotto nel racconto di Laura Curino l’avvento di né insegnamento architettonico abbiamo al giorno d’oggi in Italia. (…);
una sezione speciale per Architetti: «(…) Alle prime foto dei laureati in ma uno stile, una maniera nazionale moderna si cercherebbero invano
ingegneria civile e ingegneria industriale, si aggiungeranno due soli anni negli edifici costrutti da molti anni a questa parte. E l’architettura è tale
dopo, nel 1865, quelli della scuola per Architetti: comincia qui il sodalizio arte, che, dovendo rappresentare i bisogni, gli usi, i costumi de’ vari
fra Francesco Brioschi e Camillo Boito. Tra un ingegnere e un architetto? popoli, ha più d’ogn’altra mestieri di serbare costantemente e
24
Ma questo è un ossimoro!» scrupolosamente quella unità di modo, da cui soltanto possono venire la
L’insegnamento dell’architettura a Milano avveniva già nell’Ottocento convenienza, l’espressione, la grandiosità»27.
presso l’Accademia di Belle Arti di Brera ma per poter esercitare la libera Dal 1865 al 1914 Boito sarà presidente all’Accademia di Belle Arti di Brera
professione di architetto, fino al 1859, il percorso era piuttosto complesso e dal 1865 docente presso la Scuola Superiore di Architettura del
25
e allo stesso tempo non focalizzato sulla figura di architetto civile . Politecnico di Milano28. Concentrato nella sua battaglia per l’affermazione

22
A. Dei Poli (a cura di) Il centenario del Politecnico di Milano 1863-1963, civile, che tratti d’architettura sublime, indi subire gli esami di libero esercizio degli
Tamburini Editore, Milano, 1964; A. Silvestri, La nascita delle Facoltà di Ingegneria uffici tecnici competenti. Questi obblighi non possono essere compiuti in meno di
e Architettura in Italia, in Storia dell’Ingegneria, Atti del 1° Convegno Nazionale, quattordici anni (…) Tutti questi studi sono da un lato superflui, dall’altro
Napoli, 8-9 marzo 2006, pp. 223-234; C. G. Lacaita, Università e imprese, op. cit. insufficienti per l’architetto civile», C. Boito, Proposta per un nuovo ordinamento di
23
Il regio decreto n. 2492 del 3 settembre 1865, all’articolo 1 stabiliva che «la studi per gli architetti civili in «Giornale dell’Ingegnere-Architetto ed Agronomo», n.
Scuola di applicazione di Milano conferisce agli allievi, i quali hanno superato tutti 6, novembre 1858, p. 583.
26
gli esami prescritti nel programma scolastico, il Diploma di Ingegnere civile, quello G. Ricci, Il dibattito culturale e legislativo per l’istituzione delle scuole superiori
di Ingegnere meccanico e quello di Architetto civile». di architettura, in E. Decleva (a cura di), Il Politecnico di Milano nella storia italiana
24
L. Curino, Miracoli a Milano, op. cit. (1914-1963), suppl. a «Quaderni della Rivista Milanese di Economia», n. 17,
25
Per esercitare la libera professione di architetto bisognava essere: «(…) laureati Laterza, Bari, 1988, pp. 585-611.
27
in matematica e aver ottenuto la patente di libero esercizio. Per ottenerla bisogna C. Boito, L’architettura odierna e l’insegnamento di essa, parte prima in
percorrere il corso ginnasiale o quello delle Scuole Reali, il matematico in una «Giornale dell’Ingegnere-Architetto ed Agronomo», n. 8, giugno 1860, p. 269.
28
Università, l’architettonico in un’Accademia; poi fare pratica presso l’ingegnere V. Fontana, La scuola speciale di architettura, in S. Coradeschi, C.G. Lacaita, G.

25
della figura dell’architetto e di una cultura architettonica, parlando dei
temi fondamentali per la formazione di un architetto, ancora nel 1861
approfondisce il tema nello scritto Sulla necessità di un nuovo
ordinamento di studi per gli architetti civili: «(…) d’una scienza, peraltro,
deve l’architetto trovare il fondo, e distendersi a tutte le parti, a tutte le
applicazioni, voglio dire della geometria descrittiva; da cui escono, come
corollari, e il disegno architettonico, e la stereotomia, e il taglio de’
legnami, e la prospettiva, e la teoria delle ombre, e tutto ciò senza cui è
impossibile non solo costruire, ma saviamente ideare un edificio»29.
La campagna di rinnovamento del percorso formativo dell’architetto civile,
sostenuta da Camillo Boito, porterà il ministro Gabrio Casati, all’istituzione
nel 1865, su proposta del Consiglio direttivo dell’Istituto, di sezioni volte
all’insegnamento dell’architettura presso due scuole di Ingegneria, la
Scuola di Applicazioni di Torino e l’Istituto Tecnico Superiore di Milano.
La sezione per gli architetti civili, indirizzata ad una formazione artistico-
tecnica, si avvarrà a Milano sia della collaborazione dell’Accademia di Belle
Arti di Brera, per le materie artistiche, sia di quella della sezione
d’ingegneria del Politecnico per le lezioni di carattere scientifico-tecnico.

Foto 1.1 - Sulla necessità di un nuovo ordinamento di studi per gli architetti civili, Camillo Boito, in
«Giornale dell’Ingegnere-Architetto ed Agronomo», n. 9, nov. 1861.

B. Stracca (a cura di), Il Politecnico di Milano. Una scuola nella formazione della
società industriale 1863-1914 , Electa Ed., Milano, 1981, pp. 228-246.
29
C. Boito, Sulla necessità di un nuovo ordinamento di studi per gli architetti
civili, in «Giornale dell’Ingegnere-Architetto ed Agronomo», n. 9, novembre 1861,
p. 731-732.

26
Nel 1875 alla Scuola Superiore di Architettura del Politecnico di Milano si industriali mentre l’architetto si forma per la progettazione delle nuove
affianca la Scuola preparatoria biennale che sostituisce il biennio da tipologie edilizie pubbliche e private31.
frequentare in precedenza presso una Scuola di Scienze matematiche e I diplomati architetti civili della Scuola Superiore di Architettura del
naturali del Regno, completando in modo specifico l’iter scolastico del Politecnico non avranno però vita facile. La loro figura sarà inizialmente
Politecnico. Oltre agli insegnamenti obbligatori per la licenza nelle scienze poco valorizzata e tutelata, tant’è che i diplomati in disegno architettonico
matematiche e fisiche il biennio preparatorio interno prevede ben sei all’Accademia di Belle Arti, grazie a percorsi di tirocinio e successivamente
esami per ogni anno, tra cui Disegno a mano libera, Disegno a leggi sanatorie promosse dal governo fascista, potranno continuare ad
30
architettonico, Geometria descrittiva e Elementi d’architettura . esercitare la professione di architetto.
Il biennio propedeutico era allora unico per le tre Scuole di Ingegneria La maggiore preparazione in materie artistiche dei diplomati all’Accademia
Civile, Industriale e di Architettura, ma con un chiaro prevalere nella contribuirà a rafforzare il pensiero che la formazione dell’architetto debba
scelta degli argomenti dei temi edilizi su quelli meccanici e industriali. essere maggiormente differenziata all’interno del Politecnico diminuendo
Emerge evidente la scelta formativa della Scuola Politecnica che tende, sia le materie scientifiche a favore di un carattere più spiccatamente artistico-
nel campo dell’Ingegneria civile, sia in quello dell’Architettura, alla culturale fino ad arrivare nel 1903 alla scissione del biennio, prima
creazione di un linguaggio eclettico. Gli architetti, oltre agli insegnamenti comune ad architetti ed ingegneri, in due percorsi autonomi32.
fondamentali condivisi con gli ingegneri civili, approfondiscono i temi Fino agli anni ’30 in Italia l’insegnamento delle materie architettoniche
dell’architettura, studiandone la storia e gli stili, per sviluppare i metodi di sarà ancora condiviso da Istituti d’Applicazione, Politecnici e Accademie
progettazione di un’architettura che possa essere, come auspica Camillo delle Belle Arti. La strada verso l’autonomia, anche finanziaria, della
Boito, più adatta alla società dell’epoca e al nuovo Regno italiano. scuola di architettura ricercata da alcuni dei primi illustri insegnanti come
L’architetto deve perciò avere le stesse cognizioni di disegno, scienza delle Camillo Boito, Giovanni Annoni, Gaetano Moretti e Piero Portaluppi sarà
costruzioni, topografia e diritto amministrativo degli ingegneri civili ancora lunga.
definendo la sua formazione con esami come Copia di ornamenti, Disegno Negli anni successivi alla legge Casati vengono presentati diversi progetti
di prospettiva e Decorazione ornamentale interna. L’ingegnere deve di legge riguardanti l’istituzione di Scuole Superiori d’Architettura e sarà la
essere preparato a progettare strade, ponti, canali, strutture agricole e proposta di legge presentata nel 1915 dal comitato per l’istituzione delle
scuole composto da Cesare Nava, Giuseppe Colombo e Manfredo

31
A. B. Mazzotta, Cultura del progetto e didattica della rappresentazione al
Politecnico di Milano tra Otto e Novecento, Annali di Storia delle Università italiane,
30
O. Selvafolta, L’istituto tecnico superiore di Milano: metodi didattici e volume 12, CISUI Ed., Bologna, 2008.
32
ordinamento interno (1863-1914), in S. Coradeschi, C.G. Lacaita, G. B. Stracca (a O. Selvafolta, L’istituto tecnico superiore di Milano, op. cit., pp. 87-118.
cura di), Il Politecnico di Milano, op. cit.,, pp. 87-118.

27
Manfredi33, a dare seguito nel 1919 alla nascita, a Roma, della prima Università, inserendosi in un più vasto disegno discriminatorio concepito

Scuola Superiore di Architettura. all’interno del mondo del lavoro che in campo scolastico si esplicita con
Gli anni successivi in Italia sono già segnati da una convivenza dello Stato l’esclusione delle donne da alcuni insegnamenti nelle scuole secondarie35.
liberale con il fascismo. Tra le novità volte a promuovere la politica scolastica del regime
Dal 1922 al 1925, anno in cui inizia la fase dittatoriale del governo ricordiamo l’istituzione di due canali scolastici senza sbocco: la scuola
Mussolini, il re Vittorio Emanuele III, in seguito alla marcia su Roma, complementare, destinata ai cittadini più modesti, e il liceo femminile,
aveva legittimato una fase legalitaria della dittatura fascista affidando a una scuola «adatta ai bisogni intellettuali e morali delle signorine»36.
Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo. Entrambe non prevedono l’accesso ad un livello d’istruzione superiore.
Nel 1923 il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile I mutamenti riguarderanno anche l’organizzazione didattica dell’Istituto
presenta una serie di decreti che impongono la riorganizzazione del Tecnico Superiore di Milano che prenderà il nome di Regia Scuola di
sistema scolastico secondo le direttive del regime fascista, che Ingegneria mentre, per quel che riguarda le Scuole Superiori di
condizioneranno l’orientamento culturale e accentueranno le Architettura, verrà perseguita l’idea di una scuola centrale predominante,
34
discriminazioni sociali nel Paese . un ruolo riconosciuto alla Scuola Superiore di Architettura di Roma
Il regime non vuole un’università per tutti. secondo un modello culturale più classico e tradizionale rispetto a quello
La popolazione studentesca di grado superiore era in aumento così come di Milano.
la disoccupazione intellettuale, perciò le riforme puntano a limitare All’inizio degli anni Venti, la sezione di Architettura del Politecnico di
l’accesso all’istruzione dei ceti popolari con l’obiettivo di evitare la Milano, essendo inclusa tra quelle di Ingegneria, rappresenta il modello
promozione sociale ricercata attraverso i titoli di studio e selezionare la didattico alternativo alla «scuola romana», non partecipando al vasto
classe dirigente. progetto di Gustavo Giovannoni di dare «unità di indirizzo» alle Scuole
Allo stesso modo, come si è già accennato, la legge si occupa di limitare la Superiori di Architettura.
crescita culturale delle donne scoraggiando la frequentazione femminile La sezione di Architettura di Milano nonostante la qualità raggiunta nella
delle scuole, in particolare degli Istituti d’istruzione superiore e delle formazione degli studenti sarà tenuta in secondo piano fino a quando nel
1928 il nuovo Ministro dell’Istruzione Giuseppe Belluzzo, docente alla

33
Cesare Nava (1861-1933) ingegnere, architetto e politico; Giuseppe Colombo,
(1836-1921) ingegnere, imprenditore e politico, fu prima docente e poi rettore
35
dell’Istituto tecnico superiore di Milano; Manfredo Manfredi (1859-1927) architetto, Con il Regio Decreto n. 2840 del 9 dicembre 1926 le donne sono escluse dalle
direttore della Scuola Superiore di Architettura fino al 1926. cattedre di lettere italiane e latine, latine e greche, storia e filosofia, storia e
34
«L’Università non è per il popolo: il popolo ha tanto da lavorare, tanto da fare economia politica nei licei.
36
per il bene della Patria!», citazione di Giovanni Gentile del 1927 riportata in M. G. Gentile, Il rinnovamento della scuola, in Scritti pedagogici. III La riforma
Barbagli, Disoccupazione intellettuale e sistema scolastico in Italia (1859-1973), Il della scuola in Italia, Milano-Roma, Treves-Treccani-Tumminelli, 1932, pp. 211-
Mulino, Bologna, 1974, p. 275. 212.

28
Scuola di Ingegneria di Milano, le conferirà un ruolo più importante e Nel 1933 viene istituita la Scuola di Architettura di Milano.
37
paritario tra le scuole di Architettura . La nuova Facoltà continuerà a perseguire l’obiettivo di fornire una
Nello stesso periodo, alla fine del 1927, il Politecnico inaugurerà la sua preparazione che coniughi l’aspetto tecnico-scientifico a quello storico-
nuova sede nell’attuale area di Città Studi, esito di un processo già artistico per formare una figura professionale in grado di fondere capacità
avviato anni prima da Giuseppe Colombo successore di Brioschi e Rettore tecniche, cultura e creatività e a coltivare la sua propensione al dialogo
dell’Istituto dal 1897 al 1921. con le emergenti realtà culturali milanesi come la Triennale che proprio
38
La necessità di tutelare la professione dell’architetto e ricreare scuole più nel 1933 verrà trasferita a Milano39.
specifiche, dedicate esclusivamente alla formazione architettonica, porta L’Esposizione Internazionale Triennale che trova sede nel nuovo Palazzo
perciò, tra gli anni venti e trenta, alla nascita delle Scuole di Architettura: dell’Arte realizzato da Giovanni Muzio è caratterizzata, in questa edizione,
nel 1926 a Venezia, nel 1929 a Torino e nel 1930 A Napoli e Firenze. da una rassegna mondiale dedicata all’architettura moderna che introduce
ai progetti realizzati nel parco per una mostra dell’abitazione moderna.
Tra le costruzioni la Casa del sabato per gli sposi40 disegnata da un
gruppo di quattro neolaureati della Scuola di Architettura di Milano, che

39
La prima edizione della Esposizione Internazionale delle Arti Decorative è
inaugurata nel 1923 nella Villa Reale del Parco di Monza accanto alla neonata
Università per le arti decorative, voluta dal Consorzio Milano-Monza-Società
Umanitaria. Dopo le due successive edizioni biennali del 1925 e del 1927, nel 1929,
lo Stato Italiano riconosce definitivamente la manifestazione, dandole cadenza
triennale. Nel 1930 ha luogo la IV Triennale sempre a Monza e con un decreto del
1931 viene istituito un apposito ente autonomo, denominato Esposizione Triennale
Internazionale delle arti decorative e industriali moderne e dell'architettura
Foto 1.2 - Piazza Leonardo da Vinci e la nuova sede del Politecnico di Milano.
moderna, dotato di personalità giuridica, la cui sede sarà spostata da Monza a
Milano, in un edificio da costruire con un lascito del senatore Bernocchi. Sulla storia
della Triennale: A. Pansera, Storia e cronaca della Triennale, op. cit.; Triennale.org
(Internet), Storia e mission, op. cit, all’indirizzo: http://www.triennale.
37
I. Granata, Un tecnocrate del fascismo: Giuseppe Belluzzo, in E. Decleva (a org/it/istituzione/storia-e-mission.
40
cura di), Il Politecnico di Milano nella storia italiana, op. cit.,, pp. 233-250. Il progetto della casa del sabato per gli sposi fu presentato da Piero Portaluppi
38
Nel 1923 viene riconosciuto per legge il titolo di architetto e nel 1925 vengono con G. L. Banfi, L. B. di Belgiojoso, E. Peressutti, E. N. Rogers e U. Sabbioni
definite le norme che regolano la professione. (ingegnere Luigi Santarella, scultore Luigi Fontana). Sul progetto: R. Camus, La
casa del sabato per gli sposi, in «Edilizia Moderna», n.10-11, 1933, pp. 24-27.

29
nel 1932 avevano fondato il noto studio di architettura BBPR41, guidati dal posizione non paritaria rispetto agli uomini nei diritti pubblici e
loro professore e preside Piero Portaluppi. conseguentemente nelle attività professionali:
In questa prima fase, la presenza femminile al Politecnico di Milano è
piuttosto rarefatta. L’ingresso delle donne al Politecnico risale al 1888 con «…Cercherò brevemente di definire la posizione economica che
l’iscrizione di Tatiana Wedenison alla Scuola Normale di scienze naturali occupa la donna nel diritto familiare attuale (…) La donna è tuttavia
mentre l’anno dopo è Lucia Valentini ad iscriversi alla scuola preparatoria esclusa dal godimento dei diritti pubblici in generale; e, notiamo
di ingegneria. bene, regna ancora per lei una limitazione artificiale nella libertà
Dal 1888 fino all’anno accademico 1922-23 al Politecnico si contano 63 professionale in dipendenza appunto al negato esercizio dei diritti
immatricolazioni femminili. Volendone tracciare l’andamento degli studi, pubblici (…) l’esplicito riconoscimento della persona femminile e dei
secondo i dati raccolti da precedenti ricerche, 16 si laureano in ingegneria, suoi diritti sovra una base di uguaglianza rispetto a quelli del
1 in architettura, 2 prendono il diploma di Scuola Normale, 11 dopo i primi maschio, urta fatalmente contro lo scoglio che è l’ufficio della
due anni si trasferiscono ad altre università. Per tutte quelle di cui non ci maternità inerente all’individuo femminile»45.
sono notizie l’ipotesi più accreditata è che abbiano abbandonato gli studi
oppure che si siano trasferite altrove.42 La limitata libertà professionale di cui Valeria Benetti Brunelli ci parla pesa
Parlando di lauree femminili la prima donna a conseguire il titolo al ancor più in quegli ambiti considerati prettamente maschili come
Politecnico di Milano è Gaetanina Calvi nel 1913, seguita poi da Maria l’ingegneria e l’architettura.
Artini nel 1918, entrambe laureate in Ingegneria. La prima laurea in Architettura in Italia arriva nel 1925 con Elena Luzzatto
Per fare cenno della situazione delle donne in quegli anni, tema che che compie il percorso di studi presso la Regia Scuola Superiore di
riprenderemo più avanti in questa ricerca, ecco cosa scrive Valeria Benetti Architettura di Roma e finalmente nel 1928 si laureeranno presso la
43
Brunelli , riguardo alle professioni femminili, nel saggio del 1913 Il sezione di Architettura di Milano della Regia Scuola d’Ingegneria di Milano
44
problema del lavoro femminile in Italia che descrive ampiamente la le prime due donne architetto della Scuola: Carla Maria Bassi e Elvira
Luisa Morassi.
41
E. Bonfanti, M. Porta, Città, museo e architettura. Il gruppo BBPR nella cultura Carla Maria Bassi, nata a Milano nel 1906, figlia di un ingegnere
architettonica italiana 1932-1970, Ed. Vallecchi, Firenze, 1973; S. Maffioletti (a industriale, supera nello stesso anno l’esame di Stato. Subito dopo la
cura di), BBPR, Ed. Zanichelli, Bologna, 1994.
42 laurea nel 1930 si iscrive all’Ordine degli Architetti di Milano e inizia la
A. Galbani (a cura di), Donne Politecniche, atti del convegno e catalogo della
mostra (Milano, 22 maggio 2000), Libri Scheiwiller, Milano, 2001, pp. 56-57. carriera come libera professionista, ma l’unico suo progetto di cui risulta
43
Valeria Benetti Brunelli fu stimata docente di pedagogia e di storia della
certa la firma è un edificio per uffici e appartamenti a Milano, sede della
pedagogia. Si occupò della condizione delle donne.
44
V. Benetti Brunelli, Il problema del lavoro femminile in Italia, in «Nuova
Antologia», marzo-aprile 1913, pp. 105-117.
45
ivi, p. 323.

30
Cassa di Risparmio, realizzato in un’area in via di sviluppo all’angolo tra dove Irene Cattaneo Vigevani48 si soffermerà sulla descrizione del
viale San Michele del Carso e via Emilio Motta46. fabbricato49. Nel tempo le sue tracce lavorative e progettuali purtroppo si
perdono per mancanza di documentazione anche se fino al 1971, anno
della sua morte, risulterà iscritta all’Ordine degli Architetti di Milano.

Foto 1.3 - Carla Maria Bassi, edificio per uffici e appartamenti, v.le San Michele del Carso, Milano,
1932. Particolare veduta d’angolo v. San Michele del Carso, v. E. Motta.

Il suo lavoro verrà pubblicato nella rivista «Rassegna di Architettura» nel Foto 1.4 - Una casa d’appartamenti tratto da «Rassegna di Architettura», n. 5, 15 maggio 1932,
p.215
47
maggio del 1932 e sarà menzionato nell’articolo Rassegna artistica
femminile, pubblicato in «Almanacco della donna italiana» dell’anno 1933
48
Irene Cattaneo Vigevani (1904-1996), studiosa di biodinamica, antroposofia e
arte negli anni giovanili realizzò il suo talento artistico dedicandosi alla pittura e alla
scultura, insegnando storia dell'arte e collaborando a riviste di settore e alla
46
M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura di), donnArchitettura, pensieri, idee, stesura di testi di storia dell'arte.
49
forme al femminile, Franco Angeli Ed., Milano, 2014, pp. 95-97. K. Cosseta, Ragione e sentimento dell’abitare, Franco Angeli Ed., Milano, 2000,
47
«Rassegna di Architettura», rivista mensile di architettura e decorazione nata p.74; C. Cerelli, Opera prima, in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura di),
nel 1929, edita a Milano e diretta da Giovanni Rocco fino al dicembre del 1939. Nel donnArchitettura, op. cit., pp. 95-97.
1940, ultimo anno di pubblicazione, sarà diretta da Antonio Cassi Ramelli.

31
Anche Elvira Luisa Morassi, goriziana classe 1903, viene citata dalla
Vigevani nel medesimo articolo evidenziandone le capacità
nell’arredamento. La Morassi è quella che indubbiamente lascia maggiori
testimonianze di un percorso professionale caratterizzato da talento,
impegno ed entusiasmo: dall’esperienza presso lo studio di Gio Ponti,
focalizzato soprattutto sulla progettazione d’interni, al periodo a Parigi
(1930) dove entra in contatto con le tendenze dell’avanguardia sia in
campo architettonico che in quello artistico, all’inaugurazione nel 1932 a
Gorizia della sua Bottega d’Arte50.

Foto 1.6 - Elvira Luisa Morassi, Bottega d'Arte, Corso Vittorio Emanuele (ora Corso Italia) Gorizia
1932. Interno.

Del suo periodo al Politecnico di Milano Elvira Morassi in un’intervista di


Laura Colassi del 1999, racconta: «(…) vi era una grande collegialità, un
grande spirito di collaborazione e solidarietà. Il ricordo di quegli anni è
sicuramente positivo. Anche con i docenti avevamo instaurato un buon
rapporto (…)»51.

Foto 1.5 - Elvira Luisa Morassi, Bottega d'Arte, Corso Vittorio Emanuele (ora Corso Italia) Gorizia
1932. Esterno.

51
L. Colussi, Intervista a Elvira Morassi, Gorizia 8 febbraio 1999 riportata in L. M.
50
Luisamorassi.gorizia.it (Internet), LuisaMorassi Architetto, vita, progetti; Caruso, C. Giannocaro, rel. Ida Faré, correl. K. Cosseta, Architettrici, le donne
(consultato 2013-2015). Disponibile all’indirizzo: http://www.luisamorassi. progettiste del ventennio fascista, Politecnico di Milano, Laurea in Architettura, A.a.
gorizia.it/realhome. 1998/99, marzo 2000.

32
La presenza femminile nell’Istituto Superiore di Architettura di Milano
negli anni che precedono la fondazione della Scuola di Architettura è
debole ma costante come registrato dai dati riportati nella tabella qui di
seguito. Dal 1922, anno in cui si registra la prima iscritta, al 1933 la
presenza femminile media è circa il 5% rispetto al totale degli iscritti con
un piccolo ma significativo incremento negli anni accademici 1932-33 e
1933-34.

Foto 1.7 - Elvira Luisa Morassi, portariviste, anni ’50.

Carla Bassi e Elvira Morassi saranno citate tra le «valenti architette» del
periodo fascista in un articolo di Anna Maria Speckel apparso nel 1935 in
«Almanacco della donna italiana»52 a testimonianza dell’emergere delle
donne nel campo dell’architettura nonostante un clima di propaganda
politica e culturale pervaso da dichiarazioni come quella in cui nel 1932
Benito Mussolini sostiene l’incapacità delle donne di fare architettura:

Tabella 1.2 - Studenti iscritti presso l’Istituto Superiore di Architettura di Milano distinti secondo il
«La donna deve obbedire. (...) Essa è analitica, non sintetica. Ha sesso e l’anno di corso (anni accademici dal 1922-23 al 1933-34)54 .

forse mai fatto dell'architettura in tutti questi secoli? Le dica di


costruirmi una capanna, non dico un tempio! Non lo può! Essa è
Delle laureate diventa molto più difficile seguire le tracce, sia
estranea all’architettura, che è la sintesi di tutte le arti, e ciò è un
nell’individuazione del percorso professionale sia nella raccolta della
simbolo del suo destino»53.
documentazione riguardante gli obiettivi raggiunti nell’esercizio della

52
A. M. Speckel, Architettura moderna e donne architette in «Almanacco della
donna italiana», Bemporad, Firenze, 1935.
53
E. Ludwig, Colloqui con Mussolini, traduzione di Tomaso Gnoli, Mondadori,
54
2000, p. 166, , [1˚ ed. 1932]. Fonte dati: Archivi Storici del Politecnico di Milano.

33
professione poiché mancano, in Italia, consistenti ricerche documentate Così conclude il testo di una recensione sulla rivista «Edilizia Moderna»:
55
del lavoro delle «architettrici» . «(…) È una costruzione sobria di linee, ma solida, che a un primo entrare
Benché non formatasi presso la sezione di Architettura di Milano è da un senso di quiete e di intimità che non potranno non essere
importante ricordare anche Luisa Lovarini, un’altra progettista che apprezzate dal lavoratore»58.
smentendo le dichiarazioni di Mussolini si farà notare in questi anni
nell’ambito della panorama milanese.
Nata a Taranto nel 1900 non esce da una “scuola” di architettura ma si
diploma all’Istituto di Belle Arti di Bologna e si dedica alla progettazione e
all’arredo d’interni.
Lavorando per l’Opera Nazionale del Dopolavoro56, all’Ufficio d’Arte,
progetta la Casa del Dopolavorista che sarà presentata, nel 1930, alla IV
Esposizione Triennale Internazionale delle Arti Decorative e Industriali di
Monza e successivamente nel 1933 alla V Triennale di Milano nel contesto
della mostra dell’abitazione dislocata nei giardini del nuovo Palazzo
dell’Arte. La critica non sarà unanime57 ma coloro che accolgono
positivamente il progetto lo loderanno per la distribuzione razionale degli
ambienti, la funzionalità degli arredi, l’impiego di materiali moderni e i
costi contenuti oltre che per l’evidente espressione di una nuova politica
abitativa che promuove, per la famiglia italiana media, i concetti di
decoro, praticità e comodità senza inutili orpelli.

55
Così si iniziarono a chiamare le donne architetto negli anni Venti e per tutto il
periodo fascista.
56
Istituzione creata nel 1925 dal Governo Nazionale Fascista per assistere la
massa dei lavoratori del ceto sociale medio, occupandosi del loro tempo libero. Un
ente pensato per educare, elevare, plasmare l’uomo nuovo voluto dal regime.
57
«(…) Molto meno originale, perfino un tantino corrente, è la casetta dell’Ente
Nazionale Dopolavoro, creata ed arredata interamente da Luisa Lovarini. Tuttavia
Foto 1.8 - Luisa Lovarini, La Casa del Dopolavorista, ingresso. IV Esposizione Triennale
anche qui troviamo qualche ambiente degno d’esser ricordato, qualche mobile ben Internazionale delle Arti Decorative e Industriali di Monza, 1930.
riuscito. Ma nel complesso, non sapremmo nascondere, una certa delusione»,,
tratto da F. Reggiori, La Triennale di Monza. IV Mostra Internazionale delle Arti
58
Decorative, in «Architettura e Arti Decorative», Casa Editrice d’Arte Bestetti e R.C., La Casa del Dopolavorista in «Edilizia Moderna», Edizioni Tecniche
Tumminelli, Milano-Roma, anno IX, fascicolo XI, luglio 1930, p. 494. Moderne, Milano, n. 10-11, agosto-dicembre 1933, p. 72.

34
Foto 1.9 - Luisa Lovarini, La Casa del Dopolavorista, soggiorno. Foto 1.10 - Signe Hornborg, Newander House, Pori, 1892.
V Esposizione Triennale Internazionale delle Arti Decorative e Industriali
di Milano, 1933.

Nello stesso anno, negli Stati Uniti è Sophia Hayden, ad appena 21 anni,
1.4 Uno sguardo alle pioniere nel resto del mondo la prima donna laureata con lode e menzione speciale in Scienze
dell’Architettura al Massachusetts Institute of Technology. Non trovando
L’affacciarsi di alcune professioniste in manifestazioni di respiro lavoro come architetto inizia ad insegnare disegno meccanico in alcune
internazionale ci fa interrogare su quale sia la presenza femminile scuole superiori di Boston e due anni dopo si iscrive al Concorso, dedicato
all’estero in questo stesso periodo. Quali figure si affacciano sulla scena ad una partecipazione esclusivamente femminile, per la progettazione del
internazionale, con quale formazione e quale rilievo? Woman’s Building da realizzare in occasione della World's Columbian
Nel 1890 troviamo già le prime laureate. In Europa, Signe Hornborg, Exposition a Chicago59 (1893) e destinato ad ospitare una mostra su ruolo
finlandese, si forma al Politecnico di Helsinki e lavorerà da subito iniziando delle donne nel mondo delle scienze e delle arti.
nello studio di Lars Sonck, occupandosi di progettazione di edifici
residenziali e ad uso sociale. Una sua importante realizzazione è l’edificio
Signelinna, chiamato anche Newander House a Pori in Finlandia, forse il
primo edificio ad essere interamente disegnato e firmato da una donna
architetto. 59
Conosciuta anche come Esposizione Universale di Chicago, organizzata per
celebrare l’anniversario dei 400 anni dallo sbarco di Cristoforo Colombo.

35
una certa difficoltà a riconoscere determinate competenze ad una donna
sottolineando la riconoscibilità di una matrice di genere femminile
dell’opera60.
Purtroppo dopo l’Esposizione, nel 1894, l’edificio verrà distrutto (altra
sorte toccherà a diversi progetti dei colleghi uomini smontati e ricostruiti
altrove) e la Hayden ritornerà nell’oblio professionale non riuscendo ad
inserirsi in un contesto che valuti le sue reali competenze tecniche oltre
che artistiche61.
In Germania la prima donna a studiare architettura al College of
Technology di Hannover è Emilie Winkelmann (1875-1951). Frequenta
l’Università come studente “ospite” tra il 1902 e il 1907 ma non viene
ammessa all’esame per il diploma poiché le donne fino al 1909 non
avranno diritto al titolo. Nonostante ciò nel 1907 la Winkelmann vince un
concorso per la progettazione di un teatro con una sala per le feste e nel
1908 apre uno studio di progettazione a Berlino conquistando, grazie alle
sue realizzazioni, le pubblicazioni e la partecipazione a diverse mostre,
una grande notorietà e numerosi incarichi privati e pubblici tra cui
Foto 1.11 - Sophia Hayden, Woman’s Buiding, 1893.

Il progetto della Hayden, in stile Rinascimento italiano che riesce a 60


«(…) Graceful timidity or gentleness, combined however with evident technical
coniugare l’aspetto formale ed estetico ad una competenza tecnico- knowledge, at once differentiates it from its colossal neighbors and reveals the sex
of its author» così dichiarano i delegati del World’s Columbian Exposition General
strutturale, vince la competizione ma non riceverà il giusto riconoscimento
Committee in M. P. Handy, The Official Directory of the World’s Columbian
in termini di critica e compenso. Diverse sono le difficoltà che affronta: Exposition, May 1st to October 30th, W. B. Conkey Co., Chicago, 1893.
61
dalle iniziali resistenze ad affidarle la direzione dei lavori, al Sulle vicende di Sophia Gregoria Hayden: A. Bianco, Donne in architettura:
Sophia Gregoria Hayden, quando «tutto» non basta, in «Storia delle Donne»,
riconoscimento di un onorario di soli mille dollari (una cifra anche dieci
n.8/2012, 2012 pp. 185-197; A. Bianco, Un simbolo inconsapevole, in M. G.
volte inferiore rispetto a quelle dei colleghi uomini) fino ad attacchi che le Eccheli, M. Tamborrino (a cura di), donnArchitettura, op. cit., pp. 15-17; S.
attribuiscono una certa fragilità psicologia volti a screditare la sua capacità Allaback, The First American Women Architects, University of Illinois Press, Urbana
and Chicago, 2008, pp.94-96; B. Sichermann, C. Hurd Green, Notable American
di gestire il cantiere. Le critiche dei delegati del Comitato Generale
Women. The Modern period, The Belknap Press of Harvard University Press,
dell’Esposizione velate da apprezzamenti di tipo estetico dichiareranno Cambridge, Massachusetts and London, England, 1980, pp. 322-324.

36
un’interessante commissione per un lavoro all’estero, la progettazione laccatura del legno e aprendo a Parigi, dopo la prima guerra mondiale,
62
della Casa dell’Amicizia Dostluk Jurda a Costantinopoli in Turchia . una piccola galleria dove esporre i suoi mobili, pezzi unici in legno e lacca.
Si specializza in architettura d’interni diventando una riconosciuta
esponente delle tendenze moderniste nell’arredamento. Nel 1929 è tra i
fondatori dell’UAM, l’Union des Artistes Modernes insieme ad alcuni celebri
protagonisti del Movimento Moderno come Le Corbusier. Nello stesso anno
termina il suo primo lavoro di architettura, la casa E.1027 nota anche
come «maison en bord de mer» progettata nel sud della Francia vicino a
Roquebrune Cap-Martin con la collaborazione dell’architetto Jean Badovici
con il quale intrattiene una relazione amorosa.

Foto 1.12 - Emilie Winkelmann, Vittoria Studienhaus oggi Ottilie von Hansemann-Haus (nasce come
scuola con annessi alloggi per studentesse), Berlino, 1914–15.

Benché anche a livello internazionale prevalga la convinzione comune che


l’architettura sia una professione maschile, tra gli anni Venti e Trenta
emergono, in diversi paesi d’Europa, negli Stati Uniti e in Russia, donne
architetto dalla grande personalità.
Tra queste Eileen Gray (1878-1976), irlandese d’origine, trascorre la sua
infanzia tra l’Irlanda e Londra dove nel 1898 sarà una delle prime donne
Foto 1.13 – Eileen Gray, casa E.1027, esterno, Roquebrune, 1929.
ad essere ammessa alla Slade School of Fine Art di Londra. Agli inizi del
‘900 si trasferisce a Parigi dove frequenta l’Académie Julian e l’Académie
Colarossi. Continuando per alcuni anni a spostarsi tra Londra e Parigi La villa, diventata famosa per l’intervento dell’amico comune Le Corbusier

comincia ad interessarsi di design, acquisendo la tecnica giapponese della che nel 1938 realizza ben otto murales sui muri della casa, rappresenta
un capolavoro di modernismo che solo recentemente è stato restaurato e
62
G. Rakowitz, Aprire la via. Il lavoro di una donna architetto, in M. G. Eccheli, aperto al pubblico. La Gray si occupa in prima persona di tutto, il progetto
M. Tamborrino (a cura di), donnArchitettura, op. cit., pp. 19-23.

37
dell’edificio, la direzione dei lavori, il disegno e la realizzazione di ogni Negli stessi anni spiccano figure femminile in collaborazioni d’eccellenza
singolo elemento di arredo della casa. come quella tra Lilly Reich (1885-1947) e Mies van der Rohe o tra
In seguito si dedicherà ad altri progetti a carattere sociale ed elaborerà Charlotte Perriand (1903-1999) e Le Corbusier, donne la cui carriera ha
una tipologia di «casa minima» ma purtroppo realizzerà un solo altro un percorso autonomo e di grande spessore al di là di questi importanti
63
edificio, la sua nuova casa a Castellar nelle Alpi Marittime . sodalizi.
Lilly Reich dopo un percorso di formazione come disegnatrice di moda,
inizia a lavorare nello studio viennese di Josef Hoffmann; poi rientrata in
Germania nel 1911 continuerà a lavorare come progettista d’interni,
decoratrice e stilista, avviando un suo studio. Nel 1920 è la prima donna
ad essere eletta nel consiglio direttivo del Deutsche Werkbund per il quale
sarà la responsabile di importanti allestimenti espositivi ottenendo
importanti riconoscimenti.
Lavorando per la fiera di Francoforte incontrerà, tra il 1924 e il 1926, Mies
van der Rohe con il quale collaborerà intensamente per una decina d’anni
sia nella progettazione di allestimenti per mostre che in quella d’interni e
di mobili di arredo.

Foto 1.14 – Eileen Gray, casa E.1027, interno, Roquebrune, 1929.

63
J. Rykwert, Un omaggio a Eileen Gray pioniera del design, in «Domus», n. 469,
dicembre 1968, disponibile nell’archivio digitale di Domusweb (Internet)
all’indirizzo: http://www.domusweb.it/it/dall-archivio/2013/03/16/eileen-gray-
pioniera-del-design.html; G. Bassanini, La maison en bord de mer, in M. G. Eccheli,
M. Tamborrino (a cura di), donnArchitettura, op. cit., pp. 25-29; G. Bassanini,
Eileen Gray, in «Parametro», n. 257, (numero monografico), maggio-giugno,
Faenza Editore, Ravenna, 2005, pp. 24-29; C. Vaiarelli, L. Ferrari, La villa di Eileen
Gray, in «Living Corriere» (Internet), 22 giugno 2015, disponibile all’indirizzo:
http://living.corriere.it/case/autore/villa-1027-di-eileen-gray-50432729753/ Foto 1.15 - Lilly Reich, studio per una cucina-armadio dal progetto di appartamento per single
?refresh_ce-cp; e.1027 (Internet), disponibile all’indirizzo: http://www.e1027.org presentato nella sezione L’abitazione del nostro tempo all‘Esposizione di Architettura di Berlino,
1931.

38
Significativo è il ruolo affidatole in occasione della mostra Die Wohnung Charlotte Perriand che si diploma nel 1925 a l’Ecole de l'Union Centrale
unserer Zeit - L’abitazione nel nostro tempo - presentata a Berlino nel des Arts Décoratifs di Parigi, anche se rimane nota ai più per il suo
1931 per la quale dovrà occuparsi di cinque grandi installazioni e periodo di collaborazione decennale (1927-1937) con lo studio parigino di
dell’arredamento di due appartamenti, per una coppia sposata e per Le Corbusier e Pierre Jeanneret, sarà una delle protagoniste e pioniere del
single. movimento moderno nella progettazione d’interni e nella produzione di
64
Nel 1932 Lilly Reich sarà chiamata da Mies van der Rohe ad insegnare al design industriale. Firmerà pezzi storici come la chaise longue LC4 ancora
Bauhaus di Dessau e poi successivamente a Berlino. La Reich fino al oggi prodotta da Cassina insieme ad altri celebri modelli dell’atelier.
dicembre del 1932, sarà direttrice del dipartimento di interior design e del Quando nel 1927 la Perriand si presenta nello studio di Le Corbusier e
65
laboratorio di tessitura . Jeanneret inizialmente è mal accolta proprio da Le Corbusier che
66
commenta causticamente il suo lavoro . Pochi mesi più tardi, dopo aver
visto il progetto che la Perriand ha realizzato per il Salon d’Automne di
Parigi, Le Corbusier le chiederà scusa e la inviterà a lavorare per il suo
studio nella progettazione d’interni e di elementi d’arredo.
La sua carriera si svilupperà in una continua crescita creativa,
protagonista del movimento di rinnovamento culturale degli anni ’20 e
’30, affascinata dalla nuova cultura industriale e dai nuovi modi di
progettare e di abitare gli spazi interni. Nel 1929 con Eileen Gray, sarà tra
i fondatori dell’U.A.M. (Union des Artistes Modernes), nel 1933 grazie
all’appoggio di Le Corbusier parteciperà al IV Congresso del CIAM67.
La sua ricerca professionale sarà arricchita da rapporti di collaborazione e
amicizia con artisti d’avanguardia come Fernand Leger e con altri
Foto 1.16 - Lilly Reich, LR 120, sedia tubolare in acciaio, 1931.

66
«Qui non ricamiamo cuscini», (…). Così disse Le Corbusier a Charlotte Perriand,
64
Mies van der Rohe nel 1930 diventerà il terzo ed ultimo direttore della scuola come lei stessa ha raccontato, dopo aver dato un’occhiata ai suoi disegni. Tratto
del Bauhaus. da: C. Perriand, Io, Charlotte tra Le Corbusier, Léger e Jeanneret, Editori Laterza,
65
F. Mugnai, Architetture di oggetti in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura di), Roma-Bari, 2006, p. 23.
67
donnArchitettura, op. cit. pp. 33-42; Bauhaus-online.de (Internet), Lilly Reich, I CIAM, ovvero i Congrès Internationaux d’Architecture Moderne, nati nel 1928
disponibile all’indirizzo: http://bauhaus-online.de/en/atlas/personen/lilly-reich; saranno attivi fino al 1959. Sulle vicende del CIAM: K. Frampton, Le vicissitudini
Moma.org (Internet), Artists, Lilly Reich, disponibile all’indirizzo: dell’ideologia: CIAM e Team X, critica e controcritica 1928-1968, in K. Frampton,
http://www.moma.org/collection/artists/ 8059?=undefined&page=1 Storia dell’architettura moderna, Zanichelli Editore, Bologna, 1986, pp. 318-329.

39
importanti colleghi come Jean Prouvé, Lucio Costa, Oscar Niemeyer e il È interessante a questo proposito dare uno sguardo alla presenza
collega giapponese, proveniente anch’esso dallo studio di Le Corbusier e femminile nella scuola del Bauhaus69 che, nonostante la sua breve
Jeanneret, Junzo Sakakura. esistenza (1919-1933), sarà un importante punto di riferimento nel
Proprio in Giappone vivrà un’esperienza unica: chiamata dal governo nel panorama del movimento moderno. Quando la scuola apre, Walter
1940 con un contratto di due anni (ma scoppiata la guerra rimarrà fino al Gropius, fondatore e suo primo direttore, dichiara che non ci sarebbero
1946), avrà modo di approfondire l’architettura, l’artigianato e la cultura state differenze tra «il sesso più bello e quello più forte» ma in realtà è
del Giappone riportandone le influenze e innovativi sviluppi nel suo lavoro. lontano dal voler promuovere l’emancipazione femminile. Le richieste di
Un personaggio quindi eccezionale che apre nella professione nuove iscrizione da parte delle donne, inizialmente superiori70 a quelle degli
opportunità per le donne che la seguiranno68. uomini, verranno sistematicamente indirizzate verso i laboratori ritenuti
più femminili come quelli di tessitura, ceramica e legatoria ma alcune di
loro riusciranno poi a conquistarsi uno spazio in altri settori come il
laboratorio del metallo e il laboratorio di scultura in legno e pietra.
Nonostante nelle immagini scattate nella scuola appaiano come donne
moderne ed emancipate poche delle allieve riusciranno a conquistare
riconoscimenti e notorietà professionale all’interno e fuori dal Bauhaus.
Tra i nomi che hanno lasciato tracce importanti, celebrate in musei,
mostre e ricerche, troviamo Gunta Stölzl (1897-1983), Anni Albers (1899-
1994), Otti Berger (1898-1944), Benita Otte (1892-1976), Gertrud Arndt
(1903-2000) uscite dal laboratorio di tessitura; Margarete “Grete”
Heymann-Loebenstein-Marks (1899-1990), Marguerite Friedlaender-
Wildenhain (1896-1985) dal laboratorio di ceramica; Lou Scheper-
Berkenkamp (1901-1976) dal laboratorio di decorazione murale; Marianne

Foto 1.17 - Charlotte Perriand sulla chaise longue LC4, modello B306, 1928
Brandt (1893-1983) dal laboratorio del metallo; Alma Siedhoff-
(Design: Charlotte Perriand, Le Corbusier, Edouard Jeanneret).

68 69
G. Bassanini, Charlotte Perriand (1903-1999), in «Parametro», n.257 (numero H. M. Wingler, Il Bauhaus, Ed. Feltrinelli, Milano, 1987.
70
monografico), Faenza Editore, Ravenna, maggio-giugno 2005, pp. 30-35; C. J. Glancey, Haus proud: The women of Bauhaus, in «The Guardian» (Internet),
Perriand, Io, Charlotte tra Le Corbusier, Léger e Jeanneret, Editori Laterza, Roma- 7 novembre 2009, disponibile all’indirizzo: http://www.theguardian.com/
Bari, 2006; G. Bassanini, La casa del Thé, in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura artanddesign/2009/nov/07/the-women-of-bauhaus; A. Rawsthorn, Female Pioneers
di), donnArchitettura, op. cit., pp. 74-81; Design Museum London (Internet), of the Bauhaus, in «The New York Times» (Internet), 22 marzo 2013, disponibile
Design of the Design Museum, Charlotte Perriand, all’indirizzo: http://www.nytimes.com/2013/03/25/ arts/25iht-design25.html
disponibile all’indirizzo: http://design.designmuseum. org/design/charlotte-perriand

40
Buscher (1899-1944) dal laboratorio di scultura in legno e pietra; Lucia Bauhaus come le lampade a globo (1926), la lampada Kandem 702e
Moholy (1894-1989), Grete Stern (1904-1999) dal laboratorio di (1928), la teiera MT49 o il posacenere disegnato nel 1924 e ancora oggi
71
fotografia . prodotto da Alessi. Alunna poliedrica si interessa anche alla scultura, alla
pittura e alla fotografia realizzando una serie di fotomontaggi attraverso i
quali analizza tematiche contemporanee come la guerra, il militarismo e le
questioni di genere.

Foto 1.19, 1.20 (da sin.) Marianne Brandt, teiera MT49 e posacenere con appoggia sigaretta, 1924.

Foto 1.18 – Studentesse del laboratorio di tessitura sulle scale del Bauhaus, Dessau, 1927 (Bauhaus
Archive, Berlino).

Tra loro Marianne Brandt diventerà uno dei più interessanti designer
industriali tedeschi degli anni ’30 realizzando oggetti simbolo dello stile

71
U. Muller, Bauhaus Women: Art, Handicraft, Design, Flammarion, S.A., Paris,
2009; Bauhaus-online.de (Internet), Marianne Brandt, disponibile all’indirizzo:
http://www.bauhaus-online.de/en/atlas/personen/marianne-brandt; C. Lisini, Une
Foto 1.21 – Marianne Brandt, lampada Kandem 702e, 1928.
flâneuse in officina, in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura di), donnArchitettura,
pensieri, op. cit., pp. 60-69.

41
possano migliorare la condizione delle donne. Quando nel gennaio del
1926 viene chiamata dall'assessore-urbanista Ernst May all'Ufficio Edilizia
del Comune di Francoforte sul Meno per lavorare su nuove tipologie
residenziali, porterà avanti un tema di suo interesse, la razionalizzazione
del lavoro domestico, cominciando a sperimentare la progettazione di
cucine standardizzate. Ernst May, incaricato di elaborare un programma
per rispondere al grande fabbisogno di spazi abitativi delle masse72, è
convinto che un alloggio per essere costruito bene e con bassi costi
richieda la razionalizzazione del processo edilizio che significa studio delle
tipologie, standardizzazione degli elementi costruttivi e industrializzazione
della costruzione. Elemento innovatore di questo nuovo tipo di abitazioni è
anche la semplificazione dell’organizzazione domestica sviluppata da
Margarete Schütte-Lihotzky in una nuova concezione di cucina declinata
con alcune varianti per adattarsi a diversi tipi di abitazione.
Margarete conosce il libro dell’americana Christine Frederick, esperta di
economia domestica, The new housekeeping: efficiency studies in home
management (1913)73 che riporta le teorie tayloriste applicate alla vita
domestica, cercando di trasferire i principi dell’organizzazione scientifica
Foto 1.22 – Marianne Brandt, Help! Liberated woman! (Aiutala! La donna emancipata),
fotomontaggio, 1926. del lavoro in fabbrica al lavoro domestico74. Così troviamo nei fondamenti

72
Francoforte all’inizio del XX si trasforma in una grande città con una crescente
Anche al di fuori del Bauhaus sono molte le proposte innovative di donne
richiesta di alloggi aggravatasi a seguito della prima guerra mondiale.
che in questo periodo segnano la storia delle discipline progettuali come la 73
Il libro è una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista femminile di economia
cucina di Francoforte della progettista austriaca Margarete Schütte- domestica «Ladies Home Journal», diretta dalla stessa Frederick, pubblicato in
Italia nel 1928 con il titolo La donna e la casa. Il Taylorismo nella vita domestica,
Lihotzky, diplomata nel 1919 alla Scuola di Arti Applicate di Vienna nella Ed. Accame, Torino, 1928.
sezione di architettura. Terminati gli studi Margarete apre un proprio 74
F. W. Taylor (1856-1915), ingegnere statunitense, rivoluziona alla fine del XiX
secolo l’organizzazione del lavoro in fabbrica razionalizzandone la parte manuale,
studio professionale e comincia a lavorare su progetti di Siedlungen
dove il gesto viene frazionato, scomposto in parti semplici e ripetitive, in modo da
(quartieri residenziali) collaborando nel 1921 con Adolf Loos. Impegnata ottimizzare i tempi e aumentare la produttività. Da qui lo sviluppo della linea di
politicamente (sarà poi attiva nella resistenza antinazista) dedicherà la montaggio in quella che tra le due guerre viene definita l’era della meccanizzazione
piena. Su questi temi: S. Giedion, L’era della meccanizzazione, Feltrinelli Ed.,
sua attenzione all’edilizia sociale, dedicandosi anche a progetti che
Milano, 1967.

42
della progettazione delle cucine di Margarete l’idea di un luogo di lavoro,
un ambiente piccolo, con mobili a incasso e distanze ottimali tra le
attrezzature, percorsi brevi all’insegna del risparmio di movimenti e di
passi75.
Nell’autunno del 1926 esporrà nella Sala del Municipio della città di
Francoforte un prototipo della prima cucina componibile moderna che
verrà realizzata con una produzione annua di 4.000/5.000 unità ed
inserita negli edifici del progetto residenziale del nuovo quartiere
Frauheim. Con queste parole Margarete esprime il valore che per lei ha il
fare architettura:

«Fin dall'inizio ho voluto occuparmi sempre e solo di edilizia


abitativa e di tutto quanto necessità: servizi per l'infanzia, scuole,
ambulatori, biblioteche, in sintesi l’edilizia sociale.» E ancora: «Noi
architetti abbiamo il dannato e sacrosanto dovere ed obbligo di
romperci il capo su che cosa si debba fare nell'edilizia abitativa per
facilitare la vita alle donne e agli uomini (...)»76.

Foto 1.23 - Margarete Schütte-Lihotzky, La cucina di Francoforte, 1926-27.


Da questa breve carrellata di donne pioniere della progettazione quello
che rileviamo, pur con le diverse peculiarità e sfaccettature, sono
l’impegno senza compromessi e la passione per la professione,
1.5 I primi anni della Facoltà di Architettura verso
caratteristiche necessarie (ma non sempre sufficienti) per affermarsi in un
il secondo conflitto mondiale
settore che continua ad essere considerato di competenza maschile.
«Le donne crescono»

Quello che possiamo rilevare dai dati raccolti è che nella seconda metà
75
Sul lavoro di Margarete Schutte-Lihotzky: L. Minoli, Margarete Schutte- degli anni ’30 la popolazione studentesca era in aumento e che il numero
Lihotzky. Dalla cucina alla città, Franco Angeli Ed, Milano, 1999; G. Rakowitz, degli iscritti e delle iscritte, con le debite proporzioni, cresce
Architettura come scelta di vita, in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a cura di),
considerevolmente anche negli anni del conflitto.
donnArchitettura, op. cit., pp. 46-59.
76
L. Minoli, Margarete Schutte-Lihotzky., op. cit.,, pp. 29-32.

43
Osservando la tabella che segue possiamo notare la crescita costante delle Così come per l’intero Paese quello della guerra è un periodo che segna la
iscrizioni femminili, con un particolare incremento proprio negli anni della vita del Politecnico di Milano anche se fino al 1943, quando si scatenano i
guerra, determinando dall’anno accademico 1934-35 al 1945-46, il grandi bombardamenti aerei sulla città, non ci saranno né eventi bellici
triplicarsi della percentuale di presenze rispetto al totale degli iscritti. diretti né eclatanti accadimenti interni che ne turberanno l’andamento.
Certo è che anche il Politecnico con l’avvento del regime fascista deve
adeguarsi alle nuove direttive imposte a tutte le istituzioni formative dalla
politica totalitaria di Mussolini. Naturale conseguenza delle norme
introdotte dalla riforma Gentile sarà l’imposizione del giuramento di
fedeltà al regime e l’obbligo di iscrizione al partito fascista. Quasi tutti i
docenti acconsentiranno al giuramento e tra il 1932 e il 1933 si
iscriveranno al partito fascista, pena la perdita del lavoro e dello
stipendio. Henry Molinari, docente di tecnologia e impianti industriali,
unico professore del Politecnico di Milano a non giurare e a non iscriversi
al Partito Nazionale Fascista, nel 1932 sarà allontanato dall’Ateneo79.
L’idea era quella non solo di eliminare gli oppositori dall’Università ma
anche di combattere l’agnosticismo politico, non erano ammessi gli incerti
o gli astenuti.

Tabella 1.3 - Studenti iscritti presso la Scuola di Architettura di Milano distinti secondo il sesso e L’ultimo colpo sferrato dal regime sarà l’introduzione nel 1938 delle leggi
l’anno di corso (anni accademici dal 1934-35 al 1945-46)77 .
razziali che determineranno per gli appartenenti alla razza ebraica la

Per quanto riguarda la distribuzione sociale degli iscritti non ci saranno


grandi cambiamenti fin quasi agli anni Sessanta con una maggioranza
proveniente dai ceti più abbienti (famiglie benestanti di alta e media
79
borghesia) ed una minoranza proveniente dai ceti più modesti (famiglie di Nelle università italiane nel 1931 ai docenti viene imposto il giuramento di
78 fedeltà. Su circa 1200 professori solo in 13 si rifiutano, tra questi Henry Molinari
impiegati, piccoli commercianti, artigiani, ecc.) .
professore del Politecnico di Milano che nel 1932 sarà allontanato dall’Ateneo.
Saranno allontanati dal Politecnico anche alcuni assistenti perché non iscritti al
Partito Nazionale Fascista. Su questi temi: 125° del Politecnico di Milano: Mostra
storica 1914-1963, Milano, Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, 11 novembre 1988-8
77
Fonte dati: Archivi Storici del Politecnico di Milano. gennaio 1989, CLUP, Milano, 1988, pp. 89-90; A. Galbani, Antifascismo e
78
G. B. Stracca, La vita del Politecnico tra il 1914 e il 1963. Eventi principali, resistenza nel Politecnico di Milano, in E. Decleva (a cura di), Il Politecnico di
attività istituzionali e dati statistici, in E. Decleva (a cura di), Il Politecnico di Milano, op. cit., pp. 251-282; P. Nicoloso, Gli architetti di Mussolini, Franco Angeli
Milano, op. cit., pp. 35-83. Ed., Milano, 1999.

44
sospensione dall’insegnamento dei docenti e il divieto di immatricolazione e contemporaneamente l’incremento della popolazione studentesca con la
80
per gli studenti. sempre più evidente necessità di adeguare gli spazi e le strutture edilizie
In quegli anni le poche donne iscritte dovranno resistere ad un sistema del Politecnico al numero crescente degli studenti.
educativo che non voleva certo incoraggiare l’accesso femminile ai livelli di L’Ateneo guidato dal 1944 al 1960 dalla figura del Rettore Gino Cassinis,
istruzione superiore e conseguentemente a posizioni lavorative di rilievo. intraprenderà negli anni post bellici, un difficile processo d’innovazione e
Tra l’a.a. 1934-35 e l’a.a. 1945-46 si laureano in architettura 261 uomini svecchiamento richiesto anche dalla rapida evoluzione in corso del mondo
81
e 27 donne . produttivo.
Dopo una fase di stabilizzazione del numero di studenti iscritti a partire
dalla metà degli anni Cinquanta il Politecnico comincerà a risentire della
grande ripresa economica dell’Italia: la crescita della produzione, dei
1.6 Le neolaureate nella ricostruzione del dopoguerra
redditi e dei consumi stimolerà la richiesta di laureati da impiegare sia nel
«L’architettura è un mestiere da uomini ma ho settore industriale che in quello dei servizi e del terziario.
sempre fatto finta di nulla»
Nel generale clima di crescita della popolazione studentesca, tra il 1939 e
il 1963 i laureati architetti civili avranno un incremento molto rapido
Al termine del conflitto anche il Politecnico dovrà confrontarsi con gli
rispetto agli ingegneri che pur manterranno un numero di laureati
effetti provocati dalla guerra. Nel dicembre del 1945 viene organizzato a
decisamente più alto. Per quanto riguarda le lauree femminili il numero
Milano il primo Convegno Nazionale per la ricostruzione edilizia e nel 1947
delle donne laureate in ingegneria si manterrà regolare ma sempre sotto
si svolge a Milano, in coincidenza con l’apertura della VIII Triennale, il
l’1% dei laureati mentre il numero delle donne laureate in architettura
primo Congresso Nazionale Universitario degli studenti di architettura. Il
dopo una fase stabilizzatasi intorno alla decina per anno comincerà a
documento finale del congresso assume l’obiettivo della ricostruzione
risentire della grande ripresa economica dell’Italia: la crescita della
come problema fondamentale dell’architettura in Italia e come compito
produzione, dei redditi e dei consumi stimolerà la richiesta di laureati da
specifico delle Facoltà di Architettura quello di preparare coloro che
impiegare sia nel settore industriale che in quello dei servizi e del
devono operare in questo scenario. A seguito delle nuove tematiche
terziario.
emerse dalla ricostruzione, gli studenti sentono necessario un
Nel generale clima di crescita della popolazione studentesca, tra il 1939 e
rinnovamento nella struttura degli insegnamenti, un’apertura alle
il 1963 i laureati architetti civili avranno un incremento molto rapido
innovazioni di matrice nord-europea e americana.
rispetto agli ingegneri che pur manterranno un numero di laureati
In questo contesto si inserisce anche la crisi finanziaria dell’Istituto
decisamente più alto. Per quanto riguarda le lauree femminili il numero
determinata dalla difficile situazione economica italiana, la forte inflazione
delle donne laureate in ingegneria si manterrà regolare ma sempre sotto
80
ibidem. l’1% dei laureati mentre il numero delle donne laureate in architettura
81
Fonte dati: Archivi Storici del Politecnico di Milano.

45
dopo una fase stabilizzatasi intorno alla decina per anno comincerà a del condominio milanese85 che si concluderà negli anni ’70, insieme agli
superare la ventina per anno con una percentuale in crescita tra il 20% e altri componenti dello studio si iscrive al MSA86 e sarà attiva nel campo
il 39% rispetto al totale dei laureati fino ad arrivare alla fine degli anni ‘50 dell’urbanistica, dell’edilizia e del disegno industriale, firmando sempre i
a superare la ventina per anno con una percentuale in crescita tra il 20% progetti a sei mani. Tra questi le luci progettate per Fontana Arte e per
82
e sfiorare la soglia del 40% dei laureati architetti . Kartell come la plafoniera e applique 4334 rimasta in produzione fino al
Diverse note professioniste si formano e cominciano a lavorare in questo 1981 che sarà selezionata al Compasso d’oro nel 1959. Lo studio lavorerà
periodo; durante gli anni bui del conflitto, tra le iscritte alla Facoltà di con altre aziende come, De Padova, Cassina e Olivari per la quale
Architettura c’erano Anna Ferrieri, Franca Helg, Anna Bertarini e Liliana progetteranno una nuova serie di maniglie in resina termoplastica, Boma,
Grassi. proposta dall’azienda nel 1972 ed ancora oggi prodotto di successo87.
Anna Maria Bertarini si laurea nell’anno accademico 1947-48 insieme ad
altre 7 donne83. Si sposa con l’architetto Gianemilio Monti e insieme al
fratello del marito Piero aprono nel 1948 lo Studio Monti GPA, ancora
attivo oggi a Milano.
Anna Bertarini, classe 1923, ci parla dei suoi anni da studentessa al
Politecnico, quelli del regime fascista e dei bombardamenti su Milano,
durante i quali anche nella didattica si rifletteva il clima di totale chiusura
all’Europa: «la cultura impartita era classica e nozionistica, i lavori ex
tempore (esercitazioni di disegno progettuale) fuori dalla realtà; 85
M. Grandi, A. Pracchi, Milano. Guida all’architettura moderna, Ed. Zanichelli,
Bologna, 1980, pp. 288-296 e p. 336.; F. Irace, Milano moderna. Architettura e
pochissimi erano gli spiragli verso le nuove tendenze architettoniche
città nell’epoca della ricostruzione, Ed. Federico Motta, Milano, 1996; M. Boriani, C.
contemporanee»84. Morandi, A. Rossari, Milano contemporanea: itinerari di architettura e urbanistica,
Una volta laureata recupererà sul campo la mancata cultura di respiro più Maggioli Ed., Santarcangelo di Romagna, 2008, [1˚ ed. 1986]; AP. Brambilla, (a
cura di), Il condominio milanese, in Itinerari di architettura milanese: l’architettura
internazionale iniziando subito a lavorare in un momento molto
moderna come descrizione della città, Fondazione dell’Ordine degli Architetti P.P.C.
stimolante, la ricostruzione post-bellica. Tra i protagonisti della stagione della Provincia di Milano (Internet), 16 maggio 2004, disponibile all’indirizzo:
http://www.ordinearchitetti.mi.it/it/mappe/itinerari/repertorio
86
Il Movimento di Studi per l’Architettura (MSA) nasce a Milano tempestivamente
subito dopo la Liberazione, nell’aprile del 1945; tra gli obiettivi principali quello di
82
G. B. Stracca, La vita del Politecnico tra il 1914 e il 1963, op. cit., pp. 35-83; contribuire attraverso la ricerca e la collaborazione di affermati professionisti e
Fonte dati laureati: Archivi Storici del Politecnico di Milano. giovani architetti alla ricostruzione della città. Su questo tema: M. Baffa, C.
83
In quell’anno si laureano 32 uomini e 8 donne. Le lauree femminili sono il 20% Morandi, S. Protasoni, A. Rossari, Il Movimento di Studi per l'Architettura: 1945-
del totale. Fonte dati: Archivi Storici del Politecnico di Milano. 1961, Editori Laterza, Roma-Bari, 1995.
84 87
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista ad Anna Bertarini Monti, 18 ottobre 2012, v. A. Pansera, (a cura di) con M. Chirico, Niente di meno – Nothing less - La forza
infra p. del design femminile, Allemandi & C., Torino, 2011, p. 32.

46
Foto 1.24 - Gianemilio, Piero e Anna Monti, Applique 4334, Kartell, 1959.

Foto 1.26 - Gianemilio, Piero e Anna Monti con Enrico Freyrie


Casa d’abitazione, via Calco 2 Milano, 1955.

Tra le laureate di quegli anni ci sono anche Cini Boeri, Gae Aulenti,
Rosanna Monzini, Raffaella Crespi.
Nel 1951 si laurea Maria Cristina Mariani, meglio nota come Cini Boeri.
Nata nel 1924, termina il liceo durante la guerra, nel ’43 e si iscrive al
Foto 1.25 - Gianemilio, Piero e Anna Monti, Boma, maniglia in resina, Olivari, 1972.
Politecnico ma subito sfollerà con la famiglia a Gignese, sopra il lago
Maggiore, partecipando attivamente alla Resistenza. Del periodo a
Gignese ricorda le passeggiate e gli scambi di opinione con l’architetto De
Finetti il quale apertamente le diceva «Non farai mica l’architetto? È un

47
mestiere da uomo»88. Non si farà intimidire e terminata la guerra nel ’46- A quel tempo tra le donne che lavoravano a fianco di un architetto uomo

’47 inizierà a frequentare la facoltà di architettura. c’erano Anna Ferrieri con Ignazio Gardella e Franca Helg con Franco

In quegli anni il corso di studi era strutturato in un biennio propedeutico, Albini. Cini Boeri ci racconta: «mi ricordo che Anna Ferrieri dopo un po’

comune alla facoltà d’Ingegneria, ed un triennio. Cini Boeri ricorda che le che ci conoscevamo mi ha detto: senti, esci dallo studio se no diventi

ragazze erano nove e che l’architettura che si insegnava era ancora molto come me, un pezzo dello stesso»90.

legata al passato, tranne alcune eccezioni. Tra queste sicuramente il Così nel 1963 nasce lo studio Boeri che si occuperà di architettura,

professore di arredamento Gio Ponti: «mi trasmise la sua poesia allestimenti e progettazione d’interni ma anche di disegno industriale

dell’architettura oltre ad insegnarmi un ordine mentale e fisico»89, iniziando già nel 1964 un’importante collaborazione con Arflex inaugurata

commenta Cini Boeri. Dopo la laurea comincia a fare pratica proprio nello dalla poltrona Borgogna. Del 1967 sono le sedute della serie Bobo mentre

studio di Gio Ponti poi nel 1952 è già nello studio di Marco Zanuso. nel 1971 sempre per Arflex firma Serpentone un progetto innovativo e
anticonformista.

Foto 1.27 - Cini Boeri e Marco Zanuso, 1955.


Foto 1.28 – Cini Boeri, Serpentone, seduta in schiuma poliuretanica, Arflex, 1971.

88
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Cini Boeri, 4 dicembre 2012, Milano, infra,
pp. 98-106.
89 90
ibidem. ibidem.

48
Così racconta in un suo scritto su Ottagono: «È il risultato della mia più Collaborerà con altre aziende importanti come Knoll, Rosenthal e Fiam per
recente ricerca su elementi che servano a vivere semplicemente (…) Una la quale realizza nel 1987 in collaborazione con Tomu Katayanagi un altro
seduta infinita da tagliarsi e vendersi a metri, a chilometri, lunga quanto si progetto provocatorio una poltrona che «non doveva vedersi» Ghost
vuole, flessibile nella forma desiderata. (…) Un serpente su cui adagiarsi, ottenuta da un unico foglio di vetro92.
più che sedersi: un serpente che costasse molto poco. (…)»91. Sempre con Il suo lavoro riconosciuto a livello internazionale raccoglie numerosi
Arflex realizza la serie Strips composta da letto, divano e poltrona, un riconoscimenti tra cui nel 2011 il Compasso d’Oro alla carriera.
progetto di grande successo disegnato con Laura Griziotti che nel 1978 Due anni più tardi, nel 1953, si laurea Gae Aulenti, tra i più grandi nomi
viene premiato con il Compasso d’Oro. della generazione post guerra usciti dal Politecnico di Milano. In quegli
anni in cui le classi contavano poche decine di studenti, di cui pochissime
le donne, uno dei suoi compagni di studi, il coetaneo Vittorio Gregotti,
ricorda Gae arrivare in facoltà in lambretta «come le donne ancora non
osavano»93.
Una volta laureata resterà per qualche hanno legata all’ambiente
universitario prima a Venezia poi al Politecnico di Milano collaborando con
Ernesto Nathan Rogers sua assistente alla cattedra di composizione e
sempre sotto la guida di Rogers farà parte anche della redazione di
Casabella.
Si staccherà, verso la fine degli anni ’60, dall’esperienza accademica e
dalle rigidità espressive della ricerca architettonica di quegli anni in Italia
seguendo professionalmente un’ispirazione ed una visione più
internazionale ed eclettica. Si dedicherà all’architettura, alla progettazione
d’interni, alla scenografia, al disegno industriale. Nel 1967 lavora già a
Parigi per Olivetti dove firma il nuovo negozio sul Faubourg St. Honoré94.

Foto 1.29 – Cini Boeri, Ghost, seduta in vetro, Fiam, 1987.

92
C. Avogadro (a cura di), Cini Boeri architetto e designer, Silvana Editoriale,
Cinisello Balsamo (Milano), 2004.
93
N. Aspesi, La prima donna di Milano in moto e maglione nero, «La Repubblica»,
91
C. Boeri, Un’idea: il lungo serpente, «Ottagono», n. 21, 1971, in C. Avogadro 2 novembre 2012, p. 39.
94
(a cura di), Cini Boeri architetto e designer, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo Il nuovo negozio Olivetti a Parigi. Un ambiente di apparenza magica, in
(Milano), 2004, p. 147. «Domus», n. 452, luglio 1967, disponibile nell’archivio digitale di Domusweb

49
Il progetto che in assoluto la porta alla ribalta sulla grande scena
internazionale, la sua opera più conosciuta, è l’allestimento del Musée
d’Orsay realizzato tra il 1980 e il 198695.
Nata nel 1927, scomparsa il 1 novembre 2012, è sempre stata
consapevole del suo praticare una professione considerata comunemente
maschile ma non ci ha mai dato molto peso come ricorda una sua celebre
frase tratta da un’intervista e riportata spesso nei numerosi articoli che
l’hanno omaggiata: «L'architettura è un mestiere da uomini, ma ho
sempre fatto finta di nulla»96.

Foto 1.30 - Gae Aulenti nel negozio Olivetti di Parigi,


«Domus», n. 452, luglio 1967, foto di Rolly Marchi.

1.7 Gli anni della contestazione, la rivoluzione culturale,


la storia recente

«Le donne conquistano la Facoltà di Architettura»


(Internet), 17 maggio 2012, all’indirizzo: http://www.domusweb.it/it/dall-
archivio/2012/11/10/gae-aulenti-e-l-olivetti.html
95
A. Foppiano, Scatti di una corsa al mare, in M. G. Eccheli, M. Tamborrino (a
Nel 1963, anno del suo primo centenario di vita, il Politecnico è in pieno
cura di), donnArchitettura, op. cit., pp. 147-159.
96
P. Di Stefano, intervista a Gae Aulenti, L’architettura è un mestiere da uomini sviluppo. La costruzione della nuova Facoltà di Architettura sta per essere
ma ho sempre fatto finta di nulla, Corriere della sera.it (Internet), 21 febbraio completata ed ulteriormente ampliata secondo un piano di sviluppo
2011, disponibile all’indirizzo: http://www.corriere.it/cultura/11_febbraio_21/gae-
aulenti-paolo-di-stefano_cbee3b2c-3d82-11e0-8c41-24e78bec137b.shtml
edilizio già studiato negli anni di gestione di Cassinis.

50
Negli anni a seguire quando tra il 1963 ed il 1974 la Facoltà di Architettura Nell’anno accademico 1969-70 viene liberalizzato l’accesso all’università
del Politecnico di Milano sarà protagonista della rivoluzione culturale per cui si potevano iscrivere studenti in possesso di qualsiasi diploma di
promossa dal Movimento Studentesco, il numero delle iscrizioni continuerà scuola media superiore; le donne iscritte erano il 34% del totale98.
a salire esponenzialmente con la presenza femminile in aumento In quegli anni tra le laureate anche figlie di noti architetti come: Maria
soprattutto ad Architettura. Luisa Barbiano di Belgiojoso, Federica Zanuso, Giorgina Maria Castiglioni e
Nel 1963 all’alba delle prime agitazioni e della prima occupazione, la nomi della storia della facoltà come Adriana Baglioni e Marisa Galbiati.
Facoltà si caratterizzava per un insegnamento autoritario, programmi I racconti di chi frequenta la facoltà in quegli anni sono molto intensi.
rigidi e docenti che si ponevano come accademici senza alcun rapporto Federica Zanuso si iscrive nel 1964, frequenta un biennio abbastanza duro
con gli studenti: una struttura che creava un’università d’élite volta a quando gli esami erano in comune con gli ingegneri poi durante il suo
formare una casta di tecnici-artisti. L’università intendeva tramandare il triennio scatta il periodo delle occupazioni.
sapere, non attraverso una ricerca dinamica legata all’evolvere della Nonostante ciò ci parla di quegli anni come di un periodo molto
società, bensì come conoscenza statica che avrebbe formato la futura stimolante, «(…) mi sono molto divertita»99, grazie anche alla presenza di
classe dirigente. In questo clima il movimento studentesco nasce alcuni docenti illuminati tra cui Aldo Rossi, Ernesto Nathan Rogers, Vittorio
inizialmente dettato da un’urgenza, un’esigenza interna di rifondazione Gregotti, che cercavano di portare avanti ricerche nuove e alternative in
della disciplina prendendo solo in seguito delle connotazioni più politiche. collaborazione con gli studenti.
Gli studenti in quegli anni sono impegnati in una lotta per una didattica La tensione evolutiva sociale di quegli anni riguarda molto da vicino le
rinnovata basata sulla sperimentazione organizzata attraverso gruppi di donne e il loro percorso di emancipazione, anche nel contesto
ricerca dove docenti e studenti lavoravano insieme relazionandosi con la universitario, nell’ambito del movimento studentesco. Oggi vicepreside e
realtà esistente perché la disciplina potesse finalmente rispondere alle docente della Scuola di Design del Politecnico di Milano, Marisa Galbiati,
necessità di una società in piena trasformazione. laureata nel 1974, ci racconta uno spaccato di vita della Facoltà nei primi
Questo percorso riformatore viene appoggiato da alcuni docenti e da anni ’70:
figure come quella di Carlo de Carli (preside tra il 1965 e il 1968) seguito
poi da Paolo Portoghesi anch’esso disponibile e aperto alle istanze di «c’erano assemblee tutti i giorni dove si rifletteva su diversi temi (…); noi
rinnovamento ma ostacolato da tutti quei docenti che mantenevano studenti eravamo alla scoperta di un mondo nuovo ed avevamo l’esaltante
posizioni conservatrici, come anche dallo stesso Rettore del Politecnico,
Bruno Finzi97.

98
R. Crespi, Donna e Architetto, in B. Mapelli (a cura di), Donna e istruzione
97
F. Vanini (a cura di), La rivoluzione culturale. La Facoltà di Architettura del politecnica: atti del Convegno, Milano, 1987, F. Angeli, Milano, 1988, pp. 82-96.
99
Politecnico di Milano 1963-1974, catalogo della mostra, Milano Facoltà di E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Federica Zanuso, 5 febbraio 2013, v. infra
Architettura Civile, 23 novembre-16 dicembre 2009. pp. 115-118.

51
sensazione di poterlo cambiare (…); le donne si interrogavano sul A metà degli anni ’80 (a.a. 1985/86) le iscritte sono il 41% del totale degli
100
femminismo e sulla possibilità di conquistare ruoli importanti» . studenti e le laureate il 39%102, numeri che andranno progressivamente
aumentando fino a portare negli anni Novanta al cosiddetto sorpasso
L’architettura stava subendo una trasformazione, nuove estetiche e nuovi rosa.
scenari sociali si stavano affacciando; maturava l’idea che questa In questi anni il Politecnico si apre all’estero e agli scambi internazionali.
disciplina non si potesse esercitare senza una stretta integrazione con la Dal dialogo tra diverse componenti sociali si passa necessariamente allo
realtà sociale, politica ed economica. L’Università non poteva restare scambio tra culture, per creare confronto tra differenti esperienze di
indietro. La Facoltà di Architettura riuscirà ad intraprendere un percorso di architettura e di percorsi formativi.
rinnovamento e a sfruttare un momento molto fertile seppur La figura dell’architetto svilupperà, su di una matrice culturale e formativa
accompagnato da episodi di grande tensione che vedranno protagonisti sia comune, una pluralità di figure professionali (anche maggiori di quelle
gli studenti che i docenti. rappresentate dagli indirizzi del corso di laurea). Tendenza che andrà via
La Facoltà si riassesterà all’inizio degli anni ’80. via arricchendosi con lo sviluppo delle scuole di specializzazione per poter
Cesare Stevan, docente di Architettura Sociale dal 1968, dopo aver rispondere alle indicazioni del mercato del lavoro.
vissuto gli anni della contestazione ed averne condiviso le istanze di Si laureano in questi anni nomi come Carlotta de Bevilacqua, Patricia
rinnovamento, sarà preside della Facoltà di Architettura dal 1982 al 2002 Urquiola Y Hidalgo, Silvana Annicchiarico.
guidando la qualificazione e il rinnovamento degli studi e l'ampliamento Carlotta de Bevilacqua, figura estremamente eclettica, affermata
101
della sede . designer, imprenditrice, dedita alla ricerca e all’attività didattica, si laurea
In quegli anni avvengono all'interno della Facoltà di Architettura numerose nel 1983. Si iscrive al Politecnico nella seconda metà degli anni ’70
e significative trasformazioni: proprio nel 1982 viene varato il D.P.R. n. scegliendo la Facoltà di Architettura proprio: «(…) perché gli strumenti di
806 che indicherà le nuove linee di ordinamento, immutate dagli anni '30, progetto sono quelli che possono intervenire sulla qualità della vita»103.
introducendo l'articolazione per indirizzi nel corso di laurea (progettazione, Vivrà in Università una stagione più destrutturata, ancora pervasa da
restauro, design, urbanistica, ecc). impegno politico, da temi fortemente sociali e da un grande
rinnovamento.
Contemporaneamente allo sviluppo delle nuove linee nella disciplina il
Politecnico tra la seconda metà degli anni ‘80 e la fine degli anni ’90
100
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Marisa Galbiati, 15 gennaio 2013, v. infra
pp. 107-110.
101 102
M. De Caro, Un preside nato dalla contestazione. In un posto chiave dal 1982. R. Crespi, Donna e Architetto, in B. Mapelli (a cura di), Donna e istruzione
Un informale colloquio con Cesare Stevan, preside della Facoltà di Architettura del politecnica, op. cit., pp. 82-96.
103
Politecnico di Milano, in «Casa Oggi», n. 148, 1987, p. 72. E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Carlotta de Bevilacqua, 6 settembre 2013,
infra, pp. 134-136.

52
cresce sul territorio aprendo oltre al Campus Universitario in zona Bovisa i
poli regionali di Como e Lecco e le sedi territoriali di Cremona, Mantova e
Piacenza.
A partire dall’anno accademico 2000-2001 entra in vigore la riforma
universitaria che porta alla struttura tre più due dei corsi di studio, laurea
e laurea magistrale, con la creazione di nove facoltà: sei Facoltà di
Ingegneria, due Facoltà di Architettura (Architettura e Società, e
Architettura Civile) e una Facoltà di Design.
Dall’anno 2001 all’anno 2013 il numero degli iscritti al Politecnico di Milano
alla Facoltà di Architettura e alla Scuola di Design è notevolmente
aumentato e se ampliamo lo sguardo sull’Italia, dalle ultime rilevazioni
effettuate nel 2014104, è il paese europeo dove il numero complessivo di
architetti professionisti è di gran lunga superiore a quello delle altre
nazioni, intorno ai 152 mila.
A seguire la Germania, il secondo paese europeo, dove gli architetti
Grafico 1.2 - Il numero di architetti in Europa (i primi 16 paesi europei)105 .
sarebbero poco più di 100 mila, la Spagna con circa 50 mila e il Regno
Unito e la Francia intorno ai 30 mila (praticamente quanto gli iscritti ai soli
ordini di Roma e Milano). Per quanto riguarda la professione al femminile, in Europa le donne oggi

Complessivamente, considerando 33 paesi europei, tra aderenti o sono il 36% del numero totale degli architetti, ma sono destinate

candidati all’ingresso nell’Unione Europea (come Turchia, Croazia e crescere. La rilevazione effettuata nel 2012 per genere e distribuzione

Macedonia), più Svizzera e Finlandia, nel 2012 il numero complessivo di anagrafica evidenzia che il numero delle donne laureate ha sorpassato

architetti si aggira intorno ai 550 mila. quello dei colleghi uomini soprattutto nelle fasce d’età più basse.

Gli architetti italiani rappresenterebbero, quindi, oltre il 27% di tutti gli


architetti europei.

105
Elaborazione Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per
l'edilizia e il territorio) su fonti varie, in CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione
Architetto, Quarta indagine congiunturale sullo stato della professione in Italia,
104
CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Architetto, Quarta indagine Roma, giugno 2014, disponibile all’indirizzo:
congiunturale sullo stato della professione in Italia, Roma, giugno 2014. http://www.awn.it/component/attachments/download/231

53
iscritti ai corsi di laurea di secondo livello e il 54,3% dei nuovi
immatricolati107.

Grafico 1.3 - Distribuzione anagrafica architetti europei (25 paesi) per genere, (2012)106 .

Grafico 1.4 - Immatricolati e iscritti ai corsi di Architettura in Italia, per genere (a.a. 2012-2013)108 .

In Italia, secondo i dati del Consiglio Nazionale dell’ordine degli Architetti,


dei 152 mila architetti italiani quasi il 41%, ovvero circa 62 mila, è La situazione italiana trova pieno riscontro al Politecnico di Milano dove i
composto da donne, una quota che è andata rapidamente aumentando dati registrati nel 2014 sul numero di studentesse presenti confermano la
negli ultimi anni (era il 30% nel 1998), mantenendosi sempre superiore conquista femminile dei corsi di laurea in design e in architettura: le
alle medie europee, e, soprattutto, decisamente superiore a quanto donne sono il 62,1% (2.521 unità) del totale degli studenti di Design e il
stimato per Regno Unito (20%), Francia (33%) e Germania (36%), dato 52,4% (5.056 unità) del totale degli studenti di Architettura109.
che ci può far affermare che le donne italiane rispetto alle colleghe
europee siano decisamente emancipate.
Anche i dati più recenti che registrano le presenze nelle Facoltà di
Architettura italiane nell’anno accademico 2012-2013 testimoniano che la
quota femminile è costantemente superiore: le donne sono in il 54% degli
107
CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Architetto, Quarta indagine
congiunturale sullo stato della professione in Italia, Roma, giugno 2014.
106 108
Elaborazione Cresme su dati del Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), in Elaborazione Cresme su dati MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Architetto, Terza indagine della Ricerca), in CSAPPC–CRESME, Osservatorio Professione Architetto, Quarta
congiunturale sullo stato della professione in Italia, Roma, aprile 2013, disponibile indagine congiunturale sullo stato della professione in Italia, Roma, giugno 2014.
109
all’indirizzo: http://www.awn.it/component/attachments/download/84 Polimi Women Summit, Politecnico di Milano, 19 maggio 2014.

54
1.8 Sulle tracce di Vanda (1990-2000) sono state di ispirazione per il nostro lavoro di ricerca del paradigma
femminile in architettura tanto da pensare di affrontare su invito e con il
Ripercorrendo la storia del Politecnico di Milano e della presenza delle supporto della professoressa Ida Faré, un incontro presso la Libreria delle
donne nell’Ateneo abbiamo riscoperto il lavoro del Gruppo Vanda fondato donne di Milano sul tema della nostra tesi, con la partecipazione di alcune
nel 1990 proprio all’interno della Facoltà di Architettura da alcune docenti delle architette intervistate e di esponenti del gruppo Vanda112.
e ricercatrici tra cui Sandra Bonfiglioli, Marisa Bressan, Ida Faré e Gisella
Bassanini, spinte dal desiderio di studiare le teorie e le opere delle donne
nell’architettura, nel design e nell’urbanistica. Il gruppo Vanda, una
comunità accademica femminile, lavora dal 1990 al 2000 producendo, con
la partecipazione non solo di docenti, ricercatrici e studentesse, ma anche
di amministratrici comunali, sindache e sindacaliste, diversi lavori di
ricerca, seminari e tesi di laurea, con l’intento comune di portare alla luce
la storia della presenza delle donne nell’architettura italiana e non.
Vanda nel percorrere diverse tracce privilegia alcuni filoni: la ricerca delle
pioniere della progettazione, le madri dell’architettura moderna ignorate
dalla storia dell’architettura, che mette in luce un panorama ricco ed
originale dalle professioniste americane a cavallo tra Ottocento e
Novecento alle «architettrici» italiane del periodo fascista a grandi Foto 1.31 - Presentazione incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del
produrre architettura e design, presso la Libreria delle Donne, Milano, 14 ottobre 2015.
personaggi come Lilly Reich, Lina Bo Bardi, Grete Schütte-Lihotzky, e
Eileen Gray; la storia dell’abitare femminile attraverso i secoli; le
Facoltà di Architettura, Vanda produzioni, Politecnico di Milano, 1992; L. Miotto e S.
competenze femminili nelle questioni del tempo e dei ritmi della città; le Nicolini, Lina Bo Bardi. Aprirsi all' accadimento, Testo & Immagine, Torino, 1998;  

ricerche e le proposte delle urbaniste dei paesi anglosassoni per una G. Bassanini, L'arte di costruire, l'arte di abitare. Il progetto domestico nell'opera di
Charlotte Perriand, relatrice Prof.ssa Ida Faré, Post-dottorato in Tecnologia
nuova idea di città e di quartiere; la valorizzazione del sapere femminile dell'Architettura e dell'Ambiente, 1998, Politecnico di Milano; K. Cosseta, Ragione e
per la cura della città110. Le questioni che emergono dall’intrecciarsi degli sentimento dell'abitare. La casa e l'architettura nel pensiero femminile tra le due
111 guerre, Franco Angeli, Milano, 2000; A. Marinelli, Etica della cura e progetto,
studi di Vanda , tra i primi in Italia ad occuparsi di queste tematiche,
Liguori, Napoli, 2002; G. Bassanini, Per amore della città, Franco Angeli, Milano,
2008; B. Bottero, A. di Salvo, I. Farè (a cura di), Le architetture del desiderio,
110
Riguardo alle ricerche del gruppo Vanda: G. Bassanini, 1990-2000. I dieci anni Liguori, Napoli, 2009.
112
di Vanda. Teorie e opere femminili in architettura, in Tempi e Spazi (Internet), L’incontro dal titolo Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del
disponibile all’indirizzo: http://www.tempiespazi.it/spazi/findex1/. produrre architettura e design si è svolto presso la Libreria delle Donne di Milano il
111
Tra le ricerche, le tesi e i materiali pubblicati: G. Bassanini (a cura di), Osare 14 ottobre del 2015. Gli estratti del dibattito sono stati riportati nella sezione
pensare la città femmina, atti del seminario, 18 dicembre 1990, A.A. 1990/91, Apparati di questa tesi.

55
56
Capitolo 2. L’ascesa delle donne in Italia Sicuramente prima dell’apertura delle Università alle donne (accesso
consentito per la prima volta nel 1860 a Zurigo in Svizzera), le figure
femminili che emergono in materie e professioni tecnico-scientifiche,
ambiti tradizionalmente riservati agli uomini, sono costantemente
2.1 Il diritto di studiare e lavorare affiancate da figure maschili; così come nella vita sociale il riconoscimento
della donna professionalmente non può prescindere dalla tutela di un
Questa tesi intende dare visibilità ai dati che registrano la presenza uomo, sdoganata dalla sua approvazione114. Nelle pioniere
femminile alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, mettendone dell’architettura sono molti gli esempi di professioniste inevitabilmente
in luce le dinamiche e l’orientamento, raccontare l’esperienza diretta di ricordate accanto ai celebri colleghi con cui hanno condiviso l’attività
alcune protagoniste attraverso diverse generazioni di lauree al femminile professionale e in alcuni casi anche la vita affettiva. Anche a fronte di
per poi capire quale immagine di architetto donna, con quali qualità e conquiste civili e riconoscimenti sociali, il viatico maschile rimane
contributi, si affaccia oggi sul nostro contemporaneo. simbolicamente per lungo tempo.
Prima di evidenziare l’analisi dei dati che abbiamo raccolto è a nostro In Italia è facile ricordare Franca Helg accanto a Franco Albini, oppure
avviso importante contestualizzare la realtà femminile del Politecnico di Anna Ferrieri Castelli accanto a Ignazio Gardella o tra le nostre
Milano in quello che è stato il cammino delle donne in Italia per intervistate Anna Bertarini Monti accanto a Piero e suo marito Gianemilio
conquistare il diritto di studiare e lavorare al pari degli uomini, diritto che Monti, ma molte altre non sono mai emerse dall’anonimato del lavoro in
passa attraverso la conquista di diritti civili e politici113. studio.
Nel processo di emancipazione, l’ingresso delle donne ai livelli superiori

113
d’istruzione e in particolare nelle facoltà tecniche è un momento
Alcuni studi su queste tematiche: F. Pieroni Bortolotti, Alle origini del
movimento femminile in Italia, 1848-1892, Einaudi, Torino, 1975, [1° ed. 1963]; P. importante anche in Italia, benché sia stato inizialmente graduale,
Gaiotti De Biase, Le origini del movimento cattolico femminile, Morcelliana Ed., ostacolato non solo dalla struttura sociale e familiare ma per tutto il
Brescia, 1963; A. Galoppini, Il lungo viaggio verso la parità. I diritti civili e politici
periodo fascista da politiche decisamente ostili al processo di
delle donne dall’Unità ad oggi, Zanichelli Ed., Bologna, 1980; S. Soldani (a cura di),
L'educazione delle donne. Scuole e modelli di vita femminile nell'Italia scolarizzazione e al lavoro femminile.
dell'Ottocento, Milano, Franco Angeli Ed., 1989; M. De Giorgio, Le Italiane dall’Unità
ad oggi. Modelli culturali e comportamenti sociali, Roma-Bari, Laterza, 1990; A.
Buttafuoco, Questioni di cittadinanza: donne e diritti sociali nell’Italia liberale, cammino verso i diritti, Net Ed., Milano, 2004; G. Galeotti, Storia del voto alle
Protagon Editori Toscani, Siena, 1995; M. De Leo, F. Taricone, Le donne in Italia. donne in Italia. Alle radici del difficile rapporto tra donne e politica, Biblink Ed.,
Educazione/Istruzione, Liguori Ed., Napoli, 1995; A. Rossi Doria, Diventare Roma, 2006; M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Italia 1946: le donne al
cittadine. Il voto alle donne in Italia, Giunti Ed., Firenze, 1996; A. Groppi (a cura voto, Dossier, Istituto lombardo di storia contemporanea, Milano, 2006.
114
di), Il lavoro delle donne, Ed. Laterza, Roma-Bari, 1996; A. Bravo, M. Pelaja, A. S. Sesti, Donne di scienza: un percorso da tracciare, in A. Galbani (a cura di),
Pescarolo, L. Scaraffia, Storia sociale delle donne nell’Italia contemporanea, Ed. Donne Politecniche, atti del Convegno e catalogo della mostra (Milano, 22 maggio
Laterza, Roma-Bari, 2001; E. Sarogni, La donna italiana: 1861-2000: il lungo 2000), Libri Scheiwiller, Milano, 2001, pp. 13-23.

57
Intendiamo qui dare uno sguardo proprio ai passaggi normativi ed alle degli articoli del Codice napoleonico sottolinea: «L’autorità maritale è
tappe sociali che hanno influito sulle modalità ed i tempi di accesso delle stabilita in una maniera categorica dall’articolo 213 del Codice: ‘la moglie
donne all’università e sugli sbocchi professionali delle laureate. deve obbedienza al marito’. Nessuna legge del periodo rivoluzionario
aveva proclamato una tale subordinazione!»116.
Numerose sono le ingiustizie stabilite dalla legislazione tra cui: non è
2.2 Il codice civile napoleonico nella sua traduzione previsto che le mogli possano avere un’indipendenza economica, ne
all’italiana amministrare beni, ne condurre un commercio ed in caso di adulterio, il
marito può far rinchiudere la moglie in una casa di correzione fino ad un
Nel corso del XIX secolo, caratterizzato da grandi cambiamenti tesi alla
periodo di due anni mentre l’uomo, se reo confesso di aver coabitato con
modernizzazione, allo sviluppo culturale, sociale ed economico, in Italia,
la concubina nella casa coniugale, rischia solo una multa.
paese arretrato riguardo alle tematiche sociali e gravato dal forte influsso
Tra ‘800 e inizio ‘900 si pubblicano in Italia, così come in Europa, testi
conservatore della chiesa cattolica, le donne vivono ancora in una
volti a provare addirittura l’inferiorità biologica della donna sull’uomo117,
condizione di subordinazione, private dei principali diritti civili e politici.
in modo da confermare la necessità di riservarle un ruolo subalterno nella
La loro libertà d’azione è limitata al contesto familiare in qualità di mogli
società, primo fra tutti il saggio del 1900 L'inferiorità mentale della donna
di, madri di o figlie di e sono generalmente sconsigliate le attività fuori
dello scienziato e neurologo tedesco Paul Julius Möbius. Egli scriveva:
casa, censurate le letture, scoraggiati percorsi formativi di istruzione
«Resta completamente dimostrato, che, nella donna, sono meno
superiore.
sviluppate che nell'uomo porzioni del cervello, le quali sono della massima
Adottato in tutta la penisola e in gran parte dell’Europa continentale il
importanza per la vita psichica, quali le circonvoluzioni del lobo frontale e
Codice civile promulgato nel 1804 da Napoleone battezzato poi Codice
temporale, e che questa differenza esiste fin dalla nascita»118.
napoleonico nel 1807, benché conservi gran parte dei principi
La donna deve essere donna di casa, riconosciuta per il suo ruolo
115
rivoluzionari e introduca regole considerate essenziali per la società
116
moderna, codifica l’ineguaglianza della donna rispetto all’uomo A. Desideri, M. Themelly, Storia e Storiografia dall’illuminismo all’età
dell’imperialismo, G. D’Anna Ed., Messina-Firenze, 1996, p. 271.
relegandola in una posizione di completa dipendenza dal marito, di fatto 117
Su questo tema: C. Lombroso, G. Ferrero, La donna delinquente, la prostituta
violando e negando il principio di uguaglianza che era stato proclamato e la donna normale, Fratelli Bocca Ed., Torino, 1903; G. Sergi, L’educazione del
dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino elaborata carattere, F.lli Dumolard Ed., Milano, 1893, pp. 226-248.
118
Paul Julius Möbius (1853-1907) partendo da una presunta analisi scientifica si
dall’Assemblea Nazionale dei Rappresentanti del Popolo Francese nel
preoccupa in realtà di sottolineare e sostenere che: «La deficienza mentale della
1789. Lo storico francese Jacques Godechot da un’analisi piuttosto critica donna non solo esiste ma è necessaria. Se noi vogliamo una donna la quale sappia
adempiere bene al suo compito materno, è necessario ch'essa non abbia un
cervello mascolino».tratto da P. J. Möbius, L'inferiorità mentale della donna,
115
Tra questi: l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la laicità dello stato, traduzione dal tedesco di Ugo Cerletti, Piccola Biblioteca di Scienze Moderne, n. 87,
la libertà religiosa, la libertà del lavoro. Fratelli Bocca Editori, Torino, 1904.

58
procreativo e di certo non ha necessità di essere istruita o di ottenere «Se Dio ha posto nell’uomo un’irresistibile tendenza alla libertà,

diritti civili o politici. perché nell’uso della libertà diventi migliore; se Dio benedice agli
sforzi che la Nazione Italiana fa per rendersi libera, fondamento
Ciò vale tanto nell’ambiente aristocratico e borghese quanto in quello
principalissimo di questo progressivo miglioramento dev’essere
operaio che le donne cominciano a frequentare con l’avvento
l’affermazione la più larga possibile dell’emancipazione della donna. I
dell’industrializzazione, entrando nelle fabbriche con condizioni di lavoro
primi otto anni dell’educazione dell’uomo appartengono quasi
pesanti e con salari nettamente inferiori a quelli degli uomini. Le donne
esclusivamente alla madre. Considerando che sui diversi Codici delle
colte, dell’aristocrazia prima e successivamente della borghesia, allo provincie Italiane si sta elaborando un Codice unico per tutto il Regno
stesso modo non hanno grandi possibilità di proporsi sulla scena pubblica d’Italia; Considerando che nelle provincie Lombarde, dove è vigente
e di sottrarsi al controllo esercitato dalle figure maschili della famiglia se tuttora il Codice austriaco, la donna è parificata all’uomo nella facoltà

non prendendo spazio e facendo sfoggio delle proprie conoscenze nei di disporre delle proprie sostanze in ogni contrattazione anche senza
la tutela maritale; Considerando che il Codice Albertino, § 130,
salotti privati119.
sottopone, nelle antiche provincie, la donna alla tutela maritale
In Italia, per quanto riguarda l’accesso all’istruzione, come già detto nel
nell’esercizio dei diritti di proprietà; Le sottoscritte, Cittadine Italiane,
primo capitolo è solo con la legge Casati del 1859120 che viene stabilito il
fanno al Parlamento rispettosa istanza, affinché nella compilazione
principio di parità dei sessi attraverso l’istituzione della scuola elementare
del nuovo Codice civile italiano, alle donne di tutte le provincie
obbligatoria per maschi e femmine, anche se per queste ultime il vengano estesi i diritti riconosciuti fino ad oggi nelle donne
proseguimento naturale sarà limitato alle scuole normali (quelle destinate Lombarde». 121

alla preparazione dei maestri), con scarse possibilità di intraprendere il


percorso di un’istruzione di tipo superiore. Il percorso che conduce le Con il primo codice civile italiano si intendeva infatti abolire leggi che in

donne italiane alla lotta per la conquista dei diritti civili e politici comincerà alcuni Stati preunitari erano più avanzate in materia di autorizzazione

già all’indomani dell’Unità quando un gruppo di donne lombarde, consce maritale, cogliendo invece le norme più restrittive esistenti nel Regno di

dei gravi limiti che stanno per essere introdotti, presenta alla Camera dei Sardegna.

deputati una petizione nella quale si sottolineano le disuguaglianze Prima dell’unificazione del Regno d’Italia, in alcuni Stati come il

affermate con la proclamazione del nuovo Regno rivendicando le Granducato di Toscana e il Lombardo-Veneto, le donne come gli uomini

conquiste ottenute con il Codice austriaco: potevano disporre dei propri beni, essere parificate ai mariti nelle
questioni legate all’adulterio e, purché soggetti contribuenti, godere del
diritto di voto amministrativo, anche se questo doveva giungere al seggio
o attraverso una procura o in busta sigillata, modalità che comunque
119
E. Musini, Educarsi, educare, collana Donne nella Storia, n.5, Aracne editrice,
Roma, novembre 2012, pp. 12-14.
120 121
Il decreto legislativo n. 3725 del Regno di Sardegna, entrerà in vigore nel Petizione alla Camera de’ deputati, in Raccolte storiche del Comune di Milano,
1860 e sarà esteso nel 1861 con l’unificazione a tutta l’Italia. Raccolta Bertarelli, busta 212, 1861.

59
sottolineava la rigida separazione dei sessi nella vita sociale. 2.3 Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff e le altre...
La petizione non viene accolta così come non viene attuata la proposta di
legge del parlamentare Peruzzi presentata nel 1863 che riguardava la Nell’Italia post-unitaria saranno diversi i progetti di legge favorevoli
partecipazione, seppur limitata alle vedove e alle nubili, delle donne al all’emancipazione delle donne presentati da deputati dalle idee
voto amministrativo122. progressiste e benché tutti destinati a fallire, rappresentano un segnale
In Italia il codice civile post unitario, redatto da Giuseppe Pisanelli, importante del mutamento del pensiero relativo alla donna e alla sua
deputato del Regno d’Italia e Ministro della Giustizia fino al 1864, adottato condizione125. Le donne stesse acquisteranno maggiore consapevolezza
nel 1865, sancisce ancora la posizione di inferiorità della donna rispetto al dei propri diritti, spinte a lottare per l'emancipazione femminile, guidate
marito, introducendo con l’art. 134 l’istituto dell’autorizzazione da figure come quelle di Anna Maria Mozzoni, Gualberta Alaide Beccari,
123
maritale . Maria Montessori, Anna Kuliscioff.
Questa condizione di non autonomia giuridica che contribuisce ad
ostacolare l’accesso delle donne alla sfera pubblica si accompagna alla
negazione del diritto di voto a livello amministrativo e allontana sempre
più il traguardo del voto politico. La legge comunale e provinciale
introdotta anch’essa nel 1865, che fissa le norme per ciò che riguarda le
elezioni in ambito locale, le esclude dal voto e dall’eleggibilità, come
soggetti giuridicamente incapaci124.

122
E. Musini, Educarsi, educare, op. cit., pp. 15-16; M. Fugazza, S.
Cassamagnaghi (a cura di), Nell’Italia unita, in Italia 1946: le donne al voto, op. Foto 2.1 – Anna Maria Mozzoni, ritratto.
cit., pp. 5-6; A. Rossi Doria, Diventare cittadine, op. cit., pp. 14-16.
123
«La moglie non può donare, alienare beni immobili, sottoporli ad ipoteca, Anna Maria Mozzoni126, scrittrice, giornalista, attivista dei diritti civili e
contrarre mutui, cedere o riscuotere capitali, costituirsi sicurtà, nè transigere o pioniera del femminismo, vicina ai mazziniani e ai socialisti, a partire dagli
stare in giudizio relativamente a tali atti, senza l’autorizzazione dl marito. Il marito
può con atto pubblico dare alla moglie l’autorizzazione in genere per tutti o per
125
alcuni dei detti atti, salvo a lui il diritto di rivocarla». Art. 134 tratto dal Codice M. Misiti, A. Menniti, G. Gesano, M. Prosperi, La rivoluzione silenziosa delle
Civile del Regno d’Italia, Stamperia Reale, Torino, 1865. donne: cronologia dei diritti in S. Avveduto (a cura di), Italia 150 anni,
124
E. Musini, Educarsi, educare, op. cit., pp. 15-16; M. Fugazza, S. popolazione, welfare, scienza e società, Gangemi Ed., Roma, 2011, pp. 107-115.
126
Cassamagnaghi (a cura di), In prima fila per mezzo secolo, in Italia 1946: le donne Anna Maria Mozzoni (1837-1920), di famiglia di origine nobile e colta già nel
al voto, op. cit., pp. 7-8. 1864 pubblica La donna e i suoi rapporti sociali e nel 1865 La donna in faccia al

60
anni ‘70 si dedica con impegno al movimento a favore dei diritti delle
donne. Nel 1870 inizia a collaborare al giornale La Donna, fondato nel
1868 da Gualberta Alaide Beccari. Dalle pagine del periodico, sensibile
oltre che al tema dell’emancipazione femminile anche alla questione
sociale, la Mozzoni porterà avanti, insieme ad altre militanti, le principali
battaglie per il diritto all’istruzione che può garantire alla donna
l’autonomia e l’indipendenza economica.
Gualberta Beccari127, anch’essa mazziniana, fonderà tutta la sua attività
politica e lavorativa partendo dallo stesso nodo fondamentale, quello
relativo all’istruzione ed educazione delle donne. Così interviene dal suo
periodico nel 1878:

Foto 2.3 – Gualberta Alaide Beccari, ritratto.

«Fra i molti consigli che vado ricevendo più volte mi si è ripetuto quello di
non intitolare La Donna “periodico di educazione”. Ho sempre risposto ciò
di cui sono convinta, che cioè il mio periodico era veramente tale quale
s'intitolava perché esso vagheggiava un'educazione sociale del tutto
rinnovata. S'esso non era educativo nel senso letterale della parola, era
Foto 2.2 – Testata de: «La Donna» (Periodico d’educazione), diretto da Gualberta Alaide Beccari,
Anno V, serie 2, n. 203 del 1873.
tale nel suo più ampio significato. Tutto è questione di educazione»128.

progetto del Codice civile italiano. Nel 1870 traduce The Subjection of Women di Per accedere a determinate carriere non si può prescindere dal percorso
John Stuart Mill (La servitù delle donne) testo che la Mozzoni così definisce nella
d’istruzione superiore e nonostante la prima donna laureata al mondo sia
prefazione: «(…), questo libro mi par destinato a scapezzare definitivamente la tesi
propugnatrice delle incapacità femminili, e a demolire presso gli avversari di buona
fede fino all’ultimo dei pregiudizi che l’hanno fino ad oggi accompagnata».
127
Gualberta Alaide Beccari (1842-1906) di famiglia repubblicana e mazziniana
128
deve a suo padre la formazione letteraria e politica che la porterà a fondare «La Ieri e oggi: il Contributo delle Donne nella vita politica-sociale per l’unità e lo
Donna» il primo giornale a sostenere e diffondere il movimento per l’emancipazione sviluppo dell’Italia, Atti del Convegno, 12 novembre 2011, Bologna, in «I Quaderni
della donna in Italia. del C.I.F. Emilia Romagna», 1/2012, Bologna, Maggio 2012, pag. 35-37.

61
l’italiana Elena Lucrezia Cornaro Piscopia129 che nel 1678 ottiene la laurea
in filosofia130, bisognerà attendere il Regolamento generale universitario
proposto dal ministro della Pubblica Istruzione Ruggero Bonghi e
approvato il 3 ottobre del 1875 perché le donne italiane possano di diritto
frequentare licei ed università131.
Così è riportato nell’articolo 8 del Regolamento: «Le donne possono
essere iscritte nel registro degli studenti e degli uditori ove presentino i
documenti richiesti nei paragrafi precedenti»132; quegli stessi documenti
richiesti agli uomini per l’iscrizione.
Altre donne come la Cornaro Piscopia lotteranno e si distingueranno negli
studi ottenendo prestigiosi riconoscimenti come Laura Bassi (1711-1778),
la prima studiosa che, oltre ad aver ottenuto una laurea in filosofia nel
1732 presso l’Università di Bologna, riceverà incarichi ufficiali
d'insegnamento retribuito intraprendendo una carriera accademica e
scientifica con grande risonanza in tutta Europa133 ma queste figure che
pur hanno aperto la strada alle rivendicazioni e ai cambiamenti del
secondo Ottocento rimangono casi eccezionali.

129
M. Cavazza, Dottrici e lettrici dell'Università di Bologna nel Settecento, in
Annali di Storia delle Università italiane, volume 1, CISUI, Bologna, 1997; L.
Maschietto, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684) prima donna laureata nel
mondo, Padova, Antenore, 1978.
130
Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nasce nel 1646 in una nobile e antica famiglia,
studia privatamente raggiungendo un livello tale di preparazione che si presenterà
al Collegio dell’Università di Padova per essere esaminata ed otterrà il dottorato,
non in teologia come aveva in realtà richiesto, ma in filosofia. La laurea dava in
teoria il diritto di insegnare ed il Cardinale Barbarigo, allora vescovo di Padova, si
opporrà con forza alla possibilità di una donna docente di teologia.
131
Prima non era in assoluto impossibile, per una ragazza, iscriversi all’università.
In alcuni istituti universitari era una possibilità contemplata, come a Pisa e Torino,
ma sempre come discrezionalità locale. Foto 2.4 – «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», 22 ottobre 1875, n. 247, p. 6690.
132
R.D. n° 2728 del 3 ottobre 1875, pubblicato in «Gazzetta Ufficiale del Regno
d’Italia», Roma, n. 247, 22 ottobre 1875, p. 6690.
133
M. Cavazza, Dottrici e lettrici, op. cit.

62
Con l’apertura delle università alle donne le prime laureate saranno Bisognerà aspettare il 1919 perché venga approvata la legge Sacchi136
Ernestina Paper che si laurea in Medicina nel 1877 a Firenze, Enrichetta con la quale viene abrogato l’istituto dell’autorizzazione maritale
Girardi che nel 1879 consegue il titolo in Lettere all’Università di Napoli e consentendo l’ammissione delle donne a pari titolo degli uomini, ad
Lydia Poët che nel 1881 ottiene a Torino la prima laurea in giurisprudenza. esercitare tutte le professioni e ad accedere agli impieghi pubblici esclusi
Il titolo di studio ancora non garantirà l’accesso a posizioni professionali di quelli che implicano funzioni legate a poteri politici o giurisdizionali137.
rilievo, la strada sarà difficile in diversi ambiti soprattutto per quanto Per quanto riguarda il versante dei diritti civili e politici sempre la Mozzoni
riguarda l’impiego nelle strutture pubbliche dove pur in assenza di norme porterà avanti la battaglia per il voto politico alle donne con diversi
specifiche, tra gli argomenti contrari alla presenza delle donne prevale il interventi a cominciare dalla mozione presentata nel 1877 al Parlamento
diffuso pensiero che considera le donne incapaci di esercitare un italiano138 e la partecipazione attiva ad eventi di respiro europeo come il
qualunque ufficio pubblico. Così come attesta l’esperienza della Paper e primo Congresso internazionale per il diritto delle donne tenutosi nel 1878
134
della Poët , le donne medico non vengono assunte negli ospedali a Parigi139, cui partecipa sia come delegata dell’Associazione democratica
pubblici, ed è impossibile per una donna avvocato intraprendere la di Milano, sia come inviata ufficiale del ministro della Pubblica Istruzione
carriera forense dato che la legge italiana impedisce alle donne di lavorare Francesco De Sanctis.
negli uffici pubblici; alla stessa Anna Kuliscioff, laureatasi in medicina nel Nel 1879 fonda la Lega promotrice degli interessi femminili e l’11 e il 12
135
1887 viene rifiutata l’assunzione all’Ospedale Maggiore di Milano . febbraio del 1881 partecipa, in quanto rappresentante della Lega,
all’Assemblea della Democrazia che riunisce a Roma, repubblicani, radicali
e socialisti per la rivendicazione comune del suffragio universale140.

136
Legge n. 1176 del 17 luglio 1919, che contiene disposizioni sulla capacità
134
Il Consiglio dell’ordine degli avvocati di Torino, con delibera del 9 agosto 1883, giuridica della donna, pubblicato in «Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia», N. 172,
accoglie la richiesta d’iscrizione della dottoressa Lidia Pöet all’albo degli avvocati ma Roma, 19 Luglio 1919, p. 2050.
137
la Corte d’Appello di Torino, nel novembre 1883 annulla l’iscrizione, nonostante la L’articolo 7 della legge n. 1176 del 17 luglio 1919 ammette le donne «(…) a
Pöet sia in possesso di tutti i requisiti previsti dall’art. 8 della legge del 1874, n. esercitare tutte le professioni e a coprire tutti gli impieghi pubblici, esclusi soltanto,
1938, istitutiva dell’Ordine degli avvocati, ossia della laurea in giurisprudenza e se non vi siano ammesse espressamente dalle leggi, quelli che implicano poteri
della pratica forense. Sull’argomento: I. Del Bagno, Donne e professioni legali tra pubblici giurisdizionali o l’esercizio di diritti e di potestà politiche, o che attengono
antico e nuovo regime, in Teoria e Storia del Diritto Privato (Internet), Università alla difesa militare dello stato (…)».
138
degli Studi di Salerno, n. IV, 2011, disponibile all’indirizzo: Petizione per il voto politico alle donne in A. M. Mozzoni, La liberazione della
http://www.teoriaestoriadeldirittoprivato.com/index.php?com=statics&option=inde donna, F. Pieroni Bortolotti (a cura di), Gabriele Mazzotta Editore, Milano, 1975, p.
x&cID=184 62.
135 139
Anna Kuliscioff, ancora studentessa, entra in conflitto con l’Ospedale Maggiore Discorso al Congresso internazionale per il diritto delle donne a Parigi in A. M.
di Milano che le rifiuta la possibilità di fare pratica clinica. Sull’argomento: M. De Mozzoni, La liberazione della donna, op. cit. pp. 63-66.
140
Giorgio, Le Italiane dall’Unità ad oggi, op. cit.; E. Musini, Educarsi, educare, op. Anna Maria Mozzoni chiuderà l’intervento della seconda giornata di assemblea
cit., p. 21. con queste parole: «Se temeste che il suffragio alle donne spingesse a corsa

63
Un’altra figura rilevante che porterà avanti tra la fine del XIX e l’inizio del scuole riservate agli uomini; il lavoro come fondamento per la conquista
XX secolo la battaglia per la conquista della parità sarà Anna Kuliscioff, dei diritti civili e politici143.
intellettuale socialista, nata in Crimea tra il 1853 e il 1857 da una famiglia
di ricchi mercanti di origine ebrea. «Mi pare quindi, che solo col lavoro equamente retribuito, o

Rivoluzionaria e ribelle, donna colta e impegnata politicamente, dopo retribuito almeno al pari dell’uomo, la donna farà il primo

diverse vicissitudini, approda definitivamente in Italia dove nel 1887 passo avanti ed il più importante, perché soltanto col

completerà i suoi studi di medicina tra Torino, Padova e Napoli (dove si diventare economicamente indipendente, essa si sottrarrà al

laurea nel 1887) specializzandosi in ginecologia e diventando a Milano la parassitismo morale, e potrà conquistare la sua libertà, la sua

dottora dei poveri dedicandosi in particolare ad assistere donne e bambini. dignità ed il vero rispetto dell’altro sesso».144

È proprio a Milano, dove si legherà affettivamente e politicamente con


Filippo Turati141, che l’impegno per la questione femminile diventerà per
Anna dominante, battendosi per la conquista di pari diritti nel lavoro e per
il diritto al voto anche contro alcune resistenze del partito socialista.
I dubbi diffusi anche tra i socialisti sono motivati dalla paura che il voto
alle donne possa sbilanciare i risultati elettorali in maniera imprevedibile
con l’ingresso in massa delle elettrici poco informate e quindi inizialmente
molto condizionabili142.
Il 27 aprile del 1890 Anna Kuliscioff ospitata dal Circolo filologico milanese
terrà la sua conferenza più famosa intitolata Il Monopolio dell’uomo. Gli
argomenti affrontati rappresentano una tappa importante dell’evoluzione
della lotta femminista in Italia: il diritto della donna all’indipendenza
economica; il diritto all’istruzione con la possibilità di frequentare le stesse

vertiginosa il carro del progresso sulla via delle riforme sociali, calmatevi! Vi è chi
Foto 2.5 – Anna Kuliscioff, fotografata da Mario Nunes Vais nel 1908.
provvede freni efficace: vi è il Quirinale, il Vaticano, Montecitorio e Palazzo
Madama, vi è il pergamo e il confessionale, il catechismo nelle scuole e... la
143
democrazia opportunista!», tratto da Parole al Comizio dei Comizi, in ivi., p. 71. A. Cagnolati, Femmes, travail et droits. Notes en marge de Le Monopole de
141
Nel 1887 Anna Kuliscioff e Filippo Turati fondano «Critica sociale» e gettano le l’homme de Anna Kuliscioff, in S. Rossetti (a cura di), Donne e lavoro, collana
basi per la nascita, nel 1892, del Partito socialista italiano. Donne nella Storia, n.12, Aracne editrice, Roma, luglio 2013, pp. 13-29.
142 144
M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Una socialista impegnata nella lotta A. Kuliscioff, Il Monopolio dell’uomo. Conferenza tenuta nel Circolo filologico
per i diritti delle donne, in Italia 1946: le donne al voto, op. cit., p. 19. milanese, in «Critica Sociale», Milano, gennaio 1894, p. 26.

64
In Italia tra fine ‘800 e inizio ‘900 nasceranno a seguire diverse La petizione che chiede di introdurre il suffragio femminile a livello politico
associazioni femminili come a Roma, nel 1897, l’Associazione Nazionale e riconoscerlo ad alcune categorie di donne per quel che riguarda le
145
per la Donna, a Milano, nel 1899 l’Unione Femminile e nel 1903 il elezioni amministrative verrà discussa nel febbraio del 1907, ma
Consiglio Nazionale delle Donne Italiane, aderente al Consiglio nonostante l’acceso dibattito e l’appoggio di alcuni deputati non verrà
Internazionale Femminile. Queste organizzazioni si dedicheranno accolta anche se contribuirà a diffondere consenso a sostegno del voto
soprattutto alla condizione socio-economica delle lavoratrici, sfruttate e femminile149.
sottopagate, più che al percorso di emancipazione da raggiungere
attraverso l’accesso ad un’educazione scolastica diffusa e senza
preclusioni.
Nel 1906 Maria Montessori sul giornale «La Vita» scrive un Proclama alle
donne italiane un appello affinché si iscrivano nelle liste elettorali. Così
comincia: «Donne tutte: sorgete! Il vostro primo dovere in questo
momento sociale è di chiedere il voto politico».146
Tale appello, affisso sui muri da un gruppo di studentesse convince molte
donne a tentare di iscriversi alle liste elettorali, scatenando sulla stampa
un dibattito fra i favorevoli e contrari del voto alle donne147.
Grazie a questo articolo si formano comitati pro-suffragio in tutta Italia e
in quello stesso anno Anna Maria Mozzoni nel marzo del 1906 invia al
Parlamento la Petizione delle donne italiane al Senato del Regno e alla
Camera dei Deputati per il voto politico e amministrativo firmata da
diverse personalità femminili tra cui la stessa Maria Montessori148.

145
Nel 1905 diventerà Unione Femminile Nazionale che verrà sciolta nel 1938 e
rifondata dopo la seconda guerra mondiale nel 1948.
146
M. Montessori, Proclama alle donne italiane, in «La Vita», 26 febbraio 1906.
147
Tra le donne che in tutta Italia tentano senza successo di iscriversi nelle liste
elettorali, dieci maestre di Senigallia ottengono sentenza positiva dalla Corte
d’Appello di Ancona, per vederla poi annullare dalla Cassazione di Roma. Foto 2.6 – Maria Montessori, Proclama alle donne italiane, «La Vita», 26 febbraio 1906.
Sull’argomento: M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), La stagione del
suffragismo, in Italia 1946: le donne al voto, op. cit., pp. 11-12.
149
148
V. P. Babini, L. Lama, Una donna nuova. Il femminismo scientifico di Maria M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), La stagione del suffragismo, in op.
Montessori, Milano, Franco Angeli, 2000. cit., pp. 11-12.

65
Nel 1908 il CNDI, Consiglio Nazionale delle Donne Italiane150, inaugura a
Roma, il primo Congresso delle Donne Italiane, al quale saranno presenti
molte donne di diversa estrazione sociale, idea politica o fede religiosa.
Saranno affrontate questioni riguardanti la condizione femminile in diversi
ambiti come l’istruzione con l’applicazione dell’obbligo scolastico, il lavoro
con la parità di salario, la fondazione di casse di assistenza e previdenza
per la maternità e la libertà di accesso a tutte le carriere femminili
qualificate, i diritti politici e il voto amministrativo, l'abolizione
dell'autorizzazione maritale e la richiesta di poter esercitare gli uffici
tutelari.
Sul fronte dell’istruzione nel primo decennio del XX secolo, in Italia le
donne iscritte agli istituti di istruzione superiore sono 822 (circa il 3% del
totale degli iscritti) e quelle diplomate/laureate 211 (circa il 5% del
totale). Nel decennio successivo, tra 1911 e il 1920, le donne iscritte
saranno 2.775 e quelle diplomate/laureate 368 (con una percentuale in
entrambi i casi dell’8% sul totale)151.
Durante gli anni della Grande Guerra le donne lavoratrici, viste sempre
con ostilità dalla mano d’opera maschile perché considerate concorrenti,
ottengono, a causa della mancanza di uomini impegnati al fronte, spazi di
lavoro nei campi, nelle fabbriche, negli uffici pubblici e benché terminato il
conflitto le conquiste si arrestino, crescerà la coscienza di un ruolo diverso
a cui non vogliono rinunciare. Non si arresterà nemmeno il dibattito sul
diritto al voto unito all’impegno per poter acquisire diritti di cittadinanza Foto 2.7 – Copertina de «La Domenica del Corriere» dedicata al primo Congresso delle donne
italiane a Roma, 10 maggio 1908.
pari quelli degli uomini.

Dal punto di vista dell’emancipazione giuridica, come già si è detto, si


150
Cndi.it (Internet), La storia, CNDI, Roma, 2011. Disponibile all’indirizzo:
otterrà una svolta nel 1919 e sempre nello stesso anno si inizia ad
http://www.cndi.it/la-storia esaminare una proposta di legge per riconoscere alle donne l’elettorato
151
Fonte dei dati: Istat (a cura di), Sommario di Statistiche Storiche dell’Italia
attivo e passivo sia amministrativo che politico ma la legislatura verrà
1861-1965, Istituto Poligrafico I.E.M., Roma, 1968, pag. 44.

66
sciolta prima che il Senato possa votare. Nel marzo del 1922 il deputato rispetto a quelli corrisposti agli uomini, nel 1933 sarà concesso alle
socialista Modigliani presenterà un’altra proposta di legge per estendere le amministrazioni di stato di decidere l’esclusione delle donne dai bandi di
leggi vigenti sull’elettorato politico e amministrativo alle donne, ma ad concorso per i pubblici impieghi e nel 1938 deciso il blocco delle
ottobre di quell’anno ci sarà la marcia su Roma e ancora una volta la assunzioni delle donne negli impieghi pubblici e privati ad una tetto
legge non sarà discussa a causa della fine della legislatura. massimo del 10%. Queste misure ridurranno drasticamente la possibilità
delle donne di fare carriera e di accedere a posizioni di rilievo.
Nel campo dell’istruzione, come si è già accennato, le limitazioni
2.4 La resistenza delle donne nel ventennio fascista riguarderanno sia le insegnanti, alle quali nel 1926 viene ad esempio
negato l’insegnamento di lettere e filosofia nei licei e preclusa la carriera

Con Mussolini al potere si intravede, benché con molte limitazioni, una di presidi di istituti scolastici, sia le allieve che dal 1929 dovranno pagare

prima apertura: il fascismo nel 1925 concederà ad alcune categorie di tasse scolastiche pari al doppio di quelle dovute dagli allievi maschi e

donne il diritto di voto per le elezioni amministrative152, diritto che non saranno escluse dalla possibilità di usufruire di borse di studio ed esoneri

faranno a tempo ad esercitare in quanto il regime fascista l’anno seguente dal pagamento dell’iscrizione154.

abolirà per tutti le elezioni amministrative istituendo il regime dei Nel ventennio di regime e durante il secondo conflitto mondiale le donne

podestà153. Bisognerà attendere la fine del fascismo perché il diritto di avranno un ruolo determinante nel sostenere la Resistenza, presenti nella

voto venga riconosciuto anche alle donne con il decreto legislativo n. 23 gestione organizzativa del Movimento di Liberazione, nei movimenti di

del 1 febbraio 1945. resistenza civile, come partigiane combattenti nelle SAP (Squadre

Il fascismo adotterà di fatto una strategia mirata a relegare la donna d’Azione Partigiana) e nei Gruppi d’Azione Partigiana.

ancora in una posizione subordinata all’uomo, possibilmente nel ruolo Nel 1943 nascono a Milano i GDD Gruppi di difesa della donna e per

domestico di madre di famiglia e moglie ubbidiente, intervenendo sia l’assistenza ai Combattenti per la libertà, la prima grande organizzazione

nell’ambito lavorativo che in quello scolastico, anche attraverso dei decreti femminile la cui caratteristica fondante è l’unitarietà, perché aperta ad

legge. Nel 1927 verrà stabilito il dimezzamento dei salari femminili, ogni donna senza discriminazioni sociali o politiche, riconosciuta
formalmente anche dal CLN, il Comitato di liberazione nazionale. I GDD
152
Si tratta della Legge n. 2125 del 22 novembre 1925 conosciuta come legge del opereranno nelle campagne, nelle città, nelle scuole, nelle fabbriche, negli
voto alle signore con cui si concede il voto, limitatamente alle consultazioni
uffici, progettando atti di sabotaggio alla produzione di guerra,
amministrative, alle decorate al valore militare o civile, alle madri o vedove di
caduti, alle donne che esercitano la patria potestà, a quelle che hanno compiuto 25 organizzando scioperi, supportando le brigate partigiane, assistendo le
anni, in possesso di una licenza elementare e che pagano le tasse per un minimo
stabilito.
153 154
E. Pazé, Diseguali per legge, Franco Angeli, Milano, 2013, pp. 25-27; M. M. A. Macciocchi, La donna nera, Milano, Feltrinelli, 1976, pp. 62-63; M.
Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Dalle speranze del primo dopoguerra alla Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Dalle speranze del primo dopoguerra, in,
stasi del fascismo, in Italia 1946: le donne al voto, op. cit., pp. 20-21. op. cit., pp. 20-21.

67
famiglie di deportati, carcerati e caduti, lottando per la liberazione della ad un ruolo secondario e scontando di fatto una visione in cui anche la
patria e per la propria emancipazione. La mobilitazione dell’impegno Lotta di Liberazione sarà declinata al maschile.
femminile aumenterà rapidamente negli ultimi mesi del conflitto I dati ufficiali della partecipazione femminile alla Resistenza saranno
passando, per quanto riguarda Milano, da 900 aderenti nell’agosto del influenzati anche da criteri di riconoscimento e di premiazioni puramente
155
1944 a 3500 nel marzo del 1945 . militari, che non prendono in considerazione i modi diversi, ma non per
Tra le figure di cui ripercorriamo la storia, proprio Cini Boeri, classe 1924, questo meno importanti, con cui le donne partecipano ad essa. Per questi
sfollata nel 1943 con la famiglia a Gignese sotto al monte Mottarone, motivi si parla di resistenza taciuta e si reputa che i numeri a noi
sponda piemontese del Lago Maggiore, sposerà gli ideali e le speranze pervenuti dall’ANPI159 siano inferiori alla reale partecipazione.
della Resistenza. Così esordisce all’inizio della nostro incontro: «Sapete
ragazze: durante la guerra ho fatto la Resistenza!»156 Insieme ad altri
giovani collaborerà aiutando i partigiani in tutti i modi possibili,
nascondendoli durante i rastrellamenti, recuperando le armi lanciate dagli
aerei alleati, muovendosi come staffetta, dando un sostegno ai partigiani
imprigionati dal comando tedesco della zona. Conosce così Stefano Boeri,
capo partigiano della brigata Stefanoni che diventerà suo marito una volta
terminata la guerra157.
Come lei anche Gae Aulenti, allora giovanissima, è già impegnata
attivamente in politica negli anni della guerra, antifascista, scrive su un
giornale partigiano di Biella158.
Per decenni, a livello storiografico ed istituzionale l’apporto delle donne
Foto 2.8 - Donne partigiane.
alla Resistenza non sarà adeguatamente riconosciuto, rimanendo relegato

155 159
M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Il secondo conflitto mondiale in Secondo le cifre dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) risultano
Italia 1946: le donne al voto, op. cit., p. 43.. censite:
156
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Cini Boeri, 4 dicembre 2012, v. infra p. 98- 35.000 le donne che operavano come combattenti;
106. 20.000 le patriote, con funzioni di supporto;
157
C. Avogadro (a cura di), Cini Boeri architetto e designer, Silvana Editoriale, 70.000 tutte le donne organizzate nei GDD;
Cinisello Balsamo, Milano, 2004, pp. 14-15. 4.653 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti;
158
Scienzaa2voci.unibo.it (Internet), Gae Aulenti, in Scienza a Due Voci, Le donne 2.756 il numero delle deportate nei lager tedeschi in quanto resistenti;
nella scienza italiana dal Settecento al Novecento, Alma Mater Studiorum, 2.900 le donne giustiziate o uccise in combattimento;
Università di Bologna, 2004-2010, disponibile all’indirizzo: https://scienzaa2voci. 512 le commissarie di guerra;
unibo.it/biografie/1206-aulenti-gae 1.700 le donne ferite.

68
1944 il CIF, Centro Femminile Italiano, aggregazione di donne e di
associazioni di ispirazione cristiana, che contribuirà alla ricostruzione del
Paese attraverso la partecipazione democratica. L’UDI e il CIF saranno le
principali associazioni di riferimento della militanza politica femminile che
si impegneranno a promuovere e valorizzare in ambito politico le
competenze femminili emerse nella sfera pubblica durante la guerra.
Con la riconquistata libertà, la nascita della Repubblica e la definizione di
una Costituzione che garantisce un’uguaglianza formale tra i sessi le
donne cominciano ad uscire dai vecchi stereotipi anche se sarà ancora
lungo il cammino verso la realizzazione di un’effettiva parità.
L’emancipazione proseguirà a piccoli passi160.
Il 1 febbraio del 1945, su proposta di Togliatti e De Gasperi viene
concesso il voto alle donne161 che parteciperanno alle elezioni
amministrative anche se resteranno in vigore le restrizioni legali
162
contenute nel Codice di Famiglia e nel Codice Penale .
Il 2 giugno del 1946 si vota per il referendum istituzionale indetto per
Foto 2.9 - Donne partigiane. scegliere la forma dello Stato e per l’Assemblea Costituente che dovrà
redigere la nuova carta costituzionale: su 556 membri totali vengono
elette 21 donne, tra loro Angelina Livia (Lina) Merlin, Leonilde (Nilde) Iotti
2.5 La solidarietà femminile e la nuova legislazione sulla e Teresa Mattei163.
famiglia

La Seconda Guerra Mondiale segnerà una profonda cesura col passato. Le


160
M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Le donne e le conquiste del
donne della Resistenza, sgretolati i tradizionali confini tra sfera privata e
dopoguerra, in Italia 1946: le donne al voto, op. cit., pp. 55-57.
sfera pubblica, dopo la guerra imboccano nuove strade consapevoli di una 161
Con un decreto del 10 marzo 1946 verrà corretta la svista del decreto del 1
febbraio 1945 che non contemplava l’eleggibilità delle donne.
conquistata autorevolezza. Tra il 1944 e il 1946, si organizzano con 162
Anche dopo l’entrata in vigore della Costituzione il 1° gennaio del 1948 e
associazioni ed iniziative assistenziali, dove esercitano il fare politica e l’affermazione della parità tra uomini e donne in diversi articoli, rimarranno in
gettano le basi per la nascita di nuove organizzazioni femminili. Nel 1944- vigore per diverso tempo codici e leggi che di fatto manterranno ancora le distanze
da una reale parità.
45 dai gruppi di difesa delle donne nascono l’UDI, Unione Donne Italiane, 163
M. Fugazza, S. Cassamagnaghi (a cura di), Le donne elette all’Assemblea
che si impegnerà nella campagna per il diritto al voto delle donne, e nel Costituente, in Italia 1946: le donne al voto, op. cit., pp. 49-50; M. Misiti, A.

69
Ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni, verrà sancita
la possibilità per le donne di «accedere a tutte le cariche, professioni ed
impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e
categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera,
salvi i requisiti stabiliti dalla legge»164.
Un altro personaggio di spicco del governo, la senatrice socialista Lina
Merlin, già membro dell’Assemblea Costituente, inizia la sua battaglia per
l’emancipazione femminile e nel 1948 presenta un disegno di legge per
combattere lo sfruttamento della prostituzione. La legge Merlin approvata
solo dieci anni dopo, nel 1958, abolirà la regolamentazione della
prostituzione, ordinerà la chiusura delle case di tolleranza e sancirà la
lotta allo sfruttamento della prostituzione.
In merito all’istruzione nel 1969, anche sotto la spinta del movimento
studentesco, viene approvata la liberalizzazione degli accessi
165
all’Università , una misura che modificherà profondamente la
composizione della popolazione universitaria, anche riguardo alla
componente femminile. Sempre alla fine degli anni ’60 le donne che si
staccano dal movimento studentesco daranno vita a gruppi femministi e
nel 1970, nasce il Movimento di liberazione della donna (MDL), che
ammette fra i suoi aderenti anche uomini. Il Movimento, oltre ad
affrontare questioni come la liberalizzazione e legalizzazione dell’aborto,
Foto 2.10 – Le 21 Donne alla Costituente, «La Domenica del Corriere», 4 agosto 1946.
interverrà anche su temi come l’eliminazione dalle scuole di programmi

Angela Maria Guidi Cingolani, già eletta nell’assemblea Costituente, nel differenziati fra i sessi e la promozione tra gli studenti della conoscenza

1948 viene eletta alla Camera dei deputati e nel 1951 sarà la prima donna dei mezzi anticoncezionali. In questi anni tante saranno le battaglie

ad essere eletta sottosegretario all’Industria e al Commercio, nel 1959 nasce


il Corpo di polizia femminile e nel 1963 con la legge n. 66 denominata

164
Sono mantenute limitazioni per quel che riguarda l'arruolamento della donna
Menniti, G. Gesano, M. Prosperi, La rivoluzione silenziosa delle donne: cronologia nelle forze armate e nei corpi speciali che rimarrà regolato da leggi particolari.
165
dei diritti in S. Avveduto (a cura di), Italia 150 anni, op. cit., pp. 107-115. Fino ad allora solo con il diploma di liceo classico si poteva accedere a tutte le
facoltà.

70
condotte e promosse dalle donne che segneranno importanti conquiste principi costituzionali, andando a garantire la parità legale fra i coniugi,
civili, sociali ed anche cambiamenti culturali. introducendo il regime di comunione legale dei beni e soprattutto
riconoscendo uguali diritti (e doveri) per i figli legittimi e i figli naturali167.
Si dovrà invece attendere il 22 maggio del 1978 perché il Parlamento
approvi la legge n.194 sulla legalizzazione dell’aborto168, con la quale si
riconosce il diritto della donna ad interrompere, gratuitamente in strutture
pubbliche, la gravidanza indesiderata.
Nel frattempo, dando uno sguardo alla presenza femminile in ruoli di
governo, nel 1976 Tina Anselmi è la prima donna ad assumere la carica di
ministro (Lavoro e previdenza sociale) e nel 1979 Nilde Jotti sarà la prima
donna presidente della Camera dei Deputati.
Tornando alle tappe fondamentali in materia di lavoro nel 1977 viene
approvata la legge sulla Parità di trattamento tra uomini e donne in
materia di lavoro dove vengono sanciti diritti fondamentali a tutela delle
lavoratrici. Cosi esordisce il primo articolo:
«È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda
l'accesso al lavoro indipendentemente dalle modalità di assunzione e
qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia
professionale. (…)». E ancora nel secondo articolo: «La lavoratrice ha
diritto alla stessa retribuzione del lavoratore quando le prestazioni
richieste siano uguali o di pari valore.(…)».

Foto 2.11 – Manifesto del Movimento di Liberazione della Donna, Roma, anni ’70166 .

167
M. Dotti, Legge n. 151 del 19 maggio 1975: la riforma del diritto di famiglia,
Riguardo a parità e famiglia nel 1970 viene concesso il divorzio e nel 1975
20 luglio 2007, Jei - Jus e Internet (Internet); disponibile all’indirizzo:
con la legge n.151 sarà finalmente riformato il diritto di famiglia secondo i http://www.jei.it/approfondimenti/item/54-l-151-1975-la-riforma-del-diritto-di
famiglia
166 168
Immagine tratta da: E. Baeri, A. Buttafuoco (a cura di), Riguardarsi. Manifesti M. Misiti, A. Menniti, G. Gesano, M. Prosperi, La rivoluzione silenziosa delle
del movimento politico delle donne in Italia, anni ’70-’90, Protagon Editori Toscani, donne: cronologia dei diritti in S. Avveduto (a cura di), Italia 150 anni, op. cit., pp.
Siena, 1997. 107-115.

71
Nel 1984 verrà istituita la Commissione nazionale per la realizzazione delle Nel 2014 il tasso di occupazione degli uomini nell’Unione Europea a 28
pari opportunità fra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei paesi è del 70,1%, mentre quello delle donne è del 59,6%.
Ministri. I tassi dell'occupazione maschile sono costantemente superiori a quelli
In materia di libertà individuale e sessuale, dopo interventi iniziati alla fine dell'occupazione femminile in tutti gli Stati membri dell'UE-28, anche se
degli anni ’70 e un progetto di legge avviato nel 1987 ma poi con notevoli differenze da paese a paese. In Italia il divario di genere per
abbondonato, i delitti sessuali saranno riformulati solo nel 1996 con la il tasso di occupazione si attesta sul 19,9% contro l’1,5% della Finlandia,
legge sulle Norme contro la violenza sessuale che punisce il reato di il 3,4% della Svezia, il 6,8% della Francia o l’8,6% della Germania (per
stupro come delitto contro la persona spostandolo dalla sfera dei delitti citarne solo alcuni).
contro la morale pubblica e il buon costume e abolisce la distinzione tra
violenza carnale ed atti di libidine violenti unificandoli sotto un’unica
classificazione di reato di violenza sessuale.
Oltre a quelli qui ricordati molti interventi si susseguono in materia
legislativa a modificare la condizione sociale giuridica delle donne come le
leggi a tutela della maternità e delle madri lavoratrici o come quelle che
scardinano l’esclusivo dominio maschile di determinati ambiti (ad esempio
consentendo l'ingresso delle donne nelle Forze Armate), ma benché sia
innegabile l’affermazione della parità dei diritti civili sia nel panorama
pubblico che in quello privato le donne ancora oggi devono impegnarsi
tenacemente per conciliare e sostenere famiglia e lavoro, senza essere
Grafico 2.1 – Tassi di occupazione della popolazione in età 15–64 anni, per sesso, 2014.
sostenute da adeguate politiche. Una delle prove tangibili rimane il dato
che rileva, aggiornato al 2014, il tasso di occupazione femminile in
Europa: nella classifica a 28 paesi l’Italia è ancora penultima con un tasso
di occupazione femminile del 49,9% contro il 69,8% di quello maschile.
Di seguito il grafico frutto delle ricerche sulle forze lavoro dell’UE di
Eurostat169, che rappresenta e mette a confronto i tassi di occupazione
della popolazione, distinti per sesso, nell’età compresa tra i 15 e i 64170.
sull’occupazione nell’Unione Europea che comprende un’analisi riguardante anche
aspetti socio- economici.
170
Ec.europa.eu/eurostat (Internet), Statistiche dell’occupazione, (dati estratti ad
169
Eurostat è l’Ufficio Statistico della Comunità Europea che raccoglie ed elabora i agosto 2015), disponibile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-
dati dell’UE a fini statistici. I dati qui riportati sono frutto di un’indagine explained/index.php/Employment_statistics/it

72
Capitolo 3. Indagine sulla presenza femminile per anno di laurea, dal 1922, anno dell’ingresso delle donne in Facoltà,
alla prima sessione di laurea dell’anno accademico 2014/15.
al Politecnico di Milano

1922 1923 1924 1925 1926 1927 1928 1929 1930 1931
0 0 0 0 0 0 2 0 0 1
1932 1933 1934 1935 1936 1937 1938 1939 1940 1941
0 0 0 3 1 1 1 0 2 2
3.1 I dati ufficiali dei laureati al Politecnico
1942 1943 1944 1945 1946 1947 1948 1949 1950 1951
Più donne che uomini
1 1 6 4 1 9 9 9 10 17
1952 1953 1954 1955 1956 1957 1958 1959 1960 1961
Parlare della presenza delle donne al Politecnico di Milano significa
13 13 10 14 16 14 11 18 22 29
necessariamente passare attraverso la raccolta di dati e statistiche 1962 1963 1964 1965 1966 1967 1968 1969 1970 1971
relative alle lauree femminili, dagli anni ‘20 ad oggi, puntando l’attenzione 22 19 39 24 33 44 54 214 97 157

per quel che riguarda l’ambito di nostro interesse sulla Facoltà di 1972 1973 1974 1975 1976 1977 1978 1979 1980 1981
90 97 166 197 177 160 133 221 278 307
Architettura e, dal 2000, anche sulla Facoltà di Design (oggi Scuola di
1982 1983 1984 1985 1986 1987 1988 1989 1990 1991
Design).
287 275 321 400 422 474 500 563 550 572
Abbiamo seguito alcune semplici regole nell’individuazione delle fonti171 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001
nella raccolta e nell’utilizzo dei dati statistici di seguito riportati mediante 597 630 784 941 988 1070 1011 1303 1048 867

l’utilizzo di tabelle e grafici, per cercare di conoscere il fenomeno nel suo 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
803 1736 1778 1971 1900 1782 2014 1920 1891 2117
insieme prima e approfondire poi, attraverso l’elaborazione delle
2012 2013 2014
informazioni, l’andamento del fenomeno di accesso delle donne alla
2094 2244 2248
Facoltà di Architettura e l’orientamento recente delle scelte del corso di
studi, individuato per macro-aree172 che indirizzano e influenzano gli Tabella 3.1 - Numero Donne laureate 1922-2014173 .

sbocchi professionali. Nella tabella 3.1 sono registrate il numero di donne Leggendo i dati rileviamo subito che il numero delle titolate donne
laureate in Architettura e in Design al Politecnico di Milano, raggruppate architetto dal 1928, anno delle prime due lauree femminili, rimane
decisamente basso e poco significativo fino agli anni ’60, quando
comincerà una timida crescita, che proseguirà esponenzialmente nei
171 decenni successivi. Da questi dati abbiamo tratto un grafico che li
Tra le principali fonti di diversa natura e origine, vi sono il Politecnico di
Milano, l’Ordine degli Architetti di Milano, il Ministero dell’Istruzione, l’istituto ISTAT.
172 173
Le iscrizioni sono rilevate secondo tre grandi macro-aree: Ingegneria, Fonti dati: Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo di Valutazione, Archivi Storici
Architettura e Design. del Politecnico di Milano, Annuari del Politecnico di Milano.

73
raggruppa per decade e che visivamente indica chiaramente come siano Infatti a cominciare dagli anni ’80 la presenza di studentesse alla Facoltà
cresciute esponenzialmente le lauree femminili dagli anni ’70 in avanti con di Architettura cresce progressivamente fino a stabilizzarsi su percentuali
un grande salto negli anni ‘90 ed un picco nella prima decade degli anni che negli anni ‘90 superano quelle maschili sia per quanto riguarda le
2000. Tuttavia per comprendere la portata di questi grandi numeri è immatricolazioni sia per quanto riguarda le lauree.
importante rilevare che nella prima metà degli anni ’90 si verifica il La crescita è dovuta a diversi fattori tra cui l’aumento della scolarizzazione
cosiddetto sorpasso rosa. femminile universitaria, le nuove opportunità di sbocco professionale
legate alla Facoltà di Architettura, che mantiene e amplifica la sua

Donne laureate dal 1922 al 2014 attitudine poliedrica, l’andamento dei percorsi formativi delle ragazze.
A questo proposito è interessante analizzare l’evoluzione della presenza
100.000
femminile nella Facoltà di Architettura partendo dal 1969, anno in cui
16.662 viene liberalizzato l’accesso alle università a tutti gli studenti in possesso
8.944 8.703 175
10.000 di un diploma, qualunque sia la scuola superiore di provenienza , fino
4.099
alla prima metà degli anni ’80, periodo in cui le donne cominciano a
1.676
crescere costantemente.
1.000 575
Nella tabella 3.2 si evidenzia come il libero acceso alle università porti ad
un primo incremento proprio nell’anno accademico 1969/70 per poi
148
registrare nel decennio degli anni ‘70 una presenza media delle donne in
100 52
176
facoltà del 27% fino ad arrivare già a metà degli anni ’80 al 41% .
Per quanto riguarda le immatricolazioni e le lauree è negli anni ’90 che
9
10 scatta il sorpasso.

1
Anni Anni Anni Anni Anni Anni Anni Anni Anni Anni
*Anni
'22/'30 '31/'40 '41/'50 '51/'60 '61/'70 '71/'80 '81/'90 '91/'00 '00/'10  '11/'14
'11/'14
 
Grafico 3.1 - Andamento lauree femminili per decade .
174
175
La legge Codignola n. 910 del 1969 introduce la liberalizzazione degli accessi
universitari e dei piani di studio sotto la spinta della contestazione studentesca
degli anni 1967-68.
174 176
Fonti dati: Politecnico di Milano - Ufficio Nucleo di Valutazione, Archivi Storici R. Crespi, Donna e Architetto, in B. Mapelli (a cura di), Donna e istruzione
del Politecnico di Milano, Annuari del Politecnico di Milano. *Si noti che l’ultima politecnica: atti del Convegno, Milano, 1987, Ed. F. Angeli, Milano, 1988, p. 85-86.
colonna rappresenta un dato di soli 4 anni.

74
ANNO % LAUREATI
TOTALE ISCRITTI TOTALE DONNE % DONNE
ACCADEMICO ANNO % LAUREATI PER SESSO E
IMMATRICOLATI LAUREATI
ACCADEMICO SUL TOTALE NR ANNI
1969/70 2200 750 34%
IMPIEGATI
1970/71 3400 1000 29% 1991/92 (in 8 anni)
1971/72 4400 950 21% maschi 1315 511 42,2 38,8
femmine 1243 394 57,2 56,1
1972/73 3600 1000 28% TOTALE 2558 1209 100 47,1
1973/74 4100 1100 27% 1992/93 (in 7 anni)
maschi 1277 394 43,2 30,8
1974/75 4600 1250 27%
femmine 1259 518 56,7 51,1
1975/76 5200 1400 27% TOTALE 2536 912 100 35,9
1976/77 6300 1650 26% 1993/94 (in 6 anni)
maschi 833 207 42,8 24,8
1977/78 6700 1900 28% femmine 796 276 57,1 34,6
1978/79 7900 2250 28% TOTALE 1629 483 100 29,6

1979/80 9100 2800 31% 1994/95 (in 5 anni)


maschi 768 50 44,6 6,5
1980/81 9000 2900 32% femmine 841 70 55,3 8,2
1981/82 9300 3150 34% TOTALE 1604 120 100 7,4

1982/83 10382 3719 36%


Tabella 3.3 - Immatricolati e laureati ad Architettura, per genere, dal 1991/92 al 1994/95178.
1983/84 11366 4286 38%
1984/85 12201 4792 39%
La tabella 3.4 prende in esame l’andamento delle lauree maschili e
1985/86 13201 5391 41%
femminili dell’ultimo decennio compreso tra il 2005 e il 2014. I dati sono
Tabella 3.2 –Iscrizioni e presenza femminile nella Facoltà di Architettura dal 1969/70 al 1985/86
177
. evidenziati per le Facoltà di Architettura e Società, Architettura Civile e
Design, specificandone il livello di laurea: triennale (laurea di primo
La tabella 3.3 evidenzia che nell’anno accademico 1994/95 la percentuale
livello), magistrale (laurea di secondo livello) e vecchio ordinamento.
di immatricolazioni femminili arriva a superare il 50% del totale e che le
Ciò che risulta evidente è il prevalere delle lauree degli architetti e
lauree femminili superano abbondantemente il 50% già nei primi anni ’90.
designer donna in tutte le facoltà prese in esame con un totale laureate di
La percentuale rimane superiore anche valutando il numero di anni
20.181 unità contro un totale laureati di 16.400 unità, quindi con una
impiegato per raggiungere la laurea, 8, 7, 6 o 5 anni. Con gli anni 2000 il
percentuale media del 55,17% per quel che riguarda il periodo analizzato.
sorpasso è ormai consolidato. A questo proposito è interessante analizzare
in dettaglio non solo i numeri che confermano il fenomeno delle facoltà in
rosa ma evidenziare le scelte formative delle donne che ne rivelano gli
orientamenti professionali. 178
Fonte dati: A. Moretti, Presenza femminile nelle facoltà di architettura e
specificità nella ricerca e nell’agire professionale, in A. Galbani (a cura di), Donne
Politecniche – Atti del Convegno e Catalogo della Mostra, Milano, 22 maggio 2000,
177
Fonte dati: ibidem. Libri Scheiwiller, Milano, 2001, pp. 117-133.

75
liv1  =  laurea  1'  livello  
liv2  =  laurea  2'  livello  
vo  =  vecchio  ordinamento  

Inoltre, confrontando le percentuali di lauree femminili rilevate per le


diverse facoltà, notiamo che le donne prediligono la laurea in Design (con
un picco del 64,49% nell’anno 2012), mentre dalla medesima analisi delle
percentuali maschili emerge una preferenza degli uomini per la Facoltà di
Architettura e Società (con un picco del 54,49% nell’anno 2007).

Anno di TOT. F TOT. M TOT. % F su %M Incremento % F


Laurea Annuo Annuo F+M M su F su M

2005 1971 1740 3711 53,11 46,89 11,72

2006 1900 1677 3577 53,12 46,88 13,3

2007 1782 1593 3375 52,8 47,2 11,86

2008 2014 1720 3734 53,94 46,06 17,09

2009 1920 1624 3544 54,18 45,82 18,23

2010 1891 1557 3448 54,84 45,16 21,45

2011 2117 1592 3709 57,08 42,92 32,98

2012 2094 1578 3672 57,03 42,97 32,7

2013 2244 1691 3935 57,03 42,97 32,7

2014 2248 1628 3876 58 42 38,08


Tabella 3.5 - Percentuali laureati in Architettura e design dal 2005 al 2014 evidenziate per genere179 .

179
Tabella 3.4 - Laureati al Politecnico di Milano dal 2005 al 2014 suddivisi per Facoltà, livello di Fonti dati delle tabelle 3.4 e 3.5: Politecnico di Milano, Ufficio Nucleo di
laurea, genere.
Valutazione.

76
Nella tabella 3.5 sono evidenziati le laureate e i laureati totali per anno, le Andamento delle lauree femminili in Architettura e Design rispetto
a quelle maschili 2005-2014
rispettive percentuali rispetto al totale uomini più donne e la percentuale
d’incremento annuo delle lauree femminili in rapporto a quelle maschili.
Di seguito tre grafici che rappresentano con maggiore immediatezza i dati
sopra elencati.

Grafico 3.3 – Andamento delle lauree femminili e maschili in Architettura e Design (2005-2014).

Andamento percentuali lauree femminili e maschili 2005-2014

70
% F su M
60
% M su F
50
Incremento % F su M
40

38,08 1 = 2005
30
Grafico 3.2 – Comparazione tra lauree femminili e maschili in relazione all’andamento delle lauree 2 = 2006
32,98 32,7 32,7
totali. 3 = 2007
20 4 = 2008
21,45 5 = 2009
10 17,0918,23 6 = 2010
13,3 11,86 7 = 2011
I grafici 3.2, 3.3 e 3.4 mostrano come sia consolidato e cresciuto, nel 11,72
8 = 2012
0 9 = 2013
nostro ateneo, il raggiungimento delle lauree in architettura e design delle 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 10 = 2014
studentesse. In relazione alle lauree dei colleghi è interessante notare Grafico 3.4 - Andamento delle percentuali di lauree femminili e maschili e della percentuale
d’incremento delle lauree femminili rispetto a quelle maschili (2005-2014)180
come la forbice si stia aprendo sempre più, arrivando ad un distacco di
oltre 500 unità l’anno. Nel 2014 l’incremento della percentuale di donne
laureate calcolata in relazione a quella degli uomini laureati arriva al 38%. 180
Fonte dati dei grafici 3.2, 3.3, 3.4: Politecnico di Milano, Ufficio Nucleo di
Valutazione.

77
3.2 Le politecniche dopo la laurea Ampliando l’indagine oltre l’ambito della ricerca, partendo dagli ultimi dati
La ricerca, l’insegnamento e la professione sul numero totale di studenti e professori attivi nell’Ateneo nell’anno
accademico 2014-2015 (tabella 3.7), ci è sembrato interessante verificare
Qual è la presenza delle donne nei percorsi che seguono la laurea?
e quantificare la presenza femminile anche nel corpo docente del
Abbiamo dato uno sguardo ai dati elaborati dal Politecnico che rilevano le
Politecnico.
percentuali femminili di ingresso ai corsi di dottorato di ricerca e di
conseguimento del titolo, dall’anno accademico 2012-2013 all’anno
accademico 2014-2015. Ancora una volta troviamo le percentuali maggiori
di ingresso al corso di dottorato in Design ma per quel che riguarda le
dottorate le percentuali più alte escono dal settore dell’Architettura
(tabella 3.6).

Dottorati

Ingressi 12/13 13/14 14/15


Ingegneria 62,09% 41,07% 59,65%
Architettura 26,92% 30,10% 26,83%
Design 62,5% 82,35% 83,33%

Numeri piccoli e molte variazioni anno per anno sui singoli corsi di dottorato

Dottorate 2012 2013 2014


Ingegneria 24,84% 34,08% 29,28%
Architettura 61,22% 64,06% 65,75% Tabella 3.7 - Dati relativi al numero totale di studenti e docenti (divisi per scuole) al Politecnico di
Design 57,89% 60% 54,17% Milano, a.a. 2014-2015182 .

Nome relatore Risalendo alle origini dell’ingresso professionale delle donne nel nostro
Ateneo, la prima laureata a svolgere una lezione al Politecnico è una
Tabella 3.6 - Dati relativi alle immatricolazioni femminili ai corsi di dottorato e alle dottorate al
Politecnico di Milano, a.a. 2012-2013; 2013-2014; 2014-2015181 . chimica, Bice Rachele Nappi, nel 1916. Nella Facoltà di Architettura
arriveranno più tardi ma si faranno strada rapidamente; la prima donna a
181
Fonte dati: D. Sciuto, Donne nello studio e nella ricerca al Politecnico, indagine
presentata all’evento Che genere di ricercatore sei? organizzato dal CUG (Comitato
182
Unico di Garanzia) presso il Politecnico di Milano il 21 Aprile 2015. Fonte dati: ibidem.

78
salire in cattedra sarà Eugenia Alberti che, laureata nel 1940, comincerà nel raggiungimento dell’obiettivo laurea185) ma quando si parla di carriera
subito come assistente di Gio Ponti. non sembra esserci la stessa parità di opportunità di salire ai vertici.
Tra le più note pioniere della carriera universitaria non possiamo non
ricordare Franca Helg che laureata nel 1945 diventa assistente di Ludovico Distribuzione per scuola

Barbiano di Belgiojoso a Venezia per poi acquisire la libera docenza in


PO - ARCH+DES F PO - ING F
Caratteri distributivi degli edifici al Politecnico di Milano, la nomina a 31% 12%

professore incaricato nel 1973, ordinario nel 1984 e Liliana Grassi che
M M
laureatasi nel 1947 comincerà la carriera didattica come assistente a 69% 88%

Restauro dei monumenti per poi ottenere la cattedra nel 1964 come PA - ING F
PA - ARCH+DES F 29%
183
professore ordinario . 31%
M
Arrivando a quella che è la situazione degli ultimi anni, nell’indagine M 71%
69%
Donne nello studio e nella ricerca al Politecnico presentata da Donatella
RTI - ING F
Sciuto, prorettrice del Politecnico di Milano, all’evento Che genere di RTI- ARCH+DES 28%
184 F
ricercatore sei? organizzato nell’aprile del 2015 dal CUG (Comitato M 41% M
59%
72%
Unico di Garanzia dell’Ateneo), sono presentati una serie di dati raccolti
tra il 2011 e il 2014 che evidenziano come oggi il nostro Ateneo, in tutte Nome relatore

le sue scuole, nonostante i numeri incoraggianti nell’ambito della ricerca,


Grafico 3.5 – Percentuali relative al corpo docente maschile e femminile al Politecnico di Milano
presenti ancora un notevole squilibrio tra le percentuali di docenti
distribuito per scuole, statistiche anno 2013186 .
appartenenti al genere maschile e le percentuali relative ai docenti di
genere femminile (grafico 3.5). Un importante strumento di garanzia ed equità sociale è dato dalla
Questo conferma quello che accade anche in altri settori, si laureano più legiferazione delle nazioni attente alla questione di genere e all’istruzione.
donne e con risultati migliori degli uomini (nel senso di maggior efficienza Con l’introduzione delle quote rosa in Italia, secondo la legge approvata

185
Già negli anni ’90, secondo i dati elaborati dal Politecnico di Milano, la
tendenza mostra come nella facoltà di Architettura non solo la percentuale di
183
A. Galbani, Donne al Politecnico di Milano: studenti e docenti dalle origini al ragazze che si laureano è più alta rispetto a quella dei ragazzi ma le ragazze si
1950, in A. Galbani (a cura di), Donne Politecniche, op. cit, pp. 55-72. laureano pìù velocemente. Su questo tema vedi: A. Moretti, Presenza femminile
184
Dopo aver presentato il quadro statistico della situazione femminile nella nelle facoltà di architettura e specificità nella ricerca e nell’agire professionale, in A.
ricerca (in particolare nelle materie STEM ovvero le discipline scientifiche, Galbani (a cura di), Donne Politecniche, op. cit., pp. 117-133.
186
tecnologiche, ingegneristiche e matematiche) il seminario ha proposto una Legenda sigle: PO = professore ordinario; PA = professore associato; RTI =
riflessione sulle motivazioni per la scarsa presenza delle donne ai vertici delle ricercatore universitario a tempo indeterminato. Fonte dati: D. Sciuto, Donne nello
carriere scientifiche). studio e nella ricerca al Politecnico, op. cit.

79
187 Secondo le valutazione degli effetti della legge Golfo-Mosca elaborati dal
nel 2011 , nominata legge Golfo-Mosca, si è cercato di eliminare la
disuguaglianza lavorativa, di andare a sgretolare quello che viene definito progetto di monitoraggio Women mean business and economic growth,
188 coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del
il soffitto di cristallo ma anche di valorizzare la diversità come risorsa
Consiglio dei Ministri in collaborazione con il Centro di ricerca sulle
per entrambi i generi, quindi non solo una questione di diritti ma anche di
dinamiche sociali Dondena dell'Università Bocconi, non solo il numero di
convenienza economica per evidenziare come con i diversi contributi di
donne in posizioni di vertice è aumentato, ma anche la governance delle
uomini e donne si possono raggiungere risultati migliori.
società è migliorata.
La tendenza ad aprire spazi per nuove leadership femminili ha visto il
moltiplicarsi di diversi effetti dall’aumento delle nomine nella pubblica
189
amministrazione alla promozione di studi ed iniziative a livello
internazionale, come la prima Conferenza Internazionale Women in
Diplomacy, inaugurata in Italia nel 2012 che ha visto la partecipazione di
numerose ospiti straniere, fra cui l’allora segretario di stato americano
Hillary Clinton oggi in corsa per la presidenza degli Stati Uniti d’America.

187
Con la legge n. 120 del 12 luglio 2011 (detta legge Golfo-Mosca dal nome delle
due firmatarie) che riguarda la parità di accesso agli organi di amministrazione e di
controllo delle società quotate in mercati regolamentati, vengono imposte quote di
genere nei consigli di amministrazione e negli organismi di controllo delle aziende a
partecipazione pubblica e delle società quotate in borsa (l’obbligo viene poi esteso
anche alle società a controllo pubblico). La quota è fissata al 20% per il primo
rinnovo e al 33% per i successivi due ma rimane una misura temporanea (le quote
Foto 3.1 – Slide, Determinanti dei differenziali di genere e del soffitto di vetro190 .
sono obbligatorie solo per tre mandati) poiché l’idea è che una volta scardinato lo
stato di fatto le quote non saranno più necessarie. Sull’argomento vedi l’articolo: D.
Del Boca, P. Profeta, Le quote di genere due anni dopo, lavoce.info (Internet), 26
novembre 2013,disponibile all’indirizzo: http://www.lavoce.info/archives/15069/le- La Prof.ssa Paola Profeta191, responsabile scientifica del progetto, ha
quote-di-genere-due-anni-dopo/ dichiarato: «La nostra ricerca ha mostrato che le quote di genere in Italia
188
Il fenomeno battezzato dagli Americani glass ceiling e tradotto in italiano con i
termini soffitto di vetro o soffitto di cristallo indica la diseguaglianza di genere in
190
termini di qualità del lavoro e di accesso a posizioni di vertice nelle carriere P. Profeta, La leadership femminile: profili economici, relazione presentata al
femminili. Women Summit, Politecnico di Milano, 19 Maggio 2014.
189 191
Proprio nel 2011 a Milano veniva presentata la nuova giunta del Comune il cui Paola Profeta è professore associato di Scienza delle Finanze all’Università
esecutivo contava 6 donne su 13 componenti (proporzione che si rinnova e Bocconi, coordinatrice di Dondena Gender Iniziative nonché del progetto Women
conferma anche con le nomine del 2016 per la nuova squadra). mean business and economic growth.

80
hanno avuto un effetto positivo, in particolare hanno innescato un
processo di rinnovamento dei board che ha migliorato la qualità dei
membri, uomini e donne»192.

Foto 3.3 – Slide, Leadership femminile: benefici economici194 .

Sono queste le tematiche che la prof.ssa Paola Profeta, che si occupa di


Foto 3.2 – Slide, Leadership femminile e performance193 .
economia di genere e leadership femminile, già aveva presentato durante
La legge infatti non solo ha richiesto di considerare le donne ma ha il primo Women Summit organizzato dal Politecnico di Milano e dall’Alumni
stimolato meccanismi di selezione più accurati e attenti ai talenti e alle Polimi Association il 19 maggio del 2014, evento dedicato al confronto e
competenze, maschili e femminili, dove i migliori uomini e le migliori alla riflessione sui temi della diversity di genere, sul perché le donne
donne hanno le stesse opportunità di emergere secondo l’applicazione di ancora scelgono poco le materie tecnico-scientifiche e sul ruolo delle
criteri di merito e riconoscimento del valore di ogni candidato, al di la del donne politecniche nel campo delle professioni tecniche e manageriali.
genere.

192
F. Fracassi, Women Mean Business and Economic Growth – Promoting Gender
Balance on Company Boards: presentati i risultati del progetto, Dipartimento per le
Pari Opportunità (Internet), 24 ottobre 2015, disponibile all’indirizzo:
http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/primo-piano/2689-qwomen-mean-
business-and-economic-growth-promoting-gender-balance-on-company-boardsq-
194
presentazione-dei-risultati-del-progetto Ibidem.
193
P. Profeta, La leadership femminile, op. cit.

81
Grafico 3.6 - Presenza femminile nel mondo accademico tecnico-scientifico negli stati europei197 .

Foto 3.4 – Slide, Uguaglianza di genere: un valore economico .


195

Proprio in relazione alla questione che ci riguarda più da vicino ovvero la


dimensione dell’accesso delle donne a studi di carattere tecnico-scientifico
e del successo legato ai conseguenti sbocchi professionali (come quelli
connessi alle lauree del Politecnico) sono stati presentati i dati che
rilevano, in Italia e nei paesi europei (aderenti e non all’Unione Europea),
la proporzione di donne nei settori tecnico-scientifici dell’ambito
accademico (grafico 3.6) e di donne occupate in ambito scientifico e
tecnologico. Per quel che riguarda l’Italia, premesso che il tasso medio di
occupazione femminile è ancora uno dei più bassi in Europa196, nei settori
scientifici è in fondo alla classifica (grafico 3.7).

Grafico 3.7 - Presenza femminile nei settori scientifico e tecnologico negli stati europei198 .

195
Ibidem.
196 197
Vedi dati aggiornati ad agosto 2015 da indagine Eurostat sull’occupazione Dati Eurostat tratti da P. Profeta, La leadership femminile: profili economici,
europea disponibili all’indirizzo: http://ec.europa.eu/eurostat/statistics- relazione presentata al Women Summit, Politecnico di Milano, 19 Maggio 2014.
198
explained/index.php/Employment_statistics/it Ibidem.

82
In tutte queste indagini si sottolinea come ci sia ancora un problema di Quello che purtroppo ancora emerge dalla stessa indagine è che
ordine culturale e di stereotipi di genere e si auspicano attività di sostegno permangono le differenze tra reddito professionale di uomini e donne.
allo studio delle materie tecnico-scientifiche con un lavoro nelle scuole che Benché negli ultimi 15 anni il gender-wage gap (cioè la differenza
cominci fin dalle elementari. A questo proposito nel 2014 il Politecnico di percentuale tra reddito maschile e femminile) si sia ridotto dall’85% del
Milano insieme alla Fondazione Politecnico e ad AIDIA (Associazione 2000 a circa il l’60% di oggi negli ultimi 7 anni, il guadagno mensile netto
Italiana Donne Ingegneri e Architetti) ha promosso un progetto per le dei giovani laureati in architettura dopo 5 anni dal conseguimento del
ragazze che vogliono intraprendere il cammino delle professioni tecniche titolo di secondo livello è stato mediamente del 22% superiore per i
Le ragazze possono organizzando diversi incontri nelle scuole superiori e maschi: nel 2014, circa 1.300 euro contro 1.080 (grafico 3.8).
199
nelle Università .
Tornando alla presenza delle donne architetto nel mondo del lavoro, dai
dati presentati nell’indagine Osservatorio Professione Architetto200,
pubblicata a gennaio del 2016, è incoraggiante osservare che in Italia
negli ultimi anni la quota di donne iscritte agli albi provinciali è in costante
crescita. Oggi circa il 42% degli architetti italiani è composto da donne, il
10% in più rispetto al 1998, dato che fa sperare in un progressivo
riequilibrio di genere per la professione (tabella 3.8).

Grafico 3.8 – Guadagno mensile netto dei laureati di 2° livello in Architettura dopo 5 anni dal
conseguimento del titolo evidenziati per genere (euro costanti 2015)202 .

Ciò che si deduce è che le architette sono sempre più una presenza forte

Tabella 3.8 – Architetti iscritti agli albi provinciali evidenziati per genere (1998.2015)201 . e determinante nella professione ma ancora con grandi squilibri su cui
intervenire nel mercato del lavoro, difficoltà queste che affrontano con
199
Per maggiori informazioni a questo proposito vedi: coraggio e passione nei propri percorsi di carriera, come emerge dalle
http://www.leragazzepossono.org/
200 tante storie che abbiamo raccolto in questo lavoro.
L’indagine Osservatorio Professione Architetto sullo stato della professione è
promossa dal CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti
202
e Conservatori) in collaborazione con il Cresme (Centro ricerche economiche sociali Elaborazione Cresme su dati AlmaLaurea, (Consorzio interuniversitario al quale
di mercato per l’edilizia e il territorio). aderiscono 73 Atenei italiani e il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della
201
Elaborazione Cresme su dati CNAPPC, in Osservatorio Professione Architetto, Ricerca, www.almalaurea.it) in Osservatorio Professione Architetto, gennaio 2016,
gennaio 2016, disponibile all’indirizzo: disponibile all’indirizzo:
http://www.awn.it/component/attachments/download/1039 http://www.awn.it/component/attachments/download/1039

83
3.3 Il circolo delle politecniche L’ordine in cui sono state riportate, rispetta la successione cronologica
Le interviste degli incontri:

L’analisi dei dati che attestano la presenza femminile nella storia del
Amalia Ercoli Finzi intervistata il 25 luglio 2012
Politecnico di Milano è stata accompagnata dal dialogo diretto con alcune
Katrin Cosseta, intervistata il 2 agosto 2012
professioniste che hanno condiviso la formazione politecnica, un legame di
provenienza che le pone in relazione tra loro nonostante la distanza Anna Bertarini Monti, intervistata il 18 ottobre 2012
anagrafica e le differenti strade professionali intraprese.
Cini Boeri, intervistata il 4 dicembre 2012
L’obiettivo è stato quello di raccogliere dalla viva voce delle protagoniste
Marisa Galbiati, intervistata il 15 gennaio 2013
le esperienze personali legate al periodo di studi, al percorso
professionale, ai risultati e alle modalità del proprio operato. Rosanna Monzini, intervistata il 21 gennaio 2013
Dal luglio 2012 al settembre 2013 abbiamo raccolto 12 interviste
Federica Zanuso, intervistata il 5 febbraio 2013
avvalendoci di registrazioni audio e di annotazioni dirette, incontrando le
Adriana Baglioni, intervistata il 12 aprile 2013
pioniere come Anna Bertarini Monti, laureata nel 1948 e le nuove
professioniste, la più giovane laureata nel 2004. Barbara Di Prete, intervistata il 24 giugno 2013
Nella stesura delle interviste è stata riportata una trascrizione rispettosa
Federica Borsa, intervistata il 24 luglio 2013
del parlato tranne nei casi in cui è stato necessario intervenire per
Licia Martelli, intervistata il 29 luglio 2013
correggere un’informazione, facilitare la scorrevolezza e la comprensione,
sempre ponendo attenzione a non modificare il significato di quanto Carlotta de Bevilacqua, intervistata il 6 settembre 2013
dichiarato203. Le interviste, quando possibile, sono state riviste dalle
intervistate.

203
Nel trattare la trascrizione dei dati abbiamo tenuto conto di alcune peculiarità
della testimonianza orale in quanto fonte da maneggiare con attenzione e cautela:
la dimensione della soggettività, il problema della verità della memoria, la capacità
di ricordare del soggetto, il carattere dialogico dell’intervista. Per i riferimenti
sull’uso della fonte orale vedi: B. Bonomo, Voci della memoria. L’uso delle fonti
orali nella ricerca storica, Carocci Ed., Roma, 2013.

84
Amalia Ercoli Finzi nasce a Gallarate (Va) il 20 aprile del 1937.
Negli anni ’50 s’iscrive al Politecnico di Milano al corso di laurea in
Ingegneria Aeronautica. Su una classe di 650 maschi ci sono solo 3
ragazze. Si laurea nel 1962 con 100/100 e lode e medaglia d’oro
dell’Associazione Italiana di Aeronautica e Astronautica (AIDAA).
Da qui parte una carriera eccezionale di respiro internazionale dedicata
alle Missioni Spaziali. Impossibile da riassumere. Oggi è Professore
Onorario di Meccanica Orbitale della Laurea Specialistica in Ingegneria
Spaziale al Politecnico di Milano ed è responsabile dell’esperimento SD2, il
trapano installato a bordo del Lander Philae, imbarcato sulla sonda
Rosetta lanciata nel 2004 dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per
studiare l’origine delle comete e del sistema Solare.
Si è sempre occupata della promozione della presenza femminile
nell’ambito delle Facoltà scientifiche e tra i numerosi incarichi assunti è
stata Presidente del Comitato per le Pari Opportunità del Politecnico di
Milano e Delegato Rettorale per le politiche di genere.
È stata Presidente Nazionale dell'Associazione italiana Donne Ingegnere e
Architetto.

Foto 3.5 – Amalia Ercoli Finzi. Milano, 25 luglio 2012

In una soleggiata mattina incontriamo presso il Dipartimento di


Ingegneria Aereospaziale del Politecnico di Milano l’Ing. Amalia Ercoli
AMALIA ERCOLI FINZI
Finzi. Entrate nell’ufficio dell’Ing. Finzi restiamo del tutto affascinate e
rapite dallo sguardo acuto e divertito di Amalia, elegante con le sue
«Governare lo spazio con due fili di perle» immancabili perle, che subito ci invita ad accomodarci davanti a lei in due
confortevoli poltrone che per l’agitazione ci vedranno appollaiate in punta
tutta l’ora e mezza successiva, come due vetturini del secolo scorso.
Amalia Ercoli Finzi, scienziata e donna di grande spessore, da quasi

85
quarant’anni segue con entusiasmo la professione e la «questione successi arrivando come fanno alcuni a mettersi in competizione con le
femminile» all’interno del Politecnico di Milano. loro compagne. Io ho scelto bene!».
Dopo i primi saluti e convenevoli iniziamo l’intervista: E scoppia divertita in una bella risata che le illumina l’intero viso. L’ilarità
è nell’aria.
Qual è stato il quid che le ha permesso di essere una donna così
poliedrica e di affermarsi in ogni ambito della sua vita? Perché la decisione di iscriversi proprio ad Ingegneria
Aeronautica?
«Provengo da una famiglia tradizionale. Mio padre e mia madre hanno
studiato e quindi era normale per loro permettermi di fare altrettanto. Mio «Allora l’ingegneria Aerospaziale non c’era ed Aeronautica era la materia
padre voleva che mi iscrivessi a matematica, ma poi ebbi la possibilità di che conteneva maggiore apertura verso le nuove tecnologie.
scegliere e mi iscrissi ad ingegneria. Si studiavano tutte le materie che mi Mi considero tecnologa e creativa più che scienziata. Sono stata la prima
piacevano. Da ragazza volevo fare qualcosa di costruttivo per la società donna laureata in Ingegneria Aeronautica al Politecnico di Milano e in
che aiutasse gli altri. Italia».
Essere una donna era per me solo un dato di fatto, mi piaceva il potere e
volevo essere una che governava e non fare cose da sottogoverno come Quali sono stati, se ci sono stati, gli ostacoli maggiori che ha
donna. incontrato come donna lungo tutto il suo cammino, da studentessa
L’incertezza nel riuscire a farcela come ingegnere e non come donna è e da professionista, nella sua carriera di ingegnere aereospaziale?
stata importante.
Sono sempre stata fin da piccola molto curiosa e ho sempre avuto le idee «È stato faticoso. Non avevo esempi che mi aiutassero e negli anni ’50,
chiare su chi ero e cosa volevo fare da grande. Sono stata tacciata di quando mi sono iscritta ad Ingegneria, non era cosa comune trovare una
avere un brutto carattere perché non ho accettato fin dall’infanzia di dare donna ingegnere.
ragione a tutti i costi agli altri pur di compiacerli. Sono un’amante della A seguire i corsi eravamo 3 ragazze contro 650 ragazzi. Non è stato
logica da sempre. difficile studiare e passare gli esami ma è stato difficile affrontare un
Non avevo, come donna ingegnere, impegnata nella carriera e nel metter ambiente che non veniva considerato adatto ad una donna.
su famiglia nessun esempio che aiutasse. La conciliazione tra la vita Sul lavoro è stata molto dura. L’incertezza di riuscire a farcela è stata
lavorativa e la famiglia è stata a tratti complessa, perché si paga sempre importante, l’insicurezza stimola a mettersi sempre in discussione e a
un prezzo; è importante scegliersi un buon marito, un uomo che ti capisca cercare continuamente più soluzioni ai problemi. Il tanto lavoro si paga, le
e accetti la tua necessità di metterti in discussione fuori dall’ambito donne di più rispetto agli uomini. Ho dovuto fare acrobazie per
familiare e soprattutto forte, cioè che non si senta minacciato dai tuoi destreggiarmi tra lavoro e famiglia. Con cinque figli e un marito è servita

86
una valida organizzazione e la condivisione di decisioni e problemi. In abbastanza donne nelle commissioni».
famiglia ho faticato a far accettare la mia attività, soprattutto alle mie
cognate che non concepivano come potessi proseguire nella mia attività Nella sua personale esperienza didattica ha riscontrato la
lavorativa, che mi portava anche lontana dai miei figli, ma è comunque presenza di un differente approccio allo studio e alla soluzione dei
grazie anche alla loro disponibilità e solidarietà femminile, se i miei figli problemi, riferibile all’appartenenza di genere?
hanno avuto un’infanzia serena.
Mi ricordo ancora quando li allattavo in Facoltà tra una lezione e l’altra». «Nell’insegnamento le docenti, nella stragrande maggioranza dei casi,
hanno un vero interesse a far capire ai loro studenti ciò che hanno da
Ritiene che oggi sia possibile per una donna conciliare la tramandargli. Molti docenti uomini si accontentano di presentare la lezione
maternità con la carriera lavorativa? Se si, fino a quale livello le senza preoccuparsi se gli allievi hanno realmente capito.
donne possono anelare di arrivare? Le studentesse dimostrano in generale una maggiore voglia capire; gli
studenti maschi vogliono gli strumenti per operare, a loro generalmente
«L’importante per una donna che lavora è riuscire a crearsi una buona non interessa il perché o il percome delle cose, sono più operativi.
rete di sostegno pronta a intervenire in sua vece quando si deve Le caratteristiche femminili che ho maggiormente riscontrato nelle mie
allontanare. Io lavoravo tanto, guadagnavo tanto e spendevo tanto in allieve sono state: intuizione e multidisciplinarietà».
biglietti aerei per essere presente a riunioni, recite scolastiche, ecc. Ho
imparato a convivere con i sensi di colpa. Il senso di colpa non è dettato Dalla sua esperienza personale di donna professionista in un
da ciò che fai ma dall’impreparazione che dimostri nella gestione di ciò ambiente storicamente maschile e dalla sua costante attività di
che fai, famiglia compresa. Quando si ammalano i figli di una donna che fa promozione della presenza femminile nelle facoltà scientifiche
la casalinga è colpa dell’influenza, se la donna lavora è colpa sua. quale visione ha delle potenzialità femminili?
Comunque fare pochi figli non c’entra con il fare carriera, non ci sono
supporti per la famiglia. E questo vale per tutti. Le donne si devono «La scienza è basata su un modello maschile.
lamentare, i sacrifici vanno dichiarati. Per esempio in medicina si è arrivati con molta fatica al parto indolore
Fare carriera al Politecnico è stata durissima. Si dava per scontato che perché è un problema esclusivamente femminile.
avendo una famiglia non potevi pensare di lavorare. Ho dovuto affrontare La donne hanno grandi capacità di approccio globale, multidisciplinarietà e
molte critiche quando sono stata direttrice del Dipartimento di Ingegneria intuito; caratteristiche vincenti in questo momento storico. L’intuito è la
Aerospaziale. base dell’innovazione, è qualcosa di dirompente che ha la capacità di
Le donne avranno sempre problemi fino a quando le dinamiche di scelta vedere lontano.
saranno discrezionali di appannaggio degli uomini e non ci saranno Le donne sono brave anche se non hanno ancora la consapevolezza piena

87
delle proprie capacità. È importante conoscere i propri limiti ma anche
sapere di potercela fare. Se dovessi rinascere nascerei ancora donna e
farei l’ingegnere».

Ha dei consigli da dare alle giovani (e non solo) donne, che oggi
vogliono investire su se stesse, nei loro interessi, nella propria
cultura, formazione e realizzazione personale?

«La vita è dura per le donne architetto. Bisogna avere le idee ben chiare e
sapere fin da subito che se si desidera avere una famiglia occorre
imparare a destreggiarsi tra impegni e doveri. È essenziale sapere di
potercela fare, conoscendo a priori i propri limiti. Risulta fondamentale
costruirsi una buona rete di supporto alla quale delegare in caso di Foto 3.7 - Missione spaziale Rosetta, Lander Philae.
Agganciato alla sonda Rosetta, è atterrato nel 2014 sulla cometa 67P/Churyumov. A bordo il
necessità sia sul lavoro che in famiglia. Oggi la donna può fare tutto e trapano SD2 progettato dall’ing. A. Ercoli Finzi per raccogliere campioni di cometa (fine missione
settembre 2016).
arrivare dappertutto credendoci lei per prima e lavorando alacremente per
convincere gli altri».

Foto 3.6 - Missione spaziale Rosetta, sonda europea lanciata il 2 marzo 2004.

88
Katrin Cosseta nasce a Milano nel 1971.
Dopo studi classici si laurea in architettura nel 1996 presso il Politecnico di
Milano.
Sempre nell’ambito universitario partecipa al Gruppo Vanda una comunità
accademica femminile nata dalla volontà di docenti, ricercatrici e
studentesse di studiare il pensiero e l'opera delle donne nell'architettura,
nel design e nell'urbanistica, attiva all’interno della Facoltà di Architettura
del Politecnico di Milano dal 1990 al 2000.
Le sue ricerche sul rapporto donna – casa - architettura sono premiate
con diversi riconoscimenti: Premio di Ricerca FAAR (1997, Fondazione
Architetto Augusto Rancilio), Premio Maria Grazia Zerman (1998,
Associazione per gli studi delle donne/Libreria delle donne), Premio
letterario L’Autore (1999, Firenze Libri).
In seguito il suo talento per la scrittura la porta a intraprendere la carriera
giornalistica.
Collabora con le riviste di cultura del progetto Modo e Casabella, prima di
approdare nel 1998 a Interni, prestigiosa rivista di design e arredamento
Foto 3.8 - Katrin Cosseta.
contemporaneo, dove oggi è responsabile del settore news e produzione.

Milano, 2 agosto 2012


KATRIN COSSETA
Incontriamo l’architetto Katrin Cosseta presso la redazione di INTERNI.
«L’architettura di genere non esiste... ma la tenacia è
donna!» Partendo dalla tua tesi e proseguendo attraverso le tue
pubblicazioni, la tua ricerca è stata sempre centrata sulla donna
ed il suo rapporto con l’organismo casa, sull’abitare al femminile,
sulla donna progettista, sottolineando le implicazioni sociali,
culturali e innovative dei loro progetti.
Allo scopo di stabilire se c’è o sia mai esistita l’architettura di

89
genere, ti chiediamo di esprimere un tuo giudizio in merito. Pensando a nuovi progetti importanti per la città di Milano, il nuovo
edificio dell’Università Bocconi nasce dallo studio irlandese Grafton
«La donna nel Novecento sia culturalmente che produttivamente comincia Architects ma in particolare dalle menti di due donne, Shelley Mc Namara
ad assumere un ruolo più attivo. Pensando alle Facoltà di Architettura ed e Yvonne Farrell. Sarebbe interessante approfondire la presenza di donne
Ingegneria le iscrizioni femminili aumentano esponenzialmente. Le donne in ruoli direttivi nei cantieri del momento, quelli di City Life o di Expo a
architetto cominciano a cimentarsi nella progettazione non solo d’interni Milano».
ma di edifici importanti e spazi urbani. Detto questo, non vi stupite se non
vedrete emergere una matrice femminile nei progetti delle donne. Quali sono secondo te le difficoltà che le donne incontrano
Secondo me non esiste! Non ci sono delle forme riconducibili professionalmente?
necessariamente al femminile.
Non si può individuare un’architettura di genere nel tratto ‘stilistico’ delle «Sicuramente le donne che lavorano e vogliono costruire una famiglia in
forme prodotte, ma nel differente approccio al progetto, forse anche in Italia ancora non sono sostenute dallo Stato. Forse è anche un problema
una differente visione funzionale». politico.
È come se ci fosse una sorta di tappo che impedisce ai talenti femminili di
Come mai a parer tuo, ancora oggi, è così scarsa la presenza delle emergere. E’ ancora da approfondire qual è la ragione. Bisogna provare a
donne ai vertici di realtà lavorative di prestigio? seguire determinati indizi, tracciare i percorsi dall’Ambito Accademico agli
studi di architettura. Capire cosa succede».
«A mio parere il problema di leadership femminile non è una questione di
genere ma di carattere e di scelte. Quali sono le caratteristiche che hai riscontrato nelle donne in
Effettivamente sono poche le donne che emergono anche in contesti che ambito lavorativo che ti hanno maggiormente colpita?
farebbero pensare ad una naturale competenza e/o inclinazione
femminile. Sto pensando per esempio al settore della progettazione di «Spesso succede che l’immagine della donna forte a cui dare credito
cucine, ambiente questo che per lunghi anni è stato affidato alla gestione venga mascolinizzata, che ne vengano esaltati gli attributi maschili.
soprattutto femminile, ma anche qui le donne architetto famose si Questa non è però la visione corretta che si deve dare di una donna che
contano sulle dita di una mano. conquista posizioni di comando e credibilità.
Eppure ci sono donne in posizioni strategiche e direttive, in ruoli Penso con stima al direttore del magazine per il quale lavoro, Gilda
istituzionali e pubblici, penso al contesto direttivo del comune di Milano o Bojardi, una donna che ha saputo portare avanti con grande energia e
ad esempio a realtà come il carcere di Bollate diretto fino al 2011 da Lucia successo un progetto editoriale forte e stimato anche a livello
Castellano. internazionale.

90
Penso anche a quelle figure che da sempre hanno lavorato in coppia con
un uomo celebre come Doriana Mandrelli Fuksas, che progetta aeroporti e
musei con il marito. Lei è il pilastro dello studio, ma in primo piano c’è
sempre lui».

Ci puoi descrivere la tua esperienza nel Gruppo Vanda?

«Sono stati anni molto belli. Il Gruppo Vanda è stato fondata nel contesto
della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano nel 1990 ed è stato
attivo fino al 2000. Nacque come comunità accademica femminile grazie
ad alcune docenti, ricercatrici, studentesse, tutte mosse dal desiderio di
studiare il pensiero e l'opera delle donne nell'architettura, nel design e
nell'urbanistica. Il gruppo che aveva tra le più attive protagoniste la
professoressa Ida Faré e Gisella Bassanini (ricercatrice del Politecnico di
Milano) era sostenuto anche da alcuni uomini del Politecnico simpatizzanti
e sostenitori della causa femminile come Guido Nardi e Corrado Levi.
Vanda è stato anche un laboratorio interdipartimentale che ha prodotto in
dieci anni di attività diversi lavori di ricerca, seminari e tesi di laurea e
molti materiali al femminile. Foto 3.9 - Katrin Cosseta, Ragione e sentimento dell’abitare. La casa e l’architettura nel pensiero
femminile tra le due guerre, F. Angeli, Milano, 2000.
Alla fine la ricerca si è apparentemente esaurita, forse anche per
l’evolversi dei percorsi delle persone coinvolte, come se si fosse sviscerato
tutto senza che ci fosse stato un ricambio generazionale».

91
Nasce a Milano nel 1923 Annamaria Bertarini conosciuta poi con il nome
di Anna Bertarini Monti.
Figlia di un ingegnere si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico
di Milano durante gli anni della II Guerra Mondiale. Le donne iscritte sono
otto. Si laurea nel 1948 e fonda con i fratelli Piero e Gianemilio Monti,
suo marito, lo studio Monti G.P.A. subito impegnato a Milano nei grandi
lavori della ricostruzione. Si iscrive al MSA (Movimento Studi
d’Architettura) e all’INU (Istituto Nazionale Urbanistica). Firmerà a sei
mani numerosi progetti spaziando in diversi settori dall’edilizia,
all’urbanistica al disegno industriale. Oggi nello studio Monti tutt’ora attivo
l’architetto Bertarini si conferma instancabile appassionata della
professione affiancata dalla figlia Giovanna Monti.

Milano, 18 ottobre 2012

L’architetto Anna Bertarini Monti ci accoglie nello Studio Monti G.P.A. in


via De Amicis a Milano.
Siamo inesorabilmente colpite dal suo aspetto: una donna minuta ed esile
Foto 3.10 – Anna Bertarini Monti.
con uno sguardo gioioso e passionale. Ci accomodiamo e cominciamo a
parlare.

ANNA BERTARINI MONTI Come è arrivata alla Facoltà di Architettura e cosa ricorda del
percorso di studi al Politecnico di Milano?

«Le donne lavorano di più… Per i committenti la figura


«Dopo aver frequentato il liceo classico Berchet, anche se ero scarsa in
dell’architetto era uomo»
matematica, mi sono iscritta alla Facoltà di Architettura del Politecnico di
Milano, durante gli anni della II Guerra Mondiale. Anche durante il periodo
di sfollamento prendevo il treno tutte le mattine per recarmi a lezione. Mi
ricordo che le donne iscritte al momento della mio ingresso erano 8 ed

92
erano frequenti gli abbandoni degli studenti al secondo anno. avevo iniziato subito a lavorare cercando commesse con un mio
Durante gli anni universitari ho imparato poco. Era un periodo di chiusura, compagno di studi Vincenzo Montaldo.
c’era ancora una cultura di impianto classico con poco spazio a quello che In seguito partecipai all’apertura dello studio Monti GPA. All’inizio nella
di nuovo si proponeva all’estero. Ho recuperato dopo, una volta laureata, dicitura dello studio apparivano i tre nomi per esteso: Gianemilio Monti,
la mancata cultura in università. C’era la presenza di qualche docente Piero Monti e Anna Bertarini poi sintetizzati con le iniziali del nome di
illuminato, come Gio Ponti, che stimolava la creatività ma la cultura battesimo (GPA) poiché pareva scomodo esplicitare una donna.
generale impartita era nozionistica e l’attività più vibrante era costituita Era il periodo, della ricostruzione ed era molto stimolante per dei neo
delle uscite per fare i rilievi sul campo. Si producevano lavori ex-tempore laureati, essere impegnati in una grande città come Milano che non si
su progetti astratti, completamente slegati dalla realtà… Mi ricordo a sarebbe risparmiata pur di diventare uno degli assi trainanti del nord
questo proposito un’esercitazione progettuale su un monumento al Polo! Italia, sia a livello lavorativo-occupazionale che produttivo e futuristico in
I compagni erano simpatici e tra alcuni si formavano dei gruppi generale.
eterogenei, anche se non mancavano vecchi docenti che ancora mal C’era molto da fare, e lo studio Monti GPA era lì, presente ed attivo.
vedevano le donne all’interno della facoltà. Il numero chiuso garantiva Iniziammo subito a lavorare prima con piccole commesse, poi si avviarono
comunque l’accesso agli appassionati veri che ci credevano con tutte le progetti più grandi. È del 1949 il progetto della Fonderia a Rho. Fra i
loro forze. condomini realizzati nel periodo della ricostruzione lo stabile in viale
Finita la scuola le donne non raggiungevano il prestigio degli uomini, Papiniano-via Calco l’ho fatto io con Enrico Freyrie nel 1956».
perlopiù dovevano lavorare in studio anche per i colleghi maschi che di
norma gestivano il lavoro in esterno e in cantiere. L’architetto, inteso dai
committenti come figura professionale, era l’uomo».

Come inizia la sua carriera lavorativa dopo la laurea e la sua


attività come socio fondatore presso lo studio Monti GPA di
Milano?

«Ho frequentato il Politecnico con Piero Monti, fratello del mio futuro
marito Gianemilio Monti, figli del pittore Cesare Monti. Gianemilio finì gli
esami e si laureò una volta tornato dalla guerra.
Nel frattempo io, laureata nel 1948 [durante l’anno accademico 1947-48
Foto 3.11 - Gianemilio, Piero e Anna Monti.
le donne laureate sono 12, circa il 20% del totale dei laureati pari a 55]

93
Com’è stato il rapporto professionale con i due uomini dello Vede mutato nel tempo il rapporto tra il progettista ed il cliente?
studio? Se si, come?

«Ho lavorato sempre molto in studio. Pochi cantieri, poche uscite «Il professionista del passato rinunciava al cliente con brutte idee, troppo
pubbliche. Dovevo seguire anche la famiglia oltre al lavoro in studio. bizzarre o con una visione troppo difforme dalla propria, adesso no. Prima
A questo proposito ricordo la diversa situazione di Gae Aulenti, separata la figura dell’architetto era molto considerata, veniva percepita come un
dal marito il quale aveva tenuto con se la figlia… Potevo fare di più. Forse mestiere elegante ed intellettuale».
ero un po’ soffocata da due uomini che erano anche un po’ pesanti».
Secondo lei l’approccio alla progettazione cambia a seconda
Com’era lo scenario post-bellico della città di Milano sul quale vi dell’appartenenza di genere del progettista?
accingevate ad intervenire?
«Non esiste un’architettura di genere, ma esiste un’architettura nazionale
«Dopo la guerra mancavano le materie prime ma c’erano dei bravi che è influenzata dal clima, dalla cultura, dalle usanze locali e dai
costruttori ereditati dal periodo pre-guerra che poi, purtroppo andarono materiali facilmente reperibili in loco. Essere una donna non cambia molto
persi ed assorbiti dalle fabbriche. le cose, anche se la donna si occupa dell’abitare più a livello funzionale.
Adesso non c’è attenzione per il progetto! L’interesse è prevalentemente Fare architettura è determinare l’impostazione generale di una cosa. Una
economico. Non c’è gusto, preparazione, cognizione; la professione è donna che progetta fa più attenzione ai particolari degli interni. In passato
scaduta per mancanza di cultura. La moda è entrata nell’architettura, non le donne erano le sole a capire come si viveva dentro un ambiente
c’è più il senso dell’immobile che deve durare nel tempo ma, la ricerca del domestico in quanto era a loro esclusivamente demandata la cura e
primato in senso sbagliato, del fare la costruzione più grande, più alta, l’utilizzo a favore di tutta la famiglia.
con mancanza di classe e di senso dei volumi. Oggi una costruzione A tale proposito mi viene in mente come esempio fallimentare la casa di
diventa importante solo se è d’effetto». Ulrico Hoepli, in via Hoepli dove c’è la libreria; porte negli angoli e pareti
perse… il progetto di un uomo che non aveva pensato.
Cosa ne pensa dei progetti per il Bosco Verticale e della zona City In una volumetria, da poter usare, l’approccio della donna è a 360°, per
Life in generale? cercare la funzionalità nella vivibilità della casa.
Le donne però lavorano di più.
«Credo che i giardini verticali siano una moda e trovo le case del quartiere Io lavoravo di sera, ero l’unica che si portava il lavoro a casa, gli uomini
Fiera Milano City alquanto brutte e troppo vicine tra loro, mi chiedo: che no, si aspettavano di ritrovarlo pronto la mattina seguente. Si
fine hanno fatti gli spazi urbani?». appoggiavano molto a me».

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Come architetto donna come si è trovata con le manovalanze nei sempre il più informate possibile e aprire la propria mente non avendo
cantieri? paura di confrontarsi con diversi colleghi, indipendentemente da genere,
età, nazionalità e cultura».
«All’inizio è molto difficile per una donna lavorare nei cantieri, poi quando
vengono riconosciuti il valore, la competenza e la professionalità, c’è Cosa pensa dei concorsi?
molto rispetto. Le donne spesso sono più intransigenti dei colleghi in
cantiere e suscitano maggiore soggezione. Però architetta non si può «Una volta i concorsi davano da fare.
sentire!». Per partecipare uno studio doveva dimostrare di guadagnare una certa
cifra annua. Adesso il sistema dei concorsi è fallito. Sarebbe necessario
Come vede oggi l’operato delle donne architetto e il riflettere maggiormente a livello sociale relativamente all’impatto che le
riconoscimento economico del loro lavoro? costruzioni avranno in ambito urbano e sociale. Vanno di moda solo case
alte».
«La paga per le donne è sempre stata inferiore a parità di lavoro. Ancora
oggi si fatica a mettersi alla pari da un punto di vista economico con i Ha avuto occasione di relazionarsi con il mondo dell’Università?
colleghi maschi. Noi donne non abbiamo bisogno di sembrare uomini o
veline per affermarci e ritengo che siamo sulla strada giusta. La libera «Negli anni ’70 seguii un esame di Stato. Ero in commissione insieme a
professione da più possibilità di affermarci sia in ambito professionale che Gabetti. In quegli anni la politica era entrata nelle università.
personale, anche se purtroppo va rilevato che la cassa nazionale degli Capitava che ci fosse meno moralità rispetto al proprio operato da parte
ingegneri ed architetti per la maternità da 4 soldi! dei candidati e di alcuni elementi delle commissioni.
Nel ’61, mentre stavamo seguendo un padiglione per l’Esposizione Tanti studenti non sapevano nulla, non conoscevano bene neppure i
Internazionale del Lavoro a Torino, ero incinta e anche allora la cassa propri progetti universitari. Adesso sono più preparati».
nazionale di categoria mi riconosceva una cifra ridicola per la maternità.
Qui c’è ancora molto lavoro da fare. Che cosa ritiene sia importante per una giovane studentessa
Mia figlia, che è anche una collega architetto, è oggi più informata e apprendere sulla propria condizione di futuro architetto donna, e
aggiornata di quanto non fossi io alla sua età e vive la professione più sul quali consigli si sente di darle?
campo perché è una donna e anche un architetto contemporaneo. Ha
lavorato per un po’ con il marito ingegnere, adesso invece lavora con me. «È importante porsi domande ed essere informate, sapere cosa succede
È più aperta, più libera di quanto non lo fossi io. nel mondo. Ma nel mondo c’è tanto, c’è troppo, sta a noi scegliere
Oggi occorrono alle donne architetto principalmente due cose: essere nell’offerta inflazionata del tutto cosa sia per noi realmente importante da

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seguire e sviscerare. Ci sono problemi grossi da affrontare. Ci vorrebbe un «Nel 1970 abbiamo iniziato una collaborazione con OLIVARI per
momento di riflessione per ricominciare, rinascere. Perché farsi una progettare una nuova serie di maniglie in resina: la serie Boma, entrata in
cultura è una fatica personale; ho visto e vedo spesso che sovente alle produzione nel 1972, è stata la prima maniglia in resina termoplastica
persone manca un fine, un supporto di ricerca, non si vuole fare fatica e prodotta industrialmente in Italia che abbia sfondato».
sacrificare se stesse e il proprio tempo, occorre leggere libri, acquisire la
capacità d’interrogazione spinti dal desiderio di sapere e dalla curiosità di
ricercare. La cultura si conquista con la fatica. Fate fatica!».

Qual è stato e qual è il suo rapporto con il design?

«Quando è nato il design era importante il suo concetto originario, la


riproducibilità. Il design adesso è cambiato. Si propone come commistione
con l’arte o rivisita continuamente copie di altro. Con lo studio Monti GPA
Foto 3.13 - Gianemilio, Piero e Anna Monti, Boma, Olivari, 1972.
ho lavorato su una serie di progetti di apparecchi illuminanti per KARTELL
tra cui la plafoniera e anche aplique 4334 selezionata al Compasso d’oro
nel 1959. Abbiamo lavorato con importanti aziende come FONTANA ARTE,
Ha visto e vede fare architettura da colleghi illustri in modo
DE PADOVA, CASSINA…».
sapiente in passato più di oggi?

«No. Il progetto di Portoghesi nel Gargano, a Campi, 14 km di spiaggia, è


un esempio di come la costruzione di un enorme struttura di servizi a
torrette abbia avuto un impatto rovinoso sull’ambiente. Un architetto non
dovrebbe prestarsi a rovinare!».

In quale dei suoi lavori si riconosce?

«Premettendo che tutte le opere sono state firmate insieme agli altri due
componenti dello studio, a ripensare a tutto il lavoro fatto, tanti edifici di
abitazione, ville, arredamenti… l’opera che ricordo maggiormente, anche
Foto 3.12 - Gianemilio, Piero e Anna Monti, Lanzichenecca, Fontana Arte, 1967.
perché legata ad un felice periodo della nostra attività, è un piccolo

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insediamento a Torre dei Preposti sopra a Pugnochiuso nel Gargano. È un
insieme di piccole case per vacanza raggruppate sulle pendici di una
collina aperta sul mare che ha tenuto conto dei valori locali e che è ben
inserita tra le pinete che la circondano».

Foto 3.15 - Gianemilio, Piero e Anna Monti Insediamento di case per vacanza nel Gargano, Torre dei
Preposti, Pugnochiuso, (Fg), 1965-1967.

Foto 3.14 - Gianemilio, Piero e Anna Monti Insediamento di case per vacanza nel Gargano, Torre dei
Preposti, Pugnochiuso, (Fg), 1965-1967.

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Nasce a Milano il 19 giugno 1924 Maria Cristina Mariani Dameno, ma per
tutti il suo nome è Cini.
Non è figlia d’arte, ma fin dal liceo ha deciso e nel 1943 si iscrive alla
Facoltà di Architettura. Frequenta il Politecnico solo dopo la guerra e la
partecipazione attiva al movimento partigiano. Sfollata a Gignese conosce
Renato Boeri, capo partigiano e stimato neurologo (terminerà gli studi in
medicina nel 1948) che sposerà alla fine del conflitto durante gli anni
universitari e di cui assumerà il cognome anche nella professione. Nel
dopoguerra le donne iscritte alla facoltà di Architettura sono nove. Cini si
laurea nel 1951. Lavora per alcuni mesi da Gio Ponti e poi arriva nello
studio di Marco Zanuso. Nel 1963 apre il suo studio. Il suo interesse
maggiore è l’architettura civile e la progettazione degli interni ma da
designer firmerà pezzi trasgressivi come il divano Serpentone per ARFLEX
e innovativi come la poltrona Ghost per FIAM. Dal 1981 al 1983 insegna al
Politecnico di Milano.
Oggi lavora con passione nel suo studio con un team di giovani architetti a
nuovi progetti progressisti e non smette di credere nel ruolo sociale
dell’architetto e nella forza delle donne.

Foto 3.16 - Cini Boeri.

Milano, 4 dicembre 2012

L’architetto Cini Boeri ci aspetta nel suo studio di Via Donizetti a Milano
CINI BOERI
dove veniamo accolte dall’architetto Maria Oggioni, una giovane
assistente, che ci fa accomodare in un’area dello stesso adibita a sala
«C’è ancora da lottare… mi raccomando fatelo!» riunioni attorno a un grande tavolo in attesa che l’architetto Boeri, una
donna minuta, ma di forte presenza, elegante e loquace, possa riceverci.
Ad un tratto ci appare con l’immancabile sigaretta tra le labbra, è
sorridente mentre ci raggiunge e dopo le presentazioni inizia subito a
chiacchierare con noi.

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Lei ci racconta: gli esami velocemente».
«Sapete ragazze: durante la guerra ho fatto la Resistenza! Nel paese
dov’ero sfollata a Gignese, con i partigiani, c’era l’architetto De Finetti che Quali sono state le figure più significative del Politecnico che
mi diceva: ‘Non farai mica l’architetto? È un mestiere da uomo!’. hanno caratterizzato quegli anni?
Mi sono laureata nel ‘51 con Ponti il quale mi disse: ‘Tu non fare
l’architetto fai il pittore perché hai sensibilità per i colori’. Ed io ho fatto «Il preside allora era Portaluppi. Quando mi sono laureata mi ha detto:
l’architetto! ‘Da questo momento puoi chiamarmi zio’. Ho cominciato la professione da
Una donna architetto adesso è meglio accettata, comincia ad essere Gio Ponti. Ho imparato da lui che esiste la poesia dell’architettura: era
accettata. Da quando sono entrata nell’ultima fase della mia vita ho veramente più un poeta che un architetto. Ho imparato cose che
ricevuto tanti di quei complimenti incredibili! I riconoscimenti sono arrivati sembrano semplici ma non lo sono: l’ordine mentale e fisico. Ponti li ha
a fine carriera. Ho vinto 2 compassi d’oro, sono stata invitata a tenere sempre fatti corrispondere. Con lui ho conosciuto gli artisti del momento
lezioni dappertutto sia in Italia che all’estero. Ne avessi ricevuti di più come Melotti e Munari. Per Ponti era una questione di sistema, di struttura
negli anni precedenti in cui sgomitavo per far capire che ero un architetto dei pensieri».
anche se donna, sarebbe stato più facile. Adesso sono accettata. Mi è
capitato che invitata con Vittorio Gregotti ad una conferenza al museo Qual era il rapporto tra lei e i suoi colleghi studenti?
MAXXI di Roma, progettato da un’altra donna l’architetto Zaha Hadid, nel
passarmi la parola dopo il suo intervento Gregotti disse: ‘Adesso passo la «Con me se ne laureano altri 9, ma gli iscritti del mio stesso anno erano
parola alla signora Boeri…’ ed io nel prendere la parola esordii: ‘No, sono una ventina. A quei tempi le ragazze che frequentavano la Facoltà erano
l’architetto Boeri!’. pochissime. Non mi ricordo molto delle altre donne. C’era Gae Aulenti ma
Sono sempre stata mossa da una grande passione per il mio lavoro e sono era più giovane di me e quindi si è laureata un paio di anni più tardi. Ai
andata dritta come un treno». miei tempi le 2 donne che lavoravano a fianco dell’architetto maschio
erano la Ferrieri con Gardella ed io con Zanuso.
Lei ha frequentato la Facoltà di Architettura subito dopo la Mi ricordo che Anna Ferrieri dopo un po’ che ci conoscevamo mi ha detto:
seconda guerra mondiale. Si ricorda quali sono state le materie più ‘esci dallo studio se no diventi come me, un pezzo dello stesso’. Allora io
ostiche per lei nel suo corso di studi? un po’ vigliaccamente mentre Zanuso era in Argentina per un lavoro ho
affittato uno studiolo e poi gli ho detto: ‘scusami ma adesso vorrei
«Sicuramente scienze delle costruzioni era un corso abbastanza tosto e lavorare da sola, grazie per quello che mi hai insegnato’. E Lui mi ha
prima c’erano state matematica, geometria analitica, geometria proiettiva. risposto: ‘Tanto non hai i coglioni!’. Era il terzo architetto uomo che mi
Non ho mai teso ad aver grandi voti, per me era più importante passare diceva di non fare la professione!

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Dopo è stato molto simpatico ma all’inizio è stata questa la sua risposta». Ci parli ora del suo rapporto con i clienti.

Lei è diventata madre prima di laurearsi, com’è riuscita a «I clienti possono essere di tutti i generi. I clienti una volta erano ricchi di
conciliare il lavoro e la famiglia? cultura, adesso sono ricchi di soldi, ma poi non ti pagano perché c’è la
crisi! In questo non c’è differenza con i colleghi uomini, anche loro non
«Mi ricordo che facevo le corse a casa per i bambini. Io mi sono laureata vengono pagati.
con la carrozzella del mio primo figlio. Ero aiutata nell’accudimento della Il rapporto con il cliente deve comunque essere un rapporto di fiducia.
prole e mi sentivo molto responsabile nello studio. Devi avere curiosità e Non ho mai avuto difficoltà a relazionarmi con clienti uomini; ricordo un
coraggio in quello che fai quando sei sicura che è ciò che vuoi. Non ho mai cliente uomo che quando si trattava di decidere del loro appartamento
pensato che avrei smesso di esercitare perché ci tenevo molto e lo facevo zittiva la moglie perché voleva parlare e decidere solo lui, ma io ho
con piacere. Mi è sempre piaciuto molto il mio lavoro». sempre detto la mia.
Recentemente è arrivato un cliente ostico, una persona antipatica alla
Gli uomini che ha incontrato nei cantieri erano pro o contro le quale ho risposto che non avevo tempo.
donne architetto? A volte invece capitano clienti intelligenti che vengono sapendo qual è il
tuo Mestiere, come un mio cliente israeliano, un mercante d’arte, per il
«Il mio primo lavoro in cantiere è stato un asilo a Lorenteggio. Mi sono quale ho realizzato un appartamento a New York, uno a Parigi e adesso
occupata molto degli interni, sia in fase progettuale che nella sua uno a Tel Aviv. È uno che quando gli proponi qualcosa ti dice: ‘ma sei
realizzazione in cantiere. proprio convinta?’. Voleva una sala da pranzo rotonda ed io gli dissi: ‘Il
I fischi quando passavo in cantiere qualche volta ci sono stati…non pranzo non te lo faccio rotondo, fallo tu se vuoi…’ e lui: ‘No va bene,
rinunciavo ad essere donna. In cantiere ho imparato a stimare moltissimo allora no’. L’appartamento a Tel Aviv è di vasta metratura in un
i muratori. Costruiscono con equilibrio e serietà. Non ricordo cose negative grattacielo tutto vetrato e ha 3 lati che affacciano sulla città. Ho scelto per
in cantiere. gli interni colori tenui, azzurri e blu, ho proposto il soffitto ribassato color
Si prende autorità, si viene rispettate, nel momento in cui si dicono cose polvere e le pareti bianche per la sala ed ho riportato all’interno motivi
sensate e che capiscono valide anche loro. Non ho mai sentito ostilità in geometrici per il decoro e gli arredi che si rifanno al motivo di facciata».
un cantiere in qualsiasi parte del mondo.
Anche ultimamente in un cantiere all’estero in Israele, a Tel Aviv, con il Qual è il suo rapporto con gli artigiani che realizzavano la
supporto di giovani architetti, non israeliani, non ho avuto nessun prototipazione?
problema. Ritengo sia più facile gestire il rapporto con le maestranze in
cantiere che con il cliente». «Il primo disegno industriale negli anni ’50-’60 veniva fatto in stretto

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contatto con la produzione, con l’operaio che produceva. Cosa intelligente Cosa ne pensa dei concorsi?
che adesso non si fa più. Allora era appena stato inventato il poliuretano,
e l’uso non era così facile, si lavorava con l’operaio che realizzava in «I concorsi sono una cosa intelligente e bella ma a volte camuffati e
cantiere. pilotati da raccomandazioni».
Ho lavorato soprattutto con ARFLEX Per la mia poltrona Ghost, ho
controllato la lavorazione del cristallo passo passo, nel laboratorio Cosa pensa del bosco verticale?
dell’azienda alla quale mi ero affidata per la produzione. Era molto bello.
Adesso il cliente chiede soprattutto di puntare ad un alto profitto». «Può essere interessante e ho avuto modo di parlare con il suo
architetto… [ammicca sorridendo] ‘Senti Stefano siediti così, cosa vedi?’
Cosa pensa della professione al maschile e al femminile? ‘Perdi una parte importante dell’albero…’».

«Nella nostra professione o sei veramente molto bravo e allora ti distingui Si accende in un allegro sorriso. Poi continua:
altrimenti la sensibilità dell’uomo è un pochino inferiore rispetto a quella
donna». «Ultimamente sto proponendo per la realizzazione d’interni una
tappezzeria con fotografie fatte da me di boschi e di cieli. Abbiamo chiesto
In quanto architetto donna la sua remunerazione è sempre stata alla BRAENDLI di realizzare delle tappezzerie così, ma preparatevi a
riconosciuta come quella dei colleghi uomini? sentire tanti no… ultimamente mi arrabbio perché quello che propongo
l’ho pensato molto. Ma loro non ci arrivano.
«Inferiore a quella degli uomini?… Speriamo di no! Non ci ho mai pensato. Le idee sono tante ma è difficile trovare spazio per la realizzazione che è
Più che altro oggi sottolineo la difficoltà nell’essere pagati. Una volta un subordinata alla possibilità di vendita. Non sempre ci trattano molto bene.
cliente nuovo ti chiedeva dopo il primo incontro: ‘architetto devo lasciarle Nella nostra professione o sei veramente molto bravo e allora ti distingui
un acconto?’ altrimenti la sensibilità delle persone è inferiore alle nostre idee creative».
Adesso ti chiedono un preventivo che a volte non è facile rispettare per la
complessità del progetto e quando poi gli chiedi il primo acconto ci Quale gamma colore preferisce utilizzare in progettazione?
mettono 3 mesi a dartelo o non te lo danno proprio. Non ho mai pensato
che ci fossero differenze nella parcella di un uomo o in quella di una donna «Vario molto! Ultimamente prediligo gli azzurri e i blu. Va proprio a
e nella relativa accettazione. Per fortuna non ci ho mai pensato altrimenti periodi. In certi momenti mi capita arancio/rosso, ma per il lavoro
mi sarei arrabbiata!». preferisco i colori tenui, perché il cliente non accetta facilmente altre
tinte… potrebbero stancare».

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Quali sono i suoi progetti di design che ha più a cuore? Ci può dire che cosa significa per lei fare architettura? E ancora
dal punto di vista progettuale c’è diversità tra affrontare un
«Sicuramente il Serpentone disegnato per ARFLEX e la poltrona di vetro progetto di design e uno d’architettura?
Ghost per FIAM, entrambe sono state due grandi sfide (che ho vinto) in
merito ai materiali innovativi che ho utilizzato per realizzarle. «L’approccio al progetto di architettura e a quello di design non è diverso,
Il Serpentone era la dissacrazione del divano della nonna, del divano sono tutt’uno. Non posso non partire da una riflessione personale su come
ricco. ARFLEX aveva invaso tutta la via Borgogna con metri di vengono vissuti gli interni dello spazio che devo costruire, così come non
Serpentone». posso prescindere dal ricostruire come l’oggetto di design verrà utilizzato
nella quotidianità del vivere ad opera del suo fruitore finale.

Foto 3.17 - Cini Boeri, Serpentone, Arflex, 1971.

Foto 3.18 - Cini Boeri, Ghost, Fiam, 1987.

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Vi faccio alcuni esempi: scorrevoli in progettazione. Ci credo molto e vorrei svilupparlo per
realizzare un prodotto innovativo che riproponga anche le mie immagini di
Ho progettato la casa rotonda tra le rocce che scendevano verso il mare e cieli e foreste negli ambienti interni. Ho interpellato un’azienda che
invitavano a sviluppare l’abitazione attorno ad uno spazio circolare, il produce porte ma mi ha detto che in questo momento non impiegano
patio. Le necessità della vita comune di una famiglia tipo con figli ha soldi per progetti non sicuri… È un peccato ma mi sono ripromessa che
determinato la relazione tra gli spazi comuni e le varie ali della struttura, morirò solo quando vedrò realizzati questi progetti che mi sembrano
quella per i genitori e quella per i figli, creando un luogo d’incontro importanti!
comune. C’è ancora da lottare, mi raccomando fatelo! Se trovate una cosa che vi
Per il progetto sono partita dagli interni. sembra giusta insistete. Insistete per le vostre idee!
Anche la mia casa nasce da una necessità di autonomia degli interni. La crisi influisce negativamente. L’ideale è di conquistare il cliente, capirlo
Finalmente quando mi hanno dato un po’ di soldi l’ho costruita in un posto molto bene, condurlo insieme a te. Se lo estranei e gli dai un progetto
molto bello, alla Maddalena, in Sardegna. Io ho una famiglia con 3 figli. fatto è sbagliatissimo. È scorretto perché ci abita lui. Devi instaurare un
Ho fatto una casa come io intendo il vivere l’interno. rapporto di fiducia e di crescita. Devi parlare al cliente delle zone della
Io insegno ai miei clienti a vivere con autonomia e non di rado propongo casa e farti raccontare come vive la sua famiglia. Devi capire la psicologia
di inserire due camere padronali. del cliente.

A proposito di questo tema quando nel 1986 fui invitata in Triennale ha Ritornando alla mia visione degli interni una cosa che ho fatto di frequente
partecipare alla mostra dal titolo Il progetto domestico, io ho proposto una è stato il portare la natura nelle stanze; per esempio nella casa nel
casa con una pianta di 90 mq circa dove 2 persone convivevano con bosco, ho rispettato le betulle già presenti in loco e ho fatto una pianta
autonomia e responsabilità individuale. La pianta dava libertà assoluta a attorno ai tronchi degli alberi. È una casa in cemento armato. Per i tagli
entrambi; ognuno dalla propria parte aveva spazi e servizi indipendenti delle finestre ho scelto le viste più belle aprendole su parti di bosco
mentre ci si incontrava nei luoghi di impegno e dialogo in comune come la bellissime. La divisione interna è stata realizzata per mezzo di differenti
cucina e il soggiorno. Alcuni giornali hanno detto che ero la killer dei quote e l’utilizzo di pareti scorrevoli.
matrimoni invece ‘il Manifesto’ ha detto che ero progressista.
Io credo che poter decidere dove andare a dormire ogni notte aiuti il Anche la mia casa quadrata alla Maddalena segue le quote del terreno (gli
perdurare dei matrimoni. scogli). Io non farei mai una cosa inutile solo per bellezza.
Così è successo per il progetto del La sbandata dove nel sito c’era un
Altro tema che ho sempre cercato di sviluppare è stato quello della rustichino brutto che abbiamo demolito e abbiamo fatto una casa inclinata
flessibilità dello spazio; che è poi sfociato nell’utilizzo delle pareti in avanti.

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scoglio perché nel disegno di pianta seguivo le quote che trovavo.
C’è una sola camera matrimoniale, all’epoca io e mio marito eravamo una
coppia che dormiva insieme, dopo ci siamo separati… probabilmente non
ci saremmo separati se avessimo avuto 2 stanze da letto matrimoniali».

Ci strizza l’occhio divertita.

Foto 3.19 - Cini Boeri, La sbandata, La Maddalena, (OT), 2003-2004.

Così è stato quando abbiamo fatto gli uffici per EDS.


Ho studiato molto il posto di lavoro definendo quali erano i 2/3 punti
importanti per vivere bene nel posto del lavoro. Considerando l’autonomia
di ciascuno e mantenendo la possibilità di coordinarsi con gli altri.
Bisogna sempre partire anche dall’analisi psicologica di chi dovrà abitare
gli spazi».

In quale dei suoi lavori si riconosce?

«Nel progetto della mia casa quadrata [casa bunker] alla Maddalena.. In Foto 3.20 - Cini Boeri, casa quadrata detta anche «bunker», La Maddalena, (OT), 1966.

questa casa mi riconosco molto chiaramente.


È un progetto per una famiglia con 3 figli (la mia) che nasce da una
necessità di autonomia degli interni. È quadrata con uno spazio centrale
comune e 4 indipendenze. C’è un stanza che ha la vasca da bagno in uno

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Resistenza nella Loggia dei Mercanti. Un involucro di vetrate mobili che
riportano frasi di Calamandrei delimitano il porticato. Vi sono lapidi
appoggiate ai muri da mettere a posto e sedute dove c’è il pavimento di
pietra che si alza.
I partigiani, la resistenza, alle generazioni di oggi, nessuno spiega…
Sto lavorando anche ad un progetto di scuola materna all’avanguardia.
Non è ancora del tutto finito. Né castigo né premio, così ho titolato anche
il testo che ho scritto su questo lavoro.
Occorre riconoscere la responsabilità dei bambini e insegnare loro a
rispettare l’altro. Responsabilizzarli su dei progetti: per esempio la cura di
un orto. Io ho conosciuto bene Bruno Munari e il suo lavoro.
Nella mia scuola le aule sono circolari, un centro da qui esce la cultura. I
banchi si possono muovere su di una circonferenza e spostarsi a seconda
Foto 3.21 - Cini Boeri, casa quadrata, detta anche «bunker», La Maddalena, (OT), 1966.
di quello che devono vedere/sentire. Spero di avere un po’ di tempo per
finirlo...».

«Quando progetto propongo la camera matrimoniale e a fianco un’altra


stanza, perché uno dei 2 decida quando vuole dove dormire… poi se le Cosa pensa dell’architetto donna di oggi?

usano non lo so.


Il mio consiglio al cliente è sempre di fare una doppia stanza. Per me è «Cominciamo ad essere più accettate anche senza avere i baffi!».

essenziale il rispetto degli spazi degli altri, normalmente è un valore


importante che viene negato. Nelle donne che hanno iniziato la professione da poco, trova una
buona preparazione?

C’è anche un appartamento in cui ho lavorato a Milano che mi piace


molto: ha 3 piani con una scala che li collega e una libreria che segue la «Si, soprattutto con un po’ di pratica. La preparazione si acquisisce

scala». soprattutto negli studi. Io ho molta fiducia nelle capacità delle donne.
Quando mi hanno chiesto se volevo nascere maschio ho detto no!

A cosa sta lavorando adesso? Per carità gli uomini li ho amati, li ho rispettati ma non hanno la nostra
sensibilità e nel nostro lavoro è necessario averla. Non è necessario per

«Stiamo lavorando al progetto per una casa della memoria per la affermarsi assumere atteggiamenti mascolini».

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A cosa deve dedicarsi l’architettura per perseguire una funzione
sociale?

«Allo sviluppo della vita. Io promuovo un progetto per delle case


prefabbricate assemblabili. Più abitazioni, facilmente costruibili, con spazi
comuni per i servizi e per i giochi dei bambini. Occorre sviluppare
nell’abitazione gli spazi più piacevoli dedicati ai vari ambiti della vita».

All’estero sono più sensibili riguardo i concetti dell’abitare?

«In America la vita è più sciolta, meno pretenziosa, il raffinato lo trovi solo
nelle grandi architetture. Io mi sono entusiasmata per Tel Aviv che è una
città molto bella, ci sono molti giovani che sono più aperti, in maniera
intelligente, rispetto agli italiani. È bello il nostro lavoro, è stupendo».

L’Italia può avere una ripresa?

« È quello che spererei proprio…anche se noi abbiamo il Vaticano.


Occorre affrontare gli ostacoli. Provarci sempre. Magari per un po’ ti senti
ghettizzata, ma ci vuole coraggio».

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Maria Luisa alias Marisa Galbiati nasce a Corbetta (Mi) l’11 febbraio del
1950.
Si iscrive al Politecnico negli anni della contestazione, un periodo in cui la
Facoltà di Architettura era in grande fermento, teatro di occupazioni,
assemblee e trasformazioni. In quegli anni in cui le ragazze vestivano
maschile e ragionavano sull’emancipazione, il numero delle iscritte era in
aumento. Si laurea nel 1974, con Sandra Bonfiglioli come relatrice. Dal
1975 in poi inizia ad occuparsi delle tematiche di trasformazione urbana e
territoriale approfondendo l’utilizzo dei linguaggi fotografico e audiovisivo.
Negli anni ’80 vince una borsa di studio ed entra nella facoltà come
ricercatrice. Tiene il corso di Analisi dei sistemi urbani e poi di
Scenografia. Da qui convegni, mostre, pubblicazioni. Nel 1999 inizia la
collaborazione con la Facoltà del Design. Dal 2011 al 2012 sarà Vice
Preside e dal 2013 al 2015 Preside Vicario della Scuola del Design del
Politecnico di Milano. Oggi è professore ordinario di Progetto della
Comunicazione Visiva.

Milano, 15 gennaio 2013

Foto 3.22 - Marisa Galbiati. L’architetto Marisa Galbiati ci riceve nel suo ufficio presso la sede della
Scuola del Design del Politecnico in Bovisa.

MARISA GALBIATI

Lei si è laureata al Politecnico di Milano nel 1974, com’è stato il


«Acquisire tratti mascolini per risultare ahimè credibili» clima che si viveva a Milano ed in Facoltà da studentessa durante
il suo percorso universitario?

«Quando mi sono iscritta al Politecnico la Facoltà di Architettura era


sottosopra dal punto di vista politico. Nel ’68 era attivo il movimento

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studentesco e i conflitti erano molti anche tra fazioni della stessa parte processo tecnologico e di informatizzazione, si arriva al blocco della
politica. La facoltà era spesso occupata ma i primi segnali di agitazione catena di produzione. Gli studenti scendevano in piazza con gli operai.
erano partiti già nel 1963 quando ci fu la prima occupazione. Sono gli anni di lotta continua.
La facoltà era un laboratorio permanente sul pensiero, era la prima Negli anni di piombo, quelli intorno al ’72-’73, la lotta si radicalizza. Si usa
università che rifletteva sul ruolo dell’architettura nella società legandola il piombo (le pallottole) e la lotta diventa armata.
alle problematiche territoriali, alla città e all’assetto urbano. C’erano assemblee tutti i giorni dove si rifletteva su diversi temi: c’erano
Tra gli anni ’60 e ’70 in Italia viene avviata la stagione della fine della gli architetti puristi che rimanevano ai margini del dibattito - Rossi,
fabbrica terroristica. La città era frutto di scelte nate dall’organizzazione Canella, Vitale - e c’erano gli urbanisti, i più facinorosi - Meneghetti,
scientifica del lavoro che porta all’innovazione del pensiero. La città Consonni, Campos Venuti - vicini alle istanze del movimento, con il loro
diventa funzionale alla fabbrica. La fabbrica diventa l’archetipo simbolico ruolo ben chiaro nel progettare la città. L’urbanistica, infatti, è la scienza
della città già negli anni ’50-’60. sociale per eccellenza. Si comincia a progettare il territorio tenendo conto
Il modello di organizzazione scientifica del lavoro, come quello di fabbriche delle implicazioni sociali».
quali FIAT, Innocenti, Alfa Romeo e Pirelli, aveva una ricaduta sul modello
della città. La città funzionale alla fabbrica che ridisegna il territorio. La Quale era il suo rapporto con i compagni in quel momento intriso
fabbrica che scandisce il tempo del lavoro, della vita, in pratica di tutta la di politica?
città».
«Gli studenti erano e sono impegnati nella scoperta di un mondo nuovo
Ci può descrivere come la politica influenzava anche la didattica? con la sensazione di poterlo cambiare. I rapporti sono sempre stati
mediati dalla politica. Le donne si interrogavano sul femminismo e sulla
«Come nel film Rocco e i suoi fratelli, a Milano in quegli anni il boom possibilità di avere ruoli importanti (Anna Steiner figlia di Albe Steiner si
economico sta cancellando la visione da piccolo mondo antico che molti laurea al Politecnico di Milano nel 1971). Il preside era allora Portoghesi
migranti avevano della vita e della famiglia. Cambiano le regole sociali, le che fu sempre molto vicino agli studenti e li difese dalla polizia durante le
vite delle persone ne sono sconvolte. Gli operai che per fame hanno agitazioni.
lasciato il loro paese d’origine trovano nella grande città un riparo sicuro L’architettura stava subendo una trasformazione. Era in atto una forte
per poter dare ai propri figli una concreta possibilità di riscatto ed critica nei confronti dell’architettura moderna. In Triennale si presentava
emancipazione personale da un passato prossimo che risulta troppo una mostra sul Post Moderno. Si viveva in simbiosi con l’università.
scomodo. Accadevano episodi forti, mi ricordo il professor Mercanti murato in aula
Dal ’68 crescono forti lotte operaie: con il movimento operaio, il clima da un gruppo di studenti.
all’interno delle fabbriche si esaspera maggiormente, con l’accelerare del Nei miei anni universitari le ragazze vestivano maschile, era per noi il

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raggiungimento di un nuovo status. In facoltà il livello sociale degli Dalla sua esperienza come giudica l’operato delle donne nella
studenti era medio-basso. professione?
Dopo gli scontri si attraversò un momento di limbo. La facoltà si riprese
poi successivamente negl’anni ’80 con il preside Stevan. «Le donne nel momento in cui vogliono conquistare qualcosa sanno che
Dagli anni ‘80 e ’90, si affermano nuove estetiche, nuovi scenari sociali». devono pagare molto di più, non esiste veramente la parità uomo/donna.
Una donna deve fare 100 se vuole ottenere qualcosa. Il potere
Com’è stato il suo inserimento nel mondo della professione? economico? Anche se oggi la situazione è in mutamento ditemi quante
donne ci sono che ricoprono ruoli decisionali e di prestigio rispetto alla
«Negli anni ’80 ho vinto una borsa do studio e sono entrata alla Facoltà di stessa percentuale maschile?
Architettura del Politecnico di Milano come ricercatrice. Le donne dimostrano maggiore affidabilità e attenzione sia nel lavoro che
Le relazioni con alcuni colleghi erano pesanti, mentre con alcune colleghe, nel contesto accademico. Purtroppo tra le donne non è diffusa la
come Sandra Bonfiglioli (laureata in matematica), erano decisamente solidarietà femminile se non nei paesi più poveri e questo è un nostro
buone. limite.
Nuove prospettive disciplinari hanno dato spazio alle materie che più mi La cultura deve riconquistare valore.
appassionavano come analisi dei sistemi urbani. Ho sempre avuto Le donne in passato non firmavano nulla, non avevano un ruolo
passione per la tematica del tempo e la città. progettuale riconosciuto, al limite veniva attribuito loro quello politico.
Mi sono specializzata in comunicazione, fotografia e espressione Nel mio lavoro ho incontrato molti problemi nel collaborare con le donne
audiovisiva. (invidie e antipatie). Più acquisti potere, più il rapporto maggiore con i
Ho sempre mantenuto un atteggiamento friendly con gli studenti colleghi uomini si facilita. Invece ci si scontra con le ambizioni delle altre
invitandoli anche a casa mia a piccoli gruppi per approfondire le tematiche donne, per mancanza di risorse e maggiori ambizioni personali. L’obiettivo
trattate durante i corsi. per tutti è il riconoscimento del proprio operato, il lasciare un segno.
La laurea non preparava alla professione, al mondo del lavoro e ancor Occorre tirar fuori le unghie per difendere le proprie posizioni. Io non sono
meno alla progettazione. Inoltre, bisognava imparare a gestire le relazioni dalla parte delle donne tout court. Credo che l’estremismo sia la malattia
tra classi sociali differenti, nel rispetto delle sensibilità di tutti e le donne infantile del comunismo».
facevano il triplo della fatica per riuscirvi acquisendo tratti
comportamentali ed estetici mascolini per risultare ahimè credibili. Sia Qual è la sua opinione in merito ai concorsi pubblici?
all’interno della Facoltà che nel lavoro sul campo in cantiere, le donne
hanno imparato a relazionarsi al meglio con tutti i loro interlocutori e a «No comment».
gestire ogni situazione, anche se a discapito della loro femminilità».

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Quale dei suoi lavori è per lei particolarmente significativo e
rappresentativo?

«La curatela del volume multimediale Honorem, cofanetto con 2 DVD che
contengono 20 videointerviste ad altrettanti maestri laureati ad honorem
dal Politecnico di Milano».

Foto 3.23 - Marisa Galbiati, HONOREM, vol. multimediale, 20 videointerviste a maestri laureati ad
honorem dal Politecnico di Milano, Polipress, Milano, 2009.

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Rosanna Monzini nasce a Milano il 2 dicembre del 1928.
Ama l’arte, il disegno, la pittura, frequenta il liceo artistico, passa
dall’Accademia di Brera ma decide nel 1947 di iscriversi alla Facoltà di
Architettura. Si laurea nel 1955 e nello stesso anno con lei altre 14 donne.
Appena laureata Rosanna Monzini inizia a lavorare con il marito ed ex
compagno di studi Fulvio Raboni, ma è alla fine degli anni ’60, quando le
loro strade si separano, che inizia una nuova ed intensa fase di lavoro. Dal
1970 al 1984 sarà responsabile del settore casa del La Rinascente,
viaggiando all’estero, occupandosi dell’allestimento dei piani dedicati,
della scelta dei pezzi, delle mostre tematiche. Nel frattempo apre il suo
studio. È negli anni ’80 che si concentrerà sullo spazio da abitare,
interesse coltivato fin da ragazza che la porta ad amare la progettazione
degli interni e l’intervento sul già costruito con ristrutturazioni radicali di
appartamenti e sottotetti, elaborando il linguaggio della casa alla
milanese. Oggi Rosanna Monzini lavora con il figlio Giuseppe Raboni che
dopo una lunga esperienza con Gae Aulenti ha dato nuovi input allo
studio.

Milano, 21 gennaio 2013

Incontriamo l’architetto Rosanna Monzini nel suo studio in Via Cappuccio a


Foto 3.24 - Rosanna Monzini. Milano.

Come è arrivata alla Facoltà di Architettura e cosa ricorda del


ROSANNA MONZINI percorso di studi al Politecnico di Milano?

«Nella mia famiglia, da parte di mamma, la cultura artistica ha sempre


«Occorre viaggiare, vedere con i propri occhi (…)
fatto parte della mia quotidianità. Fin da ragazza ho coltivato la passione
essere se stesse e non essere sole…»
per l’arte, il disegno, la pittura.
Ho frequentato il liceo artistico presso le Orsoline e dopo la guerra sono

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entrata all’Accademia di Brera; tra i professori che maggiormente ricordo avventuroso e illuminante nei paesi nordici, in Scandinavia dove siamo
con piacere c’era Guido Ballo, professore di Storia dell’Arte, fratello del entrati in contatto con gli architetti e il design locali. Con i molti oggetti
fotografo Aldo Ballo. che avevamo riportato a casa, grazie all’aiuto del preside Portaluppi,
Amavo anche l’aspetto più tecnico della rappresentazione grafica e così abbiamo poi organizzato una mostra dedicata al design nordico a Milano a
nell’anno accademico 1947-48 mi iscrissi al Politecnico di Milano, dove mi Palazzo Reale curandone tutti i dettagli».
sono laureata nel 1955».
Come inizia la sua carriera lavorativa dopo la laurea?
Qual era il rapporto tra lei e i suoi colleghi studenti?
«Nel 1956 mi sono sposata con Fulvio Raboni, anche lui architetto e
«In generale buono; a quei tempi c’erano solo tre o quattro donne, abbiamo condiviso il lavoro nello studio che aveva il suo nome. Ci
effettivamente molto poche ma tutte molto motivate. Allora la Facoltà di occupavamo di grandi lavori di architettura e design anche se io
Architettura era considerata un po’ di serie B rispetto a quella di inizialmente dovendo anche occuparmi dei figli e quindi della famiglia non
Ingegneria. Negli anni dell’università condividevo lo studio con un piccolo lavoravo molto.
gruppo di studenti tra cui Emilio Terragni e anche il mio futuro marito Alla fine degli anni Sessanta separandoci, in buona armonia, ebbi
Fulvio Raboni. l’occasione per lanciarmi da sola nella professione. Colsi una grande
Tra gli studenti un po’ più anziani con quali mi rapportavo c’erano anche opportunità con La Rinascente con cui iniziai un rapporto di consulenza
Vittorio Gregotti e Gae Aulenti che però facevano gruppo con altri studenti durato 13 anni. Ho fatto di tutto. Di fatto oggi diremmo che mi occupavo
più avanti negli anni di corso». dell’art direction della sezione casa seguendo l’allestimento di un intero
piano ad essa dedicato, partendo dalla scelta dei prodotti da vendere.
Quali sono state le figure più significative del Politecnico che Imparando a lavorare velocemente in tempi molto compressi arrivai ad
hanno caratterizzato quegli anni? occuparmi dell’allestimento di più piani viaggiando spesso, Stati Uniti,
Parigi, Londra, per scovare prodotti e novità. Qualche anno dopo iniziai ad
«Il preside in quegli anni era Piero Portaluppi, i professori non erano tutti occuparmi anche del negozio Croff a Milano. Nel frattempo avevo aperto il
eccezionali anche se spiccavano assistenti come Castiglioni e insegnanti mio studio».
come Rogers grazie al quale potei partecipare ad un workshop
internazionale di un mese alla scuola del Ciam di Venezia. [Il progetto fu Come descriverebbe il suo rapporto di progettista con le idee dei
giudicato da Albini, Rogers, Gardella e Max Bill]. suoi clienti?
Ero molto incuriosita da tutto ciò che accadeva all’estero ed in quegli anni,
nel 1953, insieme ai miei compagni di università ho intrapreso un viaggio «Buono anche se non si può sempre fare quello che si vuole. Mi occupai

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di numerosi negozi di marchi come COVERI, in Italia e all’estero, ed ebbi Qual è stato il suo rapporto con i colleghi architetti (donne e
occasione di incontrare personaggi fantastici come Margaux Hemingway, uomini)?
nipote di Ernest Hemingway.
La mia è una grande famiglia e dopo l’apertura del mio studio vari parenti «Come donna non sono mai stata discriminata e ho frequentato molto i
cominciarono a commissionarmi lavori privati, soprattutto di colleghi. Ho avuto però pochi rapporti con l’ordine degli architetti e pochi
ristrutturazione di ville, attici e appartamenti. scambi con altri professionisti».
Molti architetti non volevano lavorare su case che non fossero loro
dall’inizio, a tale proposito Gae Aulenti mi chiese: ‘come fai a fare una Cosa ne pensa dei concorsi?
casa che non è tua dall’inizio?’.
I tracciamenti sono importantissimi. Io nei miei progetti per prima cosa «I concorsi nelle grandi città sono molto difficili, un po’ più semplici in
partivo dallo spazio interno che ripulivo da tutto ciò che non avesse un provincia. All’inizio della carriera ho partecipato con mio marito al
valore, quando c’era, che non fosse strutturalmente necessario, concorso per una scuola pubblica in Val d’Aosta. Meglio quelli di
rispettando comunque lo stile della casa. urbanistica e sistemazione del verde urbano».
Mi piace lavorare sulla risistemazione spaziale e mi piacciono molto le
scale. Uno dei progetti a cui è più affezionata?
Ho sempre avuto pochi collaboratori e ad un certo punto ho cominciato a
lavorare con mio figlio Giuseppe Raboni che nel frattempo aveva maturato «Diversi… ristrutturazioni di appartamenti e case, anche qualche nuova
un’esperienza di dieci anni con Gae Aulenti a Parigi e poi a Barcellona. Ho realizzazione… l’ultimo una casa a Londra. Ripensando ai miei progetti vi
gestito lavori grossi ma sempre per privati». vorrei dire che quello a cui sono più affezionata è quello di una casa ad
Angera, una delle mie prime realizzazioni».
Come architetto donna come si è trovata nel gestire le
manovalanze nei cantieri? Cosa ritiene sia necessario oggi a una donna che voglia
intraprendere la professione di architetto?
«Nella direzione dei lavori in cantiere è necessario lavorare d’accordo con
le imprese e spiegare sempre bene le proprie idee. Come donna me la «Sicuramente molta motivazione e spirito di adattabilità. La professione
sono cavata sempre bene. Bisogna rispettare le abilità degli artigiani richiede un investimento continuo su se stesse e sulla propria
anche se non sempre hanno buon gusto. A volte la difficoltà stava, e sta, preparazione. Occorre viaggiare, vedere con i propri occhi, guardare ogni
nel fatto che gli artigiani seguono chi paga, ovvero il cliente». dettaglio, avere sempre sottomano le ultime riviste specializzate. Non
essere sole. Essere sempre informate sull’attualità. È uno studio continuo.

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È un lavoro molto bello ed è importante impostarlo seriamente,
amministrando bene lo studio, scegliendo anche dei professionisti
competenti che possano affiancarti nella sua gestione amministrativa. È
sempre fondamentale semplificare la propria vita».

Foto 3.26 - Rosanna Monzini, casa a Rocca d’Angera, (Va), 1976.

Foto 3.25 - Rosanna Monzini, casa a Rocca d’Angera, (Va), 1976.

Foto 3.27 - Rosanna Monzini, casa a Rocca d’Angera, (Va), 1976.

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Federica Zanuso nasce a Como il 9 maggio 1945.
Si iscrive al Politecnico di Milano nel 1964, quando ancora la contestazione
non si è inasprita. Si laurea con Aldo Rossi nel 1970 e inizia subito a
lavorare nello studio del padre, Marco Zanuso dove entra nel vivo della
professione, collaborando con altri grandi professionisti. Rimane nello
studio dieci anni occupandosi soprattutto di design. Poi all’inizio degli anni
’80 apre il suo studio insieme ad una compagna di università ed
inizialmente si occupa di tutti gli aspetti legati alla professione
dell’architetto, dalla fase progettuale, a quella amministrativa senza
tralasciare la direzione dei lavori. Federica Zanuso lavora soprattutto nella
ristrutturazione ma anche nella costruzione del nuovo. Oggi condivide lo
studio con l’architetto Daniela Volpi e predilige la fase progettuale del
lavoro delegando a collaboratori esterni quella esecutiva.

Milano, 5 febbraio 2013

L’architetto Federica Zanuso ci accoglie nel suo studio in zona Ticinese a


Milano.

Foto 3.28 - Federica Zanuso, Ristrutturazione della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Tagliamo la testa al toro: per lei figlia d’arte com’è stato
Milano, 2000.
frequentare la Facoltà d’Architettura? Si ricorda quali sono state le
materie più ostiche nel suo corso di studi?

FEDERICA ZANUSO
«Sono la figlia di Marco Zanuso e questo è risaputo. Mio padre
caldeggiava la mia scelta di fare l’architetto e mi ha guidata per anni;

«Le donne sono abituate a fare cinquanta cose insieme… come molti figli di ho avuto grandi agevolazioni e lotte interiori per

sono più brave per forza di cose!» riuscire a trovare una mia dimensione professionale.
Mi sono iscritta alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano nel
1964, facendo in tempo a frequentare il biennio unificato

115
ingegneria/architettura che ho trovato piuttosto duro soprattutto per i dell’architetto. Inoltre sempre grazie alla situazione lavorativa, nello
corsi di matematica, prima che iniziasse il periodo più caldo della studio di mio padre, sono riuscita a sposarmi e ad avere dei figli con la
contestazione studentesca». possibilità di continuare a lavorare con degli orari flessibili. Sicuramente
non capita a tutte!
Com’era il clima che si respirava allora in Facoltà da studentessa È stato un privilegio l’aver potuto accedere subito dopo la laurea ad uno
durante il suo percorso universitario? studio di architettura d’alto livello, dove ho potuto lavorare a contatto con
altri grandi professionisti come Richard Sapper.
«A quel tempo per gli studenti ingegneri le studentesse di Architettura In quegli anni mi sono occupata molto del settore design».
erano delle prede, mentre gli studenti maschi venivano considerati delle
femminucce, perché non abbastanza bravi per fare ingegneria. Ciò Nelle donne che hanno iniziato la professione da poco, trova una
nonostante la vita universitaria è stata molto divertente. buona preparazione?
Nell’ambito della facoltà la contestazione aveva origine dall’interno, in
merito ad un’esigenza di rifondazione di una disciplina considerata «Penso che la mia generazione non sia stata detentrice di lauree credibili
obsoleta. ed avere una buona formazione è fondamentale per l’esercizio della
Inizialmente il movimento degli studenti in facoltà nasce da questo professione! Credo che negli ultimi vent’anni, la nostra formazione
impulso, il rinnovamento delle materie architettoniche, quali elementi di universitaria, in Italia, sia ancora scarsissima, perché nessun Governo ha
composizione, mentre proseguendo sfocerà in un movimento più politico. investito nella cultura, nell’educazione e nella formazione in modo
Durante il periodo del triennio la facoltà era sempre occupata. Nonostante adeguato. Si dovrebbe investire sul capitale umano.
ciò in quegli anni alcuni docenti illuminati, come Ernesto Nathan Rogers, Se non viene fatto un lavoro di qualità negli anni universitari, non si
Vittorio Gregotti e Aldo Rossi, cercano di portare avanti ricerche nuove e recupera più. La formazione è fondamentale per la conoscenza e la
alternative in collaborazione con gli studenti. costruzione del professionista futuro e va fatta negli anni di studio perché
Mi sono laureata nel 1970 con il Prof. Aldo Rossi, con il quale facevamo poi occorre mantenersi!
ricerche parallele e alternative per la forma di città, che risultarono Questo è ancor più necessario per le donne che sentono necessariamente
fallimentari per incompetenza studentesca e caos istituzionale”. di dover dimostrare di avere le palle, di essere brave, anche più brave
degli uomini per mezzo di performance alte!».
Com’è stato il suo inserimento nel mondo della professione?
Quali sono secondo lei le difficoltà che le donne incontrano
«Finiti gli studi ho lavorato per dieci anni nello studio professionale di mio professionalmente?
padre Marco Zanuso, dove ho appreso realmente, cos’è la professione

116
«Nella professione dell’architetto c’è una dimensione creativa e una nella La presenza di un padre importante come ha influito nella sua
quale è indispensabile possedere capacità di coordinamento e carriera?
comando/direzione. Oggigiorno la direzione del cantiere è molto
complessa per le caratteristiche individuali delle persone che fanno lavori «Avere un padre come Marco Zanuso è stato, onestamente, per me di
tra loro molto diversi e complessi e le lavorazioni stesse. grande aiuto ed insegnamento. Era un uomo tosto e anche se
La direzione, il comando così come la creatività sono tradizionalmente scherzosamente diceva delle donne: ‘i donn in minga gent’, aveva una
appannaggio maschile e una donna deve sempre dimostrare di possedere buona opinione dell’architettura fatta dalle donne.
più capacità dei colleghi uomini per essere considerata uguale a loro. Mia madre era una donna che lavorava per il movimento femminile
In ogni caso le donne che guadagnano credibilità vengono ritenute più (anche mia sorella si occupa della questione femminile)».
affidabili e precise».
Cosa pensa della professione al maschile e al femminile? Esiste
Cosa l’ha spinta ad aprire un suo studio d’architettura e ad secondo lei un’architettura di genere?
allontanarsi dalle orme paterne?
«La capacità è capacità indipendentemente dal genere! La capacità viene
«Ho aperto il mio studio insieme ad una compagna con la quale mi ero comunque riconosciuta.
laureata e ho sempre collaborato con altre donne (solo 3 collaboratori La discriminazione esiste in assoluto; vi è una consegna di ruoli in
uomini sono passati dallo studio). Ho deciso di mettermi in gioco in prima determinati ambiti, non c’è niente di male, ma, non deve essere un
persona! confinamento, una ghettizzazione».
Aprendo il mio studio mi sono occupata, una volta sicura di essere in
grado di farlo, di tutti gli aspetti legati alla professione dell’architetto: la Cosa ne pensa delle donne architetto e del loro diritto alla
progettazione, la direzione lavori e anche la parte amministrativa che poi maternità? E’ conciliabile far carriera ed essere madri?
col tempo ho deciso di delegare a interlocutori esterni.
Negli ultimi dieci anni mi sono occupata solo del progetto, fino alla fase «Credo debba essere riconosciuto importante e apprezzato, per le donne
esecutiva. architetto, il diritto alla maternità, con i giusti tempi anche biologici, e il
Per il resto mi avvalgo di collaboratori esterni. Questo comporta diritto di lavorare.
sviluppare la capacità di delegare e controllare le prestazioni altrui. Le donne da sempre sono abituate a fare 50 cose insieme! Sono più brave
In seguito è iniziata la collaborazione con l’arch. Daniela Volpi con cui per forza di cose!
condivido attualmente lo studio. Le donne hanno la prerogativa di essere più disponibili e soffrire meno di
Nessuno dei miei figli è architetto». ansia da prestazione… forse perché per le donne altre cose sono

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importanti oltre alla carriera (o almeno così dovrebbe essere).
Il sostegno deve partire a livello sociale, occorre garantire una formazione
ricca e rassicurante, che può fornire alle donne gli strumenti necessari per
affrontare la vita lavorativa. Il nutrimento deve essere una buona scuola.
È vitale non essere lasciate sole, ma consolidare il bisogno di
aggregazione sociale sia nella vita privata che in quella lavorativa».

Quali mutamenti ha avvertito nella situazione lavorativa del


settore negli ultimi anni?

«Oggi purtroppo assistiamo alle conseguenze dell’egoismo sociale che


degenera nella completa dimenticanza delle generazioni successive.
Negli ultimi 20 anni è stata dura ma ho potuto comunque lavorare bene,
grazie alla mia condizione familiare, alle mie capacità e forse a un po’ di
fortuna.
Non ho mai lavorato con il settore pubblico; ho lavorato soprattutto nella
ristrutturazione e poco nella costruzione del nuovo, ma non a Milano. Ho
avuto tra i miei clienti committenti consolidati, ricchi ma non sempre
evoluti, ma mai di cattivo gusto.
La figura dell’architetto oggi è cambiata molto perché le attuali
complessità impiantistiche, costruttive, tecnologiche richiedono maggiori
conoscenze e capacità di coordinamento. Non si generalizza e speriamo
nei nuovi uomini».

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Adriana Baglioni nasce a Roma il 23 giugno del 1943.
Si iscrive al Politecnico nel 1960 e nel 1963 la contestazione studentesca
organizza la prima occupazione. Vive gli anni in cui si innesca un
cambiamento radicale della facoltà di architettura. Si laurea nel 1966 con
Rosselli e lo affianca per qualche tempo come assistente. Dopo alcuni anni
di libera professione nello studio del marito, cerca la sua strada per
emanciparsi e raggiungere il suo obiettivo. Si assicura l’indipendenza
insegnando e porta avanti il suo lavoro di ricerca e pubblicazioni
conquistando nel 1986 la cattedra. E’ la svolta professionale. Titolare della
cattedra di “Tecnologia dell’architettura” dal 1987, assume poi numerosi
altri incarichi. Nel 2000 sceglie di insegnare progettazione ambientale
nella neonata Facoltà del Design. Dal 2002 al 2010 prorettore del
Politecnico di Milano è responsabile del patrimonio edilizio dell’Ateneo e
realizza ben 100.000 mq tra cui l’apertura di nuovi spazi nel polo
universitario in Bovisa. Autrice di oltre 100 pubblicazioni e responsabile
scientifico di numerose ricerche a livello nazionale e opere a tema
progettuale tra cui il Manuale di progettazione edilizia edito da Hoepli nel
1996. Fino al 2014 sarà docente di elementi di progettazione preso la
Scuola del Design del Politecnico di Milano.

Foto 3.29 - Adriana Baglioni.


Milano, 12 aprile 2013

ADRIANA BAGLIONI L’architetto Adriana Baglioni ci riceve nel suo studio presso la sede del
BEST in via G. Colombo a Milano.

«Piccoli cambiamenti moltiplicati per milioni di persone


Qual è stata la sua esperienza studentesca al Politecnico di
portano ad un cambiamento della società»
Milano?

«Mi sono iscritta al Politecnico nel 1960 quando avevo solo 17 anni. Nel

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1963 ci fu la prima contestazione in Facoltà. Il Prof. Cassi Ramelli che Credo che la responsabilità maggiore per questa situazione si da attribuire
insegnava Caratteri distributivi dell’architettura venne allontanato e al mondo adulto che è riuscito a trasmettere loro un sacco di paure e
vennero tolti alcuni corsi di studio. sfiducia in se stessi.
Tra il ’63 e il ’66, anno in cui mi sono laureata, vi fu il sovvertimento in C’è una regressione negli studenti di adesso, una omologazione a un
Facoltà. Avevamo insegnanti molto bravi come: Albini, Belgiojoso, Rogers target, iper-accessoriato che non sempre denota una ricchezza di
che insegnava Elementi di composizione e Maier. Si condividevano dei contenuti e ideologie personali. Vedo un impoverimento emotivo e
docenti di Ingegneria, soprattutto nel biennio. creativo in questi ragazzi, hanno poche idee. Rispetto al mio trascorso
Lo staff degli assistenti, tutti eccezionali, erano formato da volontari non studentesco, oggi i ragazzi degli ultimi anni risultano bloccati, per
retribuiti. Adesso invece è visto come un impiego alle poste e non è detto inesperienza e scarsa curiosità, come non eravamo noi neppure nei primi
che siano i migliori quelli che rimangono in Facoltà… tutto è assicurato. anni, pur non avendo grandi idee».
All’epoca gli assistenti erano: Canella, Gregotti, Mantero, Seassaro. Franca
Helg era l’assistente di Albini. Pier Giacomo Castiglioni è stato mio Nella professione è stata trattata diversamente rispetto ai colleghi
assistente. uomini?
La facoltà per loro rappresentava un laboratorio di idee.
Belgiojoso aveva portato Ciribini che ha poi fondato la Tecnologia «Si sono stata trattata diversamente perché donna. Ricordo che durante
dell’Architettura. Aveva anche portato Maldonado. un convegno di ricercatori del mio dipartimento vi erano reazioni diverse
C’erano anche Rosselli e Zanuso, professori incaricati della Progettazione in base agli interventi maschili e femminili. In quella circostanza la
artistica edilizia industrializzata. Zanuso insegnava design ma al confine Bottero che parlava a braccio veniva guardata con pietismo da
con la produzione industriale (sviluppava i temi della ripetitività seriale). Schiaffonati in modo evidente. Forse se fosse stata un uomo no.
Mi sono laureata nel 1966 con Rosselli e sono rimasta come sua Negli anni in cui ho partecipato al Consiglio di Amministrazione di Facoltà,
assistente. Successivamente sono andata ad aiutare Ciribini a Torino». dal 1996 al 2002, c’era sempre qualche collega che ti faceva sentire, in
quanto donna, un po’ inetta. Zavelani era stato assistente di Leo Finzi,
Com’è la situazione femminile, secondo lei, all’interno del con lui c’erano sovente scontri in Consiglio di Amministrazione.
Politecnico di Milano? Quando nel 2002 fui nominata prorettore delegato, responsabile del
patrimonio edilizio, Ballio era il rettore dell’Ateneo. Lui fu una figura
«Il Politecnico sembra maschilista ma non lo è. Oggi assistiamo come autorevole. Nello svolgere il mio incarico ero molto punitiva e critica
docenti al ritorno di un modello di donna superato, quello della bambolina contro me stessa; mi sentivo una miracolata, ma il miracolo va sostenuto!
brava ragazza; io le definisco le ragazze Hello Kitty e mi chiedo che Azzone, l’altro prorettore, contrastava il mio operato. Questo nel secondo
famiglie abbiano alle spalle. I maschi per contro non sono mammoni. quadriennio di prorettorato, quello più difficile. Questo periodo coincise

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con il momento dell’apertura delle aule in Bovisa (ci furono passaggi cambiamento della società».
difficili con il Comune). In quella occasione rischiai molto, un uomo
avrebbe rischiato meno. Ho realizzato 100.000 mq nonostante gli scontri Quali dei suoi studenti sono i più motivati nella ricerca e
con l’amministrazione pubblica». sperimentazione?

«I miei studenti più sensibili a quelle che sono le dinamiche di ricerca e


sviluppo innovativo, quelli che si mettono più in gioco, sono quelli
dell’indirizzo di Design del Prodotto, alcuni di loro sono veramente geniali.
Mentre i miei studenti di Design degli Interni escono fuori alla distanza, il
processo di auto-formazione è più lento, ma comunque efficace, molto
lavoro viene fatto da loro dopo la laurea».

L’appartenenza al genere femminile si è dimostrata penalizzante


nella sua carriera?

«Sono molto felice della mia carriera. Dopo che mi sono laureata nel 1966

Foto 3.30 - A. Baglioni, Università come attore urbano e territoriale in Milano la città degli studi,
la mia prima esperienza come libera professione è stata nel 1967 dopo
Storia geografia e politiche delle università milanesi, collana AIM, Ed. Abitare Segesta, Milano, l’iscrizione all’albo. Avevo sposato un collega di studio, ma il matrimonio
2010.
si è dimostrato insoddisfacente.
A quei tempi non credevo che sarei mai riuscita ad avere uno studio mio.

Secondo la sua esperienza quale consiglio darebbe dunque alle Dopo la separazione, per allontanarmi dallo studio professionale del mio

donne architetto/designer che vogliono eccellere nella ex-marito ho insegnato sette anni alle Orsoline per portare a casa uno

professione? stipendio e nel frattempo facevo ricerca e pubblicazioni. Finché nel 1986
ho vinto la cattedra di Tecnologia dell’Architettura ed è cambiata la mia

«Occorre assolutamente non uniformarsi a modelli sociali preconfezionati, vita. Dal 1987 sono diventata titolare della stessa cattedra presso la

ma continuare a rimanere in movimento e sperimentare il più possibile Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

passando da un ambito all’altro con determinazione e curiosità. Tale era la mia soddisfazione e gratificazione che riuscivo a impegnarmi al

Le idee sono in divenire come l’evolversi dell’individuo. Piccoli massimo anche nella gestione della vita privata prendendomi cura dei

cambiamenti moltiplicati per milioni di persone portano ad un miei figli!».

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È riuscita a conciliare il suo impegno lavorativo con la gestione
familiare?

«Forse come madre ho avuto dei buchi con i miei figli, ma in certi
momenti ha prevalso il sano egoismo dei giovani».

Foto 3.31 - A. Baglioni (a cura di) Manuale di progettazione edilizia, vol. 3, Progetto tecnico e
qualità, Hoepli ed., Milano, 1994.

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Barbara Di Prete nasce a Piacenza nel 1976.
Si iscrive al Politecnico nel 1995 e si laurea in Architettura nel 2002. Poi
consegue un dottorato di ricerca in Architettura degli Interni e
Allestimento. Inizia a collaborare all’attività didattica all’interno del
Politecnico occupandosi tra gli altri di due progetti importanti, le mostre
Diritto d’Autori nel 2001 e Alberto Rosselli designer architetto nel 2003,
entrambe allestite negli spazi del Politecnico. Scrive numerosi articoli e
pubblicazioni. È membro fondatore di Ghigos un gruppo di lavoro creato in
facoltà nel 1998 che nel 2004 diventa studio. Oggi Ghigos è riconosciuto
nel panorama europeo come uno dei più promettenti giovani studi di
progettisti italiani. L’interdisciplinarietà caratterizza il suo lavoro: mostre,
installazioni, architettura, grafica e design, con progetti segnalati in
concorsi nazionali ed internazionali.
Insegna Design degli Interni ed Elementi di Progettazione presso la Scuola
del Design del Politecnico di Milano.
Foto 3.32 - Barbara Di Prete.

Milano, 24 giugno 2013

BARBARA DI PRETE Incontriamo l’architetto Barbara Di Prete in un’aula del campus Bovisa del
Politecnico.

«All’inizio ci presentiamo in due, un uomo e una donna. Una


Ti sei laureata al Politecnico di Milano nel 2002, com’è stata
volta conquistata la fiducia, siamo interscambiabili ed l’esperienza che hai vissuto da studentessa durante tutto il
egualmente credibili» percorso universitario?

«Di quel periodo di studio non ho ricordi critici. Non ho mai riscontrato
differenze di genere nel rapporto con i professori».

Quali sono state le figure del Politecnico e le esperienze più

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significative che hanno caratterizzato quegli anni di studi? giugno 2003 al Politecnico di Milano. La mostra ha ripercorso l'opera
dell'architetto e designer, che fu determinante nella diffusione del
«Per costruire una personale identità progettuale dal IV anno insieme ad Razionalismo in Lombardia. Uno sforzo, quello di Rosselli, innanzitutto
altri compagni di studio è stato formato il gruppo Ghigos. Ci siamo teorico e didattico, con la direzione di Stile Industria, le lezioni al
dedicati in concomitanza con il consueto svolgersi delle attività didattiche Politecnico e la fondazione dell'ADI [Associazione per il Disegno
studentesche alla partecipazione a concorsi e mostre. Questa nostra Industriale]. A livello progettuale, Alberto Rosselli ha svolto un' indagine
attività ci ha permesso di essere visti dalla docenza in modo differente e con una forte impronta sociale. Il ‘Corriere della Sera’ ha sede in un suo
di creare con loro uno scambio umano più diretto, soprattutto con quelli fabbricato che, sino a dieci anni fa, ospitava le rotative del giornale e che
con i quali abbiamo approfondito questi temi. oggi è uno dei pochi edifici simbolo dell'architettura industriale
recuperata. Notevole lo sforzo di Rosselli anche nel promuovere il
Tra le tante attività svolte dal gruppo Ghigos mi ricordo con piacere delle passaggio dal mobile d'arte al disegno industriale.
mostre:
Per quanto riguarda i concorsi da noi affrontati posso citarvi:
Diritto d’autori (anno 2001)
La mostra Diritto D'Autori… il diritto a un ricordo… il dovere di un omaggio il concorso Nuovi Segni, dell’anno 2000/2001, indetto da ‘Il Sole 24 ORE’,
si è tenuta dal 20 novembre al 20 dicembre 2001 nello spazio Patio della dedicato alle opere di giovani designer, per il quale fummo premiati per il
Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano (Campus Leonardo). progetto Evolutive Space;
L'avvenimento è stato pensato con la finalità di raccontare istantanee di
vita di nove architetti, che hanno svolto attività didattica all'interno della il concorso 16 tm Membrane Design Competition 2001 del luglio 2001,
Facoltà di Architettura, a cavallo degli anni '60 e '70. Franco Albini, Piero indetto da Taiyo Kogyo Corporation, dedicato al sistema abitativo del
Bottoni, Carlo De Carli, Gio Ponti, Ernesto Nathan Rogers, Aldo Rossi, futuro, per il quale fummo premiati per il progetto CDQV3 - Visione
Giacomo Scarpini, Vittoriano Viganò, Marco Zanuso hanno contribuito a utopica sull’abitare come progetto best 36.
fare grande la Scuola d'Architettura di Milano ed è a questi che abbiamo
dedicato un'esposizione fotografica collocata nel perimetro del Patio della il concorso Mobilità, turismo, cultura: tre luoghi per Abbiategrasso
Facoltà di Architettura. Sono loro che sentiamo come pilastri della nostra dell’anno 2002, indetto dall’Associazione Ascom, al quale partecipammo
formazione. con il progetto Loco-Emotiva - la nuova stazione ferroviaria passeggeri e
la sua piazza, il quale fu menzionato».
Alberto Rosselli designer architetto (anno 2003)
Un’esposizione di progetti e documenti in mostra dal 28 maggio al 19 Per quanto riguarda oggi la tua attività di docente presso la

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Scuola del Design del Politecnico di Milano, quali sono le diversità Devo evidenziare che con il cliente la valutazione su chi è preferito è più
didattiche che rilevi rispetto al tuo passato studentesco? soggettiva, non c’è un atteggiamento costante».

«Per quanto riguarda il nuovo ordinamento che è entrato in vigore In quanto architetto donna la tua remunerazione è sempre stata
nell’anno accademico 2000/2001, trovo ci siano delle criticità evidenti. A riconosciuta come quella dei colleghi uomini?
mio parere risulta troppo guidato, troppo facile, quasi liceale, i ragazzi non
sentono lo stacco dalla maturità all’Università, è tutto preconfezionato. «Non ci sono più differenze di remunerazione o di riconoscimento».
Questa struttura crea omologazione nella creazione della professionalità,
nonché aridità nella costruzione della propria identità professionale. Come Esiste secondo te un approccio di genere alla professione che
docente mi sento molto vicina agli studenti e ai giovanissimi che lavorano caratterizza gli architetti donna?
con me mentre gli studenti sentono molto di più la distanza, che
abbattono solo in ambito di confronto progettuale». «Io credo di si, anche se ritengo non sia esclusivamente una modalità
diversa riconducibile all’appartenenza maschile, femminile ma una
Nell’esercizio della professione essere donna architetto secondo te capacità di gestione del problema molto più articolata, anche se questa
è soggetto a pregiudizi da parte degli impresari e dei clienti? mia opinione è difficile da dimostrare».

«I pregiudizi ci sono ancora nei cantieri, anche se meno che in precedenza Cosa ne pensi dei concorsi?
quando si prediligeva totalmente la figura maschile. Oggi si è poste a una
certa diffidenza iniziale. La spontaneità porta al cercare l’interazione «Per me i concorsi di idee, non diventano mai realtà ma sono una buona
maschile. occasione per i giovani per mettersi in vista. Si premia la ricerca.
Il nostro studio è formato anche da uomini e abbiamo una vera e propria I concorsi di presa in carico, sono un magma oscuro. In questo caso la
strategia. All’inizio ci presentiamo sempre in due alle riunioni. Una volta ricerca non si premia anzi può essere un ostacolo».
conquistata la fiducia dell’impresario e/o del cliente, il rapporto è ottimo, a
quel punto siamo percepiti come interscambiabili ed egualmente credibili. C’è differenza tra il fare architettura e il fare ricerca?
In questa fase viene riconosciuta totalmente la mia competenza, anzi io
risulto quasi preferita in quanto donna. Comunque adesso la figura che tra «Fare architettura e fare ricerca, sono due facce della stessa medaglia.
noi fa P.R. (un socio dello studio), che si interfaccia con i clienti, è quella La ricerca didattica è la linfa della ricerca progettuale. Così come la
che viene riconosciuta per il lavoro (anche se poi questo viene svolto dallo realizzazione progettuale nel mondo serve alla parte di ricerca didattica,
studio) perché si prende la responsabilità in prima persona. all’ambito accademico.

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L’architettura è un modo per dare corpo alla ricerca».

Cosa occorre alle donne oggi che vogliono intraprendere la


carriera professionale?

«Determinazione, passione, tempo e un fidanzato accondiscendente!


All’inizio il lavoro è molto invadente per chi fa la libera professione e per le
donne che vogliono una famiglia e dei figli è un tema da prendere in
considerazione».

Foto 3.33 - Barbara Di Prete, Sbrodolino, 2004.

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Federica Borsa nasce a Milano nel 1978.
Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 2004. Inizia a lavorare
subito in piccoli studi, poi nel 2009 apre il suo studio. Si occupa di
progettazione architettonica, design e grafica. E’ specializzata in efficienza
energetica e architettura sostenibile e partecipa a numerosi concorsi in
Italia e all’estero. Nel 2010 è tra i soci fondatori di MAGA, l’Associazione
Giovani Architetti di Milano, di cui è diventata presidente nel 2013.
Tra gli obiettivi dell’associazione, sviluppare sinergie di collaborazione tra
giovani architetti e promuovere il ruolo sociale dell’architettura e
dell’urbanistica nel contesto territoriale della città di Milano.

Milano, 24 luglio 2013

L’architetto Federica Borsa ci accoglie nel suo studio a Sesto San Giovanni
(Mi).

Qual è stata la tua esperienza studentesca con docenti e compagni


universitari rispetto alla discriminante di genere?
Foto 3.34 – Federica Borsa.

«Dipendeva dai professori. I docenti donna pretendevano di più dalle

FEDERICA BORSA studentesse, erano più fiscali. Quelle provenienti dal ’68 erano figure di
donne non risolte che generalmente davano poco e con le quali il rapporto
era più difficile.
«Se fai capire che sai lavorare non c’è discriminazione. Il
I docenti uomini più lineari, più prevedibili. Le donne più poliedriche ma
problema vero è la dicotomia famiglia/lavoro» più imprevedibili».

In base alla tua esperienza lavorativa, c’è stata una differenza di


retribuzione rispetto ai colleghi maschi?

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«Mi sono laureata nel 2006 e successivamente ho lavorato in alcuni studi In base alla tua esperienza formativa, come studentessa della
d’architettura. Mentre lavoravo in piccoli studi la differenza di retribuzione Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, ritieni che la
era legata all’anzianità di servizio e non al genere. C’è un enter level che preparazione ricevuta sia propedeutica alla professione?
vale per tutti. Dopo l’iscrizione all’albo nel 2006 è dal 2009 che mi sono
messa in proprio». «Al Politecnico il corso degli studi non da tutte le basi pratiche che
occorrono per lavorare. Ti viene insegnato un approccio culturale e
In quanto donna architetto qual è stato il tuo rapporto con cliente? metodologico, direi una visione estrusa del fare architettura, perché
l’architetto nella realtà lavora seguendo altre modalità progettuali.
«Inizialmente i clienti dimostrano una certa diffidenza rispetto ad un C’è una forte mancanza del fare direttamente pratica, di esperienza
giovane professionista. Confrontandomi con gli altri componenti diretta di cantiere, la formazione teorica, da sola non può colmare questa
dell’Associazione dei Giovani Architetti della Provincia di Milano (MAGA), lacuna».
della quale sono la Presidente, la percezione generale che abbiamo avuto
è che il cliente di primo acchito percepisce un collega maschio come più Qual è la finalità del MAGA?
affidabile, gli trasmette più sicurezza, mentre la donna architetto deve
dimostrare le sue reali capacità. «La finalità delle attività intraprese dall’Associazione vuole essere
La donna è ritenuta più brava nel design d’interni. soprattutto quella lavorativa.
Il fatto di dover dimostrare fa si che il nostro lavoro sia più attento e Manca una casta che protegga il ruolo dell’architetto a prescindere dal
questo presso il cliente paga. genere.
È importante avere la capacità di gestire la spesa, cioè di riuscire L’architetto oggi è una figura professionale bistrattata. È visto come quel
rispettando i costi fissi di mercato, da cui non si può prescindere, a professionista che si occupa del lato estetico della progettazione, direi
sopperire a tutte le esigenze di progetto utilizzando piccoli budget». come il visagista dell’edilizia e non viene percepito il suo bagaglio
culturale.
Quale caratteristica riscontri nei giovani architetti rispetto ai Anche a livello normativo l’architetto non è tutelato.
senior? L’Associazione MAGA è nata su input del precedente presidente (sempre
donna), i suoi fondatori sono tutti liberi professionisti e riunisce giovani
«I giovani architetti, vivono una maggiore ansia da prestazione, sono più architetti che hanno già affrontato il mondo lavorativo con esperienze in
attenti in quanto consapevoli della minore esperienza e formazione piccoli e grandi studi e cercano appoggio.
pratica, rispetto ai senior. I giovani vivono un maggior senso, o peso che Uno degli obiettivi è sviluppare sinergie di collaborazione tramite
dir si voglia, di responsabilità e ciò accade sia alle donne che agli uomini». l’Associazione».

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Qual è oggi la tua esperienza nei Concorsi e cosa ne pensi di essi? L’architetto è bravo se ha fatto spazi che vengono vissuti bene, se ha
trasformato in spazio i bisogni dell’utente finale dando le sue soluzioni.
«In generale i concorsi sono più legati al mondo del design che L’architettura deve essere fatta per gli uomini, per essere vissuta.
dell’architettura. L’estetica è poco rilevante rispetto alla giusta architettura».
Le tempistiche sono allucinanti, normalmente è poco più di un mese il
tempo utile di consegna.
Nei concorsi pubblici i requisiti, soprattutto quelli economici - relativi ai Cosa ritieni sia necessario oggi a una donna che voglia
budget di lavoro raggiunti e quelli richiesti a livello curriculare, dove intraprendere la professione di architetto?
vengano già evidenziate pregresse e specifiche esperienze professionali -
richiesti ai partecipanti sono irrealistici e precludono l’accesso dei giovani. «Per una giovane donna architetto adesso ci sono più occasioni per
Non ci sono discriminanti di genere. L’Associazione sta intervenendo con partecipare.
progetti sul pubblico stimolando una partecipazione in team, soprattutto Se fai capire che sai lavorare non c’è discriminazione. Il problema vero è
per gli under 40, come per il progetto del sottopasso Ortica nel Consiglio la dicotomia famiglia/lavoro.
di zona 3, o per il Consiglio di zona 6, il bando Pensa in grande agisci in La donna patisce di questa problematica soprattutto nelle libere
piccolo. Occorre puntare sulla professione. professioni perché non è adeguatamente tutelata. Quindi occorre
Personalmente ho co-partecipato ad un bando di concorso con un’azienda possedere forte determinazione, consapevolezza e volontà».
di cucine per avere in cambio visibilità professionale».
Qual è il tuo lavoro che ritieni essere il più significativo?
Cos’è per te l’architettura?
«La ristrutturazione di un edificio storico in mattoni per ospitare i nuovi
«L’architettura è la modalità di affrontare e risolvere le problematiche uffici di una società di marketing.
progettuali, attuative e il valore, modificabile dall’utilizzatore finale, che ha L’edifico è collocato all’interno di un’area strategica della città di Sesto san
un edifico per gli utenti nel tempo, legato alla sua funzione che è Giovanni, che testimonia il passato produttivo della città.
preponderante rispetto al suo valore estetico che è soggettivo. Durante la ristrutturazione è stata posta particolare attenzione alla
L’architetto ha una base culturale, delle sue conoscenze specifiche ed un riqualificazione energetica e alla flessibilità degli spazi».
gusto personale che determinano il suo senso estetico il quale si può
scontrare con il gusto soggettivo del suo cliente e di tutti coloro che
vedranno la sua architettura. Ad esempio Aldo Rossi alla mia generazione
non piace.

129
Foto 3.35 - Federica Borsa, Studio di architettura, intervento di ristrutturazione, Sesto San Giovanni,
(Mi), 2009-2011.

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Claudia Licia Martelli nasce a Londra il 13 maggio del 1965.
Si iscrive al Politecnico di Milano nel 1986 e si laurea nel 1991
specializzandosi come progettista di Landscape. Appena laureata lavora in
uno studio d’architettura ad Amsterdam e nel 1992 consegue in
Inghilterra un master sul restauro del giardino storico. Apre lo Studio
Martelli e intraprende un percorso professionale come paesaggista e
architetto d’interni, contemporaneamente si accosta al mondo della
ceramica, realizzando soprattutto pezzi unici pensati ad hoc per gli
interventi di interni e di paesaggio. Si dedica allo studio per oggetti
ripetibili in piccole serie nello spirito della tradizione dell’artigianato
artistico. Si auto produce e crea il marchio Ceramiche Libere! Nel 2008
fonda il D.O.C, l’associazione Dergano Officina Creativa, un gruppo
multidisciplinare di creativi attivi professionalmente nel quartiere Dergano
di Milano. Ne è il presidente fino al suo scioglimento nel 2012. Fino allo
stesso anno Licia Martelli espone le sue collezioni di ceramiche, nella
classica bottega milanese con retro in via Guerzoni, dal 2013 nella nuova
sede a Oggiono. Dal 2011 è anche direttore artistico e creativo
dell’azienda CERAMICHE FABBRO.

Milano, 29 luglio 2013


Foto 3.36 - Licia Martelli.

L’architetto Licia Martelli ci ospita a Villa Menta ad Oggiono (Lc), sede del
laboratorio di Ceramiche Libere!
LICIA MARTELLI
Come descriveresti il tuo periodo universitario e la tua prima
esperienza lavorativa in quanto donna?
«Nella progettazione le donne sono liquide. C’è sempre una
commistione tra sfera emotiva, personale e familiare»
«Il rapporto con docenti e con i compagni di studi è stato ottimo. Mi sono
specializzata come progettista di Landscape. La mia tesi era di

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architettura del paesaggio. Successivamente alla laurea ho seguito un «Ho incontrato personalità particolari nel mio lavoro. Sto collaborando con
master in Inghilterra, dove sono nata, in Restauro del giardino storico. floride aziende storiche di Bassano, vere eccellenze italiane, che si
La nostra facoltà ha un percorso molto umanistico ma personalmente mi occupano di artigianato artistico (ceramica), dove un tempo l’aspetto
sono trovata molto bene all’estero sia in università che nell’ambito decorativo e quello creativo era stato, per lunghi anni, svolto
lavorativo. internamente dagli allora titolari dell’attività, per preservare i segreti di
All’estero la modalità di approccio progettuale è a 360°, ma manca la fornace, oggi le cose sono cambiate ed il proprietario ha la necessità di
parte culturale. Nel percorso di studio in Italia siamo stati abituati a ricevere da noi, professionisti esterni, un nuovo apporto creativo. Anche
sollevare questioni di dibattito. se c’è qualche difficoltà nel rapporto con questo cliente perché comunque:
La mia prima esperienza lavorativa post laurea fu ad Amsterdam in uno sono sempre una che viene da Milano a dirgli cosa deve fare. In generale
studio d’architettura dove valeva il principio della meritocrazia. Venivano si può creare così un problema di politica aziendale che improvvisamente
valutate le competenze soggettive. All’estero non c’era nessun tipo di viene pilotata da persone esterne. Un tempo ogni 2 o 3 generazioni
discriminazione di genere». capitava l’innovatore. Adesso i tempi del mercato sono più veloci e più
lente le necessità di innovazione.
Come si è evoluta successivamente la tua carriera? Sei sempre Per l’estero queste realtà funzionano in un mercato d’eccellenza.
stata remunerata in modo appropriato rispetto ai colleghi? La competenza tecnica però è sempre un valore che mi è stato
riconosciuto, anche in cantiere».
«In seguito ho privilegiato la creatività come designer piuttosto che
cercare di strutturarmi professionalmente come architetto. Ho cercato la Tu, che hai lavorato e continui a lavorare, anche con l’estero puoi
soddisfazione attraverso un percorso creativo piuttosto che una spiegarci in base alla tua esperienza come viene percepito oggi il
soddisfazione pecuniaria. prodotto italiano?
Oggi sento la necessita di acquisire una maggiore lucidità sul mio sviluppo
professionale, sono molto concreta e percepisco di lavorare al di sotto «Partecipo sovente durante l’anno a diverse fiere e devo dire che essa
delle mie possibilità. come veicolo commerciale puro è insostituibile. I prodotti made in Italy
Non sono mai stata, per scelta, una lavoratrice dipendente. La mia sono percepiti come prodotti d’eccellenza, collocandosi in una fascia di
professionalità è stata riconosciuta e di conseguenza sono stata valore medio/alta.
remunerata». Ho rapporti commerciali di vendita con ANTHROPOLOGIE, che è una
catena americana di stores di abbigliamento, accessori, oggettistica per la
Come descriveresti il tuo rapporto di progettista donna con le idee casa e altro ancora.
dei tuoi clienti? Non sono preoccupata di essere copiata, prendete ad esempio il mio

132
pulcino in ceramica PIO, è stato riproposto in innumerevoli modi, ma per i diversa sensibilità. La modalità femminile è a 360°, è a tutto tondo».
miei clienti che sono persone preparate non è un problema e per chi non
lo è comunque il mio riscontro è positivo, è sempre segno che i miei lavori
piacciono!».

Foto 3.38 - Licia Martelli, servizio Riga, Collezione Lilli Primavera, Ceramiche Libere!, 2006.
Foto 3.37 - Licia Martelli, PIO, 2010.

Cosa pensi delle donne architetto/designer? Credi che esista una


modalità di progettazione di genere?

«Ritengo che nelle donne che lavorano, in generale, sia sempre presente
la commistione fra la sfera emotiva, quella personale e quella familiare.
Nell’approcciare al processo di progettazione le donne sono più liquide
rispetto agli uomini che seguono le forme. Noi abbiamo più capacità di
problem solving rispetto agli uomini. La tendenza femminile oggi, a fare
da se, si attua anche in progettazione.
Sia in architettura che nel design non esistono prodotti di genere
riconoscibili in quanto tali. C’è un diverso approccio progettuale, una

133
Carlotta de Bevilacqua nasce a Milano il 23 giugno del 1957.
Si iscrive al Politecnico perché crede nella forza degli strumenti di
progetto come motori di un miglioramento della qualità della vita. Mentre
ancora sta studiando inizia subito a lavorare nello studio della madre,
anche lei architetto. Si laurea nel 1983.
Art Director di MEMPHIS e di ALIAS dal 1989 al 1993, si appassiona al
tema della luce e sviluppa un importante percorso di ricerca che porterà a
progetti innovativi realizzati con ARTEMIDE.
Nel 2000 acquista DANESE, storico marchio di design e ne rivitalizza la
collezione spingendo le sperimentazioni con la luce, studiando soluzioni
illuminotecniche d’avanguardia integrate con lo spazio architettonico.
Contemporaneamente dirige il proprio studio di architettura, lighting,
design e grafica e si occupa di progettazione architettonica e interior
design in Italia e nel mondo, di showroom, allestimenti espositivi
Foto 3.39 - Carlotta de Bevilacqua. commerciali e museali. Dal 1999 Carlotta de Bevilacqua associa l’attività
didattica a quella progettuale ed imprenditoriale. Attualmente è docente
di Light Design nel Corso di Laurea in Disegno Industriale al Politecnico di
CARLOTTA DE BEVILACQUA Milano e presso la sezione di Disegno Industriale del Naba, la Nuova
Accademia di belle Arti Milano.

«Fare progettazione per far vivere bene, fare cultura, fare


Milano, 6 settembre 2013
bellezza ed educare il mondo».

Incontriamo l’architetto Carlotta de Bevilacqua nel suo studio di via


Canova a Milano, anche sede di Danese.

Qual è stata la sua esperienza da studentessa della Facoltà di


Architettura del Politecnico di Milano rispetto ai docenti e ai
colleghi studenti?

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«Nella mia esperienza sinceramente sono stata privilegiata alcune volte cultura, fare bellezza, fare equità sociale, educare il mondo a contribuire e
perché il corpo docente era prevalentemente maschile. In generale non ho a partecipare.
subito nessuna disparità nell’ambito accademico in quanto donna. Ha La mia ricerca è partita dall’architettura, interessandomi attentamente al
vissuto la stagione dell’università più destrutturata che ci sia stata ad oggi tema della luce che è fondamentale nell’esistenza dell’uomo che vive
nella storia del Politecnico. dentro ad una dimensione spaziale naturale e artificiale; per poi affrontare
Sono stati anni di forte motivazione socio-politica, nei quali ci sentivamo il tema dell’energia ricercando soluzioni a impatto zero».
impegnati politicamente-culturalmente-socialmente-filosoficamente uniti
nel cambiare pragmaticamente il mondo così come lo conoscevamo. Data Citando lo scrittore, entomologo, giardiniere, architetto paesaggista ed
l’esperienza familiare ravvicinata che avevo vissuto con una mamma ingegnere agronomo francese Gilles Clément, Carlotta de Bevilacqua
architetto, decisi di iscrivermi alla Facoltà di Architettura perché sapevo continua: «l’importante è la profondità non la definizione».
che gli strumenti di progetto sono quelli che possono aggiungere qualità
alla vita. Mi trovavo bene nella nostra Facoltà che proponeva l’unione di Cosa occorre tenere sempre presente in quanto architetti/
umanesimo e scienza». designer?

Ci può descrivere il suo pensiero del fare progettazione? «Bisogna dare l’esempio, fare cultura, che è il motore del mondo, dare
significato ai valori che si difendono, fare il bello che è denso di contenuti
«Non sono mai stata sedotta dalla forma e dallo stile fine a se stessi. e non effimero».
La parte formale del progetto è la risultante dal talento dell’architetto che
è l’interprete delle necessità, delle tecnologie impiegate e della sua visione In conclusione ci può parlare del suo lavoro come donna e con le
personale, ad una serie di limiti ed esigenze. donne?
Il fare parte dalle esigenze tecniche e dai regolamenti; il progetto è
faticoso perché risulta poliedrico e vasto. Occorre quindi sforzarsi e fare «Ho iniziato a lavorare nello studio di mia madre a 20 anni, mentre
fatica. L’architetto è un militante. Essere creativi significa essere studiavo.
impegnati in una visione, elaborare un pensiero, vedere il mondo ed All’inizio era più un problema la giovane età che l’essere donna. Le donne
essere poi capaci di arrivare a un fare organico e misurato». hanno comunque maggiore facilità e poi dipende culturalmente da chi hai
di fronte.
Qual è lo scopo che si prefigge come progettista? Vince comunque la professionalità. In Italia ci sono meno donne che
lavorano, per un insano retaggio socio-culturale. Oggi la donna che lavora
«Il mio obiettivo è far vivere bene, per mezzo del fare architettura, fare torna a casa e ha, almeno, un doppio lavoro anche se ha i mezzi

135
economici per farsi aiutare. Solo le studentesse sono più libere perché non
hanno impegni familiari e normalmente un’altra donna pensa a loro.
Questo accade in tutti i campi.
Tra donne che lavorano insieme c’è più complicità, generosità, maggiore
sensibilità. Quindi ragazze fate, fate e ancora fate».

Foto 3.41 - Carlotta de Bevilacqua, Una Pro System, sistema di illuminazione a spot con sorgenti
LED, Danese, 2010.

Foto 3.40 - Carlotta de Bevilacqua, Copernico, lampada a sospensione con sorgenti LED, Artemide,
2010.

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Capitolo 4. L’esperienza femminile nel processo di loro modi di progettare senza la pretesa di trovare un’incondizionata
modalità di fare al femminile, ma con lo scopo di capire come esse
sviluppo del prodotto d’architettura e di
trasformano lo spazio, la materia, in un'opera di architettura o di design.
design
Seguendo le riflessioni sulla diversificazione dell’approccio mentale
femminile che si sviluppa attraverso una particolare attenzione alla fisicità
e alle necessità dei corpi, nell’utilizzo dello spazio e nella gestualità legata
La tesi indaga la presenza e la qualità della progettazione delle donne
all’uso degli oggetti, propri della cura e della cultura femminile, è possibile
laureate al Politecnico di Milano.
riconoscere il progettare delle architette. Si rileva, nelle donne, una
Seguendo le loro tracce, attraverso le tappe fondamentali della storia
sapienza nell’entrare in sintonia con l’uso che degli spazi verrà fatto, nel
dell'Ateneo dalla sua fondazione nel 1863 e dalle prime pioniere laureatesi
pensare a come saranno vissuti, alle relazioni tra le persone che li
nel 1928, siamo arrivate fino alle laureate di questi ultimi anni.
abiteranno. Da questa particolare comprensione e conoscenza dei
Nel lavoro di ricerca sulla storia del Politecnico e sulla crescita della
movimenti e del gesti legati all’utilizzo dello spazio e degli oggetti
presenza femminile al suo interno abbiamo ritenuto importante e
emergono valori progettuali come il partire dall’interno di Rosanna
necessario, accennare al cammino di emancipazione delle donne in Italia,
Monzini, l’autonomia spaziale di Cini Boeri, la ricerca del benessere
alle tappe sociali raggiunte, all’acquisizione dei diritti civili e politici.
attraverso la luce di Carlotta de Bevilacqua ed altri ancora che in queste
Inoltre abbiamo voluto raccogliere e dare visibilità ai dati che attestano
pagine verranno sottolineati. La nostra indagine si è focalizzata sul
l’aumento della componente femminile nella nostra Facoltà di Architettura,
rapporto delle architette con la professione, con l’arte-scienza della
mettendone in luce le dinamiche e gli orientamenti nelle scelte degli
progettazione, che oggi si è liberato quasi completamente dai
indirizzi professionali e sottolineando l’interesse delle donne per
condizionamenti socio culturali che nel passato inserivano l’architettura
l’architettura, attraverso alcuni passaggi fondamentali quali l’aumento
tra le pratiche ad appannaggio prettamente maschile. Oggi le donne, sulla
esponenziale sia delle immatricolazioni sia delle lauree femminili che ha
scia di una nuova consapevolezza di se, che è andata affermandosi
determinato negli anni ’90 il cosiddetto sorpasso rosa.
sempre più in ogni ambito, anche tecnologico, dalla prima guerra
Parte fondamentale di questo nostro lavoro di ricerca emerge nel racconto
mondiale in poi, si muovono a livello progettuale seguendo un nuovo
delle esperienze dirette di 12 donne, dalle pioniere alle giovani, tutte
paradigma di pensiero che ne diventa il loro tratto distintivo.
laureatesi al Politecnico di Milano. Dalle interviste e dai progetti che
Le progettiste, non più legate ad una cultura dominante prettamente
personalmente hanno scelto come rappresentativi del loro sentire ed
maschile che le ha portate a volte a imitare, anche inconsciamente,
intervenire sulla realtà, abbiamo raccolto spunti per riflettere sulle
comportamenti e tratti virili per risultare «ahimè credibili»204 - come
diversità, le specificità e le qualità che le donne manifestano nel processo
progettuale. 204
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Marisa Galbiati, 15 gennaio 2013, v. supra,
Nel leggere l'operato delle architette meneghine ci siamo poste di fronte ai pp. 107-110.

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racconta Marisa Galbiati - sono libere di affermare se stesse e palesarsi in Le donne hanno raccolto la sfida del fare, con la maturità e la conquista
ambito professionale uscendo da una sorta di sottobosco culturale nel delle abilità e delle conoscenze. Adesso si può parlare delle idee, degli
quale hanno operato per lungo tempo seguendo un limitativo gioco delle approcci e della sensibilità di ognuna in quanto professionista.
parti. Le specificità femminili emergono nel sistema relazionale che mettono in
Oggi le donne progettiste sono per la prima volta a livello storico culturale atto nel progettare, con il contesto, con gli interlocutori legati al progetto,
libere di dare il loro apporto professionale per quelle che sono, ovvero con il progetto stesso.
delle architette! Non è stata la ricerca di uno specifico tratto femminile In che modo le donne interpretano la progettualità? In che modo
riconoscibile nella forma finale dei loro prodotti ma piuttosto della interviene la sensibilità femminile, libera di essere se stessa da tempi
modalità da esse seguita nelle varie fasi di progetto per assolvere tutte le relativamente recenti, sulla progettazione di quelle cose che nascono da
necessità che portano alla sua concreta determinazione: quelle specifiche necessità e urgenze?
espresse dai corpi dei fruitori finali e quelle di ordine generale che Al termine di questo lungo percorso di ricerca, attraverso le vicende delle
comprendono i requisiti e i vincoli tecnico-normativi, economici, donne politecniche, ci risulta evidente che nel mondo della progettazione
paesaggistici, ecc. ci sono oggi presenze femminili autorevoli, architette e designer che sono
riuscite ad affermare la loro attitudine e professionalità.
Nella stessa città di Milano il tratto edilizio-urbanistico femminile è sempre
4.1 Le prospettive del paradigma femminile in più presente. Dalle prime testimonianze delle pioniere come l’edificio per
architettura uffici e abitazioni di Carla Maria Bassi in viale San Michele del Carso
(1932) ai progetti di Gae Aulenti che hanno dato un nuovo volto a luoghi
Questa riflessione sull’approccio progettuale delle donne è lontana
come Piazzale Cadorna con la stazione Nord di Milano (1997-2000) e lo
dall’essere un esercizio di genere, è volta piuttosto alla ricerca delle
Spazio Oberdan (1998-1999) per arrivare, negli anni più recenti, ad
qualità femminili.
interventi di professioniste del panorama internazionale come la nuova
In che modo la creatività femminile si mette in relazione con le cose, lo
sede dell'Università Bocconi (2008), firmata dalle architette irlandesi
spazio e gli oggetti? Come ci ha detto la filosofa Luisa Muraro, nel
Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio Grafton Architects; il
simposio che abbiamo tenuto nell’ottobre del 2015 presso la Libreria delle
nuovo Campus della Bocconi progettato dalla giapponese Kazuyo
donne a Milano: «l’architettura di genere non esiste, ma le donne
206
Sejima coautrice, insieme al collega Ryue Nishizawa dello studio SANAA
esistono!»205.
o le architetture di Zaha Hadid autrice delle Residenze Hadid e della Torre

205
Hadid, soprannominata lo Storto, uno dei tre grattacieli del progetto City
Intervento di Luisa Muraro in Il paradigma femminile del pensare, del
progettare e del produrre architettura e design, estratti dell’incontro svoltosi presso
la Libreria delle Donne a Milano il 14 ottobre del 2015, v. infra, pp. 157-169. 206
Il progetto del Campus, attualmente in fase di cantiere, riguarda l’area
dell’ex Centrale del latte compresa tra via Castelbarco e il Parco Ravizza.

138
life per la riqualificazione del quartiere del Portello dove sorgeva la Fiera nel nostro Paese, a partire dall’Unità d’Italia, le donne hanno intrapreso
Campionaria. un cammino lento, a volte silenzioso ma in continua progressione, per la
conquista di un ruolo da protagoniste; un processo che dopo la seconda
guerra mondiale, ha accelerato le sue tappe, diventando inarrestabile con
i movimenti femminili degli anni ’70.

Foto 4.1– Gae Aulenti, Piazza Cadorna, 1997-2000.

A livello internazionale, molti sono i premi, le iniziative, le mostre207 e i


fondi stanziati in favore dello sviluppo e della valorizzazione della
progettazione femminile. Pur permanendo ancora delle disparità come
quelle riguardanti il reddito208, il distacco professionale, dovuto alla
posizione subordinata nella quale le progettiste erano relegate in passato,
è stato ridotto. Il merito va anche alle lotte di rivoluzione sociale e di
acquisizione dei diritti civili e politici che hanno coinvolto tutta la società
occidentale e non solo, dagli anni sessanta in poi. Come abbiamo visto,

Foto 4.2 - Zaha Hadid, lo Storto o Torre Hadid, il grattacielo di CityLife in costruzione a Milano,
2004-2015.
207
A questo proposito segnaliamo la mostra attualmente in corso (2 aprile 2016 –
19 febbraio 2017) presso il Triennale Design Museum dal titolo W. Women in Italian
Design curata da Silvana Annicchiarico che affronta la questione di genere nel
design italiano tracciando una storia del design al femminile italiano per celebrare Le donne oggi vogliono dare risalto alle opere, alle idee, alle loro qualità e
la creatività delle donne e domandarsi se: «il nuovo protagonismo femminile sia fra alle specificità. Come ci ha riportato senza mezzi termini dalla sua
gli interpreti principali del Design after Design». Per approfondimenti sull’evento
evento vedi sezione Apparati, p. 184-185. esperienza di architetta-giornalista Katrin Cosseta: «Se domandi a Zaha
208
In merito a questa problematica vedi Grafico 3.8 in Le politecniche dopo la
laurea - La ricerca , l’insegnamento e la professione, v. supra p. 83.

139
Hadid cosa significhi per lei essere una donna architetto, ti sbatte fuori dal Avendo provato sulla sua pelle cosa significhi essere discriminata in
209
suo studio e se lo chiedi a Patricia Urquiola ti insulta!» . quanto donna e non per mancata competenza, è stata presidentessa del
Questo perché le architette sono le prime a voler rifiutare la Comitato per le Pari Opportunità del nostro Ateneo, sostenendo da
considerazione di genere, in quanto vogliono che l’attenzione si rivolga sempre la forza e le capacità delle donne di affrontare e gestire situazioni
solo e unicamente alla loro professionalità ed esperienza progettuale. complesse. Il suo non rinunciare a nessun aspetto della vita, sia esso
Nel lavoro delle progettiste, come ci ha detto anche l’architetta Stefania professionale, familiare o personale ne è un esempio concreto.
Giannotti: «non è tanto il risultato al quale arrivano che le distingue, ma il Questa naturale disposizione a mantenere in stretta connessione tutte le
modus operandi, il sistema relazionale che mettono in atto, con il parti dell’essere si pone in relazione con la capacità della donna di «essere
210
contesto, la città, i suoi abitanti (…)» . liquida»212 affermata da Licia Martelli, ovvero l’attitudine ad essere
Ricercando quelle specificità che le donne manifestano nel processo adattabile ad ogni contesto, affrontando in modo fluido ma totale ogni
progettuale, dai contributi delle nostre intervistate emergono le peculiarità incarico, professionale e non.
legate alla loro esperienza. Affiorano le difficoltà, la fatica ma anche la Entrando nel merito delle battaglie delle architette Cini Boeri ci parla della
determinazione e la tenacia a perseguire con passione la propria strada, sua determinazione. In diverse fasi del suo percorso tre uomini, tre
padrone delle proprie scelte, caratteristiche molto evidenti nelle pioniere. architetti, le suggeriscono di non fare la professione, Giuseppe De Finetti,
Si riscontrano la capacità di adattamento e l’importanza che viene data Gio Ponti e infine Marco Zanuso. Lei non ascolterà nessuno: «Sono
alla formazione e alla qualità, come cifre legate alla crescita professionale sempre stata mossa da una grande passione per il mio lavoro e sono
ma soprattutto affiorano i tratti distintivi del loro approccio al progetto. andata dritta come un treno». E si raccomanda: «C’è ancora da lottare,
L’ingegnera aereospaziale Amalia Ercoli Finzi, ci parla di quella costanza e mi raccomando fatelo!213».
risolutezza che ha permesso alle donne di emergere in ambiti considerati Chi si è misurata con l’esperienza di lavoro in cantiere è stata concorde
storicamente prettamente maschili. Nella sua intervista ci racconta: nel dichiarare una certa diffidenza iniziale nell’approccio delle maestranze
«Essere una donna era per me solo un dato di fatto (…). Volevo essere all’architetto donna tramutatasi successivamente in grande rispetto e
una che governava e non fare cose da sottogoverno (…). Fare carriera al collaborazione una volta riconosciuta la sua competenza.
Politecnico è stata durissima. Si dava per scontato che avendo un marito e Ci siamo anche chieste se le difficoltà delle giovani architette, che
211
dei figli non potevi pensare di lavorare fuori casa» , soprattutto in un affrontano la professione nelle sue diverse sfumature, sono le stesse di
ambito come quello dell’ingegneria considerato non adatto alle donne. quelle delle loro progenitrici. Nel confronto tra pioniere e giovani, le prime

209 212
Intervento di Katrin Cosseta, in ivi, p. 89-91. E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Licia Martelli, 29 luglio 2013, v. supra, pp.
210
Intervento di Stefania Giannotti, in ivi, pp. 157-169. 131-133.
211 213
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista ad Amalia Ercoli Finzi, 25 luglio 2012, v. E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Cini Boeri, 4 dicembre 2012, v. supra, pp.
supra, pp. 85-88. 98-106.

140
sollecitano le ultime a mantenere e incrementare sempre la preparazione oggetti di design: «Non posso non partire da una riflessione personale su
individuale, a tale proposito Rosanna Monzini ci dice: «(…) La professione come vengono vissuti gli interni dello spazio che devo costruire, così come
richiede un investimento continuo su se stesse e sulla propria non posso prescindere dal ricostruire come l’oggetto di design verrà
214
preparazione. Occorre viaggiare, vedere con i propri occhi» , e Anna utilizzato nella quotidianità del vivere ad opera del suo fruitore finale217».
Bertarini Monti ci esorta: «(…) Farsi una cultura è una fatica personale, Gli spazi di Cini Boeri nascono da un ben definito approccio all’abitare che
oggi manca un fine, un supporto di ricerca, la capacità d’interrogazione, tiene conto delle zone dove si condividono i momenti con gli altri abitanti
215
non si vuole far fatica (…). Mi raccomando, fate fatica!» . e di quelle dedicate all’indipendenza di ciascuno.
Le architette più giovani, Federica Borsa e Barbara Di Prete, che lavorano Cini Boeri esplicita la sua cifra progettuale sostenendo il valore
in team insieme a colleghi uomini, riscontrano nel loro quotidiano la dell’autonomia spaziale, del rispetto degli spazi degli altri progettando
necessità di dover acquisire la fiducia e il rispetto del cliente che case che nascono da una necessità di autonomia degli interni che
inizialmente è scettico verso le figure femminili dello studio ma che una rispecchiano l’idea di un’autonomia nei rapporti. Quindi una difesa dello
volta riconosciuta la competenza, arriva a preferirle in quanto percepite spazio dei singoli esplicitata attraverso la progettazione.
come più precise e quindi affidabili. Le fatiche legate ad un retaggio socio- Tra i più noti esempi concreti di questo principio la casa rotonda e la sua
culturale che discrimina le donne ancora persistono ma con la casa quadrata detta «bunker», entrambe costruite sull’isola della
professionalità si superano. Maddalena nel 1966. Nel progetto della casa rotonda, inserita in equilibrio
Dalle testimonianze raccolte, nel lavoro delle donne, emerge una matrice nella naturale pendenza del terreno, gli ambienti sono sviluppati con una
femminile frutto dell’approccio al lavoro stesso e del suo sviluppo che struttura anulare attorno ad un patio secondo le esigenze di una famiglia,
rivela delle specificità, delle modalità riconducibili ad un vissuto femminile. considerando la necessità di spazi comuni ma anche di spazi di autonomia
Anna Bertarini Monti ci dice che progetta cercando la funzionalità nella per i genitori, i figli e gli eventuali ospiti.
vivibilità della casa e sottolinea: «Una donna che progetta fa più La casa bunker218 sviluppata su pianta quadrata sorge nella stessa zona
attenzione ai particolari degli interni. In passato le donne erano le sole a ma su un terreno ancora più esposto e impervio. Concepita come un
capire come si viveva dentro un ambiente domestico in quanto era a loro rifugio fortificato distribuisce gli spazi di autonomia dei membri della
esclusivamente demandata la cura e l’utilizzo a favore di tutta la famiglia attorno al nucleo centrale degli ambienti pensati per la
216
famiglia ». condivisione: la cucina, il soggiorno e il patio affacciato sul mare
Cini Boeri ci racconta della sua attenzione agli spazi interni e all’uso degli attraverso una spaccatura.

214
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Rosanna Monzini, 21 gennaio 2013, v.
217
supra, pp. 111-114. E. Buonanoce, L. Cara, Intervista, op. cit., v. supra, pp. 98-106.
215 218
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista ad Anna Bertarini Monti, 18 ottobre 2012, v. Per le immagini vedi: E. Buonanoce, L. Cara, Intervista, op. cit., v. supra, pp.
supra, pp. 92-97. 98-106.
216
Ibidem.

141
Nel suo lavoro Cini Boeri arriva persino a teorizzare e a proporre Nel lavoro di Rosanna Monzini è lo spazio interno che determina poi la
concretamente ai suoi clienti due camere da letto per poter decidere con costruzione dell’esterno come lei ci spiega nel parlarci del progetto della
autonomia e responsabilità individuale i momenti da condividere. casa ad Angera per una famiglia con figli. La pianta quadrata, affondata
Invitata a partecipare alla mostra Il progetto domestico allestita in nel terreno, organizza gli ambienti di autonomia simmetricamente attorno
Triennale nel 1986, presenterà una sorta di manifesto del suo concetto di ad una grande zona living centrale aperta verso l’esterno.
autonomia spaziale con il progetto di abitazione per una coppia che
propone una pianta sviluppata con spazi di assoluta autonomia per
entrambi.

Foto 4.3 – Cini Boeri, progetto di abitazione per una coppia, per Il progetto domestico, XVII
Triennale, Milano, 1986.
Foto 4.4 – Rosanna Monzini, casa ad Angera, pianta e prospetti, 1976.

La stessa Rosanna Monzini nel suo lavoro tiene conto delle esigenze di chi
dovrà vivere nelle case da lei progettate e ci parla di attenzione allo spazio Nel progettare delle donne troviamo tra i tratti distintivi anche quello della

interno e di rispetto: «Nel mio lavoro ho sempre cominciato dall’interno, flessibilità come in Cini Boeri che ce ne parla: «Altro tema che ho sempre

non per disporre l’arredamento, ma proprio perché pensavo a chi ci cercato di sviluppare è stato quello della flessibilità dello spazio, che è poi

doveva andare dentro. (…) Ho sempre avuto molto rispetto per quello che sfociato nell’utilizzo delle pareti scorrevoli220 in progettazione221».

doveva essere il posto dove la gente stava»219.


220
Tra i primi esempi dell’uso innovativo di pannelli scorrevoli è la Casa Rietveld
Schröder realizzata nel 1924 da Gerrit Rietveld a Utrecht. È la committente, Mrs.
219
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista, op. cit., v. supra, pp. 111-114. Truus Schröder-Schräder a chiedere che il primo piano della casa fosse costruito

142
Ritroviamo questa tematica nella casa nel bosco (1969), costruita proprio abitative dei componenti della sua famiglia (i corpi si evolvono col tempo
in un bosco di betulle. La pianta della casa, che rispetta il territorio e si e nel farlo mutano il loro rapporto con lo spazio), di variare le destinazioni
sviluppa attorno agli alberi preesistenti, è ripartita internamente d’uso dei locali in base alla flessibilità di una pianta progettata con poche
attraverso l’utilizzo di differenti quote e pareti scorrevoli. partizioni interne. Le pareti mobili permettono appunto di suddividere gli
spazi in modo fluido e versatile, di reinterpretare l’unità abitativa dando
eventuali nuove destinazioni d’uso agli ambienti.
Nel suo libro Le dimensioni umane dell’abitazione Cini Boeri spiega:

«L’ideale sarebbe dunque progettare soluzioni flessibili dove al posto di


tavoli in muratura fossero disposti pannelli scorrevoli da aprire o
chiudere secondo le necessità, o soluzioni ove fossero predisposte in
una maniglia regolari sedi per più posizioni di pareti, pareti in questo
caso costruite da pannelli fabbricati facilmente spostabili. Case quindi
non concluse, ma passibili sempre di trasformazione personale»222.

Foto 4.5 – Cini Boeri, casa nel bosco, pianta, Osmate, 1969.

Questa modalità progettuale propone al cliente anche la possibilità di


modificare gli ambienti in cui vive in base al mutare delle necessità

senza pareti divisorie. Su questa architettura vedi contenuto video disponibile


all’indirizzo: http://centraalmuseum.nl/en/visit/locations/rietveld-schroder-house/
In Italia troviamo l’uso di questa invenzione spaziale nei progetti di Gio Ponti, tra
questi la casa Ponti via Dezza (1956–1957), la sua ultima residenza, che contiene
tutte le riflessioni dell’architetto sulla composizione dell’abitazione. L’alloggio è
disegnato come uno spazio unico, una pianta aperta interrotta, solo all’occorrenza,
da pareti scorrevoli del tipo modernfold. A proposito dell’edificio vedi: Gio Ponti
official website, Appartamento Ponti in Via Dezza, disponibile all’indirizzo:
Foto 4.6 – Cini Boeri, pannelli scorrevoli al posto delle pareti, appartamento a Milano, 1968.
http://www.gioponti.org/it/archivio/scheda-dell-
opera/dd_161_6106/appartamento-ponti-in-via-dezza#gallery
221 222
E. Buonanoce, L. Cara, Intervista, op. cit., v. supra, pp. 98-106. C. Boeri, Le dimensioni umane dell’abitazione, Franco Angeli, Milano, 1981, p.
26.

143
È interessante riprendere una considerazione del filosofo e sociologo necessità dei corpi nel loro quotidiano, pensando all’uso che verrà fatto
223
tedesco Georg Simmel tratta da un saggio degli inizi del Novecento: dello spazio e degli oggetti dalle persone a cui sono destinati.
Una conoscenza delle esigenze, dei gesti dei corpi viventi225, come li
«Il rapporto con le cose è, in un modo o nell’altro, una necessità definisce Ida Faré, anche frutto di una consolidata eredità femminile: alle
universale: la donna però lo pratica senza abbandonare l’essere in cui donne era, ed è ancora oggi in gran parte demandata, la cura e
riposa. E in ciò riesce per mezzo di un contatto anzi un’identità più l’organizzazione della vita della famiglia nell’ambiente domestico.
224
immediata, più istintiva, in certo modo più ingenua» . Un’innata attitudine alla cura, prerogativa femminile, che si manifesta
anche nella pratica progettuale.
Attraverso gli indizi emersi da questa ricerca e dalle testimonianze Gli spazi e gli oggetti diventano anch’essi quasi viventi e come un
raccolte, abbiamo riscontrato un essere presenti delle donne, tutte intere organismo vivente vengono curati e sviluppati.
con il corpo, dentro alle cose, in una dimensione inclusiva che non separa Nella progettazione si spazia dalla cura dei figli e della famiglia, ad un
sfera emotiva, razionale, lavorativa e personale. orizzonte più ampio, che passa dalle relazioni che si sviluppano all'interno
Le donne entrano in un contatto corporeo con lo spazio o l’oggetto che dello spazio abitativo a quelle che interagiscono con lo spazio urbano,
devono progettare e riteniamo che per le architette il lavoro sia vissuto fatto di altri luoghi e ambienti a scale progettuali amplificate.
immaginandolo, più o meno consciamente, come un atto procreativo che Carlotta de Bevilacqua appassionata al tema della luce, con la quale
restituisce loro, amplificato e rinnovato un nuovo senso della maternità, lavora creando innovazione attraverso una continua ricerca tecnologica
nel quale il legame di appartenenza reciproca tra creatrice e creatura attenta all’uomo e all’ambiente, afferma: «gli strumenti di progetto sono
esprime un vero atto d’amore, in una sorta di sublimazione della quelli che possono aggiungere qualità alla vita. (…) L’architetto è un
maternità carnale. interprete delle necessità. È un militante». E ancora: «Il mio obiettivo è
È un istinto di procreazione insito nella natura femminile che le guida nel far vivere bene, per mezzo del fare architettura, fare cultura, fare
creare e che evidenziamo anche come peculiarità del progettare al bellezza, fare equità sociale, educare il mondo a contribuire e
226
femminile. Perciò le donne progettano con una spiccata attenzione alle partecipare» . È presente nella progettazione delle donne un’attenzione
al benessere e alla sicurezza sia in ambito privato, dove ad esempio in
223
Georg Simmel (1858-1918) filosofo e sociologo tedesco, considerato uno dei un’abitazione un buon impianto di illuminazione diventa elemento
fondatori della sociologia tedesca, si interessò anche alla questione femminile
importante per la salute psicofisica di tutti gli utenti, sia in ambito urbano,
producendo alcuni saggi tra cui Considerazioni sulla prostituzione oggi e in futuro
(1892), Il congresso delle donne e la socialdemocrazia (1896), La civetteria (1909),
Cultura femminile (1911).
224
G. Simmel, Cultura femminile, L. Perucchi (a cura di), Mimesis, Milano-Udine,
225
2016, pp. 21-72; A. Pansera (a cura di) con T. Ocleppo, Dal merletto alla Intervento di Ida Faré in Il paradigma, op. cit., v. infra pp. 157-169.
226
motocicletta. Artigiane/artiste e designer nell’Italia del Novecento, Silvana E. Buonanoce, L. Cara, Intervista a Carlotta de Bevilacqua, 6 settembre 2013,
Editoriale, Cinisello Balsamo (Mi), 2002, pp. 11-12. v. supra, pp. 134-136.

144
dove ancora la corretta l’illuminazione ne è un tratto fondamentale che
acquisisce una valenza di sicurezza pubblica227.
Altri esempi ci hanno fatto pensare ad una consapevolezza femminile delle
necessità delle categorie deboli228 e la propensione a trovare nuove
soluzioni per esigenze a volte inespresse.
Tanti sono gli spunti raccolti nelle nostre ricerche, tante le sfaccettature
del pensare, del progettare e del produrre delle donne ed è dal come
hanno affrontato e affrontano il fare che emergono le peculiarità del
paradigma femminile. Riteniamo che il contributo delle donne attraverso
le qualità femminili nel progettare oggi riguardi questa naturale e spiccata
attitudine ad esercitare la progettazione con tutto il loro essere,
un’ananke229 nel significato di necessità essenziale e logica, dove la
misura dell’atto creativo è sempre data dai corpi viventi, dove l’attitudine
alla cura, in passato anche attributo discriminante negli studi dove le
donne si occupavano soprattutto di arredamento, diventi una risorsa che
dall’abitazione, dall’oggetto sempre più si orienti e interpreti le necessità
sociali della comunità, nel contesto urbano, nel territorio, nell’ambiente.
Foto 4.7 - Ananke in una illustrazione moderna nella Repubblica di Platone.

227
Intesa come sicurezza fisica e psicologica delle persone e come tutela dei
luoghi per evitare fenomeni di criminalità o atti di vandalismo.
228
Per categorie deboli si intendono gli anziani e i malati, i disabili, i minori e,
riguardo ad alcune tematiche, le donne stesse.
229
Ananke, dea greca che è la personificazione della forza del destino, della
necessità logica e inalterabile e del fato nella religione greca orfica.

145
146
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154
Apparati

155
156
A.1 Estratti del simposio

Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del


produrre architettura e design

Libreria delle Donne, Milano, 14 ottobre 2015

Foto A.1.1 - Presentazione incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del
produrre architettura e design, presso la Libreria delle Donne, Milano, 14 ottobre 2015.

Il 14 ottobre 2015 la Libreria delle Donne ha presentato con il patrocinio della


professoressa Ida Faré, esponente storica dello sviluppo delle tematiche femminili,
l’incontro dal titolo Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del
produrre architettura e design che ci ha viste in dialogo con Ida Faré (moderatrice
della serata), insieme a Rosanna Monzini, Marisa Galbiati, Licia Martelli e Katrin
Cosseta, alcune delle architette da noi intervistate per questa ricerca.

Foto A.1.2 – Incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre architettura
e design, Libreria delle donne, Milano, 14 ottobre 2015.

157
Introduzione all’incontro

Ida Faré
«Elisa Buonanoce e Laura Cara hanno fatto una tesi di laurea che ha come oggetto
di ricerca la presenza femminile al Politecnico di Milano. Hanno tracciato una sorta
di microstoria che si volge all’interno della macrostoria dell’Ateneo. Ho detto
microstoria perché all’inizio erano 4 gatte le donne, poi è stata una presenza
significativa nel dopoguerra e oggi è diventato un fiume… è stato detto anche dai
giornali il sorpasso rosa.
Abbiamo portato qui questo lavoro perché come voi sapete Vanda, un gruppo di
docenti del Politecnico, del quale ho fatto parte anch’io, con Sandra Bonfiglioli,
Marisa Bressan e Gisella Bassanini che è qui con noi, ha lavorato per 10 anni,
esattamente dal 1990 al 2000, su teorie e opere femminili in architettura.
Anche Vanda è stata in collegamento con il Gruppo di Diotima, il gruppo delle
filosofe di Verona, filosofe femministe, filosofia delle donne.
Quando ci siamo formate come gruppo ci siamo chieste come muoverci dentro
un’istituzione, come operare, quale relazione tra noi quale politica come
organizzarci. Il gruppo di Diotima ci ha detto una frase che secondo me è geniale e
molto significativa, molto semplice: ‘chi parla fa’, quindi non una linea, non una
Foto A.1.3 – Calendario Libreria delle Donne con presentazione del simposio Il paradigma femminile
del pensare, del progettare e del produrre architettura e design, 14 ottobre 2015. decisione presa per maggioranza democratica, ma secondo il proprio interesse, la
propria passione, la propria responsabilità. Da qui sono nati una quantità di tesi, di
prodotti inaspettati, sulla presenza e sull’assenza, sulla passione femminile per la
casa e l’architettura. Per me è stato molto naturale tornare qui per rispondere ad
una domanda che aveva fatto il professor Rossari, il loro relatore: ‘Ma che cosa
avete concluso?’. Io ho voluto rispondere a questa domanda nel luogo del
femminismo storico e primigenio com’è la Libreria della Donne e così iniziare il
confronto tra noi quindi vi prego di essere non solo ascoltatrici ma attrici di questo
incontro. Vi dico quello che ho capito io guardando la testimonianza di queste
donne che loro hanno intervistato.
Leggendo queste testimonianze soprattutto delle pioniere, delle prime donne che si
sono avventurate nel mondo dell’architettura e poi anche nella generazione di
quelle che sono venute dopo ho riscontrato un modo di fare la professione legato al
Foto A.1.4 – Incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre architettura
e design, Libreria delle donne, Milano, 14 ottobre 2015. corpo, quindi una corporeità femminile sempre presente nella pratica professionale.

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Vi parlo di un corpo come limite, peso, ostacolo legato soprattutto, come viene fuori Questa acquisizione di dati ci ha condotte successivamente alla scoperta del
dalle testimonianze, alla presenza dei figli e della famiglia. Figli che vanno cresciuti paradigma femminile in progettazione che è legato alla sapiente attenzione che le
e famiglia che in qualche modo va curata. Questo peso, questo limite del corpo, si donne e le progettiste hanno rispetto alle necessità reali, gestuali e rituali dei corpi
trasforma all’interno della professione, dentro il progetto diventa un’attenzione viventi nello spazio. Non esiste una forma progettuale femminile, le architette non
particolare e una sapienza. Quindi un corpo femminile con le sue emozioni, la sua progettano case circolari rosa!
tenacia e le sue passioni; come se l’esperienza di crescere un figlio, di occuparsi Dalla nostra ricerca emergono dati interessanti che evidenziano i limiti degli studi
della famiglia, di essere legate a questo privato insegnasse qualcosa in più, sulla figura della donna architetto, almeno nella parte iniziale della grande storia di
un’attenzione ai corpi viventi nella pratica progettuale, una pratica che non è solo questa Facoltà. Come sappiamo le prime 2 architette, Elvira Morassi e Carla Maria
funzione tecnica, misura, fabbisogno, standard, metri quadri, di verde come dicono Bassi, si laureano nel 1928, con un ritardo di 65 anni rispetto ai colleghi uomini.
i maestri dell’architettura moderna. Fino agli anni ’60 il numero delle donne architetto resta decisamente basso per poi
In questo andare tutte intere dentro al progetto senza lasciare nulla di se ho assistere ad una esponenziale crescita per tutti gli anni ’70/’80 delle quote rosa
trovato anche, cosa che mi ha fatto molto sorridere, una particolare ironia. nelle lauree del Politecnico che decreterà negli anni ’90 un reale sorpasso del
Pensando a una delle ultime dichiarazioni rilasciate da Gae Aulenti: ‘l’architettura è numero delle laureate rispetto ai colleghi maschi. Come si può vedere nel grafico si
un mestiere da uomini ma io ho sempre fatto finta di niente’. La stessa Amalia è passati dal numero di 2 laureate nel 1928 a quello di 2248 nel 2014. Va inoltre
Ercoli Finzi, l’ingegnera aerospaziale che ha realizzato il lander attualmente rilevato che per l’anno 2014 il numero dei laureati uomini si è fermato a 1628.
atterrato su una cometa per la missione Rosetta, dice: ‘governare lo spazio con due Questi dati sono anche il frutto dei numerosi cambiamenti e delle trasformazioni
fili di perle’. Ancora Cini Boeri ci parla di autonomia spaziale dei corpi viventi che la società italiana a subito negli anni».
all’interno del suo progetto di appartamento dicendo che: ‘se io è mio marito
avessimo avuto due camere da letto separate forse non ci saremmo separati’.
Parliamo delle vicende del corpo femminile dentro l’architettura, di quell’idea del chi
parla fa di Chiara Zamboni esponente di Diotima, che ci riportano a quel realismo
femminile che anche Sandra Bonfiglioli, aveva riscontrato come un sano egoismo
affermativo, il quale ha permesso ad ognuna di trovare la propria strada».

Elisa Buonanoce
«Buonasera, sono Elisa Buonanoce e lei è la mia collega Laura Cara, siamo
laureande in Architettura, presso il Politecnico di Milano, con il professor Augusto
Rossari. Nel 2012 è nato il nostro progetto di ricerca della forma mentis femminile,
nel pensare, progettare e realizzare il prodotto di architettura e quello di design. Ci
siamo dedicate a una lunga raccolta di dati istituzionali storici d’archivio della
presenza femminile nel nostro Ateneo, dall’anno 1863, anno della sua fondazione
Grafico A.1.1 – Grafico andamento lauree femminili per decade (N.B.: l’ultima colonna rappresenta
fino al 2014, passando per le celebrazioni del 2013, per il 150° anniversario della
un dato di soli 4 anni 2011-14).
sua fondazione.

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Laura Cara Ida Faré
«Elisa vi ha già raccontato qual è stato il percorso di lavoro di questa ricerca, ma «Chiederò a Marisa Galbiati di spiegarci perché ha scelto quest’opera Honorem e i
vorrei aggiungere qualche altro elemento. motivi della sua frase: ‘Acquisire tratti mascolini per risultare ahimè credibili…’».
Noi abbiamo una formazione politecnica come quella delle donne di cui abbiamo
cercato le tracce nella lunga storia del nostro Ateneo, così come quella delle
professioniste che abbiamo intervistato per farci raccontare direttamente quale sia
stata la loro esperienza come studentesse ma anche post-laurea nell’avvio della
carriera professionale.
Questo è il fil rouge che ci pone tutte in relazione tra noi; un legame di provenienza
e d’appartenenza.
Con Elisa ci siamo ritrovate anche in altri percorsi similari, dall’esperienza lavorativa
ventennale, di progettazione in Sanità per lei e per me di organizzazione e
comunicazione di eventi espositivi, alla maternità per entrambe.
Tutte esperienze che hanno determinato per noi altre priorità, rispetto alle nostre
coetanee ed hanno anche influito sul nostro vissuto rallentando il percorso degli
studi, ma che nonostante l’impegno e i sacrifici, comuni a tutte le donne, ci hanno
arricchite.
Abbiamo scoperto in noi nuove qualità inattese: la capacità di organizzazione e di
programmazione della vita quotidiana tenendo presenti le nostre esigenze e quelle Foto A.1.5 – Marisa Galbiati, Honorem, volume multimediale, Polipress, Milano, 2009.

dei nostri figli, acquisendo una nuova sensibilità spaziale e progettuale legata alle
nuove gestualità dell’evoluzione dei corpi.
Marisa Galbiati
Da qui è nato, nel 2012, il desiderio di confrontarsi e di entrare in dialogo con le
«L’opera è una collezione di 20 videointerviste che sono state realizzate ai laureati
altre donne del Politecnico: abbiamo raccolto, dal luglio 2012 al settembre 2013, 12
ad honorem del Politecnico di Milano (…) designer e architetti, ingegneri e un
interviste di altrettante professioniste, alcune delle quali sono qui presenti con noi
pianificatore [Nuno Portas].
questa sera.
È stata un’esperienza molto bella e interessante (…) Tutte queste persone non sono
Da ognuna di queste interviste abbiamo estrapolato una loro frase, quella che più ci
facilmente raggiungibili, Marcegaglia, Caretta.. sono personaggi abbastanza
ha colpite e che adesso vi riproponiamo con la proiezione dell’opera nella quale
importanti nel panorama sociale, professionale. All’inizio ho dovuto incontrarli per
ciascuna intervistata ha dichiarato di riconoscersi maggiormente».
capire quale potesse essere il modo migliore per catturare la loro anima perché
l’intento di quest’opera non era quello di raccontare che cosa avevano fatto nella
Il simposio continua con la proiezione dei lavori e di alcune commenti, significativi
loro vita, a quello pensavano già i laudatori… Io avevo un altro obiettivo, volevo
per le nostre intervistate, congiuntamente alla spiegazione delle motivazioni
tirar fuori l’anima da queste persone, volevo tirar fuori quel tratto che non si vede
personali che giustificano dette scelte.
attraverso le cose che hanno fatto o attraverso i libri che hanno scritto, quell’anima
più nascosta, quell’anima che queste persone non mostrano perché sono persone

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pubbliche, perché sono persone abituate a rapportarsi in una dimensione più sicurezza… Molto spesso le persone che fanno questo lavoro sono degli uomini, dei
pubblica che privata. Non è stato facile…(…). Vittorio Mincato mi ha detto: ‘Signora ragazzi e quindi le ragazze che si misurano con questa dimensione professionale
le do 5 minuti di tempo perché io non ho tempo da perdere’… e io gli ho risposto: spesso tendono ad emulare un po’ l’atteggiamento maschile perché altrimenti
‘Va bene cercherò in 5 minuti di spiegarle che cosa vorrei fare e capire dove vengono immediatamente snobbate. (…) Probabilmente questa frase è nata così
possiamo incontrarci, su quale terreno, su quale territorio…’. Siamo stati a parlare 4 perché in molte situazioni mi son trovata a dover tirar fuori la mia parte maschile
ore. Ero riuscita a fargli raccontare la sua vita da quando era piccolo e a questo più che quella femminile».
punto lui ha cominciato ad aprire un’altra dimensione che non era quella della
relazione scientifica tra due professionisti (…), ma fra due persone che si stanno Ida Faré
raccontando dei pezzi di vita (…) che di solito non vengono mai fuori perché si parla Rosanna Monzini ci racconta del perché della scelta della casa alla Rocca d’Angera e
molto del loro lavoro ma non della loro vita privata. della frase: «Occorre viaggiare, vedere con i propri occhi, essere se stesse e non
Il fatto di avere a che fare proprio fisicamente con queste persone è stato molto essere sole…»
affascinante. (…). Leonardo Del Vecchio nella sua intervista ad un certo punto
racconta della sua infanzia. Del Vecchio è rimasto orfano (…). L’audiovisivo in
questo caso ha avuto la potenza straordinaria di catturare un attimo (…) la camera
ferma sul suo sguardo che si perde ed è un momento bellissimo, molto
emozionante, dove le parole non ci sono più ma lo sguardo racconta tantissimo di
quella persona, tanto di più delle parole che lui ha speso. (…) Ho scelto quest’opera
perché (…) mi ha consentito di essere presente come donna, come corpo nella
relazione con un’altra persona, non una relazione astratta, ma molto concreta (…)».

Ida Faré
«Sui tratti mascolini cosa ci dici? Non mi sembra che tu ne abbia…».

Marisa Galbiati
«No non ne ho… ma come si vede nell’opera sono tutti uomini, non c’è neanche una
donna nelle lauree ad honorem… (…) C’è una dimensione maschile molto forte
perché questi sono tutti imprenditori, a parte i nostri amici architetti (…) come Vico Foto A.1.6 – Rosanna Monzini, Casa a Rocca d’Angera (Va), 1976.
Magistretti, Liprandi…
(…) La dimensione cinematografica è molto legata nell’immaginario a qualcosa di Rosanna Monzini
faticoso e quindi di maschile. «Questa casa l’ho scelta perché è il primo lavoro completo, di una casa intera, non
(…) Nella mia classe di design quest’anno io ho tre quarti di ragazzi e un quarto di è una ristrutturazione. (…) Da lì si vede la Rocca d’Angera così ho progettato il
ragazze (…) Perché quando si fanno delle riprese bisogna prendere in mano la tetto tagliato di una fetta e l’ho messa a terra, un po’ schiacciandola, (…) Non
videocamera, mettere a posto le luci, stare attenti ai cavi, ricordare i principi di volevo quasi farla vedere (…) Ci sono 30 centimetri dal terreno alla finestra, (…)

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così potevano occupare tutto lo spazio, anche un po’ di seminterrato. (…) Nel mio Licia Martelli
lavoro ho sempre cominciato dall’interno, non per disporre l’arredamento, ma «(…) Spiego subito la frase. Nell’essere liquide delle donne mi riferivo al fatto che
proprio perché pensavo a chi ci doveva andare dentro. Creavo degli spazi interni siamo abituate ad affrontare diverse tipologie di incarichi insieme ma non lo dico
che poi uscivano fuori e determinavano le facciate. (…) Ho sempre avuto molto solo in ambito professionale. (…) siamo chiamate quotidianamente ad occuparci di
rispetto per quello che doveva essere il posto dove la gente stava, una zona grande mansioni molto differenti tra di loro e quindi come diceva Bruce Lee: ‘Be water my
poi tutt’intorno, (…) spazi dove tutti potevano stare anche per conto loro. friend’. Essere come l’acqua è l’ideale per noi donne perché ci adattiamo alla
[autonomia spaziale]. Ho sempre pensato un po’ alla vita che doveva esserci situazione che abbiamo intorno.
dentro. (…) Ho sempre avuto un grande rispetto per gli spazi, (…) ci tenevo fossero (…) Rispetto alle nostre sfere emotive siamo fortunate perché non abbiamo
belli anche i corridoi». problema a palesarle, molti uomini hanno un sacco di problemi ad esprimere la loro
emotività (…). La vita è molto ricca di tanti aspetti e quindi anche se siamo in

Ida Faré cantiere siamo in grado di rispondere ad una chiamata e risolvere un problema

«Licia Martelli, la tua frase: ‘Nella progettazione le donne sono più liquide. C’è familiare, quotidiano (…) cose un po’ impossibili per i maschi, ma questo si sa, non

sempre una commistione tra sfera emotiva, personale e familiare…’ e questa le tue è una novità!.

ceramiche che sono bellissime». Questa foto è emblematica del mio lavoro. È una collezione che ha avuto molto
successo, tutt’ora in produzione. L’ho presentata come mia produzione nel 2000
ma era partita come Edizioni Slobs, una galleria milanese che si occupava di
artigianato artistico d’eccellenza e che produceva designer e artisti. Quando parlo
delle mie ceramiche, un po’ artistiche, artigiane, ma riproducibili non posso più
essere solo architetto (…). Questo lavoro dal punto di vista tecnico porta la
ceramica al suo limite di leggerezza, emotivamente è una ceramica che aspira ad
essere porcellana. La ceramica è un materiale povero, è un materiale con tanti
limiti ma con cui possiamo fare molte cose, è un materiale che siamo abituati a
trattare in modo rustico e quotidiano ma questa è una ceramica che aspira a
lasciare un segno, (…) Cita i servizi della nonna ma acquisendo una forza grafica
enorme. Questa foto è importante perché nel mio lavoro c’è stato tantissimo
impegno legato alla comunicazione, anche noi architetti abbiamo dovuto imparare
ad essere grandi comunicatori, soprattutto come microimprenditori. Questa è una
foto che mi piace, che è piaciuta moltissimo, strapubblicata, emblematica proprio
della cura che ci deve essere nella presentazione di un progetto. Rappresenta un
Foto A.1.7 – Licia Martelli, Servizio Riga, Collezione Lilli Primavera, Ceramiche Libere!, 2006. oggetto con un’ambientazione che ne rivela il suo spirito, quello di un servizio
divertente, irriverente ma con un feedback nella memoria perché non è una forma
a noi completamente sconosciuta. È una collezione leggera, sottile, con forme

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organiche, anche lei un po’ liquida perché si adatta ai tanti stili dei miei clienti che designer che conosco, praticano il délabré, il materiale consunto quasi come una
possono avere la casa classica o moderna». matrice che l’uomo secondo me ha paura ad affrontare.
(…) Come nasce il mio libro. Ho fatto la tesi con Ida all’interno del laboratorio
Ida Faré Vanda occupandomi della casa parlata, la casa scritta. Ho riletto il rapporto tra la
«Katrin Cosseta, la tua frase: ‘L’architettura di genere non esiste….ma la tenacia è donna e la casa attraverso la letteratura ottocentesca, ovviamente di autrici
donna!’. Il lavoro che hai scelto è un libro che nasce dalla tua tesi Katrin: Ragione e femminili. Mi sono molto appassionata al tema e dopo essermi laureata ho deciso di
sentimento dell’abitare. La casa e l’architettura nel pensiero femminile tra le due proseguire questo filone e ho iniziato a trattare il Novecento. Mi si è aperto un
guerre. È una cosa abbastanza strana ma c’erano state tantissime iniziative e mondo quando sono incappata in una frase di Mussolini del ‘27 che diceva: ‘la
presenza di donne tra le due guerre nella famosa economia domestica ma anche donna non può fare l’architetto perché è troppo analitica e non è sintetica. Non può
nei primi tentativi di fare architettura. Questo è un lavoro di Vanda». fare una casa perché non è nemmeno capace di fare un tempio (…)questo è indice
della sua inferiorità’. Mi sono attaccata a questa frase e ho detto: ‘secondo me non
è vero’. Ho iniziato a scartabellare per archivi, riviste d’epoca ed ho scoperto che
c’era invece una prima presenza femminile nel campo dell’architettura proprio
mentre Mussolini faceva queste affermazioni. È stata la molla che mi ha spinto a
proseguire la ricerca, anche attraverso altre tesi di laurea, come Architettrici.
Questa era la cosa bella di Vanda, una ricerca che prosegue per cerchi concentrici».

Ida Faré
«Le architette del periodo fascista che si chiamavano architettrici».

Katrin Cosseta
«In questo libro ho raccontato come la donna parlava della propria casa un po’
vivendola un po’ iniziando a progettarla. Ho esaminato la letteratura futurista dove
la casa inizia a diventare una personificazione, dove la parola inizia a fondere la
casa con la città e la donna si identifica quasi in maniera surreale con la casa. Ho

Foto A.1.8 – Katrin Cosseta, ragione e sentimento dell’abitare. La casa e l’architettura nel pensiero lavorato sulla letteratura dell’economia domestica, quella in cui i passi vengono
femminile tra le due guerre, F. Angeli, Milano, 2000.
contati e dalle cucine ai tinelli si progetta in modo da avere il minimo dispendio di
energia. Ho esaminato il giornalismo di settore perché è in questo periodo che le

Katrin Cosseta donne iniziano a scrivere anche di architettura, lo si vede nelle redazioni di Domus

«Certo… Vandissima! e Casabella.

Vorrei prima ricollegarmi al tuo lavoro Licia con un pensiero estemporaneo. Tu non Io stessa lavoro oggi per una redazione di una rivista e vivo sulla mia pelle la

hai paura ad affrontare l’estetica dell’imperfetto come molte architette e molte mascolinizzazione delle donne al vertice di queste testate giornalistiche e posso

designer oggi e questo potrebbe essere un tratto femminile. In molti progetti, le solo dire che in un certo senso mi riconosco in tutte le frasi che sono state dette. La

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tenacia c’è di sicuro perché frequentare l’ambiente dell’architettura in un periodo Stefania Giannotti (architetta)
storico ostile alla donna com’era quello del ventennio fascista come minimo implica «Prima ancora dell’incontro, guardando semplicemente il tema, pensavo che trovo
una buona dose di tenacia anche se poi molti progetti sono rimasti sulla carta». nel modo di fare architettura delle donne un sistema relazionale diverso. Sempre
questo relazionale… Mi mancavano delle parole nuove e più interessanti per dirlo.
Le parole nuove le ho trovate qui, le ho trovate in quello che ha detto Rosanna
Monzini: ‘si parte dall’interno’ e poi ‘viaggiare, vedere con i propri occhi, essere se
stesse, non essere sole’.
Ha detto in modo molto più efficace, proprio perché con parole nuove, quello che io
avrei spiegato dicendo che le donne quando lavorano non è tanto l’oggetto che poi
alla fine le distingue ma è il modo e soprattutto il sistema relazionale che mettono
in atto (…), con chi? Con il contesto con la città, con chi ci abita, con chi lo chiede,
con un’idea di bello che sicuramente è particolarmente forte.
Sono contenta perché ho trovato delle nuove parole.
Una caratteristica delle donne mi è venuta in mente in questi giorni perché sono
stati postati i 10 grattacieli più belli del mondo (non ce n’è neanche uno di una
donna), che mi sembrano quasi i 10 grattacieli più brutti del mondo perché dettati
Foto A.1.9 - Incontro Il paradigma femminile del pensare, del progettare e del produrre architettura
e design, Libreria delle donne, Milano, 14 ottobre 2015. da un narcisismo di cui le donne sono carenti.(…) Vi faccio un esempio, c’è un
grattacielo di Gehry a New York, bello, niente da dire, che rompe la facciata con
grossi manufatti di metallo, molto arzigogolati, imponenti e sicuramente
Interventi dal dibattito dispendiosi e ho ripensato che anni fa, sempre a New York, vedemmo durante un
viaggio esattamente la stessa operazione fatta da una donna: sempre la rottura
Bianca Bottero (architetta) della facciata ma ottenuta con un sistema semplice, di movimento e flessuosità
«Comincio con la domanda che ha fatto il Prof. Rossari. Dato che gli esempi sono della soletta, lo stesso effetto in un modo più modesto.
abbastanza disomogenei, il vostro interesse era capire lo specifico femminile nei L’unica cosa che lamento è che le donne difficilmente si misurano con il grande. È
progetti o il rapporto delle donne con questo mestiere e con tutto quello che questo molto più facile trovare opere minute, cioè d’interni: la rivoluzione della cucina, lo
comporta? Era più una ricerca di uno specifico o il mettere in luce le difficoltà spazio domestico (…), il grande difficilmente a mio parere lo affrontano e non so
anche professionali?». darmi un perché».

Luisa Muraro (filosofa) Corrado Levi (architetto/artista)


«Ho preparato una variante che volevo proporre a Katrin Cosseta e cioè che «Ti riferivi ad un meraviglioso grattacielo che si chiama Aqua a Chicago [Aqua
l’architettura di genere non esiste, ma le donne esistono! (…) Le donne esistono Tower completato nel 2010 di Jeanne Gang fondatrice dello Studio Gang Architects,
vuole dire che le donne si esprimono, sono libere, parlano, agiscono e quindi questo composto per oltre la metà da progettiste]. L’abbiamo visto con Lia e lo abbiamo
è! (…) Abbiamo molto apprezzato la frase: ‘si parte dall’interno’».

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apprezzato moltissimo. Con un diverso movimento delle solette, salendo, una importante: una donna riesce a catturare varie sfaccettature all’interno della
sensazione di acqua… L’unico, il primo che rompe la verticalità». progettualità legate ai gesti, agli spazi, alle necessità dei corpi negli spazi, con
un’attenzione che un uomo non percepisce nello stesso modo. È impensabile che

Francesca Pasini (critica d’arte) una progettista possa fare la casa rosa rotonda ma il suo intervento è creativo,

«La contestatissima Zaha Hadid al Maxxi ha avuto un’intuizione che in qualche analitico e portatore di un’esperienza che ha acquisito».

maniera non è così immediata. Andando al Maxxi si ha la sensazione che Zaha


Hadid sia rimasta estremamente colpita dal barocco romano rifacendolo a modo Luisa Muraro (filosofa)

suo. Nonostante le grandi critiche che sono state fatte a questo museo, io trovo «Io avrei un’obiezione. Se questo cosa lei la dice a partire da se e cercando di

bello che ci sia una nuova grande architettura (…), un’evoluzione degli edifici capirne il senso generale, se la dice a partire da se per quello che lei vive, fa e sa

pubblici, monumentali che hanno creato una visione (…). Lo guardi e dici: ‘questo è allora io l’accetto mentre se la generalizza io non l’accetto, assolutamente.

proprio il barocco romano’». Il problema è quello del linguaggio con cui parliamo delle cose. Katrin Cosseta
quando dice ‘l’architettura di genere non esiste’ protesta contro queste

Silvia Piardi (architetta) generalizzazioni perché non rispondono al sentire di molte e sono anche in qualche

«(…) L’architettura è diventata rosa al Politecnico però la classe dirigente è modo pericolose, riduttive, inaccettabili. Il problema quindi è questo, di un

maschile; cominciano adesso le prime presidi. linguaggio dell’arte o sull’arte, della storia, un linguaggio anche di se in pubblico,

Abbiamo due presidi donne che sono una novità assoluta perché sono le prime in che senza essere individualistico, intimistico, sia sostanziato dall’esperienza in

tutta la storia del Politecnico». prima persona. Io ho scoperto che quei due bambini, che sono seduti la sono i
vostri figli, allora io ho trovato una viva rispondenza tra quello che avete detto voi

Marisa Galbiati (architetta) e la loro presenza qui. Questo bisogna fare perché nelle aule universitarie,

«Ilaria Valente ad Architettura e Società e Barbara Betti ad Ingegneria civile, accademiche, nei conclave i bambini non entrano, non entra la sostanza di queste

ambientale e territoriale». cose, e li c’è il punto forte di rivoluzionamento, magari non di colpo come si
credeva, ma di rivoluzionamento profondo di quello che voi siete. Vanda ha

Elisa Buonanoce insegnato e ha praticato un rivoluzionamento profondo che io ho approvato. Non si

«[Rispondendo alla domanda che è stata fatta all’inizio]. Facendo questa ricerca ci può generalizzare».

siamo rese conto che le progettiste, le donne, con l’accudimento dei figli ma anche
con l’accudimento della loro casa, della loro famiglia acquisiscono tutta una serie di Katrin Cosseta (architetta/giornalista)

conoscenze legate a dei rituali domestici a cui riescono ad assolvere con una «Riguardo all’architettura di genere. Io non faccio l’architetta, faccio la giornalista

capacità multitasking (…). di settore e mi diverto, quando mi tocca fare delle interviste, a chiedere alle

Non hanno bisogno di sensazionalismi, non hanno bisogno di stupire hanno le idee persone qual è la domanda che detestano di più. Tutte le donne immancabilmente

chiare e sanno dove stanno andando e continuano a sperimentare nuove forme, mi rispondono: ‘tutte quelle che si riferiscono al mio essere donna’. Se chiedi a

anche in modo giocoso e leggero ma concreto e reale, sicure nel seguire le loro Zaha Hadid cosa significhi per lei essere donna architetto ti sbatte fuori dal suo

conoscenze, dovute alle donne che le hanno precedute [eredità femminile] ma studio. Lo stesso vale per Patricia Urquiola… ti insulta! Le donne sono le prime a

anche agli uomini che danno loro un altro punto di vista. È questa la cosa voler rifiutare questa considerazione di genere perché vogliono che l’attenzione

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vada solo e unicamente sul progetto. Ugualmente rifiutano di essere associate ad È stato detto: i corpi si muovono diversamente nello spazio».
un marito perché ci sono molte coppie dove entrambi sono progettisti di spessore e
ognuno vuole tener ben presente e separata la propria identità. È vero che ho Bianca Bottero (architetta)
notato che le donne progettiste sono molto più attente nel curare la propria «Posso portare la testimonianza di un’architetta spagnola che lavora a Parigi al
immagine e soprattutto tutto il percorso del progetto e non ho trovato, oggi, donne grand plan che mi è piaciuta moltissimo perché sta studiando una nuova
a cui piaccia delegare. Sono tutte molto attente a seguire passo per passo in ogni interpretazione della ristrutturazione delle abitazioni popolari e ne parla a partire
minima fase il progetto, dallo schizzo, fino alla fotografia, fino al proprio dalla propria infanzia. Lei racconta: ‘io amavo tantissimo la città; quando ero
autoritratto quando deve essere comunicato. Questa è l’impressione che ho colto ragazza. Mi piaceva andare ai giardini pubblici, non mi piaceva il giardinetto sotto
facendo il mio lavoro». casa come mi piaceva andare alla biblioteca pubblica con mia madre’. Questo l’ha
portata a proporre una nuova organizzazione tipologica degli alloggi che mettono in
Intervento dal pubblico comune dei servizi rispettando il privato. Una riflessione su fatto pubblico e fatto
«Questo è il detto di Diotima che ha citato Ida ‘chi parla fa’». privato che capovolge il sistema per cui ci si chiude nel proprio appartamento, in un
condominio in cui non ci si conosce. Mi ha colpito perché partiva da un’esperienza
Giordana Masotto (filosofa) di vita».
«Io ho una domanda, una curiosità, non intendendomi per nulla di questa materia.
C’è stato un piccolo cenno, non mi ricordo più chi l’ha detto: ‘adesso per progettare Silvia Piardi (architetta)
bisogna tener conto della nuova gestualità dei corpi nello spazio’ come dire che «Porto una testimonianza didattica, un’esperienza cominciata tanti anni fa con
qualcosa è cambiato nel modo di usare lo spazio, nel modo di esserci. alcune persone che sono qui, tra cui Ida Faré, ma anche Maria Bianca Bottero. Già
Ispirata anche da questa affermazione, di cui vorrei avere più concretezza, la mia nella Facoltà di Architettura dei nostri tempi si lavorava moltissimo sul discorso del
domanda è questa: si può pensare oggi davvero a dei nuovi modi di abitare, di cambiamento degli spazi in relazione al cambiamento delle persone e
vivere? Oggi si parla molto di co-housing. C’è il problema, che comincia a dell’organizzazione delle persone nello spazio e questo lavoro lo stiamo portando
riguardare me, la mia generazione e quelle un po’ più vecchie di me, avanti sempre con gruppi fondamentalmente femminili. Io adesso insegno a Design
dell’invecchiamento e del mettersi insieme in età diverse. Cosa vuol dire convivere degli Interni, un corso di studi nell’area del design in cui l’impostazione profonda è
in età diverse con esigenze diverse. C’è una progettualità oggi che tiene conto della quella di partire nella progettazione dall’interno un po’ come veniva detto prima,
relazione tra il modo in cui è cambiata la nostra vita e il modo in cui si può pensare considerando cosa succede nelle spazio come si muovono le persone e come si
di abitare, di vivere, di convivere? muovono le relazioni tra le persone.
Questa materia è viva, è presente o riguarda di più ambiti dove non c’entra la Questo è proprio il fondamento di Design degli Interni, tant’è che tutti gli anni
progettazione? facciamo progettare gli studenti su temi come la convivenza tra generazioni, la
Io penso proprio a con chi vuoi vivere, quanto vuoi vivere da sola o da solo e convivenza tra gruppi di persone diverse, il coabitare di persone che hanno
quanto insieme, quanto puoi condividere nell’uso degli spazi. temporalità diverse, tutti temi tra l’altro sviluppati molto bene anche da Leonardo
Tutto questo nasce dal fatto che c’è la casa e lo spazio pubblico e poi c’è lo spazio Cascitelli. L’anno venturo spero di sviluppare con Gisella Bassanini, che è qui
del consumo e lo spazio dell’istituzione. È come se oggi dovessimo ripensare le vite presente, il tema delle famiglie piccole o a geometria variabile, i separati che poi
forse immaginando delle commistioni diverse. diventano famiglia allargata, ecc. Questi temi sono molto concreti e all’interno del

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lavoro di formazione dei nuovi progettisti; io credo che queste tracce si leggano già di discernimento, politica, fine, quando si tratta del piano dove imposti tu il
adesso. Abbiamo fatto degli studi sulle case di coabitazione anche facendo questo discorso. Quella cosa che tu dici è vera ma facendo così sbaracchi una molla di
interessantissimo confronto tra culture diverse. Ho fatto dei workshop con studenti civiltà, di politica, di sapere che è la differenza sessuale. Tu dici c’è commistione, si
cinesi in Cina e con studenti italiani in cui la prima domanda era: ‘che cosa che c’è commistione. Nella realtà non c’è l’architettura di genere, non si fa più
condivideresti all’interno di uno spazio’ e le risposte sono state assolutamente questo e non si doveva fare neanche dall’inizio. È sempre il partire da se per
diverse e molto interessanti, sempre basate su che cos’è l’abitare. Io supererei trovare nuove modalità discorsive. Il problema è questo: la cultura che abbiamo
l’idea dell’abitare donna perché anche i nuovi uomini, mariti, i nuovi padri, sono un ricevuto ha separato oggettivo e soggettivo, quindi quando tu parli partendo da te
po’ diversi da quelli della mia generazione o di quella precedente. Mio figlio ha due sembra che tu stia dicendo: ‘sono affari miei adesso ve li racconto, dopo ci
figli, fa l’architetto, anche la moglie fa l’architetto, schizzano avanti e indietro e spostiamo sull’oggettivo’… No! Questa è l’impostazione del discorso che voi
mentre sono in cantiere risolvono il problema della vaccinazione del figlio. Non è facevate prima. Dovete portare in primo piano il protagonismo personale. Ida ha
più una cosa così diversa e separata. Io credo che la commistione sia la cifra del cominciato citando Diotima: chi parla fa! Questa è una cifra che consente di
progetto in generale. interpretare comportamenti femminili. Le donne non fanno grandi discorsi e poi
Mi veniva in mente anche la Coppola Pignatelli, quando in un libro degli anni ’70 altri eseguono, le donne impostano progetti e li seguono. Questo si riconosce nel
parlava dell’architettura al femminile, dove gli architetti maschi fanno i grattacieli detto riferito da Ida, chi parla fa.
perché hanno un certo tipo di significato e le architette donne fanno forme rotonde, Questa non la chiamiamo architettura di genere o filosofia di genere ma leggiamo
uscite da quella logica per favore!». una caratteristica di donne degna di essere messa in gioco, degna di essere
proposta al sapere di uomini e di donne, degna di essere usata come un’arma di
Elisa Buonanoce, Laura Cara, Ida Faré critica rispetto a certe modalità (la teoria e poi quelli che eseguono). È una cosa
«No infatti noi non ci volevamo neanche entrare». difficile ma vi tocca, vi siete messe voi due in questa cosa».

Silvia Piardi (architetta) Gisella Bassanini (architetta)


«No appunto perché prima è stata evocata». «La storia della presenza delle donne nell’architettura, almeno nel nostro paese, è
una storia di bellissimi progetti lasciati nei cassetti, sia opere che scritti sulle donne
Elisa Buonanoce architette e l’esempio di Vanda è anche questo: decine e decine di tesi di laurea
«Infatti abbiamo detto che nessuna donna farebbe mai una cosa del genere. Anche cominciate trenta, quaranta anni fa, tra le prime in Europa ad occuparci di queste
quando parlavamo dell’apporto del proprio compagno intendevamo proprio che non tematiche e poi lasciate li, dimenticate. E ancora oggi gli studenti e le studentesse
c’è più la famiglia con tutto in mano solo alla donna. C’è una divisione dei compiti non conoscono questa storia e se vogliono saperne qualcosa devono andare nelle
anche se abbiamo notato che in molti casi l’organizzazione di base rimane in mano facoltà di altri paesi».
alla donna. La famiglia oggi è diversa».
Francesca Pasini (critica d’arte)
Luisa Muraro (filosofa) «Rispetto a quello che diceva prima Katrin Cosseta, bisogna allarmarsi un po’ se
«La signora che è intervenuta [Silvia Piardi] non faceva questioni sulla realtà ma grandi star come Zaha Hadid rifiutano domande sul loro essere donna.
sull’impostazione dei discorsi e questo lo devi tenere ben presente (…) se sei donna

167
Non sono obbligate a dire che sono delle architette, donne, però è difficile pensare A queste grandi quanta fatica è costato il non essere sole, il lavorare con altre,
diversamente. Hanno tutta la libertà di schierarsi così eroicamente per il neutro ma l’aderire al proprio essere donne? Ecco è della fatica che io parlerei, non la
noi abbiamo altrettanta libertà per criticare questa scelta perché altrimenti non se sottovaluterei, anche se giustamente un’architetta vostra collega prima diceva:
ne esce. Se è neutro, è neutro maschile, soprattutto per l’architettura. ‘non parlate così, non dite che la donna in qualche modo sta sotto’. Invece la fatica
L’architettura è l’arte più simbolica, la straordinaria invenzione che c’è stata dal c’è. Il dirsi un neutro per una grandissima come Compton-Burnett voleva dire - e le
mondo greco in avanti (parlo solo dell’occidente). È il simbolo più forte che ha giovani scrittrici che poi l’hanno seguita in qualche modo secondo me hanno risolto
aggregato potere, soldi, rappresentanza, estetica e anche direzione della società. la situazione - non riuscire a darsi in qualche modo un nome non per la sua
Io le domanderei: ‘ma tu sei un uomo’? Perché altrimenti ci prendiamo grandezza ma per l’enorme fatica (…).
eternamente in giro. Perché si innervosisce se qualcuno le chiede che cosa pensa Il problema è che molte pensano al femminismo della parità, al femminismo del
da architetto donna ? Può rispondere: ‘io non bado a questo’». genere e quindi non vogliono stare con il femminismo della parità, soprattutto
quelle che senza leggi di parità sono riuscite a fare la professione. Altra cosa è
Ida Faré quando sentono invece proprio parlare del femminismo delle origini il femminismo
«Non piace il discorso di genere». del partire da se. Io che faccio l’avvocata, parlando con quella che era considerata
tra i grandi avvocati, non brava tra le donne ma brava in genere, Antonia De
Francesca Pasini (critica d’arte) Dionigi, quando ha sentito parlare del femminismo del partire da se, della pratica di
«Non è che non piace il discorso di genere, piace il genere neutro perché il neutro e relazione, del femminismo che non aveva nulla a che fare con la parità, ha detto
potente invece la donna è debole. Questo è lo stereotipo che viaggia sia che era d’accordo. Lei si era sempre dichiarata non femminista, pensando a queste
nell’architettura che anche in altre forme espressive, compresa l’arte visiva. quote, a queste parità (…). È chiaro che se una diventa una grande avvocata, una
Bisognerà avere pazienza e aspettare che le cose cambino (…)». grande architetta, senza le quote, si irrita se le si fanno delle domande in quel
senso. Altra cosa quando capiscono quello che si diceva di uno sguardo diverso, di
Lia Cigarini (avvocata) un lavoro politico sul simbolico, sul linguaggio, perché evidentemente il linguaggio
«Non sono d’accordo. È paradossale come io volessi fare un altro discoro ma non è uguale come avete detto stasera.
l’intervento di Francesca, molto documentato, cosa che non potrò certo fare io che Quando si fanno le domande secondo me le si deve porre in modo che queste non
ho più dimestichezza con la lettura di libri, con la letteratura che con l’architettura, dicano: ‘sono quella che vuole la quota nell’ordine degli avvocati? No! Perché non
mi porta ad altre riflessioni. mi interessa, non è la mia storia, non è la mia esperienza’. C’è un femminismo
Guardavo alcune frasi legate alle vostre immagini quelle che chiamate slide: deteriorato e corrente nei mass media e anche nella sua essenza della parità (…)
l’importante è non essere sole, l’assumere tratti maschili, che io vivo certamente che repelle anche me! Non mi ci trovo in quel femminismo».
sotto un aspetto simbolico e non del mettersi o meno gli orecchini o avere un modo
di fare autoritario. Ida Faré
Allora a me viene in mente, in modo diverso da Francesca, la frase di alcune grandi «A proposito di quello che aveva detto Giordana, sul nuovo modo di muoversi nello
scrittrici. Compton-Burnett disse: ‘io sono un neutro’; Lalla Romano, quando spazio, sono state fatte molte analisi da questo punto di vista come ha detto anche
un’amica fece una raccolta di scritti dove ce n’era uno suo, disse: ‘non voglio Silvia Piardi.
rientrare in una raccolta di scritti di donne’.

168
Lo spazio è diventato orizzontale; lo spazio gerarchico patriarcale della casa
borghese, ottocentesca, non c’è più. Si è ritornati a quello che si chiama oggi il
nuovo medioevo tecnologico, ossia uno spazio che tende ad essere promiscuo, che
tende a mettere tutti insieme. Questa è una cosa abbastanza interessante, anche
gli esperimenti di cui lei diceva di co-housing. Il pubblico e il privato sono in
proporzioni diverse. C’è la pubblicità del privato e la privatizzazione del pubblico,
sono molto mescolati. Questi sono temi ormai iper-analizzati. È interessante
vederne poi la ricaduta sui comportamenti, sul corpo. Io mi ricordo, quando ero
giovane, c’erano Simone de Beauvoir230 e Sartre che scrivevano a Parigi i loro
romanzi. Lei lo ricorda nelle sue memorie, al Café de Flore. Simone de Beauvoir al
Café de Flore, in quest’atmosfera densa di fumo, gente che andava e veniva, si
concentrava e scriveva i suoi saggi, i suoi romanzi. Noi la guardavamo come se
fosse chissà chi perché allora le ragazze per bene al bar da sole non entravano, non
è che potessero in qualche modo sedersi ad un tavolino per scrivere. Invece adesso
si è desacralizzato anche questo spazio. Tutto è diventato fluido, tutti vanno
dappertutto».

230
Riportiamo qui alcune citazioni di Simone de Beauvoir sulle donne: «(…) Non ho mai
nutrito l'illusione di trasformare la condizione femminile, essa dipende dall'avvenire del lavoro
nel mondo e non cambierà seriamente che a prezzo di uno sconvolgimento della produzione.
Per questo ho evitato di chiudermi nel cosiddetto ‘femminismo’»; «(…) Certamente, se si
mantiene una casta in stato d'inferiorità, essa rimane inferiore: ma la libertà può spezzare il
cerchio: (…) si affidino alla donna delle responsabilità, essa sa assumerle; ma non si può
aspettarsi dagli oppressori un movimento gratuito di generosità; talora la rivolta degli oppressi,
talora la stessa evoluzione della casta privilegiata crea situazioni nuove; così gli uomini si
sentono indotti, nel loro stesso interesse, a emancipare parzialmente le donne: esse non
devono fare altro che seguire la loro ascesa, e i successi che ottengono le incoraggiano in
questo senso; sembra più o meno certo che prima o poi raggiungeranno una perfetta
eguaglianza economica e sociale che porterà con sé una metamorfosi interiore».

169
A.2 Documenti

A.2.1
L’architettura è un mestiere da uomini ma ho sempre fatto finta di nulla
di
Paolo Di Stefano

Corrieredellasera.it
21 febbraio 2011

http://www.corriere.it/cultura/11_febbraio_21/gae-aulenti-paolo-di-
stefano_cbee3b2c-3d82-11e0-8c41-24e78bec137b.shtml

170
171
A.2.2
Intervista a Amalia Ercoli Finzi: Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della
Provincia di Milano
di
Anna D’Aponte N° 3 Luglio/Settembre 2009 9

IS News, magazine dell’Ingegneria Salernitana


n. 3, luglio/settembre 2009, pp. 8-9. uomini. Tutti dovrebbero avere una vita familiare ed una lavora- minare la rinuncia, ma è, invece, importante provarci. È neces-
tiva e a far funzionare ambedue le cose tante volte si riesce. sario aiutare le ragazze soprattutto perché il tempo delle discri-
Ci parla della sua esperienza di Presidente dell’Ordine degli minazioni non è finito e ci sono ancora moltissimi problemi da
Ingegneri di Milano? risolvere. Un aiuto potrebbe venire, ad esempio, dalla nascita
Devo dire che non ho trovato alcuna discriminazione all’interno di nuovi servizi a supporto delle donne che lavorano. Noi qui al
dell’Ordine degli Ingegneri pur essendo un ambiente tipica- Politecnico, come Comitato per le Pari Opportunità, abbiamo
8 N° 3 Luglio/Settembre 2009 mente maschile. La fiducia di tutti i consiglieri, la dedizione e concorso presso la Regione Lombardia ed abbiamo ottenuto
l’aiuto delle persone che lavorano all’interno dell’Ordine mi un finanziamento di 400.000,00 euro da destinare alla costru-
L’ i n t e r v i s t a stanno consentendo di portare a termine questo mandato con zione di un asilo nido proprio all’interno del Politecnico. Oggi
grande serenità. Non mi ripresenterò alle prossime elezioni l’asilo è pienamente funzionante ed è affiancato da un servizio

Intervista a Amalia però ho accettato di fare questi sei mesi da presidente perché
c’era una situazione estremamente delicata e penso di essere
di accoglienza per i bambini dei dipendenti dalla chiusura delle
scuole fino alla loro riapertura con esclusione del mese di
riuscita a sistemare e ad avviare diverse cose. Ritengo che gli agosto. In questo caso i bambini in custodia sono una cinquan-
Ercoli Finzi: Presidente Ordini in generale e quello degli Ingegneri in particolare siano
strutture estremamente importanti anche per garantire la
tina e la lista di attesa per l’accesso ai servizi offerti dalla strut-
tura è già notevolmente accresciuta. Un dato importante che si
dell’Ordine degli qualità dell’operato dei professionisti. Sono contenta di questa
esperienza. Purtroppo, però, le donne sono ancora poche e c’è
registra da quando sussiste la possibilità di usufruire di tali
strutture è connesso alle assenze delle donne dal lavoro che si
Ingegneri della tantissimo da fare per eliminare le differenze di genere.
In qualità di Presidente del Comitato per le Pari Opportunità del
sono notevolmente ridotte.
Che cosa bisognerebbe fare per eliminare le differenze di genere?
Politecnico di Milano, Delegato Rettorale per le politiche di Per eliminare le differenze del genere bisognerebbe fare due
Provincia di Milano genere e membro dell’Associazione Italiana Donne Ingegnere cose. La prima è risolvere il problema culturale aiutando le
e Architetto, di cui è stata Presidente nazionale, lei sostiene bambine, prima ancora che le adulte, a precostituire un futuro
Amalia Ercoli Finzi Ing. Anna D’Aponte che il futuro è delle donne, può spiegarci cosa la spinge ad che non sia finalizzato solo alla realizzazione di una famiglia ed
Presidente dell’Ordine degli Ingegneri Presidente della Commissione Raggruppamento Donne avere tale convinzione? insegnando agli uomini che avere accanto una compagna intel-
della Provincia di Milano Ingegneri dell’Ordine degli Ingegneri di Salerno La nostra società sta diventando sempre più complessa, vuoi ligente, motivata, che lavora e che guadagna rappresenta solo
per la presenza di tante etnie nello stesso Paese, vuoi per la un vantaggio per la famiglia. La seconda cosa da fare è che la
Lo scorso 4 marzo, Amalia Ercoli Finzi è stata nominata all’una- Quanto è stato difficile raggiungere tali traguardi? coesistenza di classi di età molto diverse, vuoi per le molteplici società si faccia carico di fornire servizi e supporti alle donne
nimità e per acclamazione Presidente dell’Ordine degli Inge- Le difficoltà maggiori che ho incontrato non sono state legate opportunità derivanti dall’elevato livello tecnologico. Le donne per consentire loro di lavorare.
gneri della provincia di Milano. In questa intervista la Professo- allo studio perché studiavo, capivo, imparavo e superavo gli
hanno una particolare capacità ad affrontare situazioni Riesce a trovare il tempo per coltivare delle passioni?
ressa Finzi ci spiega perché il futuro è delle donne. esami, ma all’ambiente che, come ancora oggi accade, non
considera l’ingegneria una cosa ovvia per le donne come lo è complesse e questo deriva loro anche dal fatto di aver sempre Certamente. Penso che ciascuna persona dovrebbe avere tre
Presidente Finzi, lei si è laureata al Politecnico di Milano in per gli uomini. Fare carriera al Politecnico è stata non dura ma dovuto affrontare i vari problemi familiari, tutti diversi tra loro, vite: una familiare, una professionale ed una personale. Io ho
Ingegneria Aeronautica con il massimo dei voti; Le è stata durissima. L’opinione comune era: “Se hai famiglia non puoi ma tutti importanti. La loro particolare sensibilità e la loro atten- essenzialmente tre passioni: prima di tutto i mie nipoti con i
consegnata la medaglia d’oro dall’Associazione Italiana di pensare di lavorare”. In merito ai concorsi a cui ho partecipato zione agli altri ne fa le migliori candidate a posizioni di respon- quali, appena posso, converso, gioco e faccio tante cose; la
Aeronautica, è Professore Ordinario di Meccanica Orbitale i pregiudizi sulle donne sono stati tanti. In particolare, quando
sabilità in ambiti, e ormai sono la maggioranza, dove le relazio- seconda è il pianoforte che spesso suono alla sera quando
presso la Facoltà di Ingegneria Industriale del Politecnico di ho concorso per la prima volta per la cattedra di Meccanica
Milano, si occupa di Dinamica del Volo Spaziale, Progetto di Orbitale che successivamente ho vinto, ci sono stati dei ni umane giocano un ruolo importante. In campi tecnici, poi, torno a casa; la terza è il giardino e credo di avere una certa
Missioni Spaziali e Sistemistica Spaziale da oltre 25 anni ed ha commissari che non hanno neppure letto i miei lavori perché si come quello dell’ingegneria, le donne non solo sono in grado abilità nella sua cura e nella realizzazione di innesti.
portato contributi significativi e apprezzati a livello internazio- dava per scontato che questo mondo non fosse per le donne. di portare un contributo “globale” che tenga conto delle ricadu- Quali nuovi progetti ha in mente?
nale, su tematiche inerenti i satelliti e le sonde per l’esplorazio- Come ha fatto a conciliare il suo impegno lavorativo con quel- te sulla società e sull’ambiente, ma possono individuare, con la Fra poco tempo andrò in pensione, ma ho ancora tre progetti da
ne planetaria. Come è nata la sua passione per l’Ingegneria lo familiare?
creatività che è loro propria, soluzioni originali e innovative. In realizzare. Il primo, mi vede responsabile di una missione per
Aeronautica? Mettere insieme illavoro con la famiglia non è stato facile. Ilmio
La mia passione per l’ingegneria nasce dal piacere di vedere le lavoro era a tempo pieno nel senso che se c’era una scadenza ogni caso la mancanza di tecnici di alto livello, che sta diventan- mandare sulla luna un rover entro il 2012. Il secondo, riguarda
cose realizzate. Creo modelli, studio, scrivo equazioni, e così ed io, tra l’altro, lavoravo anche a delle consulenze che alcune do un problema importante per le nostre società evolute, una missione europea che dovrebbe realizzarsi entro il 2013 e
via, ma poi la soddisfazione maggiore la raggiungo solo quan- industrie richiedevano al Politecnico, questa doveva essere dovrebbe comportare automaticamente un’apertura verso la che è finalizzata all’invio su marte di una replica di uno stru-
do i miei progetti prendono vita. Mio padre aveva deciso che io rispettata. Ma la famiglia non è mai stata collaterale. Ho avuto presenza femminile che diventa così una risorsa cui attingere. mento di perforazione di cui ho la responsabilità, e al momen-
avrei dovuto fare l’insegnante di matematica e pensava di esse- la “fortuna” di entrare a far parte di una famiglia, quella di mio Questo non vuoldire però che le donne non siano ancora discri- to in orbita verso una cometa. Il terzo è riuscire a portare a Mila-
re riuscito a convincere di ciò anche me. Tuttavia, al momento marito, in cui nessuna delle donne lavorava e ciò mi ha arreca-
dell’iscrizione all’Università, commise l’errore di chiedermi: “… to non poche difficoltà. Se ad esempio i mie nipoti, figli delle minate sia nell’accesso al mondo del lavoro prima, che nella no, in concomitanza con l’EXPO del 2015, il congresso che ogni
però se vuoi fare qualcos’altro?” Ed io risposi: “Benissimo mie cognate, si ammalavano, era colpa dell’influenza. Se, inve- loro carriera professionale poi. Ho provato sulla mia pelle cosa anno la federazione mondiale di astronautica organizza.
faccio ingegneria”. E’ stata una scelta faticosa e coraggiosa e ce, ad ammalarsi erano i miei figli allora la colpa era mia. Con vuol dire essere discriminata solo perché sei donna e non Ha un messaggio per le donne ingegnere?
dovevo dimostrare che potevo farcela. Negli anni cinquanta, cinque figli di cui uno affiliato ed un marito due cose mi sono perché hai dimostrato di non saper fare. Per questo motivo mi Ho un messaggio importante per le donne nelquale credo e per
quando iniziai i mie studi al Politecnico di Milano, l’idea di una servite: l’organizzazione e la condivisione dei problemi. I sono sempre interessata alle donne. Penso che ciò che a loro il quale ho da sempre battagliato. Le donne devono avere fidu-
donna ingegnere era considerata una cosa del tutto ecceziona- compiti erano distribuiti in un’organizzazione di tipo democra-
le, al di fuori del pensiero comune. Ricordo che eravamo solo 3 tico e le decisioni da prendere erano condivise da tutti. Mio manchi sia innanzitutto la fiducia in se stesse e, poi, la capaci- cia in se stesse, tenere duro e non scoraggiarsi di fronte alle
ragazze su una classe di 650 maschi. Ho scelto ingegneria aero- marito mi ha aiutata pochissimo proprio perché proveniva da tà di fare un progetto di vita. Ancora oggi quando si chiede ad difficoltà perché consce di essere in grado di superarle, ma
nautica perché all’epoca era la disciplina che presentava una famiglia in cui le donne erano tutte casalinghe, ma non mi un ragazzino cosa vorrebbe fare da grande lui dice l’ingegnere, soprattutto devono essere solidali tra loro. C’è stato un tempo
maggiore innovazione tecnologica. Poi, una volta laureata, ha mai ostacolato. Non è tanto importante il tempo che si dedi- mentre alla stessa domanda le ragazze spesso non sanno in cui le donne in carriera si guardavano in cagnesco. Oggi biso-
sono stata chiamata ad occuparmi di problemi di spazio esat- ca alla famiglia ma la qualità. I rapporti con i miei figli sono fornire una risposta. Non è detto che avere un progetto signifi- gna smantellare tale modo di essere e promuovere la solidarie-
tamente nel momento in cui il Politecnico di Milano sempre stati ottimi, siamo una famiglia molto unita e quando ci
aveva deciso di impegnarsi in attività spaziali. Ho parte- ritroviamo tutti assieme è una consolazione che si vada tutti
chi necessariamente vederlo realizzato e spesso è proprio il tà fra le donne che le rende più forti non tanto nei confronti
cipato ai primissimi programmi di ricerca italiani poi a d’accordo. Rinunciare alla famiglia per dedicarsi esclusivamen- timore di non riuscire o sono le difficoltà da affrontare a deter- degli uomini, ma nella valorizzazione delle loro capacità.
quelli europei ed infine a quelli internazionali. te al lavoro è un peccato non solo per le donne ma anche per gli

172
A.2.3
Cini Boeri - Autonomia e responsabilità
di
Francesca Esposito

Klat Magazine (Internet)


10 settembre 2014

http://www.klatmagazine.com/architecture/cini-boeri/14000

Cini Boeri e Gio Ponti, 1954.

173
174
Casa Bunker, loc. Abbatoggia, La Maddalena, Sassari, Italia, 1967.

175
Borgogna, design di Cini Boeri per Arflex, 1964.

176
Cibi, design di Cini Boeri per Arnolfo di Cambio, 1973.

177
Istituto religioso le Carline, 1952.

178
Strips, design di Cini Boeri per Arflex, 1972.

Bobo, Bobolungo e Boboletto, design di Cini Boeri per Arflex, 1967.

179
A.2.4
Patricia Urquiola
di
Giorgio Terruzzi

Icon DESIGN
Aprile 2016, pp. 106-112.

Testo di Fashion director Foto di


GIORGIO TERRUZZI DAVID ST JOHN_JAMES NICOLA CARIGNANI

PATRICIA

Confessioni di una mente geniale .La signora del


design racconta gli incontri importanti, i valori
che scaldano, le aspettative per il design del futuro.
E quel desiderio di una pausa in Giappone...

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181
A.2.5
Addio a Zaha Hadid, la regina dell’architettura
di
Mara Accettuara

D.Repubblica.it (Internet)
31 marzo 2016

http://d.repubblica.it/attualita/2016/03/31/news/morte_zaha_hadid_architstar_int
ervista-3036562/

182
183
A.2.6
Triennale Design Museum
!
W. Women in Italian Design
a cura di
Silvana Annicchiarico

La mostra attualmente in corso (2 aprile 2016 – 19 febbraio 2017) presso il


Triennale Design Museum dal titolo W. Women in Italian Design curata da Silvana
Annicchiarico, direttrice del museo, affronta la questione di genere nel design
italiano tracciando una storia del design al femminile nel nostro paese per celebrare Triennale Des ign Museum
Nona edizione
la creatività delle donne e domandarsi se: «il nuovo protagonismo femminile sia fra
W
gli interpreti principali del Design after Design». Women in Italian Des ign

A cura di Silvana Annicchiarico

Triennale Design Museum ogni anno racconta il design italiano attraverso un sistema di rappre-
sentazioni che cambiano tematiche, ordinamenti scientifici e allestimenti per cercare di rispon-
dere alla domanda primaria “Che Cosa è il Design Italiano?”, offrendo punti di vista e percorsi
inediti sulla disciplina.
La nona edizione del Triennale Design Museum (2 aprile 2016 - 19 febbraio 2017), a cura di Sil-
vana Annicchiarico e con progetto di allestimento di Margherita Palli, affronta il design italiano
alla luce di uno dei nodi più delicati, più problematici, ma anche più stimolanti e suggestivi che è
la questione del genere. L'idea che il genere non sia più solo un dato biologico e naturale, ma
una questione culturale apre interessanti prospettive anche per quello che potrà diventare il de-
sign dopo il design.
Ma per affrontare in modo oggettivo ed equilibrato le questioni di gender legate al design è ne-
cessario affrontare preliminarmente la grande rimozione operata dal Novecento nei confronti del
genere femminile.

W. Women in Italian Design cerca di tracciare una nuova storia del design italiano al femminile,
ricostruendo figure, teorie, attitudini progettuali che sono state seminate nel Novecento e che si
sono affermate, trasformate ed evolute nel XXI secolo.

Tutta la modernità novecentesca ha messo ai margini la progettualità femminile, pressoché ig-


norata da storici e teorici del design. Il XXI secolo è caratterizzato sempre di più da una forza
rinnovata di tale progettualità.
Le donne creano, progettano, sperimentano, rischiano, sfidano.
Sono protagoniste già a cominciare dagli studi: le università registrano sempre più una maggio-
ranza femminile nelle iscrizioni e nella frequenza alle lezioni, oltre che una marcata eccellenza
femminile nei processi di apprendimento.
Foto A.2.1 - W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum. L'ordinamento cronologico racconta questa storia in modo dinamico, fluido e liquido, usando la
metafora di un fiume che attraversa tutto il Novecento.

Triennale Design Museum vuole quindi celebrare il femminile in quanto nuovo soggetto creativo
di un design meno asseverativo, meno autoritario, più spontaneo, più dinamico.
Per domandarsi se il nuovo protagonismo femminile sia fra gli interpreti principali del “Design
after Design”.

184
Foto A.2.2 – Cini Boeri, Papero, Stilnovo, 1971. Foto A.2.5 – Gae Aulenti, Pipistrello, Martinelli Luce, 1965.
W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum. W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum.

Foto A.2.4 – W. Women in Italian Design,


Triennale Design Museum.

Foto A.2.3 – Patricia Urquiola, Biknit, Moroso, 2012.


Foto A.2.6 – Carlotta de Bevilacqua, Yang metamorfosi, Artemide, 2000.
W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum
W. Women in Italian Design, Triennale Design Museum.

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