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Capitolo 18

La corrente
elettrica

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L’intensità di corrente elettrica (1)
Una corrente elettrica è un moto ordinato di cariche elettriche.

In alcuni conduttori non metallici le cariche elettriche mobili


possono essere sia negative che positive. Una carica positiva che
si muove in un verso equivale a una negativa che si muove in
verso opposto.
La carica totale che attraversa la sezione S della figura è la
somma delle cariche positive che la attraversano verso destra e
di quelle negative che la attraversano verso sinistra.
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L’intensità di corrente elettrica (2)
L’intensità di corrente elettrica è la carica totale che attraversa
una sezione trasversale di un conduttore in un intervallo di tempo,
divisa per l’intervallo di tempo.

Nel S.I. l’intensità di corrente elettrica è una grandezza


fondamentale e si misura in ampere (A) in onore di A.M. Ampère.

Il coulomb è una grandezza derivata: 1 C = 1 A  s

L’amperometro è lo strumento che misura l’intensità di corrente.


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La corrente continua
Se la quantità di carica si muove nel conduttore a velocità
costante, l’intensità di corrente risulta costante.
Una corrente la cui intensità non cambia nel tempo è detta
corrente continua.

È il caso di una lampadina collegata a


una pila tramite due fili elettrici.

Se la corrente è continua, la carica che attraversa una sezione


del conduttore è direttamente proporzionale al tempo che
impiega a passare:

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Il verso della corrente
Il verso convenzionale della corrente elettrica è quello in cui si
muovono le cariche positive.

Questa convenzione è dovuta a motivi storici e si applica anche ai


conduttori metallici in cui si muovono solo gli elettroni.

Se gli elettroni, negativi, si muovono verso sinistra, la corrente è


diretta verso destra.

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Corrente elettrica e corrente d’acqua
Per capire come si può generare una corrente elettrica si ricorre
all’analogia con una corrente d’acqua.
Una corrente d’acqua è generata da un dislivello.

Quando l’acqua Quando il dislivello si Per mantenere la


scorre il dislivello si azzera, l’acqua si corrente, una pompa
riduce. ferma deve ricreare il dislivello.

La pompa sposta l’acqua dal livello basso (-) a quello alto (+).
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Il generatore di tensione
Una corrente elettrica è generata da una differenza di potenziale
che si riduce con il fluire della carica.
Per mantenere costante la corrente serve un generatore di tensione
che conservi la differenza di potenziale (dislivello elettrico).
Un generatore di tensione continua è un dispositivo che
mantiene tra i suoi capi una differenza di potenziale costante.

La pila al suo interno sposta le cariche dal


potenziale basso (polo -) a quello alto (polo +).
Per fare ciò trasforma la sua energia interna
(chimica) in energia elettrica.

La dinamo della bicicletta è un altro generatore


di tensione di uso comune.
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I circuiti elettrici (1)
Un circuito elettrico è un insieme di conduttori connessi tra loro
e collegati a un generatore.
 Se la catena dei conduttori non è interrotta, il circuito si dice
chiuso e in esso passa una corrente elettrica;
 se la catena è interrotta, il circuito è aperto e non c’è corrente.
A ogni elemento del circuito è associato un simbolo:

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I circuiti elettrici (2)
I circuiti vengono normalmente rappresentati schematicamente,
utilizzando i simboli elettrici.

Il circuito a fianco è costituito da un


generatore (pila) e tre conduttori: una
lampadina e due fili di collegamento.

Lo stesso circuito è rappresentato


nello schema a destra, in cui è
indicato anche il verso della corrente.

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Collegamento in serie
Più conduttori sono collegati in serie se sono posti in successione
tra loro. In essi passa sempre la stessa corrente elettrica.

Esempio di circuito con tre lampadine


collegate in serie.

Nello schema del circuito si evidenzia


che ogni lampadina è attraversata
dalla stessa corrente.

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Collegamento in parallelo
Più conduttori sono collegati in parallelo se hanno i primi terminali
connessi tra loro e anche i secondi connessi tra loro. Sono
sottoposti alla stessa differenza di potenziale.

Nello schema del circuito si evidenzia che la corrente si divide in


tre rami nell’estremo A per poi ricongiungersi nell’estremo B.

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Vantaggi del collegamento in parallelo
Nel collegamento in parallelo i singoli utilizzatori sono indipendenti
perché ogni ramo è a sé e ha la stessa differenza di potenziale.

Per questo motivo nell’impianto


elettrico di casa tutti gli
utilizzatori (lampadine, televisori,
elettrodomestici, …) sono
collegati in parallelo: funzionano
con la stessa differenza di
potenziale fornita dalle prese e
possono essere accesi o spenti
indipendentemente dagli altri.

Nelle connessioni in serie, invece, un utilizzatore spento equivale


ad avere il circuito aperto, quindi nessun altro utilizzatore della
catena può funzionare (es.: luci dell’albero di Natale).
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Strumenti per misure elettriche
Per misurare la corrente di un circuito si
usa un amperometro.
Deve essere collegato in serie al
conduttore per essere attraversato dalla
stessa corrente.

Invece per misurare la differenza di


potenziale ai capi di un conduttore si
usa un voltmetro.
Deve essere collegato in parallelo al
conduttore in modo da avere ai suoi
capi la stessa differenza di potenziale.

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La prima legge di Ohm
L’intensità della corrente che attraversa un conduttore metallico è
direttamente proporzionale alla differenza di potenziale tra i suoi
capi.

Questa legge sperimentale è nota come


prima legge di Ohm.
L’andamento della corrrente in funzione
della differenza di potenziale è descritto da
una retta passante per l’origine.
In formule:

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La prima legge di Ohm
La resistenza elettrica
La costante R che compare nella formula è detta resistenza
elettrica ed è caratteristica di ogni conduttore.

Si misura in ohm (Ω) e il suo simbolo è la lettera greca maiuscola


«òmega»:
1V
1 =
1A

Un conduttore ha una resistenza di 1 Ω se è attraversato da una


corrente di 1 A quando ai suoi capi c’è una differenza di
potenziale di 1 V.

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La prima legge di Ohm
La formula i = V dice che:
R

 fissata la resistenza R, per ottenere una corrente più intensa


occorre una differenza di potenziale maggiore;
 fissata la corrente i, un conduttore che ha resistenza
maggiore ha anche tra i suoi capi una differenza di potenziale
maggiore;
 fissata la differenza di potenziale ΔV, per ottenere una
corrente più intensa bisogna usare un conduttore di
resistenza più bassa.

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La prima legge di Ohm
Le formule inverse
Dalla formula della prima legge di Ohm è possibile ricavare due
equazioni ad essa equivalenti:

V  Ri

V
R
i

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I resistori
Si chiama resistore un componente dei circuiti elettrici che
segue la prima legge di Ohm.

Per esempio, un filo di rame o di alluminio è un resistore.

Il simbolo che rappresenta un resistore


negli schemi elettrici è riportato a fianco.

Per costruire circuiti elettrici si usano


resitori in commercio, come quelli in
figura.
Gli anelli colorati indicano il valore della
resistenza in base al codice colore.

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Il codice colore

Il resistore in figura ha una resistenza pari a:

R   20  1 106  =  20  1 M

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La seconda legge di Ohm
La seconda legge di Ohm afferma che
la resistenza di un filo conduttore è
direttamente proporzionale alla sua
lunghezza e inversamente proporzionale
all’area della sua sezione trasversale:

La costante di proporzionalità si chiama resistività e si indica con


la lettera greca minuscola ρ («rho»).

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La seconda legge di Ohm
La resistività
La resistività dipende dal materiale e dalla temperatura:

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La seconda legge di Ohm
Conduttori, semiconduttori, isolanti
In base al valore della resistività i materiali vengono definiti buoni
conduttori o buoni isolanti:

Ci sono anche sostanze con caratteristiche intermedie, chiamate


semiconduttori.

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La seconda legge di Ohm
Resistività e temperatura
Gli esperimenti mostrano che la resistività (e quindi la resistenza
elettrica) dei metalli aumenta con la temperatura.
Per temperature da 200C alla temperatura di fusione, la
resistività di un metallo dipende linearmente dalla temperatura:

α è una caratteristica del metallo, chiamata


coefficiente di temperatura della resistività.

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Resistori in serie
Per semplificare lo studio dei circuiti si ricorre ai cosiddetti «circuiti
equivalenti», ossia a circuiti più elementari ma percorsi dalla
stessa corrente.

Dato il circuito in figura, si dimostra che la


corrente che lo percorre rimane la stessa se al
posto dei due resistori se ne sostituisce uno
solo di resistenza pari alla somma delle due
resistenze (resistenza equivalente).
In generale,
la resistenza equivalente di n resistori collegati in serie è uguale
alla somma delle resistenze dei singoli resistori:
Req  R1  R2  ....  Rn

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Resistori in serie
Calcolo della resistenza equivalente
 La corrente che attraversa i due resistori
è la stessa. Applicando la prima legge di
Ohm si calcolano le differenze di
potenziale ai capi dei due resistori:
V1  R1i V2  R2i

 I fili di connessione hanno resistenza trascurabile, quindi si


trascura la caduta di tensione ai loro capi;
 la differenza di potenziale è la stessa misurata attraverso la
pila o attraverso il circuito esterno, perciò:

V  V1  V2  R1i  R2i   R1  R2  i  Reqi

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Resistori in parallelo
Dato il circuito in figura, si dimostra che
la corrente che esce dal generatore resta
la stessa se al posto dei due resistori se
ne sostituisce uno solo di resistenza Req
tale che:

1 1 1 1 R1  R2 R1 R2
     Req 
Req R1 R2 Req R1 R2 R1  R2
In generale,
il reciproco della resistenza equivalente di n resistori collegati in
parallelo è uguale alla somma dei reciproci delle resistenze dei
singoli resistori: 1 1 1 1
   .... 
Req R1 R2 Rn

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Resistori in parallelo
La legge dei nodi
I punti A e B dove la corrente si divide o
si ricongiunge, sono detti nodi.

La legge dei nodi afferma che:

La somma delle intensità delle correnti che entrano in un nodo è


sempre uguale alla somma delle intensità delle correnti che ne
escono.

Se così non fosse, in un nodo si creerebbe o si distruggerebbe


una certa quantità di carica ogni secondo, contravvenendo al
principio della sua conservazione.

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Resistori in parallelo
Calcolo della resistenza equivalente

 La differenza di potenziale ai capi dei


due resistori è la stessa. Applicando la
prima legge di Ohm si calcolano le
correnti che attraversano i due resistori:
V V
i1  i2 
R1 R2
 applicando la legge dei nodi, si ottiene:

V V  1 1  1
i  i1  i2       V  V
R1 R2  R1 R2  Req

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Lo studio dei circuiti elettrici (1)
Sostituendo i due resistori in parallelo con la
SCHEMA 1

loro resistenza equivalente R23, si ottiene lo


schema 2.

I due resistori in serie vengono sostituiti dalla


SCHEMA 2

resistenza equivalente R dello schema 3.


SCHEMA 3

A questo punto è possibile calcolare la corrente


che esce dal generatore: V
i
R
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Lo studio dei circuiti elettrici (2)
Per completare lo studio del circuito, si procede a ritroso con gli
schemi:

conoscendo la corrente, è possibile calcolare la


SCHEMA 2

caduta di tensione sui due resistori:

V1  R1i V23  R23i

Infine, tornando allo schema iniziale, si


calcolano le correnti che passano nei due
SCHEMA 1

resistori in parallelo:

V23 V23
i2  i3 
R2 R3

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Lo studio dei circuiti elettrici (3)
Altro esempio di circuito complesso.
SCHEMA 1

Sostituendo le due coppie di resistori in


parallelo con le loro resistenze equivalenti, si
ottiene lo schema 2.
SCHEMA 2

I due resistori in serie vengono sostituiti dalla


resistenza equivalente R dello schema 3.

A questo punto è possibile calcolare la corrente


che esce dal generatore e poi, procedendo a
SCHEMA 3

ritroso negli schemi, si calcolano tutte le


incognite rimanenti.

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Lo studio dei circuiti elettrici (4)
Ultimo esempio di circuito complesso.
SCHEMA 1

Sostituendo le due coppie di resistori in serie


con le loro resistenze equivalenti, si ottiene lo
schema 2.
SCHEMA 2

I due resistori in parallelo vengono sostituiti


dalla resistenza equivalente R dello schema 3.

A questo punto è possibile calcolare la corrente


che esce dal generatore e poi, procedendo a
SCHEMA 3

ritroso negli schemi, si calcolano tutte le


incognite rimanenti.

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Gli strumenti modificano il circuito (1)
Per misurare la corrente che attraversa un
resistore si usa un amperometro collegato in
serie con il resistore.
Lo strumento però ha una sua resistenza interna
RA, perciò la resistenza equivalente del circuito
V
diventa R + RA e la corrente misurata è: 
i 
R  RA

Analogamente il voltmetro (resistenza


interna RV) in parallelo al resistore per
misurarne la differenza di potenziale ai
capi, modifica la resistenza del circuito da
Ra RRV
R  RV
RRV
La differenza di potenziale misurata è quindi: V   i
R  RV
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Gli strumenti modificano il circuito (2)
Affinchè le misurazioni perturbino il circuito in modo trascurabile,
l’amperometro deve avere una resistenza interna molto piccola e il
voltmetro una resistenza interna molto grande.
Infatti:
 se RA è trascurabile rispetto a R,

V V
R  RA  R  i   i
R  RA R

 se RV è molto maggiore di R,

RRV RRV
R  RV  RV  V   i i  Ri  V
R  RV RV

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La forza elettromotrice
Il generatore di tensione serve a mantenere la differenza di
potenziale nel circuito esterno, quindi al suo interno deve spostare
le cariche positive verso il polo + e gli elettroni verso il polo -.

Per fare questo spostamento il generatore compie un lavoro Wg


contro le forze elettriche, che si oppongono a questo movimento.

La forza elettromotrice fem di un generatore è uguale al lavoro


che esso compie per spostare al suo interno una carica positiva
dal polo – al polo +, diviso per il valore della carica.

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Generatori ideali
All’interno di un generatore ideale non c’è nessuna resistenza al
movimento delle cariche, perciò il lavoro del generatore è uguale
a quello che compiono le forze elettriche per spostare una carica
positiva nel circuito esterno (da polo + a polo -).

Perciò, in un generatore ideale,

W    
f em   V
q

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Generatori reali (1)
Invece, in un generatore reale le forze elettriche si oppongono al
moto delle cariche al suo interno. Tale impedimento viene
descritto come una resistenza interna.

Un generatore reale di tensione è


modellizzato come un generatore ideale
con forza elettromotrice fem, posto in serie
con un resistore di resistenza interna r.

Perciò, nel circuito in figura, la corrente che lo f em


percorre è data da: i
Rr

R
E la differenza di potenziale ai capi del V  Ri  f em
resistore esterno è: Rr

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Generatori reali (2)
Poiché la ΔV ai capi del resistore esterno è uguale alla ΔV ai capi
della pila, si è dimostrato che in un generatore reale, a causa della
resistenza interna, la differenza di potenziale ai suoi capi è minore
di fem.
In particolare vale la relazione: V  f em  ri

In un generatore reale, solo a Quando circola corrente


circuito aperto si ha ΔV = fem si ha ΔV < fem

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Da energia elettrica a energia interna
La trasformazione di energia elettrica in energia interna avviene
ogni volta che una corrente attraversa un resistore ed è chiamata
effetto Joule.

Ne sono un esempio:
 il ferro da stiro, in cui l’energia
elettrica, trasformata in energia interna
del resistore, si libera nell’ambiente
come calore e fa riscaldare la piastra;
 l’asciugacapelli in cui il calore
rilasciato riscalda il flusso d’aria che
transita al suo interno.

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La potenza dissipata per effetto Joule
In un resistore percorso da corrente, la potenza dissipata per
effetto Joule è la rapidità con cui l’energia elettrica si trasforma in
energia interna.

Si dimostra che, attraverso un resistore di resistenza R, una


corrente di intensità i dissipa la potenza:

Quindi P è direttamente proporzionale a R e al quadrato di i.

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La potenza dissipata per effetto Joule
Formule equivalenti
Se ΔV è la differenza di potenziale applicata al resistore, la
formula può essere riscritta nelle seguenti forme:

 
2
 
2
V V
P  Ri 2  R   
 R  R

V 2
P  Ri 
2
i  V  i
i

N.B.: di solito i consumi elettrici sono espressi in kilowattora (kWh).


Il kilowattora è un’unità di misura dell’energia e non della
potenza: 1 kWh = 3,6  106 J .

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La potenza dissipata per effetto Joule
La conservazione dell’energia
Come esempio di conservazione dell’energia si può considerare il
caso di uno scaldabagno elettrico.

Se la corrente fluisce per un tempo Δt, l’energia dissipata sul


resistore è:
W  Pt  Ri 2 t

L’energia viene assorbita dalla massa m dell’acqua con calore


specifico c, per cui vale la relazione:

Ri 2 t  cmT

dove ΔT è l’incremento di temperatura dell’acqua.

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La potenza dissipata per effetto Joule
Dimostrazione della formula della potenza
Se gli estremi A e B del resistore sono percorsi da una corrente i
in un intervallo di tempo Δt, la carica che attraversa il resistore da
A a B è:
q  it
Per fare ciò, la forza eletrica compie un lavoro:

WA B  q VA  VB   it VA  VB 

Perciò la potenza dissipata è:

WA B i t VA  VB 
P   i VA  VB   iV
t t
che è una delle formule equivalenti della potenza dissipata.
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I gas ionizzati
L’aria e tutti i gas sono isolanti, ma diventano conduttori se un
agente esterno li rende ionizzati, cioè strappa ad alcune molecole
uno o più elettroni, lasciandole cariche positivamente.

Alcuni agenti ionizzanti sono:


 raggi ultravioletti e raggi X;
 elettroni e corpuscoli emessi dalle radiazioni radioattive;
 la radiazione cosmica, cioè la pioggia di particelle subatomiche
che arriva sulla Terra dallo spazio.

Un gas ionizzato contiene molecole ionizzate positivamente,


elettroni liberi e molecole ionizzate negativamente, che si formano
per cattura di elettroni liberi da parte di molecole neutre.

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La corrente nei gas (1)
Alla pressione atmosferica, in un gas
racchiuso in un tubo trasparente con due
elettrodi metallici alle estremità, scocca
una scintilla se la differenza di
potenziale è sufficientemente elevata
(molte migliaia di volt). È accompagnata
da un rumore secco.
All’origine della scarica luminosa ci sono due meccanismi simultanei:
 La produzione di ioni. I pochi elettroni liberi all’interno del gas sono
accelerati violentemente verso l’elettrodo positivo e, negli urti con le
altre molecole, strappano altri elettroni, a loro volta accelerati. Si ha
così la produzione a valanga di elettroni liberi e ioni, che provoca un
aumento rapido della corrente.
 L’emissione luminosa. A causa degli urti, le molecole del gas
acquistano temporaneamente energia, che poi riemettono sotto forma
di luce.
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La corrente nei gas (2)
Riducendo la pressione nel tubo, le
caratteristiche della scarica cambiano.

A 1000 Pa la conduzione elettrica è


silenziosa e accompagnata da un bagliore
che invade tutto il tubo e viene usata per
l’illuminazione e le insegne luminose.

A pressioni inferiori la luminosità diminuisce


progressivamente per poi sparire del tutto.

I fulmini tra le nubi e il suolo sono scariche elettriche prodotte dalla


grande differenza di potenziale che si crea durante un temporale
tra la base della nube e la superficie sottostante della Terra.
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