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1 MONUMENTI VENETI NELL’ISOLA DI CRETA
Edizione di cinquecento esemplari

E sem pl a r e N. 152

X B . In q u e sta p a rte l l a continua, p e r ra g io n di m a te ria , la num erazio n e della p re ce d en te p a rte .


R. ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI

MONUMENTI VENETI
NELL’ISOLA DI CRETA
* * * RICERCHE E DESCRIZIONE FLUITE DHL DOTTOR

G I U S E P P E O EROLA per incarico del r. istituto.

VOLUME PRIMO
PA RTE SECO N D A

VEN EZIA , M. CM. VI.


TUTTI I D IR IT T I R IS E R V A T I

Officine dell’ Istituto Italiano d'Arti Grafiche - Bergamo.


B. Le Fortificazioni di sistema moderno.

La rivoluzione portata nell’arte militare c specialmente nella poliorcetica di


tutta Europa in seguito all’ introduzione delle artiglierie, ebbe ad esercitare in
Creta tanto maggiore influenza, in quanto che le povere e deboli castella anti­
che si palesavano insufficenti a resistere ai colpi di qualsiasi pur minima batteria.
Aggiungasi che tale innovazione nell’arte della guerra avvenne appunto nell’e­
poca in cui Creta fu, per altre cause, costretta a rifare di sana pianta le proprie
fortificazioni, sia per allargare la cerchia delle fiorenti sue città, sia per modi­
ficare i criteri di difesa, rivolti non più contro le insurrezioni degli isolani, ma
sì bene contro le minacciate invasioni del Turco.
Così fu che, se da un lato alcuni dei vecchi fortilizi vennero rabberciati
in qualche modo — come giàsi è veduto — affinchè non del tutto inutili tor­
nassero di fronte ai progressi dell’arte militare ; d’altro canto l’isola intera fu
munita ex novo di un completo sistema di fortificazioni, intese alcune a proteg­
gere i maggiori centri abitati, altre a impedire al nemico lo sbarco nei porti c
negli approdi dell’ isola.
L ’ impegno usato dal governo perchè esse riuscissero degne del nome ve­
neto ; le sollecite cure spese intorno a quelle fabbriche dai più famosi ingegneri
militari dell’epoca; la maestosa grandiosità e l’imponente mole dell’insieme, e
nel tempo stesso la sobria e pur tanto artistica ornamentazione sì delle porte
monumentali come dei minori membri decorativi; fanno sì che le nuove forti­
ficazioni cretesi — pur prescindendo dallo storico valore guadagnato in grazia
delle epiche vicende cui si collegano — costituiscano i più splendidi ed interes­
santi monumenti veneti dell’isola, i soli, diremmo quasi, degni per ogni ri­
guardo, non meno di studio, che di ammirazione.
Per questo, data la fortunata abbondanza di documenti conservatisi nei
veneti archivi relativamente a tali opere, abbiamo ritenuto dovere nostio ti ai­
tare a fondo l’argomento, col soffermarci sui particolari anche piu minuti di cui
ci resti memoria. E se in tal guisa siamo costretti a riuscire talvolta prolissi —
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e fors’anche pedanti e noiosi —, valga a nostra discolpa la importanza e in


certo modo anche la novità del soggetto. — Per nessuno infatti dei nuclei
di fortificazioni venete, non solo delle colonie, ma neppure della Terraferma,
fu compiuto sin ora uno studio sistematico, onde determinare la forma ed il
modo della partecipazione della Dominante a quei lavori, le diverse attività
spiegate dai magistrati di vario genere ad essi preposti, gli aiuti sia spontanei
sia provocati ed anche imposti per forza alle varie classi della popolazione per
il proseguimento delle fabbriche, la misura delle spese e le infinite questioni
collcgate ai problemi finanziari, il modo in fine di esecuzione dei lavori, tanto
nel riguardo tecnico, quanto in quello della materiale esecuzione.
Nessun esempio migliore di questo delle opere militari di Creta si potrebbe
addurre per mostrare quanto, nella maggior parte dei casi, sia errato il voler
considerare un’opera fortificatoria come il prodotto di una sola c limitata epoca
e di un’unica mente direttiva ; laddove varie e molteplici sono le fasi di com­
pimento dei lavori, attraverso lunghe e lunghe serie di anni ; ed oltremodo dif­
ficile ed intricato riesce il problema dell’attribuzione, non solo del complesso
ma pur delle singole parti, alla mente ed all opera di un artefice piuttosto che
di un altro.
Specialmente a questo riguardo riesce quindi interessante lo studio dei
vari progetti e modelli della fortificazione ; dei pareri e dei dispareri espi essi
dalle persone più pratiche dell’argomento ; delle eterne discussioni e controversie
da loro provocate ; degli ordini conseguentemente emanati e ritirati dal governo
centrale per i vari magistrati nell’ isola ; delle arbitrarie o inconsulte trasgres­
sioni da questi compiute, sommergendo la causa in un mare di piccinerie a base
di animosità personali e di interessi privati, ove troppo spesso naufragavano la
fama degli ingegneri più onesti e valenti e 1’ interesse supremo dello stato :
mentre rettifiche, modificazioni ed aggiunte, su vasta scala attuate, sconvolgevano
completamente il piano primitivo della fabbrica, imprimevano alla fortezza un
carattere affatto diverso, e ne spostavano 1’ importanza, togliendo ad essa ogni
aspetto di unità cosi di concezione come di fattura.
Al dì sopra di qualunque altra considerazione poi, giova c sodisfa rico­
noscere come, fra mezzo a difficoltà ed ostacoli d ogni gcnei e, in cìnta alle
sventure, alle strettezze finanziarie ed all’ostile contrarietà della popolazione in­
digena, fra l’inceppante burocrazia del lontano governo e le infeconde rivalità
di magistrati e di ingegneri, Venezia riuscisse ciò non pertanto a piantare sul
suolo cretese quelle mirabili costruzioni, che, fi a i superstiti monumenti del suo
LA C IN TA DI C A N D IA 303

dominio, in maggior copia racchiudono pregi tecnici ed estetici, e sopra tutte


giganteggiano non solo per la soverchiante grandiosità delle forme, ma anche per
la gloria meritata nella titanica lotta combattuta al loro riparo.
Noi tratteremo partitamente delle singole fortificazioni, cominciando dalle
nuove cinte murarie onde furono munite le città principali di Candia, Canea e Re­
timo ; per passar quindi alle tre maggiori fortezze di Suda, Spinalonga e Grabusa,
governate da magistrati spediti appositamente da Venezia e scelti dal patriziato
veneto ; e discorreremo in fine delle fortezze di minor conto, quali Turlurù e
Paleocastro, nonché di quelle progettate, ma non potute poi mandare ad effetto.
Per quel che riguarda invece i mutamenti e le rinnovazioni delle antiche
fortezze venete, sia pur ispirati ai dettami della più moderna scienza militare
ed eseguiti da ingegneri seguaci di tali nuove teoriche, dobbiamo rimandare a
quanto a suo luogo fu già scritto in proposito nella prima parte di questo volume.

1. LA CINTA DI CANDIA.

La capitale cretese, posta nel bel centro del Regno, tanto rigogliosamente
cresciuta al di fuori dell’antica cerchia, tanto debolmente difesa dalle vecchie
sue mura, dovea in modo speciale attirare l’attenzione del governo veneto sui
bisogni di una nuova fortificazione, la quale recingesse tutto il più vasto am­
bito della città, e corrispondesse ai nuovi portati della scienza militare, sì da
garantire alla Dominante 1’ incontrastato possesso di quella sua gemma d’Oricnte.
Tuttavia, dopo la prima accennata deliberazione del 1364 di munire la città
con un nuovo sistema fortificatorio destinato a preservarla dalle ingrate sorprese
cui era andata incontro nella precedente sollevazione dei ribelli, e dopo il suc­
cessivo contr’ordine inviato ai magistrati cretesi(1), dobbiamo scendere fino al
1462 per trovare la prima notizia di provvedimenti relativi alle nuove mura, di
cui la città ognor più imperioso sentiva il bisogno.
L ’antica cinta infatti, insufficentc ed inadatta alle nuove necessità, e rovinante
e rovinata per di più in seguito alle traversìe di tanti anni, non comprendeva
ormai entro la sua cerchia che una piccola porzione della città, mentre i borghi
vecchi c quelli nuovi, accumulati in giro ad essa, occupavano una estensione
doppia di quella della città primitiva. Per tal modo solo la porzione di essa
accostata al mare trovavasi difesa dalle antiche muraglie, e tutta la fiorente
parte nuova rimaneva invece esposta al menomo pericolo di assalto nemico.
(') C fr. p a g . 107-
304 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

In vista di ciò, c specialmente preoccupati innanzi alle continue minaccio del


Turco e alle mal sedate turbolenze interne, si presentarono nel 1462 a Venezia
due ambasciatori cretesi ; e dopo avere esposto il pericolo del momento e la
necessità di proteggere l’isola — p e r eam enim faciliter im perium huius m aris
orientis tenetur —, venner chiedendo che non solo si riattassero le antiche mura
della capitale — come abbiamo pure accennato (t) —, ma che i borghi altresì
fossero tutt’attorno circondati da una nuova muraglia che li unisse in istretta
difesa al rimanente della città. — La novella fortificazione avrebbe portato non
lievi vantaggi a Venezia, anche per il fatto che all’ampliamento della cinta
daziaria, si sarebbe accompagnato il maggior provento delle tasse, ed entro il
nuovo circuito si sarebbero ben presto moltiplicati quegli edifizì che, pure in luogo
indifeso, tanto numerosi erano sorti fino allora. Le spese del resto proponevasi
che per una metà fossero sostenute dallo stato, e per una metà dai feudati,
dagli abitanti della città e dei borghi, dal clero e dagli Ebrei : colla condizione
che non si spendessero complessivamente più di 5 mila ducati all’anno. I con­
tadini avrebbero contribuito personalmente per mezzo delle angarìe, ossia delle
prestazioni personali, di cui diremo. — Insieme alla città sarebbesi pure prov­
veduto opportunamente a quel colle denominato dalla chiesa di S. Demetrio che,
posto ad oriente della capitale, costituiva, in causa della elevata sua posizione,
una continua minaccia alla sicurtà di essa.
11 Senato rispondeva il 14 agosto 1462 agli ambasciatori che, essendo
sopra tutto urgenti i ripari alle mura antiche della città, si provvedesse anzi­
tutto al loro restauro ; condotto a termine il quale, si cominciasse pure il nuovo
recinto fortificatorio. Quanto alle spese però, un quarto di esse sarebbe stato
sostenuto dal governo cretese, un quarto dagli Ebrei e l’altra metà dai feudati,
dai cittadini e dal clero. — In fine, relativamente al colle di S. Dimitri sareb­
besi commesso ai magistrati cretesi di regolarsi in argomento, come paresse loro
più conveniente (2). — Il 24 novembre poi — lo abbiamo già veduto (3) — la
deliberazione era modificata nel senso che al governo cretese si lasciava libertà
di dar principio ai lavori della fortificazione del borgo, anziché ai restauri della
cinta antica. Il Senato inoltre si offeriva di spedire quanto prima in Creta un
valente ingegnere ; ed accettava la proposta che quanti avessero avuto da sodi­
sfare pene pecuniarie, potessero scontarle servendo personalmente o mandando
altri a lavorare in loro luogo alle fortificazioni stesse(4).
(') C fr. pag. 108. (3) C fr. pag 109.
(3) H. N o ik e t : D ocilm ente cit., pa.;. 467 s;jgg ('*) V. A . S : Senato Mar, V 11, 88*.
305
LA C IN TA DI CA N D IA

Però i lavori, anche se furono iniziati (b, procedettero certo un po’ a ri­
lento : tanto che, di fronte ad una nuova minaccia del Turco, il Senato \ eneto,
accondiscendendo ad una richiesta degli ambasciatori cretesi, stabiliva (11 ot­
tobre 1471) di portare da 5 a 10 mila ducati l’annua spesa per la nuova fab­
brica, onde accelerarne i lavori : non per questo però compromettendosi a con­
tribuirvi direttamente, come gli ambasciatori, data la povertà della camera cre­
tese, avrebbero desiderato. Di bel nuovo invece avvisava di voler mandare
nell’ isola due ingegneri e due bombardieri, sia per le opere della nuova cinta,
sia per i restauri di quella vecchia, • restauri ai quali — come vedemmo — da
tempo si stava attendendo (2).
Ma il 6 luglio 1472 il duca scrive a Venezia chiedendo i legnami neces­
sari, che in Creta non si trovavano, e che il Senato crasi mostrato propenso a
mandare egli stesso(3); e il 17 settembre 1472 torna a raccomandarsi alla Do­
minante sia per i legnami e le ferramenta stessi, sia per un sussidio pecuniario.
E questa volta troviamo finalmente detto clic “ ai lavorerìi del boYgo eliam
incessanteY se attende „ ; e dai frammenti sì di questa lettera come delle se­
guenti chiaro apparisce che si lavorava allora, sotto la direzione dell’ ingegnere
Vettore, al cavamente delle fosse e ad una muraglia verso il mare (4) — che deve
essere quella all’estremità nord-ovest dei borghi, a S. Spirito — ; mentre si
facevano i preparativi per principiare un torrione “ veYSO S. Fvancesco „ , che
crediamo non appartenesse alla cinta vecchia, bensì già a quella nuova, c fosse
il bastione medesimo di cui diremo più avanti, situato al di sotto di quel celebre
convento. — Assicurava il duca che, ultimate le vendemmie ed aumentato quindi
il numero nelle angarìe, si sarebbe potuto proseguire più speditamente ancora;
sempre che Venezia si fosse decisa a mandare il richiesto materiale ed a spedire
nuovi fondi, essendo presto finiti i primi o mila ducati, che pare \ cnezia avesse
direttamente mandato per i lavori della terra non meno che del borgo, visto clic
la camera cretese trovavasi in deficit di 50 mila perperi Le stesse cose
ripete una lettera del 2 ottobre, in cui si torna a parlare del m uro e tOYe
princip ia te da ladi verso la m arina „ estraendo i sassi per la muraglia dalla
viva roccia e cavando così al tempo stesso un buon fossato *■\
(*) C o n sta in fatti che dal 1462 al 1471 i sol* nob:li de Moliti, da la parie verso la marina non si possi
c o n trib u iro n o ben 22 m ila d u c ati. (V. A. S. : Dispacci fa re fossi.... una moralia a la dretura fin a la m a­
dei prov. da Candia : 25 gennaio 1568). rina de piere... calcina eliant grossa de terren, che una
(2) H . N o i r e t : Documents cit., pag. 515. — Cfr. fortissim a... continue et incessanter attendano. (Ibidem).
pag. 110. (5) Ibidem .
(*) V. A . S. : Archivio del Duca, Missive. (°) Ibidem ; e le tte re deli’ 8 e 20 o tto b . e. (C fr.
(4) « Et perchè, come a tuli è noto et preserlint a... pag. 111).
306 I MONUMENTI V E N E T I D E L L ’ IS O L A DI C R E T A

Si disse già che in seguito i lavori eransi dovuti sospendere per quanto
riguardava l’antica cinta(1); laddove si lavorava pur tuttavia a quella muraglia
verso il mare della nuova fortificazione dei borghi, colla speranza che “ de breve
sera fa to fin alla m arina passa do da terra Il lavoro veniva compiuto coi
denari che riscuotcvansi dai sudditi : ma il duca non nascondeva a Venezia il
loro malcontento, sembrando ad essi di dover sostenere da soli tutte le spese
e che il governo non contribuisse secondo i patti, mentre la camera cretese
trovavasi ancora nell’ impossibilità di somministrare il denaro necessario. Ag­
giungeva poi che per procedere più speditamente nei lavori sarebbe stato op­
portuno mandar nell’ isola alcuni tagliapictra di Rovigno, perchè quelli cretesi si
palesavano troppo inabili nel taglio della roccia con cui si costruiva “ el muro
e i volti suoi „(2).
Intanto però il 26 ottobre di quell’anno eransi da Venezia mandati a Creta
2 mila ducati, a patto che fossero devoluti “ in fortificatione et reparatione
suburbii „, ed alla condizione altresì che i sudditi cretesi avessero contribuito
proporzionalmente la parte a loro spettante. Anzi, perchè dei primi 5 mila
ducati spediti qualche mese prima non era stato reso conto alcuno, voleva la
Signoria che le fosse mandato il computo di tutta la spesa, e che al tempo stesso
le fosse comunicato se i nobili c i cittadini aveano sodisfatti gli obblighi cui
erano tenuti (3). — Che l’amministrazione dei fondi per le fabbriche desse luogo
a fondati sospetti è provato del resto dall’ incarico commesso ai due sindaci straor­
dinari in Creta di rivedere e regolare le spese per la fortificazione di Candia(4).
Frattanto neppure l’ingegnere Vettore, cui era stata affidata la costruzione
delle nuove opere fortificatorie della capitale, si mostrava all’altezza dell’ incarico
ricevuto: “ Pitti volte „ scriveva nell’aprile 1474 la signoria cretese “ senio
stati recidesti da questi zintilhom ini et fen d a ti che, conzossiachè m aistro Vetor,
m andato qui inzenier p er la Excellentia Vostra, ab operibus non se vede homo
de inzenio, m a simplice et nudo de ogni pratica dove habia intravenir inzenio :
ha fa to qui nel tempo dei m agnifici messer Jeronymo Dandolo et messer Aloyxe
F allerà certe torre de terra, le quale senza altra fo rtu n a da lor sono m in a te;
ha fa to da poy certa cortina p u r al borgo de plithi, de la qual con poco pioza
i m erli tulli sono m in a ti; dicono questi zintilhom ini et feu d a li ad unam vocem
simel homo non esser quello nel’ inzenio del quale i debino meter le facilità et

(') C fr. pag. i n . (4) C fr. pag. 111.


(2) V . A. S. : Archivio del Duca , Missive. (5) In to rn o al 1470.
(3) Ib id em .
L A C IN T A DI C A N D IA 307

tandem le vite loro. E t in vero, Serenissimo principo, p er quello de lui vedemo ,


non se inlutano da la raxone rechiedandone però volessamo cassarlo, et prote­
standone non voler p iù contribuir al pagamento suo, che è ducati 19S a Vanno
col suo fameio, et yperperi 40 p er fito de caxa. Unde tutte cosse ben conside­
rate, et m axim e la insufficientia de V homo, havemo deliberato drezarlo alla
Celsitudine Vostra, pagato et satisfato fin Vultimo zorno Non per questo erano
da sospendersi i lavori, concentrati allora intorno al torrione presso S. Francesco
al quale già accennammo, bensì si sarebbe, al caso, ricorsi all’aiuto di certo
Domenico, altro ingegnere che trovavasi laggiù (1).
Seguiva il 24 marzo 1485 una deliberazione del Senato, in cui si ricor­
dava essere stabilmente disposto che ogni anno si spendessero per la nuova
cinta dei borghi 10 mila ducati, la quarta parte dei quali dovea pagarsi dal
governo veneto — o per meglio dire dalla camera cretese, non da Venezia
stessa —. Siccome però gli altri tre quarti erano sempre stati dai sudditi regolar­
mente pagati, e la camera di Candia invece non aveva ancora sodisfatto il
proprio impegno, causando un notevole ritardo e disguido nei lavori, si commi­
navano forti pene ai magistrati cretesi qualora le cose non fossero per l’avve­
nire procedute colla massima regolarità(3). — L ’ 8 aprile 1491 poi, apparendo
che a loro volta i nobili c cittadini (per la loro metà) e gli Ebrei (per il loro
quarto) non aveano potuto sostenere l’annua spesa loro assegnata, il che di nuovo
avea cagionato una sospensione ai lavori, il Senato decretava che l’importo annuo
fosse limitato a 4 mila ducati, mille dei quali sarebbero stati pagati dalla camera
cretese coi proventi dei dazi di esportazione, mille dagli Ebrei, c due mila dai
nobili e cittadini. Doveansi inoltre dal duca, dal capitano e dai consiglieri eleg­
gere tre cittadini deputati all’amministrazione di tali fondi ed obbligati a tenerne
esatto cómputo — da mandarsi ogni anno a Venezia. I denari doveano venir
custoditi in una cassa, chiusa con tre chiavi, una delle quali da consegnai si al
duca ed al capitano, una ai consiglieri e la terza ai tre deputati. Severe puni­
zioni erano minacciate infine a chi avesse devoluto ad altri scopi quei fondi \
Entravamo così nel secolo XVI (4) senza che, dopo quasi 40 anni dalla prima
deliberazione del 1462, si fosse ancora compiuto nulla di veramente notevole per
la fortificazione dei borghi. I lavori sino allora eseguiti si limitavano a qualche
fossato, alla muraglia occidentale verso il mare, al toiiione di levante a S. bian-
(') V. A. S. : Archivio del Duca . Missive. saro, red u ce da C andia, riferiv a in S en ato , sostenendo
(2) V. A . S. : Señalo Mar, X II, 38. il bisogno di fortificare i b o rg h i a p re fe re n za della
(3) ibidem , X III, 44*. te rra . (M - S anuto : I diarii cit., voi. II, pag. 178).
('•) Il 7 d ice m b re 1498 il cap itan o G ero lam o Pe-
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cesco, ed alle torri ed alle cortine di mastro Vettore crollate alle prime
pioggie.
Nel settembre del 1501 si trovavano a Venezia Andrea Muazzo e Bene­
detto Barbarigo, ambasciatori di Candia ; ed ottenevano la riconferma della de­
liberazione del 1491 — la quale pare non venisse sufficentemente osservata dalla
camera cretese —, nonché la promessa dell’ invio a Creta di due nuovi inge­
gneri (I). Vedemmo infatti come nel successivo dicembre fosse deciso di mandare
colà, insieme al nuovo duca, il proto Sebastiano da Como, il bombai diere Gio­
vanni di Alberghetto e mastro Cristoforo Lombardo (2/.
Tosto furono cominciati due torrioni — che è a credersi facessero parte
del nuovo recinto — , l’uno dal capitano generale Alvise Venier, l’altro dal suc­
cessore Benedetto Sanudo, che terminò pure quello principiato dal Venier (1506)(3).
Da altri documenti apparisce che si lavorava allora altresì a quella mura­
glia di occidente verso il m are(4), di cui ripetutamente abbiamo tenuto parola,
e che certo faceva parte della nuova cinta(n) ; ed a quella sotto a S. Fran­
cesco della cinta medesima (1510)(6)*. Da un dispaccio poi del duca Antonio
Morosini e del capitano Marco Landò si deduce che i lavori attorno al borgo
furono proseguiti con una certa alacrità, essendosi cavati i fossati di oi iente
rimpetto a S. Dimitri, « che era parte più debile „ , ed essendosi quivi termi­
nata una cortina in terrapieno, “ che per opinion di tutti sarei m iglior difesa
che si la fis s e di m uro /> (1520); mentre, come già accennammo, crasi com­
pito il tratto inferiore sin presso alla porta Aurea, la quale doveva appai te­
nere al vecchio recinto(S).
Un’èra nuova per la fortificazione di Candia parve intanto fosse per co­
minciare quando il Senato, il 23 luglio 1518, decise di mandar finalmente ad
ispezionare quelle fabbriche un condottiere che dell’arte militare avesse ben
maggior pratica che non i modesti ingegneri sino allora spediti nell’ isola, e ne
affidò l’incarico a Giano da Campofregoso (9).
Insieme a lui sbarcò a Creta Sebastiano Moro, provveditore dell’armata :
ed entrambi unitamente, dopo aver rianimato lo spirito degli avviliti cittadini,

S. S p irito . A p p a risce del re sto an ch e nelle v arie


(») V. A. S.: Señalo Mar, XV, 91 *.
p iante della c ittà, q u a n tu n q u e inclusa in p a rte poi
(*» C fr. p a g , 112.
p ) M . S a n u t o : I eìiarii cit., vol. V I, pag. 313 e 369. nel b a lu a rd o stesso di S. Spirito.
(6) M . S a n u t o : I diarii cit., voi. X I, pag . 348.
(4) Ibidem , pag. 371.
(5) D i ta le m u rag lia e dell’annesso to rrio n e in o tr o ­ (') Ibidem , voi. X X V III, pag. 654.
viam o m em oria d e tta g lia ta nella d escrizio n e di C andia (8) Ibidem , voi. XX VI, pag . 457- — C fr. pag. 113 e
del 1558 d a noi p u b b licata in a p p en d ice , là dove l’a u - n o ta 2.
to re p arla del tr a tto fra D e rm a tà ed il b a lu a rd o di (9) Ibidem , voi. XXV, pag. 551.
L A C IN T A DI C A N D IA 309

visitarono minutamente la città, e studiarono e prepararono un modello delle


sue fortificazioni (I).
Il 5 ottobre 1518 il duca ed il capitano di Candia scrivevano a Venezia
che il Campofregoso stava per salpare alla volta della Dominante, seco por­
tando un disegno tratto dal modello stesso. - Ed era sua opinione — contra­
riamente al parere di molti — “ che quella Ierra (ossia l’intera città di Candia)
s¿ fortificherà come Padoa e Treviso, e sarà gran contento di quelli nobeli e
fen d a ti — Nel giorno seguente il Campofregoso ed il Moro abbandonavano
C reta(3); addì 12 novembre il primo di essi arrivava a Venezia, ed all’indomani
riferiva in Senato l’opinione sua circa quella fortificazione : sull’argomento stesso
replicava nel giorno appresso il cessato duca Marco O rio«; e finalmente il prov-
veditor Moro stesso, il 9 febbraio del 1519, parlava “ di la terra di Candia,
di le murale da terra, perchè da m ar non è pericolo®
Lna seconda volta fu udito il Campofregoso, richiamandolo appositamente
da Pado\a, in occasione di una ambasciata dei Candiotti a Venezia«, i quali
imploravano maggior sollecitudine nel proseguimento della fortificazione, in con­
trasto colle insistenze di Jacopo Dandolo, ritornato da capitano generale in Creta,
il quale dimostiava 1opportunità si fortificasse prima la città antica che non il
borgo«. — Validamente replicarono gli ambasciatori cretesi, chiedendo l’esau­
dimento dei loio desideri. Alla spesa delle fortificazioni della città antica come
del borgo, di bel nuovo Venezia, unitamente agli Ebrei dell’isola, contribuisse
per meta, associandosi magari anche il clero cattolico, mentre la seconda metà
sarebbe stata unicamente a carico dei nobili e dei cittadini, escluso “ el populo
menuto et persone mecaniche che per impoteniia non possono pagar „, e in­
tendendo però che da tale ultima somma fossero prelevati otto tornesi al
giorno a vantaggio di ogni singolo villano che lavorava alle angario. Il preven­
tivo generale importava 60 mila ducati di spesa, e si proponeva distribuirli in 5
anni, vale a dire 6 mila ducati ogni anno a carico di Venezia — ossia della
camera cretese —, del clero latino e degli Ebrei ; ed altri 6 mila per i nobili
e cittadini. “ E t perchè „ , proseguivano molto assennatamente i legati, “ se
quel che fimo a m o’ è sta speso in la cità et borgo fosse sta ben speso et per
una testa sola, sa n a capace haver fortificato tuta la cità et borgo ; ma. per esser
venuto una m an de rectori ai quali non ha piacesto el principio dell’altra parte
(') M . S a n u t o : I diarii cit., voi. X X V I, pag. 160. (5) Ibidem , pag. 457 .
(*) Ib id em , p a g . 203, (°) Ibidem , voi. X X V III, pag. 654.
(3) Ibidem , p ag. 202. (7) Ibidem , voi. XXIX, pag . 17.
(1) Ib id em , pag . 200.
39
.^10 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

di loro, ha volesto m in a r el fa to , et parte ha volesto dar opera altrui, per non


seguir la p rim a : sì che tal inconveniente è stalo causa che f u butà via gran
sum m a de danari et siamo rim asti aperti d ’ogni banda; però devotissima­
mente supplicamo Vostra Serenità se degni m andarne duo ingegneri de la fa-
brica a li quali Vostra Sublimità se degni consegnare el modelo che parerà a
Vostra Serenità sia il meglio a la sicurtà nostra, et quello principiar, perseverar,
et fin ir la fabrica de esso, nè altramente innovar fa n ta sia „. — Proponevano
ancora che Venezia devolvesse alla fortificazione di Candia per 5 anni 1 denari
destinati all’armamento delle galee, provvedendo a questo in altro modo ; e clic
per la riscossione della somma spettante alla popolazione fossero di tre in tre
mesi eletti dal consiglio cretese due nobili ed un cittadino, incaricati puic di
tale amministrazione, i quali si sindacassero a vicenda : colla esplicita proibizione
ai magistrati mandati da Venezia nell’ isola di porvi mano per alcuna ragione,
nella tema essi potessero valersi di quei fondi ad altri scopi, come già era av­
venuto. Concludevano gli ambasciatori informando delle opere compiute a forti­
ficazione della città in quei momenti di pericolo, e specialmente della cavazione
dei fossati, col generale concorso ed interessamento della popolazione come dei
magistrati.
All’ importante ambasciata, Venezia rispondeva finalmente il 7 luglio di aver
già spedito a Creta Sebastiano Giustinian, quale provveditore generale dell’isola,
assieme al valoroso condottiere Gabriele Tadini, detto Martinengo«, e ad altri capi,
ingiungendo loro di disporre tosto per la fortificazione della città giusta il pa­
rere del Campofregoso. — Quanto poi alle richieste dei legati, accordava loio
completamente tutto che era domandato, solo riservandosi di giudicare intorno
al punto riguardante gli 8 tornesi che i nobili ed ì cittadini proponevano di
somministrare giornalmente ad ogni angarico, computando tale spesa come
facente parte della loro contribuzione. E quantunque il Martinengo fosse “ ot­
timo et per fedissim o instrumento, acostumato de oppugnar et dejfender terre
tuttavia prometteva il Senato di mandar nell’isola altri ingegneri e mastri mu­
ratori : fermo restando sempre che i lavori si sarebbero compiuti in base a
quanto già aveva prestabilito Giano da Campofregoso«. - Il giorno stesso il
Senato scriveva alla signoria di Candia chiedendo informazioni sul fatto dei
tornesi degli angarici, onde poter uniformarsi alle antiche consuetudini, senza

(!) Si veda su lui C . P romis : Biografie di ingegneri 1874, p a g . 41 segg. — F . S fo r z a B e n v e n u t i : Di­


m ilitari italiani. (Miscellanea di storia p a tria della zionano biografico cremasco. C rem a, 1888, pag. 263.
Deputazione di storia p a tria , voi. X IV ). T o rin o , (8) V. A. S .: Senato M ar , XIX, 137 segg.
L A C IN T A DI C A N D IA 311

nè danneggiare i contadini, nè far torto alla cittadinanza, e sopra tutto senza


frapporre nuovi ostacoli ai lavori(1).
Approdavano intanto a Candia il Giustinian ed il Martincngo, e si affret­
tavano a visitare il borgo, unitamente agli altri magistrati ed ai gentiluomini
del paese. Il progetto del Campofrcgoso piacque a tutti. Soltanto il Martinengo
dimostrò opinione diversa relativamente a quel colle di S. Dimitri che già di­
cemmo situato ad oriente dei borghi, al di là di un piccolo avvallamento, in
posizione elevata e dominante.
Il Campofrcgoso infatti avca proposto di costruirvi un piccolo forte “ con
do alle, che vengnisse a doi bastioni, a zio la terra et defendesse et et bastion
fosse cavalier a la campagna ,,(2). — Il Martinengo invece dimostrava chetale
provvedimento sarebbe tornato pericoloso, perchè, preso che si fosse il fortino,
questo avrebbe servito al nemico per battere la città. Preferiva quindi spianare
il colle o per lo meno abbassarlo il più possibile ; c suggeriva cominciare
senz’altro a rovinare queU’altura, e riempire quindi di terreno il luogo ove era
l’orto dei frati di S. Francesco, edificando quivi un’opera maggiore delle altre
per battere la campagna in giro e la bocca del porto.
Quanto al rimanente della fortezza egli avrebbe voluto costruire per il
momento tre soli bastioni della cinta dei borghi, ossia i più necessari, riservan­
dosi di edificarne in seguito altri cinque: avrebbero costato 3 mila ducati l’uno,
fabbricandoli tutti di pietra. — Infatti crasi già cominciato a “ disegnarli et
cavarli il terrai „, a far le fornaci da calce, c a tagliar le pietre, impiegando
nell’opera 800 persone (3).
Siccome però il Senato aveva categoricamente ordinato che gli ingegneri si
attenessero scrupolosamente al disegno del Campofrcgoso, il Martinengo, chia­
mato all’osservanza di tale disposizione, reclamò a Venezia tentando dimostrare
l’opportunità delle modificazioni da lui escogitate (J), e sospendendo intanto i
lavori a S. Dimitri.
Il Senato trovò opportuno di leggere quelle lettere al Campofrcgoso. E
costui non si mostrò contrario al parere del Martinengo, dato però clic il colle
di S. Dimitri si potesse abbassare tanto da ridurlo ad un livello inferiore del­
l’opera fortificatoria progettata a S. Francesco (,1).
Era naturale che tali incertezze portassero un rilassamento ai lavori, quan-
(1) V . A. S .: Senato Secreti, X L V III, 134. voi. XX IX, pag. 362).
(2) E a ltr o v e : c 11 signor Janus voleva fa r li uno (3) Ibidem , pag. 152.
turiou apresso con do ale di muro, venissero a con- (•) Ìbidem , pag. 205.
zonzersi con la terra ». (M. S a n u t o : I diarii c it., (•’) Ibidim , pag. 102.
312 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

tunque Venezia avesse fatto devolvere alla fortificazione di Candia anche quei
540 ducati di economie ottenute licenziando alcuni capitani delle fanterie (,). E
il 23 settembre 1520 i magistrati cretesi scrivevano a Venezia chiedendo fos­
sero mandate delle galee in Creta, affinché i galeotti, colla paga di 4 piccoli
al giorno, lavorassero alle fabbriche in sostituzione degli angarici, che in quella
stagione erano occupati nelle loro campagne(2).
Di quel poco che erasi fatto dava relazione il 2 gennaio 1521 Giovanni
Moro, capitano delle galee: onde è a credere Venezia avesse assecondato il
desiderio espresso dai Cretesi e spediti i chiesti galeotti(3). Poco dopo, il 23
aprile 1521, anche la signoria di Candia riferiva che si stava lavorando ad un
torrione, che probabilmente fu quel bastione medesimo chiamato Martinengo,
in onore del Tadini, che dirigeva i lavori; e che altri tre ne erano proget­
tati, i quali — al dir di loro —, assieme ai fossati, avrebbero bastato alla for­
tificazione, anche senza bisogno di cortine che li congiungesse gli uni agli altri (41.
— Nel maggio dell’anno seguente si erano ripresi i lavori ai bastioni con ben
7000 persone (5); e il 30 marzo del 1523 Domenico Trevisan, capitano generale
da mar, riferiva che erasi già finito un bastione in muratura, ma che il gran
mastro di Rodi — Filippo Villiers —, che era passato per Candia, avea espressa
opinione si dovessero costruire i torrioni più vicini l’uno all’altro di quanto si
faceva(6).
A Venezia intanto P II settembre 1521 erasi presa una deliberazione a
favore del clero cattolico e degli Ebrei dell’ isola, i quali vedemmo essere stati
obbligati a contribuire ad un quarto delle spese per la fortificazione. Si stabiliva
invece che essi fossero tenuti soltanto ad un ottavo — vale a dire a 1500 du­
cati annui — e che all’altro ottavo si supplisse coi denari delle condanne pe­
cuniarie(7ì. In tal modo la deliberazione del 7 luglio 1520 era modificata nel
senso che una metà della spesa toccava alla popolazione di Candia, un quarto
alla camera cretese, un ottavo al clero latino ed agli Ebrei, menti e 1 ultimo
ottavo si sarebbe ricavato dalle condanne.
E siccome, partito nel 1522 il Martinengo da Creta contro il volere di
Venezia, eravi necessità di persona adatta ai lavori di fortificazione, il 3 luglio
1523 si deliberava l’ invio nell’isola di Antonio Saracini, che dovesse accompa­
gnare il capitano delle fanterie Giovanni da Como(S).
(t) V . A . S .: Senato M ar , X IX , 152. (3) Ibidem , voi. XXXI11, pag. 272.
(2) M. S a n u t o : I diarii cit., voi. X X IX , i ag. 362. (6) Ìbidem , voi. X X X IV , pag. 57.
p ) Ibidem , pag. 506. (') V. A. S. : Senato Mar , X IX , 226 *.
(4) Ibidem , voi. XX X, pag. 371. (8) Ibidem , XX, 71.
L A C I N T A DI C A N D IA 313

A ciò abbiamo già accennato(1). Ed abbiamo detto altresì che il nuovo


capitano converse tutta l’attenzione sua al castello del molo, anziché alla forti­
ficazione dei borghi ; nello stesso mentre in una relazione del 16 luglio 1525 il
capitano generale Tomaso Mocenigo, dopo ricordata l’interruzione che le fab­
briche aveano sofferto per un intero anno in causa della peste, ed aver accen­
nato che il “ borgo è luto aperto ... uè ha altra fo rteza che un tur rione fa tto
fino al cordoli „, proponeva di abbandonar senz’altro quella fortificazione e di
restringersi alla terra soltanto, col ridurla in isola, cinta tutt’intorno dall’acqua
A tali miseri passi era ridotta la fortificazione di Candia, quando l’unico
ingegnere che era restato laggiù, Antonio Saracini, il primo marzo del 1526
otteneva di rimpatriare lui pure*3-, abbandonando ogni cosa nella confusione più
grande, anzi in una vera anarchia.
Dal 1520, quando crasi presa la deliberazione che parve destinata final­
mente a promuovere un più rapido e razionale incremento delle fortificazioni
di Candia, erano trascorsi non cinque, ma ben sette anni ; molto crasi discusso,
molto questionato, molti denari cransi sprecati nel frattempo. Ed una sola ed unica
opera crasi condotta a buon punto, il torrione Martinengo — all’angolo sud-
ovest — ì compiuto fino al cordone, mentre in sì miserando stato trovavansi
gli altri lavori saltuariamente eseguiti, che il capitano Mocenigo suggeriva ab­
bandonarli senz’altro per sempre !
E in tale frangente scoppiava la guerra col Turco.
*
* *

L ’imminenza del pericolo e l’urgenza del bisogno parvero riscuotere final­


mente Venezia. Tanto che il 22 febbraio 1538 il Senato deliberava che, es­
sendo mandati provveditore generale a Candia Giovanni Moro e provveditore
alla Canea Andrea Gritti, fosse delegato ad accompagnarli il più valente ar­
chitetto militare che si trovava allora ai servizi di Venezia, Michele Sammicheli :
affinchè del proprio parere li soccorresse nel “ grandissimo bisogno di repar a-
tione et fortificatione „ (T
Il Moro giunse a Candia il 25 maggio (3). — Il 25 giugno seguente, do­
poché il Sammicheli avea già visitato Canea, Suda c Retimo, egli ne mandava i
disegni ed al tempo stesso la relazione a Venezia. — Il Senato però attendeva
( ') C fr. pag. 131. della repubblica venela. V erona, 1874, pag. 23.
(2) V. A . 3 . : Relazioni, L X I. — C fr. pag. 114. (5) V. A. S. : Senato Mar, XX V, 118 e 147: ove
( !) V. A. S. : Archivio del Duca, M issive: 23 g iu ­ si p a rla della elezione del cam erlengo Nicolò Dona
gno 1526. a p ro v v e d ito re so p ra le fortificazioni di C andia sino
(*) A . B e r t o l d i : Michele Sammicheli al servizio alla v e n u ta a p p u n to del M oro.
314 I MONUMENTI V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

altresì l’annunziato disegno di Candia, e si dimostrava disposto a concedere che,


in caso di bisogno, il Sammichcli prolungasse ancora la sua dimora in Creta,
prima di ritornarne a Corfù. Nella ducale stessa (16 ottobre) si avvertiva il
provveditore della spedizione di 5760 ducati per i bisogni di Candia e della Canea,
sollecitandolo però alla esazione del contributo stabilito da parte dei cittadini :
e caldamente gli si raccomandava la fortificazione di Candia (1).
Un anno dopo, il 3 ottobre 1539, protraendosi troppo a lungo il soggiorno
del Sammicheli in Creta, il Senato scriveva che “ sono ho Vinai passati molti
anni et mesi che et fidelissim o et benemerito del stato nostro maestro Michiel
da San Michiel inzegner si ritrova de lì de ordine nostro: dove, et per lettere
et per molte relationi, havemo sempre inteso li ottimi portam enti sui nel p ro ­
vedere che et qnelta città et isola et li altri im portantissim i lochi nostri della
Canìa et di Retiimo siano ridotti in ottima fortezza; di modo che tra li mo­
delli et disegni eh’esso ha fa tto fa r e della fo r m a che si habbiano a fa re ditte
fortificatione, et tra l’opera che fino al presente è stata fatta, si può continuare
a fa lc id ia re nei loci prefati, senza che la persona di esso maestro Michiel stia
più de lì: restando specialmente il fedel nostro Antonio da Crema inzegnero, il
quale è benissimo istrutto di ogni cosa „. — Per questo si ordinava al Sammi­
cheli di recarsi a Sebenico, per attendere alle fortificazioni della Dalmazia.
E convien credere che egli, obbedendo alle ingiunzioni ricevute, abbando­
nasse tosto l’isola di Creta, non senza avere, come gli si era imposto, “ lasciati
tutti quei ordeni che parerà ricercar al bisogno delle fabbriche di quell’ isola „(2).
Questi pochi dati, assieme a qualche altro accenno di cui in seguito ci av­
verrà tener parola, costituiscono le sole notizie che sul punto più importante della
storia delle fortificazioni di Candia, sulla parte cioè che vi prese Michele Sam­
micheli, ci sono conservate. Dei disegni e modelli suoi, come delle sue scritture,
lettere e relazioni, di cui pure parlano i documenti, più nulla si è potuto rinvenire.
Che le mura di Candia siano opera del grande Veronese e detto e lipc-
tuto da tutti. — Ma se facile — ed anche gradito può esseie il credei lo,
non altrettanto agevole si è il dimostrarlo. Anzi, pur ammettendo che molto egli
abbia contribuito a quella fabbrica, è doveroso confessare che non tutto il
merito di questa gli va attribuito.
(') V. A. S. : Senato Secreti, L IX , 83 * e 84*. (Si buon a n d am en to di quei lavori. — C fr. p. e. V. A .S .:
v ed a p a rte del d ocum ento rip o rta ta più a v an ti, tr a t- Senato Mar. X X V I, 7 0 * ; X X IX , 1 9 ; XXX, 57*:
tan d o si delle m u ra di C anea). — In to rn o a q u e st’e- X X X V II, 196: X X X IX , 48. 2 3 0 ; XLT, 225 ; XL1I,
poca fu in tro d o tta p u re l’usanza di c o n ce d ere o con- 144*; XE1V, 170, 227 * ecc.).
fe rm a re la nob iltà c re te s e a q u an ti cittadini con g c - (!) A. B e r t o l d i : Michele Sammicheli cit., pag . 2 t.
nerose oblazioni p e cu n iarie a v e sse ro c o n trib u ito al
LA C IN T A DI C A N D IA 315

Prima di ogni cosa dobbiamo infatti tenere in mente che, quando il Sammicheli
giunse a Candia, era già costruita la muraglia occidentale in fondo ai borghi
verso S. Spirito ; eretto il torrione Martinengo all’angolo sud-ovest ; e cominciato
il nuovo lato orientale esternamente a quello della cinta antica e più su ancora,
rimpetto al colle di S. Dimitri: il che vuol dire che erano già tracciati i limiti
estremi entro cui la fortificazione doveva contenersi. Che se il Sammicheli non
li superò, bensì e quelle muraglie e quel torrione incluse nelle mura da lui dise­
gnate, ciò prova a sufficenza che egli seguì in parte il concetto — se non il
disegno stesso — di chi primo aveva ideate quelle parti; e si limitò quindi ad
introdurre delle notevoli modificazioni nel progetto del Campofrcgoso, senza
però sconvolgerlo completamente, anzi mantenendone invariati i capisaldi.
In secondo luogo va ben ponderata la circostanza che il progetto compi­
lato dal Sammicheli non fu rigorosamente seguito nell’attuazione dei lavori, dac­
ché irrefragabili testimonianze ci assicurano che la fortificazione di Candia venne
“ fabricata in parte altramente de quello che si contien in questo disegno „ del
Sammicheli (l).
Che se pur anche volessimo attribuire all’opera ed al merito suo tutto il
tracciato delle mura quale venne in quell’epoca eseguito, non si può prescindere
da un altro fatto importantissimo, che molto, cioè, fu in quelle mura rinnovato
dagli ingegneri capitati più tardi nell’ isola : rifatto con nuovi criteri buona
parte del lato orientale ; ingranditi e modificati i baluardi ; spostate le cor­
tine ; riformato il sistema costruttivo ; e introdotta una infinità di migliorìe e
di perfezionamenti, anche senza parlare della vasta rete delle opere esterne ag­
giunte nel secolo XVII. Della parte ideata od accettata dal Sammicheli —
avremo occasione di dimostrarlo — non rimase così, oltre il concetto generale,
che il baluardo della Sabbionara colle sue due cortine, c qualche tratto di quelli
di S. Liberale, del Gesù, di Betlemme, di Panigrà, e — più — di S. Spirito,
nonché la cortina fra questi due ultimi : tutto il resto fu completamente rinnovato.
Quale fosse così il progetto del Sammicheli possiamo approssimativamente
dedurlo dal più antico disegno della nuova cinta di Candia il quale crediamo

(') SI veda ra g . 223, nota 4. m en te stabil ta quella rifo rm a ai b a lu a rd o M a rtinengo


(9) Lo si v e d a alla fig. 49. — D i som m a im p o r­ la quale non venne m an d a ta ad esecuzione se non
ta n z a sa re b b e p o te r stabilire la d a ta precisa di tale in epoca in cui tu tto q u a n to il re cin to fortificato
p ian ta . a v ev a g ià subito quei radicali m u ta m en ti di cui nella
C he anzi tu tto si tr a tti di un disegno non ripro- n o stra p ianta non tro v iam o a lc u n a tra c c ia .
d u cen te so ltan to dei lav o ri già com piuti, m a c o n te ­ C e rto il disegno fu com pilato p o ste rio rm e n te al
n ente a ltre s ì l’ indicazione di nuovi p ro g e tti, è dim o­ 1538, alla v e n u ta cioè del S a m m ic h e li; e a n te rio r­
s tra to dalla c irc o sta n z a che vi si tro v a g ià chiara- m en te al 155“, quando furono com inciati gli arsenali
316 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ,’IS O L A DI C R E T A

riproduca i suoi concetti in proposito, nonché dalla nota del provveditor Vittori,
di cui tosto diremo, e dalla preziosa relazione di Gian Gerolamo Sammicheli,
che vedremo mandato a Candia un decennio pih tardi.
Gli anteriori progetti — in parte già attuati prima della venuta del Sam-
micheli — stabilivano la difesa del lato orientale della città in maniera che un
nuovo recinto, fiancheggiando esternamente ed in basso la cerchia antica, costi­
tuisse a questa una seconda difesa. Tale recinto avrebbe dovuto constare di tre
cortine: la prima, alla Sabbionara, fra il mare ed il torrioncino rotondo, deno­
minata, del pari che la porta in essa aperta, dei Consiglieri, perché ne costeg­
giava le abitazioni; la seconda fra tale torrione della Sabbionara e quello i
S. Francesco, alla fabbrica del quale abbiamo già più volte accennato ; la terza,
detta di S Francesco, tra il torrione suddetto c la casamatta situata appi ossima-
tivamente all’angolo sud-est dell’antica città “>. - Se non che Michele Sammichel,
modificò simile progetto, coll’aggiunta del baluardo della Sabbionara in sosti­
tuzione dell’omonimo torrioncino, e quindi colla riduzione delle cortine di ta e
lato, abolendo quella centrale «. - Dalla casamatta in poi, ove cessava la cinta
v a to a C re ta anche G ian G erolam o S am m icheli. M a
< nuovi », che nella p ian ta non sono indicati, m e n ­
se tale fa b b ric a fu in iz ia ta so ltan to in quell’ anno, da
tre lo sono benissim o i « vecchi » e gli « a n tic h i ».
tro p p o tem p o se ne era invece d e lib e ra ta l’erezio n e ;
— E siccom e in q u e sto in ‘e rv a llo di tem p o ab b ia m o
e fino dal 1529 anzi e ra si g ià p re p a ra to un disegno
notizia di soli q u a ttro disegni e p ro g e tti e seg u iti p e r
per la su a esecuzione. D el re sto n u lla v ieta che, an ­
le m u ra di C a n d ia (da M ichele S am m icheli l’uno,
che esse n d o p o ste rio re al 1550, la n o stra p ian ta , ap ­
l’a ltro dal n ip o te G ian G e ro lam o , il te rz o dal g o ­
p licando le idee di M ichele S am m icheli al nuovo
v e rn a to re M a rtin e n g o , dal c ap ita n o B em bo l’ultim o),
stato della c ittà, vi potesse tra c c ia re quel com plesso
sembra rag io n ev o le dov ersi fra quelli lim ita re le n o stre
di fo rm e in p a rte g ià a ttu a te , in p a rte solo p ro g e t­
ric e rc h e . — M a il p ro g e tto di G ian G ero lam o S am ­
ta te , che risaliv an o al disegno o rig in a rio di M ichele
m icheli re s ta escluso nella scelta, p e rc h è esso c o m ­
S am m icheli, disegno che — com e v e d rem o — con­
p re n d ev a e l’ore cc h io n e al b a lu a rd o della S a b b io n a ra
tinuò a c o stitu ire p e r tu tta q uell’ep o ca la n o rm a e
e la p ia tta fo rm a p resso S. F ra n c e sc o , che m an can o
la b ase p e r il p ro se g u im e n to dei lavori alle m u ra di
nella n o s tra p ian ta . S c a rta to del p a ri va il disegno
del g o v e rn a to re G ero lam o M a rtin e n g o , com e q uelle C a n d ia .
(i) Q u e ste notizie d e d u ciam o sia dalla p ian ta a n tica
che ab o liv a i c av a lie ri nelle c o rtin e fra il G esù ed
delle fo rtifica z io n i di C andia, sia dalle due relazioni
il M a rtin e n g o e fra il M a rtin e n g o ed il B etlem m e,
di G ian G erolam o S am m icheli e di un a nonim o (che
e m odificava o ttu n d e n d o li i b a lu a rd i di S. L ib e rale
p u b b lic h iam o in ap pendice, doc. 2 e 4), del lo4S
e del M a rtin e n g o , coll’ag g iu n ta al prim o di un c a v a ­
l’una, di una diecina di anni più ta rd a l’altra,
lie re, b e n d iv e rsa m e n te da q u a n to p o rta la nosti a
A p p a risc e d a esse che, a n o rm a dei disegni seguiti
p ia n ta . E cosi p u re finalm ente v a m esso da p a rte il
sino a llo ra , la c o rtin a dei C onsiglieri e ra lunga 130
p ro g e tto del c ap ita n o g e n e ra le G ian M a tte o B em bo,
(o p p u re 120 p a s s i); che il to rrio n c in o ro to n d o della
il quale vo lev a ag g iu n ta al p osto della c a s a m a tla
S a b b io n a ra — di 22 passi di c irc o n fere n za - venne
una m e z z a lu n a ro v escia, alla q u a le m an c a ogni ac­
d e m o lito p er d a r luogo ed al te m p o stesso fornii
cenno nella p ian ta di cui tra ttia m o . — D i g u isa
m a te ria le alla fa b b ric a del b a lu a rd o di egual n o m e;
che, p e r esclusione, re ste re b b e p ro v a to che il n o stro
che la c o rtin a se g u e n te m isu rav a 75 passi di lu n ­
disegno non può essere se non una rip ro d u zio n e del
g h e z z a e 9 di a lte z z a ; e finalm ente che dal to rrio n ­
p ro g e tto stesso di M ichele Sam m icheli.
cino di S. F ra n c e sc o alla c a s a m a tta in te rce d e v an o
A p o te r cosi c o n clu d ere una sola difficoltà p a r­
85 (oppure 83) passi di c o rtin a.
reb b e venir o p p o sta dal fa tto che nella p ia n ta sono
(S) V edasi p u re pag . 321, n o ta 1.
seg n ati a ltre s ì quegli a rsen a li < vecchi » c h e furono
com inciati solo nel 1550, q uando c io è e ra già a rri­ (3j C fr. fig. 188.
LA C IN T A DI C A N D IA 317

primitiva della città, una cortina doveva racchiudere il lato orientale dei borghi
raggiungendo all’angolo sud-est di questi il baluardo di S. Liberale, detto pure,
come tosto vedremo, cantone Calergi o baluardo Vitturi.
Il lato sud dovea consistere di una lunga cortina, terminante da un lato
nel detto bastione di S. Liberale, dall’altro nel torrione rotondo del Martincngo,
che probabilmente già il Sammicheli voleva ridurre a baluardo —, e interca­
lata nel mezzo da quella piattaforma del Gesù, la quale prendeva nome dalla
chiesuola del Cristo fabbricata poco fuori le mura.
Dopo il Martinengo, svoltando bruscamente verso nord, la cinta incontrava
la piattaforma di Betlemme, così denominata dall’attigua cappella di campagna
di S. Maria di Betlemme; appresso il baluardo di S. Antonio, detto pure di Pan-
docratora (o di Panigrà) dalle due vicine chiesuole di S. Antonio e dell’Onnipo­
tente {UuvToxpàwp), situate l’una fuori e l’altra dentro le mura ; e finalmente, ripiegando
verso la città e raggiungendo la spiaggia del mare, il bastione di S. Spirito, il
quale doveva parimenti all’esterna cappella omonima il proprio nome, prima di
mutarlo con quello della chiesuola di S. Andrea, posta nell’interno della città.
Tutta la parte a mare, di qui alle mura antiche di Dermatà, della quale
crasi fino allora costruito solo un breve tratto — come vedemmo — presso il
bastione stesso di S. Spirito, era probabilmente pur essa destinata a venir pro­
tetta da mura. E dei cavalieri costruiti sulle cortine erano certo ideati per
completare la difesa dei baluardi.
Che cosa si fosse precisamente fatto in quell’epoca ce lo dice la relazione
del nuovo provveditore Giovanni Vitturi (settembre 1541)(1), il quale, cessati i
pericoli della guerra, consigliava di riprendere con maggior calma la fortifica­
zione dei borghi, “ sì come Vostra Serenità ne potrà haver informatione da
m astro Michiel da Sam m ichiel inzegner
Egli loda lo zelo degli abitanti, i quali a loro spese, insieme ad altre opere
minori, aveano edificato dalle fondamenta un bastione di terrapieno, quello stesso
bastione, cioè, che per il merito appunto dei nobili Calergi — che a proprie
spese vi aveano fatto lavorare — si chiamò da prima canton Calergi(2); mentre
più tardi mutò il nome in baluardo di S. Liberale — dall’attigua chiesuola del
santo — ; finche fu denominato baluardo Vitturi in memoria delle benemerenze
di quel provveditore generale, come tuttora attestano 1’ iscrizione e lo stemma
del 1540 apposti nel suo angolo.
(*) V . A. S .: Relazioni, L X X V III. processi e carte araldiche. (M em oriale del lS s e tte m -
(*) V. A . S. : Archìvio del D uca: Miscellanea di b re 1540).
40
I m onum enti veneti d e l l ’i s o l a di creta
318

Dalla nota che egli acclude - e che noi pubblichiamo in append.ce per
1>importanza sua, trattandosi di lavori eseguiti in gran parte sotto a fre tta
sorveglianza del Sammicheli - , apparisce chiaro che dal 13 gmgno .
m,»mo 1541 eransi spesi 7670 ducati nei lavori a, due baluard.
e dì S. Spirito, nonché in altre riparazioni al molo e ad alcuni mo mi.
11 baluardo di S. Liberale avea la faccia di mezzogiorno lunga pass. 38,
e quella di levante 36; ed il fianco occidentale, come quello settentnonale,
passi: l’altezza variava fra 17 e 32 piedi. _
1 La piattaforma del Gesti, non lontana dall’omonima porta, misurava ne
sviluppo complessivo 42 passi in lunghezza e 4 in altezza : era costrutta d. terra

c di legname. Antonio ossia di Pandocratora


Il baluardo, pure in terra e legno, d. S. Antonio, sta
(o Panigrà), a settentrione della porta di tal nome, aveva le facce P

Ud ' EfitlmcJeil baluardo di S. Spirito aveva il lato di settentrione lungo 24


passi, quello di ponente 35, e il fianco di mezzogiorno 18. 1 altezza vana ^
fra 12 e 30 piedi. Nel lato di tramontana aprivasi la porta, arga / P* '•
i l ! presso erano le muraglie a mare, di cui pii. volte parlammo, costrutte

PHCl1 7 n l i l a r i a nella nota del torrione Martinengo, che preesisteva, nè della

: » « '— - s - ~ ; r
sebbene fosse certamente almeno ideata, per non lasc.are md.feso
tratto di coitina. q Qnirìto c Pa-
Erano costruiti invece sette passi della nuova corina • •
nim-à la quale dovette venir proseguita anche negl, anni success,v, perche 0
nii^ c’ 1 r i^/i^ 1t4 4 (2)- buona parte di essa pero
stemmi che essa mostra sono degl, anni 1543-lo44 . buo p
era gii. stata fabbricata qualche anno prima, come vedemmo e r,peleremo p

inna Mmhele Sammicheli del resto non fu l’unico personaggio della fam igli^ua
che, chiamato in Creta, assiduamente lavorasse a quelle fortificazioni. Bei«, a
m in nuell’enoca un “ mastro Marchioro polo de sci m e
T o Z T Z Z ; et nepote L u s t r o m m * qual Ha carico
\

resse il d o g ad o dal 1539 al 1 5 4 5 ; M a tte o B a rb a rig o


(i) A p p e n d ic e : doc. 1. re stò duca in C an d ia dal nov em b re 1542 al novem -
(*) N icolò Q uirini fu consigliere dal giugno lo ^ ^ e F ra n c e sc o T ie p o lo fu a su a v o lta con-
al fe b b ra io 1545; A gostino S u rian u capi anc. g dall’o tto b re 1543 al giugno 1546.
a e ra le dal luglio 1542 all’agosto 1544, 1 re tro L an a o g
LA C I N T A DI C A N D IA 319

de inzegnier soprastar a queste fabriche „ (1). Lo stesso documento ci parla della


venuta nell’ isola anche del padre suo Gerolamo, il quale in Creta dovea lasciare
miseramente la vita (2). — Ma di Melchiorre Bertoni avremo occasione di ripar­
lare in seguito.
Assai più ci interessa per ora un documento del 9 marzo 1548 con cui
il Senato impartisce speciali istruzioni a Gian Gerolamo Sammicheli (il quale,
come è noto, era figlio di un cugino di Michele), affinchè nel suo ritorno da
Cipro potesse trattenersi a visitare le fortificazioni di Candia (3). — Il duca di
Candia, informato della cosa, si professava disposto a facilitargli al caso il suo
compito (4); ma alcuni mesi dopo, il 13 settembre 1548, accennando alle stret­
tezze finanziarie per le fabbriche, il reggimento di Candia scriveva altresì di
star tuttavia aspettando, “ al ritorno de la barella de Cypro, segondo che Vostra
Sublimità ne scrive, V inzegnier p er veder queste forteze et fabricati : acciò, Imbuto
etiam il suo parer circha ditta fortification, possamo darne notitia con più
fondamento alla Vostra Sublimità, m andandoli el dessegno sì de quello fin bora
'e fatto, come de quello è da f a r „(3).
Tre mesi dopo — il 6 dicembre — Gian Gerolamo Sammicheli arrivava
finalmente a Creta; e la signoria di Candia nel darne notizia a Venezia il 25
dicembre, così si esprimeva: “ A lti p rim i zorni del presente mese... e v e n u to li
fidel de Vostra Serenità Zuan Hieronimo da Sammichel , inzegner, da nui tanto
desiderato , el qual è stato atom o questa cità et fabriche et ha fato li sui de­
segni: dal qual Vostra Serenità ne sarà del tutto inform ata „
Gian Gerolamo si trattenne a Candia appena un mese. Si imbarcò infatti
per il ritorno il 3 gennaio del successivo 1549. Ed il reggimento di Candia di
bel nuovo, il 9 di quel mese, scriveva a Venezia parlando del disegno e della
informazione del “ fidelissim o dell'illustrissima signorìa Zuan Hieronimo da
Sam m ichiel inzegner „, disegno e informazioni che essi ave\ano cavato dalla
cassetta ove le avea riposte l’ingegnere per leggerle, copiarle, e riferire il proprio
parere in argomento (/).

(1) V . A . S. : Lellere da Candia ai capi dei X : 27 (G) Ibidem . (C fr. A. B e r t o l d i : Michele Sammicheli
cit., pag. 98). N ella le tte ra stessa si a v v isav a che,
o tto b re 1542.
(2) Ib id e m : 16 se tte m b re 1561. — Si ric o rd a quivi spendendo soli 10 ducati, e rasi a b b a ttu to un pezzo
un G a sp a re d ’A rco , im p ie g ato quale b o m b ard iere di m onte a C a za b à — a lev a n te di C an d ia — p er
« in loco del q. mastro Hieronimo Berlo da Verona ». cav arn e p ietre da calcina p e r la fortificazione. Q u e­
(3) A . B e r t o l d i : Michele Sammicheli cit., pag. 93. sta era d ire tta allora dal g o v e rn a to re G erolam o M ar-
(4) V. A . S. : Archivio del Duca, Missive : 2 m ag ­ tinengo.
(7) ibidem ; due le tte re , di cui una pub b licata da
gio 1548.
noi in a ppendice : doc. 3.
(5) Ibidem .
320 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Se tale disegno è andato smarrito pur esso, si è invece per buona sorte
preservata fino a noi la preziosa relazione accompagnatoria, ispirata certamente
ai concetti dello zio, concetti che egli si proponeva di seguire e completare. La
pubblichiamo testualmente in appendice, come importantissimo documento al
nostro soggetto(n.
Ne riassumiamo i punti principali. — È datata dal 29 dicembre 1548.
Comincia con una particolareggiata descrizione delle opere che eransi fino al­
lora compiute, prendendo le mosse dal baluardo di S. Spirito. Questo c gli
altri di Pandocratora, Betlemme, Martincngo, Gesù e Vitturi erano ridotti or­
mai a buon punto: parecchie cose però era necessario modificare in ciascuno
di essi, perchè non rispondenti alle regole d’arte In ciò consistevano forse
appunto le deplorate modificazioni, da altri arbitrariamente introdotte, al disegno
di Michele Sammicheli.
Delle cortine invece una sola era compiuta, e precisamente quella fi a S. Spi­
rito e il Panigrà, la parte centrale della quale, lunga 85 passi, era costituita da
quella muraglia fabbricata prima della venuta di Michele Sammicheli, cui ripe­
tutamente abbiamo per l’addietro dovuto accennare. Della cortina fra il Panigrà
e la piattaforma di Betlemme soltanto 60 passi erano compiuti. Le altre seguenti
erano di solo terrapieno. Ma fondati invece 74 passi della cortina dei Consi­
glieri — all’estremità orientale, presso il mare —, quella cortina che del paii
ricordammo nei lavori alla nuova cinta anteriori ai Sammicheliani.
Terminate finalmente, ma poco perfette, erano le quattro porte : quella del
Gesù, nella cortina terrapienata fra il baluardo di tal nome ed il V itturi, quella
di Pandocratora fra l’omonimo baluardo di Panigrà ed il torrione Martincngo,
e quella di S. Spirito nel baluardo così chiamato. (Non si fa menzione invece
della porta del Marulà — poco a settentrione del luogo ove sorse poi quella
di S. Zorzi —, che ignoriamo se fosse o meno già stata aperta).
E scavate pure in gran parte erano le fosse.
Seguitava Gian Gerolamo Sammicheli a discorrere dei lavori che ancora
rimanevano da compiere per attuare il progetto ideato dallo zio, e di quelli

( ’) A p p e n d ic e : doc, 2. — Q u a n to alle in fo rm a ­ termine si atrovano queste fabriche, et mandatoli li


zioni o rali fo rn ite da G ian G ero lam o al S e n a to si desegm sì de questo illustre governator conio de Zuan
v e d a A . B e r t o l d i : Michele Sammicheli cit., pag. 93 Hieronimo inzenicr con l'oppinione loro : dal che si
vedino li erori nel già fabricalo et si cognosseno le
e 98.
(2) C fr. V . A. S. : Archivio del Duca, Missive : dificultà di quello si ha a fa brichar per le diverse
4 giugno 1549. — < Doppo giunti in questa, cita per oppinion, le qualli si deveno dallo reverendo Senato
più nostre habiam o avisalo Vostra Serenità in che decider con la raggion prudente in mano ».
LA C IN T A DI C A N D IA 321

necessari per ridurre a maggior perfezione la cinta. Onde per prima cosa con­
sigliava di ultimare il baluardo di S. Liberale o Vitturi.
Quindi, conformandosi certo — almeno in parte — alle idee dello zio,
tornava a proporre di riformare completamente il lato est del recinto con una
capitale modificazione — da noi già ricordata —, coll’aggiunta cioè del baluardo
della Sabbionara(l), munito di orecchione verso mezzogiorno(2), sviluppato per
110 passi di circuito e più alto dalla parte di terra che non verso il mare: al
quale si ricongiungesse da un lato la cortina dei Consiglieri e dall’altro una
seconda cortina, la quale si attaccasse a quella di S. Francesco e quindi alla
casamatta ove era destinata a terminare altresì la cortina proveniente dal baluardo
di S. Liberale. — Siccome però in tal modo l’intero spazio fra il baluardo della
Sabbionara e questo di S. Liberale, per un tratto di 310 passi, sarebbe rimasto
del tutto indifeso, consigliava Gian Gerolamo che al luogo della casamatta ve­
nisse costruita una piattaforma di 64 passi di circuito, sporgente in fuori 12
passi. — Solo quest’ultimo particolare della riforma — il quale venne più tardi
eseguito con notevoli modificazioni — crediamo vada attribuito a Gian Gero-
lamo Sammicheli(3); laddove i rimanenti consigli da lui espressi non devono es­
sere altro che ripetizione in massima di quella parte del progetto dello zio che
non s’era pcranco potuta attuare.
Oltre a ciò insisteva Gian Gerolamo affinchè fosse ridotto ad un baluardo
di 124 passi di sviluppo il torrione rotondo Martinengo.
Quindi voleva che, finiti tali lavori, si costruissero i parapetti tutto in giro,
che non si erano ancora cominciati ; e si edificassero i progettati cavalieri —

(') C he il b a lu a rd o della S a b b io n ara risalg a già al p er diversi regimenii sette baloardi, alzati da terra
disegno di M ich ele Sam m icheli se m b ra lecito arg u irlo passa 3, 4 et 5 ; et cadauno di quelli hanno alquanti
dal v e d erlo c o m p reso in q uella p ian ta di C andía più pa ssa di cortina fondata ». (V. A. S. : Relazioni ,
v o lte ric o rd a ta , la quale deve essersi isp irata ai suoi LX X X I e LXU).
d e tta m i. — A ltra p ro v a poi è c o stitu ita c!al fa tto (?) L ’o re cc h io n e dovea tu tta v ia m an care nel p ro ­
che nel 1549 — p o ste rio rm e n te cioè alla relazione g e tto orig in ario di M ichele Sam m icheli.
di G ian G ero lam o — ai m a g istra ti cretesi che chie­ (3) V e ram e n te nel som m ario di le tte re di Gian
d e v a n o in fo rm azio n i sul m odo di rip ren d e re i lavori M a tte o B em bo del 28 n o v e m b re 1552, parlan d o si del
a C andia, e ra d a l S e n a to V e n eto spedito un disegno •t dissegno », che do v reb b e e ssere quello rice v u to da
non g ià di G ian G ero lam o stesso, b en sì dello zio V enezia, ossia il disegno di M ichele Sam m icheli, si
M ich ele, coll’ord in e di pro seg u ire i lav o ri sulla base ric o rd a anche la P ia tta fo rm a com e inclusa nel dise­
di esso, e p rin cip iare to sto il balu ard o della S ab b io ­ gno m edesim o (V. A . S. : Senato Mar , filza IX, in­
n a ra (Vedi pag . 323). S enza dire poi che il duca G e­ c a rto 19 agosto 1553). — M ag g io r peso però va dato
rolam o T a ia p ie ra nel 1561, p a rla n d o dei lavori com ­ al fa tto che la P ia tta fo rm a non si tro v i tra c c ia ta
p iu ti fino al suo te m p o sulla sc o rta del disegno di nella p ian ta di C andia d e riv a ta dai p ro g e tti di M i­
M ichele Sam m icheli, accen n a a ben 7 balu ard i, in­ ch ele Sam m icheli ; e che G ian G erolam o m edesim o
te n d e n d o c o m p re n d erv i quindi anche questo della nella sua relazione m o stri ev id e n tem en te p a rla re di
S a b b io n a ra : « Nel dissegno che f u fa tto nel lempo una innovazione di cui a ttrib u is c e a sè il m erito.
del q. provedilor V illuri si allrova esser sta fabrícalo
322 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L l ’ i S O E A DI C R E T A

in terreno rivestito di pietra - a metà delle cortine, terminando pure quello


presso la casamatta, e distruggendo invece quanto crasi cominciato al baluardo
del Gesù.
Ai fossati erano da cavarsi ancora 67811 passi cubi onde ridurli alle di-
mcnsioni convenienti : col quale lavoro avrebbe dovuto correre parallelo quello
della formazione delle controscarpe.
Ultima fra tutte doveva recingersi di mura la parte a mare fra S. Spiiito
e la cerchia antica a Dermatà.
Intorno alle fortificazioni di Candia aveva nel frattempo espresso il proprio
parere — corredato di disegni — anche il governatore generale delle milizie,
Gerolamo Martinengo(,). In seguito al quale, ed alle informazioni di Gian Ge­
rolamo Sammicheli, manifestava le proprie vedute anche il duca di Candia — come
si disse — insieme al capitano generale. E precisamente, soffermandosi a di­
scutere su quei punti nei quali il giovane Sammicheli ed il Martmengo non
eransi trovati d’accordo, sosteneva colla propria autorità le ragioni da quest ul­
timo addotte.
Il governatore infatti riscontrava che il Sammicheli nella modificazione del
torrione Martinengo, lo riduceva a forma appuntita, mentre egli avrebbe prefe­
rito edificarlo assai più forte ed ottuso, risparmiando così la costruzione dei due
cavalieri nelle attigue cortine, che il Sammicheli destinava a sua difesa. Il ba­
luardo Vitturi poi sembrava pur esso al Martinengo troppo debole, e consigliava
rifarne di bel nuovo la faccia ed il fianco verso S. Francesco, per ottunderlo
maggiormente, aggiungendovi inoltre un cavaliere nel mezzo e spostando altresì
la cortina. Nè parimenti riteneva prudente iniziare i lavori dal baluardo stesso
Vitturi, il quale ad ogni modo trova vasi in sufficente difesa ; e sosteneva doversi
invece principiare col nuovo baluardo della Sabbionara, quindi modificare il
Vitturi, in terzo luogo cavare le fosse, e finalmente accomodare il Martinengo
c gli altri baluardi(2).
In seguito a ciò il 27 di quello stesso mese di gennaio 1549 la signoria
cretese tornava a scrivere a Venezia, pregando che da questa non fosse preso
provvedimento alcuno prima che fossero state ponderate la relazione di Gian Ge­
rolamo, quella del Martinengo, e la predetta lettera da essa spedita in argomento(3).
Siccome poi il Senato faceva attendere un po’ troppo non solo la propria(*)

(*) Si veda su lu i: C . P r o m i s : Biografie c it., pag. (-) A p p en d ice : doc. 3.


(3) V. A . S. : Archivio del Duca , Missive.
354 segg.
323
LA C IN T A DI C A N D IA

risposta, ma anche le richieste somme di denaro10, il reggimento di Candía


spediva il 4 ed il 6 giugno delle sollecitatorie10, in cui, alludendosi ad un or­
dine del Senato del 2 aprile di quell’anno, di proseguire intanto la fabbrica in
quelle parti ove il lavoro da eseguirsi era già deliberato, dimostravasi che di
deliberato non c’era proprio nulla. “ Nè pensi àlchuno dir — soggiungevasi —
che questa cità sia in difesa, essendone tante et tante oppositioni, come pei
li disegni se vedeno ; et se altro non fusse, che alchun bastión non vede l aiti o
per la streteza delle fosse: e tà cavarle ne va grandissimo tempo et spesa, come
per la experientia di Zuan Hieronimo inzegnier appar. Ma quando el princi­
piato fusse senza alchuna oppositione finito, che fortezza è una banda tuia f i ­
nita et l’altra non anchor a principiata et senza fianchi? dove ogni homo, senza
o ff elisione potrà intrar : nè la defendería un cavalier che vede m ìa 10 atomo,
et non vede dalla parte aperta, nè puoi bater la vale un tratto de archo, pei
la quatte senza esser veduti se vien fino nella fossa !... „ .
La risposta arrivò finalmente con grave ritardo il 31 ottobre. Il Senato
_a quanto pare — si meravigliava come mai a Candia non si sapesse ancoi a
che il disegno da seguirsi era quello già stabilito da Michele Sammicheli. E ne
mandava una copia, coll’ordine di principiare in base ad esso i lavori alla Sab-
bionara.
Il governo di Candia a sua volta si scusava di non aver prima di allora
posto mano ai lavori, per la ragione che del disegno di Michele Sammicheh
esisteva soltanto una copia privata e non si avevano in cancelleria scritture di
sorta di quell’ingegnere, donde apparisse che quello era il modello da seguirsi ;
mentre, viceversa, notavasi che la fortificazione quale fino allora crasi condotta
differiva alquanto dal modello prestabilito. Ad onta di ciò, e malgrado la man­
canza di denari e la difficoltà dei lavori, trattandosi di una fabbrica completa­
mente nuova e da fondarsi in terreno ghiaioso, si sarebbe subito posto mano
all’opera(4).
cuno che sta n d o a V enezia voleva co n v in cere del
(1) La p rim a so v v en zio n e — di m ille d u c ati fu
c o n tra rio :... « la qual Dio volesse che la se trovasse
d e lib e ra ta solo il 1° m aggio 1551 (V. A . S. : Senato^
in quel termine che molli raggionanno. Ma se nut
M ar, X X X I, 9 1 * ); ed u n a seconda di 2 m ila il 1°
con questo magnifico el fedelissimo governator non
d ice m b re 1552. (Ibidem . X X X II, o4*).
siamo credulli, per haverne pocca pratica , per le
(123) D i nuovo si rip a rla quivi dei m eriti del g o v e r­
raggion che sem sul fa tto vedendo con l'occhio, ne f a
n a to re , il q uale av ea tr a tte le calcine p e r le fa b b ri­
capaci pini che se fu o sa m o absenli, seben per avanti
che dal m o n te C a za b à, con un fortissim o risparm io.
havescmo visto il luogo, non essendo stali alhor ad-
(3) V. A. S .: Archivio del Duca, Missive. — C fr.
verlili. Di tal cose Vostra Serenità sarà inform ata
a ltra le tte r a del 16 aprile 1549, in cui il reggim ento
dal fidel Vostro Zuan Hieronimo inzegner ». (Ìbidem ),
d i C andia ric o rd a di b e l nuovo l’ im perfezione della
p ) All'ultim o de ottobre recevessimo le tre man de
fo rte z z a , in opposizione al p a re re espresso da qual­
324 I MONUMENTI V EN ETI D E L L ’IS O L A DI C RETA

Il 29 dicembre infatti il reggimento scriveva che “ cercha a queste fabbriche


bassi principiato, secondo il disegno m andato da Vostra sublimità, a cavar la
fossa del fondam ento del beloardo della Sabbionera ; et non si m ancha di con­
tinuare, per quanto si extendeno le fo rze nostre „(1). Mentre, contrariato che delle
sue osservazioni non si fosse tenuto il debito conto, il governatore Gerolamo Mar -
tinengo, punto nel suo amor proprio, chiedeva — dopo 5 anni di servizio in Creta
—* di rimpatriare, dacché “ essendo deciso il disegno, ogniuno sarà bastante f i .
A sostituirlo fu destinato il 26 agosto 1550 un altro personaggio della fa­
miglia Martinengo, quell’ Ercole >:V> del quale c una dettagliata informazione al
Senato sui nuovi lavori di Candia, in data del novembre 1551.
Il baluardo della Sabbionara — che in onore di Gerolamo fu altresì chia­
mato Martinengo —, sviluppato per ben 137 passi, ma privo ancora delle
casematte, raggiungeva in media coi suoi muri 20 piedi di altezza : onde ne
mancavano altri 15 (o meglio 17) prima di arrivare al cordone. Essendo stac­
cato però dal rimanente delle fortificazioni, bisognava costruire da un lato 22
passi di cortina per congiungerlo con quella dei Consiglieri, e 55 dall’altro
per unirlo a quella sotto S. Francesco.
Il baluardo Vitturi era alto 17 piedi: ma gli mancavano 7 passi verso
la Sabbionara ed uno verso il Gesù ; senza dire che internamente i suoi spe­
roni, fabbricati con creta anziché con calcina, si sgretolavano tutti.

lettere sue, mandatene dal magnifico capitano delle El qual venuto, benché mollo tardo, sì per la deli­
galee de A lexandria p er sue redrezate al rellor della beration impedita, sì eliam p er esser andato il disegno
Canea p e r un navillio venuto de Ili, asserendo esser et deliberation in A lexandria, et audio p er non esser
stale consígnate ad uno suo servidor, il quale non li sta fa tta provision del danaro (che da questa camera
fece moto fino gionli in A lexandria. Et a me capilanio impossibile è trazer le obligatione, nonché danari da
furono dalie alli 28 in Rethimo existente alla volta, fabricar...), non dì meno immediate si havemo redatto
insieme con il disegno fa tto da m astro Michicl da con questo illustre governator obedientissimo el soli-
Sammichiel, mandalo da Vostra Sublimità fino dal diissim o alle cose di Vostra Sublimità, el havemo de­
1537 con ordine dovesse veder questo loco et dar quel­ liberato, per serarsi, da comenzar secondo il desegno
l'ordine de forlificalion che a lui pareva, et che sopra et deliberation al canton della Sabionera, per guardar
quel disegno era stalo fabrícalo. — Questo disento do ladi : ancorché sia la più deficit parte sì delle fa te
non già p e r replicar a Vostra Serenità, ma p er excu­ come de quelle che si ha a fa r , per esser in sabion
sación di questo illustre governator et nostra. Che se el apreso il m ar, che bisognerà andar un pezo a
questo disegno fu s se stato trovalo in una di queste basso per trovar lo terra i, et l'acqua ne impedirà :
cancellarle nostre con scrittura di esso mastro Michiel chè 'l lutto serà a redur la fabrica sopra terra ; el
del modo del fa b ric a r cusí ordinalo da l'excellenle tanto più è dificille, quanto più bisogna andar fu o r a
Senato, fo r si che non havesamo fa tto parola a Vostra dal vecchio. E l fa rem o ogni nostro fo r z o possibile ;
Serenità. Ma havendo trovalo questo disegno in casa confidandose nella suficienlia et inteligenlia dell' illu­
d ’un zenlelhomo privato et non havendo trovato al- stre governator ». (V. A . S. : Archivio del Duca,
chuna scritura nè parte presa in questa cancelleria, Missive).
et visto anche esser stato fabrícalo in pa rte altramente (') Ibidem .
de quello si conlien in questo disegno , quantunque al (2) Ibidem : 13 fe b b ra io 1550.
contrario sia ascritto, ne liavea p a rso representar le (3) V. A . S. : Archivio del Duca, Ducali.
oppinioni a Vostra Serenità et dim andarli ordine.
L.A C IN T A DI C A N D IA 325

Le due piattaforme del Gesù e di Betlemme erano bensì elevate fino al


cordone 2 2 piedi ; ma bisognava alzarle di altri 7 od 8 , trasportando il cordone,
per raggiungere l’elevazione del suolo esterno. A quella del Gesù il cavaliere
in terrapieno, posto nel mezzo, minacciava rovina, e sempre più s’ imponeva il
provvedimento di levamelo ; come pure pericolavano “ le casemattc con le
recidale m urate di Ierren „. — 11 Betlemme invece ed il Panigrà — alto già
23 ’/2 piedi — erano privi ancora di casematte e di parapetti.
Il torrione del Martinengo rimaneva pur sempre intatto nella sua forma
rotonda, e privo di parapetto. E il baluardo di S. Spirito andava alzato inter­
namente di terreno per 15 piedi.
Fra le cortine, soltanto quella dei Consiglieri e di S. Francesco, c l’altra
attigua a S. Spirito — alta 22 piedi — erano in muratura, ma senza parapetti.
Le rimanenti tutte in terrapieno.
I cavalieri progettati nel centro delle cortine fra il Vittimi ed il Gesù,
fra il Gesù ed il Martinengo, fra il Martinengo ed il Betlemme c fra questo ed il
Panigrà, non erano stati per anco principiati. Nò cominciato neppure quello impor­
tantissimo di S. Francesco, nò erasi posto mano ancora all’attigua piattaforma
voluta da Gian Gerolamo Sammicheli, perchè il Martinengo la riteneva por lo
meno inutile, quand’anche non dannosa, troppo spingendosi vicina al colle di S. Di­
mitri(1).
Finalmente le fosse erano sì poco fondate e sì strette che ai baluardi ri­
manevano le faccie tuttora coperte (2).
Da un sommario delle lettere mandate a Venezia dal capitano generale
Gian Matteo Bembo, apprendiamo ancora come il 28 novembre 1552 egli
avesse spedito un memoriale onde dimostrare lui pure quanto fosse inoppor tuna
la piattaforma presso S. Francesco, e come paresse assai più conveniente sotto
ogni aspetto di costruirvi “ una mezzaluna retirata in dentro alVangulo delle
coltrine , secondo il disegno mandato ; la qual mezzaluna fa r à l officio et di ca-
valier et di fiancheggiar le faccie de ditti helloardi L’idea, come vedremo,
venne poi accolta e concretata dal Savorgnan : ed in luogo di quella proposta
dal Sammicheli fu costrutta la cosidetta “ Piattaforma rovescia „.
(') « Sarta di pa rer che la piataform a non se li piattaform a fin al monte non li sarta di distanlia sé
facesse ; perchè le coltrine fa ra n n o angolo o vogliamo non passa 28 : che bisognerà o levarla fin al cielo,
dir forbice : di modo che l'im a fianchezarà Valtra, over stando al basso, reslerta battuta. Di modo che
el l ’altra l’altra, et fianchezarà anche le fa z zc de' si può schivar questa spesa et di fa r la et di g u a r­
bcloardi con canone sigurissim o. El tanto piu son di darla ».
questo parere, perchè detta piattaform a inlrarìa troppo (2) V. A. S. : Relazioni, LXXXIV.
sotto il monte di S. Dimitri, che dalla potila di detta
41
326 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Nel marzo del seguente 1553, malgrado la piti volte lamentata mancanza
di fondi, cransi ripresi intanto i lavori alla Sabbionara. E, ristudiato di bel
nuovo quell’importantissimo punto della fortificazione, s’era concluso che, invece
di innalzare il baluardo a 56 piedi di altezza, lo si sarebbe potuto limitare a
38, “ tanto basso quanto basti p er fiancheggiare ; et f a r di dentro una piazza
sola con tanto parapetto intorno che copra li difensori questo però a patto
di utilizzare a guisa di cavaliere quell’altura naturale dove soltanto molti anni
più tardi sorse infatti il cavaliere Zane.
Raggiunta l’altezza voluta, c postovi il cordone, il Bembo sospendeva 1
lavori al baluardo in attesa dell’approvazione dì Venezia e dell’ invio di un in-

FIO . 188 __ LE M URA ALLA SA BBION AR A. (LA CINTA AN TICA È P U N T E G G I A T A ; IN P IE N O È I N D IC A T A LA


NUOVA M UR A, A N T E R IO R E A L SA M M IC IIE L I ; E A T R A T T E G G IO FRA DUE LIN EE SONO D I S E G N A T E LE

A G GIUN TE DEL SA M M ICIIE LI STESSO).

gegnere. E trasportava invece gli operai nelle attigue cortine, costruendo quel
tratto di muraglia che, congiungendo il baluardo della Sabbionara alla cortina
di S. Francesco della nuova cinta anteriore alla Sammicheliana, si chiamò ap­
punto cortina Bcmba (1), e portò inciso in una lapide il nome del capitano c la
data del 1553.
E di nuovo scriveva costui sui bisogni pecuniarì della fabbrica, prendendo
a ciò occasione dal promessogli invio di mille ducati, i quali erano già spesi
prima che arrivassero, laddove, per condurre avanti i lavori, ne occorrevano “ le
desine di m i gli ara
Di un’altra importantissima questione trovava modo intanto di occuparsi il

( ' ) D allo stesso c a p ita n o p r e se r o nom e a Candia la fontana del G iga nte e gli arsenali vecchi.
327
LA C IN TA DI C A N D IA

benemerito e simpatico capitano. Per antichissima usanza tutti i villani del ter­
ritorio di Candia dai 14 ai 60 anni (in numero di 12 mila circa), che non
avessero goduta speciale esenzione, erano tenuti a servire sci giorni all anno in
vantaggio delle pubbliche fabbriche, o come più brevemente allora si diceva,
crano&obbligati allungarla. Taluni anche doveano recarvisi con una bestia da
soma. — Avveniva però che, essendo essi gente molto povera, non trovassero
durante il loro soggiorno in città di che procurarsi il \ itto . onde gì un pur te
trasgrediva senz’altro al comando, eludendo la sorveglianza del governo, e quegli
stessi che vi si assoggettavano, erano talmente indeboliti dalla fame che lavoi a-
vano di pochissima lena. Proponeva per questo il Bembo, tornando al concetto
di antiche costumanze ed antiche leggi, che ogni angarico, almeno nei quattro
mesi invernali, percepisse otto marchetti al giorno, qualora però egli accettasse
in compenso di lavorare per otto giorni anziché per sei(n. — La proposta era
assai ragionevole e dettata da sano spirito di umanità. Ma per il momento pare
non ottenesse risposta alcuna(:).
Le difficoltà della fabbrica crescevano nel frattempo ogni giorno più. E
quando nel marzo 1555 il duca Alvise Gritti presentava la propria relazione,
i sette baluardi erano compiuti solo per due terzi (due minacciavano anzi rovina
per causa degli speroni) ; mancavano sei cavalieri e più di mille passi di cortina ;
c si doveano ancora cavare le fosse ed abbassare i terreni nella campagna al
di fuori. Onde il Gritti proponeva niente meno che di tornar a discutete se non
fosse meglio, come pensava anche Ercole Martincngo6'", di restringere di bel
nuovo la città entro più angusti confini6".
Le stesse cose ripeteva in un suo dispaccio del 1° ottobre 1556 il nuovo
capitano Andrea Duodo<5>; e di nuovo il duca c il capitano il 1° giugno
1559 (9 pur mostrandosi tuttavia meno titubanti c deplorando la sospensione

(5) « Dico » finiva egli « che quando fu sse richie­


(I) V. A. s.: Senato M ar , filza IX. in ca rto 19 a-
sto d ir l'openion mia, se essa fabrica dovesse esser
go sto 1553. traila al fine over disfarla, non saprei che rispon­
(9) Cfr. p a g . 309 e 310; e 328 segg.
dere ». (V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia).
(3) V. M. C. : Ms. Dona dalle Rose, CX X X V I, 14.
(6) Cfr. pure q u a n to scriveva nel 1561 il pellegrino
_ O s se r v a v a egli che, oltre alle imperfezioni del
tedesco G iacom o W o r m b s e r al suo passaggio per
m om e nto, alle quali p u r e si sa reb b e po tu to rimediare
C a n d ia ; « Die Stali Candia ist zimlich fe st und mol
col te m p o e c o n g ra ndi sacrifizi pecuniari, altri di­
vcrwarcl m it Bolhverck und gutem Geschütz ; aber sie
fetti p r e s e n t a v a la fortez za , p e r i quali nessuno scampo
ist nicht aussgcbawel. Ist auch Ml zu vermuten dass
rim a n e v a : le a ltu re esterne cioè che do m in a v a n o la
sie aussgebautvel würde, wie sie auge fange» ist : uni
città, e la qua lità del te r r e n o , troppo facile ad essere
soll sie demselbigen nacligebawel werden, würde es
m inato e tro p p o c om odo a se rvire al nemico per a c ­
wol ein Fürstenlhumb kosten >. (Reyszbuch eit., pag.
c am p am e n to .
('*) V. A. S .: Relazioni, LX II e LXXXI. 217).
328 I MONUMENTI V E N E T I D E L L ’IS O L A U I C R E T A

lavori(l), mentre si continuavano a sprecare denari negli stipendi degli ingegneri,


dei proti e degli scrivani(2).
*
* *

Per fortuna però lo scoraggiamento dei magistrati c degli ingegneri non


fu condiviso dalla popolazione <3), la quale, allarmata dei pericoli che si potevano
correre prolungando ancora quello stato di cose c mantenendo sospesi i lavori,
decideva l’invio a Venezia di due ambascierle, l’una a nome dei nobili, l’altra
a nome del popolo.
Pregavano i legati che le fortificazioni venissero riprese, sia continuando il
disegno antico, sia apportandovi quelle modificazioni che fossero state proposte da
persone dell’arte ben istruite delle condizioni del luogo ; e chiedevano che gli affari
della fabbrica venissero affidati ad un magistrato speciale, straordinario, col titolo
di provveditore. Perchè poi i poveri angarici non fossero privi del necessario
sostentamento durante l’epoca del lavoro, si offrivano i nobili a mantenerli di
vitto per 5 anni, purché a tale spesa avessero contribuito anche i cittadini, il
clero e gli Ebrei ; laddove i cittadini pregavano si trovasse modo di far rispet­
tare quella legge che nessuno osservava, secondo la quale ogni angarico avrebbe
dovuto percepire 8 soldini al giorno, da pagarsi metà dai nobili e metà dalla
cassa del governo (4è
In data 28 aprile lo b i il duca Antonio Calbo dava il proprio parere su
tale richiesta, appoggiandola vivamente in ogni punto, ma consigliando a speci­
ficare chiaramente quanto si dovesse dare agli angarici, affinchè costoro non
venissero defraudati del sostentamento ; notava poi come la camera cretese non
fosse assolutamente in grado di concorrere a tale spesa. Da parte sua poi il
clero di Candia scriveva in data 18 maggio ; e mentre si dichiarava pronto bensì
a spargere il proprio sangue per la Repubblica, certificava di essere nell’impos­
sibilità di versar quattrini per la continuazione delle fabbriche (5).
Il Senato rispondeva il 20 settembre di quell’anno, ordinando che la forti-
(') N el f r a tte m p o i doc um e nti non parlano di nes­ (3) Com e p re cisa m e n te ste sse ro allora le cose è a
su na a ltr a ope ra co stru ita , se non di un pezzo di noi da to dedurlo altresì da quella p a r tic o la r e g g ia ta
cortina in m uro di 17 passi, fa b b ric ata t r a i nuovi descrizione delia città, sc ritta a p p u n to in to rn o al
arsenali di oriente e la c ittà ; nella quale cortina f u ­ 1558, che pubblichiam o t e s tu a lm e n te in appendice.
rono a p e r t e due c a n n o n iere p e r fiancheggiare la (Doc. 4).
p a r te della Sabbionara . (V. A. S. : Dispacci dei prov. (4) V. A. S. : Senato Mar, XXXV, 121 segg. e
da C a ndia: 10 aprile 1557 e 8 s e tte m b r e 1558). 128 segg.
(4) Ibidem : 6 g e nnaio 1560. — Cfr. p u re Relazioni , (5) V. A. S. : Senato M ar , filza XX V, inca rto 20
L X X X I e L XII. (Relazione del d u c a G e rolam o T aia- se tte m b re 1561.
piera, del n o v e m b r e 1561).
329
LA C I N T A DI C A N D IA

Reazione fosse tosto ripresa ; stanziava 3 mila ducati all’anno per cinque anni per
la continuazione dei lavori; stabiliva per lo stesso termine di tempo un nuovo
dazio di esportazione dall’isola per i vini, gli olì ed i formaggi, i cui proventi
dovevano devolversi del pari alle fabbriche di Candia ; decretava che ogni an­
garino percepisse 8 soldini al giorno da pagarsi dai nobili, dai cittadini, dal clero
latino e dagli Ebrei, proporzionalmente alle loro sostanze ; e decideva infine
che non fosse istituita nessuna nuova carica per le foi Uzze, potendo a tali
ccnde accudire il capitano generale (1)*3.
L ’imposizione del dazio portò seco naturalmente qualche strascico di ma­
lumori da parte specialmente delle tre minori città del regno 1 uttavia le cose
alla fine si appianarono. - Ma la tassa degli otto soldini per gli angarici fu
prorogata il 15 marzo 1567 per altri cinque anni1", passati ì quali ne fu chiesta
un’altra rinnovazione (4).
Delle cose della fortezza di Candia era stato nel frattempo incaricato di
occuparsi uno dei più sperimentati ingegneri di cui la Repubblica potesse in quei
tempi servirsi, quel Giulio Savorgnan(5), al cui merito in vero si deve il prose­
guimento di buona parte delle fortificazioni non solo di Candia, ma anche di
altre località cretesi l6).
Il 10 marzo 1562, convocati dal Senato il governatore generale Sforza
Palla vicini, Agostino elusone, Gerolamo Martinengo ed il Savorgnan medesimo,
era deciso che quest’ultimo partisse alla volta di Creta “ cargo
nati»- sopra le fortezze dell’ ìsola „ ; giunto nel regno vi avrebbe esaminati i
luoghi forti insieme al capitano generale e al governatore delle milizie Roberto
Malatesta ; in ogni evento si sarebbe regolato in base alle scritture fatte avere
al capitano generale (le quali erano appunto del Pallavicini, del elusone ('>, del
Martinengo, del Savorgnan stesso e “ de Zuan Hieronimo ingegnerò », cioè del

('■) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 30


(I) V. A. S. : Senato Mar, XXXV, 121 * segg. —
I d e n ari r ic a v a ti dal nuovo dazio, sia quelli di C a n ­ giugno 1574.
(5) Si ve da C. P komis : Biografie cit., pag. 403 segg.
dia come gli altri m an d a ti dai r e tto r i di Canea, di
(specialm ente pag. 422).
R e tim o e di Siila, dove ano c u stodirsi in una cassa
(B) Dagli studi preliminari da lui compiuti risulta va
a p a rte , tenendone pa rtic o la r nota ; e d anno in anno
come sa reb b e stato necessario allargare la fossa di
i p ro v v e d ito ri alle fortezze di V e nez ia doveano e s a ­
alm eno 15 passi ed abbassarla in proporzione, rifa­
m inare i rendic onti. D ue nobili ed un cittadino erano
cendo le fo n d a m e n ta ai balu ardi nel caso clic queste
incaricati poi della riscossione dei soldini per gli an­
non fossero state ab b as ta n za profonde. Nella gola
garici, e di te n e r n e re gola re r e g i s t r a t u r a : m entre la
dei balu ardi sa rebbe ro stati da costruirsi dei c a v a ­
c assa dei denari dovea e sse r chiu sa con tre chia\ i,
lieri di t e r r a ; u n a cortina lungo il m a r e ; ed una
u n a delle quali da custodirsi dal duca, l’altra dal c a ­
p iattafo rm a finalmente, oppure due denti, presso
pitano, la t e r z a dai deputati. (Ibidem, 165* e 166 ).
S. F rancesco. (V. A, S. : Relazioni, I-.XXXIV ).
(*) Ibidem , X X X V I, 7 *; e 119* segg.
(7) Cfr. Ibidem . (Relazione del e lu s o n e medesimo).
(3) Ibidem , XXXVI11, 9.
330 I MONUMENTI VENETI D E L L ’ISO LA DI C R E T A

giovane Sammicheli) ; non avrebbe attuato alcuna modificazione d’importanza


senza ottenere previa licenza da Venezia; e insieme a lui finalmente sarebbe
partito anche uno speciale provveditore per la fortezza, come avevano chiesto
gli ambasciatori candiotti e come già crasi fatto nel 1536. A disposizione loro
per i primi lavori erano posti 5 mila ducati (n.
Poco dopo provvedevasi pure ad approntare il materiale di utensili, le­
gnami e ferramenta che il Savorgnan aveva richiesto. Cosi pure, essendo
morti i due proti dei muratori e dei tagliapietre, veniva mandato a Creta con
doppio incarico Antonio Robazzola da Lonato, il quale avea già dato ottima
prova di se lavorando nella fortezza di Peschiera (2).
Il Savorgnan si trattenne in Creta parecchi anni, fino alla primavera del
1566, pur interrompendo il suo soggiorno nell’isola con brevi dimore altrove (V'.
E l’opera sua a Creta riuscì veramente fruttuosa, tanto per i molti lavori com­
piuti, quanto per i provvedimenti da lui presi onde alleggerire le spese troppo
gravose che quelle fabbriche importavano.
A parte i vantaggi ottenuti togliendo certi abusi (4), ed a parte la sua pro­
posta di raddoppiare il tempo di lavoro agli angarici di Candia c di costringere
a recarsi fin colà alcuni contadini di Retimo che erano disponibili (o); egli stesso
scriveva a Venezia di aver risparmiato ben 2 0 mila ducati di calcina, e di aver
fatto con soli 2 mila ducati quella stessa quantità di lavoro al baluardo Vitturi
che altra volta ne aveva costato 28 mila (6). Di ciò tratta ampiamente nella sua
relazione anche l’inquisitore Pietro Basadona, il quale loda assai il ripiego dal
Savorgnan usato (7), di sostituire alle muraglie il terrapieno in tutti quei luoghi
ove ciò era possibile, ottenendo però con opportune operazioni — specialmente
bagnature e pigiature — un terrapieno solido c resistente. In tal modo ben due
terzi delle fabbriche che si sarebbero dovute erigere in muro furono fatte in
(') V. A. S . : Senato Secreti, L X X X I V , 1 segg. ; (3) Il P ro m is ( Biografie cit., pag. 406) lo dice r i to r ­
e filza XXXV. n a to t e m p o r a n e a m e n te in p a t r i a nel 1564. A ltr a li­
(*) V. A. S.: Senato Mar, X X X V , 150* e 163*. cenz a di rim pa trio egli o t te n e v a dal S e n a to il 13
Di costui non t ro v ia m o p e r a llora altra m enzione ; o t to b r e 1565 (V. A. S. : Senato M ar , XXXVII, 55*);
bensì a p p arisc e che al defunto A ngelo M a n e n t', proto m a la concessione gli d o v e tte giungere m olto in ri­
dei m u ra to ri, m o rto 1’ 8 febbraio 1561, fu dal c apitano ta rd o , se nel m a rz o del 1566 egli in sistev a a n co ra
g e n e ra le so s tituito c e rto Giovanni Molle, di cui si e ra pe r otte n e re quella licenza (V. A. S. : Archivio del
a v u ta a sp e rim e n ta re la valentìa nella fa bbric a delle Duca, Missive : 3 m a rz o 1566).
m u r a al V itturi com e in quella della rocca a m a r e : ('•) V. A. S. : Relazioni, LXX1V. (Relazione dell’ in­
sicché egli o tte n n e la c o n f e r m a del S e n a to il 10 quisitore P ie tro Basadona).
giu g n o 1564 (V. A. S.: Senato M ar, X X X V I, 145*). (3) V. M. C. : Ms. Cicogna, M D L X IX .
— C om e proto dei falegnam i viene r i c o r d a to invece («) V. A. S. : Senato Mar, filza X X X III, inca rto 13
più volte Giorgio T ornic hi, cui il S e n a to a u m e n t a v a o t to b r e 1565.
il salario il 28 s e tte m b r e 1566, in vista dei suoi m e­ (7) Cfr. C. P r o m i s : Biografie cit., pag. 425.
riti nei lavori alla fo rtez za (Ibidem, X X X V I I , 194*).
331
LA C I N T A DI C A N D IA

terra ; in quelle stesse ove fu necessario ricorrere alla muratura, alla calcina fu
sostituita — per ben tre quarti — la terra rossa(l). lutto considerato, il ri­
sparmio complessivo riuscì di 11 dodicesimi: anzi il Savorgnan si trovo a lavo­
rare spendendo 2 0 ducati al passo in una località ove altra volta crasi comin­
ciato un torrione (2) che avea costato per ben mille ducati al passo . I-<a fab­
brica, malgrado tante economie, perdette assai poco della propria solidità : le
costruzioni del Savorgnan sono arrivate fino a noi attraverso gli insulti dei
secoli in tale stato di conservazione da farci meritamente lodare i metodi da
lui applicati, anche se posteriori esagerazioni, o forse la trascurarla di quelle
cautele che egli avea raccomandate, poterono far sì che i suoi sistemi tornassero
in altri casi più nocivi che utili.
Oltre al progetto di ingrandire tutti i baluardi e spostarne le cortine, come
tosto vedremo, merito grande del Savorgnan si fu quello della sistemazione
dal lato orientale della città fino a S. Francesco, aggiungendovi nel mezzo la
Piattaforma rovescia colla porta di S. Zorzi, e combinando di modificare in
modo la fronte del baluardo Vitturi che essa avesse a prolungarsi direttamente
fino alla Piattaforma stessa, sopprimendo il fianco settentrionale del baluaido
In soli otto mesi il baluardo medesimo era stato ampliato anche dalla parte
verso il Gesù, coll’aggiunta dell’orecchione alto 10 piedi e delle due piazze,
nonché di un tratto della cortina fra esso ed ilG esù(1). —- In questa intatti, nel
suo tratto presso l’orecchione del Vitturi, è murata una targa colla data del
1563 ; il millesimo stesso ricorre sul sommo degli avvolti che sboccano nella

p) U n a p o ste r io r e te stim onia nza v o rr e b b e farci Ma egli con il suo vivo ingegno ha cavalo da quello
silo una sicurissima piattaform a roversia , con la quale
c r e d e r e che la m uraglia o rd in ata dal Savorgnan venne
ha salvato quello antichissimo tempio di Dio ; ha fia n ­
« fa b rica ta la m aggior parie della grossezza con
cheggiata tutta quella parie di tal modo che non poiria
terra rossa, et li due piedi d e fu o ra v ia solamente con
giantai esser battuta o espugnata ; et, quel che g ran­
calcina, a fin che la m uraglia resti debile tanto che,
demente imporla, s'à ritiralo tanto a dentro di'è fallo
sustenli li terrapieni, le balle dell' artclaria nemica se
con giusta m isura lontano dal monte (di S. Dimitri).
ficherano in essa m uraglia passandola come un cri­
E t ivi sotto il fianco ha cavato una porta con sì bel­
vello et non cascherà da esse muraglie rovina alcuna ».
l'arte, che tiene sicurissimo un grandissimo corpo di
(V. M. C. : Miscellanea Correr, 2691 : discorso di
guardia, che serve eliandio p e r guardia del predetto
L. Q uirini, sulle fortificazioni di Candia).
fianco: fa offilio della medesima d ’arsechiare di ba­
(*) E r a un t o r r io n e r o to n d o di 38 passi, il qua^e
stione et di cortina e servirà mirabilmente p e r sortila
p r oba bilm ente f a c e v a p a rte del precedente lato orien­
in ogni occasione ». (Ibidem).
tale della città. Il Basadona, a dire il vero, lo chiama
(5) Ibidem, LX X X I. (Relazioni di G a spa re Renier
< belloardo tondo M arlinengo » ; m a non dovrebbe
e di Daniele Barbarigo). — Secondo q u e s t ’ultimo,
t r a t t a r s i di queilo che solita m ente cosi si denomina,
alla sua p a rte n z a da Candia (novem bre 1566) erano
s itu a to all’a ngolo su d -ove st della fortificazione.
finite le opere in m u r a t u r a dal V itturi alla cortina
(3) V. A. S. : Relazioni, LX X IV .
Bcm ba, e m anc ava no solo 3600 passi cubi di terre n o
p) « E ra ancora difficile fortificare i fianchi presso
al Vittu ri, 1200 alla p iattafo rm a e 4000 alla cortina
la chiesa di S. Francesco senza rovinar la chiesa et
parte del monasterio et senza avicinarsi con molto di S. Francesc o.
pericolo alle spalle del monte che gli soprasedeva.
I m onum enti v en eti d e l l ’i s o l a di creta
332

, , , . , 11iir(lo. c così pure di nuovo in altre due targhe ed in un


Zuppo n i l i infissi nella sua fronte meridionale; e finalmente m altra tar-

sono dapprima cinque stemmi d d _ P £ pQCo ^ alto una targhetta


quindi uno stemma sempre . murat; alPorec-
f1pi 1 5 6 6 — • infine altra data nel 1M)4. i emq

’ r c 7 ì i a P i a t t a f o r m a r o v e s c ia d a u ltim o e i a
S b o c c o e s t e r n o d e lla p o r ta d i S . Z o r z n L a P - a t t a f o ^ ^ ^

pure munita di un gruppo i data dei 1566 figurava sopra


orecchione detto fianco di S. brancesco, c ^
la cannoniera e sopra la porta del cunicolo di accesso a p

qUCl N e l m a r t i r e d a C a n d ia il S a v o r g n a n la s c ia v a o r d in i ta s s a ti v i e precisi ad
Andrea ^ r i s o l i , suo luogotenente«, incaricato di ultimare i lavori da lu ,- z i ■
Entro il maggio del 1566 doveano essere compiuti , lavori sotto S. Fran
rhè all’aggiunta del baluardo Vitturi. Quindi la coi tuia u ons
cesco, nonché all aggiunta c ostruita e terrapienata la omo-
glieri dovea venir alzata fino a 2o p ^ ^ ^ ^ Sabbionara
„ima porta che stava a esitili tti Ed era in fine da terminarsi
dovea venir innalzato di muro e munito di parapctt .

“ 1 r -litri lati che come già ebbimo occasione di osser


r:
£ - — — -

n
a * »..
- i“1”
r-:zr
c,‘ '
Poscia si sarebbero ad essi aggiunti gli orecchioni. .
In conseguenza di che anche le cortine venivano spostate . riU^te nd - ,
tranne quella di S. Spirito, la quale era già costruita m muratura
in ta, modo, causa la loro conversione, che le piattaforme del G - « «
iemme venissero a figurare come veri e propri b a lu a r d i.- I l primo tratto della
cortina fra il Vitturi ed il Gesù vedemmo che già erasi iniziato.

P) V. A. S. : M M . o * Duca,Missive : 3 m arzo

15(q C fr. pure la relazione di G a sp a re R e m e r ( V . A. Sa Spirito.


\

LA C I N T A DI CANDIA 333

Le porte pure doveansi mutare, tranne il portello di S. Spirito : traspor­


tando qiieila di Panigrà all’ orecchione meridionale dell’ omonimo baluardo;
e quella del Gesù all’orecchione orientale del suo baluardo; senza dire della
porta Zorza o di S. Zorzi, dedicata a tale santo dal capitano Paolo Zorzi, la
quale sostituiva l’altra già detta del Marulà, ed era posta nel fianco meridio­
nale della Piattaforma rovescia ; mentre in fine il portello dei Consiglieri (detto
poi della Sabbionara) dovea spostarsi più in su presso al fianco settentrionale
del baluardo dello stesso nome (l).
Da ultimo sarebbesi provveduto a difendere la parte lungo il mare (2).
Che agli ordini del Savorgnan si fosse cominciato tosto ad ottemperare
regolarmente, e che il buon procedere dei lavori seguitasse altresì dopo la par­
tenza di lui, i monumenti stessi stanno a provarlo.
Lo stemma del capitano Daniele Venier (ottobre 1565 — ottobre 156/)
è murato nell’alto della cortina sotto S. Francesco, ed altri cinque colla data
del 1567 in quella dei Consiglieri. La data del 1567 egualmente apparisce nel­
l’andito e sull’esterno della porta del Gesù, nonché sull’attiguo orecchione del­
l’omonimo baluardo. Un gran leone coll’anno 1568 è murato nella fronte occi­
dentale del nuovo baluardo Martinengo, quale risultò dalla riforma del piece­
dente torrione rotondo. E infine lo stemma del doge Pietro Lorcdan adorna la
monumentale porta di Panigrà (3).
Da Venezia intanto era rimandato in Creta come governatore generale
quel Gerolamo Martinengo che era già stato nell isola qualche lustio prima .
a lui si affidarono 15 mila ducati per le spese delle fabbriche (4). Di bel
nuovo poi, dopoché il 23 giugno 1567 egli era giunto a Creta, il Senato pai e
rispedisse nell’isola 5 mila ducati, ordinando al tempo medesimo che dai paesi

(,') Le p ro p o ste del S a v o rg n a n si possono c h ia ra ­ di m ezzogiorno, tr a n n e la pa rte centrale della cortina


m en te studiare nelle piante di C a ndia del 1567 e fr a il Vittimi e d il Gesù, e quasi t u tt a la c o rtin a fra
1573 di D om e nic o Rossi (fig. 50 e 51), ove la diver­ il Gesù ed il M a rtinengo, della quale erasi c ostruito
sità dei colori convenzionali dell’originale se rve a far solo il t r a t t o di a tta c c o con q u e s t ’ ultimo ba lua rdo.
distinguere le p a r ti nuove dalle vecchie. — Si c o n ­ — D o p o il M a rtin e n g o ed un piccolo t r a t t o della
fronti p u re a lt r a pianta, assai simile alla fig. 51, al­ se gue nte cortina, le opere in m u r a t u r a sino allora
com piute ripigliavano solo all’orecchione sud del
l’A rc hivio di S ta to di T o rin o . (Ms. Architettura mili­
b a lu a r d o di P a nigrà, e poi nella cortina fra il Pani­
tare , V, pag. 104).
grà ed il b a lu a rd o di S. Spirito. — C o n te m p o r a n e a ­
(2) V. M. C. : Ms. Cicogna, M D C L X IX . — D i tale
m en te poi, o poco dopo, furono in buona p a r te te r r a -
p r o g e tto per in te ro fu f a tt o un modello in legno
(V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : voi. in pienati i b a lu a rd i ; fu allargata la fossa ; e vennero
eseguiti altri l a v o r i in m uro al Martin engo, al Gesù,
a ppendice, n o ta del 3 fe bbra io 1575).
al B etlemm e, al P a n ig rà ed alla porta di q u e s t ’ultimo
(3) Dalle indicazioni della pian ta di Candia dell 8
(V. A. S. : Archivio del Duca, Missive : 22 aprile 1561;
o t to b r e 1567 si deduce che a quell’epoca eran o già
e Relazioni, L XXX I : relazione di P. Navager).
f a tt e t u t t e le nuove p a r ti in m u r o del lato orientale.
S iste m a to pure, q u a n to alla m u r a t u r a , e ra il lato (*) V. A. S. : Senato Secreti, LXXV, 6 seg.
42
' 334 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

meno lontani dei territori di Retimo e di Sitìa dovessero accorrere angarici a


lavorare nella capitale (1). Con che si ottenne che ben 2 mila contadini e 300
galeotti al giorno poterono essere occupati intorno a quelle mura (2).
Tuttavia la mancanza di denari non tardò di bel nuovo a farsi sentii e ;
mentre il Senato, pentito della generosità passata, mandava a dire che si invi­
tassero invece i cittadini a concorrere con spontanee elargizioni, come aveano
fatto in Cipro gli abitanti di Nicosìa (3). Nobili e feudali a tale annunzio man­
darono una protesta al capitano generale, mostrandosi assai poco disposti ad
accondiscendere alla richiesta del Senato, ricordando i troppi sacrifizi già com­
piuti ed accentuando le tristi loro condizioni economiche \ Ci volle del buono
e del bello a spillare loro 2 mila zecchini (0).
Le cose accennavano così a prendere una cattiva piega, quando agli altri
malanni si aggiunse quello della diserzione degli angai ici, che in nessun moc o
si riusciva ad attirare al lavoro <7>, malgrado le sollecitazioni e le cure del con­
sigliere Francesco Lippomano (8). - Fu giocoforza ricorrere ad operai stipendiati :
ed i pochi denari, che ancor rimanevano in cassa, sfumarono in tal modo ancora
più presto (9). Sicché nel luglio 1568 i lavori si dovettero sospendere (10), e nel
novembre lo stesso governatore Martinengo rimpatriò0". Poco dopo ritornava
a Venezia anche l’ingegnere Marcantonio (12).
I primi denari — 10 mila ducati — furono da Venezia mandati soltanto
nell’ottobre del 1568 <13>; dopo dei quali altri 5 mila erano spediti nel settembre
dell’anno seguente <14); di modo che il nuovo capitano generale Filippo Bragadm
riprendeva ancora una volta i lavori, colla modesta intenzione di andar perfe­
zionando le parti incompiute, punto curando di legai c il suo nome a qualche

braio 1568.
(t) V. A. S. : Senato Secreti, L X X V , 39 seg.
(|G) I b id e m : 18 n o v e m b re 1568.
(2) V. A . S. : Archivio del Duca , Missive: 20 no­
(i¡) Ibidem : 20 n o v e m b r e 1568.
vem bre 1367. (is) I b i d e m : 28 aprile 1569. — Chi fosse c ostui non
p ) V. A. S. : Senato Secreti, L XXV , 46.
saprei dire. — R ic o rd e rò invece come, al dire del
p) D a l 1462 in poi a p p a r i v a che essi aveva no of­
G uglielm otti (La squadra ausiliaria della m arma
ferto b e n 40 mila ducati. rom ana a Candia ed alla Morca. R o m a , 1883,
(5) V. A. S. : Archivio del Duca, M issive: 25 g e n ­
pag. 322), V e n ez ia si sa r e b b e in q u e s t ’epoca servita
naio 1568. in C r e t a dell’o p e ra del celebre in g e g n e r e F ra n c esc o
P) I b i d e m : 28 m arz o 1568. Laparelli da C o r to n a . In r e a l t à p e r ò costui, im b a r­
(7) F in o al 1565 fra i c onta dini i debiti di a n g a n e
catosi sulla flotta papale, fu quivi colpito dalla peste
personali a m m o n ta v a n o a 20 mila e ad 8 mila quelli
e m ori a p p e n a sb a r c a to a Candia, il 26 o tto b re 1570.
di angarle con bestie , p e r non a v e r i villani a d e m ­
(F. d e V e n u t i : Vita del capitano Francesco Lapa­
piuto l’obbligo loro imposto.
;8) c f r . R elazione del capitano P i e t r o Navager
relli. L ivorno, 1761).
v . A. S.: Senato Mar, X X X V III, 147 *’•
(V. A. S- : Relazioni, LXXXI).
(i'<) Ibidem , X X X IX , 55.
p) V. A. S. : Archivio del Duca, Missive : 19 ìeb-
LA C I N T A DI C A N D IA 335

nuova ed appariscente costruzione (,). Ottenute gratuitamente dall’arcivescovo 2


mila opere di lavoratori(2), egli licenziava gli operai stipendiati, e badava a ti­
rare avanti col solo aiuto delle angarìe (3).
All’arrivo in Candia del provveditor generale Marino Cavalli, un altro im­
portante lavoro fu iniziato, oltre a quello di profondare e pulire la fossa. Fu
ripreso cioè l’antico progetto di fortificazione del colle esterno di S. Dimitri, a
proposito del quale tanto si era discusso per l’addietro, mentre ora concordi si
trovavano nel riconoscere la necessità di quei lavori due celebrati ingegneri mi­
litari dell’epoca, Sforza Pallavicini, cioè, ed il nuovo governatore generale La­
tino Orsini(4), nonché Moretto Calabrese, governatore di Candia (3).
La nuova fabbrica, che dall’Orsini dovette essere non solo ideata e di­
segnata ma anche cominciata(6), stornò gli operai dalle mura della città : e la
popolazione cominciò a mormorare fortemente per la lungaggine dei lavori l7’.
Nè in tutto a torto, chè in un memoriale presentato il 5 ottobre 1571 dal
Pallavicini e dal Savorgnan, che si trovavano a Venezia, figura una troppo
lunga serie di lavori ancora incompiuti alle fabbriche di Candia. Il forte di San
Dimitri era da finire ; al baluardo della Sabbionara dovea farsi una ritirata ; si
dovea terminare la cavazione delle fosse ed allargare la cunetta verso la con­
troscarpa, per servirsi al tempo stesso del materiale estratto per i terrapieni ; la
cortina fra il Vitturi ed il Gesù andava regolarizzata; il baluardo dello Spirito
Santo dovea tuttora ingrandirsi di spalla e di fronte, alzandone la piazza a mo’
di cavaliere ; anche il Betlemme era da elevarsi, onde rimanesse coperto dalle
alture esterne ; al Martinengo mancava un grande cavaliere nel mezzo ; davanti
al Gesù era necessario costruire un rivellino già disegnato (8) ; e cosi via *■\
Due anni dopo, quando era lecito credere le cose fosseio ridotte a buon
punto, eravamo invece a più mali passi di prima M'.
Al baluardo della Sabbionara ed alla cortina di S. Francesco infatti man­
cava ancora un terzo dei terrapieni, e quasi tutto il parapetto ; mentre la cor­
tina vicina al baluardo andava alzata.

(*) V. A. S. : D ispacci dei p ro v. da Candia: 10 Latino Orsini).


(i) Ib id e m : L X X V I I I e L X IV (Relazione di Lo­
m a r z o 1570.
(s) Ibidem : 25 m a r z o 1570. r e n z o da Mula).
(«) Cfr. la pianta del 1573 pubblicata alla fìg. 51.
(3) I b i d e m : 17 luglio 1570.
(‘4) Si v e d a p e r essi C. P r o m is : Biografie cit., pag. (fl) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia: vo­
lumi in appendice.
447 e 562.
(10) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 25
(■') v.
A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 10
m arz o 1573.
aprile 1571.
(<>) V. A. S.: Relazioni , L X I V (prima relazione di
336 I M O N U M E N T I V E N E T I D E E U ’lS O L A DI C R E T A

Alla piattaforma rovescia occorreva alzare la costruzione quasi un terzo,


e farle il parapetto; nonché rifare la seconda piazza al fianco di S. Francesco.
Al Vitturi mancava una parte del terrapieno e metà del parapetto ; ed alla
cortina seguente, oltre all’incamiciatura in muraglia ed al parapetto, bisognava
aggiungere un pezzo di terreno di ben 55 passi, togliendolo dall’esterno.
Al Gesù si notava la mancanza di un po’ di terrapieno e di tutto il pa­
rapetto. Di più si dovevano allungare i suoi vólti di adito alle piazze basse,
terrapienarne la gola, alzare di otto piedi la muraglia della fronte ed elevare
l’orecchione verso il Vitturi. Mentre la cortina seguente, appena cominciatasi a
rivestire di muro, era troppo bassa ancora, sottile e priva di parapetto.
Al Martinengo urgeva accomodare le piazze alte e le cannoniere, alzare
di 4 o 5 piedi il parapetto, allungare i vólti delle piazze basse e terrapienare
parte della gola. La cortina verso il Betlemme era nello stato medesimo della
precedente, anzi priva affatto di muro.
Al Betlemme non eransi ancora applicate le riforme proposte dal Savorgnan;
per cui, oltre che allungare le fronti, bisognava far gli orecchioni, terrapienare
le due piazze basse e la gola, e far le cannoniere ed i vólti delle piazze basse.
La cortina attigua era senza incamiciatura c bassa di parapetto.
Al Pandocratora occorreva finire il mezzo orecchione verso il mare, costruire
le cannoniere ed il vólto per la piazza bassa e fare i teri apieni. La coitina
di congiunzione coll’ultimo baluardo voleva essere alzata, ingrossata ed aumen­
tata di parapetti.
Allo Spirito Santo poi mancava un orecchione ; la piazza era troppo bassa;
la gola non ancora terrapienata; la fronte troppo corta ; neppure quivi infatti
eransi ancora potute attuare le proposte del Savorgnan, le quali solo più tardi
e solo parzialmente vennero compiute.
La parte a mare, “ trincierata parte di muro et parte di terra „, occor­
reva alzarla altri 15 piedi per raggiungere l’altezza voluta di 25.
Oltre di che finalmente erano a finirsi le strade coperte fra il baluardo di
Panigrà e quello di S. Spirito, alla fronte del Gesù, ed al Martinengo verso il
Gesù ; la fossa pure bisognava allargare alla fronte del Gesù ; la cunetta era
incompiuta ; e molto mancava ancora al forte di S. Dimitri.
Fu vera fortuna che proprio allora, compiuta la sua capitaneria, restasse
a Candia come provveditor generale Luca Michiel, del quale era celebrata
la insolita “ dolcezza et prudentia in am assar li homeni a l’opera : con le quali
L A C I N T A DI C A N D IA 337

ne è quasi che adorato da tutti in questo regno et non sa alcuno negarli cosa
che dim andi „(1).
Oltre ai lavori al Panigrà, ove crasi alzato per più di metà il nuovo muro
secondo il disegno del Savorgnan, ed oltre alle opere nella fossa al Martinengo
ed allo Spirito Santo(2), si potè così lavorare di lena al S. Dimitri, impiegandovi
i galeotti e più di 1200 soldati a pagamento(3) : mentre gli angarici, che som­
mavano al numero di 6 a 700 al massimo, erano venuti a mancare del tutto <4\ —
La fabbrica progredì tanto alacremente che il 17 giugno 1573 l’infaticabile go­
vernatore Orsini poteva assicurare che il forte trovavasi *già ridotto a buon
termine (5), coi suoi baluardi che furono denominati appunto Michiel dal capitano,

KIG. 189 — IL FORTE D I S. D I M I T R I — 1580 (XI. a.).

(') V. A. S . : Dispacci dei p ro v■ da C andia : 17 m aggio 1573.


m a g g io 1573. (*) N e e ra s t a ta causa la p a u r a dei contadini di
(2) V. A. S. : Relazioni, L X IV (prima relazione di esser costretti a servire da g aleotti; e al te m p o stesso
L atino Orsini). — I lavori eseguiti alle m u r a nel la carestia, causa la quale gli 8 soldini, che a ltr a volta
t r a t t o di te m p o fr a il 1567 ed il 1573 c h ia ram e n te ba sta v a n o pe r c o m p e ra re 3 o 4 pagnotte, eran o a l­
a p p a risc o n o dal c o nfronto delle due piante colorate lora a ppena sufficenti per acquistarne una (V. A. S. :
di D om e nic o Rossi (fig. 50 e 51). Relazioni , LXIV : prima relazione di L atino Orsini).
(3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia: 17 (r>) V. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia.
338 I M O N U M E N T I V E N E T I D E U L ’ i S O L A DI CRETA

e poi provveditore generale, Luca Michiel, Venier dal duca Daniele V enier, e
Orsini dal governatore medesimo.
Il numero degli operai fu quindi diminuito, e diminuite pure le spese : quan­
tunque l’Orsini prevedesse già che, essendo il forte in semplice teri apieno, esso
non avrebbe saputo resistere alle intemperie senza venir rivestito di muio( \
A Venezia invece le cose si continuavano a prendere con molta calma. Il
21 luglio del 15/2 si stabiliva che, essendo morto certo ingegner Giorgio, il
suo posto fosse occupato da quel Domenico Rossi da Este che, per ordine del
Calabrese, avea disegnate le due piante di Candia che ancor ci rimangono*2». Più
tardi, il 10 ottobre 1573, si mandavano blande sollecitazioni, corroborate da 10
mila ducati, ed accompagnate dall’ordine di porre un rimedio alle “ molte estor­
sioni che vengono fa tte ai poveri contadini che sono tenuti alla fabbrica dai
capitani che son soliti di chiam arli alla ditta fa b rica et altri m in istri che han
questa cura ,,(3). E il 5 gennaio 1574 si dava ordine al Michiel ed all’Orsini di
prolungare la loro dimora nell’isola: mentre solo il 27 maggio si concedeva a
quest’ultimo la chiesta licenza( \
Dalla sua relazione, composta intorno a quest’epoca, appariva evidente come
troppo mancasse ancora a terminare la fortezza: ingrandire il baluardo di S. Spi­
rito,, secondo il modello del Savorgnan e l’opinione del Pallavicini; incamiciare
le tre cortine dal Panigrà al Gesù e buona parte della seguente fino al Vittun;
alzare il Gesù e la cortina diS. Francesco; allargare tutti ì terrapieni m
modo che fossero capaci di dar adito alla eventuale costruzione diritirate, non
potendosi queste stabilire nella città, situata troppo in basso; portar terreno al
Martinengo ed al Vitturi ; edificare i cavalieri a questi due ultimi baluardi, non­
ché al Panigrà ed al Betlemme ; cavar le fosse e la cunetta ; abbassare le alture
di fuori per la campagna; e incamiciare finalmente il S. Dim itri(o).
A Candia restò governatore Brunoro Zampcschi(ll). Ma quando 1anno
seguente capitò nell’ isola Paolo Orsini, fratello di Latino, con carica di “ capo
generale della m ilitia „, il Zampeschi se ne adontò e fu necessaria tutta la
buona volontà del provveditore Jacopo boscarini per accomodare alla meglio le
cose e tranquillare gli animi(7). — Latino Orsini a sua volta avea prolungata
(*) V. A. S : Dispacci dei p ro v. da Candia : 19 giu­ (5) V. A. S.: Relazioni , L X IV . — Cfr. pure, nei
gno 1573. volumi di appendice ai Dispacci dei prov. da C an­
(2) V. A. S. : Senato Mar, X L I, 47. — Nel 1574 gli dia, la nota del Pallavicini (4 sett. 1574) e quella del-
fu da L u c a Michiel acc resciuto lo stipendio (V. A . S.: P Orsini m edesim o (3 febbr. 1575).
Dispacci dei prov. da Candia : 16 m aggio 1574). (e) Di lui p a rla il Prom is (Biografie cit., pag. 580).
(3) V. A. S. : Senato Secreti, L X X IX , 60*. (7) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 10
(4) Ibidem : 80 * e 122. maggio, 14 e 20 giugno e 14 o tto b r e 1574.
LA C I N T A DI C A N D IA 339

egli pure la propria dimora nell’isola, e solo il 19 luglio 1574 poteva imbarcarsi
per il ritorno.
Ma neanche la sua presenza avea giovato a scuotere l’apatia che regnava
ormai nei lavori di Candia ; come i suggerimenti di Paolo Orsini di rivestire di
muro il forte di S. Dimitri c di lavorare alle fosse ed alle cunette, non erano
valsi ad ottenere risultati migliori(1).
Più tardi il Foscarini potè spendere buona somma di ducati e tiiai avanti
i lavori. Ma sebbene egli avesse intenzione di iniziar le modificazioni al Bet­
lemme, di fare la porta esterna all’ avvolto della piazza bassa orientale al
Gesù, di incamiciare le cortine ed il S. Dimitri, e di cavare i fossati }, delle
due prime opere soltanto riuscì ad occuparsi. E nell’orecchione del Betlemme
verso il Martinengo murò il leone di S. Marco, gli stemmi dei magistiati di
allora e la data del 17 maggio 1575; e sulla porta dell’avvolto al Gesù infisse
del pari l’arma sua, unitamente a quelle del duca Alvise Giustinian e del capi­
tano Luca Basadona.
Poco dopo i lavori furono sospesi di bel nuovo. Partito Paolo Orsini, motto
l’ingegnere Domenico Rossi'3’, concentrata l’attività nella fabbrica ilei nuovi
alloggiamenti, e dato fondo agli ultimi denari disponibili, era inevitabile che le
mura venissero temporaneamente abbandonate1*.
Quando poi alcune profonde fessure apertesi negli orecchioni del (.esu e
del Martinengo mostrarono come quelle fondamenta avessero già ceduto pinna
che i baluardi fossero stati caricati di tutto il peso dei terrapieni, ognuno fu
preso da sgomento e sconforto. - Gli ingegneri proposero di abbatterli per poi
ricostruirli ; e al tempo stesso di por mano ad incamiciare le cortine ed .1 S. Di­
mitri. Ma a tanti lavori non potevano certo bastare i duecento muli, che pill­
erà il massimo numero di animali che le angurie fossero in grado di fornire” .
Onde il Foscarini finiva col concludere che tali “ difficult», accompagnale con
la grandezza dell'opera, al giudiciomio faranno perpetua questa .
— Pur troppo egli aveva ragione ! t
Giunto di fresco tuttavia il nuovo capitano generale Paolo Contarmi, costui
non si lasciò atterrire dall’ immane lavoro che rimaneva a compiersi. Bensì sulla
non fu potuto m an d a re, essendo im pegnato a Corfù
(') V. A. : Dispacci dei prov. da Candia : 1/
(V. A. S. : Senato Secreti, LXXX1V, 32).
m ag g io 15/4. (4) V. A. S. : Dispacci dei prcv. da Candia : 14
(2) I b i d e m : 22 gennaio 15/5.
febbraio 1576.
(3) Il F o s c a rin i a v reb b e voluto che in sua vece
(r>) Ib id e m : 3 febbraio 1575.
venisse m a n d a t o a C r e ta quel B a ttista Bonom i da
(0) Ì b id e m : 23 febbraio 1576.
Brescia, il quale a v ea con lui fortificato Zara (Ibi­
dem : 3 a gosto 1575 e gennaio 1578). Questi pero
340 I MONUMENTI V E N E T I D E E L ’lS O L A DI C R E T A

scorta del memoriale Pallavicini-Savorgnan dell’ottobre 15/1, riprese arditamente


i lavori, divisando proseguirli in tre punti diversi, alla Sabbionara cioè, all orec­
chione dello Spirito Santo, ed a quello del Betlemme verso il Martinengo, co­
minciato dal FoscariniU). Tre mesi dopo egli aveva finito del tutto l’orecchione
del Betlemme e l’avvolto del Gesù, affidatigli dal Foscarini; ed a buon punto
avea portato i terrapieni alla Sabbionara ed alla cortina di S. Francesco; pui
non tralasciando il cavamente della fossa e la costruzione dei parapetti. Tosto
dopo si sarebbe messo mano all’orecchione del Betlemme verso il Panigrà ed a
quello meridionale dello Spirito Santo(2): la costruzione del quale ultimo membro
doveva surrogare le ben più ampie modificazioni al baluardo già consigliate dal
Savorgnan. Se non che, ritornato il Foscarini a Candia, i lavori dovettero rima­
nere un’altra volta interrotti per deficenza di fondi(3). Siccome però, essendosi dal
Contarmi insieme collo Zampeschi e coll’ingegnere già fondato il nuovo muro a
S. Spirito, quella parte rimaneva più che mai indifesa (perchè la fabbrica nuova
« serviva quasi di scala ad entrar in città ,,(4)), il Foscarini trovavasi forzato
a lasciar riprendere i lavori(0). Di tal guisa pei il luglio del 1578 le opere
muratura erano quivi finite; così pure era tei ì apici ulto 1orecchione del Bet
lemme (6).
Intanto Moretto Calabrese da una parte(7), l’ingegnere Antonio Scolari ve­
ronese dall’altra(8), Paolo Contarmi a sua volta(9), poi Jacopo Foscarini(10), e da
ultimo il nuovo governatore, il marchese Baldissera Rangone, non la smettevano
da intronar gli orecchi del governo colla litania degli altri urgenti lavori che an­
cora erano da finire. Tutti convenivano sulla opportunità di compiere e di rive­
stire di muro il forte di S. Dimitri; e inoltre eseguire le altre riforme, non
ancora attuate, al baluardo di S. Spirito ; aggiungere il secondo orecchione a
quello del Betlemme ; incamiciare le cortine tuttora nude ; nettare ed allargare la
fossa; cavare la cunetta; terminare le strade coperte; spianare le alture della
campagna ; e per di dentro accomodare le piazze dei baluardi ; restaurare ì
terrapieni rovinati dalle pioggie ; allargare i parapetti ; ed erigere i cavalieri già
proposti nelle gole dei baluardi, per ovviare all’inconveniente della reciproca
lontananza dei baluardi stessi. Anche il convento di S. Francesco, che taluno
il) V. A. S.: Dispacci dei p rcv. da C a n d ia : 21 (") I b i d e m : gennaio 1578.
(«) I b i d e m : febbraio 1578.
m a g g i° 1576.
(») V. A. S.: Relazioni, LX1V e LXXXI.
(2) Ibidem : 20 a gosto 1576.
(10) Ibidem , LXXV1II.
(3) Ib id e m : 22 a g o sto 1576.
(11) V. A. S. : Senato Secreti, filza n. L : incarto 15
(4) I b i d e m : 20 o tto b re 1576.
(5) I b i d e m : 7 gennaio e 10 febbraio 1577. gennaio 1580 (in da ta 24 o tto b re 1579).
(6) I b i d e m : 5 luglio 1578.
LA C I N T A DI C A N D IA 341

preferiva abbattere, si progettava di riempire di terreno e di ridurre cosi a


cavaliere (,). Un particolareggiato preventivo dello Scolari mostrava come di mu­
raglia mancassero ancora 6217 passi (a S. Spirito cioè, nelle cortine nude, nel­
l’orecchione del Betlemme e nella cortina di S. Francesco), e di terrapieno ben
36090, senza tener calcolo dei cavalieri.
A Venezia del resto non si lasciavano sì facilmente confondere. Ordina­
vano che il S. Dimitri si riparasse in modo che le acque non potessero rovi­
narlo, ma non però si rivestisse di muro ; c che in tutto il resto si badasse a
regolarsi per il meglio. Mandavano inoltre 10 mila ducatiw ed i legnami e
le ferramenta richiestil3).
Il governatore Rangone replicava che gli ordinati ripari al S. Dimitri sa­
rebbero stati “ una spesa infruttuosa et gettata via, perchè non è che in pochi
lochi l’acqua lo ruini m a da per tutto, non potendo star in piedi li terreni co­
m inciati a consumarsi, senza essere incarnisati: che li novi smossi non si con­
densano facilm ente con i vecchi assodati ; oltre di che di questo modo, senza
m uraglia, noi si sottoponiamo mollo più alla zappa, della quale si vale p rin ­
cipalmente il nemico „. Aggiungeva che per incamiciarlo, tirando pure dentro
l’altro piccolo dosso verso la Sabbionara — ove fu costrutta infatti assai più
tardi l’opera Molina — sarebbero abbisognati 1321 passi cubi di muraglia, 33620
misure di calcina, 932 passi di sabbia, 3854000 pietre, 3900 passi di terra rossa,
60 somari, 45 mastri muratori ; accennava all’economia che si sarebbe potuta
fare, togliendo le pietre dalle case del borgo del Marulà, già destinato alla di­
struzione ; e notava infine come tale spesa avrebbe di poco superata quella ne­
cessaria per gli infruttuosi ripari (4\ — Il Senato non rispose neanche.
Si lavorò invece all’ampliamento del Betlemme dalla parte di settentrione
ed alla annessa cortina verso il Panigrà(3), quantunque per colpa degli angarici
i lavori procedessero fiaccamente : d’inverno infatti li tratteneva dal recarsi in
città la fame, di primavera le semine, d’estate la mietitura, le vendemmie
d’autunno(6). Appunto per questo proponeva il Rangone che si riscuotesse
la maggior somma possibile di denaro da coloro che, per evitare il lavoro alle
fabbriche, riscattavano l’angaria col pagamento di 12 perperi come la legge

(!) Cfr. p u re V. M . C. : Ms. L azzari , XXVI, 1. (i>) Ibidem : 28 agosto e 20 gennaio 1581. (Fino a
(s) V. A. S . : Senato Secreti, LXXX1I, 97 seg. tal giorno eransi spesi quivi 3362 ducati). — Cfr.
(3) V. A. S. : Senato Mar, X L IV , 148. pure la relazione di Luca Michiel del 1580 (V. A. S.:
(4) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia: 1 Relazioni, LXXVI1I).
aprile 1580, e poi 23 agosto e 27 se tte m b re 1580. (°) Si veda la relazione medesima.
43
342 i m o n u m e n t i veneti d i ì l l ’i s o l a di creta

concedeva loro'" e che con tali fondi si aumentasse lo stipendio ai soldati


mandandoli a lavorare alle mura* \
Altra difficoltà di minore momento si aggiungeva per la penuria delle cal­
cine (3). Sicché l’opera, che dovea essere finita per la Pasqua del 1581, nell a-
prile di quell’anno era tuttora incompiuta, mentre pure vi si erano spesi quasi
4500 ducati, dalla venuta del capitano generale Giovanni Mocemgo (giugno lo80)
in poi. Nè senza i sussidi di Venezia era possibile proseguire, troppo inumano
sembrando il voler pretendere di ricavare denari dagli angarici, terribilmente
provati allora dalla carestia'4*.
Quando poi il lavoro alla bell’e meglio fu terminato, e murato nella cortina
il leone di S. Marco ed una epigrafe commemorativa, nel 24 dicembre lo81 il
governatore Gian Maria Martinengo mandava a Venezia una nuova nota dei
mancamenti di Candia, da cui appariva esser d’uopo costruire ancora ben 4
mila passi cubi di muro e 30 mila di terreno, senza parlare del forte di S Di­
mitri(5), dei cavalieri, e dei lavori nella campagna al di fuori della fortezza \ E
senza dire che, in una seconda nota del 17 luglio dell’anno successivo, i passi di
terreno diventavano 51817 c quelli di muro 5601 (7).
Nella relazione poi del capitano Mocenigo chiaramente era notata l’urgenza
di terminare con sollecitudine le fortezze cretesi, sia per alleviare una buona
volta il popolo dall’onere delle angarìe, sia per non esser costretti a continuare
gli stipendi ai soprastanti dei lavori, sia finalmente perchè, procedendo a rilento,
le parti incompiute rovinavano prima ancora che si fosse potuto provvedere a
vanni M ocenig o (V. A. S. : Relazioni , L X III e LXXXI).
(') In t u t t o il r e g n o gli a ngarici erano allora circa
__A ltr a nota dei bisogni di C a n d ia e ra m a n d a t a a V e ­
35 mila (più 5600 obbligati pure a l l u n g a r l a del somaro).
nezia nell’agosto 1581. — A S. Spirito si voleva alzare
Q u e lli di C a ndia e r a n o t e n u ti a 6 giorni di servizio;
la m u r a g lia ed il t e r r a p ie n o e f a re la st r a d a coperta;
m a quelli di Retim o e di C a n e a a 12 o p p u r e 18; di
al P a n ig r à a u m e n t a r e il t e r r a p ie n o e d e g r a d a r n e d ol­
guisa che, risc u o te n d o da ogn u n o 12 perperi, si sa­
c e m e n te la p e ndenz a verso la c ittà ; al B etlemm e,
r e b b e r o ricavati 36 mila duc ati annui. — (Cfr. la
oltre che finire l’ore cc hione nord, v o lta re diversa-
relazione di Ja c o p o Foscarini — V. A . S. : Relazioni ,
m e n te la sortita, senza più a llungarla ; al M a r tin e n g o
L X X V III). fare una bella s t r a d a ed a g g iu n g e re il cavaliere ; al
(2) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 20
Gesù finire uno dei vólti ed allungare l’a ltro di 12
d ice m b re 1580.
passi, nonché sfonda re l’a n d ro n e della s o r t i ta verso
p ) I b i d e m : 20 e 28 gennaio 1581.
il M a rtinengo, aprendo la p o r t a della s o r t i ta nella
(») I b i d e m : 22 aprile 1581.
piazza bassa presso al m erlone ; al \ i t t u r i alzare
p ) P e r incam iciarlo o c c o r r e v a n o 4500 passi cubi di
la p iazza alta, e c o ntinua re il cavaliere già c o m in ­
m uro, ossia 27 m ila ducati. P r o v v i s o r i a m e n t e p e r ò si
ciato nella su a gola ; alla S a b b io n a ra a lla rg a re i p a ­
s a r e b b e p o tu to ovviare ai danni p o rtati dalle acque,
ra p e tti e com pire i terrapieni. Di più dove asi finire
collo sp e d ien te di rove scia re i p a rap e tti.
di incam iciare le cortine, a u m e n ta n d o p u re il loro
(r') V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia.
t e r r a p ie n o ; eguagliare e ste r n a m e n te c e r te fosse ed
(7) C o m p u ti del M a r tin e n g o in d a ta 17 luglio 1582
a ltu re della c a m p a g n a ; e rivestir di m uro il S. Di­
e 12 luglio 1583 (V. M. C .: Ms. M orosini , C C C L X X X ).
m itri (V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia).
__ Cfr. a lt r a nota del M a rtin e n g o dell’ 8 se tte m b re
1582 (V. B. M . : Hai., VI, 156) e la relazione di Gio-
343
L A C IN T A DI C A N D IA

terminarle. — Le angarìe — come altra volta abbiamo detto — a Sitìa non


lavoravano affatto, tranne le poche impiegate a Spinalonga; a Candia erano
tenute ad una settimana di lavoro ; a Rctimo a due ; a Canea a due o tre.
Il Mocenigo proponeva ridurle tutte ad un unico trattamento. Ma riconosceva
che, coiraiuto di esse sole, i lavori ai terrapieni di Candia non si sarebbero
compiuti in cinque anni'L
Il nuovo capitano Gerolamo Barbarigo, che aveva ricevute opportune istru­
zioni da Venezia(2), arrivava a Candia animato dalle migliori intenzioni : faceva
grande assegnamento sulle 16 mila angarìe — in favore delle quali i sindaci
Gritti e Garzoni aveano proprio allora proposte delle riforme'" — ; pensava
profondare le fosse, onde servirsi del terreno cavato per terrapienare nell’ in­
terno della fortezza : solo a S. Spirito, ove il fondo era di macigno, avrebbe
condotta la terra da più lontano ; alle calcine avrebbe provveduto con mille am­
mali delle angarìe. Ciò non di meno chiedeva egli pure un sussidio in denaro,
pur promettendo fare le più strette economie <4).
Le angarìe, che nel principio erano solo 300(3) al giorno, crebbero fino a
600 e finalmente a 1300: con esse si lavorava ai terrapieni. Verificato anzi
che in media col lavoro di sei giorni un angarico poteva cavare c portare a posto
tre piedi cubi di terreno, il Barbarigo, anziché costringere al lavoro a giornata,
assegnò ad ogni operaio la porzione di tre piedi che gli toccava perche la tra­
sportasse a suo piacimento: e ne ottenne il gradimento dei contadini'".
Sotto la direzione dell’ingegnere Gian Paolo Ferrari c del capitano Peru­
gino Paolucci(7), si potè finire di terrapienare il Betlemme, che riuscì allargato
di più che 30 passi in lunghezza e 30 in larghezza ; furono del pari terminate
le cannoniere dei suoi fianchi e delle piazze basse: c sulla porticina della gal­
leria d’accesso alla sortita dell’orecchione nord, venne murato il leone di S. Marco
colla data del 1583; e del pari sul portone dell’avvolto conducente alla piazza
bassa fu incisa altra iscrizione coi nomi dei magistrati. Riaccomodato fu in Ime
ga rla semplice, e con 19 (lire 8 e soldi 5) tr a tta n d o s i
(J) V. A. S . : Relazioni, LX11I e LXXXI.
di angaria con animale. Stando ai dati del documento
(2) V. A. S. : Senato Secreti, LXX X III, 92.
stesso, un passo cubo di t e r r e n o veniva a costare
(3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 8
lire 3 e soldi 10 ; uno di muraglia invece 27 lire; e
n o v e m b r e 1582.
precisam ente le 100 misure di calcina necessaiia va ­
('») Ibidem : 20 n o v e m b re 1582.
levano 13 lire, le 460 pietre altre 3 lire, altrettan to
(r>) I b i d e m : 27 g e nnaio 1583.
la pa ga dei due mastri, 4 lire quella dei manuali, 2
(,:) I b i d e m : 27 febbraio 15S3. U n d o c u m e n to p o ­
lire l’acqua, ed altre 2 lire finalmente le 100 misure
steriore ci istruisce che da 3 piedi cubi 1 obbligo fu
di c r e ta (V. M. C. : Miscellanea Correr, 2695).
poi p o r t a t o a d un passo e m ezzo, cioè più del dop­
pio : p e rò libero se m p r e l’a n g arico di r i s c a tta r e il ( 7) V. A. S.: Senato Secreti, LXXXIV, 32.
lavoro con 13 pe rperi (lire 5 */;) tr a tta n d o s i di an-
344 I MONUMENTI VENETI D E L L ’IS O L A D I C R E T A

il S. Dimitri, onde tornando in Creta Latino Orsini troppo non avesse a dolersi
in rivedere tanto danneggiata quella sua opera. Dopo di che pensavasi allargare
ancora il Gesù (,).
Da un diligente computo di quello stesso anno 1583 impariamo che, nei
467 villaggi del territorio di Candia, 14042 erano le persone tenute all’angarìa
e 4215 gli animali, mentre fino a quell’anno i debitori di persona erano 77209,
e 17835 quelli di bestie. — Nei tre anni dal 1579 al 1581 erano state impie­
gate nella fortezza 13797 angarìe.
In tutto il regno poi le angarìe sommavano a 49173: di modo che, raggua­
gliando tale obbligo alla quota di 12 perperi per persona e di 19 V2 per animale,
esse avrebbero potuto fruttare 43748 ducati annui. Alla medesima stregua, es­
sendo i debitori di angarìe 229445, il danno effettivo patito dallo stato risultava
di 203996 ducati <3>.
Una importante innovazione alla fabbrica delle mura fu portata da Latino
Orsini al suo secondo arrivo in Creta Constatato il pericolo che, scavando di
troppo la fossa al disotto delle fondamenta delle mura (le quali si internavano
sotterra solo da 5 a 7 piedi), queste restassero scoperte — cosa del resto pre­
veduta già dal Savorgnan medesimo (4) —, e verificata d’altro canto la necessita
di continuare ad approfondire la fossa — non foss’altro per ricavarne materiale
per i terrapieni —, fu da lui stabilito che, nel tratto fra il Panigrà ed il Mar-
tinengo, fosse lasciata intatta al di sotto delle mura una banchetta di terreno
larga 25 piedi ed alta 15, e venisse proseguito lo scavo della fossa al di qua
della banchetta stessa. Contemporaneamente poi egli si pensò di praticare nella
banchetta un cunicolo — alto 6 piedi e largo da 4 a 5 — ove i soldati po­
tessero circolare e difendere la fossa attraverso delle feritoie appositamente inter­
calate. — Altra consimile banchetta, priva però dei cunicoli, fu lasciata all’op­
posta estremità della fossa, ai piedi cioè della controscarpa, sia per costituire
una elevata strada di circolazione, sia per impedire quivi pure il franare della
controscarpa stessa. — L ’ invenzione parve allora un portento (;,) ; ma non passò
molto tempo che ne furono potuti valutare invece i gravi inconvenienti.
Si lavorava intanto con 800 operai di angaria per settimana, risparmiando
sulla somma di 100 ducati al mese che eransi stanziati per le fabbriche. E si

(') V. A. S. : Dispacci dei prov. da C a n d ia : 27 (r>) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 17


s e t te m b r e 1583. gennaio 1584. — Cfr. V. B. M. : Ital., V l r, 214. f.
(*) V. B. M . : Hai., VI, 156. (Relazione di Gian G iacom o Z ane ); e V. M. C. : Mi-
(3) Cfr. pag. 329, nota 6. scellanca Correr, 2691.
(4) Cfr. C. P r o m i s i Biografie cit„ pag. 565.
LA C I N T A DI C A N D IA 345

preparavano pure le pietre per fortificare la città anche lungo il mare. Solo
chiedevasi venisse confermato provveditore alle fortezze quel Leonardo Que-
rini(1), nobile cretese, che simile carica avea goduto sotto il generalato del Fo-
scarini, e cui il provveditore Alvise Grimani, su preghiere dell’Orsini, avea allora
di nuovo affidato quel posto (2).
Il Senato, dopo una lusinghiera lettera di elogio all’Orsini(3), tornava a scri­
vere il 23 giugno 1584, accennando pure al Querini, ed incaricando i magistrati
cretesi di occuparsi seriamente della questione delle angarìe, in cui gravi disor­
dini si notavano, “ così per le molte gravi estorsioni che li esattori a ciò depu­
tati fa n n o alti detti contadini, et per non esser loro dato quando vanno al pu-
blico servitio delle dette fabbriche alcun sorveglio da poter vivere, come per V ine­
guale distribuitone del peso di esse angarìe, et per altri rispetti sim ili degni di
som m a consideratane „(4).
In origine infatti, in seguito alla parte del 25 settembre 1561, il reggimento
di Candia avea stabilito di eleggere degli esattori delle angarìe, detti cavalerotti,
pagati in ragione di un grosso per ogni famiglia ove erano angarici, ed accom­
pagnati da venti o più servi, detti pedòpuli. — Di fronte alle estorsioni da loro
commesse, Giulio Savorgnan si era creduto di incaricare invece dell’esazione
delle angarìe alcuni nobili della città: i quali essendo cointeressati nella faccenda
non diedero risultati migliori. Una nuova provvisione stabilì allora che gli esat­
tori venissero pagati dai fondi della tassa destinata al vitto degli angarici ; ed
il 21 febbraio 1576 il generale Foscarini creò un esattore con carica a vita,
per ognuna delle tre città maggiori del regno. Più tardi, il 29 novembre 1578,
il Senato ordinò che l’esattore venisse pagato soltanto in ragione degli inobe-
dienti , ossia di coloro che venivano a forza costretti al lavoro, e che durasse
in carica solo due anni. Con ciò però non si accontentarono nè gli angarici nè
i cittadini(o>.
Della questione delle angarìe si interessò a sua volta il capitano generale
Antonio Miani, il quale, riconosciuta la necessità di rinnovare quella legge sta­
bilita nel 1561 e prorogata poi più volte, secondo la quale i contadini doveano
venire spesati coi denari della cittadinanza(l), riuscì ad ottenere che questa si
(*) Si veda a proposito di lui a pag. XV, n o ta 2. Cfr. pure Senato Secreti, filza LVH, incarto 31 g e n ­
— U n a sua lunga sc r ittu r a sulla fortez za di Candia, naio 1587.
in difesa dell’ Orsini contro il g o v e r n a to r e Piovene, (3) V. A. S. : Senato Mar, XLVI, 59 *.
è in V. M. C. : Miscellanea Correr , 2691. — Cfr. p ) Ibidem, 158*.
p a g . 350, n o ta 3. (5) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1
(2) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia: 10 m arzo 1584. — Cfr. 1 m arzo 1585.
m arz o e 25 m a r z o 1584, nonché 28 agosto 1578. — p) Ibidem : 24 m arzo 1585. — Cfr. pag. 329.
346 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO LA DI C R E T A

assoggettasse di bel nuovo a tale onere per tre anni(,): e ne ricevette meritate
lodi dal Senato (2).
Il provveditore Giovanni Mocenigo ritornava a Candia coll ordine pei en-
torio di proseguire le fabbriche coi soli denari delle angarìe debitrici e colle
angarle stesse. Tale ordine, che, emanato già il 27 luglio 1574, era stato poi
sospeso il 12 gennaio 1575(3), riusciva dannosissimo agli interessi delle fabbriche,
nelle quali troppo c’era ancora da compiere, mentre, causando m tal modo un
ritardo nei lavori, bisognava pur continuare invece gli stipendi a tanti salariati:
e intanto rovinavano le parti incompiute, ed i nuovi ingegneri si sbizzarrivano in
novelle proposte e modificazioni, che essi non avrebbero di certo avanzate di
fronte al lavoro finito (4>. — Una proposta suggeriva però il Mocenigo, onde
ovviare almeno in parte a sì fatti inconvenienti, quella cioè di ridurre da 12 a
soli 8 perperi il riscatto dell’angarìa semplice e da 19 a 12 quello dell’angarìa
con animale, — nonché di facilitare il pagamento dei debiti vecchi — : obbli­
gando però tutti quanti a riscattare l’angaria in denaro; con che si sarebbero
rimvati 20 mila ducati annui, si sarebbe evitato di mandare in giro ì cavale-
rotti tanto odiati, e, quello che è più, il lavoro delle fabbriche avrebbe proceduto
assai più spedito con operai pratici, anziché valendosi di poveri contadini, che
giungevano al lavoro sempre stanchi dal viaggio, estenuati di fame, privi di
buona volontà e per la maggior parte inesperti (5>.
Per contrario il sindaco Giulio Garzoni avrebbe voluto che ogni contadino
fosse tenuto a due angarìe annue, in ragione di 12 perperi l’una ; che della riscos­
sione fossero incaricati i singoli villaggi direttamente per mezzo di un loro capo ;
e che costui scompartisse il riscatto non egualmente per tutti, bensì in modo pro­
porzionale ai beni di ognuno. Si sarebbero così ricavati 60 mila ducati all anno( .
La proposta più umanitaria del Mocenigo, sostenuta pure dal provveditore
Grimani(7), trionfò, colla sola modificazione che il riscatto era lasciato facoltativo.
Ed anche a Rctimo ed a Canea l’obbligo ai villani avrebbe dovuto ridui si ad
una sola angaria all’anno, colle nuove facilitazioni per il riscatto(8).

(') V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 6 e (8) V. A. S. : Senato Secreti, L X X X V . 125. — Le


11 m aggio 1585. a n g a iie di Candia furono così t o sto o r g a n iz z a t e ;
(2) V. A. S. : Señalo Mar, X L V II, 61 *. m e n tre il M ocenigo si r is e r b a v a di p r o c la m a r e più
(3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 6 t a r d i la riduzione delle a ngarìe di R e tim o e Canea,
febbraio 1585. prev ed e n d o che la cosa sa reb b e dispiaciuta agli a n ­
(’>) I b i d e m : 16 o tto b re 1584 e 28 n o v e m b r e 1585. garici di Candia, che in tal m odo ve niva no a p e r ­
(•<) I b id e m : 17 gennaio 1:86. d ere la privile gia ta loro condizione di fro n te agli
(«) V. B. M. : Ilal., V II, 304. b. altri (V. A. S.: Dispacci dei prov. da C andia: 31
(7) V. A. S.: Relazioni, L X X IX . luglio 1586).
LA C IN T A DI C A N D IA 347

Piovevano intanto a Venezia altre note sui mancamenti della fortezza di


Candia. Una del 12 ottobre 1584, era di bel nuovo del governatore Gian Maria
Martinengo ; c — si capisce — i bisogni erano per la terza volta cresciuti,
perchè, se di terreno mancavano solo 30860 passi, di muro ne abbisognavano
invece 5860(l). — Una seconda, del 15 febbraio 1585, era opera dell’ ingegnere
Giovanni Fava, succeduto al F errari(2): il muro diminuiva a 4114 passi, ma il
terreno cresceva di nuovo a 31460 (3>. — Seguiva un conto particolareggiato dei
2777 ducati spesi a Candia nell’ultimo trimestre'4'; poi due dispacci in cui il
provveditore Alvise Grimani dava conto dei lavori alla fossa ed ai cunicoli, dei
terrapieni alle cortine del lato occidentale, delle casematte terminate ai baluardi,
e della cortina fra il Betlemme ed il Martinengo cominciata ad incamiciare ( ;
c capitava finalmente una nuova nota del Fava con nuove rivelazioni : di muro
abbisognavano ancora 4468 passi cubi c 25250 di terreno : il che voleva dire,
calcolando il muro a 5 — e per breve tratto a 2 — ducati, una spesa di 22100
ducati, oppure, calcolando il terreno ad 1 passo per angaria, un impiego di
25250 angarle(6).
Poi, mentre il capitano Pietro Zane seguitava a lavorare alle fosse ed ai
vólti del Martinengo(7), il Fava, instancabile, compilava anche il terzo preven­
tivo (30 novembre 1586), secondo il quale finalmente i bisogni tornavano a sce­
mare: 3508 passi di muro, e 18640 di terreno (h).
Ma invece il Grimani vedeva le cose a modo suo ; e riferiva in Senato
che era necessario fabbricare ancora 2634 passi cubi di muro ed ammassarne
20320 di terreno : i primi avrebbero importato una spesa di 15800 ducati, i
secondi di 13 mila, senza l’aiuto delle angario. C’erano però inoltre i sette ca­
valieri, di 4 mila passi cubi di terreno ciascuno, per una spesa di 9 mila ducati,

0 V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia. — piazze basse erano da ingrossare ; al Gesù conveniva
R a c c o m a n d a v a egli si a llargassero gli spalti delle circondar di m uro la piazza verso il V itturi e finirne
cortine e le p iazze del M a r tin e n g o ; si costruisse in il vólto ; al V ittu ri allungare il vólto della piazza
m uro la fa c c ia ta della p o r ta del G e sù; e si a ccom o­ bassa occidentale ; di più bisognava finire in m u r o la
dasse quella del B e tle m m e. — A nc he ai balu ardi della porta del Gesù, ed i portelli di S. Spirito e della
Sabbionara, del Gesù, del M a r tin e n g o e dello Spirito S a b b io n a ra : oltre a tutte le opere in terrapieno.
Santo c 'e r a qu a lc h e lavoro in m u r a t u r a da compiere: (*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 31
nonché poi i 286 passi della m uraglia lungo il mare. maggio 1585.
(2) Ufficialmente egli fu c r e a to ingegnere solo il 15 (5) I b i d e m : 15 agosto e 11 dicem bre 1585.
febbraio 1591 (V. A. S . : Senato M ar , LI, 126). (t>) Ì b id e m : 31 dicembre 1585.
(3) V. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia. — A (') I b i d e m : 19 ottobre 1586.
S. Spirito o c c o r r e v a il vólto c o n d u c e n te alla piazza (») V. A. S. : Relazioni. LXXIX. — Il pro v v e d ito r
bassa verso il P a n ig r à , il m erlane nel suo fianco ed Mocenigo invece era inclinato a lasciare il forte e a
un ria lz a m e n to de ll'o rec c hione ; al P a n ig rà il vólto difenderlo anzi con fosse e con cavalieri (Ibidem).
per la piazza b a ssa di nord ; al B etlem m e quello — Gir. poi la nota del 26 agosto 15S8, in V. A. S.:
verso il M a r t in e n g o ; al M a r tin e n g o i due vólti delle Dispacci dei prov. da Candia : volumi in appendice.
348 I m o n u m e n t i veneti d e l l ’i s o l a DI CRETA

servendosi solo in parte delle angarìe. E c’era finalmente il forte di S. Dindin


che egli _ tornando alle antichissime proposte - preferiva sp.anare, giovandosi
di quel terreno per la fabbrica dei cavalieri, mentre il resto del suo o avre c
servito di controscarpa : in tal maniera si sarebbero costruiti econom.camente
i cavalieri e la controscarpa, si sarebbe evitata U spesa d, incamiciare .1 ore,
e si sarebbero risparmiate le genti a sua difesa"’.
Poco appresso, mentre Venezia pensava a mandare un po di denaro ,
chi si prendeva la briga di far nuovi conti; e trovava che le muraglie mancan i
a Candia sommavano a 3390 passi ed i terreni a l/oOO. Di modo eie,
sovvenzione annua di 20 mila ducati, si sarebbe potuto finire m due anni, men ,e
tirando alle lunghe, si sprecavano somme favolose per pagare i soprastanti, e
correva il pericolo che le pioggia menassero strage delle opere incomp.u e. .
A parte il pio desiderio, dovendo aiutarsi coi pochi mezzi disponibili, i
provveditore Giovanni Mocenigo cavava le fosse, allargava le piazze del baluardo
Martincngo, chiedeva istruzioni quanto ai cunicoli inventati ca ismi, t
aveano già cominciato a presentare delle obbiezioni, e pregava che in aiuto del

SLA m- p.~—— »— •“—”sr* ~ •*-


quel Bonomi che vedemmo replicatamente già chiesto invano .
A Venezia si raccoglievano i provveditori alle fortezze Giovanni Vendram.n,
Lorenzo Bernardo e Ferigo Nani, assieme al vecchio Savorgnan : e uni amen e
discutevano sui cunicoli dell’ Orsini, appoggiandosi alle lettere del provvedilo e
e di Gian Paolo Ferrari, nonché ad un modello in legno. E giungevano alla
conclusione che essi si continuassero, a patto perù che fossero minati in modo da
poterli far saltare all’occorrcnza'4».
Quanto poi ad una persona da spedirsi nell’isola ad esaminarne c o r ez ,
l’incarico era affidato a Giambattista del Monte, capitano generale delle fan­
terie (6 agosto 1588)«. Onde a costui faceva tosto rimettere una nota .1 ces-

generale Del M onte, onde vagliare piu p onde rata-


(1) V. A. S. : Senato Mar, X L V III, 1*; e Senato S e
m ente la questione (V. A . S. : Relazioni, LXXIX).
creti, L X X X V , 197*. (5) V. A . S. : Senato Secreti, L X X X V I, 169.
m V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : Hi
Dello stesso anno 1588 è u n a s c r i tt u r a in fa v o re di
m a rz o 1587. — In vista di ciò il p ro v v e d ito re M o ­
Zorzi Filino, ele tto il 18 aprile 1572 pro to dei m a ­
cenigo f a ce v a p ian ta re sui te rra p ie n i 2 mila alberi
ra ngoni di C a n d ia in luogo di Zorzi T o rn ic h i, nella
f r a cipressi, olivi, carubbi, m an d o rli e gelsi, p e r evi­
quale si fanno elogi di lui pe r le sue p re staz ioni alle
t a r n e la rovina. fo rte z z e (V. A. S. : Senato M ar, filza C, in c a r to 13
(3) I b i d e m : 29 giugno 1587- a gosto 1588). — P o c o dopo, anche quel Giovanni
(4) V. A. S. : Prov. alle fo rtezze; libri delle risposte, 1:
Molle, che nel 1561 era s ta to ele tto pro to dei m u r a ­
12 s e tte m b r e 1587. A d o n ta di ciò il M ocenigo nella
tori, q u a n tu n q u e da V e n e z ia fosse s t a to destinato a
sua relazione del 1589 pro p o n e v a u n a n u o v a consulta,
tala carica A ntonio R oba zz ola (cfr. pag. 330), pre-
a cui inte rvenisse pure al suo rito rn o da C r e t a il
LA C IN T A DI C A N D IA 349

sato provveditore Alvise Grimani, rammentandogli come rimanesse ancora da


compiersi una cortina, tutta la parte a mare, i cavalieri e parte delle fosse1".
I lavori frattanto proseguivano sempre. — Dal 10 novembre 1585 al 10
marzo 1588, secondo il computo di Francesco Sentini, eransi spesi 4051 perpcn
per il vólto della piazza bassa settentrionale del Panigrà ; 10034 per la cortina
fra il Betlemme ed il Martinengo; 16273 per allungare i vólti del Martincngo ;
33218 per finire la porta del Gesù, la cui facciata porta appunto la data del
1587; 4378 per il baluardo di S. Spirito; e 252254, dal 16 luglio in poi, nei
terreni(2).
Concessa libertà ai contadini di riscattare l’angaria con soli 8 perperi o di
lavorare, in caso contrario, due giorni di più, gli angarici affluirono di buona
"voglia, e si potè lavorare alla fossa davanti alla porta del Gesù, ed ai terrapieni
sopra la porta medesima (3).
Dalla relazione scritta nell’agosto 1589 dal generale Giambattista del Monte
si rilevava intanto che, sebbene la città di Candía “ a giuditio mio si può dire
la p iù Iella fortezza d ’Europa „, essa tuttavia non era ancora vicina alla per­
fezione. Di muratura infatti mancava pur sempre il portello della Sabbionara ;
parte delle cortine fra il Vitturi ed il Betlemme ; il vólto della piazza bassa sud
del Betlemme ed i due analoghi del baluardo di S. Spirito ; nonché tutta la
nuova parte a mare. Di terreno poi occorreva accomodare vari membri ed in­
grossare i terrapieni, aggiungendovi i parapetti, e restaurando quanto già era
rovinato causa l’erosione delle pioggie. E intanto abbisognava profondare la
fossa in alcuni punti per ben sei passi ancor a ( \
Ai f o s s a ti p e r ò p o n e v a m a n o il c a p ita n o g e n e ra le G io v a n n i B e m b o ; e d m
p o c o te m p o n e c a v a v a b e n 5500 p a ssi c u b i, di g u is a c h e n e r e s ta v a n o a le v a r e
a l t r i 22500 <5). S p e c ia lm e n te b e n e m e r ito di ta le o p e r a e r a s ta to a ltre s ì il g o v e r ­
natore Guido P io v e n e , c h e , in s id ia to d a l m ic id ia le c lim a d e ll’ iso la , m is e r a m e n te
periva il 29 marzo del 1o90
A. S. : Senato Mar , LII, 106*).
s e n t a v a u n a c o m m o v e n te su pplica al Senato, na r­
(') V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : vo­
r a n d o c om e il p ro v v e d ito re G rim ani lo avesse privato
lumi in appendice : 26 agosto 1588.
dello stipendio p e r sostituire a lui il Robazzola me­
(2) V. M. C. : Miscellanea Correr , 2692.
desim o, e d e n u m e r a n d o i lavori da lui compiuti < a
(3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 28
la porta di S. Zorzi con il beloardo, alla porta de
febbraio 1589.
Giesù con il suo orecchione, al belovardo MarUnengo, (4) Ibidem: volumi in appendice. — Cfr. V. B. M.:
quelo di Betelem, di Pandocratora, quello dt San S p i­
IlaL, VII, 1523.
rilo » (Ib id em : filza C X I , in ca rto 11 ottobre lo91). p) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : zu
S e n a to , e s a m in a ta la causa, e t r o v a t o che senza a -
settem bre 1589.
c un d e m e r it o gli e ra s ta ta tolta la caiica, ordin
(6) Ìb id e m : 29 marzo 1590.
l ’i l o t to b r e 1591 che egli fosse ripristinato al suo
posto, con licenziare, se superfluo, 1 altro proto ( 44
350 I MONUMENTI V EN E TI D EL U ISO L A DI CRETA

Il conte Onorio Scotti, che già altra volta era stato in Creta, e veniva
adesso destinato suo successore, non era guari favorevolmente predisposto ri­
guardo alla fortezza. Gli sembrava infatti che nei baluardi fosse troppo lunga
la distanza dalla punta ai fianchi ; trovava giustamente che le fronti dei baluai di
della Sabbionara e dello Spirito Santo, rivolte verso il mare, rimanevano indifese
completamente, perchè l’una era guardata soltanto dalle deboli cannoniere agli
arsenali nuovi, l’altra dal torrioncino, il quale faceva parte delle fortificazioni del
luogo anteriori alle Sammicheliane ; notava come al baluardo della Sabbionara si
aggiungeva l’opposizione dell’altura di S. Dimitri, mentre gli altri membri della
fortezza erano minacciati dalle minori elcvature esterne ; biasimava 1 cunicoli
dell’Orsini, che arrischiavano servire di scala al nemico e di impedimento ai
difensori; e credeva inopportuno assai anche il forte di S. D im itn(1).
Ai cunicoli Orsiniani era contrario del resto anche un altro ingegnere mi­
litare, Marcantonio Martinengo di Villachiara <2>, che trovavasi allora a Venezia
ai servigi della Repubblica, ma che fin dal 1570 avea visitate le fortezze cre­
tesi. A quelle gallerie avrebbe egli preferito sostituire agli angoli della contro­
scarpa — di rimpetto alle punte dei baluardi — delle casematte comunicanti colla
città per via sotterranea e minate per sotto <3). Comunque, proponeva a difesa
della fossa quegli stessi artifici, c ^ l’estate antecedente egli aveva suggeriti per
le fortezze di Orzinuovi e di Crema. E voleva egli pure che il colle di S. Dimitn
fosse abbassato di molto e poi fortificato di bel nuovo <4).
Dopo un’altra nota (10 aprile 1590) del generale del Monte, che erasene
pure tornato a Venezia <5>, lo Scotti ritornava sull’argomento di Candia in una
sua scrittura del 22 agosto di quell’anno(6). Per rimediare alla debolezza dei ba­
luardi della Sabbionara e dello Spirito Santo proponeva radicali provvedimenti (/>;
e propugnava pure l’erezione di buoni cavalieri a difesa delle alture esteriori.

colla città (V. M. C. : Miscellanea Correr, 2691).


p ) V. A. S. : Dispacci dei p ro v. da C andia: v o ­
(4) v . m . C. : Ms. Dona dalle Rose , L X X X V I I , 1.
lumi in a p p e n d i c e : 7 aprile 1590.
(5) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: v o ­
p) C. P r o m is : Biografìe cit., pag. 707.
p ) Simili innovazioni ci consta essere sta te pro p o ste lum i in appendice.
anche dal g o v e r n a t o r e Guido Pio v e n e, nem ico dichia­ (6) Ibidem .
(7) R iguardo alla S a bbionara , la cui fro n te s e t t e n ­
r a t o dei cunicoli dell’ Orsini e p e r q u e sto pre so di
m ir a in una prolissa sc rittu ra di L eo n a rd o Q uirini, trionale non a v e v a a ltra difesa che quella debolissim a
la quale difende a t u t t a o l tr a n z a l’ invenzione del- dagli arsenali nuovi, q u e s t a e r a la p r o p o s ta sua :
p Orsini e c o m b a t te invece le p ro p o ste del Piovene. i Vorei aslongar quella cortina dove vien fa llo sopra
Q u e s t e si r ias su m ev a n o nel r e s t r in g e r e alle dim en­ il sudetlo baluardo, sin vicino alla m a n n a , tagliando
sioni di un solo piede la b a n c h e tt a alla base delle la m aggior pa rte di esso : che, ciò facendo, con po­
muraglie, incam iciandola però di m uro, e nel c a v a re chissima spesa si vera a fo r m a r e un grandissim o
nella fossa una serie di 216 buche, lonta ne l’una dal­ baluardo, dove si potrà fa r v i sopra cavalieri, rili-
l’a lt r a 6 passi e com unicanti s o t t e r r a colle m u r a e
351
L A C I N T A DI C A N D IA

Da ultimo giungeva Pietro Zane, capitano generale, colla sua relazione del
1 ° ottobre 1 5 9 0 , in cui suggeriva di circondare la fortezza di u n a rete di opeic

esteriori, minate, le quali impedissero il nemico nel suo avvicinarsi alle mura .
non dissimilmente da quanto mezzo secolo più tardi fu realmente cominciato ad
attuare
Piena la testa di tante idee e di tanti progetti, lo Scotti giungeva a Creta
accompagnato da un magnanimo decreto del Senato che proscioglieva ì vecchi
debitori delle angarìe da ogni obbligo passato, c compensava invece con tic
anni di esenzione tutti coloro che aveano compiuto il loro dovere'-'.
Verificate le cose “ de visti „, lo Scotti si sentiva più che mai insoddi­
sfatto della fortezza. I nuovi arsenali costruiti in fondo alla cortina dei Consi­
glieri presentavano davvero un gravissimo pericolo a quella parte delle mura,
togliendo al fianco settentrionale del baluardo della Sabbionara anche quella
meschina difesa delle cannoniere che vedemmo aperte colà sin dal looS. Onde,
modificando le precedenti sue vedute, egli dimostrava la necessità di sospendere
l’erezione delle due nuove campate dell’arsenale, e di costruirvi invece * un
fianco gagliardo , coperto dal dritto dell’ho vecchione, spingendossi davanti verso
il m are con l’angolo del baluardo della Sàbionara „.
Quanto al forte di S. Dimitri, avrebbe voluto affatto modificarlo, co­
struendo una rampata dalla controscarpa delle mura fino al torte, ed abbas­
sando questo al tempo stesso(3). Col terreno sopravanzato si sarebbe costruito
un cavaliere nel mezzo della Piattaforma rovescia.
a trovar la controscarpa, caminando a biscia, vogliano
rate, ecc.; oltre che copre la sudetla difesa cavala da
o no, saranno costretti di voltar la schiena a delti
l'arsenale, che non può dal nemico esser levala per
fo rti, sicché con difficoltà si impadroniranno. Ma
eser dalla sudetla longhezza di dello baloardo coperta,
quando liavranno superate le difficoltà, dovendo essi
come dal disegno si può vedere ». — E quanto al
fo rti esser f a t t i m inali, retirale nella città le artiglie­
b a lu a r d o di S. Spirito : « Alongando la fro n te di
rie e li fa n ti e dato fuoco alla mina, fa r à non piccol
dello baloardo, si vien dello torioncino a coprire , che
danno olii nemici, abbassandosi li terreni al suo prim o
non p o trà dal nemico esser ofeso, et questo si può
vedere dalla presente mia pianta >. Si t r a t t a v a tn- luogo ».
(*) V. A. S.: Senato Secreti, LXXXV1II, 55.
so m m a di a pplicare al b a lu a rd o la riforma già ideata
p ) Proponeva infatti lo Scotti < accomodar quel
dal S a v o rg n a n , la quale, come si ebbe già ad osser­
silo in modo tale che pochissimo danno facesse quando
va re, fu l’unica p a r te del suo disegno che non fu
anco V inimico ne fosse fa tto patrone. Che sa n a quando
m ai eseguita. si cominciasse alla conirascarpa della fossa della
(!) V. A. S . : Dispacci dei prov. da C andía: vo­
città et in assendenza andar a trovar le fr o n ti de
lum i in a ppendice . Si e sprim eva precisam ente lo Zane
baluardi et cortine di esso forte, perhò stando con
di voler « accrescer una difesa alla detta fo rtezza ,
delta assendenza basso et talmente che da le sumità
facendo corrisponder li terreni cavali a tutte le punte
che si trovano oltre la valle che tanto scoprono la
di baluardi, sì che si guardino l'u n l'altro, alzati con
piazza di esso fo r te non fossero li difensori scoperti
li parapetti bassi verso la spianala, aperti verso la
nè visti, com'anco dalle sumità che son fu o r i del Giesù,
fo rtezza , sì che l'artiglieria de la fo rtezza possa sco­
che p er fianco baleno dentro di esso fo rte. Et perchè
var tutti i fo r ti. Da che ne seguirà impedimento alti
li fianchi volli a quella parte da dette sumità sono
nemici, quali, caminando colla trincera, vorranno ventr
352 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

A S. Spirito finalmente, ove il terreno non permetteva la cavazione della


fossa, consigliava di alzare il baluardo di terreno, e di fabbricare la controscarpa
di sassi(1).
Nè contento di questo, il 15 maggio 1591 presentava nuove proposte, cor­
redate da un modello in legno, che era affidato al provveditor generale Alvise
Giustinian, affinchè lo portasse a Venezia. Il punto più debole della fortezza era
per lui quel baluardo della Sabbionara, intorno al quale vedemmo infatti giusta­
mente preoccupati quanti si interessarono della fortificazione di Candia. Essendo
il baluardo troppo ristretto, e dominato dalle alture esterne, nè potendosi per
coprirlo da queste costruire una traversa, la quale avrebbe ingombrato tutta la
piazza, lo Scotti suggeriva di bel nuovo demolire quella parte, e sostituire il
baluardo con un altro grandissimo, la cui piazza arrivasse fino al mare e coprisse
quindi buona parte dei vólti del nuovo arsenale.
Tornava quindi a discutere tutti i pericoli che presentava il forte di S. Di­
mitri, perchè caduto che esso fosse in mano del nemico, questi avrebbe libera­
mente bersagliato non solo il Vitturi ed il baluardo della Sabbionara, ma un
fianco del Gesù e la cortina dei Consiglieri, “ talmente da esso battuta, che una
mosca non ci potria star sicura „. E presentava per ciò di bel nuovo le pro­
poste di cui dicemmo, aumentando però da uno a due i cavalieri che voleva
costruire vicino a S. Francesco. Anzi altrettanti nuovi cavalierotti minori sug­
geriva collocare a metà di ogni cortina(2).
Se con ciò cessavano le querimonie dello Scotti(3), non si erano però acquie­
tati i detrattori della fortezza : anzi più che mai numerosi intuonavano il solito
coro, gareggiando fra loro nel saper scoprire più numerosi e più gravi manca­
menti. “ Ma è fo rza eh’ io dica — assennatamente esclamava un contempo­
raneo — il dispiacere eh’ io sento , che hoggidì pare che ogniuno voglia esser

totalmente imbocali et visti, vorei con lotiche trombe di delta città. Vorìa similmente quel silo lassato di
di canonere assicurarm i che le difese non fossero le­ fu o r i del fo rte con quelle trinciere tirarlo a scarpa
v ile, dipendendo da quelle il lutto. Che cossi facendo, nella valle, poiché ninno difensore po tria star non
si verebe a coprir dalle delle suinilà che sono oltre la solo nella piazza ma tampoco sotto li parapetti che
valle, et copertossi, starebono li difensori alle difese, non fosero dalla suini là già p er me detta oltre la
et tanto p iù quando nelli parapetti et cortine con letti valle totalmente ofesi non solo dall'arte gliarie, ma
soli fosero fa tte quelle fe ritu re che io ci voria fa r e dall'archibuseria ancora, poiché il fo r te tanto quanto
acciò li soldati difensori coperti nocessero alti nemici dura esso sito non può scoprir la valle ».
quando si volessero accostare alla controscarpa, et (4) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : vo­
anco lontani da essa 25 in 30 passa servirebe simil­ lumi in a p p e n d i c e : 6 dicem bre 1590.
mente; che quando p u r s'im p a tro n isse il nemico di (2) I b i d e m : 15 maggio 1591.
detto fo rte , volendo f a r trinciere p e r coprirsi, tro­ (3) Cfr. t u t t a v i a la sua ultim a relazione del 1595,
vando la pendenza verso la città, non ci saria così in V. A. S. : Relazioni, LXXXI.
facille il fa rlo , oltre che esso sito sarebe in total vista
L A C I N T A DI C A N D IA 353

professore della scientia del fortificare : et questo ltumore mosso negli huomeni
ambitiosi f a gran guerra alla Serenità Vostra; essendo che per altra via non
sanno manifestare la sua scientia che con opporre alle fortezze fatte, urtando
appunto in quelle della Serenità Vostra. Et tanto abbondano nella detlratione,
che ne hanno rese alcune infame, levandole affatto la reputatione, tanto stim a­
bile p e r mio giuditio, poiché fa invito al nemico di tentare V impresa ; nè vi è
cosa che le renda più secure che 7 credere il nemico esser difícil e Vacquistarle „
Il provveditore Giovanni Mocenigo cominciava col criticare 1’ idea dell Or­
sini nella costruzione dei cunicoli ; passava a parlare poi dei difetti del forte di
S. Dimitri, dominato da alture esterne, colle cannoniere scoperte, privo di orec­
chioni e via via. — Alla fortezza trovava irrimediabile mancamento il fatto, da
altri già prima notato, che, “ predominando il recinto , le piazze et li cavalieri
la parte di dentro la città, si teme che, penetrati gl’inimici sopra il primo re­
cinto, non si possa form are altra ritirata Al che credeva potersi rimediare
parzialmente qualora la fortificazione fosse stata ultimata, incamiciate le cortine
nude, ingrossati i terrapieni, terminati i parapetti, eretti i cavalieri e cavalicrotti,
modificato il baluardo di S. Spirito, terminate le strade coperte, allargata la
fossa (2).
Rincarava la dose il capitano generale Filippo Pasqualigo, il quale trovava
sbagliato completamente il recinto fortificato, come quello che includeva delle
bassure di niuna importanza ed escludeva invece delle eminenze dannosissime.
All’ infuori di che osservava come i cunicoli dell’ Orsini cominciassero m alcuni
punti già a rovinare in causa delle pioggie ; il baluardo di S. Spirito, tuttora indi­
feso verso il mare, era privo della controscarpa ; il Panigrà trovavasi ridotto meno
peggio, grazie alle quattro cannoniere in terreno da lui aperte nella cortina presso
al fianco, le quali difendevano la fronte dello Spirito Santo, la fossa e la con­
troscarpa; il Martinengo, sebbene posto nel sito più elevato della città, era sempre
troppo basso, finché non si fosse terminato il suo cavaliere, che, cominciato dal
provveditore Mocenigo nel 1591 e proseguito anche da lui, era restato interrotto
causa la peste ; ed al Vitturi non meno conveniva ampliare il cavaliere cretto
dal predecessore Giovanni Bembo. - Del forte di S. Dimitri e della Sabbio-
nara ripeteva le solite cose
E dietro il Pasqualigo veniva il governatore Annibaie Gonzaga, il quale
insisteva perchè si desse mano a far i parapetti ed allargare i terrapieni, rad-
(2) V. A. S. : Relazioni , LXXIX.
(!) Relazione di Giulio Garzoni (V. B. M. : Ila l
p) Ibidem, LXXXI.
VII, 304. b., pag. 41).
354
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO LA D I C R E T A

(folcendone il pendìo ; a cavare ed allargare la fossa ; compire la controscarpa


e la strada coperta ; ed erigere i cavalieri. I cunicoli semidiruti voleva si to-
glicssero, lasciando alla banchetta soltanto quel po’ di terreno che bastasse per
non denudare le fondamenta delle mura. Discorrendo quindi lui pure delle
mortalissime „ imperfezioni alla Sabbionara ed allo Spirito Santo, speciali
provvedimenti suggeriva a difesa del baluardo stesso della Sabbionara, e di bel
nuovo proponeva la costruzione di quel mezzo baluardo agli arsenali, che, va­
gheggiato già dallo Scotti, venne qualche anno più tardi eseguito(1) ; mentre il
baluardo di S. Spirito si sarebbe potuto acconciare, oltre che coll’aggiunta di
un cavaliere, mediante “ un fianco sicuro che guardi tutta quella parte con un
drito di orecchione, qual si congiungesse con la fabrica del sudetto torioncello „,
(il vecchio torrioncello cioè di cui abbiamo già detto). — Essenziali mutamenti
infine egli consigliava per il forte di S. Dimitri, di cui avrebbe voluto abbas­
sato il livello (2).
Mentre gli altri dettavano memoriali, c’era per fortuna chi modestamente
si interessava altresì del reale proseguimento dei lavori alla fortezza. E il capi­
tano Giovanni Bembo avea cavati ben 14446 passi cubi di fossa, tcrrapienato
parte del baluardo del Gesù, l’attigua cortina verso il Vitturi e uno dei due
vólti delle piazze basse al Martinengo, costruita la strada sino alla gola di questo,
fabbricato in gran parte il nuovo cavaliere al Vitturi c proseguito quello al
Martinengo cominciato nel 1591 (3), e tolti dagli orti interni 1227 passi cubi di
terra per acconciare le parti danneggiate dalle pioggie. —. Di urgente non rima­
neva quindi — a suo vedere (4) — null’altro che cavare 15 mila passi cubi di
(') Sarà donque necessario tira r di fu o r i dalla fo n ­ p iazza del bclloardolo talmente fu o r i della fortifica­
dam enta delti p ila stri p ia n ta li dall'eccellentissimo Gri- zione che a questo modo si potesse dire di bavere as­
m ani p er f a r arsenal, una m eza fro n te di belloardo, sicurato questa parte >.
qual form a n d o crechione d n lo , cl fianco venisse a (*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : vo­
diffónder la fro n te con termine reale. Servirà ancora lum i in ap p en d ice : 30 s e tte m b r e 1595. Si confronti
p er empire tutto quel spaccio che ira detto belloardo , del resto anche qua nto dice un anonim o, il quale ri­
dredo gli arsenali sodetti resterà di terra, qual è p o r ta il giudizio sfavorevole alle fortezze di C andia
l'islesso orecchione, et alli medesimi arsenali, quando e di C a n e a di un ingegnere spagnuolo (V. M . C. :
p u re si fabricheranno, et al porto insieme sarà di Ms. Donà, XXI, 4).
grandissim o aiuto in coprirlo et diffónderlo dalli (3) Cfr. V. A. S.: Dispacci dei prov. da C andia:
siti d i fu o r i, alzando cl ingrossando con doppio muro 1 aprile 1592 ; nonché q u a n to a bbia m o già a cc e n n a to .
quel pocco di molo detto Mainiti con impirlo di terra (4) P e r il pro v v e d ito re Giustinian t r a tta v a s i invece
a guisa di cassone p e r assicuramento di tutta quella di 17250 passi di t e r r e n o e 3818 di m uro, p e r una
parte che può essere et viene veduta. Sopra la piazza spesa com plessiva di 30 mila ducati (V. A. S. : R ela­
poi dì detto baluardo Sabionara, oltre il principalis­ zioni, L XX1X ).— (Cfr. p e rò V. A . S. : Dispacci dei
simo cavaliere, fa re i, dove è il portello, un volto che prov. da C a n d ia : 8 agosto 1593, ove O norio Scotti
coperto potesse servire alla uscita di esso, sopra il segnala il bisogno di alzare i p a r a p e tt i di altri 8 o
quale verso la cortina, p er lotabil riparo di quella 10 piedi, riducendoli alla g rossez za di 5, e di profon­
parte, fa r e i uno cavallieroto che dominasse la piazza dare ed alla rga re a ncora di 8 o 10 passi la fossa).
et che insieme col cavallier maggiore escludessero la
LA C IN T A DI C A N D IA 355

terreno dalle fosse, e finire di incamiciare le tre cortine, delle quali quella fra
il Betlemme ed il Martinengo aveva il muro alto solo 8 piedi, anziché 24, quella
fra il Martinengo ed il Gesù non era ancora principiata, e l’altra fra il Gesù
ed il Vitturi era compiuta solo nella sua parte orientale(1>.
Cominciatisi poi i terrapieni lungo la riva del mare, per allacciare la pri­
mitiva cinta muraria alla Giudecca colle mura già iniziate poco prima della venuta
del Sammicheli presso il Santo Spirito — a S. Andrea —, essi venivano compiuti
nel 1593 per la lunghezza di 300 passi e 20 piedi di altezza, senza i parapetti.
A Dermatà poi veniva compiuta la bella porta di uscita sulla spiaggia del mare,
aperta nei terrapieni medesimi. Essa costò soltanto 100 zecchini, perché vi furono
impiegati i galeotti, e le pietre vennero tolte da quelle case che eransi demolite
per far posto ai quattro grandi stradoni destinati a salire alle gole dei baluardi
principali(2).
Alla fortezza trovò modo di lavorare con pari profitto il capitano Gian
Giacomo Zane, il quale terminava il cavaliere Vitturi, lasciato incompiuto dal
Bembo.
Nella sua relazione, svolgendo in parte concetti già espressi dal provvedi­
tore Alvise Giustinian(3), metteva a nudo tutte le magagne dei sistemi fino allora
adottati. La fortificazione era proceduta a salti, senza una norma direttiva : in
qualche punto così era compiuta, in altri non ancora cominciata. E intanto in
cancelleria a Candia non esisteva né un disegno, né un modello, né una scrit­
tura che potesse illuminare ed offrire una sicura regola di procedimento. I ma­
gistrati sdegnavano ordinariamente proseguire i lavori cominciati dai loro pre­
cessori c preferivano invece metter mano ad altri, che restavano del pari in­
compiuti. Né c’era ingegnere che capitasse nell’isola e non trovasse da biasi­
mare le opere fatte o principiate dagli altri. Unico rimedio in tanta anarchia
sarebbe stato affidare i lavori ad un provveditore stabile e completamente indi-
pendente, che regolasse le cose a modo suo con unità di criteri. Per lo meno
poi, concludeva lo Zane, bisognava impedire “ a rappresentanti o ad altri suoi
m inistri d ’ingannare il mondo con dar ad intender d ’haver fondata alcuna
parte di quella fortezza, eh’è tutta fondata dalla Serenità Vostra, per il deno­
m inarla di loro nom i , perchè queste denominazioni da suoi rappresentatiti sono
causa che non si finisce alcuna cosa ; perchè, p er d ir di me, per f a r che ci
(*) V. A. S. : Relazioni, LXXXI (Relazioni di Gio- (*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 15 ago-
vanni Bembo e di A lb e r to L o r e d a n ) .— Dispacci dei sto 1593 e 4 m aggio 1595. — Relazioni, LXXXI (Re*
prov. da C andia: 20 nov e m b re 1590 e 31 dicem bre lazione di Filippo Pasqualigo).
1595. (3) V. A. S.: Relazioni, LXXIX.
356 I MONUMENTI V EN ETI D E L L ’ISOLA D I C R E T A

appari un membro del mio nome, senza dar fine ad un principiato dal mio
precessore, ne 1laverò principiato p er aventura un altro che non bavero potuto
fin ire ; e se 7 mio sucessore caderà nella medesima ambitione fa r à V istesso :
in modo che, per fa r e che appari de’ belloardi o cavalieri de nostri nomi, non
ne apparirà alcuno, e si correrà rischio che non apparino neanco m a i ; perchè
ben spesso si trovano persone che, dicendo non volersi affaticar p er altri, lasciano
quello che appar ad altri, e vogliono f a r del suo: et il principiato da altri
resta imperfetto. Se tutta questa fortezza è della Serenità Vostra, non vi sian
dunque cavaliere o belloardo Z a n e {1) nè di altro nome d‘alcuno dei rappresen­
tanti, m a tutto sia della Serenità Vostra
Assennate osservazioni egli faceva in fine anche sui cunicoli dell’ Orsini.
Ristretti in modo da render diffìcile al soldato muoversi e usare le armi, non
servivano se non quando il nemico avesse già invasa la fossa ; e caduti che
fossero in mano dell’assalitore, gli avrebbero facilitato la scalata delle mura o
l’applicazione delle mine. Visto del resto che cominciavano a cadere da sè, sti­
mava prudente levarli del tutto, ed incamiciare le mura sino al basso(2).
Onesti e saldi propositi recava seco anche il nuovo provveditore Benetto
Moro, il quale divisava portar a compimento l’immenso cavaliere al Martinengo,
cui mancavano da 30 a 40 mila passi cubi di terreno(3) ; e coraggiosamente vi
poneva mano tantosto, servendosi delle angarìe (4\ In tal maniera il 12 marzo
del 1600 non mancavano più che 13 mila passi ; ad ogni settimana il lavoro
procedeva di ben 300 passi(5). Nel giugno seguente il terreno raggiungeva l’al­
tezza di 10 piedi, cui mancavano da aggiungere altri 15 (6).
Quando il lavoro fu terminato, l’opera apparve veramente colossale. Si era
dovuto, infatti, per prima cosa, colmare un profondo e largo avvallamento ; e
sulla piazza superiore del baluardo erasi quindi fondato il cavaliere, di ben 34
mila passi cubi di terreno, largo alla base 63 passi e 34 in cima. In seguito si
sarebbero dovuti prolungare i vólti rispondenti alle piazze basse del baluardo ;
ma solo uno venne allungato ; l’altro invece si mantenne quale era — usandolo
da magazzino — e dall’ ingegnere Angelo Oddi, da qualche anno succeduto al
F av a(7), fu ideata invece una discesa che dalla piazza superiore del baluardo

(') A farlo apposta, qualche anno più t a r d i il nuovo naio 1599.


cavaliere presso la S a b b io n ara fu proprio intitolato ('•) Ibidem : 10 o tto b re 1599.
dallo Zane stesso, t o r n a to a C andia com e pro v v e - (5) Ibidem : 12 m aggio 1600.
d ito r generale. ((!) Ìbidem : 8 giugno 1600.
(*) V. B. M. : Ilal., VII, 214. f. (7) Ibidem : 22 o tto b re 1596.
(*) V. A. S. : Dispacci dei p ro v .d a Candia : 6 gen­
L A C IN T A D I C A N D IA 357

conducesse a quella bassa. — Tutto il materiale di terra impiegato nella fab­


brica venne tolto naturalmente dalle fosse(l)*.
Il cavaliere riuscì così, a dire del Moro, “ una delle p iù superbe machine
di lavoro che in questo genere sia stata costrutta da alcun altro principe fino
al giorno d ’hoggi „ , una vera cittadella insomma, da cui si sarebbe potuto tener
in freno tanto il nemico di fuori, quanto gli abitanti della città che di lassù
vien tutta dominata (2>.
Il cavaliere Martinengo non fu del resto l’unico lavoro per cui il provve-
ditor Moro rese benemerito il proprio nome ; bensì con sollecita cura egli attese
a terrapienare il baluardo della Sabbionara, che era tuttora pressoché vuoto,
togliendo il terreno al dosso attiguo al forte di S. Dimitri —, ed a costruire
presso gli arsenali nuovi quell’orecchione che si vide proposto tempo prima dallo
Scotti(3) e che fu terminato dal successore Alvise Priuli l)5.
Il Priuli tornò a studiare anche la dibattuta questione della Sabbionara e
del forte di S. Dimitri — che anche il Moro avrebbe voluto spianato, ed il
terreno utilizzato per il cavaliere alla Sabbionara( — ; cd ebbe sott’ occhio in
argomento la proposta di Emanuele Mormori, di bel nuovo avanzata dal fra­
tello Giorgio(6) ; in fine però si limitò a deplorare platonicamente che l’altura
non fosse stata inclusa nel recinto della città, escludendovi invece la parte nord-
ovest a S. Spirito.
Passando quindi a discorrere di altre membra della fortezza, nella parte a
mare riconobbe il bisogno di incamiciare i 300 passi di quel recinto ed alzai lo
di 3 passi ; alla Sabbionara di dar corpo alla porta presso il fianco settentrio­
nale del baluardo ; al Vitturi di terminare il cavaliere non ancora compiuto del
tutto ; e costruire gli altri alla Sabbionara, alla Piattaforma, al Betlemme, al
Panigrà ed allo Spirito Santo; nonché di terminare finalmente di incamiciare

di fo rfè , come sopra, essendo però necessario andar a


(i) V. B. M . : llal., V II, 1523.
(*) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Cardia : 8 a- trovare il fondam ento et alzarsi tanto in su un muro
che non possi esser scoverta di fu o r a, empiendo et
g o sto 1601.
(3) Ibidem : 2 se tte m b re 1601; e Relazioni, LXXIX. alzando il tutto di terra, et questo acciò, se p er mala
(4) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 6 fortuna si venisse a perdere esso baloardo... non solo
a noi ne resti luogo di salvarne, ma anche di impe­
m a rz o 1602.
dire il nemico. E l cusí p e r la detta fo r fè si vegnirà
(5) V. A . S. : Relazioni, L X X IX .
(6) . . . « p ig lia r la fr o n te del baloardo Martinengo
a scoverger la valle, si restarà cavalieri del fo rte, sarà
guardata la fossa et sicurate le canottiere del fianco
(quello della S abbionara) verso m arina, et vegnire a
delti arsenalli, oltre che restarà esso baloardo guar­
trovare il cavaliere sive cavalierotlo dove sono al
dato et tutta la cortina di verso V arsenalli » (V.
presente li pezzi della artigliarla, riempiendo il tulio,
A. S. : Mappe : sc rittu ra di G iorgio M o rm o ri, del 20
et p o i tirar una altra linea et andare a trovare l o-
recchione della p iattaform a che vegnirà a tener forma febbraio 1602).
45
358 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

la piazza bassa del Gesù e le cortine nude, studiando se non fosse il caso di
fondarle nella fossa anziché sulla banchetta. In generale poi voleva si aumen­
tassero i terrapieni, che erano di 8 o 10 passi, fino a raggiungete i 15 passi
di larghezza ; che sopra gli spalti si continuassero i parapetti, che do\ eano i iu-
scire larghi 6 passi ed alti 8 ; si profondasse la fossa dovunque fino a 23 passi,
e la si allargasse, rifacendo le strade coperte che in conseguenza andavano di­
strutte ; e finalmente si demolissero i cunicoli dell Orsini, riducendo la banchetta
a forma di scarpa(1), come già avea consigliato il suo predecessore(2).
E perchè alle parole tenessero dietro i fatti, cominciò a lavorare alla Sab-
bionara, pur lamentando l’esiguo numero di angarìe di cui poteva disporre *■;
e ad onta delle difficoltà incontrate, dopo aver terminata di costruire la porta
del baluardo, fatta con tutte le regole dell’a rte (4), attese con nuova lena alle
altre p arti(5). — Compì così del tutto l’orecchione o mezzobaluardo cominciato
dal Moro agli arsenali, e lo terrapieno ; e di terreno terminò pure tutta la parte
fino a S. Francesco, utilizzando il materiale scavato dal colle di S. Dimitri, e
valendosi di 14 mila angarìe (6). — Così in parte, prima ancora che gli venissero
comunicati, egli ottemperava ai voleri del Senato, che caldamente raccomandava
di porre fine ai lavori in terrapieno (/).
Partito lui, non c’è bisogno di dirlo, il capitano Giacomo Corner lavorò
invece da tutt’altra parte. E come il provveditor Moro avea fortificato il lato
settentrionale della fortezza coll’erezione del cavalier Martinengo, ed il prov­
veditor Priuli la parte orientale coi miglioramenti alla Sabbionara, egli si occupò
invece del lato occidentale. — Oltre alla controscarpa fra il Panigrà e lo Spi­
rito Santo, fu da lui messo in ordine quest’ultimo baluardo, portandovi da ben
300 e fin 500 passi lontano la bella mole di 6368 passi cubi di terra; in mu­
raglia fu costruito inoltre il vólto del suo portello, rappezzata la fronte, la piazza,

(!) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Cattdia : 6 p reti, i c ap itan i delle m ilizie ed a ltre p erso n e di fi­
m arzo 1602 ; e Relazioni, LX X IX . d u c ia (Ib id e m : 7 giugno 1602); e di a u m e n ta re il
(2) V. A . S. : Relazioni, L X X IX (R elazione di Be- p re zz o di risc a tto a chi non voleva p re se n ta rsi p e r­
n e tto M oro). so n a lm e n te (V. A . S. : Relazioni, L X X IX ).
(3) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 30 (1) < Ho fa tto la sortita o sia porla della Sabio-
s e tte m b re 1602. — U n d e c re to del S enato del 24 nara, accomodata con il riguardo dell'offesa del p e ­
m a rz o 1579 av ea sta b ilito che un e sa tto re dovesse tardo, havendoli lasciato ira una porta et l'altra la
in ca ric a rsi di risc u o te re i d e n ari di chi risc a tta v a sua essalatione che va ad allo sopra il terrapienalo
l’a n g aria. Più ta rd i gli e sa tto ri furono p o rtati a due, di lutto il beloardo > (Ibidem ).
con c arica te m p o ra n e a anziché vitalizia. C iò non di (5) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 6
m eno le cose p ro c ed e v an o colla m assim a irre g o la rità m a rz o 1603.
ed an ch e im m o ralità. O nde il Priuli to rn a v a alla (1) V . A . S. : Relazioni, L X X IX .
p ro p o sta di in c a ric a re dell’esazione i castellan i, i (7) V. A . S. : Señalo M ar, LX I1I, 6*.
L A C IN T A D I C A N D IA 359

il pozzo presso la sortita stessa e la discesa dalla piazza alta a quella bassa,
per un complesso di 251 passi cubi di muro (1).
Il successore, Lorenzo Marcello, portò a sua volta altrove la propria atten­
zione ; e coll’aiuto dell’ ingegnere Oddi pensò di perfezionare i terrapieni alla
piattaforma rovescia (2).
Il provveditore Nicolò Sagredo poi si interessò della strada coperta, seguendo
per modello quella della fortezza di Palmanuova : e ne fece un buon terzo(3).
Dei piccoli difetti di essa, come pure della questione dei cunicoli, mostrò non
preoccuparsi di soverchio, convinto che “ la maggior difesa di una piazza con­
siste nel capitano et netti soldati valorosi; nè le fortezze si difendono o perdono
p e r una linea un poco p iù dritta o poco più torta „.
11 provveditore Gerolamo Capello, quantunque distratto in altri lavori, non
trascurò neppur lui la fortezza. Bensì seriamente volle occuparsi dei terrapieni(4),
servendosi dell’opera dei governatori Ruggero Fabarini(5) e Bartolomeo Marti-
nengo, in attesa che da Venezia giungesse il nuovo ingegnere Tomaso Spilim-
bergo, mandato in Creta il 23 novembre 1610, in seguito alla morte dell’Oddi(6).
E nel sistema delle angarìe introdusse pure delle riforme, che furono bia­
simate poi dal successore {7). Con deliberazione dell’ 11 maggio 1609 egli stabilì
infatti che soltanto i contadini delle località più vicine alle fortezze — in nu­
mero fìsso e costante — si recassero personalmente al lavoro, e che tutti gli
altri fossero invece costretti a redimerle pagando 8 perperi, metà in luglio e
metà in novembre (le epoche dei maggiori guadagni dei contadini). Così, mentre
nel territorio di Candia gli angarici erano 21 mila, in quello di Canea 7 mila
e 12 mila in quello di Retimo, erano tenuti all’angaria personale soltanto 4
mila villani per Candia, 3 mila per Canea e mille per Rctimo. 'Putti gli altri
erano sottoposti all’angarìa reale ,8).
A Gian Giacomo Zane, tornato in Creta come provveditore generale, toccò
invece accelerare i lavori, in vista di una temuta invasione del I ureo . Ma
all’atto pratico si trovò alquanto impacciato, dacché i disegni e le sci itture atti­
nenti alla fortezza posseduta dall’ ingegner Oddi erano passati, alla sua morte,

(1) V. A . S. : Dispacci dei rettori da Candia : 14 e Settato Secreti, C, 5 segg.


(°) V. A . S. : Senato Mar, L X IX , 138.
o tto b re 1604.
(7) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 18
(2) Ib id e m : 27 d icem b re 1605.
(3) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 4 no­ aprile 1612.
(*) Ib id em : 4 giugno 1609.
v e m b re 1607.
(3) V. A. S. : Senato Secreti, GII, 44 segg.
(4) Ib id em : 28 d ice m b re 1609.
(5) Ib id e m : 20 feb b raio , 26 m arzo e 18 aprile 1609;
360 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A DI C RETA

alla vedova, e da essa al capitano Alessandro Riva, secondo marito di lei, che
era poi stato catturato dai Turchi. Ebbe però abbastanza buon senso per capire
che bisognava allargare in più luoghi la fossa, finire la strada coperta, ed ab­
bassare il colle di S. Dimitri, usufruendo il terreno per la costruzione di quel
cavaliere alla Sabbionara che da tanto tempo già vedemmo progettato e più
volte poi riproposto, ma che solo ora fu cominciato, e dal nome del provveditore
si chiamò appunto cavaliere Zane (1).
La fabbrica non ancora terminata fu lasciata compiere al successore Pietro
Bondumier. Stretto costui più che mai da bisogno di denaro, era tuttavia con­
vinto della necessità di accomodare anche la cinta lungo il mare ed incamiciare
le cortine dal Betlemme al Vitturi(2). — Ma in quella un terribile acquazzone,
durato tre giorni, nel dicembre del 1617 menò strage dei terrapieni. Ed il Bon­
dumier, tornato a Venezia, si accontentò di ricordare che il rivestimento della
parte a mare importava 780 passi cubi di muro (dovendosi ridurlo ovunque
come era nel breve tratto da Dermatà alla Giudecca, cioè a basso di 5 */< piedi
di spessore, in alto di 1 '/„ > e dell’altezza di 3) ; e le tre cortine complessiva­
mente altri 940 passi. Ripetè poscia che i progressi dell’arte militare addimo­
stravano l’ imperfezione delle piazze basse dei baluardi, mentre assai più utile
reputava ridurle ad una unica piazza per fianco. Raccomandò in fine di soste­
nere con una muraglia ai piedi il cavaliere Martinengo ; nonché di spianare mag­
giormente il forte di S. Dimitri, da cui aveva tolto il terreno per la fabbrica
del cavaliere Zane
Tanto per cambiare, il provveditore Marcantonio Venier si proponeva invece
di ristorare proprio il forte di S. Dimitri (4) ; ed il Senato lo rinfrancava nel
proposito stesso (5).
Ma il proposito restò un pio desiderio. Il capitano generale Nicolò Valier
potè invece incamiciare finalmente la cortina fra il Martinengo ed il Betlemme (6),
lunga quasi quanto le altre due, tuttora nude, prese insieme ; terminando in tal
modo tutto il lato occidentale della fortezza, e dando lavoro e guadagno a

p ) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 18 tro p p o poco e le v ate dalla fossa (V. A. S. : Relazioni,
a g o sto e 13 dicem bre 1612. LXXX1).
(*) Ib id em : 29 luglio 1615. — O ltre a ciò il capi­ (*) V . A. S .: Relazioni, LX X IX .
ta n o A n to n io M ocenigo a v re b b e voluto riv e stire di ('») V. A . S.: Dispacci dei prov. da Candia: 28 aprile
nuovo la p u n ta del G esù, che e ra rid o tta in c attiv o 1620.
sta to ; far la s tra d a p e r le ronde ; tira re più in fuori (5) V. A . S. : Senato Secreti, C X V I, 99.
le g a re tte delle sentinelle ; e m u rare a d d irittu ra le (6) V. A. S. : Dispacci dei rettori da Candia : 30
c annoniere delle piazze basse, che a lui se m b rav a n o d icem b re 1622.
L A C IN T A D I C A N D IA 361

tanta povera gente, che così potè scampare alla tremenda carestia di quegli
anni(1).
Più tardi il provveditore Francesco Molin era costretto a dar ordini affinchè
una delle due cortine non ancora rivestite di muro — quella fra il Martinengo
ed il Gesù — venisse restaurata *2); come bisogno di riparo avea pure tutta la
parte a mare, lungo la quale erano caduti i terrapieni. Anche la strada coperta
del resto era da farsi o per lo meno da acconciarsi ; mancavano i parapetti ai
cavalieri Zane, Vitturi e Martinengo ; e non si era ancora provveduto alla via
per le ronde, bensì i terrapieni giungevano fino all’orlo delle mura
La cortina fra il Martinengo ed il Gesù era ultimata nel 1629. E mentre
il Senato ne mandava encomi al provveditore*4', questi si preparava a continuare
i lavori anche all’ultima, che non era più stata compiuta dai tempi del Savor-
gnan in poi, quella fra il Vitturi ed il Gesù*3*. Con tutto ciò egli era costretto
a riconoscere quanto mancasse ancora alla fortezza perchè si potesse chiamare
perfetta : le alture esterne che la dominavano, i fossati della campagna di cui
poteva trarre profitto il nemico, la eccessiva lunghezza delle difese, gli incon­
venienti delle piazze basse, l’ insufficenza dei terrapieni, la mancanza delle strade
per le ronde, i fatali cunicoli dell’ Orsini, l’imperfezione dei cavalieri, le disu­
guaglianze della fossa, i mancamenti della controscarpa c della strada coperta,
tutto contribuiva ai danni della piazza. La parte a mare poi, sebbene da lui
racconciata, era in continuo pericolo, finché non fosse stata rivestita di terreno ;
ed il colle di S. Dimitri, che troppo sarebbe costato a spianare, costituendo esso
una massa di ben 221500 passi cubi, rimaneva tuttora indifeso. E frattanto a Candía
mancavano gli ingegneri e si perpetuava quella esiziale anarchia che altra
volta erasi lamentata, e che anche il precessore suo non avea trascurato di met­
tere in evidenza(/l.
Frutto dei reiterati ammonimenti si fu che il provveditore Lorenzo Con­
tarmi potè finalmente occuparsi di incamiciare anche la parte lungo il mare, da
lui ancor una volta preventivamente raccomodata ; e condui re a buon punto
tali lavori(9). Alle opere di rivestimento in pietra attesero pure attivamente i

(*) V. A . S .: Relazioni, L X X X I. tem b re 1629.


(*) C fr. an ch e la relazione di F ran cesco M orosini (6) V. A . S. : Relazioni, L X X X (R elazione di F ra n ­
(V. A. S. : Relazioni, L X X X ). cesco Molin).
p) v. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia : 12 (7) Ibidem (Relazione di F rancesco M orosini).
(8) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 27
n o v e m b re 1628.
(') V. A. S. : Senato Secreti, CXXXL, 85. novem bre 1631.
(5) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 5 s e t­ (9) V. A. S. : Relazioni, LXXX.
362 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

capitani Pietro Loredan(I) e Agostino Pasqualigo (2), durante il regime del quale
nuove riforme vennero pure introdotte riguardo agli angarici(3) ; ed a quelle
stesse muraglie si continuò parimenti a lavorare durante il generalato del prov­
veditore Iseppo Civran(4).
Intanto una scrittura del governatore Marcantonio Brancaccio, approvata
dagli ingegneri Beato Beati e Francesco Van Wert, tornava ad insistere sui
troppi altri bisogni della fortezza. Le famose banchette dei cunicoli erano da
levarsi, se non si voleva farvi la falsabraga ; i terrapieni trovavansi nel solito
disordine; le cannoniere andavano modificate in modo che potessero scoprire
tutta la fossa; mancava la strada coperta; il forte di S. Dimitri era divenuto
un informe ammasso di terreni ; e sopra tutto poi, per difendere il porto dalla
fatale altura presso i molini al Marulk, era necessario alzare e terraplenare la
muraglia verso quella parte. Ma, anche dopo rimediato e provveduto a tutto
ciò, la fortezza non si sarebbe potuta considerare sicura, senza circondarla all’in-
giro di un buon numero di opere esteriori, le quali portavano un nuovo e grave
contributo di fatica e di spesa(5).
E come questo fosse poco, il Van W ert da parte sua trovava che dell’altro
e dell’altro ancora bisognava compiere : alzare le muraglie in più luoghi ; far un
muretto alla strada per le ronde ; ostruire più perfettamente in muro le porte
delle sortite ; accomodare lo sperone presso il baluardo di S. Spirito ; scarpare
la roccia fra il torrioncino vecchio a S. Andrea ed il fianco dello stesso baluardo;
spianare la chiesa di S. Andrea ed i molini fuori della porta di Dermatà(6' ;
murare le porte inutili e fortificare le altre: per un totale di 13128 reali(7).
In seguito a ciò, nel febbraio del 1642, il provveditore Michele Priuli,
assieme al Brancaccio ed all’ ingegnere Daniele di Saint Vincent — che doveva
qualche anno dopo morire in Creta —, visitava le mura, e stabiliva di alzare
di 2 passi le cortine fra il baluardo di S. Spirito e quello di Panigrà, nonché
le mura fra la Giudecca ed il Dermatà ed al largo angolo ottuso fra il Dermatà
e S. Andrea. Di più si sarebbero rifatte in muro 12 garette per sentinelle, del
costo di 70 lire l’una, eguali alle tre che eransi allora costruite(8).
(*) V. A. S. : Dispacci dei rettori da Candia : 7 1639.
m ag g io 1636. (®) 11 p ro v v e d ito re P riuli rite n e v a p e rò che ciò si
(*) V. A. S. : Relazioni, LXX1V (R elazione degli p o tesse ris e rv a re so ltan to ad un caso di bisogno (V .
inquisitori C apello, C o rre r e C ontarini). A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 13 m aggio 1642).
(3) Ibidem . (7) V . A . S. : Senato Rettori, filza X V : in c a rto 29
(*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 24 o tto b re 1641.
aprile, 22 m ag g io e 20 s e tte m b re 1639; e Dispacci dei (8) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 fe b ­
rettori da C andia: 16 aprile 1640. b ra io e 13 m aggio 1642.— C fr. la p ian ta di C andia
(3) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 7 aprile X X X V II. b.
L A C IN T A D I C A N D IA 363

*
* *

Dei nuovi e vari lavori febbrilmente compiuti all’avanzare del pericolo


turco, nel 1645, e delle innumerevoli opere eseguite poi con tanti sacrifizi e
tanto eroismo nei lunghi anni dell’assedio, abbiamo detto non poterci occupare.
L ’argomento sarà trattato da chi per intero svolgerà la memoranda storia di
quella titanica lotta : che troppo intimamente connessi sono quei lavori colle vi­
cende della guerra da poterne partitamente discorrere, mentre di questa non è
qui il luogo nè l’occasione di trattare distesamente.
Del resto tali lavori si riducono in gran parte al perfezionamento delie
membra non sufficentemente ancora fortificate o difettose, in ispecie riguardo ai
terrapieni, alla fossa, alla controscarpa ed alle strade coperte ; in parte a restauri
e rifabbrichc delle muraglie e dei terrapieni demoliti dal cannone nemico, dal
primo tremendo assalto del 1648 — in cui furono brecciati il forte di S. Dimitri
ed i baluardi del Martinengo e del Gesù —, alle altre successive fazioni,' fino
agli ultimi tre anni di lotta, quando restarono presi e distrutti i fatali baluardi
di S. Andrea (ossia di S. Spirito) e della Sabbionara. — E più che nelle mu­
raglie, si lavorava nei terreni, cavando mine e contromine c distribuendole in
una intricata rete di dedalei avvolgimenti di gallerie, cunicoli, corridori, androni,
pozzi e fornelli, estesi per tutta quanta la supcrfice dalle mura al campo del­
l’assalitore, e sprofondati in diversi ripiani dal livello del suolo alle più buie vi­
scere della terra. E dentro in città si costruivano le ritirate al di qua dei baluardi,
al cui riparo ridursi dopo la perdita di questi ; e fuori delle cortine e dei bastioni
si moltiplicavano le opere esteriori, forti e massiccie talune, piccole c tumultua­
riamente erette le altre, effimere costruzioni perdute talvolta già prima di es­
sere state finite, distrutte dal nemico, riconquistate ancora in ammirevole slancio
di sovrumano valore, e rifabbricate di fresco, per venir di bel nuovo perdute nel­
l’ostinazione della lotta o per saltare in aria in uno di quegli scoppi spaventosi
delle mine al cui rimbombo crollavano i campanili della città.
Di tutto questo abbiamo detto non poterci occupare. Ma delle opere este­
riori ci è forza aggiungere brevi notizie sommarie, per ricordare la costruzione
almeno delle principali fra esse.
Del forte di S. Dimitri — la più importante ed antica di tali opere — ab­
biamo troppe volte già parlato, dopo il radicale riattamento di Latino Orsini
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LA C IN T A D I C A N D IA 365

nel 1573, perchè si possa qui tornare sull’argomento (,). Non va taciuto tuttavia
come quel rivestimento dei suoi bastioni, che tante volte crasi invano reclamato,
venisse finalmente compiuto nel 1664 per merito della sollecita premura del
provveditore Nicolò Corner, il quale, a ricordo dell’audace impresa compiuta
dui ante 1 imperversare della guerra, volle collocata una epigrafe e replicato il
piopiio stemma sull alto di quelle mura. — E fra i suoi baluardi Venier e Michiel
fu aggiunto il levcllino detto di S. Dimitri ; ed alla punta del baluardo Venier
il ridotto Sferro.
All ingegnere Beato Beati, morto nel 1645, si deve l’opera a corna del
( j c s u o della Palma — ornata dello stemma del provveditore Andrea Corner —,
situata di rimpetto alla porta del Gesù ; al governatore Bacchili l’opera a corna
di I anigra, davanti all omonimo baluardo ; e all’ ingegner D’Agna, milanese, il
revellino di S. Spirito, di fronte alla cortina fra il Panigrà ed il S. Spirito stesso.
Il governatore Camillo Gonzaga, oltre aver costruita la falsabraga a piedi
delle mura dalla porta del Gesù fino alla Sabbionara, ideò c diresse la fab­
brica dell’opera a corona di S. Maria, davanti alla punta del Martinengo ; del
revellino di S. Nicolò, fra questa e l’opera della Palma ; del revellino di
S. Maria o di Betlemme, davanti alla cortina fra il Betlemme stesso ed il Mar­
tinengo; del revellino di Panigrà, fra il Betlemme ed il Pandocratora ; e del
revellino o ridotto di S. Andrea, fra il revellino di S. Spirito ed il mare.
L ingegnere \ an \ \ crt, sotto il generalato di Alvise Mocenigo, cominciò
1opei a a corna Moceniga che in origine crasi progettata come semplice mez­
zaluna , posta di fronte al Betlemme e rimasta incompiuta. E mentre ardita­
mente lavorava al Crepacuore, rimpetto alla fronte meridionale del Vitturi, restò
ucciso dal nemico, sacrificando sè, come già il figliuolo perito all’assedio di Canea,
per la causa di Venezia e della cristianità.
Dopo l’assalto del 1648, l’ingegnere Filippo Besseti di Vcrneda — che più
tardi, nel 1668, dovea pure lasciar la vita nella difesa di Candia —, riparava
i danni dal nemico apportati, c tornava a ridurre a mezzaluna l’opera Moceniga,
che dicemmo lasciata imperfetta.
Sotto il generalato di Marco Molin fu fatta l’opera Molina, a settentrione

(fi Lo m ig lio rò p u re il g o v e rn a to re C am illo G on­ (*) 11 suo nom e sa rà c e rta m e n te dov u to ad una
z ag a, com e a tte s ta anche A. V alier (Hisloria cit., pian ta di palm a. A n alo g am en te abbiam o a Candia
pag. 19); il q uale e rra tu tta v ia ove dice che per la una chiesa di S. G iovanni della Palm a ed un’a ltra di
c o stru z io n e del fo rte e ra sta to n ecessario spianare S. Elia < sii ragià » ; com e fuori della c ittà era la
un b o rg o p o p o lato e siste n te sul colle. fossa dei D atoli.
46
366 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A D I C R E T A

del forte di S. Dimitri : modificata poi dall’ ingegnere Castellali colla traversa,
che fu detta opera Castellana.
Francesco Morosini, suo successore, ordinò la freccia Morosini alla mezza­
luna Moccniga ; avanzò pure la freccia del revellino di S. Nicolò, chiamata
Bemba; e rifece la freccia di S. Maria, in cima all’opera di S. Maria, già co­
struita da Gian Benedetto Tartarini, rimasto ucciso sul lavoro.
Ai tempi invece del provveditore Antonio Priuli, 1 ingegnere Giovanni Belli
edificò l’opera Priula(,) (detta pure traversa, mezzaluna o revellino), fra il S. Di­
mitri ed il Vitturi : ad essa fu aggiunto il Ferracavallo ed una freccia al posto
del Crepacuore. — E sotto il governo di Antonio Barbaro fu alzato 1omonimo
cavaliere al mezzobaluardo degli arsenali nuovi.
Ma queste, come avvertivamo, non sono che le opere principali. Senza
numero sono quelle di minor conto erette negli ultimi tempi dell’assedio, spe­
cialmente d’ intorno al baluardo di S. Andrea. Ricorderò, fra le tante, la tenaglia
Dolfina, terminante con l’opera (o torretta) Priula, a settentrione del lato nord
di quel baluardo; l’opera Scozzese, ad oriente della porta di S. Andrea, propiio
lì ove era l’antico torrioncino di cui più volte tenemmo parola; 1 opera Spali
— che prese nome dal generale delle milizie oltramontane Giorgio Federico
Sparr —, fra la Scozzese e la Dolfina; il bonetto Marò così chiamato dal­
l’omonimo sergente generale —, presso l’orecchione sud del Panigrà ; il bonetto
Monpassan, presso l’altro orecchione dello stesso baluardo; il bonetto Giavesand,
fra il revellino di S. Spirito ed il ridotto di S. Andrea ; il bonetto o freccia
di S. Andrea, a settentrione del ridotto di S. Andrea ; e via via : distrutte
poi tutte dopo la guerra.
Quelli degli assalti nemici non furono però gli ultimi danni che le mura di
Candia ebbero a soffrire. Altre demolizioni vennero ordinate dal governo turco ;
altre rovine furono determinate in seguito al miserando abbandono delle foi-
tificazioni.
Ma se molto i Turchi distrussero, molto anche riedificarono. Riparati i
danni dell’assedio, rinserrate le mura ove il cannone aveva aperte micidiali le
sue breccie, rappezzato di bel nuovo il baluardo della Sabbionara e la cortina
dei Consiglieri, fu pure costruito novellamente e con mutate forme il baluardo
di S. Andrea e parte dell’attigua cinta sul m are<2); ed altre modificazioni ed
aggiunte si eseguirono negli anni seguenti.
(i) D al g e n era le stesso prese nom e in C an d ia anche (*) C fr. p u re V. A. S. : Dispacci da S u d a : 1S ot-
la fo n tan a d e tta p u re F o n ta n a N uova. to b re 1681.
LA C IN T A DI C A N D IA 367

E così fedelmente fu imitato, specie sul principio, il modo di costruzione


proprio dei Veneti(n, che qui pure ci mancano talvolta bastevoli criteri per giu­
dicare se questa o quella parte sia opera degli antichi dominanti piuttosto che
dei nuovi invasori.
te»

(') U n b u o n esem pio del sistem a di costruzione essi poco lungi dalla capitale, d u ra n te l’epoca dell’as­
dei T u rc h i ci è o ffe rto anche dai ru d e ri della fo r­ sedio. — La lo calità si ch iam a o g gigiorno Por ¡¿za,
tez za di C andianuova (se ne vedano le p iante in V. e fa p a rte dell’ep arch ia di T em ene. ( Collez. fotogr.
B. M . : Ilal., V II, 200, n. 102 e 103), c o stru ita da n. 700).
3b8 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A DI CRETA

*
**

Dopo quanto abbiamo detto non ci resta ormai più che a descrivere le
fortificazioni di Candia(1), quali ancora si conservano al giorno d’oggi.
La vasta zona di territorio ove sorge la città, è costituita — lo ripetiamo
— da una estesa di campagna che leggermente sale dal mare verso l’interno.
Il suolo è formato per lo più di terreno cretaceo, facilissimo a cavarsi ed a
lavorarsi; soltanto al baluardo di S. Andrea ed al forte di S. Dimitri esso è
alquanto più solido ed assume l’aspetto di vera roccia. Al baluardo della Sab-
bionara invece abbonda per breve tratto l’arena del lido, che ha dato il nome
alla località. Frequenti rigagnoli e corsi d’acqua attraversano e corrodono la
campagna, determinando insolcature ed avvallamenti, fra i quali di gran lunga
più profondo ed esteso è quello fra il lato orientale della fortezza e le opere
esteriori a S. Dimitri.
Da ciò dipende che la fortificazione, non potendo quivi seguire l’estremo ciglio
della città, deve abbandonare il piano di questa, per avvicinarsi invece all’awal-
lamento stesso, riducendosi ad un livello sensibilmente inferiore a quello non
solo della città, ma anche della prima e più antica sua cinta muraria. Soltanto
verso l’angolo sud-est della fortezza, il dislivello fra il piano della città e quello
donde sorgono le mura va gradatamente cessando : e quinci innanzi si può dire
che il piano degli abitati della città corrisponda approssimativamente a quello
originale della fossa all’ingiro, prima cioè che questa venisse ulteriormente pro­
fondata, ossia al sommo della banchetta.
La forma della fortezza è di un poligono iscritto in un semicerchio, il
cui diametro sia costituito dal mare. Dagli arsenali nuovi di levante fino al
baluardo di S. Andrea ad occidente, essa è quindi recinta per un tratto dalla
muraglia antica colle due porte degli arsenali e del molo(2) (qucst’ultima, come
già vedemmo, ora distrutta) ; per il rimanente tratto invece da una serie di an­
golate cortine, fra le quali si apre la porta di Dermatà, che mette al piccolo
approdo di tal nome.
Tutto il rimanente verso terra è circondato dalla nuova cinta bastionata,
col mezzobaluardo degli arsenali e gli otto baluardi della Sabbionara (detto

p ) Si v edano le tav o le 3 e 4 ; e le figure 4, 50 e (*) L a p o rta della G iudecca, a D e rm a tà , era evi-


51. — C fr. p u re Illustrazione italiana, a nno X X X , d e n te in en te s ta ta d is tru tta e m u ra ta g ià a ll’epoca
n. 14, pag . 270 : ove è p u b b licata la pian ta di C andia v e n eta, colla c ostruzione della nuova c in ta .
L X X V I. a.
LA C IN T A D I C A N D IA 369

pure Martinengo), della Piattaforma rovescia (o di S. Francesco), del Vitturi


(o di S. Liberale, già Calergi), del Gesù, del Martinengo, del Betlemme, di
Panigrà (o Pandocratora, già di S. Antonio) e di S. Andrea (o S. Spirito)'1'.
La muraglia vi è costruita di sassi del luogo(J, non troppo grandi, per lo
più squadrati e ben connessi con calce ' : piccole diversità nella dimensione delle
pietre fanno distinguere le varie epoche di costruzione. Raramente le mura sono
munite di cordone, e manca completamente il murello per le ronde. Abbondano

-m
192 __ SPA CC A TO DELLE M U R A A L M A R T IN E N G O A C A N D IA — 1666 — (X L IV . 111.).

. Ir...ET. . I.

X lC A L A T ìtB Ì V I~ £ T I IH

.
T a ~ 5/ f "3'

F IG 193 __ SPA CC A TO D E LLE M URA AL B E T L E M M E A C A N D IA — 1666 — (XLIV. m.).

(J) P e r q u a n to rig u ard a la p ian ta ed il profilo delle genda, a n o stro m odo di vedere. I do cu m en ti in fa tti
m u ra, sono a b b a sta n z a fedeli i disegni degli in g e ­ da noi c ita ti parlan o ch ia ram e n te di p ietre ta g lia te
g n e ri v eneziani, e perciò noi possiam o senz altro ri­ dalle roccie circonvicine ; nè m ai ci è occo rso tro v a r
m enzione di m ateriale p re so d a C nossos, N è una sola
m an d a re ad essi.
(2) È a b b a s ta n z a freq u e n te tro v a r d e tto negli sc rit­ delle p ietre di C andia p re sen ta fram m en ti a rc h ite t­
to ri m oderni che le m u ra di C andia sono in g ra n tonici od epigrafici che ci possano far pensare ad
p a rte fo rm ate colle p ietre to lte dalle rovine della vi­ una sua p rovenienza dai ru d e ri cn o ssiaci.
cina c ittà di C nossos. N ulla di più falso di tale leg­ (3) Vedi ta v o la 9.
370 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A D I C R E T A

invece i leoni, gli stemmi, le epigrafi ed altri ornati infissi nelle cortine c nei
baluardi.
Eccettuato il tratto dove il livello della città supera od eguaglia quello del
sommo delle mura (e queste si appoggiano quindi al suolo naturale su cui la
città stessa è fondata), i colossali ammassi di terrapieno costituenti la fortifica­
zione sono dovuti all’opera dell’uomo : in quanto che quel terreno venne accu­
mulato o per riempire ed ingrossare per di dietro le parti già costruite in mu-

SI
a l «l <A* |»vtdU' Vé-HC/tuxmà teuU)

«apìcWi mmU

F IO . 195 — SPA CC A TO DELLE MURA E DELLE R IT IR A T E A S. A N D R EA A C A N D IA — SEC . X V II — (X L IV . Z ).

ratura, oppure affinchè servisse esso medesimo di membro di difesa, prima di


venir incamiciato esternamente di muro. — Altro ed elevato terreno, destinato
ai parapetti, sorge altresì al di sopra delle mura ; sebbene ora esso sia demolito
per lo più o scomposto in informi ammassi di creta, in causa specialmente dei
danni non riparati delle pioggie.
Le cortine sono semplici. — I baluardi, di solito alquanto più alti delle
cortine, erano tutti — tranne in parte i due verso il mare —, muniti di orec­
chioni ; con una piazza alta nel mezzo ed una inferiore in ciascuno dei due
fianchi. A queste ultime si accede, di sotto ai terrapieni, per mezzo di una o
LA C IN T A D I C A N D IA 371

due gallerie in muratura, a seconda che le due piazze dello stesso baluardo sono
o meno dipendenti fra loro. Dalla piazza bassa un androne, pure in muratura,
conduce alla sortita — di solito ora murata — aperta nel giro all’orecchione,
alquanto in alto : manca la sortita nei fianchi presso ai quali si aprono le porte
principali.
Queste sbucano sul fossato a livello della banchetta e, anziché nel centro
della cortina, sono collocate appunto nella sua estremità presso il fianco del
baluardo, quella di S. Zorzi anzi nel fianco medesimo. Esse sono tre, denomi­
nate di S. Zorzi (ora porta del Lazzaretto), del Gesù (ora porta Nuova) c di
Panigrà (ora porta Canea); più, quella già ricordata di Dermatà, verso il mare.
Costruite tutte di solido muro, verso la città presentano una facciata artistica­
mente lavorata, la quale dà accesso altresì a parecchi vani laterali ; verso la
campagna invece la galleria riesce in una semplice e stretta arcata. Due sono,
o meglio erano, i portelli, di muro pur essi, ma assai più semplici c piccoli delle
altre porte: alla Sabbionara ed a S. Andrea.
Oltre a quello moderno di S. Andrea, altri tre cavalieri sorgono in cima
ai baluardi, e sono costituiti di terreno in parte incamiciato di muraglia : quello
Zane alla Sabbionara, ed il Vitturi ed il Martinengo agli omonimi baluardi.
Ai piedi della muraglia, sopra la fossa, corre in parte la banchetta o la
falsabraga ; in qualche punto anche dei validi barbacani di rinforzo.
La fossa è secca, e coltivata ad ortaglia(1). Un pozzo è fra il Panigrà ed
il Betlemme ; un altro all’angolo del Martinengo.
La controscarpa è in più luoghi distrutta o mancante, del pari che la strada
coperta. E delle opere esterne pure alcune sono scomparse o rese irriconoscibili.
Quelle rivestite ancora di muraglia, presentano tutte quante, compreso il forte
di S. Dimitri, un tenace muro scarpato, ma privo di cordone, costruito con
abbondante calcina, ma con piccoli sassi ed informi : solo le cantonate sono difese
da solide pietre squadrate.
Prendiamo le mosse dagli arsenali orientali, ossia dal mezzobaluardo detto
degli arsenali. Nel lato occidentale del suo orecchione apparisce per di fuori
una porticina, larga m. 1,10, la quale appartiene ad una sortita che guida all’in­
terno dei vólti medesimi. Il parapetto a merloni in alto, largo 8 metri e rive­
stito completamente di muro, è in gran parte rifatto dai Turchi.
p ) A n ch e d u ra n te il dom inio ven eto erasi com in- Dispacci dei prov. da Candia : 21 m aggio l ó t i e 13
c ia to ad u s u rp a te la fossa con orti, ta n to pubblici m aggio 1642), ta n to più che l’acq u a di irrigazione
com e p riv a ti ; ed i p ro v v e d ito ri avev an o te n ta to , poco co rro d e v a la b an ch e tta ,
effic ac em e n te in vero, di porvi rim edio (V. A . S . :
372 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

f io . 196 — c a n d ía : le m u ra
DAL M A R E AL BA LUA RD O DELLA S A B B IO N A R A . (58).
M e z z o b a lu a rd o R °c a m are .
B a l u a r d o d e ll a S a b b i o n a r a .
d e g li a rs e n a li.

Analoga è la cortina seguente, detta dei Consiglieri, parallela alle antiche


mura della città. Essa è poco elevata dal livello della spiaggia, ed i rifacimenti

F IO . 197 — C A N D IA : IL
PO R TELLO DELLA S A B B IO N A R A . (59),
VRTE, D E L IA ALYMOXERV

ella citta di
CANDÌA.
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F IG . 198 __ IX PO RTO E LA PA R T E N O R D -E S T D E L L A F O R T I F I C A Z IO N E DI C A N D IA — F. VERN ED A 1669 (ALIV. U.).


47
374 I M O N U M E N T I V E N E T I D ELL* IS O E A D I C R E T A

di varie epoche vi sono più che mai evidenti nella muratura esterna. Ad un
certo punto sono infissi i cinque stemmi dei magistrati del 1567( Si apiono
nella cortina da prima una pusterla, larga m. 0,65, segnata anche in qualche
pianta antica; poi un foro rotondo (nè questo nè quella si vede ora ove riescano);
e finalmente il portello della Sabbionara, della larghezza di m. 2,10. Di qui, per
mezzo di una galleria girante, costruita in muratura, larga m. 3,40, ed illumi­
nata da sospirale ovale, si sale all’interno. Ire porte ferrate chiudevano tale
galleria all’ ingresso, all’uscita e nel mezzo. Al basso di essa, a sinistra pei chi
sale, un foro largo 1 metro immette in un cunicolo ostruito ; più sopra, a destra,
è un altro foro appartenente forse ad una mina. Il parapetto della cortina
è alto m. 1,50 e largo da 10 a 12; la sua base è da prima allo stesso livello
della strada interna, che lambisce per di fuori le mura vecchie ; più oltre invece
la supera di un metro.
Il baluardo della Sabbionara P), che abbiamo già avvertito essere in gran
parte rifabbricato dai Turchi, è munito di cordone solo nella fi onte c nel fianco
che guardano verso gli arsenali. — Il suo piazzale interno è a tre diversi ripiani,
causa l’elevamento del suolo, il quale sale verso S. Francesco'". La parte più
alta è costituita dalla fronte di sud-est e dalla annessa cortina Bemba. I ale
tratto della fronte, largo 13 metri, è quindi rivestito nel lato verso 1 interno
del baluardo da un piccolo muro; e vi si sale mediante una rampa: in cima
ai suoi terrapieni, privi di cannoniere, sono piantate sette ascio (volgarmente
dette ÈTrxà monumento turco della conquista. Il restante del baluardo
ha un parapetto di 10 metri, sempre con vani di cannoniere; e vi è aggiunta
una costruzione moderna per un cannone di grosso calibro. Una rampa acco­
stata alle antiche mura sale alla cortina Bemba. All’infimo livello finalmente si
trovano la piazza bassa ed altro attiguo piazzale con essa comunicante. Alla
prima si riesce per mezzo di una scaletta ; e quivi nella muraglia del fianco si
aprono due cannoniere scoperte. All’altro invece si scende mediante una piccola
rampa: il piazzale è cinto da terrapieno scarpato, rivestito di muraglia, sotto il
quale pare si introducesse già un sotterraneo.
La cortina che segue, il cui primo tratto si chiamava Bemba, mentre il
secondo era denominato di S. Francesco (4>, assai elevata dal suolo esterno, conserva
murata l’iscrizione Bembo del 1553 e più oltre l’arma del capitano Daniele(i)

(i) Sono eguali a quelli del 1566, rip ro d o tti nella (31 C fr. fig. 236.
C ollez. calchi n. 23, (4) C fr- fiS- 61 e 209*
(*) C fr. p u re fig. 237.
LA C IN T A D I C A N D IA 377

Venier. Internamente è pur essa in gran parte opera turca. Poco oltic il baluardo
della Sabbionara, la cortina è tagliata, come si ebbe occasione di ricordare, da
una traversa, ossia da una diramazione delle vecchie mura, costituente un tei 1 a-
pieno largo 17 metri, rivestito verso sud di muro, e munito verso noi d c vei so
oriente di cannoniere. L ’andito che gli passava sotto venne ostruito quando
si costruì la rampa interna che sale da sud sul terrapieno. Del lesto tutta
la cortina ha un largo parapetto di terra, incamiciato da muro, c fra esso e le
mura vecchie resta una depressione come una fossa.
Segue la Piattaforma rovescia(1), ove al fianco di S. F rancesco, ai piedi
della muraglia, comincia ad essere conservato, in istato più o meno buono, quel
rialzo di terreno rivestito di muro e attraversato internamente da cunicoli, che
corre parallelo alle mura, ampliandosi però talvolta in più vaste prominenze, e
costituisce una specie di falsabraga, alla stessa guisa della banchetta che i¡Co­
veremo più oltre. Al fianco di S. Francesco sono esternamente murati i cinque

p ) C ollez. fo to g r. n. 50 e 52.

FIG. 201 — c a n d ía : il fia n c o DI S. FRANCESCO. (53).


378 I M O N U M E N T I V E N E T I D EL L * IS O L A DI C R E T A

F IO . 203 — C A M B IA : L A P I A T T A F O R M A R O V E S C IA . (56).
Orecchione Orecchione
del fianco di S. Zorzi. del fianco di S. Francesco.

stemmi del 1566(U. — La muraglia stessa del fianco si eleva (di m. 2,70 per
di fuori, e di 3,20 internamente) al di sopra del livello della piazza bassa del
fianco, c consta di solidissima costruzione di due diversi spessori, corrispondente­
mente attraversata da due cannoniere ad avvolto (2). La piazza bassa medesima
si trova in tal modo limitata verso sud dalla muraglia delle cannoniere ; mentre
verso oriente ò chiusa dall’alto muro lunato che riveste il giro dell’orecchione ;
a nord invece si trovano due rampe che salgono a questo ed in città ; e ad
ovest finalmente prosegue la continuazione del muro della cortina, attraversato
dalla galleria che sale in città e donde era appunto l’originario accesso da questa
alla piazza bassa (3). Sopra una delle cannoniere e sopra lo sbocco di tale galleria
nella piazza sono scolpiti in pietra due cartelli colla data del 1566 (il secondo
mancante però deH’ultima cifra).

(*) Collez, calchi n. 23. anno XX X , n. 14, pag. 269.


(*) C ollez, f o to g r . n. 71. Illustrazione Italiana , (3) C ollez, fotogr. n. 73.
LA C IN T A D I C A N D IA 379

F I G . 203 — c a n g ia : LA p ia z z a bassa al F R A N C E S C O . (72).


F I A N C O D I S.
Sul di dietro il forte di S. Dimitri. Le due cannoniere« In lontananza l’orecchione del fianco di S. Zorzi.

Abbandonate le vecchie mura,


la nuova cinta si trova finalmente
in diretto contatto colla città. La
seguente muraglia della piattaforma,
che alla sua metà mostra di nuovo
gli stemmi del 1566, eguali ai pre­
cedenti, è sormontata da alti ter­
rapieni, i quali, sebbene sconvolti
c parzialmente distrutti, si elevano
con imponente massa.
Cinque stemmi del 1565 sono
pure nell’orecchione al fianco di
S. Zorzi(1). Il fianco, privo della
F IO . 204 — S C H IZ Z O D I P I A N T A DELLA P IA Z Z A B A S S A D E L
f ia n c o di s. Fran cesco a c a n d ia . (* ) Collez. calchi n. 20.
•4S
382 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ISO LA D I C R E T A

f ig . 207 — c a n d ia : lo sbocco sulla fossa d ella po r ta di s . z o r z i. (4 9 ;.

piazza bassa, e terrapienato quindi per intero, sostiene i tre avvolti (il quarto è
caduto) dell’acquedotto del Morosini (l!. — Quivi si apre pure la porta di S. Zorzi.

(*) C fr. fig. 235.


LA C IN T A D I C A N D IA 383

— Una galleria in muro, lunga 43 e larga 4 metri, si parte dai terrapieni entro
la città, alla estremità meridionale del lato della Piattaforma, e discende con una
gradonata al basso, fino ad un vano circolare di 9 metri di diametro, illuminato
da sospirale ; in continuazione diretta della galleria prosegue un cunicolo, con­
vertito ora in tomba turca. La galleria stessa invece, piegando ad angolo retto,
mediante un braccio lungo altri 6 metri, attraversa il fianco e sbuca all’esterno.
— La facciata della porta che guarda l’ interno della città, appoggiata ai ter­
rapieni, è di forma pentagonale, sormontata ai lati da due piramidi. Nel centro
è l’arco della porta, la cui serraglia reca scolpita una testa ; ed è fiancheg­
giato da due colonne — di stile diverso — reggenti un architrave con iscri­
zione e data del 1565. Al di sopra, in tre medaglioni inghirlandati, sono scolpiti
due piccoli leoni in soldo ed un S. Giorgio a cavallo, armato di uno scudo
collo stemma Zorzi. Lateralmente all’arco della porta sono due magazzini ad
avvolto, ai quali rispondono due porticine rettangolari, nonché due fenestre ovali,
aperte nella facciata medesima e sormontate da altri medaglioni collo stemma
cumulativo dei magistrati del 1565(1). Altro piccolo vano ò a sud-est. Una rampa
a settentrione — originariamente era a levante — permette di salire sopra la
porta, sul culmine dei terrapieni. — L ’apertura della porta verso la fossa, larga
m. 2,35, è invece semplicissima; e reca in alto la data del 1565 ed uno stemma
policromo del capitano Z orzi(2).
Nel tratto fra il fianco di S. Zorzi e la punta del Vitturi sono infissi nella
muraglia una targhetta colla data del 1564 ; uno stemma Zorzi dello stesso
anno(3), e al di sopra un cartello coll’anno 1566; poi un altro del 1564 ; cinque
stemmi della medesima epoca(4); altra targa del 1563; e finalmente lo stemma
Vitturi del 1540, sull’angoloc5). — La falsabraga non è rivestita di muro. Il
terrapieno è simile a quello della piattaforma e delle altre cortine. — Oltre
l’angolo del baluardo figurano ancora due targhe del 1563, una sopra l’altra ; e
finalmente cinque stemmi colla stessa data(6). Il baluardo ha una piazza bassa
nel fianco verso il Gesù. Si penetra ad essa per un avvolto ili muratura, largo
m. 3,50, che passa sotto ai terrapieni della seguente cortina : il primo suo tratto
è ora distrutto ; allo sbocco nella piazza bassa la serraglia dell’arco porta invece
scolpita la data del 1563. La piazza bassa, come le altre dei rimanenti baluardi,
è per ogni parte circondata da muri, dietro ai quali per tre lati stanno i terra-
p) C ollez. calch i n. 22. (5) C ollez. fo to g r. n. 47. — Illustrazione Italiana,
(*) C ollez. calch i n. 21. — C fr. fig. 235. anno X X X , n. 14, pag . 268.
(3) C ollez. calchi n. 19. (r>) C ollez. calchi n. 17.
(4) C ollez. calchi n. 18.
LA C IN T A D I C A N D IA 385

pieni, mentre uno soltanto è libero, quello cioè che guarda sulla fossa, e nel
quale si aprono le cannoniere : il lato settentrionale è costituito dalla continua­
zione della cortina, quello occidentale dal fianco, quello meridionale dal prose­
guimento del risvolto dell’orecchione. Nel primo si apre l’avvolto teste descritto;
nel secondo, quello appunto che è libero ed ha lo spessore di 12 metri, una
cannoniera scoperta, da presso all’orecchione ; nel terzo un portone largo m. 1,75
(anch’esso colla data del 1563), che mena ad un avvolto largo 2 metri, girante in
discesa fino alla pustcrla della sortita, larga altrettanto, posta nel giro dell’orec­
chione, alta dalla fossa : rimpctto a questa, altra apertura dell’avvolto guida ad un
cunicolo di mina.
La cortina fra il Vittimi ed il Gesù, munita di cordone e sostenuta al piede
dalla banchetta rivestita di muro, ha sul principio una targa del 1565 ; e nel
mezzo un bel leone di S. Marco con epigrafe distrutta (l). — Verso la città sono
al suo terrapieno accostate delle case. Tale terrapieno è più elevato del livello
del baluardo Vittimi, onde al suo allacciamento con questo, esso è rivestito di

(') C ollez. fo to g r. n. 45. — C ollez. calchi n. 16.

F I G . 210 — C A N D IA : L A C O R T IN A FR A IL V I T T U R I HD I L G E S Ù . (44).
Sul davanti le cannoniere della piazza bassa orientale del Gesti; quindi la cortina; c finalmente il baluardo Vitturi.
386
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A DI C R E T A

F IO . 211 — C A N D IA : l ’ e s t e r n o DELLA PO RTA DEL G ESÙ. (41).

muro ad oriente cd a settentrione, nella parte cioè imminente sopra il baluardo.


— Verso la fine della cortina è la porta del Gesù. Vista dalla fossa, questa
si presenta come una semplice apertura ad arco, larga m. 2,75, sormontata da
tre stemmi del 1567 c dai monogramma gotico di Gesù (1). Di qui si passa in
una galleria diritta e piana, che trapassa i terrapieni: una delle pietre della sua
vòlta ha pure scolpito uno stemma del capitano Daniele Venier(2): misura m. 5,50
in larghezza e 42 in lunghezza. La facciata verso la città, in piccola parte

(l) C ollez, fotogr. n. 42. — C ollez, calchi n. 14. (*) C ollez, calchi n. 15.
FIG. 214 — c a n d ia : IL UALUARDO DEL GESÙ. (43).
Il baluardo. l’orta Cortina
Sul davanti la colmata della fossa, sopra cui passa la strada. del Gesti. verso il V'iituri.
Cortina verso il Martinengo. Il baluardo. La controscarpa.
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISOLA DI C R E T A

ricostruita cd anche deturpata con aggiunte turche, è tuttavia la più bella fra
le porte della città(1). Costruita tutta di regolari pietre bugnate, è sormontata da
un fregio di triglifi e di metope, ove si scorgono ancora scolpiti un trofeo d armi,
un bucranio, un leoncino di S. Marco, altro bucranio, un rosone, un secondo
trofeo, ed altra rosa: nel mezzo è una lastra di marmo con epigrafe del 1587.
L ’arco centrale, largo 3 metri, immette nella galleria; quelli laterali, sormontati
da fenestre, in due locali ad avvolto.
Il baluardo del Gesù mostra traccie di rifacimenti al suo angolo. All’orec­
chione orientale è appoggiato un grosso sperone di sostegno, in muratura, sopra
il quale sono collocati i cinque stemmi del 1567(2). — l terrapieni delle due
cortine attigue al baluardo sono meno elevati della piazza alta di esso, la quale
si estende, rivestita da muro, anche davanti alla gola, all’ incontro delle due cor­
tine. — La piazza alta del resto è sempre un confuso ammasso di terrapieni. —
(*) C fr. Illustrazione Italiana , a nno XX X, n. 14, (2) C ollez. calchi n. 13.
pag. 271.

F IO . 216 — c a n d ii; po r to n e d ’a c c e s s o a lla p ia z z a B A SSA O C C ID E N T A L E D E L G E S Ù . (68).


L A C IN T A DI C A N D IA 391

A ciascuna delle piazze inferiori guida una galleria, di una quarantina di metri,
che passa sotto a tali terrapieni ed è munita di un portone di accesso fian-
cheggiato da due specie di ali in muratura accosto ai terrapieni : sopra il por­
tone orientale (largo 4 metri) sono gli stemmi dei magistrati del 1575 (1). Le
piazze basse dei fianchi sono simili del resto a quella del Vitturi, solo che, invece

F IG . 2 1 7 — C A N D IA : IN T E R N O DELLA P IA Z Z A B A S S A O C C ID E N T A L E DEL G ESÙ . (6 7 ).


Il portone d’accesso *-e cannoniere del fianco,
alla galleria del Gesù. DI dietro l’orecchione.

dell’unica cannoniera scoperta, ne hanno una seconda a tromba che si apre nel
fianco. La piazza bassa orientale(2) è priva di sortita, la occidentale invece
ne ha una analoga a quella del Vitturi: una porta larga m. 1,75 introduce
nella galleria lunga 35 metri, che scende alla sortita (larga costantemente 2
metri); rimpetto a questa è la mina; e la galleria è rischiarata da una feritoia

(•) C o lle z . calchi n. 12. (2) C ollez. fo to g r. n. 66.


392 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L IS O L A DI C R E T A

che dà sulla piazza bassa mede­


sima. — Precede la galleria al­
tro piccolo vano, pure ad av­
volto, con accesso indipendente,
nel lato meridionale della piazza.
Un tratto della cortina che
segue(1) è munito di cordone.
Nel centro della cortina è scol­
pita una gran cornice di fregi,

p ) V edi tav o la 10.

F IG . 219 — C A N G IA : O R N A T O N E L L A C O R T IN A F R A IL G E S Ù E D
IL M A R T IN E N G O . (39).
LA C IN TA DI C A N D Ì A

la quale conteneva certo qualche epigrafe. Nella banchetta è una piccola porta
ostruita.
Nel fianco orientale del baluardo Martinengo sta murata una testa di leone
che serve da idroroa. Nella fronte occidentale invece è un leone collo stemma
del doge Pietro Loredan e la data del 1578(2). La banchetta è rivestita di muro;
e airorecchione settentrionale è visibile il suo cunicolo. — L ’ interno del baluardo
è qui pure tutto sconvolto. Alla piazza bassa verso il Gesù mena una galleria,
sempre in muratura, larga m. 4,50 e lunga ben 110, la quale passa sotto all’in-

F IU . 2 2 0 C A N D Ì A : P O R T O N E D ’A C C E S S O A L L A P IA Z Z A B A S S A S E T T E N T R I O N A L E D E L M A R T IN E N G O . ( 6 5 ) .

tero baluardo col suo cavaliere : all’ ingresso è un portone ad ali, sormontato
forse già da un leone o da una epigrafe : lo sbocco nella piazza è adesso ostruito.
All’altra piazza bassa si accedeva per mezzo di simile galleria, di cui resta
tuttora l’ultima parte ; ma vedemmo già che essa fu abbandonata per non volerla
allungare sotto il nuovo cavaliere : ed alla piazza si scende invece dall’alto del
baluardo per mezzo di una rampa che è ad ovest, e sotto la quale passa la
porta della galleria che mena alla sortita. Ambedue le piazze sono analoghe
all’ultima descritta del Gesù.
Nella cortina fra il Martinengo ed il Betlemme è un leone con iscrizione
( x) C o lle z . f o to g r . n. 36. (5) Vedi tavola 11.
C A X D IA : P O R T O N E » ’A C C E S S O A L L A P IA Z Z A B A S S A S E T T E N T R I O N A L E DEL BETLEM M E. (63).
L A C IN T A DI C A N D IA 395

distrutta (l) : quivi si vede ancora infissa nel muro una palla di cannone dell’e-
poca dell’assedio. La banchetta non è più rivestita di muro, come non lo è nel
seguente baluardo di Betlemme.
Una piccola parte di questo ha la muraglia munita di cordone. Nell’orec­
chione meridionale è murato il leone di S. Marco cogli stemmi e la data del
1575 (2'. — La galleria che conduce alla piazza bassa verso il Martincngo è lunga
11 metri, ma il primo tratto è più basso, e largo m. 1,75, mentre il secondo
più alto misura ben tre metri : evidentemente il primo fu aggiunto posterior­
mente, per allungare l’avvolto. Alla galleria che scende alla sortita dell’orec­
chione (la quale è qui larga m. 2,50) si accede non solo dalla solita porta sulla
piazza bassa, bensì anche da un portello aperto sul fondo della galleria, il quale
riesce al livello della piazza alta del baluardo. Nella piazza bassa sono due can­
noniere, attualmente entrambe scoperte, dello spessore di 12 metri. All’altra
piazza bassa immette il bel portone alato in pietre squadrate, con iscrizione
sull’architrave, largo 4 metri : donde si passa ad una galleria, ora ostruita. Sopra
la porta che dalla piazza bassa guida alla galleria della sortita (la quale ritorna
della larghezza di 2 metri) è il leone colla iscrizione del 1583(3). Le cannoniere
della piazza sono due.
La cortina fra il Betlemme ed il Panigrà(4) mostra un leone con epigrafe(s):
la banchetta ò in muro, ma si fa alquanto più bassa c più semplice. Alla fine
si apre l’arco della porta di Panigrà (largo 3 metri), sopra cui è scolpito un
leone, il Padre Eterno — col nome in greco — c lo stemma del doge Pietro
Loredan(6). Nella facciata invece verso la città il nome è in latino e manca lo
stemma Loredan(7). d’ale facciata pure ò un bel bugnato di pietra viva, archi­
tettonicamente distribuito intorno a due porte eguali, larghe pure 3 metri. La
prima di esse è quella che per mezzo di una galleria obliqua, ma piana, larga
m. 4,50 c lunga 40, conduce fuori della città ; l’altra invece introduce in un
locale ad avvolto, nel cui lato occidentale si apre quella galleria che menava
alla piazza bassa meridionale del baluardo, ma che ora è ostruita.
Al lato della porta, nell’ interno della città, è davanti al baluardo un recinto
irregolare chiuso da terrapieni scarpati c rivestiti di muro, con piazzale nel
centro. La prima piazza bassa del baluardo ha una cannoniera scoperta ; ed altra
(J) C ollez. fo to g r. n. 35. — C ollez. calchi n. 11. a C anea).
(8) C ollez. fo to g r. n. 34. — C ollez. calchi n. 10. (5) C ollez. calchi n. 8.
(3) C ollez. calchi n. 9. («) Collez. fo to g r. n. 62. — Collez. calchi n. 6.
(4) V edi ta v o la 12. — C fr. Illustrazione Italiana, (7) C ollez. calchi n. 7.
anno XX X , n. 14, pag. 269 (e rro n e a m e n te a ttrib u ita
396
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

a tromba; manca la sortita. Un portone alato, largo 4 metri, situato nel piaz­
zale di cui teste dicemmo, mette alla galleria della seconda piazza: le canno­
niere sono quivi distrutte ; la sortita misura m. 2,50 di larghezza. Nel lato me-
1idionale della piazza è scavato un piccolo avvolto, donde si diparte una mina.

F IO . 2 2 2 — C A N D IA : E S T E R N O DELLA PORTA D I P A N IG R À . ( 3 1 ) .

U ultima cortina abbonda di rappezzamenti di varie epoche ; in un tratto è


posto il leone coi sei stemmi del 1543(1). È molto bassa e munita di cordone.
Siccome essa si abbassa bruscamente dopo il baluardo, così la parte di questo
che la sovrasta ò incamiciata di muro. E di muro parimenti sono rivestiti i suoi
(J) C ollez. calchi n. 5.
398 I MONUMENTI V E N E T I D E L l/lS O L A DI C R E T A

F IO . 225 — IL B A L U A R D O P A N 1 G R À D I C A N D IA — 1667 — (XL1V. O .).

terrapieni verso la città, con parecchi fori per mine. La banchetta, di puro
terreno, è più che mai rovinata.
Buona parte però di tali lavori è certo da attribuirsi ai Turchi, i quali,
come già dicemmo, rifabbricarono con nuovo modello, ma con costruzione com­
pletamente analoga a quella veneziana, il baluardo di S. Andrea(1).
Dai 1urchi pure fu rifatto con simile sistema il primo tratto della muraglia
lungo il mare, ove erano i fianchi detti di S. Pelagia vecchia e di S. Pelagia
nuova (l’uno anteriore al Sammicheli, l’altro più recente), fino all’angolo ove
era l’attacco dell’ultima ritirata compiuta in parte, durante l’assedio, dalle truppe
Francesi.
Quinci innanzi la muraglia di cinta scende a mare scarpata. Internamente
(*) C fr. fig. 4.
F IO . 226 — P IA N T A D E I B A L U A R D I P A N IG R À E S . A N D R E A A C A N D IA — 1667 — (X LIV . p.).

227 — C A N D IA : IL
F IG . T R A T T O N O R D -O V E S T D E L L E F O R T IF IC A Z IO N I. (30).
Opere esterne. Baluardo di S. Andrea. Angolo del I’anigrà.
400
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ IS O L A DI C R E T A

F IO . 228, — C A N D IA : L E MURA A M A R E DA S. A N D R EA VERSO DERM ATÀ. (29).

dal livello della strada sporge solo il parapetto a merloni in muro, di 90 cm.,
che ò probabilmente opera o rifacimento turco. La strada però si mantiene
più elevata del piano della città, sull’alto del terrapieno di rivestimento della
muia, teiiupieno che anche nel suo lato verso la città è incamiciato di muro,
analogamente a quanto dicemmo già a proposito dell’antica cinta a mare. Di
bel nuovo però i rimaneggiamenti turchi sono assai radicali. Nella così detta
piattaforma di Dermatà il muro non è più scarpato, manca il parapetto e la
costruzione stessa è assai più rossiccia : tutto l’interno della piattaforma è occu­
pato da un’opera moderna per un grosso cannone. Seguono finalmente i due
lati del golfo di Dermatà, ove la muraglia riprende sullo stesso sistema della
prima, solo che ò munita pure di un cordone piatto. Verso il mare la porta di
Dei mata presenta un semplice arco; verso la città invece una facciata a bugne,
assai rovinata, e mezzo sepolta, con portone sormontato da timpano e due fine­
stre ai lati. Dal portone si accede ad un avvolto, il quale comunica con due
vani analoghi, che si trovano ai suoi lati e prendono luce dalle finestre testé
I
via. 230 — candla : sbocco ester n o d ella po r ta di d er m a tà . (28).

F IO . 231 — C A N D IA : F A C C IA T A I N T E R N A DELLA PO R TA DI D ER M A TÀ . (60).

t
L A C IN T A DI C A N D IA 403

F IO . 232 — LA P O R T A D I D E R M A T À A C A N D IA . (R icostruzione).

ricordate. Gli avvolti sono al livello della città ; la strada invece ai piedi del
parapetto passa al di sopra della porta, ove è una larga terrazza. Poco oltre,
la muraglia nuova si unisce alla primitiva cinta della città.
Ci resta ancora a parlare dei tre cavalieri Zane, Vitturi e Martinengo.
Quello Barbaro, al mezzobaluardo degli arsenali, è demolito ; quello di S. Andrea,
all’omonimo baluardo, fu alzato dai Turchi.
Il cavaliere Martinengo(1), che sorge davanti alla gola del baluardo di pari
(’) C fr. ta v o la 10.

F IO . 233 — P IA N T A DELLA PORTA DI DERM ATÀ A C A N D IA .


404 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISOLA DI C R E T A

f io . 234 — c a n d ia : il c a v a l ie r e m a r t in e n g o . (64).

nome, è un grande tronco di piramide a base pentagonale, rivestito ora di muro


scarpato, cinto da cordone la dove cominciano gli alti parapetti tcrrapienati.
La rampa sale lungo il lato nord dalla parte orientale, ha vetta e occupata da
un piazzale ove tutti i lati, tranne quello settentrionale, sono muniti di un pa­
rapetto di 8 metri con cannoniere scoperte.
11 cavaliere Vitturi, che si eleva davanti al proprio baluardo, è un ammasso
di nudi terrapieni, cinto appena al basso da piccolo muro : ma ad ovest, ed in
parte anche a nord, gli sono addossate delle case. Vi si sale per una rampa
ad occidente.
Il cavaliere Zane finalmente, al di sopra del baluardo della Sabbionara,
consta di due piani, il superiore dei quali ò al livello delle mura antiche, ossia
della città. La rampa, rivestita di muro, sale lungo il lato ovest ; il piazzale
ha largo parapetto, in parte incamiciato di muro, ed altissimo. Agli angoli sud­
est e nord-est sono due rialzi, cui guida una piccola rampa nel lato orientale
del parapetto e dai quali si può salire al parapetto medesimo. — Ci si vede la
mano dei Turchi.
Poche parole in fine sulle opere esterne che ancora rimangono.
Dagli arsenali al baluardo della Sabbionara il terreno arenoso non consente
la cavazione della fossa. AH’orecchionc della Sabbionara un muro largo m. 1,25
/
J

F IG .235 — C A N D IA : IL F IA N C O D I S . Z O R Z I.
Angolo Orecchione di S. Zorzi. Porta S. Zorzi. Lato maggiore della
del Vitturi. Di dietro si eleva il cavaliere Vitturi. Piattaforma rovescia.
406 I M O N U M E N T I V E N E T I D EL L * IS O L A DI C R E T A

K IG . 237 — C A N D IA : IL B A L U A R D O D E L L A S A B B IO N A R A . (5 /).
S u l d a v a n t i il f o r t i n o d i s t r u t t o .

mena ad un fortilizio esterno in muro, di cui restano avanzi ad occidente ed a


settentrione : ma dovea essere moderno.
L ’opera Molina è ora una informe elevazione naturale, priva di qualsiasi
lavoro in muratura.
Il forte di S. Dimitri(1) invece si conserva ancora abbastanza bene. Vi si
sale per una strada che dalla porta di S. Zorzi, attraversando l’avvallamento,
conduce al portone centrale dì occidente. Il lato nord del baluardo Orsini ha
una breccia nel mezzo. Tutta la mura che guarda ad oriente è coperta sotto le
erbe. Nel fianco sud-est del baluardo Venier è murato il leone coll’epigrafe del
1664(2). Nella cortina seguente si apre il portello alato(,), largo m. 1,40, col­
l’architrave contrassegnato dello stemma del generale Nicolò Corner(4). Di qui
una galleria, con porta intermedia, conduce all’ interno del forte, quivi sbu­
cando con un’apertura di m. 1,70 di larghezza. Anche il lato occidentale, verso
la città, b cinto di muro : e nel primo tratto è di nuovo lo stemma del gene­
rale Corner La porta centrale invece, in questo medesimo lato, è dovuta ai
Turchi : veneziana è però 1’ iscrizione capovolta che ricorda i nomi del generale

(*) C ollez, fotogr. n. 78. (4) C ollez, calchi n. 25.


(2) C ollez, calchi n. 24. (•">) C ollez, calchi n. 26.
(3) C ollez, fotogr. n. 79.
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L 5 IS O L A DI C R E T A
408

Marco Bembo c dell’ingegnere Verneda, ma della quale è ignota la provenienza.


I terrapieni in alcuni punti non superano la sommità delle muraglie. Nel recinto
interno del forte sono poche case, una moschea ed un pozzo. La fossa e le
opere esterne del forte, compreso il Crepacuore, sono ormai scomparse.
La controscarpa, che manca per tutto il lato orientale delle mura, comincia
rimpctto all’angolo del Vitturi : il suo muro è più grosso verso la base che in
cima. Avanti al piede della controscarpa si conserva la banchetta, alta ma stietta,
in terrapieno rivestito di muratura : in più luoghi però è rovinata ; c frequenti
sono i cunicoli delle mine. Rimpetto all’orecchione del Vitturi cessa la banchetta;
il terreno costituente la controscarpa è assai più forte e tenace ; sono praticate
delle mine non soltanto al piano della fossa, ma anche più in alto.
L ’opera della Palma è rivestita ancora di muro. All’ angolo nord-est le si
attacca la porta, attraverso cui la strada maestra originale scendeva nella fossa
per raggiungere la porta del Gesù. (Ora invece la strada passa sopra una col­
L A C I N T A D I C A N D IA 400

mata della fossa, attraversata da una piccola galleria(,)). Il lato orientale ed il


primo tratto di quello meridionale del forte ò tutto sventrato : il resto invece
conservasi tuttora bene. La porticina a sud — munita dello stemma di Andrea
Corner(2) — immette in una stretta e irregolare galleria. Il lato settentrionale
è aperto per lasciar adito alla rampa di accesso all’opera. Ma sul davanti è
invece l’alto muro della controscarpa. Internamente sovrastano alti i terrapieni;
la fossa in giro è larga, ma poco profonda.
La controscarpa prosegue^. Il revellino di S. Nicolò è pure cinto di muro,
tranne per nord, ove sale la rampa, la quale al suo inizio attraversa una porta
(larga m. 1,80), praticata nel muro della controscarpa (privo quivi di terrapieno
dietro a sè). La parte nord-ovest del revellino è però rovinata e demolita. I ter­
rapieni sono tuttora alti, ed ò ben conservata la fossa.
Nella controscarpa che segue(4) ò un’altra apertura di m. 0,00, sotto cui

(') C fr. fìg. 214. (3) C fr. fig. 215.


(s) C ollez. calchi n. 27. (4) C fr. tav o la 10.

f ig . 240 — c a n d ía : l ’o p e r a d ella pa lm a v is t a da d ie t r o . (76).


410 1 M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

i—Ji—*- ---------- (-
IO io4
— I-----------------------H
so 7S IO O 1«, ISO

j.'IG . 241 — SPA CC A TO D E L L ’O PER A A CO RO NA DI S. M A R IA A C A N D IA — 16<»6 — (X LIV . I II .) .

passa la strada che va alla campagna ; più oltre sta invece un sottopassaggio ad
avvolto largo m. 0,80 e lungo 11,50. Varie mine sono in più luoghi. Lo spes­
sore del muro della controscarpa varia fra cm. 50 ed 80.
All’opera a corona di S. Maria si sale per la rampa lungo il suo lato orien­
tale, fra il muro della controscarpa, il quale si sdoppia : lungo la rampa vedi un
portone rovinato, che chiudeva l’ingresso del forte. L opeia e cinta di muro,
rovinato però alle cantonate e in gran parte del tratto che dà nella fossa princi­
pale. I terrapieni sono alti. All’angolo est ed a quello nord sono due avvolti in
muratura. I cunicoli delle mine furono convertiti in tuguri di abitazione !
La controscarpa è sempre eguale, semplice, aperta in breccia qua e là, con
frequenti gallerie di mine. Una porta di m. 1,90, praticata nel suo muro, con­
duce alla rampa che sale, girando a sinistra, lungo il lato orientale del revellino
di Betlemme, lato che solo in parte è rivestito di muro. Le muraglie che inca­
miciano il revellino trovatisi ancora in buono stato, ma assai basse ; i terrapieni
sono alquanto complessi; nella fossa stanno dei pozzi per mine. Dall angolo noid-

E S ca LA -»1 T lE .P l V lH E T ! 1*0
1— ■ .
5 IO
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F IO . 242 — SPA CC A TO DELLA M E Z Z A L U N A M O C K N IG A A C A N D IA 1666 — (XLIV).
L A C I N T A DI C A N D IA 411

ovest del revellino si stacca il muro che riveste il terreno della controscarpa,
mentre a basso corre parallelamente quello che incamicia la banchetta della
controscarpa medesima.
L,a mezzaluna Moceniga ha pure l’accesso dalla fossa per una rampata che
sale lungo il suo lato orientale fra i due muri della controscarpa e della banchetta.
E tranne nel centro del lato orientale, dove ò l’ingresso, va tutta rivestita di
muro, demolito agli angoli. Il lato orientale superiore ha parecchie irregolarità;
ed in parte mostrasi riedificato in epoca turca. Internamente l’angolo meridionale
è piu alto, e forma una specie di cavalierotto, munito della sua rampa per ascen­
dervi. La controscarpa della fossa dell’opera ò qui ricoperta di muro pur essa,
ma rovinata. Presso la rampa ò una mina ; ed un pozzo in alto, alla fine della
rampa stessa(1).
La controscarpa prosegue colla banchetta: ed al revellino di Panigrà si
sale in modo analogo che all’opera testò descritta. Il rivestimento di muro è il
solito, distrutto alle cantonate: manca nel centro del lato orientale, che ò for­
mato dalla parte superiore della controscarpa. I terrapieni sono alti ; ed alcuni
dei parapetti sono in muratura.
F inalmente cessa la banchetta : e quivi ò il portone per cui passa la strada
maestra che viene dalla porta di Panigrà. Oltre il portone, la controscarpa —
assai rovinata — continua semplice ; finché al di là del luogo ove era l’opera
di Panigrà, va perdendosi affatto.
Al revellino di S. Spirito, assai più alto dei rimanenti, l’accesso è pure
costituito da una rampa lungo il suo lato orientale : ma questo è tutto distrutto,
trovandosi invece ben conservato il lato settentrionale. I terrapieni sorpassano di
poco i muri di rivestimento.
Delle altre opere esterne nessuna traccia sicura più rimane : il pacifico aratro
passa sulle loro zolle ancora pregne di sangue.
*
* *

Finito così di parlare delle fortificazioni di Candia, ò nostro dovere di


aggiungere una breve nota, per avvertire come alcune delle parti da noi de-
( J) I s o tte rra n e i delle m ine della m ezzaluna M o ­ condo, con 7 diram azioni, è lungo m. 88,40 ; il terzo
ceniga fu ro n o n e ll’a g o sto del 1891 v isita ti e m isu rati, finalm ente, sem plicissim o, m isura m. 12,80. Lo svi­
ra m o p e r ram o, dal sig n o r U. M eh m ed Ju n u s di luppo g e n era le del cunicolo è cosi di m . 174,80. —
C a n d ia , il quale ci co m u n icò i risu lta ti della sua È n o tev o le p e rò com e, sì q u e sta com e a ltre g allerie,
esp lo razio n e. D a un vano c e n tra le si d ip arto n o tre non c o rrisp o n d a n o sem p re a quelle indicate sulle
cunicoli : il prim o c o n sta di 6 diram azio n i, e m isu ra p ian te V eneziane.
co m p le ssiv a m e n te la lu n g h ez za di m . 73,60; il se­
412 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ ISO LA DI C R E T A

scritte ora pii. non esistano; e come soltanto per non ingenerare confusione
siamo stati costretti a descrivere le mura quali potemmo rilevare nei pi imi tempi
del nostro soggiorno in Creta, senza tener conto di quelle malaugurate demo­
lizioni posteriori, delle quali ci è pur giocoforza dire qualche parola™.
Le poderose fortificazioni che avevano sfidato gli irruenti assalti del ne­
mico, che avevano pur resistito alle ingiurie dei secoli, cedono ora davanti
all’opera inconsulta dell’uomo. - Rincresce dover ricordare come il cattivo
esempio sia partito questa volta dalle truppe della guarnigione inglese di Candia,
che, indisturbate, poterono smantellare le opere esterne — ai revellini di S. Spi­
rito e di Panigrà, alla mezzaluna Moceniga ed all’opera di S. Maria —, c tran­
quillamente demolire le cannoniere del Betlemme, abbisognando di breccia per
accomodare le strade e di materiale per rivestire le cloache dei loro comodi
accampamenti.
Il popolo cretese naturalmente si credette autorizzato a proseguite il van
dalismo su più vasta scala non solo, ma a prendersi beffe altresì delle proteste
che Venezia inviava al libero governo dell’isola, richiedendo per le sacic me
morie del suo glorioso passato quel rispetto al quale un popolo che vuol
• ( 2)
marsi civile non può impunemente sottrai si
All’esterno della Piattaforma rovescia, lungo il suo lato maggiore, fuiono
cosi il 30 aprile del 1902 iniziati i lavori per la costruzione di una strada che,
scendendo dal fianco di S. Francesco, raggiungesse al basso quello di S. Zorzi,
per girare quindi di bel nuovo indietro nel fossato. Alla costruzione del lavoro
furono sacrificate la galleria e le cannoniere del fianco di S. Francesco, ed il
terrapieno del lato maggiore della piattaforma, che fu gettato a basso, cop
gli stemmi due volte ripetuti del 1566V
Nè qui si fermarono i lavori di demolizione. Chè, come rilevasi da una
diligente relazione mandata al R. Istituto Veneto dal signor Mehmed Junus di
Candia, anche le costruzioni della porta di S. Zorzi vennero abbattute ; mentre
la sola facciata, che si potè a stento salvare, rimane ora isolata nel mezzo della
piazza, simile ad un naufrago abbandonato in alto mare.
Il 28 luglio dell’anno stesso fu posto mano a demolire i terrapieni del lato
tra il fianco di S. Zorzi e l’angolo del baluardo Vitturi, per utilizzare il matc-
(s) V edasi il g io rn ale c re te s e Mia ’ElsiAeUa (p ro p rio
(J) C fr. p u re G. di B e l v e d f . r e : A Candia si de­
con q u esto tito lo !) del 29 giu g n o e 6 luglio 1902.
moliscono le m ura (G azzetta di V enezia: 13 giugno
(3) Collez. fo to g r. n. 5 5 .- C f r . V Illustrazione Ila-
1902). — E. M a n c i n i : Vandalismi moderni : Le fo r ­
tificazioni veneziane di Candia e la loro distruzione liana te s té c ita ta .
(Illustrazione Italiana , anno XX X , n. 14).
F lU . 243 __ C A N D IA : L A D E M O L IZ IO N E D E L L E M U R A A L L A P I A T T A F O R M A R O V E S C IA .

Z O R Z I E D IL V I T T U R L
d e m o l iz io n e d elle m ura n el t r a tto fra IL f i a n c o di s .
f io . 244 — c a n d ía : LA
52
4U i m o n u m e n t i v e n e t i d e l u ’iso l a d i c r e t a

riale in una colmata attraverso la valle intercedente fra esso ed il forte di


S. Dimitri.
Contemporaneamente, per allargare la strada fra il Gesù c 1 opei a della
Palma, furono distrutti i terrapieni di quest’ultima ; e la sacrilega mano coin­
volse nella distruzione le belle cantonate del revellino di S. Nicolò e dell’opera
di S. Maria. E intanto le truppe inglesi finivano di ridurre ad un ammasso irri­
conoscibile di terreno quel revellino di S. Spirito, il cui nome glorioso allo scia­
gurato che ordinò la bella impresa non dovea ricordare proprio nulla !

2. LA CINTA DI CANEA.

Abbiamo già notato a suo luogo come le vetuste mura del piccolo castello
di Canea, che escludevano dalla propria difesa troppa parte della cresciuta citta,
dovessero ben presto palesare la propria imperfezione ed insufficenza di fronte
allo scopo cui erano destinate ; e come quindi a Canea, prima ancora che a
Candia, il governo veneto fosse in obbligo di provvedere ad una seconda cinta
ben più vasta — sì da racchiudere l’ampia zona dei borghi e al tempo stesso
più forte e sicura.
Di tale recinto si fa parola, se non fino dal 1300 e dal 1321 <», certo almeno
in una deliberazione del Senato del 16 luglio 1336«. Con essa si assegnava al
rettore di Canea una determinata somma di denaro, perchè servisse a compimento
di quelle nuove mura dei borghi che, cominciate già, non potevano però esser
finite per mancanza di fondi, mentre urgeva che fossero poste quanto prima in
difesa per l’ imminenza del pericolo turco. Nel 1340 sappiamo che vi si lavorava
ancora«; e nel 1356 gli ambasciatori di Canea ottenevano da Venezia che fos­
sero devoluti a quei lavori 500 perperi sopravanzati “ de rottone cornerai Canee ,,(4).
Bene o male, le mura dovettero allora venire compiute. Ma un trentennio
appresso, nel 1383, Giovanni Barbarigo, reduce dal rettorato di Canea, pro­
poneva, “ cmn terra Canee habeat m agnani circuiluvn et m uri sint nim is bassi
(quod reddit illam terram m inus fortem et m inus secaram )..., quod quilibet rector,
capta fu i t pars quod dicte libre 33, soldi 2, denarii 10
p ) C fr. pag. 156.
(2) « Cum p er nostrum dominium missa essent, tem­ grossorum sibi dim ittantur, u t m uros dicli burgi m e­
pore rebellions, feu d a tis noslris Canee pro deffensione lius et celerius compleanlur ; el com m iltalur reclori
dicte civitalis arm a valoris librarian 33, soldorum 2, Canee quod procédât in diclo laborerio m urorum , el
denariorum 10 g ro sso ru m ; el intra burgttm cl civi- ipsos denarios in eo ponat, et fa c ia l sollicite ipsos
tatem , ut melius conservetur, m uri burgi sint incepti, m uros compleri » (V. A. S. : Senato Misti, X V II, 62).
qui compleri non possunt sine nostro auxilio', et nisi (3) C fr. pag. 158.
compleanlur imm inet pericnlum propter Turchos; (4) V . A. S. : Senato Misti, X X V II, 94.
LA C IN TA DI C A N E A 415

et ille qui ad presens est et illi qui ibunt de celerò, habeant libertatem faciendi
elevavi usque in 150 passus dictorum m urorum a 5 pedibus in 6 altius quam
sint ad presens : que expensa fie ri possit p er eos de introitibus diete terre, fa-
ciendo hoc cum quam paucioribus expensis communis fieri poterit, et tenendo
illuni m odum de manualibus ad opus predictum , qui alias observatus fu it quando
predicti muri, quod non est longum tempus, facti fuerunt „(1). La proposta fu
accolta dal Senato. Ma della nuova cinta di Canea i documenti non ci dicono
più nulla per un secolo intero.
Nel frattempo quelle mura non solo aveano cominciato ad invecchiare, ma
anche si erano forse dimostrate incapaci a contenere i nuovi abitati, certo ad
offrire alla città quella protezione che i rapidi progressi dell’arte militare rende­
vano necessaria. Onde naturale dovette sorgere l’idea di apportarvi essenziali modi­
ficazioni e riforme. Della faccenda si occupò seriamente il Senato veneto, e con
una provvida deliberazione del 4 novembre 1475 stanziò mille ducati per i bisogni
della Canea, “ ut, insim ul cum expensa quam illa civitas nostra ponit et posi­
tura est, prosequi possit fortificano illius civitatis „ (2). — Nuovi denari richiese
tuttavia nel 1502 Angelo Premarin, oratore della comunità di Canea; ma sta­
volta il Senato non volle più direttamente concorrere nelle spese, bensì ordinò
che l’avanzo delle entrate della camera della Canea “ expendatur in fortifica-
tione illius civitatis nostre „, a patto che i nobili ed il popolo della città vi con­
tribuissero con altrettanto(3).
Dopo di che null’altro sappiamo di quella cinta di mura, eccetto che nel
1503 ben 150 operai al giorno vi stavano cavando i fossati(4).
Chè se in nessun documento dell’epoca si ritrova mai ricordo alcuno nè
di un ingegnere nè di un intendente d’arte militare il quale avesse regolato le
forme e disposte le difese del vasto recinto fortificato, naturale sorge il dubbio
che la fabbrica abbia dovuto di necessità riuscire difettosa, manchevole ed im­
perfetta sotto ogni riguardo.
Certo è che, se l’attuale fortificazione della Canea è dovuta per intero
al Sammicheli, ben misere ed insufficenti saranno state le antecedenti opere di
difesa, dacché il grande veronese non potè servirsene in alcuna guisa, ma fu
costretto a disegnare una nuova pianta della fortezza, in tutto dissimile dalle pre­
cedenti opere fortificatorie.
Di quella più antica cinta dei borghi del resto ben poco sappiamo di preciso.
(') V . A. S .: Senato M isti , X X X V III, 88. (3) Ib id e m : X V , 139.
(s) V. A. S. : Senato M ar , X, 60 *. 0) M. S a n u t o : I diarii cit., voi. IV, pag. 866.
41 f) I M O N U M E N T I V E N E T I D E L U ’lS O E A DI C R E T A

Clic tale fortificazione si spingesse fino al torrione del porto altra volta ci è
parso doverlo escludere <l>; e, ad onta di qualche ragione in contrario(2), insistiamo
nella nostra opinione. Verso levante poi, ossia verso la Sabbionara, ci consta clic
dal recinto murato restavano escluse le chiese di S. Dimitri e della Thalassoma-
chissa(3), le quali ignoriamo ove fossero situate, ma che certo risultarono com­
prese invece entro il nuovo recinto del Sammicheli. Un ultimo documento dello
stesso anno 1536 fa menzione di un “ terren vacuo fuor de la porla de Schiavo,
adrieto de le fossate „(4) : c giova credere che tale porta delle mura si trovasse
verso il luogo ove sorse poi il baluardo che pure si denominò Schiavo.
In relazione a tali dati sembra legittimo il supporre che della forma del
primitivo recinto dei borghi anteriore al Sammicheli ci conservi memoria quella
pianta di Canea, di epoca relativamente tarda, appartenente all’archivio di To­
rino, la quale rappresenta un progetto di innovazione alle mura Sammicheliane.
Quivi infatti, nell’ interno della città è indicato un tracciato, il quale non si
può interpretare in altro modo se non come una cinta muraria di età piu an­
tica, la quale fosse già scomparsa al tempo in cui quella pianta fu disegnata.
— Abbandonata indifesa la riva settentrionale del porto, tale recinto, formato
da cinque lati, correva parallelo al porto stesso nel lungo tratto a mezzogiorno
della città; laddove ad oriente si internava ad angolo entro l’abitato, e ad an­
golo pure se ne spingeva fuori all’opposto lato occidentale dei borghi, b i equenti
torrette quadre e due miseri torrioncini agli angoli di sud-est e di sud-ovest do­
vevano completare la fortificazione.
Altre notizie sulle prime mura dei borghi di Canea si potrebbero inciden­
talmente rinvenire soltanto a gran fatica spogliando l’immensa caterva di docu­
menti, specialmente d’ interesse privato, riguardanti la Canea. — Ma di esse
mura non rimane attualmente avanzo di sorta.

Frattanto nel febbraio del 1538 - come già abbiamo diffusamente nar-
le quali, benché incluse nel fianco m eridionale del b a ­
(1) C fr. pag. 168.
(2) In fatti u i d o c u m e n to del 31 m ag g io 1536 (V. lu ard o G ritti delle m u ra del S am m icheli, m o stran o
A. S. : Archìvio del duca : Visite) ric o rd a non lungi però di a v e r fa tto p a rte di un edificio a n te rio re .
da quel to rrio n e « la porla che sempre sta apperta M a n ep p u re quivi si può in via a sso lu ta n eg are che
et evi squero di barche , in confine del monastero de esse a bbiano a p p a rte n u to ad un m em b ro o rig in a rio
S. Salvador » : tu tta v ia nulla ci obb lig a a rite n e re della fortificazione ste ssa del S am m icheli, m odificato
che q uella fosse una p o rta della c in ta fo rtifica ta, poco dopo nella fo rm a a ttu a le .
p iu tto sto che un a ltro p o rto n e q ualsiasi. — Più (3) V. A . S. : Archivio del duca : Visite.
g ra v e c irc o sta n z a e m e rg ere b b e dal fa tto che, ivi (4) Ibidem .
p resso, a ltre trac cie di fortificazione si risc o n tra n o ,
418
I MONUMENTI VENETI D E L L ’lS O E A DI C R E T A

rato — si dava ordine a Michele Sammicheli di portarsi nell’ isola di Creta,


coll’incarico di visitarvi, oltre a quella di Candia, anche la città della Canea,
ove si ha grandissim o bisogno di riparatione et fortificatione „ ; affinchè, dopo
diligente esame, egli lasciasse ai magistrati del luogo precise istruzioni sul modo
di compiere i nuovi lavori da lui progettati(l).
Il Sammicheli eseguiva prontamente l’incarico : per ciò il 25 giugno di
quello stesso anno il provveditor generale Giovanni Moro poteva spedire al Se­
nato i suoi disegni colle nuove proposte di fortificazione della città, accompa­
gnati da una lunga e dettagliata relazione. Sì questa come quelli, furono a Ve­
nezia esaminati dal capitano generale della Repubblica, il duca d’Urbino Fran­
cesco Maria della Rovere(2); ed il parere da lui emesso venne comunicato al
'Moro e ad Andrea Gritti, provveditore della Canea, coll’ordine ad entrambi di
proseguire negli iniziati lavori (3).
Protestando di non poter emettere un giudizio assoluto, data la propria
ignoranza dei luoghi, c professando d’altro canto la massima fiducia nel Moro
e nel Gritti medesimi, il duca d’Urbino si era in realtà limitato a dichiarare in
quanto alla Canea che, “ facendosi la fortificatione di essa in quel modo che

(*) A . B h r to ld i : Michele Sammicheli cit., pag. 24. della terra della Canta sectindo il desegno che ne
(2) Si veda p e r lui C. P romis : Biografie cit., pag. havete mandato et secando l'opinion dell’ illustrissimo
103 segg. — A n ch e nei lav o ri alle m u ra di V e ro n a signor duca, scrivendo perciò al provveditor nostro
to c c ò al S a m m ich eli di e sse re c o n tro lla to dal d u c a G ritti quello che judicarete a proposito, et m andan­
ste sso . doli il danaro sì come cognoscerele ricercar il bisogno
(:l) « Ser Joanni Mauro, provisori nostro generali di essa fortificatione, a zio la se perseguisca con ogni
in insula Crete. — Rccevcssemo questi giorni le p a r­ diligentia.
ticular et prudente lettere vostre de 25 zugno con li Continuando vili eiiam la fortification di Candia,
dessegni della Canta, Suda et Rhelimo, et insieme la della quale expetlamo il dessegno, sì come p e r le
deposition molto copiosa del fidelissitno inzegner no­ sopraditte vostre de 25 zugno ne scrivete di m an­
stro mastro Michiel da San Michiel, nelli quali et dare. Et p e r vui sete sopra il fa tto nella fortification
nelle operation vostre havete veramente usalo quel predilla, judicam o superfluo dirvi altro ; perchè ne
studio et diligentia quale vi è propria, p e r securtà et rendano certi che da vui li è et sarà usata tanta
in beneficio di quanto vi è commesso : p e r il che vi diligentia, che quella im por tantissim a cità nostra sarà
attribuitilo con il Senato nostro molla la u d e ; et p a r i­ in securtà quanto più presto si possa.
menti laudamo l'opera et diligentia di esso maistro Quanto veramente alla fortification della Suda, adhe-
Michiel, dii qual restatilo ben satisfatti. Però, per dirvi rendone all'opinion del signor duca, p e r adesso non
sopra ditti dessegni quanto ne occorre, olirà che nui bisogna f a r altro. Circa quella di Rhetimo, exequircte
li habiamo veduti et insieme havemo considerate le l'opinion del signor duca, ina in p rim is attendendo a
predate lettere vostre et la deposition de mastro M i­ quelle della Canta et Candia, come è predillo...
chiel, ne è parso ben conveniente che lo illustrissimo E t quando a vui, che sete sopra il fatto, p a r i che
signor duca d i Urbino, capilaneo nostro generai, vedi la persona de mastro Michiel sii anchor necessaria
et consideri il tutto, per haver l'opinion de l ’ex cel­ per qualche giorno de lì, ne remelteino a vui ad in-
ia i Ha soa ; la quale havendo havuta mollo prudente tertenirlo quel m inor tempo che potreli, siccome in­
et particular, vi mandatilo in queste copia di essa. dicherete ricercar il bisogno, havendo il debito pensa­
Et conforme a quella vi dicemo col Senato che, conti­ mento a Corfu, dove è da noi designato, come sa­
nuando nel studio et opera vostra, si debba in prim is pete ». (V. A. S. : Senato Secreti, L IX , 83*. — C fr.
continuare senza intermission di tempo la fortificatione Ibidem , 84*).
LA C IN T A DI C A N E A 419

sta nel dissegno, et osservando mastro Michele quelle misure e quegli ordini e
rispetti che altre volte in sì fa tte cose gli sono stati da me mostrati, credo che
sarà bene „. — Una sola osservazione avea poi aggiunto, sul bisogno di esami­
nare bene il problema se fosse da includere o meno nella fortificazione quello
scoglietto di Lagonissi, di cui diremo, per tema che si sprecasse tempo e denaro
in un’opera non affatto necessaria(1).
Il Sammicheli intanto rimaneva in Creta. Anzi il Senato concedeva al prov­
vedi tor generale di trattenerlo ancora qualche tempo colà. Solo nell’ottobre del-
1anno seguente fu ordinato che egli abbandonasse l’isola, sembrando al Senato,
come già si vide, che i disegni e modelli nonché le istruzioni da lui lasciate
avrebbero potuto bastare a proseguire le fabbriche già iniziate, alla cui sorve­
glianza restava l’ingegnere Antonio da Crema<2;.
In una supplica, presentata al doge parecchi anni dopo, dal medico Nicolò
Sammicheli, “ nepote et come proprio figliuolo del q. mistro Michiele da San
Michiele „, si enumerano tutte le benemerenze di esso e del nipote Gian Ge­
rolamo verso la Repubblica Veneta, e fra altro si ricordano “ tutte le fortezze
dell' Illustrissimo dominio di Vostra Serenità, sì in Italia , come in Levante, le
quali... da p rim i fondam enti sono state fa tte da loro, come Legnago, li Orzinovi
in Italia, la fortezza di S. Nicolò da Sebenico in D alm atia et la Canea in
Candia , f \ Parecchi altri scrittori del pari, sì antichi come moderni, attribui­
scono al solo merito di Michele Sammicheli l’ intero progetto della cinta bastio­
nata di Canea(4). E mancherebbe quindi ogni serio fondamento questa volta
per negar fede ad un simile asserto ; purché la cosa si intenda sempre con una
certa larghezza, date le modificazioni che il piano ideato dal Sammicheli ebbe
a soffrire non solo all’angolo nord-est della città, ma anche alla Piattaforma, in
altri dettagli di minor conto, ed in modo particolare poi ai cavalieri, che parec­
chie volte furono mutati di numero, di posto e di forma.
Il disegno più antico che ci resti della fortezza di Canea é probabilmente
quello che venne tracciato qualche diecina d’anni più tardi, nel 1572. Tuttavia non
possiamo ricorrere che ad esso per formarci un’ idea per quanto possibile esatta
del concetto primitivo di quella fortificazione, quale fu ideata dal Sammicheli.
Il recinto fortificatorio assunse nel suo complesso la forma di un quadri-
(’) E . V ia n i : 1 discorsi di Francesco Maria della X V III.
Rovere duca d'Urbino sopra le fortificazioni di Ve­ (4) C fr. p u re q u a n to sc riv ev a nel 1594 nel suo
nezia. M a n to v a, 1902, pag . 35. Prospetto Militare (M s. alla b ib lio teca civica di V e ­
(*) C fr. pag. 314. rona), L e o n a rd o C o m p aretti, p a rla n d o dei c av alieri
(3) A. B e r t o l d i : Michele Sammicheli cit., pag. nelle m u ra di C anea. (Vedi più avanti).
420 I MONUMENTI V E N E T I D E L L IS O L A DI C R E T A

F IO . 246 — P IA N T A D E L L E N U O V E MURA DI CANEA — ! 572 — (V. d.).

latero, entro il quale fu compreso tutto intero il porto ; il suo centro restò oc­
cupato dall’antico castello che avea formato l’originario nucleo di difesa. —
Facilmente protetta la parte verso il mare, gli altri lati della fortificazione ven­
nero costituiti da poderose cortine, ed ai quattro angoli furono collocati altret­
tanti baluardi : quello di S. Salvatore a nord-ovest, quello di S. Dimitri (o Schiavo)
a sud-ovest, quello di S. Lucia a sud-est e quello della Sabbionara a nord-est.
Il lato meridionale, troppo lungo, venne spezzato in due cortine, al cui incontro
fu posta una Piattaforma. Quattro cavalieri vennero destinati uno per cortina;
e tre porte furono aperte, l’una orientale alla Sabbionara, l’altra meridionale a
lato della Piattaforma, l’ultima a nord, presso il baluardo di S. Salvatole.
Ai denari per le nuove fabbriche provvedeva in parte il Senato Veneto
direttamente, pur ripromettendosi dalla popolazione il consueto concorso nelle
spese(1). Che se alla “ im portantissim a fortificati ore di quella città „ erano
dallo stato devoluti i mille ducati offerti dai fratelli Vergizi di Retimo ad estin­
ti) V, A . S. : Senato Secreti, L1X, 84 * ; Senato M ar, XXV11I, 140* ; XXX, 4.
L A C IN T A DI CANEA 421

zione di un vecchio loro debito(1), numerosi altri cittadini offrivano spontanee


oblazioni, pur di accelerare il compimento delle opere fortificatorie (2), ottenendo
in compenso — come si fece a Candia — la conferma o la concessione della
nobiltà cretese ed altri vantaggi(3).
I contadini obbligati allungarla erano più di 11 mila : anziché 6 giorni
soltanto, come a Candia, parte di essi — quelli del monte — dovevano servire
per 12 giorni o due settimane, parte — quelli del piano — per 18 giorni ossia
tre settimane (4). Per il vitto percepivano giornalmente 8 soldini, i quali poi ven­
nero ridotti a 6 e finalmente a 4 soltanto : onde il rettore Antonio Barbarigo
tornava a proporre di portarli a 7 'h, pagabili per due terzi dallo stato e per
un terzo dai cittadini(5). E siccome il “ capitano sopra le fabbriche „ trovava
modo di gravare la mano sugli angarici con ingiuste estorsioni, il Senato Ve­
neto con suo decreto del 2 maggio 1550 aboliva tale carica, ed ordinava che
i castellani delle varie regioni dovessero personalmente occuparsi delle questioni
inerenti al servizio delle angario nelle loro provincie(6).
I lavori procedettero alacremente ; alle calcine ed al taglio delle pietre si
lavorò a contratto anziché a giornata ; e nei fossati parimenti fu assegnato un
dato pezzo di terreno da cavare a compagnie composte ciascuna di dieci anga­
rici, computando loro tale lavoro come sodisfazione dell’angarìa di 6 giorni :
l’estensione di tale pezzo di terreno variava secondo alla qualità del suolo e
alla conseguente difficoltà di scavo.
In tal modo, cominciate le fabbriche al tempo del provveditore Andrea
Gritti e del rettore Alvise Renier (1538-1540) sotto la diretta sorveglianza del
Sammicheli, si iniziò tosto il baluardo di S. Salvatore, che fu pure denominato
Gritti, e che venne terminato ben presto. Il nuovo rettore Andrea Priuli (1540-
1543) vi aggiunse parte della cortina verso lo Schiavo, col suo cavaliere. Il
successore Gerolamo Bragadin (1543-1546) principiò i lavori al baluardo di
S. Lucia, che fu portato sino al cordone dal rettore Antonio Barbarigo (1546-
1549). Costui pure fondò il baluardo Schiavo e lo ridusse parimenti fino al cor­
done, di modo che altro non gli mancava se non le casematte — ossia le piazze
basse ai fianchi —, per la fabbrica delle quali era già pronto tutto il materiale.
Anche il quarto baluardo, quello della Sabbionara, era allora già condotto a

0) V . A . S. : Senato M ar , X X V III, 199*. (4) V. A. S. : Relazioni, L X II e L X X X III (Rela-


(*) V. A. S. : Relazioni , LX1 (R elazione del re tto re zione del re tto re L eo n ard o L oredan).
A n to n io B a rb a rig o ). (3) Ibidem , LX I (R elazione del re tto re A ntonio
(3) V. A . S. : Senato Mar, X X V I, 7 0 * ; XXIX, 19 ; B arbarigo).
XX X, 5 7 * ; X X X I, 66* ecc. (°) V. A . S. : Senato Mar. X X XI, 104*.
53
422 t m onum enti v en eti d e l l ’i s o l a di creta

buon punto ; ma mentre gli altri tre erano di “ bonissima m uraglia „, questo
invece era costruito di “ loia, m a ben incamìsato di muro „(1).
Se così però erano compiuti i quattro baluardi d’angolo, importava non
meno sollecitare i lavori alle cortine ed ai fossati, specialmente dalla parte della
Sabbionara, ove il provveditor Vitturi notava che “ non vi è fosso, et sonno
solamente le m ura vecchie et triste ,,, le muraglie cioè della cinta anteriore al
disegno del Sammicheli(2). — In vista di che il Senato scriveva il 30 marzo
1546, esortando i magistrati della Canea “ che con tutto 7 studio et spiriti vostri
debbiati attender a f a r dar principio alla cavatione predetta „ fra il baluardo
di S. Lucia e la Sabbionara, u advertendo et prevedendo di modo con consiglio
di quei inzegneri et prothi, che 7 sabbion non ritorni nella fo ssa , come si con-
fidam o nella virtù et diligentia vostra che saperete benissimo fa r e „(3).
Il rettore Antonio Barbarigo infatti non solo cavò un fossato di 10 passi
di larghezza e 130 di lunghezza attorno al baluardo Schiavo, ma volle pur
“ principiate a f a r cavar la fo ssa del bastion di S. Lucia, et fa tto allargar la
fossa del bastion di S. Salvador fin al bastion del Sciavo, tanto che quelli fianchi
si possano veder l’uno con Valtro ,,(4).
Il nuovo rettore Gerolamo Minio (1549-1551) da parte sua si occupò della
cortina fra lo Schiavo ed il cavaliere Priuli, che vedemmo costruito dal rettore
di tal nome, terminando la fortificazione dalla parte di ovest(5).
Nel frattempo era sbarcato a Creta anche Gian Girolamo Sammicheli (di­
cembre 1548 — gennaio 1549); e come di Candia, così si era interessato altresì
della città di Canea, mettendone in disegno le fortificazioni(6), e divisandovi anzi
qualche piccola variante. Antonio Barbarigo infatti nella sua relazione dell’a­
prile del 1549, parlando del baluardo della Sabbionara “ un pocco picholo „ ,
osserva come esso “ p er il nuovo dissegno il va rovinato et tirato alquanto più
fu o r i „ <7). — E così pure — a quanto pare — seguendo tali nuove istruzioni,
il rettore Minio spostava alquanto in dentro le fondamenta della Piattaforma fra
lo Schiavo ed il baluardo di S. Lucia(8), su tale base continuando a costruire
fino ad otto file di pietre(9).
Quando poi dai provveditori alle fortezze di Venezia sopraggiunsero tas-
(') V. A. S. : Relazioni, L X I e L X II (R elazioni di to re L eonardo L oredan).
A ntonio B a rb arig o e di L eonardo L oredan). (G) A . B e r t o l d i : Michele Sammicheli cit., pag . 98.
(s) V. A . S. : Relazioni, LXXV 1II. (7) V . A . S. : Relazioni, LX I.
(3) V. A . S. : Senato M ar, X X V III, 140*. (8) V. A. S. ; Archivio del duca, Missive : 5 o tto -
(4) V . A . S. : Relazioni, LX I (R elazione di A ntonio b re 1550.
B arb arig o ). (9) V. A . S. : Relazioni, L X II (R e la zio n e del ret-
(3) V. A . S. : Relazioni, LXII (R elazione del re t- to re L eo n ard o L oredan).
L A C IN T A DI CA N EA 423

sative disposizioni, secondo le quali esigevasi che la fabbrica corrispondesse alla


pianta originaria da loro mandata (evidentemente cioè quelle di Michele Sam-
micheli), il Minio sospese tosto ogni lavoro, e ricorse al reggimento di Candia
per chiedere appoggio nel proprio operato e domandare consigli sul modo di
comportarsi (18 agosto 1550).
Gli fu risposto tre giorni dopo, esortandolo a fornire più particolareggiate
notizie ed a mandare a Candia i disegni cui egli avrebbe dovuto attenersi(1),
affinchè si potesse valutare l’entità delle modificazioni apportatevi(2). Giunti che
furono alla capitale i disegni, le lettere dei provveditori alle fortezze, ed un messo
del rettore di Canea, la signoria di Candia, preso parere dal cessato capitano
generale Alvise Riva e dal governatore Gerolamo Martinengo, pur riconoscendo
che le riforme introdotte erano non solo di poco conto ma anche ragionevoli,
tuttavia decideva non immischiarsi nella faccenda e consigliava il rettore a limi­
tare i lavori al solo necessario, affinchè nel frattempo non andasse a male quanto
erasi già fatto(3). Poco dopo si recavano per un sopraluogo a Canea gli inge­
gneri ed il governatore Martinengo(4) ; i quali, pienamente sodisfatti dell’ope­
rato del rettore, ne scrissero a Venezia con sì valide argomentazioni, che il
Senato rispondeva alla Canea il 18 febbraio 1551 nel seguente tenore: “ Da
più m ani di lettere vostre scritte ai provisori nostri sopra le fortezze Itavemo
inteso che havete fa tto levar mano al lavorier de la Piataform a già principiata
da voi, che va tra i due baluardi di S. Lucia et Sciavo : et questo in esecutione
di lettere scrittevi dai precessori di essi provisori, per le quali si diceva che
non vi deveste p a rtir punto dal disegno lasciatovi dal fidelissim o nostro Zuan
Hieronimo (doveva dire Michele)(5) da San Michiel inzegnier venuto de lì; m a
perchè in esse lettere vostre scrivete haver già principiata detta piataform a et
esser fa tta grande opera et spesa et consigliate insieme col magnifico domino
Hieronimo Martinengo et altri periti, che p er molte ragioni è bene continuare
detta piataform a nel modo che è stata fo n d a ta da voi ; noi, per non metter più

(!) S c riv e in fa tti la signoria di C andia al Minio (3) Ib id e m : 8 se tte m b re 1550.


no n a v e r p o tu to re n d ersi e sa tto conto della q u e ­ (4) Ib id e m : 5 o tto b re 1550.
stione, « sì p er non haver visto il disegno fa tto per (5) Se non a p p o rtiam o tale m odificazione nel testo
Zuan Hieronimo da San Michiel, inzenier, secondo il del docum ento, non ci riesce a ffa tto di a cc o rd arlo
qual Vostra Magniftcenlia dice haver fondata ditta colla le tte ra te s té rip o rta ta della signoria di C andia
Piataform a, come etiam il desegno et lettere mandale al re tto re ; e co n v erre b b e a m m e tte re che costui
ultimamente per li predetti d u rissim i signori sopra avesse a rb itra ria m e n te m odificata la p ian ta della
le fo rte zze »
(disegno che d o v re b b e a p p u n to essere P ia tta fo rm a , scostandosi ta n to dal disegno di M i­
quello di M ichele Sam m icheli). chele q u a n to da quello di G ian G erolam o S a m m i­
(*) V. A. S. : Archivio del duca, Missive : 22 a g o ­ cheli.
sto 1550.
424 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO LA DI C R E T A

tempo di mezzo et che p er questo si rita rd i il lavoriero, viste le depositioni del


predetto signor Hieronimo et altri che laudano che si continui il modo princi­
piato, vi commettemo col Senato che, non ostante le sopradette lettere, così deb­
biate continuar con quella diligentia che da la molta virtù vostra ne pro-
mettemo ,fi\
Risolto il piccolo incidente, i lavori ripresero con nuova lena, per merito
specialmente di quel Melchiore Alberti o Albertoni da Verona, parente dei
Sammicheli, del quale già ci avvenne di tener parola. Di lui fanno ampi elogi
tutti i rettori di Canea da Leonardo Loredan in poi, affermando che “ si può
dir che tutta questa fortezza sia passata p er le sue m ani „, e lodando incondi­
zionatamente il suo zelo e la sua valentìa (2).
L giovandosi di così valido aiuto infatti, il rettore Leonardo Loredan (1551-
1554), dopo aver finito di riempire di terra il baluardo di S. Lucia, proseguì la
Piattaforma, tirandola “ fin al cordon con il suo terrapieno, che non gli m anca se
non le porte dietrovia alle casemaite, con un volto che va da una banda all’altra
della casamatta „ ; di più compì fino al cordone 30 passi della cortina fra la Piat­
taforma e lo Schiavo, colla sua porta che fu detta Retimiotta, come quella da cui si
diparte la strada per Retimo ; cavò la fossa per tutto il lato di mezzogiorno,
di modo che non mancavano, secondo lui, che due passi per finirla ; e prolungò

(') V. A. S .: Senato Mar, X X X I, 73*. l'animo suo sempre inteso a questo servitio ». — In
(s) Si ved an o le deposizioni di L eo n a rd o L o red an u n a sup p lica d a ll’A lb e rti p re s e n ta ta al S en ato , egli
( I l m aggio 1554), di D aniele V enier (26 m aggio 1559', ric o rd a esse re sta to m a n d a to a C a n ea nel 1538 ed
di M arco C o rn e r (6 aprile 1562 e 14 m arzo 1567), esse rv i s ta to c re a to c ap o dei b o m b ard ieri. < Et p e r­
di L uca M ichiel (26 n o v em b re 1566), del g o v e rn ato re chè, p ro se g u e egli, si diede principio in quel tempo
G erolam o M a rtin e n g o (12 m arz o 1567) e dei sindaci alla fo rte zza , il clarissimo messer Zuanne Moro, pro-
P ie tro B a sa d o n a e F ra n c e sc o E m o (12 m arz o 1567), veditor generale dell'isola, conosciuta con quanta
in V. A . S. : Senato Mar, filza X X X V II, in c a rto 27 fe d e m i adoperava sopra quella fa b rica et che de la
m arzo 1567. — F ra ta n te , è da rip o rta re un b ran o fortificatione Jtavevo intelligenza, mi aggionse carico
di q uella del C o rn e r: « Esso m astro Marchioro ha di essequir come ingegnerò g li ord in i di m aislro M i­
atteso continuamente con tutta quella m aggior sollici- chiel da San Michiel ». Q uindi p ro se g u e rico rd a n d o
ludine et diligentia che ha ricerchalo et bisogno, alle com e più ta rd i, alla p a rte n z a d a ll’ isola di G iulio
espedition d i esse fabriche, attendendo non solamente S a v o rg n a n , costui « p e r confirmatione della sodisfal-
ad ordinar el modo col qual si deve fabrichare, sì iioite che ha dell'opera mia, mi ha commesso l'ordine
come è il caricho de l'in zeg n ier, ma di più a p ro ­ di essequir quanto resta a condure a perfeltione la
veder che f ussero fa tte delle calcine et condulti quelli della fo rtezza ». — 11 S e n a to v alu tò di fa tti l’op e ra
altri prestam ente che bisognavano per il fabrichare, sua ; ed essendogli una v o lta sta to sospeso in g iu s ta ­
et ad ordinar appresso li contadini che venghono a m ente lo stipendio di 15 d u c ati m ensili, ordinò gli
lavorar ad esse fabriche in quelle opere che g li pare­ venisse re so q u a n to a lui s p e tta v a e gli fosse c o n ti­
vano più utile el bisognose, sempre havendo l'occhio n u a to il salario, se rv en d o egli alla C an ea « nel ca­
a l'avanlaggio el sparagno pubblico. El quando è an­ rico di capo di bombardieri, come per conto d'ingegner
che occorso che 7 prolho, per qualche impedimento di et proto in tutte le fabriche » (Ibidem ). E così fu
infermità, non ha potuto soprastar a quelle, ha esso o sse rv a to sino alla sua m orte, a v v e n u ta con u n iv er­
maislro Marchioro supplito ad ogni effetto necessario sale rin cre sc im e n to v erso la fine del 1574 (V. A . S.:
con tanta fede, che veramente ha dim ostrato haver Dispacci dei prov. da Candia : 28 d icem b re 1574).
L A C IN T A DI C A N E A 425

il fossato anche dalla parte di oriente. Finiti tali lavori, il Loredan consigliava
por mano subito al revellino alla bocca del porto, non lungi dal baluardo Gritti
(o di S. Salvatore), reputando però poco a proposito “ fabricar detto bastioni
con le sue casematte secondo l’opinione di mastro Hieronimo di Sammichele „,
e stimando preferibile sia il disegno di Ercole Martinengo, governatore di Candia
— accolto pure dal capitano generale Gian Matteo Bembo —, sia quello di
Paolo Palmieri, governatore della Canea — appoggiato dal Loredan stesso. Ac­
cennava pure il rettore alla necessità di compiere il lato di oriente, colla siste­
mazione del baluardo della Sabbionara, che — a quanto si può arguire — egli
avrebbe voluto prolungare verso settentrione fin sullo scoglietto detto di Lagoni ssi
(.Laghonisi, o isolotto delle lepri), in base certamente a quella proposta, risalente
già ai tempi di Michele Sammicheli, riguardo alla quale ci avvenne di ricordare
come Francesco Maria della Rovere fosse poco propenso alla sua attuazione"'.
Poco dopo il rettore Gian Marco da Molili chiedeva denari per fondare i
rimanenti tratti delle cortine di mezzogiorno(2); ed il successore Daniele Venier
le portava a compimento fino al cordone, con un cavaliere nel tratto fra lo
Schiavo e la Piattaforma, ed un altro nel seguente fra la Piattaforma ed il
baluardo di S. Lucia ; e fondava pure ed alzava fino a tre passi un lungo
tratto della cortina occidentale, aprendovi la porta della Sabbionara (L
Nel complesso dei lavori erasi speso sino allora non più di 22 mila zec­
chini^; mentre la fortezza poteva dirsi ridotta già a buon termine. Il baluardo
Gritti misurava 16 passi di fianco e 40 di fronte, alti sì questa come quello fino
al cordone, ossia sei passi. La cortina seguente era lunga 200 passi, ed il suo
cavaliere aveva una fronte di 20 passi. Allo Schiavo i fianchi misuravano 17
passi, le fronti 50 ; l’altezza era eguale a quella del Gritti. Ambedue le cortine
a lato della Piattaforma erano lunghe 164 passi con un cavaliere ciascuna eguale
a quello precedente. Alla Piattaforma i fianchi erano di 14 passi, le fronti di 30.
Il baluardo di S. Lucia presentava 17 passi di fianco e 60 di fronte. Dei se­
guenti 188 passi della cortina orientale, ne erano cominciati 110; vi mancava
però il cavaliere della Sabbionara, che doveva riescire eguale agli altri. E man­
cavano pure, od erano incompleti, il revellino del porto, il mezzobaluardo della
Sabbionara, i terrapieni alla cortina di levante, ed i fossati al Gritti e presso il
baluardo di S. Lucia(0).
(*) V. A . S. : Relazioni, L X II e L X X X III. (*) Ibidem , L X II e LXXX I (R elazione del duca
(*) V. A . S. : Lettere da Candia ai capi del Con­ G ero lam o T aiap ie ra).
siglio dei X : 24 n o v em b re 1554. (5) V. A . S. : Relazioni , L X II e L X X X III (R e la ­
(3) V. A . S. : Relazioni, L X II e L X X X III. zione del re tto re D an iele V enier).
426 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A DI CRETA

Se i lavori però erano proceduti tanto alacremente, troppo inumana non­


curanza erasi forse addimostrata verso i miseri contadini obbligati alle angarìe,
cui erasi tolta persino quella misera retribuzione in denaro che dovea servire
al loro sostentamento.
Negli angarici serpeggiava perciò il massimo malcontento, ed apertamente
essi lasciavano intendere di bramare mutamento di governo, fosse pure per ca­
dere in mano del Turco : “ nè vien messa p ierà in la m uraglia „, affermava
il rettore Daniele Venier, “ over tagliata rocha, over cavata terra delle fosse,
che non sii con mille m iera de maledicioni e biasteme „(1).
Il Venier stesso perciò propose al Senato una retribuzione di sei soldini al
giorno, “ facendo thocar tal spesa a chi parerà a Vostra Serenità „ (2). E tosto
dopo il Senato, il 15 marzo 1560, scriveva a Canea, meravigliato che senza pro­
prio ordine si fosse sospeso il pagamento degli otto soldini che originariamente si
davano agli angarici ; ed ordinava che, “ rispetto alla molta m iseria nella quale
si ritrovano ridotti per la peste et fa m e da loro patita „, fossero ad essi asse­
gnati quattro soldini di tornesi al giorno “ delti denari applicati alle fabriche
delle fortezze „ , ed altri quattro da ricavarsi imponendo una tassa sui feudati(3).
L ’ordinanza del Senato non bastò a portare i buoni frutti sperati, se il nuovo
rettore, Marco Corner, nel seguente luglio tornava a descrivere “ il misero stalo
de questi contadini, li quali in vero sono condutti in som m a miseria, tal che
non si possono più ridur a lavorar a queste fabriche se non con grandissim a
fa tica et dirò anche impietà, vivendo la m aggior parte d ’essi p e r il p iù del
tempo senza pane, p er non haver il modo, et passando la vita loro solo con
olive, carobi et acqua „ ; e soggiungeva che nè i feudati erano in grado di so­
stenere la nuova imposta, nè la cassa della Canea possedeva quel tanto che
fosse bastato per sodisfare a sua volta gli angarici, dato che questi erano ben
1200 e sarebbero quindi occorsi almeno mille zecchini all’anno. Erasi quindi
sospesa l’esecuzione del decreto del Senato ; e nobili e feudati aveano deciso di
mandare una speciale ambasciata a Venezia per trattare della cosa <4).
Il memoriale presentato in seguito a ciò al Senato dai procuratori della
Canea spiegava come essi fossero gravati a loro volta dall’angarìa dei somari ;
come per riscattarla in perpetuo il rettore Leonardo Loredan avesse loro fatto
pagare per tre anni continui tre perperi all’anno, a fine di acquistare con tale
somma dei somari per lo stato; e come, malgrado sì provvida terminazione, le
(*) V. A . S. : Relazioni , L X X II e L X X X III (Ibidem ). (3) V . A . S. : Senato Mar, X X X V , 7.
(2) Ibidem . (*)Ibidem , filza X X III, in c a rto 18 s e tte m b re 1560.
LA C IN T A DI CA N EA 427

cose fossero andate in modo che di bel nuovo essi erano stati obbligati alla
stessa angaria ; quanto poi ai soldini altra volta da loro pagati agli angarici,
trattavasi di una spontanea oblazione fatta in tempo di pericoli guerreschi, la
quale non poteva in alcun modo interpretarsi come impegnativa per il seguito(1).
Udite tali ragioni, varie proposte furono presentate in Senato per risolvere
la controversia. In conclusione però, il 18 settembre dello stesso anno 1560, ve­
niva deliberato che ogni contadino percepisse otto soldini al giorno, in ragione
di cinque dalla cassa dello stato, due dai nobili e feudati, ed uno “ per contribu-
tione... sopra li nobili veneti, cretensi et fen d a ti p er i beni che possedono oltra
i fendi loro, et similmente sopra i cittadini et habilanti che hanno beni, indu­
strie et mercantie „ (2). Per sopperire poi alle nuove spese, il Senato mandava
buona somma di denaro nel maggio del seguente anno 1561 (3).
Delle fortificazioni di Canea si occupava in seguito il capitano generale
Gaspare Renier, visitando quelle opere insieme con Giulio Savorgnan(4). Costui
constatava la necessità di cavare le fosse e di terrapienare le membra in gran
parte ancora vuote ; proponeva di prolungare la fronte del Gritti sino agli scogli
del mare ; e suggeriva una nuova riforma al baluardo della Sabbionara. A questo
si sarebbe allungata la fronte verso il baluardo di S. Lucia, per accorciare i
tiri fra i due baluardi ; e si sarebbe modificata la fronte verso il porto, cavan­
dovi due fianchi in tenaglia per battere lo scoglio di Lagonissi, rendendo così
inutile il già proposto prolungamento del baluardo sull’ isolotto, dato che tale
fabbrica sarebbe riuscita troppo costosa, mentre lo scoglio era troppo ristretto
da poter presentare un vero pericolo, e si sarebbe potuto impicciolirlo anche
maggiormente, cavandovi materiale per le fabbriche(5). Le proposte erano appro­
vate dal Senato il 2 dicembre 1563(6); ed il nuovo bastione a tenaglia veniva
fondato dal Savorgnan, durante il rettorato di Luca Michiel (1564-1567), il quale
ultimo legava il proprio nome a tale fabbrica(/l.
In questo modo nel 1566 erano già finite per nove decimi le opere in
muratura (8>. Che se delle fosse erano cavati invece solo 60 mila passi cubi,
vale a dire una metà di quanto sarebbe stato necessario per profondarle suffi-
i1) V . A . S. : Senato M ar (Ibidem ). fe b b ra io 1563).
O V. A . S.: Senato Mar, XX XV, 42. (5) V. A . S. : Relazioni, LX X X I (R elazione del ca­
(3) V . A . S. : Senato M ar , X X X V , 74 *. p itan o G asp are R enier).
(i*4*) D i q u e s t’ep o ca e rasi chiesto al S enato che alla (6) V. A . S. : Senato Mar, X X X V I, 94*.
fortificazione di C a n ea fosse p re p o sto uno speciale (7) V. A. S. : Relazioni, LXX1V (R elazione d e ll’in-
m a g istra to , non p otendosene il re tto re occu p are suf- qu isito re P ie tro Basadona).
ficentem ente. — M a la tro p p o ragionevole dom anda (8) L a d a ta del 1564 figurava già nella m uraglia
venne al solito re sp in ta (Ibidem , X X X V I, 2 3 * : 11 presso la p o rta R etim iotta.
428 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ IS O L A D I C R E T A

centemente e per ricavarne materiale onde alzare fino a 15 piedi al di sopra


delle mura i nuovi terrapieni, in soli due o tre anni si sarebbe pur potuto ter­
minare anche questo lavoro(1).
Quantunque però Venezia mandasse 5 mila ducati per le fabbriche di Canea,
provvedendo a che quei lavori fossero visitati anche dal governatore Gerolamo
Martinengo(2), i fondi cessavano troppo presto ed i lavori venivano sospesi in
causa delle strettezze finanziarie
Nel maggio del 1568 il Martinengo ispezionava la fortezza e dava ordine
di costruire tre nuovi cavalieri più elevati degli altri, uno fra lo Schiavo ed il
Gritti, il secondo alla porta Rctimiotta, ed il terzo al baluardo di S. Lucia. Nel
luglio seguente il primo fra essi — di forma circolare — era già condotto a
buon punto ; ma il rettore di Canea chiedeva nuovi denari per continuare il
lavoro e per aggiungere cinque orecchioni ai vecchi baluardi, uno solo fra i
quali — o forse meglio due, quello cioè di S. Lucia e lo Schiavo — erano
stati sino allora muniti di un orecchione. Il lavoro alle fosse ed ai terrapieni
era nel frattempo proceduto regolarmente(4) ; e solo venne interrotto nella pri­
mavera del 1570, causa il cattivo tempo(o).
In principio di quell’anno era giunto a Canea il rettore BernardinoLippo-
mano, portando seco 500 zecchini per le opere della città ; ma, pagati i debiti
lasciati dal precessore, si trovò costretto egli pure ad intaccare il fondo dei
grani, finché da Venezia non fossero giunti nuovi sussidi(6). E denari pure chie­
deva il provveditor Lorenzo da Mula, il quale sperava, con 15 mila ducati dello
stato ed altri 15 mila della città, compiere del tutto le fortificazioni di Canea10.
In realtà però c’era ancor molto da fare, assai più che non sembrasse ;
e sopra tutto poi si dovevano accontentare le velleità dei nuovi ingegneri, dei
nuovi governatori e dei nuovi magistrati, smaniosi di emettere giudizi e trinciare
sentenze, di notare difetti e di proporre riforme. Un primo memoriale, compi­
lato da Giulio Savorgnan e da Sforza Pallavicini, in data del 5 ottobre 1571,
concretava i lavori che sembravano loro necessari per condurre a termine la
fortificazione. Cinque orecchioni erano suggeriti nei vari bastioni, e precisamente
uno al fianco meridionale del Michiel, due alla Piattaforma, uno al fianco set­
tentrionale dello Schiavo, ed uno a quello di mezzogiorno del Gritti. Di nuovo
(J) V . M . C. : Ms. Cicogna, M D C L X IX . (») V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 12
(«) V . A . S. : Senato Secreti , L X X V , 6 segg. m arzo 1570.
(3) V . M . C. : Ms. Cicogna, M D C L X IX . (G)Ib id em : 16m arz o e 1aprile 1570.
(4) V . A. S. : Senato Mar, filza XL1I, in c a rto 7 (7) Ib id e m : 26 g iu g n o 1571.
s e tte m b re 1569: in d a ta 3 m ag g io e 28 luglio 1568.
LA C IN T A D I C A N E A 429

poi si proponeva prolungare la faccia di quest’ ultimo baluardo verso il mare ;


nonché di aprire due sortite per baluardo; e di terminare il Michiel alla Sab-
bionara: la quale ultima fu l’unica fra tante opere proposte che venisse poi
attuata. Così pure occorreva cavare le fosse, usufruendo il materiale per alzare
1 parapetti delle cortine ; e spianare le alture esterne — specialmente fra il baluardo
di S. Lucia e la Piattaforma — le quali impedivano alla fortezza di dominare
la campagna(1). Quanto ai cavalieri, certo a tale epoca deve riferirsi la definitiva
disposizione loro nei baluardi e nelle cortine, in quella guisa medesima che essi
furono poi eseguiti o compiuti, ad eccezione di due che non vennero mai fab­
bricati. Due cavalieri maggiori di forma circolare erano destinati nelle gole dei
baluardi di S. Lucia e Schiavo, dai quali presero il loro nome (sebbene il se­
condo più comunemente si denominasse poi Landò); mentre un altro cavaliere
ed otto cavalierotti doveansi distribuire per le cortine, uno alla porta della Sab-
bionara, uno a settentrione del baluardo di S. Lucia (che non fu mai condotto
a termine), uno ad occidente del baluardo stesso (cavalierotto di S. Lucia), due
ai lati della Piattaforma (cavalierotti di S. Maria e di S. Giovanni), uno ad
oriente dello Schiavo (cavalierotto di S. Dimitri), uno a settentrione del mede­
simo baluardo (mai edificato), uno nel centro della cortina occidentale (cavaliere
di S. Nicolò), ed uno presso il Gritti (cavalierotto di S. Caterina)(2).
Per prima cosa fu proseguito il Michiel, elevandone la piazza ; furono al­
zati i parapetti dell’annessa cortina della Sabbionara, servendosi pure dell’opera
dei soldati : e nel mezzo della cortina venne cominciato l’omonimo cavaliere ;
alla gola del Gritti parimenti fu iniziato un nuovo cavaliere, largo 25 passi e
lungo altrettanto, che il relatore sostiene proposto pur esso dal Pallavicini(3); dalla
viva roccia venne cavata la fossa fra il Gritti e lo Schiavo, per un tratto di
225 passi di lunghezza, 10 di larghezza e 4 di profondità; furono cominciati i
parapetti al revellino di S. Salvatore o del porto, revellino che altra volta ve­
demmo proposto, ma della cui costruzione mancavano altre notizie ; e finalmente,
giunto a Canea, per ordine del provveditor Marino Cavalli, il colonnello Moretto
Calabrese, furono spianati alcuni degli anteriori cavalierotti delle cortine(4) ; e,

(') V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : vo­ dei c av a lie ri e c av a lie ro tti, le n o tiz ie fo rn iteci dai
lum i in a p p en d ice. do cu m en ti non p o tre b b e ro essere più confuse, quando
(2) V edi fig. 246. — Cf. p u re la n o ta del g o v e rn a ­ anche no n c o n tra d d ito rie.
to re R asp o n i in V . B. M . : Hai, V I, 156; e la re la ­ C4) « Mi soviene hora che, essendo io nell' isola di
zione di A n g e lo B a ro zz i in V . A . S. : Relazioni, L X II. Candia, di comissione del signor colonel Moreto Ca­
(*) C he si alluda in v ece al c a v a lie ro tto di S. C a ­ labrese, andai nella Canea p er suoi servizii , et vidi che,
te rin a , situ a to non n e lla gola del G ritti, m a a m ez­ havendo spianati certi cavalieri posti sopra le cortine,
zog io rn o di ta le b a lu a rd o ? — D el re s to s a p ro p o sito et ciò fecero perchè erano stim ati per inutili et dan.
54
430 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

sopra suggerimento del Cavalli medesimo, venne costruito un piccolo bastione


fra i due baluardi Michiel e di S. Lucia, presso la porta della Sabbionara. Tale
fabbrica, che fu terminata in due mesi con denari dei grani, chiaramente appa­
risce nei disegni di Canea di quell’epoca: più tardi però dovette venir abban­
donata, e poco a poco cadde in completa rovina01.
Ma frattanto, quantunque i cittadini avessero concorso ai lavori offrendo 3
mila opere e 500 zecchini, i denari tornavano a scarseggiare; ed i magistrati
chiedevano non solo nuovi sussidi, ma che alle fabbriche della Canea fossero
applicati mille angarici del territorio di Retimo, i quali erano allora inoperosi1\
Per contrario poi il rettore era costretto a mandar molti contadini ai lavoii
della nuova fortezza alla Suda ; e le fabbriche a Canea si trovavano sempre più
impedite a progredire(3) ; di modo che il provveditore della città Pasquale Ci­
cogna riusciva a mala pena a costruire — a quanto pare — il piccolo bastione
o re velli no a metà della lingua di terra che chiude il porto per settentrione(4),
ed a cavare qualche po di fossa specialmente alla Sabbionara^. Ingegnere alla
Canea era allora Gian Paolo Ferrari*61.
E mano a mano che i lavori proseguivano, nuovi bisogni emergevano e si
manifestavano. Laonde il Palla vicini il 4 settembre 1574 compilava un secondo
memoriale intorno alle deficienze della fortezza. A pai te i soliti lavoii di ca­
vamente di fosse, e di costruzione di controscarpe, di teri apieni e di parapetti ,
premeva a lui veder fatti i due cavalieri alla gola dello Schiavo e del baluaido
di S. Lucia ; e che il Gritti venisse riformato con allungarne la fronte fino al
mare, “ avertendo che la fa ccia che guarda verso il m are sia difesa dal me­
desimo fianco che vien difesa hora, et alzar tanto detto balluardo che possa
nosi, con tulio che fossero stali fa t ti p er opera del L oredan, D aniele V enier, e del c ap ita n o G asp are
Sammicheli, Intorno stimato di gran giuditio » (L. C o m - R enier, in V. A . S. : Relazioniy LX I, L X II, L X X X III,
: Prospetto m ilitare, 1594: M s. alla B iblio­
p a k k t t i
L X X X I) ; nè a n tic h e piante a n te rio ri a quella del
te c a C ivica di V e ro n a, n. 1478). 1572 vengono in n o stro a iu to . M a lg rad o t u tto ciò,
(i) v. :
A . S. Dispacci dei prov. da C a n d ía : 17 e rip etiam o che l’ in te rp re ta z io n e d a noi p ro p o sta d o ­
27 m arzo 1573 — Relazioni , L X X X III (R elazione v re b b e esse re la più ra g io n e v o le .
del L ippom ano). — Q u e sto è p a rso a noi il m odo (s) V . A . S. : Dispaeci dei prov. da Candia : 16
più ovvio di in te rp re ta re i docum enti. C onfessiam o aprile 1573.
p erò che non v o rrem m o e scludere in m odo a sso lu to (3) Ib id e m : 28 se tte m b re 1573 e 17 m aggio 1574.
che il piccolo b a stio n e in d ic a to nelle pian te di C an ea (<) ... < un bastione che s'ita fa tto dopo ch'io mi
alla p o rta della S a b b io n ara possa e ssere sta to p e r ritrovo qui per difesa della bocca d i questo porto nel
a v v e n tu ra l’orig in ario b a lu a rd o della S a b b io n ara id eato muro che sera il medesimo porto » (V. A . S. : Dispacci
dal S am m icheli e lasciato poi in ab b an d o n o p e r la dei prov. da C a ndia: 28 s e tte m b re 1573).
fa b b ric a del b a lu a rd o M ichiel. Le notizie in fa tti che (5) Ib id e m : 5 m ag g io 1574.
ci rim a n g o n o sulle fo rtifica z io n i alla S a b b io n a ra a n ­ (6) V. A . S. : Relazioni, L X IV (R elazione di L atino
te rio rm e n te al p ro g e tto donde risultò il b a lu a rd o M i­ O rsini).
chiel, sono m o lto scarse ed anche am bigue (vedansi (7) Cf. pure V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia:
le relazioni dei re tto ri A n to n io B a rb a rig o , L eo n a rd o 14 o tto b re 1574.
f ig . 247 — p ia n t a d ella c it t à d i c a n ea — (R. A rch iv io di S ta to in T o rin o : Ms. Architettura m ilitare , V.).
432 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

servir per cavalierò „. Più importante ancora di tali innovazioni era la proposta
sua di ridurre il Michiel a nuova forma, non solo coll’aggiungervi l’orecchione,
ma anche coll’ “ unir la tenaglia del baluardo insieme, et de dui angoli che fa,
farne uno, reducendola in un balluardo solo „(1).
I progetti erano belli e buoni, ma i denari e la mano d’opera andavano
mancando più che mai I nobili e feudati di Canea offrivano bensì una contribu­
zione straordinaria di 12 miladucati cretesi, da pagarsi in due anni(3>; ma con
tutto ciò i lavori sarebbero di poco avanzati, se un provvido eradicale riordi­
namento nelle angarìe, per merito del rettore Angelo Barozzi, non avesse per­
messo di ricavare nuovi fondi dai risarcimenti delle angarìe medesime, e di
pagare con essi i soldati che lavoravano ai fossati la cui completa cavazione
avrebbe importato ancora 10 mila ducati di spesa : così affermava il governatore
della Canea Gian Maria Martinengo, che, dopo dieci anni di servizio, ritornava
a Venezia, portando seco un modello di quelle fortificazioni
La ressa dei lavori alla Suda ed alle saline impedì il proseguimento delle
opere nella controscarpa di Canea, condotta già, per merito del provveditore
Cicogna, dal baluardo Michiel fino al cantone di S. Lucia(6) ; e provocò malu­
more fra il provveditore generale Foscarini, cui importavano le opere della Suda,
ed il rettore Angelo Barozzi, che avrebbe voluto terminare le fabbriche di
Canea(7). Così che, quando il Foscarini visitò quest’ultima città, se ebbe parole
di lode per il cavaliere di S. Lucia, condotto sino ai parapetti e pressoché ter­
minato, trovò invece che parte della controscarpa costruita era completamente
inutile : e non solo ordinò al Barozzi di sospenderne la prosecuzione, ma fece
intendere altresì che la avrebbe forse demolita {8). Passò allora il rettore a cavare
la fossa presso lo Schiavo ; e dei terreni tratti di là si servì per il cavalierotto
sulla cortina fra lo Schiavo e la porta Retimiotta, in rispondenza all’altro simile
di S. Lucia, da lui del pari portato a buon punto. — In otto mesi aveano lavo­
rato 1911 angarìe; e coi denari ricavati dai risarcimenti si erano pagate le

(') V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candía : vo­ (6) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 3
lum i in a p p en d ice . — V edi fig. 246. m arzo, 14 aprile e 9 luglio 1576.
(*) Cf. V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candía : (7) Ib id e m : 1 o tto b re 1576.
22 gennaio e 17 s e tte m b re 1575. (s) Ibidem : 13 e 14 o tto b re 1576. — D a un di­
(3) Ìb id e m : 19 se tte m b re 1575 — Senato Secreti, spaccio del B aro zzi a p p ren d iam o che la c o n tro sca rp a
LX X X , 62. da lui c o s tru ita e ra lu n g a 93 passi e larg a , alla base,
(4) V. A . S . : Dispacci dei prov. da C a n d ía : 18 10 piedi, sen za c o n ta re a ltri 54 passi fo n d ati nella
n o v em b re 1575. fossa < p er sustentar li terreni per il più mossi »
(5) Ibidem : volum i in a p p e n d ic e : 19 dicem bre 1575. (Ibidem ).
L A C IN T A D I C A N E A 433

opere dei soldati. Ai debitori delle angario eransi rimessi però i quattro quinti
dei loro debiti, che ammontavano ad un milione di perperi(I).
Malgrado ciò, della fossa restavano ancora a cavare ben due terzi ; incom­
pleti erano tutti i terrapieni, i parapetti ed i cavalieri ; ed il baluardo Michiel
aspettava le progettate riforme, come il revellino del porto attendeva che fossero
finiti i suoi vólti per poter terminare la piazza (2Ò
Il Senato quindi scriveva al reggimento di Canea, raccomandando il pro­
seguimento dei lavori ai fossati, e stanziando all’uopo 2 mila ducati(3). — Ma
col procedere della cavazione (4), i fondi tornavano a scarseggiare ; alla direzione
dell’opera mancava un ingegnere, essendosi invano invitato a Canea Genese
B r e s s a n i; e le angarìe procedevano assai male, perchè “ quelle che sono tenute
venir a lavorar vengono con grande difficoltà et non vengono m ai tutte, et se
restano debitori, non pagano niente il più di loro, che non hanno da pagar et
non si sa che tuorli per la loro povertà et miseria, olirà che la più parte del
tempo dell'anno bisogna lassarli o p er le semene o per il raccolto o per altro
che fa di bisogno p er il lavorar delle terre „(6).
Così nel maggio del 1580 mancavano ancora a cavare ben 20 o 25 mila
passi cubi, per una lunghezza di 995 passa, gran parte dei quali nella dura
roccia. Dei cavalieri, alcuni già tralasciati da tempo, doveansi riprendere e risar­
cire, altri conveniva proseguire e compiere, altri ancora innalzare fin dalla base.
I terrapieni bisognava pure allargarli ed ingrossarli di 35 piedi in circa ; ed i
parapetti doveano acconciarsi in modo che raggiungessero i 22 piedi di larghezza.
Così la controscarpa era tuttora imperfetta, e la strada coperta mancante. Per
di fuori finalmente necessitava abbassare di due o tre passi un’altura fra il ba­
luardo di S. Lucia e la Piattaforma, e riempire invece un avvallamento presso
la Piattaforma medesima. Senza dire poi che nessuno aveva pensato ancora —
nè in parte ci si pensò neanche poi — a compiere i vólti del revellino del porto,
a riformare il Gritti ed il Michiel, e ad aggiungere l’orecchione allo Schiavo ed
al Michiel e gli altri due alla Piattaforma (,).
(*) D a l 1538 fino al 1577 la fo rtez za di C anea, uni­ 1578) — Senato Mar, XL1V, 89 (14 m arzo 1579).
ta m e n te a quella di T u rlu rù , av ea c o sta to 87 mila (*) V. A . S .: Dispacci dei prov. da Candia : 13 o t­
d u cati, se n z a calcolare le an g arìe ed i legnam i e le to b re 1579 e 28 febbraio 1580.
fe rra m e n ta sp e d ite da V enezia. (5) V. A . S. : Lettere da Candia ai capi del Consi­
(s) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Catidia : 9 glio dei X : 23 m arzo 1580.
m ag g io 1577 — Relazioni, L X II e LXXXI (R elazioni (6) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 23
del r e tto r e A ngelo B aro zzi e del capitano Paolo m aggio 1580.
C ontarm i). — Cf. sc rittu ra di B aldissera R angone del (7) Ib id e m : 23 m aggio e 28 a g o sto 1580 — Rela­
24 o tto b re 1579, in V. A . S. : Dispacci dei prov. da zioni, L X X V III (R elazione del p ro v v e d ito r g en era le
Candia : volum i in appendice. L uca M ichiel, dell’agosto 1580).
(3) V . A . S. : Senato Secreti, LX X X I, 128* (9 agosto
434 I M O N U M E N T I V E N E T I D EL L ,’ IS O L A D I C R E T A

Simili osservazioni sono contenute in una infinità di altri memoriali poste­


riori, i quali ripetono, spesso colle identiche parole, i medesimi concetti, pur
aggiungendo talvolta qualche nuovo commento o qualche nuovo progetto (1).
Mentre magistrati e ingegneri se la spassavano a chiacchiere, gli angarici
di Canea proseguivano, sia pur lentamente, i lavori. Alle fosse di S. Lucia dava
mano il rettore Pietro Landò, il quale iniziava altresì, battezzandolo col proprio
nome, il cavaliere rotondo nella gola dello Schiavo(2) ; il successore Gian Do­
menico Cicogna chiedeva ed otteneva da Venezia nuovi aiuti in denaro(3); e la
cavazione poteva procedere regolarmente anche nel 1583 (4), quando il Senato
tornava a mandare 2 mila ducati, da riservarsi esclusivamente “ in deità cava­
llone „(5).
Dal computo eseguito in quell’anno dal governatore di Canea Raffaele Ra­
spolli risultava che i muri della fortezza erano pressoché finiti — escluse però
le progettate riforme —, e terminati pure i terrapieni, tranne un breve tratto
di 30 passi fra la porta della Sabbionara ed il Michiel : ciò non pertanto era
consigliato di lavorarvi tuttora per ingrossarli di molto. Dei due cavalieri reali
— rotondi — era finito quello di S. Lucia — privo soltanto dei parapetti —
e condotto a buon punto il terreno di quello Landò ; dei cavalierotti invece
erano si può dir compiti quello di S. Nicolò (nel mezzo della cortina occidentale),
di S. Dimitri (ad oriente dello Schiavo) e di S. Lucia (ad occidente dell’omo-

(!) V edansi le sc rittu re d i: A nonim o (V . A . S. : L X X X IV , 7).


Dispacci dei prov. da Candia : 28 a g o sto 15811, ove (4) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 7 se t­
si a cc en n a alla n e c e ssità di c o s tru rre le s tra d e c o ­ tem b re 1583.
p e rte e di a llu n g a re le g allerie della p o rta R e tim io tta (•r>) V. A . S. : Senato M ar, X L V I, 71. — P o rta la
e di qu ella della S a b b io n ara ; Gian M a ria M a rtin e n g o , d a ta dello stesso anno 1583 u n d e tta g lia to com puto
g o v e rn ato re g e n era le (Ibidem : 24 d ic e m b re 1581), il degli a n g a ric i del te rrito rio di C a n ea , i quali som ­
quale ric o rd a il bisogno di finire il v ó lto c o n d u ce n te m avano a 13936 (1419 p e r la c a ste lla n ia di B icorna,
alla p iaz za ba ssa del G ritti ; di nuovo G ian M a ria 1875 p e r il piano, 1323 p e r Seiino, e 2351 p e r Chis-
M a rtin e n g o (Ibidem : 12 luglio 15831; R a ffae le R asponi, sam o). D a l 1575 a tu tto il 1582 i debiti di a n g arie
g o v e rn a to re di C an ea (Ib id e m : 1 o tto b re 1584); non so d isfa tte am m o n tav a n o a 56523 (cioè 13277 per
G ian M a ria M a rtin e n g o p e r la te rz a v o lta (Ib id em : B icorna, 21604 p e r il piano, 11070 p e r Seiino, e 10572
12 o tto b re 1584); A ntonio G rim ani (Ìbidem : 26 a g o ­ p er C hissam o). (V. B. M . ; Ital. V I, 156). Gli a n g arici
sto 1588); L eo n e R a m u ssa ti, a ltro g o v e rn a to re di co n tin u a v an o a p e rc e p ire 8 soldini al g io rn o , 3 dei
C anea (Ib id em : 19 luglio 1589); G ia m b a ttista del quali a v reb b e ro dovuto e sse r p a g ati dalla c ittad in an za:
M onte, generale (Ibidem : volum i in a ppendice : 10 in re a ltà p e rò q u e sta e ra riescita ad e so n e ra rsi da
aprile 1590), il quale ra c c o m a n d a di riem p ire l’o re c ­ tal p eso , e, a d isp e tto delle leggi, non p a g a v a nulla
chione del b aluardo di S. Lucia, t u tto r a v u o to (Cf. di nulla. L ’e sa tto re poi in c a ric a to della risco ssio n e
V. B. M . : Hai. V II, 1523); ed a ltri ancora. delle a n g arie, il q uale, g iu sta u n ’o rd in an z a del Fo-
(*) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 13 scarini del 1° n o v e m b re 1577, d o v e v a v e n ir p a g ato
o tto b re 1579, 28 feb b raio 1580, 28 gennaio e 28 a g o ­ coi d en ari di tale c o n trib u zio n e dei c itta d in i, finiva
sto 1581, 24 fe b b ra io 1584. col non rice v ere nulla ; e si rifa c e v a con a lt r e t ­
(3) Ibidem : 27 o tto b re 1582. — N el m arzo se g u e n te ta n ta n egligenza nel disim pegno del p ro p rio ufficio
gli e ra n o concessi 3 m ila ducati, p u r chiedendogli a (V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 m arzo
q uale p u n to erano i lav o ri (V. A . S. : Senato Secreti , 1584).
LA C IN T A D I C A N E A 435

nimo cavaliere), e cominciati i due a fianco della Piattaforma, quello della porta
della Sabbionara, e quello di S. Caterina, presso il Gritti : onde mancava da
iniziare gli ultimi due (a settentrione rispettivamente dello Schiavo e del ba­
luardo di S. Lucia), i quali non furono mai condotti a termine. Dei 1079
passi cubi di fossa ne erano cavati ben 532, specialmente nel lato orientale e
nel primo tratto del seguente, tranne di fronte al baluardo di S. Lucia ; e
qualche cosa erasi pur fatto anche della strada coperta(1).
Stanziati nuovi fondi dal Senato allo scopo precipuo di terminare le forti­
ficazioni di Canea (2), e trovato modo di pagare gli angarici senza contribuzione
dei cittadini, il provveditor generale Alvise Grimani potè lavorare di lena alla
cavazione della fossa occidentale, che per l’ innanzi era stata la più trascurata
in causa della difficoltà di tagliarla nel vivo sasso ; ed al tempo stesso provvide
a spianare l’altura di fronte alla chiesa detta della Misericordia, al di là della
cortina fra il baluardo di S. Lucia e la Piattaforma (L Nel solo trimestre dal
marzo al maggio del 1585 le fortificazioni di Canea costarono 28259 perperi(4).
Col materiale ricavato dalla fossa fu portato fino a 10 piedi di altezza (ossia
fino alla metà) il terreno sovrastante al muro nel cavaliere Landò ; e fu pure
terminato il cavalierotto di S. Caterina, il quale, data appunto la qualità del ma­
teriale impiegato, venne costruito in muratura e poi riempito di terra <5). Anche
il terreno dell’altura della Misericordia, abbassata di ben 10 piedi, fu traspor­
tato in città per mezzo di un ponte attraverso la fossa, ed utilizzato per
alzare i due cavalierotti ai lati della Piattaforma e per allargare i terrapieni me­
ridionali.
Onde al Grimani sembrava che la fortezza si potesse considerare quasi clic
finita, solo che si terminasse di abbassare le altre alture e di riempire invece
gli avvallamenti esterni, si fabbricasse l’aggiunta al Gritti, ed alla porta della
Sabbionara o si costruisse il cavaliere — come voleva il Savorgnan — , o si
alzasse quel revellino che vedemmo già eretto dal Calabrese — come voleva
l’Orsini <6>.
Le belle previsioni erano smentite invece dall’ ingegnere Angelo Dal Lago,
il quale trovava che complessivamente la fortezza avrebbe costato ancora 15

(«) V . B. M . : Itaì. V I, 156. — C f. V. A . S. : Di­ di interesse, ibidem : 31 m aggio 1585.


spacci dei prov. da Catidia: 24 feb b raio 1584. (5) Ib id e m : 30 a g o sto 1585.
(2) V . A . S. : Senato Secreti, L X X X IV , 172* e 186. (6) Ib id e m : 16 o tto b re 1585 e 19 luglio 1589 —
(3) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 e 4 Relazioni, LXXX1II (R elazione del re tto re Gian D o ­
a p rile 1585. m enico Cicogna).
( s) Si veda il c o n to , m olto d e tta g lia to e non privo
436 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

mila ducati, solo per terminare i cavalieri, accomodare, secondo la propria opi­
nione, la porta Retimiotta, allargare i terrapieni meridionali, e compiere qualche
altro lavoro di minor conto (1).
Il provveditore Grimani, quantunque costretto a riconoscere la verità di
simile preventivo ed a rincararne anzi la dose, si compiaceva dei pregi della
fortezza, specialmente dei suoi cavalieri e cavalierotti, e dichiaravasi pronto
a sostenere tali asserti di fronte ai detrattori di essa (2). Non mancavano infatti
coloro che, ben lungi dal limitarsi a verificare le imperfezioni ed i piccoli difetti
della Canea, sostenevano addirittura che essa era totalmente errata a tal segno,
che “ bisognerebbe che di fo r m a et di sito la fosse tutta m utata et in altro
luoco portata ,,(3)*
: di modo che era affatto inutile e superfluo, “ non volendo
alterar quella fo rm a , fa r li m aggior spesa intorno di quella che vi è stato fatto,
eccetto che nel cavamento delle fo sse .... Tutto il resto si può ben fa r e per so­
disfar ad appetiti, m a non già per necessità „ (4) : parole severe certamente, ma
molto assennate !
Onde il generale Del Monte trovava il coraggio di proporre di abbando­
narla senz’altro al suo destino, e di ridurre la città sull’altura del Paleocastro
di Suda, di cui egli aveva ideata la fortificazione, in modo non dissimile da
quanto aveano fatto i cavalieri di Malta colla nuova fortezza della Linguetta (o).
Precipui difetti della Canea erano i baluardi troppo acuti, le difese strette,
le spalle deboli, i fianchi scoperti, i terrapieni angusti, i cavalieri piccoli e ma­
lamente collocati, ed il terreno esterno eccezionalmente favorevole al nemico
che avesse voluto assalire la città(6). Per questo il governatore generale Onorio
Scotti avrebbe desiderato riempire di terreno le piazze basse, servendosi soltanto
di quelle d’alto e di alcune cannoniere cavate nella cortina ; smussare l’angolo
dei baluardi, e da 5 piedi in su ridurli ottusi o tondi, rimediando in tal modo
alla soverchia loro acutezza e riuscendo pure ad ingrossare le spalle di 8 o 16
passi ; allargare la gola e la piazza e ricondurre le spalle in forma reale (/) :
(i) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candía : 6 (3) Ibidem , L X X V III (R elazione di Jaco p o F osca-
gennaio 1586. — Si veda il p a rtic o la re g g ia to p re ­ rini) — V . M. C .: Ms. Dona dalle Rose, L X X X V II
v e n tiv o del D al L ago, da cui a p p a risc e che i due (S c rittu ra di M a rca n to n io M a rtin e n g o del 1590).
c a v a lie ro tti alla P ia tta fo rm a m isuravano 39 passi di (4) V . M . C. : Ms. Wucovich L azzari , X X V I, 1.
lunghezza e 20 di larg h e zz a , quello L ando, c irc a 30 (5) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i
o 34 di d iam e tro , e quello di S. C a te rin a — che se­ in a ppendice : 3 a p rile 1591.
condo lui biso g n av a a n c o r una v o lta in n alzare di (G) Ib id em : 7 a p rile 1590 (S c rittu ra di O norio Scotti).
a ltri tre piedi di te rre n o — 23 p assi in lu n g h e z z a e — Cf. Relazioni, LX X X I e L X X IX (R elazioni di A n­
17 in la rg h e z z a ; finalm ente l’erig en d o c av a lie ro tto nibaie G o n z ag a e del p ro v v e d ito re B e n etto M oro).
alla S a b b io n ara sa reb b e sta to lungo 36 p assi, larg o (7) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 5 di­
10 ed a lto 8. c em b re 1590 — Ib id e m : volum i in a p p e n d ic e : 6 di­
(*) V. A . S. : Relazioni, L X X IX . cem b re 1590 e 26 m aggio 1592.
L A C IN T A D I C A N E A 437

tutto ciò avrebbe importata la fabbrica di soli 450 passi di muro, i quali, se di
solito costavano 4 ducati al passo, in tale caso si sarebbero potuti costruire
anche con meno, non trattandosi che di trasportare la muraglia da un luogo
all’altro. Del resto c’era modo di risparmiare 1500 ducati, limitando di molto
le proposte riforme alla fortezza(1).
A Venezia però di rimaneggiamenti e di nuove spese non volevano sen­
tirne parlare ; ed assai più che le ragioni dello Scotti fece fortuna la relazione
del provveditore Giovanni Mocenigo, che spezzava di bel nuovo una lancia a
favore della vecchia fortezza, per quanto le sue argomentazioni fossero in ve­
rità ben poco persuasive(2).
Cosi, messe da parte le proposte di più ampi lavori(,), il Senato dava or­
dine invece di proseguire quelli delle fosse e dei terrapieni, nonché di terminare
una buona volta i cavalieri(4), valendosi delle angarle non solo, ma, in caso di
bisogno, anche di operai stipendiati.
Francesco Malipiero invece, rettore di Canea, bramoso di lasciare il proprio
nome ad un membro della fortezza, preferiva iniziare i lavori da tanto tempo
progettati, onde riformare il baluardo Michiel, prolungandolo di dieci passi verso
levante (5). Sospese le operazioni durante l’inverno del 1590 per la cattiva sta­
gione e per la mancanza di legnami, anche il baluardo rimaneva incompiuto ;
come incompiute erano pur sempre le fosse — specialmente allo Schiavo — , i
parapetti, la controscarpa e la strada coperta, ed incompiuti non meno il cava­
liere Landò, i due della Piattaforma e quello della Sabbionara. Di ciò dava re­
lazione il colonnello Leone Ramussati, aggiungendo come necessitasse altresì ab­
bassare un’altra altura esterna — detta di S. Costantino —, costruire due tra­
verse — una rimpetto al Gritti fino alla marina, che facesse le veci della con­
troscarpa, ed un’altra dal Michiel verso tramontana, a difesa del porto —, e
“ fin iti che saranno gli spalti, fa r v i un maro di dentro atomo a questa fo r ­
tezza di altezza di 20 piedi, che servirebbe p er contrafossa et sarebbe di mol­
tissim a sicurezza sua, et quasi si potrà dire che la retirata havesse da esser piu
sicura che la fortezza, poiché dalli tiri di nove cavalieri che saranno nella cir­
conferenza di essa verà ad esser benissimo d ife s a /■.
(*) Ibidem . — D ella C a n ea p a rla O norio S cotti dalla p a rte di d e n tro da una fo rte tem p e sta, e ra g ià
an ch e nella sua relazione del 1395 (V. A. S. : Rela­ stato rim esso in ord in e per cu ra del p ro v v e d ito re
zioni, LX X X I). g en era le M ocenigo (Ib id e m : 12 a p rile 1587).
(2) V . A . S. : Relazioni , LX X IX . (5) Ib id em : 15 novem bre 1590.
(3) V, A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 (6) I b id e m : 4 dicem bre 1590. — V. M . C .: Ms.
gennaio 1591. Cicogna, M M D C C C L IV .
(4) Q u e llo di S. C a te rin a, d a n n eg g iato nel m uro
438 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

Impetuose burrasche danneggiavano terrapieni, spalti e cavalieri della for­


tezza : del cavalierotto di S. Dimitri cadeva una parte, insieme colla scala ; e
la nuova facciata del Michiel rovinava pressoché interamente (l). Rifatto il cava­
lierotto, rialzato il cavaliere Lando con terreno levato dalla fossa di ponente,
ed aumentati i due cavalierotti della Piattaforma, veniva finalmente preparato
il materiale anche per l’aggiunta al Michiel, modificando tuttavia il progetto del
Pallavicini in forma più ristretta ed economica, coll’allargare soltanto e munire
di orecchione la parte meridionale della tenaglia, convertita così in baluardo,
mentre quella settentrionale sarebbe rimasta intatta a guisa di revellino (2).
I lavori vennero così ripresi sotto la direzione del provveditore generale
Giovanni Mocenigo (3), il quale insieme al Malipiero ebbe l’onore di ribattezzare
il nuovo bastione, ove murò un leone e quattro stemmi colla data del 1591.11
baluardo d’allora in poi si chiamò promiscuamente Malipiero o Mocenigo, mentre
il nome di Michiel restava più propriamente a quella parte che non fu modifi­
cata e che costituì il revellino annesso al baluardo.
Dopo una nuova interruzione, derivata dal mancamento di angarici in causa
del raccolto (4), nel dicembre del 1591 la fabbrica aveva raggiunto già i 4 piedi
di altezza sopra la banchetta, e l’aggiunta si andava ormai riempiendo di ma­
teriale cavato dalla fossa. Collo stesso terreno veniva pure alzato il cavalierotto
della Sabbionara (5).
Quando il baluardo Malipiero era finalmente condotto presso al fine, essendo
compiute le opere in muratura (f,), le pioggie ed i terremoti dei primi mesi del 1595
facevano crollare alcune pietre della fronte, battuta dalle onde, e calare i terreni
interni ; come pure altri danni soffrivano le mura tra la Piattaforma ed il baluardo
di S. Lucia, nonché il baluardo stesso (7). Dopo i restauri eseguiti al Malipiero,
esso restava pur sempre quasi vuoto di terreno ; onde era necessario continuare
la cavazione della fossa, sia per compiere tale opera, sia anche per terminare
i terrapieni, i parapetti ed i cavalieri(8).
Morto intanto 1’ ingegnere Angelo Dal Lago, il provveditore Dona sce-

fi) V . A . S .: Dispacci dei prov. da Candia: 10 luglio 1591.


feb b raio 1591. (4) Ibidem : 17 a g o sto 1591.
(') Ib id e m : 14 giugno 1591. — C h ia ra ap p arisc e (5) Ib id e m : 1 dicem bre 1591.
la n u o v a m odificazione quale venne e ffe ttu a ta , nel (6) V . A. S . : Relazioni , L X X X I (R elazione del c a ­
disegno p u b b lic a to a pag . 157, fig. 75. — D i ta li la­ p ita n o F ilippo Pasqualigo).
vori d o v e v a rife rire a V enezia il console di A les­ 0 V. A . S .: Dispacci dei prov. da C andia: 1 m arzo
sa n d ria V incenzo D andolo, che p o rta v a seco un di­ 1595.
segno. (*) Ib id em : 1 a p rile 1595.
(3) V . A . S. : Dispacci dei prov. da C andia: 24
LA C IN T A DI C A N E A 439

glieva a suo successore Gerolamo Alberti detto Bertoni, già capo dei bombar­
dieri di Retimo, figlio di quel Melchiorre — parente dei Sammicheli — che ve­
demmo tanto benemerito delle fabbriche di Canea, ed egli pure “ perito della
professione de bombar diero et de ingegnerò „ (I). Suo primo pensiero dovette
essere il piccolo riparo, eseguito in soli due giorni, al revellino di S. Salvatore
0 del porto(2).
Afa un altro terremoto del 26 novembre 1595 richiamava di bel nuovo
l’operosità dei lavoranti e dei soldati ai ripari dei terrapieni, dei parapetti e dei
cavalieri, gravemente danneggiati dalla scossa(3) ; e quindi al cavamente dei ter­
reni per finire quelle stesse parti e per riempire il Malipiero(4).
Di quest’ultimo lavoro in modo particolare e della attigua traversa che —
in esecuzione dell’ordine del Senato del 1° settembre 1590(S) — dovea chiudere
ed assicurare il porto per levante, divisava occuparsi il nuovo provveditore Bo­
netto Moro(6); mentre il capitano Gian Giacomo Zane, fra gli altri difetti della
fortezza, richiamava l’attenzione sulle cannoniere del revellino di S. Salvatore,
che egli avrebbe voluto aprire in barbetta, onde renderle più indipendenti(/'.
Le promesse fatte erano dal Moro mantenute. Onde, allargata la fossa c
perfezionati di terreno il Malipiero ed il Gritti, venne costruita anche la spalla
verso tramontana della traversa a difesa del porto (lunga 40 passi, con muro
grosso 16 piedi), e cominciata pure l’altra spalla di levante (8). Inoltre fu sovrap­
posto del nuovo terreno al cavaliere Landò : ma i lavori vennero sospesi, quando
il Moro ebbe ad accorgersi che il soverchio peso minacciava sfasciare la mura­
tura del cavaliere. Per questo il governatore Annibale Gonzaga consigliava di
rinforzarlo a scarpa ; e al tempo stesso insisteva egli pure perchè fossero disfatti
1 merloni, onde disobbligare le cannoniere del revellino di S. Salvatore. Altre
innovazioni poi ed altri lavori suggeriva il Gonzaga stesso, come la costruzione
di parapetti al vecchio torrioncino di S. Salvatore, nonché ai cavalieri di S. Ca­
terina, di S. Nicolò e di S. Lucia ed in più luoghi altrove ; il compimento della
porta Retimiotta, “ scoperta e solo principiata „ e priva del ponte levatoio ;
l’acconciatura di molte cannoniere ; il proseguimento del cavaliere della Sabbio-

(') V . A . S .: Dispacci dei prov. da Candia: 22 (3) V. A. S .: Senato Secreti, L X X X V III, 54.
m aggio 1595. (6) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 2 feb ­
(•) Ib id em : 30 m aggio 1595. braio 1599.
(3) Ib id em : 28 n o v e m b re 1595. (7) V. B. M. : Ilal. V II, 214. f. (R elazione dello
(4) V. A . S. : Relazioni , L X X X III e L X X X l (R ela­ Zane).
zioni del re tto re B enetto Dolfin e del g o v e rn ato re (8) V. A . S.: Dispacci dei prov. da C a n d ia : 10
Scotti). o tto b re 1599.
440 I M ONUM ENTI VENETI D E L lA sO tA DI CHETA.

nara ; ed in modo particolare poi, in caso di guerra, la fabbrica di alcune opere


esterne di puro terreno, consistenti in quattro revellini con fosse e trincee, di­
stribuiti attorno alla fortezza a mezzogiorno ed a ponente (1). Essi in realtà non
vennero però mai costruiti : soltanto al di fuori della porta Retimiotta e del
cavaliere di S. Nicolò, vennero disposte, ignoriamo precisamente quando, quelle
due mezzalune che costituirono le sole opere esterne della Canea.
Simili raccomandazioni ripeteva poco dopo anche l’ingegnere Angelo Oddi
(6 marzo 1601). Insisteva egli perchè al Gritti venisse aggiunto un orecchione
sporgente 8 piedi ; e con altro orecchione alla Piattaforma fosse protetta la porta
Retimiotta, della quale doveansi sempre finire “ tutti lì tre volti del suo corpo
di guardia „. Mostrava inoltre la necessità di terminare i parapetti, con nuove
cannoniere in barba nei baluardi. E ricordava in fine le opere già compiute dal
Moro, l’accrescimento cioè dei parapetti in terreno al Gritti, ed i lavori per
cui tale baluardo era riescito, grazie al materiale tolto da un taglio nella con-
(*) V. A. S. : Relazioni, L X X X l (R elazione del G o n z ag a ).
4 11
L A C IN T A D I C A N E A

troscarpa, alzato ed eguagliato ; nonché il perfetto compimento del baluardo


Malipiero o Mocenigo.- Quest’ultimo era stato dal Moro riempito e munito di
piazza e parapetti mediante il materiale cavato dalla fossa e dal fondo del porto,
e prolungato per mezzo di due traverse, una di oriente e l’altra di settentrione,
destinate, come dicemmo, a chiudere il porto verso levante ed a contenere entio
il loro ambito i nuovi arsenali(1)*.
Tosto dopo anche il cavaliere Landò, che ricordammo come cominciava
a fendersi, fu assicurato e perfezionato coll’aggiunta esterna di un “ grande e
sodo terrapieno, che si alza dal piano fino alla superiore estremità della sua
incam isatura „ (2) ; allargata ed approfondita venne la fossa fra il Gritti e lo
Schiavo ; ridotte in barba le cannoniere del revellino del porto (3) ; fiancheggiata
per mezzo di una piazzetta la traversa di settentrione oltre il Mocenigo, essendo
quella di levante già difesa dal fianco del Malipiero stesso (4) ; terrapienata col
materiale cavato dal porto la cortina di levante e parte delle rimanenti; e
così via (5).
La sodisfazione per tanti lavori compiuti dovea essere amareggiata da una
scrittura di Giorgio Mormori, il quale ribadiva le vecchie osservazioni sui difetti
della fortezza, ampiamente trattando l’argomento, ed a sua volta — come già
lo Scotti —, suggerendo la maniera di rimediare a sì esiziali inconvenienti. Nel
lato di ponente la cortina era tanto angusta che non rimaneva spazio alcuno
per una eventuale ritirala; ed i due miseri baluardi erano assolutamente tioppo
lontani l’uno dall’altro ; poco giovava il compenso del cavaliere di S. Nicolo,
piantato sulla cortina, perchè facilmente sarebbe caduto insieme con questa, col-

(i) V. B. M .: Ilal. V II, 152 3 .— Cf. V. A. S. : Di­ sar li tiri con quelli del revellino posto alla bocca di
spacci dei prov. da Candia : 8 agosto 1601. detto porto ». C onsigliava tu tta v ia di c o stru ire e g u al­
(*) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 5 a- m ente un ta le m aschio all'an g o lo fra la tra v e rs a di
g o sto 1601 — Relazioni, L X X X III (R elazione del re t­ tra m o n ta n a e quella di lev an te — lav o ro proposto
altresì dal g o v e rn a to re di C anea C am illo lo sc a n o ,
to re D aniele G radenigo).
succeduto nel 1600 a C am illo B randolin (V. A . S. :
(3) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 8 a-
Dispacci dei prov. da C andia: 15 e 17 giugno 1600),
g o sto 1601.
e da G erolam o M uzzi, vice g o v e rn a to re delle c e r-
(4) T u tta v ia il re tto re D aniele G radenigo deplorava
n ide. — N o ta v a finalm ente « che la cortina della
nella sua relazione (V . A. S. : Relazioni, L X X X III)
muraglia di detta traversa verso tramontana s'altrovi
che la tr a v e r s a non fosse s ta ta « tiralla in fu o r i verso
senza diffesa alcuna », laddove « sarebbe stalo bene
tram ontana altri 10 passi almeno, dove si veniva a
che se gli havesse fa llo una piazzetta in testa di essa,
serar affatto il desturbo che dalla parte di levante
ma nel porlo, essendo che vi era la placa in f o n d o »:
sopra il monte di S. Elia viene dalto ad esso porto,
cose qu este non solo p rev ed u te dal G radenigo, m a
fino alla banchetta del revellino posto alla boccha del
anche principiate ad a ttu a re , allorquando sop rav v en n e
suo ingresso : et con questa dilatione si faceva un
il M oro e lo obbligò a sospendere i lavori.
maschio, con il quale si haverìa incrosatto li Uri con
(3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 8 o t­
la ponla di S. Nicolò, dove vi è un certo maschietto »
tobre 1601 — Relazioni, LX X IX (R elazione del g e ­
(quel revellino cioè che supponem m o c o stru ito da P a ­
squale C icogna), « et da detto maschietto si può incro- n e rale M oro).
442 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

mando per di più la fossa (nè era possibile ritirarlo più in dentro, perchè in tal
caso non sarebbe più riuscito a difendere le fronti dei due baluardi) ; meno ancora
poi potevano servire i due cavalierotti laterali, costruiti per ovviare ai manca­
menti del cavaliere medesimo, dacché essi erano tanto meschini che sarebbero
crollati solo battendo il cordone della cortina. Per togliere si capitali difetti
altro non rimaneva che rifare completamente quel lato, cioè “ tirarsi in dentro
passi 12 a squara p er ingrossar le spalle delli due baio ardi, et seguitando a
tirarsi fu o ra con la coltrina de ambe le parti, congiungerle insieme et edificare
uno nuovo baluardo in mezo delli due presenti : che, così facendo, principal­
mente si provede alla lunghezza della cortina... ; qual baloardo sarà capace,
grande, con tutte quelle perfettioni che vi si ricercano, et, quel che magiormente
importa, con questa fo r m a si provede anco alti altri doi baloardi, perchè s’in­
grandiscono di piaza et s’ingrossano di spalle : et dove hora le due spalle sono
di passa 17, facendosi il detto baloardo, saranno di passa 30
(*) Vedi figura 75. — A ltri tre p ro g e tti ci re sta n o di tu tti tre ig n o riam o la d a ta p recisa,
di capitali m u tazio n i nella fo rm a della fo rte z z a ; m a L ’uno è un m odello in legno, c o n se rv a to a ll'a rse-

F IG . 249 — M ODELLO D E L L A C IT T À DI CA NEA — (X. b.).


LA C IN T A DI C A N E A 443

Nel lato meridionale riscontrava pericoloso che i fianchi avessero le canno­


niere poste in due piani, poiché, non essendo quelle inferiori distanti che soli 14
piedi da terra, facilmente potevano venir orbate, mentre quelle superiori, alte
36 piedi dalla fossa, non potevano colpire che solo di fianco. “ Oltre di che,
non essendo la piazza di sotto in fu o r i p iù che passa 3 di quella di sopra,
mentre s'adopreranno ambidue esse piazze, il tiro di quella di sopra, come
quello che seguirà di su in giù, vegnirà a passare sopra la piaza da basso, et
cusl le fia m m e et imbogli che usciranno dalla bocha di pezi vegniranno a nuo­
cere non poco „. Già il fratello Emanuele Mormori avea quindi consigliato di
ostruire completamente le piazze inferiori e quegli androni conducenti ad esse, ridu­
cendo i baluardi massicci e quindi più sicuri dalle sorprese delle mine, e sostituendo
una sola alle due cannoniere poste in due piani(1).
Ancora proponeva il Mormori di allargare e cavare la fossa in modo che
nella fronte dei baluardi raggiungesse i 22 passi ; di fare i parapetti al Malipiero
e gli orecchioni alla Piattaforma ; e di finire di terreno la cortina di mezzo­
giorno, il cavalierotto della Sabbionara (passi cubi 1000) ed i due della Piatta­
forma (passi cubi 2120). Allargati voleva pure i cavalierotti di S. Lucia e di
S. Dimitri ; e modificati il cavaliere di S. Lucia ed il Landò, perchè, causa la
loro altezza, non potevano scoprire “ se non il sito di fu o ri et una parte della
fossa non p e r linea retta, m a per linea obliqua, et li suoi tiri vanno de fiancho
et senza f a r giovamento alcuno nè alla contrascarpa nè alla piaza del baluardo „:
per cui occorreva “ incamisare il cavaliere da quella parte che riguarda la
piaza del detto baloardo con tanta alteza che non possi esser visto da fuori,
lasciando uno relasetto■di 8 piedi f r a il parapetto con le sue feridore ; et ve­
nendo l’occasione di tagliar la gola del baloardo, fa r v i con il terreno che di lì
si caverà due ale, una per banda, mettendovi in cadauna sopra V a rtig lia la :

naie, secondo il quale, coinvolgendo nella ro v in a done il num ero a q u a ttro so ltan to , due p e n ta g o n ali
b u o n a p a rte della c ittà , no n solo an d av a m odificato d a v an ti alle gole dei b a lu a rd i S chiavo e di S. Lucia,
c o m p le ta m e n te il p o rto e c o stru ito un m aschio in­ e due q u a d ra ti sulla c o rtin a di o rien te, e su quella di
te rn o a difesa della su a bocca, m a anche rifo rm ato occidente d av an ti alla nuova p ia tta fo rm a (V edi fig.
il la to o c cid en ta le coll’a g g iu n ta quivi p u re di u n ba­ 245).
stio n e sem icirco lare fra lo S ch iav o ed il G ritti. L ’ultim o finalm ente, p roposto da G iovanni G arzoni,
L ’altro (senza a cc en n a re a m odificazioni di m inor m a la cui origine volevasi far risalire al S avorgnan,
c o n to , com e l’abolizione degli o recchioni) aggiungeva si lim itava a c o n v e rtire la P ia tta fo rm a in balu ard o
u n a p ia tta fo rm a fra il G ritti e lo S c h ia v o ; prolun­ reale e ad am pliare lo Schiavo ed il b a lu a rd o di
g a v a in fu o ri e m univa di o recchione il revellino del S. L ucia. — Ce ne m anca il disegno — (V. M . C . :
p o rto , sì da fargli p ro te g g e re il la to se tte n trio n a le Miscellanea Correr , 2690).
del b a lu a rd o G ritti ; a m p liav a il M ichiel, e ste n d e n ­ (i) C f. pure una sc rittu ra di G ian A n to n io da M on­
dolo sullo sc o g lie tto di L agonissi a fo rm a di g ra n d e te v a rc h i, ingegnere alla C anea, c o n se rv a ta fra i m a­
ten ag lia ; e m odificava d a ultim o i cavalieri, p o rta n ­ n o sc ritti della biblioteca civica di B assano (79. E. 4699).
444 x M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A D I C R E T A

che così, venendo il nimico dentro, si trovarà offeso dalle dette ale et dalle
arcohugierie che saranno in quel relassetto fa tto nella fro n te del cavaliere „(I).
I bei progetti lasciavano, al solito, il tempo che trovavano ; ed i magistrati
si attenevano più volentieri al programma minimo, meglio rispondente alle stret­
tezze dei mezzi di cui potevano disporre.
Pur mancando un ingegnere, si lavorava alla strada coperta ed ai parapetti,
togliendo il terreno non più dalle fosse, che altro non ne davano, ma dalla con­
troscarpa ; e si preparavano le calcine per i vólti del revellino del porto \ che
dovevano costare 450 ducati -3).
L ’ingegnere Angelo Oddi fece nettare la fossa, raddrizzare la strada co­
perta e cominciare i vólti stessi(4), i quali pochi mesi dopo erano terminati,
mentre pur proseguivano lentamente le altre opere ai fossati' L quivi, la tta n ­
dosi di lavoro nel vivo sasso, si desiderò l’abile direzione dell’ ingegnere To­
maso Spilimbergo, che trovavasi allora a Corfù(,l), e che più tardi venne difatti
anche in Creta, e quivi m orì(/).
In realtà però la fortezza poteva considerarsi come già terminata. Messe
da parte per sempre tante e tante proposte di modificazioni su vasta scala, i
magistrati si limitavano a richiamare l’attenzione sul bisogno di compiere gli
eterni lavori alla fossa, alla strada coperta, alla controscarpa (in parte non an­
cora incominciata) ed ai terrapieni, parapetti e cavalieri più volte rovinati dalle
acque. Tutt’al più si proponeva introdurre una piccola modificazione ai vólti
del revellino, tirar più in fuori le garette delle sentinelle e costruire la strada
delle ronde, serrare e tcrrapienare il portello di S. Salvatore e le quattro sor-

(*) V . A. S. : Mappe (L ib ro c o n te n e n te v arie pian te de detti terrapieni, essendo il precipitio, non poiria
e sc rittu re). — Cf. p u re la lu n g a sc rittu ra in V. M. C.: calar abasso, nè tampoco po tria tornar indietro, es­
Miscellanea Correr, 2685. — Se ne ig n o ra la d ata sendo prem essi da quelli che fossero fo ra ... Et in
com e l’au to re , il quale riv e n d ic a a sè il m erito di questo modo sarà fa tte le cortine come sicuri baluardi,
p arec ch i cav alieri e di a ltre fab b rich e della C an ea, et saranno due fortezze l’una dentro l'altra , et p e r
com e di m olte rifo rm e e di m olte p ro p o ste : p o treb b e mio p a rer la seconda p iù gagliarda et p iù sicura che
esse re forse di G iorgio M o rm o ri p u r essa. — Ideato la p rim a ». L a sc rittu ra sè g u ita , dando a ltri consigli
da lui, egli sostiene il p ro g e tto di una artificio sa m o ­ in to rn o alla form a ed alle p ro p o rzio n i di singoli
dificazione delle c o rtin e : « Per sicurar dette cortine, m em bri, ed in m odo p a rtico la re dei cav a lie ri, te r r a ­
landeria un terrapieno de piedi 11 in sirca; et da die­ pieni, p a ra p e tti, fossa, c o n tro s c a rp a e stra d a c o p e rta .
tro questo terrapieno vorria un muro dal fianco d'un (2) V. A. S. : Dispacci dei rettori da Candia : 12
cavalerotto a ll’altro, che sustintasse questo terrapieno d icem b re 1604.
senza asalila ; et detto m uro con la scarpa così de (3) Ib id e m : d ice m b re 1604.
dentro come fu o r a , grosso così da basso com'ho detto (4) Ib id e m : 17 m arzo e 12 aprile 1605.
piedi 5 ; et f r a le case et il terrapieno in maniera (5) Ibidem : 20 se tte m b re 1605.
una fossa alla almeno piedi 24, essendo il m uro dredo (6) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 2 no­
li terrapieni verso le case, veneria a rim aner un pre- v e m b re 1608.
sipitio ; et quando che li nemici fossero im paironili ( ') Ib id e m : 24 s e tte m b re 1621.
445
LA C IN T A D I C A N E A

tite distruggere gli avanzi del revellino davanti alla porta della Sabbionara,
compiere la porta Retimiotta(2) — di cui erano fatti soltanto gli archi princi­
pali (3) restaurare il cavaliere Landò, di bel nuovo fesso causa le pioggie (1),
nonché quello di S. L ucia(5); oltre ad altri lavori, che venivano mano a mano
compiuti, per merito specialmente del governatore di Canea, Giambattista Pol-
cemgo ( 6)
Tiravano avanti cosi fino al tempo che il \ an Wert, mandato a visitale
le fortezze cretesi, nel 1639 trovava necessario alla Canea di alzaie i muli qua
e là, di continuare il murello della ronda, di regolare i terrapieni, di “ m urar
et terrapienar afatto le malissime intese piazze basse ne fianchi de belloardi „,
di fortificar le due porte ed ostruire il portello0’. Per cui, successo al piovve­
ditore Iseppo Civran, che non avea trovato i mezzi per occuparsene(M, fi
provveditore Michele Priuli, costui ordinava che i ripari venissero tosto ese­
guiti(9), sotto la direzione dell’ingegnere Pietro Leoni di Treviso0 ’.
Che se nella sua relazione del 1644 Marco Giustinian, provveditore di
Canea, tornava a proporre grandi riforme, specialmente del revellino del porto,
che egli avrebbe voluto ridurre a cittadella, distruggendo il convento di S. Sal­
vatore (u), il provveditor generale Andrea Corner era troppo saggio da impe­
gnarsi in quei tristi momenti in lavori di tale importanza, che esigevano una
spesa di 60 mila ducati e per i quali mancavano affatto le persone capaci di
attuarli ; e si attenne modestamente ai ripari più necessari per il momento \
quali il restauro dei parapetti e dei cavalieri ed il compimento dei murelli di

(r>) Ib id e m : 19 m arzo 1616. — Cf. pure i p a re ri


(, ) T e rra p ie n a te le p iazze ed i loro an d ro n i ed
del generale P ietro B ondum ier, del p ro v v e d ito r della
o stru ite cosi le so rtite , l’in g eg n ere G ian A ntonio da
C anea G ero lam o C o n tarin i e dello S pilim bergo in
M o n te v arc h i p ro p o n e v a, in caso di bisogno, di co ­
Dispacci dei prov. da Candia : 13 m aggio e 8 giugno
stitu ire dei p a ssag g i alla fossa p e r m ezzo di ponti
m obili tr a il fianco e la fossa m edesim a (M anoscritto 1616.
(c) V. A . S. : Dispacci dei rettori da C andia: 19
alla B ib lio tec a civica di B assan o : 79. E. 4699).
m arzo e 17 luglio 1616 - Dispacci dei prov. da
(2) « Non si transita per essa — dice il p ro v v ed i­
C andia: 22 m aggio 1620 e 7 o tto b re 1627.
to re di C an ea G erolam o C ontarini —, perchè non vi
p ) V. A. S. : Senato Rettori, filza XV, in ca rto 29
è il suo ponte, ma si entra ed esce per una porla da
basso, iagliata nel terrapieno, che sla molto male. o tto b re 1641.
(8) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 27
Però donerebbe esser serata, tornato il terrapieno in
pristino, f a r il ponte daìl'una parte all'altra della agosto 1639.
(9) Ib id e m : 13 m aggio 1642 e 1 g en n aio 1643.
fossa, il ponte levador, et alla controscarpa fa r di
(1°) V. A . S. : Relazioni, LXXX1II (R elazione di
restelli ordinari » (V. A . S. : Dispacci dei rettori da
M arco G iustinian, p ro v v e d ito re di C anea). — Si veda
Candia : 23 a g o sto 1615).
la sua licenza di rim p a trio , in Senato Mar, C II, 190*.
(3) Ib id em . — Cf. su ccessiv a deliberazione del
(H) V edi nota preced en te.
S e n a to , del 10 o tto b re 1615, in Senato Secreti, CV,
(ls) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 8
163.
/4) y a . S. : Dispacci dei rettori da Candia : S luglio 1644.

g ennaio 1616.
56
F Itr. 250 — P IA N T A D E L L A C IT T À DI CANEA — 1645 — (XL1V. b .).
F IG . 251 — p ia n t a d ella c it t à d i CANEA — V. CORONELLI — 1689 — (L X X X V II. f .) .
448 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

ronda, pur dichiarando che, qualora gli fosse stato comandato, avrebbe impresa
anche la fabbrica di un nuovo baluardo nel centro del lato di oriente ( \ quale
vedemmo già ideato da altri.
Quattro mesi dopo, nel giugno del 1645, l’esercito turco stringeva già la
fortezza coll’assedio fatale, contro cui vano riesci l’infelice eroismo di pochi.
Brecciato lo Schiavo <2), morti — fra altri — gli ingegneri Giacomo Serres del
Pradello e Leoni(3), e ferito il Van W ert ed il povero suo figlio — che poco
dopo moriva —, la piazza capitolava miseramente il 22 agosto 1645 (4). Ed il
Turco vi entrava esultante, per fortificarsi a sua volta fra le mura smantellate,
contro i tentativi di Venezia, che di quella perdita dolorosa per molti anni non
seppe darsi pace.
*
* *

Eccettuati i due brevi tratti alla porta Retimiotta ed al portello di S. Sal­


vatore, abbattuti qualche anno fa per iniziativa delle truppe francesi, la città
della Canea conserva ancora interamente le antiche sue mura veneziane, benché
in gran parte rimaneggiate, rimodernate ed anche, qua e là, licostruite com­
pletamente dai Turchi, in modo speciale per quanto riguarda i cavalieri.
Dalla parte del mare la fortificazione è limitata al muro di difesa che corre
tortuosamente lungo la lingua che forma il porto, ed al piccolo rcvcllino di
S. Nicolò, situato alla sua meta ; verso terra invece la fortezza si sviluppa con
poderose cortine, difese agli angoli da altrettanti baluardi. Il suolo è completa­
mente piano ; e, analogamente al terreno di Candia, è sabbioso verso il tratto
nord-est della fortezza, massiccio di dura pietra dalla parte di nord-ovest, costituito
invece di buona terra nel rimanente.
Annesso alle due traverse che racchiudono gli arsenali nuovi è il revellino
Michiel, facente parte già dell’omonimo baluardo (originai iamente detto della
Sabbionara), prima che questo venisse ridotto a mezzobaluardo. Tale mezzoba­
luardo, denominato Malipiero o Mocenigo, venne posteriormente chiamato anche
orecchione della Macina. — L ’angolo di scirocco della fortezza è formato dal
baluardo di S. Lucia. — Nel mezzo del lato meridionale è situata invece la
Piattaforma, la quale — per essere posta non in linea precisamente i etta,

(•) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candía : 24 a ltresì l’ in g eg n e re C risto fo ro M alviz (N . V e l l a io :


fe b b ra io 1645. L a ¿ uerra cretense cit., pag. 116).
(*) Ib id e m : 12 a g o sto 1645. (4) V . A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 22
p ) F r a i difensori della fo rte z z a .il V ellaio ric o rd a a g o sto 1645.
449
LA C IN T A D I CA N EA

bensì alla convergenza di due cortine —, fu denominata altresì baluardo Reti-


miotto o baluardo di S. Giovanni o della Misericordia. — L angolo sud-ovest è
occupato dal baluardo Schiavo o di S. Dimitri. — E quello finalmente di maestro
è difeso dal baluardo Gritti o di S. Salvatore(1), oltre il quale è il revellino
parimenti detto di S. Salvatore o del Porto.
Distribuiti lungo le cortine e davanti alle gole dei baluardi sono nove fra
cavalieri e cavalierotti : il primo fu detto della Sabbionara ; l’altro, cavaliere di
S. Lucia ; il terzo, cavalierotto di S. Lucia ; il seguente, cavalierotto (orientale)
della Piattaforma, o di S. Maria ; l’attiguo, esso pure cavalierotto (occidentale)
della Piattaforma, o di S. Giovanni o della porta Retimiotta ; il sesto, cavalie­
rotto di S. Dimitri(2); il susseguente, cavaliere Schiavo, Landò, o di S. Dimitri;
l’ottavo, cavaliere Priuli, di S. Nicola, di S. Atanasio o del Molino a vento;
l’ultimo, di S. Caterina, di S. Marina o di S. Marco.
Le due porte, quella della Sabbionara e quella Retimiotta, si aprivano nelle
cortine; il portello di S. Salvatore invece nel largo fianco del baluardo Gritti.
Le due ultime sono ora distrutte ; la prima fu murata e sostituita da altra più
recente.
Le muraglie assomigliano in complesso sotto ogni aspetto a quelle contem­
poranee di Candia : regolarissime, a piccole pietre squadrate, con grandi blocchi
ben lavorati alle cantonate ; sono però munite superiormente di cordone, sopra il
quale è il murello per le ronde. I rampari coi parapetti sono naturalmente in terreno.
Solo il fianco meridionale del mezzobaluardo Mocenigo, quello occidentale
del baluardo di S. Lucia e quello orientale dello Schiavo sono muniti di orec­
chione. — Dopoché vennero colmate alcune delle piazze inferiori dei baluardi
(nonché le rispettive gallerie ad esse conducenti), simili piazze basse rimasero
soltanto al fianco occidentale del baluardo di S. Lucia, ai due fianchi della
Piattaforma, a quello orientale dello Schiavo ed al meridionale del Gritti. —
Notevoli sono le loro cannoniere, disposte in due piani.
La fossa è quasi completamente asciutta.
La controscarpa circonda tutta la fortezza dalla parte di terra, tranne nel
primo breve tratto alla Sabbionara. La strada coperta é ridotta a stradone; e
sono distrutti quasi tutti gli spalti che erano al di là di essa.
Una sola delle due opere esterne, in parte demolita ora pur essa, si con­
serva. di fronte alla porta Retimiotta.
(*) R iteniam o un e rro re se nella p ia n ta del C oro- (*) Lo tro v ia m o p u re c h iam ato S a re tto , p a ro la che
nelli (fig. 251) esso è c h ia m ato invece b a lu a rd o V enier. non ci riesce di sp ieg are.
450 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ i SO EA D I C R E T A

La muraglia che difende il porto lungo la linguetta settentrionale del molo,


scende verso l’esterno a scarpa sugli scogli, mentre verso l’interno è a basso
una banchina di transito, ed in alto un marciapiede con parapetto di muro.
L ’unica opera di difesa lungo tutto questo tratto è costituita dal piccolo revellino
o maschietto di S. Nicolò. — Una rampa, oppure (attraverso un portone) una
scaletta a tre rami, conducono ad un piazzale, ove era un grosso cannone
turco: alcune cannoniere, rivolte ad occidente, sono ostruite. Verso settentrione
è un ampio parapetto, rivestito di muro, con garetta all’angolo. A terreno poi
è una solida casa — ora polveriera —, e sotto al massiccio del parapetto l’an­
gusta chiesuola sotterranea di S. Nicolò.
Alle due traverse degli arsenali nuovi la muraglia di cinta, scarpata, ma
priva di cordone, è fondata sulle secche. In quella di oriente si apre una porta
rettangolare, corrispondente al fondo di uno dei voltoni dell’arsenale : porta che
forse in origine era una finestra o una cannoniera. Una garetta stava all’angolo
formato dalle due traverse.
Quegli arsenali, del resto, ad occidente sono aperti sul mare ; a mezzogiorno
limitati da un semplicissimo muro, che costituisce il lato di settentrione del re­
vellino Michiel ; ad oriente poi, tra il muro della traversa e gli arsenali stessi
corre in alto un sentiero ; ed una spianata, di terrapieno in rialzo, rivestita verso
sud da un muro, costituisce quel fortino che si ricorda costruito dai Turchi nel
1649: vi si sale dal porto.
Al revellino Michiel la muraglia termina in alto con un parapetto ed un
marciapiede, che proseguono altresì nel lato settentrionale del Moccnigo. Una
cannoniera è aperta nel revellino verso il mare, ma non apparisce ove ora riesca
all’interno. — Una caserma recente sostituisce il complesso di edifizì già esistenti
nel piazzale.
Nel lato orientale del mezzobaluardo Mocenigo comincia il cordone, sopra
il quale è il murello della ronda, normalmente assai basso, e solo alquanto più
elevato nel giro dei baluardi. All’orecchione sono murati un leone in soldo ed i
quattro stemmi colla data del 1591, di cui già tenemmo parola. I parapetti in
terrapieno sono rivestiti verso 1’ interno di muro, probabilmente non antico. Alla
piazza del fianco, con cannoniera, si accede dal piazzale del mezzobaluardo.
La cortina di oriente(l), fra il Mocenigo ed il baluardo di S. Lucia, mo­
stra nella muratura rappezzamenti di varia epoca : pare anzi scorgervi delle
antiche cannoniere murate. Verso la metà, nel murello in alto, sono tre grandi
(*) C ollez. fo to g r. n. 22ó, p u b b lic a ta nella Illustrazione Ita lia n a : 5 a p rile 1903( pag . 268.
F IG . 253 __ C A N E A : L A T O E S T D E L R E V E L I-IN O M IC H IE L E D E L L A T R A V E R S A O R IE N T A L E D E G L I A R S E N A L I N U O V I. (-32).

>
LA C IN T A DI CA N EA 453

F IG . 256 — c a n e a : l ’a n t i c a p o r t a d e l l a s a b b i o n a r a , v i s t a d a f u o r i . (228).

stemmi scalpellati(l). — La porta odierna, detta Kun Kapl, si apre presso il fianco
del Mocenigo (2). Quella veneziana invece era alquanto più avanti, lungo la cor­
tina. Il suo sbocco verso l’esterno, largo m. 1,45, è ora completamente ostruito
(') C ollez. fo to g r. n. 2 2 /. (s) C ollez. fotogr. n. 229 e 248.
57
454 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A D I C R E T A

ed eguagliato al restante muro della cortina. Verso l’interno resta però ancora
il grande avvolto della porta, sopra il quale è una terrazza attigua al cavaliere
della Sabbionara. L ’ ingresso a tale avvolto è chiuso verso occidente, ossia verso
la città, da un muro, ove sono praticate tre finestre ed una porticina larga un
metro : sul davanti è una catapecchia moderna. — Una serie di altre abitazioni
sono accostate per di dentro ai terrapieni della cortina, o sorgono sui terrapieni
medesimi.
Il cavaliere della Sabbionara deve essere stato completamente rifatto ad
opera dei Turchi nel 16860). È di forma pressoché rettangolare; ma all’angolo
di nord-ovest è una rientranza, ove, protetta da un orecchione, si apre la porta
rivolta a nord : ad essa si sale per mezzo di una rampa cinta di muro ; ma una
scaletta introduce al cavaliere anche dall’altra estremità del lato di occidente. Il
cavaliere è rivestito di valido muro a scarpa molto pronunciata, con due file di
cordoni: il parapetto, pure in muratura, mostra delle finestre e degli archi ostruiti.
Il lato orientale si eleva appena dalla cortina ; quello settentrionale del pari poco
emerge dalla terrazza che copre la galleria della porta della Sabbionara ; a quello
di sud poi sono accostati per di fuori degli edifizì. L ’ interno è formato da un
piazzale recinto in giro dagli alti parapetti.
Nel seguente tratto di cortina i caseggiati occupano pure una parte del
(i) C ollez. fo to g r. n. 249 e 250. — C f. fig. 255.

F IG . 257 — C A N E A : L A C O R T IN A DELLA S A B B IO N A R A E IL B A L U A R D O D I S . L U C IA . (225).


F IG . 258 __ CANEA : LA C O R T I N A V E R S O L A P I A T T A F O R M A E I L B A L U A R D O D I S . LU C LA . (221).
456 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

ramparo; c dai piazzali della città si accede senza alcun impedimento al lieve
declivio dei terrapieni, che sono assai deteriorati.
Al baluardo di S. Lucia(1) cessa per breve tratto il cordone: all’angolo è
una garetta. Nella fronte meridionale ed all’orecchione sono murati due gruppi
di tre stemmi, ora irriconoscibili(2). Internamente poco si conserva ancora dei para­
petti in terreno. Nel piazzale si trovano invece due edifizì, uno dei quali consta
di un piccolo sotterraneo a volta, cui si scende per un cunicolo a scala. Nel fianco
settentrionale non vi è ora nè piazza bassa nè cannoniera di sorta. Una se ne
trova al contrario nella piazza bassa dell’opposto fianco occidentale. A questa
piazza, che si sprofonda alquanto nel fianco del baluardo, si può scendere dalla
cortina per mezzo di una rampa e di una scala, che probabilmente è moderna ;
mentre l’accesso originale dovea essere costituito dalla lunga galleria serpeg­
giante che si diparte dal piccolo piazzale nell’ interno della città, sotto al cava­
liere di S. Lucia, dove sono le rovine della chiesuola dedicata appunto a questa
santa(3). Un piccolo locale a doppio avvolto è scavato nel lato orientale di tale
piazza bassa, ed un altro ad un semplice avvolto in quello meridionale. Nel
mezzo della piazza si apre un pozzo, che forse guidava ai cunicoli delle mine.
Il cavaliere rotondo di S. Lucia è tutto formato di terrapieno, rivestito
di muro soltanto verso il piazzale circolare interno e lungo la rampa di accesso
che vi sale da settentrione.
Il cavalierotto di S. Lucia altro non è che un prolungamento ed una spor­
genza verso l’ interno della città dei parapetti in terreno della cortina meridionale
della fortezza, sporgenza rivestita di muro e munita di due rampe, che menano
l’una al baluardo di S. Lucia, l’altra alla piazzetta della città ove era la cappella di
S. Lucia. Di tali muri di rivestimento, solo quelli settentrionali sono di epoca
antica, nonché la prima parte della muraglia orientale, rimasta poi occultata al­
lorquando più recentemente il cavalierotto venne prolungato da quel lato ; il
muro di sud poi emerge di poco dal suolo, appunto perchè il cavalierotto ha lo
stesso livello del parapetto.
La cortina prosegue senza altre interruzioni. Al piede del parapetto, lungo
la sommità del ramparo, corre un largo stradone, come ai piedi della scarpa
interna del ramparo medesimo comincia un muricciolo, il quale impedisce l’ac­
cesso dalla città ai terrapieni.
Il cavalierotto di S. Maria è di forma rettangolare, al livello del piazzale
(i) V edi ta v o la 13. (3) C ollez. fo to g r. n. 247.
(*) C ollez. fo to g r. n. 222 e 223.
L A C IN T A DI CA N EA 457

della Piattaforma(l). L ’ingresso è


tanto da oriente, dalla cortina
(per mezzo di una rampa), quanto
da settentrione, attraverso una
porta, per una strada, la quale
o prosegue direttamente in salita
fino al piazzale della Piattaforma,
o guida ad una rampa che —
svoltando a sinistra — sale al ca-
valierotto. Di muro sono rivestiti
F I G . 259 — C A N E A : IL C A V A L I E R O T T O D I S . M A R IA , V IS T O
il lato nord (sia inferiormente,
D A P O N E N T E . (245).
sia al di sopra della rampa), parte
di quello occidentale e parte di
quello di levante, ove il muro segue poi la rampata lungo la cortina : quivi sono
ora accostate delle case. I parapetti del cavalierotto, situati a mezzogiorno, non
raggiungono la muraglia della cortina, ma lasciano adito ad uno stradale sul
ciglio della cortina medesima.
Completamente analogo è il cavalierotto di S. Giovanni, con edifizì moderni
accostati a nord e a ponente : vi manca però la rampa di accesso dalla cortina)
(<) C ollez. fo to g r. n. 246.

F IG . 260 — C A N E A : L A P IA T T A F O R M A , V IS T A D A S U D -E S T . (220).
FIG 261 __ c a n e a : l a b r e c c i a a l l a p o r t a r e t i m i o t t a e il f ia n c o o c c id e n t a l e d ella p ia t t a f o r m a . (219).

262 - CANEA : P R O SPE T T O E S E Z IO N E D E E F IA N C O O C C .D E N T A E E D E L L A P I A T T A F O R M A (S C H IZ Z O ).

S C H E M A T IC A d ella p ia t t a f o r m a e d ei su o i d ue c a v a l l o t t i .
F IG . 263 — C A N E A : P IA N T A
LA C IN T A DI CANEA 459

perchè occidentalmente al cavalierotto è la breccia aperta sul posto della porta


Retimiotta.
La Piattaforma è quello dei baluardi di Canea che meglio si può studiare,
grazie alla buona sua conservazione, malgrado le muraglie mostrino evidenti le
traccie del bombardamento nemico. In ogni fianco è cavata una piazza, ove le
cannoniere sono disposte in due piani diversi. Tale piazza infatti è molto pro­
fonda, e parte dell’avvolto della cannoniera che si trova al suo livello inferiore
serve a sostenere una piccola terrazza rispondente ad una nuova tromba di can­
noniera, la quale è aperta nello stesso muro in modo da riuscire esternamente
tosto sotto il cordone. Nel fianco di levante tuttavia manca la cannoniera supe­
riore, perchè quel tratto di muro è completamente rifatto ; e per converso è
murata quella inferiore del fianco occidentale, mentre nel fianco stesso, superior­
mente a questa, si trovano due cannoniere anziché una sola. Un bel portone,
aperto sopra una via della città nel muro settentrionale del cavalierotto di S. Gio­
vanni, immette in una galleria, la quale penetra fino alla piazza inferiore del
fianco occidentale, situata allo stesso livello della città. Verso la fine della gal­
leria, si diparte da essa a destra un cunicolo, ora ostruito, che dovea scendere

F IG . 264 — c a n e a : po r to n e d ’i n g r e s s o a lla p ia z z a in f e r io r e o c c id e n t a l e d ella P IA T T A F O R M A . (244).


460 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISOLA. D I C R E T A

alle mine; come pure ad altre mine calava forse il pozzo situato nel mezzo
della piazza bassa medesima. Nel lato orientale di questa si apre un grande
avvolto, che abbraccia l’intera parete, ma che si restringe poi tosto a galleria,
per sboccare in un secondo grande avvolto analogo situato nella parete occi­
dentale della piazza inferiore dell’altro fianco: di guisa che le piazze basse dei
due fianchi comunicano fra loro sotterra ; mentre quella del fianco orientale non
comunica direttamente colla città : bensì dalla breve sua galleria che si interna
verso settentrione — e che tosto si arresta — si dipartono due cunicoli, che
certamente guidavano ad altre mine. — Al piazzale superiore della I iattaforma
si sale dalla città, attraverso una porta moderna ed una rampata : verso il centro
del piazzale è un pozzo. I parapetti delle fronti sono in parte distrutti ; la ga­
retta d’angolo è rovinata.
La porta Retimiotta (detta dai Turchi Kalè Kapì) venne abbattuta, come
più volte ricordammo, qualche anno f a (1). Quivi presso era murata una pietra
p ) C ollez. fo to g r. n. 218.

F IG . 265 — CANEA : E ST E R N O DELLA PO RTA R E T IM IO T T A , O RA D IS T R U T T A . (217).


L A C IN T A DT C A N E A -161

colla data del 1564. Quanto


alla porta stessa, essa era bensì
di costruzione veneziana con
saracinesche e posterie interne
guidanti a vie sotterranee, ma
i Turchi la aveano in gran
parte rifatta. A giudicare dai
dettagli di alcune antiche piante
e vedute della Canea, conviene
ammettere che all’epoca veneta
essa fosse eccezionalmente a-
dorna anche nella facciata
verso la campagna.
La cortina che procede(1)
— collo stradone del ramparo
alquanto rovinato — si allarga
ad un tratto con una spor­
genza rettangolare (2), piuttc-

F IG . 266 — CA NEA : ESTERN O DELLA P O R T A R E T IM I O T T A , ORA


D IS T R U T T A . (216).

sto bassa, rivestita di bel nuovo a scarpa,


con cordone e murello superiore ; le can­
tonate sono di grosse pietre ben lavorate ;
un barbacane sostiene il lato maggiore
(quello di nord) ; delle case sono appog­
giate in giro. Quindi riprende la cortina,
della larghezza normale ; ed al di là del
muro che la separa dalla città, si acco­
stano di bel nuovo le abitazioni private.
Al cavalierotto rettangolare di S. Di­
mitri salgono due rampe, una presso la
porta che dalla città introduce al cava­
n e . 267 — C A N E A ! R IC O S T R U Z I O N E ID E A L E
D E L L A F A C C IA T A D E L L A P O R T A R E T I M I O T T A . (*) Cf. f i g . 279.
(S U L L A SC O R T A DI A N T IC H I D IS E G N I). ( 2) C ollez. fo to g r. n. 243.

58
F IG . 268 — C A N E A : IL C A V A L I E R O T T O D I S . D I M I T R I , V IS T O DA L E V A N T E .

>

t
LA C IN T A DI CA N EA 463

liere Landò, l’altra verso oriente, in continuazione della strada lungo il sommo
del ramparo. Il lato orientale del cavalierotto è costituito da parapetti in terra­
pieno, già completamente incamiciato sì verso l’esterno come verso l’interno : ma
si interrompe all’ incontro della strada che viene dalla cortina ; a mezzogiorno i
parapetti poggiano direttamente sulla muraglia della cortina, e solo verso 1’ in­
terno sono rivestiti di muro ; i parapetti di ovest al contrario, molto più irrego­
lari, degradano poco a poco verso il piano del baluardo Schiavo, ma sono inca­
miciati pur essi verso 1’ interno, e lasciano libero varco all’altra rampa di cui
dicemmo ; il lato settentrionale finalmente è un muro, cui sono addossate le case
della città.
Nel baluardo Schiavo il fianco settentrionale è ora completamente massiccio:
ma vi si scorgono traccie della piazza bassa e della antica cannoniera, ora col­
mata. Il fianco orientale invece, il cui orecchione è superiormente rifatto, ha
una piazza bassa con un’unica cannoniera ad avvolto ; e nel lato occidentale di
essa piazza —• che ora è impraticabile — si vede un avvolto, che in origine ò
presumibile guidasse alla piazza medesima. Il piazzale del baluardo conserva
pochi dei parapetti in terreno, tranne all’angolo — presso la garetta demolita
— e nel luogo dove sorgono edifizì moderni.
Il cavaliere rotondo denominato Landò è rivestito alla base di un basso
muro, che in parte è ora distrutto. L ’ interno è un piazzale, con qualche co­
struzione recente : è cinto di parapetti cadenti, di semplice terreno, aperti a
nove intervalli per cannoni. Per accedere al cavaliere dalla città, conviene oltre-

FIG. 2 7 0 — C A N E A ! II. B A L U A R D O SCHIAVO, V ISTO DA N O R D - O V E S T . ( 2 1 3 ) .


464 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L l ’ i SO EA D I C R E T A

f io . 271 — c a n e a : il c a v a l ie r e la n d o . (2 4 R

passare una prima porta, donde è 1’ ingresso per il baluardo, e seguire una
strada che, dopo aver circondato verso oriente il cavaliere ed essere salita alla
porta di esso, continua^ poi per raggiungere la cortina occidentale della fortezza(1).
Tale strada è cinta verso l’ interno da un muro, cui si appoggiano le case della
città. Simile muraglia prosegue poi per tutto il lato di ponente della fortifica­
zione, di guisa che resta intercettato il passaggio dalla città alle cortine a chi
non si serva di una delle tre porte situate rispettivamente al cavaliere Landò
(quella testé ricordata), al cavaliere di S. Nicola ed al cavaliere di S. Caterina.
Per buona parte della cortina occidentale è rovinato il cordone ed il mu-
rello ; non manca però il cordone sotto al cavaliere di S. Nicola, dove il mu-
rello rialzato costituisce il lato ovest del cavaliere medesimo. Verso 1’ interno,
alla base della scarpa del ramparo, corre il muro già menzionato, al di là del
quale è una strada della città. Sui terrapieni sorgono delle baracche militari ;
mancano invece i parapetti.
(!) C ollez. fo to g r. n. 242.
LA C IN T A DI CA N EA 465

F IG . 272 — C A N E A : IL C A V A L IE R E D I S. N IC O L A , P R E S O D A S U D . (240).

Il cavaliere di S. Nicola, ricostruito dal Turco nel 1647, sorge pur esso
sulla cortina : ma questa si allarga verso la città (incamiciata da muro e circon­
data di case) per lasciar adito allo stradone sul sommo dei terrapieni di girare
attorno al cavaliere, per di sotto. Il cavaliere, di forma rettangolare, è rivestito
di muro per tre soli lati (l’occidentale dei quali, come dicemmo, posa sul cor­
done della cortina), mentre quello di tramontana è costituito da semplice terra­
pieno scarpato, su cui si arrampicano due scale ; altra rampa riesce nel lato di
sud. L ’ interno è un piazzale, privo di parapetti, con due case moderne.
Nel rimanente tratto della cortina i parapetti sono assai elevati, ed il largo
stradone vi corre a basso, mentre una fila di case si stende ai piedi della scarpa
esterna dei Yampari. Presso il cavaliere di S. Nicola una porta con una rampa
ed una scala conduce allo stradone stesso : quivi le truppe russe hanno collocato
entro un’edicola un leone di S. Marco, assai rovinato, di cui si ignora la pro­
venienza.
Sulla cortina pure è costruito il cavaliere di S. Caterina, molto rimaneg­
466 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A D I C R E T A

giato, se non completamente rifatto dai Turchi fino dal 1645. È pur esso ret­
tangolare e rivestito di muro con cordone, tranne che verso occidente, ove il
terreno è sostenuto da un muricciolo a secco, che si sprofonda nei terrapieni
della cortina. Due porte a galleria lo mettono in comunicazione colla cortina da
un lato, col piazzale del Gritti dall’altro, cui si scende per mezzo di rampa e
di scala (1) : sopra la porta meridionale sta una casa, ed accostato a ponente è
un avvolto. Internamente il piazzale è recinto di parapetti (con rampe per salirvi
da sud, ovest e nord), rivestiti verso l’interno di muro : quivi era uno dei più
grandi cannoni turchi.
Al baluardo Gritti si entra pure dalla città, attraverso una porta praticata
nel muro che lo separa da essa. Nel suo fianco meridionale è una piazza
bassa, con due avvolti di cannoniere, posti, al solito, in due ripiani (l’inferiore
però ostruito). Alla piazza si penetra seguendo una galleria, la quale sbocca in
essa con un portone(2), ove è murato uno stemma scalpellato. La piazza però,
(J) C ollez. fotogr. n. 239. (*) C ollez. fo to g r. n. 235.

F IG . 2/3 — C A N E A : IL C A V A L IE R E D I S . C A T E R IN A , V IS T O DA N O R D -E S T . (238).
F IG . 274 — c a n e a : la c o r t in a o c c id e n t a l e ed il baluardo g r it t i. (212).

F IG . 275 — c a n e a : l ’a n g o l o d el balu ardo g r it t i. (211).


468 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI CRETA

anziché avere la solita forma rettangolare, assume quella di un settore di cer­


chio, perchè verso oriente e settentrione essa è cinta da un tratto di muro se­
micircolare, ove si scorgono tuttora dei resti di merloni. Pare si tratti di una
piti antica opera fortificatoria, quale forse era stata voluta nell’originale disegno
del Sammicheli, che pur vedemmo più volte modificato. Oltre alla galleria che
conduce alla piazza, si apre nel muro stesso, più avanti, un altro avvolto a due
scomparti : quivi presso è murata una grande croce di marmo circondata da sei

f ig . 276 — c a n e a : la p ia z z a bassa d el baluardo g r it t i. (237).

palle. — Mentre la fronte verso il mare del baluardo non ha parapetto alcuno,
quella verso terra aveva un parapetto sostenuto da nove arcate (1' (ora parzial­
mente distrutte) occultate verso l’esterno da un rialzo del murello sopra il cor­
done. Il parapetto prosegue nel fianco alquanto più alto, ma in semplice terreno,
cinto da muro verso settentrione, ove è la sua rampa di salita. — Nel piazzale
del baluardo è un pozzo.
Al di là dello squarcio che venne aperto ove era già il portello di S. Sal­
vatore, stà finalmente il revellino del Porto. Esso comunica colla città per mezzo
del largo portone situato alla sua estremità meridionale che dà sul molo. Appena

(*) Collez. fo to g r. n. 236.


L A C IN T A D I C A N E A 469

F IO . 277 — c a n e a : il r e v e l l in o d el po r to ed il balu ardo g r it t i,

entrati nel recinto del revellino, si ha alla destra il muro della fortificazione,
sopra cui in parte sono costruite delle case, in parte appariscono dei merlonp
ora murati ; a sinistra invece si estende la lunga fila degli alloggiamenti : in
mezzo è un cortile. La parte
più interna invece è costituita da
sei grandiosi avvolti per cannoni,
che furono recentemente conver­
titi in prigione coll’ostruirne le
due bocche : al di sopra degli
avvolti è un piazzale a terrazza,
cui si sale per rampa lungo il
muro di oriente : fra i merloni
sono quattro intervalli a sud, cin­
que ad est e tre a nord. Il cortile
f io . 278 — c a n e a : l ’a n g o l o n o r d - e s t d e l r e v e l l in o d el
po r t o . a basso, anziché cogli alloggia-
59
FTG 279 __ C A N E A : LA C O R T IN A E L A FO SSA TRA L O S C H IA V O E L A P IA T T A F O R M A . (215).
<

I
1
LA C IN T A DI CANEA 471

menti, termina quivi coll’antico torrioncino rotondo, di cui altra volta si ebbe a
parlare(1). Esternamente al revellino, per tutto il tratto sino al Gritti, venne
qualche anno fa costruito un pubblico passeggio, alzando di parecchio il suolo
ed occultando quindi la parte inferiore delle mura veneziane.
Quanto al fossato della fortezza, esso comincia poco oltre la porta della
Sabbionara, e gira tutto il recinto fino al baluardo Gritti. Ora è tutto coltivato
ad orti, irrigati da qualche corso d’acqua. Fra la porta Retimiotta e la mezza­
luna esterna, ove un ponte attraversava già il fossato, è invece ora una colmata
di terreno, fiancheggiata da botteghe ed osterie. Più avanti la fossa è attraver­
sata dall’acquedotto.
Poco dopo il principio della fossa comincia pure la controscarpa, costituita
di muro irregolare, di varia costruzione e pendenza, qua e colà sconnesso e
cadente, e sostenuto talvolta da speroni. — La strada coperta è convertita in
I1) V edi pag, 166,

F IO . 280 ---- C A N E A : U N m u r o d ella m ezza lu n a e ster n a . (251).

k
472 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L lP lS O L A DI C R E T A

largo stradone di transito ; e mancano per lo più gli spalti. Rimpetto alla Piat­
taforma parecchie case sono costruite utilizzando come basamento il muro della
controscarpa. Più avanti ancora, per un certo percorso, la controscarpa si
sdoppia, ossia il suo tratto inferiore è più sporgente verso la fossa, mentre
quello superiore rientra verso la strada coperta : in altre parole, alla base della
controscarpa, è lasciata qui pure — come vedemmo a Candia — una specie di
banchetta, pure rivestita di muro. — Al di là della strada coperta, verso la
campagna, sorge un muro, che sembra antico. Tanto questo, come i muri di
rivestimento, cessano colà dove la controscarpa è cavata nella roccia.
Delle due piccole opere esterne della fortezza conservasi ancora parzial­
mente quella mezzaluna, che di certo venne per lo meno in gran parte ricostruita
dai Turchi, rimpetto alla porta Retimiotta. Ne manca ora il lato settentrionale,
abbattuto. Gli altri due sono rivestiti di muro, scarpato, con cordone : a quello
occidentale si addossano delle case moderne. Sopra i terrapieni sono dei para­
petti in semplice terreno. — Internamente, alla base dei terrapieni, stanno acco­
state in giro delle botteghe.
Ricordiamo in fine come in una campagna situata alquanto ad occidente
del baluardo Gritti venisse scoperto, durante la nostra permanenza a Canea, un
pozzo, donde si dipartivano alcuni cunicoli, certamente di antiche mine.

3. LE FORTIFICAZIONI DI RETIMO.

La cinta della città. — Il dispaccio con cui il duca Guido Canal informa
la Dominante del terremoto avvenuto il giorno 8 agosto 1303, contiene altresì
la frase : “ de castro vero Rethemi cecidit una turris, et altera de burgo eiusdem
castri „(I). Donde sembra lecito arguire che fin da quel tempo i caseggiati fuori
del recinto del castello — di cui a suo luogo si è detto — fossero protetti, se
non da un vero sistema fortificatorio, per lo meno da alcune opere di difesa situate
nei punti più importanti dell’abitato. Ad esse forse si richiama una parte del 1° luglio
1342, la quale stabilisce che i denari sopravanzati alla cassa di Retimo vengano
impiegati u prò fortificatione et utilitate dicti loci ,,(2>. — Più esplicitamente poi,
ma quasi due secoli più tardi, una lettera del rettore Andrea Bondumier del 7 aprile
1517 parla, fra altro, di “ alquanti passi del muro del borgo a canto la m arina,

(') V. M. C. : Ms. M isc e lla n e a C o rr e r , 2703. (*) V. A. S. : S e n a to M i s t i. XX, 64.


LE F O R T IF IC A Z IO N I D I R E T IM O 473

lassati andare in m in a „ , e da lui fatti riedificare a spese di quelle stesse per­


sone che si erano servite ad uso privato delle pietre del rovinato recinto (1>.
Con tutto ciò non crediamo che il borgo di Retimo fosse allora difeso da
una regolare cinta muraria, mentre la sua fortificazione vera e propria data sol­
tanto dalla venuta in Creta del Sammicheli, venuta alla quale si riannoda il risve­
glio edilizio delle opere militari dell’ isola intera.
Il 19 dicembre 1538 infatti, come già si vide, il Senato, rispondendo a
lettere del provveditor generale di Candia Giovanni Moro, accennava di aver
ricevuto altresì “ li dessegni della Cavila, Suda et Rethimo, et insieme la depo-
sitione molto copiosa del fidelissim o inzegner nostro mastro Micliiel da Sam m i-
chele „ , e di aver mostrato il tutto a Francesco Maria di Urbino ; per cui co­
mandava che alle istruzioni del duca medesimo dovesse il Moro attenersi, pur
attendendo ad occuparsi di Retimo dopo aver già ben avviate le fabbriche di
Candia e della Canea(2).
Il parere di Francesco Avaria della Rovere suonava testualmente così :
“ Redimo dico non sapere di quale im portanlia sia ; m a giudicandosi d ’ i m ­
portanza, e volendosi fortificare, pare a me che starà bene facendosi di quel
modo che m ostra il dissegno, et osservando m astro Michele quello che io ho
detto di sopra. Per ciò che, volendolo restringere, sarìa poco il guadagno circa
l ’opera e molta la perdita circa il resto ,,(3).
Intanto i cittadini di Retimo, impazienti di veder anche la città loro difesa
da ben più valido propugnacolo che non fossero le preesistenti fortificazioni,
vollero da se stessi iniziare le nuove opere, e, avendo in un consiglio del 16
marzo 1538 deliberato di concorrere con 7500 ducati alla nuova fabbrica, die­
dero principio senz’altro alla fortificazione, “ iuxta el dessegno fa tto p er mastro
Michiel de San Michiel inzegner
Più tardi poi, recatisi a Venezia, imploravano dallo stato che esso pure
partecipasse in egual misura alla spesa, e che nella imposta sui cittadini potesse
venir incluso anche il clero cogli Ebrei. — Al che il Senato rispondeva, accon­
discendendo bensì alla preghiera, ma stabilendo che la propria contribuzione
fosse distribuita in ragione di 10 ducati all’anno per cinque anni, e di cinque
soltanto per le annate successive. Concedeva inoltre che clero ed Ebrei fossero
tenuti a pagare la loro quota della tassa. — esonerandoli invece da eventuali

(*) M. S a n u t o : I d i a r i i c it., voi. X X V , pag. 442 seg. (3) E. V ia n i : I D is c o r s i cit., pag . 36.
(s) V. A . S. : S e n a t o S e c r e ti, L IX , 83*.
474 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO L A DI C R E T A

obblighi verso le fabbriche della città di Candia — , a patto però che il ricavato
di tale imposta dovesse devolversi a sgravio per metà dei cittadini e per metà
dello stato(1)2.
Solo dopo ciò potevasi ufficialmente dar principio alla nuova fortificazione.
E nell’aprile del 1540, “ adì 8, a liore 2 del zorno, col nome del Nostro Signor
Jesìi Christo f u messo la p rim a pierà a S. Barbara, et fu cantato una messa
sólene : la qual banda sono verso ostro, p er andar drio per fortificar , f \
Da ciò chiaro apparisce come anche il disegno originario della nuova cinta
di Retimo sia stato opera di Michele Sammicheli ; mentre da altre notizie
pure si deduce che di quella fortificazione ebbe ad occuparsi altresì Gian Gero­
lamo Sammicheli(3).
Sventura vuole che neppure di tale disegno nessuna memoria sicura sia a
noi rimasta. Laonde, se pure al Sammicheli conviene attribuire almeno in parte
— il baluardo di S. Barbara, ignoriamo quanto altro di suo abbia conservato
la nuova cinta, tanto misera di forme e tanto infelice di posizione, irreparabil­
mente dominata come era dalle alture esterne, e collocata nel bel mezzo di sì
fertile campagna che pareva invitare quasi il nemico ai rischi di un’audace
impresa.
Chè i Retimiotti, accortisi che, col seguire il disegno ideato dal Sammi-
clieli, la fabbrica andava tanto per le lunghe da temersi che non terminasse
così facilmente, chiedevano licenza a Venezia di far venire a Retimo il go­
vernatore di Candia, affinchè egli proponesse delle semplificazioni, atte a solle­
citare il lavoro di difesa e ad alleggerirne le spese (4). — A tutto ciò Venezia
annuiva(5) (1 novembre 1558). — E così già sotto il rettorato di Pasquale Ci-

(1) V. A . S. : Senato Mar, X X V , 36 segg. forse mai si finiriano, per esser sta hormai fin bora
(2) V . B. M . : Ital. V I, 72. — C fr. la re la zio n e del sì dal danaro della Sublimità Vostra, come dal danaro
p ro v v e d ito re V ittu ri, ove egli espone com e < in­ di questa magnifica università spesi più della m ità di
sieme con mastro Michiel da Sammichiel, inzegner, mi quello si obligassero per le dette fabriche, cosa che non
conferii ad esso locho, et col nome del Spirito Santo f u è di mente di Vostra Serenità, però supplicamo quella,
dato principio nel borgo ad fa n d a r uno beloguardo vogli commetter al clarissimo reggimento di Candia a
nominato S. Barbara ». — S e g u ita quindi il V ittu ri mandar il magnifico governator in questa città et mo­
a ccennando alla c o m o d ità di p rovvisione delle sabbie dificar et correger dette coltrine, acciò con più facilità
e delle calcine p e r tale fa b b ric a , e ric o rd a n d o com e, et con celerità di tempo si possano continuar et finir, a
a v en d o egli sa p u to im p o rre un dazio il q u a le f ru t­ conservaiion di questi suoi fedelissimi sudditi ».
ta v a alla c a m e ra 5 m ila d u c ati annui, ciò to rn a v a (5) V . A . S. : Senato Mar, X X X IV , 144* segg. —
n a tu ra lm e n te di sg ra v io alla co n trib u zio n e d ello sta to O tten e v an o in o ltre i R e tim io tti che V enezia p ro m e t­
in tali lav o ri (V. A. S. : Relazioni, L X X V III). tesse di m a n d a r le n e ce ssa rie m unizioni p e r le fa b ­
(3) a . B e r t o l d i : Michele Sammicheli cit., pag. 98. b ric h e . M a non riesciv a loro di fa r m odificare dal
(i) « Vedendosi la fabrica delle coltrine della d ttà , sì S e n a to le v ig en ti disposizioni rig u a rd a n ti i sa la ria ti
come è sta principiata, esser oltramodo grosse, tal che, delle fa b b ric h e.
se così si continuasse, seguiriano spese insopportabili et
LE F O R T IF IC A Z IO N I D I R E T IM O 475

cogna (gennaio 1558-settembre 1560) giungeva a Retimo il governatore di Candia


Natale da Crema, il quale si credeva lecito di rimaneggiare a suo talento quelle
cortine e quei baluardi, che troppo più saviamente doveano essere stati disposti
dal Sammicheli(1).
Al recinto murario già riformato da Natale da Crema deve corrispondere
quella pianta di Retimo disegnata da Giovanni Magagnatto nel novembre 1559,
la quale ci è tuttora conservata(2). — In base ad essa la fortificazione era ri­
dotta ad una semplice linea, tirata in pianura a mezzogiorno dei borghi, da
una spiaggia all’altra del mare, in modo da segregare dalla campagna il piccolo
promontorio ove sorgeva la città. Altra piccola muraglia, dipartendosi dall’estre­
mità di sud-ovest, e seguendo la marina fino alle più basse pendici del colle del
Paleocastro, doveva servire di difesa del lato occidentale della città. — Il ba­
luardo denominato di S. Barbara o della Sabbionara, sarebbe riescito presso
l’angolo di sud-est; una piattaforma, detta baluardo di S. Veneranda, era desti­
nata a tramezzare la troppo lunga cortina meridionale ; ed un terzo baluardo,
che pare fosse chiamato Calergi(3), veniva situato all’angolo di sud-ovest; mentre
un ultimo bastioncino era disegnato all’altra estremità della cortina di occidente.
Una prima porta era aperta alla Sabbionara, nel breve tratto di cortina fra la
spiaggia del mare ed il baluardo di S. Barbara; una seconda a ponente del
baluardo di S. Veneranda; ed una terza (denominata dello Squero) alla metà
della cortina di ovest.
In realtà però, ripresi i lavori mercè l’aiuto di nuovi sussidi forniti da
Venezia proporzionatamente alla contribuzione dei c i t t a d i n i l a fortificazione
non riesci del tutto rispondente neppure al nuovo disegno. Bensì la porta ad
occidente del baluardo di S. Veneranda fu trasportata a levante del baluardo
medesimo e chiamata Cuora, in onore del rettore Jacopo Guoro (1566-68), il
quale costruì la massima parte di quella cortina meridionale^; e, quantunque

(') V. A. S .: Senato M ar, X X X V II, 61. — N a tale d a alla m en te del S am m icheli un tra c c ia to cosi m eschino
C rem a, che e ra sta to c h ia m a to a C a n d ia nel 1557 a ed im p e rfe tto ? C om e a m m e tte re che le riform e e le
so s titu ire il g o v e rn a to re P ie tro A v o g a ro (V . A . S. : econom ie su g g e rite dal g o v e rn a to re di C an d ia si ri­
Senato Mar, X X X III, 138 — Senato Terra, LXI, 57), fu d u c essero alle in co n clu d en ti m odificazioni a p p o rta te
p oscia d e stin a to a C o rfù con de lib e ra z io n e del 10 al disegno del M a g a g n a tto , m odificazioni le quali,
g iu g n o 1561 (V. A . S. : Senato Secreti, L X X II, 56*). in c o n fro n to con q u e sto , im p o rtan o più un a u m e n to
(2) V edi fig. 13. — A v ero dire si p o tre b b e an ch e che u n a dim inuzione di lav o ro ?
su p p o rre c h e il disegno del M a g a g n a tto sia una copia (3) Il nom e nel disegno del M a g a g n a tto non si legge
di quello del S am m icheli ; e che le rifo rm e in tro ­ c h ia ra m e n te .
d o tte d a N a ta le da C re m a co n sistesse ro so ltan to ('♦) V . A . S .: Senato Mar, X X X V II, 61.
nelle p icc o le v a ria n ti che v e d rem o a p p o rta te a ta le (5) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : a g o ­
disegno del 1559. — M a com e si p o tre b b e a ttrib u ire sto 1569.
476 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L * IS O L A D I C R E T A

il Senato avesse ordinato che lungo tutto il tratto meridionale non venisse in­
tercalato nessun bastione(1), dovette tuttavia venir compiuto almeno in terreno«
il baluardo centrale di S. Veneranda non solo, ma aggiunto anche altro piccolo
bastione poco prima di quello all’angolo sud-ovest, poiché entrambi figurano m
posteriori piante della città. E un’altra porta, detta di S. Atanasio, fu certamente
poi aperta verso l’estremità occidentale di quel lato di mezzogiorno (3).
Le mura doveano essere appena rabberciate alla meglio, quando l’invasione
di Ulazzalì e la devastazione da lui compiuta ebbe a dimostrare quale meschino
assegnamento potesse farsi sulla nuova cinta fortificatoria e quanto urgente fosse
il bisogno di pensare ad una più sicura difesa dell’ infelice città. Prevalse allora
l’idea di costruire un forte ridotto sul colle del Paleocastro, all’estremità setten­
trionale del promontorio. E la nuova fortezza, come vedremo, fu cominciata
fino dal 15/3.
D’allora in poi alla cinta del borgo nessuno pensò più. Abbandonate le
sue mura, caduti in rovina baluardi c cortine, specialmente nella linea di ponente,
utilizzato il baluardo di S. Barbara per collocarvi gli alloggiamenti dei soldati,
perfino un buon tratto delle cortine fu usurpato da private abitazioni.
Soltanto verso la metà del seicento, all’ imminenza del pericolo turco,
quando la fortezza del colle parve insufficente pur essa a tutela dell intera citta,
l’abbandonato recinto dei borghi richiamò ancor una volta l’attenzione del go­
verno come quella dei cittadini. Le case abusivamente costruite lungo le forti­
ficazioni, ove abitavano ben più di mille anime, vennero sequestrate(4) ; fuori
del fianco occidentale del baluardo di S. Barbara ed al posto ove sorgeva già
quello di S. Veneranda vennero costruiti dei lavori in terreno«; e più tardi
ancora i cittadini stessi si offersero di restaurare la cinta urbana, ridotta ormai
ad “ alcune poche reliquie d i muraglia, sopra quale vi sono costruite diverse
case di questi habitanti, che bisognerebbe o demolire o terrapienare, e di p iu
aggionger nove muraglie verso il squero, et rissarcir quelle verso la Sabionara „(6).
Il pericolo incalzava intanto ognor più ; ed il provveditore Andrea Corner,
cedendo alle insistenze dei cittadini, accondiscese al restauro delle abbandonate
mura, pur senza coinvolgere nella distruzione se non piccola parte delle case

p) v . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 10


(>) V. A . S. : Senato Mar, X X X V II, 61.
(S) V. A . S. : Relazioni, L X X X I (R e la zio n e del 1599 giu g n o 1645.
(4) Ìb id e m : 23 giugno 1635.
di A n n ib aie G o n z a g a ):... < ha un borgo ch’era cinto
(5) V edasi la p ia n ta del V in cen ti (X X X V I, a).
di muro et parte d ’una trincea di terra, la quale è
(,:) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 6
stata mezza rovinala doppo la fabricationc della fo t -
a p rile 1645.
tezza d’alto ».
LE F O R T IF IC A Z IO N I DI R E T IM O 477

private (1). Udito il parere degli ingegneri Van W ert e Vincenti, fu stabilito di
costruire una palificata alla Sabbionara. Sotto la direzione dell’ ingegnere Naug (2),
fu pure cavata la fossa, a spese e coll’ assistenza dei cittadini, e vi fu fatta cor­
rere l’acqua della fontana della città (3). Fuori delle mura poi vennero costruiti
alcuni revellini : di guisa che, mentre prima le fortificazioni non avrebbero po­
tuto resistere che a batterie a mano, allora esse erano già racconciate in modo
da poter sopportare per breve tempo un assedio regolare(4).
Prova ne fu che per 22 giorni esse resistettero agli assalti nemici; e solo il
20 ottobre 1646 caddero in mano del T urco(5).
Quali del resto siano state più precisamente le opere compiute dai Veneti
nella tumultuaria ressa dell’ultimo periglio, noi non sappiamo. Poiché certamente

(*) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 30 a- (4) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 9 e
g o sto 1646. 17 o tto b re 1646.
(2) Ib id e m : 10 giu g n o 1645. (5) Ìb id e m : 20 o tto b re 1646 — Relazioni, LXXX1
(3) V. A. S. : Dispacci dei rettori da Candia: 27 (R elazione di C am illo G onzaga).
m arz o , 4 aprile e 27 m aggio 1646.

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[MAN'TY'.nFi.1-/. CITA.]
tUWKZft-gl.ffTl«0i

F IG . 281 — P IA N T A D E L L E F O R T IF IC A Z IO N I D I R E T IM O — 1646 — (XL1V. e.).


60
478 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ IS O L A D I C R E T A

buona parte dell’attuale recinto della città è dovuto a posteriori restauri e rifa­
cimenti compiuti dall’esercito conquistatore (1).

ir in 282 — «E T IM O
IL B A L U A R D O O R IE N T A L E A M A R E , V IST O D A S U D -O V E S T . (30b).

*
* *

Opera completamente turca deve essere il primo baluardo orientale sulla


riva del mare. In esso tuttavia appare alquanto più antica la muraglia verso
l’esterno, la quale in origine non costituiva forse null’altro che un’angolata cortina,
e solo più tardi venne convertita in baluardo mediante l’aggiunta di una nuova
muraglia interna, che va a riattaccarsi ai caseggiati della città. Tale ultima mu­
raglia, fabbricata di massi regolari squadrati (di circa cm. 7 0 x 2 0 ), scende a
scarpa per un’altezza di 4 metri ed è munita di un cordone, sopra cui sta il
parapetto di muro, alto un metro, con fuciliere e con una cannoniera all’angolo.
Là dove la muraglia recente si unisce alla più antica è una garetta semidiruta.
E di qui pure si diparte e si inoltra in mare una breve traversa in muratura,
larga circa m. 3,60, di cui rimangono appena le fondamenta. — L a muraglia
(*) V edi ta v o la 14.
479
L E F O R T IF IC A Z IO N I DI R E T IM O

più antica consta di pietre alquanto maggiori (cm. 80x40), ma disposte più irre­
golarmente; manca di cordone; ed ha parapetto di epoca più tarda, contempo­
raneo cioè a quello del tratto di muro più recente, rialzato in parte ad abita­
zione moderna, e intercalato di numerose fuciliere. In più parti però è già rovi-
nato. — All’interno del baluardo si accede per mezzo di una porta(l) (situata

F IO . 283 __ P IA N T A DEL BALUARDO O R IE N T A L E A M A R E D E L L E M U R A D I R E T IM O .

a cavaliere fra le abitazioni della città e la cortina meridionale della cinta),


salendo per una rampa fiancheggiata da muriccioli. Il piazzale e circondato in
girordai parapetti in muratura (2).
La cortina che segue appartiene invece certamente alle originarie costru­
zioni veneziane. Un terrapieno largo complessivamente m. 2,25 (alla sommità)
è rivestito sia per di fuori che per di dentro da un buon muro a sassi irrego­
lari intonacato di calce e assai più solido verso 1 esterno, mentre alle cantonate
è costituito di belle pietre da taglio. Verso la fossa la parete cala sensibilmente
a scarpa. Anche il parapetto è in muratura : alto circa un metro e grosso appena
m ezzo.— La porta della Sabbionara (detta dagli indigeni Tcdpx» venne
distrutta dalle truppe russe di occupazione( ) : ma era semplicissima.
(1) Colle*, fo to g r. n. 313. (3) C o llez- fo t° g r ' n - 307'
(9) C ollez. fo to g r. n. 314.
F IG . 285 — R E T IM O : IL B A L U A R D O DI S. BA RBARA , V IS T O D A S U D -O V E S T . (310).
4SI
le f o r t if ic a z io n i di r e t im o

Abbattuto in parte trovammo pure il baluardo successivo di S. Barbara. Il


fianco verso la Sabbionara era già stato completamente demolito, lasciando a
nudo gli alloggiamenti accostativi per l’interno; della fronte orientale, rimaneva
solo un piccolo tratto eguale per costruzione del muro alla cortina teste desci itta,
ma alquanto più stretto verso l’interno; conservati invece erano 1alti a fi onte cd
il secondo fianco (occidentale), alti dalla fossa cinque e più metri fino al ciglio del
parapetto : al loro angolo stava una garetta. — Presso il fianco era per di dentro
una porta ad una rampaci donde salivasi all’alto terrapieno circondato di muri,
il quale riempiva tutta la parte ovest del baluardo, mentre il restante eia occu­
pato dagli alloggiamenti e da alcune case della città. — Ignoriamo quanto alti o
sia stato distrutto dalle recenti demolizioni.

F IG . 286 — P IA N T A D E L BA L U A R D O D I S . B A R B A R A A R E T IM O .

Oltre il baluardo, la cortina è di bel nuovo parzialmente abbattuta; ma


dove essa tuttora si conserva, facile riesce disegnare il profilo dell’ intera foi ti-
ficazione, dalla strada interna della città costeggiante le mura, alla cortina, alla
fossa (coltivata ad ortaglia), alla controscarpa (ora molto scomposta) ed alla
nuova strada esterna. Nel punto ove la cortina rientra alquanto, il suo terra­
pieno si restringe a soli tre metri e anche meno, la strada interna si alza sempre
maggiormente ed in fine si vanno per di dentro accostando al terrapieno le
abitazioni urbane. L ’ultimo tratto della cortina manca pur esso.
Il baluardo di S. Veneranda nella sua forma attuale è evidentemente co-
p ) C ollez, fo to g r. n. 308. p ) C ollez, fo to g r. n. 312.
(2) C ollez, fo to g r. n. 315.
F IO . 287 — R K T IM O : C O R T IN A E F O SSA D E L L E M U R A F R A IL B A L U A R D O DI S . V E N E R A N D A E QUELLO DI S . B A R B A R A . (311)
483
LE F O R T IF IC A Z IO N I D I R E T IM O

struito tutto nel periodo turco, come una aggiunta esterna al di fuori della cor­
tina, la quale proseguiva senza interrompersi.
Sotto al baluardo gira la galleria della porta Guora (ora chiamata porta
Grande, Msya&t) nóprx), il cui arco verso l’esterno misura in. 2,60 di larghezza. A

¿ a ti in Mrtrf

F IG . 289 __ S C H IZ Z O D E L L E M U R A M E R I D I O N A L I D I R E T IM O .
484 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

metà della galleria si vede ancora l’arco che altra volta costituiva la facciata verso
la campagna, sulla parete esterna della cortina. E la galleria prosegue diritta,
riuscendo in città con un’apertura di tre metri: qui pure la facciata — in parte
rovinata, in parte occultata — è opera veneziana ; e conserva ancora avanzi di
un leone e di stemmi irriconoscibili.

F IO . 291 — LA PO RTA CUORA D I R E T IM O R I P R I S T I N A T A .


PIO. 290 — « E T I M O : F A C C IA T A I N T E R N A
DELLA PO RTA GUORA. (317).

Il resto della cortina è eguale al tratto precedente, solo che il terrapieno


è oppresso dai fabbricati che gli si stringono addosso dall’interno della citta. La
fossa raggiunge i 20 metri di larghezza. Al di là di un nuovo squarcio la cor­
tina è liberata finalmente dagli edifìzì privati, e misura complessivamente più di
tre metri di spessore e più di sei di altezza dalla fossa. Cessa la strada esterna
oltre la controscarpa.
L ’ultimo tratto delle mura, coi due bastioni e la porta di S. Atanasio, venne
distrutto per dar luogo al vasto piazzale ove sorge la caserma. Solo un pezzo
del baluardo di sud-ovest si conserva ancora, incorporato in una casa moderna.
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI R E T IM O •185

Di qui si diparte, costeggiando la spiaggia, una muraglia che forse non


rimonta ad epoca veneta. È larga m. 1 x/ %; ed alta un paio di metri dal
livello esterno, pochi decimetri invece misurata da dentro. Più che altro è un
riparo contro le onde del mare. Al di là del piazzale testé ricordato il muro
si eleva però alquanto, rinforzato verso l’interno da un terrapieno (largo m. 1-1 ’/ g),
al di sopra del quale emerge il parapetto. Di fronte alla via Kalnin cessa il
terrapieno, ed il muro gira a semicerchio, formando una specie di bastione, che
è da ritenersi opera turca. E finalmente, dopo una interruzione dovuta ad una
breccia moderna, il muretto, pure munito di parapetto, si inerpica sulle roccie
del colle della fortezza.

La fortezza. — Già nel 1558, quando i lavori alla cinta dei borghi, pro­
seguiti secondo le originarie istruzioni dei Sammicheli, parevano domandare
lunghi anni per il loro compimento, Sante Contarmi, ambasciatore dei Reti-
miotti, presentatosi al Senato, aveva chiesto in loro nome licenza “ che si possi
f a r uno redatto, come quello del Xante, nel monte della guardia si ritrova nel
corpo di questa città, a spese nostre, con le opere però ordinarie della città et
destretto, acciò in ogni occorrentia si possiamo salvare la vita et la robba :....
al che ne induce la longhezza del tempo si ricerca nella fortificatione della
città, in fra il qual tempo potressimo incorrer in qualche inconveniente, et pari-
m enti perchè detto ridutto fr a pochissimo spatio di tempo si può fare et ne
poiria preservare, come di sopra Trattavasi insomma di costruire una cit­
tadella, destinata a ricoverare in caso di bisogno gli abitanti, atteso che i lavori
alla cinta urbana non accennavano a ridurre così presto la città in istato di tran­
quillante difesa ; e per tale nuovo fortilizio erasi prescelto l’aspro e roccioso colle
a settentrione degli abitati, imminente sul mare, denominato appunto Paleocastro
per aver servito già di acropoli alla classica città di Rhithymna(1).
Alla domanda dell’ambasciatore, il Senato rispose a dir vero alquanto am­
biguamente (2\ E forse per questo, forse perchè l’opera apparve ben più ardua
di quello che erasi creduta in principio — mentre le nuove semplificazioni al
recinto dei borghi facevano sperare un più celere compimento di tali opere
fortificatorie —, l’idea per allora tramontò ; ed i Retimiotti stessi si tirarono
indietro, evitando di più parlare della proposta da loro avanzata(,1).
(') C fr. pag. 24. Settato M ar, X X X IV , 144*).
(*) < Sia risposo che si haverà quella cura che si (3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candía: 1 giu-
conviene, et si attenderà alla sicurtà di quelli fedelis- gno 1559.
simi nostri sì come ne parerà esser bisogno » (V. A. S. :
01
486 I M O N U M E N T I V E N E T I D EL L * IS O L A D i C R E T A

Ben altrimenti andarono le cose dopo l'incendio ed il saccheggio sof­


ferto dalla città per opera dei corsari di Ulazzalì. Ridotta la città ad un muc­
chio di rovine, e dimostrata così palesemente l’insufficenza delle misere fortifi­
cazioni sino allora costruite, l’idea fu ripresa non solo, ma anzi modificata nel
senso di costrurre sul colle una vasta fortezza, ove eventualmente fosse da rie­
dificare in luogo più sicuro parte delle distrutte abitazioni. Come già la citta di
Candia vedemmo altra volta demolita e gli abitanti trasportati alla vicina fortezza
di Temene ; come per Sitia ricordammo la proposta di abbandonare l’antica sede
per mutarla con quella del Ljòpetro — e poi anche col Paleocastro di Sitia —;
e per Canea del pari accennammo al progetto di ridurre la città al Paleocastro
della Suda; così a Retimo pure pensavasi di rifabbricare parte dell’abitato in
luogo più forte e più difeso, approfittando dell’opportunità offerta dall’attiguo
colle di settentrione.
Una nuova ambascerìa a nome dell’ intera università di Retimo si recava
per ciò a Venezia, allo scopo di dimostrare come fosse necessario che la città
risorgesse dalle sue rovine, e che a sua tutela — sì dai pericoli esterni, sì dagli
interni — si provvedesse a munirla di più valide fortificazioni. E insisteva quindi
affinchè dal Senato venisse concessa l’autorizzazione a dar mano ai lavori0'se ­
condo il progetto eseguito già — troppo affrettatamente invero come vedremo
__ da Sforza Pallavicini(2) : implorando pure che lo stato volesse, come il solito,
concorrere per metà nelle spese.
Il Senato si lasciò convincere sino ad un certo punto soltanto; e decretò
che la propria contribuzione fosse limitata ad otto nula ducati, un terzo cioè
di quanto prevedevasi avrebbe costato 1 intera fortificazione U
t1) Cfr. pure già la relazione del provveditor gene­ per continuar molto piu le sollevationi di questi conta­
rale Lorenzo da Mula (V. A. S. : Relazioni, LXXVIII). dini, con manifesto pericolo del restante dell'isola, sì
(2) Vedasi la sua scrittura del 5 ottobre 1571 in come in effetto è stato veduto et provato li mesi passati,
V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : volumi in che, havendo convenuto a questo clarissimo nostro reg­
gimento per salvezza loro retirarsi alle montagne, im ­
appendice.
(3) < Primo : che, essendo cosa necessaria che la vostra mediate si solevorno g ran parte delti vilani di questo
fidelissima città di Retiimo sia habitada, si come è territorio p er am azzar, come già dettero principio, tutti
stata sin hora, rispetto la distantia che si ritrova da noi fidelissimi, il che sarebbe senza diibio alcuno suc­
essa, che è nel mezzo di questo regno, alle due città cesso, quando che così espeditamente non fusse ritor­
principali, cioè Candia et Canea, mediante la qual di- nato il clarissimo reggimento nella d ttà , la venuta et
stantia, come per il passato è stato per vera esperientia residentia del quale molto d giovò a noi tutti ; nè p o­
provato, era impossibile che ’l territorio suo potesse tendo in modo alcuno detta d ttà esser habitata da noi,
redursi sotto la giurisdittione delle predette città, et senza che la sia ridotta in qualche fortezza et sicurtà,
p er consequens essendo impossibile che, mancando reg­ così per il pericolo di qualche nova incorsione, come
gimento da questo loco, Vostra Serenità possi trazer anco per il timore certissimo che s’ha delli tumulti et
conspirationi delli predetti distrittuali ; nè potendosi
dalli distrittuah suoi servitio alcuno, anci essendo cosa
certissima che, mancando il timor et freno delti rapre- fa r essa fortificaiione con quella poca spesa che ricerca
sentanti di Vostra Serenità in questa p arte, saranno la salute nostra et la conservation di questo importati-
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI R E T I M O 487

Il nuovo rettore Alvise Landò, giunto a Retimo nel febbraio del 1573, non
azzardò di iniziare tosto i lavori, per tema di una sorpresa da parte del Turco ;
ma, assicurato finalmente anche a questo riguardo, nel successivo estate diede
principio alle opere, avvertendone Venezia col dispaccio del 3 agosto (1). La prima
pietra venne posta il 13 settembre di quell’anno 1573 (2).
Secondo il modello del Pallavicini(3), la fortezza doveva avere forma poli­
gonale, alquanto allungata da oriente ad occidente. A mezzogiorno calcolavasi
di costruire due baluardi, denominati di S. Maria (poi S. Paolo) all’angolo sud-est,
e di S. Luca (o S. Lucia) all’opposto cantone di sud-ovest, ed un puntone,
detto di S. Elia, nel mezzo fra i due baluardi. Il baluardo chiamato di S. Sal­
vatore (poi S. Nicolò) era destinato ad occupare la parte centrale del lato di
levante. Nel resto dovevano costruirsi delle cortine angolate, o speroni più o meno
tissimo regno, sì come a bocca sarà dichiarato a Vo­ di quell’isola, che di ogni sorte danari debba andar
stra Serenità dal nostro oraior, in altra parte della somministrando per queste opere, fino alla stimma de
città che sopra ’l monte situato in essa chiamato Paleo­ altri ducati 2 mila, per la portion che gli tocca delti
castro, luogo attissimo per f a r una perfetta fortezza due terzi sopradetti. Tl restante veramente sia tenuto
et capacissimo per potersi nelli tempi pericolosi rcditr quel reggimento andar preparando et metter insieme
ad habitar noi con le moglie et figlioli nostri, sì come delti danari che di tempo in tempo si cavaranno di
da molti rapresentanti di Vostra Serenità peritissimi quei datii nostri, perchè siati pronti gli altri ducati 4
in questa parte viene constantissimamente affermato : mila, sempre che sarà bisogno per continuar la detta
si suplica con ogni debita summissione d ’animo a Vo­ fortificatione; essendo obligata quella magnifica com­
stra Serenità che si degni, così per beneficio suo pub­ munità haver similmente preparati li due terzi per la
blico, come anco per la salute et conservatione de noi, portion a lei spettante, come di sopra è dicchiarato.
suoi fidelissimi sudditi, concederci la fortificatione Secondo : che, parendo a Vostra Serenità conceder a
di detto monte, secondo ’l dissegno lasciatone dall’illu­ quanto per il pruno capitolo havemo supplicato, si
strissimo signor Sforza ; offerendosi ancor noi, benché degni parimenti inviarci, quanto prim a a lei parerà,
siamo restati privi quasi di tutto l’haver et facilità qualche persona che habbia bona esperientia et perfetta
nostre, prontamente contribuire la giusta mità del da­ cognitione delle cose spettanti alle fortificationi, la quale,
naro che sarà speso in detta fortificatione, dandone dopo piantata et fondata essa fortezza secondo il mo­
Vostra Serenità l’altra mità et le solite opere et angarìe dello et dissegno sopradetto dell’ illustrissimo signor
de contadini et distrittuali, solite a concedersi alle fa - Sforza, debbia anco rimanere in questo loco per pro­
briche di questa città. cacciare et con diligentia solicitare il compimento di
Quanto al prim o : che sia lor concesso il poter fo r ­ questo negocio ; constituendogli quel salario che a lei
tificar Rettimo di quel modo et in quel loco che hanno parerà d'essergli satisfatto delli danari di detta fa ­
ricercato ; con la condition delle opere et angarìe de brica ; facendogli consignar parimente quell’ istramenti
contadini et distrittuali, solite a concedersi alle fa b ri- che per tal effetto gli parerà necessarii et dall’amba-
che di quella città. Et per questa così buona et neces­ sciador nostro saranno ricercati.
saria opera, essendo sta per essi ambasciatori calcii- Quanto al secondo : che sia commesso a quel reggi­
lato che vi possi andar di spesa fino ducati 24 mila, mento nostro che sopra il fa tto debba proveder di per­
sia tenuta contribuire la Signoria nostra per il terzo sona che sia prattica et sufficiente a questo maneggio
solamente, che è ducati 8 mila, dovendo gli altri due et assignarli quel stipendio che sarà conveniente, delti
terzi, che sono ducati 16 mila, et quel di più che vi danari di detta fortificatione > (V. A. S. : Senato Mar,
mancasse oltra la suina predetta, esser spesi da quella XLI, 22* segg. — Cfr. Ibidem, 52*).
magnifica communità del suo, fino all’ integra et com­ (!) V. A. S. : Dispacà dei prov. da Candía.
p ila perfettione della ditta fortificatione. Belli quali (s) Quanto ai suoi precetti nell’arte militare, cfr.
ducati 8 mila, per il terzo a noi spettante, sia de pre­ C. P : Biografie cit., pag. 461.
r o m i s

sente fa tta provisione de ducati 2 mila, da esser man­ (3) V. A. S. : Relazioni, LXIi (Relazione del ret­
dali con prim a occasione a Rettimo p er l’effetto sopra­ tore Alvise Lando).
detto. Et sia scritto a quel provveditor nostro generai
488 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ IS O L A DI C R E T A

sporgenti, fra i quali, all’angolo nord-est, la punta di S. Sozo (poi S. Teodoro)(l),


a ponente di essa la punta di S. Giustina (poi della Madonna), e, nel tratto oc­
cidentale della fortezza, l’angolo di S. Spirito.
Fedelmente attenendosi al progetto del Pallavicini, 1’ ingegnere Gian Paolo
Ferrari aveva già tirati i segni delle nuove costruzioni, quando il governatore
Latino Orsini, passando per di là, trovava da emendare il tracciato in un punto
verso occidente, dove sarebbe stato necessario tagliare un durissimo macigno,
laddove agevole riusciva evitarlo, colla costruzione di un dente : “ et mo­
strai „, dice l’Or sini medesimo, “ che si potrebbe con manco spesa assai an­
darsi accomodando ad alcuni siti che la natura p ro p ria mostra, li quali fa ra n n o
quel medesimo effetto che si desidera : non m i meravigliando punto se da quel-
V ingegniero (intende alludere al Pallavicini) quel poco di sito non potè esser
così ben esaminato, poiché, non vi essendo egli, p er quanto intendo, ferm a to nel
luogo più che due bore, non ebbe spatio di poter considerare ogni m inutia „. Mal­
grado tale constatazione però, l’Orsini, abbandonando la città, consigliava di conti­
nuare i lavori colà dove a lui pure sembrava ben progettato il disegno del Pallavicini,
e di chiedere intanto istruzioni a Venezia quanto al rimanente (2). E così fu fatto.
Pochi mesi dopo capitava a Retimo il nuovo governatore Brunoro Zam-
peschi ; il quale a sua volta studiò un altro punto della fortezza ; ed a sua volta,
“ rispetto alla profondità che si ha trovato nella parte del baloardo verso le­
vante (quello cioè di S. Maria)(3).... et considerando la molta spesa et tempo
ch’a n d a n a a continuare al modo del dessegno venuto da Venetia, et essendo
gli sospetti grandissim i, deliberò che si scavezzasse la coltrina, et, lassando
fuori detto baloardo, s’andasse a ritrovar il fianco del baloardo di sopra verso
tram ontana „. L ’idea piacque al rettore, piacque ai consiglieri, piacque all’in­
gegnere Ferrari, e, ritenuto specialmente che, anche volendo tornare al disegno
primitivo del Pallavicini, ciò non avrebbe implicato la distruzione di tale nuova
parte, sembrò a tutti conveniente di riprendere i lavori su tale base, senza
aspettare da Venezia autorizzazione di sorta (4).

(') Il colonnello Ascanio Andreasi, nella stia rela­ (3) Nel dispaccio dello Zampeschi del 6 aprile 1574
zione del 1575 tV. M. C. : Ms. Miscellanea Correr, è detto che neppure a 3 passa di profondit.à erasi
2681) si provò sì a battezzare col suo nome tale trovato un appoggio per le fondamenta (V. A. S. :
punta, e ad intitolare con quello del rettore Alvise Dispacci dei prov. da Candía).
Lando il baluardo di S. Luca : ma la sua nomencla­ (4) Ibidem : 31 marzo e 6 aprile 1574. — Vedasi
tura non ebbe fortuna. la figura 292, ove chiara apparisce la riforma pro­
(2) V. A. S.: Dispacci dei p ro v. da Candía: 24 agosto posta dallo Zampeschi al baluardo di S. Maria; lad­
1572.— Cfr. altra sua scrittura del 26 settembre 1574 dove è punteggiato l’orecchione originariamente i-
in: Senato Secreti, filza XLV, incarto 2 ottobre 1574. deato dal Pallavicini,
L E F O R T I F I C A Z I O N I DI R E T I M O 489

Di questa opinione però non si mostrarono gli abitanti di Retimo, i quali,


avendo intravvisto che i lavori non procedevano quali erano stati ordinati, “ m a
diversissimamente da quello, con notabilissimo dano et mancamento della com­
piuta sicurtà di essa fortezza „, non si peritarono di spedire a Venezia una
supplica, chiedendo che il rettore venisse richiamato al dovere e costretto a con­
durre a termine la fabbrica secondo i disegni originali(1).
Venezia chiamò a consulta tanto il Pallavicini quanto l’Orsini, i quali si
erano già trovati insieme ed intesi fra loro e cogli ambasciatori di Retimo ; ed
il Pallavicini presentò un nuovo disegno ed una scrittura (2), dove erano accolte
le modificazioni consigliate daU’Orsini ed era tenuto conto altresì delle obbiezioni
mosse dello Zampeschi : cercando di ritornare bensì al proprio disegno originale,
ma di risparmiare però il più possibile quanto il rettore Landò avea già ese­
guito sulle indicazioni deH’Orsini e dello Zampeschi o fors’anchc in seguito ad
ispirazione sua propria o a consigli dell’ingegnere Ferrari e del colonnello Asca-
nio Andreasi(3).
Ritirata più in alto la cortina fra il baluardo di S. Salvatore e quello di
S. Maria, anche tale baluardo sarebbe riescito in posizione più elevata ed ac­
concia; il puntone di S. Elia sarebbesi ingrandito, includendovi quel terreno che
ne era rimasto fuori ; la cortina fra il puntone stesso ed il baluardo di S. Luca
sarebbesi trasportata più in basso ; nel terreno al di fuori di quespultimo baluardo
si sarebbe costruito un revellino per non abbandonare indifeso quel tratto di
colle(4) ; si sarebbero aperti due portelli di sortita dalla parte del mare ; mentre
in fine due traverse erano disegnate, le quali, partendosi dalla fortezza, dove­
vano calare fino alle scogliere della spiaggia di settentrione. Quanto poi alla
spianata che Latino Orsini credeva opportuno sistemare ai piedi del colle, de­
molendo buona parte delle case della città quivi situate, onde render più libera
la visuale della fortezza, il Pallavicini non ne riconosceva la necessità.
(>) V. A. S. : Senato Secreti, filza XLV, incarto 2 pre quando è occorso : più che si babbi potuto ampliando
ottobre 1574. le piazze delle diffese, non stringendo il corpo della
(2) Vedasi tale scrittura, colla data del 1574, in città, et schivando con poco muro di più la molta spesa
appendice, doc. 5. del tagliar il sasso... con più avertenza ragionevol del
(3) La scrittura del Pallavicini infatti parla di pa­ possibil, non curando per questo maggior beneficio
recchie modificazioni apportate al suo disegno, delle transgredir le cortine di un passo di meno o di un di
quali non è memoria nei citati documenti riguardanti più, non p u r facendo li angoli una quinta, sesta o ot­
l’Orsini e lo Zampeschi. — Si veda poi la relazione tava parte più ottusi o acculi per schivar il taglio ».
dell’Andreasi in V. M. C. : Ms. Miscellanea Correr, (4) Secondo l’Orsini sarebbe bastato invece co­
2681. In essa si cerca difendere le apportate modi­ struire un parapetto agli orli di quel terreno, ove
ficazioni, sostenendo che esse furono molto lievi ed collocare degli archibugieri a difesa del luogo (V.
eseguite sempre ragionevolmente, < avertendo di A. S. : Senato Secreti, filza XLV, incarto 2 ottobre
scostarsi meno del possibile dal detto dissegno, et sein- 1574).
490 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Discussa e ponderata la cosa in Senato, per quanto poteva permetterlo la


lontananza e la niuna conoscenza dei luoghi, il 2 ottobre 1574 usciva una de­
liberazione, con cui ordinavasi che la fabbrica della fortezza dovesse stretta-
mente attenersi a tale nuovo disegno del Pallavicini ; e che fossero quindi ab­
battute le parti che non vi corrispondevano e costruite le altre tuttora mancanti(l).
Il provveditore Foscarini, come ebbe ricevuto tale ordine, mandò a Retimo
T ingegnere Alessandro Campi, incaricato della sua esecuzione ; mentre egli si
riservava di portarsi più tardi in persona sul luogo
Appena il rettore Lando ebbe notizia del decreto, si affrettò a scrivere a
Venezia, assicurando che false erano le informazioni fornite dagli ambasciatori
Retimiotti(3), i quali non aveano ricevuto di ciò incarico alcuno, e dimostrando
come lungo e troppo costoso sarebbe tornato l’apportare alla fortezza le modi­
ficazioni richieste dal novello disegno(4). Lo stesso ingegnere Campi, il quale
aveva cominciato a disfare la cortina fra il baluardo di S. Salvatore e quello
di S. Maria (lunga 500 piedi, alta da 10 a 26, e grossa 8), aveva smesso ben
presto il lavoro, non bastandogli Tanimo di distruggere una fabbrica condotta
già tanto a buon punto; ed aveva preferito metter mano alle fondamenta delle
mura fuori del baluardo di S. Luca. Quivi pure però trovava da osservare al
Foscarini che le linee tanto facilmente tracciate a Venezia sulla carta, non
altrettanto facilmente si potevano in pratica attuare sul terreno : “ la cor­
iina che si p a rtirà dalla punta del helloardo S. Luca, tirrando innanzi non
potrei andar totalmente p er retta linea, sì come è fo rm a ta nel dissegno, atento
che, per un gran diruppo che ivi si ritrova , è fo rza tirra r essa cortina con
un angolo in dentro et poi tornar di nuovo all’ordinato segno ; V altra cortina
da fa r s i similmente da questa parte, che si spinge medesimamente innanzi, p a r­
tendosi da l’angolo che ella f a con le linee non tirate m a restate in campo
bianco, dico che, osservando totalmente l’ordinata misura, ella onderebbe troppo
nel basso : però terrom i alquanto p iù in dentro p er restar nell’alto „. Del resto
egli trovava che le modificazioni ordinate erano bensì opportune, ma non neces­
sarie ; laddove grande spesa avrebbe importato l’ingrandimento del puntone di
S. Elia, dovendosi “ fabricare in alcuni luochi dove egli ir aboca grandemente
al basso „ ; come pure assai laboriosa sarebbe riuscita la fabbrica delle traverse

(!) V. A. S. : Senato Secreti, LXXIX, 14. LXII).


(s) V. A. S .: Dispacci dei prov. da Candía : 22 gen- (4) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andía: 21
naio 1575. gennaio 1575.
(3) C fr. p u re la sua relazione (V. A. S. : Relazioni,
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI R E T I M O 491

fino al mare, le quali, viceversa, non avrebbero potuto durare lungo tempo contro
i colpi delle onde, e sarebbero riuscite del tutto superflue (l).
Aggiungevasi agli altri Francesco Barozzi, provveditore ad utilia della
comunità di Retimo, il quale a sua volta insisteva presso il Foscarini affinché
le riforme venissero sospese, in considerazione della difficoltà e della forte spesa,
della poca utilità che ne sarebbe derivata, e del grande danno di dover demolire
buona parte delle fabbriche con tanta fatica già costruite
La verità doveva essere che, se i Retimiotti avevano mosse delle rimostranze
a Venezia contro l’opera del rettore Landò, sia perchè fossero persuasi della
sua imperfezione, sia forse anche per astio contro il rettore stesso (il quale
si mostrava fautore della spianata voluta dall’Orsini)(3), messi alla prova della
realtà e veduto a quale enorme spesa sarebbesi andato incontro eseguendo il di­
segno mandato da Venezia, si affrettarono a sconfessare i loro ambasciatori,
ed a dichiararsi sodisfatti del modo come la fortezza erasi condotta, rinunziando
ad ogni modificazione.
Impacciato il Foscarini di fronte a tale ambiguo contegno della cittadinanza,
diede ordine di sospendere i lavori nei punti controversi, e mandò lettere a
Venezia per chiedere istruzioni sul modo di comportarsi(4). Alcuni mesi più tardi
recavasi poi egli personalmente a Retimo ; dove, visitati i lavori, condotti già
a buon punto in tutto il recinto dalla parte verso terra, riconosceva pur egli
necessario costruire l’aggiunta fuori del baluardo di S. Luca, data specialmente
1’ impossibilità di prolungare più oltre il puntone di S. Elia (5). Onde concludeva
che “ si andarci continuando p iù conforme al dissegno et ordini ultimamente
m andato che sarà possibile f ' \
Quale sia stata in proposito l’opinione di Venezia non sappiamo. Ci consta
invece che i lavori procedettero tanto speditamente per la “ stavacante diligentia
et fatiche incredibili „ del colonnello Emanuele Mormori(7), che nel 1577 la
fortezza era già terminata dal lato di mezzodì (8) ed in parte anche verso levante
e ponente; e nel 1578 serrata completamente anche dalla parte di settentrione:
p ) V. A. S . : Dispacci dei prov. da Candia: 22 g e n ­ (5) < E t è ben cosa impossibile poter allongar p iù la
naio 1575. — C fr. pure la g ià c ita ta re la zio n e dell’An- tenaglia ch’è appresso la porta di S. Elhia, perchè
d re asi (V. M . C . : Ms. Miscellanea Correr, 2681). sarebbe bisogno fondarne una gran parte tn un pro­
(2) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: g e n ­ fondoi, che sarebbe con troppa grande difficoltà ».
naio 1575. (6) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 2 m a g ­
(3) V edasi la c ita ta su p p lic a del 17 se tte m b re 1574 gio 1575.
(V. A . S. : Senato Secreti, filza X LV , in c a rto 2 o tto ­ (') V . A . S. : Senato Mar, filza L X X X III, in c a rto
b re 1574). 30 m arzo 1583. C fr. la sua s c rittu ra fra le Mappe.
(4) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 30 g e n ­ (8) V. A . S . : Dispacci dei prov. da Candia: 2 n o ­
naio 1575. v e m b re 1577-
492 i m o n u m e n t i v e n e t i d e l l ’is o l a d i Cr e t a

in tutto seguendo, a quanto pare, i “ novi ovdiìli del Foscavivi „ \ Così che
altro non restava che attendere ai lavori in terrapieno (2).
Ridotta così a buon termine la fortezza, tornò a galla anche la questione
della spianata da costruirsi davanti ad essa ; poiché, avendo il rettore Davide
Bembo emanato l’ordine che tutte le case poste nel recinto destinato alla spia­
nata medesima venissero dai proprietari abbattute entro il settembre del 15/8,
minacciando altrimenti di farle demolire a loro spese, la cittadinanza di Retimo
presentò a lui una supplica, perchè fosse ritardata l’esecuzione di tale decreto.
Tentavano infatti i Retimiotti di dimostrare non essere la spianata affatto ne­
cessaria alla sicurtà della fortezza, dacché il Pallavicini stesso (pur celebre per
l’inesorabile demolizione compiuta nel fortificare Bergamo) la aveva ritenuta
superflua ; ricordavano ancora che, se colla demolizione delle case loro volevasi
ottenere lo scopo che i cittadini se ne costruissero di nuove entro il recinto
della fortezza, altro effetto non sarebbesi invece conseguito che di costringere gli
abitanti ad abbandonare la città per ritirarsi in villa ; e pregavano infine si ri­
sparmiassero per qualche tempo ancora quelle case (che — a farlo apposta
erano proprio le uniche sorvissute al saccheggio del 15/0) finché i cittadini
avessero avuto agio di fabbricare con comodità delle nuove abitazioni in for­
tezza (3).
Sulla controversia esprimeva il proprio parere anche Emanuele Mormori.
Per lui omettere affatto la spianata era cosa assurda ; perchè tanto sarebbe
valso non fabbricare neppur la fortezza. Ammetteva però si potesse discutere
invece sull’estensione da darsi ad essa ; ma anche su questo punto era con­
traria l’opinione sua da quella del Pallavicini, poiché egli ammetteva necessario
raggiungere l’estensione dei 140 passi voluti dal Foscarini, col distruggere nella
strada di S. Sofia tutte le abitazioni a levante fino a casa Zarafti, e di là rag­
giungere S. Maria degli Angeli (escludendo la chiesa e tutti i fabbricati posti
da quella parte) e la fontana di piazza ; rasi al suolo parimenti avevano ad es­
sere i ruderi dell’antico castello, che impedivano alla fortezza di dominare com­
pletamente il porto (4).
La questione restò per allora insoluta. Ciò non impedì per altro che
sull’argomento tornasse Baldissera Rangone, nell’accennare ai bisogni della for-

(*) V. A . S. : Senato Mar, filza L X X X III, in c a rto (3) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 28 a-
30 m arzo 1583. g o sto 1578.
(s) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 10 (4) Ibidem : 81 a g o sto 1578. (C fr. pag . 169).
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI R E T I M O 493

tezza(l), finché il provveditore Michiel decise andarvi in persona coll’ ingegnere


Bressani, per studiare sul luogo il da farsi(2).
Quando nel 1580 giungeva a Retimo il rettore Bernardo Polani, Venezia
era debitrice ancora di 3665 degli 8 mila ducati da essa promessi per la fab­
brica della fortezza. Questa però era già condotta ad ottimo termine.
Nel lato di mezzogiorno infatti, per opera del Mormori(3), erasi ridotto a
baluardo il pontone di S. Elia ; ed in luogo della forbice o tenaglia voluta dallo
Zampeschi a S. Maria, erasi ritirata la cortina più in su e formato un baluardo
con orecchione(4), di guisa che tutti e tre i baluardi (di S. Maria, di S. Elia e
di S. Luca) erano finiti sino al cordone, e solo vi mancava da perfezionare gli
orecchioni, nonché i parapetti, cominciati appena allora al baluardo di S. Luca.
Parimenti fino al cordone era tirato il baluardo di S. Salvatore ; e nel rima­
nente tratto di occidente e di tramontana altro non restava che alzare alquanto
le muraglie di 4 o 5 piedi(r,). Anche la porta ^ ed i due portelli erano stati
muniti di imposte in legno dal provveditore Natale Donà (7).
Pertanto al rettore non rimaneva che occuparsi dei terrapieni. Ed egli vi
attese di fatti con zelo, malgrado l’inclemenza della stagione ed il misero con­
corso degli angarici(8). Per di più, in seguito a deliberazione presa dal capi­
tano Giovanni Mocenigo costruì altresì la famosa spianata, limitandone però
l’estensione a soli 50 passi dalla fronte dei baluardi(10). Ma né a lui nè al go­
vernatore Gian Maria Martinengo essa sembrò sufficente. Onde quest’ultimo ne
reclamava l’ampliamento; e al tempo stesso raccomandava di terminare i para­
petti (U), di accomodare il fianco di S. Salvatore, di costruire un cavaliere sopra
la porta maestra(l2), e di allargare la fortezza coll’occupare quel terreno che
(*) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : volum i dei prov. da Candia : 28 a g o sto 1581 : allegato). E f­
in a p p e n d ic e : 24 o tto b re 1579. fe ttiv a m e n te p e rò non rim a se ro più ta rd i se non la
(*) V. A . S. : Relazioni, L X X V III — Dispacci dei p o rta m a e s tra nel la to di o rien te, presso il b aluardo
vrov. da Candía : 19 m arzo 1580. di S. M a ria, e due portelli, l’uno a se tte n trio n e e
(3) C fr. V. A . S. : Senato Mar, filza L X X X III, in­ l’a ltro ad o c cid en te della fo rtez za .
c a rto 30 n o v e m b re 1583 — Dispacci dei prov. da (7) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 2 g e n ­
Candía : 15 m aggio 1581. naio 1580.
(4) V e d .la c it. sc rittu ra d e lM o rm o ri in V. A .S .‘.Mappe.
(8) Ib id e m : 14 m aggio 1580.
(3) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 20 a- (9) Ibidem : 14 m aggio 1581.
g o sto 1580 — Relazioni, L X X V III (R elazio n e del (10) Ib id em : 7 se tte m b re 1581.
p ro v v e d ito re L uca M ichiel). (u ) D a un a ltro dispaccio (Ibidem : 20 n o v em b re
(6) D alle più a n tic h e m em o rie, che avem m o g ià o c­ 1582) a p p ren d iam o invece che, anziché v e n ir ultim ati,
casione di c ita re (v ed asi n o ta 5 a pag. 491 ; nonché la i te rra p ie n i an d av a n o rov in an d o p e r non essere sta ti
re la zio n e d e ll’A n d re a s i in V. M . C. : Ms. Miscellanea ben b a ttu ti.
Correr, 2681), pare d o v ersi d e d u rre che u n a p o rta (12) Il c a v a lie re , che a v ev a lo scopo di a ssic u ra re
della fo rte z z a fosse p re sso il p o n to n e di S. E lia ; la c o rtin a fra S. E lia e S. S a lv a to re , deve e ssere
m en tre u n ’a ltra e ra s ta ta p ro g e tta ta nel fianco o cci­ s ta to id e a to p u r esso da E m anuele M o rm o ri e da lui
d e n ta le del b a lu a rd o di S. L uca (V . A. S. : Dispacci fa b b ric a to (C fr. la su a s c rittu ra in V . A . S. : Mappe).
62
494 I MONUMENTI V EN ETI D E C IS O L A DI C R E T A

restava fuori del baluardo di S. Luca e della cortina fra il baluardo di S. Maria
e quello di S. Salvatore
Nel 1583 veniva eseguito il computo completo della fabbrica della fortezza(2),
di quanto ad essa mancava e della spesa che essa aveva importato. Dal maggio
del 1574 al marzo del 1582 eransi spesi 130840 perperi(3), più gli 87000 ri­
scossi dal risarcimento di angarle e devoluti parimenti alla fabbrica della for­
tezza. Oltre di che il vitto ai 40206 angarici avea costato 482472 perperi ; ed
altri 47383 il legname ed il ferro. La spesa totale ascendeva così a 51454
ducati. — Di muro eransi costruiti 5975 passi cubi(4) (a 5 ducati il passo) ed
altri 3270 passi quadri (a 1 ducato il passo) nei vari edifizì interni ; di terreno
eransi ammassati 11228 passi cubi, impiegando 12800 angarìe ; di roccia eransi
tagliati 372 passi (a 3 ducati il passo) ^ ; e finalmente crasi costruita la porta
ed i due portelli (ducati 159), ed eransi infissi nelle mura cinque leoni di S. Marco
(a 140 perperi l’uno) e 26 stemmi (a 20 perperi l’uno). — Le 5 fornaci di
calcina aveano complessivamente costato 107 ducati. — I debitori di angarìe
erano 19091 nella provincia di Retimo, 26964 in quella di Milopotamo, 4815
nel giudicato di S. Baseio, e 13072 in quello di A m a r i ; la massima confu­
sione regnava in questo campo (7) ; e gli esattori, pagati dagli inobedienti, dagli
angarici cioè condotti a forza al lavoro, davano origine a continui scandali e
soprusi(s). — Perchè la fortezza fosse compiuta, mancavano ancora 5 mila passi
cubi di terreno e 216 passi cubi di muratura (9).
Di questa opinione non era però Latino Orsini, il quale, giunto a Retimo
nel seguente anno, trovava che ben altri erano i bisogni della fortezza. Infatti

(fi V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 24 d i­ m ae stra.


cem bre 1581, 12 luglio 1583 e 12 o tto b re 1584. (6) N el feb b raio del 1586, q u a n d o p re se n tò la sua
is) P e r q u a n to rig u a rd a le spese nella fo rte z z a di re la z io n e il re tto re A ngelo B aro zzi (V. A . S. : Rela­
R etim o e le questio n i d e riv a te n e , si v ed a p u re V. B. M .: zioni, L X X X V I) gli individui dai 14 ai 60 anni te n u ti
Hai. V II, 304. b. — V. M . C .: Ms. Wuchovich L a zza ri, aH’a n g a ria di due s e ttim a n e (12 giorni a ll’anno) eran o
X X V I, 1. 7 8 1 4 ; e il debito a m m o n ta v a a 87712 a n g a rìe ; onde
(3) In te re ssa n te è n o ta re in p ro p o sito — com e os­ il B a ro zz i p ro p o n e v a di rim e tte rlo c o m p le ta m e n te a
serv a an ch e il c ap ita n o G iovanni M ocenigo (V. A . S.: tu tti co lo ro che fo ssero a cco rsi re g o la rm e n te a so ­
Relazioni, LXXX1) — com e soli 55 m ila p e rp eri sian o disfare il pro p rio d o v e re nel 1586. D a lla relazione
sta ti spesi in m ano d 'o p e ra , e ben 85 m ila in sa lari invece del re tto re L u ca F a lie r, d e ll’ o tto b re 1595
ai p ro ti, agli sc riv a n i ed ai so p ra sta n ti. — T ra gli a ltri (Ibidem ), apparisce c h e, su 4 1 3 0 0 a b ita n ti del te rrito rio ,
stip en d ia ti ric o rre il nom e di M a n d i Z an caro p u lo , le a n g a rìe eran o 8559. P e r risa rc irle a b b iso g n av a n o
< murer et inzegnier ». 8 p e rp eri.
(4) I m u ri d istru tti in cau sa delle m odificazioni alla (7) C fr. pure V. M . C. : Ms. Wuchovich L azzari,
p ian ta della fo rte z z a si calco lav an o co m p le ssiv a m e n te X X V I, 1 — V. B. M . ; Ilal. V II, 304. b.
p e r 704 passi cubi. (8) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 m arz o
(5) E rasi ta g lia ta la ro c cia al p o rte llo o c cid en tale, 1584.
alla p u n ta di S. L uca, alla c o rtin a fra S. L uca e S. Elia, V . B. M . : Hai. V I, 156: a c u i rim andiam o p e r
al fianco o ccidentale di S. Elia, e fuori della p o rta m ag g io ri d e tta g li.
LE F O R T IF I C A Z IO N I DI R E T I M O 495

fra alzamenti di muraglie, apertura di cannoniere, costruzione di parapetti, ag­


giunte di orecchione al fianco nord del baluardo di S. Maria ed a quello est
del baluardo di S. Luca, e fabbriche di traverse al cavaliere della porta maestra
ed altrove, di un vólto al portello occidentale e di varie garette, occorrevano
ancora ben 583 passi cubi di muro : ognuno dei quali, secondo il preventivo di
Giovanni Scordili, proto delle fabbriche, importava una spesa di 21 perperi fra
calcina e stipendio ai capimastri (il resto era fatto dalle angarle). Oltre a ciò,
volendosi veramente ridurre la fortezza in conveniente stato di difesa, era pur
necessario provvedere in qualche modo alle prominenze escluse al di fuori del
lato meridionale ; per rinserrare le quali entro il perimetro della fortezza sarebbe
stato d’uopo costruire ben 115 passi cubi di muro per il sito al di là del baluardo
di S. Luca e 16 passi cubi per quello presso S. Elia. L ’Orsini però, a comple­
mento di quell’anteriore suo progetto di costruire dei parapetti sull’orlo di tali
dossi(1), suggeriva di circondarli invece con una specie di fosso, o meglio di cu-
(J) A ta le p ro g e tto si richiam a a n co ra il re tto re 1536 (V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candía).
B en etto B em bo in u n suo dispaccio del 2 g ennaio
496 I MONUMENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI C R E T A

nicolo cavato nel sasso (1), di 140 passi di circuito, alto 5 piedi e largo altret­
tanto <2).
Per nulla atterrito dai costosi preventivi, il rettore Angelo Barozzi avea
ripreso intanto i lavori ai terrapieni ; e nello stesso anno 1584 era riuscito
a compiere quelli delle cortine di mezzogiorno, quelli del tratto fra il baluardo
di S. Luca ed il portello occidentale, e parte di quelli ai baluardi di S. Luca
e di S. Elia ; nonché i terrapieni sopra la porta maestra (3).
Inoltre eransi terminati due dei cinque cavalierotti ideati per la fortezza (4).
Nel 1586 non restavano ormai più incompiuti se non 400 passi cubi di terra­
pieno, una metà cioè ai baluardi ed una metà ai parapetti ; mentre in muratura
mancavano pur sempre alcune cannoniere, 557 passi di cordone e 275 passi
cubi di muratura con cui alzare le cortine (5).
Dopo una breve interruzione, i lavori furono ripresi nell’estate del 1587,
sotto la direzione del rettore Benetto Bembo e del governatore Virginio Belloni.
Per procedere più speditamente, si volle sperimentare il sistema di offrire i vari
lavori all’ incanto ; e dalle angarìe stesse si ottenne un maggiore concorso, grazie
alle disposizioni del provveditore Giovanni Mocenigo riguardanti la riduzione dei
loro debiti. — Agevole riuscì in tal modo terminare le cannoniere, alzare le
muraglie, continuare i terrapieni ed i parapetti, e lavorare altresì al cavaliere
della porta maestra e all’altro del baluardo di S. Luca, destinato a difesa contro
gli eventuali attacchi dall’opposto colle di S. Atanasio al di là della città(6).
Così, quando giungeva in Creta il generale Giambattista Del Monte, egli
vi trovava la fortezza di Retimo pressoché terminata. Onde, pur riconoscendo
i difetti, credette suo dovere esprimere la propria sodisfazione per l’opera com­
piuta (7). Pira ben vero infatti che la fortificazione era stata costruita collo scopo
di accogliervi le nuove abitazioni dei cittadini, laddove i Retimiotti — sbollito
l’entusiasmo dei primi momenti, e sperimentata la ristrettezza della fortificazione (8\
la cui area era occupata quasi completamente dagli edifici pubblici e governativi
(!) La relazione di A lvise G rim ani del 1586 (V. A. S.: (7) V. B. M. : Iial. V II, 1528.
Relazioni, LX X IX ) ci a tte s ta che ta le cunicolo fu (8) P e r q u e sto fo rse M eo C assini id ea v a un n u ovo
an ch e co m in ciato a c a v a re . p ro g e tto , p re se n ta to alla a p p ro v a z io n e della R e p u b ­
(*) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 28 a- blica, secondo il quale la fo rte z z a a v re b b e d o v u to
g o sto e 5 se tte m b re 1584. sc e n d ere ad a b b ra c c ia re p a rte della c ittà , o tten en d o
(3) Ib id e m : 11 a p rile e 14 a g o sto 1584. — secondo lui — p a rec ch i v a n ta g g i ad un tem p o ,
(') Ib id e m : 24 a g o sto 1585. di fo rtificare cioè il porto e b u o n tr a t t o della c ittà,
(5) Ib id e m ; 2 gennaio 1586. di e v ita re la v o lu ta dem olizione p e r la sp ia n a ta , e di
(6) Ibidem : 2 a g o sto 1587 — e volum i in ap p en d ice: re n d e r possibile la c o stru zio n e di u n a fossa e di una
26 agosto 1588 (lettera di A ntonio G rim ani). — C fr. c o n tro s c a rp a , m an c am e n to che egli rite n e v a esiziale
p u re la re la zio n e del re tto re B en etto B em bo (V , A. S.: alla fo rte z z a (V, M . C. : Ms, Morositti, 380).
Relazioni, LX X X V I).
LE FO R T IF IC A Z IO N I DI R E T I M O 497

— avevano abbandonato ogni pensiero di tramutar sede, e si mantenevano tena­


cemente nella medesima città (1) : onde la fortezza riusciva pressoché inutile (2) ;
ed era vero altresì che — a forza di modificazioni proposte da chi aveva perizia
d’arte, ma non sufficente pratica dei luoghi, a forza di riforme arbitrariamente
eseguite da chi conosceva bensì i luoghi, ma difettava di esperienza mili­
tare, a forza di fare e di disfare, di ordini e di contrordini —, la fortezza era
riuscita manchevole per ogni verso, scoperta dai monti vicini, ristretta a tal
segno da escludere dannose prominenze al di fuori dei suoi baluardi, mal pro­
porzionata di membra, debole ed angusta di piazze, malintesa nei cavalieri ed
errata nei parapetti e nelle cannoniere (3). Dopo tutto però, l’opera era almeno
finita ; e — malgrado tanti difetti — si sperava che a qualche cosa potesse
pur servire. Il nemico infatti non l’avrebbe certo assalita per prima, mancando
la città di porto ; nò, venendo per terra, avrebbe osato soffermarvisi troppo, in
vista degli aiuti che alla fortezza potevano giungere dalla Suda ; mentre per
conquistare il forte, conveniva o batterlo troppo da lungi, o inerpicarsi sulle
rocciose scogliere, ben ardue per un assalto(4).
Ma se generalmente era riconosciuto che la fortezza poteva considerarsi
ormai come terminata, mal sapevano adattarsi magistrati ed ingegneri a mode­
rare la foga suggeritricc di opinioni e consigli e di nuove proposte per modifi­
cazioni ed aggiunte.
Per coprire la fortezza dai tiri del colle di S. Atanasio(5) — che, se poco
dannosi sarebbero tornati alla piazza, esiziali sarebbero invece riusciti contro i
più deboli edifici entro la cerchia della fortezza —, si consigliava di elevare
tutto il tratto meridionale delle m ura(6). Parimenti suggerivasi allargare e al
tempo stesso ritirare alquanto in dentro il cavaliere di S. L uca(7) ; ed ingros­
sare altresì il fianco di quel baluardo, in modo da potervi collocare due canno­
niere^. Perchè poi la cortina della porta non potesse venir battuta dal luogo
p ) D elle lunghe c o n tro v e rsie in p ro p o sito d o v rem o S. A ta n asio < con questa via, che tutti coloro che vo­
te n e r p a ro la più d istesam e n te q u an d o tra tte re m o lessero fabricare per uso di casamenti di detta città e
delle a b ita z io n i p riv a te . fortezza, andar tagliando e spezzando esso monte : che
(*) V. A . S. : Relazioni, L X X IX (R elazione del p ro v ­ con il tempo verrìa ad abbassarsi et allontanarsi da
v e d ito re G iovanni M ocenigo del 1589). ditta fortezza » (V. B. M .: /tal. V II, 214. s.).
(3) Ibidem (R elazio n i dei p ro v v e d ito ri G iovanni (6) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candía : 20 m a g ­
M o c e n ig o del 1593, N icolò D o n a e B e n e tto M oro). gio 1589 — e volum i in a p p e n d ic e : 6 a g o sto 1589 e
— C fr. p u re la re la zio n e di A ngelo O ddi in V. B. M. : 10 a p rile 1590 (S c rittu re di G. B. D al M o n te ).
Ital. V II, 1523. (7) V . A. S. : Relazioni, L X X X V I e LX X X I (R e la ­
(4) V. A . S. : Relazioni, L X X IX (R elazioni di A l­ zioni del re tto re L u ca F a lie r e dei g o v e rn a to ri O n o ­
vise G rim an i e di G iovanni M ocenigo). rio S c o tti e A nnibaie G onzaga) — V . B. M . : Ital.
(5) P ro p o n e v a invece talu n o , p e r o v v iare a ta le V II, 1523 (R elazione di A ngelo O ddi).
inco n v en ien te, di te n ta r di a b b a ssa re il m onte di (8) V. B. M. : Ital. V II, 1523 (R elazione dell’O ddi).
498 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

ove era la sinagoga, ricordavasi di ridurre i due baluardi di S. Maria e di S. Sal­


vatore ad unico baluardo, colla punta rivolta alla sinagoga, di guisa che i tiri
da tale parte sarebbero riusciti “ a scurzo, o, come si dice, p er sguinzo „ (,);
o per lo meno di ingrossare la spalla e l’orecchione al baluardo di S. Salva­
tore ( \ Ad un unico corpo del pari proponevasi di ridurre i due cavalieri al di
sopra della porta(3), aggiungendo pure un orecchione al baluardo di S. Maria,
a difesa della porta stessa(4), o trasportando questa nel lato settentrionale della
fortezza(5). — Accomodati andavano poi i parapetti, i terrapieni e le piazze (6);
e rifatti di bel nuovo tutti quanti i lavori in terreno, per togliervi i sassi che
malaccortamente si erano frammisti alla terra(7). Oltre ai terrapieni già costruiti,
sembrava finalmente ottimo consiglio raccogliere nel recinto della fortezza un
gran deposito di terreni, da potersene servire in caso di bisogno(8).
Il punto sul quale mai si stancavano di ribattere gli intendenti, si era
quello del pericolo costituito dalle prominenze escluse dai baluardi di mezzodì.
Messa però da parte l’ idea dei parapetti e cunicoli ideati dall’ Orsini, nonché
l’altra — di troppo costosa attuazione — di tagliare le roccie del monte(9), si
tornava al progetto o di costruire una mezzaluna in terrapieno fuori del ba­
luardo di S. Luca(l0), o “ di tor dentro detto dosso et fa r uno revellino aperto
et pendente dalla parte verso la fortezza „ (1I); mentre alcunché di simile sugge-
rivasi quanto al baluardo di S. Elia, col “ tor dentro quel dorso del monte che
è avanti di questo verso ostro, lasciato fuori p er disordine : et tollendosi dentro,
si vegnerìa ad ingrandir molto più la piazza di detto baloardo et p er conse­
guenza fa rlo più forte, perchè si vengono ad acrescere le sue d ife s e dal terzo
della cortina et dall'ali del cavaliere fa tto nella gola del baloardo di S. Maria,
il che non potrà fa r s i restando esso dorso di fu o r i „(12) ; ed a S. Maria pure
consigiiavasi finalmente “ tira r uno muro di passa 4 di lunghezza et di altezza

i1) V. A . S. : Relazioni, L X X X V I e LX X X I (R ela­ z a g a ) — V. B. M. : Ital. V II, 1523 (R elazione d e l­


zioni del r e tto r e F a lie r e del g o v e rn a to re G onzaga). l’Oddi).
(i*3) V. A. S. : Mappe (S c rittu ra del M orm ori). (8*) V. A . S. : Dispacci dei prov. da C andia: 20
(3) V. A . S. : Relazioni, L X X X I (R elazione del g o ­ m aggio 1589 — e volum i in a p p e n d ic e : 6 a g o sto 1589
v e rn ato re G onzaga) — V . B. M. : Ital. V II, 1523 (R e ­ e 10 a p rile 1590 (S c rittu re del g e n e ra le D al M onte).
lazione dell’Oddi). (°) V. B. M . : Ital. V II, 304, b. (R elazione di G iu ­
(4*) Ibidem . lio G arzoni).
( ’) V. A. S. ; Relazioni, LX X X (R elazione del p ro v ­ ( I0*) V. A . S .: Relazioni, L X X X I (R elazione del
v e d ito re Ise p p o C ivran). G o n zag a) — Dispacci dei prov. da Candia : 4 dicem bre
(fi) Ibidem , L X X X I (R elazioni del c a p ita n o Filippo 1590 (M em oriale del R am ussati) — V. B. M. : Ital.
P.isqualigo e del g o v e rn a to re S cotti). — C fr. n o ta V II, 1523 (R elazione d e ll’Oddi).
di L eone R a m u ssa ti a lle g a ta a V. A. S. : Dispacci (u ) V. A . S. : Mappe (S c rittu ra del M orm ori). —
dei prov. da Candia: 4 dicem bre 1590. C fr. Dispacci dei prov. da Candia : 20 s e tte m b re 1588.
(') V. A . S. : Relazioni, L X X X I (R elazione del G on- (12) V. A. S. : Mappe (S c rittu ra del M orm ori).
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI R E T I M O 499

passa 2, che vada a trovar la coltrina et serrar la gola del baloardo, fovviando
una forbice, dalla qual si cavino molte difese ,,(1).
Ds. ultimo, i ¡prendendo un ideo, m3.nifest3.t3. già — come vedemmo — d 3
Sforza I allavicini e poco dopo abbandonata, si pensava pure a costruire le due
traverse dalla parte del mare, ossia di “ calar giù dalla fortezza verso mare
con doi ale di m uraglia che venissero a bevere nel m are, che non harebbero
piu di 520 passa f r a tutte doi, e serrare uno spatio che si trova aperto, nel
quale sarebbono quelli genti sicure, poiché è coperto e difeso tutto dalla fo r ­
tezza di sopra f \ E quanto alla spianata, ritenuta pur sempre insufficente, ripc-
tevasi esser necessario ridurla alle dimensioni volute già dal provveditore
Foscarini(3).
Di tante opinioni e di tanti suggerimenti ben poco in pratica venne attuato.
Il lettore Nicolò Priuli attese a riparare i terrapieni danneggiati dalle pioggie
autunnali del 1590^; il successore Luca balier cominciò il trasporto in fortezza
dei terreni di deposito(,), i quali poi furono abusivamente consumati dai privati
che ciano andati ad abitare lassù ^ ; Francesco da Mosto e Gerolamo Zane rin­
novai ono buona parte dei terrapieni, rifacendoli esclusivamente di terra ^ ; Ago­
stino Sagredo costruì intorno alla fortezza la strada ed il murello per la ronda(8).
Allo scoppiare della guerra col I ureo piccole aggiunte vennero fatte alla
fortezza. Il provveditore Andrea Corner vi rifece ancor una volta i parapetti,
terrapieno la porta principale, fabbricò uno sperone ad uno dei portelli(9); e, su
consiglio dell ingegnere Van Wert, costruì pure le due traverse per assicurare
la parte a mare ^ ^; e a un tempo stesso furono perfezionati i baluardi, scarpata
la roccia al di fuori della fortezza e fatti nuovi parapetti
Tutto ciò però non tolse che solo poche settimane dopo la caduta della
città, la fortezza pure ingloriosamente si arrendesse al nemico il 13 novembre
1646.

(*) V. A . S. : Mappe (S c rittu ra del M orm ori). tem b re 1602.


(2) V . B. M . : Ital. V II, 214, b. (R elazione di Gian (') V. A . S. : Relazioni, LXXIX (R elazione di A l­
G iaco m o Zane). — C fr. V. A. S. : Relazioni, LX X X I vise Priuli).
(R elazione del G onzaga) — V. B. M . : Ital. V II, 1523 (8) Ibidem , LXXX (R elazione di F ra n c e sc o Molin).
(R e la zio n e dell’Oddi). (9) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 6 a p rile
(3) V. A . S. : Mappe (S c rittu ra del M orm ori). 1645.
(4) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 22 n o ­ ( 10) Ibidem : 24 febbraio 1646 — Dispacci dei rettori
v e m b re 1590 e 6 fe b b ra io 1591. da Candia : 28 o tto b re 1645 e 27 m arz o 1646.
(5) V. A . S .: Relazioni, L X X IX (R elazione di G io­ (n ) V. A . S. : Dispacci dei rettori da Candia : 4 a-
vanni M ocenigo). prile e 27 m aggio 1646.
(6) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 30 se t­
500 I MONUMENTI V EN ETI D E L U S O L A DI C R E T A

FIO* 2 9 3 — P IA N T A DELLA FO RTEZZA DI R E T IM O — 1646 — (X L V . a .) .

*
**

Conservata anche oggidì quasi intatta, la fortezza di Retimo presenta notevole


semplicità di forme(I). 11 colle su cui essa sorge è per lo più irto di scogli e di
roccie, laonde cortine e baluardi sono bene spesso fondati sul vivo sasso(2).
Il solito muro a scarpa è tutto costruito di piccole pietre squadrate (3). Dei molti
f1) Vedi tav . 15. rosso ch’è vicino et di natura tenacissima talmente, che
(2) C ollez. fo to g r. n. 319. con il poco sparagno in pochi mesi f a la stessa clic altra
(3) Sulle p ro p o rzio n i e sulla fa b b ric a del m uro ri­ materia suole nelli molti anni fa re e..... dallo la scarpa
p o rtia m o te s tu a lm e n te le indicazioni forn ite dal co­ detti quattro piedi l’uno, et è senza pericolo che da
lonnello A n d re asi nella sua relazione del 1575 : € Della basso scliarzi, poiché il fondam ento è per tutto vivo et
bontà della muraglia non accade dubitar nè dir da basso per questo può zappa arrivare molto grosso;
che 7 si potesse f a r meglio nè con più avantaggio, de ivi in su va sotig'liandosi con proportione tanto, che
essendo con superficie di facciate lavorate a taglio qua­ al cordone resta 4 in 5 piedi. Lo cordone se è fa tto de
drate, et con poca calcina si comettono tanto serrale un piè. Et lo parapetto di sopra a livello è grosso so­
insieme, che le rendono sicura che le pioggie o venti di lamente un piè, alto un passo ; et se è cominciato fo r ­
tramontana non la rendino a longissimo tempo qualsi­ tificarlo dentro per quanto tiene lo restante della mu­
voglia offesa, anzi promettano in corporatura solidis­ raglia con detto sopranominato terren rosso benissimo
sima et fo rte, con satisfattoti a la vista pulita et bella bagnato et lavorato in modo, che p er la sotiglianza del
straordinariamente. I l resto del muro dentro di queste parapetto fa tto vi solo per assicurar questo terreno che
facciate è di sasso ancor lui vivo et composto con pillo, per li venti et pioggie non rovini: et per la bontà di
fatto di una parte di calcina et l’altra di certo terreno questo terreno si spera che baia di canone cacciatavi
f ig . 294 R E T IM O : L E O N E N E L L A C O R T IN A FRA I B A L U A R D I D I S. E L IA E DI S. PA O LO . (337).

F IG . 295 — R E T I M O : LA PO R T A , ED IL B A L U A R D O D I S. P A O L O . (338).
6.5
f ig . 296 — r e t im o : i b a lu ard i d i s . ella e di s . pa o lo . (335),

LE FO R T IF IC A Z IO N I DI R E T IM O 503

stemmi e leoni che lo adornavano, si conserva ora appena il mutilo leone (1) che
già fregiava esternamente la porta maestra, un altro leone con tre stemmi ro­
vinati nella cortina fra il baluardo di S. Luca e quello di S. Elia, e finalmente
uno stemma(2), pure irriconoscibile, sopra il portello occidentale.
Girando dalla porta maestra, si incontra per primo a mezzogiorno il
baluardo di S. Maria (o di S. P a o l o ) p o i quello di S. Elia, e finalmente di
S. Luca (o S. Lucia)(4). Segue ad occidente l’angolo di S. Spirito e la linea
spezzata della cortina<3). A settentrione è la punta di S. Giustina (o della Ma­
donna: Panaghjia){') e quella di S. Sozo (o S. T e o d o r o ) E ad oriente in fine
il baluardo di S. Salvatore (o S. Nicolò)(8). I quattro baluardi hanno ciascuno
un orecchione soltanto.
La porta maestra della fortezza si apre nella cortina fra il baluardo di
S. Maria e quello di S. Salvatore ; e presenta una facciata verso l’esterno ed
una verso l’ interno — in parte rimaneggiate dai Turchi —, con una galleria
nel mezzo, al di sotto dei terrapieni della cortina. Sia dalla galleria stessa, sia
non penetri se non pochissimo, senza che pietre o sca­ (4) C ollez, fo to g r. n. 331.
glie off endino li difensori > (V. M. C. : Ms. Miscella­ (5) C ollez, fo to g r. n. 331.
nea Correr , 2681). (6) C ollez, fotogr. a. 327 e 328.
p ) C ollez, fo to g r. n. 321. (') C ollez, fotogr. n. 324.
(*) C ollez, fo to g r. n. 333. (8) C o m p le tam en te sp o sta ti e confusi sono i nom i
(3) C ollez, fo to g r. n. 336. dei v ari m em bri d e lla fo rte z z a nella figura 293.

F IG . 297 — R E T IM O : IL BALUARDO DI S. LUCA ED IL LA TO O C C ID E N T A L E D ELLA F O R T E Z Z A . (332).


FIG . 2 9 8 — R E T IM O : LA P A R T E N O R D -O V E S T D E LL A FO R T EZZ A . (3 8 0 ).
F JG. 300 — R E T IM O : L E C O R T IN E D E L L A F O R T E Z Z A D A L L A P U N T A D E L L A M A D O N N A A q U E L L A DI S. TEO D O R O . (325).
F1G . 301 — R K T IM O : L A F O R T E Z Z A , D A L B A L U A R D O D I S . NIC O L Ò A L L A P U N T A DI S . T E O D O R O . (323).

F IG . 302 — R K T IM O : IL BALUARDO DI S . N IC O L Ò . (322).

*
FIO . 303 — K E T IM O : F A C C IA T A I N T E R N A DELLA PORTA DELLA FO R T E Z Z A . (339).

i
I MONUMENTI V E N E T I O E L l ’ i S O E A DI C R E T A

dal piazzale interno della fortezza si ac­


cede ad alcuni locali situati a destra della
porta medesima, parimenti cavati nello
spessore della cortina. Dalla porta una
rampa sale all’ interno della fortezza, il cui
livello è naturalmente alquanto più elevato
del piede della cortina ove si apre la porta
medesima. — Ambedue i portelli — di
ovest(1) e di settentrione — esternamente
sono ora murati. A quello occidentale si
giunge salendo un tortuoso sentiero tagliato
in parte a gradini nella viva roccia.
Da ciascuno dei portelli si accedeva
poi all’ interno della fortezza ascendendo
una rampa, entro un avvolto che sbocca
nel piazzale superiore. L ’avvolto del por­
tello occidentale è doppio, ossia piega a
gomito ; quello del portello settentrionale
è chiuso fra mezzo ai sotterranei di quel lato( >.
Il parapetto in muratura, rifatto dai Turchi sopra la porta maestra, è nel
rimanente assai semplice, con fuciliere e cannoniere«. A basso del parapetto
gira un terrapieno, il cui colmo costitui­
sce il marciapiede. Tale terrapieno , di
variabili dimensioni, è rivestito di muro
leggermente scarpato — anche verso 1 in­
terno della fortezza : assai più largo ed alto
esso b verso mezzogiorno(i). Vi si sale late­
ralmente per mezzo di rampe o di scalette
di pietra, in gran parte opera moderna.
Davanti alle cannoniere aperte nel parapetto
il terrapieno si interrompe.
Semplicissimi del pari sono i baluardi.
KIG. 303 — P IA N T A DEL PORTELLO O CCI­
In quello di S. Maria « è un piccolo av- D E N T A L E DELLA FO RTEZZA D I R E T IM O .

(') C ollez, fo to g r. n. 333. (4) C ollez, fotogr. n. 341.


(*) C ollez, fo to g r. n. 340. (•>) C ollez, fotogr. n. 343.
(3) Collez, fo to g r. n. 341.
Kit}. 307 — R E T IM O : SBOCCO IN T E R N O D EL PO R T E L L O O C C ID E N T A L E DELLA F O R T E Z Z A . (342).
04
Sló i MONUMENTI V E N E T r D E L L * IS O L A DI C R E T A

volto in corrispondenza della cannoniera airorecchione ; qualche altro avvolto e


pozzo sono nel fianco orientale del baluardo di S. Elia ; e in quello di S. Luca
finalmente è l’alto cavaliere, a cui si sale per mezzo di una rampa posta paral­
lelamente al suo lato di ovest.
Nell’interno della fortezza stanno ancora una moschea, palazzi e magazzini
pubblici, abitazioni private, polveriere e cisterne ; edifizì tutti dei quali altra volta
ci avverrà tener proposito.
Finalmente al di fuori della porta maestra è un massiccio ed alto revellino,
il quale, sebbene per costruzione somigli assai alla fortezza veneziana, è tuttavia
opera turca. La sua porta d’ingresso è di rimpetto a quella della fortezza; e
dalla sua galleria si accede ad un piccolo avvolto scavato a destra. Lo spazio
interno è tutto occupato e riempito di terrapieno n).

(*) C ollez. fo to g r. n. 346 e 347.

F IG . 308 — R E T IM O : IL C A V A L IE R E DI S . L U C A . (543).
4. LE FORTIFICAZIONI DI SUDA.

Se il porto della Suda fino dai più antichi tempi era stato valutato della
massima importanza quale stazione di rifornimento e luogo di rifugio, sia per i
legni mercantili, sia per le navi da guerra, tanto maggiormente esso fu preso in
considerazione dal veneto governo, in grazia della sua vicinanza alla città di Canea.
Infatti poche miglia ad oriente di questa, fra il capo Dhràpatios e la peni­
sola di A krotìri si apre la baia, che restringendosi e strozzandosi d’un tratto
davanti alla sua parte più interna, più profonda e più sicura, costituisce il vero
porto della Suda, guardato all’ imboccatura dall’omonimo isolotto.
E, come appunto dalla conservazione di esso dipendeva precipuamente la
salvezza dell’ isola, era ben naturale che la Repubblica provvedesse a proteg­
gerlo da esterne sorprese non solamente, ma anche a stabilmente fortificarlo
contro gli eventuali assalti di nemiche armate.
Per ciò, anche se qualche fortilizio in sua difesa era già stato eretto fin
dal secolo X IV o prima ancora(l), sui primi anni del cinquecento — di fronte
ai minacciati pericoli del Turco da un lato ed ai continui progressi dell’arte
militare dall’altro —, fu con nuovi e più adeguati propositi studiata la maniera
di validamente assicurarlo e renderlo così inespugnabile.
“ Inter p r incip alia da doverse ricordar a la Sublimità Vostra „ — rap­
portavano gli oratori cretesi al Veneto Senato — “ è che se tronchi ogni oc­
casion a la potentia de V inimico, aziò li m anchi la voluntà prom pta de tra­
sferir la sua arm ata m aritim a de qui in offension de questo vostro imperio de
Crede. E t perchè sono assai porti per l’isola, m a non commodi per reduction
de arm ada grossa sì per el sito de quelli proprio de manchamento de aque,
salvo quel de la Suda, a tre meglia vicino a la terra de la Canta, che è ampio
et commodo et per qualunque arm ada capace, et la bocha de quel porto è larga

(x) N on tro p p o c h ia ra rim an e a q u e sto rig u ard o Scopuli (ossia < dello scoglio >j, che vedem m o m en ­
l’esp ressio n e del D e M onacis, ove egli p a rla della zionato n e l 1303 (cfr. pag. 207). — C om unque va
ribellione del 1230 : « Dticha igitur et milites Crete ric o rd a to com e nella sua relazione del 1580 il g e n e ­
vocant in auxilium Marcimi Sanato ; qui potenter in rale L uca M ichiel afferm i, che nei lavori di fortifica-
Or etaiti veniens, fu n d a v it urbem in la Suda » (L. de zione sull’isolotto della S uda com piuti ai suoi tem p i
M o n a c is : Clironicon cit., pag. 156). A p a rte ciò, non < si ritrovarono m in e di grossissime mitraglie » (V.
se m b ra poi fu o r di luogo il su p p o rre che a d una A. S. : Relazioni, L X X V III. — C fr. pure V . C o r o -
fortificazione della Suda si alluda col nom e di castrimi N e l l i : Isolarlo cit., pag. 212).
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f ig . 309 CARTA DELLA B A IA D I SUD,! TH. g r a v e s — 1843 — (CVI1I. a.).


51 4 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISOLA DI C R E T A

circa meglia mezo, et in mezo de la bocha è uno scoglio distante da ru n a banda


de la bocha verso tramontana circa meglio mezo et da Valtra verso austro
circa meglia due ; dove, se sopra dicto scolgio et a le do parte de la bocha p re­
dicta fusse facto edifitio de torre conveniente cum bombardarle che potesse obviar
a V introito de l’arm ata inimica, seria quasi la chiave et segurtà de tuta l’isola ;
dove che intrando lì armata, de breve p e r p rim a oteneria la terra de la Cania,
deinde procedería ad ulteriora hinc inde a li danni et occupation de tuta l’isola.
E adoncha cossa necessaria di proveder sopra di zio ; et tune se iegnirìa quasi
segura tuta l’ isola. E t cusí le suplica a la excellentissima Signoria Vostra se
habia a proveder de remedio opportuno, che serà optimo et saluberrimo, trá­
bente a sì molto degne circumstantie et consideration concernente al proficuo et
boti stato de tuta la república, come etiam Vostra Sublim ità può intender ex se,
et haverà bisognando da li nostri oratori suplimento „.
Agli ambasciatori rispondeva il Senato il 15 settembre del 1501, informan­
doli di aver impartiti ordini al capitano generale affinchè, d’accordo col rettore
della Canea, dovesse conferire sull’importante argomento(I). E perchè la presa
deliberazione non portò alcun frutto, e d’altra parte si continuava ad insistere
sulla convenienza di quella fortificazione(2), il Senato di bel nuovo comandava
che si recassero sul luogo anche il provveditor generale, il governatore Gabriele
Martinengo ed altri periti, onde unitamente combinare un progetto dei necessari
lavori di difesa (7 luglio 1520)(3).
La cosa tuttavia, forse in causa delle molteplici questioni che le si annet­
tevano, non fu presa per allora troppo a cuore, neanche quando il porto fu vi­
sitato dai Sammicheli, e da Michele venne preparato un disegno per fortificare
l’isolotto(4) ; perchè, avendo il duca d’Urbino espresso contrario parere(o), fu
creduto bene di sospendere ogni ulteriore deliberazione in riguardo(6).

(') V. A. S .: Senato Mar , XV, 93. chè il scoglio si fortificasse, Vintrata del porto resta
(*) C fr. anche la re la zio n e del c ap itan o g e n era le tanto larga che non può impedire che non solamente di
A lessan d ro C o n tarin i, del 1532 (V. A . S. : Relazioni, notte, ma di giorno non entri ogni legno senza offesa
L X I). d’importanza. Et se a questo si pensa rimediare con il
(3) V. A. S. : Senato Secreti, X L V III, 134. mezzo della porporella (ossia m olo artificiale p e r r e ­
(4) C fr. pag. 418, n o ta 3. — A. B e r t o l d i : Michele strin g e re la b o c ca del p o rto ), il tratto è tanto lungo
Sammicheli c it., pag. 98 : ove G ian G erolam o ric o rd a e l’acqua tanto alta, che non solamente si giudica cosa
di a v ere v isita to a ltre sì il « porto di Suda ». d ’infinita spesa e di longo tempo, ma impossibile a
(r>) « Il porto di Suda sa n a di somma im portantia fa r e » (E. V i a n i : I discorsi cit., pag. 36).
se si potesse fa r e come le lettere dicono... Ma, havendo (°) « Quanto veramente alla fortification della Suda,
io non solamente voluto considerare quanto ho potuto adherendone all’opinion del signor duca, per adesso
e saputo il dissegno e le distantie con le altre qualitati, non bisogna f a r altro > (V . A . S. : Senato Secreti,
ma volutane quella informatione che me ne ha potuta L IX , 83*).
dare chi ha informatione del luogo, truovo che, ancor~
LE F O R T I F I C A Z I O N I D I SUDA 515

Soltanto più tardi fu dato incarico al Savorgnan di esprimere egli pure il


proprio pensiero su quel porto (I). Per ciò, visitata nel 1562 la località insieme
col capitano Gaspare Renier e col rettore e governatore di Canea, dopo lunga
discussione con essi, il Savorgnan riuscì alla conclusione che il porto si dovesse
assicurare colla fabbrica di un forte sull’ isolotto dell’ imboccatura e di un ma­
schio alla culatta, ossia all’estremo approdo occidentale della baia
Di tale opinione non erano però nè il capitano Renier nè il colonnello
Agostino elusone. Il primo, ripetendo in parte cose già dette dal duca d’Urbino,
trovava che il forte della culatta avrebbe richiesta molta guarnigione, e pur tut­
tavia avrebbe abbandonate indifese 4 miglia e più di porto, onde il nemico, sbar­
cando, si sarebbe agevolmente impadronito del forte per via di terra. Ma
come, munendo soltanto l’isolotto, non sarebbe stato possibile di impedire l’ac-
cesso delle navi nel porto, data l’eccessiva larghezza di quella bocca, ne deri­
vava che o sarebbesi dovuto restringere questa mediante una porporella di dif­
ficilissima costruzione, o sarebbe stato necessario ricorrere allo spediente di eri­
gere — dirimpetto all’ isolotto — un altro forte, il quale però troppo facilmente
sarebbe stato in pericolo di cadere pur esso in mano del nemico. — Per lo che,
mentre il Renier consigliava di abbandonare ogni idea di fortificazione del
sito(,), il elusone proponeva invece di fabbricare altre due fortezze, l’una rim-
petto all’altra, a metà del porto(4).
La discussione si protrasse tanto, che per alcuni anni ancora non si potè
giungere a conclusione di sorta. E soltanto — scoppiata la nuova guerra col
Turco — dopo i memoriali presentati da Sforza Pallavicini e da Giulio Savor­
gnan(,), la questione entrò nella sua fase definitiva, quando venne deliberato di
iniziare immediatamente i lavori al fortilizio sull’isolotto.
Ciò non pertanto non furono abbandonati tutti gli altri progetti passati in
discussione, comune opinione essendo che quell’unico forte sullo scoglio non po­
tesse bastare alla difesa del porto. Bensì essi vennero più volte ed in più circo­
stanze ripresi, rinnovati, camuffati, trasformati ; e nuove proposte e nuovi sugge­
rimenti furono avanzati, tanto per intralciare la discussione ed il proseguimento
dei lavori, e per dar agio agli intendenti come ai pretenziosi di vagare nel li-

(1) V. A . S .: Senato Secreti, L X X III, 1. p e n d ic e : 4 aprile 1591).


(2) Q u e s t’ultim o, fo n d a to 5 passi so tto acqua, a- (3) V . A . S .: Relazioni, L X X X I.
v re b b e c o sta to 30 m ila d u cati, 20 m ila dei quali si O Ib id em , L X X X IV .
sa re b b e ro sp esi so lta n to p e r co lm a re la secca (V. (5) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: volum i
A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i in a p ­ in a p p e n d ic e : 5 o tto b re 1571.
516 I MONUMENTI V EN ETI DELUSOLA Di CRETA

bero campo della fantasia, con risultati vani ed inutili, quando non fossero
dannosi e persino fatali.
Di tutti questi progetti discorreremo paratamente più oltre. Per ora dob­
biamo limitare la nostra trattazione a quanto riguarda soltanto la fortezza del-
1’ isolotto.

La fortezza sull’ isolotto. — Lo scoglio destinato a ricettare la fortificazione


a precipua difesa del porlo della Suda era denominato Fraronisi (isolotto dei
Frati), in grazia dell’antico monastero di S. Nicolò che ivi sorgeva(1) : ed in
origine era tutto coltivato ad olivi{2>. Una piccola secca a nord-ovest appellavasi
invece scoglio dei Conigli.
Due progetti eransi presentati per la sua fortificazione, l'uno da Latino
Orsini, 1altro da Moretto Calabrese. Lortunatamentc ambedue ci sono conser­
vati tuttora. Nel loro complesso non diversificano molto l’uno dall’altro, solo
che in quello del Calabrese le linee sono un po’ più spezzate ed è aggiunto un
forte sulla parte più alta dello scoglio presso il convento di S. Nicolò.

(') C fr- an ch e C. B o n d e l m o n t iu s : Descriptio cit., (2) V. A . S. : Dispacci da S u d a : 1 m arz o 1701.


pag. 8 e 92.
F1G . 311 — PRO G ETTO D I F O R T I F I C A Z IO N E D E L L I S O L O T T O D I S U D A , D I L A T IN O O R S IN I. (V. C.>
518 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Il Senato, avendo già saputo come i lavori alla Suda eransi iniziati se­
condo le istruzioni del Pallavicini fino dall’agosto precedente, avea dato ordine
il 19 ottobre 1571 di “ non cominciar fo r ti su li scogli, se non vederete di
poterli ridur a compita et sicura difesa inanzi che potesse sopragionger l’ar­
m ata inim ica Ma ora invece si occupava seriamente dei due diversi pro­
getti, incaricando il Pallavicini di esprimere la propria opinione su essi. E quando
costui ebbe preparata una scrittura ed un disegno, che in gran parte corrispon­
deva a quello dell’Orsini, fu comandato che la fabbrica cominciasse tosto su
tali basi, affidandone l’esecuzione all’Orsini medesimo, ed esortandolo a procedere
colla massima sollecitudine. Il Senato stesso mandava 3 mila ducati, ed incitava
a trovarne in paese degli altri “ di ogni sorte : sempre inteso che le spese
sarebbero state sostenute tutte quante dallo stato, trattandosi di luogo deserto,
ove nessun concorso potevano prestare gli abitanti.
La scrittura del Pallavicini porta la data del 16 luglio 1572. Essa avverte
come il modello dell’Orsini corrisponda completamente alla sua opinione ; ecce­
zione fatta per lo scoglio dei Conigli, che il Pallavicini preferiva unire all’ iso­
lotto maggiore, colmando il piccolo canale di 70 passi che lo divideva da esso.
Consiglia però a cominciare la fortificazione di Fraronisi, riservando a più tardi
l’aggiunta sullo scoglio dei Conigli, e “ rimettendosi al signor Latino, che si tro­
verà in fatto, nel pigliar p iù o manco piazza nell’unirsi, governandosi secondo
il maggiore e m inor fondo, et il medesimo circa al levarsi overo abbassarsi
p er coprirsi dalle eminenze de fu o r i „(3).
Di mano appunto del Pallavicini è un disegno tuttora conservato, ove sono
suggerite due diverse maniere di attaccare lo scoglio dei Conigli all’ isolotto
principale. Al tempo stesso — come dicemmo — sono introdotte alcune modifi­
cazioni al tracciato proposto dall’Orsini, tra cui l’abolizione di parte del recinto
fortificatorio nord-ovest di Fraronisi.
L ’Orsini intanto — conformemente agli ordini ricevuti — nel novembre
del 1572 (4) cominciò senz’altro i lavori(5) nella parte settentrionale dell’ isolotto (6),
valendosi dell’aiuto di Gian Antonio Ferro, speditovi dal Senato come castel-

(') V. A . S .: Senalo Secreti, L X X V III, 19. S uda furo n o d e le g a ti p u re 300 a n g a ric i del te rrito rio
(s) Ibidem , 115. di R e tim o . E p erch è q u e sti non si p re se n ta v a n o , fu­
(3) Ibidem . — C fr. a ltra s c rittu ra del P allavicini in rono o b b lig a ti a red im ere l’a n g a ria con 12 p e rp e ri :
Dispacci dei prov. da Candía: voltim i in a p p e n d ic e : e la so m m a ric a v a ta fu d e v o lu ta allo stip en d io di
4 se tte m b re 1574, p ra tic i la v o ra n ti della v icin a p e n iso le tta di Akrotiri
(4) V. A . S. : Dispacci dei prov. da C andía: 18 (V. A. S. : Relazioni, L X X V III. R elazio n e di L uca
m aggio 1573. M ichiel del 1575).
(5) Ib id e m : 17 m arzo 1573. — A lla fa b b ric a della (6) v . a . S. : Dispacci da Suda : 1 m arz o 1710.
LE FO R T IF IC A Z IO N I DI SUDA 519

F1G . 313 — PROGETTO D I F O R T IF IC A Z IO N E D E L L ’ IS O L O T T O DI SU DA E D ELLO S C O G L IO D E I C O N I G L I, D I S F O R Z A


PALLAVICINI. (V. g.).

lano e provveditore (1), e procedendo con tanta sollecitudine, che nell’aprile del 1573
era già compiuto u tanto, che in così breve tempo è come un miracolo ,,(2). In
quello stesso mese giungevano le artiglierie per la fortezza ; e nel successivo
il provveditore Luca Michiel trovava la fortezza in ottimo stato: di guisa che
—■ a sentir lui — non vi mancava che finire la traversa per coprirla dall’of­
fesa dei monti dell’A krotiri, riempire le piazze, terminare i parapetti, e più tardi
scarpare e tagliare lo scoglio in più parti(4).
Così, quando il 17 di quello stesso maggio l’Orsini abbandonava la fortezza,
dopo sei mesi e più di lavoro, le spese ammontavano a 7000 ducati (senza cal­
colarne altri 3 mila spesi antecedentemente alla sua venuta, nei lavori prepara-
p ) V. A. S. : Senato Secreti, L X X IX , 2. (3) Ib id e m : 2) aprile e 9 m ag g io 1573.
p) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andía: 16 a- (*) Ib id e m : 17 m ag g io 1573.
p rile 1573.
520 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ISOLA DI C R E T A

F IG . 314 — ALTRO PROGETTO D I F O R T I F I C A Z IO N E D E L L ’lS O L O T T O DI SUDA E DELLO S C O G L IO D E I C O N IG L I, D I


SFO RZA P A L L A V IC IN I. (V. g.).

tori dall’8 maggio 1571 in poi)(1) : con essi eransi pure pagate opere di galeotti
e di contadini, non bastando gli angarici a supplire in tanta ressa di lavoro(2).
A Suda tornò tuttavia l’ Orsini anche più tardi, per “ rid u r quella f a ­
brica a perfettione „(3), pur lottando colla somma penuria di operai onde più
speditamente avanzare le fabbriche ; e quando altrove furono sospesi i lavori
per mancanza di denari, alla Suda si continuarono egualmente (4).
Dallo specificato rapporto presentato il 9 maggio 1574 dal provveditore di
Suda Davide Bembo (-n), apprendiamo non solo quali lavori eransi eseguiti fino a
quell’epoca, ma altresì quale forma definitiva aveva assunto la fortezza, forma
che non corrisponde esattamente nè ai progetti dell’Orsini nò a quelli del Pal­

p i V. B. M .: Ilal., V I, 156. (*) Ib id e m : 21 e 23 a g o sto 1573.


(*) V. A . S.: Dispacci deiprov. da Candía: 1 8 m a g - p ) Ib id e m : 2 n o v e m b re 1573.
gio 1573. (5) Ìb id e m : 9 m aggio 1574.
LE F O R T IF I C A Z IO N I DI SUDA 521

F IG . 315 — P IA N T A D E L L A F O R T E Z Z A D I SU D A . (X V II. e.).

lavicini, ma fu occasionalmente consigliata col proceder dei lavori da nuove e


più ponderate considerazioni di opportunità c sopra tutto dalle sperimentate esi­
genze del suolo.
Rinchiuso tutto quanto 1’ isolotto, tranne nella parte orientale, in una cinta
bastionata, lo spazio interno erasi invece riservato alle chiese, ai palazzi dei
magistrati, agli edifizì pubblici, ai quartieri, ai corpi di guardia, alle prigioni,
alle case private ed agli spedali, ai fondaci, alle botteghe, alle munizioni, ed
alle polveriere, ai molini ed ai forni, ai pozzi ed alle cisterne.
Del baluardo occidentale, denominato Orsino, erasi costruito il fianco di
tramontana, alto 12 passi e lungo 17 x/i-> con un orecchione alto 6 passi (man­
cante cioè di altri 2 passi per essere condotto fino al cordone) ; erasi poi alzata
fino al cordone la fronte occidentale, lunga 40 passi ed alta 7 ; e portata ad
egual termine quella meridionale, lunga 20 passi. Mancavano però le casematte.
522 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Seguiva — in forbice col precedente — il baluardo (o mezzobaluardo o


revellino) della porta, denominato pure Vcnier in memoria del provveditor ge­
nerale Daniele Vcnier a): il suo fronte occidentale era lungo 31 passi ed alto 4;
quello meridionale misurava 21 passi di lunghezza ed era alto due soli passi di
muraglia, mentre altri 7 erano costituiti dalla roccia tagliata a picco. Il fianco
finalmente verso oriente era lungo 5 passi ed alto 8.
La cortina seguente raggiungeva 37 passi in lunghezza ed 8 in altezza.
Veniva poscia la piazza reale, con un fianco lungo 8 passi ed alto 4, e due
fronti, rispettivamente lunghe 29 c 11 ’/„ passi, ed alte 8 e 7 '/, — calcolando
il solo muro.
Una cortina lunga passi 53 1/ ì ed alta 4 */2 — di sola muratura — con­
giungeva la piazza reale colla Linguetta, la cui estremità era costituita dal revel­
lino (o mezzaluna) chiamato Ferro dal nome del primo provveditore della for­
tezza.
Il fronte della Linguetta era lungo 16 passi ed alto 2 '/, ; e la muraglia
del sottostante revellino misurava torno torno passi 30 '/, di lunghezza, mentre
si elevava di passi 4 */2.
In tutto il tratto orientale, ove alte e scoscese rupi precipitano in mare,
erasi costruita soltanto un’angolata traversa — detta della chiesa (2) — alta piedi
1 1/ i, e lunga per un lato 14 passi, 26 per l’altro. E più oltre, prima del ba­
luardo Martinengo, erasi fabbricata una cortina lunga 18 passi ed alta 1 */.
Il baluardo cui aveva legato il proprio nome Gian Maria Martinengo, go­
vernatore di Canea, avea la fronte di levante lunga passi 22 l/ i e alta 3 ’/
colle cannoniere appena cominciate ; e quella di settentrione lunga 26 fino al­
l’orecchione, ed alta 4 1/ i fino al cordone ; il fianco finalmente verso ponente era
lungo passi 4 x/%ed alto più di 3. Finite erano le casematte e la sortita, nonché
i parapetti sotto all’orecchione.
La breve cortina successiva era lunga 20 passi ed alta più di 4.
Finalmente l’ultimo baluardo, il quale, insieme colla precedente cortina e
col baluardo Martinengo, formava la così detta tenaglia Martinenga, era però
denominato più propriamente da Luca Michiel, ed aveva un fianco di 4 passi
di lunghezza e 3 di altezza con cannoniere e casematte ; una faccia settentrio­
nale di passi 19 yf di lunghezza e più di 7 in altezza, sino al cordone ; una

(') R ico rd iam o com e dallo stesso D a n iele V e n ier (*) T r a tta s i della ch ie su o la m in o re (la M adonnina)
p re se nom e a C a n d ia un b a lu a rd o del fo rte di S. D i- a m età del lato o rien tale , non del d uom o, che fu
m itri. co m in ciato solo nel 1585.
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 523

faccia occidentale di passi 45 ,/ > di lunghezza e più di 8 di altezza (solo 5, fino


al cordone, airorecchione) ; un orecchione alto 3 passi, fin quasi al cordone ; ed
un fianco incompiuto di soli 2 passi di altezza.
La Cortina fra il Michiel e l’Orsini non era per anco cominciata.
A buon punto invece erano condotte la traversa presso il Martinengo (lunga
più di 11 e alta più di 2 passi) ; quella grande (lunga passi 22 ed alta 2 l/ );
quella verso il Michiel (lunga 13 passi ed alta più di 3); ed un’altra presso la
cortina del Martinengo (lunga passi 16 */a, alta più di 2), destinate a difendere
la piazza dai monti dell’A k r o tir i (I).
Lo stesso Davide Bembo poi compì due cannoniere al Michiel e due al
Martinengo, terminò i parapetti a questi due baluardi, proseguì le traverse, e
cominciò “ il chavalier Falchon, desegnatto da V illustrissimo signor Latino
Orsino „ , sopra l’altura della Linguetta (2). — Tornando a Venezia, l’Orsini potè
portar seco un completo e grande modello della fortezza ; e riferire come le
spese complessive per fabbrica di muraglie, cavamento di terreni, costruzione di
terrapieni, erezione di alloggiamenti e magazzeni, trasporto di acqua e sabbia,
fabbrica di calcine, e via via avessero importato sino allora 30 mila ducati. Con
altri 10 mila egli garantiva che la fortezza sarebbe stata compiuta(3>.
Ma il provveditore Iacopo Foscarini, incaponito nei lavori della porporella
— nei quali doveva così vanamente sprecare energie e denari —, trovava che
di essa soltanto valeva la pena di occuparsi ; e, sostenendo che nella fortezza
ben poco più rimaneva a compiere, dava ordine di sospendere ogni fabbrica
colà(4).
Di tale opinione non furono invece i nuovi provveditori di Suda, Andrea
Bembo e Benetto Bembo ad altri ancora, ai quali premeva che si terminassero
le traverse per coprire della loro difesa la piazza, la chiesa e gli alloggiamenti ;
che si alzassero gli orecchioni al Michiel ed all’Orsino; che si aprissero quivi
nuove cannoniere ; si incamiciasse la cortina fra il Michiel e l’Orsino ; si aggiun­
gessero a quest’ultimo i parapetti ; si terminasse il cavaliere Falcon ; c si pro­
fondasse di altri 12 piedi la fossa fra la tenaglia Martinengo e l’ estremità set­
tentrionale dell’isolotto, chiamata scoglietto dei Morti. Superflua al contrario
veniva stimata la costruzione del progettato cavaliere a metà della cortina fra

fl) C fr. V. A . S .: Dispacci dei prov. da Candia : (V . A . S. : Relazioni, LXIV).


17 m a g g io 1574. (*) V . A . S. : Dispacci dei prov. da C andia: 25 a-
(2) Ib id e m : 26 g iu g n o e 19 d ice m b re 1574. p rile, 28 a g o sto e 17 se tte m b re 1575.
(3) V edasi la su a re la zio n e del se tte m b re 1574
52 t
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

il Michiel e l’Orsini per battere lo scoglietto dei Conigli, meglio reputando ta­
gliare questo a triangolo, in modo che rimanesse scoperto dai fianchi del Venier
e del Martinengo (l).
Su alcune di tali considerazioni insisteva anche il provveditore Luca Mi­
chiel, notando da parte sua la necessità di allargare ed abbassare la piazza della
Linguetta per coprirsi dai monti di rimpetto, nonché di alzare l’angolo del
Venier e di accomodare i fianchi del Michiel, elevandone la cortina, di rinno­
vare la sortita al Martinengo, in parte risentita, di acconciare le strade, e così
via(2). Ed altri ed altri scrivevano sull’argomento, ognuno aggiungendo il consi­
glio di qualche nuovo lavoro : come la costruzione di una cortina fra il Mar­
tinengo e la traversa detta della chiesa ; il nettamento della fossa e la sistema­
zione di una strada coperta allo scoglietto dei Morti, valendosi del terreno ca­
vato per terraplenare le traverse ; la fabbrica di un barbacane davanti al revel-
lino della Linguetta, corrosa in parte dalle onde ; l’elevamento della cortina della
tenaglia, onde coprire la piazza da\YAkrotiri ; il restauro della piazza del Michiel
contro i danni delle acque(3).
Ma non erano con ciò sodisfatte le voglie di chi aveva la manìa di espri­
mere pareri e sfoggiare facile scienza : che un nuovo memoriale del 1583, forse
del governatore Fabrizio Vitozzi, recava nuovo contributo alla valanga di
scritture sulla fortezza di Suda. Dopo aver cinto di parapetti tutta la circonfe­
renza dell’ isolotto, dopo aver ampliate le piazze e data loro una certa pendenza
verso i parapetti, e dopo aver tagliate le roccie sporgenti che facilitavano la
scalata: voleva egli altresì modificare il fianco del Venier alla porta; abbassare
il terreno esterno tra il Michiel e 1’ Orsini, lasciando un argine alle fronti di
quei due baluardi, a guisa di controscarpa ; aggiungere una nuova piazza alta
(ossia un cavaliere) alla traversa grande ; e costruire una nuova piazza, “ di­
scosto dalla mezzaluna dìi monte (vale a dire dal revellino Ferro alla Linguetta)
per la medesima linea passi 90 in circa „(4).
Assai più preciso è in fine un preventivo di quello stesso anno 1583, ove
(J) Vedi p e r ciò il disegno V ili, a. — V. A. S. : to rre ro to n d a, di 10 p a ssi di d ia m e tro , al R. A rc h iv io
Relazioni, L X X X V II e LX X X I (R elazione del p ro v ­ di S ta to in T o rin o (Ms. Architettura m ilitare, V, 101).
veditore A n d re a B em bo e del c ap itan o Polo C o n ­ (2) V. A . S .: Relazioni, LXXV11I (R elazione del
tarm i) — Dispacci dei prov. da Candia: 16 n ovem bre M ich iel del 1580).
1577; 9 nov em b re 1579; 28 a g o sto 1580; volum i in (3) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 28 ago­
a p p en d ice : 24 o tto b re 1579 (ove il R an g o n e a cc en n a sto 1580; 28 g en n aio e 24 d ice m b re 1581 ; 4 g e n n aio
an ch e al b isogno di acco m o d are le p iazze della L in­ 1582 ; 24 g iu g n o e 12 luglio 1583 — Relazioni,
g u e tta ). L X X X I (R elazio n e del c a p ita n o G io v a n n i M ocenigo).
Si veda p u re altro a n te rio re p ro g e tto di tag lio dello ('*) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 23 di­
sco g lietto dei C onigli e di c o stru zio n e colà di u n a c e m b re 1583. — C fr. 12 o ttó b re 1584.
LE F O R T I F I C A Z I O N I D I SUDA 525

si valutano tutti i lavori da compiersi alla fortezza. La terza piazza alla Lin­
guetta si calcola che avrebbe costato 1280 perperi, ed altri 1000 la scala ta­
gliata nel sasso e la porporella attorno alla Linguetta ; il rialzamento della cor­
tina fra il Martinengo ed il Michiel stimavasi 4224 perperi, più 750 per le tre
cannoniere di essa; 1475 perperi erano preventivati per il compimento del pa­
rapetto e deirorecchione al Michiel ; e così via : altri lavori all’Orsini, alle sue
due cannoniere ed ai parapetti 3308 perperi ; il vólto della porta maestra 4540
perperi; il parapetto al Venier 1320 perperi; le varie traverse da finirsi o da
alzarsi dalle fondamenta 21232 perperi; ed altri ed altri ancora, senza tener
conto delle opere delle angarìe da impiegarsi nel terraplenare il Venier, nel-
1eguagliare la piazza dell’Orsini, nell’empire la piazza fra il Martinengo ed il
Michiel ecc., per un totale di 64419 perperi W. _ Aggiunge il documento che
dall’8 maggio 1572 al 24 giugno 1583 la fortezza aveva costato 709087 per-
peri, più le 7282 angarìe (equivalenti a 87384 perperi) ed altri 101304 perperi
delle giornate riscattate dagli andiscari
Intanto però il tempo passava ; e ben più praticamente lo impiegava il
provveditore di Suda Giambattista Mocenigo col terminare la cortina della te­
naglia , menti e il successore Gian Antonio Bon riusciva a far mandare dal
Senato denari e legnami per le fabbriche della fortezza (4).
Spendendo un centinaio di ducati per settimana (5), il Bon potè riprendere i
lavori secondo i suggerimenti di Latino Orsini, recatosi appositamente sul luogo.
I erminò così la porta, che era appena cominciata, costruendovi il vólto doppio
fino al corpo di guardia e la facciata verso l’interno ; inoltre finì completamente
il baluardo Orsini, lo circondò di cordone, vi alzò i parapetti, vi aprì delle can­
noniere e rivestì di muro le piazze delle cannoniere stesse ; mentre al baluardo
Michiel eseguiva del pari simili lavori ; e nella seguente cortina edificava il
cordone ed i parapetti e perfezionava l’avvolto del portello, coll’aggiungervi

tore di Canea Giandomenico Cicogna) » 21453 9 24


(*) V . B. M .: h a i. VI, 156 — C fr. V . A . S .: Di­ perperi 577597,6,30
spacci dei prov. da Candia : 6 luglio 1584. — Q u iv i la pari a ducati 3974, 4.
sp e sa p e r la fo rte z z a è cosi sp e c ific a ta : (3) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 14 o t­
to b re 1583 — C fr. 20 giu g n o 1584.
(4) Ib id e m : 24 g iu g n o 1583 — Senato M a r,X L V I, 38.
(°) V. A . S .: Dispacci dei prov. da Candia: 24 feb-
»•» ni««» la /o ai ¿o giugno 15/7 (rct- b ra io 1584.

66
526 I M ONUM ENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI CRETA

pieni del Martinengo ; alzò l’attigua cortina di levante ; tirò in barba la mura­
glia che si congiunge colla traversa minore ; e completò tutte le altre traverse(1).
Più tardi ancora aperse una sortita all’estremità della Linguetta per scendere
alla sottostante mezzaluna ; tirò in barba la piazza della Linguetta con traverse
in muratura e riempimento in terreno ; alzò, terrapieno e munì di parapetto la
cortina della piazza reale alla Linguetta, scarpando pure e rivestendo di muro
la roccia che presentava facilità di scalata <2). E, sempre seguitando con lena in­
faticata, volle costruita una porporella a riparo della Linguetta corrosa dalle
acque ; proseguito il cordone ed il parapetto, ed alzate le mura fra questa e la
piazza reale, costruendola “ tutta in baria, di piache et pietre quadre dalle
bande, et li traversi con li suoi quadri terrapienati, et oltre ciò rebboccata di
dentro et di fu o r i quella m uraglia che v ’era p r im a , p er esser greza et magnata
dalla tramontana „(3).
Poco dopo finalmente il generale Alvise Grimani faceva iniziare anche l’in­
camiciatura della cortina fra il Michiel e l’Orsini, terminata la quale, non sa­
rebbero rimasti addietro che i lavori in terrapieno fra il Michiel ed il Marti­
nengo, di circa 1600 passi(4).
Una disgraziata coincidenza portò che proprio allora una terribile tempesta
arrecasse gravi danni alla fortezza, facendo crollare la traversa che copriva il
palazzo del provveditore, e gravemente compromettendo la stabilità della porta
maestra e del nuovo avvolto alla Linguetta
I restauri tuttavia furono compiuti con lodevole diligenza (6). E la traversa
non solo fu ricostruita più solidamente, ma ridotta anzi a miglior forma, in virtù
dei consigli altra volta ricevuti, innalzandola a guisa di cavaliere : per questo fu
chiamata d’allora in poi cavaliere Mocenigo, dal nome del provveditore generale
Giovanni Mocenigo ; per esser posta poi sul davanti della tenaglia Martinengo,
(*) V. A. S. : D isp a cci dei p r o v . d a C a n d ia : 20 perperi; altri 1800 perperi importavano i suoi para­
giugno e 10 settembre 1584 — R e la z io n i, LXXXVII petti in terreno, lunghi 60, larghi 3 ed alti 2 passi;
(Relazione del Bon medesimo). 1120 perperi erano da calcolarsi per il parapetto in
(*) Ibidem: 20 ottobre 1584 — R e la z io n i, LXXXVII. terreno fra il Martinengo ed il Michiel ; 250 per ac­
” ~(3) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : marzo comodare di terreni la piazza ed i parapetti dell’Or-
1585 — R e la zio n i, LXXXVII. — Nel trimestre dal sini ; nonché 2179 per costruire una traversa in
marzo al maggio di quell’anno furono spesi 19211 muro dietro la chiesa, lunga 60 piedi e alta 12; e
perperi, come risulta da un dettagliato ed interes­ altri 300 finalmente per ultimare la mezzaluna della
sante rendiconto (V. A. S. : D isp a cci dei p r o v . da Linguetta (Ibidem: 6 gennaio 1586). — E il sindaco
C a n d ia : 31 maggio 1585). Giulio Garzoni calcolava che alla Suda mancassero
(4) V. A. S. : D isp a cci dei p r o v . da C a n d ia : marzo, ancora ben 2225 passi di terra e 4 mila di muro
20 ottobre e 28 novembre 1585. — In un’altra scrit­ (V. B. M. : I ta l. VII, 304, b.).
tura dell’epoca era fatto rilevare come nella cortina (5) V. A. S.: D isp a cci d ei p r o v . d a C a n d ia : 12 a-
fra il Michiel e l’Orsini e nelle cannoniere al fianco prile 1587.
di questo baluardo doveansi spendere ancora 5625 (°1 Ibidem: 29 giugno 1587 e 20 agosto 1588.
LE F O R T IF IC A Z IO N I DI SUDA 527

F IG . 316 — P IA N T A DELLA FO RTEZZA D I SU D A — A . ODDI — 1601 — (XVI, d.).

fu pure detta cavaliere Martinengo(I). — D’accordo col governatore della for­


tezza e coll’ ingegnere Angelo Del Lago, il provveditore di Suda Nicolò Basa-
dona proponeva inoltre di aggiungervi due fianchi(2) ; e poco dopo il generale
Del Monte consigliava di alzarlo, bagnarvi e battervi di bel nuovo il terrapieno,
in parte già rovinato, e munirlo di parapetto (come anche fu f a t t o ) ; nonché
di restaurare la Linguetta della fortezza, di bel nuovo corrosa dalle acque,
rimettendoci davanti una porporella(4). Del quale ultimo lavoro ebbe ad occu­
parsi il provveditore generale Alvise Giustinian, ordinando che si recasse sul
luogo il colonnello Leone Ramussati(5).
Ma frattanto altri danni si verificavano altrove ; perchè il Ramussati
stesso rilevava la necessità di fortificare con un barbacane il baluardo Marti-

(*) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a u d ia : 13 gen- (3) Ibidem: 21 ottobre 1589 e 6 febbraio 1590.
naio 1588. (4) V. B. M.: I ta l. VII, 1523.
(2) Ibidem: 14 dicembre 1588; volumi in appendice: (5) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 6 feb-
1 ottobre 1590 (Relazione del capitano Pietro Zane). braio 1590,
528 I M ONUM ENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI CRETA

nengo, “ all’angolo del quale è stato levato quasi tutto il fondam ento dalla fo rza
del mare, et resta si può dire in aria ,,(1); mentre pur notava la convenienza
di eguagliare la piazza dell’Orsini, di murare la cortina fra il Michiel e l’Orsini,
di terrapienare quella fra il Martinengo ed il Michiel, e di munire di parapetto
con cannoniere le traverse (2).
Altro inconveniente poi osservava il governatore generale Onori Scotti in
riguardo allo scoglietto dei Morti, “ il quale non è visto dalli fia n ch i delli su-
detti baloardi (Michiel e Martinengo) nè dalle fro n te loro, come anco dalla cor­
tina che f r a essi si trova, et ciò p er l’altezza sua, com’anco dalli parapetti che
ci anderano per coprirsi dalli monti che li sono a V incontro in distanza di 400
passa in circa Laonde egli proponeva di approfondare di tre passi la fossa
davanti alla tenaglia, tanto da raggiungere il livello del mare, e tagliar fuori
così lo scoglietto dall’ isolotto maggiore : utilizzando il materiale scavato per co­
struire le porporelle, per alzare le piazze dei baluardi e per coprire con terreni
il Michiel e la fronte dell’Orsini, “ in preda de’ m onti A quest’ ultimo ba­
luardo anzi, che “ da detti m onti viene totalmente imbocato „ , voleva fosse
fatto un merlone di pietra. E così pure raccomandava di regolare la contro-
scarpa, di ridurre lo scoglietto dei Conigli in modo che il nemico non se ne
fosse potuto servire, e finalmente di costruire la cortina fra l’Orsini ed il Michiel
solo fino a 10 passi, tagliando il rimanente a scarpa nel sasso tenero (3).
Il provveditore di Suda Marcantonio Contarmi, dopo essersi occupato del
cavaliere al di sopra della piazza della Linguetta (probabilmente quello stesso
che vedemmo iniziato nel 1574), alla cui fabbrica aveva atteso il governatore
della fortezza Tullio Eliseo ; e dopo avere studiato il modo di assicurare e di
allargare la sottostante mezzaluna (4) ; si diede seriamente a provvedere anche ai
restauri del Martinengo. E avendo osservato come i muri di riparo prima di
allora addossativi(o) cominciavano a deperire pur essi, stabilì di munire quel lato
con una nuova gettata di pietre ; prefiggendosi di fare altrettanto anche alla
Linguetta, che pur sempre abbisognava di restauri(b). La mancanza di fondi lo
costrinse però a sospendere i lavori ; ed egli non mancò di avvertire del peri-

(!) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C andía : 31 di­ (4) V. A. S. : R e la zio n i, LXXXVII e LXXXI (Re­
cembre 1590. lazioni del Contarini medesimo e del governatore
(s) Ibidem : 4 dicembre 1590 — V. M. C. : M s. Ci­ Scotti).
cogna, MMDCCCLIV. — Cfr. pure la relazione del (5) Ibidem : R e la z io n i, LXXIX e LXXXI (Relazioni
provveditor generale Mocenigo (V. A. S. : R ela zio n i, del generale Giovanni M ocenigo e del capitano Fi­
LXXIX). Costui chiedeva pure che fosse circondata lippo Pasqualigo).
di muro la parte della fortezza verso levante. (6) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 14 a-
(3) Ibidem: volumi in appendice: 6 dicembre 1590. prile 1593.
LE F O R T IF IC A Z IO N I DI SUDA 529

colo che poteva derivarne, dato specialmente che, non solo il piede, ma anche
il restante della muraglia minacciava rovina (l).
Il concorso del provveditore generale e del capitano della guardia colle
proprie galee (2) poterono ritardare di qualche tempo la catastrofe. Ma un brutto
giorno, contemporaneamente ad un tratto di muraglia del Michiel, crollò per
intero il fianco del baluardo Martinengo “ che era la sua unica difesa „ , seria­
mente compromettendo la stabilità di tutto quell’angolo di fortificazione (3).
Benetto Dolfin, rettore di Canea (4), e poscia Nicolò Dona, provveditor ge­
nerale (3), visitato il luogo del disastro, convennero nell’ idea di rifabbricare la
muraglia crollata, dandole maggior grossezza e maggiore altezza, e difendendola
alla base con una buona gettata di pietra (ò). I lavori però cominciarono soltanto
nel settembre di quell’anno 1595, sotto la sorveglianza del nuovo provveditore
del luogo, Francesco Correr(/) ; e in soli due mesi erano condotti a tal punto,
che vi mancava soltanto la porporella alla base(8).
Un fatale terremoto del 26 novembre portò sul più bello nuovi ed inattesi
danni: la jattura fu tuttavia meno grave di quanto si avrebbe potuto temere^.
La vecchia muraglia di dentro si aperse per un tratto di 21 passi, scostandosi
quasi mezzo piede dal terrapieno, e solo il sostegno nel nuovo muro potò im­
pedire una completa catastrofe. Inoltre però nel baluardo stesso il terrapieno
della fronte nord si aperse per 15 passi; c in altri punti del recinto si verifica­
rono fessure e crepe più o meno lunghe e profonde, fra le quali una che, prin­
cipiando alla Linguetta, “ entra nella piazza di essa Lenguetta passo uno et
volta p a ssi tre, seguitando p er tutto il dirupo fino alla traversa dietro alla
chiesa „(10).
Rimediato alle nuove disgrazie, anche i restauri al Martinengo furono in
breve compiuti(ll) ; ed il vice provveditore di Suda Giovanni Vitturi ebbe invece
ad occuparsi di una nuova porporella da rimettervi davanti, nonché delle fon­
damenta e della porporella presso alla mezzaluna, i cui restauri furono com­
piuti dal provveditore Marco Bolani(l2). — Quanto a quest’ultima anche il Vit-

(*) V. A. S. : D isp a cci d ei p r o v . d a C a n d ia : 11 a- LXXIX (Relazione del provveditore generale Nicolò


gosto 1593. Dona).
(2) Ib id em : 18 dicem bre 1593 — S e n a to S e creti, (8) V. A. S.: D isp a c c i dei p r o v . d a C a n d ia : 14 no­
X C , 66. vembre 1595.
(3) Ib id em : 16 e 18 febbraio e 1 m arzo 1595. (9) Ibidem: 28 novembre 1595.
(4) Ib id em : 1 aprile 1595. (10) Ibidem: 5 dicembre 1595 e 12 gennaio 1596.
(5) Ibidem : 12 m aggio 1595. (n ) Ibidem: 3 e 6 febbraio 1596.
(6) Cfr. Ibid em : 8 settem bre 1595. (ls) Ibidem: 23 ottobre e 13 gennaio 1597 — R e la ­
(9 Ibidem : 27 e 30 settem bre 1595 — R e la zio n i, z io n i, LXXIX (Relazione del generale Donà).
5.ìO I M ONUM ENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI CRETA

turi notava come la piazza fosse troppo angusta, e le sue cannoniere tirassero
soltanto in pelo d’acqua : per questo, visto che il mare non era molto profondo,
facile sarebbe stato di allargarla e tirarla in barba, non avendo essa bisogno di
cannoniere, dacché non poteva venir battuta (1).
Destino volle che, mentre procedevano i restauri(2) ed il provveditore Al­
vise Priuli fondava a tale scopo un arsile alla Linguetta (3), altri guasti fossero
prodotti dalle pioggie, specialmente ai terrapieni ed a quelle opere che eransi
costruite con terra rossa anziché con calcina : di guisa che la cortina fra il Mi-
chiel e l’Orsini, che mai erasi incamiciata di muro, deteriorava ognor più ; rovi­
nava in parte la traversa dalla banda del Marati ; ed era necessario puntellare
una cannoniera al Michiel affinché non crollasse ; nello stesso tempo, presso al
Martinengo, appariva troppo debole il muro, e di bel nuovo corroso il barba­
cane ; la porporella costruita alla Linguetta addirittura distrutta (1).
Pochi restauri eseguiti dal provveditore della fortezza Melchiorre Zane, il
quale acconciò particolarmente il cavaliere Moccnigo, riuscirono ad arrestare lo
sfacelo (5).
Una diecina d’anni più tardi il Senato stesso intervenne ^ affinché fossero
incamiciate le membra ancora nude della fortezza, e venisse dirupata la roccia
in modo da impedire le sorprese di una scalata (7). Più che di questo però (8), il
generale Pietro Bondumier ebbe di bel nuovo ad interessarsi della Linguetta,
ognora minacciante, incaricando il provveditore di Canea Gerolamo Contarini di
ricostruirvi davanti uno scarpone : nel che egli venne coadiuvato dal governatore
di Canea Sebastiano Orselli, dal provveditore della fortezza Gerolamo Canal e
dalla galea di Carlo Griffi(9).
Il nuovo provveditore di Suda, Francesco Tiepolo, legò invece il proprio
nome alla omonima piazza, da lui costruita oltre il cavaliere della Linguetta(I0);
(*) Ibidem. — Si confrontino sullo stesso tenore golo oppure spianandolo.
anche le relazioni elei capitano Gian Jacopo Zane (*) Cfr. V. A. S.: D isp a cci dei p r o v . d a C a n d ia : 1
(V. B. M., I ta l. VII, 214, f.), del governatore gene­ dicem bre 1600.
rale Annibaie Gonzaga (V. A. S. : R e la zio n i, LXXXI) (3) V. A. S. : R e la z io n i, LXXIX (Sua relazione).
e dell’ ingegnere Angelo Oddi (V. B. M. : Ita l. VII, (4) V. A. S.: D isp a cci d ei re tto r i d a C a n d ia : 2 o t­
1523) e la scrittura del governatore Tullio Eliseo tobre 1604 e 13 aprile 1605.
(V. M. C.: M s. D o n a dalle R o se, CXXXVI, 23). — (5) Ibidem : 8 m aggio 1604.
Avvertivano costoro inoltre l’urgente bisogno di al­ (6) V. A. S. : S en a to S ecreti, C V II, 185 *.
zare in barba i parapetti al cavaliere M ocenigo; di (7) Cfr. V. A. S.: D isp a c c i dei p r o v . d a C a n d ia : 8
costruire un muretto, invece della cortina, per tran­ giugno 1616.
sitare coperti dall’Orsini al M ichiel; e di restaurare (8) Ibidem : 19 febbraio 1617.
le traverse. Per di più il cavaliere della Linguetta, (9) Ibidem : 19 novem bre 1617 — D isp a cci dei re t­
costruito dall’Eliseo, andava abbassato ; mancava una to ri d a C a n d ia : 7 settem bre e 29 dicem bre 1617.
trincea dalla parte della chiesa ; e conveniva acco­ (,0) V. A. S .: D ispacci dei p r o v . d a C a n d i a : 22
modare lo scoglietto dei Conigli, tagliandolo ad an­ m aggio 1620.
LE F O R T IF IC A Z IO N I DI SUDA 531

come pure ad uno dei suoi successori, il provveditore Pietro Diedo (1628 circa), si
deve forse se la piazza reale mutò il proprio nome con quello di piattaforma Dieda.
L ’ inesorabile lavorìo delle acque minava intanto ancora una volta così la
Linguetta come il Martinengo (l) ; e più tardi altre parti ancora della fortezza(2).
Una nuova porporella addossata al Martinengo, e alcuni provvisori lavori
di restauro altrove (3), evitarono, per allora, maggiori guai ; ma non per questo
cessarono le apprensioni per la fortezza. Il Van W ert anzi trovava che sarebbe
stato necessario fortificare meglio la porta, aggiungere il muretto per le ronde
e serrare l’apertura delle piazze <J) ; ed il provveditore Michele Priuli si accin­
geva a seguirne il consiglio (5), non senza avere per prima cosa provveduto egli
pure a sempre nuovi ripari al Martinengo ed alla Linguetta (6).
Eguale premura dimostrò il successore Andrea Corner, il quale «¡ustamente
ordinò che lo sperone al Martinengo fosse rifatto in modo più stabile e duraturo
con grosse pietre da taglio(7) : il che in pochi mesi venne anche attuato (8). E
tosto dopo iniziò anche i lavori alla Linguetta ed alla sua porporella, e ad
altri punti del recinto che più ne avevan bisogno U Sotto la direzione del
piovveditore della fortezza Giovanni Bembo, la scarpa della mezzaluna venne
accomodata con grossi blocchi di pietra legati fra loro, e due porporelle vi fu­
rono gettate davanti. E sotto quella del successore Gerolamo Minotto, furono
i imboccati alcuni altri muri, e deliberato alla fine anche il rivestimento della
cortina fra il Michiel e l’Orsini(10).
Rimaneva pur sempre il pericolo dello scoglietto dei Conigli, che fin
dall origine secondo il pensiero del Pallavicini — avrebbe dovuto venire rin­
chiuso nella fortezza, e che tante volte erasi consigliato almeno di tagliare o di
spianare (U). L ’ ingegnere Giacomo Serres visitò lo scoglio ; e trovò che facile
sarebbe stato distruggerlo col mezzo di una mina <12fi Un mese dopo di fatti esso

(fi V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 12 di­ maggio 1643.


cem bre 1640 — R e la zio n i, LXXXI (Relazione del ca­ (8) Ibidem: 3 settembre 1643.
pitano Pietro Loredan). (9) Ibidem: 18 settembre 1643.
(fi V. A. S.: D isp a cci d ei p r o v . d a C a n d ia : 29 set­ (10) Ibidem: 20 gennaio 1645.
tem bre 1641.
(*fi Cfr. anche la relazione di Marco Giustinian,
(fi Ibidem.
provveditore di Canea (V. A . S.: R e la zio n i, LXXXIIl).
(fi V. A. S. : S e n a to R e tto r i, filza X V : 29 ottobre — Altri proponevano invece di fabbricarvi degli ar­
1641.
senali, e di costruire quindi < n el / ine d elli v o lti
(fi V. A. S.: D isp a c c i dei p r o v . d a C a n d ia : 13 so p r a il colm o del scoglio u n a p ilo tta capace d i tre
m aggio 1642.
o v er q u a ttr o p e z z i d i a r te la r ìa ...... a g g io n g en d o una
(fi Ib id em : 8 settem bre 1642 — Cfr. R e la zio n i, tr a v e r s a a p p re sso l’a n g o lo dell’a rsen a le da verso tr a -
LX X X IIl (Relazione di M arco Giustiniani, provve­ m o r ta n a > (V. M. C .: M s . W uchovich L a z z a r i, XXVI, 6).
ditore di Canea). (12) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 1 mag­
(fi V. A . S.: D isp a cci dei p r o v . d a C a n d ia : 31 gio 1645.
532 x M ONUM ENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI CRETA

era felicemente fatto saltare in ariall), con piena sodisfazione della Domi­
nante (2).
Nuovi provvedimenti però si resero necessari, quando l’invasione del nemico
nel regno confermò la capitale importanza che la fortezza di Suda non cedesse
alle armi dell’esercito conquistatore. Il Van W ert di bel nuovo ed il Beati si
portarono nell’ isolotto ; e d’accordo stesero una scrittura sui più evidenti bisogni
della piazza.
Per coprire affatto la fortezza dai monti deWAkrotiri altre e più elevate
traverse erano richieste; ai baluardi settentrionali facevano difetto 1 terrapieni;
ed i parapetti al cavaliere Mocenigo. Murata e terrapienata la porta maestra,
si sarebbe invece potuto valersi per i bisogni del momento delle sortite alla
tenaglia ; e quanto alla mezzaluna della Linguetta, conveniva alzarne la mur a-
glia di 8 o 10 passi e fabbricarvi internamente in giro dei vólti per sosteneie
una seconda piazza più alta, riformando pure le cannoniere e ricostruendo la
porporella alquanto più discosta, al fine di impedire al nemico di avvicinarsi alla
fortezza. Finalmente era d’uopo dirupare e scarpare in vari punti la roccia ;
regolare i parapetti, il fosso e la controscarpa ; incamiciare la solita cortina ; e
ridurre in definitivo assetto lo scoglictto dei Conigli(
Di tanti lavori furono naturalmente eseguiti soltanto i più necessari e quelli
che le ristrettezze delle circostanze permisero, mediante l’aiuto delle ciurme1\ e
in parte sotto la direzione del provveditore del regno bilippo da Molin \
Il 20 luglio del 1646 la fortezza fu per la prima volta presa d’assalto dal
nemico. Non per questo però si sospesero i lavori ; bensì, apertosi un portello
di soccorso alla Linguetta, da cui introdurre del terreno, furono proseguiti i
parapetti presso la porta, al cavaliere Mocenigo e sulla fronte dell Oi sini( K Mal­
grado la mancanza di terra e lo scarso numero di muratori ridotti soltanto
a sei — con assiduo lavoro notturno veniva quotidianamente riparato ai danni
del cannone nemico ; specialmente nel parapetto della cortina della tenaglia ed
alle traverse01.
L ’assalto durò ostinato ; e chiari apparvero allora tutti i difetti della fol­
tezza, scoperta e battuta dai monti all’ ingiro, e solo protetta dalla fortunata
(i) V. . S. : D ispacci d ei p r o v . d a C a n d ia : 10 giu­ (5) V. A. S.: D ispacci dei r e tto r i d a C a n d ia : 4 a-
gno 1645. prile 1646.
(*) V. A. S. : S e n a to R e tto r i, XVI, 32 *. (6) V. A. S. : D isp a cci dei p r o v . d a C a n d ia : 20 lu­
(3) V. A. S. : D isp a c c i dei p r o v . d a C a n d ia : 2 ot­ glio 1646.
tobre 1645. — C fr. pure Sen a to R e tto r i, XVI, 135. (7) V. A. S. : D isp a c c i dei r e tto r i d a C a n d ia : 28 lu­
(4) V. A. S .: D isp a cci dei p r o v . d a C a n d ia : 8 feb­ glio 1646.
braio 1646.
LE F O R T IF IC A Z IO N I DI SU DA 533

sua *posizione in mezzo alle acque (l). Non per questo i difensori si perdettero
d’animo, nè la piazza cedette. E anche quando il cannone nemico ebbe spianato
magazzini, case ed alloggiamenti, con nuova lena attesero gli assediati ad ele­
vare parapetti e traverse contro tutte le batterie nemiche, e cavare le fosse, e
fin anche a minare di bel nuovo lo scoglietto dei Conigli(2).
Che se il nemico, stanco di sì fiera resistenza, sospese per qualche tempo
l’assalto, non furono sospesi invece i lavori dei difensori ; bensì assiduamente
proseguirono(<), col valido concorso persino delle donne. “ Oggi „ esclamava
orgogliosamente il provveditore della piazza, Gerolamo Dona, il 30 settembre
1647, “ ho fa tto distender sopra il p iù alto et eminente cavalierò di fortezza il
stendardo di battaglia, in segno della nostra intrepidezza, et per dar mostra
aìVinemico la puoca stim a che di lui fa rem o „(4).
E quando tutto il restante dell’ isola, tranne la città di Candia, venne in
potere del nemico, la piccola fortezza, accerchiata costantemente dall’ insidia del
Turco, continuò nella resistenza. Qualche riparo vi apportò il provveditore straor­
dinario Francesco B a t t a i a ; ed il successore Iacopo Barbarigo, con materiale
rubato nascostamente nell’ isola, riparò alla meglio la Linguetta, “ essendo quella
parte tutta rovinata sino alle fondam enta in fo r m a di hrechia ,,(b>; come pure
a nuovi restauri alle mura ed ai terrapieni provvide più tardi Lunardo Venier (7).
Con maggior calma, ed anche con maggiore comodità, poterono procedere
i lavori dopo la resa di Candia e la susseguente pace, che garantiva il possesso
dell’ isolotto ai Veneziani. Il provveditore Gerolamo Pesaro si interessò ancora
lui della Linguetta, del cavaliere Mocenigo e di altre parti minori(8). Polo Nani
poi proseguì i lavori medesimi ; e, ottenuto dal Turco di poter preparare delle
calcine in provincia di Bicorna, se ne servì per rifare completamente il muro
della Linguetta e della sua mezzaluna, corrosi dalle acque e non potuti sin allora
restaurare convenientemente(l0). Quindi, seguendo pure gli ordini del Senato <n),
attese a nuovi restauri in vari punti della fortezza, c segnatamente al cavaliere
Mocenigo, affidandone l’esecuzione ai governatori Cesana e Bernardo Leoni(l2).
(*) Cfr. V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 30 (8) Ibidem : 19 gennaio e 9 ottobre 1671-
luglio 1646 (Dispacci del provveditore della fortezza (9) Ibidem: 28 giugno 1672.
Antonio Boldù). (,0) V. A. S .: D isp a cci d a S u d a , C erigo, T in e, ecc.:
(*) Ibidem : 26 agosto 1646. 26 luglio e 27 settembre 1672.
(3) Ibidem : 14 maggio 1647- (u ) V. A. S.: S e n a to R e tto r i, filza LXXI: 1 dicem.
(/‘) Ibidem: 30 settembre 164/. bre 1672.
(•'*) V. A. S. : D isp a c c i d a S u d a : 14 marzo 1662. (19) V. A. S. : D isp a c c i d a S u d a , C erig o , T in e, ecc.:
(c) V. A. S. : D isp a c c i d a S u d a , C e rig o , T ine, ecc.: 15 dicembre 1672 — D ispacci d a S u d a : 8 marzo
29 agosto 1663. 1673 e 5 febbraio 1674.
(7) V. A. S. : D isp a cci d a S u d a : 10 marzo 1667.
67
534 I M ONUM ENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI CRETA

Tuttavia, quando nel 1677 giunse alla fortezza il provveditore Lorenzo


Venier, egli trovò il baluardo Martinengo, il cavaliere Mocenigo e le falsebraghe
della Madonnina e della Linguetta bisognose di riparo ; e riscontrò pure minac­
ciose erosioni nel lato orientale, sotto la piazza I iepola, le quali avrebbero i i~
chiesto l’opera di esperti galeotti(1).
Nuove raccomandazioni del Senato (2) non sortirono molto effetto, in causa
della mancanza di materiali ed operai(3) ; neppure dopo 1’ invio di mille reali,
destinati in gran parte al restauro di quelle grotte (4)*. — Un terremoto poi del
febbraio 1681 arrecò ancora più dolorose rovine w ; e la fortezza si trovò ri­
dotta in condizioni ognor più miserabili, minacciata nelle fondamenta, bisognosa
di ripari alle mura, ai terrapieni, ai parapetti, alle cannoniere (6).
E quando pure vennero spediti a Suda 1’ ingegnere Mauro, due barconi e
500 reali(7)*, poco più si potè fare che compilare una nuova nota dei bisogni
sempre aumentati e sempre più urgenti^. A mala pena venne lifatto qualche
parapetto mancante, qualche cannoniera caduta, e qualche tratto di muiaglia
diroccata(9) ; mentre alla meno peggio si riempivano le grotte sotto alla piazza
Tiepola. E cosi, pochi mesi più tardi, la fortezza era già ridotta ai passi di
prima (10).
Migliori risultati riuscì ad ottenere il provveditore Alvise Marcello col go-
( i) v . A. S. : D ispacci da S u d a : 28 luglio 1677 — trav ersa di sinistra, parim enti risarcita dal Nani. —
S en a to R e tto r i, filza XCl e XCV (Relazioni dei prov­ Nè ciò bastando, era suggerito un restauro delle can­
veditori Vincenzo Vendramini e Lorenzo V enier).— noniere del M artinengo, ed il g ettito di una nuova
Di quest’epoca stessa sono due memoriali, 1 uno del sotto la cannoniera del M artinengo aperta dal Nani.
governatore Bernardo Leoni, l’altro di Mandricardo In fine volevasi m igliorare la fossa e la controscarpa
Zannoni, contenenti ancora una volta suggerimenti verso lo scoglietto dei M orti ; e costruire un’ultim a
e progetti intorno alla fortezza: che si aprisseio porporella al piccolo approdo davanti la porta mae­
quattro cannoniere nella cortina fra la « Segata » stra (V. A. S. : S en a to R e tto r i, filza X CI — D isp a cci
ed il « Posto nuovo » — ossia l’Orsini (a cui aveva d a S u d a : 12 agosto 1679).
rifatto il muro il provveditore Nani) —, onde battere (*) V. A. S. : S e n a to R e tto r i, filza XCV : 5 ottobre
lo scoglietto dei Conigli ; che si scarpasse maggior­ 1679.
mente la cortina stessa ed altre ancora ; che si as­ (3) v . A. S. : D ispacci d a S u d a : 21 dicem bre 1679.
sicurasse la porta con « se g u ita r te m u r a g ià f a t t e (4) Ib id em : 18 luglio e 20 novem bre 1680.
in f o r m a d i fa ls a b r a g a , c o n g iu n g e n d o li alle p u n te di (5) Ib id em : 1 m arzo 1681.
d u o i b a lu a rd i >; che
alla Linguetta restaurata dal (6) V. A. S. : R e la zio n i, LX X XV II (Relazione del
Nani si rinnovasse la porporella, ed alla mezzaluna provveditore A ndrea N avager) — D isp a cci d a S u d a :
si elevasse la piazza e si ingrossassero i parapetti. 10 giugno 1681. In q u est’ultim a scrittu ra il governa­
Reputavasi inoltre prudente di riparare il cavaliere tore Giacomo Zoia nom ina un « fianchetto B ragadin »
della Linguetta e di ingrandirlo coll’aggiunta di due che ignoriam o quale sia, ma che è lecito supporre
nuove cannoniere ; nonché di gettare una porporella fosse stato eretto dal p rovveditore straordinario
davanti alle grotte orientali. E così ancora bisognava della piazza Francesco B ragadin intorno al 1658.
finire la falsabraga della Madonnina, cominciata dal (7) V. A. S .: D isp a cci d a S u d a : 2 gennaio 1682.
Pesaro ; conveniva accomodare di parapetti e di una (8) Ibidem : 9 settem bre 1683.
nuova piazza la traversa alla destra del Martinengo, (9) Ib id em : 8 giugno 1684.
restaurata dal Nani ; ed aggiungere una simile piazza (t0) Ib id em : 8 maggio e 12 dicem bre 1685.
elevata con cannoniere in forma di sortita all’altra
I.E FO R T IF IC A Z IO N I DI SUDA 535

vernatore Mandricardo Zannoni. Al fianco del Martinengo fu costruito un muro


lungo 10 passi, alto 6 e grosso 1 ; venne scarpata in più luoghi la roccia; fu­
rono rinnovate e ricostruite delle traverse(1) ; il lato orientale fu tutto munito
di parapetto lungo 100 passi, dell’altezza di 3 piedi e dello spessore di due (2);
e qualche provvedimento fu tentato per arrestare il rovinìo causato dalle acque
sotto la piazza Tiepola e la Linguetta(3).
Con tutto ciò la fortezza versava in sì tristi condizioni, che il 1° aprile
1689 il provveditore Angelo Michiel chiedeva a Venezia “ la provisione di
un asta colla sua bandiera di S. Marco, non essendone veruna nella piazza ,,(4).
Più d’ogni altra cosa davano pensiero i danni per la corrosione delle acque,
riparati già infinite volte, ma non potuti mai stabilmente impedire in quell’estrema
penuria di lavoranti e di mezzi di lavoro(5). La popolazione dell’ isolotto era
andata sì gradatamente aumentando da 40 a 90 abitanti e da 90 a 600, scam­
pati alla tirannide T urca(6); ma tanto più misere dovevano essere là dentro le
condizioni loro, segregati com’erano dagli altri Cristiani, e stretti e vigilati dal
Turco.
Qualche piccolo lavoro al Martinengo eseguì il provveditore Ferigo Badoer (/);
ed in altri luoghi delle mura Giacomo Morosini(8), il quale ripassò l’intero re­
cinto, rimediando ai danni più notevoli(9).
Ma più gravosi e difficili lavori esigevano, oltre al resto, le grotte di oriente,
per riempire le quali sarebbe stato indispensabile gettare una solida porporella(l0);
mentre le condizioni della fortezza si facevano ognor più critiche causa la man­
canza di denaro, di operai e di materiale, specialmente dacché l’isola di Cerigo,
annessa al regno di Morea, non era più obbligata dar corso alle altre richieste
della Suda(U).
Allo scoppiare dell’ultima guerra, l’isolotto contava 800 abitanti, 190 fra i
quali atti alle armi. Il provveditore Francesco Badoer vi aveva riparatele mura,
dirupate le roccie, ed apportati altri miglioramenti ; ma una perizia del sergente
Giansix aveva provato quanto deficenti fossero ancora i parapetti e le cortine,

(') V. A. S. : D ispacci d a S u d a : 13 aprile 1686. (7) Ibidem: 28 dicembre 1696.


(2) Ibidem: 31 agosto 1686. (8) Ibidem: 6 novembre 1698.
(3) Ibidem : 8 luglio 1688 — S e n a to R e tto ri, filza (°) Ibidem : 15 settembre 1700.
CXIV (Relazione del provveditore di Suda Alvise (10) Ibidem: febbraio 1701. Ove di bel nuovo si fa
Marcelio). menzione di un’« opera Morosina >, di cui nulla sap­
(4) V. A. S. : D isp a cci d a S u d a : 1 aprile 1689. piamo e che solo ipoteticamente possiamo assegnare
(5) Ibidem: 12 marzo 1692 e 15 novembre 1695. al provveditore Morosini testé ricordata.
(°) Ibidem: 12 marzo 1692 e 30 maggio 1698. (u ) Ibidem: 1 marzo 1701.
536 I M ONUM ENTI VENETI D E L L ’I S O L A DI CRETA

e quanto profonde e spaventose fossero diventate le grotte sotto al Martinengo,


sotto la piazza Tiepola e sotto la batteria Benzona(u.
In tali condizioni fu giustamente considerata eroica la resistenza della for­
tezza, che solo nel novembre del 1715, ultima nel regno, si arrese alla prepo­
tente forza nemica.
*
* *

Solo una parte dell’antica fortezza veneziana — trasformata pur essa da


modificazioni più recenti — ci si conserva ancora, benché in istato miscicvole,
dato l’attuale abbandono e l’opera deleteria del tempo.
I quattro baluardi della forbice e della tenaglia hanno le muraglie fondate
per lo più sulla roccia dello scoglio, che di qui scende dolcemente al m are, ed i
muri, costituiti di piccole pietre squadrate, già tenute avvinte da calce, sono sensi­
bilmente scarpati al basso, fino al cordone, sopra il quale e il parapetto. Il rima­
nente tratto dell’ isolotto (ove lo scoglio maggiormente si eleva dal mare e le sue
roccie improvvisamente calanti a picco sulle onde costituivano in gran parte una
difesa naturale) venne difeso con opere assai meno poderose, se facciamo ecce­
zione per la mezzaluna della Linguetta : molto di frequente anzi la fortificazione
si limitò ad un semplice muro di parapetto, costruito sul ciglio della roccia, o
tutt’al più a cortine, formate nella loro parte inferiore dal sasso medesimo, ar­
tificialmente tagliato. Il franare della roccia ed il continuo lavoiìo delle onde,
tanto più esiziale da questo lato causa la sua esposizione al mare apei to, cagio­
narono più volte tali rovine nelle opere di difesa, da fare scomparire gran parte
delle originarie costruzioni veneziane. Se a questo aggiungiamo il bisogno sen­
tito dal Turco di rimaneggiare specialmente questo tratto col munirlo di nuove
batterie, e la conseguente riforma, sostituzione e distruzione delle antecedenti fab­
briche, troppo antiquate ormai, con facilità comprenderemo come scarsi debbano
qui permanere gli avanzi delle opere veneziane.
Davanti all’ ingresso principale(2), dalla parte cioè di occidente, si trovano
un’opera terrapienata, esternamente annessa alla fortezza, e le falsebraghc, cui
sono aggiunte delle abitazioni moderne(,).

(J) V. A. S. : R e la z io n i, LXXXVII (Relazione del premmo a quale magistrato attribuire : forse la se­
Badoer medesimo). — Insieme con tale batteria, che conda di esse potrebbe essere dovuta al provvedi­
evidentemente fu costruita dal provveditore straor­ tore straordinario Gerolamo Pesaro, che fu a Suda
dinario Giorgio Benzon intorno al 1682, vediamo intorno al 1670-1672.
indicate nell’ultima pianta della fortezza (fìg- 317) (*) Vedi tav. 16.
anche le batterie M ocenigo e Pesaro, che non sa­ (3) Collez. fotogr. n. 493.
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538 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

L ’andito della porta è a gomito, coperto di due vòlte a botte che si incon­
trano perpendicolarmente, con una vòlta a croce nel mezzo ; il suolo vi sale a
rampa dall’esterno verso 1’ interno. Per di fuori l’apertura della porta è sem­
plicissima ; per di dentro invece ò costituita da una facciata ora cadente ,
adorna di due colonne. Nel lato sud dell’andito si apriva già una porticina ed
un fenestrone rettangolare, in comunicazione coll’attiguo corpo di guardia.

f i g . 318 — s u d a : e s t e r n o d e l l a p o r t a d e l l a f o r t e z z a . (494).

Riusciti nell’ interno della fortezza, si incontra tosto a sinistra una scaletta
che sale sui terrapieni del baluardo (o mezzobaluardo) Orsino, detto pure Posto
Nuovo (1). Al di sopra di tali terrapieni si eleva il parapetto (alto cm. 75 e grosso
altrettanto), traforato a varie distanze da feritoie per bocche da fuoco. Ma nella
seconda fronte del baluardo, il parapetto in terrapieno a merloni è largo più di
6 metri ; all’orecchione invece ridiventa semplice ; ed al fianco di bel nuovo si
allarga di 3 metri, intersecato dal vano di una cannoniera.
(*) C ollez. fotogr. n. 490.
I .E F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 53')

f ig . 319 — s u d a : f a c c ia t a in t e r n a d ella po r t a d ella fo r tezza . (497).

La cortina che segue è incamiciata ; e fra i merloni del suo parapetto


largo 4 metri trovano luogo cinque aperture di cannoniere : ove era già la bat­
teria di S. Nicolò.
Il baluardo Michiel, che forma la prima metà della tenaglia Martincnga (1),
ha nel fianco verso l’Orsini una
piazza, situata a livello del cor­
done e munita di una cannoniera,
che era già coperta a tromba. È
rivestita in giro dai muri che in­
camiciano i terrapieni, e che qui
soltanto appaiono visibili. Nell’o­
recchione i vani dei mérloni sono
obbliqui e lunghi fino 8 metri.
— Alla fronte occidentale del ha-
(J) C ollez. fo to g r. n. 487.
540 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

F IG . 521 __ su d a : l ’o r e c c h i ó n e e il f ia n c o d el BA LUARDO O R S IN I. (191).

luardo si attacca la traversa, che, partendo dal cavaliere Mocenigo (cui non
è però congiunta), scavalca il terrapieno e raggiunge la fronte medesima, solo
concedendo un sottopassaggio per il marciapiede. — Le due fronti del Michiel
sono costituite da terrapieni di 7 metri di larghezza (rivestiti di muro anche
internamente), i quali si innalzano quasi tre metri dal cordone e fino a cinque
dalla piazza interna del baluardo, la quale resta del tutto incassata fra i
muri in giro. Sopra il terrapieno corre un marciapiede, da cui emerge o il so­
lito parapetto in muro dello spessore di cm. 50 con feritoie, o il parapetto in
terrapieno a merloni, largo 4 metri. Nella fronte settentrionale due trombe di
cannoniere (ora ostruite), poste a livello della piazza del baluardo, trapassano
T intero terrapieno di quel lato. Una scaletta per salire ai marciapiedi è presso
il fianco orientale. — Quivi pure sbuca l’androne del portello di sortita. Un
cunicolo, lungo una ventina di metri, largo 3,75, illuminato dall’alto, discende
parallelamente al lato del fianco, quindi piega svoltando ad angolo retto, e
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 541

F IG . 322 — SU DA : LA T E N A G L IA M A R T IN E N G O E D IL C A V A L IE R E M O C E N IG O , V IS T I D A O C C ID E N T E . (489).

riesce, fuori del muro dell’orecchione, in un largo rialzo terrapienato a guisa


di banchetta situato al di sotto del fianco medesimo, esternamente(l). Nel lato
orientale del cunicolo, ossia nel muro del fianco del baluardo, si aprivano due
cannoniere ad avvolto, ora murate.
P) C ollez. fo to g r. n. 488.

F IG . 323 — SC HIZZO D I P IA N T A E SPACCATO DEL F IA N C O D E L B A L U A R D O M IC H 1E L A S U D A .


68
542 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A D I C R E T A

La cortina della tenaglia ha un piccolo parapetto di cm. 40 di spessoi e


(privo di aperture per i tiri) emergente da un terrapieno largo un metro, con
uno o anche due marciapiedi.
Al fianco occidentale del baluardo Martinengo è una garetta, contornata
di un cordone a doppio dentello contrapposto. Nella piazza del fianco sono due
feritoie aperte attraverso il debole muro superiore ; ma altre due cannoniere

maggiori ad avvolto stavano inferiormente, che adesso sono colmate (1). Si accede
ad esse mediante un altro cunicolo, che discende lungo l’orecchione. Nel suo
lato meridionale si aprono due porte : la superiore introduce in un locale sot­
terraneo ad avvolto, il cui lato ovest è formato appunto dal muro del fianco
del baluardo, trapassato dalle due cannoniere testé menzionate ; 1’ inferiore invece
sbuca di bel nuovo all’aperto, nel rialzo sottostante al fianco del baluardo, in
modo analogo all’altro fianco della tenaglia nel baluardo Michiel. — Nel fianco
(!) C ollez. fo to g r. n. 502.
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 543

settentrionale del Martinengo il terrapieno del marciapiede ò largo 4 metri ; il


soprastante parapetto a merloni invece ha lo spessore di m. 2,25. Due canno­
niere a tromba si aprivano qui pure attraverso il terrapieno, a livello della
piazza del baluardo. Nell’angolo è una scaletta per salire ai marciapiedi.

f ig . 326 — su d a : la fo r tezza , v is t a da nord -e s t . (486).


544 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Col fronte orientale del Martinengo comincia quella parte della fortezza
che, tante volte minacciata ed anche rovinata nell’epoca veneta, è ora in uno
stato di completo sfacelo. Tosto dopo il baluardo, il muro che recinge ed orla
il dirupo incombente sul mare, si sdoppia : quello più alto e più interno ha lo
spessore di m. 1 l/ 2 ; l’altro, assai rovinato, di m. 1,20. — Più oltre seguita
solo P inferiore, il quale è un semplice parapetto di 60 centimetri di spessore,
piantato sulle roccie a picco. — La traversa che viene dal cavaliere Mocenigo,
ed ha uno spessore di m. 2,60, lo scavalca. — Il muro invece, più avanti an­
cora, si allarga e si trasforma, intercalato di merloni dello spessore di m. 1 '/,
fino a 3 : corrispondenti alle batterie Pesaro e Benzona. Poi si interrompe e si
converte anche in semplice muro di rivestimento del suolo. — La parte seguente
è o distrutta o rifatta di nuovo in epoca recente dai Turchi sotto altra forma.
La piazza Tiepola così, col suo cavaliere detto Falcone o della Linguetta, e la
Linguetta stessa sono un ammasso di ruderi, di roccie a picco e di riedificazioni
turche(I). — Quivi sorge ora anche il faro.
(*) C ollez. fo to g r. n. 498.

f ig . 327 — la m ezza lu n a d ella l in g u e t t a , v is t a da o r ie n t e . (496).


LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 5 45

F IG . 328 — SU D A : IN T E R N O D ELLA M EZZALUNA D E L L A L IN G U E T T A . (499).

Il revcllino Ferro (o mezzaluna della Linguetta), attaccato al basso al di


sotto di una poderosa parete che gli riveste a tergo tutto il lato settentrionale,
consta di un muro di pietra viva, inferiormente a grandi massi, dello spessore
di tre metri : ha forma poligonale. Attraverso tale muraglia si aprono sei av­
volti di cannoniere, sopra i quali circola un marciapiede c si eleva un parapetto
con fuciliere.
Resta il lato occidentale della Linguetta, che solo nell’ultima parte verso
la mezzaluna si allarga, e nel parapetto largo 3 metri lascia adito ad un vano
per cannoniera, adesso rovinata. Quivi, attraverso lo spessore del muro, un
cunicolo largo m. 1,30 discende alla mezzaluna. Un secondo muricciolo paral­
lelo al lato della Linguetta c esternamente più a basso(l).
La parte che segue è di bel nuovo tutta incerta, distrutta o rimaneggiata.
Manca la piazza reale o piattaforma Dieda, colla batteria Moceniga.
Finalmente il baluardo (o mezzobaluardo) Venier, o della Porta, costituente
(*) C ollez. fo to g r. n. 495.
546 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

insieme colPOrsini la forbice della Porta, manca di parapetti: vi sorge sopra


invece un’abitazione moderna. Il parapetto riprende solo al di sopra della porta,
con due feritoie per bocche da fuoco, ora murate.
Della fortificazione fa parte pure il cavaliere Mocenigo o Martinengo, un
cumulo di terreno, di forma poligonale, rivestito di muro tutto intorno. L ’ac­
cesso b per mezzo di una rampa, a sud. Solo il lato meridionale ha un semplice
parapetto di muro (di cm. 95) ; gli altri lati invece sono muniti di parapetto in
terrapieno a merloni, dello spessore di 4-6 metri.
Ad altra parte dell’opera rimandiamo invece la descrizione di tutti gli altri
edifizì sì pubblici che privati, contenuti entro il recinto, a comodità degli abi­
tanti od a ricetto del materiale di guerra.

La Culatta, il Salto della Vecchia e le altre fortificazioni entro il porto. —


Come già fu notato, la fortificazione eretta sull’isolotto della Suda non costi­
tuiva se non una parte delle opere ideate a difesa di quel porto, generalmente

P IO . 329 — IL C A V A L I E R E M A R T IN E N G O , V IS T O D A N O R D - E S T . (500).
LE F O R T I F I C A Z I O N I D I SUDA 547

reputandosi che altre fortificazioni ancora fossero indispensabili onde impedire


al nemico 1’ ingresso a quell’ importantissimo luogo.
Il progetto originale del Pallavicini, informato a quello del Savorgnan del
1562(l), reputava conveniente la fabbrica di una fortezza sull’ isolotto, a patto
però che contemporaneamente si fabbricasse altresì un maschio all’estremità oc­
cidentale del porto, ossia, come allora si diceva, nella culatta del porto medesimo.
Di simile maschio il Pallavicini aveva anche preparato un disegno ; e lo situava
nel bel mezzo delle acque, alla profondità di 10 in 12 piedi ; e gli dava un
diametro di 60 passi ed un’altezza di sei dal livello delle acque, con due ordini
di cannoniere, l’una 4 piedi sopra il mare, l’altra in cima al maschio
Ottenuta l’approvazione del Senato, il progetto del Pallavicini doveva essere
attuato al più presto : anzi era stabilito che da Venezia si dovesse recare sul
sito Paolo da Ponte, impiegato all’ufficio delle acque, e pratico quindi di costru­
zioni subaquee (3). Di più nella commissione al nuovo provveditore Luca Michiel
era perentoriamente imposto, che egli si avesse ad occupare subito di quella
fabbrica (4).
In effetto però, se i lavori alla fortezza sull’isolotto erano proceduti ala­
cremente, a quelli del maschio nessuno aveva osato porre principio, riconoscendo
le difficoltà del lavoro, la gravità della spesa ed il lungo tempo che quella fab­
brica avrebbe richiesto(5). Ed il Senato stesso, giustamente impressionatone,
aveva dato ordine di sospendere per il momento ogni lavoro, finché non si fosse
potuto studiare meglio l’argomento.
Nel frattempo il governatore Gian Maria Martinengo aveva espresso il pa­
rere che assai più conveniente ed economico sarebbe tornato di fortificare, invece
della culatta, una piccola collina situata nel lato meridionale del porto e deno­
minata « Salto della Vecchia » : in soli quattro mesi e colla spesa di quattro
mila ducati il luogo si sarebbe potuto ridurre in completa difesa.
Di fronte a ciò, il 29 giugno 1573, il Senato diede ordine a Latino Orsini
di portarsi alla Suda e di studiare minutamente la località, ricavandone oppor­
tuni disegni e preparando una esauriente relazione, per poter poi discutere sul
da farsi(6).
(J) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i m an d a to invece a Z a ra nel giugno del 1574 (Ibidem
in a p p e n d ic e : 4 a p rile 1591. X L II, 105*).
(*) V. A . S. : Senato Secreti, L X X V III, 115 — Di­ (*) V. M . C. : Ms. Morosini, C C C L X X X .
spacci dei prov. da Candia : volum i in a ppendice : 4 (5) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 20 a-
se tte m b re 1574. p rile 1573.
(3) V . A. S. : Senato Mar, X L I, 79. * — N a u fra g a to (6) V. A. S. : Senato Secreti, LXX1X, 44*.
il p ro g e tto del m asch io alla c u la tta , il D a P o n te fu
518 I M O N U M E N T I V E N E T I D E D U ’lSOT.A DI C R E T A

Alle quali istruzioni l’Orsini fedelmente si attenne ; e volle compagni nel­


l’opera il Martinengo, Pietro Gabuccio governatore di Suda e 1’ ingegnere
F errari(1). — Riconobbe di buon grado l’utilità che avrebbe apportato il ma­
schio del Pallavicini ; ma anche lui si persuase quanto sarebbe tornato costoso,
dovendosi costruire le fondamenta in pietre squadrate a tre piedi di profondità
sotto acqua per un diametro di 100 passi. — Quanto al Salto della Vecchia,
riputato conveniente a munirsi anche dal provveditore Daniele Venier, egli invece
osservava che la fortezza non sarebbe riuscita a battere un largo tratto di spiaggia
alla Culatta, dove il nemico avrebbe quindi potuto sbarcare a proprio agio, diri­
gendosi poi sulle attigue colline per bombardare il Salto stesso, senza che questo,
data la strettezza delle sue piazze, potesse essere in grado di resistere a lungo (2).
Dopo il responso dell’Orsini, e specialmente dopo 1’ inizio dei lavori alla
nuova Porporella destinata a restringere la bocca maggiore del porto — come
vedremo —, nessuno per alcuni anni parlò più di altre fortificazioni entro il porto.
Ma colle prime delusioni sull’efficacia della Porporella, tornarono in campo
le vecchie proposte. E già nel gennaio del 1579 Soffiano Eudemonoiani tornò a
scrivere in favore del maschio alla Culatta(3). Sul medesimo tono insistette una
diecina d’anni più tardi il provveditore Giovanni Mocenigo(4); e poco dopo Mar­
cantonio Martinengo ampliò il progetto, suggerendo la costruzione di due forti
“ nella piu proporiionala parte della Culatta „ , augurandosi che da quei due
fortilizi potesse svilupparsi una nuova città, in luogo della Canea
Invece il capitano Pietro Zane mostravasi propenso alla difesa del Salto
della Vecchia, calcolando che un maschio in quel luogo avrebbe costato soltanto
5 o 6 mila ducati (-b\ E così Onorio Scotti vi consigliava un muro fortificato
della lunghezza di 80 passi, oppure una semplice torre alla Pugliese(/), la quale
bastasse ad impedire, qualora la flotta nemica avesse forzato l’ ingresso nel porto,
di sbarcare a terra i soldati Con questo tuttavia non escludeva si fortificasse
anche la Culatta, ove proponeva la fabbrica di un maschio a 350 passi di di­
stanza dalle rive, fondato nel luogo ove l’acqua raggiungeva soltanto 8 o 10
piedi di profondità(9).
(J) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 13 e 1589).
23 a g o sto 1573. ("») V. M . C .: XIs. Donà dalle Rose, LX X X V 1I, 1.
(3) V. A . S. : Relazioni, C X IV (P rim a re la zio n e (6) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i
dell’O rsini). — C fr. p u re la re la zio n e del p ro v v e d ito re in a p p e n d ic e : 1 o tto b re 1590 (Sua relazione).
F o scarin i (Ibidem , L X X V III). (7) Ib id e m : 6 dicem bre 1590.
(3) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i (8) Ib id e m : 26 m ag g io 1592.
in appendice. (®) Relazioni, L X X X I (Sua re la zio n e del 1595).
(4) V . A . S. : Relazioni, LXX1X (Sua relazione del
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 549

La molteplicità delle opinioni portò al solito risultamento, che le discus­


sioni assorbirono tutta l’attività che si sarebbe dovuta dare ai lavori concreti.
L’interno del porto rimase così affatto sprovvisto di fortificazioni.
Solo all’epoca dell’ultima guerra vennero tumultuariamente costruiti due
fortilizi nella penisoletta d’A krotiri, l’uno in alto a Cisternes (Sternes), l’altro in
basso, sopra il nuovo porto di S. Nicolò (,) : ambedue però furono in breve di­
sarmati ed abbandonati del tutto(2).
Il Turco conquistatore invece, cui la esperienza della guerra aveva sugge­
riti facili ammaestramenti, nel munire di torri e di fortilizi il nuovo regno, non
volle dimenticata nè la spiaggia più interna del porto di Suda, nè l’altura del
Salto della Vecchia. Quivi sorgono tuttora avanzi di diruti fortini di epoca mo­
derna, il più importante tra i quali fu quello di S. Veneranda fra il Salto me­
desimo e la Culatta.

Podomuri e Paleocastro — La Porporella. — Pino da quando i magistrati


cretesi avevano accampate le prime difficoltà per la costruzione del maschio alla
Culatta proposto dal Pallavicini, Latino Orsini avea invece avanzata la proposta
di costruire un a torrione gagliardo „ di rimpetto alla Linguetta della fortezza
deli’ isolotto, all’opposto lato della bocca maggiore del porto, per impedire
affatto al nemico l’ ingresso in quelle acque. Ed il Senato, dovendosi discutere
di bel nuovo le varie proposte di fortificazione della Suda, aveva dato ordine
all’Orsini di riferire altresì su tale sua idea con maggiori particolari e più con­
cretamente
Messe da parte per più ragioni le proposte di fortificare la Culatta, l’Or­
sini sostenne validamente la necessità di costruire una maggiore difesa nel
luogo da lui segnalato. E su quella collina denominata Podomuri(4) ideò la
costruzione di un piccolo forte, che per mezzo di un revellino si sarebbe spinto
fino al mare. Tale revellino, chiuso “ con mia m uraglia honestamente buona „,
poteva fondarsi sopra una platea artificiale, ottenuta facendo ruzzolare dall’alto
dei sassi sulla spiaggia del mare, la quale si internava per una trentina di passi
colla sola profondità di 2 a 5 piedi di acqua. Il forte così avrebbe importata
una spesa di 700 a 800 zecchini.
Siccome però il forte stesso avrebbe potuto essere battuto con somma fa-

(') C fr. disegno X L V I. a. (3) V. A . S. : Senato Secreti, L X X IX , 44*.


(2) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candía: 19 (4) ndffs-n.oOpY¡=promontorio (a fo rm a di te s ta ) al
m a rz o e 19 luglio 1649. di qu a.
69
550 j MONUMENTI VENETI DELL’ISOLA £>I CRETA

cilità da una soprastante altura, giudicava TOrsini indispensabile di fortificare


anche questa, per impedire così ogni tentata molestia al revellino sul mare. —
Simile altura, costituita da una larga spianata, portava il nome di Paleo-

fo N T .liV A p r . u QVA
' BONPASTE.,

r o 'k m ó 'f

v
^ £ a m a »*

n-’r • /•»
PALEOCASTRO POSTÒ SOPRA IL
P O R T O DELLA S V D A .. >io

CAI .AMI rCSMT.4 BON1AV

l’O M O M JA

T rrrrr. r. rrr.~

5CALA DI PASSAVEN,
TRE. CENTO.

PIO. 330 — VEDUTA DEL PODOM URI E DEL POLEOCASTRO DI SUDA — 1612 --- (XXL f.).
LE FORTIFICAZIONI DI SUDA 551

castro : e imponenti ergevansi lassù le rovine della antica città di Aptera, di


cui ancor oggi tante traccio rimangono (l). L ’Orsini avrebbe preferito fortificare
tutto il recinto della antica città, costruendo delle muraglie di sbarramento nei
pochi luoghi ove il monte era accessibile, ed invitando a concorrere ai lavori
ed a ricostruire un nuovo villaggio all’ interno tutti gli abitanti dei paesi vicini,
che erano rimasti senza tetto dopo l’ultima invasione del Turco. Ma a tale
opera troppo lunga e di attuazione alquanto diffìcile, egli si accontentava sosti­
tuirne una ben più modesta, limitandosi a fortificare soltanto quella punta spor­
gente che domina il Podomuri e che, eccetto per il tratto di 30 passi ove si
attacca al rimanente della spianata, era affatto inaccessibile. La piccola fortezza,
di 60 passi di larghezza e di 150 di lunghezza, avrebbe costato pur essa dai
700 agli 800 zecchini ; e soltanto nella parte esposta all’offesa nemica sarebbesi
cinta di grosse muraglie e di buoni terrapieni, mentre nel rimanente avrebbe
bastato una “ m uraglia di poca spesa et con denti soli che facessero un p o ’ di
fianco „(2).
Tale concetto non fu accolto dal nuovo provveditore Iacopo Foscarini. Ispi­
randosi però in parte a quell’ idea, e riprendendo un progetto scartato già, come si
vide, da Francesco Maria d’Urbino e da altri, egli credette poter risolvere il pro­
blema della difesa del porto colla costruzione, non di un altro forte, ma di una
Porporella di sbarramento, la quale, partendo dai piedi del Podomuri e proten­
dendosi di 150 passi verso la Linguetta, riuscisse in tal modo a restringere la
bocca del porto e ad obbligare quindi le navi nemiche a passare sotto i tiri effi­
caci della fortezza dell’ isolotto (3). — Il concetto teoricamente era ragionevole ; e
tale fu riconosciuto pure dall’Orsini, dallo Zampeschi e dai vari magistrati cre­
tesi (4) : la sua attuazione però richiese somme non indifferenti ; e l’effetto conse­
guito fu pressoché nullo.
I lavori incominciarono immantinenti ; ed il Foscarini vi attese con una
energia e tenacia di volere quale egli non spiegò forse in nessun’altra delle fab-
(') « Dello Paleocaslro, siccome si comprende da muraglie ». — Cosi in una de sc riz io n e de] 1625 (V.
molle antichità che in esso si ritrovano, era m a delle B. M .: Stai. V II, 214, s).
cento nominate città di questo regno, vedendosi ancora (*) V. A. S .: Relazioni, L X IV (P rim a e seconda
fragm enti di templi, rovine di palazzi, vestigie di log- relazio n e dell’O rsini).
gie, acquedotti, cisterne e memorie di fabriche nobilis­ (3) V . A . S.: Dispacci dei prov. da Candia: 14 o t­
sim e; et in alcuni luoghi che intorno a questo sito pare to b re 1574.
che la natura mancasse di diligenza in assicurarlo, si (4) V. A. S .: Relazioni, LXXV I1I (R elazione del
vede che Carte haveva procurato di adempire a detto F o scarin i). — C fr. p u re la s c rittu ra di M o re tto C a ­
mancamento, havendo con singnlar prudenza fortificate lab re se in Dispacci dei prov. da Candia : volum i in
le parte più deboli, fr a le quali erano alcune valli che a ppendice : 18 m aggio 1575,
si aggiravano al detto sito, e ciò fecero con grossissime
552 I MONUMENTI VENETI DELL’ISOLA DI CRETA

briche da lui ordinate nel regno. — Calcolato che l’ intera Porporella avrebbe
richiesto 4 mila passi cubi di materiale (del costo di un zecchino almeno per
passo), fu deciso di togliere i sassi dal monte e di portarli con un barcone in
mezzo al m are(1). Il vicerettore di Canea Luca Michiel da prima(2), il rettore
Angelo Barozzi da poi curarono del loro meglio che i lavori procedessero spe­
diti(3). Alla direzione dell’opera fu preposto l’ingegnere Alessandro Campi.
Nell’agosto del 1575 erano compiuti ben 99 passi della Porporella. “ E n e l
fon d o larga passi 19 in circa „ — scriveva lo stesso Foscarini— “ e riem pita di
grossissim i quadroni di pietra, viene crescendo in scarpa in tanto che la su­
perficie finisse in passa 4 di larghezza, la qual superficie rim ane 3 p ied i sotto
acqua, p er dar loco al mare, quando in tempo fortunevole si voi entrare „(4).
I lavori, sospesi nel settembre in causa delle tempeste che impedivano di
lavorare sotto acqua(5), vennero sollecitati anche dal Senato(6).
Nuove burrasche del novembre, durate ben otto giorni, non riuscirono ad
arrecare alcun danno alla parte sino allora compiuta(7) : cosa che al Foscarini
parve un vero trionfo (8). Ma soli pochi mesi più tardi —- se crediamo al rettore
Barozzi — insistenti procelle danneggiarono una parte dei lavori, rendendo ne­
cessario qualche riparo (9).
Conformemente a quanto crasi prestabilito (I0), i lavori furono tuttavia ripresi
nell’aprile del 1576, per ultimare i rimanenti 50 passi, in quella che era la parte
più difficile a costruirsi, causa la maggiore profondità delle acque(,1). Sul luogo
trovavansi due galee, gli angarici di Bicorna, gli spezzamonti à&WAkrotiri ed i
soldati della fortezza dell’ isolotto : direttore dei lavori era pur sempre il Campi(l2).
Malgrado tutto, nell’ottobre di quell’anno la Porporella era avanzata di
soli 39 passi ; mentre per compiere gli ultimi dodici le difficoltà aumentavano
ancora in modo allarmante. Di ciò dava conto il Foscarini medesimo, evidente­
mente stizzito contro il rettore Barozzi, che preferiva adoperare gli angarici nei
lavori della controscarpa di Canea, ostacolando così il procedere della Porporella,

(t) v . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 28 di­ (6) V. A . S .: Senato Secreti, C X X X , 50.
cem b re 1574. (7) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 12 no­
(*) V. A. S.: Relazioni, LXXVIII (R elazione del v e m b re 1575.
M ichiel del 15/5). (8) Ib id e m : 14 n ovem bre 1575 — Senato Secreti,
(3) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 4 m ag ­ L X X X , 70*.
gio 1575 (per e rro re incluso fra i d isp acci del 1574). (9) V. A . S.: Dispacci dei prov. da Candia: 3
(4) Ib id em : 28 a g o sto 1575 e feb b raio 1575 (ove è m arz o 1576.
p u re un disegno) — Senato Secreti, CX X X , 50. (10) Ib id em : 23 fe b b ra io 1576.
(5) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 19 se t­ (u ) Ib id em : 8 e 14 a p rile 1576.
tem b re 1575. (4S) Ib id em : 9 luglio 1576,
IÆ FORTIFICAZIONI DI SUDA 553

cd osava scrivere a Venezia che questa era in parte rovinata, laddove il Fosca-
rini pretendeva trattarsi soltanto di un abbassamento provvidenziale(1).
Desideroso di veder coronata di buon successo l’opera da lui iniziata, il
provveditore dimorò parecchio tempo alla Suda onde sopraintendere di persona
l’andamento dei lavori : i quali procedettero allora con lena veramente eccezio­
nale (2). E solo due mesi più tardi, il 30 novembre di quello stesso anno 15/6, egli
annunziava a Venezia essersi già compiuti 142 passi dell’ intera lunghezza (3).
L ’inverno obbligò ad una nuova sospensione ; tanto più che gli ultimi otto
passi esigevano speciali provvedimenti per poterli preservare dai danni delle
tempeste(4). Malgrado ciò, prima di partire, il Foscarini ebbe la sodisfazione di
veder compiuta quell’opera. — La Porporella era lunga 150 passi, alta da 2 a
10 passi, e larga fino a 18 alla base. Aveva costato complessivamente 4 mila
zecchini(5).
Il successore Luca Michiel fin da bel principio trovò parole di lode per
quanto erasi compiuto, ed energicamente protestò contro le insinuazioni di coloro
che sostenevano la Porporella calata già tanto che le galee potevano superarla
senza alcun ostacolo <6). In realtà però nel giugno ebbe lui pure a verificare che
le dicerie non erano del tutto infondate(7) ; c nell’ottobre trovò i danni tanto
innanzi da riputar necessario un pronto riparo(8).
Siccome però tale restauro non venne eseguito, dopo un anno la Porpo­
rella era sprofondata in alcuni punti fino a 5 e più piedi(9). Abbandonata a sè
stessa, senza che alcuno più pensasse a restaurarla, essa andò così sempre più
deteriorando(l0). Uno scandaglio del 1583 riscontrava che verso l’estremità era
calata di ben 12 piedi(ll). — Solo nel 1588 si preparò del materiale per poterla
ridurre allo stato primiero e consolidare di bel nuovo (l2) ; e nell’estate di quel­
l’anno il capitano della guardia Carlo Contarini vi lavorò colle galee, riducen­
dola di bel nuovo a piedi 1 l/ 2 sotto il livello dell’acqua (I3) : i sassi necessari per
i lavori furono tolti da quello scoglietto dei Conigli, che vedemmo preso in con­
siderazione tante volte per il pericolo che offriva alla fortezza dell’isolotto. Dopo

(x) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 1 o t­ (') Ib id em : 17 m ag g io 1578.


to b re 1576. (8) Ib id em : 11 o tto b re 1578.
(s) Ib id em : 4 o tto b re 1576. (9) Ib id em : 9 nov em b re 1579 — C fr. 28 a g o sto 1580.
(*) Ib id e m : 30 n o v e m b re 1576. (,0) Ib id em : 7 se tte m b re 1583.
P ) Ib id e m : 10 fe b b ra io 1577. (“ ) V. B. M .: Ital. V I, 156.
(5) V. A . S .: Relazioni, L X X V I1I (R elazione del (12) V. A. S .: Dispacci dei prov. da Candía: 13 g e n ­
F o scarin i) — C fr. V. B. M .: Ital. V I, 156. naio 1588.
(6) V. A . S .: Dispacci dei prov. da Candía: 5 n o ­ (13) Ib id em : 20 a g o sto 15S8.
v em b re 1577 — C fr. 16 n o v e m b re 1577.
554 I MONUMENTI VENETI DELL’ ISOLA DI CRETA

tutto però il provveditore Giovanni Mocenigo confessava che, anche così restau­
rata, la Porporella era insufficente allo scopo (I).
E siccome la verità di un tale asserto era generalmente riconosciuta, natu­
rale si fu che di bel nuovo si pensasse a proteggere in altra guisa queirimpor­
tante località. Così ancora una volta venne in campo il Paleocastro.
L’altura fu diligentemente studiata dal generale Giambattista del Monte, il
quale, non solo si mostrò propenso a fortificarla, ma senz’ altro ne preparò un
modello. Il luogo sembrava a lui eminentemente adatto per una fortezza,
buona la posizione(2), ottima l’aria, abbondanti le acque fornite dalle cisterne
che ancora si conservavano lassù e dalla sottostante fontana detta del Calami,
e facile l’approvvigionamento di grani e di frumenti, colla comodità dei molini di
Kalives e di altri che si sarebbero potuti costruire entro la fortezza. — Secondo
lui sarebbe stato sufficente fortificare il lato di ovest, con una fronte di 300
passi, difesa da due mezzibaluardi reali : i materiali si trovavano sul luogo, e il
vicino Akrotiri avrebbe forniti i suoi esperti tagliapietre. In pochi mesi così la
fortezza si sarebbe compiuta non solo, ma colassù avrebbero potuto ritirarsi i
cittadini di Canea, smantellando la loro fortezza, che a lui pareva tanto imper­
fetta, ed ostruendo il porto (3).
Il progetto del generale fu esaminato a Venezia dai più intendenti di cose
militari. Giulio Savorgnan, vecchio ormai di 81 anni, fu richiesto del proprio
parere : ed egli lo trasmise in una bellissima lettera, accogliendo la proposta del
generale, ma consigliando a rimandarne l’attuazione al 1592 Quindi in una
seconda scrittura cercò di limitare alquanto le spese della fabbrica, avanzando
una nuova proposta, secondo la quale 200 passi di fortificazione si sarebbero
costruiti tagliando la roccia a guisa di muraglia e sovrapponendovi dei para­
petti in terrapieno. Eliminate così le spese delle calcine, delle sabbie e dei mu­
ratori, non restava se non a calcolare il costo del taglio del sasso (che a Brescia
era meno di mezzo ducato per passo cubo), e quello del terreno dei parapetti
(che altra volta a Candía aveva costato un quarto di ducato al passo cubo)(5).
Al Dal Monte vennero intanto chieste dal Senato nuove informazioni, che
egli si affrettò a comunicare per iscritto. Disse che il modello della fortezza
era stato eseguito a Venezia sulle misure prese da lui e dal capitano Dia-

(!) V. A . S.: Relazioni, L X X IX (Sua relazio n e del in ap p en d ice : 3 a p rile 1591.


1589). (4) Ib id em : 4 a p rile 1591.
(*) C fr. in p ro p o sito V. B. M .: Ital., V II, 214, s. (5) Ib id em ; 12 a p rile 1591,
(3) V. A. S.: Dispnea dei prov. da Candía: volum i
LE FORTIFICAZIONI DI SUDA 555

mante Egidi ; della durezza del sasso non seppe dare notizia alcuna non aven­
dolo ancora assaggiato ; assicurò invece che in tutta la parte non fortificata
sarebbe bastato costruire dei semplici parapetti, sia di terra, sia di muretto, e
non più vasti terrapieni; garanti che era facile a trovarsi del terreno per i la­
vori, togliendolo verso ponente, rimpetto alla fronte da fortificarsi ; e finalmente
fece notare non esservi località alcuna che potesse battere la nuova fortezza,
“ perchè o batteranno il sasso vivo, o batteranno li terreni ritirati, il che f a ­
cendo non possono fa r danno di momento ; et quando il nemico si volesse servir
del terreno, bisognerà che vadia lontano, et quando Vharà condotto, et form ato
un cavalieri di fo r m a quadra di 70 passa p er ogni verso et alto 25, con tutto
ciò rim a rrà la fortezza a cavalieri; nè so tampoco come possa levar li fia n ch i,
perchè non possono essere imboccati con Vartiglieria, nè anche può rinim ico
con la via coperta andare a scavare il fosso, per esser tutto cavato nel sasso,
et conseguentemente non potendo levarsi li fianchi, non so im aginarm i come si
possi se non con grandissim a difficultà riem pir la fossa „.
Oltre la fortificazione del Paleocastro, però anche il Dal Monte, come già
l’Orsini, voleva si costruisse a basso una mezzaluna in terrapieno, distante dal
Paleocastro 160 passi, più specialmente destinata ad impedire al nemico l’ in­
gresso nel porto. E costruite poi tali opere, “ si potrà con tutto comodo chiu­
dere con terrapieno incamisato la valle e dorso di sotto fino al mare sì da
levante che da ponente „(1).
Le spiegazioni erano belle e buone ; ma il Senato non ne restava convinto.
E, mentre discutevasi di incaricare segretamente il provveditore generale di nuovi
rilievi, ogni deliberazione sulle proposte del generale delle fanterie restava
sospesa (2).
Che se il provveditore Alvise Giustinian insisteva pur egli perchè la forti­
ficazione venisse eseguita(3), il governatore Onorio Scotti invece, ritornando sulle
idee altra volta esposte, dimostrava la sconvenienza di quei lavori, sostenendo
che il Paleocastro era troppo lontano e troppo alto dal mare, dato che “ non
ci sono li più incerti et fataci tiri che tirar da l’alto al basso „(4) ; comunque
poi riconosceva che sarebbe stata necessaria una valida difesa anche verso il mare
e verso greco-levante, perchè l’altura era accessibile altresì da quel lato. Nè
minori critiche moveva pure alla mezzaluna progettata presso il mare, come

(') V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candìa : 26 a- (3) V. A . S.: Relazioni, L X X IX (S ua relazione),


a p rile 1591. (4) V . A . S .: Dispacci dei prov. da Candia: volum i
(2) V . A. S .: Senato Secreti, L X X X V III, 121. in a p p e n d ic e : 6 d icem b re 1590.
556 I MONUMENTI VENETI DELL’ISOLA DI CRETA

quella che, secondo lui, non avrebbe bastato ad impedire al nemico di forzare
la bocca del porto (-l\ Tutto compreso, la spesa di quelle fortificazioni sarebbe
stata tale, ed il lavoro sarebbe riuscito tanto lungo, “ che f a rizzar li capelli
non solo in fa r la m a a pensarci solamente „(2).
Le severe osservazioni fecero sì che, dopo alquanta perplessità ■'*, si con­
siderasse di bel nuovo se non fosse proprio possibile di restaurare invece la
Porporella in guisa da renderla sufficente al bisogno, tenendola annualmente ri­
parata dagli eventuali danni del mare l4). Il provveditore generale Nicolò Dona,
dopo averne ordinato un nuovo scandaglio, trovò che essa continuava a calare;
ed espresse gravi dubbi sulla possibilità di porvi rimedio ^ : opinione condivisa
pure dal capitano Gian Giacomo Zane(6). Il che non tolse che altri replicassero
sull’utilità di restaurarla(7), delegando a quei lavori i galeotti per lo spazio con­
tinuo di due mesi all’anno, e continuando a procurare il necessario materiale
dallo scoglietto dei Conigli(8).
Qualche provvedimento prese infatti il generale Alvise Friuli<<” ; e nuovi
ripari divisavano apportarvi anche gli altri magistrati, mentre constatavano
che la Porporella andava calando da 5 ad 8 piedi sotto acqua, e si perdeva un
tempo prezioso nel chiedere a Venezia licenza di affondare dei barconi per i
restauri dell’uopo(10). — u Ottimo lavoro „ — se crediamo ad un suo dispaccio
del 22 giugno 1608 <ll)— vi fece pure il provveditore generale Nicolò Sagredo,
coadiuvato dal capitano della guardia e dalle sue galee : non solo infatti venne
restaurata la Porporella, ma si affondò un arsile coll’ intenzione di prolungarla
ancora di 30 passi(,2). Nè i lavori furono abbandonati alla sua partenza: bensì
proseguiti dal successore Gerolamo Cappello(13), e ripetutamente sollecitati dal
Senato (14), vennero con maggiore energia ripresi dal provveditore Gian Giacomo
Zane, il quale verificava che la Porporella raggiungeva bensì i 160 passi di
lunghezza, ma che abbisognava tuttavia di nuove pietre onde alzarla al segno

(J) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 26 (8) V. A. S. : Relazioni, L X X IX (R elazione del p ro v ­


m ag g io 1592. ved ito re B e n etto M oro).
(!) V. A . S. : Relazioni, LXXX1 (Sua relazione). (9) Ib id em (Sua relazione).
(3) V. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia : 7 se t­ (10) V. A . S .: Dispacci dei rettori da Candia: 4 no­
te m b re 1591. vem bre, 4 e 12 d icem b re 1604 — Dispacci dei prov.
(') V. A . S.: Relazioni, LXXX11 (R elazione del c a ­ da Candia : 18 luglio 1607.
p ita n o della g u a rd ia G erolam o C ontarm i). (u ) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia.
(3) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 13 g e n ­ (la) V. A . S . : Relazioni, L X X IX (R elazione del S a ­
naio 1597. gredo).
(«> V. B. M. : 7 tal. V II, 214, f. (13) V. A . S.: Dispacci dei prov. da Candia: 14
(7) V. A. S.: Relazioni, L X X X II (R elazione di A n­ luglio 1610.
nibaie G onzaga) — V. B. M . : Dal. V II, 1523. (14) V. A. S.: Senato Secreti, G II, 44 seg g . e 143* segg.
LE FORTIFICAZIONI DI SUDA 557

voluto, mentre troppo disagevole tornava l’allungarla, dato che l’acqua arrivava
a 20 ed anche 30 passi di profondità (1).
Che se, in considerazione di ciò, fu smessa ogni idea di un prolungamento,
non per questo cessarono i restauri eseguiti dai vari magistrati(2). Importanti
specialmente e compiuti su vasta scala furono quelli ordinati dal provveditore
Marcantonio Venier, il quale, dopo aver trovata la Porporella abbassata di ben
8 o 10 piedi sotto acqua, impiegò buon numero di galee per ritornarla al li­
vello dovuto, secondo i replicati desideri della Dominante(X) ; e fu fortunato di
potersi in ciò valere dell’opera indefessa del capitano Gian Giacomo Lanfran-
chi, il quale “ v ’ha atteso „ — dice il Venier stesso — “ con supprem a dili­
gentia, periiia et assiduità w(4).
Dopo di che continuarono pure da un lato i restauri(0), dall’altro le rac­
comandazioni del Senato(6), e specialmente poi le eterne verificazioni di nuovi
danni, i quali nel 1627 erano già tali, che per una buona metà le galee avrebbero
potuto scavalcare la Porporella senza trovare ostacolo alcuno (7). — La verità si
era che durante la stagione più propizia il capitano della guardia non trovavasi
a Creta, bensì a Corfù ; che i galeotti erano del resto poco pratici di quei la­
vori ; e che regnava in complesso un notevole disordine, per mancanza di un
abile ingegnere che sapesse sopraintendere a tali opere e dirigerle con unità di
intendimenti(8).
Così il provveditore Iseppo Civran tornò a discutere sulla opportunità di co­
struire un forte a Podomuri(9) ; ma accampata poscia 1’ idea di un fortilizio galleg­
giante, costruito da un zatterone armato di artiglieria da collocarsi nella bocca
del porto, finì col concludere che il meglio di tutto si era riparare la Por­
porella e prolungarla ancora, ad onta della enorme profondità del mare, la
quale avrebbe raggiunto fino i 70 piedi(10).

(*) V . A . S .: Dispacci dei prov. da Candia : 29 Mar, L X X X V , 52 seg g . ; L X X X V I, 235 ; CX1V, 74.
s e tte m b re 1612. (7) V. A . S .: Dispacci dei prov. da Candia: a g o sto
(2) V. A . S. : Dispacci dei rettori da Candia: 4 a- 1627.
g o sto 1615 e 7 s e tte m b re 1617 — Dispacci dei prov. (8) Ib id e m : 5 se tte m b re 1629 e 6 m arzo 1638 —
da Candia : 19 n o v e m b re 1617 e 28 aprile 1620. Relazioni, LX X X (R elazio n i dei p ro v v e d ito ri F r a n ­
p ) V . A . S. : Senato Secreti, C X V I, 191 ; e C X V II, cesco M orosini e F ra n c esc o Molin).
131. (9) Si v ed a p u re il disegno, di ep o ca ed a u to re
(4) V . A . S. : Dispacci dei rettori da Candia : 30 ig n o to , c o n te n e n te un p ro g e tto di fortificazione del
g iu g n o 1620 — Dispacci dei prov. da Candia : 27 P a le o c a stro , che se m b ra diverso d a quello d e l D al
luglio 1620. M onte, c o ll’a g g iu n ta di un v a sto fortilizio a m are
(5) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 12 lu­ (fig. 331).
g lio e 30 a g o sto 1627 — Relazioni, LXXX (Relazione (*°) V . A . S .: Dispacci dei prov. da Candia : 4 g e n ­
del p ro v v e d ito re G ero lam o T rev isan ). naio 1639.
(6) V . A . S. : Senato Secreti, C X X V II. 40 — Senato
70
%
558 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO LA DI C R E T A

P IO . 5 3 1 — P IA N T A D E L P O D O M U R I E D E L P A L E O C A S T R O (R . A R C H IV IO DI S T A T O IN T O R IN O ; M S . A R C H IT E T
TURA M IL I T A R E . V).

Marcantonio Brancaccio, al contrario, propendeva di nuovo per la fortifica­


zione di Podomuri(1) ; ed Ossalco Polcenigo perchè fosse collocato un cannone
sulla Porporella(2). — Lo stesso Civran comprese tutta la difficoltà del lavoro
da lui ideato, e cominciò a mutare idea (3), specialmente dopo che gli ingegneri
Van W ert, Beati e Leoni concordemente erano convenuti sul bisogno della fab­
brica di un forte a Podomuri(4), ed alle stesse conclusioni era giunto pure Gian
Fabrizio Soardi
(*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 m arzo (4) Ibidem : m arzo 1639 — Cfr. Senato Rettori, filza
1639. XV, incarto 2 9 ottobre 1641.
(2) Ibidem : m arzo 1639. (5) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C ardia : no-
(3) Ibidem : 18 m arzo 1639. vembre 1636.
559
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA

Ciò non tolse però che ancora una volta si attendesse intanto ai ripari
della vecchia Porporella (t), la quale difatti venne rabberciata alla meglio.
Dopo di che, ripresasi la discussione sul forte di Podomuri, alla fine dei
conti si fu costretti di sospendere ogni deliberazione, considerando F imponenza
della spesa, gli inconvenienti che il luogo presentava per F imminenza del Palco-
castro, e specialmente in vista dei lavori che allora si stavano eseguendo al
Marati(2). Di bel nuovo invece fu ventilata F idea di affidare la difesa della
baia a due galee armate, che si sarebbero potute ricoverare in appositi arsenali
da costruirsi in riva al nuovo porto di S. Nicolò, aperto sulla sponda setten­
trionale della baia (3).
Inutile aggiungere che, nel frattempo, la Porporella era di bel nuovo dete­
riorata (4) ; ancora una volta il Senato se ne era preoccupato(5), ed i magi­
strati cretesi vi avevano sprecato dei restauri(6), per quanto essi per primi ne
avessero riconosciuta F inanità (7).
Un ultimo consulto sulla questione era tenuto, per iniziativa del provve­
ditore generale Andrea Corner, dagli ingegneri Seres, Vincenti e Leoni(s) : il
primo dei quali, per un’ultima volta, riconosceva la impossibilità di prolungare
la Porporella, e quindi consigliava, qualora il tempo lo avesse permesso, di co­
struire invece nella parte meno profonda del mare una torre capace di portare
una ventina di cannoni(<)).
Ma pur troppo il tempo mancava (10) : e la Suda restò miseramente e fatal­
mente indifesa. Attraverso F imboccatura del porto passarono liberamente le
galee nemiche ; e sulla abbandonata collina di Podomuri l’esercito conquistatore
costruì il fortilizio che dalla vicina fontana fu detto del Calami(ll) (ora Izzedìn),
e più su ancora, sui confini del Paleocastro, ne eresse più tardi un altro, a scorno
quasi della Repubblica, la quale così vanamente aveva sprecato il tempo in
oziose discussioni, ed i denari in lavori di niun conto.

(*) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 22 1641 — S e n a to M a r , C, 216* - S en a to R e tto r i , XVI, 6*.


m aggio, 5 e 22 luglio 1639. (6) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 18 se t­
(a) Cfr. pure la relazione del provveditore Iseppo tem bre 1641; 8 settem bre 1642; 3 settem bre 1643.
Civran (V. A. S.: R e la zio n i, LXXX). (7) V. A. S. : R e la zio n i, LXXXIII (Relazione del
(3) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : m arzo provveditor di C anea M arco Giustinian).
1639 (di Ossalco Polcenigo) — D ispacci dei re tto r i da (8) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 20 a-
C a n d ia : 29 aprile e 24 agosto 1639. prile 1645.
(4) V. A. S.: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 22 di­ (9) Ib id em ; 1 maggio 1645.
cembre 1640. (10) V. A. S. : S e n a to R e tto ri, XVI, 32 *.
(3) V. A. S. : S e n a to R e tto r i, filza XV: 29 ottobre ( n ) K a là m i da xiÀajiOT = canna.
560 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI CRETA

Marati e Lutrachi — Calogero. — Se colla fortezza dell’isolotto e colle


progettate al Podomuri ed al Paleocastro intendevasi sbarrare all’ invasore l’in­
gresso nel porto della Suda ; se colle ideate fortificazioni nell’ interno del porto
stesso, alla Culatta ed al Salto della Vecchia, calcolavasi impedire uno sbarco,
quando anche le navi nemiche avessero forzato l’ingresso in quelle acque ; tutte
queste fortificazioni non bastavano ancora per garantire affatto la Suda dalle
insidie del nemico.
Infatti, al di fuori del porto guardato dall’ isolotto, ma pur tuttavia entro
la baia della Suda, esisteva un altro approdo, situato lungo le coste della peni-
soletta di A krotìri, c chiamato Marati (M aràthi), certamente in causa dei molti
finocchi che vi crescevano. La parte più interna del golfo, foggiata a porto natu­
rale, denominavasi Lutrachi (Lutrakji — piccolo bagno (l)) ; e l’isolotto posto sul
davanti, dicevasi Marati pur esso, laddove attualmente prende nome invece di
Paleo. Sndha. — Quivi avrebbe potuto il nemico sbarcare le sue genti, inter­
narsi poi nell’A krotiri stesso, battervi dall’alto la fortezza dell’isolotto, e così
impadronirsi a tergo della Suda.
Tali considerazioni non erano sfuggite alla sagace previdenza di Iacopo
Foscarini, il quale fino dal 1577 aveva proposto di munire il Marati coll’ere­
zione di un piccolo forte che avrebbe costato solo tre mesi di tempo e 5 mila
zecchini di spesa(2). — L ’idea era stata caldeggiata pure dal rettore di Canea
Angelo Barozzi(3), da Sofiano Eudemonoiani(4), da Pietro Landò, altro rettore
di Canea (3), e da altri ancora.
Più tardi si era recato sul luogo il capitano Giovanni Mocenigo insieme al
Rasponi : ed eragli sembrato che la fabbrica del forte si sarebbe potuta evitare
facilmente coll’ ostruire invece la bocca del porto del Lutrachi, larga 80
passi e profonda non più di 7 piedi ; laddove l’altro lato del golfo del Marati
non presentava molto pericolo, essendo in gran parte esposto ai tiri della for­
tezza dell’isolotto : ed ancora maggiormente lo si sarebbe potuto scoprire, qua­
lora per i lavori al Lutrachi si fossero levate le pietre da quel piccolo pro-

p) Cfr. un altro porto naturale, in quello di Sfa- rebbe dovuto costruire sull’estrem a punta dello sco­
chià, chiam ato pure L a tr ò . glio del M arati, la quale si poteva tag liar fuori dal
(*) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . da C am ita : 10 rim anente e circondare tu tta dal m are, valendosi
febbraio 1577., poi del sasso cavato nella costruzione del fortilizio
(3) V. A. S. : R ela zio n i, LXXII (Sua relazione). (V . M. C. : M s. D ona delle R o se, CXXXVI, 28).
(*) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : volumi (5) V. A. S. : D ispacci d a C a n d ia a i c a p i del C o n ­
in appendice: 31 gennaio 1579. Il forte da lui pro­ siglio dei X : 23 marzo 1580.
posto avrebbe avuto 150 passi di circuito e si sa­
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 56 1

montorio delVAkrotiri chiamato Calogero (Kalòghjero — frate) che impediva a


detta fortezza di dominare più completamente il Marati(1).
Il sindaco Giulio Garzoni tornò invece all’ idea di un maschio sull’ isolotto
del M arati(2); e con lui si schierarono il capitano Pietro Z a n e i l provvedi­
tore Alvise Giustinian (4\ e persino lo stesso Giovanni Mocenigo, tornato prov­
veditore nel regno(5), seguito poi da Giovanni Vitturi, vice provveditore alla
Suda(6), e dal governatore Annibaie Gonzaga (/).
Il primo divisamento del Mocenigo fu ripreso invece da quel Lunardo
Quirini, di cui altra volta ci è avvenuto di tener parola. Egli indirizzò in ar­
gomento una scrittura al capitano Pietro Zane, corredata da un disegno, che
ora più non si trova(8).
Per tutto quel secolo tuttavia la cosa non ebbe più sèguito alcuno. Nel
1612 invece un nuovo consulto fu tenuto dal provveditore Gian Giacomo Zane,
insieme col rettore di Canea, col provveditore della cavalleria, col capitano della
guardia, coll’ingegnere Tomaso Spilimbergo, con Mario Gazi e con Calogero
Fassidoni. Fu constatato allora che, per poter scoprire dall’ isolotto della Suda
la bocca del porto di Lutrachi sarebbe stato necessario tagliare più di 2 milioni
di passi cubi di roccia alla punta del Calogero ; per scoprire almeno il rima­
nente del golfo del Marati sarebbe stato indispensabile tagliarne 344,560 ; c
finalmente per poter dominare e battere la semplice imboccatura del golfo stesso
fra lo scoglio di Marati e VAkrotiri sarebbe stato d’uopo levarne 4368 : il che
significava che, anche abbracciando il più modesto progetto, sarebbero occorsi
quattro anni e 75 mila ducati, lavorando con 300 spezzamonti al giorno ; ma
ciò malgrado, non era da aspettarsene alcun pratico risultato, perchè le arti­
glierie dell’ isolotto non potevano giungere tanto lontano, al di là dello scoglio
di Marati, mentre i loro tiri non arrivavano neppure fino allo scoglio stesso. —
Nè più agevole consideravasi il progetto di ostruire con sassi 1’ imboccatura del
golfo o quella del piccolo porto di Lutrachi, in causa della profondità delle
acque. Laonde altra soluzione ragionevole non rimaneva che quella di fortificare
lo scoglietto di Marati, costruendovi un maschio nella sua parte più elevata (9).
Della ragionevolezza di simili argomentazioni fu facile convincere il Senato

(•) V, A. S. : R e la zio n i, LXXIX (Sua relazione). (6) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C andia : no­
(*) V. B. M. : H a i. V II, 304, b. vembre 1596,
(3) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : volumi (7) V. A. S. : R e la zio n i, LXXXI (Sua relazione).
in appendice: 1 o ttobre 1590. (8) V. M. C. : M s. W ucovich L a z z a r i, XXVI, 6.
(4) V. A. S. : R e la zio n i, LXXIX (Sua relazione). (9) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 28
(3) Ibidem (Sua relazione del 1593). settem bre 1612.
562 I MONUMENTI VENETI D E L L ’ISOLA DI C R E T A

medesimo: e infatti nella sua seduta del 10 gennaio 1613 veniva da esso de­
liberato che si dovesse costruire sull’isolotto di Marati un maschio, destinato
unicamente ad impedire al nemico di trattenersi in quelle acque. I capi da
guerra e gli ingegneri cretesi avrebbero dovuto occuparsi delle modalità del
progetto, ma la decisione finale sarebbe spettata al provveditore Zane ed ai
tre provveditori ed inquisitori generali che trovavansi allora nel regno ; come
pure allo Zane era demandato l’incarico di affidare l’esecuzione dell’opera a
persona di sua fiducia(1).
Il disegno del forte, che tuttora ci è conservato, era stato nel frattempo
già stabilito dall’ingegnere Tomaso Spilimbergo. Anziché restringersi però alle
dimensioni di un semplice maschio, esso venne ad assumere le proporzioni di
una piccola fortezza, la più piccola del regno, limitata a 144 passi di circuito,
e della spesa complessiva — secondo i preventivi — di 27800 ducati, comprese le
fabbriche degli alloggiamenti per 50 fanti, le munizioni, le cisterne e la chiesa.
Approntato il progetto, esso fu accolto senz’altro dal provveditore generale
Zane e dai provveditori ed inquisitori Giovanni Pasqualigo e Marco Loredan,
mentre il terzo di loro, Ottaviano Bon, avrebbe voluto che si aspettasse l’ap­
provazione del Senato, visto che il progetto esorbitava alquanto dalle norme
prescritte(2).
Nè egli aveva torto. Che la Dominante, notata la trasgressione dei suoi
ordini, con lettera del 7 giugno 1613, imponeva di sospendere tosto i lavori,
quantunque questi si fossero già iniziati e procedessero con una certa speditezza,
sopra tutto perchè la roccia crasi palesata più tenera al taglio di quanto si
potesse sperare {3).
Lo Zane ne rimase stizzito; cercò dimostrare che ben poca era la diffe­
renza fra un maschio ed una fortezza di soli 140 passi di circuito; che gli in­
gegneri del regno avevano trovato conveniente tale forma di fortificazione,
laddove il Senato non aveva saputo alla fin fine mandare nessun progetto mi­
gliore ; e che, se Venezia voleva proprio che al Marati si costruisse un maschio,
doveva attendere che si potessero recare sul luogo gli inquisitori, allora occupati
in altre bisognerò
Ma il Senato non si lasciò piegare : ed i lavori restarono sospesi, e disperse
le poche pietre che erano state preparate(5).

( l) V. A. S. : Senato Secreti, C ll. 157. (J) I b id e m : 27 luglio 1613.


(*) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Caniia : 4 m ig - (4) Ibidem : 27 luglio e 8 se tte m b re 1613.
g io 1613. (5) Ib id e m : 20 m ag g io 1620.
.

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F IG . 332 — PROGETTO D I F O R T I F I C A Z I O N E D E L M A R A T I ---- F . S P I L I M B E R G O


X
564 I M O N U M E N T I V E N E T I D EL L .’ IS O L A DI C R E T A

Gli spezzamonti dcW Akrotiri inoltravano intanto domanda di poter tagliare


per loro conto la punta del Calogero, pur di essere esonerati dal servizio delle
galee. Ma il provveditore Marcantonio Venier mise sull’avviso la Dominante
della fallacia di simile offerta (1). E tanto lui, quanto i successori Gerolamo Tre­
visan e Francesco Molin, continuarono ad insistere perchè lo scoglietto di Ma­
rati fosse fortificato(2)*. Un nuovo progetto di fortezza colà, simile in gran parte
a quello dello Spilimbergo, figura in un manoscritto di quest’epoca di Francesco
Basilicata.
Perchè la cosa venisse di bel nuovo ripresa in Senato, fu necessario però
che il 19 giugno 1637 una squadra di sette galere barbaresche sbarcasse al
Marati e devastasse la penisola di A krotiri fino al convento di S. Giovanni
Eremita, uccidendo o menando schiavi gli abitanti e depredando ben tredici
chiese ('A
Il provveditore Iseppo Civran studiò nuovamente la questione. Respinta
l’ idea del taglio del Calogero e della ostruzione della bocca del porto di Lu-
trachi, sostenuta anche dal capitano Loredan; messa da parte pur quella della
fabbrica di una fortezza sullo scoglio di Marati, perchè troppo costosa di co­
struzione come di mantenimento e troppo esposta all’offesa dei monti vicini, il
Civran e l’ingegnere Beato Beati vennero alla conclusione che assai piu pratico
sarebbe stato di erigere sulla punta del Calogero “ una picciola fortification
da campagna, incamisata di muro secco, all’uso di queste p a rti, con spesa di
600-700 ducati in circa atta a difendere quelle coste, se non da una grossa
armata, almeno dalle sorprese dei corsari(4).
Alle identiche conclusioni arrivava il Civran in un secondo sopraluogo in­
sieme coi governatori Marcantonio Brancaccio e Ossalco Polcenigo, cogli inge­
gneri Beato Beati e Pietro Leoni, col rettore di Canea Magno, e col capitano
delle rive Giustinian : onde ordinava tosto di preparare il disegno del fortilizio
e di dar mano ai lavori, senza attendere il responso di Venezia
A farlo apposta, il Senato decretava invece il 19 novembre 1638 che non
si fortificasse il Calogero, bensì lo scoglietto del Marati, conformemente ai pro­
getti eseguiti già al tempo del provveditore Gian Giacomo Zane. Ed il Civran
rispondeva di malumore che, quantunque al Calogero si fossero già preparate

(i) Ibidem . (4) V. A . S. : Dispacci deiprov. da Cattdia : 6 m arzo


(*) V. A . S. : Relazioni, LX X X (L oro relazioni). 1638.
(3) V. A. S. : Dispacci dei rettori da Candia : TJ (5) Ib id e m : 4 g e n n a io 1639.
giu g n o 1637.
I

71
566 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L I . ’ IS O L A DI C R E T A

fornaci e pietre, quantunque il suo progetto potesse effettuarsi con soli 400 du­
cati (mentre l’altro era stato stimato di 28 mila nel 1612 — e, dato l’aumento
della valuta, ne avrebbe certo costato 50 mila —), egli era pronto ad ottem­
perare ai comandi di Venezia. Siccome però il progetto eseguito al tempo dello
Zane non si trovava più, avrebbe incaricato di concretarne uno nuovo il conte
Gian Fabrizio Soardi, i governatori Brancaccio, Polcenigo, Saluzzi e Terzi, e
gli ingegneri Van Wert, Beati e Leoni(1).
Il convegno avveniva nei primi giorni del seguente marzo. E tutti espone­
vano le loro opinioni : le quali coincidevano questa volta nel riconoscere la
necessità di fortificare lo scoglietto, mentre pure non si escludeva l’opportunità
della costruzione di un forte anche al Calogero (2).
Combinatosi un progetto cumulativo di tutti e tre gli ingegneri, il fortino
avrebbe dovuto riescire di 610 passi di perimetro e di 45 mila reali di spesa
Siccome però al Civran il progetto parve troppo costoso, gli ingegneri ebbero
1’ incarico di presentarne uno nuovo ciascuno per loro conto (4).
Il Beati ne approntò due (5), l’uno di dimensioni maggiori, l’altro invece di
soli 500 passi di circuito e di soli 30 mila reali di spesa, ma analogo nel
resto al precedente (6); il Leoni ne disegnò un quarto di 334 passi di sviluppo,
di 2996 passi cubi di muro, e di 21 mila reali di spesa (7) ; ed il Van W ert final­
mente ne preparò un quinto, della spesa di soli 15 mila reali, pur confessando
però la inferiorità di esso al primo, steso di comune accordo, causa la troppa
angustia di forme(8).
(9 V. S. A . : Dispacci dei prov. da Caitdia : 17 periorità dei vólti delle dette alloggiamenti hanno da
gennaio 1639. esser ben terrazzate al livello della detta sommità H,
(s) Ib id em : m arzo 1639 (D isp a cc i vari). per di sopra il quale si alzará il muro del recinto
(3) Ibidem . piedi 6 in circa : et questa altezza servirà di parapetto
(*) Ibidem : 18 m arzo 1639. tutto intorno ; et sopra le terrazze degl’alloggiamenti
(5) V edi appendice, d o c u m e n to 6. si trovará piazza competente da fa r la diffesa. L i con­
(c) < L ’ordine delia sua construcione sarà conforme i ir aforti del muro di 3 in 3 passi sostenteranno gagliar­
calcoli e profilo del grande, variando solo in questo, damente li vólti degl’alloggiamenti. Il diclivio di dentro
che, ove sono li monti dominanti, nella cortina verso il muro et intorno le tre cisterne che nel principio de
tramontana, e a quella verso ponente, li faccio il ter­ l’opera si deveranno fabricare, ha da esser ben terra-
rapieno ; ma a quello a mezzogiorno faccio un sol pienato fin a 10 piedi sotto i vólti. I l muro del ricinto
quarliero di un vólto, et sopra quella il suo parapetto, deve esser alzato ad un uguale livello fin a 6 piedi
per haver questa parte più assicurala delle altre » (V. sopra la sommità H ; la sua grossezza nel fondam ento
A . S. : Dispacci del prov. da Candia: m arzo 1639). deve esser tale per tutto che, dandoli la quinta parie
(7) Ib id em : 10 m arzo 1639. della stia altezza di scarpa, egli habbia di mantenir 3
(9 « L i mezi belloardi D. F. (pur tro p p o ci m anca piedi di grossezza alla cima. Ma perche la strettezza
il disegno) et la tenaglia E sono ordinati sopra il del sito non permette ni la necessità dell’opera non
declivio della sommità : et in essi rintesetti stanze in richiede di terraplenar fr a gl’alloggiamenti et il muro
vólti congiunte col muro del ricinto per servir di al­ del ricinto, s’angumenterà in quelle p a rti la sua gros­
loggiamenti, vtagaseni ed altre comodità necessarie, con sezza del detto muro di 3 piedi, fondando questo an-
Ire cisterne et un casin per lenirvi la polvere. La su- gumenlo di grossezza sopra archi sostentati dai con-
LE F O R T I F I C A Z I O N I DI SUDA 567

Mentre si attendevano istruzioni da Venezia, fu cominciato intanto l’allesti-


mento dei materiali (l\ Quanto ai disegni, sebbene il Civran stesse per dare la pre­
ferenza a quello minore del Beati(2), finì più tardi col decidersi invece per quello
del Van Wert, che importava una spesa assai meno rilevante(3), e che era
approvato altresì da Antonio Pisani, capitano delle galeazze, da Luca Pesaro,
capitano dei galeoni, e da Pietro Badoer, capitano della guardia(4).
I lavori del resto cominciarono tosto, coll’assistenza e l’aiuto del provvedi­
tore di Canea, Giambattista Basadona, e del capitano della guardia(5) ; ma ben
presto si dovettero rallentare per mancanza di operai e di materiali(6), e final­
mente sospendere per il sopraggiungere dalla cattiva stagione(7).
II Senato cercò riparare in parte a tali inconvenienti, ingiungendo, all’a-
prirsi della primavera, che fossero impiegati i galeotti nei lavori della fortezza(8).
E dal 14 agosto 1640 in poi si costrussero infatti 39 passi di muraglia, alta
fino a 15 piedi(9). Ma la fabbrica procedette tuttavia tanto fiaccamente, che nel
febbraio dell’anno successivo il provveditore Michele Priuli poteva chiedere a
Venezia gli fosse mandato il disegno genuino del Van Wert, perchè, fra i due
progetti che erano in mano del Leoni, non si sapeva più quale esso fosse(I0) !
Nell’attesa passava così anche in quell’anno la stagione migliore(U).
Il Leoni intanto, cui era affidato il cavamente delle fosse, trovava che la
pietra era assai dura, che le misure del nuovo disegno ricevuto non erano
esatte (12), e che la spesa avrebbe finito col superare i 30 mila reali, 20 mila dei
quali per il solo fossato(13). I denari invece venivano a mancare, ed il numero

traforti. — Le pietre che occureranno p er fabricar le (9) V. A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 12 di­
muraglie si caveranno al piede del muro del recinto, cembre 1640 — Relazioni, LXXXIII (Relazione del
scarpando dopo il suo fondam ento a basso fin tanto provveditore di Canea Basadona).
che tutta la altezza e del muro fdbricato e del sasso (,0) V. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia : 6 feb­
scarpato arrivi a piedi 40 tutto intorno. Il corpo braio 1641 — Cfr. Senato Mar, XCIX, 59.
di guardia si fabricarà sopra lo sommità, come nel (u) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia: 20
disegno si vede notata. L a porta deve essere nel mezo giugno e 18 settembre 1641.
della cortina, come il disegno mostra ; ed avanti di (ls) Malgrado ciò, il provveditore Priuli gli faceva
essa deve esser un ponto di legno (V. A. S. : Dispacci ordinare di attenersi ad esso rigorosamente (Ibidem:
dei prov. da Candia : 12 marzo 1639). 8 settembre 1642).
(!) Ibidem: 18 marzo e 24 aprile 1639. (1J) Ibidem: 29 settembre 1641 — Cfr. la citata
(*) Ibidem: 18 marzo 1639. relazione del provveditor di Canea Basadona (Rela­
(3) Ibidem: 20 settembre 1639. zioni, LXXX). Il Leoni però era riuscito ad appal­
(*) V. A. S. : Relazioni, LXXX (Relazione del prov­ tare il lavoro agli spezzamonti deWAkrotiri per reali
veditore Civran). 3j/2 al passo cubo (mentre prima ne costava 6) al
(5) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia ; 22 patto che vi lavorassero cento uomini al giorno (Ibi­
maggio, 5 e 22 luglio 1639. dem). —Ben presto però ebbe ad avvedersi che in
(6) Ibidem : 24 agosto 1639. realtà tornava più utile lavorare a giornata (Rela­
t7) Ibidem: 10 ottobre 1639. zioni, LXXXIII : relazione del provveditore di Canea
(8) V. A. S. : Senato Rettori, XI, 21* e 76*. Marco Giustinian).
568 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

degli operai doveva essere limitato : mentre il lavoro avanzava sempre più a
rilento(1), e si sospendeva ancora una volta al principiare dell’ inverno del 1642,
dopoché eransi cavati 839 dei 3413 passi cubi del fosso (~K
Nel frattempo si trovava modo di tornar a discutere sull’altezza della mu­
raglia, che il Leoni avrebbe voluto tener più bassa del disegno e staccata dagli
alloggiamenti(3). — Sentito il parere del Van W ert medesimo, sentenziava in
proposito il provveditore generale in Terraferma, Zorzi : e un nuovo disegno
era spedito in C reta(4).
Neppure il provveditore Andrea Corner se ne mostrava però sodisfatto ;
anche se in ciò sarebbesi acconciato ai voleri di Venezia. Se non che un più
grave inconveniente egli metteva innanzi nella mancanza assoluta di fondi, il
che rendeva impossibile la continuazione dei lavori ('T
La fortezza restò così incompiuta. E quando al minacciare della guerra
l’ingegnere Seres si recava a visitare lo scoglietto, trovava inutile più prose­
guirla (6\
Più tardi, durante le ostilità, il nemico eresse un forte micidiale sopra il
Calogero. Ma del Marati neppure lui volle saperne.
(’) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 15 (*) Ibidem: 216*.
aprile 1642. (5) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 31
(s) Relazioni, LXXXIII (Relazione del provveditor maggio 1613 (Cfr. 5 dicembre 1642).
di Canea Giustinian). (6) Ibidem: 1 maggio 1645.
(3) V. A. S. : Senato Mar, C, 193.

IMO. 3 3 4 — PIAN TA DEGÙ AVANZI DELLA FORTEZZA DI M A R A T I .


LE FO R T IFIC A Z IO N I DI SUDA 569

L ’isolotto giace tuttora deserto. Gli avanzi della fortezza sono situati ad
oriente, nella parte più elevata delle scogliere, ove a picco sul mare resta una
muraglia incompiuta, la cui base si eleva dal livello delle acque circa 17 metri:
misura 53 metri di lunghezza, due di altezza massima (in alcuni punti però —

specialmente verso sud — è rasa al suolo) c 1,60 di spessore. Tutto il rima­


nente del recinto è limitato in giro da un fosso, profondo per lo più due metri,
che giungono in un punto sino a tre, scavato nel vivo dello scoglio. Il taglio di
questo fu eseguito in maniera che alla base delle pareti rocciose venne talvolta
lasciata una specie di banchetta. Al di là della fossa, verso l’esterno, è accumu­
lato in più luoghi il materiale proveniente dai lavori di sterro(l).

(*) Collez, fotogr. n. 505 e 506. — Alcune di que­ nostro Console generali a Canea, e del cav. Ernesto
ste notizie, nonché la pianta qui pubblicata, dobbiamo Solari, comandante della R. nave « Iride >, il quale
alla somma cortesia del barone cav. Carlo Fasciotti, si recò appositamente sul luogo per fornirci tali dati.
5. LA FORTEZZA DI SPINALONGA.

Presso la costa occidentale del golfo di Mirabello, e precisamente sul pic­


colo istmo che chiude da mezzogiorno il porto di Spinalonga, sorgeva antica­
mente la città di OXoù<; (acc. ’OXoOvra), di cui più volte ricorre menzione negli
scrittori come nei monumenti.

F 1 G .. 336 — IL PO RTO D I S P IN A L O N G A — T. SPRA TT — 1858.

Dopo la sua distruzione, il nome della antica città, modificato in ’EXoOvxa,


fu conservato da alcuni sparsi abitati posti sulla spiaggia di ponente di quel
porto. E tanto l’ insenatura medesima, quanto la piccola penisola che in parte
la circonda, quanto pure l’isolotto che ne sbarra 1’ imboccatura da settentrione(1),
f1) Non sapremmo proprio dove il Coronelli (Iso- soletta e che solo nel 1526 fosse dai Veneziani ta-
lario cit., pag. 220) abbia pescata la peregrina no- gliato e ridotto ad isolotto,
tizia che lo scoglio fosse in origine unito alla peni-
LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 571

furono comunemente indicate colla semplice denominazione t t ,v ’EX ouvt« (Siine-


lunda(l)). E « Stinalonda » (o « Stinalonga ») infatti troviamo denominato il
luogo nelle più antiche cronache veneziane (2). Solo più tardi, per falsa etimo­
logia popolare, quel nome che ai Veneti tornava incomprensibile, fu trasformato
in quello di « Spinalonga », che presentava una certa rispondenza colla forma
allungata sia della penisoletta, sia dello scoglio, e che ai Veneziani tornava ben
noto, per essersi anticamente cosi chiamata quell’ isola della loro laguna che
poi si disse della Giudecca. — E 1’ influenza veneta tanto potè, che anche gli
indigeni chiamano ormai comunemente SravaXóyzot così il porto come la peniso­
letta e la fortezza sull’ isolotto : mentre il nome di ’EX ouvt« è riservato alle fra­
zioni del villaggio di cui dicemmo.
L ’ importanza della località, apprezzata fin dagli antichi, che sull’ isolotto
avevano pur essi fabbricata una fortezza(3), non potè sfuggire neppure ai Ve­
neti, appena si fu palesato il bisogno di munire le spiaggie cretesi contro un
eventuale sbarco del nemico. Che se la baia di Suda, tanto più capace e sicura,
tanto più comoda e vicina alle maggiori città del regno, richiamò naturalmente
per prima efficaci provvedimenti da parte del governo, non passò tuttavia molto
tempo che anche su Spinalonga conversero la propria attenzione gli ingegneri
militari mandati nell’ isola.

(') All’epoca veneta tuttavia la penisoletta era succederà ancora a noi, tirato che sia in maggior di­
detta anche Colochita (xoXoxOiar=zucchetta), nome che fesa. E furetto quegli valenti huomeni così aveduti, che
oggigiorno si conviene soltanto all’altro scoglio che in un poco di piatto che non può venir offeso da nes­
sta vicino a questa verso levante. suna banda, li fabricorno alcuni alloggiamenti, che con
(*) Archivio storico italiano, serie I, voi. Vili (Fi­ pochissimo agiato et spesa si faranno allogiamenti buo­
renze, 1845), pag. 346 — V. M. C. : Ms. Correr, 1499; nissimi p er soldati » (V. A. S. : Senato Secreti, filza
Afe. Cicogna, 2113 — V. B. M. : L at. X, 36 (A pro­ XLIX, incarto 4 agosto 1578) —Cfr. pure altre scrit­
posito di avvenimenti del 1206). ture ibidem; nonché Dispacci dei prov. da Candia :
(3) Si veda quanto scriveva in proposito nel 1574 9 e 13 gennaio 1584; e Relazioni, LXXX (Relazione
Brunoro Zampeschi, dopo avere minutamente de­ del provveditore Francesco Molin del 158b), ove si
scritto l’isolotto: < Ben f u cognoscinto dagli antichi parla altresì di antiche costruzioni sulla vetta dello
nostri, avenga che nel caminarlo che ho fa tto , ho tro­ scoglio : « Gli antiqui sopra esso scoglio edificarono
vato essere recinto da un buono et larghissimo muro nella sommità una fortezza che con due ale di muro
de piedi 8, essendo di giro de passa 545, apparendo veniva dalla parte del porto ad abbracciar il tutto
sopra terra li fondam enti suoi. Credo si possa più f a ­ sino al mare, et le vestigie ancora si vedono, e molti
cilmente credere esser stato edificato p er difesa di esso vasi di cisterne, sopra alcune delle quali si sono fa tte
porto che con animo di dargli fo rm a de città, non ap­ quelle che ha Vostra Serenità in quel luoco. Per alcune
parendo a veruna altra cosa vestipii che città stata vi scritture antique e greche si vede che a tempo che li
sta, essendo come dico tutto grebanoso. Et vengo con- Sareceni si fecero padroni dell’isola di Candia, molli
firm ato nella suddetta opinione per le vestigio che ho paesani si salvarno in essa fortezza e si difensarono
visto de una città in culata (cioè all’estremità meridio­ da quei barbari ». — Si veda del resto il modello in
nale del porto), detta dagl’ istessi antichi Blonda, la legno, conservato al museo dell’arsenale in Venezia
quale volendo eliino assicurare fabricasserno questo (col falso titolo : < Scoglio Graboso in Candia >), il
scoglio. Ben si potrebbe anco credere havessero pen­ quale rappresenta l’isolotto, prima che venisse for­
siero di r d ir avvi quella parte de genti più vicine, come tificato.
572 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Così avvenne che, in seguito al memoriale presentato il 5 ottobre 1571 da


Sforza Pallavicini e da Giulio Savorgnan (,), il Senato mandasse ordine al prov­
veditore generale in Creta di pensare altresì a tempo opportuno alla fortifica­
zione di Spinalonga (2\
Passò tuttavia quell’anno, e passarono parecchi dei successivi senza che il
progetto venisse attuato. Che anzi, mentre il Pallavicini nel settembre del 1574
ripeteva le raccomandazioni già f a t t e l ’Orsini trovava invece poco opportuna
quella fortificazione, vuoi per l’infelice postura dell’isolotto da fortificarsi, sot­
toposto all’offesa dei monti vicini, vuoi per la mancanza di acque nel porto,
e finalmente per l’eccessiva lontananza da Candia(4).
E anche quando l’Orsini, modificate le proprie idee, convenne nel bisogno
di quei lavori, ed eguale opinione espressero — fra altri — i provveditori Iacopo
Foscarini e Luca Michiel ed il governatore Zampeschi(5), fu d’uopo attendere ancora
più di tre anni prima che il progetto fosse studiato con seri e pratici intendimenti.
Alla fine, il 4 agosto 157$, giudicandosi venuto il momento di mandare
ad effetto la deliberazione presa nell’ottobre del 1571, il Senato scrisse ai ma­
gistrati cretesi ingiungendo loro di occuparsi della fortificazione dell’ isolotto, e
di consultarsi per ciò col governatore Moretto Calabrese e col colonnello Ca­
millo Stella. Ad essi era lasciata libera scelta di “ abbracciare quella parte
che vi parerà p iù opportuna del sito che mostra le vestigie di quelle antique
m ura che si vedeno sopra il predetto scoglio, overo restringersi sopra di esso
in m inor sito con fabrica che possa assicurare p u r di tutte quelle p a r ti quella
bocca „. Escluso era soltanto che si seguisse il parere altra volta espresso dal-
1’ ingegnere Alessandro Campi, “ che si dovrebbe atterrare quella parte da
m an stanca, dove il scoglio è distante da terra passi 80 in circa, perchè si
venirebbe a questo modo a congionger il scoglio colla terraferm a „. — Le de­
cisioni dovevano esser prese sul luogo dal provveditore insieme col duca o col
capitano ; e solo nel caso che essi non si fossero accordati, si sarebbe recato a
Spinalonga anche il terzo di loro, per giudicare poi a maggioranza di voti. Nel
frattempo la cosa doveva essere tenuta gelosamente secreta ; per poter poi com­
piere i lavori prima dell’uscita dell’armata turca nell’anno seguente(6).

( ') V. A . S. : Dispacci deiprov. da Candía : volum i dell’O rsini).


in appen d ice. (5) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Caridia : 28 a-
(z) V. A . S .: Señalo Secreti, L X X V III, 19. prile 1575 — Relazioni, L X X V III (R elazione di L uca
(3) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : volum i M ichiel del luglio 1575) — Senato Secreti, filza XLIX:
in appen d ice. in c a rto 4 a g o sto 1578 (S c rittu ra dello Z am peschi).
('») V. A . S. : Relazioni, L X IV (S econda relazione (6) V. A . S. : Senato Secreti, L X X X I, 143.
LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 573

Alla deliberazione del Senato erano uniti sette allegati. Il primo di essi era
soltanto un estratto della relazione di Iacopo Foscarini(l), in cui si accenna alla
necessità di munire lo scoglietto, sia abbracciandone tutto il perimetro sulla base
delle antiche mura, tuttora ivi esistenti, sia limitandosi a costruire dei maschi a
difesa delle due bocche del porto : altra torre sarebbesi aggiunta sulla Culatta
del porto, a difesa di quell’ istmo.
Il secondo invece conteneva una scrittura di Brunoro Zampeschi, in data
28 novembre 1574. Proponeva costui valersi delle antiche muraglie e alzarle
“ a tre passa, con fabricar alla som m ità del scoglio due cavallieri, tirandosi
per f 'azza di esso un revelino, sì come a banda destra et a sinistra un altro
a pel d ’acqua: che, sì come questi netarebbeno di lontano et d ’appresso Ven­
trata, li duo cavallieri spazzerebbero in vista del capo del porto; sì come
difenderiano in ogni occasione le suddete tre piacete, la m uraglia tutta, et
apresso scovar iano quel monti cello, dal quale non debbo però temere, sì per la
lontananza, come per non potervi venire il nemico, olirà che li luochi che non
temono di assalti, scalate , m ine o di zappa, poco stimano anco li tiri delle
artiglierie „. La fortezza avrebbe quindi costato poco, perchó le fondamenta
erano già fatte, la calce ed i terreni si trovavano vicini, ed anche l’acqua si
poteva attingere nei pozzi circonvicini, oppure alla peggio al torrente Istrona,
lontano 14 miglia; u et posso credere „ — seguitava egli —, “ p er veder f a ­
brícalo al detto scoglio una così ben fondata muraglia, vi possa esser anco
qualche buon luoco per acqua fr a quei rovinazzi, havendoli io finora scoperto
cinque buone cisterne, quale con pochissima fa tic a et spesa se redurano a po-
terse servire „. Del resto le opere sarebbero state eseguite dalle angarìe dei
paesi vicini, e dalle galee. Quanto finalmente alla efficacia del forte, nessun in­
conveniente egli trovava da segnalare, se non quello dei pericolo che il nemico
tagliasse l’istmo della Culatta e penetrasse in tal modo egualmente nel porto.
La cosa sembrava a lui alquanto improbabile ; ma per maggior precauzione
suggeriva egli pure di costruire un maschio anche alla Culatta, ed altro torrazzo
a S. Nicolò sopra Mirabello, restaurando insieme quest’ultimo castello, onde im­
pedire alle galee nemiche di trattenersi in quelle acque.
Il terzo allegato riportava la scrittura dell’ ingegnere Campi al provveditore
Foscarini : colla quale si dimostrava la necessità di difendere 1’ isolotto con un
forte, ma si consigliava di w abraciar mcn sito che possibil fosse pur adat­

t i G ir. la sua relazio n e (V. A. S. : Relazioni, LXXVII1).


72
574 I MONUMENTI VENETI D E L L ’IS O L A DI C R E T A

tandosi alle accidentalità del luogo. In tal guisa la fortezza sarebbe riescita assai
più economica, che non a voler seguire le fondamenta della vecchia cinta, estesa
per ben 586 passi. “ Con la fa b ric a — diceva — fuorché in un sol luoco
vorrei restar ne l’alto, servendomi de l’alte et buone m ura di natura. D alla
parte che guarda verso la bocca, vorrei lasciar il sito di quella linguetta, non
mi facendo bisogno et non m i potendo servire, p er esser cosa sproportionata,
dirupata et ruvinata. Per la lunghezza del scoglio dalla parte che guarda
verso Cullata, puoco meno che tutto di lungo, quasi egualmente non vorrei cattar
più basso che a diritura di una chiesieta che vi si trova. A quella parte che
sola resterebbe a diffendere, eh’è distante da terra 386 passi, oltra lo accomo­
darm i alla piaza meglio che 7 sito m i concedesse, non di meno, perchè essa sa­
rebbe alta assai et non potrebbe f a r quel buono effetto che si deve dessiderare,
vorrei cattare con una altra p ia za a basso, dove ò trovato assai buona commo-
dità a certe ruvine di case che guarda a l’ incontro di un puoco di pianura
che biancheggia di là da l’aqua in mezzo a certi tereni che rosseggiano. Questa
piazza sarebbe assai a proposito, et non sarebbe alta da l’aqua che 8 piedi in
circa, nè si potrebbe in sito sì stranio con m inor spesa truovar cominodità
simile, nè che maggior servitio facesse nel diffender quella intrata, dove è la
maggior im portanza di tutto questo fa tto „. — Oltre a ciò poi — come già si
vide — egli avrebbe voluto ostruire completamente la bocca stretta del porto,
larga 83 passi (ma colmata in parte già naturalmente per 2 7 passi), in guisa
di attaccare lo scoglio alla penisoletta di Spinalonga ; ed altri 100 passi di por-
porella avrebbe costruito dalla parte della terraferma, per restringere la bocca
maggiore del porto. — Un maschio in fine proponeva pur anch’ egli alla
Culatta.
Seguiva il parere di Giambattista Contarmi, che altra volta aveva stesa
una scrittura in argomento per incarico del Foscarini. “ M ia opinion sarta —
scriveva — volendosi fo rtifica r esso scoglio, cam inar dalla pa rte che guarda
verso terra nel luoco p iù ristretto dove si possi dubitare dell’offesa (ch’io però
l’ho p e r difficilissimo, sendo tutto grebanoso, sassoso et come p e r impossibile a
condurvi artellarie), et f a r la fo r za d ’una buona p ia zza sopra la som m ità di
detto scoglio. E t nel resto di esso cam inar sul vecchio con una m uraglia di
pocca spesa ; facendo dall’altra p a rte del scoglio, che guarda la bocca p iù larga,
ove mostra esservi stato anticamente un reveliino, il quale è pocco alto dal­
l ’acqua, un’altra piazzeta, che guardi l’entrata maggiore : la quale verrà ad
esser coperta da quella p a rte dove l’inimico potesse offendere. E t a basso, ove
LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 575

il scoglio f a un poco di piano verso la bocca maggiore che guarda dalla parte
della lenguetta, lauderei che fosse bene fa r v i una traversa, p er coprire li pezzi
che fossero posti p er di fe s a d ’essa bocca maggiore ... A lla saline ancora (cioè
alla Culatta) non sarta male fa r v i un torazzo, come quelli di Puglia, per sicurtà
di quelle genti che ivi habitano „.
Il quinto allegato era una nota sulla difesa delle coste del regno di Paolo
Zelaitti, il quale dichiarava di ricordare poco quel luogo, mentre al tempo che
egli era stato nell’isola non si pensava ancora sul serio a fortificarlo. Comunque,
era favorevole alla fortificazione, che egli avrebbe preferito abbracciasse tutto
l’isolotto.
L ’ultimo allegato finalmente era un estratto della relazione del capitano
Polo Contarmi (1\ il quale consigliava l’erezione del forte e ricordava le antiche
fabbriche nell’ isòlotto esistenti, osservando come due di quelle cisterne fossero
facilmente adattabili ai nuovi bisogni <2).
Poco dopo tale decreto, il 4 ottobre 1578, era mandato ordine al gover­
natore Moretto Calabrese di non abbandonare l’ isola — come egli avrebbe de­
siderato —, essendo l’opera sua necessaria per la fortificazione di Sp i n a l o n g a I n
suo aiuto anzi veniva spedito l’ingegnere Genese Bressani da Cortemaggiorc^.
Ricevuti gli ordini, nel marzo del 1579 il provveditore Luca Michiel si
dispose a partire alla volta del porto da fortificare (6) : dove nel frattempo avevano
eseguito dei rilievi anche il capitano generale Natale Donà(7) e Sofiano Eudc-
monoiani (8\ e dove parimenti si trattennero il duca Almorò Tiepolo ed il co­
lonnello S te lla i — Assoldato un centinaio di spezzamonti dell’Akrotiri, prepa­
rate le vettovaglie, dati ordini per rapprontamento delle calcine, della terra
rossa, della sabbia e delle pietre (10>, il Michiel arrivò a Spinalonga il LI giugno
1579, insieme col governatore Moretto Calabrese e col capitano della guardia
Giovanni Bembo (U).
Trovò i preparativi già bene avviati ; e terminate ormai le strade c due
piazze per batterie(12), ad una delle quali restò il nome di Moretta, mentre l’altra

(*) C fr. la su a re la zio n e (Ibidem , L X X X I). (7) Ib id em : 28 g en n aio 1579.


(2) V. A . S. : Senato Secreti, filza X L IX ; in c a rto 4 (s) Ibidem : 31 g en n aio 1579.
a g o sto 1578. (9) V. A . S. : Relazioni, L X X V III (R elazione del
(3) V. A . S. : Senato Secreti, L X X X I, 148. M ichiel del 1580).
(4) Ib id em , 143. (10) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 8 m a g ­
(а) V . A . S. : Relazioni, L X X V III (S ua relazio n e gio 1579.
del 1580). (n ) Ib id e m : 26 g iu g n o 1579.
(б) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 10 a- (,2) < Sono anco già fa tte due piazze in due gradi,
p rile 1579. che caminano tutta la longhezza del scoglio incornili-
576 I MONUMENTI V EN ETI D E E l ’ i S O L A DI C R E T A

— nc ignoriamo la ragione — fu detta Mosta. Onde il Michiel le munì con


12 pezzi di artiglieria, e le affidò a due compagnie di soldati, per sicurezza
degli operai durante il corso dei lavori "ù
L ’ incarico di eseguire il disegno della fortificazione era stato affidato intanto
all» ingegnere Genese Bressani. E la pianta sua, sottoscritta dal Michiel c da
altri, venne mandata a Venezia
Il Bressani si attenne al partito di valersi in parte delle antiche muraglie,
c di circondare quindi il perimetro dell’isolotto con una cerchia di mura pres­
soché continua, intercalandovi due baluardi maggiori a difesa della bocca più

dando dalla inezaluna di dentrovia fino alla parte ridurla in tre piazze commodate per arteglieria et op­
stretta, tutte tagliate nel vivo et durissimo sasso, per portune alla compiuta sicurtà di questo porto » (Ibi­
le quali si può comodamente caminar, soccorrer et ad- d e m : 5 a g o sto 1579).
doperarsi ogni sorte d’arteglierie » (Ibidem : 27 g iu ­ (i) v . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 27 g iu ­
gno 1579). — E di nuovo, poco dopo, si loda il go­ gno 1579 — Relazioni, L X X V III (R elazione di L u ca
v e rn a to re C a la b rese, p er a v er « voluto personalmente M ichiel del ISSO).
fa r spianar tutta la superfitie globosa del scoglio et (*) C fr. la re la zio n e m ed esim a del M ichiel.

K1G. 357 — PIA N TA DELLA FORTEZZA DI S P I N A L O N G A . (V. 1.).


LA F O R T E Z Z A DI S P IN A R O N O A 5T7

stretta del porto, ed altri baluardctti, orecchioni, fianchi, angoli e puntoni nel
rimanente recinto. Due grandiose mczzelune, situate di fronte alle due bocche
del porto, e le citate piazze minori dovevano completare l’opera di difesa(1\
Assegnato in tal modo un ambito considerevole alla fortezza, era naturale
clic si provvedesse poi a tutti gli altri edifizi interni necessari alla guarnigione
della piazza, alle chiese, cioè, alle case dei magistrati e sovrastanti, agli allog­
giamenti, alle cisterne, ai fondaci, ai magazzini, alle polveriere e munizioni c
via discorrendo.
Ma se con simili provvedimenti la fortezza era destinata a riuscire pode­
rosa di costruzione c maestosa di forma, non altrettanto vantaggio presentava
il disegno del Bressani di fronte alle spese necessarie per l’attuazione di un
progetto tanto vasto ; e sopra tutto poi quell’ imponente sforzo di fabbriche non
riusciva a raggiungere lo scopo principale, cioè di rendere inespugnabile il luogo.
Il Bressani infatti, suggestionato dai consigli del Pallavicini, ed impressio­
nato dalle critiche mosse alle fortezze di Retimo e di Suda in causa del ter­
reno dannoso che era rimasto escluso al di fuori della loro difesa, applicò ogni
sua cura ad evitare che parte alcuna dell’ isolotto di Spinalonga restasse tagliata
fuori dal recinto fortificatorio. Con tale spediente si credette renderlo assai
più sicuro da un assalto nemico che non restringendo la fortezza sulle sommità
dello scoglio, ove i suoi tiri dall’alto in basso sarebbero riusciti meno efficaci e
non avrebbero potuto impedire al nemico di sbarcare le artiglierie. Nel riguardo
economico poi, argomentava il Bressani che, costruendo la fortezza sulla cresta
dello scoglio, o la si sarebbe dovuta restringere di troppo, senza potervi lasciare
spazio per gli alloggiamenti, i magazzini, le cisterne, la chiesa e via via, oppure
sarebbe stato necessario di fiancheggiarla mediante membra discendenti fino a
metà della costa “ che, a volere unire le p a r ti basse con le alte, savia stata
spesa p iù che mediocre „ : laddove, costruendo la fortezza in basso, si utiliz­
zavano le vecchie mura, c si agevolava il trasporto dei materiali da costru­
zione, che assai faticoso sarebbe tornato a portarli fin sull’erta vetta dell’ i-
solotto (2\
In realtà però l’eccessiva estensione della fortezza doveva condurre a un
grande aumento di spesa, mentre d’altra parte tutte quelle opere costruite in
basso, quasi a livello del mare, restavano esposte completamente ed inesorabil­
mente all’offesa dei due monti al di là delle bocche del porto.

(Ò Cfr. la relazione medesima del Michiel. (*) Ibidem.


578 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Ma per allora all’ inconveniente non venne data troppa importanza. E con
grande solennità, “ dopo le debite ordinane beneditioni „, il 15 giugno 1579
il provveditore Michiel pose la prima pietra, “ segnata del millesimo et p rin ­
cipato della Serenità Vostra collocandola, a quanto pare, in quel baluardo
verso la bocca stretta del porto che fu intitolato ad onore del capitano Natale
Dona. Al tempo stesso poi iniziò i lavori alla mezzaluna Michiel(2), a guardia
dell’altra bocca del porto, mezzaluna che egli si riprometteva avesse a diventare
la più bella d’Europa, e su cui volle incidere, a perpetua memoria, in lettere
cubitali il proprio nome.
Nei lavori della fortezza erano impiegati spezzamonti dell’ A krotiri (e anche
del territorio di Candia), pagati a 4 l/ t perperi al giorno ; ed altre maestranze
— scalpellini bombardieri, muratori, falegnami, ecc. — a 4 perperi al giorno:
delle spese — che naturalmente erano qui pure a carico esclusivo dello stato
— e dei relativi pagamenti doveva incaricarsi il Camerlengo Giovanni Barba-
rigo. Gli angarici — in media cento al giorno — erano deputati alla fab­
brica ed al trasporto delle calcine, di cui eransi approntate già 80 migliaia ; ed
i galeotti a portar acqua e terra rossa. Dirigeva i lavori 1’ ingegnere Bressani
c tutti quanti alloggiavano entro case fabbricate di muro a secco (3).
In un paio di mesi non solo il baluardo Dona, ma anche l’attiguo, cui dette
nome il duca Almorò Tiepolo(4), erano già “ in difesa, con altezza di muraglia
et suo tei rapieno di ld et p iu piedi „ ; sicché in un altro mese si sperava di
ultimare tanto questi quanto la mezzaluna Michiel. Contemporaneamente pro­
cedevano le altre fabbriche : e nel lato di occidente veniva aperta la monu­
mentale porta, dalle severe linee classiche, il cui architrave reca del pari scol­
pito il nome di Luca Michiel : sul davanti di essa si pensò a costruire un pic­
colo pontoncino di approdo(5).
Congiunto provvisoriamente lo scoglio colla penisoletta per mezzo di un
ponte di legno, crasi facilitato il trasporto delle calcine, alla cui fabbrica atten-
(*) C fr la re la zio n e m edesim a del M ichiel. neziane di e p o ca p o ste rio re i due nom i si tro v in o
(*) C osi d a L u ca M ichiel p re se ro nom e ben q u a t­ in v e rtiti (e in base a ta le in v ersio n e fu da noi com ­
tro m em b ra fo rtifica to rie in C r e ta : il b a lu a rd o del p ilato l’elenco delle fotografie di S p in a lo n g a a p a g .
fo rte S. D im itri a C a n d ia , il revellino di C anea, il XX VII).
balu ard o di S uda, e la m ez za lu n a di S p inalonga. (R) < Et nel mezo della parte di dentro del porlo et
(3) V. A. S. : Relazioni, L X X V IH (R elazio n e del della fortezza s’è fa tto una porta di ordine toscano
M ichiel del 1580) — Dispacci dei prov. da Candia : rustico con il suo corpo di guardia..., con il suo sca­
27 giugno 1579. lone da salire et scendere facilmente, con una piazza
(4) D ei due b a lu a rd i p o sti alla b occa m inore del quadrata, in testa della quale s’è ordinata una capei-
p o rto , se g u ite rem o a d en o m in are D o n a quello più letta per la messa di soldati ». V . A . S. : Relazioni,
o rien tale e T iep o lo quello occidentale, com e era in L X X X V III (R elazione del M ichiel del 15S0).
o rig in e , q u a n tu n q u e in b u o n a p a rte delle p ian te V e­
LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 570

devano sempre le angarìe del territorio di Sitia ; e perchè i lavori proseguissero


più solleciti ed economici, erasi stabilito che gli spezzamonti e gli altri artieri e
fin gli angarici ed i galeotti lavorassero a contratto, anziché a giornata (l).
Cosi il 16 dicembre 1579 Luca Michiel poteva mandare a Venezia un di­
segno di tutte le opere compiute sino allora, ed un rendiconto delle spese, le
quali superavano di poco i 7 mila ducati(2).
Venezia gradì le buone notizie ; e fu larga di elogi al solerte provveditore
non solo, ma facilmente accondiscese alle sue richieste relative ai materiali
necessarì alla nuova fortezza, e alla elezione di uno speciale provveditore per
essa (3). Nel mandare quindi nuovi fondi a Candia, stabilì che 10 mila ducati
dovessero servire per Spinalonga ; e che in sostituzione dei governatore gene­
rale Calabrese, si recasse in Creta a soprintendere alle fortificazioni il nuovo
governatore Baldissera Rangone (4).
Costui infatti fin dall’ottobre di quell’anno 1579 visitò la fortezza, e si
credette in dovere di esprimere la propria ammirazione particolare per l’opera
del Bressani, “ ingegnerò indefesso alle operationi „. Aggiunse pure che i la­
vori a lui sembravano bene avviati, solo che si fosse alzato e terrapienato l’an­
golo del baluardo Donà, tagliata la roccia fra il Dona ed il Tiepolo, chiuso
l’orecchione orientale, detto Scaramella (dal segretario Giancarlo Scaramelli), e
allargata la mezzaluna Michiel(5).
Ma proprio il taglio della roccia interposta fra i due baluardi meridionali
si dimostrò assai più difficile di quanto si fosse reputato, e provocò un ammu­
tinamento da parte degli spezzamonti, che si acquetarono soltanto quando venne
loro aumentato lo stipendio. D’altra parte negli scavi eseguiti sulla pcniso-
letta, a soli due passi di profondità si rinvenne uno strato di sabbia inadatto
alle opere in terrapieno : il che costrinse a provvedere i terreni da lontano per
mezzo delle barche(6).
L ’ improvviso insorgere di tali difficoltà non solo rallentò i lavori, ma
dimostrò altresì che il preventivo originale di 20 mila ducati di spesa si sarebbe
dovuto superare da ben 4 a 5 mila ducati ; onde richiedevasi l’aiuto di Venezia(7).

(*) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 17 a- (4) V. A. S. : Senato Secreti, L X X X II, 35*.
g o sto 1579 — Relazioni, L X X V III (R elazione del M i­ (a) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i
chiel del 1580): dove sono più m in u ti p a rtic o la ri di in a p p en d ice : 24 o tto b re 1579.
ra g g u ag lio . (°) V . A . S. : Dispacci dei prov. da C andia: 1 no­
(2) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 16 se t­ v e m b re 1579.
te m b re 1579. 0 Ibidem : 28 n o v e m b re 1579.
(3) V. A . S. : Senato Mar, X L IV , 120.
580 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISOLA DI C R E T A

Ciò non per tanto, dopo cinque mesi di lavoro, il Michiel ritornava a
Candia, ed avvertiva che la fortezza era già recinta di muro e che i due ba­
luardi maggiori Tiepolo e Dona, e la mezzaluna Michiel erano tanto elevati da
potersi considerare “ fuori d i scala „(l). Restavano a proseguire invece l’orecchione
Scaramella ; il baluardetto che, dal nuovo governatore, fu chiamato Ran-
gone; il baluardetto o dente Genese (intitolato all’ingegnere Bressani) ; ed il pon-

F IU . 338 — M ODELLO DELLA FO RTEZZA D I S P IN A L O N G A . (X. g.).

tone Bembo (ricordante la cooperazione del capitano della guardia Giovanni


Bembo), ad occidente ; nonché il restante delle cortine in giro.
Più specificatamente in un dispaccio del 13 gennaio 1580 al Michiel(2), il
Bressani informava come del recinto non mancassero a costruirsi che 35 passi,
“ p a rte a cui non va fondam ento nè grossezza d i m uro, pocha altezza e m ente
o pochissim o terrapieno „ ; che il Tiepolo, munito già della porta di sortita,

(*) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 1 no- (*) Ibidem : 13 g ennaio 158U.
vem bre 1579.
LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 581

raggiungeva l’altezza di 20 piedi, ma non era ancora terrapienato ; che il Dona


era alto 2/ piedi ed in parte terrapienato; che alla roccia fra i due baluardi
non mancava a tagliare se non 40 passi cubi ; che eransi fatti i ciglioni ad una
delle cannoniere della mezzaluna Michiel ; e che finalmente nel restante l’altezza
delle muraglie era da 13 piedi in meno (1).
Per evitare poi le offese esterne, il cui pericolo non era potuto sfuggire al
pio\veditore Michiel, erasi lasciato ordine che la piazza del Dona fosse incli­
nata colla pendenza verso l’ interno ; che l’orecchione Scaramella venisse abbas­
sato fino al fianco; ed una traversa fosse costruita ad oriente, “ p e r coprirsi
d a ll altezza d i fuori, che, distaccandosi dalla radice del dirupo del scoglio, d i­
scende p e r ti averso dalla costa fin o alla detta cortina con Vappertura raddop­
p ia ta nel mezo , f \

(’) D i ta li c o rtin e, ci c o n sta che qu ella fra la m ez­ recchione, p er coprirsi dal monte, et venendo al dritto
z alu n a M ich iel ed il G enese e ra « fondata parte sul dell’orecchione, si venghi abbassando tanto che habbia
vecchio, et parte di novo compitamente » (V. A . S. : di altezza sopra l’arco della bombardiera da 7 piedi
Relazioni, L X X X V III — R elazione del M ichiel del m circa. Far una traversa alla cortina sopradetta,
1580).
nella qual si lassi ben come un portoncello. Far un
(2) Ib id em : Si co n fro n ti p u re a q u e sto rig u ard o poco di muretto dal Rangone per andar alla Mezaluna,
u n a s c rittu ra del B re ssa n i, in tesa sp ecialm en te ad che serva per parapetto sopra al derapato ; et finir la
o v v ia re a q u e i d ife tti esiziali della fo rte z z a : ... < Al­ parte che manca de esso Rangone, con fa r v i tre bom­
za r ài terreno il restante deìli doi predetti belloardi bardiere, cioè due verso la bocca larga del porto et
(T iep o lo e D ona), con fa r li il parapetto : che in tutto, una alla stretta, col ciglione a tutte tre, et di tutte con
per mio credere, sarà intorno alli piedi 36 o poco più sopra alzar il muro per coprir la piazza, avvertendo
dal pian del mare. Per coprir le piazze et per mante­ che la bombardiera che guarda verso la bocca stretta
ner il terreno di detto parapetto, seria bene nell’alzarlo sia voltata in modo che non veda se non alla riva del
fa r v i un muretto di grossezza di doi piedi, per conser­ terreno a pello di acqua, acciò non sia imbocata. Con­
varlo dalle pioggie. Finir le bombardiere che mancano, tinuar il carro contiguo alla Mezaluna alla sumità de!
secondo le cominciate et le finite, et tutte secondo le derapato che è la sumità de tuffo del sasso, per tran­
sorti loro, cioè quello che battono a marina con le sitar alla stradda che va allo Rangone ; che parte di
sue simili et quelli delli fianchi con le a loro simili, esso servirà per scalla dove hora si serve del ponte di
ha vendo l occhio dove guardano ; et le principiando, legno al transitar della ronda. Finir quel poco che
alzar il muro sopra li volti della sortita et reculata manca del spianar la parte della Mezaluna et alzar
del belloardo Thiepolo, che alzalo servirà per traversa il suo muro circa doi piedi, et fa r v i la sua guardiola.
al ponton (il p o n to n e B em bo) che è p er mezo la casa Scarpar dal fianco Ferino (di esso d irem o più a v an ti)
del governator ; qual ponton si alzerà ancora doi piedi, fino alla casa delli bombardieri, rapezzando quel muro
continuando quella altezza fino alla porta maestra, et vecchio, che rispetto al sito serve in tutti li modi. Si
andar ascendendo fino all’ángulo del belloardo Thiepolo. potrà fa r v i due bombardiere alla bocca del mezobel-
Far una traversa alla cortina che si congiogne col fianco loardo Genese che guarda verso la bocca larga fr a li
Scaramella, che è pa rie del belloardo Donato. Accotn- spatii delli dui spioni, et coperte come le altre, con
m odar nella faccia del belloardo Donato, dove era ri­ sopra alzare il muro, che così coprirà la piazza dalle
lasso, una piazza p e r un pezzo, che, coverta dal monte cminentie di fu o ri, benché lontane. F ar un’altra bom­
con la parie piu alta del belloardo, servirà in barba bardiera al fianco Pierino, clic intersecará li tiri della
da tener un pezzo p er batter la bocca larga et stretta mezaluna Michiela, che similmente starà ben coperta.
del porto. Accommodar un'altra piazza simile alla cor­ Far il parapetto alla mezaluna Barbariga (di cui
tina che è f r a il Scaramella et Rangone per simile p u re p a rle rem o più oltre), che serve al batter del
effetto, et detta cortina si alzerà un’altra cantonata porto, alla diffesa della bocca stretta et al fa r con­
all’ángulo, et andará descendendo fino al Rangone, trabatteria, con fa r v i sei bombardiere, le quali vorrei
dove basterà che sia da 14 piedi di altezza: avvertendo che fossero con il suo ciglione, voltale et fa tte di
poi che dal predetto ángulo si vada alzando verso l’o­ tuffo per ressister meglio alle batterie, et che il suo
73
582 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Del resto, quantunque sull’ isolotto fosse rimasto il primo provveditore della
fortezza, Agostino Barbarigo (eletto dal provveditore generale nel novembre del
1579 h))} efficacemente assistito dal capitano della guardia Bembo, dal governatore
Rangone, dall’ ingegnere Bressani, e dal capitano delle truppe Giulio Grisogono ,
il Michiel volle ritornarvi in persona nel febbraio del 1580, per dai nuovo
impulso ai lavori e specialmente alla fabbrica delle calcine, al taglio della roccia
(dove vennero portati 60 nuovi operai), ed al riempimento dei baluardi con
terrapieno, per il che si potè trovare i terreni ad un solo miglio di di­
stanza (3).
Il nuovo capitano generale Giovanni Mocenigo spese per suo conto 2500
ducati ; e, dimostrata pur egli la necessità di finire il taglio della roccia fra il
Donà ed il Tiepolo, e di terrapienare tutto il tratto dal Rangone al Tiepolo
stesso(4), applicò la propria operosità al primo di tali lavori, pure constatando
che “ ogni giorno p iù si va trovando durezza et difficoltà, et p e r conseguenza
si convien fa r e molta spesa „(5).
Onde, quando nell’agosto di quell’anno 1581 sbarcò a Spinalonga il primo
provveditore mandatovi da Venezia, Lorenzo Venier, la fortezza era ben lungi
ancora dall’esser ridotta a perfezione : il che non mancò di informare il gover­
natore della piazza Virgilio Belloni.
Cominciando dalla porta maestra, il baluardo Genese andava alzato di muro
ben 6 piedi ancora, coll’aggiunta di due cannoniere rivolte verso la bocca larga
del porto. Ad egual segno conveniva portare il seguente fianco, detto Ferino
(ignoriamo in memoria di chi), munito di altra simile cannoniera. Dal Ferino
alla mezzaluna Michiel dovevasi costruire 40 passi di muretto ad uso di para­
petto. Alla mezzaluna Michiel mancavano due piedi di muraglia in giro, altri
lavori di spianamento della roccia e la fabbrica della guardiola. Dalla mezzaluna
Michiel al Rangone non era alzato se non un pezzo di muro presso il Rangone
medesimo, muro che a sua volta doveva essere elevato, tanto da servire da

tir o n o n si elevasse se n o n a m e za costa d el m o n te , im a p ia z z a p e r b a tte r il p o r to , che si f a r l a con p o c a


acciò d a lla s u m ità n o n sia n o im bocate. L a la rg h e zza sp e sa , a lza n d o d a lla p a r te d i so tto con u n a m a s ie ra o
d i esso p a r a p e tto v o rre i ftis s e a lm e n o di 2 5 p ie d i m u r o a seco: che 7 su o p ia n o s a n a p o co p iù b asso d ella
et la p a r te so p r a li v o lti fo s s e d i terreno et ta n to m e za p i a z z a del ste n d a rd o (V. A . S. : D ispacci dei
a lto che co p risse la p i a z z a , a v v e rten d o che la p a r te p r o v . d a C a n d ia : 28 a g o sto 1580).
che g u a r d a verso il m a r e a p e rto et la p a r te che (') Ib id e m : 12 fe b b ra io 1580.
g u a r d a verso il p o r to p o t r à esser d i a ss a i m eno g r o s ­ (s) Ib id e m : 18 fe b b ra io 1580.
se zza . A lle q u a li d ue p a r t i nell* u n ir s i col sasso d el (3) Ibidem : 26 fe b b ra io , 19 m arz o , 23 a p rile e 10
m o n te , v o rre i che fo s s e con d oi p o r to n i la rg h i 7 p ie d i m aggio 1580.
ed a ltr e tta n to a lti. D a d e lla M e za lu n a p e r c o n tin u a ta (4) Ib id e m : 28 a g o sto 1580.
lo u g h ezza d el scoglio a m e za costa m i piacerebbe c a v a r (5) Ib id e m : 20 g en n aio e 22 a p rile 1581.
LA FORTEZZA DI S F IN A L O N G A 583

parapetto. Il Rangone esigeva altri 6 piedi in altezza di muraglia, nonché tre


cannoniere ed altri lavori nella roccia. La seguente cortina dello Scaramella bi­
sognava alzarla essa pure di 7 piedi, tagliandovi a 6 passi del Rangone tanto di
roccia da costituire un andito al portello che allora ivi esisteva ; nell’orecchione
— che doveva elevarsi di piedi 1 1/ ì — mancavano le progettate due cannoniere ;
come mancavano le due traverse, una a metà della cortina e l’altra in capo ; e
restava da terrapienare tutto quel tratto. Terrapieno ed elevamento di 5 piedi
reclamava pure la seguente cortina del Dona ; ed al Dona stesso era d’uopo
cavar nel sasso sufficente piazza per la cannoniera verso il Tiepolo. Nel tratto
fra il Donà ed il Tiepolo la roccia andava tagliata tanto ancora da permettere
alle rispettive cannoniere di compiere il loro ufficio ; e conveniva aggiungere
quindi un parapetto in terreno. Al di sopra, a difesa della bocca stretta del
porto ed a controbatteria dell’opposta altura, andava alzata la mezzaluna che
dovevasi chiamar Barbariga, forse ad onore del primo provveditore della for­
tezza. Finalmente il restante tratto ad ovest bisognava alzarlo di 8 piedi nel
baluardo Tiepolo (con due cannoniere), e di 4 piedi nel pontone Bembo (con
altre due cannoniere presso la porta)'1’.
Con 4 mila ducati, recati seco dal provveditore della fortezza Vcnicr, fu
dato mano ai lavori più necessari. E portatosi sull’ isolotto il capitano generale
Giovanni Mocenigo, insieme coll’ ingegnere del regno, il 30 settembre 1581
venne posta la prima pietra alla mezzaluna Barbariga, la quale da allora in poi
fu battezzata col nome di Moceniga Veniera, in memoria del capitano generale
— di cui porta scolpito il nome(2) — e del provveditore della fortezza : più
tardi però altro nome non le restò se non quello di mezzaluna Moceniga. —
La sua circonferenza interna misurava 73 piedi e 173 quella esterna; la gros­
sezza era di 22 piedi, ed altrettanta l’altezza.
Al tempo stesso poi fu stabilito di costruire i 50 piedi di cortina mancanti
tra il fianco Perino e la mezzaluna Michiel(3). E siccome nel febbraio del 1582
la cortina era già terminata colla sua cannoniera, e la mezzaluna ridotta a tal
punto che altro non le mancava se non le cannoniere, l’attività dei lavori fu
portata invece ai parapetti ed ai terrapieni dei baluardi Donà e Tiepolo, pur
procedendosi a rilento in causa della mancanza di angarìe e della scarsezza di
(>) V. A . S .: D ispacci d e ip r o v . da C a n d ia : 28 a g o - piazza) di S pinalonga.
sto 1581. (3) A . S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 10 e
(*) R icordiam o com e dal m edesim o G iovanni M o- 11 o tto b re 1581 — R e la zio n i , L X X X V I! (R elazione
c en ig o a b b ia p re so nom e u n b a lu a rd o a C a n ea , un di L o ren zo V enier).
c av a lie re a S u d a, e la m ezzalu n a (ed anche l’a ttig u a
584
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

denari Soltanto verso la fine dell’anno si 1potè fabbricare dell’altra muradia


O I
per alzare il tratto fra il pontone Bembo ed il fianco Perino (2).
Che se, quando il nuovo capitano Gerolamo Barbarigo, nel gennaio del
lo83, visitò 1’ isolotto, ebbe a verificare che troppi erano tuttora i mancamenti
della fortezza (capitali fra tutti l’ imperfezione dei due baluardi meridionali e
f impedimento costituito dalla roccia interposta fra essi)(3), non per questo si di­
sanimarono i magistrati dell’isola. Anzi, ripresi con raddoppiato ardore i lavori,
in pochi mesi, dal gennaio al maggio del 1583, furono portati 102 passi cubi
di tcneno al Dona ; fu alzato al baluardo stesso il fianco verso il Tiepolo, ag­
giungendogli la garetta ; fu elevata la cortina fra il Dona e lo Scaramella, e
spianata la ìoccia al di fuori della muraglia ; venne costruita dal governatore
Belloni una ti aversa di 92 passi cubi (quella stessa, crediamo, che fu detta Mora,
non sapremmo in memoria di chi), ed aggiunto un parapetto di terreno alla
mezzaluna Moceniga ; il Tiepolo fu alzato di muro tutto in giro, e terrapienato
con 191 passi cubi di materiale; e così pure si potè tagliare la roccia fra il
Tiepolo ed il Dona, portando i sassi presso lo Scaramella per la traversa che
vi si doveva fare, nonché costruire od accomodare le strade fra il Donà ed il
d icpolo, fi a la casa stessa e la piazza Moretta, e fra la casa del sopramassaro
e la vetta (4).
Steso intanto un esatto computo del denaro fino allora versato per le
opere della fortezza, risultava che nel 1578 vi si erano spesi 23942 perperi,
ben 383914 nel lo79, altri 1328/ nel 1580, e nei tre anni successivi 526768:
totale, compresevi le angarìe, 42525 ducati. Per completare poi la fortezza si
calcolava abbisognassero altri 6422 ducati(5).
*
* *

Ma proprio allora, nel gennaio del 1584, visitava l’isolotto Latino Orsini,
e, ripetendo in parte osservazioni e concetti già espressi da Gian Maria Marti-
(9 V. A . S. : D isp a cci dei p r o v .d a C a n d ia : 17 feb ­ 1a z io n i , L X X X V 1I (R elazione
del p ro v v e d ito re L o ­
b ra io 1582. re n zo V enier) : ai quali d o c u m e n ti rim a n d iam o p er
(2) Ib id e m ; 11 n ovem bre 1582 — C fr. la re la zio n e più am pi d e tta g li.
del M o cen ig o del 1583 (V. A . S. : R e la zio n i, L X X X I), (5) V. B. M . : I ta l. V I, 156 — C fr. V. A. S. : D i­
ove egli ric o rd a p u re di a v e r ta g lia to c o m p le ssiv a ­ C a n d ia : 6 luglio 1584 — V edasi
sp a c c i d e i p r o v . d a
m en te 360 passi cubi di sasso fra il T iep o lo ed il poi a ltro p a rtic o la re g g ia to p re v e n tiv o del 14 luglio
D onà, e di a v e r a lz ate e te rra p ie n a te a ltre c o rtin e ed di q u e ll’anno, il q uale p o rta a soli 36545 p e rp e ri la
e lev ata p u re la m ezzalu n a M ichiel. sp e sa n e c e ssa ria p e r u ltim are i lav o ri così in m u ra
(3) V. A. S . : D ispacci d ei p r o v . d a C a n d ia : 27 tu r a com e nei te rra p ie n i (V. M . C. : M s. M o ro sità ,
gennaio 1583. C C C IV ).
(•’) Ib id e m : 20 m ag g io e 1 se tte m b re 1583 — R e -
LA FORTEZZA DI SPI N A L O N G A 585

nengo(1), trovava nella fortezza difetti tanto capitali da doverne suggerire un


mutamento completo : sì da rendere pressoché inutile la spesa e la fatica sino
allora durata, e da costringere a nuovi sacrifizi di denaro e di attività.
Il rapporto dell’Orsini porta la data del 13 gennaio 1584; e sullo stesso
argomento, e d’accordo coi concetti da lui espressi, sono altri due dispacci del
provveditore della fortezza Francesco da Molin e del provveditor generale Al­
vise Grimani(2).
Constatato che i lavori della fortezza eransi eseguiti bensì con diligenza,
ma che nel piano generale non erasi tenuto il debito conto delle imminenti al­
ture esterne, non lontane dall’ isolotto più di 80 passi, l’Orsini mandava nuovi
disegni e modelli fatti eseguire dal governatore Virgilio Belloni. E consigliava
di restringere l’ambito della fortezza, escludendo da essa tutta la parte di mez­
zogiorno e levante (i baluardi cioè Tiepolo, Dona, Scaramella e Rangone),
senza tuttavia distruggerli, bensì servendosene come di antemurale ; c di traspor­
tare quindi il lato meridionale ed orientale della fortezza sulla sommità dello
scoglio. Proponeva perciò la costruzione di una cortina lungo tutta la cresta
fino alla mezzaluna Moceniga, quindi discendendo con “ due ali di nutro Vuna
a m an sinistra della detta mezaluna, che si congiungesse con la cortina del
monte, et l’altra a m an destra, che calasse giù p er l’ascesa del monte et andasse
a congiongersi con la cortina, che è principiata m ai im perfetta et bassa sopra
11 mare verso ostro; et da l’altra parte del monte verso tramontana calar me­
desimamente per quella rippa con un’altra cortina, che andasse a congiongersi
con l’altra m uralia sul mare, verso levante, che e medesimamente principiata,
m a troppo alta — Così facendo calcolava l’Orsini si sarebbero spesi solo 3500
ducati, mentre la sistemazione del vecchio preverrtivo ne importava ben"" 6000;
senza calcolare che alla difesa del forte sarebbero bastati 200 soldati anziché 300.
Non é a dirsi quanto sgradita sorpresa dovesse risentire Venezia al rice­
vere la scrittura dell’Orsini proprio allora quando si reputavano condotti a buon
termine i lavori di Spinalonga e fortificato validamente e perennemente quel luogo.
Con gran premura la questione fu data a studiare al Pallavicini, dal quale
si ricordava essere partiti i primi suggerimenti per il disegno della fortezza come
era stato eseguito, e da cui quindi il Senato poteva ripromettersi una valida
confutazione dei nuovi argomenti addotti dall’emulo Orsini.
Il Pallavicini infatti scriveva il 4 maggio 1584 al doge, difendendo a spada
(') V. M . C. : Ms. Morosini, C C C L X X X (in d a ta (2) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 13
12 luglio 1583). gennaio 1584.
58b 1 M O N U M E N T I V E N E T I D E L L IS O L A DI C R E T A

tratta l’opera del Bressani. Notava che il Dona c il Tiepolo erano due ba­
luardi fortissimi, essendo essi tagliati in gran parte nel sasso, muniti di buona
spalla ed assicurati in virtù della stessa loro bassezza dalle alture esterne ; fa­
ceva osservare l’efficacia della mezzaluna Moceniga come controbatteria ; ricor­
dava clic agli inconvenienti di altre cortine si poteva rimediare per mezzo di
traverse ; insisteva sull’opportunità che il nemico non potesse porre piede sull’ i-
solotto ; sosteneva che, ritirando la fortezza in alto, questa pure sarebbe stata
battuta, qualora non la si fosse munita di traverse ; opponeva come ad ogni
modo poi la cortina proposta dall'Orsini in alto riuscisse inutile, se era vero che
quella parte fosse inaccessibile ; negava clic alla fortezza occorresse minor numero
di soldati in difesa, poiché al contrario essa sarebbesi potuta assalire c per
terra c per mare, e concludeva “ che le fortezze fa tte nel scoglio esse sono
quelle che sono p iù facili ad esser rubate „(1).
Al Senato non dovette sembrar vero che tante buone ragioni si potessero
addurre in sostegno del vecchio progetto. Ed il 18 maggio di quell’anno esso
deliberò scrivere al provveditore, svolgendo i concetti del Pallavicini ed informan­
dolo come, tutto considerato, “ a noi è parso che la fortezza sia stata piantata
nel modo che si è fa tto con buon et sicuro fondam ento, poiché si ha avuto
rocchio principalm ente ad abbracciar tutto quel sito, p e r non lasciar al nimico
comodità di metter piedi in terra et p ia n ta r la batteria; et quanto alti doi
mezi belloardi et alla cortina che è fr a l’uno et l’altro, l’essere essi belloardi
tanto bassi et quasi tutti tagliati nel sasso et con buona spalla, li assicura assai
dalle eminentie di fuori, dando però la debita declività alle piazze delli belloardi
et al terrapieno della cortina eh’è fr a l’uno et l’altro ; alla cortina poi eh’è
verso il mare, la quale è ancor lei al basso et può esser vista p er cortina, m a
non già battuta, si donerà rimediare con due o tre traverse poste netti lochi
idonei; et così anco a quella che e posta dalla banda del porto ,,(2).
Nel frattempo, avendo l’Orsini ricevuta lettera dal Pallavicini, il quale per gli
appunti mossi alla fortezza si mostrava ferito nel suo amor proprio, nel luglio del 1584
gli rispondeva francamente, assicurandolo non aver voluto muovere appunto alcuno
all’opera sua, soltanto aver inteso criticare il disegno del Bressani, il quale
aveva preso troppo alla lettera le raccomandazioni del Pallavicini “ di non lasciar
fu o r i palm a di sito „ , senza comprendere che tale consiglio riguardava soltanto
il terreno nocivo. Esprimeva anzi la persuasione che, se il Pallavicini si fosse

(J) V . A . S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 1585. (s) V. A. S. : S e n a to S ecreti, L X X X IV , 97*.


LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 587

recato in persona sul luogo, al tempo dei lavori, ben diversamente li avrebbe
ordinati ; come, recandovisi ora, non si sarebbe limitato a proporre delle
modificazioni, ma avrebbe inesorabilmente distrutto buona parte dell’ opera
vecchia (1).
Quanto invece alla deliberazione del Senato, Latino Orsini non celò tutto
il proprio risentimento per quella risposta, anzi lasciò chiaramente intendere che,
in seguito a ciò, si sarebbe ben guardato dal porre piede non solo a Spina-
longa, ma ben anco a Retimo, la cui fortezza del monte era pure stata dise­
gnata dal Pallavicini(2).
Il provveditore Grimani poi, solidale coll’Orsini medesimo, scrisse a Venezia
che avrebbe date bensì istruzioni per il proseguimento della cortina a mare, ma
che, quanto alle altre parti, “ è necessario che Vordine sia dato da persone in­
tendenti di fortezze del modo et loco : p er esser cosa molto difficile poter
rim ediare all'offesa et al danno. E t p er me non resto molto sodisfatto, senza
ordine suo, che resti essequito in questa parte quello che ordinò il Zenese, et
che ella ne resti m al servita, come è stata anco in molte altre cose ordinate da
questo suo m inistro : il che p er debito mio non posso f a r di meno di dirglielo.
Tuttavia la com andi: che a me basta un segno, di prestarle la debita obe-
dientia f f .
Mentre così magistrati ed ingegneri trovavano modo di bisticciarsi fra loro,
i lavori procedevano a mala pena, specialmente nelle cortine di levante E,
tanto per passare il tempo, il governatore Belloni compilava un elenco specifi­
cato di tutti i lavori eseguiti nella fortezza dal 20 giugno 1580 al 18 settembre
1584; seguito da altro elenco di tutte le opere in muratura ed in terrapieno
che restavano ancora a compiersi(5). Il governatore generale poi, Gian Maria
Martinengo, a sua volta scriveva a Venezia il 12 ottobre 1584, avvertendo che
a Spinalonga occorrevano ancora 1483 passi di terra e 835 di m u r o ; ed il
capitano della guardia Filippo Pasqualigo trovava che si sarebbe potuto intanto
ingannare il tempo coll’ampliare l’istmo alla Culatta del porto, onde impedire
che il nemico eventualmente potesse tagliarlo e penetrare in quelle acque : c
ciò si sarebbe ottenuto coll’allargare quella lingua da 40 a 100 passi “ et m unir

(!) V . A. S. : D ispacci dei prov. da C attdia : luglio R e la zio n i, L X X X V II (R elazione del p ro v v e d ito re di
1584. S pinalonga F ra n c e sc o d a M olinl.
(*) Ib id em : 3 luglio 1584. (5) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . da C a n d ia : 28
(3) Ìb id e m : 15 se tte m b re 1584 — Cfr. 15 o tto b re se tte m b re 1584.
1584. (G) Ib id e m : 12 o tto b re 1584.
(t) Ibidem : 2 gennaio, 17 e 31 m aggio 1585 —
588
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

due ponte che form ano un arco alla riversa del sudetto porto con sassi di tutte
le sorte, di che in quelle m arine ve ne è grandissim a copia „(l).
Intanto però il Senato cominciava a piegare alle insistenze delPOrsini ; e
il 2 marzo 1585 scriveva al provveditore generale confessando di non riuscire
a formarsi un esatto concetto della questione di sui modelli mandati a Venezia.
Per questo era dato incarico al provveditore, al capitano generale, all’Orsini,
al cessato governatore Martinengo ed al successore Guido Piovene di recarsi a
Spinalonga per concretare quale fosse la miglior via da seguirsi. Preferibilmente
essi avrebbero dovuto attenersi alla deliberazione del 18 maggio 1584; ma in
caso di vero bisogno potevano anche stabilire diversamente (2).
Primo di tutti stese una scrittura il Piovene, dopo aver visitato il luogo
col capitano generale e coll’Orsini. Trovò la località molto disagevole per il
nemico, il quale nè avrebbe potuto trattenersi a lungo in quei luoghi per man­
canza di acque, nè sarebbe riuscito ad avvicinarsi copertamente alla fortezza.
Così, per lui, due torri alla genovese sarebbero state sufficenti a difesa del
porto. Ma, dovendo scegliere fra il disegno del Bressani e le modificazioni sug­
gerite dall’Orsini, dava a queste ultime la preferenza a).
Poco dopo anche Latino Orsini compilava una lunga nota, ove per prima
cosa ribatteva punto per punto le osservazioni mosse dal Pallavicini al suo pro­
getto (4). Quindi, insieme col capitano generale, col governatore Piovene e col
Belloni, calcolava a 3200 ducati la spesa totale delle riforme da lui proposte.
Bastava infatti edificare un muro alto 2 passi c lungo 260 (del costo di 2000

fi) V. A . S. : R e la zio n i, LXXXII (Sua relazione) zaluna M oceniga, p e r q u a n to p o le n te , non a v reb b e


— Simile idea era già stata m anifestata, a quanto p o tu to risp o n d e re m ai con ta n ti p e zz i, q u a n ti ne
pare, da Genese Bressani stesso, il quale era con­ p o tev a co llocare il nem ico, essendo l’o p p o sta a ltu ra
trario alla costruzione da altri proposta di una to rre c ap a ce di c o n te n e re ben 40 cannoni. (C fr. p u re la
in C ulatta (Ibidem , LXXVIII : Relazione di Luca relazione del sindaco G arzoni, in V . 13. M.: Ital. V II,
Michiel del 1580). 304, b). A m m ettev a l’efficacia delle tra v e rs e p e r o v ­
(2) V. A. S. : S ettato S ecreti, LXXXV, 1. v iare allo sc o rtin a m en to , m a so ste n e v a non d o v e rse n e
(3) V. A . S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 22 lu ­ v alere se non in casi di a sso lu ta n ecessità. A ssi­
glio 1585. c u ra v a che, q u a lo ra an ch e il nem ico fosse sb a rc a to
(4) O sservava che i baluardi Tiepolo e D ona non sullo scoglio, non a v re b b e p o tu to a ffa tto o p e ra re , e
erano di sasso, ma si bene di m uro ; e a proposito fa cilm e n te si sareb b e riesciti a ric a c c ia rlo , an ch e col
della loro debolezza co n statav a non avere il D ona solo ro to la re delle p ie tre a b asso. N e g a v a poi a sso ­
che 8 passi tra spalla e fianco, ed il Tiepolo aver lu ta m e n te che la fo rte z z a , rifo rm a ta com e eg li vo­
bensì 45 piedi di spalla, ma potersi facilm ente b a t­ lev a, a v esse bisogno di tra v e rs a a lc u n a ; com e rico ­
tere dalle alture vicine, da poi che < il p i ù lo n ta n o nosceva poi e sa g e ra to il dire che la v e tta dello
tir o della cinta del m o n te n o n è p iù d ista n te che 2(i0 scoglio fosse inaccessibile e riu scisse quin d i superfluo
p a s s a in circa, et n o n è a lto che circa 50 passa dal il fo rtificarla. Ed anche q u an to al p residio, in sistev a
m a r e , d i m o d o che p e r la sc a rp a che f a a n c o ra la nel c o n c e tto che le fo rte z z e d ’a lto han n o sem p re
m itr a g lia , la p a lla viene a p e rcu o tere n e lla d e lla m u ­ m in o r b isogno di soldati. Ecc. ecc.
r a g lia q u a si a d a n g u lo re tto ». N otava come la mez­
LA FORTEZZA DI SPINA LONG A 589

ducati) ; terraplenare 600 passi della cortina che, a destra della mezzaluna Mo-
ceniga, sarebbe discesa fino al mare (600 ducati) ; e costruire qualche canno­
niera c cordonata, oltre a qualche altra piccola spesa (parimenti 600 ducati). —
Altri 1475 ducati però importavano i lavori di ultimazione di quella parte delle
mura anteriori, che venivano accettate nella fortezza quale era da lui riformata,
vale a dire del tratto di settentrione e ponente (mezzaluna Michiel, fianco Pe-
ì ino, baluardo Genese e pontone Bembo). E finalmente con mille ducati si sa­
rebbe potuto munire sufficentcmente anche i baluardi e le cortine vecchie di
mezzogiorno e levante, che restavano escluse dalla fortezza, ma che dovevano
servirle, come si vide, da antemurale (I).
L Orsini convinse tutti e con la bontà delle ragioni, corroborate dalla
maggior conoscenza del luogo — che mancava invece quasi affatto al Pallavi-
cini , e con 1’ insistenza dei consigli e delle pressioni. Onde il generale Al­
vise Grimani, d’accordo cogli altri (compreso il provveditore della fortezza Fran­
cesco da Molin ed il provveditore della cavalleria), decise attuare il nuovo
disegno, il quale prometteva sicurezza maggiore, ed economia così nei lavori
come poi nelle spese per il presidio (2).
Presa appena tale deliberazione, già sulla fine dell’agosto 1585 Latino Or­
sini volle trasferirsi sull’ isolotto, per dirigere personalmente i lavori che tanto
gli stavano a cuore (3). E le nuove fabbriche cominciarono tosto(4).
Al portello che fu aperto all’estremità settentrionale delle nuove mura, alla
congiunzione coll’anteriore recinto, venne imposto il nome di Molin, forse in ri­
cordo del consigliere Antonio da Molin; l’angolo soprastante fu detto Contarmi,
presumibilmente in onore di Bertuccio Contarmi, capitano della guardia; la se­
guente cortina di 45 passi, lungo la cresta, venne denominata dal provveditore
generale Alvise Grimani ; all’attiguo cavaliere centrale diede nome l’Orsini stesso ;
la cortina di 32 passi e la punta seguente furono intitolate dal provveditore
della fortezza Dolfino Venier; l’altro revellino o cavaliere fu battezzato dal ca­
pitano generale Antonio Miani ; e l’ultima piazza finalmente, sovrastante alla
mezzaluna Moceniga, conservò la stessa denominazione di questa. Di qui scen­
dendo a riattaccarsi al recinto originario, la prima cortina, attraversata dal por­
tello del monte, fu chiamata Faliera dal consigliere Lodovico Falier ; il fianco
successivo lo troviamo detto Molin dal già ricordato consigliere Antonio da

(') V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 2 ago- (3) Ìb id em : 1 se tte m b re 1585.


sto 1585. (4) Ibidem : 20 o tto b re 1585.
(*) Ibidem : 15 a g o sto 1585.
74
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LA F O R T E Z Z A DI S P IN A L O N G A 591

Molin(1) ; e l’altra cortina venne denominata Mema dal duca Lodovico Memo;
mentre al portello del piano ed all’angolo o punta terminale fu imposto il nome
del governatore della fortezza. Raffaele Carbonano(2).
Una breve interruzione soffersero i lavori verso la fine dell’anno, con grave
dispiacere dell’Orsini, che amava considerare già anche Spinalonga “ quasi f a t ­
tura sua „, e che in tre mesi, con soli 3 mila ducati, si sarebbe ripromesso di
ultimarla(,). Tuttavia la fabbrica venne ripresa nel gennaio del successivo anno
1586, sempre sotto la diretta sorveglianza dell’Orsini(4) ; finché nell’aprile egli
abbandonava per sempre l’isolotto.
Alla sua partenza, con una spesa complessiva di 1600 ducati, la muraglia
nuova, lunga 258 passi, erasi alzata ormai fino al cordone : non le mancavano
quindi se non i parapetti, alti piedi 3 lfi e larghi 3. Inoltre un corpo di guardia
era progettato tra la cortina Venier ed il cavaliere Orsini ; e cinque garette
per sentinelle dovevano esser poste una nella punta del cavaliere stesso, un’altra
nella cortina del cavaliere Miani, una terza alla punta Carbonana, un’altra an­
cora alla piazza Moceniga, ed un’ultima sopra il portello verso la mezzaluna
Michiel. — Scale, scalette, cunicoli e portelli mancavano alla traversa Molina,
come pure alla mezzaluna Moceniga ed alla traversa Mora. Oltre a ciò resta­
vano ad aggiungere delle muraglie a secco dietro la cortina Veniera, al cava­
liere Miani, alla piazza Moceniga, alla traversa Mema; ed i terrapieni lungo
tutto il percorso della nuova muraglia. In fine lungo il tratto discendente dal
portello del monte a quello del piano conveniva costruire “ un parapetto di
terra, dimezando la larghezza del terrapieno, che dovevano essere circa 9 piedi
di parapetto di terra ed altre 9 di banca ; et dal ditto portello (del piano) fino
alla m arina, nella qual parte si doveva fare il terrapieno di spatio almeno 30
in 35 piedi, se ne potrano di questi metere almeno 15 nel parapetto: li ditti
parapetti si potranno fa re dalla parte di dentro alti circa 4 'fi piedi con la
sua grandezza che vada ad eguagliarsi con il parapetto del m uro Tutti
questi lavori si calcolava che, escluse le angarle, i soprastanti e le barche, non
avrebbero importato una spesa superiore ai 550 ducati.
Nella parte poi al di fuori della fortezza così modificata, era d’uopo ele­
vare fino a 10 piedi la muraglia dal portello Molin al Rangone, e fino a 16 la
(') N ei docum enti è m en zio n ata an ch e una tra v e rs a del p ro v v e d ito re di S pinalonga D olfino V enier).
M olina, che ig noriam o se c o rrisp o n d a a q u esto fianco (3) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 12 di­
o p iu tto sto non sia il prim o tr a tto di c o rtin a dal cem b re 1585 e 10 gennaio 1586.
p o rte llo M olin all’a n golo C o n tarin i. (4) Ib id e m : 19 g ennaio e 26 fe b b ra io 15S6.
(*) C fr. V. A. S. : Relazioni, L X X X V II (R elazione
592 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

cortina dal Rangone allo Scaramella. Al Tiepolo poi suggerivasi di “ levare fino a
3 o 4 piedi del muro della sua fro n te et il terreno che restasse scoperto dinanci ta­
gliarlo et portarlo indietro fino 15 passi et fa r e di esso un poco d i parapeto „.
Finalmente fra il Tiepolo ed il Dona era necessario elevare un parapetto alto
5 piedi e grosso »3, per transitare sicuramente dall’uno all’altro baluardo. — Ma
non poteva a meno l’Orsini di confessare che, a suo modo di vedere, sarebbe
stato preferibile demolire per intero tutta quella parte al di fuori del recinto
nuovo, per utilizzare i terreni e le pietre ; e costruire un torrione al posto
del Dona, cavando un cunicolo coperto ed incavato nel sasso fra il Dona e la
bella mezzaluna Moceniga, la quale pur sarebbe rimasta(1).
La partenza dell’ Orsini segnò un nuovo ristagno per i lavori della fortezza ;
sebbene concordi fossero i magistrati nella necessità di proseguirli, c special-
mente nel bisogno di terrapienare (2). Ma i terrapieni appunto offrivano la mas­
sima difficoltà, per il disagio di procurarsi il materiale da fuori, dacché l’Orsini
stesso, per terrapienare alcune delle nuove membra, si era provvisoriamente ser­
vito di parte dei terreni del Tiepolo e del Donà (3).
Nè questo era il solo male. Chè, cominciatosi una volta a riconoscere uf­
ficialmente difetti ed imperfezioni nella fortezza, era troppo naturale che, spin­
gendosi più oltre su quella via, altri non si trovasse sodisfatto neppure dei mi­
glioramenti introdotti dall’Orsini.
Rivela infatti il suo malcontento l’ingegnere Giovanni Fava in una lettera
al provveditore generale colla data del 10 ottobre 1588(4). Dopo aver segna­
lato la debolezza dell’ isolotto, in causa dei vari luoghi esterni ove comoda­
mente il nemico avrebbe potuto fermarsi e battere la fortezza, e dichiarato
quindi insufficenti i lavori di difesa sino allora compiuti, il Fava suggeriva di
restringere ancora maggiormente che non avesse fatto l’Orsini la fortezza, col
costruire “ da mezzo in su dalla pa rte di ponente verso il porto due piazze
da combattere, una a cavaliero dell’altra, principiando la più bassa con un
capo verso ostro et congiongendo una m uraglia, con terrapieno e sopra p a ra ­
petto di conveniente grossezza, con la traversa già fa tta dall’ illustrissim o signor
Latino Orsini per lunghezza di detto scoglio, fiancheggiata sì come fa r à di bi-
I1) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candía: 1589 un m aschio in C u la tta , p er im pedire al nem ico il
(A nche in Relazioni, L X X X IX ). Il d isp a cc io che p o rta tag lio dell’istm o e lo sb a rc o sulla p e n iso le tta .
la d a ta del 31 m arzo 1586, è firm ato p u re d a ll'in g e ­ (*) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 19 a -
gnere G iovanni F a v a e dal p ro to M ichelin R afto p u lo g o sto 1587 e 10 se tte m b re 1588.
— C fr. p u re Dispacci dei prov. da Candía : 8 a p rile (3) C fr. la relazione del p ro v v e d ito re di S pinalonga
1586; nonché V. B. M. : Ital. V II, 304, b : dove il D olfino V enier (V. A . S. : Relazioni, L X X X V II).
sindaco G arzo n i to rn a p u re a su g g e rire la fa b b ric a di (*) Ibidem , L X X X V II.
LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 593

sogno; et dall’altro capo verso tram ontana montando fino al congiongersi con
l’altra fa tta dalla banda del mare verso levante, alzando tanto dì muro quanto
di terreno, che dalli opposti monti della bocca maggiore non fusse p er di dentro
battuto n'e scortinato .... Sopra alla qual m uraglia et terrapieno, lasciato il
conveniente loco et spatio della piazza, tanto p er larghezza dove staranno li
difensori per sua difesa, come per comodità del transito innanzi alli alloggia­
menti et altre abitationi, quasi vicino et allongo alla sumità farei un’altra m u­
raglia overo riparo di terreno nella ripidezza di questa parte, alzando quelli
al pari della detta sumità, et da indi a modo di parapetto battuto per tanto
che fusse dalle sudette sum ità de’ monti della bocca maggiore coperto, traver­
sando con una traversa, et facendo di bisogno due, di terreno bollissimo per
coprir, se pure ne restasse parte che da predetti m onti p er di dentro fusse
vista. Sotto alle qual traverse farei uno et più volti, essendo necessario p er
commodità di transitar dall’una all’altra di queste piazze Così facendo il
recinto sarebbesi ridotto ancora una volta di metà, e, diminuita quindi la guar­
nigione, con tale risparmio sarebbesi sopperito alla spesa necessaria, la quale
calcolavasi di 5 mila ducati per due mila passi cubi di muro, e di 6 mila ducati
per 6200 passi cubi di terreno
Venezia volle tener conto anche del nuovo progetto. E mandò ordine al
provveditore di visitare la fortezza insieme col generale delle fanterie Del Monte,
e di riferire sulla opportunità del nuovo progetto (2\
La visita del generale avvenne nel gennaio del seguente 1589. Ma la pro­
posta del Fava venne senz’altro scartata, sia perchè troppo costosa, sia perchè
inefficace pur essa, sia perchè il progetto escludeva dalla fortezza anche le ci­
sterne, senza che si potesse provvedere a costruirne delle nuove.
Il Dei Monte comandò invece di ultimare la parte cominciata dall’Orsini ; e
lasciò ordini dettagliati in riguardo (3). Il muro nei luoghi bassi dovevasi ovunque
portare fino all’altezza di 15 piedi ; mentre il cavaliere Miani andava rifatto di
sasso vivo. Occorreva inoltre portare in fortezza gran copia di terreni ; costruire
dei parapetti alti piedi 3 l/ %e larghi 3 nella parte verso la penisola, servendosi
del tufo da cavarsi in una grotta della penisola medesima, molto pericolosa per
la comodità che offriva al nemico ; tagliare parte della roccia sopra la mezza­
luna Michiel ed alzarne il muro ; accomodare tre intoppi al Tiepolo ; e ricm-

(*) C fr. p u re la re la z io n e del p ro v v e d ito re G iovanni (*) V. A. S.: Dispacci dei prov. da Candia : 10 a-
M ocenigo del 1589 (Ibidem , L X X IX ). prile 1589.
O V. A. S .: Senato Secreti, L X X X V I, 213.
591
I MONUMENTI V ENETI D E L L ’IS O L A DI C R E T A

pire finalmente l’angolo Carbonano ; nonché costruire un vólto all’attiguo por­


tello (l).
In rispondenza a tali istruzioni, il provveditore della fortezza Gerolamo
Contarini attese per prima cosa a terrapienare l’angolo Carbonano, aggiungen­
dovi i parapetti ; e terminò il voltone al portello omonimo del piano, “ tanto
/ accom andato da esso illusivissim o Monte „, costituendo esso la base ed il punto
di appoggio di tutti i “ cassoni „ in muro a secco, scaglionati lungo le cortine
sino al cavaliere Miani, cassoni che a loro volta dovevano poi andar terrapie-
nati, appena si fosse potuto far affidamento sulla stabilità del loro sostegno (2).
Ma, dopo la sua partenza, i lavori ebbero una nuova e più lunga interru­
zione, durante la quale tornò a galla la questione dell’istmo alla Culatta. Che
se il Contarini stesso reputava impossibile che il nemico imprendesse quel taglio,
una volta che, per raggiungere la profondità di 7 piedi, sarebbe stato necessario
cavare un tratto esteso per 40 passi di terra, più altri 32 passi di secche verso
Mirabello, e 14 verso l’interno del porto il capitano Pietro Zane invece tor­
nava a parlare della necessità di costruire alla Culatta un maschio oppure una
traversa (4).
Quanto alla fortezza di Spinalonga, del resto, il provveditore Mocenigo
tornava a rilevarne tutti i difetti, considerando come “ non si trova p u r un
p a lm o d i terra che non sia p red o m in a to d a l sito d i fu o ri „(3), e come in causa
delle roccie onde era costituito lo scoglio, assai più micidiali sarebbero riusciti
i tiri di cannone (6). Che se, ad onta di ciò, tanto egli quanto il capitano Filippo
Pasqualigo (,) consigliavano di ultimare almeno quei lavori allora completamente
trascurati(8), più radicali provvedimenti suggerivano il governatore Onorio Scotti
ed il capitano Gian Giacomo Zane. Il primo infatti rilevava l’inutilità della for­
tezza dello scoglio, dato che il nemico avrebbe potuto trovare non lungi di lì
altri porti ove ricoverarsi, specialmente dietro la Culatta e presso lo scoglio di
Colochita, ad oriente della penisoletta ; e suggeriva quindi ridurre a proporzioni
minime la fortezza di Spinalonga(9). L ’altro invece, rincarando la dose, azzar­
d i Dispacci dei prov. da Caiidia : 24 aprile 1589 — (5) C fr. V. M. C. : Ms. Dona dalle Rose, X X I, 4 :
V. B. M .: Hai. V II, 1523. « Nel stato che è, si stima che non si possa difendere
(Ò V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 8 lu­ per tre giorni ».
glio 1589 — Relazioni, L X X X V II (R elazione del C o n ­ (G) V. A . S. : Relazioni, L X X IX (R elazione del M o­
tarini). cenigo del 1593; e di N icolò Dona).
(3) V edasi la ste ssa relazio n e del C o n tarin i. — N e l­ (7) Ib id em , LX X X I (S ua relazione).
l’istm o della C u la tta venne re a lm e n te ta g lia to un c a ­ (8) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 1 luglio
nale pochi anni fa, p e r o p e ra delle tru p p e francesi. 1596.
(4) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : volum i (9) V. A. S. : Relazioni, LX X X I (S u a relazione).
in a p p e n d ic e : 1 o tto b re 1590.
LA FORTEZZA DI S P I N A L O N G A 595

dava consigliare di demolirla senz’altro, oppure di restringerla almeno sulla vetta,


con due piccoli maschi ai lati ed un altro sulla penisoletta
Poco meno gravi modificazioni proponeva il governatore Annibaie Gonzaea
il quale avrebbe voluto murare addirittura tutte le cannoniere della parte vecchia
a basso, “ con pensiero che le muraglie da basso servino come dirupi fa tti
dalla natura „ ; e servirsi soltanto della parte superiore, pur annettendo ad essa,
per mezzo di una traversa, la mezzaluna Michiel(2). E frattanto di bel nuovo il
provveditore della fortezza Angelo Malipiero, constatati i molti lavori che re­
stavano a compiersi, dichiarava preferibile il ridurre la fortezza sulla cima dello
scoglio, con due maschi a difesa delle due bocche <3>; e l’ingegnere Angelo
Oddi, dopo consimili verifiche, e specialmente dopo aver deplorata la disunione
dei vari membri della fortezza, consigliava restringere la fabbrica il più possi­
bile con ti averse e parapetti, ed abbandonare il resto ostruendo le cannoniere
11 male più grande si era che, se i magistrati, forse pensando “ col de­
trarre farsi stim ar ingegneri „(5), discreditavano in tal modo completamente la
fortezza, toglievasi la voglia, a chi la avesse avuta, di consumarvi fatica al­
cuna. e la fabbrica, abbandonata a sè stessa, cominciava ormai a deperire.
Nel 1601 infatti era già marcito il ponte di legno presso la mezzaluna Michiel <7);
nel 1602 minacciavano rovina anche le muraglie (6) ; e le magagne aumentavano
sempre più col passar degli anni, finche nel 1628 il provveditore Francesco
Morosini riconosceva distrutte dal mare le fondamenta dei due baluardi meri­
dionali (8).
In tutto il frattempo nessun altro lavoro ci consta essere stato eseguito a
quelle mura, se non un rialzamento delle cortine verso il porto, per merito del
provveditore della fortezza Pietro Morosini nel 1605. Rimanevano pur sempre
però da ultimare tutti gli altri lavori, urgentissimo fra i quali il riempimento
dei cassoni lungo il tratto dalla piazza Moceniga al portello Carbonano <9>.
Nuove e replicate proposte di restrizione del circuito della fortezza furono
avanzate dai provveditori Francesco Morosini(l0), Francesco Molin (ll), e Lorenzo
Contarini(1:) ,* nuove e replicate constatazioni dei mancamenti e dei bisogni delle

fi) V . B. M . : Ital. V II, 214, f). cem bre 1601.


fi) V. A . S. : Relazioni, L X X X I (Sua relazione), fi) Ib id e m : 7 m aggio 1602.
fi) Ibidem , L X X X V II (S ua relazione), (8) Ìb id e m : 16 d icem b re 1628.
fi) V. B. M . : Ital. V II, 1523 — C fr. la relazione fi) Ib id e m : 15 m ag g io 1605 e 24 feb b raio 1607.
del p ro v v e d ito re M oro (V. A . S. : Relazioni, LXXIX). fi0) V. A . S .: Relazioni, LX X X (S ua relazione).
fi) V . B. M . : Ital. V II, 304, b. fi1) Ibidem (S ua relazione).
(6) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Cattdia : 14 di­ (ls) Ibidem (Sua relazione).
596 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

fabbriche furono fatte dal provveditore Giacomo Riva (l). Ed il capitano Pietro
Loredan (2) e l’inquisitore Pietro Correr parlarono ancora una volta l’uno di un
maschio per impedire al nemico 1' ingresso al porto di Colochita, l’altro di un
forte in cima al monte della penisoletta(3). — Per modo che, a voler ascoltare
i consigli di tutti, Spinalonga sarebbesi assicurata soltanto se alla fortificazione
maggiore dell’ isolotto si fossero aggiunti ancora tre fortilizi minori, alla Culatta
del porto cioè, al porto di Colochita, e sul monte della penisoletta rimpetto alla
mezzaluna Moceniga della fortezza.
Con molto meno chiasso — i documenti infatti ce ne parlano appena —
ma con utilità assai maggiore, dovettero intanto essersi occupati di Spinalonga
i provveditori della fortezza Gerolamo Bondumier, Leonardo Pasqualigo e Gia­
como R iva(4), se il primo di essi potò ribattezzare col suo nome l’orecchione
Scaramella(5), ed il Riva, al quale si deve pure il riempimento in terreno dei
dieci cassoni ancora vuoti, legò il suo nome al vecchio baluardo chiamato già
Tiepolo.
Quando nel 1639 la fortezza fu esaminata dal governatore Brancaccio, i
due baluardi meridionali, a giudizio dell’ ingegnere Beati, erano già a sì mali
passi, che occorreva rifabbricarne buona parte, affinchè non rovinassero (6) : con
400 reali però si sarebbe potuto venirne a capo, e con altri mille reali sarebbe
stato possibile costruire tre magazzini in vólto per aumentarne la piazza ed al
tempo stesso per ricettare le artiglierie(7). Di questa opinione mostravasi pure
il Senato (8).
Una nuova visita dell’ingegnere Vincenti dimostrò però che il bisogno di
restauro non era tanto urgente; ed il provveditore Michele Priuli ritenne più
utile occuparsi invece a rifare alcuni ponti di legno per le ronde, ricostruire le
fondamenta ad una garetta, levare dei sassi che minacciavano la mezzaluna
Michiel, c portar del nuovo terreno per i cassoni della traversa fra la vetta ed
il mare (9).
Altri lavori compì nel 1644 il Beati, sia alle mura, sia in altre parti della
(*) V. A . S. : Dispacci dei proti, da Candia : 4 g iu ­ (r') C fr. Ibidem , LX X X (R elazione del p ro v v e d ito re
gno 1635. L o re n z o C ontarm i).
(*) C ostui p ro p o n e v a p u re di te rra p ie n a re la m ez­ (6) V . A . S. : Dispacci dei proti, da Candia : 23 lu­
z alu n a M o cen ig a e di p o rta re l’a rtig lie ria so p ra il glio e d ice m b re 1639.
te rra p ie n o , con g ab b io n i. (7) Ib id em : 10 g en n aio 1640.
(3) V. A . S. : Relazioni, LX X X I e L X X IV (L oro (8) V. A . S. : Senato Rettori, XI, 13 — C fr. Di­
relazioni), spacci dei prov. da C andia: 13 m ag g io 1642.
(4) V. A . S. : Relazioni, L X X X I e L X X IV (R ela­ (9) V. A . S. : Dispacci dei prov. da C andia: 31
zioni del c ap itan o P ie tro L o red an e degli in q u isito ri m aggio 1642.
C apello, C o rre r e C o n tarm i).
LA F O R T E Z Z A DI S P I N A L O N G A 597

fortezza : e nuovo terreno fu da lui portato al più eccelso cavaliere della vetta
— sopra la mezzaluna Moceniga — cavaliere che troviamo qui chiamato Bel­
vedere (1). Partendo, furono da lui lasciati ordini al provveditore della fortezza
Giorgio Corner, affinchè terminasse i lavori tanto in muratura quanto in terreno,
ed apportasse delle lievi modificazioni alla mezzaluna Moceniga. Anche sulla
penisola si sarebbe voluto costruire un fortino, ed un altro a guardia del porto
di Colochita : ma faceva difetto tempo e denaro, mano d’opera e materiale(2).
Ed il governatore Camillo Gonzaga, che a sua volta visitava la fortezza e vi
lasciava istruzioni per l’ingegnere Dognani, era costretto a convenire della im­
possibilità di accingersi a tale lavoro (3).
Più tardi ancora, quando, colla caduta delle altre terre del regno, la fortezza
di Spinalonga venne ad assumere importanza ancora maggiore, quale valido
propugnacolo contro il nemico, fu più volte discusso come poterla sufficente-
mente munire. Fu deciso allora, nel 1653, di alzarne le mura almeno fino a 20
piedi, di ingrossare il tratto dal portello Molino al Rangone (che qui è detto
opera Molina, e che altra volta è chiamato opera Pasqualiga)(4) per 40 passi,
e di nuovo dallo Scaramella al Donà per altri 45 passi, ed altrove ancora ; di
scarpare la roccia a settentrione ; di aggiungere dei barbacani al Rangone, che
minacciava rovina, per essere stato costruito con poca calcina e cattivo terra­
pieno ; di portar terreno entro 1 isolotto ; e di costruire i parapetti ancora man­
canti ^\ Il provveditore Giambattista Barbaro avrebbe voluto pure interrompere
il troppo lungo tratto di ponente mediante una nuova mezzaluna(6).
I lavori cominciarono nel febbraio del seguente anno 1654, sotto la dire­
zione dell ingegnere Giambattista Serravalli-C Ma le difficoltà sempre maggiori in
cui si venne a trovare la fortezza, e la assoluta mancanza dei mezzi e di ma­
teriali resero arduo il loro proseguimento.
Caduto poi il regno in mano al nemico, malgrado i continui bisogni di
quelle fabbriche, ben pochi ripari poterono apportarvi i provveditori chiamati
al governo del lontano isolotto (8) ; il quale tuttavia per ben 45 anni ancora, sino
(*) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 4 g e n ­ della fo rte z z a in q u e l secolo X V II. D i q u e s t’ep o ca
naio 1644. tro v ia m o che anche al fianco F erin o venne m u ta to
(2) V . B. M .: lidi. V II, 310 (L e tte ra del 21 m arzo il nom e con quello di o p e ra B ona : e ne ig noriam o
1645) — V . A. S . : Dispacci dei prov. da Candia: del p a ri la v e ra rag io n e.
31 m arzo 1645. (5) V. B. M . : 1tal. V II, 310.
(®) Ib id em : 8 e 24 feb b raio 1646 — C fr. 14 m arzo (6) Ibidem .
1646. (7) Ibidem .
(4) U n G ero lam o M arin i fu e le tto nel 1644 p ro v ­ (8) V . A . S .: Dispacci di Grabusa, Cerilo e Spina­
v e d ito re stra o rd in a rio di S pinalonga ; p a rec ch i invece longa: 23 n o v em b re 1687.
dei P asqualigo co p riro n o la c a ric a di p ro v v e d ito r'

75
598 I MONUMENTI V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

al 1714, seppe resistere alle insidie ed agli assalti del nemico, nel nome santo
della patria.
#
*#

Oggidì lo scoglio di Spinalonga non ò più nè una fortezza militare,


come nell’epoca sua più gloriosa, nè un modesto villaggio turco, come era du­
rato sino a pochi anni fa : il governo cretese, con discutibile vantaggio igienico c
con evidente sfregio alle sue memorie storiche, lo ha convertito in lebbrosario(l).
Ma tutt’intorno è cinto ancora dall’antica muraglia veneziana, fondata
sugli scogli di cui è irto l’isolotto : una bella muraglia a scarpa, limitata da un
cordone, al di sopra del quale emerge un piccolo parapetto di 45 centimetri di
spessore. Verso l’ interno è accostato al muro un terrapieno, largo per lo più
poco meglio di un metro, ma modificato ed anche interrotto spesso dagli edi-
fizi addossativi: vi si sale, al solito, mediante rampe o scale. Davanti alle can­
noniere aperte nelle muraglie, il terrapieno manca.
La cinta, che in alcune parti è lambita dal mare, in altre — specialmente
a settentrione — si eleva alquanto dal livello di esso, inerpicandosi sulle roccie
clic sovrastano le onde. Essa conserva ancora la forma primitiva, coi due baluardi
maggiori a mezzogiorno, la bassa mezzaluna a settentrione, e le altre cortine
frastagliate di baluardetti, orecchioni, angoli e puntoni : mentre la mezzaluna
di mezzogiorno e le due piazzette di nord, poste più in alto, sul declivio delle
scogliere, completano la parte più antica della fortezza.
La porta principale, la bella porta semplice ed austera che porta l’epigrafe
di Luca Michiel, serve ora di ingresso secondario all’ interno del recinto ; ed il
piccolo molo di approdo avanti ad essa cade ognor più in rovina. A destra di
essa (2), entrando, è un locale coperto di cupola quadrangolare con abbaino: dal
lato della porta ha due aperture di accesso, e due da quello della strada interna,
murate tutte quante però, all’infuori di una. Era l’antico corpo di guardia.
Al baluardo Genese, munito di garetta, sono due fuciliere nel fianco me­
ridionale, e delle cannoniere a merloni (dello spessore di m. 4,65) nelle due
fronti. Altra cannoniera (dello spessore però di m. 5,40) ed un’altra garetta si
trovavano al fianco Perino (o opera Bona).
La cortina sale ; e poi, dopo una guardiola, discende di bel nuovo (3), spez­
zandosi in parecchie angolosità che nelle piante veneziane non sono indicate.
(*) V edasi la tav o la 6. (3) C ollez. fo to g r. n. 7t>2.
(*) Collez. fo to g r. n. 772.
LA FORTEZZA DI S P I N A L O N G A 599

Al di sotto si stacca e si protende a semicerchio la mezzaluna Michiel,


opera imponente per la grandiosità delle forme e la massiccia solidità della CO-

FIG . 310 — S P IN A L O N G A .' LA PORTA MAESTRA DELLA FORTEZZA, V I S T A D A L L ’E S T E R N O . (763).

struzione. Ad essa si scende per mezzo di due scalette, una delle quali cala sino
alla piazza inferiore, mentre l’altra si sofferma alla banchetta del marciapiede,
600 j MONUMENTI VENETI DELL’ISOLA DI CRETA

largo m. 1,50, che gira al di so­


pra delle sette cannoniere aperte
nello spessore della muraglia : tre
di esse sono ora murate. Nel pa­
rapetto sopra al marciapiede sono
praticati dei vani per fuciliere. E-
sternamente, presso il cordone, è
la ricordata epigrafe in onore di
Luca Michiel.
Il muro che segue(l), al posto
F I G . 341 — : BALUARDO G E N E S E ,
SOPRA.
s p in a l o n g a il
dell’antico ponte di legno, si pre­
v is t o da

senta come opera recente : e quivi


appunto è la tomba — a quanto
si dice — del primo capitano turco sbarcato a Spinalonga.
Oltrepassato il portello Molino, di cui diremo(2;, si incontra il baluardo
Rangone (opera Pasqualiga, o opera Marina), costituito da due soli lati, i cui
merloni danno luogo a due cannoniere dello spessore di m. 5,10: all’angolo è
una garetta.
Nella cortina seguente, formata dal prolungamento della fronte orientale
dell’orecchione Scaramella, il marciapiede si allarga fino a m. 2,50. All’orec­
chione stesso (o baluardo Bondumier) sono altre due aperture per cannone, dello
spessore di m. 6,40, ed una nuova ed intricata garetta all’angolo.
Il baluardo Donà(3) ha due grandi cannoniere (della grossezza di m. 9,90 c
6,30) e parecchie altre feritoie. Nello spessore della fronte orientale(4) si apre
un vano a vòlta, diviso in due ambienti per mezzo di un arco. Corrispondeva
ad una di quelle cannoniere situate al livello inferiore, che in gran parte furono
murate fin dall’epoca veneziana, tanto che per lo più sfuggono ora alle ricerche
dell’osservatore. — (Non dovevano mancarne nemmeno nel lato occidentale del
recinto).
Anche la cortina *S) con marciapiede e parapetto a fuciliere fra i due baluardi
meridionali appare opera alquanto più recente.
Al piazzale del baluardo Tiepolo (o Riva)(0) si accede scendendo da tale
cortina, oppure salendo ad esso dall’ interno della fortezza per mezzo di ampia

(4) C ollez, fo to g r. n. 769. (4) C ollez, fo to g r. n. 767.


(2) V edasi fig. 356. (3) C ollez, fo to g r. n. 758.
(*) V e d asi la ta v o la 17. (®) V edasi fig. 23.
.

f ig . 344 SPIN A LO N G A : L ’O R E C C H IO N E SC A R A M E L L A . (760)


FIG. 345 — SPINA LON GA I TRATTO O R IE N T A L E DELLA FO RTEZZA COLLO SCARAMELLA, VISTO DA SOPRA. (^768).

F IG . 346 — S P IN A L O N G A ! IL B A L U A R D O D O N A , V IS T O D A O C C ID E N T E .
604 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

FIO. 347 -r S P I N A L O N G A : L ’O R E C C H I O N E DEL BALUARDO TIEPO LO E LA SO RTITA DELLA FORTEZZA. (75 7).

scala. È circondato di muro anche a settentrione, ove tale scala si trova. Ha


due guardiole agli angoli, una cannoniera (di m. 8,20) nell’orecchione, e due (di
m. 7,20) nella fronte di mezzogiorno. — Sotto al baluardo passa l’androne della
sortita, la quale costituisce ora l’ordinario ingresso all’ interno della fortezza : è
una galleria girante, coperta di vòlta a botte, fasciata di archi i quali posano
su pilastri(1). Nel fianco sopra la porta è una cannoniera ad avvolto, ora mu­
rata, e sopra il cordone tre altre aperture per artiglieria.
La cortina prosegue verso il pontone Bembo: il marciapiede, che presenta
frequenti interruzioni, raggiunta la porta principale vi passa al di sopra.
In alto, superiormente ai baluardi Dona e Tiepolo, è la mezzaluna Barba-
(') C ollez. fo to g r. n. 764.
LA FORTEZZA DI S P I N A L O N G A 605

riga, Veniera o Moceniga (I), che di Giovanni Mocenigo porta scolpito il nome,
presso un leone sconciamente dipinto dalle truppe francesi. A parte 1’ importanza
ed efficacia sua sotto il riguardo militare, essa si presenta come un’opera straor­
dinariamente maestosa nel colosso delle severe sue dimensioni, che la fanno as­
somigliare ad un edifizio romano. Insieme colla mezzaluna Michiel, può consi­
derarsi uno dei più splendidi monumenti dell’edilizia veneta in Creta. La sua
muraglia semicircolare, dello spessore di 8 metri, lascia adito a cinque cannoniere,
al di sotto delle quali gira esternamente un cordone. Nell’ interno invece sopra
le cannoniere corre un marciapiede di m. 5,30, sopravanzato da un parapetto
merlato. Due scalette laterali salgono al marciapiede. — Nella cortina che
scende dall’alto si apre un ampio portone d’ingresso alla piazza, a cui fa ri­
scontro un altro verso occidente, privo però dell’arco.
Più non si riconoscono le traccie della traversa Mora, ad oriente della
mezzaluna stessa.
All’opposta estremità dell’ isolotto sono le due piazze, dette l’una Morcta
e l’altra Mosta. La superiore, chiamata pure Castello degli spiriti, consta di
muri scarpati, sostenuti anche da speroni e non oltrepassanti il livello del suolo
(V) V e d asi fig. 23 e 354, e ta v o la 17.

F IO . 348 — S F IN A L O N G A : L A M EZZALUNA M O C E N IG A . (765).


FIG. 3 49 — SPINA LON GA : IN T E R N O DELLA M EZZALUNA M OCENIGA . (761).
7
F IG . 350 — s p i n a l o n g a : l a p i a z z a m o r e t a , v i s t a d a s o t t o . (770),

F IG . 351 — s p i n a l o n g a : l a p i a z z a m o s t a , v i s t a d a s o p r a . (771).
608 I MONUMENTI VENETI DELUSOLA DI C R E T A

del piazzale se non là dove si apre il vano di una cannoniera di 90 centimetri.


— L ’altra, simile, ha quattro cannoniere a merloni dello spessore di un metro *ò
— Più a basso ancora è un muro distrutto di contrafforte e riparo.
Tutte le membra fin qui descritte fanno parte dell’antico recinto della for­
tezza, prima che l’Orsini imaginasse di restringerne l’ambito coll’escluderc tutto
il tratto a basso di mezzogiorno e di oriente, e col costruire una nuova mura­
glia di allacciamento, a cortine, angoli, punte, cavalieri e piazzali, la quale, par­
tendosi a basso non lungi dal baluardo dicpolo, salisse da presso alla mezzaluna
Moceniga, raggiungesse la vetta dello scoglio, ne seguisse la cresta, e calasse
poi di bel nuovo a riannodarsi alla vecchia cinta fra il Rangone e la mezzaluna
Michiel. Le mura Orsiniane, a scarpa pur esse, sono prive però in gran parte
di cordone ; ed in complesso appaiono costruite affrettatamente, con sassi non
squadrati e con tanta economia di calcina da poterle scambiare per muraglie a
(J) V edasi fìg. 342.

F IO . 352 — S P IN A L O N G A : IL PO RTELLO C A R B O N A N O , V IS T O D A F U O R I. (774).


LA FORTEZZA DI S P IN A L O N G A 609

secco. In più luoghi cortina si apre il


poi sono o ancora sottopassaggio detto
incompiute, o già ro­ portello del piano o
vinate, sventrate e Carbonano, da cui
sconvolte. si esce al baluardo
U n a semplice Tiepolo ed alla sua
cortina si stacca dalla sortita. Alla cortina
f r ont e occidentale Mcma (1) si accostano
del baluardo Tiepolo, verso l’interno, ossia
alla punta o angolo verso settentrione,
Carbonano : e si di­ quei cassoni che ne
rige a salire verso contengono il terra­
la mezzaluna Moce- pieno, largo m. 6,10;
niga. Attraverso tale (*) V edasi fìg. 23.

FIG. 353 — S P I N A L O N G A I IL P O R T E L L O D E L M O N T E ,
V ISTO d a ll ’ in t e r n o . (775).

F IG . 354 S P IN A L O N G A : LA M E Z Z A L U N A E LA P IA Z Z A M O C E N 1 G A , IL C A V A L I E R E M IA N I E LA P U N T A V E N I E R A . (776).
FIG. 356 — S P I N A L O N G A I L E M U R A V E R S O I L R A N G O N E , E IN A L T O L A C O R T I N A G R I M A N A E L ’A N G O L O C O N T A R I N I . (779).
LA F O R T E Z Z A DI S P IN A L O N G A 611

e salendo a scaglionate, ne accompagnano l’andamento. La cortina stessa ò mu­


nita di un piccolo marciapiede, cui corrisponde esternamente un cordone: al di
sopra è il parapetto.
Ma al fianco Molin e alla cortina Faliera (sotto cui passa il portello detto
del monte, onde uscire alla mezzaluna Moceniga), la muraglia ridiventa semplice,
pur restando lievemente scarpata, dello spessore di poco più di un metro. —
Dalla cortina Faliera si stacca un muro, pure con sottopassaggio, il quale, gi­
rando ad arco, si attacca al semicerchio della mezzaluna Moceniga : in alto
misura solo m. 1,25 di spessore.
Le muraglie che seguono la cresta dell’ isolotto e che per lo più attual­
mente non emergono verso l’interno dal livello del suolo, non oltrepassano lo
spessore di m. 1,50. La piazza Moceniga, il sovrastante cavaliere o rivellino
Miani al Belvedere (l), la punta e la cortina Vcniera appaiono un po’ diversi da
quello che sono rappresentati nelle carte veneziane. Al cavaliere Orsini la mu­
raglia è munita di parapetto a merli, con una cannoniera. La cortina Grimana
è sventrata verso 1’ interno, ma pur sopravanza dal livello del suolo. Delle lu­
nette turche, in muro a secco, sono poste alla punta Veniera, all’Orsini ed al­
l’estremità della cortina Grimana.
(') Colle/,, fo to g r. n. 778.

F IO . 357 — S P IN A L O N G A : II. P O R T E I .I.O M O L IN O , D A L L A PA RTE DI D EN TR O . (781).


612 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Dopo l’angolo Contarmi, la cortina che scende a riallacciarsi alla cinta


primitiva è munita di parapetto, e nel tratto più alto anche di marciapiede. A
basso però, alla congiunzione colla cinta inferiore, il muro si allarga a piazzale
con parapetto e garetta : e al disotto passa la galleria del portello detto di fuori
o Molino(l), che permette il transito di uscita verso il Rangone.
Delle chiese, delle abitazioni, dei magazzini, delle cisterne ed in genere di
tutti gli altri edifizì pubblici e privati posti entro il recinto della fortezza, si
dirà in altro luogo.

6. LA FORTEZZA DI OR ABUSA.

Il lungo e sottile promontorio situato aH’estremità nord-ovest dell isola di


Creta, era dagli antichi conosciuto col nome di KÌ|iapo<; ed anche di Kupuxo?; e
Kwpuxias erano chiamate le due attigue isolette, poste l’una al suo settentrione,
l’altra ad occidente.
A datare dai tempi più recenti invece, il promontorio prese nome di « Capo
Buso », vocabolo probabilmente di etimologia veneta, che in greco dovette venir
tradotto "Axpa MicoOga. Di qui appunto derivò il nome di « Crabusa » e poi
« Grabusa » (2), che come doppione morfologico venne usato, non più per
dinotare il promontorio, ma si bene i due isolotti: ed il settentrionale fu detto
« Grabusa selvatica » ("ATpw Tp»|iro&), l’occidentale « Grabusa domestica »
("IljAspa rpxp.7uou?a), o anche semplicemente « Grabusa ».
Quest’ultimo, situato sul davanti del piccolo golfo formato da un lato dal
promontorio e dall’altro dalla penisoletta di Tigitani (Tt)Y«vt=padella), che quinci
si stacca verso mezzogiorno, veniva ad assumere una importanza non trascu­
rabile, in quanto che al riparo delle alte sue rupi potevano trovare asilo sicuro
le navi che al primo avvicinarsi a Creta avessero cercata tutela dalle burrasche
o eventualmente anche rifornimento di acque nel piccolo golfo. Opportuno quindi
sembrava che simile luogo non fosse abbandonato indifeso in balìa del primo
arrivato ; ma che invece una piccola fortificazione costruita sullo scoglio impe­
disse al nemico di giovarsene e ne garantisse invece il vantaggio alle navi au­
siliario giungenti dall’Adriatico.

C ra m b u s a , C a m b ru sa , C a ra b u s a , G a ra b u s a , ecc.
I1) C ollez. fo to g r n. 780.
(2) A ltre v a ria n ti e c o rru z io n i del nom e sono:
FIG. 358 — GKABUSA.

77
614 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Chi precisamente abbia per primo notato una simile convenienza non sap­
piamo. Ma già nel 1579 Sofiano Eudemonoiani avanza la proposta di fortificare
Y isolotto di Grabusa domestica, detto pure di S. Nicolò dalla chiesuola che ivi
sorgeva, mediante un parapetto di 300 passi sulla vetta, ed un revellino a basso,
nel piccolo approdo Poco dopo Pietro Lando, rettore di Canea, scrive a
Venezia di voler approntare un disegno del luogo, affinchè il Senato possa ren­
dersi esatto conto dell’opportunità di munirlo di opere di difesa(2). Nell’anno se­
guente simili considerazioni svolge in Senato il provveditore Luca Michiel ; e
di bel nuovo poi nel 1583 il capitano Giovanni Mocenigo presenta un disegno
dell’ isolotto ed espone il preventivo compilato insieme col governatore di Canea
Raffaele Rasponi, secondo il quale il forte — di 100 passi di circuito avrebbe
costato da 6 a 7 mila ducati(4).
Finalmente, in seguito alle pressanti insistenze del provveditore generale
Alvise Grimani, la questione veniva trattata in Senato il 27 settembre 1583.
Udito il parere favorevole di molte persone reduci da Creta, la Repubblica de­
liberava che l’isolotto di Grabusa domestica venisse fortificato, a patto però di
“ non fa r v i sopra altra fa ttu r a che di un semplice maschio Al Grimani era
dato ordine di “ consigliar p rim a diligentemente il particolar sito et la fo r m a
di esso maschio col signor Latino Orsino, che se ne viene al governo di quella
m ilitia, intendentissimo anco di questa m ateria delle fo r tifie aiioni, secondo il
parer del quale vi governerete „. Il forte doveva essere pronto per il prossimo
anno ; l’Orsini portava seco 3 mila ducati dello Stato, a spese del quale la for­
tificazione era costruita ; ed il capitano della guardia era informato di metter a
disposizione le proprie galee per l’inizio dei lavori (A
Il Io di gennaio 1584 il provveditore Grimani aveva già ricevuto il decreto
del Senato, lieto che Venezia avesse accolto il proprio consiglio ed esaudito il
suo desiderio. L ’Orsini era giunto in Creta fino dal 23 dicembre ; e alla metà
di quel mese di gennaio pensavano di partire entrambi alla volta dell’ isolotto
insieme col capitano della guardia. Il Grimani assicurava che nel provvedere
alla fortificazione dello scoglio, “ quanto alla fo rm a , io m i rimetterò al signor
Latino ,,(6).
Imbarcatisi il 15 gennaio, l’imperversare delle procelle ed una indisposi-
(i) v . A. S . : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : volum i (*) V. A. S .: R e la zio n i, LX X V II1 (S u a relazione).
in a p p e n d ic e : 31 g en n aio 1579. ('*) Ibidem , L X X X I (S ua relazione).
(*) V. A . S. : D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 13 o t­ (5) V. A. S. : S e n a to S ecreti, L X X X IV , 55.
to b re 1579 — L e tte re da C a n d ia a i ca p i del C onsiglio (®) V . A . S .: D ispacci dei p r o v . d a C a n d ia : 1 gen­
dei X : 23 m a rz o 1580. naio 1584.
615
LA FORTEZZA DI G RA HU SA

zione dell’Orsini impedirono che i lavori venissero tosto iniziati. Fu però dato
ordine che partissero alla volta di Grabusa due navili con legnami, due galere
per preparare calcine ed il governatore Raspolli per approntare il materiale ne­
cessario alla fabbrica del “ maschio
Il 21 febbraio il Grimani tornava a scrivere a Venezia di voler partire
fra due giorni “ per dar principio alla nova fo rtezza , in quel modo e form a
che sarà consegliata da esso signor Latino ,,(2). Ed il 27 di quel mese finalmente
approdavano a Grabusa.
Per merito del Rasponi, trovarono pronte già pietre e calcine in abbon­
danza, e costruiti gli alloggiamenti ; a loro disposizione stavano gli angarici dei
paesi vicini e quattro galee del capitano della guardia Filippo Pasqualigo ; sof­
frivano penuria soltanto di legnami e di ferramenta. Intendevano di collocare
hP'prima pietra la domenica seguente, cioè il primo giorno deiranno, more
veneto (3).
L ’Orsini intanto preparò il disegno. Deciso di fortificare la parte più elevata
dello scoglio, quel dirupo, cioè, alto una settantina di passi sul livello del mare,
situato nel tratto occidentale dell’ isolotto, abbandonò ben presto 1’ idea di
costruire un semplice maschio, per abbracciare più vasto concetto. La fortezza
avrebbe assunto forma triangolare — di 180 passi di lunghezza e 95 di lar­
ghezza — ; ma essendo un lato formato dal ciglio del dirupo strapiombante in
mare, solo i rimanenti due lati doveansi fortificare per mezzo di un recinto in­
tercalato di punte, piattaforme, speroni e cavalieri. — L ’ interno della fortezza
era di bel nuovo riservato alla chiesa, ai quartieri ed alle case dei magistrati,
agli spedali, ai magazzini, ai molini, ai depositi, alle cisterne ed ai pozzi.
Di tutto ciò dava informazione a Venezia Alvise Grimani il 16 marzo ;
aggiungendo che alla fortezza lavoravano già 100 muratori, 100 spezzamonti,
300 angarici(4) e 400 galeotti (5); e che 1’ Orsini si occupava di quei lavori
“ dalla m attina dell’alba fino alla sera, sem pre assistente sull’opera, coman­
dando, et di sua mano pro p ria come ingegnerò et quasi protto tirando le linee
et mettendo alla via le maestranze : et molte volte, p er dar animo ad altri,
porta lui medesimo in persona le pietre ,,(6). Filippo Pasqualigo poi, il capitano

(’) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 22 pena di se rv ire due se ttim an e anziché una sola. N ella
g en n aio 1584. seconda se ttim a n a però il p ro v v e d ito re fece d istri­
(*) Ib id e m : 21 fe b b ra io 1584. b u ire lo ro tre g a ie tte al g io rn o invece di u n a (Ibi­
(3) Ibidem : 27 feb b raio 1584. d em : 25 m aggio 1584).
(4) A i lav o ri della fo rte z z a fu ro n o c h iam ati sol­ (5) Ib id em : 16 m arz o 1584.
ta n to g li a n g arici re n ite n ti, ing iu n g en d o loro p e r ((ì) Ib id em : 20 m arzo 1584.
616 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

V I T LA B O C C A DE I
r OUO DTRVPO A L T O D A L LTV T.fiO D E L.,.m a r é *
d a * A A fa
'*■<*'¿Vi
*'$sisl§

TJ> PORI

C A X liE CHE S a
NT.L P O R T O .

r i o . 359 — v ed u ta d ella fo r tezza dì g ra bu sa — a . ODDI — 1601 — (X V I. a .) .

della guardia, soffermatosi nell’ isolotto fino al 16 di aprile, attese colle ciurme
a lavorare calcine, a trasportare le artiglierie ed a compiere una strada dal
mare alla fortezza, lunga 110 passi e larga 15 piedi(I).
In quel medesimo mese di aprile del 1584 le muraglie erano già alzate
fino al cordone, con una spesa totale di 8 mila ducati Nel seguente maggio
si aggiunsero i cordoni e si cominciarono i parapetti ed i terrapieni(3) ; onde il
Grimani assicurava che per la metà di giugno la fortezza sarebbe stata termi­
nata completamente e non sarebbe stato necessario spendervi più oltre denari,
come era avvenuto a Suda ed a Spinalonga(4).
Quanto ai membri della fortezza, la punta di sud-ovest fu chiamata Negri­
sola, in onore del capitano delle fanterie Giulio Negrisoli il seguente cava-
l1) V. A . S. : D ispacci d e ip r o v . d a C a n d ia : 20 aprile (3) Ib id em : 15 m ag g io 1584.
1584 R e la zio n i, L X X X II (S u a relazione). p ) Ib id e m ; 25 m aggio 1584.
(*) V. A. S. : D ispacci dei p r o v . da C a n d ia : 28 a- (5) C fr. Ib id em : 26 m arz o 1584.
prile 1584.
LA FORTEZZA DI G R A B U S A 617

liere fu detto Contarmi da quel Marcantonio Contarini, consigliere di Canea,


che nei primi mesi di lavori sull’ isolotto dovette fungere da cassiere (1) ; l’altro
puntone fu denominato del Timone; al cavaliere di sud-est — chiamato poi
anche Battifondo — impose il nome il provveditore medesimo Grimani(2) ; il
successivo, lungo l’altro lato, fu battezzato in onore dell’Orsinil3) ; l’ultima piat­
taforma venne chiamata Raspona dal governatore di Canea Raffaele Rasponi ;
e lo sperone terminale non ebbe alcun nome (4).
Le buone nuove della fortezza furono accolte a Venezia con viva sodisfa-
zione(5) ; e ampi e meritati elogi si tributarono così al Grimani come all’Or-
sini, a vantaggio del quale la Repubblica spese delle buone parole presso la
Curia romana, ove egli aveva importanti interessi(l,).
Il Grimani a sua volta, già restituitosi a Canea, tornava ad assicurare clic
— a prescindere dagli edifici interni — a Grabusa non mancava ormai null’altro
che tagliare alcuni sassi del monte fuori delle muraglie, e finir di terrapienare per
30 passi(7). Il conto generale delle spese dall’inizio dei lavori preparatori a
tutto il mese di giugno importava 12200 ducati : altri mille sarebbero bastati
per terminare ogni cosa. — Nell’esporre tali cifre, il Grimani compiacevasi a
confrontare le spese dovute sostenere per altre fortezze cretesi, ed a rallegrarsi
come quella di Grabusa avesse relativamente costato ben poco (8).
Colla partenza del Grimani si chiuse il periodo di attività per la fortezza :
nè tanto facilmente si ripresero poi i lavori, causa la lontananza dai centri
abitati e l’estrema penuria del fabbisogno agli operai.
Intanto, se Grabusa non offriva occasione ai sistematici detrattori di spar­
lare della fortezza, notando difetti più o meno gravi nella combinazione dei
vari membri, come era avvenuto ed avveniva per tutte le altre fortificazioni cre­
tesi, erasi però cominciato a mettere in dubbio l’utilità della fortezza medesima
ed a volerla far considerare come una spesa sprecata(9). E, se nessuno poi tro-
p ) C fr. V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : LX XXVII).
15 m ag g io 1584. (5) U n m odello della fo rte z z a fu sp ed ito a V en ezia
(*) P e r ta l g u isa da A lvise G rim ani p re sero nom e p e r m ezzo di un g e ntiluom o di c a s a O rsini, affinchè
in C re ta p a rte d eg li a rse n a li di C an d ia, u n a c o rtin a v en isse p re se n ta to al doge d a A n to n io G rim an i, figlio
di S pinalonga e d u n c av a lie re di G ra b u sa . del p ro v v e d ito re A lvise (V. A . S. : Dispacci dei prov.
(3) C o n clu d en d o , L a tin o O rsini, che ta n ta orm a di da Candia : TI se tte m b re 1584).
sè ebbe a lasciare in tu tte le fo rte z z e c re te s i, legò (6) V . A. S .: Senato Mar, X L V I, 15<>* — Senato
il p ro p rio nom e più p a rtic o la rm e n te ad un b a lu a rd o Secreti, L X X X IV , 107*.
del fo rte di S. D im itri a C an d ia, a d a ltro b a lu a rd o (7) V . A. S. : Dispacci dei prov. da C andia: 21
a S u d a, ad un c av a lie re a S p in a lo n g a , e a d a ltro c a ­ giugno 1584.
v aliere a G rab u sa. (8) Ib id em : 6 luglio 1584.
(4) C fr. p u re la relazio n e del p ro v v e d ito re di G ra ­ (9) C fr. la relazio n e del sindaco G arzo n i (V. B. M .:
b u sa G ero lam o d a M o lin (V. A . S. : Relazioni, Hat. V II, 304, b).
61«
I MONUMENTI VENETI D E L L ’IS O L A DI C R E T A

vava da proporre quivi pure quei catastrofici mutamenti, che fecero la dispera­
zione di Venezia per le altre fortezze, non mancavano tuttavia gli zelanti che
andavano alla ricerca di nuovi bisogni, tanto per togliere al Grimani il merito
di poter considerare la fabbrica come ultimata e per rimandare all’ infinito il
suo compimento.
Il primo provveditore della fortezza, Antonio Lippomano, si era acconten­
tato bensì di constatare soltanto come abbisognasse pur sempre tagliare il sasso
esterno e compire i terrapieni(1). Ma già nel 1588 il governatore del luogo
Orazio dalla Massa, oltre al taglio della roccia per lunghezza di 15 passi ed
uno di altezza, trovava necessario proporre di alzare altresì ed allargare le
piazze, coprendole con lastroni ; di costruire dei muri a secco dal di dentro,
per sostentare il riempimento; e di restaurare la garetta chiamata casello Con­
tarino (perchè situata all’omonimo cavaliere)(2). Dei quali lavori, uno solo fu al­
lora iniziato, il rabberciamento cioè di una delle piazze per artiglieria^.
Poco dopo il colonnello Leone Ramussati sperimentava che il fatto d’essere
le cisterne della fortezza accostate alla cortina presso la porta costituiva un
notevole pericolo per esse, in caso che fosse stata battuta la cortina medesima ;
e suggeriva di “ fa r una scarpa in sgalembro innanci alla detta cortina, et
questo p e r salvar la porta di detta fortezza, terrapienando il vacuo che resterà
tra il scarpon et la cortina, che a questo modo si assicureranno esse cisterne
— E siccome una piccola parte dell’approdo giù a basso, capace di tre galee, non
era vista dalla fortezza, proponeva pure di edificare una mezzaluna sul dosso
rimpetto al cavaliere Grimani, onde anche quel punto potesse venir battuto (4).
Il governatore Onorio Scotti tornò invece a parlare del bisogno dei terra­
pieni ; e poi di nuovo replicò sugli argomenti del Ramussati, chiedendo però
il trasporto delle cisterne(6). — Alle sue parole fecero eco i provveditori di
Grabusa, Gerolamo Molin(7) e Pietro Marcello, il secondo dei quali riuscì a mu­
tare in lastroni i pavimenti delle piazze (8) ; mentre il successore Francesco Be-
legno coll’ingegnere Gian Antonio Montevarchi pensò anche al restauro delle
mura, nonché alla costruzione di una nuova cisterna in sostituzione delle vec-

(*) V. A . S. : Dispacci dei pròv. da Candia: I o t­ cem b re 1590.


to b re 1584. (s) Ib id em : 7 n ovem bre 1594.
(*) V. M . C. : Ms. Miscellanea Correr, 2685. (,!) V. A . S. : Relazioni, E X X X I (S u a relazione).
(3) V. A . S.: Dispacci dei prov. da C andia: volum i (’) Ibidem , L X X X V II (S ua relazione).
in a p p e n d ic e : 6 a g o sto 1589 — V . B. M . : Hai. V II, (8) V. A . S. : Dispacci dei prov. da C andia: 11 lu­
1523. glio 1595.
(4) V. A . S .: Dispacci dei prov. da C andia: 4 di­
LA FO RTEZZA DI G R A B U S A 619

chie (1). A sua volta poi consigliò pur egli la fabbrica di una torre a mare, ter-
rapienata fino a metà, la quale, difesa dalla fortezza, servisse di abitazione ai
barcaioli, di guardia dei magazzini all’approdo, e di segnalamento in caso di
sorprese notturne (2).
Col trascorrer degli anni la fortezza intanto incominciava a deperire(8) :
specialmente gli edifizì interni, l’uno dopo l’altro, crollavano o minacciavano ir­
reparabili guasti. Nel 1614 una nota dell’ingegnere Mandi Litino avvisava es­
sere caduta la volta del casello Contarmi(4) ; nel 1620 le pioggie facevano ca­
dere un tratto del muretto di ponente ^ ; nel 1640 il proto dei muratori Gloraffa
e quello dei marangoni Giacomino Magdalinò compilavano un nuovo memoriale
dei restauri necessari : fra l’altro parlavasi dei terrapieni e delle porte di legno
da rifare (6).
Di fatti il provveditore Michele Priuli si recò a Grabusa insieme coll’in­
gegnere Leoni; e con 10 angarici in una sola settimana accomodò di terreno
le strade delle ronde, ma quanto ai muretti occidentali trovò superfluo rimetterli,
trattandosi di un lavoro di puro lusso, non richiesto da vera necessità(7).
Tuttavia i danni alle muraglie non cessarono con ciò : e nuove rovine se­
gnalò nel 1655 il provveditore di Grabusa Andrea Manolesso(8) ; il quale però
seppe riparare le parti minaccianti e rimetter le banchette. Fatto poi spianare
più a basso un certo posto roccioso, vi eresse un fortino, che per mezzo di una
traversa tirata fin sotto la fortezza, poteva difendere tutto il piccolo approdo.
Gli fu di valido aiuto in tali opere il tenente Troilo Maini(g).
Un ventennio più tardi, il nuovo provveditore Domenico Diedo, entrato
nella fortezza il 3 novembre 1680, trovava le “ muraglie in molte p a r ti p re­
cipitate et in qualche dirocate „< -I0ò Poco dopo un terremoto faceva cadere sei
passi del cavaliere Contarmi(u) ; e le cose erano ridotte a tale, “ che se la p u ­
liteci providenza non rem edierà — scriveva il Diedo — Vanno venturo stimo
precipiterà ogni cosa „. — Il male si era che la fortezza dipendeva diretta-

(J) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 12 a- (5) Ibidem : 10 o tto b re 1620.


p rile 1598 - Relazioni, L X X X V II (S ua relazione). (6) Ibidem : 1640.
(2) V. A . S. : Relazioni, L X X X V II (Sua relazio n e) — (7) V . A . S.: Dispacci dei prov. da Candia: 18 se t­
C fr. p u re più ta rd i la relazione d eg li in quisitori M a rco te m b re 1641.
C apello, P ietro C o rre r e G iovanni C o n tarm i (Ibidem , (8) V . A. S. : Dispacci da Candia, Cerigo e Tine :
L X X IV ). 1 g en n aio 1655.
(3) D e l 1610 è una d escrizio n e della fo rte z z a s c ritta (9) V . A. S. : Dispacci da Suda, Cerigo e Tine : 24
d a un v iag g iato re inglese (W . L i t h g o w : The totali m a rz o 1659.
discourse o f the rare adventures cit.). (10) V . A. S. : Dispacci da Grabusa, Cerigo e Spiti a-
(1) V. A . S. : Dispacci dei rettori da Candia : 29 ìonga : 30 n o v em b re 1680.
m ag g io 1614. (n ) V . A . S. : Dispacci da S u d a : 1 m arz o 1681.
620 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

mente dal provveditore di Suda, il quale nè poteva rendersi esatto conto dei
bisogni, nè trovar la comodità di porvi un rimedio, stretto egli pure fra tante
difficoltà (1è
Così le cose precipitavano. “ Nè meno vi è una bandiera con ¡’insegna
del protetor San Marco „ scriveva da quell’eremo il provveditore Domenico
Diedo(2). Ed il successore Giovanni Battaia avvisava che la fortezza possedeva
due soli cannoni, che la porta era m arcita(3) e caduto il restello, che in ogni
luogo degli edifizì interni penetrava la pioggia, e che le munizioni da guerra
sarebbero bastate per soli due giorni(4).
Troppo naturale che in tanto e sì desolato abbandono lo scoramento e poi
la demoralizzazione si impadronissero degli animi. E la fortezza, che fra le cre­
tesi era forse l’unica veramente inespugnabile, venne per tradimento ceduta al
nemico.
(3) Q u e sta fu tu tta v ia rifa tta , con legni di S fachià,
(i) V. A. S. : Dispacci da Grabusa, Cerigo e Spina­
sp en d en d o 48 reali (Ib id e m : 13 d icem b re 1683).
lo nga : 6 m arzo 1681.
(4) Ibidem : 26 g iu g n o 1683.
(*) Ib id e m : 7 m arzo 1681.

VATOLV***'

CAV4US*!

p ia n t a d e l i.a fo r tezza di g ra bu sa
78
FIG. 361 — GRABUSA : LA FORTEZZA, VISTA DA SUD-EST. (443).
622 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

*
**
Abbandonata e deserta essa è tuttora (1) : le sue mura rovinano ; e la scia­
gurata mano di qualche moderno pirata che si imbatta a passare per di là ne
aumenta lo strazio.
La muraglia di cinta, non molto alta, è tutta fondata sulla roccia. La
parte inferiore, terrapienata, si palesa all’esterno per mezzo del cordone onde
le cortine sono limitate in alto, e sopra il quale si alza il parapetto di 70 cen­
timetri e più di altezza ed 85 di spessore, con feritoie e vani per cannoniere.
— All’ interno la parte più bassa del parapetto è munita di piocola banchina in
muratura. Il terrapieno, ove emerge dal livello interno della fortezza, è rivestito
di muro a secco : il marciapiede che vi corre sopra è largo due metri.
Tutto il lato occidentale imminente sul mare, manca ora non solo di opere
di difesa, ma anche del semplice muretto. Bensì la roccia è qua e là tagliata
in modo da formare un basamento di pochi centimetri di altezza : sopra cui
(J) Vedi ta v o la 18.

FIG. 3b2 — GRABUSA ! LA FORTEZZA, VISTA DA SUD. (442).


f ig . 364 GRABUSA : LA PORTA DELLA FORTEZZA, VISTA DA FUORI. (446).
624 1 MONUMENTI VENETI D E L L / ISOLA DI C R E T A

posava forse il parapetto del quale parlano


i documenti e che vedemmo già rovinato nel­
l’epoca veneta.
Davanti alla porta d’ingresso sono rin­
novate in epoca recente le traverse che
ne difendono l’accesso. Sulla facciata esterna
era un gran leone in marmo, reggente lo
stemma del doge Da Ponte. Fu misera­
mente abbattuto qualche anno fa da navi­
ganti ottomani(1).
Dalla porta si entra in una galleria in
direzione da sud a nord : ad occidente è lo
FIO. 365 — PIANTA DELLA PORTA DELLA
FORTEZZA DI GRABUSA. sbocco onde si sale all’ interno della for­

tezza <2); altra porticina a


settentrione immette in
un vano a gomito, coperto
di volte a botte ed a cro­
ciera, illuminato da qual­
che finestra.
Nel lato meridionale
della fortezza il marcia­
piede è costituito dalla
banchina stessa del pa­
rapetto, la quale si allarga
fino a 7 0 centimetri, pur
restando sempre costruita
in muratura. La punta
del Timone ed il cava­
liere Grimani hanno le
piazze e le rampe di ac­
cesso lastricate di pietra.
Quivi presso un avvolto,
largo m. 1,25, discende
I1) C ollez. fo to g r. n. 449.
(s) C ollez. fo to g r. n. 447. FiG. 366 — g r a b u s a : il p o r t e l l o d ell a fo r t e z z a .
LA FORTEZZA DI G R A B U S A 62 >

al piccolo portello che si apre in un angolo della cortina. Le garette in giro


sono rotonde ed assai ampie.
AH’estrcmità nord-est dell’ isolotto sono avanzi di un muro, il quale cinge
il monte da un lato all’altro. — E giù al piccolo approdo stanno due basamenti
di costruzioni circolari, una delle quali ò probabile fosse un molino, l’altra una
di quelle torri di difesa delle quali si tenne parola.
Degli altri edifizì entro la fortezza diremo a suo luogo.

7. LA FORTEZZA DEL PALEOCASTRO DI CANDÌ A.

Ritorniamo ad una fortezza di terraferma, quella del Paleocastro, situata


non lungi dalla capitale, sopra un’altura della spiaggia occidentale del largo
golfo di A rm irò, là dove vedemmo già essere altre volte sorta un’antica città,
e poscia — a quanto pare — una fortificazione genovese(1).
Duplice doveva essere lo scopo della nuova fortezza, di guardare cioè il
vicino approdo di Fraskjà, il cui porto tanto utile era riuscito all’armata veneta
ai tempi della maggiore ribellione cretese ; e di incrociare i propri tiri con quelli
di Candia, sì da impedire a navi nemiche di trattenersi nel golfo de\YArm irò.
Da questi criteri era partito certamente il colonnello Agostino elusone,
quando fino dal 1562 aveva consigliato a Venezia di costruirvi “ una fortezza
picciola et non molto grande, m a fortissim a, con una piazza dove comodamente
si potesse maneggiar sei pezzi di colobrine , f \ E simili osservazioni dovevano
avere ripetute anche Sforza Pallavicini e Giulio Savorgnan, quando nel 1571
tornarono a caldeggiare l’ idea della costruzione di un maschio al Paleocastro (3\
Il progetto però non venne attuato che nel 1573. Il disegno della fortezza
deve essere stato ideato anche stavolta da Latino Orsini, se egli stesso trova-
vasi a dirigere quei lavoriw; e la fortezza assunse forma pressoché triangolare,
scaglionata in tre diversi ripiani sul declivio del colle del Paleocastro digra­
dante sul mare. Entro il recinto fu lasciato posto ad una chiesa, agli alloggia­
menti, ai magazzini ed alle cisterne. Ma ad onta di ciò, il Paleocastro non potè
mai assurgere all’importanza, nonché delle maggiori piazze fortificate, neppure

(') C fr. pag. 96 — V ed asi p u re la relazio n e di in a p p e n d ic e : 5 o tto b re 1571.


L uca M ichiel del 1580 (V. A. S. : Relazioni, L X X V III). (4) V edasi il suo dispaccio del 17 giu g n o 1573 in
(*) V . A . S. : Relazioni, L X X X IV . V. A . S .: Dispacci dei prov. da Candia.
(3) V . A . S .: Dispacci dei prov. da Candia: volum i
626 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

FIO. 367 — VEDUTA DELLA FORTEZZA DEL PALEOCASTRO — A. ODDI — 1601 — (X V I. g.).

delle altre fortezze maggiori di Suda, Spinalonga e Grabusa : nè mai ebbe, come
queste, un provveditore ed un governatore della milizia.
In che mese precisamente si iniziassero i lavori non sappiamo. Ci consta
solo che nel maggio del 1573 il capitano generale Luca Basadona, che già due
volte crasi recato a sorvegliare la fabbrica, esprimeva la speranza di poter entro
il mese terminare la piazza situata nel ripiano inferiore (l). E nel giugno infatti
essa era finita, mancandovi solo i parapetti ; e sull’alto delle sue mura erano
infissi gli stemmi dei magistrati in carica e la vigile scolta del leone.
Tuttavia la penuria degli angarici costrinse a procedere più a rilento(2) :
anche se il provveditore Luca Michiel e Leonardo Quirini, che già vedemmo
eletto provveditore sopra quelle fabbriche, “ gentiluomo diligentissimo et affe-

(!) V. A . S .: Dispacci deiprov. da Candia: 17 m ag - (2) Ib id e m : 17 giugno 1573.


gio 1573.
LA FORTEZZA D EL P A L E O C A ST R O DI CAN DIA 627

lionato al ben publico „ , non mancarono di occuparsi seriamente eziandio del


1 aleocastro ' . Nel marzo del 1574 si lavorava a costruire la traversa
che tutta\ ia andava ancor maggiormente alzata'2' — ed a spianare una seconda
piazza'3'.
I lavori dovettero venir sospesi poco dopo, se nel 1579 non solo quella
tiaveisa era ancora incompiuta'4', ma, a finire la fortezza, mancavano tuttora
222 passi cubi di muro'5'. Che anzi una scrittura del 1580, concernente il Pa­
leocastro, così testualmente si esprime : “ Mancano due traverse, ¡’una che deve
andar in form a rottonda, che se tutta la eminentia di tutto quel loco et f a una
p ia zza dim andata maschio, d i longhezza essa traversa di passa 20 et di altezza
di passa 7 ; et all’altra traversa m anca aggiongerli passa 10, et alzarla passa
7, la qual traversa causa che le acque piovane del maschio et della seconda
piazza vano nella cisterna. A lla terza pia zza non è di f a r altro se non di se-
ra rli un volto che è nella traversa da basso, perchè dalla superficie d i un
monte verso Cai idi a è scoperto il letto de Vart eliaria d i una canoniera vicina,
che otturandola sarà gran servitio a tutta la parte che guarda verso la Fra-
schià, massime potendosi aprirla in altri luochi. Per transitare da una piazza
all altra, m anca ancora a levar i parapetti della seconda et terza piazza in­
torno intorno „(6).
La solita scrittura del 1583 ci ammaestra come lo Stato — al quale toc­
cavano tutte quelle spese — avesse fino al 1578 sborsato per la fortezza di
Paleocastro 79839 perperi, altri 368 nel 1579, 1377 nel 1580 e 1082 nei tre
anni successivi: al che aggiungendo le 80 angario utilizzate nel 1580 e 1581,
si aveva una somma totale di 5766 ducati(7).
Cinquanta angarle divisava mandare al Paleocastro il capitano Gerolamo
Barbarigo nel 1583 (S); e simili buoni propositi manifestava nel 1586 il provve-
ditoi c geneialc Giovanni Mocenigo, constatando che, se era pressoché finita la

(') V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 23 a - A n to n io Scolari.


g o sto e 3 d ice m b re 1573. f ’) V. A . S. : Dispacci dei pvov. da Caitdia : 1580 —
(9) V. A. S. : Relazioni, L X X X I (R elazione del c a ­ C fr. p u re la relazione del M ocenigo del 1583 (Rela­
p itan o P o lo C ontarm i). zioni, LX X X I), ed il dispaccio del M a rtin e n g o del 12
(3) V. A . S .: Dispacci dei prov. da C andia: 24 o tto b re 1581 (Dispacci dei prov. da Candia): il p rim o
m arzo 1574.
p a rla di 125 passi cubi di m uro, il secondo di 184
(') Ib id e m : 24 o tto b re 1579. passi cubi di m u ro e 862 di te rre n o a n co ra m an c an te .
(•">) V. A. S . : Relazioni, L X X X V III (R elazione del (7) V. B. M .: Ital. VI, 156 — C fr. V. A . S .: Di­
p ro v v e d ito re L u ca M ichiel del 1580) — C fr. Dispacci spacci dei prov. da Candia : 6 luglio 1584.
dei prov. da C andia: 28 a g o sto 1580, c o n te n en te il (8) V . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 23
p a re re del g o v e rn a to re R angone e dell’ in g eg n ere fe b b ra io 1583.
628 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISO LA DI C R E T A

piazza inferiore della fortezza, le superiori invece si potevano considerare non


ancora cominciate(1). Ma la buona intenzione non dovette aver seguito, perche
nell’agosto del 1589 il generale Del Monte scriveva: “ Crederei bene che sopra
ì a piazza fa tta dalla parte del Mare si facessero altre due piazze o g la d i pei
godere tutto il beneficio del sito ; et queste cingerle atom o atom o con un terra­
pieno de 15 piedi che fosse fa tto de terrea bono bagnato et ben battuto, acciò si
assodasse insieme, et a finche sicuro dalle piazze tanto meglio si mantenesse,
farlo aiutare con fabriche de muro secco traversato in piu parte a guisa de
cassoni, come in sim il siti si costuma. Sopra questo terrapieno voi rei che si
alzassero tanto i parapetti, che li difensori restassero coperti dalla eminenza del
monte , facendovi dalla parte di dentro le sue banchette, sopra le quali salendo i
nostri potessero scoprir li lochi necessari. Dall una all altra di queste piazze
vorrei fossero in modo accomodate le strade, che li difensori facilm ente et co­
p erti v i potessero descendere e salire, secondo il bisogno — Con 400 du­
cati soltanto i lavori si sarebbero però potuti condurre a buon termine (2).
Il preventivo era questa volta tanto giusto, che con soli 200 ducati quei
lavori venivano eseguiti dal provveditor generale Nicolò Donà nell’estate del
1594 (3), e portati poi a perfetto compimento nel 1595: tanto che il capitano
generale Antonio Cavalli poteva assicurare che “ si viene ad haver guadagnato
due altre piazze in detta fortezza, Vuna sopra Valtra „(4).
Il capitano Gian Giacomo Zane a sua volta finì di cingere la fortezza di
muraglia a secco(5); muraglia che dall’ingegnere Oddi fu ricostruita in gran
parte, con calcina : ed il Paleocastro fu in tal modo ridotto in tale stato, che
nei primi decenni del secolo N V II non fu più creduto necessario spendervi altro
lavoro, sebbene qualche piccolo bisogno non sfuggisse agli intendenti(6).
Solo nel 1645, all’ inizio della guerra fatale, vennero ordinati ripari in
terra ed in muro anche al Paleocastro, che nel frattempo aveva certamente
dovuto soffrire dell’abbandono in cui era restato <7). Il provveditore Andrea Cor­
ner e 1’ ingegnere Van W ert verificarono che dalla parte verso terra era ne-

(i) v . A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 10 g e n ­ (■*) Ib id e m : 4 m aggio 1595 — Relazioni, L X X IX e


naio 1586 — Relazioni, L X X IX (R elazione del M oce- L X X X I (R elazioni del D o n à e dei g o v e rn ato ri O norio
S co tti e A n n ib aie G onzaga).
nigo del 1589).
(i) v. :
A. S. Dispacci dei prov. da Candia: volum i (5) V. B. M .: Hai. V II, 214, f.
in a p p e n d ic e : a g o sto 1589 — C fr. a ltra s c rittu ra (c) V. A. S.: Relazioni, LX X IX (R elazione di B e n etto
(Ib id e m : 10 a p rile 1590); n o n c h é la relazio n e del ca­ M oro).
p itano P ie tro Zane (Ib id e m : 1 o tto b re 15l*0). (7) V. A. S .: Dispacci dei prov. da Candia : 22
(3) V. A. S .: Dispacci dei prov. da Candia : 13 e 31 m aggio 1645.
luglio 1594.
«FORTE/ZZ/A DI PALXOCTASTR
IM G. 369 — V E D U T A DELLA FO RTEZZA DEL PA LEO C A STRO — F. B A S IL IC A T A — 1618 --- (X X III. g .).

f ig . 370 — pa lk o c a str o : L A F O R T E Z Z A , V IS T A D A S U D . (647).


631
LA FO RTEZZA D EL PALEOCASTRO DI C A N D IA

cessarlo costruire un parapetto in terreno ed accomodar qualche piazza, dalla


parte di mare invece finir di acconciare il parapetto di muraglia e dirupare la
roccia. Fu mandata quindi sul luogo una schiera di angarici(1), i quali protras­
sero i lavori fino all’anno seguente
Malgrado tutto questo però, e ad onta della fama che la fortezza godeva
presso i profani(,), in realtà essa non era all’altezza del bisogno. Ristretta di
recinto, dominata dalle prossime colline, debolissima di fianchi, ben difficilmente
poteva incrociare poi i propri tiri colla fortezza di Candía, onde in complesso
il forte veniva considerato Mpiù sicuro perchè non è da credere che sii p er es­
sere molestato, che per molta d ife s a che potesse fa r e „(4). — Il seguito della
guerra dimostrò quanto ciò fosse vero.
(1) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candía : 18 gen- simis ac milite praesidiario munitissima est : vel eo
naio 1646. magis commendata quod portiim vicinimi ab ornni ho-
(2) ib id e m : 24 feb b raio 1646. stili Ímpetu defendat et piráticas hostilesque triremes
(3) < Quadratae forutae arx, qtiain Palaeocaslrum facillim e ab ingressa arceat > ( J . C o t o v i c u s : Itine-
vulgo indigitant, non am pia, attamen fortissim a, quippe raritun cit., pag. 65).
quae in ipsa rupe excisa fossisque profundissim is la- (4) V. M . C. : Ms. Wuchovich L azzari, X X V I, 1.
tissimisque circumdata (!!), et propugnaculis firmis-

F IG . 3 7 1 — pa l e o c a str o : la po r ta d ella fo r tezza e la sc a l e tt a d i s a l it a a lla p ia z z a d i m ezzo . (6 4 8 ).


632 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

*
* *

Ai dì nostri la fortezza è non solo abbandonata, ma anche in buona parte


distrutta.
Il piccolo colle su cui essa è fondata (1) si inoltra un tratto nel mare : per
ogni lato le scoscese sue roccie lo rendono inaccessibile, eccezione fatta per il
sentiero che vi sale lungo il lato meridionale. Dalla porta un arduo viottolo gira
ai piedi del lato di mezzogiorno, di quello orientale e di parte del settentrionale.
Imponente è l’angolo nord-est della piazza inferiore, ove la massiccia mu­
raglia cala a basso per considerevole altezza, rivestendo la roccia : quivi è mu­
rato il leone di S. Marco cogli stemmi dei magistrati del 1573. — Solo questa
piazza è circondata da un recinto di muro, scendente a scarpa e munito di
cordone (il quale tuttavia manca parzialmente nel lato sud) ; mentre le altre due
piazze sono in gran parte circoscritte dalla roccia artificialmente adattata. In un
tratto del muro settentrionale è un foro per cui si accede ad una grotta inter-
nantesi nel monte.
L ’unico ingresso della fortezza, a mezzogiorno, è costituito da una galleria
a sghembo — quasi una cannoniera —, larga 2 metri e lunga più di 5, che riesce
nella piazza inferiore. Il suo sbocco verso l’esterno misura però soltanto m. 1,35
di larghezza. — Il poderoso lato meridionale della fortezza, che ora non emerge
più dal suolo, appare largo da m. 3,70 a 5,80: una parte dello spessore era natural­
mente destinata al marciapiede e l’altra al parapetto. Del muro di cinta orien­
tale un solo tratto sporge ora dal suolo interno, poco prima della traversa ; ed
è un muro terrapienato di m. 5,20 di spessore. (Più oltre però la grossezza è
di soli m. 1,95). — Il seguente lato perimetrale di settentrione è accostato da
terrapieno, rivestito di muro — sostenuto da tre archi — anche verso l’ interno
della piazza(2). Il muro di occidente in fine, che stabilisce la divisione colla piazza
di mezzo, nel tratto prima della traversa, è quasi tutto costituito dalla roccia
lavorata (come nella roccia è in gran parte tagliata la scaletta — posta presso
la porta della fortezza —, per la quale si sale alle piazze superiori); al di là
della traversa invece la muraglia occidentale e fabbricata di muro ed assai più
alta: altra rampa, presso la cisterna (di m. 6,30 X 4,10, su basamento a scarpa,
con foro quadrato) sale di qui alla piazza di mezzo. — La traversa finalmente^,
la quale divide per metà la piazza inferiore, è formata da una muraglia in cui

(*) Vedi tav o la 19. (3) C ollez. fotogr. n. 650.


(*) C ollez. fo to g r. n. 649.
LA FORTEZZA DEL P A L E O C A S T R O DI C A N D IA 633

si aprono quattro avvolti a sghembo chiusi a sud cd a nord da un muretto di


70 centimetri, ed in gran parte rovinati. Il più orientale di essi ha gli sbocchi
liberi, e serve di sottopassaggio per comunicazione fra le due parti della piazza
bassa. — A settentrione della traversa sono pochi resti di un edifizio che le
era accostato.
Nella piazza di mezzo il muro meridionale — rovinato — apparisce a fior
di terra e misura m. 1,10 di larghezza: come si disse, in più parti è sostituito
dalla roccia. Il muro est — divisorio dalla piazza inferiore — non sorpassa
il livello del suolo. — Rovinato poi è il muro settentrionale, e solo resta parte
del terrapieno che gli sorgeva parallelo a canto e che a basso è ancora par­
zialmente incamiciato di muro. — Il lato occidentale finalmente — formante la
divisione colla piazza alta — si eleva appena di mezzo metro. — Altri muric­
cioli interni sostengono il terreno, che è in pendenza. Miseri avanzi rimangono
degli alloggiamenti, dei quali si vedono appena quattro pareti divisorie.
Nella piazza superiore finalmente il muro di cinta è sempre più sostituito
dalla roccia; il muro di separazione dalla piazza di mezzo non sorpassa qui il
livello del suolo. Di due conserve d’acqua all’angolo nord-est rimane qualche
avanzo; della garetta, larga m. 1,60, restano le fondamenta; della chiesuola
nessuna traccia.
Scomparsi pure sotto le rovine sono i ruderi degli altri edifizi nell’interno
della fortezza, indicati dalle antiche piante.

8. LE FORTEZZE DI TURLURÙ.

L ’ultima fra le fortificazioni cretesi di cui ci dobbiamo occupare, prendeva


nome di Turlurù, ed era situata nel montuoso isolotto posto rimpetto alla
spiaggia stendentesi ad ovest della città di Canea. Nella parte inferiore di quello
scoglio esisteva un’antica chiesa dedicata a S. Teodoro : onde dal nome del
santo erasi per corruzione chiamato il sito « Todorù » e poscia « Turlurù »(1).
In realtà però, se Turlurù denomina vasi l’intero isolotto, dei due fortilizi
che vennero edificati su esso, il superiore soltanto conservò più propriamente
tale nome, laddove l’inferiore tornò a chiamarsi di S. Todaro o anche di
S. Francesco.
L ’ idea di fortificare il luogo sorse la prima volta nel 1574, quando, te-
(') C h . B o n d e l m o n t iu s : Descriptio cit., pag . 7 e 90.
634 1 m o n u m en ti v e n e t i d e l l ’i s o l a di c r eta

mendosi uno sbarco del nemico colà, vennero mandati a riconoscere le spiaggie
c l’isolotto il governatore di Canea Gian Maria Martinengo, il capitano Gian
Paolo Ferrari c l’ingegnere Melchiorre Albertoni, nipote del Sammichcli
Risultato della visita fu che il provveditore generale Luca Michiel, il
provveditore di Canea Pasquale Cicogna, il rettore di quella città Pietro Calbo,
d’accordo coi governatori Latino Orsini e Brunoro Zampeschi, deliberarono di
fa r fa r e un maschio nel detto scoglio o in altro loco che tornasse p iu a p ro ­
posito, per im pedir che il nemico non possi sbarcare ne tener la sua arm ata
in detto loco „(2).
Ritenevano il Martinengo, il Ferrari e l’Albertoni che convenisse di mu­
nire l’isolotto di Turlurù in modo da ottenere che l’armata nemica non potesse
nè trattenersi al riparo di esso nè sbarcare sulla spiaggia di rimpetto, o rifor­
nirsi quivi di acqua (3\ A tale scopo sarebbe stato necessario costruire un forte
sulla vetta più alta e centrale dell’ isolotto, ed altri due ridotti minori sul pro-
(i) V. A. S .: Dispacci dei prov. da Candia: 8 feb- (2) Ib id e m : 10 fe b b ra io 1574.
b ra io 1574. (3) Ib id e m : 25 fe b b ra io 1574.

FIG. 372 — PIA N TA DELLE FO RTEZZE DI T U R L U R Ù — G. P. F E R R A R I — 1574 — (V II. a.).


635
LE FORTEZZE DI T U R L U R Ù

molitorio di nord-ovest e su quello di oriente : quali li vediamo tracciati in un


disegno che porta la data del 26 marzo 1574 e le iniziali di Paolo Ferrari, e
che venne poi effettuato per quanto riguarda la fortezza più alta (priva però
della lunga tenaglia di aggiunta, di cui diremo).
Per il fatto però che quel disegno è di mano dell’ ingegnere Ferrari, sa­
rebbe audacia inferirne che all’opera sua debba attribuirsi la pianta della for­
tezza (l) ; mentre giova invece credere che anche questa venisse ideata — sia
pure per suggerimento del Ferrari — dal governatore Orsini, il quale a bella
posta era stato chiamato a consulta sul luogo, ed al quale pure attribuisce espli­
citamente tale merito Luca Michiel(2).
Intanto, in seguito alla deliberazione del febbraio, senza attendere il pa­
rere di Venezia — che pur doveva sostenere tutte le spese — ai primi del
marzo seguente(3)*i lavori vennero iniziati colla massima sollecitudine alla for­
tezza superiore ; e proseguiti poi con assidua operosità(,) sotto la continua sor­
veglianza del governatore Martinengo(5)*.
Passato per di là il governatore generale Zampcschi, trovò da sugge­
rire l’aggiunta della tenaglia cui già accennammo, allo scopo di a decigliar il
fortino di sotto su la m an destra, il quale resta diffeso da una tenaglia, la
quale spaza per linea retta il porto ,,lb). — Ma la sua proposta fu messa nel
iioygro di quelle che sono l< piu tosto da veder et ascolta), che da effettuai „ .
Ridotto a buon punto e munito di artiglierie il fortino superiore, a forma
di poligono irregolare, con posto per alloggiamenti e cisterne, il Martinengo
volle si ponesse mano alla fabbrica dei due inferiori(8). Tuttavia nel giugno se­
guente, quando l’Orsini visitava Turlurù, si doleva “ d ’haver trovato che il
fo rte di basso della ponta di ponente non è ancora apena principiato ,,(9).
Solo allora dovettero cominciare i lavori colà, proseguiti poi con infatica­
bile lena, dacché nel settembre dello stesso anno 1574 anche quel forte inferiore
era ridotto a tale da poter accogliervi le artiglierie(l0). Contrariamente all’ idea

(i) T a n to è v ero che anche la ten a g lia ra p p re s e n ­ (4) V. A. S . : Dispacci dei prov. da Candia: 21
ta ta nel disegno del F e rra ri non venne id e a ta da marzo 1574-
lui, m a bensì dallo Z am peschi. (5) Ib id e m : 25 m arzo e 6 a p rile 1574.
(s) Relazioni, L X X V III (Sua relazio n e del 1575). («) Ib id e m : 6 a p rile 1574.
(3) D a i co n ti delle spese d e lla fo rtez za , risu lta che (~) v . M . C .: Ms. Wuchovich L azzari, X X V I, 1,
i la v o ri p re p a ra to ri fu ro n o co m in ciati il 5 m arzo pag . 15.
1574 (V. B. M . : Hai. V I, 156 — V . A. S .: Dispacci (8) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 5 e 22
dei prov. da Candia : 6 luglio 1584); m a la p rim a m ag g io 1574.
p ie tra fu p o sta solo il g iorno 10 (V. A. S.: Dispacci (9) Ibidem : 5 giu g n o 1574.
dei prov. da C andia: 13 a p rile 1547, in filza coi d i­ (J°) Ib id e m : 22 se tte m b re 1574.
sp a c ci del 1575).
636
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’ISOLA DI C R E T A

FIG. 3 7 3 — PIANTA D E LL A F O R T E Z Z A DI T U R L U R Ù — V. CORONELLI 1689 — (L X X X V 1I. c.).


Il vano indicato da noi col n. 1. corrisponde al quartiere del comandante.

primitiva, ma forse per suggerimento sempre dell’Orsini, anche esso venne ad


assumere proporzioni non meno vaste di quello sulla vetta : ed ebbe forma po­
ligonale, con due piccole forbici in fronte c col solito spazio per alloggiamenti,

(i .

13. AC
Jj- ■Ìù'Vw vO

5".
6• via.

I c u i.
8 .Co__ ___

fi
n o . ,->/4 p ia n t a della fortezza di s . tkodoko — v. coronelli
1689 — (L X X X V II. b.).
La nomenclatura da noi aggiunta è tolta dalla pianta del Verneda (XLIV. a.).
LE F O R T E Z Z E DI T U R L U R Ù 637

munizioni e cisterne al di dentro. Una piccola cappellina situata entro il recinto


gli diede il nuovo nome di S. Francesco.
Più a rilento proseguì la fabbrica in seguito, quantunque il provveditore
Foscarini non tralasciasse di occuparsene^: così che nel 1579, come ebbe a
rilevare il Rangone, mancavano ancora a terrapienare le forbici del fortino in­
feriore ^ ; senza dire poi che nessuno ancora aveva pensato ad aggiungere a
quello di Turlurù la tenaglia proposta dallo Zampeschi (di cui altri sentivano
la necessità), e a fondare il terzo fortilizio nel promontorio settentrionale man­
cando il quale sembrava che gli altri due fossero più dannosi che utili, abban­
donandosi indifesa una parte del ridotto (4).
Fino al 24 giugno 1583 la fortezza aveva costato complessivamente 21511
ducati(5) : e precisamente 124545 perperi aveva speso il rettore di Canea Pietro
Calbo (1574-75); altri 2207 il rettore Angelo Barozzi (1576-77) ; soli 532
il successore Zaccaria Barbaro (1577-1579) ; e finalmente 15489 Pietro Landò
(1579-1582); senza considerare le angarìe e le giornate degli andiscari
Con tutto ciò, alla visita del provveditor generale Alvise Grimani e del
governatore Raffaele Raspolli, le condizioni della fortezza si palesavano deplo­
revoli : le muraglie erano basse, prive di terreno, talvolta aperte ancora o squar­
ciate, e minaccianti ormai rovina, per essere state costruite con calce solo verso
l’esterno. Onde fu necessario preparare pietre e calcine per i restauri del caso( ),
i quali nel luglio seguente, per merito del Rasponi stesso, erano già molto inol­
trati (8). Nel fortino di S. Francesco infatti fu fabbricata e cominciata a terra­
pienare tutta la parte verso il porto, di 49 passi, la quale era appena fondata;
e fu racconciata la cortina verso lo scoglio ; di guisa che non restava addietro
null’altro ormai che serrare anche la parte verso il mare. Nel fortilizio supe­
riore invece si pensava di costruire dei nuovi muri, rifare quelli a secco, ed ag­
giungere i terrapieni, spendendo complessivamente 15 giorni di lavoro10. Nel­
l’agosto successivo i restauri sembra fossero finiti ; e la spesa totale aveva rag­
giunto gli 800 ducati, molto meno, cioè, di quanto il Rasponi aveva supposto (10).

(’) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia : 22 g e n ­ (c) V. A . S. : Dispacci dei prov. da Candia: 6 lu ­
naio 1575. glio 1584.
(2) Ibidem : 24 o tto b re 1579 — Relazioni, LXXVI11 (7) Ìb id e m : 24 e 27 giugno 1581.
(R elazione di L u c a M ichiel, del 1580). (8) Ib id em : 22 luglio 1584.
(3) V . A . S.: Dispacci dei prov. da Candia: 1580. (9) Ibidem : 25 luglio 1584.
(■») V . A . S. : Relazioni, LXXX1 (R elazione di G io­ (lu) Ib id e m : 16 a g o sto 1584 — A ltri 192 p e rp eri
vanni M ocenigo, del 1583). fu ro n o spesi a T u rlu rù nei prim i m esi del 1585 (Ibi­
(5) V. B. M. : Hai. V I, 156. d e m : 31 m ag g io 1585).
80
638 I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Onde calcola vasi che, tutto compreso, le due fortezze avessero costato 1860
ducati di spesa effettiva(l).
Ma, giunti a questo punto, il capitano Pietro Zane non si peritava di asse­
rire che a Turlurìi conveniva, o aggiungere il terzo fortino a basso, o radere
al suolo anche gli altri due(2) ; il governatore Scotti notava che il forte supe­
riore era tuttora in condizioni tali che vi si poteva entrare senza valersi della
porta, per tacere della rovina dei corpi di guardia, dei quartieri, dei magazzini,
delle cisterne<3) ; il provveditore Nicolò Dona confessava che il vantaggio della
fortificazione “ consiste p iù nella riputazione del nome di fo rtezza che nell’ef­
fetto „(4) ; ed il capitano Gian Giacomo Zane ed il governatore Annibaie Gon­
zaga dimostravano che, se la fortezza erasi costruita per guardare il piccolo ri­
dotto di Turlurìi, il ridotto stesso non era scoperto per intero dai due fortini,
c se invece erasi fortificato il luogo per impedire al nemico di attingere acqua
al fiume Platanjàs, i tiri dei cannoni della fortezza non arrivavano sin là(5).
La facile retorica di Francesco Basilicata poteva ben dire : “ Dette fortezze
diligentissimamente sono fortificate, poiché da molte parti sono aiutate dalla
natura m aestra delle cose. E t e posto il sito in luogo così alto da sui precipatii
che rende alla vista m irabil consideratione, perchè da ponente si trovano esser
asprissim i dirupi, da tram ontana altissim i balei, da ostro aiutato da diffìcilis­
sim i grebani, e da levante non molto comodo alla salita: m a è però la parte
più facile che vi sia. Le quali fortezze, sì come si comprende, sono atte, guar­
dandosi Vuna con Valtra, a tutte due insieme soggiogare e smembrare ogn’ar­
m ata, dandogli il soccorso degli liuomini e vettovaglia dalle p a rti dell’ isola.
Onde con il braccio di detto scoglio si viene a rendere la città della Canea
totalmente inespugnabile e sicura ; restando esse fortezze a cavaltiero della
spiaggia di Platanea e degli redotti ciconvicini, resta anche possessore dell’ini­
mico f \ Ma la verità era ben diversa ; che il valore e l’ importanza della for­
tezza apparivano molto inferiori a quanto suonavano quelle reboanti parole ; e
lo stato miserando in cui era tenuta non poteva a meno di preparare quella
dolorosa sorpresa che fu la prima sventura della guerra di Candia.
Improvvisamente assalita dall’armata turca, la fortezza non potè resistere
allo sforzo nemico : e Biagio Zulian la fece saltare in aria, piuttosto che ce-

(') V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 20 o t­ (4) Ibidem , L X X IX (S ua relazione).


to b re 1585. (3) Ibidem , LX X X I (R elazione G o n zag a) — V. B. M
(s) Ib id e m : volum i in a p p e n d ic e : 1 o tto b re 1593. Hai. V II, 214, f.
(3) V. A. S. : Relazioni, L X X X I (S u a relazione). (G) V. B. M. : Hai. V II, 214, s, p a g . 247.
LE FORTEZZE DI T U R L U R Ù 639

1 D R l d o t o

F IG . 375 — VEDUTA DELLE FO RTEZZE D I TU RLU RÙ — A . ODDI — 1601 — (X V I. b.).

derla all’ invasore (24 giugno 1645). Dai Turchi fu ricostruita poco dopo; ma,
ripresa dai Veneti, ancor una volta fu demolita nel 1651, e di bel nuovo rie­
dificata dal nemico due anni appresso. — Di rimpetto all’ isolotto, lungo la
spiaggia, fu aggiunto pure dal Turco il fortino di S. Marina.
*
* *

Oggi le due fortezze di Turlurù sono in distruzione quasi completa.


L ’ inferiore, specificatamente chiamata di S. Teodoro o di S. Francesco,
conserva ancora poche traccie delle antiche costruzioni. Resta tuttavia un bel
tratto di muro del recinto occidentale, sospeso a picco sul mare (1), dello spes­
sore di m. 0,90 a 1,20. La punta meridionale è distrutta. Il lato di oriente
è quasi completamente rovinato. E rovinate pure le due forbici, alcuni pezzi
enormi del cui muro restano rovesciati al suolo più in su. — Degli edifizì in-
(') V edi tav . 20.
640
I M O N U M E N T I V E N E T I D E L I . ’lS O E A DI C R E T A

F IG . 376. — TURLURÙ: L A T O O C C ID E N T A L E D E L L A FORTEZZA D I S. T E O D O R O . (484).

terni di occidente e delle irregolari cisterne rimane qualche avanzo. Tutto il


resto è un ammasso di ruderi.
Un po’ meglio conservata è la fortezza superiore, detta più propriamente
di Turlurù, quella cioè posta sulla vetta del monte. Il muro di cinta non emerge
dal livello interno se non presso i quartieri, e misura quivi m. 1,80 di spessore.
La punta meridionale, limitata verso nord da un muro, è a livello più alto del
resto della fortezza, onde serve quasi a mo’ di cavaliere. La porta è ridotta ad
un mucchio di sassi ; del corpo di guardia (l> resta qualche muro dello spessore
di cm. 55-90, alto mezzo metro ; altri muri della grossezza di 55 cm. appar­
tengono agli alloggiamenti. I pozzi sono scavati in parte nel sasso.
(') Collez. fo to g r. n. 482.
*

K IG . 377 — T U R L U R Ù : S PE R O N E S E T T E N T R IO N A L E DELLA F O R T E Z Z A S U P E R IO R E . (481).


9. PROGETTI DI ALTRE FORTIFICAZIONI.

Nella grande manìa di produzione, di proposte sempre nuove c sempre


rinnovati progetti, la quale formò uno degli ostacoli più gravi al proseguimento
delle fortificazioni dell’isola, talvolta cagionando inauditi mutamenti nelle fab­
briche iniziate, tal’altra gettando il discredito su quelle già compiute, sempre
traendosi dietro lungo strascico di discussioni e di controversie, fu una vera
fortuna che molti di quei disegni c pareri non riuscissero ad essere, nonché at­
tuati, neanche presi in seria considerazione, e naufragassero ingloriosamente,
senza aver di se lasciata altra traccia che nella molta carta imbrattata.
Ne avvenne che parecchie modificazioni, aggiunte e rinnovazioni, sugge­
rite per le fortezze cretesi, restarono, come si vide, lettera morta. Molte delle
proposte di nuove fabbriche e nuove difese non poterono mai venire attuate. E
di alcune di queste ci rimane ancora a dir brevemente, mentre di altre, come
le varie fortezze progettate alla Suda, e quelle alla Culatta e nell’ isolotto di Spi-
nalonga, già ci ò avvenuto di tener proposito.

Standìà — Il tipico isolotto che, proteso davanti alla città di Candia,


(N t ì * ).

offre ai naviganti la difesa dei suoi monti e la comodità dei due piccoli approdi,
di cui ancor oggi si valgono le navi che per tempesta non possono sbarcare
all’antica capitale del regno, non poteva certamente sfuggire allo zelo dei facili
difensori delle coste cretesi.
Per non toccare di qualche accenno più antico, il 17 luglio 15/0 il capitano
Filippo Bragadin scriveva a Venezia : “ M i sono risolto di f a r fabricare un
certo torrazzo nel scoglio della Standia, lontano da questa città circa miglia 12,
qual f u già deliberato per la Serenità Vostra che si dovesse f a r p er redatto et
sicurezza delle guardie che sono necessarissime in tutta quest’ isola, m a sopra
tutto in detto scoglio... L ’ illustrissimo signor Giulio Savorgnau, m entre si ritro­
vava de qui, se trasferite sopra detto scoglio a designar il luoco dove si dovea
f a r esso torrazzo ; et fo rn o messi da pa rte denari p er f a r l’opera, che sono
ancora in esser, non essendo fin hora stata essequita la sodetta deliberadone.
Et io, con questa occasione che non ho al presente più de tanto de fa r , me ho
P R O G E T T I DI A L T R E F O R T I F I C A Z I O N I 643

posto in animo di fa r fare questa così necessaria opera; m a è de bisogno ch’io


vadi in persona, per veder che sia fa tta nel luoco a ciò destinato et con quella
manco spesa di Vostra Serenità sia possibile ,,(l).
Eppure il divisamente del Bragadin — ignoriamo per quale causa — non
ebbe attuazione. Sicché il provveditore Luca Michiel da prima(2), poi il sindaco
Giulio Garzoni(3), quindi Giovanni Mocenigo, come capitano generale (4) e come
provveditore(5), più tardi Marcantonio Martinengo(6), posteriormente ancora il
capitano Pietro Zane (7) e di nuovo Giovanni Mocenigo, furono costretti a ripe­
tere più volte lo stesso concetto e lo stesso consiglio (8). Il Mocenigo poi nel 1593
concretava le proprie idee, esponendo che “ bisognerebbe fabricare sopra doi
piccole somità de monti, che si sporgono in fu o ri sopra il m are et sopra li detti
porti et ridotti, due maschi, prendendo gli esterni angoli p er cavarne le difese
Più modestamente il governatore Annibaie Gonzaga e 1’ ingegnere Angelo
Oddi confessavano non aver coraggio di consigliare quella fabbrica : c si li­
mitavano ad esprimere il platonico desiderio che la fortezza di Turlurù, anzi­
ché sullo scoglio di S. Teodoro, fosse stata costruita su quello di Standia (l0).
Nel seguente secolo il Senato scriveva al provveditore Nicolò Sagredo di
certe proposte fatte al re di Spagna da Antonio Paronda di fortificare Standia;
e chiedeva informazioni. E il 25 gennaio 1608 il Sagredo mandava il chiesto
rapporto, ricordando come sullo scoglio vi fossero delle piccole cisterne antiche,
due sole delle quali erano però servibili, una al porto di S. Giorgio, l’altra alla
M a d o n n a ; il 15 febbraio poi spediva a Venezia anche un disegno dell’ iso­
lotto(,2). — Ma stavolta pure la cosa finiva in una bolla di sapone.

Paleocastro di Sitìa. — Più seria ed animata discussione suscitò il Paleocastro


di Sitìa, pretesa sede dell’antica ’EXai«, situato sulla spiaggia di un piccolo golfo
all’estremità orientale dell’ isola. La fertilità di quella campagna infatti, ed i fre­
quenti danni arrecativi dai pirati, avevano consigliato di fortificare il luogo a
tutela almeno della popolazione agricola, che per tema lo abbandonava incolto.

(!) V . A . S. : Dispacci dei prov. da Candia. da Candia: volum i in ap p en d ice : 1 o tto b re 1590).
(2) V. A . S . : Relazioni, L X X V III (S ua relazio n e (8) C fr. V. M . C . : Ms. Dona dalle Rose, X X I, 3.
del 1580). (9) V . A. S .: Relazioni, L X X IX (Sua re la zio n e del
(3) V. B. M .: Ital. V II, 304, b. 1593).
P) V . A. S .: Relazioni, LX X X I (Sua re la zio n e del ( ,0) Ib id e m : LX X X I (R elazione del G o n z a g a ) —
1583). V. B. M . : Ital. V II, 1523 (R elazione dell'O ddi).
(r>) Ibidem , L X X IX (S ua re la zio n e del 1589). (n ) V. A. S. : Dispacci dei prov. da Candia : 25
(«) V. M . C. : Ms. Dona dalle Rose, L X X X V II, 1. g en n aio 1608.
(7) C o stu i non v oleva u n a fo rte z z a stab ile, m a delle (**) Ib id e m : 15 fe b b ra io 1608.
trin c e e da farsi e d isfa rsi (V. A. S.: Dispacci dei prov.
6u I M O N U M E N T I V E N E T I D E L L ’IS O L A DI C R E T A

Ne parla già nella sua relazione Jacopo F oscarini ^ ; e piu tardi torna sul­
l’argomento il capitano Giovanni Mocenigo, ricordando come i Corner, padroni
del luogo, si fossero mostrati non alieni dal costruirvi un “ reparo „H Sulla
opportunità di quella fabbrica insistono ancora il sindaco Giulio Garzoni1 , il
capitano Pietro Zane ^4), e più a lungo il governatore Onorio Scotti *\
Invece Annibaie Gonzaga ritenne inopportuna la fabbrica, perchè, come
luogo di sbarco al nemico, il Paleocastro era assai meno pericoloso di altri ap­
prodi, e perchè l’ invocata tutela dell’agricoltura riguardava un interesse privato :
onde ammetteva che, tutt’al più, si potessero incoraggiare i proprietari a forti­
ficarsi a loro spese (6).
Con nuove e valide ragioni sostenne per converso la necessità della fortifi­
cazione Angelo Oddi ^ ; mentre il proweditor g