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LE FABBRICHE E

DISEGNI

DI

ANDREA PALLADIO
E

LE TERME

oMI/

ma/

LE FABBRICHE E

DISEGNI

DI

ANDREA PALLADIO
E

LE TERME
MIOVA

EDIZI0.1

ITALIAM FOGGIATA SUILA

VICE!\TIXESE

DI

BERTOTTI SCAMOZZI
AMPLIATA E FOHNITA

DI

NOTE

DAL CAVALIERE

CELESTINO FOPPIANI
PROF. D'Ar.CIIlTETTUllA KELLA

II.

UNIVERSIT' DI GENOVA

VOIiUmE QUARTO E UI/IIHO

GENOVA

GIOVANNI DECAMILLI
|

EDITOnE

'

TOKINO,

1846.

MILANO
ANGELO MONTI
LIHHAIO COEDITORE

TIPOGRAFIA FONTANA.

Co pennifsiune-

INDICE
DKL QUARTO ED ULTIMO VOLUME

Prefazione
Tav.

1,

li,

P^g-

Pianta^ spaccato^ altro spaccato^ prospetto.

IV.

Ili,

Chiesa

dei Redentore hi Venezia

V, VI, VII, Vili. Pianta^ spaccato^

altro spaccato prospetto.

17

Chiesa

.,

di S. Giorgio
y>

Maggiore

in Venezia., eretta

IX, X, XI. Pianta^ prospetto^ spaccato.

Maser

villa

dai Monaci Benedettini

Tempio

fabbricato

del Trii^igiano^ disegnato dal Palladio per S. E.

il

21

25

29

31

in
sig.

Procuratore Marcantonio Barbaro

Chiesa

XII, XIII, XIV. Pianta.) spaccato prospetto.-

delle Zitelle

.,

in

Venezia

XV, XVI.

Pianta.^ spaccato.

Chiesa delle Monache di S. Lucia

Venezia

XVII. Prospetto.
in

Facciata

XVIII, XIX,

XX.

Disegni del Palladio per

XXI, XXII, XXIII. Pianta

prospetto

XXIV, XXV, XXVI.


corintio.) ossia

Pianta

spaccato

Convento della Carit

XXVII, XXVIII.

la

Vigne

33

35

facciata della chiesa

spaccato.

.,

Pianta.) prospetto.

conte Giulio Capra

Fabbrica

del

Verona

nobile sig. conte Carlo Della Torre in

alle

Bologna
.)

Francesco

Venezia

di S. Petronio di

della chiesa di S.

in

in

altro

spaccato.

41

45

Atrio

Venezia

Fabbrica

disegnata per

il

51

Tav.

XXIX, XXX.
per

il

Pianici^ prospetto.

nobile sig. conte

disegnata e non eseguita

Montan Barbarano

XXXI, XXXII, XXXIII.


duna

Fabbrica

pag.

Pianta.^ prospetto^ spaccalo.

dal Palladio nel

delle invenzioni inserite

Disegni

libro terzo della

sua opera

XXXIV, XXXV, XXXVI.


fatta dal Palladio

y>

Piania^prospetto.^ spaccato.

per una

XXXVII, XXXVIII, XXXIX.


disegnata dal Palladio per

situazione in Venezia

....

Fabbrica

signori conti Francesco e Lodovico

fratelli Trissini
3>

XL, XLI, XLII.

Pianta.) prospetto^ spaccato.

Invenzione

dal Palladio per una situazione assegnatagli in Vicenza

XLIII, XLIV. Pianta., prospetto.

per
/)

il

Pianta.) prospetto.

cavaliere Gio. Battista

XLVII, XLVIII, XLIX.

59

63

67

69

ideata
.

Fabbrica disegnata dal Palladio

conte Gio. Battista Della Torre

XLV, XLVI.

55

Invenzione

Pianta.) spaccato .^prospetto

53

Invenzione

Garzadore Vicentino

Pianta, prospetto., spaccato.

fabbrica inventata dal Palladio per S. E.

il sig.

per

del Palladio
.

Disegni

cavaliere

il

dt una

Leonardo

Mocenigo

71

L. Ponti disegnati dal Palladio

75

LI. Ponte di Bussano

80

83

85

87

"

89

Ponte di pietra

LII, LUI. Pianta, prospetto.

LIV. Altro ponte di pietra

Note

Disegni del ponte

di Rialto

PREFAZIONE

Jliccoci giunti finalmente a quel

Palladio,

genere di

edifizj

quali appartengono alla pi nobile ed ornata parte

di Architettura, a quella cio,

che vollero tutte

religioni alle loro Deit consacrata. IN studio,

miarono

gli

uomini

queste case dei


disgiunta

dell' insigne

la

in tutti

Numi, per

le et e tutte le

n spesa rispar-

tempi nelP inventare e nelP eseguire

non and mai

l'erezione delle quali

misteriosa superstizione dei Piccoli

vanagloria dei Grandi.

Le

e la fastosa

antichit della Grecia e di

provano ad evidenza quanto andarono a gara

l'

Roma

industria e l'opu-

lenza a render superbe per ogni genere di eleganza, ed imponenti

per magnificenza queste terrene carceri dei


grande onore ritrassero quegli Architetti

nero

siffatte

rono

filisi

ai quali

Numi. Quindi
appoggiate ven-

imprese. Animati dal zelo predominante, assottiglia-

loro ingegni nelle invenzioni che illustrarono gli andati

secoli, e

che ancora

a' d

nostri riscuotono gli

omaggi

di meritata

-6ammirazioiie. Vitriivio", Alberti \ Serlio', Palladio'', Scauiozzl',


e tanti altri ci lasciarono di

Noi

disegni.

atterremo

ci

tali

nostro Palladio,

al

Libro spiega quanto in

opere antiche e

le descrizioni e

quale nel suo iv

il

proposito pu soddisfare

tal

genio

il

degP intendenti.
Nel Proemio del predetto libro

che se in fabbrica

egli dice,

alcuna da esser posta opera e industria^ acciocch

misura e proporzione

bella

sia compartita^ ci

ella

con

senza alcun

dubbio si deve fare nei tempj^ ne\juali esso fattore e datore


di tutte

adorato

cose , Dio Ottimo

le

modo che

e in quel

Massimo

le

debU

essere da noi

forze nostre patiscono ^ lodato

e ringraziato di tanti a noi fatti beneficj. Perilch se gli uomini^

nel fabbricarsi

proprie abitazioni^ usano grandissima cura

le

per ritrovare eccellenti e periti Architetti ^ e sujfcienti

artefici,

sono certamente obbligati ad usarla molto maggiore

neW edi-

ficar le Chiese; e se in quelle^ alla com^odit principalmante

attendono; in queste^ alla dignit e grandezza di chi ha da


esservi invocato e adorato

_,

devono riguardare.

Egli prosegue dicendo che siamo obbligati a decorare

Vitruvio, nel

"

forme interne,

ma

lib.

m,

cap.

i ,

ci

di variati aspetti; e fa

le

dell'altro,

denominato Peripteros ,

l'esempio era in magnesia, fatto da

menzione

d'

un

tempio ,

altro

modo, dic'egli, era fabbricato

Leon

'

in pilastri,

il

quale

si

trovava

delia faccia in colonne nell'Isola Tiburtina, dedicato a

di

Giove Statore, inventato da Muzio; del

Ermogene Alabandeo;

il

da

loro

Giove e a

Fa anche

denominato Dipteros :

lui

le

alle tre

falso aspetto, di cui

e di quello di Apolline, fatto da Mneste.

tempio dorico di Quirino, e

tempj

tempj quadrangolari e rotondi per

cui aspetto di due ordini di colonne

il

il

menzione del tempjio di faccie

Fortune vicino a Porta Collina; di quello

Fauno;

regole pei- formare

in quel

jonico di Diana Efesia, fatto da Ctesifonte.

Batista Alberti insegna, nel lib. vii, cap. 3, che nell'arte di fabbricare

si

osservi

non esservi

edifizio

alcuno, dove sia necessario avere maggior diligenza, ingegno ed industria, quanto nel situare e nell'ornare

tempio, perch, dice,


citt, egli

fabbriche

certamente

non

per piantare

ad

essi
'

un tempio ben
la casa degli

costrutto e bene adorno, oltre ad essere

Dei

e perci vorrebbe che nel

se ne potesse immaginai'e di maggiore.

tempj, d

convengono;

Vedi Serlio,

lib.

e fa

le

Dopo

tempio

il

un

principale ornamento d'una

vi fosse tanta bellezza,

che in

altre

di avere indicate le situazioni pi convenevoli

regole per le loro forme interne; indi passa a prescrivere quegli ornamenti che

anche menzione di varj tempj costrutti dagli antichi.

ni, nel quale

si

figurano e descrivono

e fuori d' Italia.


''

Vedi Palladio,

'

Vedi Scamozzi, parte

lib. iv,

cap.

i.

i, lib.

i, ca|). 5.

le

amichila

di

Roma,

e le altre che sono in Italia

con

tutti

che tutte

ornamenti, e con tal proporzione edificarli^

possibili

parti insieme una soave armona apportino agli

le

occhi de' riguardanti; e ciascuna da per s alFuso^ al quale

sar destinata^ convenevolmente serva. Fa inoltre menzione del


tempi
il

Romani;

dagli antichi Greci e

^l'^'^ti

suo Libro,

indi esorta a leggere

quale servir molto per potere intender Vitruvo,

il

coirajuto del quale

ei

dice di aver rilevate le forme e le disposi-

zioni di varj tempj da lui disegnati; soggiugnendo che gli Architetti

da quelle belle e proporzionate forme conosceranno come

possano variare

Non

le

si

invenzioni senza partirsi dai precetti dell'arte.

sar forse discaro

l'accennar brevemente

al lettore,

le

dot-

trine del Palladio stesso sovra la proposta materia nel precitato

Libro

IV.

Nel capo
sono

stati

tura, e che

I,

con

istorica erudizione, fa sapere

primi a ricevere,

non

come

che

Toscani

forestiera, in Italia l'Architet-

Toscano

solo l'Ordine, che

chiama^ ebbe

si

le

sue

ma ch'essi

furono maestri de' popoli circonvicini; e dimo-

stra qual sorta di

tempj edificavano, in qual luogo, e con quali

misure^

ornamenti^ secondo

la qualit degl'Iddii.

Osserva in oltre, che in

molti tempj non sono state codeste osservazioni praticate: egli

per dice di raccontarle brevemente nel

hanno

lasciate, acciocch quelli

che

restino in questa parte soddisfatti

l'animo a porre

la possibile

si

modo che

gli scrittori le

dilettano delle antichit,

e in loro

si

svegli e

attenzione nell' edificare le Chiese:

imperciocch , soggiunge , molto brutta e biasimevol


noi^

quali

il

lume aveano

In primo luogo insegna che


i

cosa.,

che

vero culto abbiamo.^ siamo superati in ci da

coloro^ che nessun

erigere

infiammi

sacri tempj,

in considerazione

debbono

della verit.
le situazioni

esser la

dove

s'

hanno ad

prima cosa che deesi avere

e dimostra che gli antichi Toscani ordinarono

che a Venere, a Marte, a Vulcano

si

fabbricassero

tempj fuori

delle citt, perch credevano che movessero gli animi alle lascivie,

guerre e agi' incendj

alle

gevano

le

buone

degli altri

arti,

alla

Pudicizia, alla Pace, che proteg-

davano ricovero nelle

Numi, sceglievano

le situazioni

citt; e pel

rimanente

opportune

agli usi, ai

quali volevanli destinati.

Credendo

io intieramente superfluo al

mio assunto

il

trascrivere

tutto ci che dice l'Autore a questo proposilo, riporter quanto


egli estese nel fine del

medesimo

capo. Dice

noi che siamo , per la grazia special di Dio , da


liberati^

avendo lasciato

geremo quei siti per

la lor

vana efalsa

adunque:
cjuelle

Ma

tenebre

superstizione^ eleg-

tempj\ che saranno nella pi nobile e pi

celebre parte della citt ^ lontani da^ luoghi disonesti^ e sopra

ed ornate piazze^

belle

nelle quali molte strade

mettano capo;

onde ogni parte del tempio possa esser veduta con sua dignit^

ed arrechi divozione e meraviglia a chiunque

E se nella citt
di quelli;

ma

vi saranno

colli.,

si

veda e

rimiri.

elegger la pi alta parte

non vi essendo luoghi

del tempio dal rimanente della

lo

citt.,

rilevati , si alzer il

piano

quanto sar conveniente ^

e si ascender al tempio per gradi: conciossiach

il

salire al

tempio apporti seco maggior divozione e maest. Si faranno

guardino sopra grandissima parte della

fronti de' tempj che


citt

acciocch paja la religione esser posta

e protettrice

de''

cittadini.

Ma

strade pubbliche, o sopra

bricher; acciocch

come per custode

se sifabbricheranno tempj fuori

delle citt ^ allora le fronti loro si faranno


le

le

i fiumi.,

che guardino sopra

se appresso quelli si fab-

passeggieri possano vederli^ e fare

le lor

salutazioni e riverenze dinanzi la fronte del tempio.

Nel capo
lui

II il

nostro Palladio prescrive le forme dei tempj da

giudicate le pi perfette; e dice che sono le ritonde, le qua-

drangolari, di sei, ed anco di otto faccie, e di molte altre figure,

secondo

il

vario

modo di pensare

d'esser tutte lodate

degli uomini; le quali meritano

quando condotte sieno con proporzioni

convenevoli e con elegante architettura

finite.

A tutte le

forme

egli

antepone

e (lice che Vitruvio di queste

la ritontla-,

poi

due solamente parla e ne insegna


,

comparti. Soggiugne in oltre che nei tempj

rotondi,

bench

debbe osservare che

si

tempio

il

quadrangolare;

la

quali

tutti gli angoli

non sono

sieno eguali,

fosse di quattro, di sei e pi angoli.

Riporta

le

varie forme praticate degli antichi, secondo le diverse Deit, e

dimostra

convenienza che usavano negli ornamenti; e dice

la

che a Marte, ad Ercole e a Minerva

li

essendo Deit, alle quali convenivano

Venere, a Flora,

tezza: a

fabbricavano

primi, u

Giunone,

la delicatezza de'

Diana, a Bacco e

non aveano

il

ed erano

agli altri

Dei

la gravit

dei

secondi, pareva loro che convenisse

ornarli d'ordine jonico, pretendendo di

modo

Dee

alle altre delicate

alla loro fiorita et

loro intendimento,

il

fabbriche senza delica-

le

Ninfe e

tempj corrispondenti

di opera corintia: a

che, secondo

alle

facevano d'opera dorica,

conservare in questo

decoro, nel quale, dice, consiste una bellissima parte

dell'Architettura".

Prescrive

il

nostro Autore che

tempj sieno capaci di conte-

nere comodamente molta popolazione*. Loda molto


a croce

Chiese

fatte

e dice di aver costrutto di questa forma la chiesa di

San

le

Giorgio Maggiore in Venezia. Prescrive che nei tempj


i

portici ainpj\ e

le altre

fabbriche. Vorrebbe che fossero costrutti di materie

menti e con
sibil fosse,

"

la

con gli orna-

che avessero tanta bellezza, capace di tener sospesi

capo

III

le

materia si onori la Divinit : e vorrebbe , se pos-

animi nel considerare


Nel

facciano

con maggiori colonne di quello che ricerchino

pi eccellenti e preziose , acciocch con la forma

gli

si

la grazia e

venust del tempio.

tratta degli aspetti dei

Panni che pi convenevole

e lodevol cosa

tempj, e dice che sette

sarebbe, anche fra noi Cattolici, ornare

le

nostre Chiese con

quegli Ordini d'Architettura che pi convenissero alla dignit del Santo, al quale fosse dedicata la Chiesa.
'

Credo che

la

saranno costrutte.

grandezza delle Chiese debba esser relativa a quella delle

citt e alle

popolazioni dove

-10-

sono, secondo Vitriivlo,


stata codesta
il

pi regolati e bene intesi:

ma

essendo

materia discussa , tralascio di riportar quanto dice

nostro Autore.

capo

Il

che

cinque spezie de' tempj

IV versa sulle

^li antichi

li

e ci fa sapere

circondavano di portici, acciocch

popolo

il

avesse dove trattenersi fuori della cella, nella quale

si

facevano

ed anco per accrescer maest e grandezza.

perch

sacrificj

intervalli j

gli

che sono fra colonna e colonna, secondo Vitruvio, pos-

sono essere

cinque grandezze^ perci

di

dello stesso Vitruvio, riporta

proprj lor

Palladio, ad esempio

il

nomi

tratti dal

greco

idioma; e sono Pycnostjlos ^ d'un diametro e mezzo*, Sy^tjlos^


di

due diametri; Dastylos^

d tre;

Areostjlos^ che ha

lontane oltre il dovere: e in fine^come

V Eustylos

stabilisce

stato

da

tutti

gante e

il

di

che

le

maestri d' Architettura riguardato per

e dice , che

quantunque

si

pi ele-

tratta del

compartimento dei

in tutte le fabbriche si ricerchi

si

possa misurare

il

ancora; questo nondimeno con estrema

Di nuovo

dice che la ritonda e la quadrangolare sono

pi regolate forme; e prescrive

proporzione compartire

modi come

si

debbano con

tempj. In primo luogo assegna le regole

per quelli che sono rotondi scoperti


tabili al

non

deve osservare ne tempj ; perciocch alla divinit sono

consacrati.

ma

siccome non sono adat-

nostro culto, soltanto riferir brevemente ci che lasci

scritto intorno ai
cella.

il

parti loro insieme corrispondano^ ed abbiano tal propor-

tutto ^ e le altre parti

le

quale

il

pi perfetto.

zione , che nessuna sia , C07^ la quale

cura

colonne

pi perfetto intercolunnio^

il

due diametri e un quarto;

Nel capo v del medesimo libro


tempj

le

Ecco

le

tempj rotondi che sono chiusi e che hanno

sue parole:

Ma quelli (cio

chiusi^ cio con la cella, o si

fumo

con

le

tempj

le ale

Di

che si fanno

a torno

.^

o vero

che hanno

le

ragioni sono queste: prima a torno a torno

si

con un portico solamente nella fronte.


ale a torno

la

quelli

-11faiino due gradii e sopra si pongono

sono

le

colonne;

Le

il

diametro nella parte di dentro

colonne sono lunghe quanto larga la

e sono grosse la

decima parte della lunghezza.

ovvero la cupola

si

delle

ale.,

per

V opera. Indi

tutta

il

solo portico nella

Ma se ai tempj ritondi si porr

facciata dicendo'':

tribuna.,

passa l'Autore a dar

proporzioni di que'tempj rotondi che hanno

le

La

cella.,

fa alta sopra V architrave., fregio e cornice

met di

la

sopra i(juali

ale sono larghe per la c/uinta parte del

le

diametro del tempio^ pigliando


dei piedestalli.

i piedestalli^

il

portico solo

nella fronte., egli si far lungo quanto la larghezza della

cella.,

meno si potr fare anco pi corto., ma non


per giammai sia meno lungo di tre quarti della lunghezza del
o la ottava parte

tempio; e non

si

far pi largo della terza parte della sua

lunghezza. Continua nel medesimo capo v a dar

le

regole per

tempj quadrangolari, e dice: Nei tempj quadrangolari

portici

nellefronti si faranno lunghi quanto sar la larghezza di essi

tempi: e se saranno della maniera Eustylos che la pi bella


.,

ed elegante.,

in tal

modo

di quattro colonne

si

compartiranno: se F aspetto

si divider tutta la facciata del

(lasciatifiora gli sporti delle basi delle colonne


nelle cantonate) in undici parti e

chiamer modulo.,

cio misura^

e quattro e

mezzo agli

con

quelle., tre

altri

la

otto.,

"

Di questa forma

di

un modulo

.,

in nentiquattro e

vano di mezzo.,

villa del

Trivigiano^

il

.^

alF intercolunnio di mezzo.,

mezza;

parti.,

e due e

si partir in

e se di diece., in

una

grossezza

alla

un quarto a ciascun

tempj ne abbiaino un elegante esempio d'invenzione del nostro Architetto

tempio fabbricato in Maser

le

due intercolunnj cio due e un

trenfuna; dando sempre di queste


delle colonne., tre al

che saranno

quale si misureranno

quarto per uno: se la fronte sar di sei colonne,


dieciotto; se di

tempio

mezza; e una di queste parti si

altre parti, perch facendosi le colonne grosse

quattro se ne daranno a

si far

quale contenuto nel presente tomo.

in

un

-12-

U altezza

degli altri vani.

saranno o joniche., o
Terminate
dimostrato

far secondo che

corintie.

regole dei tempj quadrangolari, e dopo d'aver

le

modo

il

delle colonne si

facile

per

distribuzione

la

delle colonne

del genere Eustylos., accenna gii altri generi d'intercolunnj,

Pycnostylos

cio del

.,

Sy^tylos

dice d' averne parlato a pieno

degP intercolunnj ^ Continuando


dice:

Oltre

portico si trova

il

Diastj-los ed Areostylos; e

.^

nel
la

T antitempio

le

porte; e

quale dai
cella.^

altre tre

le

ha due

lati

ali di

cinque si danno
nelle quali

mura

continuate alle
anti.,

cio

mura

il

della

due pilastri

colonne del portico : e perch pu essere che

le

tra quelle ali vi sia e

poco

e molto spazio; se

ghezza maggiore di venti piedi

dovranno porre tra

si

.^

sar la lari

due colonne , e pi ancora , secondo richieder

detti pilastri

bisogno., al diritto delle colonne del portico.,

il

otto di quelle

mura ^

le

la cella.

rimangono alV antitempio ;

nel fine delle quali si fanno due

grossi quanto

dappoi

per

di queste.,

lunghezza della cella , includendovi

sono

.^

parti.,

fa la lunghezza del tempio; e

alla

trattato

descrizione dei tempj antichi,

Si divide la larghezza in quattro


si

dove ha

libro i,

V offzio

delle

quali far separare V antitempio dal portico; e quei tre o

pi vani che saranno tra


o parapetti

di

i pilastri.,

si

serreranno con tavole

marino; lasciandovi per

quali si possa entrare

neW antitempio

le

apriture.,

tra i pilastri; e

alquanto pi

"

si

La maniera Pjcnostjlos

in cui

dell' altezza

delle esteriori.,

j;!'

intercolunni sono di

un diametro

al corintio: la

mezzo, viene dal nostro Autore

lib. vi,

capo

8, pag. 23.

meno

di

Scamozzi

in

Diastjlos, la quale poco

dorico: e la Eustjlos , eh' la pi perfetta, al ionico. Veggasi ci che dice

proposito degl'intercolunnj, parte u,

ma

perch raere aperto lever della gros-

assegnata all'ordine composito: la Sjstjlos di due diametri,


tre diametri, al

altre colonne

alP incontro di quelle che saranno poste

faranno

sottili;

le

e se la larghezza sar

maggiore di piedi quaranta , bisogner porre


dalla parte di dentro

per

lo

-13a quelle di fuori: ed

se2.za

il

dentro; e cos pareranno eguali:

la sottigliezza di quelle di

e bench

detto

il

di quattro colonne ;

rinchiuso non lascier discernere

compartimento riesca appunto nei tempj

non per viene

medesima proporzione

la

negli altri aspetti e maniere; perch

con

della cella scontrino

onde

fila;

celle di

le

le

si

loro

facessero

muri

colonne di fuori ^ e sieno a una

quei tempj saranno alquanto maggiori


Cos (egli dice) compartirono gli

di quello che si detto.

antichi

bisogna che

tempj come e insegna Vitruvio ; e vollero che


.^

portici ^ sotto

sero gli uomini schifar

il

quali nei cattivi tempi potes-

sole

la

pioggia

la

grandine e

V ora

neve; e nei giorni solenni trattenersi finche venisse

la

del sacrifizio.
Sbrigatosi
ai

il

Palladio di riportar la dottrina di Vitruvio intorno

tempj degli antichi, dice che noi abbiamo


intorno

tici

tempj

nostri

ai

li

r interno conoscendo che


,

por-

fabbrichiamo a similitudine

antiche, nelle quali

delle basiliche

tralasciati

si

facevano

portici nel-

in quella forma riescono pi

comodi ^

perch ponghiamo P aitar maggiore nel luogo del tribunale;


coro per

il

religiosi

intorno ad esso altare; e

si

compartimento delle ale dei tempj

19 e 20, cio, che volendo fare

l'interno de' tempj,

ne dieno

alla

si

"

il

Palladio che le Basiliche debbonsi fare larghe

della loro lunghezza, se la natura del luogo

non

timento

I portici

spazio di mezzo;

le

che sono dai

lati

e'

non meno

impedir, ovvero non

nella parte ove

l'

nostro Autore,

il

avanti egli sentisse intorno

della terza parte,

ci sforzer a

entrata

si

n pi

mutar misura

sono larghi per

loro colonne sono tanto lunghe quanto essi sono larghi; e

vuole. Libro in, capo i5.

ale nel-

navata, e due alle ale".

pu facilmente comprendere quanto


Dice

le

divida la larghezza in cinque parti; tre

Dal poco che ho riportato di quanto dice


si

si

dee avvertire a quanto ha detto nel Trattato delle Basiliche^

libro III, capo

se

rimanente

comoda forma non

serve pel popolo. Soggiugne che questa


pi mutata^ e che nel

il

ponno

la terza

della
di

met

compar-

parte dello

fare di che ordine

si

-14-

modo

al

quanto

sia stato

Fuso e

poi,

nel

tenuto dagli antichi

le

fabbricare

loro

osservatore dei precetti di Vitruvio.

cerimonie dovute

tenipj, e
Il

comodo

alla nostra religione, fecero

che dovett'egli allontanarsi da quelle forme e da quegli esterni

ornamenti che furono praticati ne'tempj de' Romani. Conserv


per una grandiosa magnificenza nelle facciate delle chiese da
esso inventate

interni

che

tempi non

^'^,

si

si

e tanta eleganza, decoro e proporzione ne' loro

pu

che se

opposte , avrebb'

fossero

almeno pareggiati

Una prova

dir con ragione

egli

le circostanze dei

se

non superati

tempj de' Romani.

certa ne

abbiamo nelle due magnifiche Chiese

di suo disegno fabbricate in

Venezia, cio in quella di San

Giorgio maggiore, e in quella del Redentore; oltre

Lucia, delle Zitelle, e oltre

di Santa

Francesco

di S.

come

sovino,

alle

Vigne,

a suo luogo

villa

alla facciata della chiesa

cui interno di Jacopo San-

dir.

si

Merita anche osservazione

Maser,

il

alle altre

il

bellissimo tempietto eretto in

del Trivigiano, genuino disegno del nostro Autore^

del quale qui addietro abbiamo fatta menzione.

Oltre

alle

tomo sono
di

facciata

sopraddette Chiese che sono edificate ^ nel presente


incise

quattro invenzioni da lui disegnate per

San Petronio

Bologna, nelle quali

di

si

l'ingegno del nostro Autore nell 'aver saputo conciliare


e

Romano con

il

Per supplire

all'

impegno assuntomi
le

esse

()

far

incidere le varie idee di case


,

per dimostrare con

modi ch'egli ha tenuti nel riquadrare

sia

Gotico

Pubblico , cio di

col

pubblicate nel suo secondo libro

Se ci

il

invenzioni del nostro Architetto, non

ho potuto dispensarmi dal


lui

ammira

molta decenza e maestria.

dar disegnate tutte

da

la

vero pienamenle, come

zioni di tali chiese, in queslo quarlo

lo asserisce

volume

clic si

ilBertolti, lo

va pubblicando.

vedremo

alle

gl'interni, e nel

note delle rispellive descri-

-15poire a profitto

pi

le

aree

assegnategli.

compimento

difficili,

sconcie, piccole parti delle

codesta mia collezione, do incise tutte le

di

sue invenzioni dei ponti di legno e di pietra. Di que'di legno,

vediamo eseguito
di grandiosa

parie

il

ponte

Bassano, che nel suo genere

di

magnificenza , quantuncpie

sia alterata in

qualche

primiera sua struttura. Di quelli di pietra ^ ci lasci

la

il

nostro Architetto una cos magnifica invenzione di un ponte,

il

qual

doveasi

fiibbricare

in Venezia,

che eccita, in chi

la

contempla, un vivo desiderio di vederla eseguita: tanto essa


soda, ornata ed elegante.

Dopo

il

corso di otto anni, per mezzo a varie

dute vicende, pi tardi veramente

di

quello che all'assidua

applicazione (posso asserirlo con tutta verit) da


e al desiderio

mio

si

conveniva

termine dell'opera che ho impreso a pubblicare.


del

tempo avr

ciati.

Ma

me

son giunto finalmente

forse stancata

la

non preve-

prestatavi
al sospirato

La

lunghezza

sofferenza dei signori Asso-

giovami sperare, che quelli almeno che- conoscono per

prova quanti ostacoli e quante

difficolt sogliano frapporsi e ritar-

dare simili imprese che di molte avvertenze e di molte mani

abbisognano , m' avranno per iscusato. Quanto poi

me

usato nel

dettare

allo stile

da

ed illustrare quest'Opera, in cui ho

cercato sempre la maggior esattezza e chiarezza possibile piuttosto che l'eleganza,

cortesi Lettori

avranno

noscere nell'Autore della medesima un

pi

la

sesta, e

il

regolo^ e

la

la

bont di rico-

uomo che maneggi

matita, che

la

penna.

CHIESA

DEL REDENTORE
VENEZIA

I IV

In questo tempio magnifico,


antichi,

gli

il

Palladio

ci

il

quale per ogni riguardo pu gareggiare con

ha lascialo un esemplare della pi regolata edele-

gante architettura. Egli nell'isola della Giudecca, e fu eretto

spese della

Serenissima Repubblica di Venezia, che fece voto d'innalzare un tempio

Redentore, per implorare

Fu

ordinato

zione, qua/e

al
si

edifizio in cui l'arte

ad una

chiesa divota

nostro ingegnoso Architetto

il

pregio della materia.

il

tre

cappelle sfondate che conten-

forma elegante. La lunghezza del corpo principale, cio

piede della croce, di due larghezze. La crociera

Le braccia

pilastri corintj, e

della detta crociera

sommit,

di

La proporzione

sono pure circolari,

GRAVI

SENATVS
PRID
\ edi

il

Tom.

NON

attico, da

,^

croce,

[tavola 2).
11

quale ornato con

CHRISTO
CIVITATE

e quasi

la testa della

(*) Iscrizione posta sopra la porta della facciata

un

di siffatta cupola, dal suolo alla

due larghezze della tribuna

Dietro allo sfondo, che forma

REDEMPTORI

PESTILENTIA

EX

SEPT

LIBERATA

VOTO

AN

MDLXXVI.

Saiisoviiio, Venezia, ecc. lib. vr nella giunta, pag. 256.


\\

con-

da finestre riccamente ornate. La cupola

sostenuta da quattro grandi archi, sopra de' quali innalzato


cui essa prende le mosse.

il

mezzo

(2) resta coperta nel

dalla gran cupola, e la testa della croce, eh' semicircolare anch'essa,

tiene l'aitar maggiore.

da

un

a croce latina (1) (tavola 1), se cos vogliamo chia-

marla, nel cui tronco sono da ogni parte


gli altari di

desiderio di chi glielo aveva ordinato, e form

il

super di gran lunga

La sua forma interna

e decorate

^*\

Palladio che questo tempio fosse d'una semplice composiconviene

appag intieramente

gono

al

divino aiuto nel fiero contagio dell'anno 1576

il

-18colonne

isolate, vi

che ufEziano

Un

coro di umile struttura, conveniente

il

diametri di altezza

sopraornati sono

archi delle cappelle sono sostenuti da

il

colonne hanno 10

le

quinta parte delle colonne. Gli

la

un ordine minore,

pilastri corintj di

una cornice architravata che forma imposta,

all'intorno del tempio.

cruanto

pieno che resta

Il

La proporzione
peduccio (3), o

degli archi di

fra l'una e l'altra cappella,

casi, prescriversi

questa una pratica che

per regola

l'uno

si

trova che

la

un

bassirilievi.

crescenti,

ed hanno

debbono,

in simili

fra la lunghezza, larghezza

ed altezza

gli architetti

lunghezza con

la

larghezza ha

la

due. L'altezza per non certamente combinata con

al

di

(5).

Esaminandole proporzioni che passano


del tempio,

quasi

oncie 11, cio poco pi dell'aggetto della loro

sia diritto (4),

imposta [tavola 3).

due larghezze un poco

e stendesi tutto

vuoto delle cappelle medesime. Negl'intercolunnj, che sono

diametro e mezzo, trovansi nicchie con istatue e sfondi per

di

cappuccini

detta chiesa.

la

elegante ordine corintio orna tutto l'interno:

quali portano

ai

proporzione del-

le

due antecedenti

dimensioni; imperciocch essa non regolata con nessuna delle tre medie
insegnate e praticate dal nostro Architetto. In

lunghezza piedi 90,

fatti la

larghezza intorno a piedi 45, e l'altezza piedi 57, oncie

la

innalzata con la

media proporzionale armonica, che

bassa, l'altezza sarebbe piedi 60,

ma

pu

Il

due larghezze e quasi

primo ordine hanno una diversa proporzione,

e ^; quelle superiori

della crociera (6),

sono

sono

2 larghezze e

alti 2

Palladio accud, vero,

cess di vivere prima che fosse compito".

L'altezza degli archi delle cappelle di


del

la pi

essere accaduto per arbitrio

degli esecutori, e forse per isbaglio degli operaj.

ma

medie

Se fosse

essa eseguita di piedi 57, oncie 7,

cio pi bassa piedi 2, oncie 5. Ci peraltro

all'erezione di questo tempio;

fra le tre

7.

sono

|g.

Le nicchie

alte 2 larghezze

Gli archi maggiori, cio quelli

,|.

larghezze e un quinto \

Dalla combinazione di queste diverse proporzioni risulta un tutto mara-

a Se questa chiesa non fosse riccamente


tettui-a,

si

potrebbe giudicare che

all'istituto de'

che

la vlta

cappuccini che

che

la

copre non

La proporzione

il

la uffiziano.
sia

oi'iiata al di

dentro e

N pu certamente

regolata con

negarsi ch'essa

dell'altezza colla larghezza delle nicchie del

che non credo osservabili, trattandosi di fabbriche, nelle quali


agli

occhi de' pi scrupolosi osservatori.

non

primo ordine

l'ottava.

5 al 6, cio di terza minore. Tutto per per approssimazione,

gono

fuori co'piii gentili ordini di archi-

riesca bassa e depressa, e

una disgraziata curva(y).

minore; quelle del secondo, di 5 a 12, di terza minore sopra


il

al di

Palladio avesse tenuta l'altezza depressa ed umile, per conformarla

non avendo

le

di 5 a g, cio di settima

Gli archi delle cappelle stanno

minute

come

io calcolato le piccole diflerenze,

alterazioni, rapporto al tutto, sfug-

-19merc

vlglioso,

parliamo,

moltissimi intendenti giudicarono

di cui

pi bello ed elegante che

il

sia stato eretto

Alla Interna venust corrisponde mirabilmente


spetto (9) {tavola

4). 11

colonne nel mezzo, e due


metri e un quarto;

medesime (11).

la

antichi

gli

(8).

vago e maestoso pro-

il

quanto

un stereobate

(10), la

corpo principale

il

pilastri sugli angoli.

Le colonne sono

sono

alti

praticato dal Palladio.


pilastri,

un diametro

Le due

sono ornate da un

con due colonne

La porta

dall'

fre-

di mezzorillevo(12), le basi delle

allo stesso livello di quelle dell'ordine principale.


livello,

sole

10 dia-

un quarto; modo ordinaria-

ale della facciata

quale regna quanto essa lunga.

il

giata collo stesso ordine, e

uguaglianza di

alte

loro trabeazione minore della quinta parte delle

capitelli

ordine corintio a

quali sono

tempio, di cui

Sopra dello stereobate riposa un ordine composito con due

della chiesa.

mente non

dopo

suo piano rilevato dal suolo con

di cui altezza contiene la grandiosa scala, larga

11

aver convertiti l'Autore

Proviene

tale

membri maggiori

in

dadi, l'uno all'altro soprappostl; e cos ha potuto supplire all'altezza dei


plinti e dei lori delle basi dell'ordine

Del medesimo ordine corintio a

composito.

sono ornati

pilastri

due fianchi del

tempio. Questi pilastri e queste colonne hanno d'altezza pi di 10 diametri,


e la trabeazione loro

l'Autore

diminuendo

la

cornice e convertendola poi

e ci colla mira che,

La
sono

accrescendo un poco

allontanato da' suol precetti,

si

principale,

quinto della colonna. Osservisi che nella trabeazione

11

dovendo

a fine di

non producesse un rlncrescevole

2 larghezze e

un

ale (16)

fregio,

loro aggetto;

effetto (13).

porta, ch' arcuata, alta poco pi di 2 larghezze.


alti

il

essa continuare fra gTlntercolunnj dell'ordine

settimo.

11

due tabernacoli (14)

coi-po principale della facciata largo

piedi 5 5, onde 3, ed alto 66, proporzione di terza

due

minorare

il

ha una media aritmetica,

fra la

minore (15). Ognuna

quarta e

la

delle

quinta parte della

larghezza della facciata.

Le muraglie,
dentro,
materia.
stre, le

le vlte

che coprono

il

tempio,

le

cappelle e

tutto di pietra cotta, e le foglie de' capitelli

Le

la

cupola

al di

sono della medesima

basi, le imposte, le trabeazioni, gli abbachi de' capitelli, le fine-

porte e l'intiera facciata sono di pietra d'Istria. L'esecuzione di

quest'opera veramente un modello della

quanto Influisce sulla fedele

pi accurata diligenza. Ecco

ben eseguita esecuzione degli

edifizj l'occhio

dell'inventore "(17).

a 11 Palladio

assisti a

che, pi-ima di moi-ire,

la

quest'opera con istudio ed affetto particolare; e fu con tale sollecitudine eseguila,


vide quasi a tetto. Temanza, Vita del Palladio, parte

ii,

pag. S^o.

-20Da

quante cognizioni

e di cjual

nostro Palladio nelle invenzioni de'tempj (18).

Lo fanno

quesla maestosa fabbrica

genio fosse fornito

conoscere

la

il

comoda

si

coinjjieiicle di

non

facciata, la ricchezza e la

decorano
tende

alla

(19).

forma, Tele-

e bella distribuzione interna, la semplice

ganza e l'armonica combinazione delle parti col tutto,

Comparisce poi

grandiosit della

la

interrotta continuazione degli ordini che la

in tutto

il

complesso una soda robustezza, che

perpetuit. Essa risulta dalla ben calcolata grossezza dei

muri

e dal

forte sostegno contrapposto alla spinta della vlta

con massicci contrafforti,

o siano speroni che rendono quasi impossibile

sfancamento (20). Questi

speroni riposano sopra

fanno l'opera sicura.

sono

medesima

alla

corintio, e figurano

muri che dividono

lo

l'uria dall'altra le

cappelle, e

coperti delle dette cappelle, cio quelle porzioni che

linea della facciata,

sono ornati

un mezzo frontone che va

colla cornice dell'ordine

a conficcarsi parte ne'capitelli

dell'ordine composito, e parte nel suo architrave "(21). Ci diede motivo di


critica a

qualche scrupoloso censore, che poi non seppe suggerire un inge-

gnoso ripiego, per nascondere

la cattiva

comparsa

dei coperti delle cappelle

senza introdurre odiose superfluit nella facciata.


fianchi del

come

tempio sono ornati a

vedesi nella pianta.

La

pilastri gemellati (22), d'ordine corintio,

loro trabeazione resta In parte (cio nell'archi-

trave e nel fregio) Interrotta dalle finestre che


la

cornice poi continuata ed

s'innalzano sopra d'ognuno

gli

risalita

danno lume

sopra

cappelle (23);

alle

pilastri, al diritto de'quali

accennati speroni che corrispondono alle

colonne Interne.

Questo ammirabile tempio, distinto

nella

magnificenza, elegantissimo

un accrescimento

nella struttura, procacci all'Architetto infiniti elogi, e

universale di stima.

TAVOLA

I.

Pianta.

A Base dell'ordine composito esterno.


TAVOLA

^T^r^r ^
AVOLA

rr,

IL Spaccato

ut Auro
v/

111.

Cornice

Imposta degli archi interni.

dell'attico.

Comlce chc coroua


^,
,.,

"
I

spaccato.
'

TAVOLA

Trabeazione dello stesso ordine.

IV. Prospetto.

la

cupola.

n
^
/^Imposta dell arco della porta esterna.
,

G G

Base

cimasa del piedestallo

esterno.

II

libro IV,

PoUadio prese
rapo

fi.

l'eseinjiio di qiiesli

mezzi frontoni dal leinpio della Pace

da

lui

jiubblicalo nel suo

riv

-'jy''.

ni

TTVL

TIV

TTV

T:\TI

T.I\

t:

vili.

CHIESA
DI

GIORGIO MAGGIORE

S.

IN

V E N E Z

ERETTA DAI MONACI BENEDETTINI

Il tempio

di cui presento

primo che per la capitale


sola,

disegni, posseduto dai monaci Benedettini, fu

dello stato

guarda col suo prospetto

il

Veneto invent

canal grande, e

Marco. La sua forma, come dice l'Inventore,


terna divisa in tre navate [tavola 5);

due

met

laterali, la

circolari

di quella di

vede dalla piazza di San

piombo. Oltre

maggiore larga piedi 34, onde

mezzo (25). Le braccia

al

della crociera (27), trovansene altre quattro in

ognuno
trova

al

della croce

di dentro; e al di fuori

due cappelle maggiori, formate

le

Rilevato dal suolo della tribuna tre gradini,


dietro

La larghezzain-

croce "(24).

8, e le

sono semi-

e nel mezzo, fra l'una e l'altra, vi la tribuna (26) coperta da

cupola composta di pietra cotta,


di

la

si

quale

vi

11

il

di

una

legname coperto

dalle braccia circolari

del

due

lati

del tempio.

santuario (28) [tavola 6),

coro, troppo minutamente ornato di nicchie, di statue,

finestre, colonne, frontisplzj*.

sopra piedistalli

si

il

Palladio. Eretto in un'i-

il

alti la

Un ordine

composito a colonne

e pilastri, posto

quarta parte delle colonne (29), regna lutto all'in-

torno della chiesa. L'altezza di queste colonne 10 diametri e un quarto,

a Palladio, libro
b

II

iv,

capo

a.

coro certamente non stato fabbricato

al

tempo

del Palladio.

-22-

la

la

trabeazione corrisponde

proporzione

di

quinta parte. Gli archi (30) delle navale hanno

alla

due larghezze

sostenuti da pllastil corlnlj,

mezza crescenti, ed

loro archivlti sono

trabeazione de'quall forma imposta. Si noti

la

che l'Architetto ebbe l'avvertenza di scemare l'aggetto della cornice, per

non coprire

troppo con essa quella porzione delle mezze colonne che

di

risale dalle muraglie.

Da una

vlta

mezzo cerchio costrutta

di

di

mattoni coperchiata

chiesa [tavola 7). La sua altezza dal suolo fino alla

sommit

la

della vlta

intorno a piedi 61. Vi saranno indubitabilmente giuste proporzioni fra


lunghezza,

la

larghezza ed altezza;

conobbi che
ghezze

navata principale lunga sino alla tribuna quasi due lar-

la

".

maestoso (32) prospetto

11

sostenuti da

un zocco(33)

decorato da un ordine composito, co'piedistalli

alto piedi 3 [tavola 8), nell'altezza del

contenuti sette gradini che giungono sino

colonne che fregiano

le

ornati; oltre
stallo alto

minore,

il

al

corpo principale

quali trovasi

.di

questa facciata co' loro sopra-

un gran frontone con

sono ornate

a pilastri,

cornice modigllonata,

si

le

alla loro

due

quale sono

piano del tempio. Quattro sono

acroterj e statue.

quasi un terzo delle colonne (34); ed esse sono poco

La trabeazione corilsponde

diametri.

la

la

ma non ho potuto rinvenirle(31). Solamente

11

piede-

meno

10

di

quinta parte. Di un ordine

ha

ale, la trabeazione dei quali, che

estende quanto larga

la facciata

(35).

Sopra

le

predette due ale sono innalzati due mezzi frontoni, che vanno a conficcarsi
nelle colonne dell'ordine |rincipale (36), e

minori.

loro trabeazione

si

accosti a

una seconda maggiore; e

larghezza di esso corpo, compreso lo zoccolo e

la

sesta minore. La porta ch' arcuata, non


l'arco chiuso,

urne con

le

a Posto che
l

ma un

ccneil e

[)oco sfondato (37).

busti di

voglia fissare

la

Tacciarne l'altezza, dico che se

la

si

inedie la pi alta,

oppure con

due

modo non
servito

/;

il

saprei

il

la

frontone,

illustri senatori,

si

pu

una

sospettare che

sopraccennala dimensione della navata maggiore lino

la

media con tr' armonica; nel primo modo sarebbe

la

all'

alla ti-ibuna

le
vi

e riu-

alta

intorno a piedi Si;

incontro eseguita quasi 62 piedi. In altro

lunghezza d; questa navata, per rintracciare di quali proporzioni

Sembrami

larghezza.
ilice

vi

vlta fosse alzata secondo la inedia proporzionale aritmetica, che fra le tre

come determinare

dotto \iaggialoin

fra l'altezza

aperta che fino all'imposta;

Palladio per darle un'altezza corrispondente alla larghezza e lunghezza.

raddoppiala

Un

due navate

due tabernacoli, che contengono

nel secondo modo, piedi 56 e incirca quattro quinti; la troviamo

lezjia

coperti delle

quinta parte. La proporzione d'ognuna delle ale col

la

corpo principale, pare che


e

quest'ordine minore hanno 10 diametri di altezza. La

pilastri di

coprono

che quest'ordine contrasta troppo con l'ordine principale.

di

vedere

siasi

nell'al-

-23sienb

stati

aggimitl da altro architetto:

che

piedistalli,

sostengono, sono

li

della

medesima

altezza di quelli dell'ordine principale, e riescono pesanti (38).

Mi

permetta

di dire

si

che parmi

di

vedere frammischiati

superbo tempio alcuni modi poco

e grandiosit Interna ed esterna di questo

coerenti

purgato gusto del nostro Architetto. In difesa del nu*o non Irra-

al

gionevole sospetto riporter ci che scrive

modello fatto altre volte ;


tetto

di molto

nome^ fu

avendone dato

ridotta in

di certo, ch' stata costrutta

Temanza,

neW anno

dopo

morte; ce

la di lui

il

'^.

La

della chiesa.

la facciata sul

norma a

che

si rizz

si

lo dice l'accurato

campo. Essendo poi morto


con C assistenza

dello

il

nel-

il coro.,

Palladio

et altro maestro.

ancor qualche

terminasse dopo la morte del nostro Architetto., fu

si

signor

chi in appresso fu destinato a soprantendervi.

poi sul principio del susseguente secolo

Scamozzi,

archi-

Dunque

Restava per a murarsi

xvii.

pu dedurre che

lo

Da

il

La

coro.

certa carta

che a

veduta nelf archivio di questi spettabilissimi monaci.,

mano

sappiamo

facciata,

di lui modello (di cui negli anni passati e era

avanzo) che serv poi di

La prima.,

su la forma di un

cura ad Andrea Palladio

seguente., quest^ opere furono compiute

Custodivasi intatto

me

la

la chiesa

nella vita del Palladio, co' seguenti precisi termini:

anche da erigersi

e restava

di

Sansovlno, parlando di questa

pochi anni al suo fine

tanno 1579 era compiuto P interno

facciata

11

Parve ai governatori dei monaci di rifar

chiesa.

magnificenza

alla

da

me sembra

Scamozzi medesimo v abbia posta

qualche assistenza \

Col documenti poc' anzi esposti sarebbe foise irragionevole

che da alcuno del presidenti


assoggettare

non avesse
venzione

Se

il

alla

fabbrica fosse stato costretto

il

il

sospettare

Palladio ad

proprio genio a qualche gi proposto modello, e ch'egli altro

fatto

che abbellire con quelle grazie, che

gli

erano naturali,

l'In-

altrui.'^

altri architetti

improbabile

il

adunque hanno

in parte diretta questa fabbrica, cosa

credere che abbiano voluto interamente sottomettersi a tutto

ci ch'era stato disposto dall'Autore

.'

Se non

gli altri

lo

Scamozzi certamente

avr voluto introdurvi del proprio, persuaso, com'egli era, di saperne pi


del Palladio.

Prudenti seguaci della scuola Palladiana, se


ritrovate in ogni parte

il

maestro, compiangete

quelli che cercano di seguir le loro tracce,

a Venezia, citt nobilissima

e singolare, descritta in

in
il

questo gran tempio non

destino e de' maestri e di

quali sovente

si

trovano costretti.

xiv libri da M. Francesco Saiisovino,

Venezia, i58o.
b Vite dei pia celebri Architetti, ecc. ecc., parte seconda^ pag. 379.

lib.

v, pag. 8i.

-24o per troppa distanza dai luoghi

o per morte, ad abbandonare l'esecuzione

delle loro invenzioni alle cure altrui

La grandezza

".

per, la magnificenza e la nobilt che regna nel tutto insieme,

qualificano questo tempio per

una

ricchezza degli ornamenti,

colonne,

lo nobilitano

le

costituiscono

delle pi

un

le

superbe fabbriche

trabeazioni,

degno

edifizio

pilastri, le statue

degli elogj

La

di Venezia.

dei

che

giudiziosi

intendenti.

TAVOLA

V. Pianta.

Base delle colonne che ornano

la

porta internamente.

TAVOLA VL

Spaccato.

Trabeazione dell'ordine minore interno, che serve d' imposta agli


archi.

CC

TAVOLA

Base e cimasa del piedestallo dell'ordine composito.

VII. Altro spaccato.

Cornice esterna che corona

la

cu-

pola.

TAVOLA
a

S.

Pietro ia

VIIL

Roma non

Prospetto.

mostra forse manifestamente

il

carattere dei varj architetti che in diversi tempi

occuparonsi ad erigerlo e perfezionarlo? Fabbricasi presentemente una chiesa di mole non ordinaria, da
inventata in tutto, fuorch nelle fondamenta.
idee a

norma

di ci eh' esisteva.

parti componenti

il

tutto? Io

mi

E come

queste ho dovuto per legge uniformarmi, ordinando

limiti prescrittigli

la

me
mie

puossi in tal guisa distribuire e combinai'e con armonico legame le

lusingo ci nonostante d'una sufficiente riuscita:

pria di morire, terminata, per l'inevitabil ritardo prodotto da

n troverassi alcuno dopo

le

mia morte che

da insuperabili obbietti.

non ispero per

di vederla,

un dispendio grandissimo. Essa verr censurata;

dica; L'Architetto stato obbligato a contenersi dentro a certi

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TEMPIO
FABBRICTO

MASER, VILLA DEL TRIVIGIANO

IiN

DISEGNATA DAL PALLADIO PER

IL

E.

S.

SIGNOR PROCURATORE

MARCANTONIO BARBARO

Il bellissimo tempietto, che


temente

Maser,

d fronte

pu contemplare comodamente

si

un diametro

figura intieramente circolare, ed ha

Palladio ha scelto

Architettura

come

la

pi capace e

la

pilastro

di

Quattro sotto

quadro

iv,

alte

Goriiitlt, le

cui

nove diametri

colonne rotonde (41)j e sugli angoli v'ha un

mezza crescenti d'un diametro

il

J.l

capo 2 della sua

In cinque Intercolunnj diviso

a Pu

forma: di

pi perfetta (39).

diametro [tavola 10), e sono


le

d'una

di piedi 35;(./ay.o/(2 9).

facciata composta d'una loggia ornata (40) d'un ordine

e tre quarti".

il

detto prospetto:

mezzo;

il

minori sono un'oncia

maggiore

un diametro

e tre

Palladio aver innalzate le colonne un quarto di diametro di pi di quanto insegna ne' suol precetti,

per dare ad esse pi sveltezza in questo genere di colonnato Pjcnostjlos


g'

nel, inezz,

la vaga; sua,

forma, che ha proposta nel libro

la

colonne hanno due piedi

ad una lurighlsslma e bella strada,

larghzza corrisponde quella dell'edlfzio: posto

piazzetta, da cui

La

tavole disegnato, appartiejie pisen-

donna Maria Basadonna Manin.

alla nobll

Egli fabbricato In
alla cui

tlo In tre

che dee avere, secondo Vitrnvio,

intercolunnj d'un diametro e mezzo.

I pilastri posti

su

gli

angoli fauno

il

buono

eifetto,

che

gli

architravi riposano meglio che soprale colonne

tonde, dove l'angolo dell'architrave viene indispensabilmente a cadere fuori del vivo delle colonne.

-26quaill

".

lontespizlo viene lermlnala questa facciata,

Con un magnifico

computandovi

cui altezza eguale alla laighezza,

proporzione sopra

esso dal 6

eli

menlo ha quella propoizione con

una doppia

oliava. Notisi

dai fiori de'Ioro

che

abbachi pendono,

graziosamente

di fiori e fruiti

Per un'ampia scala


ne' fianchi (43),

feira

5:

Ma

lungo quanto

anco pi corto

sono

4, la quale

al

la

che

a foglie d'olivo, e

l'altro capitello, dei

ed una porta maestosamenle ornata nel mezzo, e

capo

nel llbr'o iv,


si

l'uno e

fra

dall'uno

vi

festoni

ascende nella loggia spoigente(42),che ha due arcate

si

c|ulnti del

la

sua

la

intagliati \

disopra all'antica (44); pei' cui

lunga di due

colonna che

capitelli corintj

imbasamento:

cio una seconda superflua. L'imbasa-

al 7,
la

l'

diametro del tempio.


se ai

Palladio ne'suoi precetti dice,

Il

tempi ritondi si porr

il portico

solo nella fronte^ egli

larghezza della cella ola ottava parte meno:

ma non

ristretta al

entra nel tempio. Questa loggia poco pi

si

per che giammai

meno lungo

sia

si

potr fare

di tre quarti della

larghezza del tempio.

lungo due

Palladio, ad imitazione di quello, form

il

elegante Panteon, della

portico e

porzione

si

La circonferenza Interna

Non

),

un pogginolo

sopra

lunghezza

medesima pro-

la

e in quello del

solo vuoto.

non cadono

vi

piombo

in otto spazj (45) eguali

trabeazione delle quali

la

ma

di detto

da

cammina

ascendesi per due picclollssinie

loro ingiessi nella loggia esterna.

un campo,

e nel

buon

di

da ci ne segue^ che nel

laterali; e

mezzo del frontone un modiglione. Dunque

di quelli della cornice diritta di sotto.

che viene scrupolosamente fuggila dagli architetti


s

il

propoizione necessaria fra l'iiilercohinnio di mezzo e

mezzo dell'intercolunnio mag;iore


glioni del frontone

al

la

differenza per che In questo

la

calcola

(46), a cui

lumaca (47), che hanno


vi la

si

cella,-

poitico del suo piccolo,

tempio divisa

di esso

otto colonne corintie [tavola 11

diametro della

colonne che sono ne' fianchi del portico,

le

Palladio, che chiuso da muraglie,

scale a

il

relazione del 2

vi la

tiova nel portico del Panteon, con

tutto all'intorno

terzi del

medesima proporzione. Fia

sua larghezza

la

comprendono

si

Roma

portico del Panteon In

Il

senso.

Questa una pratica

E come dunque pu

modi-

infelice,

esser corso in errore

grossolano l'avvedutissiino Palladio? Io per ine credo che ci sia nato per colpa degli esecutori infedeli;

ecco

il

perch.

Se gl'intercolunnj minori fossero

di

un

solo

diametro e mezzo,

oncic di maggior larghezza,

si

avrebbe avuto

lo

rispondente a quello del frontone; e cos tutti

spazio da porvi un

avrebbe risparmiato in

si

quattro di essi 6 oncie, che sai'ebbero state impiegate nell'intercolunnio maggiore,

al

quale aggiungendo io

campo ed un modiglione

nel mezzo, cor-

modiglioni sarebbero all'appiombo. Oltre di che gl'interco-

lunnj sarebbero riusciti fra loro di una proporzione armonica quasi perfettamente di 3 e 5, che equivale a

una

sesta maggiore.

Pure

Non
tal

so se le opere degli antichi somministrino esempj di festoni pendenti da capitelli di colonne isolale.

novit non incresce che a pochi,

nanza de'capitelli coriulj


vera bellezza nelle Opere

!>

di

questi sono

Archilellura.

a'

quali

fedeli

sembra

di

vedere una viziosa confusione nata dalla vici-

amatori dell'aurea semplicit, che forma in gran parte

la

-27Quattro degli accennali spazj sono arcuati, uno


ingresso

tempio;

al

composizione. Negli

Un

quattro

altri

ordine corintio con

sopra di

ed

sono sfondati

tre

\\

di questi

contengono degli

sono dei tabernacoli

aperto per dar

di elegante struttura.

all'intorno del tempio:

pilastri striati (48) gira tutto

una cornice architravata che forma ornamento

essi vi

semplice

altari di

agli altari

tabernacoli, e serve anche d'imposta agli archi.

ai

Esaminando

proporzioni interne di esso tempio, trovo che

le

per approssimazione, ha quel rapporto col diametro che

la

vi fra

sua altezza,

4 e

il

il

5,

cio una terza maggiore: e fra questa altezza e l'ordine corintio vi scorgo

proporzione che

la

porzione
Il

trova fra

si

diametro delle colonne

un quinto,

con

e ornati

Soprala ti-abeazione

oncie 24 e mezza;

quinta

la

la

forma

bella

pro-

loro altezza 9 dia-

ed

pai'te,

ordine principale

secondo

vi

alti

due larghezze
statuette.

un pogginolo con balaustri

quale gira tutto all'intorno del tempioV

il

questa fabbrica, ed

di

divisa

sono delle

frontispizj, sopra de' quali vi

dell'

sostenuto dalla cornice,

La

di

trabeazione

la

tabernacoli che contendono delle statue sono

la

colla sola differenza che l'architrave crescente di

metodo dell'Autore,

un'oncia.

9, che una settima minore:

il

larghezza e l'altezza degli archi di una sesta maggiore".

Ira la

metri e quasi tre cruarti


il

5 e

il

gusto che

il

vi

regna,

la

rendono,

sua piccolezza, una delle pi eleganti produzioni del nostro

a fronte della

Architetto. Gli ornamenti di colonne, di nicchie, di festoni, di tabernacoli,


di cornici intagliate

che legano e formano quell'unit tanto necessaria,

danno sommo pregio

come un modello
a
le

Non

agli occhi di chi gusta

porre che

da maravigliarsi,

le

se

che

si

diametro di 36,

il

la

fanno ammirare

precisione dei rapporti degli oggetti non tanto

quanto all'orecchio quella dei snoni. In secondo luogo

alterazioni

la

queste dimeiisioiii non sono tanto esatte per poter riscontrare con precisione

si

pu anche ragionevolmente sup-

trovano, sieno provenute dalla poca esattezza de'muratori. Osservisi che

lunghezza del diametro della cella piedi 34, oncie


di piedi 45, e

bello'', e

di vera eleganza (49).

accennate proporzioni: impei'cioccti, in primo luogo,

sensibile alla vista,

il

vi

sarebbe

il

e l'altezza di essa cella piedi 44; oncie 3.

giusto rapporto del 4

a'

5.

Le

numeri 44= oncie 3

Per formare

interno.

il

aS mezzo, costituenti

giusto rapporto,

il

l'altezza del

la

S'ella fosse

piccole differenze in questi casi

non sono, a giudizio degl'intendenti, osservabili, come a mio giudizio non merita osservazione
precisione fra

le

il

difetto di

tempio, e quella dell'ordine corintio

nimiero maggiore dovrebb'essere piedi 45, e

il

minore

25. L'alte-

razione di poche oncie non qualifica imperfetta questa praticata insensibile variazione.
b

La

inutilit

di quel pogginolo

mi conferma nel mio parere

il

mi

fa

credere ch'egli non

cattivo effetto che

basso, pi di 2 piedi della eux'va che ha

il

produce

vi

il

pregio della materia, suppliste

d Le due muraglie, che contengono

il

quale nasconde, mirando dal

la scala di

il

tempio

di pietra cotta e di stucco: e se in

al difetto l'industria, la

grazia e l'eleganza.

fronte al tempio e che pareggiano, con la loro altezza,

basamento, sostengono due eccellenti statue rappresentanti


Marinali.

d'invenzione del Palladio; e maggiormente

di lui sporto^

Foi'nice del tempio.

e Osservasi che, a i-lserva delle basi delle colonne, tutto


questa fabbr-ica non

sia

il

la

Fede

e la Religione

0|)ere singolari di

l'

im-

Orazio

-28-

rAVOLA

IX. Pianta.

A
TAVOLA

X. Prospetto.

TAVOLA XL

Spaccato.

Cornice

dell'attico.

B B Ornamenti

della porta principale.

Stipiti delle

Cornice architravata, che forma orna

mento

due porte minori.

agli altari

ed

ai

tabernacoli,

serve anche d'Imposta agli archi.

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Tl\"

CHIESA

DELLE ZITELLE
IN VENEZIA,

iELL'isola della Giudecca, vicino alla chiesa dei Redentore,

disegno dei quale comunemente

attribuisce

trova un

si

Palladio [ta-

tempietto,

li

vola 12).

corpo principale d'un quadro perfetto, scantonato su

Il

si

ai

slg.

Temanza

y^o^ai^^ye

quindi presenta

in falso; e

la

forma

quattro

meno (dice

angoli, ad oggetto ciie la cupola di mattoni, di cui coperto,


il

un tempio

di

di otto iati.
Il

suo ornamento interno

pilastri

d'ordine corintio,

riposano

clic

sopra un continualo piedestallo, l'altezza del quale maggiore della quarta


parte de' pilastri;

la

trabeazione corrisponde alla quinta parte.

Osservisi, che le cornici interne ed esterne di questa chiesa,


corintie, iianno

da

Due

modiglioni a due fascle, quelli cio usali dal Palladio e


sia

composito

".

archi sino all'imposta poco sfondati, posti ne' due

contengono

gli

altari

aperta, e forma due


il

romano, o

Architetti nell'ordine

altri

[tavola

comode

coro delle Zitelle e

13);

la chiesa.

Un

alla

lati

della chiesa,

porzione che sovrasta all'imposta

la

e grandi finestre,

che danno comunicazione

altro arco aperto sino a terra

ad una mediocre cappella, dentro


corrisponde

bench sleno

quale posto

la

l'aitar

fra

d Ingresso

maggiore, che

porta d'ingresso. L'altezza di codesti archi di una larghezza

e 6 settimi (50).

Di due ordini

lasciano

con

corlntj

facciata [tavola 14).

uno spazio

Due
nel

pilastri

soprappostl l'uno all'altro decorata

mezzo molto

rilasciato,

il

quale viene occupato dalla

porta, ornata anch'essa da pilastri corlntj e frontone.

pimento, o perch sleno


accanto

alla

l'egole di

le

II

la

di essi pilastri posti vicini a ciascun angolo di essa

state

Non

so se per riem-

credute necessarie per illuminare

la

chiesa,

porta sono aperte due finestre, l'altezza delle quali eccede tutte

proporzione, e sono troppo addossate

Palladio trov esemplificati nell'ordine corintio

agli

ornamenti della

modiglioni a due fascie^ da lui chiamati Modiglioni

riquadrati, e gi praticati nel tempio di Giove e in quello di Marte,

lib. iv,

cap. 12 e i5.

-30poita.

Il

secondo ordine corintio, soprapposto

che non ne abbiamo esempio nelle fabbriche de' buoni Archi-

nell'altezza
tetti

primo, tanto minorato

al

antichi

il

Palladio co' suoi precetti

eseguite, lo insegna

molto meno colle fabbriche

".

Frapposta a'sopraddetti quattro


dissima finestra arcuata,

pilastri del

secondo Ordine

una gran-

vi

cui larghezza occupa la met di quella della

la

facciata.

Vien terminato questo prospetto da un frontone che porta un acroterio


nel mezzo; su i lati vi sono due campanili che fiancheggiano la cupola, la
,

quale coperta di piombo.

Soggiacque anche questo tempietto

al

comun

destino di tutte

le

fabbriche

erette sotto la direzione successiva di varj Architetti.

Dice
dopo

la

il

sig.

Temanza

nella vita del Palladio, pag.

morte del nostro Architetto

siccome scrive

lo

372: Questa Ju terminata


^

Stringa

da un

tal

Boz-

qualche poco del gusto corrotto


zetto, di cui frse t'aitare maggiore, che pizzica
del secolo xvii.

Con questo documento non sembrer strano, se in questa fabbrica si


trovano parti che non sono conformi al purgato gusto del nostro Autore, e
se il tutto insieme non corrisponde a quella sublime eleganza, di cui vanno
costantemente accompagnatele di

TAVOLA

XII. Pianta.

TAVOLA

XIIl. Spaccato.
^

TAVOLA XIV.

Prospetto.

lui

opere (51).

AA

esterna.
Base
base e cimasa della porta esterr

.^

Sopraornati della medesima porta.

,,

Imposta della detta porta arcuata.

Trabeazione delTordine corintio supe-

j?

Imposta degli archi delle cappelle In-

liore.

terne.

a Le colonne del secondo ordine sono minoi'i


schine. Vitruvio vuole che

tando
i-egola,

la stessa

si

minorino

dottrina, del

parendogli forse che

le

che sieno minorate quanto

lo

gli

la terza

parte di quelle del primo, e perci riescono

ordini superiori la quarta parte degl'inferiori.

medesimo parere;

ma

nelle fabbriche

da

lui

il

fusto delle colonne del sottoposto oi'dine.

me-

Palladio, ripor-

immaginale non segui

colonne degli ordini superiori divenissero troppo picciole.


sar

Il

siffatta

Lo Scamozzi ordina

Pare che cpesta

i-egola

non

debba aver contraddizione.


h Venezia,

citt nobilissima e singolare, descritta in xiv

tutte le cose notabili della stessa citt, fatte

niano Martinioni, dove


libro VI, pag. 258.

vi

Hbri da M. P'raucesco Sansovino, con aggiunta di

ed occorse dall'anno i58o sino

al

presente i663, da D. Giusti-

sono poste quelle dello Stringa, ecc. In Venezia, appresso Stefano Curti, i663,

TTS'

TX\:

T'W

T^xvr

CHIESA
DELLE

MONACHE

DI

S.

LUCIA

IN VENEZIA.

una Iscrizione, che

si

legge sopra

Lucia in Venezia, venghiamo

S.

segno di

un modo

singolare, ed ornala di

".

certificati ch'essa stata

La sua forma

Andrea Palladio

porta maggiore della chiesa di

la

fabbricata sul di-

quasi quadrata, compartita in

un gusto che

spira l'antico de' tempi migliori

dell'architettura [tavola 15).

Da due Ordini
corintio

il

vien decorato l'interno di questa chiesa, jonico

secondo

{tavola

16); ed diviso

il

suo piano in

maggiore de' quali lungo una larghezza e quasi due


ha

le

colonne

alte

quasi 9 diametri e mezzo;

la

terzi.

il

primo,

tre corpi,

il

L'ordine jonico

trabeazione

il

quinto della

colonna. Le corintie sono minori delle joniche poco pi d'una quarta parte,

una media proporzionale aritmetica,

e la trabeazione

fra la

quarta e

la

quinta parte della colonna. Nessuna delle tre medie prescritte dal nostro

Autore serv

di regola all'altezza

del corpo principale della chiesa: egli

largo piedi 39, lungo 67, ed alto piedi 65; la curva di

ha

di diritto, o sia

peduccio, 4 piedi;

guardanti che conoscono

le

mezzo cerchio, ed

egli riesce sveltissimo all'occhio de' ri-

proporzioni.

Dal disegno dello spaccato ognuno pu desumere quanto ornato

sia l'in-

terno, e quanto elegantemente sieno distribuite le parti.

a L'ultima opera, che

il

Palladio disegn qui ia Venezia,

si

fu la chiesa delle

monache

di

Santa Lucia.

Il

Sanso vino scrive che Lionardo (forse Bernardo voleva dire) Mocenigo Cavaliero , consacfando la Cappella

maggiore, diede principio a bello ed honorato Edifizio, ma interrotto per la sua morte. Dunque
fatta si fu la
la

morte

maggior cappella,

alla

di lui nello spazio di soli

quale forse prest assistenza

due anni.

>j

Temanza,

il

la

prima cosa

Palladio. Il rimanente fu terminato

J^ita del Palladio, pag.

377.

dopo

-32Debbo
la

avvertile che

quale forma un

ionico; e sopra

la

portico, alta

la detta

aperture arcuate,

porzione corrispondente

le

solamente sino

trabeazione vi

quali corrispondono

il

quella delle tre cappelle,

alla

trabeazione dell'ordine

coro delle monache, che ha

ai tre

tre

archi delle cappelle che sono

In faccia.

Tanto discordante dall'interno del tempio trovo


di

non pubblicarla, cadendomi

la facciata,

in sospetto ch'esistesse

che deliberai

prima che fosse fab-

bricato l'interno; oppure che sia d'invenzione di qualche artefice intieramente

digiuno de' buoni principj d'architettura.

TAVOLA XF.

TAVOLA XVL

Pianta.

Trabeazione dell'ordine jonico.

Cornice che gira d'intorno


maggiore, e

Spaccato.

si

medesima.

alla

cappella

estende nei fianchi della

Imposta delle nicchie.

Tiv:

Txva

FACCIATA DELLA CHIESA


DI

S.

FRANCESCO ALLE VIGNE


VENEZIA.

l^

JLa chiesa di

1534

l'anno

dovuta

al

Francesco

S.

alle

Vigne

Venezia fu incominciata verso

in

Jacopo Sansovino

co' disegni di

";

ma

l'invenzione della facciata

la

morte del Sansovino, da

Dopo

singolare nostro Architetto.

monsignor Giovanni Griraani Patriarca d'Aquileja

una invenzione degna

ladio di formare

genio dell'illustre Prelato. Assunse

pegno, e tanto rest

il

il

di lui, e

fu dato l'incarico al Pal-

corrispondente

sublime

al

nostro Autore di buona voglia l'im-

Patriarca contento di questa

nuova idea, che rigettando

quella del Sansovino, volle che a proprie spese fosse tosto eseguita.
Il

nostro Architetto,

il

quale era pieno d'idee di magnificenza, non badando

con cui era costrutta

alla semplicit

chiesa,

la

form una

che an-

facciata

nunzia una corrispondente grandiosit nell'interno, avendola anche rialzata


varj piedi sopra

il

coperto della chiesa, per ridurla maestosa e superba (52).

Quattro colonne d'ordine corintio, poste sopra un continuato piedestallo

che sotto ad esse

a Temanza,

risalito (53),

capitelli delle

facciata corintio, perch

colonne,

credo che

come

si

colonne caratterizzino

capitelli lo sono;

ma

le

colonne sono

o diametri , e

modiglioni del suo composito (54).

gli

ornamento

[iav.

17)\

ordini, dico, che l'ordine principale di questa

se le proporzioni delle parti

potrebbe denominare composito

nell'ordine composito dell'Autore;

medesimo ordine
sono

principale

il

f^ita del Sansovino, pag. 219.

Se vero che

dall' altro,

ne formano

imperciocch

membri
non 9

fanno distinguere un Ordine

piedistalli sono alti

un

terzo delle

dell'architrave sono quelli ch'egli prescrive pel

mezzo , come nel corintio

e nella trabeazione vi

-34Corona

la

bella Aicciata

pomposo frontone
corintio, a

colonne

ch' arcuata (56).

una ben

profilata trabeazione, la quale porta

co'suol acroterj (55).

Un Ordine

e pilastri sugli angoli, accresce

Le colonne

di quest'ordine

secondarlo, anch'esso

l'ornamento e fregia

sono

alte

beazione vlen proporzionata conia media aritmetica

10 diametri,

fra la

facciata,

la

laterali,

dove

interrotta e profilata sulle

ad oggetto che troppo sarebbe stato

risalita delle

ruppe

non continuata, ma

il

e la

fregia e

corona

la

Essa porta arcuata

maestosa porta

alta tre altezze

come

si

due

quinta
si

11

vede

ale della
alla

Palladio inter-

nell'intercolunnio di mezzo,

(57).

meno un

aperta se non sino all'Imposta, e che


lavorata con disegno,

membri

suol

la

come

convertita fra gl'intercolunnj

ripigli poi

la

ridusse con tutti

porta

suo sporto, rispetto

mezze colonne dell'ordine principale: perci

sua continuazione;

la

e la tra-

quarta e

parte dell'altezza delle colonne. Notisi che questa trabeazione,


nel disegno,

un

la

quinto(58): vero che non

porzione arcuata chiusa di pietra

vede nella facciata ch'io rappresento nella

tavola XVII.

Questa grandiosa Invenzione meriterebbe un interno corrispondente

Chi

sa

nulladlmeno che

cenza, confessando

Il

Sansovino, se avesse potuto osservarne

la

soliti

tempj de' quali egli avea in vista, allorch

diede a costruir questa chiesa (60).

TAVOLA

XFII.

(59).

magnifi-

merito del Palladio, non l'avesse per trovata mal

adattata a frati poveri,


si

il

Prospetto.
^

AA

Base

cimasa del piedestallo.


^

porta.
B ,Imposta della
,

Tl\r

T xvm

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TXIX

TT/

T"XX

DISEGNI DEL TALL^DIO

LA FACCIATA DELLA CHIESA

PETRONIO DI BOLOGNA

S.

Uopo

d'aver dato

disegni de'tempj ideali dal nostro Autore, e che

avuto la loro intera esecuzione,

pubblicando

San Petronio

La

ho voluto perfezionare

la

quattro prospetti da esso ideati e disegnati per

di

basilica di

Bologna

la

chiesa di

".

S.Petronio

Arduino Architetto

hanno

mia collezione,

stala fabbricata su' disegni di

circa l'anno

1390, ed

di

un

tal.

maestro

composizione gotica, o

sia

tedesca (61). La facciata ebbe un principio d'ornato corrispondente all'interno,

quale tuttora

il

esiste. Fissala

avea

sopraddetto maestro Arduino

il

interna del tempio a piedi 100, secondo

che approvava

siffatta altezza;

1572, col parere

che

in

di

ma

la

riferisce

vi

il

conte Algarotti che nell'anno

35 Architetti, fu alzato sino a piedi 105, mostrando

era

il

Palladio.

Ecco

il

a L'illustre archi letto,


le

sig.

Tommaso Temanza, mi

copie di quei disegni. Egli

mi

fece avei'e le

risparmi un viaggio, che

medesime ch'erangli

avi-ei

uno

dovuto fare

state spedite dal conte

sua dimora in quella citt ; onde non resta motivo di dubitare della loro precisa esattezza.

bene

accompagn con una

lettera piena di tratti maestri e di

egli possedesse la scienza seguita

da tanti,

lui

pag.

buona

criticai: il

Il

105.

Bologna

Francesco

tempo

della

suddetto conte

che dimostra quanto

da pochissimi intesa (62).

Lettei-e scritte dal conte Algarotti al chiarissimo sig.

da

di

perch vediamo che dei quattro

Algarotti, peritissimo conoscitore del bello nella difficil'arte dell'Architettura. Egli le fece fare nel

Algarotti le

essi

numero

la sveltezza: e nel

disegni ch'egli ha presentati tre sono innalzati a piedi 100, ed

per trar

altezza

relazione di Baldassare da Siena,

un ordine tedesco era molto da lodarsi

questi Architetti

1'

Tommaso Temanza,

inserite nella Fita del Palladio,

pubblicata nella bella edizione delle Fite dei pi celebri Architetti e Scultori veneziuni , libro primo,

284

e 363. In

Venezia, 1778, nella stamperia di Carlo Palese.

-Sli

primo

di questi disegni, ch'io

invenzioni, composte ognuna


piedistalli; nel

la

qual disegno

proporzione di

sima

altezza, gli

hanno con

il

sol

ordine corintio principale, con sotto

Palladio

si

Bench

le

essi piedistalli.

uni sono

dimostro nella tavola XVIII, contiene due

un

di

alti la

mostr indeterminato nel

colonne sieno tutte della mede-

quarta parte della colonna, e

essa alcuna proporzione.

Il

fissare

gli altri

come

loro tronco pulvinato,

il

non

fregio

jonico, alcuna volta da lui praticato in quest'ordine" (63).

In cinque spazj compartito


le

due per

navate, e

divisa la facciala.
stalli

interno di questo gran tempio, cio tre per

cappelle; ed in altrettanti, corrispondenti a quelli,

le

Un

l'

Ordine minore, o

sia

secondario, riposa sopra

piedi-

dell'Ordine principale, le cui basi convertite formano quelle dell'Ordine

minore,

la

trabeazione del quale cinge tutta

invenzioni ha

che compie

con

l'Attico

la facciata.

Una

di queste

pilastrini risaliti, sopra de' quali vi

l'altezza della facciata; l'altra

ha pure

il

due

frontone

frontone posto sopra

il

trabeazione dell'ordine corintio, ed terminata con

la

la

cornice diritta del-

l'attico (64).

Se l'una o

non ostante

queste due superbe invenzioni fosse stata eseguita,

l'altra di

le difficili

circostanze ch'escludevano

Palladio perfezionava

la

pratica della correzione,

proprie opere, certamente

tutto insieme

con cui

il

di esse

sarebbe slato una prova novella della grandiosit delle sue idee.

10 congetturo che

le

due disegni accennali sieno

dal nostro Architetto per quella facciala; perch

stati

il

primi presentati

trovo corrispondenti

al

conte Algarotli, descrivendoli in una delle soprannominate lettere

al

li

di lui gusto.
11

sig.

Temanza,

dice: JSon vanno molto lontani^ massime tuno di essi^ dalla in-

venzione della facciata di S. Francesco alle Vigne^ e cadono

simo

diftto di quella ;

amendue nel mede-

che lo Stereobate^ su cui mostra posare

la fabbrica, rotto

dalle porte che discendono dalla soglia sino al piede di esso: difetto
resse di poi nella facciata del
dello Stereobate

medesimo ;

Cos n' loro tempi erano


il

Redentore

e in sulla

soliti

eli

dove la scalinata cavata

egli cor-

neW altezza

cimasa di quello vengono a posare

le porte.

praticare gli antichi, salvo che in quello di Scisi,

quale per avere, appunto nel portico, non continuato,

ma

rotto lo Stereobate,

rende un aspetto non tanto grato.


Il

difetto osservalo, ne' disegni di cui parliamo, dal conte Algarotti,

sembra

figlio

d'una indispensabile necessit (65); slanlech

SI e creduto di far cosa grata

al

la

mi

chiesa era gi

pubblico, esponendo incisi questi disegni nella medesima maniera che

Palladio gli ha presentati ai signori direttori della fabbrica di S. Petronio.

il

-37fabbricata, e

le

colonne Interne messe

tetto alterare tutto Tinterno

pei-

a'

loro

porre

pu opporre, che avrebbe potuto appoggiare


loro grandezza

nou sarebbe

quindi non poteva l'Archi-

siti:

le

colonne

Ma

a terra.

riuscita corrispondente al tutto, e la

dei loro diametri avrebbe impedito di decorar con

trovandosi obbligato di conservar

le

eccedenza
ornamenti,

altri eleganti

medesimo

Il

difetto viene osservato

dal conte Algarotti nella facciata della chiesa di S. Francesco alle

il

ma

debbe riconoscere anche col

esso

Palladio form

il

il

credo che

Ma

".

ritornando a quelli

deputati stessi soprastanti alla erezione avranno

almeno in-

Palladio di conservar qualche parte dell'eseguito nella facciata;

dal che probabilmente avr avuto origine


nella

tavola XIX.

Sensibili

disegno, vale a dire


bassirilievi

la

sono

le

secondo disegno ch'io dimostro

il

inconvenienze che trovansi

gotici annicchiati

nei pilastri

delle porte
il

quelli della porta

il

ammira

per con-

genio di chi presedeva all'erezione della facciata.

per di tante licenze contrarie

nel tutto insieme del disegno

la

al

castigato uso del Palladio (66),

indeterminato

tra'l

jonico

e'I

dorico; poich ne' due differenti

si

mostr

lati si

vede-

e l'uno e l'altro. Merita riflessione lo scorgere praticate in questi

dijBferenti

Ordini

le

medesime proporzioni; cosa che

come abbiamo veduto

nel

due

fu osservata dallo stesso

conte Algarotti \ Avvertasi che sotto all'ordine jonico


destallo pulvinato,

si

possibile regolarit e magnificenza.

In esso egli ha divisa tutta l'altezza in tre Ordini: nel primo

vano

la

che, replico, d a co-

noscere che l'Architetto ha dovuto uniformarsi a ci ch'esisteva,

A fronte

rompe

frontispizio che

continuazione della trabeazione del primo Ordine;

al

questo

in

meschina piccolezza della porta maggiore, alcuni

principale eh' interrotta dall'arcone di essa, ed

seguenza

in

poich

disegno della facciata alloraquando l'interno della chiesa

voluto che l'esterno della fabbrica corrispondesse all'interno, o


caricato

Vigne

lo stesso principio;

era gi fabbricato su' disegni di Jacopo Sansovino


di S. Petronio, io

si

forse la

porte aperte negl'intercolunnj laterali

che danno ingresso nelle navate minori.

Venezia;

Mi

porte sopra lo stereobate.

le

vi

fusto del pie-

il

primo disegno.

a Nella stampa di una medaglia inserita nella Vita del Sansovino, scritta dal sopraddetto signor Temanza,
si

vede

nuato ,

la facciata di

ma

vi sono

questa chiesa, nella quale la porta aperta sino a terra: non vi


piedistalli sotto alle colonne.

qiial partito

poteva appigliarsi

il

lo

stereobate conti-

Palladio

se

il

piano

interno era gi formato ?

b Nel pi-imo, ch'egli ha corretto e


rilievi

fatto in

pi maniere, nulla conserva del vecchio, toltone alcuni bassi

da incastrarsi, come sono presentemente, nei

pilastri delle porte;

ed tutto

di stile

moderno. Lettera

del conte algarotti.

Degno ancora

di avvertenza ella trover l'essere stato dal Palladio posto in

stesso fregio dorico, di cui si servito nel chiostro della Carit.

la

opera nel primo Ordine

cartuccia annessa

al

lo

disegno, in cui sono

-38Quest'Ordlne

si

estende quanto lunga

che contengono

spazi

due cappelle

le

condo, ch' corintio, copre


l'altezza della

e le

Le

".

nicchie,

terzo signoreggia quant'


bel frontispizio; sicch a

tabernacoli,

comprende qual

si

sono

frontlspizj

sia l'interno della

disegnati dall'In-

stati

gegnoso Autore, per compor una decorazione corrispondente


dell'interno:

11

se-

Il

il

navate; ed

colpo d'occhio, dall'ornamento esterno


chiesa

navate della chiesa.

Ire

termina con un

le sole tre

navata principale, e

ed diviso In cinque

la facciata,

tutto condotto al possibile

secondo

alla grandiosit

prlncipj della ragione

e dell'arte.

XX

Nella quarta invenzione contenuta nella tavola

dovuto, per quanto


ch'esisteva di
lo dice

credo, uniformarsi a tenere per buono tutto ci

io

ornamento gotico (67) nella

conte Algarotti; del

il

nostro Autore ha

11

facciata.

Lo dimostra

medesimo parere

il

signor

potrei meglio spiegare la mia opinione, che trascrivendo

st'ultimo nel proposito. Fissale (egli dice) dunque


servivano

il

tal

le

cose
^

sulla

poco

prima fis-

cKera di piedi 100. Quindi^ a mio credere, ebbe

quarto disegno di

lui

misto di gotico, o sia tedesco

io

quanto dice que-

modo

primi progettati disegni del Palladio^ perch conceputi

sata altezza del Fornice^

gine

in

suo disegno;

il

Temanza; n

e di

romano

ori-

o sia

greco. Il gotico regna per soltanto nel primo ordine fra cose di gusto migliore,

ma

Fu forse

slegate e scorrette.

modi
cos

a forza obbligato r architetto di conformarsi ai

barbari degli antichi ornati delle porte, e dei lati della vecchia facciata
, io

credo che

proprie idee

il

''.

Se

Palladio non potesse meglio dirigersi, uniformandole

al fabbricato,

senza farsi schiavo de'modi barbari e irragionevoli

de'Goti(68). Prese egli l'opportuno partito d'introdurre dei pilastri corintj


di

qua

e di l dalle porte,

quali

non sono

di

proporzionata altezza,

ma uni-

formi alle sproporzioni praticate nella gotica architettura (69). Conserv della
fabbrica vecchia, per quanto fu possibile,

bandon

il

penslere di mettervi
di

dei piedistallettl

toni, che

le

coronano

le tre

ricordano anche

il

assegna a questi due ordini

Le colonne

le

trati

medesima

Il

scala, mostra che

l'uno con l'altro;

il

n pi, n meno,

per poter contenere

pilastri

pose

gotico.

Anche

ma

fron-

In certo

giudizioso Autore ebbe l'avvertenza

appajate, che sono sugli angoli della facciata, hanno

b Fila del Palladio.

al

porte, s'adattano a quella maniera;

stesse pi'oporzioni,

sufficiente spazio fra l'uno e l'altro

sostengono va^l d'una maniera

ma uniforme

gusto romano.

correzioni ch'egli vi ha fatte, e in sulla

egli

quali

suo gusto,

al

continuazione delle linee; ab-

trabeazioni corintie, e sopra

forma gotica,

certamente contraria

modo

le

la

gli

mettendo invece del dorico

il

jonico

loro fusti disgiunti;

ma non

essendovi

aggetti delle basi e dei capitelli, riescono pene-

che non pu piacere certamente agl'intendenti.

-39d'introdur nel gotico delle parti analoghe

agli altri

due Ordini, acciocch

il

tutto fosse collegato colla possibile armona.

Questi due Ordini non sono della proporzione da


ciocch

le

sono pi

praticata; imper-

lui

trabeazioni sono minori della quinta parte de' pilastri

non

svelti ch'egli

ed

essi

prescrive.

Frapposti a questi Ordini principali, due minori egli ve ne ha introdotti,

con sopra

cornici architravate che legano tutta

le

la facciata, e

formano im-

posta alle finestre arcuate.

Tanta

copia degli ornamenti in ogni angolo collocati, che stimerei

la

assai l'Architetto,
tasa possedesse.

un

quale avesse che aggiungervi, per quanto bizzarra fan-

il

Nulladimeno l'ammasso

di tante parti prese

tutto armonico, mostra l'ingegno del gran maestro nello sbarazzarsi

valore e decoro da

con cui

stria

s dlfFicill

combin

egli

il

circostanze

gotico ed

e pi di tutto mirabile

romano

il

Osservisi che appi di questa tavola inciso

disegno, che

scritto nell'originale

sta

Palladio laudo

Palladio

non

il

presente disegno.

debba essere da
gono

tolti dal

lui

sono

tico, di cui egli

non
(t

II

sia

il

disegno

tutti

dubbj ven-

mano

di disegnare del Palladio

",

(71).

la

penna del Palladio, quale ho tante volte veduta nella

la

sua scrittura, anzi

suoi schizzi.

bassirilievi fatti di sua

mano;

il

Ma
che

il

dialetto vicentino, di cui servivasi

quello che ho particolarmente notato in questi


si

conosce a un certo gusto che sente

fu tanto studioso, e a una certa timidit altres nel contornar

le figure,

dell' an-

che proprio di chi

per professione figurista


In questo ha conservato l'ordine da basso

Sopra l'ordine gotico ha innalzati due


il

l dalle

altri

assai pi ricercato in

alla gotica,

ogni sua parte , e pi finito

quale era fabbricato di gi, introducendovi

porte, coi fastigi che fanno loro corona.

ordini alla

romana, l'uno

corintio, composito l'altro:

ma

suo costume soverchiamente ornati di bassirifievi, di riquadri, di festoni, di statue, di nicchie, perch

fossero in

bel

ne

il

XX.

solamente alcuni pilastri corintj di qua e di

oltre

ma che

che

XIX.

quarto od ultimo disegno ombrato di acquerella

degli altri.

Andrea

in sospetto,

XFIII.

le statue,

i(

maniera

la

sottoscrizione di sua

la

brevi noterelle di che accompagnava

disegni

carattere e

il

gran raccolta di milord Burlingthon, come anche

nelle

pu cadere

non pare presumibile che una sua Invenzione

In essi disegni ho riconosciuto a meraviglia cos

custodisce in Bologna: Io

si

alcuni

come

del Palladio,

conte Algarotti nelle accennate lettere, dov'egli dichiara di

ed asserisce che

nome

11

medesimo lodata ed approvata: ma

conoscere perfettamente

TJVOLA
TAVOLA
TAVOLA

Ad

con

mae-

la

in guisa cos ingegnosa (70).

codesta facciata;

sia l'inventore di

d'altro Architetto; perch

i(

insieme presenta

armona

vedere una

w Disegto.

col gotico

tale

che

invenzione

al dissotto, trito, al solito,

ed

egli vi

d'ogni maniera sculture ed intagli.

ha posto di sua mano

Io Andrea Palladio laudo

Fa un
il

assai

presente

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FABBRICA
DEL NOBILE SIGNOR CONTE

CARLO DELLA TORRE


IN

JiN

un terreno

VERONA.

quadrilunga

di figura

Palladio ordin una fabbrica per

1)

il

conte Giovambattista della Torre, cavaliere d'una delle pi nobili famiglie


di quella illustre citt.

viveva

capo

il

III,

La
della

come

Palladio,
nella

Una porzione

medesimo

egli

breve descrizione che

fbbrica che segue in

Verona

Torre^ gentiluomo di quella

Fha potuta finire ; ma ne

di quella stata eretta al

fatta

ha

ci
.^

citt

suo secondo libro

lo dice nel

Ecco

lasciata.

le

//

quale sopravvenuto dalla morte non

una buona parte. Si entra


si

colonne per maggior sicurezza della sala di sopra.

sono ovate e vacue nel mezzo. I

Da

questo

sito, il

tutta

quale lungo e

la casa.
stretto,

la

Le

hanno

cortili^ di

quale ha quattro

questa sala

detti cortili

giuoli intorno, al pari del piano delle seconde stanze.

questa casa dai

in

perviene nei

lunghezza ciascuno di o piedi, e da questi in una sala aperta,

maggior comodit di

al

sue parole:

e fu cominciata dal conte Giovambattista

fianchi^ ove sono gli anditi larghi dieci piedi; dai quali

scale, le quali

tempo che

si

entra alle

corritori

opog-

altre scale servono

per

Questo compartimento riesce benissimo

ed ha

la strada

in

maestra da una delle facciate

minori.

Da quanto

dice

il

Palladio

si

comprende, che con

la

sua direzione fu in-

cominciata questa fabbrica: eppure nella porzione eseguita,

la

quale lo di-

mostro nel disegno della pianta, tavola XXI, contrassegnata con


lettere

A A,

paragonandola col disegno pubblicalo dall'Autore,

si

le

due

trovano

-42delle significanti mutazioni: per

due colonne segnate con

le

esempio, nel

lettere

BB,

cortile eseguito

sono innalzate

quali indicano ch'egli volesse

le

colonnato simile a quello della sala terrena aperta, cos da lui

porre un

a quest'oggetto nella pianta ch'io presento, cio in quella parte

denominata; e

quantunque imperfetta, disegnai

ch' eseguita,

le

colonne indicatemi nell'ese-

medesimo modo con

cuzione; e nell'altra feci essa pianta nel

regolandomi nelle misure con ci che

l'ha pubblicata,

cui

il

Palladio

vi di fabbricato, le

cui differenze saranno qui a pie notate.

La

scala principale, che esiste, certamente

perciocch

la

non

quella del Palladio;

im-

fabbricata una scala diritta a due branche fatta in questi ultimi

tempi, e quella da lui disegnata di figura


In due modi

elittica, ossia

nostro Autore ha rappresentato

il

ovale (72).

due prospetti

22), cio uno con due ordini di colonne, l'uno

cortili [tavola

prapposto; l'altro con

le sole

all'altro

so-

trabeazioni; ed quello ch'egli ha praticato

nell'esecuzione.

Le colonne

interni dei

2 terzi,

ed hanno

variet

si

sono d'ordine jonico,

sala terrena

della

alte

loro giusta corrispondente trabeazione.

la

8 diametri e

Una grandissima

ravvisa fra l'Ordine eseguito e quello disegnato dal Palladio; im-

perciocch

il

primo

piedi 21, oncie 11

il

secondo, forse per errore ne' nu-

meri, piedi 24.

La

loggia, o sia sala terrena, di figura quasi quadrata, ed ha quattro

colonne che fanno

piano superiore pi sicuro,

il

rendono anche propor-

zionata essa sala.

Le
e

stanze sono di bella forma; le maggiori riescono quasi d'una larghezza

mezza

{tavola 23);

si

non calcolando

a quella di quarta,

stanze l'Autore
le

accostano a una proporzione di quinta; e

non

si

servito di

le

bench siano

nessuna delle regole che ha

la

il

stabilite

per

maggiori sono lunghe piedi 30

loro altezza piedi 20, oncie 7, ab-

raggio della curva quasi d'un terzo

".

alla situazione,

disposto in due belle sale, e sufficiente nu-

d stanze, stanzini e granaj. Egli

modo, essendo

a Si

mezzo, e

le

distribuzione, o sia l'interno compartimento di questa fabbrica, tanto

bene adattato

mero

involtate, ed abbiano

della larghezza

La

19

mediocri

piccole differenze. Nelle altezze di esse

pi lunghe, che larghe; imperciocch

e 3 quarti, larghe piedi

le

rifletta,

soggette le stanze

che sopra

le

stanze minori vi

esse stanze diverrebbe eccedente.

pei non pu riuscire

medesime

debbono esseie

l'ima all'altra; al

degli

ammezzati, perch

di

gran co-

che potrebbesi

in difetto l'altezza di

-43rimedlare aprendovi delle porte, che nel pian terreno corrispondessero nei
cortiletti, e nel

piano superiore nei pogginoli che dovrebbono circondare

tutto all'intorno gli stessi cortiletti. Nella fabbrica che esiste vi


ginoli, e vi

si

vedono anche

porte che pongano in libert

nel disegno del Palladio j


le

sono

ma non

pog-

sono

vi

le

formar

stanze. Forse l'Autore avr voluto

in questa casa quattro grandiosi appartamenti, riflettendo che per la bassa

famiglia vi sarebbero degli stanzini e de' luoghi da servigio posti al d dietro


della scala principale.

Se questa vaga idea avesse avuto

nuovo ornamento
d'architettura; fra

Verona,

a
i

la

suo compimento, avrebbe dato un

quale gi fornita di monumenti preziosi

quali risplende l'antica superba Arena, oltre alle fab-

briche del Falconetto, di Michele da


le

il

Michele, e di

S.

altri

rinomati

artisti,

cui opere la resero celebre presso gl'intendenti delle belle arti, e parti-

colarmente per

li

preziosi lavori di pittura lasciativi dai Paoli Caliari, da' Fa-

rinacci, e da altri insigni pittori, le scuole de' quali

seguite

a'

nostri tempi dall'immortale sig. Cignaroli,

dalli signori

sono

come

lo

state tanto

bene

sono di presente

Francesco Lorenzi e Felice Boscheratti, soggetti degni di en-

comj pe'loro meriti

in fatto di pittura, e

per

le altre

qualit che

li

rendono

degni di stima.

TAVOLA

XXI.

Pianta.

TAVOLA XXIL

TAVOLA XXIU.

Prospetto.

Spaccato.

Trabeazione dell'ordine jonico.

Cornice di legno che corona


fabbrica.

la

IJV

|X\'1\

I\'

T^^O^V

:i

Il '

xxvi

ATRIO CORINTIO
O

CONVEINTO

SIA

DELLA CARIT
IN

X UTTi

gli architetti

Vitruvio,

sono

si

di

VENEZIA.

buon senso ed

dati

ad esaminare

indefessamente

antichi, e su gli avanzi di quelle rispettabili antichit

nobile, ordinato e grandioso

dopo

intelligenti,

dimodoch

tempi che influiscono necessariamente

se

a'

nostri giorni

quegli innalzati da'

Ad

Romani

costumi eie circostanze dei

non avessero

riflessibili e

sommi-

d'edifzj ch'eguaglierebbero

ne' bei giorni di codest' arte.


al

Palladio di mantenersi puro dai pre-

giudizj de'tempi suoi, anzi giunse a sgombrarli gettando

centro della

fabbriche degli

su' progressi delle arti,

un gran numero

onta per degli ostacoli, riusc

scuola, che former

avere studialo

hanno formato un gusto

inceppata l'architettura, essa avrebbe fatto avanzamenti


nistrerebbe

le

di

sempre un ornamento

Romana grandezza

all' Italia.

fondamenti

di

una

se vivuto egli fosse nel

e sentito avesse l'influenza delle

immense

ricchezze di que'cittadini, che non avrebbe fatto d'imponente e meraviglioso.''

Diverse moltissimo erano


di quelli

che

lo

le

circostanze de' suoi giorni, e limitata

impiegavano; ad ogni

nare nelle sue produzioni

il

magnifico e

Se questa verit avesse d'uopo

li

il

egli

la

potenza

ha saputo sempre combi-

bello (73).

di dimostrazione, ne servirebbe di novella

prova l'opera che presento disegnata


per

modo

in tre tavole, e ch'egli

ha inventata

canonici lateranensi della Carit di Venezia, e poi pubblicala colla

stampa nel secondo suo libro, cap.

vi, col titolo ' atrio corintio.

Era

ancor vivo, quando

egli

una porzione

eresse

si

La porzione

intera.

Il

che

sussistente contrassegnata

fu

pezzo che ancora

mi bastarono per disegnarla

e le tavole disegnate dall'Autore

esiste,

di questa casa,

un oriibile incendio.

poi in parte ridotta in cenere da

ed

46

bella

nella pianta colle let-

AAAA.

tere

Egli architett questa gran casa a similitudine di quelle degli antichi", e

form

l'atrio

corintio (74), dal cjuale

chiameremo

noi

passa nel cawed'w (1 ) [tavola

si

circondalo tutto all'intorno da portici, e da

cortile,

rose stanze di varie grandezze, disposte

Dice

il

24)'',

ognuna per

disegno dell'Autore vide che

tante de'suoi quadrali 3200,

la

56, pi una frazione

ma

il

perspicace

sono ognuno piedi 40,

lati

che

varj usi de' Religiosi.

li

Palladio di aver proporzionato la lunghezza dell'atrio con

diagonale del quadrato della larghezza;

numelinea

la

Temanza"

sig.

somma

e la

nel

risul-

radice quadrata de' quali deve essere piedi

''.

Nel disegno del Palladio,

riflette

il

medesimo

Temanza che questa

sig.

lunghezza marcata con numeri solamente piedi 54. La differenza di questi


2 piedi potrebb'essere una inavvertenza di chi vi ha posto

sovente abbiamo riscontrato nei

libri del

Veggonsi in quest'atrio otto colonne


l'altezza delle quali
i

dice

atrio*.

Palladio,

il

La larghezza

La seguente

una

numeii, come

'.

isolate d'ordine composito(^ai'o/25),

10 diametri, cio piedi 35,


colonne

precetti dell'Autore C Dietro alle

come

Palladio

delle tre parti e

la

sono

vi

trabeazione secondo

le ale dell'atrio,

mezza della lunghezza

degli inlercolunnj disegnata di

larghe,

esso

di

2 diametri, e quasi

fabbrica del convento della Carit, dove sono canonici regolari in Venezia.

Ho

cercato

di assomigliare questa casa a quelle degli antichi.

Ma prima

b iFitruvio, tradotto da monsignor Daniele Barbaro, nel libro v, capo primo, dice:

come

si

debbiano fare

Temanza Vita

Vitruvio, nel libro vi, capo 4, descrivendo

modi

si formano.

del Palladio.

Prima partendo

la

gli atrj, dice:

lunghezza loro

in

Le lunghezze

e le larghezze degli alrj a tre

cinque parti, e dandone tre alla larghezza; poi par-

tendole in tre, e dandone due ; finalmente ponendo la larghezza in


la

ragioner,

Cortili scoperti delle Case, Cavedii nominati.

un quadro

perfetto, e tirando la diagonale,

lunghezza della quale dar la lunghezza delV atrio.


e

Avendo

io

accui-atamente misurata

sua lunghezza di piedi 53 e mezzo:

la

muraglia a cui doveva essere appoggiato quest'atrio, rilevai che


solo divario, di i oncie,

il

mi

fa

credere che

la

la

lunghezza dell'atrio

sarebbe stata di una larghezza e un terzo.

/Nel mio

disegno ho dovuto minorare tutte

secondo piano del chiostro; e, siccome


minorati, cos ho dovuto conformare
zionato le parti secondo

II

le

gli

le

al

medesimo

livello

del

stati nelle loio altezze

altezze dell'atrio a quelle del secondo piano ch'esiste, ed

ho propor-

disegni del Palladio.

nostro Autore non determin la larghezza delle ale secondo

celebre Architetto dice

per tenerlo

altezze di quest'atrio

ordini d'architettura nell'esecuzione sono

precetti di Vitruvio; imperciocch questo

Alle ale che sono dalla destra o dalla sinistra

che se la lunghezza delVatrio sar da'

'O

/\o

piedi

ella sia della terza

la

larghezza

parte ; se da

si
/\o

dia in questo

modo

a 5o, parlila sia in

-47quarto: riiupalcatiiia sarebbe a lacunari, cou sopra una lenazza sco-

iin

perta, con in mezzo un foro quadrangolare cinto da

ornato da statue,

Un

tablino (76) di ottima struttura vi fabbricato,

una cornice architravata che

fa

imposta

vata una delle otto parti e

un terzo

sommit

del tablino dal suolo alla

proporzioni dalla grandezza degli

ha posto da un

lo

ha

lato, e lo

vi

tablino,

sono

di altezza; la

dell'altezza

le

seguenti.

Le

cornice architra-

delle colonne; l'altezza

della vlta piedi 21.

Nelle case degli antichi, dall'atrio

immagini degli uomini

colonne

le

alla vlta.

colonne d'ordine dorico hanno otto diametri

le

quale ha due colonne

stanze dalle logge. Sopra

le

Le proporzioni, che fanno elegante questo

vano

il

renderlo ornato, e di bella proporzione, servono per

al

muraglie che dividono

le

quale l'avrebbe illuminata.

il

nel mezzo, che oltre

sostenere

una balaustrata,

passava nel tablino, in cui

si

pone-

si

illustri

della famiglia, e quello traeva le

atrj. Il

Palladio dice, che per accomodarsi,

fatto servire

per

che dal lato op-

sacristia, e

posto fece un luogo pel capitolo de' Religiosi corrispondente nella forma e

negl'ornamenti
Dall'atrio

si

perch serve

alla sacristia,

sia tablino (77).

entra nel cavedio, che pi propriamente

architettura soprapposti l'uno all'altro, e circondato


e

da colonne appoggiate

Le colonne doriche

del

clauslro;

ai pilastri,

da portici ad archi,

alla

2 larghezze

meno un

settimo, e

alle 8 diametri e

pilastri

mezzo diametro.

da' quali rilevano pi di

primo Ordine sono

quinta parte dell'altezza delle colonne;

corrisponde

lume

chiameremo

canonici regolari (tavola 26). Ornato egli di tre ordini di

ai

hanno

la

,3;

gli

trabeazione

archi sono

alti

2 settimi di larghezza del

degli archi (78).

SI osservi, che nel fregio dorico

non

vi

sono metope,

ne' triglifi, e invece

il

Palladio vi sostitu teschj di bue, con bandelle, e fesloncini graziosamente


intrecciati "(79).

tre parti e

mezza, delle quali una

alle ale ; da' piedi

si

dia alle ale; se da' 5o a' 60, la quarta parte della lunghezza

60 ad 80 partiscasi

la

si

conceda

lunghezza in quattro parti e mezza ; e di queste , una parte sia la

lunghezza delle ale; da' 80 Jin 100 piedi, partila la lunghezza in cinque parli, dar la j usta larghezza delle
ale.

Vitruyio,

Se

lib. vi,

cap.

Zi-

nostro Architetto, regolandosi co' precelti di Vitruvio, avesse proporzionato

il

conseguenza, cio con quella degli


piedi 6, oncie

8;

ma

prevedendo

della grossezza delle colonne

atrj

forse,

che sono lunghi da'5o

come uomo

non corrispondenti

a'

60

le ale del

suo atrio in

piedi, le ale sarebbero state larghe soli

esperto, che sarebbero troppo anguste in proporzione

alla

grandezza del tutto insieme

si

determin di dar ad

essa la proporzione prescintta dal i-omano scrittore per gli atrj, che sono lunghi da' 4o a'5o piedi,

per

la

drato,

lunghezza di esso atrio fosse stata determinata,


il

cui risultato sarebbe piedi 56;

ghezza in tre parti e un terzo; e una


a

Orn

il

Palladio

il

di

ma

siccome

queste

la

la

come

dice

il

lunghezza piedi 53 e mezzo,

larghezza delle

quando

Palladio, con la linea diagonale del quaegli divise

questa lun-

ale.

fregio dorico ad imitazione del jonico del tempio delia Fortuna N'irile, da lui disegnato

-48secondo jonlco;

L' ordine

settima parte;

la

quarta e

fra la

quinta parte delle colonne, egli archi sono

mezza "(80).

colonne joniche

sono appoggiati
illuminano

muro,

le

Il

Questo plano

stanze, sono tutte di una

che separano

une

le

quale

al

per diviso

de' Religiosi:

le celle

modo;

In altro

medesima grandezza,
vengono sostenuti

dalle altre,

pilastri

sono aperte delle finestre che

sono

vi

di

minore delle

quarta parte. Questi

la

e fra l'uno e l'altro

corridojo, dietro

il

poco pi

alti

terzo ordine corintio a pilastri,

trabeazione alta

la loro

7,:

al

ne' piani inferiori.

o sia

trabeazione proporzionata con una media aritmetica,

la

la

una larghezza

colonne sono minori delle doriche quasi

le

cio, le celle,

muri

come

di divisione,

dalle vlte delle sotto-

poste stanze \

Un

altro cortile

rato dal chiostro da

XXIV

nella tavola

Palladio accenna nella sua pianta,

il

una strada pubblica segnata

con

le lettere

il

quale resta sepa-

nella pianta ch'Io presento

BBB.

Questa strada doveva esser coperta da un terrazzato (81),

secondo plano.

livello del

DI

da questa strada,

fettorio

medesimo

al

lungo due

plano terreno, evvl disegnato uno spazioso re-

al

larghez;ze, la di cui altezza al livello del terzo plano.

Per

entrare nel detto refettorio dalla parte del chiostro era necessario di passare
pel terrazzalo, che copre la strada, e discendere dalle scale introdottevi a

quest'oggetto;

il

Tante sono

mi trovo

differenze che trovansi fra

DaW atrio

adunque:

Questo ha

iv.

bue

teschi di

si

entra

intrecciati

patere graziosamente frapposte ai teschi di bue.

Temanza intorno all'ornamento

sig.

non vi siano

triglifi

ma

sottile

teste

sono l'ipiene

opere sue.

Una

le

figurino

simile cautela us

tronio di Bologna.

il

ai triglifi del fregio

quadro

quale

c<

Appresso

colonne, che vi
le

l'atrio,

ma

nostro Autore,

il

piacciono

camere, ovver

ordini di

le

osservazioni del chiarissimo

riflessibile poi che nelfregio

del dorico

palco rispondente al fregio suddetto non sostenuto da travi

da una vlta che sostien

come abbiamo veduto,

ha

portici a vlta, e

dicono che

si

non

vi

sono

sarebbe cos levata

asserirlo, ci voglia la sesta

da una parte

la sacrestia

in

il

solajo.

Di

uno de disegni

tali

la

ti'avi

che sostengano

puerile critica, che

le

celle, dalle logge.

Palladio,

lib.

ii,

rap. 6.

avvertenze o artifizj

della facciata di S.
il

il

Pe-

fregio della basilica

palco, e che rispon-

metope non sono

di

un

per misurarle.
gli spiriti delicati.

circondata da una cornice dorica che

veggono, sostentano quella parte del muro

si

ha. tre

5.

da festoni e pultini; e quello del Palladio da bandelle

Sommamente mi

a Gli archi d'una larghezza e mezza riescono tozzi in un ordine jonico: cosi dicono
b

cap.

11,

fregio una metopa continuata. Il che fu fatto dal nostro Architetto

il

triglifi

quantunque, per

perfetto,

il

perci alcuni vorrebbero che col medesimo artifizio avesse ornato

di Vicenza, la quale anch'essa

dano

Palladio nel libro

neW inclaustro

di questo fregio, del quale dice:

discernimento. Conciossiacosach

che colle loro

il

bene un continuo intreccio di teschi di bue, e di patere graziosamente legati con

bandelle e festoncini ; quasich fosse

con

disegno e l'esecuzione, ch'io

il

dovere di trascrivere ci che dice

in

Egli dice

nel suo libro

che vedrassl distintamente nella pianta e negli spaccati.

le

dell'

tol

suso

il

vlto; le

indaustro, che nella parte di sopra divide

-49colonne^ ano sopra t altro:

pia che

la

mela

il

il

secondo

di quelle del primo:

il

primo

colonne escono

dorico^ le

jonico

le

terzo corintio

fiiori dei pilastri

colonne sono per

la

quinta parte minori

ed ha

la

quinta parte minori

colonne

le

di quelle del secondo.

meno

Nel disegno del Palladio, e molto

non

delle colonne

minorata

la

quinta parte

riche sono disegnate alte 18 piedi,


fabbricate
terze, cio

onde

di 3

prime

le
1

nella fabbrica eseguita, l'altezza

le

pilastri corlntj, piedi 12,

Imperciocch

jonlche 16, e

17 piedi e 4 oncie;

alte

onde

le

colonne do-

corintie 14; e sono

le

le

seconde piedi 14, onde 9;

5.

Se non

vi fosse

le

una differenza

nelf ordine corintio, crederei che questi due ordini superiori fos-

sero minorati con una progressione aritmetica decrescente.

Di quanta magnificenza sarebbe


g'

intendenti; imperciocch le parti componenti

dlstribulle,

riuscita questa nobile casa, lo giudichino

superbo

ed ognuna

il

sono eccellentemente

proporzionata ed armonica. L'atrio

in s regolare,

e grandioso,

tutto

il

tablino elegante,

portici che circondano

il

cortile

spirano una ragguardevole magnificenza. Le scale sono grandiose e comode,

bench sleno
le forestere
tit

lumaca;

ed

altri

il

numero

delle stanze e delle celle,

luoghi, monterebbe

novanta

";

comprendendovi

sufficienlisslma

quan-

per poter contenere qualunque numerosa famiglia di Religiosi claustrali.

In questa casa tutto spira grazia, maestra, e

somma

diligenza di esecuzione(82).

Tutta la fabbrica costrutta di pietra cotta, e l'esterno coperto di

sono solamente

sottilissimo intonaco rossiccio; di pietra di cava


capitelli delle

Dice
e a

colonne,

le

imposte degli archi, e

le basi,

sclme delle cornici

(83).

l'Autore di aver cercato di assimigliar questa casa a quelle degli antichi.,

mio giudizio pare

ch'egli vi sia

giudiziosamente modificate
e de'

le

un

costumi d'una casa

maestrevolmente riuscito; avendo per

le parti, e regolati

religiosa.

Saranno

precetti a

misura de' bisogni

state quelle case de'

grandiose, e costrutte di materiali pi pregevoli;

ma

Romani

e pi

certamente non saranno

riuscite n pi eleganti, n pi corrette (84).

TAFOLA XXIV.

Pianta.

AA

^rrr^j ^ XXV.
w/x
TAVOLA
n-

c
/
Spaccato.

doriche del labllno.


)
-

a Palladio,
Tom.

IV.

lib. i,

cap. 6.

Base e capitello delle colonne

^,

(.ornice

architravata

che

regna

lutto airinlorno del labllno.

50

Trabeazione

Altro spaccato.
^

;
\

'

lablino quadrato

Slaiize larglic

Lunghezza del
Diametro

Sua

Imposla degli archi dorici.

Altra Imposta degli archi jonicl.

MISLIKE

delle colonne doriche

26

78

altezza
.

...

Diametro delie colonne corintie


altezza

...

altezza

Altezza degli archi

Sua

^h

altezza

Diametro delle colonne joniche

Sua

piedi

.....
cortile

Larghezza degli archi

Sua

110

14

l 't

MISURR NE niSl^GNI DEL IMLLADIO


lungo

rlorico

nel corllle.

TJFOLJ XXVI

Atiit)

dell' oidliie

piedi

33

ESEGUITE

TTv:

TXXVTI

TTS^

xxvm

FABBRICA
niSR(ilNATA VER IL

CONTE

GIULIO CAPRA

il EL sopraddetto

ecco

di cui

Ha

libro, cap. 3

ii

troviamo un'altra invenzione del Palladio,

descrizione:

la

ancora

Giulio Capra, ca^^aliere e gentiluomo Vicentino,

il sig.

mento della sua patria, piuttosto che per proprio bisogno, preparata

per fabbricare
sopra

e cominciato,

disegni che seguono, in

Avr

citt.

un

la

materia

bellissimo sito

questa casa cortile, logge, sale e

delle quali alcune saranno grandi, alcune mediocri ed alcune picciole.

forma sar
magnijca

bella e varia.

come merita

Nel trasportare
esso

secondo

strada principale della

la

stanze

per orna-

gli

il

La

certo questo gentiluomo avr casa molto onorata e

suo nobil animo.

disegni dell'Autore in forma maggiore di quella, in cui

ha pubblicati, ho dovuto servirmi de' numeri, co' quali sono con-

trassegnate le parli della pianta. Imperciocch, misurandole con


piedi annessa

che dinotano

ai delti

le

disegni, le parti

non sono corrispondenti

la scala
ai

dei

numeri

lunghezze e larghezze, come ognuno potr conoscere, esa-

minando con un poco

di riflessione

il

libro del Palladio.

L'area irregolare assegnatagli lo determin a riquadrarsi con de' cortiletti

[tavola 27), che

nella pianla

servono anche per dar lume

sono conlrasscgnali <on

le lellere

AB.

alle stanze vicine, e

che

-52La

maggiore lonlaiiissima dalla porla principale d'ingresso, perla

scala

quale per non potrebbero entrar carrozze, od

dovrebbero passare per

starsi alla scala

aprendo una porta che d ingresso nel


cortile disegn

la sala

legni;

altri

mentre per acco-

terrena. Vi provvide l'Autore

cortile segnato C. DI fronte a questo

una loggia che corrisponde

alla scala principale,

che verrebbe

a smontare in un'altra loggia nel secondo piano. Probabilmente nel

simo
in

cortile l'Aulore

le

cucine, e

tutti

Ho

la

buona disposizione

disegnato

vola 28), e

la facciata

mede-

luoghi necessarj

due

degli appartamenti.

come

quindi ho lasciato

fregio sono tutti

il

al

sia

precisamente nel libro del Palladio

le finestre

come

fece cjuell'antico architetto nel tempio della

iscrizione

comoda

distribuzione,

la

TAVOLA XXVII.

TAVOLA XXVlU.

11

agli stanzini (85);

Concordia per porvi una

lib.

iv,

seppe l'Autore adattare

quale poti servire d'esempio

d'architettura.

Palladio

lume

distinzione.

".

Nella irregolare ristretta situazione assegnatagli


luia

[ta-

senza alcun ornamento. L'architrave

medesimo piano senza alcuna

Palladio ci fece per aprirvi delle finestre che dessero

Il

una comoda casa; altrimenti non vedo ove potesse an nicchiarli senza scon-

certare

avrebbe collocato

Pianta.

Prospetto.

oa
^ap,

agli

studiosi

J'JV

T XXIX

XJV

TXXX

FABBRICA
DISEGNATA E NON ESEGUITA

l'ER IL

NOBILE

SIG.

CONTE

MOISTAN BARBARANO

iiEL primo tomo

della presente opera, alla pag. 73, vi sono

disegni e

descrizione d'una fabbrica inventata dal Palladio a richiesta del conte

Barbarano,

la

quale posseduta dal nobile

me

da

ma

pubblicato:

la

Uno

Montan

conte Antonio Porto Bar-

sig.

barano, cavaliere Vicentino. Per questa fabbrica


disegni della facciata ed una pianta.

la

il

nostro Autore fece due

ed

di questi stato eseguito,

il

sua pianta tanto diversa da quella stampata dal

Palladio, ch' impossibile di riconoscerla.

Per rendere adunque compiuta

due disegni, cio pianta


pag.

alla

per cagion del

sito,

non

questo gentiluomo ha comprato

due
si

le

presente collezione, ho fatto incdere


si

trovano nel libro

ii

parti; e

in

sito

Vicenza^

servai Cordine di

vicino

il sito

siccome da una parte

vede nel disegno)

la

presente invenzione^ nella

una parte anco neWaltra. Ora

onde

si

serva

/'

istesso

vi sono le stalle e luoghi

cos dalt altra vi

per

ordine in

servitori

secondo

il

tutte

(come

vanno stanze che' serviranno per cucina

luoghi da donne e per altre comodit. Si ha gi cominciato a fabbricare


la facciata

dell'Autore

22, accompagnati dalla sua descrizione, i^m (dic'egli) al conte

Montan Barbavano^ per un suo


quale,

la

e facciata che

disegno che segue in forma grande

".

e si fa

Non ho posto anco

il

disegno della pianta, secondo che stato ultimamente concluso, e secondo che

sono ormai

tempo che

state gettate

si potesse

a Questo disegno
b

II

si

le

fondamenta, per non haver potuto farlo intagliare a

stampare''.

La

entrata di questa invenzione ha alcune colonne

trova nel primo tomo della presente Opera, nella Invola XVIII.

disegno di questa pianta nella tavola

XVII

del

medesimo tomo.

-54che tolgono suso

il

Dalla destra

vlto per le cagioni gi dette (86).

e dalla sinistra

parte vi sono due stanze lunghe un quadro e mezzo ^ e appresso due altre quadre^
e, oltre

si

a queste^ due camerini. Rincontro alt entrata vi

entra in una loggia sopra la corte.

Ha

e sopra mezzati^ a' quali serve la scala

questi luoghi sono

sono

altre stanze.,

Le

delle stanze.

in solaro

camerini

che sleno

le

la

pianta,

gustia,

La

soli

hanno
i

vlti alti al paro dei solari

piedistili., e

si

al

muri ch'esistevano

un

lato del cortile,

le

corrisponde n

alla quarta,

alla

giuolo sostenuto dalla cornice, dietro


e senza porte,

bench dica

la

la cui altezza

non

trabeazione segnata un'oncia minore

Sopra

al

di

questa

un pog-

vi

quale s'innalza un attico senza finestre

Palladio, che

si

entra nel poggiuolo dalla parte

pubblicati questi due disegni,

ornamenti

come

che nel libro dell'Autore sleno


fatti in

stati

lo

furono dall'Autore^ solo

alle finestre,

prospetto cos nobile non dovessero mancare

vi

perch mi parve che in un

(tot^o/a

30); e

mi do

ommessi unicamente, perch

credere

a
i

disegni

piccola forma.

TAVOLA XXIX.
TAVOLA XXX.

Pianta.
Prospetto.

a Credo di poter congettvirare che


altezza, e

facciata disegnata

".

aggiunsi nella facciata gli

furono

La

per vero dire

quinta parte della colonna (89). Le colonne

10 diametri e un quinto, e

il

ma

lati;

uno stereobate(88),

della quinta parte dell'altezza delle colonne.

Ho

Im-

di quello

quale largo piedi 25, trovasi

11

poste de' cavalli da ambi

d'un solo ordine composito, posto sopra

della soffitta

[tavola 29)^

una parte,

la

scudera, che ha di larghezza 16 soli piedi. Nonostante tale an-

sono disegnate

alte

tolgono suso un

vede che. l'Architetto ha dovuto uniformare

Impraticabili riuscirebbero per soverchia strettezza(87).

sono

Di tutti

sala di sopra., e tutte le

stanze sono disegnate pi larghe piedi 3 da

dall'altra. In

collocata la

e principale della casa.

entra per la soluta.

si

distribuzione Interna alla figura, ed

perciocch

maggiore

colonne della facciata hanno sotto

poggiuolo , nel quale

Esaminando

questo andito un camerino per banda

piedi ventuno e mezzo.

vlti alti

un andito^ dal quale

per formare sopra

le

il

Palladio v'abbia posto quell'attico, per dare alla sala una conveineiile

stanze granaj, o ripostigli per

comodo

della famiglia.

TI\^

T XXXI

TW

T^xxxn

TIV

T XXXDI

DISEGNI

D'UNA DELLE INVENZIONI


INSERITE DAL PALLADIO NEL LIBRO TERZO DELLA SUA OPERA.

Ju

facll

comoda

cosa

il

giovi un'area regolare per formar

comprendere quanto

e giudiziosa distribuzione di

difficile e

superarsi

una fabbrica,

pu incontrare un

quanto

il

niuno scoglio pi
vedersi assegnato

Chi coltiva l'architettura pratica, ben

un piano d'irregolare

figura.

malagevole cosa

piena di noja

sia e

architetto,

e che

una

sa

quanto

combinare una conveniente distribu-

il

zione dei prospetti e dei luoghi collo sconcio che risulta dagli ottusi angoli
e dagli acuti, e l'impiegare a qualche

comodo

servigio quelle parti che per

loro figura riescono imperfette.

la

La bravura

nel superare queste difficolt da pochi vien conosciuta, e forse

da niuno viene abbastanza stimata; eppure essa forma uno de' pi bei pregj

un

di

Il

architetto.

nostro Palladio, non contento di averne somministrato un esempio nella

fabbrica de'N. N. U.

Valmarana, posta

li.

tomo primo,

nel

volle farci

cono-

scere quanto fosse perito in questa difficile parte. Egli perci nel libro

iii

della sua Architettura disegn varie invenzioni, pubblicate poi a quest'oggetto,

quali accrescono

le

La prima

stima, in cui tenevasi

la

suo sorprendente genio.

il

di queste invenzioni, ch'io presento disegnata in tre tavole,

preceduta dalla spiegazione dell'Architetto nel seguente modo: //


questa

ad

prima

esser la facciata principale della casa (tavola 31); la quale

colonne^ cio

a La facciala
delle

due

ale,

il

dorico^

tanto alta

come due

il

jonico e 7 corintio

quanto larga:

a tre

il

il

corpo' di

":

l'entrata

al 3.

Pare che

gli

mezzo,

Ordini sieno diminuiti, cio

sione aritmetica discendente, 3o, 24, 18.

intieramente

di

intelligibili

ha

tre

Ordini di

quadrata ed ha quattro.

risalito, in

proporzione con ciascheduna

che forma una quinta.

G' intercolunnj dorici sono larghi 2 diametri e 2 terzi; quello di

proporzione del 2

sito

invenzione (egli dice) piramidale {^0)^ la base della piramide viene

numeri,

Non

co' quali

lo

mezzo 4 diametri; ed hanno

asserisco per assolutamente; imperciocch

sono contrassegnale

le

fra loro la

diametri delle colonne, con una progres-

colonne corialic del

non mi

torz' ordine.

si

resero

-56colomie,

dalCuna

quali tolgono suso

le

da

vlto ^ e

proporzionano

l'altezza alla larghezza;

t altra parte vi sono due stanze lunghe un quadro

secondo il primo modo


scala

il

salir nei

de

dell'altezza

mezzati (tavola 32)

capo dell'entrata

in

due

terzi" ^ alte

appresso ciascuno vi un camerino e

vlti:

io vi faceva

due stanze

lunghe un quadro e mezzo, e appresso due camerini della medesima proporzione,

con

le

un quadro

scale che portassero nei mezzati: e pi, oltra la sala lunga

con colonne uguali a quelle deW entrata: appresso vi sarebbe

due

terzi^,

una

loggia, nei cui fianchi sarebbono state le scale di forma ovale; e

corte,

a canto

la

cio quelle del

terzo 18.

Ma

quale sarebbono state

le

cucine (tavola 33).

stata

pi avanti la

Le seconde

stanze,

secondo ordine, avrebbono avuto di altezza piedi 20, e quelle del

l altezza dell'una e P altra sala sarebbe stata sino

queste sale avrebbono avuto al pari del piano delle

avrebbono

giuoli, che

servito

ad

sotto

il

coperto

':

stanze superiori alcuni pg-

allogar persone di rispetto al tempo di fste

banchetti e simili sollazzi.

La chiarezza, con
esclude

cui suole

la necessit di

della facciata, e dello spaccato da


testo dell'Autore,

me

piramidale.

La

debbono certamente

nobilt, l'eleganza ed

altre fabbriche, e

far

ammirare questa

TAVOLA XXXIIL
La lunghezza

bella invenzione,

difficile figura,

comodo

vi si

da

ritrovano

lui

chiamata

come

in tutte

la d lui perizia (91).

Pianta.

TAVOLA XXXIL

il

provano sempre pi

TAVOLA XXXI.

sue invenzioni,

le

intese. I disegni della pianla,

aggiunto, tratto dagli esemplari e dal

quale maestrevolmente adattata ad una

la

la

Palladio descrivere

il

commenti, perch sieno

Prospetto.

Spaccato.

e larghezza di queste stanze sai'ebbero in proporzione di 3 a 5, ch'

loro altezza, la quale sarebbe secondo

il

primo modo

una

dell'altezza de'vlti, riuscirebbe di

sesta

maggiore; e

una media propor-

zionale aritmetica fra la lunghezza e l'altezza, cio i8, 2^, 3o.

b Di un quadro e due

terzi

dovrebb' essei'e

la

proporzione di questa sala, che formerebbe una sesta mag-

giore. Notisi che nella pianta pubblicata dal Palladio vi sono trascorsi moltissimi errori ne'numeri.

e L'altezza
sala

della sala

quadrata sarebbe d'una larghezza

maggiore sarebbe una media proporzionale geometrica.

il

ir'i'f rTl f

un terzo, che forma una quinta, e quella

della

T IV

T XXXIV

i(

xxxyj

TI\"

T XXXVI

INVENZIONE
FATTA DAL PALLADIO PER UNA SITUAZIONE

VENEZIA

IN

JJella seguente invenzione, ricopiata dai disegni dell'Autore, ho formato

prima contiene

tre tavole^ la

la pianta; la

me

presenta lo spaccato, che vi fu da


descrizione che precede

seconda,

la facciata, e la terza

aggiunto, e che ho ricavato dalla

due disegni pubblicati dal Palladio.

Per rendere nota appieno l'intenzione dell'Architetto,


la

risolsi di

pubblicare

predetta descrizione, lusingandomi di far cosa grata al leggitore col porgli

uno squarcio ripieno

sotto agli occhi

di chiarezza e di precisione, atto a

dargli un'idea perfetta dell'opera.

Feci per un
tre ordini di

Venezia

sito in

la sottoposta invenzione.

colonne (tavola 34);

il

primo

jonico.^

il

La facciata principale ha
secondo corintio ed

il

terzo

composito".

La

entrata esce alquanto in fuori: ha quattro colonne uguali^ e simili a quelle

Le

della facciata (tavola 35).


il

primo modo deW altezza

stanze.,

che sono dai fianchi., hanno

dei vlti (tavola 36)

\-

oltre queste vi

vlti

secondo

sono altre stanze

minori., e camerini e le scale che servono ai mezzati. Rincontro alt entrata vi e

un andito, per

La

il

quale

fi'a il

entra in una sala minore., la quale da una parte ha

larghezza di cjuesta facciata, e la sua altezza sino all'ultima cornice, hanno

terza minore, cio 5 e 6; e


vi

si

5 e

il

9.

il

corpo di mezzo, sporgente con tutta

Le colonne

la

la

proporzione d una

lunghezza di essa facciata, ha quella che

dei tre ordini, jonico, corintio e composilo, sono diminuite in proporzione

aritmetica, cio 22 e mezzo: ig:

i5. I diametri di queste colonne

sarebbero nella medesima proporzione, se

quello dell'ordine composito fosse,in vece d'oncie i7,d'oncie i8,come pare per tutte le ragioni che dovrebbe
essere.

Imperciocch

le

colonne sarebbero alte 10 diametri, e non io 7^; allora

si

avrebbe

gressione aritmetica decrescente 3o, 24, 18. Io suppongo che nel libro dell' Avilore sieno
i

numeri

delle colonne, cio

diametri.

Le

rispettive trabeazioni poi

aritmetica, o sia progressione decrescente 4 e mezzo

b Cio una media proporzionale aritmetica.

3 e mezzo.

hanno

fra loro la

la

seguente pro-

malamente marcati

medesima proporzione

-58corticella^ dalla

una

forma

cipale di

suso

quale prende lume, e

ovata e vacua nel mezzo, con

gradi. Pi oltre,

sono ioniche, uguali a

per un

per cagion del

fanno corritore,
e vi

sarebbono

il

quello

eli

tetto

ed ha un

prin-

una

loggia,

le

cui colonne

nella parte sinistra viene alquanto

appresso vi una corte con colonne intorno che

sito:

quale serve

cucine.

ma

questa loggia un appartamento per

camere di

alle

La parte

dietro ove starebbero le

di sopra simile

che sopra la entrata, non ha colonne, e

la sala,

sotto

le

il

Ha

maggiore

la scala

colonne intorno che tolgono

le

altro andito , si entra in

quelle deW entrata.

banda, come quelli delt entrata


diminuito

daW altra

a quella di

donne,

sotto ^ eccetto

che

giugne, colla sua altezza, sino

corritore o pggiuolo al piano delle terze stanze, che ser-

virebbe anco alle finestre di sopra; perch in questa sala ve ne sarebbono due
ordini.

La

sala minore avrebbe la travatura al pari dei vlti delle seconde stanze

sarebbono questi

vlti alti ventitr piedi; le stanze del terzo

solaro di altezza di diciotto piedi.

sarebbono una sopra t altra, e


cantine,

luoghi da lavar

Tutte

tutti i

le

porte

ordine sarebbono in

e finestre

muri avrebbono

la loro

s'

incontrerebhono o

parte di carico:

drappi, e gli altri magazzini sarebbono

stati

le

accomo-

dati sotto terra.

Da

questa descrizione

disponesse
sario In

si

raccoglie

plani de' suol edlfizj

una nobile casa fabbricala

sempre meglio con quanta

provvedendo

esattezza

quanto rendevasi neces-

in que' tempi:

imperciocch in questa

veggonsi sale, comodi appartamenti, logge,

cortili,

decorazioni interne ed

esterne, belle forme di stanze di diversa grandezza con armoniche proporzioni innalzate, grandiosa scala,

quantunque

a lumaca, giudiziosi ripieghi,

per ridurre l'imperfetta figura del piano nel possibile miglior modo; un tutto
in

somma, che

niente lascia a desiderare.

TAVOLA XXXIV. Pianta.


TAVOLA XXXV. Prospetto.
TAVOLA XXXVL Spaccato.

TIV

Txxxva

Si

t;w

T'xxxvm

r\

XXXIX

FABBRICA
DISEGNATA DAL PALLADIO

1>ER

SIGNORI CONTI

FRANCESCO E LODOVICO
FRATELLI TRISSUNl

iiojosissiMA cosa

ella

esaminare

disegno di una fabbrica, e trovare

il

numeri, che dimostrare a un dipresso dovrebbero

modo

parti, scorretti in

fu quasi

dersi per avventura

per

me un

materiali di quest'opera, talmente

e di qual

misurando

opere Palladiane, e confrontando

dimensioni nel
e

obbietto a proseguirla.

quanto frequenti,

dini di tal genere, che scopronsi,


gi erette

Pochi, a mio credere,

testo.

le
si

Non pu

conseguenza sieno

cre-

disor-

colla necessaria diligenza le

misure

stesse colle

numerate

accinsero a tale operazione;

pochi certamente a fronte di tanti imbrogli proseguita avrebbero l'impresa.


se

mi

fu necessaria

una

indicibil pazienza per pescare

delle fabbriche gi edificate,

e descritti

proporzioni degli

con numeri non corrispondenti

alle

ma

vero nella serie

le figure delle

si

disegni

qualche certezza pubblicare


denti al tutto,

non corrispondono

al

si

pu

a'

suoi

avrebbesi avuto un soccorso, onde con

sue invenzioni.

numeri che determinano

modo, che non

appoggiandola

le

sa-

trovano rimarcabili diffe-

stanze e delle sale

misure universali. Se almeno questo celebre Architetto avesse posto


le rispettive scale de' piedi,

il

edifzj disegnati

alle leggi e scorrettissimi.

Ne' disegni della seguente fabbrica non solo

renze nei numeri,

il

ognuno pu intendere quanto maggiore

grifizio sia stato nel rintracciare le giuste

in

dimensioni delle sue

da non intendere cosa alcuna. Tal dispiacere, fre-

quentemente da me provato nel compilare


mi disturb, che

le

ricorrere, per

sistema dell'Autore.

Ma

le positive

mio

le parti

non corrispon-

dimensioni imbarazzano

avviso, se

non

alla probabilit,

-60di fare alcuna osservazione sopra questa bella idea del nostro Pal-

Prlma

ladio, rapporter

suo testo, che dice: Feci gi,

il

per un

cesco e conte Lodovico fratelli de' Trissini,


invenzione
tre spazi

secondo la quale avrebbe avuto

da colonne di ordine

proporzione

([.a\ ola

37).

sono a canto

dieciotto.

state joniche

a^

stati

due appartamenti di sette

quali avrebhono servito

Pi a dentro

tetto:

il

scale che

le

si

sarebbe ritrovata la corte

colonne del primo ordine della facciata

ed uguali a quelle

della corte, e quelle del secondo ordine,

deW entrata ed

La. sala sarebbe stata tutta libera della grandezza

corintie.

Jin sotto

divisa in

",

vlto suo avesse avuto fortezza

Le

circondata da loggie di ordine jonico.

sarebbono

il

Ualtezza delle stanze maggiori sarebbe stata piedi venti-

camerini.

mediocri e minori

sette, e delle

casa un'entrata quadra

la

corintio^ acciocch

tre mezzati,

dal conte Fran-

loro sito in Vicenza la seguente

Daijianchivisarebbono

stanze per uno, computandovi

richiesto

al pari del piano della

soffitta

poi

cantine,

le

La

state stanze per

sarebbono

le

donne, cucina ed

luoghi da legne ed altre comodit

bella descrizione fatta dal Palladio

comoda

non ha bisogno

stata posta in isola;

XXXVII,

perch tutto all'intorno

le

le

parti di

vi

risulta ch'essa

in tre spazj, e in

sette stanze,

quasi

come

un quadrato
di

Le due

gli

cortile, circondato

quale fu

compartita

stanzini e gli ammezzati,

a'

quali servono

si

riconoscono per anticamere, e


altre di queste stanze

da logge tutto all'intorno, ha per approssi-

di quarta.

piano superiore vi sono altrettante stanze, stanzini e ammezzati, con

una grandiosa

sala, la cui altezza

a Nel disegno l'entrata non


il

il

lato,

proporzione di terza minore, ed alcune del tuono minore, cio 9


il

mazione quella
INel

perfetto,

40 piedi per ogni

sono ornate con nicchie e cammini da fuoco; alcune


la

vede nella ta-

si

stanze accanto sono lunghe due larghezze,

cio di proporzione di ottava: alla figura

hanno

finestre

due comodi appartamenti, ognuno composto

computandovi

piccole scale vicine.

e 10; ed

poche parole,

sono disegnate delle

questa pianta,

una grandiosa entrata quadra

da colonne
di

di spiegazioni

in

le stanze.

Dai numeri dinotanti

diviso in

bench

e magnifica disposizione della fabbrica, la quale dovrebb'essere

per illuminare

vola

luoghi; sotterra

''.

poich'egli fa conoscere con sufficiente chiarezza,


la

altri

le

A canto

stanze maggiori sarebbono state in solaro; le mediocri e piccole in vlto.


la corte vi

alta

avrebbe avuto un corritore:

tutto, lo dovrebb'essere.

h Palladio,

i'^.

lib.

ii,

cap.

di

un quadrato

giugnerebbe

fin sotto

perfetto, quantuncpie, secondo

il

il

tetto [tavola

testo e

38);

numeri dinotanti

-61ed

piano della sofBtta

al

sarebbe un pogginolo, o

vi

stanze maggiori di questo piano avrebbero avuto

soffitti

piccole, in vlto. L'altezza delle stanze maggiori del


il

sia

corridojo (92). Le

piani; le mediocri e

primo piano, secondo

Palladio, dovrebb' essere di piedi 27, che corrispondono alla

porzionale armonica;

le

minori larghe piedi i5, lunghe 20, ed

i8; dovrebbono eccedere

dice,

zionale aritmetica

in siffatta altezza di

mediocri sarebbero

e le

poco

alte, com'egli

media propor-

la

secondo

alte

media pro-

la

proporzione

armonica.

La larghezza

come l'uno

al

del corpo di

mezzo

due, cio un'ottava

col totale della facciata corrisponde,


{tavola 39); e

quasi di proporzione unisona con esso

colonne dell'ordine a terra,


zione

ha

il

la

il

il

ognuna

delle

due

ali

corpo di mezzo. Ioniche sono

le

quale riposa sopra un zocco;

la

sua trabea-

quinta parte di esse colonne; e l'ordine superiore, eh' corintio,

diametro delle colonne minore del jonico

la

quinta parte, ed ha una

proporzionata trabeazione.

Col
vi

solito frontone (93)

In questa nobile casa


le

il

Palladio ha terminato

sono statue che elegantemente

parti

il

la facciata,

nostro Palladio ha giudiziosamente disposte tutte

che rendonsi necessarie per l'abitazione d'un

illustre privato, a ri-

serva delle scuderie, e di altri luoghi inservienti ad esse,


state poste in situazioni

sopra di cui

decorano.

la

le

quali sarebbero

opportune. Si pu dunque giustamente concludere

che questa bella idea dell'Autore una invenzione perfetta, poich racchiude
grandiosit,

comodo ed

eleganza.

ovate, o sia elittiche, perch


alla

le

Ad

alcuni per

non piacciono

le

scale

vorrebbero pi comode, e corrispondenti

nobilt degli appartamenti, delle logge, delle sale, e della entrata; e

desidererebbero che alcune delle piccole scale fossero almeno sufficiente-

mente illuminate:
nel fare

una

ma

io

suppongo che

scala grandiosa,

tanto pi, che

quantunque

il

Palladio

non abbia voluto perdere,

troppo terreno, come sarebbe stato necessario;


la

fabbrica sia nobile, essa

magnificenza che lo esiga indispensabilmente.

TAVOLA XXXVIL Pianta.


TAVOLA XXXVllL Spaccato.
TAVOLA XXXIX. Prospetto.

non

per di quella

TTV:

TXT.

T IV

T'XLI

ji

5^

Tnr

TXLfl

INVENZIONE IDEATA DAL PALLADIO


PER UNA SITUAZIONE ASSEGNATAGLI

VICENZA

IN

JLa vaga idea, che in


nel libro

ii,

tre tavole io

como Angarano, quel medesimo


libri della

presento, stata pubblicata dal Palladio

capo 17 della sua Architettura, ed immaginata per


cavaliere, a cui ha consacrato

certamente avr tutto impiegalo

per corrispondere in qualche parte con


obbligazioni contratte, delle quali

La pianta

la

fa ivi

(^at.

40): lo

regolare e giudiziosa

quanto dice

il

sia la

vola 41).

Le

citt.

Le

due larghezze

dimostrano

circondata da portici:

La

fa

le finestre

le

aperte nel

Per conoscere quanto

fatta al conte

La

inven-

Giacomo Angarano per un suo

colonne della facciata sono di ordine composito

un

e quasi

distribuzione interna, basta riflettere alla pianta,

stanze accanto f entrata sono lunghe

presso vi un camerino.,

proprio talento

Palladio nella descrizione di questa fabbrica.

zione^ egli dice, qui posici

nella detta

il

grata onorevole menzione.

fianchi della fabbrica, e le colonne, di cui sono ornati.

pur

primi due

nobile e ingegnosa invenzione

disegnata d'un quadrilungo di

quinto; e doveva essere isolata

e a

conte Gia-

sua opera. Nella lettera dedicatoria egli lo nomina suo benefico

e liberal protettore. Egli

alle

il

un quadro

due

terzi":

sito
(

ta-

ap-

sopra quello un mezzato. Si passa poi in una corte

colonne sono lunghe piedi trentasei \ ed hanno dietro

larghezza e lunghezza delle stanze una sesta maggiore; e l'altezza una media proporzionale

aritmetica.

b Queste colonne isolate sono di proporzione pi tozza di quelle della facciala; avvertenza praticata forse
dall'Autore, perch l'area che le circonda^ diminuisce alcun poco

il

loro diuniclro (94).

alcuni pilastri^ da Vilruvio detti Parastatice {^^) (tavola 42), che soslentaio

mento della seconda loggia; sopra

la

piano de IP ultimo solavo della casa^ ed ha

da

altra corte circondata similmente

un

dorico

", il

secondo jonico; ed

alle scale vi

sono

Quanto

alla

lori.

giugnerehhe fin

le stalle.^

il

tetto: le

la sala

primo ordine

il

trovano

si

si potrehhono

e vi

parte di sopra ,

sotto

poggiuoli intorno. Pi oltre

portici:

questa

in

far

le scale^.

si

cucine

le

si

delle colonne

ed i luoghi per
,

ed

il

Sopra

sotto.

le

servi-

suo solaro

stanze sarebbono tanto alte^ quanto larghe

potrebbe fare un poggiuolo ;

trova

Nella parte opposta

sarebbe senza colonne

sarebbuno camerini e mezzati, come nella parte di


facciata

il pavi-

quale ve n un altra discoperta al pari del

e vi

colonne della

quale in molte occasioni tornerebbe

il

comodissimo.

Tanto

spiegazione fatta dall'Autore per questa

cliiaia e circostanziata la

invenzione, che niente, a mio parere,

vi

si

potrebbe aggiugnere che non

dover dimostrare

fosse superfluo, lo credo per di

le

proporzioni che

il

nostro Architetto ha praticate per simmetrizzare la facciata, cio quali relazioni sianvi fra la larghezza e l'altezza, e fra

il

ed inoltre dimostrare con quali regole

parti;

tutto

egli

ed alcune delle sue

abbia proporzionate

le

parti interne.

che

Io trovo

con

l'altezza della facciata senza

larghezza, che vi fra l'uno e

la

tico e quella delle

il

l'attico

due,

ha quella proporzione

cio la ottava. L'altezza dell'at-

colonne sono una doppia ottava, come l'uno

e quella del piedestallo, o sa stereobate (96), col zocco ha la

con

l'attico,

Le

che

stanze del

vi fra l'S e

il

il

3 e

9,

primo piano sono

5, cio

il

una

proporzionale aritmetica
altezza

4,

5.

fra

il

e lunghezza,

La larghezza
3 e

il

si

che

hanno quella proporzione che

che

le tre

dimensioni, di larghezza,

formano una progressione aritmetica ascendente

dell'atrio ha,

il

maggiore; e sono innalzate con una media

con

la

sua lunghezza,

sono in proporzione

loro altezza, ch'

la

proporzione

di bella proporzione: le maggiori,

(97). Osservisi

5; gli stanzini

quinta; e con

sesta

quattro;

cio di seconda maggiore.

Palladio dice lunghe una larghezza e due terzi,


vi fra

al

la

3,

proporzione che

di 2 a 3,

il

che forma una

una media proporzionale aritmetica,

vi

trova una progressione geometrica ascendente.

Qualche

altra parte vi

non dilungarmi

sarebbe forse che potrebbesi osservare, e che, per

oltre al dovere, lascio

che

gli

studenti con

le

loro medita-

zioni rintraccino.

a Di otto tliametri

la

sua altezza, per arrivare eoa l'ordine dorico a i[uella del primo piano.

b Avvertasi che queste scale montano una contro


nella fabbrica di S. E.

il

sig.

l'altra,

come ho

Leonardo Mocenigo.

.A<fift:*

spiegato nel terzo tomo, alla pagina 44>

-65Noblle e grandiosa sarebbe riuscita questa invenzione, se fosse stata ese-

come ognuno pu comprenderlo

guita,

ciata, e dello

me

spaccato da

chiarezza; imperciocch

11

aggiunto

comodo,

la

da' disegni della pianta, della facai

disegni dell'Autore, per maggior

convenienza,

il

decoro

vi si

ammirano

perfettamente uniti.

Una
ganti,

facciata ornata

",

un

atrio nobile e proporzionato, cortili, portici ele-

comodi appartamenti,

dere, luoghi

figura del piano assegnato


perizia ed

il

scale lucide e

ben

al

giudizioso Inventore, in cui risplende

XL.

TAVOLA XLIL

Prospetto.

Spaccato.

a Nel disegno della facciata, pubblicato dal Palladio, la porta e


forse perch delineato in piccolissima forma:
le finestre

porta, per la

sua

Pianta.

TAVOLA XLL

La

la

alla

suo ingegno.

TAVOLA

mio disegno

situate, stanzini a tetto, scu-

da servigio, formano un tutto adattato perfettamente

con quel solo ornamento

medesima ragione

ma

le

finestre

non hanno alcun ornamento

riflettendo alla nobilt dell'Ordine, credei

clie

pu

essei-e

dell'intercolunnio maggiore,

bene

di far nel

contenuto nella ristrettezza degl'intercolunni.


cli' ristretto,

non pu essere ornata.

/*

^^M^

m'

^'

IV

:kliii

Tiv:

T"XLIV

FABBRICA
DISEGNATA DAL PALLADIO PER

GIO.

Il conte

CONTE

BATTISTA DELLA TORRE

della

Torre, cavaliere d'una delle pi

illustri fanilglie di

Verona,

formare del disegni dal nostro Architetto, per erigere una bella casa

fece
sulla

trarla

che

IL

Br

uno de pi cospicui luoghi

combinazione s'interpose

alla

quell'amena

citt.

Qualche con-

costruzione di essa; n altro

io

do qui

della

volgarmente

detti

avrebbe avuto e giardino e

tutte quelle

Le prime

Br^

il

conte

la sottoposta fabbrica: la

quale

la

Torre disegn gi di fare

dilettevole [ta\o\ a 43).

parti che

si

silo

seconde stanze^ cio quelle di sopra, sarebbono


sala sarebbe giunta fin sotto

il

un corridore

neifianchi avrebbe preso

il

nobilissimo^

ricercano a luogo

stanze sarebbono state in vlto

picciole vi sarebbono stati mezzati^ a quali avrebbono servito

vi sarebbe stato

accom-

sufficiente per la loro intelligenza, la

ricopiata.

In Verona^ a Portoni^
Gio. Battista

ma

rimase

ci

disegni lasciatici dal Palladio nel suo secondo libro, capo 17,

pagnati da una breve descrizione,

quale

di

le

comodo

e sopra tutte

scale picciole.

state in solaro.

e
le

Le

Valtezza della

fo (tavola 44); e al pari del piano della

soffitta

o poggiuolo, e dalla loggia e dalle finestre messe

lume.

-68Con

la solita

sua magnificenza e giustezza d'Idee

il

nostro Palladio form

l'interna distribuzione della nobile casa, nella quale vi sarebbero stanze di

varie grandezze, logge, sale, ammezzati, stanzini, molte scale, ed in fine

un

decoroso prospetto, degno della ragguardevole famiglia che doveva abitarla


nella nobile citt di

Verona,

TAVOLA

XLIII.

TAVOLA

XLIV.

degno

Pianta.

Prospeilo.

dell'illustre Architetto.

TIV

SCV

TTS^

TTXLATI

INVENZIONE DEL PALLADIO


PER

GIO.

CAVALIERE

IL

BATTISTA GARZADORE
VICENTINO.

Oe

tutte le

fabbriche

disegnate dal

quanto n'avrebbe maggior onore

nostro Architetto fossero eseguite

di lui

il

nome? L'invenzione seguente ne

somministra una ulterlor prova. Egli disegn questa casa pel cavaliere Garzadore; e

seguente modo.

la descrisse nel

Feci ancora al cavaliere Gio. Battista Garzadore^ gentiluomo Vicentino^

la

seguente invenzione^ nella quale sono due logge ^ una davanti ^ e una di dietro di
ordine corintio (tavola 45). Queste logge hanno

rena , la quale nella parte


estate^

tano
la

ed ha due ordini

il soffitto^

pii

di finestre'^.

rendono frte

terzo

modo

dell'altezza

de

di sopra sono in solaro:

Le

e sicuro

quale quadra e senza colonne

la grossezza della cornice.

soffitti;

e cos

il

quattro colonne che

anco

V altezza dei

si

sia

la sala ter-

fresca nella

veggono^ sosten-

pavimento della sala di sopra

e tanto alta

vlti: i vlti

le

a dentro della casa , acciocch

(tav. 46);

quanto larga^ e di piti quanto

vlti delle stanze

maggiori secondo

dei camerini sono alti piedi 16.

Le

il

stanze

colonne delle seconde logge sono di ordine composito^

a Nella pianta disegnata dall'Autore, questa sala marcata per un verso piedi 38 e mezzo, e dovrebb'essere
piedi 3o, cio della

medesima lunghezza

delle

due logge terrene.

-70la

quinta parte minori di quelle di sotto

(come ho

detto disopra)

Hanno

queste logge

danno non mediocre grandezza

dovuto essere

la

quando una

le

situata In Isola;

non

TAVOLA XLF.
TAVOLA XLVL

quali

facendola

insegne.

perch tutto all'intorno

Ornata

ella

sarebbe

di

vi

sono

finestre ne-

due uguali

probabilmente due strade avrebbero determinato


di esse

cui pianta quasi d'un quadrato perfetto, avrebbe

cessarie per illuminare le stanze.


delle quali

frontispcj^

alla fabbrica^

pi elevata nel mezzo^ che nei fianchi^ e servono a collocare

Questa fabbrica,

fosse volta verso

Pianta.
Prospetto.

un

cortile, o giardino.

il

facciate,

confine,

"

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T JV

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DISEGNI DTJNA FABBBICA


LNVEINTATA DAL PALLADIO PER

S. E. IL SIC.

CAVALIERE

LEONARDO MOCENIGO

Invent
sig.

il

Palladio

la

fabbrica, della quale espongo

cavaliere Mocenigo, e ce ne lasci

v'aggiunsi

uno spaccato, perch

zione suddetta e

tetto alla pag. 78.

men

fosse

disegni trovansi

sito

sopra

La

difficile l'intenderla.

Ecco com'egli precisamente ne descrive

per un suo

descri-

la

tutte

le

Leonardo Mocenigo^

sig.

Brenta. Quattro loggie.,

parti.

la inven-

le quali.,

come

braccia , tendono alla circonferenza , pajono raccoglier quelli che alla casa

approssimano (tavola 47): a canto a queste logge vi sono

le

dinanzi che guarda sopra iljiume , e dalla parte di dietro,

cucine e

il fattore

per

il

Castaldo [tay ola 48).

di spesse colonne

; le

pilastri larghi 2 piedi, e grossi

un piede

seconda loggia; e pi a dentro


jonico:

La

perch sono

quali,

si

trova

le

alte

40

piedi,

hanno

luoghiper

di dietro alcuni

cortile

giardini; acciocch

a Gl'intercolunni laterali sono d'un diametro e mezzo^ ed

il

il

piano della

circondato da loggie di ordine

metro di colonna (tavola 49). Delt istessa larghezza sono anco

guardano sopra

loggia che nel mezzo della facciata,

un quarto, che sostentano


il

si

dalla parte

stalle

portici sono larghi quanto la lunghezza delle colonne,

stanze che

il

descrizione, lo poi

la

libro secondo delle opere dell'Archi-

al

Feci^ a requisizione del clarissimo cavaliere


zione che segue.,

disegni, per S. E.

disegni e

H muro, che

maggiore

di

due

meno un
le

divide

diameti'i.

dia-

loggie e

le

un membro

-72dairaltro ^

sia

posto in mezzo^ per sostentare

il

colmo del coperto. Le prime stanze

sarehbono molto comode al mangiare.^ quando v^ intervenisse gran quantit di


persone; e sono di proporzione doppia. Quelle degli angoli sono quadre"., ed

hanno
freccia

vlti

il

schiffo

.,

alti

alf imposta., quanto larga la

La

terzo della larghezza.

sono poste per proporzionare

vi

sala lunga

lunghezza e

la

due quadri

stanza; ed hanno di
e

mezzo ;

le

colonne

larghezza alt altezza ; e sareh-

la

bono queste colonne solo nella sala terrena ; perch quella di sopra sarebbe

Le

libera.

colonne delle loggie disopra del cortile sono

di quelle di sotto, e sono di ordine corintio

quanto larghe. Le scale sono

in

capo del

*.

Le

cortile

la

tutta

quinta parte pi picciole

stanze di sopra sono tanto alte


,

ascendono una al contrario

delfaltra.

Dai disegni

e dalla descrizione

questa fabbrica

di

ognuno facilmente

potr conoscere di quanta eleganza e magnificenza sarebbe riuscita, se fosse


stata

ciocch

non

tendono

alla

gli

errori

trascorsi

presumibile

Egli avrebbe
lui

nella

stampa della medesima^ imper-

che gl'intercolunnj jonici delle logge, che

circonferenza, fossero larghi cinque diametri

disegnato nelle porzioni di circolo

da

Egli avrebbe indubitabil-

eseguita sotto l'occhio del suo Inventore.

mente corretto

sei soli

egli

intercolunnj.

certo regolato egualmente

al

avendo

"

misure del

le

contrassegnato con numeri; imperciocch uno de'

cortile interno,

piedi

lati

75, e

l'altro piedi

59: dividendo questo in cinque intercolunnj, oltre alle colonne

appajate su

gli

angoli, e

l'altro in sette, si rilever

evidentemente, che passa

della differenza fra questi intercolunnj e quelli dell'altro lato.

La graziosa distribuzione interna


il

le

di

questa grandiosa casa deve incontrare

genio degli amatori della buona architettura:

armoniche proporzioni che

gran maestro; imperciocch

a Le stanze, che
dalla pai'te

il

le

vi

il

cortile, sono

bella

forma delle stanze,

ammirano, dimostrano

si

perizia del

la

maggiori, che sono larghe piedi 20, lunghe

Palladio dice quadrate,

che guarda

la

sono quelle degli angoli della facciata pi'incipale. Quelle poi

larghe quanto

le

logge circolari, cio piedi i6;

Palladio marcate con numeri, larghe piedi i5, dalle misure del tutto insieme

le

stanze minori dal

non potrebbero essere che piedi

12, oncie 9.

b Le colonne corintie del secondo ordine


minori di quelle di

sotto,

all'altezza di piedi 2'j, cio a quella del

piedi 48; dandone

2'y

potrebbero essere

delle logge del cortile

che sono joniche; imperciocch queste, con

primo piano.

per l'ordine jonico, rimarranno

la loro

L'altezza del piano terreno alla


soli

piedi ai

la sola

quinta parte

trabeazione, debbono arrivare

dividendo

il

sommit

della cornice

21 in sei parti, giusta

nostro Autore, e dando cinque di esse parti all'altezza delle colonne corintie, sarebbero

le

il

colonne di sotto di

piedi 22 e mezzo, e la diminuzione del secondo ordine sarebbe minore della quinta parte.

e Nella pianta disegnai gl'intercolunnj jonici de' portici al numero di io, che riescono ognuno circa 3
diameti'i: disposizione

pli^t

adattata all'ordine jonico, e

Palladio destinata per essi portici.

merc

di cui resta

impiegata tutta

la

lunghezza dal

-73piedi 40, sarebbero Innalzate quasi

26, onde

di piedi

all'altezza

avrebbero

con

media aritmetica

l'altezza della

media proporzionale armonica

la

8; alcune altre, cio quelle vicine


j

e tutte le altre

sala,

alla

potrebbonsi in-

nalzare perfettamente con dimensioni armoniche, le quali lo tralascio di

accennare co' nomi di quarta, quinta, sesta maggiore, ottava, per non infastidire

il

leggitore con repliche nojose.

Le stanze

del secondo piano sarebbero tanto alte,

ma

quanto larghe;

sala

la

come

dice l'Autore,

questo plano medesimo riuscirebbe bassa in

di

proporzione della sua grandezza; essa sarebbe lunga piedi 76, larga 30, e
niente pi alta di piedi 21, per quanto
il

si

comprende

da' disegni.

Ma

forse

Palladio con un attico l'avrebbe innalzata almeno 9 piedi, per proporzio-

narla alla larghezza.

Nel plano superiore

vi

sarebbero degli stanzini

a tetto,

che vengono in-

dicati dalle quattro scale scerete a canto alle logge, e dalle finestre disegnate

nella trabeazione convertita della facciata.

Quanto spazio
e

sia

impiegato per

magnificenza, in questa Immaginata

non eseguita invenzione, ognuno pu comprenderlo:

sono

oltre a quattro portici,

colonne.

La

colunnj,

il

altri sei di

uno

mezzo

diametro, sono

portici vi

ci che

ed un peristilo interno, che da tre parti ha

maggiore de' quali, come abblam detto,

alte

con

cinque

di

veano guardare sopra

de' portici

tre logge esterne vi


le

loggia dinanzi, che orna la facciata principale, ha sette inler-

due logge, ognuna

di

la

giardini.

40

la

soli

piedi,

le

Le colonne
ed hanno

Piatila.

TAVOLA XLVllL

TAVOLA

la

delle

XLIX.

Prospetto.

Spaccato.

le

tre logge

hanno 4

piedi

trabeazione di 8 piedi; quelle

alte

22 e mezzo. Dietro a

abitazioni de' fattori e castaidi,

XLVll.

e gli

intercolunnj, che secondo l'Autore do-

pu render comoda una grandiosa

TAVOLA

due diametri,

medesima proporzione sono designate

sono grosse 2 piedi e mezzo,


sono

di

le

casa per

siffatti

scuderie, ed in fine tutto

un nobile

e ricco signore.

Tjy

TL

PONTI
DISEGNATI DAL PALLADIO

Il

nostro Autoie, fornito di tutte

Architetto, nel
1

in della sua

llb.

modi che debbonsl

Bumi,

perci fu mestieri formare

debbano

modi quando non

si

si

possono passare

quali sono strade fatte sopra

comodi, durevoli

essere

come pure

ponti di legno,

non

egli dice,

ponti,

Egli prescrive che

quando

alzandosi avranno

cati ne'

luoghi pi comodi

a ci

che sotto

alla

provincia o

egli parla de'

acque.

saranno co-

e belli:

con-

essi

ponte dovr passare),

al

dolce, e

la salita facile e

guazzo;
le

alzeranno dal rimanente delle strade che ad

durranno (avendo per riguardo

primo luogo

estese varj capitoli, ne' quali insegna

praticare per costruire

quelli di pietra. Molti

In

cognizioni necessarie ad un perfetto

le

Opera

quando saranno fabbri-

alla citt (98).

ponti di legno, e dice che alcune volte

si

faranno per quegli accidenti che sogliono avvenir nelle guerre (99), oppure

perch abbiano

edificata

Roma.

continuamente

a servir

menzione del ponte

di

Egli soggiugne, che

fermi, e costrutti con grosse travi

rompano o per

la

le

siffatti

di

Ma

travi, egli

siccome

si

ciascheduno; e

quel luogo

debbono

modo che non

che Inducono

vi sia

fa

ove fu poi

far forti,

ben

pericolo che

le

si

gole certe. Pertanto

particolari
egli

Innondazlonl(lOO)-

dice, esser lunghe e grosse, tanto

nell'acqua, quanto quelle che formeranno


ponte.

ponti

di

in

moltitudine delle persone e degli animali, o pel carico

de' carriaggi, o pel guasto

Debbono

comodo

legno costrutto da Ercole

sono

pubblic

la

Infiniti,

lunghezza e

non

varj disegni,

si

la

le

piantate

larghezza del

pu determinarsi

descrivendone

le

a re-

misure,

-76acciocch ogni architetto possa, guidato dagli esempj

mente

opere di slmil

nelle

fttoni, cio

capo

nel

Giacomo Angarano. Esso

conte

come

senza pali nell'acqua,

Fu questo ponte
si

dirigersi giudiziosa-

fatta (101).

La prima invenzione pubblicata dall'Autore


fatto a requisizione del

eseguito sopra

vedesl

al

num.

un ponte

di

vii

composto senza

1, tavola L.

fiume Cismone, che scendendo dall'Alpi

il

unisce alla Brenta, alquanto sopra Bassano. La piena velocissima delle

acque, che seco porta copia grandissima di legni da lavoro, non tollerando
gl'inciampi dei pali piantati per sostegno, urtava, smoveva e rovesciava ogni

impianto, bench robusto; e ci ne' tempi andati era sovente accaduto.

Quindi venne
L'Autore

degna

al

Palladio l'idea del presente ponte sostenuto dai soli

compiacque molto

si

di essere meditata,

chiedessero
siffatto

bievolmente

della propria invenzione, e la dichiar

come quella che pu

riescono /r^i,

belli e

comodi ^ forti ^ perch

sotto

a una

istessa linea col

fiume, nel luogo dove stato ordinato

Questa larghezza

che formano

letto,

il

sia la

un poco sopravanzare
lungo, che formano

travi

si

pongono

pilastri di pietra,

buco

nelle estremit,
le

ed

colonnelli,

sono

a Non

diritte, e

colonnelli, che sono le

che s'incatenarono con quelle che formano

cap. aS

pag.

la gloria di

il

347

della sua

Opera, dopo

Cismone,

uomo

nell'arte sua di molta esperienza e ardito

pur veduto da

spesa e gran gialtura

noi

per

sopra

al diritto

sia del Palladio.

il

V uno e V altro descritti dal Palladio.

la debolezza loro furono portati

natura

e qualit

dei

Pur

lo

Scamozzi, che

ponti di legno, nella parte

il

nW Accademia

di Vicenza

il

de fiumi; e poi sia giudizio e arte

E in

modello,

fiume Bacchigliene fuori della porta di

quale fece anco

Ma pochi

il

ponte coperto sopra

via dal fiume e dal torrente :

n capi-mastri

il

anni dopo fatti con non picciola


il

che ci fa mollo

bene avvertili, che nel costruire essi ponti, bisogna che l'Architetto abbia grandissima considerazione al
alla

un

dall'altre,

aver parlato del ponte di Cesare, dice:

di

ponte che fece un certo mastro Martino da Bergamo sopra

Santa Croce

di

quel grande Architetto, descrivendo

confermazione di questa verit, nella nostra giovent abbiamo veduto


e poi

passare per

fatti

che sopravanza

che vanno posti

da porre in dubbio, che l'invenzione di questo ponte non

lib. viii,

di

esser forati in pi luoghi, per poterli inchiodare nei

ha sempre procurato di oscurare


seconda,

ognuna, fuorch

state poste le travi

poste altre travi per lo

state

prime, furono disposti

detto. Questi arpesi,

debbono

in

sono

sponde del ponte medesimo. Sopra

fatto nelle testate delle travi in quella parte

come abbiam

11

larghezza del ponte: sopra di esse, lasciandole

lunghezza e

delle

al diritto

che

la

rimanente della strada.

larghezza del ponte col mezzo degli arpesi di ferro,

la

parli scam-

ponte, era largo 100 piedi vicen-

il

stata divisa In sei parti eguali;

avevano due

nelle ripe, le quali

queste,

ponti costrutti in

tutle le loro

sostentano} belli ^ perch la tessitura, de legnami graziosa; e co-

si

modi^ perch sono piani e

tini.

servire in occasioni che ri-

sopraddette avvertenze. Soggiiigne che

le

modo

".

lati

acciocch

si

costruiscano bene.

silo,

Il -

colonnelli medesimi; e nella parte di sotto


sol foro, e serrati poi di sotto

unita in

modo che

sponde sieno
i

colonnelli,

come

uniti,

colonnelli, dice

il

debbono

con Istanghette

un

per ridurre l'opera

di ferro,

che fanno

le travi

esser grossi, e con

larghezza, e qnelli delle

la

un solo pezzo. Con queste avvertenze

se fossero di

Palladio, vengono a sostenere

che fanno la larghezza

le travi

del ponte ^ ed essi vengono poi sostentati dalle braccia che vanno da un colonnello
alt altro: onde tutte

le

parti ^ t una per

deU opera.

insieme, a fanno maggior fermezza

farmo

l'altra^ si

sostentano ; e tale viene

natura, che quanto maggior carico sopra

la loro

la tessitura del ponte,

Ma

quarti.

quelle travi che

lungo, sono piii

ponte, tanto pi

il

Tutte

le

braccia e

stringono

altre travi che

non sono larghe pi di un piede, n grosse pi di tre

fanno

letto

il

del ponte , cio che sono poste

Per maggiore intelligenza, qui sotto ho registrato


le

per

lo

TJVOLA

L.

nomi, co'quali

il

varie parti di questo ponte.

fianco del ponte.

il

che sono nelle

pilastri

C Le

Le

Le

Sono

che fanno

ripe.

che fanno

teste delle travi

travi

le

la

larghezza.

sponde.

colonnelli.

con

teste degli arpesi

braccia,

le

le

stanghette di ferro.

le

quali, contrastando l'uno

\.

all'altro,

sostentano tutta l'opera.

pianta del ponte.

la

/ Sono

le

che fanno

travi

avanzano oltre
vi si
\

Tre

si

esser

sottili.

Palladio ha denominato

INum.

le

ad

Sono

altre invenzioni di ponti di legno

fanno

ci

alle cpiali

gli arpesi.

che fanno

Palladio

larghezza, ed

la

sponde, presso

buchi per

travicelli

il

le

la

via del ponte.

ha lasciate nel medesimo

libro ni, le descrizioni delle quali sono estese nel capo 8, ov'egli dice, che

debbono eseguire senza piantar

pali nell'acqua,

com' costrutto

il

si

ponte del

Cismone.
Io presento

bellissime, in

Quanto
che

le

alla

disegni di queste tre invenzioni, che l'Architetto chiama

una tavola

sola, in quella cio

che contiene

prima, contrassegnata col num.

ripe sieno

ben

fortificate

2, egli

il

ponte del Cismone.

prescrive, in

primo luogo,

con que'pilastri che verranno suggeriti dalla

prudenza all'Architetto, secondo

le

che alquanto lontano da esse ripe

circostanze de' luoghi. In oltre insegna,


si

ponga una

delle travi

che formano

la

-78larghezza

un

tlel

ponte, e che poi

dovrannosl incatenare
braccia, e

ripa

ben

ripa e la

nelli

porranno

si

medesime con

sponde. In una distanza eguale a quella, che passa

le

prima trave

della larghezza,

medesimo modo;

porr

si

e cos

due braccia che


porranno

si

osserver che nel mezzo della


il

quale verr assicurato

in esso s'incontreranno. Nella parte di sopra de'colon-

altre travi,

che arriveranno dall'uno

all'altro,

uniti insieme, e formeranno, colle braccia assicurate nelle ripe,

di circolo.

Conclude

il

fra la

seconda; e s'incatener coi

la

far di tutte le altre. Questi colon-

si

verranno sostenuti dalle loro braccia, e

nelli si

colonnelli, che

arpesi di ferro sostenuti dalle

lunghezza del ponte venga a cadere un colonnello,


dalle

assicurati ne' capi del ponte, cio a dire, nelle travi che sopra

formano

colonnelli nel

alle travi

sponde,

le Iravi delle

ripa e vi sia fermato. Sopra di

la

di quelle della larghezza,

al diritto

queste,

la

dispongano sopra

vi si

capo delle quali venga a riposare sopra

Palladio, che costruendo

il

ponte in

li

terranno

una porzione

siffatto

modo, ogni

braccio sostenta Usuo colonnello, e ogni colonnello sostenta la trave della larghezza,
e quelle che fanno le

sponde ; onde ogni parte sente

dicendo: Vengono questi


restringendo verso

il

Denominazione

suo carico. Egli prosegue

a esser larghi ne capi loro, e

cos fatti ponti

mezzo

il

si

vanno

della lunghezza.

dei legni occorrenti per la costruzione del sopra descritto

ponte.
j

l'alzato del ponte.

B Sono

le teste delle travi

C Sono

le travi

Sono

Sono

le

che fanno la larghezza.

poste per

la

braccia che, fermate nelle travi della

lunghezza, sostentano

TAVOLA
Num.

L.

Sono

lunghezza.

colonnelli.

le travi

che, legando

colonnelli.

un colonnello

col-

r altro, fanno porzione di cerchio.

G E

2.

/f

fondo del fiume,

il

pianta del detto ponte.

la

/ Sono

prime

le

travi,

da un capo sostentate

dalla ripa, e dall'altro dalla

prima trave

della larghezza.

Sono

Sono

le

seconde travi sostentate dalla pilma

e dalla
le

seconda trave della larghezza.


terze travi sostentate dalla seconda e

dalla terza trave della larghezza.

Quelle

travi poi

nelli, al quali

che formano

sono incatenate; e

la
1

larghezza, vengono sostentate dai coloncolonnelli dalle braccia.

-7ULa parie superiore


tutto

li

Le sue

secondo poiile, contrassegnalo

del

carico, ed falla di porzione di circolo,

braccia, che

degli spazj.

Le

colonnelli con

vanno da un colonnello
che formano

travi,
gii

arpesl,come

minore

all'altro,

del

11

nome

T jjznr

-,

nelle sopra descrllte invenzioni.

robustezza del

la

secondo

de' legni

o.

Palladio.

il

B
C

Sono le travi che formano le sponde del ponte.


Sono le leste delle travi che fanno la larghezza.
Sono colonnelli.

ponte per fianco.

diritto del

il

bono
Sono

tL

le

braccia, cio ffli


o
'

travi

le

armamenti

che, poste sollo

capi, ajutano a sostenere

G E

il

suolo del ponte.

fondo del fiume.

terza invenzione contenuta nella

un ponte disegnato

grandezza de' fiumi, e


contiene

le

di

porzione

la

mezzo

del 1ponte.

ponte nel

il

carico.

11

tavola, e segnata col N" 4,

circolo, la quale

si

di quello ch' disegnata,

potrebbe

secondo

la

situazione. L'altezza del ponte, o sia l'armatura, che

braccia, debb'essere, secondo l'Autore, l'undecima parte della

larghezza del fiume; e

cunei che sono

per render l'opera fermissima,


sosterranno

medesima

di

maggioro minor curva

eseguire con

le

travi della

potranno allungare secondo


a

ponte,

quali farebbero

le

o speroni, assicurali da una parie ne'pllastrl, e dall'altra

i\um.

La

al

primi colonnelli.

Segue

di

circolo.

s'incrocciano nel mezzo

potrebbonsi agglugnere due travi ad ogni testala di esso,

sotto

mezzo

suolo del ponte, sono Incatenale

11

L'Autore soggiugne poi che, per accrescere

l'uffizio di puntelli,

col N 3, soslenla

la

falli

direzione

al

dai colonnelli,

centro.

debbono avere,

sopraddetti colonnelli

lunghezza e larghezza del ponte. Questi ponti


le

occorrenze, proporzionando per

le

si

loro parti

misura de' rispettivi accrescimenti.

A
J5

E
E

il

diritto del ponte.

il

suolo.

161 colonnelli.
TAVOLA
JNum.

4.

L.

Sono

le

braccia che

armano

e sostentano

colonnelli.

E Sono

le teste

delle travi che fanno la larghezza

del ponte.

11

fondo del fiume.

PONTE

i^E

DI BA SSANO

Bassano altro non avesse

la citt di

di

che vantarsi, che del ponte

di legno

Inventato dal Palladio, sarebbe per questo solo degnissima di rinomanza.

Questo ponte

fu eretto l'anno 1570", e

ne troviamo

11

disegno nel terzo

libro delle opere del Palladio. Elsso fu soggetto a danni sensibili per cagione
della materia di cui fu costrutto, e per l'Inevitabile

continuo corso delle acque del Brenta, non


velocit: per riparare al

per dir vero,

che

facile

quali danni

si

di

che

11

rado pienissime e di massima

cangiarono alcuni pezzi, alterando,

purit della prima Invenzione,

la

logoramento prodotto dal

ma

senza sfigurarla,- di maniera

perito di tignarla riconosca In esso

genio originale del

11

gran Palladio.

La larghezza
divisa In

del ponte 26 piedi, la sua lunghezza

cinque parti eguali da quattro

piedi

un piede
2.

mezzo, e lungo piedi 30, e sono

Alcune grosse

travi,

lunghe quanto

poste e ben assicurate con chiodi sopra


dette

fitte,

ve ne sono otto altre

al diritto di

di esso ponte, e arrivano

Siccome poi

pose

fra le travi, o sleno correnti

la

disianza da una

della lunghezza, altri legni

esternamente

di

Tfiiiaiiza, A7/a

<k't

l'alddio.

DI

grosso, per ogni

larghezza del ponte, sono

che formano

le

soprad-

queste travi, denominate correnti,

all'altro del pali

fitta all'altra

che fanno

la

la

lunghezza

che compongono

le

molto grande, cos egli

larghezza del ponte e quelle

per sostenere parte del carico, e che servono

modiglioni, di

Prevedendo l'Autore che

ognuno

quello di sotto, che formano

da un ordine

fitte.

questa

distanti, l'uno dall'altro,

le teste de' pali

tengono unite. Soprapposte

e le

la

[tavola 51);

pali, oltre alle testate.

file di

otto pali quadrangolari formata ciascheduna fitta:


lato,

180

modo che formano anche un vago ornamento.

le

travi

che formano

la

lunghezza, e che non

Il

T IV

T"L1

-81hauuo
e

appoggio che

altro

quali sono distanti l'una dall'altra piedi 34

le fitte, le

mezzo, potrebbero facilmente incurvarsi,

assicurati ne'pali delle fitte, in

Una

stezza.

tessitura tanto

sostitu

avvedutamente

due puntoni, che pendono l'uno verso

spazio altre travi sostenute da

modo che danno

ingegnosa, oltre

render

ogni

una somma robu-

all'opera

al

in

dell'altro,

la

macchina

forte,

anche un aspetto grazioso; imperciocch presenta cinque archi della

concilia

forma (102) suggerita

agli

uomini

dalla necessit ne'primi tempi, cio

che l'Architettura avesse ritrovato

modo

il

di lavorar le pietre, e fosse

prima
giunta

ad un'arte guidata da sodi principj".

La

materia, di cui costrutta questa mole,

quantunque

sia della

pi scelta,

cio di larice e quercia, pure restando esposta a soli cocenti, a piogge e a

Dunque, per

nevi, era soggetta facilmente a consumarsi e ad infracidirsi.

riparare

possibile a questi inevitabili danni,

al

il

Palladio fece sopra del ponte

un coperto sostenuto da colonne d'ordine toscano, frapposti


sono de' colonnelli che fanno poggio e bellissima
Molti sono

gli

ma un moderno
altro artefice,

eloi.;j

fatti

al

Palladio per questa giudiziosa invenzione;

scrittore ha tentato di togliergli

bench

il

Piacemi

di riportare

A fronte^

il

un

tal

D. Francesco Memo'' di Bussano, che

soltanto esecutore,

si

e la

colle buge,

mentre

Tante sono

le

il

anno che fu

tradizione^ cifu negli anni

impegnato a sostenere che

ma

eli

egli ne fsse

distrutto.

sua rara modestia, che da chiunque ha fior

per da

cos ingiuriosa

da poco, che dovesse procacciare

sua.

suo merito riera di gi divenuto un fonte inesausto

gloria

".

prove addotte dal predetto sig.Temanza nella Vita del Palladio,

che non resta luogo

me

si

ravvisa leggendo t Opere sue, lo difndono

imputazione. Il Palladio non era

dottissimo signor

libri lo stesso

seguendo t idea del ponte due anni prima

sincerit del Palladio,

d ingegno,

da

stampa de suoi

colla

il

ampia del nostro Palladio

non fosse opera del nostro chiarissimo architetto,

detto ponte

La

mondo

una dichiarazione

Piper del ponte^ ed a -fronte di una costante

eseguita
scorsi

co' disegni.

quanto dice su questo proposito

egli dice, di

pubblicata in faccia al

merito, attribuendola ad

il

Palladio l'abbia pubblicata per cosa sua nel libro in,

capo 9 della sua Opera, accompagnata

Te manza.

alle quali vi

vista.

dubitare che

la bella

pubblicata nella tavola LI non

sia

ed ingegnosa idea

sig.

questo ponte

d'invenzione del nostro Architetto.

a f^llravio, tradotto e commentato da monsignor Daniele Barbaro,


b Vita di Bartolommeo Fevvacino, scritta dal

di

D. Francesco

lib. ii,

cap.

i.

Memo. Venezia, 1754,

nella

stamperia

Remondini.
e Vite degli Architetti, scritte dal

stamperia

di

Carlo Palese.

sig.

Tommaso Temanza,

ecc., parie

11,

pag. 3o3. In Venezia, 1778, nella

-82Essa degna di

lui, e fa

questo ramo della sua

conoscere

qual grado

anche

in

arte.

Sono

la linea della

gli

ordini delle travi

C Sono

le teste de'

le travi

Sono

sopra

E Sono
LI.

quali

le

quelle

che, pendenti una verso

l'altra,

si

suolo.

della distanza

il

le

le

unirsi con altre travi poste nel

onde

eh'

nel detto luogo

uno

diritto di

quali

la

ordini

vengono

la

coperta.

de' capi del ponte.

con

non lasciano che detti

scala

gli

travi doppie.

E la pianta degli ordini de'pali


i

tra

colonne che sostentano

cossi dai

vedono

le teste di

il

mezzo

Sono

G E

correnti.

vanno

de' pali;

nel fiume.

ftte

che fanno la lunghezza del ponte,

le travi

esser

superfcie dell'acqua.

diritto del fianco del ponte.

il

che fanno

TAVOLA

egli fosse perito

gli

speroni,

pali sieno per-

legnami che vengono gi pel fume.


(3e'

piedi,

tutta l'opera.

con

la

quale misurala

PONTE

Xerminati
per quelli
le

precetti del ponti di legno, passa

di pietra.

Il

capo x versa sopra

quattro essenzlallsslme parti di

vicini alle ripe,

pilastri

debbono

pilastri
gli

DI PIETRA

nostro Autore a dar

il

le leggi di costruirli, e

tali edifizj,

cio

che afFondansi nelle acque,

essere sostenuti, ed in line

il

regole

le

comprende

capi, o sleno

fianchi

archi che dai detti

gli

suolo che devesl alzare sopra

archi medesimi.

Prescrive primieramente, che

propoizlonata, e forse eccedente

due

la

capi de' ponti abbiano

pressione degli archi,

forze combinate, dalla gravit cio, e dalla spinta.

combinazione

eli

la

Il

possibile sodezza,

la

quale risulta da

momento

di questa

forze vive soggiacque a geometrico calcolo, e fu chiaramente

dimostrato dall'architetto Glo. Battista Borra", dal celebre conte Francesco


Riccati'', e

Vuole

11

da molti

altri

che maestrevolmente maneggiarono

nostro Autore che

sleno in

numero

numero

tutte quelle cose^

carico.)

siccome

le

come anco questo

par]

pilastri,

quali sostengono gli archi de'pontl,

perch (com'egli dice)

gambe
tal

tale materia (103}.

/a

natura ha prodotto di questo

che essendo pi di una^ hanno da sostentare qualche


degli uomini e di

compartimento

pi,

tutti gli altri

animali ne fanno fede

vago da vedere e rende t opera


.^

piii

ferma. Sogglugne ancora, che facendo un arco nel mezzo del fiume, cpiesto
riceve naturalmente

corso dal pilastro,

Raccomanda
In

il

filone

come

Inoltre,

d'acqua pi veloce, e non resta impedito

se gli archi fossero di

che

le

numero

suo

pari.

fondamenta sieno piantate

difetto, suggerisce le palificate di legno di

il

in terreno

sodo; e

rovere appuntate di ferro.

a Trattato della cognizione pratica delle resistenze, geometricamente dimostrate

tlall'arcliitetto

Borra, ecc. In Torino, 1748, nella Stamperia Reale.


b Lettere del conte Francesco Riccali, trevigiano, ecc. In Treviso, 1763, per Giulio Trento.

Gio. Battista

-84Ordna che

pilastri

non sieno men

grossi della sesta parte del

archi, n ordinariamente maggiori della quarta. Vuole che

formino

oppur

di pietre grandi

un

bene

uniti

degli

delti pilastri

ben congiunte insieme con chiodi o arpesi

d'altro metallo, acciocch stieno

possibile,

lume

si

di ferro,

formino, per quanto

solo corpo. Di pi egl'insegna che le fronti di detti pilastri

si

facciano nelle loro estremit angolari, cio ad angoli retti, oppure di mezzo
circolo, acciocch

fendano

le

acque e tengano lontane quelle cose che possano

venire da esse acque trasportate, obbligandole a declinare e a prender corso


pegli archi, e difendendo cos
nel

capo x, che

si

formino

pilastri

da violenti percosse. Ricorda ancora

archi di

gli

buona grossezza, ben fermi

perch possano resistere agl'immensi pesi ed


carrozze e d'ogni sorta di legni. Vuole che

al
i

continuo passaggio

pavimenti sieno

e sodi,

di carri,

lastricali

con

grandissima attenzione, acciocch sieno comodi e durevoli tanto per

gli

uomini, quanto per

gli

altri

le bestie,

con

le

loro divisioni; perch

possano, senza veruno impedimento,

Finiti questi

utili precetti,

passa

bellissimo ponte da lui immaginato.

il

comodamente

gli

uni e

tragittare.

nostro Autore alla descrizione di un

TLD

T TV

B H

-^

ri

i
^

f-:

a
D

TIV

DISEGNI
DEL

POISTE DI RIALTO
x^EL capo xui, accompagnati dalla
disegni d'un superbo ponte da lui

mezzo d'una

dove

ghissimo, e che
a fare
Il

loro

ponte doveva esser posto dove

il

quasi da tutte

bellissimo, che doveva

fiume

il

uniscono

si

lar-

mercadanli

mondo".

parti del

le

delle maggiori e pi nobili

un grandissimo commercio. Dice che

si fa

traffici

Palladio presenta

il

medesimo chiamalo

esser fabbricato, com'egli dice, nel


citt d'Italia,

lor descrizione,

un capo d'opera

Palladio, com'era di genio sublime, invent

in tal genere,

nel quale spiccano a meraviglia le grazie pi eleganti della ornatrice archi-

tettura,

accompagnate da ima maestosa sodezza, che veramente sorprende.

Forse

immagini del ponte Elio, del Fabrizio, del Cestio, del Senatorio,

le

che ben impresse, serbava nella fantasia dopo

Roma

scuola delle reliquie di


zione; certo

qualche

all'illustre citt,

per

la

modello

il

di

sig.

Tommaso Temanza,

per Rialto in Venezia. Egli dice

medesimo

il

il

II

cate in

ponte di legno che riuniva

Sansovino

il

Cremona,

desci'isse

quel luogo;

il

il

il

quale

il

pi

tal

liir della,

d^ Italia.

L'accennata

le

II

egli cos scrisse:

ed ornato

edifizio

Tom. IV

si

un ponte

(soggiunge

il

parlando dei

di pietra di tre

signor

mezzo d'una

Temanza)

Repubblica di

citt, e sostituirvene

un

altro di

che prima ^ogni altro nefece un disegno

vn

della raccolta delle sue

Opere pubbli-

Im luogo adunque del ponte di Rialto, quale ora


posto'

il

ponte disegnato dal Palladio per

che .vedere si,possa. Dicono che Fra Giocondo ne facesse

altro anche Michelangelo, che

il

Vasari mette

Ma

alle stelle.

e venusii d' architettura

pi

difjcilmente

bella della inven-

di colonne, di nicchie e di statue.

nella sopraccitata lettera aggiunge: Ella saprei


di essere

cento piedi di corda, e porta in su la schiena due

che immaginare

d^

cui da un esperto pittore meditava di farsi dipingere, nel quale volea

con tutta la sua fama altro pregio che quello


lui

ponte, di cui parliamo, sia

e aggiungendo quanto ha scrittolo Scamozzi su questo soggetto,

non manca ricchezza

medesimo conte Algarotti

citt

due porzioni maggiori della

m'induco a credere che fosse cosa per semplicit, regolarit


zione del Palladio, a cui

il

magnifica idea

Jacopo (voleva dire Antonio), si

bello

Palladio, per questo medesimo ponte, hanno presentati dei disegni.

ponte di Rialto:

un disegno; poi ne facesse un

gii

un quadro,

vede, ed opera di un

che

nella Vita di cpesto Architetto

celebre conte Algarotti, in una lettera contenuta nel tomo

che fosse rappresentato


si

suo animo era di erigere un' opera m,agnifica. Quindi

Vignala (egli dice)

presidenti all'ere-

in Rialto. Sin dal principio del secolo xvi meditava la

Fra Giocondo, poi Michelangelo Buonarroti:


il

testo del Palladio, segue dicendo) che si doveva edificare nel

ponte doveva edificarsi

J^enezia di levare

pietra:

il

quale delle maggiori e delle pi nobili


il

suole addivenire in simili casi, o

grandioso progetto del Palladio, e

il

quattro libri da lui pubblicati: arricch pure lo stesso

Venezia , ed

inven-

Antonio da Ponici

a Crede, e a mio parer con ragione, l'erudito


stato inventato dal Palladio

archi; (e inportando

facile tale

quale fu dal nostro Architello idealo\

non ben nota ragione avr determinalo

altra

zione dell'opera a lasciar da parte

citt, la

avranno resa pi

gli

come

opinioni,

la variet delle

prescegliere

studj fatti nella grande

che se cosiffatto ponte fosse stato eseguito, avrebbe accresciuto

mollo splendore
Forse

antica,

gli

una gran massa

mani

di pietre

non avere

il

conformate

ponte di Rialto

in

un arcane che

di botteghe della pii tozza e pesante architettura

possa.
22

-86Tulta

la

divisa

da

come

larghezza della Palladiana invenzione,


tre strade [tavola 52),

una nel mezzo spaziosa

minori quasi della met. Ergonsi dall'una

Grande sarebbe

stato l'utile

che reso avrebbero fruttante

Da

il

superbo

lati

piano delle logge poste

Ognun vede

Di pietra d'Istria,

la

sono larghi

d'ognuno

la

de'

ai

capi del ponte:

chiameremo principale,

il

cui suolo ha

ponte.

due

un

istesso livello.

state le triplici strade e le varie logge,

quale durissima,
il

di esse botteghe,

da un altro ordine corintio minore

tutte le parti della citt

doveva essere costrutto

affitti

che guardano verso l'acqua. Tre scale conducono

quanto uso sarebbero

di

dove unir dovevansi da

laterali,

loro ammezzati per uso

annuale degli

edifzio (^aw/a 53); e

del primo, sono fregiati

due

capitale impiegato nella grand' opera.

bellissime logge d'ordine corintio, che noi

decorato

al

il

assai, e

parte di esse strade set-

all'altra

lantadue botteghe di elegante struttura, con sopra


di bottegaj.

vedesi nel disegno,

mercadanti per

ma non

pilastri,

trafficare.

ributtante lo scalpello,

che sostengono

gli

archi,

quarta parte del lume dell'arco maggiore, e tre e mezza

due minori:

cima parte del lume

modoni, o sieno

archivlti, sono larghi l'unde-

degli archi minori, e la dodicesima del maggiore. Gli

intercolunnj delle logge sono del genere Sjstjlos^ cio di due diametri di

colonna.
Gli ordini d'architettura elegantemente disposti,
i

frontoni,

bassirilievi,

tabernacoli, le statue, la solidit, la magnificenza e la materia destinata a

costruir la gran mole formato avrebbero

un

tutto sorprendente che nulla

avrebbe lasciato a desiderare.

Sono

le

strade minori.

C Sono

le

botteghe.

le

logge ne' capi del ponte.

strada bella ed ampia, fatta nel

la

mezzo

della larghezza del ponte.

TAVOLA

Lll.

Pianta.

1^

Sono

E Sono

le scale

Sono

le

che portano sopra

le

dette logge.

logge di mezzo fatte sopra V arco

maggiore del ponte.

Le

parti dell'alzalo

a quelle della pianta; e

corrispondono

per senz' altra

dichiarazione s'intendono facilmente.

il

diritto delle botteghe nelle parti di fuori,

cio sopra

il

fiume; e

contro, appare

ghe sopra

la

le

il

j-

nell'altra, ch' all'in-

in.

i
..
diritto delle stesse botte-

strade.

linea della superficie dell'acqua.

I\^

TLIV

ALTRO

PONTE DI PIETRA

iiELLO slesso
Inventato
Il

largo

lib.

Ili

a richiesta,

disegn

come

fiume, nella situazione

180 piedi Vicentini

Palladio un

il

ponte d pietra da

dove avevano proposto

lui

gli

di

fabbricarlo, era

ha divisa questa larghezza In

(tavola 54). Egli

vani; quello di mezzo largo 60 piedi;

ognuno 12

altro

dice, di alcuni gentiluomini.

altri

due 48; ed

piedi, sono la quinta parte dell'arco di

tre

pilastri, larghi

mezzo, e

la

quarta del

laterali.

Osservisi che questi pilastri sono mpltopi grossi della larghezza del ponte,

perch meglio potessero resistere

ed

al

alla

legnami che da esse vengono

violenza delle acque, ed alle pietre,

frequente trasportati. GII archi sono

di

minori del mezzo circolo, per rendere


pi possibile.

modoni

dell'arco maggiore,

e la

la salita

del ponte agevole quanto

degli archi sono la decimasettlma parte della luce

decimaquarta degli

altri

due.

L'Autore arricch questo ponte con cornici, nicchie e statue;


rende elegantissimo.

dove

le

solidit

robusta.
lo

il

Ad

alcuni per

se

il

le

la

e insistono su ci ch'eglino

prima

sig.

Temanza che

di aver fatto

il

il

che

lo

nicchie nella situazione

manchi l'apparente

quale dee non solo essere,

Palladio (dicono) porta per esempio

il

chinrissimo

sigg. Bassanesi,

non piacciono

Palladio, pretendendo che per esse

ad una parte del ponte,

ammettono;

a Crede
i

disegn

il

il

ma comparir

ponte di Rimlnl, non

vedono ragionevole.

disegno di qiieslo ponte sia slato dal Palladio immaginato per

modello di quello

di legno.

P'ita del Palladio, pai'te seconda, p.

33

t.

-88Una

critica cos rigorosa

Incepperebbe

gli

architetti, e

Impedirebbe

di far

uso del loro genio, quando, Invece, quelle licenze, che diametralmente non
si

oppongono

alla

ragione ed

al

buoni prlnclpj, sono

toilerablM, se conciliano

bellezza alle fabbriche (104).

TAVOLA

LIV.

S5C

la
11

Sono

supeificle dell'acqua.

fondo del fiume.


le pietre

lastrl, e

ch'escono fuori dal vivo de'pl-

servono

a far

l'armamento del

vlti.

J
'

D E

la scala,

pera.

con

la

quale misurata tutta

l'o-

NOTE
ALLE FABBRICHE
DI

ANDREA PALLADIO
NEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME

COlNTEiNUTE

(j) Cio con quello de' suoi bracci che ne forma


di perfetta uguaglianza di ogni braccio

allusion, dice

De Quincy, ont

la

il

piede, maggiormente lungo degli

croce direbbesi greca

non pi

latina.

eut imagin de trouver dans les plans des glises

d'une croix, la plus part des temples chrtiens furent construits sur

le

altri tre: che, in caso

Depuis

par une pieuse

cjue

un rapport avec

la figure

pian tantt d'une croix grecque,

tantt d'une croix latine.

(3) Vale a dire

centro di dove partono le quattro braccia della croce.

il

(3) Questo peduccio o diritto chiamasi pure attico, ed ha per iscopo di rendere pi apparente la intiera

centinatura degli archi, che altrimenti verrebbe in parte occultata dall'oggetto della cornice d'imposta.
(4) V. la nota 3.
(5) Cio, di regolare

l'

altezza del detto peduccio o dU^itto, in guisa che, dal vero

punto

di

veduta nulla

si

occulti del sesto dell'arcata.

(6) V. sopra alla nota 2.

Come

(7)

accordare ci, col dire enfatico del Bertotti nel vicino paragrafo. Dalla combinazione, ecc.l

(8) V. alla nota precedente.


(g)

Maggiormente per commendevole,

se trattato

con pi

(io) Stereobate, cio solido che ricorre, dalle voci greche


si

ha per sinonimo
(11) V. alla nota

d'

imbasamento. V.

la

nota 7

di unit e di convenienza.

gzspsog, solido, e ^aoo, inusitato

al testo nel voi.

per

^atvoi,

andare,

secondo.

g.

(13) Cio incassate nel vivo del

muro per

(i3) Si gi detto altrove, che

precetti d'arte, per ci soprattutto che concerne la bellezza,

aversi per invariabili

ma

starsi

cii'ca

appunto tutto

il

mezzo

difficile

la loro grossezza.

non debbono

nel saperli modificare in bene a seconda de' casi.

(i4) V. alla nota i3 del Teatro Olimpico.

(i5) V. la nota 53 del 3 volume.

(16) Per ala in arte s'intende

un muro od

altra parte di fabbrica,

quasi a guisa d'ala.

(17) V.

le

(18)

It. it.

(ig)

It. il.

note alla prefazione del

volume.

che

si

estenda fuori del corpo centrale

,,

-90comunque nccessarj,non

(20) Questi contrafforti,


stato difficile

trattarli

il

favoriscono per l'aspetto esterno dell'edificio: n sarebbe

diversamente in meglio, e forse anche

il

sopprimerli affatto, con qualche modifica-

zione al progetto.
critica, anche se non sappiansi suggerire cose migliori.
(21) Queste licenze non vanno per esenti da giusta
meglio si pu ma la
necessitc, dice Milizia, alla necessit conviene chinare il capo, ed accomodarsi come

Jlla

non

necessit
sit

si

una bellezza

cambii partito, e

e si deve con ogni studio sjiiggirla. Dati certi partiti

ecco

brutte neces-

le

necessit svaniscono.

le

(aa) Vale a dire binati.


(23) Cose poco commendevoli.
(24) V. alla nota prima.

(aS)

(26)

"V. la

questa

simmetra maggiormenle seguita nelle chiese a tre navi.

la

nota i5 del Teatro Olimpico.

(27) V. alla 2" di queste note.


(28) V.

precitata nota i5 del Teatro Olimpico.

la

(39) L'altezza de' piedistalli che sommettonsi


presso

Architettori

gli

(3o) Vale a dire

la luce degli

a' pilastri,

non fu mai costantemente


non da regole

giuste proporzioni, forse che sarebbersi potute trovare.

tali

buoni precetti d'arte, quest'aggiunto di maestoso qui dato da Bertotti

la stessa

fisse.

archi delle navate.

(3i) Se vi esistessero realmente

(32) Secondo

colonne od

alle

e pare eh' eglino la facessero dipendere dalle circostanze,

al

prospetto della

chiesa in discorso, pare che avrebbe potuto rispai-miarsi.

(33) Zocca

urne e

zoccolo

in architettura quella pietra di figura

quadrata su cui posano colonne ,

piedistalli

che dicesi anche dado.

simili,

(34) V. alla 39 di queste note.


facciata principale , n forse
(35) Milizia griderebbe la croce contro questi Ordini di vario modulo in una
a torto.

da molti,
(36) Solito ripiego di Palladio non dispregevole e lodato anzi

ma non

l'unico da preferirsi in

generale.

(37) Ci sarebbe in parte conforme


finestre', nicchie ecc.,

ma

mettono;

non

V Antolini

fa notare

necessario: anzi

al

dire del Milizia, che quando gli archi sono murati per farvi porte

deve essere abbastanza indietro per contenere

muro

il

un controssenso

porte o finestre. Stando al principio

di fare

gli archi

cosa, di

(38)

sia

parti pia prominenti che vi si

prima

gli

archi per doverli poi murare ed in essi lasciarvi

vennero introdotti per avere un pi ampio passaggio ed una

maggior luce; debbono perci essere rigorosamente sempre aperti


debbono fare : e qui

le

giustamente in proposito, che t aprire o fare porte o finestre entro gli archi

permesso ripetere V assioma Fitruviano ,

cui non se ne possa dare buona ragione,

qiuindo non

ve

questo bisogno , non

che in Architettura non

si

si

deve malfare

la sola cosa difettosa che trovisi nel prospetto in discorso.

N questo

(39) Vale a dire la pi capace tra

le figure

isoperimetre,

un tempietto, sarebbesi potuta chiamare pi conve(40) Questa struttura trovandosi dinanzi AVingi'esso di
nientemente pronao, anzich loggia.
(4i) In arte v'hanno colonne tonde e colonne quadre: queste ultime

si

distinguono dalle prime all'aggimilo

di attiche,

(42) V. la preceduta nota 4i-

(43)

Manca

l'

elevazione sul fianco per giudicare della convenienza di quest' arcata rispetto al bello del-

l'Ordine.

(44) Cio a somiglianza delle porte atticurghe, delle quali

si

disse diffusamente nella nota

e nella i5 del 2.

(45)

Non

uguali,

ma

(46) Si amerebbe

quasi.

megho

giustificato lo

(47) Della forma di queste scale


(48)

Striati, cio scanalati.

(49) V.

le

note d,

e,

f,

V.

la

si

scopo di questo poggiuolo.

disse alla nota

nota i4

al

2 del 2" volume,

Teatro Olimpico.

g alla prefazione del i" volume.

55 del

volume,

(5o) Vale adire poco


agli

Ordini

meno

di

91 -

due lunghezze, proporzione che

buoni Architettori no ravvisano convenirsi

svelti.

(5i) Vedansi ancora

le precitale

note d,

e,

f,

g nella prefazione del i" volume, e

la

i8

al testo dello stesso

volume.

Non sembra

(Sa)

lodevole questo fare di Palladio tanto contrario alle leggi della convenienza.

(53) Risalito, cio risaltato, o sportato in fuori.


(54) Queste simmetre sono

le

Palladiane.

(55) Diconsi acroterj certi piccoli piedistalU

anche

al d d'oggi si

usano nel mezzo ed

a collocarvi sopra statue

alle

comunemente senza

due estremit

si

ponevano anticamente, ed
Buccide fosse

il

primo

invenzione ricevuta in seguito e passata in consuetudine a dispetto del Milizia , dice

Randoni, che amerebbe vedervi pi volentieri degli

il

base, che

de* frontispizii. Si vuole che

uccelli. Acroterion, in

greco significa summit, vetta di

qualche cosa.

(56) La flegii pure

mai

siffatta

porta,

la fiegii

pure a sua posta, per quanto piaccia a Bertotti;

atta a favorire quella certa unit e convenienza, che pi

ma non

sar

importerebbe trovare nello insieme della facciata.

(57) V. alla nota 56.


(58) Proposizione da non imitarsi, e che

lo stesso Bertotti

confessa tale, col dire: vero che non aperta

non fino alV imposta.

se

(5g) Ci prova

il

dettosi alla nota 52.

(60) In questo, pare che

(61)

Lo

stile di

il

Sansovino l'intendesse meglio di Palladio.

questa composizione non pu

dii'si

assolutamente gotico o tedesco,

ma

un che

piuttosto

di

esso e di Longobardico.

(63) Questa massima di Bertotti, considerata attentamente, forse che potrebbe frenare tante stranezze che
intendonsi tutto giorno in fatto d'arte, da coloro che osano farsi a profanarla con impudenza veramente soverchia.

(63) Pulvinato, cio fatto a foggia di pulvino, o centinaio,


(64) Dell'attico

(65)

"V. alla

si

disse alla nota i3 del 1 volume.

nota 21.

(QQ) V. alla nota 5 1.

(67) V.
(68)

alla

nota 61.

La vera

architettura detta gotica,

non ha modi barbari ed

studiarla attentamente in tutte le sue parti, per trovarla affatto

in^agionevoli, n sproporzioni, basta farsi a

immune

dalle incolpazioni gratuite di Bertotti.

(69) V. alla nota 68 'precedente.


(70) Per sempre a scapito dell'unit.
(71)

Ma

questa asserzione pare tuttavia pi positiva circa la sola sottoscrizione.

(72) Si gi notato

alla

nota 6

al

Teatro Olimpico, non essere

la

stessa cosa, figura elittica e figura ovale.

(73) V. la nota 5i.


(74) V.

la

nota 4 alla prefazione del 2 volume.

(75) Vitruvio, nel libro vi, cap. 3, cosi ragiona intorno a'cavedii: Cava aedium quinque generibus sunt
distincta,

quorum

itafigurae nominantur, Tuscanicum, Corinthium, Tetrastjlon, Displuviatum, Testudinatum.

Tuscanica sunt in quibus trabes in

atrii latitudine trajectae

habeant interpensiva et colliquia ab angulis

parietum ad angulos tignorum intercurrentes. Item asseribus stillicidiorum


In corinthiis iisdem, rationibus trabes
cuitiojie circa

et

quod ncque

ipsae

magnum impetum coguntur

utilitates

refectioniius molestiam

recipiunt
eis

dejectus.

quod compluvia eorum

magnam, quod

erecta

utUitatem trabibus , etfirmitatem

et

habere, ncque ab interpensivis onerantur.

Displuviata autem sunt, in quibus deliquiae arcam, sustinentes

mas praestant

medium compluvium

columnas componuntur.

Tetrastjla sunt, quae subjectis sub trabibus , angularibus columnis


praestant,

in

compluvia collocantur , sed a parietibus trabes recedentes in cir-

stillicidia rejiciunt.

Haec

hibernaculis maxi-

non obstant luminibus tricliniorum : sed ea habent,

circa parietes stillicidia defluentia continent fistidae, quae

ex canalibus aquam dejluentem:

itaque redundantes restagnant

et

non

in

celeriter

intestinum opus, et parietes in

generibus aedifciorum corrumpunt.


Testudinata vero ubifiunt, ubi non sunt impelus magni,

habitationes.

et

in contignationibus supra spatiosae redduntur

-92(76)
le

Il

tablino credesi fosse nelle case

simmetre in Vitruvio,

romane raichivio domestico,

situato

dopo

l'atrio

puoiino vedersene

cap. 4-

lib. vi,

di tablino.
(77) Sacrista non pu farsi voce sinonima

(78)

Non sono

queste

le

simmetre pi seguite da' buoni Architettori.

(79) Ammettendosi generalmente essere


sostituzione di Palladio

metope ed

le

triglifi

un segno

parrebbe non commendevole, n scusabile

essendo oramai fuori dubbio non potersi esprimere co'

cai'atteristico de' fregi dorici: la

col dire del

triglifi le teste

Temanza

citato in nota,

della travatura.

(80) Gli archi di una larghezza e mezzo in altezza neU'jonico, non solo pajono tozzi agli spiriti delicati,

come

dice la nota,

ma

a chiunque appena iniziato in arte.

(81) Terrazzato, cio terrazzo o battuto.

(82) V.

nota 18 al testo del 1 volume.

la

(83) Scima o sima, dal greco

lip-oz, declive,

quel

modano

cui dicesi gola diritta.

(84) V. la precitata nota 18 al testo del 1 volume.

ma quando

(85) L'esempio non a proposito:

anche

lo fosse,

non basterebbe mai

a giustificare

\\

fattosi

(V. la nota 8 al testo del 3 volume)

(86) Vale a dire della compra fatta.


(87) Perch farvele adunque?

(88) V. la nota 7

al testo del 1

volume.

(89) Si disse gi in pi d'un sito delle note premesse, delle anomalie che s'incontrano

nelle proporzioni

dei piedistalli.

(90) Ci

s'

intenda quanto

(91) V. qui sopra

alla

al

semplice aspetto.

nota 5i.

(92) Corridoio non sinonimo di pogginolo.


detto alla nota 5 nel testo del 2 volume.

(93) De' frontoni o frontispizj

fti

(94) V. a questo proposito

note di Viviani in Vitruvio.

le

(95) In Vitruvio leggesi Parastatae e non Parastatice.


(96) V. alla 88 di queste note.
(97) V. alla nota a del testo del i" volume.
(98) Sulla

buona costruzione

de' ponti

puonno

consultarsi specialmente le opere di Rondelet, di San-Bar-

tolo, ecc. ecc.

(99) Intorno

alla struttura de'

(100) Nelle opere precitate

ponti di simil fatta, veggansi Belidor, Lebat, Gazzendi, ecc. ecc.


alle

note 98 e 99 potr vedersi chiaramente come porre a calcolo tutte

siffatte cose.

(loi) In opera di simil fatta raro che


(102) Tra

le

gli

esempj bastino

soli.

parole yrwa suggerita sarebbesi potuto porre xm forse.

(io3) Vedi qui sopra

alle

note 98 e 99.

(io4) La massima giusta finch non discordi dal ne quidnimis:

ma

qui non sembra bene applicata.

FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME.

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