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Visual History

Rivista internazionale
di storia e critica dell’immagine
Rivista annuale

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Visual History
Rivista internazionale
di storia e critica dell’immagine

iii · 2017

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Sommario

Sommario
Costanza D’Elia, Editoriale 9
Som
immagine in gioco Som
Adriano Prosperi, Icone dell’ingiustizia. Le prigioni e i graffiti dei carcerati 13 Co
Stephen F. Eisenman, Black Ops in Art and History 25 Ad
Dario Barbera, Eversio Europae in immagini : la nave della Christianitas
  57 Ste
Da
Elena Patrignani, Immagini cifrate. La prima guerra mondiale nelle vignette e nelle illustrazioni di
Ele
Golia 83
83
Fernando Esposito, « Veicoli iconici ». Il motivo dell’aviazione nel ‘francobollo di Warburg’ e nel fa-
   
Fer
scismo 99 99
Giacomo Mercuriali, I due corpi di Cristo. Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 scis
dell’Atlas Mnemosyne 121 Gia
Mn
esperienza vivente An
Antonio Brusa, Una grammatica delle immagini : la cultura iconografica tra manuali e didattica

ria
della storia 145 Co
Costanza D’Elia, Il sogno della storia. Una nota su tre teleri del secondo dopoguerra (Guttuso, Levi, dot
Sacerdoti) 157 Ind

Indice delle illustrazioni 167


Giacomo Mercuriali, I due corpi di Cristo. Una interpretazione
teologico-politica della tavola 79 dell’Atlas Mnemosyne

I due corpi di Cristo.


Una interpretazione teologico-politica
della tavola 79 dell’Atlas Mnemosyne
Giacomo Mercuriali

1. L’atlante della memoria

L a tavola 79 compare come elemento di chiusura nell’ultima versione disponibile dell’Atlas Mne-
mosyne, l’enciclopedica raccolta di tavole iconografiche concepita da Aby Warburg come un
itinerario morfologico attraverso la storia della cultura occidentale. Progressivamente composta e
più volte rimaneggiata a partire dal 1924, la serie non venne conclusa a causa sia della sopraggiunta
morte di Warburg (26 ottobre 1929), sia del carattere apparentemente infinito delle possibilità espres-
sive corporee, di cui l’Atlante tentava una pionieristica e disperata ricognizione per immagini : la  

mappa avrebbe dovuto tracciare linee di lunghezza smisurata, delle quali non si poteva stabilire né
l’origine né il punto di arrivo, lungo tutto il piano inclinato della storia occidentale. L’ampiezza del
tentativo forzò dunque il risultato a coincidere perlopiù con una ricapitolazione visiva degli studi
dello stesso Warburg : dal Rinascimento fiorentino all’astrologia medievale, dal mitraismo a Manet.

Nella sua Introduzione all’Atlas, scritta in vista di una pubblicazione prevista ma mai avvenuta,
Warburg sembra distinguere due livelli di lettura possibili per la sua opera. Il primo, che si avvi-
cina all’ambito dell’iconografia, consiste nella ricostruzione di un « inventario delle pre-coniazioni

anticheggianti che hanno concorso, in epoca rinascimentale, alla formazione dello stile della rap-
presentazione della vita in movimento », 1 ovvero un catalogo di temi formali tratti dall’arte antica e
   

impiegati da « pochi tipi fondamentali di artisti ». 2 Il secondo, il livello più problematico, si configura
     

come una interpretazione del significato culturale del recupero stilistico-iconografico della classicità
operato dal Rinascimento. La questione, secondo Warburg, si porrebbe all’interno di una più gene-

L’autore ringrazia Andrea Pinotti e Costanza D’Elia. Il loro generoso e sapiente sostegno è stato indispensabile per portare
a termine questa ricerca.
1
  A. Warburg, Einleitung (1929), in Id., Der Bilderatlas Mnemosyne, a cura di M. Warnke, Berlin, Akademie Verlag, 2003 ; trad.

it. Introduzione, in Id., Mnemosyne. L’atlante delle immagini, a cura di M. Ghelardi e M. Warnke, Torino, Aragno, 2002, pp. 3-5, qui
2
p. 3.   Ibidem.
https://doi.org/10.19272/201712401007 · «visual history», iii, 2017
122 · Giacomo Mercuriali
rale « Kulturwissenschaft » (scienza della cultura) che dovrebbe essere in grado di misurare la topologia
   

del « Denkraum » (spazio di pensiero), una sorta di elastico a priori storico che si può espandere o com-
   

primere, formato dalle immagini e dai segni che si trovano nello stato di essere disponibili ad una
iscrizione nella memoria sociale di una determinata epoca. 1 La concettualizzazione simbolica, che

può avvenire a partire dalle creazioni dell’artista e dello scienziato, è per Warburg una operazione
essenzialmente umana. Essa permette di superare un grado primitivo dell’esperienza, per lui stadio
del mostruoso, dell’animalità e del demonico. La raccolta esposta nell’Atlas appare allora al suo au-
tore come un momento particolare all’interno di una più generale « storia psicologica per immagini »
   

che dovrebbe aiutare il presente ad operare una « de-demonizzazione dell’eredità delle impressioni

fobiche » esercitando uno sguardo retrospettivo, in grado di « abbracciare dal punto di vista gestuale
   

l’intera gamma delle emozioni : dalla prostrazione inerme al cannibalismo omicida ». 2


     

Assumendo questa duplice stratificazione dell’Atlas, si aprono almeno tre opzioni di lavoro già
esplorate dalla critica warburghiana. In primo luogo, al livello più generale, si è considerata la strut-
tura ermeneutica di Mnemosyne, basata sulla composizione di montaggi di immagini spesso a prima
vista eterogenee. L’Atlante è allora stato associato al cinema, 3 all’arte e alla grafica degli anni Venti, 4
   

o reimpiegato come efficace modello euristico nel corso di nuove ricerche storico-artistiche. 5  

In secondo luogo, seguendo le indicazioni date da Warburg nella sua Introduzione, grazie alle tavole
si dovrebbero poter seguire i destini di diversi gesti corporei, considerati come serbatoi di possibilità
espressive. Su questo piano esistono allora almeno tre dimensioni di lettura dell’Atlas : 1) una lettura uni-  

taria delle singole tavole, 6 giustificata dalla loro organizzazione tematica ; 2) una lettura lineare di gruppi
   

di tavole secondo la loro sequenza numerica (come la coppia 78 e 79, che costituisce, come si vedrà, un
dittico) 7 oppure di insiemi distanti, legati da affinità tematiche ; 3) una lettura rizomatica, che considera

non solo le tavole ma anche singole immagini o gruppi di esse distribuiti in pannelli diversi, eventual-
mente lontani gli uni dagli altri. 8 Questa possibilità è giustificabile in base alla ripetizione di alcune im-

1
  Sul concetto di ‘a priori storico’, ovvero le condizioni storiche di possibilità per l’apparizione di enunciati e discorsi, si veda
M. Foucault, L’archéologie du savoir, Paris, Gallimard, 1969 ; trad. it. L’archeologia del sapere, Milano, Rizzoli, 1971, cap. 2, § 5: “L’a

2
priori storico e l’archivio”, pp. 147-154.   A. Warburg, Introduzione, cit., p. 3.
3
  P.-A. Michaud, Aby Warburg et l’image en mouvement, Paris, Macula, 1998, pp. 277 e sgg.
4
  G. Didi-Huberman, Atlas ou le gai savoir inquiet. L’œil de l’histoire, 3, Paris, Minuit, 2011, p. 17 e passim.
5
  L’atlante degli « antenati di Cristo » proposto in G. Careri, La torpeur des ancêtres. Juifs et chrétiens dans la chapelle Sixtine,
   

Paris, Éditions de l’École des Hautes Études en Sciences Sociales, 2013, pp. 242-243.
6
  A titolo di esempio, si veda : A. Pinotti, Panel 46, 2013, percorso interattivo in Mnemosyne. Meanderings through Aby Warburg’s

Atlas, a cura di C. Johnson (https ://live-warburglibrarycornelledu.pantheonsite.io/panel/46).


7
  A titolo di esempio, si vedano i quattordici Percorsi proposti dal Centro studi classicA (iuav), diretto da Monica Centanni
(http ://www.engramma.it/eOS2/atlante/index.php ?id_articolo=865).
   

8
  Si veda l’Indice dei nomi e dei temi, in A. Warburg, Mnemosyne, cit., pp. 145-151.
Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 123
magini in diverse tavole, anche a vari livelli di dettaglio nella riproduzione fotografica impiegata, oppure
grazie alla presenza di alcuni schemi iconografici che si ripetono nell’opera e il cui significato è ogni
volta rinegoziato a seconda dell’insieme nel quale sono inseriti. Attraverso la lettura rizomatica, in via
ideale e in virtù del carattere di “non finito” dell’Atlas, un attento iconauta potrebbe essere in grado di
comporre nuove tavole-palinsesto, che, a loro volta, potrebbero ospitare nuove immagini.
Come terza possibilità, grazie al suo carattere ricapitolativo, l’Atlas si presta ad essere trattato come
laboratorio pedagogico attraverso il quale far emergere o verificare le complesse teorie intorno alla
cultura e alla storia dell’arte sviluppate da Warburg. Paradossalmente, pur mancando di un esteso com-
mentario – in origine previsto dal suo autore –, 1 l’Atlas costituisce il tentativo più ampio da parte di

Warburg di esposizione di una teoria. La recente pubblicazione delle Gesammelte Schriften – tuttora in
corso – permette dunque di muovere, a partire da testi sparsi, grafici, appunti e schemi di lavoro, verso
le immagini dell’atlante. 2 Quest’ultimo approccio, che mira a trovare conferme documentali delle teo-

rie warburghiane, è stato quello privilegiato da coloro che hanno già affrontato l’analisi della tavola 79,
come accade nei minuziosi saggi proposti da Charlotte Schoell-Glass 3 e dalla coppia Wolfram Pichler-

Gudrun Swoboda. 4 La filologia, premessa indispensabile per affrontare un’opera incompleta, non è

però in grado di esaurire la potenza delle tavole dell’Atlas, che, piuttosto, proprio come il nucleo di stelle
in attività, generano progressivamente nuovi e sempre più complessi elementi di pensiero ogniqualvol-
ta un osservatore torna ad orientare i propri strumenti di analisi verso l’energia che da esse sprigiona.

2. La specificità della tavola 79


Per affrontare la tavola 79 (Fig. 1), che si distingue innanzitutto per l’assenza di un vero e proprio
gesto protagonista, è necessaria una enumerazione delle sue componenti, a partire dal titulus appo-

1
  N. Mann, Mnemosyne : ‘Dalla parola all’immagine’. Prefazione all’edizione italiana, in A. Warburg, Mnemosyne, cit., pp. vii-xi.

2
  I volumi al momento disponibili, o in corso di pubblicazione presso Akademie Verlag, sono i seguenti : A. Warburg, i.1,2

Die Erneuerung der heidnischen Antike, a cura di H. Bredekamp e M. Diers, 1998 ; ii.1 Der Bilderatlas Mnemosyne, a cura di M. Warn-

ke, 2003 ; ii.2 Bilderreihen und Ausstellungen, a cura di U. Fleckner e I. Woldt, 2012 ; iv. Fragmente zur Ausdruckskunde, a cura di U.
   

Pfisterer e H. C. Hönes, 2015 ; V. Briefe, a cura di M. Diers e S. Haug, 2018 ; vii. Tagebuch der Kulturwissenschaftlichen Bibliothek, a
   

cura di K. Michels e C. Schoell-Glass, 2001.


3
  C. Schoell-Glass, Aby Warburg’s Late Comments on Symbol and Ritual, « Science in Context », xii, 4, 1999, pp. 621-642 ; C.
     

Schoell-Glass, ‘Serious Issues’ : the Last Plates of Warburg’s Picture Atlas Mnemosyne, in Art History as Cultural History. Warburg’s

Project, a cura di R. Woodfield, Amsterdam, G & B Arts International, 2001, pp. 183-208 ; C. Schoell-Glass, La teoria dell’im-

magine proposta da Aby Warburg, in Aby Warburg e la metamorfosi degli antichi dèi, a cura di M. Bertozzi, Ferrara, Franco Cosimo
Panini, 2002, pp. 36-49.
4
  W. Pichler, G. Swoboda, Gli spazi di Warburg. Topografie storico-culturali, autobiografiche e mediali nell’Atlante Mnemosyne,
« Quaderni Warburg Italia », n. 1, 2003, pp. 93-180.
   
124 · Giacomo Mercuriali
sto dalla fedele collaboratrice di Warburg, Gertrud Bing : « Messa. La consumazione di Dio. Bolsena,
   

Botticelli. Il paganesimo nella Chiesa. Il miracolo della transustanziazione. Criminale italiano prima
dell’estrema unzione ». 1 Tra le riproduzioni si trovano : tre versioni della cosiddetta Cattedra di San
     

Pietro, l’affresco di Raffaello dedicato alla Messa di Bolsena, la grisaille padovana di Giotto con la
personificazione della Speranza, un quadro di Botticelli con L’ultima comunione di San Gerolamo, una
fotografia di harakiri e illustrazioni di torture giapponesi, sei fotografie con la processione vaticana
del Corpus Domini del 25 luglio 1929, una illustrazione tratta da un libro sulle forze armate vaticane,
due xilografie quattrocentesche con profanazioni dell’ostia da parte di ebrei, due pagine e due ritagli
da quotidiani illustrati amburghesi datati fra il 29 luglio e il 3 settembre 1929. 2  

La tavola ha attirato e attira l’attenzione per vari motivi : a primissima vista, trovandosi al capo

opposto di un atlante che si apre con tre tavole introduttive e metodologiche contrassegnate alfa-
beticamente (A, B, C), ci si potrebbe aspettare che la progressione dei pannelli qui trovi un qualche
tipo di momento conclusivo. Questa impressione è rafforzata dalla datazione : l’inserimento di fogli  

di giornale stampati fra il luglio e il settembre 1929 sembrano certificare una elaborazione tardiva,
con una sorta di funzione testamentaria alla vigilia della morte dell’autore. Gli scampoli tratti dal-
l’«Hamburger Fremdenblatt» sono inoltre menzionati in una prolusione pronunciata nell’estate del
1929 e in parte riportata nell’importante biografia dedicata a Warburg da Ernst Gombrich nel 1970. 3  

Un’ulteriore caratteristica della tavola è il rilievo assunto dalle immagini provenienti dal mondo
contemporaneo rispetto a quelle risalenti al passato. Se è vero che il contemporaneo affiora pure in
tavole precedenti – ad esempio, nella tavola 46 la contadina toscana fotografata da Warburg stesso
incede accanto alla “ninfa” portatrice di frutta nella Natività del Battista di Ghirlandaio – esso assume
il predominio della tavola 78, e in parte della 79. La 78, intitolata « La Chiesa e lo Stato. Il potere ec-

clesiastico rinuncia al potere secolare », 4 presenta le fotografie che testimoniano la firma e la ratifica
   

dei Patti Lateranensi, assieme alla riproduzione dei documenti relativi. Il panello introduce quello
successivo, nel quale si trovano sei fotografie relative alla processione del Corpus Domini in Piazza
San Pietro, rituale interrotto nel 1870 con la fine del potere temporale dei papi e ricomparso solo
nell’estate del 1929 grazie alla risoluzione della questione romana. A partire dalla Schoell-Glass, gli

1 2
  A. Warburg, Mnemosyne, cit., p. 132.   Ibidem.
3
  E. Gombrich, Aby Warburg. An Intellectual Biography, London, University of London, 1970 ; tr. it. Aby Warburg. Una biografia

intellettuale, a cura di A. Dal Lago e P. A. Rovatti, Milano, Feltrinelli, 1983, pp. 238-239 ; il discorso completo è pubblicato ora in :
   

A. Warburg, Doktorfeier, 30 luglio 1929 in P. van Huisstede, De Mnemosyne Beeldatlas van Aby Warburg : een laboratorium voor

beeldgeschiedenis, tesi di dottorato, Università di Leida, 1992, pp. 203-205 ; trad. it. Discorso di festeggiamento per tre dottorati, in La

rinascita del paganesimo antico e altri scritti (1917-1929), a cura di M. Ghelardi, Torino, Aragno, 2008, pp. 903-910.
4
  A. Warburg, Mnemosyne, cit., p. 130.
Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 125
studiosi non hanno accuratamente differenziato gli eventi rappresentati nelle fotografie delle tavole
78 e 79 : i Patti risalgono all’11 febbraio 1929 ; al 12 la messa solenne in Vaticano in onore del settimo
   

anniversario dell’incoronazione di papa Pio XI mostrata nel pannello 78 ; al 25 luglio la processione  

del Corpus Domini, precisa conseguenza dell’accordo politico, che si vede nella 79. 1 Solamente fissan-  

do la relazione logica fra questi eventi diventa possibile costruire una lettura coerente della tavola
79, tutta incentrata sul significato dell’eucarestia. L’attribuzione finora sostenuta dalla maggior parte
degli studiosi, che spesso riferisce le immagini della processione vaticana a un generico momento
festivo legato alla firma dei Patti, rendeva meno chiara la lettura della tavola, togliendo coerenza ai
rapporti interni tra gli elementi.

3. Dal Corpus Domini ai due corpi di Cristo: interpretazione della tavola 79


Il punto focale del pannello, come già chiarito dalla Schoell-Glass, è costituito dalla fotografia dell’af-
fresco eseguito da Raffaello intorno al 1512 nella Stanza di Eliodoro per conto di Giulio II. Esso raf-
figura anacronicamente lo stesso Papa assistere alla miracolosa Messa di Bolsena, avvenuta secondo

1
  Cfr. C. Schoell-Glass, Aby Warburg’s Late Comments, cit., pp. 628-629 ; Eadem, ‘Serious Issues’, cit., pp. 189-190, Eadem, La

teoria, cit., p. 40. Mentre Schoell-Glass e il gruppo di lavoro del seminario veneziano ClassicA (Hoc est corpus. Il sacrificio e il patto.
Saggio interpretativo di Mnemosyne Atlas, Tavola 79, a cura di M. Centanni e K. Mazzucco, 2001, (http ://www.engramma.it/eOS/  

index.php ?id_articolo=2497) sono in grado di riconoscere la differenza fra le fotografie delle due tavole – pur senza trarne le

conseguenze ultime –, altri autori non hanno avuto la stessa attenzione : W. Pichler, G. Swoboda, Gli spazi di Warburg, cit., p.

101 : « La processione eucaristica ebbe luogo in occasione della firma del trattato. Warburg […] assistette di persona all’evento » ;
       

H. Bredekamp, A Neglected Tradition ? Art History as ‘Bildwissenschaft’, « Critical Inquiry », 29, 2003, pp. 418-428 ; trad. it. Una tra-
       

dizione trascurata ? La storia dell’arte come Bildwissenschaft, in Teorie dell’immagine. Il dibattito contemporaneo, a cura di A. Pinotti

e A. Somaini, Milano, Raffaello Cortina, 2009, pp. 134-154, p. 144 : « Il centro di questa colonna è riempito con scene del concor-
   

dato stipulato tra Papa Pio XI e Mussolini, nel maggio 1929, di cui Warburg fu testimone a Roma » ; C. Johnson, Panel 79, 2013,
   

in Mnemosyne. Meanderings through Aby Warburg’s Atlas (https ://live-warburglibrarycornelledu.pantheonsite.io/image-group/


panel-79-sequence-2 ?sequence=509) : « The six contiguous photographs showing a Eucharistic procession and parade of Swiss
     

Guards in St. Peter’s Square, from the summer of 1929, on the occasion of the signing of the Lateran Treaty, which recognized
the full sovereignty of the Holy See » ; W. J. T. Mitchell, Art History on the Edge : Iconology, Media and Visual Culture, in Id. Im-
     

age Science, Chicago, The University of Chicago Press, 2015, pp. 3-11, qui p. 7, n. 5 : « Warburg witnessed and photographed the
   

coronation of Mussolini » [sic] ; G. Didi-Huberman, Peuples en larmes, peuples en armes. L’œil de l’histoire, 6, Paris, Minuit, 2016, p.
   

64 : « Il ne faut donc pas s’étonner que les dernières planches du Bilderatlas Mnemosyne replacent toute la dialectique des images
   

dans un contexte politique où l’acclamation des foules devant la procession eucharistique de Rome en 1929 – au moment même
où le dictateur Mussolini et le pape Pie XI signaient leur Concordat – coexiste avec des gravures antisémites de la Renaissance et
une représentation, paradoxale en un tel contexte, de l’Espérance peinte par Giotto ». Lo stesso Gombrich rimane molto distante

da afferrare una logica precisa nelle giustapposizioni proposte da Warburg ; cfr. E. Gombrich, Aby Warburg. Una biografia, cit.,

, p. 256 : « Foto di giornale della firma del Concordato con Mussolini erano poi messe accanto a rappresentazioni della Messa e
   

dell’Eucarestia per rammentare la serietà delle questioni in gioco ».  


126 · Giacomo Mercuriali
la tradizione nel 1263 (Fig. 2). Secondo la leggenda, durante la celebrazione del rito un sacerdote
boemo che dubitava della realtà della transustanziazione si ricredette vedendo l’ostia appena consa-
crata bagnarsi di sangue e macchiare il corporale – un pannetto quadrato di lino posto tra l’altare e gli
strumenti liturgici. 1 L’evento avrebbe ispirato Urbano IV ad istituire nel 1264 la festa del Corpus Domini,

una celebrazione incentrata sull’esaltazione della sostanza del corpo e del sangue di Cristo realmente
presente nelle specie eucaristiche. Tale professione di fede era stata proclamata nel 1215 durante il iv
Concilio Laterano presieduto da Urbano III e poi ufficializzata come dogma durante il Concilio di
Trento nel xvi secolo. In relazione all’evento miracoloso, Urbano IV commissionò a Tommaso d’A-
quino la preghiera Lauda Sion Salvatorem, inserita in seguito al Concilio di Trento nel Messale romano
e recitata per secoli in occasione della festa, che fissava concisamente il credo in tre versi : « Dogma    

datur Christianis, / quod in carnem transit panis, / et vinum in sanguinem ». 2 Ricevendo in pasto il corpus   

Christi durante la messa, il fedele diviene partecipe della comunità della Chiesa e del corpo di Cristo
che, nelle parole di San Paolo, vengono ad identificarsi : « Voi siete corpo di Cristo » (1 Cor. 12, 27). 3
       

Muovendosi verso il basso, si scopre che attraverso un isomorfismo iconografico Warburg associa
alla donna in giallo che sembra entrare in scena dalla quinta sinistra della Messa di Bolsena (Fig. 3) la
Spes dipinta a grisaglia da Giotto nella Cappella degli Scrovegni (Fig. 4) : entrambe le figure sono colte  

in un gesto ascensionale eseguito allungando una o entrambe le braccia verso l’alto, protendendo
il corpo in avanti e alzando il capo allo scopo di guardare qualcosa che sta sopra di loro. Il collega-
mento tra le due immagini può essere confermato prendendo in considerazione la serie di virtù
teologali dipinta da Raffaello per la predella della Pala Baglioni con la Deposizione del 1507. Qui Spes è
di nuovo una figura all’antica con un panneggio mosso da un’invisibile soffio d’aria ; Caritas è invece  

una figura materna circondata da bambinetti che si accalcano per attingere al suo seno, Fides è resa

1
  Nel suo diario, il 9 marzo 1929 Warburg scrive : « Vogliamo-dobbiamo andare a Orvieto », la gita è compiuta il 14 marzo. Poi-
     

ché la cattedrale di Orvieto fu appositamente costruita nel xiv secolo per conservare le reliquie macchiate di “sangue” durante
il miracolo di Bolsena (il corporale e alcune lastre di marmo), si potrebbe ipotizzare che già intorno a queste date Warburg
stesse lavorando alla tavola 79 (A. Warburg, Tagebuch der Kulturwissenschaftlichen Bibliothek Warburg, a cura di K. Michels e B.
Biester, Berlin, Akademie Verlag, 2001 ; trad. it. parziale: A. Warburg, G. Bing, Diario romano (1928-1929), a cura di M. Ghelardi,

Torino, Nino Aragno 2005, pp. 74 e 76).


2
  Tommaso d’Aquino, Lauda, Sion Salvatorem (1264), Sequentia, “In Festo Sanctissimi Corporis Christi”, in Missale romanum,
ristampa anastatica dell’editio princeps (1570) a cura di M. Sodi e A. M. Triacca, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana,
1998, pp. 399-400. Tommaso nella preghiera si dilunga con acribia scolastica in una discussione di carattere ontologico su come
sia possibile pensare che il corpo di Cristo, morto allora, sia comunque sempre presente e infinitamente « divisibile » nel rito    

eucaristico, senza che per questo venga intaccata la sua perfetta e indissolubile sostanza.
3
 Cfr. 1 Cor. 6,15, 10,17, 12,12-31 ; Col. 1,18 « [Cristo] è il capo del corpo della Chiesa », 2,19 ; Ef. 4,4, 15-16, 25, 5,30 ; Rm. 12,4-5 ; anche
           

Gio. 2,18-21.
Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 127
da una donna che osserva intensamente l’ostia sospesa in verticale sopra al calice eucaristico (Fig. 5).
Si può quindi interpretare la parte sinistra dell’affresco vaticano come una sorta di ingrandimento
dei soggetti della predella : le prime due virtù sono inserite nella folla che si accalca per vedere il mi-

racolo. Esse dismettono solo apparentemente i loro panni allegorici, comunque certificati dagli abiti
all’antica, formando un contrasto con la parte destra e i personaggi contemporanei ivi rappresentati.
L’incontro fra il mondo contemporaneo a Giulio II, il mondo passato e l’infratemporale mondo
simbolico si realizza sul piano dell’immagine, dove lo sguardo dell’osservatore odierno sfiora a un
tempo le tre dimensioni.
Torniamo alla figura della Speranza : la posa anelante della figura femminile nell’affresco di Raffa-

ello – forma che deve aver suggerito a Warburg una riapparizione della Pathosformel della ninfa – è
commentata e criticata dall’attitudine della sua antenata giottesca : questa vola verso la corona della

salvezza offertale dall’angelo con un movimento paradossale, in cui un ardore desiderante quasi
troppo frettoloso sembra interdire l’accesso al premio, destinandola, se non ad una rovinosa caduta,
ad uno sforzo talmente intenso da rischiare di rompere l’equilibrio balistico dell’azione. Allo stesso
modo, il fedele desidera una pacifica comunione con Cristo ma, a meno di aver partecipato a eventi
miracolosi quale l’episodio di Bolsena, è supportato solamente da una speranzosa convinzione che
rischia sempre di spezzarsi. A conferma di ciò, sulla tavola, alla destra del reperto giottesco, trovia-
mo L’ultima comunione di San Gerolamo di Sandro Botticelli. Questo inserimento serve a completare
la narrazione del momento centrale della messa incominciata sopra da Raffaello : Botticelli mette in

scena un caso eroico di consumo dell’eucarestia e allo stesso tempo mostra l’attimo decisivo della
prova a cui è sottoposta la Speranza. I fedeli, che sopra assistevano alla miracolosa transustanziazio-
ne da lontano, ora sono invitati a rinvigorire la propria fede seguendo le gesta esemplari del Santo.
Egli si mostra padrone di sé attraverso uno sguardo fermo e consapevole che non lascia spazio ad
alcuna espressione di paura nei confronti della morte.
Spostandoci verso l’alto, incontriamo nell’angolo superiore sinistro della tavola tre immagini della
Cattedra di San Pietro, il mitico trono papale, a rappresentare « Il paganesimo nella Chiesa » ricordato
   

nella didascalia al pannello. La cattedra è un oggetto anticheggiante decorato ad avori mitologici :  

digerito, inglobato e cristianizzato dalla monumentale architettura berniniana, ora è custodito in San
Pietro attraverso quattro colossali statue di Dottori della Chiesa. 1 Agli occhi di Warburg, la cattedra

ha subito un processo di sublimazione simbolica così come il rito eucaristico, che, secondo la sua
prospettiva antropologica, non è altro che una intellettualizzazione del rito sacrificale pagano. La
sublimazione è così uno sviluppo critico che porta la civiltà un poco più lontano dal mondo « demo-  

1
  C. Johnson, Panel 79, cit.
128 · Giacomo Mercuriali
nico » teorizzato nell’Introduzione dell’Atlas. Si tratta di un percorso compiuto dal Nord protestante

ma rimasto parziale nel Sud ‘paganizzante’ dei papi. Esattamente come accade con Spes, si ripete qui
un collegamento iconografico diretto tra l’affresco di Raffaello e un elemento della tavola ad esso
vicino : nella parte in basso a destra della Messa di Bolsena stanno infatti inginocchiati cinque sediari,

termine che deriva dal loro compito di sorreggere la sedia gestatoria durante le processioni ; si tratta  

dei responsabili del trono del papa “in movimento”. A ragione Pichler e Swoboda hanno notato che
nella prima riproduzione del Trono compaiono degli anelli che fanno pensare al suo uso originario
di portantina mobile. 1 Queste figure confermano il legame tra il miracolo eucaristico e l’istituzione

della festività del Corpus Domini, che comporta la processione vaticana guidata dal Papa in sedia
gestatoria mentre esibisce l’ostia consacrata alla folla dei credenti. I sediari sono quindi la chiave
d’accesso alle fotografie contemporanee della tavola, che irrompono sorprendentemente alla destra
della Messa.
Si tratta di sette scatti che documentano la celebrazione del Corpus Domini tenutasi in Piazza San
Pietro il 25 luglio 1929. A destra dei sediari cinquecenteschi è posta una fotografia in cui, quattrocento
anni dopo, gli stessi personaggi trasportano papa Pio XI durante la processione. Intorno al papa e
alla Cathedra Petri sfilano le alte cariche ecclesiastiche. Le fotografie poste in alto e in basso rispetto
a quella con la sedia gestatoria mostrano le restanti componenti religiose e militari del corteo : dia-  

coni e guardie svizzere. Queste ultime sono catturate da una posa che le inquadra in secondo piano,
sotto lo sguardo di uomini in elmetto, militari dello Stato italiano. Intorno a questa teoria di cariche
istituzionali, a svolgere la definitiva funzione di cornice umana, troviamo la folla di fedeli assiepata in
Piazza per assistere all’evento, seguiti dallo scatto che fissa la finale ostensione dell’eucarestia entro
la cornice architettonica della chiesa di San Pietro.
Al di sotto delle fotografie contemporanee si incontra un ulteriore elemento che rinvia alla solen-
nità pubblica : l’illustrazione del Carro delle munizioni tratto da una pubblicazione di Camillo Viviani

intitolata L’Esercito Pontificio in alta uniforme negli ultimi anni prima del 1870 e i Corpi Armati in servizio
di Sua Santità facenti parte della Corte Pontificia. 2 La posizione rigidamente laterale del Carro rimanda

in questo contesto al genere iconografico del trionfo : una tradizione antica – già frequentata da

Warburg durante i suoi studi su Palazzo Schifanoia – 3 recuperata nel Rinascimento e diffusa a livel-

1
  W. Pichler, G. Swoboda, Gli spazi di Warburg, cit., p. 103.
2
  C. Viviani, L’Esercito Pontificio in alta uniforme negli ultimi anni prima del 1870 e i Corpi Armati in servizio di Sua Santità facenti
parte della Corte Pontificia, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1915.
3
  A. Warburg, Italienische Kunst und internationale Astrologie im Palazzo Schifanoja zu Ferrara (1912), in Id., Die Erneuerung der
heidnischen Antike, cit., pp. 459-481 ; trad. it. A. Warburg, Arte italiana e astrologia internazionale nel Palazzo Schifanoia di Ferrara,

Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 129
lo europeo, a partire soprattutto dall’omonimo poemetto allegorico di Petrarca. Il Carro di Viviani
procede da destra verso sinistra con un passo di gambero che potrebbe darci un indizio sul modo di
leggere questo inserimento che, come la Cattedra, è da rapportare ancora alla didascalia « Il paganesi-  

mo della Chiesa » : il trionfo infatti è una tradizione militare ellenistica e romana (Fig. 6), che i vangeli
   

rovesciavano brutalmente descrivendo l’adventus regale di Gesù a Gerusalemme in groppa alla più
umile delle cavalcature (Fig. 7). 1 La processione papale, con la sua coreografica pompa e il suo cor-
redo militare a cui alludono anche le spade portate in bella vista dai sediari cinquecenteschi, poteva
ricordare, agli occhi dello storico della cultura, uno di quegli antichi cortei che celebravano la vittoria
dei comandanti romani. Siamo di fronte a un doppio Nachleben dell’antico : una processione trionfale  

tornata in vita sessant’anni dopo la sua interruzione. Warburg ha voluto sottolineare questo fatto,
come ricorda anche la data nel titolo del libro di Viviani scelto come fonte per l’illustrazione.
È d’altronde lo stesso Warburg, nel ricordo di Gertrud Bing, a indicare una possibile interpretazione
“trionfale” già in riferimento alla messa solenne celebrata il 12 febbraio 1929 in occasione dell’anni-
versario dell’incoronazione di Pio XI, primo momento di celebrazione pubblica degli accordi presi
fra Stato italiano e papato il giorno precedente. Dal settembre 1928 al giugno 1929 Warburg si recò in
Italia assieme alla sua assistente, stabilendosi a Roma. Qui, con Bing, continuò la stesura di un diario
dal quale si possono ricavare preziose informazioni e conferme per ciò che riguarda la redazione delle
tavole 78 e 79. 2 Il brano dedicato ai Patti – di gran lunga il più esteso rispetto al resto delle annotazioni –

è pubblicato nel diario sotto la rubrica dell’11 febbraio 1929 : gli eventi che vi sono descritti sono però

accaduti il giorno successivo. 3 Sia Warburg che Bing assistettero ai festeggiamenti della folla romana

in Id., La rinascita del paganesimo antico : contributi alla storia della cultura, Firenze, La Nuova Italia, 1966, pp. 247-272 ; le immagini
   

relative agli studi di Warburg su Palazzo Schifanoia sono esposte nella tavola 27 dell’Atlas ; cfr. A. Warburg, Mnemosyne, cit.,

pp. 46-47.
1
  L’evento, oggi celebrato nella festività della Domenica delle Palme, è infatti inserito nei vangeli (Mc. 11,1-7; Lc. 19,29-35; Gv.
12,14-15 ; Mt. 21,1-7) per confermare la regalità di Cristo secondo la profezia di Zac. 9,9.
2
  A. Warburg, G. Bing, Diario romano (1928-1929), cit.
3
  Claudia Wedepohl, archivista del Warburg Institute, mi ha comunicato che la pagina originale relativa all’11 febbraio con-
tiene solamente due righe scritte da Warburg. Il testo riprende solo nel foglio successivo, senza che sia riportata la data. Si può
verificare la correttezza di questa ipotesi sia confrontando la descrizione di Warburg e Bing (ibidem, pp. 54-59) con le fotografie
risalenti al 12 febbraio poste nella tavola 78, sia aprendo le pagine del «Corriere della Sera» del 12 e 13 febbraio 1929. L’edizione
del 12 ricorda come il papa avesse deciso di rimandare i festeggiamenti al giorno successivo ; l’edizione del 13 descrive in maniera

precisa – e collimante con le parole di Bing – la forma e il percorso del corteo che porta il papa dai suoi appartamenti fino a San
Pietro, così come il convenire dei romani in Piazza San Pietro per ricevere per la prima volta dal 1870 la benedizione. Significati-
vamente, il reporter del «Corriere» nota come per la prima volta San Pietro sia addobbata sia con i simboli del Vaticano sia con
quelli dell’Italia, che compaiono accanto agli emblemi delle altre nazioni.
130 · Giacomo Mercuriali
riunitasi in Piazza San Pietro in attesa di ricevere la benedizione papale – altro rituale che mancava dal
1870, sbloccato dalle firme del giorno precedente. Nel ricordo di Bing, Warburg sintetizzò il signifi-
cato della giornata in questo modo : « Sapete che durante la mia vita mi sono sempre interessato alla
   

sopravvivenza del paganesimo e delle festività pagane. Oggi ho avuto l’occasione della mia vita, essere
presente alla ripaganizzazione di Roma ». 1 Non contento di aver vissuto la giornata da protagonista, il
   

18 febbraio Warburg si recò perfino al cinema per vedere un documentario relativo ai Patti. 2  

Non mi è stato possibile ritrovare il filmato originale, è però consultabile presso l’Archivio della
Camera dei Deputati un documentario dell’Istituto Luce intitolato La conciliazione fra l’Italia e il Vati-
cano che in parecchi punti coincide con la descrizione data da Warburg stesso rispetto alle immagini
da lui viste. 3 L’Archivio lo presenta come « unico documentario autorizzato dello storico avvenimen-
   

to », ma ci sono alcune discordanze tra le note di Warburg e ciò che si vede. Vale la pena notare che

tra i fotogrammi che scorrono si notano molti elementi che compariranno nei pannelli finali dell’At-
las : la firma dei Patti, Piazza San Pietro, le Stanze raffaellesche, militari italiani e guardie svizzere in

gran numero. Inoltre, alcune didascalie sono in consonanza con il tema della tavola 79 : « Nella Città    

del Vaticano i corpi armati pontifici prestano il servizio d’onore e di sicurezza al pontefice » ; « Aristo-      

crazia e popolo, ricchi e poveri, stranieri e italiani, accomunati dalla stessa fede e dallo stesso entusia-
smo » ; « A sera, al Quirinale, il popolo riafferma al sovrano la sua devozione ». Infine, una didascalia
       

dalla quale parrebbe quasi che Warburg abbia preso direttamente appunti « Il Duce non appare. Sul  

balcone stanno le due bandiere » ; nella pagina del 18 febbraio Warburg scrive : « Il colmo : il giorno
         

della Conciliazione Mussolini non è apparso in pubblico ; sul balcone sono comparse, una accanto

all’altra, solo le due bandiere ».  

Perché secondo Bing Warburg parlò di « ripaganizzazione » ? La giornata vissuta confuso nella folla
     

della Piazza lo portò ad esprimere un giudizio, insieme storico e politico, intorno alla portata epo-
cale dei Patti. Si è già detto che una delle prime conseguenze della stipula fu proprio la celebrazione
processionale del Corpus Domini il 25 luglio, rinascita di una tradizione che era rimasta interrotta
1
  Testimonianza di Gertrud Bing riportata in A. Momigliano, How Roman Emperors Became Gods, « The American Scholar »,
   

lv, 2, 1986, pp. 181-193, qui 181 ; cit. in C. Johnson, Panel 79, cit., traduzione mia. La stessa Bing nel diario si esprime in questo

modo : « Il fasto con cui questo successore di Cristo compare davanti alla folla fa sembrare una semplice imitazione da quattro
   

soldi tutto quello che finora ho visto di sfarzo secolare nella Germania imperiale e in Inghilterra. Il suo percorso […] fatto
lentamente rappresenta in modo insospettato una rinascita del paganesimo trionfante » (A. Warburg, G. Bing, Diario romano

(1928-1929), cit., p. 56). Warburg invia inoltre a un certo Tommaso Quattrocchi e all’amico Gustav Steffen alcuni materiali, forse
fotografie, riferibili all’11 febbraio (p. 107, p. 113).
2
  A. Warburg, G. Bing, Diario romano (1928-1929), 2005, cit., p. 61.
3
  http ://camera.archivioluce.com/camera-storico/scheda/video/i_presidenti/00021/IL3000095778/1/La-conciliazione-fra-

l-Italia-e-il-Vaticano.html.
Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 131
per quasi sessant’anni, dopo che nel 1870 il Regno d’Italia aveva completato l’annessione dello Stato
della Chiesa e i rapporti della nuova nazione col papato erano rimasti congelati in seguito a quanto
era stato percepito come un vulnus insanabile. La firma sbloccò la situazione sancendo formalmente
l’interruzione del dominio territoriale della Chiesa, a parte il fazzoletto di terra intorno ai Palazzi
Vaticani. Allo stesso tempo, la dissoluzione ufficiale dei vecchi confini dello Stato della Chiesa corri-
spondeva ad un rinnovato intreccio di interessi tra Stato italiano e istituzione ecclesiastica. Gli articoli
del Concordato, oltre a ristabilire la religione cattolica come confessione di Stato, rinforzavano un’al-
leanza anche di tipo rituale : ad esempio l’articolo dodicesimo stabiliva l’obbligo da parte dei prelati

che officiavano la Messa domenicale di rivolgere una preghiera al Re d’Italia e allo Stato italiano. La
rinnovata convergenza fra Stato e Chiesa era quindi anche una convergenza fra popolo spirituale e
popolo di sudditi, fra corpo mistico e corpo politico. Da qui il senso fondamentale della festa del 25
luglio, che faceva collassare in un solo momento una lunga catena di significati simbolici e che agli
occhi di Warburg poteva riportare indietro l’orologio della storia fino all’epoca romana, quando il
pontifex maximus era una carica dalle ambigue responsabilità sia politiche che religiose. Un ulteriore
simbolismo poteva essere letto nel tragitto della processione eucaristica che, come il filo di un ram-
mendo, si snodava lungo il nuovo confine che correva tra Stato Vaticano e Italia, lungo la traiettoria
definita dalla piazza e dal colonnato, architetture progettate da Bernini nel xvii secolo pensando
proprio a questo tipo di cortei. 1  

Ritornando una seconda volta al Carro delle munizioni e muovendosi verso il basso compare una
foto che ritrae una truppa di gendarmi palatini in apertura della processione. Sono accompagnati a
destra e a sinistra da due xilografie quattrocentesche che sembrano svolgere una funzione di con-
trappunto. Il titolo del libro di Viviani ricorda che abbiamo a che fare con « corpi armati » : il corpo      

mistico della Chiesa, generato dal battesimo e rinnovato dall’eucarestia, può divenire un grande cor-
po militare, capace, eventualmente, di prendere le armi contro i nemici della religione. 2 Questi sono  

raffigurati nelle due incisioni : esse illustrano le presunte malefatte di alcuni ebrei, colpevoli, secondo

racconti popolari diffusi in tutta l’Europa medievale, di aver profanato l’ostia consacrata. Nell’inci-
sione di sinistra, alcuni bruti minacciano il pane sacro con dei lunghi coltelli. Ma se l’ostia è il corpo
di Cristo (e il corpo di Cristo è la Chiesa) e Cristo è re, 3 il loro crimine si configura nei termini di lesa

maiestas, attentato contro la sacralità della persona regale e dell’ordine costituito, da punirsi con la
pena capitale. 4 È appunto quello che avviene nella predella dipinta da Paolo Uccello per la Pala del

1
  R. Wittkower, Art and Architecture in Italy. 1600-1750, Harmondsworth, Penguin, 1958 ; trad. it. Arte e architettura in Italia.

1600-1750, Torino, Einaudi, 2005, pp. 296-297.


2 3
  Cfr. Ef. 6.   Gv. 18,33-37.
4
  Su questi temi, cfr. M. Bloch, Les rois thaumaturges. Étude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale particulière-
132 · Giacomo Mercuriali
Corpus Domini di Giusto di Gand, posta nell’Atlas alla tavola 28-29 : una coppia di ebrei assieme ai loro

figlioletti viene bruciata viva dalla folla e dai soldati che sono accorsi ad acciuffarli dopo aver notato
il sangue che passava sotto la porta della loro abitazione, sangue proveniente dall’ostia consacrata
che l’empia famiglia stava inutilmente tentando di cucinare (Fig. 8). La modalità sacrificale pagana
dopo l’avvento del cristianesimo e della sua ritualità simbolica non è più efficace e si trasforma nel
suo opposto, in sacrilegio. Nel punto in cui nella tavola emerge il tema dell’antisemitismo, il rimando
alla predella di Paolo Uccello e alla pala di Giusto è un nuovo indizio intorno al Corpus Domini come
tema centrale. Se nella Messa di Bolsena è la miscredenza del “nordico” sacerdote boemo a originare
il miracolo che conferma l’identità fra ostia e corpo di Cristo, qui è il sacrilegio a dare l’occasione
al pittore per una ulteriore conferma del dogma cattolico della transustanziazione, che, come si è
notato, agli occhi di Warburg capovolge in negativo il percorso di sublimazione del sacrificio cruento
iniziato con il primo cristianesimo.
La prima parte della tavola 79, corrispondente circa ai due terzi delle immagini, è dunque diretta-
mente riferita al corpo di Cristo, anche se questo, pur presente simbolicamente come ostia, come
assemblea mistica dei credenti, come corpo vicario del papa ed evocato in absentia dal trono, nella
sua forma umana non compare mai. In sua vece, Warburg, con un balzo geografico che ci conduce
all’altro capo del mondo, evoca un altro tipo di corpo che si autosacrifica : il samurai giapponese che  

si sottopone al seppuku, fotografato nell’immagine apposta in cima alla colonna centrale. Sebbene si
tratti di due elementi contestualmente irriducibili, la morte del samurai può essere accostata a quella
di Gesù secondo un esercizio di avvicinamento degli estremi che Warburg aveva già tentato trat-

ment en France et en Angleterre, Strasbourg, Istra, 1924, tr. it. I re taumaturghi : studi sul carattere sovrannaturale attribuito alla potenza

dei re particolarmente in Francia e in Inghilterra, Torino, Einaudi, 1973 e E. Kantorowicz, The King’s Two Bodies. A Study in Mediae-
val Political Theology, Princeton, Princeton University Press, tr. it. I due corpi del re : l’idea di regalità nella teologia politica medievale,

Torino, Einaudi, 1989. Cfr. inoltre questo passo di Giovanni di Salisbury che gettano luce sul pensiero medievale in merito alla
metafora del “corpo politico” : « Deve esserci coesione tra superiori e inferiori, e, onde lo spirito religioso sia mantenuto, tutte
   

le membra debbono sottoporsi al capo […] ogni ferita inferta al capo si ripercuote sulle membra, così come quella inferta alle
membra ricade inevitabilmente sul capo. Del resto, qualsiasi attacco malevolo portato al capo o a qualsiasi altra parte del corpo
è un crimine gravissimo e assai vicino al sacrilegio dal momento che è una sorta di attentato contro Dio, essendo il principe
come l’immagine della sua divinità sulla terra. Ed è per questo che viene definito un crimine di lesa maestà, perché attenta
alla figura di colui che è il solo che incarna la verità della vera e autentica maestà […] La punizione di questo delitto è uguale
per tutti [Cod. Iust. 9, 8, 4 ] e il più delle volte accade che neppure la morte liberi il reo dal reato compiuto giacché può persino
ripercuotersi su chi, in vita, non ne era a conoscenza : la sua memoria viene infatti maledetta e i suoi beni tolti all’erede […]

Persino quelle spregevoli categorie di persone che non hanno solitamente il diritto di avanzare accuse contro chicchessia, in
questo caso vengono ascoltate, come sono gli stessi soldati che, di regola, non possono muovere accuse ad alcuno (chi infatti
deve vigilare sulla pace non può certo prendersi il lusso d’accusare) » (Giovanni di Salisbury, Policraticus, a cura di U. Dotti,

Torino, Nino Aragno, 2011, vi, 24).


Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 133
tando del simbolo del serpente nella cultura greca antica e in quella degli indiani americani Hopi. 1  

Il ruolo militare del samurai risponde inoltre ad una tonalità di Ecclesia militans, notata da Schoell-
Glass ed evocata chiaramente nella tavola, in particolare dalle immagini che attorniano il Carro delle
munizioni, arsenale mobile a cui molti possono attingere e sul quale, in mancanza di un vero prota-
gonista, in questo caso è collocabile un immateriale Corpus Christi che, come nella preghiera di San
Tommaso già ricordata, se somministrato ai nemici ha il potere, proprio come i proiettili, di dare la
morte : « Mors est malis, vita bonis ». 2 Nell’ambito militare classico, solo la disponibilità all’autosacrificio
       

permette di fondare la possibilità di un’azione di guerra efficace da parte di un gruppo organizzato di


persone. L’intreccio di sacrificio sacro e militare fonda una struttura topologica mettendo in relazio-
ne il singolo con il molteplice. Possiamo così commentare la parte della didascalia che recita « La con-  

sumazione di Dio » con Georges Bataille, che, a proposito del sacrificio, compendiò in questo modo

le sue tesi : « la consumazione è la via attraverso la quale comunicano esseri separati ». 3 Si riprende
       

così la tesi di San Paolo : « Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo : tutti
     

infatti partecipiamo dell’unico pane ». 4 Mentre nel mondo religioso sono una ricetta e una formula
   

magica a fondare la riproducibilità liturgica di una prassi e di una fede, nell’epoca contemporanea,
la diffusione delle immagini attraverso i mass media crea un nuovo tipo di consumo condiviso : le  

immagini del dittatore – Warburg trova un «colmo» il fatto che Mussolini non sia presente nel film –
rendono consumabile all’infinito l’intoccabile massa del suo corpo.
Senza dubbio, il luogo più oscuro della tavola si situa accanto alla foto giapponese, in corrispon-
denza della pagina tratta dal repertorio etnografico di Philipp Franz von Siebold del 1830, intitolato :  

Nippon. Archiv zur Beschreibung von Japan. 5 Qui una serie di braccia umane e peculiari strumenti di

tortura danno informazioni visive utili a chi volesse sapere qualcosa sulle « pene corporali » appli-    

cate nel paese dell’Estremo Oriente. Parrebbe quasi che questo inserto e la logica in cui è giocato
sia in grado illustrare alcuni argomenti avanzati da Michel Foucault in Sorvegliare e punire, quando
il filosofo francese descrive il modo in cui il potere dell’ancien régime esercita forze di figurazione e
defigurazione rispettivamente nei confronti del corpo politico e del corpo del condannato. 6 In secon-  

1
  A. Warburg, Schlangenritual : ein Reisebericht (1923), a cura di U. Raulff, Berlin, Wagenbach, 1988 ; trad. it. Il rituale del serpen-
   

te : una relazione di viaggio, Milano, Adelphi, 1998.


2
  Tommaso d’Aquino, Lauda, Sion Salvatorem, 1998, cit.
3
  G. Bataille, La part maudite. Essai d’économie générale. Tome 1. La Consumation, Paris, Minuit, 1949 ; trad. it. La parte maledetta

(1949) in La parte maledetta. Preceduto da : La nozione di dèpense, Torino, Bollati Boringhieri, 2007, p. 106.

4 5
  1 Cor. 10,17.   A. Warburg, Mnemosyne, cit., p. 132.
6
  M. Foucault, Surveiller et punir, Paris, Gallimard, 1975, tr. it. Sorvegliare e punire : nascita della prigione, Torino, Einaudi, 2014,

pp. 52-58 e passim.


134 · Giacomo Mercuriali
do luogo, gli strumenti che applicano i supplizi sembrano essere oggetti che nel loro uso mediano
tra la sentenza di morte per decapitazione applicata dalla spada di colui che nel seppuku è delegato
ad assistere il suicida e il gesto sportivo della mazza da golf dell’atleta giapponese colta in azione
nella fotografia che si vede nella pagina del giornale illustrato posta appena sotto (Fig. 9). Warburg,
come fanno notare Pichler e Swoboda, interpretava il gesto sportivo come « forma non violenta di  

espressione dinamica della vita » e parlava dell’azione del golfista nei termini di « catarsi motoria »
     

capace di sublimare le pulsioni di morte a cui le menadi di Mantegna o Dürer non riuscivano invece
a sottrarsi (Fig. 10). 1  

Il frammento di quotidiano inserito nell’angolo superiore destro della tavola 79 mostra la firma
del Trattato di Locarno del 1925, siglata per la Germania da Gustav Streseman, amico della famiglia
Warburg e vincitore assieme agli altri firmatari del Nobel per la pace nel 1926. Il “rito” di comunione
politica, che attraverso una firma sembrava poter iniettare un momento di speranza per l’Europa
appena uscita dalla guerra, è qui opposto al dismembramento e alla conseguente defigurazione del
vicino samurai, obbligato a togliersi la vita da un rituale appartenente anch’esso alle convenzioni del-
la vita sociale. La posizione del frammento di Locarno potrebbe anche essere connessa a quella della
Spes giottesca : la traiettoria diagonale della personificazione è infatti prolungabile fino al ritaglio, in

modo da ricordare che l’obiettivo ultimo della comunione religiosa nel Corpus Christi è un’ideale di
pace. Il polo sud della tavola però, con l’allusione all’antisemitismo, non teme di sostenere l’ambigui-
tà sanguinosa di questa agognata unione universale e paradisiaca, che in terra si instaura immanca-
bilmente come un ordine esclusivo attraverso la violenza sacrificale applicata a qualsiasi cosa che si
configuri come eccezione esterna alla perfetta forma circolare del Corpus-ostia. 2  

È invece una violenza accidentale e involontaria quella che ha causato la morte di una persona a
seguito di un incidente ferroviario, così come la vediamo nel ritaglio di giornale che si trova nell’an-
golo in basso a destra della tavola. La fotografia testimonia l’atto di carità di un sacerdote che sta
somministrando l’estrema unzione a un moribondo. Se questi fosse un criminale – come sostenuto
dal titulus della tavola – il personaggio sarebbe allora in perfetta opposizione al San Gerolamo di
Botticelli. Poiché i sacerdoti rappresentati nelle due immagini sono colti nella medesima posa, l’in-
serto è interpretabile come riflessione intorno alla capacità terapeutica della religione nei confronti
della morte, soprattutto della morte insensata – non un sacrificio – causata dalla tecnica moderna.
Un altro corpo doppiamente defigurato: ucciso dall’impatto, ma distante anche dal modello ideale
del Santo e di Cristo visto che si tratta di un criminale. L’esperienza del sopravvissuto all’incidente
1
  W. Pichler, G. Swoboda, Gli spazi di Warburg, cit., pp. 120-121 ; cfr. A. Warburg, Mnemosyne, cit., Tavola 42, pp. 76-77.

2
  Sul tema dell’inclusione e dell’esclusione dell’altro dal punto di vista della teologia e della filosofia politica, si veda : G.

Agamben, Homo Sacer. Il potere sovrano e la nuda vita, Torino, Einaudi, 1995.
Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 135
ferroviario era un esempio classico di trauma per la letteratura psicologica dell’epoca e si ricollegava
allo stesso vissuto di Warburg, che aveva trascorso i mesi tra l’aprile 1921 e l’agosto 1924 in cura a
Kreuzlingen, presso la clinica di Ludwig Binswanger, a causa di un devastante crollo nervoso. 1  

Ritorniamo infine al centro del pannello. Una linea retta orizzontale unisce i sediari di Raffaello, il
papa “in movimento” sulla sedia gestatoria e una fotografia della processione del 25 luglio riprodotta
su una pagina dell’inserto illustrato dell’«Hamburger Fremdenblatt» datato 29 luglio 1929. Questo col-
legamento stabilisce una relazione geometrica tra i temi principali della tavola 79 – il Corpus Domini e
il problema della transustanziazione – e la pagina illustrata. Ad essa è legata appena più in basso un’ul-
teriore pagina tratta dall’edizione del 30 luglio dello stesso giornale. Per sciogliere la logica di questo
inserimento possiamo fare riferimento agli appunti stesi da Warburg per il discorso in occasione della
festa per il dottorato conseguito da alcuni giovani. Ernst Gombrich nella sua Biografia intellettuale ri-
corda come Warburg espresse in questa occasione sorpresa e irritazione poiché l’impaginatore della
rivista, costretto dagli stretti spazi del foglio, aveva sovrapposto in modo irriguardoso l’immagine di un
nuotatore a quella del papa in processione, operando, forse senza rendersene conto, una sovversione
di valori fra due tipi di ostensione : «La brutale giustapposizione mostra che l’allegro hoc meum corpus

est può stare accanto al tragico hoc est corpus meum, senza questa discrepanza comporti una protesta nei
riguardi di tale barbara mancanza di stile ». 2 La stessa inopportuna disposizione sembra ripetersi nella
   

pagina del 30 luglio, in cui l’angolo di una fotografia che ritrae una sorta di rilassato picnic in campagna
si sovrappone a una seconda fotografia che mostra tre alti ecclesiastici e un funzionario amburghese.
Gombrich e il resto degli studiosi che si sono occupati del frammento col nuotatore hanno sottolineato
la peculiare inversione di valori operata dall’impaginatore. Eppure, il riquadro dello sportivo si sovrap-
pone anche a un’altra foto, che rappresenta un altro tipo di pasto e un altro tipo di unione celebrata at-
traverso il consumo condiviso del cibo. Se il Corpus Domini senz’altro celebra l’unione religiosa, la cena
di giovani studenti nazionalisti tedeschi che si vede accanto è invece un esempio di unione politica. 3 Di  

1
  L. Binswanger, A. Warburg, La guarigione infinita. Storia clinica di Aby Warburg, a cura di D. Stimilli, Vicenza, Neri Pozza,
2005. Il treno, la velocità e l’annullamento della distanza spaziale a mezzo della tecnica (tema trattato in maniera pessimistica
nel finale del Rituale del serpente) fanno pensare anche al progetto di una linea ferroviaria mai portata a compimento che avreb-
be dovuto unire Amburgo e Baghdad, un piano interrotto dallo scoppio prima guerra mondiale. Nei suoi studi, Warburg non
mancava di tenere in considerazione il Medio Oriente e il suo influsso sulla cultura europea nel medioevo ; così, il nome della

città di Baghdad, assieme a Roma, Firenze, Amburgo e Parigi, è tra quelli sottolineati nella mappa orientativa che si trova nella
2
tavola A dell’Atlas.   E. Gombrich, Aby Warburg. Una biografia, cit., p. 239.
3
  Questa interpretazione è basata sulla descrizione della foto da parte di Warburg. Nella Doktorfeier scrive che si tratta di un
« Corps-Commers ». « Korps » è un diminutivo per le Studentenverbindungen, associazioni studentesche che negli anni tra le due
       

guerre mondiali avevano un forte carattere conservatore e nazionalista. Il « Kommers » è la cena ufficiale di queste associazioni.
   
136 · Giacomo Mercuriali
nuovo troviamo una forte opposizione tra una forma di unione pacifica e potenzialmente universale
raffrontata a un tipo di comunione che di lì a breve avrebbe riportato in vita, ulteriore Nachleben, le
orribili violenze antisemite illustrate da Paolo Uccello nella predella alla pala di Giusto.
Pichler e Swoboda hanno proposto una affascinante interpretazione dell’inserimento dei quattro
ritagli di giornale. 1 Da una parte, il metodo compositivo delle redazioni giornalistiche contempora-

nee, che rompeva gli schemi di senso tradizionali quasi come si trattasse di collages dadaisti, forniva
un esempio di ciò che l’Atlas non era : i suoi pannelli infatti erano certamente costruiti da immagini

eterogenee e, a un primo sguardo, incompatibili fra loro, ma al tempo stesso rispondevano a una
logica compositiva più profonda e articolata di quanto non fosse dato immediatamente all’occhio.
In più, la rivoluzione nella storia dell’arte tentata da Warburg includeva lo studio di immagini “mi-
nori”, apparentate a quelle diffuse attraverso le pagine dei quotidiani, quali le xilografie caricaturali
prodotte dai polemisti protestanti durante l’epoca della Riforma. 2 D’altra parte, un simile esempio di

composizione di immagini disparate sembra costituire una sorta di rimediazione e incipit metodolo-
gico all’intero Atlante, che prelude perfino alle tavole-legenda A, B e C.
Vorremmo infine proporre sulla scorta della tavola 79 di considerare il rituale eucaristico e l’ostia
sacrificale come una sorta di – per dirla con Warburg – « trasduttore energetico », che collega sim-
   

bolicamente e ritualmente il corpo singolo con un corpo collettivo. Il fedele secondo la dottrina
cristiana è ricongiunto alla comunità spirituale dei suoi simili mangiando e bevendo il “reale” cor-
po di Cristo durante un sacrificio rituale. San Paolo descrive in più luoghi la forma di questa unità
come quella di un corpo antropomorfo : il corpo di Cristo allora svolge contemporaneamente la

funzione di capo, di matrice e di fondazione per questo corpo collettivo. La figura disegnata dal sim-
bolo eucaristico è quella di un doppio corpo antropomorfo, a un tempo misterioso corpo di Cristo
e corpo collettivo dell’assemblea dei fedeli. Il rituale eucaristico e la congerie di dispositivi a esso
legati, come la processione del Corpus Domini, non hanno altro scopo che rendere il più possibile
tangibile questa “realtà” attraverso manifestazioni visive di vario tipo. Non a caso l’ufficializzazione
del dogma della transustanziazione è legata alle politiche di Innocenzo III che, mentre si dedicava
alla repressione dell’eresia catara, rivoluzionava il rapporto della cultura cristiana con le immagini.
Il Papa nel 1216 legalizzò a Roma l’adorazione pubblica del “vero volto” di Cristo riprodotto sul

La lezione italiana è errata poiché traduce l’espressione con « gruppo di commercianti » (cfr. A. Warburg, Doktorfeier, cit., p.
   

203). Ora, a ben vedere, l’anonimo illustratore dello «Hamburger Fremdenblatt» non sembra poi così ingenuo.
1
  W. Pichler, G. Swoboda, Gli spazi di Warburg, cit., pp. 132-133.
2
  A. Warburg, Heidnisch-Antike Weissagung in Wort und Bild zu Luthers Zeiten (1920) in Id., Die Erneuerung der heidnischen
Antike, cit., pp. 487-558 ; trad. it. A. Warburg, Divinazione antica pagana in testi e immagini dell’età di Lutero in Id., La rinascita del

paganesimo antico e altri scritti, cit., pp. 309-390.


Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 137
velo della Veronica, 1 evento che nella nostra prospettiva costituisce una premessa all’istituzione della

festività del Corpus Domini, invenzione volta a celebrare processionalmente la “vera” presenza. Lo
stesso affresco di Raffaello presenta la forma dell’ostia insanguinata replicata più volte dalle pieghe
del corporale, quasi a visualizzare il meccanismo che ha garantito la sopravvivenza nel nostro tempo
della vera icon di Cristo secondo le leggende bizantine. Le innovazioni di Innocenzo III e Urbano IV
rappresentano anche una risposta alle tesi di Berengario di Tours (m. 1088) che, anticipando i dibattiti
che si accenderanno fra Riforma e Controriforma, negava la transustanziazione affermando l’impos-
sibilità di distinguere nell’ostia tra accidenti sensibili e sostanza.
L’enfasi sulla vera presenza di un corpo divino nel pane rituale, presto tradotta dalle manifesta-
zioni artistiche del basso medioevo in esplosione figurativa devota alla carne di Cristo offerta sulla
croce, non può che essere stata letta da Warburg come una linea ripaganizzante e materialistica in-
terna alla religione cristiana. Nella sua prospettiva di studioso delle migrazioni di tradizioni, questa
componente del cristianesimo non era aliena da contenere già in potenza una linea di frattura che
divideva un Nord razionale e contemplativo da un Sud irrazionale e mistico. Dopotutto, il sacerdo-
te incredulo della Messa di Bolsena era boemo, Lutero e Calvino avevano sfidato Roma. Durante la
Doktorfeier Warburg si era espresso così : « Mi domando : sa questo nuotatore che cos’è un’ostensio-
     

ne ? Forse questo forzuto – non mi riferisco alla persona ma al tipo – non ha bisogno di sapere che

cosa significhi quel simbolismo radicato nel paganesimo che ha provocato nel Nord una resistenza
così forte da spaccare l’Europa in due ? ». 2 Come deve agire lo storico che voglia tentare di istruire il
     

nuotatore ? Colui che si dedica allo studio della memoria, di Mnemosyne, ha il compito di costruire

un meccanismo che passi al setaccio il passato per vagliare i significati culturali e psicologici tuttora
influenti e attivi nella nostra realtà : « Non per piegarci a un dogma, ma per capire lo stato attuale
   

del conflitto psicologico, che sostanzialmente dipende dalla tensione tra la concretezza della religione
e l’astrazione della scienza, noi abbiamo bisogno, qui nel Nord dell’Europa, di una stazione ricevente
che registri lo scambio reciproco tra passato e presente, e possa così aiutarci a contenere il caos della
sragione grazie al sistema filtrante della riflessione retrospettiva ». 3    

Università degli Studi di Milano


École des Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi
giacomo.mercuriali@gmail.com

1
  H. Belting, Das echte Bild : Bildfragen als Glaubensfragen, München, Beck, 2005 ; trad. it. La vera immagine di Cristo, Torino,
   

Bollati-Boringhieri, 2007, p. 130.


2 3
  E. Gombrich, Aby Warburg. Una biografia, cit., p. 238.   Ivi, corsivi miei.
138 · Giacomo Mercuriali

Abstract
L’articolo che qui si presenta propone una nuova interpretazione della tavola 79 dell’Atlas Mnemosyne di Aby
Warburg. Attraverso l’analisi complessiva di tutte le immagini che la compongono, si mira a sciogliere la lo-
gica globale del pannello. La chiave di lettura impiegata è il corpo di Cristo nelle sue molteplici declinazioni:
anche se la figura umana del figlio di Dio qui non compare mai, la tavola ne approfondisce la dimensione
simbolica, sia in senso rituale (l’eucarestia, la festa del Corpus Domini) che teologico-politico (la comunità dei
credenti, stabilita da San Paolo come organico e gerarchizzato «corpo di Cristo»). L’impiego del tesoro icono-
grafico raccolto nell’Atlas si dimostra così funzionale ad una critica della contemporaneità: i fatti relativi alla
firma del Concordato del 1929, che resuscitava una «paganizzante» sovrapposizione tra comunità politica e
comunità religiosa in Italia, vengono analizzati da Warburg allo scopo di «contenere il caos della sragione».
Parole chiave : Aby Warburg, Atlas Mnemosyne, tavola 79, iconologia politica, teologia politica, totalitarismo,

Mussolini, Pio XI, Concordato del 1929.


This essay presents a new interpretation of panel 79 of Aby Warburg’s Atlas Mnemosyne. Through the overall
analysis of all the images that compose it, the aim is to elucidate the global logic of the panel. The key to
interpretation is the body of Christ in its various instances: even if the human figure of the son of God here
never appears, the table deepens its symbolic dimension, both in the ritual sense (the Eucharist, the feast of
Corpus Domini) and in the theological-political one (the community of believers, established by St. Paul as the
organic and hierarchical “body of Christ”). The use of the iconographic treasure collected in the Atlas proves
then to be functional to a critique of contemporaneity: the facts relating to the signing of the Concordat of
1929, which resurrected a «paganizing» overlap between the political community and the religious commu-
nity in Italy, are analyzed by Warburg in order to «contain the chaos of unreason».
Keywords : Aby Warburg, Atlas Mnemosyne, Panel 79, political iconology, political theology, totalitarianism,

Mussolini, Pius XI, Lateran Pacts of 1929.


Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 139

Fig. 1. Aby Warburg, Tavo-


la 79 dell’Atlas Mnemosyne,
1929.
140 · Giacomo Mercuriali

Fig. 2. Raffaello, Messa di Bolsena,


1511-1514.

Fig. 3. Raffaello, Messa di Bol- Fig. 4. Giotto, Spes, 1303-1305.


sena, particolare, 1511-1514.
Una interpretazione teologico-politica della tavola 79 · 141

Fig. 5. Raffaello, predella della Pala Baglioni con allegorie delle virtù teologali : Spes e Caritas, 1507.

Fig. 6. Moneta romana con Trionfo dell’imperatore Clau- Fig. 7. Giotto, Ingresso di Cristo a Gerusalemme, 1303-
dio. 1305.
142 · Giacomo Mercuriali

Fig. 8. Paolo Uccello, Mi-


racolo dell’ostia profanata,
particolare, 1467-1468.

Fig. 9. Illustrazione da Philipp Franz von Siebold, Nip- Fig. 10. Albrecht Dürer, Morte di Orfeo, 1494 ; ri-

pon. Archiv zur Beschreibung von Japan, 1830. prodotto alla tavola 57 dell’Atlas Mnemosyne.
com p o sto in ca r attere serr a dante dalla
fa b rizio se rr a editore, pisa · roma.
sta m pato e rilegato nella
tip o g r a fia di ag na no, agnano pisano (pisa).

*
Aprile 2018
(cz 2 · fg 1 3)

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