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IMPIANTI ELETTRICI Parte 3 SBOBINATURE DI MOTZO GABRIELE.

I TRASFORMATORI.

Il trasformatore quella macchina che consente di variare tensione e corrente a parit di potenza esempio il
trasformatore quello strumento che viene utilizzato per passare dallalta alla media tensione, dalla media
alla bassa tensione e cosi via. costituito da un circuito primario e da un circuito secondario. I trasformatori
si possono distinguere in due grandi famiglie, la prima quella di distribuzione e laltra e quella della
trasmissione.

I trasformatori di distribuzione sono quelli MT/BT. Questi sono formati tipicamente da un nucleo composto
da 3 colonne. Gli avvolgimenti sono avvolti attorno alle 3 colonne, pi precisamente se si va a considerare
una sola colonna si osserva che gli avvolgimenti di bassa tensione sono interni a quelli di alta. Questo viene
fatto per isolare le parti in tensione da tutte e in particolare dal nucleo altrimenti si hanno delle scariche,
viene fatto per una questione di costi di isolamento .

Nei trasformatori MT/BT si usa il filo di rame o piattina, per gli avvolgimenti. In quelli di piccola taglia
viene preferita il filo mentre in quelli di taglia maggiore viene usata la piattina. Lisolamento nei
trasformatori pi piccoli viene fatto utilizzando delle vernici isolanti (di solito sono di colore rosso brillante),
su taglie pi importanti lisolamento viene fatto da della carta isolante che avvolge tutta la macchina. Tra la
carta isolante e la macchina viene inserito dellolio. La carta si impregna di olio, in questa maniera qua si
eliminano le scariche. Qualche volta al posto dellolio viene semplicemente usata laria, ma solo in casi
limitati. In ogni caso allinterno della macchina ci deve essere la pi piccola quantit di umidit possibile per
evitare le scariche.

Si parla spesso di trasformatori in resina, questi sono pi efficienti rispetti a quelli ad olio, ma hanno una
durata molto pi limitata in quanto sopportano meno il sovraccarico a differenza di quelli in olio (molti
trasformatori in olio lavorano in condizioni permanenti di sovraccarico).

Si detto di trasformatori di alta e bassa taglia, si pu dire che si parte da 50KVA per arrivare a 2000 KVA,
le pi note sono comunque 400 // 630 // 800 KVA. Lolio di cui si parlato ha una doppia funzione, una
quella di isolare infatti isolante, laltra quella di permettere lo scambio termico e quindi di smaltire calore
che si produce al suo interno.

Le metodologie di raffreddamento dei trasformatori sono svariate. Per quanto riguarda la circolazione
dellolio si parla di circolazione naturale, ovvero lolio a contatto con gli avvolgimenti si scalda e pertanto si
la differenza di temperatura permettono allolio di circolare. Vengono utilizzati dei tubi appositi e delle
alette di raffreddamento che aumentano la superficie di scambio termico e quindi permettono allaria che
lambisce il trasformatore di asportare il calore, lolio caldo si raffredda e torna verso il basso perch freddo
ed pi pensante. Da fuori il trasformatore sembra un radiatore.

Questo tipo di trasformatori appena descritto segue il codice ONAN ovvero olio naturale aria naturale (sono
i pi comuni). Quando invece per esempio il trasformatore dentro una cabina chiusa e non c abbastanza
movimento di aria si parta di sistemi ONAF olio naturale aria forzata lolio segue lo stesso processo di
prima ma laria in questo caso spinta da dei ventilatori ausiliari.

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Esiste anche il sistema OFAN ovvero lolio viene fatto circolare secondo una pompa che ne fa aumentare
appunto il movimento, questo tipo per non si trovano nella distribuzione ma solo in trasmissione. Nella
trasmissione oltre allOFAN si trova OFAF olio e aria forzati, chiaramente sono trasformatori di grossa
taglia.

Ci sono dei trasformatori particolari in cui il sistema di raffreddamento nel quale lolio segue un percorso
naturale o viene forzato attraverso un sistema di pompe, il calore non viene smaltito attraverso laria ma da
un fluido se questo fluido acqua si hanno i sistemi ONWF olio forzato acqua forzata OFWF, ONWF,
OFWF. Da precisare, olio e acqua non vanno mai in contatto, esiste un sistema di tubi nei quali in alcuni
passa olio in altri acqua.

Nei trasformatori di trasmissione [AA/AT] o [AT/MT] si pu avere una configurazione cosiddetta a


mantello. I trasformatori AA//AT servono per
alzare il livello di tensione prevalentemente. I
trasformatori AT/MT sono quelli che si trovano
nelle cabine primarie e hanno il compito di
abbassare la tensione quindi da 130//150 KV a 15//20 KV.

Il questa configurazione le bobine sono disposte sempre in modo concentrico, a volte


sono concentriche alternate. Anche in questo caso la tensione pi bassa quella pi vicino al nucleo.
Lisolamento viene fatto in carta dato che si hanno trasformatori di grossa taglia. Lavvolgimento
normalmente caratterizzato da un livello di isolamento soprattutto nelle prime spire perch quando arriva
un impulso, esempio un fenomeno atmosferico, le prime spire sono quelle soggette al picco pi grande, e
allora lisolamento non uniforme.

Il nucleo ferromagnetico sia per i trasformatori in alta tensione che per quelli in medio bassa fatto con
lamierini molto sottili affacciati luno alllatro, impaccati insieme e imbullonati. La scelta di laminare il
nucleo e quindi di non fare un unico pezzo dacciaio per limitare le perdite da correnti parassite. I lamierini
sono fatti con acciai speciali a basse perdite, nellacciaio sono volutamente inserite delle impurit di silicio
che abbassano la conducibilit elettrica dellacciaio e quindi rendono pi difficile la circolazione di correnti
parassite. Per quanto riguarda il raffreddamento il pi comune sistema lONAF.

Ogni trasformatore ha una targa che riporta tutte le caratteristiche, tensione, frequenza, se trifase o
monofase, tensione di cortocircuito, perdite a vuoto e a carico, il gruppo ecc.

Che cos il gruppo di un trasformatore?

Il gruppo un informazione fondamentale per collegare in parallelo i trasformatori, si parla di trasformatori


trifase. Avere lo stesso gruppo una condizione essenziale per permettere il corretto funzionamento in
parallelo dei trasformatori perch lo stesso gruppo permette lo stesso sfasamento tra le tensioni primarie e
secondarie.

Un primo esempio di gruppo pu essere il caso di un trasformatore trifase in cui gli avvolgimenti sono
entrambi collegati a stella, questo viene chiamato GRUPPO 0:

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Non c nessun sfasamento tra tensione primaria e secondaria. La tensione Stellata indotta al primario la
EA, mentre tensione indotta al secondario la Ea. Non si hanno dubbi che sono tensioni stellate dati i
collegamenti e si ricorda inoltra che la tensione primaria pi grande di quella secondaria. Lo sfasamento
nullo si pu notare dalla rappresentazione vettoriale. Si ha un gruppo zero ogni qual volta non c
sfasamento.

Non detto per che se si ha un avvolgimento stella-stella si pu ottenere solo un gruppo zero: infatti conta
molto anche come sono avvolti gli avvolgimenti e quindi il loro verso. Se per esempio si hanno i sensi
invertiti degli avvolgimenti (in elettrotecnica questo fatto viene rappresentato dai pallini neri uno su e uno
gi) la situazione diversa come si nota dalla figura seguente.

La tensione Ea in opposizione in fase rispetto alla EA. Questi tipo di gruppo viene chiamato gruppo 6 dove
lo sfasamento di 180. C un analogia tra gruppo e lancette dellorologio: di fatto si appena visto che il
gruppo zero non c sfasamento, il gruppo 6 indica le 6 se si prendono i vettori come le lancette
dellorologio (invertite). Per conferma di questo si esami ora un trasformatore molto tipico nella
distribuzione il trasformatore MTBT che caratterizzato da una configurazione triangolo-stella detto anche
Y

Il primario a triangolo, il secondario a stella. Tipicamente nello schema pi comune una stella che ha il
centro stella a terra e ha anche il neutro distribuito. In questo caso presente la tensione concatenata VA, ma
comunque sempre bene far riferimento alla tensione primaria stellata EA. Il triangolo caratterizzato da 3
fili senza neutro quindi la tensione stellata si pu misurare direttamente, per fare questa operazione basta
materializzare un punto a potenziale zero.

La tensione secondaria Ea in fase rispetto allavvolgimento A, la tensione stellata Ea sfasata di 30


rispetto alla EA, la concatenata VA sar quindi parallela alla Ea. Sul triangolo in pratica si ha una tensione
concatenata che responsabile della tensione indotta dallaltra parte (la stella) nel sistema che si sta
studiando questa induzione diventa da concatenata a stellata ma che comunque in fase con la tensione che
la induce.

Prima si detto che tensione stellata Ea sfasata di 30 rispetto alla EA da questo deriva che la tensione al
secondario che stellata sfasata di 330 rispetto alla tensione stellata del primario. Per diminuire lo
sfasamento si potrebbe invertire lavvolgimento secondario ovvero si ribalta il fasore della corrente indotta
al secondario cos al posto di avere 330 si avrebbe 150 e si otterrebbe un gruppo 5.

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Da un gruppo 11 e 5 non si pu mai passare a un gruppo zero. Il gruppo zero si ottiene solo facendo le
combinazioni YY o . Collegare due trasformatori in parallelo che non siano dello stesso gruppo porta alla
circolazioni di correnti a vuoto che non vanno bene. Quindi non si pu mettere per esempio un YY con Y.
Si pu mettere invece in parallelo un trasformatore YY con altro YY che ha lo stesso gruppo oppure Y con
Y dello stesso gruppo.

Il modello del trasformatore monofase viene rappresentato in questo modo:

Questo non quello che si usa di solito, una rappresentazione ideale dove viene evidenziata la separazione
galvanica tra il primario e il secondario, con la tensione indotta al primario e la tensione indotta al
secondario. La tensione E1 e la tensione E2 sono ottenute per il fatto che esiste un flusso di induzione che
accoppia lavvolgimento primario e lavvolgimento secondario. Dal punto di vista delle equazioni in regime
sinusoidale si pu scrivere:

La tensione V1 rappresenta la tensione primaria del sistema, la tensione E1 la tensione indotta al primario,
le reattanza X1d e X2d rappresentano i flussi dispersi del trasformatore. Il flusso disperso tutto ci che viene
prodotto da un avvolgimento ma non si concatena con tutte le spire dellaltro avvolgimento. Il trasformatore
si pu rappresentare anche cosi infatti:

Il flusso di mutua si concatena con entrambi gli avvolgimenti ed prodotto dalle


correnti che circolano allinterno di essi, inoltre c il flusso disperso che si cerca di
minimizzare il pi possibile. un flusso che si disperde in aria quindi per questo
motivo si pu rappresentare con una reattanza che legata allinduttanza.

Nellequazione della seconda maglia il pedice u sta ad indicare il carico (tipicamente induttivo). Nella
terza equazione il pedice m sta per mutua e il termine Rm sta per riluttanza del circuito magnetico. La
riluttanza deve essere una quantit complessa, perch soltanto avendo una parte reale e una parte
immaginaria si riesce a tener conto anche delle perdite del ferro e non solo di quelle relative alla potenza
attiva.

Per motivi di dimensionamento si preferisce tenere lespressione diretta e non quella relativa al valore
efficace per questo motivo si moltiplica per 2. Stabilito quanto vale il flusso di mutua le tensioni indotte
saranno:

La tensione indotta E1 la derivata del flusso cambiata di segno. Nella figura a inizio pagina si nota che si
sta utilizzando la convenzione dei generatori infatti si vede che la E1 e la I1 hanno lo stesso verso ma nei
calcoli pi comune utilizzare la convenzione degli utilizzatori e per questo motivo la legge di Norman
lenza ha il segno meno davanti.

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N1 rappresenta il numero di spire dellavvolgimento e siccome si vuole avere la tensione in valore efficace si
divide per 2. Il rapporto tra i moduli delle due tensioni indotte pari a:

Questo vero se si tiene aperto il secondario e quindi V2=E2 ma dato che si deve avere leffetto del
trasformatore al primario si deve far passare corrente nellavvolgimento 1, e quindi V1 non uguale a E1, c
una minima caduta, per fortuna piccola quindi la formula scritta precedente se non si vuole essere
precisissimi si pu utilizzare.

Questo modello tuttavia nella realt come gi accennato prima non viene utilizzato. Quello che interessa
maggiormente la rappresentazione dove non pi presente la separazione galvanica tra il primario e il
secondario perch scomoda da gestire. Questo tipo di problema si risolve elaborando delle
rappresentazioni equivalenti o al primario o al secondario ovvero prese le grandezze al secondario queste si
trasformano in grandezze secondarie riferite al primario o viceversa.

Questo tipo di trasformazione si pu ottenere facendo qualche operazione sulle correnti del trasformatore e
definendone una nuova che risulta essere molto utile a tale scopo. Nel lato primario si vede che circola una
corrente I1 che in parte serve per sostenere il nucleo e in parte una corrente di primario dovuta al fatto che
la circolazione della corrente I2 al secondario richiama la corrente sul primario, questo richiamo di corrente
il tipico effetto del trasformatore.

La corrente I1 una corrente invariante che serve per sostenere il flusso, una corrente che ci sarebbe anche
se il trasformatore fosse a vuoto pi la corrente di secondario richiamata al primario

La corrente che passa per lavvolgimento 1 e che viene assorbita dalla macchina a vuoto uguale dal punto
di vista magnetico agli effetti che si hanno a carico. Riassumendo la corrente Io serve per il funzionamento a
vuoto della macchina e c sempre, la corrente I12 invece la corrente secondaria riferita al primario ed e
quella che circola quando si ha un carico collegato al secondario.

Si possono quindi fare delle modifiche alle equazioni scritte precedente nel sistema. La prima equazione
diventa:

(si sostituisce al posto di E1 lespressione del flusso)

La seconda equazione invece: (primo passo si sostituisce al posto di E2 lespressione del flusso)

Secondo passo si moltiplica a destra e sinistra dellequazione per N1/N2

Si ha che I2=-(N1/N2)/I12 . Si sostituisce e lespressione diventa

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Come si nota non compare pi la corrente secondaria bens la corrente secondaria riportata al primario. Se si
moltiplicano tutti i termini delle impedenze riportate al primario per il rapporto di trasformazione si ha:

Sostituendo poi nellequazione precedente si trova la nota equazione dei trasformatori:

Il circuito rappresentativo di questa equazione il medesimo:

Una rappresentazione equivalente la seguente:


Z1= R1 +jX1d il pedice d sta a indicare che si
sta considerando il flusso disperso per quella
determinata induttanza.

Il ramo magnetizzante Yo quellelemento interessato della corrente Io che serve per sostenere il flusso, la
corrente come gi detto prima che c anche se il trasformatore a vuoto.

Se il trasformatore a vuoto la tensione che appare alla porta 2 esattamente la tensione E1 a meno del
segno. In realt al secondario si ha la tensione che dipende dal rapporto di trasformazione. Quando non si
vuole essere precisissimi si pu riportare tutto al primario e risolvere. Ma se si vuole avere la tensione
alluscita vera e non la tensione riportata al primario si deve aggiungere un qualcosa che rappresenti la
separazione galvanica.

Se si inserisce quindi alla fine del trasformatore reale un trasformatore ideale si riesce ad avere al vera
tensione in uscita. Il rapporto di trasformazione del trasformatore ideale pari a n=N1/N2. Le altre equazioni
note sono

Questo vale per un trasformatore monofase.

Per i trasformatori trifase si deve cercare di seguire lo stesso modello. Non per semplice come nel caso
dei monofase, bisogna tenere conto di alcuni fattori, per esempio i trifase sono caratterizzati da un gruppo
quindi in pratica lindicazione su come la grandezza primaria e secondaria sono sfasate tra di loro.

Un trasformatore ideale non consente di rappresentare tutti i possibili sfasamenti che si possono avere nei
sistemi trifase ma al massimo ci pu dare linformazione che primario e secondario sono in opposizione in
fase (la classica notazione con i pallini). Per i sistemi trifase si utilizza a riguardo un trasformatore un po
particolare che un rapporto di trasformazione complesso (ni). un numero complesso dunque che ha
come modulo il rapporto di trasformazione del trasformatore ideale v1/v2= e come fase lo sfasamento che
viene indotto dal trasformatore.

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Quindi per quanto riguarda le formule del trasformatore trifase ideale si ha:

il discorso analogo per le correnti

lasterisco indica il coniugato del rapporto di trasformazione complesso.

Il ruolo del coniugato lanalogo del segno meno nel campo reale mentre dal punto di vista delle
dimensioni, essendoci sempre linverso del rapporto di trasformazione, lampiezza delle correnti si mantiene
come nel caso reale.

Per trattare questo tipo di sistemi si utilizza la matrice di trasmissione. Questo tipo di matrici hanno il
vantaggio che se si deve considerare gli effetti di una matrice di trasmissione in cascata con un'altra matrice
di trasmissione, per conoscere lequivalente basta fare il prodotto matriciale.

Negli impianti si utilizza la matrice di trasmissione inversa perch si vuole stabilire che cosa succede alla
fine di un oggetto. Quindi si impongono le grandezze alla porta duscita e moltiplicando per la matrice di
trasmissione si ricavano le grandezze alla porta dingresso.

Definizione degli elementi della matrice:

Si considerano solo gli elementi della prima colonna.

Prima di applicare subito le formule bene fare una distinzione tra i tipi di trasformatori e cio se sono di
alta tensione o media tensione. Se il trasformatore in alta tensione si pu trascurare il ramo Yo cio i grandi
trasformatori in genere assorbono a vuoto una corrente che dellordine dell1% della nominale e hanno una
tensione di cortocircuito dellordine di max 16%, in pratica quello che passa sul ramo magnetizzante
trascurabile rispetto alla corrente nominale del circuito.

CALCOLO A: Se I2=0 allora anche I1= I1=0. Si Ha che V1= V2 in quanto V2 la si sta imprimendo nel
circuito. Ma anche vero che V1= V1 perch se non passa corrente allora sulle due impedenze non c
caduta. Quindi si ha che V1=V1= V2. Il primo elemento della matrice di trasmissione sar:

pari dunque al rapporto di trasformazione complesso del trasformatore


ideale.

CALCOLO C: anche in questo caso se I2=0 allora anche I1= I1=0. Ma allora

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Gli elementi della seconda colonna sono B e D:

Analizzando il circuito si trova che , si fa lipotesi che V1=0 e quindi V1= V2=0.

Si definisce inoltre la somma delle impedenze come Zcc= Z1+ Z2 e si trova che la tensione quindi la
tensione al primario sar:

Sostituendo al valore B si trova

mentre per quanto D, ricordando che I1= I1 si ha che

Riassumendo la matrice T risulta essere:

Per quanto riguarda i trasformatori di distribuzione i calcolo sono un po pi complessi, non si pu


trascurare il ramo magnetizzante. In generale quello che si conosce dei trasformatori la Zcc. In prima
approssimazione quando si fa lo studio dei trasformatori di distribuzione si attribuisce la met della Zcc al
primario e met al secondario. Il modello quindi sar cos:

Come nel caso precedente gli elementi A e C si calcolano quando I2=0 ma questo significa che anche I1=0,
la caduta di tensione su Yo in queste situazioni quella della porta quindi
lultima uguaglianza data dal fatto che Io=I1

Nellaltra porta si avr la tensione la tensione del ramo


magnetizzante.

Quindi usando queste relazioni si ha:

B e D invece si calcolano quando V2=0 dunque ( comodo mettere I2 perch


quella che viene utilizzata nella rappresentazione)

Nellimpedenza di destra passa una corrente, ed essendo V1=0 la tensione che c ai capi di Yo la tensione
ai capi dellimpedenza Zcc/2 di destra che pari a (Zcc/2)I1 quindi la corrente nel ramo magnetizzante pari:

la somma della corrente complessiva quindi:

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Lelemento della matrice D pari:

Per calcolare lelemento si parte dalla tensione alla maglia che contiene entrambe le
impedenze.

La tensione alla maglia, dato che V1= V2=0 pari alla caduta di tensione ai capi delle 2 impedenze:

Lelemento B quindi pari:

compaiono dei termini Zcc quadrati, questi si trascurano


normalmente perch sono dei valori piccoli

Tutte le volte quindi che si vuole studiare un trasformatore trifase si pu fare riferimento a questo tipo di
studio.

CALCOLO DELLE GRANDEZZE DEI TRASFORMATORI.

Come gi visto il modello pi semplice del trasformatore il seguente:

Chiaramente il modello un modello equivalente monofase quindi le tensioni indicate sono tensioni stellate
(figura di sinistra). Il ramo longitudinale del trasformatore una impedenza caratterizzata da una resistenza e
una reattanza. Questo modello, come gi visto deriva da uno un po pi complicato dove presente la
separazione galvanica tra primario e secondario (dimostrazione di come si passa da un allaltro fatta nelle
pagine precedenti).

Nella pratica si utilizza una rappresentazione dove le grandezze al secondario sono riportate al primario o
viceversa:

Il ramo magnetizzante pesa pochissimo rispetto ai due rami longitudinali allora negli impianti spesso se non
ci sono motivi particolari si afferma che dato che nel ramo magnetizzante la tensione cambia pochissimo e
poich la perdita per la conduttanza dipende dalla tensione anche la Yo praticamente non varia, per questo
motivo si utilizza lo schema di destra. R1+R2= Rcc mentre X1+X2=Xcc sommate queste due grandezze
costituiscono la Zcc (impedenza di cortocircuito).

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Un parametro che viene fornito e strettamente legato allimpedenza di cortocircuito la tensione di
cortocircuito Vcc (tipicamente si hanno valori pari al 4 o 6 % della tensione nominale). La Vcc viene molto
utilizzata per calcolare la Zcc. Poich il ramo magnetizzante si pu trascurare lo schema che si pu utilizzare
il seguente.

La Vcc viene stabilita con una prova sul trasformatore: PROVA IN CORTOCIRCUITO.
Si mette in cortocircuito il lato secondario della macchina mentre al primario applico una tensione variabile.
Si fa variare la tensione fino a quando nellamperometro non si legge la corrente nominale, corrente che
normalmente viene utilizzata nel funzionamento a regime.

Un altro dato che si pu stabilire la potenza di cortocircuito Pcc. Se il trasformatore fosse ideale la Pcc
sarebbe zero perch e come se non ci fossero impedenze quindi niente dissipazioni. Nella realt questo
valore diverso da zero perch passa la corrente nominale allinterno della resistenza che quindi consumo di
potenza attiva. Si inserisce un wattmetro nel circuito e cos si riesce a capire quanti watt si stanno erogando e
quindi quanto si sta consumando.

Vcc e Pcc vengono poi utilizzate per calcolare Rcc e Xcc che a differenza delle prime due grandezze non
vengono fornite, si devono calcolare. Per calcolare la Rcc e Xcc e quindi la Zcc si fa la prova cosiddetta in
cortocircuito (lo schema il medesimo della figura precedente).

Si definisce potenza nominale del trasformatore la

La corrente nominale si calcola come

In pratica la tensione che vede il wattmetro diviso limpedenza, ma la tensione in considerazione proprio
la Vcc (per definizione la tensione di cortocircuito che fa passare la corrente nominale quando laltro capo
dellavvolgimento chiuso in corto.

Allora: , la Vcc espressa in funzione dei dati di targa: dove la 3 dovuta al


fatto che si sta considerando non lintero circuito trifase ma un circuito monofase equivalente Eguagliando
le due equazioni si ha:

esplicitando si trova poi

La Zcc e la Vcc seguono lo stesso andamento, se si raddoppia una, raddoppi anche laltra. Nei trasformatori di
distribuzione la Vcc % relativamente piccola compresa tra il 4% e il 6% questo perch si vuole avere una
Zcc anchessa relativamente piccola. Tutte le volte che si alimenta il carico di un trasformatore ai morsetti
del carico non c la tensione che ci si aspetta ma in realt ce n un po meno perch bisogna considerare
limpedenza del trasformatore stesso. La caduta di tensione nellimpedenza del trasformatore molto critica,
quindi si preferisce avere una Vcc piccola.

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Il motivo per per cui non si fa pi piccola del 4% che bisogna considerare se si riesce a scendere sotto
certi valori e dal punto di vista impiantistico che se fosse troppo piccola il risultato sarebbe che il carico si
alimenta in modo perfetto per se capito un cortocircuito le correnti diventano enormi proprio perch non
c niente che si oppone, il trasformatore ha un impedenza in quel caso bassissima.

Il 4//6% un compromesso tra lesigenza di alimentare bene il carico e il fatto di poter interrompere le
correnti di corto che si manifestano quando c un guasto. Per quanto riguarda i trasformatori di alta tensione
invece la Vcc invece del 16% questo perch la regolazione della tensione non un problema, se la tensione
scende si usano delle tecniche apposite per farla risalire, se si verifica un corto ai morsetti del trasformatore
la corrente viene fortemente ridotta a causa dellalta impedenza interna.

Tornando alle formule se il carico fortemente induttivo allora la Zcc=jXcc se invece (come succede nella
realt) si ha anche una certa Pcc quindi potenza attiva dissipata allora la Zcc pu essere distinta con il termine
R e X. Quando ci si trova nelle condizioni di corto il wattmetro misura quello che viene dissipato negli
avvolgimenti della macchina che si riscaldano per il fatto che passa corrente.

Fatta questa considerazione si pu calcolare la Rcc. Si parte dalla potenza dissipata nella resistenza, il circuito
alimentato con la corrente nominale e quindi la relazione sar:

Questa potenza dissipata quella che si legge sul wattmetro, ma anche la percentuale della potenza
nominale:

Ma dato che

Si ha

Lultimo elemento per definire limpedenza di cortocircuito nella sua completezza la reattanza e si pu
ricavare in funzione di Zcc e Rcc, infatti

Tutte le formule scritte valgono sia per il primario che per il secondario. Riassumendo con la prova in corto
circuito si trovano le seguenti grandezze:

Per determinare il ramo magnetizzante si fa una seconda prova sul trasformatore: LA PROVA A VUOTO.

Si lascia aperto il ramo secondario e si alimenta il trasformatore con la tensione piena quindi la tensione
nominale (nel disegno compare la 3 perch una rappresentazione monofasica). Lamperometro legge
quello il ramo magnetizzante si prende quindi Io, nei dati di targa solitamente si trova Io% . Idealmente il
ramo magnetizzante dovrebbe essere privodi perdite, perch dovrebbe tener conto solo di fenomeni
induttivi, nella realt si riscalda per correnti parassite quindi assorbe anche potenza attiva.

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Questo tipo di perdite ci sono sempre anche quando il trasformatore non ha carico e quindi non in
funzione, mentre le altre aliquote di perdita quelle relativa al rame dipendono da quanta corrente passa
quindi quando il trasformatore a vuoto non c perdita.

Le perdite nel ferro si misurano attraverso il wattmetro che indica quanta potenza si prende il ramo
magnetizzante. Nei dati di targa viene anche indicata quindi la P0% (potenza della macchina assorbita a
vuoto). Attraverso i valori di Io% e Po% si calcolano i valori di Yo, Go, Bo

La la corrente che viene letta quando il ramo sottoposto alla tensione di rete, ma questa

corrente anche pari al prodotto dellammettenza per la tensione (considerando i moduli).

Eguagliando si ha da cui si rivava La formula pi utilizzata per

un'altra, si divide e moltiplica per Vn1:

quindi si ha :

Laltra informazione che si pu utilizzare in questo tipo di prova la P0:

Il tre al denominatore dovuto al fatto che il sistema monofase e quindi si utilizza la tensione stellata, il 3
in pratica il quadrato di radice di tre. La relazione pu essere espressa anche come :

eguagliando infine

La suscettanza sar allora:

Riassumendo:

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TRASFORMATORI IN PARALLELO.

I trasformatori possono essere montati in parallelo se vengono rispettate delle precise condizioni. Prima
condizione che i trasformatori devono avere lo stesso rapporto di trasformazione. Seconda condizione
che abbiano la stessa Vcc% (si possono mettere ma le macchine non funziono bene, ovvero si spreca in
qualche modo lutilizzo della macchine pi potente se non sono della stessa potenza). Terza condizione che
riguarda i trasformatori trifase che devono avere lo stesso gruppo ovvero stesso sfasamento tra primario e
secondario.

Per spiegare queste condizioni si fa riferimento a una rappresentazione monofase:

Si hanno la macchina A e B collegate in parallelo. Le


due macchine sono alimentate dalla stessa tensione
primaria, e poi ci sar una certa tensione al secondario
della macchina A e una nella B. Si suppone che
linterruttore sul carico sia aperto.

In questo caso un trasformatore vede laltro come un


carico. Il trasformatore che tiene la tensione pi su fa
uscire corrente e laltro se la prende. Quindi circoler
una corrente che in pratica fa solo sprecare energia
perch il carico effettivo alla fine scollegato.

Bisogna fare in modo che questa corrente di circolazione non ci sia. Si indica con V2 la tensione al
secondario e poi VA e VB le due tensioni disponibili ai morsetti dei trasformatori. La tensione del
trasformatore ai morsetti la tensione indotta a vuoto meno la caduta quindi si pu scrivere:

Per come fatto il collegamento la VA e VB sono per forza uguali fra loro perch sono un parallelo quindi se
si sottrae membro a membro lequazione precedente si ottiene:

IA e IB convergono nello stesso nodo e non ci sono altre vie di fuga per la corrente perch linterruttore
aperto pertanto -IA =IB. la precedente equazione si pu dunque scrivere come:

i trasformatori lavorano con efficienza se tutta quella quantit


pari a zero. Si pu anche scrivere:

Non si vuole avere corrente al secondario se non si ha carico, la somma delle impedenze un numero
diverso da zero, allora se fosse EA = EB lunico modo per soddisfare luguaglianza che sia IA=0. Avere le
tensioni a vuoto uguali al secondario significa che i trasformatori hanno lo stesso rapporto di trasformazione,
perch al primario la tensione uguale per tutti. Questo vale per il funzionamento a vuoto.

La relazione EA = EB dato che si sta ragionando coi fasori non coi moduli (ci sono i pallini), ha un
informazione aggiuntiva e cio: che la differenza tra EA e EB una differenza tra due fasori. Il solo rapporto
di trasformazione uguale garantisce uguaglianza tra i moduli ma non delle fasi. Quindi se si ha un caso
monofase e si vuole collegare dei trasformatori in modo corretto i secondari saranno caratterizzati da un
morsetto colorato di rosso e un morsetto colorato di nero, si dovr collegare i rossi sulla stessa sbarra e neri
sulla stessa sbarra in questo modo le fasi saranno giuste, ma se si scambia la polarit quella differenza anche
rispettando le porte di trasformazione non sar mai zero e si avr una corrente di circolazione.

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Se si devono mettere in parallelo dei trasformatori trifase allora pi complicato perch si possono avere dei
collegamenti a stella e triangolo

Se si ha un collegamento stella-triangolo le
tensioni tra primario e secondario sono sfasate,
viceversa nel collegamento stella stella lo
sfasamento nullo.

Se si prova a collegare in parallelo due trasformatori che hanno gruppo diverso si fa circolare corrente
perch le tensioni indotte al secondario sono sfasate e non si riesce pi ad avere la differenza tra le due
tensioni nulla. Quindi oltre a rispettare lequazione scritta precedentemente se si vuole avere tensioni al
secondario uguali in modulo e fase e perch sia cosi bisogna fare in modo che ci sia lo stesso rapporto di
trasformazione ma non solo, anche lo stesso gruppo.

Per quanto riguarda la condizione di funzionamento a carico si ha:

In pratica si chiude linterruttore e il carico si prende una certa


quota parte di corrente. La somma delle correnti dei due
trasformatori sar IA + IB = I2 e sar uguale alla corrente che si
prende il carico.

Il corretto funzionamento in parallelo a carico consiste nel fare in modo che i trasformatori lavorino bene e
cio che se per esempio si ha un carico da 100 KVA, uno se ne prender 50 e un altro 50 e non 60 40 perch
in quel caso uno si danneggerebbe mentre uno verrebbe sottoutilizzato nellipotesi che 50kVA sia il
massimo consentito per ogni trasformatore.

Per ottenere il risultato voluto bisogna fare in modo che la potenza erogata si distribuisca come le rispettive
potenze nominali, cio in ogni condizione di funzionamento la potenza erogata dal trasformatore A
rapportata alla potenza erogata dal trasformatore B deve essere uguale al rapporto tra le rispettive potenze
nominali.

(potenze effettivamente erogate dalla macchine devono essere sempre nel rapporto delle
potenze nominali)

Si pu calcolare effettivamente quanto vale la potenza della macchine. SI ricava prima la tensione al
secondario del circuito, che la tensione a vuoto del trasformatore meno la caduta, quindi si ha:

V sempre la stessa perch i trasformatori sono in parallelo, sottraendo membro a membro si pu scrivere:

dato che si fatta lipotesi di trasformatori in parallelo e quindi hanno lo


stesso rapporto di trasformazione allora EA - EB = 0. Si pu dunque scrivere che

sostituendo poi i valori di Zcc si ha:

semplificando rimane: il rapporto tra le correnti il rapporto tra le potenze che i

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trasformatori stanno erogando : questo perch la tensione la stessa per tutti e due.

Nella relazione non detto per che il rapporto di ci che si eroga sia uguale

al rapporto di tra le potenza nominali perch si moltiplica per lappunto per Vcc%.

Il rapporto di ci che si eroga risulta uguale al rapporto tra le potenze nominali solo nel caso
Vcca%=Vccb%, ecco la terza condizione per il corretto funzionamento di due o pi macchine in parallelo.

COMPORTAMENTO ALLE SEQUENZE DI UN TRASFORMATORE TRIFASE.

Riassumendo un trasformatore lo si mette in parallelo se 1)na=nb 2)stesso gruppo 3)stessa Vcc%. Bisogna
fare una precisazione per: tornando al discorso anche dei gruppi in MTBT se si applicano queste condizioni
si potrebbe dire che va bene sia la combinazione stella-stella (gruppo zero, gruppo6) sia la combinazione
stella triangolo (gruppo 11 e gruppo 5, il gruppo 11 il pi utilizzato) in relazione a quanto detto sui gruppi.

Nella realt utilizzare un YY (stella-stella) in MTBT comporta il rischio di avere dei problemi. Per
giustificare questa affermazione si deve tornare al discorso delle componenti simmetriche. Dalle componenti
simmetriche si era trovato che:

in cui E0V la tensione del circuito, e 3Z tiene conto oltre che di guasti di
eventuali squilibri nel carico.

La tensione omopolare che si trova dalle componenti simmetriche vale:

Un sistema soggetto a condizioni di funzionamento omopolare bene che abbia un impedenza omopolare
Zo la pi piccola possibile, altrimenti se la Zo grande capitano due fenomeni indesiderati, uno che si
riduce la corrente di guasto e quindi potrebbe diventare difficile e problematico capire se il guasto si
verifica, laltro in riferimento al funzionamento ordinario, se si hanno squilibri e quindi compare la
componente 3Z che limpedenza del carico che si genera dello squilibrio se la Zo troppo grande rischi di
provocare dei problemi sulla tensione omopolare ovvero squilibri.

Si esamina il caso pi generale con il trasformatore pi comune. Pi comune e pi utilizzato per un valido
motivo. Nel lato di media tensione le omopolari non ci sono perch in un sistema a tre fili valgono zero.
(varrebbero zero in ogni caso anche se ci fosse una stella). Quindi limpedenza omopolare del trasformatore
vista dai morsetti di media infinita, questo non vale pi se si mette nel lato media il collegamento a terra
ovviamente.

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Per quanto riguarda il discorso della bassa tensione. Sulla bassa tensione le omopolari possono circolare
perch il neutro collegato a terra, e anche perch si ha semplicemente il neutro. Si possono verificare due
casi. Il primo un guasto. (vedi figura) in cui la corrente tramite il terreno ha modo di circolare, e interessa
un filo ma non gli altri due, quindi si ha una componente omopolare. Il guasto se avviene senza impedenza
la Z zero, se c invece vale 3volte Z.

Se invece si considera un caso non di guasto ma di funzionamento squilibrato un caso tipico un sistema
trifase che alimenta un carico monofase (vedi sempre figura precedente). Un esempio un utente che si
collegato e altri utenti che non si sono collegati: la corrente passa solo un filo e sul neutro evidente che c
uno squilibrio. In bassa tensione gli squilibri ci sono praticamente sempre perch si ha il neutro e perch c
la connessione a terra, in entrambi i casi ci sono correnti omopolari quindi bisogna trovare il trasformatore
che gestisce meglio questa situazione. Come gi accennato il trasformatore pi utilizzato il Y.

Si analizza ora il caso di un trasformatore MTBT YYn (la n sta a indicare che sul secondario in bassa
tensione c il neutro, che fa circolare le omopolari). Bisogna analizzare il nucleo del trasformatore dal
punto di vista magnetico.

Uno dei trasformatori pi comuni il trasformatore a flussi vincolati perch per i flussi di induzione
magnetica vale la stessa regola che vale per le correnti, cio in un nodo magnetico la somma dei flussi deve
essere zero, cosi come in un circuito elettrico la somma delle correnti deve essere zero. Se al secondario del
circuito (come si vede in figura) si ha una circolazione di correnti omopolari, quindi significa che nelle 3 fasi
si hanno 3 correnti uguali in modulo e fase e quindi anche i flussi che quelle correnti producono saranno
uguali in modulo e fase la domanda che ci si deve porre : come si fa ad avere 3 correnti omopolari uguali in
modulo e fase e avere somma zero?

Sicuramente non possibile perch si andrebbe contro allequazione che i flussi al punto A devono valere
zero. Ecco perch si parla di flussi vincolati perch c un vincolo sui flussi e questo vincolo dice che il
flusso omopolare non si pu richiudere dentro il circuito magnetico. Quindi quello che succede che il
flusso prodotto dai 3 avvolgimenti non passa nel nucleo, esce dal nucleo, e si richiude in aria.

Nel suo percorso in aria, il flusso di induzione omopolare investe il cassone del trasformatore che in
metallo ed investito da un flusso quindi variabile nel tempo con legge sinusoidale, quindi sul cassone ci
sar una circolazione di corrente. come se il trasformatore avesse un avvolgimento in pi: il primario, il
secondario e la spira in cortocircuito che costituita dal cassone del trasformatore.

Laccoppiamento magnetico un accoppiamento che non coinvolge il nucleo,


nellaria ed difficile da sostenere perch laria non ha caratteristiche magnetiche
buone. Il materiale ferromagnetico ha una permeabilit circa 5000-10000 volte pi
grande rispetto a quella dellaria. Questo significa che per riuscire a mantenere questo
flusso in aria ci vuole una grande corrente.

Limpedenza che si vede ai morsetti del secondario sar il rapporto tra la tensione
omopolare Eo che si applica ai morsetti del secondario e la corrente omopolare Io che
si misura, il rapporto tra ci che si applica e ci che si legge e cio:

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Prima si accennato che per mantenere la condizione costante di accoppiamento serve molta corrente,
quindi la Io non un valore di corrente a vuoto, a vuoto si leggerebbe l1% della corrente nominale, in questo
caso un valori pi grande, pertanto in queste condizioni la macchina non a vutoto, ma restituisce un
valore di impedenza pi piccolo. Quindi il trasformatore YY con nucleo a flussi variabili un trasformatore
caratterizzato da un valore di impedenza alle omopolari pi piccolo dellimpedenza a vutot Zo>Zov (circa
1000 volte pi piccolo e questo sarebbe un buon risultato).

Se invece si considera una disposizone degli avvolgimenti a mantello e si mettono gli avvolgimenti nella
colonna centrale come in figura:

Il flusso prodotto dagli avvolgimenti ha dei percorsi a disposizione, ovvero il flusso


omopolare qui pu esistere allinterno del nucleo perch si riesce ad avere somma dei
flussi omopolari uguale al flusso che passa attraverso gli altri lati. come se si avesse il
quarto filo per il nucleo e da un punto di vista magnetico un trasformatore trifase fatto in
questo modo come avere tre trasformatori monofase indipendenti.

Le correnti omopolari al secondario inducono delle tensioni al primario su una macchina che per le
omopolari a vuoto, perch non ci sono generatori omopolari sul lato primario, quindi la macchina
realizzata con flussi indipendenti da luogo ad una impedenza alle omopolari praticamente uguale
allimpedenza a vuoto Zo=Zov Limpedenza a vuoto il valore pi grande di impedenza che un
trasformatore pu mettere in gioco, e un trasformatore YY con Zo=Zov non conveniente perch
lobbiettivo proprio quello di contenere Zo.

Ecco i motivi per cui non si utilizzano i trasformatori in MTBT in configurazione YY. Ora si analizza la
configurazione pi utilizzata Y

Indipendentemente da come fatto il nucleo del trasformatore questa


configurazione presenta un grosso vantaggio. Nel triangolo la somma
delle tensioni indotte deve essere uguale a zero, ma le correnti
omopolari che si immagina al secondario inducono delle tensioni sul
primario che sono necessariamente uguali tra di loro in modulo e fase.

Deve essere soddisfatta la condizione:

Affinch questo avvenga al secondario si deve mettere un ramo in cui possibile cortocircuitare.
Cortocircuitando il trasformatore si pu osservare un determinata impedenza di cortocircuito. Questo
quello che succede su un trasformatore Y limpedenza vista dal secondario, limpedenza omopolare
limpedenza di cortocircuito Zo=Zcc. Limpedenza di cortocircuito piccolissima, se confrontata con
limpedenza a vuoto Zo=Zcc<<Zov.

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INSERZIONE DI UN TRASFORMATORE.

I trasformatori vengono normalmente inseriti a vuoto, senza carico, si chiude il primario si da tensione e si
aspetta che il trasformatore si riscaldi e poi gli si da il carico. Questo con lobbiettivo di salvaguardare il
trasformatore. Il problema che i trasformatori hanno un transitorio di inserzione molto brusco, cio nel
momento in cui vengono inseriti questi assorbono una corrente molto estremamente grande, simile alla
corrente di cortocircuito come ordine di grandezza.

Il fenomeno prende il nome di inrush current ovvero della corrente di inserzione. Il modello che si prende in
considerazione per studiare questo fenomeno un semplice trasformatore a vuoto in cui la Zcc non pesa
nulla, (quindi si pu utilizzare il modello con la sola ammettenza Yo).

La tensione che si ha sulla rete la si ha sullammettenza, In regime sinusoidale si ha :

(ipotesi di cortocircuito, circuito al centro)

Nellipotesi di circuito a vuoto: (circuito col generatore di tensione) la tensione vale:

la tensione che si applica a Yo deve essere uguale alla tensione

indotta dal flusso.

Il flusso che la grandezza di interesse pari a:

Se si vuole conoscere il flusso, a meno di una costante arbitraria si deve fare un integrale che si calcola dal
momento in cui si da tensione al trasformatore:

Si assume una condizione che non ci sia flusso prima del


momento in cui si da la tensione al trasformatore, se si suppone che il flusso sia zero si ha il sistema:

sviluppando lintegrale si ha:

Il flusso durante la fase del transitorio dato da:

Langolo indica quando si inserisce il trasformatore. Per esempio al momento dellinserzione quindi t=0,
se fosse =0 la sinusoide passa per lo zero proprio nellinstante in cui si chiude il circuito, allora si ha:

flusso inziale nullo, nessun pericolo. Se invece linserzione quindi =0


la si ha per t= allora si ha:

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In pratica si ha un flusso di inserzione doppio e poi questo flusso permane nel tempo fino alla fine del
transitorio. Se raddoppia il flusso non significa che si ha corrente doppia, infatti se si va a osservare la curva
disteresi di un trasformatore:

Se si raddoppia il flusso, si supera il ginocchio e allora ci si


trova in un punto di non linearit, la curva tende ad appiattirsi e
quindi raddoppiare il flusso significa avere una corrente molto
grande.

In un sistema monofase per ovviare a questo fatto basta inserire un circuito di controllo che non fa chiudere
linterruttore nel momento critico. In un sistema trifase il discorso diverso perch si hanno 3 fasi quindi
quando una sta passando nel momento perfetto per chiudere le altre due sono vicine a un momento dove non
si dovrebbe chiudere. In questi casi quello che si fa per ogni trasformatore i costruttori forniscono delle
curve che danno un idea di quant lentit della corrente di inserzione in funzione del tempo.

Questa curva descrive la corrente dinserzione che ha un picco


e col passare del tempo si riduce fino a diventare nulla. Si
regolano le protezioni in modo tale che la caratteristica di
intervento della protezione che sta a monte del trasformatore
stia sempre sopra la corrente di inserzione.

Se la curva di protezione fosse quella tratteggiata allora esiste una corrente che supera la soglie che sta per
pi tempo di quanto la protezione impiega a intervenire e quindi interviene sicuramente. Bisogna fare in
modo in pratica in modo tale da non avere intersezioni con la caratteristica che descrive la corrente richiesta
allinserzione del trasformatore.

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