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Corso di Impianti Meccanici – Laurea Magistrale

Modulo 1. Biomasse
Sezione 1.3 Caldaie a biomassa: principi di dimensionamento

Prof. Ing. Cesare Saccani


Prof. Ing. Augusto Bianchini
Dott. Ing. Marco Pellegrini

Department of Industrial Engineering (DIN) - University of Bologna


Versione 32
Agenda
Aspetti progettuali legati alla sicurezza

Il dimensionamento della caldaia

Il dimensionamento dell’accumulo inerziale

Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
A differenza delle caldaie a gas/gasolio, le caldaie a biomassa sono
caratterizzate dalla presenza di combustibile solido che, una volta acceso,
continua a sviluppare calore con una inerzia considerevole, difficilmente
controllabile nel breve termine.

Di conseguenza, le caldaie a biomassa possono trovarsi in condizioni peculiari


di criticità. Queste condizioni sono fondamentalmente due:

- interruzione dell’alimentazione elettrica;


- guasto della pompa di circolazione della caldaia.

In entrambe le suddette situazioni si ha il blocco pressoché totale della


circolazione di acqua in caldaia e si interrompe l’asportazione del calore
generato dalla combustione della legna. Di conseguenza, la temperatura
dell’acqua può salire fino a raggiungere e superare i 100°C. Oltre la soglia della
temperatura di ebollizione la produzione di vapore causa un brusco aumento
della pressione dell’impianto. In mancanza di dispositivi di sicurezza adeguati si
può rapidamente giungere a una situazione di pericolo (scoppio).
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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Oltre che del termostato di sicurezza in dotazione a tutti i tipi di caldaia (il
termostato di sicurezza blocca il ventilatore ed il sistema di alimentazione del
combustibile), le caldaie a biomassa sono tipicamente dotate di uno
scambiatore di calore di emergenza, costituito da un tubo a serpentina immerso
nell’acqua della caldaia. Questo scambiatore deve essere collegato da un lato a
una presa di acqua fredda, direttamente connessa all’acquedotto; dal lato in
uscita lo scambiatore di emergenza va collegato a uno scarico (acqua a
perdere).

Tra la presa di acqua fredda e lo scarico a valle della caldaia va interposta una
valvola di sicurezza termica. Questa valvola è dotata di una sonda a bulbo di
mercurio da inserire in un apposito pozzetto sulla caldaia. In caso di emergenza,
prima che la temperatura della caldaia raggiunga la soglia dei 100°C, la valvola
di sicurezza termica si apre mediante un dispositivo meccanico che non
richiede alimentazione elettrica e acqua fredda inizia a fluire nello scambiatore
di sicurezza, asportando il calore in eccesso e convogliandolo allo scarico.
Viene così scongiurato il rischio di ebollizione nella caldaia.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
La normativa generale fa riferimento al DM 1-12-1975 relativo alle “Norme di
sicurezza per apparecchi contenenti liquidi caldi sotto pressione”.

Titolo II - Generatori di calore per impianti di riscaldamento ad acqua calda sotto


pressione con temperatura non superiore a quella di ebollizione a pressione
atmosferica

Art. 26: L'associazione nazionale per il controllo della combustione (ANCC)


emanò, su conforme parere del proprio consiglio tecnico, le specificazioni
tecniche applicative del presente decreto.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)

La nuova Raccolta R, redatta dall’ISPESL, costituisce la regolamentazione


tecnica sugli impianti di riscaldamento ad acqua calda. Tale specifica si applica
agli impianti centrali di riscaldamento utilizzanti acqua calda sotto pressione
con temperatura non superiore a 110°C, e potenza nominale massima
complessiva dei focolari (o portata termica massima complessiva dei focolari)
superiore a 35 kW.

La legge 30 luglio 2010, n. 122 di conversione con modificazioni del D.L.


78/2010, prevede l'attribuzione all'INAIL delle funzioni già svolte dall'ISPESL.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)

I generatori di calore alimentati con combustibile solido non polverizzato,


installati in impianti del tipo a vaso di espansione aperto devono essere
provvisti di:

a) vaso di espansione aperto;


b) tubo di sicurezza;
c) tubo di carico;
d) dispositivo di allarme acustico;
e) dispositivo di arresto dell’immissione dell’aria comburente;
f) termometro, con pozzetto per termometro di controllo;
g) manometro, con flangia per manometro di controllo;
h) dispositivo di protezione livello minimo.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)

I generatori di calore alimentati con combustibile solido non polverizzato,


installati in impianti del tipo a vaso di espansione aperto devono altresì
soddisfare ad una delle seguenti condizioni:

i1) siano inseriti in impianti a circolazione naturale sprovvisti di organi di


intercettazione sul circuito dell’acqua calda;
i2) siano corredati di un riscaldatore d’acqua di consumo o di uno scambiatore
di calore di emergenza muniti di scarico di sicurezza termico;
i3) siano forniti di focolare meccanico e adduzione meccanica totale dell’aria
comburente.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)
Vaso di espansione aperto, tubo di sicurezza e tubo
di carico
Il vaso di espansione aperto deve avere capacità utile
(intendendosi per tale il volume compreso tra il livello
dell’acqua a impianto inattivo e il livello dell’acqua in
corrispondenza alla generatrice inferiore dell’orifizio di
troppo pieno) non inferiore al volume di espansione VE. Il
contenuto dell’acqua dell’impianto deve risultare dal
progetto.
Il vaso di espansione deve essere munito di un tubo di
sfiato comunicante con l’atmosfera e un tubo di troppo
pieno, entrambi non intercettabili.
Il tubo di carico collega la parte inferiore del generatore con VE = VA*n/100
la parte inferiore del vaso d’espansione al fine di consentire
VA = vol tot impianto (lt)
il rapido riempimento del generatore con l’acqua
proveniente dal vaso. Il tubo di sicurezza mette in n = 0.31 + 3.0*10-4*Tm2
comunicazione la parte più alta del generatore con Tm = T max ammissibile
l'atmosfera e non deve presentare contropendenze, salvo il
tratto destinato a sboccare nella parte superiore del vaso di
espansione.
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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)
Dispositivo di protezione livello minimo

Dispositivo che ha la funzione di garantire che la


pressione nel generatore non scenda mai al di sotto
di un certo valore onde impedire la vaporizzazione
dell’acqua.

Il dispositivo di protezione livello minimo può essere


installato direttamente sul generatore o sulla
tubazione di mandata, ma non oltre 1 metro
dall’uscita dal generatore a monte di qualsiasi organo
di intercettazione.

Lo strumento impiegato per assolvere la funzione è


un pressostato di pressione minima, in cui è presente
un commutatore unipolare la cui posizione di
contatto dipende dalla pressione presente sulla
relativa connessione e dal valore impostato.
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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)

I generatori di calore alimentati con combustibile solido non polverizzato, installato negli
impianti del tipo a vaso di espansione chiuso devono essere provvisti di:

a) vaso di espansione chiuso;


b) valvola di sicurezza;
c) termometro con pozzetto per termometro di controllo;
d) manometro, con flangia per manometro di controllo;
e) pressostato di blocco a riarmo manuale;
f) allarme acustico e ottico;
g) un dispositivo di limitazione della temperatura a riarmo automatico;
h) un dispositivo di limitazione della temperatura di sicurezza a riarmo manuale;
i) per sistemi di combustione a disinserimento parziale deve essere installato un dispositivo di
dissipazione della potenza residua (ovvero scambiatore di calore di emergenza e valvola di scarico
di sicurezza termica);
j) dispositivo di protezione pressione minima.
Un sistema di combustione può essere a disinserimento rapido o
parziale. Si definisce parziale se solamente una frazione del
calore prodotto può essere rapidamente interrotta dall'azione dei
dispositivi di regolazione e di sicurezza senza originare stati di
funzionamento pericoloso lato combustione.
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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)

Riduttrice di pressione

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)
Vaso di espansione chiuso

I vasi d'espansione sono dei dispositivi atti alla


compensazione dell'aumento di volume dell'acqua
dovuto all'innalzamento della temperatura della
stessa, sia negli impianti di riscaldamento che in
quelli di produzione di acqua calda sanitaria.

É consigliabile installare i vasi di espansione sulla


tubazione che contiene l’acqua alla temperatura
più bassa: quindi, per gli impianti di
riscaldamento, l’installazione corretta è sulla
tubazione di ritorno. Difatti, la permeabilità della
membrana ai gas aumenta al superamento dei
limiti di temperatura, con diminuzione della
capacità di compensazione della pressione e con
grande rischio di formazione di aria nel circuito.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)
Pressostato di blocco a riarmo manuale

Il pressostato di blocco a riarmo manuale interviene


sul funzionamento del ventilatore del generatore
quando la pressione nel circuito supera il valore di
taratura impostato sul pressostato.

Il riarmo manuale impedisce la rialimentazione del


ventilatore qualora la pressione scenda al di sotto del
valore di taratura.

La pressione di taratura del pressostato di blocco


deve essere inferiore a quella della valvola di
sicurezza.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Specificazioni tecniche applicative del Titolo II del DM 1.12.75 ai sensi dell’art. 26
del decreto medesimo – anno 2009 (ultima versione)
Dispositivo di limitazione della temperatura a riarmo automatico

Trattasi di dispositivo a funzionamento automatico (termostato)


che, quando viene raggiunta la temperatura massima ammissibile
dell'acqua, provoca lo spegnimento del ventilatore del generatore. Il
ventilatore si riavvia automaticamente soltanto quando la
temperatura dell'acqua è scesa al di sotto di un valore minimo
prestabilito.

Dispositivo di limitazione della temperatura di sicurezza a riarmo


manuale

Trattasi di dispositivo a funzionamento automatico (termostato) che


quando viene raggiunta la temperatura massima ammissibile
dell'acqua provoca l'interruzione dell'alimentazione del ventilatore
del generatore. L'alimentazione del ventilatore può essere
ripristinata soltanto quando la temperatura dell'acqua è scesa al di
sotto di un valore minimo prestabilito e solo dopo riarmo manuale o
con utensile.

T termostato automatico < T termostato manuale 16


Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Vaso di espansione aperto vs. vaso di espansione chiuso
Vaso di espansione aperto Vaso di espansione chiuso
Maggiore sicurezza derivante dalla presenza di un Circuito chiuso con conseguente maggiore
circuito aperto. rischio in termini di sicurezza.
Economico, impiantistica semplificata. Maggiore complessità (e maggiori costi)
derivanti dalla presenza di dispositivi di
sicurezza aggiuntivi rispetto al vaso di
espansione aperto.
Maggiore consumo di acqua per evaporazione e/o Consumo di acqua limitato.
scarico dal circuito.
Maggiore consumo di combustibile a causa delle Consumo di combustibile minore.
dispersioni di calore attraverso il vaso di espansione
aperto.
Rischio maggiore di corrosione e incrostazioni Minor rischio corrosione-incrostazione
generate dal contatto acqua-aria e dal ricambio di tubazioni.
acqua. Questi due processi favoriscono la
ossigenazione dell’acqua e la precipitazione di sali.
Si associano anche maggiore oneri gestionali per
pulizia filtri.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Sicurezza positiva

1. Quando un componente meccanico in movimento trascina inevitabilmente un


altro componente, per contatto diretto o attraverso elementi rigidi, si afferma
che il secondo componente viene azionato in modo positivo dal primo: questa
viene definita azione meccanica positiva.

2. Quando la separazione dei contatti avviene come conseguenza diretta di un


movimento specifico dell’attuatore tramite elementi non elastici (per esempio,
non dipendenti da molle), questa si definisce operazione di apertura positiva di
un elemento di contatto.

L’insieme di queste due caratteristiche viene definita sicurezza positiva.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Valvola di scarico termico

Principio di funzionamento
Un elemento sensibile alla temperatura (1), direttamente immerso
nel fluido dell’impianto, agisce sull’otturatore della valvola che
scorre all’interno della guida (2). Al raggiungimento del valore di
taratura, la valvola si apre e scarica l’acqua dell’impianto. Il
movimento dell’otturatore può comandare a sua volta un deviatore
elettrico utilizzabile per fermare l’alimentazione di combustibile al
bruciatore o attivare l’intervento del dispositivo di reintegro. La
posizione dell’otturatore e la conseguente portata della valvola
sono variabili in funzione del valore di temperatura del fluido. Al
raggiungimento della temperatura di richiusura, la valvola si
richiude automaticamente. La valvola è ad azione positiva.

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Valvola di scarico termico

Collegamenti elettrici di una sola valvola


1. elettrovalvola sull’alimentazione del combustibile;
2. bruciatore;
3. eventuale valvola motorizzata per l’alimentazione
dell’acqua di reintegro;
4. allarme acustico e/o allarme ottico (5).

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Valvola di scarico di sicurezza termica

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Valvola di scarico termico con
reintegro incorporato

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
Altri esempi significativi di impianti realizzati secondo le norme applicabili

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Aspetti progettuali legati alla sicurezza
E gli impianti con potenza inferiore o uguale a 35 kW?

UNI 10412-1: Impianti di riscaldamento ad acqua calda, requisiti di sicurezza.

Impianto aperto
“Negli impianti con [..] potenza nominale […] complessiva, minore o uguale a 35
kW, il termometro può non comprendere il pozzetto per termometro di controllo
e il manometro può non comprendere il rubinetto e la flangia per manometro di
controllo.”

Impianto chiuso
“Gli impianti con generatori di potenza nominale […] complessiva, minore o
uguale di 35 kW, possono non essere provvisti di valvola di intercettazione del
combustibile oppure valvola di scarico termico e del pressostato di blocco. Il
termometro può non comprendere il pozzetto per termometro di controllo e il
manometro può non comprendere il rubinetto e la flangia per manometro di
controllo.”

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Agenda
Aspetti progettuali legati alla sicurezza

Il dimensionamento della caldaia

Il dimensionamento dell’accumulo inerziale

Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria

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Il dimensionamento della caldaia
Nel caso di impianti ad alimentazione manuale particolare attenzione va
dedicata al dimensionamento dell’impianto, tenendo conto che le caldaie a
biomassa, a differenza di quelle a gas o a gasolio, devono per quanto possibile
funzionare in continuo, senza interruzioni.

Di conseguenza, va evitato un sovradimensionamento eccessivo della caldaia,


che avrebbe importanti conseguenze negative: un inutile aggravio dei costi di
impianto e il funzionamento non ottimale della caldaia, a causa delle frequenti
interruzioni della combustione a cui sarebbe inevitabilmente soggetta. Le
interruzioni forzate della combustione, ottenute con l’arresto del flusso d’aria
comburente producono infatti una maggiore fumosità, che causa sporcamento
del camino e della caldaia, e minore rendimento medio stagionale dell’impianto.

In ogni caso, è necessaria la presenza di una caldaia di back-up alimentata a


metano che sia in grado di intervenire nel caso in cui la caldaia a biomassa non
sia in grado di supportare il carico termico richiesto o quando la caldaia è ferma
per manutenzione ordinaria o straordinaria.

26
Il dimensionamento della caldaia
Il dimensionamento della caldaia va pertanto eseguito dopo un’attenta
valutazione delle caratteristiche dell’edificio e della fascia climatica in cui si
trova, oltre che dalle caratteristiche dell’utenza (kWh/m2anno). L’energia
richiesta è minore negli edifici ben coibentati e in quelli dotati di sistemi di
riscaldamento ad alta efficienza, come gli impianti a pavimento o a parete
radiante.
Un altro fattore di cui tener conto, nel caso di caldaie a caricamento manuale, è
il numero di cariche di legna che si intende effettuare nell’arco della giornata, in
altre parole l’autonomia di funzionamento desiderata. Questa dipende dalla
capienza del vano di carico legna e dalla potenza della caldaia. Il rapporto tra
queste due grandezze, esprimendo la capacità di carico legna in litri e la
potenza in kW, fornisce una stima grossolana della capacità di autonomia di
funzionamento continuo alla massima potenza.

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Il dimensionamento della caldaia
Per il dimensionamento degli impianti a caricamento automatico (cippato o
pellet) possono essere seguiti criteri simili a quelli relativi ad impianti
convenzionali a gas/gasolio.

Nel caso in cui si preveda di installare o di mantenere in esercizio una caldaia a


gas/gasolio con funzione di integrazione e soccorso, la caldaia a biomassa può
essere dimensionata intorno al 70% della potenza di picco stimata.

Questo consente di risparmiare sui costi di acquisto e di installazione. Poiché i


picchi di fabbisogno di potenza sugli impianti di riscaldamento sono
generalmente di breve durata e limitati ad alcuni giorni del mese più freddo, con
questo accorgimento si riesce comunque a coprire con l’energia da biomassa
oltre il 90% del fabbisogno totale di calore.

28
Il dimensionamento della caldaia
Nel caso in cui un’unica caldaia debba provvedere al riscaldamento di
numerose utenze collegate, ad esempio, da una rete di teleriscaldamento, la
potenza della caldaia a biomassa corrisponde alla somma delle potenze di tutte
le utenze allacciate diminuita di un coefficiente di contemporaneità che tenga
conto delle caratteristiche del prelievo termico delle varie utenze. Il valore di
questo coefficiente va valutato caso per caso, ed è spesso compreso tra 0,6 e
0,7. Un secondo elemento da considerare è il coefficiente di utilizzo di ogni
singola utenza.

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Agenda
Aspetti progettuali legati alla sicurezza

Il dimensionamento della caldaia

Il dimensionamento dell’accumulo inerziale

Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria

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Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
La presenza di un accumulatore inerziale consente un utilizzo ottimale
dell’impianto a biomassa e ne aumenta considerevolmente l’autonomia,
soprattutto nei periodi meno freddi, in quanto l’energia sviluppata dalla caldaia
in un periodo limitato viene accumulata e ridistribuita all’impianto di
riscaldamento nell’arco della giornata. L’effetto tampone dell’accumulatore
inerziale è tanto maggiore quanto maggiore è la dimensione dell’accumulatore
stesso.

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Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
La UNI EN 303-5:2004 “Caldaie per combustibili solidi, con alimentazione
manuale e automatica, con una potenza termica nominale fino a 300 kW” indica
un modello di calcolo per la capacità minima del serbatoio di accumulo.

Vin = 15*tb*Qn*[1-0,3*(Qh/Qmin)]

Dove:

Vin = volume serbatoio inerziale [lt]


tb = periodo di combustione alla potenza termica nominale [h] – indicato dal
costruttore
Qn = potenza termica nominale della caldaia [kW]
Qh = fabbisogno termico del luogo di installazione [kW]
Qmin = potenza termica minima della caldaia [kW] – indicata dal costruttore

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Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Il periodo di combustione tb

Definizione UNI EN 303-5:2004: «Con l’alimentazione manuale, è il tempo


impiegato per bruciare il carico massimo di combustibile fino al raggiungimento
del letto di braci. Il processo di combustione non deve subire interferenze
durante questo periodo. Il letto di braci residuo deve essere sufficiente per
riportare la caldaia alla potenza termica nominale con una nuova carica di
combustibile».

Disposizioni della UNI EN 303-5:2004: «Il periodo di combustione della caldaia a


caricamento manuale funzionante, alla potenza termica nominale, deve essere
specificato dal costruttore e deve essere di almeno:
- per i biocombustibili : 2 h;
- per i combustibili fossili: 4 h.
Il periodo di combustione delle caldaie a caricamento automatico deve essere di
almeno 6 h».

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Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°1: dimensionamento impianto con caldaia a ciocchi di legno a
caricamento manuale

- Carico termico (Qh), per il solo riscaldamento, di un appartamento di 100 m2:


Qh = 15 kW

- Energia termica giornaliera (E) da fornire all’appartamento (considero 8h):


E = 120 kWh

- Potere calorifico inferiore combustibile (PCI): dipende dal grado di umidità e


dalla tipologia di legno impiegato per i ciocchi di legno. Si consiglia di impiegare
legna ben stagionata (2 anni al coperto).
PCI = 3,7 kWh/kg (13.300 kJ/kg)

Poiché oggetto del dimensionamento è una caldaia a caricamento manuale,


occorre preliminarmente valutare quante ricariche giornaliere possiamo
prevedere, per poi passare alla scelta di una caldaia con una vano di
caricamento di dimensioni compatibili.
34
Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°1: dimensionamento impianto con caldaia a ciocchi di legno a
caricamento manuale

- Numero di cariche giornaliere manuali (N): la scelta di questo parametro


influenza, da un lato la taglia della caldaia, dall’altro l’impegno richiesto
all’utente. Si sceglie un valore pari a 1 per dare il massimo confort all’utente.
N=1

Ne segue che ogni ricarica di legna deve avere un peso M complessivo pari a:
M = E / (N*PCI) = 32,4 kg

Ora è possibile determinare il volume V del vano di carico della caldaia, nota la
densità in mucchio ρbs della legna in ciocchi:
ρbs = 350 kg/m3 (0,35 kg/lt)
V = M/ ρbs = 92,6 lt

35
Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°1: dimensionamento impianto con caldaia a ciocchi di legno a
caricamento manuale

V = M/ ρbs = 92,6 lt

36
Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°1: dimensionamento impianto con caldaia a ciocchi di legno a
caricamento manuale senza regolazione

Qmin=QN=15 kW (no regolazione)


Vin = 15*TB*QN*[1-0,3*(QH/Qmin)]
TB= 6 ore (stima)

1) QN*TB = 15 kW*6h=90 kWh


QH/Qmin = 15/15 = 1

Vin = 945 lt

945 lt / 15 kW = 63 lt/kW
(vicino ai 55 lt/kW indicati
dal costruttore)

(da UNI EN 303-5:204) 37


Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°2: dimensionamento impianto con caldaia a ciocchi di legno a
caricamento manuale con regolazione

Qmin=11 kW (50% di QN), QN= 22 kW


Vin = 15*TB*QN*[1-0,3*(QH/Qmin)]
TB= 6 ore (stima)

1) QN*TB = 22 kW*6h=132 kWh


QH/Qmin = 15/11 = 1,36

Vin = 1.172 lt

1.172 lt / 22 kW = 53 lt/kW
(vicino ai 55 lt/kW indicati
dal costruttore)

(da UNI EN 303-5:204) 38


Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°1 e n°2: dimensionamento impianto con caldaia a ciocchi di legno a
caricamento manuale

Dimensionamento finale per riscaldamento appartamento da 100 m2

- Potenza nominale caldaia: 15 kW (senza regolazione),


- Serbatoio di accumulo inerziale: 945 lt,

oppure

- Potenza nominale caldaia: 22 kW (con regolazione fino a 11 kW),


- Serbatoio di accumulo inerziale: 1.172 lt.

39
Il dimensionamento dell’accumulo inerziale
Esempio n°1 e 2: centrale termica con accumulatore inerziale

40
Agenda
Aspetti progettuali legati alla sicurezza

Il dimensionamento della caldaia

Il dimensionamento dell’accumulo inerziale

Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria

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Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria
La produzione di acqua calda sanitaria (ACS) mediante caldaia a biomassa può essere attuata con
due diverse modalità: bollitore sanitario oppure scambiatore di calore istantaneo. Il bollitore
sanitario accumula ACS pronta all’uso (un termostato gestisce la produzione di ACS), mentre lo
scambiatore di calore produce ACS contestualmente alla richiesta da parte dell’utenza (la pompa
dell’acqua calda viene attivata da un flussostato). Alla mandata del sistema di produzione di ACS
sono solitamente presenti una valvola miscelatrice Y3 che regola la temperatura della ACS a 40°C
prelevando acqua fredda dall’acquedotto ed una valvola termostatica di sicurezza Y6 che blocca il
flusso se la temperatura supera un valore predeterminato.
ACS
ACS
Y6
Acquedotto Acquedotto
Y6
Y3
FS
Y3
Acqua calda

Acqua calda
TS

Bollitore per ACS Scambiatore istantaneo per ACS


Il sistema di produzione di ACS è solitamente integrato con l’impianto di riscaldamento, e prevede la
presenza di un accumulo inerziale (puffer) a cui il sistema di produzione di ACS prescelto può
essere collegato direttamente o meno. 42
Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria
Esempio di impianto per riscaldamento e acqua calda sanitaria con bollitore
Puffer e produzione di acqua calda sanitaria (ACS) mediante bollitore

P = Pompa
VM = Valvola manuale
VNR = Valvola non ritorno
Y1 = Valvola a tre vie miscelatrici
Y2 = Valvola termostatica di sicurezza
Y3,Y4 = Valvola termostatica
VEC = Vaso di espansione chiuso
TS = Termostato
Y3

Y4 Nota bene:
Il valore di set point delle
valvole termostatiche Y3 e Y4 e
della valvola termostatica
miscelatrice Y1 dipende dal tipo
di utenza servita.

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Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria
Esempio di impianto per riscaldamento e acqua calda sanitaria senza bollitore
Puffer con valvola di caricamento Y2 e produzione di acqua calda sanitaria (ACS) con scambiatore di calore istantaneo

P = Pompa
VM = Valvola manuale
VNR = Valvola non ritorno
Y1, Y2, Y3 = Valvole a tre vie
miscelatrici
Y4 = Valvola termostatica di sicurezza
Y5 = Valvola a tre vie deviatrice
Y6
Y6 = Valvola termostatica
VEC = Vaso di espansione chiuso
Y6
TS = Termostato
FS = Flussostato

La valvola a tre vie di caricamento Y2


consente di prelevare l’acqua di ritorno
alla caldaia nella zona più calda (punto
2) o più fredda (punto 7) dell’accumulo.
Nel primo caso si ha una pronta
risposta verso l’utenza, nel secondo
caso si procede con il caricamento vero
e proprio dell’accumulo.

44
Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria
Di seguito, una tabella che riassume vantaggi e svantaggi dell’una e dell’altra
opzione per la produzione di ACS.
Accumulo termico Scambiatore istantaneo di calore
Ampia disponibilità di ACS. Capacità limitata dalle dimensioni dello scambiatore.
Non adatto per applicazioni con grossi carichi termici
e/o contemporanei.
Possibilità di impiegare un sorgente di Potenza della sorgente di calore strettamente
calore con potenza installata più connessa alla potenza dello scambiatore.
bassa.
Limitato rischio accumulo di calcare. Rischio più elevato di accumuli di calcare nello
scambiatore.
Ingombri e costi relativamente elevati. Ingombri e costi inferiori rispetto all’accumulo
termico.
Rischio legionella (per temperature Nessun rischio legionella.
inferiori a 55°C nell’accumulo).
Perdita di calore verso l’ambiente Perdite verso l’ambiente esterno trascurabili.
esterno (o maggiori costi
coibentazione).
45
Riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria
Legionella

Le legionelle sono dei batteri aerobi


presenti negli ambienti acquatici
naturali e artificiali. Le condizioni più
favorevoli alla proliferazione delle
legionelle sono: i) condizioni di
stagnazione, ii) presenza di
incrostazioni e sedimenti, iii) biofilm,
iv) presenza di amebe, v) temperature
relativamente elevate.

In particolare, i batteri sopravvivono a


temperature comprese tra i 5-6°C e i
55°C: hanno il massimo sviluppo con
temperature comprese tra i 25°C e i
42°C, mentre fino a 22°C risultano
inattivi.
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