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Egittologia I

Lezione 1

Un punto di partenza per la ricostruzione dell’interesse nei confronti


dell’Egitto faraonico deve partire dall’individuazione dei confini e dei limiti
cronologici della sua cultura antica. Tra le caratteristiche fisiche del paese
troviamo una fortissima conformazione desertica con la presenza di un
grande fiume, scenario di una realtà culturale che noi chiamiamo Egitto
dei faraoni. L’area che caratterizza l’Egitto comprende anche delle aree
(definite come periferiche). L’Egitto fa parte di un quadro politico
particolarmente complesso, fa parte di una rete di contatti che
coinvolgono sia le aree mediterranee che le aree vicino-orientali. Noi
parliamo di Egitto faraonico quando riconosciamo l’esistenza uno stato
unitario che si afferma alla fine del quarto millennio a.C. e finisce con
l‘avvento del Cristianesimo e dell’Islam.
Le caratteristiche fisiche del paese sono determinanti per lo sviluppo della
geografia culturale del paese, una geografia che consenta alla civiltà di
riconoscere degli elementi fondamentali per l’interpretazione del reale.
Tra queste caratteristiche troviamo la presenza di un fiume che scorre da
sud verso nord e un corso del sole che attraversa la regione da est verso
ovest creando dei punti di riferimento e per la lettura del paesaggio.
L’orientamento egiziano antico punta a sud verso le sorgenti del Nilo e
questo ordinamento determina anche l’indicazione di est ed ovest.
Questo sistema avrà un ruolo fondamentale per l’interpretazione di
quella terra d’Egitto.
Un paese come l’Egitto, dominato dal deserto e dal corso di un fiume,
costituiranno un elemento fondamentale per l’interpretazione della
realtà egiziana già nelle epoche più antiche. Abbiamo molte
interpretazioni dell’Egitto da parte degli antichi e viene rappresentato
secondo quelli che diventano dei modelli quasi di moda. Un esempio è
rappresentato dal mosaico di palestrina, che rappresenta anche una zona
quasi mitica (hic sunt leones). Questa visione dell’Egitto dominato dal
fiume sarà fondamentale per lo sviluppo di quegli che vengono definiti
come paesaggi nilotici. Non bisogna dimenticare che al di fuori di questa
realtà c’è il deserto che segna il confine tra la terra abitata e quello che
sembra essere un’ambiente inospitale. Si tratta di un contesto che
segnerà l’idea di confine già nel mondo antico. Continuerà ad essere
riprodotto fino ad epoche recenti, come ad esempio il planisfero di Fra
Mauro Camaldolese conservato a Venezia, una rappresentazione
culturale della terra d’Egitto.
La nascita dello stato egiziano con l’avvento di un modello culturale
unitario. Quello che noi chiamiamo Egitto faraonico presenta un confine
ben preciso che interrompe il corso del fiume e che identifica una realtà
territoriale dominata da un potere unitario. Importante è il concetto di
cataratta, una specie di sbarramento che rappresenta una specie di
confine naturale. La caratterizzazione più importante del paese è l sua
netta distinzione in due realtà geograficamente distinte, la zona della
valle e l’area del delta. Distinzione interpretata anche in termini
ideologici, ma ha un ruolo nella nascita dello stato, e la nascita dello stato
precede la formazione della prima residenza reale a Menfi.
L’unione di alto e basso Egitto sancisse la nascita dello stato egiziano e
presenta delle caratteristiche coerenti nel corso di uno sviluppo che
supera i tre millenni. Questa coerenza ha un punto di origine che viene
identificato a livello culturale con la congiunzione di due realtà politiche,
la valle e il delta. Il tema della unione determina l’interpretazione del
paese incentrata sulle figure di un leader che incarna questo nuovo
modello. Il modello del delta e della valle viene rappresentato con quegli
stessi elementi che caratterizzano il potere, quello che noi chiamiamo
faraone. Questi modelli vengono rappresentati in vere e proprie icone in
cui si distingue un dualismo perfetto, una serie di elementi che
fondamentali per capire come interpretavano l’ambiente come
l’espressione di un determinato modello culturale. Il faraone incarnava
nella sua persona l’unione di due modelli sempre separati, e questa
unione appare tanto più importante che la seguiamo nel su sviluppo
cronologico. Ad esempio, il momento dell’incoronazione segnerà il
momento di creazione di questa unione. Il sovrano cinge una corona
formata con l’unione di due corone distinte che rappresentano modelli
culturali diverse e vengono definite con due nomi diversi: Nesu e Bit
(nord). Quando sale il trono diventa Nesubit. Questo elemento di unione
ha il suo punto di origine nel concetto di conflitto, infatti il momento
dell’incoronazione sarebbe la fine di un conflitto che ha visto lo scontro
tra due realtà territoriali almeno dal punto di vista teorico. Nella
tavolozza di Narmer si definisce la caratterizzazione regale del
protagonista che indossa separatamente le due corone, che conduce una
battaglia e poi un giro di ricognizione per contare i morti. Questo in
analogia ad un episodio mitico: il dio Horus e il dio Seth si contendono il
controllo sul territorio. Il territorio costituirà l’elemento fondamentale
per questa idea del potere, e vene rappresentata con il nome stesso del
re. Il faraone stesso viene rappresentato come il falco Horus.
La realtà egiziana divenne oggetto di interesse in epoca antica e troviamo
numerose fonti al riguardo. Un gruppo fondamentale di fonti sono quelle
in lingue classiche. Si tratta di una serie di autori che visitano la terra
d’Egitto e che ne delineano una serie di caratteristiche fondamentali e
ponendo l’accento anche sull’aspetto religioso. Un’altra fonte
fondamentale è il testo biblico che fa dell’Egitto una specie di modello
antitetico allo stato d’Israele. Inoltre, in Egitto abbiamo documentata la
presenza di diverse comunità giudaiche e che danno vita ad insediamenti
importanti e interessanti dal punto di vista degli scambi culturali con la
popolazione indigena. Infine, abbiamo una serie di fonti del primo
periodo cristiano che ci offrono delle testimonianze preziose per quel che
riguarda della percezione che si aveva della cultura antica.
Non dobbiamo dimenticare che le fonti classiche sono successive ad un
primo contatto che il mondo greco ha con l’Egitto. I primi greci arrivano in
Egitto come mercenari per delle spedizioni militari nel sud del paese.
Questi mercenari lasciano testimonianze scritte della loro presenza.
Tuttavia, solo dal sesto secolo cominciamo ad avere testimonianze scritte
di viaggiatori. Erodoto descrive l’Egitto secondo un modello ce lo stesso
modello definisce di derivazione egizia, infatti avrebbe avuto dei contatti
diretti con esponenti della cultura indigena, tuttavia la fonte erodotea
non ha avuto sempre un apporto diretto da una fonte egizia. Fonti
successive si collocano soprattutto nel momento di passaggio dal regno
tolemaico alla dominazione romana. Importanti sono poi le rielaborazioni
della storia egiziana come le opere di Diodoro Siculo. Secondo questa
fonte l’Egitto avrebbe origini mitiche secondo una prospettiva greca e
pone particolare attenzione alle vicende mitiche di Horus.
Tra le fonti antiche che scrivono in greco, tre sono particolarmente
importanti e presentano delle caratteristiche precise. L’uso del greco può
essere considerato uno strumento di divulgazione e con cui si mette a
disposizione delle informazioni che corrispondono a dei modelli culturali
appartenenti alla cultura egizia. Il primo è Manetone. Egli è un sacerdote
della prima età tolemaica. Questa nuova dinastia promuove tutta una
riscoperta di elementi della tradizione egizia. Manetone fa delle ricerche
particolarmente approfondire e scrive in greco una storia dell’Egitto
(testo che ci è pervenuto in via indiretta). Un’altra fonte importante è
l’opera di Plutarco, che ci restituisce in greco il mito del dio Osiride e di
Horus. La redazione del mito in greco ci restituisce una vicenda che deve
avere avuto un ruolo fondamentale nella cultura egiziana, ma che non è
controbilanciata da una narrazione continua all’interno delle fonti
antiche. Infine, ricordiamo Horapollo, autore di un trattatello sulla
scrittura egiziana. Questo trattatello attribuisce ai geroglifici un valore
simbolico e mette in luce il valore significativo di ciascun simbolo (non
dando quindi una chiave di lettura). Molto spesso egli viene tratto come
una persona poco informatica, tuttavia egli intende descrivere la scrittura
egizia come un senso della scrittura attribuendo ai segni
un’interpretazione.
Una seconda tipologia di fonti è costituita dalla cultura biblica. Nella
Bibbia troviamo numerosi riferimenti alla terra d’Egitto. L’Egitto viene
interpretato spesso in chiave negativa, ma la presenza degli ebrei
costituirà un elemento fondamentale nell’interpretazione di monumenti
egiziani presso la cultura europea, che vede in questi monumenti una
testimonianza del popolo ebreo nella terra del Faraoni. Il ruolo della fonte
giudaica è inoltre importante per la stessa storia del suddetto testo.
Con l’avvento del cristianesimo la cultura faraonica tende a scomparire
gradualmente. La fase terminale della cultura egizia è un momento di
passaggio e di sopravvivenza di elementi antichi che a volte vengono
reinterpretati in conformità ai nuovi modelli culturali. Il cristianesimo non
si diffonde solo nei grossi centri culturali, ma nell’intero paese. Questa
diffusione del paese mostra come la commistione di elementi pagani e
cristiani sia caratterizzante man mano che ci si allontana da Alessandria.
Una fonte di ciò sono i papiri magici greco-egizi, una specie di manuale
magico comprendete elementi della cultura egizio, giudaica e cristiana.
Questo dialogo tra culture viene testimoniato con un approccio simile a
quello del planisfero sopracitato. Il confronto tra la cultura antica e il
mondo cristiano è testimoniato anche dal riuso delle strutture
monumentali antiche per farne luoghi di culti o residenze per i monaci. I
rilievi in questo periodo vengono reinterpretati dalle fonti cristiane come
delle rappresentazioni di demoni.
Dopo un periodo di interruzione tra l’Oriente e il mondo mediterraneo, il
rinascimento e il periodo successivo vede un rinnovato interesse in
questo senso. Si tratta di un momento particolarmente importante che
vede la riscoperta nella stessa Italia delle testimonianze dirette di questo
mondo lontano. Saranno gli scavi a Roma a permettere ad un gruppo di
studiosi di cominciare a ricostruire le caratteristiche di un mondo egizio
che poteva essere individuato nella stesa urbe. Nel diciottesimo secolo
abbiamo i primi viaggiatori che ci fanno testimoniane dirette della terra
d’Egitto. Chi lavora a Roma tenta di rappresentare quelle che dovevano
essere le caratteristiche dell’antichità egizia che erano state trasportate
nell’urbe. Questa raccolta di testimonianze vinee arricchita dalla scoperta
degli obelischi a Roma che diventano il fulcro della nuova organizzazione
urbanistica romana. Molti di questi vengono collocati in luoghi significativi
della città.
La serie di esperienze che si erano accumulato costituisce un passaggio
fondamentale per la costituzione di una disciplina vera e propria.
Tuttavia, per arrivare ad una vera e propria egittologia devono realizzarsi
tutta una serie di eventi. Un momento di passaggi fondamentale è la
spedizione di napoleone in Egitto che ha un grandissimo impatto nella
percezione dell’Egitto come realtà da scoprire, alla spedizione
parteciparono numerosi scienziati e il frutto di questa esperienza è
costituita dal volume “Description de l’Egypte” in cui troviamo una prima
nuova percezione della terra d’Egitto e delle sue antichità. Qui vediamo
rappresentati monumenti e testimonianze non più in una chiave
interpretativa ma secondo una logica oggettiva. L’importanza della
spedizione napoleonica è legata anche allo spirito in cui ci si pone
dinnanzi al monumento antico. Vengono rappresentate oggettivamente i
monumenti e viene utilizzata una prospettiva decisamente nuova. Tutto
ciò è preliminare alla descrizione della lingua egiziana da parte di
Champollion. La sua opera è fondamentale alla nascita di una disciplina
egittologica. Questa rivoluzione passa attraverso la scoperta della stele di
Rosetta, un blocco di pietra in cui vengono riportate tre versioni in lingue
diverse di uno stesso documento. Da ricordare inoltre il contributo del
gesuita Athanasius Kircher. Grazie alla spedizione dello studioso tedesco
Lepsius, abbiamo testimonianza di monumenti andati perduti. Inoltre, egli
ha individuato a giusta sequenza del capitolo del libro dei morti.
Il lavoro di Champollion passa anche attraverso lo studio di raccolte di
oggetti già presenti in Europa. queste raccolte sono spesso frutto di
spedizioni non di archeologi ma di viaggiatori ed esploratori. Questo è il
periodo in cui cominciano a delinearsi i tratti delle grandi collezioni
odierne. Da citare Gianbattista Belzoni, recatosi in Egitto per presentare
un modello di pompa idraulica alle autorità egiziane. Venne poi ingaggiato
per individuare pezzi di archeologia da trasferire poi in Inghilterra. Una
delle sue scoperte più importanti è la pulizia della facciata del tempio di
Abu Simbel. Altrettanto importante è l’ingresso della piramide di Kefren
(1818). Si dedico al trasporto di statue particolarmente colossali. Per
arginare l’opera di saccheggio nacque il “servizio delle antichità”
promosso da due personaggi francesi che segnano l’avvento di una nuova
percezione delle antichità e di una maggiore tutela delle antichità. Il
museo egizio del Cairo diventa un vero e proprio raccoglitore di antichità
egizie bloccando l’espatrio di antichità.
Le prime esplorazioni possono essere rappresentative a diversi interventi
di pulizia di monumenti antichi. È singolare notare come in queste prime
fasi di esplorazioni siano importanti le fonti classiche per muoversi sul
territorio. Il sepapeu di Saqqara è un sepolcreto che conteneva le
mummie dei tori sacri. Questo viene descritto nelle fonti antiche come
contornato da un corridoio di sfingi. Lo scavo seguendo questa traccia
porto alla scoperta del sepolcreto. Importanti sono anche delle scoperte
avvenute più a sud, come il nascondiglio delle tombe reali. L’intuizione
dell’esistenza di una tomba è dovuta alla comparsa sul mercato
antiquario di oggetti regali. Le esplorazioni non portarono a risultati
immediati, ma grazie ad una lite tra famiglie di predoni, fu individuata
l’ingresso di una tomba contenente i sovrani del nuovo regno. Altrettanto
importante è la scoperta della tomba di Tutankhamon, una tomba ancora
inviolata in tempi moderni, da parte di Carter. In un’epoca più vicina a noi
una simile esplorazione condotta nel delta trovò un’altra necropoli reali
con dei sepolcri intatti.
Una campagna di scavo e ricognizione sistematica di deve all’UNESCO.
Circa cinquant’anni fu lanciato un progetto internazionale cha aveva
come scopo di salvare le antichità minacciate dalla diga di Assuan. Gli
interventi furono impegnativi, in particolare i programmi di spostamento
dei monumenti. Uno dei cantieri più impegnative fu quello di Abu Simbel
che fu letteralmente spostati insieme alla collina in cui il tempio era stato
scavato. Alcuni monumenti furono lasciati al loro destino dopo essere
stati documentati accuratamente. Destino analogo fu riservato anche ad
altri siti archeologici. Uno dei salvataggi più impegnativi fu quello del
tempio di File, già minata dalla presenza dell’acqua. Questo venne
smontato pezzo per pezzo e ricostruito in un’altra sede.
Nel 1824 nasce il museo egizio di Torino che raccoglievano antichità
appartenenti alla famiglia Savoia a cui si aggiunse un nucleo costituito
dall’acquisizione del fondo Drovetti. A questa fase appartiene una delle
testimonianze più interessanti del museo: la mensa esiaca, di epoca
romana (una decorazione le cui scene riprodotte sono egiziane ma i testi
sono di fantasia). Drovetti è il console di Francia in Egitto e raccoglie una
notevole quantità di antichità che offre ai Savoia che avevano già idea di
creare un museo. A questa fase appartiene un primo programma di
pubblicazioni. Si tratta una prima fase di catalogazione degli oggetti.
Ernesto Schiapparelli prende le redini del museo con l’intento di arricchire
il museo con pezzi appartenenti a fase storiche non documentate nel
museo stesso. Egli scava in diverse località egiziane, e in particolare scava
la tomba dell’architetto Ka. Particolarmente importante per il museo è la
partecipazione dell’Italia al salvataggio delle antichità nubiane. Uno degli
esponenti italiani più attivi fu Donadoni. Ultima fase della storia del
museo è legata alla nascita di una fondazione che si sta affermando come
polo di ricerca importante.
Si definì l’intenzione di un ampio progetto di pubblicazioni e di rendere
queste pubblicazioni uno strumento agile ai fini della divulgazione, gli
strumenti che vengono posti ad essere erano ridotti all’epoca. Può essere
utile tenere presenti alcuni dati. Primo fra tutti che Champollion
trasformò l’Egitto in una terra di conoscenza.
Lezione 2

Dal momento in cui autori e viaggiatori arrivano in Egitto, essi cominciano


a delineare un quadro storico in cui vengono collocati eventi e sovrani di
cui si ha ancora memoria. La possibilità di accedere a quelle che sono
fonti dirette, anche antichissime, sembra costituire motivo di interesse
per l’approccio che soprattutto il mondo greco ha nei confronti della terra
del Nilo. Una terra che diventa quasi un punto di congiunzione tra il
mondo degli dei e il mondo degli uomini. Questa è la prospettiva che
muove l’intento di Diodoro Siculo che parla della storia di Osiride come
fosse un personaggio storico e non una divinità. Molto spesso una fonte
classica può dare delle informazioni puntuali, rispetto a notizie che e fonti
che hanno come protagonisti sovrani di epoche più antiche. Per questo è
necessario operare tramite una mediazione tra le informazioni delle fonti
classiche e le informazioni date da fonti egizie.
È opportuno fare delle precisazioni sul concetto di storia. Il punto di
partenza che possiamo adottare è il concetto di commemorazione. La
storia come tale non è un susseguirsi di eventi (non c’è la volontà di
registrare le azioni e i passaggi) e non esiste un impianto storiografico, la
storia prende senso nel momento in cui prende il carattere della
commemorazione, di ripetizione di un modello originario. È la sola chiave
di lettura valida per gli eventi del presente. La storia assume un carattere
concreto solo quando trova dei riscontri in modelli preesistenti. Questa
visione emerge chiaramente nella documentazione egiziana, quando il
sovrano viene messo in evidenza come colui che è capace di fare qualcosa
di nuovo che nessuno prima di lui ha compiuto, ma che ha come punto di
riferimento il modello delle origini. L’unico elemento valido è l’aderenza
al modello delle origini. In questo modo noi possiamo parlare
effettivamente di una commemorazione del tempo originario che viene
realizzata anche nel momento stesso della morte del sovrano e nel
momento in cui sale al trono il suo successore. Questo evento non viene
visto come una cesura della storia, ma come una commemorazione
dell’evento fondante (La morte di Osiride). Non è un caso che questo
evento venga rappresentato come qualcosa che si realizza
quotidianamente nella dimensione del cosmo. L’importanza dell’atto è
legato ad una continuità, ad una ripetizione della generazione dell’erede
(come il viaggio del sole).